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Università degli Studi di Teramo

Facoltà di Medicina Veterinaria

Economia
&
Estimo Rurale
Dott. Agronomo Raffaella Castignani
A.A. 2014-2015

Corso di Laurea in Tutela e


Benessere Animale
Definizione di Economia
Nell'ambito delle scienze sociali l'economia (dal greco οίκος [oikos], 'casa' e νομος [nomos], 'norma', cioè "amministrazione della
casa") è definita come: “la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi, al fine di
massimizzare la propria soddisfazione”. Ovvero la scienza che studia la produzione, la distribuzione ed il consumo dei beni e dei
servizi.
 economia del lavoro,
 economia industriale,
 economia agraria,
 zooeconomia,
 economia dei trasporti,
 economia del turismo, ecc.

Per alcuni assume una certa rilevanza l'economia aziendale (in inglese Business Administration), che mette al centro degli
studi l'impresa.

Economia Politica: Scienza economica Politica Economica: Effetti dell’intervento pubblico


Gli Economisti
studiano come gli individui formulano le proprie decisioni;
si occupano delle interazioni tra individui;
analizzano forze e tendenze che influenzano l’economia in generale

 Metodo scientifico: osservazione, teorizzazione, osservazione


 Formulazione di ipotesi semplificate
 Modelli economici rivolti al particolare
I Dieci Principi dell’Economia
Le decisioni individuali
 Principio 1: scelte alternative
 Principio 2: il costo deriva dalla rinuncia
 Principio 3: pensiero marginale
 Principio 4: incentivi

L’interazione tra individui


 Principio 5 : lo scambio può essere vantaggioso
 Principio 6 : i mercati sono uno strumento efficace di organizzazione economica
 Principio 7 : possibilità di miglioramento con l’intervento pubblico

Il funzionamento delle economie


 Principio 8 : il benessere dipende dalle capacità
 Principio 9 : i prezzi aumentano all’aumentare della moneta
Principio 10 : nel bp la scelta è tra inflazione e disoccupazione
Le Decisioni Individuali
Principio 1: gli individui affrontano scelte alternative
 in funzione delle necessità;
 in funzione delle contingenze;
 in relazione ai concetti di “Efficienza ed Equità”
Principio 2: il costo di qualcosa è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerla
 Costo-Opportunità
Principio 3: gli individui razionali pensano al margine
 variazioni marginali
Principio 4: gli individui rispondono
agli incentivi
 in funzione della correlazione tra costi e benefici ;
 effetto ambiguo
L’Interazione tra Individui
Principio 5: lo scambio può rappresentare un vantaggio per tutti

 in funzione della concorrenza;


 in funzione della specializzazione del lavoro;
Principio 6: i mercati rappresentano un sistema efficace per l’organizzazione economica
 Economia di Mercato
 Le decisioni sono prese da individui ed imprese
 Prezzo ed interesse personale governano il mercato
Principio 7: l’intervento pubblico a volte può migliorare il risultato di mercato
 Efficienza ed Equità
 Fallimento del mercato
 Esternalità
 Potere di mercato
Il Funzionamento delle Economie
Principio 8: il livello di benessere di un paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e servizi
 Produttività intesa come capacità del singolo di produrre beni e servizi nell’unità di tempo;
 Influenza sulla politica economica
Principio 9: i prezzi aumentano quando si stampa troppa moneta
 Inflazione : crescita generalizzata dei prezzi
 Teoria Quantitativa della Moneta: “la quantità di moneta disponibile determina il livello dei prezzi ed il tasso di crescita
della quantità di moneta disponibile determina il tasso di inflazione”
Principio 10: nel breve periodo i sistemi economici sono costretti a scegliere tra inflazione e disoccupazione
 Curva di Phillips: relazione
tra inflazione e disoccupazione.

Diagramma di Flusso Circolare


2 soggetti economici:
IMPRESE:
Beni e Servizi utilizzando Fattori di
Produzione (lavoro, terra e capitale)
FAMIGLIE:
Fattori di Produzione e consumano i
Beni e Servizi

Curva delle Possibilità di Produzione


Grafico che mostra le combinazioni di
produzione che un sistema economico
può raggiungere
date le risorse disponibili.

Economia

 Microeconomia
Studio dei processi decisionali dei singoli soggetti economici e delle loro iterazioni su singoli mercati

 Macroeconomia
Studio dei fenomeni che riguardano l’economia nel suo complesso (inflazione, disoccupazione, crescita economica)
I Soggetti Economici e le loro Relazioni

L’economia: studio di relazioni o modelli di relazioni tra soggetti economici


Sistema economico: insieme delle attività di produzione, scambio e consumo messe in atto dai soggetti economici
I Soggetti Economici: famiglie, individui ed organizzazioni
Organizzazioni: insiemi coordinati di risorse umane e materiali
 Apparati politici (partiti, parlamenti, governi, consigli e giunte comunali...)
 Apparati economici (associazioni di produttori, sindacati, cooperative)
 Apparati sociali (chiese, club, associazioni sportive)
 Apparati educativi (scuole, università, centri di addestramento professionale)

Famiglia: una piccola organizzazione molto importante in economia per il consumo dei beni ed alcune attività produttive
(agricoltura, artigianato, commercio, agriturismo, ecc.).
Istituzioni: Insiemi di regole socialmente condivise che si danno i soggetti economici per disciplinare le loro relazioni. Servono
per ridurre l’incertezza nei rapporti e permettono ai soggetti economici di compiere scelte economiche di scambio, produzione e
consumo.

Sistemi economici e forme di governo


COSA CI INSEGNA L’ECONOMIA?
 Pensare in termini di alternative
 Capire i costi delle scelte individuali e collettive
 Intuire come certi eventi ed effetti sono connessi
Obiettivi del sistema economico:
 ripartire le risorse tra usi alternativi cioè allocare le risorse per la produzione di beni e servizi, in modo da garantire la
massima soddisfazione.
 determinare cosa produrre, quanto produrre, come produrre e la distribuzione della produzione tra i membri della
società
Sistemi di mercato
 Le istituzioni dei sistemi di mercato decentrano alle organizzazioni private (famiglie e imprese) le scelte economiche di
produzione, scambio e consumo dei beni, fidando che il mercato trovi le migliori allocazioni delle risorse scarse (sistema
economico in equilibrio);
Sistemi pianificati
 Le istituzioni dei sistemi pianificati accentrano nell’organizzazione statale le scelte di produzione e distribuzione dei beni
lasciando alle famiglie soltanto quelle di consumo; lo stato pianificatore può teoricamente trovare le soluzioni di equilibrio,
ma di norma fallisce per difetto di conoscenza dei bisogni individuali;
Sistemi misti:
 Le istituzioni dei sistemi misti decentrano in parte le scelte economiche al mercato (organizzazioni private) e in parte le
accentrano nello stato cercando soluzioni di equilibrio con scambi di mercato e scambi politici, commistione di interessi
che è stata causa molto spesso di malgoverno e di corruzione (vedi tangentopoli).
Economia Positiva e Normativa
Economia positiva descrive i fatti ed i comportamenti nel sistema economico. L’economista svolge un’analisi descrittiva. Il
mondo come è nella realtà
Economia normativa implica principi etici e giudizi di valore. L’economista svolge un’analisi prescrittiva. Il mondo come
dovrebbe essere
Le motivazioni dello scambio
 Scelta autarchica (auto-sufficienza) : si consuma solo ciò che si produce;
 Scelta della specializzazione e dello scambio (interdipendenza) : si consuma ciò che si ottiene in cambio di ciò che si è
prodotto.
L’interdipendenza si verifica perché il benessere collettivo aumenta quando gli individui si specializzano e commerciano gli uni
con gli altri.
Il criterio decisionale alla base del cosa produrre e quanto scambiare dipende dalle differenze nei costi opportunità.

Caso dell’Autosufficienza
Ciascuno consuma solo ciò che produce
La curva delle possibilità di produzione è anche la curva delle possibilità di consumo

 Le due funzioni sono delle linee rette, pertanto il costo opportunità di trasformare un bene in un altro è costante.
Le Possibilità di produzione

Frontiera delle Possibilità Produttive dell’Agricoltore

 Individua le possibili combinazioni di prodotti che l’agricoltore può realizzare con il tempo e la tecnica di cui dispone

 La funzione delle possibilità produttive è uguale alla funzione delle possibilità di consumo se l’agricoltore decide di consumare
solo ciò che produce

Frontiera delle Possibilità Produttive dell’Allevatore

 Individua le possibili combinazioni di prodotti che l’allevatore può realizzare con il tempo e la tecnica di cui dispone

 La funzione delle possibilità produttive è uguale alla funzione delle possibilità di consumo se l’agricoltore decide di consumare
solo ciò che produce

Effetti del Commercio sui Consumi dell’Agricoltore

 Se l’agricoltore producesse solo patate, potrebbe cederne 1 Kg all’allevatore il quale a sua volta cede 1 kg di carne per cui
l’agricoltore si troverebbe ad avere 3 kg di carne e 3 di patate.
Effetti del Commercio sui Consumi dell’Allevatore

 Se l’allevatore dedicasse 24 h alla produzione di carne e 16 a quella delle patate otterrebbe 24 kg di carne e 2 di patate.

 In seguito allo scambio con l’allevatore resterebbe con 21 kg di carne ma con 3 kg di patate.

Il Caso della Specializzazione


e dello Scambio

 Se i due produttori si specializzano nella produzione dei due beni e poi commerciano tra di loro, entrambi possono migliorare il
proprio benessere

 Lo scambio, quindi il mercato, è lo strumento con cui gli agenti economici incrementano il proprio benessere valicando il limite
costituito dalla propria funzione delle possibilità produttive.

I Vantaggi del Commercio


Da Cosa Deriva la Specializzazione

La Specializzazione dipende dalle differenze nei costi di produzione

Tali differenze possono essere misurate attraverso:


 Il costo di produzione vero e proprio, inteso come la quantità di input necessaria per produrre una unità di output
 Il costo opportunità, inteso come la quantità di un bene a cui bisogna rinunciare per una unità in oiù di un altro bene
Da Cosa Deriva la Specializzazione

Le metodologie del costo di produzione e del costo opportunità identificano due criteri alla base dello scambio:

 Il criterio del vantaggio assoluto

 Il criterio del vantaggio comparato


Vantaggio Assoluto

 Confronta della produttività del singolo

 Produttività : la quantità di input necessaria per produrre una unità di output

 Il produttore che richiede minori quantità di fattori produttivi per produrre una unità del bene in esame gode di un vantaggio
assoluto nella produzione di quel bene.

Le Possibilità di produzione

Vantaggio Comparato

 Confronta i costi opportunità dei singoli produttori


 Costo-opportunità: misura il rapporto di scambio tra le due produzioni

 Il produttore che ha il minor costo opportunità nella produzione di un certo bene gode di un vantaggio comparato nella
produzione di quel bene.

Vantaggio Comparato

 Tale criterio è stato formulato da David Ricardo (1817) e permette di risolvere il problema lasciato aperto dal vantaggio
assoluto: non è possibile godere del vantaggio comparato nella produzione di tutti i beni coinvolti nel sistema economico di
riferimento.

Vantaggio Comparato
 L’allevatore produce 1 kg di patate in 8 ore, ma se le usasse per produrre patate otterrebbe 8 kg di carne in meno

 Il costo opportunità per 1 kg di patate è pari a 8 kg di carne


Vantaggio Comparato
 L’agricoltore produce 1 kg di patate in 10 ore, ma se le usasse per produrre carne otterrebbe 1/2 kg di carne

 Il costo opportunità per 1 kg di patate è pari a 1/2 kg di carne


Vantaggio Comparato
 1 kg di patate costa all’allevatore 8 kg di carne, pertanto 1 kg di carne costa 1/8 di kg di patate

 1 kg di patate costa all’agricoltore ½ kg di carne , pertanto1 kg di carne costa 2 kg di patate

Vantaggio Comparato
Quindi:
L’agricoltore ha un costo opportunità delle patate più basso dell’allevatore (1/2 kg di carne contro 8 kg)

L’agricoltore ha un vantaggio comparato nella produzione di patate e l’allevatore nella produzione di carne
Vantaggio Comparato
È impossibile che un agente economico abbia un vantaggio comparato su entrambi i beni poiché il costo opportunità di un bene
identifica ciò a cui si è costretti a rinunciare per avere qualcos’altro, rappresenta il reciproco dell’altro bene in termini
relativi.
Beneficio dello Scambio

Il vantaggio comparato e le differenze nei costi opportunità identificano il beneficio nel commercio e pongono le basi per
la specializzazione produttiva.

Quando gli operatori economici hanno diversi costi opportunità possono trarre beneficio dallo scambio.

Beneficio dello Scambio

Lo scambio può produrre benefici per ciascun componente della società poiché permette ad ognuno di specializzarsi in una
produzione nella quale gode di un vantaggio comparato

L’interdipendenza e lo scambio permettono agli individui di avere una maggiore quantità e varietà di beni e servizi.

Beneficio dello Scambio


L’agricoltore riceve 3 kg di carne a fronte di 1 kg di patate: per lui il prezzo di 1 kg di carne è pari ad 1/3 kg di patate

Il prezzo che paga è inferiore nettamente al suo costo opportunità (2 kg di patate): acquista carne ad un prezzo
conveniente!!

Beneficio dello Scambio

L’allevatore acquista 1 kg di patate pagandolo 3 kg di carne : per lui il prezzo di 1 kg di patate è pari a 3 kg di carne

Il prezzo che paga è inferiore nettamente al suo costo opportunità (8 kg di carne): acquista patate ad un prezzo
conveniente!!

Beneficio dello Scambio

Il principio del vantaggio comparato può essere applicato anche ad un sistema economico globale. Pertanto anche Stati
che soffrono uno svantaggio assoluto nella produzione di tutti i beni (es. PVS) possono comunque beneficiare dello
scambio, a patto di specializzarsi nella produzione del bene in cui hanno un costo opportunità inferiore a quello di altri
Stati.
Le Forze di Mercato dell’Offerta
e della Domanda

 Offerta e Domanda sono le forze che garantiscono il funzionamento delle economie di mercato
 La Microeconomia si occupa:
dell’Offerta
della Domanda
dell’Equilibrio di mercato
Le Forze di Mercato dell’Offerta
e della Domanda

 Offerta e Domanda sono termini che fanno riferimento al comportamento delle persone che interagiscono in un mercato.

 Un Mercato è un qualunque insieme regolato di compratori e venditori di un certo bene o servizio o fattore produttivo.

 I compratori determinano la Domanda


 I venditori determinano l’Offerta

Le Forme di Mercato:
Concorrenza Perfetta

PRINCIPALI CARATTERISTICHE:
 Molti acquirenti e venditori:
Nessuna azione di un singolo ha effetto sul prezzo di mercato
 Le imprese sono “Price Taker”
La domanda del prodotto dell’impresa è perfettamente orizzontale
 Il prodotto è omogeneo
I prodotti sono perfettamente sostituibili tra di loro
Le Forme di Mercato:
Concorrenza Perfetta

PRINCIPALI CARATTERISTICHE:
 Vi è perfetta informazione

 Non vi sono barriere all’entrata e all’uscita

 La Domanda e l’Offerta determinano la quantità venduta di un bene ed il suo prezzo.


Le Forme di Mercato:
Monopolio

Un unico venditore stabilisce il prezzo o la quantità

È protetto da barriere all’entrata

La curva di domanda del settore è anche la sua curva di offerta

Non fronteggia alcuna dinamica di mercato che lo induca a modificare le sue scelte

Non esiste concorrenza


Le Forme di Mercato:
Concorrenza Monopolistica

Molti venditori con prodotti differenziati

I prodotti non sono sostituibili tra di loro

Possibilità di agire in una certa misura sul prezzo

Ha caratteristiche intermedie tra la concorrenza perfetta ed il monopolio

Le Forme di Mercato:
Oligopolio

Pochi venditori anche se per il medesimo bene

Non esiste concorrenza spietata

Il prezzo è il risultato di accordi tra i venditori e normalmente è medio alto

La Domanda di Mercato

 La quantità domandata è l’ammontare di un bene che i compratori desiderano e possono acquistare

 La scheda di domanda è una tabella che mostra la relazione tra il prezzo del bene e la quantità domandata

 La curva di domanda è la linea, inclinata negativamente, che mette in relazione il prezzo con la quantità domandata

Le Determinanti della
Domanda Individuale

Dipende:

 Il Prezzo di mercato

 Il reddito dei consumatori

 Il prezzo degli altri beni

 Le preferenze – gusti dei consumatori

 Le aspettative dei consumatori

 Il numero dei consumatori


Le Determinanti della
Domanda Individuale

Il Prezzo di mercato

Legge della Domanda: “all’aumentare del prezzo di un bene diminuisce la quantità domandata”
Le Determinanti della
Domanda Individuale

Il reddito dei consumatori

Beni Normali : quando la domanda di un bene diminuisce al diminuire del reddito

Beni Inferiori : quando la domanda di un bene aumenta al diminuire del reddito (es. trasporto pubblico)

Le Determinanti della
Domanda Individuale

Il prezzo degli altri beni

Beni Sostituti : la diminuzione del prezzo di un bene determina una contrazione della domanda di un altro bene (es. hot dog e
hamburger)

Beni Complementari : la diminuzione del prezzo di un bene induce un aumento della domanda di un altro bene ( es.benzina ed
automobili)
La Determinanti della
Domanda Individuale

Le preferenze – gusti dei consumatori

Sono legati a fattori storici, culturali e personali, quindi riguardano più la sfera soggettiva che l’oggettività economica
La Determinanti della
Domanda Individuale

Le aspettative dei consumatori

Le ipotesi personali sull’andamento economico futuro influenzano le scelte attuali


La Determinanti della
Domanda Individuale

Il numero dei consumatori

La quantità domandata è strettamente correlata al numero di individui che esprimono quella richiesta specifica.
Tabella di Domanda e
Curva di Domanda

 La tabella di domanda è una scheda che mostra la relazione analitica tra il prezzo del bene e la quantità domandata

 La curva di domanda è la linea, inclinata negativamente, che mette in relazione il prezzo con la quantità domandata

Tabella di Domanda Individuale

Curva di Domanda

Ceteris Paribus

 Nella definizione della curva di Domanda non si prendono in considerazione altre variabili oltre il prezzo.

