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La Cultura

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DELLO STESSO AUTORE

Cosa Nostra Social Club


A cura di
Goffredo Plastino

La musica folk
Storie, protagonisti e documenti
del revival in Italia
L’Editore e il curatore ringraziano Franco Fabbri per la preziosa collaborazione.

Esperite le pratiche per l’acquisizione dei diritti di pubblicazione dei testi e delle
immagini, la casa editrice rimane a disposizione di quanti avessero a vantare
ragioni in proposito.

© il Saggiatore S.r.l., Milano 2016


La vera storia di «Riturnella», un evergreen del folk
progressivo italiano
Antonello Ricci

Prologo

Nel 1978 la canzone «Riturnella», un canto di tradizione orale, è incisa nel long
playing Musica Nova di Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò come seconda trac-
cia della prima facciata e confluisce nel repertorio del gruppo.
La canzone è cantata da Carlo D’Angiò in un’interpretazione particolar-
mente sentita, con me stesso alla chitarra battente, uno strumento di fattura
popolare costruito da Espedito De Bonis, che ancora posseggo. Eugenio Ben-
nato, con una chitarra di Vincenzo De Bonis, esegue un accompagnamento a
plettro, vale a dire con la sola linea di basso, secondo una tipologia esecutiva
ricorrente nei repertori popolari suonati con questi due strumenti.
Nelle note dell’lp il mio nome compare tre volte in modi diversi: sul retro
di copertina nell’elenco dei brani, fra gli autori, come «Anonimo – ricerca An-
tonello Ricci»; all’interno della copertina nei crediti della canzone come «An-
tonello Ricci: chitarra battente»: in questo caso nella posizione dell’autore c’è
scritto «Tradizionale»; sull’etichetta del disco come «Anonimo/rielaborazione
Antonello Ricci».
Queste autocitazioni, apparentemente notarili, servono per avviare la ri-
costruzione della storia di una canzone che dall’etnografia di terreno giunge
a diventare una delle hit del folk progressivo italiano, con decine di incisioni e
migliaia di esecuzioni, e anche con altrettanto numerose attestazioni di sicu-
ra provenienza locale ora da una regione ora da un’altra del Sud Italia, com-
prese le isole.1
1160 La musica folk

Primo tempo

Il 15 aprile 1976, a Cirò, in provincia di Crotone, sono andato a trovare Marian-


gela Pirito, familiarmente za Manciulina, per registrare il suo repertorio cantato.
Era nata nel 1905. Contadina, conosceva un vasto repertorio di canti di
tradizione orale sia religiosi sia di altro contenuto (Foto 1). Era un vero albero
di canti, Manciulina, e tale sapere musicale derivava, a mio avviso, dal piace-
re che dimostrava nel cantare, una vera passione che praticava ogni volta che
ne aveva la possibilità, con una bella voce di testa, tesa e vibrante, sempre al
di sopra delle altre donne con cui era solita cantare in gruppo in chiesa, nella
parrocchia di San Menna, nel popolare rione Vallo. Ho avuto il sospetto che la
sua intensa devozione fosse anche dovuta al fatto che in chiesa poteva canta-
re liberamente, per tutto il tempo che voleva, assumendo il ruolo di guida, di-
ventando la protagonista.
Fra le tante canzoni registrate quel giorno ce n’è una da lei stessa chiama-
ta «’a Riturnella», cantata con l’accompagnamento della cognata Mariange-
la Malena, all’unisono. Sono registrazioni rimaste sempre a livello di appunti
perché realizzate con un registratore a cassette che non garantisce una quali-
tà sufficiente per la pubblicazione.2

Foto 1: Mariangela Pirito.


