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- Istituzioni di Diritto Privato -

Introduzione generale
In un sistema di risorse scarse il conflitto è più probabile… il Diritto ha la funzione di offrire lo
strumento di soluzione delle controversie alternativo all’uso della forza (…a prescindere da chi è
più forte…).
2° esigenza: in un consorzio (pluralità di persone) vi è una suddivisione del lavoro (in funzione a
talenti e qualità)  per far funzionare il sistema occorre che un individuo faccia affidamento su di
altri  occorre una Cooperazione tra individui.
Presidiare la Cooperazione significa tener fede all’impegno assunto (chi lo ha assunto deve
adempirlo, chi lo riceve deve pagare).

Il Diritto raggiunge gli obiettivi ponendo delle regole di condotta ai consociati (es. nessuno può
usufruire a piacere di un bene altrui).
Le regole di condotta sono presenti in molti ambiti (es. religiosi, nell’Islam collegate al civile; nella
mercatoria; nella morale…), ma nel Diritto queste regole sono munite di un apparato sanzionatorio
di natura pubblica (statale), di natura sanzionatoria [regole di condotta-giuridiche] (es.
rubareprigione; se non adempio al mio lavoropagare danni, se non li pagoufficiale
giudiziario vende i miei beni all’asta e consegna quota al creditore: sono assoggettato alla sanzione
comminata perché ho violato la regola di condotta).

Giustizia delle norme giuridiche carattere di giustizia


Le norme sono il frutto di mediazione, di compromessi, di tradizioni storiche e dunque non sono
espressione di valori assoluti ma risposte tecniche che il legislatore ha dato in relazione a vari
aspetti (luogo, tempo…). Non ci porremo la domanda “di giustizia” perché la norma è un dato di
fatto e, anche se contro il nostro ideale di giustizia, deve essere applicata.

Fonti del Diritto indicano i canali di produzione delle norme giuridiche


Sono di 2 tipi:
1. da autorità precostituite
2. norme di consuetudine: in tendenziale diminuzione ma avamposto a nuove realtà sociali (es.
internet: prima le regole erano della comunità di internet, ora intervento legislatore)

Fonte formale: es. legge


Fonte materiale: es. consuetudine
Generalità delle fonti: non devono rivolgersi ad una sola persona ma deve rivolgersi alla generalità
dei consociati, alla comunità nella sua totalità.
Astrattezza delle fonti: deve poter essere compatibile con applicazioni indefinite. L’ipotesi di
riferimento è utilizzata non concretamente ma astrattamente viene mantenuto solo lo scheletro
essenziale.

Le fonti del diritto sono diverse: in generale le fonti di grado superiore indicano quelle di grado
inferiore ma questa regola trova convenzionalmente un punto di arresto in quella che è la norma
fondamentale. La Costituzione si autolegittima, unica soluzione per evitare di andare all’infinito.

L’articolo 1 delle disposizioni preliminari al Codice indica i canali di produzione delle norme
giuridiche: le fonti del Diritto sono: 1 le leggi 2 i regolamenti 3 le norme corporative 4 gli usi.
* è un elenco superato perché le norme corporative sono cadute con il regime fascista
* è un elenco superato poiché al vertice vi è la Costituzione seguita dai Trattati, Regolamenti,
Direttive UE
Gerarchia delle fonti struttura piramidale
A Fonti Costituzionali: costituzione e leggi costituzionali
B Fonti Primarie esterne: trattati, regolamenti, direttive UE
C Fonti Primarie interne: leggi ordinarie, che comprendono anche decreti legge – legislativi
applicati sul territorio nazionale, leggi regionali
D Fonti Secondarie: regolamenti del governo
E Fonti Consuetudinarie: usi e consuetudini

Regolamenti UE: sono norme giuridiche direttamente efficaci sui privati, se in contrasto con norme
dell’ordinamento italiano si crea un aporia tra le 2 norme e si risolve applicando i regolamenti UE,
più in alto nella piramide.
Direttive UE: la direttiva obbliga gli stati, lasciando più o meno margine circa le direzioni tecniche
(norme di dettaglio), ad adempire all’obiettivo dato. Il legislatore (lo stato) deve creare una legge
per il raggiungimento della direttiva e quindi quest’ultima non entra subito in vigore (è
funzionalmente vincolante: vincola l’operato del legislatore).
Legge Ordinaria: principale fonte del nostro ordinamento: presuppone che il progetto 1 venga
approvato dal Senato e dalla Camera dei Deputati (art 70 cost) 2 venga promulgata dal Presidente
della Rep. (il quale può richiedere una 2° promulgazione dalle camere, che se avviene promulga la
legge; art 74 cost) 3 venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (attiva 15gg dopo).
Legge Regionale, sullo stesso gradino della Legge Ordinaria.
*suddivisione competenze regionali-nazionali  art 117 cost
*Diritto Privato è di coordinamento civile quindi nazionale

Sullo stesso gradino vi sono i Decreti Legge-Legislativi (leggi ordinarie), emanati dal Governo,
sono canali di produzione delle norme giuridiche contenute nella Legge Ordinaria. Il Governo non
può produrre norme giuridiche senza delega delle camere.
Decreti Legge: provvedimento provvisorio con forza di legge preso sotto responsabilità del
Governo in casi straordinari di necessità e urgenza. Non è a titolo definitivo, ha l’obbligo di essere
presentato il giorno stesso alle camere per la conversione in legge, che se non avviene entro 60gg
perde efficacia (in questo modo è salva la potestà legislativa del Parlamento).
Decreto Legislativo (Delegato): decreto emanato dal Governo su materie tecniche; il Parlamento
può delegare il Governo di legiferare attraverso una Legge Delega
Legge Delega (art 76 cost) caratteristiche, enunciati:
*incarico apposita normativa su quali materie tecniche
*normativa apposita entro un termine definito
*principi e criteri direttivi del decreto legislativo
 se scade il termine, la delega cade
 se il Governo non rispetta i principi generali il decreto legislativo è incostituzionale
La costituzione conferisce la funzione legislativa alle due camere e ad esse sole, ma consente alle
camere di fare la legge delega e consente al governo di adottare decreti, solo in caso di straordinaria
necessità e urgenza, aventi forza di legge.

Un gradino inferiore vi sono i Regolamenti dell’Esecutivo (gov. e pubbl.amm.), atti dotati di


contenuto normativo, cioè contenenti norme generali.
Regolamenti Governativi: sono i regolamenti più importanti (deliberati dal CdM) e servono per:
a) dare esecuzione e/o attuazione alle leggi
b) disciplinare l’organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche
c) disciplinare materie che la legge non ha ancora disciplinato
Regolamenti Ministeriali: adottati dai singoli ministri non possono essere in contrasto con norma di
grado superiore.
Consuetudine: ordinanza generale da parte di tutti i consociati con la convinzione che si tratti di un
comportamento dovuto.

Infine vi sono le sentenze dei giudici, che non costituiscono fonte del Diritto perché non sono
vincolanti: lo stesso giudice che ha preso una decisione è libero di cambiarla in futuro  regola
solo la controversia concreta. In USA e per l’UE, il precedente è fondamentale.
*statisticamente il giudice di grado inferiore si uniforma a quello superiore o alla Cassazione:
Cassazione (Corte Suprema) – Giudice di 1° grado – Giudice di 2° grado.

La Norma Giuridica
Interpretazione della Norma Giuridica (art 12 disp prel al codice)  valore di leggi ordinarie
Interprete ha 3 criteri: interpretazione della legge, contesto, principi generali dell’ordinamento.
Diversi criteri:
• Interpretazione Letterale: significato espresso direttamente dalle parole utilizzate, ma i termini
adottati dal legislatore possono assumere significati diversi in base al contesto (polisemia del
linguaggio)
• Interpretazione Logica: mira a stabilire il vero contenuto della norma, ossia lo scopo che il
legislatore ha inteso realizzare emanandola
“Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione…” (non esiste una norma
corrispondente, ne dall’alto (legislatore) ne dal basso (consuetudine), al caso concreto in questione):
• “…si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe…”: Analogia
LEGIS: via analoga: applicazione analogica di una norma prevista per un caso diverso ma simile a
quello che il giudice deve risolvere: casi simili perché esprimono un’istanza di tutela analoga
(affinità dei casi)
• “…se il caso rimane ancora in dubbio si decide secondo i principi generali dell’ordinamento
giuridico dello stato”: Analogia JURIS in assenza del 1° caso, il giudice applica i principi
generali…che si trovano nella costituzione; anche questa è analogia, ma riferita ai principi
generali
Si ha un’”analogia” di fronte alla lacuna. La lacuna deve essere colmata.

Abrogazione della Norma Giuridica (art 15 disp prel al codice)


Una norma ordinaria può cadere in 3 casi:
• Abrogazione espressa: (caso più semplice) interviene una legge successiva che espressamente
stabilisce che una certa legge precedente viene abrogata. Il legislatore dice cosa è abrogato delle
disposizioni precedenti, queste non dovranno più interessare il giudice ed i consociati
• Abrogazione tacita: il legislatore emana una nuova disciplina, una nuova disposizione, senza farsi
carico dell’esistenza di precedenti: possono armonizzarsi bene o essere in aperta contraddizione;
in caso di incompatibilità di disposizioni si applica la più giovane. L’interprete, meglio il giudice,
ha il compito di abrogare la norma, non il legislatore
• Abrogazione tacita 2: riguardo a materie circoscritte (es. assicurazioni: microsistema), che sono
regolate da leggi di settore. Può succedere che il legislatore intervenga con una nuova legge di
settore  la nuova legge di settore abroga automaticamente la precedente

Efficacia nel tempo della Norma Giuridica (art 11 disp prel al codice)
Principio fondamentale: la legge dispone per il futuro, non è retroattiva.
Le disposizioni preliminari al codice hanno valore di leggi ordinarie, tuttavia una norma avente
valore di legge ordinaria può derogare l’art 11 e può espressamente incidere sul passato
(retroattiva).
1° caso di irretroattività è nel Codice Penale: se una norma penale fosse retroattiva, sarebbe
incostituzionale (art 25 Cost).
Successioni delle leggi nel tempo
Interviene una legge nuova (non retroattiva: non per rapporti esauriti): se il rapporto inizia prima
dell’uscita della legge e poi nasce una nuova legge, quest’ultima si può utilizzare se non viola la
retroattività, cioè può regolare comportamenti futuri ma non può toccare eventi precedenti o il fatto
generatore.

Efficacia nello spazio della Norma Giuridica


Può esserci un conflitto di leggi nello spazio quando una fattispecie concreta presenta punti di
contatto con più ordinamenti, e si pone il problema di quale ordinamento applicare.
Soluzione: la decisione non è nel libero arbitrio del giudice ma è il legislatore che individua gli assi
(contratti, matrimoni…) dei rapporti e dice quale punto di contatto privilegiare.

Strumenti primi del giurista (tassonomia: concetti fondamentali)


• Alternativamente all’uso della forza si usa il Diritto per risolvere conflitti. Si riconosce ad un
contendente una posizione di vantaggio e ad altri soggetti posizioni di svantaggio rispetto ad un
bene
• Agevolare il lavoro rendendo affidabile la cooperazione. Sempre con il metodo di porre posizioni
di vantaggio (pretendere una prestazione) e di svantaggio (tenuto a svolgere la prestazione)

Posizione di Vantaggio Svantaggio


Diritto Soggettivo: precisa una posizione giuridica di vantaggio.
Chi è titolare di Dir.Sogg. è portatore di un interesse riconosciuto
meritevole dall’ordinamento ed è autorizzato a compiere atti in
funzione alla realizzazione di questo interesse.
3 tipi: assoluti, relativi, potestativi
(Diritto Oggettivo: intende l’ordinamento nell’insieme delle
norme giuridiche)
Diritti Soggettivi Assoluti: es. Proprietà Dovere generico di astensione
Consente al titolare di trarre dal bene tutte le utilità che questo degli altri consociati, i quali
può offrire (ampia sfera di azioni). non possono interferire
Caratteri: sull’esercizio del mio diritto
• Immediatezza: posso utilizzare il bene senza l’intermediazione
di alcuno
• Assolutezza: posso far valere il mio diritto di proprietà nei  dovere generico di
confronti di tutti gli associati astensione
Diritto Soggettivo Relativo: concetto di rapporto giuridico. Il debitore è tenuto ad eseguire
Può essere soddisfatto solo mediante la cooperazione di un altro la prestazione nei confronti del
soggetto, per soddisfare il mio interesse. creditore
Rapporto in forza del quale un creditore è legittimato a richiedere
una certa prestazione nei confronti di un altro soggetto, detto
debitore.
Il creditore ha dei diritti personali nei confronti del debitore
Caratteri:
• Non è immediato perché necessità l’intermediazione di altri
• Non è assoluto perché si può far valere solo nei confronti del
debitore
Diritto Soggettivo Potestativo: Soggezione: inerme di fronte
Si consente a un soggetto titolare del diritto potestativo di all’esercizio del diritto
modificare la sfera giuridica altrui anche senza il consenso del
diretto interessato. Es. fondo intercluso
Caratteri:
Sono diritti tipici: sussistono se individuati dal legislatore (i casi
sono individuati da legislatore)
Potestà Parentale, Genitoriale: diritto – dovere
è una situazione che consiste in un ibrido, presenta profili di dovere perché è un obbligo
vantaggio e di doverosità.
Diritto-dovere da parte dei genitori di impartire (autonomamente)
un educazione ai propri figli: diritto perché ne hanno la possibilità
e dovere perché è un obbligo, pena perdita della potestà. È un
diritto nell’interesse del minore, incapace di relazionarsi nel
traffico civile.

Onere
Situazione di carattere procedimentale, ibrida.
Consiste nel subordinare l’esercizio di una prerogativa al compimento di un dato atto.
Esempio: Il venditore del bene è tenuto a garantirne il funzionamento, altrimenti si può far valere al
garanzia (sostituzione, riparazione, riduzione del presso).
Onere di denuncia: l’acquirente ha però un periodo di 8 giorni dalla scoperta del difetto per farlo
presente al venditore, altrimenti il compratore perde la facoltà di far valere la garanzia.
Non è a vantaggio del venditore ma si vuole perseguire una situazione di giustizia dei rapporti,
privilegia la certezza e una onesta e rapida soluzione della vicenda.
È ibrida perché si può esercitare il diritto con il compimento di un atto (la rapida scoperta).
L’acquirente deve avere almeno un testimone della scoperta del vizio e della segnalazione entro la
data stabilita.

Interesse legittimo
Sussiste nell’ambito tra privato e pubblica amministrazione.
Si tratta della pretesa da parte del privato affinché la pubblica amministrazione eserciti i propri
poteri nei confronti del privato in modo corretto.
La pubbl.amm. può espropriare un bene del privato per ragioni di pubblica attività.
Es. la pubblica amministrazione espropria la casa perché la zona è stata individuata come luogo
perfetto per costruire un ospedale, la P.A. può farlo con un provvedimento autoritativo, deve pagare
un indennizzo al privato (il più delle volte è inferiore al valore).
Se il privato non vuole disfarsi del bene, in questo caso è assoggettato al potere autoritativo e non
può far valere il diritto di proprietà perché è di fronte ad un potere maggiore:
diritto di proprietà < potere autoritativo (=delle autorità).
Il privato può pretendere che la PA faccia un corretto uso del suo potere = interesse legittimo.
FINE SITUAZIONI GIURIDICHE

Diritto Privato  diritto interno (solo nell’ambito del Diritto Privato)


Diritto interno: si divide in
• Diritto sostanziale: disciplina atti e comportamenti dei soggetti
• Diritto processuale: regola lo svolgimento dei processi (es. diritto processuale civile regola i
processi civili, diritto processuale penale regola i processi penali)

Diritto Sostanziale si divide in 3 macroaree


1. Diritto Civile
2. Diritto Penale Sostanziale: seleziona i comportamenti che sono connotati da un
particolare disvalore, li eleva a figure di reato, e li punisce con delle pene
3. Diritto Pubblico: rapporti tra privato e pubblica amministrazione e funzionamento
dello stato e enti locali
1. Diritto Privato o Diritto Civile: disciplina i rapporti fra i privati, ovvero fra i soggetti che sono
posti su un piano di tendenziale parità. Rapporti quali contratti, famiglia, successioni, ecc.
Il testo di fondamento è il Codice Civile: ha valore di legge ordinaria.
È un’enciclopedia (di più di 2900 articoli) di tutta la disciplina dei rapporti fra privati, ha
l’ambizione di regolare tutti gli aspetti dei diritti privati ma non ci riesce poiché rimangono fuori
molte materie riguardanti la materia, regolate dalle leggi speciali, in fondo al CC.
Il Codice Civile rimane un riferimento imprescindibile per i principi generali che possono servire a
interpretare le leggi di settore (leggi speciali) che richiedono un livello di disciplina più dettagliato.
Come si struttura il Codice Civile:
• Disposizioni Preliminari al Codice
• Il Libro Primo delle Persone e della Famiglia: attiene alla persona (persone fisiche e diritto di
famiglia) e agli enti (strutture organizzate)
• Libro Secondo delle Successioni: successioni  diritto ereditario, diritto di successione
• Libro Terzo delle Proprietà: diritti di proprietà, diritti reali minori (es. usufrutto)
• Libro Quarto delle Obbligazioni: la disciplina del diritto obbligatorio, i contratti
• Libro Quinto del Lavoro: disciplina dell’impresa e delle società
• Libro Sesto della Tutela dei Diritti: non ha identità, serie di norme in parte sparse, filo conduttore
è quello di prevedere una serie di meccanismi alla tutela dei diritti (es.disciplina dell’ipoteca)
• Disposizioni di Attuazione

