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RELAZIONE SUL BULLISMO

Introduzione: una spiegazione del fenomeno


Quando parliamo di bullismo ci riferiamo a comportamenti aggressivi, intenzionali e volontari
ripetuti nel tempo con la volontà di causare un danno alla vittima, mettendo in atto delle prepotenze
spesso organizzate avvalendosi dell’aiuto di complici.
Le prepotenze si distinguono in dirette (fisiche, verbali) e indirette: nel caso delle offese dirette si
parla di botte, spinte, calci, danneggiamento di oggetti altrui, offese e intimidazioni, mentre per
quanto riguarda quelle indirette si fa riferimento ai pettegolezzi o al consigliare ad altri di evitare
una determinata persona1.
Ma chi è il bullo? Secondo il Profilo classico di Olwes, egli è il maschio più forte tra i suoi pari (sia
fisicamente che psicologicamente), con alta autostima e un bisogno di dominare gli altri, favorevole
all' uso della violenza nella gestione dei conflitti e con poca o nessuna sensibilità morale verso la
vittima. Alcuni studi hanno dimostrato che in realtà i bulli hanno una bassa autostima che cercano
di colmare attraverso il controllo degli altri e proiettando su questi i propri conflitti interiori,
allontanando quindi da sé il peso dei propri problemi. Il bullo può essere classificato in vario modo,
a seconda dei profili presi in esame: il bullo dominante, più forte fisicamente e psicologicamente
rispetto ai suoi compagni, dotato di maggiore autostima, che ritiene lecita la violenza; il bullo
gregario, più ansioso e insicuro del dominante, poco popolare nel gruppo e con uno scarso
rendimento scolastico, usa l'opportunità di spalleggiare il bullo dominante per innalzare la propria
autostima; il bullo vittima, che subisce le prepotenze ma reagisce ad esse e spesso assume
atteggiamenti provocatori; infine il bullo reattivo, che mette in atto reazioni sproporzionate alle
provocazioni, e il bullo proattivo, che presenta un basso livello di empatia.
Ma come fare a capire se un ragazzino è anche un bullo? Basta innanzitutto osservare il soggetto in
questione, facendo attenzione ai suoi atteggiamenti e alle sue reazioni: il bullo prova piacere o
divertimento ad umiliare gli altri, non accetta le regole e vuole imporre il suo punto di vista, pensa
che lo scontro fisico sia il mezzo migliore per risolvere le controversie.
Per quanto riguarda la vittima, essa soffre sia a livello sociale che emozionale e spesso il suo
malessere ricade sul rendimento scolastico. I disagi più frequenti sono: ansia, angoscia, sensi di
colpa, vergogna, bassa autostima, passività nelle relazioni sociali, fino a comportamenti
autolesionistici. Le vittime possono avere difficoltà nel riconoscere le emozioni e se attaccate non
dispongono di strategie di difesa efficaci, infatti in molti casi tendono ad auto-colpevolizzarsi o a
sopprimere la propria sofferenza: spesso, dimostrando eccessiva paura o vulnerabilità, rischiano di
incoraggiare la prepotenza del bullo. Le tipologie di vittime possono essere ascritte a due categorie:
la vittima passiva, ossia una persona tranquilla e sensibile contraria all'uso della violenza, spesso
isolata o esclusa dal resto della classe; la vittima provocatrice, ovvero una persona irrequieta, con
difficoltà a controllare le proprie emozioni, fastidiosa, che parla con voce lagnosa, provoca gli
attacchi e spesso contrattacca.
Come facciamo a capire se un ragazzino è vittima di bullismo?
-Manifesta sintomi di ansia: insonnia, incubi, mal di testa, tic, astenia, dermatiti;
-Manifesta sintomi depressivi;
-Manifesta sintomi da stress postraumatico;
-Ritorna a casa con i vestiti o i libri strappati;
-Perde interesse per le attività che prima svolgeva con piacere;
-Ma soprattutto se è evidente che spesso viene preso in giro dai compagni, rimane da solo, è timido
e peggiora nel rendimento scolastico e negli sport di squadra è scelto per ultimo.
Tra i fattori che influenzano l'insorgenza di fenomeni di bullismo vengono considerate le esperienze
di vita del soggetto (le relazioni con i pari), la famiglia, la scuola, i media, il contesto sociale2.
Il luogo in cui si manifesta maggiormente il bullismo è la scuola, in particolare: aule, cortile,
corridoi, mensa o bagni, le immediate vicinanze dell'edificio scolastico, il pullman e il percorso da
1
Cfr. Osm Kids, Chi sono i bulli?, Engage editore srls, 2016.
2
Cfr. C. Serino, A. Antonacci, Psicologia sociale del bullismo, Carocci editore, 2013.
scuola a casa e ritorno, ma non vanno dimenticati anche "altri luoghi", non solo fisici, come quelli del
mondo virtuale. Chiaramente il rischio di bullismo è più alto nei luoghi con minore supervisione da
parte dell'adulto.
Ma in tutto questo, che ruolo occupano gli adulti? I ragazzi che assistono o che subiscono le
prepotenze difficilmente riferiscono gli episodi di cui sono stati spettatori/vittime. Gli adulti hanno
una percezione più contenuta del fenomeno rispetto ai ragazzi. Quasi un terzo dei ragazzi ritiene
utile avere consigli dai propri genitori, anche se pochi auspicano un intervento diretto. I genitori
d'altra parte appaiono spesso in difficoltà a proposito delle strategie da adottare e del tipo di
supporto da offrire ai propri figli. Gli studenti di conseguenza non parlano con gli insegnanti dei
loro problemi, per una serie di motivi: orgoglio, vergogna, paura di ritorsioni. Questo clima di
omertà rende difficile l'intervento sia per gli educatori che per i genitori: per tale motivo si rivela
importante una buona collaborazione scuola-famiglia. Ed a proposito delle famiglie, è molto
importante sottolineare il ruolo delle "nuove famiglie": quelle con un solo genitore, quelle originate
da coppie omosessuali, quelle allargate, quelle di diversa provenienza geografica, come i figli di
immigrati che si trovano ad affrontare problemi, nel paese di arrivo, più seri di quelli degli altri loro
coetanei autoctoni. Per i ragazzi di altra nazionalità vi sono maggiori difficoltà a frequentare i
coetanei anche fuori dai contesti scolastici. La scarsa propensione ad intervenire può essere dovuta a
più motivi: per timore di ritorsioni, per imbarazzo, perché ritengono che comunque non servirebbe a
far cessare gli episodi futuri di bullismo, perché non sono amici della vittima, perché vedono la
vittima come "meno umana", perché pensano che la vittima si meriti quel trattamento, perché non
sanno bene cosa fare.
I ragazzi che assistono ad atti di bullismo vivono un'esperienza stressante che minaccia il loro
benessere psicofisico e sociale. Importante allora diventa il ruolo di quei ragazzi che intervengono
per difendere la vittima, così da migliorare complessivamente il clima di gruppo. I difensori
mostrano alti livelli di sensibilità morale e di autoefficacia. A tal proposito si rivela un fattore
importantissimo la "peer education", metodologia volta a promuovere la condivisione che mira a
stimolare la partecipazione attiva dei ragazzi, in un'ottica di apprendimento cooperativo e di
solidarietà reciproca.

