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CORAGGIO

La vita di tutti noi è fatta di alti e bassi, di cose che vanno come vogliamo e di altre che invece
non si realizzano mai. Non esiste una vita perfetta. Ma esistono delle grandi differenze tra coloro
che, tra alti e bassi, continuano a crescere e ad andare avanti con atteggiamento positivo ed
ottimistico ed altri invece che si arenano e si perdono.

L'universalità dei rischi e dei problemi ha reso la paura un meccanismo protettivo importante che
tutti noi adottiamo molto spesso. Davanti alle incertezze, alle perdite e alle difficoltà emerge la
paura, un antico meccanismo difensivo che molto spesso ci salva la pelle.

Il confine però tra essere di aiuto ed essere la ragione stessa dei nostri insuccessi è molto sottile. La
paura è spesso eccessiva rispetto al rischio reale e paralizza la persona impedendo qualsiasi scelta
e creando un presupposto per un malessere cronico.

È questa situazione quella che non vive mai colui che trova il coraggio. La persona coraggiosa vive
la paura come tutti ma non si fa governare e paralizzare da essa. Anzi impara ad usarla per
rafforzare la fiducia in se stesso e nella vita, per spingersi avanti invece che farsi frenare.

Il coraggio, come ogni altro nostro comportamento, non è innato ma piuttosto è una conseguenza di
un allenamento, di una pratica deliberata. Nessuno nasce coraggioso o vigliacco e pauroso.
Ognuno di noi lo diventa coltivando, magari inconsapevolmente, alcune abitudini.

Il coraggio si esercita quando si capisce la differenza tra subire le scelte e farle, si accetta che la
strada più comoda non è quasi mai quella più giusta e si decide di smettere di lamentarsi e di
iniziare a lavorare su se stessi. Si inizia da piccole azioni quotidiane e, piano piano, si migliora
anche in quelle più rare e complesse.

 Avere il coraggio di cambiare vita

Ci sono alcune condizioni che favoriscono l'emergere del coraggio e altre che invece rendono
l'essere coraggiosi molto improbabile. Come sempre tutto dipende dal nostro mondo interiore e da
come impariamo a gestirlo.

1. Chiarezza di pensiero

La confusione facilita la paura e sopprime il coraggio. Per avere coraggio ci vuole chiarezza,
occorre soprattutto percepire in maniera nitida cosa conta davvero. Se per esempio tu dovessi
buttarti nel mare in tempesta per salvare una persona e iniziassi a pensare alle onde, al freddo, al
rischio che corri, non troveresti mai il coraggio necessario. Se invece percepisci chiaramente che la
priorità è salvare una vita, il coraggio emerge immediatamente.

2. Accettare i contraccolpi

Una delle caratteristiche dei paurosi rispetto ai coraggiosi è che i primi pensano eccessivamente alle
conseguenze di ogni loro azione. Questo inevitabilmente fa aumentare la paura e favorisce la
paralisi. Ogni scelta ha delle conseguenze e crea dei contraccolpi. Inevitabilmente la vita è un
rapporto delicato tra costi e benefici, tra rischi e ricavi. L'unico modo per non correre alcun rischio è
appunto quello di non agire, cosa che genera però il pericolo più grosso di tutti: quello di buttare via
la propria vita.

3. Avere energia fisica e mentale

La stanchezza ci rende deboli, confusi e ovviamente impauriti. Quando i livelli di energia sono al
minimo diventa difficile per la mente esprimere quelle caratteristiche che favoriscono il coraggio.
Ragionare sulle proprie scelte, provare a prendere decisioni importanti in uno stato di stanchezza e
scarsa energia produce in genere pessimi risultati. Un motivo in più per tenere a mente l'importanza
dei 4 fondamenti di una vita sana: nutrizione, integrazione alimentare, allenamento fisico e gestione
della mente e dello stress. Curare questi aspetti significa rafforzare mente e corpo e da una
posizione di forza possiamo esprimere più coraggio.

Spesso ci dimentichiamo quanto la vita sia breve. Pensiamo di avere il lusso di rimandare
all'infinito, di farci governare dalle paure nell'illusione che tanto ci sarà tempo più avanti per essere
coraggiosi. Ma il coraggio non arriva dall'alto, non capita per caso.

Evolutivamente siamo tutti coraggiosi. Nel vero senso della parola. L'uomo di Neanderthal si
distacca dai suoi predecessori proprio per la presenza di un gene detto DRD4-7R che lo ha reso più
disposto a correre rischi, più interessato alla novità e più portato all'esplorazione.

