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Vidas Balcius 199

Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

TEMA S 1: INTRODUZIONE. SESSUALITÀ: ELEMENTI DI ANTROPOLOGIA SESSUALE E


FONDAMENTO ETICO-TEOLOGICO DEL DISCORSO

Il punto di partenza del nostro discorso sulla dimensione etica della sessualità e del
comportamento sessuale umano è
1) elementi di antropologia sessuale.
2) fondamento etico-teologico del discorso
- senso originario dei VI, IX e X comandamenti e sviluppo ulteriore della loro
comprensione;
- la cosmovisione cristiana della sessualità

LA DOMANDA DI PARTENZA SAREBBE DUPPLICE:


- che cos’è la sessualità umana
- quale suo esercizio sarebbe da ritenere autenticamente umano e perciò
eticamente sostenibile.

S 1.1. ELEMENTI DI ANTROPOLOGIA SESSUALE

Per comprendere questa realtà-dimensione costitutiva, complessa e non univoca,


dell’essere umano, brevemente ricorderemo le diverse dimensioni della sessualità umana,
guardandola dai vari punti di vista grazie alle offerte delle SCIENZE UMANE.

LE DIMENSIONI che intendiamo riprendere brevemente sono seguenti:

1.1.1. Biologica
1.1.2. Psicologica
1.1.3. Dialogica
1.1.4. Socioculturale
1.1.5. Esistenziale
1.1.6. Misterica

1.1. 1. DIMENSIONE BIOLOGICA DELLA SESSUALITÀ

Come si definisce biologicamente il sesso e quali ripercussioni essa ha per il discorso etico?

Ci chiediamo sulla possibilità di definire la differenza tra l’uomo e la donna al livello


biologico.
Nella ricerca della risposta parleremo del sesso cromosomico, gonadico e ormonale.

1) sesso cromosomico:

Sappiamo che in tutte le cellule del corpo umano (tranne i gameti) esistono le 46 cromosomi
(23 coppie, paia) di cui 22 sono cromosomi somatici (autosomi) e 1 coppia è costituita da
cromosomi sessuali (X, Y). Tale costituzione cromosomica è chiamata cariotipo.
A seconda del sesso la formula cromosomica differisce:
maschio 44 A + XY
femmina 44 A + XX.
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Se tutte le cellule somatiche si dividono in modo detto mitosi producendo le cellule a sé


simili (con il numero diploide , cioè con 46 cromosomi), unicamente nelle cellule sessuali, -
i gameti, - nel corso della divisione cellulare della meiosi si produce un fenomeno della
riduzione cromosomica durante il quale il numero cromosomico si riduce alla meta. Quindi i
gameti sono le portatrice del numero aploide dei cromosomi, cioè delle 23 cromosomi, di
cui 22 sono somatici e 1 sessuale (sia X, sia Y). In tale modo la costituzione cromosomica
dei gameti sarà seguente:
ovulo 22 A + X
(risultato della divisione della cellula femminile 44 A + XX);
spermatozoo 22 A + X
22 A + Y
(risultato della divisione della cellula maschile 44 A +XY)
La determinazione del sesso cromosomico dipenderà dunque dallo spermatozoo (portatore
del cromosoma X oppure Y) che feconderà l’ovulo durante il processo del concepimento.

Fra le anomalie cromosomiche più conosciute: 1) la sindrome di Klinefelter: variante


classico (80% dei casi) il cariotipo = 44A+XXY; le caratteristiche principali: sesso
maschile, statura alta, mancato sviluppo dei caratteri sessuali secondari, microrchidia,
aspermatogenesi; 2) la sindrome di Turner: il cariotipo 44°+X0 (monosomia del cromosoma
X; assenza del Y); le caratteristiche principali: sesso femminile, statura bassa,
ipogonadismo, amenorea, sterilità.

N.B. In realtà lo sviluppo del sesso maschile è determinato solo da una piccola regione del
cromosoma Y = SRY (Sex Determinatine Region); perciò le anomalie cromosomiche
possono portare all’esistenza degli individui con la combinazione XY che sono del sesso
fenotipico femminile.
In generale il termine INTERSESSUALITÀ si riferisce alle situazioni in cui il sesso
cromosomico è in contraddizione con il sesso fenotipico o nelle quali il fenotipo sessuale
non è classificabile come maschile o femminile.

2) sesso gonadico:

La formula cromosomica determina direttamente quale tipo di ghiandole genitali – ovaie o


testicoli – si svilupperanno; essa però determinerà solo indirettamente lo sviluppo dei
caratteri secondario, determinati dall’azione degli ormoni prodotti dalle ghiandole genitali.

Verso il 37o giorno della vita embrionale appare la cosiddetta pre-gonade, la differenziazione
della quale comincia dal 45o giorno sviluppandosi in seguito sia negli organi genitali
maschili, sia negli organi genitali femminili.

Una nota: tutti gli elementi nominati all’inizio nell’embrione sono bipotenziali = possiedono
la capacità di orientarsi in due direzioni. Il normale corso della differenziazione dipende dal
materiale cromosomico e dalla mediazione ormonale adeguata; tale corso può essere
alterato.
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Le ghiandole sessuali possiedono la capacità di agire sul resto del corpo umano, rendendo
così evidenti le differenze esterne tra maschio e femmina: si parla dei caratteri sessuali
esterni, la pienezza di cui però non si completa fino alla pubertà.

N.B. Sono conosciuti i casi del cosiddetto ermafroditismo vero (testicoli + ovaie; oppure
ovotestis).

3) sesso ormonale

A partire dalla pubertà gli ormoni sessuali raggiungono i livelli predefiniti della produzione
e accentuano le differenziazione sessuale: compaiono tutti i caratteri sessuali secondari.

Gli ormoni prodotti dalle ovaie sono la estrogena e la progesterone, invece i testicoli
producono il testosterone. Nota: in caso normale entrambi le linee degli ormoni sono
presenti come nell’organismo maschile così anche nell’organismo femminile – la differenza
consiste nella proporzione diversa tra loro.

N.B. Le anomalie della differenziazione sessuale possono portare ad una inappropriata


virilizzazione della donna oppure ad una inadeguata mascolinizzazione dell’uomo:
pseudoermafroditismo = INTERSESSUALITÀ (femminile = 70% = sovrapproduzione
degli ormoni maschili causa una virilizzazione dei genitali esterni; maschile = 30% = i
genitali maschili non si sviluppano completamente, causa di un deficit della sintesi di
testosterone).

A]].Anatomia e fisiologia = saltiamo: alcuni elementi sono già stati ripresi.

B]]. Significato della dimensione biologica per la comprensione globale della sessualità

La dimensione biologica è la base di tutto l’edificio della sessualità umana: questo è


importante da ricordare! È vero che uno degli sbagli era ridurre la sessualità alla genialità
pura, ma sarebbe altrettanto sbagliato voler comprendere la sessualità umana senza
riferimento alla sua istanza biologica.

La tesi di base quindi sarebbe seguente: la genialità in qualche modo è presente in ogni
comportamento sessuale umano.

L’istanza biologica introduce nella comprensione globale della sessualità le due dimensioni
principali:
- quella procreativa,
- quella del piacere (= unitiva).

a) significato procreativo:

Una sessualità di procreazione è la sessualità animale; la sessualità umana invece, pur


avendo pure il significato procreativo, non si riduce ad esso:

1) lo conferma la presenza delle altre istanze (psicologica, socioculturale, etc.);


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2) per di più, la procreazione stessa non è regolata dall’automatismo dell’istinto, ma deve


essere responsabilmente assunta e regolata (si pensi all’esercizio responsabile della
sessualità con la problematica relativa alla regolazione delle natalità, alla pianificazione
della famiglia).

Così,
- da una parte la sessualità umana non si identifica con la procreazione sola: cioè
esiste una possibilità di una valida separazione fra FUNZIONE UNITIVA e FUNZIONE
PROCREATIVA (si pensi ai periodi “infecondi” naturali);
i criteri etici il rapporto tra le due funzioni-aspetti devono essere pensati a
partire di una antropologia sessuale pienamente umana.

- dall’altra parte, esattamente a partire dell’antropologia corretta della sessualità


umana, va riconosciuta la presenza della dimensione proveniente dall’istanza
biologica, cioè DIMENSIONE PROCREATIVA.

b) significato di ricchezza e di lusso:

La sessualità a livello biologico quasi naturalmente viene associata con il fenomeno della
riproduzione, con la necessità di sopravivenza della specie. Sappiamo però che la natura
conosce i due modi principali di riproduzione – asessuata e sessuata.
Possiamo chiederci: qual è la differenza del significato biologico tra la riproduzione
sessuata e asessuata?

- La riproduzione asessuata presuppone la stabilità biologica: la cellula figlia sempre avrà


la stessa eredità genetica come quella progenitrice.

- La riproduzione sessuata invece, grazie alla fusione dei due gameti provenienti a loro
volta da due coppie degli individui diversi, assicura una maggiore variabilità e un
arricchimento del programma vitale. In modo concreto questo si manifesta nella
sovrabbondanza di elementi fecondanti in confronto con gli elementi fecondati (ovulo +
spermatozoi). Possiamo pensare al naturale “spreco” biologico dei gameti maschili durante
il processo normale della fecondazione: la natura ci offre un esempio biologico. fastosità

Due conclusioni:
 la sessualità non è la “necessità” naturale; la natura conosce anche altri
modi di riproduzione (NOTA: cfr. a-sessuale, “cultura” = la clonazione)
 dall’altra parte, la morale sessuale non può essere formulata con un
complesso di una “avarizia” biologica: cioè la mancanza etica va collocata non a livello
della perdita o non perdita del liquido seminale (abbiamo ricordato una “gravissima perdita”
naturale), ma agli altri livelli di considerazione della sessualità!

c) significato di piacere (unitivo):

* L’uomo mai si è liberato completamente dalla tentazione di considerare la sessualità quasi


esclusivamente come fonte di piacere. L’orientamento della società presente può essere
descritto così: l’uomo è un essere che cerca il piacere e che è autorizzato a cercarlo.
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La riduzione però della sessualità puramente al strumento di piacere porta con sé un


degradamento non solo del comportamento sessuale, ma di tutta la persona umana (un
esempio può essere il campo di cosiddetta “patologia sessuale” caratterizzata dalla ricerca
nella sessualità esclusivamente del piacere).

** Dall’altra parte altrettanto pericoloso negare il piacere in quanto costitutivo ed


accompagnante l’esercizio della sessualità.

La morale sessuale deve essere liberata da tutti i residui del neoplatonismo, dalla
connessione diretta del piacere con il peccato originale, dal modo di vedere in esso una
trappola amorosa di Dio per indurre l’uomo a procreare, oppure da tutte le altre scusanti per
rendere l’atto sessuale “onesto”.

Il significato del piacere, pur derivando fondamentalmente dall’istanza biologica, è in


relazione di tutta il fenomeno della sessualità umana intesa nella sua globalità, tutti gli altri
elementi e le dimensioni inclusi.

A volte il significato - dimensione del piacere viene chiamato dimensione unitiva (in
rapporto alla dimensione procreativa). Il compito etico è ripensare il modo di integrazione
delle due dimensioni evocati.

C]]. Ripercussioni principali sull’etica sessuale della dimensione biologica di sessualità

Dopo gli elementi della biologia sessuale ripresi, - alcune ripercussioni per la
impostazione morale:

1) La sessualità, pur non essendo qualcosa di esclusivo della specie umana, solo nella specie
umana perviene al più alto grado di evoluzione = entra nel regno della coscienza. In questo
la sessualità umana comporta un salto qualitativo in quanto è integrata consapevolmente
nella totalità della persona. Con questo diciamo che la biologia sessuale umana è qualcosa di
più che semplice biologia. Tale specificità si manifesta anche a livello del comportamento
sessuale: esso non è determinato in modo immediato dalla forza ormonale; libera dalla forza
fisiologico – istintiva rigida ed invariabile, la biologia sessuale nell’uomo si trasforma in un
impulso umano plastico e modellabile.

