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JOHN DEWEY

È nato 1859, insegna algebra, scienze e materie umanistiche, studia filosofia nella sua città natale in
Vermont ed elabora una tesi su Kant. Nel 1894 diventa professore di filosofia e direttore del
dipartimento di filosofia, psicologia ed educazione all’università di Chicago, dove dal 1892 si
stavano studiando le problematiche sociali della città (realtà estremamente stimolante, in crescita
con mille complicazioni). A Chicago fonda la scuola-laboratorio, una scuola sperimentale annessa
all’Università. Era pacifista (ma sosteneva la prevenzione di conflitti futuri), ma in una guerra già
sorta, si schiera a favore degli interventisti USA. Assiste alle grandi trasformazioni del suo paese:
l’evoluzione dell’agricoltura e dell’industria, la trasformazione dei villaggi in metropoli, la
diffusione della pubblicità e del consumismo. Comprende i rischi dell’industrializzazione
americana, fondata sul profitto esasperato, si oppone ad ogni tendenza dogmatica. Vede nelle
origini storiche degli USA una grande occasione di movimento per l’intera umanità, secondo gli
ideali della rivoluzione Francese e Americana. Strumenti di questo progresso sono le conquiste
scientifiche ed economiche che l’illuminismo aveva stimolato in Europa e che in USA avevano
trovato un territorio fecondo. Dopo la prima guerra mondiale, tra il 191 e il 1928 compie vari viaggi
(Giappone, Cina, Turchia, Urss, Scozia) durante i quali diffonde il suo pensiero. Impulso
(Roosevelt) poi nel dare lavoro ai disoccupati. Nel 1929 si ritira dall’attività accademica, sostiene ed
ispira le riforme del new deal. Muore a New York nel 1952.

I principali riferimenti culturali sono:

 Positivismo: nasce in Francia, convinti che la scienza porterà alla soluzione di tutti i
problemi della società  fiducia ottimistica (malattie infettive curate, industrie, canale di
Suez, nascita sociologia – scienza dei fatti e abitudini e disciplina e guarda alla società come
un organismo vivente)
 Pragmatismo: nasce negli USA sostiene l’esperienza (Locke e Hume)
 Evoluzionismo: Darwin e la modificazione delle specie, rivoluzione copernicana nella
scienza e nel modo di vedersi nell’uomo (anche l’uomo è una specie ed è quindi in continua
evoluzione-dinamismo).

Per Dewey la conoscenza acquisita è un punto di partenza, sarà un qualcosa che deve essere
continuamente controllata perché non è fissa, ma si trasforma.

La società americana tra ‘800 e ‘900

 Intensi processi di industrializzazione e conseguente urgenza di affrontare i bisogni


immediati dell’individuo e della comunità
 Forte immigrazione
 Ricerca, da parte della giovane nazione americana, di una identità e di un costume
democratico da consolidare.

Una democrazia è qualcosa di più di una forma di governo, è prima di tutto un tipo di vita
associata, di esperienza continuamente comunicata. Per Dewey la democrazia è la forma di
convivenza più rispettosa dell’individuo, delle sue capacità e della possibilità di valorizzare al
massimo. La società democratica è un tipo di vita comunitaria contraddistinta da un’ampi e
profonda partecipazione di tutti i membri agli stessi scopi, valori, interessi e dalla disponibilità a
rinnovare continuamente le proprie abitudini. Gli individui collaborano consapevolmente nel
perseguimento dei fini comuni. È un modo di vivere in cui la legge è la cooperazione e non la lotta
reciproca.
La democrazia è un processo dinamico:

1. Richiede la partecipazione di tutti al conseguimento del bene comune, ella continua verifica
dei valori che regolano le norme del vivere associato
2. È garanzia che a ciascuno sia data l’occasione di mettere a frutto nella società il meglio di se
stesso.

