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I Gesuiti

I. Fondazione e primi tempi dell’ordine


I.I Ignazio di Loyola (1491-1556) fino alla conferma dell’ordine
Ignazio nasce da una famiglia di antica nobiltà, non interessato alla vita ecclesiastica segue le orme dei
fratelli e dopo esser stato formato come paggio, intraprese la vita da cavaliere. Nella battaglia di Pamplona
(1521) fu ferito gravemente, durante la convalescenza in mancanza di romanzi di avventura lesse testi
come La vita di Cristo e l’imitatio Chirsti, oltre a queste letture che lo segnarono profondamente, un giorno
mentre giaceva sveglio nel letto, gli apparve la Madonna con il Bambino, queste visioni si susseguirono e gli
provocavano sollievo. Dopo aver recuperato completamente la salute, si trasferì in un santuario dove vi
depose la sfarzosa divisa da cavaliere. Si sottopose ad un severo digiuno e a lunghe meditazioni. A causa del
digiuno e dei severi esercizi penitenziali, sopravvennero nuovi danna alla salute e una profonda
depressione: le visioni tuttavia, diedero al giovane la forza di perseverare nei suoi propositi. Proprio allora,
Ignazio sviluppò i tratti fondamentali dei suoi “esercizi spirituali”. Nel 1523 giunse a Barcellona e di lì,
effettuò un pellegrinaggio in Terra Santa. Terminata la sua carriera di studio (a 42 anni) si circondò di alcuni
colleghi di studio. Nel 1534, insieme ai suoi compagni, fece voto nella chiesa consacrata a Maria a
Montmatre di contribuire all’instaurazione del regno di Dio a Gerusalemme e se ciò non fosse stato
possibile, di porsi a disposizione del papa. Dopo essersi intensamente occupati degli ammalati a Venezia, i
compagni di Ignazio giunsero a Roma il 25 marzo del 1537, dove ebbero il permesso del papa Paolo III
(1534-1549) di recarsi come pellegrini a Gerusalemme. Tornati a Venezia fecero voto di povertà e di castità
e furono consacrati sacerdoti. Dal momento che il pellegrinaggio a Gerusalemme non fu possibile per
motivi politico-militari, Ignazio e i suoi amici tornarono a Roma, ufficialmente per predicare e darsi cura dei
malati, ma in realtà per fare missione presso gli ebrei. Quella di Ignazio fu una vocazione tarda, ma la sua
personalità, attirò a se molti seguaci. Con ciò si davano i presupposti per arrivare, grazie ad una grande
abilità tattica, alla formazione di un nuovo ordine, approvato con una bolla da papa Paolo III il 27 settembre
1540. Nell’aprile del 1541 il complesso della compagnia di Gesù, votarono all’unanimità per l’elezione di
Ignazio a primo preposito generale, denominazione scelta per l’uomo al vertice dell’ordine dall’ex soldato
Ignazio, che avrebbe mantenuto questo ruolo fino alla sua morte (31 luglio 1556).

I.2 Ignazio di Loyola e l’Inquisizione


L’Inquisizione spagnola non si limitava a perseguitare i cosiddetti criptogiudei (nicodemismo: ebrei che si
convertivano solo formalmente al cristianesimo) e i criptomori ma anche diversi gruppi cristiani sospetti alla
Chiesa, come per esempio gli Alumbrados; anche Ignazio di Loyola venne preso di mira. Dovette sostenere
8 fra processi e interrogazioni, in cui venne ogni volta scagionato. A Venezia chiese egli stesso un processo
per rispondere alle calunnie che circolavano sul suo conto. L’esperienza di questi sospetti indusse Ignazio
alla massima prudenza: impedì che i padri dormissero nello stesso letto, oppure che si trattenessero soli
con donne in un ambiente chiuso. Nonostante tutto riuscì a stabilire buoni rapporti con l’Inquisizione
spagnola, non esitando a chiamarla in aiuto contro i suoi avversari (domenicani in particolare).
I.3 Ignazio e gli ebrei
Martin Lutero, nei confronti degli ebrei ebbe un atteggiamento duro e chiuso. Ignazio invece, si mostrò
verso la minoranza aperto e tollerante, rifiutando ogni forma di antigiudaismo: egli accolse non pochi ebrei
nella compagnia, gli ebrei accolti provenivano spesso da ambienti sociali facoltosi. Non c’è negli statuti
dell’ordine alcuna indicazione che impedisse a discendenti di famiglie ebraiche o musulmane di entrare
nell’ordine.
I.4 I Gesuiti sotto la guida del fondatore dell’ordine
Con Ignazio di Loyola, l’ordine conobbe una consistente ascesa: se nel 1544 si contavano poco più di 40
professi, alla sua morte, nel 1556 si arrivò alle 1000 unità. Ignazio aveva fondato 12 province dell’ordine:
Portogallo (1546), Spagna (1547), provincia dell’India, che comprendeva il Giappone (1549), Italia (1551),
Sicilia (1553), Brasile (1553), Francia (1555), Germania settentrionale e Germania meridionale (1556), e una
provincia effimera in Etiopia.
