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Giancarlo Ufficiale – Fabrizio Corrias


(o viceversa)

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Elementi di base di Astronomia e tecnica ad uso della pratica
astrologica

II

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III

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Introduzione

Il testo che vi presentiamo nasce dall’esperienza didattica e, sia detto una volta
tanto senza modestia ma con tutta l’umiltà possibile, dallo studio ostinato di due
astrologi, i quali, mai soddisfatti del loro sapere e delle loro convinzioni,
continuano ad approfondire e a verificare metodi e princìpi della disciplina. Da
tale affannosa ricerca di perfezionamento e dalla passione per la materia
sgorgano (letteralmente) il desiderio ed il conseguente piacere di comunicarla
agli altri, ma al tempo stesso la necessità di strutturare un percorso didattico
finalmente affidabile e teoreticamente ben fondato.
L’astrologia che qui proponiamo riprende gli insegnamenti della Tradizione
occidentale, a partire dal periodo mesopotamico fino al 1600 circa, e lì dove
necessario tentiamo di integrarla con ciò che gli sviluppi contemporanei hanno
prodotto di dottrinariamente apprezzabile.
Non pretendiamo di essere originali – non è questo il punto –, né tantomeno dei
capiscuola, ma vorremmo offrire strumenti e informazioni che permettano di
avvicinarsi a questa disciplina comprendendone le basi tecniche, i princìpi
fondamentali ed i meccanismi. Né taceremo i punti in cui la pratica astrologica
presenta incongruenze, argomentazioni contrastanti o motivazioni di debole
spessore. L’astrologia è pur sempre un’elaborazione dell’essere umano e gli
stessi Maestri che ne rappresentano le colonne portanti non sono estranei ad
abbagli, errori oppure deduzioni teoriche apparentemente solide ma non
confortate dall’esperienza. Per sperare di essere buoni astrologi non bisogna
mai credere di possedere una qualsiasi verità o che qualcun altro ne sia il
depositario. È necessario saper riconoscere ed accettare di buon animo che i
princìpi ed i metodi che stiamo verificando possano essere migliori dei nostri. In
altre parole, è necessario predisporsi con animo puro e ricettivo, pratica sempre
più ignorata dalla e nella cosiddetta civiltà dei consumi.
Proprio per conquistare la meta di rendere autonomo nei giudizi lo studente,
non daremo in questa sede, ad esempio, l’interpretazione degli aspetti
planetari, ma metteremo in condizione lui o, eventualmente, lo studioso che
abbia voglia di seguirci in questo percorso, di comprendere i meccanismi
qualitativi e quantitativi, essenziali ed accidentali, che determinano l’aspetto
fornendogli i metodi per congegnare l’interpretazione.
Analizzeremo ogni elemento di cui si compongono la Sfera Celeste e Locale
cercando di comprenderne i moti. In questo modo sarà il cielo stesso,
attraverso i fenomeni fisici che palesa, a elargire il materiale interpretativo.
Come un medico legale sezioneremo il cielo di nascita, o Genitura, per
analizzarne tutte le particolarità e svelarne i congegni e gli enigmi. In questo
senso metteremo in pratica il fondamento della Tradizione che ritiene
l’astrologia il nobile prodotto della mistione tra Astronomia e Filosofia.
Non che abbiamo nulla contro l’approccio che si è andato affermando in questi
ultimi 120 anni con l’Astrologia Psicologica. Ma ciò che vorremmo dimostrare, e
che già constatiamo nella nostra pratica quotidiana, è che un’astrologia
applicata secondo i metodi verificati e collaudati da almeno 2500 anni non può
essere ignorata o giudicata vecchia ed inefficace solo perché non la
conosciamo: la verità è che essa mette in crisi la nostra debole conoscenza e la
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nostra avversione per l’Astronomia e la Matematica, e di conseguenza il nostro


presunto sapere.
L’analisi evolutiva e psicologica, a ben vedere, non potrà che beneficiare di una
conoscenza profonda del moto – talvolta complesso – degli astri, e quindi dei
metodi o, se si preferisce, della tekné dell’astrologia.
Al perfezionamento tecnico-astrologico deve necessariamente corrispondere, di
pari passo, lo sviluppo di un atteggiamento equilibrato e morale nei confronti
della vita, in ogni sua manifestazione e forma. Ciò che si chiamerebbe etica, a
cui l’astrologia non può né deve ritenersi estranea. E c’è da dubitare che in
mancanza di una tale evoluzione filosofica ci si possa definire astrologi. Qui la
conta degli usurpatori sarebbe davvero lunga e comunque inutile, per cui è più
conveniente tornare al nostro sano discorso di intenti.

Struttura del testo


Il testo segue la sequenza delle lezioni del Corso Certificato CIDA che si tiene
in Roma presso la Scuola di Astrologia “Almugea” e ricalca gli standards
qualitativi che si stanno affermando nella Scuola Nazionale di Astrologia del
CIDA e nei Corsi Certificati CIDA.
In questo libro non abbiamo raggruppato la parte astronomica in un unico
capitolo o sezione come d’uso oggidì. La spiegazione astronomica precede o
segue (secondo la necessità) la trattazione tecnico–astrologica relativa,
cercando con ciò di attualizzare e finalizzare l’aspetto astronomico. D’altra
parte, come si vedrà, la scienza astronomica, seppur in riferimento alle sole
finalità dell’astrologo, non è liquidabile in poche pagine, ma segue un suo
sviluppo logico, che potremmo definire di matematica inserita in un contesto
naturale, che è quella della volta celeste osservata in un dato luogo e in un
preciso momento. Come tale merita che ci si soffermi per il tempo necessario a
comprenderla. E proprio per questo le pagine non possono essere poche.
Il testo che qui proponiamo costituisce il primo di un’opera di almeno due
volumi: il presente espone gli elementi di base, astrologici e astronomici; il
secondo (Sfere vol. II) invece è completamente dedicato all’interpretazione
genetliaca, all’approfondimento di alcuni argomenti astrologici e filosofici
fondamentali.

La Gratitudine
Prima di iniziare questo percorso vogliamo, doverosamente quanto
sinceramente, ringraziare i nostri Maestri – del passato e del presente: e fra gli
ultimi in particolare Giuseppe Bezza, al quale prima o poi il nostro mondo (oltre
quello più squisitamente accademico) dovrà rendere omaggio per la sua
straordinaria opera di traduzione, riordinamento e ripensamento dei princìpi
dell’arte – per tutto ciò che generosamente e pazientemente ci hanno
insegnato, cosicché a nostra volta e con i limiti che ci sono propri, potessimo
trasmetterli ad altri volenterosi appassionati e ricercatori che vorranno
accompagnarci in questo cammino o percorrerlo indipendentemente da noi, ma
partendo comunque da qui, dalla nostra proposta.

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SOMMARIO

Cap. 1 Introduzione astronomica all’Astrologia 5


Origine dell’Universo, origine della Vita – Realtà: ciò che percepiamo con i
nostri sensi – Moti fondamentali della Terra
Cap. 2 Sfera Celeste – Equatore – Eclittica 11
Coordinate celesti
Cap. 3 Lo Zodiaco 18
Cap. 4 Il moto di precessione 22
Cap. 5 Sfera Locale 25
Coordinate locali – Angolo orario
Cap. 6 La Terra e sue coordinate 31
Fusi orari
Cap. 7 Inclinazione dell’Equatore Celeste 35
Cap. 8 Obliquità dell’Eclittica 39
Cap. 9 Le 12 qualità solari 48
Cap. 10 Emicicli e quadranti nello Zodiaco 51
Emicicli nello Zodiaco – Quadranti nello Zodiaco
Cap. 11 Elementi primi e qualità 56
Cap. 12 Breve commento sulle Costellazioni e sulle stelle che le formano 60
Cap. 13 Moto diurno 80
Le 4 fasi giornaliere – Astri circumpolari e anticircumpolari – Archi e Semiarchi –
Differenza Ascensionale – Ascensione e Discensione Obliqua – Ore Temporali
– Distanza Retta – Distanza Oraria – Circoli orari – Altezza polare – Ascensioni
e Discensioni Miste (AOCH e DOCH) – Grado di Passaggio
Cap. 14 I pianeti 105
Rivoluzioni siderali e sinodiche – Pianeti diurni e notturni – Elementi e qualità
dei pianeti – Pianeti benèfici e malèfici – I due moti degli astri – Le sfere celesti
Cap. 15 Eccentrico ed epicicli 113
Mini introduzione storica alla teoria geocentrica – Le irregolarità del moto degli
astri – Il moto del Sole – L’eccentrico – L’eccentrico del Sole – L’epiciclo –
Epiciclo dei pianeti superiori (o esterni) – Epiciclo dei pianeti inferiori (o interni)
– Apogeo e Perigeo planetari
Cap. 16 Le fasi della Luna 132
Novilunio – Prima visibilità e Luna crescente – Primo Quarto – Plenilunio – Luna
calante – Ultimo Quarto – Ultima visibilità – I vincoli della Luna
Cap. 17 Struttura e significato delle Case 146
La struttura e la forza delle Case – Sulle ragioni della sequenza antioraria delle
Case – La natura e l’efficacia delle Case – La cosignificanza Casa–Segno –
Significati delle Case
Cap. 18 La Domificazione Placido: storia, metodi, osservazioni, critiche 158
Storia del metodo – La tecnica – Commenti – Critiche – Varianti
Cap. 19 La misura del Tempo 165
Ore nazionali, fusi orari e standardizzazione del tempo – Il giorno solare vero –
Il giorno solare medio – Ora locale – Tempo Siderale – I Calendari nella nostra
tradizione – Fenomeni naturali – L’inizio e la fine dei tempi – Il calendario in
Babilonia e in Assiria – Il calendario in Egitto – Il calendario in Israele – Il
calendario in Grecia – Il calendario di Romolo – Il calendario di Numa –
Calendario Giuliano – La correzione di Augusto – Costantino e l’Era Cristiana –
Dionigi il Piccolo – Calendario Gregoriano – Data Giuliana – Il sistema di misura
del Tempo – Attimo – Il Secondo – Il Minuto – L’Ora – Le ore planetarie – Il
Giorno – La Settimana e l’ordine planetario – Il Mese – L’Anno – Il Secolo – Il
Millennio – Le Ere – Bibliografia
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Cap. 20 Sistemi di calcolo per la Domificazione Placido 193


Calcolo del Tempo Siderale di Nascita (TSN) – Domificazione con l’uso delle
Tavole delle Case – Domificare con i princìpi del Moto Diurno – Domificazioni
non placidiane
Cap. 21 Erigere un Tema Orario 213
1) calcolo della Longitudine e della Latitudine degli astri – 2) calcolo della
Declinazione e dell’Ascensione Retta – 3) calcolo della Differenza Ascensionale
– 4) inserimento degli astri nei Quadranti – 5) calcolo dei Semiarchi Diurni e
Notturni – 6) calcolo delle Ore Temporali Diurne e Notturne – 7) calcolo della
Distanza Retta degli astri – 8) calcolo della Distanza Oraria degli astri – 9)
grafico del Tema Orario (o in mundo) –
Cap. 22 I Nodi Lunari e Lilith–Luna Nera 225
Fondamenti astronomici dei Nodi Lunari – I Nodi Lunari nell’interpretazione –
Lilith–Luna Nera – Breve storia dell’utilizzo di Luna Nera–Lilith nella pratica
astrologica (di Claudio Cannistrà) – Apogeo e Perigeo lunari – Altre e non meno
devastanti vicissitudini tecniche di Luna Nera–Lilith – Latitudine celeste del
Perigeo e dell’Apogeo lunare realistici – La figura mitologica di Lilith – Luna
Nera–Lilith (e Priapo) nell’interpretazione – Conclusione – Bibliografia italiana
essenziale – Bibliografia internazionale (a cura di Claudio Cannistrà)
Cap. 23 Eclissi e sizigie 246
Introduzione alle eclissi – Eclissi di Sole – Eclissi di Luna – Il ciclo di Saros –
Rappresentazioni grafiche delle eclissi – Le eclissi in Astrologia – Le sizigie –
Le sizigie nell’Astrologia genetliaca
Cap. 24 L’Emisfero sud 264
Sopra e sotto – Fenomeni inversi – Destra e sinistra – Il ciclo delle stagioni –
Equatore Celeste, Moto Diurno, Eclittica e Zodiaco nell’emisfero sud –
Domificazione per l’emisfero sud: metodo di Morin de Villefranche, metodo
classico – Edificazione del Tema Natale: metodo di Morin de Villefranche,
metodo classico – Discussione sul sistema classico – Conclusione
Indice delle formule 283
Indice delle figure 285
Indice dei nomi 288
Postfazione 290

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Cap. 1 – Introduzione astronomica all’astrologia

