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Tra Ottocento e Novecento

La vita

, Le ambizioni di un giovane esteta


Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863, terzo di cinque figli, da famiglia borghese;
il padre aveva affiancato e poi sostituito al proprio cognome, Rapagnetta, quello del ricco zio Antonio
D'Annunzio, dal quale era stato adottato e dal quale aveva ereditato beni sufficienti per vivere di ren-
dita. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato, dove si distingue sia per la precocità del-
l'ingegno sia per l'acceso individualismo e l'insofferenza per la vita del collegio.
A sedici anni (1879) pubblica i suoi primi versi, raccolti in Primo vere; il libro piace ai critici, e fin da
quel momento D'Annunzio dichiara di desiderare un «vivere inimitabile» e di volersi fare un «nome
grande».
Nel 1881 si trasferisce a Roma, dove frequenta solo sporadicamente la facoltà di Lettere e preferi-
sce invece prendere parte alla vita mondana della capitale, raccontata nelle brillanti cronache scritte
per «La Tribuna», il «Capitan Fracassa», la «Cronaca Bizantina». Nel 1882 pubblica i versi di Canto no-
vo e i racconti di Terra vergine, due opere dai contenuti fortemente sensuali.
Nel 1883 sposa la duchessa Maria Hardouin di Gallese, con la quale avrà tre figli. Allaccia però al-
tre awenture sentimentali (tra cui la relazione con Barbara Leoni). Sono anni di scandali, di duelli, di
lusso sfrenato, espressione di un'esistenza che vuole «diversa» da quella dei comuni borghesi.
Nella villa dell'amico pittore Francesco Paolo Michetti, a Francavilla, scrive il romanzo Il pjacere
(1889), che inaugura in Italia il Decadentismo.

Suggestioni europee
Pressato dai creditori si trasferisce, dal 1891, a Napoli, dove intreccia una relazione con la princi-
pessa siciliana Maria Gravina Anguissola, da cui nasce la figlia Renata.
Nei versi di lsottèo-La Chimera, del 1890, D'Annunzio offre un'interpretazione in chiave erotica e
sensuale della poesia dei decadenti francesi, mentre nel 1892-93 si accosta al pensiero di Nietzsche.
Sempre nel 1894 inizia l'amicizia con la grande attrice Eleonora Duse, che si concluderà nel
1904-05. L:anno successivo pubblica a puntate, sull'elegante rivista «II Convito», il romanzo Le vergi-
ni delle rocce, ispirato al mito nietzschiano del «superuomo». Nell'estate del 1895 compie un viag-
gio in Grecia, alle fonti della classicità, da lui però rivissuta in chiave decadente, come culla di sfre-
nato vitalismo.

Il successopolitico e letterario
Nel 1897 D'Annunzio viene eletto deputato per l'estrema destra nel collegio di Ortona presso Pe-
scara, con lo slogan di «deputato della Bellezza».
Nel 1898 si trasferisce a Settignano (Firenze), nella villa ribattezzata «La Capponcina», vicino alla
Duse. Così scriverà, rievocando quegli anni: <doritrovava senza sforzo i costumi e i gusti d'un signore
del Rinascimento, fra cani, cavalli e belli arredi». Sempre nel 1898 va in scena a Parigi, interpretata da
Sarah Bernhardt, la tragedia La città morta, prima di una serie di opere teatrali con cui D'Annunzio
sogna di riportare in vita l'antico teatro greco.
È un periodo di febbrile attività letteraria: collabora con «Il Marzocco», la rivista dell'estetismo fIo-
rentino, e scrive altre opere teatrali; nel 1900 termina il romanzo Ilfuoco e comincia le Laudi del cielo
del mare della terra e degli eroi in versi, di cui fa parte la raccolta Alcyone. Il dannunzianesimo (cioè
l'imitazione di D'Annunzio nel modo di scrivere e di vivere) diviene una moda culturale.
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Gabriele D'Annunzio

Nel 1900 passa con disinvoltura ai banchi parlamentari dell'estrema sinistra, proclamando: «Vado
verso la vita»; nelle elezioni di quell' anno non è più rieletto nelle liste socialiste.
Le grandi spese imposte dal suo «bisogno del superfluo» e i debiti causano il sequestro della «Cap-
poncina» (1909). D'Annunzio si ritira allora in «volontario esilio» in Francia (1910-15): prima a parigi,
poi ad Arcachon, sull'Atlantico. Da qui invia al «Corriere della Sera» diretto da Luigi Albertini le prose
d'arte intitolate Le faville del maglio, che inaugurano la produzione autobiografica e di memoria: ri-
spetto ai romanzi decadenti, è un D'Annunzio nuovo e più intimo.
Gli studenti dell'Università di Bologna lo sollecitano a succedere a Pascoli (scomparso nel 1912) sul-
la cattedra di Letteratura italiana, ma lui declina l'invito: «Vi ringrazio [...] ma io amo assai più le aper-
te spiagge che le chiuse scuole dalle quali vi auguro di liberarvi».

Il poeta della guerra


Scoppiata la guerra di Libia, vengono pubblicate sul «Corriere della Sera» (1911-12) le Canzonj delle
gesta d'oIù"emare, che lo consacrano a nuovo vate dell'Italia in armi.
Nel maggio 1915, su invito del governo italiano, torna in Italia, anche perché la situazione dei suoi
debiti in Francia si è fatta insostenibile. Pronuncia discorsi esaltati a favore della partecipazione italia-
na alla guerra, a fianco della Francia che è già scesa in campo contro la Germania.
Nonostante l'età, nello stesso 1915 si arruola come volontario e prende parte ai combattimenti,
compiendo imprese coraggiose, che hanno sempre anche il valore del «bel gesto», in cui cioè si lega-
no indissolubilmente eroismo ed estetismo. Combatte come fante, aviere, marinaio, meritandosi una
medaglia d'oro e cinque d'argento. Durante i tre mesi di convalescenza per la perdita di un occhio in
un incidente di volo, riesce a scrivere sui «cartigli» (liste di carta), preparatigli dalla figlia Sirenetta (Re-
nata), i frammenti del Notturno, un'opera con cui rinnova profondamente il proprio linguaggio. Ri-
messosi in salute, partecipa alla battaglia dell'lsonzo (1916), vola su Cattaro e nel febbraio del 191B
con i Mas (motosiluranti) compie la «beffa di Buccari», forzando il blocco della flotta austriaca ed en-
trando nel golfo di Fiume. Nell'agosto del 191B vola su Vienna per lanciare mani festini tricolori sulla
città.

