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I SUONI DI GUARIGIONE - CUSTODI DI UN ORDINE NASCOSTO

INDICE

- INTRODUZIONE
- UN SUONO
- IL SUONO PRIMORDIALE
- L'ARMONIA DEL COSMO
- CONSONANZE UNIVERSALI
- LA RISONANZA – VIBRARE PER SIMPATIA
- UN'ORDINE NASCOSTO
- ARCHETIPI SONORI
- LA VOCE DELLO SPIRITO
- UN'EMOZIONANTE INTERVALLO
- “TA-KA” DIMMI E TI DIRO' CHI SEI
- MUSICOTERAPIA ENERGETICA
- L'UOMO ARMONICO
- BIBLIOGRAFIA

INTRODUZIONE

Il presente lavoro intende approfondire e indagare quegli aspetti, relativi ai fenomeni psicofisici del
suono, spesso celati o dimenticati nella complessa storia dell’arte-scienza musicale, che hanno in sé
valori assoluti e che suscitano effetti universali, forse sfuggenti o impalpabili, ma certamente non
suscettibili alle distinzioni culturali, storiche o geografiche. In questo lavoro, atto conclusivo della
formazione in Musicoterapia Orientale Nada Yoga, convergono armoniosamente i miei personali
interessi per la ricerca e le pratiche di sviluppo della coscienza e l'immensa passione per il suono e
la musica, specialmente nelle sue manifestazioni più spontanee.

La vita è movimento. Il movimento è vibrazione. Tutto l'universo vibra.


Vedremo come lo studio delle vibrazioni e delle leggi fisiche che regolano il suono siano state usate
ovunque fin dall’antichità come codici di comprensione della costituzione e dei moti del mondo
manifesto, e come la musica e i suoni di guargione abbiano occupato, fin dagli albori dell’umanità,
posti d’onore nelle pratiche spirituali e nelle attività terapeutiche. A questo proposito verrà descritto
su quali principi fondamentali si basano lo studio e la pratica del nada yoga (yoga del suono), un
ponte tra la vasta conoscenza dell’india antica e le conoscenze dell’uomo moderno globalizzato.
UN SUONO

I suoni sono quelle sensazioni percepite dal cervello tramite l’apparato uditivo, possono essere
provocate da un qualunque corpo messo in vibrazione in un veicolo elastico; si dice elastico un
oggetto che ha la capacità di deformarsi e di tornare alla sua condizione iniziale una volta cessata la
causa che lo ha deformato. Tutti i corpi sono elastici, ma le corde tese, le membrane, gli oggetti
metallici o in legno dimostrano una maggiore capacità elastica, non ha caso sono alla base del
funzionamento della maggior parte degli strumenti musicali.
Le onde sonore, che nell'aria si propagano alla velocità di 340 metri/sec, nell’acqua a 1435
metri/sec e nel ferro a 5127 metri/sec, sono formate da pressioni e depressioni che si succedono a
intervalli regolari di tempo e vengono tradotte in variazioni di corrente elettrica una volta giunte
all’orecchio (organo del Corti), veicolate poi dal sistema nervoso giungono al cervello in forma di
sensazioni acustiche.
Le caratteristiche che contraddistinguono i suoni sono l’altezza, l’intensità e il timbro.

L’altezza di un suono è determinata dalla frequenza, ossia dalla velocità delle oscillazioni in un
dato tempo; più le oscillazioni sono rapide e più il suono è alto, con oscillazioni lente avremo suoni
più bassi (“acuti” e “gravi” nel linguaggio musicale). La frequenza è misurata in Hertz (1Hz =1
ciclo/secondo), l’orecchio umano è in grado di riconoscere come suono le onde comprese
indicativamente tra i 16 e i 20.000 Hz, i suoni con frequenza inferiore ai 16 Hz vengono chiamati
infrasuoni, quelli superiori ai 20.000 Hz ultrasuoni; alcuni animali grazie ad apparati uditivi più
sensibili, come i cani, i gatti, i pipistrelli e i delfini sono in grado di captare gli ultrasuoni, mentre
altri come gli elefanti, i rinoceronti, le balene e gli alligatori sono più sensibili agli infrasuoni.

L’intensità è quella caratteristica che ci permette di distinguere suoni forti da suoni deboli, ciò che
comunemente chiamiamo volume, viene misurata in Decibel (Db) e corrisponde alla pressione
generata nel mezzo di propagazione (generalmente l’aria). La pressione necessaria per rendere un
suono udibile all’orecchio umano varia con la frequenza dell’onda, più il suono è acuto (maggiore
frequenza) e minore è l’intensità necessaria.
Il timbro ha a che fare con la forma dell’onda sonora, è “il colore” del suono, e ci permette di
distinguere due diversi segnali acustici anche a parità di altezza e intensità; le stesse note suonate da
differenti strumenti musicali hanno un timbro diverso e questo lo si deve alla differente
combinazione delle armonici (o ipertoni) presenti in quel suono.
In natura infatti non esistono suoni puri nel senso di onde sinusoidali semplici, se uno strumento
musicale producesse un suono puro la sua sonorità risulterebbe povera e vuota, priva di spessore.
Un suono naturale, come quello degli strumenti musicali o della voce umana è sempre un suono
complesso, composto da vibrazioni di diversa frequenza, cioè da una serie di suoni puri sempre più
acuti e meno intensi. Questi atomi sonori, gli armonici, si sovrappongono secondo una precisa
sequenza, detta progressione armonica; una sequenza molto importante per noi, in quanto ci rivela
che il suono possiede una disposizione interna, un'ordine strutturale che contribuisce a definirne il
carattere e il significato più di ogni altra caratteristica acustica. Quando un suono è regolare, e
quindi fedele a tale ordine, ha il potere di incantare, di rapire l'attenzione e di emozionare, come nel
caso della voce cantata o dei suoni musicali,

Progressione dei primi 8 armonici con i relativi intervalli musicali e forma dell'onda:

Il timbro è influenzato, oltre che dalla combinazione di armonici, dall’ambiente in cui è prodotto e
dall’evoluzione temporale del suono, cioè le variazioni di dinamica, che nel linguaggio musicale
vengono chiamte inviluppi e descritte in quattro fasi: Attacco, decadimento, sostegno e rilascio.

