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Cina[modifica | modifica wikitesto] LA CARTA

Illustrazione di una parte del processo di produzione della carta nell'antica Cina.
La tecnologia di fabbricazione della carta da corteccia è nata in Cina. Descritta per la
prima volta nell'anno 105 dall'ufficiale di corte Cai Lun (o Ts'ai Lun).
Nel 1986 a Dunhuang (Gansu), scavi archeologici in una tomba della prima metà
del II secolo a.C. portano alla luce un'infinità di carta con tracciata una mappa. Questo
ritrovamento lascia supporre che la carta fosse già nota in quell'epoca, retrodatando
così le prime fabbricazioni di circa due secoli.[2] La diffusione della tecnica al di
fuori del paese fu lenta; altri popoli avevano conosciuto la carta ma non riuscivano a
capire come venisse prodotta, e i Cinesi erano decisi a difenderne il segreto.
Secondo la tradizione, la carta fu prodotta per la prima volta nel 105 da Cai Lun, un
eunuco della corte cinese Han dell'imperatore He. Il materiale usato era probabilmente
la corteccia dell'albero del gelso da carta (Brussonetia papyrifera), opportunamente
trattata e filtrata in uno stampo di bastoncini di bambù. La più antica carta conosciuta
di cui ci sia pervenuto un campione fu fabbricata con stracci intorno al 150. Per altri
cinquecento anni circa, l'arte della fabbricazione della carta fu confinata in Cina, ma
nel 610 fu introdotta in Giappone e, intorno al 750 nel Medio Oriente. La carta
comparve in Egitto all'incirca nell'800, ma non fu fabbricata fino al 900 (vedi papiro).
Il suo uso fu introdotto in Europa dagli Arabi i quali scoprirono il segreto di
lavorazione a seguito della battaglia del Talas nel 751 contro i Cinesi. In
quell'occasione catturarono dei produttori di carta e ne avviarono la produzione
dapprima a Samarcanda. Si parla quindi di una cartiera costruita in al-
Andalus (Spagna islamica), a Játiva, intorno al 1150, la Sicilia sotto dominio
islamico potrebbe essere stata la prima terra europea in cui fu costruito uno
stabilimento per trattare i cascami del cotone, secondo le tecniche apprese già nella II
metà dell'VIII secolo.[3]
Una testimonianza particolarmente autorevole è quella del viaggiatore arabo Ibn ?
awqal,[4] che visitò Palermo (Balarm) nel 972 e che riporta che tra gli oggetti da lui
visti vi fosse proprio la carta. Per quanto manchino testimonianze "interne" sulla
produzione in loco, appare assai probabile che proprio a Palermo, la capitale dell'isola
(la capitale greca era Siracusa e quella dei Berberi era Girgenti), fosse stato
predisposto dalle autorità Aghlabidi, Kalbiti di Sicilia o Fatimidi un apposito ?iraz: un
laboratorio sotto diretto controllo dei governanti cioè in cui fabbricare carta, così
com'era abitudine per ogni capitale di governatorato islamico, anche a fini di
prestigio.
A quegli stessi anni (terzo quarto del XII secolo) risale la prima cartiera in territorio
italiano cristiano, attribuita alla figura di Polese da Fabriano che la impiantò
sul Reno presso Bologna[5]. Nei secoli successivi l'arte si diffuse nella maggior parte
dei paesi europei. L'introduzione del carattere tipografico mobile, alla metà circa
del XV secolo, rese più facile la stampa dei libri e stimolò notevolmente la
fabbricazione della carta. Il consumo sempre maggiore di carta nel XVII e nel XVIII
secolo portò a una penuria di stracci, a quel tempo l'unica materia prima soddisfacente
conosciuta dai produttori europei, ma nessuno dei vari tentativi di trovare valide
alternative ebbe successo. Nello stesso tempo, si cercò di ridurre il costo della carta,
sviluppando una macchina che sostituisse il processo di produzione manuale.
La prima macchina fu costruita dall'inventore francese Louis Nicolas Robert nel 1798.