L’osservazione dell’Universo costituisce da sempre fonte di ispirazione nella ricerca


dell’Assoluto. Forse perché l’uomo non ha mai potuto esercitare un benché minimo potere
sui fenomeni che lì hanno luogo, forse per la complessità e l’imperscrutabilità di ciò che
rappresenta, forse... forse... forse... Il mistero, a ben vedere, è uno dei giochi dell’Assoluto.
In questa introduzione vi proponiamo un breve viaggio nell’astronomia che non possiede
alcuna pretesa didattica vera e propria. Si tratta invece di presentare con “leggerezza” il
legame stretto tra la scienza astronomica e l’astrologia, essendone la prima una
componente fondamentale ed indispensabile.
Ma osserviamo (verbo prediletto nella prassi astrologica) ciò che intorno a noi accade.
Troppo spesso chi si definisce astrologo, nella pratica contemporanea, non conosce il
cielo né i moti che gli sono propri, lui che poi pretende di interpretarli. È come, ci si perdoni
il paragone, ricevere insegnamenti sull’educazione dei figli da chi non ne ha, ricevere
consigli sulla vita di coppia da chi non ne vive la condizione. Il principe Siddharta
(incarnazione di Buddha) visse prima una vita dissoluta per poi parlare di virtù: ne aveva
titolo. La vera sapienza passa per l’esperienza e la conoscenza. Perciò invitiamo gli
appassionati e i professionisti a familiarizzare col cielo vero, a osservare ciò che sorge e
che tramonta, le Costellazioni, i fenomeni che qualsiasi rivista di astronomia e pochissime
di astrologia (Phôs per gli iscritti all’Associazione astrologica “Cielo e Terra” e Sestile per
gli iscritti al CIDA) portano all’attenzione dei loro lettori. Il nostro interesse per l’astronomia
non è puramente culturale – né tantomeno snob, come ci tocca sempre più spesso di
sentire, ahinoi –, ma investe la necessità di capire quando, dove e come si presenterà o si
è presentato un fenomeno celeste.
La nostra posizione nell’Universo provoca l’immagine che viene percepita. Il termine
“apparenza”, ossia ciò che si mostra alla vista, è in sintesi la descrizione dell’oggetto
investigato dall’astrologia. È una realtà che si mostra a noi con una maschera. Ma per
capire davvero ciò che cade sotto i nostri occhi bisogna inoltrarsi sotto e, forse, oltre la
maschera, ossia conoscere il moto reale che lo origina, pena l’impossibilità di prevederne
la collocazione celeste in futuro. La conoscenza dei moti è quindi un elemento
indispensabile.
Ma l’astrologo non si ferma al dato, al fenomeno. Il dato astronomico–matematico,
attraverso un processo analogico: diviene metafora e quindi giudizio. L’arte
apotelesmatica, insomma.
Proprio per illustrare quanto detto soffermiamoci brevemente su uno dei primi elementi
che incontriamo nella nostra osservazione: l’Orizzonte.
L’Orizzonte separa ciò che sta sopra da ciò che sta sotto. È una linea creata dall’occhio
dell’osservatore; l’altitudine dal livello del mare donde egli si trova delimita la possibilità di
osservare un punto lontano sulla Terra. Ecco la formula per stabilire la distanza
approssimativa della linea di orizzonte da un osservatore:
D = 3,57 x √h
dove D è la distanza dell’orizzonte espressa in chilometri ed h l’altezza dal livello del mare
dell’osservatore.
Una persona posta sul livello del mare, alta 1,70 m, estenderà la propria linea d’orizzonte
a circa 4.300 metri di distanza. Una barchetta a 5.900 metri gli sarebbe perciò invisibile.
L’orizzonte dispone perciò della visibilità di tutto ciò che poggia sulla Terra. Diversamente
da quanto avviene per la visibilità degli astri. Essi stanno sopra la Terra e per quanto ci

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innalziamo sul livello del mare – a parità di longitudine e latitudine terrestri – la loro
visibilità non cambia. La differenza di altitudine è irrilevante per la loro osservabilità.
L’unico corpo celeste che muta in modo peraltro trascurabile la propria posizione sulla
Sfera Celeste a seconda del luogo dell’osservatore è la Luna. La parallasse 1 che si
stabilisce a causa della diversità (anche grande) del luogo di osservazione la proietta in
luoghi leggermente diversi della Sfera Celeste. Per comprendere questo fenomeno è
sufficiente osservare un oggetto a noi vicino – il dito indice, per esempio – fissandolo
prima con un occhio e chiudendo l’altro, poi aprendo l’altro e chiudendo il primo: avremo la
sensazione che il nostro dito si sposti nello spazio. La parallasse, in questo caso, si misura
dalla distanza tra le due pupille che osservano. Più vicino è l’oggetto, maggiore è lo
spostamento apparente dello stesso rispetto al paesaggio che fa da sfondo. La sfera
lunare è la più vicina alla Terra e quindi più delle altre interagisce con la vita terrestre.
Nella Tradizione era definita sfera lunare – a dire il vero in tutt’altra accezione – e tutto ciò
che era compreso al di sotto di essa costituiva la sfera sublunare.
Lo spostamento dell’osservatore sulla sfera terrestre consente la visione di un emisfero
diverso della Sfera Celeste. Ogni località circoscrive la visibilità di una parte differente
della Sfera Celeste. Infatti, in ragione di uno spostamento di pochi primi di latitudine
geografica, divengono visibili stelle che prima non lo erano, e viceversa.
Le fasce climatiche costituiscono evidente manifestazione dell’inclinazione dei raggi solari:
esse si classificano – come vedremo – in polari, temperate, equatoriale e tropicali. Ogni
luogo è caratterizzato, primariamente, dal clima, ed esso dipende dal Sole e, in secondo
luogo, da altre cause, soprattutto orografiche. Rileviamo perciò come la luce abbia già di
per sé condizionato le varie zone della Terra. Non è perciò strano notare come la quasi
totalità delle civiltà si sia sviluppata nelle zone temperate. Ed è sempre in queste zone che
ha avuto origine ed evoluzione l’astrologia che noi conosciamo.
La distanza della Terra dal Sole ai giorni nostri varia da 147 (perielio) a 152 milioni di
chilometri (afelio) circa; la scienza ha scoperto che mutando tali distanze – che
sottostanno ad un ciclo (vedi cap. 4, pag. 24 – provocano pesanti crisi climatiche.

FIG. 1

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La parallasse consiste nello spostamento angolare apparente di un oggetto quando viene osservato da due
punti di vista diversi.
6

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La dottrina astrologica della tradizione sostiene che l’influsso degli astri è causato dalla
loro luce. In altri termini, e lo ribadiamo con tutta l’energia che abbiamo in corpo, la luce
costituisce il veicolo dell’influsso astrale, e di conseguenza gli astri non sono causa prima
e diretta.
Diamo conto in questa sede di ciò che sappiamo sulla luce e sulle sue proprietà. La luce è
un fenomeno elettromagnetico, che nell’intervallo compreso tra la lunghezza d’onda di 380
e 750 nanometri viene percepita dall’occhio come i colori dell’iride.
La sua velocità come noto è di 300.000 km al secondo circa. Essa è una costante
universale, vale a dire che nessun fattore può incidere su di essa, buchi neri o altro.
Per farci una pallida idea delle dimensioni di ciò che ci circonda e sovrasta proviamo a
prendere dei riferimenti.
Diametro della Terra: 12.756 km. Circonferenza equatoriale: circa 40.076,6 km. Ciò
significa che in 1/8 di secondo la luce compie il giro della Terra.
La Luna dista mediamente dalla Terra circa 384.400 km: se viaggiassimo alla velocità
della luce impiegheremmo 1,3 sec. per arrivarvi e portarvi a compimento quell’opera di
distruzione di cui l’essere umano è così ben dotato.
La luce del Sole impiega 8,5 minuti per giungere sulla Terra. Quello che noi osserviamo in
un dato momento, non è altro, perciò, che il Sole di circa 8 minuti prima.
Per giungere su Plutone la luce del Sole impiega 5,3 ore–luce. Se poi volessimo
raggiungere la stella a noi più vicina, Proxima Centauri, impiegheremmo 4,2 anni.
Il sistema geocentrico sarebbe più conveniente definirlo antropocentrico. Prima del
Cristianesimo anche i sacerdoti delle religioni politeiste avversarono il sistema eliocentrico
per ragioni simili a quelle per le quali Galileo Galilei subì la condanna per eresia
dall’Inquisizione. La Terra non poteva che rappresentare un luogo privilegiato, il centro del
Tutto. Le sacre scritture erano ritenute centrali non solo per la vita religiosa, ma pure (se
non soprattutto) per ogni aspetto della vita umana, a cominciare proprio dalla cultura e, di
conseguenza, dalla scienza. In esse la centralità della Terra non era solo metafora
dell’amore di Dio per le sue creature, ma chiara descrizione di una realtà fisica, ossia una
cosmologia.
Per quanto ci risulti il primo a ragionare intorno al sistema eliocentrico fu Aristarco di Samo
– III-II sec a.C –. Ma non convinse molti tra contemporanei e successori. Men che meno
Aristotele e le miriadi dei suoi seguaci, alla cui scuola si formarono invero buona parte
degli astrologi della tradizione.
La nostra Galassia (il termine, scritto con la G maiuscola, indica sempre la nostra galassia
e deriva da un termine greco che significa latte) ha un diametro di 100.000 a.l. Perché i
miti greci abbiano legato l’immagine della Galassia al latte lo si intuisce osservando il cielo
da un luogo lontano dall’inquinamento luminoso delle città. Vi invitiamo, se non vi ci siete
già dedicati, a osservare il cielo notturno in un luogo adatto; non avrete più dubbi nel
giustificare perché una tale visione sia stata così potente fonte d’ispirazione.
La distanza della Terra dal centro della Galassia è di circa 30.000 a.l.
La magnitudine, luminosità apparente, delle stelle visibili nel cielo ad occhio nudo (circa
6.000) viene calcolata con la scala di Pogson (elaborata dall’astronomo inglese Norman R.
Pogson nel XIX secolo), che è una misurazione su scala logaritmica della luminosità
apparente degli astri visibili. L’oggetto più luminoso è ovviamente il Sole, il quale possiede
una magnitudine apparente media di -26,7, la Luna, secondo astro più luminoso, ha una
magnitudine media di -12,7, Venere, il terzo astro più luminoso, raggiunge una
magnitudine apparente massima di -4,7. La stella più brillante è Sirio, con una
magnitudine apparente di -1,46. Plutone ha una magnitudine apparente massima di +13,7.
L’occhio umano, nelle migliori condizioni di osservazione, può vedere gli astri fino ad una
magnitudine di +6. Entreremo nel dettaglio nel capitolo dedicato ai pianeti.

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Tutte le stelle che possiamo osservare ad occhio nudo appartengono alla nostra Galassia;
inoltre ci è permesso di guardare senza l’ausilio di alcun strumento alcune galassie:
Andromeda, visibile dall’emisfero terrestre nord, la Grande e la Piccola Nube di Magellano,
visibili dall’emisfero terrestre sud, così come le due del Tucano. Ma quando rivolgiamo lo
sguardo al cielo non ci poniamo la questione di cosa stiamo osservando. In un certo senso
si tratta di una vera e propria immagine virtuale. Infatti le stelle che stiamo ammirando
sono lontane da 4,2 (Proxima Centauri) a svariate migliaia di anni luce. Questo significa
che ognuna di esse ci trasmette la luce di 4,2 o di 2000 anni fa’. È un puzzle temporale,
ma non solo. Poiché i campi gravitazionali delle stelle deviano il percorso della luce, anche
la direzione in cui si trova la stella non è necessariamente una linea regolare. Il puzzle
diventa spazio-temporale.
Se è poi vero che il Sole non è il centro dell’Universo, è altrettanto vero che la sua
posizione rispetto alla Galassia è assolutamente periferica: esso sta in una delle spirali
denominate braccio di Orione.
Ma anche la nostra galassia appartiene ad una struttura superiore, detta Ammasso
Locale, che raggruppa circa 50 galassie. A sua volta questo ammasso appartiene ad un
Super-ammasso, detto “della Vergine”, in ragione della direzione del suo centro osservato
dalla Terra. Nell’Universo sono stati scoperti, ad oggi, circa 50 di questi super-ammassi.
Non ci vuole molto per perdersi!

Origine dell’Universo, origine della Vita


In questo paragrafo ci permettiamo di esporre alcune teorie scientifiche, premettendo che
si tratta di una descrizione senza dubbio sommaria ed imperfetta. Il nostro intento non è
quello di spiegare qualcosa per il quale non abbiamo preparazione né titoli, ma di
raccontare in modo semplice ciò che abbiamo appreso leggendo libri di divulgazione.
Speriamo così di stimolare la curiosità ad ampliare le frontiere della conoscenza del lettore
(che magari ne sa più di noi: in questo caso chiediamo perdono e comprensione). Che poi
è lo scopo di tutto il nostro lavoro.
È interessante come alcuni scienziati abbiano elaborato una teoria secondo la quale
l’origine dell’Universo non può essere casuale: se nel Big Bang fosse stata presente un
miliardesimo di energia in più, l’esplosione che ne sarebbe scaturita avrebbe disperso tutta
l’energia, non permettendo la creazione di stelle e pianeti. Ugualmente un miliardesimo di
energia in meno non avrebbe consentito all’esplosione la creazione dell’universo, ed essa
sarebbe collassata ricadendo su sé stessa. Così il nostro universo sembrerebbe nato
grazie ad una sintonizzazione precisa, che ha permesso lo sviluppo di galassie, stelle e
pianeti e quindi – ricorrendo condizioni favorevoli – lo sviluppo della vita. Lo scienziato
Roger Penrose 2 ha calcolato che la possibilità che l’universo si sia sviluppato grazie alla
selezione casuale è di 1010 alla 123 , praticamente impossibile. Ciò significa che non è frutto
del caso. Incorriamo nel campo della teologia, o della fisica della meccanica quantistica.
Altra teoria affascinante è la “Teoria a bolle”. Il nostro Universo apparterrebbe ad una
entità maggiore che alcuni scienziati definiscono Metaverso. Questi partorirebbe
continuamente altri universi. Bene la illustra la schiuma del detersivo per piatti. Una delle
bolle è il nostro universo. I vari universi sarebbero in contatto tramite i buchi neri e le leggi
fisiche sarebbero simili solo negli universi adiacenti. Bolle distanti possiedono leggi fisiche
sempre più divergenti.

2
Risacralizzare il Cosmo, Ervin Laszlo Ed. Urra 2008.
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Realtà: ciò che percepiamo con i nostri sensi


La differenza tra la teoria geocentrica e quella eliocentrica è ben nota. Nessun astrologo
oggidì si sognerebbe di affermare la supremazia del sistema geocentrico tolemaico,
sebbene lo utilizzi. Ne fa uso giacché descrive compiutamente – con margini di errore
assolutamente insignificanti – i moti apparenti degli astri ed i relativi fenomeni luminosi.
Ciò che in sede interpretativa diventa essenziale e decisivo non è la realtà fisica della
Terra che ruota intorno al Sole con gli altri pianeti, che tutti insieme ruotano intorno al
centro della Galassia in 220 milioni di anni, e che la Galassia ruota con altre galassie ecc.
ecc., ma il legame molto personale tra noi ed i fenomeni espressi dal cielo visibile ai nostri
occhi. In altre parole, gli organismi viventi reagiscono alle apparenze che il sistema
percettivo raccoglie ed elabora. D’altra parte, l’astronomia di posizione che si occupa di
individuare i corpi luminosi in cielo si fonda sui medesimi princìpi del sistema geocentrico
attraverso l’uso delle relative coordinate celesti.
Ogni “immagine” del cielo esprime una qualità, ed essa è oggetto di giudizio astrologico.

