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Fondamenti di

Sperimentazione
Aerospaziale

Presentazione del corso

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Presentazione generale

 Contenuti ed obiettivi del corso


 Esercitazioni e laboratori
 Materiale didattico
 Modalità d’esame
 Orario di ricevimento

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Obiettivi formativi

Principali obiettivi formativi:

1. far acquisire allo studente la capacità teorica di assemblare,


analizzare e progettare, con spirito critico, sistemi di misura
elementari e di valutarne l’applicazione ad attività sperimentali
tipiche del settore aerospaziale.

2. Consolidare una visione multidisciplinare delle problematiche


inerenti la sperimentazione aerospaziale

3. Sviluppare la capacità di elaborare scenari mutevoli anche


attraverso l’adozione di temi d’esame non completamente
standardizzati

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Esercitazioni e laboratori
Esercitazioni: 20 ore di esercitazioni in cui verranno risolti in aula
(quest’anno virtuale) esercizi (prima parziali e poi via via più completi)
tratti da temi d’esame. Come già detto l’obiettivo non è però quello di
creare una casistica di esercizi standard (che non esistono) ma di
comunicare un metodo.

Laboratori: tre attività di laboratorio (quest’anno, forse, da sostituire..)

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Materiale didattico
Il materiale didattico verrà reso disponibile sulla piattaforma BEEP e
consisterà principalmente in:
• Dispense del corso strutturate in 7 capitoli:
1. Introduzione alla sperimentazione
2. Principi di trasduzione e principali trasduttori
3. Caratteristiche dinamiche degli strumenti
4. Il modello metrologico dello strumento
5. Acquisizione dati con il computer
6. Incertezza di misura
7. Gestione della prova e problematiche di installazione

• Materiale per le esercitazioni (principalmente i testi degli


esercizi)

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Modalità d'esame
L’esame consiste in una prova scritta con domande di teoria ed
esercizi riproducenti realistiche attività sperimentali.

Il docente può convocare lo studente per una prova orale integrativa

Con scritto sufficiente, orale a richiesta dello studente.

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Orario di ricevimento
Martedì dalle 10:15 alle 12:15

Fino a diversa comunicazione via chat (teams)

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DOMANDE … ?

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Introduzione alle tecniche
elementari di
Sperimentazione
Inquadramento generale delle problematiche

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La Sperimentazione
Sperimentazione: attività razionale volta alla acquisizione
strumentale di informazioni quantitative da un sistema, che
produce cioè un risultato, la misura, o
il rapporto fra la grandezza in esame e
la sua unità di misura
(quantità di riferimento, omogenea accettata e condivisa)

La “sperimentazione” non è “ricerca” ma attività comune


I concetti non sono estranei alla pratica comune ma richiedono una
razionalizzazione e un irrobustimento concettuale
L’esigenza di misure precise ed affidabili è comune a tutte le attività
industriali e produttive, in tutte le loro fasi
Il “costo” delle attività di misura è spesso sottovalutato, così come il
costo di inadeguate informazioni
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La Sperimentazione
Il corso fa riferimento ad attività di misura caratteristiche del settore
aerospaziale, con conoscenze di base e metodologie trasversali a
diverse aree dell’ingegneria
“Misurare” significa organizzare l’intera attività in modo da
ottenere una misura significativa, cioè corretta ed affidabile; non
semplicemente trascrivere numeri dal display di uno strumento!
La gestione di un’attività sperimentale coinvolge discipline varie: è un
problema di progetto in un ambito multidisciplinare
La Sperimentazione deve essere progettata e gestita con criteri
ingegneristici: fare sperimentazione significa progettare, realizzare e/o
utilizzare un sistema di misura in funzione di precise esigenze.
Le esigenze devono essere adeguatamente formalizzate in
specifiche e requisiti in base ai quali
progettare/scegliere/configurare il sistema in modo da conseguire
gli obiettivi, con costi compatibili con i vantaggi attesi

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La Sperimentazione
L’attività di sperimentazione può essere suddivisa in fasi:

Acquisizione/definizione specifiche
Definizione di un modello
Progetto apparato sperimentale Previsione comportamento
Definizione modalità operative

Realizzazione e messa a punto Allestimento


dell’apparato sperimentale Verifiche ipotesi e funzionamento

Utilizzo effettivo
Raccolta ed elaborazione dati Raccolta e organizzazione dati
Analisi dei dati
Relazione conclusiva

Si tratta di una catena: un solo anello debole può degradare la qualità


del risultato e quindi far perdere di significato all’intera attività

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Obiettivi e logica della sperimentazione

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Motivazioni
Tutti facciamo “sperimentazione”, nel senso che effettuiamo delle
“misure”, cioè acquisiamo informazioni circa il valore di grandezze di
nostro interesse … e lo facciamo quasi tutti i giorni

Normalmente lo facciamo in modo non del tutto razionalizzato, siamo


cioè inconsapevoli, o ignoranti, riguardo ad alcuni aspetti del problema:
• Quali sono le azioni che tipicamente eseguite per misurare?
• In base a quali considerazioni ritenete che la misura sia veritiera?
• Come funziona lo strumento che avete utilizzato?
• Avete usato in modo corretto lo strumento?