(:impresa di Fiume
Finita la guerra, nel 1919, si dichiara profondamente deluso dal trattato di pace. Organizzata una
<<legione»di volontari, in nome dell'Italia, malgrado l'opposizione del governo, occupa con un colpo di
mano la città istriana di Fiume. Qui il «Comandante», come da tutti D'Annunzio viene chiamato, isti-
tuisce un vero e proprio stato di cui si dichiara il dittatore. La cosiddetta «Reggenza del Carnaro» dura
più d'un anno, fino al «Natale di sangue», come D'Annunzio stesso lo definirà, del 1920, allorché viene
sloggiato con la forza dall'esercito italiano senza opporre resistenza .

• ' I Un mito tra le reliquie del passato


A quel punto (1921) D'Annunzio si ritira nella casa-museo che egli stesso chiama <<vittoriale degli
italiani», la villa di Cargnacco (contrada di Gardone Riviera), sul lago di Garda, dove tiene desto il
proprio mito con le ultime opere e gli stravizi senili. La marcia fascista su Roma del 1922 lo coglie di
sorpresa; una forte diffidenza lo divide ormai da Mussolini, anche se proprio D'Annunzio ha anticipato
molti aspetti del fascismo (~ scheda a p. 329) con i suoi comportamenti (l'impresa di Fiume),
l'ideologia nazionalista, l'oratoria capace di infiammare le folle. Il regime fascista a parole lo esalta,
nei fatti lo tiene in disparte. L:unica opera di rilievo sono le prose del cosiddetto Libro segreto (1935);
interessante perché controcorrente rispetto alle simpatie del regime, anche una satira antihitleriana.
Al Vittoriale si spegne il IO marzo 1938.

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Tra Ottocento e Novecento

Vita e opere di D'Annunzio

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OPERE

I nasce a Pescara I··· 1863


[ I

studia al collegio Cicognini di Prato I.. • 1874-81

1879 ... Primo vere, raccolta poetica

si trasferisce a Roma e s'inserisce


nella vita mondana della capitale
1881
Canto novo (poesie)
1882
e Terra vergine (racconti)
sposa la duchessa
Maria Hardouin di Gallese
1883

1889 ... romanzo Il piacere

si trasferisce a Napoli, dove ha una


relazione con Maria Gravina Anguissola
1891

1893 ••• Poema paradisjaco

Le verginj delle rocce, romanzo politico


viaggio in Grecia ... 1895 .·.1 che divulga il concetto del superuomo
di Nietzsche
viene eletto deputato al Parlamento
per l'estrema destra
1897

passa nelle me dell'estrema sinistra,


ma non è più rieletto
1900 romanzo Il fuoco

primi tre libri poetici delle Laudi del ÒeIo


1903 del mare della terra e degli eroi,
tra cui AlglOne

risiede in Francia, I 1910-15 ••• collabora al «Corriere della Sera» con le


1

per sfuggire ai creditori ••• prose autobiografiche Le faville del maglio

rientra in Italia e svolge un'attiva cam-


pagna interventista; si arruola in guerra
1915

in seguito a un incidente aviatorio durante la cecità, a Venezia,


perde l'occhio destro
1916
scrive Nottumo

in settembre entra a Fiume, alla testa


di milizie paramilitari; vi rimarrà fino 1919
al Natale 1920

si trasferisce nella casa-museo


del Vittoria le, a Gardone Riviera
1921

muore al Vittoriale ••• 1938

300
Gabriele D'Annunzio

La poetica: sperimentalismo
ed estetismo
1
~
~
o,;

Lo sperimentatore delle possibilità della parola


Molteplici furono i generi letterari praticati da D'Annunzio: poesia lirica e poesia epica, romanzo,
t
novelle, teatro, scritti di critica, cronaca giornalistica, prosa d'arte. Ciò potrebbe dare l'impressione di ~
dispersività, ma in realtà tutta la sua opera letteraria s'ispira a uno spiccato sperimentalismo. t
Egli infatti seppe accogliere e riproporre gli spunti letterari più diversi, combinando modelli anti- ~
chi e moderni e rivisitandoli secondo le proprie tecniche letterarie, in più modi; per esempio, nelle
Laudi rifece il verso alla letteratura francescana trecentesca, rimanendo peraltro lontanissimo dalla
sua semplicità e dal suo spirito religioso; D'Annunzio era poi solito appropriarsi di pagine, idee, spunti
I altrui: veri e propri «furti» letterari, più volte rimproveratigli dai suoi critici, ma di cui non si pentì mai,
I

rivendicando invece le ragioni della propria libertà di artista.


Da tale sperimentalismo scaturirono sia la varietà dei modi metrici dannunziani sia la ricchezza
delle sue scelte linguistiche, spesso «antiche» in contesti «moderni» (come lo sport e l'aviazione).
Tali manifestazioni rivelano il desiderio del poeta di essere il dominatore della parola (tutte le paro-
Ile), il manipolatore della tradizione del passato (tutti gli autori, le forme ecc.): è il D'Annunzio «onni-
voro». La sua è però una propensione a possedere e sperimentare in ampiezza (secondo un criterio di
espansione), non in profondità (nel senso di un arricchimento conoscitivo).

