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La IPB - Ipertrofia Prostatica Benigna

Caratteristiche: L'Ipertrofia Prostatica Benigna (detta anche adenomatosi prostatica) consiste in


un ingrossamento della prostata. Con l'aumentare dell'età la porzione centrale della ghiandola (posta
a manicotto intorno al canale urinario) tende a svilupparsi in maniera eccessiva e spropositata. A
causa del suddetto ingrossamento il canale urinario (uretra) può essere compresso e schiacciato così
come la parte periferica della ghiandola. Dopo diversi anni di sviluppo la IPB può anche raggiungere
le dimensioni di un pompelmo. L'Ipertrofia Prostatica Benigna è caratterizzata oltre che
dall'aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (pollachiuria e nicturia), anche da una
sensazione di incompleto svuotamento, da minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione
urinaria acuta.

Le cause e gli effetti: Non si conosce con esattezza la causa della IPB. Alcuni ricercatori ritengono
che sotto lo stimolo delle minzioni continue, delle eiaculazioni e delle infiammazioni si verifichino
dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all'uretra una sostanza capace di causare
l'accrescimento delle ghiandole vicine. Un ruolo essenziale sembra essere svolto dall'assetto
ormonale che si viene a creare con il passare degli anni. La IPB può potenzialmente iniziare a
svilupparsi molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti si sviluppa con la medesima
modalità e velocità. I sintomi principali associati all'IPB sono pollachiuria, nicturia, sensazione di
incompleto svuotamento, minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta.
Quest'ultima diventa una vera urgenza urologica che richiede il posizionamento di un catetere
vescicale al fine di svuotare la vescica. L'esplorazione rettale, l'ecografia prostatica trans-rettale e
l'uroflussimetria sono sicuramente necessarie per un corretto studio della malattia.

Il Trattamento: Esistono cure farmacologiche e terapie di tipo chirurgico:


Farmaci: Negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci estremamente efficaci nel ridurre i
disturbi legati all'IPB. La terapia per la cura della Ipertrofia Prostatica Benigna si avvale dell'uso
degli alfa-litici ed anti-androgeni periferici quali la finasteride e la dutasteride che inibiscono la
crescita volumetrica dell'adenoma prostatico riuscendo inoltre in una buona percentuale dei casi
anche ridurne il volume. Vengono anche utilizzati prodotti fitoterapici (estratti vegetali) la cui azione
non è ben nota ma che sembrano agire sulla componente infiammatoria. Grazie a tali medicine il
numero dei pazienti che devono essere operati si è fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i
casi, però, ne beneficiano in eguale misura ed è quindi necessaria un'attenta analisi per ogni caso
specifico.
Interventi chirurgici: Qualora il trattamento medico risulti inefficace è necessario intervenire
chirurgicamente con interventi atti a rimuovere l'adenoma prostatico sia con tecniche endoscopiche
(resezione trans-uretrale di prostata) sia a cielo aperto (per via trans-vescicale).

Esistono cure chirurgiche di diversi tipi:

L'adenomectomia chirurgica: è l`intervento tradizionale, che si esegue con un accesso addominale


sovrapubico ed é riservato alle prostate di grosse dimensioni.

La resezione endoscopica transuretrale o T.U.R.P.: anche questo é un intervento chirurgico


tradizionale che si esegue senza "taglio" ma con uno strumento speciale introdotto nel canale urinario
attraverso il pene. E' riservato a prostate medio/piccole.

Distruzione della prostata con laser: tipi diversi di laser vengono introdotti per via trans-uretrale
per distruggere il tessuto adenomatoso. Alcuni urologi considerano le tecniche laser sostitutive dei
metodi precedenti in quasi tutti i casi, altri sono più selettivi. La chirurgia laser presenta vantaggi
rispetto alle tecniche tradizionali: meno pericolosa, permette una degenza più breve, ma ha anche
alcuni svantaggi: a volte più dolori nel postoperatorio, una convalescenza più lunga ed una tecnica
chirurgica che può essere maggiormente complicata.
Recentemente sono state proposte nuove terapie alternative: le diverse forme di termoterapia; esse
sono tutte ambulatoriali e minimamente fastidiose per il paziente. Non tutte sono però parimenti
efficaci. Ciò nonostante, almeno per alcune di esse, l'assenza di complicanze significative e la minor
invasività le rendono una strada alternativa interessante.
Come nel caso delle prostatiti, anche l'Ipertrofia Prostatica Benigna può ricomparire a seguito di
un primo trattamento. Per ognuna delle tecniche sopra elencate, infatti, esiste la possibilità che si
renda necessario un nuovo intervento per rimuovere tessuto adenomatoso residuo o ricresciuto.

Ipertrofia prostatica

In quasi tutti gli uomini la prostata aumenta di volume con l’età, e nel linguaggio medico, tale
fenomeno si chiama Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB).

La prostata è una ghiandola sessuale maschile simile per forma e grandezza ad una castagna, che
produce un fluido che concorre a formare il liquido seminale.
Essa è situata immediatamente sotto la vescica, a livello del collo, circondando il primo tratto dell’
uretra, condotto attraverso cui l’ urina dalla vescica viene emessa all’ esterno.

L’ ingrandimento prostatico di uno o di tutti i tre lobi che compongono la ghiandola, dovuto all’IPB,
provoca una deformazione del condotto uretrale, determinando un ostacolo al deflusso di urina dalla
vescica. Talvolta l’ IPB provoca un accrescimento della prostata anche verso l’ alto (cosidetto "lobo
medio"), creando un ostacolo sul collo della vescica.
Oltre all’ ostruzione "meccanica" dovuta al volume della prostata ipertrofica, un’ altra importante
causa di ostacolo al deflusso urinario dalla vescica, è la ridotta e difficoltosa apertura del collo
vescicale (ostruzione "dinamica") che si verifica nell’ IPB.
In un quarto degli uomini che hanno superato i 50 anni, sino a giungere progressivamente con l’
aumentare dell’ età al 50% dei soggetti di 75 anni, l’ IPB determina disturbi della minzione, ossia
difficoltà ad emettere l’ urina all’ esterno.

Tali disturbi sono suddivisibili in due categorie:


- sintomi da irritazione della vescica come la pollachiuria o aumento della frequenza delle
minzioni, l’ impellenza o urgenza del bisogno di mingere ed il tenesmo vescicale o sensazione di
nuovo stimolo appena terminata la minzione
- sintomi da ostruzione prostatica vera e propria come l’ indebolimento della forza del getto
urinario, il ritardo nell’ iniziare la minzione, l’ intermittenza del flusso urinario, l’ uso della
pressione dell’ addome per aumentare la potenza del getto ed il senso d’ inadeguato svuotamento
della vescica.

La presenza di sangue nell’ urina o ematuria, può talora far parte dei sintomi dell’ IPB: in tali casi
va sempre escluso un concomitante tumore dell’ apparato urinario.
La gravità dei sintomi determinati dall’ IPB, comunque, non è direttamente proporzionale al volume
della prostata.
Al Paziente che si rivolge all’ Urologo per tali disturbi, dopo la visita che consentirà di apprezzare
le dimensioni e le caratteristiche della ghiandola prostatica, vengono richieste l’esecuzione di un
esame delle urine, e di un dosaggio sierico dell’ antigene prostatico specifico (PSA), un’ ecografia
dell’ apparato urinario anche dopo minzione ed una uroflussometria (un esame che consente di
misurare la potenza del getto urinario).
Se dalla valutazione globale del Paziente viene confermata l’ ostruzione al deflusso di urina in
assenza di complicazioni ed in presenza di disturbi soggettivi di grado lieve o medio, viene
consigliata una terapia con farmaci appropriati.

I farmaci attualmente più usati per la cura dei sintomi dovuti all’ IPB appartengono sostanzialmente
a due gruppi:
- farmaci che agiscono sull’ "ostruzione meccanica" diminuendo il volume prostatico, come ad
esempio la Finasteride, la Mepartricina, l’ estratto di Serenoa Repens, gli estratti steroidei di origine
vegetale e gli anti-androgeni (questi ultimi però gravati da effetti collaterali che ne limitano l’ uso)
- farmaci che agiscono sull’ "ostruzione dinamica" determinando un rilassamento ed una migliore
apertura del collo vescicale al momento della minzione, come gli alfa-bloccanti (Terazosina,
Doxazosina, Alfazosina, Tamzulosina).
Ognuno di questi farmaci può essere utilizzato, a seconda dei casi e dell’ età del Paziente, da solo o
in associazione con un altro appartente ad un gruppo diverso.
Le più frequenti complicanze dovute all’IPB sono: la presenza di abbondante residuo d’urina al
termine della minzione cui possono conseguire infezioni urinarie e calcolosi della vescica, i
diverticoli vescicali, il coinvolgimento dell’alto apparato urinario con diversi gradi di insufficienza
renale e la ritenzione acuta d’urina cioè l’impossibilità completa alla minzione che richiede la
riposizione di un catetere in vescica.
Nel caso di disturbi minzionali di notevole gravità, di scarso miglioramento soggettivo dopo
adeguata terapia farmacologica o , ancor più, in presenza delle complicanze secondarie all’IPB,
viene consigliato l’ intervento di "disostruzione" prostatica (prostatectomia per via endoscopica
trans-uretrale o per via chirurgica).

L’ intervento consiste nell’ asportazione dell’ adenoma prostatico ossia della porzione centrale,
interna, della prostata coinvolta dall’ IPB.
Le operazioni di asportazione dell’ adenoma prostatico sono generalmente prive di importanti
complicanze e risolvono il problema dell’ ostacolo alla minzione nella grande maggioranza dei casi.
La conseguenza più rilevante è costituita dall’ eiaculazione retrograda, ossia dalla riduzione della
quantità dello sperma che, al momento dell’ orgasmo, tende a refluire in vescica piuttosto che
fuoriuscire all’ esterno dell’uretra.
Va sottolineato come tale intervento non incide in alcun modo sulla libido, sulla potenza sessuale e
sull’orgasmo.

Il più diffuso degli interventi disostruttivi è, attualmente, l’ asportazione endoscopica dell’adenoma


prostatico, nota come TURP (resezione transuretrale della prostata).
Essa consiste nell’ inserimento nell’ uretra di uno speciale strumento endoscopico attraverso cui
viene asportata, mediante un bisturi elettrico, frammento dopo frammento, la parte centrale della
ghiandola prostatica.
Tale intervento costituisce, nel mondo occidentale, la seconda operazione chirurgica per frequenza
negli uomini utrasessantenni.

Per Pazienti giovani con prostate di piccole dimensioni, può essere indicata la semplice incisione
endoscopica del collo vescicale (TUIP), che ha una minore incidenza di retroeiaculazione rispetto
alla TURP.

L'ipertrofia prostatica
La prostata
La prostata è una ghiandola sessuale maschile situata
alla base della vescica, e circonda il tratto iniziale
dell'uretra. La funzione della prostata è quella di
produrre delle secrezioni che costituiscono gran parte
del liquido spermatico.
La particolare posizione della prostata spiega come una
sua alterazione influenzi il meccanismo della minzione.
Con l'età la prostata tende generalmente ad aumentare
di volume (è la cosiddetta "ipertrofia o iperplasia
prostatica") causando dei disturbi a carico dello
svuotamento vescicale.
I sintomi dell'ipertrofia prostatica
L'aumento di volume della prostata causa alcuni sintomi caratterizzati dalla loro persistenza nel tempo e
solitamente accentuati da freddo (è osservazione comune che il "prostatico" urini peggio nelle giornate
fredde). I disturbi più frequenti sono:
- riduzione della forza del getto urinario: questo sintomo viene valutato dall'Urologo con un esame molto
semplice denominato uroflussometria
- pollachiuria: cioè il bisogno di urinare spesso
sia durante il giorno che di notte (nicturia)
- minzione imperiosa: cioè uno stimolo urinario
impellente.
Il protrarsi nel tempo dell'ipertrofia prostatica fa
si che per svuotarsi la vescica debba contrarsi
con una forza sempre maggiore per vincere la
resistenza determinata dall'ingrossamento
della prostata; ciò può determinare la
formazione di estroflessioni della parete
vescicale (dei sacchettini più o meno grandi)
denominati diverticoli vescicali. L'ostruzione
provocata dall'ingrossamento della prostata
provoca spesso un incompleto svuotamento
della vescica: il ristagno di urine all'interno della
vescica può causare lo sviluppo di infezioni
urinarie e la formazione di calcoli all'interno
della vescica stessa. Talvolta l'ostacolo allo
svuotamento della vescica è tale da impedire
completamente la minzione; in questa
situazione il paziente non riesce ad urinare
(ritenzione urinaria) ed è necessario applicare
un catetere per svuotare la vescica.
La notevole frequenza delle malattie della
prostata rende consigliabile a tutti i maschi
sopra i 50 anni una visita urologica annuale,
anche se non sono presenti disturbi.

