Sei sulla pagina 1di 77

UNIVERSITA' DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI

FACOLTA' DI SCIENZE E TECNOLOGIE APPLICATE

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN INGEGNERIA


CIVILE

TITOLO TESI TITOLO TESI TITOLO TESI


TITOLO TESI TITOLO TESI

Candidato :
Relatore : MATTEO TEODORI
mo
Chiar. Prof. ERNESTO GRANDE
Matr. No : 0015967

ANNO ACCADEMICO 2019 – 2020.


INDICE

PREMESSA 2

2
PREMESSA

Il proposito di elaborare una tesi sulla progettazione e


verifica di una piastra sottile in cemento armato può
risultare ambizioso, ma senza dubbio innovativo e
fortemente proiettato al futuro dove si ricorre sempre più
spesso all’utilizzo del conglomerato cementizio ad alte
prestazioni con specific mix design. Le analisi condotte
nella trattazione si incentrano sui risultati di calcolo agli
stati limite ultimi, e in determinate circostanze agli stati
limite di esercizio, secondo le norme tecniche di
costruzione presenti nella normativa italiana vigente
(Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008).

L’intero percorso abbraccia molte discipline


dell’ingegneria, dalla scienza dei materiali alla meccanica
delle strutture, dalla tecnica delle costruzioni alla
meccanica del continuo, incentrandosi sulle ipotesi che
governano la teoria della piastra.

La tesi si compone di 5 capitoli, di cui il primo offre


una descrizione sintetica dell’elemento piastra e
l’interpretazione del suo comportamento statico.

Il secondo capitolo analizza le ipotesi sulle quali il


matematico Kirchhoff elabora la sua teoria di piastra,
come risultato conclusivo di studi antecedenti.

3
Il terzo capitolo approfondisce e illustra in dettaglio
l’argomento della dissertazione come punto di arrivo della
trattazione scientifica ponendo l’accento sulla capacità di
operare deduzioni sul comportamento statico, attraverso
l’utilizzo del metodo di calcolo degli elementi finiti. Tutto
ciò è stato possibile con l’utilizzo del programma di calcolo
CMP di Namirial e del software di disegno AUTOCAD.

Il quarto capitolo offre lo spunto per una critica


personale alle norme tecniche di riferimento, riportata
nell’ultimo capitolo. Viene infatti analizzato il fenomeno
del taglio - punzonamento, alla verifica del quale si basa la
progettazione della piastra, i cui effetti dannosi non
vengono risolti da alcuna tematica presente nell’NTC,
rimandando l’attenzione ad altre normative come
l’Eurocodice 2 e le ACI 318.

Il quinto ed ultimo capitolo termina la trattazione


con la giustificazione della scelta progettuale enunciando
in maniera sistematica i vantaggi e gli svantaggi che
caratterizzano la piastra piuttosto che un solaio in latero –
cemento. Conclude il tutto una panoramica sulle nuove
teorie e tecnologie di realizzazione.

L’Italia è il paese del laterizio e l’importanza


culturale che questo materiale incarna nella nostra società
è fondamentale. Vi sono situazioni però in cui sarebbe
opportuno riconoscere i suoi limiti, soprattutto in quelle
applicazioni in cui l’utilizzo di differenti soluzioni tecniche
è innegabilmente più conveniente in termini sia economici
che esecutivi.

Sebbene il laterizio assuma un grande valore


4
estetico e culturale per la realizzazione di solai di edifici in
muratura, avanzate tipologie costruttive permettono di
sopperire ad azioni dannose per le strutture ai fini di
tutela della sicurezza e incolumità delle persone. Ecco
perché nelle regioni centrali d’Europa trova ampio spazio
l’applicazione della piastra un po' in tutti gli ambiti.
L'intero territorio italiano, data la sua configurazione
geomorfologica, è sempre stato assoggettato a calamità
naturali fortemente discriminanti, come i terremoti; negli
ultimi anni la tradizionale scelta dei solai in latero –
cemento ha visto sopravanzare valide alternative
costruttive meglio resistenti alle spinte sismiche, optando
per le piastre non solo per le opere di grandi dimensioni.

Tuttavia il cambiamento risulta lento e senza poche


difficoltà. Le tradizionali e collaudate operazioni di
cantiere si manifestano impreparate di fronte a questa
nuova tecnologia e sistema costruttivo, in tutte le fasi della
lavorazione. La mancanza di una preparazione degli
operatori potrebbe sfociare in risultati non privi di errore,
creando delle incognite anche per le fasi di organizzazione
del cantiere poiché il trattamento di altri materiali esige
delle diverse modalità di stoccaggio, movimentazione e
posa in opera.

La stesura della tesi è stata possibile tenendo conto


delle discrepanze tra una normativa, non ancora pronta ad
accogliere nuove tecniche di costruzione, e i fenomeni che
caratterizzano puntualmente gli elementi strutturali con
5
tipologia a piastra.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza


l'appoggio del gentilissimo relatore Professor Ernesto
Grande, e del Dottore Ingegnere Marco Ricci, che ha
saputo accogliere la mia richiesta di sussidio, fornendomi
gli strumenti per condurre la mia analisi e suggerendomi
le giuste interpretazioni data la sua riconosciuta
esperienza nel campo dell’ingegneria strutturale.

Dedico la mia tesi ai miei famigliari che mi hanno


sostenuto durante tutto l’iter formativo incentivando il mio
interesse per questa disciplina universitaria.

6
1. LA PIASTRA

La piastra è una tipologia di elemento strutturale che ha


prevalentemente uno sviluppo bidimensionale. Data la sua
particolare conformazione e caratteristica risposta alle
sollecitazioni, viene impiegata in una vasta casistica
costruttiva.

1.1 DEFINIZIONE

La piastra è definita da una parte di piano π , detto

piano medio, interposto tra due superfici individuate ad


una distanza ±¿ h/2 da ogni punto P appartenente al

suddetto piano. Le due superfici, dette di confine,


delimitano la piastra, caricata solo con forze
perpendicolari al suo piano medio.

La teoria delle
piastre

costituisce una
7
estensione al campo bidimensionale della teoria delle
travi. Sono strutture estese spazialmente, in cui due
dimensioni sono prevalenti sulla terza; per questi oggetti
si può sviluppare un modello bidimensionale, le cui
grandezze sono funzioni delle due coordinate dei punti di
una superficie.
Tuttavia lo studio di queste strutture bidimensionali
è notevolmente più complesso di quello delle travi; infatti,
a differenza di queste ultime, sono internamente
iperstatiche, e le equazioni di equilibrio,
indipendentemente dai vincoli esterni, non sono sufficienti
a consentire la determinazione univoca del loro stato
tensionale. Inoltre le equazioni indefinite sono equazioni
differenziali alle derivate parziali, di più difficile
trattazione rispetto alle equazioni ordinarie relative alle
travi.

1.2 CLASSIFICAZIONE DELLE PIASTRE

Il nome piastra è riservato al solo caso in cui la


superficie è piana e sollecitata prevalentemente a
flessione. Se la superficie è curva la struttura prende
invece più propriamente il nome di guscio in cui si
manifestano sollecitazioni contenute nel piano tangente
alla superficie media, dette sollecitazioni di membrana, e
le componenti flessionali della sollecitazione. Per tale
8
ragione il guscio è utilizzato per la modellazione di
elementi bidimensionali come cupole, volte e serbatoi
mentre gli elementi di copertura piani, le solette degli
impalcati dei ponti, i muri di sostegno, le zattere per
fondazioni estese, sono strutture modellabili come piastre.
Con riferimento allo spessore, le piastre si
distinguono fondamentalmente in tre classi; si definiscono
così tre comportamenti distinti in funzione dello spessore
riferito alla deformazione massima, attraverso l’ausilio
delle teorie che singolarmente meglio interpretano il
fenomeno:

• piastra spessa: si applica la teoria classica


tenendo conto del contributo di deformazione a taglio
(teoria di Lagrange). Il fenomeno della plasticizzazione si
manifesta prima dell’insorgere di tensioni membranali non
trascurabili. Il carico di collasso può essere individuato
mediante la teoria della linea di snervamento.
• piastra (molto) sottile: si applica la teoria delle
membrane di Föppl. Il fenomeno della plasticizzazione si
manifesta in regime membranale. Si considerano in
genere grandi spostamenti.
• piastra sottile (spessore piccolo/medio): è la più
comunemente impiegata nella progettazione delle
strutture. Si applica la teoria classica di Kirchhoff – Love.
Il fenomeno della plasticizzazione si manifesta
quando le tensioni membranali non sono più trascurabili.
• piastra di grande spessore: si applica la teoria
classica tenendo conto del contributo di deformazione a
taglio (teoria di Lagrange). Il fenomeno della

9
plasticizzazione si manifesta prima dell’insorgere di
tensioni membranali non trascurabili. Il carico di collasso
può essere individuato mediante la teoria della linea di
snervamento.

