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PSICOLOGIA SOCIALE (2010-11)

APPROFONDIMENTI MONOGRAFICI PER L’ESAME ORALE

La bibliografia sotto elencata presenta i riferimenti per la scelta dei testi di approfondimento su
argomenti della Psicologia Sociale, da utilizzare per prepararsi all’esame orale del corso. È
composta da testi sui vari argomenti della disciplina.

I testi variano, nella loro composizione, dalle 190 alle 230 pagine (calcolando le pure pagine di
testo, senza indici e bibliografia). Quando un testo è composto da molte pagine in più, vengono
proposti raggruppamenti di capitoli di libro per rimanere nel range sopra indicato. Quando il testo
ha un numero di pagine inferiore, viene indicata la necessità di aggiungere un capitolo, scelto dal
testo storico, segnalato come “testo aggiuntivo” alla fine dell’elenco.

Per ogni voce bibliografica si fornisce una breve descrizione del contenuto del testo. Vengono poi
segnalati (in rosso), accanto all’indicazione dei capitoli, i numeri di pagina di inizio e fine del libro
o del gruppo di capitoli.

ELENCO DEI TESTI

Arcuri L., Cadinu M. R., Gli stereotipi, il Mulino, Bologna, 1998. (p. 9-182; + un capitolo a
scelta dal testo aggiuntivo)
In questo libro il tema degli stereotipi è affrontato con l’obiettivo di fornire una guida semplice e
maneggevole ai percorsi di riflessione teorica e di indagine empirica tracciati lungo settanta anni di
tradizione della psicologia sociale. Nel volume vengono analizzate le dinamiche della formazione e
dello sviluppo degli stereotipi, illustrati i processi di attivazione o soppressione, nonché le
componenti di tipo esplicito delle conoscenze che gli stereotipi veicolano così come quelli di tipo
implicito.

Burr V., La persona in psicologia sociale, il Mulino, Bologna, 2004. (p. 7-156; + un capitolo a
scelta dal testo aggiuntivo)
Qual è la concezione di essere umano su cui si fonda la prospettiva psicosociale? Il tema della
persona, di importanza trasversale rispetto agli argomenti trattati dalla psicologia sociale, è spesso
dato per implicito, o appena tratteggiato. Rifacendosi alle ricerche classiche, come pure a lavori più
recenti della disciplina, l’autrice delinea la natura della persona come risultato della intersezione tra
dimensione psichica e dimensione sociale. Se è vero che il profilo della persona così come emerge
dalla psicologia sociale più tradizionale è identificabile con quello di tipo individualistico,
comunemente diffuso nelle società occidentali industrializzate, se ne può tracciare anche - sostiene
l’autrice - un profilo di tipo diverso e meno scontato, socialmente prodotto.

Cavazza N., La persuasione, il Mulino, Bologna, 2006. (p. 13-179; + un capitolo a scelta dal testo
aggiuntivo)
Ognuno di noi è fonte e bersaglio di messaggi persuasivi destinati ad avere più o meno successo. I
processi attraverso cui possono essere modificati atteggiamenti, opinioni e comportamenti delle
persone rappresentano uno degli ambiti più indagati dalla psicologia sociale. Tratto peculiare della
persuasione è l’elemento intenzionale, come si può vedere ogni qual volta un agente (venditore,
candidato, genitore, medico, ecc.) si adopera affinché il “target” (cliente, lettore, figlio, paziente,
ecc.) assuma il suo punto di vista sostituendolo al proprio. Il volume offre una panoramica completa
e aggiornata sul tema, presentando gli ultimi modelli teorici, i filoni di ricerca sia tradizionali sia
recenti e gli strumenti per valutare l’efficacia dei messaggi persuasivi.

