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RIVISTA DI F I L O S O F I A

NEO-SCOLASTICA
P u b bu ca ta per cura della F acoltà di filosofia
dell ’ Università cattolica del S acro Cuore
ANNO XI, FASCICOLO I

SOMMARIO \

Fr. V. Doucet , O.F.M ., De « Stimma Fratris Alexandn


Halensis » historice c o n s i d e r a t a ...................................... pag. 1
E. P rE’ì'O, Un testo inedito : La Stimma Theologica di Ro
landò da C r e m o n a ............................................................ » 45
S. V anni R ovighi, « I/essere e il nulla » di J. P. Sartre . . » 73
N O TE E DISCUSSIONI
C. F abro, La « non filosofia » del marxismo nell’ anniversario
di un Congresso .................................................................. » 91
A N A L ISI D ’OPERE
T. L ucretius C arus, De rerum Natura, Libri sex (R. S.) — E. R api -
sarda, La crisi spirituale di Boezio (L. Alfonsi). — L. F irpo, Ri­
cerche Campanellìane (R. Amerio) — H awkins D.J.B., A Sketch
of M\ediaeval philosophy (L. Bertoni) — W hitfie LD J.H., Machia­
velli (L. Bertoni) — H. J. P aton, The Categoriali imperative.
A study in Kant’ s Moral Philosophy (G. Scaloni) — B. R ussell ,
History of Western philosophy and its Connection with Politicai
and Social Circumstances from thè Earliest Times to thè Present
Day (G. Rosso) — Proceedings of thè American Catholic Philoso-
phical Association (R. S.) — L. S tefanini, Gioberti (M. Vassalli)
— L ’existence (S. Vanni Rovighi) — R oger T roisfonTaines,
ExistentiaUsme et pensée chrétienne (S. Vanni Rovighi) •—
R oger T roisfontaines, Le clioìx de J. P. Sartre (S. Vanni Ro­
vighi) — L ’ existentialisme (S. Vanni Rovighi) — G. T ruc, De
J. P. Sartre à L. Lavelle (S. Vanni Rovighi) — G. McG regor,
Aesthetic Experience in Religion (L. Bertoni) — P. McCormick ,
History of Education. A Survey of thè Development of Educa­
tional and Practice in Ancient, medieval and modem Times.
With ati Introduciion (G. S caro n i)............................................. » 101

NOTIZIARIO
i. A proposito dell’insegnamento della Psicologia negli Istituti magi­
strali — 2. Saggi di filologia e filosofia — 3. Elenco delle Disser­
tazioni di laurea in filosofia discusse nell’anno accademico 1946-47
all’Università Cattolica del S. C u o re............................................. *111

NECROLOGIO
Maurice De W u l f .......................................................................» 117

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NOTE E DISCUSSIONI
L A «NON F IL O SO F IA » D E L M ARXISM O
N E L L ’A N N IV E R S A R IO D I U N CONGRESSO

A distanza di un anno del Congresso Internazionale di Filosofia, tenutosi


in Roma nel Palazzo del Senato dal 15 al 20 novembre 1946, è uscito in degna
veste tipografica il primo volume degli Atti che raccoglie le Comunicazioni sul'
i° Tema del Congresso: Il materialismo storico (1). Che il marxismo come con­
cezione filosofica sia stato al Congresso di Roma per la « prima volta » come
ha detto A . Banfi (p. 347) io per la « seconda volta » come invece ha affermato
U. Spirito (p. 333), l’oggetto di un ampio esame da parte dei cultori del pensiero
ed in sede di filosofia pura, è sempre un fatto indubbiamente significativo e me­
rita la più attenta considerazione da parte di chiunque. Bisogna subito ag­
giungere che di fatto la sezione del » Materialismo storico » ha veramente
polarizzato l’interesse del Congresso in un crescendo d ’intensità, come possono
testimoniare quanti vi parteciparono : forse per la natura esplosiva dell’argo­
mento nei riguardi della situazione politica attuale, forse per una più, profonda
esigenza teoretica di fronte a problemi che la cultura nazionale aveva dovuto
lasciare ai margini negli anni del passato regime o per altro motivo, sta il
fatto che l’argomento appassionò altamente studiosi di ogni scuola e indirizzo.
I meno impegnati apparvero proprio i marxisti, come subito dirò, ed è evi­
dente che per essi il momento speculativo non poteva urgere nella direzione
problematica che attirava invece gli altri. La vigile e saggia direzione che
* seppero dare alle Discussioni il Prof. G. Calò, Presidente del Congresso che
sembrava anche lui preferire questa sezione, e il pacato Prof. J. Ebbinghaus di
Marpurg, mostrarono che la filosofia, quando non sia umiliata al seguito delle
ambizioni contingenti, può esser sempre maestra di saggezza e degno simbolo
di libertà fra uomini liberi.
Dico subito, anche se rischio di esser contraddetto dagli amici e colleghi,
che il Congresso Romano lasciò in me un’impressione schiettamente benefica e
proprio in quella sezione del marxismo che è sembrata a qualcuno caotica, dina­
mitarda, comiziesca o giù di lì. Franco Lombardi, che nella sua « improvvisa­
zione » s’è fatto l’eco di quest’impressione negativa (p. 18), non deve aver
seguito per intero il complesso delle discussioni : la realtà è — mi appello alla
stenografia delle discussioni disgraziatamente esclusa dal volume — che al Con­
gresso il marxismo fu esposto, vagliato, criticato principalmente come processo
teoretico, e che i critici più energici si mostrarono spesso non i cosiddetti pen­
satori cattolici, ma quelli di tendenza socialista, socialriformista e simili. As­
senti quasi e„spesso discordi o confusi, si mostrarono invece i pochi comunisti
che parteciparono alla Sezione. Vorrei chiarire un po’ questa strabiliante situa­
zione sui dati dei miei appunti personali che hanno ora l’appoggio del testo
delle Comunicazioni : magari avessero anche quello ufficiale delle Discussioni'.
Mi' limito — perchè è il punto essenziale ■— a chiarire la reale situazione dei
filosofi comunisti quale è apparsa al Congresso.
Non sono al corrente, nò mi interessa sapere, se i filosofi comunisti ab­
biano seguito al Congresso una tattica prestabilita dai compiti ben jjrecisi e se
abbiano più o meno raggiunto il loro scopo. La realtà è che la loro partecipa­
zione alla Sezione fu debolissima (appena quattro o cinque relatori si sonò1

(1) Castellani e C., Editori in Milano, 1947. In-8° di pagg. IJX-453. L ’edizione è stata
curata dal Prof. E. Castelli, infaticabile organizzatore del Congresso.