La cura dell'ipertrofia prostatica

Scopo della terapia dell'ipertrofia prostatica è quello di far urinare meglio il paziente. Una minzione valida è
espressione di un buon funzionamento dell'apparato urinario. Ridurre o risolvere l'ostruzione provocata
dall'ipertrofia prostatica vuol dire 1) migliorare la qualità di vita del paziente eliminando i fastidiosi disturbi
tipici dell'ipertrofia prostatica 2) fare in modo che la vescica ed i reni non soffrano permettendogli di produrre
ed eliminare le urine in modo adeguato.
La terapia per l'ipertrofia prostatica si basa essenzialmente sui farmaci e sull'intervento chirurgico.
La cura dell'ipertrofia prostatica: la terapia medica
In base alla situazione riscontrata dall'Urologo potrà essere prescritta una terapia con dei
farmaci. I farmaci per l'ipertrofia prostatica sono di due tipi : quelli che agiscono cercando di
ridurre il volume della prostata e quelli che svolgono un'azione sulla muscolatura del collo
vescicale aumentandone l'apertura e determinando così un miglioramento del getto
urinario. Talvolta può essere necessario associare questi due tipi di farmaci. Se la situazione
prostatica è piuttosto avanzata, o se la terapia medica non ha risolto i disturbi causati
dall'ipertrofia prostatica è necessario ricorrere alla terapia chirurgica.
La cura dell'ipertrofia prostatica: l'intervento chirurgico
La terapia chirurgica per l'ipertrofia prostatica consiste nella rimozione di quella parte di prostata ingrossata
(l'adenoma prostatico) che ostruisce il collo vescicale impedendo una regolare minzione. L'operazione può
essere di due tipi : l'intervento chirurgico tradizionale o l'intervento per via endoscopica. In entrambi i casi ciò
che viene asportato è soltanto l'adenoma e non tutta la ghiandola prostatica. Il volume della prostata e
l'eventuale presenza di complicanze (calcoli vescicali, diverticoli vescicali) rappresentano i criteri di scelta del
tipo di intervento. I risultati finali saranno esattamente gli stessi per entrambi i tipi di intervento. In linea di
massima possiamo dire che si preferisce eseguire l'intervento chirurgico tradizionale nel caso di una prostata
particolarmente voluminosa, mentre nel caso di prostate di dimensioni minori si preferirà eseguire l'intervento
per via endoscopica. Le dimensioni della prostata vengono accuratamente valutate con l'ecografia
prostatica transrettale.
L'intervento chirurgico
tradizionale: l'adenomectomia
retropubica
L'adenomectomia prostatica
retropubica (o intervento di Millin, dal
nome dell'urologo che lo ideò) può
essere eseguita sia in anestesia
generale che in anestesia spinale.
La prostata viene raggiunta
attraverso un'incisione dell'addome,
viene aperta la sua capsula ed
estratta la parte ostruente
(l'adenoma). Viene quindi
posizionato un catetere in vescica ed
un tubo di drenaggio temporaneo. La
chiusura della parete addominale
conclude l'intervento. Il catetere
vescicale ed il tubo di drenaggio
vengono rimossi dopo pochi giorni.
La degenza in ospedale dura circa 6-
8 giorni.

L'intervento chirurgico endoscopico:


resezione endoscopica transuretrale della
prostata (TURP)
Rappresenta il più comune intervento per la
cura dell'ipertrofia prostatica e viene
generalmente eseguito in anestesia spinale.
Attraverso l'uretra viene introdotto uno speciale
strumento (il resettore) dotato di un sistema
ottico che consente la visione dell'uretra e della
vescica, e di un sistema elettrico tagliente con il
quale viene "resecata" (cioè tagliata a piccole
fettine) la parte di prostata ostruente; con tale
strumento viene eseguita anche la coagulazione
dei vasi sanguigni sanguinanti. Una piccola
telecamera collegata ad un monitor permette
anche al paziente di seguire tutte le fasi TURP
dell'intervento. Anche in questo caso al termine
dell'operazione viene posizionato un catetere
vescicale che verrà rimosso dopo pochi giorni.
L'assenza di una ferita chirurgica esterna
consente un tempo di degenza più breve, di
circa 3 - 6 giorni.
Ipertrofia prostatica:
aspetto endoscopico
Dopo l'intervento
Come abbiamo già detto il tempo di degenza dipende essenzialmente dal tipo di intervento eseguito; sarà un
po' più lungo nel caso di intervento chirurgico tradizionale perchè la ferita chirurgica esterna necessita di
alcune medicazioni e sarà poi necessario rimuovere il tubo di drenaggio e i punti di sutura esterni. Sia nel
caso di TURP che di intervento chirurgico tradizionale, attraverso il catetere vescicale per qualche giorno
viene fatto un lavaggio, allo scopo di mantenere "pulita" la vescica liberandola da eventuali coaguli di sangue
che possono essersi formati. Trattandosi di un "corpo estraneo" il catetere può talvolta dare qualche lieve
fastidio (la sensazione di dover urinare o qualche bruciore lungo l'uretra); si tratta comunque di disturbi
davvero di lieve entità e temporanei. Il giorno dopo l'intervento ci si può già alzare dal letto e camminare. La
rimozione del catetere e la ripresa di minzioni spontanee precedono la dimissione.
Per alcuni giorni dopo l'intervento è opportuno assumere dei disinfettanti urinari che verranno prescritti al
momento della dimissione. Nei primi giorni dopo la dimissione le urine potranno mantenere una colorazione
rossastra, che potrà diventare un po' più intensa durante sforzi fisici (per es. durante la defecazione): ciò è
dovuto alla presenza di qualche piccolo coagulo o di un modesto sanguinamento che si risolve
spontaneamente dopo pochi giorni. Lievi bruciori urinari od uno stimolo ad urinare frequentemente o con
urgenza sono disturbi normalissimi dopo l'intervento alla prostata e si risolvono spontaneamente nel giro di
alcuni giorni. Piccole perdite involontarie d'urina (per esempio quando si tossisce) sono un evento frequente
ma temporaneo e beneficiano di alcuni semplici esercizi (per esempio interrompere il getto urinario durante
la minzione) che hanno lo scopo di rinforzare i meccanismi muscolari preposti alla continenza.
Dopo l'intervento sia endoscopico che chirurgico tradizionale è opportuno un adeguato periodo di
convalescenza . E' consigliabile evitare per almeno 1 mese attività sportive, esercizi fisici pesanti e lunghi
viaggi (soprattutto in macchina ma anche in treno). Già dopo 10 - 15 giorni dall'intervento si può riprendere
l'attività lavorativa.
Attività sessuale
Come per le altre attività fisiche anche per la ripresa di una normale attività sessuale dopo l'intervento è
consigliabile un periodo di riposo di circa 1 mese.
Erezioni: una domanda che viene spesso posta dai pazienti prima dell'intervento è se la terapia chirurgica
dell'ipertrofia prostatica modifichi in qualche modo la propria "virilità". L'intervento chirurgico alla prostata,
sia esso stato eseguito per via chirurgica tradizionale sia per via endoscopica, non modifica le proprie
prestazioni sessuali in quanto la terapia chirurgica non coinvolge le strutture nervose e vascolari deputate
all'erezione. Quindi chi ha erezioni valide prima dell'intervento continuerà ad averle anche dopo.
Eiaculazione: l'intervento chirurgico modifica il meccanismo della eiaculazione, determinando la cosiddetta
"eiaculazione retrograda". Lo sperma anzichè essere espulso all'esterno, refluisce in vescica ed in seguito
viene eliminato con le urine. Questa particolare modalità di eiaculazione è conseguenza diretta ed
inevitabile dell'asportazione chirurgica (insieme all'adenoma prostatico) delle fibre muscolari che chiudono il
collo vescicale. L'eiaculazione retrograda non modifica comunque in nessun caso il piacere sessuale.
D'altronde l'eiaculazione retrograda è un fenomeno talvolta già noto a quei pazienti che prima di sottoporsi
all'intervento chirurgico hanno assunto alcuni farmaci per la terapia dell'ipertrofia prostatica: tali farmaci
(denominati alfa-litici) per la loro attività sulla muscolatura del collo vescicale possono infatti in alcuni casi
provocare l'eiaculazione retrograda.
Fertilità: l'intervento chirurgico alla prostata ha come conseguenza irreversibile l'infertilità. E' importante
esserne pienamente consapevoli e, in caso di dubbi, parlarne con chiarezza all'Urologo.

Domande Frequenti
Gli interventi per l'IPB possono causare impotenza?
No. Se non si verificano complicanze particolari questi tipi di interventi non vanno ad interferire
direttamente con la funzione sessuale. L'unica complicanza molto frequente è l'eiaculazione
retrograda

L'origine delle prostatiti croniche è sempre batterica?


No. Vi possono essere delle prostatiti non batteriche che non sempre sono agevoli da identificare

L'uso della Finasteride come altera il PSA?


La Finasteride come la Dutasteride dimezza all'incirca il valore del PSA ematico. Pertanto tenendo
conto di questa modifica, il PSA rimane un buon marker per lo studio del Carcinoma della Prostata

Quando si ha la Prostatite cronica ci si deve astenere dall'attività sessuale?


No. Una regolare attività sessuale non interferisce con la patologia e con la cura della stessa. Ci
saranno soltanto da mettere in preventivo alcuni disturbi dell'eiaculazione che può risultare più
precoce del normale, dolorosa o fastidiosa

Da quando utilizzo un farmaco per la prostata non vedo più uscire lo sperma durante i
rapporti. Come mai?
La classe degli Alfa-litici è un'ottima opzione terapeutica per l'IPB; può dare però in alcuni soggetti
eiaculazione retrograda. Tale fenomeno è del tutto reversibile e non ha alcuna ripercussione dal punto
di vista clinico

Per quanto tempo si possono assumere i farmaci per l'IPB?


Sia gli Alfa-litici che gli antiandrogeni periferici (Finasteride e Dutasteride) sono stati ideati per
terapie di lungo termine. Sono pertanto farmaci ben tollerati che l'urologo può utilizzare
tranquillamente fino a quando li ritiene utili

Il tumore alla prostata, provoca disturbi negli stadi iniziali?


NO. Il tumore alla prostata, negli stadi iniziali, è spesso asintomatico perché origina nelle zone
periferiche della prostata e, solo in una fase successiva, può dare una sintomatologia importante
come ad esempio disturbi della minzione (atto dell'urinare).

Il tumore della prostata può colpire anche i giovani?


NO. Le patologie prostatiche possono presentarsi ad ogni età. Tuttavia, mentre le prostatiti
colpiscono prevalentemente nella fascia di età che va dai 20 ai 50 anni, l'Ipertrofia Prostatica
Benigna e il tumore alla prostata insorgono più tardi e vanno via via crescendo dopo i 50 anni.

A che età è necessario effettuare visite periodiche per prevenire il tumore alla prostata?
Superati i 50 anni il controllo periodico, su base annua, del PSA e una esplorazione rettale da parte
dell'urologo, possono permettere l'individuazione precoce della malattia e fornire maggiori possibilità
per sconfiggerla.

Cosa si può fare per evitare l'insorgenza del tumore della prostata?
Uno stile di vita non sedentario ed una dieta mediterranea basata sul consumo di vegetali frutta e olio
di oliva sembrerebbero avere un ruolo protettivo sul tumore alla prostata.

Si deve limitare l'attività sessuale avendo il tumore della prostata?


NO. L'attività sessuale non ha alcuna interferenza sulla progressione della malattia.

Il tumore della prostata è una malattia ereditaria?


NO. E' stata comunque accertata una maggior incidenza nei maschi con familiarità per la malattia. E'
pertanto necessario in questi soggetti effettuare dei controlli periodici.

In cosa consiste la visita urologica per la diagnosi del tumore della prostata?
L'urologo valuta il dosaggio del PSA, la storia del paziente ed esegue un'esplorazione rettale che
risulta essere un esame indolore.

L'IPB può degenerare nel carcinoma alla prostata?


