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CAPITOLO 5: APPARATO SCHELETRICO: tessuto osseo e struttura dello scheletro

L’apparato scheletrico comprende le diverse ossa dello scheletro, le cartilagini, i legamenti e gli altri tipi di tessuto
connettivo che li stabilizzano e li interconnettono. Le ossa sono gli organi dell’apparato scheletrico. Si tratta di organi
complessi e dinamici che contengono tessuto osseo, altri tipi di tessuto connettivo, tessuto muscolare liscio e tessuto
nervoso.
Lo scheletro svolge molte funzioni vitali, non tutte familiari.
- Supporto: fornisce il supporto strutturale a tutto il corpo, sostenendo tessuti molli e visceri.
- Deposito di minerali: i sali di calcio dell’osso rappresentano una notevole riserva minerale che mantiene costante le
concentrazioni di ioni calcio e fosfato nei fluidi corporei. Il calcio è il minerale più abbondante nel corpo umano.
Tipicamente l’organismo contiene 1-2 kg di calcio, il 98% del quale è depositato nello scheletro.
- Produzione delle cellule del sangue : globuli rossi, globuli bianchi e piastrine vengono prodotti nel midollo osseo
rosso che riempie le cavità interne di molte ossa.
- Protezione: tessuti e organi delicati sono spesso circondati da elementi scheletrici.
- Sistema di leve: molte ossa dello scheletro funzionano come leve. Esse possono modificare l’ampiezza e la
direzione delle forze generate dai muscoli scheletrici.

Struttura e funzione dell’osso


Il tessuto osseo è uno dei tessuti connettivi con funzione di sostegno. Come gli altri tessuti connettivi, il tessuto osseo
contiene cellule specializzate e una matrice extracellulare costituita da fibre di natura proteica e sostanza fondamentale.
La matrice del tessuto osseo è solida e resistente a causa della deposizione dei sali di calcio attorno alle fibre proteiche.
Il tessuto osseo è separato dai tessuti circostanti da un periostio fibroso. Quando il tessuto osseo circonda un altro
tessuto, le superfici ossee interne sono rivestite da un endostio cellulare.

Organizzazione istologica dell’osso maturo


L’osso maturo è costituito da quattro tipi di cellule altamente specializzate e da una matrice extracellulare di calcio,
fosfato e fibre di tessuto connettivo.

Matrice dell’osso
Il fosfato di calcio, Ca3(PO4)2, costituisce i 2/3 in massa dell’osso. Il fosfato di calcio, interagendo con l’ idrossido di
calcio, Ca(OH)2, forma cristalli di idrossiapatite, Ca10(PO4)6(OH)2. Appena formati, questi cristalli incorporano altri
sali di calcio, come carbonato di calcio, e ioni, come sodio, magnesio e fluoro. Il restante terzo della massa dell’osso è
formato da fibre collagene e altre proteine, che conferiscono all’osso resistenza alla trazione. Osteociti e altri citotipi
contribuiscono solo per il 2% alla massa di un osso normale.
I cristalli di fosfato di calcio sono molto resistenti, ma relativamente rigidi e possono frantumarsi quando vengono
sottoposti a flessione, torsione o urti improvvisi. Le fibre collagene sono resistenti e flessibili. Possono sopportare
facilmente la trazione, la torsione e la flessione e, quando vengono compresse, semplicemente si incurvano. Le fibre
collagene e le altre proteine costituiscono un supporto organico per la formazione dei cristalli minerali. Il risultato è
un’associazione proteina-cristallo con proprietà intermedie tra quelle del collagene e quelle dei cristalli minerali puri.

