Sei sulla pagina 1di 12

PER L’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE

PER LA SOCIETÀ SENZA CLASSI

TESI
PER L’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE
PER LA SOCIETÀ SENZA CLASSI

TESI
SULLO
STATO

GRUPPO ANARCHICO di
COI1"IDSTÎANPO: cii2 il proletariato, .nella mia ¿ase .ir
organizzazione, ed in base alle esigen
ze dello scontro con i detentori dei
mezzi di produzione, si è sempre posto
in modo positivo il p ^ ^ l e m a del pote­
re ed ha risolto questo problema in mo
do chiaro e definitivo
C0Kr.lD3RA.iiDO: che l'esperienza militante del proleta
riato ha sempre espresso la necessità
della distruzione del potere e che la
storia ha dimostrato i disastrosi ri­
sultati di impostazioni estranee! al
proletariato che, mantenendo lo stato,
si sono risolto nel mantenimento dello
sfruttamento
CONSIDERANDO: che l'emancipazione dei proletari sarà
opera dei proletari stessi o non sarà
a che la rivoluzione non deve lasciare
in vita nessuno degli schemi classi­
sti, pena la sua disfatta totale

si fissano i seguenti punti:

1) la rivoluzione sociale, iinstaurâtrice


della sooietà senza classi, si compie
con la liquidazione della classe egemo
ne e con essa del suo apparato, lo sta
to
2) solo la rivoluzione sociale può libera
re l'immensa forza costruttiva del prò
letariato e darle modo di esprimersi
totalmente nell'ambito della vita col­
lettiva.

1
LO STATO

"Da che esiste una storia il mondo umano è sta­


to diviso in due classi: l'immensa maggioran­
za, incatenata ad un lavoro più o meno meccani^
co, brutale e forzato; i milioni di lavoratori
eternamente sfruttati passano la loro triste
vita in una miseria vicina alla fame, n e l l ’i­
gnoranza e nella schiavitù e condannati perciò
ad u n ’eterna obbedienza; poi, dal l ’altro lato,
c ’è la minoranza, più o meno felice, istruita,
raffinata, sfruttatrice, dominante, governan­
te, che consuma la miglior parte del lavoro
collettivo delle masse popolari..."
(Michele Bakunin)

Nell'ambito di questa storica divisione della soci£


tà la classe egemone si è organizzata per mantenere
il proprio privilegio, cioè perpetuare la propria esi_
stanza. L'organizzazione creata per questi scopi è lo
stato. Tenendo conto pertanto di tutte le forme che
esso assume la sua definizione sta nella formula "ap­
parato di classe" e la sua finizione è l'esercizio del
dominio.
Con dominio si intende la potestà costituita e codi_
ficata di un gruppo privilegiato su un gruppo subal­
terno, suo antagonista, la cui esistenza è la base n e
cessaria del privilegio.
Per questo la classe egemone, classe per eccellenza
in quanto tende a mantenersi come corpo separato nel­
la struttura sociale, si identifica nello stato.
U n ’analoga identificazione per la classe subalterna
non è possibile in quanto essa vuole negarsi come
classe.
\ ••
Pertanto l'obiezione che anche la classe subalter-

3
na, nel momento in cui rovescia e schiaccia il suo di
retto antagonista, assume la funziono, di stato ponen­
dosi come "classe dominante", non è valida in quanto
non è dominio la pressione della classe subalterna su
quella egemone intesa ad annientare ogni rapporto di
subordinasi ene.

UNICITÀ' DÌL P0TSR3 .