Nella vita quotidiana qualche volta potremmo anche sorvolare ma non


sempre e sicuramente non nell’ambito professionale

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Motivazioni

Alcune misure sono tipicamente “personali”:


- Misura del tempo
- Rifornimento carburante
- Percorrenza o consumo di un mezzo di trasporto
- Pesatura cibo o personale
- Temperatura ambientale, dell’acqua doccia/bagno, del forno per la
cottura

Spesso altri misurano per noi:


- Consumo energia elettrica, acqua o gas
- Peso confezioni di cibo
- Caratteristiche, Dimensioni o Prestazioni di un prodotto (es
caratteristiche dei materiali; dimensione di un oggetto; consumo di
un elettrodomestico; peso, velocità e consumi della vostra
automobile)
- Dosi secondo ricetta nei piatti consumati al ristorante
- Dosi dei principi attivi nei medicinali che assumiamo

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Motivazioni

Cosa dovremmo sapere/saper fare per essere noi stessi i


responsabili della misura?
Cosa significa o comporta realmente “Misurare”?
La semplice disponibilità della misura è sufficiente per poter
continuare nell’attività che la richiede?
Quali sono i punti critici che devono essere dominati da chi progetta/
utilizza uno strumento o un sistema di misura?

Saper rispondere a domande come queste significa essere


pienamente consapevoli dell’operazione di misura

… ed è questo l’obiettivo principale del corso

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La “misura”
 La Misura è un’esigenza dell’uomo, che da sempre ha:
 avuto qualcosa da misurare
 dovuto trovare un metodo per misurare
 dovuto confrontarsi con esigenze di precisione
 avuto bisogno di fare accettare la propria misura

 Misurare ha un costo: la scelta della strumentazione e delle


procedure deve quindi essere commisurata alle esigenze di
precisione e queste , a loro volta, ai vantaggi che derivano dalla
conoscenza della misura
 La Misura costituisce una quantificazione oggettiva di una
grandezza ritenuta significativa in relazione ad un fenomeno o
sistema, al fine di descrivere:
 il fenomeno/sistema stesso e/o la sua evoluzione,
 le sue interazioni con altri sistemi e/o con l'ambiente

Questo significa essere consapevoli del fenomeno e delle sue


manifestazioni più importanti o di quelle rilevanti ai fini dei nostri
interessi
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La “misura”

 Le grandezze di interesse possono essere direttamente misurabili,


grazie a principi fisici o per confronto, o devono essere ricostruite
mediante relazioni fisiche che le legano a grandezze a loro volta
direttamente misurabili.
 Le grandezze da misurare possono essere stazionarie (statiche) o
tempovarianti (dinamiche) con evidente impatto sia sulle
caratteristiche della strumentazione necessaria che sulle
modalità operative:
Caso statico: possibilità di ripetizione, tempo a disposizione
Caso dinamico: possibilità di una sola misura (necessità di
commisurare le caratteristiche dello strumento alle caratteristiche
del segnale)

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La “misurazione”

 La misurazione è l’operazione/procedura che fornisce una misura,


cioè che porta alla definizione il valore numerico del misurando
mediante l’utilizzo di strumenti di varia natura:
 Dispositivi idonei ad effettuare la misura (strumentazione)
 Equazioni e/o relazioni analitiche e/o procedure di elaborazione

 La procedura non è arbitraria né arbitrariamente modificabile;


anche quando non ci sono norme che le definiscono è opportuno
darsele e attenervisi
 Misurare comporta inevitabilmente imprecisioni che non
possono essere ridotte a piacimento: esistono dei limiti a questo
processo (incertezza intrinseca), di tipo economico e fisico
 La realizzazione di una misura prevede due funzioni: estrazione di
informazioni dal fenomeno (trasduttore/sensore) e quantificazione
della misura (misuratore)

