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UNIVERSITA’ CA’ FOSCARI – VENEZIA

CORSO DI LINGUISTICA GENERALE


lezioni tenute dal prof. Nicola Munaro ed esercitazioni svolte dalla dott.ssa Camelia Bleotu

esercitazioni martedì 15.45 – 17.15 oppure 17.30 - 19.00 in aula Barbarigo

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LINGUISTICA è la disciplina che studia le proprietà del linguaggio umano.

PROPRIETA’ DEL LINGUAGGIO


GRAMMATICALITÀ - La nozione di GRAMMATICALITA’ di una espressione linguistica corrisponde alla buona formazione
di una data espressione linguistica. Se una frase è grammaticale per un parlante nativo, significa che la frase è ben formata.
Qualsiasi frase dell’italiano viene giudicata dal parlante nativo sulla base della sua a/grammaticalità.

“Gianni ha telefonato a Maria per salutarla” o “la gatta è andata sotto il tavolo” presentano accordo tra soggetto e verbo
a livello di numero e genere, quindi risultano grammaticali, ben formate;

*“Gianni hanno telefonato a Maria” o *“la gatta è andato sotto il tavolo” presentano mancanza di accordo tra soggetto e
verbo a livello di tratto di numero (singolare/plurale) o di genere (maschile/femminile), quindi risultano agrammaticali,
mal formate. Le frasi agrammaticali vengono indicate con un asterisco davanti: *, ciò significa che il parlante nativo della
lingua giudica la frase come agrammaticale / malformata.

Le intuizioni sulla grammaticalità di una data sequenza di parole fanno parte della competenza grammaticale del parlante
nativo di una determinata lingua. Ogni parlante nativo è in grado, quindi, di formulare dei giudizi di grammaticalità di una
data sequenza di parole e il parlante nativo riesce a cogliere delle intuizioni sull’interpretazione di una data frase, anche
a livello di contrasti sottili:

 esistono sequenze contrastive, ad esempio proposizioni oggettive implicite:

(1) Gianni gli ha promesso di partire.


(2) Gianni gli ha permesso di partire.
Le frasi (1) e (2) sembrano sequenze uguali con il solo verbo della frase principale che cambia, potrebbero
sembrare frasi sinonime, ma esiste una notevole differenza di interpretazione: nella frase (1) è Gianni che parte,
nella frase (2) è la persona corrispondente alla 3° persona singolare del pronome indiretto a partire. Tutti i parlanti
nativi sono capaci di percepire la differenza interpretativa.

O ad esempio pronomi riflessivi:


(1) Gianni stima sé stesso.
(2) Gianni dice che Alberto stima sé stesso.
Le frasi (1) e (2) sono simili, ma la frase (1) corrisponde a Gianni che si stima, sé stesso si riferisce a Gianni, mentre
nella frase (2) è Alberto che stima sé stesso, corrisponde ad Alberto che si stima.

 esistono pure sequenze ambigue, nel senso che una stessa sequenza si presta a diverse interpretazioni che il
parlante nativo è in grado di individuare facilmente.

Ad esempio, frasi comparative:

“Gianni stima Anna più di Maria”. Maria si presta a 2 diverse interpretazioni: Gianni stima Anna più di quanto
Maria (soggetto) non stimi Anna; Gianni stima Anna più di quanto Gianni non stimi Maria (oggetto).

Ad esempio, complementi compagnia/mezzo

“La maestra ha visto l’alunna con gli occhiali.” Le interpretazioni diverse dipendono dalla diversa struttura
sintagmatica che viene assegnata alla frase: la maestra ha visto [l’alunna con gli occhiali] = la maestra ha visto
l’alunna che porta gli occhiali; la maestra ha visto [l’alunna] [con gli occhiali] = la maestra ha visto l’alunna
indossando gli occhiali

Ad esempio, complementi specificazione/argomento

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“Alberto ha parlato con un amico di Gianni.” Le interpretazioni diverse dipendono dalla diversa struttura
sintagmatica che viene assegnata alla frase: Alberto ha parlato [con un amico di Gianni] = Alberto ha parlato con
un amico che conosce Gianni; Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni] = Alberto ha parlato con un amico
riguardo a Gianni.

Ad esempio, frase interrogativa

“Chi ha visto Maria?”. Il pronome interrogativo ha funzione di soggetto (e Maria è oggetto) o oggetto (e Maria è
soggetto). Ogni parlante nativo possiede una conoscenza intuitiva implicita delle relazioni sintattiche e semantiche
che esistono nelle espressioni della sua lingua. Il linguista ha come obiettivo ultimo quello di fornire una
descrizione esplicita di tale competenza.

CORRETTEZZA - Il concetto di GRAMMATICALITA’ viene ora opposto al concetto di CORRETTEZZA, sono due concetti:

- non sovrapponibili
- che riflettono rispettivamente un atteggiamento descrittivo (GRAMMATICALITA’) e un
atteggiamento prescrittivo (CORRETTEZZA – riguarda il registro, la norma) nei confronti
della LINGUA.
Gli ho regalato un libro A Gianni gli hanno regalato un libro
Ho regalato loro un libro Hanno regalato un libro a Gianni

Considerando le suddette coppie di frasi, da un punto di vista di grammatica prescrittiva (che pone delle regole perentorie
da seguire), si può dire che le frasi del tipo (2) sono corrette, ma le frasi del tipo (1), da un punto di vista di grammatica
descrittiva (che considera tutti i registri linguistici), sono comunque frasi grammaticali del registro colloquiale.
Il linguista si pone degli obiettivi a livello di grammatica descrittiva, vuole descrivere la lingua senza porre delle regole
di natura prescrittiva.

ACCETTABILITÀ - distinzione basilare è quella tra GRAMMATICALITA’ e ACCETTABILITA’: si possono avere


- sequenze agrammaticali, cioè mal formate;
- sequenze grammaticali alle quali però non si riesce ad associare un significato (strutture anomale,
inaccettabili), che a loro volta possono essere di natura:
1 semantica: le strutture semanticamente anomale sono tali indipendentemente dal
contesto in cui vengono enunciate, in quanto esprimono situazioni che sono difformi dalla
visione del mondo degli esseri umani parlanti la lingua: un tulipano onesto è sempre il migliore
amico (dove vengono attribuiti dei sentimenti a un essere inanimato diversamente da quanto
succede nella realtà); sono contraddittorie: Antonio ha ucciso la lucertola, ma la lucertola non
è morta (dove viene affermata una realtà, che viene subito smentita da quanto segue)
Colourless green ideas sleep furiously (del linguista Noah Chomsky) dove la contraddizione
semantica è tra colourless e green tra colourless e ideas (attribuzione a cose astratte di un
colore) tra ideas e sleep (attribuzione a cose astratte di caratteristica umana) tra sleep e
furiously (contrasto semantico)
2 pragmatica: le strutture pragmaticamente anomale sono tali
rispetto al contesto comunicativo in cui vengono espresse: A: Come stai? B: Domani è
sabato. (dove al parlante A viene data una risposta di B che non risponde alla domanda che A
ha posto). E’ solo il contesto che dice se una struttura è pragmaticamente anomala.
Quindi GRAMMATICALITA’ e ACCETTABILITA’ possono non coincidere.
C’è contrasto tra le nozioni di:
COMPETENZA = la conoscenza inconscia di un parlante nativo della propria lingua. È un sistema interiorizzato di regole e
principi che il parlante nativo inconsciamente conosce.
Alla nozione di competenza è direttamente connessa la grammaticalità: una struttura è a/grammaticale rispetto alla
competenza del parlante nativo della lingua.

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ESECUZIONE = l’utilizzazione effettiva della lingua in situazioni comunicative concrete. È un sistema esteriorizzato che il
parlante nativo consciamente applica. A questa sfera appartiene la nozione di accettabilità: così come esistono strutture e
sequenze grammaticali anomale, inaccettabili, esistono anche quelle agrammaticali comprensibili in un dato contesto,
sbagliate magari per fretta o stanchezza. Quindi, l’esecuzione può diventare un riflesso imperfetto della competenza:

*Ho intenzione … parlare con loro (il parlante dimentica la preposizione, ma l’udente capisce comunque ciò che il parlante
vuole dire)
*Perché non lo … telefoni? (il parlante aveva in mente di dire Perché non lo chiami? ma poi cambia il verbo della frase,
ma si capisce lo stesso)
*Viene anche … i miei genitori (il parlante aveva in mente un soggetto singolare, poi realizza che il soggetto è plurale e lo
cambia dopo avere già espresso il verbo, ma è sempre una frase comprensibile)

Trattasi di frasi agrammaticali, ma sono accettabili in un determinato contesto orale, in quanto comprensibili. Questa
possibilità di avere sequenze grammaticali inaccettabili e sequenze agrammaticali accettabili è dovuta alla distinzione tra
i due ambiti diversi: COMPETENZA (= sistema interiorizzato di regole e principi) ed ESECUZIONE (= uso effettivo della lingua
in situazioni comunicative concrete).

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INNATISMO
INNATISMO  ipotesi concettuale che prevede che il linguaggio è il prodotto di un sistema cognitivo collocato in una
specifica area del cervello umano. L’apprendimento di una lingua è, pertanto, una capacità geneticamente determinata
come innata per tutti gli esseri umani. In particolare, secondo tale ipotesi, gli esseri umani sono geneticamente dotati di
un meccanismo di acquisizione del linguaggio (language acquisition device = LAD) ma, affinchè tale meccanismo sia
attivato, esso ha bisogno di uno stimolo esterno (= materiale linguistico a cui il bambino è esposto durante la sua prima
infanzia: corpus). Se un bambino per qualsiasi motivo viene tenuto lontano dalla società e reinserito dopo la pubertà,
questo individuo si rivelerà incapace di acquisire una lingua come materna. Seguono gli argomenti a favore
dell’INNATISMO:

A. Il processo di acquisizione del linguaggio è specifico della specie umana: tutti gli esseri umani possiedono questa
predisposizione ad acquisire una lingua indipendentemente dal grado di intelligenza;

B. Il processo di acquisizione del linguaggio ha natura inconscia ed involontaria: il bambino impara a parlare senza
accorgersene e senza volerlo;

C. Il processo di acquisizione del linguaggio è rapido e facile: la fase critica dell’acquisizione del linguaggio in cui il
bambino fissa le basi del sistema grammaticale della lingua avviene durante l’infanzia tra i 2 e i 6 anni, la capacità di
acquisizione del linguaggio continua fino alla pubertà, quindi fino a 12-13 anni, dopo di che diventa impossibile
acquisire una lingua come materna.

D. Il processo di acquisizione del linguaggio avviene senza sforzo da parte del bambino durante i 3 – 4 anni in cui il
bambino acquisisce la lingua a cui è esposto.

E. Il processo di acquisizione del linguaggio è uniforme nelle fasi di acquisizione: tutti i bambini attraversano nel corso
del processo di acquisizione del linguaggio le medesime fasi ed arrivano ad elaborare una stessa grammatica finale,
nonostante siano stati esposti ad esperienze linguistiche diverse (in quanto nessun bambino può avere sentito le stesse
frasi di un altro bambino) e a un corpus linguistico diverso e che l’esperienza linguistica possa essere imperfetta (in
quanto il bambino può essere stato esposto a frasi agrammaticali con errori da parte dei parlanti);

F. il linguaggio è codificato in un modulo cognitivo specifico del cervello umano: ciò è dimostrato dalle patologie del
linguaggio, cioè dai particolari disturbi del linguaggio, che insorgono quando sono danneggiate determinate aree
specifiche: al danneggiamento di aree specifiche corrispondono problemi linguistici specifici;

G. il processo di acquisizione del linguaggio è possibile sempre e soltanto se c’è uno stimolo esterno che attiva il
meccanismo di acquisizione del linguaggio, anche se tale stimolo è povero: la competenza linguistica del bambino è
sottodeterminata rispetto al corpus linguistico a cui il bambino stesso è esposto: nell’ipotesi in cui il bambino
imparasse per imitazione, non sarebbe possibile spiegare la competenza che il bambino sviluppa basandosi sulle frasi
a cui è stato esposto durante gli anni critici dell’acquisizione del linguaggio. A ciò si collega il concetto di creatività (=
la capacità del bambino di comprendere e produrre frasi grammaticali mai sentite prima), concetto che mostra
chiaramente che il bambino non può imparare la lingua per imitazione, in quanto, in tale ipotesi, non saprebbe
ricreare frasi nuove, che non avesse sentito in precedenza, ma si limiterebbe a ripetere a pappagallo quanto ha già
sentito. In realtà il bambino fa molto di più: sulla base dei dati a cui è stato esposto, astrae delle regole e sulla base
di tali regole elabora anche frasi nuove.
Si ribadisce che esiste sì un meccanismo di acquisizione del linguaggio, codificato a livello cognitivo, ma che, senza uno
stimolo esterno, la capacità di acquisire la lingua si atrofizza dopo una certa età.

EVIDENZA: insieme di elementi a cui è esposto il bambino nel processo dell’acquisizione del linguaggio. Si distingue in

 evidenza positiva: insieme delle frasi a cui è stato esposto il bambino durante il proprio processo di acquisizione del
linguaggio, cioè il corpus di determinate strutture linguistiche che il bambino sente pronunciare intorno a sé;

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 evidenza negativa: insieme delle strutture a cui il bambino non viene sottoposto o sottoposto forzatamente: questa
può essere:

 evidenza negativa diretta: correzione degli errori nel bambino da parte degli adulti quando dicono:
non si dice così, devi dire in questo altro modo (anche se si ritiene che svolga un ruolo molto
marginale nell’acquisizione del linguaggio, in quanto si valuta che i bambini siano piuttosto
indifferenti alle correzioni fatte);

 evidenza negativa indiretta: mancata attestazione di determinate strutture, cioè il fatto che una
determinata struttura non viene mai realizzata, per cui i bambino non viene mai esposto ad essa.

La conclusione è che il bambino apprende il linguaggio soprattutto grazie all’evidenza positiva, ovvero al corpus linguistico
a cui è esposto nel periodo critico.
L’ipotesi, dunque, che la competenza linguistica sia innata spiega perchè il bambino apprende il linguaggio:
- in un periodo relativamente breve,
- in modo inconscio e involontario,
- senza sforzo e con uniformità delle fasi di acquisizione.

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GRAMMATICA UNIVERSALE: PRINCIPI e PARAMETRI
La CAPACITA’ o FACOLTA’ di acquisizione del LINGUAGGIO (Language Acquisition) tende a coincidere con il concetto di
GRAMMATICA UNIVERSALE (Universal Grammar), in quanto condivisa da tutti gli esseri umani.
LA G.U. si compone di 2 serie di:

Principi chiusi o invarianti (= comuni a tutte le lingue), che sono:

a) strutturazione interna: i costituenti o sintagmi di tutte le lingue dispongono di uno schema a struttura
stratificata interna (secondo la teoria X-barra) in cui esiste un livello

X: categoria grammaticale (nome, aggettivo, verbo)

X’: x barra, dove ‘ sta per barra

YP: specificatore

ZP: complemento

FATTI SPIEGARE

b) ricorsività: tutte le lingue hanno la possibilità di formare delle frasi di lunghezza indefinita,
potenzialmente illimitata, includendo una frase dentro l’altra:

Credo [che Paolo sia partito]

Credo [che Mario pensi [che Paolo sia partito]]

Credo [che Mario pensi [che Giorgio abbia detto [che Paolo sia partito]]]

E venne l’acqua [che spense il fuoco [che bruciò il bastone [che picchiò il cane [che morse il gatto [che si
mangiò il topo [che al mercato mio padre comprò]]]]]] (da Angelo Branduardi, cantautore)

c) dipendenza dalla struttura sottostante: tutte le operazioni grammaticali sono dipendenti dalla struttura
astratta sottostante che si ipotizza esista al di là della sequenza lineare degli elementi:

Mary has bought the book. Frase dichiarativa inglese

Has Mary bought the book? Frase interrogativa inglese

Per formulare la regola di formazione della frase interrogativa, si può in 1° ipotesi prendere il 2° elemento
della frase e metterlo in 1° posizione. Questa regola, per quanto superficiale, dà un risultato corretto.
Ma se si prende una frase dichiarativa un poco più complessa: “Mary’s brother has bought the book”
l’applicazione della regola primordiale fa spostare il 2° elemento in 1° posizione: *Brother Mary’s has
bought the book? ma non produce una frase interrogative corretta. Se per avere una frase interrogativa
corretta, va spostato in 1° posizione il 3° elemento: “Has Mary’s brother bought the book?” l’esistenza
di un sintagma ancora più complesso “Mary’s brother-in-law has bought the book” mostra che lo
spostamento del 3° elemento *In Mary’s brother-law has bought the book produce di nuovo una frase
agrammaticale.
Tutto questo per dire che non si deve fare riferimento all’ordine lineare degli elementi della frase, ma
alla struttura sottostante della frase, quindi ogni operazione grammaticale è sensibile alla struttura
sottostante dell’enunciato.
La regola corretta è quindi: prendere il verbo ausiliare e spostarlo davanti al soggetto: “Has Mary’s
brother-in-law bought the book?”

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Principi aperti o variabili (possibilità di variazione tra le lingue): parametri, i cui valori positivi/negativi vengono fissato dal
bambino nel periodo dell’acquisizione del linguaggio sulla base dei dati a cui è esposto, che sono:

a) Parametro del soggetto nullo (pro-drop): distingue tra lingue in cui il soggetto va obbligatoriamente espresso
e lingue in cui il soggetto può rimanere inespresso foneticamente:
Verbi transitivi:
italiano  Maria parla spagnolo o Parla spagnolo --- soggetto ricostruito in base al contesto;
inglese  Mary speaks Spanish ma *Speaks Spanish --- soggetto espresso obbligatoriamente.
Verbi metereologici:
Italiano  Nevica ma *Esso nevica --- soggetto lessicale sottinteso obbligatoriamente;
inglese  It’s snowing ma *Is snowing --- soggetto lessicalmente realizzato è il pronome espletivo.

Una proprietà sintattica che si correla direttamente alla possibilità di lasciare il soggetto pre-verbale vuoto è
la possibilità di avere un soggetto-post verbale libero:
italiano  sono arrivati i tuoi amici o i tuoi amici sono arrivati --- soggetto libero di trovarsi prima o post verbo;
inglese  your friends arrived ma *arrived your friends; there arrived your friends --- occorre aggiungere in
soggetto espletivo che marca la posizione di soggetto preverbale. Il soggetto effettivo è in posizione
postverbale.
La proprietà dell’inversione libera del soggetto è correlata direttamente al parametro del soggetto nullo. Si
è rilevato che nelle lingue nelle quali il soggetto può essere foneticamente irrealizzato è possibile invertire
liberamente il soggetto. Nel periodo cruciale dell’acquisizione del linguaggio il bambino fissa un valore positivo
o negativo per questo parametro, cioè inconsciamente decide se la sua lingua è a soggetto nullo oppure no,
in base ai dati a cui è esposto.

b) Parametro del movimento degli elementi interrogativi: distingue tra lingue


Italiano: dalla frase dichiarativa “Sto mangiando una mela” si crea la frase interrogativa “Cosa stai
mangiando?” muovendo l’oggetto post verbale in posizione iniziale. In italiano gli elementi interrogativi si
spostano in posizione iniziale (cosa, dove, quando, perché).
Francese: dalla frase dichiarativa “Tu manges une pomme” si crea la frase interrogativa “Tu manges quoi?”
senza muovere l’oggetto post verbale in posizione iniziale.
Inglese: dalla frase dichiarativa “You are eating an apple” si crea la frase interrogativa “What are you eating?”
muovendo l’oggetto post verbale in posizione iniziale.

A seconda dei dati a cui il bambino è esposto, fisserà un valore positivo o negativo per il parametro rilevante;
c) Parametro dell’ordine verbo-complemento: distingue tra lingue
Italiano: in “Voglio leggere il libero” l’oggetto segue il verbo lessicale; “Ho letto il libro” l’ordine è verbo +
oggetto.
Tedesco: in “Ich will das Buch lessen” l’oggetto precede il verbo lessicale; “Ich habe das Buch gelesen” l’ordine
è oggetto + verbo lessicale.
Inglese: “I want to read the book” e “I have read the book” l’odine è verbo + oggetto che segue.

Anche questo tipo di variazione rientra nel concetto di parametro, che in questo caso è l’ordine relativo tra
verbo lessicale e complemento. Il bambino sarà in grado di fissare un valore positivo o negativo rispetto a tale
parametro.

La sostanza del processo di acquisizione del linguaggio: il bambino è esposto a un dato corpus linguistico (i dati linguistici
che sente intorno a sé)  ESPERIENZA di L (lingua particolare)  il bambino fa una certa esperienza di una data lingua 
tale esperienza innesca il processo della FACOLTA’ del LINGUAGGIO (Grammatica Universale): l’interazione tra Esperienza
di una Lingua e Facoltà del Linguaggio dà come risultato l’ELABORAZIONE di una GRAMMATICA di L.
La grammatica di una lingua che il bambino riesce a sviluppare con la sua competenza linguistica è il risultato di una facoltà
del linguaggio codificata a livello cognitivo e attivata tramite l’esperienza. Il bambino è esposto a delle frasi di una lingua,
queste frasi attivano la sua facoltà del linguaggio e attraverso il complesso sistema della Grammatica Universale formato

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di parametri e principi, il bambino riuscirà ad elaborare la grammatica di quella particolare lingua. Secondo l’ipotesi
innatista, il linguaggio umano corrisponde a una facoltà cognitiva innata che permette al bambino di elaborare di una o
più lingue naturali.
Il concetto di Grammatica può avere 2 diverse accezioni all’interno della Teoria Generativa del Linguaggio. La Grammatica
può indicare:
- la competenza linguistica del parlante nativo;
- la rappresentazione teorica elaborata dal linguista che descrive tale competenza.
 Il concetto è bivalente.
 Il linguista ha l’obiettivo di riuscire a formulare una rappresentazione teorica della competenza
linguistica del parlante nativo. Tale obiettivo può verificarsi a 2 livelli di adeguatezza:

i descrittiva = il linguista riesce ad esprimere se una data stringa di parole è


grammaticale in una determinata lingua ovvero il linguista è in grado di dire se un
dato enunciato è grammaticale o meno in una data lingua;

ii esplicativa = il linguista arriva a spiegare il perché di una data struttura sintattica,


ovvero perché le regole che vi si trovano sono quelle attestate.