Moti fondamentali della Terra


 Rotazione – L’effetto primo
del moto di rotazione della Terra
sul proprio asse è il Giorno, con
la suddivisione ulteriore in fase
diurna e fase notturna.
 Rivoluzione – L’effetto primo
del moto di rivoluzione della
Terra intorno al Sole, o del moto
apparente del Sole sull’Eclittica,
è l’Anno.
 Precessione – Grande Anno
o Anno Platonico, di 25.800 anni
circa 3. È il tempo che impiega il
punto γ a percorrere 360° nella
Sfera Celeste. In effetti è l’asse
polare terrestre che descrive un
quasi-cerchio sulla Sfera
Celeste.
 Nutazione – Oscillazione
dell’asse terrestre di 9,21” in FIG: 2
circa 18 anni e mezzo.
 Rivoluzione Galattica – Il
Sistema solare compie una rivoluzione intorno al centro della Galassia in circa 220 milioni
di anni.
Tali moti, in particolare i geocentrici, saranno oggetto di approfondimento nei capitoli
successivi.
Nella pagina seguente (fig. 3) riproduciamo la sequenza delle orbite planetarie del nostro
sistema solare. Le orbite sono rappresentate senza rispettare la proporzionalità delle
distanze, ma semplicemente per evidenziarne l’ordine. Diversamente non ci sarebbe
bastata una pagina. E neppure tutte le pagine del volume.

3
La definizione di “anno platonico” è del tutto impropria: infatti esso ha una durata di 25.920 anni, e sta ad
indicare non il ciclo della precessione degli equinozi, bensì l’intervallo di tempo in cui tutti i pianeti, Luminari
inclusi, si uniscono nel medesimo Segno dello Zodiaco.
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Questa breve e modesta introduzione è motivata dalla speranza di iniziare chi ci legge alla
pratica dell’osservazione e della meraviglia, illustrando in modo sommario l’importanza
che nella nostra prassi ricoprono i moti e le luci dei corpi celesti, e di conseguenza ogni
loro variazione, e, ancora, le proporzioni che vi si associano. Non perderemo mai
l’occasione di ricordare quanto sia indispensabile familiarizzare con la meccanica celeste,
che pertanto deve essere ben appresa.
In linea con il nostro intendimento di ritrovare nella Tradizione la via maestra, vogliamo
richiamare quanto afferma Claudio Tolemeo nel “Proemio” della Tetrabiblos:
Due sono, o Siro, le dottrine più importanti e più valide che ci consentono di giungere al fine della previsione
astronomica. L’una di esse, prima in ordine e in efficacia, ci offre la comprensione delle configurazioni dei
moti del Sole e della Luna e degli astri sia nel loro mutuo rapporto, sia rispetto alla Terra, quali si verificano
in ogni tempo. L’altra è quella mediante la quale investighiamo, in virtù dei caratteri naturali di queste
4
medesime configurazioni, i mutamenti che occorrono nei corpi che esse abbracciano.

Orbite planetarie
FIG. 3

legenda glifi dei pianeti


Sole Q Giove V
Luna R Saturno W
Mercurio S Urano X
Venere T Nettuno Y
Marte U Plutone Z

4
Giuseppe Bezza – Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo - Ed. Nuovi Orizzonti
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titolo: Sfere

Sfere
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Cap. 2 – Sfera Celeste – Equatore – Eclittica

Per poter giudicare correttamente l’astrologo deve assolutamente conoscere il moto


apparente degli astri osservati da un luogo posto sulla Terra. A tal fine egli deve
(consapevolmente ripetiamo questo verbo) prima apprendere e poi comprendere i
fondamenti dell’astronomia geocentrica (oggi detta “di posizione”), che analizzano,
studiano e prevedono i predetti moti nel corso del tempo.
Non a caso parliamo di astri, giacché con tale termine includiamo non solo i Luminari –
ossia il Sole e la Luna – ed i pianeti del sistema solare, ma anche le Costellazioni celesti,
le loro stelle e, quando appaiono, le comete.
Che l’astrologo si rifaccia ad un sistema geocentrico, e pertanto, se vogliamo, ad una
dottrina delle apparenze non deve scoraggiare chi si appropinqua alla nostra disciplina,
poiché quel che conta, cioè la nostra verità soggettiva, è dato appunto da quel che
percepiamo sensorialmente dal nostro luogo di osservazione. Non ci sfugge più la verità
oggettiva, il moto vero dei corpi celesti, e purtuttavia noi vediamo il Sole sorgere e
tramontare, la Luna che cresce o cala, il tal pianeta che prima progredisce nella volta
stellata e poi torna indietro, e così via. E poiché dai tempi della civiltà mesopotamica fino
alle soglie del XIX secolo. si è sempre ritenuto che l’influsso degli astri sulla Terra sia
elargito appunto dai fenomeni apparenti della loro luce e del loro moto, non ci resta che
cercare di pervenire alla loro comprensione attraverso la conoscenza primaria e quindi
basilare delle leggi che li muovono e li legano talvolta l’uno all’altro.
Iniziamo pertanto con le definizioni relative alla volta celeste, a cui seguiranno quelle più
specifiche relative allo Zodiaco, in cui sono inseriti i predetti corpi celesti, e ancora
successivamente alla Sfera Locale.
La Sfera Celeste è una grande nonché
ipotetica sfera che ruota su sé stessa ed FIG. 4
al cui centro sta la Terra immobile. Sulla
superficie della Sfera Celeste giacciono
tutti i corpi celesti. Essi appaiono ai nostri
occhi alla medesima distanza o quasi,
poiché essa per definizione non ha
grandezza, nel senso che non è
misurabile. Costituisce il sistema di
rappresentazione del cielo utilizzato
dall’astronomia tolemaica e di
conseguenza dall’astrologia.
La posizione degli astri visti dalla Terra la
determiniamo in base a sistemi di
coordinate che possono essere misurate
indipendentemente dalle distanze reali dei
predetti astri da noi. La figura n. 4 ci
mostra la Terra immobile al centro della
Sfera Celeste, ed alcune stelle che pur
con distanze diverse dal nostro pianeta,
sembrano riposare su una superficie
equidistante. La Sfera si muove con un
moto apparente da est verso ovest,
ruotando sul proprio asse di rotazione,
che passa per i Poli Celesti Nord e Sud.
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Come abbiamo detto, tale rappresentazione non corrisponde alla realtà, poiché sappiamo
che il moto di rotazione appartiene alla Terra e non al cielo, ed il suo movimento è
contrario – ovvero da ovest verso est –, e che le stelle sono a distanze molto diverse da
noi e tra loro; tuttavia l’immagine della Sfera Celeste è di per sé sufficiente a spiegare tutti
i fenomeni astronomici percepibili dall’occhio animale in generale, umano in particolare.
Che gli astri sorgano e tramontino perché trascinati dalla volta celeste oppure per la
rotazione della Terra su sé stessa è del tutto irrilevante: il fenomeno visuale rimane il
medesimo; così come è indifferente che le stelle distino poco o molto dalla Terra. Questi
fenomeni visuali rimangono i medesimi e sono rappresentabili in modo più che
soddisfacente con il modello della Sfera Celeste utilizzato dagli antichi astronomi, che
invero non è mai decaduto, essendo ancora oggi impiegato nell’astronomia di posizione.
Ma torniamo alla nostra figura. L’asse di rotazione è la retta che passa per i due Poli e
attorno alla quale ruota la Sfera Celeste. Esso, come vedremo più avanti, non è
perfettamente immobile su sé stesso.
I Poli Celesti sono i due punti in cui l’asse di rotazione interseca la Sfera Celeste: il Polo
Nord Celeste è la proiezione del Polo Nord terrestre e analogamente il Polo Sud Celeste è
la proiezione del Polo Sud terrestre.
La figura 5 ci mostra l’Equatore Celeste, che è un cerchio massimo della Sfera Celeste.
Cerchi massimi sono detti quei circoli che hanno per centro il centro della sfera medesima.
La loro ampiezza è pari all’ampiezza della sfera. L’Equatore Celeste corrisponde alla
proiezione dell’equatore terrestre sulla Sfera Celeste.
Il suo nome deriva dal fatto che all’equatore terrestre la durata del giorno è sempre uguale
(aequus) a quella della notte.

FIG. 5

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titolo: Sfere

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Come mostra la predetta figura l’Equatore Celeste divide la Sfera in due metà: l’emisfero
celeste Nord che contiene il Polo Nord Celeste, l’emisfero celeste Sud che contiene il Polo
Sud Celeste.
L’Eclittica (fig. 6) è il circolo massimo della Sfera Celeste, inclinato mediamente di 23°27’
rispetto all’Equatore, che rappresenta la proiezione sulla Sfera del piano orbitale della
Terra attorno al Sole; o, in altre parole, la proiezione sulla Sfera Celeste del moto
apparente del Sole intorno alla Terra. In un anno il Sole sembra muoversi lungo l’Eclittica
percorrendola tutta in poco più di 365 giorni. Questo periodo di tempo prende il nome di
anno tropico, dal greco tropê, mutamento, poiché il Sole ai solstizi e agli equinozi genera il
mutamento della stagione.

FIG. 6

Il moto apparente del Sole prende il nome di Eclittica, poiché lungo questo circolo si
producono le eclissi di Sole e di Luna.
Come mostra la figura qui sopra, il piano dell’Eclittica (o, se preferite, il suo cerchio
massimo) è inclinato rispetto a quello dell’Equatore Celeste. Tale obliquità è pari
mediamente a 23°27' nella nostra epoca, ed il suo valore cambia molto lentamente nel
corso dei secoli.
I Poli dell’Eclittica sono i due punti della Sfera Celeste perpendicolari al piano dell’Eclittica
e rispetto ai quali ogni punto dell’Eclittica stessa è equidistante; il Polo Nord dell’Eclittica è
il più vicino al polo Nord Celeste, il Polo Sud dell’Eclittica è il più vicino al Polo Sud Celeste
(ci si perdoni la ridondanza dei termini adoperati, ma la riteniamo indispensabile per quel
poco di chiarezza espositiva di cui siamo capaci).
Gli equinozi sono i due punti in cui l’Eclittica interseca l’Equatore Celeste. Quando il Sole
passa per questi punti la durata del giorno è uguale a quella della notte: il 21 marzo circa il
Sole giunge all’equinozio di primavera, che segna l'inizio della primavera astronomica;
l’equinozio di primavera si chiama anche punto gamma (γ) o punto vernale; il 23 settembre

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circa il Sole giunge all’equinozio d’autunno e segna l’inizio dell’autunno astronomico;
questo prende il nome di punto omega (Ω).
I solstizi sono i due punti in cui l’Eclittica raggiunge la maggiore distanza rispetto
all’Equatore Celeste. Il 21 giugno circa il Sole giunge al solstizio d’estate, guadagna il
luogo più alto sull’Equatore, ed è nel punto più vicino al Polo Nord Celeste ed il giorno ha
la sua durata massima rispetto alla notte: è l’inizio dell’estate astronomica; il 21 dicembre
circa il Sole perviene al solstizio d’inverno, è nel luogo più vicino al Polo Sud Celeste e
raggiunge il punto più basso rispetto all’Equatore e il giorno ha la sua durata minima: è
l’inizio dell’inverno astronomico.
I circoli di Declinazione sono i cerchi massimi che passano per i due Poli Celesti; il circolo
di Declinazione che passa per i due equinozi si chiama coluro equinoziale, mentre quello
che passa per i due solstizi è il coluro solstiziale (vedi figura 7a). I circoli di Latitudine sono
i cerchi massimi che passano per i due Poli dell'Eclittica (vedi fig. 7b).

FIG. 7A

FIG. 7B

Sono cerchi minori della Sfera Celeste quelli di ampiezza inferiore alla massima e il cui
centro non coincide con quello della sfera. I cerchi minori paralleli all'Equatore Celeste si

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titolo: Sfere

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chiamano paralleli di Declinazione; i cerchi minori paralleli all’Eclittica son detti paralleli di
Latitudine.
Il Tropico del Cancro è il parallelo di Declinazione che passa per il solstizio estivo, mentre
il Tropico del Capricorno è quello che passa per il solstizio invernale. Si chiamano tropici
dal greco tropê, che significa il mutamento, il ritorno; infatti il Sole ai solstizi inverte il suo
moto e torna ad avvicinarsi all’Equatore.
Il circolo polare artico è il parallelo di Declinazione che passa per il Polo Nord dell’Eclittica;
il circolo polare antartico è quello che passa per il Polo Sud dell’Eclittica. Entrambi i circoli
polari distano dunque 23°27' dai rispettivi Poli Celesti (fig. 8).

