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SISTEMA IMMUNITARIO e

LINFATICO
Biologia
11 pag.

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SISTEMA IMMUNITARIO
Che cos’è l’immunità? È la capacità di utilizzare le proprie difese per contrastare gli agenti
PATOGENI (= agenti estranei) che, entrando nel nostro corpo, potrebbero provocare malattie.

Importante è chiarire come il site immunitario nel nostro corpo sia fondamentale poiché il nostro
corpo è formato da 1x1014 cellule di cui il 10% sono quelle che ci appartengono e il restante 90%
sono altro. Ai sistemi di difesa del nostro organismo prendono parte i LEUCOCITI (= globuli
bianchi) la cui attività dipende dal SISTEMA LINFATICO e dagli organi linfatici.

DUE DIVERSE TIPOLOGIE DI IMMUNITA’:


• IMMUNITA’ INNATA O ASPECIFICA: comprende meccanismi GENERICI di protezione
che agiscono allo stesso modo su tutti gli agenti patogeni. Queste difese agiscono con
RAPIDITA’ e includono BARRIERE MECCANICHE come la cute, molecole tossiche e
fagociti (che ingeriscono gli organismi invasori).

• IMMUNITA’ ADATTATIVA O SPECIFICA O ACQUISITA: agisce in modo SPECIFICO


contro un organismo patogeno o una sostanza tossica con un’azione LENTA ma precisa.

CLASSIFICAZIONE DELLE IMMUNITA’ ACQUISITE


TIPO MECCANISMO RISULTATO
Immunità attiva Stimolazione di una risposta
acquisita naturalmente Esposizione a patogeni vivi
immune con i sintomi della malattia
Immunità attiva Esposizione a vaccino contenente Stimolazione di una risposta
acquisita patogeni attenuati o morti oppure solo immune senza i sintomi della
artificialmente componenti del patogeno malattia

Immunità passiva immunità di breve termine, senza


Iniezioni di gammaglobuline contenenti
acquisita stimolazione di una risposta
anticorpi o antitossine
artificialmente immunitaria
Immunità passiva Anticorpi che passano dalla madre con
immunità di breve termine, per il
acquisita naturalmente immunità attiva al feto, oppure anticorpi
neonato senza stimolazione di una
che passano dalla madre con immunità
risposta immunitaria
attiva al neonato tramite il latte

SISTEMA LINFATICO
Il sistema linfatico è un SISTEMA DI VASI, separati da quelli sanguigni, entro cui scorre un liquido
chiamato LINFA che ha un composizione simile al liquido intersezione. La linfa scorre nei vasi in
una sola dimensione: piccoli capillari linfatici si uniscono tra di loro fino a formare due vasi linfatici:
i DOTTI TORACICI (che si svuotano nelle larghe vene poste alla base nel collo):

1. DOTTO TORACICO DESTRO: trasporta minor parte di linfa, è quindi più piccolo.

2. DOTTO TORACICO SINISTRO: trasporta la maggior parte della linfa proveniente dalla parte
inferiore del corpo.

La linfa si muove verso il cuore esattamente come il sangue, cioè attraverso le contrazioni dei
muscoli scheletrici e le contrazioni muscolari. Inoltre come le vene possiedono valvole che
dirigono il flusso in un unico senso.

FUNZIONI DEL SISTEMA LINFATICO


1. Preleva dai tessuti e trasporta nel sangue I GRASSI ASSORBITI dall’apparato digerente e il
liquido interstiziale in eccesso che altrimenti ristagnerebbe nei tessuti (esempio: gambe
grosse)

2. Difende l’organismo grazie ai LINFONODI “contenitori” di globuli bianchi, principalmente


macrofagi e linfociti, e sono collocati lungo i vasi linfatici più grandi.