Diritto Privato
Risolve i conflitti e regola la cooperazione attribuendo posizioni di vantaggio e di svantaggio.
Il Diritto soggettivo è riferito ad un soggetto, non è astratto ed ha bisogno di entità alle quali inferire
i diritti soggettivi.
La Capacità Giuridica identifica l’attitudine ad essere centro di imputazione di attività giuridiche
(attive e passive). Spetta sia alle persone fisiche sia a determinate organizzazioni complesse (enti).
L’art 1 del CC: la capacità giuridica si acquista con la nascita: quando si nasce si è soggetti del
diritto (titolari di diritti), ideologicamente questo significa: uguaglianza, eliminazione della
schiavitù (=oggetto e non soggetto del diritto) e della discriminazione.
La pluralità di situazioni giuridiche di una determinata persona costituiscono la sua Sfera Giuridica
o il suo Patrimonio. Ogni azione, ogni atto che modifica il proprio patrimonio (di carattere
patrimoniale) equivale alla modifica della propria sfera giuridica, la quale è esposta ad un processo
modificativo quotidiano.
La Capacità di Agire (art 2 CC) identifica la capacità del soggetto di compiere atti che modificano
la propria sfera giuridica.
• La CdA presuppone la comprensione del soggetto, la capacità del soggetto di comprendere gli atti
che si accinge a compiere
• È riconosciuta a tutti i soggetti al compimento del 18° anno di età (esempio di valutazione astratta,
si è ipotizzato essere l’età media adatta per la comprensione degli atti patrimoniali)

Può però essere necessario modificare la sfera giuridica di un minore (art 320 CC): la legge
riconosce ai genitori la rappresentanza dei figli, i quali possono, in nome e per conto del minore,
compiere atti idonei a modificarne la sfera giuridica (es.diritti ed obblighi, di un eventuale contratto,
che pesano sul minore). Limiti:
• il legislatore da tuttavia dei limiti ai genitori, i quali possono compiere solo gli atti di normale
amministrazione (modificano la sfera in maniera superficiale) senza necessario controllo
• mentre per gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione (modificano profondamente il volto
della sfera giuridica) i genitori non possono compierli senza l’autorizzazione del giudice tutelare
che valuta il caso di urgenza o utilità per il minore (es.può essere autorizzata la vendita di un
immobile di proprietà del minore solo in caso di grande convenienza o assoluta necessità)
Nell’art 320 CC sono elencati gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione: riguardo sfera minore
• Alienazione dei beni: modificazione qualitativa del patrimonio (es.bene più tangibile, soldi più
“volatili”)
• Accettazione di un’eredità: è un atto rischioso poiché l’eredità può anche consistere in debiti
piuttosto che crediti. Questa può essere accettata solo se si dimostri che porti un vantaggio al
minore (es.nonno che da eredità al nipote)
• Locazioni ultranovennali: es. affitto di un appartamento di proprietà del minore per più di 9 anni
(sotto, ordinaria amministrazione). Non si vuole che i genitori compiano atti che ingessino le
proprietà del minore per molto tempo dopo la maggiore età
• Riscossione dei capitali: non possono essere riscossi senza l’“ok” del giudice tutela, il quale ne
indica anche l’impiego (es. c/c intestato al nipote, erede dell’assicurazione sulla vita)
Se il genitore viola gli obblighi perdono la potestà parentale e viene nominato un tutore.

Il tutore
Se il minore non ha i genitori si ricorre alla figura del tutore (art 357 CC): “il tutore ha la cura della
persona del minore, lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni”.
• Il tutore è nominato dal giudice tutelare
• Dato il fatto che il tutore non ha lo stesso grado del genitore, sorge l’esigenza di controlli molto
più intensi. Ha tuttavia gli stessi poteri dei genitori
• (art 362 CC) Nei 10 giorni successivi alla nomina il tutore deve fare un inventario dei beni del
minore (dato di partenza, fotografia del patrimonio del minore)
• (art 369 CC) Il tutore è vincolato rispetto a certi atti: es. il tutore deve depositare denaro, titoli di
credito, oggetti preziosi presso una banca (c/c intestato al minore) designata dal giudice tutelare,
per garantire la trasparenza dei rapporti. Naturalmente può trattenere la somma per il
mantenimento del minore
• (art 374-375 CC) Per tutti gli atti che incidono sulla sfera giuridica del minore occorre
l’autorizzazione del giudice tutelare e per atti che incidono in maniera ancora più profonda
occorre l’autorizzazione del tribunale
Se il tutore viola questi codici (obblighi previsti dalla legge. Art 382 CC): deve risarcire i danni
(azione di responsabilità) e sarà destituito.

Oggetto fondamentale è che i minori non possono modificare la loro sfera giuridica (non hanno la
capacità di agire), c’è la necessità di qualcun altro, solitamente i genitori altrimenti il tutore.
Se il minore conclude un contratto di vendita, il contratto è invalido, annullabile.

Minore Emancipato: è colui che si sposa prima del compimento della maggiore età, normalmente
16 anni M e 14 F. se due minori hanno deciso di sposarsi, il legislatore consente ai due coniugi
minorenni di compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione (parte della Capacità
di Agire) mentre per quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione non vengono sostituiti dai
genitori ma vengono assistiti: integrata dal consenso “maturo” del genitore.

Istituti d’aiuto
Può succedere che un soggetto che sia maggiorenne non abbia lucidità per comprendere il valore
dei propri comportamenti  infermità mentale, il legislatore ha formato 3 istituti [recentemente
modificati nella Legge n.6/2004. Legge che ha novellato il codice civile, cioè ha modificato
disposizioni precedenti]: istituto dell’interdizione, dell’inabilitazione, dell’amministratore di
sostegno

A) Istituto dell’Interdizione (art 414 CC)


 Occorre un’infermità di mente totale +
 Occorre una concreta esigenza di protezione del suo patrimonio (‘04  ricco o senza soldi)
Chi decide se una persona deve essere interdetta? Occorre una sentenza del giudice (che si avvarrà
di perizie di psicologi e psichiatri)  lo dichiara con sentenza del tribunale interdetto  con la
sentenza vengono decise 3 cose: interdizione, nomina del tutore, regime di pubblicità:
• Interdetto: perde la Capacità di Agire e si pone lo stesso problema del minore, viene quindi
nominato un tutore
• Il giudice nomina un tutore (art 418 CC): il tutore dell’interdetto ha gli stessi compiti del tutore
del minore (art 357 CC) rappresentarlo (sfera giuridica) – amministrarne i beni
• Regime di Pubblicità: deve essere registrato, annotato sui registri dello stato civile. Es. sulla C.I.
risulta che il soggetto è interdetto, cosicché tutti sono messi in condizione di sapere  se
l’interdetto conclude un contratto, come per il minore, questo è invalido, annullabile
• Il tutore si prende cura della persona dell’interdetto: soddisfa i suoi bisogni. Es: per le cure
mediche c’è bisogno del consenso del paziente, se il paziente è interdetto si ricorre al tutore, il
quale può emettere il consenso; il tutore può anche dare o ritirare il consenso di spegnere le
macchine che lo tengono in vita.

B) Istituto dell’Inabilitazione
Similitudini con l’interdizione, sempre con sentenza del giudice:
• Si dichiara l’inabilitazione
• Si nomina il curatore
• Regime di Pubblicità: annotato sui registri dello stato civile. Contratto da inabile è invalido,
annullabile
Diversità dall’interdizione: viene dichiarato inabile perchè
 Infermità di mente parziale
 Oppure per eccessivo uso di alcool o sostanze stupefacenti espongono il loro o il patrimonio di
famiglia ad un grande pregiudizio
 Oppure per eccessiva prodigalità mette a rischio il patrimonio
 Oppure perché ceco o sordo (es) dalla nascita: in ragione di questa malattia non ha avuto
esperienza del proprio atto giuridico
Effetti dell’inabilitazione: speculari al minore emancipato: può compiere atti di ordinaria
amministrazione, mentre per quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione necessita dell’assistenza
del curatore (il quale integra il suo consenso con quello dell’inabile).

C) Istituto dell’Amministratore di Sostegno (Legge n.6/2004)


Ha modificato i primi due istituti, è a tutela di quelle persone che si trovano nell’impossibilità di
provvedere ai propri interessi ma che non versino nelle condizioni previste dalla legge per
pronunciare interdizione o inabilitazione; può esserci una sovrapposizione di inabilitazione e
amministratore di sostegno  a guidare il giudice sarà una situazione di opportunità tra amm.di
sost. e inabilità.
Il beneficiario ha una maggiore sfera d’azione, è legittimato a compiere atti della normale
quotidianità.
Lo strumento Amministratore di Sostegno (art 404 CC) è uno strumento più duttile, sensibile
rispetto ai precedenti: si può ricorrerne non solo in caso di inabilità ma anche in caso di:
 Gravi deformità fisiche, persone mentalmente lucide ma svantaggiate nel traffico giuridico
causa l’età o acuta ignoranza
 Sia per problemi permanenti che per contingenze provvisorie (circostanze temporanee), può
essere sospeso
L’amministratore di sostegno è nominato dal giudice tutelare (procedura più snella, formale,
economica), quest’ultimo identifica anche per quali atti l’AdS deve sostituirsi, per quale deve
affiancarsi. Non c’è una norma generale astratta che indica i compiti dell’AdS, questi verranno
decisi volta per volta dal giudice tutelare. In questo caso non è previsto Regime di Pubblicità.
I provvedimenti del giudice tutelare possono essere più facilmente modificati, mentre per
modificare decisioni del tribunale (interdizione e inabilitazione) bisogna rifare il processo.
I poteri del tutore o del curatore sono sanciti dalla legge (fissati una volta per tutte), mentre
l’amministratore di sostegno ha poteri individuati volta per volta dal giudice tutelare.
Nel caso di nomina dell’amministratore di sostegno, il beneficiario è legittimato a compiere atti
della normale quotidianità, mentre inabile o interdetto no.

Interdizione o amministratore di sostegno


L’interdizione è più garantista, sono presupposti maggiori controlli: necessari nel caso di infermità
totale di mente e cospicuo patrimonio da amministrare. Nel caso di infermità di mente totale ma con
patrimonio irrilevante, conviene ricorrere all’AdS; può essere anche utilizzato riguardo a
denominazioni fisiche, con mente lucida, che non consentono di compiere atti giuridici
normalmente.

Inabilitazione o amministratore di sostegno


In caso di inabilitazione i presupposti possono essere infermità di mente parziale (quindi in grado di
compiere atti della normale quotidianità) oppure es. cecità dalla nascita, handicap che durano per
sempre. Nel caso di amministratore di sostegno questi handicap possono essere minori, o non dalla
nascita, oppure temporanei.

Atti annullabili compiuti dai beneficiari degli istituti


Sono istituti che aiutano la persona che non è in grado di comprendere a pieno il significato dei
propri atti:
1° problema: può succedere che una persona inferma di mente, ancora non dichiarata da sentenza o
giudice tutelare, compia un atto  merita o no tutela?
2° problema: può succedere che una persona lucida, si sballi e “decida” di concludere un contratto
 merita o no tutela?
L’art 428 CC considera i due problemi e da 2 comma:
1° comma: gli atti compiuti da una persona del 1° 2° caso sono annullabili se ne deriva un grave
pregiudizio (= contratto che da situazione squilibrante. Fa riferimento agli atti che sono annullabili);
la tutela è relativa xè non sempre è da solo. Tutela di più l’interdetto perché è scritto sulla carta
d’identità.
2° comma: è specifico ai contratti e fa riferimento alla malafede: i contratti conclusi da una persona
incapace di intendere e di volere, sono annullabili se sussiste la malafede dell’altro contraente (si è
accorto dell’opacità mentale). Tutela di più quindi il terzo caso (amm.di sost), perché non c’è nulla
di certificato (manca sentenza e provvedimento del giudice).
Ma per l’annullamento di atti e contratti occorre solo la malafede o anche il grave pregiudizio?
(esempio di interpretazione dell’articolo)
A) i comma vanno letti in contrasto?
Il comma 1 è unilaterale, non richiede azione della controparte (vedi remissione del debito)
Il comma 2 è bilaterale, per concludere un contratto occorre essere almeno in due
 occorre un solo presupposto, o malafede o grave pregiudizio
B) i comma vanno letti insieme?
Il comma 1 si riferisce a tutti gli atti di contenuto patrimoniale: unilaterali ma grave pregiudizio
Il comma 2 si riferisce ai contratti, atti aventi contenuto patrimoniale: bilaterali e malafede
 occorrono 2 presupposti, sia malafede che grave pregiudizio
Si sceglie la soluzione B, perché permette all’incapace naturale (in stato di mancanza di lucidità)
maggiore tutela e gli permette di compiere atti giuridici, non lo estromette completamente dal
traffico giuridico. Esempio di come la sola interpretazione letterale non basti, ma la norma va
contestualizzata: la finalità di questa norma è tutelare colui che compie l’azione.
Diritti della Personalità (articolo 2 della costituzione)
Nozione: sono diritti fondamentali della persona che si acquistano direttamente dalla nascita; diritti
soggettivi assoluti.
• Diritto all’integrità fisica (art 2 cost; art 5 CC)
• Diritto al nome (art 6,7 CC): ad avere un nome e che gli altri non usurpino il mio nome
• Diritto alla propria immagine (art 10 CC): che altri non utilizzano mia foto senza consenso
• Diritto all’onore (art 330 CP): non essere intaccato nella mia autostima, autoconsiderazione
• Diritto alla reputazione (art 332 CP): che non venga intaccata l’opinione che gli altri hanno
di me
Diritti all’onore e alla reputazione sono tutelati dal Codice Penale, entrano in gioco quando vi sono
diffamazione o insulto, sono reati.
I Diritti della personalità sono un elenco aperto, non sono solo quelli espressamente previsti dal
legislatore ma il giudice può svolgere una azione integrativa, può individuarne altri, perché solo
così si può assicurare una tutela completa.
Articolo 2 Costituzione:
• Tutela i diritti fondamentali della persona sia come singolo sia all’interno delle formazione sociali
(famiglia, sindacati, partiti, associazioni,ecc.)
• Delinea una clausola generale: (tecnica di formazione della norma) impone una direttiva di tutela
che l’interprete deve tener conto inoltre
• È una norma a fattispecie aperta: ha la caratteristica di consentire ai giudici di concretizzare la
tutela dei singoli tipi di offesa  grazie alla quale sono stati individuati nuovi diritti della persona
(es. diritto all’identità personale, diritto alla riservatezza)

4 Profili:
1) Elenco chiuso e aperto
2) Struttura dei diritti della personalità
3) Atti di disposizione dei diritti della personalità
4) Tecniche di tutela

1) la legge prevede nominativamente alcuni diritti della personalità: elenco di diritti (sopra):
- Se l’elenco fosse chiuso, la persona sarebbe tutelata solo per gli aspetti espressamente tutelati dalla
legge  elenco non completo ma puntiforme
- Mentre in base all’elenco aperto, il giudice può aggiungere altri diritti della personalità, può
tutelare la persona anche di fronte ad altri aspetti non previsti dalla legislazione, è tuttavia
necessaria la forma normativa
È la persona nella sua totalità che va tutelata, certi tipi di offesa sono già rientrati nella legislazione
ma col tempo vi è la necessità di prevedere nuove forme di tutela, è opportuno tutelare inediti profili
della persona attaccati dall’evolversi della realtà sociale. Questo compito spetta al giudice.

• Diritto all’identità personale: tipo si offesa sottile, diffamatoria, che non insulta ma che
tradisce la rappresentazione della persona (fa apparire la persona diversa da come è); figlia dei
giornali. Non codificato dal legislatore ma usato in base all’art 2 cost
• Diritto alla riservatezza o diritto al corretto uso dei dati personali, nuova forma di
aggressione; figlia dei computer.

2) Struttura dei diritti della personalità


Si tratta di Diritti Soggettivi Assoluti: caratteri di immediatezza e assolutezza.
Immediatezza: non ho bisogno della cooperazione di alcuno
Assolutezza: rispetto alla generalità dei consociati c’è un dovere generico nei miei confronti
Sono assimilabili ai Diritti della Proprietà ma hanno la caratteristica di essere riflessivi: la persona è
oggetto e soggetto del Diritto.

3) Atti di disposizione dei diritti della personalità


Il titolare può mettere in circolo i diritti di cui è possessore (es.cedere proprietà, immagine), può
elevare ad oggetto gli atti di disposizione:
- Nel caso della proprietà, se viene venduta si termina il possesso a titolo definitivo
- Nel caso della personalità, non ci si spoglia mai in modo definitivo perché fanno parte di aspetti
della propria persona (in caso di gravi motivi, il titolare del diritto di immagine può revocare il
consenso a che altri lo utilizzino)

4) Tecniche di tutela
Tutela di carattere inibitorio e risarcitorio (art 7,10 CC)
- inibitorio: cessazione dell’atto lesivo (tutela rivolta al futuro)
- risarcitorio: risarcimento dei danni
esempio di duplice tutela: la tutela di carattere risarcitorio è anche inibitorio

Diritto alla riservatezza


Di matrice giurisprudenziale: la giurisprudenza agisce prima (art 2 cost), in seguito il legislatore ne
crea la norma: in questo caso “legge del trattamento dei dati personali 1996”, sostituita dal “codice
della privacy 2004”.
Può essere inteso secondo due significati diversi:
1) Tradizionale: ritaglia in favore di ogni persona, una sfera di riserbo: tutta una serie di
informazioni relative alla persona che non possono essere divulgate senza il consenso della persona.
Problema: quali sono i confini della sfera di riserbo, in contrasto con il Diritto di cronaca (fondato
sull’art 21 cost; contrario al Diritto alla riservatezza, caratterizzato dalla trasparenza della cose)??
- Non si può usare la gerarchia delle fonti perché si tratta di diritti costituzionali, quindi sullo stesso
piano
- si usa il principio della ragionevolezza  compromesso per il quale la sfera di riservatezza della
persona può essere compressa nei casi: la persona è un personaggio pubblico (si espone ai
riflettori) oppure ricopre una carica pubblica
 se sussistono questi casi, la sfera può essere compressa e prevale il Diritto di cronaca (occorre
anche che il giornalista verifichi l’attendibilità della fonte e che comunichi la notizia in modo
pacato). Inoltre la sfera di riserbo non può essere violata completamente, eliminata (es. luoghi
intimi, privati della persona).
2) Accezione più moderna: diritto a che gli altri facciano un corretto uso dei miei dati personali.
Accezione più moderna e più d’attacco poiché sono io a controllare che i miei dati siano
correttamente utilizzati
Art 1 del Codice della Privacy: ognuno ha diritto alla protezione dei propri dati personali.
Dati personali (terminologia)
- tutta una serie di informazioni che si riferiscono ad una data persona e che permettono di
identificarla
- possono essere raccolti da più soggetti
- chi raccoglie i dati dei soggetti sono i Titolari del trattamento
- Interessato è il soggetto al quale si riferiscono i dati personali raccolti
- Trattamento è la modalità di utilizzazione delle informazioni raccolte: conservazione (meno
pericolosa), comunicazione (comunicarli a soggetti determinati) e divulgazione
Informativa Consenso Controllo + Tutela
+ importane per finalità - importante per 2 ragioni: + importante per tutela
• Il più delle volte non si
pensa cosa si sta firmando
• Ci sono molti casi in cui il
consenso non è richiesto
Il titolare del trattamento deve I dati personali possono L’interessato controlla che il
specificare al soggetto: essere raccolti solo con il titolare del trattamento stia
• l’inizio del trattamento (cioè consenso dell’interessato: facendo un uso corretto dei dati,
di quando inizia a raccogliere • spesso può essere un conformemente alle finalità: se in
informazioni) consenso verbale contrasto, l’interessato potrà
• ragioni, finalità per cui si • nei settori di politica, esercitare una tutela di carattere
raccolgono le informazioni. religione, malattia, il risarcitorio e/o inibitorio. Per
È fondamentale capire le consenso deve essere ottenere tutela l’interessato si
finalità per valutare uso scritto rivolgerà o al giudice (entrambi le
corretto o scorretto tutela) o al garante della privacy
(inibitoria)

Soggetti del Diritto


I soggetti del Diritto sono i titolari di capacità Giuridica (titolari di diritti ed obblighi): persone
fisiche e persone giuridiche (enti) e le ass.non riconosciute.