La vera storia di «Riturnella», un evergreen del folk progressivo italiano   1161

Tornato a casa ho risentito il nastro e quella canzone risaltava inspiegabil-


mente, nonostante l’esecuzione un po’ zoppicante perché le due donne non ri-
cordavano bene la sequenza dei versi. Ho provato ad abbozzarne una versione
con l’accompagnamento di una falsa chitarra battente, una vecchia chitarra
a cui avevo cambiato le corde montando tutti cantini. La prima vera chitarra
battente l’ho comprata alla fiera della Madonna del Rosario, a ottobre di quel-
lo stesso anno, a Cirò Marina, con l’aiuto di zu Basile Cariati, uno dei miglio-
ri cantatori di Cirò. È quella che ho poi suonato nel disco Musica Nova, prima
citato. Ricordo che Eugenio Bennato ha voluto proprio che utilizzassi quello
strumento, nonostante qualche problema in fase di preparazione dei suoni in
sala di registrazione, per il carattere selvaggio, che al tecnico del suono risul-
tava sgraziato: un suono da casciuttella, diceva. Il piano armonico di faggio,
la cassa di listelli di noce e castagno poco lavorati, la tastiera direttamente im-
piantata sul manico, senza veri tasti, le barrette sottili come lame, generava-
no un suono particolarmente aspro e allo stesso tempo cupo, per il rimbombo
della grande cassa, ricco di strane armoniche basse e profonde e contempora-
neamente acute e scintillanti tipiche dello strumento e anche molto ricercate
dai suonatori locali che attribuiscono particolare valore estetico al ribbummu
generato dalla percussione del piano armonico: un suono che però faceva an-
dare in tilt l’analizzatore di spettro della sala d’incisione (e le orecchie del tec-
nico del suono).3
Con l’accompagnamento strumentale la linea melodica della canzone di
Manciulina assume i tratti di una ballata antica. La ritmica molto accentata sul
battere dell’accompagnamento in due tempi effettuato con la chitarra batten-
te ne mette in risalto la melodia caratterizzata da salti iniziali verso l’acuto che
lanciano più volte l’arco melodico, così come la linea discendente del secondo
emistichio prepara il lancio nuovamente verso l’alto del ricorrente «oj riturnel-
la» e della bella curva di suoni della ripetizione del verso che conclude la strofa
cantata. La ripetizione ipnotica della stessa sequenza, in un numero variabile
ma sempre molto alto di strofe, microvariata soltanto dalle differenze sillabi-
che del testo, conferisce alla canzone una forza irresistibile e un’orecchiabilità
che ne hanno determinato la fortuna.
Già allora, man mano che la facevo ascoltare ad amici e durante qualche
piccola performance in pubblico, risaltava la presa sugli ascoltatori. Proba-
bilmente buona parte del fascino è dovuta alla stranezza ritmica che si per-
cepisce prima del lancio di «oj riturnella», che deriva dall’adattamento di
un’esecuzione a voce sola, libera, senza vincoli strumentali, a un’altra con la
ritmica cadenzata sul battere propria della tecnica percussiva con la chitarra
battente. Sembra un cambio di metro da pari a dispari: qualcuno la interpre-
Foto 2: Roma, autunno 1976. Da sinistra: Antonello Ricci con la chitarra battente, Gi-
gi De Rienzo, Carlo D’Angiò, Renato Marengo, Eugenio Bennato.
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ta come un capovolgimento del battere col levare, qualcun altro come l’inseri-
mento di una battuta di 3/4 in un andamento di 2/4 (Gatto 2007, pp. 125-130).
In realtà si tratta dell’aggiunta di un’unità in battere all’interno di una scan-
sione continua in due unità. Lo attestano gli accenti della chitarra battente,
sempre alternati fra il forte e il debole del tempo binario, mentre in quel pun-
to si trova un raddoppio dell’accento forte realizzato mediante un doppio col-
po sulla cassa.
Eugenio Bennato rimase colpito proprio da quel particolare ritmico.
Ho conosciuto Eugenio in occasione di un suo concerto a Roma: era l’au-
tunno del 1976 e aveva pubblicato da qualche mese il disco Garofano d’ammo-
re del quale stava facendo la tournée promozionale, c’era già il gruppo che poi
diventò Musica Nova (Foto 2). Avevo portato la chitarra battente acquistata
da poco e, durante una pausa del sound check, cantai e suonai qualche brano
della tradizione calabrese tra cui «Riturnella». La stessa sera Eugenio mi invi-
tò a suonare sul palco. Ci siamo incontrati qualche altra volta a Napoli: abita-
va a casa dei genitori in un palazzone di Bagnoli e condivideva con il fratello
Edoardo un appartamento al Vomero che usavano come studio e sala prove.
Durante l’estate del 1977 venne per una breve vacanza in Calabria dopo es-
sere passato per la Puglia e la Basilicata – mi disse di essere andato a trovare
alcuni musicisti tradizionali –, soggiornò in campeggio con una tenda ed era
accompagnato da Mietta Albertini, l’autrice delle copertine di Musica Nova e
di Quanno turnammo a nascere (1979). Voleva ascoltare suonatori di chitar-
ra battente e andammo da alcuni musicisti popolari di Cirò, Crucoli (Croto-
ne), Crosia (Cosenza) e Longobucco (Cosenza). Ricordo che mi parlò dell’idea,
che allora già aveva, di realizzare dischi e film con i migliori musicisti tradi-
zionali del Sud. Nell’autunno del 1977 mi telefonò, stava progettando il disco
Musica Nova e mi propose di entrare nel gruppo (Foto 3), di partecipare alle
registrazioni e di incidere «Riturnella». Mi disse anche che l’avrebbe cantata
Carlo D’Angiò e che io l’avrei accompagnato con la mia chitarra battente. Ne
fui un po’ contrariato, ma dopo aver sentito come la cantava sono stato d’ac-
cordo. Eugenio allora aveva un carisma e una capacità affabulatoria che non
era facile mettere in discussione, tuttavia di quella scelta sono ancora convinto.
Molti dei percussionisti e, in generale, dei musicisti con cui ho eseguito
«Riturnella» hanno mostrato attrazione, a volte disorientamento, nell’eseguire
le prime volte lo strano disegno ritmico, di cui si è detto prima, che interrom-
pe, ma non spezza, il procedere dell’andamento della canzone. Nell’esecuzio-
ne a voce sola tale interruzione è ugualmente presente, in sostanza una battuta
di silenzio in più, ma non risalta come nell’esecuzione con accompagnamen-
to strumentale.
1164 La musica folk

