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Capitolo 4

Analisi degli investimenti industriali

1 - Analisi di convenienza degli investimenti industriali


Come si è detto, un investimento industriale consiste in un impegno di risorse per
l'acquisizione di beni (o servizi) capaci di procurare un'utilità economica nel corso di un
certo periodo di tempo.
L'impegno di risorse non si limita ad un immobilizzo di capitali ma contempla anche
l'impiego dei mezzi ed il sostenimento dei costi implicati da qualsiasi attività diretta
all'attuazione del progetto di investimento.
In tal senso rientrano nel significato d'investimento i costi di progettazione, lo studio del
lavoro, avviamento di un prodotto, progettazione e realizzazione di una macchina, di una
attrezzatura, etc.
Gli investimenti industriali possono essere distinti in grandi e piccoli, con riferimento
alla loro dimensione relativa al precedente assetto patrimoniale dell'impresa, nonchè in
relazione agli effetti da essi potenzialmente originabili per il mercato e per le condizioni
operative interne della stessa impresa.
In relazione delle esigenze cui sono chiamati a soddisfare essi possono inoltre definirsi:
Investimenti di produzione, (o espansione) destinati a creare o a potenziare la capacità
produttiva di un impianto.
Investimenti di produttività, specificamente attuati per ridurre i costi di produzione
(introduzione di macchine o tecnologie nuove, sostituzione di mezzi e processi
obsoleti).
Parametro fondamentale di valutazione di un investimento industriale è la sua
prevedibile durata, vale a dire il periodo di tempo entro il quale è lecito attendere i
benefici dell'investimento realizzato.
I problemi che si affrontano in sede di analisi di investimento industriale sono
sostanzialmente di due tipi:
- valutare la convenienza assoluta di un dato progetto
- confrontare (e classificare) per convenienza un gruppo di progetti di
investimento.
Per la soluzione di tali problemi sono stati proposti ed applicati in questi anni svariati
metodi di analisi; per il loro impiego, oltre alla stima della durata n (in anni o frazioni
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d'anno) dell'investimento, occorre anche stimare preventivamente gli esborsi, i costi ed i


ricavi che in tal periodo n risulteranno strettamente connessi con l'investimento attuato.
In quanto segue si indicherà con E o l'esborso inizialmente necessario per porre in
essere il progetto e con Fk il flusso di cassa atteso per l'anno k (supposto concentrato
al termine di tale anno e calcolato come differenza tra ricavi e costi, o come risparmio
nei costi, maturato nell'anno k in virtù dell'investimento a suo tempo effettuato).

2 - Metodo del periodo di recupero.


Si intende per periodo di recupero Tr (pay-back) il tempo occorrente affinché gli utili
attesi dall'investimento eguaglino il capitale immobilizzato per porre in essere
l'investimento stesso.
Si esamini ad esempio il progetto P1 per il quale sia:
- n = 4 anni
- Eo = 10 milioni
- F1 =F2 = F3 = F4 = 3 milioni
risulterà:

E0
Tr = = 3anni + 4mesi
Fk
(cfr. fig. 1).

Eo, Fk

1 2 3 4
0
ANNI
-2

-4

-6

-8

-10

Fig. 1
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si consideri ancora il progetto P2 per il quale sia:


- n = 4 anni
- Eo = 10 milioni
- F1 =F2 = 4 milioni
- F3 = F4 = 2 milioni
il periodo di recupero si otterrà attraverso la relazione generale:

Tr

∑F k = E0
k =1

che nel caso in questione porge: Tr = 3 anni. (cfr. fig. 2)

Eo, Fk

1 2 3 4
0
ANNI
-2

-4

-6

-8

-10
Fig. 2

Il criterio in argomento valuta la convenienza dell'investimento attraverso la misura di


Tr, che occorrerà confrontare con un tempo di riferimento T max opportunamente
assunto.

Se Tr < Tmax il progetto apparirà conveniente:


analogamente il progetto A si mostrerà preferibile a B se Tr (A) < Tr (B).
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Il metodo del periodo di recupero, che pure ha trovato estesa applicazione in Italia e
all'estero, presenta tre difetti fondamentali:
1) Non fornisce un indice di redditività, perché si limita ad esprimere il tempo di
rimborso del capitale;
2) Trascura gli effetti del tempo sul valore del danaro, dal momento che ritiene
sommabili disponibilità finanziarie riferite ad epoche lontane fra loro;
3) Non fornisce una base razionale per definire la validità assoluta di un dato
investimento.