NO. Sono due patologie ben distinte e separate. Inoltre si originano in zone differenti della ghiandola
prostatica. Possono coesistere ma non vi è un diretto collegamento tra le due patologie
Ipertrofia prostatica benigna

 Cos'è la prostata
 L'ipertrofia prostatica
 Le cause
 I sintomi
 Quali esami fare?
 Le terapie
 Interventi non farmacologici

Cos'è la prostata
La prostata è una ghiandola posta al di sotto della vescica maschile, la cui funzione è quella di
produrre il liquido prostatico, importante componente del liquido seminale che contribuisce a
garantire vitalità e motilità agli spermatozoi.
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L'ipertrofia prostatica
L'ipertrofia (o iperplasia) prostatica benigna (IPB) è un ingrossamento benigno della prostata che si
manifesta generalmente i 50 anni. Si stima infatti che sia presente nella metà dei pazienti con più di
50 anni e in ¾ di quelli con più di 80 anni. Nelle persone che soffrono di questo disturbo le
dimensioni della prostata, con l'avanzare dell'età, possono arrivare a superare anche di due o tre
volte le dimensioni normali fino ad arrivare alle dimensioni di un piccolo mandarino.
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Le cause
Le cause della malattia non sono note: è tuttavia probabile che siano numerosi i fattori coinvolti.
Data la correlazione con l'avanzare dell'età sembra ragionevole ipotizzare che la variazione
dell'assetto ormonale (andropausa) riveste un ruolo importante nel favorire i cambiamenti nella
struttura della ghiandola che sono alla base del suo ingrossamento. L'aumento del volume della
prostata tende a comprimere il tratto di uretra che passa attraverso la ghiandola, riducendone il
calibro.
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I sintomi
Il primo sintomo dell'ipertrofia prostatica benigna che il paziente avverte è quasi sempre la
difficoltà a urinare (in particolare a iniziare la minzione). La crescita della ghiandola, infatti, che
restringe sempre più l'uretra, comporta per la vescica un eccesso di lavoro per espellere l'urina. Col
tempo, la vescica si indebolisce e perde efficienza. Lo svuotamento incompleto comporta la
permanenza in vescica di un residuo urinario che facilita l'insorgenza infezioni o la formazione di
calcoli. Accanto alla difficoltà nell'iniziare la minzione, gli altri sintomi quasi sempre presenti sono:
la diminuzione della forza del getto urinario e la minzione intermittente (a scatti). Questi sintomi
sono conseguenza della ostruzione dell'uretra, mentre altri, come la sensazione di mancato
svuotamento della vescica, il bisogno urgente di urinare, il bisogno di urinare spesso sia di giorno
(pollachiuria) che di notte (nicturia) e lo sgocciolamento terminale (dopo aver terminato di urinare,
alcune gocce di urina continuano a fuoriuscire) sono di tipo irritativo. Il quadro può essere
complicato da episodi di ritenzione acuta di urina.
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Quali esami fare?


In presenza di questi sintomi, la prima cosa da fare è rivolgersi al proprio medico, che, a sua volta,
potrà indirizzare ad una visita urologica, per accertare la reale presenza di una ipertrofia prostatica e
non altre patologie (ad es. calcoli della vescica, prostatite, tumore).
Il primo controllo è solitamente l'esplorazione della ghiandola attraverso il canale rettale. Se il
medico lo ritiene necessario può richiedere anche esami strumentali (ad esempio l'ecografia) o di
laboratorio (ad esempio l'esame delle urine), per verificare la funzionalità renale o la presenza di
infezioni o per la determinazione del PSA (antigene prostatico specifico). In base ai risultati di
questi controlli, l'ipb potrà essere classificata in ipertrofia lieve, moderata o severa. A seconda della
gravità dei sintomi e della presenza o meno di complicanze, il medico potrà optare per scelte
terapeutiche diverse.

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Le terapie
Il trattamento dell'ipb può essere di tipo farmacologico o chirurgico. Attualmente i farmaci (di
prescrizione) disponibili comprendono la finasteride (es. Proscar, Prostide) che agisce bloccando la
trasformazione del testosterone nella sua forma attiva, il DHT (dehydrotestosterone), responsabile
dell'ingrossamento della prostata, e la terazosina e l'alfuzosina (alfa bloccanti - es.Teraprost,
Xatral), che rilassano i muscoli del collo vescicale, dell'uretra prostatica e della prostata, facilitando
il passaggio dell'urina nell'uretra. L'effetto farmacologico compare solo dopo alcune settimane di
terapia, ma possono essere necessari diversi mesi prima di ottenere l'effetto massimo. Come tutti i
farmaci, anche questi presentano effetti indesiderati che tuttavia scompaiono con la sospensione del
trattamento. Per gli alfa-antagonisti sono riportati con una certa frequenza, ipotensione ortostatica,
vertigini e astenia. Per ridurre l'incidenza di effetti indesiderati si consiglia di assumere il farmaco la
sera, prima di coricarsi, e alzarsi lentamente dal letto, rimanendo seduti per un po' sul bordo. Per la
finasteride gli effetti indesiderati più rilevanti sono l'impotenza e la diminuzione della libido, che
tuttavia si presentano in una bassa percentuale di pazienti (1 e 2% rispettivamente). Il farmaco non
dovrebbe essere maneggiato da donne in età fertile, in quanto può avere effetti teratogeni
sull'embrione maschio.
Accanto a queste sostanze di sintesi chimica, ne esistono alcune, derivate dal mondo vegetale, che
sembrano essere efficaci nel controllo dei sintomi dell'IPB. Fra questi, la Serenoa Repens (Saw
Palmetto) e il Pygeum Africanum sono i rimedi più documentati; sono in commercio sia come
farmaci (es. Permixon, Tadenan) che, in associazione ad altre sostanze di derivazione vegetale,
come integratori dietetici.

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Interventi non farmacologici


Spesso, adottando alcuni cambiamenti nello stile di vita, è possibile tenere sotto controllo i sintomi
dell'ipertrofia prostatica benigna:
 Limitare l'assunzione di liquidi alla sera, per ridurre il bisogno di alzarsi la notte per urinare.
 Cercare di svuotare completamente la vescica ogni volta che si va in bagno, ad esempio
urinare stando seduti
 Evitare le bevande alcoliche che possono provocare congestione della prostata
 Svolgere attività fisica (l'inattività provoca ritenzione urinaria

Ipertrofia prostatica
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L'ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia che colpisce la prostata, una ghiandola
che si trova sotto la vescica maschile e che ha la funzione di produrre un componente del
liquido seminale. In particolare, si tratta di un ingrossamento della prostata che di solito
colpisce gli uomini dopo i cinquant'anni. Non si sa quali siano le cause esatte di questa
malattia, benché probabilmente vi sia un'associazione con l'andropausa. L'ingrossamento della
prostata provoca una compressione dell'uretra, il cui calibro viene conseguentemente ridotto.
La riduzione delle funzionalità dell'uretra provoca difficoltà a urinare; si fa fatica a urinare, si
ha la sensazione che non tutta l'urina sia stata espulsa e si può anche arrivare a un blocco
completo della funzione, con l'obbligo di utilizzare un catetere per svuotare la vescica.
La prevenzione - Per tutti coloro che hanno superato i 40 anni è consigliabile tenere sotto
controllo il PSA (Prostatic Specific Antigen). L'antigene prostatico specifico è una glicoproteina
(peso molecolare 34.000 dalton) presente nel sangue e nel tessuto prostatico normale,
ipertrofico o neoplastico. L'esame non deve essere effettuato dopo massaggi prostatici,
esplorazioni rettali o procedure strumentali endoscopiche. In associazione con altri esami
strumentali viene utilizzato come test di conferma l'ipertrofia prostatica e per i tumori alla
prostata. Il valore di normalità è inferiore a 4 ng/ml. Per chiarire se trattasi di ipertrofia o di
tumore, si ricorre ultimamente alla frazione di PSA libero (rispetto a quello totale). In genere
quanto più bassa è la percentuale di PSA libero tanto la diagnosi di tumore è più probabile (il
PSA libero dovrebbe essere superiore al 20%). Un uomo su sei è colpito da cancro alla
prostata, ma solo uno su 32 muore per questa causa (perché il tumore ha un'evoluzione molto
lenta e il soggetto muore prima per esempio per un attacco di cuore).
Le ultime dalla ricerca - Alcuni ricercatori americani (Catalona, 2003) sostengono che il
livello di attenzione del PSA dovrebbe essere abbassato a 2,5 ng/ml. Ciò comporterebbe la
necessità di un numero maggiore di inutili biopsie, ma sarebbe in grado di rilevare una
percentuale praticamente vicina al 100% di tumori, soprattutto nella popolazione più giovane.
La diagnosi e la cura - La visita medica consente di determinare la presenza di un'ipertrofia
benigna o di altre patologie (calcoli della vescica, prostatiti, tumori). A seconda dei risultati
della visita e degli esami (per esempio biopsia), il medico indicherà l'appropriata soluzione
farmacologica o chirurgica. Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, si può ricorrere agli
alfa-bloccanti, che rilassano i muscoli dell'area interessata favorendo il passaggio dell'urina, o
alla finasteride, che agisce bloccando la trasformazione del testosterone nel metabolita DHT,
responsabile dell'ingrossamento della prostata. All'intervento chirurgico si arriva nel caso in cui
le terapie farmacologiche non abbiano dato esito positivo. L'intervento più frequente è la
resezione prostatica transuretrale (TURP), con cui si ottiene l'eliminazione della parte
ipertrofica interna alla prostata; anche la termoterapia agisce in modo analogo, ma è meno
efficace. Nei casi più gravi si procede all'asportazione mediante incisione del basso addome.
Si possono comunque adottare alcuni accorgimenti che a volte consentono almeno di tenere
sotto controllo i sintomi di questa patologia: cercare di bere poco la sera per evitare di doversi
alzare a urinare durante la notte, cercare di svuotare completamente la vescica (ad esempio
urinando stando seduti), evitare gli alcolici (che possono causare una congestione della
prostata), svolgere attività fisica (la sedentarietà provoca ritenzione urinaria).
L'ipertrofia prostatica

Tra le patologie che riguardano la prostata, la più diffusa è sicuramente l'ipertrofia prostatica benigna o
adenomiofibroma della prostata: un ingrossamento e una conseguente ridotta capacità funzionale
dell'organo. Ciò avviene soprattutto dopo i 50-60 anni (oltre questa età, infatti, si calcola che il disturbo
colpisca il 70% circa degli uomini, mentre dopo gli 80 anni l'incidenza sale persino all'80%). Con l'avanzare
degli anni, infatti, la parte centrale della prostata tende a ingrossarsi fino a superare anche di 2-3 volte le
misure ritenute normali (25 mm di spessore, 20 g di peso, 4 cm di larghezza e 3 cm di lunghezza; i valori,
però, possono variare in base all'età e al singolo soggetto). Le cause non sono ancora ben chiare; vista la
correlazione con l'avanzare dell'età, però, è certa l'influenza delle variazioni nell'assetto ormonale in rapporto
all'andropausa. Più precisamente, con l'età aumenta il tasso di estrogeni e, essendo la parte muscolare della
prostata dotata di un gran numero di recettori per gli estrogeni, aumenta anche il rischio di ipertrofia. E'
stato invece scientificamente dimostrata l'assenza di correlazione con lo stato sociale e culturale, con il
gruppo sanguigno, il vizio del fumo, l'abuso di alcol, le malattie cardiovascolari, il diabete, la cirrosi epatica e
l'ipertensione; al contrario, è nota la relazione con il tumore prostatico.
A differenza del carcinoma prostatico (che origina, in genere, a carico della porzione caudale, la zona più in
basso dell'organo), l'ipertrofia si sviluppa a carico della prostata craniale: la zona più alta. Questo fa sì che
possano insorgere entrambe le patologie in un unico soggetto.

Lo sviluppo della malattia


La crescita della ghiandola prostatica tende a restringere sempre di più l'uretra prostatica, la parte
dell'organo che inizia con l'orifizio uretrale interno della vescica e termina all'apice del pene in
corrispondenza dell'orifizio uretrale esterno. Questo fa sì che il primo sintomo avvisabile sia, quasi sempre, la
difficoltà ad urinare. La vescica è costretta a lavorare di più per tentare di espellere l'urina e, con il tempo, si
indebolisce, perde efficienza ed è soggetta a diverticoli (ernie vescicali). La difficoltà nell'espellere i liquidi,
inoltre, può far si che parte delle sostanze di scarto restino nella vescica, dando luogo a possibili infezioni e
calcolosi.

