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Cos’è la filosofia?

Chi è il filosofo?

Quale è il suo compito?

Prof.ssa Paola Romano


Liceo Federico Quercia - Marcianise
Il termine filosofia deriva dal greco φιλοσοφία (traslitterato
philosophía), vocabolo composto da φιλεῖν (phileîn), che significa
“amare”, e σοφία (sophía), “sapienza”.

Letteralmente, dunque, filosofia significa amore per la sapienza,


per la conoscenza e per la ricerca della verità

e cosa c’è di più bello della ricerca delle equazioni che


descrivono il mondo e tutti i fenomeni che si verificano
su di esso?

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Il filosofo, quindi, desidera conoscere e ricercare la verità per
se stessa e per il più puro amore di sapere, il filosofo è colui che
nutre un disinteressato amore per la conoscenza ed è quindi
incaricato di un nobile compito.

La figura del filosofo è sicuramente un po’ latitante nella società


moderna, ma non del tutto assente. Tutti noi siamo filosofi: almeno
una volta nella vita ci è capitato di utilizzare il logos (in greco:
λόγος, che deriva da λέγω (légο), che significa scegliere, pensare)
per cercare di spiegare razionalmente la realtà nella quale siamo
costantemente immersi.

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L’uomo si interroga, si chiede il perché delle cose e inizia a filosofare: un
processo che lo porta ad una continua elaborazione teorica, un groviglio di
idee che si fanno via via sempre più fitte e che spesso non è più possibile
districare. L’essere razionale implica filosofia e dunque fame di sapere e
capire: tutto si fonde in un “disinteressato amore per la sapienza”. L’uomo si
fa filosofo e prova a interpretare secondo il suo punto di vista.

Ma la filosofia è dunque soggettiva?


La filosofia non è una scienza e, come tale, non può avere un carattere
universale e assoluto. Infatti, esistono campi del sapere nei quali l’uomo può
addentrarsi e indagare con strumenti astratti senza però avere alcuna
certezza di giungere a una conoscenza assoluta e oggettiva. In questa idea
risiede la differenza principale tra la fisica (o, in generale, le scienze) e la
filosofia: laddove il fisico combina in modo geniale intelletto e strumenti
matematici (equazioni) per giungere a una modellizzazione del mondo e
dei suoi fenomeni, ovvero una descrizione del cosmo attraverso
modelli funzionali, il filosofo usa solamente il proprio intelletto,
associato a una buona arte oratoria, con la quale è in grado di
comunicare in modo efficace la sua soggettiva visione del cosmo.
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A cosa serve la filosofia. Perché l’uomo sente la
necessità di filosofare?

“La filosofia non serve a nulla perché non è serva di


nessuno”.

Aristotele avrebbe risposto così a questo importante quesito.


La filosofia, infatti, non è asservita a nessun’altra forma di
sapere, perché nasce dal puro desiderio di conoscere. “La
filosofia nasce dallo stupore e dalla meraviglia che l’uomo
prova di fronte alle cose, dinanzi alla realtà”. L’esigenza di
filosofare è insita nella natura dell’uomo: la razionalità spinge
gli esseri umani a una continua ricerca e a una costante
indagine della realtà.

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Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia:
mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in
seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per
esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o
i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di
dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che
ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di
cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi
dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per
conseguire qualche utilità pratica.

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E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo
dimostra: quando già c'era pressoché tutto ciò
che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza
ed al benessere, allora si incominciò a ricercare
questa forma di conoscenza. E' evidente,
dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun
vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è
evidente che, come diciamo uomo libero colui
che è fine a se stesso e non è asservito ad altri,
così questa sola, tra tutte le altre scienze, la
diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se
stessa.

(Aristotele, Metafisica I,2,982b)

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Le origini della filosofia

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Il quadro spazio-temporale

La specifica forma di sapere che chiamiamo “filosofia” nasce nelle


colonie greche della Ionia e della Magna Grecia tra il VII e il VI
secolo a.C.

Scuola pitagorica Democrito (460 a.C.)


(530 a.C.)

Parmenide Abdera
(540 a.C.), Elea
Anassagora (499
Zenone
a.C.)
(490 a.C.) Crotone Clazomene
Efeso Eraclito (540 a.C.)
Agrigento Mileto
Empedocle Talete (624 a.C.),
(484 a.C.) Anassimandro
(610 a.C.),
Anassimene (586
a.C.)

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Il contesto storico-politico
Alcuni fattori culturali favorirono la nascita e lo sviluppo della
filosofia all’interno delle poleis greche
nelle colonie i cittadini
godevano di ampi spazi di questi fattori
libertà espressiva e orientavano verso la
decisionale riflessione individuale
e favorivano il
dinamismo culturale
i contatti commerciali con e la partecipazione
gli altri popoli erano più facili attiva alla vita politica

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Una specifica forma di conoscenza
La filosofia assume fin dall’inizio le caratteristiche che la
differenziano da altre forme di conoscenza

Il filosofo è colui che “ama il sapere”, nel senso che è


continuamente stimolato da un desiderio di conoscenza non
direttamente finalizzato a scopi pratici

i primi filosofi sono spinti a


interrogarsi sulla realtà che li
circonda e a cercare di dare
risposte basate unicamente
sulla razionalità

per questo la filosofia si


differenzia dal mito, che cerca
di spiegare l’origine
dell’universo attraverso storie
infondate
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La ricerca del principio
I primi filosofi si interrogano sui fenomeni naturali, sull’unità del
cosmo e sulla molteplicità delle sue manifestazioni

la ricerca si incentra sul


principio che possa
spiegare l’origine della
natura e che ne
costituisca il
fondamento

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I filosofi ionici
A Mileto, nella Ionia, nasce la prima forma di riflessione filosofica

Talete
Per primo cerca un principio unitario di spiegazione della
realtà e lo individua nell’acqua, partendo
dall’osservazione che “il nutrimento di tutte le cose è
l’umido”

Anassimandro
Il principio di tutte le cose è l’ápeiron, un elemento
indeterminato dal quale si differenzia poi la molteplicità
degli elementi naturali

Anassimene
Il principio è l’aria dalla quale, per condensazione e
rarefazione, derivano gli altri elementi fondamentali

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