3. Produce cellule immunitarie come i LINFOCITI e i MONOCITI

4. Produce ANTICORPI

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IMMUNITA’ INNATA O ASPECIFICA

Rappresentano la prima linea di difesa e si basano su meccanismi che sono gli stessi
indipendentemente dal tipo di patogeno. Le membrane di rivestimento a contatto con l’esterno
fungono da barriera meccanica e producono sostanze chimiche di protezione che agiscono
localmente. Le difese aspecifiche nel nostro corpo sono due: le barriere si superficie e le difese
cellulari, chimiche e coordinate

BARRIERE CHIMICO-FISICHE DI SUPERFICIE:


• La CUTE è il primo sistema di difesa specifica contro le aggressioni da agenti patogeni.
• Il LIQUIDO LACRIMALE, il MUCO NASALE e la SALIVA contengono un enzima chiamato
LISOZIMA che attacca le pareti cellulari di molti batteri. I rivestimenti mucosi producono
DIFENSINE: molecole peptiche tossiche per un’ampia gamma di patogeni come
batteri, eucaristia microbici e virus. Si inseriscono nella membrana plasmatica e uccidono
gli invasori, attraverso meccanismi non del tutto noti ma che coinvolgono la creazione di
“aperture” nelle membrane procurandone la fuoriuscita del materiale interno. Vengono
prodotte dai fagociti

• Il SUCCO GASTRICO dello stomaco rappresenta un ambiente letale per molti batteri

DIFESE ASPECIFICHE CELLULARI, CHIMICHE E COORDINATE: i patogeni che


riesco a penetrare attraverso le superfici interne o esterne incontrano sistemi di difesa aspecifica
più complessa che comprendono la secrezione di varie proteine difensive e cellule dotate di
attività fagociterica.

COMPONENTI CELLULARI: cellule di natura fagocitaria (macrofagi e granulociti), cellule


endoteliali, mastociti, piastrine (entrambe definite cellule ausiliarie) ed NK (natural killer)

• I BATTERI e i FUNGHI che normalmente vivono e si riproducono in larga misura sulle


superfici del nostro corpo senza provocare malattie vengono indicati come FLORA
NORMALE (si arricchisce mangiando yogurt e vari tipi di formaggio). Questi ospiti naturali
sono in competizione con gli agenti patogeni per lo spazio disponibile e le sostanze
nutritive e pertanto rappresentano una forma aspecifica di difesa.

• FEBBRE: risposta generalizzata dell’organismo che inibisce la proliferazione dei patogeni e


accelera i processi di riparazione

• LINFOCITI NATURAL KILLER (NK) sono in grado di riconoscere le cellule tumorali (self) o
quelle infettate da un virus (non self), e di provocarne la lisi rilasciando proteine che
distruggono la membrana plasmatica (perforine)

• FAGOCITI (MACROFAGI E GRANULOCITI NEUTROFILI): inglobano e distruggono i


patogeni che penetrano nell’organismo. I GRANULOCITI NEUTROFILI presenti nel sangue
sono i primi ad intervenire nel luogo dell’infiammazione agiscono fagocitando gli agenti
patogeni;
• MASTOCITI: non circolano nel sangue, bensì sono localizzati soprattutto a livello cutaneo,
sulle mucose respiratorie, su quelle gastrointestinali e nel tessuto connettivo lasso attorno ai
piccoli vasi sanguigni. Quando un agente patogeno entra, i mastociti rilasciano alcune
sostanze chimiche, tra cui l'istamina. Sono coinvolti anche nelle reazioni allergiche.

• GRANULOCITI BASOFILI: presenti nel sangue sono coinvolti nelle reazioni allergiche
contengono eparina, istamina, perossidasi, fosfatasi acida e molti altri mediatori chimici dei
processi infiammatori.

MOLECOLE CIRCOLANTI: proteine del complemento, citochine (interferoni, IL-1 e TNF)


deputate alla regolazione della risposta infiammatoria

• PROTEINE DI COMPLEMENTO: sono di tipi diversi di proteine e si trovano nel sangue.