Ignazio non si limitò a fissare la futura, rigida organizzazione del suo centralistico ordine diffuso a livello
mondiale, ma riuscì anche a creare un nuovo tipo di ordine religioso molto efficiente per la sua flessibilità e
il suo metodo, ben presto guardato con sospetto da diversi ambienti interni alla Chiesa cattolica e
progressivamente oggetto di tenace e crescente ostilità da parte dei protestanti. Come centro operativo
dell’ordine fu scelta una casa nei pressi di Santa Maria della Strada a Roma. Il fondatore, si occupava di
molti dettagli, della direzione spirituale dei novizi e alla stesura delle costituzioni dell’ordine. Tra i nemici di
Ignazio troviamo alcuni domenicani spagnoli e francesi e il papa Paolo IV, che voleva modificarne le
costituzioni. Ignazio non fu un gran che come amministratore finanziario, tanto che fu costretto sempre a
fronteggiare montagne di debiti. Soffrì di dolori fisici per gran parte della sua vita, morì il 31 luglio 1556 e
venne sepolto nella chiesa principale dell’ordine a Roma: Il Gesù.

II. Organizzazione e spiritualità dell’ordine


2.1 Un nuovo tipo di ordine
Durante il medioevo nella chiesa occidentale si ebbe una ricca fioritura di ordini e movimenti di riforma,
che continuarono anche nella prima età moderna con la nascita dei Teatini, Cappuccini, Orsoline, Dame
Inglesi. Nel caso dei gesuiti si trattava di un ordine completamente nuovo nei confronti delle congregazioni
precedenti, rinunciò proprio agli elementi fondamentali che le caratterizzavano: comunità claustrale
caratterizzata dallo stesso abito, preghiera comune giornaliere. I membri del nuovo ordine furono
missionari, insegnanti, professori universitari, scienziati, impegnati nelle missioni religiose o politiche o
come confessori di corte. L’ideale spirituale dell’ordine, era quello di essere pellegrini, erano pronti a
recarsi in qualsiasi luogo in cui fossero richiesti dall’interesse della chiesa. Una particolarità era costituita
dal quarto voto che stabiliva esplicitamente una particolare obbedienza al papa. I critici dell’ordine parlano
di obbedienza cadaverica, sempre respinta dai gesuiti che parlano di obbedienza viva e vitale. Questa
obbedienza assoluta è stata paragonata a quella dei regimi totalitari.
2.2 Un ordine mondiale centralistico
La compagni di Gesù si formò quale ordine basato su di una rigida gerarchia, guidato da Roma secondo una
logica centralistica, capace di un’azione intensa in tutte le nazioni cattoliche nel mondo come pure di
un’opera di missione nel resto del mondo. Nelle missioni i gesuiti operarono come un vero e proprio
esercito spirituale internazionale: in Cina si trovarono ad operare gesuiti provenienti da diversi paesi
europei. In Giappone, i gesuiti europei e quelli autoctoni vennero perseguitati.
Struttura: la compagnia di Gesù era retta dal preposito generale, sottoposto all’autorità del papa ed eletto
dalla congregazione generale. Al fianco del generale erano posti alcuni organi consultivi. Al di sotto del
livello direttivo dell’ordine le assistenze fungevano quali istanze intermedie, abbracciando anche più di una
provincia. Per rendere più salda la posizione del generale, che si faceva garante dell’unità, la sua elezione fu
stabilita a vita. Il generale ottenne pieni poteri nella scelta delle nuove leve circa la destinazione degli studi.
Egli doveva vigilare che le costituzioni fossero osservate dappertutto, non gli era concesso agire in contrasto
con la sede apostolica. Egli doveva poter comandare a tutti in virtù dell’obbedienza in tutte le cose spettanti
lo scopo perseguito dalla compagnia della perfezione del prossimo e dell’aiuto da offrire per contribuire alla
gloria di Dio. Il preposito generale, controllato dalla congregazione generale e può essere in certi casi essere
rimosso o espulso dall’ordine (es. se commette un peccato mortale, se ha rapporti sessuali, persegua fini
personalistici). Al di sopra del generale si trova la congregazione generale della Compagnia di Gesù. Questa
assemblea (elettiva per 2/3) decide riguardo alle norme vigenti nella Compagnia.
2.3 Esercizi e spiritualità
L’insistenza sul valore dell’individuo –tipica degli uomini colti del Rinascimento- fu legata da Ignazio alla sua
spiritualità: gli premeva che al cospetto di Dio, per ciascun uomo, divenisse chiara la sua via personale.
Compose gli esercizi spirituali: una guida metodica per quanti intendevano praticare e dirigere gli esercizi
spirituali; indicazioni pratiche su come si debbano condurre l’esame di coscienza, la preghiera, la
meditazione o prendere le decisioni dell’esistenza, tecniche di meditazione e di contemplazione. Gli esercizi
sono suddivisi in settimane, il loro svolgimento severamente regolamentato viene coadiuvato dal silenzio,
dall’isolamento, dal digiuno, da condizioni di luce mirate, da determinate posizioni del corpo ecc. Nel corso
di tali meditazioni l’io deve divenire “cosciente di se stesso”. L’individuo deve riconoscere che quale
creatura di Dio, è nato per lodarlo e allo stesso tempo deve ricercare la salvezza della propria anima.