La macchina di Robert venne successivamente migliorata dai fratelli ed editori
britannici George e Sealy Fourdrinier che, nel 1803, fabbricarono la prima delle
macchine che avrebbero portato il loro nome. Il problema di fabbricare carta
utilizzando una materia prima economica trovò soluzione intorno al 1840, con
l'introduzione del processo di sfibratura del legno, che veniva così ridotto in pasta
cellulosica, e, una decina d'anni più tardi, dei processi di produzione della pasta
chimica. Attualmente, la Cina, gli Stati Uniti e il Canada sono i maggiori produttori
mondiali di carta, pasta di legno e di prodotti della carta; una quantità considerevole di
pasta di legno e di carta da giornale viene prodotta anche da Finlandia, Giappone
e Svezia.
I CINESI
La Cina (??T, ??S, ZhongguóP, letteralmente "Regno di mezzo"[7]), ufficialmente
la Repubblica Popolare Cinese (???????T, ???????S, Zhonghuá Rénmína
GònghéguóP ascolta la pronuncia in mandarino standard[?·info]), è uno Stato situato
nell'Asia orientale ed è il paese più popoloso del mondo con una popolazione di oltre
1,4 miliardi di persone.[3]
Con una storia ultramillenaria, la Cina è una Repubblica popolare in cui il potere è
esercitato dal solo Partito Comunista Cinese (????? oppure ??). Il governo ha sede
nella capitale Pechino (????) ed esercita la propria giurisdizione su
ventidue province (?), cinque regioni autonome (???), quattro municipalità
direttamente controllate ??? (Pechino ??, Tientsin ??, Shanghai ?? e Chongqing ??) e
due regioni amministrative speciali ????? (Hong Kong ?? e Macao ??) parzialmente
autonome. La Cina rivendica la propria sovranità anche sull'isola di Formosa, che
considera ufficialmente una sua provincia, sulla quale non esercita tuttavia alcun
controllo diretto. L'isola è dal 1949 sotto il controllo del governo della Repubblica di
Cina (Taiwan ????). La complessa condizione politica di Taiwan è una delle
conseguenze della guerra civile cinese che ha preceduto la fondazione della
Repubblica Popolare Cinese.
Con la sua superficie di circa 9 572 900 chilometri quadrati la Cina è il quarto stato
più grande del mondo per superficie. Il paesaggio della Cina è vasto e diversificato: va
dalle steppe della foresta e i deserti dei Gobi e del Taklamakan nell'arido nord alle
foreste subtropicali e umide del sud. L'Himalaya, il Karakoram, il Pamir e il Tian
Shan sono le catene montuose che separano la Cina meridionale dall'Asia centrale.
Il Fiume Azzurro (??) e il Fiume Giallo (??), rispettivamente il terzo e il sesto più
lunghi del mondo, scorrono dall'altopiano del Tibet verso la costa orientale
densamente popolata. La costa della Cina lungo l'oceano Pacifico è lunga circa 14.500
chilometri ed è delimitata dal mare di Bohai, dal mar Giallo, dal mar Cinese
Orientale e dal mar Cinese Meridionale.
L'antica civiltà cinese (una delle prime al mondo) si sviluppò inizialmente nelle
pianure comprese tra il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro. A partire dall'età del
bronzo (verso la fine del II millennio a.C.) si ha evidenza di strutture feudali, in cui i
nobili si raccoglievano intorno a monarchie ereditarie. Vi sono testimonianze di una
casata regnante nella prima metà del I millennio a.C., nota come dinastia Zhou (??), il
cui declino condusse alla nascita di un discreto numero di regni indipendenti in
competizione per il predominio sulla regione (periodo delle Primavere e Autunni, ??),
con stagioni di conflitto che si fecero particolarmente accese nel periodo che va
dall'VIII al III secolo a.C. Nel 221 a.C. lo Stato di Qin sconfisse e conquistò i territori
di tutti gli altri Stati combattenti dando vita al primo impero della storia cinese sotto
la dinastia Qin (??).