1.3 INTERPRETAZIONE DEL COMPORTAMENTO


STATICO

Condizione necessaria per la definizione di piastra è


che le sollecitazioni siano poste ortogonalmente al piano
medio. Ne conseguono deformazioni prevalentemente
flessionali con momenti sollecitanti molto più piccoli in
una direzione rispetto all’altra. Per tale ragione le piastre
vengono studiate come un insieme di travi tra loro
affiancate trascurando le interazioni reciproche ma che si
aiutano con la sola contrazione trasversale impedita. Per
questo contributo la rigidezza EJ di ogni singolo elemento
trave subisce un incremento divenendo uguale a EJ/(1- v2)
dove v rappresenta il coefficiente di Poisson del materiale.
Un’ulteriore interpretazione della piastra vede tali
travi collaborare ortogonalmente. In questo caso le travi
prendono il nome di strisce, e vanno a sostenere le altre
poste perpendicolarmente
Sottoposte a carico le strisce collaboranti
manifestano una deformazione diversa da quella che si

10
avrebbe se fossero libere, differenza comunque
trascurabile ma in vantaggio di sicurezza.
Considerando una generica piastra, appoggiata sui
quattro lati e caricata uniformemente, essa si deforma
secondo una superficie concava. Nascono quindi dei
momenti sia in direzione x che in direzione y. Può quindi
essere studiata la piastra suddividendola in strisce nelle
due direzioni principali.

Tali

strisce

assorbiranno
una quota parte del carico esterno.
La flessione delle strisce AB costringe le strisce CD a
torcersi e queste, a loro volta, reagendo, trasmettono
momenti torcenti e viceversa. Questi momenti, denominati
momenti di sostentamento, sono di versi opposti sulle due
metà. Le stesse considerazioni valgono considerando due
strisce contigue. La striscia CD, più prossima al lato
vincolato, s’inflette meno della striscia AB, ad essa
adiacente. Le configurazioni deformate assunte dalle due
strisce sono quindi diverse.

11
Se le strisce fossero indipendenti le loro facce
comuni scorrerebbero l’una rispetto all’altra. Essendo tra
loro collegate, sulle facce comuni si generano
deformazioni di scorrimento e tensioni tangenziali τxy e τyx
le cui risultanti sono rappresentate dai momenti torcenti
Mxy e Myx. Ogni striscia AB riceve dalla striscia EF
momenti che la deprimono e dalla striscia CD momenti che
la sostengono.
Analoghi momenti torcenti di sostentamento
nascono dalla mezzeria di ogni striscia e crescono verso

12
gli appoggi generando una reazione sugli elementi
contigui.
I benefici dei due tipi di collaborazione sono
massimi per la piastra quadrata (a = b) e diminuiscono al
crescere del rapporto b/a per le piastre rettangolari,
diventando trascurabili per b/a > 2.

1.4 STORIA DELLA TEORIA DELLA PIASTRA

È possibile tracciare un excursus storico sulla teoria


delle piastre, al cui sviluppo parteciparono vari studiosi e
matematici a partire dagli ultimi anni del XVIII° secolo.
Il primo approccio matematico alla teoria delle
membrane e in particolare alla teoria delle piastre sottili
fu formulato da Leonhard Euler ( 1707 – 1783 ). Euler
spiegò e risolse il problema della vibrazione libera, ovvero
la propagazione di oscillazioni meccaniche attorno a punti
di equilibrio in un sistema di riferimento privo di forzanti,
delle membrane elastiche rettangolari, triangolari e
circolari utilizzando l’analogia con due sistemi di strisce
allungate (stretched strings) perpendicolari tra loro.
Il suo studente Jacques Bernulli ( 1759 – 1789 ),
estese l’analogia delle piastre sostituendo le strisce con un
reticolo di travi (gridwork of beam) , avendo così solo
rigidità flessionale. Egli sottovalutò la resistenza a
torsione degli elementi e ottenne differenti equazioni
caratteristiche delle piastre, trovando solo alcune
somiglianze tra la teoria e gli esperimenti.

13
Un forte impulso alla ricerca della vibrazione delle
piastre fu dato dal fisico tedesco E.F.F. Chladni ( 1756 –
1827 ), con la scoperta di vari modelli di vibrazione libera.
Nei suoi esperimenti Chladni usò della polvere
ugualmente distribuita andando a formare dei modelli
regolari prima di iniziare la vibrazione. La polvere si
accumulò lungo le linee nodali dove non si era verificato
nessuno spostamento. Fu così in grado di determinare la
frequenza corrispondente ai modelli vibrati, di cui
presento una illustrazione di quelli principali.

L’accademia delle scienze di Francia lo accolse nel


1809 a Parigi per la dimostrazione dei suoi esperimenti.
Alla presentazione partecipò anche l’imperatore
Napoleone, rimanendone molto colpito. L’accademia
francese, su suggerimento dell’imperatore stesso,
promosse in seguito uno studio approfondito sulle piastre
14
con numerosi esperimenti di verifica dei risultati teorici,
che sfociarono nel 1811 nella pubblicazione di un
documento intitolato “Reserches sur la thèorie des
surfaces èlastiques” di Mlle. Germain. La studiosa
proseguì il lavoro precedentemente svolto da Euler sulle
curve elastiche. Nella sua valutazione utilizzò la tecnica
del lavoro virtuale compiendo di fatto un errore di
interpretazione e ottenendo così un errata equazione
differenziale per la vibrazione libera delle piastre ( II.1 ).

Dove:
z ( x, y, t ) rappresenta la superficie media della piastra in
movimento espressa in X, Y, Z nel sistema delle coordinate
cartesiane,
t è il tempo
λ2 denota la costante contenente la proprietà fisica della
piastra vibrata, non chiaramente espressa nel documento.

Lagrange, giudice dell’accademia, notificò questo


errore matematico e lo corresse, ottenendo una più valida
equazione differenziale. Mlle. Germain proseguì i suoi
studi sull’argomento con coraggio, devozione e
persistenza tanto che la comunità scientifica attribuì a lei

15
la prima valida scrittura dell’equazione differenziale che
descrive la vibrazione libera delle piastre.
Anche il matematico L.D. Poisson ( 1781 – 1840)
concentrò la sua attenzione nella determinazione dei
parametri dichiarati nell’equazione proposta.
Navier, applicando le ipotesi del Bernulli, già usate
con successo per la curvatura delle travi, aggiunse ad esse
ulteriori ipotesi sulle azioni delle tensioni e sollecitazioni.
Nel suo trattato sulla materia, pubblicato nel 1823, definì
correttamente le equazioni differenziali che governavano
la statica delle piastre con la specificazione del carico
laterale.
In Germania la pubblicazione di Kirchhoff del libro
intitolato “Lectures on Mathematical Physics, Mechanics”
creò un impatto simile agli studi effettuati da Navier in
Francia. Gustav R. Kirchhhoff ( 1824 – 1887 ) sviluppò la
prima completa teoria sulla curvatura delle piastre,
riassumendo i precedenti lavori svolti dagli scienziati
francesi, giungendo alla stessa equazione differenziale
trovata da Navier, ma usando un differente approccio
energetico. Il suo maggior contributo alla teoria delle
piastre fu infatti l’introduzione di forze supplementari
agenti sul contorno della piastra. Queste “equivalent shear
forces” rimpiazzarono di fatto il momento torsionale nel
contorno della piastra, mettendo di fatto in funzione gli
spostamenti e i loro derivati rispetto alle x o alle y.
Kirchhoff è oggi considerato il fondatore della teoria
estesa delle piastre che tiene conto degli sforzi combinati
di curvatura e allungamento.