Attraverso l’imperturbabilità e l’indifferenza nei confronti delle cose del mondo bisogna divenire liberi per
una decisione di vita per Dio:
-Prima settimana: si medita sull’inclinazione al peccato.
-Seconda settimana: riflessione sulla vita di Gesù, con lo scopo di diventare coscienti del proprio percorso.
-Terza & Quarta settimana: riflessione sulla passione e resurrezione di Cristo. Gli esercizi si concludono con
una meditazione per ottenere l’amore.
Gli esercizi divennero la base della spiritualità dei gesuiti, diventando il canone secondo cui fu realizzato il
rinnovamento spirituale della chiesa cattolica durante tutta l’epoca della controriforma.
2.4 I compiti dell’ordine
Lo scopo più importante era quello di aiutare le anime, per questo nel documento di fondazione dell’ordine
venne sottolineato che esso era stato istituito in particolare per la difesa e la diffusione della fede cristiana.
Nei cristiani devono agire congiuntamente sia la grazia di dio che la volontà dell’uomo. Nelle costituzioni fu
previsto che essa sarebbe stata indirizzata dove maggiormente se ne manifestava il bisogno,
prioritariamente in Asia e in America. Di particolare importanza politica era anche la cura spirituale
dedicata a principi e corti, poiché tramite questi contatti l’ordine si procurò una forte influenza. Ignazio col
suo ordine di nuovo tipo, mobile e dedicato alla formazione, creò un efficiente strumento al servizio della
Riforma Cattolica.

III. Lo sviluppo dell’ordine fino al 1640


3.1 I gesuiti: punta di diamante della Controriforma
Quando Ignazio fondò la compagnia di Gesù, la metà del mondo occidentale aveva voltato le spalle alla
Chiesa Cattolica. In opposizione al movimento umanistico e, innanzi ai protestanti, la compagnia di Gesù
volle operare un rinnovamento della fede e della Chiesa Cattolica, non contro il papato ma conforme ad
esso. La compagnia divenne la punta di diamante della Controriforma. I Gesuiti posero il punto
fondamentale della loro attività nella cura delle anime degli abitanti delle città e dei nobili, per questo
motivo essi fondarono i collegi: quasi esclusivamente nelle più grandi città europee. Nel sedicesimo secolo
ebbero il merito di saper invertire l’accentuata tendenza dei ceti più alti al cambiamento di confessione
verso il protestantesimo e di trasformare il diciassettesimo e l’inizio del diciottesimo secolo in periodi di
conversione massiccia al cattolicesimo dell’élite. I motivi di questa tendenza, sono diversi: pura
opportunità, in alcuni casi sincera convinzione e in altri l’attrattiva della cultura cattolica barocca. Negli
statuti i protestanti vengono nominati come il terzo obiettivo di missione, dopo musulmani e altri infedeli.
L’orientamento originario dell’ordine non era rivolto alla lotta al protestantesimo, tant’è che alla morte di
Ignazio (1556) delle circa 50 fondazioni, solo 7 si trovavano nel Sacro Romano Impero.
3.2 La cura della pietà barocca
Nel quadro generale della controriforma, si svilupparono una cultura e una religiosità tipicamente
barocche, sensuali, che si rivolgevano ai sensi dei fedeli tramite chiese sontuose, liturgie solenni con
accompagnamento musicale, incenso, processioni del venerdì santo, della domenica delle palme, di
candele e di reliquie e pellegrinaggi. Tutto ciò mentre la cultura protestante poneva molta attenzione
all’annuncio della parola di dio. I Gesuiti fecero in modo che questa religiosità compenetrasse in larghi
ambienti, in particolare nei ceti più elevati, per mezzo della fondazione di congregazioni mariane: questo
tipo di associazioni religiose laiche conobbe un grande sviluppo.
Ignazio vedeva con difficoltà la possibilità di unire la musica col carattere sacro delle celebrazioni, ma
l’ordine rivide rapidamente questo punto di vista constatando che la musica religiosa eseguita nei giorni di
festa rivestivano un importante significato apostolico. L’ordine si dedicò alla cura del canto spirituale e del
canto liturgico in dialetto.
3.3 La diffusione dei collegi dei gesuiti
Uno dei più importanti mezzi d’influenza dei gesuiti fu rappresentato dai collegi: l’insegnamento secondo il
principio della gratuità –prescritto da Ignazio- era del tutto inusuale. Questo tipo di collegi era assai
attraente sia per i principi che per le città, tanto che entrambi erano disposti ad investire molto per la loro
fondazione. Il primo collegio fu fondato a Messina (1548). I collegi venivano istituiti su pressante volontà
del principe o del vescovo-principe locale. L’ordine possedeva 144 collegi nel 1580, 254 (1599), 293 (1608) E
444 nel 1626.
3.4 I confessori di corte dell’ordine
La compagnia di Gesù, a partire dalla fine del sedicesimo secolo, metteva a disposizione confessori per
principi e corti cattoliche, l’ordine fu in grado, fino al diciottesimo secolo avanzato, di proporsi come guida
spirituale e consigliere politico-religioso di molti governanti; questo ruolo divenne progressivamente meno
rilevante a partire dalla seconda metà del diciassettesimo secolo. Benché ci fossero gesuiti a corte influenti,
il loro ruolo di “influenza sui sovrani” venne esagerato dai contemporanei.
