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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA

Author(s): FABIO MASSIMO LO VERDE


Source: Studi di Sociologia, Anno 50, Fasc. 2 (Aprile-Giugno 2012), pp. 211-236
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/41698206
Accessed: 17-02-2020 10:13 UTC

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STUDI DI SOCIOLOGIA, 2 (2012), 211-236

LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE:


UNA RASSEGNA

Per quanto il tema della produzione di capitale sociale in un ambito specifico della
vita quotidiana come quello del tempo libero e dei modi in cui si declina nei diversi
contesti socioculturali sia fra i più interessanti - oltre che da considerarsi un ambito
di ricerca germinale di una specifica accezione di capitale sociale, si pensi a quella di
Bourdieu o alle più recenti riflessioni di Putnam - esso risulta essere, soprattutto in
Italia, scarsamente trattato.
Il presente lavoro intende introdurre il tema a partire da una breve rassegna della
« letteratura che ha come oggetto la generazione di capitale sociale in contesti di leisure
o

time giovanile. Nel primo paragrafo si problematizza il concetto di capitale sociale in


3
U
g riferimento ai contesti di leisure time e si analizza sia la letteratura sul capitale sociale che
CJ

co
ha sviluppato alcune piste di ricerca interessanti focalizzate sull'analisi delle modalità
e delle esperienze di consumo di leisure time, sia quella sul leisure time nella quale si
u

esplicita la sua rilevanza nella costruzione di social capital. Nel secondo paragrafo si ana-
S lizzano alcune ricerche riguardanti il modo in cui fra una particolare fascia di età, quella
u

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giovanile, si generi capitale sociale in contesti di leisure time e, in altri casi, come que-
sto venga visto come un tempo «a rischio di antisocialità» e dunque erosivo di capitale
I sociale. Nel terzo paragrafo si introduce il tema inerente alla scarsa importanza attribuita
=3
13 al public leisure nell'offerta di servizi per il leisure time giovanile e le conseguenze che
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ciò determina sulla «erosione» di capitale sociale. Le conclusioni si soffermano su tre
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U metafore utili a comprendere il trend in atto nella relazione fra sociabilità e leisure time.

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o I - LEISURE TIME E CAPITALE SOCIALE.
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UNA BREVE RICOGNIZIONE
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« Il capitale sociale , nell'accezione sociologica presente nella letteratura alla
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rimandiamo, è stato oggetto di svariati lavori teorici ed empirici. Nei lavori di or
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mento teorico si è problematizzato il concetto analizzandone la validità euristica c
© termine che consente di spiegare alcuni aspetti dell'organizzazione sociale, int

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dolo: a) come quell'insieme di «risorse», relazionali, sim


a disposizione di un individuo (il capitale sociale indiv
costruisce durante la sua esistenza all'interno delle div
l'accezione indicata, ad esempio, da Bourdieu (cfr. Pise
^«utilità» individuale si presenta sottoforma di obbligazion
de, di informazioni che si possono ottenere attraverso le
cui va incontro chi agisce in maniera opportunistica, infr
reciprocità (Marini 2001: 157); b) come una component
concretizza in caratteristiche istituzionali e normative di
sociale collettivo ) e perciò «appropriabili» da parte del
al fine di raggiungere benefici, individuali o collettivi, n
questa la nota accezione fornita da Putnam (1993) che ne e
notazione «civica» come effetto aggregato risultante.
In una prima problematizzazione del concetto, si evidenz
all'interno del quale esso si collochi sia quello della scelta ra
logico, secondo il quale l'individuo è da considerarsi come u
solo economico ma anche sociologico. Nel perseguimento d
la massimizzazione dei propri benefici, l'attore sociale non
sociale, come invece sembrerebbero sostenere i teorici più
di orientamento economico e piuttosto tiene conto degli al
esistenti aW interno della struttura sociale in cui si muove
medio-lungo periodo che comprende eventuali ritorni futu
da lui compiute in quanto «investimenti relazionali», fatti
dei quali potrà raccogliere o meno in seguito profitti, mate
Tale accezione è presente nelle riflessioni di Coleman (1
argomentazioni da una critica dell'individualismo metodol
azione dell'economia classica e neoclassica. Tale accezione di individualismo metodo-
logico sembrerebbe non tenere conto delle diverse situazioni in cui l'individuo si trova
nel momento in cui opera una scelta, attribuendo invece un peso determinante alle
istituzioni sociali e al sistema sociale nel processo di condizionamento delle scelte indi-
viduali (Bagnasco 1999: 353). Coleman tenta invece di fondare una teoria della società
a partire dall'analisi della densità e della qualità delle relazioni sociali in un determinato
contesto. Un contesto risulta ricco di capitale sociale se i soggetti e le collettività che
in esso insistono appartengono a reti di relazioni dense e diffuse dalle quali si evidenzia
anche l'elevata responsabilità che ciascuno attribuisce al proprio ruolo all'interno della
struttura in termini di «cura» e attenzione per le attività e le azioni proprie e degli altri,

1 II dibattito riguardante la razionalità di questo tipo di homo sociologicus è ampio e complesso ed


esula dalla trattazione delle tematiche oggetto di analisi in questa sede. D'altra parte, non si può pre-
scindere dal considerare come centrali questioni inerenti a un aspetto della razionalità, che potremmo
definire razionalità «emotiva», soprattutto in relazione alla diffusione di atteggiamenti di sfiducia gene-
ralizzata (Mutti, 2006), sfiducia che genera comportamenti erosivi del capitale sociale; né di quanto, ad
esempio, un clima generalizzato di fiducia tipico di context in cui si svolgono attività del tempo libero,
possa invece contribuire a determinare effetti di consolidamento del clima di fiducia generalizzato alla
base di una buona dotazione di capitale sociale.

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nonché per il rispetto delle norme di reciprocità che generano un vantaggio collettivo.
In ogni sistema sociale infatti vi sono individui che dispongono di risorse delle quali
detengono il controllo ma che, necessariamente, sono anche interessati ad altre risorse
delle quali non detengono il controllo (Coleman 1990: 300 ss.), o alle quali non posso-
no accedere «direttamente». Ciò determina l'attivazione di scambi e

[...] trasferimenti unilaterali di controllo fra attori che conducono alla formazione di relazioni
sociali stabili nel tempo (Bagnasco 1999: 354)

costituendo e riproducendo relazioni sociali durevoli che rappresentano risorse


per Pindividuo e i componenti della struttura sociale. Così si creano relazioni di autori-
tà , di fiducia , e soprattutto si istituiscono norme di reciprocità che tutelano gli interessi
individuali e collettivi, cioè «strutture di interazione». Tali «strutture di interazione»
possono essere viste ora come risorse individuali a cui può attingere l'individuo singo-
larmente (ad esempio il diritto ad ottenere un beneficio in quanto appartenente ad una
particolare categoria sociale o in quanto prestatore di un servizio, e così via), ora come
componenti della struttura sociale che condizionano l'agire individuale (nell'esempio
precedente, il mio diritto di beneficio in quanto appartenente ad una categoria sociale
specifica non mi esime dal «dovere» di rispettare anche i diritti di altri appartenenti
alla stessa o ad altra categoria sociale. E ciò non deve identificarsi solo come un vincolo
individuale, bensì come un beneficio per l'intera collettività).
E stato affermato che si possono classificare cinque categorie dentro le quali è pos-
sibile fare rientrare gli elementi osservabili che costituiscono gli aspetti del capitale socia-
le (Bertolini, Bravo, 2001: 43): una categoria relazionale , una normativa , una cognitiva ,
una inerente all' affidabilità ambientale e infine una istituzionale. Ciascuna riguarderebbe
rispettivamente: a) l'insieme di rapporti di relazione e di scambio; b) l'insieme delle nor-
me di comportamento interiorizzate dagli attori del contesto che si sta analizzando; c)
l'insieme di conoscenze condivise e di informazioni possedute e che possono costituire
elementi utilizzabili davanti a problemi che l'individuo o la collettività deve risolvere; d)
la fiducia circolante rispetto al comportamento degli individui che di un gruppo o di un
contesto fanno parte - elemento assai importante perché l'elevato livello di affidabilità
ambientale riduce l'incertezza riguardo a possibili azioni o iniziative orientate alla produ-
zione di beni collettivi il cui costo di mantenimento deve essere condiviso dalla collettività
stessa; e infine e) quella comprendente le istituzioni formali e informali che hanno la fun-
zione di incentivare - o meno - la cooperazione e il coordinamento finalizzato all'accre-
scimento o alla riproduzione del capitale sociale stesso. Le prime tre - relazioni, norme
interiorizzate e conoscenze - costituirebbero elementi più prossimi all'individuo (capitale
sociale di primo livello) e dunque varierebbero in base alle diverse biografie, capacità e
competenze sviluppate o acquisite singolarmente dagli attori, mentre le ultime due (capi-
tale sociale di secondo livello) sono comprensive - ed hanno un effetto esplicito - su una
collettività di individui: variano cioè non da soggetto a soggetto ma in relazione ai diversi
gruppi presenti e ai diversi contesti sociali.
E inoltre chiaro che la circolazione del capitale sociale è allora associata, da un
lato, alla capacità dei diversi attori individuali di agire in modo da attivare capitale