1. Attacco – è il maggior responsabile dell’identificazione di un suono con la sua sorgente,


corrisponde all'inizio del suono e dura fino al momento in cui il suono ha raggiunto la massima
intensità, può essere immediato come in un pianoforte o una percussione, oppure graduale come in
un crescendo eseguito su un violino.
Tutti i suoni hanno un attacco.
2. Decadimento - detto anche decadimento iniziale o primo decadimento, è presente pricipalmente
negli ottoni, dove all'attacco (spesso sforzato) segue una breve e rapida diminuzione di ampiezza,
prima che il suono si stabilizzi e subentri nella fase successiva oppure semplicemente si esaurisca.
3. Sostegno - è la fase in cui il suono rimane stabile mentre l'esecutore continua a fornire energia,
come nel caso degli strumenti a evoluzione controllata (archi, fiati, voce…).
Ovviamente non esiste negli strumenti a evoluzione libera (chitarra, pianoforte, percussioni…).
4. Rilascio - detto anche decadimento finale - è la fase che inizia nel momento in cui l'esecutore
smette di dare energia e il suono decade più o meno rapidamente.
Questa fase può essere anche molto lunga negli strumenti a evoluzione libera, mentre è di solito
breve in quelli a evoluzione controllata.
Tutti i suoni hanno un rilascio.

Il tentativo di stabilire un netto confine tra suono e rumore ha sempre dato esiti poco soddisfacenti,
da un punto di vista fisico si definisce suono una vibrazione regolare che mantiene inalterata la sua
frequenza nel tempo, mentre per rumore si intende una vibrazione irregolare, con frequenze confuse
e sovrapposte.
Lo stesso fenomeno fisico può però essere percepito diversamente da differenti soggetti, oppure
dallo stesso soggetto in un differente momento se variano le sue condizione psicofisiche.
Ne deriva che un segnale acustico si intende come suono, che è ben definito e gradevole, quando ha
un valore funzionale alla comunicazione trasmettendo informazioni utili e non interferisce con
lo stato o con l’attività della persona; altrimenti come rumore, caotico e sgradevole.
In questi termini si può notare come a volte definiamo rumore quello che fanno gli altri e suono
quello che facciamo noi.

IL SUONO PRIMORDIALE

Secondo le tradizioni e i miti di molti popoli, la Creazione dell’Universo è avvenuta per mezzo di
un suono primordiale, un suono dal potere creativo di natura misteriosa e ineffabile.
Come evidenzia il musicologo Marius Schneider “tutte le volte che la genesi del mondo è descritta
con sufficiente precisione, un elemento acustico interviene nel momento decisivo dell’azione […]
L’abisso primordiale, la bocca spalancata, la caverna che canta, il singing o supernatural ground
degli Eschimesi, la fessura nella roccia delle Upanishad o il Tao degli antichi Cinesi da cui il mondo
emana “come un’albero”, sono immagini dello spazio vuoto o del non essere, da cui spira il soffio
appena percettibile del creatore. Questo suono, nato dal vuoto, è il frutto di un pensiero che fa
vibrare il Nulla e, propagandosi, crea lo spazio”, come nel misticismo Sufi dove si parla di un vita
silenziosa chiamata Zàt, da cui tutto è scaturito sotto forma di vibrazioni artefici di vibrazioni.
Il "Vangelo secondo Giovanni" recita che: "Nel principio era il Logos e il Logos era presso Dio, e il
Logos era Dio. Egli era da sempre presso Dio". Aggiunge poi: "...tutto venne all'esistenza per
mezzo di lui, e senza di lui nulla fu creato di ciò che esiste....". Il termine logos (logos) che viene
tradotto nel periodo illuminista con "verbo" o "parola", prima del '700 era generalmente inteso
come "suono".
Va anche ricordato che il suono delle parole riveste nella Bibbia una particolare rilevanza al punto
che una corretta pronuncia del nome di Dio, YHVH, letto con la corretta intonazione, avrebbe per
effetto in colui che la pronuncia, l'identificazione con la stessa divinità. Il comandamento “non
pronunciare il nome di Dio invano”, deriva dal fatto che per la tradizione ebraica, la progressiva
decadenza spirituale che avveniva da una generazione all'altra, rese alcuni nomi impronunciabili, a
causa del loro potere e della loro appartenenza a esseri spiritualmente superiori e vicini a Dio.

Del resto l'idea di suoni primordiali o suoni con capacità creativa è diffusa anche in altre tradizioni:
I sacerdoti dell’antico Egitto attribuivano la creazione del mondo alla risata di Thoth, divinità della
scrittura, della musica e della parola creatrice. I miti di creazione egizi variano a seconda della zona
geografica: a Menfi, dove la genesi è attribuita all’opera di un unico creatore, il dio Ptah, la
creazione di ogni cosa avvenne pronunciandone il nome, letteralmente dandogli vita attraverso "la
parola divina".

In India, la culla della più antica filosofia giunta fino ad oggi, Brahma è il Tutto, creatore e
coscienza universale. Il Samaveda, uno dei quattro testi più antichi dei Veda (i testi sacri
dell’Induismo redatti da anonimi saggi detti “veggenti vedici”) è interamente dedicato al suono, al
canto e alla musica. Nada Brahman, nelle successive Upanishad (Chandogya), indica il suono
primordiale AUM, come l'emanazione dello spirito di Brahman.