Ognuno di noi porta dentro di sé questa antica propensione al coraggio, ma schiacciati da mille
remore e troppi pensieri finiamo con il dimenticarcelo. Così adottiamo comportamenti che ci
addestrano alla paura e che favoriscono la paralisi. Impara ad allenare il coraggio a partire dalle
piccole scelte quotidiane, fatti guidare dal corso che ha già aiutato centinaia di persone a ritrovare
il proprio coraggio.

Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura.L' uomo coraggioso non è
colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla. un uomo non può essere definito coraggioso
se è in mancanza di paura.Il coraggio si vede nei momenti più difficili , nei momenti duri quelli che ci fanno
più paura.È proprio in quel momento che bisogna stringere i denti e tirare fuori il coraggio e cercare di
lottare a tutti i costi "sconfiggendo" la paura. Con il passare degli anni ho capito che il coraggio è quella
forza d' animo nell' affrontare il pericolo, nel sopportare con serenità sacrifici e dolori, nell' intraprendere
imprese difficili. Coraggioso è colui che affronta una situazione molto rischiosa solo per aiutare gli altri. Un
giorno, però, ti alzi e capisci che queste paure si possono superare, basta tirare fuori un po' di coraggio,
così, ti fai forza e apri quell' armadio e capisci che il mostro che ti faceva tanta paura non era altro che uno
stupido maglione verde di lana. un bambino. Molte volte loro non si accorgono a pieno della paura, per
questo spesso i bambini risultano più coraggiosi. Il coraggio è qualcosa che nasce dentro di noi, ma soli
alcuni riescono a tirarlo fuori.

Forza morale che permette di affrontare situazioni difficili. Il coraggio è il prestare l'ampiezza del petto
all'incerto, al pericolo, al dolore - la disposizione salda al sacrificio. il coraggio si distanzia dal temerario,
l'audace senza accortezza. Come bene sintetizza una celebre frase attribuita ad Ambrose Redmoon, il
coraggio non è l'assenza di paura, ma piuttosto il giudizio che c'è qualcosa di più importante della paura.
Diventa l'intervento umano che supera l'istinto, vessillo vero di sentimenti, di principi - motore responsabile
che intimorito non cede al timore perché qualcosa di luminoso, di giusto lo chiede, da dentro di lui.

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il Prof. Piero Barbanti, neurologo Responsabile del Centro per la Cura e la Diagnosi della Cefalea
dell’IRCCS San Raffaele Pisana.

Coraggiosi si nasce, non si diventa. «Il coraggio», spiega, «è uno dei quattro tratti fondamentali del
nostro temperamento inteso come predisposizione emotiva».

Coraggiosi si nasce, dunque.

Il coraggio è uno dei 4 tratti fondamentali del nostro temperamento che comprende 1) i coraggiosi,
(novelty seeking), 2) i timorosi (harm avoidance), 3) quelli che cercano relazioni sociali (reward
dependence), 4)  gli ambiziosi-arrivisti (persistence). Il temperamento (= la nostra predisposizione
emotiva) e quindi il coraggio, è ereditabile per il 50% e non muta del corso della vita, a differenza
del nostro carattere. Il soggetto coraggioso cerca la novità, spinto dalla dopamina: questa tipologia
di soggetti è a minimo rischio di sviluppare la malattia di Parkinson (dove invece la dopamina
manca).

 Coraggiosi o temerari, c’è una differenza?

Il soggetto coraggioso avverte la paura ma impara a superarla. Uno studio consistente


nell’avvicinare un serpente a soggetti coraggiosi ma poco confidenti con il rettile ha dimostrato che
essi sono in grado di tenere a bada l’ansia (rispetto ai non coraggiosi) che pure avvertono, attivando
una particolare area del cervello (cingolo anteriore, subgenuale) che stimola il nostro sistema
vegetativo “della tranquillità”, (parasimpatico), tenendo a bada il sistema vegetativo “dell’allarme”
(simpatico). Il coraggioso quindi ha un sentimento dissonante: teme ma parte. La volontà vince.

Il temerario non sente la paura e quindi parte. Ma c’è meno merito perché non fa sforzi. Anzi, può
fare danni. Gli eroi sono sempre coraggiosi, non temerari.

 Uno studio di questi giorni ha dimostrato che i soggetti coraggiosi attivano il cervelletto,
organo che controlla il nostro equilibrio. Cosa significa?

 Si è dimostrato che il volume del cervelletto nei soggetti coraggiosi è maggiore.

Il cervelletto controlla normalmente il nostro movimento come il navigatore dell’automobile ci


guida, ci sorveglia e ci suggerisce se sbagliamo.

 ha in memoria i tragitti più usati nel tempo (es. camminare, correre, andare in bici, sciare),
automatizzati dopo averli ripetutamente imparati,. Ci guida senza il minimo sforzo
 nel contempo, quando non seguiamo adeguatamente il tragitto che lui ci suggerisce (perché
magari incespico in una buca mentre sto camminando), ci suggerisce rapidamente una strada
alternativa (mi fa aprire le braccia per non cadere).