Segue la conclusione: la morale sessuale non può essere fondata sulla considerazione
puramente biologica della sessualità umana, riducendola allo stesso livello della sessualità
animale.

2) All’inizio della vita umana esiste la cosiddetta bipotenzialità sessuale (uno stadio
indifferenziato dal punto di vista sessuale) che va scomparendo nel processo dell’evoluzione
del feto risolvendosi nella differenziazione sessuale. I tratti di tale bipotenzialità iniziale, in
forme regressive restano nel individuo e possono manifestarsi nei diversi periodi della vita
(“intersessualità prepubertale”, tratti di virilità della donna nel periodo climaterico,
indifferenziazione dei tratti secondari nell’anzianità).
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Su questo si basa anche la possibilità degli stati intersessuali o ambiguità sessuali – le


situazioni della reale difficoltà di determinare il sesso della persona.

3) Il comportamento sessuale umano, in quanto non determinato puramente a livello


biologico, esige una serie di atteggiamenti importanti per la morale sessuale. Come punto di
riferimento di comportamento sessuale perfetto si prende la realtà del matrimonio. Si tratta
così dei momenti seguenti:

 perché un comportamento sessuale sia autenticamente umano serve un ascesi


in quanto autocontrollo (contro la disumanizzazione e la degradazione della
sessualità);

 perché si tratta di una relazione interpersonale – si esige di evitare l’egoismo:


l’armonia della coppia sta nella reciproca donazione. Le caratteristiche
specifiche dell’impulso sessuale presente nell’uomo mettono sempre in
pericolo dell’egoismo e dell’auto-appagamento.

 attenzione richiesta alle caratteristiche speciali dell’altro: sono presenti le


differenze del comportamento sessuale dell’uomo e della donna anche al
livello fisiologico = si chiede la reciproca comprensione, l’autodominio,
l’armonia del rapporto. Lo scopo = arrivare ad un linguaggio dell’amore
umano, vivere la carità cristiana.

4) Pensando all’attività sessuale dell’uomo e della donna che dipende dal processo
essenzialmente psicogenetico e non fisiologico, si arriva alla conclusione: non è la fisiologia
che dirige la morale sessuale; i fattori biologici certo devono essere presi in considerazione,
ma non sono questi decisivi nella morale sessuale.

Così: la pratica dell’atto sessuale non può essere vista come necessità fisiologica per
l’organismo; la necessità genitale – per quanto sia molto imperiosa – non è assoluta.

1.1.2. DIMENSIONE PSICOLOGICA

La sessualità umana è qualcosa di più della fisiologia delle ghiandole o della patologia di
alcuni dati biologici: il ruolo decisivo gioca il sistema nervoso centrale, la dimensione
psicologica dell’uomo.

Possiamo dire che la dimensione biologica della sessualità rappresenta una forza non
autochiarificata, amorfa, mentre la dimensione psicologica introduce la chiarificazione
della prima: per dire altrimenti, se la pulsione sessuale (impulso, spinta, tendenza istintiva),
intesa come “necessità” biologica, esiste nell’oscurità esistenziale come realtà senza chiara
uscita e caotica, la dimensione psicologica introduce il senso nella sessualità umana,
aprendo la pulsione sessuale alla relazione, all’altro e traducendola in un linguaggio ed
incarnandola nelle realtà simboliche della celebrazione della soddisfazione sessuale.

Importante ricordare l’apporto di Sigmund Freud (06.05.1856 – 23.09.1939) il quale, pur


esagerando alcuni momenti, libera la sessualità da due riduzioni:
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1) dalla riduzione genitale = non è solo un impulso genitale ma anche l’amore;


2) dalla riduzione temporale = non è un evento istantaneo che accade nella pubertà ma è
sottomessa ad un processo storico all’interno di tutta la vita dell’individuo.

Nel farsi vissuto esperienziale, la sessualità umana configura la condotta personale e


introduce nella vita psichica dell’individuo la dinamica dello sviluppo psicosessuale.

A]]. Qualche accenno sulla sessualità e la psicologia evolutiva

Si può distinguere la sessualità:

- Infantile (A)
- Adolescenziale (B)
- Giovanile (C)
- Adulta (D)

1) LA SESSUALITÀ INFANTILE

Era esattamente Freud e le sue scoperte che permettono oggi di parlare della
sessualità infantile = prima non presa in considerazione come non esistente.
L’evoluzione della sessualità nel bambino è intimamente collegata con lo sviluppo
affettivo, e quindi saranno ambedue a costruire la base sulla quale si edificherà tutta la vita
umana. È importante l’interazione tra il dinamismo naturale del bambino e l’attività
dell’ambiente, soprattutto dei genitori.

Nella psicologia del profondo si distinguono le fasi seguenti:

a) Il concepimento e la vita uterina: i fattori importanti sono quelli di “attesa” e di


“accoglienza”. Per dire altrimenti, il bambino comincia “nascere” prima del concepimento!
Le realtà che influenzano a livello biopsichico:
- un bambino concepito “per caso”, non desiderato;
- l’attesa di un bimbo con un ruolo assegnato che non si compie (al posto di un
maschio nasce una femmina, o vice versa)
- la nascita di un bambino desiderato e voluto, nell’apertura alla gratuità del dono.
-
b) L’esperienza della nascita
È una esperienza primordiale nella vita dell’uomo: l’espulsione dallo spazio vitale
chiuso e sicuro per inaugurare l’esistenza autonoma; l’inizio dell’esistenza umana
sperimentata come separazione, abbandono e perdita, si presenta un avvenimento veramente
drammatico.

c) Fasi (tappe) psicosessuali dopo la nascita


Le tre caratteristiche importanti della sessualità infantile:
* è unita alla soddisfazione di un altro istinto; “carattere enclitico” (en-klitikos, gr. = che
si piega sulla parola precedente; = “piegarsi” su di sé).
** non tende ad un altro oggetto ma si soddisfa nel proprio corpo (carattere narcisista o
autoerotico);
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*** gradualmente si fissa in regioni erotiche differenti e in funzioni diverse di necessità


fisiologiche, in seguito separandosi esse dalla sessualità.

A seconda di questa fissazione si distinguono le tre tappe principali:

1 - fase orale: durante i primi 3-4 mesi si scopre il piacere nella suzione durante la
nutrizione al seno; lo svezzamento può essere l’origine di un traumatismo causato dalla
frustrazione (desiderio insoddisfatto). Sul piano emozionale questa tappa ha un carattere
“passivo”: ricezione delle carezze, la protezione dell’ambiente (madre). La traccia
rimanente di questa fase = la bocca come zona erogena.
L’importanza: il rapporto di tenerezza e di sicurezza tra il bambino e la madre è di
somma importanza; nel caso negativo ad essa si collegano, per esempio, i casi di bulimia
o di anoressia.

2 - fase anale: a partire dal primo anno; il piacere è abbinato alla funzione fisiologica
di evacuazione. Un nuovo aspetto: il bambino la prima volta sperimenta il dominio
sull’attività personale (il modo trasformato di essere presente nell’ambiente =
movimento, scoprimento del mondo, etc). Perciò sul piano emozionale è una tappa di
carattere “attivo”. Tuttavia continua essere presente il bisogno del rapporto affettivo
(tenerezza) e della sicurezza dell’ambiente (famiglia).

3 - fase genitale: verso i tre anni; l’autoerotismo si concentra nella regione genitale.
La più grande importanza hanno le relazioni con i genitori – in essi il bambino comincia
prendere coscienza di se stesso, si sta rassicurando. Nella teoria psicoanalitica
l’evoluzione della sessualità si presenta come la soluzione corretta del conflitto di Edipo
(di Elettra):

Per pervenire alla maturità sessuale, il bambino deve:


* – stabilire la prevalenza della regione genitale sulle altre regioni erogene, le quali
saranno subordinate alla prima;
** – passare dall’“autoerotismo” (narcisistico) all’“amore” oggettuale.

La corretta soluzione del conflitto evocato porta all’accettazione della propria


sessualità e alla relazione con l’oggetto esterno: questo avviene attraverso
l’identificazione con il genitore dello stesso sesso.

Il conflitto di Edipo (Elettra) si risolve verso l’età della ragione [= per noi – soglia
della moralità]. Tale soluzione origina uno stato di tranquillità = si chiama periodo di
latenza della sessualità; questo permette il libero lo sviluppo delle facoltà superiori –
INTELLIGENZA E VOLONTÀ.

È l’epoca “sociale” del bambino. I rapporti con l’ambiente acquistano il carattere


educativo in senso esplicito: si apprendono le forme di moralità e si introduce nella
conoscenza del mondo delle “sublimazioni”.

2) SESSUALITÀ ADOLESCENZIALE
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Le caratteristiche principali del periodo (importantissimo nella vita umana):

- lo svegliarsi della sessualità genitale: la rapida affermazione dei caratteri sessuali


secondari; la capacità fisiologica acquisita degli organi sessuali (prima di raggiungere
la capacità psichica e sociale);
- cambia il significato il rapporto con gli altri, diventando brusco, ribelle (il “dialogo”
difficile, tranne all’interno del “gruppo” di appartenenza);
- reazione unisessuale: le amicizie con gli individui dello stesso sesso, di carattere
sentimentale oppure accompagnate delle pratiche omosessuali transitorie.

3) SESSUALITÀ GIOVANILE

È caratterizzata dal stabilire i rapporti intersoggettivi; contemporaneamente si acquista la


propria sicurezza.

Anche se il rapporto intersoggettivo si sviluppa su diversi piani e secondo i diversi aspetti,


ci interessa un aspetto concreto = il dialogo interpersonale sessuato. Le sue caratteristiche
principali:

a) in riferimento al ragazzo:

- attrazione intensa e oscura verso la donna (“anonima” o “parziale”);


- attrazione verso una donna reale, ma considerata come oggetto a livello dell’incontro
passeggero, di flirt o di prostituzione;
- rapporto interpersonale con questa donna concreta, vissuto a livello del rapporto
personificante e personalizzato.

b) in riferimento alla ragazza:

- attrazione intensa verso l’uomo, legata strettamente alla paura di sentirsi preda;
- attrazione verso un uomo reale secondo il modello del principe salvatore;
- rapporto interpersonale con questo uomo concreto, legata comunque al timore di
essere utilizzata dal partner e mal considerata dal gruppo di pari nella società (l’uomo
sempre è considerato diversamente della donna).

4). SESSUALITÀ ADULTA

La maturità sessuale in realtà si fonda sull’equilibrio dell’insieme della persona: quando


uno, da un lato, è sufficientemente aperto all’esistenza, trova gli amici con facilità e
mantiene un atteggiamento aperto verso gli altri e verso Dio, e dall’altro lato, riesce stare
solo senza essere per questo infastidito, c’è anche una grande probabilità di poter controllare
la propria sessualità.

In ogni caso tale maturità esige:


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- una integrazione della forza sessuale all’interno del proprio dinamismo generale della
persona;
- un vissuto cosciente (grazie alla conoscenza della dimensione in questione) e
tranquillo della pulsione e del comportamento sessuale.

L’integrazione indicata può essere vissuta a diversi livelli:


- a livello dell’unione matrimoniale (attraverso il dialogo prematrimoniale);
- a livello di celibato (nubile, celibe) oppure vedovato;
- a livello del celibato e della verginità consacrata.