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sociale a loro prossimo e dunque di arricchirlo nel corso


ma, dall'altro lato, all'affidabilità ambientale e alle istituzioni
individuali di azione che fanno sì che il capitale sociale possa
Dal punto di vista metodologico, per analizzare la dotaz
un determinato contesto sociale, bisogna dapprima scegliere
zione : se si osserva il sistema di relazioni di un attore (ap
studiare il potenziale di capitale sociale di cui dispongono
determinato contesto; ovvero può essere esaminata la tot
di un determinato sistema (approccio sociocentrico) (Pisel
bisogna partire dal presupposto che si tratta di un «ben
porta beneficio solamente alle persone che hanno contr
1990: 313-16) ma, talaltra, a tutti i membri di una collettivit
per portare un esempio, i risultati positivi di una azione r
da individui che partecipano ad una associazione per la tu
mondo, non giovano solo ai componenti di quella associazio
ro che, in quanto esseri umani, potranno godere di quei d
a tutti gli appartenenti al genere umano. Trattandosi del
interazione dinamica , il capitale sociale può essere allora
so. Se non si investe in capitale sociale (se cioè capitale so
secondo livello non si alimentano a vicenda), questo diven
via erodendosi, come starebbe avvenendo, secondo alcuni a
determinati dalle derive individualizzanti del capitalismo
1999; Bagnasco 2002).
A questo tipo di accezione di capitale sociale - e soprattutto
indicate da Bertolini e Bravo - sembrerebbero fare riferiment
ne hanno studiato la specifica formazione in contesti di leisur
Blackshaw, Long 2005; Hemingway 1999), nei quali l'atten
dotazione a disposizione di consumatori di leisure time appar
sociali, sia sulla relazione fra quantità di leisure time , sua alloc
tale sociale comunitario attraverso le attività svolte durante q
In uno specifico lavoro sulla rilevanza attribuita al leis
capitale sociale, Glover e Hemingway (2005) mostrano com
definizioni e pratiche di leisure e delle forme in cui si costr
tribuisca a fare emergere aspetti importanti della socialità co
piuttosto i leisure studies per non avere prestato sufficiente a
concetto di capitale sociale.
D'altra parte, uno dei maggiori studiosi del leisure , Chris

Concretamente, il leisure è una delle principali istituzioni attrave


capitale sociale (Rojek 2006: 324)

giacché è durante questo tempo e in questi contesti che si


che di reciprocità che consentono il consolidamento dei legam
benessere comunitario (< ibidem; cfr. anche Arai - Pedlar, 19

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Questo aspetto è stato ampiamente affrontato in uno dei più noti lavori sul capi-
tale sociale e il suo «declino» negli Stati Uniti (Putnam, 2004), nel quale si evidenzia
come l'associazionismo sportivo e le leagues - nel caso specifico, le associazioni spor-
tive di bowling - abbiano costituito un importante contesto in cui si tesseva una delle
«trame» della coesione sociale negli Stati Uniti. Putnam, in definitiva, piuttosto che
considerare il leisure time come un ambito secondario della vita sociale o come variabile
dipendente da altri ambiti istituzionali della società quali quello lavorativo, familiare
ecc., lo considera invece come un ambito in cui si costituiscono le basi dell'associazio-
nismo volontario e della coesione sociale. Inoltre, egli avrebbe attribuito una rilevanza
al leisure time non solo in termini di tempo della ricreazione o della socialità leggera ,
quanto anche di tempo in cui ci si dedica a quelle forme di scambio sociale che con-
sentono di costruire legami più solidi e di costruire norme, valori condivisi, opinioni e
statement sul mondo, sostenendo inoltre che la tendenza a consumare il tempo libero
in forma «solitaria» sarebbe una delle concause dell'«erosione» di capitale sociale nelle
società industrializzate.
Tale argomento è sostenuto in varie ricerche (Hamermesh, 1999, 2000; Gershuny,
2000; Reyes-Garcia et al., 2008) dalle quali emerge come tale trend di consumo solitario
sia in crescita nelle società sviluppate.
E, d'altra parte, anche in società e strutture premoderne sembrerebbe non eviden-
ziarsi una relazione positiva fra attività di leisure consumate in forma solitaria e benes-
sere percepito in termini di soddisfacimento e di valutazione di buona qualità della vita
(Reyes-Garcia et al. 1008: 4 ss.). Nella ricerca appena citata anzi viene costruita una
stima della relazione fra benessere2 e due modalità di consumo del leisure time , cioè
solitario e sociale , evidenziando come sia soprattutto il secondo a generare, congiunta-
mente, social capital ed happiness.
La critica più severa e più nota all'argomentazione di Putnam proviene da Etzioni
(2000), secondo il quale non è chiaro quale sia il meccanismo attraverso cui il capitale
sociale si riproduce dalle attività di leisure alla vita sociale in cui si articola la civicness : «di
cosa parlano le persone quando giocano a bowling, , a bridge, a scacchi o quando vanno

2 In realtà gli autori parlano anche di happiness e non solo di well-being, ricostruendone il signi-
ficato sulla base di interviste in profondità condotte fra la popolazione sottoposta ad indagine, la
popolazione amazzonica Tsiname che vive in Bolivia (ibid.:9). Tra gli eventi classificati come associati
all 'happiness, al primo posto vi è il tempo libero consumato in famiglia, cioè un tipo di social leisure.
Seguono eventi quali un buon raccolto e avere cibo a sufficienza e in particolare carne, ma subito dopo
bere insieme shocdye , una bevanda alcolica locale, o fare e ricevere visite. Non vengono menzionate
attività di leisure svolte in forma solitaria fra quelle che producono happiness. Inoltre la quantità di
tempo speso in attività di social leisure era positivamente correlato con Yhappiness individuale. Ad
esempio, una regressione con metodo dei minimi quadrati ordinari (OLS) evidenziava che ad una cre-
scita di 10 punti percentuali nell'ammontare del tempo speso in social leisure aumentava di 3.6 punti
la misura di happiness registrata dal ricercatore attraverso indicatori «visivi» - che venivano utilizzato
come proxy dell' happiness - in riferimento al tempo speso nelle ultime 24 ore (sorrisi, risate o inconte-
nibili risate nella narrazione o nel ricordo dell'evento). E la misura era crescente più per le donne che
per gli uomini, fra le quali il leisure time era maggiormente speso come social leisure rispetto a quanto
non accadesse fra gli uomini. Le conclusioni, assai interessanti, aprono allo studio della relazione fra
dimensione sociale e individuale del modo di stare nella società problematizzando la questione se si
debba parlare di relazione fra leisure e felicità o fra socialità e felicità. . .

