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Costituzione esplicata.

Spiegata Articolo per Articolo


e Compendio di legislazione
scolastica
Diritto
Università degli Studi della Basilicata
30 pag.

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PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE

La costituzione si apre con 12 articoli in cui sono enunciati i principi fondamentali della Repubblica
che rappresentano il fondamento di tutte le altre norme. Queste rappresentano un insieme di valori e
idee che devono guidare il legislatore nel corretto esercizio delle funzioni (legislativa, esecutiva e
giurisdizionale).
Art.1 L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo
che la esercita nelle forme della Costituzione. L'espressione "Repubblica democratica" indica una
forma di governo in cui tutte le cariche pubbliche sono espressione del consenso del popolo che ne
è titolare della sovranità. La costituzione prevede due forme attraverso cui realizzare la
partecipazione del popolo:
• democrazia rappresentativa in cui il corpo elettorale (composto da cittadini maggiorenni e
con diritto di voto) elegge i propri rappresentanti al Parlamento e ai consigli degli enti
territoriali (Regione, Provincie e Comuni);
• democrazia diretta che consente un coinvolgimento più immediato dei cittadini nelle
decisioni che riguardano la collettività (ad. esempio il referendum abrogativo).

Altro principio della nostra forma di Stato è quello lavorista: il lavoro rappresenta il fondamento
della Repubblica ed è compito dello Stato perseguire una politica di promozione e tutela di ogni
forma di attività lavorativa. Il lavoro è uno strumento di progresso materiale e sociale. Il nostro
ordinamento è uno stato di diritto in cui sia i cittadini sia i pubblici poteri sono tenuti al rispetto
della costituzione, ai suoi principi e diritti inviolabili.

Art. 2. la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle
formazioni sociali. I diritti fondamentali sono inviolabili perchè:
• sono irrinunciabili, inalienabili, intrasmissibili e imprescrivibili perchè rappresentano una
seconda pelle per l'individuo;
• sono insopprimibili per cui il loro esercizio non può essere limitato dai pubblici poteri se
non temporaneamente;
• riguardano non solo i cittadini ma anche gli stranieri (senza distinzione di razza). La persona
si colloca al vertice dei valori: è questo il principio personalista.

L'articolo 2 afferma anche il principio solidarista che impone ai cittadini una sorta di
comportamenti il cui adempimento è necessario per il benessere della comunità. Si tratta di una
serie di doveri alla cui attuazione nessuno può sottrarsi, come il dovere di difendere la patria o
contribuire alle spese pubbliche che costituiscono il principio solidarista (il cittadino partecipa alla
vita politica, economica e sociale).

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione
di sesso, razza, lingua e religione. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale che impediscono lo sviluppo della persona.
L'articolo 3 sancisce il principio di uguaglianza. Il 1° comma afferma il principio delle pari
dignità sociali intesa quale diritto di ognuno ad essere trattato come essere umano in ogni rapporto
sociale in cui viene a trovarsi. Il principio di ugualianza è il principio generale che condiziona tutto
l'ordinamento. Il compito di diversificare le norme a seconda dei casi, spetta al legislatore (ad
esempio la legge non consente alle donne e ai minori di lavorare).

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie
possibilità, un'attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Il principio lavorista rappresenta il fondamento dell'ordinamento repubblicano e garantisce a tutti i
cittadini pari dignità sociale. Questo articolo riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e sancisce

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l'impegno della Repubblica nel creare le condizioni per renderlo effettivo. Il diritto al lavoro
significa sia divieto per lo Stato di prevedere norme che limitino la libertà di esercitare qualsiasi
attività lavorativa e sia dovere di lavorare per non ricorrere a forme di parassitismo economico e
sociale. L'articolo 4 esprime anche il principio di solidarietà inteso come dovere per tutti coloro che
ne hanno la possibilità di dare il loro contributo lavoratico della collettività.

Art. 5. La Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono
dallo stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua
legislazione alle esigenze dell'autonomia. Tra le forme di Stato distinguiamo due forme: stato
unitario e Stato federale.
• Lo stato unitario è uno Stato il cui governo assume le decisioni a livello centrale
riconoscendo agli enti territoriali solo forme limitate di autonomia.
• Lo stato federale costituisce un'unione di Stati nella quale vi è uno stato federale che esercita
il potere in determinate materie di interesse generale come la difesa o la politica estera,
lasciando ai singoli stati le altre competenze.
Il modello di Stato italiano è quello regionale in cui ad alcune comunità territoriali viene
riconosciuta la preesistenza allo stato che si realizza con ampie sfere di autonomia. L'articolo 5
afferma il principio autonomista in base al quale le comunità locali hanno il diritto di regolamentare
in maniera autonoma determinate materie più vicine agli interessi dei cittadini locali.
Decentramento e autonomia, pur non essendo sinonimi, proseguono lo stesso fine: consentono di
avvicinare ai propri destinatari i servizi e le funzioni che dipendono dallo stato.

Art. 6. La Repubblica tutela con appposite norme le minoranze linguistiche. Questo articolo vieta
qualsiasi discriminazione basata sulle diversità linguistiche tutelando il patrimonio linguistico e
culturale delle minoranze a prescindere dalla loro appartenenza alla Repubblica.

Art.7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai
Patti Lateranensi. Le modifiche dei Patti non richiedono procedimineto di revisione costituzionale.

Art.8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni
religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti in quanto non
contrastano con l'ordinamento giuridico italiano. I rapporti tra stato e chiesa furono regolati durante
il fascismo dai Patti Lateranensi (11/02/29). Il 18 febbraio 1984 è stato sottoscritto un nuovo
accordo, detto di Villa madama, che prevede alcune modifiche ai Patti Lateranensi: affermazione
della piena laicità dello Stato italiano; autonomia dell'organizzazione ecclesiastica; disciplina il
matrimonio cattolico. La Repubblica italiana, ispirandosi ad un atteggiamento di neutralità, si
impegna a tutelare senza distinzioni tutte le confessioni religiose.

Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il
paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. La costituzione garantisce la massima
libertà nella formazione della cultra e nella divulgazione del sapere così come nello svolgimento
dell'attività di ricerca. Inoltre è assicurata la libertà di espressione di coloro che promuovono a tutti i
livelli di cultura nonchè la libertà d'insegnamento dei docenti.

Art.10 L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale. Lo
straniero, al quale sia impedito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche, ha diritto all'asilo nel
territorio della Repubblica secondo le norme stabilite dalla legge. Il primo comma esprime la
volontà della Repubblica di aprirsi alla comunità internazionale, impegnandosi a riepsttare le norme
del diritto internazionale al fine di tutelare la pace e la giustizia. Il secondo comma detta le norme a
tutela dello straniero che si trova in Italia, il cui trattamento può essere fissato dalla legge e non può
essere meno favorevole di quanto previsto dalle norme di diritto internazionale. Il diritto d'asilo è il
diritto dello straniero di soggiornare nel territorio italiano per sfuggire alle persecuzioni del paese

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d'origine. Un'altra forma di solidarietà è costituita dal divieto di estradizione per chi si è reso
colpevole di reati politici cioè quei reati commessi per opporsi ad un regime non democratico.

Art.11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Questo articolo limita la sovranità nazionale
per consentire alla Repubblica l'ammissione alle organizzazioni internazionali che promuovono la
pace e la giustizia tra i popoli (Nazioni Unite).

Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso a tre bande
verticali di eguali dimensioni. Le 3 fasce indicano i 3 cardini: libertà, ugualianza e solidarietà che
costituiscono la matrice comune degli stati democratici.

Art.28 I funzionari e i dipendenti dello stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili,
secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione dei diritti.

Diritti e doveri dei cittadini – rapporti etico- sociali

Art.30 è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal
matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i
diritti dei membri della famiglia lettima. Con il termine figli, la costituzione intende sia quelli
procreati durante il matrimonio sia quelli nati fuori il matrimonio. Quando i genitori non adempiono
anche ad uno dei tre doveri di mantenere, educare ed istruire i figli, possono incorrere nella
decadenza della potestà.

Art. 31 La Repubblica agevola con misure economiche la formazione della famiglia e


l'adempimento dei compiti relativi. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù. Il diritto
dell'infanzia all'educazione si attua nella scuola materna che ha lo scopo di preparare la personalità
del bambino sviluppandone le capacità conoscitive, affettive e sociali; alla scuola dell'obbligo spetta
il compito di realizzare, insieme alla famiglia, la formazione culturale degli adolescenti.

Art. 33 L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme
generali dell'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il
diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato. Le istituzioni di alta
cultura, le università e le accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti
stabiliti dalla legge.

Art. 34 La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e
gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più
alti degli studi. La repubblica rende efficace questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie
ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso.
Il principio base delle norme costituzionali sulla scuola è quello della libertà di insegnamento: il
docente è libero di svolgere il proprio insegnamento seguendo il modo che rende più opportuno.

Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e
l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo
lavoro sufficiente ad assicurare a sè e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata
massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. La retribuzione ha una funzione sociale
poichè è l'unica fonte di sostenibilità del lavoratore subordinato. Sono i contratti collettivi, cioè gli

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accordi tra le associazioni sindacali dei lavoratori e quelle del datore di lavoro a stabilire il minimo
retributivo che costituisce la fonte di sostentamento del lavoratore dipendente.

Art. 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti del lavoratore. Le condizioni di lavoro devono
consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e associare alla madre e al
bambino una speciale e adeguata protezione. La legge stabilisce il minimo di età per il lavoro
salariato. La tutela della maternità e dell'infanzia rappresenta un valore prioritario nella scala dei
valori costituzionali .

Art. 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al
mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto a sostegni nel caso di infortuni,
malattia e disoccupazione.

Rapporti politici

Art. 48 Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è
perconale ed uguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto al voto non può
essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile.
Differenza elettoriale:
• elettorato attivo: capacità di voto e quindi relativo all'elettore;
• elettorato passivo: capacità di essere eletto e quindi relativo al candidato.
La Costituzione menziona la cittadinanza e la maggiore età che costituiscono i requisiti positivi che
devono sussistere per esercitare il diritto di voto. Sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto
18 anni e che costituiscono il corpo elettorale. Alcune limitazione sono previste per l'elettorato
passivo poichè si può essere eletti deputati a 25 anni mentre l'età minima per essere eletti senatori è
di 40 anni.
I procedimenti elettorali sono solitamente classificati in 2 grandi categorie: maggioritari e
proporzionali. Nei sistemi maggioritari, il seggio è assegnato al candidato o partito che consegue la
maggioranza assoluta dei voti (la metà più uno dei voti); nei sistemi proporzionali, a ciascun partito
è assegnato un numero di seggi rapportato al numero dei voti conseguiti (ad esempio se in palio ci
sono 1000 seggi, alla lista che ha conseguito il 50 % dei suffragi spettano 50 seggi).

Ordinamento della Repubblica

Sono organi costituzionali quegli organi che costituiscono i poteri dello Stato, le cui funzioni sono
direttamente disciplinate dalla Costituzione come il Parlamento, il governo, il presidente della
Repubblica e la corte costituzionale che presentano le seguenti caratteristiche:
• la sovranità che deriva dall'investitura del popolo sovrano;
• la rappresentatività in quanto rappresentano la volontà del corpo elettorale;
• la necessarietà perchè indispensabili per il corretto funzionamento dell'ordinamento;
• l'indipedenza non potendo subire influenze e condizionamenti da parte di altri organi;
• indefettibilità non potendo essere sostituiti da altri organi.
Gli organi di rilievo costituizionale che non sono essenziali alla struttura costituzionale dello Stato e
come tali solo menzionati ma non disciplinati dalla Costituzione sono: il Consiglio nazionale
dell'economia e del lavoro (CNEL), la corte dei conti, il consiglio di stato, il consiglio superiore
della magistratura.

Art. 55 Il parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il
parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due camere nei soli casi stabiliti dalla
costituzione.
Il parlamento ha una struttura bicamerale: si tratta di un bicameralismo perfetto perchè entrambe le
camere hanno gli stessi poteri e competenze. Le principali differenze tra Camera e Senato

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riguardano:
• l'elettorato passivo (40 anni per il senato e 25 per la camera) e l'elettorato attivo (25 per il
senato e 18 per la camera);
• il sistema elettorale;
• la consistenza numerica.
Le due camere hanno regolamenti distinti ma si riuniscono in determinate occasioni quando devono
eleggere il Presidente della Repubblica.

Art. 56 La camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati è 630
(12 dei quali eletti nella circoscrizione estera). Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel
giorno delle elezioni hanno compiuto 25 anni. L'età per poter essere eletti deputati (elettorato
passivo) è fissata a 25 anni. Per quanto riguarda la capacità di votare (elettorato attivo) sono elettori
tutti coloro che hanno raggiunto la maggiore età. Il numeto dei deputati è 630 ossia il doppio
rispetto ai senatori.

Art. 57 Il senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione
estera. Il numero dei senatori elettivi è di 315 (sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero).
Nessuna regione può avere un numero di senatori inferiore a 7, il Molise ne ha 2 e la Valle d'Aosta
1.

Art. 58 I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato i 25
anni. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il 40° anno di età. Il motivo per cui i
costituenti hanno stabilito età diverse per l'elettorato attivo e passivo di due rami del parlamento
risiede nell'intento di attribuire al Senato un ruolo di Camera di ripensamento garantendo, grazie
all'età media dei suoi componenti una più natura riflessione e discussione dei progetti di legge.

Art. 59 E' senatore di diritto a vita chi è stato Presidente della Repubblica. Una categoria di senatori
non elettivi è quella dei senatori a vita nominati dal capo dello stato e non devono essere più di 5 e
devono essere scelti tra persone che si sono distinte per i brillanti risultati raggiunti nella loro
professione.

Art. 60 La camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per 5 anni. La durata di
ciascuna camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra. Il periodo di
tempo che intercorre tra un'elezione e l'altra è detto legislatura e ha la durata di 5 anni.