B]]. SIGNIFICATO DELLA DIMENSIONE PSICOLOGICA per la comprensione globale della


sessualità

Il comportamento sessuale umano non può essere ridotto esclusivamente a livello


psicologico: tale modo di vedere la realtà dell’uomo potrebbe indurre negli errori simili a
quelli, provocati dal riduzionismo “biologista”.

Tuttavia la dimensione psichica della sessualità umana ha l’importanza decisiva. Si ritiene


che l’istanza psichica indirizza la sessualità umana sulle due vie di comprensione:

1. la sessualità come forza costruttiva dell’Io

La sessualità così è vista come forza che deve essere integrata a partire dal nucleo
personale; si tratta quindi di un processo di maturazione. Per dire altrimenti, da una parte la
sessualità deve essere vissuta a partire dal dinamismo interiore del soggetto, dall’altra parte
il dinamismo interiore si costruisce e matura a sua volta attraverso la sessualità stessa
integrandola.

2. la sessualità come funzione ermeneutica della persona =

La persona si esprime attraverso la sessualità, essendo quest’ultima una forma


espressiva privilegiata. La sessualità dunque ha la dimensione ermeneutica: può essere
intesa come linguaggio delle persone, le quale si esprimono all’interno del mondo
particolare dei simboli.

I due significati indicati si concretizzano nel modo di esprimere i due aspetti –


negativo e positivo – del dinamismo sessuale.
I principali meccanismi psichici, mediante i quali si personalizza la sessualità umana,
sono seguenti:

1) fissazione = si verifica quando un soggetto si trova legato (imprigionato) ai


dinamismi di un periodo, il quale da tempo dovrebbe essere superato. Così, il piacere
trovato in un periodo determinato, a causa di una fissazione, può diventare una
compensazione a una frustrazione.
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Da tale punto di vista, tutti i peccati sessuali comportano una fissazione, perché ogni
mancanza nel comportamento sessuale è una negazione del processo maturativo –
integrativo della sessualità.

2) regressione = si verifica quando un individuo, dopo aver raggiunto uno


stadio superiore, ritorna a uno dei precedenti con una forte fissazione in esso. Si presuppone
una serie di conflitti affettivo-sessuali non risolti, soprattutto nell’infanzia e
nell’adolescenza, i quali da parte loro bloccano il soggetto a uno stadio primitivo, semplice
ed infantile. Non essendo evoluto normalmente a livello psicosessuale, l’individuo ritorna
nella ricerca del piacere dei periodi precedenti; si può dire che in un certo modo si conserva
nell’individuo una specie di nostalgia.

3) progressione lenta = si verifica in alcuni soggetti, l’evoluzione dei quali si


prolunga in modo inadeguato o presenta i periodi della stasi (blocco, arresto, pausa)
provvisoria; naturalmente la sua maturità procede con un ritardo di vari anni.

4) repressione = è una forma di automatismo psichico attraverso il quale l’IO


si difende dalla realtà sgradevole (desiderio insoddisfatto = realtà “frustrante”), riducendola
all’OBLIO. Tale realtà però, pur essendo rimossa nell’inconscio, non smette di esistere, -
unicamente essa si manifesta in una forma diversa.
Nel campo di sessualità si parla di una accumulazione dell’energia psicosessuale
opportunamente non liberata, originata dalla repressione indebita del impulso erotico.
Questa energia può facilmente scaricarsi attraverso il canale dell’aggressività come forma
contraria a quello dell’amore (aggressività, a sua volta, assume le varie forme – per esempio
= la crudeltà, la tirannia, etc.).

5) sostituzione e compensazione = è un complesso meccanismo psichico


mediante il quale le fantasmagorie di un mondo irreale ed immaginario sostituiscono la
dinamica reale dell’impulso sessuale. Nel momento conveniente tale oggetto sostitutivo
assume le funzioni di compensazione delle tendenze erotiche non soddisfatte.

C]] CONCLUDENDO:
la sessualità umana, attraverso i meccanismi psichici, origina le forme particolare di
una DISINTEGRAZIONE personale (sono le conseguenze della sessualità mal
evoluta).

1.1.3. DIMENSIONE DIALOGICA

NOTA:
La dimensione DIALOGICA in realtà fa parte della dimensione psicologica della
sessualità. Tuttavia, volendo sottolineare l’importanza speciale ad essa attribuibile,
questa parte è trattata come sezione autonoma.

L’integrazione personale (istanza psicologica) e la relazione interpersonale (istanza


dialogica) in fondo costituiscono un unico dinamismo: da una parte, la maturità personale
non ha luogo fuori della relazione interpersonale, dall’altra parte, le relazioni interpersonali
si costruiscono solo a partire dalla maturità personale. L’unità ricordata ci rimanda alla
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visione della persona umana in quanto costitutivamente l’essere relazionale, come una
struttura aperta verso l’altro.

Anche la sessualità è la condizione costitutiva dell’essere umano. Così, questa condizione


dà al dialogo interpersonale un colore particolare: ogni rapporto con l’altro è segnato dalla
dimensione sessuale.

Nel nostro discorso però non ci interessiamo del rapporto con l’altro in quanto colorato dalla
condizione dell’uomo come l’essere sessuato, - ci interessa il rapporto specificamente
sessuale, tuttavia senza ridurlo ad una pura genialità, e per di più – il rapporto eterosessuale,
in quanto espressione della sessualità umana nella sua complementarietà.

Per poter muoversi nella nostra riflessione, si presume la conoscenza dei presupposti
antropologici del rapporto eterosessuale evocato: la capacità dell’apertura al Tu nella sua
complementarietà in quanto sessuato e sessuante. Per dire altrimenti, cominciando dalla
attualità dell’essere si cerca di fondare il “dover essere” – una impresa impegnativa e
responsabile.

«L’attrazione tra i sessi è qualcosa che sgorga dagli strati più biologici dell’essere umano. È
un richiamo profondo che risuona nei risvolti più intimi della natura umana. Ma tale
chiamata si fa “voce” umana nel giungere agli strati, per così dire, superiori dell’uomo.
L’attrazione biologica tra i sessi diventa “incontro” interpersonale. È in quest’ultima fase
che ci collochiamo per analizzare gli stadi psicoevolutivi dell’incontro eterosessuale».

L’incontro eterosessuale però non è una realtà puntuale: è una realtà dipendente dalla
dinamica evolutiva della persona, e perciò si parla delle tappe o delle forme diverse di tale
incontro.

A]]. LE TAPPE PSICOSESSUALI più importanti nella scoperta DEL RAPPORTO


ETEROSESSUALE

I tappa = scoperta dell’altro “eterosessuale”: adolescenza;


II tappa = scoperta del “Tu” eterosessuale: gioventù;
III tappa = innamoramento e fidanzamento;
(IV = matrimonio [fa parte conclusiva della III tappa])

I tappa. Adolescenza: scoperta dell’altro “eterosessuale”

È nell’adolescenza che l’uomo per la prima volta si incontra realmente con il sesso opposto:
questo avviene sul piano del vissuto e sul piano emozionale. La trasformazione biologica
durante la maturazione sessuale fa vedere l’altro come rivestito di una carica affettiva e con
il significato diverso. L’adolescente si forma così la valutazione dell’altro sesso, la quale si
esprime tramite:

1) la cosiddetta “cattiveria” (frutto di un falso concetto della formazione e


dell’informazione sessuale) in rapporto al sesso opposto;
Vidas Balcius 211
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

2) la curiosità polarizzata verso il sesso contrario: è una curiosità impegnata ed attiva,


che assume i sintomi di voyeurismo;
3) la timidezza o timore sessuale nel comportamento del sesso opposto.

II tappa. Giovinezza: scoperta del “Tu” eterosessuale

Alla precedente scoperta dell’altro sesso, piuttosto amorfa e biologica, adesso si aggiunge
l’incontro con il “tu” personale fondato sulla differenza sessuale.

Nel incontro con il “tu” ormai predominante non è più solamente il nervosismo e l’erotismo,
- nesce una necessità di conoscere il mistero della persona amata, di darle ciò che ella si
aspetta.

III tappa. Innamoramento e fidanzamento

Il fenomeno dell’innamoramento incomincia la tappa del fidanzamento.

La psicologia dell’innamoramento ha una grande importanza nella vita di integrazione della


sessualità. La psicologia del profondo mantiene come base la soluzione riuscita o meno del
complesso di Edipo (di Elettra), e distingue tre forme della realizzazione
dell’innamoramento:

1) la soluzione “iperedipica”:
Si tratta dell’adolescente che rimane eccessivamente legato alla madre o al padre; tale
attrazione però non si realizza come unione incestuosa a causa del Super-Ego che lo
impedisce. Per risolvere la situazione quindi servono gli “immagini sostitutive”. Nella tappa
dell’innamoramento in questo caso si arriva al considerare un “altro” non come fidanzato,
ma come “immagine sostitutiva” della madre o del padre.
Tuttavia, l’immagine del padre e della madre, in caso dei rapporti normali nella
famiglia, possono giocare un ruolo importante nella soluzione normale della vita di coppia:
la funzione che ciascuno deve assumere nella vita coniugale, di solito sarà in accordo con
quello che ognuno ha conosciuto, per le quali erano educati.

2) soluzione antiedipica:
È un risultato della subita influenza crudele e tirannica da parte degli genitori. Si crea
così la visione falsata dell’altro sesso, causando così i futuri conflitti coniugali.
Il giovane cresciuto nel simile ambiente avrà i seri problemi nel fare la propria scelta
eterosessuale: lo stato di ribellione interiore lo porterà ad essere attratto da qualsiasi persona
purché sia diversa dai propri genitori. La giovane invece, rimanendo gelosa della sua madre,
cercherà un uomo più grande che sia per lei un padre e la tratti come una bambina.

3) soluzione normale:
Nel caso normale il legame con il padre o con il madre non pregiudica il processo
psicologico dell’innamoramento: l’attrazione si descrive nella contrarietà –
complementarietà dell’animus per l’anima, e viceversa (terminologia di Jung).
L’innamoramento si prolunga durante il fidanzamento e si culmina nel matrimonio = la
Vidas Balcius 212
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

realtà che pone l’incontro eterosessuale, in quanto definitivo, a livello di “stato” (posizione
sociale).

[IL MATRIMONIO] – IV TAPPA – in realtà è la fase definitiva del incontro con il “tu”
eterosessuale: in esso l’incontro – rapporto eterosessuale acquisisce la profondità più intima
e la dimensione più comprensiva.
Altri modi di realizzarsi come persona in rapporto eterosessuale sono: la verginità
consacrata oppure celibato ben integrato (altri “stati” dell’incontro eterosessuale definitivo).

B]]. SIGNIFICATO DELLA DIMENSIONE DIALOGICA PER LA COMPRENSIONE GLOBALE


DELLA SESSUALITÀ UMANA

Le caratteristiche particolari che la sessualità umana assume alla luce della dimensione
dialogica:

1) la sessualità umana ottiene la propria differenziazione specifica solamente aprendosi


all’altro.
Rimanendo a livello non oggettuale, l’impulso sessuale si chiude narcisisticamente in
se stesso, nel circolo autoerotico e autopossessivo. Vissuto al di fuori dell’alterità il piacere
sessuale ha un carattere anarchico, associale e disumano (= bestiale), sottolineava Freud.
Solo l’apertura all’altro, come misura e contrasto, rende la sessualità umana un
comportamento differenziato e umano.
Altrimenti la sessualità rimane fissata ad una tappa arcaica, e ogni inversione sessuale
può essere riportata alla perturbazione del rapporto io-tu, il quale sta alla base della
relazione dialogica.

2) il comportamento sessuale è un comportamento umano, quando è COMPORTAMENTO


DIALOGALE.