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C. FABRO

dichiarati comunisti !) e i partecipanti marxisti s’arrampicarono ciascuno per


proprio conto. In un Congresso Internazionale di filosofia la posta era di per sè
molto impegnativa per una concezione che si proclama a voce spiegata l’unica
vera erede di quel movimento di emancipazione spirituale ch ’è il pensiero mo­
derno e che addita nella dialettica marxiana la genuina « riforma della dialettica
hegeliana ». Questa pretesa riforma, già da un secolo sta sollevando un com­
plesso di problemi per l’interpretazione e 'a fondazione del marxismo al quale
non è possibile sfuggire. Dal punto di vista storico-genetico c’è la connessione:
Hegel-Feuerbach-Marx : cioè la scoperta di Hegel, la concezione dialettica della
realtà, è richiamata da Feuerbach dal vuoto empireo dell’Idea alla concretezza
della realtà fisica dell’uomo, e riportata 'la Marx nel dinamismo delle forze
economieo-sociali della storia. Fa presto Marx a dire che bisogna operare il
« rovesciamento » (Umschlag, Umwàlzung, Umkéhrung...) della dialettica e far
« camminare » coi piedi l’uomo che la dialettica di Hegel faceva camminare
con la testa : egli deve prima assicurarsi se il processo dialettico è un cammi­
nare e se Hegel è riuscito a fare il « cominciamento ». Perchè se non vi è riuscito
Hegel con l’Idea e lo Spirito, come vi si può riuscire con la prospettiva mate­
rialista e soprattutto come si riesce a operare la riduzione dell’essere dell’uomo e
del suo orizzonte tanto teoretico come esistenziale a mera « realtà economica? »
Vale a dire, c ’è tutto il problema della FAnstellwng marxiana come posizione teo­
retica rispetto al filosofare come tale, e non semplicemente come risoluzione parti­
colare degli impicci della dialettica hegeliana, dalla quale il marxismo crede di
poter mutuare alcuni elementi o principi e di lasciarne altri pur restando sempre
ligio ai presupposti hegeliani. So bene che nella letteratura marxista questi pro­
blemi della fondazione teoretica sono stati all’ordine del giorno : ma perchè
allora a! Congresso i marxisti li hanno schivai1 e si sono disinteressati quando
altri li toccavano? Perchè, poi, — e questo è davvero strano — hanno preferito .
presentarsi in massa alle altre due Sezioni dell’ Esistenzialismo e della Filosofia
delle Scienze?
' C ’è inoltre, dal punto di vista della struttura intima e del significato teo­
retico del marxismo, il grosso problema della connessione c solidarietà fra teoria
e prassi, fra gnoseologia e politica, fra deontologia e attivismo rivoluzionario.
Si? fa presto a dire che Marx non era un filosofo, ma un profeta, un iniziatore
delia rivoluzione sociale che ha la sua verità nel farsi concreto della storia, ecc.
E neppure basta dire che Marx era filosofo profondissimo, che ha scru­
tato come nessuno l’essenza delle forze spirituali che operano nei secoli e ne
ha trovate le leggi che le governano, ecc. In un Congresso di filosofia queste
generalità diventano evasioni: o si passa il traguardo o si abbassa bandiera
Sono persuaso che con gli Atti del Congresso alla mano si può provare che i
comunisti non poche volte hanno schivato il traguardo e alcune volte hanno
dovuto\abbassare la bandiera.
* * ■»

L ’intervento dei comunisti italiani al Congresso mostrò, a mio avviso, i


seguenti atteggiamenti. Uno enfatico, o fanatico che dir si voglia, del Prof. Gino
Ferretti per il quale le escandescenze sanculottarde contro il cristianesimo dove­
vano aver valore di argomenti, ma si buscava le energiche paternali del Pro­
fessore Calò in felicissimi interventi. La relazione del Ferretti su L'esigenza di
un rinnovato materialismo storico per il progresso della filosofia (p. ai, n. r)-
partits in quarta velocità, gli fornì la propizia occasione di sunteggiar^ al pub­
blico le sue sconosciute opere di pedagogia dell’avvenire : pare non sia stato
preso molto sul serio neanche dai comunisti, specialmente dell’avanguardia mila­
nese. Questi, con a capo il Banfi, fecero piuttosto opera di assenteismo. Banfi
stesso dichiarò nella sua prolusione a sezioni riunite che intendeva considerare

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LA « NON FILOSOFIA » DEL MARXISMO N ELL’ ANNIVERSARIO DI UN CONGRESSO

il materialismo storico non dal punto di vista di un’ esegesi particolare delle sue
dottrine e di una loro giustificazione, ma nella sua idea... [p. 347. Corsivo mio].
Dunque Banfi suppone quelle dottrine già giustificate, od almeno erede che la loro
giustificazione sia meno importante di un’indagine di ordine culturale la quale
deve pure avere i suoi principi di orientamento. E Banfi ha divagato, certo da pari
suo, dando gomitate alla metafisica e dissertando per una filosofia come « coscienza
della relatività della problematicità, della vita dialettica del reale, che non sa e non
vuole essere edificante e prescrivere le norme assolute » (p. 354). Per Banfi, si vede
chiaro, non è tanto il marxismo dottrinale che conta, quanto la situazione attuale
che gli consente un ricorso al marxismo per varare la sua filosofia di ieri ch ’è
anche quella di oggi. Ed' a sentire l’abile e agghindata orazione del Banfi — <l ’os­
servazione non ha alcuna malizia — non si aveva l’impressione di un discorso di
un proletario per proletari : tutt’altro ! Ridurre, come ha fatto Banfi, il marxismo
a storicismo, oltre il presupposto dogmatico sulla risoluzione storicista del reale,
è un voler spiegare il particolare col generale, è un .divagar che non giova a nes­
suno e meno di tutti a chi vi ricorre. Della troupe poi che Banfi si portò al Con­
gresso nessuno, se ben ricordo e se ora riesco a rilevare negli Atti, si presentò a
fare la Comunicazione nella I Sezione, nella quale del resto lo stesso Banfi non
fece che qualche rapida capatina (io non lo vidi che una volta). Di un intervento
di Remo Cantoni dirò fra poco, come dei suoi colpi di trombone su « Studi
filosofici ».
Esempio tipico di un’« esegesi particolare » di dottrine marxiane, limitata
all’orizzonte hegeliano,? è stata la relazione di G. Della Volpe : « La crisi marxiana
della filosofia della storia dii Hegel e la problematica attuale » (p. 235), di in­
dubbio valore come critica interna all’Hegelismo ma che non fa progredire di
un centimetro la problematica essenziale del marxismo. Del resto, come presto
dirò, pare che lo stesso D. V . sia poco persuaso della consistenza ideologica del
marxismo e cerchi altrove i puntelli per la celebrata Vmschlag, Umwdlzung o
Umkchrung che dir si voglia.

L ’intervento comunista che destò più compassione, e che è parso un’ini­


ziativa individuale tanto si è rivelato incredibile e paradossale, è stato quello di
Ambrogio Donini su « Materialismo storico e cristianesimo » (p. 297 ss.). Gli
Atti riportano soltanto due pagine che dànno il sunto della comunicazione orale :
ma il D. agitava davanti a noi un nutrito pacchetto di cartelle dove forse si
sosteneva la preziosa documentazione delle incredibili affermazioni ch’egli ci
spiattellava con autentica faccia di bronzo, scambiando l ’aula di un Congresso
di filosofia con una scoletta di cretini o di minorenni da rieducare. Vorrei che
tutte le persone che s’interessano ai problemi dello spirito, leggessero queste
due pagine per farsi un’idea di cos’è la ■>malafede » (v. Sartre !) ed a quali
estremi d’ipocrisia possono arrivare certi intellettualoidi di basso conio. Ripeto
che vorrei conoscere il testo completo, per documentare in tutti i particolari questo
mio giudizio che credo non sia affatto esagerato anche sulla sola base del testo
ridotto : qui la brevità del testo è purtroppo in proporzione inversa all’impor­
tanza dell’argomento. 1) Il D. anzitutto preferisce « materialismo storico » a
« materialismo dialettico » perchè questo termine « ha reso possibile un facile
accumularsi di attacchi che dovrebbero invece essere contenuti e discussi sul
terreno del materialismo storico marxista ». Per noi le due denominazioni nel
marxismo s’integrano a vicenda e l’ una forma lo sfondo ideologico dell’altra :
ma. anche il D. come gli altri marxisti, vuole schivare le discussioni dottrinali.
Ma non ricorda il D. l’opuscolo di Stalin: «Del materialismo dialettico e del
materialismo storico » (tr. it. si dice di P. Togliatti in « Questioni del L e­
ninismo », Mosca, 1046, p. 580-608). L ’opuscolo invero non ha nessuna pretesa
speculativa, ma ci tiene alle idee chiare e fin dal primo capoverso intende fissare

93
C. FABRO

la chiara portata dei termini. Ecco infatti la dichiarazione iniziale : « Il mate­