Un sottile filo ancestrale lega i testi sacri dell'India antica alla cultura dei nativi americani, dove si
dice che il mondo fu creato con un canto, identificando la dimensione acustica come la più vicina
all'origine della vita.
Cosi anche per gli aborigeni d’Australia, per i quali la creazione risale al Tempo del sogno, in cui
esseri totemici attraversarono la terra cantando di ciò che incontravano (rocce, fiumi, animali,
piante) e così facendo portarono questi elementi a manifestarsi.
Questo suono originario ricorda quel suono primordiale originato dal big bang che nel 1965 fu
scoperto, ancora presente negli spazi astrali, dagli scienziati di Princeton e che viene paragonato al
basso ruggito di un leone o al passaggio di un aereo.

L’ARMONIA DEL COSMO

Se il suono ha la sua origine nel movimento, si può immaginare, visto che tutto nell’universo si
muove in un’incessante fluire, come in esso si produca una grandiosa armonia.
Nell'antica Grecia il cosmo era concepito come una lira a sette corde suonata dal dio Apollo, che era
la divinità della musica e della medicina; Pitagora (VI secolo a.C.), che continua ad influenzare la
nostra cultura con il suo pensiero, oltre a essere il primo intellettuale occidentale a mettere in chiaro
le relazioni tra gli intervalli musicali, cercò di scoprire i
legami tra i suoni e l’ordine nascosto della natura, "studiate
il monocorde e scoprirete i segreti dell'universo” si dice
abbia detto, sostenendo che dallo studio di un unica corda
vibrante si potrebbero scoprire gli aspetti microscopici della
vibrazione sonora e studiare le leggi macroscopiche che
regolano il cosmo.
Nel concetto di “armonia delle sfere”, successivamente
approfondito da Platone, Cicerone e Dante e più
recentemente dal padre dell’astronomia moderna Keplero
(1571 – 1630), si cerca di sondare struttura e proporzione
dell’universo, ai moti rotatori dei pianeti viene associata una
sinfonia musicale, prodotta proprio dal movimento di ogni
singola sfera celeste. In epoche in cui non vi era modo di
ottenere valori empirici, venne ipotizzato un legame tra
astronomia e musica, ricercando un’analogia tra le diverse
distanze che separano i pianeti dal centro del cosmo, e le
distanze tra le varie note (intervalli) osservate in una corda
musicale. - Il “Divino Monocordo”

Per alcuni questa armonia celeste è reale e concreta nelle sue porzioni armoniche a cui il nostro
orecchio è sensibile, non ce ne accorgiamo semplicemente perché, oltre a possedere una lievissima
intensità, udendola costantemente sin dalla nascita non siamo in grado di oggettivarla, così come chi
vive lungo la riva di un fiume non è più in grado di distinguere il fragore delle acque se non
dirigendo coscientemente ad esso la sua attenzione.

L’armonia è proporzione naturale, sia che si manifesti nel suono, nella forma o nel colore, evoca
bellezza e benessere, come quando ci troviamo immersi in una natura totale e riusciamo a
percepirne la perfetta spontaneità in ogni sua parte; difatti si può asserire che il potere evocativo
dell’armonia non sta nel “valore giusto” ma nella giusta proporzione; ad esempio in musica si
può trasporre una melodia in qualunque tonalità e questa manterrà invariato il significato del suo
discorso e il potenziale emotivo in essa contenuto.

CONSONANZE UNIVERSALI

"Ciò che è in alto è come ciò che è in basso e ciò che è in basso è come ciò che è in alto; mediante
queste cose si compiono i miracoli di una sola cosa" - Ermete Trismegisto

Nello spettro delle frequenze udibili dall'uomo, dai suoni più gravi a quelli più acuti, cosi come
oltre essi in entrambe le direzioni, si incontrano periodicamente delle frequenze consonanti.
Nella teoria musicale un intervallo tra due note si dice consonante se, suonando le due note
simultaneamente, si ottiene un effetto di gradevolezza e di quiete; si dice invece dissonante se
produce un senso di instabilità e di tensione.
Il caso più evidente lo troviamo nell'intervallo di ottava, cioè quando si raddoppia o dimezza la
frequenza della prima nota (ad esempio un La che vibra a 440 Hz e un secondo La che vibra a 880
Hz o a 220Hz), i greci chiamavano questo intervallo diapason cioè “attraverso tutto”, difatti due
note suonate simultaneamente distanti l'una dall'altra un intervallo di ottava, daranno univocamente
la netta sensazione di un unico suono, una perfetta consonanza.
L'ottava forma una misura naturale dello spettro sonoro, ripetendosi all'infinito verso il basso e
verso l'alto come in una spirale concentrica dove si incontrano in modo regolare frequenze analoghe
a livelli superiori o inferiori.
A sua volta l'ottava è stata suddivisa in modi diversi nei sistemi musicali delle varie parti del
mondo, ma per l'universalità dell'effetto consonante/dissonante le analogie sono maggiori delle
divergenze: una scala pentatonica, che divide cioè l'ottava in cinque note, si ritrova alla base della
musica cinese, giapponese, indonesiana, mongola, celtica, andina e dell'Africa occidentale.
Pitagora estrasse una scala pentatonica dal circolo delle quinte, una sequenza circolare d'intervalli
di quinta composta da dodici gradi, le note della scala cromatica occidentale; all'interno dell'ottava
si trova infatti un'altra “consonanza universale”, un centro asimmetrico che forma con la nota bassa
dell'ottava un intervallo di quinta e, conseguentemente, un intervallo di quarta con la nota alta.
L'intervallo di quinta è quello che risulta più piacevole all'orecchio umano dando forza e stabilità
nell'unisono e dinamismo armonioso nella sequenza,viene spesso impiegato come sostegno in un
bordone o come nota risolutiva di un tema musicale; si presenta al III° posto nella progressione
naturale degli armonici, ma essendo il I° e il II° fondamentale e ottava, la quinta rappresenta il
primo movimento armonico, porta un nuovo significato e nuove possibilità, è il seme
dell'armonia.

