Sei sulla pagina 1di 3

I complementi predicativi

Sono i complementi che modificano il senso del verbo riferendosi al soggetto o al


complemento oggetto: esistono infatti dei verbi, detti copulativi, che esigono un
complemento diretto, cioè non retto da preposizioni, il quale, riferendosi al soggetto o
al complemento oggetto (e concordando, quando è possibile con esso), completi il
senso del predicato che, altrimenti, sarebbe incompleto.
Un esempio è il verbo eleggere: possiamo dire che
• “Antonio fu eletto”, o che
• “la classe ha eletto Antonio”,
ma la frase non è completa, in quanto manca la carica alla quale è stato eletto Antonio
(anche qualora il senso sia comprensibile, come nella seconda frase, la carica, ad
esempio di “rappresentante di classe”, è intuibile e quindi il complemento predicativo
è come sottinteso).

Il complemento predicativo, come detto, può riferirsi al soggetto o al complemento


oggetto, perciò esiste un complemento predicativo del soggetto ed un complemento
predicativo dell’oggetto. Il primo è equivalente al nome del predicato nominale, e
infatti alcune grammatiche danno il nome di copula al verbo che regge il complemento
predicativo del soggetto, analogamente al verbo essere, e chiamano predicato nominale
il gruppo costituito da verbo e complemento predicativo. In realtà c’è una differenza
semantica tra i due complementi, in quanto il verbo essere esprime equivalenza e quindi
un modo di essere del soggetto; i verbi copulativi, invece, non esprimono equivalenza.
La differenza, tuttavia, è molto sottile.

Il verbo copulativo può essere transitivo o intransitivo; i verbi copulativi intransitivi, come
sembrare, ovviamente possono avere soltanto il complemento predicativo del soggetto;
i verbi copulativi transitivi, invece, come eleggere, alla forma attiva hanno il
complemento predicativo dell’oggetto, alla forma passiva hanno il complemento
predicativo del soggetto.
Esempi:
• Antonio sembra buono (“buono” è il complemento predicativo del soggetto: esso
infatti completa l’azione del sembrare e si riferisce al soggetto, “Antonio”)
• La classe elegge Antonio rappresentante (“rappresentante” è il complemento
predicativo dell’oggetto: esso infatti completa l’azione dell’eleggere e si riferisce
al complemento oggetto, “Antonio”)
• Antonio è stato eletto rappresentante (“rappresentante” è il complemento
predicativo del soggetto: esso infatti completa l’azione dell’eleggere e si riferisce
al soggetto, “Antonio”)
I verbi copulativi transitivi si suddividono in quattro tipi:
• appellativi (chiamare, dire, nominare, soprannominare, appellare…);
• effettivi (fare, rendere, ridurre…);
• elettivi (scegliere, eleggere, nominare, creare…);
• estimativi (giudicare, ritenere, reputare, stimare…).

Come concorda il complemento predicativo?


Esso è costituito da un nome o da un aggettivo, e quindi segue le regole di concordanza
dell’attributo e dell’apposizione: quando è un aggettivo (o un pronome) la concordanza
è piena, in genere e numero (Antonio sembra buono; Antonia sembra buona; riteniamo
quelle ragazze brave; riteniamo quei ragazzi bravi).
Quando invece è costituito da un nome, dobbiamo porre attenzione alla concordanza
nel genere:
• se il nome è mobile (ha il maschile e il femminile che si differenziano per la
desinenza), o è di genere comune (ha il maschile e il femminile indistinguibili in
sé, ma che esigono articoli e aggettivi di generi differenti, come ad esempio
professionista) o anche di genere promiscuo (i nomi degli animali cui si aggiunge
maschio o femmina), la concordanza è piena;
• se il nome non è mobile, cioè ha un suo genere specifico (banca, armadio) o ha
forme del tutto diverse per il maschile e femminile (uomo e donna) la concordanza
non c’è.

La concordanza nel numero di un nome solitamente c’è, ma esistono anche nomi con il
numero proprio che, quindi, propriamente non concordano con il soggetto o il
complemento oggetto cui si riferiscono. Esempio: Antonio è stato proclamato dottore;
queste bolle sembrano segno di una malattia.

Ma il complemento predicativo non è richiesto solo dai verbi copulativi: esistono infatti
alcuni verbi predicativi (che cioè hanno senso compiuto in sé), i quali possono essere
completati nel loro significato, oppure modificare il loro significato, da un complemento
predicativo.
Prendiamo il verbo tornare, verbo predicativo intransitivo. Dire “Antonio torna da
Roma” significa che Antonio fa ritorno dalla città di Roma; dire “Antonio torna ricco da
Roma” modifica il significato del verbo tornare, aggiungendo una qualifica relativa al
soggetto.
Oppure, prendiamo il verbo vendere, verbo predicativo transitivo. “Antonio vende un
bue” significa che Antonio aliena la proprietà del bovino a qualcun altro; “Antonio vende
un bue come animale da macello” significa che il bovino è stato venduto per avere la
“mansione” di essere macellato.
Non è ben definibile la quantità e la qualità di tali verbi predicativi.
Possiamo quindi dire che quattro tipi di verbo possono avere il complemento
predicativo:
• Copulativi transitivi (eleggere) – all’attivo hanno il complemento predicativo
dell’oggetto, al passivo il complemento predicativo del soggetto;
• Copulativi intransitivi (sembrare) – hanno solo il complemento predicativo del
soggetto;
• Predicativi transitivi (vendere) – all’attivo hanno il complemento predicativo
dell’oggetto, al passivo il complemento predicativo del soggetto;
• Predicativi intransitivi (nascere) – hanno solo il complemento predicativo del
soggetto.