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Autismo, comunicazione facilitata e tecnologie

Autismo, comunicazione
facilitata e tecnologie TD E
Con il metodo della comunicazione facilitata, il computer
DISABILITÀ
diventa un mediatore tecnologico grazie al quale i ragazzi
autistici possono acquisire maggior sicurezza ed autonomia
comunicativa, potenziando le proprie capacità espressive.

■ Roberto Pozzar, Direzione Scolastica Regione Liguria

Quando, 25 anni fa, è iniziato il per- prendere il linguaggio verbale molto Sellin, un giovane autistico che gra-
corso di inserimento degli alunni più di quanto era logicamente preve- zie alla CF scrisse un libro [Sellin,
handicappati nelle scuole di tutti, si dibile date le loro condizioni fisiche e 1995] che ebbe una grande diffusio-
sapeva che si era all’inizio di un per- le loro prestazioni. ne in tutto il mondo.
corso sociale che avrebbe dovuto su- Per ciascun bambino predispose una La CF è oggi diffusa in Germania ed
perare le mura degli edifici scolastici semplice forma di comunicazione utilizzata come mezzo di comunica-
per proiettarsi nella realtà esterna, nel che consentiva ad ogni soggetto di zione nei centri medico pedagogici
mondo del lavoro. Non si sapeva, in- dare una risposta positiva o negativa di quella nazione.
vece, quali riflessi avrebbe avuto quel a ciò che gli veniva chiesto. Le rispo- Nel 1994, un tenace genitore, la
processo, divenuto poi integrazione, ste che otteneva dimostrarono che i sig.ra Patrizia Cadei, formatasi presso
all’interno della scuola. bambini avevano un livello di com- il prof. Biklen, introdusse il metodo
Guardando ai passi compiuti ci ac- prensione inaspettato, capivano in in Italia. La diffusione della CF sta
corgiamo della strada fatta: di come fretta, alcuni avevano delle cono- procedendo a macchia d’olio grazie
nella scuola si siano aperte le porte, scenze “scolastiche” insospettabili, ai genitori soci dell’ANGSA (Asso-
proprio grazie all’integrazione, alla tenuto conto che non avevano avuto ciazione Nazionale Genitori Sogget-
diversità che, se conclamata nelle l’ordinaria offerta educativa e le nor- ti Autistici) ed all’interno dell’asso-
persone handicappate, è comunque mali opportunità di apprendimento; ciazione. I primi risultati ottenuti so-
qualità di tutti. Si sono introdotti inoltre non compivano errori nell’i- no stati tali che lo stesso professor
quindi i concetti di programmazione dentificare oggetti o lettere purché la Biklen ha sollecitato la formazione di
e di individualizzazione dell’insegna- loro mano fosse sorretta in un modo gruppi di supervisori sparsi sul terri-
mento, che hanno arricchito la qua- particolare. torio in modo da poter seguire con
lità dell’offerta formativa per tutti. Come spesso succede, le strabilianti competenza le diverse esperienze in
Il processo di integrazione accompa- esperienze furono accolte con scetti- atto nei vari punti d’Italia.
gna, quando non determina, impor- cismo e comprensibile incredulità. La CF è un metodo complesso ed ar-
tanti cambiamenti, e l’attenzione agli Il prof. Biklen, docente di Scienza ticolato che si avvale di mezzi (ausili 59
spunti del nuovo ci dice quanta stra- dell’Educazione Speciale presso l’U- tecnici), di persone preparate (facili-
da dobbiamo ancora compiere. niversità di Syracuse dello Stato di tatori), di una tecnica semplice ma
Tra gli spunti del nuovo, di quel nuo- New York, condusse un’osservazione specifica (che consente al facilitatore
vo che pare fecondo di riflessioni e di sui ragazzi autistici seguiti presso il di porsi nella giusta posizione nei
elementi innovativi la cui ricaduta Centro DEAL (Dignity Education confronti del facilitato), di un pro-
può essere ampia, da pochi anni a and Language) presso il quale opera- getto che muove da una conoscenza
questa parte si prospetta la comuni- va la Crossley. Le constatazioni che dettagliata del soggetto e di una
cazione facilitata (CF) della quale si fece lo indussero ad importare il me- “partecipata attenzione emoziona-
tratta in questo articolo. todo negli Stati Uniti ed a costituire le”.
presso l’Università di Syracuse l’Isti- Il suo utilizzo consente a persone con
LA STORIA tuto per la Comunicazione Facilitata, problemi di comunicazione di espri-
Poco prima degli anni ‘80 la pedago- dove promosse la formazione di “fa- mere attraverso un intervento educa-
gista australiana dott.ssa Rosemary cilitatori”. tivo graduale il proprio pensiero, al-
Crossley, insegnante presso un ospe- Operatori formati presso quella uni- trimenti bloccato a causa di una co-
dale pubblico, constatò che alcuni versità divulgarono il metodo e una municazione verbale inesistente, in-
bambini ed adolescenti con handi- collaboratrice del prof. Biklen intro- sufficiente o stereotipata; ha come
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cap, diagnosticati come insufficienti dusse il metodo in Germania; tra le obiettivo, pur proponendo un inizia-
mentali gravi, erano in grado di com- persone che lo adottarono vi fu B. le rapporto stretto tra facilitatore e fa-
Autismo, comunicazione facilitata e tecnologie