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COMPONENTE FONOLOGICO della GRAMMATICA
FONETICA = settore della grammatica che studia le caratteristiche fisiche dei suoni usati nelle lingue naturali. In particolare,
studia il modo in cui i suoni vengono usati nelle lingue naturali per trasmettere dei significanti. Si distinguono all’interno
della fonetica tre sottosettori:

a. fonetica articolatoria = studia il modo in cui vengono articolati i suoni, ossia il modo in cui l’apparato
fonatorio viene utilizzato dal parlante per la produzione dei suoni della lingua;
b. fonetica acustica = studia le proprietà dell’onda sonora che trasmette il messaggio;
c. fonetica uditivo-percettiva = studia il modo in cui il suono viene percepito ed elaborato dall’ascoltatore.

FONOLOGIA = settore della grammatica che studia l’aspetto mentale dei suoni (FONEMI) usati nelle lingue naturali. In
particolare, studia il modo in cui i suoni vengono usati nelle lingue naturali per trasmettere dei significati. Ogni enunciato
di una lingua può essere scomposto in una sequenza di parola e a sua volta ciascuna parola al suo interno può essere
scomposta in singoli segmenti sonori. Quindi il linguaggio umano è composizionale, perché il parlante, combinando i suoni
in vari modi, può esprimere un numero alto di significati.

I problemi che nascono con il sistema di TRASCRIZIONE TRADIZIONALE possono essere risolti adottando un altro tipo di
ALFABETO. Nell’alfabeto latino utilizzato dalla lingua italiana:

 1 stesso grafema (simbolo grafico che si indica tra parentesi uncinate < >) può rappresentare 2 suoni diversi in 2 parole
diverse:
<e> di stella (e aperta); medico (e chiusa)
<c> di casa (k); di cima (c)
<g> di gatto (g); di giallo (j)
<o> di foro (chiusa); di polo (aperta)
Il sistema di trascrizione tradizionale propone una prima ambiguità.
 esiste il caso opposto sempre ambiguo nello stesso sistema di trascrizione: 1 o 2 grafemi diversi possono rappresentare
lo stesso suono in parole diverse.
quale e scuola <q> e <c>
gara e ghiro <g> e <gh>
caro e chiostro <c> e <ch>
 2 grafemi possono corrispondere a 1 solo suono.
<sc> scivolo
<gn> ragno
<gl> aglio
 esiste il caso opposto sempre ambiguo nello stesso sistema di trascrizione: 1 singolo grafema può corrispondere a 2
suoni.
<x> xilofono

Esiste una serie di discrepanze tra i simboli grafici usati e i suoni che vengono indicati con questi simboli grafici. Per ovviare
ai problemi dei sistemi di trascrizione tradizionali è stato elaborato un alfabeto con corrispondenza biunivoca tra simboli
e suoni, nel quale ad ogni simbolo corrisponde un solo suono e ad ogni suono corrisponde un solo simbolo = Alfabeto
Fonetico Internazionale (= IPA acronimo di International Phonetic Association). L’alfabeto è composto da simboli che
vengono utilizzati per fare riferimento ai suoni di una lingua naturale.

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APPARATO FONATORIO
La maggior parte dei suoni sono prodotti dal parlante sfruttando il flusso di aria che esce dai polmoni durante la espirazione
(FLUSSO POLMONARE EGRESSIVO = diretto verso l’esterno). Questo flusso d’aria sale dai polmoni ai bronchi, alla trachea,
fino alla laringe, all’interno della quale si trova la glottide, un organo che contiene due membrane muscolari, le corde
vocali, che possono trovarsi accostate o distanziate: quando sono accostate, vibrano con il passaggio dell’aria, il che
produce suoni sonori; se distanziate, non vibrano con il passaggio dell’aria e si producono suoni sordi.
Al di sopra della laringe è presente la cavità orale e la cavità nasale. Gli organi della cavità orale che vengono utilizzati per
articolare i suoni sono detti articolatori: il flusso d’aria diretto verso l’esterno può trovare delle ostruzioni di vario tipo nella
cavità orale. Queste ostruzioni sono prodotte dall’avvicinamento degli articolatori superiori agli articolatori inferiori:

- Gli articolatori superiori includono: labbro superiore, denti superiori, alveoli, palato, velo palatino (palato posteriore),
ugola
- Gli articolatori inferiori includono: labbro inferiore, lingua anteriore (punta), lingua centrale, lingua posteriore (dorso)

Il flusso d’aria detto polmonare egressivo può essere emesso verso l’esterno attraverso la cavità orale o attraverso la cavità
nasale a seconda della posizione del velo palatino che può essere sollevata o abbassata: se il velo palatino è sollevato, l’aria
esce dalla cavità orale (si producono suoni orali), se invece il velo palatino è abbassato, l’aria esce dalla cavità nasale (si
producono suoni nasali).
Tra i suoni una prima distinzione da fare è tra CONSONANTI e VOCALI: le VOCALI vengono articolate quando il flusso d’aria
esce piuttosto liberamente verso l’esterno; le CONSONANTI vengono prodotte quando il flusso d’aria subisce una qualche
ostruzione o blocco parziale o totale.
In generale le lingue tendono a preferire una sequenza di suoni in cui consonanti e vocali si alternano, tanto è vero che la
struttura sintattica di base (quella più diffusa nelle lingue del mondo) è C(onsonante) – V(ocale).

VOCALI
Nell’articolazione dei suoni vocalici il flusso d’aria non viene ostruito in modo rilevante.
Esiste comunque un qualche parametro di variazione tra le vocali: il fattore determinante è la posizione della lingua, che
può
- avanzare o arretrare,
- alzarsi o abbassarsi, in concomitanza con un eventuale arrotondamento o meno delle labbra.

Le vocali si definiscono:
a) Anteriori quando sono prodotte con avanzamento della lingua,
b) Posteriori quando sono articolate con un arretramento della lingua,
c) Centrali quando sono prodotte senza né avanzamento né arretramento della lingua.

o Alte quando sono articolate con un innalzamento della lingua verso il palato;
o Basse quando sono articolate con un abbassamento della lingua;
o Medio-alte, quando sono articolate con un innalzamento parziale verso il palato;
o Medio-basse, quando sono articolate con un abbassamento parziale verso il palato.

 Arrotondate, quando sono articolate con un arrotondamento delle labbra;


 Non arrotondate, quando sono prodotte senza l’arrotondamento delle labbra.

Si possono rappresentare le vocali attraverso un trapezio rovesciato dove ciascuna vocale corrisponde all’interno della
cavità orale alla posizione occupata dalla lingua, il che produce l’articolazione della vocale stessa:

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dove
i = vocale alta anteriore non arrotondata
e:
e= e chiusa, vocale medio-alta anteriore
non arrotondata
ɛ= e aperta, vocale medio-bassa anteriore
non arrotondata
a= vocale bassa centrale non arrotondata
o:
ɔ= o aperta, vocale medio-bassa posteriore
arrotondata
o = o chiusa = vocale medio-alta posteriore arrotondata
u= vocale alta posteriore arrotondata

Nel suddetto trapezio rovesciato le vocali sono collocate nella posizione corrispondente a quella occupata dalla lingua
quando viene articolata quella particolare vocale.

CONSONANTI
Nell’articolazione dei suoni consonantici il flusso d’aria viene ostruito in modo più o meno rilevante.
Esistono sostanzialmente tre parametri di classificazione delle consonanti:
1 Modo di articolazione: esprime come gli articolatori si incontrano per produrre la chiusura della cavità orale;
2 Luogo di articolazione: indica quali sono gli articolatori coinvolti;
3 Tipo di sonorità: indica se la consonante è sorda o sonora, ovverosia se non c’è (suono sordo) o c’è (suono sonoro)
vibrazione delle corde vocali.
Le consonanti si definiscono i 2 sottogruppi di:
 Ostruenti, quando l’ostruzione del flusso d’aria diretto verso l’esterno è più marcata;
 Sonoranti, quando l’ostruzione del flusso d’aria diretto verso l’esterno è meno evidente.

MODO DI ARTICOLAZIONE- Rispetto al modo di articolazione le consonanti OSTRUENTI si distinguono in

1. OCCLUSIVE O ESPLOSIVE, quando il flusso dell’aria è completamente bloccato in un punto particolare della cavità
orale ed è seguito da un’improvvisa apertura = l’aria è bloccata e subito rilasciata: a seconda del luogo di
articolazione, le consonanti occlusive si distinguono in

° bilabiali (aspirate in inglese o tedesco), quando l’aria viene ostruita chiudendo le labbra =
p (sorda) – b (sonora) pane - bagno
° dentali (alveolari in inglese o tedesco), quando il blocco viene realizzato con la punta della lingua che va
verso il lato interno dei denti superiori =
t (sorda) – d (sonora) tempo - dente
° velari (aspirate in inglese o tedesco), quando il blocco dell’aria viene prodotto con il dorso della lingua che
va ad accostarsi al velo palatino =
k (sorda) – g (sonora) cane - gatto

2. FRICATIVE, quando il flusso dell’aria è ristretto in un determinato punto della cavità orale, in modo che l’aria è
costretta a passare attraverso una stretta fessura = l’aria passa in uno spazio limitato e produce una sorta di
frizione o fruscio: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti fricative si distinguono in

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° labiodentali, quando il labbro inferiore va ad accostarsi ai denti superiori, senza bloccare il flusso d’aria,
lasciando una stretta fessura:
f (sorda) – v (sonora) fame - vaso
° alveolari, quando la parte anteriore della lingua che va contro gli alveoli superiori, senza bloccare il flusso
d’aria, lasciando un stretta fessura:
s (sorda) – z (sonora) sole - rosa
° palato-alveolari, quando la lingua centrale va ad accostarsi al palato, senza bloccare il flusso d’aria,
lasciando una stretta fessura:
ʃ (sorda) - ʒ (sonora) uscio – garage (francese)
Le consonanti fricative alveolari e palato-alveolari vanno sotto il termine di sibilanti.
Il simbolo fonetico della fricativa alveolare sonora corrisponde al simbolo grafico dell’affricata alveolare.

3. AFFRICATE, quando il flusso dell’aria è bloccato totalmente e rilasciato gradualmente = l’aria è bloccata e in
seguito rilasciata attraverso una stretta fessura: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti fricative si
distinguono in

° alveolari, quando la punta della lingua va ad accostarsi agli alveoli, bloccando per un attimo il flusso d’aria
e rilasciandola immediatamente:
ts (sorda) – dz (sonora) ozio - zero
° palato-alveolari, quando la lingua centrale va ad accostarsi al palato, bloccando per un attimo il flusso d’aria
e rilasciandola immediatamente:
tʃ (sorda) – dʒ (sonora) cena - giallo
Le consonanti affricate sono suoni foneticamente complessi in quanto sono composti da 2 segmenti, ovvero sono
composti da 2 suoni articolati in sequenza ma che contano come un suono unico: sono il risultato di una occlusiva
dentale (blocco totale dell’aria) + fricativa (rilascio graduale attraverso una fessura di passaggio dell’aria): lo
stesso simbolo fonetico è composto da 2 unità fonetiche. N.B. Le affricate alveolari vengono rese con un simbolo
grafico che corrisponde al simbolo fonetico della fricativa alveolare.

MODO DI ARTICOLAZIONE - Rispetto al modo di articolazione le consonanti SONORANTI si distinguono in

1. NASALI, quando il velo palatino si abbassa e l’aria esce attraverso la cavità nasale: l’aria viene convogliata nella
cavità nasale: a seconda del luogo di articolazione, le consonanti nasali si distinguono in

° bilabiali, quando le labbra si chiudono:


m (sonora) mamma – mano - cima
° alveolari, quando la punta della lingua va contro gli alveoli:
n (sonora) nano – nero – naso
° palatali, quando la parte centrale della lingua va contro il palato:
ɲ (sonora) ragno – pugno – gnomo
° velari, quando il dorso della lingua va contro il velo palatino:
ŋ (sonora) anche – banca – fango – ingoiare
E’ la nasale che precede un suono velare occlusivo, il suono nasale diventa velare quando precede un suono
velare = si assimila alla consonante che segue
° labiodentale, quando il labbro inferiore va contro i denti superiori:
ɱ (sonora) infimo – anfora – invece – invocare
E’ la nasale che precede un suono labiodentale occlusivo, il suono nasale diventa labiodentale quando
precede un suono labiodentale = si assimila alla consonante che segue;

2. VIBRANTI, quando la lingua viene fatta vibrare: l’aria viene convogliata attorno alla lingua: a seconda del luogo di
articolazione, le consonanti liquide si distinguono in

° alveolari, quando la punta della lingua vibra contro gli alveoli:


r (sonora) ramo – ramarro
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° uvulari, quando il dorso della lingua va contro l’ugola:
R (sonora) r moscia (francese e tedesca)
3. LATERALI, quando la lingua va a sbattere in alto: l’aria fluisce liberamente ai lati della lingua: a seconda del luogo
di articolazione, le consonanti liquide si distinguono in
° alveolari, quando la punta della della lingua va contro gli alveoli:
l (sonora) lana – bello
° palatali, quando la parte centrale della lingua va contro il palato:
ʎ (sonora) aglio - meglio

Le consonanti vibranti e laterali (alveolari e palatali) vanno sotto il termine di liquide.

APPROSSIMANTI
Nel modo di articolazione dei suoni approssimanti (dette anche semivocali o semiconsontanti) il flusso d’aria viene ostruito
in modo poco rilevante. A seconda del luogo di articolazione, gli approssimanti si distinguono in:

° palatali, quando la lingua si innalza versa il palato senza bloccare il flusso d’aria = è la versione consonantica
della vocale i

j (sonora) iodio – iena – bianco – baita

° labiovelari, quando la lingua va contro il velo palatino senza ostruire il flusso d’aria con un arrotondamento
delle labbra = è la versione consonantica della vocale u

w (sonora) uomo – quadro – fauna - auge

Gli approssimanti sono i suoni che si trovano nei dittonghi, in cui una vocale si trasforma nella sua versione consonantica.

TRATTI SEGMENTALI DEI SUONI = individuano le proprietà intrinseche dei suoni

fono = rappresentazione fisica di un suono linguistico che abbia rilevanza fonica a livello fonetico: va riportato tra parentesi
quadre: [ ]

fonema = rappresentazione mentale di un suono linguistico che abbia funzione distintiva all’interno di un determinato
sistema fonologico: va riportato tra barre diagonali: / /

Ogni fonema corrisponde almeno a un fono, talvolta a più di uno. Si individuano i fonemi di una lingua grazie alla presenza
delle c.d. coppie minime = coppie di parole con significato diverso che si distinguono per la presenza di due fonemi diversi
collocati nella stessa posizione. Uno stesso fonema può avere manifestazioni fonetiche diverse, corrispondere a foni
diversi. Le diverse manifestazioni fisiche di uno stesso fonema si chiamano allofoni.

Quando 2 parole non formano coppia minima, ci si trova in un caso di allofonia:

1. cane /k/ pane /p/ coppia minima in quanto distinguono significato

2. pane /p/ rane /r/ coppia minima in quanto distinguono significato

3. vago /v/ mago /m/ coppia minima in quanto distinguono significato

4. cavolo /k/ tavolo /t / coppia minima in quanto distinguono significato

5. Rana /r/ rana /r/ non formano coppia minima in quanto non distinguono significato

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Rappresentazione fisica degli allofoni di un fonema:

6. mano /m/ nano /n/ coppia minima in quanto distinguono significato

7. segno /ɲ/ seno /n/ coppia minima in quanto distinguono significato

8. /ɱ/ e /ŋ/ non si riescono a trovare parole che costituiscano coppie minime. Non esistono

pertanto 2 fonemi di quel tipo

9. /s/ e /z/ non si riescono a trovare parole che costituiscano coppie minime. Non esistono

pertanto 2 fonemi di quel tipo

La distribuzione dei suoni nasali velari e labiodentale è predicibile in base al contesto fonetico. Se la distribuzione di un
elemento è predicibile in base dal contesto fonetico, quell’elemento non avrà funzione distintiva. Ciò significa che la
consonante nasale velare si troverà sempre prima di una consonante occlusiva velare, così come la consonante nasale
labiodentale si troverà sempre prima di una consonante fricativa labiodentale. La distribuzione di questi suoni nasali è
predicibile a priori, in quanto si trovano sempre e comunque davanti a consonanti velari e labiodentali.

Pertanto:

Ovviamente, se un suono non ha funzioni distintive in una lingua, può averle però in un’altra lingua.

In inglese

sin sing costituiscono coppia minima in quanto

[sin] [siŋ] distinguono significato: peccato - cantare

nasale alveolare - nasale velare sono 2 fonemi dell’inglese

A) La natura sorda o sonora delle consonanti sibilanti fricative alveolari dipende dalla sonorità o meno della
consonante occlusiva che segue, nel senso che la sonorità della consonante che segue sonorizza la sibilante
fricativa:

S + bilabiali sparo sbaglio

[sparo] [zbaʎo] [s] sorda + [p] sorda [z] sonora + [b] sonora

S + dentali stanco sdegno


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[stanko] [zdeɲo] [s] sorda + [t] sorda [z] sonora + [d] sonora

S + velari scarico sgomento

[skariko] [zgomento] [s] sorda + [k] sorda [z] sonora + [g] sonora

Quindi:

B) La natura sorda o sonora delle consonanti sibilanti fricative alveolari dipende dalla posizione, nel senso che la
posizione intervocalica sonorizza la sibilante fricativa (nell’italiano settentrionale)*, mentre resta sorda in altri
casi:

Es.
[kaza] [sibilo] casa sibilo (posizione intervocalica)

[kaza] [serio] casa serio (posizione iniziale)

[kaza] [polso] casa polso (posizione postconsonantica)

[kaza] [fisso] casa fisso (posizione geminata = doppia)

[kaza] [kaos] casa caos (posizione finale)

*nell’italiano centro-meriodionale la sibilante intervocalica si insordisce.

Nuovamente, se un suono non ha funzioni distintive in una lingua, può averle però in un’altra lingua. In inglese

ice eyes costituiscono coppia minima in quanto

[ais] [aiz] distinguono significato: ghiaccio - occhi

fricativa alveolare sorda - fricativa alveolare sonora sono 2 fonemi dell’inglese

In italiano, invece, la distribuzione dei suoni fricativi alveolari è predicibile in base al contesto fonetico. Se la distribuzione
di un elemento è predicibile a priori, quell’elemento non avrà funzione distintiva.

Finora i suoni sono stati considerati come i segmenti minimi della stringa sonora (= foni). Si può considerare ogni parola
come formata da tanti segmenti sonori o foni quanti sono i suoni non scomponibili al loro interno. In realtà si fa l’ipotesi
che ogni suono sia scomponibile al suo interno in tratti distintivi (= caratteristiche articolatorie ulteriormente non
scomponibili al loro interno). Ogni segmento sonoro o fono può essere definito un insieme di tratti distintivi che indicano
le singole manovre articolatorie che vengono messe in atto per pronunciare un determinato suono.

I tratti distintivi hanno funzione:


- composizionale, che specifica le caratteristiche articolatorie che formano un singolo suono: [+ arrotondato];
- classificatoria, che definisce delle classi naturali di suoni: [+ sonoro];

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- restrittiva, che determina le restrizioni sulle possibili sequenze di suoni in una determinata lingua, dette restrizioni
fonotattiche: in italiano non si possono avere 2 occlusive in stretta sequenza: tp kp; sono ammesse le
sequenze di 2 occlusive:
in inglese: pt ct in September – Pict
in latino: pt ct in optimum – ictus
in Tedesco: bt kt in Abt – Oktober

I tratti distintivi sono espressi in forma binaria, cioè possono assumere un valore positivo o negativo, a seconda che quel
particolare tratto sia presente o meno in quel determinato suono: [+ sonoro] significa che il suono è sonoro; [- sonoro]
significa che il suono è sordo.

Lista dei tratti distintivi:


1 il tratto [+/- sillabico] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ sillabico] costituiscono il nucleo di una
sillaba (la sillaba ha una sua struttura interna di cui il nucleo rappresenta la parte fondamentale): i suoni che
presentano il tratto [+ sillabico] sono le vocali che possono costituire nucleo di sillaba; i suoni che presentano
il tratto [- sillabico] sono le consonanti e gli approssimanti;

2 il tratto [+/- consonantico] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ consonantico] vengono prodotti
con un’ostruzione significativa della cavità orale: i suoni che presentano il tratto [+ consonantico] sono le
consonanti; i suoni che presentano il tratto [- consonantico] sono le vocali e gli approssimanti;

Si può tradurre questo sistema di tratti in una matrice riassuntiva che identifica in modo univoco in cui il lato orizzontale è
costituito dai tratti distintivi e il lato verticale dai suoni: all’incontro dei 2 valori si pone il segno di presenza [+] o di assenza
[-] del tratto distintivo:

E’ ora di fare una digressione su cosa succede quando si incontrano 2 vocali: il risultato può essere uno iato o un dittongo:

si consideri l’incontro di

1. 2 vocali centrali o basse: a – e - ɛ - ɔ - o: iato: le 2 vocali costituiscono nucleo di sillaba, quindi vanno su 2 sillabe
diverse: es.:

pa.e.se me.te.o.ra

te.a.tro

po.e.ta ko.a.la

cor.te.o

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2. 1 vocale centrale o bassa con 1 vocale alta accentata: [a – e - ɛ - ɔ - o] + [i – u]: iato: le 2 vocali formano nucleo di
sillaba, quindi vanno su 2 sillabe diverse: es.:

fa.i.na vi.a

ba.u.le tu.a

ve.i.co.lo bu.gi.e

bu.e

3. 1 vocale incontra 1 vocale alta atona (senza né accento primario né accento secondario): i - u: dittongo: la
vocale alta atona si trasforma nella sua versione consonantica (= approssimante), quindi la vocale e
l’approssimante vanno su 1 sola sillaba: es.:

jɛ.na pjɛ.tra

bjaŋ.ko

ri.fju.to

goɱ.fjo jo.dio

wo.mo kwa.dro

two.no daj.no faj.da

kaw.za

faw.na mentre

pro.i.bi.tsjo.ne perché la “i” porta un accento secondario.

