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Il termine bullismo - dall’inglese “bullying”- significa “intimorire”.

È un’azione intenzionale, ripetuta nel tempo, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi
compie l’azione e chi la subisce, finendo per arrecare danno alla vittima.
Il bullismo non è uno scherzo né un litigio ed è un fenomeno che riguarda indistintamente ragazzi
e ragazze.
Il primo e il più noto studioso europeo che se ne è occupato è stato il norvegese Dan Olweus che
nel 1984 descriveva il bullismo nel modo seguente: “ Uno studente è oggetto di azioni di bullismo ,
ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto ripetutamente nel corso del tempo ,alle
azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.
Le azioni offensive possono essere perpetrate con contatto fisico, parole o in altri modi come
smorfie, gesti o l’esclusione dal gruppo. In tutti i casi vi è l’intenzione di arrecare danno all’altro
attraverso ripetuti e frequenti comportamenti negativi.
Complici le nuove tecnologie, lo spettro di comportamenti scorretti e violenti tra gli adolescenti si
è allargato. Secondo uno studio Istat, il fenomeno riguarda soprattutto i ragazzi dagli 11 ai 17 anni.
L’ aggressività è diretta, impulsiva, spesso è una reazione a provocazioni o frustrazioni che non si
riescono a tollerare.
Nell’atto di bullismo , invece, c’è un leader che agisce in una dinamica collettiva: lui ha bisogno del
gruppo mentre nel caso di aggressività patologica , il gruppo tende ad isolare il soggetto.

Il bullismo può essere:


- individuale , ossia messo in atto da una sola persona;
- di gruppo , messo in atto da due o più prevaricatori che operano a sostegno del bullo e
partecipano attivamente alla prevaricazione o isolando la vittima e mostrandosi indifferenti
nei suoi confronti;
- relazionale , quando il gruppo viene manipolato dal prepotente affinchè più compagni
partecipino alle prepotenze o molestino la vittima al posto del bullo.
Il bullismo può trovare diverse manifestazioni e per questo possiamo distinguerlo in:
 fisico → aggressioni, scherzi pesanti, danneggiamento di oggetti personali, furti,
estorsioni, violenza fisica, calci, pugni,…;
 verbale → prese in giro con cattiveria, soprannomi dispregiativi, offese, insulti,
minacce e atti ricattatori;
 psicologico → comportamenti di esclusione sistematica dal gruppo, maldicenze,
isolamento, storie offensive, pettegolezzi fastidiosi sul conto della vittima,
danneggiamento di rapporti di amicizia;
 cyberbullismo → è un bullismo messo in atto attraverso i mezzi elettronici come
e-mail, la messaggistica istantanea, i social network.