FIG. 8

Coordinate celesti
Il sistema delle coordinate celesti che si riferiscono all’Equatore Celeste prende le proprie
misure per mezzo di un semicerchio che partendo dal Polo Celeste elevato tocca l’astro,
l’Equatore Celeste sino a congiungersi al Polo Celeste depresso. Esse sono l’Ascensione
Retta e la Declinazione.
Ascensione Retta (AR o α) di un astro (P) è l’arco di Equatore Celeste compreso fra il
punto gamma (γ) e il punto (P’) dove il circolo di Declinazione che passa per l'astro
incrocia l'Equatore stesso. Si misura in gradi (da 0° a 360°) o in ore (da 0h a 24h) in senso
antiorario guardando l’Equatore dal Polo Nord Celeste (vedi fig. 9 a pagina 16). Gli
astrologi per comodità di calcolo ricorrono alla misurazione in gradi, mentre gli astronomi
preferiscono quella in ore.
Declinazione (δ) di un astro (P) è la sua distanza sferica dall’Equatore Celeste, che
corrisponde all’arco del circolo di Declinazione compreso fra il piede dell’astro 5
sull’Equatore Celeste e l’astro stesso (P’–P). Si misura in gradi da 0° a 90° verso i Poli e
si definisce Declinazione Nord o positiva (+) se l’astro si trova nell’emisfero Nord,

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Grado sul grande cerchio di riferimento individuato dal circolo che, partendo da uno dei poli, passa per
l'astro e giunge all'altro polo. L'intersezione del circolo con il grande cerchio è il grado "piede dell'astro".
L'immagine vorrebbe indicare che l'astro è la testa ed il suo piede cammina sul grande cerchio.
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Declinazione Sud o negativa (–) se si trova nell’emisfero Sud. Come sarà più chiaro nel
cap. 24, il senso di “Declinazione +” e “Declinazione –“ muta per le località poste
nell’emisfero terrestre meridionale.
Il complemento algebrico della Declinazione è la distanza polare che si misura dai Poli
verso l’astro e che nella figura qui in appresso è rappresentata dall’arco P–Polo Nord
Celeste.
Il sistema di coordinate celesti che si riferisce all’Eclittica prende le proprie misure per
mezzo di un semicerchio che partendo dal Polo elevato dell’Eclittica, tocca l’astro e
l’Eclittica stessa, sino a congiungersi con il Polo depresso. Le sue coordinate sono la
Longitudine e la Latitudine Celesti. Anch’esso, come il precedente, è sufficiente a
localizzare un punto qualsiasi della Sfera Celeste.

FIG. 9

Longitudine Celeste (λ), o più semplicemente Longitudine, di un astro (P) è l’arco di


Eclittica compreso fra il punto γ e il punto P” dove il circolo di Latitudine che passa per
l’astro incrocia l’Eclittica. Si misura in gradi, (da 0° a 360°) in senso antiorario guardando
l’Eclittica dal Polo Nord Celeste.
Latitudine Celeste (β), o più semplicemente Latitudine, di un astro (P) è la sua distanza
sferica dall’Eclittica, che corrisponde all’arco del circolo di Latitudine compreso fra il piede
dell’astro sull’Eclittica e l'astro stesso (P”–P). Si misura in gradi da 0° a 90° verso i poli
dell’Eclittica e si definisce Latitudine Nord o positiva (+) se l’astro si trova nell’emisfero
Nord rispetto all’Eclittica, Latitudine Sud o negativa (–) se si trova nell’emisfero Sud. In
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verità questa è una definizione parziale, giacché per quanto attiene le località poste sotto
l’equatore terrestre, ossia nell’emisfero australe, cambia la prospettiva ed il modo di
intendere il senso di “Latitudine +” e “Latitudine –“. Ce ne occuperemo nel cap. 24.
Le coordinate eclittiche, così come quelle equatoriali, dipendono unicamente dalla
posizione di un astro nella Sfera Celeste, cioè non sono influenzate dal Moto Diurno – che
vedremo in sèguito –.
Le coordinate eclittiche l’astrologo le reperisce facilmente nelle Effemeridi, che le
calcolano giornalmente alle ore 0 oppure alle ore 12. In verità ai giorni nostri mentre tutte
le Effemeridi in commercio riportano la Longitudine, assai di rado riferiscono circa la
Latitudine, essendosi nei secoli perso il senso della sua utilità. Cosicché resta all’astrologo
il compito di calcolarsele da sé attraverso formule di trigonometria sferica, oppure
attraverso l’uso di apposite Tavole. Oppure, ancora, ricorrere a software astronomici, che
perlopiù, fortunatamente, non tacciono tale misura.
Le coordinate equatoriali si calcolano o attraverso formule di trigonometria sferica, oppure
con l’uso di apposite Tavole. O, ancora, ricorrendo alla generosità dei predetti software
astronomici: quelli astrologici, in verità, si mostrano in merito un poco più recalcitranti.
Talune Effemeridi in ogni caso riportano i valori di Declinazione, con le stesse modalità di
quelli di Longitudine.

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Cap. 3 – Lo Zodiaco

Lo Zodiaco è la fascia di Sfera Celeste compresa fra il parallelo di Latitudine 8° a nord


dell’Eclittica e quello di 8° a sud.
Invero sull’ampiezza di tale fascia non tutti gli autori sono concordi. C’è chi la limita a 6° di
Latitudine poiché la Luna mai può raggiungere una distanza dall’Eclittica superiore, mentre
altri invece la estendono fino a 10° di Latitudine Nord e Sud, comprendendo così anche
Venere, che tra i pianeti è quello che maggiormente si allontana da essa, raggiungendo
talvolta 8°42’. C’è chi infine si colloca nel mezzo, indicando appunto in 8° nord e sud la
fascia zodiacale. Noi abbiamo assunto questa ipotesi soltanto come indicativa e non come
normativa. Quel che occorre sottolineare è che all’interno di questa fascia si muovono tutti
i pianeti del sistema solare, con esclusione di Plutone; astro quest’ultimo che però gli
astronomi dal 2006 – non senza ragione e tuttavia con argomentazioni discutibili – non
classificano più come
pianeta “puro”, bensì
“nano”, unitamente a
Cerere ed Eris.
Lo Zodiaco non va
confuso con l’Eclittica,
che è la linea immaginaria
del percorso del Sole e
che è mediana rispetto
alla fascia zodiacale.
(indicata con il colore
giallo tratteggiato nella
figura qui accanto).
Etimologicamente il
termine deriva dal greco
zōidiakós, a sua volta
derivato da zōidion, ossia
“circolo delle figure
celesti”. Zōidion è
FIG. 10 diminutivo zôion, ossia
“essere vivente”; zôa sta
per “immagini di esseri
viventi”, zôdia per quelle
dipinte o incise.
Lo Zodiaco è diviso in
dodici settori di ampiezza uguale pari a 30° di Longitudine ciascuno. Son detti Segni
zodiacali ognuno di tali settori, dal latino signifer. Come abbiamo detto in precedenza, la
Longitudine si inizia a misurare a partire dal punto gamma (γ), che è, ricordiamo, il punto di
intersezione tra l’Equatore Celeste e l’Eclittica. Il primo settore di 30° è noto con il nome di
Ariete, il secondo di Toro e così via, come meglio specificato nella tabella di pag. 19.
Tali nomi sono stati mutuati dalle 12 Costellazioni che giacciono lungo l’Eclittica. A dire il
vero tali Costellazioni sono 13, essendo quella che manca all’appello Ofiuco, che però è
per così dire periferica rispetto al piano eclittico, come vedremo nel cap. 12, dedicato
specificatamente alle Costellazioni (nonché alle singole stelle che le formano).

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SEGNO NOME LATINO λ da λa

a Ariete Aries 0° 30°


T Toro Taurus 30° 60°
g Gemelli Gemini 60° 90°
c Cancro Cancer 90° 120°
l Leone Leo 120° 150°
U Vergine Virgo 150° 180°
L Bilancia Libra 180° 210°
S Scorpione Scorpius 210° 240°
s Sagittario Sagittarius 240° 270°
C Capricorno Capricornus 270° 300°
A Acquario Aquarius 300° 330°
p Pesci Pisces 330° 360°

La tabella riporta i simboli grafici di ogni Segno dello Zodiaco, i nomi in italiano ed in latino
dei dodici Segni, e la loro Longitudine iniziale e finale. Ad esempio un pianeta la cui
Longitudine sia 96° si dice che si trova a 6° del Segno del Cancro; al contrario, un altro
che occupi il 18° del Sagittario possiede una Longitudine di 258°, e così via. I 96° e 258°
dell’esempio vengono definiti Longitudine assoluta.
Lo Zodiaco è una fascia immateriale della volta celeste che fa da sfondo a tutti i corpi
celesti. È importante sottolineare che i Segni in sé non hanno luce, non hanno significato,
ma tutto questo proviene loro dal Sole che li attraversa di continuo anno per anno e li
illumina. I Segni mantengono allora una sorta di memoria luminosa che contiene le qualità
illuminative del Sole e la conservano fino al suo successivo passaggio, rinnovandola così
di anno in anno. A dire il vero una sua luminosità la Zodiaco la possiede; si tratta di una
tenue luminescenza – nota come luce zodiacale – provocata dall’accumulo di polveri
intorno all’orbita della Terra per effetto gravitazionale, ma in ogni caso non si tratta di una
luce propria, ma derivata.
È altresì importante precisare sin da ora – ma vi insisteremo più volte nel corso della
nostra fatica – che i significati dei Segni sono perlopiù differenti rispetto a quelli delle
Costellazioni omonime, che gli astrologi ellenici e quelli successivi spesso definivano segni
materiali, poiché non immaginari ma visibili.
Il Segno zodiacale può essere inteso anche in un’accezione più estesa: se si tracciano
circoli di Longitudine che partendo da uno dei Poli intersecano l’Eclittica a intervalli di 30° e
giungono al Polo opposto, la Sfera Celeste risulta divisa in 12 spicchi, così come appare
nella fig. 11 a pag. 20.
Ogni spicchio corrisponde ad un Segno e comprende un dodicesimo dell’intera Sfera
Celeste, dal Polo Nord dell’Eclittica al Polo Sud dell’Eclittica stessa.
In questo modo ogni stella del cielo occuperà questo o quel Segno, quantunque assai
distante dal piano dell’Eclittica.
Nella storia dell’astrologia occidentale, sono stati assunti due diversi tipi di Zodiaco, e le
varie scuole fanno riferimento all’uno o all’altro: lo Zodiaco Tropicale e lo Zodiaco Siderale.

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titolo: Sfere

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FIG. 11

Zodiaco Tropicale: Il termine Tropico deriva dal tardo latino tropicus, sottintendente il
sostantivo circulus, il cui significato etimologico è “circolo di rivolgimento, di cambiamento”.
In effetti quando il Sole raggiunge i tropici inverte il suo moto ascensionale o discensionale
rispetto all’Equatore Celeste, come vedremo nel cap. 10. I Segni a loro volta sono definiti
tropicali in quanto l’Eclittica, nella progressione dei suoi gradi di Longitudine, si discosta
dall’Equatore Celeste fino alla Declinazione N e S dei circoli di parallelo celesti detti tropico
del Cancro e del Capricorno, come abbiamo esposto nel cap. 2. Lo Zodiaco Tropicale è di
gran lunga il più usato, e di qui in avanti sempre ad esso faremo riferimento, a cominciare
dal prossimo cap. 4 sulla precessione degli equinozi, della quale esso non risente.
Diversamente dallo:
Zodiaco Siderale: i 12 Segni non sono legati a fattori stagionali, ma alla posizione del
punto γ siderale rispetto alle stelle fisse. I sideralisti annettono valore alla divisione in 12
Segni uguali stabilita probabilmente nel II secolo a.C. dai greci. Per effetto dello
spostamento retrogrado dello 0° Ariete tropico (vedi cap. 4) rispetto ad una posizione
ritenuta “originaria”, l’ingresso dei Segni tende ad anticipare rispetto al calendario
comunemente usato. Causa del moto retrogrado del punto γ è il lento moto precessionale
dell’asse terrestre (vedi cap. 4). Ai giorni nostri l’ingresso nell’Ariete Siderale avverrebbe
quando il Sole, secondo lo Zodiaco Tropicale, si trova a circa 24° nell’Ariete: in altri
termini, esiste uno scarto di circa 24° tra i due Zodiaci, destinato ad ampliarsi con il
trascorrere dei secoli. I Segni Siderali non coincidono in nessun modo con le Costellazioni,
alcune delle quali hanno un’estensione superiore ed altre inferiore ai 30° di Longitudine,
che è invece lo spazio dei Segni Siderali. La suddivisione dello Zodiaco Siderale si basa
sulla posizione di alcune stelle fisse, ma non vi è unanimità a quali di esse far riferimento.
Una delle tradizioni vuole che siano le stelle Aldebaran (Costellazione del Toro) ed
Antares (Costellazione dello Scorpione), distanti 180° l’una dall’altra nella Sfera Celeste, a
mostrare lo spostamento del punto γ, e vengono collocate rispettivamente al 15° del Toro
Siderale ed al 15° dello Scorpione Siderale. Un’altra versione prende a riferimento la stella
Spica (α Virginis), considerando sua Longitudine il 29° della Vergine Siderale.

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Per amor di precisione riferiamo di aver reperito almeno una decina di versioni di calcolo di
moto precessionale; lo scostamento tra il minimo ed il massimo di tali sistemi è di circa
3°/4°.

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Cap. 4 – Il moto di precessione

A causa della forma non perfettamente sferica della Terra – schiacciata ai poli – e
dell’attrazione gravitazionale esercitata dalla Luna e dal Sole, l’asse di rotazione terrestre
non è fermo su sé stesso, ma si muove nello spazio secondo un moto complesso,
descrivendo una specie di cono intorno al piano dell’Eclittica. Questo movimento si chiama
precessione ed il suo periodo è di circa 25.872 anni6, – impiegando perciò 2.156 anni per
percorrere 30° – compiuto il quale ciascuno dei due Poli Celesti ha descritto un cerchio
intorno al Polo dell’Eclittica. Ne consegue che la posizione dei Poli Celesti nel cielo visibile
si sposta lentamente di circa 50,25” ogni anno.
La figura 12 qui sotto ne illustra la dinamica. Com’è noto, l’asse di rotazione terrestre è ai
nostri giorni inclinato di 23°27’ rispetto al Polo dell’Eclittica, che è invece perpendicolare.
Nel corso dei 25.872 anni circa tale asse descriverà un’ellissi intorno al Polo eclittico di
riferimento. A causa di questo spostamento i due punti di intersezione tra il piano
dell’Equatore Celeste e quello dell'Eclittica – i punti γ e Ω – si spostano lentamente in
senso contrario a quello del moto apparente del Sole, e questo moto è detto precessione
degli equinozi.

