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IL DIRITTO ROMANO E LE SUE FONTI

IL DIRITTO! si divide in due gruppi: - normativo: il diritto è norma o regola di condotta, un complesso organico di norme;

- istituzionale: il diritto si identifica con l’orientamento giuridico; è la stessa


organizzazione sociale

DIRITTO OGGETTIVO! NORMA AGENDI: diritto oggettivo inteso come norma, regola di condotta;
DIRITTO SOGGETTIVO! - FACULTAS AGENDI: diritto soggettivo, pretesa di un soggetto riconosciuta e tutelata dal diritto
oggettivo, cui corrisponde il dovere di soddisfarla da parte di altri;
- Il diritto soggettivo trova nel diritto oggettivo il suo fondamento
- All’interno del diritto soggettivo è possibile individuare le nozioni di:
∼ Potestà: riguarda certi poteri che un soggetto può esercitare su altri soggetti, indipendentemente
dalla loro volontà (genitori e figli);
∼ Facoltà: riguardavano le possibilità riconosciute e garantite ad un titolare di diritto soggettivo
(es. titolare di diritto di proprietà! ha il diritto di percepirne i frutti);
- Al diritto soggettivo corrisponde un dovere giuridico, si tratta di una posizione giuridica passiva

Tra i DOVERI GIURIDICI E’ POSSIBILE DISTINGUERE OBBLIGO (dovere di fare o meno in relazione al diritto soggettivo
altrui), SOGGEZIONE (dover sottostare all’altrui potestà) e ONERE.

❖ Distinzione tra:

Diritto privato! settore del diritto che regola i rapporti tra individui che hanno per oggetto interessi privati e individuali;
Diritto pubblico! regola l’organizzazione ed il funzionamento tra collettività e i singolo che la compongono;

PERIODI DELLA STORIA DEL DIRITTO ROMANO (ETA’ ARCAICA, PRECLASSICA, CLASSICA,
POSTCLASSICA)

1. ETA’ ARCAICA (754-755 a.C/202 a.C)


Età arcaica! va dalle origini di Roma alla metà del III secolo a.C; basata su una società agricola, forme di produzione
agricole, sistema rurale chiuso;

➢ Caratteri del diritto in età arcaica: - DIRITTO POVERO DI STRUTTURE e ISTITUITI GIURIDICI;
- Vi è un estremo FORMALISMO e ritualità;
- Diritto semplice, adeguato a soddisfare le esigenze della società rurale;
- Diritto proprio ed ESCLUSIVO dei Romani;

➢ I MORES: antiche consuetudini, di natura rituale, che regolavano ogni aspetto della vita cittadina. Per lungo
tempo rappresentarono l’unica FONTE del diritto con la convinzione che solo le attività compiute nello
scrupoloso rispetto di essi potesse assumere rilievo sul piano giuridico; Costumi giuridici dei MAIORES (remoti
antenati romani);

➢ LE LEGES: I mores vennero integrati da LEGGI O LEGES PUBLICAE (“leggi del popolo”) ovvero
provvedimenti normativi che acquistavano la loro efficacia dalla volontà popolare;

➢ LEX DUODECIM (450 a.C): Legge delle 12 tavole, la più famosa tra le leges publicae, fu emanata da
magistrati straordinari con l’obiettivo di DISTRUGGERE IL DUALISMO TRA PATRIZI E PLEBEI;

➢ LEGES ROGATAE: Ebbero maggiore rilievi delle 12 tavole, venivano solitamente proposte dal magistrato che
successivamente interrogava il POPOLO in assemblea che avrebbe potuto approvare o meno e una volta
approvata diveniva lex;

➢ I PONTEFICI: La conoscenza e l’interpretazione della legge erano nelle mani del pontefice (primi giuristi
romani) ed è a loro che i cittadini si rivolgono per conoscere il ius;

➢ IUS QUIRITIUM: NUCELO PIU’ ANTICO DEL DIRITTO ROMANO; NEL IUS QUIRITIUM ERANO
RICONOSCIUTE LE POSIZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE ASSOLUTE (posizione di potere su persone o
cose).

Es. potere su cose inanimate, animali o schiavi, patria potestas, manus e mancupium;

➢ IUS CIVILE: - Riguarda solamente i cittadini romani;


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- Le sue fonti sono i mores, le leges e l’interpretazione pontificale;
- La potestà e i diritti soggettivi da esso tutelati erano espressi:
a. In termini di potere su cose o persone;
b. In termini di ius (servitù, ususfrutto);
c. In termini di oportere che il creditore pretendeva gravare sul debitore.

2. ETA’ PRECLASSICA (202 a.C/ 223-227 a.C)


Età preclassica! - Anni della crisi della Repubblica;
- Guerre puniche;
- Roma estende le sue influenze su tutto il Mediterraneo;
- Economia di scambio;

➢ Caratteri del diritto in età preclassica: - Vennero riconosciute altre posizioni giuridiche soggettive;
- Vennero riconosciuti NUOVI NEGOZI GIURIDICI;
- Non vi è più la povertà di strutture;
- I nuovi negozi rispondevano alle esigenze del commercio e quindi
fruibili anche dai non cittadini;

➢ LE FONTI: Restarono in vigore i mores e le leges; IL RUOLO DEI PONTEFICI FU SOSTITUITO DAI PRETORI
E DALLA GIURISPRUDENZA;

➢ LA GIURISPRUDENZA: IL DIRITTO ASSURGE A SCIENZA; A proposito di giurisprudenza romana si parla si


“INTERPRETATIO PRUDENTIUM” ovvero l’interpretazione dei “prudentes”, esperti del diritto, dei giuristi, detti
anche giureconsulti;

➢ LA FIGURA DEL GIURISTA:

OGGI! un privato che non emana norme giuridiche, le interpreta;


ROMANO! le opinioni dei giuristi erano considerate IUS, o meglio FONTI DEL IUS CIVILE;

-304 A.C! Gneo Flavio, impiegato del pontefice, copiò e pubblicò un libretto sul quale il pontefice aveva
annotato le azioni processuali (libro segreto, non destinato al pubblico)

-Con Tiberio Coruncanio ci fu una svolta epocale: ROTTURA DELLA SEGRETEZZA

- SI SPEZZO’ IL MONOPOLIO PONTIFICALE DEL DIRITTO, ed ecco che dei privati (non pontefici, I
GIURECONSULTI LAICI) cominciarono ad operare nello spazio esclusivo dei pontefici, inizialmente con
attività consultiva e successivamente con insegnamento e opere giuridiche;

➢ IUS CIVILE DELL’ETA’ PRECLASSICA: Dal III secolo a.C. si diede efficacia giuridica a nuovi
negozi, anche se compiuti da non cittadini (peregrini); a questi negozi si riconobbe l’efficacia di dar
luogo ad obblighi, qualificabili in termini di oportere; (SOLO CIVES)

➢ Due significati di ius civile:


a. Fa riferimento a negozi e istituiti riservati ai cittadini romani;
b. Fa riferimento a negozi riservati sia ai cittadini romani che non. Si tratta di negozi costituiti da
obbligazioni e per i quali alla necessità di adempiere da parte del debitore fu fatto riferimento
col verbo oportere;

➢ BUONA FEDE: Il giudice, chiamato a decidere una lite, deve valutare secondo buona fede i doveri del
debitore, un criterio che rimandava ai criteri di correttezza;

➢ IUS GENTIUM: “diritto delle genti” (peregrini). Uguale al ius civile per il fatto che l’obbligo del
debitore era espresso in termini di “oportere”, in questo caso il ius gentium era parte integrante del ius
civile;
Alcuni negozi dell’antico ius civile furono estesi anche allo ius gentium e quindi ai peregrini (traditio,
stipulatio e mutuo);

➢ IUS HONORARIUM: DIRITTO ONORARIO; un’altra qualificazione del ius, si tratta del diritto
risultante dall’attività creativa di alcuni organi giurisdizionali come i pretori (urbano e peregrino), gli
edili curuli e i governatori delle province:
a. PRETORE URBANO! - carica annuale
- potere di imperio (comando); “cum imperio”.
- Stesso potere del console;
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b. PRETORE PEREGRINO! - Istituito più tardi a causa dell’intensificarsi dei commerci;
- Pari dignità e imperium del pretore urbano;
- Aveva il compito di regolare i rapporti tra romani e stranieri;
c. EDILI CURULI! - Magistrati sine imperio;
- Vigilanza sui mercati per le controversie della vendita di schiavi o animali;

d. GOVERNATORI PROVINCIALI! organizzazione in province dai territori conquistati dai romani;

➢ PRETORE! Emanava un EDITTO destinato a durare un anno, questo non conteneva ordini nei confronti dei
cittadini ma un PROGRAMMA nel quale indicava i provvedimenti che avrebbe preso;
L’intervento pretorio si manifestava in 3 modi:
1) agevolazione del ius civile lì dove i mezzi da esso previsto fossero insufficienti;
2) colmare lacune del ius civile;
3) correggere il ius civile;

❖ edictum tralaticium: l’editto aveva durata annuale ma i pretori andavano via via confermando e migliorando
l’editto precedente al loro;

3. ETA’ CLASSICA (223/227 a.C – 235 d.C)


ETA’ CLASSICA! ha inizio con la fine della Repubblica romana e l’avvento del principato di OTTAVIANO AUGUSTO;
Si tratta di un regime ibrido (né repubblica né monarchia), SUBENTRA IL PRINCEPS;

➢ LE FONTI: - senatoconsulti: emanate dal senato


- costituzioni imperiali: emanate dal principe
- il pretore perde il ruolo innovatore del ius

➢ EDITTO PERPETUO: Nel 130 d.C il giurista Salvio Giuliano stabilì il testo definitivo dell’editto pretorio,
ovvero l’editto perpetuo; (l’editto divenne legge dello stato che i pretori dovevano rispettare).

➢ Giuristi conosciuti del II secolo: Gaio (“institutiones”), Pomponio; Ulpiano;

4. ETA’ POSTCLASSICA O BIZANTINA (235 d.C – fino a Giustiniano)


ETA’ POSTCLASSICA! - ascesa al trono di Costantino;
- impero diviso in due parti: PARS OCCIDENTIS (capitale Roma), PARS ORIENTIS (capitale
Costantinopoli).
- 475: fine impero romano d’Occidente mentre sopravvive quello d’Oriente
- 527: Giustiniano prova a riconquistare l’Italia ma non riuscì a ricostruire l’impero
d’Occidente;
- ETA’ DI DECADENZA PER IL DIRITTO POICHE’ LE LEGES DIVENTANO SCADENTI
DAL PUNTO DI VISTA LINGUISTICO, STILISTICO E TECNICO;

➢ LE FONTI SI SUDDIVIDONO IN:

a. Fonti di produzione: ogni atto o fatto da cui scaturisce il DIRITTO OGGETTIVO;


b. Fonti di cognizione: ogni materiale che ci consenta di conoscerne FORME E CONTENUTI;
c. Altre fonti: mores, leges, plebisciti, senatoconsulti;
d. La consuetudine: equiparata alle leges, tradizionalmente intesa come osservanza generale e
costante nel tempo di un comportamento da parte di una collettività;

➢ FONTI DI COGNIZIONE ! CORPUS IURIS CIVILI


- MONUMENTALE COMPILAZIONE DI “IURA” E “LEGES” COMPIUTA NEL VI SECOLO A.C. SU
RICHIESTA DI GIUSTINIANO;
- 4 LIBRI DISTINTI: “INSTITUTIONES”, “DIGESTA”, “CODEX” E “NOVELLAE”

i. INSTITUTIONES: scritte in forma di discorso diretto che l’imperatore tiene ai giovani che
si avviano agli studi giuridici; ha quindi una funzione didattica (ricalca le istituzioni di
Gaio);
ii. DIGESTO: opera compiuta nel 533 e pubblicata con la costituzione “Tanta”; si tratta di una
GRANDE ANTOLOGIA GIURIDICA che raccoglie brani di opere di giuristi classici
organizzati per materia;
iii. CODEX: opera compiuta nel 529 e poi nuovamente nel 534 con aggiunta di altre
costituzioni di diritto privato;
iv. NOVELLAE: costituzioni di Giustiniano emanante dopo il Codex;

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➢ FONTI DI COGNIZIONE! FONTI PREGIUSTINIANEE
FONTI PREGIUSTINIANEE: ISTITUZIONI DI GAIO E CODICE TEODOSIANO;

i. Istituzioni di Gaio: diviso in quattro libri (persone, cose, azioni);


ii. Codice teodosiano: diviso in 16 libri, conteneva costituzioni imperiali da Costantino a
Teodosio II;

GLI ATTI NEGOZIALI


1. FATTI, ATTI E NEGOZI GIURIDICI

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FATTO GIURIDICO! QUALSIASI ATTO, VOLONTARIO O MENO, CHE INCIDE SULLA REALTA’
GIURIDICA DANDO LUOGO A NUOVE SITUAZIONI GIURIDICHE O MODIFICANDO E ESTINGUENDO
SITUAZIONI GIURIDICHE PREESISTENTI; (CONTRATTO, TESTAMENTO, NASCITA, MORTE).

❖ i fatti giuridici si dividono in:


- Volontari (atti giuridici)! azioni umane volontarie giuridicamente rilevanti che a loro volta si dividono in
ATTI LECITI e ATTI ILLECITI;
- Involontari! fatti naturali, indipendenti dalla volontà dell’uomo (calamità, morte);

❖ ATTI LECITI! fanno parte di questi atti i negozi giuridici ovvero manifestazioni da parte di singoli con lo
scopo di risultati giuridicamente definibili in termini di acquisto o perdita;

❖ ATTI ILLECITI! fatti giuridici volontari vietati dall’ordinamento giuridico con la conseguente applicazione di
sanzione a carico dell’autore;

2. NEGOZI GIURIDICI
NEGOZI GIURIDICI! fatti giuridici VOLONTARI; sono ATTI LECITI che hanno l’effetto voluto dall’autore o dagli
autori dell’atto;

❖ Tipicità dei negozi giuridici


- nelle fonti romane non si parla di negozi giuridici ma molti atti rientrano nello schema di negozio giuridico;
- il CRITERIO è quello della TIPICITA’, gli effetti giuridici si riconobbero solo ad alcuni negozi giuridici, in
numero definito e con precisa struttura.

❖ ELEMENTI DEL NEGOZIO GIURIDICO (ELEMENTI NATURALI – ESSENZIALI – ACCIDENTALI)

- ELEMENTI ESSENZIALI: sono gli elementi fondamentali del negozio giuridico, ovvero:
MANIFESTAZIONE DELLE VOLONTA’ DELLE PARTI; SOGGETTI CAPACI DI AGIRE (capacità
intellettuale) e LEGITTIMATI A COMPIERE UN NEGOZIO
(nei negozi formali: essenziale la forma determinata)(nei negozi casuali: essenziale la causa)

- ELEMENTI NATURALI: sono le conseguenze automatiche del negozio anche nel silenzio delle parti ma
queste possono escluderle;

- ELEMENTI ACCIDENTALI: sono le clausole inserite dalle parti (termine, condizione e modus);

❖ INVALIDITA’ E INEFFICACIA DEL NEGOZIO GIURIDICO


INEFFICACE! negozio che non produce gli effetti propri;
INVALIDO! - negozio che presenta un difetto nei suoi elementi;
- vi sono due specie di invalidità: NULLITA’ E ANNULLABILITA’

NULLITA’! negozio che per difetto dei suoi elementi essenziali non produce effetti, NASCE MORTO;
ANNULLABILITA’! negozio che nasce “vivo” ma “ammalato” e i soggetti possono annullarlo,
rendendolo inefficace;

- In diritto romano si parla di negozi NULLI e il negozio nullo è trattato come se non esistesse;
- Caratteristica del diritto romano fu la distinzione tra negozi iure civili e iure praetorio a seconda che fossero
previsti dal ius civile o manifestazioni di volontà che creavano situazioni protette dal ius honorarium cioè
dal pretore.
- Non sempre la violazione della norma comportava nullità come nel caso di alcune leges:
• Leges perfectae: stabilivano il divieto e la nullità dell’atto;
• Leges minus quam perfectae: stabilivano un divieto e una sanzione ai trasgressori a non la nullità
dell’atto;
• Leges imperfectae: stabilivano un divieto ma non la nullità e nemmeno la sanzione;

3. CLASSIFICAZIONE DEI NEGOZI GIURIDICI


❖ NEGOZI FORMALI E NEGOZI NON FORMALI
- Negozi formali: negozi nei quali la volontà delle parti deve essere manifestata in forma scritta;
- Negozi non formali: la volontà è manifestata in qualunque forma;

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❖ NEGOZI CAUSALI E NEGOZI ASTRATTI
- Negozi causali: in cui la forma determina la struttura del negozio;
- Negozi astratti: la “causa” non emerge dalla struttura del negozio;

❖ NEGOZI UNILATERALI, BILATERALI E PLURILATERALI


- Negozi unilaterali: la volontà è di una sola parte (testamento);
- Negozi bilaterali: la volontà si manifesta da due parti (contratto);
- Negozi plurilaterali: la volontà è di tre o più parti (società);

❖ NEGOZI A TITOLO ONEROSO E NEGOZI A TITOLO GRATUITO


- Negozi a titolo oneroso: ciascuna parte consegue un vantaggio dietro corrispettivo;
- Negozi a titolo gratuito: ciascuna parte consegue vantaggio senza corrispettivo (gratuito);

❖ NEGOZI INTER VIVOS E NEGOZI MORTIS CAUSA


- Negozi inter vivos: producono effetti in vita del soggetto o dei soggetti (contratto);
- Negozi mortis causa: producono effetti dopo la morte del loro autore (testamento);

❖ NEGOZI CON EFFETTI REALI E NEGOZI CON EFFETTI OBBLIGATORI


- Negozi con effetti reali: negozi idonei al trasferimento della proprietà e alla costituzione di diritti reali
limitati (mancipatio, in iure cessio e traditio);
- Negozi con effetti obbligatori: negozi idonei alla nascita di obbligazioni (contratti! fonti di
obbligazioni);

❖ NEGOZI DISPOSITIVI
- Atti in forza dei quali qualcuno aliena, estingue o comprime un proprio diritto;

❖ NEGOZI FIDUCIARI
- Atti che eccedono, negli effetti, lo scopo che vogliono raggiungere ma un accordo tra le parti
permetterà la realizzazione dello scopo;

❖ NEGOZI FORMALI
- I NEGOZI ERANO FORMALI E SOLENNI, LE FORMALITA’ ERANO
PREVALENTEMENTE ORALI E RICHIEDEVANO L’USO DI PAROLE PRECISE, LA
PRESENZA DI DETERMINATE COSE O PERSONE. LO SCHEMA DELL’ATTO ERA
PRESTABILITO E SE NON FOSSE STATO RISPETTATO POTEVA ESSERE ANNULLATO
- NEGOZI FORMALI PER ECCELLENZA: MANCIPATIO E IN IURE CESSIO

4. MANCIPATIO (vendita)
MANCIPATIO:
- fonte! mores, fruibili per i soli cittadini romani;
- atti che si compivano con il rame o con il bronzo e con la bilancia;
- COMPORTA L’ACQUISTO DI POTERE SU PERSONE O COSE DA PARTE DEL MANCIPIO ACCIPIENS E
LA PERDITA DEL MANCIPIO DANS;
- La mancipatio era usata per: trasferimento della proprietà, costituzione di servitù rustiche, acquisto della
mano della donna e acquisto di figli altrui.

▪ CARATTERISTICHE DELLA MANCIPATIO:


- Una parte conseguiva un vantaggio dietro pronuncia di parole determinate;
- Utilizzo di una bilancia e del metallo
- Presenza di 5 testimoni cittadini romani e di un cittadino (libripens) che reggeva la bilancia e pesava il metallo;
- LE PARTI ERANO: MANCIPIANTE O MANCIPO DANS E IL MANCIPIO ACCIPIENS;

∼ ESEMPIO DI MANCIPATIO! mancipatio dello schiavo


Presenti il mancipante, lo schiavo, i 5 testimoni e il libripens con la bilancia, il mancipio accipiens teneva lo schiavo e
pronunciava una frase con la quale affermava di voler acquistare lo schiavo e contemporaneamente poneva sulla
bilancia il metallo che il libripens pesava e poi consegnava al mancipio dans;

▪ LA MANCIPATIO: “IMAGINARIA VENDITIO” E NEGOZIO ASTRATTO


La mancipatio perde la funzione di vendita, fu definita imaginaria venditio;

Divenne un negozio ASTRATTO! produceva i suoi fatti a prescindere dall’esistenza di una causa e poteva essere
compiuta anche per cause diverse dalla vendita: DONAZIONE E DOLO;

▪ LE LEGES MANCIPII
- La mancipatio poteva essere integrata da LEGES MANCIPII;

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- LEGES MANCIPII! manifestazioni di volontà espresse oralmente dal mancipio dans o dal mancipio accipiens
secondo schemi prestabiliti con lo scopo di limitare o integrare gli effetti della mancipatio;

5. IN IURE CESSIO
IN IURE CESSIO
- negozio formale del ius civile, fruibile dai soli cittadini romani;
- aveva forma rigorosamente imposta! si compiva di fronte a un magistrato (pretore), le parti erano il CEDENTE e il
CESSIONARIO;

- Esempio! per esempio se l’oggetto fosse stato uno schiavo sul quale il cedente voleva trasferire al cessionario la proprietà
la proprietà. Presenti il cedente e lo schiavo, il cessionario pronunciava la formula. Il pretore di fronte al silenzio del
cedente pronunciava addictio del servo a favore del cessionario; (procedimento in iure cessio)

- In iure cessio: era un negozio astratto perché non emergeva nessuna causa, se era impiegata per il trasferimento della
proprietà, comportava anche il passaggio del possesso dal cedente al cessionario;

6. LA STIPULATIO
STIPULATIO
- NEGOZIO FORMALE BILATERALE, UN CONTRATTO CON EFFETTI OBBLIAGATORI;
- le parti erano stipulante e promittente;
- si compiva attraverso una interrogazione ed una risposta. Lo stipulante, mediante interrogazione, chiedeva al promittente di
assumere un determinato comportamento e conseguentemente il promittente pronunciava in prima persona il verbo usato
dallo stipulante in seconda persona. (-“prometti….?”- -“Prometto”-)
- I COMPORTAMENTI PROMESSI POTEVANO ESSERE: PAGAMENTO DI UNA SOMMA DI DENARO,
TRASFERIMENTO DELLA PROPRIETA’ E PRESTAZIONI DI LAVORO

- NASCEVA COSI’ UN OBBLIGAZIONE A CARICO DEL DEBITORE E IN FAVORE DELLO STIPULANTE


(CREDITORE)

7. ALTRE FORME NEGOZIALI


LE FORME SCRITTE

a) LA TRADITIO! - negozio non formale e bilaterale per il TRASFERIMENTO del POSSESSO e PASSAGGIO DELLA
PROPRIETA’, si compiva con la consegna della cosa che si intendeva trasferire
b) CONTRATTI CONSENSUALI! negozi non formali (compravendita, locazione, società). Per essi era sufficiente che
la volontà fosse manifestata in qualsiasi modo (orale, scritta);

8. DIVERGENZA CONSAPEVOLE TRA MANIFESTAZIONE E VOLONTA’


NEGOZI SOLENNI DEL IUS CIVILE! Il compimento della formalità era necessario per la validità dell’atto e una
volta prescritte le formalità queste avevano effetti anche senza la volontà delle parti;

ALTRI NEGOZI! Non erano solenni e in caso di mancanza di volontà l’atto sarebbe stato nullo;

9. Casi di invalidità dei princìpi


I. Dichiarazione ioci causa e simili
Dichiarazioni fatte per scherzo o nel contesto di una rappresentazione teatrale, queste erano dichirazioni che non
potevano essere prese sul serio e non avevano effetti giuridici;
II. Riserva mentale
Caso in cui il soggetto dichiara una volontà esteriore differente dalla volontà interiore; questa era irrilevante
perché ciò che contava era la volontà esteriormente espressa;
III. Simulazione
- Questa presupponeva un negozio bilaterale;
- La consapevolezza di non volere ciò che si dichiara di volere è comune nelle parti del negozio; Si avrà quindi
un negozio SIMULATO e OCCULTO;
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- La simulazione può essere: ASSOLUTA! se le parti dichiarano di volere un negozio ma non ne vogliono
alcuno;
RELATIVA! se le parti vogliono un negozio diverso da quello palesemente
dichiarato dando luogo ad un negozio simulato (non voluto) e ad
uno dissimulato (voluto e tenuto nascosto);

IV. Nei negozi NON FORMALI! il negozio simulato è NULLO mentre quello dissimulato sarà valido se esistono i
requisiti necessari di forma e sostanza;
V. Nei negozi FORMALI ! il negozio simulato è VALIDO ma il pretore può dare rilievo ad eventuali patti
concedendo l’exeptio pacti qualora il creditore del negozio simulato intendeva farlo valere in contrasto con il
contenuto dei patti aggiuntivi;

10. L’ERRORE
❖ La divergenza tra dichiarato e voluto può essere NON CONSAPEVOLE perché qualcuno per ERRORE
potrebbe attribuire alla propria volontà un significato diverso da quello che realmente ha.
(es. nei negozi bilaterali! una parte attribuisce alla manifestazione di volontà dell’altra parte un significato
diverso da quello obbiettivo).

❖ L’errore può derivare da: - svista;


- cattiva conoscenza della lingua;
- ignoranza;
- fraintendimento;

❖ L’errore è DIVERSO dall’ERRORE-VIZIO! è l’errore per cui qualcuno, convinto di circostanze non vere, e in
dipendenza da queste, compie un negozio: il negozio in sé è voluto ma l’autore non l’avrebbe compiuto se non
fosse stato in errore. LA VOLONTA’ ESISTE MA E’ VIZIATA (vizio della volontà);

❖ NON TUTTI GLI ERRORI COMPORTANO INVALIDITA’ DEL NEGOZIO:


- errore di diritto! errore che dipende da ignoranza o fraintendimento di norme giuridiche, è irrilevante
e il negozio è valido
- errore su elementi di fatto! fu solitamente ritenuto rilevante con conseguente nullità del negozio;
- errore scusabile! errore frutto di ignoranza, non si ritiene di doverlo giustificare;

➢ CIO’ CHE E’ ESSENZIALE E’ L’ERRORE CHE INVESTE IL NEGOZIO NEI SUOI ASPETTI
FONDAMENTALI:
- Error in negotio! errore sull’identità del negozio da compiere;
- Error in persona! errore sull’identità del destinatario o sull’altra parte;
- Error in corporae! errore circa l’identità fisica dell’oggetto del negozio;
- Error in substantia! si riferisce alla composizione materiale dell’oggetto del negozio (scambiare rame
per oro);
- Error in qualitate! circa la qualità dell’oggetto del negozio;

11. IL DOLO
❖ DOLO E VIOLENZA! VIZI DELLA VOLONTA’;
❖ DOLO! esprime l’idea della volontarietà di un comportamento iniquo e delle relative conseguenze per altri
pregiudizievoli;

❖ DOLO NEGOZIALE:

- MACCHINAZIONE VOLTA A TRARRE IN INGANNO ALTRE PERSONE SI CHE QUESTE


COMPIANO UN NEGOZIO PER LORO PREGIUDIZIEVOLE CHE DIVERSAMENTE NON
AVREBBERO VOLUTO E QUINDI NON AVREBBERO COMPIUTO;
- Si fa riferimento al dolus malus (non dolus bonus! usuali furberie tollerate dal costume), ovvero alla
vera e propria macchinazione per trarre altri in inganno;
- Il dolo negoziale è irrilevante nei negozi che davano luogo a giudizi di buona fede perché dolo e
buona fede si escludono a vicenda;

a. EXCEPTIO DOLI
- introdotta dal pretore come clausola nell’editto;
- strumento necessario per invalidare i negozi dai quali nascevano azioni che non erano di buona fede;
- in virtù di essa, il convenuto, accertato l’inganno, sarebbe stato assolto;
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b. EXCEPTIO DOLI GENERALIS
- Exceptio doli generalis! il campo d’applicazione dell’exceptio doli non era solamente il dolo
negoziale ma anche altri casi in cui appariva iniquo che l’attore conseguisse quanto iure civili gli era
dovuto;
- L’exceptio doli aveva una doppia valenza:
⇒ Exceptio doli praeteriti (passato): era il raggiro perpetrato prima del giudizio;
⇒ Exceptio doli praesentis: era il dolo che l’attore commetteva nel momento stesso in cui agiva
per il fatto stesso che agiva (comportamento iniquo);

c. L’ACTIO DE DOLO
- Cosa accadeva quando la vittima del dolo, inconsapevole dell’inganno, avesse dato esecuzione al
negozio?
IN TAL CASO OCCORREVA PROMUOVERE UN GIUDIZIO E PER QUESTO SOCCORREVA
L’ACTIO DE DOLO.

✓ ACTIO DE DOLO:
- Era utilizzabile dalla vittima contro l’autore del dolo;
- Era un’azione PENALE: importo della pena corrispondente al danno subito dall’attore;
- Era un’azione ARBITRARIA: il convenuto poteva evitare la condanna se prima della sentenza
avesse risarcito il danno.
- Era un’azione SUSSIDIARIA: il pretore la concedeva in assenza di altro mezzo;
- Non poteva ricadere sugli eredi;
- Non poteva essere richiesta oltre un anno;

12. IL METUS
IL METUS:
- vizio della volontà;
- TIMORE generato dall’altrui VIOLENZA;
- La violenza a cui si fa riferimento non è fisica ma una MINACCIA DI PROVOCARE un MALE se il minacciato non
avesse compiuto un certo negozio;
- si parla di VIOLENZA MORALE;

❖ La minaccia di un male genera timore (metus) e di conseguenza il soggetto minacciato è indotto a compiere un
negozio pregiudizievole.
❖ La minaccia è grave perché la vittima, nell’alternativa tra la minaccia e il negozio preferisce quest’ultimo.
❖ IL NEGOZIO IN SE’ E’ VOLUTO MA LA VOLONTA’ SI E’ FORMATA PER EFFETTO DEL TIMORE
GENERATO DALLA VIS (minaccia)
❖ Il convenuto, con azione ex fide bona, avrebbe potuto ottenere l’assoluzione affermando che il negozio era nato
da una minaccia;

A. EXCEPTIO METUS
Il pretore contemplò nell’editto l’exceptio metus, in virtù della quale la persona convenuta per l’adempimento di un
negozio estorto con violenza avrebbe ottenuto l’assoluzione;

B. L’ACTIO QUOD METUS CAUSA


Si dava a chi avesse dato esecuzione al negozio estorto con la violenza ancora prima di essere chiamato in
giudizio per l’adempimento; è un’azione penale perché la somma di denaro era quattro volte maggiore al valore
del danno arrecato;
C. IN INTEGRUM RESTITUTIO PROPTER METUM
Nelle stesse circostanze la vittima della violenza aveva anche un altro rimedio pretorio edittale che neutralizzava gli
effetti che iure civili si erano già prodotti;

13.ELEMENTI ACCIDENTALI DEL NEGOZIO GIURIDICO: CONDIZIONE, TERMINE E


MODUS
- ELEMENTI ESPRESSAMENTE INCLUSI DALLE PARTI;
a) LA CONDIZIONE
- EVENTO FUTURO E INCERTO DAL QUALE SI FANNO DIPENDERE GLI EFFETTI DEL NEGOZIO
E CLAUSOLA CHE CONTEMPLA L’EVENTO;
- La condizione può essere:
• Sospensiva: sospende gli effetti del negozio, più precisamente non produce i suoi effetti fino al
verificarsi di un dato evento;
• Risolutiva: produce effetti che però smettono di esistere al verificarsi dell’evento;

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- GLI ACTUS LEGITIMI (MANCIPATIO E IN IURE CESSIO)
Non tutti i negozi tolleravano l’aggiunta di condizioni, ad esempio gli actus legitimi nei quali l’aggiunta di
condizione comportava la nullità del negozio. Erano negozi che si compivano mediante la pronuncia di certa
verba e quindi logicamente non potevano essere rinviati i suoi effetti; (es. “questa cosa è mia”! non poteva
diventare mia in seguito).

- CONDICIO IURIS
Non era una condizione negoziale e non era soggetta al regime giuridico; gli effetti di questi atti erano
subordinati ad alcuni eventi (i legati sarebbero stati efficaci una volta efficace il testamento e quindi alla morte
del testatore);

- CONDICIONES IN PRAESENS VEL IN PRAETERIUM CONLATAE


Erano condizioni che facevano dipendere gli effetti da eventi ATTUALI o FISSATI (non futuri e non troppo
incerti). Il negozio sarebbe stato efficace al verificarsi degli eventi;

- CONDIZIONI IMPOSSIBILI (eventi giuridicamente o materialmente impossibili: toccare il cielo con un dito)
La conseguenza sarebbe stata l’invalidità del negozio nei negozi inter vivos oppure l’efficacia, dovendosi
considerare non espressa, nei negozi mortis causa;

- CONDIZIONI ILLECITE
Nei negozi inter vivos questo provocava la nullità;

- CONDIZIONI NEGATIVE E POSITIVE


! positive: subordinano gli effetti del negozio al verificarsi dell’evento;
! negative: subordinano gli effetti del negozio al non verificarsi dell’evento,

- CONDIZIONI POTESTATIVE, CASUALI E MISTE


! potestative: quelle il cui verificarsi dipende da un atto volontario di persona interessata;
! casuali: quelle il cui verificarsi dipende dal caso o dalla volontà di terzi;
! miste: quelle il cui verificarsi dipende sia dalla volontà della persona interessata sia dal caso o dalla volontà
di terzi.

- CONDIZIONI POTESTATIVE NEGATIVE


L’avveramento della condizione può essere rimesso alla circostanza che la persona che dal negozio trarrebbe
vantaggio non adotti in futuro un determinato comportamento; (es.se non libererai nessun servo). Il problema
si pone in assenza di termine perché per essere certi che si verifichi bisogna aspettare la morte dell’interessato
il quale potrebbe liberare uno schiavo fino all’ultimo istante di vita ma durante la vita non produrrà effetti.

- CONDICIO PENDET, DEFICIT, EXSTITIT


! pendet: la condizione pende, non si è verificata ed è incerto che si verificherà. Il negozio in sé è valido ma
non produce i suoi effetti e forse non li produrrà mai. Il debitore avrebbe potuto pretendere la restituzione;
! deficit: la condizione viene a mancare e il negozio non ha effetti;
! exstitit: la condizione si è verificata e produrrà i suoi effetti;

- CONDIZIONI RISOLUTIVE
La regola era di non ammettere queste condizioni perché nella mentalità giuridica romana non era pensabile
che effetti giuridici potessero automaticamente cessare per il verificarsi di un evento.
(es. diritto di proprietà! non poteva cessare per il verificarsi di un evento, non poteva esserci una proprietà
temporanea).

b) IL TERMINE (DIES)
TERMINE:
- elemento accidentale del negozio giuridico, una clausola accordata tra le parti;
- riguarda un evento futuro ma a differenza della condizione si tratta di un evento che SICURAMENTE SI
VERIFICHERA’;
- clausola che prevede un avvenimento futuro e certo;
- poteva trattarsi di una data del calendario oppure un evento che si sarebbe sicuramente verificato prima o poi
(quando lui morirà);

- il termine poteva essere:

• iniziale! negozio con termine iniziale non produceva effetti, li avrebbe prodotti alla scadenza,
quando si verificava l’evento;
• finale! negozio con termine finale produceva immediatamente effetti che sarebbero cessati alla
scadenza;
- ALCUNI NEGOZI NON TOLLERAVANO TERMINI FINALI! STIPULATIO E TRADITIO;
- Successivamente il pretore concesse il termine alla stipulatio contro lo stipulante che avesse agito oltre il termine.

c) IL MODUS (OD ONERE)

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MODUS:
- Imposizione al destinatario di un atto di liberalità di adottare un comportamento determinato;
- Si tratta di un comportamento volontario che si differenzia però dalla condizione potestativa;
- Il modus ORDINA ma non subordina
- Nelle fonti romane si parla di modus a proposito di legati (legato! disposizione a causa di morte con lui
l’autore del testamento attribuisce beni ad un legatario), fedecommessi, istituzioni di eredi e donazione;

- MODUS! E’ IMMEDIATAMENTE EFFICACE E RIMANE EFFICACE A PRESCINDERE


DALL’ADEMPIMENTO DEL MODUS; SOLO CHE IL BENEFICIARIO SARA’ OBBLIGATO A
COMPIERE QUANTO IL MODUS GLI IMPONE;

- CONDIZIONE POTESTATIVA! ESSA SUBORDINA GLI EFFETTI DEL NEGOZIO


ALL’AVVERAMENTO DELLA CONDIZIONE, SE QUESTA NON SI VERIFICA IL NEGOZIO NON HA
EFFETTI;

❖ Modus nella disposizione mortis causa! Trebazio (antico giurista) suggerì che prima di dare
esecuzione ad un legato si facesse obbligo al legatario di prestare una stipulatio con cui
prometteva all’erede l’esecuzione del modus (erigere una statua) il legatario che avesse rifiutato
la stipulatio sarebbe stato respinto.
❖ Modus nella donazione ! il donante trasferiva al donatario la proprietà del bene che donava. Il
trasferimento si compiva attraverso mancipatio, in iure cessio o traditio. Contestualmente all’atto
traslativo della proprietà si stabiliva un modus a carico del donatario e questo modus poteva
apparire come causa dello stesso atto di trasferimento.
Quindi avremmo avuto una datio (trasferimento di proprietà) per una causa (modus) che se fosse
venuto a mancare avrebbe legittimato il donante alla restituzione del donato.