Cellule dell’osso maturo


Il tessuto osseo contiene osteociti, osteoblasti, cellule osteoprogenitrici e osteoclasti.
- Osteociti: sono le cellule dell’osso maturo. Controllano la concentrazione di proteine e minerali nella matrice che li
circonda. I minerali della matrice vengono continuamente riciclati. Gli osteociti sono responsabili tanto del rilascio
di calcio dall’osso al sangue, quanto della deposizione dei sali di calcio nella matrice circostante. Si trovano in
piccoli spazi, detti lacune, compresi tra gli strati della matrice calcificata, le lamelle. I canalicoli sono piccoli
canali, contenenti i prolungamenti citoplasmatici e la sostanza fondamentale, che interconnettono tra gli osteociti
situati in lacune adiacenti. Giunzioni serrate interconnettono questi processi e forniscono una via per la diffusione di
nutrienti e prodotti di rifiuto da un osteocita all’altro mediante giunzioni comunicanti.
- Osteoblasti: sono cellule cuboidali che si dispongono a singolo strato sulle superfici esterne e interne di un osso.
Secernono i componenti organici della matrice ossea. Questo materiale, definito osteoide, viene successivamente
mineralizzato. Gli osteoblasti sono responsabili della produzione di nuovo osso, un processo definito osteogenesi
che può essere attivato da stimoli meccanici e ormonali. Quando un osteoblasto viene circondato dalla matrice, si
differenzia in osteocita. Osteocita e osteoblasto sono per cui due diversi stati funzionali di una stessa cellula.
- Cellule osteoprogenitrici: sono cellule staminali appiattite, di origine mesenchimale, presenti in numero ridotto
nell’osso maturo. Si trovano sullo strato più interno del periostio e nell’endostio che riveste le cavità midollari. Tali
cellule possono dividersi per produrre cellule figlie che si differenziano in osteoblasti.
- Osteoclasti: sono grosse cellule multinucleate presenti nelle sedi in cui l’osso viene riassorbito. Derivano dalle
stesse cellule staminali responsabili della produzione di monociti e granulociti neutrofili. Mediante l’esocitosi dei
lisosomi, secernono acidi che sciolgono la matrice ossea, determinando il rilascio di aminoacidi, calcio e fosfato in
essa depositati. Questo processo erosivo, definito osteolisi, determina l’aumento della concentrazione di calcio e
fosfato nei fluidi corporei. L’equilibrio tra le attività di osteoblasti e osteoclasti è di fondamentale importanza.
Osso compatto e osso spugnoso
Ci sono due forme di osso adulto: l’osso compatto e l’osso spugnoso.
L’osso compatto è più pesante e resistente nei confronti di forze che agiscono parallelamente all’osso; l’osso spugnoso
è più leggero e più resistente nei confronti delle forze che agiscono contemporaneamente in diverse direzioni.
L’osso compatto è relativamente denso e solido, mentre l’osso spugnoso (anche detto osso trabecolare o spongioso)
forma una rete di lamelle e trabecole. L’osso compatto e l’osso spugnoso sono entrambi presenti nelle ossa lunghe dello
scheletro. Il tessuto osseo compatto forma le pareti, mentre uno strato interno di osso spugnoso circonda la cavità
midollare. La cavità midollare contiene il midollo osseo, un tessuto connettivo lasso in cui possono prevalere gli
adipociti (midollo giallo) o una miscela di cellule del sangue rosse e bianche, mature e immature, oltre alle cellule
staminali che le producono (midollo rosso). Il midollo giallo, spesso presente nella cavità midollare della diafisi,
rappresenta un’importante riserva di energia. Ampie aree di midollo rosso, come quelle presenti nell’osso spugnoso del
femore, sono sede di formazione delle cellule del sangue.

Differenze strutturali tra osso compatto e osso spugnoso


La composizione della matrice è uguale nell’osso compatto e nell’osso spugnoso, ma la disposizione tridimensionale di
osteociti, canalicoli e lamelle è differente nei due tessuti.

Osso compatto
L’unità funzionale di base dell’osso compatto maturo è l’osteone cilindrico, o sistema di Havers. Nell’osteone, gli
osteociti si dispongono in strati concentrici attorno a un canale centrale, o canale di Havers, il quale contiene uno o
più vasi sanguigni che vascolarizzano l’osteone. Solitamente, i canali centrali sono paralleli alla superficie dell’osso.
Altri canali, conosciuti come canali perforanti, o canali di Volkmann, si estendono con andamento
approssimativamente perpendicolare alla superficie.
Le lamelle di ciascun osteone, definite lamelle concentriche, sono cilindriche e allineate parallelamente all’asse
longitudinale dell’osso. Complessivamente, le lamelle concentriche formano una serie di anelli concentrici attorno al
canale centrale. Le fibre collagene si spiralizzano lungo l’asse di ogni lamella e le variazioni di direzione delle spirali
nelle lamelle adiacenti rinforzano l’osteone. I canalicoli interconnettono le lacune di un osteone e formano una rete
ramificata che raggiunge il canale centrale.
Nell’osso compatto, le lamelle interstiziali riempiono gli spazi tra gli osteoni. Possono essere state prodotte durante la
crescita dell’osso o possono rappresentare residui di osteoni i cui componenti della matrice sono stati riciclati.
Un terzo tipo di lamelle, le lamelle circonferenziali, è presente sulla superficie interna ed esterna dell’osso.

Osso spugnoso
L’osso spugnoso è organizzato in lamelle parallele, intrecciate in modo da lasciare degli spazi tra loro comunicanti,
chiamate trabecole (o spicole). L’osso spugnoso presenta lamelle e, se le trabecole sono sufficientemente spesse, sono
presenti anche gli osteoni.
L’osso spugnoso è costituito da una rete aperta, perciò è molto più leggero dell’osso compatto. Tuttavia, la
ramificazione delle trabecole conferisce all’osso spugnoso una considerevole resistenza, se rapportata al suo peso. La
presenza di osso spugnoso, pertanto, riduce il peso dello scheletro.