Il principio della consonanza data da distanze regolari si ritrova anche nel ritmo, dove l'ottava è
sostituita dalla “misura” o “battuta”; difatti applicando i rapporti matematici alla velocità degli
impulsi in un dato periodo si ottengono le più svariate combinazioni ritmiche. Con velocità multiple
si otterranno sempre effetti consonanti, mentre certe “dissonanze ritmiche” ossia aritmie, generano
precisi effetti dinamici, che nella loro varietà spesso caratterizzano i generi e gli stili musicali, aree
geografiche o culturali..
Il movimento è nell'essenza della vita ed è la sua massima espressione, il ritmo è la legge che lo
regola; la nascita, vita e morte di ogni organismo, le funzioni biologiche, l'alternanrsi del giorno e
della notte, i cicli stagionali, il sollevarsi e ricadere delle onde, tutta la natura si manifestasta in cicli
ritmici, grazie ai quali l'uomo regola, in modo più o meno consonante i ritmi della proprie attività
quotidiane.

LA RISONANZA – VIBRARE PER SIMPATIA

“Le antipatie violente sono sempre sospette, e tradiscono una segreta affinità” - William Hazlitt

Nella realtà fisica, ogni corpo o oggetto possiede una o più frequenze di risonanza, questo significa
che se il corpo riceve un impulso, questo inizierà a vibrare alla specifica frequenza determinata
dalla forma, dalle dimensioni e dal materiale di sua costituzione, escludendo tutte le altre.
La risonanza si può attivare anche per trasmissione aerea della frequenza d’onda, vale a dire che se
un corpo viene inondato da un suono che condivida la sua frequenza di risonanza, (come accade se
si avvicina un diapason messo in vibrazione, ad un altro diapason statico di pari tono), questo
inizierà a vibrare per simpatia, è un principio noto e utilizzato nella costruzione di alcuni strumenti
musicali come il sitar indiano.
Anche nelle telecomunicazioni si applica lo stesso principio, la radio, i radar, la televisione, la
telefonia mobile si basano sulla trasmissione e ricezione di onde elettromagnetiche (onde radio) che
si propagano nell'aria e nel vuoto a frequenze prestabilite.
E’ in questo principio che si spiana una strada comunicativa, tra gli oggetti come tra le persone che,
a differenza di un diapason, possiedono un vastissimo spettro di risonanze ai vari livelli: fisico,
emotivo e psichico.

Nei rapporti interpersonali si parla di risonanza quando due o più persone si confrontano su uno
stesso tratto caratteriale, ma ciò non ha un valore necessariamente positivo come potrebbe apparire,
in quanto la comunicazione molecolare permessa dalla risonanza può essere riscontrata sia in
dinamiche di simpatia (dal greco sym-patheia, “patire insieme”, ”provare emozioni con…”), che di
antipatia (anti-pathos "passione contro…"), e và considerato che quando lo scambio di messaggi
vibratori è costante nel tempo avviene una progressiva amplificazione dell’onda che può portare al
collasso il sistema che la genera, questo semplice principio fisico può permetterci di intuire come si
“auto nutrano” gli amori e gli odi tra gli individui.

Allo scopo di rendere tale principio particolarmente utile ai fini terapeutici può essere indicato
introdurre il concetto di sintonia. Si tratta di un termine usato in radiotecnica ed indica l’operazione
che permette di selezionare, tra tutti i segnali radio ricevibili, un solo segnale desiderato, eliminando
quanto più possibile quelli indesiderati.

Nella pratica terapeutica di concezione olistica (dal greco olos, “totalità”), dove l’individuo è
considerato nella sua globalità e intimamente connesso all’ambiente circostante, la sintonia ci indica
la possibilità e gli effetti di una comunicazione vibratoria molto precisa, dettata da una scelta
intenzionale. Sintonizzandosi su una specifica frequenza si escludono le altre e questo ci consente,
con la sensibilità che deriva dall'attenzione calma e concentrata, di ricevere le informazioni di
nostro interesse in modo più chiaro e distinto, tenendo al di fuori della nostra attenzione altri
impulsi che sarebbero di disturbo.

Risonanza e sintonia sono due importanti presupposti nelle pratiche terapeutiche, in particolar modo
per quelle che usano il suono e la musica.

UN'ORDINE NASCOSTO

La ricerca di un ordine nascosto che sottenda alle manifestazioni della natura e le esperienze di stati
di coscienza estatici o mistici, hanno dato vita a tutti i sistemi filosofici, di culto, di studio e
trasmissione della conoscenza esoterica che, da sempre e ovunque nel mondo, si sono perpetuati in
grande riservatezza, tramandando ad ogni generazione successiva tecniche, precetti e postulati. Una
consistente porzione di tali conoscenze è oggi più facilmente accessibile, quanto basta per
permettersi il primo passo in un percorso di profonda scoperta di se stessi e dell’universo, percorso
sufficientemente irto di difficoltà e dure prove, da causare una naturale selezione dei suoi
percorritori. Tra le più diffuse nel mondo di queste Vie del Sapere troviamo lo yoga indiano, che
pur avendo forti connotati mistici e rimandi mitologici, è praticamente indipendente dalla struttura
religiosa tradizionale, incarnandone gli aspetti più esoterici e pratici.
"Yuj" è la radice sanscrita da cui deriva la parola yoga ed ha il significato di "unire, mettere insieme,
controllare, integrare". Si tratta di un vasto e complesso sistema di tecniche atte all’annullamento
della percezione duale, e quindi all’unione degli opposti: il sopra con il sotto, l’interno con
l’esterno, il conscio con l’inconscio. Corpo, mente e emozioni sono le manifestazioni di diverse
intensità vibratorie appartenenti a un’unica essenza o anima, spiritualmente connessa a tutto
l’universo.
A differenza dell’opinione comune diffusa nel mondo “moderno”, lo yoga va ben oltre la pratica
degli esercizi fisici (asana), e respiratori (pranayama) in quanto essi rappresentano solo una parte
dei precetti fondamentali di tutto il sistema, che si dirama in ogni direzione esplorando tutti gli
aspetti dell’esistenza, al fine di realizzare una totale dissoluzione della mente (intelletto/ego): il
samadhi, la sovracoscienza, l’unione col Tutto.
Il ramo che comprende le tecniche dell' utilizzo del suono e della musica, prende il nome di nada
yoga, lo yoga del suono. Nato dalla pratica di canti devozionali e composizioni musicali, si è
sviluppato in un raffinato metodo di conoscenza e guarigione col suono, contemplando ad un
tempo sia gli effetti vibratori dell'onda acustica, sia il contenuto emozionale del linguaggio
sonoro.