rialismo dialettico è la concezione del mondo del partito marxista-leninista. Si
chiama materialismo dialettico perchè il suo modo di considerare i fenomeni
della natura è dialettico, (mentre la sua interpretazione, la sua concezione di
questi fenomeni, la sua teoria, è materialistica » (op. cit., p. 580). Un esplicito
ritorno a Engels, sottolineato anche dal D. per il quale adunque è il materia­
lismo storico che spiega e fonda quello dialettico, se ben intendo quel che segue.
2) « Il materialismo storico marxista arriva alla Conclusione che la nostra cono­
scenza delle leggi e della natura è una conoscenza valida, che al mondo non
esistono cose inconoscibili, ma soltanto cose ancora ignote che saranno gradual­
mente scoperte e conosciute grazie alla scienza e grazie alla pratica che nasce
dall’esperienza sociale » (p. 297). Da quali premesse trae mai il m. s. quella
sua conclusione: qual’è il suo Anfangì Ecco dove sta il nodo della Einstel-
lung filosofica del marxismo, che i comunisti del Congresso hanno tutti scaval­
cato e supposto. Qual’è la gnoseologia che permette al D. di affermare che più
« non esistono cose inconoscibili ma soltanto cose ignote? ». Questo è un giudizio
di valore decisivo ch’egli avanza, ma di cui non dà giustificazione alcuna. Ma
forse la giustificazione egli ha pensato di darla in quel che segue. 3) « Ho detto
che nel mondo non esistono cose inconoscibili, ma solo cose ignote. Il materia­
lismo, che è una delle correnti fondamentali in cui si son sempre divisi i pen­
satori, il materialsimo abbraccia uomini che vanno da Aristotele a S. Tommaso,
da Cartesio a Marx, che hanno in se stessi una tale continuità che ci permette di
affermare che Marx non ha scoperto una legge nuova ma ha indicato una
traccia ».
Il testo incredibile l’abbiamo udito coi nostri orecchi ed ora tutti lo pos­
sono leggere in questa p. 597 coi loro occhi. Aristotele, che ha certamente
introdotto la uXrj contro gli sidri /cofauva di Platone ma che ha anche affermato
la spiritualità del NOTE e la sua assoluta trascendenza (forse anche troppo!):
Tommaso d’Aquino teologo e santo, Cartesio che guadagna la prima certezza
partendo dalla pura riflessione spirituale e muove alla spiegazione della natura,
partendo dalle idee innate avute comunque per via puramente spirituale, messi
in linea con Marx la cui concezione del mondo significa « la comprensione della
natura senz’ alcuna aggiunta estranea ». E il « noyxo'j yiioùu &./Ìyczoii » della
fisica o la Nóesis Noéseos della Metafisica di Aristotele? e Tlddiio vero uno e
trino di S. Tommaso e di Cartesio, con quel che Esso significa per l’uomo sia per
questo mondo come per l’altro? Domande imprescindibili, giustificate soprat­
tutto dalle marchiane affermazioni che seguono il cui contenuto il D. dovrebbe
in sostanza attribuire anche a quei tre magni « precursori » del materialismo
di Marx. Cioè : (a) Il materialismo ammette che la coscienza è solo il riflesso
dell’essere, un riflesso approssimativamente esatto, (&' Da dialettica, contraria­
mente alla metafisica, considera la natura non come uno stato di quiete e
d’immobilità, ma come un tutto unico in movimento e in sviluppo incessante »
(pp. 297 s.). Se all’ e essere » del primo asserto si mette « natura » o « materia »,
il senso corre più esplicito, soltanto che anche per il D. si pone il problema
doppio : anzitutto della « risoluzione » della coscienza in un processo secondario
e di natura fisica assolutamente condizionato dalle coordinate dei processi fisici,
primari e secondari. Quel che segue nel testo del D. non sono che nuove affer­
mazioni sull’assoluta innovazione portata da Marx-Engels, per aver superato
« l’eterno conflitto fra spirito e natura, fra pensiero ed essere », ecc. Come l ’ab­
biano superato, D. non lo dice mentre si diffonde a spiegare l ’applicazione
che Marx ha fatto del suo dogma alla condizione sociale dell’uomo (La sacra
Famiglia}.
Un’evasione ancora che più :non sorprende. Quel che invece sorprende e
che costituirebbe un’autentica impudenza se figurasse in altro contesto, è l’im­

94
LA (( NON FILOSOFIA )) DEL MARXISMO NELL’ ANNIVERSARIO DI UN CONGRESSO

postazione che il D. ha «dato della religione, tolta di peso da Marx — benché


manchi la citazione — dalla famosa Introduzione al giovanile « Contributo alla
critica dèlia filosofia del diritta di Hegel » dove si trova la nota definizione della
religione « oppio del popolo » di cui sentiremo fra poco la sfacciata esegesi pal­
liativa del Donini. 5) Da religione come proiezione che fa l’ uomo, nel mondo
della fantasia, delle forze naturali c sociali che sfuggono al suo dominio : una
volta che col « materialismo storico » l ’uomo le può dominare completamente,
la religione non ha più ragione d’essere e tutti i miti vanno infranti se si vuol
portare l’uomo alla libertà originaria. « Significa questo, si domanda il D., che
il materialismo (preziosa e significativa semplificazione di termini !) combatte la
religione? ». E risponde testualmente come ha tante volte risposto nei comizi,
nelle conferenze elettorali, col solito lancio del sasso : « E questo uno degli
argomenti che più spesso vengono diffusi e sfruttati anche in sede politica».
Ma non è vero : il ComuniSmo non combatte la religione, perchè nessuno può
combattere coi morti e il ComuniSmo non fa che dichiarare o spiegare perchè
la religione è morta». Udite: «Ma dire che il materialismo storico (ora l ’ag­
gettivo ci vuole per spiegare la ” Aufldsung ” dialettica) combatte la religione
è altrettanto sciocco quanto affermare che il materialismo storico combatte il
mondo romano ! ».
Ed ecco l’esegesi dell’« oppio » : La religione non è, come ha scritto
Marx « oppio del popolo » nel senso volgare che questa fase ha nella polemica.
L a religione diventa oppio del popolo quando questa ideologia, che esprime uno
stato di fatto (cioè il tentativo fantastico di evasione dalla miseria, come si è
detto sopra), cade nelle mani di un gruppo dominante che si serve della reli­
gione per esaltare un materialismo crasso, primitivo e abietto! In questo senso
la frase può essere sostenuta» (p. 298). Dunque sotto il nome più generico
come quello di « religione », senza distinguere fra l’ essenza dell’atteggiamento
spirituale eh’esso comporta e le sue degenerazioni che la « Storia delle reli­
gioni » da più di 50 anni viene esponendb : senza tener conto di alcun criterio
per la classificazione delle religioni nel mondo e nella civiltà dell’uomo — ciò
che sa ogni studente liceale — cotesto docente di storia del Cristianesimo
nella prima Università d ’Italia avvilisce la dignità della scienza nel modo più
volgare e settario. Che il mio giudizio non sia troppo severo, lo prova la con­
clusione dove dalla mano finora felpata spuntano le vere unghie dell’orso :
« Ma in quanto espressione della protesta contro la miseria reale dell’uomo,
la religione per Marx ed Engels e per il materialismo storico, è uno degli ele­
menti fondamentali che hanno accompagnato con un sommesso coro la lotta
dell’uomo contro gli elementi. Marx ed Engels hanno quindi previsto ad un
certo punto la scomparsa della religione (della coscienza infelice e fantastica)
nella stessa maniera in cui prevedevano la scomparsa della filosofia, perchè il
giorno in cui questo contrasto fra essere e pensiero, fra natura e spirito si dile­
guerà, il filosofo diverrà uno scienziato» (p. 298 s.). La relazione Donini ha
dato quindi il vero tono del marxismo, col pronunciamento esplicito sulla « non
filosofia » del medesimo e sulla riduzione sia della religione come della filo­
sofia a « scienza » positiva dei fatti e delle loro leggi.