Art. 61 Le elezioni delle nuove camere hanno luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti.
Finchè non sono riunite le nuove camere, sono prorogati i poteri delle precedenti. La costituzione
parla di proroga dei poteri che consente alle camere, una volta cessato il mandato di continuare ad
esercitare i loro poteri fino alla prima riunione del parlamento.
I decreti-legge sono provvedimenti provvisori che hanno la stessa efficacia di legge (forza di legge)
adottati dal governo di sua iniziativa e sotto la sua responsabilità in casi di necessità e urgenza. Tali
provvedimenti diventano definitivi solo dopo la conversione in legge effettuata dal parlamento entro
60 gg.

Art. 62 Ciascuna camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo presidente o
del presidente della Repubblica o di 1/3 dei suoi componenti.

Art. 63 Ciascuna camera elegge tra i suoi componenti il Presidente e l'ufficio di presidenza. Uno dei
primi compiti spettanti alle nuove camere è quello di eleggere gli organi interni che ne assicurano
l'organizzazione e il funzionamento.

Art. 64 Ciascuna camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta nei suoi componenti.

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Le sedute sono pubbliche, tuttavia ciascuna camera e il parlamento possono deliberare e decidere di
adunarsi in seduta segreta.
Abbiamo due tipi di maggioranza:
• la maggioranza assoluta dei componenti consiste nella metà+1 dei membri che
compongono ciascuna camera. Ad esempio, per la camera dei deputati formata da 630
membri, la mggioranza assoluta è pari a 315+1.
• la maggioranza dei presenti è il numero corrispondente alla metà+1 dei membri di ciascuna
camera che risultano presenti in aula ed è definita maggioranza relativa. Ad esempio se dei
630 membri della camera dei deputati fossero presenti in aula solo 350 deputati, la
maggioranza relativa sarebbe 175+1. La maggioranza dei presenti è richiesta per la validità
della maggior parte delle deliberazioni parlamentari. Per evitare che esigui gruppi prendano
decisioni di parte approfittando di temporanee assenza, la Costituzione prescrive che in aula
vi sia sempre un numero minimo di presenti che corrispondano alla maggioranza (metà+1)
dei componenti della camera: è il cosiddetto numero legale.

Art. 65 La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio dei deputati o di
senatore. Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due camere.
L'ineleggibilità è un impedimento di natura giuridica che esiste già prima dell'elezione e non
consente ad un soggetto di essere eletto ad una determinata carica pubblica. In genere sono
ineleggibili persone che potrebbero porsi in una posizione di vantaggio rispetto ad altri candidati.
Tra le categorie di soggetti ineleggibili rientrano i presidenti delle giunte provinciali e i sindaci dei
comuni con popolazione superiore a 20000 abitanti.
L'incompatibilità è, invece, una situazione che si verifica quando una persona ricopre
contemporaneamente due cariche pubblche in conflitto tra loro. Un esempio è che non è possibile
ricoprire contemporaneamente la carica di deputato e quella di presidente della repubblica. La
differenza tra ineleggibilità e incompatibilità consiste nel fatto che nel primo caso l'elezione è nulla,
nel secondo è valida ma impone una scelta tra la nuova carica e la precedente. L'organo cui spetta la
verifica dei poteri, per evitare qualsiasi interferenza è affidata allo stesso parlamento (alla camera la
giunta per le elezioni, al senato la giunta per le elezioni e le immunità).

Art. 68 Senza autorizzazione della camera alla quale appartiene, nessun membro del parlamento
può essere sottoposto a perquisizione. Questo articolo riconosce sia l'immunità per le opinioni
espresse sia l'immunità penale. Per quanto riguarda l'insindacabilità, le opinioni dei parlamentari
sono insindacabili sia quando sono espresse nell'aula parlamentare, sia in altri luoghi; immunità
penale: la costituzione stabilisce l'inviolabilità del parlamentare che non può essere sottoposta a
provvedimenti che limitano la libertà del suo mandato (intercettazioni, arresto).

La formazione delle leggi

L'attività legislativa, ossia il potere di formare le leggi, è la funzione principale svolta dal
Parlamento. Anche il governo, a livello centrale, può emanare atti normativi aventi la stessa
efficacia della legge: i decreti legge e i decreti legislativi.
Per quanto riguarda l'ordine gerarchico delle fonti del nostro ordinamento, queste si dividono in
fonti primarie e fonti secondarie. Le prime sono gli atti dell'unione Europea; costituzione leggi
ordinarie (approvate dal parlamento); decreti-legge e decreti legislativi (emanati dal governo);
referendum abrogativo.
Le fonti secondarie riguardano i regolamenti, le consuetudini (consiste in un comportamento
ripetuto nel tempo con la convinzione che sia obbligatorio e conforme all'ordinamento: è una fonte
non scritta)

Art. 70 La funzione legislativa è esercitata direttamente dalle due camere.

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Art. 71 L'iniziativa delle leggi appartiene al governo, a ciascun membro delle camere e agli organi
ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi
mediante la proposta da parte di almeno 50,000 elettori di un progetto redatto in articoli. La
formazione delle leggi da parte della camera richiede lo svolgimento di un particolare
procedimento: iniziativa, esame, approvazione, promulgazione, pubblicazione.
Di solito l'iniziativa legislativa è assunta dal governo (si parla in questo caso di disegno di legge) o
dai membri del parlamento (si parla di proposta di legge).

Art. 72 Ogni disegno di legge presentato ad una camera è esaminato da una commissione e poi dalla
camera stessa che l'approva articolo per articolo e con votazione finale. Il regolamento stabilisce
procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è stata dichiarata l'urgenza.
Il progetto di legge viene presentato alla Presidenza di una camera. L'esame della proposta prosegue
con la discussione generale in aula. Successivamente si procede all'esame e all'approvazione di ogni
singolo articolo: in questa fase i parlamentari possono proporre emendamenti ossia modifiche
parziali con carattere aggiuntivo soppressivo, sostitutivo o modificativo del progetto legge in
discussione. Approvati i singoli articoli si passa alla votazione finale necessaria per accertare che
sul testo modificato si raggiunga la maggioranza dell'assemblea. Distinguiamo tra:
• progetto di legge: indica tutti gli atti di iniziativa legislativa;
• disegno di legge: indica i progetti presentati dal governo e dai senatori;
• proposta di legge: indica i progetti presentati dai deputati, dal Cnel e dalle regioni.

Art. 73 Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro 1 mese dall'approvazione.
Se le camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la
legge è promulgata nel termine da essa stabilito. Le leggi sono pubblicate subito dopo la
promulgazione ed entrano in vigore il 15° giorno successivo alla loro pubblicazione.

Art. 74 Il presidente della Repubblica prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato
alle camere chiedere una nuova deliberazione. Se le camere approvano nuovamente la legge, questa
deve essere promulgata. La promulgazione è l'atto conclusivo solenne del procedimento legislativo.
Il presidente della Repubblica può rinviare la legge alle camere con messaggio motivato perchè la
riesaminino, indicando le ragioni per le quali non l'ha promulgata. Tali ragioni possono riguardare
solo la legittimità e l'assenza di un eventuale contrasto tra le norme in essa contenute e quelle della
costituzione. Dopo la promulgazione e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta, la legge diventa
obbligatoria.

Art. 75 Il referendum popolare è indetto per deliberare l'abrogazione di una legge o di un atto
avente valore di legge quando lo richiedono 500.000 elettori o 5 consigli regionali. Con il
referendum popolare si chiede ai cittadini di decidere su una norma giuridica già emanata o da
emanarsi. È il più importante istituto di democrazia diretta. Il nostro ordinamento prevede diversi
tipi di referendum:
• costituzionale: previsto per le leggi di revisione della costituzione;
• abrogativo: previsto sia per le leggi dello stato che per quelle regionali;
• territoriale: previsto per modificazioni territoriali di Regioni, Province e Comuni;
• consultivo: su questione di particolare interesse previsto soltanto a livello regionale.
Possono essere sottoposte a referendum abrogativo le leggi ordinarie del parlamento. La
costituzione non ammette referendum abrogativo per leggi tributarie e la legge del bilancio.

Art. 76 L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegata al governo se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltnto per tempo limitato.

Art. 77 Il governo non può, senza delegazione delle camere, emanare decreti che abbiano valori di
legge ordinaria. Quando, in caso di necessità e di urgenza, il governo adotta provvedimenti

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provvisori con forza di legge deve, il governo, presentarli per la conversione alle camere che, anche
se sciolte, sono convocate e si riuniscono entro 5 giorni. I decreti persono efficacia se non sono
convetiti entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. La costituzione conferisce solo alle camere la
funzione legislativa. Esistono, tuttavia, delle circostanza che possono giustificare l'emanazione di
atti normativi anche da parte del governo: in caso di necessità e urgenza.
• Decreto legislativo: quando il parlamento delega al governo l'esercizio della funzione
legislativa, non si spoglia della sua funzione legislativa perchè esercita sempre un controllo
sull'attività normativa del governo attraverso la cosidetta legge delega in cui stabilisce le
materie che il governo deve disciplinare, i criteri e gli obiettivi. Tale testo verrà poi emanato
dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale con la denominazione
di decreto legislativo. Se il governo non rispetta i limiti contenuti nella legge delega, ricorre
l'ipotesi di ecceso di delega che comporta la dichiarazione di incostituzionalità della parte di
decreto che ecceda i criteri;
• Decreto legge: il governo può esercitare direttamente il potere legislativo attraverso
l'emanazione di decreti-legge quando sia indispensabile per motivi di necessità e urgenza
fronteggiare situazioni eccezionali. Al Parlamento e alla corte costituzionale spetta il
compito di verificare l'effettiva sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza. In un primo
momento il decreto legge viene affidato alla commissione affari costituzionali: se la
commissione ritiene che non vi sia alcuna urgenza, il decreto legge viene respinto e perde
immediatamente efficacia. I casi di necessità e urgenza sono 3:
• emergenze naturali: calamità non derivanti dall'attività umana;
• emergenze connesse all'attività dell'uomo derivanti dall'intervento dell'uomo sull'ambiente
(epidemie, inquinamento);
• emergenze pubbliche come terrorismo o difficoltà economiche.
Il decreto legge viene deliberato dal consiglio dei ministri, emanato dal presidente della Repubblica
e pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

Art. 78 Le camere deliberano lo stato di guerra e conferisono al governo i poteri necessari. La


decisione di entrare in guerra spetta alle assemblee reppresentative. In seguito a tale decisione, lo
stato di guerra viene dichiarato dal Presidente della Repubblica.

(Il bilancio è un documento contabile mediante il quale di dimostrano i risultati riferiti ad un


determinato periodo di tempo).

Art. 83-84 Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.
All'elezione partecipano 3 delegati per ogni regione eletti dal consiglio regionale. La Valle d'Aosta
ha un solo delegato. Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia
compiuto 50 anni. L'ufficio del presidente della repubblica è incompatibile con qualsiasi altra
carica.

Articoli 85-90 Il presidente della Repubblica è eletto per 7 anni. Le funzioni del presidente della
repubblica sono esercitate dal presidente del senato in caso di impedimento permamente o di morte
o dimissioni del presidente della repubblica. Il presidente della repubblica è il capo dello stato e
rappresenta l'unità nazionale, può inviare messaggi alle camere, autorizza la presentazione alle
camere dei disegni di legge di inziativa del governo. Il presidente non detiene alcuno dei 3 poteri
dello stato ma esercita le funzioni che lo mettono in relazione col potere legislativo, esecutivo e
giudiziario. Il presidente della Repubblica può sciogliere la camere o anche una sola di esse. Non
può esercitare tale facoltà negli ultimi 6 mesi del suo mandato. Il presidente non è responsabile
degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento o per attentato alla
costituzione. I soggetti che ricoprono cariche istituzionali sono sottoposti, in genere, a due tipi di
responsabilità:
• politica in quanto hanno il compito di portare avanti un programma politico effettuando

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scelte che favoriscono interessi a danno degli altri;
• giuridica: riguarda il comportamento illeggittimo o illecito.
Gli atti del Presidente della Repubblica devono essere controfirmati dal presidente del consiglio o
dai singoli ministri (responsabilità politica); responsabilità giuridica: il capo dello stato non è
responsabile degli atti leciti che commette nell'esercizio delle sue funzioni (tranne nei casi di alto
tradimento e attentato alla costituzione).

Consiglio dei ministri

Art. 92 Il governo è composto dal Presidente del Consiglio e dai ministri che formano il consiglio
dei ministri e su proposta di questo i ministri. Le più importanti funzioni politiche sono affidate al
governo della repubblica: si tratta di un organo complesso formato dal presidente del consiglio, il
consiglio dei ministri e i singoli ministri. Il presidente dei consiglio, se si dimette, determina la
caduta del governo.

Art. 94 Il governo deve avere la fiducia delle due camere. Ciascuna camera accorda la fiducia
mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro 10 gg dalla sua formazione, il
governo si presenta alle camere per ottenere la fiducia. Il sistema parlamentare italiano si fonda sul
rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. È il parlamento a definire l'indirizzo politico da
perseguire. La mozione è una richiesta con cui uno o più parlamentari possono provocare una
discussione e uan votazione sull'attività del governo in determinati settori.
• La mozione di fiducia è l'atto con cui ciascuna camera approva il programma e la
composizione del governo futuro. Il governo, entro 10 gg dalla sua formazione, si presenta
alle camere per ottenere il voto di fiducia;
• la mozione di sfiducia: nel corso della legislazione il Parlamento può ritirare il proprio
consenso al governo revocandogli il mandato e costringendolo alle dimissioni. È necessario
che almeno 1/10 dei componenti presentino e firmino una mozione di sfiducia. Il rapporto
tra governo e parlamento viene meno con la mozione di sfiducia.

Art. 95 Il presidente del consiglio dei minstri dirige la politica generale del governo. Mantiene
l'unità dell'indirizzo politico e amministrativo promuovendo l'attività dei ministri. La funzione dei
ministri è quella dell'iniziativa legislativa che si esercita presentando al consiglio dei ministri i
disegni di legge da presentare alle camere; la controfirma degli atti del presidente della Repubblica
che essi stessi hanno proposto; partecipazione alle riunioni e alle attività del governo.