Differenze funzionali tra osso spugnoso e osso compatto


L’osso compatto riveste le superfici delle ossa ed è più spesso nelle regioni sottoposte a sollecitazioni che provengono
da un numero limitato di direzioni. Questo strato superficiale di osso compatto è ricoperto dal periostio, un rivestimento
connettivale connesso alla fascia profonda ( membrana fibrosa di tessuto connettivo denso che riveste la superficie
dei muscoli). Il periostio non è completo (vedremo dopo i vari stati del periostio) solo all’interno delle capsule
articolari, dove le estremità di due ossa prendono contatto.
L’osso compatto circonda la cavità midollare. Un osso lungo ha due estremità, o epifisi, separate da una diafisi tubulare,
o asta. Tra diafisi ed epifisi si trova una zona ristretta definita metafisi. La diafisi di osso compatto trasmette le
sollecitazioni applicate da un’epifisi all’altra. Gli osteoni presenti all’interno sono infatti paralleli all’asse longitudinale.
Un osso lungo non si incurva se vengono applicate forze alle sue estremità, ma un impatto laterale può determinarne la
frattura.
L’osso spugnoso non è tanto massiccio quanto l’osso compatto, ma è in grado di sopportare sollecitazioni provenienti
contemporaneamente da diverse direzioni. Le epifisi sono riempite da osso spugnoso, le cui trabecole sono orientate
secondo le varie linee di forza che agiscono su quel segmento, formando un “labirinto” di spazi in cui è contenuto il
midollo osseo rosso. Oltre a ridurre il peso e a resistere a sollecitazioni provenienti da varie direzioni, la rete trabecolare
aperta fornisce supporto e protezione alle cellule del midollo osseo.
Periostio ed endostio
La superficie esterna di un osso è solitamente rivestita dal periostio.
- Il periostio isola e protegge l’osso dai tessuti circostanti, fornisce un instradamento e punti di attacco per vasi e
nervi, partecipa attivamente alla crescita e alla riparazione dell’osso, unisce l’osso alla rete connettivale della fascia
profonda.
- Il periostio non avvolge le ossa sesamoidi, non è presente o non è completo nei punti di attacco di tendini, legamenti
e articolazioni, manca nelle sedi in cui le superfici ossee sono ricoperte dalle cartilagini articolari.
Il periostio è costituito da uno strato fibroso esterno, di tessuto connettivo fibroso denso, e da uno strato cellulare (o
strato osteogenico) interno, contenente le cellule osteoprogenitrici (staminali). Quando un osso non è in crescita o in
riparazione, nello strato cellulare sono visibili solo poche cellule osteoprogenitrici.
Le fibre collagene del periostio, in prossimità delle articolazioni, si continuano con la rete tissutale connettivale che
circonda e aiuta a stabilizzare l’articolazione. A livello delle articolazioni sinoviali, il periostio si continua con la
capsula articolare. Le fibre del periostio sono intrecciate anche con le fibre dei tendini che si inseriscono sull’osso. Man
mano che l’osso si accresce, le fibre tendinee vengono cementate dentro le lamelle superficiali dagli osteoblasti dello
strato cellulare del periostio, permettendo un collegamento saldissimo. Le fibre collagene dei tendini e del periostio
superficiale che si trovano dentro il tessuto osseo prendono il nome di fibre perforanti, o fibre di Sharpey.
Sulla superficie interna dell’osso, la cavità midollare è rivestita da un endostio. L’endostio è costituito da un monostrato
epiteliale incompleto che, occasionalmente, lascia esposta la matrice ossea. Questo strato contiene cellule
osteoprogenitrici e ricopre le trabecole dell’osso spugnoso. Riveste anche la superficie interna del canale centrale (o
canale di Havers) e dei canali perforanti. L’endostio è attivo durante la crescita dell’osso e ogni qualvolta sia necessario
ripararlo o rimodellarlo.

Sviluppo e accrescimento dell’osso


L’osteogenesi, ovvero la formazione delle ossa, e l’accrescimento osseo sono processi finemente regolati.
Dalla fecondazione dell’ovocita fino a circa 8 settimane, le componenti scheletriche dell’embrione sono mesenchimali o
di cartilagine ialina. Dall’ottava settimana comincia a formarsi lo scheletro osseo. Durante le fasi successive di
sviluppo, le ossa vanno incontro a un enorme aumento di dimensioni, che in alcune parti dura fino all’età di 25 anni.
Durante lo sviluppo embrionale, mesenchima e cartilagine vengono sostituiti dal tessuto osseo, un processo che prende
il nome di ossificazione. Il processo di calcificazione riguarda invece la deposizione di sali di calcio in un tessuto.
Qualsiasi tessuto può essere calcificato, ma è solo con l’ossificazione che si verifica la formazione dell’osso.
Esistono due forme principali di ossificazione: l’ossificazione membranosa e l’ossificazione encondrale.