Ente (organizzazione statuto organo attività finalità contributi capacita giuridica/agire)


Enti Pubblici: Stati, Regioni, Province, Comuni (Diritto Pubblico)
Enti Privati: Istituzioni, Comitati, Società, Corporazioni
• l’ente presuppone un assetto stabilmente organizzato, sono strutture organizzate
• l’ente è una figura di produzione di attività, attività prodotta da persone, che la producono
rispettando determinate regole (regole d’organizzazione).
Esempio: WWF (organizzazione):
- Ha una struttura organizzata stabile
- Raccoglie, fa convergere tutti i singoli contributi nell’attività dell’associazione (contributi dei
singoli aderenti: denaro, materiale..)
- Produce attività
- La relazione dei singoli contributi ad una attività unitaria sono decisioni prese dall’organizzazione
- Decisioni prese con la regola della maggioranza
- Per realizzare un’organizzazione di questo tipo occorre uno statuto
Statuto  contenuto:
• Designa la struttura dell’ente
• Designa gli obiettivi che l’ente si propone di raggiungere (finalità, fini)
• Le modalità dei contributi degli aderenti
• Il patrimonio dell’ente fin dalla nascita
• Denominazione dell’ente di modo che si possa distinguere nel suo operare
Per poter raggiungere le finalità, l’ente ha la necessità di avere rapporti con terzi e per poter far
questo ha bisogno di un organo che faccia da rappresentante dell’ente con l’esterno (concludere atti
e contratti con terzi, in nome e per conto dell’ente).
L’attività dell’ente è diretta al perseguimento di fini, utilizzando contributi dei fondatori e dei
successivi aderenti  ciò rende queste organizzazioni centri di imputazione di situazioni giuridiche,
cioè l’ente è titolare di diritti ed obblighi.
L’ente ha anche la capacità di agire (modifica della sua sfera giuridica) e questo richiede che vi sia
una persona che può agire in nome e per conto dell’ente stesso.

Tipi di enti  enti lucrativi - enti non lucrativi


Enti lucrativi: enti preordinati ad assicurare ai soci un utile, un ritorno economico; la ragione per cui
uno diventa socio è per ottenerne un utile. Società  attività di impresa (art 2082 CC): è un’attività
organizzata, diretta alla produzione o allo scambio di beni o di servizi per il mercato  attività
produttiva di nuova ricchezza  fatta per ottenere utile da distribuire ai soci.
Si dividono in:
• Enti con personalità giuridica: società di capitali (SpA, Srl)
• Enti privi di personalità giuridica: società di persone
Enti non Lucrativi: enti che perseguono finalità di natura ideale o cmq non diretta al perseguimento
di un ritorno economico (non patrimoniali): come finalità di utilità sociale (cultura…) o cmq non
patrimoniali. Si dividono in (entrambi soggetti del diritto):
• Associazioni riconosciute e fondazioni
• Associazioni non riconosciute e comitati
Non devono necessariamente svolgere attività d’impresa ma ad esempio svolgere attività editoriali
(es.Touring Club). Nel caso svolgono attività d’impresa, se i ricavi sono superiori ai costi, questi
devono restare all’interno dell’ente (come autofinanziamento), non possono essere ridistribuiti ai
soci perché si tratterebbe di atti lucrativi caratteristici gli enti precedenti.
1° argomento: nel passato i soggetti del Diritto come persone giuridiche vi erano le associazioni
riconosciute e le fondazioni mentre oggi lo sono anche le ass. non riconosciute e i comitati.
La norma che prevede che le ass. non ric. e i comitati siano soggetti del diritto è l’art 36 CC: le dette
associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro i quali è conferita la presidenza o la
direzione.
2° arg: per obbligazioni assunte da persone che rappresentano l’associazione, i terzi possono
rivalersi sul patrimonio dell’associazione (le ass.non riconosciute possono compiere atti tipici che
modificano la loro sfera giuridica, hanno capacità di agire).
3° arg: art 18 cost. tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente. Ad ogni ente è
riconosciuto l’uso esclusivo di logo, simbolo, stemma (titolare di un diritto soggettivo, quindi
capacità giuridica).
4° arg: art 2659 CC individua i soggetti che possono presentare la domanda di trascrizione. Nel
nostro ordinamento esiste un sistema di pubblicità immobiliare (registri nei quali vengono annotati
gli atti di trasferimento dei beni immobili), che servono ad informare la generalità dei consociati
chi, nel dato momento, è proprietario del bene. Il primo comma dell’articolo dice chi può fare
istanza di trascrizione. Sia le persone fisiche, sia le persone giuridiche, sia le associazioni non
riconosciute possono comprare un bene, quindi hanno capacità di agire  soggetti del diritto.

Associazioni non riconosciute (da art 36 a 38 CC)


• Devono perseguire finalità di natura ideale o non patrimoniale
• Possono svolgere attività di impresa ma con divieto di distribuire gli utili
• Soggetti di diritto
Struttura organizzativa (vedi art 36 CC): l’ordinamento interno alle ass.non ric. è regolato dagli
associati (legislatore lascia ampia autonomia agli associati) i quali possono scegliere l’assetto
organizzativo, riportandolo nell’atto costitutivo della associazione (i partiti politici sono delle
ass.non ric., alcuni più democratici, altri più verticistici).
Sebbene la regola dell’associazione sia libera (assetto interno libero) indipendentemente da questo
ogni associazione deve avere un presidente o un direttore (36 2°comma, strumento di rigidità).
L’art 37 CC regola il fondo comune della associazione: indica l’insieme di risorse che l’ass. può
utilizzare per il raggiungimento dei propri scopi:
1 Dai propri associati
2 Dai ricavi dell’impresa
3 Donazioni, lasciti, sovvenzioni statali
Art 38 CC: l’ass. può assumere debiti, può richiedere prestiti dalla banca o chiedere ai fornitori di
posticipare il pagamento (60/90 giorni, come solito).
 se ass. non paga il debito, il creditore ha 2 strade a disposizione:
1 Rivalersi sul fondo comune dell’ass. (esproprio del bene immobile, pignoramento c/c bancario)
2 Art 38 consente ai creditori di aggredire non soltanto il patrimonio dell’associazione ma anche il
patrimonio delle persone che hanno agito in nome e per conto della ass. (es.presidente. questa
norma è in contrasto con l’art 2740 CC che indica solo il debitore in dovere rispetto al creditore):
in questo caso i debitori sono 2. Il legislatore ha introdotto questa norma perché tutela sia i
creditori, sia chi agisce in nome e per conto dell’ass. (non gli iscritti!) che saranno più prudenti
nelle decisioni.

Associazioni riconosciute
Hanno personalità giuridica [che viene concessa dalla pubblica amministrazione: dal prefetto che
decide nel luogo in cui l’associazione ha sede], effetti:
Beneficio della autonomia patrimoniale perfetta: (hanno un patrimonio, non un fondo comune) se
non rispetta scadenza con i creditori, questi possono rivalersi solo sul patrimonio dell’ass., se questo
non è sufficiente i creditori rimangono a mani vuote.
A fronte di questo beneficio vi sono una serie di oneri:
A) imposizione di un determinato assetto organizzativo: la legge impone che le ass. adottino la
struttura corporativa: almeno 2 organi, assemblea e consiglio di amministrazione
Assemblea
• Possono parteciparvi tutti gli associati
• Ha funzioni strategiche  modifica lo statuto dell’associazione *1 (mod. le finalità)
• Nomina gli amministratori, li controlla e può revocarli se non adempiono
• Approva il bilancio
Consiglio di amministrazione
• Organo operativo, esecutivo, gestionale
• Ha la funzione “day by day” di organizzare le iniziative necessarie per raggiungere le finalità
• Ha la facoltà di perseguire gli obiettivi
B) la legge determina all’art 10 CC per ottenere il riconoscimento, il contenuto dello statuto:
patrimonio e sede, diritti ed obblighi degli associati.
B1) *1 Prefetto deve necessariamente riapprovare le modifiche apportate allo statuto da parte
dell’assemblea. [statuto parzialmente eterodeterminato]
C) l’associazione deve avere un patrimonio adeguato agli scopi perseguiti, alle finalità indicate
nello statuto. Se sussiste il patrimonio si può ottenere la capacità giuridica
D) DPR 10 Feb 2000 n°361: art 1: le associazioni riconosciute vengono iscritte nel registro delle
persone giuridiche della prefettura e sono soggette alla pubblicità

Esempi:
i sindacati sono ass.non ric. per ragioni di carattere storico: non vogliono essere soggetti a tali
controlli dalla pubbl.amm.
i partiti sia per ragioni di carattere storico: regime di pubblicità; che per ragioni di carattere
contingente: sarebbe l’assemblea a poter nominare istruttori e necessariamente dovrebbero avere un
carattere democratico, non sempre verificato all’interno dei partiti.

Il DPR (decreto del presidente della repubblica) è una veste esteriore attraverso la quale vengono
emanati i regolamenti approvati dal governo.

Art 29 CC: all’assemblea degli associati spetta lo scioglimento dell’associazione: quando


l’assemblea delibera questo, l’associazione non si estingue subito ma entra nella fase di
liquidazione: fase in cui vengono chiusi i rapporti giuridici in corso, che sono pendenti al momento
della liquidazione: es.
- gli amministratori devono pagare i debiti, riscuotere crediti
- licenziamento dei lavoratori nell’associazione
Durante questa fase gli amministratori non devono più seguire i compiti della gestione di ordinaria
amministrazione ma occuparsi soltanto delle posizioni fluide; qualora gli amministratori (fine art
29) trasgredissero a questo divieto assumono la responsabilità personale e solidale (come se fossero
persone che hanno agito in nome e per conto di un’ass.non ric.).

Fondazioni
• Enti non lucrativi
• SE svolgono attività d’impresa  ricavi interno dell’ente
• Hanno personalità giuridica e usufruiscono di autonomia patrimoniale
Differenza con le associazioni riconosciute
I fondatori conferiscono una porzione del loro patrimonio nella fondazione e nell’atto costitutivo
della fondazione prevedono un consiglio di amministrazione che gestisca questo patrimonio in
modo da assicurare il perseguimento delle finalità indicate nell’atto costitutivo.
Manca però l’assemblea degli iscritti, vi è quindi un distacco dal patrimonio di chi ha costituito la
fondazione. In mancanza dell’assemblea il controllo è esercitato dalla pubblica amministrazione.
Art 25 CC: la pubblica amministrazione svolge i compiti dell’assemblea nelle ass.ric. (nomina
controlla revoca amministratori), può sciogliere la fondazione quando ritiene che questa non può
perseguire la mission dello statuto. Il cons.di amm. non può modificare lo statuto (è rigido).
Atto costitutivo e statuto sono un unico documento.

Le ONUS?!

Beni
I conflitti tra i consociati nascono per il problema delle risorse produttive.
Il concetto di bene serve ad identificare il soggetto legittimato ad usufruire del bene.
Beni pubblici: presuppongono un regime di uso normalmente aperto a tutti i consociati.
Beni privati: risorsa rispetto alla quale l’ordinamento legittima soltanto un determinato soggetto ad
usufruirne.
Articoli del Codice Civile:
810 $ Nozione generale di bene (sono beni le cose che possono formare oggetto di Diritto)
Art 810 CC: La definizione giuridica di bene è diversa da quella naturalistica di cosa: è possibile
che cose che non sono beni giuridici (es.aria) in quanto non assoggettabili al potere dell’uomo e
beni giuridici che non sono cose (beni immateriali) come le opere d’ingegno.
814*  Energie
2575*-2585*  Beni immateriali (opere dell’ingegno-invenzioni)
*Corrispondenza biunivoca fra norma e bene considerato.
$
Non c’è corrispondenza biunivoca (rapporto d’identità) tra beni e cose né tra cose in senso
giuridico e cose con valore economico
• Mentre l’art 810 CC si presta a 2 diverse interpretazioni:
1°: tra beni e cose c’è un rapporto d’identità: i beni possono essere soltanto le cose (categoria
chiusa) + eventualmente altre entità considerate nell’ordinamento come cose (energie, opere
dell’ingegno…| es.nel caso delle TV private, legge del più forte? La risp. del diritto è sempre
contraria al mero uso della forza).
2°: sono beni le cose che possono formare oggetti di diritti: non vi è rapporto d’identità (beni=cose)
ma rapporto di contingenza: le cose sono beni, ma possono essere beni in senso giuridico anche
altre cose.
Nel caso della 1° int. se una risorsa non è stata considerata dal legislatore non può essere regolata,
MA qualunque risorsa che scatena un conflitto tra privati deve essere oggetto di criterio di
soluzione da parte del diritto  si usa la 2° int. la categoria dei beni è una categoria aperta.
Esempio: anni70, TV privatabanda per trasmettere: questo comporta che l’etere è divenuto una
risorsa, l’uso delle bande deve avvenire secondo determinate regole o no (visto che non è riportato
negli articoli)?2° int. ha diritto di trasmettere su una data freq.chi per 1° ha trasmesso sulla stessa.
• Sempre art 810: sono beni le cose.
Tutte le cose o solo quelle con valore economico (cioè identità perfetta tra cose in senso giuridico e
cose in senso economico)? -in larga misura non corrispondono mai- In caso di identità perfetta tutte
le cose prive di valore economico sono senza tutela (es. risarcimento del danno è dovuto solo di
fronte ad una perdita patrimoniale  es. collana di conchiglie).
Secondo il nostro ordinamento tutte le cose possono essere considerate beni giuridici, ma quando
una cosa priva di valore economico diventa bene giuridico? Diventano bene giuridico quando vi è
un atto di appropriazione, quando cambia lo status giuridico della cosa (es. raccolta della
conchiglia).

I beni materiali si distinguono in 2 categorie:


Beni Immobili: (es.812 CC) quelle entità che non possono essere spostate da un luogo all’altro
senza modificarne l’entità fisica
Beni Mobili: entità che possono essere spostate senza modificarne l’entità fisica
La disciplina dei beni mobili è diversa da quella dei beni immobili sotto 3 profili:
1. Regole di circolazione giuridica
2. Regime di pubblicità
3. Diritti di garanzia
1) Circolazione giuridica: designa le vicende traslative (trasferimento dei beni, proprietà) dei beni.
Diversi regimi di circolazione giuridica:
• Nel caso di beni mobili: contratto che ha come soggetto il bene mobile è un contratto a forma
libera: verbale o scritta.
• Nel caso di beni immobili: il legislatore esige a pena di nullità la forma scritta, per il contratto.
La ragione è che agli occhi del legislatore, indipendentemente dal valore monetario, i beni immobili
rappresentano un aspetto del patrimonio del soggetto con un ruolo qualitativamente più importante
rispetto a quello dei beni mobili: la forma scritta costituisce uno strumento per assumere decisioni
più ponderate.
2) Regime di pubblicità: per i beni immobili è organizzato un registro immobiliare che da
informazione circa l’attuale titolarità del bene (registra tutti i contratti di trasferimento, achi
appartiene il bene in un dato momento). Per i beni mobili non esiste regime di pubblicità ma
esistono beni mobili registrati (auto navi aerei).
3) Diritti di garanzia: soltanto i beni immobili possono essere ipotecati mentre quelli mobili sono
oggetto di pegno.

Concetto di pertinenza
Presuppone un aggregato di più beni: vi è la cosa principale ed altri beni diversi. La pertinenza è un
bene distinto ma è posto a livello di ornamento o fruizione della cosa principale (es. statua posta nel
giardino  la statua è una pertinenza, è un ornamento del giardino).
 Rilevanza giuridica della pertinenza è che se viene venduta la cosa principale, anche se non
specificato viene venduta la pertinenza (automaticamente)
 Il proprietario della cosa principale può vendere la cosa principale distintamente dalla pertinenza
ma va specificato, altrimenti, nel silenzio delle parti, la pertinenza accompagna la cosa principale

Universalità dei beni mobili art 816 CC


Si ha quando (requisiti):
1. pluralità di beni mobili
2. appartiene al medesimo proprietario
3. aventi una destinazione unitaria
Esempio: collezione dei quadri del medesimo autore (ah già si beh stistracazzi!).
Pluralità di singoli beni mobili, unificati in un insieme acquistano valore.“Universalità” viene
regolata come se fosse un bene immobile, perché esprime un valore superiore alla sommatoria dei
singoli beni. In questo caso un bene mobile è equiparato ad un bene immobile. Vengono quindi
applicate le regole per i beni immobili (vedi usucapione dopo 20 anni).