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Lo “Strumento”
Strumento è l’oggetto capace di fornire una misura (Metro, Calibro,
Bilancia, Voltmetro, Manometro, Termometro, … )
Uno strumento è sensibile al misurando e «normalmente» provvede
alla sua trasduzione in un’uscita intermedia che rende più agevoli le
operazioni successive
Necessario capire come uno strumento realizza la sua sensibilità
E’ possibile classificare come uno strumento lavora:
• deviazione o azzeramento

E’ possibile classificare come uno strumento effettua la misura:


• per confronto diretto o per misura dell’effetto prodotto

In tutti i casi si tratta di capire la natura fisica dello strumento


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Funzionamento dello “Strumento”:
azzeramento/deviazione
Tra le caratteristiche di uno strumento merita attenzione la modalità di
misura, cioè la logica di funzionamento implementata nello strumento
Due modalità principali: misure per azzeramento e deviazione

Deviazione: effetto fisico bilanciato Azzeramento: effetto fisico annullato


dalla reazione dello strumento dallo strumento

Misura proporzionale all’effetto di Misura proporzionale all’intervento


«deviazione» provocato dalla necessario per ripristinare lo stato iniziale
applicazione della grandezza trasdotta dello strumento, modificato
allo strumento dall’applicazione della grandezza trasdotta
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Uso di “sensore/trasduttore” e “misuratore”
Bilance da cucina
La bilancia a due piatti lavora per azzeramento.
L’effetto dello squilibrio è trasdotto in una
differenza di posizione, eliminata con la
applicazione di pesi in quantità adeguata.
Il peso di ciascun peso è noto (campione).
La misura è data dalla somma dei pesi
necessari per portare in equilibrio indifferente i
due piatti
Nella bilancia digitale un circuito di
elaborazione implementa il legame, spesso un
semplice coefficiente di proporzionalità, tra
l’uscita del trasduttore e la grandezza in
ingresso
La bilancia lavora per deviazione. Non essendo
richiesta l’ampia escursione necessaria per
garantire una facile lettura, la forza può essere
trasdotta in una deformazione: le dimensioni
del dispositivo sono molto più compatte 22
Misure per deviazione/azzeramento: pregi e difetti
 Deviazione
 misura in relazione alla variazione di un «segnale» in uscita,
necessario per bilanciare l’effetto della grandezza da misurare
 precisione legata alla taratura dell’elemento di reazione
 precisione necessaria su tutto il campo (uniformità di
comportamento dell’elemento sensibile)
 misura veloce (caratteristiche dinamiche del sensore)

 Azzeramento
 misura di un effetto di reazione, necessario per rimuovere l’effetto
della grandezza da misurare
 precisione data dalla qualità di misura dell’elemento di reazione
 la misura avviene solo nell’intorno della posizione di equilibrio
 non serve conoscere lo squilibrio ma solo la sua direzione
 relativamente facile fabbricare un sensore molto preciso
 misura lenta (necessità di controllare lo zero): difficile avere
caratteristiche dinamiche elevate a costi contenuti

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Misura per confronto

 Un principio di misura è il confronto diretto tra la grandezza da


misurare e un campione di riferimento omogeneo; l’esito di tale
confronto fornisce la misura
 necessario definire una scala o un campione di riferimento per la
lettura: i fattori di trasduzione devono essere utilizzati per definire la
scala graduata
 Evidente limitazione sulle grandezze misurabili per confronto:
necessità di trasduzione in un movimento onde poter effettuare il
confronto

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Misura in analogia e lettura per confronto diretto

 Il calibro può essere visto come uno strumento che opera in analogia
dimensione-spostamento, applicando il principio di deviazione e
sfruttando il confronto con una scala per l’effettuazione della misura
La dimensione dell’oggetto viene messa in analogia (omogenea 1:1)
con lo spostamento del cursore, in modo da limitare i problemi di
«allineamento»
Lo spostamento costituisce una deviazione dallo zero dello strumento
La misura della deviazione, data l’omogeneità con l’ingresso, viene
effettuata per confronto con una scala graduata coerente con l’ingresso