In altre parole: la chiave per interpretare il comportamento sessuale umano è la sua


interpretazione dialogica – relazionale.

1.1.4. DIMENSIONE SOCIOCULTURALE

La dimensione socioculturale della sessualità rende equilibrata la sua visione globale,


specialmente in rapporto agli eccessi possibili della visione intimistica, alla quale può
condurre una sua considerazione preferibilmente psicologica.

A]]. Struttura della dimensione socioculturale della sessualità umana

La grande differenza tra il comportamento sessuale nel mondo animale e quello dell’uomo
esigono una sovrastruttura sociale nella vita sessuale umana.

In questo senso sono i TRE ASPETTI del comportamento sessuale umano da evocare:
Vidas Balcius 213
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

1) La presenza continua dell’impulso sessuale nella persona umana (non c’è la periodicità
come nel mondo animale) origina un eccesso della forza sessuale. Tale situazione può
portare a due modi – soluzioni possibili:

* orientare verso un pansessualismo umano, introducendo la sessualità diretta in


tutti gli aspetti ed ambiti della vita;
** attraverso la sovrastruttura sociale orientare l’eccesso dell’impulso sessuale
verso i fini non direttamente sessuali; le strutture sociali sono originate anche dalla forza
dell’istinto sessuale, e così è presente una normale sessualizzazione delle istituzioni. In
questo senso la sessualità ha anche la sua sociologia.

2) Nel comportamento sessuale umano la parte istintiva ha subito una considerevole


riduzione: l’istinto sessuale umano ha una grande plasticità, dovuta alla presenza del
controllo superiore e più perfetto (venendo meno del controllo automatico inferiore) [zone
superiori del cervello]. Questo però apre anche la possibilità di indirizzare la vita sessuale
verso le “perversioni”. La necessità di organizzare i propri impulsi sessuali negli atti
coscienti richiede la presenza della sovrastruttura sociale = della regolazione sociale (= si
cercano e si propongono i mezzi superiori di canalizzazione sociale).

3) Nella sessualità umana è presente la possibilità di separare il piacere dalla finalità


biologica: questo postula la necessità della sovrastruttura sociale, perché le direzioni del
piacere sessuale (liberato dalla finalità biologica) può essere indirizzato in modi molto
diversi – come verso una vita intersoggettiva più piena così anche verso la fissazione al
livello del piacere sessuale puro. Questa è la ragione dell’esistenza dell’erotismo in tutte le
forme del comportamento sociale. Le forme del piacere sessuale devono così passare
attraverso il modellare culturale, diventando fenomeno socioculturale secondo le modalità
corrispondenti a una certa cultura.

B]]. Il significato della dimensione socioculturale della sessualità

Il ruolo del livello socioculturale nell’antropologia integrale della sessualità può essere
indicato così:

1) la sovrastruttura sociale ha il compito di assicurare la finalità dell’impulso sessuale


(attraverso la stabilizzazione e normalizzazione sociale: istituzioni, stati di vita etc.),

2) la sovrastruttura sociale cerca di incanalare in una maniera autentica l’eccesso


dell’impulso sessuale (per es., le regole sulla promiscuità sessuale),

3) la sovrastruttura sociale offre gli schemi adeguati alla possibile realizzazione


dell’erotismo nella vita sociale.

Dunque il comportamento sessuale umano ha necessariamente una configurazione sociale e


culturale.

Due cose da segnalare in rapporto a questa affermazione:


Vidas Balcius 214
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

*) la sessualità condiziona il modo di progettare le strutture sociali; le strutture, a loro volta,


influiscono sulle manifestazioni del comportamento sessuale = cioè, le forme culturali della
sessualità possono essere molto varie.

Conoscere questa correlazione non lascia confondere una forma particolare di


comportamento sessuale con LA forma che tale comportamento deve avere.

**) il rapporto tra configurazione socioculturale della sessualità e dimensione etica: ci si


chiede in continuità sulla tensione che nasce da due domane – 1) può la morale identificarsi
con una configurazione culturale determinata? 2) possono essere ammesse come
ugualmente valide tutte le forme socioculturali possibili?

Spetta così alla riflessione morale valutare e criticare la dimensione socioculturale


della sessualità, come lo fa agli altri livelli.

1.1.5. DIMENSIONE ESISTENZIALE

Chiedersi sulla dimensione esistenziale della sessualità in realtà è chiedersi sulla visione del
mistero della sessualità da parte di filosofia. Saranno brevemente indicate alcune prospettive
principali.

1. La persona — un essere SESSUATO (non sessuale!!!) [Merleau – Ponty, Guitton]: la


prima e fondamentale prospettiva filosofica della sessualità. Si sostiene che la sessualità è
una struttura configuratrice dell’esistenza umana: l’uomo percepisce, sente, pensa, vuole
come maschio o come donna.

2. La sessualità — punto di unione tra il vitale (istinto, comune con animale) e l’umano
(ciò che è specificamente umano) [Ricoeur].

3. La sessualità — una porta di comunicazione interpersonale [personalismo]: è una via


di uscita e di entrata nel mondo delle persone, è la realtà che rende possibile all’uomo
l’incontro con gli altri.
L’uomo è un essere aperto: non solamente alle cose, ma anche ed anzitutto agli altri,
e in definitiva verso Dio. La struttura aperta dell’uomo mette in rilievo le due dimensioni
fondamentali: la sua indigenza (povertà) e la sua generosità. La sessualità è una struttura
antropologica privilegiata, mediante la quale l’uomo realizza l’apertura: la sessualità è una
forza che ci spinge ad aprirsi e ad uscire da noi stessi. Nell’aprirsi a un’altra persona, si fa
una scoperta del “tu” e nello stesso tempo si scopre come “io” [Buber]. L’amore così non è
un sentimento unito all’ “io” del quale il “tu” sia il contenuto o l’oggetto, — l’amore è TRA
l’“io” e il “tu”. L’apertura della persona non si soddisfa completamente nel rapporto “io-tu”;
è necessaria la comparsa del “noi” (famiglia), che a volta sua si aprirà a “voi” (famiglia
umana). La sessualità evidenzia con evidenza la comparsa di un “terzo” per formare il “noi”
familiare.

4. La sessualità — come un’intenzionalità (= il modo in cui l’esistenza si proietta e si


determina) dell’esistenza e come modo di percepire l’altro [esistenzialismo di Merleau-
Ponty]. Tre conseguenze della concezione proposta:
Vidas Balcius 215
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

*- integra la corporeità nel fenomeno completo della sessualità: l’uomo è il corpo, e il


corpo appartiene al centro della personalità (si supera il dualismo corpo-spirito);
**- la concezione unitaria fa evitare la riduzione della sessualità alla genialità: la
sessualità, grazie all’integrazione adeguata della corporeità, appare nella sua ampia
dimensione personale, e non essendo più una funzione di alcuni organi determinati, fa parte
costitutiva dell’essere umano nella sua totalità.
***- mette in rilievo il carattere dialogale del rapporto sessuale; le esistenze umane
diventano intersoggettive attraverso il corpo, e più precisamente attraverso la sessualità.

5. La sessualità — luogo del vissuto della vita e della morte: [Oraison]


*- la sessualità è l’espressione della vita stessa: la vita di per sé tende a perdurare e di
estendersi; pur essendo persa la battaglia nell’individuo (morte), la vita vince in un altro
livello: nella permanenza e nell’espansione del gruppo o della specie (si entra così nel
dinamismo del gruppo).
-per assicurare le leggi del dinamismo vitale (perdurare e espandersi) la riproduzione
sessuata è una realtà privilegiata: il trionfo della vita dell’uomo si esprime nella sessualità.
Da qui – quel carattere di esaltazione di ciò che è sessuale.
** - ma la sessualità è anche l’espressione della morte stessa: è nella sessualità che l’uomo
vive il mistero della morte = la perennità della vita si origina nell’individuo, essa però non
tocca l’individuo stesso.
La sessualità diventa luogo di sperimentare il mistero dell’uomo.

6. La corporeità sessuata:

La sessualità, pur essendo condizione della persona nel suo significato integrale, ha una
ripercussione speciale nella comprensione della corporeità. Ci interessa la condizione
corporea dell’essere umano, la quale ha subito una variazione profonda. Questo ha influito
direttamente sulla comprensione della sessualità umana.

I tre passaggi - cambiamenti principali:

1) dal corpo alla corporeità [Scheler, et al.]


La distinzione tra i due:
- il corpo è ciò che viene studiato dall’anatomia e dalla fisiologia (“corpo biologico-
materiale”);
- la corporeità invece è l’esperienza vissuta del corpo come realtà fenomenologia.
La corporeità è un carattere specifico della condizione umana; riguarda la totalità della
persona.

2) dalla concezione “dicotomica” (ellenistica) alla visione “integrale” (biblica):

*Nella concezione dicotomica:


- L’uomo visto come composto di “anima” e di “corpo”;
- Questo si traduce in una sottovalutazione del corpo e sovravalutazione dell’anima (“tomba
dell’anima”, “prigione”): il corpo non è solo la sede delle basse passioni, ma anche
l’ostacolo per l’anima
Vidas Balcius 216
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

- la liberazione dell’uomo è vista come liberazione dal corpo e da tutto il “corporeo”.

**Nella concezione biblica:


- l’uomo è percepito come unità di una potenza vitale, grazie alla quale egli si trova
originariamente in rapporto continuo con Dio e con il mondo;
- è presente una visione unitaria e sintetica della persona umana; il dualismo non appare.

La teologia attuale cerca di ricuperare tale visione unitaria.

3) dal disprezzo del corpo ad una valutazione più attenta ed equilibrata della
condizione corporea

La ricerca attuale: indicare la grandezza e la dignità autentica dell’esistenza corporale.


Tertuliano: ‘CARO CARDO SALUTIS’ (la carne è il cardine della salvezza).

Anche etica cerca di proporre gli modi di integrazione della corporalità nel significato
globale della persona, con il riferimento importante alla corporeità sessuata.

1.1. 6. DIMENSIONE MISTERICA: sessualità come apertura al mistero

Nel porre la dimensione sessuale in rapporto con il mistero sono nati i vari modi di
comprensione del tale rapporto.

Tre modi principali:


a. Sacralizzazione TABUISTICA;
b. Sacralizazione MITICO – RITUALISTICA
c. La “NEOSACRALIZZAZIONE” nel mondo attuale

A]]. Sacralizzazione tabuistica

La conoscenza del comportamento sessuale dei popoli primitivi tramite lo studio delle
“tracce” che possediamo e lo studio degli attuali popoli “naturali” è importante cercando di
capire il fenomeno della sessualità umana alle sue radici.

Ci interessa soprattutto i dati ottenuti tramite il secondo modo di procedere. L’ordinamento


in materia sessuale, presente in questi popoli, lasciano rilevare due aspetti communi:

1) l’importanza attribuita alla regolamentazione sessuale:


- si nota che la proibizione più importante è legata all’omicidio e alla sessualità;
- la regolamentazione sessuale abbraccia la maggior parte delle situazioni di vita individuale
e della tribù, contrassegnando così le diverse tappe della vita individuale e collettiva
(gravidanza, nascita, pubertà, maturità, matrimonio, etc.).

2) l’orientamento generale di tale regolamentazione:

a — Esso si basa sull’atteggiamento fondamentale di fronte al mondo, di cui si distinguono


due forme principali: * ] atteggiamento religioso – sovramondano;
Vidas Balcius 217
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

**] atteggiamento magico – intramondano.

L’esperienza dell’insufficienza e della relatività di tutte le cose umane è il punto di partenza


di ambedue atteggiamenti.