Il bullismo in Italia: territorio, genere e classi d’età


L'indagine campionaria "Aspetti della vita quotidiana", fa parte del sistema integrato di Indagini
Multiscopo sulle famiglie avviato dal 1993 con l’obiettivo di produrre informazioni sugli individui e
sulle famiglie. Nell'edizione del 2014, per la prima volta, sono state poste agli 11-17enni domande
volte a stimare le vittime di bullismo3.
Ipotesi
La nostra ipotesi ha preso ad oggetto la relazione esistente tra il fenomeno “bullismo” e l’età, la
zona in cui abita la famiglia delle vittime e la ripartizione territoriale dei casi denunciati. Più
precisamente, si vuole dimostrare la differente manifestazione del fenomeno in esame rispetto ai
diversi contesti sociali.
Metodologia
La scelta metodologica è stata quella di descrivere concretamente atti e/o comportamenti vessatori
in modo di rendere più facile ai ragazzi riconoscere le diverse forme di bullismo. Non si è parlato
genericamente di “prevaricazioni” o di “atti di bullismo”, ma sono stati descritti concretamente atti
e/o comportamenti vessatori in modo di rendere più facile ai ragazzi riconoscere le diverse forme di
bullismo.
L'indagine rientra tra quelle comprese nel Programma statistico nazionale che raccoglie l'insieme
delle rilevazioni statistiche necessarie al Paese ed è stata condotta nel mese di marzo su un
campione di circa ventiquattromila famiglie.

3
Cfr. Statistiche report Istat, Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, 2014,
https://www.istat.it/it/files/2015/12/Bullismo.pdf
La popolazione di interesse dell’indagine multiscopo "Aspetti della vita quotidiana", ossia l'insieme
delle unità statistiche intorno alle quali si intende investigare, è costituita dalle famiglie residenti in
Italia e dai membri che le compongono.
Risultati
Nell’ambito dell'indagine sugli "Aspetti della Vita Quotidiana" del 2014, emerge che più del 50%
degli intervistati 11-17enni ha dichiarato di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti
l’intervista, di un qualunque episodio offensivo, non rispettoso e/o violento (Tab.1).