Emler N., Reicher S., Adolescenti e devianza, il Mulino, Bologna, 2000. (capp. 1 – 6: p. 23-253)
Le spiegazioni in chiave individualistica, elaborate per la maggior parte dagli psicologi, considerano
la trasgressione il risultato di disturbi psicopatologici del deviante, che rifletterebbero la sua storia
evolutiva. Le teorie esplicative della devianza in chiave sociale, per lo più dei sociologi, vedono
quest’ultima come il risultato dell’effetto di alcune variabili che definiscono la posizione sociale
dell’individuo (classe, genere, provenienza geografica, ecc.). Per quanto possano apparire antitetici,
i due approcci condividono un assunto di fondo: la devianza è il prodotto di forze alle quali
l’individuo non è in grado di resistere. Gli autori propongono una nuova ipotesi di lavoro basata
sull’attenzione per le modalità con cui il Sé si sviluppa attraverso i processi psicosociali, a partire
dalle rispettive competenze in tema di “teoria della gestione della reputazione sociale” (Emler) e
della prospettiva teorica dell’identità sociale (Reicher).
Mentre il primo approccio teorico pone l’attenzione sulle strategie sociali che sono funzionali alla
strutturazione del Sé, quello dell’identità sociale è teso a rintracciare le origini di questo processo
nelle relazioni intergruppi. Obiettivo del lavoro è quello di illustrare le modalità attraverso le quali
la messa in atto di condotte delinquenziali costituisce una strategia potente per affermare e
rivendicare identità sociali che rivestono particolare importanza nel mondo giovanile.

Fiske S., La cognizione sociale, il Mulino, Bologna, 2006. (p. 13-230)


La psicologia sociale è stata il terreno fertile su cui sono venute maturando tematiche assai rilevanti
e discusse, come i diritti delle minoranze, l’eguaglianza delle opportunità, i rapporti di potere tra
categorie sociali, i rapporti di genere. Questo volume presenta, conciliando gli studi tradizionali con
le più recenti acquisizioni in tale ambito, alcune nozioni di base che contribuiscono a spiegare i
processi psicologici fondamentali attraverso i quali si attivano pensieri, sentimenti e comportamenti
nelle situazioni di interazione sociale. L’autrice illustra approfonditamente il modo in cui
comprendiamo il comportamento altrui e rappresenriamo noi stessi, oltre a chiarire i dispositivi
all’origine della discriminazione sociale.

Fruggeri L., Famiglie. Dinamiche interpersonali e processi sociali, Carocci, Roma, 1998. (p. 11-
215)
La famiglia, o meglio le famiglie — nella molteplicità delle forme oggi assunte e nella complessità
dei sistemi di relazione che esse generano, mantengono e cambiano — vengono analizzate secondo
una prospettiva psico-sociale: di esse si considerano quindi le dinamiche interattive, i processi
simbolici e i rapporti sociali. Nella prima parte del testo viene indagato il mondo delle idee, dei
significati, delle rappresentazioni e credenze che circondano le immagini di famiglia, e come queste
si intrecciano con le azioni individuali e di gruppo nella strutturazione delle dinamiche relazionali
nei nuclei familiari, e tra questi e il mondo sociale. Nella seconda, l’analisi si concentra invece sullo
sviluppo dei rapporti tra famiglie e servizi secondo una prospettiva socio-costruzionista che collega
famiglie e operatori, aspettative e tecniche, interventi di aiuto e visioni del mondo.

Giovannini D. (a cura di), Colloquio psicologico e relazione interpersonale, Carocci, Roma,


1998. (capp. 1 - 6: p. 21-209)
Il colloquio psicologico si connota come una forma “specializzata” di comunicazione finalizzata
alla raccolta di informazioni e alla produzione di conoscenze su un’altra persona. Esso è uno
strumento insostituibile in tutte le situazioni professionali di indagine, valutazione e aiuto
contraddistinte dalla centralità della relazione con l’altro e la sua conduzione richiede molteplici
conoscenze e abilità che vanno ben oltre la specifica competenza professionale.
Questo libro, che nella seconda parte affronta alcune tematiche relative ad ambiti tipici di utilizzo
del colloquio, sottolinea l’esigenza di valutare l’influenza del contesto sui significati e di cogliere le
comunicazioni indirette e implicite che sottendono la relazione in atto, al di là della specificità di
ogni colloquio. Competenza comunicativa, comportamento verbale e non verbale, tecniche della
comunicazione, contatto interpersonale vengono affrontati in una duplice ottica di chiarimento
concettuale e, soprattutto, di orientamento alla pratica, sia con la descrizione dei percorsi di

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attivazione comunicativa corretta, sia con l’individuazione degli errori tipici.

