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La gnoseologia è quella branca della filosofia che si occupa dello studio della

conoscenza. In particolare, la gnoseologia si occupa dell'analisi dei fondamenti, dei


limiti e della validità della conoscenza umana, intesa essenzialmente come
relazione tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto.

L'epistemologia (dal greco επιστήμη episteme, "conoscenza certa" ossia "scienza", e


λόγος logos, "discorso") è una branca della Gnoseologia, che può essere identificata
con la filosofia della scienza, indica specificatamente quella parte della gnoseologia
che studia i fondamenti, la validità e i limiti della conoscenza scientifica.

Principali branche della gnoseologia

RAZIONALISMO
Il razionalismo, corrente filosofica basata sull'assunto che la ragione umana può in
principio essere la fonte di ogni conoscenza. In generale i filosofi razionalisti
sostengono che, partendo da «principi fondamentali», individuabili intuitivamente o
sperimentalmente, come gli assiomi della geometria, i principi della meccanica e
della fisica, si possa arrivare tramite un processo deduttivo (basato su un modo di
procedere a priori, perché s' inizia a ragionare prima di fare esperienza), ad ogni altra
forma di conoscenza.
In generale si definiscono razionalisti quei sistemi filosofici in cui la realtà è vista
come governata da una serie di leggi e principi che sono perfettamente comprensibili
con la ragione umana e che coincidono con il pensiero stesso.

EMPIRISMO
L'empirismo, corrente filosofica, nata nella seconda metà del Seicento in Inghilterra,
secondo cui la conoscenza umana deriva esclusivamente dai sensi o dall'esperienza. I
maggiori esponenti dell'empirismo anglo-sassone furono John Locke, George
Berkeley, e David Hume: costoro negavano che gli esseri umani avessero idee innate,
o che qualcosa fosse conoscibile a prescindere dall'esperienza. Secondo gli empiristi
l'unico modo per conoscere la realtà circostante sono i sensi e le nostre percezioni.
Essi, cioè, utilizzavano esclusivamente conoscenze a posteriori: in questo modo,
però, le idee che ne derivavano non avevano valore universale, ma solo in quel
momento ed in quella situazione particolari. Ne derivava, quindi, uno scetticismo, e
un'impossibilità di conoscere qualcosa con sicurezza.
In senso lato, oggi per empirismo si intende un approccio sperimentale alla
conoscenza, basato sulla ricerca e su un modo di procedere a posteriori, tipico della
logica induttiva (perché s' inizia a ragionare dopo avere fatto esperienza).
L’empirista dice: la vera conoscenza di una cosa, io posso apprenderla soltanto se
scompongo, grazie ai sensi, ogni parte dell’oggetto e la analizzo: analizzo di un
tavolo la superficie, la grandezza, la consistenza, mi rendo conto che è fatto di legno,
è dotato di un peso, avrà un odore, un colore, le informazioni raccolte raggiungono il
cervello dove vengono elaborate e nasce il concetto di tavolo. Ma se io, come dice il
razionalista, vedo un tavolo e lo riconosco perché nel mio cervello posseggo già, a
priori, l’IDEA del tavolo che conoscenza ne avrò? Cioè ho del tavolo un concetto
preconfezionato.
Altro esempio più grossolano: il razionalista è colui che si masturba pensando a una
donna e raggiunge l’orgasmo. L’empirista è colui che fa esperienza, va a letto con la
donna, fa sesso e raggiunge l’orgasmo. Hai capito?

REALISMO
Realismo è la convinzione che esista una realtà indipendentemente dai nostri schemi
concettuali, dalle nostre pratiche linguistiche, dalle nostre credenze. I filosofi che si
dichiarano realisti tipicamente pensano che la verità consista in una qualche forma di
corrispondenza dei pensieri alla realtà. In un'accezione più ampia, tipica della
scolastica, realisti sono detti coloro che conferiscono realtà agli enti del pensiero.