E’ importante saper distinguere uno iato da un dittongo al fine di eseguire la trascrizione, per capire se usare una vocale o
l’approssimante corrispondente; PROPRIETÀ ARTICOLATORIE DELLE CONSONANTI SOTTO FORMA DI TRATTI DISTINTIVI:

- il tratto [+/- sonoro] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ sonoro] sono articolati con le corde vocali
in vibrazione: i suoni che presentano il tratto [+ sonoro] sono tutte le consonanti sonoranti e, tra le ostruenti,
le consonanti occlusive presenti nella parola spagnola “bodega”, le consonanti fricative presenti nella parola
francese “visage” e le consonanti affricate corrispondenti “dz” e “dʒ”;

- il tratto [+/- nasale] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ nasale] sono articolati con il velo palatino
abbassato e l’aria che fuoriesce dalla cavità nasale: i suoni che presentano il tratto [+ nasale] sono tutte le
consonanti nasali;

PROPRIETÀ ARTICOLATORIE DELLE VOCALI SOTTO FORMA DI TRATTI DISTINTIVI:

1. il tratto [+/- alto] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ alto] sono articolati alzando il corpo della
lingua dalla posizione di riposo: i suoni che presentano il tratto [+ alto] sono le vocali “i” e “u”;

2. il tratto [+/- basso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ basso] sono articolati abbassando il corpo
della lingua dalla posizione di riposo: l’unico suono che presenta il tratto [+ basso] è la vocale “a”;

3. il tratto [+/- alto] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [- alto] sono articolati lasciando il corpo della
lingua dalla posizione di riposo: i suoni che presentano il tratto [- alto] sono le vocali medie “o”, “ɔ”, “e” e “ɛ”;

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4. il tratto [+/- basso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [- basso] sono articolati lasciando il corpo
della lingua dalla posizione di riposo: i suoni che presenta il tratto [- basso] sono le vocali medie “o”, “ɔ”, “e”,
“ɛ” e “a”

5. il tratto [+/- posteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ posteriore] sono articolati ritraendo
il corpo della lingua dalla posizione di riposo: i suoni che presentano il tratto [+ posteriore] sono le vocali “o”,
“ɔ” e “u”;

6. il tratto [+/- anteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ anteriore] sono articolati avanzando il
corpo della lingua dalla posizione di riposo: i suoni che presentano il tratto [+ anteriore] sono le vocali “i”, “e”
e “ɛ”;

7. il tratto [+/- posteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [posteriore] sono articolati lasciando il
corpo della lingua nella posizione di riposo: l’unico suono che presenta il tratto [- posteriore] sono le vocali
“e” “ɛ” “i” e “a”;

8. il tratto [+/- anteriore] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [- anteriore] sono articolati lasciando il
corpo della lingua nella posizione di riposo: l’unico suono che presenta il tratto [- anteriore] è la vocale “a”,
“o” “ɔ” e “u”;

9. il tratto [+/- arrotondato] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ arrotondato] sono articolati
arrotondano le labbra: i suoni che presentano il tratto [+ arrotondato] sono le vocali “u” “o” “ɔ”;

10. il tratto [+/- teso] comporta che i suoni caratterizzati dal tratto [+ teso] sono articolati con una maggiore
tensione muscolare della lingua: i suoni che presentano il tratto [+ teso] sono le vocali “i” “e” “o” “u”.

Si può tradurre questo sistema di tratti in una matrice riassuntiva che identifica in modo univoco le vocali in cui il lato
orizzontale evidenzia la funzione classificatoria dei tratti (classi naturali delle vocali alte, basse, posteriori, anteriori, tesi o
arrotondate) e il lato verticale evidenzia la funzione composizionale dei tratti (raccolta di tutte le manovre articolatorie da
mettere in atto per produrre la vocale) : all’incontro dei 2 valori si pone il segno di presenza [+] o di assenza [-] del tratto
distintivo:

a e ɛ i u o ɔ alto - - - + + - - basso + - - - - - -

posteriore - - - - + + + anteriore - + + + - - - teso - + - + + + -

arrotondato - - - - + + +

Note:

1) le vocali “e”, “ɛ”, “o” e “ɔ” sono medie, quindi hanno il tratto [- alto] e [- basso];

2) la vocale “a” è centrale, quindi ha il tratto [- posteriore] e [- anteriore];

3) le vocali “e” e “ɛ” come pure le vocali “o” e “ɔ” sono rese distinte dal tratto distintivo che per “e” e “o” è
[+ teso] e per “ɛ” e “ɔ” è [- teso];

4) le vocali che presentano il tratto [+ posteriore] presentano anche il tratto [+ arrotondato], per cui si dice
che il tratto [+ arrotondato] è ridondante per le vocali dell’italiano (non è distintivo di vocali), in quanto
tale tratto dice soltanto che l’arrotondamento è abbinato al tratto [+ posteriore]

5) la classificazione composizionale dei tratti dice che in italiano non esistono vocali anteriori arrotondate,
perché tutte le vocali con il tratto [+ anteriore] hanno anche il tratto [- arrotondato].

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TRATTI SOPRASEGMENTALI DEI SUONI = individuano il grado di prominenza dei suoni rispetto ai suoni circostanti

ACCENTO: tratto che attribuisce maggiore prominenza ad un suono determinato in una parola rispetto agli altri: un suono
di una parola riceve l’accento primario: nella coppia minima ‘papa pa’pa si percepisce la sensazione che il suono
prominente nella prima parola sia la prima “a” e nella seconda parola sia la seconda “a”, che ricevono l’accento di parola.

In trascrizione fonetica l’accento si indica con un tratto verticale posto prima della sillaba accentata: ‘

Il tratto verticale viene posto in alto in caso di accento primario e in basso in caso di accento secondario: ‘ - , sia in
trascrizione fonetica che in trascrizione fonologica.

In determinate lingue l’accento può avere funzione demarcativa (= aiuta ad indentificare dove finisce una parola e dove ne
inizia un’altra), particolarmente evidente in lingue con accento fisso, ovverosia in cui l’accento cade sempre sulla stessa
sillaba: l’accento cade sempre sulla prima sillaba in polacco o sull’ultima in francese. In altre lingue l’accento cade in
maniera libera e indeterminata.

In italiano l’accento può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di dove l’accento si colloca), anche se
nella maggior parte delle parole italiane l’accento tende a cadere sulla penultima sillaba: es.:

‘meta me’ta ‘aŋkora aŋ’kora

‘kasko ka’sko

‘parlo par’lo

‘pero pe’ro

‘printʃipi print’ʃipi

‘subito su’bito

‘muto mu’to

‘sali sa’li

‘russo rus’so

‘fermati fer’mati

In tutti questi casi entrambe le parole di ogni coppia hanno senso compiuto, si distinguono solo per la posizione
dell’accento, per cui sono coppie minime rispetto alla posizione dell’accento;

LUNGHEZZA: tratto che attribuisce opposizione tra suoni brevi e suoni lunghi: un suono lungo viene indicato con la
lunghezza: nella coppia minima pa:pa papa si percepisce la sensazione che il suono lungo nella prima parola sia
la prima “a” e nella seconda parola sia la seconda “a”, in quanto ricevono l’allungamento del suono.

In trascrizione fonetica la lunghezza si indica con due puntini collocati alla destra del suono lungo: : (= krono), non si indica
in trascrizione fonologica.

In italiano la lunghezza può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di dove la lunghezza si percepisce),
a livello consonantico: pa:la palla pa:pa pappa fa:ta fatta fa:to fatto fu:mo fummo ca:ro
carro fa:ro farro mo:lo mollo ca:tʃo cattʃo ro:ka rokka

In tutti questi casi entrambe le parole di ogni coppia hanno senso compiuto, si distinguono solo per la lunghezza, per cui
sono coppie minime rispetto alla lunghezza.

In italiano esistono però 5 suoni consonantici, per i quali è impossibile trovare un contrasto di lunghezza, perché sono
sempre lunghi in posizione intervocalica:
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consonante affricata alveolare sorda: ts (z sorda)
consonante affricata alveolare sonora: dz (z sonora)
consonante fricativa palato-alveolare sorda: ʃ (sc)
consonante nasale palatale: ɲ (gn)
consonante laterale palatale: ʎ (gl)
Per questi 5 suoni consonantici è impossibile individuare significati all’interno di coppie minime, in quanto per loro è
impossibile trovare un contrasto di distintività.
Tali suoni vanno segnati come doppi in trascrizione fonetica [] e singoli in trascrizione fonologica //.
In italiano la lunghezza non può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di dove la lunghezza si
percepisce), a livello vocalico, in quanto è predicibile in base al contesto fonetico: il contesto fonetico dice già quando e
come le vocali italiane possono essere lunghe: qualsiasi vocale tonica (= che ha accento) in sillaba aperta (= che finisce per
vocale) si allunga: in ‘pa:ne, la vocale “a” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in ‘fu:mo, la vocale “u”
riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in ‘ti:ro, la vocale “i” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta,
quindi è lunga; in ‘ne:ve, la 1° “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in ma’la:to, la 2° “a” riceve
l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in se’re:no, la 2° “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è
lunga; in va’gi:to, la “i” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in pa’ro:la, la “o” riceve l’accento, si trova
in sillaba aperta, quindi è lunga.
Si distinguono in ‘pe:ro la vocale “e” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta, quindi è lunga; in pe’ro la vocale “e” è senza
accento, anche se si trova in sillaba aperta, quindi è breve; in ‘perno, la vocale “e” riceve l’accento, ma si trova in sillaba
chiusa, quindi è breve (la sillaba chiusa termina per consonante); in ‘fo:ro la 1° “o” riceve l’accento, si trova in sillaba aperta,
quindi è lunga; in fo’ro la 1° “o” è senza accento, anche se si trova in sillaba aperta, quindi è breve; in ‘forno, la 1° “o”
riceve l’accento, ma si trova in sillaba chiusa, quindi è breve.
QUINDI IN ITALIANO LA LUNGHEZZA CONSONANTICA È DISTINTIVA, A PARTE I CINQUE SUONI TS – DZ - Ʃ - Ɲ - ʎ, MENTRE
LA LUNGHEZZA VOCALICA È PREDICIBILE IN BASE AL CONTESTO FONETICO.

TONO: tratto determinato dalla frequenza con cui vibrano le corde vocali: tanto maggiore è la frequenza, tanto più alto
sarà il tono: nelle frasi “Viene anche Gianni” e “Viene anche Gianni?” si percepisce l’intonazione diversa a seconda che la
frase sia dichiarativa o interrogativa.

Il tono si indica con una freccetta ascendente o discendente a seconda che il tono vada verso l’alto o verso il basso:

In italiano il tono può avere funzione distintiva (= distingue significati a seconda di come il tono si percepisce) solo a livello
frasale: “Gianni fa l’esame” e “Gianni fa l’esame?”. La tipologia di frase (dichiarativa o interrogativa) è distinta in italiano
soltanto dall’intonazione, in quanto: l’intonazione tende ad essere ascendente verso la fine della frase interrogativa
(l’andamento discendente è tipico delle frasi negative).

Le 5 consonanti ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ sono sempre lunghe in posizione intervocalica, ma il suono è sentito come diviso in 2
segmenti ts – dz - sc - gn - gl e il primo segmento del suono chiude la sillaba contribuendo a impedire l’allungamento del
suono, il che spiega l’assenza del krono /:/. L’eventuale raddoppiamento di una consonante toglie l’allungamento, in
quanto chiude la sillaba, quindi non si mette il krono.
L’accento viene sempre posto prima dell’inizio della sillaba e, in caso di raddoppiamento delle consonanti ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ,
viene posto tra i due segni raddoppiati.

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Le vocali alta anteriore “i” dopo le affricate alveolari “tʃ” e “dʒ” e dopo la fricativa palatoalveolare “ʃ” seguite da vocale alta
“a” o posteriore “o” o “u” non va indicata in nessuna trascrizione, in quanto in italiano hanno esclusivamente il valore
grafico di distintivo tra significati, ma non è presente a livello fonetico: es.: giallo gallo cialda
calda sceme seme

L’allofono velare [ŋ] e labiodentale [ɱ] della nasale /n/ sono presenti solo in trascrizione fonetica davanti ai suoni occlusivi
velari “k” e “g” e fricativi labiodentali “f” e “v”, in trascrizione fonologica resta la nasale /n/: es.: incunabolo
inganno Inferno invano

L’allofono sonoro [s] della fricativa /s/ è presente solo in trascrizione fonetica davanti in posizione intervocalica e davanti
a consonante sonora, in trascrizione fonologica resta la nasale /n/: es.: casa sbaglio
Le approssimanti “j” e “w” si mettono sia in trascrizione fonetica che fonologica quando sono parte di un dittongo.
Il raddoppiamento di consonanti affricate si fa raddoppiando soltanto il primo simbolo grafico “t” e “d”.

TRASCRIZIONE FONOLOGIA (fonemica) TRASCRIZIONE FONETICA (suoni)

1) va inserita tra barre oblique: / / 1) va inserita tra parentesi quadre: []

2) contiene tutte le informazioni disponibili ed


2) contiene solo informazioni distintive di significato
è quindi più completa:

2a) fonemi 2a) fonemi e allofoni di /s/ e /n/

2b) accenti: /’/ - /,/ 2b) accenti: /’/ - /,/

2c) le 5 consonanti singole ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ 2c) le 5 consonanti geminate (= doppie) ts – dz - ʃ - ɲ - ʎ

2d) allungamenti per vocali accentuate in sillaba aperta :/ :/

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Trascrizione fonetica Trascrizione fonologica

[ ] / /

: la lunghezza non è distintiva => il crono non è presente in fonologia

['ka:do] /'kado/
ʎʎ (vocale_vocale) ʎ

['kaʎʎo] /'kaʎo/
ʃ'ʃ (vocale_vocale) ʃ'

['aʃʃa] /'aʃa /
ɲɲ (vocale_vocale) ɲ

['raɲɲo] /'raɲo/
z (vocale_vocale; [+sonora]) s

['ka:zo] /'kaso/
t'ts (vocale_vocale) ts

[stat'tsjo:ne] /sta'tsjone/
d'dz (vocale_vocale) dz

[addze’ra:re] /adze’rare/
ŋ (_k, _g) n

['uŋgja] [’aŋkora] /'ungja/ /’ankora/


ɱ (_f, _v) n

[iɱvi'djo:zo] [‘aɱfora] /invi'djoso/ /’anfora/

Non ci sono coppie minime che fanno uso dell’alternanza [ʃ] [ʃ'ʃ], [ts] [tts], [ɲ] [ɲɲ], [ʎ] [ʎʎ] mentre ci sono coppie minime
pa[l]a pa[ll]a, se[t]a se[tt]a.

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FENOMENI FONOLOGICI
ASSIMILAZIONE: processo fonologico per cui un segmento si assimila (diventa simile) ad un segmento che può essere
immediatamente adiacente o meno: infatti nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale possono
anticipare l’articolazione di un suono che segue o prolungare l’articolazione di un suono che precede.

PROTOFONIA - A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti adiacenti, si distingue l’assimilazione:

Anticipatoria  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano l’articolazione del suono che segue. Può
essere PARZIALE:

° le consonanti nasale velare (ŋ)o labiodentale (ɱ) anticipano un tratto della consonante che segue (nasale seguita da cons.
velare in incudine):
a[n]tico a[ŋ]cora a[ɱ]fora
i[n]tero i[ŋ]cudine i[ɱ]feriore
Quando la consonante nasale è seguita da una consonante dentale (d, t), si mantiene la nasale alveolare, mentre quando
la consonante nasale è seguita da una consonante velare (k, g) o labiodentale, la nasale si assimila rispetto al punto di
articolazione alla consonante che segue, quindi avrà un’articolazione velare o labiodentale, che sono 2 allofoni del fonema
nasale;

° la consonante fricativa alveolare anticipa un tratto della consonante che segue (s sorda; z sonora):

[s]pina [z]baglio [s]fida [z]velto

[s]tato [z]degno [s]cala [z]gomitare

Quando la consonante fricativa alveolare è seguita da una consonante sorda occlusiva, sia essa bilabiale, dentale o velare,
o fricativa labiodentale, la fricativa rimane sorda come la consonante che segue, mentre quando la consonante fricativa
alveolare è seguita da una consonante sonora occlusiva, sia essa bilabiale, dentale o velare, o fricativa labiodentale, la
fricativa anticipa la sonorità della consonante che segue, che sono i 2 allofoni del fonema fricativo;

° il prefisso negativo “in” che serve a rendere negativo un aggettivo anticipa il suono che segue:

calcolabile -> i[ŋ]calcolabile = la nasale si presenta nel suo allofono velare in quanto precede la occlusiva
velare sorda

guaribile -> i[ŋ]guaribile = la nasale si presenta nel suo allofono velare in quanto precede la occlusiva velare
sonora

fedele -> i[ɱ]fedele = la nasale si presenta nel suo allofono labiodentale in quanto precede la occlusiva
labiodentale sorda

valido -> i[ɱ]valido = la nasale si presenta nel suo allofono labiodentale in quanto precede la occlusiva labiodentale sonora

TOTALE:

° la nasale del prefisso negativo “in” che serve a rendere negativo un aggettivo si trasforma nel suono che segue
(assimilazione anticipatoria totale: i due segmenti diventano uguali):

probabile -> i[m]probabile = la nasale si presenta nel suo tratto bilabiale in quanto precede la occlusiva
bilabiale sorda

bevibile -> i[m]bevibile = la nasale si presenta nel suo tratto bilabiale in quanto precede la occlusiva bilabiale sorda.

24
rispettoso -> i[r]rispettoso = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una vibrante

legale -> i[l]legale = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una laterale

mangiabile -> i[m]mangiabile = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una
bilabiale

° la nasale del prefisso di compagnia “con” che serve ad aggiungere un significato di compagnia a un aggettivo, un
sostantivo o un verbo si trasforma nel suono che segue:

regionale -> co[r]regionale la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una vibrante

legamento -> co[l]legamento = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una
laterale

misurare -> co[m]misurare = la nasale si trasforma nella consonante che segue quando precede una bilabiale

Perseverativa  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano l’articolazione del suono che precede sul
segmento successivo. Può essere PARZIALE:

° le consonanti fricative alveolari acquisiscono un tratto di sonorità della consonante che precede:
bed[z] cat[s]
lab[z] stop[s]
dog[z] duck[s]
Quando la consonante fricativa alveolare che indica il plurale dei sostantivi in inglese si pone dopo una consonante sonora,
si mantiene come consonante sonora, mentre quando la consonante fricativa alveolare che indica il plurale dei sostantivi
in inglese si pone dopo una consonante sorda, si mantiene come consonante sorda, che sono 2 allofoni del fonema fricativo
alveolare;

Bidirezionale  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale influiscono sull’articolazione del suono che segue e che
precede (diventano entrambi rilevanti). Può essere PARZIALE:

° le consonanti fricative alveolari si sonorizzano in posizione intervocalica:


pe[z]o pa[s]ta
u[z]o vi[s]po
ra[z]o p[s]eudo
e[z]ame p[s]iche
Quando la consonante fricativa alveolare si trova tra due segmenti sonori, si produce come consonante sonora per effetto
congiunto del suono che precede e del suono che segue (tipica dell’italiano del nord), mentre quando la consonante
fricativa alveolare si pone dopo una vocale ma prima di una consonante, oppure dopo una consonante ma prima di una
vocale, si produce come consonante sorda, che sono 2 allofoni del fonema fricativo alveolare;

METAFONIA - A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti distanti (assimilazione di una vocale tonica di una
parola alla vocale finale), si distingue l’assimilazione:

Regressiva  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale modificano l’articolazione per effetto del suono che segue.
TOTALE:

° le vocali toniche o della radice si innalzano per effetto della vocale che segue: nei dialetti italiani
fr[i]ddu (m.s.) fr[i]ddi (m.pl.) mentre fr[e]dda fr[e]dde meridionali
freddo (m.s.) freddi (m.p.) fredda (f.s.) fredde (f.p.)
fi[u]ri mentre fi[o]re settentrionali
fiori (pl.) fiore (sing.)
a livello di 1 fenomeno
25
cav[i]li mentre cav[e]lo settentrionali
capelli (pl.) capello (sing.)
t[u]si mentre t[o]so settentrionali
ragazzi (pl.) ragazzo (sing.)
t[i]mpi mentre t[e]mpo settentrionali
tempi (pl.) tempo (sing.)
o di 2 fenomeni
c[u]l[u]ri mentre c[o]l[o]re settentrionali
colori (pl.) colore (sing.)
m[u]m[i]nti mentre m[o]m[e]nto settentrionali
momenti (pl.) momento (sing.)

Quando la vocale media o bassa è seguita da una vocale bassa o media, si mantiene la vocale media o bassa, mentre quando
la vocale media o bassa è seguita da una vocale alta, la vocale si assimila rispetto al punto di articolazione alla vocale che
segue, quindi la vocale media o bassa diventa una vocale alta, per effetto della vocale del suffisso del plurale che assimila
la vocale tonica rispetto al tratto dell’altezza.

Progressiva  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale modificano l’articolazione per effetto del suono che
precede. TOTALE:

° le consonanti sonore occlusive anticipano un tratto della consonante che precede: nell’it. centrale

[ˈbjaŋgo] <- bianco

[ˈdɛnde] <- dente

[ˈlambə] <- lampo


l’occlusiva sorda si trova vicino alla nasale in un contesto di elevata sonorità, per cui la vibrazione delle corde vocali a cui si
deve questa sonorità deve arrestarsi solo in corrispondenza della occlusiva per riattivarsi subito dopo in corrispondenza
della vocale che segue; ne deriva la sonorizzazione della occlusiva.

DISSIMILAZIONE: processo fonologico per cui un segmento si dissimila (diventa diverso) da un segmento che può essere
immediatamente adiacente o meno: infatti nell’articolazione dei suoni determinati organi dell’apparato vocale possono
diversificare l’articolazione di un suono che segue o l’articolazione di un suono che precede, al fine di consentire
un’individuazione più chiara del segmento che si differenzia, perché, se i segmenti fossero uguali, verrebbero percepiti in
modo confuso e indistinto. Esempi: investire  reinvestire; impegnare  reimpegnare.