Foto 3: Pisa, settembre 1977. Da sinistra: Eugenio Bennato, Antonello Ricci, Teresa De Sio.

Manciulina è morta nel 2003. I parenti mi hanno raccontato che, poco tem-
po prima di morire, ha chiesto di essere aiutata a mettersi seduta nel letto e ha
cantato una canzone dedicata alla nipote che l’aveva assistita fino alla fine. Non
so se sia andata davvero così, ma di sicuro è verosimile.

Secondo tempo

La versione di «Riturnella» incisa nel disco Musica Nova nel corso degli anni
diventa una delle canzoni più conosciute del repertorio del gruppo campano e
di Eugenio Bennato in particolare. Presente nelle esecuzioni live del cantante
napoletano e di un numero sempre crescente di gruppi e solisti che si ispirano
a quel repertorio o che lo rieseguono, si stratifica nell’immaginario musicale di
almeno tre generazioni di appassionati di quel genere, raggiungendo lo status,
si può dire, di canzone-emblema della musica popolare del Sud Italia, con ver-
sioni campane, pugliesi, lucane, calabresi, siciliane, ma anche lombarde come
quella di Davide Van de Sfroos.
Sulla connotazione identitaria che la canzone ha assunto vorrei soffermar-
mi. Durante i miei concerti eseguo sempre «Riturnella», nella versione che ho
La vera storia di «Riturnella», un evergreen del folk progressivo italiano   1165