FIG. 12

6
Questa cifra l’abbiamo reperita presso il sito www.vialattea.net, ed in effetti risulta piuttosto anomala
rispetto al resto della letteratura astronomica, che perlopiù indica in 25.700 anni circa il tempo di un moto
precessionale completo.
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Tale spostamento produce, per così dire, una sorta di viaggio tra le Costellazioni, poiché
seppure lentamente muta la prospettiva di chi osserva dalla Terra. Si sposta il punto γ, si
sposta la stella polare. Oggi α Ursae Minoris è la stella più vicina al Polo Nord Celeste, e
di conseguenza noi la conosciamo proprio come Stella Polare, ma nell’anno 2800 a.C.
circa la più vicina era α Draconis. Nel 4045 sarà γ Cephei. E così di sèguito, come mostra
la figura 13.

FIG. 13

L’inclinazione dell’asse terrestre durante il moto di precessione rimane più o meno


costante: 66°33’ rispetto al piano dell’Eclittica e 23°27’ rispetto ai Poli dell’Eclittica. Ma in
realtà anche questo valore varia leggermente nel corso dei secoli per effetto dell’attrazione
lunare che costringe l’asse terrestre a descrivere delle piccole ellissi intorno alla sua
inclinazione media in virtù della variazione della distanza tra Terra e Luna, che non si
mantiene costante essendo le loro orbite ellittiche. Questo moto è chiamato nutazione e
genera un’oscillazione di circa 9,21” in 18,6 anni (vedi fig. 14 a pag. 24). Fu scoperto da
James Bradley nel 1728.
L’azione della nutazione quindi si sovrappone a quella della precessione e fa descrivere
all’asse terrestre una sorta di cono ondulato. Infine, oltre all'effetto del Sole e della Luna,
esiste anche un’azione dei pianeti sul moto di rotazione della Terra e la combinazione di
tutti questi effetti fa variare l’obliquità dell’Eclittica da 21°55’ a 24°18’ in un periodo di
40.000 anni. Per amor di precisione, specifichiamo che l’obliquità dell’Eclittica nell’anno
2000 è di 23°26’21,45”.
Tali variazioni, grandi o piccole che siano, sono ormai previste in tutti i softwares
astronomici ed anche nei migliori astrologici, liberando così il professionista e
l’appassionato dall’incubo di tali complessi calcoli.

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FIG. 14

Un ciclo che comprensibilmente sfugge ai calcoli dell’astrologo è quello di circa 92.000


anni che interessa il mutamento dell’eccentricità dell’orbita della Terra intorno al Sole.
Esso spazia da un minimo di 0,003 ad un massimo di 0,054. Tale fenomeno rende conto
delle oscillazioni climatiche che periodicamente interessano il nostro pianeta. Un esempio
a tutti noto è quello delle glaciazioni.
Infine è d’obbligo riferire brevemente sul ciclo del passaggio della Terra al perielio (per il
significato di perielio vedi pag. 131 e relativa nota n. 28), argomento che riprenderemo nel
cap. 19 pagg. 115/118. Il suo arco di tempo misura in poco meno di 21.800 anni – pari a
62” l’anno –, durante i quali tale punto si sposta lungo il calendario sino a tornare al giorno
di partenza.

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Cap. 5 – Sfera Locale

Nel cap. 2 abbiamo dato della Sfera Celeste una descrizione, definendo i suoi circoli
principali, ossia l’Equatore Celeste e l’Eclittica. Tali circoli e le loro coordinate –
rispettivamente l’Ascensione Retta (AR o α) e la Declinazione (δ) per l’Equatore Celeste,
la Longitudine (λ) e la Latitudine (β) per l’Eclittica – non sono influenzate dal luogo
dell'osservatore sulla Terra. Le predette coordinate rimangono le medesime qualunque sia
il punto di osservazione, poiché sono calcolate rispetto al centro della Terra, ponendola al
centro della Sfera Celeste. Un po’ come se le osservassimo dall’esterno della Sfera.
Ma la Sfera Celeste, e di conseguenza i suoi circoli principali, mutano a seconda del luogo
geografico di osservazione, e pertanto il cielo nello stesso momento apparirà diverso
presso le varie località terrestri.
Per darvi conto di quanto detto, iniziamo con il definire il concetto di Sfera Locale.
La Sfera Locale non è altro che la Sfera Celeste vista da un particolare punto sulla
superficie della Terra.
Mentre esiste una sola Sfera Celeste, le Sfere Locali sono teoricamente infinite, poiché
infiniti sono i punti della superficie terrestre da cui può essere osservata.
Noi possiamo vedere solo la metà superiore della Sfera Locale, l'emisfero visibile, poiché
quella inferiore, l'emisfero invisibile, resta ovviamente nascosta.
La retta che passa per il centro della Terra e per il luogo di osservazione, attraversa la
Sfera Locale in due punti, detta verticale, è denominata diversamente ai suoi punti
estremi: lo zenit (termine arabo che significa “la direzione della testa”), che sta sopra –
appunto – la testa dell'osservatore, ed il nadir, che si trova nella parte opposta, sotto i suoi
piedi, e quindi sotto la Terra (vedi fig. 15).

FIG. 15
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titolo: Sfere

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L'Orizzonte è il circolo massimo della Sfera Locale che delimita l'emisfero visibile
dall'emisfero invisibile. Il termine deriva dal greco horizein, che significa: delimitare. È
chiamato anche finitor visus, bellissima definizione latina, con la quale si designa il limite
tra quello che è visibile da ciò che è invisibile.
Definito in tal modo il termine tecnico di orizzonte, assolutamente fondamentale nella
disciplina astrologica – e che ricorrerà di continuo di qui in avanti –, è necessario tuttavia
approfondirne brevemente il significato, giacché ne esistono varie denominazioni, che
dipendono dai diversi punti in cui passa il piano normale rispetto alla verticale, come risulta
evidente dalla predetta fig. 15, che taglia in due la Sfera Locale.
Esiste quindi un orizzonte astronomico, od orizzonte vero, che è determinato dal piano che
passa per il centro della Terra. Solo l'orizzonte astronomico è per definizione un circolo
massimo della Sfera Locale, in quanto è esattamente equidistante dallo zenit e dal nadir.
Esiste poi un orizzonte visibile o orizzonte apparente, che è determinato dal piano che
passa per l'occhio dell'osservatore e dipende quindi dall'altezza del luogo di osservazione
rispetto alla superficie del mare.
L’orizzonte effettivamente visibile è sempre un poco più basso dell’orizzonte astronomico
per effetto della rifrazione atmosferica, e si può quindi chiamare orizzonte rifratto 7.
L’astrologo adunque fa sempre riferimento all’orizzonte astronomico, poiché è l’unico che
possiamo definire come cerchio massimo che dista 90° sia dallo zenit che dal nadir. Da
qui in poi lo designeremo con la lettera iniziale maiuscola, per distinguerlo dagli altri.
A questo punto è necessario capire, con uno sforzo di immaginazione, che a seconda del
luogo terrestre in cui ci troviamo, i Poli Celesti, l’Equatore Celeste e la stessa Eclittica
occupano spazi diversi, ossia possiederanno altezze diverse rispetto all’Orizzonte locale.
Dedicheremo un breve capitolo a dimostrare graficamente questi concetti di pura
astronomia di posizione. Qui per ora diamo alcune definizioni, aiutandoci con la sfera
tridimensionale di fig. 16 a pag. 27.
Il Polo Celeste presente nell’emisfero visibile prende il nome di Polo Celeste elevato;
quello presente nell’emisfero invisibile è il Polo Celeste depresso. Per un osservatore
dell’emisfero Nord della Terra il Polo elevato è il Polo Nord Celeste, per un osservatore
dell’emisfero Sud è il Polo Sud Celeste.
Il Meridiano Celeste è il circolo massimo della Sfera Celeste che passa per i due Poli
Celesti e per i due Poli della Sfera Locale, ossia lo zenit e il nadir. Si chiama Meridiano
perché, in qualunque luogo e tempo dell’anno si trovi l’osservatore, il Sole vi transita a
mezzogiorno (meridies), raggiungendo il punto più alto sull’Orizzonte.
Il Meridiano Celeste divide la Sfera Locale in due metà: l’emisfero orientale contiene il
punto cardinale Est; l’emisfero occidentale contiene il punto cardinale Ovest.
La parte di Meridiano Celeste che sta nell’emisfero invisibile è talvolta chiamata
antimeridiano.

7
La rifrazione atmosferica consiste nella deviazione che subisce un raggio luminoso per l’effetto schermante
dell’atmosfera rispetto al soggetto che osserva l’astro. In via teorica è misurabile matematicamente, ma la
complessità del calcolo di fatto ne vieta l’uso in astrologia. Infatti essa varia sia a causa della temperatura e
della pressione atmosferica, sia a causa della posizione dell’astro nell’emisfero visibile: è massima
all’orizzonte, nulla al culmine.
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titolo: Sfere

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FIG. 16
L'arco di Meridiano Celeste che separa il Polo Celeste elevato dall’Orizzonte si chiama
altezza polare o elevazione del polo sull'Orizzonte. Si misura in gradi sul Meridiano
Celeste e coincide sempre con la latitudine geografica del luogo di osservazione. Per tale
motivo l’altezza polare è detta anche polo del luogo. Nella fig. 17 qui sotto si può notare
che questo arco è identico a quello compreso tra lo zenit e il punto Q, dove l’Equatore
Celeste interseca il Meridiano Celeste.

FIG. 17
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Cerchiamo di farci intendere con un esempio: a Roma la latitudine geografica è di
41°54’N, e dunque il Polo Celeste elevato di Roma è ugualmente di 41°54’. Questo valore
esprime l’elevazione del Polo Celeste Nord sull’Orizzonte di Roma. Detto in altri termini, e
ricorrendo allo sforzo di immaginazione evocato poco sopra, se potessimo vedere il Polo
Celeste elevato, a Roma lo osserveremmo a quasi 42° sopra l’Orizzonte, in direzione
nord. A Città del Capo la latitudine geografica è 33°55’S e dunque il Polo Celeste elevato
(qui ovviamente il Polo Sud) di Città del Capo è parimenti di 33°55’, ovvero si eleverà
rispetto a quell’Orizzonte locale di quasi 34°, in direzione Sud. E questi valori sono i
medesimi se misurati dallo zenit al punto di incontro tra l’Equatore Celeste ed il Meridiano
Celeste (come da fig. 17).
La distanza tra il Polo elevato e lo zenit, complementare alla latitudine geografica, si
chiama colatitudine. Si indica con la lettera "c" e si calcola sottraendo l’altezza polare da
90°. Nell’esempio di Roma la colatitudine sarà data da: c = 90°– 41°54’ = 48°06’. Per Città
del Capo sarà: c = 90°– 33°55’ = 56°05’.
Poiché sappiamo che il piano dell’Equatore Celeste è perpendicolare all’asse dei Poli
Celesti, se ne ricava che la sua inclinazione rispetto all’Orizzonte sarà pari alla
colatitudine. Pertanto a Roma l’Equatore Celeste sarà elevato rispetto all’Orizzonte (in
direzione sud) di 48°06’, a Città del Capo di 56°05’ (in direzione nord).
I punti cardinali corrispondono ai quattro punti nei quali l’Orizzonte viene tagliato dal
Meridiano Celeste e dall’Equatore Celeste. Il punto cardinale Nord è il punto più vicino al
Polo elevato in cui il Meridiano Celeste taglia l’Orizzonte e si indica con la lettera N. Il
punto cardinale Sud è il punto più vicino al Polo depresso in cui il Meridiano Celeste taglia
l’Orizzonte e si indica con la lettera S. Il punto cardinale Est è il punto, alla destra di chi è
rivolto verso il Nord, in cui l’Equatore Celeste interseca l’Orizzonte; si indica con la lettera
E. Il punto cardinale Ovest è il punto, alla sinistra di chi è rivolto verso il Nord, in cui
l’Equatore Celeste taglia l’Orizzonte; si indica con la lettera O, o, più frequentemente, con
la lettera W (west) per convenzione internazionale.
Restano da definire i concetti di:
 primo verticale, che è il cerchio massimo che congiunge lo zenit ed il nadir, toccando
esattamente il punto Est ed Ovest dell’Orizzonte;
 almucantarat (termine arabo che significa “ponte ad arco”), sono cerchi minori della
Sfera Locale paralleli all’Orizzonte, sia nell’emisfero visibile che in quello invisibile. Di
questi riparleremo a suo tempo, quando affronteremo il problema della visibilità ed
invisibilità degli astri rispetto al Sole.

Coordinate locali
Come abbiamo visto nel cap. 2 dedicato alla Sfera Celeste, la posizione di un suo punto
qualsiasi o di un astro può essere calcolata e quindi indicata mediante un sistema di
coordinate ortogonali (equatoriali o eclittiche); similmente nella Sfera Locale lo stesso
punto o lo stesso astro viene calcolato e quindi indicato mediante altre coordinate che
usano come riferimento il Meridiano Celeste e l’Orizzonte.
Mentre le coordinate celesti non mutano con il variare del luogo di osservazione, le
coordinate locali dipendono dal luogo terrestre in cui si trova l’osservatore.
Il sistema di coordinate ortogonali che ha per base l'Orizzonte, per polo lo zenit e per
origine la metà del Meridiano Celeste che passa per il punto cardinale Nord, è detto
sistema di coordinate altazimutali. Come gli altri sistemi di coordinate celesti, è sufficiente
a localizzare un punto qualsiasi nella Sfera Locale. Le sue coordinate sono l’altezza e
l’azimut.
Altezza (h) di un punto P della Sfera Locale è l’arco di cerchio verticale compreso fra il
punto P e l’Orizzonte, ovvero la sua distanza sferica dall’Orizzonte. Si misura in gradi da
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0° a 90° ed ha valore positivo dall’Orizzonte allo zenit, negativo da esso al nadir. Nella
figura 18 qui sotto l’altezza h è data dall’arco P–P’, ed assumerà un valore positivo (+). È
assimilabile alle Declinazione per l’Equatore Celeste ed alla Latitudine per l’Eclittica.
Azimut (a) (termine arabo che significa “le vie dirette”) di un astro P è l'arco di Orizzonte
compreso fra il punto cardinale Nord e il punto P' in cui il cerchio verticale passante per
l'astro interseca l'Orizzonte. Si misura in gradi da 0° a 360° in senso orario guardando
l'Orizzonte dallo zenit. Pertanto il Nord ha azimut 0°, l’Est 90°, il Sud 180° e l’Ovest 270°.
Nella predetta figura 18 l’azimut a è l’arco di Orizzonte P’–N. È assimilabile all’Ascensione
Retta per L’Equatore Celeste ed alla Longitudine per l’Eclittica.