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insieme a fare birdwatchingì» si chiede Etzioni. Queste cos


sioni in cui essi rinsaldano la loro amicizia, ma meno in cu
morali» o parlano di questioni morali, di cosa è giusto o sbag
siti necessari perché ci sia una società «migliore» (cit. in G
D'altra parte, a difesa di Putnam, Williamson (2002) rico
mento alle istituzioni sociali comunemente associate al leisu
e che tale impegno, o disimpegno, dentro queste istituzion
stesso coinvolgimento o mancato coinvolgimento politico (i
Ora, per quanto risulti di notevole difficoltà affermare
generazione di capitale sociale e modalità solitaria o ass
time - sia per la difficoltà di rilevazione di quanto si inten
associato (Gershuny 2000), sia per la difficoltà di trovare u
sulle conseguenze «comunitarie» di questo agire (Stokow
ne individua la specificità della forma - d'altra parte è per
tà di fiducia circolante e Y affidabilità ambientale percepit
modalità di pratiche e del tipo di attività svolte in contest
informalità come quelli che costituiscono il tempo libero.
Su questa linea di studi, nel tentativo di sistematizzar
approcci teorici presenti nei lavori inerenti alla relazione f
time , Glover e Hemingway (2005) ritengono che un'accezio
estensione del coinvolgimento individuale in strutture soci
associazioni informali - fra le quali essi inseriscono, i re
on line - in cui si affrontano tematiche ad elevato contenu
riscontrabile nei leisure studies. Dunque, nei leisure stu
tipo «civico» del concetto di capitale sociale a prevalere
vede come struttura di risorse, informazioni, supporto ecc
tecipazione individuale ad una rete sociale.
Facendo riferimento a questa seconda accezione, Hem
pio, suggerisce che la dotazione di capitale sociale che pu
time è funzione del tipo di attività di leisure in cui sono c
del tipo di offerta di leisure presente nelle diverse società
guenze sul diverso tipo di forme di cittadinanza che posson
conseguentemente, sulle diverse forme di democrazia e di
in qualche modo associato al diverso grado di autonomi
di un proprio leisure time piuttosto che in una semplic
darebbe anche vita ad una maggiore possibilità di svilup
dovrebbe contribuire alla creazione e alla riproduzione d
- Hemingway 2005: 395). Con le parole dei due autori

La questione non è se il tempo libero è associato alla dotazione d


ma quali tipi di leisure e in quali modalità [lo sono] (ibid., c.vo n

Glover ed Hemingway concludono il loro lavoro sostene


le attività di leisure possono contribuire ad accrescere e/o

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capitale sociale circolante, e possono esservi modalità di consumo che, piuttosto che
incrementarlo, lo riducono. Fra queste le diverse forme di passive leisure svolte soprat-
tutto in forma individuale, come è stato rilevato altrove (Lo Verde 2009; Dioguardi
- Lo Verde 2009). Nonostante la chiara formulazione della domanda conoscitiva, i
due autori non evidenziano però quali siano tali forme o pratiche che favorirebbero
la costruzione o l'erosione di capitale, limitandosi ad una critica al consumo di passive
leisure quale la fruizione televisiva (che non sempre può però essere considerata attività
di passive leisure) .
Una parziale, ma non altrettanto ben argomentata, risposta alla domanda inerente
alla relazione esistente fra tipi di attività o forme di consumo del leisure time e gene-
razione/erosione di social capital è fornita ancora da Hemingway, il quale, spingendosi
ben oltre il problema della dotazione di social capital, giunge a sostenere che a seconda
del modello di democrazia presente in una nazione - rappresentativa o partecipativa
- si diffonde un diverso tipo e una diversa quantità di domanda di leisure. La confi-
gurazione del leisure e delle sue forme rivela come si distribuiscono risorse e potere,
manifestando dunque la «politicità» del leisure e della variazione del tipo di domanda
come issue politica, ciò che ha indirettamente delle conseguenze politiche. Si sostiene
cioè che il tipo leisure consumato non solo è espressione di maggiore o minore coinvol-
gimento in attività svolte in forma associata, ma che tale coinvolgimento consapevole
favorisce la riproduzione di capitale sociale, che si alimenta di fiducia e tolleranza, ele-
menti essenziali per la vita delle democrazie.
La diffusione del consumo di passive leisure , fra cui lo stesso Putnam (1995) inse-
risce specificamente la fruizione televisiva - che dai dati sul consumo in USA a cui egli
fa riferimento, risulta essere la principale pratica svolta nel leisure time e soprattutto
l'attività che, attraverso un confronto intergenerazionale, risulta essere aumentata fra i
giovani contemporaneamente al decremento del loro coinvolgimento in attività sociali
- evidenzierebbe dunque il declino della diffusione di attività di leisure svolte in forma
associata. Secondo Putnam, diversamente da quanto avviene per altre attività di leisure ,
la fruizione televisiva tenderebbe ad essere associata a bassi livelli di coinvolgimento in
attività sociali svolte fuori casa. Inoltre, al crescere del tempo speso in fruizione televisi-
va tenderebbe a decrescere la fiducia negli altri e nelle istituzioni, mentre tenderebbe a
crescere una sorta di - come egli stesso la definisce - «passività sociale».
Le critiche alle - e/o corroborazioni a conferma delle - argomentazioni di Putnam
che utilizzano rilevazioni empiriche o analisi di dati longitudinali sui consumi di leisure
in forma solitaria e dotazione di capitale sociale non sono poche, prima fra tutte Tipo-
tesi dell'esistenza di una associazione diretta e quasi meccanica fra forme della associa-
tività3 e tipo di consumo di leisure time maggiormente diffuso. Non è detto cioè che
alcune attività del leisure time svolte nel momento t1 non possano modificarsi in attività
in forma associata nei momenti t ? ty . . tn; così come non è detto che, pur se tipicamente
concepite per una fruizione solitaria, alcune attività non possano essere consumate in

3 «[...] la capacità umana di fondare dei gruppi, definiti come unità di azione: coppie, famiglie,
imprese, squadre sportive, chiese, eserciti, sintesi politiche» (Baecheler 1996: 64)

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218 FABIO MASSIMO LO VERDE

forma associata; o, al contrario, che attività diffuse di leis


minare la diffusione di capitale sociale più di tipo bonding
per la collettività più ampia. Fra questi autori è piuttosto e
zione per un diffuso e certamente crescente trend di cons
privata , o per usare quanto evidenziato dal altri autori, pe
socialità «ristretta» (de Lillo 2006) anche nei contesti di leis
certo differisce da forme e pratiche della associatività, socia
te passato. E stato evidenziato in altra sede che però, dati a
presentano come mediamente consumate in forma solitaria
tuiscono la stragrande maggioranza fra quelle consumate n
2009). Rimane dunque aperta la questione inerente alle cons
queste pratiche di consumo del tempo libero sulla conviven
In un altro lavoro condotto utilizzando i dati di un surv
cui si metteva in relazione quanto un maggiore consum
attività di leisure potesse generare capitale sociale, War
ss.) evidenziano come ci sia un'associazione fra varietà nelle
partecipazione formale a gruppi associativi, nel senso che l
di leisure sembrerebbe crescere all'aumentare del coinvolgi
comprese, ovviamente, proprio quelle orientate alla gestion
coli sportivi, ricreativi ecc.). In una prospettiva a la Putnam
brerebbe che il coinvolgimento in attività e passatempi div
della dotazione capitale sociale individuale - anche se la v
attività svolte è contemporaneamente positivamente corre
che sono membri di associazioni formali dedicano quantità
attività, giacché è maggiore il numero di attività svolte; ma
ziano elevati livelli di coinvolgimento in termini, ad esemp
svolge. Inoltre, la crescita della partecipazione pubblica e ci
al crescente consumo di attività ricreative in ambiente
brerebbe, a detta dei due autori, disconfermare la teoria d
cui consumo e attività politica sono solitamente contrappo
teoria che il volume complessivo di partecipazione assoc
con l'attivismo politico, sembrerebbe anche che chi è polit
raneamente fortemente coinvolto in varie forme di attività
Nella stessa ricerca, Warde e Tampubolon analizzano
rete amicale e tipi di attività ricreative svolte. Associando
le caratteristiche di coloro che vengono definiti come «

