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Capitolo 1

Il postino arriva con una lettera che gli sembra un po' strana. Era una lettera anonima,
intestata col nome della farmacia. Al farmacista sembra strano che sia per lui una cosa del
genere.

《Se l'apre, ed è cosa di corna, non mi dirà niente; ma se minaccia o altro, me la farà vedere
》​. (Pagina 4)

Il farmacista si decide ad aprire la lettera: è una minaccia e gliela mostra al postino. Niente
corna. ​''Questa lettera è la tua condanna a morte, per quello che hai fatto morirai'' dice la
lettera che la parole ritagliate da un giornale. (Pagina 5)

Quello che pensa il postino è che si tratti di uno scherzo. Invece, il farmacista non è tanto
sicuro di quello. Ha paura. Poi si lascia convincere quando racconta il fatto della telefonata
che ricevette una notte. Quella del cane rosa e celeste. E si convince di quello perché di
motivi ne aveva tanti:

"​-Non ci penso- disse il farmacista: e gia' il postino era uscito. Ma ci pensava. Come
scherzo, era piuttosto pesante. Se era uno scherzo… E che altro poteva essere? Non aveva
mai avuto questioni, non faceva politica; di politica nemmeno discuteva (...). Mai una
discussione. [...]. Viveva tranquillo, insomma. E forse questa era la sola ragione che aveva
suscitato la lettera anonima: un uomo così tranquillo, ad uno che vivesse di ozio e di malizia,
metteva la voglia di inquietarlo, di spaventarlo. O forse bisogna cercare un'altra ragione:
nell'unica passione che aveva, ed era la caccia." (pp. 6-7)

Però poi pensa alla caccia. Non era la prima volta che morivano i cani avvelenati. Ma lui si
sentiva bene perché i suoi cani stavano al sicuro. Ripensa al fatto che si trattasse forse di
una minaccia per spaventarlo così non sarebbe andato a caccia a mercoledì. Tanto il dottor
Roscio quanto lui era: "​buon tiratore (...), anche lui con un paio di cani, ma insomma… E
dunque la lettera anonima finiva col sollecitare la vanità, diventava un attestato alla sua
fama di cacciatore.​ " (Pagina 8)

Poi in una riunione, trova Mercuzio Spanò, Don Luigi Corvaia ed altri e gli racconta quello
che gli era successo: la lettera anonima che conteneva una minaccia. Il farmacista dice che
c'è uno scopo: tenerlo lontano dalla caccia.

….

Capitolo 2

Il capitolo si apre con le morti del farmacista, il dottor ​Roscio e uno dei cani di Manno.
"​Il ventitre agosto del 1964 fu l'ultima giornata felice che il farmacista Manno ebbe su questa
terra. Secondo il medico legale, la visse fino al tramonto.
(...)
E insieme chiusero quella felice giornata di caccia, a dieci metri di distanza:colpito alle spalle
il farmacista, al petto il dottor Roscio.​ "
(Pagina 13)

Il fatto è che verso le 9 il paese, secondo quanto dicono, ebbe un pauroso presentimento.
Finalmente furono i cani a condurre al maresciallo dove c'erano i morti.

Si prepararono i funerali quei giorni.

Si doveva ammettere che una ragione, anche se assurda nonché piccola, doveva esserci.
La lettera era chiara: per quello che hai fatto morirai. Quindi, il farmacista, una colpa ce la
aveva.

Gli autori dell'assassinio erano due di sicuro. "​Perché per essere due, gli assassini, erano
due: nessuno si sarebbe arrischiato ad affrontare da solo due persone armate, che in quel
momento avevano il fucile in mano, carico e pronto (...)'' ​(pagina 17)

Per Pecorilla la lettera è tipica di un delitto passionale. Invece, il prof Laurana ritiene che
"​forse un po' turbato era la sera in cui ebbe la lettera: ma poi scherzava su, era tranquillo.​"

Il notaro pensa che il farmacista, il suo amico, abbia avuto qualche affair con una cliente
della farmacia: l'occasione fa l'uomo ladro. Don Luigi Corvaia aggiunge che lui veniva dalla
povertà e che il matrimonio con la signora Spanò di sicuro era per interesse dato che lei era
brutta, e lui invece era bello.

Il commissario chiede alla vedova Manno se lei avesse mai avuto qualche sospetto di
essere ingannata dal marito. Lei dice di no. Ciononostante la cameriera, dopo l'insistenza
del commissario che la interrogò durante sei ore, dice di ricordare un piccolo incidente in
farmacia che era successo con una ragazza che frequentava molto spesso quel luogo. La
donna dà informazione importante (quali il nome, cognome, età, numero civico, ecc) anche
se dice di non ricordare molto. Alcune ore dopo la ragazza era in caserma e la sua ex futura
suocera, alle 21, era a casa della ragazza chiedendo l'anello che le aveva dato suo figlio.

Capitolo​ ​3

Viene chiarita la ragione per cui la ragazza visitava tanto la farmacia: suo fratello aveva la
meningite. Suo padre lavorava in campagna e la madre non usciva di casa. Quindi, lei era
quella che andava in farmacia. Anche se lei non aveva niente a che vedere con l'assassinio
e non aveva avuto nemmeno una relazione extraconiugale con i farmacista, tanto la famiglia
quanto la gente del paese la giudicavano.
Nel paese non c'era uno che non avesse già ipotizzato il mistero e avesse risolto il caso, il
perché dell'assassinio… o almeno aveva una chiave per risolverlo. Il professore Laurana ne
aveva una: era la parola UNICUIQUE. Quindi, una sera, passa dal giornalaio e chiede il
giornale "​L'osservatore ​romano". Il giornalaio rimane stupito perché il prof aveva la fama di
anticlericale e, oltre a quello, perché da vent'anni non gli chiedevano quel giornale. Dice che
all'epoca di Mussolini, il segretario del fascio gli suggerì di non portare più ​L'osservatore
perché gli avrebbe fatto ritirare la licenza di vendere giornali.