 Si fa riferimento ad una situazione ipotetica dove alcune variabili sono considerate costanti.

Nell’analizzare la curva di Domanda (o di Offerta) bisogna tener presente tale situazione

Domanda di Mercato e
Domanda Individuale

 La Domanda Individuale rappresenta le scelte del soggetto economico in riferimento ad una variabile presa in considerazione

 La Domanda di Mercato è la somma di tutte le domande individuali di un dato bene o servizio e dipende dagli stessi fattori che
influenzano la domanda individuale

Tabella di Domanda di Mercato

Curva di Domanda A

Curva di Domanda B

Curva di Domanda A + B
Domanda di Mercato

 La Domanda di Mercato è il luogo geometrico che descrive la variazione della quantità domandata di un dato bene al variare del
prezzo

Spostamenti della Curva di Domanda

 Se cambia una delle determinanti della domanda(ad eccezione del prezzo) la curva di domanda si sposta:
 ogni cambiamento che provoca un aumento della quantità domandata provoca uno spostamento della curva di domanda verso
destra
 ogni cambiamento che provoca una contrazione della quantità domandata provoca uno spostamento verso sinistra

Spostamenti della Curva di Domanda

Spostamenti della Curva di Domanda

Spostamenti della Curva di Domanda


La curva di domanda mostra che cosa accade alla quantità domandata a fronte di variazioni del prezzo, tenendo costanti le altre
variabili; se una di queste altre variabili cambia la curva di domanda si sposta

L’Offerta di Mercato

 La quantità offerta è l’ammontare di un bene che i venditori vogliono e possono vendere

 La scheda di offerta è una tabella che mostra la relazione tra il prezzo del bene e la quantità offerta

 La curva di offerta è la linea, inclinata positivamente, che mette in relazione il prezzo con la quantità offerta

La Determinanti della
Offerta Individuale

Dipende:

 Il Prezzo di mercato

 Il costo e la dotazione dei fattori

 La tecnologia

 Le aspettative degli imprenditori


 Il numero dei venditori

Le Determinanti della
Offerta Individuale

Il Prezzo di mercato

Legge dell’Offerta: “all’aumentare del prezzo di un bene aumenta la quantità offerta; la quantità offerta è positivamente
correlata al prezzo”
Le Determinanti della
Offerta Individuale

Il costo e la dotazione dei fattori

L’aumento o la disponibilità dei fattori di produzione determina una variazione della redditività ed una conseguente diminuzione
della quantità immessa nel mercato

Le Determinanti della
Offerta Individuale

La tecnologia

Un miglioramento tecnologico che determina un aumento della produttività e conseguente abbassamento dei costi di produzione
comporta un aumento della quantità offerta
La Determinanti della
Offerta Individuale

Le aspettative degli imprenditori

Le ipotesi su un futuro aumento del prezzo possono indurre un aumento di produzione da stoccare e poi vendere
successivamente.
La Determinanti della
Offerta Individuale

Il numero dei venditori

Se alcuni operatori si ritirano dal mercato la quantità del bene offerta diminuisce
Tabella di Offerta e
Curva di Offerta

 La tabella di offerta è una scheda che mostra la relazione analitica tra il prezzo del bene e la quantità offerta
 La curva di offerta è il grafico che illustra la relazione tra il prezzo di un dato bene e la quantità offerta. Tale curva è
inclinata verso l’alto perché, ceteris paribus, a prezzi elevati corrispondono quantità elevate.

Tabella di Offerta Individuale

Curva di Offerta

Offerta di Mercato e
Offerta Individuale

 L’Offerta Individuale rappresenta le scelte del soggetto economico in riferimento ad una variabile presa in considerazione

 L’Offerta di Mercato è la somma di tutte le offerte individuali di un dato bene o servizio e dipende dagli stessi fattori che
influenzano l’offerta individuale

Tabella di Offerta di Mercato

Curva di Offerta A

Curva di Offerta B

Curva di Domanda A + B

Spostamenti della Curva di Offerta

 Se cambia una delle determinanti della domanda(ad eccezione del prezzo) la curva di offerta si sposta:
 ogni cambiamento che provoca un aumento della quantità offerta provoca uno spostamento della curva di offerta verso
destra
 ogni cambiamento che provoca una contrazione della quantità offerta provoca uno spostamento verso sinistra

Spostamenti della Curva di Offerta


Spostamenti della Curva di Offerta

Spostamenti della Curva di Offerta


La curva di offerta illustra ciò che accade alla quantità offerta di un bene quando varia il suo prezzo, ipotizzando la costanza
delle altre variabili determinanti : quando una di tali variabili cambia la curva di offerta si sposta.

La Composizione di D ed S
Equilibrio di Mercato
Equilibrio di mercato : definisce una situazione in cui Domanda ed Offerta si equivalgono
L’equilibrio è determinato dall’intersezione della curva di domanda con la curva di offerta

Croce Marshalliana

La Composizione di D ed S
Equilibrio di Mercato
Il punto di intersezione è detto punto di equilibrio
Il prezzo corrispondente al punto di equilibrio è detto prezzo di equilibrio
La quantità corrispondente al punto di equilibrio è detta quantità di equilibrio

La Composizione di D ed S
Equilibrio di Mercato
Il termine equilibrio definisce una situazione stabile, ma la determinazione degli equilibri è conseguenza di una dinamica che si
svolge nel tempo.
Prezzo di equilibrio : il valore che eguaglia domanda ed offerta
Quantità di equilibrio : la quantità offerta e la quantità domandata quando il prezzo fa equivalere domanda ed offerta

L’Interazione tra
Compratori e Venditori

Disequilibrio di Mercato
Eccesso di Offerta : la quantità offerta è > di quella domandata

Si verifica quando il prezzo corrente è più alto del prezzo di equilibrio ed i produttori non riescono a vendere tutto quanto
vorrebbero a quel prezzo

Eccesso di Offerta
Consideriamo il prezzo di € 2,50 (maggiore del prezzo di equilibrio di € 2,00), la quantità offerta corrispondente è di 10 gelati,
eccedente quella domandata a quel prezzo (4 gelati)
Abbondanza del bene : i venditori non sono in grado di vendere tutta la quantità desiderata.
La conseguenza è una diminuzione del prezzo

Eccesso di Offerta

Disequilibrio di Mercato
Eccesso di Domanda : la quantità domandata
è > di quella offerta

Si verifica quando il prezzo di mercato è inferiore al prezzo di equilibrio ed i consumatori non riescono ad acquistare tutto
quanto vorrebbero a quel prezzo

Eccesso di Domanda
Consideriamo il prezzo di € 1,50 (minore del prezzo di equilibrio di € 2,00), la quantità domandata corrispondente è di 10 gelati,
eccedente quella offerta nella situazione di equilibrio (4 gelati)

Scarsità del bene : i compratori non riescono ad acquistare tutta la quantità desiderata.
La conseguenza è un aumento del prezzo

Eccesso di Domanda

Le Variazioni dell’Equilibrio:
Statica Comparata

Un evento che determina una variazione della curva di domanda o di offerta determinerà automaticamente una variazione del
punto di equilibrio.

Statica Comparata : analisi dei cambiamenti che inducono spostamenti del punto di equilibrio

Le Fasi dell’Analisi
Statica Comparata
 Stabilire l’evento che induce spostamenti nella curva di domanda, di offerta o in entrambe
 Stabilire in quale direzione si spostano le curve (la curva)
 Comprendere con l’utilizzo del grafico di domanda ed offerta come gli spostamenti influenzano prezzo e quantità di
equilibrio

Effetti dell’incremento della D sull’Equilibrio


 Il clima favorevole (ad es.) determina un cambiamento delle preferenze dell’individuo provocando uno spostamento della
curva di D mentre l’S non subisce variazioni;
 Per ogni dato livello di prezzo la quantità domandata è superiore : la curva di D si sposta verso destra;
 L’aumento della D provoca un aumento del prezzo di equilibrio e della quantità domandata

N.B.
Uno spostamento della curva di offerta o di domanda viene definito cambiamento dell’offerta o cambiamento della domanda

Un movimento lungo la curva di offerta o di domanda viene definito cambiamento della quantità offerta o cambiamento della
quantità domandata

Effetti del Decremento dell’ S sull’Equilibrio


 L’evento sfavorevole determina una riduzione del numero di venditori facendo cambiare la quantità di prodotto disponibile
per la vendita. La curva di D non muta;
 La curva di S si sposta verso sinistra poiché ad ogni prezzo le aziende possono produrre quantità inferiori;
 La contrazione dell’S provoca un aumento del prezzo di equilibrio ed una diminuzione della quantità venduta.

Effetti di uno Spostamento Simultaneo di D ed S


 Gli eventi concomitanti determinano rispettivamente spostamenti sia della D che dell’S: aumenterà la quantità richiesta di
gelato; diminuirà la quantità offerta;
 La curva di D si sposterà verso destra, mentre quella di S verso sinistra;
 Lo spostamento delle due curve può determinare due risultati:

Effetti di uno Spostamento Simultaneo di D ed S


 Forte incremento della D e modesto decremento dell’S

Si crea un nuovo punto di equilibrio che vede aumentare sia il prezzo che la quantità domandata : P2>P1
Q2>Q1
Effetti di uno Spostamento Simultaneo di D ed S
 Forte decremento dell’S e modesto incremento della D

Si crea un nuovo punto di equilibrio che vede aumentare il prezzo e diminuire


la quantità domandata: P2>P1
Q2<Q1
La Composizione di D ed S
Equilibrio di Mercato

L’interazione della D e dell’S determina il prezzo di mercato dei beni e dei servizi

I prezzi sono segnali che indirizzano l’allocazione delle risorse e rappresentano l’incipit che coordina le azioni degli operatori
economici mantenendo gli equilibri.

Elasticità
E’ una misura di quanto i compratori ed i venditori rispondono al mutamento delle condizioni di mercato.

Permette di analizzare domanda ed offerta con maggiore precisione

Elasticità
Definizione : misura della sensibilità di una variabile rispetto ad un’altra variabile
Esistono diversi tipi di elasticità:
 Elasticità della Domanda:
rispetto al prezzo
rispetto al reddito

 Elasticità dell’Offerta:
rispetto al prezzo
rispetto al reddito
rispetto al prezzo di altri beni
Elasticità della D rispetto al Prezzo

Per misurare qualitativamente il cambiamento della D rispetto alle sue determinanti, quindi non la direzione dello spostamento
ma la dimensione, si utilizza il concetto di elasticità.

Elasticità della D rispetto al Prezzo

L’Elasticità della D rispetto al Prezzo è


la variazione % della quantità domandata
in rapporto alla variazione del prezzo

L’Elasticità della D rispetto al Prezzo


denota il grado di reattività o di sensibilità della quantità domandata di un bene in relazione alle variazioni del prezzo del
bene stesso
Elasticità della D rispetto al Prezzo

La domanda di un bene si dice elastica se la quantità domandata reagisce più che proporzionalmente alla variazione del prezzo

La domanda di un bene si dice anaelastica se la quantità domandata reagisce meno che proporzionalmente alla variazione del
prezzo
Elasticità della D rispetto al Prezzo

Poiché la D di un bene dipende dalle preferenze, l’elasticità della D rispetto al P dipende dalle forze economiche, sociali e
psicologiche che modellano il sistema delle preferenze individuali
Si misura con un coefficiente che può assumere tre valori fondamentali
Viene espressa in termini assoluti senza considerare il segno

Elasticità della D rispetto al Prezzo

ε = variazione % della quantità


variazione % del prezzo

 ε<1

 ε=0

 ε >1

Elasticità della D rispetto al Prezzo

La domanda tende ad essere più elastica :


se il bene è di lusso (posso farne a meno)
quanto più è lungo il periodo considerato
quanto più è elevato il numero di beni sostituti (posso cambiare le mie scelte)
quanto più strettamente è definito il mercato (in rapporto alla categoria considerata: cibo e panino)

Elasticità della D rispetto al Prezzo

La domanda tende ad essere più anaelastica (rigida):


se il bene è di prima necessità (non posso rinunciarvi)
quanto più è breve il periodo considerato
quanto più è ridotto il numero di beni sostituti (non esistono alternative valide)
quanto più ampiamente è definito il mercato

Elasticità della D rispetto al Prezzo

ε = variazione % della quantità


variazione % del prezzo

 ε<1

 ε=0

 ε >1

Calcolo dell’ Elasticità della D


rispetto al Prezzo

Il prezzo del gelato sale da € 2,00 a € 2,20


La quantità domandata diminuisce: da 10 ad 8 gelati
Calcoliamo l’elasticità della domanda rispetto al prezzo (cioè dimensioniamo il cambiamento in termini percentuali)
Calcolo dell’ Elasticità della D
rispetto al Prezzo

Variazione % del prezzo = ( 2,20 – 2,00) x 100 = 10 %


2,00

Variazione % della quantità dom. = (10 - 8) x 100 = 20%


10

ε = 20% = 2
10%
Calcolo dell’ Elasticità della D
rispetto al Prezzo

Il valore dell’ elasticità della D rispetto al P in questo caso riflette il fatto che la variazione della quantità domandata è
proporzionalmente doppia rispetto a quella del prezzo.
Poiché il prezzo e la domanda sono legati da una relazione negativa, le variazioni percentuali delle quantità avranno sempre segno
opposto a quelle del prezzo (+ 10% e – 20%), le consideriamo in termini assoluti.
Calcolo dell’ Elasticità col
Metodo del Punto Medio

Consideriamo due punti di una curva di D, A e B:


Punto A prezzo = 4 € ;

quantità = 120
Punto B prezzo = 6 € ;

quantità = 80

Calcolo dell’ Elasticità col


Metodo del Punto Medio

Muovendoci da A verso B il prezzo aumenta del 50% e la quantità si riduce del 33%
ε = 33,3% = 0,66
50 %

Calcolo dell’ Elasticità col


Metodo del Punto Medio

Muovendoci da B verso A il prezzo diminuisce del 33% e la quantità aumenta del 50%

ε = 50% = 1,5
33,3 %

Calcolo dell’ Elasticità col


Metodo del Punto Medio
Consideriamo il punto medio tra A e B, in esso avremo :
 Prezzo = 5 € ((4+6)/ 2)
 Quantità = 100 ((120+80)/2)

Nel calcolare le variazioni percentuali, al denominatore considero i valori del punto medio

Calcolo dell’ Elasticità col


Metodo del Punto Medio

Andando da A verso B:
 Variazione % quantità = 80 – 120 = 40%

100 x 100
 Variazione % prezzo = 6– 4 = 40%

5 x 100

ε = 40% = 1
40%

Calcolo dell’ Elasticità col


Metodo del Punto Medio

Andando da B verso A:
 Variazione % quantità = 120 – 80 = 40%

100 x 100
 Variazione % prezzo = 4– 6 = 40%

5 x 100

ε = 40% = 1
40%
Le Tipologie di Curva di Domanda

curve di domanda vengono classificate in


zione della loro elasticità:
 la domanda è elastica quando l’elasticità ha un valore superiore ad 1 (la quantità reagisce più che proporzionalmente al
prezzo)
 la domanda è anelastica quando l’elasticità ha valore inferiore ad 1 (la quantità reagisce meno che proporzionalmente al
prezzo)

Le Tipologie di Curva di Domanda


 la domanda ha elasticità unitaria se il valore dell’elasticità è uguale ad 1 (la quantità reagisce alla medesima
proporzione del prezzo)
 la domanda è perfettamente anelastica se il valore dell’elasticità è pari a zero (la quantità domandata non cambia al
variare del prezzo)
 la domanda è perfettamente elastica se il valore dell’elasticità tende all’infinito (il minimo cambiamento del prezzo può
provocare variazioni sproporzionate della quantità )
Regola Pratica

Quanto più la domanda è piatta nel punto che stiamo osservando tanto più è elevato il valore dell’elasticità al prezzo

Quanto più la domanda è ripida nel punto che stiamo osservando tanto più ridotto è il valore dell’elasticità al prezzo

Ricavo Totale ed Elasticità


della Domanda rispetto al Prezzo
RICAVO TOTALE: ammontare complessivamente pagato dai compratori e ricevuto dai venditori.

RT = P X Q

prezzo corrente del bene


= quantità del bene

Ricavo Totale ed Elasticità


della Domanda rispetto al Prezzo
Graficamente:
RICAVO TOTALE: area del rettangolo sotteso alla curva di domanda

RT = P X Q

altezza del rettangolo


= base del rettangolo

Ricavo Totale ed Elasticità


della Domanda rispetto al Prezzo
La variazione del RT se ci spostiamo lungo la curva di domanda dipende dall’elasticità della domanda al prezzo:
Se la domanda è anelastica un incremento del prezzo provoca un aumento del RT
Se la domanda è elastica un incremento del prezzo provoca una diminuzione del RT

Ricavo Totale ed Elasticità


della Domanda rispetto al Prezzo
La variazione del RT se ci spostiamo lungo la curva di domanda dipende dall’elasticità della domanda al prezzo:
Se la domanda è anelastica un incremento del prezzo provoca un aumento del RT
Se la domanda è elastica un incremento del prezzo provoca una diminuzione del RT
Pendenza ≠ Elasticità

Nelle curve di domanda l’elasticità è diversa in ogni punto considerato della curva stessa, anche se l’inclinazione è costante

Una curva di domanda lineare che presenta un’inclinazione costante (dovuta al fatto che la relazione di cambiamento tra prezzo e
quantità è sempre lo stesso), presenta un’elasticità diversa.