Ossificazione membranosa
L’ossificazione membranosa, detta anche ossificazione dermica, ha inizio approssimativamente durante l’ottava
settimana di sviluppo embrionale, prima dello sviluppo della cartilagine.
In questo processo l’osso si sviluppa dal mesenchima o dal tessuto connettivo fibroso. Accade che il mesenchima
embrionale si compatta in uno strato membranoso spesso, che viene poi sostituito dall’osso. Questo tipo di ossificazione
interessa normalmente gli strati più profondi del derma e le ossa che si formano vengono appunto spesso definite ossa
dermiche, o ossa membranose. Esempi importanti sono la clavicola, la mandibola e le ossa piatte della faccia e del
cranio. L’ossificazione membranosa può essere descritta attraverso le seguenti fasi:
1) Differenziamento degli osteoblasti nel mesenchima
Il tessuto mesenchimale diventa altamente vascolarizzato, mentre le cellule mesenchimali si aggregano, si
ingrandiscono e poi si differenziano in osteoblasti. Quindi, gli osteoblasti si raggruppano e cominciano a secernere i
componenti organici della matrice. Il prodotto, l’osteoide, viene poi mineralizzato attraverso la cristallizzazione di sali
di calcio. La sede in cui ha inizio l’ossificazione viene definita il centro di ossificazione di un osso.
2) Formazione delle spicole ossee
Man mano che l’ossificazione procede, gli osteoblasti circondati dall’osteoide si differenziano in osteociti. Queste
cellule rimangono intrappolate all’interno di minuscoli spazi detti lacune. L’osso in via di sviluppo cresce verso
l’esterno rispetto al centro di ossificazione, in piccole lamelle dette spicole. Sebbene gli osteoblasti restino via via
intrappolati nell’osso che si accresce, la divisione delle cellule mesenchimali continua a produrre nuovi osteoblasti.
3) Intrappolamento dei vasi sanguigni
L’accrescimento osseo è un processo attivo; gli osteoblasti richiedono ossigeno e un adeguato rifornimento di nutrienti,
cui fanno fronte i vasi sanguigni che si ramificano tra le spicole, permettendo un aumento della velocità di crescita
dell’osso. Quando le spicole si connettono tra loro intrappolano nell’osso vasi sanguigni.
4) Formazione dell’osso spugnoso
La continua deposizione di osso da parte degli osteoblasti determina la formazione di una piastra ossea che è
attraversata dai vasi sanguigni. Nel momento in cui le piastre adiacenti si fondono insieme, la struttura ossea diventa
sempre più complessa.

L’osso membranoso è inizialmente di tipo spugnoso ed è formato da trabecole irregolari che circoscrivono spazi
occupati da vasi sanguigni, cellule reticolari, cellule ematiche primitive ed elementi osteogenici; sono i cosiddetti  spazi
vascolari e midollari primitivi. Zone di osso spugnoso possono più tardi essere rimosse per creare le cavità midollari.
Le trabecole o spicole ossee in formazione tendono ad irradiarsi intorno ai centri di ossificazione.
Nelle regioni in cui l’osso è destinato a rimanere di tipo spugnoso, le trabecole gradualmente assumono
un’organizzazione lamellare più regolare ed il tessuto connettivo interposto tra esse di trasforma in tessuto emopoietico.
Nelle zone destinate a dare origine ad osso compatto, le trabecole continuano ad ispessirsi colmando gli spazi vascolari.
In questo progressivo accrescimento dell’osso le trabecole assumono, per un processo di rimaneggiamento, una
disposizione lamellare con una stratificazione concentrica che ricorda i sistemi di Havers e le nuove fibrille collagene si
orientano parallelamente le une alle altre nello spessore di ciascuna lamella.

Ossificazione encondrale
Nella ossificazione encondrale, il mesenchima embrionale dà origine a un modello in cartilagine ialina, che continuerà
a crescere per espansione della matrice cartilaginea (crescita interstiziale) e produzione di nuova cartilagine sulla
superficie (crescita per apposizione). Gradualmente questa cartilagine verrà poi sostituita dall’osso.
Le ossa degli arti e altre ossa che sopportano il peso corporeo, come quelle della colonna vertebrale, si sviluppano
tramite ossificazione encondrale. L’ossificazione encondrale può essere descritta attraverso le seguenti fasi:
1) Mentre la cartilagine si espande, i condrociti in prossimità del centro della diafisi aumentano notevolmente di
dimensioni. La matrice è ridotta ad una serie di piccole strutture che presto cominceranno a calcificare. Privati
dei nutrienti, i condrociti muoiono e si disintegrano, lasciando cavità nella cartilagine;
2) Vasi sanguigni si formano intorno alle estremità della cartilagine e le cellule del pericondrio si differenziano in
osteoblasti. Il pericondrio si è ora trasformato in periostio, e lo strato osteogenico interno produce rapidamente
un collare osseo, ovvero un sottile strato di osso intorno alla diafisi cartilaginea.
3) La vascolarizzazione del periostio intanto aumenta, e capillari e osteoblasti migrano al centro della cartilagine,
invadendo gli spazi lasciati liberi dai condrociti disintegrati. La matrice cartilaginea calcificata viene distrutta,
e gli osteoblasti la sostituiscono con osso spugnoso. L’ossificazione procede dal centro primario di
ossificazione della diafisi verso le estremità del modello cartilagineo.
4) Fino a quando il diametro è piccolo, l’intera diafisi è riempita da osso spugnoso, ma con l’aumento delle
dimensioni gli osteoclasti erodono la parte centrale e creano la cavità midollare. La diafisi si assottiglia e gli
osteoblasti invadono la cartilagine delle metafisi.

Nelle fasi successive della crescita si verificano due processi distinti: l’aumento del diametro e l’accrescimento in
lunghezza. Analizziamo ora il processo di accrescimento nel senso della lunghezza:
1) Capillari ed osteoblasti migrano nell’epifisi creando un centro secondario di ossificazione.
2) Alla fine, le epifisi sono riempite da osso spugnoso. A livello della metafisi, la cartilagine epifisaria, o disco
epifisario, separa l’epifisi dalla diafisi. Gli osteoblasti invadono il versante diafisario della cartilagine
epifisaria trasformando la cartilagine in osso e con lo stesso ritmo viene prodotta cartilagine epifisaria
attraverso crescita interstiziale. Questa espansione spinge l’epifisi lontano dalla diafisi determinando
l’incremento della lunghezza dell’osso.
3) Alla maturità, la velocità di crescita della cartilagine epifisaria diminuisce, mentre aumenta l’attività degli
osteoblasti. Come risultato, il disco epifisario diviene sempre più sottile, fino a scomparire. Questo evento è
detto saldatura epifisaria. La sede del disco può ancora essere individuata radiologicamente come una linea
epifisaria distinta, che rimane anche quando l’accrescimento è terminato. Un sottile cappuccio del modello
cartilagineo originario resta esposto verso la cavità articolare come cartilagine articolare.

