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Università degli Studi di Cagliari

Facoltà di Ingegneria e Architettura


Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica

Analisi della produzione energetica


delle fonti rinnovabili e non
rinnovabili in Danimarca

Relatore: Tesi di Laurea di:


Prof. Vittorio Tola Luca Minotti

A.A. 2018-2019
Indice

INTRODUZIONE ........................................................................................................... 1

CAPITOLO 1 – POLITICA ENERGETICA GENERALE ....................................... 3


1.1 Storia energetica ......................................................................................................... 3
1.1.1 Istituzioni nella politica energetica ............................................................................... 6
1.1.2 Panoramica delle politiche chiave ................................................................................ 8
1.1.3 Gli accordi sull’energia ................................................................................................... 9
1.2 L’energia in Danimarca ............................................................................................ 10
1.2.1 L’energia elettrica ..........................................................................................................13
1.2.2 Panoramica delle politiche chiave ..............................................................................14
1.2.3 Sistemi di trasmissione e distribuzione ......................................................................15
1.2.4 Prezzo dell’energia elettrica .........................................................................................20

CAPITOLO 2 – FONTI NON RINNOVABILI ......................................................... 24


2.1 Il petrolio................................................................................................................... 24
2.1.1 Produzione e commercio .............................................................................................25
2.1.2 Consumo per settore ....................................................................................................27
2.1.3 Infrastrutture per la produzione di petrolio .............................................................28
2.2 Il gas naturale ............................................................................................................ 30
2.2.1 La produzione e il consumo di gas ............................................................................30
2.2.2 Quadro giuridico e normativo ....................................................................................33
2.2.3 Il mercato del gas ..........................................................................................................34
2.2.4 Infrastrutture per la trasmissione e distribuzione ....................................................37
2.3 Il carbone .................................................................................................................. 39
2.3.1 Importazione e consumo .............................................................................................40
2.3.2 Impianti a carbone verso la cogenerazione ..............................................................41

CAPITOLO 3 – LE FONTI RINNOVABILI IN DANIMARCA............................. 43


3.1 L’energia eolica ........................................................................................................ 44
3.1.1 La produzione eolica ....................................................................................................44
3.1.2 Parchi eolici di Ørsted e Vattenfall in Danimarca ........................................ 46
3.2 Bioenergia e rifiuti solidi urbani ............................................................................... 49
3.2.1 Energia prodotta dai biocarburanti e rifiuti ..............................................................50
3.2.2 Biogas e biomasse .........................................................................................................51
3.2.3 Le centrali elettriche a cogenerazione (CHP) ...........................................................53
3.3 L’energia solare ........................................................................................................ 57
3.3.1 Fotovoltaico e solare termico in Danimarca ............................................................57
3.4 Emissioni di CO2 ...................................................................................................... 59
3.4.1 Dati relativi alle emissioni ............................................................................................59

CONCLUSIONI ............................................................................................................ 61

SITOGRAFIA ............................................................................................................... 62
Introduzione

La costante necessità di energia e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico


è un problema che negli ultimi decenni ha costretto i governi mondiali ad investire e
migliorare il settore energetico finanziando ricerche e sviluppi di nuove tecnologie. Oltre
alla sicurezza di avere sempre una fornitura energetica si è posto anche il problema legato
al clima. A causa dei cambiamenti climatici, ultimamente molto discussi, le associazioni
e organizzazioni internazionali tra le varie nazioni si stanno muovendo per rendere più
pulita possibile la produzione energetica mondiale. È il caso della Danimarca che si è resa
pioniere nell’affrontare la transizione da combustibili fossili alle fonti rinnovabili. È un
processo che richiede qualche decennio, ma che sta già dando i suoi frutti. Grazie ad una
posizione geografica favorevole, la Danimarca ha investito e sta investendo moltissimo
sull’energia prodotta dal vento, migliorando e ampliando i parchi per avere una quantità
e un’efficienza energetica sempre maggiore. Tuttavia, l’eolico rappresenta (seppur in gran
parte) una percentuale tra tutte le energie alternative rinnovabili. L’utilizzo di biomasse e
biocombustibili sta scalzando gradualmente i combustibili fossili, con un notevole ritorno
favorevole in fatto di emissioni. Sebbene le fonti rinnovabili stiano avendo molto credito,
petrolio, gas e carbone sono ancora molto importanti nella produzione energetica danese
e per questo verrà analizzato quanto incidono sulla produzione totale.
Il lavoro svolto si pone come obiettivo di analizzare l’energia danese partendo da
una sua descrizione e analisi generale per poi entrare nel dettaglio per ogni fonte
energetica. La ricerca delle informazioni è avvenuta principalmente attraverso l’utilizzo
di database e statistiche fornite da agenzie addette o da fonti governative danesi.
Nel dettaglio, il lavoro si sviluppa su tre capitoli nel seguente modo:

- Nel primo capitolo verranno analizzate le cause che hanno portato la


Danimarca ma non solo, ad investire su nuove fonti energetiche. Sarà
affrontata una parte in cui si descrive la parte legislativa, riguardo gli organi
che si occupano dell’energia e gli accordi europei. Infine, si analizzerà in
maniera generale la produzione e il consumo dell’energia, in particolare
quella elettrica.
- Nel secondo capitolo si parlerà di fonti non rinnovabili. Petrolio, gas e
carbone sono i combustibili fossili che fanno parte della produzione
energetica danese. Nel dettaglio verrà discussa la loro importanza
nell’approvvigionamento energetico dei vari settori, la loro produzione e
consumo.
- Il terzo capitolo verterà sulle energie rinnovabili in Danimarca. Saranno
trattate principalmente l’energia eolica, solare e la bioenergia. Infine, ci sarà
una piccola parte in cui verranno analizzati dei dati riguardanti le emissioni
degli ultimi anni.
Capitolo 1
Politica energetica generale

La Danimarca è un paese che si trova nella parte meridionale della Scandinavia ed


è membro dell’Unione Europea (UE). Possiede un’area di 43 000 Km2, coste per una
lunghezza totale di 7 300 km e una popolazione di 5,8 milioni di abitanti. Copenaghen è
la capitale e conta 1,28 milioni di abitanti nell’area urbana; altre città importanti sono
Aarhus, Odense e Aalborg [1]. Geograficamente è composta dalla penisola dello Jutland,
che è la zona più estesa, e da numerose isole tra cui, le maggiori, la Selandia (o Zelanda)
dove si trova Copenaghen e la Fionia in cui ha sede Odense. Le città di Aarhus e Aalborg
invece si trovano nella penisola che confina a sud con la Germania oltre allo stretto del
Falster, a sud est confina con la Svezia mentre a Nord con la Norvegia e si affaccia sia
sul Mare del Nord che sul Mar Baltico. Le Isole Fær Øer nel Nord Atlantico e la
Groenlandia fanno parte del Regno di Danimarca pur essendo autonome sotto alcuni
aspetti politici. Infatti, la Danimarca è una monarchia parlamentare e il capo dello stato è
la regina Margherita II. La lingua ufficiale è il danese e la valuta è la corona danese
(DKK). La Danimarca è un paese relativamente ricco; si colloca al nono posto tra i paesi
OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in termini di PIL
pro capite, a 55138 USD (dollari statunitensi) nel 2018 secondo le statistiche OCSE.

1.1 Storia energetica

Fino al 1972 la produzione energetica della Danimarca era basata principalmente


sull’utilizzo di petrolio e carbone come fonti principali. Questi venivano importati a causa
della scarsità di giacimenti nel territorio. Utilizzare il petrolio come risorsa principale fu
una scelta quasi obbligata perché il carbone veniva utilizzato a regime costante ma era
acquistato a prezzi elevati dal Regno Unito e Stati Uniti, nonché dalla Polonia e il
Sudafrica. Questi ultimi due paesi erano di difficile negoziazione poiché in Sudafrica il
regime dell’apartheid portò il paese a essere soggetto a un embargo internazionale. La

3
Polonia, sotto il regime comunista, metteva la Danimarca in una posizione di svantaggio
a partire dalla difficoltà di esportare prodotti industriali verso l’Est Europa senza entrare
in conflitto con il controllo delle esportazioni strategiche occidentali. Dunque, il petrolio
fu l’unica alternativa in quanto aumentava la produttività e la qualità dell’energia, inoltre
il prezzo era più basso e molto più facile da gestire rispetto al carbone. Questi fattori
portarono tutte le società dei vari settori dell’industria ad accettare la transizione da
carbone a petrolio. Con lo sviluppo dell’industria si ebbe una crescita della Danimarca,
anche grazie alla creazione di uno stato sociale che permise di far evolvere un’economia
basata principalmente sull’agricoltura a una basata sull’industria. Questa evoluzione ha
portato l’aumento del benessere della popolazione e quindi un maggiore utilizzo di beni
e servizi come elettrodomestici e trasporti. Il miglioramento della qualità della vita ebbe
come ovvia conseguenza tutto una richiesta energetica che aumentò progressivamente
[2].
Il 1973 è una data che segna un momento importante per l’energia mondiale poiché
fu l’anno della crisi petrolifera causata della guerra del Kippur (6 - 25 Ottobre 1973) che
fu un conflitto armato con protagonisti una coalizione araba composta principalmente da
Egitto e Siria contro Israele. Questo conflitto fu la conseguenza del Conflitto Arabo-
Israeliano iniziato nel 1948 con la conseguente occupazione di vasti territori da parte di
Israele che ne uscì vincitrice. La crisi avvenne perché i paesi arabi associati all’OPEC
(Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) decisero di appoggiare l’azione di
Egitto e Siria con una sostanziale riduzione della produzione di petrolio, tagliandola di
almeno il 5% rispetto al livello di Settembre e un ulteriore 5% per ciascun mese
successivo finché Israele non si ritirò dai territori occupati dal 1967. Oltre alla riduzione
della produzione venne innalzato il prezzo dei barili, che quadruplicò, e venne imposto
l’embargo nei confronti di Stati Uniti e Paesi Bassi, i quali sostenevano Israele. Tuttavia,
la Danimarca non era sulla lista d’embargo nonostante supportasse l’azione israeliana ma
venne minacciata di essere inclusa a causa di dichiarazioni fatte dal Primo Ministro Anker
Jørgensen contro la politica araba. L’embargo fu revocato il 18 marzo 1974 ma i prezzi
altissimi durarono per lungo tempo. I paesi dell’Europa occidentale furono i più colpiti
dalle conseguenze di queste decisioni poiché accusarono la brusca interruzione di
approvvigionamento di petrolio. La principale risorsa su cui si basava la loro produzione
di energia portò a una crisi del settore energetico e fece sviluppare una nuova coscienza
nei paesi colpiti. Da questo momento ci si rese conto di quanto la produzione energetica

4
fosse instabile utilizzando come fonte primaria il petrolio. Per questo motivo, tutti i paesi
vittime di questa crisi si mossero per cercare nuove fonti energetiche alternative.
Ritenere che l’azione dei paesi arabi sia responsabile di questa crisi petrolifera, non
è del tutto corretto. Infatti, la guerra in Kippur fu solo la goccia che fece traboccare il vaso
visto che in molti paesi occidentali i responsabili politici ed economici erano consapevoli
del fatto che il prezzo dell’energia e della sicurezza dell’approvvigionamento erano
diventati un problema, tanto da poter minacciare la crescita economica e della prosperità.
La guerra del Kippur quindi non cambiò la situazione ma la aggravò. Questa
consapevolezza non era presente nella stessa misura in Danimarca, non perché
l’amministrazione non ne fosse a conoscenza, ma perché i leader politici decisero di
affrontare altre questioni importanti e soprattutto a causa della mancanza di strumenti
normativi per affrontare questa complicata situazione energetica. Il punto principale è che
questo sviluppo ha avuto luogo quando la Danimarca non possedeva una politica
energetica nazionale ben strutturata e l’energia di cui il paese aveva bisogno doveva
essere importata. La risposta danese alla crisi petrolifera fu cercare di cambiare il
comportamento del popolo adottando una politica di risparmio e controllo dei consumi.
La maggior parte del consumo energetico danese deriva dal riscaldamento delle abitazioni
e questo fu un problema visto che le forniture iniziarono a diminuire nel periodo
invernale. Una delle misure più drastiche fu quella di imporre il divieto di utilizzare
automobili private la domenica, ma non ebbe grande impatto poiché tale giorno registrava
una bassa circolazioni di mezzi privati. L’illuminazione pubblica venne ridotta e furono
vietate insegne al neon e illuminazioni delle attività commerciali in determinate ore della
notte. Le limitazioni colpirono anche i trasporti in quanto orari di autobus, treni e aerei
furono ridotti. Fu più difficoltoso gestire le abitazioni private e quindi lanciarono
campagne per cercare di ridurre il consumo energetico promuovendo l’utilizzo di
abbigliamento più efficiente contro il freddo e migliorare l’isolamento degli infissi. I
prezzi del petrolio tuttavia rimasero molto alti nonostante fosse stato revocato l’embargo.
Nel 1979 ci fu una seconda crisi petrolifera a causa dello scoppio della rivoluzione
iraniana ma ebbe meno impatto rispetto a quella precedente poiché erano già stati presi
provvedimenti per il miglioramento tecnologico che portò maggiore efficienza energetica
e soprattutto miglioramento della qualità dell’energia. I paesi che avevano accusato la
prima crisi si mossero per cercare nuove fonti di approvvigionamento e nuovi metodi di
produzione energetica [3].