Un letterato aperto al nuovo


D'Annunzio coltivava dunque molteplici interessi letterari e culturali, aperto com'era alle novità
(culturali, sociali ecc.) che contrassegnavano la fine dell'Ottocento.
• Il decadente. Nei confronti della letteratura contemporanea, egli fu pronto, per rispondere alla sete
di novità del pubblico, a far proprie le tendenze più recenti. Manipolando una serie di letture
I europee, tra cui Wilde e I-luysmans, D'Annunzio diede vita con diverse sue opere (anzitutto il roman-
I zo Il piacere, ma anche le coeve raccolte poetiche intermezzo di rime, l'isottèo-La Chimera e il Poema
paradisjaco) a una monumentale «enciclopedia» del Decadentismo europeo, aggiornatissima e ammi-
rata da chi amava le sempre nuove raffinatezze letterarie.
• Il superuomo. Grande importanza rivestì, per la cultura italiana, la divulgazione della filosofia
nietzschiana e in particolare del motivo del superuomo (Ubermensch). In verità D'Annunzio lo appre-
se solo per via indiretta e semplificata, grazie alla mediazione e spettacolarizzazione offerta dal teatro
musicale di Richard wagner (1813-83); a ogni modo ebbe il merito di divulgare uno dei temi più inte-
ressanti e attuali della cultura europea di allora.
• Il modemista. D'Annunzio, prima ancora dei futuristi, fu illetterato italiano più attento alla moder-
nità. Nella villa della «Capponcina» si fece installare il telefono; guidava le prime automobili, frequen-
tava i primi campi d'aviazione e divenne un provetto pilota. A sviluppare questi temi è l'ultimo suo ro-
manzo, Forse che sìforse che no (1910).
• Nell'industria culturale. D'Annunzio, con Pirandello, fu il primo scrittore italiano a intuire le grandi
possibilità espressive del cinema e a lavorare per la nascente industria cinematografica: collaborò alla
realizzazione di diversi film, per lo più tratti dalle sue opere, e in particolare firmò il soggetto e le dida-
scalie di CabÙja (1914), diretto dal regista Giovanni Pastrone. Inoltre fu lui a coniare nel 1917 il nome
I del primo grande magazzino italiano, «La Rinascente» di Milano.
>

301
1Ì'a Ottocento e Novecento

Il:uomo del cambiamento


, Dalla disponibilità al nuovo e dalla febbrile ansia dj ricerca nasce anche l'attitudine di D'Annunzio a
reinventarsi: mantenendo fede al motto «o rinnovarsi, o morire»(in Gjovannj EpjscOpO), egli riuscì più
volte a rinnovare la propria immagine presso l'opinione pubblica, come pure a rigenerare la propria
creatività in forme nuove.
• Una prima svolta si ebbe nel 1911, quando, spinto dal bisogno economico, prese a pubblicare sul
«Corriere della Sera» una serie di scritti autobiografici con il titolo Lefavjlle del mag]jo, ispirate alle ra-
pide annotazioni dei suoi taccuini di diario. Con la loro immediatezza e semplicità di scrittura, tali pro-
se inaugurarono una stagione nuova nella sua arte.
• Un'ulteriore svolta si ebbe nel 1915, allorché D'Annunzio aderì di slancio alla campagna a favore
dell'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Risalgono ad allora gli infiammati discorsi rac-
I colti sotto il titolo Per la pjù grande Italia: il nuovo linguaggio, con cui si appellava direttamente alle
masse formulando ripetizioni enfatiche e invettive, costituirà un modello per la successiva oratoria del
fascismo. Inoltre, benché ultracinquantenne, il poeta si gettò in prima persona nel conflitto; le sue im-
prese belliche gli permisero di guadagnare consensi e fama di eroe presso l'opinione pubblica.
i • Un'ennesima metamorfosi - da soldato a uomo di stato - risale al 1919-20, allorché D'Annunzio
I guidò l'occupazione militare di Fiume e fece promulgare la Carta del Carnaro (settembre 1920), una
Costituzione d'ispirazione democratica e liberale. Di lì a poco il fascismo lo proclamerà uno dei padri
della patria; D'Annunzio, ormai vecchio, accettò volentieri questo ruolo, assieme all'imbalsamazione
della sua figura al Vittoriale.

La ricerca dannunziana

ripresa e manipolazione
sperimentalismo
apertura al nuovo di tutta la cultura
letterario
e la letteratura

sul piano sul piano sul piano


letterario culturale sociale 1911:
si apre a una nuova
forma di prosa
al t alla tecnologia
al Deca- (scritti autobiografici)
pensiero moderna
dentismo
di t all'industria
francese
Nietzsche culturale 1915:
superamento
poeta-soldato (discorsi
di sé per l'interventismo)

1919-20:
poeta-uomo di stato
(impresa di Fiume)

l:esteta e le sue squisite sensazioni


D'Annunzio, con la sua vita e le sue opere, aspirava a un'esistenza d'eccezione, al «vivere inimita-
bile» (l'espressione compare in un titolo del 1924: !l venturiero senza ventura e altri studj del vivere jni-
mjtabile), a «fare la propria vita come si fa un'opera d'arte» (Il pjacere). Queste sue pose estetizzanti si
tradussero nella prima e più famosa incarnazione dell'esteta dannunziano, ovvero l'Andrea Sperelli
protagonista del romanzo Il pjacere (1889). A differenza però di Des Esseintes creato nel 1884 dal fran-
cese Huysmans (~ p. 288), Andrea non nutre intenzioni trasgressive rispetto alla società dell'epoca:
302
Gabriele D'Annunzio

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D'Annunzio si limitò a tradurre il modello dell'esteta decadente in una chiave «lussuosa» e monda-
na, arricchendo il racconto delle vicende di Andrea con la cornice esclusiva ed elegante dell'aristocra-
zia romana. Ottenne in tal modo grande successo di pubblico.

I privilegi dell' esteta


---"

J primato della
sensazione corporea
attenzione alla fisicità
di uomo e natura
abbassamento
dello sguardo: non sopra,
ma «dentro» la realtà

frammentarietà:
degradazione della sfera vitalismo (gioia sfrenata
miriade di oggetti
sentimentale e spirituale di vivere e godere)
e sensazioni

