Sei sulla pagina 1di 39

Capitolo 3

Studio di fattibilità di un Impianto Industriale


Lo studio di fattibilità di un impianto industriale è rivolto a valutare la convenienza
tecnico-economica della realizzazione di iniziative produttive atte al coseguimento di
determinati obbiettivi.
La prima fase dell'analisi in argomento consiste, mediante opportuna indagine di
mercato, nell'individuazione del bene da produrre, delle sue caratteristiche qualitative e
nella valutazione previsionale della domanda al fine di dimensionare la capacità
produttiva dell'impianto da installare.
Successivamente si analizza il ciclo tecnologico più appropriato, le risorse occorrenti, la
scelta ubicazionale, il lay-out, per esaminare, infine, dai preventivi di impianto e da quelli
economici di previsione i fabbisogni finanziari all'uopo occorrenti.
Si ritiene opportuno sottolineare a tal punto che ogni elemento di tale studio é legato, in
maniera logica, a tutti gli altri e che pertanto la soluzione ottimale (per i promotori
dell'iniziativa) sarà ottenuta solo in seguito ad un certo numero di successive iterazioni
delle fasi dello studio precedentemente richiamate

3.1 - Principi e criteri di formulazione delle previsioni per la programmazione


dell'attività industriale.

Le previsioni risultano caratterizzate dall'obbiettivo che si prefiggono, dal periodo di


tempo che coprono e dal modo in cui sono state formulate.
Esse possono avere lo scopo di indirizzare le attività commerciali, i programmi di
ricerca e quelli di produzione, o di fungere da supporto al controllo delle scorte ed alla
stesura dei budgets finanziari di spesa.
Evidentemente il campo applicativo di maggior interesse per i nostri fini, è quello che si
fa delle previsioni per la programmazione ed il controllo del sistema produttivo.
La pianificazione ed il controllo della produzione rappresentano due tra i principali
strumenti medianti i quali l'azienda si propone di raggiungere i due obiettivi primari:
produzione di una prefissata quantità e consegna di questa entro una determinata data.
Per far fronte alle richieste pervenute si dovrà ottemperare al fabbisogno dei fattori di
produzione (impianti, macchine, attrezzature, manodopera, etc.) il tipo e l'ammontare dei
quali sarà dipendente dalla natura del progetto.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 44

Si dovrà quindi prevedere la futura domanda in qualità e quantità in modo da poter


predisporre la necessaria capacità produttiva, in altre parole occorrerà procedere ad una
pianificazione a lungo e medio termine della produzione.
All'attività di pianificazione sono affiancate quelle di "programmazione operativa" e
"controllo dell'avanzamento produttivo".
Queste sono rispettivamente intese ad "adattare" le risorse produttive approntate in fase
di previsione alle reali richieste determinate dall'arrivo degli ordini, ed alla verifica di
congruenza dell'avanzamento della produzione con il ciclo tecnologico e temporale
prefissato.
Entrambe queste attività saranno tanto più facilitate quanto maggiore risulterà la
tempestività e la precisione delle previsioni effettuate.
Il fattore tempo nelle previsioni;
Sempre con riferimento alla programmazione della produzione ed al controllo delle
scorte, è evidente che la previsione di ciascun fattore produttivo deve coprire un
orizzonte di tempo almeno pari a quello necessario per mettere in atto l'intervento
stabilito più l'intervallo compreso fra due "momenti decisionali" consecutivi.
La definizione dell'anticipo di una previsione rispetto all'evento considerato deve
risultare oggetto di un opportuno studio il quale stabilisca, oltre tutto, i casi nei quali
tale previsione può essere meccanicamente dedotta da una semplice estrapolazione dei
dati storici e quelli in cui la medesima necessita di uno studio critico dei dati stessi.
Grado di dettagli delle previsioni;
Il grado di dettaglio di una previsione è uno dei parametri più importanti da definirsi in
sede di pianificazione.
Un elevato valore di questo eleva sensibilmente i costi di reperimento dei dati; il che,
qualora non necessario, risulta addirittura dannoso per i "ritardi di risposta" ai quali
può dare luogo.
Una previsione più dettagliata di quanto il caso lo richieda fa si che un ulteriore lavoro
di sintesi venga poi compiuto al fine di eliminare i particolari superflui, rendendo quindi
le informazioni disponibili maggiormente operative.
Per un'opportuna pianificazione di alcune risorse produttive, quale ad esempio la
manodopera da assegnare ad un centro di lavoro, non risulterà sufficiente una
previsione sulle future vendite dell'azienda, espressa come valore in euro dei diversi
prodotti da tale centro fabbricati, ma occorrerà tradurre l'anzidetto valore in ore di
intervento per ciascun bene da produrre.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 45

Procedura per la formulazione delle previsioni;


I procedimenti utilizzati per effettuare una previsione delle risorse e dei materiali
necessari nell'arco di tempo considerato sono essenzialmente due.
Con il primo si affronta il problema esaminando, voce per voce, le risorse (manodopera,
ore di lavorazione di una singola macchina, parti di materiali, etc.) chiamate in causa dal
sistema produttivo e, in base ai dati storici a disposizione si procede alla definizione
della previsione per ogni voce esaminata.
Tale procedimento di facile applicazione, è consigliabile nel caso di richiesta non
periodica e qualora non si verifichino frequenti variazioni nelle caratteristiche del
prodotto finito.
Il secondo degli anzidetti metodi (detto anche metodo dell'esplosione) consiste
nell'effettuare una previsione della futura domanda dei prodotti finiti che viene quindi
esplosa ossia convertita nella domanda prevedibile di parti o di risorse produttive.
L'applicazione di quest'ultimo metodo molto diffuso nei casi di gestione automatica dei
dati, necessita l'approntamento di un certo numero di archivi di supporto.
Innanzitutto occorrerà aver disponibile un archivio parti; questo per ciascun prodotto
finito, fornirà il numero ed il tipo di parti che costituiscono i gruppi nei quali esso
risulta scomponibile.
Per ciascuna parte elementare sarà anche fornita la natura del materiale, la lavorazione di
cui essa necessita ed i relativi tempi unitari di intervento.
Un "archivio cicli" comprenderà i vari cicli di lavorazione, eventualmente per gruppi,
che si attuano nel sistema produttivo in esame.
I dati forniti dai due anzidetti archivi consentono, effettuata una previsione delle aliquote
di prodotti finali da lavorare, di calcolare la prevedibile richiesta di ciascuna parte e
quindi i fabbisogni futuri di ciascuna parte e quindi i fabbisogni futuri di materie prime,
manodopera, ore macchina, etc..
Questi forniscono rispettivamente i livelli di scorte disponibili e le potenzialità
produttive di ciascuna macchina o centro di lavoro.
Si giunge, partendo da una previsione della richiesta di prodotti finiti, ad una
pianificazione di tutte le risorse necessarie.
La procedura di esplosione, come gia detto, oltre che prestarsi particolarmente
all'impiego dell'elaborazione elettronica dei dati, risulta in ogni caso raccomandabile per
la rapidità d'impiego, in special modo nei casi in cui i prodotti finiti siano caratterizzati
dall'avere numerose parti elementari in comune.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 46

In questa sede, tralasciando la discussione sui metodi di rilevazione ad alcuni cenni


sulle più diffuse tecniche proposte per la elaborazione dei dati storici e per
l'individuazione di valori previsionali.
Nel fare inoltre riferimento a "dati storici" attribuiremo a questi il significato più ampio
possibile, essi potranno cioè ritenersi relativi a volumi di vendite, a fabbisogni di
manodopera, a richieste di pezzi di ricambio etc.;
Numerosi metodi di previsione sono stati proposti ed elaborati, ciascuno caratterizzato
da un maggior o minor contenuto analitico.