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1.1.1 Istituzioni nella politica energetica

Il Ministero dell’Energia venne creato nel mese di Ottobre del 1979 dal
dipartimento dell’energia del Ministero del Commercio, esclusivamente per garantire la
gestione energetica danese. Il Primo Ministro di prima nomina Poul Nilsson insistette per
far sì che il paese potesse prendere parte all’esplorazione e produzione di idrocarburi nel
Mare del Nord. Questa idea nacque prendendo spunto dalla Norvegia e dal Regno Unito
e ciò che si volle fu un accordo più favorevole per la Danimarca riguardo la concessione
di zone su cui investire. Il Parlamento danese approvò una serie di leggi nel 1981 e la
Maersk Oil and Gas fu costretta a cedere zone di concessione, inoltre il petrolio sarebbe
stato trasportato a terra in Danimarca. Ebbe inizio la ricerca di nuovi giacimenti nel Mare
del Nord e la creazione di piattaforme off-shore. Nonostante questi investimenti avessero
un costo elevato, si preferì investire nel settore della ricerca e dello sviluppo di nuove
fonti di approvvigionamento piuttosto che dipendere da paesi esteri che rendevano
instabile la fornitura e il prezzo delle risorse [4].
Il Ministero dell’energia, dei servizi pubblici e del clima ha una grande
responsabilità riguardo le politiche in materia di energia e cambiamenti climatici. Esso ha
autorità su un certo numero di servizi competenti, enti e istituzioni, ad esempio l’Agenzia
danese per l’energia (DEA), ed Energinet. L’Agenzia danese per l’energia è stata fondata
nel 1976 come agenzia del ministero dei trasporti e, solo nel 2007 è stata trasferita al
Ministero danese per il clima e l’energia. L’Agenzia è responsabile della gestione di
accordi e compiti nazionali e internazionali legati alla produzione, fornitura e consumo di
energia ma è responsabile anche degli sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
L’Agenzia ha il compito di supervisionare i quadri giuridici e politici per garantire un
approvvigionamento energetico affidabile, supportare l’ottimizzazione economica delle
utenze che oltre all’energia include acqua, rifiuti e telecomunicazioni [5]. Energinet
invece, è un’impresa pubblica indipendente di proprietà del ministero danese del clima e
dell’energia. L’impresa si occupa di gestire e sviluppare i sistemi di trasmissione di
elettricità e gas naturale in Danimarca [6].
Il compito del ministro è anche quello di nominare il direttore e i membri del
Consiglio dell’Autorità per l’energia danese (DERA) a norma del regolamento UE.
Tuttavia, la DERA agisce in modo indipendente nello svolgimento dei loro compiti di

6
regolamentazione. La DERA è un organismo pienamente indipendente che sovrintende il
mercato dell’energia. Esso regola i gestori delle reti di trasmissione dell’energia elettrica
e di distribuzione, così come i mercati all’ingrosso e al dettaglio, controlla l’attuazione
dei codici di rete europei e coordina con il resto dei gestori e regolatori nordici attraverso
il Coordinatore della Sicurezza Regionale Nordica. Esso è l’ufficio congiunto dei quattro
gestori dei gestori di trasmissione dell’elettricità nella regione nordica, che comprende la
Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca.
La Danimarca, essendo uno stato membro dell’Unione Europea, è soggetta agli atti
dell’Unione, tra cui il Terzo Pacchetto Energia che è un pacchetto legislativo sull’energia
per i mercati interni del gas e dell’elettricità nell’Unione. Esso è stato proposto dalla
Commissione Europea e adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione
Europea. Il pacchetto è entrato in vigore nel 2009. Gli elementi chiave del pacchetto
comprendono la separazione della proprietà, l’istituzione di un’agenzia nazionale di
regolamentazione per ciascuno Stato membro e l’istituzione dell’Agenzia per la
cooperazione fra regolatori nazionali dell’energia. Il pacchetto comprende tre regolamenti
e due direttive. La Commissione Europea nel 2016 ha presentato il cosiddetto “Pacchetto
energia pulita”, costituito da otto atti legislativi che coprono varie parti del settore
energetico. Gli obiettivi principali del pacchetto proposto sono: mettere al primo posto
l’efficienza energetica, raggiungere la leadership globale nelle energie rinnovabili e
offrire un prezzo equo ai consumatori [8]. La legge danese sulla concorrenza è applicata
dall’Autorità Danese per la Concorrenza e i Consumatori. Lo scopo della legge è
promuovere un’allocazione efficiente delle risorse nella società attraverso una
concorrenza praticabile a vantaggio di imprese e consumatori. Questa si applica a
qualsiasi forma di attività commerciale nonché agli aiuti provenienti da fondi pubblici
concessi alle attività commerciali. La legge vieta alle imprese di stipulare accordi che
hanno restrizioni della concorrenza come oggetto o effetto diretto o indiretto. Inoltre, la
legge danese sulla concorrenza proibisce qualsiasi abuso da parte di una o più imprese di
una posizione dominante. Questa è molto simile alla legislazione dell’Unione Europea
sulla concorrenza, ma i regimi danesi sulla concorrenza operano con le proprie esenzioni
[9]. Le autorità regionali e municipali svolgono un ruolo importante nell’attuazione di
politiche nazionali in materia di energia e cambiamenti climatici attraverso piani regionali
e comunali per lo sviluppo urbano e industriale. I comuni sono responsabili della
pianificazione di progetti energetici a terra (energia eolica, biomassa, biogas e

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fotovoltaico) e teleriscaldamento. Tutte le iniziative politiche con un impatto economico
significativo sono discusse e infine decise dal Comitato Economico del governo danese,
a cui partecipano i ministri che si occupano di queste tematiche. Il Ministero dell’energia,
servizi pubblici e clima lavora a stretto contatto con altri ministeri competenti nello
sviluppo di nuove politiche e iniziative legate al clima (ad esempio con il Ministero
dell’ambiente e dell’alimentazione, il Ministero dei trasporti, edilizia e abitazioni,
Ministero delle finanze e Ministero della Tassazione).
La Commissione per l’energia è un organo consultivo indipendente con la
partecipazione di università e imprese. Essa è stata istituita nel Marzo 2016 dal governo
come parte della preparazione ad un nuovo accordo sull’energia per il periodo successivo
al 2020.

1.1.2 Panoramica delle politiche chiave

Le caratteristiche chiave della politica energetica danese includono:

- Ampio e sostenuto supporto politico per una transizione a basse emissioni


di carbonio del settore energetico danese; dal momento che dalla crisi
petrolifera del 1973, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili sono
state tra le priorità della politica della Danimarca;
- Un approccio olistico alla pianificazione energetica. La Danimarca pone
molta attenzione alle interazioni e le sinergie tra i diversi settori e le diverse
politiche e strumenti normativi;
- Il coinvolgimento degli stakeholder (parti d’interesse) e il processo
decisionale informato. La Danimarca infatti ha sempre cercato di costruire
un consenso tra i partiti politici, cercando il dialogo con le parti interessate.
Un’altra caratteristica importante è il ruolo svolto dagli enti locali e
regionali, dalle cooperative e associazioni locali che si applicano per la
transizione a basse emissioni di carbonio, ad esempio nella pianificazione
urbana;
- Forte cooperazione internazionale. Il mercato dell’energia elettrica e del gas
danese è sempre più integrato con i mercati nordici ed europei più ampi. La
Danimarca contribuisce in modo attivo allo sviluppo della politica

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energetica dell’UE e assiste diversi paesi in transizione energetica
sostenibile in via di sviluppo attraverso impegni bilaterali.

1.1.3 Gli accordi sull’energia

La politica energetica danese si articola nei cosiddetti accordi sull’energia, i


quali vengono raggiunti con il consenso politico e rivisti ogni cinque anni. L’ultimo
accordo è stato approvato dal parlamento nel 2012 e modificato negli anni seguenti.
Questo accordo copre il periodo fino al 2020 e include diverse iniziative riguardanti
il supporto e il rinforzo della posizione della Danimarca nell’area clima ed energia,
e sostenere gli obiettivi dell’UE. Il finanziamento totale è stimato a 3,5 miliardi di
corone danesi nel 2020. L’accordo sull’energia considera diversi aspetti, tra cui:

- l’efficienza energetica, ovvero iniziative per promuovere tecnologie


più efficienti soprattutto per l’industria e gli edifici, soprattutto la
riqualificazione energetica di questi ultimi;
- Energia eolica e nuove tecnologie, quindi costruire 1000 MW di
turbine eoliche off-shore (nel mare) e 500 MW di eolico vicino alla
costa (ridotta a 400 MW nel 2014) e infine, l’aumento della capacità
eolica a terra a 500 MW. (Obiettivi quasi raggiunti entro il 2015 con
capacità eolica off-shore oltre 1270 MW e onshore oltre 3800 MW);
- Sostituire i combustibili fossili con bioenergie;
- Utilizzo delle energie rinnovabili nei settori dell’industria,
dell’edilizia e dei trasporti.

La maggior parte di queste misure sono state attuate, soprattutto per quanto riguarda
l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Quando l’accordo sull’energia del 2012
venne adottato avrebbe dovuto portare diversi risultati, tra cui il 35% del consumo
energetico finale proveniente da fonti rinnovabili; il 50% del consumo di energia elettrica
proveniente dall’eolico; una riduzione del 7,6% di consumo lordo in meno rispetto al
2010 e infine, una riduzione del 34% delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto al
1990.

9
Un nuovo accordo sull’energia per gli anni 2020-2030 è stato preparato dal governo
in consultazione con i finanziatori e i fornitori. Grazie alla Commissione nazionale
dell’energia sono state sottolineate alcune necessità per una politica ambiziosa
sull’energia e il clima dopo il 2020, con una prospettiva per il 2050. I punti chiave di
questo accordo sono:
- Una collaborazione internazionale con i paesi vicini e gli altri membri
dell’Unione Europea;
- Aumentare l’elettrificazione nel settore del riscaldamento, dei trasporti e
dell’industria col fine di integrare maggiormente le energie rinnovabili nel
sistema energetico;
- Soluzioni efficienti basate sul mercato, quindi uno sviluppo ulteriore dei
mercati dell’energia elettrica e del gas e l’uso di strumenti per stimolare
l’utilizzo delle energie rinnovabili e migliorare l’efficienza. Un punto
chiave è eliminare gradualmente le sovvenzioni per la distribuzione di
energia da fonti rinnovabili.

Il governo danese inoltre ha adottato una serie di strategie legate direttamente o


indirettamente al settore energetico che non sono il risultato di un consenso politico.
Queste strategie comprendono, in particolare, strategie per una rete intelligente, una
riqualificazione degli edifici e promuovere veicoli ad alta efficienza energetica [10].

1.2 L’energia in Danimarca

Dall’inizio della storia umana si è sempre cercato un modo per produrre energia per
produrre lavoro. Le prime fonti di energia furono la forza umana e quella animale,
successivamente si iniziò ad utilizzare la combustione di biomassa per produrre calore.
Con lo sviluppo delle tecnologie si passò allo sfruttamento di risorse naturali come il
vento e i corsi d’acqua. Con il progresso tecnologico e lo sviluppo industriale si iniziarono
a sfruttare combustibili fossili come petrolio, carbone e gas. Grazie alla combustione di
questi veniva sprigionata una grande quantità di energia sottoforma di calore. Nonostante
il progresso sia andato molto avanti tanto da riuscire ad utilizzare energie da fonti

10
rinnovabili, come vento ed energia solare, i combustibili fossili rimangono le principali
fonti dominanti nella produzione energetica.
L’industrializzazione ha portato all’evoluzione della società umana che ha richiesto
un apporto energetico sempre maggiore. Le principali richieste all’interno del sistema di
un paese arrivano da: industrie, trasporti, istruzione, sanità pubblica, agricoltura e
ovviamente illuminazione pubblica e privata.
Come si può vedere nel grafico in figura 1.1, è rappresentata la richiesta energetica
dei vari settori, espressa in Mtep (Megatep, un milione di tonnellate equivalenti di
petrolio) si riferisce ad un periodo che inizia dal 1973. Nel 2015, il consumo totale finale
della Danimarca è stato di 13,3 Mtep, con un decremento dell’11% rispetto al 2005. Per
più di due decenni l’andamento è rimasto stabile intorno ai 14-15 Mtep, diminuendo
costantemente dal 2010 al 2014. Dal 2015 questo è aumentato di poco a causa
dell’aumento del consumo energetico nel settore residenziale. Questo settore è quello che
consuma maggiore energia, pari al 32% del totale nel 2015, seguito dal settore dei
trasporti a 30,5%. Nel consumo totale finale il settore commerciale (compresa
l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca) era il 19,8% mentre quello dell’industria il 17,7%
[11].

* Commerciale comprende servizi commerciali e pubblici, agricoltura, pesca e silvicoltura.

Figura 1.1 – Consumo totale finale per settore, 1973-2015 (Fonte IEA)

11
Prendendo in considerazione le fonti energetiche per ogni settore, in figura 1.2 si può
vedere come il petrolio sia la principale fonte di energia nel consumo energetico finale
della Danimarca, al 39,1% del totale nel 2015. Il settore dei trasporti è quello che consuma
maggior quantità di petrolio, ma viene ampiamente utilizzato anche nel settore
dell’industria e quello commerciale. L’elettricità è la seconda fonte più utilizzata, con il
19,8% del consumo totale finale. L’elettricità viene ampiamente impiegata in tutti i settori
nei trasporti, ed è molto importante specialmente nel settore commerciale. Il consumo di
elettricità e in particolare la richiesta di energia sono destinate con la costruzione di grandi
centri di elaborazione dati in Danimarca [12].

Industria 27% 4% 28% 7% 31% 3%

Trasporti 93% 6% 1%

Residenziale 6% 14% 23% 21% 37%

Commerciale* 20% 1% 8% 4% 38% 29%

Totale 39% 1% 11% 11% 20% 18%

0% 20% 40% 60% 80% 100%

Petrolio Carbone Gas naturale Biocarburanti e rifiuti Altre rinnovabili** Elettricità Calore

* Il commerciale include servizi commerciali e pubblici, agricoltura, pesca e silvicoltura.


** Altre rinnovabili include solare e geotermico.

Figura 1.2 – Quota di combustibile del consumo totale finale per settore, 2015 (Fonte
IEA)

12
1.2.1 Energia elettrica

Il settore elettrico danese ha subito diversi cambiamenti, soprattutto negli ultimi


dieci anni. Mentre la produzione totale di energia elettrica è diminuita, la quota di energia
rinnovabile è cresciuta rapidamente, quasi due terzi della produzione di energia elettrica
nel 2016. L’energia eolica prodotta costituisce il 42,5% dell’energia elettrica prodotta, e
questa è la percentuale più alta tra tutti i paesi membri dell’AIE (Agenzia internazionale
dell’energia). Per questo motivo la produzione di energia da combustibili fossili è
diminuita notevolmente. Si arriva a un 28,8% per il carbone; un 17,9% che appartiene ai
biocarburanti e rifiuti; gas naturale al 7,3%; solare 2,5%; petrolio all’1% e infine
idroelettrico con lo 0,1% (Figura 1.3).

1%
2,5% 0,1%

7,3%

17,9%
42,5%

28,8%

Eolico Carbone Biocarburanti e rifiuti Gas naturale Solare Petrolio Altro

Figura 1.3 – Produzione di energia elettrica in base alla sorgente (Fonte IEA)

La fornitura domestica varia di anno in anno, ma il consumo elettrico annuale è


rimasto relativamente stabile nell’ultimo decennio con un calo del 7,3% dal 2005. Il
settore commerciale è il consumatore più grande, con oltre un terzo del totale dei consumi
al 37%, seguito dal settore residenziale con il 32,1% e industriale al 26,5%, mentre il
settore dei trasporti è all’ultimo posto 1,3%. Il restante 3,1% appartiene a utilizzi di altro
tipo.