Il diametro di un osso aumenta per accrescimento della superficie esterna. Si tratta dunque di crescita per apposizione;
in questo processo, le cellule osteoprogenitrici (staminali) dello strato interno del periostio si differenziano in
osteoblasti e contribuiscono alla crescita della matrice ossea sulla superficie esterna. Il fenomeno può essere diviso in
varie fasi:
1) La formazione di tessuto osseo produce sulla superficie dell’osso creste parallele ai vasi sanguigni;
2) Le creste si ampliano e formano una profonda tasca;
3) Le creste si incontrano e si fondono intrappolando i vasi sanguigni all’interno dell’osso;
4) La deposizione di osso procede quindi verso il vaso, dando inizio alla formazione di un tipico osteone;
5) Altre lamelle circonferenziali vengono depositate e l’osso continua a crescere di diametro;
6) L’osteone diviene completo, con un nuovo canale centrale intorno al vaso sanguigno. Successivamente un altro
vaso sanguigno viene circondato.
Vasi sanguigni e fibre collagene del periostio vengono dunque progressivamente incorporati nella matrice dell’osso.
Mentre viene aggiunto nuovo osso alla superficie esterna, gli osteoclasti rimuovono la matrice ossea a livello della
superficie interna. Complessivamente, ne risultano il graduale ampliamento della cavità midollare e l’incremento del
diametro dell’osso.
Apporto di sangue e innervazione delle ossa
Il tessuto osseo è molto vascolarizzato e le ossa dello scheletro hanno un’ampia rete vascolare. In un tipico osso lungo,
come l’omero, si sviluppano quattro gruppi principali di vasi sanguigni.
- Arterie e vene nutritizie: si formano quando i vasi sanguigni invadono il modello cartilagineo, all’inizio
dell’ossificazione encondrale. In genere, solo un’arteria e una vena nutritizia penetrano nella diafisi attraverso il
forame nutritizio, anche se alcune ossa, compreso il femore, hanno due o più arterie nutritizie. Questi vasi penetrano
nella diafisi per raggiungere la cavità midollare. L’arteria nutritizia si divide quindi in due rami, uno ascendente e
uno discendente, che si dirigono verso le epifisi. Questi vasi poi rientrano nell’osso compatto, attraverso i canali
perforanti, e si estendono lungo i canali centrali per rifornire gli osteoni dell’osso compatto.
- Vasi metafisari: vascolarizzano la superficie interna di ciascuna metafisi.
- Vasi epifisari: le estremità epifisarie delle ossa lunghe contengono spesso numerosi piccoli forami.
- Vasi periostali: provengono dal periostio e sono incorporati nella superficie dell’osso in via di sviluppo. Questi vasi
forniscono sangue agli osteoni superficiali della diafisi. Durante l’ossificazione encondrale, rami di vasi periostali
penetrano anche nelle epifisi, fornendo sangue ai centri secondari di ossificazione.
Dopo la saldatura delle epifisi, i quattro gruppi di vasi sanguigni si interconnettono ampiamente. Il periostio contiene
inoltre un’ampia rete di vasi linfatici e di nervi sensitivi. I vasi linfatici raccolgono la linfa da ramificazioni che
penetrano nell’osso e raggiungono i singoli osteoni attraverso i canali perforanti. I nervi sensitivi penetrano nell’osso
compatto della corticale con l’arteria nutritizia e innervano l’endostio, la cavità midollare e le epifisi.

Fattori che regolano l’accrescimento osseo


Il normale accrescimento osseo dipende da una combinazione di fattori nutrizionali e ormonali.
- Minerali. Il normale accrescimento non può avvenire senza un apporto costante, attraverso la dieta, di sali di
calcio e di fosfato, così come di altri ioni quali magnesio, citrato, carbonato e sodio.
- Vitamine. Le vitamine A e C sono essenziali per la normale crescita e il rimodellamento dell’osso. La vitamina
A stimola l’attività degli osteoblasti, la vitamina C è richiesta per le reazioni enzimatiche coinvolte nella sintesi
del collagene e nella differenziazione degli osteoblasti.
- Calcitriolo e vitamina D3. L’ormone calcitriolo facilita l’assorbimento intestinale (e renale) del calcio, stimola
l’attività degli osteoblasti e degli osteoclasti e protegge l’osso evitandone il riassorbimento e garantendo la
disponibilità di calcio. È sintetizzato nei reni a partire da uno steroide correlato, il colecalciferolo (vitamina
D3), che può essere prodotto nella cute in presenza di raggi UV oppure essere introdotto con la dieta.
- Paratormone. Le ghiandole paratiroidi rilasciano un ormone, il paratormone, che stimola l’attività di osteoclasti
e osteoblasti, incrementa la velocità di assorbimento del calcio a livello dell’intestino tenue e riduce la velocità
di eliminazione del calcio attraverso le urine.
- Calcitonina. Nei bambini e nelle donne in gravidanza, la tiroide produce l’ormone calcitonina, che inibisce gli
osteoclasti e aumenta la quantità di calcio eliminato attraverso le urine. È per cui antagonista al paratormone.
- Ormone della crescita e tiroxina. L’ormone della crescita (GH), prodotto dall’ipofisi, e la tiroxina, prodotta
dalla tiroide, stimolano la crescita ossea.
- Ormoni sessuali. Alla pubertà, la crescita ossea accelera drasticamente. In breve tempo, il disco epifisario si
assottiglia e quindi si ossifica, o “si chiude”. La continua produzione di ormoni sessuali è essenziale per il
mantenimento della massa ossea nell’adulto.
Il disco epifisario si chiude in tempi diversi, a seconda dell’osso e dell’individuo.