Fu a questo punto -— e precisamente nella seduta antimeridiana del 19


novembre — che si segnalò un intervento del Prof. G. Calogero, che non ebbe
però alcun seguito. Il C. fece osservare ai « suoi amici marxisti » Che dove­
vano lasciar perdere il bagaglio ideologico dèi marxismo ormai frusto e annien­
tato dalla critica, e applicarsi invece ad approfondire l ’aspetto etico-sociale del

95
C. FABRÓ

socialismo. In questo lavoro inteso direttamente a migliorare le condizioni di


vita dell’uomo, osservava il C., i marxisti avrebbero incontrato quanti animati
di buona volontà si dedicano alla redenzione sociale e non sarebbe impossibile
un comune incontro nel nome di Colui che proclamò e volle la vera ugua­
glianza degli uomini, Gesù Cristo. Il C., che aveva parlato con profonda con­
vinzione, si ebbe uno schietto applauso di consenso : ma non ne fu nulla. Cioè,
provocò invece una reazione da parte comunista in senso contrario.
Nella seduta pomeridiana il banfìano Remo Cantoni prese la parola per
rispondere picche al Calogero. Protestò che il marxismo fondava le sue istanze
sociali e politiche sulla sua ideologia, la quale era perciò intangibile e respin­
geva sdegnato la proposta del Calogero, perchè preferiva vedére al Congresso* un
prete salire la tribuna facendosi il segno di Croce, che sentire proposte di com­
promessi del genere. Dopo una tale protesta di dottrinarismo « outraneé » il C.
fece un inchino a se stesso e uscì di sala fra il rispettoso silenzio dei presenti.
Di lì a poco il Prof. Ebbinghaus aprì la discussione : primo in lista fra glil
iscritti del mattino era il sottoscritto perchè volevo chiedere qualche schiari­
mento dai marxisti dopo l’intervento Calogero e lo desideravo ancor di più
dopo la drastica « fin de non recevoir » del Cantoni.
Manifestai perciò con brevi parole la mia meraviglia nel vedere i marxisti
<( evadere » sistematicamente il momento dottrinario : ovvero la fondazione teo­
retica del punto di partenza. Di più, s ’era notato — osservai — * nei marxisti
italiani quasi il bisogno di evadere dalle strettoie della genealogia: Hegel-
Feuerbach-Marx-Engels-Lenin-Stalin... per cercare «altrove» una fondazione
della rivoluzione marxista, rivolgendosi p. es. allo stesso Aristotele che il
Della Volpe nella sua « Libertà comunista » (i) ha associato a Hume e Grassi
ad Heidegger o persino a S. Tommaso (Donini). Osservai che se Banfi aveva
fatto un « bel discorso » (come disse Calogero), ne poteva fare un altro anche
più bello eludendo sempre lo lùc Rhodus, hìc salta della fondazione critica.
Osservai anche che fra alcuni neomarxisti giovani di bell’entusiasmo i quali
si trovarono d’accordo col Calogero nel distinguere (a mo’ di Croce per Hegel)
« ciò ch’è morto e ciò ch’è vivo » nella concezione marxiana per attendere a
valorizzare quelle parti o analisi economiche e sociologiche da cui il marxismo
trae la sua originalità. Se non che — aggiungevo — il Calogero in questa
stessa adunanza pomeridiana era stato energicamente rimbeccato dal banfìano
Cantoni che però s’era subito squagliato, dopo aver affermato la più stretta
solidarietà fra teoria e prassi nel marxismo, senza compromessi.
Mi permettevo chiedere perciò, anche a nome di molti colleghi di varie ten­
denze che mi avevano manifestato una simile perplessità, se si poteva avere
— prima della chiusura del Congresso — qualche chiarificazione sui precisi
rapporti fra il neo-marxismo e il marxismo ortodòsso. Cioè: i) Quale rap­
porto ha la posizione dei neo-marxisti italiani rispetto alla tradizione Marx-En-
gels-Lenin-Stalin, secondo la quale la teoria sta alla base dell’azione, e quali
sono oggi i principi basilari della dottrina da cui deriva « con necessità »
logico-storica la lotta di classe, la dittatura del proletariato, il livellamento delle
classi, ecc.? - 2) Ma prima ancora, come arrivano i marxisti in sede teoretica,
alla risoluzione di tutto l’ essere nella « materia » ed a concepire tale materia
soggetto della dialettica, ovvero com’è oggi concepito il rapporto di Marx a
Hegel? - 3) O, se i neomarxisti intendono di alleggerirsi della pesante bardatura
della dialettica hegeliana, a cui Marx si è sempre riferito — per utilizzarla
« invertendola » — come fondano essi il materialismo storico e la sua dialettica?
E come possono, per cercare una via d ’ uscita dal disagio teoretico che qualcuno
fra loro mostra così vivamente di sentire (p. es. il Della Volpe nell’op cit.) far

(1) Messina 1946. Cfr. la Nota (17) di p. 211 ss.

