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Mario Spanu

Il lavoro, le opere

A cura di Marco Useli e Fabrizio Brotzu

Dorgali, Settembre 2018


Comune di Dorgali

Il presente volume è stato realizzato in occasione della mostra


Mario Spanu
Il lavoro, le opere

15 – 23 Settembre 2018
Dorgali, Sala Consiliare

un’iniziativa voluta dal Comune di Dorgali


Sindaca Maria Itria Fancello
Assessore al bilancio e attività produttive Laura Sagheddu
Assessore alla Cultura Luciano Carta Brocca

Mostra
A cura di: Marco Useli, Fabrizio Brotzu e Associazione Culturale Madriche
Progettazione allestimento: Marco Useli, Fabrizio Brotzu

Catalogo
A cura di: Marco Useli e Fabrizio Brotzu
Fotografie: Gigi Murru
Mario Spanu
Il lavoro, le opere

a cura di
Marco Useli, Fabrizio Brotzu e Associazione Culturale Madriche
testo di Fabrizio Brotzu
INDICE

8 UN RICORDO DI MARIO
Maria Itria Fancello

9 LA MOSTRA, IL CATALOGO

13 FEMINA DOMINA

18 BOS TAURUS

25 AVES

30 ARENIVAGAE E PISCATORES

35 REDEMPTIONES

40 AQUATIONES

43 FOCUS CAMINUS
BIOGRAFIA

Mario Spanu nasce a Dorgali nel 1938,


dopo aver conseguito il diploma all’Istituto statale d’arte e
la maturità al Liceo artistico ha frequentato, fino al 3° anno,
la facoltà di architettura presso l’Università di Roma.
Divenuto geometra, ha trascorso la sua vita a Dorgali
costantemente impegnato in una ricerca
professionale, artistica e progettuale
che gli ha fruttato premi, riconoscimenti
e un legame indissolubile con la comunità dorgalese.
Essere umano e artista ironico e profondo,
è scomparso nel 2016 lasciando in eredità
un patrimonio umano e creativo inestimabile.

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RINGRAZIAMENTI


I curatori ringraziano la famiglia Spanu e tutti i collezionisti privati
che hanno gentilmente aperto le proprie case per permetterci di visionare
le opere di Mario Spanu e avviare quello che sarà un lungo,
doveroso e irrinunciabile percorso di catalogazione.
Un ringraziamento particolare va a Gianni Muggianu che ha sostenuto
e accompagnato il progetto fin dalla sua ideazione,
e a tutti coloro che hanno generosamente messo a disposizione
le opere per la Mostra consentendoci, inoltre,
di realizzare l’apparato fotografico del presente catalogo.
Un ulteriore ringraziamento va all’amministrazione comunale di Dorgali
che ha voluto e reso possibile l’intera iniziativa.

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Ho un vago ricordo di Mario Spanu risalente a quando ero bambina, a
uno spuntino in campagna dai miei genitori.
Ricordo che ad un certo punto chiese delle matite, di quelle rosse da
muratore, e mio padre e tutti i suoi amici corsero a Dorgali per recuperarne una
decina. Quando iniziò a disegnare sul muro della cucina rustica, non potevo
crederci. Avevamo appena pitturato: chi era quell’uomo estroso a cui i miei
genitori consentivano di “pasticciare” le pareti?!? Allora non riuscivo a capire, ma
qualche anno dopo iniziai a riconoscere quegli stessi tratti in giro per le case, per
i locali, per le cantine.
Mario Spanu è entrato nella vita di tutti noi dorgalesi - anche di quelli
che non lo hanno conosciuto direttamente - attraverso le sue opere e i suoi
lavori. La sua produzione, artistica ma anche tecnica - professionale, è talmente
ampia che è impossibile vivere nel nostro paese e non entrarci in contatto. Con
i suoi lavori ha impreziosito le nostre case, le nostre cantine, i nostri ristoranti e
alberghi, le scuole e le piazze. Ha arricchito la nostra società e il nostro paese con
il suo estro e la sua creatività.
Per questo sono molto felice, con tutta l’Amministrazione comunale,
di essere finalmente riuscita a mettere un primo tassello per la valorizzazione
della sua produzione artistica e professionale. L’entusiasmo di chi ha messo
a disposizione le opere di cui era in possesso sia per la mostra che per la loro
catalogazione, è la dimostrazione di quanto affetto i dorgalesi abbiano avuto e
continuino ad avere nei confronti di questo nostro concittadino.
Mario Spanu ha lasciato una traccia indelebile del suo passaggio nella
nostra comunità: questo è un piccolo modo per ricordarlo e ringraziarlo a nome
di tutti i dorgalesi.