13
1.2.2 La produzione di energia elettrica

Nel 2016, la produzione di energia elettrica in Danimarca è stata di 30,1


Terawattora (TWh), in calo rispetto ai 45,6 TWh nel 2006. L’elettricità prodotta da fonti
rinnovabili (eolico, biocarburanti e rifiuti, e solare) è stata di 19,9 TWh, raggiungendo
circa i due terzi del totale prodotto. Tuttavia, nel 2016 la quantità di energia elettrica
prodotta da fonti rinnovabili è risultata di 19,7 TWh, di poco inferiore a causa della ridotta
disponibilità eolica. Il 2016 infatti è stato l’anno con meno vento rispetto agli ultimi sei
anni. Nonostante questo, la crescita dell’energia eolica nella produzione di energia
elettrica è notevole, infatti dal 2006 è aumentata da 6,1 TWh a 12,8 TWh nel 2016 e
attualmente è in continua crescita. La capacità delle turbine eoliche installate aumenterà
a 7,8 GW nel 2025 rispetto ai 5,1 GW nel 2015. Il miglioramento della capacità delle
turbine farà sì che nel 2025 la produzione di energia eolica sia di 25 TWh e questa coprirà
il 60% della produzione elettrica in Danimarca. Investire in questo modo sull’eolico pone
la Danimarca un leader mondiale per quanto riguarda l’integrazione delle energie
rinnovabili nel sistema elettrico.
La crescita dell’energia solare per la produzione di energia elettrica è cresciuta negli
ultimi anni. Il contributo dell’energia solare è passato da una quota insignificante di 2
Gigawattora (GWh) a 0,744 TWh nel 2016. L’incremento è notevole ma non è troppo
bassa per essere comparata a quella eolica. Si prospetta che nel 2025 la capacità delle
installazioni fotovoltaiche sia di 2.1 GW comparato con i 783 MW di fine 2015, inoltre
si prevede una produzione di energia elettrica da fotovoltaico in aumento di circa 1,9
TWh.
Per quanto riguarda i combustibili fossili, il carbone utilizzato nella produzione di
energia elettrica è stato notevolmente ridotto passando da oltre il 90% del totale nel 1990
(con 26,56 TWh prodotti), a meno del 30% nel 2016 (8,87 TWh). La continua crescita
delle fonti rinnovabili porterà a una riduzione di utilizzo di carbone, ma questo tuttavia
continuerà ad avere un ruolo importante nella produzione energetica. Il carbone infatti
permette di coprire i picchi nel momento in cui le fonti rinnovabili non riescano a fornire
tutta l’energia richiesta, oppure quando l’energia eolica non è sufficiente a causa di
periodi con poco vento. Anche l’utilizzo di gas naturale e petrolio è stato ridotto dal 2006
passando rispettivamente da 20,6% e un 3,5% a 7,3% e 1% nel 2016. La produzione di
gas è aumentata in modo significativo a partire dal 1990 grazie all’installazione di centrali

14
a ciclo combinato, ma a causa della crescita delle energie rinnovabili ne è stato ridotto
l’utilizzo [13]. Nel grafico in figura 1.4 si può vedere come sia avvenuto l’incremento o
decremento per ogni tipo di sorgente espresso in GWh (Gigawattora). Si può notare che
l’andamento della produzione energetica dell’ultimo decennio è rimasta pressoché
costante, a parte un piccolo decremento dovuto al miglioramento dell’efficienza
energetica. Nel grafico è possibile vedere come la produzione energetica sia rimasta
costante passando da una produzione strettamente basata su fonti non rinnovabili a una
produzione con maggioranza di fonti rinnovabili.

75000

50000
GWh

25000

0
1990 1995 2000 2005 2010 2015
anni

Carbone Petrolio Gas Biocarburanti Rifiuti Idroelettrico Solare fotovoltaico Eolico

Figura 1.4 – Approvvigionamento totale di energia primaria per fonte 1990-2016


(Fonte IEA)

1.2.3 Sistemi di trasmissione e distribuzione

Nel sistema energetico danese, la rete di trasmissione è posseduta, gestita e


sviluppata da Energinet.dk che è una società pubblica indipendente sotto il Ministero del
clima e dell’energia danese e supervisionato e regolamentato dall’Autorità danese per la
regolamentazione dell’energia. Energinet gestisce e sviluppa i sistemi di trasmissione di
elettricità e gas naturale in Danimarca. Il sistema di trasmissione è costituito da linee di

15
132 kV e oltre. Attualmente ci sono 6913 km di linee di trasmissione. La congestione
della rete è gestita attraverso un processo sviluppato insieme alle altre tre operatori del
sistema di trasmissione della regione Nordica (Nordic TSOs). Il sistema di trasmissione
danese è suddiviso in due parti, chiamate griglie, coprendo due regioni geografiche
diverse e operano distintamente. La griglia occidentale chiamata DK.1 copre Jutland e
Fionia, la griglia orientale, DK.2, copre le isole di Selandia e Bornholm. DK.1 è
sincronizzato con la Germania e il resto del continente europeo, mentre DK.2 è
sincronizzato con la Svezia e il resto della Regione nordica. La Great Belt Power Link è
l’unica interconnessione diretta tra la DK.1 e la DK.2 che è una linea in corrente continua
a 400 kV con capacità di 600 MW. In relazione alla domanda locale, nel DK.2 c’è una
maggiore richiesta di energia rispetto a quella prodotta, mentre nel DK.1 la produzione è
abbastanza da soddisfare la richiesta. Nel 2016 la produzione totale nel DK.1 è stata di
19,3 TWh rispetto al consumo pari a 19,1 TWh. Nel DK.2 invece la produzione è stata di
8,0 TWh rispetto ai 13,1 TWh di quella consumata. Per questo motivo il DK.2 è quasi
sempre un importatore di energia dal DK.1. La limitata capacità della Great Belt Power
Link a causa di questa interconnessione è spesso vincolata. Tuttavia, il sistema di
trasmissione è in continuo aggiornamento e miglioramento. Di questo se ne occupa
Energinet che sviluppa nuovi piani per nuovi sistemi di trasmissione. Uno dei più
importanti progetti di trasmissione attualmente in esame è un rinforzo di 95 km e 400 kV
tra Endrup e Idomlund nel DK.1. Questo miglioramento ha una certa importanza perché
ha la funzione di aumentare l’impiego del vento. In figura 1.5 è rappresentata la rete di
trasmissione dell’intera Danimarca.

16
Figura 1.5 – Sistema di trasmissione dell’energia elettrica danese (Energy of IEA
Countries, Denmark 2017 Review)

17
L’autorità danese per la regolamentazione dell’energia (DERA), fondata nel 2000,
si occupa di regolare gli operatori del sistema di distribuzione attraverso un regolamento
del limite di entrate. Questo modello prevede che i ricavi sono fissati ogni anno sulla base
del “prezzo regolamentare” della distribuzione dell’elettricità moltiplicata per il volume
previsto di elettricità trasportata in termini di chilowattora. Il sistema di distribuzione
danese è la rete di circa 160 000 km di linee di distribuzione, che si estendono fino al
consumatore ed è gestito da 49 operatori. In Danimarca il numero di clienti nella
distribuzione si aggira intorno ai 3,3 milioni e i vari operatori distribuiscono energia
elettrica a una media di 54 000 clienti. Queste linee forniscono in totale 6,4 GW
(Gigawatt) di capacità di esportazione e 5,7 GW di capacità di importazione, più che
sufficiente per coprire la domanda di picco richiesta in Danimarca. Oltre a queste linee
già presenti, 2 GW di nuove interconnessioni sono in fase di costruzione e 2,4 GW sono
in fase di esame. Sebbene tra Danimarca e Germania ci sia una capacità di trasmissione
addizionale, i vincoli di trasmissione con la Germania non permettono il pieno utilizzo di
questa capacità. Nel 2015 ad esempio la capacità netta di trasferimento è stata solo di 235
MW al fronte di 1500 MW di capacità di esportazione della rete DK.1, mentre la capacità
netta di trasmissione di importazione è stata di 864 MW su un totale di 1650 MW. Nella
tabella 1.4 vengono illustrati i dati riguardati l’importazione ed esportazione dei megawatt
della capacità nominale e della capacità netta di trasmissione [15].

Interconnessioni esistenti Capacità nominale (MW) Capacità netta di


trasferimento
(% del valore
nominale)
Est Danimarca (DK.2) - Svezia Export: 1 700 1 539 (90,5%)
Import: 1 300 1 245 (95,8%)
Est Danimarca (DK.2) - Germania Export: 585 542 (92,5%)
(Kontek) Import: 600 568 (94,7%)
Danimarca occidentale (DK.1) - Export: 740 536 (72,4%)
Svezia (Konti-Skan) Import: 680 528 (77,6%)
Danimarca occidentale (DK.1) - Export: 1632 1 407 (86,2%)
Norvegia (Skagerrak) Import: 1632 1 333 (81,7%)
Continua Continua Continua

18
Continua Continua Continua

Danimarca occidentale (DK.1) - Export: 1780 235 (13,2%)


Germania Import: 1500 864 (57,6%)
In costruzione
Danimarca occidentale (DK.1) – Export: 700 -
Olanda (COBRA) Import: 700
Danimarca occidentale (DK.1) - Export: 860 -
Germania Import: 1000
Est Danimarca (DK.2) – Germania Export: 400 -
(Kriegers Flak) Import: 400
In esame
Danimarca occidentale (DK.1) - Export: 1400 -
Regno Unito Import: 1400
Danimarca occidentale (DK.1) – Export: 1000 -
Germania Import: 1000

Tabella 1.6 – Capacità di interconnessione e capacità netta di trasferimento


(Fonte DERA)

Dal 2017 governo tedesco e danese hanno raggiunto un accordo per migliorare il
commercio di elettricità tra Danimarca e Germania. Negli ultimi anni infatti il commercio
di elettricità tra i due paesi è stato significativamente basso. Le buone condizioni per lo
sviluppo dell’energia eolica nella Germania settentrionale e in Danimarca hanno portato
a un rapido dispiegamento di energie rinnovabili nella regione. Tuttavia, lo sviluppo della
rete non è stato in grado di tenere il passo con la crescita delle energie rinnovabili e questo
ha portato a una riduzione delle capacità di scambio attraverso la frontiera danese-
tedesca. L’accordo per migliorare il commercio e lo scambio di elettricità tra Danimarca
e Germania prevede che la capacità di interconnessione e di trasferimento deve essere
aumentata con approccio graduale. Per questo, sono state concordate capacità orarie
minime disponibili che aumenteranno nel tempo. Nel caso in cui la capacità minima
concordata non possa essere fisicamente trasportata a causa di vincoli di rete, ci saranno
degli scambi compensativi per garantire il livello minimo concordato ogni ora. Lo
sviluppo della rete in Germania eliminerà gradualmente le congestioni, consentendo un

19
rispettivo aumento graduale negli scambi con la Danimarca. Le previsioni mostrano che
i costi di questo accordo saranno di 40 milioni di euro all’anno. Nel caso in cui questo
limite venisse superato, entrambi i paesi si mobiliteranno per risolvere questo problema.
La capacità minima concordata è stata garantita da luglio 2017. In tabella 1.7 si può
vedere il resoconto di come sia aumentata la capacità. La capacità minima disponibile è
aumentata a 400 MW a novembre 2017. Le capacità minime sono fissate a 700 MW nel
2018, 900 MW nei primi tre mesi del 2019, 1000 MW come dal 1° aprile 2019 e 1100
MW a partire dal 2020 [16].

Periodo Capacità netta di trasferimento


Novembre 2017 – Dicembre 2017 400
Gennaio 2018 – Dicembre 2018 700
Gennaio 2019 – Marzo 2019 900
Aprile 2019 – Dicembre 2019 1 000
Gennaio 2020 – Marzo 2020 1 100

Tabella 1.7 – Capacità netta di trasferimento tra Danimarca e Germania (Fonte


Danish Ministry of Climate, Energy and Utilities)

1.2.4 Prezzo dell’energia elettrica

La Danimarca è fortemente connessa ai paesi dell’Europa nordoccidentale


attraverso numerose interconnessioni. Il prezzo dell’elettricità nei paesi vicini influenza
fortemente quello danese. La Danimarca è un paese molto più piccolo comparato ai paesi
vicini, i quali hanno una popolazione maggiore e un’industria ad alta intensità di
elettricità. A Nord la Danimarca è interconnessa con la Norvegia e la Svezia che hanno
un sistema dominato da unità produttive a bassi costi marginali. Ciò vale soprattutto per
l’energia idroelettrica, ma gli investimenti stanno avvenendo tutti per l’energia eolica,
mentre la Svezia possiede ancora una considerevole quantità di energia nucleare. Questo
fa sì che tali paesi che sono aree con un prezzo basso, siano sensibili a livelli di
precipitazione dei prezzi. A Sud, la Danimarca è connessa con la Germania che ha un
sistema elettrico con tanta capacità di energia termica e nucleare. Tuttavia, il sistema
tedesco è in fase di profonda ristrutturazione, in particolare riguardo all’energia prodotta

20
dal fotovoltaico ed eolica. Il prezzo dell’energia in Germania è storicamente un po’ più
alto rispetto a quello danese. La Gran Bretagna è il paese europeo nordoccidentale con il
prezzo più alto. Ciò è dovuto ad un’alta produzione di energia elettrica con gas naturale
e il loro Carbon Price Floor (CPF) che è una politica del governo del Regno Unito
implementata per supportare il sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE. Il CPF
è stato introdotto per incoraggiare gli investimenti e portare l’economia a basse emissioni
di carbonio. Gli altri paesi dell’Europa nordoccidentale hanno un sistema elettrico
dominato dalla produzione di energia termica e nucleare [17]. Questo porta ad avere dei
prezzi più alti rispetto a quelli danesi e degli altri paesi nordici. In figura 1.8 si può vedere
il rapporto dei prezzi della Danimarca rispetto ai paesi confinanti aggiornati al 2017.

Figura 1.8 – Prezzi dell’energia elettrica in Europa nordoccidentale in €/MWh (Fonte:


Syspowe e ENTSO-E)

21
Il prezzo dell’energia elettrica in Danimarca si divide tra consumatori domestici e
consumatori non domestici. Per quanto riguarda la prima categoria, il prezzo dell’energia
elettrica è il più alto tra i paesi dell’Unione Europea, addirittura è più alto della media di
tutti e 28 i membri. Il prezzo dell’energia nell’UE dipende da una serie di condizioni di
domanda e offerte diverse, tra cui la situazione geopolitica e il mix energetico nazionale,
la diversificazione delle importazioni, i costi di rete i costi di protezione ambientale,
condizioni meteorologiche avverse o i livelli di accise e imposte. Prendendo in
considerazione i dati forniti da Eurostat, per i consumatori domestici viene considerato
un intervallo medio di consumo compreso tra i 500 MWh e i 2 000 MWh. Nella seconda
metà del 2018 i prezzi sono stati i più alti tra gli Stati membri dell’UE. In Danimarca il
prezzo dell’energia elettrica è stato di 0,3123 €/kWh, segue la Germania con 0,3 €/kWh
e Belgio a 0,2937 €/kWh. I prezzi più bassi sono stati registrati in Bulgaria (0,1005
€/kWh, Lituania (0,1097 €/kWh) e Ungheria (0,1118 €/kWh). Il prezzo dell’elettricità per
i consumatori domestici in Danimarca è stato più del triplo rispetto al prezzo in Bulgaria.
In Figura 1.9 è possibile vedere come il prezzo dell’energia elettrica danese sia superiore
rispetto agli altri paesi a causa di imposte molto elevate che copre il 64,3% del prezzo
finale. I dati comprendono anche paesi non appartenenti all’UE.