«Estetismo» (da ajsthesÌs, in greco "sensazione"), la parola chiave della poetica dannunziana, si
esprime in tre forme.
• Estetismo è in primo luogo culto della sensazione, cioè esaltazione di ciò che ricade nella sfera dei
sensi, della corporeità, dell'istinto. Come gli altri scrittori decadenti europei, D'Annunzio tende a de-
gradare quanto era, per i romantici, il «sentimento», il desiderio di assoluto, l'apertura al trascendente
e all'eterno. In una logica decadente, tutto ciò si riduce e si banalizza: la sensazione diviene l'unico cri-
terio, terreno e paganeggiante, per conoscere la realtà.
• Estetismo, per D'Annunzio, è anche panismo (un termine che significa "la natura è tutto", dal nome
del dio greco Pan) e vitalismo. Il culto della sensazione tende infatti a collocare la vita dell'uomo
. «dentro» la vita della natura, assimilando l'uno e l'altra in una visione metamorfica e «panica». Que-
I sta è l'esperienza cantata soprattutto nelle liriche di Alcyone, il capolavoro della poesia dannunziana
(1903), nelle quali si celebra il supremo «vitalismo» dell'esteta, che è gioia sfrenata, voglia di vivere e
di godere .
• Estetismo, infine, è assenza di gerarchie. Per il poeta esteta, avido di tutto (in primo luogo di
nuove esperienze), le sensazioni raffinate sono preziose quanto quelle più volgari: la condizione
essenziale è che non siano banali. Lesteta si pone allivello stesso delle cose: il mondo in cui si
; aggira non ha più ordine né gerarchia, pare frantumarsi in una miriade di oggetti (e, quindi, di sen-
sazioni). La realtà non la si può più capire, ma solo «assaporare». Da ciò la frammentarietà del-
l'arte dannunziana, spesso affidata a fugaci impressioni, a suggestioni che assumono cadenze mu-
sicali.

Il creatore d'immagini
Dall'estetismo dannunziano deriva l'intenzione del poeta di farsi «supremo artefice», cioè un arti-
sta che crea le proprie opere sottoponendole a una lunga elaborazione tecnica, simile all'attività di
un fabbro o di un orafo. Egli stesso si definiva «poeta dell'Imaginifico», il creatore di immagini, attra-
verso suoni ricercati e parole preziose e rare.
L<<Imaginifico»non solo è abile sul piano tecnico-formale, ma sa anche colpire l'immaginazione del
pubblico: perciò ripropone in forma aggiornata i miti del passato, quasi fossero degli incantesimi che
suggestionano e offrono ai lettori emozioni nuove e profonde. Il poeta-artefice è quindi poeta-mago
e, insieme, poeta-tribuna, perché è in grado ora di toccare le corde di pochi lettori scelti, ora di utiliz-
zare l'arte per arringare e dominare la folla.
Possiamo dunque capire la piena disponibilità di D'Annunzio a ogni esperienza d'arte: il suo ecletti-
smo e il suo sperimentalismo nascono come effetti della poetica dell'artificio, che dilata all'infinito le
forme del linguaggio, esercitando al contempo un costante dominio su di esso.
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Tra Ottocento e Novecento

l:artista e la massa
In una società in pieno processo di industrializzazione, in cui - in particolare - si stava riducendo
l'analfabetismo e sviluppando l'editoria, perdeva importanza la figura tradizionalmente elitaria dello
scrittore e si prospettava invece la possibilità di costituire una <<letteratura di massa». D'Annunzio fu il
primo fra i letterati italiani a cogliere tale opportunità. Fu lui a fornire al crescente pubblico borghese,
desideroso di nobilitarsi intellettualmente, modelli neo aristocratici di vita, incarnati in personaggi'
d'eccezione, amori raffinati, ambienti falso-antichi: è la cornice in cui si svolge il romanzo d'esordio, Il
piacere.
I lettori comuni, borghesi, non potevano che ammirare, dalla loro posizione subalterna, le forme
preziose e inalterabili della poesia dell'<<Imaginifico»; le fotografie stesse del poeta impegnato nella
caccia alla volpe o sdraiato su preziosi cuscini servivano ad aggiungere ai suoi scritti un tratto di raffi-
natezza. La lussuosa residenza della «Capponcina», tra oggetti ornamentali e simboli enigmatici, co-
stituiva l'emblema della vita sfarzosa e gaudente dell'uomo superiore.
Nei primi anni del Novecento il dannunzianesimo divenne un vero fenomeno di costume, anche
tra i ceti fino a poco prima esclusi dalla fruizione letteraria. Ufficialmente D'Annunziò proclamava il
disprezzo della folla, ma in realtà sapeva bene come lusingarla: appariva nelle cronache giornalisti-
che, collaborava egli stesso con i giornali alla moda, pubblicava con gli editori più importanti (Treves,
Mondadori), scriveva sceneggiature per il cinema. La stessa relazione con Eleonora Duse, o altri epi-
sodi scandalistici della sua biografia servivano a divulgare l'immagine del poeta di lusso, che non si
limita a descrivere nelle sue pagine gli amori proibiti alle masse, ma li vive nella realtà.
Tale attività di autopromozione interessava diversi aspetti. Per esempio, D'Annunzio era molto at-
tento allibro come oggetto prezioso anche sul piano grafico e tipografico: sceglieva personalmente i
caratteri di stampa e i frontespizi, ingaggiava incisori e illustratori, così come Oscar Wilde aveva fatto
per la sua Salomé disegnata (1893) da Aubrey Beardsley. Esigeva inoltre che dei suoi libri fossero
stampate tirature meno pregiate e di prezzo accessibile: lo scopo era diffondere un modello di vita ari-
stocratica presso i lettori medi, dando loro l'illusione di far parte di un ristretto club d'intenditori.

L'artista superuomo

superiorità dell' artista l'artista sfrutta la folla e la piega


MA .
(rispetto alla massa) ai suoi interessi

poeta-artefice
si fa ammirare dai lettori comuni,
:::
borghesi
colui che possiede le tecniche

t con i suoi standard di vita


t per creare immagini
superiore
t per abbellire la realtà
t fornendo prodotti d'arte
t per estendere il Bello all'infinito
esclusivi e raffinati

poeta-superuomo
:::
il pubblico s'illude
di potersi elevare al suo livello
domina la realtà