Itria Fancello

Sindaca del Comune di Dorgali

8
LA MOSTRA

Incompleta, presuntuosa, parziale, infedele, sono alcune delle critiche


cui presta il fianco la selezione di opere di Mario Spanu messa in mostra in questa
prima occasione di riflessione su un artista capace di plasmare in modo gentile, e
nel corso di cinquant’anni, l’orizzonte visivo quotidiano di un’intera comunità.
Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che si tratta di una
selezione vincolata da dinamiche interne ed esterne tra le più stringenti, tra le
quali il tempo e lo spazio. Non potrebbe essere altrimenti soprattutto per il fatto
che si tratta di Mario Spanu, artista vicinissimo alla gente, alle persone, poliedrico
e prolifico come pochi e di cui, tutti i dorgalesi, a torto o a ragione, possono dire
di possedere un pezzetto.
In quanto curatori, abbiamo fatto delle scelte, a volte facili, a volte
coraggiose, per cercare di mostrare all’interno dell’opera di Spanu un percorso per
certi versi inedito, ancorato ai temi maggiormente ricorrenti della sua produzione
ma capace di mettere in luce il valore tecnico e artistico della sua ricerca. Un
valore che rischierebbe di passare altrimenti inosservato e diluito nell’incredibile
energia produttiva, nella traboccante aneddotica e in una riconoscibilità che può
restituire l’illusione di una conoscenza e di una comprensione profonda e diffusa
che si arresta, in realtà, negli strati superficiali.
L’impianto della mostra è un invito alla riflessione, più una domanda
che un’affermazione, e il sottotitolo: Il lavoro, le opere, è il primo tassello
per riconoscere la complessità di un lavoro artistico, tecnico e professionale
tentacolare, a volte dispersivo ma sempre generoso e comunque a contatto con
l’azione concreta che svuota la testa e sporca le mani.
Non possiamo dire di averlo capito, forse, Mario Spanu. Per il momento
sicuramente siamo stati gli unici ad avere una visione privilegiata su una parte
importante della sua produzione, una visione che per altri artisti potrebbe essere
definita d’insieme e che, in questo caso specifico, è soltanto, e ancora, piuttosto
parziale.
Possiamo dire di averlo intuito, forse. Esclusivamente perché ne abbiamo
potuto seguire, con il necessario distacco, le evoluzioni, l’alternarsi dei motivi e
delle tecniche, la specializzazione, le manie, la scelta dei temi e dei luoghi del suo
fare quotidiano di tecnico e di artista.
Abbiamo deciso di rispettare i suoi gusti, alcune delle opere in mostra
erano, a suo dire, per voce riportata, insospettabili pezzi felici che amava
riguardare.
Abbiamo cercato di dare voce a ogni periodo e a ogni tema fondamentale,
strizzando l’occhio divertito alla sua comunità, ma proponendo lo straniante
accanto al conosciuto e al riconoscibile, nel tentativo di far passare un messaggio
a nostro avviso fondamentale: l’artista non può essere dato per scontato.
Soprattutto, non è mai completo, né può essere inteso come completo da chi ha
il semplice ruolo di spettatore. Specie se si tratta di un artista così immerso nella
vita come è stato Mario Spanu.
La mostra verrà criticata, discussa e anche difesa. Molto difficilmente
verrà messo in discussione l’artista, sicuramente lo saranno i curatori. Di questo
siamo consapevoli e particolarmente felici, perché è il sintomo di una volontà
condivisa di vedere in qualche modo rappresentata la propria visione dell’artista
e dell’uomo.
È un primo passo di avvicinamento in direzione di un’operazione più
ampia, consapevole ed esaustiva che consenta di comprendere il reale valore di
Mario Spanu per una comunità, come quella dorgalese, abituata a convivere più
o meno consapevolmente con varie forme di bellezza. Una comunità che, più di
altre, si è dimostrata, anche a distanza di tempo, capace di raccogliere e mettere
a frutto quanto seminato da alcuni dei suoi membri più illustri.
E noi, non abbiamo dubbi sul fatto che Mario Spanu sia stato un buon
seminatore.