I sintomi
Come già accennato sopra, il principale sintomo dell'ipertrofia prostatica è la diminuzione del calibro e del
getto urinario, spesso associato anche a difficoltà nell'iniziare la minzione. Altri sintomi potrebbero essere:
bisogno di urinare più spesso del normale, nicturia (bisogno di urinare di notte), urgenza minzionale
(bisogno urgente di urinare, a volte con perdita involontaria di qualche goccia di pipì), minzione
"intermittente" (a più tempi), sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica, difficoltà a iniziare la
minzione (nonostante la presenza di un forte stimolo), gocciolamento post-minzionale (dopo aver urinato, il
paziente nota la fuoriuscita di alcune gocce di urina). Nei casi più gravi può insorgere anche la completa
incapacità ad urinare (ritenzione urinaria), tanto da rendere necessario il riscorso al catetere per lo
svuotamento.

La diagnosi
Il primo esame diagnostico per verificare la presenza di ipertrofia prostatica è, ancora oggi, l'esplorazione
rettale: un'indagine semplice, non invasiva e molto attendibile. L'esito positivo dell'esame è dato dalla vista
di una prostata indurita, dolorante e, in caso di ostruzione prolungata, di dilatazione degli ureteri e delle
cavità renali legate al ritorno dell'urina dalla vescica verso il rene o dall'incapacità di far defluire normalmente
le urine verso la vescica. I sintomi dell'ipertrofia possono essere molto simili a quelli del carcinoma
prostatico; questo rende il ruolo del medico di fondamentale importanza. L'urologo, infatti, durante la visita
deve fare un'accurata diagnosi differenziale tra le due malattie.
Altri esami diagnostici sono: il PSA (antigene prostatico specifico), esame del sangue che serve a valutare le
concentrazioni dell'antigene della prostata (aumentato nel caso di ipertrofia); l'esame delle urine (per
accertare la presenza di leucociti: i globuli bianchi che indicano la presenza di un'infezione; e per accertare la
presenza di emazia: il sangue nelle urine); l'ecografia vescicale (studio dello stato della vescica e della
prostata per mezzo di una sonda collegata ad un apparecchio, detto ecografo), da effettuarsi con vescica
piena, poiché è solo in questo stato che è possibile studiare bene entrambi gli organi.

La terapia
In caso di ipertrofia lieve (o di primo grado) l'urologo predilige, in genere, il solo intervento medico, che
si avvale dei seguenti farmaci: gli antiprostatici e gli alfa-litici. Il primo gruppo di farmaci (in particolare la
finasteride) agisce arrestando la trasformazione del testosterone nella sua forma attiva, che stimola la
crescita della prostata. Gli alfa-litici, invece, appartengono alla classe di farmaci (come la terazosina e la
tamsulosina) in grado di rilassare i muscoli del collo vescicale, dell'uretra prostatica e della stessa prostata,
facilitando, così, il passaggio dell'urina nell'uretra.
Entrambi i gruppi di farmaci, però, possono avere degli effetti collaterali. In particolare, la finasteride può
ridurre la capacità erettiva del pene, mentre gli alfa-litici possono ridurre la pressione arteriosa e, solo
raramente, generare l'eiaculazione retrograda (emissione di sperma "al contrario", verso la vescica anziché
all'esterno). Tutti questi effetti, però, scompaiono con la sospensione del trattamento.
Oltre ai farmaci propriamente detti, esistono poi alcune sostanze ed estratti vegetali che sembrano avere un
effetto antinfiammatorio e decongestionante sulla prostata.
Se l'ipertrofia è moderata o grave l'urologo predilige quasi sempre il trattamento chirurgico, che può
avvalersi di due metodi: l'endoscopico e il chirurgico classico (riservato, ormai, ai soli pazienti con prostate
molto voluminose o con particolari caratteristiche):
L'operazione in endoscopia oggi rappresenta l'intervento più diffuso per questo tipo di patologia. In genere,
oltre il 90% dei pazienti può essere sottoposto a resezione endoscopica della prostata o TURP (Trans
Urethral Resection of Prostate). Il vantaggio è di una migliore accettazione da parte del paziente, in quanto
non è richiesta alcuna incisione. Si utilizza uno strumento chiamato recettore, che viene introdotto nel canale
uretrale. Grazie ad un'ottica presente sull'apparecchio il medico è in grado di osservare l'interno dell'uretra e
di individuare i due lobi prostatici che occludono il canale, i quali verranno tagliati a piccoli pezzi ed infine
estratti. In questo modo si ottiene l'allargamento e la disostruzione del canale uretrale. La ferita interna
guarisce, in genere, dopo 2-3 giorni di catetere, utilizzato per far defluire l'urina e, se necessario, per
effettuare un lavaggio continuo della vescica con acqua sterile. Altri interventi di endoscopia sono la TUIP e
la TULIP. La prima è l'incisione della prostata, mediante tagli profondi che permettono di allargare la parte
centrale e ostruttiva della prostata; la seconda è, invece, l'incisione transuretrale per mezzo di laser e
fotocoagulazione. Quest'ultima tecnica è particolarmente indicata per quei pazienti che presentano un
elevato rischio emorragico.

Il carcinoma prostatico

La prostata è una ghiandola maschile composta anche da tessuto fibro-muscolare, ha la forma di una
castagna capovolta delle dimensioni di circa 3,5-4 cm. È posta sotto la vescica e davanti al retto, circonda
l'uretra, il condotto che permette all'urina e al liquido seminale di fuoriuscire dal pene. La sua principale
funzione è quella di produrre parte del liquido spermatico che durante l'eiaculazione, grazie alla contrazione
della componente muscolare della ghiandola, trasporta nell'uretra gli spermatozoi prodotti dai testicoli.
Le dimensioni, il volume e la struttura della prostata variano con l'età. Verso i 45 anni le cellule prostatiche
più vicine all'uretra cominciano a crescere determinando la cosiddetta ipertrofia prostatica benigna
(IPB), caratterizzata da un progressivo aumento di volume della ghiandola che, nel tempo, può comprimere
l'uretra. L'IPB tuttavia non è un tumore e non evolve necessariamente verso il carcinoma prostatico.

Il tumore della prostata


Il tumore prostatico maligno più frequente è l'adenocarcinoma della prostata che, tuttavia, è diverso dalla
maggior parte delle altre forme tumorali che possono colpire l'organismo. Negli stadi iniziali il tumore
prostatico è confinato alla ghiandola: essendo generalmente caratterizzato da crescita molto lenta, può
restare asintomatico e non diagnosticato per anni. In alcuni casi, addirittura, non è in grado di alterare,
anche se non curato, la qualità e l'aspettativa di vita del paziente. Circa un terzo degli uomini di età
superiore a 50 anni ha un piccolo focolaio tumorale all'interno della prostata e quasi tutti quelli di età
superiore a 80 anni hanno un tumore prostatico latente. Negli anziani, in particolare, questi tumori crescono
molto lentamente e possono non dare adito ad alcun problema. Alcuni tumori prostatici, specialmente se si
presentano prima dei 50 anni, possono essere invece molto aggressivi e diffondersi velocemente ad altre
parti del corpo, soprattutto a livello dei linfonodi e delle ossa, in questi casi una diagnosi precoce ed un
trattamento adeguato possono risultare di vitale importanza.

Le cause del carcinoma


Anche se è dimostrato che lo stimolo esercitato dagli ormoni androgeni sul tessuto prostatico ha un ruolo
fondamentale nell'insorgenza e nel mantenimento dell'attività proliferativa del carcinoma, è altrettanto vero
che non tutti gli uomini sviluppano un cancro della prostata clinicamente evidente col progredire dell'età.
L'enorme differenza, valutabile intorno a 1:100, tra il numero delle diagnosi cliniche e quello degli uomini nei
quali, sulla base dei dati autoptici dovrebbe essere presente un carcinoma prostatico, ha fatto ipotizzare un
processo di tipo degenerativo legato all'invecchiamento e allo stimolo androgenico, sul quale interverrebbero
altri fattori, di ordine generico, ambientale e/o alimentare che porterebbero all'insorgenza delle forme
clinicamente evidenti. Inizialmente, infatti, quasi tutte le neoplasie non operabili rispondono bene alle terapie
che inibiscono gli androgeni; dopo un periodo di tempo variabile da tumore a tumore, però, si assiste ad una
ripresa della progressione della malattia. In pratica si verificano delle mutazioni tumorali che portano alla
prevalenza di cellule ormonoindipendenti; sono numerosi i meccanismi ipotizzati per spiegare questo
fenomeno probabilmente dovuto alla concomitanza di più fattori, quali mutazione genetica o espressione
recettoriale.

I sintomi
La sintomatologia, quando presente, non deve spaventare perché è comune sia alle forme benigne che a
quelle maligne; rappresenta semmai un campanello d'allarme che deve indirizzare il medico a prescrivere
indagini più approfondite. L'aumento di volume della ghiandola prostatica può comprimere il canale uretrale,
ostacolando il normale deflusso dell'urina, quindi difficoltà nella minzione e aumento della frequenza,
soprattutto la notte.
Diagnosticare precocemente il tumore è di fondamentale importanza poiché i sintomi, in genere, compaiono
solo in fase tardiva, o sono la conseguenza di metastasi alle ossa, in seguito alle quali il paziente può
accusare dolore alla schiena, all'anca o alla pelvi. Con una diagnosi precoce, invece, l'urologo può rallentare
lo sviluppo della neoplasia o addirittura guarirla.

Gli esami
Esplorazione rettale. Data la sua posizione, la prostata può essere esaminata dallo specialista inserendo
un dito nel retto: riesce così a palpare la porzione posteriore della ghiandola, sede della maggior parte dei
tumori.

Dosaggio del PSA. è un esame di laboratorio, condotto su campione di sangue, che valuta la quantità
presente di Antigene Prostatico Specifico. E’ una sostanza prodotta dalla ghiandola, per cui la sua quantità
aumenta in funzione del volume della stessa prostata. E’ evidente però che se questa si ingrossa in presenza
di un tumore, lo fa anche in caso di disturbo benigno. Inoltre il test è influenzato da molti fattori: la
manipolazione, l’eiaculazione, i traumi e persino alcune attività fisiche possono aumentare l livelli di PSA.
Attualmente si ritiene che il valore soglia siano i 4 nanogrammi per millilitro (ng/ml). Ma questo valore è
ancora oggetto di discussioni, quanto meno in alcune popolazioni particolari. Inoltre la presenza di elevati
valori di PSA viene considerata indicazione per procedere ad altri test, come la biopsia, e non direttamente al
trattamento.
Ecografia transrettale. E' la metodica elettiva per la diagnosi di carcinoma prostatico; può essere
fastidiosa ma non dolorosa, è di breve durata e fornisce informazioni essenziali. La prostata è facilmente
visualizzabile inserendo per via rettale una sonda endocavitaria, che permette uno studio anatomico e
strutturale dettagliato. Con gli apparecchi di ultima generazione e con sonde adeguate si possono
evidenziare tumori anche di pochi millimetri. Studi statistici hanno rilevato che circa il 70% dei carcinomi
sono localizzati nella zona periferica per lo più posteriore e si presentano come aree ipoecogene (più scure)
rispetto alla restante struttura della ghiandola. Esiste una certa percentuale di carcinomi (25-30%) che
hanno una struttura molto simile a quella della prostata (isoecogeni) e che quindi non sono facilmente
evidenziabili con la sola ecografia pelvica. Negli stadi più avanzati le aree di neoplasia tendono ad essere
iperecogene (più chiare) rispetto alla ghiandola, per verosimile aumento della componente fibrosa.
Parametro importante per ipotizzare la presenza di carcinoma è la dimensione della lesione: se essa ha
un diametro compreso tra 1 e 10 millimetri si ha una probabilità di circa il 20% che si tratti di tumore;
questa sale al 40% se il diametro è compreso fra 11 e 15 millimetri. Per le lesioni che presentano dimensioni
maggiori la probabilità sale all'80%. L'ecografia permette di valutare l'interessamento capsulare e/o delle
vescicole seminali, importanti elementi prognostici.

Diagnostica per immagini. Sono state indagate diverse possibilità di valutare la presenza dei carcinomi
localizzati ricorrendo a metodiche come la risonanza magnetica, la TAC e altre ancora più sofisticate.
Tuttavia la loro sensibilità è risultata adeguata solo in caso di tumori non più confinati alla sola prostata, ma
che hanno invaso anche le strutture circostanti. Di conseguenza, più tecniche diverse possono essere
impiegate anche per la ricerca di eventuali metastasi. La possibilità di usare la diagnostica per immagini per
la ricerca di tumori iniziali intracapsulari è uno dei campi in cui si fa oggi ricerca.