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Uso di “sensore/trasduttore” e “misuratore”
 Strumento o sistema Sensore + Misuratore (tipicamente di carattere
elettrico)
 Preferibile mantenere separate le funzioni di trasduzione e misura
Vantaggi:  Flessibilità (utilizzo di sensori diversi)
 Trasmissibilità a distanza del segnale da misurare
 Economicità (un solo misuratore, di solito tanto
più costoso quanto preciso)
Svantaggi:  Necessità di condivisione del misuratore
 Utilizzo meno intuitivo (personale qualificato)
 Problemi di carattere elettrico (personale qualificato)
 Raccolta e elaborazione dei dati
 Importanza dell'elaborazione e della visualizzazione dati remota
(l’osservatore può collocarsi dove è più comodo/sicuro/...)
 Talmente diffuso questo schema che spesso di tende a «confondere» lo
«strumento» con il «trasduttore» , dando per scontato che il
«misuratore» non introduca effetti negativi rilevanti
 Dal punto di vista metrologico la «catena» è comunque costituita, come
minimo, da questi due elementi; anche quando l’oggetto è unico 26
Sensibilità al fenomeno: sensore/trasduttore
 Elemento sensibile di uno strumento: rende possibile un flusso di
energia misurabile, dal sistema allo strumento
 Elemento di trasformazione analogico: ingresso ed uscita sono
analogici, NON fornisce quindi una misura MA un’uscita facilmente
misurabile o confrontabile con una scala
 Principi di trasduzione (meccanico, elettrico, magnetico, piezoelettrico,
…)
 Caratteristiche funzionali e qualitative (metrologiche): sensibilità,
linearità, intervallo di lavoro, banda passante, isteresi
Il “Trasduttore”
Il trasduttore IDEALE è un sistema LINEARE (auspicabilmente) ad UN
ingresso (la grandezza che si intende misurare) e UNA uscita (la misura o
la grandezza continua in analogia a quella misurare)
La sua funzione di trasferimento NOMINALE è quindi una COSTANTE,
è cioè indipendente dall’entità dell’ingresso e dalla sua eventuale variabilità
nel tempo (contenuto in frequenza)
La costante di funzionamento deve essere definita/ verificata
sperimentalmente; è l’operazione di CALIBRAZIONE: confronto tra
l’USCITA dello strumento e l’INGRESSO NOTO o accuratamente misurato
Occorrerà quindi essere in grado di utilizzare uno strumento in condizioni tali
da garantirne il funzionamento nelle condizioni ottimali
Necessario tornare sull’argomento per capire le relazioni tra lo strumento,
inteso come OGGETTO REALE, e il MODELLO METROLOGICO che
utilizziamo quando si effettuano delle misure
Possibile l’impiego di trasduttori con funzione di trasferimento nonlineare
(es. manometro ad aria logaritmico per subacquei) ma sempre con legge
biunivoca ingresso-uscita
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Il “Trasduttore”

 caratteristiche Costruttive: quelle caratteristiche fisiche che


contraddistinguono uno strumento e/o lo differenziano/accomunano
a oggetti di analoghe funzioni
tipicamente impiegate per valutazioni comparative in termini di
qualità / funzionalità / rapporto costi-prestazioni

 Caratteristiche Ambientali: le condizioni di impiego ambientali in


senso lato, escluse quelle relative all’ingresso [campo di
temperature, livello vibratorio, …] entro le quali lo strumento deve
essere impiegato per garantirne il corretto funzionamento,
eventualmente con qualche limitazione o degrado delle
caratteristiche, in particolare di quelle di qualità
tipicamente impiegate per valutare la compatibilità di uno strumento
con un’applicazione, in relazione alle diverse esigenze ambientali; lo
scopo è quello di garantire la generale validità della prova oltre che
preservare la vita dello strumento stesso.
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Il “Trasduttore”

 Caratteristiche Operative: le caratteristiche del segnale in ingresso che


può essere sottoposto allo strumento onde garantirne il corretto
funzionamento

Due tipologie di caratteristiche:


Prescrittive: il mancato rispetto dei limiti può pregiudicare la funzionalità
dello strumento stesso
 Portata (escursione dell’ingresso)  Numero ripetizioni ciclo di carico

Metrologiche: il mancato rispetto può pregiudicare la qualità delle misure


 Banda passante (limite al contenuto in frequenza dell’ingresso)

tipicamente impiegate per valutare la compatibilità di uno strumento con


un’applicazione, in relazione alle diverse esigenze operative, onde garantire
la generale validità della prova oltre che la vita dello strumento stesso.
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Il “Trasduttore”
 caratteristiche Funzionali: tutti quegli elementi la cui conoscenza è
necessaria per l’effettuazione di stessa delle misure
 Sensibilità (legame ingresso/uscita)
tipicamente impiegate nella configurazione del sistema di misura e
durante la fase di misura vera e propria