Spesso le interazioni nella vita reale che portano a tali situazioni di prevaricazioni si intrecciano con
quelle che si verificano nella vita virtuale.
Grazie ai nuovi media digitali e alle reti telematiche possiamo condividere con gli altri le nostre
emozioni e le nostre esperienze andando a spezzare il filo della nostra privacy.
Internet rappresenta un ampliamento funzionale ed esperienziale della nostra quotidianità e della
nostra socialità. Questo comporta anche risvolti potenzialmente pericolosi, proprio come il
cyberbullismo. Esso consiste in un atto aggressivo ed intenzionale condotto da un individuo o da
un gruppo di individui attraverso varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro
una vittima che non può difendersi.
Si esplica attraverso atti di vessazione, molestia, diffamazione, azioni aggressive indirette
effettuate tramite mezzi elettronici come e-mail, messaggistica, social network, blog, siti web.
Nel bullismo elettronico la responsabilità può essere estesa e condivisa anche a chi semplicemente
prende visione di un video e decide di condividerlo / inoltrarlo ad altri, ride o rimane indifferente.
Avvengono due fenomeni di tipo parallelo: il primo consiste nell’attaccare la vittima direttamente ,
spesso sotto la maschera dell’anonimato; l’altro , invece, si verifica attraverso la diffusione di
immagini, video, notizie in rete o tramite sms , riguardanti la vittima.
Il profilo psicologico del cyberbullo mette in luce una mania del controllo, attraverso il quale egli
tenta di mettersi in mostra, non conosce e rispetta le regole del vivere comune. È una persona
immatura dal punto di vista affettivo, che presenta un’incapacità di gestione delle emozioni come
il senso di colpa o la vergogna. In genere il cyberbullo compie azioni di prepotenza per ottenere
popolarità all’interno di un gruppo, per divertimento o semplicemente per noia.
Le caratteristiche principali del cyberbullismo sono:
- pervasività ed accessibilità: il cyberbullo può raggiungere la sua vittima in qualsiasi
momento e in qualsiasi luogo. La possibilità di avere telefonini sempre accesi e connessi ad
internet permette al cyberbullo di attaccare la sua vittima ogni qualvolta voglia;
- persistenza del fenomeno: il materiale diffamatorio pubblicato su internet può rimanere
disponibile online anche per molto tempo;
- mancanza di feedback emotivo : il cyberbullo, non vedendo le reazioni della sua vittima ai
propri comportamenti , non è mai totalmente consapevole del danno che arreca e questo
lo rende più disinibito e abbassa i livelli di autocontrollo;
- spettatori infiniti: le persone che possono assistere ad episodi di cyberbullismo sono
potenzialmente illimitate. La diffusione in rete è incontrollabile e non avviene con un
gruppo di persone definito;
- moltiplicazione dei cyberbulli: la natura online del cyberbullismo permette che siano molti
quelli che diventano cyberbulli, anche solo condividendo o promuovendo l’episodio , che
finisce per replicarsi in modo indefinito;
- sottovalutazione da parte degli adulti: molti ragazzi ritengono che gli adulti non siano in
grado di comprendere la portata e la pervasività del fenomeno online.

Gli studi condotti finora hanno permesso di identificare alcuni profili legati agli attori
coinvolti nel bullismo. Il bullo si caratterizza per la sua aggressività , ostilità e irritabilità
riversata non solo nei confronti dei coetanei ma anche degli adulti, sia genitori che
insegnanti. L’aggressività viene utilizzata da questi soggetti per soddisfare il proprio bisogni
di dominio sugli altri ed è aggravata da un atteggiamento positivo nei confronti della
violenza nelle sue diverse forme. I bulli manifestano un’ opinione positiva verso di sé ,
infatti, non percepiscono la connotazione negativa delle loro azioni. Inoltre appaiono
indifferenti alle condizioni di sofferenza in cui pongono le loro vittime, manifestando una
scarsa empatia nei loro confronti. Non riescono , per mancanza di empatia, a mettersi nei
panni degli altri e ad immaginare i sentimenti e le emozioni di chi subisce i suoi
comportamenti. Gli altri vengono percepiti come oggetti e non come esseri umani.
L’ azione prevaricatrice di questi soggetti tende a perpetuarsi grazie all’ ottenimento di
“benefici concreti” quali sigarette, denaro ed altri oggetti ricevuti dalle stesse vittime oltre
che di prestigio agli occhi ei complici spettatori.
Possiamo distinguere varie tipologie di bullo:
 bullo vittima → un ragazzo che diventa bullo a causa di atti di bullismo subiti.
Apprende sulla propria pelle il comportamento di manipolazione e poi lo replica;
 bullo dominante→ ha bisogno di un capro espiatorio su cui sfogare la propria
rabbia. È qualcuno che non sa riconoscere i sentimenti degli altri. Adotta
comportamenti aggressivi senza essere consapevole delle conseguenze. È incapace
di gestire le proprie emozioni. Ha difficoltà ad interagire con gli altri e conosce come
unica forma di relazione l’aggressività;
 bullo ansioso→ ha una bassa autostima, è geloso dei successi o dei beni materiali
degli altri. Mette in atto comportamenti vessatori nei confronti dei compagni più
deboli ma tende a provare rimorso e senso di colpa per le sue azioni;
 bullo passivo → ricopre un ruolo di gregario nel branco e sostiene chi agisce con le
prepotenze.
Se non si interviene in modo appropriato e tempestivo si aumenta il rischio che in futuro il
bullo manifesti:
- comportamenti devianti;
- uso di alcol e sostanze stupefacenti;
- problemi con la legge.