4 [. . .] la capacità umana di formare reti attraverso le quali le unit


tive, fanno circolare le informazioni che esprimono i loro interessi, i
opinioni: vicinati, spazi pubblici, salotti, circoli [...] (Baechler 1996:
5 [...] la capacità umana di tenere i gruppi e le reti insieme, di
coesione che li costituiscono in società: queste forme di solidarietà s
la nazione, ecc. si possono chiamare morfologie (ibid.).
6 Si tratta del British Household Panel Survey la cui prima rilevazi

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 2 19

rispondenti - sesso, età, anni di conoscenza, frequenza dei contatti giornalieri, distan-
za dal luogo di residenza e attività professionale - e utilizzando quelle del «migliore
amico» come proxy delle caratteristiche del tipo di network amicale, essi costruiscono
una variabile che misura la distanza sociale tra i rispondenti e i loro «migliori amici»7,
compresa fra 0 (minima distanza) e 3 (massima distanza) sulla base delle caratteristiche
di genere, differenza di età (superiore o inferiore a dieci anni) e distanza geografica dal
luogo di residenza (inferiore o superiore a cinque miglia). Utilizzando questa scala,
i «migliori amici» risultano essere assai simili nelle tre dimensioni nel 40% dei casi
rispetto ai rispondenti e differenti su tutte e tre le dimensioni solo nel 2% dei casi
(ibid.: 167). E meno si è «distanti» più il consumo di attività di leisure è simile. Si cre-
erebbero in definitiva gruppi di consumatori di leisure omogenei e la scarsità di consu-
mo di certi tipi di attività sarebbe funzione della mancanza di compagnia necessaria per
svolgere quella specifica attività. Ma il dato interessante è che l'effetto statistico della
distanza sociale sarebbe però ridotto se il rispondente risulta essere membro di associa-
zioni e/o se svolge attività di volontariato.
Così vi sarebbe una tendenza da parte delle persone che appartengono ad asso-
ciazioni di cura e di volontariato ad avere amici molto «differenti», in termini di gusti,
pratiche svolte ecc. Con le parole dei due autori

Ciò potrebbe implicare che le persone tengono conto della nota raccomandazione [...] secondo
la quale «se siete soli o tristi e non avete molti amici, allora iscrivetevi ad un club» (ibid.: 169,
c.vo nostro).

Dunque chi in generale ha amici molto differenti, tenderebbe però anche ad aver-
ne di meno. Più probabilmente, in riferimento al leisure , si entrerebbe a fare parte di
gruppi formali qualora le attività di leisure che si intende svolgere non possono essere
svolte con i propri amici. Ma potrebbe essere plausibile anche il ragionamento contra-
rio e cioè che le associazioni coinvolgono persone assai differenti al loro interno , anche in
termini di età, genere, titolo di studio ecc., e ciò favorirebbe la frequentazione di persone
tendenzialmente differenti.
C'è una relazione fra quanto detto e la maggiore o minore dotazione di capitale
sociale? Secondo i due autori, no. Nel senso che l'effetto di un radicamento in una rete
di relazioni amicali sembrerebbe avere scarse conseguenze sulla partecipazione, o meno ,
ad attività associative e dunque su una particolare declinazione del capitale sociale -
quella civica. Di fatto, la distanza fra amici è più sensibile al numero di attività che si
svolgono che non alla frequenza con cui si svolgono. Detto ancora altrimenti, se si han-
no amici più simili, si tende a svolgere più tipi di attività forse proprio perché li si svolge
con questi, e non tanto a svolgere una stessa attività più frequentemente. E questo ha
delle conseguenze significative rispetto a quanto sostenuto in relazione all'associazioni-
smo e al capitale sociale, giacché la ragione per cui si farebbe parte di associazioni che

7 Sulle scale di distanza sociale cfr. Cesareo, a cura di, 2007; Bichi, a cura di, 2008.

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220 FABIO MASSIMO LO VERDE

svolgono attività varie non sarebbe data tanto da un ind


attività, quanto dal fatto che fa piacere lasciarsi coinvolg
perché le si può svolgere insieme agli altri e non da soli.
Trascorrere il tempo libero a svolgere attività piacevoli
ciato alle modalità con cui le si svolge. Talvolta tali attiv
svolte insieme ad altri e certamente ancor più se si è con
opinioni ecc. piuttosto che quando si percepiscano differ
sembrerebbe che si preferisca comunque passare il temp
se differenti, piuttosto che da soli. Una pista di ricerca ch
L'interessante lavoro di Warde e Tampubolon che, i
tema della relazione fra forme di associatività e differenz
no dei diversi gruppi sociali, nonché fra partecipazione a
pazione «pubblica», sembrerebbe però non affrontare il t
e alle cause che genererebbero una relazione fra lo svolgi
il livello di attivismo politico. È ipotizzabile piuttosto un
pratiche, che possono essere svolte perché comunque fun
pazione ad attività pubbliche anche di tipo politico - l'isc
attività di un circolo possono avere un costo - spesso elev
panti, fra i quali è più probabile che si collochino coloro
pubblico e dunque risultano più presenti nell'attività
tratterebbe di una conseguenza «indiretta», più che diret
di attività svolte e partecipazione politica. La relazione si
mente quella con variabili robuste quali l'attività profess
studio, tenute meno in considerazione in questo lavoro.
Una approfondimento interessante trattato da un'al
è invece quello riguardante la relazione fra tipo di pra
conseguenze sulle modalità di interazione comunitar
nonostante la notevole quantità di ricerche svolte in una
non sono stati in grado, fino ad ora, di rispondere, da un
al modo in cui si connotano le interazioni nei gruppi di l
riproducono i significati sociali di leisure e, soprattutto,
come il leisure e il coinvolgimento di gruppo che gen
un significato condiviso di «collettività», ciò che conse
so appartenenza necessario per una società che possa d
qualche modo, si associa a quello riguardante la diver
presente nei sistemi sociali.
Partendo da un approccio strutturalista e utilizzando l
giunge a sostenere che una «vera sociologia del leisure
dell'esperienza che individui e collettività fanno giorno pe
dere i meccanismi che ne favoriscono la diffusione, osser
leisure si strutturino nella società e comprendere ancora
per gli individui e per la società nel suo insieme. La prin
sociologia del leisure dovrebbe essere affrontata come
ganizzazione sociale», e dunque affrontata come tematica