 Caratteristiche di Qualità: tutti quegli elementi che permettono di


quantificare preventivamente la qualità di una misura
 Accuratezza (accuracy)  Risoluzione (discrimination)
 Ripetibilità (repeatability)  Riproducibilità (reproducibility)
 Precisione (precision)
Tipicamente impiegate per valutazioni comparative: utilizzate per
selezionare uno strumento a garanzia della qualità complessiva della
misura
Dipendono da come si realizzano le funzioni elementari (sensibilità,
trasduzione, misura, … ) e possono essere influenzate da come lo si
usa e da variabili ambientali (es. temperatura, vibrazioni, …).
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Sensore/trasduttore
Esempio di caratteristiche tecniche proposte dal costruttore di un
trasduttore di forza: scheda tecnica, contenente informazioni valide
per tutti gli oggetti dello stesso modello

Multi-purpose, ICP® force sensor,


10 lb comp., 10 lb tension, 500 mV/lb
Measurement Range: (Compression) 10 lb (0.04448 kN)
Sensitivity: (±15%) 500 mV/lb (112410 mV/kN)
Low Frequency Response: (-5%) 0.01 Hz
Upper Frequency Limit: 36000 Hz
Temperature Range: -65 to +250 °F (-54 to +121 °C)
Mounting Thread: 10-32 Female

Diverse tipologie di informazioni: Operative


Prestazionali
Installazione

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Scheda di calibrazione di
uno specifico trasduttore
di forza

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L’interazione tra strumento e fenomeno

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L’interazione dello strumento con il fenomeno
In relazione ad uno “strumento” abbiamo bisogno di:
• Analizzarne il funzionamento
• Definirne le caratteristiche funzionali, cioè le caratteristiche
intrinseche come oggetto
• Definirne le caratteristiche metrologiche, cioè le caratteristiche utili ai
fini della misura

Abbiamo anche bisogno di capire come uno strumento interagisce con


il fenomeno fisico e con gli altri componenti del sistema di misura

Avendo inserito uno strumento nell’ambiente inevitabilmente sorgono


due quesiti:
• il fenomeno si mantiene inalterato? La grandezza che voglio
misurare viene influenzata dalla presenza dello strumento?
• Le caratteristiche di funzionamento dello strumento possono risultare
modificate a seguito di tale inserimento?
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L’interazione dello strumento con il fenomeno
 La misura può essere invasiva: qualsiasi genere di interferenza
con /tra i fenomeni in gioco che possa alterare il comportamento
del sistema, modificando la grandezza da misurare, o la misura
stessa, quindi quantificando la grandezza in modo sbagliato, è da
considerarsi invasivo e fonte di errore

 Prima tipologia di interferenza: modifica del fenomeno


- la flessibilità di un supporto strumentato può modificare
l’incidenza di un modello di galleria o le caratteristiche dinamiche
del sistema
- un Pitot modifica il campo di flusso del quale si vuole misurare la
velocità e al tempo stesso risente della forma del campo di flusso
….

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L’interazione dello strumento con il fenomeno
 Seconda tipologia di interferenza: modifica del funzionamento del
sistema di misura
il rapporto tra l’impedenza di ingresso di un utilizzatore elettrico (b)
e quella in uscita di un apparecchio che funge da alimentatore (a)
deve essere elevato per non avere effetti su quest’ultima

Ri
Vi = Vs
Rs + Ri

Necessario acquisire la sensibilità utile per capire attraverso quale


modalità l’invasività si può realizzare e quanto possa influenzare il
sistema/la misura …

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Qualche considerazione intermedia ….
A questo punto abbiamo quindi una prima idea di alcuni aspetti:
 come possa essere “strutturato” uno strumento
 per usare bene uno strumento non basta leggere il manuale
 per capire uno strumento si devono usare dei modelli
 gli schemi realizzativi possono avere influenza sulle caratteristiche
e sul costo di uno strumento
 necessità di un approccio razionale alla gestione del problema di
misura
 necessità di schemi interpretativi della realtà da misurare, in base
ai quali valutare il processo di misura
 necessità di approfondimento di numerosi elementi

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L’automazione della misura
 Strumentazione analogica
 Sistemi di acquisizione dati

Informazioni di complemento
 Strumentazione virtuale
 Strumentazione intelligente
 Strumentazione digitale

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Strumentazione analogica

 Strumentazione analogica
• le grandezze in gioco sono continue
• necessità di notevole qualità di tutti gli elementi
con riflesso sui costi (es. Hi-Fi)
• la “quantificazione” o “digitalizzazione” è solo
l’ultimo passo (un display digitale non significa
che lo sia anche la strumentazione
E’ la strumentazione cui faremo riferimento in
questo corso

