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IMPRENDITORE

L’imprenditore è colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della
produzione o dello scambio di beni e servizi.

Requisiti essenziali dell’imprenditore:

- esercizio di un’attività economica: deve trattarsi di un’attività rivolta ad una produzione o allo scambio di
beni o di servizi.
-attività svolta professionalmente: implica che l’attività sia abituale, stabile, duratura, svolta
sistematicamente;
-assunzione del rischio d’impresa: l’attività deve essere diretta alla creazione di nuove utilità, quindi di
nuove ricchezze, e deve essere idonea a coprire con ricavi i costi sostenuti;
- organizzazione dell’attività: uso di risorse materiali e umane coordinate tra loro;

si distinguono l’imprenditore agricolo, l’imprenditore commerciale e il piccolo imprenditore

Imprenditore agricolo

L’imprenditore agricolo è chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura,
allevamento di animali e cioè tutte quelle attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di
una fase necessaria del ciclo stesso.

Egli è escluso dell’obbligo di tenuta delle scritture contabili e, in casi di crisi aziendale, non è soggetto al
fallimento.

Imprenditore commerciale

L’art. 2195 c.c. afferma che gli imprenditori commerciali sono coloro che esercitano:

- attività industriale (attività di trasformazione della materia) diretta alla produzione di beni o di servizi;
- attività di intermediazione nella circolazione dei beni consistente nell’attività commerciale in senso
stretto;
- attività di trasporto;
-bancarie o assicurative;
- attività ausiliarie alle precedenti.

Piccolo imprenditore

Il piccolo imprenditore è chi esercita un’attività professionalmente organizzata prevalentemente con il


lavoro proprio e dei componenti della propria famiglia.

Il piccolo imprenditore è escluso dell’obbligo di tenuta delle scritture contabili e, in casi di crisi aziendale,
non è soggetto al fallimento. Inoltre egli è iscritto in una sezione speciale del registro delle imprese ai fini
della certificazione anagrafica e della pubblicità notizia.
Il coltivatore diretto del fondo è colui che coltiva il fondo con il lavoro proprio o dei suoi familiari.
L’artigiano è chi esercita professionalmente, personalmente e in qualità di titolare l’impresa assumendone
la piena responsabilità e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro anche manuale nel processo
produttivo. Se in un’impresa artigiana si ricorre a lavoratori dipendenti, questi devono essere
personalmente diretti dall’imprenditore artigiano e non devono superare determinati limiti numerici (18
dipendenti per l’impresa che non lavora in serie mentre per l’impresa che lavora in serie il numero massimo
di dipendenti varia a seconda dell’attività dell’impresa).

Impresa familiare

È l’impresa in cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado
dell’imprenditore. In questo tipo di impresa, la legge interviene per attribuire benefici a chi presta
continuamente l’attività di lavoro nell’impresa; infatti a questi spetta il diritto:

- al mantenimento;

- agli utili dell’impresa familiare, ai beni acquistati con essi e agli incrementi dell’azienda;

- a partecipare alle decisioni relative all’impiego degli utili e degli incrementi alla gestione straordinaria, alla
cessazione dell’impresa. Le decisioni importanti spettano alla maggioranza dei familiari che partecipano
all’impresa, mentre quelle relative la gestione ordinaria spettano al titolare.

STATUTO DELL'IMPRENDITORE COMMERCIALE

Lo Statuto dell’imprenditore commerciale è il regime giuridico al quale è sottoposto l’imprenditore


commerciale e serve per migliorare l’organizzazione e la funzionalità dell’impresa.

In particolare, lo Statuto si preoccupa di queste discipline:

- capacità di esercitare un'impresa;

- obbligo di iscrizione nel registro delle imprese;

- obbligo di tenere le scritture contabili;

La qualità di imprenditore commerciale si acquista esercitando professionalmente una attività di natura


non agricola e si perde con la cessazione dell'attività e con la cancellazione dal registro delle imprese.

Obbligo d'iscrizione nel registro delle imprese

Serve per far conoscere a tutti i dati dell’impresa. La gestione e la cura del registro dell’impresa è affidata
alle Camere di Commercio; il registro è suddiviso in sezioni: nella sezione speciale sono iscritti gli
imprenditori agricoli e i piccoli imprenditori; la consultazione dei registri è pubblica ed avviene presso le
Camere di Commercio.

L’efficacia dichiarativa dell’iscrizione può essere positiva o negativa per l’imprenditore: è positiva, poiché
l’ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l’iscrizione non può essere opposta ai terzi; è negativa per
l’imprenditore poiché le notizie non iscritte non possono essere opposte ai terzi.