PROTOFONIA - A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti adiacenti, si distingue la dissimilazione:

Anticipatoria  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano l’articolazione del suono che segue.
PARZIALE:

° determinate consonanti geminate diversificano la prima consonante per facilitare la pronuncia:

e(bb)ene -> e(mb)è dialetti italiani centrali

Quando sono presenti 2 consonanti geminate labiali, la prima si differenzia in bilabiale nasale.

Perseverativa  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano l’articolazione del suono che precede.
PARZIALE:

° determinate consonanti diversificano la consonante seguente alla quale si suppone si propaghi il mutamento:

chi(mn)ey -> chi(ml)ey inglese dialettale


26
Quando sono presenti in una parola due consonanti nasali, la seconda si differenzia in una laterale, per facilitare la
pronuncia.

METAFONIA - A seconda del fenomeno che si verifica tra segmenti lontani, si distingue la dissimilazione:

Progressiva  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale anticipano l’articolazione del suono che segue. PARZIALE:

° determinati suffissi diversificano una consonante al loro interno per evitare la ripetizione con una consonante della radice
della parola: ale diventa are in alcuni casi
ale serve per derivare aggettivi da nomi: invern(o) -> invernale
cultur(a) -> culturale
derivazion(e) -> derivazionale

mentre
molecol(a) -> molecolare
consol(e) -> consolare
angol(o) -> angolare
Quando la consonante laterale è preceduta da una consonante occlusiva, fricativa, affricata, nasale o vibrante, si mantiene
la consonante laterale, mentre quando la consonante laterale è preceduta da una consonante laterale, la laterale si
dissimila rispetto al punto di articolazione dalla consonante che precede, quindi avrà un’articolazione vibrante, per
diversificare la laterale del suffisso dalla laterale della radice.

Regressiva  si verifica quando gli organi dell’apparato vocale prolungano l’articolazione del suono che precede.
PARZIALE:

° determinate preposizioni diversificano la consonante precedente dalla quale si suppone si propaghi il mutamento: fra

chiese, tra case mentre fra treni tra freni

Quando le preposizioni presentano suoni fricativi labiodentali in alternativa a suoni occlusivi velari, la parola che segue
tende ad iniziare per suoni diversi.

CANCELLAZIONE: processo fonologico per cui un segmento cancella un segmento: infatti nell’articolazione dei suoni
determinati organi dell’apparato vocale possono cancellare l’articolazione di un suono che segue o l’articolazione di un
suono che precede, al fine di realizzare la struttura sillabica non marcata CV = consonante /vocale, che è
- la più frequente,
- quella che i bambini acquisiscono per prima (es. pappa, mamma),
- l’unica presente in tutte le lingue del mondo e corrispondente a un’ostruzione del flusso
d’aria seguita da un flusso libero dell’aria verso l’esterno.

In presenza di una sequenza CCV, può bastare CANCELLARE una consonante per raggiungere la struttura CV. In presenza
di una sequenza CVV, può bastare CANCELLARE una vocale per raggiungere la struttura CV.

° determinati suffissi comportano la cancellazione di vocali in caso di suffissazione di una base per derivare una parola
(diminutivo, aggettivo, nomi di professioni): es.:
ino serve per derivare diminutivi da
compitino
nomi: compit(o) ->
problem(a) -> problemino
bicchier(e) -> bicchierino
coloni(a) -> coloniale
derivazion(e) -> derivazionale
oso serve per formare aggettivi da
rumoroso
nomi: rumor(e) ->

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fam(a) -> famoso
dignit(à) -> rumoroso
facolt(à) -> famoso
vanit(à) -> vanitoso
aio serve per derivare professioni da
benzinaio
nomi: benzin(a) ->
ista serve per derivare professioni
da nomi: arte(e) -> artista

oso serve per formare aggettivi da


virtuoso
nomi: virt(ù) ->

mento serve per formare sostantivi da verbi: perfeziona(re) -> perfezionamento


bile serve per formare aggettivi da verbi: mangia(re) -> mangiabile
zione serve per formare sostantivi da verbi: cancella(re) -> cancellazione
mente serve per formare avverbi da aggettivi: veloce -> velocemente

Quando il suffisso si aggiunge a una base e si incontrano 2 vocali, il suffisso fa sì che si cancelli la prima vocale, mentre
quando il suffisso si aggiunge a una base e si incontrano 1 vocali del suffisso con 1 vocale accentuata alta posteriore oppure
1 consonante del suffisso con 1 vocale, la cancellazione si blocca (MA NON SEMPRE  vanità = vanitoso);

° determinate forme verbali comportano la cancellazione facoltativa di vocali finali:


preferisco andare -> preferisco andar(e) via

ti conviene -> ti convien(e) partire

vorrei potere -> vorrei poter(e) venire

vendono -> vendon(o) solo libri

sono -> son(o) tornato ieri

vuole -> vuol(e) saperne di più


Quando la consonante che precede è una vibrante o una laterale e se la parola che segue inizia per consonante, avviene
una cancellazione nel linguaggio parlato della vocale finale, mentre quando la consonante che precede è una nasale e se
la parola che segue inizia per consonante, avviene una cancellazione nel linguaggio letterario della vocale finale.

INSERZIONE: processo fonologico per cui un segmento inserisce un segmento - di un suono che segue o di un suono che
precede, al fine di realizzare la struttura sillabica non marcata CV = consonante /v.

° determinate vocali comportano l’inserimento di consonanti per eufonia: italiano


a è preposizione di luogo o di scopo davanti a infinito che fa inserire una [d] davanti a parole che cominciano per vocale:
Andrò a Bari -> Andr(ò) ad (A)ncona
Impara a parlare meglio -> Impar(a) ad (e)sprimerti meglio
e o sono congiunzioni semplici aggiuntiva e disgiuntiva che fanno inserire una [d] davanti a parole che cominciano per
vocale:
Gianni e Maria si amano -> Giann(i) ed (A)nna si amano
Mio fratello o lei partono -> Mio fratell(o) ed (i)o partiamo
ino serve per derivare aggettivi da nomi che richiede una [d] o una [l] quando la radice finisce per
vocale “a”: citt(à) -> cittadino pap(a) -> papalino

ino serve per derivare diminutivi da nomi che richiede una [r] quando la radice finisce per vocale
accentata: gil(è) -> gilerino
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pap(à) -> paparino
ano serve per derivare aggettivi di città da nomi che richiede una [t] o una [v] quando la radice
finisce per vocale alta: Amalf(i) -> amalfitano
Per(ù) -> peruviano
iera serve per formare nomi di contenitori da nomi che richiede una [tt] quando la radice finisce per vocale accentata:
caff(è) -> caffettiera
ese serve per formare aggettivi di città da nomi che richiede una [v] quando la radice finisce per vocale:
Forl(ì) -> forlivese
Quando si incontrano 2 vocali, tra di esse si inserisce una consonante, mentre quando si incontra una vocale e una
consonante, l’inserzione si blocca.

° determinate consonanti comportano l’inserimento-inserzione di vocali per eufonia: es.: spagnolo

scuola -> escuela


spina -> espina

speranza -> esperanza


Italiano
Spagna -> in Ispagna (antiquato)
Svizzera -> In Isvizzera (antiquato)

scritto -> per iscritto


Inglese
bus -> buses [busɪz]
bush -> bushes [bushɪz]
peach -> peaches [pi:tʃɪz]
Quando la consonante iniziale è una fricativa alveolare ed è seguita da consonante, avviene una inserzione della vocale
anteriore medio-alta in spagnolo, mentre quando la consonante iniziale è una fricativa alveolare ed è seguita da
consonante, avviene una inserzione della vocale anteriore alta nell’italiano letterario quando la parola è preceduta da
preposizione, ed infine quando la consonante finale è una fricativa alveolare o palato-alveolare sorda oppure una affricata
palato-alveolare sorda e deve aggiungere un suffisso fricativo alveolare sonoro per formare il plurale, avviene un’inserzione
di una vocale medio-anteriore medio-alta in inglese, al fine di far percepire meglio il morfema del plurale, che altrimenti si
assimilerebbe alla consonante che precede.

NEUTRALIZZAZIONE  processo fonologico per cui un segmento rende a livello di opposizione distintiva nullo un altro
segmento.

° quanto alle vocali toniche esiste opposizione distintiva per l’apertura della vocale in coppie minime:

b[o]tte - b[ɔ]tte p[e]sca - p[ɛ]sca

Le due parole differiscono soltanto rispetto all’apertura della vocale. Questo tipo di opposizione distintiva si ha solo in
sillaba tonica, perché con lo spostamento dell’accento una vocale aperta tende a chiudersi, quindi a neutralizzare questo
tipo di opposizione:
‘v[ɛ]ngo - v[e]n’ivo
‘t[ɛ]rra - int[e]r’rare

‘b[ɛ]llo - abb[e]l’lire

‘g[ɛ]sto - g[e]stu’ale

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Esiste anche il fenomeno complementare inverso, quando con il
cadere dell’accento su una certa sillaba una vocale chiusa tende ad aprirsi:

‘vɛng[o] - ver’r[ɔ]

‘parl[o] - par’l[ɔ]

ir[o]’nia - i’r[ɔ]nico

te[o]’ria - te’[ɔ]rico

‘at[o]mo - a’t[ɔ]mico

ist[e]’ria - is’t[ɛ]rico

‘ang[e]lo - an’g[ɛ]lico
Quindi il fenomeno dell’accento determina l’apertura o la chiusura di determinate vocali.

COALESCENZA  processo fonologico per cui un segmento si fonde con un altro segmento dando origine a 1 segmento
unico.

° quanto al paradigma verbale di certi verbi, il fenomeno spiega la differenza tra la 1°, la 2° e la 3° persona del singolare del
presente indicativo:
sce[lg]o - sce[gl]i - sce[gl]e

con derivazione sce[lg]i/e > sce[ldʒ]i/e > sce[ʎ]i/e

spe[ng]o - spe[gn]i - spe[gn]e

con derivazione spe[ng]i/e > spe[ndʒ]i/e > spe[ɲ]i/e

L’elemento che fa scattare il tipo di derivazione sopra descritto è il tipo di vocale che indica il morfema di accordo, in
quanto “i” e “e” sono vocali anteriori diversamente da “o” che è una vocale posteriore, per cui è ipotizzabile pensare
che nella 2° e nella 3° persona rispetto alla 1° persona avvenga una trasformazione a tre stadi laterale/nasale alveolare
+ occlusiva velare per effetto della palatalizzazione della vocale sulla velare in laterale/nasale alveolare + affricata
palato-alveolare per effetto della fusione della laterale/nasale con la affricata in laterale/nasale palatale.
Questa ipotesi di derivazione è supportata dal fatto che i verbi “scegliere” e “spegnere” in varietà toscane manifestano lo
stadio intermedio.

Nella 1° persona la vocale “o” è troppo posteriore per fare scattare la palatalizzazione della velare.

RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO  processo fonologico per cui si raddoppia la consonante iniziale di una parola
quando la parola precedente termina per:

a) Vocale accentata (caso non marcato): elementi plurisillabici che fanno scattare il fenomeno

° avverbi, congiunzioni o verbi: es.: italiano centro-meridionale

Hanno già mangiato -> Hanno già mmangiato Perché leggi tanto -> Perché lleggi tanto? Era più veloce di tutti -> Era più

vveloce di tutti Preferì rimanere -> Preferì rrimanere

b) Vocale non accentata (caso marcato): elementi monosillabici che fanno scattare il fenomeno

° 1° e 3° persona singolare del verbo “avere” e 3° persona singolare del verbo “essere”: italiano centro-meridionale

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Ho visto tua sorella -> Ho vvisto tua sorella
Ha bevuto molto -> Ha bbevuto molto
E’ partito anche lui -> E’ ppartito anche lui

° congiunzioni subordinanti “che” e “se”: italiano centro-meridionale

Luigi ha detto che torneranno presto -> Luigi ha ddetto che ttorneranno presto Sai che Mario si è licenziato? -> Sai che
Mmario si è llicenziato? Mi domando se faranno tutto -> Mi domando se ffaranno tutto Se vieni, ti divertirai -> Se vvieni, ti
divertirai

° incontri di congiunzioni e avverbi: italiano

se mai -> semmai (forme cristallizzate) già mai -> giammai (forme cristallizzate)

° pronomi interrogativi “chi” e “che”: italiano centro-meridionale

Che fate stasera? -> Che ffate stasera?


Chi te lo ha detto? -> Chi tte lo ha ddetto
Che mangiamo adesso? Che mmangiamo adesso?

° preposizioni “a “ e “da”: italiano centro-meridionale

Andremo a vedere la partita -> Andremo a vvedere la partita


Ho telefonato a mio fratello -> Ho ttelefonato a mmio fratello
Abbiamo cenato da Giulia -> Abbiamo cenato da Ggiulia
Siamo qui da venerdì -> Siamo qui da vvenerdì

° congiunzioni coordinanti “e” e “o”: italiano centro-meridionale

Vieni o no? -> Vieni o nno?


E lui verrà? -> E llui verrà?
Incontrerai Maria e/o Gianni -> Incontrerai Maria e/o Ggianni

° incontri di congiunzioni e verbi, aggettivi o avverbi: italiano


e sia -> essia né vero -> nevvero e pure -> eppure (forme cristallizzate)
o pure -> oppure (forme cristallizzate)
o sia -> ossia o vero -> ovvero

° preposizione “sopra”: italiano

sopra tutto -> soprattutto (forme fisse)


sopra vento -> sopravvento (forme fisse)
sopra luogo -> sopralluogo (forme fisse)
sopra giungere -> sopraggiungere (forme fisse)

Il fenomeno si blocca, per cui rimane singola la consonante iniziale di una parola, quando la parola successiva comincia
per consonante fricativa alveolare + altra consonante: Es.: italiano centro-meridionale Perché scrivi?

Non hanno più sbagliato


Avranno staccato la corrente

Il fenomeno si verifica, per cui raddoppia la consonante iniziale di una parola, quando la parola successiva comincia per
consonante fricativa alveolare + vocale: Es.: italiano centro-meridionale
Perché sei così stanco? -> Perché ssei così stanco?
31
Non l’ho più sentito. -> Non l’ho ppiù sentito
Avrà sicuramente risposto. -> Avrà ssicuramente risposto

MOVIMENTO DI ACCENTO  processo fonologico per cui si sposta l’accento nel passaggio da una parola originale a una
parola derivata, nel senso che:

a) un accento primario diventa secondario per aggiunta di un suffisso: italiano


‘utile > ,utilità
mon’dano > ,mondanità
‘celere > ,celer’mente
pe’ricolo > ,perico’loso
b) un accento primario può scomparire per aggiunta di un prefisso ed un suffisso: italiano
‘bello > ,abbel’lire
‘scatola > ,inscato’lare
‘verde > ,rinver’dire
‘giallo > ,ingial’lire
c) un accento primario si ritrae quando due accenti primari si trovano su sillabe adiacenti: italiano

luned’ì ‘scorso > ‘lunedì’ ‘scorso (l’accento primario si ritrae sulla prima sillaba e resta sempre
un accento primario sulla seconda sillaba)
torner’à ‘subito > ‘tornerà ‘ subito (l’accento primario si ritrae sulla prima sillaba e resta sempre
un accento primario sulla seconda sillaba)

32
UNITA’ FONOLOGICHE
SILLABA  unità fonologica che consiste almeno di un elemento sillabico detto nucleo: in italiano si possono avere sillabe
formate da una sola vocale, in cui ovviamente la sillaba è composta solo dall’elemento sillabico detto nucleo: es.:
paese - pa.e.se

teatro - te.a.tro
In italiano una sillaba può contenere anche consonanti: la sillaba non marcata del linguaggio umano è CV (= consonante +
vocale). Il materiale consonantico che precede il nucleo sillabico è detto incipit (in inglese “onset”). In italiano ogni parola
presenta sillabe a schema incipit + nucleo. l’incipit può essere formato da

a) 1 consonante (schema CV): es.:


pino - pi.no
timo - ti.mo
buco - bu.co
Qualsiasi consonante può costituire un incipit monoconsonantico di una sillaba.

b) 2 consonanti (schema CCV): es.:

placido - pla.ci.do atleta - a.tle.ta


plico - pli.co clone - clo.ne
Soltanto determinate consonanti possono costituire la 2° consonante dell’incipit biconsonantico di una
sillaba.

Nell’ambito della regolarità della struttura sillabica delle parole, si nota una ricorrenza nella consonante laterale “l” o
vibrante “r”, quindi in presenza di sillaba ad incipit biconsonantico la 2° posizione del nesso consonantico è occupata da
consonanti liquide. A tale regola sfuggono parole di origine colta quale mnemonico - mne.mo.ni.co .

Il materiale consonantico che segue il nucleo sillabico è detto coda (in inglese “coda”). In italiano la coda può essere
presente (una sillaba che termina con coda consonantica è detta sillaba chiusa) o assente (una sillaba che termina con
nucleo vocalico è detta sillaba aperta). Se la coda è presente, può essere

a) il 1° segmento di una consonante geminata: es.:


tappo - tap.po
rabbia - rab.bia
gatto - gat.to
Qualsiasi consonante può costituire una coda consonantica come 1° segmento di una consonante
geminata.

b) il 1° segmento di un nesso consonantico composto da 2 consonanti diverse: es.:


parco - par.co
terno - ter.no
forno - for.no
Soltanto determinate consonanti possono costituire la consonante della coda consonantico di una
sillaba.

Nell’ambito della regolarità della struttura sillabica delle parole, si nota una ricorrenza delle consonanti laterale “l” o
vibrante “r” o nasale “n” o “m” o da un approssimante “j” o “w”, quindi in presenza di sillaba a coda consonantica la 1°
posizione del nesso consonantico è occupata da consonanti sonoranti o da approssimanti. Quindi, tenuto conto che: le
uniche consonanti che possono formare coda di sillaba senza alcuna restrizione, cioè senza dover ricorrere alle geminate,
sono le consonanti sonoranti o gli approssimanti e in un incipit di consonanti la seconda consonante è sempre una
consonante liquida, si può concludere che le consonanti sonoranti hanno uno statuto particolare nel poter fiancheggiare

33
la vocale che forma il nucleo sillabico, nel senso che la vocale che forma il nucleo sillabico è preferibilmente affiancata da
consonanti sonoranti. Tale affermazione discende da una scala di sonorità rispetto alla quale si classificano i suoni:

SONORITA’ FORZA

VOCALI

APPROSSIMANTI

LIQUIDE

NASALI

FRICATIVE

AFFRICATE

OCCLUSIVE

La scala di sonorità riordina i suoni in maniera che l’aumento di sonorità dal basso verso l’alto è inversamente proporzionale
alla forza dei suoni stessi che aumenta dall’alto verso il basso. I suoni che hanno maggiore sonorità decrescente fino alla
minima sonorità sono le vocali, le approssimanti, le consonanti liquide, nasali, fricative, affricate e occlusive. Quindi le
consonanti che possono fiancheggiare le vocali del nucleo della sillaba sono quelle a maggiore sonorità, cioè le consonanti
nasali e liquide e le approssimanti in coda e soltanto le consonanti liquide nell’incipit.

Ogni sillaba può essere rappresentata mediante una curva ascendente e discendente (qualora sia presente la coda) dove
l’altezza della curva rappresenta l’aumento di sonorità, che raggiunge il massimo all’apice e discende ai lati, mentre i valori
alla base sono in ordine di composizione della sillaba:

Incipit nucleo coda

sonorità bassa | sonorità massima | sonorità bassa

° per i. monoconsonantico, sonorità è + bassa del nucleo

° per i. biconsonantico, sonorità è + bassa del nucleo per la consonante più vicina al n. > bassa per la consonante iniziale
dell’i.

incipit nucleo
sonorità bassa sonorità massima
° per i. monoconsonantico, sonorità è + bassa del nucleo

34
° per i. biconsonantico sonorità è + bassa del nucleo per la consonante più vicina al n. > bassa per la consonante iniziale
dell’i.

Al fine di individuare le sillabe nella parola, occorre procedere alla definizione del nucleo e alla massimizzazione
dell’incipit: quando una consonante mediana in una parola può essere analizzata come coda di una sillaba precedente o
come incipit della sillaba successiva, si sceglie sempre di qualificarla come incipit della sillaba successiva Es.:
vero -> r = consonante mediana: * ver.o / ve.ro

palo -> l = consonante mediana: * pal.o / pa.lo

fame -> m = consonante mediana: * fam.e / fa.me


anche se la regola della massimizzazione dell’incipit deve rispettare l’applicazione della regola della scala di sonorità. Es.:
incipit + nucleo

clone -> n = consonante mediana * clon.e / clo.ne

in cui o ha max sonorità (vocale), l ha sonorità mediana (liquida) e c sonorità minima (occlusiva)

frate -> t = consonante mediana * frat.e / fra.te

in cui a ha max sonorità (vocale), r ha sonorità mediana (liquida) e f sonorità più bassa (fricativa). Es.: incipit +
nucleo + coda

furbo -> r = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si applicasse la regola di massimizzazione
dell’incipit: fur.bo / *fu.rbo

in cui u ha max sonorità (vocale), f ha sonorità bassa (fricativa) e r sonorità bassa (liquida), anche se meno della
fricativa

banca -> n = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si applicasse la regola di massimizzazione
dell’incipit: ban.ca / *ba.nca in cui a ha max sonorità (vocale), b ha sonorità min. (occlusiva) e n
ha sonorità bassa (nasale)

palco -> l = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si applicasse la regola di massimizzazione
dell’incipit: pal.co / *pa.lco in cui a ha max sonorità (vocale), p ha sonorità min. (occlusiva) e l sonorità
bassa (liquida)

arte -> r = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si applicasse la regola di massimizzazione
dell’incipit: ar.te / *a.rte in cui a ha max sonorità (vocale), b ha sonorità min. (occlusiva) e n ha
sonorità bassa (nasale)

La regola di massimizzazione dell’incipit si applica tutte le volte in cui non c’è violazione della regola della scala di
sonorità: libro -> b = consonante mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba con la seconda sillaba:
si applica la mass. dell’incipit senza violare la
scala di sonorità: * lib.ro / li.bro

in cui o ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida) e b sonorità ancora più bassa (occlusiva).

triplo -> p = consonante mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba con la seconda sillaba: si applica
la mass. dell’incipit senza violare la
35
scala di sonorità: * trip.lo / tri.plo

in cui o ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida) e b sonorità ancora più bassa (occlusiva).

africa -> f = consonante mediana che va a incipit della sillaba succ. che si sillaba con la seconda sillaba: si applica la
mass. dell’incipit senza violare la scala di sonorità: * af.ri.ca / a.fri.ca in cui i ha max sonorità (vocale), r ha
sonorità bassa (liquida) e f sonorità ancora più bassa (fricativa).