Il professore si rende conto del fatto che nessuno gli aveva domandato se vende
L'Osservatore… né il maresciallo, il che non significa che lui non lo sapesse già. Forse non
ci era ancora andato. Poi pensa che dovesse tentare con l'ufficio postale o col postino (per
sapere se loro conoscevano chi ricevevano privatamente quel giornale). La scusa che dà il
professore è che gli era stato segnalato un articolo che era uscito pochi giorni fa da quel
giornale e che voleva sapere se c'era in paese qualche persona che lo recivesse. La gente
sapeva già che il professore faceva lavoretti di critica e che li pubblicava su riviste. Perciò
l'ufficiale postale diede l'informazione senza nemmeno pensarci. E se la polizia gliel'avesse
già domandata di sicuro non avrebbe dato tale informazione o forse con certa esitazione.
L'ufficiale postale dice che ne arrivavano die copie: una all'arciprete e una al parroco di
Sant'Anna. Dato che il prof era stato molto insistente, gli viene suggerito di andare dal
parroco di Sant'Anna perché se ha il numero del giornale che lui cerca, glielo darà senz'altro.
Quando arriva in parrocchia e chiede all'uomo religioso sull'Osservatore Romano, il parroco
prese espressione di rammarico. Dice che effettivamente riceve quel giornale, però non lo
legge. Anzi, non l'ha mai aperto. Ciononostante dice: ​"(...) credo se lo porti via il mio
cappellano. Lo conosce? Quel prete giovane, tutt'ora, che non guarda mai negli occhi. Un
cretino. E una spia anche: me l'hanno appiccicato questo. Lui lo leggerà (...); può darsi anzi
che lo conservi. Se vuole gli telefono.​"

Il parroco telefona il prete. Gli chiede se ce le ha le riviste che le ruba. Gli risponde di sì il
prete. Anzi, chiede quali sono i N° di riviste di cui ha bisogno. Il prof di Chiara che non lo sa
esattamente, ma di sicuro sono quelle uscite fra il 1mo luglio e il 15 agosto. Il parroco
aggiunge che cerca un articolo su Manzoni. Chiede di controllare bene le riviste. Al prof
Laurana viene detto che la ricerca lo farà l'altro. Aggiunge: ​"così Lei si risparmia il disgusto di
vederlo. È un essere lercio.​ "
Dice che se l'uomo gli dice che ha trovato qualcosa, glielo farà portare il giorno dopo.

Mentre il parroco gli racconta al prof delle barzellette, riceve una telefonata da parte del
prete, il quale gli dice che ne ha tutti i numeri, ma non c'è nessun articolo Manzoni.

Come conclude il capitolo?

Capitolo​ ​4
Il professore va dall'arciprete dopo tre ​giorni del lutto stretto, per non essere
indiscreto. Voleva chiedergli i numeri dell'​Osservatore Romano,​ quelli dal 1° luglio al 15
agosto. In quella casa dove è andato, ci vivevano prima ​“i due fratelli sposati con le loro
famiglie, dodici persone formavano una sola cosa” (pagina 33) e l'arciprete (…). Poi, dopo la
morte e i matrimoni avevano trascinato via parecchie persone della casa, e alla fine ne sono
rimaste solo quattro: l’arciprete, le due cognate, un nipote -l’avvocato Rosello-.

L’arciprete fa riferimento alla morte del farmacista. Prova a convincere il professore


di quello che pensava. Il professore, di dubbi ne aveva tantissimi. L’arciprete pensa sia la
vittima fatale dell’omicidio sia suo nipote, il dottor Roscio. Che lui abbia pagato con la sua
vita perché era a quel momento con il farmacista. Che il farmacista ne aveva la colpa: era
stato avvertito tramite una lettera (minacciosa) che lo pagherebbe con la sua vita. Quella
senz’altro una minaccia dato che lui non aveva questione d’interesse con nessuno, però di
tresche ne aveva tante. E poi il religioso questiona il modo in cui si aveva preso la minaccia
il farmacista: ​“A una settimana di distanza offre al suo nemico l’occasione migliore per
attuare la minaccia: se ne va a caccia. La verità è che non l’ha presa sul serio, che ha
creduto ad uno scherzo (...).” (pp 34-35). Pensa anche al fatto che forse, la colpa era stata
commessa da molto tempo, era così lontana che non la ricordava. Oppure era una colpa
commessa inavvertitamente: un gesto, una parola, ecc e quello avrebbe scatenato la
tragedia.

Il professore spiega il motivo della sua visita. Chiede sulla rivista ​“L’osservatore
romano”​. L’arciprete dice che le riceve, così come i giornali, però dopo averli letto, non li
conserva. Anzi, porta con sé solo le lettere private, ma il resto viene destinato di domestico
dominio. L’uomo religioso gli offre il numero che ha alla mano: appunto è l’ultimo uscito.
Quando Laurana apre il giornale, si trova con la parola UNICUIQUE, è la testata. Era tale e
quale quello della lettera minacciosa. Finalmente il professore rifiuta il giornale e se ne va.

Pensa al fatto che la polizia si sta soffermando solo sul mozzicone di sigaro, anziché
la parola appiccicata sulla lettera, la quale apparteneva a un giornale letto da due persone in
quel paese. Quando arriva a casa, mentre sua madre apparecchiava la tavola, si mette a
pensare il seguente:
● forse l’assassino acquistò il giornale nel capoluogo per un po’ di sottigliezza,
nell’intento di aggiungere confusione all’indagine;
● si trovò fortuitamente sottomano quel giornale e non si rese nemmeno conto di
quale giornale si trattasse;
● era talmente assuefatto a vedersi intorno quel giornale da considerarlo un giornale
come un altro, senza riflettere sulle particolarità tipografiche e sulla limitata diffusione
(...). (pp.38-39)

Capitolo 5
Il capitolo si apre con la descrizione fisica, psichica nonché modo di vita del professore. Lui
insegnava italiano e storia nel liceo classico del capoluogo. Viene descritto come un uomo
onesto, meticoloso, triste. Si dedicava profondamente allo studio e ai lavori di critica
letteraria. Era considerato un comunista, anche se non lo era. “Per la sua vita privata, era
considerato una vittima dell’affetto esclusivo e geloso della madre: ed era vero.” Non si era
mai sposato. Era un mammone: viveva ancora con la madre. Non era un essere socievole:
non aveva amici. Anche se aveva frequentato il liceo con il dottor Roscio, non si può dire
che fossero amici. Si vedevano in farmacia o al circolo, però basta. O quando sua madre era
malata, lui veniva a casa sua, ma non si pagava la visita. A Natale, il professore gli regalava
un libro in dono. La morte del dottore lo aveva colpito perché era uno dei pochi che con cui
si poteva parlare di politica o letteratura, all’epoca del fascismo.