(Tab.1): Ripartizione delle vittime di bullismo per genere

60,00% 50,10%
44,40%
50,00%
34,70%
31,10%
40,00%
30,00%

8,50% 10,30% 9,90% 11%


20,00%
10,00%

0,00%
Maschi Femmine

Una o più volte a settimanaUna o più volte al meseQualche volta l'annoMai

Una percentuale significativa, pari al 19,4%, dichiara di aver subito azioni tipiche di bullismo una o
più volte al mese. Per quasi la metà di questi (9,2% del totale), si tratta di una ripetizione degli atti
decisamente asfissiante, ossia una o più volte a settimana, con una netta prevalenza di
vittimizzazione in capo alle ragazze.
Circa il 34% delle giovani 11-17enni è stata oggetto di prepotenze qualche volta durante l’anno
mentre per il 20,9% le vessazioni hanno avuto almeno una cadenza mensile (contro,
rispettivamente, il 31,1% e il 18,8% dei loro coetanei maschi).
Il 9,9% delle ragazze subisce atti di bullismo una o più volte a settimana, contro l'8,5% dei maschi.
La percentuale di soggetti che dichiara di avere subito prepotenze diminuisce al crescere dell’età
(Tab.2).

(Tab.2): Ripartizione delle vittime di bullismo per classi d'età


50,00%
45,00%
40,00%
35,00%
30,00%
25,00%
20,00%
15,00%
10,00%
5,00%
0,00%
11-13 ANNI 14-17 ANNI

11-13 14-17
anni anni
Una o più volte a 11,30% 7,60%
settimana
Una o più volte al mese 11,20% 10,30%
Qualche volta l'anno 30,80% 34,30%
Mai 46,70% 47,80%

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Il 22,5% dei ragazzi 11-13enni dichiara infatti di essere rimasto vittima di vessazioni continue (una o
più volte nel corso del mese) da parte di altri coetanei, rispetto al 17,9% degli adolescenti 14- 17enni.
Le differenze tra i ragazzi più piccoli e gli adolescenti si riducono se si considerano quanti hanno
subito prepotenze e/o vessazioni più raramente (qualche volta nell’anno): rispettivamente il 53,3%
dei più piccoli e il 52,2% dei 14-17enni.
Ma le differenze più sostanziali si possono riscontrare a livello territoriale (Tab.3): le azioni
vessatorie sono infatti più frequenti nel Nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo
rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest).

(Tab.3): Ripartizione territoriale delle vittime di bullismo


MaiUna o più volte l'annoUna o più volte al meseUna o più volte a settimana

50,80%
Mezzogiorno 32,50%
9,20%
7,50%

51,30%
Centro 30,40%
11,30%
7%
42,70%
Nord 34,30%
11,60%
11,40%
10,00%20,00%
0,00% 30,00% 40,00% 50,00% 60,00%

Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta durante l’anno), oltre il 57%
dei residenti al Nord ha subito qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l'intervista, contro
una quota inferiore al 50% dei residenti nelle regioni centrali e in quelle meridionali.
A conclusione dell'indagine, verranno prese in esame le condizioni più o meno disagiate in cui
vivono le vittime di bullismo, prendendo in esame, in questo senso, le condizioni di manutenzione
e decoro urbano, la mobilità cittadina, l'inquinamento e il tasso di criminalità: le zone che
presentano problemi rilevanti su più di un argomento vengono definite "molto disagiate", mentre se
i problemi rilevano solo in merito ad uno degli argomenti, le zone di riferimento verranno definite
come "con qualche disagio" (Tab.4).

(Tab.4) Ripartizione delle vittime di bullismo per zona di residenza


60,00%
50,00%
40,00%
30,00%
20,00%
10,00%
0,00%
Molto disagiata
Una o più volte a settimana10,50%
Una o più volte al mese12,80% Poco o per nulla disagiata
Con qualche disagio
Qualche volta l'anno32,10% 8%
9,60%
Mai44,60% 9%
11,10%
33,40%
32,80%
49,70%
46,40%
Com'è possibile evincere dai dati riportati, tra quanti vivono in zone poco o per nulla disagiate si
registra la quota più elevata di ragazzi e adolescenti che non hanno subito atti prevaricatori da parte
di coetanei (49,7% nei 12 mesi precedenti l’intervista); tra coloro che vivono in zone molto
disagiate tale quota scende al 44,6% mentre si registra la quota più elevata di vittime (23,3%) di
prepotenze che avvengono con assiduità (almeno una volta al mese).