16
1.5 SVILUPPO DEI METODI DI CALCOLO

Sulla base delle ipotesi enunciate da Kirchhoff nel


suo trattato, a partire dalla formulazione dell’equazione
differenziale sulla teoria della piastra, si sono sviluppati
dei metodi di calcolo e verifica paralleli e che meglio si
adattano alle più disparate casistiche, fornendo un valido
supporto alle tecniche costruttive odierne. Tuttavia la
teoria di Kirchhoff, non riesce ad abbracciare da sola
l’interpretazione di tutti i fenomeni tanto che si è ritenuto
necessario introdurre nuove teorie che partissero da
ipotesi diverse. Quella proposta da Mindlin nel 1951, si
differenzia per esempio, dalla teoria di Kirchhoff, nel non
sottovalutare la deformazione per scorrimento nel piano
verticale risultando più congeniale per lo studio di piastre
spesse. Nonostante ciò la teoria di Kirchhoff è la più
utilizzata per le costruzioni civili e risulta essere più
adatta per lo studio di piastre sottili.
I vari metodi di calcolo hanno come obbiettivo la
definizione della soluzione del problema dell’equilibrio
elastico della piastra in termini finiti, sulla base dell’analisi
limite o attraverso le limitazioni dei parametri che
definiscono le possibili superfici deformate, che
consentono di arrivare a risultati approssimativi, oppure
con l’ausilio di prove sperimentali condotte su edifici
esistenti opportunamente tabellate. Propongo di seguito
alcuni dei principali metodi:
17
• Metodo delle striscie (Hillerborg): il metodo è
basato sul Teorema Statico dell’Analisi Limite: qualsiasi
carico, a cui corrisponde un campo di momenti atto a
garantire l'equilibrio globale e l'ammissibilità statica, è
inferiore od uguale al carico ultimo esatto. Tra le soluzioni
rientra anche la soluzione elastica.
• Metodo delle Linee di Rottura (Wood - Johanssen):
il metodo è basato sul Teorema Cinematico dell’Analisi
Limite: qualsiasi carico, a cui corrisponde un campo di
momenti atto a garantire l'equilibrio globale e la
formazione di un cinematismo di collasso, cioè un
meccanismo di collasso cinematicamente ammissibile, è
superiore od uguale al carico ultimo esatto.
• Metodo di Ritz e degli elementi finiti: i metodi
limitano la deformabilità della piastra a combinazioni
lineari di un numero finito di funzioni spostamento o a
valori degli spostamenti di un numero finito di punti.
• Metodo ACI 318 ( normativa americana ): il
metodo analizza gli spostamenti massimi sulla base di
prove sperimentali con la definizione di parametri e
coefficienti che meglio approssimano i risultati.

2. TEORIA CLASSICA DELLA


PIASTRA SOTTILE

18
Gustav Robert Kirchhoff elabora intorno alla metà del XIX°
secolo una dettagliata teoria della piastra a partire da
ipotesi relative allo spessore, spostamenti, materiale e
campo di tensione-deformazione. Ripresa e meglio definita
da studiosi a lui contemporanei, si è soliti oggi parlare
della teoria classica di Lagrange nella validità delle ipotesi
Kirchhoff-Love.

2.1 IPOTESI DI KIRCHHOFF

Per le piastre sottili si utilizzano in genere,


nelle condizioni di piccoli spostamenti, le ipotesi
scaturite dalla teoria di de Saint Venant per le travi:
1. La superficie media (piano medio) è neutra e
come conseguenza le tensioni normali si annullano a
metà dello spessore. Tale ipotesi è tanto più
verificata quanto più gli spostamenti sono piccoli
rispetto allo spessore della piastra.
19
2. Le sezioni piane e normali al piano medio
per effetto delle azioni esterne e delle conseguenti
deformazioni rimangono piane e normali al piano
medio.
3. Lo sforzo normale al piano medio è
trascurabile.
Nello specifico le ipotesi di Kirchhoff
definiscono che:
- lo spessore della piastra è piccolo (minore di
1/5 della minima luce effettiva);
- gli spostamenti della piastra sono piccoli
(minori di 1/5 dello spessore della piastra);
- il materiale è omogeneo ed isotropo, con
comportamento elastico lineare;
- il regime deformativo prevalente è quello
flessionale, cioè in ogni punto del piano medio, la
corda ad esso normale rimane rettilinea e normale
alla superficie secondo la quale si configura il piano
medio dopo l'applicazione dei carichi: ipotesi della
normale;
- il piano medio della piastra, posto a metà
dello spessore rimane indeformato, subendo solo
spostamenti verticali;
- la tensione σz è trascurabile, essendo di 2-3
ordini di grandezza minore dei valori massimi delle
tensioni σx e σy.
Tali ipotesi permettono di definire le azioni flettenti
che si manifestano nella piastra.

20
Dove:
w è lo

spostamento in
ogni direzione che il singolo punto della piastra subisce
successivamente ad una azione flettente.
φ indica la percentuale di rotazione che la piastra subisce
puntualmente.

2.2 STATO TENSIONALE DI UN ELEMENTO


DI PIASTRA

Lo studio del comportamento delle azioni interne di


una piastra, concepita come mezzo continuo, può essere
condotto su ogni elementino dx, dy, dz che la compone.

21
La condizione caratteristica che vede la piastra
caricata ortogonalmente al piano medio, permette di
analizzare le tensioni tangenziali τ e quelle ortogonali σ
per la definizione di momenti m e forze normali e di taglio
sulla faccia parallela all’asse x

22
La sola condizione di carico lungo l’asse z rende nulle le
forze Nx = Vxy

Analogamente sulla faccia parallela all’asse y si


avrà che i termini Ny e Vxy siano nulli e rimangono definiti
soltanto i termini

Ne derivano pertanto due momenti flettenti m x, my


ciascuno agente su una faccia dell'elemento di piastra, due
momenti torcenti mxy=myx agenti sulle facce ortogonali
con uguale intensità, due forze di taglio Vx e Vy in
direzione perpendicolare al piano della piastra, agenti
sulle due facce.

23
2.3 EQUAZIONI DI EQUILIBRIO

Partendo dalle ipotesi fin qui esposte, indicando con


p la forza per unità di superficie applicata
perpendicolarmente al piano medio, quindi in direzione
dell’asse z, si deducono le equazioni di equilibrio indefinito
delle forze nella direzione dell’asse z, e dei momenti
attorno all’asse y e x.

Con le dovute sostituzioni e semplificazioni si ottiene


l’equazione generale di equilibrio indefinito:

2.4 CONGRUENZA

24
Per l’ipotesi che i segmenti normali al piano
medio rimangono rettilinei, lo spostamento di un punto
Q, di ordinata z lungo il segmento P1P2, si può esprimere
come somma dello spostamento di P e della rotazione Ф
del segmento P1P2. In forma scalare si ha:

Considerando i punti del piano medio interessati da


un moto rigido, è ragionevole annullare gli spostamenti
che il punto P subisce lungo l’asse x e y. Gli spostamenti si
riducono alla formulazione:

Dove:
upz = w

Dagli spostamenti ne derivano le deformazioni,


riconducibili a quelle normali εx ed εy e a quella di taglio
γxy in quanto la piastra sottile viene considerata rigida al
taglio in direzione z.
25
2.5 LEGGE COSTITUTIVA DEL MATARIALE

Sotto le ipotesi di Kirchhoff, il materiale con cui è


realizzata una piastra, ha un comportamento elastico-
lineare isotropo, cioè non presenta direzioni preferenziali
di comportamento e il suo legame costitutivo dovrà
risultare indipendente dal sistema di riferimento in cui le
componenti di sforzo e deformazione sono rappresentate.
Limitatamente alle condizioni sopra elencate, con
l’introduzione di E, modulo di Young, e di ν, coefficiente di
Poisson, il rapporto tensione-deformazione si può scrivere:

26
2.6 EQUAZIONE INDEFINITA DELLE PIASTRE

L’equazione indefinita delle piastre sottili isotrope,


sotto le ipotesi di Kirchhoff, si presenta in forma
differenziale. Utilizzando i risultati raggiunti e sopra
esposti, sostituendo le equazioni della congruenza nella
legge costitutiva, e da qui implementando lo stato
tensionale dell’elemento di piastra, si ottengono le
componenti della sollecitazione.