FIG. 18

Le coordinate altazimutali si calcolano con formule di trigonometria sferica conoscendo la


Declinazione (δ), l’Angolo Orario H (vedi paragrafo seguente) e la latitudine geografica (ϕ).
Formula dell’altezza (h):

sen(h) = sen(ϕ) * sen(δ) + cos(ϕ) * cos(δ) * cos(H)

Formula dell’azimut (a):

sen(H)
tan(a) =
cos(H) * sen(ϕ) - tan (δ) * cos (ϕ)

Di esse, a dire il vero, in astrologia si fa un uso assai parco, se si esclude quella


particolare branca che va sotto il nome di astrologia dello spazio locale. In ogni modo,
qualsiasi software astronomico, anche il più mediocre, fornisce questi valori. In sèguito
parleremo un po’ di più dell’altezza, sia in riferimento agli almucantarat quando

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affronteremo l’argomento della visibilità degli astri rispetto al Sole, che nell’ultimo capitolo,
dedicato all’Emisfero Sud.

Angolo orario
L’angolo orario è una coordinata mista, che partecipa in parte della Sfera Celeste ed in
parte di quella Locale. Tale coordinata mista viene comunemente definita come coordinata
oraria.
Angolo orario (H) di un punto P della Sfera Celeste non è altro che l’arco di Equatore
Celeste compreso fra il Meridiano Celeste ed il punto P' in cui il circolo di Declinazione
passante per l’astro incrocia l’Equatore Celeste stesso (vedi fig. 19).
Si misura sull’Equatore Celeste in gradi (da 0° a 360°) o in ore (da 0h a 24h), in senso
orario guardando l’Equatore dal Polo Nord Celeste, a partire dal punto in cui l’Equatore è
attraversato dal Meridiano Celeste superiore. Nella figura qui in basso, dove questo punto
è designato con Q, l'angolo orario H corrisponde all'arco Q–P’. Dalla figura si desume
inoltre che la prosecuzione del punto Q sull’Orizzonte coincide con il punto cardinale Sud.
Si può pertanto dire che l’angolo orario di un astro è la sua distanza dal Meridiano
superiore, misurata sull’Equatore Celeste in senso orario.
Si può anche dire – forzandone un po’ il senso ma per cercare di essere più chiari – che
l’angolo orario è una sorta di Ascensione Retta, la cui misura anziché partire dal punto γ,
principia dal punto di intersezione del Meridiano Celeste con l’Equatore Celeste.
Infatti conoscendo l’Ascensione Retta del punto Q di Equatore Celeste che culmina al
Meridiano superiore (ARMC), si può trovare l’angolo orario H di un astro facendo una
semplice differenza tra le due Ascensioni Rette: H = αMC – αP (oppure: H = ARMC – AR
P), avendo comunque come riferimento il verso orario della misurazione.

FIG: 19
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Cap. 6 – La Terra e sue coordinate

La retta immaginaria – ma in un certo senso reale, giacché pur non vedendola svolge una
funzione – attorno alla quale la Terra ruota su sé stessa è chiamata asse terrestre e passa
per i due poli geografici: il Polo Nord terrestre e il Polo Sud terrestre. Nel cap. 2 Sfera
Celeste avevamo dichiarato che l’asse di rotazione della Sfera non era altro che la
proiezione dell’asse di rotazione della Terra, ambedue inclinati di circa 23°27’.
Analogamente i Poli della predetta Sfera non sono altro che la proiezione dei Poli della
Terra.
La Terra ruota in senso antiorario rispetto al Polo Nord terrestre, ossia da ovest verso est.
Il cerchio perpendicolare all’asse terrestre è l’equatore terrestre e divide la superficie della
Terra in due emisferi, l’emisfero Nord terrestre e l’emisfero Sud terrestre. La proiezione
dell’equatore terrestre sulla Sfera Celeste definisce l’Equatore Celeste. I circoli che
giacciono su piani paralleli all’equatore sono denominati paralleli geografici. Tutto ciò è
mostrato dalla fig. 20.

FIG. 20

Tutti i paralleli di Declinazione della Sfera Celeste hanno un corrispondente parallelo


geografico sulla superficie terrestre, essendone in sostanza la loro proiezione esterna. La
zona compresa tra i due Tropici terrestri prende il nome di zona torrida e l’equatore
terrestre l’attraversa nel mezzo; la zona compresa tra il Tropico del Cancro e il circolo
polare artico terrestre si definisce zona temperata Nord, mentre quella tra il Tropico del
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Capricorno e il circolo polare antartico è la zona temperata Sud. Le due zone oltre i circoli
polari, che comprendono i due Poli terrestri, sono denominati calotta polare artica e calotta
polare antartica (vedi fig. 21).

FIG. 21

Il semicerchio che passa per i due Poli terrestri e per un luogo X della superficie terrestre è
denominato meridiano geografico del luogo X (vedi fig. 20). Il meridiano che passa per la
località di Greenwich in Gran Bretagna (Regno Unito o Inghilterra che dir si voglia) si
chiama primo meridiano o meridiano di origine o, ancora, meridiano 0 (zero). Il meridiano
di origine e quello ad esso opposto, ovvero distante 180°, dividono la superficie della Terra
in due parti uguali, l’emisfero terrestre Est, posto alla sinistra di Greenwich guardando
l’equatore terrestre, e l’emisfero terrestre Ovest dalla parte opposta, ovvero alla destra di
Greenwich guardando l’equatore terrestre.
In sintesi qualsiasi punto della superficie terrestre viene definito secondo un sistema di
coordinate terrestri identico a quello delle coordinate celesti, secondo i criteri che seguono.
La longitudine geografica di un luogo sulla superficie della Terra è l’arco di equatore
terrestre compreso tra il punto in cui il meridiano di Greenwich passa per l’equatore e il
meridiano di un luogo che passando per il luogo stesso incrocia l’equatore (vedi fig. 22 alla
pagina seguente). Si misura in gradi (da 0° a 360°) o in ore (da 0h a 24h) verso Est a
partire dal meridiano di origine, ossia dal meridiano che passa per Greenwich. Invero tale
convenzione internazionale è poco seguìta, giacché tale misura viene ancora suddivisa in
emisferi est ed ovest. Se ad esempio un luogo dista 175° est da Greenwich, si dirà che la
sua Longitudine geografica è di 175° Est; ma se distasse 355° da Greenwich, di norma si
dice che la sua Longitudine terrestre è di 5° Ovest.
La latitudine geografica di un luogo sulla superficie della Terra è l’arco di meridiano
terrestre compreso tra il luogo predetto e l’equatore terrestre. Si misura in gradi da 0° a
90° partendo dall’equatore terrestre verso i Poli; e si definisce Latitudine geografica Nord
se il luogo si trova nell’emisfero terrestre Nord, Latitudine geografica Sud se si trova
nell’emisfero Sud (vedi esemplificazione nella predetta fig. 22).

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FIG. 22

Fusi orari
L’argomento dei fusi orari attiene specificatamente alla tecnica della Domificazione, e
pertanto non lo affronteremo in questa sede. Accenneremo qui di sfuggita a ciò che
comunque cade sotto la nostra osservazione più o meno quotidiana, poiché il progresso
scientifico e tecnologico da decenni ci ha immerso in una sorta di “qui ed ora” globale, e la
differenza dei regimi orari costituisce esperienza sia diretta attraverso i nostri viaggi nel
mondo, sia indiretta attraverso il lavoro, le notizie, le telecomunicazioni.
Sfruttando, per così dire, la conoscenza dei meridiani geografici, il globo terrestre è stato
suddiviso in 24 spicchi, che partendo da un Polo, attraversano l’equatore terrestre e si
congiungono all’altro Polo, come risulta dalla fig. 23 alla pagina seguente. Ad ogni spicchio
di ampiezza media di 15° (360°:24h) corrisponde un’ora d’orologio. La base di partenza è il
meridiano che attraversa Greenwich, che proprio per questo è denominato anche
meridiano d’origine o meridiano 0. Ad est di Greenwich l’ora di fuso aumenta ad ogni
spicchio di 15°, poiché se lì è mezzodì, a Roma (longitudine 12°29’ est) saranno le 13, a
Sofia (longitudine 23°19’ est) le 14, a Mosca (longitudine 37°35’ est) le 15 e così via. Ad
ovest di Greenwich l’ora di fuso deve essere invece diminuita in modo corrispondente: per
esempio a New York (longitudine 73°57’ ovest) saranno le 7 del mattino, ponendo sempre
le ore 12 per il fuso orario corrispondente al meridiano di Greenwich.
A pagina 34 diamo una rappresentazione della suddivisione dei fusi sul globo terrestre.

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FIG. 23

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Cap. 7 – Inclinazione dell’Equatore Celeste rispetto alla


latitudine geografica

Come abbiamo già esposto nel cap. 5 sulla Sfera Locale, il cerchio massimo dell’Equatore
Celeste sarà variamente inclinato in relazione alla latitudine geografica del luogo di
osservazione. Infatti il Polo Celeste elevato (il Polo Nord per quanto riguarda il nostro
emisfero sopra l’equatore terrestre, il Polo Sud per quanto riguarda l’emisfero sotto), si
colloca nel cielo di quel luogo ad un’altezza polare pari alla sua latitudine geografica;
poiché il piano dell’Equatore Celeste è perpendicolare all’asse dei Poli Celesti, ne risulta
che l’inclinazione dell’Equatore Celeste è pari alla colatitudine, ossia sarà elevato rispetto
all’Orizzonte sud di tanti gradi quanti ne mancano dall’intersezione dell’Equatore Celeste
con il Meridiano Celeste (vedi fig. 17 a pag. 27).
Nella fig. 24 della pagina successiva è rappresentato il cielo di Roma, città che ha una
latitudine geografica molto vicina ai 42° nord. Il Polo Nord Celeste sarà pertanto elevato di
42° rispetto all’Orizzonte nord; di conseguenza l’Equatore Celeste risulterà inclinato di 48°
(90°– 42°) rispetto all’Orizzonte sud. In altri termini l’Equatore Celeste incontrerà il
Meridiano Celeste ad un’altezza polare di 48°.
Nella figura, in rosso, è rappresentata anche l’Eclittica, che come noto è inclinata rispetto
all’Equatore Celeste di 23°27’ circa. Questo per dare un’idea al lettore di come essa si
ponga nel cielo delle varie località. Questione che approfondiremo nel prossimo capitolo.
Nella fig. 25 rappresentiamo il cielo di San Pietroburgo (Leningrad durante il regime
sovietico: ognuno ha i suoi santi). La sua latitudine geografica è di 59°11’ nord, e pertanto
il Polo Nord Celeste risulterà elevato sull’Orizzonte nord degli stessi gradi della latitudine,
mentre l’Equatore Celeste incontrerà il Meridiano Celeste dalla parte opposta a 30°49’
(90°– 59°11’). Si nota facilmente come l’inclinazione dell’Equatore Celeste rispetto al piano
dell’Orizzonte sia molto più accentuata a San Pietroburgo che a Roma.
Nella fig. 26 l’osservatore è posto proprio al Polo Nord terrestre. Per quanto riferito sopra,
l’altezza polare del piano dell’Equatore Celeste giacerà proprio sul piano dell’Orizzonte, e
quindi – per così dire – l’osservatore vi poggerà i piedi, mentre il Polo Nord Celeste
corrisponderà allo zenit.
Nella fig. 27 abbiamo inteso scendere più a sud di Roma, per l’esattezza nella città
pakistana Karachi, la cui latitudine è di 24°30’ nord, di poco sopra il Tropico del Cancro. Si
nota immediatamente che l’Equatore Celeste è ben più elevato sull’Orizzonte rispetto a
Roma, dacché più basso nel cielo sarà il Polo Nord Celeste, la cui altezza polare sarà per
l’appunto di 24°30’. Ne risulta quindi che l’inclinazione dell’Equatore Celeste sarà di 65°30’
sull’Orizzonte sud.
Infine ci rechiamo direttamente sulla linea dell’equatore terrestre (fig. 28). Qui i Poli Celesti
giaceranno sulla linea dell’Orizzonte; l’Equatore Celeste, pertanto, descrivendo un angolo
retto di 90° rispetto alla linea dei Poli non può che essere perfettamente verticale,
passando idealmente sulla testa dell’osservatore. All’equatore terrestre il piano
dell’Equatore Celeste corrisponde al Primo Verticale (vedi cap. 5 Sfera Locale, pag. 25),
poiché congiunge zenit e nadir passando per il punto cardinale est.
Le illustrazioni di cui alle pagine seguenti sono state elaborate con il programma di
astronomia Perseus.