Beni immateriali: opere dell’ingegno art 2575 CC


Costituiscono opere d’ingegno, opere riguardanti le scienze, la letteratura, la musica, il cinema, il
teatro (elenco 2575).
Sono opere di ingegno quelle opere di carattere creativo, cioè che fanno compiere alle categorie
suddette un passo in avanti. Solo quelle opere che sono caratterizzate dalla creatività (non è
automatico come i beni materiali).
Anche le opere d’ingegno pongono il problema dell’utilizzo della risorsa:
si individuano 2 tipi di diritto:
1. diritto alla paternità (essere riconosciuto autore dell’opera): non può essere ceduto
2. diritto allo sfruttamento economico dell’opera: può essere oggetto di trasferimento

Così come un proprietario di una cosa materiale può sfruttare la cosa nella maniera opportuna, deve
poter farlo anche il proprietario di un bene immateriale.
 Ma i beni materiali hanno una fruizione unica, quindi per tutelare le prerogative del
proprietario è sufficiente assicurargli la disponibilità materiale del bene.
 Mentre i beni immateriali possono essere utilizzati contemporaneamente da più persone.
Bisogna impedire che gli altri utilizzino l’opera  diritto di esclusiva dei beni immateriali (art
2577 CC): il diritto d’autore comporta tutele (tutela civile) di carattere sia inibitorio che
risarcitorio.

Invenzioni art 2785 CC


2 requisiti più 1 (brevetto)
1. invenzione deve costituire creatività: un passo in avanti nell’evoluzione tecnologica.
2. invenzione deve essere finalizzata ad un nuovo processo industriale (destinazione ind. quali un
metodo, un processo di applicazione ind.)
La brevettazione viene richiesta dall’inventore all’Ufficio di Brevettazione (pubblica
amministrazione), il quale stabilisce se l’invenzione ha questi requisiti e ne emette il brevetto.
 Con la brevettazione si ottiene il vantaggio di acquisire il diritto allo sfruttamento
economico del brevetto in regime di esclusiva.
 Se l’invenzione è già stata fatta, ma non brevettata, non può ricevere più il brevetto:
il diritto allo sfruttamento dipende dal primo che brevetta, non che inventa.
L’inventore ha 2 diritti:
1° di carattere non patrimoniale: paternità dell’invenzione
2° di carattere patrimoniale: deriva soltanto dalla brevettazione
Il brevetto dura 20 anni, cessato questo periodo tutti possono liberamente utilizzare l’invenzione.
La brevettazione deriva da 2 esigenze:
1) da una parte occorre remunerare l’inventore, il quale ha impiegato risorse per la ricerca
(esigenza microeconomica; remunerare l’inventore è importante per promuovere la ricerca)
2) dall’altra vi è l’esigenza di patrimonio pubblico: dopo 20 anni l’invenzione porta economia al
paese (esigenza macroeconomica). [Questa soluzione attualmente vigente è una soluzione di
compromesso (la norma può piacere o non piacere, es.20 anni sono troppi), tuttavia questo è un
limite tecnico della norma].
Proprio perché la tutela brevettuale è limitata, ci possono essere imprese che non fanno brevettare la
proprie invenzioni (Es. CocaCola™ non ha brevettato il suo prodotto, la sua formula è tuttora
segreta). La brevettazione è valida quando si ritiene che l’invenzione sia obsoleta prima di 20 anni.

Se scopro che un altro utilizza l’invenzione senza il mio permesso:


- chiederò al giudici che cessi lo sfruttamento dell’invenzione  tutela inibitoria
- chiederò il risarcimento dei danni  tutela risarcitoria

Proprietà libro III, art 832 CC; definizione di proprietà art 42 cost. (Diritto reale assoluto)
3 punti: 1°contenuto, 2°modi d’acquisto, 3°azioni di difesa della proprietà

Valore giuridico della proprietà


Premessa storica: la proprietà ha avuto una parabola discendente: nei primi sistemi liberali aveva un
valore simbolico altissimo, ritagliava in favore del titolare una zona di libertà d’azione, era in grado
di erigere un potere di diritto contro la potenza del sovrano.
Oggi non ha più questo significato, non fa più parte dei diritti inviolabili della persona: se si guarda
la costituzione, la proprietà non è collocata infatti fra le norme fondamentali (art 1-12) ma all’art 42,
cioè nella parte rivolta a regolare i rapporti economici (da diritto fondamentale a economico).

Contenuto
Libertà d’azione rispetto ad un dato bene: al proprietario è riconosciuto il diritto/potere di dare al
bene la destinazione che ritiene più opportuna, 832 CC dice: godere e disporre del bene e cioè:
 Trarre dal bene tutte le utilità che questo può offrire
 Elevare il bene a vicende di carattere traslativo (=atti di disposizione =vendita =monetizzare il
bene)
Questa sfera di libertà di azione non è illimitata, 832 CC: entro i limiti e con l’osservanza degli
obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico: limiti (2):
1: da una parte limiti di carattere esterno o derivanti da regole di buon vicinato
2: dall’altra limiti di carattere conformativo: più profondi perché entrano nel contenuto dei diritti
della proprietà derivanti dall’art 42 cost.  la proprietà privata deve essere assicurata in modo da
garantire la funzione sociale.

1: limiti di carattere esterno (art 840 CC): la sfera di libertà d’azione in altezza e verso il sottosuolo è
limitata fino allo spazio d’interesse del proprietario, viceversa non può opporsi ad attività di terzi
negli spazi in altezza e verso il sottosuolo che egli non abbia interesse ad escludere.
1: limiti che trovano la loro matrice nelle regole di buon vicinato (art 844 CC): l’esercizio della
proprietà può portare a delle immissioni (odori, rumori…), esternalità negative. Queste sono lecite
fin tanto che rimangono entro la soglia di normalità, se superata le immissioni diventano vietate. Il
concetto di base è che il proprietario non può fare de bene ciò che vuole: le esternalità negative
devono essere tollerabili o altrimenti verrebbero sacrificati diritti dei vicini.
Come si stabiliscono concretamente: (riguardo limiti derivanti da regole di buon vicinato)
- O esiste una normativa di settore (es.discoteche)
- Oppure di tratterà di valutare caso per caso secondo il 2° comma 844  2 criteri:
1. priorità dell’uso (es.costruisco casa vicino all’aeroporto, devo tollerare di più il rumore)
2. al di là della priorità dell’uso, bisogna contemperare (adattare) le ragioni della proprietà a
quelle della produzione (es.costruisco casa vicino ad una fabbrica siderurgica)
Naturalmente sono vietate tutte le immissioni gravose per la salute (art 2 cost)
 Divieto di atti emulativi (art 833 CC): punto di partenza è che il proprietario ha molta libertà ma
non può fare atti i quali non abbiano lo scopo che quello di nuocere o recare molestie ad altri. In
base a 2 presupposti:
1) Presupposto negativo: atti che non arrecano nessun vantaggio al proprietario (“riflessivo”)
2) Presupposto positivo: atti che arrecano molestia a terzi
Può essere definito un limite di carattere conformativo, perché impedisce un certo uso del bene,
limita il proprietario nel suo campo d’azione; ma più che un vero e proprio limite conformativo, il
legislatore vieta l’esercizio di atti di abuso della proprietà.

2: limiti di carattere conformativo: regole che discendono dall’art 42 cost.: consentono di orientare
la proprietà verso la funzione sociale. Vengono introdotti rispetto a certi tipi di beni (non si parte
dalla proprietà ma dal bene).
1° Esempio, la proprietà terriera (art 44 cost, applicazione dell’art 42 cost. base di legittimazione
della riforma agraria degli anni 50  latifondi): costituisce una risorsa produttiva, al fine di
conseguire la produzione la legge può imporre dei limiti alla proprietà (specifica la funzione
sociale): il proprietario ha il dovere di coltivare il terreno (altrimenti può essere espropriato). In
questo caso la proprietà è un diritto-dovere.
2° Esempio, beni privati di carattere culturale: le mie prerogative sono limitate  la funzione ultima
è quella sociale.
3° Esempio, suoli edificabili.
4° Esempio, legge sull’equocanone.

Non esiste più un unico statuto, un'unica disciplina della proprietà ma vi sono discipline specifiche.
In linea di fondo la funzione della proprietà è l’utilità sociale
Quando viene in gioco un particolare tipo di bene il legislatore detta una disciplina specifica
(es.codice dei beni culturali).
La proprietà è un diritto assolutamente illimitato per il proprietario solo nel caso dei beni di
consumo. Mentre è un diritto limitato se:
 se il bene può pregiudicare un interesse collettivo
 se il bene costituisce una risorsa produttiva rilevante per l’intero sistema (es. proprietà terriera:
strumento di produzione di ricchezza)  idea è che se proprietà è razionalmente sfruttata occorre
che chi ha la proprietà si dia razionalmente da fare

Modi di acquisto della proprietà art 922 CC


titolo originario e titolo derivativo.
1. Modi di acquisto della proprietà a titolo originario
Designano delle vicende che fanno sorgere, in capo ad un soggetto, un nuovo diritto di proprietà
(per nulla legato con un eventuale preesistente diritto di proprietà):
A) Occupazione (923 CC): riguarda soltanto beni mobili. Può sorgere con l’apprensione materiale di
una cosa mobile che prima non apparteneva a nessuno (es.conchiglie in riva al mare); l’atto di
apprensione fa sorgere un nuovo diritto di proprietà.
B) Invenzione (927 CC): ritrovamento di una cosa (bene mobile) abbandonata (es. ombrello lasciato
nell’autobus). Non è idoneo a far nascere un nuovo diritto di proprietà ma presuppone una nuova
serie di comportamenti: la cosa abbandonata deve essere consegnata senza ritardo al sindaco,
rendendone note le circostanze del ritrovamento; il sindaco deve rendere note queste circostanze
riportandole sull’albo pretorio; se il proprietario si fa vivo a diritto alla restituzione della cosa dando
una ricompensa a chi ha trovato; se altrimenti sorge un nuovo diritto di proprietà (senza legami da
alcun precedente diritto di prop.) verso chi ha trovato.
C) Accessione (934 CC): qualunque cosa fatta sopra o sotto il suolo, appartiene al proprietario del
suolo (norma che se contrapposta ai limiti di proprietà cede). *derogato dal diritto di superficie, 952 CC. Pg24
D) Specificazione (940 CC): se una persona ha adoperato una materia che non gli apparteneva per
realizzare un bene, ne acquista la proprietà salvo che il valore della materia non superi in modo
rilevante quello della manodopera. Viene assegnata la proprietà del bene a chi ha svolto la creazione
del risultato finale, sempre che il comportamento non sia antieconomico (valore cosa < valore
materia). Il legislatore si occupa che il proprietario venga rimborsato del mero costo della materia
prima utilizzata (non risarcire ma rimborsare: implica un costo minore a titolo del risarcimento,
quest’ultimo include anche il mancato guadagno che rimane a carico del proprietario della materia).
Chi ha svolto la manodopera acquista un nuovo diritto di proprietà che estingue il precedente.
E) Usucapione (1358 CC). Vedi PG 26 *5 sotto il possesso
2. Modi di acquisto della proprietà a titolo derivativo
Non presuppongono la nascita di un nuovo diritto di proprietà ma chi acquista, acquista un diritto (di
proprietà) preesistente che cambia soggetto di proprietà:
A) Per atto fra vivi: è innescato dalla conclusione di un contratto o dal compimento di un atto
giuridico (non per morte)
B) Per causa di morte: se un soggetto muore chi sarà il proprietario dei beni del defunto? La vicenda
del trasferimento della proprietà avviene dal morto agli eredi. Non è determinato da un contratto o
da un atto compiuto dalla persona (ma dalla sua morte). Carattere successorio (da non studiare).

Da sottolineare
La vendita di un bene fa si che la proprietà di un bene passi dal venditore all’acquirente.
Si possono trasferire soltanto i diritti di cui si è titolari: in questo caso l’acquirente diviene
proprietario soltanto dopo la dimostrazione che il venditore fosse il proprietario del bene: prova
diabolica *smisps nel caso si acquisti a titolo derivativo bisogna risalire la catena di vendita fino ad
un venditore che era proprietario a titolo originario (pubblicità immobiliare è un onere e non un
obbligo).

Azioni di difesa della proprietà


Il diritto della proprietà è un diritto reale assoluto. Fa sorgere in capo a tutti i consociati un dovere
generico di astensione che possa turbare l’esercizio della proprietà.
2 fondamentali tipi di violazione del diritto di proprietà:
1) Privare il proprietario della disponibilità materiale del bene: l’ordinamento assicura al
proprietario il diritto di rivendica del bene.
[2 regole fondamentali  1° in base all’art 24 cost. tutti possono far valere davanti al giudice i
propri diritti ma 2° occorre dimostrare di essere proprietario di quei diritti]
Azione di rivendica (948 CC) *cips: il proprietario può rivendicare la proprietà della cosa per riaverne
la disponibilità materiale ma deve dimostrarne la proprietà:
 Se la cosa rubatomi è stata venduta posso far valere l’azione di rivendica sull’acquirente, devo
però restituirgli la somma per l’acquisto
 Se l’azione di rivendica viene fatta valere sul ladro e questo vende il bene, è tenuto a recuperarmi
la cosa o a corrispondermene il valore in denaro oltre che a risarcirmi il danno
2) Il Proprietario rimane nella disponibilità materiale del bene ma un terzo pone in essere una serie
di atti o comportamenti che turbano la piena fruizione del bene (es.molestia):
Molestie di diritto: un terzo afferma di avere qualche diritto sulla mia proprietà.
Molestie di fatto: immissioni.
Azione negatoria (949 CC): in caso di molestie di diritto il proprietario può agire per far dichiarare
l’inesistenza di diritti affermati da altrui sulla cosa; in caso di molestie di fatto il proprietario può
chiedere che se ne ordini la cessazione, oltre il risarcimento del danno (inibitoria + risarcitoria).

Comunione titolo VII, art 1100 CC


Può succedere che il medesimo bene appartenga a più soggetti  comunione: il diritto di proprietà
non spetta ad un unico soggetto ma di quel diritto sono contitolari più soggetti  contitolarità:
appartiene ad altri diritti reali
3 tipi di genesi:
1. Comunione volontaria: fenomeno di contitolarità che sussiste per volontà dei titolari di diritto
(es.comprare una barca; dividere le spese…).
2. Comunione incidentale: fenomeno contitolarità non deriva dalla volontà delle parti, non deriva
dalla legge ma da mere vicende materiali (es.persona muore e lascia in eredità a 3 figli (coeredi) un
appartamento, figli diventano comproprietari della appartamento)
3. Comunione forzosa: tipica dei condomini: si caratterizzano di contenere al loro interno delle
proprietà esclusive (appartamenti) e delle proprietà necessariamente comuni (scale, muri perimetrali,
cortili…). Mentre il fenomeno di comunione volontaria e incidentale può cessare e il bene passa da
regime di comunione a proprietà esclusiva, il fenomeno della comunione forzosa non cessa, le parti
comuni lo rimangono.
Come si regola il fenomeno della comunione?
Profilo esterno: attiene al porsi del diritto che spetta a più soggetti rispetto a terzi.
 Non c’è differenza tra diritto a titolarità esclusiva o comune, i terzi sono comunque tenuti ad
astenersi a non turbare il godimento del titolare (invece che rispetto ad un soggetto, a più soggetti).
 Se un terzo vuole acquistare un bene per intero (divenire proprietario esclusivo) deve ottenere il
consenso di tutti i comproprietari.
Profilo interno: attiene a regolare i rapporti fra i contitolari del diritto (come regolare l’uso, come
dividere le spese, come dividere i vantaggi di un albero da frutta ad esempio).
Lo strumento per determinare i criteri per determinare le modalità di uso, spesa e vantaggi è la
quota ideale (2° comma 1101 CC): ciascun comproprietario è proprietario di tutto il bene ma
soltanto nei limiti della suo quota, in una determinata misura, il concorso dei partecipanti della
comunione, tanto nei vantaggi, quanto nelle spese, avviene in proporzione alle quote.
Es. il campo è in comproprietà di A e B: A 60%, B 40% ma su tutto il campo si estende il diritto di
entrambi: A (o B) è comproprietario di tutto il campo nella misura proquota.
La quota si determina in base alla volontà delle parti o ad altre regole specifiche, altrimenti l’art
1101-1° comma dice: le quote si presumono uguali.
Uso della cosa comune (1102 CC): ciascun titolare è legittimato a servirsi della cosa comune,
purché non ne alteri la destinazione (1° limite) e purché non impedisca il pari uso agli altri
contitolari (2° limite).
Es. appartamento: nessuno dei comunisti può trasformare l’app. in officina (^1°); contitolari
possono scegliere un uso promiscuo, decidere di vivere insieme nell’appartamento (l’uso di ciascuno
non deve pregiudicare quello altrui (^2°), oppure uso in modo ternario (più sensibile il discorso di
quote), oppure un uso in modo indiretto (affittare l’app.  guadagno per quota).
Se contitolari non si mettono d’accordo riguardo l’uso, si può investire il giudice.
Attività di amministrazione (manutenzione) di un bene in regime di comunione:
 Amministrazione ordinaria (es.lampadina) 2° comma 1105 CC: per compiere gli atti di ordinaria
amm. vale la regola della maggioranza delle quote (può essere un solo comunista a detenere la
maggioranza delle quote).
 Amministrazione straordinaria (es.opere di ripristino) 1108 CC: per questi atti occorre la
maggioranza delle teste che rappresenti i 2/3 del valore della cosa comune (2/3 delle quote).
 Attività di innovazione (carattere di miglioramento, non di conservazione come la manutenzione)
2° comma 1108: per le innovazioni stessa regola per amm.str., maggioranza teste e 2/3 quote. Ma
tutto ciò potrebbe voler dire abuso da parte del comunista maggioritario (es. 2 comunisti, A 70%,
B 30%). Le attività di innovazione sono consentite solo se non comportano una spesa gravosa
altrimenti diventano vietate. Modo per salvaguardare il comproprietario con la quota inferiore e
per far si che comunista maggioritario non cerchi di estraniarlo  per spesa gravosa occorre il
consenso di tutti.
Cessazione della comunione art 1111 CC
Ciascuno dei partecipanti può domandare lo scioglimento della comunione, questo denota come il
legislatore ha più fiducia nella proprietà esclusiva che nella comunione.
Divisione della comunione
 Il bene è facilmente divisibile (es. campo di divide per percentuali di quote)
 Meccanismo dell’attribuzione del bene in comunione a un solo proprietario:
1- Perizia per determinar il valore del bene
2- Acquisto del bene da parte del proprietario  diritto potestativo
3- Obbligo del nuovo proprietario esclusivo di versare il conguaglio agli
altri corrispondente al valore della loro quota  diritto relativo
Per trasferire l’intera proprietà del bene occorre il consenso di tutti i condomini.
Per trasferire una quota, questa può essere liberamente trasferita dal titolare della quota stessa,
l’acquirente diverrà il nuovo comproprietario.