“Era un uomo civile, sufficientemente intelligente, di buoni sentimenti rispettoso della legge:
ma ad aver coscienza di rubare il mestiere alla polizia, o comunque di concorrere al lavoro
che la polizia faceva, avrebbe sentito tale repugnanza da lasciar perdere il problema.” (pp.
43-44)

Una sera, mentre erano tutti riuniti (l’ufficiale postale, Don Luigi Corvaia, l’avvocato Rosello,
Pecorilla, il Colonnello Salvaggio) al circolo lui fa una rivelazione: dice che è certo che la
lettera era composta con parole ritagliate dall’​Osservatore Romano.​ L’avvocato domanda
come sa quello. Il professore dice che lo aveva notato mentre il maresciallo dettava la
denuncia al farmacista. L’avvocato aggiunge che è strano, il maresciallo glielo avevafatto
sapere questa informazione. Pecorilla domanda al professore se gliel’ha fatto notare al
maresciallo, Paolo dice di sí. Anzi, gli aveva detto di esaminare bene la lettera, il maresciallo
gli aveva detto che l'avrebbe fatto. L’ufficiale postale aggiunge che “forse era un indizio che
portava a niente”. Poi chiede al professore se era per quello che gli aveva domandato…
Senz’altro il professore lo nega. Il Colonnello, un uomo già in pensione, domanda
all’avvocato Rosello perché il maresciallo gli avrebbe detto quello e l’avvocato si difende
dicendo che era un familiare della vittima o per amicizia. Siccome il colonnello inizia a
discutere, l’avvocato si alza e va a parlare con il professore e gli dice: “E com’è, questa
storia dell’​Osservatore​ ​Romano?

Capitolo 6

Il professore Paolo Laurana e sua madre vanno a visitare le vedove. Egli, sapendo
che i cacciatori non dicono mai, tengono segreto sempre il nome del luogo in cui andranno
nel giorno d’apertura della caccia domanda a ognuna di loro se sapessero in quale contrada
sarebbero stati il giorno dell’assassinio. La vedova del farmacista, dice “forse andavano
verso Cannatello”. Non ne era sicura. Quando il professore le domanda se suo marito le
aveva parlato della lettera e riceve come risposta un no, la percepisce un po’ arrabbiata:

“-E le aveva detto della lettera?


-No, non mi aveva detto niente.
-Non voleva che lei si preoccupasse.
-Già -disse la vedova, duramente e con una inflessione ironica.
-E poi credeva fosse uno scherzo, e anche noi.
-Uno scherzo -sospirò la vedova- uno scherzo che ha fatto perdere a lui la vita e a
me la faccia.
-A lui la vita eh sì, purtroppo… Ma lei, via: che c’entra lei?
-Che c’entro? E non ha sentito le cose vergognose che hanno messo in giro?
-Chiacchiere (...).
(pp.48-49)

La madre del professora domanda se suo marito le avesse mai dato un minimo sospetto. Lei
dice di no.

Poi la signora aggiunge:

“-Hanno messo in bocca alla mia cameriera la storia di una scena di gelosia che io avessi
fatto amio marito, a causa di quella...Di quella ragazza, insomma, che poveretta andava in
farmacia per il suo bisogno. E la mia cameriera lei vedesse quant’è stupida, quant’è
ignorante: una che trema solo a sentire parlare di carabinieri. (...) Quelli là subito si sono
messi a dire che il dottore (...) è morto per causa dei vizi di mio marito” (pagina 49)

Quando il professore visita la vedova Luisa Roscio, invece, riceve come risposta che non
sapeva dove sarebbero andati.

“No, non me lo diceva mai (...). Perché io, per la verità, la sua passione per la caccia non la
vedevo di buon occhio e nemmeno mi piaceva il compagno che si era scelto.

Le viene domandato se la figlia sapeva della morte del padre. Dice di no la signora. Le
avevano mentito: le avevano detto che papà era in viaggio. Dato che era vestita di nero le
domandano se la figlia non sospettasse qualcosa. Dice di no, che anzi, le dice di vestirsi
cosí perché era più bella.

Capitolo 7

“Il caso, per il professor Laurana, scattò a Palermo, in settembre. Si trova già da
qualche giorno in quella città, commissario d’esami in un liceo; e nel ristorante che usava
frequentare incontrò un compagno di scuola che da tanto tempo non vedeva ma di cui alla
lontana aveva seguito l’ascesa politica. (...) ” (pp.53-54)
In questo capitolo il professore Laurana è a Palermo. Lì trova per caso un vecchio
compagno di scuola che gli fa sapere che qualche tempo fa aveva visto Roscio, quando
quest’ultimo gli chiese se poteva denunciare a uno che aveva in mano tutta la provincia.

“Mi ha fatto tanta impressione, la notizia della sua morte (...) perché era venuto a
trovarmi 14 o 15 giorni prima. Non lo vedevo da almeno dieci anni. È venuto a trovarmi a
Roma, alla Camera. L’ho riconosciuto subito, non era cambiato… Noi forse sì, un poco…
(...) E sai perché era venuto da me? Per domandarmi se ero disposto a denunciare alla
Camera, sui nostri giornali, nei comizi, un notabile del vostro paese, uno che aveva in mano
tutta la provincia, che faceva a disfaceva, che rubava, corrompeva, intrallazzava…”
(pp.54-55)

Questo compagno comunista, che era ora deputato nazionale, ha detto che poteva
aiutarlo, ma aveva bisogno di qualche documento, di qualche prova. Il dottor Roscio gli
aveva detto che disponeva di tutto un dossier, che glielo aveva portato… ma è morto.
Questo uomo aveva insistito al dottore per sapere qualche cosa di più: e il medico gli aveva
detto che era una cosa talmente delicata, talmente personale… (...) e mi avrebbe detto o
tuto, con i documenti in mano, o niente. (pp.54-55)

Capitolo 8

Laurana va a visitare il professore Roscio, il padre del dottor Roscio. Il signore era un
novantenne che da circa vent’anni aveva lasciato la cattedra e la professione (oculista).
Quando va a vederlo, questi era su una poltrona in terrazza. Stava ascoltando la Divina
Commedia,​ recitata da un attore era il canto XXX dell’Inferno.

Il vecchio domanda a Laurana com’era suo figlio negli ultimi tempi, cioè, se mostrava
preoccupazione, nervosismo. Laurana dice di no, ma che il giorno prima, parlando con una
persona che l’aveva incontrato a Roma, si era ricordato che in quegli ultimi tempi veramente
era un po’ diverso, almeno in certe cose. Laurana domanda come mai faceva quella
domanda. Il padre della vittima dice che voleva confermarlo: anche lui sentiva lo stesso.