L’entrata a corte dei gesuiti fu ampiamente discussa: la quinta congregazione generale (1593-1594)
specificò che “nessun gesuita doveva osare immischiarsi nelle vicende pubbliche e mondane del principe,
che concernono la ragione di stato”. Molti gesuiti ebbero notevole influenza presso le corti europee.

IV. La missione mondiale dei gesuiti


La missione nei continenti lontani costituì sin dall’inizio uno dei più importanti compiti e attività della
compagnia di Gesù; il primi missionari furono inviati in Asia, America e africa. I missionari provenivano dalle
classi sociali più diverse, come era costume all’interno dell’ordine, avevano rinunciato al loro titolo. I Gesuiti
nei diversi paesi avevano più o meno successo nella conversione degli abitanti, si rendevano tutta via
sempre particolarmente idonei all’attività missionaria grazie alla loro flessibilità, mobilità e capacità di
adattamento. Prima della missione, i padri apprendevano la lingua, la cultura e la religione delle località a
cui venivano assegnati, per individuare la modalità migliore di compiere l’annuncio del vangelo (es. la
madre terra degli indiani venne sostituita da Maria, madre di Dio) facilitando l’accoglimento della religione
cattolica da parte degli indigeni. In più di un’occasione essi accolsero l’abbigliamento locale per meglio
integrarsi nella società che gli ospitava.
4.1 Il Nordamerica
Nelle aree dell’America settentrionale rette dalle potenze coloniali protestanti, non poté aver luogo alcuna
missione cattolica, essa si concentrò sui territori nordamericani governati dalla Francia. I gesuiti
intrattenevano rapporti buoni e collaborativi con gli indiani, dei quali appresero la lingua e si conformarono
allo stile di vita. Era comunque cosa difficile capirsi davvero, mediare le rappresentazioni del credo cristiano
e trasmettere concetti astratti come quello di colpa, peccato o pietà alle culture e tradizioni completamente
diverse. I successi molto limitati conseguiti dai gesuiti in Canada furono ulteriormente assottigliati nel
diciottesimo secolo da scontri con i francescani e quando nel 1763 il Canada passò all’Inghilterra, nessun
altro gesuita francese potette subentrare alla missione. I gesuiti presenti in Canada riuscirono ad operare
anche dopo la soppressione dell’ordine del 1773.
4.2 L’america latina
L’occupazione e la sottomissione di questi territori produssero presso gli indios una sorta di shock culturale.
In linea di principio i papi si erano pronunciati a favore dei diritti degli indios, ma la distanza e
l’assoggettamento alle potenze coloniali, non aiutarono molto gli indigeni. Per difendere le popolazione
dell’america meridionale, agirono sia i domenicani che i gesuiti che arrivarono in Brasile, Messico Perù,
California, Florida fino all’America centrale. In generale le missioni presso gli indios furono condotte nelle
cosiddette riduzioni: villaggi in cui gli indigeni vivevano isolati dai bianchi sotto la guida dei gesuiti. Dal
momento che sia dal nord del Messico che dal sud della California si producevano in continuazione conflitti
sanguinosi tra indios e colonizzatori europei, la missione in aree abitate dai bianchi fu meno produttiva
dell’esperienza dello “stato dei Gesuiti”.
José de Acosta (1540-1600) in Perù, si dedicò a combattere l’ignoranza, la brama di ricchezze, le misure
coercitive e di violenza e tentò di sviluppare un metodo comprensivo e di procurare l’acculturazione al
cristianesimo nel mondo latino-americano.
4.3 Lo “stato dei Gesuiti” in Paraguay (1609-1768)
Il cosiddetto stato dei gesuiti in una regione autonoma in cui si svolgeva l’attività missionaria dell’ordine che
abbracciava non solo il Paraguay, ma anche l’Uruguay e parti dell’Argentina e del Brasile, sottoposto
direttamente all’autorità del re di Spagna e del viceré del Perù. Per alcuni rappresentò la realizzazione
dell’Utopia di Moro. La situazione degli indios era nei fatti poco buona, a causa di ciò, anche l’opera di
missione fu fortemente danneggiata. Si ebbe un cambiamento quando si cominciò ad indurre senza
costrizione gli indios ad insediarsi in villaggi stabili; si impose una conquista spirituale, raggiunta attraverso
l’opera di missione. Riuscì così il tentativo di proteggere gli indios dall’oppressione che essi subivano nelle
encomiendas, in cui gli indios venivano oppressi e schiavizzati. I gesuiti fecero attenzione a tenere lontani gli
stranieri dalle riduzioni. L’obiettivo primario dei gesuiti restava la missione e solo in un secondo momento si
pensò alla creazione di un ordine sociale ed economico ideale. Era impossibile perseguire una durevole
cristianizzazione senza che ci si prendesse cura anche del bene materiale delle popolazioni indigene; in
queste riduzioni divenne un elemento caratteristico la forte connessione della comunità cultuale, sociale ed
economica. I gesuiti cercarono di adattarsi alla mentalità, agli usi, alle peculiarità e ai bisogni degli indios,
anche appoggiandosi alle strutture dell’antico stato degli Incas. Le riduzioni si trasformarono gradualmente
in città costituite secondo un piano urbanistico, con la chiesa al centro, in cui potevano vivere da cento a
centoventimila indios (come sudditi del re di Spagna); essi erano stati istruiti anche all’uso delle armi da
fuoco contro i cacciatori di schiavi e contro le tribù ostili. Ogni riduzione possedeva un’amministrazione
propria. Il tutto è stato realizzato da circa 60 gesuiti senza il sostegno di un solo soldato o funzionario di
polizia europeo. Il fenomeno fu reso possibile anche dal fatto che sul campo vennero dispiegati membri con
alta cultura, abili e versatili.
