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Capitolo 9 - La gestione dei magazzini

9.1 - Funzione e necessità delle scorte.


La gestione dei magazzini (di testa, intermedi, di coda) é un problema estremamente
importante dell'esercizio produttivo.
Le giacenze di materiali dall'inizio alla fine del ciclo industriale e commerciale (materie
prime ed ausiliarie, componenti, semilavorati, prodotti finiti), rappresentano infatti un
mezzo efficace per bilanciare gli errori commessi in sede di previsione e per utilizzare
in modo economico gli impianti e la manodopera, in misura tanto più significativa
quanto maggiore è la fluttuazione di domanda dei beni oggetto di produzione.
Nella maggior parte dei casi le scorte sono tanto necessarie all'esercizio di un sistema di
produzione quanto lo sono gli impianti, nei quali secondo le circostanze, esse fungono
da alimento o da "polmone".
In tal senso le scorte si configurano come tipico investimento industriale in quanto, a
fronte dell'immobilizzo con esse attuato, si può conseguire un incremento anche
sensibile di produttività attraverso la riduzione dei costi di lavoro, la ridotta necessità di
ulteriori investimenti di produzione per rispondere ad una data domanda del mercato, la
possibiltà di soddisfare ad una domanda più estesa di quella inizialmente preventivata.
Gli stessi criteri che regolano ogni investimento di capitale guidano anche gli
investimenti in scorte: così come l'acquisizione di una nuova unità di fabbricazione può
migliorare il ritmo di lavoro e consentire un risparmio di manodopera, il mantenimento
di adatte scorte può ridurre o eliminare, all'occorrenza, la necessità di lavoro
straordinario e favorire un uniforme ed efficiente grado di sfruttamento degli impianti.
Il mantenimento delle giacenze presenta nondimeno aspetti negativi, quali il valore
immobilizzato, gli interessi passivi su questo gravanti, gli oneri imputabili allo spazio
occupato, il rischio di deperimento ed obsolescenza, i costi di assicurazione, i costi di
conservazione e movimentazione interna, ed altri ancora.
Tali elementi negativi sono molto variabili da azienda ad azienda, nonché in relazione
alla natura della merce a magazzino: su un opportuno compromesso tra i vantaggi e gli
svantaggi connessi con i livelli di giacenza dovrà fondarsi, di volta in volta, la politica
di scorte ottimali sotto il profilo economico.

9.2 - Fattori di costo nella gestione delle scorte.