Guéguen N. Psicologia del consumatore, il Mulino, Bologna, 2010. (capp. 1 – 10: p. 7-173; + un
capitolo a scelta dal testo aggiuntivo)
Quali sono le dimensioni socio-psicologiche che influenzano i nostri comportamenti di consumo?
Avvalendosi degli strumenti della psicologia sociale questo libro apre la “scatola nera” della
decisione di acquisto e ne svela i meccanismi di funzionamento. L’intento è quello di integrare i
fattori cognitivi individuali (il modo in cui noi percepiamo le informazioni relative al prodotto) con
i fattori interpersonali (la formazione delle impressioni suscitate dal venditore), contestuali (la
percezione di un contesto gradevole) e socioculturali (il modo in cui prendiamo il comportamento
degli altri a modello).

Heavitt J. P. Sé e società, Carocci, Roma, 2006. (p. 15-215)


Questo libro, scritto da uno degli esponenti più rappresentativi dell’interazionismo simbolico
statunitense, offre una descrizione ampia, chiara e ricca di esempi delle teorie, dei concetti e degli
strumenti interpretativi emersi nella ricerca di stampo interazionista negli ultimi quattro decenni.
Il filo conduttore della trattazione è l’analisi del ruolo svolto dal linguaggio nella costituzione
simultanea della persona e della società: la comunicazione simbolica tra gli esseri umani è infatti
assunta dall’interazionismo simbolico come area fondamentale di interesse teorico ed empirico.
Dopo una iniziale collocazione teorica dell’interazionismo, l’autore conduce il lettore attraverso i
temi centrali della psicologia sociale sui quali l’interazionismo simbolico si è pronunciato, in modo
spesso ancora insuperato.

Krahé B., Psicologia sociale dell’aggressività, il Mulino, Bologna, 2005. (capp. 1 – 8: p. 15-223).
La psicologia sociale dell’aggressività affronta temi che toccano molteplici aspetti della nostra vita:
dalla violenza domestica alla violenza sessuale, dalle violenze commesse dalle bande di adolescenti
e di tifosi al bullismo a scuola o al mobbing sul posto di lavoro. Questo volume, nel fornire un
approfondito resoconto sia teorico sia applicativo dei problemi relativi all’aggressività, analizza le
diverse strategie per controllare, ridurre e prevenire fenomeni aggressivi a livello individuale così
come a livello sociale. In un primo momento l’autrice descrive i diversi approcci teorici volti alla
definizione e alla spiegazione dell’aggressività come particolare forma di comportamento sociale.
Rivolge quindi la propria attenzione alle manifestazioni violente nei diversi ambiti della vita di tutti
i giorni e alle conseguenze che esse hanno su individui, gruppi e società. Un testo destinato non solo
a studenti e ricercatori di psicologia sociale e sociologia, ma anche a tutti coloro che, operatori e
policy maker, hanno a che fare con fenomeni di violenza sociale.

Mancini T., Psicologia dell’ identità etnica, Carocci, Roma, 1999. (p. 19-241)
Quali sono le dimensioni legate alle appartenenze culturali che possono diventare rilevanti per
l’immagine di sé? Come queste dimensioni cambiano e si ristrutturano in un contesto diverso da
quello di origine? In che modo l’incontro tra culture diverse ristruttura l’immagine di sé delle
persone che accolgono i migranti? Considerando le identità culturali come l’esito di un processo di
“negoziazione” di significati e di valori, il volume intende proporne una lettura psicologica,
multidimensionale e dinamica. Vengono perciò illustrati in modo integrato e critico i più importanti
contributi che la psicologia sociale ha proposto per lo studio delle dimensioni etnico-culturali
dell’identità.