 L’uso di «misuratori» automatici «digitali»,


asserviti a computer, rende più efficiente la
gestione dei dati
• Necessari adeguati dispositivi di interfaccia
• Rappresentazione discreta, quindi
approssimata, nel tempo e in ampiezza
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Sistemi di acquisizione
Sistemi di «acquisizione dati»
Configurazioni:
• Schede di acquisizione dati da inserire nella
slot di un PC
• Sistemi di acquisizione autonomi da collegare a
porta Ethernet
In entrambi i casi il sistema è programmato e scarica i dati nella
memoria del PC al termine dell’acquisizione
3.1263571 V 0111010001101010

Cablaggi
Scheda AD
Mondo reale Mondo digitale

In serie nella catena di misura: necessario definire tutti gli aspetti che
influenzano la qualità di misura!
41
Dagli errori alla qualità di misura

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Gli “errori di misura”
 La ripetizione di misure, anche in condizioni controllate e con
procedura rigorosa, può portare a risultati diversi.
Abbiamo commesso un errore?
 L’errore è definito in relazione al valore esatto del misurando:
Errore = Valore esatto – Misura
in generale non potremo contare sulla disponibilità del valore
esatto

 Gli errori sono inevitabili, ma non vanno subiti: devono essere


capiti e gestiti, cioè mantenuti entro limiti certi, stabili e
accettabili

43
Gli errori
 Occorre essere in grado di conoscere a priori l’entità dell’errore e
avere certezza della sua stabilità nel tempo
 in questo modo potremo assumere che la Misura coincida con il
Valore esatto, almeno nei limiti dell’approssimazione rappresentata
dalla qualità di misura
Una volta sotto controllo, l’errore
si trasforma in un indicatore di qualità
 La Metrologia è la scienza che si occupa di studiare i diversi aspetti
del problema della “misura sperimentale” (strumenti, qualità,
elaborazione dei dati); la sua applicazione porta ad ottenere risultati
accurati e condivisibili
 Sono necessarie tecniche che ci permettano di valutare la qualità
delle misure, sia a posteriori che a priori, e di essere certi del
mantenimento di tale qualità nel tempo
 In altre parole gli errori devono essere previsti con un modello
adeguato! Come si fa a prevedere un errore?
44
Gli “errori”
La lettura di un display analogico può indurre
errori (parallasse, interpretazione del valore, … ):
“letture” o “lettori” diversi possono produrre misure
differenti
La lettura di un display digitale, eliminando la
soggettività della misura, sembrerebbe risolvere
il problema
Ma se volessimo una misura con più cifre
significative?
E se le ultime cifre cambiassero nel tempo?

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Prevedere gli “errori”
Ripetendo la misurazione di una grandezza
costante si ottengono risultati leggermente
diversi
Media
Naturale fare riferimento al valore medio e
alla dispersione delle misure
Dispersione
Il valore medio è intuitivamente un’indicazione più attendibile di una
singola misura
L’entità della dispersione è un indicatore dell’incertezza sulla misura
eseguita
Importante capire la fonte di dispersione in modo da poterla controllare o
limitare (es. incapacità intrinseca dello strumento di produrre la stessa
misura per un medesimo ingresso - ripetibilità)
Come indicatore di incertezza la misura della dispersione ha senso sia in
termini assoluti che relativi
In generale potrebbe aver senso rendere la dispersione percentuale
rispetto ad un valore di riferimento, piuttosto che alla singola misura
(misura nulla) 46
Gli errori
Aggiungendo il riferimento costituito dal valore vero potremmo
osservare questo comportamento:
Valore vero Precision error

Media sulle misure


Bias error
 Classificazione degli errori di misura:
Errori sistematici (Bias): indicano la differenza tra il valore vero (o la
migliore stima disponibile) e la media delle misure
Errori di precisione (Precision) o casuali : quantificano la differenza
tra la singola misura e la media delle misure.

 Gli errori/effetti sistematici tendono a riproporsi sempre uguali a sé


stessi (altrimenti darebbero luogo a dispersione)
 Gli errori di precisione sono imprevedibili (se non in senso medio)
 Solitamente errori Casuali e Sistematici non si influenzano

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Gli errori sistematici (Bias errors)
Valore vero

Media sulle misure


Bias error
 Gli errori Sistematici (Bias) sono ripetibili, cioè costanti durante una
serie di misure eseguite a parità di condizioni operative ed ambientali
 L’elaborazione dei dati, anche se sofisticata, non è in grado di rilevare
gli errori di questo tipo, tanto meno rimuoverli
 Il confronto con valori di riferimento permette di identificarli e di
predisporre le correzioni, normalmente analitiche, atte a rimuoverli.
 Gli effetti sistematici devono essere ridotti alla loro componente
casuale mediante una attenta progettazione e/o la calibrazione di
adeguati schemi di correzione della misura
 L’esperienza suggerisce di verificare l’esistenza di errori sistematici
 un errore nel processo di calibrazione o, più facilmente, una
calibrazione incompleta, possono determinare un errore sistematico