s ■■ ■•
"Lo.stato è, come abbiamo visto, l'apparato di domi­
nio della classe egemone.
L'essenza del dominio è il potere, ci-'è la capacità
. materiale, da parte della classe egemone, di imporre
i propri interessi.'
ha come' si esprime praticamente il potere?
Nella società il potere consisti nel controllo mate
riale dei mezzi di produzionecontrarilo possibile a^t
traverso gli ordinamenti militari,- giuridici ed ammi­
nistrativi .
Per la classo egemone non è possibile, dunque, il
possesso dei mezzi di produzione senza controllare
gli ordinamenti militari, giuridici ed amministrati­
vi, come non è possibile controllare questi ultimi sen
za il possesso*dei mezzi di produzione.
Solo artificiose divisioni teoriche hanno formulato
l'esistenza di due forme distinte di potere ("potere
economico" rapi rasentato dai detentori dei mezzi di
produzione: e "potere politico" identificato con gli
organismi governativi, giudiziari e militari).
Questa distinzione è falsa perchè:
a - il potere è indivisibile ed è patrimonio di un'u­
rica clrrae. quello eternerò . T 1.esistessero due
poteri distinti (uno "politico" "d uno "economi­
co"), esisterebbero due classi dominanti distin­
4
te. Ciò è impossibile perchè il potere, per sua
natura, esclude la coesistenza di piu clas i nel
suo esercizio. Avere il potere vuol dire esclude.»
re tutti gli altri dal privilegio.
b - d ’altra parte tale distinzione è assurda in quan­
to di fatto il "potere politico" ha una natura e-
conomica: esazione di imposte e dazi, prestiti
pubblici, investimenti e spese pubbliche che de­
terminano la distribuzione del reddito e la forma
zione delle ricchezze. D ’altra parte il "potere e
conomico" ha una natura politica, in quanto lo
sfruttamento economico è possibile solo detenen
do la forza materiale, cioè il "potere politico"
|
LA CONQUISTA DEL "POTERE POLITICO"
LA FALSA VIA PER L ’ELIMINAZIONE DELIO SFRUTTAMENTO

Questa artificiosa divisione, introdotta da teorici


borghesi, è valsa a giustificare la teoria della "con
quista del potere politico", che tanti danni ha porta
to al proletariato. Dal punto di vista del l ’iniziati­
va rivoluzionaria perchè lo ha portato alla passività
nel miraggio del potere da conquistare attraverso la
delega.politica e, di conseguenza, da quello politico
perchè lo ha portato a farsi strumentalizzare dal po­
tere borghese.
Di fatto la conquista del "potere politico" ,non si_
gnifica altro che conquistare il potere. E poiché.il
"potere politico", non può essere conquistato se non
da un gruppo politico ristretto, questo gruppo politi^
co diventa classe dominante, staccandosi quindi dal
proletariato, che rimane.classe subalterna. Infatti
'l'ipotesi della- conquista del potere da parte della
maggioranza è oontradditoria, perchè il potere frazio
nato e diviso fra moltissime persone perderebbe for­
za, consistenza ed unitarietà di dominio, riducando
sostanzialmente la propria capacità di costrizione, e

5
I

non assolverebbe piu alia sua funzioni di' escludi .r ì


3- massa dal privilegio; cesserebbe così di avere i
requisiti per essere ancora potere. Pertanto solo la
conquista collettiva e diretta dei mezzi di produzio­
ne e di distribuzione da parte del proletariato signi^
fica la liquidazione dello sfruttamento, la distruzio.
ne del potere e non la sua conquista. ' ’
• - - . • • ‘ •

IL PARADOSSO DELLA DITTATURA DEL PROLETARIATO


• » * . i , . • • • * • . ' * • * *

La "dittatura del proletariato" si vuole giustifica


re col fatto che, al momento della conquista del pot_e
re politico da parte dell' avanguardia cosciente del
proletariato, la borghesia non sarà ancora distrutta
in quanto classe. Sarà perciò successivo compito del­
l'avanguardia quello di espropriare, distrùggere la
borghesia e continuare a dirigere il res.to del prole­
tariato. ' ' ' : ! '. 7
iva dalla nostra analisi abbiamo già visto come la
.teoria della divisione tra .potere .politico e potere a .
conomico e, conseguentemente, la teoria della presa
del potere politico siano false ed estranee ad una
corretta analisi sullo stato e sulla sua. j.liquidazio-
n e . Queste tesi, lungi dal teorizzare la reale elimi­
nazione dello sfruttamento, sono invece, un'ottima giu
stificazione per la conquista del potere ed il suo >
mantenimento.
Infatti, partendo dai presupposti marxisti, perchè
non dovrebbe l'avanguardia, detentrice del potere po­
litico, congiungersi con la borghesia, ancora deten­
trice del potere economico, per sfruttare in comune
il proletariato? 0, d'altra parte, per quale motivo
1 *avanguardia del proletariato, una volta soppiantata
la borghesia ed accentrato nelle sue mani tutto il p_o
tere, e divenuta perciò classe dominante, dovrebbe
poi distruggersi in quanto classe privilegiata, pro­
gredire cioè verso il proprie deperimento?
i

