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LISIA IN ERATOSTHENEM

18 E dopo che il morto fu restituito al carcere, pur avendo noi tre case,
da nessuna permisero che partisse il funerale, ma, presa in affitto una
catapecchia, ve lo esposero. E pur avendo molti lenzuoli, non ne
diedero nessuno a chi li chiedeva per la sepoltura , ma fra gli amici uno
diede per la sepoltura di quello un lenzuolo, un altro un cuscino,
ciascuno ciò che si trovava ad avere.

19 E trovandosi ad avere settecento scudi dei nostri, ad avere tanto


argento, oro, bronzo, gioielli, mobili e abiti femminili quanti mai
pensavano di prendere, e centoventi schiavi dei quali presero i migliori,
consegnarono gli altri all'erario, arrivarono a tanta ingordigia e avidità e
diedero una dimostrazione del loro carattere: infatti gli orecchini d'oro
della moglie di Polemarco, che si trovava ad avere quando per la prima
volta entrò nella casa, Melobio glieli strappò dagli orecchi.

20 E neppure per una piccolissima parte della nostra sostanza


ottenemmo compassione da parte loro. Così infierivano contro di noi
per le ricchezze come (avrebbero infierito) altri che avessero rancore
per gravi ingiustizie, non essendo meritevoli di questo da parte della
città, ma sostenendo tutte le coregie, versando molti contributi,

mostrandoci rispettosi dell'ordine, obbedendo a ogni comando, non


avendo nessun nemico, avevendo liberato molti Ateniesi dai nemici, di
tali soprusi reputarono degni noi che come meteci vivevamo ben
diversamente da come loro vivevano da cittadini.

21 Questi infatti avendo cacciato molti cittadini in esilio tra i nemici,


avendo lasciati molti insepolti dopo averli ingiustamente uccisi,
privarono molti, che avevano tutti i diritti, di tali diritti della città, e alle
figlie di molti cittadini, che stavano per essere date in matrimonio,
impedirono le nozze.

22 E sono giunti a tal punto di impudenza che vengono qui per


difendersi, e dicono che non hanno fatto niente di male né di
vergognoso. Io vorrei che dicessero la verità. Toccherebbe infatti anche
a me di tale bene una parte davvero non piccola

23 Ma ora per loro non c'è tale stato di cose né riguardo alla città né
riguardo a me. Infatti mio fratello, come dissi anche prima, Eratostene lo
uccideva o, pur non avendo peccato privatamente nei suoi confronti e
pur non vedendolo colpevole verso la città, ma correndo dietro con
ardore alla propria crudeltà.

24 Facendolo salire sulla tribuna voglio interrogarlo, o giudici. Infatti io


ho tale opinione: penso che sia empio anche parlare di lui con un altro
perla sua salvezza, ma che sia santo e giusto anche parlare con questo
stesso per la sua rovina. Sali dunque (sulla tribuna) e rispondi a ciò che
ti chiedo.

25 conucesti Polemarco in prigione o no? - Eseguivo per paura gli


ordini dei governanti. -C’eri nel consiglio quando si prendevano le
deliberazioni su di noi? - C'ero. - Eri d'accordo con quelli che volevano
ucciderci o ti opponevi? - Mi opponevo. - Affinché non patissimo la
morte? - Affinché non patiste la morte. - <Ritenendo che patissimo una
condanna giusta o ingiusta? - Ingiusta.

26 O più sciagurato di tutti ti opponevi per salvarci e ci arrestavi per


ucciderci? E quando a maggior parte di voi era padrona della nostra
salvezza tu dici che ti opponevi a coloro che volevano ucciderci?

e dopo che dipese solo da te salvare o meno Polemarco lo trascinasti


in galera? E per il fatto che essendoti opposto non ci giovasti in nulla
perchè arrestandolo lo uccidesti pretendi di essere condiderato
un’ottima persona non credi di dovere rendere giustizia a me e a
costoro qui presenti?

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