3.2 - Analisi di mercato e pianificazione della produzione;


La pianificazione ed il controllo della produzione tendono a perseguire due obiettivi:
determinazione delle quantità da produrre e del relativo tempo occorrente.
Perché ciò sia possibile l'azienda deve possedere i mezzi (fattori o risorse produttive)
atti a svolgere nei tempi prefissati la produzione stabilita.
Le quantità necessarie di questi fattori saranno dipendenti da quelle del prodotto che si
vuole realizzare.
La "pianificazione della produzione" consente il dimensionamento della capacità
produttiva, delle risorse occorrenti sulla previsione della domanda relativa al prodotto da
fabbricare.
E' necessario pertanto stimare la previsione delle vendite future, da tradurre
successivamente in termini di domanda per i fattori produttivi da impegnare.
Appare pertanto evidente che l'attività di previsione delle vendite e di pianificazione della
produzione sono strettamente correlate, così come da queste consegue la fase di
controllo della produzione, emerge dal confronto fra il ciclo di lavorazione preventivato
e quello determinato a consuntivo.
L'analisi di mercato per i prodotti standard comporta minori difficoltà di quelle
incontrate per prodotti speciali da realizzare "su commessa"; ciò non significa che
nessuna previsione può essere fatta per tale tipologia di produzione, ma che certamente
questa previsione sarà soggetta a rischi di errori relativamente alti.
Tecniche di previsione delle vendite per prodotti standard.
1) Metodo dell'opinione collettiva;
Consiste in una raccolta di dati, da parte dei singoli venditori dell'organizzazione
commerciale dell'azienda, inerenti la valutazione sulle vendite future.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 47

Tali informazioni sono poi vagliate in considerazione di elementi nuovi interni


(modifiche del prodotto, sviluppi pubblicitari, nuovi metodi di produzione, etc.) o
esterni (variazione del potere d'acquisto, andamento dell'occupazione, etc.).
Si passa infine alla revisione finale ed alla formulazione delle previsioni di vendita che,
se espresse in lire, dovranno essere convertite in unità materiali per ottenere le
previsioni di produzione.
-Vantaggi: è un metodo semplice e diretto, analizzato e stimato da elementi interni
dell'azienda, che non richiede speciali capacità tecniche e che può essere facilmente
impiegato per nuovi prodotti.
- Svantaggi: è un metodo soggettivo con il quale si ottengono risultati attendibili a breve
termine (previsioni buone per un anno circa); spesso si riscontra un'incapacità delle
persone a fare previsioni per intervalli ristretti di tempo.
2) Metodo degli indicatori economici;
Tale metodo si basa sull'esistenza di una relazione diretta tra le vendite dei prodotti e le
condizioni economiche descritte e rilevate da opportuni indicatori; la conseguenza
quindi dei valori assunti da appropriati indicatori fornisce all'azienda un mezzo per
stimare le possibili vendite future. I parametri indicatori di maggiore interesse sono:
- reddito nazionale lordo
- reddito medio pro capite
- reddito agricolo
- reddito industriale
- licenze edilizie concesse
- livello di occupazione
- produzione automobilistica
- immatricolazione nuovi autoveicoli
- prezzi al consumo ed all'ingrosso
- depositi bancari
- produzione industriale
- produzione di acciaio e cemento.
I dati di questo tipo vengono compilati e pubblicati dalle Camere di commercio e da
varie organizzazioni private (associazioni commerciali).
Il metodo ricerca successivamente l'espressione funzionale che pone in correlazione
l'entità della domanda pervenuta alle variabili in oggetto.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 48

Si definisce linea di miglior adattamento (line of best fit) quella che meglio
approssima l'andamento dei dati storici delle vendite: per essa la somma degli scarti è
sempre pari a zero, così come la suddetta somma, elevata al quadrato risulta minima.
Il suo studio può essere affrontato con il metodo dei minimi quadrati.
- Vantaggi: è un metodo certamente meno soggettivo di quello dell'opinione collettiva.
- Svantaggi:
- non sempre è possibile individuare un indicatore in grado di consentire la previsione
delle vendite per periodi successivi.
- si devono affrontare studi approfonditi per la ricerca dell'indicatore giusto, senza avere
la certezza di trovarlo.
- tali indicatori sono in genere annuali per cui l'azienda non può fare previsioni mensili.
- con tale metodo non è possibile prevedere le vendite relative a nuovi prodotti.
- le previsioni risultano accurate solo per un periodo approssimativo di uno o due anni.
- non sempre la relazione fra l'indicatore e la domanda esistente in passato può
continuare anche in futuro, per cui al metodo bisogna affiancare l'esperienza propria dei
dirigenti dell'azienda e magari completare l'indagine col metodo dell'opinione collettiva.
Minimi Quadrati.
Il metodo dei minimi quadrati risulta particolarmente attendibile quando, in un sistema
di assi cartesiani, i punti rappresentativi dei dati sperimentali in nostro possesso,
appaiono disposti su una linea retta.
In tal caso il problema si riconduce alla determinazione dei coefficienti dell'equazione
della retta:

y = a + bx (1)

che, pur non passando per tali punti rende minimi gli scarti.
Supponendo di avere a disposizione n punti Pi(Xi, Yi) sperimentali, lo scarto esistente
fra il valore Yi rilevato e quello Y calcolato tramite la (1), sarà dato da:

[y − (a + bx )]
i i

Se imponessimo semplicemente l'annullamento della sommatoria degli scarti


Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 49

∑ [y − (a + bx )] = 0
n

i i
i =1
(2)

Questo potrebbe essere verificato anche in presenza di scostamenti molto grandi dalla
(1) purchè opportunamente bilanciati.
Ad esempio essendo la retta assegnata

y = 1 + 2x (3)

i quattro valori
xi yi
0 1
1 4
2 4
3 7

verificano senz'altro la (2), pur discostandosi notevolmente dalla retta (3).

Considerando invece l'espressione

n 2

∑ [ y i − y]
i =1
(4)

si può facilmente vedere che questa si annulla solo per:

y = y i, ∀i ∈{1............n}

Il metodo dei minimi quadrati si fonda sul criterio di individuare i coefficienti della retta
(1) per la quale la somma dei quadrati degli scostamenti verticali tra i valori sperimentali
e quelli forniti dalla (1) è minima.
Seguendo la procedura di risoluzione più diffusa, a e b si individuano risolvendo il
sistema:
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 50

∂  n 2
 ∑ [ y i − y]  = 0
∂a  i =1 

∂  n 2
 ∑ [ y i − y]  = 0
∂b  i =1 

da cui:

∑y i
a= i =1
4'
n

∑x y i i
b= i =1
n 4'
∑ x2i
i =1

Per rendere più chiara l'applicazione della metodologia si riporta un esempio numerico.
In riferimento ai dati riportati in tabella 1, ci si propone di determinare la domanda
attesa per il 2005

Vendite in migliaia di euro.


Anno/trimest. 2000 2001 2002 2003 2004
1 190 280 270 300 320
2 370 420 360 430 440
3 300 310 280 290 320
4 220 180 190 200 220
Totale 1080 1190 1100 1200 1300
Tab. 1
L'applicazione del metodo comporta una riorganizzazione dei dati storici così come
riproposto in tab. 2
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 51

anno yi xi (xi)2 x iy i
2000 1080 -2 4 -2160
2001 1190 -1 1 -1190
2002 1100 0 0 0
2003 1220 1 1 1220
2004 1300 2 4 2600
5890 0 10 470
Tab. 2

da cui per la (4):

∑y i
5890
a= i =1
= = 1178
n 5

∑x y i i
b= i =1
n =
470
= 47
∑x
i =1
2
i
10

la (1) si particolarizza dunque nella

y = 1.178.000 + 47.000 × x (5)

Le previsioni conseguenti per il 2005 (x=3), saranno:

P( 2005) = 1.178.000 + 47.000 ∗ 3 = 1.319.000

3) Metodo della serie dei tempi


Consiste nell'analisi delle serie storiche delle vendite per poter estrapolare, una volta
determinatone la tendenza con il metodo dei minimi quadrati, le previsioni future.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 52

E' un metodo molto usato nel caso di variazioni stagionali e casuali. Le procedure più
impiegate per il calcolo delle variazioni stagionali sono la media semplice e quella
mobile; non esistono invece procedure atte a determinare le variazioni del secondo tipo.
- Vantaggi; è un metodo oggettivo che è legata solo alla variabile tempo e che quindi
consente variazioni annuali, trimestrali, mensili, etc.. non comporta inoltre la difficoltà
della ricerca degli indicatori.
- Svantaggi; oltre a non poter essere usato per prevedere la domanda di nuovi prodotti,
non può dare previsioni a lungo termine perché la linea di tendenza può variare.
Media semplice;
Questo metodo può essere considerato una particolarizzazione di quello dei minimi
quadrati, ottenuta imponendo, nell'equazione (1), b=0.
In tal caso infatti, per la (4'), la (1) diviene:

∑y i
y= i =1
(6)
n

che è la media semplice di tutti i valori delle yi disponibili.