0,35
0,30
0,25
0,20
0,15
0,10
0,05
0,00

Tasse escluse Altre tasse IVA

Figura 1.9 – Prezzo dell’energia elettrica per consumatori domestici in €/kWh (Fonte
Eurostat)

22
La categoria dei consumatori non domestici vede Cipro e Germania al primo e secondo
posto per prezzo più alto tra i paesi membri dell’Unione Europea. Nei dati Eurostat
vengono considerati consumatori di medie dimensioni, quindi aziende medio piccole.
L’intervallo di consumo che viene preso in considerazione è tra i 500 MWh e i 2 000
MWh. Il prezzo medio di tutti i paesi nel secondo semestre 2018 è stato di 0,1149 €/kWh.
La Danimarca si colloca al terzo posto tra i paesi appartenenti all’UE, per il prezzo più
basso, dopo Finlandia e Svezia, mentre al decimo posto considerando anche gli altri paesi
europei ma non membri dell’UE. Le imposte in questo caso non sono molto elevate, e il
paese che paga più tasse è la Germania, che toccano il 48,5% del prezzo totale. Come è
possibile vedere nel grafico in figura 1.10, il prezzo dell’energia elettrica per i
consumatori non domestici Danesi è tra i più bassi in Europa [18].

0,20
0,18
0,16
0,14
0,12
0,10
0,08
0,06
0,04
0,02
0,00

Tasse escluse Tasse senza IVA

Figura 1.10 - Prezzo dell’energia elettrica per consumatori non domestici in €/kWh
(Fonte Eurostat)

23
Capitolo 2
Le fonti non rinnovabili

Nella produzione di energia, petrolio, gas naturale e carbone hanno avuto e


continuano ad avere un ruolo importante. Per decenni petrolio e carbone sono state le
principali fonti nella produzione energetica in Danimarca. Entrambe le risorse venivano
ampiamente importate poiché il Paese è privo di giacimenti di carbone, mentre quelli di
petrolio e gas sono stati scoperti nel Mare del Nord negli anni della crisi petrolifera del
1973. La Danimarca è diventata una delle maggiori nazioni produttrici di petrolio nell’UE
e dal 1997 esporta petrolio e gas. Nel seguito verranno analizzate singolarmente tutti i tipi
di fonti, analizzando l’evoluzione nell’utilizzo e nella produzione di ognuna.

2.1 Il petrolio

Il petrolio greggio, cioè non raffinato, è un combustibile fossile infiammabile


composto da una miscela di circa 17 000 sostanze in composti variabili, tra cui diversi
idrocarburi, come alcani (paraffine), cicloalcani (nafteni), idrocarburi aromatici e
asfalteni, che si legano all’azoto, all’ossigeno e allo zolfo, formando composti di vario
tipo. Nel petrolio greggio si possono trovare metalli come ferro, rame, vanadio e nichel.
Tutti questi componenti non variano solo la composizione chimica ma anche le proprietà
fisiche, conferendogli colore e viscosità differenti. Circa l’80% della produzione
mondiale di petrolio è destinata ai carburanti, il restante viene utilizzato in processi
chimici industriali per produrre materie plastiche, vernici, tessuti, fertilizzanti, materiali
da costruzione e altro.
La produzione di petrolio avviene in modi differenti a seconda di come i giacimenti
si presentano. È possibile trovare il petrolio a cielo aperto, oppure in depositi più profondi
e per questo è necessario perforare il terreno. Il petrolio che si trova in depositi sottomarini
viene estratto attraverso trivellazioni off-shore. Fino ad una profondità di 100 metri le
piattaforme petrolifere poggiano su palafitte. Un altro tipo di piattaforma di estrazione si

24
chiama piattaforma galleggiante semisommergibile che trasporta pesi molto grandi come
zavorra per stabilizzare la piattaforma. I pozzi off-shore con maggiore successo sono
quelli che perforano ad una profondità di diverse migliaia di metri sotto il livello del mare
(anche oltre 3 600 m). Il costo dell’installazione di una piattaforma petrolifera raggiunge
diversi miliardi di euro [19].

2.1.1 Produzione e commercio

Il petrolio è il combustibile più importante nel sistema energetico danese, infatti


governa quasi la metà della produzione energetica interna e più di un terzo dell’energia
primaria (TEP). La produzione di greggio della Danimarca è diminuita del 64% da un
picco di 19 262 migliaia di tonnellate nel 2004 a 6 924 migliaia di tonnellate nel 2016
(Fig.2.1). Secondo l’Agenzia Energetica Danese (DEA), all’inizio del 2016 le riserve
totali della Danimarca si aggiravano intorno ai 490 milioni di barili, con un contingente
totale di 515 milioni di barili di cui 430 in fase di sviluppo. La produzione avviene in
diciassette campi, tre dei quali garantiscono la maggior parte della produzione: Halfdan
con il 36,9 % del totale, Dan con il 17,5% e Sud Arne con l’11,3%.

25000

20000

15000
Mt

10000

5000

0
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016

Anni

Petrolio greggio

Figura 2.1 – Produzione di petrolio greggio 1990-2016 (Fonte IEA)

25
Per quanto riguarda il commercio, e soprattutto l’esportazione di greggio, dal 2004
si è passati da 14 940 migliaia di tonnellate a 3 877 migliaia di tonnellate nel 2016.
Nonostante il calo, la Danimarca è ancora un esportatore netto. I più grandi importatori
di petrolio greggio danese sono: la Svezia, con 2,8 milioni di tonnellate (Mt); i Paesi
Bassi, con 0,5 Mt e il Regno Unito, con 0,4 Mt. La Danimarca oltre ad esportare il
petrolio, è stata un’importatrice netta di prodotti petroliferi. Tuttavia, nell’ultimo
decennio i livelli di importazioni sono diminuiti mentre le esportazioni sono cresciute. Il
commercio dei prodotti del petrolio è aumentato notevolmente, tra il 2005 e il 2015 le
importazioni sono aumentate del 60% e le esportazioni sono più che raddoppiate. Nel
2015 i prodotti petroliferi provenienti dalla Russia hanno rappresentato il 46% del totale
delle importazioni, seguita da Svezia (11%) e la Norvegia (8%).
La previsione attuale riguardo la produzione e l’esportazione di vede la Danimarca
come un esportatore ancora per molto, ad eccezione del 2024, dove la produzione sarà
superiore al consumo a causa dell’inizio di nuovi progetti. Uno di questi è la ricostruzione
delle strutture del campo di Tyra. Questo progetto porterà a un calo della produzione tra
il 2020 e 2021. La previsione attuale stima che la produzione diminuirà a partire dal 2024,
in disaccordo con la previsione precedente che la faceva partire dal 2023. Il rinvio di
questa data è stato a causa di una rivalutazione dei dati e delle risorse dei campi e ad una
revisione dei progetti e di nuove informazioni relative ad essi [20].
La produzione di petrolio del Mare del Nord ha un grande significato
socioeconomico. La società danese beneficia delle entrate fiscali derivanti dalla
produzione di petrolio e gas nel Mare del Nord. La produzione di petrolio contribuisce
positivamente al bilancio commerciale e ai pagamenti della Danimarca. La società danese
inoltre trae vantaggio dal settore petrolifero grazie alle spese che questo genera, creando
migliaia di posti di lavoro sia onshore che off-shore. Le entrate statali delle attività del
Mare del Nord derivano da tre elementi:
- dall’imposta sugli idrocarburi, con un’aliquota del 52%, e dall’imposta sul
reddito delle società, con un’aliquota del 25%;
- dal Fondo per il Mare del Nord, che dal 2005 gestisce la quota statale del 20%
di tutte le nuove licenze. Dal 9 luglio 2012 gestisce anche la quota statale del
20% Danish Underground Consortium (DUC), i cui altri partner sono A.P.
Møller - Mærsk, Shell e Chevron;

26
- dalla produzione di petrolio e gas attraverso la partecipazione con DONG
Energy con l’esplorazione e la produzione di petrolio, fino al 2017 quando la
società ha deciso di vendere l’attività petrolifera e del gas a Ineos, una
multinazionale britannica [21].

La produzione di idrocarburi nel Mare del Nord hanno generato circa 404 miliardi
di corone danesi (circa 54 Miliardi di euro).

2.1.2 Consumo per settore

Il consumo di petrolio ha registrato un calo soprattutto a partire dal 2005. Nel 2015,
la fornitura totale di energia primaria sono state 5,8 milioni tonnellate equivalenti di
petrolio (Mtep). Il consumo finale è stato di 5,2 Mtep. Analizzando i vari settori che
utilizzano il petrolio e i suoi derivati, si ha che il settore dei trasporti è quello che consuma
più petrolio rispetto a tutti gli altri settori messi insieme, il 64,4% della fornitura totale di
energia primaria del petrolio. I trasporti su strada è modalità di trasporto che rappresenta
la metà del consumo totale di petrolio. L’uso di questo è diminuito molto più lentamente
rispetto agli altri settori, di conseguenza la quota di utilizzo è passata da un 57,6% nel
2005 a un 73,2% nel 2018. Il secondo consumatore più grande è il settore industriale con
un 8% del totale. Il settore dell’agricoltura e della pesca sono rispettivamente 6,2% e
2,3%, mentre l’utilizzo non energetico arriva a 4,6%. Infine, il settore commerciale 1,2%,
e quello residenziale con il 4,4% (Fig.2.29).

Trasporti
Residenziale
Industriale
Agricoltura
Pesca
Servizi commerciali e pubblici
Uso non energetico

Figura 2.2 – Consumo di petrolio per settore (Fonte IEA)

27
2.1.3 Infrastrutture per la produzione di petrolio

La distillazione del greggio in Danimarca è di 197 000 barili al giorno o 8,5 mega
tonnellate all’anno. Ci sono due raffinerie nel Paese che hanno che svolgono questo
processo di distillazione, e si trovano a Kalandborg e a Fredericia che ricoprono la
capacità totale. I prodotti di tali raffinerie sono destinati sia al mercato nazionale danese,
sia al mercato dei paesi vicini.
La raffineria di Kalundborg che appartiene alla società Equinor (precedentemente
Statoil), ha una capacità di circa 127 000 barili al giorno ed elabora vari tipi di petrolio
greggio e condensati, la cui fonte principale è il Mare del Nord. Il greggio viene
trasportato con le navi, mentre i condensati sono trasportati prima nella zona di Sleipner
attraverso un impianto di trattamento gas dell’Equinor a Kårstø in Norvegia. Il primo
mercato in cui vengono inseriti i prodotti finiti è quello della regione baltica.
La raffineria a Fredericia ha una capacità di 70 000 barili al giorno, minore rispetto
a quella di Kalundborg. Questa elabora petrolio danese del Mare del Nord che viene
inviato alla raffineria tramite un gasdotto dalle operazioni off-shore. Anche in questo caso
i prodotti della lavorazione del petrolio fanno parte del mercato nazionale e di quello dei
paesi vicini.
Le raffinerie di Fredericia e Kalundborg ricevono petrolio greggio tramite terminali
con una capacità di importazione combinata di 240 000 barili al giorno. La Danimarca
possiede 16 terminal petroliferi con una capacità di carico complessiva di 0,5 milioni di
metri cubi al giorno. Oltre ai terminal delle raffinerie, ci sono altri tre terminal principali
per il carico e lo scarico dei prodotti raffinati via petroliera nei porti di Aabenraa,
Copenaghen e Stigsnaes. Gli 11 terminal rimanenti operano per l’importazione di prodotti
petroliferi [22].
La Danimarca ha un solo oleodotto che connette gran parte della sua produzione
off-shore per lo stoccaggio del greggio e le strutture di esportazione alla raffineria a
Fredericia. Tale condotto è di proprietà della Ørsted A/S (precedentemente DONG Oil
Pipe A/S), ha una lunghezza di 330 km (di cui 110 km su terreno) attraversando tutta la
penisola delle Jutland, con una capacità di flusso di 360 000 barili al giorno. Danish Oil
Pipe A/S sarà ceduto a Energinet [23]. Il sistema di condutture dell’Europa del Nord si
estende da Heide in Germania fino allo Jutland settentrionale ed è di proprietà delle forze

28
militari danesi che lo gestiscono poiché fa parte del sistema di condutture della NATO.
L’agenzia di stoccaggio del paese, la FDO FDO è l’ente centrale di stoccaggio, è gestito
e finanziato interamente dal settore del petrolio e collabora a stretto contatto con
l’Agenzia danese per l’energia. Essa possiede e gestisce tre condutture di prodotti raffinati
nello Jutland e Selandia. Due di queste sono lunghe 85 km con un flusso di 65 000 barili
al giorno e sono connesse alla raffineria di Kalundborg con il terminal di prodotto
Hedehusene, che rifornisce Copenaghen di una grande quantità di volume di gasolio e
benzina. L’altra conduttura della FDO è nel sud dello Jutland, connessa con il terminal
Fredericia con alcuni dei siti di stoccaggio sotterranei nello Jutland e al porto a Fredericia.
C’è un’ultima conduttura di carburante per aerei che collega il terminal Copenaghen con
l’aeroporto [24].
In figura 2.3 è rappresentata la mappa del sistema di condutture che collegano i
terminal e le raffinerie.

Figura 2.3 – Mappa delle infrastrutture petrolifere (Fonte: IEA, Denmark 2017,
Energy policies of IEA countries)

29
2.2 Il gas naturale

Il gas naturale è un’altra fonte non rinnovabile di rilevante importanza. Questo è


stata l’ultima fonte fossile ad affermarsi a livello mondiale. Il gas naturale è un
combustibile fossile, come il petrolio e il carbone. È costituito da una miscela di
idrocarburi, per la maggior parte da metano, e da altre sostanze gassose come anidride
carbonica, azoto, idrogeno solforato e talvolta da elio, radon e cripton. Quando la maggior
parte della miscela è costituita da metano, questa si dice secca, mentre si dicono umide
quando sono presenti alcuni idrocarburi come propano e butano. Il gas naturale deve
essere trattato per eliminare l’anidride carbonica e l’azoto prima di poter essere utilizzato.
Queste sostanze lo rendono poco infiammabile, mentre l’idrogeno solforato, che è
un’altra sostanza da eliminare, è un gas tossico e corrosivo. Ciò che rimane alla fine del
trattamento è in prevalenza metano. Il metano è l’idrocarburo più semplice e quello con
la molecola più piccola, formata da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno; la sua
formula chimica è CH4. È un gas più leggero dell’aria, è incolore e inodore, e non è
tossico. Miscelato con l’aria, il metano è infiammabile solo se la sua concentrazione è
compresa tra il 5% e il 15%. Il potere calorifico è la quantità di energia che si può ricavare
convertendo completamente una massa unitaria in un vettore energetico in condizioni
standard. Esso si divide in potere calorifico superiore (PCS) e potere calorifico inferiore
(PCI). Il PCS tiene conto del calore latente di evaporazione dell’acqua generata durante
la combustione, il PCI no. Il PCS del gas naturale è di 54 MJ/kg (Megajoule a
chilogrammo) mentre il PCI è di 47,7 MJ/kg. Il metano si trova allo stato liquido se
raggiunge la temperatura critica di -83°C oppure una pressione di 45 atmosfere (circa 4,5
Megapascal). Il propano e il butano, invece hanno una temperatura critica superiore alla
temperatura ambiente, perciò diventano liquidi con un semplice aumento della pressione
[25].