Pubblica amministrazione

Art. 97 Le pubbliche amministrazioni assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito
pubblico. La pubblica amministrazione è il complesso degli uffici, del personale, dei mezzi e delle
strutture necessarie a realizzare gli interessi dell'intera collettività. Ci sono dei principi fondamentali
della Pubblica amministrazione: principio del pareggio del bilancio, principio di buon andamento
(impiegati e funzionari pubblici devono svolgere il loro compito con diligenza); principio di
imparzialità (chi agisce per conto della Pubblica amministrazione non deve compiere favoritismi).

Organi ausiliari

Art. 99-100 Il consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto da esperti e rappresentanti
delle categorie produttive in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È
un organo consultivo delle camere e del governo. Il consiglio dello Stato è organo di consulenza
giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione. Gli organi ausiliari
svolgono funzioni di controllo e di consulenza giuridica e amministrativa per il governo e per il
parlamento. Il CNEL è un organo formato da 64 membri cui è attribuita la funzione d'iniziativa

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legislativa, cioè il potere di proprorre alle camere disegni di legge in materie di interesse economico
e sociale. Il consiglio di stato svolge sia funzioni consultive che giurisdizionali e decide sulle
controversie tra cittadini e pubblica amministrazione. La corte dei conti esercita un controllo
preventivp di legittimità sugli atti del governo, vale a dire verifica la loro conformità alle norme
giuridiche.
La magistratura

La magistratura abbracccia l'insieme di tutti gli organi della gisutizia civile, penale e amministrativa
che costituiscono il potere legislativo. I magistrati esercitano la funzione giurisdizionale, vale a dire
il potere di dare corretta e uniforme applicazione alle leggi quando non sono rispettate.
• La giustizia civile si occupa delle liti tra i privati. Le parti in un processo civile sono l'attore
e il soggetto chiamato a rispondere delll'eventuale violazione. Gli organi del processo civile
sono: -il giudice di pace (magistrato non di carriera ma onorario ossia non entrato a far parte
della magistratura attraverso l'apposito concorso); - il tribunale che giudica; - la corte
d'appello ossia un giudice di secondo grado al quale ci si può rivolgere se non si è soddisfatti
della sentenza del tribunale; - corte di cassazione che giudica sui ricorsi proposti contro le
sentenze della corte d'appello. Il suo compito consiste nell'accertare che da parte del giudice
che ha emesso la sentenza vi sia stata una corretta interpretazione delle leggi.
• La giustizia penale mira ad accertare se è stato commesso un reato e a punire con sanzioni
l'eventuale colpevole. A differenza del processo civile l'iniziativa non è affidata al soggetto
che ha subito un torto, ma allo stato: il danno non riguarda solo il singolo individuo ma tutta
la collettività. Le parti del processo penale sono lo Stato, il Pubblico ministero (che esercita
l'azione penale per conto dello Stato) e l'imputato. Gli organi del processo penale sono: - il
giudice di pace che ha competenza per reati di minore gravità; - il tribunale; - la corte
d'assise composto da giudici di carriera e giudici popolari; - corte d'assise d'appello
composta da giudici di carriera e da giudici popolari competente a decidere in secondo grado
per i reati sui quali si è pronunciata la corte d'Assise; corte di cassazione ossia giudice di
legittimità.
Si ricorre al giudice amministrativo in tutti i casi in cui un privato cittadino ritenga che la pubblica
amministrazione abbia leso un suo interesse. I giudici amministrativi sono in primo grado i
Tribunali amministrativi regionali (Tar). I Tar sono stati istituiti nel 1971 e sono 20 (uno per ogni
regione).
Art. 101 La funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari che sono titolari di una
competenza generale. La costituzione consente l'istituzione di sezioni specializzate presso il
tribunale ordinario. Si tratta di strutture didicate a specifiche materie. È il caso del tribunale per i
minorenni che giudica i reati commessi da minori di 18 anni e maggiori di 14 anni.

Art. 104 e 107 La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il consiglio superiore della magistratura è presieduto dal presidente della repubblica. La
costituzione ammette anche la nomina dei magistrati onorari, ossia giudici non di carriera cioè non
entrati a far parte parte della Magistratura attraverso il concorso.

Le regioni, le province e i comuni.

Il modello di Stato previsto dalla nostra costituzione si basa sul decentramento cioè sulla
ripartizione dei poteri tra autorità centrale di governo ed enti territoriali autonomi dotati di proprie
funzioni e competenze. Principio cardine è quello della sussidiarietà in base alla quale le funzioni
amministrative devono di regola essere gestite dall'ente più vicino al cittadino, ovvero il comune.

Art.114 La repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni
e dallo stato. I comuni, le province e le regioni sono centri autonomi con propri statuti, poteri e
funzioni.

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Per autonomia si intende:
• autonomia politica poichè possono farsi portatori di orientamenti politici diversi da quello
nazionale;
• autonomia normativa in quanto emanano leggi o regolamenti;
• autonomia statuaria poichè possono adottare il loro atto fondamentale (statuto) nel quale
disciplinare la propria organizzazione;
• autonomia finanziara poichè hanno la facoltà di stabilire e applicare i propri tributi.
Sono organi di governo del comune: - il consiglio comunale, organo collegiale, i cui membri sono
eletti dal corpo elettoraleche svolge funzioni di indirizzo e di controllo politico- amministrativo; -
la giunta, i cui membri (assessori) sono nominati dal sindaco, ed è l'organo esecutivo; - il sindaco,
eletto dal popolo, è l'organo monocratico che rappresenta l'ente.
La provincia è l'rgano intermedio tra Comune e Regione, comprende un insieme di più comuni ed è
competente a svolgere tutte le funzioni amministrative che non possono essere svolte in ambito
comunale.

Art. 116 Il Friuli, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino e la Valle d'Aosta dispongono di forma e
condizioni particolari di autonomia secondo i rispettivi statuti speciali.

Art. 118 Le funizioni amministrative sono attribuite ai comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio
unitario, siano conferite a Province, regioni e stato sulla base dei principi di sussidiarietà e
adeguatezza.

Art. 121 Sono organi della regione il consiglio regionale, la giunta e il suo presidente. Il consiglio
regionale esercita la potestà legislativa attribuita alle Regioni e le altre funzioni conferitegli dalla
costituzione. La giunte regionale è l'organo esecutivo delle regioni, il presidente della giunta
rappresenta la regione.
Corte costituzionale

Art. 134 La corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale
delle leggi e degli atti dello stato e delle regioni. Essa è composta da 15 giudici nominati per un
terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per 1/3 dalle
supreme magistrature ordinaria e amministrativa.

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Legge Casati.
La legge Casati prende il nome del ministro della pubblica istruzione Gabri Casati. Esso rimase in
vigore fino al 1923 quando fu varata la riforma Gentile. La legge Casati rappresenta l'atto di nascita
del sistema scolastico italiano. Con questa legge veniva sancito il riconoscimento del dirittto-dovere
dello stato di intervenire in materia scolastica sostituendo la chiesa. Questa legge prevedeva un
sistema centralistico-burocratico di tipo piramidale con a capo il ministro coadiuvato dal Consiglio
superiore della pubblica istruzione, gli ispettori generali e un provveditore agli studi in ogni
provincia. L'ordinamento degli studi previsti dalla legge riguardava l'istruzione superiore impartita
nelle università, l'istruzione secondaria (classica, tecnica e normale) e l'istruzione elementare
gratuita ed articolata in inferiore e superiore. La legge Casati prevedeva la gratuità e l'obbligatorietà
del primo biennio dell'istruzione elementare, il diritto-dovere dello stato di sostituirsi alla Chiesa e
l'introduzione di corsi per la preparazione dei maestri.la scuola elementare era articolata in due
bienni: il primo dei quali era obbliatorio. Dopo la scuola elementare il sistema si divideva in due
tronconi educativi: il ginnasio e le scuole tecniche.
I primi programmi scolastici furono approvati dal ministro Mamiani nel 1860 ed includevano la
religione tra le materie fondamentali e si proponevano di assicurare un'alfabetizzazione culturale di
base per tutta la popolazione. I programmi avevano uno scopo formativo, raggiunto dall'educazione
morale, religiosa e civile.
Legge Copppino del 1877 stanziò finanziamenti per l'istituzione di più scuole e l'introduzione
dell'obbligo scolastico fino all'età di 9 anni accompagnata da sanzioni contro gli adempimenti.
La legge Orlando del 1904 estende l'obbligo scolastico dal 9° al 12° anno di età, impose ai comuni
di istituire scuole almeno fino alla 4° classe
La legge Credaro del 1911 concretizzò l'idea di affidare ai comuni la gestione delle scuole dei
capoluoghi di Provincia, le scuole degli altri comuni passarono alle dipendenze dei Provveditorati
agli studi.
Riforma Gentile del 1923. i punti chiave della riforma Gentile erano:
• estensione obbligo scolastico fino al 14° anno di età con un corso elemeentare dalla durata
di 5 anni e con uno di avviamento professionale della durata di 3 anni;
• insegnamento obbligtorio della religione cattolica;
• i'istituzione dell'istituto magistrale per la preparazione dei maestri elementari.
• Alle classi meno abbienti era riservata l'educazione del lavoro attraverso la frequenza della
scuola di avviamento professionale.

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La scuola nella costituzione repubblicana

La costituzione italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, dedica molti articoli all'istruzione. La
libertà d'insegnamento si distingue in libertà di pensiero e libertà di gestione dell'istruzione.
• La libertà di pensiero costituisce il principio fondante della libertà di insegnamento.
L'insegnante è un pubblico dipendente ma è libero di insegnare e trasmettere il sapere con la
metodologia e i contenuti che ritiene più utili allo sviluppo culturale dei discenti. Con il
termine libertà di insegnamento non significa che sono comprese convinzioni personali
opinabili bensì solo l'esposizione di argomenti attuata con metodo scientifico.
• La libera gestione dell'istruzione: dal punto di vista strutturale, la libertà di insegnamento si
connota come libertà della scuola. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed
istituisce scuole statali per tutti gli organi e gradi. Tuttavia l'istruzione non è riservata
soltanto allo Stato ma anche enti e privati hanno il diritto di istituire le scuole.

Le fonti legislative. Oltre alla costituzione, tra le principali fonti della scuola troviamo la
legislazione ordinaria che si articola in leggi dello Stato e leggi regionali. Alle leggi dello Stato è
demandato il compito di definire 1. i principi fondamentali con i quali lo Stato traccia le linee
direttive generali che devono poi essere attuate dalle singole regioni che ne definiscono la disciplina
concreta; 2. le norme generali sull'istruzione che sono regole di comportamento concreto da
applicarsi a livello nazionale senza spazio per l'autonomia locale.
Regolamenti governativi. Attraverso i regolamenti, il governo detta la disciplina applicativa di
aspetti della vita scolastica che hanno già costituito oggetto di disciplina legislativa generale
rappresentandone l'attuazione concreta: ad esempio la determinazione di indirizzi per i diversi tipi
di scuola e delle materie di studio. Essi assumono la forma di decreti di Presidente della Repubblica
emanati dal capo dello stato su proposta del Miur.
Contratti collettivi. Un ruolo importante svolgono le organizzazioni sindacali (OO.SS) le quali
possono sottoscrivere Contratti collettivi Nazionali di lavoro (CCNL). Questi sono divisi in due
parti: una di tipo normativo di durata quadriennale che regola la prestazione professionale e i diritti
di tutela che tutelano il lavoratore; un'altra di durata biennale a contenuto economico relativa alle
retribuzioni. Al personale docente di tutti gli organi e gradi, sia a tempo determinato che
indeterminato, si applica il contratto collettivo Cazionale e di lavoro del comparto scuola statale.
Nel comparto scuola la contrattazione collettiva si articola su più livelli: CCNL per personale
docente e ATA e CCNL per i dirigenti scolastici.
I documenti dell'istituzione scolastica. Ciascun istituto scolastico autonomo adotta al suo interno
degli atti amministrativi che si impongono alla comunità scolastica e che sono finalizzati a regolare
la corretta gestione del servizio scolastico erogato.
1. POF. Il piano dell'offerta formativa è stato sostituito con la legge 107 con il piano triennale
dell'offerta formativa rivedibile annualmente. Il POF è il documento attraverso il quale ogni
singola istituzione scolastica rappresenta la propria identità culturale e progettuale
delineando gli itinerari curricolari, extracurricolari ed educativi conformi all'indirizzo degli
studi e alle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale in cui
opera la scuola. Il POF è coerente congli obiettivi geenrali ed educativi dei diversi tipi ed
indirizzi di scuola determinati a livello nazionale. Il piano viene elaborato dal Collegio
docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola. Il piano è pubblico ed è
consegnato agli alunni e alle famiglie al momento dell'iscrizione.
2. Programma annuale. Al consiglio d'istituto compete l'approvazione del programma annuale,
che è il bilancio della scuola, cioè il documento contabile predisposto dalle scuole per lo
svolgimento e l'attuazione delle proprie attività finanziarie la cui elaborazione e la
successiva gestione spettano al dirigente. Il programma annuale nasce con la funzione di
organizare le risorse finanziarie di ciascun istituto in modo utile per la realizzazione delle
attività previste nel POF. Nel programma sono indicate le entrate e le uscite che si
prevedono nel corso dell'esercizio finanziario.