Mannetti L., Introduzione alla psicologia economica, Carocci, Roma, 2004. (p. 11-222)
Qual è il contributo della psicologia alla comprensione delle condotte economiche degli individui?
Questo testo introduttivo si propone di rispondere all’interrogativo, mostrando, innanzitutto, come
le concezioni dell’uomo quale “decisore razionale” proprie dell’economia non siano affatto
adeguate a spiegare la varietà e la complessità delle scelte economiche nella vita di tutti i giorni.

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Nella prima parte vengono illustrati i più recenti sviluppi della psicologia sociale cognitiva, il ruolo
dei fattori affettivi e motivazionali, i processi di influenza sociale. Successivamente, si procede a
una più ravvicinata ricognizione di alcuni fondamentali ambiti tematici: i modelli di previsione dei
comportamenti di consumo, le relazioni tra consumi e costruzione dell’identità personale, l’agire
cooperativo nelle situazioni di conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Manzi C., Gozzoli C., Sport: prospettive psicosociali, Carocci, Roma, 2004. (p. 11-165; + un
capitolo a scelta dal testo aggiuntivo)
Nel mondo dello sport, accanto alla preparazione tecnica, si fa sempre più pressante la richiesta di
una sensibilità psicosociale per gestire con efficacia le dinamiche relazionali presenti in ogni attività
sportiva. Il benessere e il successo dei protagonisti dello sport sono infatti fortemente ancorati alla
padronanza di alcuni processi che riguardano le identità, le relazioni e i contesti sociali. Il volume
offre proposte operative e spunti di riflessione su questi temi attraverso una descrizione dei
principali modelli teorici sviluppati in seno alla letteratura psicosociale e della loro applicazione
pratica nel mondo sportivo, e rappresenta un utile strumento sia per i professionisti impegnati nel
mondo dello sport, sia per coloro che vivono lo sport in modo amatoriale ma non per questo meno
appassionato.

Migliorini L., Rania N., Psicologia sociale delle relazioni familiari, Laterza, Roma – Bari, 2008
(p. 5-181; + un capitolo a scelta dal testo aggiuntivo)
La famiglia si può considerare un organismo “flessibile”, adattabile, al centro di mutamenti
individuali e psicologici, ma anche sociali e demografici. Le sue profonde trasformazioni
identificano nuove modalità di relazione, caratterizzate non più esclusivamente da legami stabili di
sangue ma sempre più da nuove strategie del vivere insieme. Il volume inquadra l’identità della
famiglia in prospettiva psico-sociale, analizza i fondamenti teorici per lo studio delle relazioni che
la contraddistinguono ed esamina alcune tra le molteplici forme che essa assume.

Mucchi Faina A. Psicologia collettiva. Storia e problemi, Carocci, Roma, 2002. (p. 11-201)
Alla fine dell’Ottocento una serie di fermenti sociali portò in primo piano il problema della folla. Fu
a quel tempo che Gustave Le Bon, uno studioso francese, profetizzò un futuro governato dalle folle,
considerate luogo d’irrazionalità e di violenza. Tale previsione fortunatamente non si è avverata ma
le folle, oggi come ieri, costituiscono un problema. Da qui la necessità di saperne di più e,
soprattutto, di capirne la psicologia. Questo libro nasce con l’intento di approfondire tale
conoscenza. Dopo aver preso in esame i contributi, tutti europei, che costituiscono i classici della
psicologia collettiva, si segue l’ingresso e lo sviluppo del tema nella psicologia sociale e nella
sociologia — soprattutto nordamericane — fino agli anni settanta. Si fa in seguito riferimento ai
lavori teorici più recenti e alla ricerca empirica che, in psicologia collettiva, pone una serie di
problemi non irrilevanti.

Palmonari A. (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, il Mulino, Bologna, 1997. (capp. 1 – 8: p.