Mantenimento, rimodellamento e riparazione delle ossa


La crescita ossea si verifica quando gli osteoblasti producono più matrice ossea rispetto a quanta gli osteoclasti ne
rimuovano. Il rimodellamento osseo, come pure la riparazione, può determinare una modificazione nella forma o
nell’architettura dell’osso o un cambiamento nella quantità totale dei minerali depositati nello scheletro.
Nell’adulto, gli osteociti rimuovono e sostituiscono continuamente i sali di calcio circostanti. Anche gli osteoblasti e gli
osteoclasti rimangono attivi per tutta la vita. Negli adolescenti, le attività degli osteoblasti e degli osteoclasti sono in
equilibrio, per cui la velocità di formazione dell’osso è uguale alla velocità di riassorbimento.
Nell’osso, la velocità di ricambio dei minerali è molto alta; ogni anno, circa 1/5 dello scheletro adulto è demolito e poi
ricostruito o sostituito. Vi sono differenze regionali nella velocità di ricambio delle singole parti di ciascun osso. La
velocità di ricambio si mantiene alta anche durante la vecchiaia, ma nelle persone anziane l’attività degli osteoclasti
prevale su quella degli osteoblasti: come risultato, il riassorbimento osseo prevale sulla deposizione e lo scheletro,
gradualmente, diventa sempre più debole.

Rimodellamento dell’osso
Sebbene l’osso sia duro e denso, esso è capace di cambiare la sua forma in risposta alle condizioni ambientali. Il
rimodellamento osseo consiste nel processo simultaneo di aggiunta di nuovo osso e rimozione dell’osso
precedentemente formato.
Il meccanismo che controlla l’organizzazione interna e la struttura dell’osso potrebbe risiedere nella sensibilità degli
osteoblasti ai fenomeni elettrici. Quando un segmento scheletrico viene sollecitato, i cristalli minerali generano
debolissimi campi elettrici; apparentemente, gli osteoblasti sono attratti da questi campi elettrici e, una volta nell’area,
cominciano a produrre osso. (I campi elettrici vengono utilizzati talvolta per stimolare la riparazione di fratture gravi).
Poiché le ossa sono adattabili, la loro forma e le loro caratteristiche superficiali riflettono le forze che agiscono su di
esse. Ad esempio, protuberanze e creste sulla superficie di un osso segnano il punto di attacco dei tendini. Se i muscoli
diventano più potenti, i rilievi e le creste si ingrandiscono per opporre resistenza all’incremento delle forze. Ossa molto
sollecitate divengono più spesse e più forti, mentre ossa non soggette a sollecitazioni divengono sottili e fragili.
Modificazioni degenerative dello scheletro si verificano dopo periodi relativamente brevi di inattività. Ad esempio,
quando si utilizza una stampella per evitare che il peso del corpo gravi su una gamba malata, dopo poche settimane
l’osso non sollecitato avrà perso circa 1/3 della sua massa. Tuttavia, l’osso si ricostituirà rapidamente quando sarà
nuovamente sottoposto al carico normale.

Lesioni e riparazione
Nonostante la resistenza dovuta ai minerali, un osso può incrinarsi o rompersi se sottoposto a carichi eccessivi, urti
improvvisi o sollecitazioni provenienti da direzioni insolite. Il danno prodotto costituisce una frattura. La guarigione di
una frattura avviene in genere anche dopo un danno severo, purché la vascolarizzazione e le cellule staminali del
periostio e dell’endostio siano integre. Il segmento di osso riparato sarà leggermente più spesso e più forte rispetto
all’osso originario; per questo, nel caso si verificasse un’analoga sollecitazione, la nuova frattura in genere riguarderà
una zona diversa.

Riparazione della frattura


- Subito dopo la frattura, ha luogo un sanguinamento che, dopo alcune ore, forma un ematoma da frattura.
- Internamente, i capi della frattura vengono uniti da una rete di osso spugnoso; all’esterno essi vengono saldati
da un callo osteocartilagineo.
- La cartilagine del callo esterno viene sostituita da osso spugnoso; i frammenti di osso inerte vengono rimossi e
alcune aree di osso limitrofe alla frattura sostituite.
- Un rigonfiamento segna inizialmente la zona della frattura; esso verrà progressivamente rimodellato lasciando
solo un lieve segno dell’evento traumatico.