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3. Regolamento d'istituto. Tra le competenze del consiglio d'istituto figura l'elaborazione del
regolamento d'istituto quale sistema di regole e garanzie fondamentali che si pone anche
come riferimento per gli ulteriori e diversi documenti della scuola. Il regolamento
costituisce norma e garanzia del secondo. Il regolamento d'istituto finalizza l'attenzione
sull'orientamento preciso circa la prospettiva della scuola (si pensi al criterio di
determinazione delle classi, l'assegnazione ad esse dei docenti).
4. Carta dei servizi scolastici. Essa garantisce un servizio più orientato allo studente e perciò
qualitativamente migliore. Rappreseta uno strumento che fissa i principi, i criteri e le regole
attraverso cui ogni istituzione persegue gli obiettivi educativo-didattici consoni al proprio
indirizzo.
5. Patto educativo di corresponsabilità. È una sorta di contratto tra la comunità della scuola e le
famiglie da firmare all'atto dell'iscrizione in maniera da definire la misura della condivisione
delle responsabilità, diritti e doveri necessari per la gestione corretta del rapporto scuola-
famiglia. Il contenuto del Patto elenca i doveri da rispettre sia da parte delle famiglie che
degli insegnanti.
La legge del 18/03/1968 istituisce la scuola materna statale che accoglie i bambini dai 3 ai 6 anni. Il
carattere statale di questa scuola ne sottolinea anche la gratuità.
La legge del 24/09/71 istituisce la scuola a tempo pieno quale risposta ai bisogni sociali di una
nuova generazione che riflettono un cambiamento sociologico della famiglia impegnata.
La scuola dell'integrazione e dell'inclusione: sostegno DSA e BES. La legge 104/1992 (legge
quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap) affronta la
problematica dell'handicap anche a livello scolastico. L'art 13 della legge quadro garantisce il diritto
all'educazione e all'istruzione della persona con handicap nelle scuole di ogni ordine e grado. La
formazione educativa del portatore con handicap diventa oggetto di un piano educativo
personalizzato e individualizzato. La scuola rappresenta un contesto nel quale il diritto di
cttadinanza dei disabili si realizza mediante l'integrazione all'interno del sistema esucativo. A livello
territoriale, presso gli uffici scolastici sono presenti i GLIP (gruppi di lavoro). Presso le istituzioni
scolastiche funzionano i GLH (gruppi di lavoro per l'integrazione dei bambini con handicap)
composti dal dirigente della scuola, dai docenti, dai genitori e dal personale sanitario. La condizione
di disabilità viene definita da apposita certificazione rilasciata da una commissione medica
collegiale. La legge quadro individua alcuni strumenti di istruzione e formazione necessari
all'integrazione degli alunni con disabilità: la diagnosi funzionale; il profilo dinamico funzionale
(PDF) e il piano educativo individualizzato (PEI).
Il docente di sostegno è un docente in possesso di specializzazione che deve disporre del titolo
conseguito mediante un percorso formativo aggiuntivo. L'attività didattica dei docenti accordata con
il PEI.
Alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA). Con la legge 107 del 08/10/2010 sono
state dettate norme per l'integrazione scolastica degli alunni con DSA ossia dislessia, disortografia,
discalculia e disgrafia. Le istituzioni scolastiche garantiscono l'uso di una didattica individualizzata
e l'introduzione di strumenti compendativi. Il D.M.del 12/07/2011 ha dettato disposizioni attuative
della legge 170 del 2010. le istituzioni scolastiche attivano percorsi di didattica personalizzata
diretta a promuovere il successo formativo di ogni alunno basata su misure dispensative (che
consentano di non svolgere prestazioni che risultano difficoltose) e compensativi che costituiscono
un supporto all'abilità deficitaria nel raggiungimento della prestazione. La diagnosi di DSA può
essere formulata con certezza solo alla fine delle seconda classe della scuola primaria. L'articolo 4
della legge 170 ha previsto per insegnanti e dirigenti una formazione adeguata in modo da
riconoscere soggetti con DSA.
La legge 537 del 1993 sancisce che gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado hanno personalità
giuridica e sono dotati di autonomia organizzativa, finanziaria, didattica e di ricerca. La personalità
giuridica porta con sè l'autonomia amministrativa e di bilancio.
L'obbligo scolastico. L'obbligo formativo si intende assolto con il conseguimento di un diploma di
scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. La formulazione dell'obbligo

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d'istruzione venne introdotta con il D.Lgs del 2005 attuativo della legge 53 del 2003 (Riforma
Moratti).
Alternanza scuola-lavoro. Istituita dalla legge 53 del 2003 disciplinata con D.lgs 15/04/15 n.77
consiste in un percorso alternativo che il legislatore interpreta come modalità di realizzazione della
formazione del secondo ciclo. I percorsi in alternativa rientrano nel POF. Sono previsti due tutor:
uno interno e uno esterno. Il primo sostiene e guida gli studenti, il secondo favorisce l'inserimento
dello studente nel contesto operativo.
Riforma Moratti. Assume la legge 30/2000 come normativa di base. Punti chiave sono:
• introduzione del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione;
• nuova articolazione degli studi che prevede la scuola dell'infanzia, primo ciclo e secondo
ciclo;
• istituzione di nuovi licei: economico, tecnologico, musicale e linguistico;
• sistema alternanza scuola-lavoro
• valorizzazione della qualità del sistema d'istruzione con l'istituto nazionale di valutazione
che ha il compito di valutare la qualità dell'offerta formativa
Buona Scuola. La legge 107 del 13/07/15 è strutturata in un solo articolo con 212 commi. Questa
legge contiene disposizioni su aspetti cruciali della scuola come l'autonomia scolastica, le
agevolazioni fiscali alle scuole paritarie, i poteri dei dirigenti scolastici sopratutto in merito alla
chiamata diretta dei docenti. Prevede la riforma sul sostagno, la revisione del percorso di istruzione
professionale, un nuovo testo unico per le leggi sulla scuola. Uno dei punti più spinosi della riforma
della buona scuola riguarda la chiamata diretta dei docenti a discrezione dei dirigenti: i docenti non
avranno più la sede di titolarità ma saranno inseriti in un albo e saranno i dirigenti a scegliere
triennalmente gli insegnanti traendoli dall'albo. Quindi un primo cambiamento riguarda la perdita di
titolarità del ruolo provinciale articolato in ambiti territoriali. I dirigenti potranno scegliere i docenti
che risultano disponibili in un territorio geografico che non ecceda i confini della provincia. In
merito alle immissioni in ruolo, la norma prevede un piano importante di assunzione dei docenti,
una parte attraverso la copertura del turn over (pensionamenti) e la parte residua in un organico
aggiuntivo che servità per le supplenze. Le GAE della scuola secondaria decadranno, resteranno in
piedi solo quelle della primaria. Il provvedimento prevede un ulteriore rafforzamento del
collegamento scuola-lavoro.
Concetto di autonomia dell'art. 21 legge del 1997. l'attuazione dell'autonomia finanziara,
organizzativa e didattica, costituisce il percorso obbligato che il legislatore intende seguire verso
una riforma della scuola in termini di modernità ed efficienza. In questo modo parliamo di un
sistema orizzontale nel quale la scuola cessa di essere il terminale passivo di norme ma diventa
centro di erogazione di servizi. È un modello di autonomia in cui le scuole devono rispettare
standard di qualità fissati a livello nazionale pur potendo disporre di una forte flessibilità
nell'organizzazione della didattica. La legge 59 Bassanini 1 dispone che l'autonomia scolastica
debba attuarsi attraverso il riconoscimento della personalità giuridica a tutte le scuole. Il discorso
autonomia scolastica si lega a quello del dimensionamento scolastico. La dimensione ottimale di
ciascuna istituzione è definita in relazione a: consistenza della popolazione residente nell'area
territoriale di pertinenza; caratteristiche demografiche ed economiche (si è deciso di non dotare di
DSA le scuole sottodimensionate ossia al di sotto dei 600 alunni le scuole nelle città e al di sotto di
400 quelle delle piccole comunità montane). L'autonomia didattica costituisce l'esplicazione del
principio della libertà d'insegnamento che si articola nel potere del docente di scegliere
metodologie, strumenti didattici e metodi d'insegnamento.
Autonomia scolastica nella Buona Scuola. La legge 107 del 13/07/15 prevede che si dia piena
attuazione all'autonomia delle istituzioni scolastiche al fine di realizzare alcuni obiettivi specifici tra
cui l'innalzamento delle competenze degli studenti, la prevenzione e il recupero dell'abbandono
nonchè la garanzia del diritto allo studio per tutti. Il comma 5 della leggge 107 al fine di dare piena
attuazione al processo di realizzazione dell'autonomia, prevede l'istituzione dell'organico di
autonomia funzionale alle esigenze didattiche e organizzative. Esse concordano alla realizzazione
del PTOF con attività di potenziamento, organizzazione e progettazione. L'art. 21 ha disciplinato la

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materia prevedendo l'erogazione da parte dello stato di una dotazione finanziaria esssenziale ossia
necessaria a garantire il funzionamento amministrativo e didattico.
Autonomia didattica. È finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale
di istruzione, nel rispetto della libertà d'insegnamento e si sostanzia nella scelta libera e
programmata di metodologie e strumenti e organizzazione di tempi d'insegnamento. L'esercizio
dell'autonomia didattica comporta l'adozione di alcune forme di flessibilità quali una nuova
strutturazione dell'unità d'insegnamento intesa come tempo dedicato ad una lezione; definizione dei
curricoli in una quota disciplinare definita dal ministero e in una quota decisa dalla scuola.
Curricoli. Spetta alle singole istituzioni scolastiche definire ed attuare un curricolo da intendersi
quale sintesi progettuale ed operativa delle condizioni pedagogiche, organizzative e didattiche che
consentono di realizzare un insegnamento efficace e adeguato agli alunni. La riforma Moratti parla
di piani di studio personalizzati che contengono un nucleo fondamentale su base nazionale e una
quota riservata alle regioni relativa agli aspetti di interesse specifico delle stese.
PTOF. Secondo la legge 107/2015 le istituzioni scolastiche predispongono del PTOF che contiene
anche la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente, amministrativo e
tecnico. I PTOF indica anche il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno, dell'organico
dell'autonomia in base al monte orario, ai curricoli e alla flessibilità. Il piano è elaborato dal
collegio dei docenti sulla base delle scelte di gestione e amministrazione definiti dal dirigente
scolastico. Il piano è pubblicato sul sito della scuola.
Autonomia funzionale. Consiste nel riconoscimento alle istituzioni scolastiche di funzioni e
competenze già proprie dell'amministrazione centrale e periferica relativa al rapporto con gli alunni
e carriera scolastica (certificazioni, frequenze); amministrazione e gestione del patrimonio e delle
risorse finanziarie. Nell'attuazione dell'autonomia, ciascuna componente della scuola ha un suo
ruolo preciso. Gli organi collegiali garantiscono l'efficacia dell'autonomia nel rispetto delle norme
che ne definiscono competenze e composizione; il capo d'istituto esercita le funzioni connesse alla
qualifica dirigenziale, i docenti hanno la responsabilità della progettazione; il personale della
scuola, i genitori e gli studenti partecipano al processo di attuazione di autonomia.

Capitolo 1 L'amministrazione della pubblica istruzione

Nell'organizzazione di ogni ente pubblico possiamo distinguere tra organi e uffici. L'organo è la
persona fisica che fa agire l'ente nei rapporti con l'esterno. Elementi dell'organo sono: il titolare
dell'organo stesso il quale è una persona fisica legata all'ente da un particolare rapporto giuridico.
La misura dei poteri e delle funzioni che ciascun organo può esercitare si definisce competenza.
Ufficio è il complesso organizzato da sfere di competenza, persone fisiche, beni materiali tale da
consentire all'organo di porre in essere i provvedimenti per la realizzazione dei fini istituzionali
dell'ente. Gli uffici si caratterizzano da due elementi: un elemento funzionale (ad essi sono attribuite
funzioni proprie della persona giuridica di cui fanno parte); un elemento strutturale (sono
incorporati nella struttura dell'ente di cui fanno parte).
MIUR. Il ministero della Pubblica Istruzione è stato istituito da Carlo Alberto nel 1847. il decreto
di riordino del 30/07/1999 ha accorpato il ministero dell'università e della ricerca. Oggi il ministero
è organizzato in dipartimenti per il sistema educativo di istruzione e formazione; dipartimento per la
formazione superiore e per la ricerca; il dipartimento per la programmazione e la gestione delle
risorse umane e finanziarie. I capi dei dipartimenti svolgono compiti di coordinamento, direzione e
controllo. Gli uffici scolastici regionali dipendono funzionalmente dai capi di dipartimento in
relazione alle specifiche materie da trattare. Il dipartimento per il sistema educativo di istruzione e
formazione definisce gli obiettivi formativi nei diversi gradi, stato giuridico del personale della
scuola, formazione dei dirigenti scolastici. Il dipartimento per la programmazione e la gestione delle
risorse umane, finanziarie e strumentali svolge numerose funzioni nelle seguenti aree: studi e
programmazione ministeriale, politica finanziaria e bilancio.
Il decreto lgs 112/1198 ha riservato al Miur determinate competenze: definizione dei criteri per
l'organizzazione della reta scolastica, la valutazione del sistema scolastico, la determinazione delle