14. IMPUTAZIONE DEGLI EFFETTI NEGOZIALI


! GLI EFFETTI PRINCIPALI DEL NEGOZIO GIURIDICO VENGONO SOLITAMENTE IMPUTATI IN VIA
DIRETTA ED ESCLUSIVA ALE PARTI DEL NEGOZIO;

❖ IL NUNTIUS (messaggero)
- è un semplice portavoce il quale riferisce quanto è stata invitato a riferire;
- è un mero strumento materiale;
- Non è considerato autore del negozio perché non dichiara una sua volontà e colui che si avvale del nuntius non
può essere considerato terzo esterno al negozio ed è perciò a lui che si collegano gli effetti;
- I negozi formali e solenni (stipulatio, in iure cessio e traditio) non potevano avere un nuntius mentre i contratti
consensuali e i patti potevano avere il nuntius;

❖ LA RAPPRESENTANZA ORGANICA
- Un altro caso è quello delle persone fisiche che agiscono e concludono negozi per conto di una
corporazione, questi sono comunemente detti “rappresentanti legali”
- Rappresentanti legali! esprimono una volontà propria e gli effetti dell’atto si producono
esclusivamente sull’ente; non agiscono come soggetti autonomi ma come organi di un altro
soggetto che non ha poteri giuridici.
- Lo stesso schema seguono i negozi di acquisto conclusi soggetti alieni iuri (figli, schiavi);
- Questi atti erano validi solo che ad acquistare (proprietà, eredità e credito) non era lo schiavo o il
figlio ma il pater familias.
Soggetti alieni iuri! giuridicamente incapaci, erano organi d’acquisto del pater familias;

❖ AZIONI ADIETTIZIE
- Poteva accadere che gli effetti del negozio ricadessero su: autori del negozio o su terzi come nel caso
delle azioni adiettizie;
- Azioni adiettizie! in questo caso le obbligazioni erano assunte sua dal soggetto alieni iuris ma sarebbe
stato vincolato anche il pater familias (avente potestà);

15. LA RAPPRESENTANZA
LA RAPPRESENTANZA:
- Fenomeno per cui un soggetto autonomo, giuridicamente capace, detto RAPPRESENTATE, conclude un negozio e
pertanto esprime una volontà, in nome e per conto di altro soggetto detto RAPPRESENTATO con effetti immediati
in capo al rappresentato.

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- Possiamo distinguere due tipi di rappresentanza:
o Rappresentanza volonataria! quando i poteri al rappresentante sono conferiti dal rappresentato con atto
volontario
o Rappresentanza legale! negli altri casi (caso del tutore);

- I romani inizialmente furono contrari al riconoscimento che effetti negoziali potessero essere imputati a terzi a causa del
carattere formale e solenne dei negozi del ius civile che richiedeva la presenza delle parti;

❖ LA RAPPRESENTANZA INDIRETTA:
- Consisteva nel concludere un negozio per conto altrui ma in nome proprio, con effetti diretti sul dichiarante
(espediente);
- Successivamente il dichiarante avrà il dovere di trasferire i diritti acquistati tramite il negozio al terzo;
- Il terzo ha il dovere di addossarsi gli obblighi nati dal negozio stipulato dal dichiarante;

❖ LE DEROGHE ALL’ESCLUSIONE DELLA RAPPRESENTANZA


- I romani furono inizialmente contrari alla rappresentanza;
- Ammisero la rappresentanza solo in pochi casi: il curator furiosi;
- Fu riconosciuta al tutor impuberis e ai curatores furiosi la legittimazione ad acquistare e trasferire il possesso con
effetti diretti in capo ai propri amministratori; la stessa legittimazione fu riconosciuta al procuratore di tutti i beni
(figura scelta dal pater per amministrare il patrimonio);
- successivamente si giunse ad ammettere che ogni persona libera, agendo a nome di un terzo, potesse
acquistargli il possesso.

16. PATTI E CONTRATTI IN FAVORE DI TERZI


- Erano vietati (pena! la nullità) patti e contratti a favore di terzi: le parti non potevano decidere che dal negozio
nascessero crediti a favore di terzi (“nessuno può stipulare in favore di altro”);
- es. caio (promittente) aveva promesso a tizio (stipulante) di pagare 100 a sempronio (terzo);
Da una stipulatio come questa non nasceva né azione a favore dello stipulante perché non aveva interesse che il
promittente adempisse a un terzo né al terzo perché non aveva partecipato alla stipulatio.
- Si negava che il negozio obbligatorio potesse avere effetti diretti in capo a un terzo.

17. COGNITOR, PROCURATOR AD LITEM E ALTRI SOSTITUTI PROCESSUALI


• COGNITOR! sostituto processuale nominato direttamente dalla persona che voleva farsi sostituire nel processo;
partecipava al giudizio in nome altrui, contestava la lite con l’adozione di una formula per cui nell’intentio
appariva il nome del DOMINUS LITIS. Il nome del cognitor appariva solamente nella condemnatio perché il
giudice poteva pronunciare l’eventuale condanna;
Gli effetti della litis contestatio ricadevano sul dominus litis.

• PROCURATOR AD LITEM! la nomina poteva avvenire anche in assenza di avversario; La litis contestatio e la
sentenza non avrebbero dapprima avuto effetti sul dominus litis;

12
IL PROCESSO
1. IL PROCESSO PRIVATO E IL DIRITTO SOSTANZIALE

▪ PROCESSO PRIVATO: complesso delle attività volte all’accertamento e alla realizzazione di diritti
soggettivi, al centro vi è il singolo e vi interviene un organo giudiziario;
▪ DIRITTO SOSTANZIALE: consta di norme primarie che regolano i rapporti tra gli uomini nella vita
associata: in esso si fondano i diritti soggettivi.
AD OGNI DIRITTO SOGGETTIVO CORRISPONDE UN’AZIONE (POTERE DI PROMUOVERE
UN GIUDIZIO PER FAR VALERE LE PROPRIE RAGIONI);

LA TIPICITA’
Nelle fonti romane si parla di “actiones” che sono TIPICHE; erano actiones solo quelle riconosciute
singolarmente, vi era un elenco di azioni, ognuna appartenente ad una situazione giuridica e con una propria
struttura.
Quindi, una ragione era tutelabile solo se vi era una corrispondente actio.
Determinate posizioni giuridiche assumevano rilievo giuridico nel momento in cui il pretore proponeva
nell’editto lo strumento giudiziario che lo tutelasse. (diritto onorario)

2. DIVERSI TIPI DI PROCESSO:

- LEGIS ACTIONES;
- PROCESSO FORUMALE;
- COGNITIONES EXTRA ORDINEM;
- PROCESSO POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO;

3. LE LEGIS ACTIONES
- UNICO PROCESSO PRIVATO UTILIZZABILE DAI CITTADINI ROMANI DURANTE L’ETA’
ARCAICA;

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- Si sviluppava attraverso CINQUE RITI PROCESSUALI: SACRAMENTI, PER IUDICIS ARBITIVE
POSTULATIONEM, PER CONDICIONEM! QUESTE ERANO DICHIARATIVE (volte
all’accertamento di situazioni giuridiche incerte)

- PER MANUS INIECTIONEM E PER PIGNORIS CAPIONEM! QUESTE ERANO ESECUTIVE (volte
alla realizzazione di posizioni giuridiche certe)

- Caratteri comuni delle legis ACTIONES: ACCESSIBILITA’ AI SOLI CITTADINI ROMANI, ORALITA’ E
FORMALISMO (certa verba);

- Per il compimento delle formalità era necessaria la presenza di entrambe le parti (attore e convenuto) e di un
magistrato (pretore). L’attore doveva assicurarsi della presenza del convenuto e per farlo poteva usare la
forza.

4. LEGIS ACTIONES DICHIARATIVE


SI DIVIDONO IN DUE FASI: FASE IN IURE
FASE APUD IUDICEM

FASE IN IURE! Aveva luogo di fronte al magistrato e serviva a FISSARE I TERMINI GIURIDICI DELLA
LITE; in questa fase era necessaria la presenza di entrambe le parti e alla fine di questa fase il pretore nominava
un giudice;
FASE APUD IUDICEM! Aveva luogo di fronte al giudice (privato cittadino o arbitro); Non era necessaria la
presenza di entrambe le parti ma in assenza di una parte, trascorso mezzogiorno, il giudice assegnava la ragione
alla parte presente;

LE LEGIS ACTIONES PIU’ ANTICHE ERANO! LEGIS ACTIO SACRAMENTI


LEGIS ACTIO PER MANUS INIECTIONEM

5. LEGIS ACTIO SACRAMENTI IN REM (utilizzabile per ogni pretesa)


- Impiegata per il riconoscimento e la tutala di posizioni giuridiche soggettive assolute con la quale il
proprietario perseguiva la cosa che affermava appartenergli;

PROCEDIMENTO FASE IN IURE:

• VINDICATIO DI UNA PARTE E CONTROVINDICATIO DELL’ALTRA: Una volta presenti


entrambi i contendenti davanti al magistrato e presente la cosa controversa, la parte che aveva iniziato
la lite prendeva in mano una bacchetta e affermava solennemente che la cosa gli appartenesse e la
toccava con la bacchetta e lo stesso faceva l’altra parte;

• INTERVENTO DEL PRETORE

• SACRAMENTUM! scommessa di pagare allo Stato in caso di sconfitta dai 50 ai 500 assi;

• In seguito al sacramentum interveniva nuovamente il pretore che emanava un provvedimento col quale
assegnava il POSSESSO TEMPORANEO della cosa controversa alla parte che assicurasse i garanti più
idonei, perché una volta sconfitta garantivano che la parte alla quale il magistrato aveva assegnato la
cosa la restituisse all’avversario;

PROCEDIMENTO FASE APUD IUDICEM:

• Ciascuna parte doveva impegnarsi per dimostrare al giudice che la cosa gli appartenesse;
• Il giudice, raccolte le prove, si sarebbe pronunciato su quale dei due sacramentum fosse IUSTUM e
quale INIUSTUM
• Il soccombente avrebbe pagato l’importo del sacramentum;

6. LEGIS ACTIO SACRAMENTI IN PERSONAM


- CON QUESTA SI PERSEGUIVANO I CREDITI
- Il creditore insoddisfatto avrebbe agito contro il proprio debitore;
- Il debitore poteva ammettere o negare, se avesse ammesso si aveva “CONFESSIO IN IURE” con
l’interruzione del rito; se avesse negato si sarebbero sfidati al SACRAMENTUM come nelle legis actio
sacramenti;
- CONTRO LO SCONFITTO RICONOSCIUTO DEBITORE DI DENARO, IL CREDITORE AVREBBE
ESERCITATO LA LEGIS ACTIO PER MANUS INIECTIONEM;

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7. LEGIS ACTIO PER MENUS INIECTIONEM
- AVEVA CARATTERE ESECUTUIVO;
- Con essa si agiva per la realizzazione di posizioni giuridiche soggettive per le quali una legge avesse fatto
rinvio;

• MANUS INIECTIO IUDICATI:


aperta al creditore in favore del quale fosse stata emessa una sentenza per cui l’avversario fosse stato
riconosciuto debitore di una somma di denaro; Con essa si procedeva sempre che il debitore dopo 30
giorni dalla sentenza non avesse ancora pagato;

• MANUS INIECTO PRO IUDICATO:


si dava in forza di una lex publilia allo sponsor che avesse prestato garanzia, avesse perciò soddisfatto il
debito e il debitore garantito non lo avesse rimborsato entro 6 mesi il relativo importo;

• MANUS INIECTO PURA:


è quella stabilita dalla lex furia testamentaria che consentì all’erede di agire contro il legatario che
avesse percepito dall’eredità più di 1000 assi;

PROCEDIMENTO:
- Si svolgeva davanti a un magistrato dove il creditore enunciava la fonte del credito che pretendeva
spettargli;

- Il debitore poteva indicare un VINDEX (GARANTE) il cui intervento lo avrebbe sottratto alla manus
iniectio, il vindex poteva negare il debito;

- Si istituiva una LEGIS ACTIO DICHIARATIVA nella quale il vindex, se soccombente, sarebbe stato
condannato al doppio dell’importo del debito esistente;

- Se non fosse intervenuto un vindex, il pretore pronunciava l’addictio del debitore in favore del creditore
cosicché questo avrebbe potuto trascinare con sé l’ADDICTUS e tenerlo in catene per 60 giorni;

- Durante questi 60 giorni il creditore avrebbe però dovuto condurre il debitore in 3 MERCATI e
proclamare pubblicamente il costo del debito cosicché qualcuno potesse riscattarlo. Sennò poteva
essere venduto come schiavo fuori Roma o essere ucciso;

8. ALTRE LEGIS ACTIONES: (LEGIS ACTIO PER IUDICIS ARBITRIVE


POSTULATIONEM; LEGIS ACTIO PER CONDICTIONEM E LEGIS ACTIO PER
PIGNORIS CAPIONEM)

a. Legis actio per pignoris capionem (esecutiva)


- non richiede la presenza di un magistrato;
- prevedeva che il creditore pronunciasse “certa verba” e prendesse possesso delle cose appartenenti al
debitore e le tenesse in pegno;

b. Legis actio per iudicis arbitrive postulationem (dichiarativa)


- era attuabile per crediti nascenti da stipulatio e per la divisione di eredità;
- aveva procedimento simile alle legis actio sacramenti in personam;
- le parti dovevano rivolgersi al pretore chiedendo la nomina di un giudice;

c. Legis actio per condictionem


- utilizzata per crediti aventi ad oggetto una somma determinata di denaro e per crediti aventi ad oggetto
cose determinate;

9. IL PROCESSO FORMULARE
- A causa dello sviluppo della società romana vi era bisogno del riconoscimento di nuove posizioni
giuridiche;
- A questo proprosito intervenne il pretore urbano, consentendo agli interessati di litigare “per formulas”;
- Un solo pretore non bastò più, così divennero due (urbano e peregrino);
- Le legis actiones furono soppresse e sostituite dal processo formulare;

10. Caratteri del processo formulare


- carattere unitario! per ciascuna actio era prevista una “formula” (formule: TIPICHE);
- PROCEDIMENTO DIVISO IN DUE FASI: IN IURE E APUD IUDICEM;
- La differenza con le legis actiones è che qui le parti possono esprimere liberamente le loro ragioni in
entrambe le fasi
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- Assenza di FORMALISMO;
- Le formule erano redatte per iscritto;
- Il magistrato aveva un ruolo più attivo;

11. Chiamata in giudizio


La chiamata in giudizio! rimase un ATTO PRIVATO da parte dell’attore ma non si richiese più la solennità
orale e quindi l’attore non poteva usare la forza per trascinare il convenuto il giudizio;
Era il pretore ad esercitare l’obbligo, avendo egli promesso nel suo editto “missio in bona” (requisizione del
patrimonio);

- VADIMONIUM! PROMESSA DEL CONVENUTO DI PRESENTARSI DI FRONTE AL GIUDICE;

12. Fase IN IURE del processo formulare


- si fissano i termini giuridici della lite;
- era necessaria la presenza di entrambe le parti (attore e convenuto);
- presieduto da un magistrato con IURUS DICTIO che dava il via a datio actionis, cioè dopo
l’approvazione della formula concordata tra le parti, il magistrato concedeva l’azione richiesta per dare
inizio al procedimento che avrebbe portato alla sentenza;

- le parti pronunciavano le loro ragioni difronte al pretore e l’attore indicava all’avversario la formula che
intendeva usare (presa nell’editto pretorio);

- segue la POSTULATIO ACTIONIS! L’attore chiede al pretore di procedere con l’azione, se il


convenuto non ammetteva nasceva un dibattito durante il quale il pretore poteva accorgersi che la
pretesa dell’attore fosse infondata
- Con la datio actionis! il pretore dava il via all’azione e le parti dovevano concordare sulla formula
scelta tra quelle dell’editto;

13. Litis contestatio del processo formulare


- Una volta che anche il pretore aveva accettato la formula con la datio actionis, si procedeva con la
lettura di essa da parte dell’attore e la sua accettazione da parte del convenuto;

- la litis contestatio era necessaria per l’emissione della sentenza poiché con essa i termini giuridici erano
sanciti e scritti nella formula così da non poter essere modificati;

- gli effetti della litis contestatio erano:


⇒ esclusori! non poteva essere ripetuta;
⇒ conservativo! la pretesa dell’attore non poteva subire modifiche;

- INDIFENSIO! era necessaria la presenza di entrambe le parti, la mancata partecipazione del


convenuto avrebbe interrotto il giudizio;

14. Fase APUD IUDICEM del processo formulare


- Si svolgeva di fronte al giudice (privato cittadino) scelto dalle parti e dal magistrato;
- Svolgimento privo di formalità;
- Entrambe le parti esponevano liberamente le proprie ragioni portando le prove;

- Il giudice, una volta verificate certe condizioni doveva CONDANNARE il CONVENUTO o


assolverlo se le condizioni non erano giuste; (sentenza di condanna sempre espressa in denaro);

15. Parti ordinarie della formula


❖ Partes della formula! 1 Nomina del giudice;
2 Intentio;
3 Demonstratio;
4 Condemnatio;
5 Adiudicatio;

1) INTENTIO
INTENTIO! esprime la pretesa vantata dall’attore, la sua “ragione”;

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INTENTIO CERTA! Quando la pretesa dell’attore era DETERMINATA e l’attore poteva incorrere in:

• Pluris petitio: chiedeva di più con il rischio di perdere la lite (nel caso in cui A
fosse tenuto a dare 100 a B, nel caso in cui A fosse creditore di 90 ma avesse
espresso 100, il giudice poteva assolvere il debitore e l’azione non poteva
ripetersi nemmeno per la somma esatta);
• Minoris petitio: se l’attore, creditore di 100 avesse agito per 90, il giudice
avrebbe condannato il debitore a dare 100;

INTENTIO INCERTA! Quando la formula conteneva demonstratio e indicava tutto quello che il
convenuto doveva dare;

2) DEMONSTRATIO
DEMONSTRATIO! indicava la CAUSA-FONTE della pretesa dell’attore;

3) CONDEMNATIO
CONDEMNATIO! parte in cui si invitava il giudice a condannare il convenuto qualora vi fossero le
condizioni per farlo; l’oggetto della condanna era sempre espressa in denaro:
TAXATIO: il giudice non poteva superare un certo limite per la condanna;

4) ADIUDICATIO
ADIUDICATIO! Presente nelle formule delle azioni divisorie o per il regolamento di confini ed
autorizzava il giudice ad aggiudicare ai partecipanti parti definite dell’oggetto;

LA PRAESCRIPTIO: (ES. STIPULATIO)! prendiamo per esempio il pagamento di rate con scadenza
semestrale; se alla prima scadenza il creditore avesse proposto l’azione avrebbe ottenuto il pagamento
della rata ma non avrebbe potuto, alla successiva scadenza, ripetere l’azione.
A ciò rimediava la praescriptio, grazie alla quale l’oggetto dell’azione veniva limitata a quanto l’attore
potesse perseguire (faceva perseguire all’attore l’intero pagamento).

L’EXCEPTIO: Una clausola posta nella formula, costituiva un mezzo di difesa del convenuto, il quale
poteva negare i fatti esposti dall’attore e contrapporre altri fatti che, se veri e esistenti, potevano
escludere la sua condanna;

16. CLASSIFICAZIONE DELLE AZIONI (AZIONI CIVILI E AZIONI PRETORIE)


PRIMA DISTINZIONE TRA:
▪ AZIONI CIVILI: fondate sul ius civile;
▪ AZIONI PRETORIE O ONORARIE: fondate sul diritto onorario;

Si stabilisce in base all’intentio della formula, a seconda che la pretesa dell’attore fosse fondata sul ius civile
(appartenenza ex iure Quiritium, di spettanza di un ius e di obbligazioni a carico del convenuto)

i. AZIONI CIVILI (IUDICIA BONAE FIDEI)! categoria di azioni nelle quali era attribuito al giudice
un ampio potere nel determinare le prestazioni del convenuto sulla base di un criterio di buona fede
(correttezza nella vita di relazione).
(Le azioni di buona fede erano quelle nascenti dai 4 contratti consensuali: compravendita, locazione,
società e mandato).

ii. AZIONI PRETORIE! POTEVANO ESSERE UTILES, IN FACTUM O CON TRASPOSIZIONE DI


SOGGETTI
o Azioni utili! si operava un’estensione di azioni civili a situazioni iure civili non
contemplate;
o Azioni in factum! si prescinde dal ius civile, si invitava il giudice a condannare o assolvere
a seconda che verificasse o meno certi eventi;
o Azioni fittizie! l’estensione della tutela civilistica nelle azioni utili poteva avvenire
attraverso la FICTIO. Il giudice era invitato a giudicare “come se” esistesse un elemento
mancante che era necessario per dar luogo ad una situazione riconosciuta;
o Azioni con trasposizione di soggetti! consiste nell’indicare un soggetto come titolare della
pretesa o dell’obbligo e nella designazione di un altro come titolare del corrispondente potere:
si poteva condannare al pagamento dei debiti contratti dal figlio il pater familias;
o Azioni in rem! azione che tutela i diritti reali, la pretesa dell’attore era ERGA OMNES.
L’intentio della formula conteneva l’affermazione dell’appartenenza della res all’attore;

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o Azioni in personam! l’attore si afferma creditore ed afferma che l’avversario, suo debitore,
è tenuto verso di lui ad un certo comportamento;
La pretesa dell’attore è riferita ad un soggetto determinato; Contro il convenuto che non
avesse collaborato o contro il debitore insolvente, il pretore poteva autorizzare l’attore a
trascinare presso di sé l’avversario e tenerlo assoggettato oppure autorizzare l’attore ad
entrare in possesso di tutti i suoi beni.

iii. AZIONI ARBITRARIE! Formula che conteneva una particolare clausola arbitraria per cui il giudice
prima di procedere alla condanna pecuniaria avrebbe dovuto invitare il convenuto a restituire e
condannarlo solo se non avesse adempiuto;
o Se il convenuto non avesse restituito l’importo a stabilire l’ammontare sarebbe stato l’attore
ed è ovvio che avrebbe giurato un valore più alto attribuendo alla cosa un valore affettivo;
o Se mancava la clausola il giudice avrebbe condannato il convenuto anche se avesse
adempiuto dopo la litis contestatio perché per la decisione bisognava fare riferimento alla
situazione giuridica al tempo della litis contestatio;

iv. AZIONI PENALI E REIPERSECUTORIE


Azioni penali!- possono essere esercitate solo contro gli attori e non contro gli eredi; Il privato,
vittima di illecito, perseguiva dall’attore di esso una pena con funzione afflittiva e
punitiva che poteva essere corporale o pecuniaria;
- si cumulavano contro più responsabili: se erano più d’uno i responsabili
dell’illecito la pena doveva essere esercitata contro ognuno di essi.
- potevano essere civili o pretorie (erano annuali, cioè potevano essere esercitate
non oltre 1 anno dalla commissione dell’illecito).
- potevano essere attuate in VIA NOSSALE! azione penale promossa contro il
pater familias per un danno provocato da una persona della sua famiglia priva di
capacità giuridica (figlio, schiavo);

Azioni reipersecutorie! - si perseguiva la RES, abbracciava ogni interesse patrimoniale leso e nel
quale chi agiva pretendeva di essere reintegrato; (funzione risarcitoria)
- il cumulo era escluso, l’interessato poteva essere risarcito una sola
volta e dividerla se erano più di uno;

v. ACTIO IUDICATI
ACTIO IUDICATI! dava inizio alla sentenza; ed aveva alcuni presupposti: una sentenza di condanna
espressa in denaro e che il debitore entro 30 giorni non avesse adempiuto;

Il convenuto poteva negare che esistessero i presupposti per una actio iudicati affermando che non vi
fosse condanna, di avere adempiuto o che non fossero passati i 30 giorni;
In tal caso si procedeva come sempre (formula, litis contestatio, apud iudicem, sentenza);
Se la contestazione fosse stata infondata la condanna sarebbe stata duplicata e il pretore avrebbe dato
inizio alla sentenza.

17. Procedure esecutive contro il iudicatus


L’esecuzione poteva essere: PERSONALE o PATRIMONIALE

Esecuzione personale! il pretore pronunciava addictio del debitore nei confronti del creditore
autorizzandolo a condurre il debitore nelle carceri private ed assoggettarlo fino a quando qualcun altro
non lo avesse riscattato;

Esecuzione patrimoniale! PROCEDIMENTO:

➢ MISSIO IN BONA: mediante la quale il creditore prendeva possesso di tutti i beni dei
debitore + praescriptio per permettere ad altri eventuali creditori di intervenire;

➢ NOMINA DEL CURATOR BONORUM: per gestire temporaneamente il patrimonio del


debitore. I creditori designavano un magister bonorum che preparava la vendita all’asta del
creditore e avrebbe vinto chi si fosse offerto di pagare la percentuale più alta di debiti:
l’acquirente era detto BONORUM EMPTOR
➢ BONORUM EMPTOR: E’ IL SUCCESSORE UNIVERSALE DEL DEBITORE POICHE’
ACQUISIVA LE AZIONI DEL DEBITORE, ADATTANDOLE AL CASO.

➢ ADATTAMENTO avveniva in 2 modi:


o Fictio! si invitava a giudicare come se il bonorum emptor fosse erede del
debitore;

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o Attraverso la trasposizione di soggetti! la condanna era a nome del bonorum
emptor;

18. I RIMEDI PRETORI

RIMEDI PRETORI! - DENEGATIO ACTIONIS (INFONDATEZZA DELLA PRETESA DELL’ATTORE);


- EXCEPTIO;
- ACTIONES UTILES;
- AZIONI CON TRASPOSIZIONE DI SOGGETTI;
- ACTIONES IN FACTUM;

19. ALTRI RIMEDI PRETORI! INTERDICTA, IN INTEGRUM RESTITUTIO, CAUTIONES, MISSIONES IN


POSSESSIONEM

A. GLI INTERDICTA:
- ORDINI PROCESSUALI PRETORI CHE VIETAVANO DETERMINATI
COMPORTAMENTI ED ERANO EMESSI SU DOMANDA DI UN PRIVATO CONTRO
ALTRO PRIVATO;
- POTEVANO ESSERE DI DIVIETO, RESTITUZIONE O ESIBIZIONE;
- Il pretore procedeva all’analisi delle ragioni delle parti:
• Se l’intimato ammetteva, avrebbe obbedito agli ordini del magistrato;
• Se l’intimato NON ammetteva si avviava un procedimento per l’accertamento dele
condizioni e se l’esito era sfavorevole all’intimato, contro di lui poteva agire l’attore;

B. LA IN INTEGRUM RESTITUTIO:
- PROVVEDIMENTI CHE PERMETTEVANO DI ESERCITARE LA IURISDICTIO COME
SE UN CERTO FATTO NON FOSSE ACCADUTO;
- Es. se vengo minacciato di trasferire in proprietà un mio bene e per paura lo trasferisco ma poi lo
rivoglio, sulla base della restitutio in integrum, il pretore, dopo aver accertato il mio precedente
diritto di proprietà, recupera il mio bene.

C. LE CAUTIONES O STIPULATIONES PRAETORIAE


- ESPEDIENTI PER COLMARE LACUNE DEL IUS CIVILE
- Vi si ricorreva se mancava un obbligo giuridicamente sanzionato e il pretore riteneva che dovesse
esistere;

D. LE MISSIONES IN POSSESSIONEM
- Il giudice immetteva un determinato soggetto nella detenzione o nel possesso di un complesso di
beni con poteri di controllo al fine di costringere il proprietario ad un certo comportamento o a
uno scopo cautelare;

20. SCOMPARSA DEL PROCESSO FORMULARE


342! abolizione del processo formulare che venne sostituito dalle COGNITIONES EXTRA ORDINEM

Gli organi competenti a giudicare extra ordinem erano: governatore delle province, magistrati, funzionari del
principe e il princeps;

• Caratteristiche delle cognitiones extra ordinem


- nella chiamata in giudizio interveniva un organo pubblico e se il convenuto non si fosse
presentato il giudizio si sarebbe svolto valutando anche le sue ragioni
- non è più diviso in 2 fasi;
- si svolge tutto dinanzi ad un organo pubblico;
- non vi è litis contestatio;
- massima libertà di opinione del giudice;
- assenza di formalismo;
- la condanna poteva non essere pecuniaria;

21. PROCESSI POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO


- il processo si unifica;
- al vertice vi è l’imperatore che decide in ultima sentenza;
- stesse regole e stessi principi delle cognitiones extra ordinem;
- processo più rigido: il legislatore non lascia spazio all’esercizio di potere discrezionale dei giudici;
- proibite le carceri private;

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- perde significato la distinzione tra le actiones;
- scompaiono le differenze tra actiones;
- AUTONOMIA DEL PROCESSO E DEL DIRITTO SOSTANZIALE;

LE OBBLIGAZIONI
1. IL CONCETTO DI OBLIGATIO
Per obbligazione si intende un vincolo giuridico per cui un soggetto (debitore) è tenuto ad una determinata prestazione
(comportamento) nei confronti di un altro soggetto (creditore), di conseguenza il dovere giuridico del debitore sarà il debito
e diritto soggettivo del creditore sarà il credito.
In ogni caso si tratterà di PERSONE DETERMINATE ed esattamente individuate e per questo si tratta di azioni
RELATIVE tra più persone.

- L’azione che si darà al creditore contro il debitore è un’ACTIO IN PERSONAM;


- La prestazione del debitore è un comportamento POSITIVO! il debitore deve fare qualcosa (pagare, consegnare);
- Il debitore inadempiente sarà esposto a sanzioni;

2. GENESI E STORIA DELL’OBLIGATIO


L’idea di obligatio nacque a Roma nell’ambito degli atti leciti ma ancor prima negli atti illeciti:

➢ ATTI ILLECITI! La reazione consentita contro comportamenti lesivi e illeciti fu la VENDETTA (l’offensore
doveva essere punito anche con pena corporale); ad affliggere la pena era il pater familias del nucleo familiare
offeso, (non vi era traccia di obbligazione).
L’offeso poteva rinunciare alla vendetta se l’offensore avesse pagato una somma di denaro (o poena) che l’offeso
non poteva rifiutare (la somma era stabilita attraverso giusti criteri) e in tal modo l’offensore avrebbe evitato la
pena (si trattava dunque di un RISCATTO);

➢ IL NEXUM! Atto che si compiva con l’intervento di 5 testimoni cittadini romani puberi e un libripens con la
bilanci. Vi si ricorreva per i PRESTITI DI DENARO o metallo (merce di scambio)
Creditore e debitore dovevano essere presenti: il creditore pronunciava parole solenni con le quali affermava il
potere che si andava a creare sul debitore (nexus) che immediatamente veniva assoggettato al creditore che lo
teneva presso sé fin quando il nexus, con il suo lavoro o con il pagamento da parte di terzi, non sarebbe stato
liberato.
Il nexum dava luogo ad un vincolo materiale, fu abolito nel 326 a.C.

➢ PRAEDES E VADES! FIGURE PIU’ ANTICHE DI GARANTI;


PRAEDES: vi si ricorreva nelle legis actio sacramenti in rem per garantire che la parte alla quale il pretore avesse
assegnato provvisoriamente la cosa controversa la restituisse all’avversario in caso di sconfitta;
VADES: per garantire la ricomparsa in giudizio del convenuto;
Possiamo adattare queste figure allo schema dell’obligatio poiché di fronte a un creditore nel quale nasceva
aspettativa all’adempimento vi erano un debitore e uno o più responsabili (praedes e vades)

➢ LA SPONSIO! Nella sponsio è possibile trovare la struttura dell’obligatio classica.


Vi partecipavano un interrogante e un promittente: il promittente era vincolato alla promessa (prestazione futura)
ed era lui responsabile in caso di inadempimento;

➢ ULTERIORE EVOLUZIONE! la sponsio si andò espandendo ad altri rapporti, si parlò a riguardo di obligatio.
l’obligatio, concepita prima come un vincolo che coinvolgeva materialmente la persona del debitore, andò poi a
trasformarsi in un vincolo patrimoniale, di conseguenza l’assoggettamento alla potestà del creditore non è più
della persona ma del patrimonio del debitore.

3. OBBLIGAZIONI CIVILI E ONORARIE


In sede processuale, per indicare il vincolo giuridico che nasceva dalla sponsio, si parlò di “OPORTERE”, riferendosi (nei
formulari delle legis actiones in personam e poi, nelle intentio delle azioni in personam del processo formulare) alla
necessità per l’obbligato di adempiere la prestazione.

L’oportere non era qualificato ex iure Quiritium ma nelle azioni in personam l’oportere denotava l’esistenza di un vincolo
di ius civile.

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In età preclassica, il pretore concesse actiones in factum che nelle formule (anche se erano actiones in personam) venivano
descritte situazioni di fatto, senza un intentio che esprimesse un oportere a carico del convenuto. Si delineò quindi la
differenza tra:

✓ Azioni in factum
✓ Azioni che esprimevano nell’intentio un oportere del convenuto (azioni in ius)

Quindi la qualifica di obligatio inizialmente fu riservata ai rapporti che nascevano da azioni in personam (in ius). Per i
rapporti di diritto onorario che derivavano da azioni in personam (in factum) non si parlò di obligatio ma la parte obbligata
era tenuta in virtù di un’azione definita “actione teneri”.

4. LE OBBLIGAZIONI NATURALI
Ad ogni obligatio corrispondeva un’actio in personam, ma i classici parlarono di obligatio anche riferendosi a rapporti
NON SANZIONATI DA AZIONI, si può parlare di OBLIGATIONES NATURALES.
Per distinguerle le altre furono chiamate OBBLIGAZIONI CIVILI (non perché derivanti da ius civile ma perché sanzionate
da actiones);

- Nelle obbligazioni naturali, il debitore non poteva essere costretto all’adempimento ma il creditore poteva
trattenere ciò che era stato adempiuto spontaneamente (SOLUTI RETENTIO)
- L’obbligazione naturale poteva essere OGGETTO di NOVAZIONE (cambiamento), era valutabile ai fini della
compensazione e per essa potevano costituirsi garanzie reali e personali.

Di obbligazioni naturali si iniziò a parlare sin dalla prima età classica, in merito a:
o Debiti da atto lecito contratti dagli schiavi in favore di persona diversa dal dominus nel caso del servo
intellettualmente capace e con negozio valido ed efficace;
o Obbligazioni assunte dal pupillo senza auctoritas del tutore;
o Situazioni dove, pur mancando un negozio valido che producesse obbligazioni, si ritenne che esistessero doveri
morali degni di essere considerati;

CONTENUTI DELLA PRESTAZIONE:


❖ DARE! Inteso come trasferire la proprietà o costruire altro diritto reale. Non bastava che il debitore facesse
mancipatio, in iure cessio o traditio della cosa, ma occorreva che il creditore acquistasse effettivamente la
proprietà. Era considerato inadempiente il debitore che compiva l’atto traslativo senza essere proprietario della
cosa. Inoltre il creditore doveva acquistare anche il possesso della cosa a lui dovuta.
❖ FARE! Comprendeva ogni comportamento diverso dal dare, come ad esempio attività MATERIALI,
compimento di un negozio o il “non fare”.

REQUISITI DELLA PRESTAZIONE: DOVEVA AVERE CARATTERE PATRIMONALE, IL DEBITORE


NON POTEVA ESSERE TENUTO PER IL FATTO ALTRUI, LA PRESTAZIONE DOVEVA ESSERE
POSSIBILE, DETERMINATA O DETERMINABILE

▪ CARATTERE PATRIMONIALE: La prestazione doveva essere suscettibile di essere valutata in denaro. Si


pensa che questo carattere non sia originario, infatti la più antica obligatio permetteva l’assunzione di
obbligazioni non patrimoniali e lo testimonia l’uso della sponsio per la promessa di matrimonio,
L’affermazione del principio della patrimonialità potrebbe essersi affermato con il processo formulare, nel quale
la condanna doveva essere espressa solo in denaro;

▪ L’ostacolo poteva essere superato con la “STIPULAZIONE PENALE”! Una stipulatio con la quale una parte
prometteva all’altra di pagare una pena in denaro se la prestazione non fosse stata eseguita come e quando
convenuto, in questo modo anche se la prestazione non aveva carattere patrimoniale, glielo si attribuiva.
La poena era convenzionale e stabilita tra le parti;

▪ PROMESSA DA FATTO ALTRUI: Il debito e la responsabilità dovevano far capo alla stessa persona, di
conseguenza era INVALIDA l’assunzione di responsabilità per fatto altrui, era INEFFICACE il contratto in
favore di terzi e INVALIDE le assunzioni dell’impegno che un terzo estraneo al negozio tenesse un
comportamento.

Quindi la prestazione doveva avere ad oggetto un comportamento proprio del debitore.


Ma anche questo principio poteva essere aggirato con una stipulazione penale con la quale una parte si faceva
promettere dall’altra una somma di denaro qualora le sue aspettative fossero state disattese (es. prometti di darmi
200 se non darai 100 a Caio entro domani)

▪ POSSIBILITA’: La prestazione doveva essere POSSIBILE, era nullo il negozio giuridico che ponesse a carico del
debitore una prestazione impossibile. La regola si riferiva all’impossibilità iniziale (non sopravvenuta).
Poteva essere materiale (consegnare una cosa già andata distrutta) o giuridica (trasferire al creditore la proprietà
di una cosa già sua).