Lo studio della gestione delle scorte è basato sul confronto tra i costi ed i benefici
associabili ai vari possibili livelli di giacenza: in tale analisi bisognerà ovviamente
portare in conto fattori, per così dire, "specifici", tali cioè da essere direttamente
incidenti sui richiamati livelli di giacenza.
a) Sconti di quantità: il preventivato fabbisogno annuo di un dato materiale
d'approvvigionamento si tradurrà, nel tempo, in una serie di ordinativi la cui entità potrà
influire sul prezzo unitario d'acquisto. L'opportunità di ottenere dai fornitori uno sconto
su tale prezzo in relazione alla quantità di volta in volta ordinata è quindi un elemento
atto a favorire un surdimensionamento dei lotti d'approvvigionamento e,
conseguentemente, un più elevato livello di giacenze.
b) Costi di ordinazione e ricezione: Ogniqualvolta si deve procedere all'acquisto di
materiali occorre approntare le specifiche, emettere gli ordini e, all'arrivo della merce in
questione, svolgere il necessario lavoro di controllo e scritturazione. Il costo di tali
attività chiamate in causa da ogni rifornimento è in buona parte indipendente dalla
quantità ordinata e, all'incrementarsi di questa, presenta un aumento percentualmente
inferiore.
E' questo un ulteriore elemento favorevole al surdimensionamento dei lotti di acquisto
poiché in tal modo verrà a ridursi il numero dei rifornimenti necessari a coprire il
previsto fabbisogno d'esercizio.
c) Costi di preparazione, avviamento e controllo della produzione:
Analogamente a quanto si è detto alla voce precedente, ogni qual volta si deve dar corso
alla fabbricazione di un dato prodotto, occorre preliminarmente verificare la
disponibilità dei mezzi di produzione ad esso corrispondenti, programmare le fasi ed i
tempi di lavoro, preparare e/o distribuire documenti ed istruzioni, preparare ed
attrezzare le unità di fabbricazione, avviare il ciclo ed organizzare i controlli. L'insieme
di tali attività si traduce in un costo a sua volta scarsamente influenzato dalla grandezza
del lotto di fabbricazione, sicché quest'ultimo, alla luce di tale incidenza, sarà
preferibilmente surdimensionato con evidenti riflessi sui livelli di giacenza del prodotto
in questione.
d) Costi di lavoro straordinario e turni supplementari.
Qualora il programma di produzione si adeguasse strettamente all'andamento della
domanda, la capacità produttiva dell'impianto potrebbe risultare insufficiente in
corrispondenza di determinati livelli di richiesta. In tali casi, per non rinunciare a siffatte
opportunità di mercato si dovrebbe ricorrere a lavoro straordinario e/o istituire turni
supplementari.
Ciò comporta un incremento del costo di manodopera sia per effetto dei dovuti premi di
lavoro straordinario sia in considerazione del ridotto rendimento generalmente ottenibile
nei turni supplementari.
Il mantenimento di più alti livelli di giacenza può evidentemente limitare la necessità di
far ricorso ai suddetti espedienti.
e) Costi di ritardo ed inadempienza.
Un ulteriore elemento a favore del mantenimento di più alti livelli di giacenza è dato dal
rischio di non poter rispondere con tempestività a richieste di fornitura. La difficoltà di
rispettare le previste date di consegna e la rinuncia all'accettazione di taluni ordinativi,
oltre a tradursi subito nella perdita di un guadagno certo, può dar luogo nel tempo ad
una definitiva perdita di mercato.
f) Costi di deterioramento ed obsolescenza.
Accanto ai vantaggi connessi con il mantenimento di elevati livelli di stocks conviene
anche rilevare il rischio di deterioramento fisico e di obsolescenza che grava sulla merce
in giacenza. Tale rischio è sempre presente è si traduce in un costo complessivo
crescente con il valore della merce stessa.
g) Costi di tasse ed interesse.
Al crescere dell'investimento in scorte risulta anche crescente la tassazione a carico
dell'impresa, nonché il costo degli interessi passivi gravanti sul capitale immobilizzato.
Quest'ultima voce di costo è connessa con il livello medio annuo di giacenza di un dato
materiale o prodotto.
h) Costo di immagazzinamento.
A più alti livelli di giacenza corrispondono generalmente più alti costi di
immagazzinamento, considerando inclusi in tale voce il costo del terreno, del
condizionamento degli ambienti-magazzino, di manutenzione dell'area destinata alle
scorte, di assicurazione sulla merce in giacenza. Non mancano tuttavia casi in cui il
costo di immagazzinamento risulta scarsamente influenzato dalla quantità in deposito, il
che consente di escludere la voce in argomento dell'insieme dei fattori specifici di costo.
Si sono fin qui considerati i fattori favorevoli (a - e) e sfavorevoli (f -h) ad un
incremento di scorte; in aggiunta a questi converrà ricordare due ulteriori elementi di
costo che, secondo le circostanze, possono essere inseriti nella prima o nella seconda di
dette classi.
i) Costi di trasporto e sistemazione interna.
Il costo di movimentazione della merce acquistata e dei beni prodotti in qualche caso
rimarrà costante entro un certo intervallo di quantità trasferite è potrà crescere in misura
percentualmente inferiore all'incrementarsi di dette quantità; ciò indurrà ad accrescere i
livelli medi di giacenza al fine di limitare nell'esercizio le attività di trasporto e
sistemazione.
Può nondimeno accadere che per elevare i livelli di giacenza si debba far ricorso ad aree
di deposito supplementari con conseguente aggravio dei costi di trasporto e
sistemazione a magazzino.