Diversamente:

trento -> n = consonante mediana che va a coda della sillaba prec. per
evitare la violazione della regola della scala di sonorità, che si avrebbe se si applicasse la regola di massimizzazione
dell’incipit: * tre.nto / tren.to in cui e ha max sonorità (vocale), r ha sonorità bassa (liquida), t
sonorità ancora più bassa (occlusiva) e n ha sonorità bassa (nasale).

All’interno della sillaba sono stati identificati 3 elementi: incipit – nucleo – coda. In realtà è lecito pensare che la sillaba
abbia una struttura di tipo

*lineare: sillaba

incipit nucleo coda

gerarchico:
sillaba

rima
incipit

nucleo coda

in cui nucleo e coda si uniscono per formare un’entità di livello intermedio detta rima, la quale si unisce all’incipit per
formare la sillaba. La rima determina il peso della sillaba: la sillaba è pesante se contiene

- una vocale lunga nel nucleo oppure - una coda

consonantica nella rima.

In italiano, quindi, la sillaba accentata deve avere una certa pesantezza e tale pesantezza può essere data da

36
° presenza di una coda consonantica oppure ° allungamento del

nucleo vocalico.

Questo requisito di pesantezza delle sillabe toniche è il criterio che sta alla base del fenomeno del raddoppiamento
fonosintattico, che consiste nel raddoppiamento della consonante iniziale di una parola, quando la parola precedente
finisce in vocale accentata. Questa vocale accentata richiede una certa pesantezza, quindi, dato che in posizione finale di
parola la vocale non si allunga, la coda consonantica viene inserita raddoppiando la consonante inziale della parola che
segue. Attraverso il raddoppiamento fonosintattico, dunque, viene creata una coda consonantica, che permetta alla sillaba
di raggiungere la pesantezza necessaria. Es.:
Ha bevuto troppo -> Hab.be.vu.to.trop.po

# Ho visto tua sorella -> Hov.vis.to.tu.a.so.rel.la

E’ partito anche Gianni -> E’p.par.ti.to.an.che.Gian.ni

Ha detto che torneranno -> Had.det.to.chet.tor.ne.ran.no


Ho domandato loro se faranno tutto -> Hod.do.man.da.to.lo.ro.sef.fa.ran.no.tut.to
Che fate lunedì? Chef.fa.te.lu.ne.dì?

# Che mangi stasera? -> Chem.man.gis.ta.se.ra?

Ho telefonato a mio cugino. -> Hot.te.le.fo.na.to.am.mi.o.cu.gi.no

Ho già mangiato -> Hog.giàm.man.gia.to

Era più veloce di tutti -> E.ra.piùv.ve.lo.ce.di.tut.ti


La consonante iniziale della parola che segue l’elemento monosillabico o la parola che finisce in vocale accentata
raddoppia fornendo la coda consonantica necessaria alla sillaba tonica che precede, che deve avere una certa pesantezza.

# STATUTO della /s/: [s] è l’unica consonante che, in prima analisi,

) può precedere un incipit biconsonantico, dando origine ad un incipit triconsonantico:


sbrigarsi -> sbri.gar.si

aspro -> a.spro

spremere -> spre.me.re

Istria -> I.stria

) in un incipit biconsonantico può essere seguita da una consonante occlusiva, per cui le è consentito violare la scala
di sonorità:
storia -> sto.ria in cui la scala di sonorità è: o > s > t ≠ o – t -s

pasto -> pa.sto in cui la scala di sonorità è: o > s > t ≠ o – t - s

specchio -> spec.chio in cui la scala di sonorità è: e > s > p ≠ e – p -s

37
) all’inizio di un nesso consonantico non subisce raddoppiamento fonosintattico: farà strada -> fa.rà.stra.da

ho spremuto il limone -> ho.spre.mu.to.il.li.mo.ne

è sbarcato ieri -> è.sbar.ca.to.ie.ri

I comportamenti apparentemente eccezionali della fricativa alveolare possono essere spiegati partendo dall’osservazione
di parole che presentano /s/ + 1 o 2 consonanti: aspro pasto bisca . Se si dovesse sillabificare secondo le norme
ortografiche comuni, la sillabificazione sarebbe: *a.spro *pa.sto *bi.sca, ci si aspetterebbe che le vocali che precedono la
sillaba creata fossero lunghe, perché sono vocali toniche in sillaba aperta. In realtà, da studi condotti in laboratorio
fonetico, tali vocali risultano brevi, il che significa che la sillabificazione da proporre è: as.pro pas.to bis.ca

La consonante fricativa alveolare seguita da una o più consonanti è la coda della sillaba che precede e non fa parte
dell’incipit della sillaba che segue, per cui la sillaba che deriva da questa sillabazione risulta chiusa e la vocale del nucleo è
breve.

In questo modo si rispetta anche la regola della scala di sonorità in quanto in aspro pasto bisca

a>s / o>r>p p<a>s / o>t b<i>s / a>c

Allo stesso modo si può spiegare il mancato raddoppiamento fonosintattico della consonante fricativa alveolare, in quanto
la consonante diventa coda della sillaba precedente, quindi la sillaba che precede risulta chiusa. Es.:
L’ho già strappato -> L’hog.giàs.trap.pa.to

Perché scrivi tanto? -> Per.chès.cri.vi.tan.to?

Quando la consonante fricativa alveolare è seguita da consonante in corso di parola, sillabifica con la sillaba che precede.
Quando la consonante fricativa alveolare è iniziale di parola, non può sillabificare da sola, quindi bisogna ammettere di
violare la scala di sonorità sillabificando con la sillaba che segue. L’italiano classico (come nello spagnolo), per favorire la
sillabificazione di /s/ con la vocale che precede, inseriva una /i/ in posizione iniziale quando la parola comincia per /s/ +
consonante. Es.: in istrada in Isvizzera per iscritto in Ispagna.

PIEDE unità fonologica che consiste di una o più sillabe: all’interno di un piede le sillabe hanno diversa prominenza:

a) in presenza di 1 sillaba, essa può essere forte (caso non marcato) o debole (caso marcato):
p p

Sf Sd

b) in presenza di 2 sillabe, una è debole e una è forte:

p p

Sf Sd Sd Sf

c) in presenza di 3 sillabe, possono aversi le sequenze di sillaba forte, debole e debole, di sillaba debole,
debole e forte e di sillaba debole, forte e debole (caso marcato):

p p p

38
Sf Sd Sf Sd Sd Sf Sd Sf Sd

All’interno di un piede vi è un unico elemento forte ed è sempre situato a uno dei due limiti estremi. All’interno
della parola da analizzzare fonologiacamente sono stati identificati 3 livelli: parola – testa – elemento
terminale. In realtà è lecito pensare che la parola fonologica abbia una struttura di tipo:

ω
(parola fonologica)

Pd Pf
(testa del piede)

Sf Sd Sf Sd (elemento terminale: se forte


è detto designato)

39
COMPONENTE MORFOLOGICA della GRAMMATICA
MORFOLOGIA = settore della grammatica che studia la struttura interna delle parole (= sequenze di unità
linguistiche dotate di significato). Si distinguono le parole

a) monomorfemiche: formate da un solo morfema. Es.: in inglese bar in

italiano che – ieri – sempre – tribù (plurale invariato)

b) plurimorfemiche: formate da due o più morfemi: Es.: in inglese boy-s

in italiano gatt-o / veloce-mente / in-super-abil-e

TRATTI SEGMENTALI DELLE PAROLE = individuano le proprietà intrinseche delle parole

morfo = rappresentazione concreta di una unità linguistica che abbia rilevanza morfologica a livello
grammaticale: va riportato tra parentesi quadre: [ ]

morfema = rappresentazione astratta di una unità linguistica che abbia funzione distintiva all’interno di un
determinato sistema morfologico: va riportato tra barre diagonali: / /

Ogni morfema corrisponde almeno a un morfo, talvolta a più di uno. Si individuano i morfemi di una lingua
grazie alla presenza delle c.d. varianti contestuali = coppie di unità morfologiche con significato uguale che si
distinguono per la presenza di due morfi diversi collocati nella stessa posizione: Uno stesso morfema può avere
manifestazioni morfologiche diverse, corrispondere a morfi diversi. Le diverse varianti contestuali di uno stesso
morfema si chiamano allomorfi. Es.:

1)

/a/ è prefisso privativo da preporre ad aggettivi (trasforma aggettivo in negativo):


critico -> a-critico abbagliante -> an-abbagliante

partitico -> a-partitico allegorico -> an-allegorico

e compare in due forme del tipo [a] [an]


quando l’aggettivo comincia per

consonante vocale (a + inserzione di una nasale)

I due prefissi sembrano essere in distribuzione complementare e condizionata dal contesto fonetico, perchè in
presenza di una consonante iniziale si presenta [a] e in presenza di una vocale iniziale si presenta [an], ma il
significato del prefisso non cambia nei due casi, quindi si ha a che fare con un caso di allomorfia.

Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/a/ 1 morfema

2 manifestazioni fisiche

[a] [an] 2 allomorfi

40
2)

/in/ è prefisso negativo da preporre ad aggettivi (trasforma aggettivo in negativo):


legale -> il-legale razionale -> ir-razionale

logico -> il-logico ragionevole -> ir-ragionevole

permeabile -> im-permeabile tollerabile -> in-tollerabile


è un morfema che esiste in quattro allomorfi del tipo

[il][ir] [im] [in]

quando la parola che segue comincia per cons. laterale o vibrante cons. bilabiale vocale o cons. dentale in
seguito a assimilazione tot. assimilazione parz. mancata assimilazione. Nonostante la diversità delle forme che
si trovano attestate, il significato è invariato, è sempre un significato negativo, per cui si è davanti sempre a un
caso di allomorfia.

Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/in/ 1 morfema

4 manifestazioni fisiche

[il][ir] [im] [in] 4 allomorfi


3)

/in/ è prefisso direzionale da preporre a verbi o sostantivi (serve per formare verbi):

terra -> in-terrare sabbia -> in-sabbiare mettere -> im-mettere porre -> im-porre

è un morfema dal significato diverso (differenza semantica) dal caso 2) (nonostante la similarità formale) che
esiste in due allomorfi del tipo

[in] [im]

quando la parola che segue comincia per vocale o cons. cons. nasale bilabiale in seguito a mancata assimilazione

assimilazione parz.

Rappresentazione fisica degli allomorfi di un morfema:

/in/ 1 morfema

2 manifestazioni fisiche

[in] [im] 2 allomorfi


41
Si distinguono i morfemi

1) liberi = occorrono liberamente da soli nella frase senza unirsi ad altri morfemi.
Es.: in inglese: for – yet - that in italiano: ieri – per – già – che

Sono parole monomorfemiche che non sono ulteriormente scomponibili in altri morfemi.

2) legati = co-occorrono obbligatoriamente nella frase insieme ad altri morfemi.


Es.: in inglese lead-er / transform-ation in italiano vinci-tore / trasformaz-ione ram-o /

bell-o

Sono parole plurimorfemiche che comprendono morfemi che compaiono per forza con altri morfemi.
All’interno dei morfemi legati si distinguono i morfemi

a) lessicali = radice delle parole. Es.: in inglese toy- in italiano libr- legger-

Si trovano in parole plurimorfemiche e si riferiscono ad oggetti, concetti od eventi specifici.


Sono una classe aperta a cui si possono continuamente aggiungere nuovi elementi.
Sono nella maggior parte delle lingue morfemi liberi.
b) grammaticali = desinenze delle parole. Es.: in inglese – s (des. del p91lurale) in italiano – i (des. del
plurale) -mente (des. di avverbi)
- Si trovano in parole plurimorfemiche e hanno significati astratti, comuni e generici.
- Sono una classe chiusa a cui è impossibile aggiungere nuovi elementi.
- Sono per lo più morfemi legati.
All’interno dei morfemi grammaticali si distinguono i morfemi

° derivazionali: creano parole nuove. Es.: in italiano


gatt- in- -a

morfema less. gramm. gramm.


der. fless.
dim. femm.sing.
- possono (non devono) cambiare la categoria della base lessicale a cui si uniscono.
° flessivi: creano forme diverse della stessa entità lessicale. Es.: in italiano

trasforma- zion- -e
morfema less. gramm. gramm.
der. fless.

sost.<-ver. sing.

- lasciano sempre invariata la categoria della base lessicale a cui si uniscono

42
FENOMENI MORFOLOGICI
1. FLESSIONE GRAMMATICALE, che ha la funzione di attribuire genere, numero a sostantivi ed aggettivi come
pure persona, tempo e modo ai verbi.
2. REGOLE di FORMAZIONE delle PAROLE, che hanno la funzione di generare parole complesse a partire da basi
lessicali:

A) COMPOSIZIONE: processo morfologico per cui una forma libera si compone (si combina) ad un’altra
forma libera per formare una terza parola: [[ ]X + [ ]Y]Z = schema di base dove x y z in pedice
rappresentano categorie grammaticali diverse

Le categorie di partenza possono essere varie, mentre la categoria del composto risultante è quasi sempre il
NOME, mentre l’accento primario si posiziona generalmente sulla prima parte e il secondario sulla seconda. Si
possono unire in composizione:

- 2 forme nominali: es.: [[capo]N+[stazione]N]N = capostazione


- 2 forme verbali: es.: [[sali]V+[scendi]V]N = saliscendi
- 1 nome + 1 aggettivo: es.: [[campo]N+[santo]A]N = camposanto
- 1 aggettivo + 1 nome: es.: [[alto]A+[piano]A]N = altopiano
- 1 verbo + 1 nome: es.: [[lava]V+[piatti]N]N = lavapiatti
- 1 preposizione + 1 nome: es.: [[senza]PREP+[tetto]N]N = senzatetto
- 1 avverbio + 1 avverbio: es.: [[piano]AVV+[forte]AVV]N = pianoforte ed ottenere
un nome composto;
- 1 aggettivo + 1 aggettivo: es.: [[agro]A+[dolce]A]A = agrodolce ed ottenere un
aggettivo composto.

Nella forma di composizione deverbale data da 1 base verbale + 1 tema + desinenza nominale

si possono trovare verbi appartenenti a tutte e tre le coniugazioni dell’italiano. Es.: 1° coniugazione in -are

[[porta]V+[ombrelli]N]N = portaombrelli 2° coniugazione in -ere

[[attacca]V+[panni]N]N = attaccapanni [[appendi]V+[abiti]N]N = appendiabiti

[[salva]V+[gente]N]N = salvagente [[scendi]V+[letto]N]N = scendiletto

[[gratta]V+[capo]N]N = grattacapo [[reggi]V+[mensole]N]N = reggimensole

[[posa]V+[cenere]N]N = posacenere [[accendi]V+[sigari]N]N = accendisigari

[[rompi]V+[scatole]N]N = rompiscatole

3° coniugazione in -ire

[[apri]V+[scatole]N]N = apriscatole

[[copri]V+[letto]N]N = copriletto

[[dormi]V+[veglia]N]N = dormiveglia

[[copri]V+[fuoco]N]N = coprifuoco

43
La forma verbale che si utilizza in questo processo di derivazione si può ipotizzare che sia per la 1° coniugazione
o 2° persona singolare imperativo presente o 3° persona singolare indicativo presente; per la 2° e 3°
coniugazione o 2° persona singolare imperativo presente o 2° persona singolare indicativo presente.

Si può presumere che la forma verbale che si utilizza nel processo di composizione è il tema del verbo, inteso
come l’unione della radice verbale (verbo a cui si toglie la desinenza dell’infinito –are –ere –ire) + vocale tematica
della coniugazione (-a- -e- -i-) – terminazione dell’infinito (-re).
Questa ipotesi vale per la 1° e per la 3° coniugazione, mentre per la 2° coniugazione serve una regola di
riaggiustamento che trasformi la vocale tematica –e- della 2° coniugazione nella vocale –i- e che si applichi in
tutti i casi di composizione.

Quindi la base verbale da cui si parte per formare questi composti è il tema del verbo, se in aggiunta a ciò si
assume che per la 2° coniugazione esista una regola di riaggiustamento che trasformi la vocale tematica.

A seconda del tipo di derivazione che si verifica tra forme grammaticali, si distingue la composizione

a) endocentrica: si verifica quando la categoria e il significato derivano primariamente da una o da


entrambe le due forme, nel senso che uno o entrambi gli elementi risultano predominanti ai
fini di attribuire la categoria morfologica alla parola (= testa): es.: composizione endocentrica
subordinata:

° identificano un elemento modificato e un elemento modificatore: in italiano

[[capo]N+[stazione]N]N in cui il risultato è “un capo della stazione”

[[gentil]A+[uomo]N]N in cui il risultato è “un uomo gentile” composizione endocentrica

coordinata:

° identificano entrambi gli elementi come modificati e modificatori: in italiano

[[cassa]N+[panca]N]N in cui il risultato è “una cassa = panca”

[[agro]A+[dolce]A]A in cui il risultato è “agro + dolce”

b) esocentrica: si verifica quando la categoria e il significato derivano esternamente dalle due


forme, per cui viene a mancare quella che determina la categoria morfologica (= testa): es.:
composizione esocentrica combinata:

° una forma risulta abbinata all’altra per subordinazione: in italiano


[[senza]P+[tetto]N]N in cui il risultato è “un uomo senza tetto”

[[oltre]P+[tomba]N]N in cui il risultato è “un luogo oltre tomba” composizione esocentrica

reduplicata:

° una forma risulta abbinata all’altra per coordinazione: in italiano


[[fuggi]V+[fuggi]V]N in cui il risultato è “una fuga generale ”

[[lecca]V+[lecca]V]V in cui il risultato è “un dolce da leccare”


44
c) neoclassica: si verifica quando la categoria e il significato si compongono da morfemi legati di origine greco-latina,
dove esiste l’elemento che attribuisce la categoria morfologica (= testa): es.: composizione neoclassica con
semiparole:

° una forma neoclassica risulta abbinata all’altra neoclassica: in italiano

[[anemo]N+[metro]]N in cui il risultato è “un misuratore del vento”

[[archi]N+[atra]]N in cui il risultato è “un professionista medico” composizione neoclassica con prefissoidi:

° una forma neoclassica risulta abbinata all’altra: in italiano

[[bio]+[sfera]N]N in cui il risultato è “la terra dove esiste vita” [[geo]+[fisica]N]N in cui il risultato è “la fisica che

riguarda la terra” composizione neoclassica con suffissoidi:

° una forma risulta abbinata all’altra neoclassica: in italiano

[[insetti]N+[cida]]N in cui il risultato è “prodotto che uccide insetti” [[tutto]P+[logo]]N in cui il risultato è “persona

che sa tutto”.

B) DERIVAZIONE: processo morfologico per cui una forma libera (= base lessicale) si unisce (si combina) ad una forma legata
grammaticale derivazionale (= affisso) per formare una seconda parola:

2 sottoprocessi:

[Pref+[ ]X] X = schema di base aggiunge un morfema legato a sx della base

[[ ]X+Suf] X/Y = schema di base dove x y in pedice rappresentano categorie grammaticali diverse
aggiunge un morfema legato a dx della base

Le categorie di partenza possono variare, se l’affisso si aggiunge a destra della base lessicale (= suffisso, solo il suffisso
può cambiare la categoria grammaticale da adj a adv ecc), rispetto alla categoria risultante, mentre la categoria resta
invariata, se l’affisso si aggiunge a sinistra della base lessicale (= prefisso). Per quanto riguardala posizione dell’accento
della base a cui il prefisso si unisce, è la stessa nella parola risultante in caso di aggiunta di prefisso, mentre rispetto al
suffisso che si attacca, la posizione può (non deve) variare. Possono servire regole di riaggiustamento come la
cancellazione di vocale atona finale nell’incontro di 2 vocali o la trasformazione di vocale. Un affisso di regola sceglie una
sola categoria morfologica a cui unirsi. L’affissazione si blocca quando assume la tendenza a creare sinonimi. Si possono
unire in derivazione:
1 verbo + bile (che può essere) -> aggettivi. Es.: [ama]V+bile]A = amabile

[mangia]V+bile]A = mangiabile

[desidera]V+bile]A = desiderabile

[trasferi]V+bile]A = trasferibile

[ritorna]V+bile]A = *ritornabile

[parla]V+bile]A = *parlabile

[litiga]V+bile]A = *litigabile

[telefona]V+bile]A = *telefonabile

Nella forma di composizione deverbale data da 1 base verbale + 1 suffisso il suffisso impone RESTRIZIONI sui tipi di verbi a cui
può unirsi:
45
verbi transitivi. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]V+bile]A = -bile deriva aggettivi da verbi transitivi

parafrasi della regola di derivazione = lettura composizionale del significato degli affissi il suffisso –bile può essere X-ato (= parte
costante: l’affisso significa ‘che può essere verb+ato’) dove X = (parte variabile: verbo transitivo che funge da base lessicale) 1 verbo +
zione -> sostantivi. Es.: [trasforma]V+zione]N = trasformazione [esercita]V+zione]N = esercitazione [valuta]V+zione]N = valutazione

Nella forma di composizione deverbale data da 1 base verbale + 1 suffisso si possono trovare verbi. Es.: regola di formazione delle parole
[[X]V+zione]N = -zione deriva sostantivi da verbi

parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il suffisso –zione può essere atto di X (= parte
costante: l’affisso significa ‘atto del verb+are’) dove X = (parte variabile: verbo che funge da base lessicale) 1 nome + aio -> sostantivi.
Es.: [fiore]N+aio]N = fioraio

[giornale]N+aio]N = giornalaio

[verdura]N+aio]N = verduraio

[benzina]N+aio]N = benzinaio

[orologio]N+aio]N = orologiaio

[libro]N+aio]N = libraio

Nella forma di composizione denominale data da 1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone RESTRIZIONI sui tipi di nomi a cui
può unirsi: nomi comuni concreti no animati. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]N+aio]N = -aio deriva sostantivi da sostantivi con tratto


(+com) (+com) (+concr) (-anim) (-astr)

(+concr)

(-anim) (-astr)

parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il suffisso –aio può essere chi vende
X (= parte costante: l’affisso significa ‘persona che vende prodotto’) dove X = (parte variabile: nome comune concreto non
animato che funge da base lessicale) 1 nome + aio -> sostantivi. Es.: [grano]N+aio]N = granaio
[formica]N+aio]N = formicaio

[letame]N+aio]N = letamaio

[paglia]N+aio]N = pagliaio

[pollo]N+aio]N = pollaio

[vespa]N+aio]N = vespaio

[forno]N+aio]N = fornaio

Nella forma di composizione denominale data da 1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni sui tipi di nomi a cui può
unirsi: nomi comuni concreti animati e no. Es.: regola di formazione delle parole

[[X]N+aio]N = -aio deriva sostantivi da sostantivi con tratto (+com) (+concr) (+anim)

parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il suffisso –aio può essere luogo che contiene
X (= parte costante: l’affisso significa ‘luogo che contiene cose o esseri/persona’) dove X = (parte variabile: nome comune concreto
animato o non animato che funge da base lessicale)
Le diverse restrizioni presenti sulla base lessicale a cui si unisce il medesimo suffisso implica che i morfemi sono diversi.