Da quel momento il titolo di imperatore della Cina divenne il sinonimo della
raggiunta supremazia. La dinastia Qin non durò a lungo, ma i popoli precedentemente
conquistati vennero poco dopo riuniti sotto l'egida della dinastia Han (??, III secolo
a.C.-III secolo d.C.). I quattro secoli in cui regnarono i sovrani della dinastia Han sono
considerati cruciali per la definizione e affermazione della identità culturale cinese,
tanto da divenire il termine con cui i cinesi definirono se stessi (con il termine appunto
di etnia o popolo han, ??). Da allora la storia cinese ha visto l'alternarsi di periodi di
divisione e fasi di unificazione, con conseguenti periodi di frammentazione,
contrazione o espansione territoriale, sotto l'egida di diverse dinastie, talora di etnia
straniera (come nel caso dei mongoli o dei mancesi).
L'ultima dinastia fu quella dei Qing, il cui regno si concluse nel 1911 con la
fondazione della Repubblica di Cina (????). Dopo la sconfitta dell'Impero
giapponese (?????) durante la seconda guerra mondiale il Paese fu scosso dalla guerra
civile che vedeva contrapposte le forze nazionaliste del Kuomintang (???), il partito
che allora deteneva il governo del paese, e le forze facenti capo al Partito Comunista
Cinese. Nel 1949 la guerra si concluse con la sconfitta del Kuomintang e la fuga del
governo nazionalista sull'isola di Formosa, nella cui capitale Taipei (??) ha tuttora
sede l'attuale Repubblica di Cina, altresì nota come Taiwan. In seguito alla vittoria
conseguita sul continente il 1º ottobre del 1949 a Pechino le forze comuniste guidate
da Mao Zedong proclamarono ufficialmente la nascita della Repubblica Popolare
Cinese.
Dopo l'introduzione di riforme economiche nel 1978 l'economia della Cina è diventata
quella dalla crescita più rapida al mondo. A partire dal 2013 è la seconda economia
più grande al mondo sia come PIL totale nominale, sia per parità di potere d'acquisto;
è anche il più grande esportatore e importatore di merci al mondo. La Cina
è ufficialmente uno Stato munito di armi nucleari e ha il più grande esercito
permanente del mondo, con il secondo più grande bilancio della difesa. La Cina è
membro delle Nazioni Unite dal 1971, quando ha preso il posto della Repubblica di
Cina tra i seggi dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
La Cina è anche membro di numerose organizzazioni multilaterali,[8] tra cui l'OMC,
l'APEC, il BRICS, l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, il BCIM[9] e
il G-20. La Cina, unanimemente riconosciuta come grande potenza dal consesso
internazionale, è una potenziale superpotenza secondo un certo numero di accademici
e analisti che si occupano di questioni militari, politiche ed economiche.
GLI ARABI
Gli Arabi sono il gruppo etnico di madrelingua araba originario della Penisola
arabica che, col sorgere dell'Islam, a partire dal VII secolo ha guadagnato grande
rilevanza nella scena storica mondiale, insediandosi in circa una ventina di attuali
Paesi.
Oggi gli Arabi sono circa 450 milioni, la maggior parte dei quali vive nei paesi
aderenti alla Lega araba, e costituiscono di fatto il secondo gruppo etnico al mondo
per dimensione dopo i cinesi Han[1].
La parola non ha etimo certo, sebbene sembri stia a significare "nomadi", e viene
utilizzata da tutte le fonti antiche delle popolazioni confinanti: assire (ar-ba-a-a e a-
ri-bi), la Bibbia (carab), le fonti greche (a?aße?, a?aß???), latine (arabes), i testi
sudarabici (crb e c ?rb) e aramaici (carabaya), ad indicare i nomadi del deserto loro
confinanti, indipendentemente dal fatto che fossero di lingua araba o meno, poiché
nessuna di queste denominazioni sembra avere connotazione linguistica[2].
Dal punto di vista linguistico è annoverata solo qualche iscrizione in lingua araba o
con arabismi, ma tutte scritte con altri alfabeti, ad eccezione della stele di
Namara del 329 d.C.
Tra il II e il V secolo d.C. gli Arabi come aggregato di tribù scompaiono dalle fonti.
Ricompaiono nel IV-V secolo come minoranza di confine a sud nel regno himyarita e
a nord nel regno ghassanide. In questo periodo gli arabofoni, con particolare
riferimento ai personaggi scelti come illustri precursori dagli scolastici arabo-islamici,
scrivono in altre lingue: greco, aramaico e sabeo.