ARCHETIPI SONORI

Al di là del valore simbolico che possiamo attribuire ad un suono, in base alla nostra cultura e
alla nostra esperienza personale, esistono alcuni modelli sonori che hanno caratteristiche originarie,
primitive. Si tratta prevalentemente delle voci della natura: i suoni degli elementi, come la pioggia,
il vento, il tuono, ma anche il vasto repertorio di suoni non articolati presenti nel regno animale e in
quello umano. La principale differenza tra il linguaggio umano e quello animale è che l’uomo usa
un linguaggio verbale permesso dallo sviluppo dall’area celebrale della neocorteccia. Tramite le
parole (simbolo prima sonoro, poi grafico), è possibile comunicare accurate descrizioni,
speculazioni intellettuali e fantasiose astrazioni, che possono essere completamente separate dalla
realtà oggettiva.
L’uomo però, anche se in modo generalmente represso, condivide con i mammiferi la principale
caratteristica del loro linguaggio vocale, ossia la capacità di comunicare direttamente le emozioni;
frutto del cervello limbico questo linguaggio esclude la separazione tra il soggetto che percepisce o
comunica e l’oggetto percepito o comunicato.
Un ringhio minaccioso, un mugolio lamentoso, un grido di richiamo, sono alcuni tra i tanti versi
animali che fanno parte dell’eredità ancestrale di ogni essere umano, ognuno di questi suoni veicola
un messaggio chiaro e universale che, andando ben oltre il retaggio culturale e suoi
condizionamenti, arriva a contattare memorie cellulari connesse al regno dell’inconscio, stimolando
forti reazioni emotive, istintive e automatiche.
Il suono del respiro e il battito del cuore, portano quell’informazione di protezione acquisita nel
periodo prenatale, capace di placare il neonato che attira la madre con il suono del suo pianto
disperato. Allo stesso modo in qualunque parte del mondo si può distinguere un urlo di dolore da un
urlo di rabbia, o incontrare il suono di una risata ad accompagnare l’allegria e il divertimento delle
persone. Persino le esclamazioni, siano esse di dolore, di piacere, stupore, esultanza, paura, hanno
suoni comuni in ogni popolo della terra e utilizzano sovente le stesse vocali; cosi anche nel tono
della voce parlata, quando questa fluisce in modo naturale e non è manipolata, emerge fedelmente
lo stato emotivo del momento, rivelando incertezza, timore, disprezzo, entusiasmo, provocazione,
affetto, etc.
Il potere paralizzante del grido e del clamore sonoro, ha fatto si che questi rientrassero nelle
strategie di combattimento di quasi tutti i popoli del passato, sia nel corpo a corpo che nell’orda.
In Giappone il grido del guerriero divenne un’arte specifica, il kiai (da ki “spirito, energia” e ai
“unire”), che emesso con forza dal centro dell’addome con un’esatta integrazione delle qualità
sonore, ha il potere di uccidere l’avversario o defletterne l’attacco, ma anche di guarire.
Le voci delle emozioni, indissolubilmente legate alla struttura organica e alle cavità in cui si
generano, appartengono dunque ad un linguaggio archetipico, che unisce ogni suono e le sue
qualità, al moto interiore che le contraddistingue, permettendone l’espressione nel mondo esterno.

LA VOCE DELLO SPIRITO

“Nessuna voce parla più all'uomo, oggi, venendo da pietre, piante o animali, né l'uomo si rivolge
ad essi convinto che lo possano udire”. C.G. Jung

Le voci delle emozioni possono essere definite come dei veri e propri risuonatori dei nostri umori,
questo significa che se a un’emozione corrisponde un tipo di suono/voce, ad un suono/voce
corrisponde un tipo di emozione; si tratta di un semplice principio che si rivela però efficace
nonostante la complessità delle possibili combinazioni di sentimenti umani.