La struttura economica: elargizioni parti uguali di terra e zone edificabile, proprietà comunitaria, ampia
uguaglianza, medicine, cure degli ammalati, scuola, insegnamento della musica, rappresentazioni festive,
tutto gratuito. Non era prevista la pena di morte, si faceva ottenere il recupero tramite lodi e piccole
preghiere e come pene, venivano prescritte ammonizioni, preghiere, e digiuni di penitenza. Venne
introdotta la monogamia. Furono edificate sontuose cattedrali barocche secondo modelli spagnoli, italiani o
austro-bavaresi con un tocco locale. Fioritura di numerose aziende artigianali (cantieri navali, fabbriche di
carrozze, fucine di laterizi, fonderie per campane). Nei villaggi dei gesuiti si lavorava 6-8 ore al giorno,
mentre altrove anche 12-14 ore. I colonizzatori si vedevano sottratti numerosi indigeni, i commercianti
scorgevano una forma di concorrenza e le autorità ecclesiastiche non ricevevano il pagamento della decima
dalle riduzioni sempre più indipendenti; i gesuiti acquisivano sempre più potere e infine gli illuministi e i
massoni, che vedevano nei gesuiti il più importante baluardo della chiesa cattolica, cospirarono per
ottenere la fine dello stato dei gesuiti. Così questo territorio autonomo che non si adattava alle forme statili
assolutistiche fu sottratto alla compagnia di Gesù, in nome della ragione di stato, dal re di Spagna.
4.4 L’Asia
L’annuncio della parola di dio in asia fu una delle prime attività della compagnia. Già nel 1542 Francesco
Saverio (1505-1552) giunse in India, dove fece opera di missione presso i pescatori di perle e fondò a Goa
un centro di assistenza spirituale. Nel 1549 arrivò in Giappone, tentò di affascinare i suoi interlocutori con
orologi, occhiali e fucili provenienti dall’Europa e di annunciare il messaggio cristiano. Alcuni padri si
vestivano come bramini e vivevano presso di loro. I gesuiti arrivarono fino alle Filippine. In Giappone nel
1593 ci dovevano essere già 217.000 cattolici, ma l’attività di uomini di affari europei fece crescere il
sospetto che l’espansione della religione cristiana in connessione con la presenza delle potenze europee
potesse condurre il Giappone alla perdite dell’indipendenza. Incominciarono le persecuzioni che durarono
fino al 1651-1652, causando il totale annientamento della chiesa cattolica in Giappone.
Il metodo dell’adattamento fu giocato in Cina dal padre italiano Matteo Ricci; vi giunse nel 1582,
guadagnandosi grande considerazione come matematico e astronomo. Come astronomo di corte a
Pechino, fu il primo tra i gesuiti a ricoprire questo importante incarico e stabilì il calendario ufficiale della
nazione. I gesuiti operarono in Cina in qualità di matematici, geografi, pittori o architetti. i gesuiti
adottarono i costumi dei cinesi, portando anche la traccia, facendo particolare attenzione a due
fondamentali singolarità cinesi: venerazione degli antenati e la dottrina di Confucio. Nel 1675 si potevano
contare già 300.000 cattolici. In Cina anche domenicani e francescani, che percepivano la schiettezza della
dottrina cattolica messa in pericolo dal metodo di adattamento adottato dai gesuiti, temevano una
falsificazione del vero cristianesimo. Si giunge così alla cosiddetta “controversia dei riti”, alla denuncia a
Roma e infine nel 1704, al divieto di adoperare il metodo dell’adattamento nei suoi aspetti più rilevanti,
innanzitutto nella venerazione degli antenati e negli onori resi a Confucio. Dopo la controversia dei riti, la
missione in Cina conobbe una forte battuta d’arresto.

V. Le attività culturali
5.1 La poesia dei gesuiti
Gli inizi della letteratura gesuitica si possono situare nei primi decenni della Controriforma, che prese avvio
immediatamente dopo il concilio di Trento (1545-1563). La Poesia in latino era diretta ad uno scopo e
serviva spesso a compiti dogmatici e religiosi; fu curata un’impegnativa imitazione della poesia di Orazio.
Massimiliano di Baviera (1597-1651) leader della lega cattolica, mise all’opera i gesuiti per realizzare i suoi
obiettivi di politica statale, quest’ultimo fece scrivere odi che celebravano i più importanti avvenimenti
politici della Baviera. Era frequentemente in lingua tedesca anche la poesia mistica dei gesuiti.