2.2.1 La produzione e il consumo di gas

Nel 2006 la quota di energia totale primaria danese in TPE (tonnellate equivalenti
di petrolio) è scesa dal 22% al 17,4% nel 2016. L’energia eolica ha sostituito l’energia
prodotta dal gas. Il gas naturale viene utilizzato principalmente per la generazione di
calore. Per quanto riguarda questa fonte energetica, la Danimarca è autosufficiente e

30
commercia con Germania, Svezia, Paesi Bassi e Norvegia. Le stime per le vendite di gas
per il 2020 e 2021 sono valutate al ribasso come conseguenza della ridotta produzione di
petrolio. La stima per il 2022 prevede un’ulteriore diminuzione a causa della ricostruzione
delle strutture del campo di Tyra e un rinvio in rimessa del campo di Hejre.
La produzione di gas naturale ha avuto un aumento progressivo soprattutto nei
primi anni Novanta, raggiungendo un picco di produzione nel 2005. Successivamente la
produzione è rimasta alta fino al 2010 quando si ha avuto un calo notevole (Fig.2.4).
Questo crollo nella produzione è avvenuto poiché c’è stata una crescita notevole delle
energie rinnovabili, soprattutto dell’eolico.

500000
450000
400000
350000
300000
250000
TJ

200000
150000
100000
50000
0
1999
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998

2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
Anni

Produzione di gas in Terajoule

Figura 2.4 – Produzione di gas naturale in Terajoule (Fonte IEA)

Tra i giacimenti appartenenti alla Danimarca, il campo Tyra è il più grande


giacimento di gas condensato nel settore danese del Mare del Nord. Questo è gestito dalla
Maersk Oil, la quale ha annunciato un investimento di 21 miliardi di corone danesi per
ricostruire il campo. Questo intervento è necessario a causa del cedimento del serbatoio
di gesso che ha portato all’affondamento delle piattaforme di circa cinque metri negli
ultimi trent’anni. La ricostruzione porterà un arresto della produzione a Tyra da Dicembre
2019 a Marzo 2022. Essendo il giacimento più grande della Danimarca, più del 90% del
gas nazionale prodotto è processato attraverso le sue strutture. Tyra è il centro di

31
elaborazione ed esportazione per tutti i prodotti del gas del Consorzio metropolitano
danese che include la Shell (con quota 36,8%), Maersk Oil (31,2%), Nordsøfonden (20%)
e Chevron (12%). Secondo l’Agenzia per l’energia danese (DEA) le restanti riserve di
gas all’inizio del 2016 ammontavano a 16 miliardi di metri cubi. Le risorse potenziali di
gas, sempre secondo la DEA, sarebbero pari a 64 miliardi di metri cubi, di cui 51 miliardi
di metri cubi sarebbero in fase di sviluppo, 10 miliardi di metri cubi non sono necessari,
mentre i restanti non sono stati chiariti. In Danimarca non sono stati trovati depositi
economicamente validi e le nuove licenze e accordi emanati dal ministero dell’energia,
del clima e dello sviluppo hanno sospeso le campagne di esplorazione di gas per motivi
ambientali [26].
Il consumo di gas, dopo essere diminuito per molti anni è relativamente stabile dal
2014, mostrando un leggero aumento dal 2015. Nel 2016 il consumo di gas è stato di circa
2 593 milioni di metri cubi rimanendo stabile su questa cifra nel 2017. Il consumo varia
molto in base alle condizioni climatiche poiché viene utilizzato per produrre calore. La
temperatura ha un impatto sul consumo di picco giornaliero e quindi sul carico totale nei
sistemi di trasporto. Nei primi nove mesi del 2017, il picco di consumo giornaliero in
Danimarca è stato di 16,7 milioni di metri cubi. Nell’inverno 2017-2018, il picco di
consumo giornaliero è stato di circa 19,2 milioni di metri cubi con una temperatura media
di -13 °C [27]. Secondo i dati aggiornati al 2016 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
(IEA), il settore con la quota del consumo di gas è stato quello industriale con il 43,3%.
Non si distanzia molto il settore residenziale, con una quota del 41,3%; per ultimi si
trovano il settore commerciale e dei servizi pubblici con il 12,2%, il settore agricolo con
2,7% e infine i trasporti, con una quota abbastanza irrilevante dello 0,2% (Fig. 2.5).

2,70% 0,20%
12,20%

Indutriale

Residenziale
43,30%
Commerciale e servizi pubblici
41,30% Agricolo

Trasporti

Figura 2.5 – Consumo di gas per settore (Fonte IEA)

32
2.2.2 Quadro giuridico e normativo

La legge sull’uso del sottosuolo danese concede permessi e approvazioni per le


indagini preliminari, l’esplorazione e produzione di idrocarburi. Nella parte occidentale
del Mare del Nord si trova la maggior parte degli idrocarburi. Le concessioni per l’utilizzo
di questa zona sono conformi con le disposizioni delle direttive UE del nuovo ciclo di
licenze. Il 21 Giugno 2018 la commissione per l’energia, il clima e i servizi pubblici del
parlamento danese ha elaborato la dichiarazione relativa all’ottava tornata di licenze per
le aree di esplorazione e produzione di petrolio e gas. Le aree concesse si trovano nel
Graben centrale dove si trova la maggior parte dei campi produttori danesi. Il periodo in
questione è terminato il 1° Febbraio 2019. Le valutazioni della DEA affermano che grandi
volumi di petrolio e gas rimangono ancora da scoprire nelle diverse aree. Il nuovo ciclo
di licenze contribuirà alle attività di esplorazione negli anni futuri e preserverà e
svilupperà ulteriormente le conoscenze e le competenze accumulate dalle varie
compagnie petrolifere in merito al sottosuolo. Un nuovo accordo politico sullo sviluppo
del settore petrolifero e del gas nel mare del Nord comprendeva una finestra di sgravio
fiscale che andava dal 2017 al 2025 e migliori condizioni per l’accesso di terzi alle
infrastrutture esistenti. Inoltre, con la ricostruzione delle strutture di Tyra questo ha fissato
ancora di più le basi per la continua esplorazione e sviluppo delle risorse nel Mare del
Nord. Il Fondo danese per il Mare del Nord deterrà un interesse del 20% nelle nuove
licenze e le compagnie petrolifere deterranno un interesse dell’80% [28].
La base giuridica per il funzionamento del sistema del gas naturale della Danimarca
è fornita dal regolamento UE e dalle leggi nazionali di attuazione delle direttive
comunitarie. Dal 2008 l’Unione Europea ha cercato di rendere unico il mercato del gas
naturale. La creazione di un unico mercato in questo settore si concentra su due aspetti:
come prima aspetto, l’integrazione dei mercati nazionali e regionali del gas e le operazioni
del sistema di coordinamento tramite codici di rete di comune accordo; in secondo luogo,
la costruzione di interconnessioni oltre frontiera e coordinare la pianificazione delle
infrastrutture di rete tramite piani decennali di sviluppo dei gestori del sistema di
trasmissione della rete europea (ENTSO-G) e pianificazioni regionali [29]. La Direttiva
gas 2009 è quella che più di tutte ha avuto rilevanza. Tale direttiva mira ad offrire una
vera scelta per tutti i consumatori dell’UE che siano essi imprese o cittadini o nuove
opportunità commerciali, e più scambi oltre la frontiera, in modo da raggiungere una

33
migliore efficienza, prezzi competitivi e servizi standard più elevati, inoltre a contribuire
alla sicurezza di offerta e sostenibilità [30]. La direttiva ha aumentato l’indipendenza dei
gestori dei sistemi di trasmissione e la loro cooperazione a livello europeo attraverso
ENTSO-G. L’Autorità danese per la regolamentazione dell’energia sovraintende il
mercato del gas naturale ed è anche responsabile per la risoluzione delle controversie in
materia di tariffe di accesso al sistema di condotte. L’Autorità ha certificato Energinet nel
2012 come operatore del sistema di trasporto del gas danese. Energinet è di proprietà del
Ministero dell’energia, dei servizi pubblici e del clima.

2.2.3 Il mercato del gas

La Danimarca è stato un paese esportatore netto di gas naturale dall’inizio della


produzione nazionale. Le esportazioni sono collegate alla produzione, quindi hanno
raggiunto un picco nel 2005 per poi diminuire del 73% nel decennio successivo. Le
esportazioni erano e sono destinate alla Svezia, Germania e Paesi Bassi. Dal 2010 la
Danimarca ha importato piccoli volumi di gas (irrilevanti in confronto alle quantità
esportate), principalmente dalla Norvegia, ma anche dalla Germania. Come si può vedere
dal grafico in figura 2.5, viene messo a confronto le quantità di gas esportato con quello
importato. Dal 2010 hanno avuto inizio le importazioni di piccoli volumi di gas con un
picco nel 2005, per poi calare e mantenersi costante fino al 2016.
100000

50000

0
Terajoule

-50000

-100000

-150000

-200000

-250000
1990 1995 2000 2005 2010 2015
Anni

Esportazioni Importazioni

Figura 2.5 – Esportazioni e importazioni di gas a confronto in Terajoule (Fonte IEA)

34
Il mercato del gas naturale è liberalizzato, il che significa che i clienti possono
scegliere il proprio fornitore e prodotto di gas naturale. I fornitori di gas naturale offrono
ai clienti diversi tipi di prodotti. La maggior parte sono prodotti commerciali offerti dai
fornitori nel libero mercato. Il prezzo è determinato liberamente e dalle condizioni di
mercato. Esiste anche un altro gruppo di prodotti, acquistati in particolare da consumatori
a basso consumo di gas naturale, tra cui famiglie e piccole imprese. Questi sono servizi
universali e di restituzione. A differenza dei prodotti commerciali, l’autorità di
approvvigionamento controlla i prezzi di questo gruppo di prodotti. I prezzi sul mercato
danese del gas sono aumentati dal 2016. Il prezzo medio del mercato in Danimarca è stato
di 22,19 €/MWh nel 2018, che è superiore del 26% rispetto al 2017 e del 39% rispetto al
2016. Il 2018 da fine febbraio ha registrato un’insolita stagione fredda, generando così
un’elevata domanda di gas e causato un forte aumento dei prezzi del gas europeo. A inizio
Marzo, il prezzo del gas danese, tedesco e olandese hanno registrato un picco di 54-61
€/MWh. A metà Marzo la temperatura è calata di nuovo, causando un nuovo aumento di
prezzi. Nei mesi di Agosto e Settembre si sono registrati prezzi poco sotto ai 30 €/MWh.
Questo è dovuto al fatto che durante l’estate c’è stato un grande bisogno di rifornire i
depositi di gas dopo la stagione fredda che ha causato alti consumi. La tabella 2.6.1
fornisce i prezzi medi mensili da Gennaio 2016 a Giugno 2019 per i clienti industriali.
COSTO MENSILE (€/m3 )
MESI 2016 2017 2018 2019
1 0,20 0,21 0,23 0,28
2 0,17 0,23 0,22 0,26
3 0,15 0,23 0,21 0,21
4 0,15 0,19 0,22 0,20
5 0,14 0,19 0,23 0,20
6 0,16 0,18 0,25 0,16
7 0,17 0,18 0,25 -
8 0,17 0,17 0,26 -
9 0,15 0,17 0,27 -
10 0,15 0,20 0,33 -
11 0,19 0,21 0,31 -
12 0,21 0,23 0,29 -

Tabella 2.6.1 – Prezzi per i clienti del settore industriale (Fonte Gaspoint Nordic)

35
La tabella 2.6.2 fornisce i dati sui prezzi medi relativi al settore domestico da
Gennaio 2016 a Giugno 2019. I dati includono tutte le tasse e l’IVA.

COSTO MENSILE (€/m3 )


Mesi 2016 2017 2018 2019
1 0,88 0,95 0,97 1,09

2 0,86 0,95 0,96 1,09


3 0,85 0,93 0,98 1,06
4 0,87 0,95 0,99 1,04

5 0,87 0,93 1,00 1,04


6 0,89 0,93 1,01 1,02
7 0,89 0,96 1,00 -
8 0,88 0,93 1,01 -

9 0,88 0,93 1,05 -


10 0,89 0,97 1,07 -
11 0,91 0,99 1,06 -

12 0,93 0,96 1,04 -

Tabella 2.6.2 – Prezzi medi mensili per le utenze domestiche (Fonte Gaspoint
Nordic)

I fornitori di gas naturale acquistano il gas naturale che viene venduto ai clienti nel
mercato all’ingrosso. Il commercio nel mercato all’ingrosso avviene tramite la borsa del
gas danese, Gaspoint Nordic, tramite accordi bilaterali tra produttori e fornitori di gas
naturale. Circa il 20% del consumo totale di gas naturale danese viene acquistato in borsa.
Il restante 80% è acquistato con contratti a lungo termine. L’Autorità di
approvvigionamento controlla il mercato all’ingrosso per garantire l’integrità e a
trasparenza del mercato, questo è chiamato REMIT (Regulation on Wholesale Energy
Market Integrity and Transparency) [31].

36
2.2.4 Infrastrutture per la trasmissione e distribuzione

Il sistema di trasmissione del gas in Danimarca è costituito da infrastrutture che


collegano le sedi di produzione nel Mare del Nord e le interconnessioni con i paesi vicini
alle reti di distribuzione che sono collegate ai consumatori. Energinet possiede e gestisce
la rete di trasmissione. La rete di trasmissione del gas in Danimarca è tra le più solide e
affidabili al mondo perché Energinet monitora e mantiene la rete. Questo avviene sia
onshore che off-shore e in caso di danno questo viene riparato immediatamente. La
lunghezza complessiva delle tubazioni della rete di trasmissione nel 2016 arrivava a 924
km. La rete di trasmissione è collegata alle reti di distribuzione attraverso 43 stazioni di
misura e regolazione che riducono la pressione per i sistemi di tubazioni delle società di
distribuzione [32]. Il sistema di trasmissione (Fig.2.7) permette l’accesso a due impianti
di stoccaggio del gas, entrambi di proprietà di Energinet, uno situato a Stenlille in
Selandia e l’altro a Lille Torup i Jutland settentrionale. Questi due impianti vengono
utilizzati per compensare le fluttuazioni stagionali dei consumi e per motivi commerciali
per ridurre le differenze del prezzo del gas. I due impianti hanno anche il compito di
garantire la sicurezza degli approvvigionamenti. La capacità dei loro depositi, al 2016 era
do 4,2 Gigawattora per ora (GWh / h) e una capacità di prelievo di 8,1 GWh / h e un
volume di lavoro di gas intorno agli 11,5 Terawattora (TWh). Il sistema di trasmissione
ha le seguenti capacità di interconnessione:
- 16,5 GWh / h, in entrata a Nybro dalla produzione off-shore;
- 7,7 GWh / h, in entrata a Ellund dalla Germania;
- 10 GWh / h, in uscita da Ellund alla Germania;
- 3,6 GWh / h, in uscita da Dragør alla Svezia.