Biopsia. Sotto guida ecografica si può effettuare un prelievo di tessuto prostatico sospetto, anche di piccole
dimensioni. Attualmente si utilizzano aghi molto sottili ed a scatto che consentono un prelievo più accurato e
meno doloroso. Prima del prelievo il paziente deve essere tranquillizzato e sono necessari alcuni
provvedimenti quali un controllo dell'emostasi, una profilassi antibiotica e una perfetta pulizia intestinale,
soprattutto quando si decide di effettuare la biopsia per via transrettale. In ogni caso la sonda deve essere
posizionata in modo tale che l'ago sia ben visibile in tutto il suo percorso e la sua punta si trovi nella zona
sospetta. L'affidabilità di questa metodica solitamente supera il 90-95%.

Al passo con la salute

Nessuno può onestamente fingere di ignorare che l’attività fisica faccia bene, anche se non tutti sanno
quanti siano i suoi benefici contro i mali attuali, cardiovasculopatie, diabete, ipertensione, obesità,
osteoporosi, cancro del colon, depressione, ansia e altro ancora. Sapere è una cosa e fare un’altra, però.
L’Unione europea nel Public Health Programme 2003-8 propone progetti che promuovano l’attività fisica e in
Italia il Piano sanitario nazionale 2006-8 si rifà al precedente nel rilanciare interventi che la stimolino dalle
scuole ai luoghi di lavoro, dalle manifestazioni sportive a soluzioni urbanistiche pro pedoni e ciclisti. Per
individuare le modalità di promozione più efficaci dell’esercizio fisico, ricercatori scozzesi hanno riesaminato
25 database di studi d’intervento pubblicati dal 1990 in poi.

Azioni mirate in base ai target


La gamma dei lavori considerati, alcuni più rigorosi altri meno, era eterogenea, riguardando iniziative di
sensibilizzazione sui posti di lavoro o nelle scuole, da parte di medici di primary care o di specialisti,
attraverso il telefono o Internet, con sessioni di gruppo o a livello individuale o familiare, attraverso
campagne mediatiche o eventi, e altre modalità. Si è potuto evidenziare, per gli studi randomizzati e
controllati, che l’efficacia era maggiore quando erano presenti due caratteristiche, bersagli mirati e interventi
calibrati sulle esigenze dei soggetti. La validità maggiore cioè si aveva per le azioni dirette alle persone più
sedentarie o più motivate al cambiamento, nelle quali si sono ottenuti aumenti di 30-60 minuti di cammino
moderatamente intenso alla settimana: per esempio, interventi per favorire il camminare a piedi per
spostarsi invece dell’uso dell’auto, offerti a soggetti identificati da precedenti screening come motivati a
questa scelta. E a seconda delle persone ci sono state risposte differenti ai diversi approcci, alcuni sono più
sensibili alle raccomandazioni del medico e altri agli interventi educativi via Internet, alcuni sono convinti dal
supporto sociale del camminare in gruppo e altri dal contributo dato all’ambiente rinunciando all’auto. In
alcuni studi con l’aumento del tempo speso camminando sono stati poi rilevati significativi miglioramenti in
termini di fitness cardiorespiratoria, di resistenza allo sforzo, di possibili fattori di rischio quali lipidemia,
pressione, glicemia a digiuno, oltre che a livello di benessere generale e qualità di vita. Va ricordato che,
secondo diverse evidenze, mezz’ora di esercizio fisico di moderata intensità, meglio se tutti i giorni, è già
sufficiente per ottenere benefici sostanziali per la salute e camminare a una velocità di soli 5 km all’ora
consente un dispendio energetico che risponde alla definizione di esercizio moderatamente intenso.

Pedoni e ciclisti da favorire


Oltre alle azioni di stimolo a camminare, alcuni studi hanno evidenziato l’utilità di quelle rivolte a un’attività
altrettanto benefica, semplice e accessibile come l’andare in bicicletta. Per esempio un lavoro danese ha
mostrato che nei bambini andare a scuola in bici è sufficiente per aumentare la fitness aerobica, mentre in
trial osservazionali ragazzi che si recavano alle lezioni camminando o pedalando erano più impegnati in
attività fisiche rispetto a quelli che si spostavano in altro modo. In uno studio c’è stata persino una riduzione
di mortalità tra persone che andavano al lavoro in bicicletta invece che con altri mezzi. Non è dimostrato,
nota l’editoriale, se tassi inferiori di malattia (come diabete di tipo 2 e coronaropatie) e mortalità a volte
osservati tra persone che camminano o pedalano con assiduità siano dovuti proprio a questo fattore, ma è
probabile che esercizi anche di bassa-moderata intensità siano in grado di migliorare il controllo metabolico e
alcuni parametri di benessere fisico. L’obiettivo dev’essere allora promuovere queste attività salutiste. E ci
sono due referenti più coinvolti di altri: i medici, che dovrebbero incoraggiare i pazienti a camminare di più,
in particolare se presentano fattori di rischio come ipertensione o sindrome metabolica, e poi politici e
amministratori, che dovrebbero rendere più ampie e sicure le possibilità di camminare e pedalare, creando
aree e percorsi protetti.

IPERTROFIA PROSTATICA

Tra le patologie che colpiscono la prostata, la più frequente è l’ipertrofia prostatica benigna (o
adenoma prostatico), che consiste essenzialmente in un ingrossamento dell’organo ed un suo
conseguente calo funzionale. Si tratta di un evento tipico dell’età avanzata, che si presenta
frequentemente dopo i 60 anni (oltre questa età si calcola che si manifesti nel 70% degli
uomini e nell’80% dopo gli 80 anni).
La prostata è una ghiandola a forma di castagna del peso di circa 20 grammi, che circonda
l’uretra ed è localizzata sotto la vescica. È un organo presente solo nel sesso maschile e la
sua principale funzione è di alimentare la produzione di liquido seminale e preservare la
vitalità degli spermatozoi. Infiammandosi, si ingrossa e può disturbare la funzione urinaria.

Cause

La causa dell’ingrossamento della prostata non è nota con certezza, ma si pensa che
l'accresciuto tasso di estrogeni che contraddistingue l'uomo ad una certa età sia rilevante, in
quanto la parte muscolare della prostata è dotata di un gran numero di recettori per gli
estrogeni. In situazioni sperimentali si è inoltre potuta riprodurre l'ipertrofia prostatica con
caratteristiche del tutto analoghe a quella che si verifica spontaneamente nell'uomo con la
somministrazione ad animali di prodotti ad azione estrogenica.
Sintomi

Il principale segnale di allarme consiste in una crescente difficoltà a urinare che peggiora
sempre più, rendendo difficilissimo svuotare la vescica (spesso si determina una ritenzione
urinaria che impone il ricorso al catetere per lo svuotamento). Non sempre, però, il paziente
si rende conto dei preavvisi della malattia e spesso l’ipertrofia prostatica viene scoperta
occasionalmente dal medico che, nei pazienti maschi di età più avanzata, si informa sui
sintomi tipici, esamina la prostata o richiede uno specifico esame del sangue, il PSA
(antigene prostatico specifico), che valuta le concentrazioni dell’antigene della prostata (tra 0
e 4 nanogrammi in condizioni normali), decisamente aumentato nei casi di ipertrofia.
Quest’ultimo è un esame salvavita, in grado di dire con esattezza se la prostata sta bene, sta
così così, oppure è stata colpita da un tumore.

Diagnosi
Dal punto di vista diagnostico l'esplorazione rettale, il primo esame da compiere, è una
indagine semplice e non dolorosa e rimane tutt'ora la più attendibile. L'ecografia, in particolar
modo quella realizzata con una sonda transrettale, consente un esame minuzioso della
ghiandola ed è un’ottima guida nell’asportazione di piccoli frammenti per l'esame
istopatologico da presumibili aree sospette della prostata. Anche un semplice esame del Psa
che, in genere è più elevato nel carcinoma, può rivelare precocemente una possibile
alterazione della ghiandola. Un ulteriore semplice esame, la flussometria, che valuta la forza
ed il volume del getto urinario, ci permette di specificare il grado di ostruzione che la
ghiandola prostatica crea al passaggio dell'urina.

Cura

Un terreno importante su cui si sta muovendo la ricerca sul tumore della prostata è quello
della prevenzione. In questa direzione sta assumendo sempre maggiore importanza la dieta.
Quella "occidentale" sembra associarsi ad un aumento di rischio, mentre quella mediterranea
e quella seguita in Estremo Oriente sembrano offrire un effetto protettivo.
Fra gli elementi più pericolosi per la salute della prostata ci sono i grassi, in particolare di
origine animale. Al contrario, per cercare di ridurre il rischio, si dovrebbe aumentare il
consumo di vegetali. Anche i fitoestrogeni sembrano utili: i flavonoidi e i lignani derivati dalla
soia, da alcuni frutti e verdure esercitano un effetto preventivo. Anche la vitamina D potrebbe
svolgere un'azione favorevole.
Per quanto riguarda la terapia, nei casi diagnosticati nella fase iniziale, il medico dispone un
trattamento a base di farmaci antiprostatici e decongestionanti, che hanno lo scopo di
diminuire le dimensioni della prostata, ristabilendo così la sua funzionalità e una normale
minzione.
Se la cura non fornisce l’effetto sperato, è indispensabile far ricorso all’intervento chirurgico
(prostatectomia), che si può svolgere attraverso diverse tecniche e che ha l’obiettivo di
rimuovere una parte della prostata o l’intero organo. La più recente delle procedure proposte
nel trattamento chirurgico di questa patologia è rappresentata dall'asportazione della
prostata per via laparoscopica. Essa consiste nell'operare senza ricorrere alla classica
incisione, che permette l'accesso diretto alla ghiandola e la sua completa asportazione "a
cielo aperto". Con questa nuova tecnica, invece, tutto avviene all'interno, sotto il controllo di
un monitor che consente di vedere l'organo ingrandito di 12 volte. Si praticano cinque
taglietti di pochi millimetri sulla parete dell'addome, attraverso cui vengono inseriti una
sottile telecamera e gli strumenti chirurgici. Per il resto l'intervento è uguale a quello classico,
ma con alcuni vantaggi: la perdita di sangue è molto minore perché, grazie all'ingrandimento,
tutti i vasellini vengono visti e coagulati; inoltre il dolore post operatorio è minore e si può
dimettere il paziente più in fretta. Con la tecnica laparoscopica, infatti, il paziente viene
dimesso dopo tre giorni, senza catetere o lo toglie dopo un paio di giorni.
Quasi sempre l’intervento consente di ridurre significativamente i disturbi e mette comunque
al riparo da possibili complicazioni (ritenzione urinaria acuta, danneggiamento della funzione
renale, ecc.). L’asportazione della prostata rende sterili, ma non impedisce di svolgere una
regolare vita sessuale.
Se la diagnosi viene fatta precocemente, nei casi di tumore benigno (i più frequenti), grazie
anche alle tecniche che utilizzano il laser per eliminare i tessuti malati e l’endoscopia, che
evita i tagli addominali, si riesce a non danneggiare l’apparato urinario e le funzionalità
sessuali

Nuova tecnica contro l'ipertrofia prostatica benigna


A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
08/02/2006 10.50.00

La patologia. L'ipertrofia prostatica benigna ( IPB ) è seconda per diagnosi effettuate ogni anno
negli uomini del nostro Paese, superata solo dall’ipertensione arteriosa. “Le ultime stime”, dice
Lucio Miano, Direttore della Clinica Urologica presso la Seconda Facoltà di Medicina e Chirurgia
dell'Università La Sapienza, “indicano un notevole incremento della patologia con l’aumentare
dell’invecchiamento nella popolazione: dal 1998 al 2005 gli italiani di età superiore ai 75 anni sono
passati da 10 milioni a circa 14 milioni ed entro il 2007 si prevede che l’IPB colpirà oltre 26
milioni di Europei con più di 50 anni”. Un problema sociosanitario di vastissime dimensioni che
oltre agli elevati costi, sostenuti dal SSN (oltre 40 mila interventi chirurgici l’anno), incide
pesantemente sulla qualità di vita di chi ne è affetto “. “I sintomi associati” , aggiunge Aldo Bono,
presidente della Società Italiana di Urologia e Primario di Urologia presso l'Ospedale di Varese,
“comprendono disturbi alle vie urinarie (dalla difficoltà a urinare, urgenza e frequenza anche
notturna e nei casi più seri alla completa ritenzione), disfunzioni sessuali con impotenza e
problemi di eiaculazione”.