46
1 nome + ale -> aggettivi. Es.: [strumento]N+ale]A = strumentale

[inverno]N+ale]A = invernale

[monumento]N+ale]A = monumentale
[sacramento]N+ale]A = sacramentale

[[[arrangia]V+mento]N+ale]A = *arrangiamentale

[[[discerne]v+mento]N+ale]A = *discernimentale

[[[collega]v+mento]N+ale]A = *collegamentale

[[[patteggia]v+mento]N+ale]A = *patteggiamentale

Nella forma di composizione denominale data da 1 base nominale + 1 suffisso il suffisso impone restrizioni sui tipi di nomi a cui
può unirsi: nomi non già risultato di processo di formazione. Es.: regola di formazione delle parole [[X]V+ale]A = -ale deriva
aggettivi da nomi con tratto (+concr)

parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il suffisso –ale può essere tipico
di X (= parte costante: l’affisso significa ‘tipico di nome’) dove X = (parte variabile: nome concreto o non concreto che
funge da base lessicale)

in + 1 aggettivo -> aggettivi. Es.: [in+[esperto]A]A = inesperto

[in+[cauto]A]A = incauto

[in+[giusto]A]A = ingiusto

[in+[cosciente]A]A = incosciente

Nella forma di composizione deaggettivale data da 1 prefisso + 1 base aggettivale si possono trovare aggettivi. Es.: regola di formazione
delle parole [in+[X]A]A = in- deriva aggettivi da aggettivi parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato
degli affissi il prefisso in- può essere non X (= parte costante: l’affisso significa ‘negare l’aggettivo’) dove X = (parte variabile: aggettivo
che funge da base lessicale)

in + 1 verbo -> verbi. Es.: [in+[dorare]V]]V = indorare [in+[mettere]V]V = immettere

Nella forma di composizione deverbale data da 1 prefisso + 1 base verbale si possono trovare verbi. Es.: regola di formazione delle
parole [in+[X]V]V = in- deriva verbi da verbi parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il
prefisso in- può essere in direzione di X (= parte costante: l’affisso significa ‘in direzione del verbo’) dove X = (parte variabile: verbo che
funge da base lessicale)

Le diverse categorie della base lessicale a cui si unisce il medesimo suffisso implica che i morfemi sono diversi.

s + 1 aggettivo -> aggettivi. Es.: [s+[fortunato]A]A = sfortunato

[s+[leale]A]A = sleale

[s+[corretto]A]A = scorretto

[s+[civile]A]A = *scivile

[s+[giusto]A]A = *sgiusto

[s+[onesto]A]A = *sonesto

47
Ma non s-onesto, dis-onesto.

Nella forma di composizione deaggettivale data da 1 prefisso + 1 base aggettivale il suffisso impone restrizioni sui tipi di aggettivi a cui
può unirsi: aggettivi che non iniziano per /tʃ/, /dʒ/, /s/ o vocale. Es.: regola di formazione delle parole [s+[X]A]A = s- deriva aggettivi da
aggettivi parafrasi della regola di derivazione= lettura composizionale del significato degli affissi il prefisso s- può essere non X (=
parte costante: l’affisso significa ‘negare l’aggettivo’) dove X = (parte variabile: aggettivo che funge da base lessicale)

A seconda del tipo di derivazione che si verifica tra forme grammaticali, si distingue la derivazione per

a) affissazione: si verifica quando l’affisso viene aggiunto a sinistra o a destra della base: es.:

° alla base lessicale si annette l’affisso a sinistra (= prefissazione): in it.

[in+[attivo]A]A in cui il risultato è un aggettivo come la base [attivo]A

[ex+[presidente]N]N in cui il risultato è un sostantivo come la base [presidente]N


[s+[fortunato]A]A in cui il risultato è un aggettivo come la base [fortunato]A

[ri+[scrivere]N]N in cui il risultato è un verbo come la base [scrivere]N

° alla base lessicale si annette l’affisso a destra (= suffissazione): in it.

[[attivo]A+ità]N in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [attivo]A è aggettivo

[[atomo]N+izzare]V in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [attivo]A è aggettivo

[[inverno]N+ale]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [inverno]A è sostantivo

[[veloce]A+izzare]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [veloce]A è aggettivo (favorisce l’aggiunta di -zione)

[[circolare]A+zione]N in cui il risultato è un sostantivo mentre la base [circolare]A è aggettivo

[[gentile]A+mente]AVV in cui il risultato è un avverbio mentre la base [gentile]A è aggettivo

[[mangiare]V+abile]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [mangiare]V è verbo

[[presidente]N+ale]A in cui il risultato è un aggettivo mentre la base [presidente]A è sostantivo

° alla base lessicale si annette l’affisso obbligatoriamente sia a sinistra che a destra della base pena la produzione
di parola malformata (= parasintesi): in italiano

[in+[giallo]A+ire]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [giallo]A è aggettivo

[s+[bianco]A+are]V in cui il risultato è un verbo mentre la base [bianco]A è aggettivo

b) conversione: si verifica quando una parola appartenente a una categoria grammaticale viene transcategorizzata (=
suffissazione zero): es.:

° la categoria lessicale di un aggettivo può cambiare in sostantivo nella parola risultante: in italiano

[vecchio]A > [vecchio]N

° la categoria lessicale di un participio passato può cambiare in aggettivo nella parola risultante: in italiano
[deciso]V > [deciso]A

48
RESTRIZIONI MORFOLOGICHE

1) PREFISSI: selezionano la base lessicale in relazione al significato: se la base è ambigua, il prefisso sceglie uno dei significati:
es.:

che piace a molti che non piace a molti

popolare [im+[popolare]]A

della gente *non della gente

in- può selezionare il significato astratto

2) SUFFISSI: selezionano la base lessicale in relazione al significato: se la base è ambigua, il prefisso sceglie uno dei significati,
oppure avviene una specializzazione dei suffissi di tipo semantico: es.:

cercare di riuscire [[tentare]V+ivo]N = atto di … tentare


cercare di corrompere [[tentare]V+zione]N = atto di …
-ivo seleziona il significato concreto -zione seleziona il significato astratto

acre *in maniera acre


acido [[acido]+mente]AVV
maligno in maniera maligna

riflettente *in maniera riflettente

lucido [[lucido]+mente]AVV
cosciente in maniera cosciente

non pieghevole *in maniera pieghevole

rigido [[rigido]+mente]AVV
severo in maniera severa

-mente seleziona sempre il significato figurato

riflettente *situazione di riflesso

lucido [[lucido]+ità]N cosciente


situazione di coscienza

-ità seleziona sempre il significato traslato

PAG 147

49
COMPONENTE SINTATTICA della GRAMMATICA

SINTASSI = settore della grammatica che studia le combinazioni possibili delle parole (= sequenze di unità linguistiche dotate
di significato).

Si distinguono le unità sintattiche di

1) COSTITUENTE: gruppi di singole o sequenze di parole che formano entità intermedie tra la singola parola e la frase.

Ogni parlante nativo di una data lingua ha una percezione intuitiva di che cosa sia un costituente e riesce a conoscerlo a livello
intuitivo. Es. di frase con soggetto sottinteso: Ho visto un gatto nero è intuitivo scomporre la frase in parti dividendo il verbo dall’oggetto.
Es. di frase con soggetto espresso: Il bambino mangia la mela

è intuitivo scomporre la frase in costituenti tracciando confini tra il soggetto, il verbo e l’oggetto.

Es. di frase complessa: Gianni ha invitato il suo amico a cena per venerdì sera

i confini tracciabili all’interno della frase sono dopo il soggetto, dopo il verbo, dopo l’oggetto, dopo il complemento di fine e dopo il
complemento di tempo.

2) RELAZIONE: condivisione di tratti tra le varie parti del discorso.

a) Interessa in genere parole adiacenti fra di loro: Es. Quello studente frequenta molti corsi
è possibile stabilire una relazione sintattica tra il soggetto e il verbo in termini di condivisione di tratti, cioè di persona e di numero (3°
persona singolare, 3° persona singolare). Questo rapporto di tipo morfo-sintattico coinvolge 2 costituenti adiacenti fra di loro (relazione
di accordo tra soggetto e verbo flesso).

b) Può coinvolgere anche elementi lontani tra di loro:


Es. Lo studente che molti professori conoscono si chiama Gianni

Gli esami che questo studente ha superato sono molti

Il soggetto entra in relazione di accordo con il verbo più lontano perché tra il soggetto e il verbo interviene una frase relativa che contiene
il verbo più vicino e dove pure esiste una relazione di accordo (3° persona singolare – 3° persona singolare oppure 3° persona plurale –
3° persona plurale).

Le due frasi dimostrano che le relazioni di accordo come altre relazioni sintattiche possono mantenersi sia in condizione di adiacenza
che a distanza.

c) In realtà le relazioni sintattiche tra elementi possono essere preservate a una distanza potenzialmente illimitata.

Es. (1) Quanti studenti hanno superato l’esame?

(2) Quanti studenti credi che abbiamo superato l’esame?


(3) Quanti studenti credi che Gianni pensi che abbiano superato l’esame?
Nella frase (1) il soggetto e il verbo entrano in relazione di accordo in condizione di adiacenza, ma nella frase (2) tra il soggetto e il verbo
con cui concorda interviene un altro verbo, e nella frase (3) tra il soggetto e il verbo con cui accorda interviene più di un verbo, e si
potrebbe continuare all’infinito inserendo tra il soggetto e il verbo verbi su verbi, pur mantenendo la relazione di accordo tra il soggetto
e il verbo con cui concorda.

50
Tipici esempi di relazioni che si mantengono a distanza potenzialmente illimitata sono le frasi interrogative. La seguente frase
interrogativa

Che cosa ha comprato?

(dove ciò che funge da soggetto del verbo è il pronome interrogativo posto all’inizio) si può mettere in relazione con la corrispondente

frase dichiarativa

Ha comprato un libro.

(nella quale l’oggetto segue in adiacenza il verbo).

L’ipotesi è dunque che nelle frasi interrogative avvenga una sorta di spostamento di un costituente dalla posizione adiacente al verbo
alla posizione iniziale di frase, per cui il sintagma nominale della frase dichiarativa è sostituito da un pronome interrogativo nella frase
interrogativa mediante uno spostamento dalla posizione adiacente al participio passato del verbo alla posizione iniziale di frase. Ma
nonostante il movimento, il parlante nativo dell’italiano riesce a interpretare il pronome interrogativo come l’oggetto del verbo anche
se allontanato dalla posizione di adiacenza. Questa relazione stabilita tra verbo e oggetto si manifesta e si mantiene a distanza
potenzialmente illimitata: La frase

Che cosa hai detto che ha comprato?

presenta un altro verbo inserito tra oggetto e verbo, il che consente sempre di interpretare il pronome interrogativo dipendente dal
verbo finale. Allo stesso modo la frase

Che cosa hai detto che Gianni pensa che abbia comprato?

presenta più di un verbo inserito tra oggetto e verbo e si riesce ancora ad interpretare il pronome interrogativo come connesso al
participio passato.

Quindi le relazioni sintattiche nella frase possono realizzarsi in condizioni di adiacenza o di distanza, il che fa capire che esiste
oltre alla struttura superficiale visiva della frase anche una struttura astratta sottostante alle espressioni linguistiche (che verrà
meglio definita quando verranno affrontate le rappresentazioni ad albero delle frasi). TRATTI SEGMENTALI DELLE FRASI =
individuano le proprietà intrinseche delle frasi

parola = rappresentazione minima di una unità linguistica che abbia rilevanza sintattica a livello lessicale;

sintagma = rappresentazione intermedia di più unità linguistiche che abbiano funzione costitutiva all’interno di un determinato sistema
sintattico.

frase = rappresentazione massima di unità linguistiche che abbiano funzione connettiva per formare proposizioni.

Ogni sintagma è un costituente composto da una o più di parole.

Esistono criteri per la

1) delimitazione della ricorrenza delle parole:

è possibile stabilire quali sono le parole che possono ricorrere insieme ad altre nella frase; i criteri per individuare tali occorrenze sono
detti distribuzionali, perché si fondano sul modo in cui le parole si distribuiscono all’interno della frase secondo la classe di appartenenza:
es.:

*Il mio per/oggi/e/leggo/esso/lo/alto/passione preferito è la musica classica

Il mio genere preferito è la musica classica

a) criterio della ricorrenza nella medesima posizione: es.: in italiano tra le due frasi

solo la seconda risulta grammaticale, il che fissa il criterio che le preposizioni, gli avverbi, le congiunzioni, i verbi, i pronomi e
gli articoli non possono ricorrere nella stessa posizione dei nomi, quindi il criterio della ricorrenza nella medesima posizione
fissa che i nomi appartengono a una classe di parole diversa dalle altre. Il fatto che in una determinata posizione possono

51
ricorrere solo nomi è diverso dal dire che possano ricorrevi tutti i nomi, in quanto possono ricorrevi solo nomi che designano
categorie a cui può appartenere un oggetto come quello della frase;

b) criterio dell’accordo di numero e genere per parole nella medesima frase: es.: in italiano tra le due frasi

solo la seconda risulta grammaticale, il che fissa il criterio che il genere del nome determina anche il genere dell’articolo, del
pronome e dell’aggettivo, mentre il numero del nome determina il numero del verbo, quindi il criterio dell’accordo di numero
e genere per parole nella medesima frase fissa che i verbi appartengono a una classe di parole diversa dalle altre.

2) individuazione dell’esistenza dei costituenti:

La nozione di costituente è implicita e intuitiva per tutti i parlanti nativi dell’italiano; criteri per individuare tali entità esistono
e sono oggettivi, per determinare se una sequenza di parole forma un costituente oppure no: es.: in italiano i criteri di
costituenza possono essere applicati alla frase

Il nostro amico / ha incontrato / un collega / in pizzeria / dopo il concerto

1 soggetto / 1 verbo / 1 oggetto diretto / 2 modificatori preposizionali


S V OD CL CT

a) criterio del movimento: se una sequenza di parole può essere spostata da un punto ad un altro della frase, e la frase continua a
funzionare, la sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di spostamento del costituente O in posizione davanti a S:

[Un collega] il nostro amico l’ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona (anche se occorre riaggiustare aggiungendo un pronome oggetto dopo il verbo) -> [ ] è un
costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione davanti a S:

[In pizzeria] il nostro amico l’ha incontrato un collega dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CT in posizione davanti a S:

[Dopo il concerto] il nostro amico l’ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente O in posizione dopo a CT:

Il nostro amico ha incontrato in pizzeria dopo il concerto un collega.

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione dopo a CT:

Il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto [in pizzeria]

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [collega in] in posizione davanti a S:

52
*[collega in] Il nostro amico ha incontrato un pizzeria dopo il concerto La frase non funziona -> [ ] non è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [pizzeria dopo] in posizione davanti a S:

* [pizzeria dopo] Il nostro amico ha incontrato un collega in il concerto


La frase non funziona -> [ ] non è un costituente.

° Prova di spostamento delle parole [il concerto] in posizione davanti a S:

* [il concerto] Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo


La frase non funziona -> [ ] non è un costituente (non è mai possibile separare una preposizione dall’articolo e dal nome del
complemento)

Quando la frase è agrammaticale, si sono spostate sequenze arbitrarie di parole, che non sono dislocabili né e dx né a sin a
proprio piacere, a differenza dei costituenti (sequenze di parole che danno frasi ben formate);

b) criterio della frase scissa (= una frase che ha schema


3° pers. sing. verbo essere + X + che + resto della frase): se una sequenza di parole può comparire nella posizione di focus della
frase scissa (= X), e la frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente.
Nell’es.:
° Prova di spostamento del costituente O in posizione di focus:

E’ [un collega] che il nostro amico ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CL in posizione di focus:

E’ [in pizzeria] che il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente CT in posizione di focus:

E’ [dopo il concerto] che il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di spostamento del costituente S in posizione di focus:

E’ [il nostro amico] che ha incontrato un collega in pizzeria

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

c) criterio della non inseribilità: se una sequenza di parole non può essere interrotta dall’inserimento di materiale lessicale, e la
frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente= non si può spezzare un costituente inserendo altre
parole nel mezzo. Nell’es.:

° Prova di inserimento del costituente CM dopo S: [con immenso piacere]

Il nostro amico [con immenso piacere] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo V: [con immenso piacere]

53
Il nostro amico ha incontrato [con immenso piacere] un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo O: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega[con immenso piacere] in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo CL: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [con immenso piacere] dopo il concerto
La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM dopo CT: [con immenso piacere]

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto [con immenso piacere]

La frase funziona -> [ ] è un costituente.

° Prova di inserimento del costituente CM tra aggettivo e nome di S:


[con immenso piacere]

*Il nostro [con immenso piacere] amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [il nostro] e [amico] non sono costituenti.

° Prova di inserimento del costituente CM tra articolo e nome di O:


[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un [con immenso piacere] collega in pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [un] e [collega] non sono costituenti.

° Prova di inserimento del costituente CM tra preposizione e nome di CL:


[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un collega in [con immenso piacere] pizzeria dopo il concerto

La frase non funziona -> [in] e [pizzeria] non sono <<<.

° Prova di inserimento del costituente CM tra preposizione e nome di CT:


[con immenso piacere]

*Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria dopo [con immenso piacere] il concerto

La frase non funziona -> [dopo] e [il concerto] non sono costituenti.

Devono dunque essere rispettati i confini dei costituenti nell’inserimento di sintagmi per avere frasi ben formate. Se il
costituente viene spezzato, la frase risulterà sempre agrammaticale.

d) criterio della sostituibilità: se una sequenza di parole può essere sostituita da una forma sostitutiva e la frase continua a
funzionare, la sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di sostituzione del costituente S: [lui] pronominalizza S


54
[Lui] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente O: [lo] pronominalizza O

Il nostro amico [lo] ha incontrato in pizzeria dopo il concerto

La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente CL: [lì] avverbializza CL

Il nostro amico ha incontrato un collega [lì] dopo il concerto

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di sostituzione del costituente CT: [dopo] preposizionalizza O

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [dopo]

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

Si definisce elemento sostitutivo del sintagma/frase un prosintagma/frase: può essere - verbale: [farlo]. Es.
Mario [ha invitato] [un collega] ma Gianni non intende [farlo] [farlo] è una forma sostitutiva di un
sintagma verbale:
= [invitare] [un collega];

- preposizionale: [ne]. Es.


Alberto ha parlato [del problema] con il suo collega e [ne] hanno discusso a lungo
[ne] è una forma sostitutiva di un sintagma preposizionale argomentale:
= [del problema];

- preposizionale: [ci]. Es.


Alberto va [al mare] con la sua famiglia e [ci] resterà per due settimane
[ci] è una forma sostitutiva di un sintagma preposizionale locativo:
= [al mare];

- aggettivale: [lo]. Es.


Il suo collega è [molto intelligente] anche se non [lo] sembra [lo] è una forma sostitutiva
di un sintagma aggettivale:
= [molo intelligente];

- proposizionale: [ci]. Es.


A.:- [Gianni] [arriverà] [domani]
B.:- Non [ci] credo
[ci] è una forma sostitutiva di una frase principale:
= [Gianni] [arriverà] [domani];

- proposizionale: [lo]. Es.


A.:- Spero [che verrà]
B.:- [Lo] spero anche io
[lo] è una forma sostitutiva di una frase subordinata:
= [che verrà].

55
e) Doppio criterio della interrogabilità e enunciabilità in isolamento: se una sequenza di parole può essere sostituita da un
elemento interrogativo, è utilizzabile come risposta ad una domanda e la frase continua a funzionare, la sequenza di parole
forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di sostituzione al costituente S e suo uso in risposta: [Chi] pronominalizza S

[Chi] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto? [Il nostro amico]

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente O e suo uso in risposta: [Chi] pronominalizza O


[Chi] il nostro ha incontrato in pizzeria dopo il concerto? [Un collega]

La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente CL e suo uso in risposta: [Dove] pronominalizza CL

[Dove] il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto? [In pizzeria]

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di sostituzione al costituente CT e suo uso in risposta: [Quando] pronominalizza CT

[Quando] il nostro ha incontrato in pizzeria? [Dopo il concerto]

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

f) criterio della coordinabilità: se una sequenza di parole può essere coordinata con un costituente ristretto alla tipologia analoga
e la frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di coordinazione del costituente S: [e Gianni] si coordina a S

Il nostro amico [e Gianni] hanno incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto.

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente O: [e la segretaria] si coordina a O

Il nostro amico ha incontrato un collega [e la segretaria] in pizzeria dopo il concerto.

La frase funziona -> [O] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente CL: [e al bar] si coordina a CL

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria [e al bar] dopo il concerto.

La frase funziona -> [CL] è un costituente.