37
Figura 2.7 – Sistema di trasmissione del gas (Fonte Energy of IEA Countries, Denmark
2017 Review)

Il gas naturale in Danimarca proviene principalmente dai giacimenti nel Mare del
Nord. Questo viene trasportato attraverso due condotte sottomarine di circa 235 e 260
km. Il gas arriva a terra attraverso la spiaggia al terminal di Nybro dove viene prima
trattato e poi iniettato nella rete di trasmissione [33].
Il sistema di distribuzione è la parte dell’infrastruttura più vicina ai clienti e consiste
in linee di distribuzione e linee di servizio. Il gas viene consegnato alla linea di servizio
del singolo consumatore dalle linee di distribuzione. Quattro società di distribuzione
danesi sono proprietarie e hanno la gestione della rete di distribuzione. Queste sono:
DONG Gas Distribution (che dal 30 settembre 2016, è stata assegnata a Energinet), HMN
Nature Energy e Naturagas Net ad Aalborg. La lunghezza totale di tutte le linee di
distribuzione è di 17 000 chilometri e raggiunge circa 400 000 clienti, tra cui famiglie,
società elettriche e aziende. In origine la rete di distribuzione era progettata per ricevere
gas naturale solo dalla rete di trasmissione, oggi anche gli impianti di biogas locali
forniscono gas alla rete [34].

38
Il sistema danese del gas è parte integrante dell’infrastruttura europea del gas. È
progettato per ricevere gas dal Mare del Nord e dalla Germania, e funge da rete di transito
per il gas naturale e collega il mercato svedese al resto del mercato europeo. Il mercato
svedese è quindi fortemente dipendente dalle infrastrutture danesi. Le maggiori quantità
di gas vengono trasmesse dal Mare del Nord al mercato dell’Europa centrale attraverso
la Germania. Dal 2001 ha preso vita un nuovo progetto: la costruzione di un nuovo
gasdotto chiamato Baltic Pipe che collegherà la Danimarca e la Polonia con i giacimenti
di gas norvegesi. Il progetto Baltic Pipe è una collaborazione tra Energinet e la società
polacca di trasmissione del gas GAZ-SYSTEM S/A. Il gasdotto è costituito da 800-900
km di nuovi tubi del gas nel Mare del Nord in Danimarca, nel Mar Baltico e in Polonia e
sarà pronto per essere operativo nell’Ottobre 2022. Si avrà in questo modo un aumento
della capacità fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il Baltic Pipe fornirà
l’accesso a diverse fonti di approvvigionamento in Polonia, Danimarca, Svezia e nelle
regioni baltiche e dell’Europa centrale e orientale, garantendo una maggiore sicurezza di
approvvigionamento. Questo progetto inoltre creerà un aumento degli scambi e maggiore
concorrenza nel mercato del gas. In Danimarca, il Baltic Pipe contribuirà al risparmio di
una tipica famiglia circa 100-125 DKK (13,4-16,76 €) all’anno, mentre per un cliente di
medie dimensioni con un consumo di 300 000 metri cubi avrà un risparmio di 15 000 –
19 000 DKK (2011 – 2548 €) all’anno. Un altro aspetto positivo è il fatto che, aumentando
l’uso del gas, si riduca l’emissione di CO2. Questo perché se il gas naturale sostituisse
l’utilizzo di altri combustibili fossili come il carbone, la produzione di CO2 del gas
sarebbe circa la metà. Il costo totale del Baltic Pipe è stimato intorno a 1,6 - 2,15 Miliardi
di euro [35].

2.3 Il carbone

Il carbone è un combustibile fossile così come il petrolio e il gas. Esso ha dominato


lo scenario energetico mondiale dal diciottesimo secolo fino al 1970 circa. Nei primi anni
2000 la sua domanda è cresciuta parecchio, e paesi produttori come la Cina, che è il primo
produttore e consumatore al mondo, e l’India, hanno aumentato la loro produzione. Il
problema del carbone è che è la fonte di energia più inquinante, e questo incide
negativamente sul clima. Rispetto al gas, a parità di chilowattora di elettricità, il carbone
sprigiona più del doppio di ossido di azoto, otto volte la quantità di metalli pesanti e dieci

39
volte quello di polveri sottili, oltre ad emettere grandi quantità di ossidi di zolfo. Il carbone
rispetto al gas e al petrolio è un combustibile solido ed è quello più utilizzato nella
produzione di energia elettrica. Il carbone non si è formato con i resti microscopici di
organismi acquatici e sedimenti come il petrolio e il gas, esso infatti è costituito dai resti
di piante del passato. Il carbonio è il principale componente, dopo che gli altri componenti
fondamentali della materia vivente originaria (idrogeno, ossigeno e azoto) sono venuti
meno durante i processi chimico-fisici che l’hanno trasformata. Gli ambienti favorevoli
alla formazione del carbone sono le vaste pianure costiere, lagunari o paludose, dove il
clima caldo umido ha sviluppato in passato un’abbondante vegetazione. Il lento
sprofondamento del suolo fa sì che i resti vegetali vengano rapidamente sepolti da sabbie
e argille portate dai fiumi. Sottoposto a grandi pressioni nel sottosuolo e in assenza di
ossigeno si ha l’inizio del processo di trasformazione. La formazione di carbone richiede
fino a centinaia di milioni di anni, a seconda del tipo di prodotto finale. Il 95% dei
giacimenti di carbone si trova nell’emisfero settentrionale, infatti i maggiori produttori
sono Cina, USA. In Europa invece, i Paesi centrosettentrionali sono quelli con la
maggiore produzione: Gran Bretagna, Francia settentrionale, Belgio Olanda, Germania,
Polonia e Russia [36].

2.3.1 Importazione e consumo

La Danimarca non possiede giacimenti di carbone e quindi non ha produzione


interna. Tutto il carbone utilizzato viene importato dalla Russia che è il maggior
esportatore con il 57,9%, segue il Sud Africa con il 19,8% e la Colombia con il 15,7%;
infine gli Stati Uniti con il 5,5% e altri Paesi che in totale raggiungono l’1,1%. Come si
può osservare dal grafico in figura 2.8, l’importazione di carbone (in ktep, migliaia di
tonnellate equivalenti di petrolio) ha avuto un picco di 8091 ktep nel 1997 per poi
precipitare a 4872 ktep nell’anno successivo. Nei primi anni 2000 l’importazione è
aumentata leggermente per poi diminuire progressivamente fino al 2015, con 1534 ktep
e come ultimo dato registrato dall’IEA, 1615 ktep nel 2016.

40
9000
8000
7000
6000
5000
ktep

4000
3000
2000
1000
0

2003

2010
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002

2004
2005
2006
2007
2008
2009

2011
2012
2013
2014
2015
2016
Anni

Figura 2.8 – Importazioni di carbone in migliaia di tonnellate equivalenti di


petrolio (Fonte IEA)

La Danimarca ha avuto il carbone come principale fonte per la produzione di


energia. Infatti, esso ha mantenuto la posizione dominante dal 1978 al 2013 finché
l’energia eolica non ha preso il sopravvento anche grazie alla politica danese di ridurre la
dipendenza dai combustibili fossili. Il 95% della domanda totale di carbone degli ultimi
due decenni è stato utilizzato per la produzione di elettricità. L’impiego del carbone nella
produzione di energia elettrica è sceso dal 54% del 2006 al 28,8% nel 2016 e sta
continuando a diminuire. La quota di carbone della fornitura totale di energia primaria
(TEP) è scesa dal 27% al 12%. Tuttavia, la domanda di carbone varia annualmente a
seconda della disponibilità di importazioni di energia elettrica a basso costo e fonti
rinnovabili per la generazione di energia domestica.

2.3.2 Impianti a carbone verso la cogenerazione

Le principali aziende produttrici di energia elettrica che operano nel mercato danese
sono la Ørsted A/S che ha sede a Fredericia, in Danimarca e Vattenfall, che è un’azienda
svedese ed è tra i più grandi produttori di energia elettrica d’Europa. Fino a Novembre
2017 la Ørsted era chiamata DONG Energy e trattava principalmente nel settore
petrolifero e del gas. Dopo aver venduto l’attività in questo settore cambiò il nome in

41
Ørsted. La politica principale di questa azienda è di eliminare gradualmente l’uso del
carbone per la produzione di energia. La Vattenfall è un’azienda che basa la maggior
parte della sua produzione elettrica sul carbone e sul nucleare. Tuttavia, nonostante la
Vattenfall faccia ancora affidamento a queste fonti, si sta muovendo per sviluppare un
buon mercato di energia rinnovabile soprattutto con campi eolici. La Ørsted è comunque
l’azienda dominatrice della produzione elettrica danese e vista la sua politica, entro il
2023 prevede di non utilizzare più carbone. Dal 2006 la DONG Energy (oggi Ørsted) ha
ridotto il suo consumo di carbone del 73% convertendo molte delle sue centrali elettriche
e di calore in impianti che utilizzano biomassa sostenibile (cippato e pellet). Allo stesso
tempo la società ha costruito più capacità produttiva basata sull’eolico off-shore [37].
Questa conversione ha permesso di dimezzare le emissioni in Danimarca riducendo di
fatto l’utilizzo del carbone. Per questo motivo, il governo provvede a finanziare tali
conversioni.
Quasi il 70% del calore distribuito tramite teleriscaldamento in Danimarca è
generato in impianti di cogenerazione. La cogenerazione, chiamata anche CHP
(Combined Heat and Power) rappresenta la produzione combinata di energia meccanica
ed energia termica da una singola fonte primaria integrata in un unico sistema, con lo
scopo di massimizzare lo sfruttamento dell’energia prodotta [38]. Di norma, infatti,
l’energia elettrica e quella termica sono prodotte in maniera separata: parte dell’elettricità
proviene dalle grandi centrali termoelettriche, mentre le caldaie sono utilizzate per la
produzione di calore. Un impianto di cogenerazione presenta rendimenti medi molto alti,
intorno all’80% e oltre, rispetto alla produzione convenzionale. Più avanti nel capitolo 3
verranno trattate le biomasse e saranno elencate le centrali elettriche a carbone in fase di
conversione.

42
Capitolo 3
Le fonti rinnovabili in Danimarca

La Danimarca è un paese che dal punto di vista geografico e territoriale non dispone
di risorse che permettano l’ampio uso di fonti rinnovabili. Tuttavia, la Danimarca è
riuscita a diventare un leader globale nella produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’energia rinnovabile, ad oggi, rappresenta oltre il 50% della produzione nazionale di
energia elettrica danese, dovuta principalmente alla grande produzione da parte
dell’energia eolica. Investire su queste risorse ha permesso alla Danimarca di ridurre
significativamente le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione di energia elettrica. Il
governo danese ha fissato una serie di obiettivi per un ulteriore sviluppo del settore
energetico, ovvero continuare con la transizione del settore energetico a basse emissioni
in modo conveniente e mantenere la leadership nei sistemi e tecnologie a basso tenore di
carbonio. La Danimarca, inoltre, mira a coprire almeno la metà del consumo totale di
energia del paese con le rinnovabili entro il 2030, mentre entro il 2050 mira a diventare
un completamente indipendente dai combustibili fossili. L’ultima revisione dell’IEA
(International Energy Agency) sulle politiche energetiche della Danimarca rileva che si
sta muovendo in modo convincente per raggiungere questi obiettivi [39]. Le energie
rinnovabili danesi che producono elettricità e di cui si discuterà in seguito sono: l’eolico
che è la fonte dominante con l’81,5%, i rifiuti solidi urbani al 10%, 4,7% per il
fotovoltaico che è più recente, il biogas 3,7% ed infine l’idroelettrico con 0,1% che non
verrà trattato perché trascurabile rispetto alle altre.
25000

20000 Biocarburanti
15000 Rifiuti
GWh

10000 Eolico
Solare Fotovoltaico
5000
Idroelettrico
0
1990 1995 2000 2005 2010 2015

Figura 3.1 – Produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (Fonte IEA)


43
3.1 L’energia eolica

L’energia eolica è l’energia prodotta dalla conversione dell’energia cinetica del


vento. Questa energia è data dallo spostamento della massa di aria che viene convertita
in energia meccanica grazie a degli apparecchi chiamati aerogeneratori. Gli
aerogeneratori sono composti da una turbina eolica posta alla sommità della struttura e
da un generatore elettrico. Quando le pale eoliche vengono fatte girare dal vento,
trasformano l’energia cinetica in energia meccanica e questa, successivamente,
trasformata in energia elettrica dal generatore. L’energia eolica è una fonte di energia
alternativa rispetto a quella prodotta dalla combustione dei combustibili fossili ed è
un’energia rinnovabile che non produce emissioni di gas.
L’eolico si divide in campi on-shore, near shore e off-shore. Con il termine on-
shore si intende un impianto posto ad almeno 3 km dalla costa più vicina, di solito
posizionati su alture, ma in generale in zone molto aperte e ventose. Nel caso di near-
shore ci si riferisce a impianti posti a non più di 10 km dalla costa. Infine, off-shore ci si
riferisce agli impianti installati ad alcune miglia dalla costa di mari o laghi, e sono
posizionati in tali zone per sfruttare al meglio la buona esposizione ai forti venti di tali
zone.

3.1.1 La produzione eolica

La Danimarca è leader mondiale nella produzione di energia eolica. Dagli anni ’70
ha iniziato ad investire su questo tipo di energia e negli anni ha migliorato e sviluppato
ulteriormente gli impianti e le strutture. Nel corso degli ultimi due decenni la produzione
è aumentata in modo esponenziale, raggiungendo anche dei record di produzione. Nel
2015, la Danimarca ha segnato un record nella produzione di energia elettrica da fonte
eolica, raggiungendo i 14 133 GWh di produzione annua, coprendo il 42% del consumo.
Nel 2017 questa cifra è stata superata dai 14 700 GWh che corrisponde al 43,4% del
consumo totale di elettricità. Questo è un risultato importante, soprattutto se si considera
che il numero di turbine è circa il 20% in meno rispetto al numero di turbine presenti nel
2001 quando si era raggiunto il numero più alto. Ciò significa che tali turbine stanno
diventando sempre più grandi ed efficienti [40]. Ad oggi la Danimarca ha più di 5 GW di

44
capacità installata di energia eolica di cui circa 1,3 GW sono turbine eoliche off-shore
che nei giorni di forte vento producono più della domanda interna danese. Nella tabella
3.2 sono elencati, a partire dal 2000, i dati relativi alla potenza eolica installata, l’energia
elettrica generata e la percentuale dell’eolico rispetto alla fornitura di energia elettrica
totale. Dal 2010 viene evidenziata anche la percentuale di energia eolica nell’utilizzo di
elettricità domestica.