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risorse finanziarie.
Consiglio superiore della pubblica istruzione (CSPI). È un organo di garanzia dell'unitarietà del
sistema nazionale dell'istruzione e di supporto tecnico-scientifico per l'esercizio delle funzioni di
Governo nelle seguenti materie: istruzione universitaria, partecipazione democratica composto da
36 membri: 15 rappresentanti del personale delle scuole statali di ogni ordine e grado; 3
rappresentanti per le scuole di lingua tedesca, 1 per la scuola slovena, 3 per le scuole paritarie. Il
CSPI formula proposte sugli indirizzi in materia di definizione delle politiche del personale, sulle
direttive del ministero e sull'osservazione generale dell'istruzione.
Osservatorio per l'edilizia scolastica. È il sostituto di quello che era il centro studi per l'edilizia
scolastica e si occupa di promozione di iniziative di studio, ricerca e sperimentazione relativa alla
riqualificazione degli edifici, alla pubblicazione e diffusione dei risultati. L'osservatorio ha il
compito di verificare la funzionalità del sistema e la conformità alle regole tecniche. I componenti
sono il ministro dell'istruzione, dei trasporti, dell'economia e dei beni culturali.
INVALSI. L'istituto naizonale di valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione è
stato istituito con il D.lgs n.286 del 19/11/2004. Obiettivo è quello di valutare l'efficienza e
l'efficacia del sistema di istruzione e formazione inquadrandone la valutazione a livello europeo.
L'istituto è un ente di ricerca con personalità giuridica di diritto publico ed autonomia
amministrativa contabile e patrimoniale. Questo istituto si occupa di effettuare verifiche periodiche
sulle conoscenze e abilità degli studenti; studia le cause dell'insuccesso e della dispersione
scolastica e istituisce progetti di ricerca europea. Gli organi degli invalsi sono: il presidente, il
consiglio dell'amministrazione, il collegio e il consiglio tecnico-scientifico.
INDIRE. L'istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca è un ente di ricerca con
autonomia scientifica, finanziaria, patrimoniale e amministrativa. È articolato in 3 nuclei territoriali.
L'indire ha soppresso l'agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica nel 2011. Si
occupa della formazione del personale docente e non docente e dei dirigenti scolastici; sviluppo
delle nuove teconologie. Ha un ruolo di rilievo nel definire e attuare i piani di migliorametno della
qualità dell'offerta formativa e dei risultati degli apprendimenti degli studenti.
SNV. Il sistema nazionale di valutazione è costituito da Invalsi-Indire e contingente ispettivo. Il
ministero emana con periodicità di almeno 3 anni le priorità strategiche della valutazione del
sistema educativo dell'istruzione. Il Snv fornisce i risultati di analisi conseguiti ai direttori degli
uffici scolastici regionli per la valutazione dei dirigenti. Il coordinamento del sistema è affidato
all'invalsi che ha il compito di definire i protocolli valutativi e i progrmmi delle visite alle scuole.
Ha anche il compito di curare la selezione e la formazione degli ispettori esterni. I compiti degli
Invalsi sono diventati più importanti di quelli del Miur in quanto definisce i contenuti della
formazione dei curricola e propone i programmi delle visite alle istituzioni scolastiche da parte degli
ispettori esterni. L'indire interviene a supporto dei piani di miglioramento delle singole scuole in
seguito ai risultati ottenuti dall'applicazione degli invalsi.
Il processo di valutazione delle scuole è articolato in diverse fasi:
• autovalutazione: prevede l'analisi e la verifica del proprio servizio sulla base dei dati resi
disponibili dal sistema sel ministero;
• valutazione esterna: prevede l'individuazione delle situazioni da sottoporre a verifica, ovvero
quali e quante sono le scuole in difficoltà. Il regolamento prevede che siano costituiti da un
dirigente tecnico del contingente ispettivo e due esperti. Le attività di valutazione esterna
partono dall'anno scolastico 2015-2016. La restituzione dei risultati di rilevazione degli
apprendimenti presso le singole scuole è oggetto di attenzione da parte dell'Invalsi.
Organizzazione a livello locale. Il ministero è organizzato, a livello periferico, in uffici scolastici
regionali di livello dirigenziale generale. In ciascun capoluogo regionale ha sede un ufficio
scolastico regionale il cui numero complessivo è 18, questi uffici costituiscono autonomi centri di
responsabilità amministrativa. L'ufficio scolastico regionale sostituisce i provveditorati e le
sovrintendeza scolastiche regionali. Quindi l'ufficio regionale si configura come ministero regionale
con poteri autonomi in quanto persegue lo scopo primario di realizzare una pianificazione delle
scelte educative che si integri con la programmazione dell'offerta formativa della regione, di

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sostenere e facilitare il rapporto tra gli enti locali e le scuole per la programmazione e l'attuazione
dell'offerta formativa locale. In ciascun ufficio scolastico regionale operano due organi collegiali:
• un organo collegiale a composizione mista con rappresentanti dello stato, della regione e
delle autonomie territoriali interessate cui compete il coordinamento delle attività gestionali
di tutti i soggetti interessati;
• il consiglio regionale dell'istruzione con competenze consultive e di supporto
all'amministrazione a livello regionale. Esprime pareri in materia di autonomia delle
istituzioni scolastiche, di distribuzione dell'offerta formativa e di integrazione tra istruzione
e formazione.
Uffici scolastici provinciali. L'ufficio scolastico regionale è organizzato in uffici scolastici
provinciali (USP). Svolge funzioni di assistenza e supporto agli istituti scolastici, al supporto e allo
sviluppo delle reti di scuola, all'utilizzo da parte della scuola di fondi europei.
Ambiti territoriali nella buona scuola. Il comma 66 della Buona Scuola dispone che i ruoli del
personale docente sono regionali, articolati in ambiti territoriali suddivisi in sezioni separate per
gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posti. L'ampiezza degli ambiti territoriali viene
definita dagli uffici scolastici regionali. Innanzitutto devono avere ampiezza inferiore a quelli
provinciali. L'applicazione della nuova disciplina degli ambiti territoriali è esclusa per il personale
docente di ruolo.
Competenze delle istituzioni scolastiche autonome. A partire dal 1° settembre 2000 alle
istituzioni scolastiche sono state attribuite le funzioni già di competenza dell'amministrazione
centrale relative alla carriera scolastica e al rapporto con gli alunni. Le istituzioni scolastiche
provvedono a tutti gli adempimenti ad essi relativi e disciplinano le iscrizioni, le frequenze e la
documentazione. Per quanto riguarda l'amministrazione, la gestione del bilancio deve essere svolta
secondo i prinicipi di universalità, unicità e veridicità. I provvedimenti adottati dalle istituzioni
scolastiche divengono definitivi il 15° giorno dalla data della loro pubblicazione nell'albo della
scuola. Quindi:
• gli organi collegiali garantiscono l'efficacia dell'autonomia delle istituzioni scolastiche;
• il dirigente scolastico esercita le funzioni coferitegli dalla legge nel rispetto delle
competenze degli organi collegiali;
• i docenti hanno il compito e la responsabilità della progettazione del processo di
insegnamento;
• il responsabile amministrativo assume funzioni di direzione dei servizi di segreteria nel
quadro dell'unità di conduzione affidata al dirigente scolastico.
Nel sistema d'istruzione i principali attori sono: lo stato, le regioni, i comuni e le province. In base
all'art. 117 è riservato allo stato la definizione delle norme generali sull'istruzione che definisce i
limiti e i contenuti dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e gli obiettivi del processo formativo.
Principo di sussidiarietà: attribuzione della generalità dei compiti e delle funzioni amministrative
ai comuni, alle provincie, alle città metropolitane e alle regioni, secondo le dimensioni territoriali.
La riforma Moratti. La delega contenuta nella legge 53 del 2003 (riforma Moratti) ha delineato un
sistema di istruzione collegato con la formazione professionale (attraverso l'alternanza scuola-
lavoro e l'apprendistato). Il d. Lgs. Del 19/02/2004 è il primo provvedimento legislativo attuativo
della legge delega n.53 del 28/03/2003. Questo decreto contiene norme relative alla scuola
d'infanzia e del primo ciclo di istruzione. Secondo questo decreto, ogni istituzione scolastica
conserva la potestà autonoma nel perseguire gli obiettivi specifici di apprendimento con assunzione
diretta della responsabilità nell'elaborazione dei piani di studio personalizzati. Viene meno il
carattere prescrittivo dei programmi ministeriali. A carico dei docenti resta il maggiore impergno di
interpretare i bisogni degli alunni e progettare unità di apprendimento. Nei piani di studio
personalizzati vengono indicati gli obiettivi specifici di apprendimento che la scuola si impegna a
far raggiungere agli allievi. Con la riforma moratti, per quanto riguarda la scuola secondaria, è stato
istituito il sistema dei licei, tutti di durata quinquennale con due bienni e un quinto anno. La riforma
Moratti istituisce l'invalsi, per cui abbiamo da un lato la valutazione formativa affidata ai docenti e
dall'altro la valutazione esterna affidata agli invalsi. Il sistema di istruzione e formazione

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professionale si articola in licei, istituti tecnici e istituti professionali. Alla fine del percorso di
istruzione, lo studente deve acquisire le competenze chiave. I saperi da raggiungere durante la
scuola dell'obbligo sono riferiti ai 4 assi culturali: del linguaggio, matematico, scientifico-
tecnologico, storico-sociale.
Alternanza scuola-lavoro. La riforma Moratti ha previsto che gli studenti che hanno compiuto il
15° anno di età possono svolgere l'intera formazione dai 15 ai 18 anni attraverso l'alternanza scuola
lavoro. È una modalità di formazione del secondo ciclo per assicurare ai giovani, oltre alle
conoscenze di base, l'acquisizione di competenze spendibli nel mercato del lavoro. I percorsi in
alternanza che fanno parte del POF hanno una struttura flessibile e si articolano in periodi di
formazione in aula e in periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro che le istituzioni
scolastiche progettano e attuano. È uno strumento per rendere più flessibili i percorsi di istruzione
nell'ottica dell'apprendimento a lungo termine. La Buona scuola, in relazione all'alternanza, prevede
che al fine di incrementare l'orientamento e opportunità di lavoro, almeno 400 ore per il secondo
biennio e nell'ultimo anno degli istituti tecnici e professionali, siano destinati all'alternanza. 200 ore
per i licei.
Apprendistato. L'espletamento del diritto-dovere di istruzione può realizzarsi anche attraverso il
contratto di apprendistato riferito ai giovani che abbiano compiuto 15 anni con durata non superiore
a 3 anni e finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale. L'apprendistato si distingue
in apprendistato per il diploma professionale (per giovani dai 15 ai 25 anni), l'apprendistato
professionalizzante (per giovani dai 15 ai 25 anni), apprendistato di formazione (per giovani dai 18
ai 29). Quindi dopo la riforma Moratti si è assistito ad un innalzamento dell'obbligo di istruzione a
10 anni, la riorganizzazione degli istituti tecnici e professionali, la creazione dei presupposti per un
miglioramento dell'organizzazione del lavoro.
Riforma Gelmini. Con la manovra finanziaria contenuta nel Dl 25-06-2008 n.112 poi convertita in
legge nel 06-08-2008 furono dettate disposizioni programmatiche in materia di organizzazione
scolastica. Sono due gli ambiti di intervento: il varo di un piano programmatico volto ad una
maggiore razionalizzazione delle risorse umane con misure finalizzate ad una piena valorizzazione
del personale docente, la revisione complessiva del sistema scolastico. I criteri operativi cui si ispira
la revisione del sistema scolastico, sono: razionalizzazione ed accorpamento delle classi di
concorso, ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini della scuola attraverso la
razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari; revisione dei criteri in materia di
formazione delle classi e revisione dei criteri riguardanti il personale ATA. Il quadro generale
dell'attuazione della riforma Gelmini furono: D.L. 01/09/2008 recante disposizioni urgenti in
materia di istruzione e università; riorganizzazione della rete scolastica; revisione dell'assetto
ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola d'infanzia e del 1° ciclo di istruzione; riordino
degli istituti tecnici, dei professionali e dei licei.
Scuola del'infanzia. L'iscrizione a questa scuola risulta facoltativa e la frequenza gratuita. Ad ogni
insegnante è garantita la libertà didattica. Alle sezioni di scuola materna sono assegnati due docenti.
Le classi possono contenere al massimo 25 bambini e un numero minimo di 15. Accoglie bambini
di età tra i 3 e i 5 anni compiuti entro il 31 dicembre.
Indicazioni nazionali. Con il D.lgs n.59 del 2004 fu prevista l'emanazione delle Indicazioni
Nazionali in cui indicare i livelli essenziali di prestazione cui sono tenute tutte le scuole del primo
ciclo a partire dalla scuola d'infanzia per garantire il diritto personale, sociale e civile all'istruzione e
alla formazione di qualità. Le indicazioni fissano gli obiettivi di apprendimento.
Sezione primavera. Rispondono all'esigenza di fornire servizi educativi per i bambini dai 24 ai 36
mesi di età. I progetti possono essere realizzati da soggetti pubblici o privati, legittimati alla
gestione dei servizi educativi 0-6 anni.
Primo ciclo di istruzione. È costituito dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo
grado. Ha durata di 8 anni. La scuola primaria promuove lo sviluppo della personalità,
l'acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze e abilità e la valorizzazione delle capacità relazionali.
Le classi sono costituite da un numero di alunni non inferiore a 15 e non superiore a 26. Nelle
scuole nelle quali si svolgono attività di tempo pieno, il numero delle classi è determinato sulla base

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del totale degli alunni iscritti. Alla vigilanza sull'adempimento dell'obbligo provvedono: il sindaco e
i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado. Entro il mese di dicembre che precede
l'inizio di ogni anno scolastico, il comune predispone l'elenco dei minori soggetti all'obbligo di
istruzione e provvede a darne notizia mediante comunicazione agli interessati. I genitori degli
iscritti sono tenuti a iscrivere gli stessi presso una scuola dell'obbligo statale. L'art. 4 suddivide
l'orario scolastico settimanale in 27 e 30 ore oppure 40 nel caso del tempo pieno. Queste
articolazioni riguardano l'intero percorso della scuola primaria. Sul modello orario delle 24 ore
settimanali è previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico
insegnante. L'insegnante unico è figura di riferimento che assume ruolo di coordinatore nella
relazione educativa nei riguardi del singolo alunno. Le indicazioni per il curricolo della scuola
d'infanzia e primaria contengono gli obiettivi di apprendimento. Le aree previste sono: area
linguistico-artistico-espressiva; area storico-geografica; area matematico-scientifica. Nel 2012 ci fu
una revisione delle indicazioni in cui le materie del primo ciclo si presentano non più aggregate in
aree disciplinari e l'interdisciplinarietà scompare per lasciare spazio alla trasversalità.
Metodologia CLIL. È l'acronimo di Content and Language integred learning ossia apprendimento
di contenuto e lingua. È una metodologia innovativa introdotts negli istituti dalla riforma Gelmini.
Prevede l'insegnamento di contenuti disciplinari in lingua straniera.
Portale unico dei dati della scuola. La legge 107 istituisce questo portale attraverso il quale il Miur
garantisce l'accesso e la riutilizzabilità dei dati del sistema di istruzione e formazione, pubblicando
in formato aperto i dati relativi ai bilanci delle scuole, i dati pubblici del sistema nazionale di
valutazione.
Doveri degli studenti. Dovere di frequentare i corsi, di comportarsi correttamente nei rapporti
interpersonali, di utilizzare in modo congruo strutture e macchinari.
Classe 2.0. Quest'azione si propone di realizzare ambienti di apprendimento dove sia previsto un
utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nelle attività scolastiche quotidiane. Con il patto scuol@
2.0 del 2011 si finanziavano gli istituti scolastici al fine di raggiungere l'obiettivo di modificare
l'ambiente di apprendimento che coinvolge la scuola nel suo complesso, mettendo a punto strategie
che rendono conciliabili l'innovazione nella programmazione didattica con l'organizzazione delle
risorse umane.
Denifizione organici.