Posto

E h3
D=   2
 
12   ( 1 −v )

27
come fattore di rigidezza della piastra si ottengono i
momenti flettenti e torcenti specifici che interessano
l’elemento piastra.

Sostituendo in fine questi ultimi all’interno


dell’equazione generale di equilibrio indefinito, e da qui
semplificando si ottiene l’equazione che meglio interpreta
il comportamento della piastra sottile

scritta in una più sintetica ed elegante forma tramite


l’operatore di Laplace

28
2.7 CONDIZIONI AL CONTORNO

La soluzione dell’equazione differenziale non è


univoca senza che ne siano state precisate le condizioni
sui bordi, che dipendono dalla natura dei vincoli. Per
semplicità si assume che i bordi della piastra siano
paralleli ad uno degli assi del riferimento x o y.

1. Bordo appoggiato. In questo caso gli


abbassamenti dei punti della piastra lungo il bordo sono
nulli (w = 0). Inoltre deve annullarsi il momento nella
direzione normale al bordo. Se il bordo è parallelo all’asse
x, si ha my = 0, se è parallelo ad y, mx = 0.

2. Bordo incastrato. Lungo il bordo sono nulli gli


abbassamenti e le rotazioni in direzione normale al bordo.
Quindi w = 0 e ∂w/∂y = 0 se il bordo è parallelo ad x, ∂w/∂x
= 0, se è parallelo ad y.

3. Bordo con glifo. Sono nulle le forze di taglio e le


rotazioni. Quindi V x = 0 e ∂w/∂y = 0 se il bordo è
parallelo ad x. Nel caso in cui il bordo sia parallelo ad y
risulterà Vy = 0 e ∂w/∂x = 0.

29
4. Bordo libero. In questo caso dovrebbero risultare
nulle tutte le sollecitazioni sul bordo; nel caso di bordo
parallelo ad y: mx = Vx = mxy = 0. Si hanno quindi tre
condizioni, invece delle due utilizzate negli altri casi. In
realtà due di queste condizioni si possono condensare in
una sola equazione.

3. PROGETTAZIONE E
VERIFICA
DI UNA PIASTRA SOTTILE

La trattazione che segue, a partire dalla teoria


illustrata nel capitolo precedente, avvalendomi della
formulazione dell’equazione indefinita di piastra sottile,
presenta una mia elaborazione di un modello tipo. La

30
progettazione e la verifica agli stati limite ultimi di questa
piastra, sulla base delle norme tecniche di costruzione
NTC 2008, è stata resa possibile attraverso il programma
di calcolo strutturale CMP nella versione 29 di Namirial.

3.1 PREMESSA ALLE CONDIZIONI DI CARICO

La scelta del materiale impiegato per la


progettazione e quindi la realizzazione della piastra non
può che prescindere dagli attuali e più diffusi metodi
esecutivi presenti nelle norme tecniche per le costruzioni,
avanzate nel D.M. 14 Gennaio 2008 (NTC 2008). Sebbene
la normativa italiana vigente non focalizzi l’attenzione
31
sull’uso della piastra come elemento costruttivo, meglio
definito dall’EUROCODICE e dalla normativa americana
ACI 318, è ragionevole assimilare la trattazione esposta
per l’elemento trave ed estenderlo al concetto di piastra,
per le analoghe caratteristiche del comportamento statico
in termini di tensioni, deformazioni e spostamenti definiti
dal problema di de Saint Venant.
Ho ritenuto necessario quindi eseguire una più
puntuale definizione del cemento armato, impiegato in
fase di progetto, come composizione dei singolari materiali
calcestruzzo (cls) e acciaio.

• Calcestruzzo: per sua natura è un materiale


disomogeneo in quanto è composto da inerti, cemento ed
acqua con caratteristiche diverse. Può essere tuttavia
schematizzato in modo affidabile come un materiale
omogeneo ed isotropo quando si fa riferimento ad
elementi di dimensioni molto maggiori degli elementi che
lo compongono. Il comportamento del cls per stati di
sollecitazione di compressione monoassiale può essere
schematizzato nel modello di legame parabola rettangolo

Il diagramma mostra come all’aumentare


delle
tensioni σ
dovute dal
carico di

32
compressione corrispondano delle deformazioni ε. Il primo
tratto parabolico evidenzia il comportamento elastico non
lineare fino all’attingimento in εc1 = 0.02 di uno stato di
deformazione a cui corrisponde il valore ultimo della
resistenza a compressione. fcd. Quando risulta εcu = 0.035
si raggiunge il valore della deformazione ultima superato il
quale si presenta fessurazione e rottura.

• acciaio: lega di ferro e carbonio presenta un


legame costitutivo uguale in trazione e compressione. La
schematizzazione del comportamento di deformazione ε e
di tensione σ evidenzia 3 tratti distinti. Un primo tratto in
cui il materiale ha un comportamento elastico lineare fino
ad attingere allo snervamento per una tensione di 450
MPa = fy; segue un secondo tratto di fase plastica
caratterizzata o meno dal fenomeno di incrudimento fino
al raggiungimento della tensione di rottura f t = 540 MPa a
cui corrisponde la deformazione ultima εu pari circa al 3%
per gli acciai di classe B450A e al 7% per la classe B450C.

L’omogeneità e l’isotropia della

composizione dei
materiali è
giustificata dalla
normativa attraverso
il meccanismo di

33
aderenza tra il calcestruzzo e l’acciaio e una perfetta
adesione fisico-chimica per bassi valori di sollecitazione.
Pertanto sulla base dei legami costitutivi quando il cls
raggiunge la deformazione ultima εcu, l’acciaio attinge una
deformazione εs caratterizzata o meno dal fenomeno dello
snervamento. Si ritiene valida l’asserzione di uguali
deformazioni sotto il medesimo carico.
La condizione di congruenza εc = εs determina una
stretta relazione tra i moduli elastici E di Young del
conglomerato cementizio Ec (3*1010 N/m2) e dell’acciaio Es
(2.10*1011 N/m2).

Ne deriva Es detto coefficiente di


n= 
Ec

omogeneizzazione.

È ora possibile riscrivere l’equazione indefinita della


piastra sottile, avendo ammesso che ε c = εs = ε
deformazione che subisce l’elementino, utilizzando il
moduli elastici E del calcestruzzo o dell’acciaio, e le
relative tensioni σ, giustificate dal coefficiente di
omogeneizzazione.
Per quanto riguarda il coefficiente ν di Poisson,
ritengo giusto considerare il materiale calcestruzzo (ν =
0.2), poiché più interessato allo stato tensionale per la
composizione della piastra, e comunque nel valore
maggiore del range di definizione poiché a vantaggio della

34
sicurezza e prossimo al valore minimo del coefficiente di
Poisson dell’acciaio.

3.2 DEFINIZIONE DEI PARAMETRI PER IL


CALCOLO
AGLI SLU

La piastra, di cui presento le fasi della


progettazione, è stata pensata per civile abitazione o uffici,
utilizzando il criterio multi span (o a campata multipla)
con spessore uniforme di 24 cm, e dimensioni sul piano di
19.5 m X 18 m. I materiali usati sono un conglomerato
cementizio di classe C28/35 e acciaio per le armature di
classe B450C. Con riferimento alla normativa NTC 2008,
la progettazione segue gli standard di calcolo agli stati
limite ultimi (SLU) ovvero l’attingimento a situazioni, a
partire dalle quali la struttura o alcune sue parti cessa di
assolvere alla funzione per la quale era stata progettata,
associate al collasso o ad altre forme di cedimento che
possono mettere in pericolo l’incolumità delle persone. Ai
fini delle verifiche agli stati limite ho utilizzato la
combinazione di carico fondamentale.