Tale procedura è per lo più applicata per il calcolo delle "variazioni stagionali"
all'interno di un "trend".
Ricordiamo che per trend s'intende solitamente la tendenza (positiva o negativa) che i
dati manifestano, tendenza, che va considerata come effetto di una causa sistematica, che
quindi agisce nello stesso senso per un periodo più o meno lungo.
Essa risulta comunque tale da non poter essere concettualmente confusa con quei
fenomeni perturbatori, indipendenti e variabili in grandezza e segno che producono
delle oscillazioni non deterministicamente valutabili, e che vengono quindi definite
casuali.
Si noti infine che molto spesso può manifestarsi un andamento stagionale stabile nel
contesto di un trend complessivo ascendente o discendente.
Utilizzando i dati di tabella 1 è possibile in base alla (6), calcolare i valori medi
stagionali delle vendite per ciascun trimestre e per l'intero anno, durante il periodo di
tempo considerato.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 53

Valore medio delle vendite.


Anno Trimestre Tot. annuo
1 2 3 4
2000 190 370 300 220 1080
2001 280 420 310 180 1190
2002 270 360 280 190 1100
2003 300 430 290 200 1220
2004 320 440 320 220 1300
∑y i 1360 2020 1500 1010 5890

medie 272 404 300 202 294,5


Tab. 3

Un indice stagionale può essere costruito effettuando il rapporto fra il valore stagionale
medio e quello annuale:

272 404
I1 = = 0,92 I2 = = 1,37
294,5 294,5

300 202
I3 = = 1,02 I4 = = 0,69
294,5 294,5

gli indici così calcolati possono essere usati per effettuare una previsione stagionale S i
partendo da una stima annuale di vendite ottenuta, ad esempio, con il metodo dei minimi
quadrati.
Avremo così:

1319 1319
S1 = × 0,92 = 303 S2 = × 1,37 = 452
4 4

1319 1319
S3 = × 1,02 = 336 S4 = × 0,69 = 228
4 4

Per un totale di 1319 per l'anno 2005.


Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 54

Media mobile;
Una previsione con "media mobile" si ottiene prendendo in considerazione i dati di un
prefissato numero N di periodi passati e quindi facendone la media.
Solitamente tale numero di periodi copre almeno l'arco di tempo di un anno al fine di
smorzare eventuali variazioni stagionali.
Per contro all'aumentare del numero dei periodi presi in esame diminuisce la sensibilità
delle previsioni nei confronti dei dati più recenti.
La media mobile si distingue dalla semplice per le operazioni di calcolo consecutive che
essa richiede.
A titolo di esempio e sempre sulla base dei dati di tabella 1, vediamo come si calcolano i
valori delle medie mobili.
La media mobile per il periodo gennaio 2000 - dicembre 2000 sarà evidentemente 270;
quella relativa al periodo aprile 2000 - marzo 2001 sarà 292.
Volendo conoscere la media mobile centrata intorno al trimestre luglio settembre 2000,
basterà effettuare la media dei due valori precedentemente individuati.
Una media mobile calcolata per i più recenti periodi in genere, a meno di notevoli
quantitativi dei dati, è una buona previsione per il periodo immediatamente successivo.
Volendo migliorare tale previsione si può fare ricorso all'utilizzazione di un indice
stagionale medio; per la determinazione di questo occorrerà innanzitutto calcolarsi
l'indice stagionale, per ciascun periodo, ottenuto come rapporto tra le vendite e la media
mobile centrata del periodo in esame.
Così ad esempio per il terzo trimestre 2000 avremo (cfr; tab. 4) un indice di
stagionalità:

300
= 1, 07
281

In possesso di tutti i dati riportati nella sesta colonna di tab. 4 è quindi possibile
calcolare l'indice stagionale medio relativo a ciascun periodo (tab. 5).
Per controllare l'esattezza dei dati ottenuti basta verificare che la somma dei suddetti
indici, divisa per il numero dei periodi di volta in volta presi in esame sia pari ad 1 (cfr.
tab. 5).
A questo punto è lecito effettuare una previsione stagionale.
Questa si ottiene effettuando il prodotto fra la più recente media mobile centrata ed il
rispettivo indice medio stagionale.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 55

Così, per i primi due trimestri del 2005 avremo:

S1 = (316) × (0,97) = 307

S2 = (322) × (1,37) = 441

Anno Trimestre Vendite Media Med. mob. Indice di


mobile. centrata Stagion.
2000 1 190
2 370
3 300 270 281 1,07
4 220 292 298 0,74
2001 1 280 305 306 0,91
2 420 307 302 1,39
3 310 297 296 1,04
4 180 295 287 0,63
2002 1 270 280 276 0,98
2 360 273 274 1,32
3 280 275 279 1,00
4 190 283 286 0,66
2003 1 300 300 301 1,00
2 430 303 304 1,42
3 290 305 307 0,94
4 200 310 311 0,64
2004 1 320 312 316 1,01
2 440 320 322 0,137
3 320 325
4 220
Tab. 4

Trimestre 1 2 3 4
- - 1,07 0,74
0,91 1,39 1,04 0,63
0,98 1,32 1,00 0,66
1,00 1,42 0,94 0,64
1,01 1,37 - -
Totali 3,90 5,50 4,05 2,67
Indice stagion. 0,97 1,37 1,00 0,66
medio

Controllo 0,97 + 1,37 + 1,00 + 0,66


= 1,0075
4
Tab. 5
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 56

- Pianificazione della produzione


Ad essa è demandato il compito di convertire le previsioni della domanda in un preciso
e dettagliato piano di produzione.
Ciò si traduce nel perseguimento di un obiettivo atto ad assicurare che tutte le risorse
necessarie siano disponibili nelle quantità stimate, in tempo utile e nel posto giusto. In
tal modo possono essere minimizzati i tempi di inattività degli impianti e le giacenze di
materie prime, semilavorati e prodotti finiti.
- Pianificazione a lungo termine:
Consiste nella individuazione delle risorse tecniche e finanziarie per sviluppare e
promuovere la ricerca di nuovi prodotti e nuove tecnologie.
- Pianificazione a breve e medio termine (programmazione):
Comporta la formulazione dei piani di produzione congruenti con gli obiettivi prefissati
ed in grado di garantire l'impiego ottimale delle risorse disponibili.
Dalla previsione della domanda si passa alla fase preliminare di programmazione,
consistente nella determinazione del tipo e dell'ammontare di ciascun fattore produttivo
(materie prime, manodopera, impianti ausiliari, macchinari ed attrezzature, etc.) per la
stesura del Piano Generale.
Una volta compiuta tale fase, si passa poi alla stima dei fabbisogni di risorse relative ad
ogni prodotto: bisogna individuare le materie prime e sussidiarie, gli impianti e le
attrezzature chiamate in causa dal ciclo tecnologico ed i tempi unitari di intervento delle
singole macchine per l'impostazione degli Archivi Tecnici.
Si ritiene opportuno sottolineare che il grado di difficoltà della stesura dei piani di
programmazione dipende dal grado di dettaglio delle previsioni della domanda.
Per la pianificazione della produzione si applicano, in genere, le due seguenti
procedure:
a) Si esaminano le risorse voce per voce e di ognuna si prevede la domanda
sulla base dei dati storici a disposizione.
Tale metodo viene usato spesso nei casi di richieste non periodiche e di prodotti che
presentano continue variazioni delle proprie caratteristiche (ad esempio il settore
dell'abbigliamento).
b) Metodo dell'esplosione;
I prodotti finiti vengono esplosi nelle loro parti componenti e nelle risorse produttive
necessarie.
Si costruiscono, pertanto, gli Archivi Tecnici che sono formati:
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 57