Classificazione delle fratture


Le fratture vengono classificate considerando il loro aspetto esterno, la zona della frattura e la natura dell’incrinatura o
della rottura dell’osso. Le principali categorie sono le fratture chiuse, o semplici, cioè senza lesione della cute, visibili
solo ai raggi X, che differiscono da quelle esposte, o composte, nelle quali l’osso lacera la pelle; queste sono le più
pericolose a causa della elevata possibilità di emorragie o infezioni. Alcune fratture rientrano contemporaneamente in
più di una categoria.
- Frattura trasversa: l’osso si rompe trasversalmente rispetto al suo asse longitudinale.
- Frattura scomposta: determina un’alterata disposizione dei segmenti ossei.
- Frattura composta. mantiene il corretto allineamento dei monconi e/o dei frammenti.
- Frattura da schiacciamento: si riscontra a carico di vertebre sottoposte a carichi abnormi, come quelli che si
verificano nelle cadute sul sacro.
- Frattura a spirale: è prodotta da forze di torsione che si trasmettono in direzione della lunghezza dell’osso.
- Frattura epifisaria: generalmente si verifica nella zona in cui i condroblasti stanno morendo a causa
dell’ossificazione del disco epifisario. Queste fratture si rimarginano bene ma, se non vengono trattate
accuratamente, nel punto di frattura la cartilagine epifisaria può interrompere irreversibilmente
l’accrescimento.
- Frattura comminuta: genera una moltitudine di piccoli frammenti ossei.
- Frattura a legno verde: solo un lato della diafisi si rompe, mentre l’altro si incurva; questo tipo di frattura si
verifica in genere nei ragazzi, le cui ossa lunghe non hanno ancora completato il processo di ossificazione.
- Frattura di Colles: è una frattura localizzata nell’epifisi distale del radio, che si verifica tentando di attutire, con
le mani, una caduta.
- Frattura di Pott: è una frattura bimalleolare della gamba, a livello della caviglia.

Apparato scheletrico e invecchiamento


Normalmente, durante il processo di invecchiamento, le ossa dello scheletro divengono più sottili e relativamente più
fragili. L’ossificazione inadeguata è definita osteopenia e, durante l’invecchiamento, tutti gli individui divengono
lievemente osteopenici. Questa riduzione della massa ossea comincia tra i 30 e i 40 anni, quando l’attività degli
osteoblasti si riduce, mentre l’attività degli osteoclasti si mantiene ai livelli precedenti. Una volta che tale riduzione è
cominciata, le femmine perdono circa l’8% della loro massa scheletrica ogni 10 anni, mentre lo scheletro maschile si
deteriora più lentamente, perdendo circa il 3% della massa ogni 10 anni. Le parti dello scheletro non vengono
interessate tutte in ugual misura. Le epifisi, le vertebre e la mandibola subiscono una maggiore perdita di massa ossea,
con conseguente fragilità degli arti, riduzione dell’altezza e perdita dei denti.
Una percentuale significativa di femmine e solo una piccola percentuale di maschi, invecchiando, soffre di osteoporosi.
Nell’osteoporosi, l’osso diventa spugnoso e fragile con diminuzione della massa scheletrica, senza una rilevante
alterazione percentuale della componente minerale del tessuto osseo residuo. Questa affezione è dovuta a squilibri
endocrini, malnutrizione, cattivo assorbimento intestinale del calcio o altro. La distinzione tra la “normale” osteopenia
associata all’invecchiamento e la condizione clinica di osteoporosi è controversa. L’osteoporosi può anche svilupparsi
come effetto secondario di alcuni tipi di cancro. Il cancro del midollo osseo, della mammella o di altri tessuti può
determinare il rilascio di un composto chimico noto come fattore di attivazione degli osteoclasti, che incrementa sia il
numero sia l’attività degli osteoclasti, con eventuale sviluppo di una grave osteoporosi.
L’eccessiva fragilità delle ossa osteoporotiche normalmente porta a fratture, in particolare delle vertebre, del polso e
delle anche. Assumere integratori ormonali (estrogenici), adottare un’alimentazione che alzi i livelli ematici di calcio e
vitamina D3, svolgere attività fisica per stimolare gli osteoblasti, insieme alla somministrazione di calcitonina, sono tutti
accorgimenti raccomandati per rallentare il decorso dell’osteoporosi. L’inibizione dell’attività degli osteoclasti con
farmaci detti bifosfonati può ridurre il rischio di fratture, tenendo sotto controllo la densità ossea.

Anatomia degli elementi scheletrici


Lo scheletro umano contiene 206 ossa principali, che vengono classificate anatomicamente in base alla loro forma e
identificate in base alle loro caratteristiche superficiali.