Agisocno in una caratteristica sequenza in cui ognuno attiva quella successiva:

1. Le proteine aderiscono ai microbi, permettendo ai fagociti di riconoscerli;

2. Attivano la risposta infiammatoria e attraggono i fagociti verso la sede di infezione;

3. Provocano la lisi delle cellule estranee

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• INTERFERONI (CITOCHINE): costituiscono una prima linea di difesa contro le INFEZIONI
VIRALI infatti quando una cellula viene attaccata da un virus, produce interferoni che
vanno ad aiutare la sia la cellula infetta sia quella non infetta (aumentandone le difese).
Inoltre gli interferoni incrementano l’attività lisosomiale che provvede alla degradazione
delle proteine virali in peptidi più piccoli che si trovano sulla membrana plasmatica e
stimolano l’immunità specifica.

INFIAMMAZIONE
In caso di infezioni che danneggiano i tessuti l’organismo ricorre alla RISPOSTA INFIAMMATORIA.
Il processo infiammatorio è una risposta difensiva del nostro organismo nel momento in cui la
barriera fisica (1°livello di difesa) viene superata; i sintomi caratterizzanti sono: calore, rossore,
dolore e gonfiore. Gli eventi infiammatori contrastano 'attacco di microrganismi patogeni,
sostanze estranee e tossine che sono entrati nel nostro corpo; la capacità del sistema immune di
indurre un processo infiammatorio è fondamentale per il ripristino delle funzioni biologiche e la
sopravvivenza cellulare; tuttavia non sempre questa capacità è benefica. Infatti, patologie
autoimmuni o reazioni allergiche determinano un riconoscimento anomalo degli agenti esterni e
risposte infiammatorie eccessive ed alterate. Nel caso invece di gravi infezioni batteriche, la
risposta infiammatoria non si arresta a livello locale ma si diffonde attraverso il circolo sanguigno
in tutte le porzioni del corso (SEPSI) creando una situazione di emergenza che può essere letale.

PROCESSO INFIAMMATORIO
1) Nella regione in cui si è verificata la lesione intervengono i GRANULOCITI NEUTROFILI,
nello stesso momento i MASTOCITI, i GRANULOCITI BASOFILI e le piastrine liberano una
molecola chiamata istamina che aumenta la circolazione del sangue creando calore e
rossore.

2) L’istamina induce dilatazione e aumento della permeabilità dei vasi sanguigni nel tessuto
danneggiato, che si arrossa e si riscalda. L’aumento di permeabilità provoca la diffusione
all’esterno di molecole che normalmente si trovano all’interno dei capillari (PROTEINE DI
COMPLEMENTO, anticorpi e sostanza ad azione coagulante) e permette ai fagociti di
raggiungere l’area infettata. Inoltre, il maggior afflusso di sangue permette di rimuovere più
rapidamente le tossine e le cellule morte.

8) I FAGOCITI (dapprima i granulociti neutrofili e successivamente i monociti, che si


trasformano in macrofagi) inglobano i patogeni e le cellule morte e producono diverse
citochine, che segnalano l’encefalo di aumentare la temperatura. La FEBBRE inibisce la
proliferazione dei patogeni e accelera le reazioni dei processi di riparazione

9) Contemporaneamente la fibrina e gli altri fattori di coagulazione presenti nel plasma fuori
escono creano un coagulo che impedisce la diffusione dell’infezione e facilita la riparazione
del tessuto al termine dell’infiammazione.

10) Infine i MACROFAGI muoiono; in pochi giorni si forma un ammasso di cellule morte, detriti
e liquidi che prende il nome di pus. Se raggiunge la superficie, il pus fuoriesce e viene
disperso.

AZIONE RISULTATO
Dilatazione dei vasi sanguigni. La
permeabilità capillare aumenta e il fluido I tessuti diventano gonfi, rossi, caldi e doloranti
passa negli spazi interstiziali dei tessuti

Si forma il pus dall’accumulo di detriti cellulari di globuli


I globuli bianchi invadono la regione
bianchi e batteri

I fluidi tessutali contenenti i fattori di


Si può formare coagulo contente i filamenti di fibrina
coagulazione si diffondono nell’area