6
Lenin stesso da questa risposta: ".educando il parti
to operaio il marxismo educa u n ’avanguardia del prole
tariato, capace di prendere il potere e di condurre
il popolo tutto intero al socialismo, di dirigere ed
organizzare-il regime nuovo, di essere l ’istruttore,
la guida, '-il dirigente di'* tutti i lavoratori ~e gli
sfruttati, per 1* organizzazione di una vita sociale
senza borghesia e contro la borghesia."
• • • ‘

Perciò la scomparsa della classe egemone in quanto


classe sarà garantita dal solo fatto che l ’avanguar­
dia del proletariato sarà, dal punto di vista ideolo­
gico, totalmente marxista. Ma invece questa classe do
minante non sarà spinta da alcuna necessità, né eco­
nomica né politica, tale da rendere automatica la sua
scomparsa, il suo progressivo deperimento, Marxista o
non marxista dova c ’è stato c ’è classe dominante; do-
( I

ve c ’è una classe dominahte c ’è una classe dominata,


permangono contrasti di classe, permane lo sfruttamen
t o . Quanto detto per la formula "dittatura del prole­
tariato" vale anche ppr le formule "stato operaio",
"stato socialista", "stato proletario".

IL SOFISMA DSL PSRIODO TRANSITORIO

la teoria del " periodo transitorio " si basa su un


sofisma:
la distruzione dello stato borghese non è e non può
essere la distruzione dello stato in generale; lo sta
to deve sopravvivere per un certo periodo anche dopo
la disfatta della borghesia come classe, anzi: "...il
potere di stato, ‘ 1 ’ organizzazione accentrata della
forza, l'organizzazione della violenza, sono necessa­
rie al proletariato sia per reprimere gli sfruttato­
ri sia per dirigere la grande massa della popolazione
-contadini, piccola borghesia, semiproletari- al mo
mento della messa a. punto dell’economia, socialista" ,
( Lenin )
7
i*uest_ j.£i è valida urliceli ante se 1^ di­
struzione dello stato borghese a la disfatta iella
•borghesia come classe non sono state realizzate. In­
fatti dice Marx: "la prima tappa della rivoluzione o-
peraia è la costituzione del proletariato in classe
dominante, la conquista della democrazia. Il proleta­
riato- si servirà della sua supremazia politica per
strappare gradualmente tutto il capitale alla borghe­
sia,, per accentrare tutti gli strumenti di produzione
nelle mani dello stato..." per cui la borghesia conti
nua ad esistere in quanto classe e quindi provvederà
a riorganizzare la società.in base alle proprie esi­
genze di classe privilegiata.
D'altra parte la permanenza dello stato fa automati
camente risorgere la divisione fra «lassa dominante,
che. gestisce il potere statale, e classe subordinata,
sfruttata (cioè contadini, artigiani, operai "non co­
scienti" e dei ranghi inferiori).
La rivoluzione, invece, è il passaggio dalla socie­
tà divisa in classi a quella comunista e non la sem­
plice soppressione fisica dei vecchi dirigenti. Per­
ciò la rivoluzione, cioè l'affossamento delle istitu­
zioni giuridiche, militari e amministrative e dei rap
porti sociali classisti e quindi l'attuazione dei me­
todi di produzione a distribuzione comunisti, si rea­
lizza con l'abbattimento dello stato.
Pertanto la distruzione delle strutture di sfrutta­
mento si identifica con la liquidazione dello stato
in generale.