L’uso della voce e dei suoni come strumenti terapeutici ha radici antichissime diffuse in tutto il
mondo; la figura preminente che da sempre ha utilizzato e utilizza la connessione presente tra gli
stati di coscienza e il suono, il ritmo e il canto, è lo sciamano; guaritore, saggio ma anche mago,
visionario, divinatore e artista, ha rappresentato dagli albori tribali l’intermediario con il mondo
dello spirito.
- Sciamano mongolo con tamburo e campanelli
Lo sciamanismo è in tutto il pianeta, la più antica
forma di spiritualità umana; costituito da credenze e
pratiche ispirate e connesse ai fenomeni e agli
elementi della natura, mira a mantenere o
ripristinare le condizioni di equilibrio e benessere,
sia nell’individuo che nella collettività. Lo squilibrio
(malattia, carestia, conflitti…) è inteso e percepito
come un'indotta o accidentale separazione dalla
condizione originaria, ossia l’armonia naturale e la
vitalità dello spirito. Gli sciamani ricercano nelle
loro pratiche la mimesi con i fenomeni naturali
allo scopo di contattarne la matrice spirituale;
tramite la voce, i suoni del tamburo, delle campane
o dei sonagli ottengono uno stato di coscienza estatica (dal greco ex-stasis, “essere fuori”), a volte
con caratteristiche di possessione, dove il linguaggio metaforico rende possibile la comunicazione
con tutto ciò che sta oltre le ordinarie capacità percettive e verbali.
Gli sciamani dell’Amazzonia peruviana intonano cantando, bisbigliando o fischiando, delle melodie
magiche chiamate icaros che, ricevute in stato di trance dagli spiriti, vengono usate per caricare
energeticamente persone, animali, piante o oggetti inanimati, col proposito di ottenere o influenzare
un risultato. In Siberia invece il canto serve a ricordare allo sciamano la propria identità e il proprio
potere, afferma le sue abilità e lo annuncia agli spiriti.
Nelle pratiche Taoiste vengono usati precisi suoni, chiamati i sei soffi di guarigione, per la
purificazione dei dodici meridiani energetici associati a organi e visceri nella Medicina Tradizionale
Cinese. Si tratta di sei differenti suoni che, emessi lievemente durante determinati esercizi fisici,
producono una vibrazione risonante nel meridiano associato.
I sacerdoti Egizi usavano la naturale progressione armonica del canto vocalico nelle loro cerimonie;
difatti nella sequenza U - O chiusa – O aperta – A – E aperta – E chiusa - I si generano
naturalmente armoniche della stessa nota fondamentale con frequenza sempre più alta.
E’ nella regione di Tuva in Mongolia che si trovano le più antiche tracce di uno straordinario stile
vocale, il khoomei, un complesso sistema di tecniche oggi noto come canto armonico o overtone
singing, dove tramite un raffinato controllo delle cavità orali vengono prodotti e modulati due
distinti suoni contemporaneamente (cioè su una nota fondamentale fissa, vengono emesse sequenze
di singoli armonici); queste tecniche provocano in chi le ascolta, ma soprattutto in chi le esegue, una
profonda catarsi, dovuta alla grande concentrazione richiesta e alla bellezza stupefacente dell’effetto
ricreato, tanto naturale da apparire innaturale. Il canto degli armonici, applicato con criteri più
scientifici che estetici, riveste una parte importante tra le tecniche di canto terapeutico ed è
ampliamente usato nel nada yoga, che contempla e approfondisce anche l'utilizzo dei mantra (dal
sanscrito “pensiero che agisce, che protegge o che libera la mente”).
I mantra nascono come formule devozionali, protettive o invocative nei culti vedici; devono essere
ripetuti più volte e possono essere cantati, mormorati o recitati mentalmente, tradizionalmente
esprimono al massimo la loro forza nella pronuncia mentale. La sillaba sacra sanscrita OM è il
mantra più noto e importante, rappresenta l'esistenza totale, sia empirica che trascendentale e rivela
tre aspetti nell'esatta pronuncia A-U-M che deve essere correttamente eseguita anche in termini
d'intonazione e respirazione.
Il canto è il linguaggio evocativo dello spirito in tutti i popoli che hanno mantenuto un rapporto
vitale con la Madre Terra; è anche il principale supporto alla trasmissione orale delle tradizioni,
proprio perché incide i suoi invisibili tratti nelle profondità delle memorie cellulari, restando
strettamente legato alle immagini e ai sentimenti ad esso associati. Invocazioni, canti di medicina e
di potere, ninne nanne, ma anche filastrocche e gridi di battaglia, danno vita a veri e propri archivi
canori di memoria.

UN'EMOZIONANTE INTERVALLO

Nei repertori musicali delle tradizioni popolari si tramandano i miti, le usanze di un popolo. Nella
tradizione Vedica dell'India la conoscenza musicale si è sviluppata in un sistema modale molto
complesso, dove il musicista utilizza uno specifico Raga per ottenere, tramite il suono, un
movimento di energie emozionali e psicologiche nell'ascoltatore.
Ogni Raga fa riferimento a un insieme di note tra cui sette shudda swara e cinque komal swara (Sa
– Ri – Ga – Ma – Pa – Dha – Ni, corrispondenti alle sette note del sistema occidentale e le cinque
alterazioni in chiave, diesis o bemolle), più dieci shruti o microtoni; 22 note che combinate
diversamente generano le 72 scale teoriche del sistema Melakartha, dalle quali originano i Raga.
Il sistema Melakartha del sud India, che anticamente associava ogni Raga anche alle ore del giorno,
si dice derivi dalla confluenza di cinque sorgenti: le leggi matematiche, l'ispirazione dei mistici,
l'immaginazione dei musicisti, il folclore del luogo e l'idealizzazione dei poeti.
Nel Melakartha, come nella musica mediterranea, viene fatto un uso predominante di scale
composte da sette note più una, l'ottava. Stabiliti il centro tonale e il Tala (ciclo ritmico da
rispettare) il musicista ha il compito di incarnare e comunicare, tramite l'ispirazione e l'esecuzione
spontanea, il significato e il moto emozionale specifico del Raga eseguito; difatti ad ogni Raga è
associato uno stato emotivo che può essere evocato dalle combinazioni melodiche permesse dalla
scala usata.
Nove sono i sentimenti o Rasa che generano tutte le sfumature emozionali: Shrinagara: amore,
erotismo, sensibilità per la natura, Hasya: gioia, allegria, Karuna: dispiacere, Rudra: rabbia, collera,
Veer: eroismo, dignità, Bhayanak: terrore, Bibhasta: disgusto, Adbhuta: divertimento e Shanta:
serenità, calma.