304
Gabriele D'Annunzio

I romanzi
I

dél superuomo

'I Sette romanzi tra il 1889 e il 1910


D'Annunzio scrisse, nell'arco di poco più di vent'anni, sette romanzi:
.ll piacere (1889), ambientato nell'alta società romana di fine secolo: il giovane protagonista, l'esteta
Andrea Sperelli, innamorato contemporaneamente di due donne (la sensuale Elena e la pura Maria),
rappresenta una sorta di controfigura dell'autore;
• Giovanni Episcopo (1891): Giovanni è un individuo povero e solo, l'opposto di Andrea Sperelli, an-
che se alla fine difende con un delitto il proprio onore di marito tradito;
• r:innocente (1892), sui conflitti che intorbidano l'animo del protagonista Tullio Hermil e compro-
mettono la sua vita familiare: egli accoglie il bambino frutto di una relazione extraconiugale della mo-
glie, poi però se ne pente e lascia morire l'«innocente» in una notte d'inverno;
• Il trionfo della morte (1894), che traduce l'amore sensuale di Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio (si
notino, anche in questo caso, i nomi eccentrici e preziosi) in immagine della decadenza e della morte
che attende, nel finale, i due amanti;
• Le vergini delle rocce (1895), romanzo politico, il cui protagonista Claudio Cantelmo va in cerca
della donna con cui generare un figlio-superuomo, in grado di salvare l'Italia dal degrado civile e so-
ciale di cui è preda;
• Ilfuoco (1900), il cui protagonista, Stelio Effrena, discepolo di Wagner, è il poeta-profeta,
~~ Testi . «maestro del fuoco» e annunciatore di una nuova religione della bellezza, in tutto superiore
.. • RlgenerazlOne
alla volgarità della becera folla;
spirituale (L'innocente,
cap. Il) • Forse che sì forse che no (1910), storia di Paolo Tarsis, eroe aviatore e automobilista, su-
• Stelio Èffrena, peruomo «modernizzato»; invece la protagonista femminile Isabella è una donna fatale, ir-
l'esteta (II fuoco) resistibile, ma vittima della gelosia (verso la sorella Vana) e della follia.

l:individualismo del superuomo


Non tutte queste opere si possono qualificare, in senso stretto, come «romanzi del superuomo»: la
vera e propria fase supero mistica di D'Annunzio si esprime soltanto a partire dal 1895, l'anno delle
, Vergini delle rocce, cioè dopo l'incontro, sia pure indiretto, con il pensiero di Nietzsche (~ scheda a p.
306) Ciò non toglie che già i primi romanzi, a eccezione del solo Giovanni Episcopo, contengano ele-
menti anticipatori della futura concezione del superuomo: tra questi, il maggiore è l'esasperato indivi-
dualismo dei protagonisti, dall'Andrea Sperelli del pjacere, al TuUio Hermil dell'innocente, fino al
Giorgio Aurispa ammiratore di Nietzsche e Wagner del Trjonfo della morte. Superuomini saranno an-
che i due successivi protagonisti, Stelio Effrena (in Ilfuoco) e Paolo Tarsis (in Forse che sÌforse che no):
l'uno è superuomo dell'arte, l'altro dello sport e della tecnica (Paolo è un pioniere dell'automobilismo
e dell'aviazione).
In questo contesto di «superomismo», appare una parentesi temporanea il motivo della «bontà» af-
fiorante nel Giovannj Episcopo e nell'Innocente. Suggestionato dalla recente lettura di Fedor Dostoev-
skij, D'Annunzio volle in essi sperimentare il racconto psicologico e spiritualizzante. Ma si trattava di
tematiche a lui estranee: nelle due opere persistono infatti uno stile sovraccarico e una visione pa-
ganeggiante e sensuale, lontana dall'introspezione e dalla tensione religiosa dei russi. L:esito finale è
una sgradevole impressione di falsità.
305
Tra Ottocento e Novecento

Nietzsche, D'Annunzio e il superuomo


Fu negli anni 1892-93 che D'Annunzio (1813-83). Quest'ultimo aveva ripreso bre 1892. Successivamente, nel 1894,
accostò il pensiero del filosofo tedesco e spettacolarizzato, nei suoi melodram- concludendo la prefazione al Trionfo
Friedrich Nietzsche (1844-1900), mi, il sogno nietzschiano di «rigenerare della morte, lo scrittore affermò di vo-
centrato sulla profezia della «morte di la società umana», incarnandolo in figu- ler tendere <d'orecchio alla voce del ma-
Dio» e dall'annuncio del «superuomo» re eroiche e ancestrali (come Sigfrido), gnanimo Zarathustra» e di preparare
(Obermensch) ~ p. 301). Lo scrittore antesignane del «superuomo». «nell'arte con sicura fede l'awento del-
pescarese venne a contatto con tali te- La prima divulgazione, da parte di l'Ubermensch, del superuomo». La più'
mi grazie alla mediazione del teatro D'Annunzio, della figura del superuomo compiuta espressione di questi motivi
musicale, da lui molto ammirato, del awenne nell'articolo La bestia eletti- awenne infine con il romanzo Le vergini
compositore tedesco Richard Wagner va, pubblicato sul «Mattino» nel settem- delle rocce, del 1895.

Sperimentalismo e antiromanzo
Un ulteriore elemento che accomuna i romanzi dannunziani è lo sperimentalismo. Lautore ha
aperto con essi la strada verso una nuova forma-romanzo, in cui gli elementi d'intreccio, i fatti e i
caratteri si riducono nettamente a vantaggio di altre componenti:
• il simbolismo di luoghi e situazioni, in cui si sciolgono i dettagli realistici e l'importanza stessa della
trama;
• una prosa dal sapore lirico-musicale, lontanissima dall'«impersonalità» dei veristi;
• l'invadente presenza di dimostrazioni, commenti, elementi ideologici (riflessioni pseudo-filosofi-
che) e saggistici (spunti di poetica, descrizioni).
Già nella prefazione del Trionfo della morte (1894) D'Annunzio dichiarava di voler creare una prosa
moderna, capace di fondere scrittura d'arte e lirica, e in cui a prevalere fossero i valori formali (un les-
sico prezioso, cadenze musicali) e autobiografici. Il progetto si realizzò nel romanzo (o meglio, antiro-
manzo) successivo, Le vergini delle rocce (1895), in cui si attua un definitivo superamento del roman-
zo d'intreccio: invece dell'azione narrativa, del racconto di fatti, a dominare è qui una prosa poetica,
svuotata di realtà e orchestrata su un gioco di complicate allegorie e simboli sacrali, tesi a esprimere
la filosofia del «superuomo» di Nietzsche. Il ritmo narrativo richiama la sinfonia wagneriana: secondo
la tecnica musicale del Leitmotiv, infatti, frasi identiche si ripetono a distanza di pagine, per segnalare
situazioni psicologiche ricorrenti.