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 22 1

del tipo di relazioni esistenti fra attori sociali - individui, gruppi, organizzazioni e altri
attori corporati - costituiti «per finalità di leisure» e in riferimento al significato che,
in questo ambiente sociale, tali modelli di relazione hanno per i sentimenti e i com-
portamenti degli attori coinvolti. Piuttosto che guardare al leisure nel tempo libero e
dunque concentrarsi sugli eventi e sulle emozioni presenti nel tempo libero sarebbe
importante osservare come esso si declini nella vita quotidiana, ciò che consentirebbe
di individuarne il significato sociale nelle relazioni e nelle interazioni che regolarmente gli
individui intrattengono e che risultano per loro soddisfacenti e ricche di significato. Anche
il leisure time infatti può divenire un evento occasionale o semplicemente parte della
routine quotidiana e dunque non essere più leisure.
D programma di ricerca che propone la Stokowski invece prevede che lo studio
del leisure si inquadri non solo come oggetto, ma anche come un «contesto di espe-
rienze» nelle quali si sviluppa un processo sociale. Tale contesto si trova a vari livelli
dell'organizzazione sociale, non solo all'interno di situazioni in cui si articolano i legami
tipici dei piccoli gruppi, giacché non sono solamente la famiglia o il gruppo di amici a
rivestire un importante ruolo, ad esempio, nell'influenzare le scelte individuali di leisu-
re. Intervengono infatti anche degli «altri significativi» che appartengono alle diverse
cerchie sociali dentro le quali gli individui si muovono - si pensi a tal proposito all'im-
portanza della teoria dei gruppi di riferimento di Merton (1992). E soprattutto appare
necessario spostare l'attenzione dalle caratteristiche degli individui e del gruppo socia-
le alle caratteristiche della relazione sociale esistente fra le persone (ibid.: 38), ciò che
consente di esplicitare come sia all'interno del sistema di relazioni sociali che il leisure
assume le caratteristiche di realtà «costruita socialmente». L'approccio proposto dalla
Stokowski intende dunque analizzare, in primo luogo, come la struttura sociale entri
nei comportamenti e nelle scelte di leisure , cercando di spiegare come si modellizzino
le interazioni e tentandone la comprensione all'interno del sistema sociale nella sua
interezza; in secondo luogo, tale approccio tenta di comprendere come l'attore socia-
le modifichi e manipoli le relazioni con l'obiettivo di creare una struttura che consenta
il raggiungimento «ottimo» dei propri obiettivi , giacché le interazioni sociali non sono
solamente qualcosa di casuale, ma piuttosto effetto delle intenzioni dell'attore; in terzo
luogo, tenta di esaminare i modelli relazionali che risultano da azioni intenzionali ed
inintenzionali, sforzandosi di predire come le caratteristiche del sistema sociale influen-
zino i comportamenti.
Tale approccio tenderebbe dunque a descrivere, per prima cosa, la «qualità» delle
relazioni attivate «per finalità di leisure », o in un «contesto di leisure », giacché - conside-
rando che nella nostra vita quotidiana siamo coinvolti in vari sistemi di relazione - solo
alcune di queste sono intrattenute «per finalità di leisure»: quelle caratterizzate da elevata
informalità , libertà di scelta , presenza di una componente emotiva forte, piacevolezza - o, al
contrario, assenza di spiacevolezza nella sua realizzazione, come avviene nei comporta-
menti ad elevata normatività - basso livello di regolazione. In definitiva, si tratterebbe di
relazioni connotate soprattutto da elevata informalità ed elevata «volontarietà».
Stokowski prevede pertanto V osservazione e l'analisi delle relazioni in uno specifico
contesto - definito come spazio sociale - e connotato come «leisure experience» da chi
lo esperisce, sia che si tratti di un contesto istituzionale e/o organizzativo di offerta di

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222 FABIO MASSIMO LO VERDE

leisure , sia che si tratti di un altro tipo ambiente che pe


temporaneamente. L'oggetto sociale «organizzato» che vi
ce - ciò che ci interessa in questa sede - è la comunità in
solo simbolico - in cui è riscontrabile facilmente la rela
macrosociale ed in cui è possibile analizzare le conseg
sulle scelte di leisure dell'individuo.
Il livello strutturale inerente al sistema di offerta di
separato dal livello relazionale in cui si costruiscono e
ti del leisure e delle sue attività e pratiche; ma nepp
la «scelta» di quelle attività. L 'istituzionalizzazione del le
avviene dunque su tre livelli: 1) a livello « individuale »,
dall'individuo, costruito e riprodotto attraverso la pe
alcune «emozioni», nonché dai significati individuali
livello « comunitario, », cioè quello in cui in cui gli indi
loro, nel quale si costruiscono significati condivisi di lei
ghi e momenti specifici all'interno di gruppi e cerchie s
infine a livello «. societario », che consiste nella struttur
intercetta tali significati e istituzionalizza il significato d
questi tre livelli che si costruiscono significati, pratiche
società. Ed è in queste diverse forme di combinazione ch
significati di leisure differenti. La diffusione di pratich
del tempo libero, declinatesi in attività più o meno in f
svolte per lo più in forma solitaria, sarebbe comunqu
e del maggiore peso o rilevanza che assume ciascuno
Stokowski.
La tecnica di analisi network in chiave strutturalista
tirebbe di osservare sia quanto gli aspetti strutturali de
sui comportamenti in contesti di leisure , tradizionalme
«individuali» in termini di scelte adottate e significati a
mente, quanto i comportamenti di leisure possano contr
relazione comunitario.
A tal proposito Stokowski riprende il concetto ass
di «mondo sociale», intendendo con ciò una costellazi
le di attori, organizzazioni, eventi e pratiche «amalga
di interessi e di appartenenza (ibid.: 34). Per portare
quello dei surfisti, degli scalatori, dei giocatori di bridg
di quello che è stato definito come serious leisure (St
Stokowski inverte la prospettiva analizzando invece non
intorno alle attività di leisure , ma anche le comunità d
costituiscono il mondo sociale. È la comunità locale ch
della formazione di sentimenti e di «affiliazione» e du
importanti, divenendo pertanto questa l'oggetto studio n
re e non più i gruppi primari o i piccoli gruppi (ibid.: 7
non più sull'individuo all'interno delle reti di relazion

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 223

«egocentrica» delle relazioni, a partire cioè da un soggetto singolo e dalle sue relazioni
- ma dall'idea di «attore corporato», cioè dalle interazioni fra organizzazioni e agenzie
che attraverso il sistema network domandano e offrono servizi per il leisure . In breve,
questo tipo di approccio consente di osservare non solo come si formino le comunità
di leisure , ma soprattutto come le attività di leisure nella vita di ogni giorno possano
favorire il benessere della vita di comunità , che è ciò che più può interessare nell'analisi
della relazione fra dotazione di capitale sociale - che in questo caso potremmo chiama-
re comunitario - e tipi di attività svolte nel leisure time.
A questo punto diventa necessario porsi alcune domande inerenti alla diversa
distribuzione delle possibilità di accesso al leisure a livello comunitario, ciò che è cer-
tamente funzione di variabili quali la posizione sociale, ma che è anche funzione del
sistema stesso di relazioni dentro le quali una certa posizione sociale ci consente di stare
cioè il «capitale sociale individuale».
In breve, ciò che propone la Stokowski è di osservare:

1. la struttura delle relazioni esistenti all'interno di una comunità e le conseguenze


che questa ha sulle attività di leisure: si potrebbe scoprire che questa «incoraggia» o
meno le attività, o specifiche attività, di leisure ;
2. la struttura dei gruppi che si trovano in contesti o in spazi di leisure: si potrebbe
scoprire che la «destinazione finale» o l'obiettivo di un gruppo è un altro rispetto a
quello prevedibile o realmente offerto (si pensi ai diversi significati e scopi che assume
spesso un luogo per una particolare fascia di età, non sempre in linea o del tutto dif-
ferenti rispetto alle funzioni e agli scopi per i quali era stato progettato e realizzato in
origine);
3. gli effetti sulla comunità che hanno le scelte e le attività di leisure: si potrebbe
osservare che certe attività di leisure favoriscono un aumento del capitale sociale comu-
nitario mentre altre tenderebbero a ridurlo.