Nello yoga del suono, ristrutturato sistematicamente da Vemu Mukunda, si giunge all'essenza del
concetto definendo la risonanza emozionale di ogni intervallo musicale all'interno di un ottava.
Le tecniche di musicoterapia nada yoga permettono infatti di dirigere coscientemente le energie
sottili, veicoli di pensieri ed emozioni, utilizzando il canto di precise scale. L'energia coinvolta nel
processo di emissione della voce, attraverso il percorso degli intervalli coinvolti nella scala
utilizzata, appare capace di far emergere, trasformare e risolvere malesseri psicofisici, stati
opprimenti e energie stagnanti. Si rivelano così la potenza delle vibrazioni vocali come
espressione della nostra essenza, e i contenuti emotivi dei singoli intervalli musicali come
l'alfabeto di un linguaggio assoluto, rivolto alla mente profonda, primitiva e acritica.
Qualunque sia la nota di partenza, sarà il suo rapporto con le successive a delinearne il carattere sia
in senso “orizzontale”, sequenziale e melodico, che in senso “verticale”, sincronico e armonico.
Un individuo può avvertire un rapporto diretto con intervalli tesi e dissonanti, ma una sequenza
musicale dissonante che si conclude in modo armonioso darà una soddisfazione emotiva sia
all'ascoltatore che all'esecutore.
- Tabella delle emozioni associate agli intervalli:

INTERVALLO NOTE S WARA EMOZIONI POLO

1^/ 8^ DO – DO SA – SA Calma, equilibrio, espansione N

2^ min DO – DO# SA – RI1 Emozione negativa, ansia, disagio, paura, dubbio -

2^ DO – RE SA – RI2 Emozione positiva, concretezza, stabilità, attesa +

3^ min DO – RE# SA – GA1 Femminile, sentimentale, malinconia, curiosità -

3^ DO – MI SA – GA2 Maschile, forza, sostegno, calore +

4^ DO – FA SA – MA1 Neutralità, compassione, conforto N

5^ dim DO – FA# SA – MA2 Amor proprio, tristezza, instabilità, inquietudine -

5^ DO – SOL SA – PA Gioia, amore, apertura, stabilità, naturalezza +

6^ min DO – SOL# SA – DHA1 Preoccupazione, afflizione, interrogativo interiore -

6^ DO – LA SA – DHA2 Allegria, coraggio, audacia +

7^ min DO – LA# SA – NI1 Delicatezza, tenerezza, sensualità, attrazione -

7^ DO – SI SA – NI2 valutazione, sfida, rabbia, aggressività, ambizione N


- Scala n° 26 del Melakartha: CHARUKESHI
I II III IV V VI VII VIII
DO DO#/REb RE RE#/M Ib MI FA FA#/SOLb SOL SOL#/LAb LA LA#/SIb SI DO
SA RI1 RI2 GA1 GA 2 MA 1 MA2 PA DHA1 DHA 2 NI1 NI2 SA

Nella tabella sono riportari i dodici intervalli della scala cromatica con la numerazione musicale, la
comparazione tra le note occidentali e gli swara indiani, le emozioni associate ad ogni intervallo e,
come evidenziato anche dai colori, il carattere polare di ognuno.
Sotto abbiamo ancora la scala cromatica comparata, con in rosso le sette (più una) note che formano
una scala presa ad esempio; si tratta di Charukeshi, la numero ventisei tra le settantadue scale del
Melakartha indiano. Presenta interessanti caratteristiche, essendo una delle poche scale ad essere
simmetrica, ossia a mantenere invariata la sua forma (e quindi il suo significato) sia in senso
ascendente che discendente. Questa qualità oltre ad avere un'effetto armonizzante sulle funzioni
celebrali, rafforza e sostiene il movimento interno degli intervalli; il punto critico della scala si
rivela essere il 6° intervallo, DHA1, dove appare irrompente un turbamento che può essere risolto
senza traumi attraversando la delicatezza che si trova in NI1, anche grazie alla carica positiva
accumulata nella fase iniziale della scala.
Per l'ottenimento di un risultato terapeutico una scala deve essere cantata a partire da quella che è
chiamata la tonica personale, una nota individuale che è il nostro centro tonale e che il nada yoga
permette di rilevare. Da questa vibrazione centrale l'energia viene spostata verso l'alto o verso il
basso tramite il canto (nella metodologia idonea al caso), rispettando la struttura della scala
designata, il ritmo personale, la postura, il respiro e l'atteggiamento mentale adeguato.

“TA-KA” DIMMI E TI DIRO' CHI SEI

La vibrazione sonora è movimento regolare, e questo aspetto viene affrontato in ambito terapeutico
con le tecniche di nada yoga estratte dal konnakol, il solfeggio ritmico della musica indiana.
Queste tecniche denominate takadimi (da “ta”, “ka”, “di” e “mi”, alcuni dei fonemi usati nel
solfeggio) oltre ad istruire con semplicità e chiarezza alle nozioni base di ritmica musicale,
permettono di contattare i nostri moti interni, migliorando le funzioni ritmiche dell'organismo e
sviluppando una maggiore sincronia degli emisferi celebrali e delle parti del corpo.
Il risultato di questo processo porta ad una maggiore coscienza del movimento, sia del nostro corpo
che dello spazio intorno a noi.
Grazie all'interpretazione ritmica della musica indiana possiamo accedere ad una visione di tempo
non lineare ma circolare, con un modello ritmico che si ripete regolarmente generando
numerosissime e complesse variazioni. Una visione affine a ciò che accade in natura dove si ripete
incessantemente “qualcosa” che non è mai lo stesso.
Ogni attività dell'uomo è regolata dal ritmo, ogni lavoro, ogni sport, tutti i giochi, i gesti, i progetti,
tutto si muove tra accenti, pause, crescendi, accellerazioni, colpi e contraccolpi; anche nella
comunicazione verbale esistono regole di andatura, sia nel ritmo di una conversazione che in quello
personale che definisce la fluenza delle parole.
I nostri gesti, i nostri movimenti, cosi come il ritmo e il tono delle nostre parole, esprimono
direttamente la nostra condizione psicoemotiva e la nostra natura di base. La nostra reale attrazione
o repulsione verso qualcuno o qualcosa, le condizioni dei nostri livelli energetico, di attenzione e di
coscienza, sono informazioni che emergono in superficie come onde indomite.
Riconoscere il proprio ritmo personale, quindi ascoltare se stessi, le proprie pulsazioni, i flussi che
ci attraversano, è il primo passo verso l'armonia del movimento.
Il ritmo apre uno spazio nel presente e manifesta la nostra essenza, come il tamburo dello
sciamano che crea un ponte per viaggiare in altre dimensioni, o come nella danza e nelle arti
marziali, dove la massima cura del movimento e del gesto, genera le più sublimi espressioni del
ritmo nel corpo.
MUSICOTERAPIA ENERGETICA