La novità. Per affrontare e risolvere questa emergenza al maschile, è giunta recentemente in Italia
un’innovativa tecnica laser made in USA che, spiega Andrea Tubaro, Professore Associato di
Urologia, Università La Sapienza di Roma , “trasforma il tessuto malato in bollicine di vapore e
risolve in un giorno l’ipertrofia prostatica benigna salvaguardando, rispetto gli interventi
tradizionali, la potenza sessuale e la continenza urinaria. La PVP (photoselective vaporizazion of
the prostate), vaporizzazione fotoselettiva della prostata, messa a punto dal professor Reza S. Malek
della prestigiosa Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota e approvata dall’FDA, sfrutta l’azione di
un potente laser - KTP - in grado di vaporizzare strati di tessuto prostatico di un millimetro di
spessore, eliminando così l’eccesso della ghiandola sviluppato intorno all’uretra”. La nuova
tecnica laser PVP, impiegata con successo su più di 100 mila pazienti nel mondo, di cui 1000 in
Italia nel 2005, è già disponibile in 14 centri ospedalieri italiani a totale carico del SSN .“Si
effettua” , spiega Giancarlo Comeri, Primario Unità Operativa Urologia e Andrologia Multimedica
Holding , Castellanza, “per via endoscopica in day hospital con anestesia spinale a volte associata
a una leggera sedazione): la fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile
cistoscopio, vaporizza millimetro per millimetro con estrema precisione l’area interessata senza
alcun sanguinamento. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo alcune ore e riprende le
normali attività nel giro di pochi giorni.

I vantaggi. “Rispetto alla TURP (Trans Urethral Resection of Prostate), resezione endoscopica
transuretrale della prostata, l’intervento chirurgico più impiegato negli ultimi 50 anni“, precisa
Tubaro,” recenti studi, effettuati dal professor RS Malek presso la Mayo Clinic di Rochester per 5
anni su 94 pazienti trattati con laser KTP, e un altro studio europeo svolto dall’università di Basilea,
dimostrano che la nuova tecnica consente di ottenere gli stessi risultati della resezione transuretrale
ma con modestissimi rischi e complicanze intra e post-operatorie, immediata e duratura risoluzioni
dei sintomi e breve ricorso al catetere - solo qualche ora - che si applica sempre dopo il gli
interventi chirurgici alle vie urinarie per facilitare lo svuotamento della vescica”. “Nella TURP”,
ricorda Miano, “ la prostata malata viene asportata con un bisturi elettrico, frammento dopo
frammento, attraverso uno speciale strumento endoscopico - resettore - inserito nell’uretra. Sono
presenti però disturbi post-operatori come problemi erettivi nel 2-30 per cento dei casi; eiaculazione
retrograda (emissione di sperma "al contrario", e cioè verso la vescica anziché all'esterno) nel 70-80
per cento; infezione urinaria, nel 5-10 per cento; significativo sanguinamento nel 13 per cento;
trasfusione nel 2-5 per cento; incontinenza urinaria nell'1-5 per cento. Con il laser KTP si sono
riscontrate complicanze solo nel 12 per cento dei pazienti: disturbi minzionali di tipo irritativo di
durata limitata nel 6 per cento, ematuria tardiva nel 3 per cento, stenosi del collo vescicale nel 2 per
cento, eiaculazione retrograda solo nel 26 per cento dei casi”. “Nessun paziente, sessualmente
attivo, prima del trattamento”, evidenzia Comeri , “ha sviluppato impotenza, spesso riscontrata a
seguito dei tradizionali interventi endoscopici e chirurgici perché la vaporizzazione millimetrica e
selettiva dei tessuti non crea danni ai nervi deputati all’erezione che decorrono proprio a ridosso
della prostata. Inoltre non è stato riscontrato alcun caso di incontinenza urinaria e soprattutto non si
sono verificate recidive con la necessità di un secondo intervento a conferma che il laser KTP offre
una reale e definitiva soluzione per l’IPB”.
“Il ricorso al laser “, prosegue Tubaro”, è già un’arma ben consolidata nella chirurgia della
prostata ingrossata ma è anche un campo in perenne evoluzione, destinato a continue migliorie
tecniche. Infatti quest’ultima tecnica usa un laser ad alta potenza, che semplifica l’intervento
perché vaporizzando la prostata malata millimetro dopo millimetro non si deve ricorrere - come
invece avviene con il laser ad olmio - alla frantumazione delle aree trattate per poterle estrarle dal
canale uretrale. “La PVP laser KTP”, sottolinea infine Tubaro , “per i suoi rischi ridotti è
particolarmente indicata per pazienti cardiopatici in terapia con anticoagulanti orali che non sono
più costretti a sospendere la terapia come si impone sempre per un intervento chirurgico, per
quelli affetti da disordini emocoagulativi e per coloro con un elevato rischio anestesiologico”.
“Benché il costo della tecnica laser attualmente in uso In Italia in alcuni centri d’eccellenza, sia
elevato”, dice Miano, “abbatte, con la possibilità di effettuare il trattamento in day-surgery e cioè in
un giorno, il costo della degenza media rispetto ai 3-5 giorni richiesti dagli interventi tradizionali e
riduce le liste di attesa e i tempi di convalescenza , aspetti positivi da valutare in una analisi costo-
beneficio per un suo impiego routinario”. “Nella mia esperienza”, conclude Comeri, "i vantaggi
della PVP possono essere così riassunti : estrema soddisfazione del paziente con l’ 83 per cento di
miglioramento del punteggio sintomatologico, ripresa immediata della minzione, miglioramento
delle disfunzioni sessuali quando l’unica causa erano gli stessi disturbi minzionali legati all’IPB
sintomatologia irritativa post operatoria breve e di modesta entità, E ancora: tempo di cateterismo
post operatorio più breve degli interventi tradizionali, talora ridotto a poche ore, dimissioni
possibili lo stesso giorno dell’intervento e ritorno alle normali occupazioni entro pochi giorni. A 3
anni dall’intervento il 95 per cento dei pazienti continua a dichiararsi molto soddisfatto. Anche in
pazienti con ritenzione cronica completa di urina di qualsiasi età, anche avanzata, il laser consente
la ripresa della minzione spontanea già nel giro di 24 – 48 ore nell’85 per cento dei casi”.

Le informazioni tecniche. ”Il ricorso al laser”, spiega Miano “ utilizzando fonti diverse, con
diverse lunghezze d’onda e con diverse modalità di interazione con i tessuti, è già un’arma ben
consolidata nella chirurgia della prostata ingrossata ma è anche un campo in perenne evoluzione,
destinato a continue migliorie tecniche . Infatti la nuova tecnica PVP usa un laser - KTP - laser
Potassium Tytanyl Phosphato ad alta energia (80W) con una lunghezza d’onda di 532 nm, che viene
assorbita soprattutto da tessuti molto vascolarizzati e quindi ricchi di ossi-emoglobina come la
prostata. Gli unici tipi di laser che fino a qualche tempo fa si sono dimostrati efficaci sono quello a
Olmio e lo Yag-q, che consentono l’ escissione per via endoscopica dell’adenoma prostatico.
Entrambi però hanno avuto solo modesta diffusione per la maggiore durata dell’intervento rispetto
ad altre tecniche come la TURP , per i lunghi tempi di apprendimento della metodica necessari ai
chirurghi, la non sempre perfetta capacità emostatica e soprattutto la difficoltà di estrarre attraverso
il canale uretrale i grossi frammenti staccati dalla prostata e refluiti in vescica, che vanno
sminuzzati con strumenti, che mettono a rischio l’integrità della parete vescicale e relative
complicanze importanti. Questa manovra non si effettua invece con la PVP, poiché vaporizza la
prostata malata strato dopo strato.” Negli USA il laser KTP ha avuto una larghissima e rapida
diffusione tanto che negli ultimi 2 anni sono stati realizzati oltre 70.000 interventi con questa
metodica. In Italia i centri che utilizzano questo laser sono al momento 14 con una casistica che nel
solo anno 2005 è stata di oltre 1.000 casi.

Ipertrofia Prostatica Benigna


Prof.Bologna

Cos'è e come si cura Questo opuscolo intende fornire alcune


informazioni sull'ipertrofia Prostatica Benigna e alcuni
consigli per un migliore approccio alla sua terapia.La visita
dello specialista Urologo, è il momento fondamentale e
indispensabile per la diagnosi e la scelta della terapia. Quanto
esposto può servire a richiamare alla memoria le spiegazioni e
le raccomandazioni dello specialista. LE FUNZIONI DELLA
PROSTATA: La prostata è una ghiandola dell'apparato genitale
maschile formata a sua volta da tante piccole
ghiandole.Normalmente ha la forma e le dimensioni di una
piccola castagna ed è situata intorno al collo della vescica, il
serbatoio dell'urina come " manicotto". E' atraversata dal tratto
iniziale dell'uretra, condotto che convoglia l'urina all'esterno,
attraverso il pene.Per questo motivo le malattie della prostata
comportano spesso gravi disturbi nello svuotamento della
vescica (minzione) con possibili danni della vescica stessa e dei
reni.Le piccole ghiandole della prostata sono circondate da
sottili strisce muscolari che, contraendosi provocano
l'emissione della secrezione prostatica nell'uretra.La secrezione
prostatica si mescola con gli spermatozoi, provenienti dal
testicolo attrverso sottili condotti( dotti deferenti ed eiaculatori)
per costituire il liquido seminale che viene emesso durante
l'atto sessuale.( Sperma).Essendo la prostata adiacente
all'ultimo tratto dell'intestino (il retto), per effettuare la visita si
deve ricorrere all'esplorazione rettale. QUANDO LA PROSTATA
SI INGROSSA Una condizione molto frequente negli uomini di
età superiore ai 50 anni è il progressivo aumento di volume
della prostata, appunto l'IPERTROFIA PROSTATICA
BENIGNA.Circa il 50% degli uomini oltre i 60 anni e l'80% di
quelli di età superiore agli 80 presenta un ingrossamento
benigno della ghiandola prostatica.Le cause precise di questo
fenomeno , legato all'invecchiamento, non sono note.Va
tuttavia sottolineato che l'IPB è una condizione che non ha
alcun rapporto con il tumore della prostata (carcinoma
prostatico) Il tumore della prostata è meno frequente
dell’IPB.Anche il tumore della prostata può provocare un
aumento di volume della prostata con sintomi simili , e talvolta
indistinguibili, da quelli dell’IPB oppure essere asintomatico!Per
questo motivo è indispensabile eseguire controlli periodici per
diagnosticare precocemente la trasformazione tumorale della
prostata che ha conseguenze più gravi di quelle dell’IPB.Di
conseguenza dopo i 45 anni, anche se non si avvertono
disturbi, è buona regola farsi visitare da uno specialista urologo
una volta l’anno ed eseguire gli esami previsti( PSA-Ecografia ).
Principali disturbi dell’IPB Poliachiura: Necessità di urinare
frequentemente Minzione imperiosa: Improvviso stimolo ad
urinare contenibile con grande difficoltà Nicturia: necessità di
urinare una o più volte durante la notte Incontinenza urinaria :
perdita involontaria delle urine I DISTURBI DELL’IPB L’IPB può
causare disturbi in quanto comprime e deforma il tratto di
uretra contenuto nella prostata.I disturbi più frequenti sono: la
necessità di urinare, contenibile con grande difficoltà
( minzione imperiosa), la necessità di urinare una o più volte
durante la notte ( nicturia), la difficoltà ad iniziare la minzione,
soprattutto al mattino (esitazione), la sensazione di incompleto
svuotamento al termine della minzione, la progressiva perdita
di forza e la riduzione di diametro del getto urinando ( mitto
debole o filiforme), lo sgocciolamento al termine della
minzione.La minzione in più riprese. Esitazione: difficoltà ad
iniziare la minzione, soprattutto al mattino Sensazione di
incompleto svuotamento della vescica al termine della minzione
Getto urinario debole Sgocciolamento al termine della minzione
Ritenzione acuta d’urina. Talvolta i disturbi possono aggravarsi
improvvisamente rendendo impossibile la minzione spontanea (
ritenzione acuta d’urina).In questo caso il paziente avverte un
dolore al basso ventre, sempre più forte e insopportabile, che
si associa ad un forte desiderio di urinare con possibilità però di
emettere solo poche gocce di urina. In caso di ritenzione acuta
d’urina , rivolgersi al più presto a un Pronto Soccorso e al
medico di fiducia.In altri casi la ritenzione si instaura
lentamente (ritenzione cronica); ciò comporta disturbi meno
marcati: lunga attesa prima di riuscire ad iniziare la minzione,
marcata riduzione del getto urinario, sgocciolamento continuo
di urina. Come si riconosce L'IPB In caso di uno o più di
questi sintomi, si può sospettare la presenza di una IPB che
deve essere confermata da una visita dello
specialista.Attraverso l'esplorazione rettale, effettuata con
un guanto ben lubrificato, il medico palpa la prostata per
velutarne dimensioni, forma e consistenza.L'esplorazione
rettale è l'atto diagnostico più importante, ma non sufficiente,
tuttavia lo specialista deve richiedere a seconda dei casi, altri
esami.I più frequenti sono il prelievo del sangue per il dosaggio
PSA (antigene prostatico specifico) e della creatininemia,
l'esame delle urine, l'ecografia prostatica e l'uroflussometria. Il
dosaggio del PSA ha lo scopo di escludere la presenza del
cancro della prostata; il dosaggio della creatininemia serve
a verificare la buona funzionalità dei reni: l'esame delle urine
consente di diagnosticare la presenza di un'eventuale infezione
delle vie urinarie.L'Ecografia prostatica Transrettale
consente di ricostruire su uno schermo televisivo le immagini
della prostata, della vescica e dei reni:valutando l'ostruzione
sul collo della vescica. L'Uroflussometria consente la
dimostrazione della sindrome ostruttiva e la sua
quantificazione.Più raramente lo specialista richiede altri esami:
urografia, uretrocistoscopia, etc.. COME SI CURA L'IPB Oggi
ci sono diverse possibilità di trattamento dell'IPB.Va tuttavia
tenuto presente che non esiste una cura ' ideale ' per tutti e
solo il colloquio con lo specialista potrà evidenziare la terapia
più adatta al singolo paziente. Per ogni trattamento vanno
infatti soppesati attentamente non solo i benefici ma anche i
rischi, in considerazione delle diverse situazioni del
paziente:età, condizioni generali, gravità dei sintomi, presenza
di eventuali complicazioni ( infezioni delle vie urinarie, sangue
delle urine, calcoli vescicali, danno renale). Il paziente con
attività sessuale dovrà infine farsi spiegare dallo
specialista le possibili conseguenze della malattia e delle
cure sulla sua vita sessuale I FARMACI Per il trattamento
dell'IPB vengono impiegati diversi farmaci raggruppabili in due
categorie: quelli che riducono o controllano il volume della
prostata e quelli che facilitano la minzione, rilassando la
porzione muscolare della prostata.Ricordando che non
sempre l'ostruzione è legata al volume della prostata, ma alla
sua forma.Il trattamento con farmaci è indicato soprattutto
nella fase iniziale della malattia,dove consente di ridurne i
disturbi nel 60-80% dei casi.I farmaci che riducono il volume
della prostata non agiscono con effetto immediato: pur
esistendo importanti differenze tra i diversi tipi di farmaci, i
benefici sui sintomi compaiono in genere dopo alcune
settimane o addirittura mesi.I farmaci che rilassano la
muscolatura prostatica invece agiscono in modo rapido,
tuttavia la loro sospensione comporta un'immediata scomparsa
dell'effetto: la terapia deve essere quindi proseguita
indefinitamente.Nella fase iniziale del trattamento può essere
utile associare due farmaci con differente modalità di azione.
Ipertrofia prostatica e sport
Copyright by THEA 2004