Dewey considera l’educazione (attiva) il presupposto per una società davvero democratica.
L’educazione non è mai un fenomeno individuale, ma un’attività che ha la sua giustificazione e il
suo fine nella società nella quale l’individuo è parte, della quale eredita le conquiste e rifiuta ciò che
può essere dannoso o ormai obsoleto.

L’educazione:

 È adattamento ai costumi e agli ideali della società


 È sviluppo costruttivo della personalità e dell’educando che opera per trasformare e
migliorare la realtà che lo circonda.

Nell’educazione convivono:

 Fine sociale
 Fine individuale

Fine dell’educazione è quello di assicurare non solo la stabilità sociale, ma anche di promuovere
tutte le capacità degli individui.

Una vera democrazia ha bisogno di individui che, fin da bambini, siano stati avviati a collaborare,
in scuole concepite in modo diverso da quello tradizionale. Premessa indispensabile per assicurare
una società nella quale gli individui sperimentino la democrazia in modo sempre più personale, è
una scuola basata sull’attività e gli interessi degli alunni, che non plasmi secondo un modello
standardizzato.

Democrazia ed educazione (1916), Dewey espone le proprie idee (fondamentali) sull’educazione. In


questo lavoro fondamentale Dewey sviluppa fra l’altro due temi:

 La funzione democratica dell’educazione


 Il metodo scientifico come metodo specifico di un’educazione democratica (no democrazia
senza metodo scientifico)

Il metodo scientifico è caratterizzato da:

 Libera indagine
 Verifica intersoggettiva dei risultati dell’indagine stessa

È pertanto un metodo democratico, capace di avviare il soggetto verso conoscenze elaborate in


comune e sottoposte ad un controllo. Esperienza per Dewey è l’ambito dello scambio tra soggetto e
natura. È quindi in costante trasformazione. È importante conoscere per trasformare. È uno
scambio attivo (trasforma entrambi) ed è sempre aperto (continue crisi e riequilibri). L’uomo
interagisce continuamente con la natura e l’ambiente che lo circonda, concorrendo a trasformarlo e
venendo, a sua volta, egli stesso trasformato. Non c’è separazione tra interessi umani e mondo
fisico. L’esperienza è un tentare e un sottostare. Non basta fare, bisogna avere un orizzonte a cui
tendere e far capire a bambini come catalogarle. Esperienza non è il bimbo che mette il dito sulla
fiamma, ma è la connessione che c’è tra il movimento e il dolore che sottosta. L’uomo controlla
l’esperienza con l’intelligenza caratterizzata dal metodo scientifico, esso sviluppa il pensiero
riflessivo, inteso come attiva, costante e diligente considerazione di una credenza o di una forma
ipotetica di conoscenza alla luce delle prove che la sorreggono e delle ulteriori conclusioni alle quali
essa tende. Il pensiero riflessivo è il miglior modo di pesare ed è radicalmente diverso da:

 Corrente di coscienza: flusso di pensieri e immagini che attraversano tutta la giornata la


nostra mente
 Credenze: giudizi prematuri non fondati su una personale attività mentale quale l’osservare,
il raccogliere ed esaminare dati.

Il pensiero riflessivo implica:

1. Uno stato di dubbio di difficoltà


2. Una ricerca per trovare gli elementi utili a risolvere il dubbio

Il pensiero riflessivo tende sempre alla soluzione di un “problema”. Il pensiero riflessivo sorge da
una situazione direttamente esperita: le idee non possono sorgere dal nulla. L’uso dell’esperienza
ordinaria per l’apprendimento delle scienze (DeE, p.135).

Nell’attivismo (specie in USA), prevalgono interpretazioni di tipo spontaneistico (anche nelle


nostre scuole oggi), libertario ed anti intellettualistico, che travisano la lezione di Dewey. In
“Esperienza ed educazione” (1938), Dewey corregge queste interpretazioni erronee: l’esperienza
deve essere accompagnata da una teoria, che fornisca una direzione positiva alla scelta e
all’organizzazione dei metodi e dei materiali educativi appropriati. Tale teoria implica, dal punto di
vista educativo, una organizzazione razionale(costruita su una base logica) e progressiva (graduate
sulla base dello stato di sviluppo del bambino) dell’esperienza attuata attraverso il metodo
scientifico.