Intorno al tessuto danneggiato può formarsi una capsula di


Arrivano i fibroblasti
tessuto connettivo

I fagociti sono attivi Batteri, dentriti e cellule morte sono rimossi

Le cellule si dividono Cellule di nuova formazione rimpiazzano quelle danneggiate

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IMMUNITA’ ADATTATIVA O SPECIFICA

Noi affrontiamo i patogeni che sono in grado di superare le difese aspecifiche mediante un
sistema di difese specifiche. Questo sistema utilizza cellule di cui disponiamo fin dalla nascita
ma che si sviluppano solo in seguito al contatto con gli agenti patogeni. Le difese specifiche
si realizzano grazie ai LINFOCITI B e T da cui dipendono i seguenti passaggi:

• Il RICONOSCIMENTO della sostanza da parte dei linfociti B e T, due particolari tipi di globuli
bianchi

• Una RISPOSTA MIRATA che avviene o attraverso la produzione di specifiche cellule o


attraverso l’azione diretta di cellule che attaccano in modo specifico un particolare invasore

• La creazione di una MEMORIA IMMUNOLOGICA che immunizza l’organismo permettendoci


di resistere a ulteriori attacchi del medesimo agente patogeno (esempio: varicella)

IL RICONOSCIMENTO DEGLI ANTIGENI


I linfociti B e T sono fondamentali nella risposta specifica; quando entrano in contatto con un
ANTIGENE (cioè una macromolecola o un microrganismo esterno in grado di provocare una
riposta immunitaria) sono i grado di identificarne la natura cioè di capire se sono SELF (molecole
del nostro organismo) o NON SELF (molecole estranee).

Problematiche relative agli antigeni:

• Può accadere che farmaci, coloranti, pollini legandosi a proteine del nostro corpo vengano
riconosciute come antigeni ciò provoca una RISPOSTA ALLERGICA

• Qualsiasi macromolecola può comportarsi da antigene quando è trasferita in un organismo


che non la possiede ➔ il concetto di self e di non self è diverso tra soggetto e soggetto.

COME VIENE RICONOSCIUTO UN ANTIGENE CHE PENETRA NEL NOSTRO CORPO?

Il riconoscimento avviene grazie ai RECETTORI ANTIGENICI particolari molecole presenti sulle


membrane dei linfociti T e B. Ogni linfocita presenta sulla propria membrana molti recettori uguali
tra di loro ma diversi da quelli presenti sugli altri linfociti.

Il recettore riconosce l’antigene formando con esso un legame ➔ l’antigene infatti si adatta e
interagisce chimicamente con la forma del recettore. I siti degli antigeni riconosciuti dai recettori
sono chiamati DETERMINANTI ANTIGENICI. Il nostro organismo deve confrontarsi con milioni di
diversi determinanti antigienici,

COME ORIGINA QUESTA ENORME VARIETÀ DI RECETTORI?


La diversità dei recettori è generata principalmente da cambiamenti a livello del DNA ovvero da
riarrangiamenti cromosomici e mutazioni che si verificano mentre i linfociti B e T maturano negli
organi linfatici. Al termine di questa “evoluzione” ciascuno linfocita B diventa
IMMUNOCOMPETENTE ed è capace di produrre UN SOLO tipo di recettore antigienico, diverso
da quello degli altri linfociti.

QUALI EVENTI SI SCATENANO NEL LINFOCITA QUANDO AVVIENE IL RICONOSCIMENTO?


Il legame dell’antigene con il recettore attiva quel particolare linfocita competente ed esso inizia a
clonarsi. Questo processo è chiamato SELEZIONE CLONALE; cloni così prodotti sono in grado di
dare una riposta specifica all’antigene.

La proliferazione dei linfociti produce due tipi di cellule figlie:

1. Le CELLULE EFFETTRICI conducono l’attacco all’antigene. Sono responsabili della


risposta immunitaria primaria: eliminano gli invasori e poi muoiono

2. Le CELLULE DELLA MEMORIA conservano la capacità di iniziare a dividersi al minimo


stimolo producendo cellule effettrici. Sono responsabili della risposta immunitaria
secondaria che si verifica quando si realizza un nuovo attacco da parte dello stesso
antigene.