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▪ LICEITA’: Non contraria al diritto oggettivo o al buon costume, pena la nullità.
▪ DETERMINABILITA’: La prestazione doveva essere determinabile o determinata. Era determinabile anche
rispetto ad elementi esterni al negozio compiuto (es. prezzo al quale il venditore aveva pagato la cosa) o
affidando la precisazione ad un terzo (il quale doveva agire secondo criteri dell’uomo onesto ed equità).
Bisogna ricordare una regola antica per la quale “Un’obbligazione non poteva iniziare dalla persona dell’erede”,
questo comportava la nullità del negozio, se questo fosse stato strutturato in modo che l’obligatio nasceva
direttamente in capo all’erede di una delle due parti. I giuristi apposero delle modifiche:

ADSTIPULATOR! Era un secondo stipulante che, avendo incarico dal primo, vi si affianca rivolgendo pure lui
al promissor invito a compiere in suo favore la stessa prestazione già promessa all’altro e con la risposta positiva
del promittente nascevano due stipulazioni: stesso oggetto e due creditori. Il promittente era libero con una
prestazione soltanto.

5. LE OBBLIGAZIONI INDIVISIBILI
Le prestazioni potevano essere DIVISIBILI o INDIVISIBILI.
Di norma erano divisibili quelle di “dare” e indivisibili quelle di “fare”

- Obbligazione di dare ! ciò che era fondamentale era il trasferimento della proprietà e quindi era possibile che
uno dei condebitori (coeredi del debitore) adempisse alienando una sua quota indivisa. L’obbligazione di dare
sarebbe stata indivisibile qualora fosse stato indivisibile non la res ma il diritto che era oggetto della prestazione
(es. obbligazione di costituire una servitù o il diritto di usus)

6. LE OBBLIGAZIONI ALTERNATIVE
Obbligazioni alternative! obbligazioni dove le prestazioni erano due o più, il debitore si liberava con l’adempimento di
una. La scelta spettava in genere al debitore che poteva cambiare idea fino al momento dell’adempimento. (spettava al
creditore se espressamente dichiarato nell’atto costitutivo)

Con l’impossibilità di una delle prestazioni, l’obbligazione alternativa cessava di essere tale e il debitore era tenuto ad
adempiere la prestazione ancora possibile.

7. LE OBBLIGAZIONI GENERICHE
La prestazione poteva avere ad oggetto sia cose individuabili per l’appartenenza ad una CATEGORIA (OBBLIGAZIONI
GENERICHE) sia cose individuate nella SPECIE (OBBLIGAZIONI SPECIFICHE);

OBBLIGAZIONI GENERICHE! avevano generalmente ad oggetto cose fungibili, potevano nascere da stipulatio o legato
per damnationem. Era necessaro che l’oggetto della prestazione fosse indicato con determinatezza, oltre il genere di
appartenenza e la quantità si precisava anche la qualità (dieci litri di vino falerno).
La prestazione non poteva diventare impossibile per perimento della cosa perché il genus non poteva perire (certamente
vero quando si tratta di genus ampio come il denaro, ma non se si tratta di genus limitato come il vino).

8. LA RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE
Il creditore che non adempie la prestazione, se l’inadempimento è a lui imputabile, incorre in responsabilità contrattuale.

➢ IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA DELLA PRESTAZIONE! l’inadempimento poteva avvenire per


impossibilità sopravvenuta della prestazione e il debitore ne era responsabile se l’impossibilità fosse stata a lui
imputabile. I criteri per decidere se l’impossibilità fosse o no imputabile al debitore si stabilirono per opera della
giurisprudenza:

❖ Il FACTUM DEBITORIS: Nelle obbligazioni di dare cose determinate il debitore rispondeva


dell’impossibilità della prestazione se fosse stata conseguente ad un suo comportamento positivo e
cosciente anche se non voluto
❖ LA CUSTODIA: Quando il debitore teneva a proprio vantaggio una cosa altrui, con l’obbligo poi di
restituirla, rispondeva per custodia. Una responsabilità molto rigida, infatti il debitore si liberava solo
se la prestazione diventava impossibile per causa di forza maggiore e che non poteva controllare. In
ogni altra ipotesi (furto) era responsabile.
❖ IL DOLO: Nel dolo, il depositario (colui che ha il deposito) rispondeva solo per dolo (volontà di
comportamento che causa un evento dannoso voluto), perché tiene la cosa non a proprio vantaggio ma
a vantaggio del deponente. Quindi commetteva dolo il depositario che volontariamente provocava il
perimento della cosa depositata.
❖ DOLO E COLPA: In altri casi il grado di responsabilità del debitore era limitato o al dolo o alla colpa
(comportamento negligente o imprudente), la colpa poteva essere:
Culpa lata! colpa grave, nella quale incorre il debitore che non intende quel che tutti intendono e gli
effetti sono equiparati a quelli del dolo.

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Culpa levis! la persona non adopera la diligenza propria dell’uomo medio
Culpa in concreto! colpa di chi non cura le cose altrui come cura le cose proprie.
❖ PERICULUM: Rischio dipendente da un evento pregiudizievole per taluno ma non imputabile a
nessuno. Nel caso di perimento della cosa la regola era che esso fosse a carico del proprietario. Nelle
obbligazioni invece, era solitamente a carico del creditore (che fosse proprietario o meno della cosa)
❖ PERPETUATIO OBLIGATIONES: Una volta divenuta impossibile la prestazione per causa imputabile
al debitore, il creditore poteva ancora esercitare l’azione propria del rapporto tra le parti (la stessa che
poteva usare se la prestazione fosse stata ancora possibile). I classici parlarono a proposito di
OBBLIGAZIONE CHE SI PERPETUA, al posto di estinguersi. Il creditore avrebbe ottenuto la
prestazione in denaro.

9. LA MORA
LA MORA! IL RITARDO NELL’ADEMPIMENTO DELLA PRESTAZIONE E POTEVA ESSERE IMPUTATO AL
CREDITORE (MORA ACCIPIENDI) O AL DEBITORE (MORA SOLVENDI)

⇒ MORA SOLVENDI (DEL DEBITORE): Il debitore cadeva in mora quando, consapevolmente e senza una
giustificazione, non adempiva il proprio debito. Si diffuse la prassi della INTERPELLATIO con la quale si invita
il debitore ad adempiere, ed era da quel momento che il debitore cadeva in mora.

∼ INTERPELLATIO ERA SUPERFLUA IN 2 CASI:


a) Caso di obbligazione con il termine iniziale previsto nel negozio costitutivo (il
debitore cadeva in mora scaduto il termine)
b) In caso di obbligazioni nascenti da furto (il ladro è sempre in mora)

La posizione in mora del debitore era gravosa perché era responsabile dell’impossibilità sopravvenuta della
prestazione in qualsiasi caso, un’eccezione alla regola fu introdotta da Giustiniano per cui il debitore moroso
veniva liberato se provava che, eseguita tempestivamente la prestazione, la cosa sarebbe perita ugualmente.
Sempre con Giustiniano fu stabilita la regola per cui il debitore moroso doveva corrispondere al creditore i frutti
maturati dalla cosa dovuta dal momento in cui era caduto in mora o gli interessi, in caso di debiti pecuniari.
Le conseguenze della mora venivano meno nel momento in cui il debitore eseguiva la prestazione.
⇒ MORA ACCIPIENDI (DEL CREDITORE): Il creditore cadeva in mora quando rifiutava la prestazione offertagli
dal debitore. Il debitore, divenuta impossibile la prestazione, restava responsabile solo per dolo. Ma se il debitore
si offriva di pagare, specificando le cose che offriva in pagamento, e queste rifiutate dal creditore, perivano per
cause non riconducibili al dolo del debitore, questi era liberato.

In caso di obbligazioni pecuniarie, il debitore aveva la possibilità di liberarsi da eventuali interessi depositando la
pecunia in luogo pubblico e in tal modo si liberava dal debito.
La mora accipiendi cessava nel momento in cui il creditore manifestava disponibilità a ricevere la prestazione.

10. LE FONTI DELLE OBBLIGAZIONI


OBBLIGAZIONI! FATTI GIURIDICI CUI SI RIFERISCE L’EFFICACIA DI GENERARE APPUNTO
OBBLIGAZIONI
SI DISTINGUONO A SECONDA CHE DERIVINO DA:
-CONTRATTO! ATTI LECITI CON EFFETTI OBBLIGATORI;
-DELITTO! ATTI ILLECITI SANZIONATI DA AZIONI PENALI;

Le obbligazioni erano tipiche, così come lo erano le azioni in personam che le sanzionavano.

♥ Contratto: inteso dapprima come atto lecito con effetti obbligatori come negozio giuridico bilaterale nel quale le
parti avevano un accordo per far nascere un’obbligazione. Questa definizione fu usata da Gaio il quale classificò
le cause obbligatorie in 3 gruppi: da contratto, da delitto e “variae causarum figurae” (atti leciti con effetti
obbligatori non classificabili come contratti per difetto di accordo volto a far nascere l’obbligazione);
♥ Delitti: atti illeciti extracontrattuali sanzionati da azioni penali;

11. I CONTRATTI
Contratti! “NEGOZI GIURIDICI ALMENO BILATERALI CON EFFETTI OBBLIGATORI, PRODUTTIVI
DELL’OBBLIGAZIONE CONCORDAMENTE VOLUTA DALLE PARTI”
o TIPICITA’: I contratti erano tipici perché erano tipiche le azioni in personam che li sanzionavano e quindi erano
a numero chiuso, ognuno con proprio regime giuridico e con actiones proprie.
Ma esistevano dei correttivi: la stipulatio era tipica nella formula ma non nel conenuto;
o EFFETTI OBBLIGATORI: Il contratti del diritto romano avevano solo effetti obbligatori, gli effetti reali si
riconoscevano ad altri negozi giuridici bilaterali non qualificati come contratti (traditio, in iure cessio,
mancipatio)
o CONTRATTI UNILATERALI E BILATERALI: i contratti sono negozi giuridici almeno bilaterali, e all’interno
di questa categoria si distinguono:
∼ Contratti unilaterali! sorgono obbligazioni a carico di una sola persona (es. mutuo,
stipulatio)
∼ Contratti bilaterali! sorgono obbligazioni a carico di entrambe le parti (es. compravendita,
locazione)

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∼ Contratti bilaterali imperfetti! era obbligata una sola parte, ma poteva nascere obbligazione
a carico anche dell’altra (es. deposito)

 Per quanto riguarda i contratti di compravendita e di locazione, vigeva il principio della


interdipendenza delle prestazioni (una parte non poteva pretendere l’adempimento se a sua
volta non aveva adempiuto)

o ALTRE CLASSIFICAZIONI! CONTRATTI CONSENSUALI, REALI, VERBALI E LETTERALI

⇒ CONTRATTI CONSENSUALI: Erano quelli dove il consenso manifestato non era solo necessario ma anche
sufficiente, vi rientrano tutti i contratti sanzionati da azioni di buona fede quali COMPRAVENDITA,
LOCAZIONE, SOCIETA’ E MANDATO;
⇒ CONTRATTI REALI: Erano quelli dove gli effetti obbligatori si producevano solo con la CONSEGNA della
cosa, il consenso non poteva mancare ma non era sufficiente ed erano: MUTUO (passava la proprietà), PEGNO
(passava il possesso), DEPOSITO e COMODATO;
⇒ CONTRATTI VERBALI: L’obbligazione nasceva con la pronuncia di determinate parole (STIPULATIO)
⇒ CONTRATTI LETTERALI: L’obbligazione nasceva con la materiale registrazione per iscritto di certe operazioni
contabili;
IL CONSENSO NON MANCAVA, ERA ESPRESSO MEDIANTE VERBA O SCRIPTURA.

12. I VARI CONTRATTI (MUTUO/DEPOSITO/COMODATO/PEGNO/FIDUCIA)

IL MUTUO
MUTUO! CONTRATTO REALE UNILATERALE DOVE UNA PARTE (MUTUANTE) CONSEGNAVA ALL’ALTRA
PARTE
(MUTUATARIO) UNA SOMMA DI DENARO O ALTRE COSE FUNGIBILI CON L’IMPEGNO DEL MUTUATARIO DI
RESTITUIRE ALTRETTANTO DELLO STESSO GENERE.
- Era un negozio causale che realizzava un prestito di consumo;
- Con la consegna (traditio) il mutuatario acquistava la proprietà del denaro o delle res nec mancipi che gli
venivano consegnate (si trattava di una datio: consegna nel senso di trasferimento della proprietà);
- Finché non aveva inizio l’esecuzione si poteva sciogliere per consenso delle parti;
- Nasceva un’obbligazione SOLO A CARICO DEL MUTUATARIO che doveva restituire l’equivalente di
quanto ricevuto, essendo proprietario del denaro ricevuto poteva disporne liberamente ma il periculum era a suo
carico;
- Per la restituzione il creditore mutuante agiva tramite “condictio” (azione per la restituzione del dato, azione
di stretto diritto, in personam e in ius, con formula senza demonstratio e quindi astratta; nella sua intentio
vi era un “dare oportere” a carico del convenuto.)
- Il mutuo era quindi un istituto dello ius civile ma era riconosciuto e tutelato anche nei confronti dei peregrini,
quindi fu qualificato iuris gentium;
- Il debitore era, come detto, tenuto a restituire l’equivalente di quanto ricevuto, non al pagamento di interessi,
data a gratuità del contratto. Se gli interessi erano voluti, il creditore doveva ricorrere a patti aggiuntivi che
furono regolate da alcune leggi in modo da stabilire un tetto massimo agli interessi, pena la nullità per
l’eccedente;
- FANUS NAUTICUM! particolare tipologia di mutuo, inteso come prestito marittimo; riguardava somme di
denaro date in prestito per operazioni commerciali d’oltre mare, con tassi d’interesse alti rispetto a quello legale
ma consentiti proprio per l’elevato rischio corso durante il trasporto e il peculium era a carico del mutuante.

IL DEPOSITO
IL DEPOSITO! ERA UN CONTRATTO REALE, BILATERALE IMPERFETTO. ERA IL CONTRATTO PER CUI UNA
PARTE (DEPONENTE) CONSEGNAVA ALL’ALTRA (DEPOSITARIO) UNA COSA MOBILE, CON L’INTESA CHE IL
DEPOSITARIO LA CUSTODISSE GRATUITAMENTE E LA RESTITUISSE AL DEPONENTE SU SUA RICHIESTA.

- Il depositario acquistava solo la detenzione e non avrebbe potuto utilizzare la cosa;


- In caso di perimento o deterioramento della cosa era responsabile per dolo (da Giustiniano anche per culpa
lata);
- Il deponente era tenuto a rimborsare al depositario le eventuali spese che questi avesse erogato su quanto
depositato e risarcire i danni che questa cosa (schiavo o animale) gli avesse procurato; per questo motivo viene
definito bilaterale imperfetto;
- Al depositario nulla era dovuto per la custodia: il contratto era gratuito e un’eventuale pattuizione per un
compenso lo snaturava;
- La tutela giudiziaria del deposito era doppia! pretoria e civile;
∼ Al deponente: per la restituzione della cosa di diede un’actio depositi in factum e un’actio depositi in
ius ex fide bona (azioni dirette e infamanti);
∼ Al depositario: un’actio depositi contraria per eventuali spese o danni;

IL SEQUESTRO
IL SEQUESTRO! ERA UN TIPO DI DEPOSITO PARTICOLARE E VI SI RICORREVA QUANDO
SULL’APPARTENENZA DI UNA COSA C’ERA UNA CONTROVERSIA TRA DUE O PIU’ PERSONE CHE DECIDEVANO

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DI AFFIDARLA AD UN TERZO (SEQUESTRATARIO) PERCHE’ LA CUSTODISSE, CON L’INTESA DI RESTITUIRLA
AL DEPONENTE CHE VERRA’ RICONOSCIUTO PROPRIETARIO;
- Differiva dal vero deposito per il fatto che la cosa andava fatta ad uno soltanto dei deponenti e solo dopo che
fosse stato riconosciuto dominus;
- Il sequestratario acquistava la possessio ad interdicta
- I deponenti per ottenere indietro tra cosa potevano usare l’actio sequestrataria contro il sequestratario;

⇒ DEPOSITO IRREGOLARE (attuale deposito bancario) ! si aveva quando una somma di denaro veniva
trasferita in proprietà al depositario che, divenuto proprietario, poteva mescolare con il proprio denaro contante e
utilizzarlo;
ma su richiesta del deponente, doveva restituire l’equivalente. Veniva tutelata con azione di buona fede;

IL COMODATO
IL COMODATO! ERA UN CONTRATTO REALE BILATERALE IMPERFETTO CON IL QUALE UNA PARTE
(COMODANTE) CONSEGNAVA ALL’ALTRA (COMODATARIO) UNA O PIU’ COSE MOBILI, CON L’IMPEGNO DEL
COMODATARIO DI RESTITUIRE LA STESSA COSA.
- Il comodatario acquistava solamente la detenzione della cosa ricevuta in comodato;
- Il comodato era un prestito d’uso gratuito nell’interesse del comodatario: egli poteva usare la cosa comodata e
non doveva alcun compenso per l’uso: il contratto era tutto a vantaggio del comodatario;
- Il comodatario, perita o deteriorata la cosa, ne rispondeva per custodia (criterio di responsabilità rigoroso);
- Al comodatario era dovuto il rimborso per le spese sulla cosa e per i danni che la cosa avesse provocato;
- Il comodato godeva di doppia tutela! pretoria e civile
∼ Al comodante: azione diretta in favore del comodante per la restituzione della cosa;
∼ Al comodatario: azione contraria in factum per le spese e i danni;

IL PEGNO
IL PEGNO! RAPPORTO OBBLIGATORIO CHE, PER EFFETTO DELLA DATIO PIGNORIS, SI ISTITUISCE TRA CHI
DA LA COSA IN PEGNO (OPPIGNORANTE O DEBITORE) E IL CREDITORE CHE LA RICEVE;
- Il creditore pignoratizio che riceveva la cosa in pegno assumeva la veste di debitore perché, estinto il debito, era
tenuto alla restituzione della cosa pignorata. Il debitore pignoratizio assumeva le vesti del creditore e poteva
quindi pretendere la restituzione della cosa.
- PEGNO! CONTRATTO REALE BILATERALE IMPERFETTO PER CUI L’OPPIGNORANTE PER
GARANZIA DI UN DEBITO, CONSEGNAVA UNA COSA AL CREDITORE CON L’INTESA CHE, UNA
VOLTA ESTINTO IL DEBITO, LA STESSA COSA GLI VENIVA RESTITUITA;
- Il creditore pignoratizio acquistava sulla cosa la possessio ad interdicta ma NON POTEVA UTILIZZARLA;
- In caso di perimento o deterioramento rispondeva per custodia e aveva diritto al rimborso di spese necessarie e
danni;
- Il pegno assunse questi caratteri a partire dall’età repubblicana quando il pretore promise un’actio pigneraticia in
factum e in personam contro chi, avendo ricevuto una cosa in pegno a garanzia di un proprio credito, una volta
estinto il credito non l’avesse restituita;

LA FIDUCIA
LA FIDUCIA (PACTUM FIDUCIAE)! prima della tutela processuale del pegno, comodato e deposito, risalenti all’età
repubblicana, si ricorreva alla fiducia: con la quale UNA PARTE (FIDUCIANTE) TRASFERIVA ALL’ALTRA
(FIDUCIARIO) LA PROPRIETA’ DI UNA COSA RES MANCIPI MEDIANTE MANCIPATIO O IN IURE CESSIO COL
PATTO CHE, VERIFICATE CERTE CONDIZIONI, LA STESSA COSA SAREBBE TORNATA AL FIDUCIANTE.
- Se e quando la cosa doveva tornare al fiduciante dipendeva dalla CAUSA NEGOZIALE per cui la fiducia era
stata fatta;
- La fiducia poteva essere:
• Cum creditore: il passaggio di proprietà era a garanzia di un credito del fiduciario e quindi il creditore/
fiduciario avrebbe dovuto restituire la cosa al fiduciante solo dopo l’avvenuta estinzione del debito;
• Cum amico: la causa poteva essere la custodia (deposito) forse anche un prestito d’uso (comodato): il
fiduciario avrebbe pertanto ritrasferito la proprietà su semplice richiesta;
- Il fiduciante, nella fiducia cum creditore, poteva trattenere il possesso riacquistando la proprietà per
USURECEPTIO (usucapione che si compiva in un anno a prescindere dalla iusta causa), il fiduciario evitava
l’usureceptio solo se lasciava la cosa all’altra parte a titolo di locazione o precario-
- Col processo formulare al fiduciante si diede un’actio fiduciae peril riacquisto delle proprietà e del possesso,
l’azione era in personam, reipersecutoria e infamante e la formula relativa faceva riferimento a criteri di lealtà e
correttezza.
- Il fiduciario avrebbe potuto far valere con exceptio doli le proprie contropretese per spese e danni;

13. I CONTRATTI VERBALI (STIPULATIO)

LA STIPULATIO
LA STIPULATIO! aveva carattere astratto ed una struttura agile anche se formale, che la rendeva applicabile a varie
situazioni. Era un contratto tipico e la tipicità riguardava la forma e non i contenuti;
- Era un contratto VERBALE dove il consenso doveva essere espresso verbis seguendo lo schema di
interrogazione dello stipulante e congrua risposta del promittente (prometti di darmi 100? Prometto).

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- L’obbligazione sorgeva solo a carico del PROMITTENTE per questo veniva definito contratto
UNILATERALE.
- Per quanto riguarda la forma, era necessaria la contemporanea presenza delle due parti e la risposta doveva
seguire alla domanda entro un tempo breve di risposta e doveva essere congrua ovvero ripetere il medesimo
verbo della domanda;
- Inizialmente la stipulatio produceva i suoi effetti obbligatori quando le formalità orali erano state compiute,
durante l’età classica si diffuse la nullità per stipulatio dove facesse difetto il consenso;
- Riservata ai cives, davano luogo a effetti di ius civile ma era di ius gentium quanto alla fruibilità essendo
accessibili anche ai non cittadini

❖ L’ADIECTUS SOLUTIONIS CAUSA! i soggetti della stipulatio erano INTERROGANTE E


PROMITTENTE: il promittente doveva quindi adempiere allo stipulante.
- L’interrogazione poteva essere formulata in modo che l’altro promettesse di adempiere o allo
stipulante o ad un terzo;
- Il terzo NON ERA CREDITORE, non avrebbe avuto azione contro il debitore inadempiente,
avrebbe potuto solo esigere la prestazione se il promittente si fosse rivolto a lui per l’adempimento;

❖ L’ADSTIPULATOR! Era un secondo stipulante che avendo avuto incarico dal primo, vi si affiancava
rivolgendo pure lui al promittente invito a compiere in suo favore la stessa prestazione già promessa all’altro
(“prometti di darmi la stessa cosa?”).
Con la risposta positiva del promittente nascevano due stipulationes con uguale oggetto e due diversi creditori.
Il promittente era liberato con una prestazione soltanto;
(vi si faceva ricorso ad esempio alla morte dello stipulante, sarebbe stata in tal modo valida per l’adstipulator e
costui avrebbe poi riversato agli eredi dello stipulante quanto percepito.)

❖ L’ADPROMISSOR! Costui poteva affiancarsi al promittente che prometteva di prestare quanto già
promesso allo stesso stipulante da un altro promittente;

❖ L’ACTIO EX STIPULATU! L’azione dello STIPULANTE contro il DEBITORE INADEMPIENTE ERA


L’ACTIO EX STIPULATU;

Questa aveva formule diverse a seconda che la stipulatio fosse stata di dare o facere:
o Dare: l’azione era certi, con intentio certa (formula come quella della condictio);
o Facere: la formula era con demonstratio e intentio incerta;

❖ L’EVOLUZIONE POSTCLASSICA! Le formalità della stipulatio erano verbali


- età postclassica: si usò attestarne il compimento con documenti scritti che servivano come prova
dell’avvenuta solennità orale.

DOTIS DICTIO E PROMISSIO IURATA LIBERTI


Si compiva con verba pronunciati solo da una delle due parti, la stessa che si sarebbe obbliagata.
Differiva dalla stipulatio che si compiva con la pronuncia di certa verba da entrambe le parti.

14. I CONTRATTI LETTERALI


Contratti letterali! l’obbligazione nasceva ‘litteris’ ovvero per il fatto in sé della scrittura che presupponeva il consenso di
entrambe le parti;

❖ Il solo contratto letterale che riguardava i cittadini romani era il ‘NOMEN TRANSSCRIPTICIUM’
L’operazione contabile che lo realizzava e che veniva eseguita dal pater familias nel codex accepti e codex
expensi poteva essere o una ‘transscriptio a re in personam’ o ‘transscriptio a persona in personam’

- Transscriptio a re in personam!(novazione oggettiva) il pater familias, creditore di una somma di


denaro (ad esempio a titolo di vendita), d’accordo con il suo debitore registrava nel codex accepti
(dove venivano segnate le entrate) quanto dovutogli come se lo avesse già incassato e al contempo
registrava nel codex expensi (dove erano segnate le uscite), la stessa somma come se l’avesse data a
mutuo allo stesso debitore. Si estingueva così il credito nascente da altro titolo e si costituiva con la
registrazione nel codex expensi e a carico del debitore, una obliagtio litteris. In questo modo sarebbe
stato più facile provarne l’esistenza
- Transscriptio a persona in personam!(novazione soggettiva) il pater familias creditore scriveva
nel codex accepti la somma dovuta dal debitore e scriveva nel codex expensi la stessa somma in
riferimento a un’altra persona come se questa avesse contratto un mutuo. In tal caso si estingueva
l’obbligazione del precedente debitore e sorgeva un’obligatio litteris in capo al nuovo debitore.

L’azione che si dava al creditore era una condictio;


Il debitore poteva opporre al creditore che lo avesse chiamato in giudizio, in caso di
registrazioni false, una exceptio doli concessa dal pretore, occorreva però la prova della falsità.

15. LA COMPRAVENDITA

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Età arcaica! la funzione della compravendita si realizzava, attraverso la mancipatio, con lo scambio immediato di
cosa contro prezzo;

III secolo a.C! si riconobbe validità, con effetti soltanto obbligatori, al mero consenso;
La giurisprudenza riconobbe che le obligationes nascevano per effetto del solo consenso;

COMPRAVENDITA DEL DIRITTO ROMANO:


- CONTRATTO CONSENSUALE IN CUI UNA PARTE, IL VENDITORE, SI OBBLIGA A FARE CONSEGUIRE
ALL’ALTRA, IL COMPRATORE, IL PACIFICO GODIMENTO DI UNA COSA E DAL CANTO SUO IL
COMPRATORE SI OBBLIGA A PAGARE AL VENDITORE UN CORRISPETTIVO IN DENARO NELLA
MISURA CONVENUTA.
- ad obbligarsi erano entrambe le parti, era infatti considerato un contratto bilaterale;
- fruibile da cittadini romani e peregrini;
- sanzionata da azioni in ius di buona fede;

❖ Il consenso
Il consenso doveva essere manifestato (anche tacitamente attraverso un nuntius o per lettera) per esigenze
probatorie si iniziò a redigere per iscritto un documento (instrumentum) che attestasse l’accordo concluso
e le condizioni della vendita, successivamente questo documento fu esteso anche alla vendita di
immobili.
Con Giustiniano le parti furono lasciate libere di decidere se la vendita doveva essere compiuta per
iscritto o oralmente.

Era diffuso il ricorso alla caparra per confermare il consenso prestato (avrebbe dovuto poi essere
computata nel prezzo).
Nella vendita per iscritto la caparra ebbe funzione penitenziale! versata prima della redazione del
documento, avrebbe consentito a una delle parti di recedere dal proposito di comprare o vendere, con la
conseguenza o di perderla o di doverla restituire nella misura del doppio;

❖ L’oggetto
L’oggetto della vendita era detto “merx”, generalmente si trattava di cose corporali (res mancipi, nec
mancipi, cose mobili e immobili) ma poteva avere ad oggetto anche eredità, superficie, enfiteusi, servitù,
usufrutto e crediti.
Era ammessa anche la vendita di cose future che poteva essere ‘emptio rei speratae’ o ‘emptio spei’

▪ Emptio rei speratae! vendita soggetta alla condizione sospensiva che le cose venute venissero
ad esistenza; il prezzo sarebbe poi stato commisurato alla quantità (vendita dei frutti che
matureranno nel fondo);
▪ Emptio spei! era una vendita aleatoria, il compratore avrebbe comunque dovuto pagare il
orezzo stabilito e il venditore non avrebbe potuto esigere di più (vendita di quanto il pescatore
tirerà su dalla rete, con prezzo determinato qualunque sia l’esito della pesca).

❖ Il prezzo
- doveva essere espresso in denaro;
- solo se il prezzo fosse stato espresso in denaro sarebbe stato possibile distinguere quale delle due
prestazioni fosse il prezzo e quale la merce, e chi fosse il venditore e chi il compratore;
- la misura del prezzo era quella liberamente concordata tra le parti;
- fu stabilito per la prima da Diocleziano che se il prezzo fosse stato inferiore alla metà del valore reale
della cosa il venditore avrebbe potuto ottenere la rescissione della vendita e la restituzione della cosa
dietro rimborso del prezzo pagato, il compratore avrebbe evitato la rescissione con il pagamento della
differenza;

❖ L’obbligazione del compratore


Il compratore era tenuto a pagare il prezzo e quindi a fare ‘tradiitio’ delle monete per farne conseguire al
venditore la proprietà. Doveva anche gli interessi se avesse ritardato il pagamento; contro il compratore
inadempiente il venditore avrebbe esercitato l’actio venditi

❖ L’obbligazione del venditore


Il venditore era tenuto a far conseguire al compratore il pacifico godimento della merx, non era di per sé
obbligato a trasferire la proprietà della cosa venduta al compratore ma a farne traditio sì da fare acquistare
al compratore il possesso della cosa libero da persone o cose.
Contro il venditore inadempiente si dava al compratore l’actio empti; se la merce non consegnata
contestualmente alla vendita periva, il compratore rispondeva per custodia.
Il rischio era a carico del compratore che, perita la cosa accidentalmente o per forza maggiore, sarebbe
stato ugualmente tenuto a pagare.

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❖ L’evizione
Il venditore che aveva venduto una cosa non propria non era per questo in sé responsabile purché avesse
fatto conseguire al compratore il pacifico godimento della cosa venduta;
una responsabilità del venditore sorgeva se il compratore subiva evizione (il terzo che rivendicasse
con successo, presso il compratore, la cosa venduta).

Il venditore mancipante, in dipendenza della compiuta mancipatio, incorreva in responsabilità per il fatto
della minacciata evizione, perché era tenuto a prestare ‘auctoritas’ ovvero ad assistere il compratore nel
giudizio di rivendica promosso dal terzo. Contro il mancipante che non avesse prestato auctoritas si dava
al mancipio accipiens compratore l’actio auctoritatis per il doppio del prezzo.
Ma la mancipatio poteva non avere luogo, il compratore poteva farsi promettere dal venditore il doppio
del prezzo in caso di evizione.

La responsabilità del venditore per l’evizione divenne elemento naturale di questo contratto.

❖ Vizi occulti
Vizi occulti! vizi o difetti materiali della cosa non manifesti al compratore all’atto della vendita;
il venditore che avesse promesso con stipulatio che la cosa possedesse certe qualità o che fosse esente da
alcuni vizi sarebbe stato convenibile dal compratore con l’actio ex stipulatu una volta verificata l’assenza
della qualità promesse o la presenza dei vizi non dichiarati;

in questo caso ebbero un ruolo fondamentale gli edili curuli (magistrati con ius edicendi) che fecero
obbligo ai venditori di schiavi esposti in vendita di dichiarare preliminarmente al compratore i vizi degli
schiavi o animali che si accingevano a vendere e diedero al compratore, contro il venditore, l’actio
redhibiroia e l’actio quanti minoris

o Actio redhibitoria: il compratore avrebbe riavuto il prezzo previa restituzione del servo o
animale;
o Actio quanti minoris: il compratore avrebbe riavuto il minor valore dello schiavo o animali
venduti

❖ Patti aggiuntivi
Il regime della vendita poteva essere integrato o derogato mediante patti aggiuntivi;
i patti ai quali si fece ricorso più frequentemente furono: il patto commissorio, l’in diem addictio e il
pactum displicentiae, i primi due a favore del venditore l’ultimo a favore del compratore.
Si trattava di patti risolutivi sospensivamente condizionati per cui la vendita risultava soggetta a
condizione risolutiva;

i patti prevedevano che al verificarsi di una certa condizione la vendita potesse considerarsi come non
avvenuta:
- Nel patto commissorio la condizione era che il compratore non pagasse il prezzo entro il termine
convenuto;
- nell’in diem addictio la condizione era che il venditore entro un certo termine ricevesse un offerta
migliore;
- nell’pactum displicentiae la condizione era che nel termine convenuto il compratore dichiarasse di
non aver trovato la cosa di suo gradimento;

16. LA LOCAZIONE
la locazione:
- contratto consensuale e bilaterale;
- con l’esplicita previsione di un corrispettivo (la mercede) una parte, il locatore si impegnava a mettere a disposizione
dell’altra, per un periodo di tempo limitato e con uno scopo preciso, una cosa mobile o immobile e l’altra parte, il
conduttore, si impegnava a prenderla in consegna per poi restituirla una volta scaduto il termine o raggiunto lo scopo
previsto.
- le obbligazioni reciproche delle parti erano sanzionate dalle actiones ‘locati’ in favore del locatore e con le actiones
‘conducti’ in favore del conduttore; esse si diedero anche nei confronti dei peregrini.
- a causa della varietà di fattispecie che rientravano nella locatio conductio si usa distinguere: locatio rei, locatio operis e
locatio operarum

A. LOCATIO REI
- Poteva avere ad oggetto cose mobili o immobili: il conduttore di immobili urbani era detto
‘inquilinus’ e il conduttore dei fondi rustici era detto ‘colonus’;
- Il locatore assumeva l’obbligo di consegnare la cosa, che doveva essere idonea all’uso ed esente
da vizi, e di assicurarne al conduttore il godimento;
- Il conduttore assumeva l’obbligo di pagare la mercede (denaro) alle scadenze stabilite, di
mantenere la cosa nelle condizioni in cui gli era stata consegnata e di restituirla alla scadenza.
- Il conduttore acquistava la detenzione e non il possesso ed era responsabile per custodia nel caso di
perimento o deterioramento della cosa locata;

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- Per il mancato godimento della cosa per forza maggiore, il locatore non era responsabile ma il
conduttore sarebbe stato liberato dall’obbligo di pagare;

B. LOCATIO OPERIS
- Poteva avere ad oggetto cose mobili o immobili;
- Il locatore si obbligava a consegnare una cosa, il conduttore si obbligava a esercitare
autonomamente ma nell’interesse del locatore una certa attività relativamente alla stessa cosa
per raggiungere il risultato convenuto, per poi restituirla al locatore.
- vi si fanno rientrare fattispecie molteplici: il conduttore in ordine della cosa che gli sarebbe stata
consegnata poteva assumere l’impegno di trasportarla o custodirla; se l’oggetto della locazione era un
servo, il conduttore poteva assumere l’impegno di istituirlo o se si trattava di indumenti di lavarli o
rammendarli.
- Si fanno rientrare anche le fattispecie in cui il conduttore assumeva l’impegno di trasformare la res
che gli sarebbe stata consegnata (conduttore orefice che assumeva l’impegno di trasformare l’oro del
locatore in anelli oppure il costruttore che prometteva di costruire sull’area del locatore un edificio);
- La mercede in ogni caso era dovuta al LOCATORE
- Il conduttore avrebbe acquistato la detenzione e sarebbe stato responsabile per custodia se la res
locata periva o deteriorava;
- Per cattiva esecuzione dell’opera il conduttore rispondeva per imperitia, egli era invece liberato per
impossibilità sopravvenuta da forza maggiore;

C. LEX RHODIA DE IACTU


- nel caso delle merci trasportate
- se per difficoltà della navigazione si era costretti a gettare in mare parte delle merci locate per il
trasporto il rischio avrebbe dovuto essere sopportato dai locatori delle merci perdute;
- nel caso prospettato, il rischio si ripartiva proporzionalmente tra tutti i locatori delle merci che erano
stato imbarcate sulla nave;

D. LOCATIO OPERARUM
- un uomo libero assumeva l’impegno di mettere la propria attività lavorativa alle dipendenze di altra
persona, la quale si obbligava a pagare, come corrispettivo, una certa mercede;
- il lavoratore era il locatore, il datore di lavoro era il conduttore
- il periculum era a carico del datore di lavoro che avrebbe dovuto pagare la mercede anche se il
lavoratore non avesse prestato le opere per cause a lui non imputabili;
- i lavoratori iberi erano pochi, tra le attività lavorative prestate nell’interesse dei terzi furono
considerate degni degli uomini libere le ‘artes liberales’ (avvocati e agrimensori).

E. LOCAZIONE IN ETA’ POSTCLASSICA


Il campo di applicazione si restrinse, si iniziò ad usare termini come comodato, deposito, mandato e precario che
primi rientravano nella locazione.