Indicando con:
γG1 il coefficiente parziale di sicurezza per l’azione del
peso proprio con valore di 1.3

35
G1 il valore del peso proprio di 100 daN/m2
γG2 il coefficiente parziale di sicurezza per l’azione dei
carichi permanenti portati con valore 1.5
G2 il valore dei carichi permanenti portati di 20 daN/m 2
γp * P di valore nullo poiché non è presente la
precompressione
γq1 il coefficiente parziale di sicurezza per l’azione di base
di ogni combinazione con il valore di 1.5
Qk1 il valore caratteristico dell’azione base del
sovraccarico di esercizio con il valore di 600 daN/m 2,
valore ampliato poiché tiene conto del carico offerto dai
mezzi di costruzione durante la fase di realizzazione di
impalcati superiori
Ψ2 il coefficiente di combinazione delle azioni con il valore
di 0.3
Ψ3 il coefficiente di combinazione delle azioni con il valore
di 0.5
Qk2 il valore caratteristico dell’azione del vento stabilito
dal programma sulla base della zona geografica di
progettazione
Qk3 il valore caratteristico dell’azione del sisma stabilito
dal programma sulla base della zona geografica di
progettazione.
La sommatoria di tutte le condizioni di carico
fornisce il momento ultimo di progetto Md..
Per l’analisi dettagliata dell’equilibrio statico ho
comunque introdotto nel programma di calcolo ulteriori
combinazioni come quella rara, quasi permanente e
frequente.

36
La piastra è stata progettata in elevazione su
quattro appoggi forniti dai pilastri sottostanti, di
dimensioni 50 X 50 cm che dividono la luce in 3 campate.

Oltre
ad

un’analisi statica condotta sull’intera piastra sottoposta a


37
carico uniforme, la tipologia multi span induce ad una
ripartizione della stessa in cinque zone di carico, secondo
uno schema a scacchiera, affinché sia possibile una più
corretta interpretazione dell’equilibrio statico. Dopo aver
assegnato il carico massimo di progetto, corretto del
coefficiente di sicurezza più alto, alla zona sottoposta ad
analisi, è possibile modulare le varie combinazioni
ammesse, che vengono attribuite alle campate adiacenti.
Ognuna delle quattro immagini seguenti offre una
puntuale interpretazione dello schema di carico e pertanto
della distribuzione delle combinazioni.

Completa la definizione dei


parametri per il calcolo agli stati limite ultimi

38
l’esplicitazione delle condizioni di contorno: la piastra,
progettata in elevazione, vede per la zona centrale in cui è
divisa, una condizione di bordo definita dai vincoli offerti
dai pilastri sottostanti; la zona di confine della piastra è
invece supportata da setti di controventamento, che
offrono analoghe condizioni di vincolo. Per tutti i casi ho
ritenuto sufficiente utilizzare le condizioni di bordo
appoggiato. In questo caso gli abbassamenti dei punti
della piastra lungo il bordo sono nulli (w = 0). Inoltre deve
annullarsi il momento nella direzione normale al bordo. Se
il bordo è parallelo all’asse x, si ha my = 0, se è parallelo
ad y, mx = 0.

3.3 PROGETTAZIONE CON IL METODO DEGLI


ELEMENTI FINITI

Lo sviluppo dei calcolatori ha reso possibile e di


facile impiego il metodo degli elementi finiti, che
consente, per le piastre come per altre tipologie
strutturali, di analizzare situazioni anche molto
complesse per geometria, vincoli e carichi e di
determinarne una soluzione numerica, approssimata ma
comunque accurata. Gli elementi finiti di piastra, che
includono anche le sollecitazioni di membrana,
consentono di trattare strutture sia piane (lastre e
piastre) sia curve (gusci) e quindi offrono uno
strumento potente e flessibile che ha reso per lo più
39
obsolete le tabelle di calcolo. Per la progettazione della
piastra trattata, ho utilizzato il programma di calcolo
CMP29 della Namirial, collegato al solutore ad elementi
finiti (FEM) Xfinest, completo ed affidabile per l’analisi
del calcolo strutturale sia in campo elastico - lineare
che non lineare. Il tipo di elemento finito che il solutore
prende in considerazione per l’analisi di calcolo è di
tipo shell (elemento finito QF46) basato sulla teoria dei
gusci secondo Mindlin – Reissner, ideale per la
composizione della mesh di una piastra. Tale elemento
avente le proprietà riconducibili ad un comportamento
bidimensionale, è a spessore isoparametrico a 3/4, con
la possibilità di applicare una costante di sottofondo alla
Winkler, eventualmente reagente solo a compressione.
Questo può lavorare in regime membranale e
flessionale e, grazie alla linearità del sistema, i due
effetti possono essere considerati separatamente.
L’elemento finito QF46 è adatto sia per gusci spessi che
sottili, non contiene modi spuri, consente di valutare i
tagli fuori piano e può degenerare in un triangolo. Una
mesh fitta di tali elementi triangolari consente di
valutare in maniera dettagliata la composizione degli
spostamenti e degli sforzi. Tutte le componenti del
tensore delle deformazioni sono integrate nel piano
medio con ordine di integrazione gaussiana 2 x 2.

40
Questo è essenzialmente una brillante
generalizzazione dei comuni metodi di calcolo dalle
strutture monodimensionali alle strutture bidimensionali o
anche ai continui tridimensionali. Il concetto fondamentale
di tale metodo è quello di considerare ogni struttura come
un insieme di un numero finito di elementi collegati in
corrispondenza di un numero finito di punti chiamati punti
nodali.
Tale condizione permette di ricondurre il calcolo
elastico secondo i noti metodi delle forze o delle
deformazioni, alla scrittura di equazioni di congruenza o di
equilibrio in corrispondenza dei nodi di connessione degli
elementi.
L’approssimazione usata da tale metodo risulta
perciò di natura fisica in quanto si sostituisce al continuo
reale una struttura ideale costituita per l’assemblaggio di
un numero finito di elementi di appropriata forma e
dimensione.

41
Il
calcolo
della struttura attraverso questo metodo può suddividersi
in tre fasi fondamentali:

• l’idealizzazione della struttura;


• la valutazione delle caratteristiche di ogni elemento
costituente la struttura idealizzata;
• l’analisi della struttura idealizzata.
La prima fase suddivide il continuo originale in un
numero opportuno di elementi. Tale operazione richiede
particolari accorgimenti in quanto i risultati ottenuti
saranno tanto più prossimi ai valori reali quanto più la
struttura ideale riesce a simulare il comportamento del
continuo reale.
La seconda fase riguarda la valutazione dei legami
intercorrenti fra le forze nodali e gli spostamenti nodali di
42
ciascun elemento costituente la struttura idealizzata. Il
problema fondamentale della seconda fase risiede nella
definizione corretta della matrice delle rigidezze o della
matrice delle deformabilità per ciascun elemento
costituente.
La terza fase si articola in forma duale a seconda
che ci si avvalga del metodo delle deformazioni o del
metodo delle forze.
Nel primo caso (metodo delle deformazioni), noti
tutti i legami costitutivi su ogni elemento attraverso la
definizione della matrice delle rigidezze, il sistema di
equazioni nelle incognite rappresentate dagli spostamenti
nodali si ottiene imponendo che in ogni nodo interno, le
forze nodali siano in equilibrio e che in ogni nodo esterno
siano verificate le condizioni di equilibrio o di congruenza
relative ai vincoli esistenti in termini di spostamenti
nodali.
Nel secondo caso (metodo delle forze), noti tutti i
legami costitutivi di ogni elemento attraverso la
definizione della matrice delle deformabilità, il sistema di
equazioni nelle incognite forze nodali si ottiene scrivendo
in ogni nodo interno le condizioni di congruenza in termini
di spostamenti nodali, e in ogni nodo esterno le condizioni
di equilibrio o di congruenza relative ai vincoli esistenti in
termini di forze nodali.

3.4 ANALISI DEI RISULTATI DELL’ EQUILIBRIO


STATICO
43
Il programma di calcolo richiede la definizione di
ulteriori parametri come da normativa, per esempio la
classe d’uso (II), la classe di duttilità (bassa), la vita
nominale dell’opera (50 anni), e la definizione della zona
geografica, prima di eseguire l’elaborazione del modello e
presentare tutti i risultati dell’equilibrio statico.
A seguire mostro una panoramica della
modellazione indicando i punti caratterizzanti sulla base
del riferimento spaziale di coordinate x, y e z.

La prima analisi da me condotta riguarda le


reazioni vincolari nelle tre direzioni spaziali. Le reazioni
offerte nel verso dell’asse x e dell’asse y hanno
un valore relativamente basso se si considera la
reazione vincolare
offerta da pilastri e setti nel verso

44
dell’asse z come presunto da una condizione di carico
normale al piano medio della piastra. Le reazioni F x e Fy
variano all’interno di un range che va da circa -1000 daN a
circa 300 daN con valori minimi sui pilastri centrali e
valori massimi sui setti di bordo che funzionano da
controventamento in direzione x e y; le reazioni F z si
distribuiscono sulla piastra assegnando valori minimi di
circa -6000 daN per i setti e valori massimi di circa 35000
daN per i pilastri centrali maggiormente sottoposti a sforzi
di compressione, come evidenziato nell’immagine
seguente.
La seconda analisi si incentra con particolare
interesse per le sollecitazioni scaturite dalle condizioni di
carico e che si propagano sulle fibre superiori ed inferiori
della piastra in direzione x. I momenti risultanti assumono
valori massimi (in valore assoluto) in campata e agli
appoggi ma con duplice valenza: maggiore in campata e
minore agli appoggi per le fibre di intradosso e viceversa
per quelle di estradosso. Dalle immagini che seguono si
nota come il momento dei punti critici all’estradosso
assume valori che vanno da circa 2500 daN*m in campata
centrale maggiormente sottoposta al carico, fino a valori
di circa – 18000 daN*m agli appoggi;

45
di

differente
valenza
quando gli
stessi punti
vengono considerati all’intradosso: in campata centrale il
momento aumenta fino a raggiungere circa 6200 daN*m,
mentre all’appoggio il momento diminuisce il suo valore
negativo di
circa il 60 %.

46
Lo stesso comportamento viene riproposto se si
considerano le sollecitazioni e i momenti nella direzione y.

Analoghe analisi sono state condotte per la


combinazione dei momenti, visti prima nelle 2 direzioni
principali, che si sviluppano sul piano xy di giacenza della
piastra, evidenziando criticità in prossimità dei pilastri che
impediscono la traslazione orizzontale.

47
Il

metodo degli
elementi finiti
mette in luce gli spostamenti che subiscono tutti i punti
che compongono la piastra senza addurre limitazioni.
La terza analisi si incentra proprio sugli
spostamenti che, sebbene poco rilevanti lungo le direzioni
x ed y del piano su cui giace la piastra, i punti nodali
subiscono lungo l’asse z. L’immagine che segue evidenzia
come i punti posti in mezzeria della campata centrale si
spostano con valori massimi in direzione z di circa - 5.6
mm fino a decrescere in prossimità degli appoggi, dove si
raggiungono valori nulli o al più positivi in concordanza
con le ipotesi di bordo appoggiato (wz = 0) descritte nella
premessa, che non permette abbassamenti.

48
Il software di calcolo offre il modello delle zone
maggiormente sottoposte a sforzo di trazione e
compressione definendo le aree che necessitano
maggiormente di una quantità di acciaio, in cm 2 per ogni
metro, nelle due direzioni x ed y, per la verifica agli stati
limite ultimi.
Le due immagini che seguono mostrano come le
fibre di intradosso necessitano di un’armatura maggiore
nelle campate, per sopperire agli sforzi di trazione, e
minore agli appoggi centrali e di bordo.

49
Osservando lo sviluppo delle tensioni in direzione x
si nota come i 2/5 della superficie totale della piastra sia
50
interessata da una quantità di acciaio di circa 7 cm 2 per
metro, mentre la restante parte è caratterizzata da valori
più bassi; in direzione y la superficie necessita per i 3/5 di
una quantità di acciaio pari circa 5 cm 2 per metro, e una
quantità minore per la restante parte.
Condizione diversa si ha per le fibre di estradosso.
Le zone interessate da sforzi di trazione e quindi da una
quantità maggiore di armatura risultano essere quelle
limitrofe agli appoggi e ai setti. Quasi la totalità della
superficie, analizzata nelle due direzioni, richiede
un’armatura di circa 5 cm2 per ogni metro. Particolare
attenzione va posta per le zone che sovrastano i quattro
pilastri. Qui si creano tensioni molto elevate poiché la
piastra, sottoposta al carico di calcolo, tenderà a
sprofondare
nel suo
insieme ma
con
impedimenti
puntuali
forniti dai
vincoli
sottostanti.
Il
programma
prevede
pertanto per
queste aree
una quantità di acciaio di gran lunga maggiore.

51
Lo spunto offerto mi induce ad un calcolo
dell’armatura in acciaio utilizzando i valori tabellati in
normativa.
Per l’intradosso ho mediato tra i valori offerti (7
cm2 – 5 cm2) considerando un’area di ferro di 6 cm 2 per
metro. Con riferimento alla tabella del diametro dei ferri,

52
ho scelto di utilizzare ferri di diametro Ø 14 con passo di
20 cm da disporre per ogni metro.

Sebbene l’estradosso necessiti di un’area di ferro


minore e quindi di diametri e passi differenti, giustifico
l’utilizzo delle scelte progettuali applicate all’intradosso, ai
fini di sicurezza e semplificazione esecutiva.
Le scelte progettuali permettono la verifica agli stati
limite ultimi poiché il momento ultimo di progetto risulta
minore del momento ultimo resistente di
calcolo.

3.5 SCHEMA DELLE ARMATURE

Con l’utilizzo del programma di disegno AUTOCAD


di Autodesk viene riportato lo schema dei ferri per
l’intradosso ed estradosso disposti lungo le due direzioni
principali x ed y.

53
E’ stato definito il copriferro di 4 cm, la lunghezza
massima delle barre di acciaio di 12 m, l’armatura minima
secondaria pari al 20 % di quella primaria, il numero dei
Ø, per la lunghezza di sovrapposizione delle barre nelle
zone di cattivo ancoraggio, pari a 80 e pari a 40 per le
zone di buon ancoraggio.

Per la
verifica agli stati limite ultimi non è

sufficiente la sola progettazione

54
dell’armatura di base della piastra; le zone d’appoggio ai
pilastri, caratterizzate da ingenti tensioni, necessitano
all’estradosso di ulteriori infittimenti di barre di acciaio
che formando una griglia di ferri di passo e lunghezza
variabili, sopperiscono in questo modo al dannoso
fenomeno del punzonamento.

Analogamente le zone centrali di campata, quando


si considera l’intradosso, richiedono infittimenti di barre
longitudinali di lunghezza diversa.

55
Per la messa in opera sono necessari 84.225 m 3 di
conglomerato cementizio, 8756 kg di acciaio per
l’armatura di base e 1172 kg per l’armatura di
infittimento.

4. FENOMENI CARATTERISTICI
DI
CRITICITA’

La progettazione di una piastra sottile non può che


incentrarsi su quei punti di criticità che nascono in seguito
al manifestarsi di fenomeni particolari e fortemente
dannosi per la struttura. È bene dunque focalizzare
l’attenzione sulla descrizione del fenomeno del
punzonamento, e l’eventuale sollevamento della piastra in
concomitanza dei bordi.

4.1 IL PUNZONAMENTO

56
Considerando una porzione di piastra soggetta ad
un carico uniforme, ovvero ad una reazione risultante
agente su un’area relativamente piccola (denominata area
caricata), un possibile modo di collasso è quello derivante
dal punzonamento, il cui meccanismo è provocato dallo
sforzo di taglio: azione tagliante che provoca uno
scorrimento trasversale con la generazione di tensioni
tangenziali τ definite dalla teoria matematica di Jourawski:

Ft   S
τ s= 
I  b
Dove:
Ft è la forza tagliante dovuta dalla reazione vincolare
S è il momento statico, rispetto all’asse baricentrico, della
porzione di sezione interessata dalla tensione tangenziale
I è il momento di inerzia, rispetto all’asse neutro, della
sezione
b è larghezza della corda nel punto considerato.

Il fenomeno del punzonamento può essere


interpretato come il pilastro che “buca” la piastra,

57
problema molto complicato da risolvere ed interpretare.
Le prove di laboratorio mostrano che le fessurazioni si
sviluppano radialmente a partire dalla sommità del
pilastro, portando ad una modalità di collasso improvvisa e
fragile caratterizzata da fessurazioni radiali

Tale fenomeno si può ripercuotere in maniera


differente sui quattro pilastri centrali e sui setti di confine.
Le reazioni vincolari offerte, come il software utilizzato
dimostra, risultano molto maggiori sugli appoggi interni e
minori su quelli di bordo. La concentrazione di
58
sollecitazioni di taglio induce ad una corretta modellazione
agli appoggi, per evitare i relativi problemi. Il grafico
seguente propone la situazione deformata della piastra
evidenziando i punti di criticità in prossimità dei pilastri.