Il motivo della decadenza e del «trionfo della morte»


Il romanzo del 1894, Il trionfo della morte, mette in evidenza un altro motivo ricorrente in
D'Annunzio, il tema della «decadenza», del morire di tutte le cose, del «trionfo della morte», appunto.
Lesteta e il superuomo conoscono spesso, nei romanzi dannunziani, l'amaro sapore della sconfitta e
dell'incapacità di vivere, cosa che genera uno stridente contrasto con la dichiarata volontà di poten-
za del superuomo.
Per contrasto risaltano le figure femminili: la donna, spesso dipinta come «donna fatale», misterio-
sa e lussuriosa, appare quasi sempre superiore all'eroe maschile, in grado di dominarlo, tanto con la
volontà quanto con la sensualità. La donna sa infatti utilizzare a proprio vantaggio la seduzione, men-
tre l'uomo è accecato dai sensi. Nel Trionfo della morte questo tema è rappresentato dalla coppia Gior-
gio/Ippolita.
In misura diversa, tutti i romanzi dannunziani presentano le tematiche tipicamente decadenti del
disfacimento, della corruzione, della morte; molto frequenti sono le immagini di giardini inselvatichiti,
statue corrose dagli anni, palazzi in rovina. Emblema di questa decadenza è Venezia, la città che fa da
sfondo inquietante a Ilfuoco (1900). Città d'acqua e di ombre, di gloria passata e di lento processo di
putrefazione, la Venezia di D'Annunzio (cosÌ come quella del romanzo breve di Thomas Mann, Morte a
Venezia, del 1912) incarna uno dei miti più suggestivi del Decadentismo europeo: il fascino distruttivo
del negativo, la sensualità disfatta e malata, una voluttà che investe l'anima e ogni cosa attorno.
306
Gabriele D'Annunzio

La poesia dannunziana

Gli esordi giovanili: il Decadentismo in versi


Non meno importanti, rispetto ai romanzi, sono le raccolte dannunziane di poesia.
1
D'Annunzio esordì appena sedicenne nel 1879 con i versi di Primo vere (il titolo rimanda alla "pri-
mavera", cioè alla giovinezza del poeta), accolto da recensioni molto favorevoli. Lanno successivo f
uscì una seconda edizione (1880), preceduta dalla notizia, diffusa ad arte e poi smentita, della tragica i.
morte dell'autore per una caduta da cavallo: necrologi e rimpianti favorirono un rilevante successo di
vendite. La trovata della «falsa morte» evidenzia la spregiudicatezza del diciassettenne poeta, fin
d'allora molto astuto nell'escogitare ogni espediente per conquistarsi i favori del pubblico
In ?àmo vere D'Annunzio imitava apertamente il Carducci delle Odi barbare. Più matura la successi-
va raccolta, Canto novo (1882), dominata dai motivi caratteristici della sua poetica: accesa sensualità,
immersione «panica» nella natura, vibrazione di luci e colori, ricerca di musicalità.
Linteresse per il Decadentismo diviene ancor più visibile con i versi di Intermezzo di rime (1883).
Accanto alla ricerca di musicalità, il libro si segnala per l'accentuato erotismo e per gli atteggiamenti
estetizzanti: le vicende biografiche del poeta e le donne da lui amate si trasformano in letteratura.
Nel 1886 uscì poi un nuovo libro di versi: Isaotta Guttadàuro, riproposto, con variazioni, in lsottèo-
La Chimera (1890). Il lessico ricercato, i metri insoliti, le sonorità «antiche» rinviano al raffinato Deca-
dentismo dei parnassiani francesi, alloro motto <d'arte per l'arte» (~ p. 49). In uno dei sonetti dedicati
a Giovanni Marradi (1887), D'Annunzio proclama la sua fede nel Decadentismo (e nell'estetismo): «O
poeta, divina è la Parola; / ne la pura Bellezza il ciel ripose / ogni nostra letizia; e il Verso è tutto». È
il medesimo clima del romanzo II piacere.

Una pausa dai sensi: il Poema paradisiaco


Qualche anno dopo, nel 1893, D'Annunzio pubblicò una raccolta di versi nuova per linguaggio e
tematiche: il Poema paradisiaco. T temi erotici e trasgressivi e il canto della donna-femmina sembrano
qui placarsi in un'inedita dimensione della «bontà», la stessa sperimentata nei due romanzi del
1891-92, Giovannj Episcopo e ['jnnocente. Ma in realtà siamo solo davanti a una delle tante facce dello
sperimentalismo dannunziano e anche del suo narcisismo. Il poeta immagina di tornare a contatto
con le cose dell'infanzia, con la casa e la vecchia madre; dice di ripudiare la precedente sensualità (o
vorrebbe farlo). Questo ripiegamento interiore si esprime con toni più smorzati e malinconici, che
sembrano presagire la successiva poesia dei crepuscolari (~p. 460). In diversi punti si awerte la ten-
sione a individuare analogie segrete tra le cose, echi più profondi, al di là della consueta fisicità: «Vie-
ni, usciamo. Il giardino abbandonato / serba ancora per noi qualche sentiero. / Ti dirò come sia dolce
il mistero / che vela certe cose del passato» (Consolazione). In versi come questi si rivela quella diffusa
musicalità che costituisce l'aspetto più felice della poesia dannunziana.

~ ~l:enciclopedia in versi delle Laudi


Esaurita l'esperienza «paradisiaca», D'Annunzio compose molte altre liriche, di metri e argomenti
diversi, che spaziavano dal mito classico alla vita contemporanea. Maturò quindi il desiderio di racco-
glierle in un grande libro di versi, cui affidare la propria pagana visione del mondo, costruita, come
nell'antica Grecia, sulla bellezza e la gioia di vivere. Nacque così l'idea delle Laudi del cielo del mare
della terra e degli eroi. Il progetto prevedeva sette libri, ciascuno intitolato a una stella delle Pleiadi:
• i primi tre libri (Maia, Elettra, Alcyone) uscirono nel 1903;
307
Tra Ottocento e Novecento

• il quarto libro, Merope, uscì nel 1912: raccoglieva le Canzoni delle gesta d'oltremare stampate sul
«Corriere della Sera» per celebrare la guerra in Libia;
• un quinto libro, Asterope, fu pubblicato nel 1934, con i Canti della guerra latina, poesie scritte nel
1915-18 in occasione della Prima guerra mondiale.
Il titolo Laudi è ambiguo: richiama le Laudes crealurarum ("Lodi delle creature"), cioè il Cantico delle
creature di san Francesco. Ma questo motivo francescano si degrada in senso anticristiano e terreno:
D'Annunzio rifiuta qualsiasi elevazione spirituale; il vero tema delle Laudi è l'istintiva felicità prodotta
dalla fusione corporea con la natura ed espressa in una forma di canto ininterrotto.