Realismo moderato
Nella filosofia medioevale il realismo moderato è la posizione filosofica di cui San
Tommaso d'Aquino è il principale esponente. L'aquinate si poneva nella disputa sugli
universali definendoli principalmente in re, cioè seguendo Aristotele come essenza
che si trova dentro l'oggetto, e sempre aristotelicamente post rem, come concetto che
viene elaborato successivamente nella nostra mente, ma anche ante rem, come forma
che sussiste prima dell'oggetto stesso.
Realismo estremo
Il realismo estremo è invece la posizione filosofica della quale Guglielmo di
Champeaux(1070-1122) fu il massimo esponente. Egli riteneva gli universali del tutto
ante rem, identificandoli, nell'ottica di Platone, con le idee di Dio atte a creare il
mondo. Altri realisti estremi erano stati Scoto Eriugena, Sant'Anselmo d'Aosta, e i
filosofi della scuola di Chartres. Secondo alcuni pensatori il realismo estremo è una
posizione filosofica che equivale all'idealismo.
NOMINALISMO
Il nominalismo è la dottrina dei filosofi chiamati nominales, che rappresentarono una
delle correnti più importanti della Scolastica. La dottrina nominalista si posiziona
nella cosiddetta disputa sugli universali sostenendo che i concetti, i termini di portata
generale e quelli che in filosofia sono chiamati universali, non posseggono una loro
propria esistenza prima o scollegata dalle cose, né esistono al di fuori o nelle cose ma
vengono concepiti solo come nomi. Il nominalismo è stato convenzionalmente diviso
in estremo, come quello di Roscellino, e in moderato come quello di Abelardo.
Il nominalismo si contrappone al concettualismo e al realismo filosofico, la posizione
che sostiene che i termini generali dei quali si fa uso, come "albero" e "verde",
rappresentano forme di portata generale che posseggono un'esistenza in un mondo di
astrazioni indipendente dal mondo degli oggetti fisicamente definiti. Tale posizione si
richiama in particolare a Platone.

Il nominalismo moderato
Il nominalismo moderato è la posizione filosofica di stampo nominalista portata
avanti da Guglielmo da Ockham nel XIV secolo, il quale definiva gli universali
come concetti della nostra mente, espressi attraverso un nome. Per questo, egli
sosteneva, bisogna togliere di mezzo gli universali (Rasoio di Ockham) nell'ambito
della conoscenza in quanto, oltre ad essere inutili, portano a moltiplicare all'infinito la
ricerca della verità (se devo conoscere Socrate che bisogno c'è che io conosca
l'umanità intera a cui egli appartiene, o sia pure quella dei soli ateniesi?).
(LA) (IT)

«Entia non multiplicanda sunt praeter «Non si devono moltiplicare gli enti oltre il
necessitatem.» necessario.»

Il nominalismo estremo
Fra gli esponenti principali del nominalismo estremo medioevale tra la fine dell'XI e
l'inizio del XII secolo, c'è il già menzionato Roscellino, vero e proprio fondatore di
questa posizione filosofica, secondo la quale gli universali erano semplici suoni
(flatus vocis), espressione spesso usata per indicare ciò che non ha nessun
fondamento reale, come ad esempio il pettegolezzo.

CRITICISMO
Criticismo è un indirizzo filosofico che si propone di studiare e giudicare i problemi
della conoscenza filosofica scomponendoli in problemi elementari, per cercare di
risolverli. Esso restringe in tal modo il campo di indagine della filosofia, ma ritiene al
contempo di acquisire una maggiore sicurezza sulla veridicità delle affermazioni che
vengono fatte al suo interno.
Il metodo di cui si serve consiste nel criticare o analizzare la ragione tramite la
ragione stessa, in modo da scoprirne i limiti e poter così giudicare fondati o infondati
alcuni dei principi che essa suole affermare. Il criticismo è stato infatti chiamato
anche filosofia del limite, in quanto tende a limitare o a circoscrivere le possibilità
della conoscenza umana, per quanto in questo modo essa riesca ad approdare a forme
di sapere più sicuro. Il criticismo, in fin dei conti, è un'analisi della ragione umana,
che diventa insieme giudice e imputato nel tentativo di scoprire cosa può realmente
conoscere e affermare con certezza.
Il maggior esponente di questa corrente filosofica è il pensatore tedesco Immanuel
Kant, che ricorse alla metafora della colomba per illustrare come, a suo modo di
vedere, i limiti imposti all'intelletto siano in realtà costitutivi della sua stessa
possibilità di muoversi e di conoscere:

«La colomba leggiera, mentre nel libero volo fende l'aria di cui sente la resistenza, potrebbe im
Ed appunto così Platone abbandonò il mondo sensibile, poiché esso pone troppo angusti limiti a
dell'intelletto puro. Egli non si accorse che non guadagnava strada, malgrado i suoi sforzi; giacc
a cui potesse applicare le sue forze per muovere l'intelletto.»