Pendenza ≠ Elasticità

La diversità tra pendenza ed elasticità dipende dal fatto che la prima mette in relazione la variazione di due variabili (prezzo e
quantità) mentre la seconda mette in relazione le variazioni percentuali delle stesse variabili

Pendenza ≠ Elasticità

Pendenza ≠ Elasticità

Elasticità della Domanda


rispetto al Reddito
L’Elasticità della D rispetto al Reddito è
la variazione % della quantità domandata
in rapporto alla variazione % del reddito del consumatore

L’elasticità della domanda rispetto al reddito può essere positiva o negativa

Elasticità della D rispetto al Reddito

ε = variazione % della quantità


variazione % del reddito

suo valore cambia in rapporta alla tipologia di beni oggetto di analisi


Elasticità della D rispetto al Reddito

Beni normali:
Un aumento del livello di reddito ne fa aumentare il consumo: hanno un’elasticità della domanda rispetto al reddito positiva.
Beni inferiori:
un aumento del livello del reddito ne fa diminuire la quantità domandata: l’elasticità della domanda rispetto al reddito è negativa

Elasticità della D rispetto al Reddito

Tra i beni normali abbiamo:


 I beni necessari : (abiti e cibo) tendono ad avere una scarsa elasticità verso il reddito (elasticità positiva ma < 1)
 I beni di lusso : (cibo speciale, alta moda) tendono ad essere elastici rispetto al reddito (elasticità > 1)

Elasticità Incrociata

ε = variazione % della quantità del bene X


variazione % del prezzo del bene Y
Misura quanto varia percentualmente la domanda di un bene per effetto della variazione percentuale del prezzo di un altro bene
L’elasticità della domanda al reddito può essere positiva o negativa

Elasticità Incrociata

Beni sostituti:
segno positivo dell’elasticità, un aumento del prezzo del bene Y comporta un aumento della quantità domandata del bene X
Beni complementari:
Segno negativo dell’elasticità, un aumento del prezzo del bene Y comporta una riduzione della domanda del bene X.

Elasticità dell’S rispetto al Prezzo

È la misura della variazione della quantità offerta di un bene a fronte dell’aumento del prezzo del bene stesso

ε = variazione % della q.tà offerta


variazione % del prezzo

Elasticità dell’S rispetto al Prezzo

Può assumere valori tra 0 e 唴 Il valore “critico ” per definire l’S elastica o rigida è 1
L’S di un bene si dice elastica se a fronte di una variazione contenuta del prezzo la quantità offerta aumenta
notevolmente
L’S di un bene si dice anelastica se le variazioni delle quantità offerte sono contenute anche a fronte di un notevole
aumento del prezzo

Le determinanti dell’Elasticità dell’S

Dipende dalla flessibilità dei venditori al cambiamento delle quantità che producono.
Dipende dal periodo di tempo:
 l’S è sempre più elastica nel lungo periodo che non nel breve, poiché cresce con la capacità dei venditori di variare
l’ammontare dell’output offerto
 nel bp l’impianto di produzione e la tecnologia sono dati
 nel lp possono variare

Elasticità dell’S rispetto al Prezzo

ε = variazione % della q.tà offerta


variazione % del prezzo

 ε<1

 ε=0

 ε >1

Calcolo dell’Elasticità dell’S


rispetto al Prezzo

Il prezzo del latte sale da €3,00 ad € 3,30


La quantità prodotta cresce da 10.000 a 11.500 lt
Calcoliamo l’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo (cioè dimensioniamo il cambiamento in termini percentuali)
Calcolo dell’Elasticità dell’S
rispetto al Prezzo

Variazione % del prezzo = ( 3,30 – 3,00) x 100 = 10 %


3,00

Variazione % della q.tà offerta =


(11.500 – 10.000) x 100 = 15%
10.000

ε = 10% = 1,5
15%

Le Tipologie di Curva di Offerta

curve di offerta vengono influenzate nell’aspetto dall’elasticità :


 l’offerta è perfettamente anelastica quando l’elasticità e pari a zero: la quantità offerta è sempre la stessa
indipendentemente dalle variazioni del prezzo;
 l’offerta è perfettamente elastica quando l’elasticità tende all’infinito: variazioni infinitesimali del prezzo provocano
reazioni incommensurabili nelle quantità offerte;

Le Tipologie di Curva di Offerta


 l’offerta ha elasticità unitaria se il valore dell’elasticità è uno: è lo spartitraffico, a questo valore un aumento del prezzo
determina un medesimo aumento delle quantità(in termini percentuali)
 l’offerta è anelastica se l’elasticità è < 1: in questo caso i compratori rispondono all’aumento del prezzo aumentando le
quantità in modo meno che proporzionale;
 l’offerta è elastica se l’elasticità è > 1: l’aumento del prezzo determina un aumento delle quantità offerte più che
proporzionale
Le Tipologie di Curva di Offerta
Su alcuni mercati l’elasticità dell’offerta rispetto al prezzo non è costante, ma varia in funzione dei vari punti della curva di
offerta:
per bassi livelli di quantità l’elasticità è elevata
per elevati livelli di quantità l’elasticità è bassa
Le Applicazioni della D, dell’O
e dell’Elasticità
 Notizie positive per l’agricoltura possono essere negative per gli agricoltori
 L’OPEC ed il prezzo del petrolio
 Il proibizionismo della droga come deterrente ai crimini collegati
1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
Supponiamo di dover analizzare economicamente cosa succede per un coltivatore di grano abruzzese se l’Università di Agraria di
Teramo annuncia la scoperta di una nuova varietà di grano caratterizzato da una maggiore resa per ettaro.
1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
 Stabilire se l’evento influenza una o entrambe le curve (D ed S)
 Stabilire lo spostamento della o delle curve
 Attraverso il grafico di domanda ed offerta verificare la variazione dell’equilibrio di mercato.
1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
 L’evento in considerazione influenza la curva di offerta: aumentando la resa per ettaro gli agricoltori avranno > quantità da
offrire ad un dato prezzo.
La curva di domanda non cambia perché i consumatori non desiderano acquistare più grano in funzione del nuovo ibrido

1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
 La curva di offerta si sposta verso destra, mentre la curva di domanda non si muove.
 Il nuovo equilibrio di mercato viene identificato da un nuovo punto caratterizzato da un prezzo più basso ed una quantità
maggiore.
1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
Con il nuovo equilibrio di mercato varia il RT poiché la quantità aumenta ed il prezzo diminuisce.
Il cambiamento del RT è legato all’elasticità della curva di D del grano, essendo anelastica, ad una variazione consistente del
prezzo corrisponde una variazione minima della quantità
1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?
= 3€ x 100 = 300€ RT = 2€ x 110 = 220€

Ciò che è bene per l’agricoltura


non lo è per gli agricoltori

1 – Le Buone Notizie per l’Agricoltura Possono Essere Cattive Notizie per gli Agricoltori?

: interviene con sussidi per distruggere i raccolti allo scopo di far diminuire l’offerta dei prodotti agricoli in modo da far risalire il
prezzo.
2– Perché l’OPEC Non è Riuscita a Mantenere Alto il Prezzo del Greggio?
Tra gli anni ’70 e i ’90 il prezzo del petrolio non è mai risultato duraturo nonostante le manovre.
La D e l’S interagiscono diversamente in relazione al periodo di tempo:
nel bp sono anelastiche
nel lp sono elastiche
2– Perché l’OPEC Non è Riuscita a Mantenere Alto il Prezzo del Greggio?

Nel BP domanda ed offerta sono anelastiche per cui ad una contrazione dell’S corrisponde un forte aumento del prezzo
Nel LP domanda ed offerta sono elastiche per cui il medesimo spostamento della curva di S determina un modesto
aumento del prezzo
3– Proibire la Droga fa Aumentare i Crimini Correlati?

Analizziamo il mercato in rapporto a due azioni:


 Repressiva
 Educativa

abilendo:

 Se le curve si spostano

 La direzione dello spostamento

 Il nuovo equilibrio per via grafica

3– Proibire la Droga fa Aumentare i Crimini Correlati?


AZIONE REPRESSIVA

 Diminuendo la quantità di droga agendo con


invariata;
operazioni di forza, diminuisce l’S, mentre la D resta

 La curva di S si sposta verso sinistra

 Il nuovo punto di equilibrio è caratterizzato da un prezzo maggiore ed una quantità minore

3– Proibire la Droga fa Aumentare i Crimini Correlati?


Il risultato finale è legato all’elasticità.

La curva di D è anelastica (il consumatore non cambia le sue abitudini in rapporto all’aumento del prezzo) per cui un’azione
drastica (identificabile con la riduzione dell’S ) da parte dello Stato determina un aumento del RT e quindi della
criminalità

3– Proibire la Droga fa Aumentare i Crimini Correlati?


AZIONE EDUCATIVA

 Con un piano educativo si influenza la D che diminuisce, mentre l’S resta invariata;

 La curva di D si sposta verso sinistra;

 Il nuovo punto di equilibrio è caratterizzato da un prezzo minore ed una quantità minore

3– Proibire la Droga fa Aumentare i Crimini Correlati?

Il risultato finale è un RT sicuramente minore.

Anche in questo caso bisogna guardare al periodo di tempo: nel BP l’aumento di prezzo non è un deterrente, ma nel LP
esso può essere scoraggiante per nuovi adepti, (l’elasticità aumenta).

Provvedimenti di Politica Economica

Le condizioni del mercato possono essere efficienti ma non necessariamente l’esito del mercato è soddisfacente

Lo strumento della domanda e dell’offerta permette di entrare nell’ambito della politica economica per analizzare i
provvedimenti volti al miglioramento delle condizioni sociali.
Provvedimenti di Politica Economica

Gli strumenti a disposizione del governo sono:

 il controllo dei prezzi, con l’imposizione per legge di livelli massimi o minimi (equo canone, salario minimo)

 imposte sui consumi o sulla produzione (IVA, imposte di fabbricazione, di registro, accise)
Controllo dei Prezzi

Viene utilizzato quando i governi ritengono che i prezzi di mercato siano iniqui per i venditori o per i compratori pertanto vengono
fissati per legge livelli minimi o massimi.

Prezzo massimo: livello massimo al quale un bene può essere venduto

Prezzo minimo: livello minimo al quale un bene può essere venduto


Controllo dei Prezzi :
Prezzo Massimo

Il risultato dell’imposizione di un prezzo massimo è duplice:

 Il prezzo massimo non è vincolante poiché viene fissato al di sopra di quello di equilibrio ed il provvedimento non genera
alcun effetto
 Il prezzo massimo è vincolante poiché viene fissato al di sotto del livello di equilibrio per cui il provvedimento genera
fenomeni di scarsità(eccesso di domanda)
Controllo dei Prezzi :
Prezzo Massimo

I fenomeni di scarsità determinano a loro volta meccanismi di razionamento:

 la coda

 scelte personali dei venditori

Situazioni che rendono inefficiente e potenzialmente iniquo il mercato rispetto ad una situazione di equilibrio tradizionale

Controllo dei Prezzi :


Prezzo Massimo

Esempi pratici:

 Il prezzo della benzina

 L’equo canone nel breve e nel lungo periodo

Controllo dei Prezzi :


Prezzo Minimo

Il risultato dell’imposizione di un prezzo minimo è duplice:

 Il prezzo minimo non è vincolante poiché viene fissato al di sotto di quello di equilibrio ed il provvedimento non genera alcun
effetto

 Il prezzo minimo è vincolante poiché viene fissato al di sopra del livello di equilibrio per cui il provvedimento genera
fenomeni di eccedenza
Controllo dei Prezzi :
Prezzo Minimo

I fenomeni di eccedenza determinano a loro volta meccanismi di razionamento del tutto soggettivi che rendono iniquo il
mercato

Un caso pratico è rappresentato dal salario minimo


Controllo dei Prezzi :
Salario Minimo
Il salario minimo maggiore dell’equilibrio determina disoccupazione.

Per i lavoratori altamente qualificati, poiché percepiscono una retribuzione elevata, il salario minimo non è vincolante.

Il salario minimo è vincolante per i giovani in cerca della prima occupazione

Imposte

Scopo primario delle imposte è raccogliere entrate per pubblica utilità.

Le imposte modificano i prezzi creando nuovi equilibri di mercato sulla base dei quali gli oneri delle imposte si dividono tra
compratori e venditori.

Incidenza dell’imposta: la ripartizione dell’onere fiscale tra diverse categorie di soggetti economici

Imposte sul Consumo

Il governo impone un’imposta su ogni gelato consumato.

Analisi in tre fasi:

 stabilire quali curve sono influenzate dall’evento

 stabilire la direzione dello spostamento

 esaminare gli effetti dello spostamento sull’equilibrio

Imposte sul Consumo

 L’effetto dell’imposta è sulla domanda di gelato, la curva di offerta non viene toccata.

 L’imposta fa spostare la curva di domanda verso il basso, di una quantità pari all’ammontare dell’imposta.

 L’equilibrio si sposta con una riduzione sia della quantità che del prezzo

Imposte sul Consumo

L’effetto finale dell’imposta sul consumo ricade su ambedue le categorie:

 i compratori pagano un prezzo superiore sia di quello di equilibrio al netto dell’imposta sia di quello del nuovo equilibrio

 i venditori ricevono un ricavo inferiore rispetto all’equilibrio (nuovo e vecchio)


Imposte sul Consumo

L’onere dell’imposta ricade pertanto sia sui compratori che sui venditori in maniera proporzionale

le imposte scoraggiano il mercato poiché la quantità del bene venduta è inferiore

Imposte sulla Produzione

Il governo impone un’imposta su ogni gelato venduto.

Analisi in tre fasi:

 stabilire quali curve sono influenzate dall’evento

 stabilire la direzione dello spostamento

 esaminare gli effetti dello spostamento sull’equilibrio

Imposte sulla Produzione

 L’effetto dell’imposta è sull’offerta di gelato, la curva di domanda non viene toccata.

 L’imposta fa spostare la curva di offerta verso destra, di una quantità pari all’ammontare dell’imposta.

 L’equilibrio si sposta con una riduzione della quantità ed un aumento del prezzo

Imposte sulla Produzione

 Il mercato si ridimensiona in termini di quantità.

 Compratori e venditori si ripartiscono l’onere fiscale proporzionalmente

 L’imposta scoraggia il mercato

Imposte

Le imposte, sia sul consumo che sulla produzione hanno effetti finali sul mercato equivalenti:

 Creano differenze nel prezzo pagato ed incassato

 L’onere fiscale viene ripartito


 La differenza è nella figura che consegna l’imposta al governo

Imposte

L’onere fiscale viene ripartito tra venditori e compratori in una misura variabile che dipende dall’elasticità delle curve di
domanda ed offerta:

 Maggiormente sui consumatori se l’S è elastica e la D anelastica;

 Maggiormente sui produttori se l’S è anelastica e la D è elastica

Imposte

L’onere fiscale ricade maggiormente sulla componente del mercato meno elastica poiché nel caso di una tassazione le
alternative di consumare o di produrre quel bene diminuiscono.

chi possiede meno alternative di uscire dal mercato deve sopportare l’onere fiscale maggiore.

Efficienza del Mercato

Il prezzo e la quantità di equilibrio massimizzano il benessere di compratori e venditori?

L’equilibrio riflette il modo in cui le forze di mercato determinano l’allocazione delle risorse scarse.

Se l’allocazione determinata dal mercato sia desiderabile o meno è stabilito dall’economia del benessere

Economia del Benessere

L’economia del benessere è lo studio del rapporto tra l’allocazione delle risorse ed il benessere economico

Produttori e consumatori ricevono

un beneficio dallo scambio

MA

è importante verificare se l’equilibrio del mercato perfettamente concorrenziale massimizza il benessere totale dei soggetti
economici

Economia del Benessere


Studia gli effetti dell’equilibrio di mercato sul benessere dei consumatori e dei produttori

Dimostra che l’equilibrio di mercato determina il massimo dei benefici e quindi il raggiungimento del benessere sociale

Economia del Benessere

E’ una branca dell’economia che analizza come l’allocazione delle risorse possa influenzare il benessere economico degli
agenti.

Il benessere dei partecipanti al mercato si misura attraverso il concetto di surplus o rendita:

 Il surplus del consumatore misura il benessere dal punto di vista dei compratori

 Il surplus del produttore misura il benessere dal punto di vista dei venditori

Disponibilità a Pagare

È il prezzo massimo che un compratore è disposto a pagare (ciò che può e vuole pagare) per avere un certo bene o servizio.

Misura il valore effettivo del bene o del servizio per quel compratore.

La disponibilità a pagare è vincolata ai benefici che il consumatore si aspetta di ricevere da quel bene.

Disponibilità a Pagare

La domanda di mercato indica le diverse quantità che i compratori vorrebbero e potrebbero acquistare ai diversi prezzi

La domanda di mercato indica quindi le diverse disponibilità a pagare

Surplus del Consumatore

La rendita (il surplus) del consumatore è la differenza tra quanto il singolo consumatore sarebbe disposto a pagare per un bene
e quanto paga effettivamente quel bene.