- La reazione di fronte a questa esperienza però è diversa:

*] nell’atteggiamento religioso l’uomo riconosce umilmente la sua fragilità e


debolezza, e chiede l’aiuto alle divinità; egli si sente inserito nell’ordine stabilito da Dio, ha
una umile coscienza di colpa e sente la necessità di espiare;
**] nell’atteggiamento magico l’uomo cerca di aumentare le proprie forze mediante
appropriazioni magiche di un ordine a lui superiore; egli cerca di trasformare lìordine
prestabilito impossessandosi del potere attraverso i riti magici.

b — Tale situazione da luogo a due tipi di ordinamenti e di regolazioni:


* nel primo caso – l’etica e la religione sono intimamente unite, la religione fonda l’ethos;
** nel secondo caso – l’unità tra l’atteggiamento magico e la dimensione etica non esiste; è
presente una regolazione calcolata e intramondana.

La differenza si avverte anche nell’ambito dell’etica sessuale:


- da una parte – predomina il rispetto, l’obbedienza a un ordine prestabilito e l’assenza di
passione;
- dall’altra parte – predomina una concezione passionale e persino maliziosa della sessualità.

In entrambi i casi però si rileva, come orientamento generale dell’etica sessuale, posizione
proibitoria: l’ethos primitivo si manifesta nel tabù – sia religioso, sia magico.
L’orientamento tabuistico dà la tonalità all’etica sessuale, comune a ogni tabù = carattere
“sacro” e idea di una sanzione automatica per la sua violazione.

3) Contenuti morali

Si manifestano principalmente nei tabù sessuali. In linea di principio si può indicare i punti
seguenti:

1. la sessualità nel matrimonio: tabù dell’adulterio (punibile fino alla pena di


morte); tabù della sessualità anarchica (una certa frequenza dei rapporti,
estendendo le restrizioni alle situazioni di gravidanza, di allatamento, ai periodi di
caccia o di pesca, di semina, di guerra, di alcune cerimonie religiose, etc.).
2. comportamento sessuale dei giovani: i rapporti tra i sessi prima del matrimonio
assumono le modalità diverse (separazione completa, indifferenza naturale).
3. verginità: il valore dell’astinenza perpetua non è accentuato; la verginità
prematrimoniale invece è protetta dal divieto (in rapporto al presente rito della
deflorazione; la violazione punibile severamente ).
4. il tabù dell’incesto: si presenta sotto le due forme = tra parenti consanguinei; =
all’interno di un determinato gruppo delle persone, composto secondo un ordine
artificiale prestabilito. Ci sono le altre sfumature.
Vidas Balcius 218
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

B]]. Sacralizzazione mitico - ritualistica

La concezione di sessualità viene sacralizzata attraverso i miti e i riti. Mesopotamia, Siria,


Egitto, Canaan = i popoli del mondo biblico.

1) I miti sessuali: plasmano le concezioni che gli uomini hanno della realtà; sacralizzano la
realtà scoprendo il fondamento degli archetipi esistenti.

Il caso di sessualità è particolare: la sessualità è una realtà sacra in quanto riproduce


una serie di archetipi o di vicende divine, accadute nei tempi mitici. Tre aspetti principali:

*) miti della fecondità = nel centro – le figure del dio – padre (personifica l’elemento
fecondante della pioggia) e della dea – madre (personifica la terra generatrice), in rapporto
con la creazione. La sessualità umana ha il suo archetipo in questo mito.
**) miti dell’amore passionale: nel centro – le figure del dio-amante e della dea-
amante; nelle passioni amorose degli dei (Istar, venere, Afrodite) l’amore umano trova la
sua giustificazione e la sua sacralizzazione.
***) miti del matrimonio: figure del dio-sposo e della dea-sposa; = il matrimonio
umano riproduce questo archetipo e perciò è una realtà sacra.

2) I riti sessuali: i miti hanno il loro compimento nella loro traduzione rituale. I riti
sacralizzano la realtà tramite l’azione, riproducendo le azioni divine, introducendosi nella
sfera del sacro, soprattutto tramite i riti cultuali.
I riti sessuali riprendono i miti evocati:

*) riti di fecondità: ierogamia = la celebrazione solenne dell’unione sessuale del


sacerdote e della sacerdotessa riproducendo l’unione del dio-padre e della dea-madre; lo
scopo = attivare le forze fecondatrici della natura e delle coppie umane.
**) riti di amore passionale: il culto della dea-amante si traduce nell’unione sessuale
degli uomini con le prostitute sacre al servizio della dea. Lo scopo: sacralizzare la sessualità,
aumentare la fertilità del gregge e dei campi.
***) riti del matrimonio: il matrimonio regale, in rapporto con il matrimonio divino,
viene sacralizzato.

C]]. La “neosacralizzazione” della sessualità nel mondo attuale

Due grandi aspetti nel presentare oggi la sessualità:

1) una tendenza a fare della sessualità il campo di esperienza di una nuova religiosità,
nella prospettiva della sua neo-sacralizzazione (mettendo come centro del credere)
2) una tendenza di accentuare il carattere di liberazione nella sessualità (tanto
accentuato nei nostri giorni), presentando questo come fattore rivoluzionario, il quale
può condurre l’uomo ad una nuova presa di coscienza in tutti i campi della vita
umana.
Vidas Balcius 219
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

Dall’altra parte la neosacralizzazione della sessualità, questa volta nell’ambito secolare,


acquisisce le forme diverse, le quali sostituiscono la religione autentica: si pensa alla
“religione del sesso” e “la religione delle droghe”.

D]]. L’apertura della sessualità all’assoluto: la forma corretta

La comprensione scientifica della sessualità impedisce di considerarla e di viverla in un


rapporto falsamente sacralizzato con la dimensione religiosa: sia in chiave di tabù (=
regolazione delle proibizioni sanzionate a livello di casro), sia in chiave di miti
(riconoscendo il divino presente nella sessualità umana), sia in chiave di orgia misterico-
sessuale ( interpretando estasi sessuale come ierofania).
Vidas Balcius 220
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

S.1.2. FONDAMENTO ETICO-TEOLOGICO DEL DISCORSO:


COMANDAMENTI, SENSO ORIGINARIO, SVILUPPO ULTERIORE DELLA
COMPRENSIONE

1.2.1. SESSTO COMMANDAMENTO

«Tu non commetterai l’adulterio» (Dt 5,8).

A]] PRESUPPOSTO

Anche in caso della riflessione sul VI, IX e X comandamenti è da tener presente la realtà
del loro situarsi: il Decalogo come realtà e parte costitutiva dell’Alleanza, – realtà
relazionale, interpersonale e intersoggettiva, che va compresa solamente entro la dimensione
comunitaria, sociale.

Così anche il VI comandamento presenta


- da una parte, la realtà relazionale come unico quadro per capire correttamente la vera
portata e il senso basilare di questa indicazione normativa messa in rilievo
(solamente dentro la dimensione comunitaria e contro qualsiasi essenzialismo
dell’atto, cioè l’atto isolato interpretato come a sé stante);
- dall’altra parte, la diversità del concetto di alterità da riconoscere, espressa attraverso
la disuguaglianza dei termini di tale relazione (uomo – donna; marito – moglie etc.).

B]] QUADRO ORIGINALE

Tenendo conto della dimensione storica in quanto realtà costitutiva dell’uomo e del suo
comprendere dobbiamo ribadire in quanto segue: nella ricerca di capire il senso esatto e la
carica reale del sesto comandamento è indispensabile il riferimento al contesto socio-
antropologico dell’Antico Israele.

Come punto di partenza perciò sono da ricordare le due fattualità importanti del tempo:
(1) la poligamia, all’epoca presente come fenomeno abituale;
(2) la posizione specifica della donna sposata ritenuta di essere la proprietà del
marito.

Queste due verità di fatto non potevano non avere delle ripercussioni al livello etico-
giuridico espressione di cui era manifestata nella legislazione vigente che regolamentava i
rapporti, incluso l’esercizio della sessualità, con la diversità delle posizioni dell’uomo e
della donna sposati.

* Nella Legge di Mose di conseguenza non c’era alcun divieto formale per l’uomo di avere
i rapporti con le donne non sposate oppure con le schiave perché tali relazioni
extraconiugali non erano ritenute un adulterio. Questo era comprensibile dal punto di vista
dell’ethos operante: l’uomo sposato, grazie all’usuale poligamia, poteva sempre prendere la
donna con la quale ha avuto il rapporto come seconda moglie.
Vidas Balcius 221
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

** La situazione della moglie era ben diversa. In quanto ella non poteva avere più di un
marito ed era sotto la dominazione di quel unico, qualsiasi relazione sessuale extraconiugale
la rendeva subito una adultera.
Era dunque lo stato della donna e non dell’uomo che definiva la presenza o l’assenza di
adulterio:

1) Un uomo diveniva adultero solo in relazione al marito oppure al fidanzato di


cui moglie o fidanzata avrebbe sedotto, cioè solo in caso di rompere il matrimonio o il
fidanzamento dell’altro.
2) La donna invece diventa adultera per il fatto stesso di rompere il suo
matrimonio o il proprio fidanzamento.
Il divieto espresso dal VI comandamento doveva dunque far rispettare i diritti dei mariti e
dei fidanzati:
«Quando un uomo verrà colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno
morire: l’uomo che ha peccato e la donna. Così toglierai il male da Israele. Quando
una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete
tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché
essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo.
Così toglierai il male da te» (Dt 22, 22-24).

Sono questi i limiti dentro i quali originalmente era interdetto l’adulterio nel Decalogo.

C]] QUADRO AMPLIATO


Tenendo conto però delle altre due prescrizioni del Deuteronomio si presenta il quadro
della possibile estensione più grande del comandamento in questione:

1) In effetti, l’uomo che aveva sedotto una giovane ragazza vergine non fidanzata, in seguito
doveva sposarla e versare la ricompensa al padre di lei perché aveva infranto i suoi diritti.
«Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l’afferra e pecca con
lei e sono colti in flagrante, l’uomo che ha peccato con lei darà al padre della
fanciulla cinquanta sicli d’argento; essa sarà sua moglie, per il fatto che egli l’ha
disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita» (Dt 22,28-29).

2) La giovane ragazza che accettava di contrarre il matrimonio dichiarandosi vergine, ma


precedentemente aveva avuto i rapporti sessuali, era punibile con la lapidazione:
«se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, 21 allora la faranno uscire
all’ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia,
perché ha commesso un’infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così
toglierai il male di mezzo a te» (Dt 22, 20-21).

3) CONCLUSIONE che segue:


* il sesto comandamento proibiva tutte le relazioni sessuali che implicavano una
INGIUSTIZIA verso qualsiasi delle persone implicate.
** i problemi connessi alla sessualità e la sua attuazione dunque erano percepiti come
problemi della GIUSTIZIA (la questione della scorrettezza del rapporto istaurato
giudicata attraverso il criterio di proprietà privata), e mai solamente come problemi
di sessualità compresa in modo isolato.
Vidas Balcius 222
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

D]] ADULTERIO E DIMENSIONE RELIGIOSA

1) Considerando che in Israele nessun aspetto della vita del popolo era sottratto alla volontà
di Dio, anche l’adulterio era considerato prima di tutto come attentato contro la legge
di Jahve.
«Il Signore disse ancora a Mosè : Parla agli Israeliti e riferisci loro. Io sono il
Signore, vostro Dio. Non farete come si fa nel paese d`Egitto dove avete abitato, né
farete come si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, né imiterete i loro costumi.
Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi, seguendole. Io
sono il Signore, vostro Dio. Osserverete dunque le mie leggi e le mie prescrizioni,
mediante le quali, chiunque le metterà in pratica, vivrà. Io sono il Signore».
Allora,
«Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera
dovranno esser messi a morte» (Lv 20, 10).