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I LINFOCITI B E T PRESENTANO DUE TIPI DIVERSI DI RISPOSTA
IMMUNITARIA (umorale e cellulare) CHE COOPERANO TRA DI LORO
I. I LINFOCITI B producono la risposta immunitaria UMORALE, cioè diretta contro i
virus e i batteri presenti nei liquidi corporei. Quando vengono attivati, i linfociti B,
producono ANTICORPI (identici per composizione ai recettori antigenici) che si riversano
nel sangue, nella linfa e nei fluidi intercellulari, dove si legano ai determinanti antigenici
degli agenti patogeni: a questo punto il complesso antigene-anticorpo che risulta è
riconoscibile dai fagociti, che lo eliminano.

II. I LINFOCITI T producono la risposta immunitaria CELLULARE, cioè diretta in


modo specifico contro le cellule infettate da virus e batteri, contro funghi e protozoi, e
anche contro le cellule tumorali. La risposta immunitaria cellulare viene condotta dai linfociti
T (sviluppati nel timo e localizzati nei linfonodi), nel sangue e negli spazi intercellulari. I
linfociti T agiscono anche indirettamente stimolando la produzione di anticorpi e la
fagocitosi.

RISPOSTA IMMUNITARIA UMORALE


I linfociti B, prodotti dal midollo osseo (organo linfatico primario), entrano nel circolo sanguigno
per poi disperdersi negli organi linfatici e nei linfonodi e rimanere inattivi fino a quando un
antigene supera le difese aspecifiche. Gli antigeni, definiti come qualsiasi molecola capace di
generare una risposta immunitaria, sono in pratica polisaccaridi o proteine estranee all’organismo.
Gli antigeni si trovano sulle superficie delle cellule, e servono al loro riconoscimento, oppure si
possono trovare liberi (antigeni circolanti). La presenza all’interno dell’organismo di una qualsiasi
molecola ritenuta estranea (non self) dal sistema immunitario scatena la produzione di specifici
anticorpi come risposta difensiva. Le cellule dell’organismo stesso (self) non vengono invece
attaccate, in quanto espongono sulla loro superficie antigeni che le identificano.

LE PLASMACELLULE SONO RESPONSABILI DELLA RISPOSTA PRIMARIA (= quando l’antigene,


trasportato dalla linfa, arriva nei linfonodi) CHE HA 5 PASSAGGI:

1. L’antigene entra in contatto con il linfocita che possiede il corrispondente determinante


antigenico, poi si legano e si attivano

2. Ha inizio il processo di SELEZIONE CLONALE: il linfocita B prolifera e produce due tipi di


cellule diverse per funzione le plasmacellule e le cellule della memoria.

3. Le plasmacellule sono le cellule effettrici, cioè coloro che producono una grande
quantità di anticorpi grazie all’elevata presenza di organuli citopasmatici

4. Gli anticorpi sono specifici e rappresentano la risposta per ogni antigene

5. Durante il processo di differenziamento e proliferazione delle plasmacellule vengono


prodotte anche le cellule della memoria.

ANATOMIA DEGLI ANTICORPI

Gli anticorpi appartengono alla classe delle IMMUNOGLOBULINE, proteine a forma di Y e


costituite da 4 catene polipeptidiche, ogni catena comprende:

I. Le sequenze amminoacidiche delle REGIONI COSTANTI: simili nelle diverse


immunoglobuline determinano la classe dell’anticorpo

II. Le sequenze amminoacidiche delle REGIONI VARIABILI: differenti nelle diverse


immunoglobuline (responsabili della specificità) e contengono il sito di legame per
l’antigene

CLASSE DEGLI ANTICORPI


CLASSE LOCALIZZAZIONE FUNZIONE

IgG Pasma L’anticorpo più abbondante nella riposta


immunitaria primaria e secondaria; attraversa la
placenta e fornisce immunità passiva al feto. Difende
dalle infezioni batteriche e virali, dalle tossine;
attivano il complemento.