Condominio
Si tratta di una comunione forzosa, non vi si applica l’art 1111 CC.
L’art 1117 CC riporta un elenco delle parti comuni (suolo, muri maestri, tetti, scale, portoni…)
anche se vi sono parti che possono essere comuni o di proprietà esclusive (es.canna fumaria). Il
1117 CC da una presunzione di appartenenza comune: ciò vuol dire che nel silenzio le parti elencate
sono comuni. Tuttavia il regolamento di condominio può disporre in modo diverso dal 1117 CC ad
eccezioni di alcune parti obbligatoriamente comuni (es.muri perimetrali).
Poste le parti comuni come si dividono le spese, quali sono le quote ideali delle parti comuni?
Tabella millesimale, meccanismo:
 Si mettono insieme tutte le proprietà esclusive, il totale di queste è mille
 Ciascun proprietario ottiene un numero pari alla proporzione della superficie del suo
appartamento e mille
 In base ai millesimi si basano le quote
Amministrazione (manutenzione) delle parti comuni: spetta all’amministratore:
- nominato dall’assemblea condominiale (dai condomini)
 ha il compito di sovrintendere all’amministrazione della cosa comune
 rappresenta i condomini nei confronti dei fornitori
 sta in giudizio in nome e per conto del condominio
 riscuote le spese condominiali
L’uso delle cose comuni devono essere fissate da un regolamento (modalità di fruizione della cosa
comune). L’approvazione del regolamento compete all’assemblea condominiale:
- organo collegiale
- si riunisce almeno una volta l’anno
 ha il compito di approvare il regolamento sulle modalità di fruizione della cosa comune
 nomina l’amministratore (incarico annuale, per questo l’assemblea deve riunirsi…)
 approvare bilancio (proposto dall’amministratore) preventivo (previsione) e consultivo (esborsi e
entrate condominio)
 determinare opere di amministrazione straordinaria e innovazione
L’assemblea viene convocata due volte perché necessita, per poter deliberare, quorum costitutivi e
deliberativi che normalmente non si raggiungono mai e quindi si passa a deliberare nella 2° riunione
che richiede quorum minori (1/3 teste e millesimi invece che 2/3).
Per deliberazioni di ordinaria amministrazione occorre l’accordo di 1/3 delle teste e 1/3 dei
millesimi mentre per deliberazioni di straordinaria amministrazione e per innovazioni occorre la
maggioranza di 2/3 delle teste e dei millesimi. Se si tratta di spesa gravosa o voluttuarie, i
condomini possono essere esonerati dal pagamento della loro quota.
Diritti reali su cosa altrui (godimento - garanzia)
La proprietà è il prototipo dei diritti reali. Rispetto ad un bene vi può essere un unico diritto di
proprietà, non si possono avere più diritti di proprietà distinti.
I diritti reali su cosa altrui insistono sul loro contenuto su un bene altrui. 2 gruppi:

Diritti reali di godimento: Usufrutto, Superficie, Uso abitazione…


La sfera di utilità che può offrire un determinato bene solitamente è a favore del proprietario.
Nel caso sussista il diritto reale di godimento, una parte viene riservata al titolare di questo diritto,
questo comporta una compressione delle prerogative di utilità del proprietario (proprietà si
comprime). Se e quando il diritto reale di godimento si estingue, la proprietà si espande e il
proprietario torna ad usufruire interamente del bene.
I diritti reali di godimento sono un numero chiuso, questo perché si tende a mantenere la proprietà il
più possibile libera da pesi (deriva dal codice napoleonico, dopo che nel medioevo gravavano +
diritti sul medesimo bene e vi era difficoltà nella scelta di chi dovesse dare la destinazione
economica al bene).
Altro aspetto dei diritti reali di godimento è il diritto di seguito: se il proprietario (A) del bene su cui
grava il diritto reale di godimento, vende il bene stesso, il diritto reale di godimento (di un terzo C)
sarà opponibile anche sull’acquirente (B) ma con una avvertenza: se si tratta di beni immobili il
diritto reale di godimento deve essere trascritto nei registri immobiliari.
Modi di costituzione del diritto reale di godimento
 Testamento: il testatore decide di attribuire la proprietà del bene al figlio, ma al tempo stesso
l’usufrutto alla moglie. Alla morte della moglie la proprietà del figlio si espande, fino ad allora
rimane compressa, la moglie vive nell’appartamento.
 Per contratto: contratto tra proprietario e futuro titolare del diritto reale di godimento, non
trasferisce il diritto di proprietà. Si dice contratti con efficacia costitutiva/derivativa: la proprietà
del bene costituisce il diritto reale di godimento; il diritto reale di godimento deriva dal diritto di
proprietà, può crearsi solo da questo diritto.
 Usucapione
Modi di estinzione *glab
¤Prescrizione per non uso: i diritti reali di godimento vanno esercitati, altrimenti (disinteresse o
dimenticanza) dopo 20 anni consecutivi si estinguono
¤Consolidazione: le due qualità (es. proprietario e usufruttuario) vengono a coincidere nella stessa
persona, il diritto maggiore estingue quello minore (rimane solo proprietà)

Diritti reali di garanzia: pegno (grava su beni mobili) e ipoteca (beni immobili).
Sono sempre connessi ad un titolo di credito. Pongono il loro titolare in una posizione di vantaggio:
ad esempio tra i creditori di un debitore, il titolare del diritto di garanzia ha la facoltà di soddisfarsi
per primo e per intero sui beni (nel caso di inadempimento) del debitore.
Per i diritti reali di garanzia vale il diritto di seguito: se il bene viene vento, il terzo acquista anche il
pegno o l’ipoteca che gravano sul bene.
Modi di costituzione del diritto reale di garanzia
Non basta il contratto (come per i dir.reali di godimento) ma occorre:
• Nel caso del pegno la consegna del bene mobile
• Nel caso dell’ipoteca che il relativo bene sia iscritto al registro pubblicitario immobiliare

Usufrutto titolo V, libro III, art 978 CC


Diritto reale (di godimento) che attribuisce al suo titolare, detto usufruttuario, il diritto di trarre dal
bene tutte le utilità che lo stesso può offrire, nonché di acquisire possesso potenziale del bene. Il
proprietario ha l’obbligo di conseguire il bene all’usufruttuario, il quale è legittimato a usufruire di
tutte le utilità del bene, la proprietà viene ridotta ai minimi termini: nuda proprietà.
La proprietà continua comunque a sussistere, la posizione dell’usufruttuario non è perfettamente
identica di quella di un pieno proprietario ma è minore, limiti:
1. Art 981 CC [usufrutto]: l’usufruttuario ha diritto di godere della cosa ma deve rispettare la
destinazione economica del bene, scelta dal proprietario
2. Art 979 CC: l’usufrutto è un diritto a termine, a tempo determinato (mentre proprietà no):
- Se usufrutto è in favore di una persona fisica la durata non può eccedere la vita del
usufruttuario
- Se in favore di una persona giuridica (2° comma), non può eccedere i trenta anni. La norma
si riferisce agli enti muniti di entità giuridiche, tuttavia essendo vecchia e riferita al momento
storico della sua emanazione, con l’evolversi dell’ordinamento si applica oggi anche agli enti
privi di personalità giuridica.
3. Art 1015 CC: abusi dell’usufruttuario: abusi dei limiti (es.modifica destinazione economica) e
anche abuso è quando usufruttuario si disinteressa del bene: oltre a conservarne la destinazione
economica, l’usufruttuario deve conservarne la produttività, mentre il proprietario può
disinteressarsi del bene (altra posizione di differenza tra usuf. e prop.).
Se avvengono degli abusi, il nudo proprietario può richiedere al giudice la decadenza del diritto
di usufrutto (modo specifico di estinzione *glab)
Il bene oggetto del diritto di usufrutto va fotografato  inventario (termine di controllo).
Per quanto riguarda la manutenzione del bene oggetto dell’usufrutto ci si rifà sul concetto di
manutenzione ordinaria, le quali spese gravano sull’usufruttuario, e amministrazione straordinaria,
spese gravanti invece sul proprietario.

Diritto di Superficie titolo III, libro III, art 952 CC


Diritto reale di godimento. Si può presentare sotto 2 varianti:
1. Consiste nell’attribuzione, in favore di un soggetto distinto dal proprietario, di realizzare e tenere
per sé una costruzione sopra il suolo: il superficiario acquista in primo luogo il diritto a creare la
costruzione, in secondo quello di divenirne proprietario, non del suolo ma della sola costruzione
2. Consiste nell’attribuzione del diritto di superficie su di una costruzione preesistente sul suolo,
anche qui il superficiario è staccato dalla proprietà del suolo (è prop. della sola costruzione)
Il diritto di superficie rappresenta una deroga al principio di accessione immobiliare* (modo di
acquisto a titolo originario, art 934 CC), per la quale tutto ciò che sta sopra il suolo del proprietario
appartiene ad esso stesso.
Il diritto di superficie può essere a tempo determinato o indeterminato:
- se tempo determinato (953 CC), alla scadenza del termine, la proprietà del suolo si espande e
include a ciò che è presente sul suolo  piena applicazione della regola di accessione
- se a tempo indeterminato ?? e il bene viene meno (es.terremoto): per quanto riguarda la 2°
variante il bene si estingue, mentre per la 1° variante il bene può essere ricostruito nell’arco di 20
anni (o si estingue il dir.di sup.)
Esempio:
Condominio  proprietà del suolo è in comunione mentre gli appartamenti sono di proprietà dei
condomini (diritto di superficie).
Edificio Popolare  proprietà del suolo è del comune mentre gli affittuari hanno un diritto di
superficie di 99 anni, dopodiché la proprietà si espande al comune
Il diritto di superficie non è consentito sulle piantagioni (art 956 CC)

Servitù (in breve): le servitù prediali (fondo), consistono nel peso imposto a un fondo (detto
servente) per l’utilità di un altro fondo (detto dominante) appartenente a un’altra persona. A
differenza dell’usufrutto, una servitù non priva completamente il proprietario della facoltà di
godimento del bene e può essere costituita in modo determinato o imperpetuo.

Il Possesso libro III, titolo VIII, art 1140 CC…


Non diritto di possesso (situazione giuridica) ma possesso: situazione di fatto.
Il contenuto di questa situazione è espresso dal 1140 CC: il possesso è il potere che si manifesta in
una attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altri diritti reali. Il possesso si riferisce a
beni materiali = a cose.
Elementi del possesso sono 2:
1. Disponibilità materiale della cosa (significato di potere sulla cosa nel 1140) +
2. Comportarsi rispetto alla cosa di cui si ha la disponibilità materiale come se si fosse il
proprietario (comportamenti che sono tipici del proprietario).
Per poter parlare di possesso occorre il 2° elemento (detto elemento psicologico), poiché la sola
disponibilità materiale sussiste anche per la detenzione.
Esempi: Viva in affitto in un appartamento, ho la dispo.mat. della cosa MA sono assoggettato al
pagamento di un canone (affitto), non mi comporto quindi come proprietario, non sono possessore
ma detentore.
Se il ladro ruba il portafoglio ha sia la dipo.mat. della cosa, sia tiene comportamenti relativamente
al portafoglio come se ne fosse il proprietario (non lo è ma si comporta come); è possessore.
Importante: il possesso non si appoggia al diritto soggettivo corrispondente (es.proprietà).
Possessore e proprietario possono coincidere e non.
Se si ha solo il 1° elemento si è detentore, se si hanno entrambi si è possessore, se si ha soltanto il
2° elemento (psicologico) si è nel caso di possesso mediato (1140 2° comma).
Esempio: do in locazione un appartamento: non ne ho la disponibilità materiale ma mi comporto
come il proprietario (posso non esserlo) perché percepisco il canone.
La ragione per la quale è utile differenziare Possesso da Detenzione è che il Possesso riceve tutela
dall’ordinamento: se il possessore viene privato della cosa di cui ha la dispo.mat. della cosa, può
chiedere che il giudice ordini che chi ha sottratto la cosa sia obbligato a restituirla. La restituzione
viene ordinata indipendentemente dalla circostanza che il possessore fosse anche il proprietario.
Esempi: Se vai a rubare a casa del ladro (a Napoli), il ladro può rivendicare il possesso. Se il
proprietario ruba al ladro, quest’ultimo può richiedere la restituzione della cosa.
Entro certi limiti di tutela il possesso prevale sulla proprietà: se il proprietario viene spogliato di un
bene deve esercitare l’azione di rivendica (giudice,verifica proprietà,furto 948CC*cips), la
situazione di fatto non può essere infranta con comportamenti violenti o clandestini (giustizia da
sé). Per quanto riguarda il possesso è necessaria anche solamente la prova testimoniale.

Azioni di tutela del possesso


Azione di reintegrazione o azione di spoglio (art 1168 1° comma):
• Può essere esercitata dal possessore quando è stato privato della disponibilità della cosa o con la
forza o di nascosto, è diretta a ottenere dal giudice la restituzione della cosa contro l’autore dello
spoglio.
• Va fatta esercitata entro l’anno
• Per poterla esercitare è sufficiente una prova testimoniale di 2-3 persone, i quali provino che la
precedente disponibilità della cosa era del possessore
L’onere provatorio richiesto per dimostrare la qualità di possessore è molto meno gravoso di quello
richiesto per dimostrare la dispo.mat. in qualità di proprietario:
 Possessore: per azione di spoglio basta prova testimoniale
 Proprietario: rivendicare dipo.mat. serve la prova diabolica (da titolo originario bla bla *smisps).
Azione di manutenzione
• Riguarda soltanto beni immobili e universalità dei beni mobili
• Si può far valere quando il possessore è turbato da molestie, provenienti da soggetti terzi,che
pregiudicano il pieno godimento del bene è diretta a far cessare queste molestie turbative
• Sempre entro l’anno
• L’azione di manutenzione è simile all’azione negatoria ma è meglio usare l’azione di
manutenzione perché più semplice nella tutela e nel processo.

Acquisto (del possesso) dei frutti art 1148 CC


Problema dei frutti:
1. quando il frutto diventa un bene autonomo rispetto alla cosa madre?
2. una volta che il frutto diventa un bene autonomo, a chi appartiene?
Risposta 1: art 820 CC, i frutti fanno parte della cosa madre fin tanto che non interviene la
separazione
Risposta 2: art 821 CC, i frutti naturali appartengono al proprietario della cosa che li produce
Ma i frutti prodotti da un bene di possesso?
• Se il possessore è di buonafede, i frutti appartengono al possessore (anche se non proprietario).
Il possessore di buona fede (1147 CC) è colui che possiede ignorando di ledere un diritto altrui.
Deve trattarsi di un errore scusabile o il possessore diventa di malafede. Il legislatore concede il
possesso perché il possessore ignora di non essere il proprietario e si interessa del bene, mentre il
proprietario è disinteressato allo stesso (proprietario parassitario). La buona fede del possessore
sussiste fino alla domanda giudiziale da parte del proprietario, il quale potrà far valere azione di
spoglio e manutenzione.
• Se il possessore è di malafede, i frutti appartengono al proprietario della cosa madre.

Usucapione art 1158 CC…. *5


Modo di acquisto della proprietà a titolo originario.
Beni immobili e universalità dei beni mobili (1160 CC) hanno il medesimo trattamento (1158 CC):
la proprietà del bene si acquista per effetto del possesso continuato, non interdetto, alla luce del sole
(non occultato), non violento che si protrae per almeno 20 anni.
 Usucapisce anche il possessore di malafede. Il legislatore preferisce al proprietario anche il
possessore di malafede perché quest’ultimo si è occupato del fondo, ha valorizzato l’oggetto in
questione, mentre il proprietario se n’è disinteressato per 20 anni.
 Per effetto dell’usucapione la proprietà precedente si estingue e sorge un nuovo diritto di
proprietà (…originario)
Beni mobili (1161 CC)
 Se possesso è stato acquisito in malafede  la proprietà nasce dopo 20 anni
 Se possesso è stato acquisito in buona fede  10 anni
Il possessore deve dimostrare il possesso per 10-20 anni: non è necessario provare la continuazione
del possesso “secondo x secondo”: il 1143 dice che il possesso presente non fa presumere il
possesso anteriore ma il 1142 dice che se si riesce a provare che anteriormente il bene era in
possesso (es. 5 anni fa) e che tuttora è in possesso, allora viene ritenuto il possesso intermedio
(continuato) del bene.
Inoltre il 1146 esprime che non è necessario che il possesso continuato venga esercitato dal
medesimo possessore, ma può verificarsi la successione del possesso per eredità: in questo caso gli
anni di possesso si sommano (es. A possiede x 16 anni, lascia in eredità a B che possiede x 4 anni
16+4=20…).

Da possesso a proprietà (usucapione, 1153, 1155...)


Usucapione Vs. Prova diabolica
Acquisita la proprietà a titolo derivativo, non basta dimostrare il proprio titolo d’acquisto, ma
bisogna risalire la catena di traslazione del bene fino ad un proprietario a titolo originario.
Se si verifica però un possesso continuato di 20 anni, si diviene proprietario del bene per effetto
dell’usucapione; l’onere provatorio è minore: è necessaria la prova testimoniale; nasce quindi un
nuovo diritto di proprietà a titolo originario.
La prova diabolica subisce un temperamento per effetto del diritto di proprietà attraverso l’istituto
dell’usucapione.