La determinazione dell'organico, ovvero del corpo docente delle scuole, è di fondamentale


importanza. Le dotazioni organiche complessive sono definite annualmente sia a livello nazionale
che per ambiti regionali in base al numero delle classi e al tempo scolastico delle classi stesse. I
dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali provvedono alla ripartizione delle consistenze
organiche a livello provinciale, lasciando agli uffici scolastici provinciali il compito di definire la
distribuzione dei posti a ciascuna istituzione scolastica, quindi l'organico definito di diritto.
Organico di dirtitto. Con questa espressione si intende la dotazione delle cattedre e dei posti del
personale assegnata annualmente alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Si tratta di un
organico previsionale, i cui posti sono determinati tenendo conto delle classi autorizzate sulla base
degli alunni iscritti e dei piani orari delle singole materie di insegnamento. Una volta determinati i
posti, si possono rilevare situazioni di esubero o vacanza. I posti vacanti sono utilizzati per tutte le
operazioni di passaggio o trasferimento. L'organico di diritto è definito dal Miur in base alle
esigenze che riscontra nelle singole istituzioni scolastiche. Le cattedre in organico di diritto sono
tali fino al 31 agosto e possono essere:
• cattedre occupate dal personale di ruolo che ne è titolare;
• cattedre vacanti e disponibili per trasferimenti, passaggi di cattedra e di ruolo;
• cattedre vacanti per immisioni in ruolo;
• cattedre vacanti per incarichi annuali che terminano il 31 agosto.
Le cattedre che rimangono vuote e disponibili dopo la mobilità sono quelle utilizzate per
l'immissione in ruolo dei docenti precari.
Organico di fatto. Durante l'anno scolastico possono verificarsi delle modifiche all'organico di

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diritto. Si giunge così all'organico di fatto ossia a quell'organico che consente realmente all'inizio
dell'anno scolastico, il buon funzionamento di tutte le classi. I motivi possono essere: richieste di
trasferimenti in un'altra scuola da parte degli allievi, nuove iscrizioni o richieste part time.
La differenza tra organico di diritto e organico di fatto è legata alle iscrizioni degli alunni nel caso
dell'organico di diritto sono effettuate entro le scadenze prestabilite e quindi si può ricondurre la
definizione ad un concetto di previsione; mentre il termine organico di fatto indica una condizione
che si verifica successivamente. La supplenza al 31/08 su cattedre in organico di diritto viene
definita annuale, quella al 30/06 su cattedre in organico di fatto, si definisce fino al termine delle
attività didattiche.
Organico funzionale. Rappresenta una risorsa di personale nella disponibilità delle scuole, oltre a
dare stabilità al personale, ampliare l'offerta formativa, potenziare la didattica e consente ad evitare
il ricorso a nomine tardive.
Organico dell'autonomia nella Buona Scuola. L'organico funzionale viene definito organico
dell'autonomia. A partire dall'anno scolastico 2016-2017, l'organico dell'autonomia viene
determinato dal ministero ogni 3 anni in base alle regioni. Il riparto della dotazione organica tra le
regioni è effettuato sulla base del numero di classi, per i posti comuni e sulla base del numero degli
alunni per i posti del potenziamento. Gli uffici scolastici regionali suddividono la dotazione
organica in base agli ambiti territoriali e i vari ordini della scuola. Solo il personale già di ruolo alla
data di approvazione della legge, mantiene la titolarità della scuola dove svolge l'attività
professionale.
Le scuole paritarie. L'art 33 riconosce ad enti e privati il diritto di dar vita a scuola ed istituti di
educazione sena oneri per lo stato. Così viene riconosciuto il pluralismo del sistema formativo ed
educativo. La legge sulla parità scolastica del 10/03/2000 garantisce un sistema nazionale di
istruzione a carattere misto costituito da scuole statali e scuole gestite da privati o da enti locali con
il riconoscimento della parità (scuole paritarie). I requisiti ai quali è collegato il riconoscimento
della parità sono: piano dell'offerta formativa, disponibilità di locali e attrezzature didattiche. Le
scuole paritarie sono soggette a valutazione e verifica da parte del Miur che ne accerta il possesso
dei requisiti descritti. Lo stato eroga contributi alle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria in
possesso del riconoscimento di parità.
Le scuole non paritarie. Le scuole non statali si dividono in paritarie e non paritarie. Le scuole non
paritarie sono scuole non statali che non intendono chiedere il riconoscimento della parità.

Organi collegiali

Gli organi collegiali rispondono all'intento di favorire la gestione sociale dell'istituzione scolastica
per favorire la trasmissione della cultura nel processo quotidiano di sviluppo della personalità
dell'alunno. Gli organi collegiali istituiti dal D.lgs 233/1999 sono:
• a livello centrale il Consiglio superiore della Pubblica istruzione;
• a livello regionale i consigli regionali dell'istruzione;
• a livello locale i consigli scolastici locali.
Il consiglio superiore della PI è organo di garanzia dell'unitarietà del sistema nazionale
dell'istruzione e di supporto tecnico-scientifico per l'esercizio delle funzioni di governo in materia di
istruzione universitaria, ordinamento scolastici, programmi scolastici e organizzazione generale
dell'istruzione scolastica. Il consiglio esprime pareri suglli indirizzi in materia di definizione delle
politiche del personale della scuola; sulle direttive del miur in materia di valutazione del sisteme
d'istruzione.
A livello regionale abiamo i consigli regionali delll'istruzione che vengono istituiti presso ogni
ufficio periferico regionale dell'amministrazione della PI. I conisgli hanno competenze consultive e
di supporto all'amministrazione a livello regionale ed esprimono pareri obbligatori in materia di
autonomia delle istituzioni scolastiche.
A livello locale, i consigli scolastici locali sono istituiti in corrispondenza delle articolazioni
territoriali dell'amministrazione periferica. I consigli scolastici locali hanno competenze consultive

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e proprositive nei confronti dell'amministrazione scolastica periferica e delle istituzioni autonome in
merito all'attuazione dell'autonomia.
Consiglio scolastico distrettuale. Il miur provvede con proprio decreto a suddividere il territorio
regionale in comprensori detti distretti scolastici nell'ambito dei quali deve essere assicurata la
compresenza di ogni ordine e grado di scuola (escluse le università). Nella determinazione del
distretto occorre tener conto di alcuni crieri delle leggi come l'estensione territoriale che non deve
essere superiore a quella provinciale. Organo di governo del distretto è il consiglio scolastico
distrettuale composto da membri elettivi e membri ddesignati che operano nel distretto. Tra i
membri elettivi abbiamo 7 rappresentanti eletti dai genitori; i rappresentanti del personale direttivo
e del personale docente e personale ATA. Il consiglio resta in carica 3 anni. Il presidente eletto a
maggioranza assoluta ha la rappresentanza del distretto. Il consiglio deve essere convocato almeno
ongi 3 mesi mentre il presidente può convocare l'organo ogni volta lo ritiene necessario. Il consiglio
è sottoposto a vigilanza del Provveditore agli studi. Il consiglio scolastico distrettuale svolge
funzioni deliberative (approva il regolamento interno e il bilancio), funzioni propulsive (elabora
annualmente un programma relativo alle attività parascolastiche), funzioni consultive (il consiglio
esprime pareri ogni volta ne sia richiesto dagli organi dell'amministrazione periferica).
Consiglio scolastico provinciale. Realizza la partecipazione delle comunità locali, delle forze
sociali e delle componenti della scuola all'elaborazione dell'azione scolastica nell'ambito
provinciale. Rientrano nella sua competenza le scuole di ogni ordine e grado comprese nella
provincia. Il consiglio scolastico provinciale è composto da ìi 6 membri di diritto e da 12 o 16
membri elettivi che variano in relazione al numero degli iscritti. Dura in carica 3 anni e si riunisce
almeno ogni 3 mesi. Il consiglio elegge il presidente, due vicepresidenti, la giunta esecutiva e i
consigli di disciplina per il personale docente dei ruoli provinciali. Il presidente e due vicepresidenti
svolgono compiti di collaborazione nell'espletamento delle attività del governo; la giunta esecutiva
che è presieduta dal provveditore agli studi e composta da 8 membri di cui 4 rappresentanti del
personale docente e prepara i lavori del consiglio. Il consiglio scolastico provinciale esercita
funzioni consultive, di proposta e coordinamento.
Il consiglio Nazionale della PI è stato sostituito dal consiglio superiore della PI.
Organi collegiali a livello di circolo e di istituto. Sono:
• consiglio di intersezione proprio della scuola materna,composto dai docenti delle sezione
dello stesso plesso e dai docenti di sostegno nonchè da un rappresentante eletto dai genitori
degli alunni iscritti;
• consiglio di interclasse proprio della scuola elementare, composto dai docenti dei gruppi di
classi parallele o dello stesso plesso. Fanno parte per ciascuna delle classi interessate un
rappresentante eletto dai genitori degli alunni iscritti.
• Consiglio di classe, proprio della scuola secondaria che è composto dai docenti di ogni
singola classe (anche quelli di sostegno). Siedono anche gli insegnanti teorici-pratici. Fanno
inoltre parte per la scuola media 4 rappresentanti dei genitori e due degli studenti.
I consigli di intersezione, di interclasse e di classe sono presieduti dal dirigente scolastico che può
delegare e rappresentarlo un docente membro del consiglio (in sua assenza). Si riuniscono per
formulare proposte in merito all'azione educativa.
Collegio dei docenti. È un organo omogeneo in quanto esclusivamento composto dal personale
insegnante con esclusione di elementi estranei. Fanno parte insegnanti di ruolo e non di ruolo in
servizio nell'istituto. Il collegio dei docenti è presieduto dal dirigente scolastico. Il collegio di
riunisce una volta ogni trimestre quando il dirigente scolastico ne avverte la necessità e quando 1/3
dei componenti ne fa richiesta. I poteri del collegio si distinguono in:
• poteri di amministrazione attiva: delibera su tutto quello che riguarda il funzionamento
didattico di circolo. Al collegio dei docenti spetta l'elaborazione del PTOF che comprende
tutte le scelte educative e curricolari relative ai libri di testo. Il collegio dei docenti delibera
il piano annuale delle attività del personale docente nel quale sono definiti gli impegni dei
docenti;
• poteri propulsivi: promuove iniziative di sperimentazione e di aggiornamento dei docenti.

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Programma ed attua le iniziative per il sostegno degli alunni con handicap.
• Poteri di valutazione: valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica
proponendo opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica;
• poteri di indagine: esamina gli eventuali casi di scarso profitto o di comportamento
irregolare degli alunni segnalati dai docenti.
Consiglio di circolo o di istituto. È l'organo le cui attribuzioni interessano e investono il governo
economico-finanziario della scuola. È composto da 14 componenti nelle scuole con alunni fino a
500; 19 nelle scuole con più di 500 alunni. Di esso fanno parte i rappresentanti del personale
insegnante e non insegnante, i genitori degli alunni e i rappresentnati degli studeni e il dirigente
scolastico. Il consiglio è presieduto da uno dei suoi membri eletto tra i rappresentanti dei genitori
degli alunni, a maggioranza assoluta nella prima votazione e a maggioranza relativa nelle
successive. Il consiglio dura in carica 3 anni. Svolge funzioni deliberative: delibera il bilancio
preventivo e il conto consultivo l'adozione del regolamento interno del circolo; decide i criteri per la
programmazione o delle attività extra scolastiche. Per quanto riguarda l'attività consultiva, il
consiglio esprime pareri circa l'andamento generale, didattico e amministrativo del circolo. I
consigli di circolo eleggono nel proprio seno una giunta esecutiva della quale fanno parte di diritto,
il dirigente scolastico che la presiede e il capo dei servizi di segreteria.
Comitato per la valutazione degli insegnanti. È costituito presso ogni istituzione scolastica, ha
durata triennale ed è presieduto dal dirigente scolastico. È composto da 3 docenti, due scelti dal
collegio docenti e uno dal consiglio di istituto; 2 rappresentanti dei genitori nella scuola
dell'infanzia e primaria, un rappresentante degli studenti e uno dei genitori per il secondo ciclo e un
componente esterno scelto dall'ufficio scolastico regionale.
Elezione dei componenti degli organi collegiali. Nelle elezioni degli organi collegiali, l'elettorato
attivo e passivo spetta ai componenti delle rispettive categorie rappresentate e partecipanti a tali
organismi. Quanto alle incompatibilità, si dispone che il personale sospeso dal servizio a seguito di
procedimenti penali, non può esercitare in alcun caso l'elettorato attivo e passivo. Il docente con
carica di presidenza, sostituisce il preside anche negli organi collegiali. Il docente eletto nel
consiglio di istituto decade alla carica qualora sia successivamente nominato preside incaricato.
Funzione direttiva dei dirigenti scolastici. La funzione direttiva è preposta alla gestione unitaria
dell'attività di circolo o di istituto. La legge n.59 del 15/03/97 ha come caposaldo il ricoscimento di
personalità giuridica e di autonomia gli istituti scolastici e come corollario l'attribuzione della
qualifica dirigenziale ai capi di istituto. I capi di istituto con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato, assumono la qualifica di dirigente all'atto della preposizione alle istituzioni
scoalstiche dotate di autonomia e personalità giuridica e previa frequenza di corsi di formazione. È
con la legge Brunetta del pubblico impiego che si ha la consacrazione del dirigente quale vero e
proprio datore di lavoro pubblico. Il dirigente scolastico assicura la gestione dell'istruzione ed è
responsabile delle risorse umane, finanziarie e strumentali. Il dirigente scolastico assicura il
funzionamento generale dell'unità scolastica, promuove e sviluppa l'autonomia sul piano gestionale
e didattico. Ai capi d'istituto spetta la gestione unitaria dell'istituzione scolastica che ha come
obiettivo la qualità dei processi formativi; l'attività di esecuzione delle delibere degli organi
collegiali, il coordinamento del calendario delle assemblee, la formazione delle classi, la
formulazione degli orari, la promozione e il coordinamento delle attività didattiche di
sperimentazione. Per quanto rigurarda la sicurezza nelle scuole, un obbligo per il datore di lavoro
(dirigente) è quello della valutazione dei rischi e la designazione del responsabile di protezione dai
rischi. La funzione di valutazione dei rischi è quella di prevenire i rischi specifici relativi all'attività
lavorativa. I rischi possono essere di 3 tipi: quelli connessi all'utilizzo di videoterminali, quelli
connessi all'esposizione dei rumori e quelli connessi all'utilizzo di agenti chimici.
Con la Buona Scuola, il ruolo del dirigente sembra potenziato. Egli è protagonista della nuova
modalità dell'individuazione dei docenti da parte della scuola. Il dirigente, per la copertura dei posti
propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento anche
tenendo conto delle candidature presentate dai docenti. Per l'assegnazione della sede, i docenti con
disabilità personale avranno la priorità nella sede presso cui invieranno il curriclum.