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CLASSE LOCALIZZAZIONE FUNZIONE

IgM Superficie dei linfociti B Recettore per l’antigene sulla membrana dei linfociti
B; costituisce la prima classe di anticorpi rilasciata
dai linfociti B durante la risposta primaria
IgD Superficie dei linfociti B Recettore di superficie sui linfociti B maturi; svolge
un ruolo importante per l’attivazione dei linfociti B

IgA Nella saliva, nelle lacrime, nel latte e int Protegge le superfici mucose; impedisce l’adesione
altri secreto corporei di patogeni alle cellule epiteliali difendendo contro
batteri e virus

IgE Secreta dalle plasmacellule cute e dei Quando è legata ad antigeni, partecipa alla
tessuti che rivestono il tratto liberazione di istamina, che contribuisce alla risposta
gastrointestinale e quello respiratorio infiammatoria a ed alcune risposte allergiche

COME AGISCONO GLI ANTICORPI ➔ IN MODO DIRETTO

• Neutralizzazione: gli anticorpi si legano ai siti specifici degli antigeni impedendo loro di
danneggiare le cellule

• Agglutinazione: ogni anticorpo lega due antigeni formando un complesso con altri antigeni
e anticorpi, diventando così facile bersaglio dei “demolitori” i fagociti.

• Precipitazione: a volte i complessi prodotti per agglutinazione sono insolubili e precipitano

➔ ATTIVAZIONE DEL COMPLEMENTO (anticorpi combinati con antigeni)


• Fissazione del complemento: gli anticorpi attivano le molecole del complemento
rendendo più efficace la loro azione sull’antigene

• Lisi: permette il rapido movimento di acqua e ioni dentro la cellula estranea portando alla
rottura per osmosi della cellula stessa

• Opsonizzazione: altera l’antigenicità delle membrane rendendo le cellule più suscettibili


alla fagocitosi

➔ CAMBIAMENTI LOCALIZZATI

• Infiammazione: aiuta a impedire la diffusione degli antigeni


RISPOSTA IMMUNITARIA CELLULARE


I linfociti T hanno origine nel midollo osseo, poi migrano nel timo dove avviene la loro maturazione
e “istruzione”; infine vanno nel sangue.

ANALOGIE dei linfociti T CON I LINFOCITI B


DIFFERENZA dei linfociti T CON I LINFOCITI B

Anche i linfociti T hanno recettori specifici di Mentre l’anticorpo si lega a un antigene intatto,
superficie, questi sono glicoproteine e sono i recettori dei linfociti T legano un frammento di
formati da due catene polipeptidiche, ciascuna un determinante antigenico presente sulla
codificata da un gene diverso superficie di una cellula che presente l’antigene
Al pari delle immunoglobuline, anche i recettori
dei linfociti hanno diverse regioni (una variabile
che en determina la specificità e una costante)

Le proteine MHC marcano le nostre cellule e identificano il self


Fondamentale per l’azione dei linfociti è la presenza sulle nostre cellule di particolari proteine
MHC (codificate da un insieme di geni che prende il nome di complesso maggiore di
instocompatibilità) sul cui si basa la tolleranza del sistema immunitario nei confronti delle cellule
self. Nell’uomo queste proteine sono chiamate ANTIGENI UMANI LEUCOCITARI (HLA),
svolgono un ruolo importante sia nella risposta cellulare che in quella umorale e sono coinvolte
nella tolleranza verso gli antigeni propri dell’organismo.

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LE PROTEINE MHC PRESENTANO GLI ANTIGENI AI LINFOCITI T in modo che questi possano
distinguere tra antigeni self e non self. I recettori dei linfociti T infatti non si legano agli antigeni
liberi ma solo a quelli legati alla proteina MHC, in particolare

• MHC I ➔ TC

• MHC II ➔ TH

CLASSE MHC che permette


al corrispondente linfocita di LINFOCITI T Immagine
riconoscere l’antigene

Le MHC di CLASSE I: si I linfociti T citotossici o TC


➔ riconoscono le cellule
trovano sulla superficie di
infettate da virus o mutate
tutte le cellule nucleate di un del nostro corpo e le
organismo animale eliminano inducendone la lisi