Il criticismo supera il dualismo, razionalismo-empirismo, e cerca di sintetizzarlo in


un'unica corrente filosofica. Kant attua una vera e propria "rivoluzione copernicana"
nel campo della conoscenza filosofica, perché, come Copernico aveva invertito il
rapporto tra il sole e la terra, così il filosofo tedesco intende ora invertire i rapporti tra
soggetto e oggetto della conoscenza. Mentre prima si pensava, in maniera dogmatica,
che le forme del soggetto si adattassero passivamente alla natura, col criticismo si
inaugura una nuova concezione per la quale è l'esperienza sensibile a venir modellata
dalle nostre strutture mentali. Il tipo di conoscenza che Kant inaugura diventa così un
accordo tra la conoscenza a priori dei razionalisti e la conoscenza a posteriori degli
empiristi: si tratta infatti di una sintesi tra elementi a priori, già presenti nella mente
del soggetto (quali ad esempio le categorie, o il concetto di spazio e tempo), ed
elementi a posterioriprovenienti dall'esterno, dall'oggetto da conoscere: il fenomeno.

IDEALISMO
L’idealismo è una visione del mondo che riconduce totalmente l'essere al pensiero,
negando esistenza autonoma alla realtà fenomenica, ritenuta il riflesso di un'attività
interna al soggetto. Nell'idealismo è generalmente implicita una concezione etica
fortemente rigorosa, come ad esempio nel pensiero di Fichte che è incentrato sul
dovere morale dell'uomo di ricondurre il mondo al principio ideale da cui esso ha
origine.
In un senso più ampio, il termine abbraccia diversi sistemi filosofici, come il
platonismo, che privilegiano la dimensione ideale rispetto a quella materiale,
affermando così che l'unico vero carattere della realtà sia di ordine spirituale.

L'idealismo nella teoria della conoscenza


Esistono varie accezioni del termine idealismo. La più diffusa è quella che di fatto
equipara la vita a un sogno, anche se questa affermazione non va intesa in modo
riduttivo. L'idealismo, infatti, si pone in antitesi radicale rispetto al Senso comune,
che non ci permetterebbe di accorgerci di vivere in un mondo di finzioni;
paradossalmente, quindi, proprio il senso comune sarebbe il vero "dormiente", per la
sua illusione circa l'esistenza di un mondo reale al di fuori di noi.

«Per il punto di vista empirico delle altre scienze è convenientissimo assumere il mondo ogge
come tale deve risalire ai principi e alle origini. Solo la coscienza è data immediatamente, perci
essenzialmente idealistica. Il realismo, che trova credito presso l'intelletto incolto, perché si dà
un'ipotesi arbitraria ed è perciò un edificio di vento campato in aria, perché sorvola o rinnega
coscienza»
(Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, II,

Rapporti con altri sistemi di pensiero


Nel fare dell'Idea, cioè del pensiero, o del Soggetto, il principio primo da cui nasce e
si deduce la realtà concreta (l'essere o l'oggetto), l'idealismo viene contrapposto in
particolare:
• Al dogmatismo, secondo cui, al contrario dell'idealismo, il soggetto trae la
propria esistenza dall'oggetto e non viceversa. Si tratta, comunque, di due prospettive
in fondo complementari, basate su una stessa unità immediata di soggetto e oggetto.
• Al realismo, secondo cui la realtà esiste indipendentemente dal soggetto. Per
gli idealisti, questa concezione sarebbe ferma a uno stadio di inconsapevolezza,
incapace di riconoscere che la realtà è una produzione della mente umana. Alcuni
idealisti, ad ogni modo, non vollero distruggere del tutto l'impianto scientifico-
ontologico del realismo.
• Al materialismo, al meccanicismo, e a tutte quelle teorie che si basano su un
approccio riduzionistico o utilitaristico alla realtà; ad essi l'idealismo contrappone la
dimensione inconscia e interiore dell'individuo, esaltando il sogno, la fantasia,
l'immaginazione, il sentimento morale ed artistico come le vie maestre in grado di
condurre alla verità.