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Il reclutamento dei dirigenti scolastici. Il concorso è di carattere nazionale (e non più regionale) e
a cadenza annuale. Le nuove modalità di reclutamento prevedono che esso avvenga mediante corso-
concorso selettivo di formazione bandito dalla scuola nazionale dell'amministrazione al quale
accede il personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche ed educative statali in possesso
della laurea magistrale che abbia maturato un'anzianità complessiva di ruolo di almeno 5 anni. Il
corso-concorso viene bandito annualmente per i posti vacanti, il cui numero è comunicato dal Miur.
Il concorso può prevedere una prova preselettiva e comprende una o più prove scritte, cui sono
ammessi tutti coloro che superano l'eventuale preselezione e una prova orale cui segue la
valutazione dei titoli, in seguito alla quale si forma una graduatoria di merito. Il dirigente scolastico
è assunto a tempo indeterminato mediante stipula di un contratto individuale. Prima della stipula,
l'amministrazione invita l'interessato a presentare la documentazione prescritta dal bando di
concorso, assegnandogli un termine non inferiore a 30 gg. Il dirigente è soggetto ad un periodo di
prova della durata di un anno dopodichè riceverà l'assegnazione di un incarico. Gli incarichi
dirigenziali sono conferiti a tempo determinato per una durata minima di 3 anni e massima di 5
anni. Gli incarichi sono attribuiti dal direttore scolastico regionale. Per quanto riguarda la
valutazione dei dirigenti scolastici, il sistema di valutazione tiene conto delle correlazioni tra le
direttive impartite, gli obiettivi da perseguire e le risorse umane e finanziarie. La valutazione è
effettuata da un nucleo nominato dal dirigente amministrativo e da quello scolastico. Il dirigente
scolastico facente parte del nucleo deve avere almeno 10 anni di sevizio, aver frequentato e superato
un apposito corso di formazione e prestare servizio in una provincia diversa da quella in cui insiste
l'istituzione cui è preposto il dirigente valutato. La valutazione finale è formulata da un direttore
regionale. La formazione e l'aggiornamento professionale del dirigente sono assunti
dall'amminsitrazione come processo permanente teso ad assicurare il costante adeguamento delle
competenze dirigenziali allo sviluppo del contesto culturale, tecnologico e e organizzativo di
riferimento. Gli interventi formativi hanno l'obiettivo di curare e sviluppare il patrimonio di
competenze necessarie a ciascun dirigente volto all'accrescimento dell'efficienza/efficacia della
struttura. Il dirigente della scuola ha diritto ad un periodo di ferie pari a 32 gg lavorativi. Per la
sostituzione, un dirigente, può scegliere tra i suoi collaboratori un sostituto che possa sostituirlo in
caso di inadempimento o assenze per brevi periodi. Per le assenze superiori ai 2 mesi, interviene il
competente dell'ufficio scolastico regionale che può conferire la reggenza ad un altro dirigente o
l'incarico di presidenza ad un docente.
Il personale ispettivo. La funzione ispettiva si svolge in collaborazione con gli uffici centrali,
regionali e provinciali dell'amministrazione scolastica ed è diretta alla realizzazione delle finalità di
istruzione e formazione affidate alle istituzioni scolastiche ed educative. È esercitata dai dirigenti
tecnici che svolgono particolari compiti: elaborazione di progetti, consulenza in merito ai
programmi scolastici, attività di assistenza tecnica. Al termine di ogni anno il corpo ispettivo redige
una relazione sull'andamento generale dell'attività scolastica. I dirigenti tecnici svolgono un ruolo
strategico in quanto operano come esperti di settori scolastici e di specifici ambiti disciplinari oltre a
fornire supporto nelle attività di aggiornamento. L'organizzazione del personale ispettivo è ripartita
in ambito centrale e periferico. A livello dell'amministrazione centrale è costituita presso il
dipartimento per l'istruzione, la segreteria tecnica cui è preposto un coordinatore nominato per un
triennio su una terna di nominativi proposta dai dirigenti tecnici in servizio. L'accesso al ruolo del
personale ispettivo si consegue mediante concorsi per titoli ed esami indetti ogni due anni dal
ministero ed è necessaria una laurea e 9 anni di anzianità.
La funzione docente. Rappresenta l'esplicazione essenziale dell'attività di trasmissione della
cultura, di contributo all'elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale
processo. Il profilo del docente è composta da:
• competenze disciplinari che rappresentano la padronanza dei contenuti e dei fondamenti
delle discipine d'insegnamento;
• competenze metodologiche-didattiche che si esprimono nel possesso delle strategie e dei
metodi d'insegnamento;
• competenze organizzativo-relazionale: il docente è promotore di una serie di rapporti con gli

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alunni e i colleghi.
Tra le fonti che regolano il rapporto di lavoro del docente, oltre al CCNL, c'è anche il CCNI
(contratto collettivo nazionale integrativo). Le attività individuali del docente si dividono in: attività
di insegnamento, attività funzionali all'insegnamento e attività aggiuntive. Per l'attivvità
d'insegnamento sono previste 25 ore settimanali nella scuola dell'infanzia, 22 nella scuola primaria
e 18 nella secondaria. Nella scuola rpimaria ci sono 2 ore supplementari da destinare alla
programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali fuori l'orario delle lezioni. L'attività
funzionale all'insegnamento è costituita da ogni impegno inerente alla funzione docente previsto dai
diversi ordinamenti scolastici e comprende le attività di programmazione, progettazione e ricerca.
Le attività funzionali comprendono adempimenti individuali che riguardano la preparazione delle
lezioni, gli adempimenti collegiali consistenti nella partecipazione alle riunioni del collegio dei
docenti e dei consigli di classe, interclasse e intersezione.
Attività di formazione. La formazione è una risorsa strategica per il miglioramento della scuola e
del personale. Considera come obiettivi l'adeguamento dei profili professionali ai processi di
autonomia e innovazione e il potenziamento dell'offerta formativa. Il contratto collettivo integrativo
individua varie tipologie di formazione:
• formazione in ingresso: è l'anno di formazione previsto per i docenti a tempo indeterminato
di nuova assunzione;
• formazione in servizio: sono le attività di formazione che si svolgono al di fuori dell'orario
di insegnamento.
L'art. 8 del CCNI prevede 3 referenti relativamente alle attività di formazione:
• le istituzioni scolastiche cui compete la programmazione delle iniziative di formazione
legate al POF. Va citato il piano annuale delle attività di aggiornamento e formazione
deliberato dal collegio dei docenti entro il 31/01 di ogni anno indicante le attività progettate
dalla scuola o da soggetti esterni;
• l'amministrazione scolastica periferica cui spetta garantire i servizi professionali di supporto
alla progettualià delle scuole;
• l'amministrazione centrale cui competono interventi di carattere generale.
Nell'ottica della Buona scuola, il dirigente scolastico può attribuire un bonus destinato a valorizzare
il merito dei docenti di ruolo presso tutte le scuole, sulla base di criteri individuati dal comitato per
la valutazione dei docenti. Il comitato esprime anche il proprio parere sul superamento del periodo
di formazione e di prova per il personale docente ed educativo.
Accesso all'insegnamento e reclutamento docenti. Con il DM 10/09/2012 n.249 è stata dettata la
disciplina in materia dei requisiti e modalità della formazione iniziale degli insegnanti di scuola
dell'infanzia, primaria e secondaria. Per la scuola dell'infanzia e primaria è necessario SFP, per le
attività di sostegno didattico destinato agli alunni nella scuola secondaria, la specializzazione
conseguita presso le università.
TFA. Si accede con prova di accesso a numero chiuso e consiste in un corso di preparazione
all'insegnamento a frequenza obbligatoria riservato a soggetti che abbiano conseguito i titoli di
laurea magistrale e diploma accademico di II livello.
PAS. I percorsi abilitanti speciali sono percorsi formativi finalizzati a conseguire l'abilitazione
all'insegnamento rivolti ai docenti della scuola con contratto a tempo determinato che hanno
prestato servizio per almeno 3 anni nelle scuole statali e paritarie.
Sistema delle graduatorie. Esistono due tipi di graduatorie: quella ad esaurimento e quella
d'istituto.
Le graduatorie ad esaurimento sono utilizzate per il 50% delle immissioni in ruolo annualmente
disposte e per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee (rispettivamente fino al 31
agosto e 30 giugno). Le graduatorie di istituto sono utilizzate dal DS solo per l'assegnazione di
supplenze diverse dalle precedenti (più o meno lunghe). Le assunzioni a tempo indeterminato degli
insegnanti vengono tratte al 50% scorrendo le graduatorie di merito dei concorsi ordinai e per il 50
% dalle Gae. Le Gae sono composte nel seguente modo:
• nella prima fascia si trovano gli insegnanti in possesso dell'abilitazione e del requisito di 360

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gg di servizio entro il 13/05/96;
• nella seconda fascia si trovano tutti gli insegnanti in possesso dell'abilitazione e del requisito
dei 360 gg di servizio entro il 25/05/99;
• nella terza fascia si trovano tutti gli insegnanti abilitati mediante il conocrso a cattedra per
titoli ed esami indetto con D.M del 06/04/99;
Le graduatorie d'istituto sono composte :
• nella prima fascia si inseriscono gli iscritti in tutte le fasce delle Gae per gli anni 2014/207
• seconda fascia è composta da tutti i docenti abilitati (anche i diplomati magistrali) non
iscritti nelle graduatorie ad esaurimento;
• terza fascia è composta da tutti coloro che possiedono il titolo ma non l'ablitazione.
Sistema di assunzione previsto nella Buona Scuola. Il piano straordinario di assunzioni previsto dal
comma 95 nella riforma della buona scuola. È caratterizzato da 3 fasi:
• la prima fase, preliminare, prevede che si effettuano le assunzioni in base alla legislazione
vigente (50% graduatorie concorsi, 50% gae) sui posti di organico di diritto lasciati liberi dai
pensionamenti, decessi, dimissioni.
• La seconda fase è diretta a coprire posti vacanti sia comuni che di sostegno e si applica agli
iscritti delle graduatorie del concorso 2012 e nelle graduatorie ad esaurimento;
• la terza fase ha ampiezza nazionale e si prevede che siano istituiti nuovi posti per il
potenziamento, comuni e sostegno, sui quali si provvede ad asssumere iscritti nelle
graduatorie di merito del concorso 2012 e nelle gae.
Esercizio diritto sindacali. Le libertà sindacali sono disciplinate dalla legge 300/1970. Al
personale scolastico spettano: l'aspettativa per motivi sindacali (il personale della scuola che ricopre
cariche elettive in senso alle proprie organizzazioni sindacali ha la possibilità di essere collocato in
aspettativa per motivi sindacali); i permessi sindacali; il diritto di affisione (le organizzazioni
sindacali del personale della scuola possono disporre di spazi per l'affissione di giornali; il diritto di
riunione o di sciopero. Il personale docente non può scioperare per più di 40 ore nella scuola
materna o primaria e per più di 60 ore negli altri ordini.
Mobilità. Si fa riferimento ad una serie di cambiamenti suscettibili di aver luogo all'interno del
rapporto di lavoro. Sono stati fissati i principi sulla mobilità territoriale e professionale. La mobilità
territoriale è tesa a realizzare l'equilibrio tra le esigenze del personale e la necessità di conferire
stabilità al servizio e continuità all'offerta formativa, distribuendo le risorse umane sul territorio in
modo da corrispondere al funzionamento del servizio scolastico e alle innovazioni introdotte nel
sistema dell'istruzione. La mobilità professionale è finalizzata a promuovere il reimpiego delle
professioni esistenti e favorire il riassorbimento delle eccedenze di personale attraverso specifici
percorsi formativi di riqualificazione mirati all'assegnazione di posti di lavoro vacanti.
Diritto di cumulo d'impieghi. L'ufficio del docente non è cumulabile con altro rapporto di impiego
pubblico. Soltanto il personale docente pò esercitare la libera professione, previa autorizzazione del
dirigente scolastico, sempre che la suddetta attività non sia di pregiudizio all'assolvimento degli
obblighi inerenti alla funzione docente. Le uniche attività compatibili sono quelle svolte senza
attività di lavoro o quelle di consulenza presso altre pubbliche amministrazioni.
Personale non docente. Si intende il personale che assolve alle funzioni amministrative, contabili,
gestionali e strumentali. L'art. 47 del CCNL 2006-2009 precisa che i compiti del personale ATA
sono costituiti da attività e mansioni previste dal profitto professionale di appartenenza e incarichi
specifici attribuiti dal Ds. Innanzitutto la gestione dei servizi generali è organizzata nella segreteria
dell'isituzione scolastica e affidata agli assistenti amministrativi che svolge attività legate alla
contabilità, gestione del personale e alunni.
Inquadramento giuridico del personale non docente:
• area D: svolge attività lavorativa di rilevante complessità ed avente rilevanza esterna.
Sovrintende ai servizi generali amministrativo-contabili e ne cura l'organizzazione.
Organizza autonomamente l'attività del personale ATA.
• Area C: svolge attività amministrative e tecniche. L'attività amministrativa è complessa con
autonomia operativa e responsabilità diretta nella definizione di atti a carattere