96
LA (( NON FILOSOFIA » DEL MARXISMO N ELL’ANNIVERSARIO DI UN CONGRESSO

ricorso a pensatori e ideologie anteriori, a cui era rimasto estranea e la dialettica


e la storicità nel senso voluto?
Alla mia domanda aderiva gentilmente il Prof. G. Della Volpe il quale- ini­
ziava il suo dire dichiarando -che le « intelligenti richieste » del sottoscritto me­
ritavano attenta considerazione e una risposta soddisfacente. Se non che tutta
la perorazione del D. V. si ridusse a spiegare com’egli aveva fatto ricorso a
Hume, per la ragione cioè che a differenza del vuote e formalista imperativo
kantiano, lo scettico scozzese offriva con ,la sua teoria del « sentimento » o
della passione quella concretezza che il « dovere » kantiano era incapace di fon­
dare. L ’evasione del D. V . era stata troppo evidente e fu sottolineata dai
commenti ironici dei presenti. Lo stesso D. V . se n’era accorto e venne a chie­
dermi s’ero rimasto soddisfatto della risposta. Tornai a proporgli la questione
cruciale dell’inizio: « Come arrivale alla materia, quale prinium ontologìe uni »?
Mi rispose che in un prossimo libro che stava scrivendo, le mie domande avreb­
bero trovato piena soddisfazione. Lo pregai che ci desse un po’ di soddisfa­
zione in sede di Congresso, e alla mia rinnovata richiesta sul come arrivavano ad
una concezione della materia, già gravida della ulteriore dialettica, mi rispose
testualmente e con candida franchezza: «Non arriviamo, ci siamo». «Dogma­
tismo, mistica », replicai seccamente e aggiunsi la mia meraviglia perchè nelle
sue opere pre-comuniste avevo avuto ben altra impressione del suo metodo di
ricerca. Il complimento, ch’ era sincero, non gli dispiacque, e dopo quasi un’ora
di bisbiglio mi lasciò con molta cordialità, manifestando il desiderio di ripren­
dere la discussione privata : ma di fatto non si fece più nulla. Devo ricordare
anche la cordiale simpatia che mostrarono per le mie richieste non pochi socia­
listi presenti e perfino un giovane comunista che mi raggiunse dichiarandomi
testualmente che tutti i comunisti che avevo sentiti al Congresso erano dei dilet­
tanti, che di comuniSmo ne sapevamo più noi di loro, e che gli unici a possedere
in Italia l ’ideologia marxista erano fra i vivi Platone e -Scoccimarro, ambedue
assenti dal Congresso.
L ’incidente finì qui e mi radicò nella persuasione che il ComuniSmo non sia
una filosofia, nè lo possa essere : ciò che in fondo m’imponeva una constatazione
molto simpatica — e la rilevo di proposito — quella cioè del bisogno vivo, sentito
da molti neo-comunisti nostrani di agganciare il comuniSmo sociale e politico alla
grande tradizione del pensiero occidentale, sgravandolo del peso morto e dall’iso­
lamento dell’ideologia marxista.
***

So bene che Banfi e l’accolito Cantoni hanno dato, « sedendo a scranna »,


una ben altra versione del Congresso e specialmente dei lavori della nostra
Sezione ai quali praticamente — come dissi al principio •— essi non hanno preso
alcuna parte. Sotto questo aspetto, quanto l ’uno e l’altro si sono affrettati a
scrivere su « Studi filosofici » (nn. -3-4 del 1946) esige le più sostanziali riserve,
sia per i giudizi di fatto come per le valutazioni di diritto, senza dire dello stile da
gazzetta e infarcito di rettorica bolsa.
Qualche saggio : 1) Banfi dà il primo colpo di bacchetta, dichiarando « as­
senti dalle esposizioni e discussioni i problemi tradizionali della ontologia
speculativa -e della più o meno larvata metafisica... » (Atti, p. 274). Abbiamo
visto chi erano gli assenti; quanto alla presenza della metafisica, che dà tanto
ombra al B., sono le Relazioni del giovane Bartolone, di Del Vecchio, De Ruvo,
Drago, Fabro, Covi, Petruzzellis, Testa, Vanni Rovighi... senza contare gli
accenni e ricorsi espliciti di altri oratori (cfr. W. Cesarmi Sforza e soprattutto
la messa a punto coraggiosa e sostanziale, dal punto di vista storico-politico,
di U. Spirito).