Si possono poi trovare affinità anche col razionalismo di Cartesio, che confida nella
capacità della ragione di raggiungere la res a prescindere dai sensi, anche se va fatta
in proposito una distinzione radicale, dato che Cartesio era comunque un realista. In
secondo luogo, il problema cui intendeva rispondere era diverso da quello posto
dall'idealismo: egli cercava una risposta circa lo strumento della conoscenza,
l’idealismo invece circa l’oggetto di tale conoscenza.
C'è poi il caso di un idealismo empirista, facente capo a George Berkeley, che
potrebbe essere considerato uno degli idealisti più radicali: il suo empirismo si
contrapponeva alla concezione razionalista che le idee della ragione avessero un
fondamento nella realtà oggettiva.

SCETTICISMO
La posizione filosofica fondata sull’analisi critica di quella conoscenza e di quelle
percezioni che in un certo momento vengono ritenute vere, e sulla questione della
possibilità di ottenere una conoscenza assolutamente vera.

DOGMATISMO
dogmatismo corrente filosofica contrapposta al criticismo e all'idealismo, che
facendo derivare il pensiero dall'Essere presuppone la supremazia dell'oggetto
rispetto al soggetto, della realtà sull'idea, e a volte persino della natura sullo spirito.
Dio stesso è concepito immanente alla Natura, e anzi identificato in toto con
quest'ultima (panteismo).
Non si tratta però di semplice materialismo, poiché Dio e natura, sebbene uniti e
indissolubili, sono visti in un'unità complementare: la natura è soltanto la
manifestazione concreta e tangibile di Dio, che tuttavia vive esclusivamente in essa,
essendo essenziale al Soggetto divenire oggetto di se stesso, cioè oggettivarsi. Il
soggetto infatti si configura come tale solo in rapporto a un oggetto. E l'oggetto a sua
volta è sempre solo oggetto rispetto a un soggetto. Ne consegue la corrispondenza tra
le strutture intime della realtà, e quelle dell'intelletto. Il maggiore esponente del
dogmatismo è considerato Spinoza.
FENOMENOLOGIA
il termine ha diversi significati principali nella storia della filosofia, uno desunto
• Per Hegel, la fenomenologia è un approccio alla filosofia che inizia con
l'esplorazione dei "fenomeni" (che si presenta a noi nell'esperienza conscia) come
mezzo per cogliere lo Spirito Assoluto che è dietro il fenomeno. Nel caso della
fenomenologia hegeliana si parla dunque di "fenomenologia dialettica".
• Per Edmund Husserl, la fenomenologia è un approccio alla filosofia che
assegna primaria rilevanza, in ambito gnoseologico, all'esperienza intuitiva, la quale
guarda ai fenomeni (che si presentano a noi in un riflesso fenomenologico, ovvero da
sempre indissolubilmente associati al nostro punto di vista) come punti di partenza e
prove per estrarre da esso le caratteristiche essenziali delle esperienze e l'essenza di
ciò che sperimentiamo. È appunto chiamata "fenomenologia trascendentale".
• Martin Heidegger, la visione fenomenologica del mondo delle cose deve
essere superata attraverso la comprensione dell'Essere che è dietro tutti gli enti, e può
considerarsi come un'introduzione all'ontologia. Questa è stata denominata
"fenomenologia esistenzialista", anche se Heidegger ha rifiutato sempre la
definizione di esistenzialismo attribuita in particolare alla prima fase del suo percorso
filosofico. Nella parte introduttiva di "Essere e Tempo" inoltre, Heidegger, dopo aver
passato al vaglio le etimologie greche dei termini "lògos" e "phainòmenon",
sottolinea l'importanza insita nella rielaborazione del concetto di fenomenologia, allo
scopo di renderla una "apophàinestai ta phainòmena", evidenziando così l'obiettivo
squisitamente rivelativo dell'essenza insita negli enti e nella loro essenza. Egli pone
inoltre l'accento sul concetto meramente husserliano di fenomenologia, che deve
essere intesa come "scienza" mirata ad andare "alle cose stesse!".