Il possesso vale come elemento di vicende circolatorie la cui disciplina in qualche misura devia dai
principi generali:
1° regola (riferita al 1153): Non si può generalmente divenire proprietario di un bene se lo si
compra da qualcuno che non ne è proprietario, ma questa regola subisce dei temperamenti:
art 1153 CC: colui al quale sono alienati (venduti) beni mobili da parte di chi non è proprietario ne
acquista la proprietà mediante il possesso purché la persona che acquista sia in buona fede: il 1153
si riferisce a beni mobili, requisiti:
1. Titolo (atto di disposizione, es.contratto di vendita o donazione) astrattamente idoneo (=in linea
generale serve al trasferimento del bene ma non nel caso concreto che colui che aliena non sia il
proprietario) al trasferimento
2. Consegna del bene (avere il possesso del bene mobile oggetto del contratto)
3. Buonafede (colui che figura come acquirente alla consegna del bene non sa che il venditore non
ne è il proprietario)
 Se sussistono questi 3 requisiti: colui che con l’atto di vendita figura come acquirente
diviene proprietario del bene, non a titolo derivativo ma a titolo originario (nasce un nuovo
diritto di proprietà in capo a colui che figura come acquirente. In cima vi è sempre un atto di
disposizione, un contratto).
In questo caso il legislatore ha deciso di sacrificare il proprietario perché questa regola favorisce la
circolazione dei beni mobili: se altrimenti non esistesse la regola si richiederebbe che venditore
dimostri la proprietà del bene (es.edicolante dimostri proprietà del giornale in vendita); con la
regola l’acquirente è sicuro dei suoi acquisti.
2° regola: 1155 CC: Soggetto proprietario vende (atto di disposizione) bene mobile a più acquirenti.
Requisiti:
1. Atto di disposizione
2. Effettivo proprietario
3. Vende più volte il medesimo bene = più atti di disposizione per lo stesso bene
 Questo porta ad un conflitto tra acquirenti! Chi è il proprietario del bene? Deve essere preferito
l’acquirente che ha per 1° acquisito (1) il possesso (NB: la consegna NON l’acquisto) del bene
in (2) buonafede. Questo perché non esiste regime di pubblicità per i beni mobili e quindi si
presume che il possidente sia proprietario.

Due regole parallele per i beni immobili:


1°) Usucapione decennale (1159 CC parallela al 1153): in presenza del titolo astrattamente idoneo
al trasferimento, trascritto sui registri immobiliari, colui che, possessore del bene per almeno 10
anni, nel contratto figura come acquirente in buonafede, acquisisce la proprietà del bene a titolo
originario. =
1. Titolo astrattamente idoneo al trasferimento
2. Trascritto nei registri immobiliari
3. Possessore del bene da almeno 10 anni
4. In buonafede al momento della conclusione del contratto
 Acquirente diviene proprietario a titolo originario
2°) Effetti della trascrizione (2644 CC parallela al 1155): il proprietario del bene immobile lo vende
a più acquirenti: il criterio adottato dalla legge è che deve essere preferito chi ha trascritto per primo
il contratto d’acquisto (NB non chi ha acquistato per primo), indipendentemente dalla malafede;
questo per far si che si che avvenga la trascrizione. La trascrizione non è un obbligo ma un onere
(porta un vantaggio).

Obbligazioni libro IV, art 1173 CC…


Rapporto giuridico in forza del quale un soggetto debitore è tenuto a svolgere una prestazione, e un
soggetto creditore è tenuto a richiederla al debitore.
È un vincolo, lega due soggetti:
• Debitore: sinonimo obbligato o soggetto passivo del rapporto obbligatorio
• Creditore: legittimato alla prestazione, soggetto attivo del rapporto obbligatorio. il creditore ha un
diritto soggettivo relativo (relatività del rapporto) che può far valere solo nei confronti del
debitore
L’obbligazione è ottenere una prestazione per il raggiungimento del risultato: viene obbligato un
soggetto ad effettuare una attività, comportamento dovuto dal debitore (= prestazione).

Prestazione - contenuto
Una prestazione può essere di diversi caratteri: fare (es.tinteggiare la stanza), consegnare
(guardarobiere consegna il cappotto), o anche non fare (es.benetton è un negozio in franchising, il
venditore si impegna a vendere solo abbigliamento di quella marca); oppure dare alla latina:
trasferire un diritto. Prestazione pecuniaria, somma di denaro.
Le prestazioni devono avere determinate caratteristiche (1174 CC):
- la prestazione che forma l’oggetto della obbligazione può essere di carattere patrimoniale o (non)
extrapatrimoniale (es. realizzare opera di ricostruzione contrapposta a vedere una partita di calcio)
- MA anche se non patrimoniale deve (la prestazione) suscettibile di valutazione economica: questo
è il limite tra prestazione giuridica o di cortesia (quest’ultima non è in grado di essere oggetto della
prestazione). Esempio: la badante è una prestazione in vendita sul mercato quindi si tratta di
rapporto giuridico, mentre se offro compagnia ad una persona senza discorso di professionalità la
prestazione non è suscettibile di valutazione economica, si tratta di un rapporto di cortesia.
La prestazione costituisce il contenuto dell’obbligazione (1175 CC):
• Non solo tratta la prestazione principale
• Ma l’oggetto dell’obbligazione non si esaurisce nella prestazione principale ma ci possono essere
ulteriori obblighi non esplicitamente indicati dalle parti ma derivanti dal fatto che le parti devono,
nel rapporto giuridico, comportarsi con correttezza
Si dice quindi che l’oggetto della obbligazione è un oggetto complesso formato dalla prestazione
principale più dalla regola generale di correttezza. Il 1175 si riferisce sa a debitore che a creditore:
anche il creditore è tenuto ad offrire una prestazione nei confronti del debitore, consistente nella
cooperazione per rendere più agevole la prestazione del debitore.
Esempio: contratto di riparazione del PC
 Riparare il computer
 Ipotizzando che ella riparazione si venga a conoscenza di informazioni riservate dell’utente  il
centro assistenza non può divulgare le info perché vi è “l’obbligo generale di correttezza”(non
esplicitamente indicato dalle parti. Risvolto applicativo della regola generale di correttezza).

Fonti delle obbligazioni art 1173 CC


• Contratto: principale fonte
• Fatto illecito (2043…): è il fatto dannoso, che produce un danno: questo fa sorgere a carico
dell’autore del fatto dannoso l’obbligo di risarcire il danno sofferto dalla vittima.
• Ogni altro fatto o atto idoneo a produrre obbligazioni in conformità all’atto giuridico
Il 1173 è una formulazione riassuntiva di tutte le singole ipotesi in cui la legge fa sorgere
un’obbligazione di un soggetto verso un altro soggetto
Inoltre vi è la ripetizione dell’indebito (2033 e 2037 CC): se svolgo la prestazione nei confronti di
chi non è reale creditore, non mi libero del rapporto ma sono obbligato ha ripetere la mia
prestazione (che sia di danaro o di fare) nei confronti del creditore. Il falso creditore in malafede o
in buonafede è tenuto a restituirmi la somma (nel caso di prestazione pecuniaria).

Estinzione della obbligazione


L’obbligazione si estingue con l’adempimento: esecuzione della prestazione dovuta.
Per valutare se la prestazione è stata correttamente eseguita il legislatore ha introdotto un criterio,
un metro di giudizio (1176 CC):
1° comma, nell’adempimento della prestazione, l’operatore deve adoperare la ordinaria diligenza, la
diligenza del buon padre di famiglia. Il legislatore ha indicato un parametro medio, non l’eccellenza
ma un comportamento che una persona normale (talenti e capacità normali) terrebbe in quel
determinato contesto, situazione. Il legislatore non pretende un lavoro eccellente ma il metro di
giudizio aumenta all’aumentare della specializzazione dell’operatore e del livello della prestazione.
2° comma 1176: si riferisce ad un tipo specifico di obbligazioni, quelle relative al professionista
(essenzialmente al libero professionista). In questo caso il metro dell’ordinaria diligenza è sostituito
con quello della perizia: serve per valutare il lavoro del libero professionista, cioè a controllare che
vengano rispettate tutte le regole che presiedono allo svolgimento di un arte o di una professione.
Normalmente la prestazione del debitore è diretta ad assicurare al creditore un determinato risultato:
Di fronte ad una obbligazione di risultato è semplice capire se il risultato è stato assicurato:
- se il debitore non ha svolto la prestazione, è sicuramente inadempiente
- se l’ha svolta si è liberato dell’obbligazione, si slega il rapporto, si estingue il legame
Di fronte ad una obbligazione di mezzi: nel caso di libero professionista, il risultato non è certo che
venga realizzato. Es. l’avvocato non può assicurare la vittoria della causa; il medico non è certo di
guarire il paziente. Si tratta di eventi che non rientrano nella sfera di controllo del debitore. Il libero
professionista è inadempiente se ha violato l’una o l’altra della regole che conformano la specifica
attività (es.avvocato ha dimenticato la scadenza, non esito causa ma ha violato una regola), per
questo obbligazione di mezzi (regole di svolgimento dell’obbligazione).
Sotto questo aspetto, la giurisprudenza ha introdotto un temperamento rispetto alle obbligazioni del
medico, questo perchè è molto difficile per il paziente capire quale regola ha violato il medico nel
corso del suo adempimento. L’esito infausto dell’operazione non dimostra automaticamente
l’inadempimento ma dà una presunzione di inadempimento, di fronte a questo indizio non si può
richiedere di più al creditore (paziente si istruisca di medicina) ma sarebbe più ragionevole
(invertire le parti) richiedere al medico di dimostrare di aver rispettato tutte le regole e che esito
infausto non dipende dalla sua diligenza. Una volta che il paziente ha la presunzione
dell’inadempimento deve rivolgersi al giudice, il quale nomina il consulente tecnico di ufficio a
quale si richiede una consulenza sul lavoro del medico giudicato inefficiente dal paziente.

Estinzione dell’obbligazione senza obbligo di prestazione


Ci sono altre vie che conducono all’estinzione del legame pur in assenza dell’inadempimento, per
cui l’obbligazione si scioglie senza obbligo di prestazione da parte del debitore:
1. Confusione (1253 CC…): le qualità di creditore e debitore vengono a coincidere nella medesima
persona. Ad es. se padre presta somma a figlio, muore padre e per diritto ereditario figlio diviene
debitore e creditore di se stesso  il vincolo si estingue senza prestazione
2. Remissione (1236 CC…): atto unilaterale del creditore con il quale libera, disimpegna il debitore
dall’obbligo di eseguire la prestazione dovuta. Vi possono essere casi in cui il debitore non è
favorevole a non eseguire la prestazione (es. festival di Sanremo  per ritorno di immagine), per
questo il legislatore consente al debitore di rifiutare la remissione (reviviscenza del rapporto
obbligatorio) e se il creditore non gli fa eseguire comunque la prestazione tiene un
comportamento antigiuridico e deve pagare i danni verso il debitore
3. Compensazione (1241 CC…): presuppone che tra due soggetti intercorrano rapporti obbligatori
distinti e di segno invertito (cioè un soggetto è nei confronti dell’altro, creditore in un rapporto e
debitore in un altro): se si tratta di debiti di pari importo, l’obbligazione si estingue
automaticamente; mentre se di importi diversi, per soddisfare l’obbligazione si paga la differenza.
La finalità della compensazione è quella di semplificare i rapporti. 3 tipi di compensazione
individuati dal legislatore: legale – giudiziale – volontaria:
a) Compensazione legale: i debiti contrapposti sono omogenei (medesimo
contenuto), liquidi (oggetto prestazione determinato, specifico ammontare) ed esigibili (debiti
scaduti, di cui si può chiedere l’ammontare da subito): se sussistono questi 3 requisiti si può
usare la compensazione legale ma ci vuole la dinamica del rapporto: 1°uno dei soggetti deve
richiedere il credito all’altro 2°a questo punto l’altro può eccepire il suo credito e 3°partito il
meccanismo della compensazione i rispettivi debiti (crediti) si estinguono (nulla o differenza)
b) Compensazione giudiziale: esistono fra le parti rapporti omogenei ed
esigibili, non liquidi ma di facile liquidazione: interviene il giudice che aggiunge un pezzo di
fattispecie, cioè rende il credito (di un soggetto) liquido
c) Compensazione volontaria: vi sono dei debiti reciproci ai quali mancano
dei requisiti (omogeneità, liquidità, esigibilità), i soggetti manifestano (manifestazione di
volontà, accordo tra le parti o non si può usare la comp. volontaria) di essere l’uno verso
l’altro creditori e debitori
4. (1*)Impossibilità sopravvenuta (2*)non imputabile al debitore (1256 CC…): dopo la nascita
della prestazione (che non necessariamente deve immediatamente essere eseguibile),
intervengono dei fattori esterni che rendono impossibile l’esecuzione della prestazione.
L’impossibilità deve essere oggettiva (1*nessuno nella posizione del debitore sarebbe stato in
grado di svolgere la prestazione) e assoluta (2*derivante da causa non imputabile al debitore,
estranea dalla sua sfera di controllo)

Inadempimento del debitore art 1218 CC


Tre casi:
1) Mancata esecuzione della prestazione dovuta: sussiste quando l’inadempimento può considerarsi
definitivo, quando il creditore non è più interessato all’esecuzione della prestazione (es. torta
nuziale)
2) Inesatta esecuzione della prestazione dovuta
3) Ritardo nell’esecuzione della prestazione dovuta: sussiste quando il debitore pur non avendo
rispettato i termini del contratto, è tenuto ad eseguire la prestazione perché il creditore ne
mantiene l’interesse (es. automobile dal concessionario) *6,pg31

La mancata esecuzione della prestazione dovuta è una condizione necessaria ma non sufficiente per
potersi parlare di inadempimento, questo perché può sussistere il caso dell’ (1) impossibilità
sopravvenuta (2) derivante da causa non imputabile al debitore (1218 va letto in stretto
collegamento al 1256). Il debitore deve dimostrare sia 1 che 2 o è considerato inadempiente e
quindi condannato al risarcimento dei danni: l’obbligo di fare la prestazione si trasforma in obbligo
di pagare somma di denaro a titolo di risarcimento: somma equivalente al valore della prestazione
più i pregiudizi connessi al mancato perseguimento della prestazione (danni).

Risarcimento del danno


In linea di principio il legislatore aspira a mettere il creditore nella situazione pari a come se avesse
ricevuto la prestazione. Ma di fatto il legislatore ha introdotto un temperamento a favore del
debitore (questo perché graverebbe sul debitore un rischio alto che porterebbe ad evitare di prendere
vincoli obbligatori) con i cosiddetti criteri del danno risarcibile (1223,1225,1227 2° comma):
Criterio delle conseguenze dirette ed immediate 1223CC: prevede due caratteri economici:
1 Danno emergente: esborsi affrontati dal creditore (dal suo patrimonio preesistente) in vista del
conseguimento della prestazione
2 Lucro cessante: mancati guadagni che il creditore avrebbe potuto ottenere con la prestazione
dovuta (utilizzando la prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio)
MA si escludono dal risarcimento le conseguenze che non siano immediate e dirette, cioè si possono
chiedere i danni sulla base di un nesso causale che sussiste solo se il danno è stato causato in modo
diretto dall’inadempimento e non da altre cause [procedimento: si elimina l’inadempimento e ci si
chiede se A il danno si sarebbe comunque verificato  non causato quindi dall’inadempimento, non
si pagano i danni - B pregiudizio non si sarebbe verificato  causati da inadempimento]. Una volta
accertato il nesso tra inadempimento e danno (causale) si pone il criterio di normalità che sta ad
indicare che il danno deve configurarsi come conseguenza normale dell’inadempimento (normale
decorso degli avvenimenti) e si escludono gli elementi eccezionali e anomali.
Criterio di prevedibilità 1225 CC: Attiene al profilo quantitativo del danno, sono risarcibili i danni
prevedibili al momento in cui è sorta l’obbligazione. È prevedibile il danno che il debitore poteva
prevedere usando la diligenza media (cioè agli standard quantitativi normali) al momento della
nascita dell’obbligazione. (es. fornitore di lavatrice a tintoria risarcisce standard quantitativi normali
e non eccedenti come nel caso che in quel periodo caserma chiesto lavaggio maggiore okkei?) se
l’inadempimento è però intenzionale il debitore sarà tenuto a risarcire anche i danni imprevedibili.
Criterio di evitabilità 1227 2° comma: non sono risarcibili i danni che il creditore avrebbe potuto
evitare con l’ordinaria diligenza (norma figlia dell’art 1176). Se il debitore inadempiente può
dimostrare che con un minimo impegno il creditore avrebbe potuto evitare alcuni danni, questi non
sono risarcibili dal debitore. (es. fornaio vicino a esselunga richiede farina a produttore)

Accertati i precedenti, il giudice dichiara il debitore inadempiente e lo condanna a pagare una


somma di denaro. Il creditore ha vinto la causa, ha in mano la sentenza ma non i soldi, ipotesi:
• A il debitore paga  l’obbligazione si estingue, il rapporto si scioglie
• B il debitore non paga, cosa può fare il creditore?
In base all’art 2740 CC (responsabilità patrimoniale) il debitore risponde dell’adempimento delle
obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri: questa norma, che fissa la responsabilità
fondamentale del debitore, consente al creditore deluso di rifarsi sui beni del debitore: esproprio dei
beni, vendita all’asta giudiziale e farsi assegnare a titolo di risarcimento il ricavato della vendita.
Se il debitore è nullatenente il creditore rimane a bocca asciutta, tuttavia potrà rivalersi sui beni che
entreranno a far parte della sfera giuridica del debitore.
Se il debitore ha più creditori? Se il debitore ha beni per soddisfare tutti: esproprio,asta giudiziaria,
assegnazione ricavati; altrimenti interviene la parità di trattamento per tutti i creditori (2741 CC):
se il patrimonio è insufficiente a soddisfare tutti, le pretese dei creditori dovranno essere
proporzionalmente diminuite rispetto al patrimonio del debitore. È vero che i creditori hanno eguale
diritto, salvo però le cause legittime di prelazione. I creditori si distinguono in 2 grandi categorie:
• Creditori comuni chirografari: privi di cause legittime di prelazione
• Creditori privilegiati: titolari di cause legittime di prelazione. Titolari ad esempio di diritto di
pegno od ipoteca (sui beni del debitore): Diritti reali (su cosa altrui) di garanzia (vedi pag.22).
Questi mettono in una posizione di pregio il loro titolare (sono sempre connessi ad un titolo di
credito): il creditore che ha diritto di ipoteca sul bene immobile del debitore può far espropriare il
bene su cui insiste il suo diritto, farlo vendere all’asta giudiziale e soddisfare le proprie ragioni
creditorie sul ricavato prima di tutti e senza concorrere con gli altri creditori (prima e per intero).