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Gli errori casuali (Precision errors)
Valore vero Precision error

Media sulle misure

 Alcuni fenomeni influenzano il processo in maniera non prevedibile


 Gli effetti sulle misure sono classificati come errori Casuali (Random o
Precision errors) e producono una dispersione dei risultati quando si
esegua una serie di misure in condizioni operative ed ambientali
costanti
 Elementi che possono produrre effetti casuali sono:
- Misurando (variabilità temporale e spaziale)
- Procedure e tecniche di misura (ripetibilità, risoluzione, …)
 Per ridurli occorre ripetere le misure, prestando grande attenzione a
non modificare le condizioni generali
 La loro definizione avviene mediante tecniche statistiche
49
Gli errori

Riassumendo:
 Gli errori casuali (precision errors) sono IMPREVEDIBILI e
possono essere scoperti, e ridotti, ripetendo le misure e trattando i
dati con apposite procedure di carattere statistico;

 Gli errori sistematici (bias error) a parità di condizioni operative si


presentano sempre allo stesso modo, sono quindi RIPETIBILI e
CONSISTENTI; non possono quindi essere scoperti ripetendo le
misure e la loro riduzione deve essere prevista a priori mediante
l’impiego di apposite procedure definite in fase di calibrazione
Ciò significa che gli errori sistematici devono essere ridotti
alla loro componente casuale con una adeguata procedura

 Effetti Sistematici e Casuali devono essere ridotti per quanto


possibile e conveniente (l’incertezza nulla non esiste)
50
Gli errori
 Non conoscendo la posizione del valore esatto cosa si può dire?

Casuali: grandi Casuali: piccoli


Sistematici: ? Sistematici: ?

Possibile fare la distinzione tra Casuali grandi o piccoli solo in


relazione al valore della misura

La statistica ci permetterà di trattare adeguatamente solo gli errori


casuali; gli errori sistematici DEVONO essere eliminati a priori,
cioè ridotti ai loro effetti casuali

51
Gli errori
Il comportamento dello strumento deve essere studiato
preventivamente, procurandosi la conoscenza del valore di
riferimento
Valore vero Singole misure Media sulle misure

Errore medio

L’entità degli scostamenti tipici del funzionamento di uno strumento


deve essere quantificata prima di utilizzare lo strumento
Non solo: occorre essere certi che lo strumento esibisca sempre lo
stesso comportamento quando utilizzato
 Con la calibrazione si valutano il grado di correttezza delle misura
di uno strumento/sistema e le dispersioni tipiche confrontandole
con valori di riferimento: le caratteristiche metrologiche
 Sono necessarie adeguate procedure di utilizzo a garanzia del
mantenimento delle caratteristiche metrologiche
52
La Qualità
 Avendo inquadrato il problema di come gli “errori” si manifestano
possiamo affrontare quello della “qualità” di una misura
 In diversi campi (scienza, ingegneria, industria, statistica, … ) si
definiscono come:
Accuratezza: il grado di correttezza o di veridicità della misura in
senso medio, cioè di corrispondenza del valore medio di una
serie di misure con un valore di riferimento (definita in termini di
scostamento)
Precisione: il grado di ripetibilità della stessa, definita in termini di
dispersione o ampiezza dell’intervallo su cui si distribuiscono le
misure
Media sulle misure
Valore vero Singole misure

Limite di Accuratezza
Limite di Precisione
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La Qualità
Limite di Accuratezza Limite di Precisione
Valore vero
Media misure Precisione scarsa Precisione elevata
Singola misura
Accuratezza
scarsa

Accuratezza
elevata

Strumento impreciso e inaccurato: meglio lasciare perdere


Strumento preciso ma inaccurato: possibile impiegarlo SE l’errore
sistematico è prevedibile e sono disponibili procedure di correzione

Strumento accurato ma non preciso: di utilizzo non pratico richiedendo


molte misure per fornire un valore medio affidabile entro i limiti di
accuratezza