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amministrativo contabile di ragioneria.
• Area B: svolge le seguenti attività specifiche: amministrativo (nelle istituzioni scolastiche
dotate di magazzino può essere addetto alla custodia, verifica e registrazione delle entrate e
uscite; tecnico (conduzione tecnica dei laboratori e reperti di lavorazione); cucina
(preparazione e confezionamento pasti);
• Area A: svolge attività caratterizzata da procedure ben definite che richiedono preparazione
non specialistica. È addetto ai servizi di accoglienza e sorveglianza degli alunni, assistenza
durante il pasto nella mensa.
Mobilità personale Ata. I passaggi interni al sistema di classificazione possno avvenire tra le aree
mediante procedure selettive previa frequenza di corsi organizzativi dall'amministrazione o
all'interno della stessa area mediante percorsi di aggiornamento.
Personale area D. Viene introdotta la figura del DSGA (direttore dei servizi generali
dell'amministrazione) che è funzionario delegato e consegnatario dei beni mobili e organizza
autonomamente l'attività del personale Ata. L'accesso a tale profilo è subordinato al possesso della
laurea in giurisprudenza, economia o scienze politiche.
Personale area C. Coordinatore amministrativo: ha autonomia operativa e responsabilità diretta
nella definizione ed esecuzione degli atti a carattere amministrativo-contabile. Coordinamento
tecnico: ha autonomia operativa e responsabilità diretta nello svolgimento dei servizi tecnci;
• Personale area B. Assisetne amministrativo: esegue attività lavorative che richiedono una
specifica formazione professionale, cura l'archivio e il protocollo e gli atti; redazione di
documenti contabili, trascrizione nei registri dei dati e delle certificazioni relative all'attività
didattica, gestione magazzino. Assistente tecnico che esegue attività lavorative che
richeidono una specifica formazione professionale, è addetto alla conduzione tecnica dei
laboratori. Rientrano in questa categoria il cuoco e il guardarobiere.
• Personale area A. Collaboratore scolastico che esegue attività caratterizzate da procedure
che richiedono preparazione professionale non specialistica. È addetto ai servizi generali
della scuola con compiti di accoglienza e soveglianza nei confronti degli alunni, di pulizia e
vigilanza sugli alunni.
Personale ATA. L'accesso al ruolo dei responsabili amministrativi ha luogo in misura pari al 50%
mediante concorso per titoli ed esami e per il restante 50% attingendo dalla graduatoria permanente.
La mobilità e i trasferimenti del personale ATA sono regolati secondo i principi relativi alla mobilità
del personale docente. L'art 15 incentiva la mobilità territoriale, professionale e
intercompartimentale. La mobilità professionale viene utilizzata al fine di promuovere il reimpiego
delle professionalità esistenti e riassorbire le eccedenze del personale. L'orario di lavoro del
personale ATA è di 36 ore articolato in 6 ore continuative di norma antimeridiane o anche
pomeridiane in caso di istituzione tecniche e professionale. La partecipazione ad attività di
formazione e aggiornamento rappresenta anche per il personale Ata un diritto-dovere. Si articola in
4 tipologie: aggiornamento, formazione specialistica, formazione finalizzata alla mobilità e
formazione finalizzata al passaggio ad area superiore.
Personale Supplente. È chiamato all'insegnamento in sostituzione di dipendenti assenti o per
coprire annualmente posti vacanti. Nel caso in cui non fosse possibile assegnare ai posti disponibili
personale di ruolo, si provvede con:
• supplenze annuali per la copertura delle cattedre e posti d'insegnamento vacanti disponibili
entro il 31 dicembre e che rimangono tali per tutto l'anno scolastico;
• supplenze temporanee sino al termine delle attività didattiche per la copertura di cattedre
non vacanti, di fatto disponibili entro il 31/12 e fino alla fine dell'anno scolastico e per le ore
di insegnamento che concorrano a costituire cattedre o posti orario.
Per l'attribuzione delle supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche, si
utlizzano le Gae; per l'attribuzione delle supplenze temporanee si utlizzano le graduatorie di istituto.
Le graduatorie di circolo di istituto vengono usate per le supplenze annuali e temporanee fino al
termine delle attività didattiche che sia possibile coprire con personale incluso nelle Gae; supplenze
temporanee per la sostituzione del personale temporaneamente assente. Per ogni istituzione

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scolastica viene compilata una graduatoria per ciascun tipo di posto e per ciascuna classe di
concorso. È composta da:
• prima fascia: comprende gli aspiranti insetiti nella Gae per lo stesso posto o classe di
concorso cui è riferita la graduatoria di circolo;
• seconda fascia: comprende gli aspiranti non inseriti nella Gae forniti di specifica abilitazione
cui è riferita la graduatoria di circolo;
• terza fascia: comprende gli aspiranti forniti di titolo di studio valido per l'accesso
all'insegnamento richiesto.
Le graduatorie della II e III fascia hanno validità biennale.
L'individuazione delle supplenze è operata dal dirigente dell'amministrazione scolastica
territorialmente competente nel caso di utilizzazione delle graduatorie permanenti e dal dirigente
scolastico nel caso di utilizzazione delle graduatorie d'istituto. Il conferimento della supplenza si
attua mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, sottoscritti dal dirigente e dal
docente interessato. Per le supplenze conferite sulla base delle Gae la rinuncia ad una proposta di
assunzione o l'assenza di una convocazione comportano la perdita della possibilità di conseguire
supplenze sulla base delle graduatorie ad esaurimento per lo stesso insegnamento.

Responsabilità nella scuola

Il pubblico dipendente può incorrere in 4 tipologie di responsabilità:


• civile: se arreca danni all'amministrazione;
• penale: se tiene una condotta delittuosa con effetti pregiudizievoli per l'amministrazione di
appartenenza;
• amministrativo-contabile: se arreca danni erariali ad una pubblica amministrazione;
• disciplinare: se viola gli obblighi di condotta sanciti direttamente dalla legge o dal contratto
collettivo nazionale di lavoro.
La norma in relazione alla quale si configura il principio di responsabilità del dipendente pubblico è
l'art. 28 della costituzione (secondo cui i dipendenti dello Stato sono direttamente responsabili degli
atti compiuti in violazione dei diritti).
Responsabilità penale. Il reato al quale si collega questa responsabilità si compone di 3 elementi: il
fatto tipico (ossia il fatto materiale), l'antigiuridicità (ossia la contrarietà del fatto materiale
all'ordinamento giuridico), la consapevolezza. I profili di responsabilità penale degli operatori
scolastici sono inquadrabili in due categorie: reati contro la pubblica amministrazione commessi da
un pubblico dipendente connotati da un uso distorto della pubblica funzione che diventa oggetto di
scambio (es. la corruzione) e reati contro l'integrità fisica, morale e sessuale di minori affidati alle
cure scolastiche. Per quanto riguarda i reati contro la pubblica amministrazione ci sono il peculato
(appropriazione indebita del pubblico funzionario), concussione (abuso dei poteri derivanti
dall'esercizio della pubblica funzione); corruzione che si sostanzia nella condotta del pubblico
ufficiale che riceve denaro per compiere un atto contrario ai doveri dell'ufficio; abuso d'ufficio ossia
un pubbico ufficiale inacricato di un pubblico servizio che procura un ingiusto vantaggio
patrimoniale a sè e agli altri.
Responsabilità civile verso terzi. La responsabilità civile è il dovere giuridico di risarcire il danno
prodotto ad un altro soggetto in conseguenza della lesione della sfera giuridica di quest'ultimo. La
responsabilità civile si dstingue in: responsabilità contrattuale quando l'obbligo di risarcimento del
danno deriva dalla violazione di un obbligo derivante da un preesistente rapporto obbligatorio;
responsabilità extracontrattuale quando un soggetto provoca un danno ingiusto a terzi. Gli elementi
costitutivi di tale forma di responsabilità sono: l'azione o l'omissione del soggeto idonea a provocare
un fatto dannoso; il rapporto di causalità tra il comportamento oggettivo e l'evento; elemento
psicologico (se dolo o colpa): dolo se commesso con intenzione di agire, colpa se non imputabile
alla volontà ma alla negligenza.
Responsabilità per infortunio. Riguarda un ambito in cui l'amministrazione scolastica agisce

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pacificamente con applicazione delle norme del codice civile. Le tipologie di infortunio sono due: il
minore si procura autonomamente l'infortunio senza l'intervento di terzi o il minore rimane vittima
di una condotta illecita di altro allievo sottoposto a vigilanza. Nel primo caso la responsabilità
dell'amministrazione scolastica e del docente è di tipo contrattuale, nel secondo caso è di tipo
extracontrattuale.
Obbligo di vigilanza. Per effetto dell'accoglimento della domanda di iscrizione dell'allievo, sorge
un vincolo negoziale in forza del quale l'istituto scolastico si assume l'obbligazione di vigilare sulla
sicurezza dell'allievo. Il comma 5 dell'art. 27 stabilisce che l'insegnante deve trovarsi in classe 5
minuti prima dell'inizio delle lezioni e di assistere all'uscita degli alunni stessi. Il dirigente è
responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali nonchè dei risultati del servizio
essendo il titolare dei poteri gestionali delle risorse materiali e del personale.
Responsabilità per danni. Cagionati nel corso del trattamento di dati personali degli alunni. Il
diritto alla riservatezza è un diritto fondamentale che trova posto nell'art. 2 della costituzione.
Secondo il legislatore, il trattamento dei dati personali è equiparato allo svolgimento di un'attività
pericolosa.
Responsabilità amministrativa. Comporta che i pubblici dipendenti hanno l'obbligo di risarcire
allo Stato il danno provocato nell'esercizio delle proprie funzioni. Gli elementi costitutivi della
responsabilità amministrativa per danno sono: il rapporto di impiego a tempo determinato e
indeterminato dal quale scaturiscono diritti e doveri, azione o omissione idonea a produrre il danno,
elemento della colpevolezza. La competenza giurisdizionale spetta alla Corte dei conti che si
occupa dei danni subiti dallo Stato.
Responsabilità contabile. Si configura in relazione a tutti coloro che maneggiano denaro della
pubblica Amministrazione. Elementi della responsabilità contabile sono l'agente contabile che deve
essere titolare della funzione amministrativo-contabile e l'elemento psicologico della colpevolezza.
Il dolo, la colpa o l'inosservanza degli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro rappresentano
l'elemento soggettivo della coscienza e volontà di causare l'illecito.
Le scuole hanno il delicato compito di acquisire, conservare e gestire sotto la propria responsabilità
la documentazione delle proprie attività. I registri di classe e il registro personale del docente (la cui
funzione è documentare il lavoro svolto dalla classe), rappresentano un atto pubblico.
Responsabilità disciplinare. Essa è quella che discende dalla violazione degli obblighi di condotta
cui il pubblico dipendente deve attenersi. Rientrano nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure
inerenti la gestione delle risorse umane nel principio di pari opportunità nonchè al direzione degli
uffici di lavoro. A tali poteri va ricondotto anche quello disciplinare che costituisce una forma di
autotutela con la quale la pubblica amministrazione può far fronte all'inosservanza dei doveri del
dipendente. Questa norma giustifica, per il datore di lavoro, di infliggere sanzioni disciplinari
secondo la gravità delle infrazioni oista in essere e con riferimento all'inosservanza degli obblighi di
fedeltà. Il codice disciplinare è il decalogo dei comportamenti che il dipendente deve osservare in
relazione alle prestazioni professionali cui è chiamato. Tale codice va pubblicato sul sito
istituzionale della PA. Per il personale ATA è il Ds che pubblica il codice, per il Ds è il direttore
generale che provvede a farlo.
Per quanto riguarda il personale ATA e la dirigenza scolastica, le infrazioni disciplinari e le relative
sanzioni sono quelle regolate dai rispettivi CCNL.
Testo Unico. Il testo unico precisa che al personale docente della scuola nei casi di violazione dei
propri doveri, possono essere infitte le seguenti sanzioni disciplinari: avvertimento scritto,
sospensione dall'insegnamento fino ad un mese, destituzione. L'avvertimento scritto è un richiamo
che viene inflitto per lievi mancanze ed irrogato dal Ds; la censura è una dichiarazione di biasimo
scritta e motivata inflitta in conseguenza di mancanza non gravi inerenti ai doveri d'ufficio. La
sospensione dall'insegnamento viene inflitta per uso dell'impiego ai fini personali, per abuso di
autorità e per atto di violazione ai propri doveri. La destituzione consiste nella cessazione del
rapporto di impiego ed è inflitta dal ministro. Va irrogata per atti che sono in grave contrasto con i
doveri della funzione docente o per aver commesso gravi atti di inottemperanza.
Il personale ATA deve esercitare con diligenza i propri compiti, cooperare al buon andamento

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dell'istituto, assicurare l'integrità degli alunni. Pe le violazioni da parte del personale Ata, possono
essere applicate le seguenti sanzioni: rimprovero verbale o scritto, multa o sospensione dal lavoro,
licenziamento con o senza preavviso. Il tipo e l'entità delle sanzioni sono determinate nel rispetto
del principi di proporzionalità delle sanzioni.
Responsabilità disciplinari dei dirigenti scolastici. Le infrazioni disciplinari nei loro confornti
sono quelle regolate dal CCNL. L'art 14 definisce gli obblighi del dirigente: conforma la sua
condotta al dovere costituzionale di servire la Repubblica con impegno , persegue gli obiettivi di
innovazione e miglioramento dell'istituzione scolastica, provvede all'adozione di atti e
provvediementi amministrativi. Il dirigente deve, in relazione allo specifico contesto scolastico,
assicurare il rispetto della legge, non utilizzare a fini privati le informazioni di cui dispone,
sovrintedere il corretto espletamento dell'attività del personale operante nella scuola. Per la
decisione della sanzione sono fissati 3 criteri: intenzionalità della condotta, responsabilità
commesse con l'incarico dirigenziale ricoperto, la sussistenza di circostanza aggravanti.

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