- Archivio Parti o Distinta Base (di progetto, di produzione di ordinazione) che


scompone ogni prodotto nelle sue parti componenti.
- Archivio Cicli o Fogli delle lavorazioni, che riporta le risorse necessarie per tali parti
componenti.
- Archivio magazzini.
- Archivio macchine.
In tal caso la pianificazione della produzione si effettua facendo le previsioni, sempre
sulla base dei dati storici a disposizione, delle domande dei soli prodotti finiti (e non
delle singole risorse come avveniva con il metodo precedentemente esposto).
A tal punto si possono ottenere deterministicamente le domande delle parti componenti
dei singoli prodotti, tramite le varie distinte base, e le risorse necessarie alla produzione
(materie manodopera, macchine, attrezzature, etc.), facendo uso dei fogli di lavorazioni.
Tale metodo è usato per grandi produzioni e per prodotti che hanno numerosi elementi
in comune, soprattutto quando si ricorre ad una gestione automatizzata.
Organizzazione dell'Ufficio Vendite
Da quanto precedentemente esposto appare che dalle previsioni si può determinare il
mercato potenziale e che il supporto dei metodi come quello dell'opinione collettiva
consente di definire il mercato progettato atto alla definizione dei programmi di
pianificazione a medio-lungo termine e dei canali di distribuzione, che possono essere
così schematizzati:

Le funzioni del servizio vendite sono:


Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 58

- Pianificazione delle vendite, con definizione del piano di penetrazione presso la


clientela e del budget di spesa
- Propulsione delle vendite (affermando la serietà della ditta, lanciando e mantenendo il
prodotto) e pubblicità (generale e diretta).
Il Sevizio Vendite non deve essere isolato nell'azienda, ma deve essere in stretta
relazione con:
- Servizi ricerche
- Ufficio preventivi
- Ufficio tempi e metodi
- Ufficio approvvigionamenti
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 59

3.3 - Scelta Ubicazionale


Nel caso di aziende di produzione la scelta ubicazionale si riferisce alla scelta del luogo
in cui installare lo stabilimento, ovvero i depositi periferici.
Tale scelta può ancora riferirsi ad un nuovo impianto, ovvero ad un insediamento che
va a potenziare quelli gia' esistenti.
Le scelte ubicazionali si articolano su quattro livelli:
1) Scelta dell'area geografica (nazione o regione) in cui conviene installare lo
stabilimento.
2) Scelta dell'area topografica (provincia, zona, area di sviluppo industriale, ecc.)
entro la quale si intende realizzare l'investimento.
3) Scelta della disposizione dei reparti di produzione, dei servizi ausiliari e dei
magazzini
4) Scelta della disposizione ottimale dei centri di lavoro e dei macchinari all'interno
di ciascun reparto.
I primi due livelli di scelta sono generalmente inclusi nella fase che viene definita
“scelta ubicazionale dell'impianto”.
Gli altri livelli sono inclusi nella fase denominata "scelta del lay-out di impianto”.
L'obiettivo primario perseguito nella fase di scelta ubicazionale è quello di ricercare
l'ubicazione dell'impianto cui corrisponde la somma minima di tre tipologie di costi:
• costi di insediamento ed esercizio
• costi di distribuzione,
• costi di approvvigionamento.
Nella prima tipologia rientrano i costi per l'acquisto del suolo, la costruzione dei
fabbricati, il reperimento e l'addestramento della manodopera, la realizzazione di
eventuali opere infrastrutturali, nonché i costi imputabili alla gestione operativa del
sistema produttivo.
Tali costi variano in funzione dell’area geografica e dell'area topografica prescelta.
Aree ad alto livello di industrializzazione sono caratterizzate da buone reti di
infrastrutture (strade, porti, aeroporti, elettrodotti, gasdotti, acquedotti, impianti di
depurazione, telecomunicazioni, ecc.); sicché la corrispondente voce di costo risulta
limitata.
In tali aree la manodopera risulta qualificata ma piuttosto costosa. Altrettanto costosi si
rivelano i suoli.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 60

Per contro l'insediamento in un'area a basso livello di industrializzazione offre i


vantaggi di reperire manodopera a basso costo, di una maggiore disponibilità di aree
edificabili, tuttavia presenta gli svantaggi di reti di infrastrutture assai carenti e di
manodopera priva di precedenti esperienze in settori industriali.
Per ovviare a tali sovra-costi che penalizzano gli insediamenti in zone industrialmente
sottosviluppate, e quindi per promuovere lo sviluppo, i governi centrali e/o regionali di
quasi tutti i Paesi della CEE e dell'occidente hanno previsto incentivazioni finanziarie a
favore delle iniziative industriali che vadano ad ubicarsi in aree depresse.
In Italia le leggi speciali per il mezzogiorno prevedono contributi a fondo perduto pari
fino al 50% della spesa e mutui a tasso agevolato per un altro 20 - 30% degli
investimenti fissi e per scorte.
I costi di distribuzione sono quelli relativi alla spedizione dei prodotti finiti ai clienti
ovvero ai depositi periferici.
Essi dipendono ovviamente dalla distanza che intercorre tra il luogo di produzione e
quello di principale vendita
I costi di approvvigionamento, concettualmente analoghi a quelli di distribuzione, si
riferiscono al reperimento di risorse produttive quali materie prime, acqua industriale,
energia, ecc.
La distanza delle fonti di approvvigionamento delle materie prime dallo stabilimento di
trasformazione può allungare talmente i tempi di approvvigionamento da rendere
necessaria la costituzione di ingenti quantitativi di scorte.
Tali elevate scorte danno luogo a cospicue immobilizzazioni di capitali con conseguenti
elevati costi finanziari da tener conto nei costi di approvvigionamento.
Ovviamente entrambi i costi, di distribuzione e di approvvigionamento vengono
influenzati dalla presenza o meno di efficienti reti di infrastrutture.

3.4 - Criteri di scelta ubicazionale


La procedura di scelta ubicazionale di un nuovo insediamento si articola su quattro
livelli di decisione inerenti rispettivamente:
1) L'area geografica in cui si intende realizzare lo stabilimento.
2) La regione, all'interno dell'area geografica prescelta in cui si hanno maggiori
motivi di convenienza ubicativa.
3) Il comune o l'area di sviluppo provinciale che offre migliori opportunità.
4) Lo specifico suolo sul quale si intende installare l'impianto.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 61

A ciascun livello di decisione vengono presi in considerazione fattori base differenti. In


Tab. 6 sono raccolti i principali parametri che interessano i quattro diversi livelli
decisionali.
Questi ultimi si riferiscono ad una:
• macro-analisi ubicazionale, ovvero ad una
• micro-analisi ubicazionale.
La macro-analisi, che parte dallo studio delle caratteristiche di mercato dell'area
geografica e della regione, include la ricerca di possibili alternative su scala geografica,
regionale e comunale.
La micro-analisi dell'insediamento si riferisce all'esame dettagliato delle specifiche del
suolo su cui si intende realizzare l'impianto.

