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Il più grande

Una sera come un'altra al Bar Centrale in Paradiso.


Galileo, Leonardo e Michelangelo stanno per consumare la prima serie di bianchini della serata
quando si presenta un dubbio: a che cosa brindare?
I tre amici rimangono immobili con le braccia distese e i calici sollevati. Dopo qualche secondo di
imbarazzato silenzio, Galileo si schiarisce la gola secca e prende la parola.
“Be' – dice con un velo di esitazione – quest'anno sulla Terra festeggiano i 400 anni della mia
invenzione più geniale, il cannocchiale: i giornalisti scrivono articoli di commemorazione, gli
scienziati si dilungano in elogi nei miei confronti e anche la Chiesa, sotto sotto, ammette di aver
sbagliato. Ho rivoluzionato il mondo della scienza e la visione dell'universo da parte dell'umanità.
Propongo quindi di brindare a me, il più grande personaggio della cultura italiana!”.
“Che bischerata è mai questa! - sbotta Leonardo – Al mio confronto, mio caro Galileo, dovresti
impallidire. Le tue considerazioni sono state geniali, non lo nego, ma che dire dei miei progetti e
delle mie invenzioni? Ho anticipato di secoli le più ardite ipotesi sul volo umano e ho contribuito
allo sviluppo tecnologico nel settore industriale bellico e industriale: il più grande non posso che
essere io. E badate, non ho nemmeno citato gli appunti, gli scritti letterari e il dipinto che ritrae
quella graziosa fanciulla che tutti indicano come Lisa Gherardini mentre invece trattasi di...”.
“Bubbole; – minimizza Michelangelo – osi forse citare i tuoi quadri al cospetto dell'uomo che ha
segnato il Rinascimento italiano? E non parlo solo di pittura e della Cappella Sistina, mio
capolavoro tra i capolavori, ma anche di scultura: hai forse dimenticato, Leo, il David? La pietà? Se
è un premio al più grande personaggio della cultura italiana che volete assegnare, cari miei, allora è
a me che dovete darlo!”.
La discussione degenera. I bicchieri sussultano in aria impazienti di essere prosciugati, mentre i
rispettivi proprietari argomentano con fervore e concitazione.
“Va bene. – proferisce Galileo, gettando acqua sul fuoco – Cerchiamo un giudice imparziale che
possa designare un vincitore”.
“Giustissimo” acconsente Leonardo.
“Questo è parlare” gli fa eco Michelangelo.
Ma chi scegliere? I tre si guardano intorno, constatando che sono pochi gli avventori presenti al Bar
Centrale.
“Ehi, là c'è Gabriele! - annuncia infine Michelangelo - Lo vado a chiamare”.
Gabriele è al bar, si sta gustando un bicchiere di ottimo barolo e la compagnia di un paio di ragazze
che pendono letteralmente dalle sue labbra.
“Gabriele – chiede implorante una – ma è vero quello che si dice su di te? Le costole...”
“Mia cara – risponde lui con un sorriso malizioso – il numero di voci che girano su di me è pari solo
alle mie conquiste”.
Le due si mettono a ridacchiare. Michelangelo ne approfitta per intromettersi nella discussione.
“Ehi Gabriele, puoi venire un attimo al nostro tavolo? Ci sarebbe bisogno di te...”.
Gabriele volge uno sguardo scocciato prima all'interlocutore e poi a Galileo e Leonardo, distanti
pochi metri.
“Di che si tratta?”.
“Vogliamo sapere chi è il più grande personaggio della cultura italiana”.
“Questa è bella – dice lui sorridendo – va bene, vengo”.
Michelangelo torna spedito al tavolo mentre Gabriele si prende tutto il tempo per gustarsi l'ultimo
sorso di vino e sussurrare qualche parola alle orecchie delle due che, in tutta risposta, ridacchiano
nuovamente e lo seguono con lo sguardo sino al tavolo.
“Ditemi tutto ragazzi, a che conclusione siete arrivati?”
“È molto semplice – esordisce Galileo – ognuno di noi è giustamente convinto di aver rivoluzionato
il mondo della scienza, della tecnologia e dell'arte, ma...”.
Interviene Leonardo: “... vogliamo capire chi può essere considerato il più grande!”.
“Ed è tutto qua il vostro cruccio?”.
I tre fanno di sì con la testa, quasi in contemporanea.
Gabriele scoppia a ridere. Dopo qualche secondo, riacquista il controllo.
“Orbene signori, io vi dirò chi è il più grande personaggio della cultura italiana, ma voi dovete
promettermi che brinderete in suo onore qualunque sia il mio responso”.
“Lo promettiamo” – annuncia Michelangelo, incrociando lo sguardo e il consenso degli altri due.
“Benissimo. Galileo, tu hai toccato i confini dell'universo solo con gli occhi, non con l'anima.
Analogamente tu, Leonardo, hai sognato di volare ma non sei mai riuscito a innalzare da terra il tuo
spirito. E infine tu, Michelangelo, hai rappresentato la sofferenza, la fierezza e l'aldilà nelle chiese e
nel marmo, ma con oltre duecento anni di ritardo. Signori, – conclude Gabriele voltandosi e
indicando un angolo del locale distante pochi metri - vi annuncio che il vincitore, colui che primo
fra tutti vi ha superato, si trova proprio là in fondo, in penombra”.

Al tavolo indicato da Gabriele siede un uomo magro, dal naso prominente e con un bizzarro berretto
rosso in testa. Accarezza con delicatezza la mano di una donna dai tratti delicati, i capelli lisci, lo
sguardo dolce e seducente; al suo collo oscilla un pendente a forma di “B”. Un cameriere si
avvicina al tavolo.
“Ancora chianti?”.
L'uomo pare non dedicargli attenzione. Guarda negli occhi la donna, incontrando in tutta risposta il
suo bel sorriso.
“No grazie, - risponde – stiamo benissimo così”.
A pochi metri da lui, come un fulmine a ciel sereno, un vigoroso tintinnio di bicchieri riempie il
silenzio del Bar Centrale in Paradiso.