Anno 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Potenza eolica 2390 2497 2890 3116 3123 3127 3135 3124 3163 3482
installata (MW)
Energia elettrica 4,22 4,31 4,86 5,56 6,58 6,61 6,11 7,14 6,98 6,72
generata
(Twh)
Percentuale 12,1 12,2 13,9 15,8 18,5 18,5 16,8 19,7 19,1 19,3
nella fornitura
totale

Anno 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017


Potenza eolica 3752 3927 4162 4792 4855 5070 5229 5475
installata (MW)
Energia elettrica 7,81 9,77 10,27 11,12 13,08 14,13 12,8 14,7
generata
(Twh)
Percentuale di 20,2 28 33,7 32,2 41 49,2 / 48
energia eolica nella
fornitura di
elettricità domestica
Percentuale nella 21,9 28,2 29,9 32,7 39,1 42 37,6 43,4
fornitura totale

Tabella 3.2 – Produzione energia eolica 2000-2017 (Fonte DEA)

45
Il grafico in figura 3.3 mette in evidenza la produzione totale di energia eolica dal
1990. Come si può notare il 2015 e il 2017 corrispondono ai picchi di produzione massima
che è stata raggiunta. Il 2016 invece, è stato un anno poco ventoso, e questo ha
determinato un ribasso nella produzione.

16000

14000

12000

10000
GWh

8000

6000

4000

2000

0
1997
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996

1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
Anni

Produzione di energia eolica

Figura 3.3 – Produzione annua di energia eolica (Fonte IEA)

3.1.2 Parchi eolici di Ørsted e Vattenfall in Danimarca

Ørsted e Vattenfall sono le società che possiedono la maggior parte dei parchi eolici
in Danimarca. La Ørsted è la società che ha più parchi eolici off-shore al mondo. Il più
grande parco eolico off-shore in Danimarca è il parco di Anholt, con una capacità totale
di 400 MW. Esso possiede 111 turbine eoliche con una capacità di 3,6 MW ciascuna ed
è situato ttra Djursland e l’isola di Anholt. Il parco è lungo circa 20 km e larga 5 km,
copre un’area equivalente a quattro volte l’isola di Anholt. Le pale raggiungono una
lunghezza di 120 metri e sono poste ad un’altezza di 81,6 metri. Un altro campo eolico
importante è il parco Horns Rev 2, costituito da 91 turbine con una capacità di 209 MW
e fornisce energia rinnovabile pari al consumo energetico annuale di 200 000 famiglie
[41]. Il parco eolico più produttivo della Vattenfall è il campo Horns rey 3. Esso si trova
a 25-40 km dalla costa danese dello Jutland ed è un punto di riferimento sia per la
46
Danimarca che per il resto d’Europa. Horns Rey 3 ha una capacità di 406,7 MW, con 49
turbine da 8,3 MW; con questa capacità riesce a coprire il consumo annuale di elettricità
di 425 000 famiglie danesi. Vattenfall e Ørsted sono entrambe proprietarie
(rispettivamente al 60% e 40%) di Horns Rey 1, che ha capacità di 160 MW e dotata di
80 turbine.
Di seguito nelle tabelle 3.4.1 e 3.4.2 verranno riportati i parchi eolici on-shore e
off-shore con i rispettivi dati sulla capacità elettrica espressa in MW, il numero di turbine
e la società a cui appartengono.

Parchi della Numero di On-shore / Quota di Capacità


Vattenfall turbine Off-shore proprietà (MW)
Bajlum 5 On-shore Vattenfall 88% 15
Dræby Fed 4 On-shore Vattenfall 100% 9,2
Ejsing 3 On-shore Vattenfall 98% 6,9
Hagesholm 10 On-shore Vattenfall 100% 23
Hollandsbjerg 11 On-shore Vattenfall 100% 16,5
Horns Rev 1 80 Off-shore Vattenfall 60% 160
Orsted 40%
Horns Rev 3 49 Off-shore Vattenfall 100% 407
Klim 22 On-shore Vattenfall 95% 67,2
Fjordeholme
Nordjylland 3 On-shore Vattenfall 100% 6
Nørre Økse Sø 24 On-shore Vattenfall 100% 18
Nørrekær Enge 13 On-shore Vattenfall 100% 29,9
Rejsby Hede 39 On-shore Vattenfall 100% 23,4
Ryå 5 On-shore Vattenfall 100% 7,5
Tjæreborg 7 On-shore Vattenfall 100% 17
Enge
Numero totale Totale Tot On-Shore: 12 Capacità
di parchi turbine: 275 Totale:
eolici: 14 Tot Off-Shore: 2 806,6 MW

Tabella 3.4.1 – Parchi eolici della Vattenfall (Fonte Vattenfall)

47
Parco eolico Numero di On-shore / Quota di proprietà Capacità
turbine Off-shore (MW)
Anholt 111 Off-shore Ørsted (50%), 400
PKA (25%) e
PensionDanmark
(25%)
Avedore 2 Off-shore Ørsted 7,2
Horns Rev 1 80 Off-shore 60% Vattenfall, 160
40% Ørsted
Horns Rev 2 91 Off-shore Ørsted 209
Nysted (noto 72 Off-shore 42,75% Ørsted, 165,6
anche come 7,25% Stadtwerke
Rødsand) Lubeck,
50%PensionDanmark
Numero Totale Tot On- Capacità
totale di turbine: Shore: 0 Totale:
parchi eolici: 356 Tot Off- 941,8 MW
5 Shore: 5

Tabella 3.4.2 – Parchi eolici della Ørsted (Fonte Ørsted)

Come si può notare dai dati presi dalle rispettive società, nonostante la Ørsted abbia un
numero inferiore di parchi eolici rispetto alla Vattenfall, questi abbiano una maggiore
capacità. Questo è dovuto al fatto che la Ørsted sia proprietaria di enormi parchi off-shore
con un numero di turbine maggiori e molto più grandi. La Vattenfall invece domina
l’energia eolica on-shore, con un numero minore di turbine in ogni parco.
Esistono altri parchi eolici meno estesi e appartenenti a privati o altre società, tra
cui il parco eolico di Sprogo, che è un parco eolico off-shore, in servizio dal 2009/2010.
Esso conta sette turbine con una potenza di 3 MW l’una, per un totale di 21 MW di
potenza di proprietà della European energy. Ci sono anche dei progetti futuri di parchi
eolici nearshore, come il parco di Vesterhav Nord e Vesterhav Syd. Il primo sarà di 180
MW, dotato di 21 unità con 8,4 MW di potenza e fornirà elettricità equivalente al

48
consumo annuale di 180 000 famiglie. Vesterhav Syd invece avrà una potenza di 170
MW e sarà composto da 20 unità. Ogni turbina avrà la potenza di 8,4 MW e fornirà
elettricità per un consumo totale annuale di 170 000 famiglie. La particolarità di questi
due parchi è il basso costo dell’energia elettrica che è di 47,5 øre/ kWh (circa 0,062
€/kWh), inoltre Vattenfall sostiene anche i costi del collegamento per l’esportazione
dell’energia elettrica; in questo modo Energinet non deve occuparsi del trasporto e questo
permette ai cittadini di risparmiare tanto [42].

3.2 Bioenergia e rifiuti solidi urbani

La bioenergia è la fonte di energia rinnovabile più utilizzata in Danimarca. Su larga


scala, diverse centrali elettriche si stanno convertendo da combustibili fossili a biomassa
solida e la produzione di biogas sta aumentando rapidamente. La bioenergia è energia
immagazzinata in materiale organico o biomassa. La biomassa può essere bruciata
direttamente oppure trasformata in vari tipi di combustibile, ad esempio pellet di legno,
biogas o bioetanolo. In Danimarca i tipi di bioenergia più utilizzata sono:

- Combustione: gli impianti combinati di calore ed energia usano biomassa per


produrre elettricità e calore;
- Biogas: è il prodotto della digestione anaerobica di materiale organico come
letame, fanghi di depurazione e rifiuti organici. È costituito principalmente da
metano e può sostituire il gas naturale;
- Gassificazione: la gassificazione termica è il riscaldamento della biomassa con
ossigeno limitato disponibile. La biomassa viene trasformata in gas
infiammabili che possono essere bruciati o potenziati;
- Biocarburanti liquidi: le colture di biomassa e i residui colturali possono essere
utilizzati per produrre biocarburanti liquidi. Il bioetanolo è prodotto dalla
fermentazione e dalla distillazione della biomassa, mentre il biodiesel è prodotto
dalla lavorazione di oli vegetali.

La bioenergia svolge un ruolo importante poiché tra le varie fonti di energia


rinnovabile è l’unica che può essere immagazzinata e utilizzata in periodi con elevata

49
domanda di energia, a differenza dell’eolico e del solare che dipendono dalle condizioni
meteorologiche [43].
I rifiuti, invece, erano percepiti come un problema, ma ora sono diventati una risorsa
richiesta. Questi possono essere riutilizzati per la produzione di calore ed elettricità. Gli
impianti di incenerimento con cogenerazione di calore ed elettricità trasformano i rifiuti
in energia in modo sostenibile. Gli impianti di incenerimento producono molto calore che
viene distribuito nel sistema di teleriscaldamento.

3.2.1 Energia prodotta dai biocarburanti e rifiuti

I biocarburanti e i rifiuti hanno acquistato grande importanza tra le varie energie


rinnovabili. Al 2016, secondo i dati dell’IEA, i biocarburanti i rifiuti rappresentano il
25,1% sulla fornitura totale di energia primaria, circa 4,2 Mtep, mentre per la produzione
di energia elettrica si arriva a 5,6 TWh che corrisponde al 17,9% della produzione totale
(Fig.3.5.1). In relazione all’energia totale, i biocarburanti e i rifiuti sono la più grande
fonte di energia rinnovabile in Danimarca, e la seconda fonte di energia in assoluto dopo
il petrolio. Il governo danese ha promosso l’importanza dei biocarburanti e dei rifiuti
come sostituti dei combustibili fossili [44].

6000

5000

4000
GWh

3000

2000

1000

0
2011

2014
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010

2012
2013

2015
2016

Anni

Rifiuti Biocarburanti

Figura 3.5.1 – Produzione di energia elettrica da biocarburanti e rifiuti (Fonte IEA)


50
Oggi i rifiuti costituiscono una parte importante per l’approvvigionamento
energetico e circa un quarto di questi finisce in impianti di incenerimento. Tali impianti
forniscono circa il 20% del teleriscaldamento e il 5% di elettricità. La Danimarca è leader
mondiale nello sfruttare i rifiuti e sta promuovendo la ricerca per migliorare questa
risorsa. Infatti, l’80% dei rifiuti organici anziché essere riutilizzato viene bruciato
nonostante possano essere un prezioso supplemento per gli impianti che producono
biogas. Una riorganizzazione del settore infatti può migliorare la coesione tra gli impianti
di incenerimento e gli impianti di biogas. Questo permetterebbe di incenerire di meno e
riciclare di più [45].
Nel grafico in figura 3.5.2 mostra il confronto tra la Danimarca e gli altri paesi
membri dell’IEA in cui è messo in evidenza quanto i biocarburanti e i rifiuti svolgano un
ruolo importante della produzione di energia rinnovabile.

Figura 3.5.2 – Percentuali di energie rinnovabili a confronto tra i paesi appartenenti


all’IEA (Fonte IEA)

3.2.2 Biogas e biomasse

Il biogas è un’energia rinnovabile che può sostituire il gas naturale. È prodotto dalla
digestione anaerobica di materiale organico. Il letame, i fanghi di depurazione e altri tipi
di rifiuti organici delle industrie e delle famiglie sono materie prime adatte. La produzione

51
di biogas è quindi una produzione combinata di energia e di trattamento dei rifiuti. La
produzione di biogas in Danimarca è in rapido aumento, dal 2012 si aveva una produzione
di poco più di 4 PJ (Petajoule =1000 Terajoule), mentre oggi sta raggiungendo una
produzione annua totale di 15 PJ. Ad oggi la maggior parte del biogas viene utilizzato
nella produzione di elettricità. In futuro si prevede che venga potenziato e immesso
direttamente nella rete del gas naturale (Fig. 3.6). La produzione è diffusa su tutto il
territorio danese e la maggior parte degli impianti di biogas sono impianti agricoli a base
di letame situati vicino alle aziende agricole. Altri impianti fanno parte di impianti di
trattamento delle acque reflue e sono situati nelle città vicine o nelle loro vicinanze [46].

Figura 3.6 – Produzione di biogas e utilizzo in base al settore (Fonte DEA)

La biomassa è la fonte più dominante di energia rinnovabile in Danimarca. Tra gli


anni ’80 e ’90 la biomassa solida era in gran parte costituita da paglia, rifiuti
biodegradabili e legna da ardere, ma dopo il 2000 si è evoluta con l’utilizzo di pellet e
trucioli di legno. L’uso della biomassa è aumentato in modo significativo negli ultimi due
decenni, rendendo la bioenergia la fonte di energia rinnovabile più utilizzata in
Danimarca. Questa sta prendendo piede soprattutto nelle centrali termiche ed elettriche
grazie alla conversione dai combustibili fossili alla biomassa legnosa sfruttata attraverso
la cogenerazione (CHP, Combined Heat and Power). La maggior parte della biomassa
solida è prodotta a livello nazionale, la quota delle importazioni infatti è del 20% sul totale
[47]. Si prevede che entro il 2020 la quota di energia prodotta dalla biomassa proveniente
dal legno aumenti fino a 130 PJ e si mantenga costante fino al 2025, mentre la quota di
rifiuti biodegradabili e paglia si manterrà costante intorno ai 20 PJ (Fig. 3.7).