Capitolo 9

Laurana tornò in paese verso la fine di settembre e non c’era niente di nuovo,
l’avvocato Rosello glielo fece sapere. Il professore, invece, dice di aver notizie: “l’incontro col
deputato, la storia di quei documenti che Roscio aveva promesso all’uomo politico a patto
che suscitasse scandalo.” (pagina 68)
Rosello ne era stupito. Il professore credeva che l’avvocato sapesse di tutto questo,
e invece no. Anzi, è appunto lui a ipotizzare che ​“forse una spiegazione si può trovare nel
fatto che stesse per attaccare uno del tuo partito” (pagina 68). Il Rosello ebbe un’idea:
chiamare a sua cugina: sicuramente avrebbe detto a sua moglie, ne era sicuro. La vedova si
stupì del viaggio a Roma del marito. Disse che “ci sarà andato quando disse che andava a
Palermo, due o tre settimane prima della disgrazia”. Aggiunge che qualche cambiamento
aveva percepito: parlava poco, era un po’ preoccupato, frequentemente soffriva di
emicranie.

Laurana da quello che aveva capito fino a quel momento ebbe arrivò a una conclusione: il
dottor Roscio era un uomo chiuso. Tanto è così che né suo padre né sua moglie sapevano i
pensieri che aveva in mente. Non aveva parlato con nessuno rispetto al viaggio fatto fino a
Roma. L’avvocato Rosello propone di dare un’occhiata ai suoi casetti, alle sue carte per
poter saperne qualcosa, ma la vedova si negò a farlo. Preferiva lasciare tutto come lui
l’aveva lasciato.

Dato che non trovarono niente di importanza nello studio, il Rosello si propose di
andare in banca a cercare informazione. Tanto l’avvocato quanto la vedova non credevano
alla storia del deputato. Laurana fece conoscere qual era la sua ipotesi: ​“(...) arrivati a
questo punto, con la polizia che è andata a sbattere nel vicolo cieco delle inesistenti
avventure galanti del farmacista, tutte le ipotesi sono buone​.” Secondo il professore, gli
assassini sono stati astuti: ​“il farmacista come falso bersaglio, come uomo dello schermo...”
Ciononostante, la vedova si era attaccata all’idea che suo marito era morto per causa del
farmacista.

Capitolo 10

Il capitolo si apre con la conversazione che avevano il parroco di Sant’Anna e il


professore Laurana. Quest’ultimo gli domandava al religioso se aveva qualche idea rispetto
a chi voleva denunciare il dottor Roscio. Si trattava di un notabile che corrompeva nel paese,
nella zona, forse nella provincia. Il religioso gli diede una risposta: l’avvocato Rosello. Il
professore dice che è impossibile che la persona con cui ha parlato si riferisse proprio a lui.
Il parroco voleva sapere con chi aveva parlato, cioè, chi gli aveva detto quello della
denuncia. Il professore preferisce non dare quell’informazione. Il parroco domanda se
questa persona gli aveva detto il nome del notabile a cui voleva denunciare il dottore. Dice di
no. Il professore continua con le domande e viene a scoprire che tra i notabili il più grosso
era l’avvocato Rosello, ma ce ne erano tanti altri avvocati. L’uomo religioso domanda al
professore perché si era interessato al caso, il Laurana dice che era pura curiosità.

Capitolo 11

Le vacanze sono finite. È l’epoca di tornare al lavoro: la scuola. Il grande problema


che ha il professore Laurana sono gli orari. Finalmente segue il consiglio di tutti: decide di
imparare a guidare la macchina e vuole comprarne una. Un giorno, quando al palazzo di
giustizia per chiedere il certificato penale, trova l’avvocato Rosello mentre stava salendo le
scale. L’avvocato stava scendendo con altri due uomini: uno era l’onorevole Abello e l’altro
pensava fosse o un galoppino dell’onorevole o un cliente dI Rosello. Gli sembrava che fosse
un uomo di campagna. Il professore vede che quest’ultimo uomo tirava fuori dalla tasca un
pacchetto, dal pacchetto un sigaro. Il pacchetto che vede era giallo rosso, questo lo ricorda.
Quando Laurana esce del palazzo di giustizia, va verso una tabaccheria e chiede un
pacchetto di Branca. Mentre vede che lo sta cercando il tabaccaio, il professore
innervosisce. E sì, lo conferma: era un Branca

Capitolo 12

Trova una sera l'avvocato Rosello. Questi, prima ancora di salutarlo gli domanda che
impressione gli ha fatto l’onorevole Abello. Senz’altro il professore dà una risposta che lascia
tranquillo l’avvocato: è degno dell’ammirazione di cui gode.
Poi Laurana inizia a fare delle domande rispetto all’altro uomo che accompagnava
l’onorevole. Dice che gli è sembrato un tipo interessante. Rosello gli dice che è un uomo di
Montalmo. Poi, però, l’avvocato si corregge: dice “che forse proprio di Montalmo non era,
che pensandoci bene forse risiedeva nel capoluogo, che lui aveva detto che era di Montalmo
perchè una volta, una delle due volte che l’aveva incontrato, l’aveva visto a Montalmo.

L’indomani, il professore va a tale paesino, va a visitare un suo compagno


d’università. Quando arriva a casa del compagno, non lo trova. Quest’ultimo è agli scavi, di
cui era ispettore onorario. La cameriera non voleva che entrasse visto che non c’era il
signore della casa, ma un vecchio gli permette di entrare: era il fratello maggiore, Benito.
Questo signore invita a Laurana ad andare alla sua scrivania. Il professore si siede di fronte
a lui. Benito viene considerato pazzo non solo dalla cameriera ma anche da suo fratello.
Parlano a lungo. Ad un certo momento Laurana dice che vuol sapere chi è l’uomo che
accompagnava l’onorevole Abello e l’avvocato Rosello. Lo descrive fisicamente. Benito dice
che è un delinquente e si chiama Raganà.