2) Nella Legge di Santità l’adulterio acquisisce il senso di una IMPURITÀ RITUALE


radicata nei costumi della cultura pagana:
«Non peccherai con la moglie del tuo prossimo per contaminarti con lei» (Lv 18, 20).

«Osserverete dunque i miei ordini e non imiterete nessuno di quei costumi


abominevoli che sono stati praticati prima di voi, né vi contaminerete con essi. Io
sono il Signore, il Dio vostro» (Lv 18, 30).

RIASSUMENDO
- nella tradizione dell’Antico Oriente si insisteva molto di più che nei tempi attuali sul
carattere sociale e religioso-cultuale delle relazioni sessuali;
- l’adulterio perciò era ritenuto un delitto del diritto pubblico, con la derivante pena
di lapidazione;
- esso era considerato come ingiustizia verso il marito leso nei suoi diritti: attraverso
il matrimonio, il marito «prendeva la donna» diventando il padrone della sua moglie.
«Con l’atto coniugale ella faceva parte della cognatio del suo marito»1. Qualsiasi
relazione extraconiugale della donna, introducendo in questa cognatio il sangue
estraneo, comprometteva perciò la purezza del lignaggio (discendenza).
- saranno i profeti (soprattutto Osea) a descrivere l’Alleanza conclusa fra Jahve ed
Israele in termini di fidanzamento e di matrimonio, come anche l’Alleanza infranta e
l’apostasia d’Israele e il culto dei falsi dei saranno descritti in termini di infedeltà e
dell’adulterio2.
1
E. Hamel, Les dix paroles, 81.
2
«Sulla cima dei monti fanno sacrifici e sui colli bruciano incensi sotto la quercia, i pioppi e i
terebinti, perché buona è la loro ombra. Perciò si prostituiscono le vostre figlie e le vostre nuore
commettono adulterio. Non punirò le vostre figlie se si prostituiscono, né le vostre nuore se
commettono adulterio; poiché essi stessi si appartano con le prostitute e con le prostitute sacre
offrono sacrifici; un popolo, che non comprende, va a precipizio. Se ti prostituisci tu, Israele, non si
renda colpevole Giuda» (Os 4, 13-15a).
Vidas Balcius 223
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

- Jahve però non abbandonerà Israele, sua sposa: dopo averla punita, egli la riprenderà.
«Poiché tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore
è il Santo di Israele, è chiamato Dio di tutta la terra» (Is 54, 5).

Un riassunto della tradizione sulla questione è presentato nel libro di Siracide, capitolo
233.

E]] IL CONFIGURARSI DELL’IDEALE DEL MATRIMONIO


Sotto l’influsso dei testi profetici e il loro simbolismo matrimoniale adoperato in Israele a
poco a poco comincerà a disegnarsi l’ideale del matrimonio.
- Grazie al parallelismo fra il matrimonio umano e l’Alleanza si può presumere un
certo rigetto della poligamia. All’interno del quadro della fedeltà richiesta da parte
del popolo ad unico Dio Jahve anche l’ideale del matrimonio da ricercare si
configura come unione monogamica. La pratica tenderà ad allinearsi precisamente
in tale direzione.
- Ne seguirà che l’adulterio sarà considerato non solamente come offesa contro i diritti
del marito (visione basata sulla diversità dello statuto sociale dell’uomo e della
donna) ma come tradimento della mutua fedeltà matrimoniale.

IL SESTO COMANDAMENTO, sotto la forma positiva, dunque potrebbe essere


interpretato in modo seguente:
voi sarete fedeli l’uno all’altro nel matrimonio come io, Jahve vostro Dio, amo
Israele e gli sono fedele.

La fedeltà gratuita di Dio diventa così una realtà fondante: essendo fondamento della
fedeltà dell’uomo a Dio, essa si esprime pure nella fedeltà reciproca dell’uomo e della
donna nella coppia umana.
***

1.2.2. NONO e DECIMO COMANDAMENTI (disordine del desiderio)

Per capire il senso originario del IX e del X comandamenti serve partire dalla diversità
delle formulazioni bibliche.
«Sono state adultere e le loro mani sono lorde di sangue, hanno commesso adulterio con i loro idoli;
perfino i figli che mi avevano partorito, li hanno fatti passare per il fuoco in loro pasto» (Ez 23,37).
3
«L'uomo infedele al proprio letto dice fra sé: «Chi mi vede? Tenebra intorno a me e le mura mi
nascondono; nessuno mi vede, che devo temere? Dei miei peccati non si ricorderà l'Altissimo».
Il suo timore riguarda solo gli occhi degli uomini; non sa che gli occhi del Signore sono miriadi di
volte più luminosi del sole; essi vedono tutte le azioni degli uomini e penetrano fin nei luoghi più
segreti.
Tutte le cose, prima che fossero create, gli erano note; allo stesso modo anche dopo la creazione.
Quest'uomo sarà punito nelle piazze della città, sarà preso dove meno se l'aspetta.
Così della donna che abbandona suo marito, e gli presenta eredi avuti da un estraneo.
Prima di tutto ha disobbedito alle leggi dell'Altissimo, in secondo luogo ha commesso un torto
verso il marito, in terzo luogo si è macchiata di adulterio e ha introdotto in casa figli di un estraneo.
Costei sarà trascinata davanti all'assemblea e si procederà a un'inchiesta sui suoi figli.
I suoi figli non avranno radici, i suoi rami non porteranno frutto» (Sir 23,18-25).
26
Lascerà il suo ricordo in maledizione, la sua infamia non sarà cancellata».
Vidas Balcius 224
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

I. NELLA REDAZIONE DEL TESTO dell’ESODO 20 il Comandamento è presentato così:


«NON DESIDERARE [HAMAD] la casa del tuo prossimo. NON DESIDERARE
[HAMAD] la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il
suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo»
(Es 20, 17).

Secondo l’esegesi tutta la lunga enumerazione della seconda frase non è l’altro che una
decifrazione della prima, più breve: «Non desiderare la casa del tuo prossimo».
La CASA nel contesto presentato ha un significato molto largo: quello di domus paterna
dell’israelita che racchiude innanzitutto l’insieme delle persone (la sua famiglia) e inoltre
gli altri suoi beni.

A]] RICERCA DEL SENSO ORIGINARIO DEL COMANDAMENTO

Tradizionalmente con il verbo DESIDERARE si rimandava alla realtà intima del cuore, alle
radici stesse dell’agire umano. Il comandamento dunque proibiva qualsiasi desiderio
ingiusto dei beni / proprietà del prossimo.
Si potrebbe presupporre che questo fosse il senso originario del comandamento.

Devono essere però precisate alcune cose.


- in realtà, all’origine il Decalogo vietava solamente i crimini maggiori contro
l’Alleanza con le sanzioni ben determinate nel Pentateuco.
- in questo caso però nascono le domande:
 come si spiegherebbe il fatto che una semplice intenzione (desiderio) ingiusta
poteva contrarre una condanna esteriore?
 inoltre, perché solo il decimo comandamento proibiva gli atti interni, mentre
tutti gli altri avevano a che fare con gli atti esterni?

La ricerca della risposta a queste difficoltà evidenziate rimandava al senso del verbo
ebraico HAMAD.
Quali sono le opinioni esegetiche correnti?
1) Indica un sentimento che porta all’esecuzione di ciò che viene desiderato. Esso
cioè connota non soltanto il desiderio, ma include anche gli atti che portano
alla possessione dell’oggetto desiderato (Herrmann; Stamm).
2) Delinea un impulso seguito più o meno in modo immediato degli atti
corrispondenti; una volta nato in rapporto all’oggetto esteriore, il desiderio
conduce inevitabilmente all’atto (Mamie, Haag, Stamm, Andrew).
Lo studio di alcuni passaggi della Bibbia sembra di confermare il senso sopraindicato4.
4
Tale senso sembra di essere confermato nei passaggi dove il verbo HAMAD viene seguito
dall’altro verbo che significa prendere:
«Darai alle fiamme le sculture dei loro dei; non BRAMERAI e non prenderai per te il loro argento e
oro che è su di quelle, altrimenti ne resteresti come preso in trappola, perché sono un abominio per
il Signore tuo Dio» (Dt 7,25).
«SONO AVIDI di campi e li usurpano, di case, e se le prendono» (Mi 2,2).
«Avevo visto nel bottino un bel mantello di Sennaar, duecento sicli d’argento e un lingotto d’oro del
peso di cinquanta sicli; ne SENTII BRAMOSIA e li presi ed eccoli nascosti in terra in mezzo alla
Vidas Balcius 225
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

B]] Il Decimo Comandamento dunque originalmente proibiva

la realizzazione di un desiderio,
cioè gli stratagemmi reali diretti ad impossessarsi dei beni del prossimo.

L’interpretazione presentata conferma pure la tesi spesso sostenuta secondo la quale i


comandamenti della seconda tavola proteggono i diritti fondamentali della persona
umana presentandoli in un ordine decrescente del loro valore. Il decimo comandamento,
essendo l’ultimo, interdice di impossessarsi dei beni dell’israelita, marito e padrone:
prima di tutto – le persone che costituiscono la casa, la propria moglie, gli schiavi e le
schiave, in seguito – gli animali, e infine – i suoi beni materiali.

II. NELLA REDAZIONE DEUTERONOMISTA il Nono e il Decimo Comandamento ha la


formulazione seguente:
«Non DESIDERARE [HAMAD] la moglie del tuo prossimo. Non DESIDERARE
[AWAH] la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua
schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo
prossimo» (Dt 5,21).

In rapporto con quello dell’Esodo, questo testo nella sua formulazione comporta
alcune diversità importanti:

(1) Mentre nell’Esodo la moglie costituisce parte della «proprietà» del marito, nel testo
preso in esame la donna è nominata all’inizio, in una posizione distinta e differente in
rapporto con gli altri «beni». Questo cambiamento suggerisce che la donna diventa
l’oggetto del comandamento speciale.
Anche l’elenco dei beni da non desiderare è diverso: la casa non ha più lo stesso
significato come nel testo precedentemente analizzato; non raffigura più la famiglia
in senso generale, ma indica la costruzione stessa in cui la famiglia vive.

(2) Altra è una particolarità grammaticale. Se nel testo dell’Esodo in entrambi i casi viene
usato lo stesso verbo HAMAD, nel testo del Deuteronomio sono adoperati due verbi
diversi: HAMAD in caso della moglie, AWAH per gli altri beni.

Precedentemente abbiamo cercato di evidenziare il senso autentico del verbo HAMAD:


- desiderare volendo appropriarsi;

mia tenda e l’argento è sotto» (Gs 7,21 = Peccato di Akan e la sua confessione).
In alcuni brani il verbo HAMAD non è seguito dal verbo prendere, tuttavia il contesto stesso
permette di capire il coinvolgimento di tale azione: 1) «quando tu, tre volte all’anno, salirai per
comparire alla presenza del Signore tuo Dio, nessuno potrà DESIDERARE di invadere il tuo paese»
(Es 34,24) = Qui non si tratta di una semplice interdizione di un desiderio [non avrebbe alcun
senso!]; quello che viene vietato è il saccheggio dei beni. 2) anche nel versetto del Salmo 68 non si
parla del semplice desiderio della collina di Sion, ma del fatto stesso di stabilire lì l’abitazione di
Dio: «Perché invidiate, o monti dalle alte cime, il monte che Dio HA SCELTO a sua dimora? Il
Signore lo abiterà per sempre» (Sal 68,17).
Vidas Balcius 226
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

- nello stesso senso – proibire qualsiasi raggiro con lo scopo d’impossessarsi della
moglie dell’altro – esso viene impiegato anche nel testo deuteronomista.