Scelta ubicazionale dell'insediamento


Livello di Scelta Fattori in considerazione

Geografico Potenziale di mercato


Quota di mercato
Costi operativi
Tassazione ed incentivazione
Disponibilità materie prime e manodopera

Regionale Costi di trasporto


Costi di approvvigionamento
Reperibilità e costo manodopera
Esistenza infrastrutture a livello regionale

Comunale Esistenza infrastrutture a livello cittadino


Servizi pubblici ( trasporti, scuole, ospedali, ecc.)
Vincoli di tutela dell'ambiente
Vivibilità ed attrattive del luogo

Dettaglio suolo Caratteristiche del suolo


Possibilità di accesso, vincoli di servitù
Costo unitario di acquisto
Possibilità di espansione
Vicinanze alle reti elettriche, idriche, gas
Tab. 6
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 62

3.5 - Elementi di costo che condizionano la scelta ubicativa


Per un'azienda manifatturiera - cioè per il tipo di azienda nei cui riguardi si pone un
problema di scelta della sede dell'impianto - l'ubicazione più conveniente è determinata
da due ordini di elementi:
1) il costo del trasferimento:
a) delle materie prime dai luoghi di rifornimento alle varie sedi ipotizzabili per gli
stabilimenti;
b) dei prodotti finiti, sottoprodotti, scarti ed ogni altra merce destinata alla vendita
da tali sedi ai mercati di collocamento;
2) i costi da sostenersi nelle diverse sedi ipotizzate per svolgere il processo di
produzione previsto.
Chiameremo elementi attinenti ai trasferimenti quelli di al punto (1), elementi attinenti
all'esercizio quelli di cui al punto (2).

3.6 - Elementi attinenti ai trasferimenti


Gli oneri di trasferimento, cioè tutti quegli oneri che concorrono a determinare da un
lato il costo complessivo delle mate prime all'atto del loro utilizzo nel processo
produttivo, dall'altro il ricavo netto franco stabilimento dei prodotti venduti, sono
molteplici; principali tra essi sono i seguenti:
1) il costo del trasporto vero e proprio;
2) i cali e i deterioramenti determinati dal trasporto;
3) il costo degli organi di acquisto e degli organi di vendita che occorre istituire sui
vari mercati;
4) il costo del mantenimento di stocks di materie prime presso lo stabilimento e di
prodotti finiti sui mercati di sbocco.
Si rileverà dalla natura degli oneri in questione che essi variano nei riguardi delle
diverse sedi ipotizzabili in relazione soltanto alla lontananza dei mercati di rifornimento
e sbocco ma anche alle caratteristiche di detti mercati; variano infatti oltre alle spese di
trasporto, l'entità degli stocks, la natura e quindi il costo degli uffici di acquisto e di
vendita da istituirsi sui mercati e, in genere, i diversi ordini di costi e di rischi attinenti
alle operazioni in questione. E giova anche aggiungere che detti oneri aumentano in
genere in misura meno che proporzionale alla distanza, dato che i costi terminali e le
spese non di trasporto sono indipendenti dalla distanza; l'applicazione di tariffe di
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 63

trasporto differenziali può accentuare la non proporzionalità, rispetto alla distanza, degli
oneri ora in esame.
Ora, rispetto al mercato di rifornimento e al mercato di sbocco o, in caso di una
molteplicità di mercati, rispetto ai baricentri dei due gruppi di mercati, avremo una serie
di ubicazioni possibili, ognuna delle quali risulterà tanto meno conveniente, rispetto ai
centri di rifornimento, quanto più si vorrà sia conveniente rispetto ai mercati di sbocco.
Immaginiamo, per semplicità, che le due categorie di oneri abbiano la stessa incidenza
sul ricavo netto e supponiamo anche che esse varino in funzione della distanza e
secondo le stesse leggi; il problema della scelta si presenterà allora nei termini
schematicamente rappresentati nella fig. 1.

Fig. 1 - Ubicazione degli stabilimenti in riferimento ai luoghi di rifornimento delle materie prime
e di collocamento dei prodotti finiti

Nella figura sono considerati.


a) i costi di trasferimento attinenti alle materie prime da sostenersi nel luogo di
rifornimento di tali materie (A), sul mercato di sbocco dei prodotti finiti (B) e in
tre località intermedie .X, Y, Z);
b) i costi di trasferimento attinenti ai prodotti finiti da sostenersi negli stessi luoghi A,
B, X, Y., Z;
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 64

c) il totale dei costi considerati in a) e in b) per ciascuno dei cinque luoghi


considerati.
Nel caso ipotizzato nella figura 1, gli oneri di trasferimento relativi ai rifornimenti e
quelli derivanti dal collocamento dei prodotti incidono nella stessa misura sul ricavo
totale e quindi aumentano nella stessa proporzione di man mano che ci si allontana dal
mercato di acquisto e rispettivamente dal mercato di vendita; in conseguenza le due
ubicazioni estreme, quella corrispondente al mercato di rifornimento e quella
corrispondente ai mercati di sbocco, risultano ugualmente convenienti.
In concreto questa uguaglianza non si verifica mai: in taluni casi gli oneri relativi alle
materie prime avranno un'incidenza più rilevante e allora l'ubicazione dovrà essere
orientata verso i luoghi di rifornimento; in altri casi si manifesterà una situazione
opposta e l'ubicazione sarà orientata verso i mercati di sbocco. L’orientamento in un
senso o nell'altro è determinato dal fatto che, passando dalla materia prima al prodotto
finito si abbia o no una riduzione rilevante di peso, una diversità di tariffe di trasporto e
il sorgere di oneri elevati di imballaggio dei prodotti finiti. E può anche avvenire, nel
caso di materie prime di scarso valore per unità di peso, che il processo venga spezzato
in due fasi; una prima fase sarà orientata verso i luoghi di produzione; ridotte di peso, le
materie prime saranno avviate verso i centri di consumo dove sarà ubicata la seconda
fase destinata a fornire prodotti di trasporto più oneroso.
La distanza intercorrente tra i mercati di approvvigionamento e di vendita, la struttura
del sistema dei trasporti marittimi, fluviali, stradali e ferroviari a disposizione rendono
spesso convenienti delle ubicazioni non vicine né ai mercati di acquisto né a quelli di
vendita, ma in luoghi intermedi ove le grandi correnti di traffico si incontrano, si
smistano e mutano mezzo di trasporto.
Da qui la preferenza data da certi ordini di aziende alle aree che dispongono di efficienti
porti marittimi e fluviali, cui possono giungere economicamente, anche da lontane fonti
ti approvvigionamento, prodotti di massa, come minerali, combustibili ed altre materie
prime e da cui i prodotti possono poi, per il loro maggior pregio, proseguire non meno
economicamente per la più costosa via terra oltre che di nuovo per via acquea verso
mercati anche lontani.
La scelta di una località intermedia può essere determinata anche dal fatto che l'azienda
impieghi diverse materie prime provenienti da località lontane tra loro.
In conclusione, l'ubicazione più conveniente dal punto di vista dei costi relativi ai
trasferimenti viene a fissarsi nel luogo di rifornimento, in quello di sbocco oppure in
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 65

una posizione intermedia in relazione ai seguenti elementi: rapporto tra il peso dei
rifornimenti e quello dei prodotti venduti, struttura delle tariffe di trasporto, posizione
dei luoghi di rifornimento e di sbocco rispetto alla rete di trasporto utilizzabile e specie
ai punti di raccordo tra diversi mezzi di trasporto.

3.7 - Scelta ubicazionale in base al criterio di minimizzazione dei costi dei


trasporti esterni
L’ubicazione determinata in base al suddetto criterio potrà subire correzioni a seguito
della considerazione di altri fattori ubicazionali, ma ciò non toglie che essa risulti di per
sé indicativa come termine di confronto.

Posizione del problema: determinare l'ubicazione di un nuovo impianto industriale,


rispetto ad assegnati punti fissi (località di estrazione e rifornimento delle materie prime
ed accessorie, punti di vendita del mercato dei prodotti finiti), in modo da minimizzare
una funzione del costo totale dei trasporti opportunamente definita.

Ipotesi consueta: costo totale di trasporto proporzionale alla distanza.