15-243)
L’adolescenza costituisce, nelle attuali condizioni storiche e sociali, un periodo specifico della vita
umana, dotato di un proprio e profondo significato. Eppure è stata a lungo considerata come una
mera tappa nella preparazione alla vita adulta. È soltanto dalla metà degli anni ‘60 che gli studi di
psicologia dell’adolescenza hanno cominciato ad indagare questa fase cruciale dello sviluppo
umano, superando il paradigma della «crisi» e del «passaggio». Dal modello tradizionale
dell’adolescenza come momento di transizione si è quindi passati ad una concezione dell’età
adolescenziale come fase autonoma e prolungata dello sviluppo umano, in cui il soggetto, a seconda
della sua appartenenza sociale e di genere, deve far fronte ai problemi posti dal suo stesso sviluppo
biologico, fisico, psicologico, sociale. Questo rinnovamento, cui hanno dato un apporto decisivo
correnti di studio come la «psicologia dell’arco di vita» e la «cognizione sociale», ha visto, tra

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l’altro, affinarsi molteplici strumenti concettuali e metodologici di ricerca. Il presente manuale
intende presentare al pubblico italiano i risultati delle più recenti acquisizioni scientifiche
sull’esperienza adolescenziale, così come sono state elaborate sia in ambito nord-americano sia in
ambito europeo.

Palmonari A., Emiliani F. (a cura di), Paradigmi delle rappresentazioni sociali, il Mulino,
Bologna, 2009. (capp. 1-5: p. 11-209)
La teoria delle rappresentazioni sociali spiega sia i processi e i meccanismi alla base della
produzione della conoscenza sociale nei contesti e nelle situazioni della vita di un giorno, sia il tipo
di pensiero e le caratteristiche della cognizione che le sono pertinenti. Questo volume illustra i
fondamenti della teoria, a partire dagli studi pionieristici di Serge Moscovici, e gli sviluppi attuali
dei paradigmi teorici e di ricerca che forniscono gli strumenti euristici alla psicologia sociale. Tali
sviluppi hanno portato alla scoperta di nuove dimensioni della realtà sociale e delle sue modalità di
funzionamento. Nel testo si affronta anche il tentativo di mettere in relazione la teoria delle
rappresentazioni sociali con la corrente contemporanea della condizione sociale.

Rheinberg F., Psicologia della motivazione, il Mulino, Bologna, 1997. (p. 9-177; + un capitolo a
scelta dal testo aggiuntivo)
Questo volume è una introduzione alla psicologia della motivazione. Riprendendo e discutendo
esperienze di vita quotidiana, illustra il campo di indagine e i metodi della disciplina. Dopo un
capitolo introduttivo che traccia un quadro storico dell’evoluzione della ricerca sulla motivazione,
nel secondo capitolo vengono analizzati l’«istinto» e la «pulsione», concetti alquanto semplici, fra i
primi ad essere sviluppati dalla ricerca. Nella evoluzione della psicologia motivazionale si sono
succeduti approcci più articolati, volti a interpretare il comportamento motivato in termini di
interrelazioni tra persona e situazione. Su queste basi si è sviluppata la psicologia della motivazione
«classica», affrontata nella parte centrale del libro. In seguito vengono presentati i modelli di
motivazione di più ampio respiro, incentrati sulla teoria dell’agire, su analisi relative al concetto di
incentivo nell’agire quotidiano, su problematiche relative al controllo dell’azione guidato dalla
volontà e altro ancora. Poichè queste impostazioni teoriche riflettono lo stato attuale degli studi
sull’argomento e i problemi ancora aperti, esse sono affrontate in modo particolarmente
approfondito.

Rimé B., La dimensione sociale delle emozioni, il Mulino, Bologna, 2008. (parte 1°, 2°, 3°: p. 29-
239)
Anche se attribuiamo un peso prevalente alla nostra razionalità, sono soprattutto le emozioni a
governarci. Onnipresente, la parola «emozione» è associata pressoché a ogni aspetto della nostra
vita, si pensi ad esempio a come nei media lo spettacolo delle emozioni susciti un interesse
insaziabile. Ma perché le emozioni esercitano un tale fascino? Cosa c’è nelle emozioni? Qual è la
loro funzione? Perché sentiamo il bisogno di condividerle? O, all’opposto, di tenerle segrete? E
quando diventano traumatiche? A partire da un’ampia documentazione scientifica questo volume
presenta una chiara ed esaustiva panoramica delle emozioni, illustrandone le funzioni così come i
meccanismi di espressione e regolazione, e chiarendone la dimensione sociale. Al di là degli aspetti
individuali e soggettivi infatti è alla vita dei gruppi e della società che dobbiamo guardare per
comprendere appieno il fenomeno delle emozioni.