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FIG. 24

FIG . 25

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FIG. 26

FIG. 27

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FIG. 28

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Cap. 8 – Obliquità dell’Eclittica

Le figure che appaiono da pag. 41 a pag. 46 ci mostrano all’Orizzonte est di Roma la


diversa curvatura con cui i 12 settori dell’Eclittica sorgono. Come abbiamo riferito nel cap.
2 sulla Sfera Celeste, il cerchio massimo dell’Eclittica è inclinato rispetto al piano
dell’Equatore Celeste di 23°27’ circa; poiché la volta celeste si muove parallelamente
all’Equatore Celeste, ne consegue che in modo diverso si presenteranno all’Orizzonte
locale i vari gradi dell’Eclittica. Ai punti equinoziali essi sorgeranno e tramonteranno
unitamente ai corrispondenti gradi di Ascensione Retta, che come noto prendono il nome
di punti γ e Ω. Negli altri tempi della giornata però essi differiranno in modo sensibile dai
corrispondenti gradi di AR.
Alle nostre latitudini, e maggiormente a quelle più a nord di Roma, il segmento di Eclittica
che va dal 270° sino al 90° – corrispondenti ai Segni dello Zodiaco che vanno dal
Capricorno ai Gemelli – sorgono in meno di due ore, mentre il restante segmento –
corrispondente ai Segni che vanno dal Cancro al Sagittario – sorgono in più di due ore. I
primi sono definiti Segni di breve ascensione o Segni curvi, gli altri Segni di lunga
ascensione o Segni retti. Ambedue le definizioni danno il senso della relativa dinamica
celeste.
 Di breve ascensione sta giustamente a significare che sorgono in un tempo inferiore al
medio, essendo questo di 2 ore (dacché, come più volte ribadito, un’ora corrisponde a 15°,
in quanto dividendo il cerchio intero per le ore della giornata otteniamo 360°:24h = 15°).
 Segni curvi poiché, come mostrano le predette figure, l’Eclittica all’Orizzonte si presenta
con una curvatura alquanto accentuata.
 Di lunga ascensione poiché questi Segni sorgono in più di 2 ore.
 Segni retti giacché all’Orizzonte il piano dell’Eclittica appare quasi dritto.
A pag. 47 riproduciamo una tabella che mostra i tempi di ascensione dei Segni zodiacali
dalla latitudine geografica 66° Nord sino alla latitudine di 9° Nord. Queste differenze
sussistono a causa della diversa inclinazione dell’Equatore Celeste rispetto alla latitudine
geografica del luogo di osservazione. Variando tale inclinazione, varierà di conseguenza
anche la curvatura dei gradi eclittici.
Per quanto ci è possibile, tentiamo ora di illustrare ciò che causa tale differenza dei tempi
ascensionali dei Segni.

Segni curvi o di breve


FIG. 29 ascensione:
L’Equatore Celeste ruota in
modo costante – per effetto
della rotazione della Terra
sul proprio asse – sempre
nella stessa zona sia della
Sfera Celeste, sia della
Sfera Locale; e sappiamo
che di questa attraversa
sempre i punti est ed ovest
dell’Orizzonte locale (vedi
cap. 5). Non così l’Eclittica,
che sembra serpeggiare.
1° di Equatore Celeste
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sorge in 4m, e ciò per tutto l’arco della giornata. 1 giorno dura 24h, e poiché un’ora è
composta da 60m, i minuti in un giorno sono 1440. Dividendo il numero dei minuti di cui è
composto il giorno intero per i 360° del circolo equatoriale, si ottengono 4m (1440m:360° =
4m). Questa la ragione per cui ogni 4m sorge 1° di Equatore Celeste.
Nella fig. 29 alla pagina precedente mostriamo il sorgere di un settore di Eclittica di breve
ascensione e dell’Equatore Celeste.
L’angolo A formato dall’Equatore Celeste con il piano dell’Orizzonte è maggiore
dell’angolo B derivante dall’Eclittica con il medesimo piano. Se ne deduce facilmente che
se 1° di Equatore Celeste sorge in 4m, quello corrispondente dell’Eclittica impiegherà un
tempo inferiore.

Segni retti o di lunga ascensione:


La fig. 30 qui sotto mostra il contrario della precedente: l’angolo A formato dall’Equatore
Celeste con il piano dell’Orizzonte è minore rispetto all’angolo B, rinveniente dal settore
dell’Eclittica retto rispetto al predetto piano. Ne consegue che 1° di Eclittica sorgerà in un
tempo maggiore dei 4m che
FIG. 30
impiega il corrispettivo grado
di Equatore Celeste. Le
figure qui in appresso sono
state elaborate con un
programma astronomico –
sempre il Perseus –, che
come tutti i programmi
astronomici suddivide la
coordinata equatoriale di
Ascensione Retta in ore
anziché in gradi. Essa è
segnata in blu, mentre
l’Eclittica è indicata con il
colore rosso, e suddivisa
con intervalli di 15° di
Longitudine assoluta.
Pertanto lì dove sono
designati 30° lì sarà l’inizio
del Segno del Toro, 45°
corrisponderanno a 15° del
Toro, 60° all’inizio del Segno dei Gemelli, per 75° si intenderà il 15° dei Gemelli, 90° l’inizio
del Cancro e così via.
Non resta altro, quindi, che osservare il diverso comportamento dei 12 Segni dello Zodiaco
che sorgono all’Orizzonte di Roma.
Dopo le predette tavole, come detto, poniamo una tabella in cui sono riportati i tempi
ascensionali dei 12 Segni (disposti a coppie a causa dell’identità dei predetti tempi) per
latitudini geografiche dell’emisfero nord che vanno da 66° a 9°. Si potrà notare come
avvicinandosi all’equatore terrestre le differenze tendano a livellarsi o, al contrario, come
procedendo verso il Circolo Polare Artico tendano ad accentuarsi. Al di sotto del 30° di
latitudine geografica anche Gemelli e Capricorno sorgeranno in più di 2 ore, collocandosi
così tra i Segni retti. Soltanto al di sotto dell’11° due dei Segni retti diventano curvi:
Vergine e Bilancia.

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ARIETE

TORO

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GEMELLI

CANCRO

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LEONE

VERGINE

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BILANCIA

SCORPIONE

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SAGITTARIO

CAPRICORNO

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ACQUARIO

PESCI

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Tempi ascensionali dei segni dello zodiaco da 66° a 9° latitudine terrestre NORD ***

latitudine a–p T–A g–C c–s l–S U–L


66° 0h03’ 0h06’ 0h42’ 3h34’ 3h53’ 3h40’
65° 0h08’ 0h15’ 1h02’ 3h15’ 3h44’ 3h35’
64° 0h13’ 0h22’ 1h13’ 3h04’ 3h36’ 3h30’
63° 0h17’ 0h29’ 1h19’ 2h57’ 3h30’ 3h25’
62° 0h22’ 0h34’ 1h24’ 2h52’ 3h24’ 3h21’
61° 0h25’ 0h39’ 1h28’ 2h48’ 3h19’ 3h17’
60° 0h29’ 0h44’ 1h32’ 2h45’ 3h15’ 3h14’
59° 0h32’ 0h48’ 1h34’ 2h43’ 3h11’ 3h10’
58° 0h35’ 0h51’ 1h36’ 2h40’ 3h07’ 3h07’
57° 0h38’ 0h54’ 1h38’ 2h38’ 3h04’ 3h04’
56° 0h41’ 0h57’ 1h40’ 2h37’ 3h01’ 3h01’
55° 0h44’ 1h00’ 1h42’ 2h35’ 2h58’ 2h59’
54° 0h46’ 1h03’ 1h43’ 2h34’ 2h56’ 2h56’
53° 0h49’ 1h05’ 1h44’ 2h32’ 2h53’ 2h54’
52° 0h51’ 1h07’ 1h46’ 2h31’ 2h51’ 2h52’
51° 0h53’ 1h10’ 1h47’ 2h30’ 2h49’ 2h49’
50° 0h55’ 1h12’ 1h48’ 2h29’ 2h47’ 2h48’
49° 0h58’ 1h13’ 1h49’ 2h28’ 2h45’ 2h46’
48° 0h59’ 1h15’ 1h49’ 2h27’ 2h43’ 2h43’
47° 1h01’ 1h17’ 1h50’ 2h27’ 2h42’ 2h42’
46° 1h03’ 1h19’ 1h51’ 2h26’ 2h41’ 2h40’
45° 1h04’ 1h20’ 1h52’ 2h25’ 2h38’ 2h38’
44° 1h06’ 1h22’ 1h53’ 2h24’ 2h37’ 2h37
43° 1h07’ 1h23’ 1h53’ 2h24’ 2h36’ 2h36’
42° 1h10’ 1h24’ 1h54’ 2h23’ 2h35’ 2h34’
41° 1h11’ 1h25’ 1h54’ 2h23’ 2h34’ 2h32’
40° 1h12’ 1h27’ 1h55’ 2h23’ 2h32’ 2h31’
39° 1h13’ 1h29’ 1h55’ 2h22’ 2h31’ 2h30’
38° 1h15’ 1h30’ 1h56’ 2h21’ 2h30’ 2h29’
37° 1h17’ 1h30’ 1h56’ 2h20’ 2h29’ 2h26’
36° 1h18’ 1h31’ 1h57’ 2h20’ 2h28’ 2h25’
35° 1h19’ 1h32’ 1h58’ 2h20’ 2h26’ 2h24’
34° 1h20’ 1h34’ 1h58’ 2h19’ 2h25’ 2h23’
33° 1h21’ 1h35’ 1h59’ 2h19’ 2h24’ 2h22’
32° 1h22’ 1h36’ 1h59’ 2h18’ 2h24’ 2h20’
31° 1h24’ 1h37’ 1h59’ 2h18’ 2h23’ 2h19’
30° 1h25’ 1h37’ 2h00’ 2h18’ 2h22’ 2h18’
29° 1h25’ 1h38’ 2h00’ 2h17’ 2h20’ 2h17’
28° 1h27’ 1h39’ 2h00’ 2h17’ 2h20’ 2h16’
27° 1h28’ 1h40’ 2h00’ 2h16’ 2h19’ 2h15’
26° 1h29’ 1h41’ 2h01’ 2h16’ 2h18’ 2h14’
25° 1h30’ 1h42’ 2h01’ 2h16’ 2h17’ 2h13’
24° 1h31’ 1h42’ 2h01’ 2h15’ 2h16’ 2h12’
23° 1h32’ 1h43’ 2h02’ 2h15’ 2h15’ 2h11’
22° 1h32’ 1h44’ 2h02’ 2h15’ 2h15’ 2h10’
21° 1h33’ 1h45’ 2h02’ 2h14’ 2h14’ 2h09’
20° 1h34’ 1h46’ 2h03’ 2h14’ 2h13’ 2h08’
19° 1h35’ 1h46’ 2h03’ 2h14’ 2h12’ 2h07’
18° 1h36’ 1h47’ 2h03’ 2h13’ 2h12’ 2h06’
17° 1h36’ 1h48’ 2h04’ 2h13’ 2h11’ 2h06’
16° 1h37’ 1h48’ 2h04’ 2h13’ 2h10’ 2h05’
15° 1h39’ 1h49’ 2h04’ 2h13’ 2h10’ 2h04’
14° 1h40’ 1h50’ 2h05’ 2h12’ 2h09’ 2h03’
13° 1h41’ 1h51’ 2h05’ 2h12’ 2h08’ 2h02’
12° 1h41’ 1h51’ 2h05’ 2h12’ 2h07’ 2h01’
11° 1h42’ 1h52’ 2h05’ 2h11’ 2h07’ 2h00’
10° 1h43’ 1h53’ 2h06’ 2h11’ 2h06’ 2h00’
9° 1h44’ 1h53’ 2h06’ 2h11’ 2h05’ 1h59’
*** Alle latitudini terrestri Sud i tempi ascensionali sono invertiti: quelli di Ariete–Pesci divengono quelli di Vergine–
Bilancia, quelli di Toro–Acquario saranno quelli dei segni opposti Scorpione–Leone, ecc.

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Cap. 9 – Le 12 qualità solari

Il Sole provoca la generazione e la corruzione di quanto sta nel mondo sublunare, ossia
qui sul pianeta Terra; suscita il Caldo, il Freddo, il Secco e l’Umido sia, principalmente,
quale causa del Moto Diurno, sia – seppure in minor misura apparente – per mezzo del
moto annuo, dal quale derivano i mutamenti stagionali e interstagionali. Proprio da questi
ultimi discendono i 12 Segni zodiacali.
I Padri dell’Arte definivano i Segni zodiacali come Segni immateriali. Denominazione che li
distingue dai Segni materiali, che riconoscevano invece nelle Costellazioni che giacciono
lungo l’Eclittica. Materiali in quanto la loro raffigurazione trovava fondamento e riferimento
nelle particolari collocazioni delle stelle fisse nella volta celeste.
Inoltre i Segni eran detti immateriali in quanto non possiedono una natura propria, una
sostanza. Nella storia dell’astrologia si sono creati spesso fraintendimenti circa la
definizione di Segni.
Tolemeo, nel Tetrabiblos dichiara:
Noi ci serviremo dell’uso improprio di dare il nome delle immagini (zôdia) alle dodicesime porzioni
(dôdecatêmoria) del circolo obliquo.
Ne consegue che la denominazione dei Segni zodiacali deriva dalle omonime
Costellazioni. Quando tra il VII ed il V sec. a.C. in Babilonia fu stabilito a fini giudiziari
l’utilizzo dell’Eclittica e dei suoi 12 Segni, questi erano relativamente sovrapposti alle
Costellazioni che vi riposavano, in ragione della precessione del punto 0° Ariete o γ
siderale.
Come abbiamo visto nel cap. 3, il Segno zodiacale, dal punto di vista astronomico, non è
altro che un arco di Eclittica di 30°, al quale viene associata una fascia di Sfera Celeste, a
sud ed a nord di essa, di un’ampiezza che varia dai 5° ai 90°.
Ma tale definizione illustra la struttura del Segno ma non la sostanza, campo di pertinenza
dell’astrologo.
La sostanza, in breve, è elargita dal Sole.
Questo enunciato, sul quale pochi oggi sembrano soffermarsi 8, ci consente di chiarire, per
quella che sarà la prosecuzione del nostro percorso, un concetto fondamentale, e già
introdotto nel cap. 1 a pag. 9.
Ormai è un dato acquisito, nonché indiscutibile, che la Terra non sia il centro dell’Universo,
al pari del moto del Sole che è un moto apparente; tuttavia nella pratica astrologica
consideriamo reale ciò che cade sotto i nostri sensi, in quanto rappresenta la nostra
percezione della realtà. È una immagine soggettiva attraverso la quale l’intero organismo
reagisce 9.
È il Sole che nel suo moto, che d’ora in poi sottintenderemo apparente, suscita la
generazione e la corruzione del vivente sulla Terra, per dirla con Tolemeo. Determina
l’avvio dei cicli vitali, sancisce la maturazione e impone la corruzione e la fine della vita.
Infatti il Sole, durante l’anno, muta la sua altezza rispetto all’Orizzonte. Proprio questa
variazione causa l’allungamento o l’accorciamento della fase diurna del giorno; diremo in
modo più specifico che l’arco diurno descritto dal Sole d’estate è più ampio dell’arco diurno
invernale 10.