4.3 - Metodo del tasso medio annuo di redditività;


Questo metodo valuta il rendimento percentuale del capitale investito (Return un
investiment ROI) attraverso il rapporto tra il reddito contabile R (mediato sulla vita
stimata n) ed il valore medio contabile E dell'investimento.
L'attributo contabile stà ad indicare che nel calcolo annuo del valore dell'immobilizzo si
portano in conto le quote di ammortamento.
Effettuando l'ammortamento a quote costanti (legge lineare) il valore medio contabile
dell'investimento sarà pari alla metà dell'esborso E 0 inizialmente sostenuto.
La procedura schematica del metodo risulta chiarita dall'esempio che segue:

- investimento iniziale E 0 = 100.000 euro


- durata prevista n = 10 anni
- reddito medio annuo R = 15.000 euro
- quota annua di ammortamento A = 10.000 euro
- reddito medio contabile (R - A) R = 5 mil.
- investimento medio contabile E = E/2 = 50.000.euro
- tasso medio di redditività r = R / E = 0,1

Nel corso della sua vita, il progetto in esame, al verificarsi delle previsioni effettuate,
consentirebbe dunque di recuperare l'esborso E 0 e fornirebbe un rendimento medio
pari al 10 %.
Tale rendimento andrebbe confrontato con un indice di redditività di riferimento al fine
di vagliare la convenienza del progetto.
Tra due progetti in esame sarebbe preferito quello, caratterizzato dal più alto valore di r.
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Il metodo in argomento è senz'altro migliore del precedente in quanto fornisce un


indice di rendimento del capitale investito, indice che scaturisce da un'osservazione
estesa a tutto l'arco di vita n attribuito al progetto.
Tuttavia esso trascura a sua volta diversità di valore di disponibilità finanziaria attese per
epoche lontane tra loro.

4 - Metodo del valore finale.


Una data somma D 0 di danaro, come si è detto, ha un valore legato all'epoca in cui
risulterà disponibile.
Se è disponibile oggi (tempo zero) potrà essere subito investita ad un certo tasso di
interesse i per cui tra un anno avrà cumulato il totale;

D1 = D0 (1 + ì)

che reinvestito per un altro anno allo stesso tasso, darà luogo a:

D2 = D1 (1 + ì) = D0 (1 + ì)
2

sicché dopo t anni di investimento al tasso i, sarà disponibile la somma:

Dt = D0 (1 + ì)
t

Il fattore (1 + ì ) è il cosiddetto fattore di capitalizzazione e rappresenta il valore


t

cumulato da una lira ( D 0 = 1) che per t anni sia stata ininterrottamente investita al tasso
i.
Nell'effettuare dunque l'analisi di convenienza di un investimento occorrerà considerare
che l'utile Fk, atteso al termine dell'anno k, potrà essere investito ad un tasso di
interesse i nel corso dei successivi anni, per cui alla fine dell'anno n di vita del progetto
avrà accumulato il valore:

Fk (1+ i)
n− k

Attraverso il fattore di capitalizzazione è dunque possibile ricondurre gli Fk


prevedibilmente originati dal progetto, nonché lo stesso esborso iniziale E 0 , ad una
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stessa epoca (fine anno n) con che tutte le voci di esborso e di reddito vengono
"pesate" in modo omogeneo e divengono a tutti gli effetti sommabili.
La spesa iniziale E 0 , capitalizzata all'anno n, rappresenta la somma che si potrebbe
cumulare in n anni, al tasso i, qualora non si realizzasse il progetto, mentre il totale U
dei flussi di cassa capitalizzati rappresenta l'utile che è prevedibile conseguire nello
stesso periodo qualora si attui il progetto.
L'equazione caratteristica del metodo in oggetto esprime il valore finale
dell'investimento

VF = − E 0 (1 + i) + F1 (1 + i) + ........... + Fk (1 + i) + Fn −1 (1 + i)
n −1 n− k 1+ i
+ Fn
n

e quindi se VF > 0 l'investimento apparirà conveniente.


E' importante osservare che nel calcolo così condotto i flussi di cassa Fk non devono
essere depurati delle voci di ammortamento, come nel caso del metodo ROI, dal
momento che attraverso i fattori di capitalizzazione l'operazione investimento si compie
virtualmente in un unico istante (termine dell'anno n), nel quale si sostiene il costo
E 0 (1 + i ) e si riscuote l'utile lordo complessivo U.
n

Quest'ultimo, ove il progetto risultasse conveniente varrebbe a rimborsare il costo del


progetto con i relativi interessi ed assicurerebbe un valore finale netto VF > 0.
E' infine chiaro che tra due progetti di uguale vita n ed uguale esborso iniziale E 0 il
metodo accorda preferenza a quello per cui si calcola un più elevato VF.