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Nota dei curatori sul catalogo

Il presente catalogo non ha intenti realmente critici e riprende in


grossa parte l’impianto della mostra con qualche piccola variazione che,
forse, salterà all’occhio dell’osservatore attento di entrambi. Le opere sono
state divise arbitrariamente in sezioni titolate, un modo semplice per guidare
l’occhio e intessere una narrazione. Al tempo stesso, si tratta di un modo tenue
di contravvenire alla totale insofferenza di Mario Spanu per i titoli. Leggenda
locale vorrebbe, infatti, un’unica opera titolata di suo pugno, le altre affidate
all’estro verbale del momento destinato a non lasciare tracce se non, appunto,
nella leggenda.
La scelta di usare il latino per i titoli non è un vezzo intellettualoide ma
un’esigenza concreta emersa durante il lungo guardare. Il latino, più dell’italiano
(lingua definitivamente specializzata), permette di generalizzare in poche parole,
a volte anche in una soltanto, intere categorie di concetti, amplificandone la
resa in termini di fascinazione. In quanto padre e patrigno delle nostre lingue, il
latino sembra capace di richiamarle all’ordine, senza dover dare molte spiegazioni,
facendo da mediatore e dettando i termini di un accordo.
Di qui il senso di una locuzione come Femina Domina che richiama al
contempo la femminilità, la donna, la padrona, la donna amata, la moglie, la
sposa, il dominio del femminile nell’immaginario maschile, ma anche la sovrana
e l’imperatrice. O, ancora, la scelta di usare la voce tecnica Bos Taurus, capace di
racchiudere sia il concetto di bue che quello di toro, animali identici dal punto di
vista della specie, ma dominati, per intercorse vicende, da istinti diametralmente
opposti.
Nel momento in cui si lavorava alla selezione delle opere e si è chiarita la
struttura concettuale della mostra, dell’allestimento e del catalogo, ci si è ritrovati
tra le mani un impianto di tipo narrativo. Anche questa scelta, seppure arbitraria,
non è casuale.
Man mano che le opere più adatte alla nostra idea di mostra emergevano
dallo sfondo di una produzione sterminata, il senso si è andato costruendo quasi
spontaneamente per accostamenti e differenze. Opere lontane nel tempo e nei
temi, quasi si sovrapponevano identiche per costruzione e direzione, altre invece,
vicine per soggetto, si allontanavano nello stile richiamando parti apparentemente
distanti dell’immaginario dell’artista.
Tutto, in qualche modo, e per interposti legami, ha cominciato a
sembrarci indissolubilmente connesso. Il senso di tale narrazione è appunto
questo, una lettura che non vuol essere unidirezionale quanto, piuttosto, un
insieme di suggerimenti e di luoghi interessanti da visitare, indipendentemente
dalla strumentazione in proprio possesso, si tratti di bussola, sestante o navigatore
satellitare.

11
S.T. 1967
Acquerello su carta
cm. 17 x 23
FEMINA DOMINA

Femina domina, padrona della quiete e dello spazio, quando sola raccoglie
a sé il corpo in un gomitolo che è forma raddoppiata della crocchia, su cuccu,
che la distingue in ogni rappresentazione. La donna è sempre la stessa, identica,
esemplificata e semplice, matrice di una moltiplicazione capace di riempire la
scena e di impegnare ogni mezzo. Due donne insieme, parlano, si osservano,
sono specchio una dell’altra. Tre donne, sono già una folla che scruta e irradia
sguardi indagatori e movimenti divergenti. Ogni dimensione dell’espressione
è attraversata, in qualche punto, da una linea sinuosa che è un Femminile
Imperativo, una delle due forme del mondo, sobria come l’acqua, gorgogliante
come fermento e fuoco, focolare accogliente e indolente e sensuale bagnante.
Diluita nei toni pacati dell’acquerello, accattivante in quelli vividi, corposa di
pittura ruvida e piena, domina la femmina, severa, su ogni materia.