Capitolo 13

Si riuniscono un’altra sera al circolo. In quest’opportunità non c’è il notaro Pecorilla,


ma sì suo figlio Arturo insieme agli altri: il Colonnello Salvaggio, il ragioniere Piranio, don
Luigi Corvaia. Fa un rutilio di barzellette il giovane Pecorilla, e fa uno legato alle vedove.
Don Luigi dice “​Chissà se la vedova del dottor Roscio si risposerà”​ . (pagina 103)
A partire da quello inizia un dibattito se era corretto che si risposasse, e alcuni di loro
diedero il loro parere, ciò che gli generava la vedova visto che lei era una donna bellissima.
Laurana non diceva parola, ad un certo momento voleva andarsene. Ci andava solo perché
il circolo era una vacanza della sua giornata.
Don Luigi Corvaia dice una cosa che non tutti sapevano: lui annuncia che il giorno che lei si
decidesse a sporsarsi di nuovo, lo sposo ce l’ha bello e pronto in famiglia. Il Colonnello
domandò chi poteva essere quello: gli dicono che l'avvocato Rosello.

"​Era un pensiero che già da qualche giorno inquietava Laurana. E c'era arrivato come
all'unico possibile movente del delitto; mentre ora don Luigi Corvaia ci arrivava per gusto di
pettegolezzo, di maldicenza. Sono che restava fuori del quadro (...) il fatto che Roscio
avesse segretamente tentato, attraverso il deputato comunista, di colpire Rosello. Perché i
casi erano due: o la signora e il cugino erano stati colti da Roscio in flagrante adulterio,
come si dice nei verbali di polizia; o che Roscio avesse soltanto il sospetto, anche se
fondato, della tresca. (...) E c'era, sì, una terza ipotesi: che la signora, incolpevole, fosse
stata dal cugino circiita, insidiata, e ne avesse avvertito il marito o il marito se ne fosse
accorto. Ma in tal caso, sicuro della fedeltà di sua moglie, Roscio si sarebbe limitato a
mutageno rompere i rapporti con l'altro." (​ pp.108-9)

Capitolo 14

In questo capitolo viene descritto il carattere dell'avvocato e il cambiamento di atteggiamento


verso Laurana. Un dato importante è che il professore è sicuro del fatto che l'avvocato fu
quello che appiccico' la parola presa dall'​Osservatore ​Romano​. Dice quali sono stati i suoi
errori che portarono a Laurana risolvere il caso.

"Come diceva il parroco di Sant'Anna, Rosello era veramente un cretino non privo di astuzia.
E con atroce astuzia, in uno schema non del tutto nuovo nella storia del crimine, organizza il
delitto. Ma non fa caso del giornale da cui ritaglia ​le parole per il messaggio di morte, poiché
per lui 《L'Osservatore Romano》 è un giornale come un altro, abituato com'è a vederlo
sempre in casa e negli ambienti che frequenta: ed è il primo errore. Poi, secondo errore,
lascia passare quel tanto di tempo che permette a Roscio di muoversi, di parlare con
qualcuno (...). E terzo:si fa vedere in giro, mentre ancora il sigaro Branca trascorre come un
dirigibile nell'inchiesta e nelle cronache, in compagnia del sicario." (pp.110-111)

"Dal giorno in cui Laurana gli aveva domandato di quella persona che a lui si accompagnava
per le scale del palazzo di giustizia, Rosello aveva perso la testa. Spesso lo evitava,
facendogli appena un cenno di saluto se a tempo non poteva accantonare o fingere di non
vederlo (...)"​ (pagina 111)

La mattina del due novembre Laurana uscì insieme alla madre per andare in cimitero a
decorare un requiem davanti alla tomba di parenti e amici. Così di fermarono alla tomba del
dottor Roscio. Lì c'era la vedova, Luisa. Laurana percepisce che la vedova ha un altra
attitudine verso lui: sicuro suo cugino le aveva già raccontato tutto. Cioè, che il professore
aveva scoperto tutto.
"​La vecchia signora Laurana recitò il suo requiem. Nei saluti, parve a Laurana che la signora
Luisa gli stringesse la mano con indugio e intenzione e un balenare di implorante intesa
nello sguardo. Immaginò che il cugino, l'amante, le avesse raccontato tutto: e che lei gli
raccomandasse dunque silenzio." ​(Pagina 114)

Per ultimo c'è un dialogo tra Laurana e sua madre. Lei fa riferimento a un gossip, una diceria
che la gente faceva circolare: Luisa e l'avvocato, entrambi cugini, si erano innamorati da
giovani. Ora che lei era vedova si poteva risposare… e il fortunato sarebbe stato l'avvocato
Rosello. Anche se Laurana lo trova osceno, per la madre è una questione di carità… forse
da rimettere insieme la roba, ossia, conservare in famiglia tutti i beni.

Il professore dà il suo punto rispetto all'assassinio, ciononostante la madre pensa che il


dottor Roscio sia morto per causa del famrcista e non il contrario.

Capitolo 15

Il capitolo si apre con le attività quotidiane del professore:

"Il professore passò i quattro giorni di vacanza a riordinare i suoi appunti per le lezioni di
letteratura e di storia. Era, nel suo mestiere, appassionato e scrupoloso (...)"

Però quando riprende la vita di lavori succede una cosa che non si aspetta: trova per caso la
signora Luisa sul pullmino e si siede accanto a lei, perché lei lo invita a farlo.

"​Ma nel riprendere la solita vita dei giorni di scuola, più greve dopo quei quattro giorni di
riposo, ebbe la sorpresa di trovare sulla corriera per il capoluogo la vedova Roscio. Stava
seduta in prima fila, le gambe velate di nero a filo dello sportello aperto. Il posto accanto era
libero: e rispondendo al saluto, con un sorriso timidamente invitante, lei glielo indicò.
Laurana ebbe un momento di esitazione (...)"​ (pagina 119)

"(...) Accettò ringraziando: e la signora disse che era una fortuna per lei che il posto fosse
rimasto libero fino a quel momento, così avrebbe avuto accanto uno con cui parlare, che
soltanto parlando lei riusciva a superare il malessere che il viaggio in autobus le dava;
mentre non soffriva per niente in automobile, e nemmeno in treno. (...) E Laurana davvero
aveva la sensazione che le orecchie gli mangiassero, come quando dalla cima di una
montagna si scende di colpo a valle.''​ (Pagina 120)