Obbligo di tenuta delle scritture contabili

Ogni imprenditore commerciale deve tenere, per legge, il libro giornale e il libro degli inventari.
L’imprenditore che non tiene regolarmente le scritture contabili:
- non può utilizzarle come mezzo di prova a suo favore;
- è assoggettato a sanzioni penali per bancarotta fraudolenta documentale in caso di fallimento.
I rappresentanti dell’imprenditore

I rappresentanti dell’imprenditore possono essere lavoratori subordinati, che hanno un potere di


rappresentanza, cioè di agire con i terzi in nome e per conto dell’imprenditore.

I rappresentanti dell’imprenditore sono:

• Institore;

• Procuratore;

• Commesso.

INSTITORE: persona che viene posta dall’imprenditore a capo dell’impresa, di una sede secondaria o di un
ramo particolare. L’institore, che è il dirigente di grado più elevato all’interno dell’impresa, ha una
rappresentanza generale dell’impresa, e non è quindi necessaria la procura.
In base alla legge, infatti, l’institore:

• Può compiere tutti gli atti relativi all’esercizio dell’impresa

• Non può vendere o ipotecare beni immobili, se non vi è il consenso esplicito per iscritto;

• Può rappresentare in giudizio l’imprenditore.

L’imprenditore, però, può limitare o ampliare i poteri del rappresentante con un’apposita procura, che
deve essere iscritta nel registro delle imprese. Se la procura rilasciata dall’imprenditore non è stata
pubblicata, il potere di rappresentanza si presume generale, e le eventuali limitazioni o la revoca della
rappresentanza sono opponibili ai terzi, soltanto provando che ne erano a conoscenza al momento della
conclusione dell’affare. È possibile nominare anche più institori. Ogni institore può agire disgiuntamente e
può compiere da solo atti di qualsiasi atto relativo all’impresa.
L’institore deve dichiarare ai terzi di agire in nome e per conto dell’imprenditore (SPENDITA DEL NOME); in
mancanza di questa dichiarazione l’institore è responsabile personalmente per le obbligazioni assunte.
I terzi, nel caso di debiti non saldati, se l’institore non dice che lavora per conto di un’impresa, possono
agire sia nei confronti dell’imprenditore sia nei confronti dell’institore.

PROCURATORE: pur non essendo preposto all’impresa, ha il potere di compiere determinati atti giuridici
per l’impresa.

• È soggetto agli stessi limiti dell’institore, in quanto non può vendere o costituire delle ipoteche sui beni
immobili dell’impresa;

• Non comprende anche la rappresentanza processuale dell’imprenditore.

COMMESSO: dipendente dell’imprenditore che opera a contatto con la clientela ordinaria dell’impresa. Il
commesso ha un potere di rappresentanza limitato, in quanto può compiere soltanto gli atti normalmente
collegati alle operazioni che è incaricato di svolgere.

Gli ausiliari dell’imprenditore

Se l’imprenditore si avvale di lavoratori autonomi, questi non operano alle dipendenze e sotto alla direzione
dell’imprenditore e, quando svolgono la loro attività in modo professionale e organizzato, sono
imprenditori commerciali, in quanto esercitano un’attività ausiliaria.
L'azienda

L'azienda è il complesso dei beni che l’imprenditore organizza al fine di esercitare l’impresa. Per l’articolo
2555 cc, è lo strumento per svolgere l’impresa. I beni possono essere materiali, immateriali, contratti,
crediti e debiti, oltre all’avviamento, che consiste nell’attitudine dell’azienda di produrre reddito. È tutelato
dal divieto di concorrenza, che vale per 5 anni, e dipende dalla capacità dell’imprenditore di gestire
l’azienda, dall’ubicazione, dal numero e quantità dei clienti. I segni distintivi dell’azienda sono beni materiali
e sono il marchio, l’insegna e la ditta. Essi permettono distinzione dell’azienda da tutte le altre.

La ditta è il nome sotto cui l’imprenditore esercita l’impresa. Deve contenerne il cognome o una sigla e
avere certi requisiti, ovvero dev’essere vera (permettere effettivamente di riconoscere l’impresa), lecita,
originale (idonea a distinguere l’impresa) e nuova (non corrispondente ad altre). Può inoltre essere
originale qualora contenga il nome dell’imprenditore attuale o derivata quando contenga il nome di un
altro, da cui un altro l’ha acquisita. L’imprenditore che l’abbia registrata per primo ha diritto all’uso
esclusivo della ditta e al risarcimento danni, ma deve sussistere un rischio della confusione, che porterebbe
a uno sviamento della clientela. Se la stessa ditta viene però usata in relazione ad attività diverse o in un
altro luogo il rischio non sussiste. La ditta è trasferibile, ma con essa si trasferisce anche l’azienda.

L’insegna è il segno distintivo dei locali dell’azienda. Può essere nominativa (nome del negozio),
emblematica oppure mista. Ha funzione di richiamo per i clienti e ha le stesse regole dell’uso esclusivo della
ditta. Si ritiene che il suo trasferimento sia automatico con la cessione dell’azienda, e ha gli stessi caratteri
della ditta: l’originalità deve tuttavia essere ben definita.