° Prova di coordinazione del costituente CT: [e prima di cena] si coordina a CT

Il nostro amico hanno incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto [e prima di cena].

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di coordinazione del costituente O: [in pizzeria] si coordina a O

*Il nostro amico hanno incontrato un collega e [in pizzeria] dopo il concerto.

La frase non funziona -> [O] è un costituente di categoria diversa da [CL].

56
g) criterio della cancellabilità in strutture coordinate: se una sequenza di parole può essere cancellata da due strutture coordinate
e dislocata alla periferia destra della frase e la frase continua a funzionare, la sequenza di parole forma un costituente.
Nell’es.:

° Prova di cancellabilità del costituente [CL]: [in pizzeria] si riporta in frase coordinata

Dopo il concerto il nostro amico ha incontrato un collega [ ] e Mario ha riconosciuto Alberto [in pizzeria].

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di cancellabilità del costituente [CT]: [dopo il concerto] si riporta in frase coordinata

In pizzeria il nostro amico ha incontrato un collega [ ] e Mario ha riconosciuto Alberto [dopo il


concerto].

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di cancellabilità del costituente [O]: [un collega] si riporta in frase coordinata

In pizzeria dopo il concerto il nostro amico ha incontrato [ ] e Mario ha riconosciuto [un collega].

La frase funziona -> [O] è un costituente.

h) criterio della omissibilità: se una sequenza di parole può essere omesse dalla frase e la frase continua a funzionare, la sequenza
di parole forma un costituente. Nell’es.:

° Prova di omissibilità del costituente [S]: [Il nostro amico] si omette dalla frase

[ ] ha incontrato un collega in pizzeria dopo il concerto.

La frase funziona -> [S] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [CL]: [in pizzeria] si omette dalla frase

Il nostro amico ha incontrato un collega dopo il concerto.

La frase funziona -> [CL] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [CT]: [dopo il concerto] si omette dalla frase

Il nostro amico ha incontrato un collega in pizzeria.

La frase funziona -> [CT] è un costituente.

° Prova di omissibilità del costituente [O]: [un collega] si omette dalla frase

*Il nostro amico ha incontrato [ ] in pizzeria dopo il concerto.

La frase non funziona -> [O] rappresenta una violazione della teoria tematica.

In italiano i criteri di costituenza possono essere applicati alla frase

La segretaria / telefona

1 soggetto / 1 verbo intransitivo


S V

1) criterio del movimento: Telefona [la segretaria] = frase grammaticale

57
2) critero di focalizzazione: E’ [la segretaria] che telefona= frase grammaticale
3) criterio di non inseribilità: *La [oggi] segretaria telefona = frase agrammaticale
4) criterio di sostituibilità: [Lei] telefona = frase grammaticale
5) criterio di interrogabilità e enunciabilità in isolamento: [Chi] telefona? [La segretaria]
6) criterio di coordinazione: La segretaria e [la sua collega] telefonano
7) criterio di cancellabilità in strutture coordinate: ?La segretaria telefona e il direttore scrive = solo O e C possono venire
cancellati e spostati al lato destro della frase coordinata
8) criterio di omissibilità: [ ] Telefona

L’intuizione è che

[la segretaria] risulta costituente distinto da [telefona]

La frase può essere rappresentata da un diagramma ad albero in cui condizione necessaria è una ramificazione binaria (= da
ogni nodo partono soltanto 2 nodi e non di più) tra un soggetto e un predicato semplice (occupano posizioni diverse nell’albero
sintattico):

In italiano i criteri di costituenza possono essere applicati alla frase


La segretaria - scrive - la relazione
1 soggetto / 1 verbo transitivo /1 oggetto diretto (s-v-o)

1) criterio del movimento: [la relazione] la scrive la segretaria


2) critero di focalizzazione: E’ [la relazione] che la segretaria scrive
3) criterio di non inseribilità: *La segretaria scrive la [oggi] relazione 4) criterio di sostituibilità: La segretaria [la] scrive
5) criterio di interrogabilità e enunciabilità in isolamento: [Che cosa] scrive la segretaria? [La relazione]
6) criterio di coordinazione: La segretaria scrive [la relazione] e [l’elenco]
7) criterio di cancellabilità in strutture coordinate: La segretaria scrive [ ] e il direttore legge [la relazione]

8) criterio di omissibilità: [ ] scrive la relazione


L’intuizione è che

[la relazione] e [la segretaria] risultano costituenti distinti da [scrive]

La frase può essere rappresentata da un diagramma ad albero in cui condizione necessaria è una ramificazione binaria (= da
ogni nodo partono due nodi e soltanto due, anche se un ramo può rimanere vuoto) tra un
soggetto e un predicato complesso (occupano posizioni diverse nell’albero

58
sintattico):

soggetto predicato complesso


La segretaria scrive la relazione

V SN
verbo oggetto
scrive la relazione
L’alternativa sarebbe quella di avere un *ramificazione trinaria con un albero con
3 nodi:

la segretaria scrive la relazione


*F

SN V SN
sintagma nominale verbo sintagma nominale
soggetto oggetto

La segretaria scrive la relazione

ma è struttura non ammessa.

TRATTI SOPRASEGMENTALI DELLA FRASE =


individuano la rappresentazione della frase rispetto ai suoi componenti
1) Teoria strutturale detta X’ barra =
- regolarizza la struttura interna dei costituenti e
prevede che tutti i sintagmi si conformino a un dato schema
- formalizza la struttura interna di tutti i sintagmi di una lingua e prevede che
questa struttura interna sia uniforme in tutte le lingue:
59
-
Lo schema di base prevede che la struttura del sintagma si articola su 3 livelli:

XP (= livello massimale=
proietta l’intera struttura del sintagma)

specificatore YP X’ (= barra= livello intermedio)


(elemento opzionale
= proietta struttura di tipo
uguale al complemento)

Y’

Z’

X° complemento ZP
(testa (elemento opzionale
elemento obbligatorio = proietta struttura di tipo
= livello minimale uguale allo specificatore)
= determina la categoria lessicale del sintagma)

All’interno di ogni sintagma X si realizza


obbligatoriamente la testa e opzionalmente il
complemento e lo specificatore.
60
Complemento e specificatore, se realizzati, proiettano una struttura ricorsiva Y o Z: si
dice che i sintagmi
XP proietta X’ che proietta X° YP proietta Y’ che proietta Y°
ZP proietta Z’ che proietta Z°

Posso realizzare o solo la testa, o testa e complemento, o testa e spec, o tutti e 3.


Un sintagma può essere composto da

° sequenze di parole;
° singole parole = realizzazione della sola testa del sintagma. Es.:

nella frase

Luisa ha mangiato [pane] e [molto prosciutto crudo].

si coordina un nome [pane] con un interno sintagma nominale [molto prosciutto crudo] in cui la
testa è il nome prosciutto;

nella frase

Alberto sembrava [invidioso] ma [abbastanza soddisfatto del premio]

si coordina un aggettivo [invidioso] con un interno sintagma aggettivale [abbastanza soddisfatto del premio] in cui la
testa è l’aggettivo soddisfatto;

nella frase

L’ufficio si trova [dietro] e [proprio sopra il negozio]

si coordina una preposizione [dietro] con un interno sintagma preposizionale [proprio sopra il negozio] in cui la
testa è la preposizione sopra.

Il rispetto del criterio di costituenza della coordinazione di una categoria lessicale


(testa) con un intero sintagma dimostra che singole parole hanno la stessa
distribuzione dei sintagmi = possono fungere da costituenti.

All’interno di un sintagma si possono realizzare tutti i livelli strutturali:

testa

testa – complemento

specificatore - testa
61
specificatore testa - complemento

SINTAGMA NOMINALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

Luisa ha mangiato [pane] Realizzazioni:


Testa

Luisa ha mangiato [buon pane] Realizzazioni:


Specificatore + Testa

Luisa ha mangiato [pane di segala] Realizzazioni:


Testa + Complemento
62
Luisa ha mangiato [buon pane di segala] Realizzazioni:
Specificatore + Testa + Complemento

*Luisa ha mangiato [buon di segala] Realizzazioni:


Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SN

1) movimento: [Pane] Luisa ne ha mangiato N


[Buon pane] Luisa ne ha mangiato A+N
[Pane di segala] Luisa ne ha mangiato N+P
[Buon pane di segala] Luisa ne ha mangiato A+N+P

2) focalizzazione nella frase fissa:


E’ [pane] che Luisa ha mangiato N
E’ [buon pane] che Luisa ha mangiato A+N
E’ [pane di segala] che Luisa ha mangiato N+P
E’ [buon pane di segala] che Luisa ha mangiato A + N + P

3) non inseribilità: Luisa ha mangiato [ieri] pane N


Luisa ha mangiato [ieri] buon pane A+N
Luisa ha mangiato [ieri] pane di segala N+P
Luisa ha mangiato [ieri] buon pane di segala A+N+P
*Luisa ha mangiato buon [ieri] pane
*Luisa ha mangiato pane [ieri] di segala
*Luisa ha mangiato buon [ieri] pane di segala
*Luisa ha mangiato buon pane [ieri] di segala

4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:


[Che cosa] ha mangiato Luisa? Pane N
Buon pane A+N
Pane di segala N+P
Buon pane di segala A+N+P

5) coordinazione: Luisa ha mangiato [pane] e [prosciutto]


Luisa ha mangiato [buon pane] e [prosciutto crudo]
Luisa ha mangiato [pane di segale] e [molto prosciutto]
Luisa ha mangiato [buon pane di segala] e [molto prosciutto crudo]

6) sostituibilità mediante proforma: Luisa [lo] ha mangiato dove lo sta per pane
63
buon pane
pane di segala
buon pane di segala

La trasposizione del NP (= noun phrase) all’interno della struttura X-barra si


presenta come segue:

NP (noun phrase)

AP (adjective phrase) N’

buon N° PP (preposition phrase)


pane
= struttura interna da sviluppare

di segala

In presenza di un articolo o di un aggettivo dimostrativo. Es.: nelle frasi

Questo interessante saggio su Freud

L’improvvisa partenza di Gianni

articoli o aggettivi determinativi occupano la testa di un DP (= determiner phrase)


o sintagma determinante:

DP

DP’


un

64
PP
NP

su Freud
AP
N’
interessante

N° DP
saggio

DP’

D° NP
L’

AP N’

improvvisa
N° PP
partenza

di Gianni

SINTAGMA PREPOSIZIONALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

L’ufficio si trova [dietro] Realizzazioni:


Testa

L’ufficio si trova [dietro l’angolo] Realizzazioni:


Testa + Complemento

65
L’ufficio si trova [immediatamente dietro] Realizzazioni:
Specificatore + Testa

L’ufficio si trova [immediatamente dietro l’angolo] Realizzazioni:


Specificatore + Testa + Complemento

*L’ufficio si trova [immediatamente l’angolo] Realizzazioni:


Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SP

1) movimento: [Dietro] si trova l’ufficio P


[Dietro l’angolo] si trova l’ufficio P+N
[Immediatamente dietro] si trova l’ufficio Avv + P
[Immediatamente dietro l’angolo] si trova l’ufficio Avv + P + N

2) focalizzazione nella frase fissa:


E’ [dietro] che si trova l’ufficio P
E’ [dietro l’angolo] che si trova l’ufficio P+N
E’ [immediatamente dietro] che si trova l’ufficio Avv + P
E’ [immediatamente dietro l’angolo] che si trova l’ufficio Avv + P + N

3) non inseribilità: L’ufficio si trova [credo] dietro P


*L’ufficio si trova dietro [credo] l’angolo P+N
*L’ufficio si trova immediatamente [credo] dietro Avv + P
*L’ufficio si trova immediatamente [credo] dietro l’angolo 4) Avv + P + N
interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:
[Dove] si trova l’ufficio? Dietro P
Dietro l’angolo P+N
Immediatamente dietro Avv + P
Immediatamente dietro l’angolo Avv + P + N

5) coordinazione: L’ufficio si trova [dietro] e [sopra]


L’ufficio si trova [dietro l’angolo] e [sopra il negozio]
L’ufficio si trova [immediatamente dietro] e [proprio sopra]
L’ufficio si trova [immediatamente dietro il negozio] e
[proprio sopra il negozio]

6) sostituibilità mediante proforma: L’ufficio si trova [lì] dove lì sta per dietro

66
immediatamente dietro
dietro l’angolo
immediatamente dietro l’angolo
La trasposizione del PP (= preposition phrase) all’interno della struttura X-barra si
presenta come segue:
PP (preposition phrase)

AvvP (adverb phrase) P’

immediatamente P° DP (determiner phrase)


= struttura interna da sviluppare dietro

D’

D° NP
l’

N’


angolo
Es.:
proprio sopra il negozio:

PP (preposition phrase)

67
proprio

AvvP (adverb phrase) P’

P° DP (determiner phrase)
= struttura interna da sviluppare sopra

D’

D° NP
il

N’


negozio

In presenza di una preposizione articolata. Es.: nella frase

Poco prima dell’arrivo di Gianni:

la preposizione semplice occupa la testa di un PP (= prepositional phrase) o


sintagma preposizionale, mentre l’articolo determinativo occupa la testa di un DP
(= determiner phrase) o sintagma determinante:
Es.:
poco prima dell’arrivo di Gianni:
PP (preposition phrase)

AvvP (adverb phrase) P’

68
Poco
= struttura
interna da sviluppare
P° PP (preposition phrase)
prima

P’

P° DP (determiner phrase)
di

D’

D’ NP
il

N’

N° PP
arrivo

P’

P° NP
di
N’


Gianni

69
SINTAGMA AGGETTIVALE
4 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:
Alberto sembrava [invidioso] Realizzazioni:
Testa

Alberto sembrava [invidioso di Paolo] Realizzazioni:


Testa + Complemento

Alberto sembrava [piuttosto invidioso] Realizzazioni:


Specificatore + Testa

Alberto sembrava [piuttosto invidioso di Paolo] Realizzazioni:


Specificatore + Testa + Complemento

*Alberto sembrava [immediatamente di Paolo] Realizzazioni:


Specificatore Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SA
1) movimento: [Invidioso] Alberto lo sembrava A
[Invidioso di Paolo] Alberto lo sembrava A+P
[Piuttosto invidioso] Alberto lo sembrava Avv + A
[Piuttosto invidioso di Paolo] Alberto lo sembrava Avv + A + P

2) focalizzazione della frase scissa:


E’ [invidioso] che Alberto sembrava A
E’ [invidioso di Paolo] che Alberto sembrava A+P
E’ [piuttosto invidioso] che Alberto sembrava Avv + A
E’ [piuttosto invidioso di Paolo] che Alberto sembrava Avv + A + P

3) non inseribilità: Alberto sembrava [ieri] invidioso A


*Alberto sembrava invidioso [ieri] di Paolo A+P
*Alberto sembrava piuttosto [ieri] invidioso Avv + A
*Alberto sembrava piuttosto [ieri] invidioso di Paolo Avv + A + P

4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:


[Come] sembrava Alberto? Invidioso A
Invidioso di Paolo A+P
Piuttosto invidioso Avv + A
Piuttosto invidioso di Paolo Avv + A + P
5) coordinazione: Alberto sembrava [invidioso] ma [soddisfatto]
70
Alberto sembrava [invidioso di Paolo] ma [soddisfatto del premio] Alberto
sembrava [piuttosto invidioso] ma [abbastanza soddisfatto]
Alberto sembrava [piuttosto invidioso di Paolo] ma
[abbastanza soddisfatto del premio]

6) sostituibilità mediante proforma: Alberto [lo] sembrava dove lo sta per


invidioso
invidioso di Paolo
piuttosto invidioso
piuttosto invidioso di Paolo

La trasposizione del AP (= adjective phrase) all’interno della struttura Xbarra si


presenta come segue:

AvvP (adverb phrase) A’

AP
A° PP (preposition phrase)
= struttura interna da sviluppare invidioso

P’

P° NP
di

N’

(adjective phrase)

piuttosto

71

Paolo

Es.:
Abbastanza soddisfatto del premio:

AP (adjective phrase)

AvvP (adverb phrase) A’

abbastanza A° PP (preposition phrase)


= struttura interna da sviluppare soddisfatto

P’

P° DP
de

D’

D° NP
il

N’


premio
72
In posizione attributiva l’aggettivo prenominale si colloca in posizione specificativa
rispetto al nodo NP: es.:
Il nostro amico DP
D’


Il
NP

AP N’

A’ N°
A° amico
nostro

73
SINTAGMA VERBALE
2 livelli di struttura applicando 6 criteri di costituenza. Es.:

Alberto [ha invitato] un collega Realizzazioni:


Specificatore Testa Complemento

Alberto [invita] un collega Realizzazioni:


Specificatore Testa Complemento

L’applicazione dei criteri di costituenza dimostra che ogni porzione di struttura


conta come 1 costituente: SV

1) movimento: *[Ha invitato] Alberto un collega V+S+C


[Ha invitato un ‘collega] Alberto V+C+S
[Invitato un collega] Alberto di certo ha PP + C + S + Aux
*[Invita] Alberto un collega V+S+C

2) focalizzazione nella frase scissa:


*E’ [ha invitato] che Alberto un collega V+S+C
*E’ [ha invitato un collega] che Alberto V+C+S
?E’ [invitato un collega] che Alberto di certo ha PP + C + S + Aux
*E’ [invita] che Alberto Aux + C + S + PP

3) non inseribilità: Alberto ha [spesso] invitato un collega S + V + C Alberto


ha invitato un collega [sempre] S+V+C
Alberto invita [talvolta] un collega S+V+C

4) interrogabilità ed enunciabilità in isolamento:


[Che cosa] ha fatto Alberto? *Ha invitato V
Ha invitato un collega V + C
Invitato un collega PP + C
*Ha un collega Aux + C
[Che cosa] fa Alberto? *Invita V
Invita un collega V+C

5) coordinazione: Alberto ha [invitato un collega] e


[telefonato alla segretaria], quindi è possibile
coordinare il participio passato e il complemento
oggetto lasciando fuori l’ausiliare
Alberto [invita un collega] e [telefona alla segretaria]

74
6) sostituibilità mediante proforma: Alberto ha invitato un collega ma Mario non
intende farlo (= invitare un collega), quindi la forma sostitutiva del sintagma
verbale sostituisce verbo lessicale e
complemento oggetto senza includere l’ausiliare
Alberto invita un collega ma Mario non intende farlo (= invitare un collega).

Le risultanze dei criteri di costituenza suggeriscono che verbo lessicale e complemento


oggetto formano un costituente più coeso rispetto al participio passato e verbo
ausiliare che sembra essere esterno.

I criteri di costituenza applicati al sintagma verbale sembrano, quindi, individuare un


costituente che include participio passato e complemento oggetto mentre l’ausiliare si
trova in una posizione esterna al costituente.

Si può, dunque, immaginare che il verbo ausiliare occupi una posizione strutturale
distinta da quelle del participio passato, in particolare si può immaginare che il verbo
ausiliare sia la testa di un costituente strutturato sulla base dello schema X-barra, che
prende come suo specificatore il sintagma nominale soggetto e come suo complemento
il sintagma verbale participio passato.

La trasposizione del VP (= verb phrase) all’interno della struttura X-barra si


presenta come segue:
IP (inflection phrase)

NP (noun phrase) I’

N’ I°
invita VP (verb phrase)
(verbo flesso)
N° (verbo lessicale)
Alberto
V’

V° DP (determiner phrase)
t (=traccia)

D’

D° N
un

N’

collega

75
IP (inflection phrase)

NP (noun phrase) I’

N’ I°
ha VP (verb phrase)
(verbo flesso)

Alberto V’

V° DP (determiner phrase)
invitato
(verbo lessicale)

D’

D° N
un

N’

collega

SINTAGMA FLESSIVO

Il verbo flesso rispetto al soggetto all’interno della frase ha la funzione di esprimere i


tratti di accordo del verbo con il soggetto, che possono essere tratti di persona (1° 2° 3°
persona) e tratti di numero (singolare plurale).

Il soggetto condivide i medesimi tratti di accordo del verbo flesso.

76
La testa I° ha la funzione di esprimere i tratti di accordo con il soggetto.

I tratti di accordo in italiano sono espressi dalla flessione verbale, ecco perché la
categoria iniziale della struttura di base dello schema X-barra prende il nome di IP (=
inflection phrase), sintagma flessivo, in quanto è la flessione verbale che realizza i tratti
di accordo con il soggetto ed è posizionata nella testa I°.

In un tempo composto i tratti di accordo sono realizzati sul verbo ausiliare (verbo flesso)

In un tempo semplice i tratti di accordo sono realizzati sul verbo lessicale (verbo flesso)

Al fine di mettere in relazione la posizione V° con la posizione I°, il verbo lessicale che
viene inserito inizialmente si sposta dalla posizione di testa V° alla testa I°, per
incorporare i tratti di accordo. Tale movimento del verbo lascia nella posizione V° solo
una traccia.