1) Variazione del prezzo unitario dei materiali.


E' questo un fattore di estrema delicatezza e di non sempre facile misurazione. Si
comprende tuttavia chiaramente che il prevedibile aumento o decremento del prezzo dei
materiali di acquisto gioca rispettivamente a favore o a sfavore del mantenimento di un
alto livello medio di giacenza.
La precedente rassegna di fattori specifici di costo nella gestione delle scorte riguarda
evidentemente le voci più frequentemente ricorrenti nello studio del problema in
argomento.

9.3 - Valutazione delle scorte col metodo ABC.


I metodi di ottimazione dei livelli di giacenza implicano l'analisi e l'elaborazione di dati,
la formulazione di previsioni, l'impegno di strumenti di calcolo e di personale
qualificato; ossia, in definitiva, il sostenimento di un costo la cui utilità deve essere
proporzionata dall'importanza del problema.
Per poter agevolmente riconoscere i materiali cui riservare studi più accurati, da quelli
trattabili con tecniche più grossolane, può farsi ricorso all'analisi delle scorte col metodo
"ABC".
Tale analisi consiste nell'elencare i vari materiali, di cui sussiste fabbisogno e flusso, in
ordine decrescente di valore immagazzinato e nel riportarne i valori cumulati sulle
ordinate di un diagramma che abbia in ascisse gli articoli (tipi) a magazzino. Un
esempio di diagramma ABC è fornito dalla figura 18.
Sulle ascisse appare riportata la consistenza percentuale degli articoli (in relazione al
numero totale) e sulle corrispondenti ordinate il valore percentuale cumulativo dei
medesimi.
Per il caso così descritto si vede che il primo 10 % degli articoli classificati rappresenta,
da solo il 75 % del valore complessivo della merce immagazzinata (Zona A).
Il successivo 25 % copre soltanto il 20 % di tale valore (Zona B) e il residuo 65 % degli
articoli rappresenta appena il 5 % dell'immobilizzo per scorte (Zona C).
100

75

50

25

0
0 10 25 35 50 75 100
Α Β C
10% 25% 65%
fig. 18

Si deduce che eseguendo con particolare cura l'analisi di giacenza di materiali di cui alla
zona A (cioè il solo 10 % del totale degli articoli) si terrà sotto controllo la gran parte
del capitale investito in scorte.
I livelli di giacenza dei materiali di B e C potranno quindi anche essere surdimensionati,
laddove il valore immobilizzato attraverso le voci A suggerisce di valutare per queste in
modo più approfondito l'entità delle scorte da tenersi mediamente a magazzino.

9. 4 - Modelli semplici di gestione delle scorte.


a) Problemi di approvvigionamento.
Limitandoci ad esaminare un semplice quanto diffuso modello di analisi,
considereremmo gli aspetti di gestione delle scorte di un dato articolo per il quale sia
assegnato un ritmo di consumo (assorbimento) costante e del quale si preveda un
rifornimento periodico a lotti di eguale grandezza, che verranno consegnati a blocchi
unici.
Il diagramma tempo-quantità (in giacenza) assumerà la semplice forma "a dente di
sega" riportata in fig. 19

giacenza

L
DL

TR

LR

α
0
0 5 10 tempo
fig. 19

Il consumo per unità di tempo (in giorni o settimane o mesi) è rappresentato da tgα ,
ed'è chiaro che indicando con L l'entità del lotto periodico di approvvigionamento
sussiste la relazione:

L = D L * t gα (21)
essendo:
DL la durata del lotto.
E' inoltre evidente che essendo CA il previsto consumo (fabbisogno) annuo sarà CA/L il
numero di rifornimenti del pari previsti nel corso dell'anno.
Indicando ancora con TR il tempo intercorrente tra l'emissione di un ordine di
rifornimento e la disponibilità a magazzino della merce ordinata, si evidenzia sul
diagramma la quantità:

L R = T R * t gα (22)

solitamente definita "livello di riordino" (o punto d'ordine), che rappresenta il livello di


giacenza in corrispondenza del quale occorre provvedere al ripristino delle scorte,
ovvero il quantitativo che, con assorbimento pari a tgα , verrà consumata durante il
tempo di rifornimento TR.
Nel pieno rispetto delle previsioni effettuate sulla quantità e sui tempi, una volta
raggiunto il punto d'ordine LR si ordinerà il lotto standard L, si assorbirà LR durante TR
e si perverrà con scorta nulla al termine di DL avendosi, subito dopo, l'inizio di un
nuovo ciclo di consumo con ritmo tgα .
In tale condizione tutta la scorta L ha preso parte ai movimenti di magazzino; la
giacenza media, ovviamente pari alla metà del lotto standard di rifornimento (L/2) viene
per questo spesso definita "stocks attivo".
Poiché il costo annuo di mantenimento delle scorte è chiaramente crescente con la
suddetta giacenza media, come si è gia detto in precedenza risulterebbe conveniente
limitare la dimensione del lotto standard; tuttavia venendo in tal modo ad elevarsi il
numero nR = CA/L di rifornimenti in un anno, si andrebbe incontro ad un incremento
delle spese a questo numero correlate (costi di ordinazione, trasporto e ricezione).
Nel dimensionare di L occorre dunque effettuare un opportuno compromesso tra le
suddette influenze attraverso un'accurata valutazione dei fattori specifici in precedenza
richiamati.

9.4.1 - Lotto ottimo di acquisto.


Per ottimizzare la dimensione del lotto standard, nell'ipotesi gia ricordate, occorrerà
disporre della relazione intercorrente tra il costo annuo di gestione delle scorte e la
quantità L assunta come incognita del problema.
Indichiamo con:

- CA consumo annuo preventivato (unità/anno)


- co costo di ordinazione (euro/lotto)
- cT costo di trasporto (euro /lotto)
- cR costo di ricezione (euro /lotto)
- Pu prezzo di acquisto (euro /unità)
- ci costo di interessi passivi (euro /unità * anno)
- cm costo di immagazzinamento (euro /unità * anno)
- cob costo di obsolescenza (euro /unità * anno)
- cd costo di deterioramento (euro /unità * anno)

si suppone che:
- co, cT,cR possano considerarsi non influenzati dalla grandezza del lotto;
- Pu non subisca variazioni con L (assenza di sconti di quantità);
- L non sia soggetto a vincoli di trasporto o di capacità del magazzino.
I costi ci, cm, cob, cd, (riferiti alla singola unità in giacenza per un anno) possono
ottenersi come percentuale del prezzo unitario di acquisto Pu.
Si individuano in tal modo le seguenti voci di costo:

1) Costo annuo di acquisto cA = CA * Pu

2) Costi fissi di rifornimenti cL = co + cT + cR

3) Costo annuo unitario di giacenza cG = f (Pu) = ci+ cm + cmv + cd (euro


/unità anno).
Si osserva subito che:
- il costo 1 è indipendente da L;
- il costo 2 si presenta ogni volta che si provvede al ripristino delle scorte,
cioé CA/L volte in un anno:
- il costo annuo di mantenimento delle scorte si ottiene moltiplicando cG per la
giacenza media nel tempo (stock attivo = L/2).
Il costo annuo di gestione delle scorte del dato materiale in argomento (tralasciando la
spesa fissa CA * Pu) assume dunque la semplicissima forma:

CA L
c (L ) = c L + CG (23)
L 2

Imponendo allora la condizione

dc (L )
=0 (24)
dL
da cui l'altra:

CA L
cL = cG (25)
L 2

si ottiene la classica espressione del lotto ottimo (formula della radice quadrata)

cL
L ott . = 2C A * (26)
cG
da cui appare quantitativamente evidente che, per una data stima del fabbisogno CA,
converrà disporre di uno stock attivo tanto più elevato quanto maggiori sono le spese
fisse di rifornimento in rapporto agli oneri unitari di mantenimento - scorte.
E' utile osservare che in virtù dell'equazione (25), cui si perviene imponendo la
condizione (24) risulta ottima la dimensione del lotto per la quale i costi fissi di
rifornimento eguagliano quelli di giacenza nello stesso periodo.
Tale situazione risulta visualizzata attraverso il grafico della figura 20.

ante
st o risult
co
c(L) =
to
e n imen
nt
o di ma
cost
costo di rifornimento

L opt. L
fig. 24

Appare chiaro che quanto più piccola risulti, in corrispondenza di Lopt. la curvatura
della funzione c(L), sarà possibile discostarsi dalla suddetta dimensione ottima, senza
per questo incorrere in sensibili incrementi del costo risultante. A tale proposito può
dirsi che generalmente si tende a discostarsi in eccesso dal valore analitico Lopt, ciò
oltretutto per motivi di sicurezza che più avanti verranno considerati.

9.4.2 - Lotto economico di fabbricazione.


Passando ad esaminare il problema delle scorte negli stadi intermedi (semilavorati) e
finali (prodotti finiti) del ciclo tecnologico che si sviluppa attraverso l'impianto,
occorrerà ricordare che anche per questi sussistono fattori specifici di costo la cui
influenza è discorde in merito alla dimensione dei livelli di giacenza.
Come gia si è ricordato trattando dei materiali di acquisto (materie prime, ausiliarie,
attrezzi e componenti di vario tipo) si dovrà ancora una volta effettuare un adatto
compromesso per ottemperare a due opposte incidenze al fine di conferire una
dimensione economicamente valida allo stock attivo.
La natura dei problemi che accade di affrontare può essere molto semplicemente
indicata attraverso l'esempio che qui di seguito verrà considerato.
Si consideri dunque il caso posto dalla esecuzione di un semilavorato per il quale
l'assorbimento giornaliero risulti mediamente inferiore alla produzione che di esso può
effettuarsi in una giornata lavorativa.
Poiché la fabbricazione richiede una serie di attività (e quindi di costi) di preparazione
ogni volta che si decide di porre in ciclo il prodotto, converrebbe far seguire a tale
preparazione la produzione di un elevato numero di pezzi. D'altra parte, essendo
l'assorbimento inferiore alla capacità produttiva si andrebbe incontro ad un crescente
livello di giacenze.
Se invece si adeguasse la produzione al consumo, detta capacità produttiva sarebbe
male utilizzata, nè si potrebbero destinare ad altro impiego le macchine e le attrezzature
gia predisposte per la richiamata fabbricazione. Si aggiunga ancora che, come sempre,
la disponibilità di scorte consentirebbe, almeno entro certi limiti, di far fronte a sempre
possibili variazioni di assorbimento.
Si indichi pertanto con:
- Pg capacità produttiva giornaliera (unità/giorno)
- Ag assorbimento giornaliero semilavorati (unità/giorno)
- cp costo di preparazione (euro/lotto)
- cu costo unitario diretto di fabbricazione (euro /lotto)
- cm costo di immagazzinamento (euro /unità anno)
- ci costo per interessi passivi (euro /unità anno)
- cob costo di obsolescenza (euro /unità anno)
- cd costo di deterioramento (euro /unità anno)
-n il numero di giorni lavorativi nell'anno

Si assuma inoltre per ipotesi:


- che una volta effettuata la preparazione si operi al massimo della capacità Pg
- che il costo unitario diretto di fabbricazione (prescindendo in tale sede dalla diversa
incidenza del costo di preparazione) sia scarsamente influenzato dalla quantità di pezzi
lavorati in lotto unico (uguale analogia con assenza sconti di quantità).
Volendo trattare il problema in termini di costo medio giornaliero si individuano le
seguenti voci:
1) Costo medio giornaliero di fabbricazione; Ag * cu (euro /giorno). (Infatti siccome la
fabbricazione risulterà intermittente, la produzione media giornaliera, nell'arco di tempo
considerato, eguaglierà in definitiva l'assorbimento giornaliero).
2) Costo medio giornaliero di preparazione: cp * Ag/L (infatti il lotto di fabbricazione
L sarà in grado di coprire il fabbisogno Ag per un numero di giorni dato da L/Ag ed il
costo di preparazione cp andrà ripartito fra i suddetti giorni).
3) Costo medio giornaliero di giacenza:

(27)
* ( Pg − Ag )
1 L
cG *
2 Pg
essendo

(c m + c i + cob + c d )
cG = (28)
n

il costo di giacenza di una unità in sosta per un giorno in magazzino.


Il fattore
1 L
* ( Pg − A g ) (29)
2 Pg

rappresenta la giacenza media giornaliera, pari alla metà della giacenza massima.
Quest'ultima, a partire dall'avviamento del lotto di L unità, sarà raggiunta al termine di
un periodo di L/Pg giorni (giorni di effettiva lavorazione del lotto), durante il quale si
registrerà un incremento giornaliero di giacenza dato da (Pg - Ag).
Poichè, per la stessa ipotesi assunta, il costo 1) è indipendente da L, la dimensione
ottima del lotto di fabbricazione si otterrà attraverso lo studio della semplice funzione:

Ag L ⎛ Ag ⎞
c (l ) = c p * + cg * * ⎜ 1− ⎟ (30)
L 2 ⎝ Pg ⎠

eguagliando a zero la derivata dc/dL si trae anche in tal caso la condizione:

Ag L ⎛⎜ Ag ⎞⎟ (31)
cp * = cg * * 1−
L 2 ⎜⎝ Pg ⎟⎠

per la quale risulta ottima la dimensione del lotto che rende uguali tra loro i costi
decrescenti e crescenti con L.
Dalla (31) si trae infine:
2A g cp
L opt . = * (32)
Ag cG
1−
Pg

che presenta evidenti analogie con la (26).


Il diagramma giacenze - tempo L(t), nel modello di gestione esaminato avrà
l'andamento periodico riportato in fig. 21.

Punto d'ordine = L 0

L/Pg t
L/Ag
Tp

fig. 21

Da questa figura risultano graficamente evidenziati:

- l'intervallo di fabbricazione L/Pg


- La durata del lotto DL = L/Ag
- il punto d'ordine Lo = Tp * tgα
essendo Tp il tempo occorrente per l'espletamento della fase di preparazione del nuovo
lotto e tgα = Ag il ritmo giornaliero di assorbimento dei semilavorati.
A tal proposito gioverà notare che il livello Lo diventa "punto d'ordine" soltanto nel
periodo che segue l'intervallo di fabbricazione, durante il quale lo stesso livello sarà
raggiunto senza che ciò determini la necessità di provvedere ex novo alle suddette
attività di preparazione.
9.5 - Scorta di sicurezza.
In quanto precede si è trattato il problema delle scorte in regime "deterministico",
assumendo cioé che tutte le previsioni formulate in merito ai parametri caratteristici
risultino pienamente rispettate.
Si è in tal senso volutamente omessa la considerazione della scorta di sicurezza (in
realtà sempre presente), che si traduce in un costo fisso di giacenza, di influenza nulla ai
fini di L in base ai modelli in precedenza esaminati.
Indicando infatti con S tale scorta nelle equazioni (23) e (30) si dovrebbe introdurre il
termine (cg * S) che, al pari degli altri costi fissi, presenta derivata nulla rispetto ad L.
Nondimeno, proprio perchè S comporta un costo permanente di giacenza, occorrerà un
dimensionamento della scorta di sicurezza tanto più accurato quanto più elevato è il
valore della singola unità di giacenza (zona A del diagramma ABC).
Per comprendere la necessità della scorta di sicurezza (una volta abbandonato il regime
di incertezza fin qui ipotizzato) basterà osservare che, in sua assenza, non appena il
livello di giacenza fosse al disotto del "punto d'ordine", qualsiasi aumento del ritmo di
assorbimento comporterebbe l'impossibilità di far fronte con continuità alla domanda
(rottura di scorte).
Lo stesso inconveniente si presenterebbe inoltre qualora il tempo occorrente a
ripristinare la dotazione di scorte in magazzino risultasse maggiore di quello
preventivato in sede di programma di gestione.
L

TR

LR TR'

α' α α
0' 0 0''' 0"
t
S

fig. 22

In figura appaiono prospettati entrambi i casi citati; si vede che, in assenza di S, qualora
durante il periodo di rifornimento TR, aumentasse la domanda rispetto al valore previsto
(tgα' > tgα) si risulterebbe inadempienti nell'intervallo (0', 0). Del pari, non riuscendo
rispettata la previsione sul tempo di rifornimento (T'R > TR) si avrebbe ancora rottura
di scorte nel periodo (0''', 0'').
Giova appena osservare che le considerazioni qui riferite ai materiali d'acquisto
possono essere identicamente applicate alla gestione dei prodotti intermedi e finali.

Criterio di dimensionamento della scorta di sicurezza.


Come si è detto superando l'istante in cui occorre provvedere al riordino delle scorte
(quando cioè il livello di giacenza è inferiore al punto d'ordine), al manifestarsi di errori
per difetto nelle previsioni sul ritmo di assorbimento e/o sul tempo di rifornimento TR,
si impone la necessità di far ricorso alla scorta di sicurezza S.
Assumendo in tal sede, per semplicità, che il pericolo di rottura di scorte si presente
esclusivamente a causa di variazioni di assorbimento (ponendo cioé TR = cost.), per
procedere al dimensionamento di S occorre:
- valutare, sulla base delle passate esperienze, gli scarti attendibili tra
l'assorbimento previsto e quello effettivo.
- decidere il massimo livello di servizio che si vuole raggiungere, ossia stimare
la massima domanda che conviene fronteggiare durante l'intervallo caratteristico TR.
Tutto ciò implica, come sempre un adatto bilanciamento tra gli oneri specifici di
mantenimento delle scorte e i richiamati inconvenienti connessi con l'esaurimento delle
medesime (uguale perdita, ordinativi, perdita clienti, etc.).
A titolo esemplificativo (fig. 23) si supponga che entro un certo arco di tempo trascorso
(uguale passato di interesse) nel 50 % dei casi l'assorbimento di un dato prodotto sia
stato Ag = 500 unità/giorno.
Disponendo inoltre dei dati di fluttuazione di Ag tra un minimo (200) ed un massimo
(800), si sia constatato in particolare che nel 10 % dei casi detta domanda ha superato
il valore 700, e sia quest'ultimo il massimo livello di servizio prescelto in base alle
ricordate considerazioni.

100
(%)

50

10

200 500 800


(unità/giorno)
fig. 23

Se è sempre TR = 3 (giorni), il punto d'ordine dovrà essere LR = 2100 (unità); sicché


se l'assorbimento su cui si è fondato il programma di gestione è Ag = 500
unità/giorno, sarà S = 600 (unità).
Infatti nel rispetto delle previsioni, durante TR si assorbiranno Ag * T R = 1500 unità,
mentre nello stesso periodo sarà comunque disponibile la scorta LR = 2100.
Al termine di TR risulterà una giacenza di 600 unità cui in, pari data, si aggiungerà la
quantità ordinata all'inizio dell'intervallo caratteristico TR.
Nella figura è rappresentata la curva di distribuzione cumulativa della domanda
giornaliera del prodotto considerato nell'esempio ora descritto.
Sulle ascisse sono stati riportati i valori storici di detta domanda e sulle ordinate la
frequenza con cui è stato superato il livello indicato in ascissa.