"Quando scesero dalla corriera Laurana non sapeva che fare: se salutarla o accompagnarla
dove lei doveva andare. Stettero un po' fermi nella piazza; poi la signora, che aveva
improvvisamente perso quell'aria di fatuità che aveva mantenuto per tutto il viaggio, e si era
persino come indurita nei lineamenti, disse che quel giorno era venuta al capoluogo per una
ragione che voleva confidargli. - Ho scoperto- disse- che veramente mio marito andò a
Roma a trovare quel suo amico deputato; e per chiedergli quello che lei mi disse la sera, si
ricorda?, in cui è venuto a casa mia, con mio cugino (...). E così mi sono messa a cercare, a
cercare: e infine è venuto fuori un diario che mio marito teneva a mia insaputa, nascosto
dietro una fila di libri… Quando ormai non ci speravo più, anche se ancora mi ci arrovellavo:
e per caso, tirando giù un libro che mi era venuto desiderio di leggere." (pp. 122-123)

La vedova dice che il povero farmacista non c'entrava per niente. Il dottor Roscio voleva
denunciare l'avvocato Rosello e , anche se non appariva il suo nome nei quaderni, lei ne era
convinta. La vedova chiede di non dire nulla a nessuno. Nemmeno alla madre. La signora
Luisa gli dice che resterà lì fino all'indomani sera e se non gli dispiace, potrebbero
incontrarsi al Caffè Romeris alle 7.

Capitolo 16

Il capitolo si apre con la descrizione del caffè Romeris. Non aveva praticamente clienti. Il
professore arriva 10 minuti prima di quello accordato: alle 6
18.50pm. Passano i minuti, la mezz'ora e le ore e gli vengono in mente tante cose a
Laurana: prima di tutto che è normale che una donna ha i suoi tempi. Pasa l'ora e il signor
Romeris si rende conto che guardava verso la porta. Gli domanda se aspettava qualcuno,
Laurana dice di no. Alle 20.45 è ormai convinto che la signora Roscio è morta. Gli venivano
in mente tante idee al professore. Pensava di andare in questura… però, che cosa
racconterebbe al funzionario? che una signora gli aveva dato appuntamento al caffè
Romeris e non era venuta? O poi pensava: e se non aveva trovato nemmeno l’ombra di una
prova? e se, per malessere della bambina, per un qualche fatto imprevisto, l’avevano
chiamata a casa?

Erano le 21.20. Erano ormai passate più di due da quell’incontro troncato. Dice che era
meglio partire per andare alla stazione. Anche se gli dicevano che mancava tre quarti d’ora
perché arrivasse il treno, lui decise di andarsene, preferiva camminare. La gente del caffè
pensava che sarebbe andato a trovare qualche donna… o forse una mignotta.

C’era poca gente per la strada. Una macchina offrì di avvicinarlo alla stazione. L’uomo
conosceva il professore e il professore riconobbe che era uno del paese, benché non ne
ricordasse al momento il nome.
Capitolo 17

Il giorno dopo la madre del professore era già in questura alle 6 del mattino. Non era
arrivato a casa sua. Il commissario fece delle domande al preside della scuola dove
lavorava. Era raro che non tornasse a casa e non andare a lavorare. Domandò come si era
comportato il giorno prima. Viene fuori la bugia che aveva detto alla madre: che c’era una
riunione a scuola. Il preside pensa che volesse nascondere qualcosa a lei: forse una donna.
Il preside dice che un ragazzo della sua classe quella mattina gli aveva detto che
aveva visto il professore la sera precedente al caffè Romeris. Erano tra le sette e
quarantacinque e le otto quando lo vide.

Il commissario andò verso il caffè. Lì continuarono le domande. Uno dei clienti dice
che era impaziente, agitato, sicuro aveva un appuntamento con una donna. Per il barone il
professore aspettava che si facesse l’ora. Invece, il signor Romeris esprime che
l’appuntamento era lì, ma la donna non era venuta.

Capitolo 18

L’otto settembre, festa di Maria Bambina, si annuncia il matrimonio tra Luisa e suo cugino,
l’avvocato Rosello. Mentre prima il fidanzamento tra i due sarebbe stato considerato uno
scandalo, ora era solamente un atto di pietà da parte del cugino Rosello che sposava una
donna rimasta vedova con a carico una bambina.

Il notaro e don Luigi si rinchiudono dentro lo studio del primo uomo e poi parlano di Laurana.
Loro due sapevano che la signora Luisa ingannava il dottor Roscio con suo cugino. Questo
viene scoperto dal marito ch era profonda

PERSONAGGI
I DUE MORTI ERANO PERSONE RISPETTATE, ONESTE, BENVOLUTE, DI
RAGGUARDEVOLE POSIZIONE.

FARMACISTA MANNO​. ​IL FARMACISTA DAL LATO DELLA MOGLIE, CHE ERA UNA
SPANÒ, PRONIPOTE DELLO SPANÒ MONUMENTATO. (PAG.15)

DOTTOR ROSCIO. FIGLIO DEL PROF ROSCIO, OCULISTA, E DAL LATO DELLA
MOGLIE, NATA ROSELLO, NIPOTE DELL'ARCIPRETE E CUGINA DELL'AVVOCATO
ROSELLO. (PAG.15)

Ragazza, quella che dicevano che era la sua amante.


TERESA SPANÒ​. MOGLIE DEL DEFUNTO FARMACISTA.

L’AVVOCATO ROSELLO​= CUGINO DELLA MOGLIE DEL DOTTOR ROSCIO.

ARCIPRETE ROSELLO​. ERA ZIO DELLA MOGLIE DEL DOTTOR ROSCIO. PARE CHE
L’ARCIPRETE LO SENTIVA COME UN NIPOTE AL DOTTOR ROSCIO: “E IL MIO
POVERO NIPOTE C’È ANDATO DI MEZZO.” (PAGINA 34)
ERA ZIO ANCHE DELL’AVVOCATO ROSELLO.