Il surplus misura il beneficio che il consumatore ricava nel partecipare al mercato

Il Surplus del Consumatore


Scheda di Domanda
Curva di Domanda e
Disponibilità a Pagare
Il prezzo definito nella curva di domanda è pari alla disponibilità a pagare del compratore marginale

La curva di domanda riflette la disponibilità a pagare per cui può essere utilizzata per misurare la rendita del consumatore
La Misura del Surplus
del Consumatore
Il surplus del consumatore è misurato dall’area compresa tra la curva di domanda ed il livello del prezzo di mercato.
 L’altezza della curva indica il valore attribuito al bene quindi la DAP
 La differenza tra la DAP ed il livello del prezzo è la rendita
 L’area sottesa alla curva di D oltre il livello del prezzo indica la rendita totale
La Misura del Surplus
del Consumatore
Il surplus del consumatore cresce al ridursi del prezzo di mercato, e viceversa
Se il prezzo diminuisce:
 i consumatori con la maggiore disponibilità a pagare incrementano il loro surplus;
 anche i consumatori con una disponibilità a pagare inferiore possono acquistare il bene
La Misura del Surplus
del Consumatore
Il surplus del consumatore rappresenta uno strumento efficace per misurare, all’interno di un dato mercato, il benessere
economico (giudizio normativo) ad eccezione di situazioni particolari.
Il Costo Opportunità del Venditore
La curva di offerta indica le diverse quantità che il venditore vuole e può offrire sul mercato ai diversi prezzi.
Può essere interpretata anche come una curva di costo, compreso il costo opportunità del tempo del produttore : ogni decisione
di produzione ed offerta comportano la rinuncia ad un’alternativa
Costo = costo-opportunità

La Disponibilità a Vendere
Il costo di produzione coincide con il prezzo minimo che il produttore può accettare, pertanto il costo misura la
disponibilità a vendere del produttori.

Il costo opportunità del venditore misura la sua disponibilità a vendere: è il prezzo minore che il venditore è disposto ad
accettare per offrire sul mercato una unità di un bene

La Disponibilità a Vendere
Il costo opportunità quantifica il prezzo necessario perché il venditore sia compensato delle spese sostenute per produrre quel
bene.

In caso di curva di offerta crescente, il costo opportunità marginale (il costo dell’ultima unità prodotta) aumenta al crescere
dell’offerta.

Quindi la disponibilità a vendere via via diminuisce.


Il Surplus del Produttore
La rendita (o il surplus) del produttore è la differenza tra la somma totale incassata dal venditore ed il costo di produzione.

Il surplus misura il beneficio totale che il venditore riceve nel partecipare al mercato.

Il surplus del venditore è rappresentato dall’area compresa tra il prezzo di mercato e la curva di offerta
Il Surplus del Produttore
Scheda di Offerta
Curva di Offerta e
Disponibilità a Vendere
Il prezzo definito nella curva di offerta è pari alla disponibilità a vendere del produttore marginale

La curva di offerta riflette la disponibilità a vendere per cui può essere utilizzata per misurare la rendita del produttore

La Misura del Surplus


del produttore
Il surplus del produttore è misurato dall’area compresa tra la curva di offerta ed il livello del prezzo di mercato.
 L’altezza della curva il costo del produttore quindi la DAV
 La differenza tra il costo ed il livello del prezzo è la rendita
 L’area sottesa alla curva di S oltre il livello del prezzo indica la rendita totale
La Misura del Surplus
del Produttore
Il surplus del produttore cresce all’ aumentare del prezzo di mercato, e viceversa
Se il prezzo aumenta:
 i venditori con la minore disponibilità a vendere incrementano il loro surplus;
 anche i venditori con una disponibilità a vendere superiore possono vendere il bene
La Misura del Surplus
del Produttore
Il surplus del produttore rappresenta uno strumento efficace per misurare, all’interno di un dato mercato, il benessere
economico (giudizio normativo) ad eccezione di situazioni particolari.
Efficienza del Mercato:
il Pianificatore Saggio
In presenza di concorrenza perfetta (ed in assenza di esternalità) il benessere di una società è misurato dalla somma del surplus
dei consumatori e dei produttori

Misura del Benessere


Economico della Società
Surplus del consumatore = valore per il consumatore – il prezzo pagato
Surplus del produttore = prezzo ricevuto dal produttore – il costo della produzione
Surplus totale = (valore per il consumatore – prezzo pagato) + (prezzo ricevuto dal produttore – il costo della produzione)
Misura del Benessere
Economico della Società
Ma:
prezzo pagato = prezzo ricevuto dal produttore

allora:
Surplus totale = valore per il consumatore – il costo della produzione
Efficienza ed Equità
Efficienza : caratteristica di un’allocazione
di risorse che permette di massimizzare
la rendita totale di cui godono
tutti i membri della società

Equità: correttezza della distribuzione


del benessere tra i membri della società
Il Teorema della Mano Invisibile
Il benessere totale è dato dal surplus totale
Il mercato raggiunge la situazione ottimale o efficiente quando le risorse sono allocate in modo da massimizzare il surplus totale
“”Il teorema della mano invisibile”: l’equilibrio di mercato determina il massimo surplus totale, cioè un’allocazione socialmente ottimale
Il teorema ha valore solo in caso di concorrenza perfetta ed in assenza di fallimenti di mercato
Equilibrio di Mercato ed Efficienza
libero mercato alloca l’offerta di un bene a favore di quei compratori che gli attribuiscono un valore più elevato, misurato in termini di
DAP.
ibero mercato alloca la domanda di un bene tra i venditori che possono produrre al costo più contenuto

Un libero mercato produce esattamente la quantità di un bene che massimizza la somma dei surplus
Libero Mercato ed Efficienza

Si può aumentare il benessere economico, per esempio aumentando l’offerta?


NO! Le quantità offerte al di sopra dell’equilibrio comporterebbero un costo per il venditore superiore al valore per il
compratore

Il libero mercato produce esattamente la quantità di un bene che massimizza il surplus totale
Fallimento di Mercato:
Potere di Mercato
Se un mercato non è perfettamente concorrenziale qualche soggetto economico può godere del potere di mercato.

Potere di mercato: capacità di un soggetto di controllare il prezzo.

Conseguentemente l’allocazione delle risorse non è più efficiente e si genera il fallimento del mercato stesso

Fallimento di Mercato:
Esternalità
Si hanno esternalità quando il risultato del mercato ha effetti esterni su individui diversi dai compratori e dai venditori che
partecipano a quel mercato
Le esternalità sono benefici o costi imposti a terzi che non sono né consumatori né produttori di quel bene oggetto di scambio.
Le esternalità determinano allocazioni inefficienti e quindi fallimento del mercato

Conclusione
Un’allocazione delle risorse che rende massima la somma delle rendite dei produttori e dei consumatori è detta efficiente
Un’allocazione efficiente non necessariamente è equa
Il potere di mercato e le esternalità possono determinare allocazioni inefficienti e quindi generare il fallimento del mercato
Fallimento di Mercato
I mercati possono fallire ed uno dei motivi è la presenza delle esternalità.

Esternalità : effetto dell’azione di un soggetto economico sul benessere di altri soggetti non coinvolti nel mercato

etto dannoso : esternalità negative


etto benefico : esternalità positive

Esternalità
In presenza di esternalità l’interesse sociale nei confronti del risultato di mercato si estende anche a terzi che ne vengono
condizionati e non è limitato a quello di compratori e venditori.
Gli agenti direttamente coinvolti nel mercato, non tenendo conto degli effetti esterni delle loro scelte economiche dal lato della
domanda e dell’offerta, nn permettono al mercato stesso di massimizzare il beneficio totale per la società

Esternalità
Quando l’esito di una transazione di mercato condiziona il benessere di soggetti non direttamente coinvolti (“terzi” perché
diversi dal compratore e dal venditore) si genera un effetto detto esternalità.
la presenza di esternalità impedisce al mercato il raggiungimento dell’allocazione efficiente delle risorse.
PERCHE’?

Esternalità
Perché in presenza di esternalità dovremmo tenere conto del benessere anche dei soggetti “terzi”: l’interesse collettivo all’esito
del mercato va oltre il benessere dei soli venditori e compratori coinvolti….
…..ma la transazione non riesce a tenere conto di questa nuova crcostanza.

Esternalità Positive e Negative


Esternalità positiva : i benefici (non compensati) di cui possono godere soggetti non coinvolti direttamente in una transazione.
Esempio: scoperte scientifiche
Esternalità negativa : i costi (non compensati) che sono imposti a soggetti non direttamente coinvolti in una transazione.
Esempio : l’inquinamento
In entrambi i casi il mercato fallisce!

Interventi di Governo

Quando il mercato fallisce perché l’equilibrio che ha raggiunto non massimizza il benessere sociale può rivelarsi utile l’intervento
del governo.
Esempio: agevolazioni fiscali per i proprietari di beni storico-artistici a fronte di un restauro in alternativa alla
demolizione
Esternalità Negative
nella Produzione

In presenza di un’esternalità negativa il mercato (cioè il prezzo) dà un segnale (o incentivo) sbagliato a compratori e venditori
sulla quantità da domandare e da offrire.
Le decisioni degli agenti del mercato tengono conto dei costi opportunità privati, ma ignorano il danno che le transazioni su quel
mercato causano a terzi, sottovalutando il costo sociale
Esternalità Negative
nella Produzione

Nel mercato si produrrà e consumerà “troppo”di un dato bene rispetto a quanto sarebbe socialmente utile e desiderabile.
Un’esternalità negativa nella produzione di un dato bene (es. inquinamento) genera una nuova curva di offerta che rappresenta
l’intero costo sociale, cioè che tiene conto sia del costo privato sia del costo per i terzi danneggiati
Esternalità Negative
nella Produzione

QUALE QUANTITA’ DOVREBBE


ESSERE PRODOTTA?
L’obiettivo è di massimizzare la rendita totale, intesa come differenza tra il valore attribuito al bene e ed il costo di produzione.
Il costo di produzione comprende anche il costo sociale pertanto il livello di produzione è il risultato dell’intersezione tra la D e
la curva di costo sociale.
Esternalità Negative
nella Produzione
L’intersezione determina la quantità ottimale di produzione per la società nel suo complesso.
Per un livello di produzione inferiore il valore del bene per i consumatori (altezza della D) sarebbe superiore al costo sociale di
produzione (altezza curva di costo).
Per un livello di produzione superiore il costo di produzione del bene sarebbe superiore al valore attribuito dai consumatori
Come Ottenere l’Output Efficiente

Per indurre gli agenti di mercato (nel nostro caso i produttori) ad agire come se la curva di S sia davvero quella del costo sociale,
occorre modificare il loro sistema di incentivi cosicché il loro comportamento tenga conto dell’esternalità negativa che essi
stessi generano.
Come Ottenere l’Output Efficiente

Internalizzare una esternalità : alterare il sistema degli incentivi in modo da indurre i soggetti economici a tenere conto
dell’effetto delle loro azioni.
Per esempio l’imposizione di una tassa per ogni unità prodotta di quel bene produrrebbe lo spostamento della curva di S verso
l’alto fino a farla coincidere con quella del costo sociale.
(nel caso di esternalità positive si parlerebbe di sussidio)

Esternalità Positive
nella Produzione

Il costo sociale è inferiore al costo privato

Esempio : diffusione della tecnologia che è un’esternalità positiva.


La quantità prodotta che massimizza il benessere sociale è maggiore dell’equilibrio di mercato

Esternalità Negative nel Consumo

Il valore sociale è inferiore al valore privato

Esempio : alcol e guida in stato di ebbrezza


La quantità socialmente ottimale è inferiore a quella che si determina nell’equilibrio di mercato.
L’intervento statale si esplica attraverso l’imposizione fiscale (tassa) per spostare la D verso la curva del valore sociale

Esternalità Positivenel Consumo

Il valore sociale è superiore al valore privato

Esempio : la scolarizzazione
La quantità socialmente ottimale è superiore a quella che si determina nell’equilibrio di mercato.
L’intervento statale si esplica attraverso un sussidio (borse di studio ecc.) per spostare la D verso la curva del valore sociale

Considerazioni Generali

Le esternalità negative nella produzione o nel consumo tendono a creare un mercato più ampio di quanto sia socialmente desiderabile
Le esternalità positive nella produzione o nel consumo tendono a creare un mercato più contenuto di quanto sarebbe socialmente
desiderabile
Per rimediare lo Stato può intervenire o attraverso tassazioni o introducendo sussidi.

Soluzioni Private ed Esternalità

In alcuni casi i soggetti privati, senza l’ausilio del governo, possono porre rimedio alle inefficienze del mercato, spostando
l’allocazione delle risorse verso l’ottimo sociale.
 Codici etici e sanzioni sociali (non fumare dove e proibito)
 Beneficenza ed attività conseguente (donazioni)
 Integrazione tra attività diverse ma correlate
 Contratti tra privati

Diritti di Proprietà

Diritto di proprietà (DdP) :


è l’attribuzione ad un agente del potere di utilizzare liberamente (entro i limiti consentiti dalla legge) un certo bene o servizio
ere di un DdP garantisce la protezione contro l’interferenza altrui nell’uso dei propri beni o servizi
generale i DdP sono suddivisibili e trasferibili a condizione che siano ben definiti
senza di un DdP non ben definito è causa del fallimento del mercato

Il Teorema di Coase

Il teorema afferma che la contrattazione privata può internalizzare le esternalità ottenendo la soluzione efficace a patto di
aver ben definito i relativi DdP
Il teorema è stato formulato nel 1960 e valse il premio Nobel per l’economia al suo utore nel 1991

Il Teorema di Coase

Teorema :”se tutte le parti del mercato possono contrattare senza costi l’allocazione delle risorse ( o scambiare senza
costi i DdP) allora il libero mercato risolve da solo il problema delle esternalità generando l’allocazione efficiente delle
risorse”

Il Teorema di Coase

Corollario : se vale il teorema, il sistema economico può raggiungere la soluzione del massimo benessere indipendentemente
dall’allocazione iniziale dei diritti di proprietà (cioè a prescindere da chi ha la legge a proprio favore come nel caso per es.
dell’inquinamento)

Il Teorema di Coase: esempio

Un soggetto possiede un cane (beneficio)


Il cane abbaia e disturba la vicina (esternalità)
Secondo il teorema di Coase, il mercato raggiunge da solo la soluzione efficiente attraverso la contrattazione del prezzo.
Es .1 :beneficio del cane = € 500
disagio vicina = € 800
compensazione offerta = € 600
accettata

Il Teorema di Coase: esempio

Es .2 : beneficio del cane = € 1000


disagio vicina = € 800
compensazione offerta = € 600
non accettata ma è un risultato efficiente.
Un altro aspetto del teorema di Coase è che la distribuzione iniziale dei diritti non influenza il raggiungimento di una soluzione
efficiente.
Es. secondo le leggi la vicina ha diritto alla quiete, ma se il beneficio di possedere il cane è maggiore del valore della quiete della
vicina probabilmente le due parti arriveranno ad un accordo.

I Limiti del Teorema di Coase

Il teorema di Coase fallisce a sua volta in presenza di costi di transazione cosi elevati da rendere impossibile l’accordo tra le parti
costi di transazione : tutti i costi che le parti devono sostenere per raggiungere ed implementare un accordo
(es. spese legali)
Il Teorema fallisce anche quando i DdP non sono ben definiti.

I Limiti del Teorema di Coase

In entrambe le situazioni che determinano il fallimento del teorema di Coase, il problema delle esternalità perdura in quanto
manca il mercato per quel bene specifico: la struttura dei mercati si dice incompleta.
Si ripropone la strada dell’intervento pubblico per favorire la creazione del mercato mancante.
Intervento Pubblico ed Esternalità

Stato può intervenire in due modi:


 Regolamentazione: attraverso l’introduzione di norme e controlli sui comportamenti degli agenti del mercato
 Politiche di mercato costruendo un sistema di incentivi o disincentivi che induca i soggetti economici privati a risolvere
autonomamente il problema

Intervento Pubblico ed Esternalità

Regolamentazione
Le esternalità possono essere risolte per esempio vietando l’azione che le provoca, oppure rendendo obbligatori determinati
comportamenti (es. inquinamento).
In alcuni casi il veto non è possibile per cui si cerca di stabilire dei limiti tollerabili del problema stesso
Intervento Pubblico ed Esternalità

Imposte Pigoviane e sussidi


Le esternalità possono essere risolte, invece che regolamentando i comportamenti, adottando politiche basate sui meccanismi
del mercato, creando incentivi o disincentivi che muovono le curve di D ed S
Imposta Pigoviana : imposta introdotta per correggere gli effetti negativi di un’esternalità

Intervento Pubblico ed Esternalità

Imposte Pigoviane e sussidi

Sono diverse dalle altre imposte, che generano un allontanamento dall’allocazione delle risorse ottimale, poiché agiscono in
presenza di esternalità generando una allocazione delle risorse che tiene conto delle esigenze sociali
A Confronto

 Regolamentazione :
 determina il livello, stabilisce il valore dell’esternalità e del suo effetto negativo
 non necessariamente è efficiente perché una medesima imposizione può avere costi diversi per i soggetti economici

 Imposta Pigoviana:
 tassando l’effetto negativo crea un incentivo per non generare l’esternalità
 può risultare più efficiente in quanto definisce un prezzo per l’esternalità creando un mercato

A Confronto

Consideriamo l’esempio di una esternalità negativa come l’inquinamento e analizziamo perchè la tassa è preferibile alla
regolamentazione:
La regolamentazione impone ad ognuno di ridurre l’inquinamento della stessa quantità a cui non necessariamente corrispondono
costi identici
La tassa definisce un prezzo per il diritto ad inquinare, alloca l’inquinamento su quegli impianti che dovrebbero sopportare un
costo alto per eliminarlo (costo>tassa)
A Confronto

La tassa quindi:
 riduce l’inquinamento nella stessa proporzione se ben calcolata
 ottiene una riduzione in maniera più efficiente
 crea un incentivo per sviluppare tecnologie più pulite
Permessi di Inquinamento Negoziabili

Supponiamo che:

Il governo assegni un tetto di emissioni nocive

Il governo consenta ad un’impresa di aumentare le sue emissioni a condizione che convinca un’altra a diminuire le proprie della
stessa quantità.
Permessi di Inquinamento Negoziabili
La soluzione è efficiente perché:

L’inquinamento totale resta invariato

Il maggiore inquinamento è allocato all’impresa per cui il costo delle misure anti-inquinamento è più alto

Il benessere totale è migliorato


Permessi di Inquinamento Negoziabili

Si crea un nuovo mercato di un nuovo bene, che diventa ben presto una risorsa scarsa: i permessi di inquinare.
Le imprese i cui costi anti-inquinamento sono più elevati sono disposte a pagare di più questi permessi.