ascoltato da Manciulina e che ho arrangiato per chitarra battente. Immanca-


bilmente a fine concerto, qualcuno viene a domandarmi qualcosa sulla can-
zone, e ogni tanto ricevo e-mail con analoghe domande. Sono poste diverse
questioni, le più ricorrenti delle quali sono: se è una canzone napoletana per
via della più nota esecuzione di Bennato, se è una canzone popolare nel senso
di tradizione orale, o se è stata composta. Ma anche, spesso, viene posta una
rivendicazione di appartenenza territoriale. Di volta in volta «Riturnella» sa-
rebbe pugliese, salentina, garganica; oppure della Basilicata dove è accompa-
gnata col tamburo a frizione, il cupa cupa; oppure è calabrese e proviene da
una provincia o da un’altra, da un paese o da un altro, spesso è stata ascoltata
e appresa dalla propria nonna; è emersa anche una forte rivendicazione sici-
liana, forse per una versione realizzata dal gruppo Lautari, e così via. Nel tem-
po ha preso vita un atlante sempre più ampio e variegato della distribuzione di
«Riturnella», con centri di diffusione specifici, prevalentemente meridionali,
da cui poi si sarebbe irradiata e conosciuta. Tutti coloro i quali rivendicano la
provenienza della canzone dal loro paese o dalla loro provincia o regione, so-
stengono la veridicità di tale attribuzione per via del dialetto con cui è cantata,
ne evidenziano la pronuncia in alcune parole, ne mettono in rilievo qualche
espressione poetica caratteristica di una peculiare appartenenza territoriale.
Ogni tanto sorgono liste di discussione sui blog dedicati alla musica popo-
lare e a volte uno dei temi riguarda «Riturnella»: ne ricordo uno in partico-
lare, il cui argomento di partenza è se «Riturnella» sia una canzone d’autore
oppure no, a partire dal giro di accordi e dal disegno melodico che, secondo il
proponente la discussione, tradirebbe un’origine d’autore.4 Tra un riferimento
alla raccolta ottocentesca di Casetti e Imbriani e varie digressioni sul rappor-
to fra memoria e trasmissione del sapere, emerge in maniera sottile e sotterra-
nea una sorta di appartenenza territoriale, il riferimento a luoghi e geografie
musicali attraverso cui il canto sarebbe transitato prendendone connotati e
morfologie. Accanto all’idea di una condivisione popolare del sapere, in que-
sto caso di una canzone, e pertanto di un’anonimità dell’autore, in quanto la
diffusione popolare non prevede un’attribuzione autoriale, se ne afferma una
totale libertà d’uso: in ambito popolare tutti sarebbero autorizzati ad appro-
priarsi del sapere condiviso e a utilizzarlo come vogliono. In rapporto a «Ri-
turnella» questo discorso si applica ai molti gruppi e solisti che la cantano con
proprie interpretazioni, confondendo la diffusione mediante trasmissione ora-
le con il conseguente processo di elaborazione e rielaborazione, con la diffu-
sione e l’apprendimento attraverso mezzi di comunicazione di massa. Non
distinguendo tra la funzione della musica e del canto in un contesto di oralità,
in cui gli elementi sonori di volta in volta possono essere inseriti in un ambito
1166 La musica folk

rituale, religioso, lavorativo, domestico coincidendo spesso la formalizzazio-


ne musicale con l’attività che si sta svolgendo, e la funzione della musica e del
canto in un contesto di tipo spettacolare e artistico in cui, per esempio, la di-
stinzione fra chi canta e chi ascolta è netta, mentre nelle culture musicali orali
i ruoli tra chi canta e chi ascolta spesso vengono scambiati. Non distinguen-
do, per concludere, tra una versione autoriale in quanto elaborazione artistica
di un canto popolare e l’elaborazione che si viene a determinare nei processi
di trasmissione orale della musica.5
Una volta completate le registrazioni del disco Musica Nova, tanto Euge-
nio Bennato, quanto le edizioni Warner/Chappell Music, della casa discografi-
ca Polygram, mi hanno chiesto il titolo esatto della canzone e i miei dati Siae per
i diritti. Io non ero ancora iscritto alla Siae e la stessa Warner/Chappell Music,
per sveltire l’iter, mi ha fatto iscrivere con un contratto di mandato. Successiva-
mente la canzone è stata depositata come «Tradizionale, rielaborazione di Anto-
nello Ricci» e ha assunto ufficialmente il titolo di «Riturnella». Ricordo di aver
posto domande, a Bennato, all’addetto Siae e alla stessa casa editrice, per capire
in cosa consiste il deposito di una rielaborazione e la spiegazione di tutti concor-
dava nel sostenere che si tratta del deposito della versione che è stata registra-
ta, in quanto elaborazione di un autore noto di un brano di pubblico dominio, di
autore ignoto. Mi è parsa una soluzione rispecchiante la realtà: la versione regi-
strata sul disco è un’elaborazione d’autore di un brano proveniente dalla tradi-
zione orale. Vale a dire la cristallizzazione in una data forma verbale, musicale
ed esecutiva di un prodotto dell’espressività orale che nell’ambito della circola-
zione interna al mondo popolare ha continuato a esistere e a mutare dando luo-
go a tutte le infinite varianti possibili sia di testo, sia di musica e sia di modo di
esecuzione. I gruppi e i solisti che l’hanno rieseguita hanno fatto riferimento,
esplicitamente o meno, alla versione incisa nel disco Musica Nova operando dif-
ferenti interpretazioni, a volte significative modificazioni come si vedrà fra po-
co, di quella stessa versione e non la messa in atto del processo di elaborazione e
rielaborazione caratteristico dell’oralità.