Le ripercussioni del bullismo sulla psiche dell'individuo


Volendo ora soffermarsi sugli aspetti psicologici del fenomeno e sulle conseguenze dello stesso
nella vita adulta, è stato preso in esame uno studio di coorte sui bambini nati nell'ex contea di Avon,
in Inghilterra, tra il 1991 e il 1992 (d'ora in avanti ALSPAC, ossia Avon Longitudinal Study of
Parents and Children)4.
Ipotesi
L'ipotesi di partenza da cui ha preso avvio l'analisi dei dati che verranno successivamente trattati
concerne le conseguenze a lungo termine delle azioni vessatorie e/o prevaricatorie subite dai
bambini e gli effetti di questi sul loro stato mentale anche in età più avanzata.
Lo studio condotto si ripropone, in particolare, di dimostrare l’associazione tra maltrattamenti, l'essere
bullizzati e i disturbi mentali successivamente insorti.
Metodologia
Nello studio ALSPAC il maltrattamento è stato valutato come abuso fisico, emotivo o sessuale o
come un ruolo genitoriale severamente disadattivo (o entrambi) nell’età compresa tra 8 e 6 anni,
come riportato dalle madri nei questionari; l’essere vittima di bullismo è stato invece valutato per
mezzo di resoconti dei bambini a 8, 10 e 13 anni usando il già validato sistema del “Bullying and
Friendship Interview Schedule”. Al fine di identificare l’associazione tra il maltrattamento, l’essere
bullizzati e i disturbi mentali, sono state condotte analisi di regressione logistica binaria. I disturbi
mentali in generale (ansia, depressione, autolesività o tentativi di suicidio) sono stati la variabile
presa in considerazione come outcome primario.
Risultati
Lo studio, come mostrano i dati (Tab.5), ha preso in esame 4026 bambini: i soggetti facenti parte
della coorte ALSPAC hanno quindi fornito informazioni riguardo il fenomeno della vittimizzazione
generato dal bullismo, il maltrattamento e più in generale dei problemi di sanità mentale a partire
dal 1991.

(Tab.5): Studio longitudinale ALSPAC su un campione di 4026 bambini


2500
2205

2000

1500
1197

1000

500 341 283

MaltrattatiBullizzatiMaltrattati e bullizzatiNessuno dei due casi

4
Cfr. S. Tanya Lereya, W. Copeland, J. Costello, D. Wolke, Adult mental health consequences of peer bullying and
maltreatment in childhood, 2015, https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(15)00165-0/fulltext
Di questi, 2205 bambini hanno riferito di non essere mai stati oggetto di maltrattamenti o forme di
bullismo, 341 hanno dichiarato di essere vittima di maltrattamenti, 1197 hanno testimoniato di
essere vittima di bullismo e 283 hanno dichiarato di subire entrambe le forme di prevaricazione.
Secondo quanto evidenziato nella coorte ALSPAC, coloro che avevano subito soltanto
maltrattamenti non erano a rischio aumentato per alcun disturbo mentale, se confrontati con i
bambini non maltrattati. Di contro, coloro che erano stati vittima di bullismo e coloro che erano
stati sia maltrattati che bullizzati erano si trovavano in una condizione di rischio aumentato di
sviluppare problemi mentali, ansia, depressione e autolesionismo.
L’essere vittima di bullismo tra pari nell’infanzia ha avuto in generale effetti negativi peggiori sullo
stato mentale dei giovani adulti a lungo termine. Questi effetti non erano spiegati dal poli-
vittimismo. I risultati hanno quindi importanti implicazioni per la pianificazione del servizio
sanitario e per lo sviluppo di servizi per la gestione del bullismo tra pari (Tab.6).

(Tab.6): Rapporto tra le prevaricazioni subite e le conseguenze per lo stato mentale dei soggetti oggetto di studio
30%

25%

20%

15%

10%

MALTRATTATI BULLIZZATI MALTRATTATI E BULLIZZATI NESSUNO DEI DUE CASI


5%

0% Maltrattati e Nessuno dei


Maltrattati Bulliz bullizzati due
zati casi
Problemi mentali vari 17% 25% 29% 15%
Ansia 10% 13% 13% 8%
Depressione 7% 11% 14% 5%
Autolesionismo e tendenze 7% 12% 13% 7%
suicide