97
C. FABRO

2) B. aggiunge soddisfatto: « Il vigore speculativo del pensiero filo­


sofico appariva soprattutto in un altro piano... nell’aperto controllo critico del
sapere e, in particolare, del sapere storico, da un lato, presentato nelle sue
forme estreme di un materialismo storico, e dal sapere scientifico dall’altro,
all’esame dei cui metodi era dedicata la III Sezione del Congresso ». Non posso
dire cos’abbiano detto i banfiani alla III Sezione, perchè non ho il dono della
bilocazione : posso dire però e ne ho dato le prove, che i banfiani pi tennero
assenti dalla I Sezione e che il resto per « ambedue i lati » è un’invenzione del
Banfi che non può dir nulla e la cui presenza in Sezione I si è limitata a qual­
che visita di sfuggita e senza alcun intervento personale. Di quello del Cantoni
s ’è già detto. Quanto poi il B. proclama nella sua Conclusione, con piacevole
stile di comizio ottocentesco, è abbastanza ameno e rivela certamente uno stile
di « reporter » che ha una sua scuola : « Invece il materialismo storico — accu­
sato proprio d ’ incapacità di « evadere » spiritualmente da molti dei facili critici
alle sedute del Congresso —- è apparso come criterio metodico della presenza
e della responsabilità del pensiero al centro della vita e della realtà storica,
senza astrazioni e senza miti. Ideologia delle forze rivoluzionarie e propulsione
della storia nella lotta ormai secolare... » (p. 276, corsivo mio). Ma la cita­
zione può bastare, lanche se il periodo dell’inno del trionfo, un periodo di
parecchie righe, è appena aperto. Dunque B. riconosce : a) che il marxismo
è stato attaccato, b) da molti critici, c) con la precisa accusa di «evadere».
Bene: ma cos’hanno risposto i comunisti? Lo vedano i lettori in questo voi.
dègli A tti e meglio si potrebbe vedere nel testo delle Discussioni, che speriamo
sia ancora conservato dalla Direzione del Congresso;
3) Sui supporti fra Esistenzialismo e Marxismo, i due temi polariz­
zanti del Congresso, il B. naturalmente prende per sè la parte del leone per­
chè « ... per ciò che riguarda l ’esistenza storica concreta, essa ebbe la sua
formula di sviluppo nel materialismo storico, che è la criticità in atto dèi
sapere storico stesso. Al Congresso perciò il m. s. rappresentò proprio l’antitesi
dell’esistenzialismo, ma un’antitesi che risolve la tesi in sè » (p. 275). Segue
un periodo chilometrico d’illustrazione dell’asserto doppiamente falso, perchè :
a) Non è vero che il m. s. abbia rappresentato l’antitesi dell’esistenzialismo:
di fatti l ’ungherese Szilasi e il nostro Grassi hanno presentato nientemeno che
una sintesi del ComuniSmo e di quell’Heidèggerismo che ebbe il suo quarto
d’ora di successo nel Nazismo e che lo stesso Grassi, come ognuno ricorda,
aveva accostato al pensiero di Gentile in quel Vom Vorrang de; Logos che non
va dimenticato, b) Chi prese invece per le corna, anche se con soverchia ruvi­
dezza, l’Esistenzialismo fu il neoscolastico Bontadini che ne fece una sobria,
pacata quanto vigorosa stroncatura davanti alle Sezioni riunite, mentre i Ban­
fiani si accontentarono di cicisbeare per i corridoi o di dissertare su Dostojevski,
su Pascal, su l’estetismo o sulla scoperta del « nulla attivo... » e cose simili
nella Sezione separata, su cui mi riservo di ritornare alla pubblicazione del
volume dedicato al l i Tema del Congresso.
4) Non doveva nella foga della perorazione banfiana, mancare una botta
all’idealismo (pare miri specialmente a Croce!) di cui il B. vorrebbe racco­
gliere la successione per mettersi in testa alla cultura italiana.
Ma il colpo gobbo è riservato alla Neoscolastica : « Anche lo scolasticismo
era assente. Non dà battaglia con le colubrine sul terreno ignoto dove giocano
le mitragliatrici. Sta contento nella strettura (ohi, ohi 1) delle vecchie mura, la­
sciando agli spiritualisti irregolari di pattugliare a loro rischio e pericolo »
(p. 177). Ci voleva anche la battuta del buonumore e ne siamo grati al Banfi.
Che l’Università Cattolica non si sia presentata in forma ufficiale, col tamburo
in testa, come la troupe banfiana, è stata una solenne lezione di serietà e di

98
LA « NON FILOSOFIA » DEL MARXISMO NELL’ ANNIVERSARIO DI UN CONGRESSO

dignità scientifica che pare abbia colpito nel segno. Che ila Neoscolastica sia
stata assente lo può dire solo chi è venuto al Congresso a far mostra di sè
nelle Sezioni riunite e per marinarne le sedute di Sezione : il pensiero catto­
lico ebbe rappresentanti solidi e tenaci non solo dall’Italia ma da altre nazioni
come Francia, Spagna, Cile, Argentina... e non sarebbero mancati anche dalle
nazioni dietro la « cortina di ferro » le quali evidentemente non poterono man­
dare al Congresso che dei « benpensanti » !

Inutile, dopo presentazione generale fatta dal maestro Banfi, prendere


in particolare esame, la presentazione del I Tema fatta dall’accolito /Remo
Cantoni in cui, tolto l’opportuno accenno all’intervento al Calogero (p. 278),
non c ’è che un’arida rassegna delle tendenze in carni>0 che pare si fonda sul
<( sommario » delle Relazioni depositato dai partecipanti presso la Segreteria dei
Congresso. Rilevo soltanto l’inizio e la finale. - 1) Il C. comincia con un’affer­
mazione preziosa e stavolta oggettiva : « Non si può dire che nelle relazioni del
Congresso romano sia emerso un concreto approfondimento dei problemi del ma­
terialismo storico. Colpa dell’idealismo... » (p. 278). È stato questo anche il
disappunto di molti congressisti antimarxisti e che ho cercato di presentare io
stesso, ma i principali colpevoli — come si è visto — sono stati i marxisti che,
come si dice a Roma, hanno « fatto sega » : forse perchè dopo tanto Idealismo
che finora aveva imperversato in Italia e nelle Facoltà che li generarono' ai pro­
blemi del pensiero pensante e pensato, si sentivano ancora neofiti e temevano
di rompere i cocci in casa di papà.
Intanto il Cantoni mostra di sapersi avvantaggiare alla scuola di rettorica
del Maestro : « Appaiono all’orizzonte, quasi generate dal moto stesso della
storia, le forze vive del neoumanesimo marxista, ma la loro voce risuona in
un ambiente ideologico, ancora cosi saturo d’incomprensione e diffidenza che
il loro sforzo è volto soprattutto a dissipare quei malintesi e ad eliminare
quelle deformazioni con cui gli avversari travertono il marxismo stesso». La
realtà è che quelle forze si fermarono all’orizzonte e non raggiunsero l’aula del
Congresso : ma preziose le due confessioni che dànno torto all’ottimismo dèi Mae­
stro, riferito di sopra : la confessione del mancato approfondimento del materia­
lismo storico al Congresso e quella della generale diffidenza ch’esso incontrò al
Congresso che il cosiddetto « sforzo » dei marxisti non ha dissipata affatto, ma
piuttosto aumentata, semplicemente perchè è mancato non solo uno sforzo ma
anche un vero intervento attivo da parte comunista. A meno che il C. non alluda
alla sua salomonica protesta contro il Calogero di cui abbiamo esposto il modo e
la portata !
Ma c ’è un altro rimpianto del Cantoni, che è troppo divertente per non
ricordarlo : « A l Congresso romano mancavano i rappresentanti più autorevoli
del marxismo straniero e mancavano anche i rappresentanti del marxismo poli­
tico italiano, e quest’assenza ha avuto il suo peso nello spostare sovente la pro­
blematica verso piani metafisici e astratti, invece di riportarla al concetto di
quelle grandi esperienze sociali e umane che costituiscono la premessa e il ter­
reno di fecondazione dei movimenti ideologici » (ibid .). Giusto e legittimo
rimpianto, che dà ancora torto al Banfi il quale — lo abbiamo visto — qualche
pagina prima aveva invece proclamato lo scorazzare trionfante dei marxismo
al Congresso e l’assenza della vecchia Metafisica. In casa quindi non sempre
va tutto bene ! Ed è stato poi un vero peccato che al Congresso e specialmente
alla vSezione del materialismo storico non abbia presieduto p. es., o Togliatti
o Nenni ! Io ci avrei goduto immensamente, specialmente se il primo ci avesse
con la sua competenza fatto un chilometrico commento dell’opuscolo celeberrimo
di Stalin sul materialismo storico, che ho sopra citato, quel bel centone da stu­
dente liceale che a forza di « proseguiamo » cuce con la disinvoltura di chi ha