Terzo tempo e fine

Bisogna arrivare alla fine degli anni novanta, all’incirca vent’anni dopo la regi-
strazione del disco Musica Nova, perché con la ripresa d’interesse verso la mu-
sica popolare, gruppi, musicisti e appassionati ricomincino a suonare e cantare
«Riturnella», divenuta un vero e proprio evergreen del folk italiano.6 Non è pos-
sibile elencare tutte le versioni della canzone il cui numero è continuamente in
La vera storia di «Riturnella», un evergreen del folk progressivo italiano   1167

crescita in incisioni discografiche e sul web.7 Vorrei soltanto aggiungere poche


considerazioni conclusive riguardanti le differenti esecuzioni finora proposte.
Com’è ovvio ciascuna di esse presenta una varietà di arrangiamenti: io stes-
so ne ho incise con sola chitarra battente e voce, con chitarra battente, basso
elettrico e marimba, con organo in chiesa (Ricci 1988; Tribù italiche 2004; Xi-
crò 2000). Ciò che invece determina a volte un cambiamento sul piano struttu-
rale è la modificazione operata sul raddoppio dell’accento forte di cui ho parlato
in precedenza e che costituisce il tratto distintivo della canzone cantata nel 1976
da Manciulina. Nelle versioni incise da Eugenio Bennato, in alcune esecuzioni di
Carlo D’Angiò tale caratteristica permane (Bennato 2003; D’Angiò 2011). Altre
versioni presentano adattamenti per eccesso o per difetto, nel senso che a volte si
aggiunge un’ulteriore battuta di silenzio prima del canto, altre volte si toglie una
battuta. Il primo caso è presente in alcune versioni con arrangiamento molto ti-
rato e caratterizzato da una ritmica d’ispirazione balcanica, con battere e levare
molto accentati (Il Parto delle Nuvole Pesanti 2008).8 Il secondo caso è presente
nelle esecuzioni che risentono maggiormente dell’influenza stilistica delle pop-
tarantelle.9 Un’ulteriore variante si può ascoltare nelle esecuzioni di ispirazione
dub, nelle quali la dilatazione del tempo propria di queste interpretazioni stira le
note spalmandole sulla ritmica (Konsentia 2001; Rosapaeda 1999).
Quanto ho cercato sin qui sinteticamente di esporre sta a testimoniare la
storia peculiare di «Riturnella», in quanto canzone conosciuta ed eseguita in
determinati ambienti musicali: non si tratta più di un brano di tradizione ora-
le, trasmesso di bocca in bocca e di orecchio in orecchio, ma di un’idea musica-
le e poetica scaturita da un’esecuzione, quella sì tradizionale, elaborata secondo
una personale sensibilità creativa e fatta conoscere a un vasto pubblico trami-
te i canali della comunicazione contemporanea. La canzone, nella sua versione
mediata dall’esecuzione originale e nelle successive versioni da essa derivate, ha
avuto una particolare fortuna e pertanto è diventata popolare nell’accezione che
più comunemente si attribuisce a tale termine.