Il ritardo nell’esecuzione della prestazione dovuta si ha quando il creditore mantiene l’interesse


nella prestazione per la quale il debitore non ha rispettato la scadenza. Quando il ritardo è
inadempimento? Nel caso in cui il ritardo non comporta nessun danno verso il creditore, il semplice
ritardo non è da considerarsi inadempimento.
Per far si che il ritardo valga come inadempimento occorre uno specifico atto del creditore:
costituzione in mora del debitore; si tratta di una raccomandata inviata dal creditore verso al
debitore con la quale si intima di eseguire la prestazione, basta questo per trasformare il ritardo in
ritardo foriero di conseguenze negative al creditore  effetti:
1 Il debitore sarà tenuto a risarcire i danni sofferti dal creditore in conseguenza del ritardo
2 Se dopo la costituzione in mora sopravviene un’impossibilità della prestazione indipendente dal
debitore, quest’ultimo non si libera della prestazione. Cioè l’impossibilità viene a lui addossata.
Vi sono 3 casi in cui il debitore che non adempie subisce la costituzione in mora senza l’azione del
creditore (1219 CC): uno tra i tre è quando il debitore dichiara che non adempirà all’obbligazione.

Obbligazioni specifiche
Il legislatore ha considerato specificatamente alcuni tipi di obbligazioni:
A) Obbligazioni pecuniarie (1227 CC…e 1224)
B) Obbligazioni solidali (1292 CC…)
C) Obbligazioni alternative
D) Obbligazioni indivisibili

A) Obbligazioni pecuniarie: hanno come oggetto il pagamento di una somma di denaro. Sono
assoggettate al principio nominalistico: se dal momento della nascita dell’obbligazione alla
scadenza del termine di pagamento il valore della moneta cambia, il debitore è tenuto a pagare il
valore nominale della somma dovuta. La regola del principio nominalistico è tuttavia derogabile
ma solo in caso di espressa deroga delle parti o altrimenti, nel silenzio, ci si attiene al principio.
Ad esempio derogabile con la clausola oro: si valuta quanto oro si compra con la somma in
questione alla nascita della obbligazione e si determina che al termine il debitore dovrà dare
l’importo pari a riacquistare lo stesso quantitativo di oro.
- Se al momento della scadenza il debitore non paga è da considerarsi inadempiente poiché è una
prestazione sempre possibile, ed è tenuto a risarcire i danni.
Come si articola l’obbligo risarcitorio (1224): si compone della somma di denaro dovuta,
maggiorata dagli interessi moratori i quali sono dovuti automaticamente, a prescindere dalla
circostanza che il creditore dimostri di avere subito un danno. La misura degli interessi può basarsi
o sul tasso legale (stabilito dal ministero del tesoro) o può essere stabilito un tasso maggiore dalle
parti. Tuttavia può accadere che gli interessi moratori non bastino a coprire l’entità del danno subito
e nel caso ci si è basati sul tasso legale, il creditore può richiedere danni aggiuntivi, i quali dovranno
essere provati e ai quali si applicano i criteri del danno risarcibile (1223,1225,1227-2°) mentre se si
era stabilito un tasso tra le parti il creditore non può richiedere danni aggiuntivi.
B) Obbligazioni solidali: 3 tipi: solidità passiva, attiva, mista
Solidità passiva: si ha questo tipo di obbligazione quando per la medesima prestazione nei
confronto di un creditore abbiamo più debitori.
1° regola: il creditore è legittimato a richiedere l’intera prestazione a uno qualsiasi dei debitori.
2° regola: se questo la esegue svincola se stesso e gli altri.
3° regola: il debitore può chiedere agli altri debitori le quote a lui dovute (in via di regresso). Queste
quote si presumono uguali se non risulta diversamente.
Solidità attiva: un debitore, più creditori.
1° regola: ciascun creditore può richiedere l’intera prestazione al debitore.
2° regola: il debitore compie la prestazione e libera se stesso nei confronti di tutti i creditori.
3° regola: gli altri creditori possono agire in via di regresso per avere la loro quota dal creditore.
Solidità mista: più debitori più creditori. Stesse regole.
L’azione di regresso (1298 CC): serve a pareggiare i rapporti interni, tra condebitori o concreditori.
Le obbligazioni solidali si dividono inoltre in:
• Obbligazioni solidali nell’interesse comune: portano vantaggio a tutti i condebitori (es. comprare
una barca in comunione: obbliga i condebitori a pagarne il prezzo e porta il vantaggio nel
diventarne tutti comproprietari).
• Obbligazioni solidali nell’interesse esclusivo: più soggetti sono tenuti in solido per la medesima
prestazione ma l’obbligazione viene assunta per l’interesse di uno solo.
In solido (più soggetti obbligati per un uni debito).
1944 1° comma: il fideiussore è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito
(condebitori: debitore principale + fideiussore).
Fideiussione, garanzia personale:
 garanzia (non reale ma) personale del credito.
 La funzione è la stessa di pegno e ipoteca (garanzie reali): cioè sono strumenti che aumentano la
probabilità di soddisfacimento dell’interesse del creditore in caso di inadempimento del debitore.
 Il meccanismo delle garanzie personali permette al creditore di richiedere la prestazione per intero,
non soltanto al debitore principale ma anche al fideiussore (garante, di solito una banca).
 Con la fideiussione anche il fideiussore, oltre che il debitore, risponde dei suoi debiti con tutti i
suoi beni, presenti e futuri (patrimonio), si ha quindi una duplicazione delle masse patrimoniali
sulle quali il creditore può far valere le proprie ragioni.
 Le garanzie personali non riguardano uno specifico bene (come pegno e ipoteca) ma coinvolgono
tutto il patrimonio, del debitore principale e del garante.
Svantaggio della garanzie personali:
 Se il garante non paga spontaneamente, il creditore può aggredirne i beni, ma in questo caso
diventa creditore chirografario, cioè assoggettato al principio di parità di trattamento con gli altri
creditori. Se il patrimonio non è sufficiente a soddisfare tutti i creditori, questi non saranno
pienamente soddisfatti.
 Se ad effettuare il pagamento è il debitore principale, questo non potrà rivalersi sul fideiussore,
poiché l’obbligazione solidale è nell’interesse esclusivo verso di lui
 Se ad effettuare il pagamento è il garante, quest’ultimo potrà richiedere al debitore principale per
intero l’impoverimento poiché il vantaggio è solo nei confronti del db. principale
 Il fideiussore (garante), solitamente la banca, ha come vantaggio nel rilasciare la fideiussione il
pagamento di una somma di denaro.

Contratti libro IV, titolo II, art 1321 CC


Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico
patrimoniale.
Il contratto (A)è l’accordo giuridico di 2 o più parti per (1)costituire, (2)regolare o (3)estinguere un
(B)rapporto giuridico patrimoniale

B: rapporto giuridico patrimoniale perché il contratto è diretto a regolare SOLO gli interessi
patrimoniali delle parti. Ad esempio il matrimonio non è un contratto poiché vi sono in gioco anche
interessi di natura personale.
A: accordo giuridico fra 2 o più parti: sebbene i poli siano 2, cioè venditore e acquirente, il contratto
può essere formato da più parti. Ad esempio l’associazione è un contratto, ha tante parti quanti sono
gli associati.
1: costituire un rapporto giuridico 1173: il contratto può essere fonte di obbligazioni. Ad esempio in
un contratto di appalto sorge, in capo al committente un’azione pecuniaria, in capo all’appaltatore
una prestazione di costruzione della strada.
2: regolare un rapporto giuridico: ad esempio il rinnovo dell’abbonamento di sky: le parti emettono
la volontà di rinnovare il rapporto, modificando aspetti di un precedente rapporto.
3: estinguere un rapporto giuridico: il contratto può estinguere le obbligazioni in essere. Ad esempio
ci è un contratto di locazione della durata di un anno, viene fatto un nuovo accordo (di comune
accordo, un nuovo contratto) di estinguere il contratto precedente.

Elementi essenziali del contratto


Requisiti (1325 CC) 4: accordo; causa; oggetto; forma (o volontà).
1. Accordo fra le parti
2. Causa: è la funzione economica e sociale (del contratto), il risultato espresso in estrema sintesi al
quale è diretto il contratto:
 Causa di scambio: es. vendita, appalto (scambio prest.di fare con prest.pecuniaria)
 Funzione associativa: creare un’organizzazione che persegua stabilmente finalità
 Funzione di liberalità: il contratto è diretto a beneficiare una delle parti con relativo
impoverimento dell’altra: donazione senza alcun corrispettivo (mera perdita)
3. Oggetto del contratto: attiene al contenuto degli impegni che ricadono sulle parti per l’estinzione
del contratto
4. Volontà (o forma): affinché si concluda un contratto occorre la volontà delle parti. La regola
generale è che la volontà può essere manifestata secondo le più varie forme, modalità.
Non esiste vincolo di forma: le parti sono normalmente libere di manifestare le proprie volontà.
Forme per esprimere la volontà:
 Contratti conclusi in forma materiale (es.distributore automatico)
 Contratti conclusi verbalmente (es.comprare giornale dall’edicolante)
 Contratti conclusi in forma scritta (es.è anche possibile comprare il giornale richiedendo la
forma scritta)
 Tuttavia vi sono dei casi in cui il legislatore impone un vincolo di forma, se questo vincolo
non viene utilizzato, il contratto è nullo. Solitamente è la forma scritta.
La funzione prima del vincolo di forma è quella di imprimere nelle parti un’attenzione maggiore
verso i contratti che stanno concludendo (considerati più pericolosi, gravosi).

Disciplina dei contratti


È strutturata a forma di pettine, la cui dorsale è formata dagli articoli 1321 CC, definizione di
contratti, più gli articoli dal 1469bis fino al 1469sexies, che riguardano la disciplina generale.
Le “gambe” del pettine sono le discipline specifiche dei contratti: vendita (1470…), permuta
(1552…), appalto, mutuo, ecc.
Ai contratti in questione (es.vendita) si applica sia la disciplina generale (1321+1469..) sia la
disciplina specifica (es.1470…).
I contratti che vengono regolati specificamente dal legislatore si chiamano contratti tipici, nella
materia contrattuale vale però il principio fondamentale dell’autonomia privata (1322 2° comma,
principio fondamentale):
• Permette alle parti di concludere contratti che non appartengono a nessuna disciplina
particolare (atipici) purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela. Ai contratti
atipici si applica la disciplina generale, le pattuizioni della parti e per analogia la disciplina di un
contratto tipici.
• Permette inoltre che il contratto tipico abbia libero contenuto, cioè che le sue norme
specifiche vengano derogate. Il legislatore ha dato uno schema ma l’autonomia privata permette la
deroga di queste norme.
• NON permette però di modificare le disposizioni imperative (disciplina generale), poiché
attengono alla tutela degli interessi.

Conclusione del contratto (persone presenti, persone assentiprocedimenti, modi)


Il contratto comporta una modificazione della sfera giuridica delle parti, per questo occorre
l’accordo delle parti (soggetti) e di conseguenza non ha normalmente efficacia sui terzi (i quali non
hanno dato accordo).
La vicenda della conclusione tra persone presenti non viene procedimentalizzata dal legislatore, ma
il consenso delle parti deve posarsi sull’intero testo contrattuale (tutti i punti).
Mentre per i contratti che si concludono tra persone assenti (mancanza fattore spazio-tempo) il
legislatore ha previsto una procedimentalizzazione (sequenza di atti). Più modi:
1° modo di conclusione di un contratto:1325 CC. Conformazione minimale.
Sequenza principale: nella conformazione minimale si compone di 2 atti: proposta+accettazione.
Proposta:
• È una manifestazione di volontà, segna l’iniziativa di una delle parti rispetto alla conclusione del
contratto. Deve contenere gli elementi essenziali dell’affare: indicazione del bene e indicazione
del prezzo
• Il modo di estrinsecazione della proposta è libero tranne in alcuni casi, come per i beni immobili,
dove si richiede la forma scritta o altrimenti è come se la proposta non fosse mai stata fatta.
• La proposta è un atto recettizio: non produce effetti nel momento in cui viene emessa ma nel
momento in cui perviene alla controparte.
Accettazione:
• Permette la controparte di concludere il contratto.
• Deve essere conforme alla proposta. Non deve necessariamente deve avere conformità formale
(riproduzione in modo analitico delle clausole della proposta) ma basta la conformità sostanziale
• È un atto recettizio: solo nel momento in cui perviene a conoscenza del proponente il contratto è
concluso e produce gli effetti
Il principio generale dice che l’accettante, per essere sicuro che il contratto sia concluso, deve far si
che il proponente venga a conoscenza dell’accettazione.
Il 1335 CC senza rinnegare il principio generale introduce però un temperamento (norma pensata
per le dichiarazioni scritte): la proposta e soprattutto l’accettazione diretta ad una proposta, si reputa
conosciuta nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario. Se l’accettante prova che
l’accettazione è pervenuta, il contratto è concluso; per poter provare questo si utilizza solitamente la
raccomandata con ricevuta di ritorno, tuttavia per avere la certezza assoluta è necessaria la notifica
tramite ufficiale giudiziario (poiché riporta l’originale e la copia del contratto).
Nel caso l’accettante cambi alcuni punti della proposta fatta, dovrà rinviarla al 1° proponete per
l’accettazione. La proposta modificata è accettata (il contratto è concluso) quando l’accettazione del
1° proponente è pervenuta all’indirizzo del 1° accettante.
2° modo di conclusione del contratto:1327 CC Contratti mediante esecuzione della prestazione.
Sequenza: proposta + esecuzione della prestazione.
In certi casi il contratto è concluso quando chi ha ricevuto la proposta da inizio all’esecuzione della
propria prestazione  cosi facendo il legislatore rende più snella, più rapida, la conclusione del
contratto, tuttavia ne danneggia la certezza: in ragione di questo si può usare solo quando lo
permettono:
 Gli usi (prassi commerciali)
 Il tipo di affare che si tratti concludere
 O anche su richiesta specifica del proponente. Ma in questo caso il contatto deve esaurirsi sulla
sfera giuridica del proponente e non su quella dell’accettante (es.due proprietà-tagliare la siepe)
3° modo di conclusione del contratto: Contratti reali.
Sequenza: accordo + compimento di un altro atto (che di solito coincide con la consegna del bene).
Esempi:
1. contratto di deposito: destinatario si obbliga a custodire il e a riconsegnalo alla richiesta  non
ha senza la consegna del bene
2. contratto di comodato: comodante presta in comodato d’uso un bene al comodatario 
presuppone la consegna del bene
3. contratto di mutuo: mutuante presta denaro al mutuatario  si conclude con la consegna del cash
4. contratto di pegno: non basta l’accordo tra le parti ma fin tanto che non vi è la consegna del bene,
il pegno non è costituito
5. contratto di ipoteca: mentre per l’ipoteca l’atto successivo all’accordo è l’iscrizione del contratto
nei registri immobiliari
4° modo di conclusione del contratto:1333 CC Contratti con obbligazioni per il solo proponente.
Sequenza: proposta + mero silenzio della controparte, ovvero mancato rifiuto per natura dell’affare
o dagli usi. Sono contratti con obbligazioni per il solo proponente poiché portano sacrifici solo da
una parte mentre la sfera giuridica del ricevente registra solo vantaggi (es. fidati card). Si può
prescindere al consenso dell’interessato solo in questo caso, tuttavia il destinatario può rifiutare (2°
comma) per natura degli usi o dell’affare ma se rimane silente il contratto è concluso.
5° modo di conclusione del contratto:1341,1342+1469bis…Contratti standard o fenomeno delle
condizioni generali di contratto.
Riguarda la contrattualizzazione tipica delle imprese con la propria clientela, sia caratterizza per le
seguenti ragioni:
1. il testo contrattuale viene predisposto non da entrambi le parti ma unicamente dal contraente forte
2. questo testo contrattuale è pensato non per la singola operazione ma per una prospettiva seriale,
cioè per ogni qual volta si necessiti di un contratto dello stesso tipo
È per definizione escluso un contributo della controparte (del cliente) ed è esclusa quindi una
trattativa (cioè clausola per clausola): o si accoglie o si respinge (non accettazione ma adesione).
Vantaggi per l’impresa:
A) Risparmio di tempo: testo pronto all’uso
B) Incremento di efficienza: permette di focalizzare criticità dl testo e affinarlo per eventualità
future; gli scenari che quel contratto produce sono sempre simili, la gestione è protocollata
Svantaggi (per il cliente):
A) Il contratto è sbilanciato verso il predisponente (facendo il contratto salvaguarda di più i suoi
interessi) e a danno del contraente.
Il legislatore del 1942 ha cercato di favorire (vantaggi) e di contenere il rischio (svantaggi):
1341 1° comma: le clausole che compongono il testo contrattuale preconfezionato sono efficaci non
soltanto se l’aderente le ha conosciute ma anche se avrebbe potuto conoscerle con l’ordinaria
diligenza (principio generale che aderente “firmi” tutte le clausole).
2° comma: per contenere il rischio del testo contrattuale sbilanciato ha dato un elenco di clausole
vessatorie e ha condizionato la loro efficacia ad una specifica contraddizione dell’aderente.
Le clausole vessatorie vanno specificamente sottoscritte dall’aderente, il quale è messo nella
situazione di rendersi conto dello squilibrio e di valutare in modo più ponderato il contratto.
Esempi di clausole vessatorie: CV che…
• permettono al predisponente di riservarsi il diritto di recedere
• permettono di interrompere la prestazione del contratto
• limitano la responsabilità dell’imprenditore  accettatore non può agire per il risarcimento del
danno
• introducono limitazioni nella facoltà di opporre eccezioni
• impongono il rinnovo automatico salvo disdetta entro un certo termine
Tuttavia il rimedio della sottoscrizione delle CV si è dimostrato inefficace per 2 motivi:
1. il più delle volte si tratta di contratti necessari per la vita quotidiana
2. si è verificata l’omologazione dell’offerta (es.banche e assicurazioni)
Per questi l’aderente non ha potuto che assoggettarsi al potere del contraente forte.
Il legislatore ha individuato più figure di aderenti: il consumatore (persona fisica che conclude i
contratti per esigenze estranee alla professione, il professionista (es.avvocato), l’impresa.
Ha valutato che per professionista e impresa il 1341 era sufficiente, mentre il consumatore
necessitava di maggiore tutela, cosicché nel 1994 è intervenuto con l’art 1469bis..:
Non ci sono grandi variazioni tra le clausole del 1341 e del 1469bis.., solo che le clausole abusive,
se inserite nel testo contrattuale rimangono efficaci anche se siano state specificamente sottoscritte
dal consumatore. Alcune clausole sono efficaci solo nel caso che il contraente forte le ha inserite a
fronte di un’altra concessione (cioè trattativa, la quale elimina lo sbilanciamento…)

Questi sono i procedimenti attraverso i quali si arriva alla conclusione del contratto.
La trattativa è in realtà un processo caotico, per far si che questa sia più definita le parti concludono
accordi preparatori come l’opzione e il contratto preliminare che introducono elementi di rigidità:
Opzione (1331 CC): introduce un elemento di rigidità; figura che vincola un soggetto lasciando
libero l’altro: è un accordo per il quale un soggetto tiene ferma la propria proposta per un certo
termine nel quale la controparte è libera di accettare o rifiutare. Esempio concreto: squadra A vuole
prendere un calciatore e fa una proposta alla squadra B. La squadra A dietro pagamento tiene ferma
la proposta da gennaio a giugno, a giugno la squadra A può scegliere se acquistare il giocatore o
lasciar cadere la proposta (de ridare i soldi per l’opzione). Il beneficiario dell’opzione acquista
diritto potestativo perché l’esercizio di questo diritto modifica la sfera giuridica della controparte.