Si possono citare molti esempi tipici di problemi analoghi di monolocazione
(ubicazione di una singola unità):
• nuovo tornio in una officina meccanica;
• rastrelliera per utensili in un impianto di produzione manifatturiero;
• nuovo magazzino rispetto ad impianti di produzione;
• ospedale, stazione dei vigili del fuoco, stazione di polizia, libreria in un' area
metropolitana;
• nuovo campo di aviazione da utilizzare per i rifornimenti ad un certo numero di
basi militari;
• nuova pompa in un impianto chimico;
• componente in una rete elettrica;
• carro-attrezzi lungo un braccio della strada sopraelevata di una grande città in
previsione di incidenti;
• nuovo componente in un pannello di controllo;
• banchina di carico per un magazzino;
• nuova apparecchiatura in una cucina;
• fontanella per l'acqua in una palazzina di uffici;
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 66

• nuovo impianto di produzione di potenza elettrica in un'area regionale o


nazionale;
• macchina fotocopiatrice in una biblioteca;
• stabilimento che rifornisce dei magazzini di ubicazione nota;
• nuova macchina da sistemare in un lay-out di impianto già noto comprendente m
macchine ubicate in punti noti, con trasporto di materiali in lavorazione tra la
nuova macchina e le altre (ciò é molto utile nell’ambito dello studio e progetto del
lay-out dettagliato).

Formulazione generale del problema:


Esistono m punti noti Pi (i=1,.......,m).
Un nuovo impianto deve essere ubicato nel punto incognito X(x, y). Fra i punti Pi e X
esistono dei trasporti, il cui costo é supposto proporzionale alle relative distanze
percorse.

Sia: d(X, Pi) la distanza percorsa per ogni viaggio fra X e Pi;
wi il prodotto del costo per unità di percorso e del numero di viaggi all'anno fra X e Pi.

Il costo totale annuo dei trasporti fra il nuovo impianto e gli m punti noti vale:

dove i termini w; sono detti comunemente “pesi".


Si tratta di determinare il valore di X* per cui:

f(X*) = min f(X) (2)

ovvero per cui risulta minimo il costo totale annuale di trasporto.

Dimensioni:
• f (X) in (euro/anno)
• w; = c; z; in (euro/km)(viaggi/anno)
• d(X, Pi) in (km/viaggio)
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 67

Nota: in molti casi il costo per unità di percorso è costante, per cui il problema della
minimizzazione del costo di trasporto totale si riduce a quello di minimizzazione della
distanza totale percorsa.

La distanza d(X, Pi) può essere:


1) euclidea (rettilinea)
2) rettangolare

1) distanza euclidea

(3)

dove X(x, y), Pi (ai, bi).


Problemi di trasportatori aerei e di tracciato di pipelines utilizzano la distanza euclidea.
2) distanza rettangolare
In molti problemi di ubicazione di macchine, di spostamento del personale in palazzine
uffici, o di traffico in aree urbane, conviene riferirsi a distanze rettangolari, ovvero a
distanze percorse in direzioni x e y ortogonali (tratti di corridoi ortogonali, trani di
strade urbane ortogonali, ecc.):

(4)

Nota importante: in alcuni problemi di ubicazione di una singola unità, il costo non è
una semplice funzione lineare della distanza. Ad esempio il costo associato alla risposta
al fuoco di un autocarro dei vigili del fuoco è da aspettarsi non sia lineare con la
distanza. Una forma non lineare di f (X) rispetto a d(X, Pi) è la seguente:

(5)

in cui la distanza appare al quadrato (come in una formula baricentrica). Chiameremo


questo caso come problema baricentrico (gravity problem).
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 68

- Problemi di ubicazione ottimale con costi di trasporto proporzionali alle


distanze rettangolari
Premessa: dati due punti X e Pi, la distanza euclidea presuppone un solo percorso;
considerando invece le distanze rettangolari, infiniti percorsi sono possibili tra X e Pi,
tutti caratterizzati dalla medesima distanza rettangolare.

Nel caso delle distanze rettangolari si tratta di minimizzare la funzione

(6)

Separando le variabili si ha che:

Diagrammiamo i punti (a1, b1), (a2, b2), ...,(am, bm) sul piano (x, y) e tracciamo per ogni
punto la parallela all'asse x e la parallela all’asse y. Numeriamo con 1,2,...,p da sinistra
a destra le linee verticali e con 1,2,...,q dal basso all'alto le orizzontali. Chiamiamo con cj
la coordinata x della verticale j-esima e con Cj la somma dei pesi di tutti i punti giacenti
sulla verticale j-esima, ovvero:

estesa ai punti della verticale j-esima.


Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 69

Analogamente sia di la coordinata y della orizzontale i-esima e Di la somma dei pesi dei
punti appartenenti alla i-esima orizzontale, ovvero:

estesa ai punti della orizzontale i-esima.

Indichiamo poi con [i, j] la porzione di area indicata nella figura seguente:

Sarà ovviamente:

(7).

Supponiamo di considerare punti (x, y) della regione [s, t] per cui:

la 7 assume la forma :
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 70

(8)

in cui:

e Cst è la restante somma dei termini noti.


Si definiscono le linee isocosto:

da cui

quindi il coefficiente angolare della retta che rappresenta la linee isocosto nella regione
(s, t) è dato da:

Le linee isocosto possono essere costruite a partire da un punto qualsiasi (eccetto i


punti di minimo) tracciando in ogni zona [s, t] tratti rettilinei con coefficiente angolare
Sst; si verifica ovviamente che la linea isocosto deve sempre chiudersi su se stessa
terminando nel punto dove é incominciata. Continuando nella analisi della (8) si può
scrivere che:
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 71

La condizione di minimo su f(x, y) richiede che si trovi il minimo di ϕ1 (x) e di ϕ2(y);


quindi:

Poiché Mt e Ns non sono funzioni continue, essendo sommatorie di pesi, non basta il
segno di uguaglianza; in realtà la ϕ1 (x) risulterà minima in un punto ct per cui risulta:

coeff. angolare negativo (9)

coeff. angolare non negativo (10).

Il punto di minimo di ϕ1 (x) sarà

se nella (10) non vale l'uguale

se nella (10) vale l'uguale.

Analogamente la ϕ2(y) risulterà minima in un punto ds per cui risulti:

coeff. angolare negativo (11)


Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 72

coeff. angolare non negativo (12).

Il punto di minimo di ϕ2(y) sarà:

se nella (12) non vale l’uguale

se nella (12) vale l'uguale.

In conclusione il punto (x*, y*) di minimo della f(x, y) soddisfa uno dei seguenti 4
casi:

Le (10) e (12) possono essere rielaborate nel seguente modo:

.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 73

Aggiungiamo e togliamo si ha:

(13).

Analogamente:

(14)

Le (13) e (14) dicono che:


• la ϕ1 (x) é minimizzata nel punto ct (o a partire da ct), per il quale la somma
parziale dei Cj supera (o eguaglia) la metà della somma totale dei wj;
• la ϕ2(y) é minimizzata nel punto ds (o a partire da ds), per il quale la somma
parziale dei Di supera (o eguaglia) la metà della somma totale dei wi.

Le due suddette condizioni sono dette condizioni mediane.

Nota importante: la determinazione delle coordinate ottime x* e y* è indipendente.


Vale:

Analogamente:
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 74

3.8 - Elementi attinenti all’esercizio


Attraverso la valutazione degli elementi attinenti al trasferimento si viene a determinare
per ciascuna sede il costo complessivo delle materie prime all'atto della immissione nel
processo e il ricavo netto franco stabilimento dei prodotti che saranno ottenuti. La
differenza tra detti due valori rappresenta il valore aggiunto che l'esistente sistema di
prezzi permette di realizzare nei vari luoghi ipotizzati. Per ciascuno di tali luoghi
occorre ora valutare i costi da sostenersi per attuare i processi necessari per creare detto
valore aggiunto: la sede più conveniente sarà quella in cui lo scarto tra valore aggiunto
realizzabile nella sede data e costo del processo attuato nella stessa sede assume il
valore massimo
Un primo elemento da accertare in questa fase della determinazione è il costo del
personale.
Per ogni categoria di personale, dirigenti e funzionari, impiegati, operai qualificati, opera
i comuni, possono essere diversi, nelle varie zone considerate, la disponibilità, il livello
delle retribuzioni, i rendimenti, gli oneri accessori.
Questi ultimi possono in particolare variare sensibilmente da luogo a luogo, a seconda
che l'azienda debba provvedere anche l'attrezzatura extra-aziendale, come case, scuole e
altri impianti occorrenti per il benessere del personale oppure debba preoccuparsi di
organizzare adeguati mezzi per il trasporto del personale dai centri dove risiede,
Nei casi in cui la disponibilità di personale sia insufficiente, vanno valutati la possibilità
e il relativo costo delle seguenti due misure: il trasferimento da località dove il personale
mancante sia disponibile oppure la istituzione di scuole o di periodi di tirocinio atti a
qualificare la forza di lavoro disponibile nel luogo e nel grado necessario perché possa
assumere i compiti previsti.
La disponibilità di energia - se si prescinde da quella ricavata da combustili per cui si
rinvia alle considerazioni fatte relativamente alla ubicazione dei mercati di materie prime
- non costituisce più, salvo, e in misura limitata, per le aziende elettrochimiche ed
elettrosiderurgiche, un fattore importante di localizzazione, ora che l'energia idraulica ha
scarse applicazioni dirette e che l'energia elettrica può essere economicamente
trasportata anche a grande distanza.
Il problema dell'energia si può porre però in certi casi sotto forma della opportunità di
una impostazione preliminare di rapporti con il fornitore di energia, dato che esso
potrebbe, a impianto costruito, imporre condizioni che avrebbero reso conveniente
l'ubicazione in altra zona.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 75

