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Nel 1066 d.c.

Guglielmo il Conquistatore diventa il primo sovrano normanno di Inghilterra: tra le


varie cose che i normanni introdussero nei territori conquistati non mancò la forma di scrittura che
inizialmente venne chiamata Lombardica e subito dopo Normanna: in realtà si trattava della
Minuscola Carolina, in voga al tempo nei territori del vecchio Sacro Romano Impero e, in breve
tempo, prese il sopravvento, almeno nei manoscritti e negli atti ufficiali, su altre forme di grafia
autoctone.
Dal dodicesimo secolo in poi cominciò a differenziarsi la grafia usata dai cancellieri reali negli atti
ufficiali del Re rispetto a quella usata dagli scriba nei comuni manoscritti: le differenze si
accentuarono nel tempo, influenzate anche dai vari modelli calligrafici di moda nel passare dei
secoli, dando luogo a due forme grafiche: la Chancery Letters (da non confondere con la
cancelleresca italica) e la Court-hand.
La Court-hand deve il suo nome di essere la scrittura in cui venivano redatti i documenti della Court
of Common Please (civile, riservata a tutti i procedimenti che non coinvolgevano gli interessi della
corona) e della Court of King’s Bench (civile, per tutti i procedimenti in cui entravano gli interessi
del re, e, in certa misura, anche penale); in seguito divenne popolare anche tra gli avvocati.
Col passare del tempo la grafia divenne sempre più complessa e stilizzata, con un uso di
abbreviazioni, contrazioni e simboli così ampio e fantasioso che, al confronto, le pur temibili “note
Tironiane” diventano una pinzillacchera; questo rese il tutto virtualmente illeggibile per chi non
fosse addentro alle convenzioni di questa scrittura al punto che, nel 1731, fu promanato il
“Proceedings in Court of Justice Act” con il quale fu stabilito non solo che qualsiasi atto dovesse
essere scritto obbligatoriamente in Inglese (prima si usava il latino) ma doveva essere redatto con
una grafia leggibile a chiunque, con il divieto di ricorrere a qualsiasi calligrafia comunemente
chiamata Court-hand e ad ogni forma di abbreviazione delle parole.
Qui di seguito due tavole con alfabeti in uso nel 17° e 18° secolo:

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A tutto c’è un perché: riguardo però ai motivi della formazione di una forma di scrittura così aliena
da ogni altra grafia occidentale tutti i libri che ho potuto consultare (“Court-hand Restored” di
Andrew Wright, “English court-hand” di C. Johnson e H. Jenkinson, “Palaeography and the
practical study of court-hand” sempre di Jenkinson) o tacciono o danno spiegazioni per me non
convincenti; che senso ha inventare una forma che presenta difficoltà anche in fase di scrittura, oltre
che ad essere illeggibile?
Ma forse un senso ce l’ha, come aveva un senso il linguaggio criptico dei pitagorici e dei rosacroce,
oppure (paragone forse meglio calzante) il “latinorum” dell’Azzeccagarbugli di Manzoniana
memoria: quando si detiene (o si crede di detenere) un potere, meno la gente comune ne capisce e
più facile ne diventa la gestione. Indubbiamente agli avvocati, cancellieri e giudici del tempo deve
aver fatto molto comodo l’assoluto bisogno della loro competenza per l’interpretazione degli atti,
non fosse altro che per procurarsi lavoro, tanto è vero che il sopra citato testo “Court-hand restored”
è stato scritto nel 1800 come manuale per gli aspiranti avvocati per permettere loro di consultare atti
antichi, cosa indispensabile in molti casi di dispute in merito a questioni di proprietà ed ereditarie.
i testi reperibili sull’argomento sono stati scritti tra la metà dell’800 e i primi anni del ‘900 quindi
descrivono come interpretare una court-hand e non come scriverla, visto che dalla metà del ‘700
non veniva più usata.
Quindi mi posso basare solo sull’osservazione degli scritti e sulle mie ipotesi.
Riguardo alle due tavole sopra mi sento di dire che il pennino era senz’altro uno square-cut (uso il
mio fedele Brause Bandzug) tenuto ad una angolazione di circa 45°, che va portata
progressivamente vicino ai 90° per la realizzazione dei tratti verticali rastremati: in alternativa,
invece di ruotare il pennino, se ne può sollevare lo spigolo destro tirando con quello sinistro
l’inchiostro verso il basso.
Lo x-height è di circa 8 gradi calligrafici, le ascendenti e maiuscole di altri 8 gradi calligrafici
mentre le discendenti variano dai quattro agli otto gradi. La “a”, la “c” e la “s” terminano al disopra
della linea di testa del corpo lettera.
Il tutto fatti salvi eventuali errori di misurazione sempre possibili (anzi,probabili) quando si lavora
su stampe di files digitali.