Ci chiediamo adesso QUAL È IL SENSO DEL VERBO AWAH adoperato nella seconda parte
della frase?
(1) opinione =
Il verbo AWAH non ha il significato, come HAMAD – desiderio seguito dall’atto di
appropriarsi, – ma rimanda ad una semplice bramosia interiore5.
A volte il complemento di questo verbo sono sia gli oggetti, sia le persone
desiderabili con fervore ma irraggiungibili con le proprie forze. Così viene desiderato
«il giorno di Jahve» (Am 5,19: “Guai a coloro che attendono il giorno del Signore!”)
oppure Jahve stesso (Is 26,9: “La mia anima anela a te di notte, al mattino il mio
spirito ti cerca”).

In tale caso il Decimo Comandamento nel Deuteronomio deve essere letto in duplice
modo come dal punto di vista dell’oggetto così anche dal punto di vista del senso:
1) prima di tutto si interdice qualsiasi intrigo (HAMAD) con lo scopo di impossessarsi
della moglie del prossimo,
2) in seguito si proibisce di desiderare (AWAH) gli altri suoi beni.

*Così se la prima interdizione ancora è orientata ai soli atti esterni, la seconda - già
interiorizzata – testimonia una certa evoluzione, progresso morale consistente in una
affermazione importantissima: un desiderio ingiusto in se stesso è già da condannare
perché il peccato prende l’inizio nel cuore dell’uomo e, se viene coltivato, prenderà il
corpo nell’gire manifesto.
Si può dunque affermare che la formulazione deuteronomista del comandamento non
riprende semplicemente il senso del testo dell’Esodo ma porta più avanti, in profondità, fino
alle radici di ogni male morale.
** Un altro segno indicativo dello sviluppo di coscienza morale in Israele sarebbe la
posizione nuova della donna: essa non è più collocata fra gli altri averi del marito, ma
diventa oggetto del comandamento a parte; la sua dignità sarà sempre più affermata e
riconosciuta.

(2) opinione =
il semplice fatto che il verbo HAMAD significhi non solamente il desiderio, ma
implichi pure gli atti di impossessamento non basta per distinguerlo dal verbo AWAH
in quanto sembra che tutti i verbi che caratterizzano il desiderio sono qualificati
dall’implicazione evocata6. A volte AWAH può avere il medesimo significato come
HAMAD, come per esempio nel libro dei Proverbi:
«
Non mangiare il pane di chi ha l’occhio cattivo e non desiderare le sue ghiottonerie,
perché come chi calcola fra di sé, così è costui; ti dirà: "Mangia e bevi", ma il suo
cuore non è con te» (Prov 23,6).
Sembra evidente che desiderare in questo contesto equivale al mangiare.

5
P. Mamie.
6
P. Moran.
Vidas Balcius 227
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

Dunque nell’Antico Testamento i verbi con il significato di desiderare non possono


essere distinti fra loro a partire un solo criterio dell’interiorità. Infatti, tutti i verbi che
descrivono il movimento della volontà hanno in comune una caratteristica: implicano gli atti
che portano un desiderio verso la sua realizzazione.

Seguono due conclusioni importanti:

1) Il fatto che nel testo del Deuteronomio sono adoperati due verbi diversi (HAMAD e
AWAH) non fonda alcuna possibilità di affermare l’interiorizzazione presente nella
formulazione del Decimo Comandamento. Per sostenere questo si ricorre alla teoria
DELL’UNITÀ DEL PROCESSO MENTALE DEGLI ISRAELITI. Tale processo non era successivo
ma unito, e perciò il desiderio e l’azione erano profondamente legati in modo tale che il
desiderio necessariamente implicava l’azione: dal momento di nascere del desiderio, la
corrispondente azione è già presente; là dove non c’è l’azione, non c’è neppure un vero
desiderio e viceversa, là dove non c’è un vero desiderio, non c’è neppure azione.

2) Inoltre non è possibile trarre alcuna conclusione neppure sullo statuto cambiato della
donna. La sua posizione differente nell’elenco preso in considerazione è riportabile alla
spiegazione diversa. Secondo alcuni ricercatori la enumerazione deuteronomista dei beni
da non desiderare si ispira ad una lista tipica dei beni destinati alla vendita, allo scambio
o alla donazione come patrimonio utilizzata nella legislazione ugaritica7.

III. SEPTUAGINTA: SEGNO DEL CAMBIAMENTO

La versione della TRADUZIONE GRECA DEI SETTANTA, SEPTUAGINTA, ha usato un solo


verbo – EPITHYMEO – interpretando gli entrambi i testi del Decimo Comandamento,
quelli dell’Esodo e del Deuteronomio (lo stesso verbo ripetuto due volte).
Il verbo greco nominato porta una connotazione del desiderio/ bramosia interiore.
Dunque solo all’epoca della traduzione greca dell’Antico Testamento (verso il III secolo
a.C.) la coscienza giudaica, già più assottigliata, situa il Decimo Comandamento al livello
delle intenzioni e dei desideri.
Vale a dire che esattamente questa realtà nuova, – l’interiorizzazione – secondo i sostenitori
della prima opinione (1) ricordata prima, era già in noce nel tempo della redazione del
Deuteronomio.

7
La città Ugarit [Ougarit], XV-XIII sec. a.C. - attualmente Ras Shamra, situata sulla costa
mediterranea della Siria attuale.
La lista evocata aveva uno schema preciso: in cima della lista dei beni scambiabili sempre si trova
la coppia «casa - campo», in seguito vengono enumerati altri beni immobiliari, servi e serve,
animali, con la clausola finale «e tutto quello che gli appartiene». Non deve però essere
sorprendente di non trovare sull’elenco la moglie: la moglie in Israele mai era considerata la
proprietà del marito allo stesso titolo come gli altri beni, anche se in un certo senso la moglie era la
«proprietà» del marito. La moglie viveva libera, restando comunque a lato del marito; essa, non
essendo l’oggetto del commercio, non poteva essere venduta. Esattamente su questo si fonda lo
schema diverso del Decimo Comandamento nella redazione deuteronomista: se il testo era
organizzato in funzione delle distinzioni legali più precise, era proprio necessario di escludere la
moglie dai beni del marito i quali potevano diventare l’oggetto del commercio.
Vidas Balcius 228
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

La novità realizzata nella Septuaginta presuppone una evoluzione del pensiero ebraico.
IL GIUDAISMO TARDIVO non poteva comprendere il Decalogo nello stesso modo: la
comprensione aveva cambiata:
- esso non si accontentava più di vietare solamente i crimini maggiori contro
l’Alleanza il senso e in una prospettiva esclusivamente comunitaria;
- i comandamenti non rappresentavano più soltanto i crimini antisociali, ma
abbracciavano tutti gli ambiti della moralità personale ed interiore: oltre gli atti
dell’uomo essi toccavano il cuore;
- ormai si è andato oltre il collettivismo esclusivista degli inizi: si passa, come
attenzione centrale, allo stadio della responsabilità personale, però senza
dimenticare la dimensione comunitaria e sociale.

UNA PRECISAZIONE CONCLUSIVA


Alla base del modo di presentare e della numerazione del Decalogo a noi conosciuto sta
precisamente la versione Deuteronomista. Per compensare la contrazione dei due primi
comandamenti, adoperata da Agostino (risultato di una percezione che il proibizione degli
idoli era la concretizzazione del primo comandamento), e per mantenere il numero dieci,
comunemente si raddoppia il decimo, con il senso del verbo desiderare presente nella
versione di Septuaginta, cioè quello della bramosia interiore.

IV. NUOVO TESTAMENTO

IV.1. VANGELI

Pensando al Sesto Comandamento nei testi evangelici dobbiamo constatare che alcuni
passaggi confermano il fatto che Gesù non solamente riprende in modo ripetitivo le sue
esigenze, ma ne riporta il senso originale voluto dal Creatore (Mt 5,27; 19,18; Mc
10,11).
- Viene precisata ed approfondita la nozione stessa dell’adulterio. Se nell’AT il
marito, a causa della poligamia presente, non aveva la stessa responsabilità coniugale
come la moglie, il cristianesimo porta con sé un cambiamento: pure la libertà del
marito viene responsabilizzata diversamente. L’espressione di tale cambiamento è
percepibile nel modo di porsi di Gesù di fronte ad alcune realtà correlative.
- In quanto in caso del divorzio continuava a sussistere un’inegualità dei diritti fra
l’uomo e la donna, Gesù, condannando in modo assoluto il divorzio, non
solamente restringe la libertà dalla Legge di Mose accordata al marito, ma
rende uguali il valore e i diritti della moglie e con questo mette in evidenza la
dimensione reale dell’adulterio:
«Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi
dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone
all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio» (Mt 5,31-
32).
Vidas Balcius 229
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

- Rispondendo alla domanda dei farisei sulla possibilità di ripudio Gesù fa il


riferimento al racconto della Genesi e conclude che la volontà originale del
Creatore era l’indissolubilità del matrimonio (Mt 19,4-6)8.
- Proclamando il matrimonio indissolubile Gesù afferma il valore uguale dei due
coniugi nel matrimonio. Il marito è tenuto alla fedeltà per la sua unica sposa. Il
male del adulterio ormai non risiede solamente nel fatto che il marito lede i
diritti del terzo, ma nel fatto stesso che viene compromessa la fedeltà
matrimoniale. Così il marito come anche la moglie in caso di adulterio peccano
perché violano i diritti del coniuge.
- Gesù interiorizza l’esigenza del Sesto Comandamento portandola fino alla
profondità del pensiero e del desiderio:
«Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque
guarda la donna per desiderarla, ha già commesso adulterio nel suo cuore» (Mt
5,28).
Ci ricordiamo che già il Decimo Comandamento proibiva desiderare la moglie del
prossimo; ma il desiderio era condannato soltanto in quanto primo momento di un
movimento che necessariamente doveva risolversi nella presa della moglie dell’altro.
L’interiorizzazione dell’esigenza morale del Decimo Comandamento, iniziata nei
testi della versione dei Settanta (Septuaginta), si conclude con Gesù: ormai si afferma
che il desiderio adultero è altrettanto moralmente colpevole come l’atto stesso
dell’adulterio. Gesù, penetrando fino alle intenzioni più profonde, tocca le radici del
male morale: la sede vera del peccato è la disposizione del cuore9.

- A questo punto vale a ricordare il reale atteggiamento di Gesù:


 egli sì in linea di principio condanna l’adulterio senza mezzi termini;
 anche questa realtà umana rimane però immersa nell’infinità misericordia
verso colpevole: le parole di Gesù rivolti alla donna sorpresa in adulterio
manifestano tutto: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»
(Gv 8,11).
- Attenzione: sulla linea della predicazione profetica dove il rapporto fra Jahve ed
Israele era presentato in termini di Alleanza, invece l’infedeltà, l’apostasia e il culto
degli idoli d’Israele erano denunciati come adulterio, Gesù condanna come adulterio
non soltanto l’infedeltà coniugale, ma pure l’infedeltà religiosa, cioè la violazione del
Primo Comandamento (cfr. Mt 12,34; Mc 8,38).
-
- Gesù infine propone il suo ideale della CASTITÀ: è da precludere non solamente il
desiderio dell’adulterio, ma qualsiasi impurità in generale (disonestà = immoralità)
con tutto quello che potrebbe comportare.
- «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te:
conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo
venga gettato nella Geenna» (Mt 5,29).
8
«Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo
lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola ? Così che
non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi»
9
«Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli
uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità,
inganno, impudizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza» (Mc 7,20-21).
Vidas Balcius 230
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

IV.2. Apostolo Paolo

a) Adulterio e fornicazione
*Paolo nell’adulterio vede:
- prima di tutto una ingiustizia (1 Tes 4,6),
- poi una colpa di cui si dovrà rendere conto al tribunale di Dio (1 Tes 4,6);
- inoltre una profanazione del proprio corpo (1 Cor 6,15-16);
- infine un delitto contro la carità (Rm 13,9).
** Tuttavia l’apostolo è preoccupato molto di più per denunciare la fornicazione che
l’adulterio. Nelle liste dei peccati l’adulterio è nominato una sola volta (1 Cor 6,9-10)
mentre fornicazione sei volte. Quest’ultima, che nell’ambito greco era vista con tanta
indulgenza, probabilmente esercitava una attrazione molto più grande per i neo convertiti,
mettendo in questo modo in pericolo l’unione del cristiano con Cristo.
- Secondo Paolo, la principale malizia della fornicazione consisteva nel fatto che il
cristiano, il corpo del quale appartiene a Cristo, si unisce ad una prostituta
diventando così un solo corpo con lei.
- Questa falsa unione, fondata sulla passione, degrada e profana il tempio dello
Spirito Santo che sarebbe il cristiano.
- Nella fornicazione il partner non viene trattato come persona umana ma è usato
come strumento di piacere.

b) Tu non desidererai!