I LINFOCITI T CITOSSICI E PROTEINE MHC I PARTECIPANO


ALLA RISPOSTA IMMUNITARIA CELLULARE

I linfociti T helper o TH ➔
Le MHC di CLASSE II: si sono coinvolti in entrambe le
trovano prevalentemente sulla risposte immunitarie e sono
superficie dei linfociti B, dei coloro che rilasciano i segnali
macrofagi e di altre cellule del chimici destinati anche anche
sistema immunitario ai linfociti B e ai linfociti T
citotossici

I LINFOCITI T HELPER E LE PROTEINE MCH II CONTRIBUISCONO


ALLA RISPOSTA IMMUNITARIA UMORALE

I linfociti T soppressori ➔
spengono la risposta
immunitaria
In quali casi possiamo trovare un frammento di antigene unito a una MHC?
1. Una cellula infettata degrada in frammenti l’antigene penetrato al suo interno (UMORALE).
Una proteina MHC I lega tali frammenti e li trasporta sulla membrana citoplasmatica; qui la
proteina MHC I espone il peptide cellulare ai linfociti TC. Quest’ultimi possiedono una
proteina di superficie denominata CD8, che riconosce e si lega alla proteina MHC I. TUTTE
LE CELLULE NUCLEATE HANNO MHC I.

2. Un fagocita ingloba un antigene non self, per esempio un virus, e lo demolisce.


(CELLULARE) In questo caso una molecola MHC II può legarsi a uno dei frammenti virali e
trasportarlo alla superficie cellulare, dove l’antigene verrà presentato ad un linfocita TH. I
linfociti TH possiedono una proteina di superficie chiamata CD4 che riconosce e si lega alla
proteina MHC II

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I LINFOCITI T HELPER E LE PROTEINE MCH II
CONTRIBUISCONO ALLA RISPOSTA IMMUNITARIA
UMORALE
l linfociti TH sono indispensabili per la proliferazione sia dei
linfociti B sia dei linfociti T. Si attivano in presenza di un
macrofago che espone l’antigene nelle sue molecole MHC
II di membrana. Anche in questo caso è necessario un
riconoscimento specifico: solo il linfocita TH che possiede il
recettore adatto si lega al macrofago e dà inizio alla
risposta cellulare.

• ATTIVAZIONE: sii svolge nei tessuti linfatici, il


linfocita TH legato al macrofago rilascia alcune
citochine che inducono lo stesso linfocita TH a
generare un clone di cellule differenziate, in grado di
riconoscere lo stesso antigene.

• ATTUAZIONE: i linfociti TH attivano i linfociti B


caratterizzati dalla medesima specificità a produrre
anticorpi. Anche i B hanno un ruolo nella
presentazione dell’antigene: attraverso un processo
di endocitosi, queste cellule inglobano gli antigeni
legati ai loro recettori di superficie, li degradano e ne
espongono successivamente frammenti sulle
proteine MHC II. Quando un linfocita TH si lega al
complesso antigene-MHC II, esso libera citochine,
che inducono il linfocita B a produrre un clone di
plasmacellule. Infine, le plasmacellule secernono
anticorpi, completando la fase di attuazione della
riposta umorale.

I LINFOCITI T CITOSSICI E PROTEINE MHC I


PARTECIPANO ALLA RISPOSTA IMMUNITARIA
CELLULARE
• ATTIVAZIONE: In una cellula infettata le proteine estranee si
combinano con molecole MCH I e si “presentano” ai
linfociti TC. Quando un linfocita TC riconosce e si lega a
questo complesso antigene-MHC I, esso viene attivato e
inizia a proliferare.

• ATTUAZIONE: i linfociti TC riconoscono e si legano a cellule


che contengono il medesimo complesso antigene- MHC I.
Questi linfociti TC producono una stanza chiamata
PERFORINA che induce la lisi della cellula bersaglio.