5 - Metodo del valore attuale


Per rispondere alla stessa esigenza di valutare in modo omogeneo disponibilità
finanziarie sfasate nel tempo è possibile ricondurre al presente gli utili attesi in epoche
future.
Come si è detto, la somma D 0 disponibile oggi ed investita al tasso i dà luogo in t anni
alla somma

Dt = D0 (1 + i)
t

l'utile Fk previsto al termine dell'anno k assume oggi il valore


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Fk
k = Fk (1 + i)
−k

(1 + i)

il fattore (1+ i ) fattore di attualizzazione rappresenta il valore attribuibile al presente


−k

ad una lira (Fk = 1) attesa tra k anni essendo i il tasso di investimento vigente in tale
arco di tempo.
Il fattore di attualizzazione è tabellato per diversi valori di i e di k.
Il metodo del valore attuale (Net Present Value - NPV) e dunque basato su un principio
del tutto simile a quello richiamato nel metodo precedente.
L'equazione caratteristica é in tal caso

NPV = − E 0 + F1 (1 + i) + ......... + Fk (1 + i) + ........... + Fn (1 + i)


−1 −k −n

ovvero, ponendo ancora Eo = - Fo,

n
NPV = ∑ Fk (1 + i)
−k

k= 0

I flussi di cassa F k attualizzati sono tutti virtualmente ricondotti all'epoca in cui si


sostiene l'esborso Eo (anno zero) sicchè valgono identiche considerazioni in merito
alla loro sommabilità ed alla implicita, automatica attuazione dell'ammortamento.
E' inoltre chiaro che un progetto apparirà conveniente quando per esso risulti NPV > 0
e che in un confronto fra investimenti si mostrerà preferibile il progetto accreditato di
più alto NPV.
Si consideri ora l'investimento per il quale si abbiano i seguenti dati di base:

- n = 4 anni
- Eo = 200.000 euro.
- F1 = 15.000 euro.
- F2 = 110.000 euro.
- F3 = 105.000 euro.
- F4 = 100.000 euro.
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Nella tabella sotto riportata é sviluppato il calcolo di NPV nei casi di interesse nullo, di
interesse pari al 10 % e al 20 % (i fattori di attualizzazione corrispondenti si traggono
dalla tabella 1)

Fk (1 + 0,00) Fk (1 + 0,10) Fk (1 + 0,20)


−k −k −k
k
0 -200 -200 -200
1 15 13,63 12,49
2 110 90,86 76,34
3 105 70,85 60,79
4 100 68,30 48,20
NPV 130 43,64 -2,18
Tab. 1

Si vede chiaramente come al crescere del tasso i si riduca il valore attualizzato dei
singoli redditi e, conseguentemente la somma NPV.
Il tasso di attualizzazione i assume in tal senso il significato di "coefficiente di
sicurezza" ai fini dell'investimento: valutare il progetto con un alto valore di i equivale a
"sfidarlo" sul piano del redditività oltre tutto per tener conto della possibilità di
incremento del costo del denaro di opportunità di investimento alternativo e del rischio
comunque connesso con un immobilizzo di capitale.

6 - Metodo del periodo di recupero attualizzato;


Riportando in un grafico i valori trascritti nell'ultima tabella considerata si ottengono le
curve di figura 3.
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k −h

∑ F h (1 + i )
h=0

i = 0,00

i = 0,10

1 2 3 4 K
i = 0,20

100

200

Fig. 3

Sulle ordinate compare la somma dei flussi di cassa attaulizzati, relativi a tutto il
periodo compreso tra l'anno zero e l'anno riportato in ascissa, le curve sono
contrassegnate dai tassi

- i = 0,00,
- i = 0,10
- i = 0,20

Dal grafico emerge chiaramente che l'intersezione di ogni curva con l'asse delle ascisse
fornisce il tempo occorrente a recuperare il capitale più gli interessi valutati al tasso
indicato.
Per i = 0,00 si ottiene il periodo di recupero semplice gia in precedenza ricordato
mentre per i ≠ 0 si ottiene il periodo di recupero attualizzato.
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7 - Metodo del tasso interno di redditività;