17. LA SOCIETA’
Società:
- contratto consensuale bilaterale o plurilaterale per cui due o più persone (i socii) convenivano di mettere in
comune beni e attività di lavoro al fine di conseguire un lucro per tutti;
- si trattava di un contratto iuris gentium perché tutelava anche i non cittadini;
- si trattava di un contratto ius civile perché sanzionato da azioni in ius, questa azione era l’actio pro socio;
- il criterio generale per stabilire il grado di responsabilità del socio per inadempimento è quello della culpa in concreto;
- il tipo più antico di società fu la societas ‘omnium bonorum’ dove i soci convenivano di mettere in comune tutti i loro
beni presenti e futuri;
- successivamente si riconobbero altri tipi: si conveniva di mettere in comune e di svolgere nell’interesse di tutti
determinate attività commerciali o industriali;
- le parti si obbligavano in forza del semplice consenso manifestato e per la perseveranza nel consenso;
- la società si scioglieva per reciproco dissenso, se uno dei due soci manifestava la volontà di recedere dal contratto, per
esaurimento dello scopo, per l’impossibilità di realizzare lo scopo o per morte di uno dei soci;
- dal contratto di società nascevano obbligazioni
- profitti e perdite erano divise in parti uguali ed era possibile che un patto per cui un socio partecipasse agli utili
ma non alle perdite, era nullo il patto che limitava la partecipazione di un socio alle perdite soltanto.
- per la ‘fraternitas’ che si stabiliva tra i soci e per la fiducia reciproca la condanna dell’actio pro soci era infamante ma il
convenuto godeva del ‘beneficium competentiae’ per cui avrebbe evitato la condanna pagando.
- non aveva rilevanza esterna verso i terzi, per limitare la responsabilità verso i terzi si poteva esercitare l’attività per mezzo
di schiavi forniti di peculio in modo che la responsabilità dei domini non sarebbe andata oltre il valore del peculio.

18. IL MANDATO
- contratto consensuale bilaterale imperfetto per il quale una parte conferisce un incarico all’altra, che si impegna ad
eseguirlo.
- le parti sono dette mandante (conferisce l’incarico) e mandatario (assume l’incarico);
- al mandatario non era dovuto nessun compenso perché in tal caso sarebbe diventato un contratto di locazione;
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- il mandato poteva essere nell’interesse del solo mandante o nell’interesse anche di terzi; erano invece negati gli effetti del
mandato nell’interesse del mandatario;
- contro il mandatario si dava al mandante l’actio mandati directa;
- contro il mandante si dava al mandatario l’actio mandati contraria;
- IL MANDATARIO! aveva l’obbligo di eseguire fedelmente l’incarico e trasferire al mandante i beni, i diritti e i crediti
acquistati in relazione al mandato; non era rappresentante diretto del mandante ma il sistema adottato era quello della
rappresentanza indiretta;
- IL MANDANTE! aveva l’obbligo di rimborsare al mandatario le spese e risarcire i danni sollevandolo dai debiti
- per inadempimento o cattiva esecuzione del mandato il mandatario rispondeva per dolo;
- il mandato si estingueva per revoca del mandante, rinunzia del mandatario o morte di una delle parti, per reciproco
dissenso o una volta concluso l’incarico;

19. I CONTRATTI INNOMINATI


- Nonostante i contratti fossero tipici, nell’età classica, si riconobbe valore obbligatorio a certe convenziono atipiche, si
trattava in ogni caso di ‘negotia’ o affari, convenzioni per cui ciascuna delle parti veniva onerata o di un “dare” o un
“facere” e pertanto il valore obbligatorio non si riconobbe alla convenzione in sé ma all’esecuzione che vi avesse dato una
delle parti.
- do ut es, do ut facias, facio ut des, facio ut facias (io do affinché tu dia, io do affinché tu faccia, io faccio affinché tu
dia e io faccio affinché tu faccia), questo schema elaborato da Paolo rende l’idea dello schema dei contratti innominati
dove il dare è inteso nel senso di trasferire la proprietà. Non si tratta di semplici convenzioni di dare o facere di una o
dell’altra parte ma del dare o facere che una parte compie nel in vista dell’impegno a dare o facere dell’altra! una
prestazione che si compie in vista di una controprestazione.
- furono chiamati ‘contratti innominati’ da Stefano, un giurista bizantino;
- possiamo qualificarli unilaterali perché ad obbligarsi è una sola parte, la stessa che riceve la prestazione
- è possibile accostarli ai contratti reali perché l’obbligazione non nasce dalla semplice convenzione ma occorre un dare o
un facere.
- la parte che avesse fatto la prestazione avrebbe potuto avanzare la richiesta della pretesa alla controprestazione per mezzo
di un’azione con intentio che esprimesse col verbo oportere l’obbligo alla controprestazione del convenuto.
- azione in personam e in ius e fu detta PRAESCRIPTIS VERBIS;
- l’obbligazione sorgeva indipendentemente dalla prestazione del consenso, per il solo fatto che una delle parti avesse
operato una prestazione; 

- la prestazione era fatta in vista di una futura controprestazione della controparte; 

- le obbligazioni delle parti erano interdipendenti.

Se il creditore voleva ottenere la restituzione di quanto aveva dato (nel caso di do ut des e do ut facias), poteva essere
esperita una condìctio denominata condictio causa data causa non secùta oppure una condictio ob causam datòrum.

Condictio causa data causa non secùta! Azione esperibile per ottenere la restituzione di quanto era stato dato alla
controparte in esecuzione di un contratto innominato se la controprestazione era venuta meno.

⇒ Figure di contratti innominati


I classici inquadrarono nel tipo ‘do ut es’ la donazione modale, la permuta, il contratto estimatorio e la datio
ad inspiciendum

- la permuta (scambio di cosa contro cosa) fu considerata alla stregua di contratto reale unilaterale
- contratto estimatorio: una parte dava all’altra una cosa stabilendone il valore e l’accipiente si
obbligava o a venderla e restituire il ricavato nei limiti della stima o a restituire la cosa stessa;
- nella datio ad inspiciendum una parte consegnava all’altra una cosa perché ne determinasse il valore e
poi la restituisse;
- nel tardo diritto romani ai contratti innominati furono assimilate il precario e la transazione.

⇒ Il precario
Precario! concessione di un bene (immobile) che una parte (concedente) faceva all’altra (precarista)
perché ne godesse gratuitamente e lo restituisse a semplice richiesta;
traeva origine dalla concessione di terre che grandi proprietari fondiari usavano fare a propri clientes o persone di
fiducia.

- Il precarista fu tutelato contro terzi con l’interdictum uti possidetis e così qualificato possessore;
- Non essendo tutelato pure contro il concedente il precario dans avrebbe potuto riprendere possesso
della cosa in qualunque momento con atto di autodifesa
- Per concedere al concedente il recupero della cosa il pretore predispose nel suo editto l’interdictum
‘quod precario’;
- Con giustiniano si negò al concedente di poter direttamente riprendere possesso della cosa con atto di
autodifesa; al precario dans si diede, per la restituzione della cosa, l’actio praescriptis verbis, da qui
l’inclusione del precario nei contratti innominati.

20. I PATTI
PATTI:

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- convenzioni, accordi, in qualsiasi forma manifestati che non rientravano nello schema di nessun contratto tipico.
- le XII tavole attribuirono all’accordo tra offeso e offensore o tra derubato e ladro, con cui l’offeso o il derubato
precedentemente alla composizione pecuniaria avessero rinunciato alla pena che sanzionava iniuria e furto, l’effetto di
estinguere la poena (pena).
- con l’editto pretorio ‘de pactis’ il pretore promise che avrebbe tutelato i patti però doveva trattarsi di patti concordati
senza dolo dell’una o dell’altra parte, non contrari alla legge.
A tali patti però il pretore diede efficacia limitata mediante l’exceptio pacti conventi, ciò vuol dire che i patti, a differenza
dei contratti, non davano luogo a obbligazioni quindi la parte che ne traeva vantaggio non avrebbe potuto promuovere
giudizio;

• Patti aggiunti
I patti aggiunti erano patti aggiuntivi ai contratti, dai quali derivavano azioni di buona fede e si distinguevano in:
- pacta adiecta ‘in continenti’! contestuali alla conclusione del contratto, per la loro attuazione poteva
essere proposta la stessa azione di buona fede propria del contratto cui il patto ineriva, ed erano parte
integrante del contratto;
- pacta idiecta ‘ex intervallo’! successivi alla conclusione del contratto

Tali patti ebbero veri e propri effetti obbligatori, furono considerati parte integrante del contratto.

• Compromissum
Giustiniano diede diretta efficacia obbligatoria al patto con cui due parti convenivano di rimettere
all’arbitrato di un terzo scelto in comune accordo la decisione di una controversia tra loro.
Ciascuna parte prometteva all’altra una pena pecuniaria se la parte promittente non si fosse poi adeguata alla
pronuncia dell’arbitro, si parlò a riguardo di compromissum..
Giustiniano concesse alla parte vincente un’actio in factum per l’esecuzione della decisione arbitrale.
• Altri sviluppi postclassici
Ci fu poi un’estensione dell’efficacia obbligatoria dei patti aggiunti contestualmente (‘in continenti’) ai contratti
anche se non di buona fede.
In tal modo si superò la tipicità contrattuale e ogni accordo, purché lecito, avrebbe potuto essere detto ‘contratto’
ed avere effetti obbligatori.

21. GLI ATTI LECITI NON CONTRATTUALI


Bisogna ora considerare le varie figure degli atti leciti obbligatori non contrattuali.

❖ La negotiorum gestio o gestione degli affari altrui


- Gestione di affari altrui senza mandato, intrapresa con la convinzione che si trattasse di affari
altrui e iniziata utilmente non rilevando se poi l’esito della gestione fosse stato utile o meno per il
gerito.
- Si davano alle parti le actiones negotiorum gestorum, diretta e contraria (di buona fede), la prima a
favore del gerito la seconda del gestore;
- Sul gestore! gravava l’obbligo di portare a termine l’affare intrapreso e di trasferire al gerito beni e
diritti che ne avesse ricavato (perseguibile con l’actio negotiorum gestorum directa);
- Sul gerito! gravava l’obbligo di assume su di sé le obbligazioni che l’altro avesse contratto e di
rimborsare le spese e i danni inerenti alla gestione della cosa (perseguibile con l’actio contraria).
- Il meccanismo era quello della rappresentanza indiretta.

❖ La tutela, la communio incidens e la coeredità


- Tra le fonti di obbligazioni da atto lecito non contrattuale vengono fuori anche la tutela, la communio
incidens e la coeredità; più precisamente la gestione della tutela impuberum, la gestione della cosa
comune e la gestione dell’eredità comune;

- Gestione della tutela impuberum: cessata la tutela, il tutore dell’impubere doveva rendere conto all’ex
pupillo della gestione tutelare e quindi dei beni e diritti acquistati e l’ex pupillo doveva rimborsare
all’ex tutore le spese e sollevarlo dai debiti assunti per la gestione.
Le rispettive obligationes erano sanzionate da actio tutelae directa e contraria: la prima contro il
tutore e la seconda contro il pupillo
- La gestione della cosa o dell’eredità comune: poteva dar luogo a diritti e doveri reciproci tra
comproprietari o coeredi; si provvedeva in sede di divisione o nell’actio comuni dividundo (tra
comproprietari) o all’actio familiae erciscundae (tra coeredi)

❖ I legati obbligatori e i fedecommessi


- i legati per damnationem o sinendi modo davano luogo ad obbligazioni tra erede e legatario;
- l’obbligazione (a carico dell’erede) nasceva una volta che, morto il testatore, il testamento acquistava
efficacia;
- nel legato per damnationem! il testatore mediante l’uso di certa verba onerava l’erede di compiere
una prestazione determinata che poteva consistere in un dare o facere in favore del legatario;
- nel legato sinendi modo ! erano previsti verba propri ma il testatore poneva a carico dell’erede un
obbligo di non facere per consentire al legatario di fare alcunché, di prendere con sé una cosa o
ereditaria o personale dell’erede.

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- Contro l’erede inadempiente si dava al legatario l’actio ex testamento, in personam in ius ma questa
comportava condanna al doppio in caso di contestazione infondata;
- Ai legati possono essere affiancati i fedecommessi, disposizioni di ultima volontà in favore di terzi
che il testatore rimetteva per l’esecuzione alla fides dell’erede o del legatario.

❖ Pagamento di indebito (solutio indebiti)


- la solutio indebiti era fonte di obbligazione e ricorreva ogni volta che un soggetto eseguisse una
datio (trasferimento di proprietà) nell’erronea convinzione di esservi tenuto e l’altra parte
ricevesse la prestazione inconsapevole che non fosse dovuta;
- veniva quindi applicata la solutio indebiti per la restituzione del ‘dato’ e quindi l’obbligazione
dell’accipiens di restituire al solvens (ritrasferire la proprietà);

22. I DELITTI

- le obbligazioni derivavano pure dai delicta o maleficia, atti illeciti, comportamenti volontari riprovati dal diritto;
- i delitti erano tipici: non esisteva uno schema per qualificarli, erano comportamenti che l’ordinamento riprovava, ognuno
con proprio regime giuridico; questi erano generalmente chiamati atti illeciti ‘extracontrattuali’;
- l’obbligazione che derivava dai delicta era rappresentata dal vincolo giuridico esistente tra offensore e offeso per cui l’uno
era tenuto verso l’altro al pagamento di una pena pecuniaria perseguibile con azione penale;
- le fonti giuridiche rivelano la tendenza a riservare la qualifica di delicita agli illeciti civili: furto, rapina, damnum iniuria
datum e iniuria;
- il delitto si imputava al suo autore se commesso col deliberato proposito di provocare all’offeso il pregiudizio che gliene
era derivato;
- alcuni comportamenti lesivi agli interessi della comunità e quindi gravemente riprovati assunsero la qualifica di crimina e
sanzionati con pene molto gravi;

➢ Il furto
tra i delicta più antichi troviamo il furto

▪ La nozione
- sottrazione illecita di una cosa mobile altrui;
- ogni comportamento doloso che provocasse ad altri una perdita o anche solo uno svantaggio
relativamente ad una cosa mobile o immobile (es. istigazione del servo altrui alla fuga)
- con l’ultima giurisprudenza ci fu un ridimensionamento dell’idea di furto, questo fu limitato alle cose
mobili e si ritenne sufficiente il contatto fisico con la cosa pur senza la materiale sottrazione;
- si negò che fosse furto la sottrazione di cose ereditarie e il furto tra marito e moglie;

▪ I ‘genera furtorum’
- distinzione tra ‘furtum manifestum’ e ‘furtum nec manifestum’
- per furto manifesto si il furto commesso dal ladro preso, catturato dal derubato sul fatto;
- per furtum nec manifestum si intende ogni furto non manifesto;

▪ Le sanzioni
- il fur manifestus (autore di furtum manifestum) poteva essere fustigato e poi addictus dal magistrato
al derubato;
- se il furto era commesso di notte o se il ladro avesse tentato di difendersi con le armi, il derubato,
invocava la testimonianza dei vicini avrebbe potuto impunemente uccidere il ladro;
- in età classica queste misure furono sostituite dall’actio furti manifesti, azione penale pretoria
mediante la quale il derubato perseguiva il quadruplo del valore della cosa rubata; l’azione si
esercitava direttamente contro il ladro se questo fosse stato sui iuris o contro l’avente potestà se il
ladro era alieni iuris
- per il furtum nec manifestum le XII tavole avevano stabilito una pena pecuniaria per il doppio valore
della cosa rubata;
- all’actio furti manifesti e nec manifesti era attivamente legittimato il proprietario della cosa ma
poteva anche essere persona diversa: se a subire il furto fosse stata la persona cui la cosa era stata data
in comodato, il comodante, pure se proprietario, era carente di interesse perché avrebbe potuto
rivalersi contro il comodatario, responsabile per custodia, ad avere interesse e quindi legittimato
al’actio furti era il comodatario perché responsabile nei confronti del comodante.

▪ La condictio ex causa furtiva


Alla condictio ex causa furtiva (≠actio furti) era ammesso il proprietario della cosa rubata in quanto tale;
con la conseguenza che, nel caso di furto di cosa comodata, il comodante-dominus avrebbe agito contro il
ladro contro il ladro con la condictio e il comodatario avrebbe agito con l’actio furti.
La doppia tutela con actio furti e condictio rappresentava per il derubato una garanzia maggiore e più
sicura.

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➢ La rapina (bona vi rapta)
- actio vi bonorum raptorum: volta a sanzionare la sottrazione di cosa altrui commessa con violenza
ovvero la rapina;
- l’azione era penale e infamante, entro l’anno la pena era il quadruplo della cosa sottratta, dopo l’anno
corrispondeva al suo valore;
- con giustiniano l’azione fu qualificata mista, reipersecutoria e penale;

➢ Il danneggiamento
Per spiegare il danneggiamento bisogna prendere in considerazione la lex Aquilia del III secolo a.C che era
articolata in 3 capitoli:
- Riguardava l’uccisione di schiavi e pecudes (animali da gregge o armento) altrui. La pena era
qualificata nel maggior valore che lo schiavo o l’animale aveva avuto nell’anno precedente
all’uccisione.
- Riguardava l’adstipulator che, in frode allo stipulante, avesse estinto il credito mediante acceptilatio
(l’atto estintivo composto da una domanda e una rispettiva risposta attraverso cui il debitore chiedeva
al creditore se avesse ricevuto quello che aveva promesso e questo rispondeva affermativamente). La
pena era quantificata nell’importo del credito estinto.

- Riguardava il ferimento di schiavi e pecudes, e l’uccisione e ferimento di animali non pecudes e


distruzione o danneggiamento di cose inanimate. La pena era quantificata nel maggior valore di
schiavi, animali o cose inanimate nei 30 giorni precedenti all’evento dannoso.

- L’azione contro l’autore del danno era l’actio legis aquiliae, penale e in ius ed esperibile dal
proprietario della cosa danneggiata; i classici riconobbero a questa actio una sostanziale funzione
reipersecutoria ma si adottò il principio del cumulo d’azione (es. se il conduttore avesse danneggiato
la cosa locata e il locatore esercitava contro di lui l’actio locati, non poteva esecitare la actio legis
aquiliae).

- Giustiniano qualificò l’azione aquiliana: reipersecutoria se il danno era provocato nel momento di
maggior valore della res nell’ultimo anno o mese, mista nel caso in cui la cosa avesse perduto valore
nell’ultimo anno o mese;

➢ L’iniuria
- La legge delle XII tavole prevedeva pene diverse per determinate offese arrecate alla integrità fisica
dell’altra persona;
- Le offese previste dalla legislazione erano:
! membrum ruptum: lesione fisica con perdita definitiva della funzionalità di un organo; per questa
era stabilita la pena del taglione alla quale l’autore si poteva sottrarre pagando.
! os fractum: frattura di un osso; la pena andava dai 150 ai 300 assi a seconda che la persona fosse
uno schiavo o un libero.
! lesioni e violenze fisiche minori; la pena era di 25 assi.

- Il pretore intorno al II secolo a.C. istituì per la persecuzione degli atti dolosi e ingiusti di violenza
fisica alle persone l’actio iniuriarum aestimatoria (per la natura pecuniaria)
Questa era penale e infamante e si stabiliva in base all’entità dell’offesa; a giudicare era un giudice
collegiale, era intrasmissibile agli eredi.

23. ALTRI ILLECITI EXTRACONTRATTUALI


Il diritto romano conobbe molti altri delicta (illeciti extracontrattuali):

❖ L’actio de pauperie
L’azione faceva riferimento ai danni prodotti da animali: più precisamente da pecudes (quadrupedi da
gregge o armento), doveva trattarsi di danni conseguenti a comportamenti spontanei e innaturali dei
pecudes
L’azione si dava contro il proprietario delle bestie il quale era posto di fronte all’alternativa o di
risarcire il danno o di dare a nossa l’animale trasferendone all’attore la proprietà.
L’azione era nossale ma non penale perché l’alternativa alla donazione a nossa non era il pagamento della
pena ma il risarcimento del danno, si trattò di una responsabilità oggettiva che si addossava al
dominus dell’animale per il fatto in sé di esserne proprietario in base al criterio per cui chi gode di
un vantaggio in dipendenza del possesso di una cosa, deve anche subire gli svantaggi.

24. LE OBBLIGAZIONI QUASI EX DELICTO


Le obbligazioni quasi ex delicto derivavano dagli illeciti pretori non dolosi che gaio aveva escluso dal gruppo dei delicta:

a) ‘iudex qui litem suam fecerit’


era il caso del giudice che avesse giudicato malamente, alla parte che ne risentiva danno il pretore dava un’actio
in factum, poenalis con pena stabilita secondo criteri di equità;

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b) ‘effusum vel deiectum’
con lo sviluppo edilizio della città si iniziò a costruire edifici con più piani, il pretore si preoccupò dei danni a
persone e cose provocati da oggetti lanciati o lasciati cadere dall’alto delle case di abitazione sulla pubblica via:
- Per danni a cose (anche schiavi) la pena era decisa dal giudice nella misura del doppio dei danni arrecati;
- Per il ferimento di un uomo libero la pena era determinata dal giudice ma secondo equità;
- Per la morte di un uomo libero la pena era fissa (50 aurei)

c) ‘positum aut suspensum’


altra azione penale con pena fissa (10 aurei) fu concessa dal pretore contro l’habitator (o contro il dominus) della
casa sul cui tetto o cornicione fosse stata appoggiata una cosa che, cadendo, avrebbe arrecato danno.

d) ‘actiones adversus nautas, caupones, stabularois’


per i furti o danneggiamenti a passeggieri o avventori che si verificavano sulle navi, nelle locande o nelle stazioni
il pretore concesse azioni penali in factum e in duplum rispettivamente contro gli armatori, gli albergatori e i
gestori.
In questi casi l’obbligazione nasceva a carico di habitator, dominus, exercitor navis anche se l’evento dannoso o
il furto fossero stati provocati da familiari, servi, dipendenti, ospiti, passeggeri o avventori.

25. ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI


LE OBBLIGAZIONI SI ESTINGUEVANO PER IPSO IURE, A VOLTE PER OPE EXCEPTIONIS

➢ L’adempimento (solutio)
L’adempiemento (solutio) della prestazione non era sempre sufficiente a estinguere l’obbligazione.
Con la solutio l’obbligazione di estingueva ipso iure; a compierla era solitamente il debitore ma poteva
effettuarla anche un terzo e doveva essere fatta al creditore (o al procurator del creditore, da lui stesso indicato).
La prestazione doveva essere adempiuta per intero salvo che il creditore non accettasse adempimento parziale
ovvero quando godeva del ‘beneficium competentiae’ che comportava che il debitore non potesse subire
condanna oltre il limite delle sue possibilità economiche.

• Datio in solutum
Il debitore doveva eseguire esattamente la prestazione dovuta, avrebbe potuto compiere una prestazione
diversa solo se il creditore avesse acconsentito;
la prestazione andava adempiuta nei tempi stabiliti nell’atto costitutivo e se questo non contemplava un
termine doveva desumersi dalla circostanze o dal tipo di prestazione, in difetto di indicazioni implicite
o esplicite la prestazione era dovuta immediatamente.

➢ La remissione del debito


- oggi con il termine remissione si intende l’atto con il quale il creditore rinuncia ad esigere il proprio credito;
- per il diritto romano vengono in considerazione: ‘solutio per aes et libram’, ‘acceptilatio’ e ‘pactum de non
petendo’

solutio per aes et libram:


- Era il rito simmetrico e contrario al nexum e si svolgeva dinanzi a 5 cives puberi e a un libripens, era presente il
creditore e il debitore, questo dichiarava solennemente di liberare se stesso dal potere del creditore gettando sulla
bilancia tenuta dal libripens il metallo dovuto. Il libripens procedeva alla pesatura. Con l’introduzione della
moneta coniata il debitore percuoteva la bilancia con una moneta che poi consegnava simbolicamente al
creditore;

- Questa era necessaria per la liberazione dei nexi dal potere del creditore, per lo scioglimento del vincolo a carico
del condannato in un giudizio privato e per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie da legato per damnationem
- L’effetto estintivo era ipso iure, a prescindere dall’adempimento, era quindi un atto astratto.

Acceptilatio:
- era un atto simmetrico e contrario alla stipulatio (hai ricevuto quello che ti ho promesso? Sì)
- l’obbligazione si estingueva verbis (per la pronuncia di certa verba) e ipso iure
- era definita da gaio come imaginaria solutio perché i suoi effetti erano prodotti indipendentemente dalla causa;

Pactum de non petendo:


- il creditore poteva rimettere il debito impegnandosi con semplice patto a non pretendere l’adempimento della
prestazione, con efficacia propria di nuda pacta. Estingue ipso iure le obbligazioni perseguibili con azioni penali.

➢ La transazione
Era una specifica causa di negozi astratti e una particolare applicazione del pactum non petendo; presupponeva
una lite in corso tra parti e queste, per mettere fine alla lite, pattuivano reciproche attribuzioni (tramite stipulatio,
la transazione era la causa della stipulatio) e rinunce (era sufficiente il pactum transactionis, opponibile mediante
exceptio)

➢ La novazione
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Novazione:
- sostituzione di un’obbligazione con un’altra talché la prima si estingue e al suo posto sorge la nuova;
- esempio: Caio (compratore) deve a Tizio (venditore) Xmila sesterzi in dipendenza di una compravendita. Tizio
interroga: ‘prometti di darmi i Xmila sesterzi che mi devi in virtù della compravendita tra noi
intercorsa?’ e Caio risponde ‘Sì prometto’
- in tal modo si estingueva il debito di Caio di pagare e ne nasceva uno nuovo per lo stesso importo ma che
aveva la propria fonte nella stipulatio appena compiuta.
- i requisiti necessari per procedere alla novazione erano:
! l’idem debitum: la nuova obbligazione doveva avere qualcosa di nuovo rispetto alla vecchia;
! l’animus novandi: intenzione delle parti di procedere a novazione;
(successivamente giustiniano escluse l’idem debitum)

➢ La stipulatio Aquiliana
Era un caso particolare di novazione oggettiva, derivante da stipulatio aquiliana (da Aquilio Gallo) con la quale
in un’unica stipulatio si deduceva il corrispettivo pecuniario di ogni debito del promittente verso lo stipulante in
modo che, compiuta la stipulatio, il promittente fosse tenuto verso lo stipulante ad una sola prestazione;

➢ La delegatio promittendi
Nella novazione soggettiva invece l’elemento nuovo era la persona del creditore o del debitore a seguito di una
autorizzazione unilaterale o informale; bisogna distinguere:
- delegatio promittendi attiva: il creditore (delegante) invitava il proprio debitore (delegato) a promettere con
stipulatio a un terzo (delegatario) quello che il debitore doveva al creditore; il terzo delegatario interrogava il
delegato dicendogli “prometti di dare a me quello che dava al delegante Tizio?” e il debitore delegato rispondeva
‘prometto’. In questo modo si estingueva per novazione l’obbligazione tra delegante e delegato e se ne
costituiva una nuova con lo stesso oggetto tra delegato e delegatario (mutava il creditore)

- delegatio promittendi passiva: su invito del debitore (delegante) un terzo (delegato) si impegnava con
stipulatio con il creditore (delegatario), in questo modo si estingueva per novazione l’obbligo tra delegante e
delegatario e se ne costituiva una nuova tra creditore e terzo. Mutava il debitore

➢ La compensazione
Compensazione:
- fenomeno per il quale se il creditore è anche debitore del proprio debitore la conseguenza è che crediti e
debiti reciproci si estinguevano nella misura in cui concorrevano;
- es. se tizio è creditore di caio per 100 ma gli deve a sua volta 100 le due obbligazioni si sarebbero estinte;
- oggi si distingue tra compensazione legale (l’estinzione ha luogo automaticamente per il fatto in sé che
vengono a coesistere tra le stesse persone crediti e debiti reciproci) o giudiziale (dove l’estinzione si verifica per
effetto della sentenza del giudice condannando una delle due parti all’importo corrispondente alla differenza tra i
due crediti o assolvendo se i crediti risultano di uguale importo).
(per il mondo romano non esisté quella legale ma solo quella giudiziale anche se non subito perché ad ogni
obligatio corrispondeva un’azione tipica)
- dall’ultima età repubblicana si ammisero alcune deroghe:
• Si fece rientrare tra i poteri del giudice la facoltà di tenere conto dei controcrediti del convenuto sì da
procedere a compensazione giudiziale e condannarlo (se necessario) alla differenza
I requisiti perché il giudice potesse procedere a compensazione erano che i due crediti dipendessero dalla
stessa fonte, dallo stesso rapporto (deposito o mandato), non occorreva invece che i crediti fossero
omogenei perché la condanna era sempre espressa in denaro;

• Altra deroga riguardò gli argentarii (banchieri), se erano creditori e debitori dei propri clienti dovevano
agire nei confronti dei clienti calcolando il saldo per cui erano creditori (credito-debito) in modo che non
venissero indicati importi maggiori. In questo caso i due crediti dovevano essere omogenei (denaro-
denaro; olio-olio)

➢ Il concursus causarum
- Si aveva quando il creditore di una cosa determinata, dopo che l’obbligazione era sorta, acquistava la stessa
cosa ad altro titolo o per altra via; la conseguenza era che l’obbligazione si estingueva ipso iure in ogni caso.
- Con Giuliano si affermò il principio per il quale l’obbligazione si estingueva se le due causae erano entrambe
lucrative (la causa in base alla quale la res era dovuta e l’altra in base alla quale la res era acquistata dal creditore)
- es. l’obbligazione si estingue se tizio, legatario per damnationem di una certa cosa, acquistava da un terzo la
stessa cosa per donazione. L’obbligazione non si estingueva se tizio (legatario) acquistava perché la comprava (la
compravendita è onerosa e non lucrativa)

➢ Altri fatti giuridici estintivi delle obbligazioni


- Confusione: quando si riunivano nella stessa persona debitore e creditore;
- Impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore;
- Morte di una delle parti (negli illeciti penali intrasmissibile agli eredi, nelle obbligazioni di garanzia che si
estinguevano con la morte del garante e nelle societas che si estinguevano con la morte di un socio);
- i contratti consensuali si scioglievano per reciproco dissenso;

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26. LA CESSAZIONE DEI CREDITI
CESSAZIONE DEI CREDITI CON NOVAZIONE:
- una novazione soggettiva nella quale la persona che cedeva il proprio credito (cedente) assumeva il ruolo di
delegante, la persona alla quale il credito era ceduto (cessionario) il ruolo di delegante e il debitore (ceduto) il ruolo
di delegato.
- cambiava così la persona del creditore ma non aveva luogo una vera cessione perché il cessionario non subentrava nella
identica posizione del cedente: con la prima obbligazione si estinguevano anche le relative garanzie e gli eventuali
interessi.
- questo espediente poteva non essere praticabile perché il debitore avrebbe potuto non essere disponibile;

nacque così un nuovo espediente:


- il cedente avrebbe nominato cognitor o procurator ad litem il cessionario che avrebbe così potuto agire in giudizio contro
il debitore con la stessa azione della quale era titolare il cedente
- il cessionario avrebbe trattenuto quanto ricavato
- il cessionario era però garantito solo a partire dal momento della litis contestatio perché solo da allora il debitore
convenuto sarebbe stato tenuto verso il cessionario, prima di allora il debitore avrebbe potuto adempiere al cedente.

27. IL TRASFERIMENTO DEI DEBITI


- Espedienti simmetrici e contrari alla cessione dei crediti furono adottati per il trasferimento dei debiti;
- Su invito del debitore il creditore stipulava e il terzo prometteva quanto dovuto dal debitore;
- Oppure il debitore nominava il terzo cognitor o procurator ad litem perché sostenesse con ruolo di convenuto la lite con il
creditore;

28. LE OBBLIGAZIONI PARZIARIE


OBBLIGAZIONI PARZIARIE:
- obbligazioni con pluralità di creditori o debitori in cui ogni creditore abbia il diritto di pretendere, o ciascun
debitore il dovere di prestare una parte soltanto dell’oggetto della prestazione;
- questa si ripartisce tra creditori o debitori in parti uguali o disuguali dando luogo a più obbligazioni ognuna con una
propria prestazione corrispondente alla parte dovuta a ciascuno o da ciascuno;
- per il diritto romano era questo il caso, ad esempio, dei crediti o debiti ereditari, quando l’eredità era devoluta a più eredi;

29. LE OBBLIGAZIONI SOLIDALI


OBBLIGAZIONI SOLIDALI:
- obbligazioni in cui, avendo più creditori diritto e essendo più debitori tenuti alla stessa prestazione, ciascun
creditore può esigere o ciascun debitore deve adempiere l’intero.
- si dissero solidali perché la prestazione andava eseguita per intero;
- potevano essere: solidali attive o solidali passive
! solidali attive: con pluralità di creditori
! solidali passive: con pluralità di debitori
- le stesse si distinguevano anche in solidali cumulative ed elettive
! solidali cumulative: erano quelle in cui la prestazione era dovuta tante volte quanti erano i creditori o debitori;
! solidali elettive: erano quelle in cui la prestazione era dovuta solo una volta perché con l’adempimento nei confronti di
un creditore o da parte di un debitore si estingueva l’obbligazione per tutti.

A. LE OBBLIGAZIONI SOLIDALI CUMULATIVE


Il fenomeno delle obbligazioni solidali cumulative ricorreva in materia di legati per damnationem o nei delicta;

▪ legati per damnationem:


- poteva darsi il caso di solidarietà cumulativa attiva quando la stessa cosa era legata dal testatore disgiuntamente a più
persone: l’erede avrebbe dovuto prestare e ogni legatario avrebbe potuto pretendere l’intero senza che la prestazione in
favore di uno liberasse l’erede rispetto agli altri (il legato aveva ad oggetto una cosa specifica, l’erede avrebbe prestato
la cosa a un legatario e agli altri l’aestimatio)

▪ illeciti sanzionati da azioni penali (delicta):


- la regola era quella della solidarietà cumulativa passiva;
- se più erano gli autori dell’illecito tutti erano tenuti a pagare l’intera pena senza effetto liberatorio per gli altri;

B. LE OBBLIGAZIONI SOLIDALI ELETTIVE


- ‘elettive’: concretamente si dava in ordine al creditore che esigeva o al debitore che pagava per sé e per gli altri;
- uno solo dei creditori esigeva per tutti l’intera prestazione e uno solo dei debitori pagava per tutti;
- un caso di solidarietà elettiva era la stipulatio con più stipulanti e un promittente (solidarietà attiva) o viceversa, con più
promittenti ed un solo stipulante (solidarietà passiva)
- l’obbligazione solidale elettiva si estingueva per tutti, concreditori o condebitori, con l’adempimento della prestazione,
con acceptilatio, novazione, impossibilità sopravvenuta alla prestazione non imputabile al debitore;
- per quanto riguarda il pactum de non petendo bisognava distinguere il caso in cui fosse in rem o in personam:

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! in rem: ovvero quando il creditore o concreditori si impegnavano a non richiedere la prestazione, in questo caso
l’obbligazione solidale si estingueva per tutti;

! in personam: ovvero quando il concreditore si assumeva l’impegno a non chiedere lui la prestazione, l’obbligazione
si estingueva solo tra le parti tra le quali il patto era intervenuto.

30. LE GARANZIE PERSONALI DELLE OBBLIGAZIONI


Garanzie reali delle obbligazioni! attribuiscono al creditore il diritto di rivalersi su una cosa altrui in caso di
inadempimento;

Garanzie personali delle obbligazioni! si realizzavano con l’intervento di un terzo (garante) che assume di adempiere la
stessa obbligazione del debitore principale;

31. STIPULAZIONI DI GARANZIA


1. SPONSIO
- più antica garanzia personale delle obbligazioni (età arcaica);
- si compiva verbis ed era idonea a garantire soltanto le obbligazioni contratte verbis;
- doveva essere prestata subito dopo la promissio del debitore principale, intervenivano lo sponsor quali adpromissores
accanto al promissor (debitore principale);
- riservata ai cives romani
- l’obbligazione di garanzia si estingueva con la morte dello sponsor
- contro il debitore che entro 6 mesi non gli avesse rimborsato quanto pagato al creditore, lo sponsor avrebbe potuto
procedere per il rimborso, con la legis actio per manus iniectionem pro iudicato o con actio depensi;

2. FIDEPROMISSIO
- più recente rispetto alla sponsio;
- era una vera e propria stipulatio;
- era fruibile dai cives e peregrini;
- regime giuridico simile alla sponsio;
- trascorsi due anni dall’assunzione della garanzia, i garanti erano liberati;

3. FIDEIUSSIONE
- accessibile a cives e non cives;
- con la morte del fideiussore l’obbligazione relativa passava agli eredi;

- un tratto comune delle tre stipulazioni di garanzia era che con esse si costituiva, tra debitore principale e garanti da una
parte e creditore dall’altra, il regime della solidarietà elettiva passiva, essendo debitore principale e garanti tenuti verso il
creditore;
- carattere proprio della stipulazione di garanzia era l’accessorietà: esse presupponevano l’esistenza dell’obbligazione
principale; erano nulle le stipulazioni prestate per importi superiori a quelli del debito principale;
- l’estinzione dell’obbligazione principale comportava necessariamente l’estinzione dell’obbligazione di garanzia;
- l’obbligazione principale si estingueva per: acceptilatio, solutio, novazione, pactum de non petendo in rem;
- non si estingueva quella principale se quella di garanzia si era estinta per: confusione, pactum de non petendo in
personam.
- IL SACRIFICIO ECONOMICO ERA DEL DEBITORE PRINCIPALE;

LE PERSONE
1. LA CAPACITA’ GIURIDICA E LA CAPACITA’ DI AGIRE
Capacità giuridica! idoneità ad essere titolari di diritti e obblighi o di situazioni giuridiche soggettive;
Capacità di agire! idoneità ad operare direttamente nel mondo del diritto e compiere personalmente atti giuridici

⇒ Persona giuridicamente capace oggi: tutti gli esseri umani (persone fisiche) e talune identità consistenti in organizzazioni di
persone o bene (persone giuridiche! enti).