5.2 Il teatro dei gesuiti
L’ordine impiegava il teatro come mezzo di educazione nei collegi, ma anche come strumento per la cura
delle anime e per la conversione al cattolicesimo. Il momento di maggiore splendore del teatro latino dei
gesuiti va dal 1550 al 1650 circa. L’obiettivo delle rappresentazioni era il consolidamento della fede cattolica
negli spettatori, il lavoro era condotto con scenari e tecniche di scena dispendiose, con l’accompagnamento
di musica e la presenza di numerosi attori e comparse per porre sensibilmente dinanzi agli spettatori il
trionfo della chiesa cattolica. Allestivano drammi nelle corti, nelle principali città cattoliche e si presentava
una forte richiesta di nuove composizioni. Tra il 1555 e il 1779, furono messi in scena 7.600 titoli; le materie
trattata erano molto variegate, si avevano numerosi drammi con temi cinesi o giapponesi, tesi a
familiarizzare ambienti più vasti con continenti e paesi lontani.
5.3 Le opere architettoniche barocche e lo “stile dei gesuiti”
I gesuiti svilupparono un’intensa attività architettonica; nell’Europa e oltremare sorsero nuove chiese ed
edifici destinati ad ospitare collegi. Conformemente alla cultura cattolica post-tridentina, fortemente
sensuale, diffusa e propagata dall’ordine, le chiese furono allestite in modo particolarmente ricco e
sfarzoso, si tentò di adorare dio attraverso tutti i mezzi artistici. Le sontuose chiese furono utili quali mezzo
per guadagnare la popolazione alla fede cattolica, conducendo di fronte ai suoi occhi la potenza e la maestà
di dio. Nell’elaborazione dello stile barocco e nella sua diffusione, un ruolo importante fu giocato dalla
Compagnia di Gesù; le chiese barocche romane erette dai gesuiti, non costituirono solamente il modello
per molte altre chiese dell’ordine, ma anche –più in generale- per il nuovo stile architettonico sacro
cattolico: ampi spazi interni privi di colonne e una comoda vista da ogni lato sull’altare maggiore. I gesuiti
determinarono lo stile dell’architettura sacra anche in America; per le chiese isapano-americane si parla
ancora oggi di stile dei gesuiti. Nonostante l’espressione “stile dei gesuiti” fu adoperata per individuare
l’epoca delle costruzioni cattoliche sorte dopo la controriforma, oggi tale espressione viene rifiutata.
5.4 Le istituzioni scolastiche superiori
L’ordine a partire dalla metà del sedicesimo secolo, cominciò a fondare in rapida successione un collegio
dopo l’altro e raggiunse un notevole successo con questo tipo di scuole, i gesuiti ottennero ben presto nel
mondo cattolico una posizione dominante nel campo della formazione superiore dei giovani di sesso
maschile. Attraverso l’elargizione di borse di studio, le scuole dei gesuiti consentivano anche ai giovani
dotati provenienti da famiglie meno abbienti di studiare. Dal ginnasio di Monaco uscirono centinaia di
ministri, consiglieri, membri del consiglio segreto, membri dei consigli di corte, amministratori, prelati e
dotti; anche illuministi come Voltaire, Diderot e Robespierre avevano frequentato il collegio Luigi il Grande.
Come base per il sistema di insegnamento dei gesuiti fu adoperata la ratio studiorum: il sistema
abbracciava l’intero percorso formativo, per procedere con gli studia inferiora del ginnasio, che tenevano
occupati i ragazzi per 5 o 6 anni (dai 9 ai 13 anni), fino agli studia superiora, che conducevano fino alle
soglie dell’università, di regola il corso era concluso a vent’anni. Per il passaggio alla classe successiva era
necessario il superamento di un esame. Lo studio del latino assorbiva lo spazio più ampio e a livello di stile
ci si orientava su Cicerone, la pedagogia dei gesuiti si concentrava sull’apprendimento della grammatica
greca e latina e sulla memoria. Venivano inflitte delle pene fisiche solo in rare occasioni.
5.5 Le università e i seminari
Le artes liberales si componevano delle arti del trivio, grammatica, retorica e dialettica e quelle del
quadrivio aritmetica, geometria, astronomia e musica. I gesuiti dirigevano la maggior parte dei seminari, dal
1563 (dopo il concilio di Trento) la formazione del clero secolare nei seminari era obbligatoria.
5.6 Le scienze
I gesuiti possono essere riconosciuti quali padri dell’etnologia. Il padre Francesco Grimaldi (1618-1663)
scoprì i fenomeni di rifrazione della luce, sviluppò la teoria ondulatoria, cui si sarebbe rifatto in particolare
Newton in un secondo tempo.

VI. L’ordine dal 1640 fino alla sua soppressione nel 1773
6.1 Consolidamento ed espansione fino al 1750
Nella prima metà del Settecento il numero delle province dell’ordine crebbe; la posizione dominante nei più
vasti e disparati campi produsse un’aspra rivalità nei confronti dei Gesuiti da parte di alte forze
ecclesiastiche del cattolicesimo, come i giansenisti e anche da fuori: protestanti e illuministi.