13
S.T. 1990
Tecnica mista su tela
cm. 50 x 60 14
S.T. 1977
Tecnica mista su tela
cm. 60 x 80
S.T. 1977
China su carta
cm. 45 x 30 16
S.T. 1980
Tecnica mista su carta
cm. 50 x 35
BOS TAURUS

Bos Taurus, forma chiusa, solida e mansueta, riporta al maschile le linee


raccolte del corpo di donna. Piegato sui polsi in attesa, il bue incontra una realtà
ostica e ingiusta, duro spigolo accecante e inevitabile. Del toro rimane soltanto
un accenno di ribellione, il volgersi mistico del corpo in direzione della luna e
del cosmo, per poi ricadere, bue, sulla terra. Il pungolo nell’occhio diventa giogo
e bastone e picca impugnata perfino dai bambini per gioco. Ogni sua forma
incarnata ha come destino il lavoro, espressione di forza incatenata e privata
dell’istinto alla rivolta. Il bue si muove, gentile strumento spossato e stroncato
dalla fatica, vessato fino allo sfinimento, come un artista spronato a girare la ruota
del tempo e costretto a riprodurre ogni giorno sé stesso, eco crudele di una parte
dell’animo che accetta la sofferenza, e non conosce altrimenti.

18
S.T. 1990
Steatite
cm. 35 x 37 x 15
S.T. 1990
Tecnica mista e olio su tela
cm. 60 x 80 20
S.T. 1977
Tecnica mista su tela
cm. 50 x 70
S.T. 1976
Tecnica mista su tela
cm. 50 x 60 22
S.t. 2005
Tecnica mista su carta
cm 35 x 50
S.t. 1995
Incisione, acquaforte e puntasecca
cm 21 x 30 24
AVES

Solitari dominatori dell’aria, aves, aviculae, avicelli, uccelli, uccellacci


e uccellini, falchi e passeri spesso mascherati da pavoni agghindati con
code sgargianti, raramente in volo, spessissimo, feriti a morte, sanguinanti
e abbattuti al suolo, i corpi fatti per volare sono materia discussa in tutte
le tecniche e fogge pensabili. Congelati nell’istante del volo, astratti e irreali,
vaghe forme alate e mentali richiamano donne sdraiate. In picchiata, feroci,
ridotti all’osso della forma grafica e all’efficacia della rappresentazione, pura
convinzione d’atterraggio, frecce scagliate verso il centro della terra. Schiantati
dall’incontro col mondo e con il progresso, con la cattiveria concreta di uno
sparo al cuore, le ali rovesciate a indicare un mondo al rovescio in cui libertà
e leggerezza sono prese di mira e riportate, in uno scontro impari, alla
schiavitù della legge di gravità, a una certa ragione, se necessario, con le armi.

25
S.T. 1977
Tempera su carta
cm. 50 x 75 26
S.T. 2004
Tecnica mista e olio su tela
cm. 50 x 60
S.T. 1990
Pittura e incisione su piombo
cm. 43 x 47 28
S.T. 2004
Tecnica mista e olio su tela
cm. 40 x 50

S.T. 2004
Tecnica mista e olio su tela
cm. 40 x 50
ARENIVAGAE E PISCATORES

Consumano il tempo, indugiando sulla sabbia nude, o parate a lutto,


nel limite condiviso di un mondo in cui l’azzurro ingannevole è sfondo alla fatica
di chi vaga per acqua alla cerca. Donne che riposano, serie, gli occhi sull’orlo del
mondo e sul rosso di un telo disteso, mentre gli uomini annaspano immersi nel
mare della mattanza. Un mondo di mezzo, la spiaggia, ricovero di pensieri vaghi
esposti al sole o riparati all’ombra di un ombrello invernale, punto d’osservazione
da cui volgere le spalle a un orizzonte piatto e invalicabile. Il sole è sempre quello
della tarda mattina e del primo pomeriggio, implacabile annullatore d’ombre,
affaticatore d’uomini, signore bugiardo dei colori più vividi, di sabbie dorate che
annegano i passi di chi torna alla costa per cominciare, ancora una volta, daccapo,
per porre riparo a ciò che il mare ha sfasciato.