L’allocazione finale è efficiente indipendentemente da quella iniziale

Permessi Negoziabili e
Imposte Pigoviane

Le strategie si avvicinano: in entrambe si deve pagare qualcosa per poter inquinare


Con le imposte il tributo viene pagato alla pubblica amministrazione
Con i permessi le imprese pagano un prezzo pari al costo-opportunità
In entrambe si ha una internalizzazione dell’esternalità trasferendo il costo sulle imprese più inquinanti

Assenza di Mercato

La maggior parte dei beni sono allocati attraverso il mercato ed i prezzi sono i segnali che guidano le decisioni di venditori e
compratori.
Se un bene non ha prezzo, poiché non esiste il mercato di riferimento, allora non vi è incentivo alla sua produzione mentre i
consumatori ne domandano quantità eccessive.
Il benessere sociale non viene massimizzato ed il mercato fallisce.

Criteri di Classificazione dei Beni

I beni di un sistema economico possono essere raggruppati in base a due principi: escludibilità e rivalità .
ludibilità : un bene è escludibile quando è legalmente e/o tecnologicamente possibile impedire a qualcun altro di goderne. È legata
all’esistenza dei DdP: chi ha DdP può escludere gli altri dal godimento di quel bene.
E’ quindi la proprietà di un bene in forza della quale ad un individuo possa esserne impedito l’uso

Criteri di Classificazione dei Beni

Rivalità : un bene è rivale quando il consumo da parte di un soggetto limita la possibilità (o impedisce del tutto) di godimento
dello stesso bene da parte di un altro soggetto.
E’ quindi la proprietà di un bene in forza della quale l’uso da parte di un individuo ne limita la possibilità di godimento da parte di
un altro.

Criteri di Classificazione dei Beni

I beni vengono quindi divisi in quattro categorie:


 I beni privati: sono escludibili e rivali. La maggior parte dei beni per cui valgono le leggi del mercato di D ed S sono beni
privati.
 I beni pubblici: non sono né escludibili, né privati. Non si può impedire ad un individuo di goderne e questo fatto non limita le
possibilità di altri individui.

Criteri di Classificazione dei Beni

 Le risorse collettive: sono rivali ma non escludibili. Sono beni il cui utilizzo impedisce ad altri di goderne ma al tempo stesso
la possibilità di utilizzarli è illimitata.
 I monopoli naturali: sono escludibili ma non rivali. Sono beni che possono essere esclusi dall’utilizzo, ma il loro utilizzo da
parte di un individuo non esclude un altro.

Beni Pubblici e Risorse Collettive

Sono beni non escludibili, vale a dire disponibili gratuitamente


In entrambi i casi si generano esternalità poiché il bene, qualunque esso sia, non ha prezzo
A causa di tali effetti le decisioni private sul consumo e sulla produzione di tali beni possono condurre a risultati inefficienti e
l’intervento pubblico può migliorare il benessere economico
Beni Pubblici

Sono beni non escludibili e non rivali.

La non escludibilità fa si che sia possibile consumare un bene pubblico senza pagare alcun prezzo.

La non rivalità fa si che ciascuno possa utilizzare il bene pubblico senza ridurne la dotazione a disposizione per il consumo altrui.

Beni Pubblici

Ne derivano esternalità positive perché qualcosa che ha valore non ha prezzo.

Gli individui ricevono un beneficio senza dover fornire un corrispettivo a qualcun altro per l’uso di una risorsa scarsa

Beni Pubblici

Il problema , tipico di una qualunque esternalità positiva, è che il mercato produce troppo poco del bene in questione, cioè una
quantità inferiore a quella socialmente efficiente.

Nel caso di un bene pubblico il problema è più complesso: poiché non è possibile ottenere alcuna remunerazione per tale attività,
chi produce il bene pubblico?

Beni Pubblici

Gli incentivi di mercato per la produzione di un bene pubblico sono pari a zero e dunque la produzione di tale bene sarà zero: la
struttura dei mercati è incompleta perché manca il mercato dei beni pubblici

Beni Pubblici e Free-Riding

Free-rider : chi, pur godendo di un bene o servizio non paga il relativo prezzo
Poiché nessuno può essere escluso dal godere dei benefici di un bene pubblico, ciascuno agirà da free-rider confidando sul fatto
che altri pagheranno per la produzione del bene.
Beni Pubblici e Free-Riding

Ma se tutti agiscono in questo modo, nessuno paga il bene per cui non esiste alcun incentivo per la produzione privata del bene
pubblico.
La soluzione possibile è che il governo fornisca quel bene i cui benefici superano i costi.

L’intervento pubblico può far aumentare il benessere collettivo fornendo il bene e recuperandone i costi attraverso la tassazione
Beni Pubblici Importanti
 La difesa nazionale
 La ricerca di base ( conoscenza generica e conoscenza specifica)
 I provvedimenti per combattere la povertà
 Istruzione
 Sanità
Analisi Costi - Benefici

Analisi costi – benefici : studio che mette a confronto i costi ed i benefici derivanti ad una comunità dalla fornitura di un bene
pubblico.
Viene utilizzata per poter prendere una decisione in merito alla fornitura di un bene pubblico, attraverso la stima dei costi totali
e dei benefici totali che lo stesso bene può fornire alla società.
Analisi Costi - Benefici

E’ un’analisi difficile da eseguire perché i beni oggetto della stima non hanno un prezzo definito di mercato a cui fare
riferimento.
In mancanza di segnali di prezzo si dovrebbero conoscere le preferenze della collettività, ma questo risulta molto complicato
(problema della rivelazione delle preferenze).
il valore della vita, del tempo, della bellezza, ecc. sono grandezze difficilmente misurabili.

Risorse Collettive

Sono beni non escludibili ma sono rivali, l’uso di un individuo ne riduce la disponibilità per altri.

La difficoltà è legata, una volta che il bene è reso disponibile, alla tipologia di utilizzo: quanto lo uso e come lo uso.

Es: “la tragedia del Common” (pascoli comuni)


Risorse Collettive

Una risorsa collettiva funziona bene finché è abbondante rispetto al bisogno. Tuttavia proprio l’abbondanza stimola la
prosperità, la crescita delle attività economiche che la sfruttano, fino al punto che essa viene sfruttata troppo e diviene sterile.
Risorse Collettive

La ragione di una situazione tale risiede nella differenza tra incentivi individuali ed incentivi sociali: gli utenti collettivamente
manterrebbero l’attività ad un livello compatibile con la sua conservazione, ma individualmente non hanno interesse a farlo,
perché il deperimento della risorsa dipende solo marginalmente dalla loro attività.

È un caso di esternalità: ciascuno produce un’esternalità negativa sugli altri, ma non ne tengono conto nel decidere la quantità da
produrre
Soluzioni Possibili

 Regolamentazione delle quantità massime da produrre


 Vendita (all’asta) di quote di sfruttamento delle risorse
 Tassa sullo sfruttamento della risorsa (per internalizzare l’esternalità)
 Suddivisione e privatizzazione della risorsa collettiva
Alcune Importanti Risorse Collettive

 Aria ed acqua pulite


 Giacimenti petroliferi
 Strade congestionate (diversamente dalle strade non congestionate che sono un bene pubblico)
 Pesci, balene ed animali selvaggi, che rischiano l’estinzione contrariamente a quelli di allevamento poiché gli allevatori hanno
incentivi adeguati a conservarli e farli produrre.
L’Impresa

La legge dell’offerta : le imprese sono desiderose di produrre e vendere quantità crescenti di un bene al crescere del suo
prezzo.

Questo genera un curva di offerta crescente.


La curva di offerta è uno strumento efficace per l’analisi di molte situazioni reali
L’Impresa

La curva di offerta viene determinata dalle decisioni delle imprese che operano nel mercato e che possono essere capite
analizzando in dettaglio le dinamiche del mercato stesso.

Organizzazione dei settori industriali: studio delle modalità con cui le decisioni delle imprese sui prezzi e sulle quantità
dipendono dalle condizioni del mercato di riferimento
Ricavo Totale, Costo Totale e Profitto

L’obiettivo dell’impresa è la massimizzazione del profitto:


L’entità del profitto () è data dalla differenza tra i ricavi (R) ed i costi (C):

Profitto = Ricavo Totale – Costo Totale

Simbolicamente l’espressione diviene la seguente:


 = R-C

Ricavo Totale, Costo Totale e Profitto

Ricavo Totale: è la somma che un’impresa incassa totalmente per la vendita del proprio prodotto. Si calcola semplicemente
moltiplicando la quantità prodotta per il prezzo di vendita
Costo Totale: la somma che un’impresa spende complessivamente per acquistare i fattori della produzione. Il calcolo è più
complicato perché si devono includere anche tutti i costi-opportunità.

Rendita del Produttore e Profitto

Il profitto è spesso denominato come rendita del produttore : l’ammontare che un venditore riceve meno i costi di produzione. È
una misura dei benefici del produttore pertanto graficamente può essere individuato dall’area generata dall’incontro della curva
di S con il livello del prezzo di equilibrio.

Il Costo come Costo - Opportunità

Costo - opportunità: costo derivante dal mancato impiego di risorse alternative.


Nel calcolare i costi di un’impresa vanno contemplati tutti i costi – opportunità che si generano.
I costi – opportunità non sempre sono evidenti, da qui la difficoltà nel computo finale.

Costi Espliciti e Costi Impliciti

Costi espliciti : sono costi che implicano flussi monetari osservabili (es. spese per garantirsi l’uso dei diversi fattori
della produzione)
Costi impliciti: costi che non implicano flussi monetari osservabili (es. molti costi - opportunità).

Costi Espliciti e Costi Impliciti

L’esistenza delle due tipologie di costo differenzia il lavoro del contabile rispetto a quello dell’economista, che studiano
le modalità che spingono le imprese nelle loro scelte pertanto prendono in considerazione anche i costi – opportunità. I contabili
registrano solo i flussi di cassa.

Profitto Economico e
Profitto Contabile

Il profitto economico, misurato dall’economista, è il risultato della differenza tra i ricavi ed i costi espliciti ed
impliciti.

Il profitto contabile, misurato dal contabile, è il risultato della differenza tra il ricavo ed i costi espliciti

La Funzione di Produzione

I costi sono sostenuti dalle imprese per acquistare i fattori necessari alla produzione di beni e servizi.
Esiste un legame tra i costi di produzione e il processo produttivo stesso. Per poterlo analizzare partiamo da una
situazione di breve periodo in cui la dimensione degli impianti è fissa e si può variare solo il numero degli addetti

La Funzione di Produzione

La Funzione di Produzione

La funzione di produzione è la relazione che intercorre tra la quantità di fattori utilizzata per produrre un
bene e la quantità prodotta. Essa caratterizza la singola impresa. La forma dipende dalla tecnologia.
Una funzione di produzione può essere rappresentata con un’equazione in cui il livello produttivo y dipende dalle quantità dei
fattori v1, v2,… vn impiegati per realizzarlo:
Y = f (v1, v2,… vn)

Principio del Prodotto Marginale Decrescente

Prodotto marginale di un fattore: l’incremento di prodotto che si ottiene aumentando di una unità l’utilizzo di
uno dei fattori, a parità di tutti gli altri.
Principio del Prodotto Marginale Decrescente:
Il prodotto marginale di un fattore di produzione decresce al crescere della quantità utilizzata del fattore stesso
Funzione di Produzione e
Prodotto Marginale decrescente

Trasferendo in un sistema di assi cartesiani i valori della tabella otteniamo graficamente la funzione di
produzione che rappresenta l’andamento dell’output al variare di un solo fattore produttivo.
La funzione di produzione ha pendenza decrescente a causa del principio del prodotto marginale decrescente
Prodotto Marginale decrescente

La diminuzione del prodotto marginale è la proprietà per cui il prodotto generato per unità di un fattore
produttivo diminuisce con l’aumento dell’impiego del fattore stesso.
Es.: ogni dipendente aggiuntivo contribuisce meno che proporzionalmente alla produzione perché l’impresa
ha impianti limitati
Prodotto Marginale decrescente

La pendenza della funzione di produzione misura il prodotto marginale di un fattore produttivo (come per es. il
lavoratore).
Quando il prodotto marginale declina, la funzione di produzione diventa “piatta”.
Classificazione dei Fattori
della Produzione

Una funzione di produzione può essere rappresentata con un’equazione in cui il livello produttivo y dipende dalle quantità dei
fattori v1, v2,… vn impiegati per realizzarlo:
Y = f(v1, v2,… vn)

 in base al controllo che l’imprenditore può esercitare su di essi, si possono suddividere in:
Esogeni: sfuggono al controllo dell’imprenditore
Endogeni: che ricadono sotto il controllo dell’imprenditore

Classificazione dei Fattori


della Produzione: Esogeni
Sono fattori esogeni quelli che appartengono alle risorse naturali, ivi incluse alcune caratteristiche della terra originaria, che
l’imprenditore dovrà opportunamente considerare nella scelta delle attività, delle tecniche e dei livelli produttivi che ogni
attività può esprimere in conseguenza della loro manifestazione

Classificazione dei Fattori


della Produzione: Endogeni
Sono fattori endogeni tutti gli altri, rappresentati dal lavoro e dalle componenti del capitale, ad esclusione di alcune
caratteristiche della terra originaria che, come detto, sono incluse tra i fattori esogeni.

Classificazione dei Fattori


della Produzione: Endogeni
Vengono classificati anche in base alla disponibilità temporale:
 nel lungo periodo l’imprenditore può agire su tutti i fattori della produzione
 nel breve periodo vengono distinti fattori fissi (elementi strutturali) e fattori variabili (da cui la distinzione successiva in
costi fissi e costi variabili)

I Costi di Produzione
La massimizzazione del profitto prevede la conoscenza dei ricavi di produzione e dei costi di produzione

Costo: valore dei fattori produttivi


impiegati per lo svolgimento
di una determinata produzione
I Costi di Produzione

I costi di produzione permettono di:


 Fissare il prezzo di vendita
 Valutare le rimanenze di materie prime prodotte internamente e i prodotti in corso di lavorazione
 Controllare l’efficienza della gestione (confronto fra costi effettivi e costi standard per individuare scostamenti)
 Programmare la gestione (attraverso analisi di costi previsti di produzione)

La Funzione di Produzione

La Curva di Costo Totale


Dalla tabella si osserva che il costo dell’impianto è di € 30 l’ora, mentre quello della manodopera è di € 10 pertanto il costo totale
sarà proporzionalmente crescente all’aumentare del numero di addetti.
Il grafico che mette in relazione il costo totale con la quantità prodotta rappresenta la curva di costo totale.

La Curva di Costo Totale


La curva del costo totale diventa sempre più ripida all’aumentare della quantità prodotta, riflettendo la forma della curva della
funzione di produzione.
L’andamento della curva di costo totale dipende anch’esso dal prodotto marginale decrescente: all’aumentare del numero degli
addetti diminuisce la quantità prodotta (la funzione di produzione si appiattisce), per cui produrre una unità in più diventa
sempre più costoso (la curva del costo totale si impenna)

Diverse Misure di Costo


Il costo totale può essere suddiviso in due componenti:
 Costi fissi: non variano al variare della quantità prodotta;
 Costi variabili: variano al variare della quantità prodotta
Lungo e Breve Periodo
La classificazione dei costi in fissi e variabili è legata al periodo di tempo considerato:

nel breve periodo esistono costi fissi e costi variabili

nel lungo periodo i costi sono tutti variabili

nel lunghissimo periodo anche la tecnologia può cambiare


la durata del periodo non è cronologica ma economica (si definisce lungo il periodo in cui tutti i costi sono variabili)

Lungo e Breve Periodo


La classificazione dei costi in fissi e variabili è legata al periodo di tempo considerato:

nel breve periodo esistono costi fissi e costi variabili

nel lungo periodo i costi sono tutti variabili

nel lunghissimo periodo anche la tecnologia può cambiare


la durata del periodo non è cronologica ma economica (si definisce lungo il periodo in cui tutti i costi sono variabili)

Costo Marginale e Costo Medio


Costo medio : costo medio dell’output prodotto. Risponde alla domanda: quanto costa una unità media di prodotto? Si ottiene
dividendo il costo totale per la quantità prodotta
Costo marginale : costo dell’unità in più prodotta. Risponde alla domanda: quanto costa aumentare la produzione di una unità? Si
ottiene dividendo la variazione del costo totale per la variazione della quantità

Costo Marginale e Costo Medio


Costo medio e costo marginale
on vanno confusi, anche se entrambi fanno riferimento al costo di produzione di una unità di prodotto. Il costo medio infatti mi indica
quanto costa quella unità mediamente, mentre il costo marginale mi descrive quanto costa una unità in più rispetto a quello
prodotto.