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VACCINAZIONI
Utilizzando patogeni uccisi o attenuati si consente la produzione preventiva di cellule della
memoria senza sviluppo della malattia (immunizzazione attiva).

Per essere efficace un vaccino deve rispettare alcuni criteri:

1. Non deve comportare un rischio significativo


2. Deve avere una protezione di lunga durata

3. Deve stimolare le risposte immunitarie più efficaci

4. La sua produzione deve avere costi sostenibili


5. Deve essere stabile per la conservazione, il trasporto e l’uso.

TIPI DI VACCINI
• VACCINI ATTENUATI: sono costituti da patogeni vivi trattai per mezzo del calore o dei
sostanze chimiche in modo da limitare la loro virulenza e la capacità di completare il proprio
ciclo riproduttivo; provocano in genere qualche lieve sintomo ma esiste anche il rischio che il
virus possa subire una reversione al tipo naturale recuperando la capacità di provocare la
malattia.
• VACCINI UCCISI: sono basati su agenti patogeni o tossine morti o trattai in mondo da
mantenere le proprietà antigeniche

• VACCINI A SUBUNITA’: non contengono microrganismi interi ma sono preparati a partire dai
loro componenti isolati

• VACCINI RICOMBINANTI: si ottengono grazie alle tecnologie del DNA ricombinante che
consente di rimuovere alcuni geni riducendo la virulenza. 


Adiuvanti: sostanze che aiutano a prolungare la dispersione del vaccino nei tessuti oppure a
richiamare i fagotti e le cellule T nel punto di somministrazione.

Le vaccinazioni sono importanti perché conferiscono la cosiddetta immunità di gruppo. Grazie
alle vaccinazioni di massa, numerose malattie invalidanti o mortali si sono ridotte in modo
impressionante o sono scomparse dal territorio italiano. 


IMMUNITA’ PASSIVA ➔ SIEROTERAPIA (SIEROPROFILASSI) 



E’ dovuta al trasferimento di anticorpi dall’individuo che li ha prodotti a un altro soggetto. Questo
tipo di immunità è temporaneo, perché l’organismo non è stimolato dagli antigeni a produrre
proprio anticorpi e quindi non mantiene una memoria immunitaria; gli anticorpi prodotti restano
attivi nell’organismo solo per poche settimana o alcuni mesi. Può essere acquista (vedi tabella
prima pagina)

ALLERGIE
Sono risposte abnormi da antigeni presenti nell’ambiente (allergeni). Sebbene l’antigene possa
non rappresentare un pericolo reale per l’individuo, una risposta immunitaria non appropriata può
portare a un processo infiammatorio e ad altri sintomi che possono causare una condizione
patologica grave o persino la morte.
1. IPERSENSIBILITA’ IMMEDIATA: si origina quando un individuo esposto a un
particolare antigene presente nel cibo, nel polline o nel veleno di un insetto, produce
elevate quantità di immonoglobuline IgE. Quando questo accade i masticati presenti nei
tessuti e i leucociti basofili presenti nel sangue si legano all’estremità costante dell’IgE. In
seguito ad una seconda esposizione allo stesso antigene, il legame dell’allergene all’IgE
induce i leucociti e i masticati basofili a rilasciare rapidamente elevate quantità di vitamina
provocando vasodilatazione, infiammazione e difficoltà respiratoria. PROCESSO di
DESENSIBILIZZAZIONE: comporta la somministrazione di piccole quantità di allergene,
sufficienti per stimolare la produzione di IgG ma non per stimolare IgE, così quando
l’individuo viene a contatto con il polline le IgG vi si legano ì, sottraendolo al legame con le
IgE e impedendo gli effetti dannosi (non funziona con gli allergeni del cibo).

2. IPERSENSIBILITA’ RITARDATA: corrisponde ad una reazione allergica che inizia


soltanto dopo alcune ore dall’esposizione a un particolare antigene. In questo caso
l’antigene viene legato dalle cellule che presentano l’antigene e ha inizio una risposta a
opera dei linfociti T (eruzione cutanea che si sviluppa in seguito al contato con alcune
piante).

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