Classificazione delle ossa


Le ossa sono classificate anatomicamente in base alla loro forma in sette categorie:
- Ossa suturali: le ossa suturali (o Wormiane) sono ossa piccole, appiattite, di forma irregolare, presenti nelle
linee di sutura tra le ossa piatte del cranio. Si sviluppano a partire da centri di ossificazione distinti e sono
considerate una tipologia di ossa piatte.
- Ossa pneumatiche: le ossa pneumatiche sono ossa cave o contenenti numerose cellette aeree, come ad esempio
l’osso etmoide.
- Ossa brevi: le ossa brevi hanno forma cubica. La loro superficie esterna è ricoperta da osso compatto, ma
all’interno sono costituite da osso spugnoso. Esempi sono rappresentati dalle ossa del carpo (polso) e dalle ossa
del tarso (caviglia).
- Ossa irregolari: le ossa irregolari hanno forma complessa con superfici corte, appiattite, incavate o spigolose.
La loro struttura interna è varia. Le vertebre che formano la colonna vertebrale e alcune ossa del cranio sono
esempi di ossa irregolari.
- Ossa piatte: due strati di osso compatto racchiudono uno strato di osso spugnoso; tali ossa sono resistenti ma
relativamente leggere. Le ossa piatte formano la volta cranica, lo sterno, le coste e le scapole. Forniscono
protezione ai tessuti molli sottostanti e offrono una superficie estesa per l’inserzione dei muscoli scheletrici.
Nella descrizione delle ossa piatte del cranio, come ad esempio le ossa parietali, vengono utilizzati termini
specifici. I due strati, relativamente spessi di osso compatto vengono definiti tavolato interno e tavolato
esterno, e lo strato di osso spugnoso presente tra i due tavolati è detto diploe.
- Ossa lunghe: le ossa lunghe sono relativamente lunghe e sottili. Presentano una diafisi, due metafisi e due
epifisi, e presentano una cavità midollare. Le ossa lunghe si trovano a livello degli arti superiori e inferiori.
Esempi sono l’omero, il radio, l’ulna, il femore, la tibia e la fibula.
- Ossa sesamoidi: le ossa sesamoidi sono in genere piccole, rotondeggianti e appiattite. Si sviluppano all’interno
dei tendini e sono frequentemente localizzate in prossimità dell’articolazione del ginocchio, delle mani e dei
piedi. Solo la patella, o rotula, e il pisiforme sono presenti in tutti gli individui; le altre ossa di questo tipo
possono non essere tutte presenti.

Caratteristiche di superficie delle ossa


Ciascun segmento scheletrico del corpo umano ha una forma particolare e caratteristiche esterne e interne molto
specifiche. Rilievi o proiezioni si formano nei punti di inserzione di tendini e legamenti, e nei punti in cui ossa vicine si
articolano tra loro. Depressioni, fosse e canali presenti sull’osso indicano zone di penetrazione o di rapporto con vasi
sanguigni e nervi. Termini anatomici specifici vengono usati per descrivere i vari rilievi e le varie depressioni.
Le caratteristiche di superficie sono utili per identificare le ossa e forniscono anche punti di repere fissi che possono
aiutare a determinare la posizione delle componenti dei tessuti molli di altri sistemi.

Elevazioni e proiezioni
Processo: proiezione o rilievo. Ramo: parte di un osso che forma un angolo con il resto della struttura.
Aperture
Seno (o atro): una camera all’interno di un osso, in genere Fessura: un solco profondo, una fenditura allungata.
contenente aria. Forame: un foro tondeggiante per il passaggio di
Meato (o canale): passaggio per vasi sanguigni e/o nervi. vasi sanguigni e/o nervi.
Processi che si formano nei punti di inserzione di tendini e legamenti
Trocantere: una voluminosa proiezione rugosa Cresta: una linea rilevata
Spina: un processo appuntito Tubercolo: una piccola proiezione rotondeggiante
Linea: una linea sottile Tuberosità: una proiezione rugosa più piccola
Processi che si formano per articolazione con ossa vicine
Testa: estremità articolare espansa di una epifisi, Faccetta: una piccola superficie articolare piatta
spesso separata dalla diafisi da uno stretto collo Condilo: un processo articolare liscio e tondeggiante
Collo: una più stretta connessione tra l’epifisi e la Troclea: un processo articolare liscio e scanalato, a
diafisi forma di puleggia
Depressioni
Solco: una piccola fossa Fossa: una depressione poco profonda

Integrazione con altri apparati


Le ossa sono strutture altamente dinamiche e l’intero apparato scheletrico è intimamente associato ad altri apparati. Le
ossa sono connesse all’apparato muscolare, ampiamente correlate all’apparato cardiovascolare e al sistema linfatico, e
sotto il controllo fisiologico del sistema endocrino. Anche gli apparati digerente e urinario svolgono un ruolo importante
nel fornire minerali di calcio e fosforo per la crescita ossea. Per contro, lo scheletro rappresenta una riserva di calcio,
fosforo e altri minerali che possono compensare un apporto insufficiente di tali ioni attraverso la dieta.

Esame dell’apparato scheletrico


Le ossa dello scheletro possono essere osservate solo utilizzando strumenti piuttosto sofisticati, ma un considerevole
numero di segni clinici può indirizzare alla corretta diagnosi in caso di patologie ossee o articolari. Nell’esaminare il
paziente è importante considerare:
- quando ha avuto inizio, il tipo e la severità del dolore o della rigidità;
- quali fattori peggiorano o alleviano il dolore;
- quali articolazioni sono coinvolte e se vi è infiammazione;
- la presenza di rumori articolari;
- l’anomala presenza di calcificazioni;
- le alterazioni della postura.