IL PROFESSORE LAURANA​. VIVEVA CON LA MADRE. ERA UN UOMO CELIBE. “A


casa, però, mentre sua madre apparecchiava per il pranzo (...)” (pagina 38)

“Paolo Laurana, professore di italiano e storia nel liceo classico del capoluogo, era
considerato dagli studenti un tipo curioso ma bravo e dai padre degli studenti un tipo bravo e
curioso. (...) Era gentile fino alla timidezza, fino alla balbuzie; quando gli facevano una
raccomandazione e pareva dovesse farne gran conto. (...) Nel pomeriggio si dedicava alla
lettura, allo studio; passava la sera al circolo o in farmacia; rincasava verso le otto. Non
faceva lezioni private, nemmeno nell’estate, stagione in cui preferiva impegnarsi nei suoi
lavori di critica letteraria che poi pubblicava in riviste che nessuno in paese leggeva. Un
uomo onesto, meticoloso, triste; non molto intelligente, e anzi con momenti di positiva
ottusità; con scompensi e risentimenti che si conosceva e condannava.
(...) In politica, era da tutti considerato un comunista: ma non lo era. Per la sua vita privata
era considerato una vittima dell’affetto esclusivo e geloso della madre: ed era vero. A quasi
quarant’anni ancora dentro di sé andava svolgendo vicende di desiderio e d’amore con
alunne e colleghe che non se ne accorgevano o se ne accorgevano appena: e bastava che
una ragazza o una collega mostrasse di rispondere al suo vagheggiamento perché subito si
gelasse. Il pensiero della madre, di quel che avrebbe detto (...) sempre interveniva a
spegnere le effimere passioni, ad allontanare le donne che ne era state oggetto come dopo
un triste esperienza consumata e quindi con un senso di sollievo, di liberazione. Forse ad
occhi chiusi avrebbe sposato la donna che sua madre gli avesse portato, ma per sua madre
lui, ancora così ingenuo, così sprovveduto, così scoperto alla malizia del mondo e dei
tempi,non era in età di fare un passo tanto pericoloso. Con questo carattere, e nella
condizione in cui viveva, non aveva amici. Molte conoscenze, ma nessuna amicizia. Col
dottor Roscio, per esempio, aveva fatto il ginnasio, il liceo: ma non si può dire che fossero
stati poi amici ” (​ pp. 40-42)

“Era un uomo civile, sufficientemente intelligente, di buoni sentimenti rispettoso della legge:
ma ad aver coscienza di rubare il mestiere alla polizia, o comunque di concorrere al lavoro
che la polizia faceva, avrebbe sentito tale repugnanza da lasciar perdere il problema.” (​ pp.
43-44)

LUISA ROSCIO​. È LA VEDOVA DEL DOTTOR ROSCIO. È UNA DONNA BELLISSIMA.


“Bel corpo: pieno, slanciato, con un che di indolente, di abbandonato, di disteso anche
quando più si irrigidiva. E il volto pieno, ma di una pienezza non di donna che ha già
superato il sesto lustro, d’adolescente piuttosto, splendeva degli occhi castani, quasi dorati,
e del lampo dei denti perfetti tra le labbra rosse.” (pagina 52)

VERSICOLORE=​ MULTICOLORE

INTESTATO= CON NOME E INDIRIZZO DELLA FARMACIA STAMPATO IN CIMA DEL


FOGLIO

GREVE=​ PESANTE(?)

STRAGE=

FURETTO=​ animale che può essere addestrato per la caccia ai conigli selvatici.

PERNICE=

STRICNINA=

SCHIOPPETTATA=

POLPETTA=

VAMPATE=

NOTARO=​ NOTAIO

PATENTE= È IL DOCUMENTO CHE PERMETTE DI ESERCITARE UNA DETERMINATA


ATTIVITÀ.

UNICUIQUE= a ciascuno (parola). In Cicerone, il grande oratore e uomo politico romano del
I secolo a.C. si trova la frase: "Iustiti est unicuique suum tribuendi", cioè, "la giustizia è l'arte
di dare ad ognuno il suo"; che fa parte di una norma del diritto romano e della giustizia.

A ciascuno il suo​. Ognuno ha quello che gli è dovuto. Questo detto acquista un significato
sottilmente ironico quando lo si usa in relazione alle due vittime innocenti. (PAGINA 36)

SUFFRAGARE=​ CONFERMARE

CARNIERE=​ LA BORSA DEI CACCIATORI

INTRUPPARE=

A PALLA DI FUCILE​= DIRETTAMENTE


CANILE=

MUTOLI= ​MUTI, SENZA PAROLA.

VESPRO=​ NEL TARDO POMERIGGIO

BLANDIZIE=​ CAREZZE, ESORTAZIONI, LUSINGHE.

● "​Sempre piove sul bagnato​". Espressione proverbiale per indicare avvenimenti che
colpiscono sempre le stesse persone.

TRASCORSO PENALE​=COLPE COMMESSE NEL PASSATO E ARCHIVIATE.

GRATTACAPO​=

MOSSA​=

FERATI​= ​LE PERSONE SOSPETTE DI UN REATO CHE VENGONO PORTATE IN


CASERMA

CONFIDENTI= INFORMATORI. NEL GERGO POLIZIESCO SONO LE PERSONE


GENERALMENTE LEGATE ALL'AMBIENTE DELLA MALAVITA CHE OFFRONO AGLI
INQUIRENTI INFO SEGRETE.

INQUIRENTI=

FRUGARE=

INNAVERTITA=​ ​INVOLONTARIA, FATTA SENZA INTENZIONE

INDAGINI=

TABUTI DI NOCE MASSICCIA​= ​CASSA MORTUARIA ROBUSTA, DEGNA DI PERSONE


DI CLASSE SOCIALE SUPERIORE. TABUTO È UNA FORMA DIALETTALE.

ADDIRE=

SOSPASSO=

ESSERE CIVETTA=

TRESCA​=​ RELAZIONE AMOROSA OCCASIONALE E CLANDESTINA

LESTA​=
RINVERDIRE DELLA MEMORIA​=​ ​RICORDARE. È UN LINGUAGGIO METAFORICO.

INEBETITA (ARIA)=

INDAGINE=

GHIGNO=​ SORRISO MALVAGIO

BALUGINARE= APPARIRE DI UNA LUCE FIOCA ED INCERTA. APPARIRE E SPARIRE


RAPIDAMENTE.

FASTOSO (LUTTO)=

CANONICA=​ ABITAZIONE DEL PARROCO VICINO ALLA CHIESA.

INVISO=​ ​MALVISTO.

LERCIO=​ SPREGEVOLE, DISGUSTOSO

PIOMBARE (IN CASA)=​ ARRIVARE ALL'IMPROVVISO, CAPITA INATTESO.

BELLOCCIA​=

RIPOSTIGLIO​=

CARTAPESTA​=

PROFICUO=​ VANTAGGIOSO, UTILE.

INCEPPATO​=

INTRALLAZZARE​= FARE TRAFFICI NASCOSTI ILLECITI (FORMA VERBALE


SICILIANA).

MENOMARE=​ DIMINUIRE, DANNEGGIARE

LA FATALITÀ COME ELEMENTO SICILIANO.