Per il calcolo di NPV, oltre alla stima preventiva dei parametri n, Eo, F k, occorre anche
scegliere un adatto valore del tasso i attraverso il quale si attualizzeranno i redditi attesi
dall'investimento.
Le perplessità spesso connesse con tale scelta hanno, indotto alcuni studiosi ad adottare
una procedura di analisi che rispettando i principi posti alla base del metodo NPV
riesce tuttavia ad ovviare alla suddetta difficoltà.
Il metodo proposto consiste nel ricercare il tasso limite r per il quale la somma dei
flussi di cassa attualizzati assume valore nullo al termine degli n anni di vita
dell'investimento.
Detto tasso limite rappresenterebbe il massimo valore del costo del danaro per il quale
l'investimento non condurrebbe a subire perdite complessive, pur non offrendo utili.
L'equazione che consente di rintracciare r (per tentativi) é dunque:

∑ F (1 + r)
k
−k
=0
k= 0

Il parametro così definito è detto tasso interno di redditività, e l'attributo "interno" stà ad
indicare che esso è una caratteristica intrinseca del progetto, laddove il tasso i posto
nell'equazione che conduce a calcolare NPV costituisce una scelta iniziale estranea al
progetto e legata alle condizioni del mercato in cui si mutuano ed investono i capitali.
Affinché un progetto si riveli conveniente occorre e basta allora che risulti:

r > i0

essendo i 0 un tasso di riferimento (pari ad esempio al massimo prevedibile costo del


denaro o al massimo prevedibile tasso di investimento alternativo).
Come si è già ricordato trattando di NPV, al crescere di i decresce la somma NPV e
viceversa, sicchè se è vero che attualizzando gli utili mediante il tasso r si ottiene NPV =
0 è altresì chiaro che effettuando lo stesso calcolo di attualizzazione con i 0 < r si
calcolerebbe NPV > 0.
I due metodi appaiono almeno in tal senso equivalenti, ma quest'ultimo avrebbe il
pregio di non vincolare il calcolo di NPV ad una specifica scelta iniziale del tasso i di
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attualizzazione: una volta calcolato r (con procedura iterativa resa oggi rapida dagli
strumenti di calcolo automatico) si porrà a confronto detto tasso interno di redditività
con il tasso di riferimento i 0 che nell'opportuna sede decisionale sarà stato
autorevolmente e meditatamente valutato.
Nella letteratura anglosassone il metodo in questione è indicato con la sigla DCFRR
(Discounted Cash-Flow Rate of Return).

8 - Sostituzione e rinnovo del macchinario


Lo studio del lavoro, come si è visto, rappresenta il primo fondamentale strumento per
conseguire un incremento della produttività degli impianti di produzione: nello sviluppo
di tale studio si ricerca infatti "la più efficiente utilizzazione delle risorse disponibili",
prescindendo cioé da ogni sostanziale rinnovo dei mezzi di produzione preesistenti.
Nondimeno il problema dell'innovazione tecnologica e quindi della sostituzione di
mezzi e processi di produzione si presenta con periodicità inevitabile nel corso
dell'attività industriale, in relazione al grado di saturazione degli impianti, alla cadenza di
produzione per determinati prodotti, al progresso tecnologico dello specifico settore,
agli standard di qualità richiesti, agli incrementi di costo della manodopera, alla "vita di
mercato" dei beni oggetto della produzione stessa.
Il rinnovo del macchinario è inoltre comunque imposto dall'incrementarsi dei costi di
manutenzione e dalla necessità di ridurre i tempi di inattività delle macchine soggette a
revisioni o riparazioni, e spesso anche dalle esigenze di spazio, cui può ottemperarsi
acquistando una macchina capace di svolgere il lavoro di due o più macchine
preesistenti.
Da quanto precede si comprende che ad ogni mezzo di produzione risulta strettamente
associata una "durata" o "vita"; si tratterà, secondo i casi di:
a) durata fisica;
ossia il periodo di tempo in cui una macchina è in grado di eseguire il lavoro per cui a
suo tempo è stata acquistata. Una tale durata viene per lo più considerata per il
macchinario da attrezzeria universale, versatile e destinato a lavorazioni di piccola o
piccolissima serie.
b) durata tecnologica (o economica);
ossia la vita utile della macchina, pari al tempo oltre il quale essa risulta obsoleta; , vale
a dire superata sotto il profilo tecnico economico dalle macchine di nuova concezione
Capitolo 4 - Analisi degli investimenti industriali pag. 93

rese disponibili dal progresso della tecnologia del settore. E' la durata tipica delle
macchine ed attrezzature per lavorazioni di grande serie.