Sono molti i ciclisti che ci seguono e molti sono i runner che abbinano alla corsa la bicicletta
per minimizzare il rischio di infortuni o di recidive di infortuni. Notoriamente la bicicletta è
considerata uno sport molto meno traumatico della corsa e ciò è vero.
Andando avanti con l'età però si scopre sorprendentemente che l'asserto precedente non è poi
una verità assoluta; le statistiche infatti dicono che esistono praticamente pochissimi ciclisti
professionisti che hanno dovuto interrompere la loro attività a causa di infortuni (quasi sempre
rovinose cadute), mentre sono molti i top runner che hanno vista stroncata una carriera da
microfratture, dolori ai tendini ecc. Se si esaminano le statistiche degli over 50, si scopre
invece che la bicicletta non è poi così tanto favorita. Infatti non pochi sono i ciclisti amatori
over 50 che hanno dovuto smettere per: dolori alla schiena, dolori alla cervicale, dolori al
ginocchio. Molti sono coloro che smettono in seguito a traumi da caduta; infatti con l'età i
riflessi sono rallentati e una caduta che in un giovane atleta ben allenato non causa
conseguenze in un ciclista attempato, poco reattivo e in sovrappeso può avere conseguenze
disastrose.
Il runner over 50 spesso è invece inossidabile: probabilmente la scrematura che si è avuta fra i
40 e i 50 anni ha portato a quest'ultima età solo i runner più resistenti, una specie di selezione
naturale.
Nei ciclisti over 50 esiste poi un problema non indifferente, quello della prostatite da
ciclismo, sottolineato da diverse ricerche. L'ipertrofia prostatica è un problema che colpisce
tutta la popolazione maschile; in genere si consiglia l'attività fisica, ma spesso si trascura di
dire che il ciclismo è controindicato. La controindicazione nasce proprio dalla pratica
amatoriale. A livello professionistico non si hanno riscontri di danni alla prostata. Si pensa che
ciò sia dovuto alla giovane età, all'allenamento corretto, all'assenza di sovrappeso e all'impiego
di mezzi adeguati.
Nel ciclista amatore (o nel runner che si dedica alla bicicletta) l'età è un fattore aggravante. Se
molti ciclisti sanno che esistono appositi sellini, molti sportivi usano invece mezzi decisamente
poco protetti. Il sovrappeso è poi un fattore decisivo, sottovalutato da chi pensa di dedicarsi
alla bici anziché alla corsa proprio perché ha chili di troppo (lo ripeto, per chi è in netto
sovrappeso lo sport migliore è il fitwalking, magari in salita).
La prevenzione – L'ipertrofia prostatica è una patologia in cui la fitoterapia gioca un ruolo
essenziale. Infatti il palmetto seghettato (Serenoa repens) è la base di alcuni dei farmaci
(Permixon e Remigeron) più usati per la cura dell'ipertrofia prostatica. Il suo principio attivo
consente di inibire la 5-alfa-reduttasi, enzima implicato nella trasformazione del testosterone in
diidrotestosterone (responsabile appunto dell'ipertrofia nonché della calvizie maschile).
L’attività degli estratti di palmetto seghettato risulta molto dipendente dal procedimento di
estrazione con solventi organici. Per cui chi vuole usare integratori a base di palmetto
seghettato deve accertarsi della qualità; l'alternativa è ripiegare su prodotti farmaceutici. La
posologia consigliata è di 300-600 mg al giorno.

IPERTROFIA PROSTATICA
Prof. Aldo Franco De Rose - Specialista in Andrologia e Urologia
L’ ipertrofia Prostatica Benigna (IPB), o adenoma della prostata,
è la patologia più comune del sesso maschile: dai 50 ai 60 anni
interessa più del 50% degli uomini, dai 60 ai 90 anni il 95%
circa. La crescita di questa ghiandola incomincia dal
quarantesimo anno di età e prosegue inesorabilmente con il
tempo grazie all’azione degli ormoni androgeni e, come
testimoniano alcuni recenti studi, anche alla presenza degli
estrogeni. Tale patologia è comunque destinata ad aumentare
ancora di più se si considera che l’età media della popolazione
industrializzata è in continua crescita: secondo stime del Bureau of Census, entro il
2020, gli uomini americani con oltre 65 anni raddoppieranno, raggiungendo i 70 milioni,
mentre gli ottuagenari cresceranno del 500%, raggiungendo i 20 milioni. Attualmente si
ca\lcola che i cittadini europei con più di 50 anni rappresentino il 31% della popolazione
totale; inquadrando questo dato nel trend attuale di invecchiamento della popolazione,
tra cinque anni, rappresenteranno il 62%. L’ipertrofia prostatica benigna è quindi un
processo inevitabile che, a giusta ragione, alla fine del 1996, dalla quarta consulta
mondiale sulla Ipertrofia Prostatica Benigna, è stata riconosciuta ufficialmente come un
problema di salute pubblica a livello internazionale.
In Italia, uno studio epidemiologico sta per essere completato, ma i dati autoptici
testimonino che, sopra i 60 anni, un uomo su due presenta ipertrofia prostatica.

Perché si urina male


I disturbi della minzione sono causati dall’ingrossamento della prostata (componente
statica) e dall’ipertono delle fibre nervose di tipo simpatico (componente dinamica);
questo tipo di innervazione determina uno stato di contrazione permanente della
muscolatura liscia uretrale, del collo vescicale, del tessuto stromale - capsulare e quindi
un impedimento costante ad urinare.
In un primo momento si ha la cosiddetta fase ipercinetica o di compenso ed i disturbi
minzionali sono insignificanti: il muscolo detrusore della vescica aumenta la propria
capacità contrattile al fine di aumentare la pressione di svuotamento e superare
l’incremento delle resistenze periferiche dovute alla prostata. In questa fase la vescica
riesce di norma a svuotarsi completamente, sia pure con un flusso ridotto.
Successivamente continuando ad aumentare le resistenze a livello prostatico, la vescica
(m. detrusore) non riesce più a contrarsi in modo efficace per assicurare lo
svuotamento completo e si instaura così la fase di scompenso in cui, alla progressiva
riduzione della contrattilità, corrisponde la comparsa di un residuo di urina dopo la
minzione (fase ipocinetica).
Se il processo evolutivo non viene arrestato, mediante la somministrazione
di farmaci o mediante intervento chirurgico, il residuo post-minzionale,
cioè la quantità di urine che rimane in vescica dopo ogni minzione,
è destinato ad aumentare sempre più, provocando da un lato la
riduzione della capacità funzionale della vescica e dall’altro creando
le premesse per più gravi complicanze (infezioni, calcolosi, voluminosi
diverticoli ); in tale situazione, l’organo si avvia ad una distensione progressiva a
causa dell’acinesia muscolare (fase acinetica).
I disturbi della minzione in presenza di adenoma prostatico
I disturbi minzionali sono dapprima di tipo ostruttivo e successivamente di tipo irritativo; i
primi sono caratterizzati da esitazione ad iniziare la minzione, specie al mattino,
diminuzione del calibro e della forza del getto urinario, comparsa del gocciolamento dopo
la minzione ed incapacità ad interrompere repentinamente la minzione. A questi, in un
secondo momento, si sovrapporranno quelli di tipo irritativo come minzioni notturne,
aumento della frequenza minzionale, minzione imperiosa fino all’urgenza, sensazione di
non aver urinato completamente ed incontinenza urinaria.

I Disturbi Minzionali più frequenti riferiti da 478 pazienti consecutivi con ipertrofia
prostatica (A. De Rose et al GIA 1999):

Svegliarsi di Notte per Urinare 82%


Diminuzuine del Getto Urinario 68%
Inizio della Minzione Difficoltosa
58%
L' ipertrofia prostatica benigna (BPH) anche detta iperplasia prostatica benigna o
allargamento benigno della prostata (BEP) consiste nell'aumento del volume della prostata negli
uomini di mezza età e negli anziani. Per essere più precisi il processo si dovrebbe chiamare
iperplasia anziché ipertrofia, ma la nomenclatura è spesso intercambiabile, anche fra gli urologi.
Nella BPH, la prostata aumenta di volume e pressa contro l'uretra e la vescica, interferendo con il
normale flusso delle urine. Essa dà sintomi di difficoltà di minzione, necessità di urinare
frequentemente, accresce il rischio di infezioni urinarie e di ritenzione di urine nella vescica. Esiste
una leggera correlazione tra i sintomi della BPH e la presenza di un carcinoma della prostata.

Indice
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1 Sintomatologia
2 Eziologia
3 Diagnosi
4 Epidemiologia
5 Trattamento
o 5.1 Medico
o 5.2 Chirurgico
6 Voci correlate
7 Collegamenti esterni
8 Bibliografia

9 Note

Sintomatologia [modifica]

I sintomi della ipertrofia prostatica benigna si possono suddividere in ostruttivi e irritativi.

Fra gli ostruttivi si ricordano la difficoltà ad iniziare la minzione, l'intermittenza di emissione del
flusso, l'incompleto svuotamento della vescica, il flusso urinario debole e lo sforzo nella minzione.