"(...) mentre quelli del farmacista -i parenti-, i margini del fastoso lutto così come lontani si
erano tenuti dalla vita agiata e soddisfatta del loro parente, erano portati a considerare i fatti
nei termini della fatalità: e che se tu cambi stato, e ritiene di toccare la tristezza e la felicità,
ecco che il dolore, la vergogna, la morte più velocemente ti raggiungono." PAGINA 24
Qui l'autore puntualizza l'elemento siciliano del senso di fatalità, per cui tenta di sfuggire al
suo destino paga di persona.

● Durante il periodo della seconda guerra mondiale, quando le cose


precipitavano, ai fascisti non faceva comodo far sapere la verità alla gente, e
quindi provano la vendita dei giornali che riferivano le sconfitte.

PRAVDA​=​ IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALE QUOTIDIANO DELLA RUSSIA SOVIETICA.

INDELEBILMENTE​= IN MODO CHE NON SI CANCELLA PIÙ.

● LA “​CIVILTÀ CATTOLICA​”, “​VITA​ ​E PENSIERO”​ SONO RIVISTE CATTOLICHE.

● “IL POPOLO”: È UN GIORNALE QUOTIDIANO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA.

(LETTERA) FALCATA​=

TESTATA​= LA PARTE SUPERIORE DELLA PRIMA PAGINA DI UN GIORNALE DOVE


APPARE IL TITOLO.

SEGRETO FASCICOLO GIUDIZIARIO​= INSIEME DI DOCUMENTI RELATIVI A UNA


CAUSA.

IL TRIREGNO​= SIMBOLI PONTIFICI USATI SULLA TESTATA DEL QUOTIDIANO


VATICANO.

“UN AGO IN UN PAGLIAIO”​= ESPRESSIONE POPOLARE CHE STA A INDICARE LA


DIFFICOLTÀ DI UN’AZIONE. (PAGINA 38)

​ NON PENSARCI PIÙ (PAGINA 38)


“METTERSI UNA PIETRA SOPRA”=

(ESSERE) ASSUEFATTO​= ABITUATO (PAGINA 38)

LACERARE​=

ZOLFO​=

SUGGELLATA (LA FARMACIA)​= CHIUSA PER SEMPRE (PAGINA 43)

BALLENARE​=

INQUIRENTE​=
(ELEMENTO) REPERITO​= SCOPERTO, TROVATO CON FATICA, DOPO LUNGHE
RICERCHE.

COROLLARIO​=

ABBEVERARSI​=

DELAZIONE ANONIMA​= COMUNICAZIONE DI NOTIZIA RISERVATA E SEGRETA; UNA


SOFFIATA.

RICATTO​=

PREBENDA​= UN FACILE GUADAGNO

CONTRASSEGNO​=

UN GIRADISCHI​=

STENTOREA​= VOCE FORTISSIMA, AMPLIFICATA

TREMULA​=

SCIROCCO​=

GABELLOTI​= ERANO PERSONE CHE RISCUOTONO LE GABELLE E AFFITTUARI DI


GRANDI PROPRIETÀ TERRIERE. L’ECONOMIA DEI PAESI DELLA SICILIA
OCCIDENTALE È STATO SERIAMENTE INFLUENZATA DALLA LORO PRESENZA FIN
DAGLI INIZI DEL SISTEMA FEUDALE. ESSI ATTUAVANO FORME ESTREME DI
SFRUTTAMENTO E FACEVANO DA INTERMEDIARI PARASSITARI TRA IL
LATIFONDISTA E IL CONTADINO. TRASFORMANDOSI SPESSO IN VERI E PROPRI
CAPI DI BANDE SI SICARI AL SERVIZIO DEL GRANDE PROPRIETARIO, CON LO
SCOPO DI PROTEGGERLO DEI SUOI STESSI CONTADINI E DAGLI ALTRI
PROPRIETARI E RIVALI.

DISTRICARSI​= LIBERARSI

ASSOPIRSI​=

ATRIO​=

EMICRANIE​= FORTISSIMI MAL DI TESTA.

GHIRIBIZZO​=

(UOMO) FERRIGNO​= OSTINATO


(IL BUSTO) EROMPENTE​= COL PETTO IN FUORI

(STANZA) CUPA​=

BOIA​=

RETICOLO​=

OFFUSCARE​= OFFENDERE

LACONICITÀ​= IL PARLARE BREVE E CONCISO

GALOPPINO​= CHI CORRE DI QUA E DI LÀ A COMPIERE SERVIZI PER CONTO DI


ALTRI E PARTICOLARMENTE PER UN UOMO POLITICO.

VAMPATA​=

RASSEGNAZIONE​=

FAVILLE=

(TONO) VENATO=

BEFFA=

RAMEGGIARE=

BRIVIDO=

ROSICCHIATO=

INTORBIDATO=

ATROPO​= FARFALLA NOTTURNA.

IRRAGGIARE​=

SPIACCIATA​= TRASFERITA CON VIOLENZA

RINFRANCATO​=

COCENTE ​(DELUSIONE)=

CONFINO​= RESIDENZA OBBLIGATA DALLA MAGISTRATURA E SCELTA PER ISOLARE


E ALLONTANARE IL COLPEVOLE DALLE SUE RELAZIONI ABITUALI.
NICCHIA​=

COPPO (DI SPAGHETTI)​= VOCE MERIDIONALE PER INDICARE UN PACCO.

SINGULTO​=

BRIOSA​=

BRIO​=

PANEPERSO​= UOMO PIGRO, BUONO A NULLA.

MONITO​=

VORTICOSO (DECLINO)​=

INTERLUDIO EROTICO​=

MALDICENZA​= NASCOSTO NELLE MORMORAZIONI DEGLI AMICI.

RIVOGORIRE​=

ACCOZZARE​= METTERE INSIEME

LASTRA​=

BALENARE​=

INDUGIO​=

GIOVANASTRO​=

FRADICIO​=

SIEPE=

MENASTRO​= MENTA SELVATICA

TOGLIERSI DAI PIEDI​=​ ELIMINARE UCCIDENDO

CORRIERA​=

SPORTELLO​=

CAFFÈ DILAVATO​= TROPPO LEGGERO


UN AFRORE DI LETTO​= UN ODORE FORTE

REMORE​= IMPEDIMIENTI

ABBORDAGGIO​=

DISLAGARE​=

SCOMBUSSOLATO​=

SMORFIA​=

BOCCHEGGIARE​=