c) durata commerciale;
ossia la vita di un bene strumentale espressamente concepito per un dato lavoro e non
destinabile ad altro impiego quando cessi l'opportunità di svolgere il lavoro suddetto.
E' la durata tipica del macchinario e delle attrezzature speciali progettate per realizzare
un prodotto particolare e quindi legate alla vita di mercato di esso prodotto.
Al termine di tale vita, indipendentemente dal grado di efficienza la vita dell'attrezzatura
può considerarsi conclusa.
Giova appena osservare che la distinzione fin qui effettuata serve più che altro a
richiamare e classificare la fondamentale casistica ricorrente:
la vita effettiva di una macchina è in realtà la più breve fra quelle sopra menzionate.

Infatti così com'è agevole comprendere che una macchina speciale può esaurire la sua
funzione pur senza essere tecnicamente superata (vita commerciale), è altresì plausibile
che la durata tecnologica di una macchina possa essere più o meno breve di quella
fisica, e quest'ultima risultare superiore o inferiore alle altre due.

In tutti i casi il rinnovo del macchinario è un tipico problema di investimento


industriale, ossia "un impegno di risorse finanziarie per l'acquisizione di beni
strumentali in grado di procurare una utilità nel corso della vita ad essa assegnabile".

Prima di procedere ad esporre i criteri impiegabili per la trattazione del problema così
formulato, converrà ricordare che in ogni caso è presupposto base "l'esistenza di una
alternativa"; cioè con riferimento al concetto di durata precedentemente esposto, si
indagherà in particolare sulla durata tecnologica di una macchina.

Il dubbio sull'opportunità di sostituire una macchina sussisterà infatti finchè essa


risulti fisicamente idonea per un dato lavoro, anche se al prezzo di una riparazione; lo
stesso dubbio cesserebbe invece di esistere allorchè la macchina fosse giunta al limite
della sua vita fisica o commerciale, nel senso in precedenza precisato.
Capitolo 4 - Analisi degli investimenti industriali pag. 94

9 - Metodo MAPI - TERBORGH


Uno dei criteri di analisi di sostituzione più diffusi è quello proposto dalla Machinery
and Allied Pruducts Institute (MAPI) e messo a punto da G. Terborgh, verso la fine
degli anni quaranta, sulla base delle considerazioni che seguono.
Ogni macchina è soggetta inevitabilmente nel tempo a deterioramento fisico (usura) e
tecnologico (obsolescenza); l'effetto combinato di tali due fenomeni, la cui entità
individuale è chiaramente funzione del ritmo di lavoro e del settore di produzione, fa si
che dopo un certo tempo una macchina ("sfidata") al confronto con un'altra, nuova e
progredita ("sfidante") risulti inferiore sul piano operativo.
Questa inferiorità operativa (Iv) si traduce in un maggior costo di gestione, in quanto
rispetto alla sfidante si dovranno sostenere maggiori spese per manutenzione,
manodopera, consumo utensili, etc..
Occorre inoltre considerare che la macchina esistente ha un valore di recupero che
decresce nel tempo e che misura in ogni istante l'immobilizzo connesso con detta
macchina.
Pertanto per avere l'intera misura del costo che si sosterrà nel mantenere per un altro
anno la macchina vecchia, al maggior costo di gestione Iv occorre aggiungere la perdita
sul valore di recupero (che comprensibilmente si registrerà nel corso di tale anno)
nonchè gli oneri finanziari (ossia l'ammontare degli interessi passivi sul capitale
immobilizzato).
La somma delle voci di costo ora ricordate viene definita, nel metodo MAPI, minimo
contrapposto MC della macchina sfidata.
Passando ora a considerare la macchina sfidante, si osserva che essa sarà a sua volta
soggetta ad obsolescenza, dovrà cioè affrontare nel tempo la sfida con altre macchine,
rispetto alle quali essa presenterà un'inferiorità operativa In via via crescente.
Il metodo Mapi Terborgh assume che l'inferiorità operativa In sia una funzione
linearmente crescente del tempo; sicchè indicando con:
- C il costo di sostituzione della macchina vecchia
- g il gradiente d'inferiorità, ossia l'inferiorità operativa cumulata in un anno;
- i il tasso annuo d'interesse (in decimali) sul capitale investito;
al costo medio annuo di mantenimento della macchina nuova lungo l'arco di t anni può
darsi l'espressione approssimata:
Capitolo 4 - Analisi degli investimenti industriali pag. 95