VERSO UNA NUOVA SCUOLA

Con Dewey la pedagogia abbandona il tradizionale modello umanistico e assume un atteggiamento


scientifico ispirato alle scienze naturali. Una società consiste di un certo numero di individui tenuti
insieme dal fatto di lavorare in una stessa direzione in uno spirito comune (comune desiderio di
fare), e di perseguire mire comuni. La ragione radicale per cui la scuola presente non può
organizzarsi come naturale unità sociale è proprio l’assenza .. di attività comune e produttiva. La
scuola deve essere quella forma di vita di comunità in cui sono concentrati tutti i mezzi che
serviranno più efficacemente a rendere il fanciullo partecipe dei beni ereditati dalla specie e a far
uso dei beni per la società. L’educazione è perciò un processo di vita e non una preparazione a un
vivere futuro. La scuola deve rappresentare la vita attuale – una vita altrettanto reale e vitale per il
fanciullo quanto quella che egli conduce a casa nel suo recinto dei giochi o nel vicinato. Il bambino
è un individuo sociale: i suoi interessi fondamentali sono legati ala vita sociale e all’ambiente
umano e produttivo che lo circonda. La scuola deve pertanto aprirsi alla comunità.

Insegnante non è nella scuola per imporre certe idee al fanciullo o per formare in lui ceri abiti, ma è
lì come membro della comunità per selezionare le influenze che agiranno sul fanciullo e per
assisterlo convenientemente a reagire a queste influenze.
Il maestro:

 Non è più la figura autoritaria che dispensa il sapere con una lezione di tipo
intellettualistico
 Non è più colui che controlla l’apprendimento di specifiche tecniche culturali da parte degli
alunni.

Il maestro assume il ruolo di guida che organizza e regola i processi di ricerca nella classe, un
animatore delle varie attività scolastiche. Un ruolo centrale nell’educazione è assunto dall’interesse,
inteso come proprietà stimolante degli oggetti, in qualsiasi esperienza che abbia uno scopo.
L’interesse varia per le proprie attitudini personali, per l’esperienza passata e per le prospettive
future. Dewey afferma l’importanza formativa delle attività pratiche, purché non fini a se stesse ma
utili all’intelligenza(trarre apprendimenti di carattere teorico) e alla socialità (relazioni).
L’insegnamento deve seguire la legge implicita nella natura del bambino: il lato attivo
dell’apprendimento precede sempre quello passivo. Gioco e lavoro sono entrambe forme di
occupazione attiva: implicano fini coscientemente intrapresi e la selezione e adattamento dei
materiali e dei processi designati per raggiungere i fini desiderati.

LA SCUOLA-LABORATORIO DI CHICAGO

Centro di applicazione di verifica delle teorie elaborate nel dipartimento di filosofia, psicologia ed
educazione diretto da Dewey. Inizio attività nel 1896 (fino al 1903), con 16 bambini e due
insegnanti. Il numero continuò a crescere, arrivando a 140 nel 1904. Al centro delle attività della
scuola-laboratorio c’è il bambino, con le sue iniziative, legate ai suo bisogni (fisici, intellettuali,
sociali) ed ai suoi interessi, che costituiscono la motivazione profonda di ogni apprendimento.

Nella scuola-laboratorio, anche l’aspetto programmatico assume un carattere di sperimentazione: i


programmi non sono redatti a tavolino e calati dal’alto, ma elaborati con la collaborazione degli
insegnanti e degli alunni. Si lavora nella consapevolezza che materiali e metodi non danno gli stessi
risultati con tutti i gruppi: vengono pertanto ogni volta rivisti ed adeguati anche in modo radicale.
Nel laboratorio il bambino può sperimentare varie cose (es. gli stati dell’acqua). L’abitudine di
organizzare uno spuntino ogni settimana serviva ai gruppi dei bambini più grandi permettendogli
di esprimere e sviluppare uno spirito sociale.