Nella zona di connessione piastra – pilastro, le armature


superiori contribuiscono alla resistenza al taglio molto
meno che le barre inferiori, più profondamente ancorate.
Per di più la resistenza è fortemente ridotta se la zona è
priva di armature a taglio. In tale caso il carico viene
trasferito alle connessioni adiacenti, che possono
ugualmente essere assoggettate a collasso per
punzonamento e condurre ad un collasso progressivo del
solaio.

59
Inserire un’armatura a taglio significa collegare le
armature superiori e quelle inferiori aumentando così la
resistenza e la duttilità della connessione.

4.2 VERIFICA DEL PUNZONAMENTO ALLO STATO


LIMITE ULTIMO

Le norme tecniche di costruzione (NTC 2008) si


limitano ad indicare la necessità che le piastre siano
verificate nei riguardi del punzonamento allo stato limite
ultimo in corrispondenza di pilastri e di carichi
concentrati. È necessario pertanto fare riferimento alle
norme tecniche europee presenti alla sezione 6.4 dell’EC2.
Secondo questa normativa, il calcolo della resistenza al
taglio – punzonamento veniva approssimato da una
formulazione matematica che prendeva in considerazione
gli sforzi di taglio di Jouwraski, ben presto sostituita da
una differente espressione proposta nel Model Code ’90,
che prevede:

• Modello di verifica a punzonamento

60
• Definizione del perimetro di

verifica: zona
interessata
dalla faccia del
pilastro che insiste sulla piastra. Il perimetro di verifica u 1
può essere collocato ad una distanza di 2 d dall’area
caricata e può essere definito come in figura:

Nel caso di area caricata in prossimità di un bordo o


di un angolo il perimetro di verifica viene assunto come in
figura:

61
La verifica vera e propria al taglio – punzonamento
viene svolta alla faccia del pilastro e al perimetro di
verifica di base u1.

Definendo con:
VRd,max il valore di progetto del massimo taglio –
punzonamento resistente lungo la sezione di verifica
considera
VRd,c il valore di progetto del taglio – punzonamento
resistente di una piastra priva di armature lungo la
sezione di verifica considerata
VRd,cs il valore di progetto del taglio – punzonamenti
resistente di una piastra dotata di armature lungo la
sezione di verifica considerata.
VEd la tensione di taglio di progetto pari ha V ed/(ui*d), con
ui lunghezza del perimetro di verifica e d è l’altezza utile
media della piastra

62
Deve risultare VEd < VRd,max lungo il perimetro del
pilastro o il perimetro dell’area caricata; per di più se V Ed
risulta anche inferiore a VRd,c la piastra non necessita di
armatura trasversale per il taglio – punzonamento.

La resistenza di progetto a punzonamento può


essere calcolata come:

dove:
fck
è la resistenza caratteristica a compressione e vale 28
MPa per il cls C28/35
ρly e ρlz sono riferiti all’armatura tesa nelle direzioni y e z,
calcolati con valori medi e prendendo in considerazione
una larghezza di piastra pari alla larghezza del pilastro più
3 d su ciascun lato
σcp = (σcy + σcz)/2 dove σcy e σcz sono le tensioni normali nel
calcestruzzo della sezione critica nelle direzioni y e z
dovute alla presenza di azione assiale nel piano della
piastra, causata dai carichi agenti.
I valori di CRd,c vmin e k1 possono essere reperiti
nell’appendice nazionale.
I valori raccomandati sono:

Il
software di calcolo propone i grafici relativi alle tensioni
normali σcy e σcz di compressione nel calcestruzzo della
sezione critica, nelle direzioni y (N22) e z (N33)

63
Il

calcolatore procede alla verifica della resistenza a taglio –


punzonamento avvalendosi della formulazione esposta,
implementandola ad ogni sezione della piastra
maggiormente caricata a compressione. Il risultato di
output conferma la verifica per V Ed < VRd,max = 0.5 ν fcd
dove :

64
ν = 0.5 dato dalla somma dei coefficienti di Poisson dei
materiali (0.2 per cls; 0.3 per acciaio)
fcd = αcc * fck / γc (αcc è il coefficiente riduttivo per le
resistenze di lunga durata e vale 0.85; γ c è il coefficiente
parziale di sicurezza e vale 1.5).
Inoltre è verificata anche la seconda condizione V Ed
< VRd,c tale che non è necessaria l’armatura trasversale
purché l’altezza utile media della piastra d sia non
inferiore di quella assegnata (se lo spessore della piastra è
minore di 24 cm, questa non è verificata al punzonamento
con la semplice armatura di base).

4.3 TECNICHE DI RINFORZO DI UNA


PIASTRA

La carenza conoscitiva del fenomeno del


punzonamento ed il manifestarsi di crolli strutturali
registrati anche in tempi recenti, ha indotto i tecnici ad
eseguire uno studio approfondito sulla materia, sfociato
nella maggior parte dei casi nella scelta di particolari
tecniche di rinforzo.
Gli interventi proposti colmano le lacune progettuali
presenti nella normativa italiana ed europea, che valutano
in maniera errata sia la snellezza della piastra che il
perimetro critico, offrendo di fatto la soluzione migliore al
punzonamento e agli sforzi flessionali per le strutture già
interessate da vistose deformazioni.

65
Metodo dei connettori: uno dei principali metodi di
rinforzo a taglio eseguito con l’utilizzo di connettori post
installati in acciaio o FRP. Questo metodo aumenta anche
la rotazione a rottura per punzonamento.

Metodo dei drop panels: metodo di rinforzo basato


sull’allargamento del supporto aumentando la resistenza a
rottura e la rotazione per punzonamento. Tale metodo è
molto utilizzato in zona sismica.

66
Metodo delle strisce: metodo di rinforzo a flessione
tramite l’incollaggio di strisce in FRP sulla parte superiore
della piastra e l’applicazione di un ulteriore strato di c.a.
la rigidezza flessionale è così
maggiorata.

5.

GIUSTIFICAZIONE
DELLA SCELTA
PROGETTUALE

67
La trattazione conclusiva che segue si incentra sulla
definizione delle caratteristiche favorevoli e sfavorevoli
che derivano dalla scelta progettuale con piastra uniforme,
apportando una personale critica alla normativa vigente.
La tesi viene ultimata con la presentazione di alcune delle
nuove teorie e tecnologie di progettazione e realizzazione,
che estendono i concetti esposti nelle norme tecniche di
costruzione all’elemento piastra.

5.1 VANTAGGI E SVANTAGGI DELLA PIASTRA


UNIFORME

La giustificazione della scelta progettuale con


piastra uniforme risiede principalmente nelle
caratteristiche di deformazione che l’elemento piastra,
visto come mezzo continuo, ha rispetto ad un solaio
equivalente eseguito con il tradizionale metodo
laterocementizio. Queste piastre sono prevalentemente
utilizzate se si vogliono coprire grandi luci offrendo la
disponibilità di una superficie di intradosso piana fruibile
da un pubblico numeroso. A parità di spessore e di luce, la
piastra, grazie ad una omogeneità strutturale assoluta e
alla bidirezionalità delle armature, offre una maggiore
resistenza ai carichi, manifestando un momento flettente
minore rispetto ad un solaio tradizionale.
Questa condizione si ripercuote non solo sugli
aspetti economici di realizzazione, ma anche su fattori di
68
sicurezza e di velocità d’esecuzione. La messa in opera
infatti richiede casseforme semplici, economiche e facili
da montare. L’assenza di travi all’intradosso permette una
semplificazione nella predisposizione degli impianti, il
tutto garantito all’interno di un minimo spessore
strutturale. Su stime condotte a parità di dimensioni, un
solaio tipo in latero-cemento necessita di una quantità di
materiale diversa da quella richiesta per la piastra: la
quantità di ferro e di reti elettrosaldate è maggiore di
circa il 12%; i casseri sono ridotti della metà; la quantità
di cls richiesto per la realizzazione è ridotta del 16%.
Tuttavia le operazioni in cantiere verranno condotte in
maniera più semplice e rapida per la realizzazione della
piastra, dalla casseratura alla puntellazione, dalla posa del
ferro al getto di calcestruzzo, fasi che giocano in favore di
sicurezza insieme ad altre attività quali lo scarico, carico
e trasporto dei materiali.