C t C
CM = +g +i
t 2 2

in cui:
C
= equivalente costo medio annuo di acquisto della macchina;
t

t
g = valore medio dell'inferiorità operativa nel periodo di t anni;
2

C
i= oneri finanziari calcolati sul capitale mediamente immobilizzato;
2
Osservando i termini della formula su riportata si vede facilmente che la funzione
(C )
CM(t) rivolge la concavità verso l'alto, annullando la derivata d M si individuerà
dt
dunque la durata ottima della nuova macchina:

2C
t0 =
g

per la quale si calcola il valore minimo del costo medio annuo :

C
(C M ) min = 2Cg + i ×
2

Per decidere in merito all'opportunità di sostituire una data macchina basandosi sul
metodo Mapi occorre procedere come segue:
- Valutare l'inferiorità operativa Iv della macchina sfidata per il prossimo anno
(rispetto alla sfidante)
- sommare ad Iv la perdita sul valore di recupero della macchina sfidata, e gli
oneri finanziari per il prossimo anno (ottenendo così il minimo contrapposto MC)
- confrontare M C con il costo medio annuo di mantenimento (CM)min della
macchina nuova
- effettuare la sostituzione se MC > (CM)min
Occorre ora osservare che per l'applicazione delle formule citate è necessaria la
conoscenza del gradiente d'inferiorità g.
Capitolo 4 - Analisi degli investimenti industriali pag. 96

A tal proposito il metodo Mapi suppone che il gradiente g della macchina sfidante sia
approssimativamente uguale a quello con cui negli anni si è andata cumulando
l'inferiorità operativa della macchina sfidata.
Se quindi quest'ultima è in servizio da k anni e si calcola che per l'anno prossimo nei
confronti della sfidante presenterà l'inferiorità Iv, si assumerà che detta sfidante, col
trascorrere del tempo t, nei confronti delle nuove sfidanti presenterà una inferiorità
operativa In espressa da:

Iv
In = g × t = t
k +1

per le pratiche applicazioni la MAPI ha approntato un grafico (fig. 4) mediante il quale


la procedura stessa risulta alquanto semplificata.
Le curve diagrammate sono contrassegnate dal valore percentuale di recupero (rispetto
al prezzo d'acquisto) stimato per la nuova macchina al termine della durata prevista.
In corrispondenza del valore riportato in ascissa per quest'ultima, il numero letto in
ordinata fornisce l'equivalente annuo percentuale di inferiorità; esso, cioè al lordo degli
oneri finanziari, esprime il costo di mantenimento della macchina per il prossimo anno
in termini percentuali del costo d'acquisto.
Si supponga ad esempio che la macchina sfidante costi 100.000 euro, abbia
prevedibilmente la durata di 5 anni ed un valore di recupero di 10.000 euro al termine
di tale periodo.
Si entrerà in diagramma all'ascissa 5 e si salirà e si salirà in verticale fino ad intersecare
la curva 10% ; si leggerà in tal modo sull'ordinata il valore 26%.
Se si stima pari al 12% il tasso di interesse sul capitale, il costo di mantenimento della
nuova macchina per il prossimo anno sarà dato dal 38%=26% + 12% di 10.000 euro.
Detto costo andrà confrontato con il costo di mantenimento della vecchia macchina per
il prossimo anno (ossia col minimo contrapposto MC) e se risulterà minore di questo
si procederà alla sostituzione.
In caso contrario si manterrà la macchina vecchia per un altro anno, trascorso il quale la
si sottoporrà ad altre sfide e così via.
Giova appena notare che la macchina sfidante non sarà sempre la stessa, le condizioni
del confronto potranno inoltre comunque mutare in virtù di fatti nuovi, sicchè ad
Capitolo 4 - Analisi degli investimenti industriali pag. 97

esempio non può dirsi a priori che "la sostituzione, oggi non conveniente, sarà
senz'altro tale fra un anno".
Occorre ancora osservare che la macchina vecchia nel caso più generale avrà di fronte a
se più di una sfidante; sicchè la procedura descritta dovrà applicarsi di volta in volta per
ognuno dei confronti che potranno essere istituiti.
Per riepilogare chiarire l'intera procedura si riporta qui di seguito in forma sintetica
un'applicazione del metodo MAPI effettuata alcuni anni or sono da una nota industria
italiana.

"METODO MAPI"
%
50

45

40

35

30
Valore finale di recupero
0
25

10
20
20
15 30
40 50
10

0
3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25

periodo di sevizio (anni)


Fig 4