In particolare, i risultati ottenuti hanno significativamente rilevato un rischio aumentato di disordini


mentali dei giovani adulti, come ansia, depressione e autolesività o tentativi suicidi in bambini che
sono stati vittima di bullismo tra pari, abbiano loro avuto o meno una storia di maltrattamento da
parte di adulti. Allorquando l’essere vittima di bullismo sia stato direttamente confrontato con il
maltrattamento nell’infanzia, il bullismo tra pari ha avuto un maggiore impatto negativo sulla sanità
mentale dei giovani adulti. Il maltrattamento ha principalmente avuto effetti negativi sulla salute
mentale quando i bambini erano già stati vittima di bullismo. Precedenti studi hanno suggerito che
l’essere bullizzati durante l’infanzia potrebbe essere un marcatore di attuali o futuri rischi di
psicopatologie. Uno studio recente ha mostrato che bambini vittime di bullismo hanno rischi di
disordini mentali simili a quelli di bambini affidati durante l’infanzia a istituti pubblici di
accoglienza.
Un’esperienza di altre forme di vittimizzazione potrebbe generare suscettibilità ad essere bullizzati.
Secondo il quadro teorico della vittimologia dello sviluppo, svariati tipi di vittimizzazione hanno in
comune vari fattori di rischio, come l’instabilità familiare, l’insufficiente supervisione e le
caratteristiche personali (scarse qualità di interazione sociale, per esempio). Per di più, il
maltrattamento da parte di adulti potrebbe interferire con la regolazione emotiva infantile, cosa che
potrebbe rendere i bambini suscettibili al bullismo. In ogni caso, nonostante i bambini che erano
stati sia maltrattati che bullizzati avessero mostrato un’elevata incidenza di disturbi mentali, gli
effetti non sono stati più significativi rispetto a coloro che erano stati solamente vittime
di bullismo. Ciò suggerisce che gli effetti del maltrattamento sulla salute mentale dei
giovani adulti potrebbero essere almeno in parte dovuti all’essere vittima di bullismo.

Conclusioni
I dati riportati dimostrano che il fenomeno del bullismo è ampiamente diffuso sul
territorio nazionale: è emerso che più del 50% degli intervistati, di età compresa tra gli
11 e i 17 anni, ha subito atti non rispettosi o violenti riconducibili al bullismo nei 12
mesi precedenti l’intervista.
In particolare, quasi 1 intervistato su 10 dichiara di subire violenze una o più volte
durante la settimana, si tratta di dati davvero allarmanti.
L’incidenza del fenomeno varia di qualche punto percentuale al variare del sesso
dell’intervistato, ma è chiaro che il fenomeno è più diffuso sulle ragazze piuttosto che
sui ragazzi.
Abbiamo potuto rilevare inoltre che la percentuale di soggetti che dichiara di avere
subito prepotenze diminuisce al crescere dell’età: il 22,5% dei ragazzi 11-13enni
dichiara di essere rimasto vittima di vessazioni continue (una o più volte nel corso del
mese) da parte di altri coetanei, rispetto al 17,9% degli adolescenti 14-17enni. Le
differenze tra i ragazzi più piccoli e gli adolescenti si riducono se si considerano quanti
hanno subìto prepotenze più raramente (qualche volta durante l’anno): rispettivamente il
53,3% dei più piccoli e il 52,2% dei 14-17enni.
Un altro dato interessante riguarda il Mezzogiorno, dove il fenomeno è più contenuto: le
vittime di bullismo al Nord rappresentano il 23 % del campione intervistato (addirittura
nel Nord-est si raggiunge il 24,5%), mentre il dato relativo al Centro Italia è del 18,3%
contro il 18,7% del Sud.
Per quanto riguarda invece le condizioni più o meno disagiate in cui vivono le vittime di
bullismo, tra quanti vivono in zone poco disagiate si registra la quota più elevata di
ragazzi che non hanno subito atti di bullismo (49,7% nei 12 mesi precedenti l’intervista);
tra coloro che vivono in zone molto disagiate invece, tale quota scende al 44,6%.
Oltre che sulle differenze territoriali e anagrafiche, ci siamo soffermati anche sugli
aspetti psicologici del fenomeno e sulle conseguenze in età adulta: i risultati ottenuti
hanno significativamente rilevato un rischio aumentato di disordini mentali dei giovani
adulti, come ansia, depressione e autolesività o tentativi suicidi in bambini che sono stati
vittima di bullismo tra pari, abbiano loro avuto o meno una storia pregressa di
maltrattamento da parte di adulti. Allorquando l’essere vittima di bullismo sia stato
direttamente confrontato con il maltrattamento nell’infanzia, il bullismo tra pari ha avuto
un maggiore impatto negativo sulla sanità mentale dei giovani adulti.

Ruggero Emanuele Megazzini &Co.