Scuola-laboratorio di chicago. Obbiettivi:

- Significato dell esperienza per i bimbi.


- Apprendimento per associazioni

L’elementary school (primary period) è organizzata in tre fasi:

 4-8 anni: istinti e bisogni spontanei , che si manifestano nell’attività ludica, scuola in intima
connessione con il mondo domestico e del vicinato.
 8-10 anni: rafforzamento delle abilità di lettura, scrittura, calcolo, come attività strumentali
ed esperienze più dirette; sviluppo della consapevolezza e tecnica esecutiva e di ricerca, per
consolidare la conoscenza di regole e tecniche.
 11-12 anni: prosegue l’applicazione nella ricerca delle abilità acquisite, orientata verso una
progressiva generalizzazione.

Fare pedagogia attiva va fatta con un ragionamento alla base (“critica” all’attivismo).
Dewey si è reso interprete di una richiesta organica di trasformazione dell’educazione in relazione
ai nuovi compiti di cui essa deve farsi carico in un’epoca che vede una crescita esplosiva della
scienza e della tecnica da un lato, e dei mezzi di comunicazione di massa e di richiesta di
partecipazione sociale dei ceti popolari dall’altro. Dewey è responsabile di trasformazione
dell’educazione, sulla base di nuovi compiti.

Opere di Dewey:

 Il mio credo pedagogico


 Scuola e società
 Come pensiamo
 Democrazia ed educazione
 Le fonti di una scienza dell’educazione
 Esperienza ed educazione

Pensiero di Dewey in Italia:

Ovviamente non era permessa la lettura dei suoi testi dal regime fascista (instaurato in Italia nel
1922). Nel 1923 i testi “spiritualisti” di Gentile dominavano (per cui l’apprendimento è ridotto alla
mera identificazione dello spirito del bambino in quello del maestro), e condizionarono il nostro
paese fin ben oltre il dopoguerra.

Tuttavia dopo il 45 grazie alla libertà di stampa il pensiero di Dewey giunge alla popolazione. Oltre
a ciò il nostro paese si stava ricomponendo, ricostruiva modelli culturali e politici dopo la caduta
del fascismo, e l’Italia si era progressivamente sempre più avvicinamento culturale e politico
agli USA. Sud Italia a parte, l’urbanizzazione stava crescendo (sviluppo industriale ed
economico), ripresa della vita democratica.

Dewey è però criticato dai cattolici, poiché il suo pensiero era un po’ troppo sbilanciato sulla
società. I cattolici avrebbero preferito un accentuazione dell’individuo.

Le idee di Dewey vengono introdotte dai laico-progressisti, in particolare da Ernesto Codignola


(1885-1965) attraverso la casa editrice La Nuova Italia di Firenze, che promuove la traduzione delle
sue opere. Tra il ’50 e il ’60 Dewey ha un’importanza centrale nel dibattito pedagogico italiano
(rivista “scuola e città”). Dai progressisti più radicali, in quanto troppo vicino ai valori americani e
non attento alle differenze di classe. I progressisti radicali mettono inoltre in discussione la sua
visione della scuola come luogo neutro di democratizzazione: la scuola è in realtà attraversata da
tutte le contraddizioni sociali, in quanto ideologicamente connotata, politicamente dipendente e
orientata conformare gli individui a regole sociali già stabilite.

Nemmeno i marxisti lo presero bene, proprio per questa esaltazione al progresso tipicamente
americano. Il pensiero di Dewey non fa differenze di classe (negli Stati Uniti il socialismo non era
troppo massiccio). In più, i marxisti non sono d’accordo con l’idea che la scuola sia un luogo
democratico e libero. In ogni caso Dewey divenne comunque un grande punto di riferimento in
Italia ed a oggi è impossibile non tenere in conto il suo pensiero.