Il mondo arabo attuale: i 22 Paesi membri della Lega Araba. Questa è la


definizione estesa di mondo arabo, che include anche popoli non strettamente arabi
quali i somali e gli abitanti della Mauritania e di altri paesi parlanti lingue diverse
dall'arabo, ma comunque parte della Lega Araba e di una cultura comune con i paesi
"arabi" in senso stretto.
È solo nel VII secolo che l'arabo e gli Arabi si affacciano al mondo grazie al Corano e
alla fede islamica. Il Profeta muore nel 632, dopo essere entrato trionfalmente
a Mecca nel 630: si inaugura così l'entità politica conosciuta come il Califfato dei
Rashidun (Califfato degli "Ortodossi", o, erroneamente, "ben guidati[3]).
Guidati da quattro califfi che furono molto vicini al Profeta, gli Arabi conquisteranno
in un'espansione fulminea vastissimi territori. Quest'esperienza terminerà nel 661 per
lasciare spazio al Califfato degli Omayyadi. Secondo Retso[4] furono
gli Omayyadi che si arrogarono il termine "Arabi", lasciando ai più recenti
correligionari l'etnonimo di provenienza (Siriani, Persiani, Egiziani, ecc.).
ARABIA
Gli Arabi sono il gruppo etnico di madrelingua araba originario della Penisola
arabica che, col sorgere dell'Islam, a partire dal VII secolo ha guadagnato grande
rilevanza nella scena storica mondiale, insediandosi in circa una ventina di attuali
Paesi.
Oggi gli Arabi sono circa 450 milioni, la maggior parte dei quali vive nei paesi
aderenti alla Lega araba, e costituiscono di fatto il secondo gruppo etnico al mondo
per dimensione dopo i cinesi Han[1].
La parola non ha etimo certo, sebbene sembri stia a significare "nomadi", e viene
utilizzata da tutte le fonti antiche delle popolazioni confinanti: assire (ar-ba-a-a e a-
ri-bi), la Bibbia (carab), le fonti greche (a?aße?, a?aß???), latine (arabes), i testi
sudarabici (crb e c ?rb) e aramaici (carabaya), ad indicare i nomadi del deserto loro
confinanti, indipendentemente dal fatto che fossero di lingua araba o meno, poiché
nessuna di queste denominazioni sembra avere connotazione linguistica[2].
Dal punto di vista linguistico è annoverata solo qualche iscrizione in lingua araba o
con arabismi, ma tutte scritte con altri alfabeti, ad eccezione della stele di
Namara del 329 d.C.
Tra il II e il V secolo d.C. gli Arabi come aggregato di tribù scompaiono dalle fonti.
Ricompaiono nel IV-V secolo come minoranza di confine a sud nel regno himyarita e
a nord nel regno ghassanide. In questo periodo gli arabofoni, con particolare
riferimento ai personaggi scelti come illustri precursori dagli scolastici arabo-islamici,
scrivono in altre lingue: greco, aramaico e sabeo.

Il mondo arabo attuale: i 22 Paesi membri della Lega Araba. Questa è la


definizione estesa di mondo arabo, che include anche popoli non strettamente arabi
quali i somali e gli abitanti della Mauritania e di altri paesi parlanti lingue diverse
dall'arabo, ma comunque parte della Lega Araba e di una cultura comune con i paesi
"arabi" in senso stretto.
È solo nel VII secolo che l'arabo e gli Arabi si affacciano al mondo grazie al Corano e
alla fede islamica. Il Profeta muore nel 632, dopo essere entrato trionfalmente
a Mecca nel 630: si inaugura così l'entità politica conosciuta come il Califfato dei
Rashidun (Califfato degli "Ortodossi", o, erroneamente, "ben guidati[3]).