Importanza decisiva assume, per taluni ordini di aziende, la disponibilità d'acqua nella
quantità e nella qualità richieste dai processi che si vogliono attuare: un peso notevole
ha la disponibilità di servizi pubblici e privati per quelle aziende piccole e medie che
non hanno convenienza ad organizzarseli direttamente.
Nell'ambito di una economia nazionale - e in particolare della nostra - importanza meno
rilevante ha il costo dei capitali, dato il carattere unitario del mercato finanziario e la
diffusione del sistema bancario anche nelle zone più eccentriche.
Lo sviluppo assunto nelle zone economicamente progredite da banche locali e da istituti
finanziari privati e l'esistenza di attivi gruppi di uomini d'affari orientati ad investire in
nuove imprese capitali propri o di cui possono comunque avere la disponibilità
costituiscono pero sempre un potente impulso al localizzarsi di aziende piccole e medie
nelle zone ove determinati affari industriali trovano un ambiente più favorevole al loro
finanziamento.
Per quanto attiene al costo degli impianti, influenza notevole sulla ubicazione di uno
stabilimento può essere esercitata dal diverso costo sia delle aree disponibili nei vari
luoghi ipotizzati sia del costo delle costruzioni da sostenersi in ciascun luogo; sono
anche da tener presenti gli oneri di trasporto delle macchine dai luoghi in cui sono
costruite alle varie località considerate, nonché i maggiori oneri di avviamento e di
messa a punto di macchine installate in luoghi lontani dalla sede del costruttore.
Per determinate industrie può infine assumere peso decisivo il clima, in particolare la
temperatura e il grado di umidità.
Si giunge cosi a determinare il costo del processo progettato nelle varie sedi
ipotizzabili; e dal confronto tra detto costo e il valore aggiunto valutato in ciascuna sede
si perviene a stabilire la scala di convenienza istituibile tra le sedi stesse: ora questa
scala può variare notevolmente quando venga mutata la dimensione dello stabilimento
progettato. Cambiano infatti in tal caso la combinazione produttiva ed il peso dei vari
elementi che la compongono, specie riguardo ai costi di personale e al costo dei servizi
ottenibili da terze aziende e da enti pubblici. Aziende di piccole e di medie dimensioni
non possono infatti allontanarsi senza gravi oneri da centri industriali o almeno da
centri abitati, mentre stabilimenti di più vaste dimensioni possono avere la convenienza
ad organizzare autonomamente un complesso di servizi atto a diminuire il grado di
dipendenza dello stabilimento da zone, determinate.
Il progresso tecnico, rendendo sempre più complessi i processi produttivi, aumenta il
grado di dipendenza delle unità di produzione da quegli ambienti che sono capaci di
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 76

fornire a condizioni più convenienti la vasta e crescente gamma di prodotti e di servizi


richiesti per una regolare ed efficiente produzione industriale; ciò tanto più che nelle
stesse aree si trovano sbocchi importanti per i prodotti più svariati, siano essi destinati
al consumo finale oppure ad altre industrie.
I distretti industriali, con la loro attrezzatura produttiva e commerciale, con il loro
apparato finanziario, con un sistema di servizi pubblici e di scuole professionali già
indotto dall'industria esistente a soddisfare determinate esigenze, esercitano una grande
attrazione nei riguardi delle nuove unità industriali; fattori agglomerativi sono appunto
denominate le condizioni ambientali che, create dall'uomo attraverso un processo di
sviluppo economico e civile protratto per decenni e talvolta per secoli, determinano
l'accentramento di aziende industriali in una data regione.
Orbene questo fenomeno, che ha le sue prime manifestazioni al sorgere stesso
dell'industria, ha assunto in questo secolo portata così vasta da dar luogo, per reazione,
al configurarsi di un nuovo tipo di fattori ubicazionali.
Si è infatti rilevato che l'accentramento industriale e il conseguente sviluppo urbanistico
richiedono da parte degli enti pubblici l'istituzione di servizi di alto costo e altre
provvidenze spesso molto onerose; gli accentramenti danno inoltre luogo a gravi
inconvenienti di ordine sociale, causa a loro volta di oneri rilevanti, a parte altre
considerazioni non economiche di grande rilievo nella politica di uno stato moderno.
Ma importanza ancor maggiore ha il fatto che nelle zone che si trovano a un basso
livello di sviluppo economico l'azione dei fattori naturali, che avrebbero favorito il
sorgere di nuove imprese, è per così dire sopraffatta dall'azione dei fattori agglomerativi
che richiamano nelle zone già sviluppate le industrie di nuova istituzione. Agli
inconvenienti determinati da un eccesso di accentramento si aggiungono così quelli
conseguenti ai fenomeni di sottosviluppo
In tale situazione lo Stato può ritenere conveniente intervenire per creare la convenienza
a investire nelle zone scarsamente industrializzate. Secondo tale politica lo Stato e altri
enti pubblici, allo scopo di porre riparo alla mancata formazione dei fattori
agglomerativi necessari al sorgere di nuove industrie, creano degli elementi che si
potrebbero definire compensativi degli oneri comportati dalla localizzazione in aree
sottosviluppate; sono essi i bassi tassi di interesse, le esenzioni fiscali, l'apporto di
capitali o la concessione di garanzie sui capitali investiti, l'attribuzione di aree a
condizioni di favore, la garanzia di sbocchi, la predisposizione, mediante opere
pubbliche anche imponenti, di servizi pubblici.
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 77

In conclusione sulla localizzazione delle imprese agiscono tre ordini di fattori: (a)
fattori naturali, che derivano specialmente dalle risorse fisiche di un determinato luogo e
dalla sua ubicazione rispetto ai mercati di sbocco; (b) fattori agglomerativi di ordine
storico, costituiti dall'insieme di condizioni che si sono venute creando, attraverso il
tempo, in una economia di mercato per effetto dello sviluppo di altre imprese, di servizi
pubblici, di mercati ed altro; (c) fattori agglomerativi dovuti alla volontà dello Stato,
costituiti da vantaggi di varia natura corrispondenti a quella quota di costo che, ove
dovesse gravare sulle imprese da ubicarsi nelle zone depresse, non ne renderebbe
conveniente la costituzione; ovviamente, ove tale politica abbia successo, fattori
agglomerativi di ordine storico si andranno gradualmente costituendo nella zona non
industrializzata e potranno corrispondentemente essere fatti cadere i fattori che
traggono origine da atti dello Stato e di altri enti pubblici.
E quanto al peso dei tre ordini di fattori ora indicati, è ancora da osservare che il
progresso tecnico, aumentando i rendimenti delle materie e la loro conservabilità e
diminuendo gli oneri di trasporto, tende a diminuire il peso dei fattori naturali e, in
quanto rende più complesso il processo produttivo, tende a rendere maggiore il peso
dei fattori agglomerativi di ordine storico.
Gli elementi che determinano l'ubicazione più conveniente sono soggetti a continue e
spesso rilevanti variazioni. Al riguardo è da ricordare:
a) i vincoli al trasporto di materie prime e di prodotti determinati dalla loro alterabilità
possono essere attenuati o tolti dall'adozione di nuovi processi di conservazione, da una
maggiore velocità e da una migliore organizzazione dei trasporti, da variazioni introdotte
nelle stesse caratteristiche delle materie e dei prodotti;
b) l'evoluzione del sistema dei trasporti può far cadere situazioni di vantaggio di
determinate località e farne sorgere a favore di altre. Si pensi agli effetti della rapida
diffusione degli autotrasporti, dell'apertura di nuove linee ferroviarie e di nuove strade,
della istituzione e della soppressione di linee di navigazione, della costruzione di porti;
c) i mercati di approvvigionamento, su cui si era contato, possono decadere per
l'abbandono di colture, l'esaurimento di miniere, il costituirsi di industrie concorrenti
monopolizzatrici delle materie disponibili. Altri mercati diversamente ubicati possono,
per motivi opposti, sorgere;
d) l'adozione di nuovi processi tecnici ,da parte dell'azienda, quali l'integrazione nel
nucleo iniziale di lavorazioni di altre lavorazioni che varino l'incidenza del costo della
materia prima rispetto al ricavo del prodotto e rendano questo più pregiato; così
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 78