99
C. FABRO

sempre ragione gli « hyatus » più incolmabili della dialettica materialista; o se il


secondo (cioè Nenni) ci avesse introdotti nei segreti misteri della stessa con un
paio di slogans, quali p. es. (ma non posso dire se l’azzecco) : « O la dialettica
o il caos!». «O la filosofia sarà materialista o non isarà ! »... Purtroppo in
Italia, paese pignolo e ancora retrivo, la filosofia non gode ancora della infalli­
bile guida della politica, come p. es. in Russia. Ma sulle condizioni della filo­
sofia in Russia negli ultimi anni ha scoperto al Congresso alcuni altarini poco
edificanti ma documentati con abbondanza di nomi, di date e di bibliografia un
professore del Russicum di Roma, il giovane e valente gesuita austriaco P- Gustav
Wetter che destò negli uditori una profonda impressione (il C., nella sua rela­
zione, non lo nomina ma farebbe bene a leggerne ora il testo (p. 291 ss.) per
aggiornarsi e prospettare quella che in un tale regime potrebbe essere un giorno
anche la sua felice sorte !).
Uopo una simile conoscenza e valutazione dei fatti, le conclusioni che il C.
vuol trarre (p. 287), sono inoperanti perchè « senza situazione ».

Per parte mia non ho particolari conclusioni da trarre se non confermare


la mia impressione sul Congresso, che è stata veramente ottimista, perchè ha
rivelato il grado di incertezza e di confusione che regna nel campo di Agra-
mante e la vitalità eterna dei temi dello spiritualismo, anche in pensatori mili­
tanti in campi diversi dal pensiero cattolico. Il Congresso ha rivelato da una
parte la compattezza delle sane forze dell’umanità nel difendere la libertà e
l’indipendenza dello spirito, dall’altra il timore dei marxisti di far brutta figura
e di qui la loro sistematica astensione dalle -discussioni come bambini a cui
rimorde la coscienza.
Preferisco perciò concludere con due citazioni. L ’urna, in francese, è di un
certo P. Debray secondo il quale ( L ’on commence à comprendre de nos jours
que pour ótre efficace ,la critique du marxisme doi ètre d’ordre philosophique
et non plus uniquement d’ordre sociologique voire d ’ordre économique... » (La
(Malectìque de l’ existence et du langage, in « Dieu vivant», 9 (1947), p. 31).
L ’altra è da E. Frank e riferisce il « criterio di verità » del neo-empirismo a cui
si volgono i neomarxisti (in Italia p. es. il Geymonat a Torino, e il Circolo
Analysis di Milano) che permetterebbe l’abbandono dell’insopportabile bagaglio
della dialettica, anzi della filosofia stessa, per attribuire la (verità concreta al
« fatto » come tale e la ragione a chi sa picchiare più sodo. Ecco la citazione,
purtroppo mutila perchè di seconda mano, ma ancora significativa : « Acconding
to this doctrine (of « concrete truth ») thè truth of a proposition can be jud-
ged... onlv by examining thè practical conclusions that can be drawn from
it... ». Segue la definizione della religione in pieno accordò con Marx e... Do­
nini : « By religion should be understood a concrete organization which seeks
to propagate thè belief in a naturai being among men and in this way deter
them from thè struggle against their oppressors » (Apud, Erich Frank, Pltilo-
sophìcal Understanding and religious Truth, Oxford U. P., 1945, p. 101 notes).
Personalmente penso che ai marxisti interessino più i fatti della teoria, e
mirino oggi più a impadronirsi dei posti di comando che a dissertare di filo­
sofia. Perchè una volta al potere, essi son sicuri che gli intellettualoidi, in gran
parte relativisti e senza convinzioni personali, passeranno presto per amor dèlia
pelle dalla loro parte.
C ornelio F abro

IOO
RIVISTA DI FILOSOFIA
NEO-SCOLASTICA

PUBBLICATA PER CURA


D E L L A FA C O LT À D I FIL O SO F IA
D E L L ’ U N IV E R S IT À C A T T O L IC A
D E L S A C R O C U O R E

JL

A nno xr, GENNAIO-MARZO 1948 Fascicolo I


(Pubblicato il 20 febbraio 1948)

R edazione e A m m inistrazione : PIAZZA S. AMBROGIO N. 9 - MILANO


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