Guidati da quattro califfi che furono molto vicini al Profeta, gli Arabi conquisteranno
in un'espansione fulminea vastissimi territori. Quest'esperienza terminerà nel 661 per
lasciare spazio al Califfato degli Omayyadi. Secondo Retso[4] furono
gli Omayyadi che si arrogarono il termine "Arabi", lasciando ai più recenti
correligionari l'etnonimo di provenienza (Siriani, Persiani, EgizianiLa penisola
arabica, specialmente le regioni meridionali yemenite, è considerata una delle quindici
aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana ed è per questo motivo che la
zona è definita "culla dell'umanità".
Un'entità statale saudita nacque nell'Arabia centrale circa nel 1750 quando
l'emiro del Najd, Mu?ammad ibn Sa?ud, unì le sue forze sotto la spinta ideale fornita
da un riformatore islamico hanbalita, Mu?ammad ibn ?Abd al-Wahhab, con lo scopo
di creare una nuova realtà politica e statuale. Nei centocinquanta anni successivi, le
fortune della famiglia degli Al Sa?ud sono cresciute e decadute molte volte, poiché la
famiglia contendeva il potere e il territorio sulla penisola araba all'Egitto, all'Impero
ottomano e ad altre famiglie arabe. Il moderno Stato della famiglia Sa?ud (Al Sa?ud)
fu fondato dal re ?Abd al-?Aziz Al Sa?ud (spesso noto internazionalmente come
Abdul Aziz Ibn Saud).
Nel 1902 ?Abd al-?Aziz Al Sa?ud conquistò la città di Riad, la capitale ancestrale
della dinastia degli Al Sa?ud, sottraendola alla famiglia rivale degli Al Rashid.
Successivamente ?Abd al-?Aziz sottomise al-Hasa, la provincia di al-Qa?if, il resto
del Najd e la regione del ?ijaz fra il 1913 e il 1926.
L'8 gennaio 1926 ?Abd al-?Aziz Al Sa?ud diventò il re del ?ijaz, strappato al
re hascemita ?Ali b. al-Husayn, figlio dello Sharif della Mecca, al-?usayn b. ?Ali, che
aveva proclamato nel corso della prima guerra mondiale la rivolta araba contro
l'Impero ottomano e che era stato compensato con l'attribuzione ai suoi figli di varie
entità arabe erette a monarchia (Emirato di Transgiordania, Regno d'Iraq e Regno
del ?ijaz).
Il 29 gennaio 1927, ?Abd al-?Aziz Al Sa?ud assunse il titolo di re del Najd (il suo
titolo precedente era sultano). Dal trattato di Gedda, firmato il 20 maggio 1927,
la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza del regno di ?Abd al-?Aziz (allora
conosciuto come "regno di Hijaz e Najd"). Il 23 settembre 1932 queste regioni furono
unificate sotto la dizione di Regno di Arabia Saudita (al-Mamlakat al-?arabiyya al-
sa?udiyya).
La scoperta del petrolio nel marzo del 1938 ha trasformato economicamente lo Stato e
ha dato al regno l'autorevolezza di cui gode, malgrado la struttura integralista delle
sue istituzioni giuridiche e sociali (l'Arabia Saudita è ufficialmente wahhabita) e il suo
gigantesco finanziamento per l'edificazione, nel mondo islamico e no, di moschee e
centri culturali di orientamento fondamentalista e di partiti e movimenti politici che
al Wahhabismo direttamente o indirettamente si richiamano (il caso più vistoso è
la fratellanza musulmana). Nel contempo la propria ricchezza le ha consentito di
mantenere strette relazioni con le molte nazioni occidentali che comprano il suo
petrolio e, in particolare, con gli Stati Uniti d'America, alla cui politica estera il regno
è da sempre fedelmente allineato.
ITALIA
L'Italia è una repubblica parlamentare situata nell'Europa meridionale, con una
popolazione di circa 60,4 milioni di abitanti e Roma come capitale.
La parte continentale, delimitata dall'arco alpino, confina a nord, da ovest a est,
con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; il resto del territorio, circondato dai
mari Ligure, Tirreno, Ionio e Adriatico, si protende nel mar Mediterraneo, occupando
la penisola italiana e numerose isole (le maggiori sono Sicilia e Sardegna), per un
totale di 302 072,84 km².[3] Gli Stati della Città del Vaticano e di San
Marino sono enclavi della Repubblica mentre Campione d'Italia è
l'unica exclave italiana.