⇒ Persone giuridicamente capaci nel diritto romano: la parola persona era riferita solo a quelle che non chiamiamo persone
fisiche (essere umani). Tutti gli esseri umani erano dette persone ma non tutti avevano capacità giuridica (l’avevano le
persone libere e non gli schiavi).

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▪ Capacità di agire oggi: presuppone la capacità giuridica e viene riconosciuta a tutti gli esseri umani intellettualmente capaci
(no minori, no infermi di mente);

▪ Capacità di agire nel diritto romano: era riconosciuta alle persone intellettualmente capaci ma non presupponeva la capacità
giuridica;
Pater familias! adulto e sano, era giuridicamente capace e capace d’agire;
Schiavi e figli! erano capaci di agire ma gli era negata la capacità giuridica;
Figli! la cessazione di questa condizione e con esso l’acquisto della capacità giuridica prescinde
dall’età;
Presupposto di ogni capacità della persona fisica! ESISTENZA.

2. CAPACITA’ GIURIDICA. LA DOTTINA DEI TRE STATUS (LIBERTATIS, CIVITATIS E


FAMILIAE)
- per spiegare la capacità giuridica delle persone fisiche nel diritto romano si può fare ricorso allo schema degli status
(status! posizione giuridica delle persone).
a) Status libertatis: riguarda la comunità degli uomini liberi
b) Status civitatis: riguarda la comunità cittadina (lo stato romano)
c) Status familiae: riguarda la familia

3. PERSONE SUI IURIS E ALIENI IURIS


SUI IURIS! hanno piena capacità giuridica poiché hanno al contempo tutti e tre gli status: è al contempo libera,
cittadina romana e pater familias e NON sono soggette a potestà;

ALIENI IURIS! Persone giuridicamente incapaci soggette ad altri potestà

4. STATUS LIBERTATIS (I LIBERI)


- IL POSSESSO DELLO STATUS LIBERTATIS, essere cioè liberi, era la prima condizione a Roma per poter
godere della CAPACITA’ GIURIDICA e ad averla erano solamente i liberi;

- LIBERI SI NASCEVA o SI DIVENTAVA: NASCEVANO LIBERI I NATI DA MADRE LIBERA (GLI INGENUI),
DIVENTAVANO LIBERI GLI SCHIAVI LIBERATI (LIBERTI);

5. I SERVI
SCHIAVITU’! istituito antico del diritto romano e la diffusione di essa a Roma è legata alle guerre vittoriose e agli
schiavi che erano i prigionieri di guerra;

❖ Fonti della schiavitù:


- nascita da madre schiava
- cattura del nemico: il prigioniero diventava schiavo e la regola valeva sia per i romani catturati dai nemici che
per i nemici catturati dai romani però il cittadino romano sarebbe tornato libero una volta tornato in patria.
- vendita dei figli neonati che sarebbero diventati schiavi del compratore;

❖ Condizioni giuridiche dei servi:


- sono RES MANCIPI, non sono giuridicamente capaci;
- le unioni tra servo e serva non avevano rilievo per il diritto e per questo non ci sono vincoli tra genitori e figli;
- persone ALIENI IURI perché assoggettati ad altrui potestà ovvero alla potestà del proprio proprietario
(“dominus”) che esercitava su di loro un potere assoluto: diritto di vita o di morte.
❖ Rilevanza giuridica dei comportamenti volontari del servo (privo di capacità giuridica):
- ai servi si riconobbe una sorta di libertà di agire: si diede rilevanza giuridica ad alcuni comportamenti volontari
in base al criterio di quanto potessero MIGLIORARE (mai peggiorare) la CONDIZIONE GIURIDICO-
PATRIMONIALE del DOMINUS;
- fungono da organi d’acquisto del dominus ma colui che acquistava (la proprietà, il credito) era il
dominus;

❖ RESPONSABILITA’ NOSSALE
Azione nossale:
- Regola per cui, contro il servo altrui responsabile di delicta, la vittima potesse esercitare vendetta
impossessandosene e applicando la pena corporale stabilita, salva la facoltà del dominus di evitare tutto con il
pagamento di pena pecuniaria.

❖ PECULIO
- il servo, incapace giuridicamente, non poteva obbligare se stesso e non poteva peggiorare la situazione
giuridico-patrimoniale del dominus;

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- gli era concesso un PECULIO! gruzzoletto di denaro che si era guadagnato col lavoro oppure beni di diversa
natura. Ma il proprietario del peculio era sempre il dominus. Presto si ammise (per dare rilievo al significato del
peculio) che essi potessero trasferire il possesso delle res peculiari.

❖ OBBLIGAZIONI NATURALI
- I servi che avevano il peculio potevano TRAFFICARE CON TERZI; Da qui il riconoscimento che i servi
potessero adempiere agli obblighi assunti con atto lecito e che potessero adempierli pure se i terzi non avrebbero
mai potuto costringerli (i servi non potevano stare in giudizio).
- Il servo poteva assume obligationes naturales (non davano luogo ad actiones e il creditore poteva solo
trattenere quanto ricevuto dal terzo) ma non poteva assumere obligationes civiles (obbligazioni vere e proprie per
cui il creditore avrebbe potuto chiamare in giudizio il debitore);

Al dominus però non era permesso pretendere la restituzione di quanto il terzo avesse dato al terzo in
adempimento.

6. LE AZIONI ADIETTIZIE
! CRESCITA ECONOMIA ROMANA: esigenza di utilizzare i servi nella gestione degli affari del dominus; era però
necessario che i terzi potessero fare affidamento sul fatto che il servo avrebbe adempiuto ai suoi impegni, occorreva che
potessero disporre dei mezzi giuridici che garantissero ai terzi l’adempimento del servo;

SOLUZIONE DEL PRETORE! IL DOMINUS SI SAREBBE ASSUNTO LA RESPONSABILITA’ DELLE AZIONI


FINANZIARIE DEL SERVO. IL PRETORE PROMISE AI TERZI ALCUNE AZIONI
CONTRO IL DOMINUS;

AZIONI ADIETTIZIE! VENIVA IN CONSIDERAZIONE LA RESPONSABILITA’ DEL DOMINUS +


RESPONSABILITA’ NATURALE DELLO SCHIAVO; IL DOMINUS RISPONDEVA
DELL’INTERO DEBITO DELLO SCHIAVO

▪ ACTIO QUOD IUSSU: presupponeva che l’impegno del terzo fosse stato assunto di
seguito ad autorizzazione del dominus che si sarebbe assunto ogni rischio.

▪ ACTIO EXERCITORIA: presupponeva che il proprietario dello schiavo fosse un exercitor


navis che affidava la gestione della nave a uno schiavo e per i debiti contratti dal servo
nell’ambito dell’incarico si dava ai terzi creditori l’actio exercitoria;

▪ ACTIO INSTITORIA: il dominus poteva proporre il servo in un settore economico come


sorvegliante, il dominus avrebbe risposto dei debiti del servo contratti nell’incarico.

▪ ACTIO DE PECULIO ET DE IN REM VERSO: caratterizzata dall’esistenza di DUE


TAXATIONES nella formula:
o DE PECULIO! presupponeva che il servo avesse un peculio e per questo la
responsabilità del dominus per i debiti del servo non andava oltre il valore del
peculio;
o TAXATIO! il dominus, mancando o essendo insufficiente il peculio, rispondeva
dei debiti del servo;

▪ ACTIO TRIBUTORIA: (presupponeva la concessione di un peculio), il servo doveva


compiere negozi in ordine a beni peculiari affidatigli dal dominus perché ne commerciasse.
I terzi dovevano rivolgersi al pretore che avrebbe potuto invitare il dominus a riparare l’importo
delle merci peculiari tra i creditori attribuendo agli stessi una quota proporzionale al credito di
ciascuno;

7. LE LITI DI LIBERTA’
- Lo status di libertà poteva essere contestato attraverso un PROCESSO DI LIBERTA’;
- La persona sul cui status di disputava era OGGETTO della LITE e i suoi interessi erano rappresentati
dall’ADSERTOR IN LIBERTATEM (colui che discute con il dominus poiché il servo non aveva capacità giuridica).
- Con Giustiniano si permise al presunto servo o presunto libero di litigare personalmente col dominus;

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8. CESSAZIONE DELLO STATO DI SCHIAVITU’
- STATO DI SCHIAVITU’! poteva cessare con l’atto di liberazione del dominus, quest’atto era detto MANUMISSIO
ed era compiuto personalmente dal dominus;

♥ TRE TIPI DI MANUMISSIO! - VINDICTA! manumissio inter vivos;


- CENSU! manumissio inter vivos;
IL SERVO, ATTRAVERSO LA
- TESTAMENTO ! manumissio mortis causa
MANUMISSIO ACQUISTAVA
LIBERTA’ E CITTADINANZA.

❖ MANUMISSIO VINDICTA:
- negozio formale e solenne, inter vivos;
- si svolgeva davanti a un magistrato presenti il dominus e lo schiavo;
- un adsertor dichiarava libero lo schiavo toccandolo con una bacchetta e se il dominus non contestava lo schiavo
era libero
- successivamente bastò solamente una dichiarazione di liberazione del dominus;

❖ MANUMISSIO CENSU:
- negozio inter vivos;
- vi si ricorreva in occasione delle operazioni di redazione delle liste di censo;
- si realizzava con l’iscrizione del servo nelle liste dietro autorizzazione del dominus;

❖ MANUMISSIO TESTAMENTO:
- negozio mortis causa;
- disposizione testamentaria: aveva efficacia solo dopo la morte del testatore;
- occorreva l’uso di termini imperativi;
- potevano essere inseriti termini iniziali e condizioni;

❖ MANUMISSIO PRETORIE:
- ultima età repubblicana! nuovi modi di liberazione
- INTER AMICOS: dichiarazione informale del dominus davanti ai suoi “amici”;
- PER EPISTULAM: per iscritto, con semplice lettera;
- Gli schiavi non acquistavano subito libertà: il pretore tutelava la libertà negando al dominus la vindicatio in
servitutem;

❖ MANUMISSIO FEDECOMMISSARIA
- manumissione indiretta;
- efficacia ai fedecommissari sull’erede cui il testatore avesse fatto carico di manomettere un servo venne a
gravare l’obbligo di procedere alla manumissio;
- l’onerato sarebbe stato costretto extra ordinem dallo stesso schiavo.

❖ NUOVE FORME DI MANUMISSIONE


- età postclassica
- manumissio in sacrosantis ecclessiis! dichiarazione di volontà del dominus di fronte all’assemblea dei fedeli
presieduto dal vescovo;
- manumissio per mensam! durante un convivio;

❖ ACQUISTO AUTOMATICO DELLA LIBERTA’


- I servi potevano acquistare la libertà anche per disposizione imperiale,

❖ LIMITAZIONI ALLA MANUMISSIONE


- Si temette un inquinamento della società a causa dei numeri elevati di schiavi liberati
- Per questo problema provvidero due leggi:
⇒ Lex fufia canina: limitò le manumissioni testamentarie;
⇒ Lex aelia sentia: vietò alcune manumissioni;

9. I LIBERTI
- GLI SCHIAVI LIBERATI ACQUISTAVANO! - Libertà;
- Cittadinanza;
- Diventavano sui iuris; giuridicamente capaci.
- Tuttavia la condizione degli schiavi liberati NON era uguale a quella dei NATI LIBERI;

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➢ DIVISIONE DELLE PERSONE LIBERE IN DUE GRUPPI:
▪ INGENUI (nati liberi)! sono persone innocenti alle quali la madre ha trasmesso la condizione di
libertà
▪ LIBERTINI (schiavi liberati)! sono stati liberati da una giusta servitù (“giusta servitù: schiavitù
conforme al diritto perché quest’ultima è una condizione giuridica con le sue rispettive regole); si nasce
schiavi da madre schiava; hanno minore considerazione sociale e sono esclusi da alcune attività (artes
liberales) proprie degli ingenui.

➢ L’ex dominus! diventava PATRONO con la liberazione dello schiavo e godeva del diritto di patronato nei
confronti dello schiavo (trasmissibile mortis causa);
➢ Diritto di patronato! inizialmente conferiva al dominus forti poteri sul servo (servizi domestici o artigianali)
ma successivamente questo potere si attenuò nel dovere del liberto di prestare al patrono ossequi e reverenze;

10. PERSONE IN CAUSA MANCIPII


PERSONE IN CAUSA MANCIPII (filii familias), erano:
- liberi;
- cittadini romani;
- assoggettati alla potestà di altra persona;
⇒ Queste persone erano i figli mancipati dai loro pater familias, oppure per effetto della mancipatio caduti sotto
il mancipium di un mancipio accipiens;

⇒ L’utilizzo della mancipatio dei figli nell’ambito de! - ADOPTIO;


- EMANCIPATIO;
- DAZIONE A NOSSA;

a) ADOPTIO! Strumentale per il passaggio del figlio ad altra famiglia; (la condizione aveva breve durata)
b) EMANCIPATIO! Per l’acquisto dello stato di sui iuris; (la condizione aveva breve durata)
c) DAZIONE A NOSSA! Comportava un assoggettamento duraturo del filius familia;

- Le persone in causa mancipii (=figli) potevano sposarsi e avere figli legittimi;


- Le persone in causa mancipii (=figli e schiavi) non avevano capacità giuridica per il patrimonio;
- Le persone in causa mancipii (=schiavi) erano alieni iuris, soggetti a potestà;
- Le persone in causa mancipii (=schiavi e ≠ figli) morta la persona che su di essi esercitava mancipio, NON diventava
sui iuris ma cadeva sotto il mancipium dell’erede;
- Le persone in causa mancipii (=schiavi) potevano essere liberate con manumissio;
11. ALTRE SITUAZIONI DI DIPENDENZA PERSONALE
IL COLONATO:
- I coloni erano persone libere di umile condizione che dietro compenso di obbligavano a un lavoro subordinato;
- In seguito alla crisi dell’impero romano essi furono vincolati alla terra che coltivavano e non potevano essere distaccati
neanche dai proprietari;
- Subirono limitazioni alla capacità giuridica e di agire;
- Fu limitata la libertà matrimoniale;
- Erano subordinati al proprietario;

12. STATUS CIVITATIS


A. CIVES ROMANI:
- Cittadini romani si nasceva o si diventava;
- Nascevano cittadini romani quelli nati da padre cittadino in un matrimonio legittimo oppure i nati fuori da
matrimonio legittimo ma da madre romana;
- Diventavano cittadini gli schiavi liberati
- Si diventava cittadini anche grazie alle concessioni dello stato romano
• due importanti concessioni! al tempo di Silla (concessione agli alleati italici) e al tempo di Caracalla
(concessione a tutti i liberi dell’impero).

- Perdita della cittadinanza romana: - Cives ridotti in schiavitù;


- Esiliati per sfuggire alla pena capitale;
- Esiliati per crimini;

B. PEREGRINI
- Persone libere ma non cives;
- Per i rapporti privati si applicava il ius gentium;
- Gli era concesso il ius commercii per il commercio! capacità di acquistare con mancipatio e sposarsi con
cittadini romani;

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C. I LATINI
- Categoria privilegiata di peregrini;
- Si dividono in:
• Latini priscii! cittadini delle città laziali vincolati a Roma da alleanza; disponevano di ius migrandi
( diventavano cittadini trasferendosi a Roma), ius commercii e ius connubii;
• Latini coloniarii! cittadini o peregrini che si stabilirono nelle colonie fondate da Roma;

D. PEREGRINI DEDITICII
- erano membri di collettività straniere, un grado molto basso di peregrini; non avevano capacità giuridica nel
diritto privato

13. STATUS FAMILIAE


❖ sui iuris! avevano capacità giuridica, erano persone libere con status libertatis, cittadine romane con status
civitatis e non soggette a potestà quindi sui iuris;

❖ alieni iuris! persone soggette a potestà
potestà! - dominium per gli schiavi;
- mancipium per le persone in causa mancipii;
- patria potestas per i filii familias;
- manus per le donne;

“FAMILIA”:
- GRUPPO UNITARIO COMPOSTO DA UNA SOLA PERSONA SUI IURIS, SE E QUANDO QUESTA FOSSE
STATA DI SESSO MASCHILE FACEVANO PARTE DELLA FAMIGLIA ANCHE DAI FIGLI E DALLE DONNE,
ASSOGGETTATI ALLA SUA POTESTA’; (pater familias)
- Aveva una struttura patriarcale! solo i pater familias potevano avere figli e donne sotto la loro potestà. LE DONNE
NO, se erano sui iuris potevano godere dei diritti e doveri giuridici ma non della potestà familiare.

14. GLI SPONSALI


❖ Il matrimonio era preceduto dalla PROMESSA DI MATRIMONIO;

LA PROMESSA DI MATRIMONIO: Si compiva mediante sponsio per mezzo della quale il pater familias della
donna o lei stessa se era sui iuris facevano al fidanzato promessa di matrimonio dalla quale nasceva un vincolo
giuridico;
(in età preclassica la promessa si compì col semplice e reciproco consenso: non nascevano obligationes);

15. IL MATRIMONIO
- REQUISITI PER COSTRUIRE UNA FAMILIA! -matrimonio legittimo per il quale si richiedeva il connubium;
- gli sposi dovevano essere in età pubere;
- il consenso reciproco;
- l’assenza di questi requisiti non permetteva il matrimonio
legittimo;

➢ Il connubium:
- attitudine a vivere in matrimonio legittimo con l’altro coniuge;
- una sorta di capacità civile con riferimento all’altro coniuge;
- la regola era che sussistesse tra cittadini romani, che non consentisse il matrimonio tra parenti e affini (parenti
dell’altro coniuge);
➢ Il lutto vedovile:
- era vietato alla vedova un nuovo matrimonio prima di 10 mesi dalla morte del marito;
- la violazione di questa regola dava luogo a sanzioni sociali e l’infamia per chi era responsabile del prematuro
matrimonio della vedova;
- la vedova avrebbe anche perso i beni acquisiti con la morte del marito (testatario);

16. CONCEZIONE ROMANA DEL MATRIMONIO


- matrimonio oggi! negozio giuridico, rito che da luogo ad un vincolo destinato a durare finché non muore uno dei due
coniugi o per scioglimento/annullamento.

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- matrimonio romano! consisteva nel fatto in sé della CONVIVENZA STABILE di due persone di sesso diverso con
la volontà costante di vivere in unione monogamica; UN FATTO SOCIALE PRIMA CHE GIURIDICO.

▪ MATRIMONIO E CONVENTIO IN MANUM:


“conventio in manum”! per effetto della quale la moglie cadeva sotto la manus del marito; la moglie mutava
lo stato familiae e passava sotto la famiglia del marito perdendo i legami con la
sua;

matrimonio poteva essere:


⇒ Cum manu: matrimonio + conventio in manum;
⇒ Sine manu: matrimonio senza conventio in manum, la donna manteneva il suo status familiae, se
era sui iuris restava tale altrimenti continuava ad esistere la patria potestas del suo pater familias;

▪ LA STRUTTURA DEL MATRIMONIO: caratteristiche del matrimonio romano


- Non era necessario alcun rito, era sufficiente la convivenza tra due persone di sesso diverso con la
volontà di essere marito e moglie (affectio maritatis);
- Rigorosamente monogamico;
- L’inizio della convivenza segnava l’inizio del matrimonio accompagnato da affectio maritatis;
• Convivenza: dato oggettivo, facile da provare;
• Affectio maritatis: dato soggettivo che poteva desumersi dalla preesistenza di sponsali, dalla
conventio in manum e dallo svolgimento di festeggiamenti.

▪ GLI EFFETTI DEL MATRIMONIO:


- Solo i figli nati da matrimonio legittimo sono legittimi;
- Le donne acquistavano la dignità sociale del marito;
- Dovere reciproco di fedeltà con conseguenti sanzioni (moglie adultera: poteva essere uccisa);
- Reciproche aspettative successorie;
- Tra marito e moglie era sempre esclusa l’azione penale di furto;

17. IL DIVORZIO
DIVORTIUM:
- Avveniva per la morte di uno dei coniugi;
- Avveniva per la fine dell’affectio maritalis e quindi per la fine della convivenza;
- Non richiedeva formalità;
- Provocava lo scioglimento del matrimonio indipendentemente dalla causa;
- Il comportamento del coniuge che avesse causato il divorzio poteva essere sanzionato (es. rimozione dal senato);
- Consentito anche nel caso di comportamento colpevole dell’altro coniuge (adulterio, prostituzione o omicidio);

REPUDIUM:
- Divorzio unilaterale;
- Fu ritenuto lecito solo in alcuni casi limitati e tassativi in presenza di motivi non imputabili a nessuno dei coniugi
(impotenza, scomparsa, deportazione o prigionia);

• Successivamente si svilupparono nuove concezioni di matrimonio e di divorzio:


- Per il divorzio unilaterale! si richiedeva che la dichiarazione fosse scritta o dinanzi testimoni;
- Per il divorzio! pur venendo a mancare l’affectio maritalis e la convivenza, il matrimonio sarebbe rimasto
valido; si inizia a manifestare l’idea del matrimonio come vincolo giuridico.

18. LA DOTE
DOTE:
- istituto del diritto romano arcaico;
- consisteva in una o più cose che la moglie, il padre o il terzo conferiva al marito come dote.

➢ DOPPIA FUNZIONE DELLA DOTE:


⇒ Si riferisce ai matrimonio cum manu della figlia perché compensava la figlia delle aspettative
ereditarie che perdeva per il fatto di uscire dalla famiglia di origine;
⇒ Contributo per sostenere il peso del matrimonio; di conseguenza giovava al marito ma una volta
sciolto il matrimonio la dote sarebbe tornata alla moglie e fungeva da mantenimento;

➢ MODI DI COSTITUZIONE DELLA DOTE: DATIO/PROMISSIO/DICTIO


⇒ Datio:
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- trasferimento di proprietà in favore del marito che si compiva a titolo di dote;
- “datio dotis”: indicava un effetto reale come forma reale di costituzione della dote e si compiva
medinate in iure cessio, mancipatio o traditio;

⇒ Promissio:
- stipulatio compiuta dotis causa;
- si trattava di un contratto dai molteplici impieghi tra cui la costituzione di dote;
- Il marito, in seguito alla promissio dell’altra parte diventava creditore;

⇒ Dictio:
- negozio solenne che si compiva con la pronuncia di certa verba;
- effetto: il marito avrebbe avuto, per l’adempimento, un’actio in personam;

➢ TEMPI DELLA COSTITUZIONE DELLA DOTE


- La dote poteva essere costituita prima del matrimonio, in previsione di esso ma anche durante.
- dotis dictio e promissio dotis! se costituite prima del matrimonio avrebbero avuto effetto dopo, a matrimonio
avvenuto;
- datio dotis! aveva effetti immediati;

➢ CONDIZIONE GIURIDICA DEI BENI DOTALI


- il marito diventava titolare dei beni e dei diritti dotali ma in ambito sociale la dote era considerata della moglie,
per questo motivo il marito aveva l’obbligo di restituire la dote alla moglie in seguito allo scioglimento del
matrimonio:
- L’azione di restituzione della dote alla moglie fu detta actio rei uxoriae (“cosa della moglie”);
- Quindi, il titolare dei beni dotali era il marito nonostante NON potesse alienare i beni senza il consenso
della moglie e il proprietario dei beni dotali era la moglie stessa.

➢ RESTITUZIONE DELLA DOTE ! ACTIO REI UXORIAE


- azione in personam e in ius;
- presupponeva che il matrimonio fosse sine manu;
- spettava alla moglie sui iuris o al pater familias;
- era intrasmissibile! se la moglie moriva la dote restava al marito;
- se la dote consisteva in denaro si consentiva al marito di restituirla a rate;
- il marito poteva trattenere parte della dote a causa del cattivo comportamento della moglie;

19. I FILII FAMILIAS


FILII FAMILIAS:
- liberi;
- cittadini romani;
- alieni iuris! soggetti alla potestà del pater familias e privi di capacità giuridica;

- erano filii familias! - nati da matrimonio legittimo;


- se il padre era filius familias i nati cadevano sotto la patria potestas dell’avo patero;
- si diventava filii familias anche per adozione (adrogatio: adozione di un sui iuris/adoptio:
adozione di un alieni aiuris)

➢ ADROGATIO:
- si compiva con la partecipazione dei comitia curiata;
- il pontefice interrogava i due soggetti interessati circa la volontà di adrogare e di essere adrogato e interrogava
anche il popolo;
- se la risposta fosse stata positivi si sarebbe compiuta l’adrogatio;

• Effetti dell’adrogatio:
- l’adrogato diventava filius familia, passava dalla condizione di sui iuris ad alieni iuris, sotto la potestras
del pater familias adrogante;
- i beni dell’adrogato erano acquistati dall’adrogante;
- i debiti dell’adrogato si estinguevano;

➢ ADOPTIO IN SENSO STRETTO


- ADOPTIO! rigurdava un alieni iuris fiius familias il quale passava dalla famiglia d’origini alla famiglia
dell’adottante; cessava così la patria potestas del padre e acquistava su di lui la patria potestas l’adottante.

• PROCEDIMENTO: ripreso dal precetto che sanzionava la perdita della patria potestas colui che avesse
venduto per tre volte il figlio;
- Il padre mancipava per 3 volte il figlio all’adottante, con la terza mancipatio il padre perdeva la
patria potestas sicché l’adottante glielo rimancipava;
- Il padre naturale acquistava l’adottato nella posizione di persona in causa mancipii;
- A questo punto, dinanzi a un magistrato, l’adottante rivendicava come propria la persona che
voleva adottare affermando che fosse suo figlio, il padre naturale taceva e l’adottante acquistava
la patria potestas.
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➢ LEGITTIMAZIONE
- Età postclassica! riconoscimento della legittimazione per successivo matrimonio per cui i figli nati
fuori dal matrimonio divenivano figli legittimi una volta che i genitori si fossero sposati;

20. FILII FAMILIAS! POSIZIONE PERSONALE


Filii familias naturali e adottivi: assoggettati alla patria potestas perché il pater aveva un potere assoluto e illimitato;
(ius vitae ac nacis! diritto di vita o di morte).

Successivamente vi furono delle sanzioni per i casi più gravi di abuso del ius vitae
ac nacis: l’uccisione ingiustificata del filius fu repressa con sanzioni criminali.
In età classica scomparve definitivamente il ius vitae ac nacis.

21. FILII FAMILIAS! RAPPORTI PATRIMONIALI


❖ FILII FAMILIAS (=schiavi):
- alieni iuris;
- privi di capacità giuridica, non avevano diritti propri;
- acquistavano al pater familias ma non obbligavano;
- gli era concesso un peculio;
- potevano contrarre obligationes naturales;

❖ Ultima repubblica! RICONOSCIMENTO DELLA CAPACITA’ DEI FILII FAMILIAS DI ASSUMERE


OBLIGATIONES CIVILES (obbligazioni sanzionate da azioni) ma solamente ai figli maschi (figlie: solo obligationes
naturales);
❖ Contro i filii familias i terzi creditori non avrebbero potuto procedere esecutivamente essendo escluse l’esecuzione
personale e patrimoniale.
❖ Per l’esecuzione della sentenza non adempiuta i creditori avrebbero dovuto attendere che sul figlio cessasse la patria
potestas e fosse diventato pater familias;
❖ Ai figli contro i quali i creditori non potevano agire esecutivamente si applicò il regime della responsabilità adiettizia.

a) PECULIO CASTRESE
- Augusto concesse ai filii familias militari di poter disporre dei proventi del servizio militare e dei beni
acquistati con tali proventi
- Inizio così il processo evolutivo che portò alla configurazione di un peculio castrese
- Il peculio castrese era costituito dai beni acquistati dai figli in relazione al servizio militare;
- Il padre non poteva appropriarsi del peculio castrese;
- Il peculio castrese apparteneva ai filius familias;

b) PECULIO QUASI CASTRESE


In età postclassica! il peculio castrese fu esteso ai guadagni e ai beni e diritti acquistati dal filius coi proventi
ricavati dall’esercizio di funzioni civili e a servizio dello stato.

c) I BONA ADVENTICIA
- In età postclassica! si attribuì ai filii familias la proprietà dei beni provenienti da successione materna
e dei beni acquistati in occasione del matrimonio e successivamente con Giustiniano anche i beni
acquistati dal filius purché non provenienti dal padre (bona adventicia)
- Il figlio era proprietario dei bona materna e dei bona adventicia ma l’amministrazione e il godimento
spettavano al pater;

22. CESSAZIONE DELLO STATUS DI FILIUS FAMILIAS


LA POSIZIONE GIURIDICA DEI FIGLI POTEVA MUTARE;
- mancipati dal padre diventavano personae in causa mancipii;
- nel caso dell’adoptio cadevano sotto la potestà di altro pater o sotto la manus del marito,
- i figli potevano uscire dalla famiglia di conseguenza alla perdita della libertà o della cittadinanza;

23. FATTI GIURIDICI PER CUI IL FILIUS DIVENTA SUI IURIS (cessa su di lui la potestas)
i. MORTE DEL PATER FAMILIAS (=perdita della liberà e della cittadinanza)
Generalmente la patria potestas cessava con la morte del padre in seguito alla quale i figli diventavano sui iuris e
i figli maschi diventavano pater familias e soggetti alla loro potestà erano i figli e i nipoti;

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∼ I nipoti (figli dei figli)! ancora sotto la potestas del padre, con la morte di quest’ultimo restavano
alieni iuris e cadevano sotto la potestà del loro padre, divenuto nel frattempo pater familias;

ii. EMANCIPATIO
- per consentire che il figlio uscisse dalla famiglia si faceva ricorso alla norma che sanciva la perdita
della patria potestas al padre che avesse mancipato 3 volte il figlio (emancipatio)
- procedimento! 1) tre mancipationes successive a persona di fiducia seguite da manumissio;
2) estinzione della patria potestas: figlio diventa in causa mancipii del terzo;
3) il terzo fiduciario lo rimancipava al padre;
4) il padre lo manumetteva e il figlio diventava sui iuris;
- In età postclassica: l’atto si ridusse a una dichiarazione del padre.

24. LE DONNE IN MANU


DONNE IN MANU: persone libere ma soggette a potestà (alieni iuris), posizione giuridica che si acquistava con la
conventio in manum;

CONVENTIO IN MANUM: riguardava sia le donne sui iuris che le filiae familias

• Donne sui iuris! con la conventio in manum passavano dalla condizione sui iuris a alieni
iuris, sotto la mano del marito;
• Filiae familias! cessavano di appartenere alla famiglia di origine ed entravano a far parte
della famiglia del marito. Su esse cessava la potestas del pater e si costituiva la manus del
marito.

MODI DELLA CONVENTIO IN MANUM! CONFARREATIO; COEMPTIO; USUS

▪ USUS:
- consisteva nella convivenza coniugale protratta per un anno;
- la donna poteva interromperlo allontanandosi per 3 notti consecutive dalla casa;

▪ CONFARREATIO (ARCAICO E SOLENNE RITO RELIGIOSO):


- esigeva la pronuncia di certa verba in presenza di 10 testimoni;
- si compiva un sacrificio a Giove;
- scomparve in età classica;

▪ COEMPTIO (MANCIPATIO):
- oggetto: la donna;
- alienante: la donna se sui iuris o il pater familias;
- acquirente: il marito;
- scompare in età postclassica;

LA DONNA IN MANU NELLA FAMIGLIA


Posizione della moglie nella famiglia:
- era considerata una figlia rispetto al marito e una sorella rispetto ai suoi stessi figli;
- alla moglie si applicavano gli stessi principi della filiae familias;
- per la cessazione della manus si usava la DIFFARREATIO (rito opposto alla confarreatio);

25.PARENTELA E AFFINITA’ (familia proprio iure dicta: composta da una sola persona sui iuris + filii familias + donna in manu)
a. L’AGNATIO
- vincolo tra più componenti della stessa famiglia;
- una sorta di parentela civile che prescindeva dal vincolo di sangue;
- con la morte del pater familias la famiglia si spezzava in tante familiae, quanti erano i filii familias e moglie
soggette alla sua potestas;
- l’agnatio era un tipo di parentela esclusivamente in LINEA MASCHILE e riguardava solo i cittadini romani;

▪ FAMILIA COMMUNI IURE! famiglia composta dall’insieme delle persone che sarebbero state sotto la
potestas del padre se questo fosse stato anora in vita; il vincolo dell’agnatio si scioglieva attraverso emancipatio;

b. LA COGNATIO
- parentela di sangue sia in linea maschile che femminile;
- stessi effetti giuridici dell’agnatio;

c. LINEE E GRADI DI PARENTELA

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La parentela poteva essere! IN LINEA RETTA o IN LINEA COLLATERALE;
LINEA RETTA: erano parenti in linea retta gli ascendenti o discendenti tra loro (genitori e figli, nonni e nipoti);
LINEA COLLATERALE: erano parenti in linea collaterale quanti avessero un ascendente in comune (fratelli e
sorelle, zii e nipoti);

grado di parentela! si stabiliva contando le generazioni


(genitori e figli sono di primo grado, nonni e nipoti sono di secondo grado)
( fratelli e sorelle sono di secondo grado, zii e nipoti sono di terzo grado).

d. ADFINITAS (AFFINITA’)
- è il legame che unisce un coniuge con i parenti dell’altro coniuge;
- può essere in linea retta o collaterale a seconda del rapporto dell’altro coniuge con la persona cui si fa riferimento;
- Affini in linea retta di primo grado: suoceri rispetto a generi e nuore;
- Affini in linea collaterale di secondo grado: ciascun coniuge con fratelli o sorelle dell’altro;

e. GLI ALIMENTI
In età classica si stabilì tra agnati e cagnati la pretesa degli alimenti (mezzi di sostentamento), emerse l’idea di sanzionare
pretese alimentari tra parenti più vicini! si affermò un reciproco dovere alimentare tra genitori e figli.
26. LA CAPITIS DEMINUTIO
CAPITIS DEMINUTIO! - MUTAMENTO DI STATUS PER CUI SI SPEZZAVANO I VINCOLI
DELL’AGNATIO;
- Ad essa si fece ricorso per riferirsi ad effetti giuridici diversi derivati dal mutamento di status
(testamento divenuto invalido se il testatore avesse subito capitis deminutio);
- PUO’ ESSERE MAXIMA, MEDIA O MINIMA;

⇒ MAXIMA: conseguiva alla perdita dello status libertatis (libero diventa schiavo);
⇒ MEDIA: conseguiva alla perdita dello status civitatis (perdita cittadinanza);
⇒ MINIMA: conseguiva al mutamento dello status familiae;

27. L’INFAMIA
INFAMIA O IGNOMINIA:
- Persone che per comportamenti riprovevoli, l’esercizio di attività o per condanna in alcuni giudizi andavano incontro a
disistima sociale e diventavano infames o ignominosae (prostitute, commedianti e gladiatori);
- Queste persone andavano incontro a gravi incapacità di diritto pubblico (cariche pubbliche);

28. LIMITI ALLA CAPACITA’ GIURIDICA DELLE DONNE


- DONNE NEL DIRITTO PUBBLICO! fu negata ogni capacità
- DONNE NEL DIRITTO PRIVATO! - la maggiore limitazione riguardava la patria potestas perché la struttura
familiare era rigidamente patriarcale;
- impossibilità per le donne di adottare;
- esclusione dall’esercizio di tutore e curatore;
- divieto di assumere obbligazioni nell’interesse altrui che fu però eliminato
con l’exceptio senatus consulti velleiani;

29. CAPACITA’ DI AGIRE


- IDONEITA’ AD OPERARE DIRETTAMENTE NEL MONDO DEL DIRITTO E COMPIERE PERSONALMENTE
ATTI GIURIDICI;
- era riconosciuta anche agli alieni iuris (figli e servi) anche se giuridicamente incapaci;

- I MAGGIORI PROBLEMI IN ORDINE ALLA CAPACITA’ DI AGIRE RIGUARDAVANO I SUI IURIS;

30. L’ETA’
PER IL RICONOSCIMENTO ALLA CAPACITA’ DI AGIRE RILEVAVA MOLTO L’ETA’;

❖ PUBERI E IMPUBERI
Puberi! quelli che hanno raggiunto la capacità fisiologica di generare; avevano piena capacità giuridica se
maschi;

Impuberi!- quelli che non hanno raggiunto la capacità fisiologica di generare;
- gli impuberi erano:
⇒ Infantes: fanciulli non in grado di eloquio ragionevole, per questo erano giuridicamente
incapaci; al compimento del settimo anno d’età finiva l’infanzia;
⇒ Infantia minores: infantes che avevano superato l’infantia; erano ammessi ad acquistare
diritti;

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Femmine! si ritenne raggiunta la pubertà con il compimento dei 18 anni
Maschi! si decide in base al riscontro dei caratteri esteriori connessi con la capacità di generare;

31. LA TUTELA DEGLI IMPUBERI


❖ LA TUTELA POTEVA ESSERE LEGITIMA, TESTAMENTARIA O DATIVA

1) TUTELA LEGITIMA:
- Tutela dell’impubere da parte dell’agnato di grado più vicino;
- Tutela legitima del patrono sul liberto
- Tutela legitima del parente manumissore sull’emancipato impuberi,
- La tutela legitima aveva luogo solo se il pater, temendo di morire prima della pubertà del figlio, non
avesse provveduto a nominare un tutore

2) TUTELA TESTAMENTARIA:
nel caso in cui il pater familias, prima della morte, avesse provveduto a nominare un tutore per il figlio che non
avesse raggiunto la pubertà;

3) TUTELA DATIVA:
attribuì al pretore il potere di nominare, su richiesta della madre o di altri, un tutore all’impubere sui iuris che
non ne avesse una;

❖ CARATTERI DELLA TUTELA


Tutela:
- istituto potestativo e protettivo;
- il tutore esercitava un potere nell’interesse della famiglia per la conservazione del patrimonio familiare e al
contempo assicurava al pupillo assistenza e protezione; (tutore! potere-dovere);
- in età classica si decise che poteva essere tutore solo un cittadino romano maschio;
- in età postclassica la tutela fu concessa anche alla madre;

❖ POTERI DEL TUTORE


- auctoritas! era legittimato ad intervenire negli atti negoziali compiuti dal pupillo; consisteva in una
dichiarazione di volontà integrativa di quella espressa dallo stesso pupillo; era necessaria per quegli atti che
il pupillo infantia maior non poteva compiere da solo (atti di alienazione, assunzione di obbligazioni);
- poteva gestire da solo il patrimonio pupillare,
- poteva ascquistare e trasferire il possesso nell’interesse del pupillo;

! limitazioni al potere del tutore: vietò al tutore di alienare fondi rustici e suburbani del pupillo, pena la
nullità.
! cessazione della tutela: età pubere del pupillo;

❖ RESPONSABILITA’
- actio rationibus distramendis! azione penale che si dava all’ex pupillo contro l’ex tutore (cessata la tutela) per
gli abusi a danno del patrimonio pupillare.