À sostegnó del Sofisma del periodo transitorio ven­


gono portate diverse argomentazioni, di cui le più ri_
levanti sono'le seguenti:
1) "11 potere di stato, l'organizzazione accentrata
della forza, l'organizzazione della violenza so­
no neccessario al proletariato..per reprimere la
resistenza degli sfruttatori..." (Lenin)
La rivoluzióne, per essere vittoriosa sui suoi nemi
8
ci dova eliminare ogni slamante dalla s cietà divisa
in classi, parciò essa sarà vittoriosa solo nel momen
tp in cui lo stato sarà liquidata. Sa poi con "potere
di stato" si presuppone c-orce possibile la limitazione
geografica dell'esperienza rivoluzionaria, questa li­
mitazione significa unicamente la sconfitta e quindi
la distruzione della rivoluzione. La classe dominante
è internazionale e, per i' suoi interessi generali, ab
batterà sempre ogni, tentativo insurrezionale che non
la coinvolga in tutta la sua estensione, cioè che non
riesca a generalizzarsi.
La definitiva affermazione della rivoluzione stà
quindi nel livello raggiunto internazionalmente dal
proletariato nello scontro con la classe dominante.
2) T3' impossibile passare "dall"oggi al domani" dal
la società divisa in classi alla società comuni­
sta, per questo "il potere di stato, l'organizza
zione accentrata della forza, l'organizzazione
della violenza sono necessarie al proletariato.,
per dirigere la grangia massa della popolazione -
contadini, piccola borghesia, semi-proletari- al
momento della messa a punto dell'economia socia­
lista" (Lenin)
Il fatto che non sia possibile passare dall'oggi al
domani dall' ordinamenti classista a quello comunista
della società è una verità incontestabile. Infatti
già nella società divisa in classi la classe subalter
na sviluppa tutti gli apparati organizzativi necessa­
ri alla lotta contro la classe dominante, lotta che
non è solo semplice contrapposizione armata, ma speri
mentazione e perfezionamento dei mètodi di autogestì^
ne. Quindi la società comunista nasce e si sviluppa
già dentro ed in contrapposizione assoluta alla socie^
fà divisa in classi e la rivoluzione dunque non è al­
tro che l'atto finale che segna la rottura definitiva
e totale tra il sistema classista e la nuova società
comunista, caratterizzata appunto dalla liquidazione
dello stato
3) L'affermazione poi che lo stato è necessario per
passare dalla fase inferiore del comuniSmo, ca­
ratterizzata dall'incapacità delle masse a svol­
gere un ruolo costruttivo nell'ambito dell'ordi­
namento economico, alla sua fase superiore, ca­
ratterizzata dalla raggiunta capacità di autoge­
stione delle stesse, è falsa in quanto già nella
lotta contro la classe egemone le masse, per
giungere alla rivoluzione, esprimono la loro po­
tenza creatrice. S' ovvio che vi sarà un conti­
nuo mutamento della società comunista, ma questo
sarà solo su un piano tecnico e non su quello
dei rapporti sociali.
Per questi motivi sostenere il mantenimento .dello
stato dopo la scomparsa della classe egemone assume
unicamente !il significato della salvaguardia della
struttura di dominio in cui porsi come nuova classe
dominante.

SUL TERMINI! LIQUIDAZIONE DELLO STATO

A conclusione di queste tesi è necessario sottoline


are il perchè del termine da noi usato di "liquidazio
ne dello stato", al posto di altri termini più spesso
usati da vari teorici, quali: "distruzione", "aboli­
zione", "deperimento" o "estinzione".
Con la formula "abolizione" o "distruzione" si indi
cano due aspetti della fine dello stato: l'azione vio
lenta di un gruppo di professionisti politici e l'i­
stantaneità o rapidità di questa azione.
Con la formula invece di "deperimento" o "estinzio­
ne" si rilevano altri due aspetti opposti ai preceden
ti della fine dello stato; da una parte il processo
del tutto oggettivo, meccanico, che porterebbe alla
scomparsa dello stato, dall'altra la gradualità di
questo processo.
10
Com 2 non ha ssnso 1' azione violenta di un gruppo
politico contro lo stato se non sussiste la reale po£
sibilità di autoorganizzazione del proletariato, così
è impossibile un processo spontaneo, automatico di e-
stinzione dello stato senza l ’intervento della classe
subalterna che operi in questo senso.
Dunque ecco perchè liquidazione. Cioè azione metodi^
ca di organizzazione dell’autonomia proletaria tenden
te a rendere impossibile ogni ricostruzione dello sta-
to ed a togliergli quindi ogni base a livello socia­
le.