Costi Medi e Costi Marginali

Il costo medio totale ci dice qual è il costo dell’unità di prodotto se si ripartisce il costo totale uniformemente su tutta la
produzione,
il costo marginale ci dice come aumenta il costo totale in conseguenza di un incremento unitario della quantità prodotta

Costo Marginale e Costo Medio


Poiché l’agente economico razionale prende le proprie decisioni confrontando al margine costi e benefici, le scelte dell’impresa
dipendono dall’andamento del costo marginale e del ricavo marginale.

Costi Medi e Costi Marginali


 Costi Medi Totali: costo unitario per tutte le unità di output:
CMeT = costi totali sulla quantità = CT / Q

 Costi Medi Fissi :


CMeF = costi fissi sulla quantità = CF / Q

 Costi Medi Variabili :


CMeV = costi variabili sulla quantità = CV / Q

 Costo Marginale:
CM = CT / Q

Abbreviazioni Utilizzate

 CFT : costi fissi totali

 CVT :costi variabili totali

 CT : costi totali = CFT + CVT

 CMeF : costi medi fissi = CFT/Q

 CMeV : costi medi variabili = CT/Q

 CMeT : costi medi totali = CT/Q

CM : costo marginale = CT / Q

Costo Marginale Crescente


Il costo aumenta all’aumentare della produttività:

 se la produzione è bassa vengono impiegati pochi addetti ed una parte delle attrezzature non sono sfruttate la
produzione può essere aumentata ad un costo relativamente basso;

 se la produzione è elevata gli addetti sono molti e le attrezzature pienamente sfruttate la produzione può essere
aumentata solo a costi elevati

Costo Medio Totale


Il costo medio totale ha una forma ad U:

 è la somma del costo medio fisso e del costo medio variabile: il costo medio fisso diminuisce progressivamente al crescere
della produzione mentre il costo medio variabile cresce al crescere della produzione ma in modo più che proporzionale: la forma
del costo medio totale è il risultato di queste caratteristiche.

Costo Medio Totale


Il costo medio totale ha una forma ad U:

 a livelli bassi di produzione il costo medio totale è elevato perché il costo fisso è ripartito su poche unità; quindi diminuisce
fino ad un minimo dopodichè riprende a crescere perché spinto dal costo medio variabile;

 il punto di minimo rappresenta la dimensione efficiente dell’impresa


La Forma ad U della Curva di
Costo Medio
Tratto decrescente: al crescere della produzione il costo medio si riduce: siamo in presenza di economie di scala;
Tratto crescente: al crescere della produzione il costo medio aumenta: siamo in presenza di diseconomie di scala (es.
un aumento della complessità dell’organizzazione);
Dimensione efficiente dell’impresa : è la quantità di output per la quale il CMeT è minimo

Relazione tra CM e CMeT


Quando il costo marginale è minore del costo medio totale, il costo medio totale diminuisce:
CM < CMeT CMeT decresce
Quando il costo marginale è maggiore del costo medio totale, il costo medio totale aumenta:
CM > CMeT CMeT cresce
Corollario : la curva del costo marginale interseca quella del costo medio totale nel punto corrispondente alla dimensione
efficiente

Curve di Costo Tipiche


Le imprese che mostrano prodotto marginale decrescente hanno costo marginale crescente per ogni livello di
produzione.
In molti casi il prodotto marginale non è immediatamente decrescente: in determinati processi produttivi il prodotto
marginale può essere crescente per le prime unità di fattore impiegate.

Curve di Costo Tipiche


La combinazione di prodotto marginale dapprima crescente e poi decrescente attribuisce anche alla curva del costo medio
variabile una forma ad U. nonostante queste differenze le curve hanno sempre le stesse tre proprietà:
 il CM a partire da un certo punto cresce all’aumentare della produzione
 la curva di CMeT ha una forma ad U
 la curva del CM interseca quella del CMeT nel suo punto di minimo

Costi di breve periodo


Costi Totali (CT) e Costi Medi Totali (CMeT)
La Funzione di Produzione nel Breve Periodo

La tipica f (x) di produzione nel BP ha un andamento ad “s” in rapporto alla legge dei rendimenti decrescenti secondo la quale
l’aggiunta di un fattore produttivo, tenendo fissi tutti gli altri, determina in una prima fase una crescita della produzione più che
proporzionale rispetto all’input e successivamente una crescita meno che proporzionale

La funzione di produzione nel breve periodo


La curva cresce inizialmente in modo più che proporzionale, poi in maniera meno che proporzionale
La Funzione di Produzione nel Breve Periodo

Prodotto Totale (PT): misura la quantità di output prodotta dagli input


Prodotto Medio (PMe): è dato dal rapporto tra il prodotto totale e la quantità di input utilizzata per produrre l’output
Prodotto Marginale (PM) : è la variazione dell’output determinata da una variazione piccola (unitaria o infinitesima) dell’input,
tenendo costante l’impiego degli altri fattori produttivi

La Funzione di Produzione nel Breve Periodo

All’aumentare dell’impiego del fattore produttivo considerato , la produzione aumenta, raggiunge il suo massimo e
successivamente diminuisce.
Il PMe del fattore produttivo considerato(ovvero la produzione per unità di quel fattore) aumenta e successivamente diminuisce
Il PM (ovvero il prodotto addizionale di una unità di quel fattore) inizialmente aumenta e poi diminuisce

La Funzione di Produzione nel Breve Periodo

L’ andamento curve PM e PMe è conseguenza della legge dei rendimenti marginali decrescenti (nel brevissimo periodo, la
produttività marginale del fattore variabile aumenta perché si sfrutta la capacità inutilizzata del fattore fisso, poi raggiunge un
massimo, infine nel breve periodo decresce perché il fattore è fisso e abbiamo raggiunto il livello di pieno utilizzo)
La funzione di produzione nel breve periodo
 Prodotto medio = PT / Q (assume forma U rovesciata)
 Prodotto marginale: quantità di prodotto realizzata impiegando una unità aggiuntiva di fattore
 PT/ X
 Per variazioni infinitesimali è pari alla derivata prima della curva PT (pendenza retta tangente)
 La P’ interseca la PM nel punto di massimo
 A sinistra del punto di intersezione P’>PM
 A destra del punto di intersezione P’<PM

Costi di Breve Periodo : CT e CM


 Costi marginali = Costi totali sostenuti per produrre una unità in più di prodotto CT / Q
 Per variazioni infinitesimali di Q = derivata prima della funzione CT
 Pendenza retta tangente ciascun punto della funzione CT
 La curva dei CM assume un andamento simile ad una U (così anche i costi medi variabili e totali)
 I CM diminuiscono più in fretta dei costi medi e intersecano la curva dei costi medi variabili e totali nel loro punto di minimo

Costi nel Breve e Lungo Periodo


I costi possono essere classificati in fissi e variabili in rapporto al periodo (economico) di riferimento.
Confrontando diverse curve di costo medio totale di breve periodo, corrispondenti a impianti diversi, con la curva del costo
medio totale di lungo periodo, si evince che questa ultima adatta le dimensioni degli impianti alla quantità da produrre. Questo si
traduce graficamente con una forma ad U più schiacciata

La Funzione di Produzione nel Lungo Periodo

L’andamento della produzione nel medio-lungo periodo dipende dai rendimenti di scala

Rendimenti di scala : come varia la produzione nel lungo periodo quando tutti i fattori di produzione variano

La Funzione di Produzione nel Lungo Periodo

Il concetto dei rendimenti di scala è applicabile solo al Lungo Periodo.


I rendimenti di scala sono legati a variazioni proporzionali di tutti i fattori produttivi
I rendimenti di scala costituiscono un elemento fondamentale nel determinare la struttura di un’impresa: come varia il livello
dell’impresa se tutti i fattori produttivi variano della medesima proporzione?
La Funzione di Produzione nel Lungo Periodo

Se l’incremento dei fattori produttivi comporta un incremento della produzione maggiore di quello dei fattori stessi, allora la
funzione di produzione esibisce rendimenti di scala crescenti
Se l’incremento della produzione è esattamente uguale, allora la funzione di produzione presenta rendimenti di scala costanti
Se l’incremento corrispondente è inferiore a quello dei fattori produttivi, allora la funzione di produzione ha rendimenti di scale
decrescenti
La Funzione di Produzione nel Lungo Periodo

Rendimenti di scala

Costanti
 Variazione proporzionale

Crescenti
 Variazione più che proporzionale (all’aumentare della quantità di fattori produttivi, la produzione aumenta in modo più
che proporzionale)

Decrescenti
 Variazione meno che proporzionale
Non è infrequente il caso il cui nel tempo i rendimenti di scala mutano (crescenti, costanti e decrescenti)

La Funzione di Produzione nel Lungo Periodo

I rendimenti di scala decrescenti non hanno nulla a che vedere con la legge dei rendimenti marginali decrescenti
Il prodotto marginale dei singoli fattori può essere decrescente, ma la funzione di produzione può avere rendimenti di scala
decrescenti, costanti o persino crescenti

I costi medi nel lungo periodo


I costi medi nel lungo periodo
Economie di Scala

La proprietà di cui gode la curva

del costo medio totale di lungo periodo

nel tratto in cui il costo medio totale

diminuisce all’aumentare della

quantità prodotta

È legata all’esistenza di rendimenti di scala crescenti


Diseconomie di Scala

La proprietà di cui gode la curva

del costo medio totale di lungo periodo

nel tratto in cui il costo medio totale

aumenta all’aumentare della

quantità prodotta

È legata all’esistenza di rendimenti di scala decrescenti


Rendimenti di Scala Costanti

La proprietà di cui gode la curva

del costo medio totale di lungo periodo

nel tratto in cui il costo medio totale

Rimane invariato all’aumentare della

quantità prodotta

Le Economie di Scala

 Vantaggio in termini di riduzione dei costi medi al crescere della produzione

 Fattori alla base delle economie di scala


 Potenzialità e caratteristiche tecniche degli impianti più grandi
 controllo del mercato correlato con la scala di produzione

condizioni favorevoli acquisto materie prime e beni intermedi per quantitativi elevati (prezzi più bassi)
Le Economie di Scala
 controllo del mercato correlato con la scala di produzione

 Condizioni creditizie più favorevoli (tassi inferiori) e maggiore facilità di reperimento di capitale monetario che
l'impresa più grande ha rispetto alla più piccola (costi di ricerca credito inferiori)
Le Economie di Scala
 Miglioramento della conoscenza prodotto da esperienza e apprendimento (economie di apprendimento)

 Sono state individuate diverse tipologie di economie di apprendimento: learning-by-doing (o imparar facendo),
learning-by-using, learning-by-interacting, ecc...
 Divisione e specializzazione del lavoro che accresce produttività lavoro: es. catene di montaggio (economie di
specializzazione
Le Diseconomie di Scala
 Svantaggio in termini di aumento dei costi medi al crescere della produzione

 Fattori alla base delle diseconomie di scala


 Aumento lavoratori

 Aumento difficoltà e lentezza di comunicazione; duplicazione di sforzi


 Rigidità (scarsa reattività ai mutamenti)

 Eccesso di capitale fisso (ancora da ammortizzare) impedisce di rinnovare in tempi brevi la propria tecnologia
Le Diseconomie di Scala
 Inerzia (riluttanza al cambiamento)

 Anche quando ci si accorge che la propria tecnologia è inefficiente, questa non viene rinnovata
 Alti costi del personale

 Alti stipendi manager e interessi personali


 Alti costi del personale legati all’anzianità
Imprese in un Mercato Concorrenziale

L’analisi del comportamento delle imprese in un mercato concorrenziale permette di capire come le decisioni prese abbiano
un’influenza sulla forma della curva di offerta.

La curva di offerta è strettamente dipendente dalle curve dei costi: ma quale tipologia di costo ha maggiore influenza
nella scelta della quantità da offrire sul mercato?
Caratteristiche della
Concorrenza Perfetta
 Nel mercato sono presenti numerosi compratori e venditori (non si creano situazioni di potere di mercato)

 I beni offerti sono molto simili tra loro (sostituibili)

 Ciascuna impresa contribuisce soltanto ad una piccolissima quota dell’offerta aggregata presente in quel mercato

Caratteristiche della
Concorrenza Perfetta

 La singola impresa non è in grado di influenzare il prezzo

 Le imprese possono entrare ed uscire liberamente dal mercato

 In un mercato concorrenziale per la singola impresa il prezzo è dato (l’impresa è price taker): il prezzo che
l’impresa riceve per il suo prodotto è determinato dal mercato

Caratteristiche della
Concorrenza Perfetta
Obiettivo dell’impresa è la massimizzazione del profitto, inteso come la differenza tra il ricavo totale ed il costo totale

Profitto = Ricavo Totale – Costo Totale

Ricavo Totale: somma che l’impresa incassa vendendo tutta la quantità prodotta ad un dato prezzo

(PxQ)

Il Ricavo dell’Impresa in
Concorrenza Perfetta

 Ricavo Totale: RT = PxQ

 Ricavo Medio: RMe = RT/Q = PxQ/Q= P

Per tutte le imprese, non solo in concorrenza perfetta, il ricavo medio ed il prezzo medio del bene coincidono
Il Ricavo dell’Impresa in
Concorrenza Perfetta

 Ricavo Marginale : aumento del ricavo totale a fronte di un aumento unitario della quantità venduta

RM = RT / Q = P x Q / Q = P

In concorrenza perfetta, il ricavo medio, ricavo marginale ed il prezzo medio del bene coincidono

Massimizzazione del Profitto


L’obiettivo dell’impresa è massimizzare il profitto

Per ottenere la massimizzazione del profitto l’impresa scegli di produrre quella quantità che presenta il valore maggiore
della differenza tra ricavi e costi

È possibile ottenere lo stesso risultato individuando la quantità che massimizza il profitto comparando il costo marginale
ed il ricavo marginale corrispondenti ad ogni quantità prodotta
Massimizzazione del Profitto

Confrontando i valori di RM e CM per le quantità prodotte notiamo che :

 finchè il CM è inferiore al RM il profitto aumenta


 quando il CM è superiore al RM il profitto inizia a diminuire

Gli individui razionali pensano al margine ed operando continui adattamenti incrementali al livello della produzione
produrranno la quantità che massimizza il profitto.
Le Curve di Costo in
Concorrenza Perfetta

La curva del costo marginale (CM) è crescente

La curva del costo medio totale (CMeT) ha una forma ad U

La curva del costo marginale interseca la curva del costo medio totale nel suo punto di minimo

Il livello del prezzo coincide con il ricavo medio e quello marginale


Massimizzazione del Profitto
In concorrenza perfetta

l’impresa massimizza il profitto

producendo la quantità (in seguito a idonei aggiustamenti )per la quale

il costo marginale eguaglia

il ricavo marginale.

CM = RM
La Curva di Costo Marginale come Curva di Offerta

Il prezzo in concorrenza perfetta è dato pertanto il ricavo marginale dell’impresa è uguale al prezzo di mercato.

Per ogni dato prezzo di mercato la quantità che massimizza il profitto è il risultato dell’incontro tra il livello del prezzo
con la curva del costo marginale.

Quando il prezzo di mercato aumenta, cresce anche il ricavo marginale che supera il costo marginale per cui la quantità
prodotta aumenta fino al nuovo punto di intersezione.
La Curva di Costo Marginale come Curva di Offerta

La curva del costo marginale determina la quantità offerta dall’impresa in concorrenza perfetta per ogni dato livello di
prezzo

La curva del costo marginale in concorrenza perfetta è anche la curva di offerta dell’impresa
Decisioni dell’Impresa

La decisione di stop alla produzione si riferisce alla scelta di breve periodo di non produrre nulla durante un certo
intervallo di tempo.

La decisione di uscita dal mercato si riferisce invece alla scelta di lungo periodo di abbandonare il mercato
Decisione di Sospendere la Produzione
L’impresa arresta la produzione se il ricavo che ottiene è inferiore al costo variabile:

RT < CV

Dividendo i termini per la quantità prodotta otteniamo:

RT/Q < CV/Q

Ma il ricavo totale diviso la quantità ci dà il ricavo medio che in concorrenza perfetta coincide con il prezzo di mercato:

RT/Q = RM = P

Decisione di Sospendere la Produzione

Ma il costo variabile diviso la quantità ci dà il costo medio variabile :

CV/Q = CMeV

Pertanto :

P > CMeV

L’impresa arresta la produzione se il prezzo di mercato è inferiore al costo medio variabile

Decisione di Sospendere la Produzione nel Breve Periodo

Se il P < CMeV l’impresa decide di fermare la produzione

Se il P > CMeV l’impresa produce, ma in perdita a causa dei costi fissi già sostenuti ed ormai “sommersi” (sunk-cost :
costi sostenuti ed irrecuperabili)

Se P > CMT l’impresa produce e cerca di allocarsi nella situazione che massimizza il profitto

La Curva di Offerta dell’Impresa Concorrenziale nel Breve Periodo

La curva di offerta di breve periodo

dell’impresa che opera

in concorrenza perfetta

è rappresentata dalla porzione

della sua curva del costo marginale

che si trova al di sopra

del costo medio variabile


Decisione di Lungo Periodo
di Entrare o Uscire dal Mercato
Nel lungo periodo i costi fissi sono considerati modificabili pertanto le decisioni prese dall’impresa vengono influenzate da
questa caratteristica: è possibile annullare oltre i costi variabili anche i costi fissi.