Natura, nazionalismo e musicalità in Maia, Elettra, Alcyone


I libri più riusciti delle Laudi sono i primi tre: Maia, Elettra, Alcyone.
• Il primo libro delle Laudi, Maia, è quasi tutto occupato dalla lunghissima Laus vilae ("Lode alla vita"):
un «ditirambo», secondo l'antica definizione, di oltre ottomila versi e ispirato a Dioniso, dio della gioia
di vivere nella natura che sempre ritìorisce. Argomento sono le tappe di un viaggio in Grecia: pochi
contenuti e molte immagini simboliche si addensano attorno ai luoghi e ai ricordi letterari, ai miti del
passato. Interessante, sul piano formale, è la scelta del «verso libero», privo di rime e schemi metrici.
• Il secondo libro, Elettra, contiene liriche di diverso metro, dedicate a vari «eroi», tra cui Verdi, Gari-
baldi, Victor Hugo, Dante. Il poeta-superuomo D'Annunzio si candida qui a poeta-vate, sacerdote e
custode della nazione. In sottofondo agisce l'ideologia nazionalistica e superomistica; un componi-
mento (Per la morte di un distruttore) è espressamente dedicato a Nietzsche. Il meglio di Elettra è nei 25
componimenti finali, dedicati alle Città del silenzio della provincia italiana (Ferrara, Ravenna, Rimini,
Perugia ecc.): città un tempo fiorenti di gloria, oggi malinconicamente còlte nella loro decadenza.
• Alcyone, terzo libro delle Laudj, è il capolavoro poetico di D'Annunzio. Il tema è l'unione tra l'indivi-
duo e la natura, il sensuale abbandono all'incessante movimento della vita cosmica. Alle spalle c'è
sempre l'ideologia del superuomo: infatti solo a pochi eletti, superiori a tutti per la loro sensibilità, è
concesso perdere se stessi nel fluire degli elementi e raggiungere così i segreti misteri della natura. Il
pregio delle liriche di Alcyone è dato dall'intensa musicalità del verso: nella fitta rete di corrispondenze
sonore, i suoni contano assai più dei significati, secondo la lezione dei poeti simbolisti francesi.

La produzione teatrale di D'Annunzio


Un'altra faccia dello sperimentalismo e la sua narrativa coeva: infatti La città campagne abruzzesi, tra passioni vio-
dannunziano è quella costituita dalla morta richiama Il trionfo della morte; La lente e selvagge; La fiaccola sotto il
scrittura teatrale. Gioconda pone al centro il tema dell'ar- moggio (1905); La nave (1907);
Lo scrittore vi si dedicò dopo l'incon- te, analogamente a quanto accade nel Fedra (1909); Le martyre de Saint
tro con Eleonora Duse, sia per ali- romanzo Il fuoco; il dramma La gloria Sébastien (1911), un dramma musica-
mentare il repertorio della più famosa rappresenta la volontà di potere, se- to da C1aude Debussy e scritto in un'an-
attrice di allora, sia per divulgare in condo la linea delle Vergini delle rocce. tica e raffinata lingua francese; infine
modo più diretto e spetta colare i propri Anche lo stile appare vicino a quello Parisina (1912), musicata da Pietro
miti letterari. dei romanzi: dramma e narrazione pro- Mascagni. Si tratta in tutti i casi di trage-
Tra il 1896 e il 1899 compose tre pongono, senza vere differenze, un lin- die in versi costruite su soggetti storici.
drammi: La città morta, La Gioconda, guaggio elevato e una frase dall'anda- Rivivono in esse i drammi di personalità /
La gloria. Il primo, ambientato in Gre- mento musicale, anche se spesso de- eccezionali (come le passionali France-
cia, racconta la storia di una passione clamatorio. sca da Rimini e Parisina), i fasti naziona- /
incestuosa &ra un archeologo e la sorel- Una seconda fase drammaturgica listici (La nave ricorda le origini di Vene- /
la). Il secondo celebra l'artista superuo- risale ai primi anni del XX secolo, quan- zia), i miti classici (Fedro).
mo, che abbandona la moglie in nome do nacquesto nuove opere teatrali: Il teatro in versi dannunziano si propo-
dell'arte (e per la bellissima modella che Francesca da Rimini (1901), definita ne come uno spettacolo magniloquente,
sta ritraendo in una statua). La terza in- dall'autore stesso un «poema di sangue solennemente letterario; tuttavia, l'efflu-
neggia a un superuomo-tribuno, proteso e di lussuria»; La figlia di lorio vio di parole non approfondisce i carat-
a fare di Roma il centro del mondo. (1904), l'opera migliore di questo tea- teri e risulta, sulla scena, scarsamente
Stretti sono i legami fra queste opere tro dannunziano, ambientata nelle teatrale.

308
Gabriele D'Annunzio

L'ultima stagione
e-la nuova prosa «notturna»

Una nuova scrittura per la prosa


D'Annunzio pubblicò nel 1910 il suo ultimo romanzo, Forse che sÌjorse che no (~ p 305). In seguito
1
il suo interesse di prosatore si espresse in forme di prosa breve, per lo più ispirata dalla memoria au- ~
tobiografica. ~
Un momento di passaggio verso queste soluzioni è segnato dal lungo racconto La Leda senza ci- :t
gno (1913), in cui una tenue trama incornicia le impressioni e le memorie dell'autore. Lopera si pre-
senta scritta in prima persona da Desiderio Moriar (cioè, in latino, "desidero morirò"), è ambientata
nella <<landaoceanica» sull'Atlantico e racconta la triste vicenda di una donna bellissima ed enigmati-
ca, che si rivelerà una cinica awenturiera. Lio narrante si trova così alle prese con il mistero della bel-
lezza disgiunta dal valore morale.
Già intorno al 1910 D'Annunzio stava lavorando alle prose brevi, successivamente raccolte in di-
verse opere: Lefaville del maglio (pubblicate sul «Corriere della Sera» nel 1911-12, in volume nel
1924), Contemplazione della morte (1912, in ricordo di Giovanni Pascoli e di un amico francese morti
nello stesso giorno), Il compagno dagli occhi senza cigli (racconto lungo del 1912-13 su un'amicizia
giovanile, ristampato nel 1928 con altre Faville del maglio), Libro segreto (1935, vasto quaderno con
note di poetica, ricordi biografici, varianti di vecchi scritti), Solus ad solam (diario risalente al 1908 e
uscito postumo nel 1939).
In queste opere l'autore ritorna sulle vicende del passato e riflette sul presente, cercando, attraverso
l'introspezione, una maggiore confidenza ed essenzialità: dimensioni nuove per lui, che lo sollecitava-
no a un linguaggio più pensoso, a tratti malinconico.