Quest'ultimo è un aspetto assai interessante su cui ritengo sia necessario sviluppa-


re piste di ricerca specifiche.

n - CAPITALE SOCIALE E LEISURE TIME DEI GIOVANI

Come si generi capitale sociale fra i giovani costituisce l'ambito di interesse s


quale si formula la nostra seconda domanda conoscitiva. E soprattutto come si po
sedimentare o erodere attraverso le attività di leisure da questi svolte.
Per quanto il tema del leisure giovanile sia stato ampiamente trattato (cfr. Robert
1983) solo da poco tempo esso è entrato a far parte delle tematiche presenti nell'agen-
da politica internazionale. Da un punto di vista meramente descrittivo, recenteme
è stato prodotto uno studio comparativo su più paesi dal quale emergevano differenze
significative sia rispetto alla quantità di tempo libero a disposizione dei giovani
diversi Paesi, spesso funzione del livello di sviluppo del paese preso in considerazi
(United Nations 2004), sia rispetto alle modalità in cui esso viene impiegato. In questo

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studio viene evidenziato come nei paesi occidentali i giovani impieghino in media più
di due ore al giorno a guardare la TV, mentre altrettanto non succede nei paesi in via
di sviluppo. E i ragazzi consumano più tempo davanti alla TV di quanto non facciano
le ragazze. Sia maschi, sia femmine, impiegano meno di un'ora al giorno a leggere. E,
guardando alle differenze per macro aree continentali, gli americani leggono meno
degli europei e gli europei meno degli asiatici (ibid.; 216). Ascoltare musica non è più
fra le attività preferite. Nei paesi in via di sviluppo le attività lavorative si sostituiscono
precocemente al gioco, mentre nei paesi sviluppati a sostituire il gioco è la chiacchie-
ra informale con il gruppo dei pari. Il coinvolgimento in attività strutturate, quali le
attività sportive, artistico-musicali ecc. svolte in luoghi deputati, è maggiore in Europa
e in America e decisamente inferiore in Asia. Il tempo impiegato a «far niente» -
aspettare, pensare, andare in giro in compagnia a bighellonare - è maggiore nei paesi
occidentali che in quelli orientali e, fra questi, più nei paesi in via di sviluppo che nei
paesi sviluppati {ibidem). Buona parte del tempo libero viene trascorso ormai fra le
mura domestiche anche nei paesi asiatici più sviluppati, mentre nei paesi occidentali,
soprattutto fra adolescenti, un quarto del tempo disponibile è consumato per lo più
con il gruppo dei pari.
Viene però sottolineato più volte come il leisure time dei giovani venga visto dagli
adulti e dai decisori politici come un tempo «vuoto» e dunque, in quanto tale - senza
specificarne il nesso - come rischioso sia per i giovani stessi, sia per gli adulti con i quali
convivono nelle diverse comunità. Altrettanto spesso infatti si fa riferimento all'impor-
tanza che esso assume per l'organizzazione e la vita della comunità.
Anche in questo report però raramente si fa riferimento alla costruzione di capitale
sociale e, quando ciò avviene, se ne evidenzia soprattutto la specificità bondig associata
a quella specifica fase del ciclo di vita.
Se, per un verso, non mancano comunque altri studi riguardanti la partecipazio-
ne giovanile ad attività che generano capitale sociale, senso civico ecc. (McFarland -
Thomas 2006; Helve Bynner 2007)8, fra le quali si inserisce, ad esempio, la partecipa-
zione ad associazioni di volontariato ecc. e, contemporaneamente, venga ormai ricono-
sciuta anche dagli organismi internazionali la rilevanza che il tempo libero e i modi di
impiegarlo da parte dei giovani ha sullo sviluppo delle comunità (United Nations 2004:
214 ss.), per altro verso rimane meno affrontata la tematica riguardante la relazione fra
attività giovanili svolte nel tempo libero e costruzione di reti fiduciarie essenziali per la
generazione di social capital , se non in riferimento alla sua scarsità e alla relazione fra
questa e diffusione di comportamenti devianti (Mahoney - Stattin 2000; Deuchar 2009)
o criminali (Hagan, - McCarthy 1997).
Sono state condotte una serie di ricerche, peraltro più numerose, riguardanti
anche il tema del tempo libero giovanile come tempo orientato a produrre attività di
tipo «antisociale». In questa prospettiva si collocano, ad esempio, gli studi inerenti alle

8 In riferimento all'Italia e l'Europa, cfr. Bettin Lattes 2001; Prandini - Melli 2004, nonché i
diversi rapporti IARD da anni pubblicati a cura di Buzzi, Cavalli e de Lillo (cfr. 1997, 2002, 2007) o
lavori più recenti sui giovani (Cesareo 2005).

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 225

diverse forme di gioco d'azzardo diffuse fra adolescenti e giovani o gli effetti di «nor-
malizzazione» del consumo di sostanze stupefacenti (Parker, 1998; Griffits, 1995). In
generale, in questi studi la connotazione assunta dal leisure time è sempre quella di un
tempo pericoloso in quanto poco o del tutto non controllato dagli adulti e la cui elevata
dotazione potrebbe generare, piuttosto che coping orientato dalla prosocialità, rischi di
ingresso e/o permanenza in percorsi e/o in gruppi devianti, divenendo dunque deviant
o illegal leisure (Rojek 1999).
In questa stessa prospettiva, in una di queste ricerche (Mahoney, Stattin, cit.) si
evidenziava come il coinvolgimento di adolescenti e giovani in attività «maggiormente
strutturate», che cioè necessitavano di percorsi di apprendimento e di socializzazione
alla pratica e che consentivano l'acquisizione di competenze specifiche, ciò che si defi-
nisce come serious leisure (Stebbins, 2007; cfr. anche Caldwell - Smith 2005: 402; per
una trattazione breve, Lo Verde 2009) - attività sportive, musicali, artistiche o artigia-
nali ecc. - nonché la presenza di un adulto con funzioni di leader ( coach , trainer , ecc.),
fosse negativamente correlato a comportamenti antisociali. Attività invece «meno strut-
turate» - ad esempio la occasionale frequentazione di centri ricreativi giovanili, o la fru-
izione televisiva - erano positivamente correlate alle pratiche antisociali. Inoltre, colo-
ro che partecipavano ad attività meno strutturate avevano anche più frequentemente
amicizie con soggetti devianti, relazioni affettive difficili con i genitori e un minore
supporto nello svolgimento delle attività da parte degli operatori (ibid.: 114 ss.). Ciò
sembrerebbe confermare, secondo gli autori, sia l'idea della necessità di percorsi di
socializzazione al leisure time «socievole» attraverso un impegno e un training in pre-
senza di adulti con specifiche funzioni di leadership nei contesti a rischio di emargina-
zione sociale o devianti, sia la difficoltà di strutturare reti di capitale sociale fra giovani
a rischio di devianza in assenza di contesti abilitanti (centri di aggregazione ecc.).
Focalizzando ancora di più l'attenzione su una prospettiva «criminológica», in un
recente articolo (Caldwell - Smith 2006: 399) gli studi riguardanti la relazione fra lei-
sure e percorsi devianti giovanili sono stati classificati secondo quattro orientamenti:

a) la prospettiva del tempo libero come tempo da «riempire». Secondo questa pro-
spettiva, assolutamente non nuova, il tempo «riempito» con attività «pro sociali» non
può essere riempito da attività devianti, nel senso che sottrae tempo ad attività devianti.
b) la prospettiva del tempo libero come associato ad attività svolte con un grup-
po dei pari deviante : alcune attività hanno più probabilità di generare comportamenti
devianti o più facilmente essere tipiche di subculture devianti; e pertanto bisogna indi-
viduarne la genesi, analizzare il contesto in cui si generano, ecc.
c) la prospettiva che analizza il leisure time in relazione alla maggior o minore
«strutturazione» delle attività: il tempo speso in attività meno organizzate, informali
o senza una supervisione da parte di adulti, con maggiore probabilità può dare vita a
decisioni orientate a mettere in atto comportamenti devianti, contrariamente a quanto
avviene se, invece, questo tempo è speso in attività con una supervisione adulta o mag-
giormente strutturate. Non mancano ovviamente le posizioni opposte, soprattutto in
questo caso. Ad esempio, secondo molti autori le attività non strutturate consentireb-
bero, soprattutto agli adolescenti, di sperimentare nuovi ruoli, idee e comportamenti

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226 FABIO MASSIMO LO VERDE

che aiutano nella formazione dell'identità sociale (Kleiber


adultità autonoma.
d) la prospettiva che vede come presupposto paradi
duo-ambiente circostante: sarebbero autocontrollo e cond
convenzionali a proteggere dai comportamenti devianti.