L’interiorizzazione adoperata al momento della traduzione greca (Septuaginta) del Decimo


Comandamento (il verbo greco epithumeo) porta con se il senso cambiato del non
desiderare: l’interdizione s’indirizza non più all’atto di attentato contro i beni del prossimo
ma allo stesso desiderio ingiusto di questi beni. È in questo senso che Paolo intende il
Decimo Comandamento.
- Nella lista dei comandamenti della seconda tavola, presentata nella Lettera ai
Romani, egli lo riassume in una breve frase: «Non desiderare» (Rm 13,9).
- Tale formula abbreviata Paolo usa non solamente per presentare il Decimo
Comandamento ma per riassumere tutti i precetti indicati da Dio agli uomini: «io …
non avrei conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto: Non
desiderare» (Rm 7,7).
- La formulazione presentata va oltre lo spazio dei desideri ingiusti ed include TUTTI I
DESIDERI CATTIVI IN GENERALE: essa caratterizza il peccato interiore come tale.
- Infatti, il verbo EPITHUMEO si presta per una simile estensione del senso.
Nel vocabolario biblico epithymia di solito non significa mai il desiderio sessuale :
è la nozione molto vicina a quella di cupidigia (avidità, concupiscenza; ing. Avidness,
fr. avidité, convoitise, concupiscence) oppure pleonexia:
nella traduzione giudaica essa significa il peccato per eccellenza dei pagani,
la sorgente di tutti i peccati.
*I peccatori essenzialmente sono coloro che desiderano.
**Così nel testo 1 Cor 10,6 il DESIDERIO (epithymia) riassume TUTTI I PECCATI
COMMESSI DAI PADRI NEL DESERTO: idolatria, fornicazione, tentare Dio,
mormorazione.
Vidas Balcius 231
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

Per Paolo dunque


non è più solamente il Decimo Comandamento che dice:
tu non desidererai,
ma tutta la Legge.

PROIBENDO «DESIDERARE» LA LEGGE SVEGLIA L’EPITHYMIA CHE DORME NELL’UOMO


CARNALE E IN QUESTO MODO AGISCE COME CAUSA DEL PECCATO, COME NEMICO DI DIO
E DELL’UOMO.

S.1.3. FONDAMENTO ETICO-TEOLOGICO DEL DISCORSO:


LA COSMOVISIONE CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ

A]] DUE SOTTOLINEATURE INIZIALI:

1) Il modo in cui il cristianesimo ha assimilato la sessualità non è stato né univoco né


lineare. Anzi si può parlare del “conflitto” tra sessualità e cristianesimo — conflitto
che chiede una riconciliazione.
2) Dall’altra parte si riconosce il ruolo del cristianesimo per una retta comprensione e
una esperienza autentica della sessualità nella cultura occidentale.

B]] CAUSE PRINCIPALI DELLA CONFLITTUALITÀ

Volendo indicare le cause principali della conflittualità ricordata, sono da evocare i


momenti seguenti:

1) Influenza dello stoicismo: la giustificazione dell’atto coniugale proveniente dalla visione


unilaterale della sessualità fondata sul fine esclusivo della procreazione (Clemente
Alessandrino, pensiero agostiniano, tradizione morale con i residui fino a oggi).

2) Influenza del platonismo: l’influenza del dualismo ellenistico (il disprezzo della
materia, il corpo e la sessualità inclusi; il non saper inserire il piacere [dottrina comune
negativa, giustificazione solo dal fine procreativo]).

3) Impostazioni prescientifiche: l’impostazione prescientifica e prepsicologica in cui si


collegava la morale cristiana (per esempio, prima delle tre scoperte importanti: circolazione
autonoma del feto, ovulo, DNA).

4) Fattori personali (alcuni autori hanno introdotto nel pensiero cristiano le loro esperienze
personale = Agostino, Girolamo).

5) Movimenti estremisti: l’influenza degli gnostici, degli encratiti10, dei manichei, etc.
10
Encratiti: setta eretica a sfondo gnostico fondata in Oriente da Taziano e diffusasi in Gallia e
Spagna tra la fine del sec. III e il IV. Conducevano vita assai austera, ritenendosi esenti da ogni
legge poiché iniziati alla gnosi; si ispiravano al dualismo manicheo e ritenevano la materia
essenzialmente cattiva, rifiutando come illecito il matrimonio nonché i rapporti tra coniugi,
digiunando la domenica, astenendosi dalla carne e dal vino che sostituivano con acqua persino nella
Vidas Balcius 232
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

C]] LA COSMOVISIONE AUTENTICAMENTE CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ:

La nostra domanda: che cosa serve per riscoprire un messaggio autenticamente


cristiano sulla realtà della sessualità umana?
La riflessione teologica offre una cosmovisione nella quale la sessualità umana è
armoniosamente integrata. Essa può essere riassunta negli aspetti e nei principi seguenti:

1.“Desacralizzazione”:

L’originalità della rivelazione biblica sull’amore e sella sessualità consiste nella rottura
operata dalla religione giudaica con le altre religioni circostanti, le quali esprimevano la loro
concezione della sessualità in riti e in miti, con i relativi quadri sociologici di vita.
L’unico Dio JWHW esclude i miti e i riti previi; la paternità di Dio si riferisce al modo di
Dio di creare il rapporto con il suo popolo.

2. “Umanizzazione”:

Liberata dai miri e i riti, la sessualità assume una configurazione umana: la sessualità è
vista non come mezzo di soddisfazione privata, ma come invito all’uomo di uscire da se
stesso. Il valore etico della sessualità e dei comportamenti è messo in rapporto con la
responsabilità dell’uomo nei confronti della comunità umana e del futuro umano.

3. “Apertura all’altro”

La sessualità appare come una possibilità di incontro e di apertura all’altro. I due testi-
racconti della Genesi forniscono gli elementi importanti:
* Fonte J (jahvista):
1) la necessità di un rapporto interpersonale (2,18a);
2) l’uguaglianza supposta dal dialogo dell’amore (lo esige il rapporto
interpersonale)
3) la necessità dell’integrazione dei due esseri umani nella loro diversità per
trovare la complementarietà e la totalità dell’essere;
4) il dialogo dell’amore cerca l’unione e si realizza nell’unità tra i due
(l’intuizione del matrimonio monogamico);
** Fonte P (sacerdotale):
1) l’uomo creato all’immagine e somiglianza (la sessualità integrata)
2) l’uguaglianza dei coniugi;
3) la fecondità.

Due note:
*) i diversi aspetti della sessualità non sono dissociati, ma integrati per costituire la
perfezione dell’amore interpersonale che si basa sull’uguaglianza e sulla dinamica di
fecondità.

celebrazione della messa (per cui furono detti anche astinenti e acquarini). Preferivano i Vangeli
apocrifi ai canonici.]
Vidas Balcius 233
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

**) si fanno ricordare le cosiddette ombre = il dramma del peccato che ha le sue
ripercussioni anche sulla dimensione sessuale della persona umana.

4. Integrazione dell’amore umano nel mistero di Salvezza

Nella predicazione profetica l’amore umano viene inserito nell’ambito dell’Alleanza: i


rapporti di Dio con il suo popolo sono spiegati paragonandoli con il matrimonio umano
(ricordiamo le tensioni indicate tra amore e infedeltà, tra fecondità e infecondità).
Questo però non è solamente un paragone: l’amore umano ormai ha un archetipo divino =
cioè l’amore di Dio per il suo popolo, — che deve essere realizzato.
La qualità dell’amore, come la sua mancanza, ricevono la valutazione religiosa della storia
di Salvezza.

Nell’AT il mistero dell’amore è rivelato dunque nelle due linee:


1) nella linea del prototipo della prima coppia;
2) nella linea dell’archetipo dell’amore divino.
La rivelazione in Cristo completerà e porterà al compimento questo mistero.

5. La piena rivelazione in Cristo

* L’atteggiamento di Gesù di fronte all’istituzione del matrimonio = portare alla piena


realizzazione della realtà dell’amore, così come è dato dal Creatore: si potrebbe dire che
Egli restaura la realtà del matrimonio (“all’inizio non era così”).
Si apporta la luce anche sull’archetipo dell’amore divino (l’immagine del rapporto di Dio
con il suo popolo): si entra nell’alleanza di Cristo con la Chiesa.

** Una novità apportata dal cristianesimo = la verginità. L’AT non conosce l’ideale della
verginità. Il nuovo concetto dell’amore verginale compare con la venuta di Cristo— e
essendo Cristo la presenza escatologica, compare come paradigma del cristiano nella sua
pienezza. Quelli che vivono in verginità consacrata, si accostano a questo paradigma.

*** Il terzo aspetto importante. Il NT non solamente svela il mistero genuino dell’amore
coniugale e non solo rivela il mistero dell’amore verginale; questi due aspetti hanno una
strettissima relazione, perché hanno un’unica fonte = il mistero di Cristo. Perciò queste
due realtà non si comprendono se non in mutua relazione
Così il mistero dell’amore di Cristo per la Chiesa ha le due traduzioni
istituzionali nella vita cristiana: il matrimonio e la verginità, — e sono necessarie
entrambe.
Il cristiano sposato non potrà vivere pienamente il suo amore senza considerazione
dell’esistenza dell’altro stato, quello della verginità (il quale relativizza e completa il
primo); dall’altra parte il celibe deve vivere il suo amore verginale in riferimento allo stato
del matrimonio per non trasformare il suo amore in egoismo oppure “angelismo”. Solo
entrambi stati di vita realizzano il mistero di Cristo.

CONCLUSIONE: i principi esposti, appartenenti all’autentica cosmovisione cristiana


della sessualità umana, forniscono le sufficienti potenzialità per integrare in modo
corretto gli orientamenti dell’antropologia sessuale.
Vidas Balcius 234
Teologia morale speciale: vita fisica e sessualità PUU 2013/2014

***
L’IDOLATRIA significa elevare le cose intramondane relative a livello dell’assoluto.

Quindi l’idolatria nel senso amplificato sarebbe ogni assolutizzazione di qualsiasi


dimensione creaturale, cioè essenzialmente costituita in rapporto al Creatore, estrapolandola
dal contesto autentico relazionale il quale la colloca in una maniera corretta come una parte
nel tutto.

Alla luce di tale visione olistica cristiana sarebbero da ripensare tutti gli elementi riguardanti
la costituzione sessuata dell’uomo, contro una comprensione non autentica e a-relazionale
della sessualità umana e della sua attuazione concreta.

Lo stesso è valido per l’interpretazione delle affermazioni relative alla condizione sessuata
dell’essere umano che troviamo nel NT.