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Punto di partenza: diritto di associazione. Unirsi ad altri fedeli per adempiere il fine della Chiesa.

Nella Chiesa troviamo delle organizzazione che poggiano sia sul principio di uguaglianza, sia sul principio
gerarchico, cioè sull’ordine.

Ci sonno 2 tipo basici di organizzazione, modi di strutturarsi:

1. In comune alla società civile: una org. che nasce dalla volontà dei fedeli. Con una finalità che
trascende la vita della persona fondatrice. (Es. una confraternita che nasce per diffondere la
devozione a Santa Rita)
2. Associazione che poggiano sul rapporto fra il sacramento del battesimo e dell’ordine, cioè
gerarchiche. Caratteristiche della Chiesa, ed esistono in virtù di Cristo. La loro esistenza non
dipende della volontà dei fedeli che le danno vita, la Chiesa nasce con quelle (Es. una diocesi: si
fonda nella potestà del vescovo)

Can. 298: 2 tipi di associazioni: vita consacrata (ma non solo) e associazioni comuni. Queste non
appartengono alla struttura gerarchica della Chiesa, sono i fedeli ad impegnarsi nello sviluppo della Chiesa.

Associazioni comuni:

- Criteri di classificazione:
 Pubbliche e private: 1. Private. Fedeli prendono l’iniziativa per cominciarle. Molta autonomia,
bisognano un “nulla opsta” da parte dell’autorità, scelgono i propri ordini di rappresentanza,
amministrazione dei bei con autonomia. 2. Pubbliche. Rapporto più stretto con l’autorità. Perché
fra i fini che prendono sono alcuni dei fine della Chiesa, devono essere approvate, personalità
giuridica pubblica
 Composizione: miste, laicale (ci possono essere anche dei chierici. Es. i movimenti. Dirette anzitutto
alla vita dei fedeli laici., di chierici (aiutano la loro spiritualità, fraternità, ecc. si riconosce il diritto di
associazione dei chierici), clericali (as. Che devono essere pubbliche, riconosciute come clericale,
governate da chierici, assume come fine quello dell’esercizio dell’ordine sacro. Assume un fine
gerarchico. Cn 302. Alcune possono incardinare da poco tempo fa. Di per se non diventa una
struttura gerarchica), terzo ordine (as. Comuni. Con rapporto ristretto a un ordine, hanno meno
autonomia perché il superiore religioso si occupano di loro, partecipano della spiritualità e della
vita di un istituto)
 Ambito – estensione: diocesane (solo in una), nazionali (varie dioc.), internazionali. Questo
determina chi si occuperà dell’ordine di queste associazioni (vescovo, conf. Episc, congr. Della vita
consacrata).

Norme comuni a tutte le associazioni:

- Ognuna deve avere degli statuti (delle private solo devono essere controllate-revisione, delle
pubbliche approvate).
- Private. I beni sono privati, si reggono per le norme del diritto civile, non per il canonico. Non
devono rendere conto all’autorità ecclesiastica. Questo determina molte volte fondare una
associazione pubblica o privata.
- Pubbliche. I beni sono ecclesiastici, la loro amministrazione sono sottoposte alla norma del diritto
canonico, alle volte l’autorità ecclesiastica deve intervenire. Il governo va determinato dalla
gerarchia.

VITA CONSACRATA
Realtà della Chiesa che non appartiene alla gerarchia appartiene la communio fidelis. I diritti si rapportano
con la condizione di battezzati. Il rapporto e quello di uguaglianza, loro si non radunati non per
convocazione di qualcuno ma per carisma in comune. C’è anche una volontà che trascende loro, è un volere
di Dio riconosciuto dalla gerarchia della Chiesa. Questo fa che non siano comune associazione, perché non
è la semplice volontà dei fedeli, è quello a non soltanto. LG 44: non appartiene alla gerarchia, ma alla
santità e vita della Chiesa. Nella Chiesa sempre ci saranno dei fedeli consacrati, in diversi modo. Possiamo
affermare che appartengono all’istituzione della Chiesa, ma non alla gerarchia.