52
Figura 3.7 – Produzione di energia da biomassa con previsione futura (Fonte Danish
Energy Agency)

3.2.3 Le centrali elettriche a cogenerazione (CHP)

La cogenerazione, come introdotto nel capitolo sul carbone, è la produzione


combinata di energia elettrica e calore che vengono prodotte in un unico impianto. Questi
impianti hanno la capacità di sfruttare il calore disperso data dalla produzione di energia
elettrica. Non tutto il calore dissipato può essere recuperato, una parte infatti viene
dispersa. I vantaggi della cogenerazione sono molteplici: la riduzione del consumo di
combustibile, visto che lo stesso viene utilizzato per produrre sia elettricità che calore e
quindi di conseguenza un miglioramento del rendimento complessivo. Un altro vantaggio
è la riduzione di perdite di trasmissione attraverso la distribuzione e il trasporto
dell’energia, poiché tali impianti sono localizzati vicino alle utenze. Oltre al vantaggio
economico nel risparmio di combustibile e agli incentivi di cui si può beneficiare
investendo in tali impianti, c’è una notevole riduzione delle emissioni di CO2.
La maggior parte degli impianti e delle centrali elettriche danesi appartengono alla
Ørsted, tra cui: la centrale elettrica di Asnæs, la centrale elettrica di Avedøre; Esbjerg,
quella di Studstrup HC Ørsted situata a Sydhavnen a Copenaghen; Svanemølle nel
nordhavnen di Copenaghen; infine le centrali di Herning, Kyndby, Skærbæk ed Esbjerg.
Alla compagnia di teleriscaldamento Fjernvarme Fyn appartiene la centrale di Fyn
(Fionia) nella città di Odense, mentre alla Aalborg Forsyning la centrale di Nordjylland.
La centrale di Asnæs si trova in Selandia a Kalundborg. La centrale è costituita da
due unità a carbone (unità 2 e unità 5) che si propone di convertire in unità di biomassa.
53
I lavori sono iniziati nel 2017 mentre le operazioni commerciali avranno inizio nel 2019.
La centrale utilizzerà trucioli di legno come combustibile ed è attualmente in fase di test.
Si stima che l’investimento sia di circa 1,2 miliardi di DKK (160,9 Milioni di €). Oltre
alle due unità, è in costruzione una terza (unità 6) che sarà in grado di erogare 25 MW di
potenza e un totale di vapore di processo e teleriscaldamento di 129 MJ/s. Le emissioni
di questa verranno ridotte del 45%. La centrale elettica di Avedøre invece ha convertito
l’intero impianto ed è in grado di produrre elettricità e calore a base di pellet di legno e
paglia. La centrale di Avedøre ha due unità: l’unità 1 che utilizza pellet di legno come
combustibile, ma è ancora in grado di utilizzare carbone; l’unità 2 è un impianto che
utilizza più combustibili, costituito da una caldaia principale che utilizza principalmente
pellet di legno, e una caldaia alimentata a paglia e due turbine a gas. L’unità 1 è di 254
MW di elettricità e 359 MW di calore, mentre la capacità dell’unità 2 è di 394 MW di
elettricità e 497 MW di calore. Si prevede che la centrale elettrica di Avedøre produrrà
teleriscaldamento a base di biomassa per circa 215 000 case danesi a Copenaghen,
corrispondente al consumo annuo di oltre 600 000 famiglie danesi. La centrale termica
ed elettrica combinata di Esbjerg si trova nello Jutland, è composta da una unità che può
passare dal 100% di carbone al 100% di olio combustibile, ed è in corso un dialogo per
una possibile bio-conversione della centrale. HC Ørsted e Svanemølle sono due centrali
termiche che si trovano a Copenaghen; la prima è un impianto di cogenerazione,
commissionata nel 1920, che fu la più grande centrale elettrica in Danimarca; la seconda
era un impianto di cogenerazione a carbone ma è stata convertita al gas naturale e petrolio
nel 1985. Oggi la centrale di Svanemølle è un impianto di riscaldamento e il suo compito
principale è quello di fornire teleriscaldamento alla rete di Greater Copenaghen. Per
quanto riguarda la centrale di Herning, nal 2009 è stata ricostruita per una produzione
senza emissioni di CO2, basata al 100% su combustibili di biomassa. L’impianto produce
88 MW di potenza e 171 MW/s di teleriscaldamento, utilizza trucioli di legno come
combustibile e gas naturale come combustibile di riserva. I trucioli rappresentano il 70%
del combustibile della centrale, il pellet di legno invece il 30%. La centrale di Kyndby a
Hornsherred è la struttura di emergenza e di carico di punta per la Selandia. Questo
significa che gli impianti possono essere avviate in pochi minuti se si verificano
irregolarità operative nella rete elettrica ad alta tensione o si verificano problemi in altre
centrali elettriche. Sul lato settentrionale del fiordo di Kolding è situata la centrale di
Skærbæk, convertita dal 2014 al 2017 in modo da poter utilizzare trucioli di legno anziché

54
gas. La centrale produce teleriscaldamento a base di biomassa per circa 60 000 case.
Infine, la centrale termica ed elettrica combinata di Studstrup è stata convertita dal 2014
al 2016. L’unità 3 dell’impianto è stata convertita per renderla in grado di utilizzare pellet
di legno anziché carbone. Questa conversione la rende la centrale di Studstrup una delle
più grandi centrali elettriche a biomassa del mondo. Produce teleriscaldamento a base di
biomassa per circa 106 000 case danesi ed elettricità verde equivalente al consumo annuo
di circa 230 000 case danesi [48]. La centrale elettrica Nordjylland della Aalborg
Forsyning è dotata di un’unità a carbone che ha una capacità di 410 MW di elettricità e
490 MJ/s di teleriscaldamento. Infine, la centrale elettrica in Fionia a Odense che
appartiene alla Fjernvarme Fyn produce 442 MW di elettricità e 680 MJ/s di
teleriscaldamento, che viene fornito soprattutto in Funen. Un’unità della centrale è
alimentata a paglia e ha una capacità di 35 MW di elettricità e 110 Mj/s di
teleriscaldamento. Le altre tre unità sono alimentate con rifiuti, circa 200 000 tonnellate
di rifiuti all’anno. La capacità di produzione è di 24 MW di elettricità e 64 MJ/s di
teleriscaldamento. La società Fjernvarme Fyn fornisce ogni anno circa 80 000 utenti tra
case, aziende industriali e istituzione attraverso una rete di teleriscaldamento di 2000 km
[49]. In Figura 2.9 si può vedere dove sono collocate le varie centrali con il tipo di
combustibile utilizzato e l’area che riforniscono di energia.

55
Figura 3.8 – Mappa delle centrali termiche ed elettriche (Fonte DEA)

56
3.3 L’energia solare

L’energia solare è l’energia prodotta dal Sole e trasmessa attraverso la radiazione


solare. È una forma di energia alternativa, rinnovabile, e può essere utilizzata per produrre
energia elettrica attraverso impianti fotovoltaici, o energia termica grazie a dei pannelli
termici. Il valore di questa energia può essere calcolato come il prodotto tra l’insolazione
media, la durata del soleggiamento di una zona nell’intervallo di tempo considerato e la
superficie incidente considerata. La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre
è di 90 000 terawatt. Tuttavia, per raccogliere quantità significative di energia solare
possibile è necessario disporre di vaste aree in cui installare gli impianti. Le tecnologie
principali per trasformare e sfruttare l’energia solare sono:

- I pannelli solari termici che sfruttano i raggi solari per scaldare un liquido con
particolari caratteristiche, contenuto al suo interno, che cede calore tramite uno
scambiatore di calore all’acqua presente in un serbatoio di accumulo.
- I pannelli fotovoltaici che sfruttando elementi semiconduttori producono
energia elettrica quando sono sollecitati dalla luce.
- Il pannello solare a concentrazione che sfrutta una serie di specchi parabolici a
struttura lineare per convogliare i raggi solari su un tubo ricevitore in cui scorre
un fluido termovettore o una serie di specchi piani che concentrano i raggi
all’estremità di una torre in cui è posta una caldaia riempita di Sali che per il
calore fondono [50].

3.3.1 Fotovoltaico e solare termico in Danimarca

L’energia solare in Danimarca si è sviluppata piuttosto tardi rispetto alle altre forme
di energia rinnovabile. Questa ha iniziato ad essere utilizzata per produrre energia elettrica
dal 1999 con appena 1 GWh mentre per il solare termico era già impiegata prima con 6
TJ di produzione. Il fotovoltaico per la produzione di energia elettrica è maggiormente
utilizzato rispetto al termico. Infatti, prendendo in considerazione la figura 3.9.1 si può
notare che si ha avuto un repentino aumento di produzione elettrica tra gli anni 2012-
2013 dove si è passati da 104 Gwh a 518. Nei successivi anni la produzione di elettricità

57
è salita; nel 2016 ha raggiunto i 744 GWh, fino ad arrivare a 950 GWh nel 2018. In figura
3.9.2 invece, si può vedere che anche nella produzione di energia solare termica c’è stato
un andamento esponenziale con alcuni aumenti considerevoli, come ad esempio nel 2015
con 956 TJ e nel 2016 con 1483 TJ.

1000 950
900 780
744
800
604
700 596
600
518
GWh

500
400
300
200 104
100 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 2 2 2 2 2 3 4 6 15
0
1998

2014
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997

1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013

2015
2016
2017
2018
Anni

Produzione elettrica

Figura 3.9.1 – Produzione di energia elettrica da fotovoltaico (Fonte IEA)

Calore da solare termico


1483
1600
1400
1200 956
1000 736
800
TJ

600 475
345
400 217
105143
200 6 6 6 6 6 6 6 19 16 23 24 27 37 51 50 53 47 60 67
0
1994
1990
1991
1992
1993

1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016

Anni

Calore da solare termico

Figura 3.9.2 – Produzione di energia solare termica (Fonte IEA)

58
3.4 Emissioni di CO2

La Danimarca si è adoperata molto per poter trasformare e rendere più pulito il suo
sistema energetico. Il Ministero danese per il clima, l’energia e i servizi contribuisce ai
maggiori sforzi del governo danese per garantire sicurezza ed efficienza nei settori
dell’energia e dei servizi pubblici e per promuovere una società più verde e sostenibile.
L’obiettivo principale del ministero è quello di rendere la Danimarca indipendente dai
combustibili fossili entro il 2050, garantendo nel frattempo una riduzione di emissioni di
CO2.
Oltre al sistema energetico nazionale, la Danimarca collabora con altri paesi per
creare un futuro pulito, prospero e di energia a basso tenore di carbonio. Soprattutto dopo
l’Accordo di Parigi del 2015, il mondo si sta direzionando verso uno sviluppo sostenibile
e un’economia a basse emissioni di carbonio. L’Accordo di Parigi è un accordo che gli
stati membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno
stipulato per la riduzione di emissione di gas serra. Inoltre, questo accordo mira a
mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C e incoraggia gli sforzi per
limitarne l’aumento di 1,5°C.
Il successo della Danimarca dimostra che la transizione verso il verde è non solo
fattibile ma è un percorso che porta maggiore prosperità e sicurezza. Gli investimenti
nelle energie rinnovabili hanno portato nuovi posti di lavoro altamente qualificati.

3.4.1 Dati relativi alle emissioni

Le emissioni totali di gas serra della Danimarca sono diminuite di circa il 20%
rispetto al 1990, ma ancora di più nell’ultimo decennio. Questo è il risultato di un’energia
con maggiore efficienza e un elevato utilizzo di fonti rinnovabili. Come si può vedere in
tabella 3.10.1, nel 2014 c’è stato un minimo di emissioni di 86524 Mt (Migliaia di
tonnellate) per poi aumentare di nuovo fino all’ultimo dato disponibile del 2017, a quota
94292 Mt. Questo aumento è dovuto al fatto che la richiesta energetica è aumentata e
quindi è stato necessario fornire energia ulteriore. I dati in tabella considerano anche le
emissioni date dalla biomassa, e sotto la tabella un grafico evidenzia l’andamento di
questi ultimi anni (Fig. 3.10.2).

59
SETTORE Emissioni di CO2 in migliaia di tonnellate (Mt)
2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Famiglie 13378 13943 13021 12750 12799 12172 12886 13098 13674
Industrie 88125 88448 86804 80904 78957 74353 74872 80571 80617
Agricoltura, 2467 2510 2471 2241 2285 2139 2139 2205 2374
silvicoltura e
pesca
Miniere e cave 1998 2102 1918 1863 1788 1735 1987 1742 1801
Manifattura 6229 6410 6617 6262 5935 5857 6099 6459 6602
Servizi pubblici 29447 31361 27017 24334 26647 23457 20505 22667 21334
Costruzioni 1344 1502 1626 1465 1202 1340 1438 1498 1508
Commercio, 44896 42815 45407 43039 39490 38287 41100 44341 45299
trasporti ecc.
Informazione e 114 110 106 98 78 73 78 82 81
comunicazione
Servizi finanziari 68 65 63 59 56 51 51 58 57
e assicurativi
Attività 77 100 92 107 85 77 86 81 48
immobiliari e
affitto di edifici
non residenziali
Abitazioni 28 31 28 40 33 35 37 38 69
Altri servizi alle 426 430 425 406 357 365 393 408 399
imprese
Pubblica 863 842 889 843 866 817 829 856 910
amministrazione,
istruzione e
salute
Arte, 167 170 144 147 136 119 130 135 135
intrattenimento e
altri servizi
Totale 101503 102392 99825 93653 91757 86526 87757 93668 94292

105000
101503 102392
99825
100000

93653 93668 94292


95000 91757

87757
Mt

90000
86524

85000

80000

75000
Anni
2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Emissioni di CO2

Figura 3.10 - Totale emissioni atmosferiche annue per settore (Fonte Statistics Denmark)
60
Conclusioni

Il presente lavoro si è posto come obiettivo l’analisi della produzione energetica,


entrando nello specifico delle fonti non rinnovabili e rinnovabili. La maggior parte delle
informazioni reperite risalgono agli scorsi anni a causa dei database non aggiornati
annualmente. Le statistiche e i dati trovati mettono in luce come la Danimarca, soprattutto
negli ultimi decenni abbia intrapreso una campagna energetica rivoluzionaria e come si
stia muovendo per migliorare il settore rinnovabile rispetto agli altri paesi. Come visto,
petrolio, gas e carbone sono ancora risorse fondamentali nel sistema energetico danese e
ancora non possono essere sostituite del tutto. È per questo motivo che si cerca di
limitarne l’uso e rendere tutto più “green” modificando le centrali in impianti combinati
o utilizzare tali risorse solamente in determinati settori.
La Danimarca ha dimostrato che attraverso una politica energetica persistente e
attiva, con progetti di energia rinnovabile ambiziosi, una maggiore efficienza energetica
e il supporto per l’innovazione tecnica e sviluppo industriale, è possibile sostenere una
crescita economica significativa, un alto tenore di vita e un elevato livello di sicurezza
dell’approvvigionamento energetico, riducendo allo stesso tempo la dipendenza da
combustibili fossili e attenuare i cambiamenti climatici. Il risparmio energetico, la
produzione ottimizzata e investimenti nelle tecnologie per un’energia pulita trovano il
giusto compromesso tra qualità e prezzo. È vero anche che una promozione delle energie
rinnovabili richiede un clima favorevole, una rete elettrica sviluppata e pianificazioni ben
organizzate. Tuttavia, il governo danese ha ambiziosi progetti, come quello di essere
indipendente dai combustibili fossili entro il 2050. I dati e le statistiche confermano che
questo progetto si sta muovendo con i giusti numeri. Come visto, infatti, i parchi eolici
off-shore che appartengono alla Danimarca sono tra i migliori al mondo, e garantiscono
quasi la metà della produzione di energia elettrica del paese. Oltre all’eolico, anche
l’energia solare si sta sviluppando molto velocemente, soprattutto con gli impianti
fotovoltaici. I dati relativi alla produzione e alle emissioni confermano quanto questo
progresso e questi investimenti stiano andando avanti. L’esperienza che la Danimarca ha
acquisito negli anni serve ora come fonte d’ispirazione per i paesi di tutto il mondo.

61
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