- actio tutelae! azione reipersecutoria e infamante, il tutore era costretto a trasmettere gli acquisti fatti a nome
proprio e nell’interesse del pupillo.

- actio tutelae contraria! spettava al tutore contro il pupillo per il rimborso delle spese;

32. I MINORI DI 25 ANNI


- actio legis laetoriae: contro quanti, negoziando con un minore di 25 anni pubere e sui iuris, l’avessero raggirato
- exceptio legis laetoriae e la in integrum restitutio propter aetatem! emanata dal pretore per la tutela del minore che
avesse compiuto atti a lui pregiudizievoli;

• LA CURA MINORUM (figura del curatore del minore adolescente)


Aveva il compito di assisterlo nella gestione degli affari e inoltre rappresentava una garanzia per i terzi;
Egli avrebbe anche potuto gestire il patrimonio dell’adolescente;
• LA VENIA AETATIS (età classica)
Si concesse ai minori di 25 anni la venia aetatis in modo che il minore avrebbe gestito liberamente in suo
patrimonio e i suoi affari ma non avrebbe potuto richiedere i rimedi pretori in favore degli adolescenti.

33. FURIOSI E PRODIGI (non avevano capacità di agire)


FURIOSI! infermi di mente, incapaci di amministrare i propri beni (si negò del tutto la capacità di agire);

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PRODIGI! incapaci di amministrare i propri beni per inettitudine pratica (sperpero); a loro si negò parzialmente la
capacità di agire. Per loro vi era l’interdictio magistratuale che comportava l’incapacità a compiere atti di obbligazione o
alienazione.

FURIOSI E PRODIGI SUI IURIS! erano soggetti alla cura del:


- curator furiosi: amministrava sia la persona che il patrimonio; aveva il potere di alienare le cose del furioso.
- curator prodigi: amministrava solo il patrimonio del prodigio.

34. altri casi di incapacità di agire


sordi, muti o persone colpite da altre malattie croniche! erano capaci di agire ma ovviamente impedite a gestire
autonomamente i loro affari; Il magistrato assegnava loro un magistrato speciale.

35. TUTELA MULIEBRE (femminile)


a) Soggezione della donna sui iuris:
- donna pubere sui iuris! una volta cessata la patria potestas passava sotto la tutela del tutor mulieris;
- donna impubere sui iuris! raggiunta la pubertà passava sotto la tutela del tutor mulieris;

b) TUTELA MULIEBRE:
- legitima! spettava all’agnatus proximus;
- testamentaria! persona designata dal padre;
- dativa! tutore nominato dal pretore;

c) TUTOR MULIEBRIS:
- non gestiva il patrimonio;
- compito di assistenza e di controllo della gestione del patrimonio;
- aveva il compito di integrare la volontà della donna interponendo la sua auctoritas;

d) TUTOR OPTIVUS: si diede alla figlia la possibilità di scegliere il suo tutore


- tempo di Augusto! IUS LIBERORUM
si riconobbe alle donne con 3 figli (se ingenue) e con 4 figli (se liberte), il ius
liberorum che le esonerava della tutela e le conferiva piena capacità di agire;
- tempo di Claudio! LEX CLAUDIA
Abolì la tutela legitima del’agnatus proximus, da questo momento la tutela muliebre era
ridotta a pura formalità perché la donna poteva scegliere il suo tutore e costringerlo a
prestare auctoritas.
- 410 a.C! IUS LIBERORUM ESTESO A TUTTE LE DONNE.

36. LE PERSONE GIURIDICHE


- La capacità giuridica era riconosciuta a: - CORPORAZIONI a base personale,
- FONDAZIONI a base patrimoniale;

A. CORPORAZIONI:
- aggregazione di persone con propria organizzazione interna a cui fanno capo diritti e doveri che non sono
necessariamente diritti e dovere delle singole persone che la compongono;
- la corporazione resta invariata anche se alcuni membri cambiano o vengono meno;

B. FONDAZIONI:
- complesso patrimoniale volto a uno scopo considerato esso stesso titolare dei beni che lo compongono;
- la fondazione rimane tale anche se mutano gli elementi patrimoniali o i beneficiari;

37. LE CORPORAZIONI (civites/collegia)


- fenomeni di soggettivazioni giuridica furono riconosciuti dai romani nel populus romanus, nelle civitates e nei
collegia.

A. Populus romanus! si intendeva la collettività di cittadini romani politicamente organizzati;

B. Civitates! municipia: composti dai cittadini romani;


+
colonie: composte da latini coloniarii;

C. Collegia! associazioni che potevano avere scopi di culto, corporazioni di artigiani o commercianti,
congregazioni di povera gente

➢ CAPACITA’ DELLE CORPORAZIONI (CIVITATES E COLLEGIA)


- capacità giuridica di diritto privato (solo per i rapporti patrimoniali);
49
- potevano compiere compravendite, locazioni, mutui e mancipationes, traditiones e stipulationes;
- potevano stare in giudizio;
- potevano acquistare anche per mezzo di schiavi;
- potevano avere beni in possesso e in proprietà.

38. LE FONDAZIONI. L’eredità giacente


EREDITA’ GIACENTE:
- si intendeva il complesso ereditario nell’intervallo tra la morte dell’ereditando e l’accettazione dell’erede;
- questa NON apparteneva a nessuno;
- questa soluzione fu adottata per la sottrazione di cose ereditarie: essendo queste senza proprietario la loro sottrazione non
era considerata furto;
- successivamente prevalse l’idea per cui talvolta l’eredità avrebbe fatto le veci della persona del defunto.

50
LE COSE
1. LE RES
“RES”! -“oggetto”, “entità materiale”:
- oggi si preferisce parlare di beni in cui rientravano pure gli animali, i terreni, gli edifici e gli schiavi;

RES CORPORALES E RES INCORPORALES


- RES CORPORALES! “cose che si possono toccare”
- RES INCORPORALES! “cose che non si possono toccare”; eredità, usufrutto, obbligazioni, servitù prediali (diritti
soggettivi);

COSE IN COMMERCIO e COSE FUORI COMMERCIO


- cose in commercio! potevano formare oggetto di proprietà privata (res sacrae come i templi, res religisae e res
sanctae come ad esempio le mura della città);
- cose fuori commercio! non potevano formare oggetto di proprietà privata (res divini iuris ovvero di diritto divino,
erano fuori commercio);

RES HUMANI IURIS (di diritto umano) ≠ RES DIVINI IURIS (di diritto divino)
- res humani iuris potevano essere pubbliche o private
! res pubblicae: appartenevano alla collettività ed erano fuori commercio se destinate all’uso pubblico (piazza, fiumi)
ed erano in commercio se erano cose dalle quali il popolo ricavava utilità;
! res privatae: erano in commercio;

RES MANCIPI E RES NEC MANCIPI (distinzione che sparì in età postclassica)
✓ RES MANCIPI:
- Fondi sul suolo italico (terreni, edifici) schiavi, animali, servitù rustiche;
- Avevano prestigio nella società romana, infatti il trasferimento della proprietà doveva avvenire attraverso il rito
solenne della mancipatio;

✓ RES NEC MANCIPI:


- Tutte le altre res;
- Per il trasferimento era sufficiente la traditio;

BENI MOBILI E BENI IMMOBILI


Questa distinzione ebbe rilievo per quanto riguarda l’usucapione e la difesa del possesso ma non per la proprietà privata;
- bene immobile! il suolo insieme a ciò che vi inerisce stabilmente;
- bene mobile! animali, oggetti inanimati trasportabili e schiavi;

COSE FUNGIBILI E COSE INFUNGIBILI


- cose fungibili! cose che rilevano in rapporto al peso (frumento), numero (monete) o misura (stoffa);
- cose infungibili! cose che vengono in considerazione nella loro individualità;

GENERE E SPECIE
- cose di genere! cose che corrispondono a cose fungibili, appartiene ad una categoria (due bottiglie di vino);
- cose di specie! cose che corrispondono a cose infungibili (lo schiavo Stico);

COSE CONSUMABILI E COSE INCONSUMABILI


- cose consumabili! cose che si consumano per il fatto stesso di usarle (denaro, alimenti);
- cose inconsumabili! consentono un uso continuato;

COSE DIVISIBILI E COSE INDIVISIBILI


- a seconda che siano o meno suscettibili di essere materialmente divise;

COSE SEMPLICI, COMPOSTE E COLLETTIVE


- cose semplici! costituivano un’unità naturale (schiavo, pietra);
- cose composte! costituite da più cose semplici congiunte artificialmente (edificio, nave, armadio);
- cose collettive! più cose semplici non congiunte (gregge, biblioteca);

51
I FRUTTI
- FRUTTI NATURALI:
prodotti della piante e degli animali, diventavano frutti una volta separati dalla cosa madre (prima della separazione
erano partes), erano considerati frutti le attività lavorative dei servi e il corrispettivo che si ottiene concedendo una
cosa un godimento.
2. I DIRITTI REALI
⇒ i diritti patrimoniali si dividono in diritti reali e diritti di credito: questa classificazione è alla base della
classificazione dei negozi in negozi con effetti reali e con effetti obbligatori

- diritti reali! diritti soggettivi su una cosa, a carattere assoluto e opponibili a tutti i membri della collettività (erga
omnes);

- diritti di credito! diritto patrimoniale relativo tra le parti: uno o più creditori e uno o più debitori per cui la parte
datrice è tenuta in favore dell’altro all’adempimento di una prestazione;

- diritto di proprietà! diritto reale per eccellenza, esso attribuisce al proprietario un potere illimitato al godimento e alla
disposizione del bene;

- Ma sulla stessa cosa possono gravare altri diritti reali limitati:

•diritti reali di godimento: attribuiscono la facoltà di godimento su una cosa altrui;


•diritti reali di garanzia: conferiscono al proprietario i diritto di soddisfare un proprio credito rivalendo su una
cosa altrui in caso di inadempimento (pegno, ipoteca).
❖IL PROPRIETARIO PUO’ PERSEGUIRE LA COSA PROPRIA PRESSO CHIUNQUE LA POSSIEDA;
❖ I TITOLARI DI DIRITTI REALI LIMITATI POSSONO FAR VALERE IL PROPRIO DIRITTO CONTRO
OGNI POSSESSORE E OGNI PROPRIETARIO.

3. LA PROPRIETA’
▪ CONTENUTI DELLA PROPRIETA’
Proprietà:
- diritto soggettivo di natura reale per cui al proprietario (titolare) si riconosce sulla cosa che ne è oggetto una
signoria generale;
- la facoltà del proprietario è di godimento e disponibilità piena ed esclusiva sulla cosa;

▪ LIMITAZIONI ALLA PROPRIETA’! L’ELASTICITA’


Queste facoltà possono subire limitazioni legali (imposte dall’ordinamento giuridico) o limitazioni volontarie perché il
proprietario può costituire sulla cosa dei diritti reali limitati (servitù o usufrutto) ma una volta estinti i diritti reali la
facoltà di godimento del proprietario riacquista pienezza, da qui l’elasticità della proprietà.

▪ LA PROPRIETA’ COME DIRITTO


Diritto di proprietà:
- diritto soggettivo di natura reale che ha come contenuto la signoria su una cosa;
- questo sussiste fin quando non viene estinto e una volta acquistato può prescindere dall’effettivo esercizio;
- il proprietario è anche possessore della cosa, può non essere possessore ma solo proprietario mantenendo comunque il
“diritto al possesso”.

4. LA PROPRIETA’ NEL DIRITTO ROMANO


Era con la semplice idea di appartenenza (“questa cosa è mia”) che si rendeva il concetto di proprietà e per
dimostrare che si trattasse di un potere riconosciuto dal ius si aggiungeva “ex iure Quiritium”

❖ In età repubblicana: comparve un’espressione per indicare la proprietà romana ovvero “dominium ex iure
quiritium” e con il termine dominus si indicava il proprietario;
❖ In età classica: si iniziò a parlare di “proprietas” e “proprietarius” e si continuò ad esprimere il concetto di proprietà
in termini di appartenenza;

❖ Dominium ex iure Quiritium! ISTITUTO DEL IUS CIVILE, è ad esso che si pensa quando si parla di proprietà.
❖ Altre situazioni giuridiche analoghe a quelle della proprietà civile: proprietà pretoria, peregrina e provinciale.

5. IL DOMINIUM EX IURE QUIRITIUM


Il concetto di proprietà fu espresso prima in termini di appartenenza (questa cosa è mia), poi in termini di dominium e poi
in termini di proprietas.

- potevano esserne titolari solo i cittadini romani;


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- ne erano oggetto: res corporales sia mancipi che nec mancipi, sia mobili che immobili (i beni immobili solo se res
mancipi e su suolo italico).

6. ORIGINI DELLA PROPRIETA’ PRIVATA IMMOBILIARE A ROMA


- Le comunità previche non hanno riconosciuto la proprietà privata sui beni immobili perché le terre appartenevano alla
collettività ed erano adibite al pascolo;
Queste terre costituivano l’ager publicus e venivano in buona parte lasciate in godimento esclusivo ai privati.

- Da un certo momento altre porzioni di ager publicus cominciarono ad essere assegnate definitivamente e beni acquistati
divenivano propri dei privati
- All’assegnazione dell’ager publicus in proprietà privata si procedeva attraverso LIMITATIO o ambitos (per gli edifici)

LIMITATIO! rito con connotazioni sacrali; si compiva con l’intervento di un magistrato e un agrimensore, si
tracciavano sul suolo parallele e perpendicolari che incrociandosi stabilivano i confini del terreno. Attorno a
ciascun appezzamento c’era uno spazio libero detto limes (non acquistabile).

7. DOMINIUM EX IURE QUIRITIUM come POTERE ASSOLUTO E ILLIMITATO


Il dominium ex iure quiritium poteva avere ad oggetto beni mobili e beni immobili

- Appare la tendenza a rappresentarlo come potere assoluto e illimitato, da qui l’idea di proprietà come “diritto di
usare ed abusare della cosa propria”
- Il diritto romano non conobbe divieti agli atti emulativi ovvero comportamenti del proprietario di un fondo
nell’esercizio di un proprio diritto senza trarne vantaggio ma per nuocere ad altri, questo perché si riteneva che “chi
esercita un proprio diritto non lede a nessuno”
- Si pensava che il dominio del diritto romano comportasse un potere assoluto e illimitato perché la PROPRIETA’
IMMOBILIARE SUI BENI MOBILI ERA ESENTE DA IMPOSTE (sui beni mobili vennero messe delle imposte
solo dal 292);
- Il dominio quiritario sugli immobili si estendeva illimitatamente sia in altezza che in profondità;

➢ LIMITAZIONI LEGALI
- Le interferenze tra proprietari di immobili (limitate dall’esistenza della limitatio) erano però possibili e alcune
dovevano essere tollerate:
i. Immissioni di fumo o acqua dall’immobile vicino al proprio;
ii. Rami sporgenti del vicino sul proprio terreno purché ad altezza superiore a 15 piedi;

8. MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETA’


Modi d’acquisto! il dominium ex iure quiritium si acquistava in seguito a taluni atti;

1. ACQUISTI IURE CIVILI E IURE GENTIUM


La prima classificazione dei modi d’acquisto del dominio è tra:
- modi d’acquisto iure civili! con effetti riservati ai soli cittadini romani, tra questi modi d’acquisto abbiamo la
mancipatio, in iure cessio e usucapio;

- modi d’acquisto iuris gentium! con effetti estesi ai non cittadini, tra i modi d’acquisto vi erano l’occupazione,
l’accessione, la specificazione e la traditio.

2. ACQUISTI ORIGINARI E DERIVATIVI


La seconda distinzione fondamentale dei modi d’acquisto è tra:

MODI D’ACQUISTO A TITOLO ORIGINARIO


- prescindevano da ogni tipo di relazione tra chi acquista e il precedente proprietario
- possono avere ad oggetto una cosa di nessuno o una cosa altrui
- l’acquisto ha luogo indipendentemente da ogni relazione col precedente proprietario
- rilevano solo l’acquisto in sé e le sue modalità d’attuazione

MODI D’ACQUISTO A TITOLO DERIVATIVO


- modi in cui l’acquisto dipende dalla trasmissione che ne fa il titolare
- esiste una connessione tra dante causa e avente causa
- la proprietà viene acquistata così com’era presso colui che l’ha trasmessa (dante causa).

MODI D’ACQUISTO A TITOLO COSTITUITIVO


- qualcuno diventa titolare di un diritto soggettivo che si costituisce ex novo

❖ NON SI POTEVA TRASFERIRE PIU’ DI QUANTO UNA PERSONA POSSEDESSE;


❖ Il proprietario di un bene sul quale gravavano diritti reali limitati (usufrutto, servitù) lo avrebbe trasmesso
con gli stessi pesi;

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✓ ACQUISTO DEL DOMINIO QUIRITARIO (acquisto a titolo particolare: solo beni individuati e determinati)
- a titolo originario per occupazione, accessione o specificazione;
- a titolo derivativo per mancipatio, in iure cessio, adiudicatio, traditio, vindicationem e litis aestimatio;

acquisto a titolo particolare (cose determinate) ≠ acquisto a titolo universale (quelli in cui l’acquisto del bene
consegue all’acquisto del complesso patrimoniale dalle componenti non definite)

G. L’OCCUPAZIONE! TITOLO ORIGINARIO


OCCUPAZIONE:
- Modo d’acquisto originario della proprietà quiritiana;
- Consisteva nella presa di possesso di cose che non appartenevano a nessuno (animali selvatici, cose
sottratte al nemico in guerra, isola emersa dal mare)
- Per occupazione poteva essere acquistato anche il dominio quiritario delle cose abbandonate purché
res nec mancipi
(res mancipi! avevano il dominio del proprietario finché non ci fosse stata usucapione);

G. L’ACCESSIONE! TITOLO ORIGINARIO


ACCESSIONE:
- Modo d’acquisto originario della proprietà
- Si fa riferimento a fenomeni accumunati dalla circostanza che una cosa corporale subisce un
incremento o arricchimento per l’aggiunta di un’altra che non appartiene allo stesso proprietario;
- La cosa che subisce l’incremento è detta principale, l’altra aggiunta è detta accessoria;
- L’incremento è a vantaggio del proprietario della cosa principale.

⇒UNIONE ORGANICA
- Caso di accessione che comporta l’unione di cose di qualità diversa e quest’unione si dice
organica quando l’unione dei due corpi fa sì che diventino una cosa sola;
- es. semina effettuata con sementi propri su terreno altrui;
tintura effettuata con colore proprio su stoffe altrui;
unione con saldatura a fuoco;

⇒ INCREMENTI FLUVIALI
- rientra nell’accessione;
- es. alveo abbandonato per cui i proprietari dei fondi riviereschi estendevano il dominium fino
alla linea mediana del fiume;

⇒ LA INAEDIFICATIO
- costruzione di un edificio con materiali appartenenti a persona diversa dal proprietario del
suolo
- il principio che regolava questa situazione era che la superficie accede al suolo (superficie!
ciò che c’è sopra al suolo)
- Il proprietario del suolo diventa proprietario dell’edificio ma non dei materiali;

⇒ COSTRUZIONE SU TERRENO PROPRIO CON MATERIALE ALTRUI


- in tal caso il proprietario del suolo (e dell’edificio) non sarebbe diventato proprietario dei
materiali di costruzione (appartenevano al proprietario).
- Il proprietario dei materiali non avrebbe potuto rivendicarli finché l’edificio non fosse stato
demolito (demolizione che non poteva pretendere).

G. LA SPECIFICAZIONE! TITOLO ORIGINARIO


SPECIFICAZIONE:
- trasformazione di una cosa altrui sino a farne altra cosa che appare NUOVA (uva che diventa vino,
olive che diventano olio)
- la specificazione poteva essere reversibile e non reversibile
! reversibile: in tal caso il proprietario della materia ne avrebbe mantenuto la proprietà anche dopo la
specificazione (vaso ricavato da una massa d’argento)
! non reversibile: lo specificatore avrebbe acquistato la res nova (uva trasformata in vino).

G. MANCIPATIO E IN IURE CESSIO! TITOLO DERIVATIVO


MANCIPATIO E IN IURE CESSIO:
- solo chi acquistava aveva un ruolo attivo
- in seguito allo sviluppo dell’idea di proprietà come diritto soggettivo che prescinde dal possesso, si
affermò il principio per cui l’acquisto da parte del mancipio accipiens o del cessionario del
“dominium” fosse subordinato all’esistenza dello stesso dominium nel mancipante e nel cedente
- passaggio di possesso! per i beni mobili;

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- traditio! per i beni immobili;

E. LA TRADITIO! TITOLO DERIVATIVO


TRADITIO:
- negozio bilaterale che si compiva con la consegna della cosa;
- aveva ad oggetto sia mobili che immobili e trasferiva comunque il possesso;
- riguardava solamente le res corporales;
- quando ne erano oggetto res nec mancipi trasferiva anche la proprietà (effetti reali);

⇒ LA CONSEGNA
La traditio si realizzava mediante consegna: era necessario e sufficiente che il tradens facesse
conseguire all’accipiens la DISPONIBILITA’ DELLA COSA

❖ Traditio simbolica: merci contenute in un magazzino, si ritiene compiuta la con la


consegna delle chiavi del magazzino;
❖ Traditio longa manu: traditio del fondo che si ritiene compiuta con l’indicazione dei
confini dell’alienante all’acquirente e la dichiarazione di voler trasferire l’immobile;
❖ Traditio brevi manu: si realizzava quando l’acquirente teneva già la cosa che
l’alienante gli trasferiva.

Era vera e propria traditio quella per cui la persona che riceveva acquistava il possesso;
ad esempio la cosa venduta dal venditore al compratore o la cosa che si intendeva donare dal
donante al donatario.

Non era traditio la consegna della cosa a scopo di custodia o deposito.

⇒ LA VOLONTA’ NELLA TRADITIO


- Con la traditio il dominus trasferiva proprietà e possesso;
- Per il passaggio del possesso occorreva che le parti fossero d’accordo di voler
rispettivamente acquistare e trasferire il possesso;
- Per il passaggio della proprietà si richiedeva la volontà delle parti di fare acquistare
all’accipiens la cosa come proprietario.

⇒ IUSTA CAUSA TRADITIONIS


- Per il trasferimento della proprietà occorreva una iusta causa traditionis ovvero la ragione
per la quale si procedeva alla traditio che giustificava l’acquisto della proprietà
- Si poteva procedere a traditio per varie cause;
Le iuste causae traditionis erano in numero definito:
1. causa vendendi: venditore che consegna al compratore
2. causa donandi: donante che consegna al donatario
3. causa solvendi: creditore che adempie all’obbligazione
- Iusta causa traditionis! INDICE DELLA REALE VOLONTA’ DELLE PARTI
- se mancava la iusta causa il tradens poteva pretendere la restituzione della cosa.

F. LEGATO PER VINDICATIONEM! TITOLO DERIVATIVO


- atto mortis causa
- modo d’acquisto derivativo a titolo particolare
- si trattava di una disposizione testamentaria con le quali il titolare attribuiva una cosa propria ad un
terzo (legatario) il quale acquistava proprietà sulla cosa.

G. L’ADIUDICATIO! TITOLO DERIVATIVO


- Traeva fondamento nelle formule dei giudizi divisori e dell’azione per il regolamento dei confini;
- Il giudice assegnava a ciascuna parte una o più res tra quelle oggetto della divisione;

H. LA LITIS AESTIMATIO! TITOLO DERIVATIVO


- L’eventuale condanna del giudice non poteva essere espressa in denaro;
- Poteva però accadere che il possessore, convenuto con la rivendica dal proprietario, una volta
soccombente, anziché restituire subisse la condanna pecuniaria il cui importo corrispondeva al valore
della cosa (il convenuto manteneva il possesso della cosa rivendicata).

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9. L’USUCAPIONE! modo d’acquisto della proprietà
Usucapione:
- comportava l’acquisto del dominium ex iure quiritium;
- riservato ai soli cittadini romani;
- i requisiti erano: res habilis, titulus, fides, possessio e tempus

a) res habilis:
- erano usucapibili le cose suscettibili di dominium ex iure quiritium che fossero al contempo ideonee ad essere
usucapite;
- NON ERANO res habilis le res furtivae (cose rubate) e le res vi possessae (cose prese con violenza);
- Sarebbero stati di nuovo usucapibili una volta tornate dal proprietario;

b) Possessio:
- il possesso conduceva all’usucapione solo per chi teneva la cosa come propria

c) Tempus:
- l’usucapione si compiva con il decorso di 2 anni per gli immobili e 1 anno per i mobili
- il possesso doveva essere continuativo e non interrotto
- con la morte del possessore l’erede subentrava nel possesso della cosa e quindi il tempus non si interrompeva,

d) Titulus o iusta causa:


- per l’usucapione si richiedeva il titulus (o iusta causa) ovvero la ragione che stava alla base dell’acquisto del possesso
per giustificare l’acquisto
- il titolo era quello pro emptore! possedeva pro emptore il compratore il cui venditore avesse trasmesso il possesso
della cosa ma NON la proprietà (poteva accadere perché il venditore non era proprietario o perché ne avesse fatto
traditio)

e) Fides:
- ai fini dell’usucapione si richiese anche la buona fede, ovvero la convinzione del possessore di non recare ingiusto
pregiudizio ad altri;

f) Usucapio pro herede:


- Vi erano dei casi speciali di usucapione: usucapio pro herede e l’usureceptio
- Usucapio pro herede! la persona che avesse preso possesso di una sola cosa ereditaria, appartenente a un’eredità
giacente, trascorso un anno avrebbe acquistato tutta l’eredità. Questo regime rispondeva all’esigenza che un’eredità
non restasse a lungo deserta e in mancanza di eredi.
- Età classica! limitazione del regime alle singole cose ereditarie possedute e non l’intera eredità.

10. LA DIFESA DELLA PROPRIETA’ QUIRITIANA


♥ LA REI VINDICATIO
- A difesa del dominium ex iure quiritium v’era la RIVENDICA, questa spettava al proprietario non possessore contro
il possessore non proprietario. (tendeva a favorire il proprietario).

1. Con le legis actio sacramenti in rem! il pretore attribuiva la cosa a una delle due parti e queste si dovevano
impegnare a fornire la prova dell’appartenenza;

2. Con il processo formulare! formula con clausola restitutoria; se risulta che la cosa appartiene a tizio ex iure
quiritium e la cosa stessa non gli verrà restituita, il giudice condannerà caio in favore di tizio con condanna in
denaro per il valore della cosa;
Il giudice avrebbe verificato che la cosa appartenesse all’attore ex iure quiritium
∼ Se non gli risultava assolveva il convenuto;
∼ Avrebbe assoluto il convenuto anche se avesse obbedito all’invito del giudice a restituire;
∼ La condanna era in denaro (=valore della cosa);
∼ Il giudice avrebbe condannato solo se il convenuto, invitato a restituire, non l’avesse fatto;
∼ Era solo l’attore a dover provare di essere proprietario.

♥ ONERE DELLA PROVA


- è a carico dell’attore e non del convenuto;
- quando si invocava un modo d’acquisto derivativo bisognava provare di averlo acquistato in forza di un adeguato
negozio traslativo di proprietà e di averlo acquistato dal proprietario;
- aiuto dell’usucapione! per far sì che l’attore dimostrasse di aver posseduto la cosa;

♥ SPESE IUS RETENTIONIS


- Il convenuto possessore, prima della lite, avrebbe potuto erogare sulla cosa delle spese;

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- Ai fini del rimborso il convenuto avrebbe potuto opporre exceptio doli riputando ingiusto il comportamento dell’attore
senza prima aver rimborsato talune spese
- Se l’attore avesse continuato a negare il rimborso, il convenuto sarebbe stato assolto e avrebbe trattenuto la cosa.
- Le spese dovevano essere o necessarie o utili
! necessarie: se senza di esse la cosa sarebbe deteriorata; andavano rimborsate per intero.
! utili: se avessero migliorato la prestazione della cosa; andavano rimborsate parzialmente.
- Possessore soccombente! non avrebbe potuto chiedere il rimborso ma solo portare via gli oggetti relativi a tali
spese;

11. ALTRE AZIONI GIUDIZIARIE A FAVORE DELLA PROPRIETA’


➢ AZIONI NEGATORIE:
- Al dominus ex iure quiritium spettavano, per difendere il suo diritto, le aziono negatorie (di servitù e usufrutto);
- Erano date al proprietario possessore contro chi esercitasse in modo illegittimo servitù o usufrutto sul bene;

➢ACTIO AQUAE PLUVIAE ARCENDAE


- Si dava al proprietario di un fondo rustico contro il proprietario del fondo vicino nel caso in cui questo avesse alterato
lo scorrere delle acque piovane;
- Actio in personam! invitato dal giudice a restituire, il convenuto avrebbe dovuto ripristinare le cose altrimenti
l’attore avrebbe potuto agire da solo.

➢ LEGIS ACTIO E LA CAUTIO PER IL DANNO TEMUTO


- Le legis actiones rimasero in vigore per il danno temuto (non ancora verificato)
- Il danno temuto doveva tutelare il proprietario di un fondo quando dal fondo vicino si manifestava un pericolo:
precarie condizioni di stabilità dell’edificio (cadde in desuetudine)

- Venne sostituito dalla CAUTIO DAMNI FACTI! stipulatio pretoria


- Il proprietario del fondo che aveva problemi prometteva al proprietario del fondo minacciato che l’avrebbe risarcito;
- Se il vicino rifiutava la cautio il giudice dava la possibilità al proprietario minacciato di entrare liberamente nel fondo
minaccioso;
- Il proprietario del fondo minacciato avrebbe ottenuto la detenzione per scopi di sorveglianza e prevenzione e per
premere sulla volontà dell’avversario affinché prestasse cautio.

➢ OPERIS NOVI NUNTIATIO


- Operis novi nuntiatio! si poteva far ricorso a questo quando sul fondo del vicino erano in corso lavori lesivi di
costruzione o demolizione (es. proprietario del fondo che costruisce dove non dovrebbe);
- Il proprietario del fondo minacciato poteva intimare la sospensione dei lavori;
- Se l’intimato avesse continuato, il pretore avrebbe emesso l’interdictum dempolitorim per cui l’intimato avrebbe
dovuto demolire ciò che aveva costruito.

➢ INTERDICTUM QUOD VI AUT CLAM


- Il proprietario del fondo avrebbe ottenuto la rimozione della costruzione che qualcuno avesse realizzato nonostante il
suo divieto e clandestinamente.

12. L’AZIONE PUBLICIANA


ETA’ REPUBBLICANA! viene posta un’azione a tutela del soggetto che, avendo acquistato una res mancipi a seguito di
traditio, e non avendone conseguito il dominium ex iure quiritium ne fosse stato spossessato prima di averla usucapita;
In tal caso l’acquirente poteva, attraverso l’actio publiciana, chiedere la restituzione della res nei confronti di chi gliela
aveva sottratta;

ACTIO FICTICIA! per il suo esercizio il pretore fingeva che fosse trascorso, a favore dell’acquirente, il periodo di
tempo necessario ad usucapire la res;

❖ CONFRONTO TRA PROPRIETARIO QUIRITARIO E POSSESSORE AD USUCAPIONEM


- conflitto tra proprietario quiritario e possessore ad usucapionem;

- se il proprietario quiritario avesse rivendicato la cosa presso il possessore e questo non avesse opposto una valida
exceptio, avrebbe sicuramente perso. Il possessore ad usucapionem avrebbe potuto opporre l’actio publiciana ma se il
proprietario avesse opposto l’exceptio iusti dominii l’azione publiciana sarebbe stata respinta.
- Il pretore concesse però al compratore la replicatio doli contro l’exceptio iusti dominii del proprietario vendicatore;

❖ LA PROPRIETA’ PRETORIA

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- Il possessore ad usucapionem, a volte, aveva tutela giudiziaria ASSOLUTA e prevaleva anche sul proprietario civile;

- In questi casi di tutela assoluta si diceva che il possessore teneva la cosa IN BONIS.

❖ LA PROPRIETA’ PROVINCIALE
- terre dei paesi assoggettati dai romani:
furono gravate da imposte e il dominium competeva al populus romanus o all’imperatore mentre il potere dei privati
era la possessio;

- possessio dei proprietari:


si trattava di proprietà, era trasmissibile mortis causa e con atti inter vivos; era tutelata da actio in rem; erano res nec
mancipii (trasmissione per traditio) e non si acquistavano per usucapione.

❖ LA PRAESCRIPTIO LONGI TEMPORIS


- Ai fondi provinciali NON era applicabile l’usucapione;

- I magistrati riconobbero in favore di chi avesse posseduto per molto tempo tali fondi, un’azione processuale con la
quale era possibile respingere la pretesa dell’attore che ne avesse reclamato la restituzione;

- Questa azione era detta LONGI TEMPORIS (strumento di difesa del convenuto).

❖ USUCAPIONE E LONGI TEMPORIS PRAESCRIPTIO


- COSTANTINO: costituì la longi temporis praescriptio (quarantennale) opponibile dal proprietario di un immobile
- GIUSTINIANO: ne ridusse il termine a 30 anni e al contempo riferì l’usucapione ai soli beni mobili e la longi
temporis praescriptio agli immobili. (la longi temporis praescriptio aveva effetto acquisitivo dell’usucapio).

13. LA PROPRIETA’ NEL DIRITTO POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO


Età postclassica! volgarizzazione dei concetti giuridici, cambia la classica concezione di proprietà alla quale si
assimilavano la superficie, l’enfiteusi e la concessione dei fondi pubblici;

Età Giustinianea! ritorno alla concezione classica, si torna a intendere la proprietà come diritto soggettivo al possesso,
distinta dal possesso.
La proprietà divenne un istituto unitario, vennero soppresse la qualifica di ex iure quiritium del
dominium e non si fece più differenza tra fondi italici e provinciali.

Scomparvero! in iure cessio e mancipatio (rimase solo la traditio)


Abolizione! differenza tra res nec mancipi e res mancipi

14. CONSORTIUM “ERCTO NON CITO”


⇒ Comproprietà: più soggetti riconosciuti titolari del diritto di proprietà dello stesso bene;

⇒ CONSORTIUM ERCTO NON CITO (“dominio non divero”):


- si costituiva alla morte del pater familias tra più eredi
- ciascun consorte avrebbe potuto gestire e fruire delle cose cose comuni e alienarle con effetti verso tutti gli
appartenenti al consortium, anche senza consenso degli altri.
- Ciascun partecipante! proprietario dell’intero

15. LA COMMUNIO DI PROPRIETA’


• COMMUNIO:
- Comunione di proprietà;
- Poteva essere volontaria (per volontà dei componenti) o incidentale (prescindeva dalla volontà dei partecipanti).

≠ dal consortium! ciascun partecipante era titolare di una quota ideale del bene, non potevano essere titolari per l’intero
della stessa cosa e ogni proprietario poteva alienare la propria quota.

• IUS PROHIBENDI:
= communio! regola per cui ciascun proprietario poteva da solo, senza consenso, operare nella gestione della cosa
comune.

• IUS ADCRESCENDI:
- Diritto di accrescimento! comportava che, se un socio avesse rinunciato alla propria quota, questa sarebbe stata
divisa tra gli altri che avrebbero accresciuto la loro quota.

• MANUMISSIO DEL SERVO COMUNE

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La manumissione del servo comune da parte di un socio non comportava la libertà dello schiavo ma dava luogo
all’accrescimento a favore degli altri componenti. Per renderlo libero tutti i soci avrebbero dovuto compiere
manumissio.