l'adozione di procedimenti che aumentino sensibilmente la resa della materia prima può
attenuare la situazione di favore di cui date località potevano prima fruire.
Avviene poi, in generale, che ogni variazione nei prezzi delle materie prime, dei trasporti
e dei prodotti muta la situazione di ciascuna località ipotizzata rispetto al complesso dei
mercati di sbocco e di approvvigionamento.
Variazioni nei fattori ubicazionali che peggiorino la posizione di una unità di
produzione rispetto ai concorrenti danno luogo a una svalutazione del valore
dell'impianto dell'impresa stessa in misura che in astratto si può far corrispondere al
valore presente degli oneri addizionali di trasporto che l'azienda deve sopportare in
confronto di concorrenti meglio ubicati; se queste variazioni erano previste, una tale
svalutazione troverà, per cosi dire, compenso negli ammortamenti che saranno stati via
via effettuati in passato, nel corso degli esercizi più favorevoli; il capitale investito potrà
quindi, a parità di altre condizioni, ricevere una retribuzione non minore di quella
attribuita al capitale delle aziende meglio ubicate. Se le variazioni non vennero previste,
oppure addirittura venne commesso un errore di ubicazione all'atto della costruzione
dell'impianto una quota del capitale dovrà considerarsi perduta.

3.9 - Preventivi Tecnici, Economici e Finanziari.


L’azienda,sia prima della sua costituzione formale,sia nel suo
avviamentoproduttivo, sianellafasedi regime, costretta a formulare
delle previsioni.
In prima istanzadeve stabilire la convenienzao meno di dar vita
all’iniziativa, i capitali per essa occorrenti, la forma giuridica, i criteri per
organizzare le varie risorse, in funzione dell'obiettivo che vuole conseguire.
Tutto ciò, tradotto in termini di spesa, definisce il cosiddetto preventivo d'impianto che
permette quindi di valutare la consistenza dei fabbisogni finanziari connessi con la
realizzazione dell'iniziativa industriale.
Prima di formulare il preventivo d'impianto si devono affrontare adatti studi preliminari,
che in genere consentono di individuare:
- il tipo di prodotto in relazione alla potenziale domanda di mercato
- l'ubicazione
- il ciclo di trasformazione
- il personale
- gli ulteriori sviluppi dell'iniziativa
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 79

- la forma giuridica.
In base a quanto detto il preventivo di impianto può ritenersi comprensivo di:
- costi organizzativi
- investimenti produttivi
- spese per ricerche di mercato
- oneri di costituzione
- costi di indagine preliminare.
Nel preventivo di impianto si determinano con un preventivo tecnico le voci di spesa
inerenti a:
- acquisto del suolo e sua eventuale sistemazione
- costruzione locali per lavorazioni e depositi
- costruzione locali per uffici e sevizi
- realizzazione piazzali e recinzioni
- realizzazione opere infrastrutturali (allacciamenti stradali, idrici, elettrici)
- acquisto macchine, attrezzature ed impianti specifici
- realizzazione impianti ausiliari (idrici, elettrici e termici)
- acquisto attrezzature ed arredi per uffici e per servizi sociali
- altre occorrenze (costituzione società, progettazione e collaudi)
Parallelamente al preventivo tecnico bisogna sviluppare un preventivo economico
d'esercizio, per la cui formulazione occorre stimare - in anticipo rispetto ad ogni
periodo di specifico interesse (anno, semestre, etc.) - i vari fabbisogni necessari per lo
svolgimento dell'iniziativa.
Tale preventivo detto anche conto economico di previsione, rappresenta una verosimile
ipotesi dell'andamento iniziale dell'attività che si potrà esercitare fruendo sia dei beni
patrimoniali costituenti l'impianto sia delle altre risorse (uomini, materiali, energia,
capitali) coinvolte nel processo di trasformazione.
Esso può ritenersi costituito da:
- costi di approvvigionamento
- costi di trasformazione
- spese amministrative
- spese commerciali
- oneri finanziari
- oneri tributari
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 80

Il conto economico di previsione permette di confrontare i ricavi per vendite con i costi
e le spese da sostenere per conseguire tali ricavi e si basa sulle seguenti voci:
a) Ricavi = (Quantità prodotte * prezzo unitario di vendita)
b) Costi di produzione:
- materie prime ed ausiliarie
- manodopera (costo complessivo)
- energia motrice e combustibile
- manutenzione
- altri costi industriali
- ammortamenti
c) Spese generali
- spese commerciali (spese di vendita, pubblicità, etc.)
- spese amministrative (personale non addetto alla prod.)
d) Oneri finanziari
- costo dei capitali presi a prestito per l'esercizio
e) Oneri tributari
- tassazione sul reddito conseguito
In definitiva mentre il preventivo tecnico determina i fabbisogni per realizzare
l'impianto, quello economico di esercizio esamina invece quelli necessari per il processo
di trasformazione.
Dall'analisi del conto economico di previsione emerge una verosimile valutazione dei
fabbisogni d'esercizio, che ottenuti come somma del fabbisogno per scorte e del
fabbisogno per circolante, rappresenta l'impegno finanziario per l'esercizio dell'attività
produttiva.
In definitiva tale impegno tende a fronteggiare l'inevitabile sfasamento determinantesi
tra i tempi di sostenimento dei costi e tempi di maturazione dei ricavi (es. i fornitori di
materie prime e sussidiarie effettuano condizioni di pagamento a 30 gg. ed i clienti, di
contro a 120 gg.).
Da quanto detto possiamo scomporre i fabbisogni d'esercizio nelle seguenti voci:
- immobilizzi per materie prime e sussidiarie
- immobilizzi per semilavorati
- immobilizzi per eventuali giacenze di prodotti finiti
- capitale circolante
Capitolo 3 - Studio di fattibilità pag. 81

Occorre, infine, introdurre il Piano finanziario, che definisce le verosimili disponibilità


finanziarie (capitale proprio più fondi ottenibili in prestito a lungo e breve termine).
Un piano finanziario può essere formulato come segue:

a) Fabbisogni (impieghi) - immobilizzi


- capitale d'esercizio
b) Fonti di copertura - capitale proprio
- credito bancario e mercantile
- finanziamenti a tasso agevolato
- contributi in conto capitale

Possono verificarsi tre casi:


1) se A = B , l'attività parte su basi equilibrate.
2) se A > B, si dovrà ricorrere ad ulteriori fonti finanziarie (ad esempio prestiti
diversi oppure conferimenti dei soci) o ridimensionare l'attività.
3) se A < B, l'iniziativa si avvia in condizioni di relativa tranquillità finanziaria e
per essa è lecito prevedere migliori prospettive di sviluppo.