Nelle pratiche di nada yoga il centro tonale, la nota fondamentale, il SA che è diverso per ogni
individuo, vibra all'ombelico, il centro del corpo; per la filosofia yogica, che interpone un sistema di
corpi energetici a quello fisico, è la sede del Brahma Granthi, descritto come la radice della forza
vitale. E' il primo importante nodo energetico nel canale centrale che attraversa il corpo, è causa di
possessività e inerzia, una volta sciolto porta a una condizione di calma assoluta e presenza a se
stessi. Il secondo nodo è chiamato Vishnu Granthi, collegato al plesso cardiaco, copre un'intervallo
di quinta dalla nota fondamentale ed è responsabile degli attaccamenti emotivi e dell'ambizione, se
liberato genera compassione e apertura verso l'altro.
Shiva Granthi, terzo nodo, collocato nel centro frontale in corrispondenza di Ajna Chakra , vibra
all'ottava della fondamentale e richiede l'abbandono della percezione duale, per progredire
ulteriormente nella pratica spirituale.
Un'ottava sotto copre la parte bassa del corpo, dall'area dei genitali, ai piedi, alla terra; un'ottava
sopra raggiunge e và oltre la sommità del capo.
Il profilo che deriva dalla tonica personale e il modo in cui questa si stabilisce nell'individuo hanno
alcuni punti in comune con il concetto di identita sonora (ISO) ampliamente utilizzato nella
musicoterapia moderna. La tonica personale indica però una nota, una frequenza che, per quanto
subordinata ai condizionamenti familiari, sociali e culturali del caso, utilizziamo abitualmente in
modo naturale e spontaneo; questa può modificarsi e cambiare nel tempo, con l'età e lo sviluppo
della consapevolezza, rappresenta comunque uno stato di quiete, un punto di partenza e ritorno nelle
pratiche di nada yoga.
Il fulcro di queste tecniche è quello di intendere la vibrazione sonora come veicolo della coscienza;
la voce può essere direzionata all'interno e all'esterno del corpo, con la corretta intonazione e
soprattutto con la corretta intenzione si possono attivare potenti risonanze che vengono tradotte con
l'affioramento di contenuti inconsci, veri e propri pacchetti di energie represse, dimenticate o
imprigionate. La condizione originaria di ogni individuo è nell'armonia e nell'equilibrio naturali;
nell'habitat e con le usanze dell'uomo moderno è una condizione non facile da mantenere.
La vibrazione sonora contiene l'informazione armonica nella sua stessa struttura e il graduale
espandersi del suo utilizzo a finalità terapeutiche (tramite le tecniche vocali e strumentali, il
massaggio sonoro con le ciotole armoniche note come campane tibetane o con il didgeridoo) allarga
la finestra su cui si affacciano i suoni di guarigione, custodi silenziosi dell'ordine naturale della
creazione.

L'UOMO ARMONICO

Ormai sono molte le fonti antiche accessibili che ampliano le prospettive e le potenzialità
dell'attuale e comune concezione di individuo; l'idea di un campo vibratorio, di una matrice
energetica che circonda e compenetra la materia è sempre più accettata e condivisa, in quanto
sempre più persone hanno la possibilità di accedere ad un contatto più profondo con se stesse,
maturando un'esperienza diretta di qualcosa di “altro”, qualcosa di difficilmente esprimibile
attraverso ordinari processi mentali. Questa difficoltà linguistica accomuna i mistici ai fisici
moderni, entrambi non hanno i termini per descrivere ciò di cui sono partecipi o testimoni.
L'universo in cui siamo immersi appare composto da infiniti livelli d'intensità e frequenza, la nostra
stessa esistenza di esseri umani si svolge in modo multidimensionale, le nostre vite si affacciano
contemporaneamente su numerosi orizzonti e gli elementi che compongono l'universo, sono gli
stessi della nostra costituzione; siamo terra nella nostra struttura fisica, acqua nel fluire emozionale,
aria nella velocità del pensiero e fuoco nel fulgore della coscienza. Il quinto etereo elemento, si
manifesta nella matrice energetica, che unisce e muove, rispettando un'ordine preciso; l'umanità
intera necessita di seguire questo ordine, che è bellezza ed equilibrio.
I suoni di guarigione ci permettono di intonarci, di “riaccordare” le nostre energie e indicano una
via sicura, per fluire in modo armonico nell'universo di suoni in cui siamo immersi.

BIBLIOGRAFIA
Francesca Romano – Voce-terapia, Ed. Mediterranee 2010
Fritjof Capra – Il Tao della fisica, Adelphi 1989
Hazrat Inayat Khan – Il misticismo del suono, Ed. Mediterranee 1994
Karl Adamek – Il potere della voce, Red edizioni 1989
Philippe Barraqué – La voce che guarisce, Ed. Il punto d'incontro 1999
Philippe Barraqué – Alle sorgenti del canto sacro, Ed. Il punto d'incontro 2001
T. Cervone, M. Turcato – Gli stati alterati di coscienza, Xenia 1998
Juliette Alvin – Terapia musicale, Armando editore 1981
Università degli Studi di Firenze – Suoni della terra, Fond. C Marchi 2001

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