È un concetto più ampio di quello di vita religiosa. Nella vita consacrata possiamo distinguere 2 forme,
secondo sia, vita vissuta in modo singolo (orde delle vergini, ordo delle vedove, eremiti. La consacrazione la
vivono in modo singolare) o in modo associato.

Concetto: forma stabile di vita con origine carismatico, e la quale si appartiene mediante la consacrazione
tramite la professione dei consigli evangelici.

- C’è uno statuto giuridico particolare (stato canonico): non sono fedeli comuni, hanno lo statuto di
profeti. Sono chiamati a chiamare tutti alla santità. Hanno un insieme di diritti e obblighi
particolare.
- Istituto di vita consacrata: tutti sono pubblici e pertanto un stretto rapporto con l’autorità della
Chiesa. Perché questa capisce che il suo carisma appartiene alla Chiesa. C’è un patrimonio spirituale
(carismi) che è stato riconosciuto dalla Chiesa. Questi carismi condivisi, perché siano tali devono
essere riconosciuti dalla Chiesa. La Chiesa deve proteggerlo, fino del diritto.
- La consacrazione è diversa di quella dei sacramenti (questi hanno il carattere sacramentale). La
professione è un sacramentale (agiscono per opera della Chiesa), la persona ha una posizione
pubblica nella Chiesa. Sono ecclesiastici, e hanno per compiti risvegliare la nozione escatologica
della Chiesa.
- Per la professione dei consigli evangelici, i consacrati gli assumono di modo pubblico e con
conseguenze giuridiche. Professare è anche assumere. Questo si può fare in modo diversi. Fino il
sec. XX l’unico modo era quello di voti pubblici (proprio degli istituti religiosi)
- Adesso non è più così, ci sono altri modi di professare i consigli evangelici.

Istituti di vita consacrata:

- secondo le norme il diritto distingue fra: ist. Religiosi, ist. Secolari, altri (idemtes, l’opera della
Chiesa).
- secondo il rapporto con l’autorità: di diritto pontifico, di diritto diocesano.
- Tutti devono professare i consigli:
o Castità: celibato e continenza perfetta.
o Povertà: giuridicamente significa la dipendenza dell’istituto e limitazione dei beni
o Obbedienza: stare ai comandi dei superiori quando sono d’accordo agli statuti di questa
associazione.
- Altra norma che riguarda tutti: la vita fraterna; patrimonio spirituale (comune a tutti è l’essere
profeta; natura e fine dell’istituto, la sua spiritualità. Viene protetto dal diritto proprio: costituzioni,
regolamenti, istruzioni), propri organi di governo.
- Norme comuni riguardo al programma di formazione.

ISTITUTI RELIGIOSI: professione dei consigli mediante i voti pubblici (solenni a semplici), la vita fraterna
necessariamente sempre come vita comune (monastero-convento, clausura), carisma (ogni istituto ha il
proprio carisma), separazione del mondo (giuridicamente ci sono alcune cose che non possono fare:
commercio, politica, ecc.). negli istituti clericale l’incardinazione dei chierici è dentro l’istituto (quando è di
diritto pontificio il superiore può ordinare), processo di formazione.

ISTITUTI SECOLARI: professione dei consigli (diversi. Non necessariamente voti pubblici), vita fraterna (non
c’è vita comune, questo non vuol dire che alcuni non vivano insieme. Non hanno case, né conventi, ne
monasteri), non c’è separazione dal mondo (consacrati, ma nel mondo. Non hanno le proibizioni che hanno
i religiosi), chierici (se ce ne sono non si incardinano nell’istituto, ma in diocesi. Alcuni hanno una facoltà
speciale di farlo, ma come regola generale non lo possono fare, il loro superiori non sono ordinari), fasi
nella formazione (formazione previa, prova, incorporazione temporale, definitiva o perpetua)

SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA: non sono istituti di vita consacrata. Gli si applica il diritto degli istituti
religiosi. Consigli (si/no. Alcuni li professano, altri no. ), hanno vita comune (che ha come finalità
l’apostolato), non c’è separazione dal mondo, i chierici si incardinano nella società (sono nate per questo).