L’impresa deciderà di uscire dal mercato se il ricavo sarà inferiore al costo totale di produzione
Decisione di Lungo Periodo
di Entrare o Uscire dal Mercato

Si esce dal mercato se:

RT < CT

Dividendo i termini per la quantità prodotta otteniamo:

RT/Q < CT/Q

Ma il ricavo totale diviso la quantità ci dà il ricavo medio che in concorrenza perfetta coincide con il prezzo di mercato:

RT/Q = RMe = P

Decisione di Lungo Periodo


di Entrare o Uscire dal Mercato

Mentre il costo totale diviso la quantità ci dà il costo medio totale :

CT/Q = CMeT

Pertanto :

P < CMeT

L’impresa esce dal mercato se il prezzo del bene è inferiore al costo totale di produzione

Decisione di Lungo Periodo


di Entrare o Uscire dal Mercato
Si entra nel mercato se:

RT > CT

Dividendo i termini per la quantità prodotta otteniamo:

RT/Q > CT/Q

Ma il ricavo totale diviso la quantità ci dà il ricavo medio che in concorrenza perfetta coincide con il prezzo di mercato:

RT/Q = RMe = P

Decisione di Lungo Periodo


di Entrare o Uscire dal Mercato

Mentre il costo totale diviso la quantità ci dà il costo medio totale :

CT/Q = CMeT

Pertanto :

P > CMeT

L’impresa esce dal mercato se il prezzo del bene è inferiore al costo totale di produzione

Decisione di Lungo Periodo


di Entrare o Uscire dal Mercato

Se l’impresa è sul mercato produce la quantità per la quale il costo marginale è uguale al prezzo

Se il prezzo è inferiore al costo medio totale l’impresa decide di uscire dal mercato.

Se il prezzo è superiore al costo medio totale l’impresa decide di entrare nel mercato

La Curva di Offerta dell’Impresa Concorrenziale nel Lungo Periodo


La curva di offerta di lungo periodo

dell’impresa che opera

in concorrenza perfetta

è rappresentata dalla porzione

della sua curva del costo marginale

che si trova al di sopra

del costo medio totale


Misurazione Grafica del Profitto per l’Impresa in Concorrenza Perfetta

Il profitto dell’impresa è la differenza tra i ricavi ed i costi:

π = RT – CT

Dividendo e moltiplicando per la quantità otteniamo:

(RT/Q – CT/Q) xQ
Misurazione Grafica del Profitto per l’Impresa in Concorrenza Perfetta

Ma il ricavo totale diviso la quantità è il ricavo medio, che corrisponde al prezzo, cosi come il costo totale diviso la
quantità è il costo medio totale, abbiamo:

RT/Q = RMe = P

CT/Q = CMeT

P – CMeT x Q
Misurazione Grafica del Profitto per l’Impresa in Concorrenza Perfetta

Sostituendo alla uguaglianza iniziale otteniamo:

π = (P - CMeT) x Q

Il profitto è rappresentato dall’area del rettangolo compreso tra il livello del prezzo ed il livello del costo medio totale

Curva di Offerta

La curva di offerta di un’impresa in concorrenza perfetta è sempre individuata dalla curva del costo marginale ma
occorre distinguere tra :

 curva di offerta di breve periodo:


la porzione della curva del costo marginale al di sopra della curva di costo medio variabile

 curva di offerta di lungo periodo:


la porzione della curva di costo marginale al di sopra della curva del costo medio di lungo periodo
Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta
In funzione del periodo economico, in relazione alla possibilità di entrare ed uscire facilmente dal mercato, possono esistere due
situazioni:

 Il mercato conta un numero di imprese determinato

 Il mercato conta un numero di imprese infinito


Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta

L’offerta di mercato è la somma delle offerte individuali.


 Nel caso di un numero fisso di imprese (breve periodo):

 per ogni dato prezzo, ciascuna impresa offre la quantità per cui vale l’uguaglianza tra il livello dei prezzi ed il costo
marginale

 l’offerta di mercato è data dalla somma orizzontale delle curve di costo marginale delle singole imprese
Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta

 Nel caso di entrata ed uscita di imprese (lungo periodo):

 le imprese entrano ed escono dal mercato se il profitto è diverso da zero: entrano se maggiore, escono se minore

 Nel lungo periodo le imprese ottengono un profitto pari a zero mentre il prezzo eguaglia il minimo del CMeT

 La curva di offerta del mercato è una linea orizzontale corrispondente al livello di prezzo uguale al CMeT minimo.
Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta
 Se le imprese hanno reddito positivo, altre imprese avranno interesse ad entrare nel mercato determinando un
aumento dell’S con conseguente abbassamento del prezzo e dei profitti. Se le imprese subiscono perdite si crea
un’uscita dal mercato, con diminuzione dell’S ed aumento del prezzo.

Al termine del processo stesso le imprese restanti devono realizzare profitti nulli

Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta
 π = (P - CMeT) x Q

allora un’impresa ha profitto nullo solo se il prezzo eguaglia il costo medio totale:

 se P > CMeT, il π > 0 per cui nuove imprese entrano

 se P < CMeT, il π < 0 per cui le imprese escono

Il processo di entrata ed uscita termina solo quando P = CMeT

Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta
 Ma:

 l’impresa concorrenziale produce una quantità che eguaglia il costo marginale

 la libertà di entrata ed uscita spinge il prezzo ad eguagliare il costo medio totale

 pertanto nel lungo periodo il costo medio totale ed il costo marginale tendono ad eguagliarsi

Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta
 Ma:

 costo medio totale e costo marginale sono uguali solo nel punto di minimo del costo medio totale
L’equilibrio di lungo periodo di un mercato concorrenziale con libertà di entrata ed uscita si ottiene quando le imprese operano
nella loro condizione di efficienza

Curva di Offerta
in Concorrenza Perfetta

La curva di offerta di lungo periodo in un mercato concorrenziale con numero variabile di imprese si desume dal fatto che
esiste un unico punto in cui il livello del prezzo è coerente con il profitto nullo: il minimo del costo medio totale

La curva di offerta di mercato sarà una linea orizzontale corrispondente a quel livello

Perché le Imprese in CP Operano anche se i Profitti Nulli

Occorre distinguere tra :

 Profitto normale: comprende la remunerazione normale per il rischio più il c.d. stipendio di dirigente. È la somma di tutte
le componenti del costo opportunità che deve considerare chi sceglie di fare l’imprenditore. Quindi il profitto normale fa
parte dei costi.

 Extra - profitto: contempla l’eccedenza dei ricavi sui costi (questi ultimi comprendenti il profitto normale).

Perché le Imprese in CP Operano anche se i Profitti Nulli

Nell’equilibrio di breve periodo un’impresa in concorrenza perfetta può ottenere extra – profitto.

Nell’equilibrio di lungo periodo un’impresa non ottiene extra – profitto ma profitto normale (per non uscire dal mercato). Per
questo si dice che l’impresa in concorrenza perfetta nel lungo periodo non ottiene né profitti né subisce perdite.

Spostamento della Domanda


nel Bp e nel LP

Condizione di partenza: equilibrio di lungo periodo per cui le imprese hanno profitti nulli ed il prezzo è uguale al costo medio
totale.

Condizione di BP: un incentivo fa crescere la domanda del bene spostando la curva di domanda verso destra e determinando un
nuovo equilibrio caratterizzato da un aumento della quantità offerta e del prezzo.

Spostamento della Domanda


nel Bp e nel LP

Condizione di BP: la crescita della quantità e del prezzo determina un aumento dei profitti per le imprese. Ma la curva di
offerta corrisponde a quella del costo marginale, da essa dipende l’aumento dell’offerta. Nel nuovo equilibrio di bp il
prezzo è superiore al costo medio totale e le imprese realizzano profitti positivi.

Spostamento della Domanda


nel Bp e nel LP

Condizione di LP: i profitti positivi incentivano nuove imprese ad entrare nel mercato provocando uno spostamento dell’offerta
verso destra determinando un nuovo aggiustamento che comporta una diminuzione del prezzo fino al valore di equilibrio
iniziale, ed un aumento della quantità offerta. I profitti tornano ad essere nulli e si bloccano nuove entrate.
Spostamento della Domanda
nel Bp e nel LP

 L’aumento della domanda fa crescere prezzo e quantità di equilibrio nel BP. Le imprese ottengono extra – profitti perché
il P>CMeT.

 Attratte dagli extra – profitti, nuove imprese (identiche a quelle attive) entrano sul mercato. Questo sposta la curva di
S di mercato nel BP.
Spostamento della Domanda
nel Bp e nel LP

 L’ingresso di nuove imprese, quindi l’aumento dell’S, fa diminuire il prezzo di equilibrio.

 Il processo di ingresso di nuove imprese si arresta quando, nel nuovo equilibrio di LP, gli extra – profitti tornano a zero
ed il P torna pari al minimo del CMe. Tuttavia ora il mercato conta un numero superiore di imprese attive.
Spostamento della Domanda
nel Bp e nel LP

 La maggiore quantità domandata viene soddisfatta dal numero maggiore di imprese presenti, ma ciascuna di esse produce
la medesima quantità della condizione iniziale e vende ad un prezzo pari a quello dell’equilibrio iniziale.
Una Curva di S di LP Inclinata Positivamente

In alcuni casi la curva di S di LP per un mercato perfettamente concorrenziale può essere inclinata positivamente. Questo
dipende da alcuni fattori:

 La disponibilità limitata di alcuni fattori di produzione (es. materie prime, disponibilità di personale specializzato, capacità
imprenditoriali) che rende via via più costoso produrre una maggiore quantità d beni
Una Curva di S di LP Inclinata Positivamente

 Costi differenti delle diverse imprese. In questo caso il prezzo di mercato coincide con quello dell’impresa al margine

In generale, comunque. L’S di LP sarà sempre più elastica (quindi più “piatta”) di quella di BP, perché nel LP le imprese possono
entrare ed uscire dal mercato liberamente, quindi l’S è molto più reattiva alle variazioni del prezzo
Ricapitolando

 In concorrenza perfetta l’impresa è price – taker, quindi il suo ricavo è proporzionale alla quantità prodotta.

 Il prezzo corrisponde al ricavo marginale ed al ricavo medio.

 Il profitto è massimo per la quantità che eguaglia il costo marginale ed il ricavo medio (quindi il prezzo)
Ricapitolando

 Nel BP l’impresa sceglie di no produrre se il prezzo è al di sotto dei costi medi variabili.

 Nel LP l’impresa esce dal mercato se il prezzo è al di sotto dei costi medi totali.

 Se il numero delle imprese può cambiare liberamente, nel LP il prezzo eguaglia il costo medio totale minimo ed il numero
delle imprese cambia sino a che si realizza la situazione di profitto nullo.
Imprese in Regime di Monopolio

L’analisi del comportamento delle imprese in regime di monopolio permette di capire come vengono prese le decisioni sul
prezzo e sulla produzione, ma anche le implicazioni per la società nel suo complesso.

L’obiettivo di massimizzare il profitto ha conseguenze diverse rispetto al regime concorrenziale e spesso l’amministrazione
deve intervenire.
Caratteristiche del Monopolio
 È la forma di mercato agli antipodi della concorrenza perfetta

Un’impresa si considera monopolista se:


 è l’unica che vende un certo prodotto
 il prodotto non ha beni sostituti
 non esiste possibilità di entrata nel mercato per altre imprese
 La conseguenza è che il monopolista ha potere di mercato sul prezzo del prodotto: non più price –taker ma
price-maker

Caratteristiche del Monopolio

Quanto sono diffusi i monopoli?

 E’ una questione di grado: spesso le imprese hanno un potere sul prezzo perché i prodotti sono differenziati
 I veri monopoli sono rari perché è raro che vi siano prodotti davvero unici. Quindi anche il monopolio puro è in un
certo senso un caso ideale come la concorrenza perfetta

Perché Esiste il Monopolio

La causa fondamentale per l’esistenza del monopolio è la presenza di barriere all’entrata di concorrenti sul mercato.

Le barriere possono essere di tre tipi:


 MONOPOLIO DELLE RISORSE
 MONOPOLIO LEGALE
 MONOPOLIO NATURALE
1. Monopolio delle Risorse

Si genera quando le barriere sono indotte dalla proprietà esclusiva di fattori essenziali, definiti come “risorsa chiave” che non
possono essere riprodotti facilmente.

In alcuni casi pratici (es. i diamanti) il potere di mercato dell’impresa monopolista viene esercitato anche con l’ausilio degli
strumenti della commercializzazione.
2. Monopolio Legale

Si genera quando le barriere sono indotte dall’esistenza di un sistema giuridico di controllo, offerto dall’amministrazione ad un
unico operatore come diritto esclusivo di vendere un determinato bene: es. brevetti, copyright, diritti esclusivi di vario
genere.

Tali barriere possono essere indispensabili per incentivare la R&S e creare innovazione.
3. Monopolio Naturale
Si genera quando una singola impresa può fornire un certo bene o servizio all’intero mercato ad un costo inferiore di
quanto potrebbero fare due o più imprese.

Si verifica quando, a causa della presenza di forti economie di scala, la dimensione efficiente di un’impresa è cosi grande che in
quel dato settore soltanto un’unica impresa può fornire il prodotto al mercato al minimo costo medio
3. Monopolio Naturale

In caso di monopolio naturale, quindi, il CMeT minimo di un’impresa piccola è maggiore di quello di un’impresa grande, per cui
“frazionare” la produzione tra più imprese è inefficiente.

L’espansione del mercato, cioè l’aumento della domanda, può eliminare il monopolio naturale.
Concorrenza e Monopolio
Concorrenza e Monopolio

La differenza fondamentale che scaturisce dal confronto è la capacità di influenzare il prezzo di mercato del prodotto: assente
nel caso della concorrenza è tipico per l’impresa monopolista.

Per evidenziare questa differenza possono essere confrontate le curve di domanda tipiche.
Concorrenza e Monopolio

Le imprese concorrenziali prendono il prezzo come dato dal mercato pertanto si confrontano con una curva di domanda
orizzontale: può vendere, a quel prezzo qualsiasi quantità. Ciò deriva dalla sostituibilità dei beni.

L’impresa monopolista si confronta con una curva di domanda inclinata verso il basso, pertanto deve accettare un prezzo più
basso per vendere il bene che produce.
Le Decisioni nel Monopolio

Confrontandosi con una curva negativamente inclinata ed avendo la possibilità di decidere il prezzo, l’impresa monopolista si trova
nella necessità di dover decidere dove collocarsi rispetto alla sua curva di domanda.

Per analizzare il comportamento dell’impresa monopolista si consideri anche per essa l’obiettivo della massimizzazione del profitto,
pertanto andranno indagati i ricavi.
Il Ricavo del Monopolista
I Ricavi del Monopolista

Ricavo Totale: RT = PxQ

Ricavo Medio: RMe = RT/Q = PxQ/Q= P

Anche per il monopolista il ricavo medio ed il prezzo coincidono

Il Ricavo Marginale del Monopolista


Il ricavo marginale del monopolista

è sempre inferiore al prezzo del bene

RM < P (= RMe)

Quindi la curva del RM è sempre sotto quella del RMe (= curva di D)

Perchè?

Il Ricavo Marginale del Monopolista

Poiché la curva di D è discendente, quando il monopolista vuole vendere una unità in più (unità marginale) deve ridurre il prezzo,
ma il prezzo inferiore si applica anche a tutte le altre unità vendute precedentemente.

Si generano, nel monopolio, due effetti sul

RT = PxQ:
 l’effetto produzione (o effetto output)
 l’effetto prezzo
Il Ricavo Marginale del Monopolista

 L’effetto produzione (o effetto output):

l’impresa vende di più, in seguito all’aumento della produzione, quindi il RT cresce


 l’effetto prezzo:

l’impresa vende tutto ad un prezzo inferiore, quindi RT diminuisce.

L’effetto finale, cioè l’incremento del RT, può essere positivo o negativo

La Massimizzazione del Profitto


del Monopolista
Partendo da un basso livello di produzione (Q1) si evince che il CM<RM pertanto il monopolista aumenta la produzione per
aumentare il profitto (poiché il ricavo addizionale sarebbe superiore al costo addizionale)
In una situazione opposta, per alti livelli di produzione (Q2) il CM>RM pertanto l’impresa può aumentare il profitto
contraendo la produzione(poiché il risparmio supererebbe il mancato ricavo)

La Massimizzazione del Profitto


del Monopolista
Infine l’impresa monopolistica

tenderà a collocarsi ad un livello

di produzione per il quale

il ricavo marginale

eguaglia il costo marginale

Monopolio e Concorrenza Perfetta

Ottimo per l’impresa in concorrenza perfetta:

P = RM = CM

Ottimo per il monopolista:

P > RM = CM

Il prezzo del prodotto in monopolio, dopo aver individuato la quantità ottimale da produrre, si determina utilizzando la curva di domanda

La Massimizzazione del Profitto


del Monopolista
Il monopolista massimizza il profitto seguendo la “solita ” regola marginalista. Deve quindi produrre la quantità tale che il
RM sia pari al CM
La regola serve nella determinazione della quantità ottimale, ma il prezzo si deve leggere sulla curva di domanda.
Quindi il prezzo a cui il monopolista vende la quantità ottimale sarà sempre maggiore del CM. Questo fa si che il
monopolista ottenga extra-profitto

Monopolio e Concorrenza Perfetta

La differenza sostanziale è

che nei mercati concorrenziali

il prezzo è uguale al costo marginale

mentre nei mercati monopolistici

il prezzo è maggiore del ricavo marginale

Comprensione del costo sociale del monopolio

Il Profitto del monopolista


π = RT – CT

π = (RT/Q – CT/Q) x Q

ma

RT/Q = RMe = P

CT/Q = CMeT

π = ( P – CMeT ) x Q

Il Profitto del monopolista

Il profitto è individuato graficamente

dall’area del rettangolo di altezza pari alla differenza tra il prezzo ed il costo medio totale (per il valore di produzione stabilito
Qmax), e di base pari al valore della quantità ottimale

Il Costo del Monopolio


in Termini di Benessere

regime di Monopolio l’impresa può vendere ad un prezzo superiore al costo marginale:

 per il consumatore il P superiore non è desiderabile

 per il produttore il monopolio è una condizione auspicabile

Il Costo del Monopolio


in Termini di Benessere
Tenendo presente il concetto di benessere sociale, è possibile che il monopolio,

rappresentando un beneficio per il produttore superiore al costo che subiscono i consumatori, rappresenti una forma di mercato
perseguibile per il raggiungimento del benessere complessivo?