In genere la maggior parte dei tratti di personalità della vittima lo rendono un obiettivo più facile.
La vittima, solitamente, presenta:

- bassa autostima;
- scarsa capacità di risoluzione dei problemi;
- sintomi depressivi;
- difficoltà emotive;
- disturbi del comportamento;
- problemi psicologici e psicosomatici ( mal di testa, mal di pancia, disturbi del sonno,…);
- disturbi alimentari ( anoressia, bulimia, obesità).

Dalle ricerche svolte in Italia appare un quadro molto ampio ed articolato del fenomeno.
La percentuale dei prepotenti e delle vittime risulta essere più elevata.
Vi sono indici complessivi che vanno all’incirca dal 41% della scuola primaria al 26% della scuola
secondaria. Confrontando i dati relativi all’Italia a quelli degli altri paesi si evidenzia come il
fenomeno raggiunga un livello quasi doppio rispetto all’Inghilterra, all’Irlanda o al Giappone.
L’elevata incidenza del bullismo in Italia sembra essere un fatto reale in parte legato alle nostre
caratteristiche culturali. Il maggior numero di prepotenze denunciate o riconosciute da chi le
compie , potrebbe essere legato al fatto che nel nostro paese il conflitto è più tollerato perché
conduce meno facilmente alla rottura dei rapporti delle parti in causa.
Il numero delle aggressioni di tipo fisico diminuiscono in modo sensibile con il passaggio alla scuola
secondaria, mentre rimangono elevate quelle verbali ed aumentano quelle indirette.
Questo fa comprendere come al crescere dell’età non si ha l’estinzione del fenomeno , ma un suo
cambiamento qualitativo : da forme di prevaricazione più visibili e plateali ad altre più sottili e
raffinate.

La complessità del bullismo ci fa comprendere come esso non sia ancorato soltanto a specifiche
caratteristiche individuali, ma ad un sistema di relazioni che non sono solo lo sfondo ma possono
amplificare o ridimensionare singole azioni.
Per ottenere risultati consistenti e duraturi è necessario:
 creare un ambiente scolastico ( e se possibile anche familiare) caratterizzato da affetto,
coinvolgimento emotivo anche da parte degli adulti e da interessi positivi;
 stabilire dei confini ben delineati rispetto a comportamenti inaccettabili, in modo tale che
il messaggio comunicato univocamente sia: “ Non accettiamo prepotenze e faremo il
possibile per contrastarle”;
 nel caso in cui le regole siano violate, applicare fermamente le sanzioni punitive stabilite
insieme e divulgate ;
 pretendere dagli adulti ( genitori, insegnanti, ed educatori) un comportamento
autorevole;
 è importante supervisionare i luoghi in cui i ragazzi trascorrono la ricreazione o la
pausapranzo, in cui potrebbero verificarsi tali eventi , e attrezzarli per evitare che la noia
sia deterrente per alternative aggressive.
Le probabilità che gli interventi abbiano successo dipende dal coinvolgimento attivo di tutte le
componenti coinvolte.
Con il “Piano Nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola” (2016) il
Ministero dell’Università e della Ricerca ha inteso proseguire la campagna di prevenzione e
contrasto al bullismo e al cyberbullismo.
Le azioni previste e messe in atto sono:

Le azioni previste e messe in atto sono:


- un nodo blu contro il bullismo e la giornata nazionale contro il bullismo a scuola;
- generazioni connesse;
- formazione dei docenti;
- il MIUR ed SOS il Telefono Azzurro;
- il MIUR e la Polizia di Stato;
- verso una scuola amica – “bulloff”.
Linda Sanchez , autrice di una proposta di legge federale negli Stati Uniti contro il bullismo , ha
affermato: << Per troppo tempo la nostra società si è scrollata di dosso il bullismo
etichettandolo come un “rito di passaggio”. Questi atteggiamenti devono cambiare. Ogni
giorno, migliaia di ragazzi sono vittime di bullismo in silenzio e hanno paura di parlare.
Rompiamo questo silenzio e mettiamo fine a questa tremenda piaga sociale>>.