Limiti di accuratezza e precisione coincidenti e piccoli sono


caratteristici di un buono strumento: nessun bisogno di medie e sufficiente
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la singola misura
La Qualità
Considerazioni:
 Una buona misura è accurata e la stima dell’accuratezza fornisce
una valutazione della qualità della misura
 Avendo un numero elevato di misure il livello di precisione sarà
legato alla ampiezza della dispersione misurata
 Con una sola misura dovremo fare affidamento su una previsione
della dispersione, cioè sulla dispersione che ci aspetteremmo di
rilevare ripetendo le misure
 Accuratezza e precisione di uno strumento, o di un processo di
misura, devono essere stabilite con misure ripetute e confronti con
uno standard di riferimento tracciabile secondo regole
condivise
 Il requisito di accuratezza di una misura deve essere definito in
relazione all’utilizzo previsto: della stessa misura per certi scopi
sarà necessaria una accuratezza elevata, per altri ci si potrà
accontentare di una qualità inferiore

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Approccio probabilistico alla definizione
della qualità di misura

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Approccio probabilistico
 La presenza di effetti casuali rende impossibile fornire una misura
in termini deterministici: è intuitivo utilizzare il valor medio di una
serie come valore più attendibile e una misura della
dispersione media come indicatore di incertezza
Manca un’indicazione del livello di fiducia in queste informazioni:
non abbiamo un’idea della robustezza della previsione
dell’incertezza
Necessario anche un livello di fiducia che siamo disposti a
riconoscere all’intervallo definito a partire dalla dispersione (0
nessuna confidenza - 100% confidenza piena)

 Necessaria sia un’indicazione dell’entità dell’errore probabile per


• il singolo rilevamento, in termini di un intervallo attorno alla
media in cui potrebbe ricadere una nuova misura
• il valore medio (la misura vera e propria ), in termini di un
intervallo di valori attorno alla media (migliore stima della
grandezza da misurare) in cui potrebbe ricadere un nuovo valor
medio 57
Approccio probabilistico
 La maniera più pratica è quella di associare alla stima della
grandezza un indicatore della sua incertezza (“massimizzazione”
dell’errore) e un livello di probabilità
Stima_Misura-incertezza < Valore < Stima_Misura+incertezza

Parametro Misura Incertezza Livello u.d.m.


Temperatura al suolo 297 ± 0,5 67% kelvin
Massa a vuoto 1244 ±5 99,9% kg

 Necessaria una procedura razionale per determinare l’incertezza in


modo da garantire che il “valore vero” si trovi all’interno di un
intervallo con il richiesto livello di probabilità
Ci accontenteremo del fatto che una “ulteriore misura” ricada nell’
intervallo con l’assegnato livello di probabilità
In funzione del contesto “ulteriore misura” può significare
strettamente “ulteriore misura”, quindi nuovo singolo dato di misura,
ma anche “ulteriore valore medio”, quindi media di una nuova serie
di dati 58
Impiego di misure e incertezze:
la “propagazione”

Esistono relativamente poche grandezze direttamente misurabili


Per tutte le altre la misura è indiretta
Quindi necessario riuscire a condividere schemi razionali di misura
e previsione dell’incertezza in questi casi

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Impiego di misure e incertezze
 Se la misura è una struttura di dati (valore e incertezza) occorre
definire in maniera opportuna come le incertezze di ciascuna
concorrono alla determinazione dell’incertezza di una variabile che
da dipende dai valori attraverso una relazione algebrica

Es. Quale sarà l’incertezza sul volume di un cilindro, avendo


misurato il diametro e l’altezza?
V = π d2 h / 4 d=
d mis ± wd h=
hmis ± wh
Es. Disponendo delle misure di forza e spostamento, e delle relative
incertezze, da quale incertezza è affetta la stima della rigidezza
della molla?
K=∆F / ∆s F=
Fmis ± wF s=
smis ± ws

 In altri termini: come si propagano gli errori/le incertezze?

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Propagazione di errori o incertezze

Per alcuni casi semplici si possono dare delle risposte immediate


Per esempio se due grandezze sono affette da incertezza/errore,
potremmo dire che l’incertezza sulla loro somma sia data da
se c=a+b con a±ia e b±ib allora ic=±(|ia|+|ib|)
Ma è ragionevole?

Perché gli scostamenti massimi delle due variabili dovrebbero


presentarsi simultaneamente? Non sarebbe “poco” probabile?
Perché dovremmo ritenere che scostamenti superiori non potrebbero
avvenire? Come essere sicuri di aver misurati i massimi
scostamenti?
Abbiamo bisogno di tecniche razionali, non eccessivamente
conservative, per la valutazione della propagazione delle
incertezze in casi del tutto generali
Il problema «matematico» è quello della propagazione degli errori
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Domande?

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