2) Teoria tematica detta θ =


- La valenza del verbo riguarda il numero di costituenti che
devono co-occorrere con il verbo stesso per garantire la
grammaticalità della frase;
- i costituenti che devono co-occorrere obbligatoriamente con il
verbo vengono chiamati argomenti (valenza = struttura
argomentale) mentre quando sono facoltativi sono detti
circostanziali;
- la valenza è saturata quando è presente il numero degli
argomenti richiesti dal tipo di verbo che co-occorrono con il
verbo stesso;
- vengono violati i requisiti di valenza del verbo quando co-
occorre con il verbo un numero inferiore degli argomenti
richiesti (frase agrammaticale).
77
Rispetto al numero degli argomenti che un verbo richiede, si possono distinguere le
classi dei

verbi avalenti (= non selezionano nessun argomento per garantire la grammaticalità


della frase): verbi metereologici alla 3° persona singolare. Es.:
piovere
nevicare
tuonare
grandinare

verbi monovalenti (= selezionano un solo argomento per garantire la


grammaticalità della frase): verbi intransitivi con 1 argomento nominale soggetto verbi
impersonali con 1 argomento frasale soggettiva. Es.:
Paolo [è caduto]
Sono arrivati [i tuoi cugini]
[Mia sorella] lavora molto
Bisogna [che Maria parta subito]
Sembra [che siano già arrivati]
verbi bivalenti (= selezionano due argomenti per garantire la
grammaticalità della frase): verbi transitivi con 1 argomento nominale soggetto+
con 1 argomento nominale oggetto/ con 1
argomento frasale oggettiva
verbi intransitivi con 1 argomento nominale soggetto+ con 1
argomento nominale preposizionale. Es.:

[Alberto] preferisce [il gelato]


[Giorgio] ha incontrato [il suo amico]
[Pietro] pensa [che arriveranno presto]
[Luigi] ritiene [che sia meglio così]
[Giulia] ha aderito [all’iniziativa]
[Marco] ha approfittato [dell’occasione]

verbi trivalenti (= selezionano tre argomenti per garantire la grammaticalità


della frase): verbi transitivi con 1 argomento nominale soggetto+
con 1 argomento nominale preposizionale+
con 1 argomento nominale oggetto/ con 1
argomento frasale oggettiva. Es.:
[Anna] ha prestato [il quaderno] [alla sua compagna]
[Gianni] ha offerto [il caffè] [ai suoi colleghi]
78
[Alberto] ha riferito [alla sua collega] [che Maria si è licenziata]
[Paolo] ha garantito [a suo padre] [che non lo farà più]

Classi di Verbi intransitivi

Criteri di distinzione Verbi inaccusativi Verbi inergativi Selezione

dell’ausiliare Sono arrivati (ESSERE) Hanno telefonato (AVERE)

Accordo participio passato – soggetto Sono arrivati molti studenti (Sì) Hanno telefonato molti studenti (No) Ne-

pronominalizzazione soggetto post verbale Ne sono arrivati molti (Sì) *Ne hanno telefonato molti (No)

Frasi participiali assolute Arrivati molti studenti, abbiamo festeggiato

(come modificatore di nome) *Telefonato molti studenti, abbiamo festeggiato


Classi di Verbi transitivi Verbi distransitivi
(oggetto diretto) (oggetto diretto e oggetto indiretto)

Criteri di somiglianza di comportamento con Verbi inaccusativi

Scelta dell’ausiliare No (AVERE) No (ESSERE)

Accordo participio passato – soggetto Li ho visti Sono arrivati molti studenti

Ne-pronominalizzazione Ne ho visti Ne sono arrivati molti

Frasi participiali assolute Visti loro, siamo usciti Arrivati molti studenti, abbiamo festeggiato
Questo si riflette sull’ipotesi di posizione di dove si generano questi verbi.

ARGOMENTI: costituenti obbligatori che saturano la valenza di un verbo, perché


che indicano le entità direttamente coinvolte nel processo descritto dal verbo;

CIRCOSTANZIALI o AGGIUNTI: costituenti facoltativi che possono essere


opzionalmente realizzati per fornire ulteriori informazioni relative all’evento
descritto dal verbo.

Es.:

[Il nostro collega] ha incontrato [un amico] [in pizzeria] [dopo il concerto]

agente paziente locativo temporale

argomenti circostanziali
1) indispensabili eliminabili

per non pregiudicare la grammaticalità della frase. Inoltre in


79
[In pizzeria] [dopo il concerto] [il nostro collega] ha incontrato [un amico]

Il significato è lo stesso

[Un amico] ha incontrato [il nostro collega] [in pizzeria] [dopo il concerto] assume
un significato diverso;
2) posizione fissa posizione libera
Ordine rigido Ordine sparso

3) vengono loro assegnati non vengono loro assegnati

Ruoli Tematici Ruoli Tematici


in quanto obbligatori in quanto facoltativi
Se in

Il direttore ha rimproverato l’operaio in ufficio dopo la pausa


viene applicato un criterio di pronominalizzazione, si può vedere il livello di
collocazione degli argomenti e dei circostanziali nella struttura Xbarra:

a) Il direttore ha [rimproverato l’operaio in ufficio dopo la pausa] e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]

[ ] è sequenza dell’intero VP (p.p. + argomento + circostanziale luogo


+ circostanziale tempo) pronominalizzata

b) Il direttore ha [rimproverato l’operaio in ufficio] dopo la pausa e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto]
prima dell’inizio del turno

(circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo parte del VP (p.p. + argomento + circostanziale luogo)


pronominalizzata

c) Il direttore ha [rimproverato l’operaio] in ufficio dopo la pausa e


anche il responsabile del personale [lo ha fatto] in
corridoio prima dell’inizio del turno

(circostanziale locale) (circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo parte del VP (p.p. + argomento) pronominalizzata

80
d) *Il direttore ha [rimproverato] l’operaio in ufficio dopo la pausa e
anche il responsabile del personale [lo ha fatto] la
segretaria in corridoio prima dell’inizio del turno

(argomento) (circostanziale locale) (circostanziale temporale)

[ ] è sequenza di solo VP (p.p.) non pronominalizzata, quindi

SV + argomento = 1 costituente

SV + argomenti + circostanziali = + costituenti

La struttura ad albero della frase è

81
IP

DP I’

D’ I° VP

ha

D° NP V’

Il

N’ V’ PP

N° V’ PP dopo la
direttore pausa

V° DP in ufficio

rimproverato

D’

D° NP

l’

N’


operaio
La struttura di VP è stratificata, il nodo di barra è ricorsivo, è ripetuto 3 volte in questo caso.
L’argomento va attaccato al nodo di barra più basso per descrivere la contiguità strutturale con
il participio passato, mentre i circostanziali vengono attaccati a destra ai V’ più alti a seconda
dell’ordine lineare della frase. I sintagmi preposizionali vengono realizzati attaccandoli ai nodi
di barra ricorsivi sulla destra.

82
Esistono frasi che hanno una duplice interpretazione. Ad ognuna di queste frasi
può essere associata una struttura sintagmatica diversa, che rende conto
dell’ambiguità strutturale.

1) Complemento di mezzo o di compagnia. Es.: La maestra

ha riconosciuto l’alunna con gli occhiali:

a) La maestra ha riconosciuto [l’alunna] [con gli occhiali] =

[Con gli occhiali] la maestra ha riconosciuto [l’alunna]

[L’alunna] la maestra l’ha riconosciuta [con gli occhiali]

2 costituenti

b) La maestra ha riconosciuto [l’alunna con gli occhiali] =

[L’alunna con gli occhiali] la maestra l’ha riconosciuta

1 costituente

Gli alberi disambiguano con due strutture sintagmatiche diverse 2)

Complemento di argomento o di specificazione. Es.:

Alberto ha parlato con un amico di Gianni:

a) Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni] =

[Con un amico] Alberto ha parlato [di Gianni]

[Di Gianni] Alberto ha parlato [con un amico]

2 costituenti

b) Alberto ha parlato [con un amico di Gianni] =

[Con un amico di Gianni] Alberto ha parlato

1 costituente

Gli alberi disambiguano con loro strutture sintagmatiche diverse.

83
Alberto ha parlato [con un amico] [di Gianni]: IP

NP I’

N’ I° VP

ha

N° V’

Alberto

V’ PP

di Gianni

V’ PP

V° con un amico

parlato

Alberto ha parlato [con un amico di Gianni]: IP

84
NP I’

N’ I° VP

ha V’

N° V°

Alberto parlato PP

con un amico
di Gianni
Ogni verbo ha la sua struttura argomentale, nel senso che richiede un certo numero di
argomenti che indicano le entità coinvolte nell’evento espresso dal verbo stesso.

La specifica relazione semantica tra verbo e i suoi argomenti è definita ruolo tematico. I tipi di
ruoli tematici esistenti sono:

AGENTE

indica l’essere animato che intenzionalmente svolge un’azione: sintagma nominale


(soggetto). Es.:

[Il cavallo] ha svolto i suoi compiti


[Paolo] ha telefonato a Giorgio

PAZIENTE

indica l’essere animato che subisce un’azione: sintagma nominale (complemento


oggetto o soggetto di frase passiva). Es.:

Gianni ha invitato [Carlo]


[Il gatto] è stato investito

TEMA

indica la cosa che subisce un’azione: sintagma nominale (complemento oggetto o


soggetto di frase passiva). Es.:
85
Paolo ha piegato un [lenzuolo]
[L’automobile] è stata revisionata

ESPERIENTE

indica l’essere animato che sperimenta un particolare stato psicologico: sintagma


nominale (soggetto o complemento di termine). Es.:

[Maria] desidera un divano nuovo


[Al cane] piace la carne tenera

BENEFICIARIO

indica l’essere animato che trae beneficio dall’azione del verbo: sintagma nominale
(oggetto o complemento di termine). Es.:
Ho regalato il libro [al mio amico]
Questa situazione ha favorito [Anna]

DESTINATARIO

indica l’essere animato verso cui è diretta l’azione del verbo: sintagma nominale
(oggetto o complemento di termine). Es.:

Ho dato il libro [a Gianni]


Lo studente ha consegnato la tesi [al professore]

META

indica il luogo verso cui è diretta l’azione del verbo: sintagma nominale (complemento
di moto a lugo). Es.:

Siamo andati [in campagna]


Ho messo il libro [sul tavolo]

LOCATIVO

indica il luogo in cui si situa l’azione del verbo: sintagma nominale (complemento di
stato in luogo). Es.:

Giorgio si trova [in camera sua]


86
I miei cugini abitano [a Roma]

COMITATIVO

indica la persona che interagisce con l’azione del verbo: sintagma nominale
(complemento di compagnia). Es.:

Il direttore si è accordato [con la segretaria]


Ci siamo riconciliati [con Luigi]

L’assegnazione di ruolo tematico al soggetto può essere diversa da quella che riguarda
altri argomenti del predicato; in particolare, nel caso di assegnazione ad altri argomenti
si ha a che fare con una assegnazione tematica diretta, mentre nel caso del soggetto si
avrà una assegnazione tematica indiretta che avviene composizionalmente, dato che il
ruolo tematico è determinato dal significato del verbo unitamente a quello degli altri
costituenti. Con riferimento alla struttura sintattica del sintagma verbale si parla di
argomenti interni, distinti rispetto al soggetto che è l’argomento esterno del predicato.

Ad ogni verbo è associata una griglia tematica, che ha la funzione di specificare il


numero e il tipo di ruoli tematici selezionati da quel particolare verbo. Es.:

svolgere seleziona < agente - tema >


telefonare < agente - destinatario >
invitare < agente - paziente >
investire < agente - paziente >
desiderare < esperiente - tema >
piacere < esperiente - paziente - tema>
regalare < agente - tema - beneficiario>
favorire < agente - beneficiario >
dare < agente - tema - destinatario>
consegnare < agente - tema - destinatario>
andare < agente - meta>
mettere < agente - tema - meta>
trovarsi < agente - locazione>
abitare < agente - locazione>
accordarsi < agente - comitante>
riconciliarsi < agente - comitante>

I ruoli tematici che sono presenti nella griglia tematica di un verbo devono essere
assegnati a degli argomenti, affinchè la frase sia grammaticale.

87
La griglia tematica identifica
la struttura argomentale del verbo = i componenti minimi della frase

Il criterio tematico stabilisce una relazione di 1 a 1 tra ruoli tematici ed argomenti: ogni
argomento viene assegnato ad uno ed un solo ruolo tematico ed ogni ruolo tematico
viene assegnato ad uno ed un solo argomento.
Quando i ruoli tematici vengono assegnati a degli argomenti, si dicono saturati.
a) E’ impossibile stabilire una corrispondenza sistematica tra una
particolare funzione grammaticale e una dato ruolo tematico.
Es.: in

[Il gatto] è stato investito Gianni ha investito [il gatto]

r.t. paziente = r.t. paziente soggetto


frase passiva diverso oggetto frase attiva

b) Lo stesso ruolo tematico può essere assegnato a diverse categorie lessicali.


Es.: in

[Maria] ama i gatti [A Maria] piacciono i gatti

r.t. esperiente = r.t. esperiente


sintagma nominale soggetto diverso sintagma preposizionale complemento di termine

c) Costituenti di tipo frasale possono rappresentare argomenti del verbo,


tipicamente ricevono il ruolo tematico di tema. Es.: in
[Le autorità] annunciavano [l’arresto del ricercato] [Le autorità] annunciavano [che il ricercato era stato arrestato]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

[L’arresto del ricercato] stupì [l’opinione pubblica] [Che il ricercato fosse stato arrestato] stupì [l’opinione pubblica]

< tema > verbo seleziona <esperiente> < tema > verbo seleziona <esperiente>

d) Soltanto i verbi lessicali possiedono la griglia tematica, gli ausiliari e i modali


assorbono la valenza o struttura argomentale del verbo lessicale a cui si
accompagnano. Es.: In
[La maestra] spiega [la lezione] [La maestra] deve spiegare [la lezione]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

[La maestra] ha spiegato [la lezione] [La maestra] può aver spiegato [la lezione]

< agente > verbo seleziona <tema> < agente > verbo seleziona <tema>

88
Il numero degli argomenti presenti rimane invariato.

SINTAGMA PRONOMINALE
Una lingua come l’italiano è a soggetto nullo (= che può non essere foneticamente
realizzato). Es.:
In

Ho mangiato il gelato

il ruolo tematico di agente pare non venire assegnato, quindi ci si aspetta una
frase agrammaticale, in quanto pare mancare l’argomento che funge da agente
(in base al criterio che ogni ruolo tematico deve essere assegnato ad un
argomento).

In questo caso la soluzione sta nell’ipotesi che nella posizione di soggetto


preverbale sia presente un elemento pronominale nullo detto ‘pro’, e che viene
indentificato dai tratti della flessione verbale.

IP

89
I’

Ho VP

V’

mangiato DP

il gelato
NP

(pro)

In questa configurazione strutturale il pro e il verbo ausiliare vengono a trovarsi


in una relazione di accordo specificatore – testa.

E’ il verbo ausiliare che legittima l’elemento pronominale nullo, identificato dai


tratti della flessione verbale.

La mancata realizzazione del soggetto foneticamente non è violazione del criterio


tematico, perché il ruolo tematico di agente viene assegnato a una categoria vuota.

90
SINTAGMA COMPLEMENTARIALE

In presenza di una frase subordinata: es.:


r.t.agente assegna r.t.tema

verbo secondario
______ _________________________

Alberto ha detto che Anna ha superato l’esame di linguistica

verbo principale
r.t.agente assegna r.t.tema

91
La rappresentazione di una frase complessa composta da una frase principale e
da una frase secondaria che funge da oggetto della frase principale è data
tenendo conto dell’elemento connettore delle due frasi, che è una congiunzione
subordinante, chiamata complementatore = elemento che occupa la testa della
proiezione massimale CP.

La barra C’ seleziona come complemento la frase subordinata.

Questo tipo di rappresentazione fa capire che la frase subordinata è introdotta


dal complementatore è argomento del verbo perché si trova in posizione tipica
di assegnazione di ruolo tematico ad argomento interno.

Tra il verbo lessicale e la testa C° esiste un rapporto di selezione, in quanto il verbo


principale seleziona un certo tipo di frase subordinata dichiarativa (il
complementatore è “che”), ma il verbo principale può anche selezionare un tipo
di frase subordinata di tipo interrogativo, in tal caso il complementatore diventa
“se”.

92
In presenza di una frase secondaria che funge da soggetto grammaticale del verbo
principale: es.:

93
r.t.tema assegna r.t.esperiente

verbo principale
______________________________________________________

________ Che Anna abbia superato l’esame di linguistica ha stupito Gianni

verbo secondario
r.t.agente assegna r.t.tema

La rappresentazione di una frase complessa composta da una frase principale e


da una frase secondaria che funge da soggetto alla frase principale è data
tenendo conto che l’elemento connettore delle due frasi, che è una congiunzione
subordinante, chiamata complementatore = elemento che occupa la testa della
proiezione massimale CP, deve venire inserito nella posizione di soggetto
preverbale nello specificatore di IP con l’introduzione del complementatore,
trattandosi di una frase:

IP

CP I’

C’ I° VP

ha

C° IP V’

Che

NP I’ V° NP

Anna VP stupito Gianni

abbia I° superato l’esame di linguistica


In presenza di una frase interrogativa, esiste una sua frase corrispondente
dichiarativa. Es.: La frase Ho comprato un vestito al mercato presenta una
struttura ad albero come segue:
94
IP

pro I’

(soggetto nullo
preverbale)
I° VP
elemento pronominale identificato dalla
Ho
flessione verbale
V’

V’ PP

al mercato

V° DP
(circostanziale)

comprato un vestito

(argomento interno)

Dalla frase dichiarativa si possono derivare una o più frasi interrogative:

1) Cosa hai comprato al mercato? (= l’oggetto è sostituito dal


pronome interrogativo)

Il pronome interrogativo viene collocato nella proiezione del sintagma


complementariale posto sopra la proiezione del sintagma flessivo:

95
CP

WhP C’

Cosa

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

hai

V’

V’ PP

al mercato

V° DP (circostanziale)
flessione verbale

comprato t (argomento interno)

Il costituente su cui verte la domanda viene spostato dalla posizione di


complemento alla posizione linearmente iniziale di frase e strutturalmente dello
specificatore del sintagma complementariale. E’ una proiezione massimale, è un
costituente di tipo sintagma grammaticale. N.B.

96
Il movimento del verbo è spostamento da posizione di testa a posizione di testa.
Il movimento del pronome interrogativo è spostamento da complemento a specificatore.

E’ il principio di preservazione della struttura:


Elementi di testa si spostano esclusivamente a posizioni di testa

Proiezioni massimali si spostano solo in posizioni di specificatore

2) Dove hai comprato il vestito? (= il complemento di luogo è sostituito dallo


avverbio interrogativo)

L’avverbio interrogativo viene collocato nella proiezione del sintagma


complementariale posto sopra la proiezione del sintagma flessivo:

CP

WhP C’

Dove

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

hai

V’

V’ PP

V° DP (circostanziale)
flessione verbale

97
comprato il vestito (argomento interno)

Il costituente su cui verte la domanda viene spostato dalla posizione di


circostanziale alla posizione linearmente iniziale di frase e strutturalmente dello
specificatore del sintagma complementariale. E’ una proiezione massimale, è un
costituente di tipo sintagma grammaticale. N.B.

Il movimento del verbo è spostamento da posizione di testa a posizione di testa.


Il movimento del pronome interrogativo è spostamento da circostanziale a specificatore.

98
In presenza di una frase principale, esiste una sua frase subordinata interrogativa
indiretta. Es.: La frase

Ho chiesto cosa la mamma abbia comprato al mercato presenta una

struttura ad albero come segue:

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

flessione verbale Ho

V’

V° CP

chiesto

WhP C’

cosa

C° IP

DP I’

la mamma

I° VP*

99
VP* abbia

V’

V’ PP

V° t al mercato

In presenza di una frase principale, esiste una sua frase subordinata interrogativa
indiretta. Es.: La frase

Ho chiesto dove la mamma abbia comprato al mercato presenta una

struttura ad albero come segue:

IP

pro I’

(soggetto nullo preverbale)


elemento pronominale identificato dalla I° VP

flessione verbale Ho

V’

V° CP

chiesto

WhP C’

dove

C° IP

DP I’

la mamma

100
I° VP*
VP* abbia

V’

V’ t

V° comprato DD il vestito

ORDINE RISPETTIVO TESTA – COMPLEMENTO all’interno dei sintagmi:

In italiano l’ordine è S – V – O. Es.: Gianni ha letto questo libro

VP

NP V’

N’ V° DP

letto

N° D’

Gianni

D° NP

questo

N’

libro

testa è a sinistra – complemento è a destra

V -O

Uno dei parametri di variazione tra le lingue può essere l’ordine V – O

101
1) In tedesco l’ordine è S – O – V. Es.: Hans hat dieses Buch gelesen

IP I’

I° VP

hat

NP V’

N’ DP

V° gelesen

N° dieses Buch

Hans avviene

parametrizzazione dell’ordine relativo a complemento

è a sinistra – testa a destra

O -V

Ne deriva che le lingue hanno strutture diverse.

2) In tedesco l’ordine è S – V – O. Es.: Hans hat dieses Buch gelesen


IP

102
I’

I° VP

hat V’

NP NP V’

N’ V° DP

gelesen

N° dieses Buch
Hans

avviene derivazione dell’ordine superficiale dall’ordine basilare all’ordine reale di testa è a

sinistra – complemento a destra

V -O

che dalla posizione di base si sposta in una posizione più alta.

Ne deriva che le lingue hanno struttura uguale, gli ordini diversi derivano da
movimenti dei costituenti che li portano a posizioni diverse.

ACCORDO RISPETTIVO SPECIFICATORE – TESTA all’interno dei sintagmi:


In inglese l’ordine è S – V – O. Es.: John has seen Bob

IP

103
NP I’

N’ I° VP

has

N° V’

John

V° NP

seen

N’

Bob

specificatore è a sinistra – complemento è a destra

S-V-O

Uno dei parametri di variazione tra le lingue può essere l’ordine V – S - O in frase

interrogativa

2) In inglese l’ordine è S – V – O. Es. Whom has John seen?

104
CP

WhP C’

Whom C° IP

has

I° I’

John

t VP

seen

VN’

La proiezione del sintagma complementariale è rilevante in inglese in caso di frasi


interrogative perché mette in gioco

- sia il movimento del verbo flesso da testa a testa

- sia il movimento di proiezione massimale da complemento a specificatore

Si ipotizza che lo specificatore e la testa in tale configurazione realizzino un accordo


specificatore – testa, anzi è stato proposto che la salita contemporanea del verbo flesso
e del pronome interrogativo sia dovuta a un requisito di adiacenza lineare e strutturale
dei due elementi.

In italiano manca evidenza del movimenti del verbo flesso.

Per esercizi e soluzioni sulle strutture linguistiche digitare:

105
Struttura esame
scritto: 2 ore:

1) 1 domanda su acquisizione del linguaggio / innatismo / grammatica universale;

2) 3 parole da trascrivere foneticamente e fonologicamente;

3) 3 domande che richiedono risposte brevi di fonologia tipo esercizio;

4) 3 parole da scomporre nella struttura morfologica;

5) 1 domanda che richiede risposta breve di morfologia tipo esercizio;

6) 2 frasi da rappresentare sintatticamente ad albero;

7) 1 domanda di verifica se una determinata sequenza di parole forma un


costituente mediante applicazione di almeno 5 criteri;

8) 1 domanda di individuazione dei ruoli tematici che determinati verbi selezionano.

106