Si tratta di approcci che, come è evidente, si rifan


assai note quali quella del controllo sociale di Hirschi, del
Sutherland e delle attività routinarie di Osgood. In tutti
è comunque visto come un tempo «a rischio», soprattutt
controllare, per un verso, e da proteggere, per altro vers
«a razionalità forte» tipico di quella che Rojek definisce «
ss.), in cui ordine, controllo e sincronie divengono funzi
un certo tipo di modello di società. Ed è proprio in questa
sociale e autocontrollo che si trova ampio riferimento ai c
li che si possono determinare nel tempo libero (Caldwell,
In un recente lavoro in cui è stato affrontato il tema
e inclusione sociale (Donnelly - Coakley 2002), si evide
ne forme di controllo sociale rimangano spesso presen
ne sociale, ma anche come spesso questa dimensione d
esclusivi piuttosto che inclusivi per molte categorie di g
Ciononostante, approcci che focalizzano l'attenzione
dono a concentrarsi sui fattori protettivi dai comportam
«mitigatori di devianza». Fra questi vengono indicate le b
buon achievement scolastico, un buon rapporto con l'auto
o istituzionale - l'uso «effettivo» del tempo libero, cioè n
(Höge - Andrees - Leschied 1996), la partecipazione ad
terno della scuola. Secondo Me Neal (1999), proprio qu
crescita di human capital (competenze e conoscenze innan
soprattutto come network di relazioni) e cultural cap
possesso di beni intangibili come competenze artistiche,
sociali).
Il capitale sociale giovanile sarebbe dunque il più delle volte generato dalla dota-
zione di queste altre risorse più che esclusivamente dalla quantità di fiducia circolante.

EI - LEISURE TIME, CAPITALE SOCIALE E PUBLIC PROVISIONS

Seppure non pochi, spesso asistematici, frammentati e talvolta con risultati con-
traddittori risultano essere dunque gli studi riguardanti il contributo che attività, espe-
rienze e contesti di leisure possono avere sulla costruzione di capitale sociale e di reti di
protezione con obiettivi preventivi o riabilitativi (Williams - Walker 2006; Williams 2009)
rispetto ai percorsi devianti giovanili. Il tema viene in parte trattato anche in riferi-
mento alle fasi del ciclo di vita di giovani e adolescenti a rischio di esclusione sociale
o che già fanno parte di contesti o ambienti marginali e dunque è più spesso presente

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 227

nella letteratura riguardante la rilevanza delle reti istituzionali e del privato sociale di
intervento pubblico su alcune categorie sociali9 o che vivono all'interno di istituzioni
rieducative per minori che hanno commesso reati.
Tale limitatezza nell'approfondimento della tematica è certamente poco proficua.
Si tratta invece di una pista di ricerca assai rilevante la cui frammentarietà può generare
errori interpretativi sia inerenti al concetto di social capital giovanile, nelle diverse acce-
zioni, sia all'analisi del leisure time nelle diverse fasi del ciclo di vita.
Oltretutto, i problemi che, a detta di chi scrive, non vengono affrontati dalla let-
teratura consultata - sia di quella che si concentra sulla presunta socievolezza di alcune
pratiche ed esperienze di leisure giovanile con effetti di accrescimento di social capital ,
sia di quella che si concentra sul leisure antisociale giovanile e sulle conseguenze erosive
di social capital , determinate dalla diffusione di queste attività e/o da attività di passive
leisure in generale - non sono pochi.
Una delle questioni che, dal punto di vista di chi scrive, risulta essere fra le più
importanti riguarda certamente domanda e offerta di leisure provisions in relazione alla
condizione pubblica o privata di chi fornisce il servizio, nonché la relazione fra la dota-
zione di offerta pubblica di leisure e conseguenze sulla vita quotidiana di intere gene-
razioni e/ o gruppi sociali. Non sono pochi i lavori che evidenziano come la quantità di
attività svolte da giovanissimi, le modalità in cui le si svolge - se da soli o in gruppo - e
le conseguenze sul «benessere collettivo comunitario» - ciò che viene definito conse-
guenza del community leisure (Haywood 1994; Stokowski 1995) - siano funzione sia
del reddito, sia del titolo di studio e, come abbiamo visto, indirettamente del capitale
culturale familiare a disposizione del giovane. Ma anche di come l'accesso al leisure
sia sempre più funzione del tipo di offerta oltreché del tipo di domanda , soprattutto
se si prende in considerazione quelli che la letteratura internazionale definisce «impe-
dimenti» (< constraints ) al leisure time (Jackson 2005), generati certamente anche dalle
caratteristiche strutturali degli attori - vi sono ad esempio vincoli legati all'età o ad altro
che determinano un diversa articolazione della domanda aggregata di leisure , nonché
vincoli definiti intrapersonali, interpersonali e strutturali (Crawford - Jackson, Godbey
1991) - ma anche dalla diversa distribuzione dell'offerta presente nel territorio.
In breve, nonostante anche in questo caso si tratti di una tematica controversa
(Coalter 2007), proprio la presenza o meno di una offerta adeguata e differenziata di
public leisure - laddove per adeguata si intende, soprattutto, finalizzata a svolgere fun-
zioni perequative rispetto alle possibilità di accesso di gruppi sociali diversi (Ravenscroft
1993) - può essere considerata una concausa della diffusione di pratiche di leisure che
attivano forme di associatività, socialità e sociabilità il cui risultato può essere l'incre-
mento piuttosto che l'erosione di capitale sociale. Il confronto fra offerta complessiva
di public provisions per il leisure e partecipazione giovanile è, ad esempio, del tutto non
trattato in letteratura, pur non mancando, e per quanto limitati, dati comparativi di cui
si è detto altrove (Dioguardi - Lo Verde, 2009) che, seppure con qualche forzatura,

9 Riguardo agli interventi in Italia, cfr. Sanicola, Piscitelli, Mastropasqua, a cura di, 2002.

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228 FABIO MASSIMO LO VERDE

potrebbero essere utilizzati come proxy delle probabilità


libero in attività potenziali generatori o erosive di capital
Al di là dei problemi che presentano le procedure d
delle attività svolte, su cui si è spesso soffermata la lett
resta il fatto che quote differenti di tempo vengono
che possiamo considerare necessariamente «a maggior
può essere considerato anche effetto del modo in cui
istituzionalizzano nelle diverse culture, il che ormai è
dell'offerta e in particolare dell'offerta pubblica di l
time che sempre più difficilmente riescono a sottrar
diverse forme, viene prodotto dal mercato ed è il pi
verso la produzione di servizi e beni da consumare da
Verde 2009).

CONCLUSIONI

Come si è visto, quello della costruzione di capitale sociale nel leisure time
giovani è un tema tutt' altro che frequentemente trattato specificamente nella lett
ratura. Come, d'altra parte, non lo è, pur se in misura minore, il tema del cap
sociale in relazione al consumo di leisure time. È stato evidenziato altrove (Lo V
2009) come non manchino sia ragioni di scarsa focalizzazione e interesse sul te
sia difficoltà legate alle tecniche di raccolta di dati e di analisi del leisure timey non
ché inerenti all'applicazione di queste tecniche in relazione alle diverse fasi del
di vita di chi diventa oggetto di analisi in riferimento alla produzione o erosio
capitale sociale. Resta il fatto che quello affrontato è invece, a parere di chi scr
un punto di partenza necessario per l'approfondimento della tematica inerente
forme e alle pratiche della associatività, sociabilità e socialità contemporanea.
Nel tentativo di analizzare i diversi trend che connoteranno i consumi di leisure
time nel futuro prossimo e soprattutto sulle conseguenze che queste diverse modali
consumo potranno avere sulle forme e pratiche della sociabilità soprattutto giovanil
possiamo rifarci a due metafore, già presenti in letteratura, e a una di nuova conce
ne. In atto vi sarebbero infatti tre modalità di organizzazione della domanda e dell'o
ferta di leisure time , sulle cui conseguenze in termini di effetti sulla sociabilità pu
essere interessante indagare in seguito.
La prima modalità di rapporto fra domanda e offerta di tempo libero è qu
la, per citare Ritzer, di una sua mcdonaldizzazione. Tale processo consiste in
organizzazione del leisure time fondata su efficienza, calcolabilità, prevedibil
controllo. Così come alla base del sistema che regola domanda e offerta di prod
McDonald's, vi sarebbe un «patto» fra i consumatori e corporation , altrettant
domanda e l'offerta del cosiddetto leisure di massa trova equilibrio nel patto f
corporation del leisure time e dell' entertainment e i consumatori. Si tratta di un p
le cui regole socializzano alla modalità di fruizione e di erogazione del servizi
i consumatori, sia gli operatori della corporation. Standardizzazione delle proce