69
Questo aspetto è riassumibile in fattore di costi,
riportati in tabella per lo stesso solaio tipo:

Anche la progettazione della


mia

piastra di
spessore uniforme in c.a. non poteva che prescinde
dall’aspetto economico. Il predimensionamento della
stessa, di spessore 24 cm e campata multipla (multi span)
con luce massima di 8 m, sottoposta ad un carico di
esercizio di 600 daN = 6 kPa, prende in considerazione il
diagramma definito in ordinata dallo spessore (mm) e in
ascissa dalla lunghezza della campata (m).

70
Dall’analisi del grafico 1 si nota come una
situazione generalmente economica sia definita per le
piastre, di spessore minimo di 180 mm, fino ad una luce
massima di 9 m, se sottoposte ad un carico di esercizio
massimo di 5 kPa (tipico di locali per uffici). E’ pertanto
giusto asserire che la progettazione eseguita ricade in una
situazione economicamente vantaggiosa. Diversa
trattazione si doveva affrontare per una piastra sottoposta
ad un carico di precompressione (grafico di riferimento 2).
La particolare struttura monolitica ed omogenea
della piastra consente di definire un campo di
deformazioni che si propagano lungo le tre direzioni
principali in prossimità dei punti della stessa, interessati
da azioni esterne. Per tale ragione l’impiego di sistemi a
piastra caratterizza le costruzioni in zone sismiche. L’alto

71
livello di duttilità presente nei collegamenti piastra -
pilastro permette di assorbire gli spostamenti laterali
causati dal sisma.
Completano le caratteristiche della piastra un’alta
resistenza al fuoco (REI 120) e un miglior comportamento
delle altre tipologie costruttive in termini di
fonoassorbenza.
A fronte di quanto detto è proprio la deformabilità
ad offrire lo svantaggio principale; oltre che interessata
dal fenomeno del punzonamento, una piastra può
risultare inaffidabile nel sopportare tramezzi in materiale
fragile.

5.2 CRITICA ALLA NORMATIVA

Dalla trattazione esposta ho definito il fenomeno del


punzonamento come il predominante aspetto di criticità
che può manifestarsi nella piastra. A tal riguardo le norme
tecniche si limitano ad indicare la necessità di una verifica
allo stato limite ultimo in corrispondenza di pilastri o di
carichi concentrati. Le NTC prescrivono che in mancanza
di un’armatura trasversale appositamente dimensionata, la
resistenza al punzonamento sia valutata utilizzando
formule di comprovata affidabilità senza nessuna
indicazione per il calcolo della resistenza a taglio ed in
particolare su come tener conto della posizione del
pilastro all’interno della struttura. L’incertezza
dell’esposizione mi ha indotto ad una personale critica,
72
poiché la lacuna presentata non trova nessuna soluzione
all’interno della normativa stessa. È stato necessario
pertanto un diretto riferimento ad altre normative,
accantonando quella italiana, obsoleta ed incompleta per
la teoria delle piastre. Il primo passo ha fatto luce sulle
formulazioni proposte dalle normative di derivazione
empirica quali l’Eurocodice 2 e le ACI 318. Sebbene le
formulazioni risultino di facile applicazione e semplicità di
calcolo del carico ultimo per punzonamento, presentano
delle discrepanze con il fenomeno fisico e una scarsa
adattabilità a casi specifici come le tecniche di rinforzo.
Ne è scaturito un confronto inevitabile con altre
formulazioni di natura meccanica come quelle proposte
nel Model Code 2010, più versatile ed adatto
nell’interpretazione di casi più complessi.
La normativa italiana si limita a proporre la
progettazione e la verifica della piastra agli stati limite
ultimi estendendo la teoria formulata per la trave senza
nessun chiarimento o puntualizzazione. Ne possono
conseguire calcoli dei momenti, reazioni vincolari e
spostamenti molto approssimativi. D’altra parte il
programma di calcolo utilizzato, CMP di Namirial, basa i
suoi risultati sulla formulazione del Model Code,
ricalandoli nella progettazione agli stati limite ultimi come
restringimento dei campi di definizione.
Il riferimento ad altre normative diventa una
condizione necessaria qualora la progettazione della
piastra prende in considerazione gli eventi sismici: le NTC
2008 trascurano in assoluto la duttilità del nodo piastra –
pilastro.

73
5.3 NUOVE TEORIE E TECNOLOGIE

Alcuni esperimenti hanno dimostrato che la classica


teoria di Kirchhoff per la piastra sottostima le inflessioni e
sovrastima le frequenze naturali e i carichi di instabilità.
Queste discrepanze sono dovute alla scelta di trascurare
gli effetti dello scorrimento a taglio ovvero all’assunzione
che la normale al piano medio rimanga rettilinea e
normale al piano medio inflesso. Nonostante la teoria di
Kirchhoff fornisca risultati sufficientemente accurati per
piastre sottili, la sua accuratezza diminuisce al crescere
dello spessore della piastra.
Un’analisi elastica tridimensionale di alcuni
problemi di piastre inflesse indica che l’errore commesso è
dell’ordine della radice quadrata dello spessore.
Questo limite ha reso necessario lo sviluppo di
teorie più raffinate in grado di ottenere risultati più
affidabili. Attualmente esistono molte teorie di piastra
inflessa che tengono conto dello scorrimento tagliante. Il
primo tentativo si deve a M. Levy che nel suo lavoro
pionieristico cominciò a cercare soluzioni usando le
equazioni dell’elasticità tridimensionale. Ad oggi sono due
gli approcci principali che tengono conto degli scorrimenti
a taglio: approccio di Reissner, dove le tensioni sono
variabili primarie; approccio di Mindlin, dove gli
spostamenti sono variabili primarie. Entrambi i metodi
hanno creato lo spunto per ulteriori teorie di ordine
74
superiore e comunque più sofisticate, come la “Critical
Shear Crack Theory”.
Sulla base dell’evoluzione teorica ne conseguono
nuove tecnologie di realizzazione. Interessante è la
tecnologia COBIAX che prevede l’inserimento di sfere
nelle zone della

piastra in cui il calcestruzzo non svolge alcuna funzione.

L’idea si concretizza con un alleggerimento di tipo


sferico all’interno di gabbie metalliche. La morfologia
sferica permette un flusso continuo delle tensioni che
segue le linee morbide dell’alleggerimento lungo tutte le
direzioni.
Le sfere realizzate in HPDE (high – density – polyethylene)
offrono un comportamento perfettamente assimilabile ad
una piastra monolitica.
Altra tecnologia che merita particolare attenzione è
il BCO “Bonded Concrete Overlay”, basato sulla Critical
Shear Crack Theory. Questo modello prevede uno strato di
rinforzo in c.a. all’estradosso della piastra realizzato in

75
prossimità del pilastro o di un carico concentrato per
sopperire a tutti gli sforzi taglianti.

BIBLIOGRAFIA

G.M. CALVI, R. NASCIMBENE, Progettare i Gusci, IUSS


Press, 2011

L. CORRADI DELL'ACQUA, Meccanica delle strutture.

76
Il comportamento dei mezzi continui, «Collana College» 1,
McGraw-Hill Education Editore, 2010 2°, (1992), pp. 75 –
145.

P.G. GAMBAROVA, D. CORONELLI, P. BAMONTE, Linee


Guida per la
Progettazione delle Piastre in c.a., PERI, Patron Editore,
Bologna,
2007, 118 pp.

P. PODIO – GUIDOGLI, Lezioni di scienza delle costruzioni.


Travi e travature, Aracne Editore, 2009 2°, pp. 25 - 38.

R. FAVRE, J-P. JACCOUD, M. KOPRNA, A. RADOIJCIC,


Progettare in
Calcestruzzo Armato – Piastre, muri, pilastri e fondazioni,
Hoepli,
1994, 430pp.

R. BARES, Calcolo di Lastre e Piastre, Maggioli Editore,


2008, 648pp.

R. PARK, W.L. GAMBLE, Reinforced Concrete Slabs, John


Wiley & Sons,
2000, 716pp

77