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possibile associamo una certa probabilità, la quale per definizione esprime il grado di fiducia che

attribuiamo al suo verificarsi condizionatamente al nostro stato di conoscenza.


Gli eventi elementari, chiaramente, non possono verificarsi contemporaneamente, ma uno e uno
solo per volta. Ad esempio, se consideriamo il lancio di un dado bilanciato a sei facce, gli esiti
possibili, cioè gli eventi elementari, sono E1, E2, E3, E4, E5 e E6 (abbiamo indicato con E l’evento
elementare e con il pedice il numero di puntini della faccia del dado):

L’insieme di tutti i possibili esiti dell’esperimento, quindi l’insieme degli eventi elementari, è per
definizione lo spazio campione S: stabilire qual è esattamente lo spazio campione è fondamentale
per una corretta impostazione del Calcolo delle Probabilità. Lo spazio campione, quindi, contiene
tutti gli esiti possibili ed è tale che almeno uno degli eventi che lo compone si verifichi (due eventi,
però, non possono verificarsi contemporaneamente): pertanto, al verificarsi di tale insieme di eventi
attribuiamo la nostra totale fiducia di avverarsi (che poniamo pari a 1 o talvolta a 100), cioè la
probabilità dello spazio campione S è uguale a 1 (o a 100), mentre ad ogni evento E che lo compone
attribuiamo una probabilità pari ad una frazione della probabilità di S.
Una collezione di eventi elementari è, per definizione, un evento composto (o anche semplicemente
evento o ancora evento non elementare). Un evento composto si verifica quando l’esito
dell’esperimento è uno degli eventi elementari che lo costituiscono. Se consideriamo, ad esempio,
nuovamente il lancio di un dado bilanciato a sei facce, possiamo indicare l’evento A come “le facce
del dado con un numero pari di puntini”, quindi come insieme degli eventi elementari E2, E4 e E6, e
l’evento B come “le facce del dado con un numero di puntini maggiore di tre”, quindi come
l’insieme degli eventi elementari E4, E5 e E6:

A  E2 , E4 , E6  ; B  E4 , E5 , E6 

L’evento A si verifica ogni qualvolta si verifica uno degli eventi elementari E2, E4 e E6, mentre
l’evento B si verifica ogni qualvolta si verifica uno degli eventi elementari E4, E5 e E6.
Oltre al concetto di evento elementare e di evento composto, possiamo introdurre anche quello di
evento certo e di evento impossibile  : l’evento certo è l’evento che sicuramente si verifica (per
cui, per definizione, lo spazio campione S è un evento certo), mentre l’evento impossibile è l’evento
che sicuramente non si può verificare, a cui coerentemente attribuiamo una probabilità nulla.
OSSERVAZIONE:
L’evento impossibile viene introdotto per far capire che, rispetto a certi operatori, l’insieme che
stiamo trattando gode della proprietà di chiusura. Ad esempio, l’insieme dei numeri naturali è
chiuso rispetto all’operatore di somma, perché se sommiamo due numeri naturali la loro somma è
ancora un numero naturale, cosa che invece non è sempre vera rispetto all’operatore differenza e
divisione.

Se rappresentiamo lo spazio campione S attraverso un rettangolo, ogni evento di S è rappresentato


da una porzione di area del rettangolo stesso:

Le aree tratteggiate, oltre a rappresentare gli eventi, rappresentano anche le rispettive probabilità se
si assume pari all’unità l’aria del rettangolo S. Questo tipo di rappresentazione grafica è nota come
diagramma di Venn: su questo diagramma (qualitativo) non è importante tanto la forma con cui
vengono rappresentati gli eventi, ma la loro area (assimilabile come detto alla rispettiva probabilità,
per cui più sono grandi gli eventi più è probabile che essi si verifichino) e la loro posizione relativa
(ad esempio, se due eventi A e B non sono diagrammati con porzioni sovrapposte, sicuramente gli
eventi A e B non possono verificarsi contemporaneamente).
Se consideriamo sempre il lancio di un dado bilanciato a sei facce, tutte le facce hanno la stessa
probabilità di verificarsi, per cui tutti gli eventi elementari devono essere rappresentati con la stessa
area sul diagramma di Venn. Inoltre poiché gli eventi elementari non possono verificarsi
contemporaneamente, le loro rappresentazioni sul diagramma di Venn non devono avere parti in
comune, cioè non devono essere sovrapposti. Il modo più semplice di rappresentare questi eventi
elementari, allora, è il seguente:

Un altro esempio di diagramma di Venn potrebbe essere il seguente, relativo ad un esperimento che
prevede sette possibili esiti (sette eventi elementari), non equiprobabili e tali comunque che non
possono verificarsi contemporaneamente: