Sei sulla pagina 1di 2

Un anno di pausa tra liceo e università

Una scelta sempre più diffusa tra i giovani

A poco più di un mese dalla consegna dei diplomi liceali, sono ben pochi i neomaturandi che si apprestano a cominciare un ciclo di studi superiori nel prossimo ottobre. Complici il servizio militare obbligatorio e l’attrattiva di esperienze culturali e formative all’estero, sempre più giovani difatti si concedono un anno di pausa una volta terminato il liceo. Un’abitudine confermata dalle parole di alcuni studenti promossi nel 2005 e che solo in questi mesi si preparano all’Università. Una volta prestato servizio militare Gabriele, ventenne di Comano e futuro studente di Geografia, ha deciso di dedicarsi ad una vacanza studio della durata di tre mesi a Dublino. “Un’esperienza interessante ma soprattutto divertente” – dice – “che mi ha permesso di perfezionare le mie conoscenze linguistiche e di scoprire una cultura per me del tutto nuova”. Andrea invece, diciannovenne di Porza, ha scelto la strada della carriera divenendo sergente su un arco di 10 mesi trascorsi nella caserma di Thun: “una decisione nata soprattutto dalle possibilità di guadagno e di studio del tedesco” – ammette – ma che comunque mi ha portato a conoscere realtà e persone della Svizzera d’Oltre Gottardo”. Pur non dovendo sottostare a obblighi militari Chiara, ventenne di Rivera, si è presa un anno sabbatico per affrontare uno stage lavorativo della durata di 5 mesi in un albergo del Devon, in Inghilterra. Un percorso certo non semplice, come lei stessa afferma “Ti trovi catapultata improvvisamente in una terra straniera tra persone sconosciute, alle prese con problemi legati alla lingua e al lavoro. Nonostante ciò dopo alcuni sforzi ho preso confidenza con il personale, vivendo così più serenamente un periodo pieno di lezioni e insegnamenti”. Ma cosa ne pensano invece le persone che stanno “dall’altra parte della barricata”, ovvero istruttori ed educatori? La parola a Marisa Rossi, docente di tedesco al Liceo Lugano 2 di Savosa:

“La decisione di trascorrere un anno sabbatico comporta una certa dose di impegno e serietà, in quanto si interrompe un ritmo di studio a volte difficile da riprendere” – avvisa e, citando la propria esperienza, aggiunge: “Chi infatti si prende un anno di tempo per cercare delle risposte sul suo futuro e sul suo percorso di studi, raramente le trova. Chi invece vuole dedicare un anno per affrontare una vita differente da quella dello studente con un viaggio all’estero o una carriera sotto le armi, molto spesso redige un programma molto accurato con delle finalità precise. Un’avventura formativa da vivere però a livello personale e non professionale”. Della stessa opinione l’aiutante di Stato Maggiore Grignola Jean Pierre, in seno all’Esercito Svizzero da più di 35 anni, che definisce il servizio militare “una buona occasione per sviluppare capacità di condotta, di organizzazione e di gestione sociale talvolta trascurate o ignorate nella vita civile”.

La scelta di un anno sabbatico quindi, se guidata da non troppa leggerezza e dalla dovuta convinzione, sembra essere in grado di ben temprare grazie al suo bagaglio di esperienze spirito e corpo di questi giovani, preparandoli così ad una prossima scuola universitaria.

Mattia Bertoldi