cilitato, la maggior possibile autono- pare una strategia comunicativa, che ragazzi autistici e questo per diversi
mia comunicativa e l’indipendenza ha grosse connessioni da un lato con motivi, alcuni dei quali riguardano la
del soggetto. la storia di ciascuno, con i vissuti, con realtà sensoriale delle persone autisti-
le emozioni; dall’altro con una realtà che, ed altri gli aspetti logici ed emo-
Il facilitatore di precedenti apprendimenti scono- tivi.
In pratica il facilitatore, mantenendo sciuti ed insondabili se non attraver- Pare che buona parte dei ragazzi au-
un contatto fisico, inizialmente un so la CF stessa. La chiusa realtà vissu- tistici utilizzi prevalentemente il ca-
supporto mano sulla mano (gradual- ta dai soggetti che si avvicinano alla nale visivo, privilegiandolo rispetto a
mente il supporto della mano può es- comunicazione richiede una raffinata quello uditivo, per impadronirsi di
sere sostituito dal supporto al brac- attenzione che non dà nulla per informazioni. Molti di loro dichiara-
cio, al gomito, da un semplice con- scontato; in molti casi i rapporti con no di avere la possibilità di mantene-
tatto fisico o in taluni casi dalla sola il mondo, con la realtà, la percezione re vivida l’immagine vista, una sorta
presenza della persona “eletta”), stessa dei soggetti interessati è non di fotografia, che è possibile rievoca-
consente al soggetto facilitato di su- consueta. Chi si occupa di CF deve re ed analizzare in momenti successi-
perare le difficoltà espressive legate fare i conti con questa realtà. Siamo vi (eiditismo visivo). Le informazioni
alla comunicazione. In queste parti- abituati a considerare la nostra perce- scritte, e in particolare le domande
colari condizioni il ragazzo facilitato zione un’immagine del mondo, della che vengono proposte tramite lo
può compiere scelte esatte indicando realtà, a dare per scontato che i mec- schermo del computer, risultano es-
con l’indice delle figure, dei simboli; canismi percettivi, quando non vi sia- sere comprese meglio di quelle dette
può digitare delle lettere ed in tale no danni sensoriali evidenti, siano gli a voce. Per altro verso lo schermo
modo esprimere i propri pensieri stessi che utilizziamo noi; siamo per consente al ragazzo facilitato di veri-
componendo frasi, scrivendo poesie, consuetudine portati a pensare che ficare e controllare ciò che sta espri-
manifestando opzioni. sia sufficiente che si desideri compie- mendo digitando sulla tastiera.
Il facilitatore ha una duplice funzio- re un gesto per poterlo fare, che se Il computer poi funziona in modo ri-
ne: offre un supporto fisico, favoren- non si esegue una prestazione a ri- gorosamente logico, secondo schemi
do il soggetto nell’isolare ed estende- chiesta è solo perché non si è in gra- e procedure definite, ed in genere
re il dito indice, aiutandolo a con- do di capire la domanda che viene l’apprendimento dei ragazzi facilitati
trollare il movimento del puntare il fatta. Siamo abituati a considerare la procede analogamente.
dito e del ritirare la mano dopo ogni capacità di intendere-e-volere come Molto spesso i ragazzi autistici defi-
esecuzione, consentendo il supera- un’unità inscindibile, a valutare la fa- niscono il proprio pensiero come un
mento di alcune difficoltà fisiche spe- coltà di capire e di rielaborare dalla “groviglio” o un “impasto”, che po-
cifiche quali lo scarso coordinamento capacità di esprimere. Oggi sappia- co spazio concede anche alla pianifi-
occhio/mano, o un irregolare tono mo, anche grazie alla CF, che nulla cazione del movimento. L’uso della
muscolare che in alcuni casi si pre- può essere dato per scontato e che tastiera, secondo la modalità della
senta eccessivamente alto ed in altri per ogni allievo che utilizza la CF è CF, la digitazione, impone lentezza,
troppo basso; garantisce la perseve- essenziale riuscire non solo a capire ritmo e cadenza, e concede in tale
ranza nel portare a termine il compi- come lui, e solo lui, funziona, ma modo il tempo per l’organizzazione
to definito, fornisce un controllo sul- tentare di ipotizzare la mappa del del movimento; consente, inoltre, a
l’impulsività. mondo che lui, e solo lui, si è co- quel gomitolo aggrovigliato che è il
Il facilitatore inoltre fornisce un so- struita. pensiero di dipanarsi con calma e con
60 stegno emotivo alla persona facilita- Ovvio che la conoscenza dettagliata la necessaria lentezza.
ta. Questa seconda funzione è l’ele- della persona consente di evitare una Un’altra caratteristica delle persone
mento preminente dal quale dipende proposta formativa fuori misura per il autistiche è il subire forti situazioni
buona parte del successo del “per- soggetto, ma una conoscenza che emotive, ed in particolare ansia da
corso comunicativo”. evolve e che ha come obiettivo non prestazione e da esposizione. Il com-
Il rapporto che si instaura tra facilita- solo la comprensione dell’individuo, puter consentirebbe alla persona di
tore e facilitato è basato su una ma la condivisione di schemi menta- esprimersi con altri attraverso un og-
profonda fiducia: nei primi tentativi li, consente la possibilità di una mag- getto intermedio, in tale modo l’an-
di facilitazione con un nuovo part- gior reciproca comprensione ed è la sia può essere più facilmente ridotta
ner, molti ragazzi autistici esprimono base per un rapporto di fiducia e di o controllata.
la loro difficoltà ad utilizzare un faci- affidamento emotivo.
litatore che percepiscono teso od an-
sioso; la qualità che pare essere un AUTISMO,
buon requisito è la serena capacità di COMUNICAZIONE
lasciarsi andare. FACILITATA ED
INFORMATICA BIBLIOGRAFIA
Il metodo Sembra che l’utilizzo del computer, Sellin B. (1995), Prigioniero di me
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La CF, si è detto, non è una tecnica al quale il facilitato giunge gradata- stesso. Viaggio dentro l’autismo,
ma piuttosto un metodo per svilup- mente, fornisca buone opportunità ai Bollati Boringhieri, Torino.