Il soggetto coraggioso, cercando di continuo novità, esplorando di continuo il mondo ed essendo


senza inibizioni necessita di un “consigliere militare” come il cervelletto che renda familiari
(automatizzandole) situazioni sempre nuove o fornisca alternative rapide e strategie vincenti.

Quindi il cervelletto è il controllore e suggeritore non solo dei movimenti ma anche della nostra vita
di relazione, ancor più nei soggetti coraggiosi.

 Coraggio, dunque, non come gesto isolato, ma come stile di vita?


Tre spiegazioni telegrafiche. La prima è di carattere filosofico. Seneca diceva che la paura rende
tutti schiavi. Il coraggio non è quindi un atto ma uno stile di vita improntato ad azione e libertà. Il
coraggio non è un semplice strumento di autoaffermazione ma è la capacità di superare le proprie
paure per raggiungere obiettivi importanti (spesso etici). La seconda, di carattere neurobiologico,
sostiene che il coraggio genera piacere liberando dopamina dalle aree del piacere e della ricompensa
(amigdala, striato, corteccia orbito-frontale). E’ quindi una virtù che diventa scelta irrinunciabile
perché ci fa sentire meglio. Secondo una spiegazione psicologica il coraggio ci fa esplorare il
mondo: se conosciamo meglio il mondo, riduciamo le incognite, quindi le nostre incertezze e le
nostre paure e quindi viviamo meglio.

 E’ vero che il coraggio può dipendere dalla stagione in cui nasciamo?

E’ incredibile ma è scientificamente provato che la stagione di nascita controlla fertilità, statura,


peso, aspettativa di vita, predisposizione a malattie psichiatriche quali l’autismo, la schizofrenia e il
panico, ecc. Inoltre chi nasce tra ottobre e dicembre vive più a lungo di chi nasce ad aprile e giugno.
I motivi sembrano essere la differente esposizione della madre (dal concepimento al parto) a
possibili infezioni, le diverse temperature, i diversi tipi di alimentazione, la diversa esposizione alla
luce.

Come se non bastasse, studi recenti hanno dimostrato che gli uomini nati in periodo invernale,
statisticamente, hanno livelli di coraggio (novelty seeking) superiori agli altri. Le spiegazioni
sarebbero legate al cosiddetto fotoperiodo (cioè quantità giornaliera di luce) che influenzerebbe i
livelli di melatonina e dopamina, tra di loro inversamente proporzionali, ed il turnover della
serotonina.

  A che età iniziamo ad essere coraggiosi?

Il coraggio propriamente detto è nella maggioranza dei casi una virtù innata che non si incrementa
nè si attenua nel tempo. Il bambino piccolo in età prescolare  è solo un bambino temerario, non
coraggioso. Il coraggio inizia 1) quando il bambino sviluppa la propria volontà e pure avvertendo la
paura decide di tenerla a bada, 2) quando incontri i primi piccoli problemi esistenziali che insorgono
nella comunità (evitare quindi la iperprotezione dei piccoli). Ci sono studi che dimostrano che il
coraggio si inizia a manifestare già verso gli 8 anni. I bambini coraggiosi sono i soggetti che
svilupperanno meno ansia in futuro.

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La misura del tuo coraggio non è definita da ciò che stai affrontando,ma dal modo con cui lo fai. Sta
nell’intensità del gesto,nella direzioni che gli imponi.
Si gioca tutto in una frazione di secondo.È un atteggiamento significativo e forte,ma estremamente
rapido.
È come girare una chiave ed aprireuna porta,mentre avresti potuta tenerla chiusa.
È dire un si,o anche un no,invece che far finta di non aver capito.
Non è vero che la vita cambia anche per uno solo di questi gesti,perchè è ammesso l’errore,il
tornare sui nostri passi,il cambiare idea.
La vita cambia se c’è quel timbro e quella firma su qualcuna delle sue pagine.Cambia se gli metti
dentro l’energia e la vibrazione del tuo essere,la passione del tuo voler scegliere,l’autenticità del tuo
volto.

Se tu ti accorgessi che in certi periodi non riesci a scegliere e prendi le cose come sono,che il
coraggio non ti viene e spesso è la paura che ti gestisce,fermati!
Non hai bisogno di diventare più bravo o di aumentare l’impegno.Cerca te,cerca il tuo cuore ed il
tuo volto.Non lasciare che siano le circostanze o altri a definirti,non scendere a compromessi.Il
coraggio nasce dall’essere veri…