Anomalie nella conclusione del contratto


Naturalmente possono intervenire anomalie che alterano la normale formazione del contratto e la
normale formazione del consenso. Il consenso, necessario per modificare la sfera giuridica (a parte
per i contratti con obbligazioni per il solo proponente), deve essere genuino, non macchiato da vizi
e anomalie.

Annullabilità del contratto (una delle due figure di invalidità del contratto, l’altra è nullità)
• il contratto concluso dall’incapace legale (inabile, interdetto, amm.di sost.) è annullabile poiché il
suo consenso è viziato (non è in grado di comprendere il significato dei suoi atti)
• il contratto concluso dall’incapace naturale è annullabile se sussiste la malafede (428, vedi pg 9)
• nuove anomalie che conducono all’annullabilità del contratto (1427 CC…): errore, violenza, dolo.
Errore: 2 tipi, ostativo e mutivo/vizio:
Errore Ostativo: è un errore che non attiene al momento della formazione del consenso, questo si
forma genuinamente, l’errore si verifica alla manifestazione della volontà del contraente (es.
pensava di comprare 10 e compra 100).
Errore Mutivo/vizio: attiene al momento della formazione della volontà: consiste ad una falsa
rappresentanza delle realtà al momento del contratto e questo infirma la regolare formazione del
consenso (pensa di avere di fronte un artista invece è un babbo).
Qualunque tipo di errore giustifica l’annullamento del contratto purché abbia due requisiti (1428):
1. L’errore (vizio) deve essere essenziale (1429 CC): il legislatore fa un elenco di ipotesi in cui
l’errore è essenziale:
 Quando ricade sulla natura del contratto (es.ignoranza sugli effetti giuridici del contratto)
 Quando ricade sull’oggetto del contratto (es.bene)
 Quando ricade sull’identità dell’altro contraente (es.pensavo fosse un artista, è un babbo)
 Quando riguarda errore sul diritto (es.ignoravo di comprare un terreno non edificabile)
Il comune denominatore è che un errore è essenziale quando in assenza di quel errore il
contraente non avrebbe concluso il contratto (si ricorre al metodo dell’eliminazione mentale).
Non viene tutelata qualunque imperfezione ma, in caso di patologie gravi, quelle che non
avrebbero determinato il contratto.
2. Il vizio essenziale deve essere riconoscibile (1431 CC): la riconoscibilità è posta a tutela della
controparte.
Principio della tutela dell’affidamento: impone che un soggetto, destinatario di una dichiarazione
contrattuale, possa legittimamente confidare sulla corrispondenza del significato della
dichiarazione con l’effettiva volontà del contraente in assenza di indici che possano far pensare il
contrario. Cioè che non vi siano campanelli d’allarme (utilizzando l’ordinaria diligenza) che
facciano pensare che quella persona non abbia l’effettiva volontà di concludere il contratto.
Se l’errore non è riconoscibile, quella dichiarazione è da ritenersi genuina e il contratto è valido.
Malgrado la sua essenzialità, se l’errore/vizio non è riconoscibile, il contratto è valido!
Dolo: raggiro, inganno, manovra fraudolenta che una delle parti pone in essere nei confronti
dell’altra, e che mira a indurre in errore l’altro contraente; in questo caso l’errore è provocato dalle
manovre fraudolente della controparte.
Il 1429 (errore essenziale) fissa una serie di ipotesi, mentre il dolo va a coprire tutte le altre ipotesi
di errore essenziale, come il cosiddetto errore sul prezzo (es.se vendo un bene ad un prezzo più
basso del valore di mercato, la legge non mi tutela perché l’onere di verifica era mio; mentre se uno
mi indica un valore più basso e mi compra il bene a quel prezzo, il contratto è annullabile a causa
delle sue manovre fraudolente). 2 tipi + 1:
1. Dolo determinante (1439 CC): senza il raggiro del contraente la controparte avrebbe evitato di
concludere il contratto. In questo caso il contratto è annullabile.
2. Dolo incidente (1440 CC): senza il raggiro la controparte avrebbe comunque concluso il contratto
ma a condizioni diverse (es.prezzo). In questo caso il contratto rimane in piedi ma il contraente in
malafede è tenuto a risarcire i danni (es.differenza di prezzo).
3. Dolo determinante da parte di un terzo (1439 2°comma): raggiro che proviene da soggetto
estraneo alle parti, il quale, per suo interesse nella conclusione del contratto, pone dei raggiri
affinché la parte incerta si decida a concludere il contratto. La stessa parte può chiedere
l’annullamento del contratto a patto che la parte contraente fosse a conoscenza di questi raggiri.
Sia tutela della volontà della vittima dei raggiri, sia tutela dell’affidamento della controparte.
Violenza (1434 CC…): a venire in gioco è la cosiddetta violenza compulsiva, cioè della minaccia di
un male ingiusto (es.o concludi il contratto o bomba nell’auto). In questo caso il contratto è
annullabile sia se proviene dalla controparte, sia se proviene da un terzo. La legge si disinteressa
dell’affidamento e tutela solo la volontà.

Tra errore ( accorgersi dell’errore, che sarebbe potuto essere concepito con l’ordinaria diligenza)
e dolo (essere a conoscenza di raggiri), la norma più intensa nel tutelare l’affidamento è il dolo.
I metodi di tutela della volontà e della tutela dell’affidamento sono diversi per errore, dolo e
violenza, con una anomalia viene privilegiata la tutela della volontà, con un’altra l’affidamento.

Rescindibilità del contratto (1447 – 1448 CC)


La rescissione del contratto designa una vicenda specifica, presuppone un contesto particolare al
momento della conclusione del contratto: (rescissione del contratto concluso in stato di pericolo)
Requisiti complementari perché il contratto che viene concluso sia rescindibile:
A) Stato di pericolo di una parte (es. scalatore caduto nel crepaccio)
B) Conoscenza dello stato di pericolo dell’altra parte (es. pilota di elicottero lo vede)
C) Approfittamento: squilibrio tra le prestazioni (es. chiede 500€ per salvarlo anziché i giusti 100€)
Il 1447 2°comma introduce un temperamento: il giudice può imporre alla parte che ha richiesto la
rescissione di pagare alla controparte non il guadagno di mercato ma le semplici spese vive.
La persona convenuta davanti al giudice può evitare la sentenza di rescissione riportando il
contratto in condizione di equilibrio (1450. rientra la rescissione).
L’azione di rescissione deve essere esercitata entro un anno e il contratto non può essere
convalidato
Vi è poi la specifica rescissione del contratto concluso in stato di bisogno: requisiti
A) Stato di bisogno: situazione di precarietà economica e bisogno immediato e intenso di liquidità
B) Conoscenza da parte dell’altro contraente
C) Approfittamento: in questo caso è però il legislatore che rigidamente indica quando deve
ritenersi esistente l’approfittamento (quando è più della metà, es.bisognoso vende bene mobile e
acquirente glielo paga meno della metà del valore)

Approfittamento: squilibrio tra le prestazioni: astrattamente il principio del giusto prezzo dovrebbe
valere in tutti i casi ma concretamente questo principio non è stato recepito dal nostro ordinamento,
ciò si tocca con mano nella disciplina delle prestazioni: l’ordinamento interviene solo negli stati di
pericolo e bisogno.

Nullità del contratto (1418 CC)


L’articolo indica tre tipi di nullità:
1. Nullità testuali 3°comma: il contratto è nullo ogni volta che una specifica disposizione di legge lo
ritiene tale.
Esempio: 2744 CC, divieto del patto commissorio: il patto commissorio indica il passaggio
proprietà di un bene da debitore inadempiente a creditore. È vietato perché si presta a gravi abusi:
il bene può avere molto più valore della prestazione dovuta e il debitore subisce un
impoverimento sproporzionato; altro abuso è negli altri creditori chirografari che dopo il
passaggio di proprietà in testa al creditore superiore, non ottengono parte del risarcimento che gli
spetta. Il bene deve essere (come in caso di ipoteca o pegno) venduto all’asta giudiziaria, e il
ricavato soddisfare il creditore titolare di diritto di diritto reale di garanzia e i successivi creditori
chirografari.
2. Nullità strutturali 2°comma: il contratto è nullo quando manca l’elemento essenziale (fisico) o
quando questo risulta adulterato/viziato (es.vendita di droga: elemento c’è ma illecito)
3. Nullità virtuali 1°comma: per avere nullità virtuale occorre che il contratto si ponga in contrasto
con una norma imperativa, cioè che tutela elementi fondamentali dell’ordinamento (es.salute)
Contrasto tra contratto e norma di legge.
Al giudizio di nullità arriva il giudice sulla base di un’attività di carattere interpretativo: 2
momenti fondamentali: (1)interpreta la norma e verifica che sia veramente imperativa, (2)verifica
che il contratto sia veramente in contrasto con la norma stessa. La nullità virtuale si pone
solamente di fronte ad una attività ermeneutica del giudice.

Quando un contratto è da considerarsi invalido? Quando è nullo, annullabile o rescindibile


Cosa significa che un contratto è nullo o annullabile? Tabella

Contratto Annullabile Contratto Nullo


Il contratto è efficace? È improduttivo di effetti,
Produce effetti ma in via provvisoria: Se interviene la sentenza del inefficace
giudice il contratto viene eliminato/rimosso e gli effetti prodotti
vengono rimossi anch’essi
Chi è legittimato a agire? Legittimazione ad agire da
Perché intervenga la sentenza del giudice occorre un’iniziativa parte di chiunque vi abbia
specifica del soggetto il cui consenso risulta viziato: davanti al interessi
giudice può espedire l’azione di annullamento del contratto
L’azione di annullamento va espedita entro 5 anni o non è più Imprescrittibile: non c’è
proponibile. Gli effetti del contratto diventano definitivi termine
Il contratto può essere convalidato da parte di chi è legittimato a Non può essere sanato,
proporre l’invalidità. In seguito alla convalida, che va fatta entro un non è suscettibile di
anno, il contratto è valido e gli effetti si consolidano convalida

Nullità parziale & Conversione del contratto nullo


Nullità parziale (1419 CC): se la nullità colpisce solo una clausola del contratto è idonea ad
estendersi al tutto o rimane al solo tassello? La regola generale indica che la nullità rimane
circoscritta salvo che non si riesca a provare che senza quella clausola il contratto non sarebbe stato
concluso.
Conversione del contratto nullo (1424 CC): modifica del contratto nullo: viene svestito degli
elementi invalidi. In tal modo il contratto produrrà effetti più ristretti e corrispondenti a quelli di un
altro contratto. Il giudice può stabilire la conversione se questo nuovo contratto è coerente con i
risultati perseguiti dalle parti attraverso il contratto nullo.

Efficacia del contratto


Un contratto è efficace quando produce effetti!
Validità ed efficacia sono distinte: possono esservi contratti invalidi che producono comunque
effetti (come i contratti annullabili o prescrittibili) o al contrario contratti validi che non producono
effetti, come i contratti a termine (es.affitto casa per vacanze, ha efficacia solo in un determinato
periodo futuro).
L’art 1372 CC stabilisce che gli effetti di un contratto possono esistere solo fra le parti, poiché si
necessità del consenso dell’interessato, MA salvo i casi previsti dalla legge (casi in cui effetti
ricadono anche su terzo)  1411 CC, contratto a favore di terzi: contratto idonei a produrre in testa
del terzo soltanto effetti favorevoli, situazione attiva: che porta solo vantaggi (es.polizza sulla vita
che dopo la morte del destinatario indirizza l’indennizzo su di un terzo  situazione di credito).
Il terzo, acquista il diritto per la sola stipulazione del contratto. L’accordo è fra lo stipulante e il
promittente, quest’ultimo indirizza i vantaggi sul terzo (es.polizza sulla vita); il promittente può,
tuttavia, cambiare in ogni momento il beneficiario del contratto, a meno che il terzo (1411) non
dichiari di volerne profittare: in tal modo può rendere la stipulazione a suo favore irrevocabile
(promittente non può più decidere altro beneficiario). Ciò non significa far nascere un diritto.

Il contratto può produrre tre tipi di effetti: organizzativo, obbligatorio, contratto ad effetti reali:
1. organizzativo: produce effetti che portano all’organizzazione di enti (es.fondazioni, società)
2. obbligatorio: (1173 CC) contratto che fa nascere obbligazioni a carico delle parti (es.contratto
d’appalto  effetto è solo obbligazioni)
3. contratto ad effetti reali (1376 CC):
A) vicende di carattere traslativo della proprietà. Es.vendità (ha più effetti: obbligazioni
e trasferimento proprietà) è un effetto reale: 1376 dice che la proprietà si trasferisce per effetto
del solo accordo, della mera conclusione del contratto e non serve la consegna del bene (ciò
deriva dal codice napoleonico,prima anche consegna del bene)
B) costituzione di diritti reali minori: in questo caso non è una vicenda traslativa ma
vicenda costitutivo/derivativa (creare un diritto reale/nascita da un diritto reale precedente).
Es.diritto reale di godimento che non necessita della consegna del bene. NON diritto reale di
garanzia poiché non nasce per effetto del contratto ma necessita o di consegna del bene
(pegno) o di iscrizione nel registro immobiliare (ipoteca)
C) trasferimento di un altro diritto: si intende del diritto di credito ( situazione attiva:
valore positivo). Il 1376 dice che questa vicenda traslativa si produce per effetto delle parti: il
trasferimento del credito si produce per il solo fatto che il creditore originario (cedente) e il
terzo (cessionario) concludono l’atto traslativo. Il consenso del debitore non è richiesto (1260)
MA la cessione del diritto di credito è efficace solo nel momento in cui viene informato il
debitore (1264). Se non viene informato e paga il creditore originario, si libera della
prestazione. La traslazione ha senso quando il creditore originario vende il suo diritto di
credito a un prezzo minore del suo credito; vendendo il diritto non corre il rischio
dell’inadempimento del debitore.

Da sottolineare che contratti reali e contratti con effetti reali sono due cose differenti:
Contratti reali è uno dei modi di conclusione del contratto, hanno la peculiarità di perfezionarsi solo
se interviene la consegna del bene (es. contratti: comodato, mutuo, costitutivo del pegno). La
nozione di diritti reali si contrappone alla nozione di contratti consensuali, quali si concludono già
per effetto dell’accordo.
Contratti con effetti reali: la nozione non individua un modo di conclusione del contratto, ma un
certo tipo di effetti che il contratto produce (atto successivo alla conclusione del contratto).

Contratti a prestazioni corrispettive


Esempi sono il contratto di vendita e il contratto di appalto: danno obbligazioni ad entrambe le parti
(es. appalto: da una parte vi è una prestazione di fare, dall’altra una prestazione pecuniaria).
Contratto d’appalto: può succedere che una delle parti non esegua la prestazione dovuta (es.non
realizza opera). L’art 1453 CC mette a disposizione due strade: è necessario rivolgersi al giudice e:
1. richiedere l’azione di esatto adempimento, o azione di manutenzione del contratto: chiedere al
giudice di emanare nei confronti della controparte, una sentenza che condanni la controparte
all’esecuzione della prestazione dovuta (sentenza di condanna).
In questo caso il contraente deluso ha ancora un interesse al ricevere la prestazione (caso di
ritardo nell’adempimento).
2. richiedere l’azione di risoluzione (1454 CC) del contratto per inadempimento: persegue un
risultato di ottenere una sentenza che travolga il contratto e che liberi il contraente deluso dalla
obbligazione (sentenza “costitutiva” perché incide su rapporti giuridici esistenti). L’azione di
risoluzione può essere richiesta per l’inadempimento grave, non per ogni tipo di inadempimento.
Ha senso quando il contraente deluso ha perso ogni interesse nell’adempimento della prestazione.
Il contraente deluso può richiedere l’una o l’altra azione, e richiedere il risarcimento dei danni da
una parte connessi al ritardo, dall’altra per il mancato adempimento della prestazione dovuta.
È possibile passare, a causa iniziata, da una azione all’altra solo nel caso la causa sia partita con
un’azione di manutenzione (ritardo) e la si vuole far sfociare in una azione di risoluzione
(inadempimento); non è possibile fare il contrario.

Fine.