16. SERVITU’ PREDIALI


➢ servitù prediali:
- diritto soggettivo di natura reale;
- il proprietario di un fondo poteva pretendere dal proprietario di un fondo vicino un comportamento determinato di
tolleranza o omissione;
- riguardava solamente i beni immobili: fondi rustici e urbani;
- spettano al proprietario di un fondo e ad essere obbligato è il proprietario di un fondo vicino;
- la caratteristica principale della servitù è la doppia realità: “segue” i due fondi sia dal lato attivo che dal lato passivo

➢ utilitas
La servitù deve essere utile al fondo dominante, non utile al proprietario in sé ma al fondo, era quindi necessario che i
due fondi fossero vicini.

➢ Servitus in facendo consistere nequit (“la servitù non può consistere in un fare”)
Il proprietario del fondo servente potrà essere tenuto a:
- “pati”: tollerare
- “non facere”: non fare
- NON E’ MAI TENUTO AD UN COMPORTAMENTO POSITIVO

➢ Servitù positive e negative


▪ Positive:
- servitù per il cui esercizio il proprietario del fondo dominante non potrà non tenere un comportamento positivo (ad
esse corrisponde il pati del fondo servente);

▪ Negative:
- il cui esercizio non comporta in sé alcuna attività e ad esso corrisponde un “non facere” del proprietario del fondo
servante;

➢ Indivisibilità delle servitù:


- le servitù prediali sono indivisibili;

➢ Tipicità
- si riconobbero molte figure di servitù ma mai una categoria unitaria;
- le servitù sono tipiche;
- un caso di tipicità era rappresentato dal modus servitutis, ovvero una limitazione all’esercizio della servitù (servitù di
passaggio limitata ad alcune ore del giorno);

➢ Servitù rustiche e urbane


- servitù rustiche! relative ai fondi rustici! res mancipi;
- servitù urbane! relative agli edifici! res nec mancipi;
- erano servitù solo quelle tra fondi italici;

➢ Servitù personali
- prima del diritto giustinianeo: le uniche servitù erano quelle prediali, relative ai fondi
- con il diritto giustinianeo: la terminologia fu estesa a usufrutto e uso (servitù personali) perché ogni servitù
comportava assoggettamento

➢ Costituzione delle servitù


- mancipatio: servitù rustiche;
- in iure cessio: servitù rustiche e urbane;
- pactio e stipulatio: patto accompagnato da stipulatio
- exceptio servitutis o deductio servitutis: aveva luogo quando il proprietario di due fondi, nell’alienarne uno mediante
mancipatio, costituiva tra essi servitù a carico del fondo che alienava.
- adiudicatio: il giudice poteva stabilire servitù tra i fondi che, con la divisione, venivano assoggettati a comproprietari
o coeredi.
- NON si costituivano mediante traditio o usucapione.

➢ Estinzione delle servitù


- confusione: quando i due terreni cominciavano ad appartenere ad un solo proprietario;
- rinunzia;
- non usus: mancato esercizio continuato per due anni, la servitù si considera non esercitata dal momento in cui il
dominus del fondo servente avesse tenuto un comportamento incompatibile con l’esercizio della servitù.

➢ Tutela giudiziaria
- a difesa della servitù vi era la vindicatio servitutis che da età classica fu detta actio confessoria

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17. L’USUFRUTTO
USUFRUTTO:
- diritto soggettivo di usare e percepire i frutti di una cosa altrui senza alterarne la destinazione economica;
- titolare: usufruttuario
- proprietario della cosa gravata: nudo proprietario;

❖ origini
l’usufrutto fu riconosciuto come diritto autonomo per esigenze legate alla diffusione dei matrimoni sine manu;

per conservare intatto ai figli il patrimonio della famiglia e assicurare al contempo alla propria vedova un
sostentamento si diffuse la prassi di legare alla moglie l’usus fructus di determinati beni sicché ne godesse
durante la vita e la proprietà restasse ai figli.

❖ Usufrutto! servitù personale


Servitù prediali: inerenti ai fondi! fondo assoggettato ad altro fondo;
servitù personali (usuftutto e uso): un bene mobile o immobile assoggettato ad altra persona;

❖ Oggetto
Mobili e immobili, mancipi e nec mancipi ma solo res corporales;

❖ Uso, godimento e manutenzione


L’usufruttuario poteva usare la cosa gravata da usufrutto e percepirne i frutti i quali diventavano suoi (acquisti
dello schiavo gravato da usufrutto andavano all’usufruttuario).
L’usufruttuario doveva a sue spese curare la manutenzione della cosa.

❖ La cautio fructuaria
A garanzia dell’adempimento degli obblighi dell’usufruttuario vi era la cautio fructuaria: l’usufruttuario
prometteva al nudo proprietario la restituzione del bene una volta estinto l’usufrutto e un uso corretto della cosa.

❖ Carattere personale dell’usufrutto


Usufrutto:
- era inalienabile e intrasmissibile agli eredi
- l’usufruttuario poteva cederne l’esercizio ma sarebbe rimasto usufruttuario e l’usufrutto si sarebbe estinto solo
con la sua morte;
- l’usufrutto aveva durata limitata nel tempo.

❖ Modi di costituzione (no traditio né usucapione perché erano res incorporales)


- legato per vindicationem
- in iure cessio
- adiudicatio: nelle azioni divisorie per determinare le quote da attribuire ai partecipanti
- deductio
- pactio et stipulatio

❖ Modi di estinzione
- morte dell’usufruttuario;
- scadenza del termine finale contemplato nell’atto costitutivo;
- perimento della cosa;
- trasformazione della cosa (muta la destinazione economica);
- consolidazione (acquisto della proprietà da parte dell’usufruttuario o viceversa);
- non usus (1 anno per i mobili, 2 anni per gli immobili);

❖ Tutela giudiziaria
Vedicatio usus fructus

18. IL QUASI USUFRUTTO


Il legato di usufrutto di tutti i beni del testatore ha come oggetto di usufrutto tutte le cose appartenenti a quel patrimonio
(denaro, cose consumabili). Il legatario doveva però prestare una cautio con la quale prometteva la restituzione
dell’equivalente una volta estinto l’usufrutto.

19. L’USUS
USUS:
- Il titolare (usuario) avrebbe avuto il diritto di usare direttamente e personalmente la cosa ma non di percepirne i frutti;
- L’usus non era divisibile e più usuari avrebbero esercitato l’uso sull’intero bene;

20. IL DIRITTO DI SUPERFICIE


Superficies! ciò che stava organicamente sopra al suolo e il proprietario del terreno era anche proprietario della superficie

▪ Costruzione su suolo altrui

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Il dominus poteva dare in locazione o vendere la superficie e il superficiario avrebbe acquistato il diritto di
credito al godimento dell’edificio ma non avrebbe acquistato né la proprietà né il diritto reale

▪ Tutela al superficiario assegnata dal pretore


- tutela di tipo possessorio: con l’interdictum de superficiebus contro il disturbo al godimento della superficie;
- azione reale in factum: contro chiunque tenesse il godimento della superficie al posto del superficiario; il diritto di
godimento divenne un diritto reale limitato di godimento su cosa altrui (trasmissibile mortis causa e inter vivos,
oggetto di pegno e usufrutto)
- corrispettivo periodico fisso! al quale era tenuto il superficiario (salarium).

21. GLI AGRI VECTIGALES


AGRI VECTIGALES:
- terre pubbliche date in concessione a privati che dovevano pagare un canone come corrispettivo;
- i privati erano detti possessores e tutelati con interdicta
- le concessioni potevano essere a termine ed erano revocabili per mancato pagamento del canone;
- trasmissibile mortis causa e inter vivos;
- i privati potevano esercitare alcune azioni che spettavano al dominus;
- soggetto a revocabilità per mancato pagamento;

22. L’ENFITEUSI
ENFITEUSI:
- diritto reale di godimento su cosa altrui che attribuisce al titolare (enfiteuta) lo stesso potere di godimento del fondo
che spetta al proprietario salvo l’obbligo di migliorare il fondo e pagare al proprietario un canone;
- Si estingueva per mancato pagamento del canone o dell’imposta fondiaria per oltre 3 anni;

23. PEGNO E IPOTECA


PEGNO E IPOTECA:
- attribuiscono al creditore il diritto di rivalersi su una cosa altrui in caso di inadempimento;
- distinzione tra datio pignoris e conventio pignoris

o datio pignoris:
- pegno manuale;
- consegna di una cosa al creditore in modo che la tenesse fino all’adempimento, ma la proprietà della cosa
restava al debitore (il creditore acquista possesso sulla cosa)

o conventio pignoris: (ipoteca)


- patto tra creditore e proprietario di una cosa (debitore)
- pur restando la cosa presso il proprietario il creditore ne avrebbe preso possesso in caso di inadempimento
fino a estinzione del debito.

❖ TUTELA GIUDIZIARIA
⇒ interdictum salvianum:
- si dava nella conventio pignoris al creditore contro il debitore;
- locazione di fondi rustici, veniva concesso al locatore (proprietario) per consentirgli di entrare in possesso dalle cose
prestate in garanzia dal conduttore (inquilino) qualora si trovassero ancora presso di lui e in caso di mancato
pagamento del canone.

⇒ Interdictum de migrando:
- spettava all’inquilino di immobili urbani contro il proprietario che gli impedisse di portare via dall’alloggio le cose
immesse;
- presupponeva il regolare pagamento del canone

⇒ actio serviana:
- spettava al creditore contro il possessore attuale della cosa per il conseguimento del possesso;

❖ POTERI DEL CREDITORE PIGNORATIZIO


- creditore pignoratizio
una volta possessore della cosa pignorata non avrebbe potuto né usarla né goderne altrimenti sarebbe stato un furto; il
creditore avrebbe potuto percepirne i frutti e trattenere la cosa fino all’adempimento.

❖ PATTO COMMISSORIO E IUS VENDENDI


- patto commissorio: il creditore, inadempiente il debitore, avrebbe acquistato in proprietà il bene pignorato
- ius vendendi: patto per cui il creditore aveva facoltà di vendere la cosa per soddisfarsi col ricavato; il creditore poteva
alinenare la cosa ma solo facendone traditio (non manciparla o farne in iure cessio).

❖ PLURALITA’ DI CREDITORI

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- L’IPOTECA (o conventio pignoris)! non comportava passaggio immediato al creditore quindi poteva essere
convenuta in pegno a più creditori
- Si stabiliva un ragno di precedenza in favore del creditore che avesse convenuto prima l’ipoteca;

❖ ESTINZIONE
- adempimento
- perimento della cosa
- rinuncia del creditore

24. IL POSSESSO
➢ LA GENESI
Dall’età arcaica il pretore cominciò a proteggere i possessores di agri publici contro molestie e spossessamenti con
provvedimenti che si dissero interdicta, la stessa protezione venne concessa a quanti avessero l’usus di un immobile ai
fini dell’usucapione , ai precaristi, ai creditori pignoratizi.
Tutti questi godevano della stessa protezione giudiziaria e vennero qualificati come possessores.

➢ POSSESSORI E DETENTORI
Scopo del possesso! assicurare la difesa possessoria e attribuire la relativa qualifica a soggetti che avessero il
controllo sulla cosa

Erano esclusi! coloni, inquilini, depositari, comodatari, usufruttuari, servi, filii familias (tenevano la cosa in forza di
un contratto di locazione): il possesso gli era negato.
Questi soggetti che avevano una relazione materiale con la cosa ma che non furono mai riconosciuti possessori avevano
la qualifica di “detentori”

Il possesso era riconosciuto a: locatore, deponente, comodante, nudo proprietario, dominus e pater familias, questi
potevano fare ricorso agli interdetti possessori.
25. GLI INTERDETTI POSSESSORI
I SOGGETTI AI QUALI SI RICONOSCEVA UNA VERA POSSESSIO ERANO TUTELATI MEDIANTE INTERDICTA

1) INTERDICTUM ‘UTI POSSIDETIS’


- riguardava gli immobili, tendeva a far cessare turbative e molestie e doveva essere esperito entro l’anno;
- ne era parte integrante l’exceptio vitiosae possessionis per cui prevaleva quello dei due litiganti che possedeva la cosa
in modo non violento, non clandestino ovvero il litigante che possedeva l’immobile senza vizi (possessio iusta)
- chi aveva acquistato il possesso con violenza o clandestinamente godeva della difesa pretoria ma non nei confronti
della persona che aveva spossessato;
- il precario dans, con atto di autotutela, avrebbe potuto riprendere il possesso della cosa togliendola al precarista anche
con la forza senza intervento pretorio.

2) INTERDICTUM ‘UTRUBI’
- Aveva struttura, funzione e regime uguale all’interdictum uti possidentis
- Si applicava a schiavi, animali e altre cose mobili;
- In genere vi prevaleva quello che due litiganti che avesse posseduto la cosa per maggior tempo durante l’anno;

3) INTERDICTUM ‘UNDE VI’


- riguardava i soli beni immobili;
- si dava alla persona che avesse subito spoglio violento del possesso ed era volto al recupero del possesso perduto;
- tutelava il possessor iustus

4) INTERDICTUM ‘DE VI ARMATA’


- spettava alla vittima di uno spoglio violento contro la persona che avesse commesso lo spoglio avvalendosi di una
banda armata
- tutelava in ogni caso la vittima dello spossessamento anche se possessor iniustus;

26. POSSESSO E PROPRIETA’


- Tra i possessori legittimati all’esercizio degli interdetti vi furono coloro che tenevano la cosa uti domini (possesso
esercitato come se fosse proprietario della cosa)
Il possessore uti domini era tutelato con gli interdetti possessori sia che fosse effettivamente proprietario della cosa
posseduta sia che non lo fosse; ed era protetto sia contro terzi sia contro lo stesso proprietario se fosse stato lui a violare il
suo possesso.

- il dominus non possessore, per avere il possesso della cosa propria, avrebbe dovuto ricorrere alla rivendica

27. POSSESSIO AD USUCAPIONEM E POSSESSIO AD INTERDICTA


EFFETTO FONDAMENTALE DEL POSSESSO! legittimare i possessori all’esercizio degli interdetti possessori;

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POSSESSIO AD USUCAPIONEM!Il possesso però dava luogo anche ad un altro effetto ovvero l’USUCAPIONE la
quale riguardava solo i possessori uti domini, coloro che tenevano la cosa come propria e che in presenza degli altri
requisiti richiesti, col decorso del tempo, se non proprietari, lo sarebbero diventati per effetto dell’usucapione
L’esigenza a cui rispondeva era quella di garantire quanti si curano dei propri affari.

POSSESSIO AD INTERDICTA! per indicare l’effetto per cui si dava luogo alla tutela possessoria interdettale;
L’esigenza a cui rispondeva era quella del mantenimento dell’ordine sociale

Possessori uti domini: possedevano sia ad interdicta che ad usucapionem


Possessores come gli agri publici, creditori pignoratizi e precaristi: avevano solo possessio ad interdicta.

28. CORPUS POSSESSIONIS E ANIMUS POSSIDENDI. Acquisto, conservazione e perdita del


possesso

Corpus possessionis! si riconobbe a quanti avessero un contatto materiale con la cosa e a quanti ne avessero il controllo.
Non si possedevano solo gli abiti che si indossavano ma anche gli animali tenuti nella stalla o avviati al pascolo o gli
schiavi mandati in giro per commissioni, la casa dove si abitava anche mentre se ne era fuori e vi si poteva rientrare
liberamente e anche le cose tenute in deposito o comodato.

Animus possidendi! fu inteso come intenzione di tenere la cosa per sé, nel proprio interesse in maniera indipendente.
Certamente avevano l’animus possidendi coloro che tenevano la cosa come proprietari
All’animus possidendi e al corpus possessionis i Romani diedero un significato a proposito di acquisto, conservazione e
perdita del possesso.
Il possesso di una res si acquistava dal momento in cui taluno, con l’animus possidendi, aveva la possibilità di disporne;
si conservava finché questa possibilità perdurava senza smettere l’animus; si perdeva quando venivano meno la
possibilità di disporre della cosa e l’animus possidendi.

Es. caso del possessore del fondo che ne esca con proposito di tornarci:
solitamente egli conservava il possesso (mantiene l’effettiva disponibilità della cosa); o perde se altri, in sua assenza, vi
si insedia con violenza o clandestinamente (essendo venuta meno la disponibilità sarebbe inutile conservare l’animus
possidendi);

interversione del possesso! ‘nessuno può mutare a se stesso la causa del possesso’; chi ha iniziato a tenere una cosa in
forza di un titolo, di una causa, non può pretendere di possederla ad altro titolo per aver
mutato da sé il proprio animus (il depositario non può pretendere di essere diventato
possessore della cosa per aver pensato di poterla tenere per sé)

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LE DONAZIONI
1. Concetto di donazione
La donazione fu una possibile causa di negozi astratti bilaterali, soprattutto:
- mancipatio;
- in iure cessio;
- traditio;
- stipulatio;
- acceptilatio;

- essi potevano essere compiuti anche donandi causa: in modo che una parte (donante), con l’intento di compiere un
atto di libertà (donandi animo), effettuasse un’attribuzione patrimoniale in favore dell’altra parte (donatario) senza
corrispettivo, a titolo gratuito;

- a seconda del negozio impiegato, la donazione aveva ogni volta effetti diversi:
∼ effetti reali! donazione in dando
quando il donante trasferiva la proprietà oppure costituiva o estingueva i diritti reali di godimento (con
mancipatio, in iure cessio o traditio)

∼ effetti obbligatori! donazione in obligando


quando il donante prometteva una prestazione (con stipulatio)

∼ effetti estintivi! donazione in liberando


quando il donante faceva acceptilatio del proprio credito o in altro modo rimetteva al debitore il suo debito;

2. La Lex Cincia
La lex cincia:
- proibì le donazioni ultra modum (oltre un certo limite, solitamente molto basso)
- per soccorrere le persone socialmente più deboli di fronte al fenomeno di donazioni estorte;
- dal divieto furono esclusi i parenti entro il 6° grado e taluni affini;
- era una lex imperfectae: vietava la donazione ultra modum tra estranei ma non stabiliva l’invalidità di quelle effettuate
contro il divieto e neanche prevedeva sanzioni per i trasgressori;

intervenne il pretore proponendo nel suo editto l’exceptio legis Cinciae:


- mezzo di difesa
- giovava al donante solo se, trattandosi di donazione in dando o in obligando, alla donazione il donante non avesse
dato esecuzione;
- esempio di donazione in dando: tizio mancipa a caio a titolo di donazione una cosa immobile ma non gli trasferisce il
possesso. Caio in forza della mancipatio è diventato proprietario dell’immobile ma non avendone acquistato anche il
possesso rivendica l’immobile presso tizio che ne era rimasto possessore; alla rei vindicatio di caio, tizio avrebbe potuto
opporre la l’exceptio legis Cinciae;
- esempio di donazione in obbligando: tizio prometteva mediante stipulatio a caio, a titolo di donazione, una certa
prestazione. A caio che successivamente agisce contro tizio per l’adempimento, tizio potrà opporre l’exceptio legis Cinciae;
- regola del “morte cincia removeur”! con la morte del donante la donazione diveniva comunque irrevocabile, si doveva
presumere che il donante aveva mostrato di perseverare nella volontà di donare.

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- Le donazioni potevano quindi essere imperfectae (revocabili) o perfectae (non vietate, vietate ma eseguite o non più
revocabili);

3. La riforma di Costantino
- la donazione divenne un tipico negozio causale! qualificato contractus
- alla donazione si riconobbe effetto traslativo della proprietà (effetto di trasferire la proprietà), si riconobbero
pertanto effetti reali;
- si pretesero (pena la nullità):
o forma scritta;
o consegna della cosa in presenza dei vicini;
o registrazione presso un ufficio pubblico;
- la donazione cosi effettuata si disse PERFECTA (non più revocabile);
- la lex cincia perse significato;

4. La legislazione di Giustiniano
- configurò la donazione come negozio causale;
- pretese la traditio per il passaggio della proprietà;
- parlò di donazione anche con riguardo ad atti volti ad altro diverso dal trasferimento della proprietà come la stipulatio,
l’acceptilatio, la costituzione di usufrutto;
- diede efficacia alle donazioni obbligatorie pure se realizzate mediante semplice patto (anziché con stipulatio);
- la validità dell’atto di donazione risultò subordinata all’adozione della forma scritta e alla registrazione solo quando si
trattava di donazioni di rilevante importo;

5. La donazione tra coniugi


- erano vietate le donazioni tra marito e moglie;
- i classici attribuirono questo principio ai mores;
- questo divieto comportava la nullità dell’atto compiuto in violazione di esso;
- principio da mettere in relazione ai matrimoni sine mani: nei quali, non appartenendo marito e moglie alla stessa famiglia,
una donazione tra i coniugi avrebbe comportato spostamenti patrimoniali da una famiglia all’altra, con questo divieto si
perseguì lo scopo di tutelare gli interessi della famiglia.
- Ad esempio, la mancipatio che il marito avesse fatto di cosa propria alla moglie donationis causa, o viceversa la moglie al
marito, non avrebbe dato luogo a trasferimento di proprietà e il coniuge donante sarebbe rimasto proprietario;
- Dal divieto di donazione furono esclusi i doni di modico valore (in particolari ricorrenze) e il consumo e l’uso dei beni
quotidiani;

6. donatio mortis causa


- prassi per cui qualcuno, ritendendosi per ragioni di salute in imminente pericolo di vita o accingendosi ad affrontare gravi
rischi, donava una cosa propria trasferendone al donatario la proprietà;
- causa donandi! si combinava così con la causa mortis! donatio mortis causa;
- si affermò il principio per cui il donante, una volta guarito o sopravvissuto al pericolo, potesse pretendere, con la condictio,
il ritrasferimento di quanto donato essendo venuta a mancare la causa per la quale in precedenza si era proceduto all’atto di
alienazione;

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LE SUCCESSIONI MORTIS CAUSA

1. DEFINIZIONE
PASSAGGIO DI POSIZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE ATTIVE O PASSIVE DA UN SOGGETTO A UN ALTRO,
CHI TRASMETTE E’ IL DANTE CAUSA, LA PERSONA CHE ACQUISTA A TITOLO DERIVATIVO E’ L’AVENTE
CAUSA;

LA SUCCESSIONE PUO’ RIGUARDARE:


- posizioni giuridiche attive(diritti soggettivi)
- posizioni giuridiche passive (doveri giuridici)
- fondamentalmente riguarda la proprietà, i crediti e i debiti.

LA SUCCESSIONE PUO’ ESSERE:


- a titolo universale se il successore subentra, per l’intero o per una quota, in un complesso, unitariamente considerato,
di posizioni giuridiche soggettive che facevano capo ad altri;
- a titolo particolare se il successore subentra, per l’intero o per una quota, al posto di altra persona in singole
determinate posizioni giuridiche;
- inter vivos! in dipendenza di un negozio giuridico inter vivos (es. successione dal lato attivo in favore del pater
familias in dipendenza di adrogatio o di conventio in manum di donna sui iuris)
- mortis causa! in dipendenza della morte del titolare dei diritti e doveri che passano al successore;

2. SUCCESSIONE UNIVERSALE MORTIS CAUSA SECONDO IL IUS CIVILE


- i successori a titolo universale sono gli eredi;
- il complesso di situazioni giuridiche soggettive che facevano capo al defunto costituiscono l’hereditas;
- l’acquisto dell’hereditas da parte degli eredi presuppone la chiamata all’eredità (delazione ereditaria, generalmente il
momento della morte);
- la delazione poteva essere! testamentaria (in forza di testamento valido ed efficace, ex testamento) oppure
legittima (ex lege o ab intestato, in forza di legge);
- una volta deferita l’eredità, il chiamato diventava heres per il fatto stesso dell’avvenuto delazione o dove richiesto in
seguito ad accettazione; da qui la distinzione tra heredes necessarii e heredes voluntarii;
- con l’accettazione gli eredi volontari e quelli necessari acquistavano la qualità di ‘erede’ e non la perdevano più, non
poteva neanche essere ceduta;
- vi è un’incompatibilità fra successione testamentaria e ab intestato:
o o muore avendo fatto testamento
o o muore senza aver fatto testamento
- intrasmissibilità della delazione ereditaria! se il chiamato all’eredità muore prima di aver accettato, i suoi eredi non
possono acquistare l’eredità. Giustiniano introdusse la transmissio Iustinianea, riconoscendo agli eredi del chiamato di
acquistare in sua vece l’eredità entro un anno dal giorno in cui il dante causa aveva avuto notizia della delazione o dal
giorno della delazione se il dante causa non ne avesse avuto notizia;
- la delazione ereditaria, intrasmissibile mortis causa, è a maggior ragione intrasmissibile con atti inter vivos! in iure
cessio hereditatis. L’erede volontario an intestato, prima di accettare, cede l’eredità, così il cessionario diventa egli
stesso erede direttamente e immediatamente.

3. LA CAPACITA’
EREDITANDO ED EREDE! non possono essere privi di capacità giuridica, devono essere cives, liberi e sui iuris,
sono chiamati anche i nascituri già concepiti al tempo della morte dell’ereditando.

Nella successione ab intestato la capacità giuridica doveva sussistere:


- al tempo della morte in capo all’ereditando;
- in capo agli eredi al tempo della delazione;
- per gli eredi volontari anche al tempo dell’accettazione;

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Nella successione testamentaria le fonti parlano di ‘tesamenti factio’ e indicano con questa espressione sia la capacità di
fare testamento (testamenti factio attiva) sia la capacità di acquistare quali heredes in forza di testamento (testamenti factio
passiva);

❖ per la testamenti factio attiva si richiese:


- capacità giuridica che deve sussistere al tempo della perfezione del testamento (tempo in cui in testatore lo aveva
completato) e durare senza interruzioni fino alla morte
- capacità di agire era necessaria solo al tempo della perfezione del testamento;

❖ per la testamenti factio passiva si richiese:


- la capacità giuridica sia al tempo della perfezione del testamento sia al tempo della delazione;
- per gli eredi volontari la capacità giuridica è richiesta anche al tempo dell’accettazione;
- filii familias e servi manomessi nel testamento, anche se non hanno capacità giuridica, possono essere
validamente istituiti eredi e diventano giuridicamente capaci con la morte dell’ereditario;
- nulla vieta l’istituzione a erede di filii e schiavi altrui, con l’accettazione questi non acquistano per se stessi ma per
l’avente potestà. L’accettazione è valida solo di seguito ad espresso invito dell’avente potestà;
- gli incapaci non sono chiamati all’eredità, né testamentaria né ab intestato
o se viene istituito erede un incapace, al suo posto viene chiamato l’eventuale substitutus o la sua quota si
accresce ai coeredi testamentari;
o se sono incapaci tutti i chiamati, si apre la successione ab intestato.

4. CAPACITAS E LEGISLAZIONE CADUCARIA


La lex Iulia de meritandis ordinibus (18 a.C.) e la lex Papia Poppaea (9 d.C.) parlano di capacitas riguardo
all’incapacità ad acquistare mortis causa per:
- Caelibes! non coniugati in età matrimoniale: totale incapacità di acquistare;
- Orbi! coniugati senza figli: incapacità parziale;

- La capacitas è richiesta alla morte del testatore (i caelibes la possono conseguire nei 100 giorni successivi);
- Quanto non acquistato dai non capaces si accresce in favore dei coeredi che fossero discendenti o ascendenti del
testatore;
- Se questi mancavano il patrimonio diventava caducum e viene devoluto ai coeredi con figli, poi ai legatari con figli e
per ultimo all’aerarium populi romani.
- Dal regime dei caduca restano fuori: le disposizioni testamentarie in favore dei parenti in linea retta e quelle nulle ab
initio (come non scritte);
- III secolo! caracalla abolisce i privilegi di coeredi e legatari con figli, stabilisce che, in assenza di coeredi parenti
parenti in linea retta del testatore, la quota caducum sia devoluta al fisco.

5. INDEGNITA’ A SUCCEDERE
Gli indegni:
- non sono ritenuti incapaci ad acquistare iure ereditario, ma quello che viene acquistato viene rivendicato extra
ordinem dal fisco;
- una volta divenuti heredes restano tali anche dopo l’azione dell’erario o del fisco, ma il pretore avrebbe negato le
azioni ereditarie sia contro che a favore di essi;
- sono ritenuti indegni: l’uccisione dell’ereditando, l’erede che contesta giudizialmente lo status personale
dell’ereditando, chi impedisce all’ereditando di testare o ne impugna il testamento come inofficioso o falso, i rei di
adulterio o stupro;

6. L’ACQUISTO DELL’EREDITA’! gli eredi necessari


Gli eredi potevano essere necessari o volontari;

a) Eredi necessari
- erano sia i sui iuris che gli schiavi manumessi nel testamento del dominus e nello stesso testamento istituiti eredi
- si dissero necessari perché diventavano subito e automaticamente eredi con la morte dell’ereditando, senza bisogno di
accettazione e senza possibilità di rinuncia;
- i sui heredes erano i familiari immediatamente soggetti alla potestà dell’ereditando al tempo della sua morte, gli stessi
familiari con la morte del pater avrebbero acquistato lo stato di sui iuris;
- gli eredi una volta divenuti tali, subentravano al de cuius (colui della cui eredità si tratta”: ereditando) sia nell’attivo
sia nel passivo
- se il passivo superava l’attivo (hereditas damnosa) gli eredi avrebbero dovuto onorare il passivo col proprio
patrimonio personale;
- in età repubblicana il pretore concesse ai sui heredes il beneficium abstinendi: pur mantenendo la qualifica di eredi
potevano evitare la praescriptio: questa avrebbe avuto luogo a nome del defunto rendendone ignominiosa (infamante)
la memoria, per evitare questo l’ereditando manometteva nel testamento un proprio schiavo istituendolo erede
necessario ma non essendo sui iuris non avrebbe goduto del beneficium abstinendi e la bonorum venditio sarebbe stata
a suo nome

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b) Eredi volontari
- erano chiamati all’eredità, sia che succedessero ab intestato che ex testamento;
- non diventavano eredi automaticamente ma in seguito ad accettazione o adizione;
- prima dell’accettazione l’eredità era giacente ed esposta ad eventuale usucapio pro herede;

7. L’ACCETTAZIONE DELL’EREDITA’
L’accettazione per gli eredi volontari poteva aver luogo mediante ‘cretio’ o per ‘pro herede gestio’;

A. la cretio! accettazione esplicita dell’eredità


- atto formale, uno degli actus legitimi che si compiva mediante pronuncia di certa verba, tra queste ad esempio le
parole ‘adeo cernoquo’ che esprimevano la volontà di accettare l’eredità;
- si faceva ricorso alla cretio quando il testatore, nell’istituire taluno erede, subordina l’istituzione alla condizione che
l’istituito accettasse mediante cretio entro un certo termine.

B. La pro herede gestio! accettazione tacita dell’eredità


- L’ accettazione poteva aver luogo anche informalmente;
- Consisteva in comportamenti che denunciavano senza possibilità di equivoci la volontà di accettare: più che altro atti
di gestione del patrimonio del defunto (esigere crediti ereditari, pagare debiti ereditari).
- Ma si ammise pure che potesse compiersi con dichiarazione espressa e informale di accettare l’eredità;
- Questa rimase l’unico modo possibile di accettare l’eredità;
- Dopo che ha avuto luogo la delazione (mai prima della morte dell’ereditando) non si impongono iure civili termini
entro cui il chiamato deve accettare però li può imporre il pretore dando al chiamato indeciso un tempus deliberandi,
trascorso il tempo il chiamato è considerato rinunziante.
- In età postclassica rimane l’unico modo di accettazione.

C. Rinunzia all’eredità
- il chiamato all’eredità, purché erede volontario, avrebbe potuto rinunciare;
- alla rinuncia non si potevano aggiungere né condizioni né termini, pena la nullità;

8. FUSIONE DEI PATRIMONI: rimedi


Con la successione ereditaria il patrimonio del defunto si fonde con quello personale dell’erede;
quando l’hereditas era damnosa, spesso gli eredi volontari risolvevano la questione non accettandola e i creditori ereditari
potevano solo agire in via esecutiva sul patrimonio del defunto, con bonorum venditio, che comporta l’infamia per il
defunto e disonore per gli eredi;

vi erano però alcuni espedienti:

a. Pactum ut minus solvetur


Prima di accettare l’eredità, i chiamati all’eredità convengono con i creditori ereditari che, una volta divenuti
eredi, avrebbero pagato solo una percentuale dei debiti del defunto;
se fossero stati convenuti per un importo maggiore avrebbero opposto l’exceptio pecti conventi;

b. Aditio mandato creditorum


I chiamati accettano l’eredità, ma dietro mandato dei creditori ereditari. Se fossero stati costretti a pagare oltre
l’attivo ereditario avrebbero potuto rivalersi contro i creditori mandanti con l’actio mandati contraria.

c. Beneficium inventarii, Giustiniano


a vantaggio del chiamato all’eredità che, non avendo ancora accettato, entro un mese dalla notizia della
delazione, abbia iniziato l’inventario dell’eredità. Se accetta l’eredità paga i debiti del defunto sino alla
concorrenza all’attivo.

Se era l’erede volontario ad essere oberato (oppresso) di debiti e il patrimonio insufficiente a soddisfarli,
ovviamente i creditori ereditari vogliono salvare il patrimonio ereditario.
Iniziata l’esecuzione per debiti contro l’erede, il pretore emette un decretum di separatio honorum:
la bonorum venditio per i debiti dell’erede riguarda solo i suoi beni personali, i creditori del decuius possono
soddisfarsi interamente sui beni ereditari.

9. L’HEREDITAS
- complesso unilateralmente considerato di corpora (beni di proprietà) e iura (crediti e debiti);
- possibile oggetto di bonorum venditio e di specifica azione giudiziaria (hereditas petitio);
- l’hereditas può essere damnosa (il passivo supera l’attivo)

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- l’hereditas può subire incrementi e perdite, è suscettibile di propria autonoma considerazione prima
dell’accettazione degli eredi volontari
- l’hereditas può essere giacente per un certo periodo universitas
- comprende anche le situazioni soggettive trasmissibili che fanno capo al defunto al tempo della sua morte;
- non passano agli eredi l’usufrutto e diritti affini e non entravano a far parte dell’eredità nemmeno le potestà familiari;
- si trasmetteva la potestà sui servi insieme al dominium su essi;
- gli eredi necessari non trattati automaticamente quali possessores delle cose già in possesso del decuius
- gli eredi volontari, dopo la presa di possesso, vengono considerati continuatori del possesso dell’ereditando;
- all’ereditando possono far capo situazioni che non si estinguono con la sua morte, che si trasmettono ai più stretti
familiari, eredi o no: i sacra familiaria (riti inerenti al culto delle divinità domestiche), il ius sepulcri (il sepolcro) e il
patronato (diritti e prerogative del patrono riguardo ai propri liberti);

10. L’HEREDITATIS PETITIO


- AZIONE SPECIFICA A TUTELA DELL’HEREDITAS, SPETTANTE AGLI HEREDES! vindicatio hereditatis;
- Nelle legis actiones il rito è quello della legis actio sacramenti in rem;
- Nel processo formulare si agisce con formula petitoria, simile alla rei vindicatio;
- Legittimazione passiva! nei testi classici l’azione compete contro il possessore di cose ereditarie, purché possessore
pro herede (chi assumeva di essere erede) o pro possessore (chi non adduce alcun titolo o causa al suo possesso! ‘a
che titolo possiedi?’ ‘possesso perché posseggo’) (se il convenuto invoca a giustificazione del suo possesso uno
specifico titolo particolare, l’attore avrebbe procedere con rivendica e non con hereditatis petitio)
- L’hereditas petitio in età classica viene ammessa anche contro colui che ha accettato di hereditatem difendere
per distogliere l’attore dal vero legittimato; (colui che ha cessato dolosamente di possedere prima della litis
contestatio)
- Il convenuto con la petizione di eredità, di buona o mala fede, deve: restituire i frutti maturati dopo la litis contestatio
e rispondere del suo comportamento doloso e colposo successivo all’istituzione del giudizio, restituire i frutti
precedenti alla lie e le res acquistate con denaro ereditario.

11. LA COEREDITA’
- REGIME GIURIDICO SIMILE ALLA COMUNIONE DI PROPRIETA’;
- Ogni erede è titolare di una quota ideale, con diritti e doveri analoghi a quelli del comproprietario sul bene comune;
- Ius adcrescendi! uno o più contitolari, ognuno in proporzione alla sua quota, in determinate circostanze acquistano
automaticamente la quota di altro contitolare; l’accrescimento presuppone che uno dei chiamati all’eredità, per
incapacità o rinuncia o altro, non divenga coerede e avviene ipso iure a favore degli altri chiamati, sempre che
abbiamo accettato e acquisito la titolarità di erede.
si deroga al ius adcrescendi quando trova applicazione la legislazione caducaria o quando il testatore provvede alla
nomina di un substitutus o quando il testatore istituisce congiuntamente più eredi per la stessa quota;
- Divisione dell’eredità comune! dalla divisione sono esclusi crediti e debiti ereditari perché imputati direttamente ai
coeredi, a ciascuno in proporzione alla quota spettante; le obbligazioni (trasmissibili) attive e passive che facevano
capo al defunto seguono il regime delle obbligazioni parziarie se divisibili o il regime delle obbligazioni solidali
elettive se indivisibili;
- L’actio familiae erciscundae! azione propria per la divisione dell’eredità, fondata nelle XII tavole, dispone che
per essa si procedeva con legis actio per iudicis arbitrive postulatione, dopo si procedeva per formulas: il
giudice procede alla distribuzione dei cespiti ereditari in tanti lotti quante sono le quote ereditarie; li aggiudica ai
partecipanti alla divisione con effetti costitutive di proprietà (ad eventuali conguagli il giudice provvede mediante
condemnationes)
L’arbitro dell’azione deve tener conto dei modus messi a carico di alcuni eredi del testatore, dei legati per
praeceptionem spettanti ai singoli coeredi sull’asse ereditario indiviso.