6.2 Lo scontro con il giansenismo
Il giansenismo consisteva in un movimento di riforma morale e religiosa del cattolicesimo; in
contrapposizione con la dottrina ottimistica dei gesuiti, il giansenismo insegnava una forma di pessimismo
antropologico. I gesuiti attivi a corte combattevano i giansenisti, condannati dal papa, con scritti acuti e
molto argomentati con sottigliezze teologiche; i giansenisti rispondevano con spirito, con cognizioni in
campo teologico ma anche con giudizi unilaterali e attacchi verbali. Secondo i giansenisti la dottrina dei
gesuiti era troppo lassa e casuistica (dottrina che intendeva specificare preventivamente tutte le possibilità
di decisione morale nei casi della vita pratica, sulla base di un sistema di comandamenti); la classificazione
dei casi di coscienza e dei peccati proposta dai gesuiti, faceva si che le azioni di quest’ultimo potessero venir
giudicate meno duramente e quindi con maggiore benevolenza rispetto a quanto facevano i giansenisti.
Attaccavano anche il probabilismo dei gesuiti: dottrina secondo la quale nei casi dubbi, un comportamento
altrimenti vietato è permesso, se nella situazione specifica si danno buoni motivi a favore di esso. La morale
dei gesuiti fu sospettata da una forma di relativismo dei valori; i gesuiti trovarono in Luigi XIV un valido
alleato contro i giansenisti, poiché molti oppositori del re avevano aderito al movimento; i giansenisti si
misero all’opera per ottenere l’annientamento dei gesuiti e nel biennio 1764-1766 il divieto dell’ordine e la
sua espulsione dalla Francia.
6.3 La lotta con il protestantesimo e l’illuminismo
Gli illuministi fecero della compagni di Gesù il loro avversario, inquadrato come tenebroso rifugio del
conservatorismo. Il sentimento nazionale tedesco sposò il protestantesimo che vedeva nei gesuiti il “tipo
dell’uomo antigermanico”. Anche i massoni furono dei fieri oppositori dei gesuiti.
6.4 Il progressivo irrigidimento dell’ordine e la lotta contro di esso
I gesuiti venivano accusati di utilizzare metodi pedagogici e metodologici arretrati: il perdurare della
dettatura e la grande importanza attribuita all’apprendimento a memoria, venivano accusati di mancanza
del “risveglio di capacità di comprensione autonome”, l’arretratezza scientifica, la cura dedicata
all’apprendimento del latino per trascurare lo studio della propria lingua madre. Anche la gratuità venne
criticata dagli illuministi: l’insegnamento ai figli della plebe avrebbe causato esuberi a livelli accademici e
carenza di giovani al ceto contadino. Molte di queste accuse erano esagerate.
La diminuzione del numero degli iscritti ha diverse cause, in molti casi furono i gesuiti stessi a diminuire il
numero degli studenti, per poter mantenere la gratuità degli studi, in più nell’età dei lumi, i finanziamenti
erano diminuiti. A partire dal 1750 cominciò a trovarsi sotto pressione da diversi lati: governi assolutistici
illuminati (che intendevano sottomettere la chiesa cattolica all’autorità statale), gli illuministi e i massoni
(vedevano nei gesuiti il baluardo della chiesa cattolica), colonizzatori e uomini d’affari (disturbati dall’azione
dei gesuiti nei confronti degli indios e dalla concorrenza di questi in campo commerciale).
6.5 La cacciata, la persecuzione e la soppressione della compagnia di Gesù
L’ordine, a causa della frequente posizione di quasi monopolio in numerosi ambiti della formazione e del
suo grande potere in ambito non solo religioso ma anche commerciale, offrì ai suoi avversari materiale per
giustificare misure dure e veri e propri tentativi di annientamento.
Padre La Valette era superiore, fin dal 1742, della missione dei gesuiti presso l’isola della Martinaca, dal
momento che le entrate non erano più sufficienti alla missione, si imbarcò in complicate imprese
commerciali, contraendo debiti elevati. Questi comportamenti lo condussero a dover fronteggiare nel 1752
un’accusa per attività commerciali non autorizzate; non fu più in grado di coprire i debiti. I gesuiti presero
posizione sostenendo che La Valette aveva agito in modo autonomo; il tribunale di Parigi nel 1760 ritenne
che il preposito generale, doveva essere ritenuto pienamente responsabile per l’accaduto. Il parlamento di
Parigi, dominato dai giansenisti, convalidò la condanna ma vide presentarsi l’occasione di procedere a tutto
campo contro i gesuiti e contro le loro attività. Si formò una coalizione di giansenisti, gallicani, illuministi e
ateisti, sostenuti dal primo ministro di Luigi XV Choiseul, un massone. Il parlamento ritenne che i gesuiti
non rispettavano l’autonomia gallicana; vennero messe al rogo 24 opere dei gesuiti in cui era difesa l’idea
del tirannicidio. Nel 1761-1762 il parlamento vietò ai membri dell’ordine ogni tipo di insegnamento e
ordinò la chiusura di tutte le scuole rette dai gesuiti (malgrado la maggioranza dei vescovi francesi fosse
contraria). Luigi XV (che non aveva nulla contro i gesuiti, ma venne spinto) confermò nel 1764 il divieto
dell’ordine in Francia. Vennero espulsi dal Portogallo e le sue colonie (1759), espulsi dalla Spagna (1767),
Regno di Napoli (1767), Ducato di Parma (1768). L’inetto papa Clemente XIV venne spinto a firmare la
soppressione della compagnia il 21 luglio 1773. In Russia la compagnia non venne sciolta.

VII. L’ordine dalla rifondazione del 1814 al 1917


7.1 La rifondazione della Compagnia di Gesù
In seguito alle esperienze rivoluzionarie, del governo del terrore istaurato da Robespierre e del divieto di
praticare la religione cristiana in Francia, come pure della secolarizzazione in atto in ampie zone d’Europa,
la curia e molti regnanti tornarono a vedere i gesuiti in una luce positiva. Pio VI e Pio VII resero possibile la
rifondazione della compagnia di Gesù a piccoli passi. Da più parti giunsero richieste al papa per una nuova
istituzione della compagnia di Gesù: Paesi Bassi austriaci, Vienna, Polonia e dal Sacro Romano Impero.
Come primo passo Pio VII riconobbe ufficialmente l’ordine in Russia nel 1801, lo confermò in Inghilterra e
Irlanda (1803), Napoli e Sicilia (1804) e negli Stati Uniti (1805). Questi nuovi sviluppi vennero frenati quando
Napoleone fece prigioniero il papa per cinque anni (1809-1814). Pio VII nel 1814 ufficializzò la rifondazione
dell’ordine. I gesuiti in obbligo con i promotori della nuova fondazione, si fecero rappresentanti di una
politica conservatrice, e rappresentarono il punto di unione tra Stato e Chiesa.
7.2 L’ascesa sotto il preposito generale Roothaan e i suoi successori
La compagnia di Gesù conobbe sotto il preposito generale Roothaan (1829-1853) un rinnovato periodo di
slancio in avanti, consolidamento interno, mirando all’approfondimento della spiritualità e alla cura delle
scienze; pose gli esercizi spirituali di Ignazio al centro della formazione spirituale dei membri dell’ordine. La
compagnia di Gesù tornò ad aprirsi alle missioni estere: India, Cina, indiani d’America.
7.3 L’ordine al tempo della lotta ecclesiastica e culturale
L’ordine ristabilito nel 1814, divenne nuovamente il difensore attivo del papa nell’opera di imposizione dei
suoi interessi strettamente ecclesiastici. L’aggettivo gesuitico finì per diventare un insulto. La storia
dell’ordine per tutto il 19° secolo, fu segnata sempre da nuovi episodi di espulsioni, persecuzioni e divieti.
Nella Russia sempre più segnata dalla Chiesa Ortodossa e da un crescente nazionalismo, nel 1820 l’ordine
fu vietato. Durante la rivoluzione in Spagna dal 1820 al 1823 furono messe in atto dure persecuzioni, 1/5
dei gesuiti residenti furono uccisi e il resto scacciati; anche in Messico l’ordine passò dei momenti difficili,
venne espulso nel 1821 e si susseguirono riammissioni ed espulsioni; un analogo andirivieni si verificò in
Francia dopo l’espulsione del 1823, in seguito la compagni riuscì a rimettere in piedi in Francia i propri
collegi, ma essi gli furono sottratti nel 1901 a seguito della sempre più forte separazione tra stato e chiesa;
conobbero l’esilio anche in Belgio dal 1825; Portogallo 1838; Argentina 1843; Svizzera 1847 (riammessi solo
nel 1973); divieto in Austria, Roma e altre zone d’Italia brevemente guidate dalle forze rivoluzionarie nel
1848 ; Colombia 1850; Ecuador 1852; Veneto 1866; Germania 1872 ecc.
In Germania una grande parte dei sudditi cattolici passò sotto dinastie protestanti; ai cattolici che abitavano
in largo maggioranza in determinate zone molti centri vennero privati di importanti centri culturali,
formativi, e scolastici fondati dai gesuiti.
Il papa nel 1864 con la collaborazione dei gesuiti aveva presentato l’enciclica “il sillabo” in cui elencava gli
errori del tempo: condannava il panteismo, il naturalismo, il razionalismo, socialismo, comunismo,
indifferentismo, come anche alcune idee liberali. L’atmosfera venne resa ancora più tesa dopo il concilio
vaticano I (1869-1870) con il dogma –promosso dagli stessi gesuiti- dell’infallibilità del papa in materia di
fede. Si temeva una sorta di pilotaggio a distanza dei cattolici dall’estero, fatto inaccettabile in un’epoca
fortemente caratterizzata dal nazionalismo. In Germania molti vescovi e preti cattolici, vennero rimossi,
banditi o incarcerati. Il divieto venne rimosso solo nel 1917, dopo che molti gesuiti si erano impegnati in
guerra come cappellani militari e infermieri nella prima guerra mondiale.
7.4 L’attività apostolica del diciannovesimo secolo
Dopo il 1814 un’intensa attività missionaria fu ripresa presso gli indiani d’America, oltre che in Cina e India,
si dedicarono in particolar modo alla teologia. Fu ripresa la cura intensiva delle congregazioni mariane. I
gesuiti nel diciannovesimo secolo si dedicavano alla cura delle anime fuori dalle strutture parrocchiali.