30
S.T. 1990
Tecnica mista e olio su tela
cm.50 x 60
S.T. 2010
Tecnica mista su tela
cm. 50 x 40 32
S.T. 1999
Tecnica mista e olio su tela
cm.50x60
S.T. 1999
Tecnica mista e olio su tela
cm. 50x70 34
REDEMPTIONES

Conducono e trascinano il corpo del riscatto anime tormentate gravate


dalla colpa e dal lutto. Il corpo del sacrificio, sorretto e impotente, marcia
suo malgrado in direzione della caverna, sepolcro e prigione. Povero Cristo
abbandonato e deposto, ridotto a moneta di scambio. Piange la Maddalena,
ovunque si trovi. Sguardano intorno i carnefici in fuga. In ogni caso, il mondo
per loro non sarà più lo stesso. Né per noi, spettatori di una tragedia. Verrà
la liberazione, impensabile al culmine della disperazione, verrà il riscatto che
sovverte e rovescia l’ordine apparente delle cose. Captivum de rege factus est, di
un re hanno fatto un prigioniero, captivos commutati sunt, i prigionieri vengono
scambiati. Chi si era convinto di essere libero, si troverà in una prigione, chi ha
pianto per l’ingiustizia sarà finalmente libero. E niente e nessuno sarà più uguale
a sé stesso.

35
S.T. 1992
Tecnica mista e olio su tela
cm. 115 x 150 36
S.T. 1986
Tecnica mista e olio su tela
cm, 70 x 60
S.T. anni ‘50
Terra cotta
cm. 37 x 10 x 17 38
S.T. 1990
Monotipo su carta
cm. 50 x 70
AQUATIONES

Il più umile dei lavori sociali, l’approvvigionamento dell’acqua, affidato


alle cure di una donna costretta dalla necessità, una figura filtrata dall’infanzia e
indelebile, che ricorre nel disegno e nella scultura. Così importante da meritarsi
una statua in piazza destinata a lasciare traccia soltanto nella memoria di una
parte della comunità, perché danneggiata poco dopo la posa. Una forma chiusa e
liquida che si fa tutt’uno col gesto che incarna. Una donna brocca, dispensatrice
di vita, argine al più elementare dei bisogni, un ricordo fissato nel tempo e nella
materia, per sfuggire allo scorrere di tutto verso un tutto che tutto esaurisce. Un
lento sciabordare di cantico immobile. Una forma che si rinnova in sé stessa
restituendo il ciclo vitale dell’acqua, l’estenuante vitalità del lavoro, il costante
travaso di fatica che il mondo impone all’essere umano resiliente e fragile a un
tempo.

40
S.T. 1965
pastello su carta
cm. 21 x 32

S.T. fine anni 60


Trachite rosa
cm. 60 x 27x 15
S.T. anni ‘60
monotipo su carta
cm. 35 x 26

S.T. anni ‘60


monotipo su carta
cm. 35 x 26 42
FOCUS CAMINUS

Il focolare che brilla nel profondo della coppia intenta a generare la vita,
il re e la regina di un mondo in costruzione che ha fulcro pulsante in radici
antiche che sprofondano nella terra e nella storia. Il fuoco che attrae verso un
punto in cui divaga la mente in cerca di riposo e quiete, il camino che riscalda,
intrattiene e distrae, impulso vitale intorno al quale vale la pena costruire una
famiglia, consacrare la vita di una casa, orientare le mura di un paese, di una città.
Un luogo costruito per viaggiare senza muoversi, fatto di prue, murate e vele,
anfratti, cambuse e coperte, schermo originario su cui vedere proiettata la vita
conosciuta e quella immaginata. Una ricerca mai interrotta sulle forme perfette
per custodire una scintilla, animare un abbraccio, innescare un contatto tra chi
abita e chi è abitato.

43
S.T. 1990
tempera e china su carta
cm. 35 x 50 44
Studi per caminetti
Grafite su lucido

S.T. 2000
mista su piombo
45 cm. 50 x 40
Progetto per una casa di abitazione a Cala Gonone
Grafite, china e retini su lucido
1975

Studi per caminetti


Grafite su lucido
Dorgali, Settembre 2018