Roma, che fu capitale dell'Impero romano, è stata per secoli il centro politico e
culturale della civiltà occidentale. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente,
l'Italia medievale fu soggetta a invasioni e dominazioni di popolazioni germaniche,
come gli Ostrogoti, i Longobardi e i Normanni. Nel XV secolo, con la diffusione
del Rinascimento, ridivenne il centro culturale del mondo occidentale, ma dopo
le guerre d'Italia del XVI secolo ricadde sotto l'egemonia delle potenze straniere, quali
Francia, Spagna e Austria. Durante il Risorgimento combatté per l'indipendenza e per
l'unità d'Italia, finché il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia che cessò di
esistere nel 1946, dopo il ventennio fascista, la sconfitta nella seconda guerra
mondiale e la guerra di Liberazione, quando, a seguito di un referendum istituzionale,
lo Stato italiano divenne una repubblica parlamentare.
Nel 2018 l'Italia, ottava potenza economica mondiale e quarta a livello europeo, è un
paese con un alto standard di vita: l'indice di sviluppo umano è molto alto, 0.883, e
la speranza di vita è di 83,4 anni.[13] È membro fondatore dell'Unione europea,
della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'OCSE; aderisce all'ONU e al trattato di
Schengen. È inoltre membro del G7[14] e del G20, partecipa al progetto
di condivisione nucleare della NATO, è una grande potenza regionale europea,[15] in
grado di esercitare influenza politica anche su scelte e decisioni di ordine extra-
europeo e globale,[16] e si colloca in nona posizione nel mondo per spesa militare.
L'Italia vanta insieme alla Cina il maggior numero di siti dichiarati patrimonio
dell'umanità dall'UNESCO[17] ed è il quinto paese più visitato del mondo.[18]
Il nome proprio "Italia" nasce come toponimo. La sua origine, oggetto di studi sia da
parte di linguisti sia di storici, è controversa. Non sempre, tuttavia, sono
suggerite etimologie in senso stretto, bensì ipotesi che poggiano su considerazioni
estranee alla specifica ricostruzione linguistica del nome oppure che sono riferite a
tradizioni non dimostrate (come l'esistenza del re Italo)[19] o poco verosimili (come
la correlazione del nome con la vite).[20]
LA CARTA
La carta araba giunse in Europa nel XII secolo: il primo luogo in cui fu lavorata
fu Xàtiva (1150). Importata da Damasco attraverso Costantinopoli, o
dall'Africa attraverso la Sicilia, era un prodotto mediocre se paragonato alla
pergamena: Federico II in un editto del 1221 ne proibì l'uso negli atti pubblici data la
sua deperibilità. Tuttavia il consumo non fece che aumentare vista la sua decisa
economicità. Nel XIII secolo le flotte mercantili del Mediterraneo e dell'Adriatico,
finanziate da grossi commercianti (in gran parte veneziani e genovesi), si spartivano il
fiorente mercato.
Le cose cambiarono dal 1264 quando a Fabriano, nelle Marche, nella prima cartiera
europea si cominciò a preparare la pasta utilizzando la pila idraulica a magli multipli
azionati da un albero a camme collegato a una ruota idraulica. Più efficienti del
mortaio dei cinesi o della mola degli arabi, mossi da uomini o animali, i magli,
lavorando in verticale, sfibrano canapa e lino più velocemente e meglio, riducendo
così i costi e migliorando la qualità. Anche il telaio (forma o modulo) da immergere
nel tino cambiò: l'intreccio di cotone, bambù o canne fu sostituito da un intreccio
in ottone e rimarrà pressoché invariato fino al XVIII secolo. La collatura con amido di
riso o grano fu cambiata con una a base di gelatina animale - il carniccio - che
migliora caratteristiche come l'impermeabilità o la resistenza a insetti e
microrganismi. La nuova tecnologia ebbe un notevole successo e presto sorsero nuovi
mulini in tutta l'Italia settentrionale, e in particolare sulla sponda occidentale del lago
di Garda nella valle del fiume Toscolano, nel territorio dell'allora Repubblica di
Venezia denominata da allora "valle delle cartiere". La carta italiana, di qualità
migliore, più economica e soprattutto cristiana si impose velocemente in tutta Europa.