Fra i sintomi irritativi si annoverano la frequenza nell'urinare, che è detta nicturia quando si verifica
la notte, e l'urgenza (la necessità di svuotare la vescica non può essere rimandata). Questi sintomi,
ostruttivi ed irritativi, vengono valutati usando il questionario dell' International Prostate Symptom
Score (IPSS), formulato per appurare la severità della patologia.[1]

La BPH può essere una patologia progressiva, specialmente se non viene curata. L'incompleto
svuotamento della vescica può portare all'accumulo di batteri nel residuo vescicale aumentando i
rischi di uretriti. L'accumulo di urina può, peraltro, portare anche alla formazione di calcoli dovuti
alla cristallizzazione di sali nel residuo post-minzionale. La ritenzione urinaria, acuta o cronica, è
un'altra forma di progressione della patologia. La ritenzione urinaria acuta è l'incapacità a vuotare
completamente la vescica, mentre quella cronica vede il progressivo aumentare del residuo e della
distensione della muscolatura della vescica. Chi soffre di ritenzione urinaria cronica, può andare
incontro ad una patologia di compromissione renale detta uropatia ostruttiva.

Eziologia [modifica]

Gli androgeni (testosterone ed ormoni derivati), sono considerati, da molti studiosi, delle sostanze
che hanno un ruolo nell'insorgere della BPH. Questo significa che occorre la presenza degli
androgeni per l'instaurarsi della BPH, ma non necessariamente sono la causa diretta della patologia.
Questo è dimostrato dal fatto che gli eunuchi non sviluppano la patologia quando raggiungono l'età
adulta. Inoltre, la somministrazione di testosterone esogeno non è associata all'aumento
significativo dei sintomi della BPH. Il diidrotestosterone (DHT), un metabolita del testosterone è un
mediatore critico della crescita della prostata. Il DHT viene sintetizzato nella prostata dal
testosterone in circolo.

Il DHT è localizzato principalmente nelle cellule dei tessuti connettivi prostatici. Una volta
sintetizzato, il DHT giunge alle cellule epiteliali. In entrambe le tipologie di cellule il DHT si lega al
recettore degli androgeni e segnala la trascrizione del fattore della crescita al mitogene dei due tipi
di cellula. L'importanza del DHT nel causare noduli iperplasici nella prostata è supportata dalle
osservazioni cliniche in cui un inibitore della 5α-reduttasi viene somministrato al paziente in queste
condizioni. La terapia con gli inibitori della 5α-reduttasi riduce notevolmente il contenuto di DHT
nella prostata e conseguentemente il volume della prostata ed i sintomi dell' ipertrofia prostatica
benigna.

Esiste una notevole evidenza sul fatto che gli estrogeni giocano un ruolo nell'eziologia della BPH.
Questo è basato sul fatto che la BPH si verifica in uomini con elevati livelli di estrogeni e
relativamente ridotti livelli di testosterone libero e quando i tessuti della prostata diventano più
sensibili agli estrogeni e meno rispondenti al DHT. Cellule prese dalla prostata di uomini affetti da
BPH hanno mostrato una più elevata risposta agli alti livelli di estradiolo nel caso di bassi livelli di
androgeni.

A livello microscopico, la BPH può essere notata nelle cellule prostatiche della maggior parte degli
uomini anziani, particolarmente dopo i 70 anni, in tutto il mondo. Comunque, il grado dei sintomi
significativi della patologia varia notevolmente in funzione dello stile di vita del paziente. Gli
uomini che conducono uno stile di vita di tipo occidentale, hanno una maggiore incidenza nella
sintomatologia della BPH, rispetto a chi conduce una vita tradizionale e più rurale. Questo è
confermato da ricerche condotte in Cina, che dimostrano come uomini che vivono in aree rurali
hanno minori frequenze della patologia, mentre chi vive in grandi città, nella stessa nazione, mostra
una incidenza molto maggiore, anche se ancora molto inferiore agli uomini che vivono in occidente.

Occorre comunque ancora uno studio molto più approfondito per comprendere le cause della
ipertrofia prostatica benigna.

Diagnosi [modifica]

L'esplorazione rettale, (palpazione della prostata attraverso il retto), può rivelare un marcato
ingrossamento della ghiandola; ciò dipende dall'abilità dell'urologo.

Spesso, viene eseguito un esame del sangue per evidenziare la malignità della patologia; un grado
elevato di antigene prostatico specifico (PSA) può far pensare ad un carcinoma della prostata.
Occorre tener presente che un esame rettale può far aumentare il livello di PSA in un paziente
affetto da ipertrofia prostatica benigna.

Una ecografia dei testicoli, della prostata e dei reni viene spesso effettuata per valutare la malignità
dell'ipertrofia.

Epidemiologia [modifica]

Più della metà degli uomini del mondo occidentale, fra i 60 ed i 70 anni e quasi il 90% fra quelli che
vanno dai 70 ai 90 anni, hanno sintomi di ipertrofia prostatica benigna. Per alcuni possono essere
così severi da prevedere un trattamento.

Trattamento [modifica]
Medico [modifica]

Gli alfa bloccanti (α1-recettori adrenergici antagonisti) procurano un sostanziale miglioramento dei
sintomi della BPH. Molecole come doxazosin, terazosin, alfuzosin e tamsulosin vengono impiegate
con successo. Vecchie molecole come, phenoxybenzamine e prazosin non sono raccomandate per il
trattamento della BPH [2]. Gli alfa bloccanti rilassano la muscolatura della prostata e del collo
vescicale ed aumentano la portata del flusso urinario, ma possono causare eiaculazione retrograda.

Gli inibitori della 5α-reduttasi, (finasteride e dutasteride) sono un altro trattamento praticato.
Quando vengono usati in abbinamento agli alfa bloccanti, si è notata una drastica riduzione del
volume della prostata in persone con ghiandole molto ipertrofiche.[3]

Vi è anche una notevole evidenza dell'efficacia dell'estratto del frutto della Serenoa repens (saw
palmetto) nell'alleviare in maniera moderata i sintomi della patologia. Uno studio sistematico
evidenzia una comparabilità di efficacia con la finasteride (Wilt et al., 2002). Altre erbe medicinali
che hanno alla base sistematiche ricerche sono il beta-sitosterolo tratto dalla Hypoxis rooperi (pianta
grassa africana) e la pygeum (estratta dal Prunus africana), mentre vi è una minore conoscenza
sull'efficacia della Cucurbita pepo semi di (zucca) e dell' Urtica dioica (Wilt et al., 2000). In ultimo
una sperimentazione condotta in doppio cieco ha avvalorato l'efficacia del polline del fiore delle
segale (Buck, et al., 1990).

Il Sildenafil mostra alcuni sintomatici benefici mostrando una possibile eziologia con la disfunzione
erettile[4].

Chirurgico [modifica]

In caso di fallimento del trattamento medico, può rendersi necessario un trattamento chirurgico di
resezione transuretrale della prostata (TURP). Questo prevede la resezione di parte della prostata
attraverso l'uretra. Esistono anche alcune nuove tecniche per ridurre il volume della prostata
ipertrofica, alcune delle quali non sono ancora abbastanza sperimentate per stabilire i loro effetti
definitivi. Esse prevedono vari metodi per distruggere parte del tessuto ghiandolare senza
danneggiare quello che rimarrà in sito. Fra queste si ricordano: la vaporizzazione transuretrale della
prostata (TVP), la laser TURP, la visual laser ablation (VLAP), la Transurethral Microwave
Thermo Therapy (TUMT), la Transurethral needle ablation of the prostate (TUNA), micro iniezioni
di etanolo in situ ed altre ancora allo studio o in via di sperimentazione.
Nuove tecniche che comportano l'impiego del laser in urologia, sono state sperimentate negli ultimi
10 anni. Si è iniziato con la VLAP, tecnica che usa un Nd:YAG laser a contatto con il tessuto
prostatico. Una tecnologia simile, è chiamata Photoselective Vaporization of the Prostate (PVP) ed
usa un laser a luce verde (KTP) ed è emersa recentemente. Questa procedura utilizza un laser ad alta
potenza di 80 Watt KTP con una fibra laser di 550 micron inserita nella prostata. Questa fibra ha
una riflessione interna di 70 gradi. Essa è usata per vaporizzare il tessuto della capsula prostatica. Il
KTP laser ha una penetrazione di 2.0mm (quattro volte più profonda del larer ad Olmio).

Un'altra procedura chiamata Holmium Laser Ablation of the Prostate (HoLAP), è stata adottata
pressoché in tutto il mondo. Analogamente al KTP, il laser per l'HoLAP è un dispositivo con una
sonda di 550 micron con una potenza di 100 Watt ed un angolo di riflessione di 70 gradi. La sua
profondità di passata è di 2,140nm, che cade nella zona invisibile dell'infrarosso e non può essere
visto ad occhio nudo. La profondità di penetrazione del laser ad Olmio è inferiore a 0,5mm evitando
così le necrosi tissutali spesso causate dal laser a profonda penetrazione della tecnica KTP.

Entrambi i metodi, KTP e Olmio, ablano circa uno o due grammi di tessuto al minuto.

Da sapere

La prostata è una ghiandola che, nell'uomo adulto, ha le dimensioni di una noce, si trova al di sotto della
vescica e circonda l'uretra, cioè il canale attraverso cui scorre l'urina eliminata all'esterno. Questa ghiandola
contribuisce, con la sua secrezione, a fluidificare il liquido seminale maschile quando questo viene emesso
durante il rapporto sessuale.

L'ingrossamento della porzione più interna della prostata, noto come "ipertrofia benigna", è un fenomeno che
si verifica inevitabilmente con l'invecchiamento, anche se solo in una parte dei casi è destinato a creare
disturbi più o meno importanti. Oggi l'ipertrofia della prostata colpisce circa il 25 per cento dei maschi dopo i
40 anni, ma la sua frequenza raggiunge il 50 per cento dopo i 50 anni e sfiora il 90 per cento dopo i settanta.
A causa del progressivo invecchiamento della popolazione, questo disturbo appare in continuo aumento e si
prevede che nel 2050 esso sarà più che raddoppiato fra i maschi che hanno compiuto 60 anni.

Sintomi

Man mano che la prostata si ingrossa va a comprimere i tessuti circostanti e quindi, in primo luogo, il canale
(uretra) che attraversa il pene e serve per veicolare l'urina all'esterno. Pertanto, le prime manifestazioni
dell'ipertrofia della prostata dipendono dall'ostacolo che si crea al libero passaggio dell'urina. Sintomi
principali, variamente associati fra loro, sono:
 getto urinario indebolito;
 difficoltà ad iniziare la minzione e sgocciolamento alla fine della stessa;
 stimolo frequente o urgente ad urinare, specie durante la notte;
 incapacità a svuotare completamente la vescica.

Questi sintomi colpiscono in maniera significativa circa il 50 per cento degli uomini con ipertrofia della
prostata. Tutto ciò determina in molti casi un peggioramento della qualità di vita perché provoca, per
esempio, una ridotta limitazione di liquidi prima di viaggiare o prima di dormire, impedisce di guidare a lungo
l'automobile, peggiora la qualità del sonno, ostacola la vita di relazione portando ad evitare luoghi non
provvisti di toilette.

Cause

Le cause della ipertrofia prostatica non sono ancora ben conosciute, anche se requisiti fondamentali per la
sua comparsa sono la presenza dei testicoli e l'invecchiamento. Secondo una teoria molto diffusa,
l'ingrossamento della ghiandola avverrebbe perché con il passare degli anni si verifica uno squilibrio fra la
produzione di testosterone (l'ormone maschile) e quella di estrogeni (ormoni femminili, prodotti in piccola
parte anche dall'uomo). Con la ridotta produzione di testosterone, la quota di estrogeni che circola nel
sangue aumenta stimolando la crescita della prostata.

L'ingrossamento della prostata può essere una condizione ereditaria e inoltre è più frequente negli uomini
sposati rispetto ai single, anche se non esistono prove a sostegno di un legame fra l'attività sessuale e la
crescita della ghiandola.

Complicazioni

In una fase più avanzata, l'ostacolo al flusso dell'urina può portare ad un irritazione cronica della vescica le
cui pareti si ispessiscono o si infiammano, provocando cosi perdite intermittenti, e talora abbondanti, di
sangue nelle urine, infezioni ripetute, formazione di diverticoli o calcoli nella vescica, dilatazione delle vie
urinarie situate a monte della vescica e, in ultima analisi, una compromissione della funzione renale.