Aggiornamento letterario e vecchi miti


Questo nuovo linguaggio non deve stupire: D'Annunzio ha sempre saputo «allinearsi» con puntualità
alle nuove tendenze; proprio negli anni dieci, per iniziativa degli scrittori legati alla rivista «La Voce»
(~ p. 483), si stava diffondendo l'idea di un rinnovamento rispetto alla prosa pomposa e altisonante dei
romanzi dannunziani: un rinnovamento da perseguire per l'appunto attraverso il ricorso all'autobio-
grafia o al «frammento» di tono poetico, come lascia intendere il termine favj]Ie ("scaglie, scintille,
frammenti"). Anche in questa fase, quindi, D'Annunzio si mostra sensibile alle mode del tempo.
Peraltro la scelta di questa nuova scrittura, più intima e riflessiva, non significa l'abbandono dell'i-
deologia del superuomo, che anzi continua a riproporsi in altre pagine: per esempio nei Canti della
guerra latina (poi raccolti in Asterope, quinto libro delle LaUdI), oppure negli infiammati discorsi pro-
nunciati in occasione dell'awentura di Fiume.

Notturno, il libro più «novecentesco» di D'Annunzio


All'autobiografia di tono poetico s'ispira uno dei libri più intensi di D'Annunzio, Notturno, concepito
nei primi mesi del 1916, quando lo scrittore, costretto all'immobilità dopo la perdita di un occhio, riu-
sciva a scrivere solo brevissime frasi su lunghe e strette striscioline di carta. Notturno rappresenta il
momento più alto dell'«esplorazione delle ombre», cioè della scrittura autobiografica, in cui la frase
veloce e impressionistica si sostituisce allo stile oratorio di un tempo; e il tono intimo e perplesso
prende il posto dell'ideologia superomistica del dominatore. Perciò molti studiosi considerano Nottur-
no come l'opera più moderna e <<novecentesca» di D'Annunzio, benché anche in questo scritto
emerga il tipico individualismo dannunziano: meno forte e ostentato, ma non meno narcisistico.
309
Tra Ottocento e Novecento

SINTESI VISIVA

..........---'~
,
Generi e opere di D'Annunzio
fase anno titolo

• versi giovanili .1879 • Primo vere


.1882 • Canto novo
• adesione al Decadentismo .1883 • Intermezzo di rime
.1890 • Isottèo-La Chjmera
« .1893
Vl • pausa dai sensi • Poema paradisiaco
w
O • maturità poetica .1903 • primi tre libri delle Laudi
CL

• canti guerreschi .1912 • Merope (IVlibro delle Laudl)


.1914-18 .Asterope (Vlibro delle LaudJ)
(pubbL 1934)

fase anno titolo

• scritti giornalistici .1882-88 • cronache mondane per i quotidiani di Roma


.1911-14 • Lefaville del maglio
• raccolte di racconti .1882 • Terra vergine
.1902 • Novelle della Pescara
• romanzi .1889 • Il piacere
.1891 • Giovanni Episcopo
.1892 • L'jnnocente
.1894 • Il trionfo della morte
.1895 • Le verginj delle rocce
.1900 • I1fuoco
«
Vl
.1910 • Forse che sÌforse che no
O .1896-99
a::: • teatro • La Òttà morta, La Gjoconda, La gloria
CL
.1900-12 • Francesca da Rjmini, La figlia dj forio,
La fiaccola sotto il maggio, La nave,
Fedra, Parisina
• prose di memoria .1911-12 • prime Faville del maglio
e autobiografiche .1913 • La Leda senza Ògno
.1916 • Notturno
.1912-13 e 1928 • Il compagno dagli occhj senza cigli
• discorsi politici .1915 • Per la più grande Italia
.1919-20 • discorsi per l'impresa di Fiume
• sceneggiature .1907 .La nave
cinematografiche .1914 • Cabjria

310
Gabriele D'Annunzio

caratteristiche e temi

• imitazione carducciana
• sensualità, immersione nella natura
• erotismo, estetismo
• artificio, eleganza letteraria
• tema della bontà, malinconia; toni smorzati, tenue musicalità
• Maia: la gioia di vivere nella natura
• Elettra: poesia nazionalistica
• Aicyone: unione individuo/natura
• per la guerra di Libia: nazionalismo, mitizzazione della guerra
• per la Prima guerra mondiale

caratteristiche e temi

• feste, balli, concerti, eventi dell'alta società


• diciannove prose di carattere autobiografico pubblicate sul «Corriere della Sera»
• nove «bozzetti» sul mondo contadino abruzzese
• raccolta di racconti incentrati su passioni violente e selvagge
• divulgazione di estetismo e Decadentismo
• lungo monologo e confessione del protagonista
• ambigua «bontà»; inquietudine e turbamenti; imitazione dei narratori russi
• passione sensuale, senso della decadenza
• romanzo-saggio sul superuomo di Nietzsche
• poeta superuomo, idolatrato dalla folla
• superuomo modernizzato e donna fatale: un intreccio folle e perverso
• drammi composti per la Duse: passioni incestuose, artista superuomo, superuomo tribuno
• tragedie in versi su personaggi storici, intessute di passionaIità, ma poco adatte alla rappresentazione

• di carattere autobiografico, escono sul '<Corriere della Sera»


• racconto lungo, tra memorie e introspezione
• libro di confessione autobiografica, scritto in un periodo di immobilità e cecità
• l'amico Dario e la rievocazione di un'amicizia giovanile
,
• raccolta dei discorsi per l'intervento dell'Italia nella Prima guerra mondiale
• oratoria infiammata, capace di fare presa sulle masse
• tratta dall'omonimo dramma
.per il film di Giovanni Pastrone

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