Note
1
Leggendo un racconto di Claudio Magris (2012, p. 16) ne ho potuto scoprire un’enne-
sima versione di provenienza nordica citata dallo scrittore triestino: a proposito del pro-
tagonista del racconto che ama cantare «sì, anche canzonette, o rondinella che vai per lo
mare ferma che te voi dire due parole».
2
Ho registrato nuovamente nel 1981 il repertorio di Manciulina: raccolta 166 M Ricci-Tucci
dell’Archivio etnico linguistico-musicale della Discoteca di Stato (Biagiola 1986, pp. 391-397).
1168 La musica folk
3
Diego Carpitella (1973, p. 188) ricorda come la delimitazione sui vu meter dei regi-
stratori di un «campo rosso» che indica il livello di saturazione della registrazione sia
«un ambito fonicamente culturalizzato, nel senso che esclude dalla sua convenzionalità
e consuetudine le sonorità tipiche contadine della tradizione orale».
4
www.alfonsotoscano.it/forum/subject.asp?Page=1&S_id=684&H_ID=36&pageid
=2&show=1. La discussione risalente al 5 dicembre 2009 è ancora in rete.
5
Su tutte le questioni qui riepilogate in merito all’improvvisazione, alla trasmissio-
ne e alla veicolazione del sapere, all’autorialità in ambito di tradizione orale e alle con-
seguenti differenze con l’ambito artistico di matrice euroccidentale, hanno scritto pagi-
ne magistrali Roberto De Simone (2010) e Diego Carpitella (1978 e 1992).
6
Nei tabulati Siae «Riturnella» è collocata nella categoria «sempreverdi».
7
Ricercando «Riturnella» attraverso un motore di ricerca, si ottengono centinaia di
ricorrenze. Nel mese di febbraio 2016 iTunes elenca 38 versioni della canzone.
8
Si veda la versione di Davide Van de Sfroos su YouTube: https://www.youtube.com/
watch?vv=VcfUFSTeQj.

Si veda la versione di Mimmo Cavallaro su YouTube: https://www.youtube.com/
watch?v=guiHu5BPC4M.

Bibliografia

Biagiola Sandro (a c. di), 1986, Etnomusica. Catalogo della musica di tradizione orale
nelle registrazioni dell’Archivio etnico linguistico-musicale della Discoteca di Stato,
Discoteca di Stato – Il Ventaglio, Roma.
Carpitella Diego, 1973, Musica e tradizione orale, Flaccovio, Palermo.
—, 1978, «Le false ideologie sul folklore musicale», in Aa.Vv., La musica in Italia, Sa-
velli, Roma, pp. 209-239.
—, 1992, Conversazioni sulla musica. 1955-1990: Lezioni, conferenze, trasmissioni ra-
diofoniche, Ponte alle Grazie, Firenze.
De Simone Roberto, 2010, Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania,
Squilibri, Roma.
Gatto Danilo, 2007, Suonare la tradizione. Manuale di musica popolare calabrese, Rub-
bettino, Soveria Mannelli.
Magris Claudio, 2012, Un altro mare, Il Sole 24Ore, Milano.

Discografia

Bennato Eugenio e D’Angiò Carlo, 1976, Garofano d’ammore, Philips-Phonogram, lp.


—, 1978, Musica Nova, Philips-Phonogram, lp.
Bennato Eugenio, 2003, Taranta Power, Lucky Planets, cd.
La vera storia di «Riturnella», un evergreen del folk progressivo italiano   1169

D’Angiò Carlo, 2011, Viva il Sud (Live!), Lucky Planets, cd.


Konsentia, 2001, Sottovoce, Cni, cd.
Musica Nova, 1979, Quanno turnammo a nascere, Philips-Phonogram, lp.
Il Parto delle Nuvole Pesanti, 2008, 4 battute di povertà, Storie di note, cd.
Ricci Antonello, 1988, Nastri dal vivo 1978-1988, SudNord records, mc.
Rosapaeda, 1998, Facce, Sottosuono, cd.
Tribù italiche, 2004, Calabria, Edt, cd.
Xicrò, 2000, Xicrò, Ludos-Cni, cd.