Il monopolio della carta italiana durò fino a metà del XIV secolo, quando nuovi centri
cartari sorsero prima in Francia e poi in Germania. La prima metà del XV secolo vide
la Francia primeggiare nella produzione della carta, ma nella seconda metà, per le alte
tasse sui mulini e sul trasporto degli stracci, il grosso della produzione si spostò verso
l'Olanda.
Nel XVII secolo fu introdotta la macchina detta «cilindro olandese»: vasche anulari di
forma ovale in cui un cilindro munito di lame contemporaneamente sfilacciava e
raffinava le fibre. Con le olandesi si ottenne una carta più bianca e omogenea, anche
se meno resistente perché le fibre venivano tagliate anziché schiacciate.
Nel 1750 l'inglese John Baskerville introdusse una nuova tecnica per ottenere della
carta priva dei segni della vergatura chiamata wove paper. L'industria inglese riuscì a
mantenere il monopolio della fabbricazione per circa un quarto di secolo, ma
nel 1777 il francese Pierre Montgolfier (padre dei fratelli Montgolfier) ottenne dei
fogli perfettamente lisci che presero il nome di carta velina, nome che richiamava la
pergamena prodotta con la pelle dei vitelli nati morti, particolarmente liscia.
Macchina a pistoni per il pestaggio e preparazione degli stracci per la realizzazione
della carta in una rappresentazione del XVII secolo
Nel 1774, grazie alle scoperte del chimico svedese K.W. Scheele, si vide la possibilità
di usare cloro per sbiancare la carta. Solo più tardi si scoprirà che l'ossidazione al
cloro ha effetti sulla durata a lungo termine. Nel 1807 venne introdotto un sistema di
collatura in massa con allume e colofonia, più economico di quello con gelatina
animale, il quale, tuttavia, più che decuplica l'acidità della carta.
MUSEO DI OLIVIERO
Realizzato agli inizi del XVI secolo, il chiostro dell'abbazia della basilica di Santa
Maria in Porto prende il nome dalla Loggia del Giardino, meglio conosciuta
come Loggetta Lombardesca, dalle maestranze campionesi e lombarde che vi
lavorarono sotto la direzione di Tullio Lombardo.
Dell'edificio originario, che dall'età delle soppressioni napoleoniche ha subito più
volte riconversioni d'uso sino al restauro degli inizi degli anni '70 del Novecento,
rimane il chiostro dalle proporzioni rinascimentali, l'impianto degli spazi e l'elegante
loggia a cinque archi, divenuta il simbolo e l'emergenza monumentale dell'intero
complesso.
Solo la facciata adiacente al lato dei giardini pubblici risulta parte della struttura
originaria. La loggia, in perfetto stile ravennate del XVI secolo, presenta due ordini di
colonne con capitelli lombardeschi che sostengono a loro volta gli archi finemente
decorati da lapicidi lombardi e campionesi.
L’insegna araldica dei Canonici di Porto, un castello sormontato da tre torrette, datata
1503, anno di inizio della costruzione, ricorre spesso ovunque nel quadriportico
all’interno del complesso. Le maestose cancellate che sigillano la loggia inferiore
furono realizzate nel 1907 dal Sangiorgi, mentre la porta d’ingresso smontata e
trasportata al Museo Nazionale di Ravenna in seguito alle demolizioni del 1885, oggi
è rimasta inclusa tra la chiesa e la loggetta.
Intorno agli anni Settanta, vengono trasferite in questa sede la Pinacoteca comunale e
l’Accademia delle belle arti che fino ad allora erano state ospitate dal monastero
Classense e dal Museo di scienze naturali.
Nel 1999 vengono acquisiti nuovi spazi, per permettere una più ampia risistemazione
delle collezioni recuperando nuovi luoghi destinati alle attività espositive.
La Loggetta Lombardesca ospita il Museo d'arte della città di Ravenna, istituito
nel 2002 dal comune di Ravenna, già Pinacoteca Comunale di Ravenna