Zamperini A., Psicologia dell’inerzia e della solidarietà. Lo spettatore di fronte alle atrocità
collettive, Einaudi, Torino, 2001. (p. IX-XII, 3-196)
Affrontare il tema della psicologia dell’inerzia e della solidarietà degli spettatori di atti di violenza
significa allontanarsi da un’idea di rassicurazione e andare oltre le vicende storiche, spesso asservite
a una commemorazione che rischia di collocare in lontananza temporale e psicologica avvenimenti
che invece continuano a essere ben presenti nella nostra epoca. Attenzione per l’attualità e

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dimensione teoretica s’intrecciano di continuo nel libro che, per la particolarità dell’argomento
trattato e la ricchezza della letteratura scientifica ripercorsa, diventa uno strumento fondamentale
per gli studiosi di psicologia ma non solo. L’analisi delle reazioni dei comportamenti di chi si trova
ad essere testimone di violenze e atrocità collettive, considerata in rapporto alle istituzioni e ai
contesti sociali, diventa materiale indispensabile per aiutarci a capire gli enigmi e dilemmi del
comportamento umano e per acquisire conoscenze che diventino strumento di prevenzione e
cambiamento.

Zamperini A., L’indifferenza. Conformismo del sentire e dissenso emozionale, Einaudi, Torino,
2007. (p. 3-180; + un capitolo a scelta dal testo aggiuntivo)
L’indifferenza è il bersaglio preferito del biasimo sociale, il mostro responsabile dei più disparati
eventi negativi, uno stato della mente patologico. Lemma essenziale di qualsiasi antologia del male,
essa è comunemente intesa come il distacco emozionale tra sé e gli altri; una mancanza di interesse
per il mondo alimentata dal desiderio di non essere coinvolti in alcun modo, né in amore né in lotta,
né in cooperazione nè in competizione. La nostra società appare ai più popolata di passanti distratti
e noncuranti, affetti dall’indifferenza dell’uomo verso l’uomo, dotati di una moralità precaria e
asservita all’interesse personale.
Lasciando dietro di sé la visione dell’indifferenza come malattia, il libro devia dagli usuali sentieri
di indagine per risalire alle spalle di questo atteggiamento. In particolare, attraverso un’approfondita
ricognizione del mondo dei sentimenti, analizza la disciplina sul socio-normativa delle emozioni
come dispositivo produttore di indifferenza. Una prospettiva da cui emerge il ruolo della dissidenza
emozionale come forma di trasgressione rispetto all’imperativo dell’indifferenza. Lungi dall’essere
una mera trattazione teorica - ricco è infatti il riferimento a film, romanzi, episodi di cronaca, eventi
culturali - , il libro è impreziosito da storie di vita: le peripezie e i drammi di un peacekeeper nel
corso di una missione umanitaria, l’angoscia e l’impotenza di un infermiere mentre svolge il proprio
lavoro durante drammatici fatti del G8 di Genova. Storie di vita generatrici di epifanie emotive che
sollecitano risposte contrarie all’abituale, lanciando una sfida al mimetismo conformista del sentire.

TESTO AGGIUNTIVO

Luccio R., La psicologia: un profilo storico, Laterza, Roma – Bari, 2000.

Elenco dei capitoli a scelta:

4. La nascita della psicologia sperimentale: da Helmoltz a Wundt. (p. 67-88)


5. La reazione a Wundt in Europa e in America. (p. 89-109)
6. La psicologia della Gestalt. (p. 110-130)
7. La psicologia oggettiva: da Pavlov al comportamentismo e al neocomportamentismo. (p. 131-
150)
8. La crisi degli anni Trenta e Quaranta. (p. 151-170)
9. La nascita del cognitivismo. (p. 171-192)
10. Dal cognitivismo alla scienza cognitiva e all’ecologismo. (p. 193-217)
11. Dal modularismo al nuovo olismo: connessionismo e sistemi dinamici. (p. 218-241)