Il Costo del Monopolio


in Termini di Benessere

nessere Economico = Rendita del Consumatore + Rendita del Produttore

endita del consumatore = è la differenza tra quanto il singolo consumatore sarebbe disposto a pagare per un bene e quanto paga
effettivamente quel bene.

endita del produttore = è la differenza tra la somma totale incassata dal venditore ed il costo di produzione.

Il Costo del Monopolio


in Termini di Benessere
Monopolio determina una allocazione delle risorse inefficiente, poiché diversa rispetto alle esigenze sociali, quindi non consente
di massimizzare il benessere sociale.

monopolista produce una quantità inferiore rispetto a quella socialmente desiderabile.

iché il monopolista sceglie un prezzo superiore al costo marginale, i consumatori che attribuiscono al bene un valore superiore al
costo marginale ma inferiore al prezzo non lo acquisteranno.

Misura del Benessere


Economico della Società
Surplus del consumatore = valore per il consumatore – il prezzo pagato
Surplus del produttore = prezzo ricevuto dal produttore – il costo della produzione
Surplus totale = (valore per il consumatore – prezzo pagato) + (prezzo ricevuto dal produttore – il costo della produzione)
Misura del Benessere
Economico della Società
Ma:
prezzo pagato = prezzo ricevuto dal produttore

allora:
Surplus totale = valore per il consumatore – il costo della produzione
Il Pianificatore Saggio
nel Monopolio
tesi : l’impresa monopolistica viene gestita da un pianificatore saggio che:
 Persegue la massimizzazione del profitto
 Considera anche il benessere sociale
 Cerca quindi di massimizzare le rendite di consumatore e produttore

cioè massimizza il valore del bene


meno il costo di produzione

Il Pianificatore Saggio
nel Monopolio
agine: ricerca del livello di produzione che massimizza il benessere sociale:
 La curva di D riflette la disponibilità a pagare
 La curva del CM riflette il costo del monopolista

Il livello di produzione efficiente viene identificato dall’intersezione delle due curve

Il Pianificatore Saggio
nel Monopolio

Conclusione: se il monopolista fosse un Pianificatore Saggio, sceglierebbe il prezzo corrispondente all’intersezione tra
la curva di D e quella del CM
producendo la quantità efficiente
che verrebbe completamente acquistata
dai consumatori

La Perdita Secca
vello di produzione ci permette un confronto:

per il Pianificatore Saggio esso corrisponde all’eguaglianza tra prezzo e costo marginale

per il monopolista corrisponde al punto di uguaglianza tra ricavo marginale e costo marginale

Poiché il RM è sempre < del RMe (= P)


allora il monopolista produce
una quantità di prodotto inferiore
a quella socialmente utile
La Perdita Secca
vello di quantità del monopolio determina un livello del prezzo più elevato, superiore al livello del costo marginale:

in questo caso alcuni consumatori valutano il bene più del costo marginale ma meno del prezzo, pertanto non acquisteranno il bene

Si determina una situazione inefficiente

La Perdita Secca: Valutazione dell’Inefficienza del Monopolio

a D riflette il valore del bene per il consumatore


l CM riflette il costo del produttore monopolista

L’area del triangolo compreso tra il livello di produzione, la curva di D, la curva del CM identifica la perdita di rendita totale (perdita
secca), quindi di benessere, indotta dal monopolista
La Perdita Secca: Valutazione dell’Inefficienza del Monopolio
efficienza del mercato monopolistico non è legata tanto al livello elevato del prezzo: ciò che viene pagato in più dal consumatore viene
guadagnato dal produttore.
efficienza è dalla parte della quantità prodotta: essa è inferiore al livello che massimizza il benessere totale.
(nel primo caso la torta è sempre la stessa, cambiano le dimensioni delle fette; nel secondo caso muta la grandezza della torta)
Politica Economica e Monopolio
monopolio risulta inefficiente poiché produce una quantità inferiore al livello efficiente e pratica prezzi superiori al CM.
egislatore può intervenire:
 Stimolando la concorrenza (normativa antitrust)
 Regolamentando il comportamento delle imprese monopolistiche
 Trasformando alcuni monopoli privati in imprese pubbliche
 Non intervenendo

Politica Economica e Monopolio


monopolio risulta inefficiente poiché produce una quantità inferiore al livello efficiente e pratica prezzi superiori al CM.
egislatore può intervenire:
 Stimolando la concorrenza (normativa antitrust)
 Regolamentando il comportamento delle imprese monopolistiche
 Trasformando alcuni monopoli privati in imprese pubbliche
 Non intervenendo

Politica Economica e Monopolio


 La normativa antitrust in Italia.
La legge 287 del 10 ottobre 1990 istituisce l’Autorità garante della concorrenza e del commercio. Scopo di tale istituzione è la
protezione dal potere monopolistico e la normativa antitrust è un’insieme di regolamenti e leggi pensati per garantire la libertà
economica, fornendo ai governi gli strumenti per promuovere la concorrenza, evitando per es. fusioni strategiche o
frazionamenti di imprese, o controllando gli effetti benefici di sinergie.

Politica Economica e Monopolio


 Regolamentazione del prezzo.
Il legislatore può regolamentare il prezzo dell’impresa monopolistica, soprattutto nel caso di monopoli naturali.
Il prezzo che il legislatore deve imporre dovrebbe eguagliare il costo marginale per avere la massimizzazione della rendita totale
e l’allocazione efficiente delle risorse

Politica Economica e Monopolio


 Regolamentazione del prezzo.
Fissare il prezzo al valore del CM crea due ordini di problemi:
 Legato all’andamento decrescente del CMeT del monopolio naturale il CM < CMeT pertanto imporre il P = CM significa
avere il P < CMeT generando una perdita d’impresa
 Legato alla mancanza di incentivi nella riduzione dei costi

Politica Economica e Monopolio


 Trasformazione di monopoli privati in imprese pubbliche.
Il legislatore gestisce come proprietà pubbliche imprese di origine monopolistica privata. La critica è legata all’efficienza della
gestione pubblica rispetto a quella privata nella riduzione dei costi
 Non agire.

La Discriminazione di Prezzo
Possibilità del monopolista di violare la legge sul prezzo unico, vendendo il medesimo bene a consumatori diversi applicando prezzi
diversi.
Esistono vari tipi di discriminazione:

Vendere lo stesso bene a prezzo diverso a clienti diversificati in funzione di “classi identificative” (es. età, residenza ecc.);

Vendere lo stesso bene al medesimo cliente a prezzi diversi in funzione della quantità acquistata (es. sconto)

Un mix tra le due: un prezzo diverso per ogni cliente o per ogni unità di bene acquistata.
La Discriminazione di Prezzo
Per poter esercitare la discriminazione tra tipologie di clienti devono esistere due condizioni:
 Il monopolista deve avere informazioni tali da poter suddividere i clienti in base alla loro disponibilità a pagare
 Non devono esistere possibilità di arbitraggio, cioè la possibilità per chi acquista a prezzo basso di rivendere con profitto a
chi, comprando dal monopolista ,dovrebbe pagare un prezzo alto.
La Discriminazione di Prezzo
La discriminazione dei prezzi fa aumentare il benessere economico: il monopolista ricava un profitto maggiore, determinando un
aumento della rendita totale, poiché il profitto del consumatore resta invariato.
La Discriminazione di Prezzo
Perfetta discriminazione dei prezzi è la situazione per cui il monopolista conosce perfettamente la disponibilità a pagare dei
consumatori ed è in grado di applicare prezzi diversi
uesto caso il monopolista fa pagare ad ognuno esattamente quello che è disposta a pagare e l’intera rendita di ogni transazione finisce
dalla sua parte

La Discriminazione di Prezzo
Nella realtà non esiste la discriminazione perfetta, pertanto la sua imperfezione può generare un aumento, una diminuzione del
benessere o può lasciarlo inalterato.
La discriminazione dei prezzi causa sempre e comunque un aumento del profitto del monopolista.
La Discriminazione di Prezzo
Esempi di discriminazione dei prezzi possono essere:

I biglietti del cinema

I biglietti aerei

Buoni sconto

Aiuti finanziari agli studenti

Sconti sulle quantità

Concorrenza Monopolistica
È una forma di mercato intermedia tra il monopolio e la concorrenza perfetta, presentando caratteristiche simili ad entrambe.
Anche l’oligopolio è una forma intermedia però:
 nell’oligopolio esiste un numero limitato di venditori
 nella concorrenza monopolistica i beni offerti non sono perfettamente sostituibili
Concorrenza Monopolistica

 Molteplicità di venditori: molte imprese competono per gli stessi consumatori


 Differenziazione del prodotto: ciascuna impresa produce un prodotto che differisce almeno in parte rispetto a quanto
prodotto da altre imprese; ognuna pertanto fronteggia una curva di domanda specifica per quella varietà di prodotto ed
inclinata negativamente
 Libertà di entrata ed uscita: non esistono restrizioni di mercato per cui il numero di imprese varia finché gli extra-profitti
sono diversi da zero
Concorrenza Monopolistica
alisi dei meccanismi di mercato comporta lo studio:
 delle decisioni della singola impresa
 del lungo periodo, con l’entrata e l’uscita dal mercato
 del confronto tra concorrenza perfetta e concorrenza monopolistica
 dell’economia del benessere riferita alla concorrenza monopolistica
L’Impresa nel Breve Periodo
Nel breve periodo l’impresa è maggiormente assimilabile nei comportamenti ad un’impresa monopolistica, pertanto segue le
stesse regole nella massimizzazione del profitto.
Dovendo confrontarsi con una curva di D inclinata verso il basso, determina la quantità da produrre in modo che il CM = RM ed il
prezzo in modo che la D assorba tutta la quantità prodotta.
L’Impresa nel Breve Periodo
Pertanto:
 Produce la quantità Qmax tale per cui RM = CM
 Vende ad un P > CM ed al CMeT
 L’impresa ottiene sempre exra-profitti
 Il benessere sociale non è massimizzabile
Equilibrio di Lungo Periodo
Quando si generano profitti nuove imprese sono incentivate ad entrare nel mercato, conseguentemente la D che ogni singola
impresa (poiché i prodotti sono differenti) si trova a fronteggiare si riduce spostandosi verso sinistra.
Quando si generano perdite alcune imprese escono dal mercato pertanto la D della singola impresa si espande spostandosi verso
destra.
Equilibrio di Lungo Periodo
Il processo di entrata ed uscita determina una variazione del numero delle imprese presenti. Tale processo si interrompe quando
non si realizzano più profitti, per cui le imprese non hanno incentivi né all’entrata né all’uscita.
Raggiunto il punto di equilibrio il prezzo eguaglia il costo medio totale. In particolare le due curve sono tangenti.

Equilibrio di Lungo Periodo


Se l’entrata e l’uscita delle imprese provoca l’azzeramento del profitto :
π=0
Sapendo che il profitto unitario è la differenza tra il prezzo ed il costo medio totale
π = P – CMeT

π = P – CMeT = 0
P = CMeT
Equilibrio di Lungo Periodo

L’equilibrio di lungo periodo della concorrenza monopolistica ha due proprietà:

 Come nel monopolio, il prezzo di equilibrio eccede il CM: la massimizzazione del profitto richiede che RM = CM, ma la
pendenza negativa della curva di domanda implica che il RM sia comunque inferiore al prezzo;

 Come in un mercato concorrenziale,il P = CMet: il libero movimento di entrata ed uscita dal mercato fa si che l’equilibrio
possa aversi solo in assenza di extra-profitto

Equilibrio di Lungo Periodo

La seconda caratteristica pone in evidenza la differenza con il monopolio, dove si conserva l’extra-profitto anche nel lungo
periodo per l’assenza di beni sostituti.

Nella concorrenza monopolistica invece la libertà di entrata ed uscita fa si che nel lungo periodo il profitto dell’impresa sia pari a
zero.
Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica

Le due tipologie di mercato, in riferimento agli equilibri di lungo periodo, si differenziano sostanzialmente per:
 La capacità di eccesso
 L’incremento sul CM (mark – up)

Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica
 Capacità produttiva in eccesso
Nell’equilibrio di lungo periodo della concorrenza perfetta la libertà di entrata ed uscita delle imprese fa si che ciascuna produca
la quantità efficiente, cioè quella per cui il CMeT è minimo

Dimensione efficiente

Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica
 Capacità produttiva in eccesso
Nell’equilibrio di lungo periodo della concorrenza monopolistica la libertà di entrata ed uscita delle imprese fa si che ciascuna
produca la quantità corrispondente al punto di tangenza tra la D ed il CMeT. Tale quantità è inferiore a quella che minimizza il
CMeT

Capacità Produttiva in eccesso

Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica

L’impresa si colloca nel tratto discendente della curva del CMeT

Quindi nel caso della concorrenza monopolistica l’output di ciascuna impresa è inferiore alla quantità efficiente.

Pertanto essa potrebbe aumentare la quantità di equilibrio e ridurre il CMeT.

Dal punto di vista sociale l’output è prodotto a costi più elevati del minimo sociale
Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica
 Incremento sul CM (mark - up)
Per un’impresa concorrenziale il prezzo di equilibrio nel lungo periodo uguaglia il CM.
In una situazione del genere l’impresa non ottiene profitti.

Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica
 Incremento sul CM (mark - up)
Nel caso di un’impresa monopolistica il prezzo di equilibrio di lungo periodo è superiore al CM (mentre eguaglia il CMeT ma non
nel suo punto di minimo) poiché si trova nel tratto discendente della curva. Ogni nità in più crea extra - profitto

L’eccesso del P sul CM


si chiama mark – up (o ricarico)
Concorrenza Perfetta e
Concorrenza Monopolistica

Essendo il P > CM, ogni unità in più prodotta e venduta determina per l’impresa in concorrenza monopolistica un extra – profitto.

Tale situazione non discorda con il principio di libera entrata ed uscita dal mercato ed il profitto nullo.
Concorrenza Monopolistica e
Benessere Sociale

La concorrenza monopolistica non permette di raggiungere il benessere sociale per tre motivi:
 Problema della perdita secca;
 Problema della varietà dei beni;
 Problema delle esternalità
Concorrenza Monopolistica e
Benessere Sociale
 Perdita secca.
La perdita secca è indotta dal mark-up: il maggior valore del P rispetto al CM genera una fascia di consumatori insoddisfatti che
non acquistano beni.
Tale inefficienza non è di facile risoluzione, neanche attraverso l’intervento governativo poiché l’intervento dovrebbe essere
indirizzato verso un numero elevato di produttori che forniscono beni differenti
Concorrenza Monopolistica e
Benessere Sociale
 Varietà di prodotti.
La varietà dei prodotti offerti sul mercato può essere o troppo grande o troppo scarsa per essere considerata socialmente
efficiente. Questo è legato al fatto che nel mercato di concorrenza monopolistica possono essere presenti o troppe o troppo
poche imprese.
Concorrenza Monopolistica e
Benessere Sociale
 Esternalità
L’entrata delle imprese può essere causa di due tipologie di esternalità:
 l’esternalità della varietà del prodotto a favore dei consumatori che beneficiano di una certa rendita legata alla presenza di
prodotti differenziati;
 l’esternalità della sottrazione di quote di mercato a scapito di produttori che vedono soffiarsi fette di mercato
Concorrenza Monopolistica e
Benessere Sociale

In rapporto alla tipologia di esternalità prevalente può essere presente sul mercato un numero troppo elevato o troppo esiguo di
imprese,

Le esternalità sono una diretta conseguenza della natura intrinseca della concorrenza monopolistica.

Non risulta una tipologia di mercato che permette il conseguimento del benessere sociale.
Pubblicità e Marchi

La possibilità di ottenere extra-profitti mediante la differenziazione del prodotto è la molla che spinge le imprese ad investire
in campagne pubblicitarie e ad utilizzare marchi specifici di riconoscimento.

Entrambi sono strumenti con cui l’impresa può differenziare il proprio prodotto e farsi conoscere dai consumatori.
Pubblicità e Marchi

Tesi :
sia la pubblicità che i marchi sono strumenti per lo sfruttamento dei consumatori e per ridurre la concorrenza. Il loro effetto è
quello di ridurre il benessere sociale

Antitesi :
sia la pubblicità che i marchi sono un modo di diffondere informazioni, segnalare la qualità dei beni e, in definitiva, aumentare la
concorrenza
Pubblicità e Marchi
Sono quindi, strumenti per risolvere il problema dell’asimmetria informativa tra le imprese che offrono prodotti differenziati ed
i consumatori che non conoscono dettagliatamente le caratteristiche del prodotto.
Possono creare anche un incentivo al mantenimento di un determinato livello qualitativo, poiché l’impresa è motivata a far
corrispondere il messaggio che lancia con la realtà che la caratterizza.