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LEISURE TIME GIOVANILE E COSTRUZIONE DI CAPITALE SOCIALE: UNA RASSEGNA 229

di erogazione e socializzazione alPuso «addestrato» di questi servizi standardizzati


costituirebbero una delle modalità in cui si «consuma» tempo libero. E questa la
caratteristica di ciò che Rojek (2005) ha definito « McLeisure ». Il tempo libero di mas-
sa si struttura in una dinamica della domanda e dell'offerta rout inaria, efficientista,
controllabile, prevedibile. Ma, proprio perciò, rassicurante per tutti. La sociabilità
conseguente sembrerebbe essere dunque «relegata» a spazi e tempi definiti e a un
processo di istituzionalizzazione di forme e pratiche di consumo di tempo libero già
noto (contro il quale già cinquantanni fa si schierarono gli studiosi della scuola di
Francoforte). Che tipo di conseguenze abbia sulle modalità in cui si articolerà questa
sociabilità «standardizzata» in riferimento alla possibilità di incrementare o erode-
re capitale sociale non è facile prevederlo. Ma il «confinamento» di tempi e luoghi
per una sociabilità nel tempo libero, pur essendo questione sociologica non nuova,
mostra oggi il limite - che ne evidenzia l'irrazionalità e l'inadeguatezza - di risposte ad
una domanda di sociabilità, soprattutto giovanile, che ormai si è trasformata rispetto
al modo in cui si articolava nella modernità. E dunque l'insoddisfazione che si gene-
ra dalla standardizzazione dell'offerta di alcune forme di «McLeisure» sembrerebbe
dare vita a differenti forme di mobilitazione giovanile proprio in risposta ad un ecces-
so di standardizzazione degli spazi e dei tempi della sociabilità.
Una seconda modalità di organizzazione del leisure time è interpretabile come pro-
cesso di ikeaizzazione (Blackshaw, 2010). Si tratterebbe di quella vision del neat capi-
talism r, cioè un nuovo modo di presentarsi del capitalismo, pulito, ordinato, rispettoso
dell'ambiente ecc. la cui cifra è il mantenimento dell'integrità di un brand che non gene-
ra costi di «alienazione» per il consumatore. Giacché al centro della vision di IKEA vi è
il concetto di home , cioè di casa intesa con una connotazione positiva ad elevato valore
simbolico e così come IKEA contribuisce alla sociabilità «aiutando a fare casa», anche il
consumo di tempo libero si concentra su pratiche di sociabilità «casalinghe». La filosofia
di IKEA è fornire un'«esperienza» di casa che non è mai stata esperita prima, l'esperienza
dell'intimità delle mura domestiche «a disposizione di tutti». Il processo di ikeaizzaizone
del leisure time si declina allora sia nella sua ormai definitivamente ampia «democratiz-
zazione dell'accesso», sia nella forma di infinita possibilità di comporre le proprie scelte,
così come si possono comporre infinite scelte di arredo. E soprattutto mantenendo ben
salda la protestante, ma ormai diffusa, «etica del lavoro», per cui il tempo libero «te
lo devi sapere costruire», usando pacchetti preorganizzati che devi essere in grado di
«combinare», così come devi essere in grado di «montare» i mobili che hai acquistato.
L'appagamento del consumo di leisure non è dato più esclusivamente dalla quantità
e/o dalla qualità delle modalità che lo connotano nelle diverse pratiche, quanto dalla
possibilità di «combinare» tali attività fra di loro e «montarle». La sociabilità che ne
deriva è una sociabilità della fatica e dell'impegno e le reti di relazione in cui ciascuno si
trova calato sono il risultato della capacità di ciascuno di «saperle costruire e mantenere
in vita». Combinare e intrecciare le reti di relazione diventa dunque un'opportunità da
coltivare nel tempo libero, allargando la rete e rinsaldando il significato opportunistico
che ha «la forza dei legami deboli» per la sociabilità postmoderna. Reti più ampie, più
dense ma meno intense. Questo il risultato della capacità «combinatoria» del processo
di ikeaizzaione del leisure time.

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La terza modalità è infine interpretabile come proc


Verde 2011). Così come gli users dei prodotti Apple son
petenze tecnologiche che altri non hanno e di appartenere p
competenze», altrettanto gli «iniziati» di certe forme di dec
soprattutto quello più cool , non sono solo consumatori di a
svolte da una leisure class , ma scelgono forme e pratiche d
tempo libero che, se esclusive, lo sono meno a causa di barr
nomico, e più di tipo culturale, simbolico e, soprattutto cog
Anche il consumatore appleizzato è soddisfatto delle prop
«scelte combinatorie», riguardanti ogni file giustapposto in
tenitore di informazioni digitali. È il piacere della combinaz
apprezzare la scelta del tipo di file multimediale riprodotto
libri, registrazioni televisive, spot pubblicitari, performanc
«girati» personalmente, ecc.), più che il fatto di possed
propria libreria , trasferibile continuamente, flessibile, ape
visivo/sonoro e soprattutto condivisibile con altri , ha avvi
working precedentemente impensabile. E le modalità di esp
richiamano le caratteristiche. Soprattutto quella di «accu
così come accumuliamo informazioni digitali.
Il processo di «< appleizzazione, », attraverso il quale le
fare svolgere più attività nell'unità di tempo, amplifica ino
renziazione delle priorità di valore fra lavoro e tempo liber
essere multitasking significa non solo essere nelle condi
raneamente più compiti ma anche farlo senza interruzioni
senza necessariamente avere un ordine di priorità. U «ap
è moltiplicazione delle forme e delle pratiche che, conte
svolgere durante questo tempo. Una delle forme in cui
sure time è che molte attività possono essere praticate p
l'attività lavorativa: dipende dal contesto in cui si svolgono
in cui si svolgono, dal clima che si genera nei diversi am
assume quell'attività in un ordine di priorità non più deter
cedenza in un tempo lineare, ma dalla rilevanza che ha n
tempo il cui significato richiama certamente gratificazione
impegno e assenza di spreco. Ma, soprattutto, assenza di cos
leisure time appleizzato e soprattutto una «sociabilità se
emotivi redatti, filmati, registrati, postati taggati ecc. ma
temporalmente «sempre in contatto». L'effetto è quello del
bilità corporea che, al contrario di quella non corporea c
consente di allargare gli intrecci fra le reti, risulta essere
volta intensa ma poco estesa. Dando vita, per ciò stesso,
sociale che non si forma sulla base della relazione diretta
sulla base delle informazioni che delle persone circolano
persone stesse, sulla rete. Il processo di appleizzazione d
be allora avere conseguenze sulla sociabilità postmodern

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forme «senza corpo» - rendendola «policrona» e «multilocale». Che questo alimenti


o eroda capitale sociale, soprattutto fra i giovani, è difficile da prevedere. Ma cer-
tamente ne modifica strutturalmente alcune componenti che ne hanno costituito la
connotazione moderna.

FABIO MASSIMO LO VERDE


Dipartimento di Studi su Politica,
Diritto e Società «G. Mosca»
Università degli Studi di Palermo

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