Il marchio è il segno distintivo dei prodotti, beni e servizi offerti. Può essere nominativo, figurativo o
complesso e può coincidere con la ditta. Il marchio può essere di fabbrica (apposto dal produttore), di
commercio (applicato dal rivenditore: deve essere posto in modo che si possa comunque distinguere quello
di fabbrica), di servizio (contraddistingue una prestazione), individuale (etichetta il prodotto di un singolo
imprenditore), collettivo (indica il prodotto di più imprenditori, es. doc), forte (si distingue nettamente dal
nome effettivo del prodotto), debole (facilmente confondibile con la parola d’uso comune), di rinomanza
(grazie alla sua notorietà gode della tutela ultra merceologica, ovvero viene tutelato oltre il prodotto cui si
riferisce e l’imprenditore può impedirne l’uso in ogni ambito), sonoro e tridimensionale.

Per essere valido, dev’essere lecito, veritiero (non contenente messaggi che possano indurre i clienti in
errore), nuovo e denominativo (non essere solo una generica denominazione del prodotto). Perché
l’imprenditore possa ottenerne l’uso esclusivo, deve ottenerne il brevetto all’ufficio centrale dei brevetti
(tutela nazionale), all’ufficio comunitario dei marchi (tutela europea) o all’organizzazione mondiale della
proprietà intellettuale di Ginevra (tutela mondiale). In caso non venga registrato, l’imprenditore corre il
rischio che qualcuno lo brevetti prima. Nonostante la legge tuteli l’imprenditore che lo abbia utilizzato per
primo con il diritto al preuso, è da registrarsi in quanto il diritto al preuso gode di una tutela limitata nello
spazio. In caso il marchio non registrato diventi famoso, si tutela da solo, in quanto altri marchi uguali
mancherebbero di novità e non potrebbero costituirsi.

Il brevetto si estingue per scadenza, mancato uso per cinque anni, volgarizzazione (perde la sua capacità di
nominare il prodotto e si riferisce ad un’intera categoria d’oggetti), per rinuncia o trasferimento del
marchio: a differenza della ditta, il marchio si può cedere separatamente dall’azienda e non deve costituire
una frode per i consumatori. Con la licenza di marchio, si concede a terzi l’utilizzo del marchio pur
restandone proprietari, cosicché possano pubblicizzare il proprio prodotto. Può essere esclusiva (limitata ad
una sola persona) o meno (estesa a più soggetti).
Traferimento dell'azienda

Può avvenire causa mortis o per atto tra vivi. In caso di morte, avviene per successione e il trasferimento
avviene in base al testamento o alle leggi vigenti. In caso di atto tra vivi, può riguardare la vendita o un
diritto di godimento reale (affitto o usufrutto). Nonostante la legge non preveda una forma specifica per
l’atto di gestione, per la particolare natura di un singolo bene o tipologia di contratti, è necessaria la forma
scritta, pena la nullità dell’atto. Il contratto di trasferimento è libero, ma è necessaria anche una forma
scritta ad probacionem ai fini della prova della sua esistenza. L’atto deve essere depositato da un notaio al
registro delle imprese.

Effetti della cessione

- Divieto di concorrenza: è limitativo della libertà d’iniziativa economica, ma a causa di ciò è limitato nel
tempo e non riguarda attività diverse dalle precedentemente svolte. Le parti possono sottoscrivere un patto
di non concorrenza, che avrà validità di cinque anni e non impedirà l’iniziativa economica.

- Successione nei contratti: si può cedere un contratto ad un altro solo se il contraente ceduto sia
d’accordo, così che sia sicuro di ricevere la prestazione. Per l’azienda, la legge prevedere il passaggio
automatico di tutti i contratti stipulati dall’alienante nell’esercizio dell’impresa, senza richiedere il consenso
dell’altro contraente. Il legislatore subordine l’autonomia contrattuale alle esigenze produttive, tuttavia
bisogna anche tutelare gli interessi dei ceduti, che per giusta causa possono retrocedere dai contratti entro
3 mesi dalla notizia della cessione. La successione può essere esclusa per contratti che abbiano carattere
personale, ovvero coinvolgano qualità personali che rendano la prestazione infungibile(Intuitu rei) Non può
sussistere invece la mancata successione per quanto riguarda i contratti dei lavoratori subordinati (Intuitu
personae).

- Successione nei crediti: l’acquirente acquista anche i crediti. Bisogna notificare la cessione al debitore, ma
per l’azienda, la cessione ha effetto nel momento dell’iscrizione al registro. Se in buona fede il debitore
paga all’alienante il debito, può ritenersi libero dall’obbligazione.

- Successione nei debiti: alienante e acquirente sono responsabili in solido dei debiti contratti prima del
trasferimento. Tuttavia, l’alienante può essere liberato dai creditori. L’acquirente è responsabile solamente
per quei debiti inscritti nelle scritture contabili.