12. LA SUCCESSIONE UNIVERSALE MORTIS CAUSA SECONDO IL DIRITTO PRETORIO.


La bonorum possessio
- SUCCESSIONE MORTIS CAUSA SECONDO IL DRITTO PRETORIO DALL’ETA’ REPUBBLICANA, ATTUATA
MEDIANTE LA CONCESSIONE DELLA BONORUM POSSESSIO;

❖ ORIGINI
- Le origini della bonorum possessio devono essere ricercate nel dicere vindicias con cui il magistrato nelle legis
actiones sacramenti in rem assegnava a una della parti il possesso provvisorio della cosa in contestazione, nel caso di
controversia ereditaria assegnava il possesso interinale dei beni ereditari.
- Età preclassica! il pretore continuò a provvedere all’assegnazione provvisoria del possesso quando sorgeva
questione su quale delle parti fosse in effetti nel possesso dell’eredità e dovesse sostenere la lite nel ruolo di
convenuto;
la bonorum possessio veniva assegnata alla persona che appariva più probabile erede o che, affermandosi tale, dava
maggiore garanzia per la restituzione in caso di soccombenza;
- Tarda età repubblicana!la bonorum possessio era assegnata alla persona che sembrava essere il successore del
decuius secondo ragioni di opportunità; negli editti i pretori indicavano i soggetti ai quali avrebbero dato la bonorum
possessio;

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❖ STATO GIURIDICO DEI BONORUM POSSESSORES
- IL BONORUM POSSESSOR E’ IL SUCCESSORE UNIVERSALE IURE PRETORIO;
- HERES E’ SUCCESSORE UNIVERSALE IURE CIVILE;

- il pretore non può annullare posizioni soggettive acquistate e riconosciute iure civili ma solo impedirne nei fatti la
realizzazione;
- il pretore assicurava ai bonorum possessores posizioni di vantaggio o svantaggio analoghe a quelle degli heredes
civili;

❖ TUTELA GIUDIZIARIA
- interdictum quorum honorum! il successore pretorio, non al contempo erede civile, non acquista il dominium ex iure
quiritium dei corpora hereditaria ma ne detiene la possessio ad usucapionem (detiene i corpora in bonis) e ne può
diventare proprietario civile con il decorso del tempus usucapionem;
- se ne perde il possesso prima del decorso del tempo, può recuperare con un’azione analoga all’actio Publiciana;
- al bonorum possessor e contro di lui si danno in via utile le azioni che iure civili spettano agli heredes e contro di lui;

❖ HEREDES E BONORUM POSSESSORES


- la bonorum possessio è spesso concessa a soggetti che sono al contempo eredi iure civili, che hanno convenienza a
conseguire la doppia qualifica di heredes e bonorum possessores perché in questo modo avrebbero usufruito anche dei
rimedi giudiziari spettanti al bonorum possessor, si parla in questo caso di bonorum possessio adiuvandi iuris civilis
gratia
- era pure possibile che la bonorum possessio si desse a soggetti che non erano heredes come ad esempio in mancanza
di eredi civili;
- supponiamo che il bonorum possessor avesse preso possesso dell’eredità: quale sarebbe stato l’esito del giudizio se,
non avendo contemporaneamente la qualifica di erede, egli fosse stato convenuto con la petizione di eredità da un
erede a sua volta privo della qualifica di bonorum possessor?; nel conflitto prevaleva l’heres o il bonorum possessor?
- In un primo momento la questione venne risolta sempre a favore dell’erede civile ma presto si distinse caso per caso,
apparendo iniquo che l’erede prevalesse sempre sul bonorum possessor: si riconobbe pertanto che il bonorum
possessor potesse validamente opporre l’exceptio doli;
- La giurisprudenza usò discorrere di bonorum possessio ‘cum re’ e ‘sine re’: cum re nel caso in cui nel conflitto
prevalesse il bonorum possessor sull’heres; ‘sine re’ nell’ipotesi contraria;

❖ BONORUM POSSESSOR ‘LOCO HEREDIS’


- Il bonorum possessor succede in luogo all’erede;
- Hereditas e bonorum possessio sono accostabili per certi aspetti: tutela giudiziaria, l’oggetto della bonorum possessio
era una ‘universitas’, un ‘ius’ e pertanto un insieme unitario di posizioni giuridiche soggettive attive e passive del tutto
corrispondenti all’hereditas, ma anche la capacità, la capacitas, la comunione, l’indegnità. l’accrescimento e la
divisione.
- Vi sono però notevoli differenze per quanto riguarda la delazione e l’acquisto;

❖ LA DELAZIONE
- Pure per il diritto pretorio la delazione era testamentaria e ab intestato;

- Alla delazione testamentaria corrispondeva la bonorum possessio ‘secundum tabulas’ (secondo testamento);
- Alla delazione ab intestato corrispondeva la bonorum possessio ‘sine tabulis’ (senza il testamento) e quella ‘contra
tabulis’ (contro il testamento);
- La chiamata, o delazione, dei successibili aveva luogo, nella bonorum possessio, secondo criteri diversi da quelli del
ius civile.
I successibili erano chiamati alla bonorum possessio per categorie ma per i bonorum possessores (≠ eredi) la
delazione aveva una durata limitata nel tempo.
- Agli appartenenti a ciascuna categoria era assegnato un termine per essere ammessi alla bonorum possessio, se
l’avessero fatto decorrere l’istanza sarebbe stata loro preclusa e alla bonorum possessio sarebbero stati chiamati gli
appartenenti alla categoria successiva;
- Ad esempio: in presenza di testamento valido, alla bonorum possessio erano chiamati inanzitutto gli eredi
testamentari, altrimenti erano chiamati i successibili ab intestato (prima i liberi e poi i legitimi);
- Il tempo per l’istanza di bonorum possessio era di un anno per i figli e i genitori dell’ereditando, di cento giorni
per gli altri chiamati;

❖ L’AGNITIO BONORUM POSSESSIONIS


- Gli eredi sono necessari o volontari; i chiamati alla successione pretoria erano tutti volontari perché alla bonorum
possessio si era ammessi solo in seguito ad agnitio bonorum possessionis;
- Il procedimento iniziava con un’istanza dell’interessato e si concludeva con la concessione del pretore;

❖ LA BONORUM POSSESSIO NEL DIRITTO POSTCLASSICO E GIUSTINIANEO


- diritto giustinianeo! assimilazione delle figure di heres e bonorum possessor;

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13. LA COLLAZIONE
LA COLLAZIONE: ‘COLLATIO BONORUM’
- istituto che, nelle due specie della collatio bonorum e collatio dotis, ebbe origine nell’ambito della bonorum possessio;
- alla successione intestata pretoria erano chiamati in primo luogo i iberi (nella quale categoria rientravano sia i sui iuris
che i figli emancipati), il pretore si occupò della disparità di trattamento tra i sui e gli emancipati;
- sui iuris! gli acquisti compiuti in vita del pater familias andavano all’avente potestà;
- figli emancipati! gli acquisti andavano agli stessi emancipati;
- Quindi, morto il padre, gli acquisti dei sui iuris rientravano nella massa ereditaria e sarebbero stati divisi tra sui
ed emancipati mentre gli acquisti dei figli emancipati sarebbero rimasti agli stessi emancipati;

- IL PRETORE ADDOSSO’ AI FIGLI EMANCIPATI, pena la negazione dei mezzi giudiziari loro spettanti quali
bonorum possessores, l’onere di procedere a collatio bonorum in modo che del patrimonio loro personale si
avvantaggiassero in egual misura anche i sui iuris;
- L’emancipato era tenuto a prestare tante cautiones quanti erano i sui iuris che avevano titolo a collazione.

COLLATIO DOTIS:
- RIGUARDA LA FIGLIA CUI IL PADRE AVESSE COSTITUITO DOTE E A CUI, SCIOLTO IL MATRIMONIO,
SAREBBERO STATI RESTITUITI I BENI DOTALI;
- Dei beni dotali si avvantaggiava solo la figlia;
- Il pretore garantì l’onere della collazione dotis a carico della figlia con la quale si garantiva parità di
trattamento tra fratelli e sorelle;
- Pure questa si attuava mediante cautiones, la figlia prometteva agli altri discendenti dell’ereditando di trasferire loro
una quota dei beni dotali;

LA COLLAZIONE NEL DIRITTO GIUSTINIANEO E POSTCLASSICO


- LA COLLATIO DOTIS E BONORUM CONFLUISCONO NELLA COLLATIO DESCENDENTIUM;
- Giustiniano estende l’onere della collazione alla successione testamentaria;

14. LA SUCCESSIONE UNIVERSALE AB INTESTATO


- In difetto di testamento valido ed efficace si apriva la successione ab intestato;
- Il momento della delazione ab intestato era lo stesso della morte dell’ereditando, ma se nella successione civile il
testamento in sé valido non diventava efficace per mancata accettazione da parte degli eredi volontari, gli eredi ab
intestato erano chiamati all’eredità dal momento in cui si accertava che non sarebbero venuti alla successione gli eredi
testamentari;

- Analogamente nella successione pretoria: i successibili pretori ab intestato erano chiamati alla bonorum possessio
(sine tabulis) una volta trascorsi i termini per la bonorum possessio secondo testamento (secundus tabulas) e si dava la
possibilità di delazioni successive.

15. LA SUCCESSIONE UNIVERSALE AB INTESTATO SECONDO IL IUS CIVILE


ALLA SUCCESSIONE UNIVERSALE AB INTESTATO (IN ASSENZA DI TESTAMENTO) ERANO CHIAMATI
NELL’ORDINE: I SUI, GLI AGNATI E I GENTILES;

a. LA SUCCESSIONE DEI SUI


- sui! persone libere che al tempo della morte del de cuius (defunto, ereditando) erano assoggettate alla sua
immediata potestas, o manus, le stesse che, in conseguenza della sua morte, avrebbero cessato di essere alieni
iuris per diventare sui iuris;
- vi rientravano! figli in potestate, sia maschi che femmine, nati da iniustae nuptiae e adottivi, la moglie purché in
manu del marito, i nipoti figli del figlio premorto; tra i suoi heredes si fecero rientrare i ‘postumi sui’, quanti cioè, non
ancora nati ma già concepiti al tempo della morte del pater familias, con la nascita sarebbero caduti sotto la sua
potestas;
- se più erano i sui, a ciascuno spettava una quota; l’attribuzione delle quote aveva luogo per stirpi, ciò vuol dire che
ai nipoti ai quali fosse premorto il padre si assegnava globalmente quanto sarebbe spettato al padre loro se questi fosse
stato ancora in vita;

b. LA SUCCESSIONE DEGLI AGNATI


- agnati! persone libere, discendenti in linea maschile da un capostipite di sesso maschile;
- gli agnati di questa seconda classe erano gli agnati ‘non sui’ e pertanto solo parenti in linea collaterale e maschile: in
primo luogo fratelli e sorelle, ma anche madre e figli reciprocamente qualora la madre avesse a suo tempo contratto
col padre matrimonio cum manu;
- l’agnato di grado più vicino escludeva quello più lontano: ciò non solo nell’ipotesi in cui quello, accettata l’eredità,
fosse divenuto erede ma anche nel caso in cui per mancata accettazione non fosse venuto alla successione;
- se più erano gli agnati dello stesso grado tutti venivano alla successione per quote uguali;

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- succedevano per capita e non per stirpi;

c. LA SUCCESSIONE DEI GENTILES


- gentiles! appartenenti alla stessa gens dell’ereditando;
- erano eredi volontari;
- i gentili erano chiamati all’eredità solo in mancanza di agnati;

d. LA SUCCESSIONE DEL PATRONO E DEL PARENS MANUMISSOR


- risale alle XII tavole la regola per cui il patrono succedeva al proprio liberto se questi, morto senza avere fatto
testamento, non avesse avuto sui heredes;
- in forza dello stesso precetto il padre era chiamato alla successione civile del figlio emancipato quale ‘parens
manumissor’;

16. LA SUCCESSIONE UNIVERSALE AB INTESTATO SECONDO IL DIRITTO PRETORIO


- con l’indebolirsi della società romana arcaica il sistema della successione ab intestato del ius civile apparve iniquo e
lacunoso: a succedere senza testamento erano solo i parenti in linea maschile, non vi erano reciproche aspettative
successorie tra madri e figli quando il matrimonio della madre era stato sine manu; inoltre, spezzato il vincolo di
agnatio in dipendenza di emancipatio o adoptio i figli, non più in potestate, non erano chiamati alla successione del
proprio padre naturale.

- A correggere il sistema del ius civile provvideil regime pretorio della bonorum possessio ‘sine tabulis’
- Alla bonorum possessio ‘sine tabulis’ erano chiamati: i ‘liberi’, i ‘legitimi’, i ‘cognati’ e i ‘vir et uxor’;

i. Classe dei liberi


Era rappresentata dai sui, dai figli emancipati e dai figli dati in adozione ma già sui iuris al tempo della
morte dell’ereditando; tra più liberi l’attribuzione aveva luogo per stirpi;

ii. Classe dei legitimi


Nella classe dei legitimi rientravano i successibili ab intestato iure civili (sui, agnati, gentiles, patrono,
parens manumissor);

iii. Classe dei cognati


Era costituita da parenti di sangue sia in linea maschile che femminile, non oltre il sesto grado;
a venire alla successione erano i parenti più vicini in grado dell’ereditando; succedevano quelli più lontani
se i parenti che li precedevano nel grado non avessero avanzato nei termini istanza di bonorum possessio;

iv. Classe ‘unde vir et uxor’


Nella quarta classe erano chiamati reciprocamente marito e moglie.
Il diritto pretorio, a differenza del ius civile, teneva conto della cognatio in quanto tale, che era vincolo di
sangue; e teneva anche conto del vincolo coniugale in sé, indipendentemente dalla manus;
In virtù dell’edictum successorium gli appartenenti a una classe erano chiamati non solo se
mancavano successibili nella classe precedente ma anche se questi esistevano e avevano fatto
decorrere inutilmente i termini per l’agnatio della bonorum possessio: erano ammesse successio
graduum e successio ordinum.

17. I SENATOCONSULTI TERTULLIANO E ORFIZIANO


I SENATOCONSULTI TERTULLIANO E ORFIZIANO MIGLIORARONO LA RECIPROCA POSIZIONE
SUCCESSORIA TRA MADRE E FIGLI (poco soddisfacente iure civili; per diritto pretorio i figli succedevano alla madre
e viceversa la madre ai figli nella classe dei legitimi solo se la madre fosse stata uxor in manu del padre; altrimenti nella
classe dei cognati.

- Il senatoconsulto Tertulliano fece riferimento alla donna con ius liberorum e la chiamò a succedere ab intestato ai
propri figli;
- Il senatoconsulto Orfiziano chiamò i figli a succedere alla propria madre a preferenza di chiunque;
- Poiché i senatoconsulti erano fonte di ius civile, madre e figli sarebbero diventati heredes, e come tali ammessi anche
alla bonorum possessio ab intestato nella classe dei legitimi;

18. LA SUCCESSIONE INTESTATA IN ETA’ POSTCLASSICA E GIUSTINIANEA


- Con Giustiniano partì il processo di assimilazione tra hereditas e bonorum possessio:
- Gli agnati persero quella posizione di privilegio rispetto ai semplici cognati;
- Andarono scomparendo le limitazioni alla successione ab intestato delle donne;

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- Migliorarono le aspettative successorie della madre rispetto ai figli e della vedova rispetto al marito;
- Si ammise la successione nei confronti dei figli illegittimi;
- Giustiniano diede rilievo esclusivo alla parentela di sangue senza più distinguere tra emancipati e non, padre e
madre, maschi e femmine, parenti in linea maschile e femminile;

19. L’EREDITA’ VACANTE


Quando nessun erede o bonorum possessor acquistava l’eredità, i creditori del defunto avevano via libera per procedere ad
esecuzione patrimoniale;

Per l’ipotesi in cui non si fosse fatto avanti nessun creditore ereditario, una Lex Iulia stabilì che l’eredità vacante andasse
all’erario (fisco).

20. IL TESTAMENTO
- ‘teramentum’! ‘testes’: testimoni; formalità richiesta per il testamento
- La chiamata all’eredità o alla bonorum possessio poteva avere luogo in forza di testamento e prevaleva su
quella ab intestato;
- Era un atto unilaterale, mortis causa, personalissimo, revocabile sino all’ultimo istante di vita
- Atto con il quale un soggetto (il testatore) disponeva delle proprie sostanze per il tempo dopo la propria morte;
- Atto complesso che poteva contenere più negozi: istituzione di erede, legati, manumissione;
- L’istituzione di erede non poteva mancare, pena la radicale nullità dell’atto;
- La successione testamentaria NON è la più antica: più antica è quella senza il testamento; ma il testamento fu
conosciuto e giuridicamente riconosciuto a Roma tempo prima delle XII tavole perché fu considerato conforto per la
morte ed era ritenuta una grave sciagura morire senza aver fatto testamento;

21. IL TESTAMENTO CIVILE


- la prima forma riconosciuta di testamento fu quella di ‘calatis comitiis’, un atto formale che si compiva oralmente
dinanzi ai comitia curiata;
- poco più recente è il testamento ‘in procinctu’! con esso si volle andare incontro alle esigenze dei militari, ai quali
si permise di testare, con dichiarazione solenne e formale, dinanzi all’esercito romano in armi pronto alla battaglia;
- questi testamenti caddero in desuetudine in età preclassica per fare ricorso a modi diversi escogitati dalla
giurisprudenza pontificale: ‘mancipatio familiae’ e ‘testamentum per aes et libram’.

a) La mancipatio familiae
- negozio fiduciario con cui il testatore trasferiva il suo patrimonio a persona di fiducia, il ‘familiae emptor’
- il mancipatio dans affidava al familiae emptor l’incarico di trasferire, subito dopo la morte dello stesso mancipatio
dans, i singoli cespiti alle persone da lui indicate;

b) Il testamento per aes et libram (testamento librale);


- si trattava sempre di macipatio familiae ma il familiae emptor recitava una formula alquanto elaborata da cui
traspariva il vero scopo dell’atto e quindi il carattere fittizio dell’affermazione di appartenenza della familia;
- da parte sua il testatore manifestava solennemente le sue ultime volontà (la pronunzia orale del testatore era detta
‘nuncupatio’.
- Per esigenze di segretezza si permise che con la nuncupatio il testatore si limitasse a enunciare con ‘certa
verba’, la propria volontà di testare e, quanto alle disposizioni che adottava e alle persone che ne sarebbero
state destinatarie, facesse rinvio a quel che era scritto nelle tavolette cerate che teneva con sé;
- Il testamento par aes et libram a parte il rituale della mancipatio dal quale non si poteva prescindere (5 testimoni +
libripens con la bilancia + pronuncia del mancipatio accipiens) poteva essere compiuto tutto oralmente, con
nuncupatio totale oppure con nuncupatio di rinvio poiché pur esigendosi una solenne pronuncia orale il contenuto
dell’atto era tutto nel documento scritto;

22. IL TESTAMENTO PRETORIO


- L’editto pretorio prevedeva una bonorum possessio ‘secundum tabulas’ (secondo testamento)
- Il pretore esigeva un documento scritto, chiuso, sigillato con il contrassegno di sette testimoni, un testamento per il
quale non si esigevano né riti particolari né formalità orali;
- In relazione al numero di testimoni (sette), il testamento pretorio richiamava il testamento per aes et libram dove ai
cinque testimoni si aggiungevano libripens e familae emptor;

23. IL TESTAMENTO IN ETA’ POSTCLASSICA


In età postclassica la forma testamentaria più applicata fu quella del testamento per aes et libram finché Costantino
soppresse la necessità del rito della mancipatio ponendo l’accento sul requisito dell’intervento di idonei testimoni, il
testamento civile fu così praticamente assimilato a quello pretorio.

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Un regime unitario e definito fu stabilito da Teodosio II: il testamento si fece consistere in un documento scritto che il
testatore avrebbe prestato a sette testimoni dinanzi ai quali lo stesso testatore avrebbe aggiunto la propria firma; dopo di lui
i testimoni avrebbero firmato e apposto all’esterno i loro sigilli;

24. IL TESTAMENTO: INVALIDITA’ E REVOCA


- Il testamento era invalido per: l’inosservanza delle formalità, incapacità del testatore, in dipendenza di un vizio di
forma dell’istituzione di erede o per incapacità degli eredi istituiti.
- Un testamento inizialmente valido poteva essere colpito da invalidità dopo la sua perfezione: per sopravvenuta
incapacità del testatore o degli eredi istituiti ma anche per sopravvenienza di un figlio e per revoca;

• Sopravvenienza di figli
Il testamento perdeva validità per sopravvenienza di un figlio, di un suus (discendente naturale, figlio
adottivo o donna in manu) dopo la perfezione del testamento, ma anche per sopravvenienza di un postumo,
già concepito alla morte del testatore.

• Revoca
- il testamento può essere mutato fino all’ultimo istante di vita;
- atto revocabile solo per effetto di un nuovo testamento;
- il testamento per aes et libram sarebbe rimasto valido anche se il testatore avesse rotto i sigilli del relativo documento
cancellandone in tutto o in parte il contenuto e persino se avesse distrutto il documento, sarebbero sorti problemi di
prova e non di validità;
- nel diritto pretorio: iure pretorio un nuovo testamento avrebbe revocato il precedente, ma il pretore, per il fatto di
esigere per la bonorum possessio secundum tabulas un documento scritto con garanzia di autenticità, mostrò di
considerare la scrittura e quelle garanzie come essenziali sicché una volta distrutto il documento, o anche se ne avesse
tolto i sigilli, il pretore avrebbe negato la bonorum possessio secundum tabulas agli eredi istituiti per darla ai
successibili ab intestato;

25. ISTITUZIONE DI EREDE


L’ISTITUZIONE DI EREDE POTEVA ESSERE CONTENUTA SOLTANTO IN UN TESTAMENTO;

- Essa fu qualificata dai giuristi come inizio e fondamento di tutto il testamento;


- Nessun testamento era valido senza istituzione di erede;
- L’istituzione di erede doveva essere disposta in termini espliciti e in forma imperativa;
- Questo rigore formale fu abolito da Costanzo che riconobbe valida l’istituzione di erede disposta in qualsivoglia forma
purché la volontà del testatore fosse inequivocabile;
- Poteva essere ‘cum modo’, ‘cum libertate’ o ‘cum cretione’;
- Potevano essere istituite eredi una o più persone: l’unico erede testamentario sarebbe stato erede per l’intero, più eredi
lo sarebbero stati per una quota;

➢ Heredis institutio ‘ex certa re’


Poiché l’erede o gli eredi erano successori universali, un’istituzione di erede ‘ex certa re’, ‘in un singolo
bene determinato’, sarebbe stata una contraddizione e quindi nulla.
Nella prima età classica prevalse l’idea di considerare valida l’istituzione di erede, e come non aggiunta
l’indicazione della ‘certa res’;

➢ Condizioni e termini aggiunti all’istituzione di erede


L’istituzione di erede poteva essere disposta sotto condizione sospensiva ma non risolutiva o con termine
finale, incompatibili col principio della perpetuità della qualifica di erede;
Non era ammessa l’istituzione di erede con termine iniziale.

26. LA SOSTITUZIONE VOLGARE


La sostituzione volgare era un’istituzione di erede sotto la condizione sospensiva che il primo istituito fosse premorto al
testatore o non avesse accettato l’eredità;
Il chiamato in subordine rispetto al primo istituito fu detto ‘sostituto’ e si parlò in proposito di erede di primo grado e di
secondo grado;

27. LA SOSTITUZIONE PUPILLARE


La sostituzione pupillare presupponeva che il testatore istituisse erede un discendente soggetto alla sua immediata potestas;
e consisteva nell’istituzione di un erede al pupillo qualora questo fosse morto ancora impubere.
Il testatore nominava un erede al proprio discendente facendo testamento al suo posto;

28. LA SUCCESSIONE CONTRO IL TESTAMENTO; successione necessaria formale secondo il


ius civile
- ‘i sui heredes devono essere o istituiti eredi o diseredati’

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- la diseredazione doveva essere adottata nel testamento e in forma imperativa;
- la diseredazione del suus l’avrebbe escluso dall’eredità: l’omissione avrebbe comportato invalidità del testamento;

29. LA SUCCESSIONE CONTRO IL TESTAMENTO NEL DIRITTO PRETORIO


- analoga era la tutela disposta dal pretore in favore dei più stretti congiunti del testatore;
- in favore dei liberti che non fossero stati né istituiti eredi né diseredati dal testatore, il pretore dava la bonorum
possessio ‘contra tabulas’;
- ma l’editto pretorio prevedeva una speciale bonorum possessio contra tabulas in favore del patrono, per la metà
dell’eredità del liberto morto senza figli e quindi anche in favore del padre per la metà del patrimonio del figlio
emancipato morto;

30. LA QUERELA INOFFICIOSI TESTAMENTI


SUCCESSIONE CONTRO IL TESTAMENTO IN FAVORE DI CONGIUNTI DEL TESTATORE volta a far apparire
infermo di mente il testatore che, senza serio motivo e violando l’elementare dovere di affetto verso i familiari più vicini,
avesse escluso il figlio dalla propria successione. I centumviri, sensibili alle istanze della coscienza sociale che denunciava
i testamenti ‘inofficiosi’ cominciarono a considerare nullo il testamento inofficioso;

la querela inofficiosi testamenti:


- È una speciale petizione di eredità atta a fare perseguire al querelante la propria quota di eredità ab intestato;
- Deve essere esercitata, a pena di decadenza, entro 5 anni dall’adizione dell’eredità da parte dell’erede istituito;
- Erano attivamente legittimati! figli del testatore, sui e non (in assenza di figli erano ammessi alla querela genitori,
fratelli e sorelle)
- Erano esclusi il legittimato che da seguito alla volontà testamentaria e il congiunto che riceve mortis causa dal
testatore almeno ¼ di quanto gli sarebbe spettato ab intestato;
- Erano passivamente legittimati gli eredi testamentari;
- Età postclassica! si consolidò la legittimazione attiva di genitori, fratelli e sorelle consanguinei e agnati, a condizione
che gli eredi istituiti nel testamento fossero persone turpi;
- Con Giustiniano! il congiunto che ha ricevuto qualcosa in testamento è escluso dalla querela ed è ammesso all’actio
ad implendam legitimam per integrare la parte debita

31. I LEGATI
- IL TESTAMENTP PUO’ CONTENERE DISPOSIZIONI A TITOLO PARTICOLARE;
- MEDIANTE I LEGATI IL TESTATORE, CON INTENTO DI LIBERALITA’, ATTRIBUISCE ALLE
PERSONE INDICATE SINGOLI BENI O SINGOLI DIRITTI, SOTTRAENDOLI AGLI EREDI.

32. I QUATTUOR GENERA LEGATORUM


I GIURISTI ROMANI INDIVIDUARONO QUATTRO TIPI DI LEGATI:
- PER VINDICATIONEM;
- PER DAMNATIONEM;
- SINENDI MODO;
- PER PRAECEPTIONEM;

a) LEGATO PER VINDICATIONEM


- doveva essere disposto con le parole ‘do lego’ accompagnate dall’indicazione dell’oggetto e del destinatario;
- aveva effetti reali;
- era traslativo di proprietà o costitutivo di servitù o usufrutto;
- doveva avere ad oggetto beni propri del testatore;

b) LEGATO PER DAMNATIONEM


- si disponeva con le parole ‘heres meus damnas esto’, integrate dall’indicazione della persona del legatario e
dell’oggetto della prestazione;
- il testatore faceva carico all’erede di compiere una prestazione di dare o facere in favore della persona indicata dando
luogo a una obligatio nella quale l’erede era il debitore e il legatario era il creditore;
- poteva avere ad oggetto cose del testatore, dell’erede o di terzi;

c) LEGATO SINENDI MODO


- disposto con le parole ‘heres meus damnas esto’ integrate dall’imposizione all’erede di consentire (sinere) che il
legatario, ad esempio, prendesse possesso di una cosa determinata che poteva appartenere sia all’erede che al
testatore;
- con la presa di possesso il legatario sinendi modo avrebbe acquistato la proprietà delle res nec mancipi o possesso ad
usucapionem delle res mancipi;

d) LEGATO PER PRAECEPTIONEM


- esige l’impiego dell’imperativo praecipito, preceduto dal nome del legatario e dall’indicazione dell’oggetto
- può avere ad oggetto solo cose proprie del testatore;

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33. IL SENATOCONSULTO NERONIANO, LE RIFORME POSTCLASSICHE E
L’UNIFICAZIONE DEI TIPI DI LEGATO

- Il fatto che per ogni legato ci fossero diversi forma e regime giuridico era facile fonte di errori per testatori inesperti di
diritto e causa frequente di invalidità;

- A questo provvide il senatoconsulto Neroniano che stabilì che il legato, invalido solo perché disposto con una
formula non adatta al caso, si considerava come se disposto con la formula adatta;
- Il problema fu superato con la riforma di Costanzo del 339 che abolì la necessità dell’uso delle antiche formule non
solo per l’istituzione di erede ma anche di legato. Sarebbe dipeso dalle circostanze del caso specifico stabilire se il
legato dovesse avere effetti reali o obbligatori;

- Giustiniano riconobbe comunque effetti obbligatori ai legati, in tal caso il legato avrebbe goduto di doppia tutela,
reale (con un’actio in rem) e obbligatoria (con l’actio ex testamento), l’una alternativa rispetto all’altra;

La doppia tutela rappresentava per il legatario una garanzia maggiore; il legatario più spesso avrebbe preferito
l’azione personale (actio ex testamento) perché in essa era più leggero l’onere della prova: bastava provare l’esistenza
del legato mentre, in sede di rivendica, occorreva la prova di aver acquistato la proprietà.
L’actio in personam era comunque esperibile contro l’erede o gli eredi pure se la cosa fosse perita o deteriorata già
prima della lite per cause imputabili all’erede o agli eredi; invece la rivendica presupponeva l’esistenza fisica della
cosa al tempo della litis contestatio;

34. I LEGATI E GLI ONERATI


La testamenti factio passiva (La capacità di ricevere per testamento, testamenti factio "passiva", è espressione della
capacità giuridica: sono, quindi, capaci di succedere tutti coloro che sono nati al tempo dell'apertura della successione) si
esigeva non soltanto per gli eredi istituiti nel testamento ma anche per i legatari.
L'onere dei legati gravava sugli eredi, non oltre l’attivo ereditario; se più erano gli eredi istituiti il testatore avrebbe potuto
porre il legato a carico di uno solo o di alcuni di essi, fermo restando che in nessun caso il coerede onerato ne avrebbe
subito il peso oltre il valore della propria quota;

35. I LEGATI: IL MOMENTO DELL’ACQUISTO


- I legati avevano effetti dal momento in cui l’erede onerato acquistava l’eredità, quindi dal momento della morte del
testatore se l’onerato era heres suus, dal momento dell’accettazione dell’eredità se l’onerato era erede volontario;
- Poteva accadere che il legatario morisse dopo il testatore ma prima dell’adizione dell’erede volontario: il legato, in tal
caso, non avrebbe avuto effetti perché il legatario non aveva trasmesso ai suoi eredi la semplice aspettativa;
- A ciò pose rimedio la giurisprudenza, al legato era riconosciuto l’effetto limitato di fare acquistare al legatario diritto
al lascito sin dal ‘dies cedens’ (momento stesso della morte del testatore);
restava fermo che il legato disposto sotto condizione sospensiva mai avrebbe potuto avere effetti prima
dell’avveramento della condizione;
- Al dies cedens di contrappose il ‘dies veniens’, il momento a partire dal quale il legato avrebbe potuto essere fatto
valere; col dies veniens il legatario, nei legati obbligatori (per damnationem e sinendi modo) acquistava
immediatamente il relativo credito; per quanto riguarda i legati con effetti reali (per vindicationem e per
praeceptionem) i classici avevano due idee distinte: i proculiani richiesero la manifestazione di volontà da parte del
legatario di accettare mentre i sabiniani l’acquisto era immediato ma il legatario avrebbe potuto rinunciare. Prevalse la
dottrina sabatiana;

36. I LEGATI: INVALIDITA’, INEFFICACIA E REVOCA


❖ REGOLA CATONIANA
Il legato invalido al tempo della redazione del testamento resta valido pure se prima della morte del testatore la
causa di invalidità cessa: era negata la convalida del legato inizialmente nullo;
eccezione: il legato con condizione sospensiva e per quelli in cui il dies cedens non fosse lo stesso della morte
del testatore;

❖ REVOCA
Una volta disposto, il legato era soggetto a revoca da parte del testatore;
La revoca del legato aveva luogo con la revoca stessa del testamento o con l’uso nello stesso testamento di
espressioni contrarie a quelle adoperate per il legato (‘non do non lego’)
Dalla prima età classica di riconobbe efficacia iure pretorio pure alla revoca del legato liberamente manifestata
dal testatore dopo la perfezione del testamento; contro il legatario che avesse agito in giudizio contro la volontà
del testatore, si dava all’erede l’exceptio doli;

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37. LIMITI ALLA LIBERTA’ DI DISPORRE MEDIANTE LEGATI
▪ LEX FURIA TESTAMENTARIA
Stabilisce che l’importo di ciascun legato non può superare 1000 assi

▪ LEX VOCONIA (169 a.C)


Stabilisce che l’importo di ciascun legato non può superare quanto rimane agli eredi;

▪ LEX FALCIDIA (40 a.C)


Stabilisce che il testatore possa disporre in legati per non più di ¾ dell’eredità, in modo che agli eredi restasse
almeno ¼ dell’attivo; se il testatore avesse ecceduto, i legati sarebbero stati ridotti sino al limite stabilito dalla
legge;

38. ALTRE POSSIBILI DISPOSIZIONI TESTAMENTARIE


IL TESTAMENTO POTEVA CONTENERE MANUMISSIONI E NOMINE DI TUTORI;

- MANUMISSIO TESTAMENTO! il testatore dava libertà a un proprio servo, il quale diventava ‘libertus orcinus’,
essa poteva essere disposta con l’istituzione di erede dello stesso servo necessario; Giustiniano stabilì che
l’attribuzione di libertà era implicita nell’istituzione di erede
- TUTORIS DATIO! il testatore nominava un tutore per un proprio discendente soggetto alla sua potestà e co e tale
suus: poteva trattarsi sia di tutor impuberis che mulieris;

39. I FEDECOMMESSI
Fedecommessi: uso del testatore di raccomandare informalmente all’erede o al legatario di compiere una prestazione
determinata in favore della persona indicata;

- ha effetti obbligatori
- deve essere disposto in forma precativa e non imperativa;
- per il resto è libera
- il fedecommesso può essere disposto sia nel testamento che nel codicillo o oralmente;
- è anche libera la forma per revocare il fedecommesso;
- ha efficacia subordinata all’acquisto dell’onerato, ma il fedecommissario avrebbe trasmesso il diritto al lascito con il
dies cedes (morte del dispondente)
- la testamenti factio era richiesta nel disponente, non nel fedecommissario;

⇒ fedecommessi di libertà
poteva essere impiegato un fedecommesso anche per liberare un servo (manumissione fedecommissaria) si
trattava di una manumissione indiretta, non dava libertà al servo ma obbligava l’onerato a manumetterlo;

⇒ sostituzione fedecommissaria
il disponente poteva procedere alla sostituzione di un primo fedecommissario con un altro per l’ipotesi che il
primo non acquistasse il lascito;
si ammise che il disponente potesse indicare un sostituto che acquistasse con al posto della persona indicata
per prima ma dopo di lei; ad esempio, alla scadenza di un termine o all’avveramento di una condizione o
alla morte del primo fedecommissario. Questi avrebbe dovuto conservare la cosa e darla al sotituito;

es. fedecommesso di famiglia! l’onerato del fedecommesso appartenente alla famiglia del disponente,
avrebbe trasmesso alla sua morte il bene acquistato col fedecommesso ad altro mento della stessa famiglia;

40. IL SENATOCONSULTO PEGASIANO (69-79 d.C)


Estende ai fedecommessi i divieti di ‘capare’ stabiliti dalla legge iulia et papia, sia la norma della legge Falcidia che
riservava agli eredi almeno ¼ dell’attivo ereditario;
Giustiniano equiparò fedecommessi e legati.

41. FEDECOMMESSI PARTICOLARI E UNIVERSALI


FEDECOMMESSI PARTICOLARI! hanno come oggetto prestazioni analoghe a quelle dei legati
FEDECOMMESSI UNIVERSALI! si fa carico all’erede di trasmettere ad altri, dopo averla acquistata, l’intera eredità o
quota di essa; siccome la qualità di erede non è trasferibile, l’erede trasferisce al fedecommissario i corpora (beni materiali)
dell’eredità, per i crediti o debiti provvede con stipulationes reciproche, in modo che fosse il fedecommissario ad esigere e
pagare quanto gli spettava.

42. SENATOCONSULTO TREBELLIANO (56 d.C)


una volta che l’erede ha fatto al fedecommissario atto di restituzione dell’eredità, il fedecommissario viene ammesso per la
quota spettante all’esercizio in via utile delle azioni spettanti all’erede; i creditori ereditari avrebbero agito direttamente
contro il fedecommissario. (fedecommissario considerato heredis loco)

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