8
Tale assunto fu strenuamente osteggiato da Morin de Villefranche, come si vedrà nel cap. 24, e forse a
causa sua s’è man mano dissipato il fondamento dottrinario dello Zodiaco.
9
I lettori ci perdoneranno se rinunciamo a priori ad approfondire tali argomenti, sui quali psicanalisti (Freud e
Lacan in particolare) e neurologi (tra gli altri Antonio Damasio) hanno scritto pagine fondamentali, a cui
volentieri rimandiamo.
10
L’argomento sarà discusso nel cap. 13.
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Queste variazioni giornaliere sono provocate dall’inclinazione dell’asse terrestre (e quindi
anche dell’equatore) rispetto al piano dell’orbita terrestre (Eclittica).

FIG. 31
L’altezza del Sole rispetto all’Orizzonte in estate produce un angolo di incidenza dei raggi
solari che sono causa dell’innalzamento delle temperature. L’altezza minore del Sole
durante l’inverno al contrario causa un minor assorbimento dei raggi solari e quindi
l’abbassamento delle temperature.
In ragione di ciò su ogni grado dell’Eclittica viene impressa una qualità e una quantità
luminosa solare, giacché il Sole possiede un moto medio giornaliero di 1°, e di
conseguenza ogni grado assorbe una qualità ed una quantità luminosa diversa; di esse
rimane memoria anche quando l’astro non è presente. La qualità e la quantità di luce
compongono l’impronta che definiamo Segno zodiacale.
L’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano dell’orbita (da noi percepito come
“cammino apparente del Sole” o Grande Cerchio dell’Eclittica) genera la sua definizione di
Circolo Obliquo, essendolo rispetto all’Equatore Celeste.
Tutto ciò che possiamo osservare nel Moto Diurno (giornaliero) della Sfera Celeste è
composto di moti circolari paralleli tra loro. Questi moti apparenti sono cagionati dalla
rotazione della Terra sul proprio asse. L’Eclittica è invece la rappresentazione del moto
annuale apparente del Sole intorno alla Terra. Se l’asse terrestre fosse perpendicolare
rispetto alla sua orbita l’Eclittica si sovrapporrebbe all’Equatore Celeste e sulla Terra non
si alternerebbero le stagioni, ma esisterebbero soltanto fasce climatiche, come abbiamo
già riferito nel cap. 1.
È proprio questa obliquità la causa interdipendente del fenomeno della vita. Infatti il
mutamento stagionale e, quindi, la varietà dei cicli dei vegetali e degli animali dipendono
per l’appunto dall’obliquità del piano eclittico rispetto a quello equatoriale.

FIG. 32
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Riassumendo:
1. L’anno è espressione del moto apparente del Sole intorno alla Terra;
2. I Segni e i mesi, suddivisione dodecanale rispettivamente dell’Eclittica e dell’anno,
traggono origine dal ciclo soli-lunare (detto sinodico) o Lunazione (vedi cap. 16);
3. Il giorno, originato dal moto di rotazione della Terra intorno al proprio asse, è in
relazione con la suddivisione del cerchio eclittico in 360 parti (gradi).
In tutti e tre i cicli naturali il Sole gioca un ruolo fondamentale. Anzi, per dir meglio, è
l’unico a giocarlo.

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Cap. 10 – Emicicli e quadranti dello Zodiaco

Emicicli dello Zodiaco


Le suddivisioni prime dello Zodiaco che devono essere compiute sono quelle che derivano
direttamente dai cerchi massimi della Sfera Celeste, vale a dire l’Equatore Celeste, il
coluro solstiziale (che è il circolo massimo che passa per i due solstizi – vedi cap. 2 Sfera
Celeste pag. 15 – ed, ovviamente, l’Eclittica.
L’Equatore Celeste divide l’Eclittica e il circolo zodiacale in due emicicli: l'emiciclo boreale
a Nord e l'emiciclo australe a Sud, come ben mostra la fig. 33 qui sotto.

FIG. 33

Pertanto 6 saranno i Segni che stanno a Nord dell’Equatore Celeste – e sono quelli che
vanno dall'Ariete alla Vergine –: essi sono designati come Segni boreali o settentrionali
(sebbene con il tempo si sia un po’ persa una tale definizione). E 6 saranno Segni che
giacciono a Sud dell’Equatore Celeste – quelli che vanno dalla Bilancia ai Pesci –, e
prendono il nome di Segni australi o meridionali. Ne consegue che i 6 Segni boreali
avranno una Declinazione Nord o, più precisamente, positiva (+), ed i Segni australi una
Declinazione Sud, o negativa (–).
Il coluro solstiziale a sua volta divide verticalmente lo Zodiaco, dando luogo all'emiciclo
ascendente ed all'emiciclo discendente (vedi fig. 34 a pag. 52). Quando il Sole attraversa i
6 Segni ascendenti – che son quelli che vanno dal Capricorno ai Gemelli – la sua
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titolo: Sfere

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Declinazione sale; quando invece attraversa i 6 Segni discendenti – ossia dal Cancro al
Sagittario – la sua Declinazione scende.

FIG. 34

In altri termini, quando il Sole percorre i Segni boreali il giorno è più lungo della notte, ed al
contrario, quando percorre i Segni meridionali le ore di buio sopravanzano quelle della
luce.
Quando poi il Sole si muove lungo i Segni ascendenti, dal solstizio invernale a quello
estivo, la luce del giorno comincia a dilatarsi, erodendo pian piano la durata della notte,
sino a sopravanzarla dopo l’equinozio primaverile. Quando si muove lungo i Segni
discendenti, dal solstizio estivo a quello invernale, avviene l’opposto: è la notte ad iniziare
a dilatarsi, sino a sopravanzare il giorno dopo l’equinozio autunnale.
Le figure precedenti mostrano i fenomeni descritti nella loro visione tridimensionale,
mentre le fig. 35 e 36 li mostrano in quella bidimensionale, ove il cerchio prende il posto
della sfera.

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FIG. 35

Per quanto detto, l’emisfero boreale nella sua interezza è detto caldo, proprio perché in
esso il Sole fa il giorno più lungo della notte; l’emisfero australe è detto freddo, per il
motivo contrario.

FIG. 36
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L'emiciclo ascendente si può definire a sua volta umido poiché la luce del giorno è in
aumento; l'emiciclo discendente si può definire secco poiché la luce è in diminuzione.
Le quattro qualità testé designate devono essere intese all’interno di quella nomenclatura
propria della terminologia tecnica adottata nei millenni dall’astrologia, a cui abbiamo
dedicato il cap. 12, al quale rimandiamo.

Quadranti dello Zodiaco


Sovrapponendo le due figure di cui sopra, otterremo che l’Equatore Celeste ed il coluro
solstiziale generano un’ulteriore divisione dell’Eclittica e quindi del circolo zodiacale: i 4
quadranti stagionali. Ciascun quadrante comprende 3 Segni zodiacali, che vengono perciò
rispettivamente definiti:
• Segni primaverili (Ariete, Toro, Gemelli);
• Segni estivi (Cancro, Leone, Vergine);
• Segni autunnali (Bilancia, Scorpione, Sagittario);
• Segni invernali (Capricorno, Acquario, Pesci).
Tali definizioni sono a loro volta mutuate dalle omonime che designato i predetti quadranti.
Le figure 37 e 38 (alla pagina seguente) mostrano tali suddivisioni sia nella Sfera Celeste
(e quindi in senso tridimensionale), sia nel cerchio (bidimensionale).

FIG. 37
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FIG. 38

Ciascun quadrante stagionale possiede le qualità prime di cui si è parlato anche nel
capitolo precedente.
 il quadrante primaverile è umido e caldo;
 il quadrante estivo è caldo e secco;
 il quadrante autunnale è secco e freddo;
 il quadrante invernale è freddo e umido.
In corsivo abbiamo inteso indicare la qualità principale, essendovi l’altra associata. Nei
quadranti solstiziali – l’estivo e l’invernale – predomina la qualità primaria o attiva,
rispettivamente il Caldo ed il Freddo, mentre in quelli equinoziali – la primavera e l’autunno
– predomina la qualità secondaria o passiva, cioè l’Umido ed il Secco.
Questo schema quaternario delle stagioni ne richiama altri, tutti legati alla proto–fisica
aristotelica per quanto attiene la filosofia, ed al corpo ippocratico per quanto attiene alla
medicina. Di questo diamo conto nel prossimo capitolo Elementi primi e qualità. Qui ci
limitiamo a ricordare l’associazione con gli elementi primi, per cui la primavera verrà
collegata all’Aria, l’estate al Fuoco, l’autunno alla Terra, l’inverno all’Acqua.

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Cap. 11 – Elementi primi e qualità

Come già spiegato nel cap. 10, dalla divisione per tre dello Zodiaco otteniamo la
quadruplicità dei Segni, distinti per elementi. Vengono così classificati Segni di Fuoco
(Ariete, Leone, Sagittario), Segni di Terra (Toro, Vergine, Capricorno), Segni d’Aria
(Gemelli, Bilancia, Acquario), Segni d’Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci).
Nella quasi totalità della recente letteratura astrologica si sostiene che questi quattro
elementi possiedono un significato simbolico. Una considerazione che può essere assunta
o respinta. Ma per procedere in questo senso è necessario partire dalle origini, poiché la
distinzione dei predetti elementi non nasce nel XX secolo, bensì – per quanto
documentato – con il filosofo ionico Anassagora ed il suo contemporaneo (ma non è certo
il tempo della sua nascita) Leucippo di Mileto, ritenuto il primo filosofo atomista, e le cui
teorie furono poi riprese da Democrito. Aristotele circa un paio di secoli dopo conferì a tali
dottrine una forma organica ed unitaria all’interno della sua descrizione fisica del mondo.
Siamo ben lontani dunque da qualsivoglia rappresentazione simbolica.
In estrema sintesi tanto i filosofi ionici, ed in particolare appunto Anassagora, quanto gli
atomisti per via razionale, giunsero ad intuire l’esistenza di corpi estremamente piccoli,
non distinguibili dall’occhio umano, di cui i corpi viventi e no del mondo sublunare sono a
loro volta costituiti. Questi corpi infinitamente piccoli furono denominati rizai (semi) da
Anassagora, atomi da Leucippo e Democrito, organi omeòmeri da Aristotele. Essi furono
individuati in numero di 4, e denominati Fuoco, Aria, Acqua, Terra. Questa successione
non è casuale poiché al primo posto è collocato l’elemento più leggero, poi quello che lo è
un po’ di meno, per terminare con il più pesante. Nella proto–fisica aristotelica viene
mantenuta la medesima successione, giustificandola anche per la quantità di luce in essi
contenuta: il Fuoco è l’elemento che ne possiede in maggior misura, la Terra in minore.
Colpisce profondamente questa intuizione degli elementi primi individuati nel numero di 4.
Oggi sappiamo con certezza che il 96% delle forme viventi e no è costituito da 4 sostanze
chimiche: idrogeno, ossigeno, carbonio ed azoto. Similmente accade nel cosmo, dove alle
predette 4 sostanze si associa quella dell’elio. Inoltre nei cromosomi che costituiscono il
genoma del DNA i nucleotidi presenti sono ugualmente quattro: adenina, citosina,
guanina, timina, noti come A,C,G,T.
Tornando ai pensatori greci, essi decretarono che gli elementi primi si mescolano in
proporzioni diverse per costituire i vari corpi, con una varietà praticamente infinita.
Esattamente ciò che ha scoperto la scienza chimica dall’età illuministica in poi. Ma come
tali elementi consentono la costituzione dei corpi, così ne decretano la corruzione ed
eventualmente la fine quando le proporzioni che li hanno originati si alterano.
Ora, si rende necessaria una precisazione, che ad un lettore attento può sembrare
superflua, ma che tuttavia, al fine di sgomberare il campo da ogni dubbio, riteniamo
ineluttabile. Il nome assegnato ai 4 elementi è derivato per similitudine dalle omonime
entità fisiche da noi conosciute nella realtà e che cadono sotto la nostra esperienza
quotidiana. D’altra parte è tipico del pensiero greco servirsi della proprietà analogica del
ragionamento. Ma, per l’appunto, trattandosi di similitudine, i 4 elementi impercepibili
dall’organo della vista non devono assolutamente essere confusi o sovrapposti con quelli
dell’esperienza giornaliera. Il Fuoco come elemento primo, ad esempio, non è il fuoco di
cui abbiamo esperienza sensibile ordinaria, e così per gli altri tre elementi. Per tale motivo
in questo testo quando ci riferiamo agli elementi primi usiamo per la lettera iniziale la
maiuscola.
Ogni elemento primo, contiene in sé delle qualità, anche qui in proporzioni variabili. Pure
tali qualità sono state individuate in numero di 4, ed a loro volta suddivise in due coppie:

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 qualità attive: Caldo e Freddo
 qualità passive: Secco ed Umido
Le qualità attive sono immutabili, poiché l’una non potrà trasformarsi nell’altra: il Freddo,
ad esempio, può anche diminuire in quantità e persino annullarsi, ma mai diventerà Caldo.
Mentre le qualità passive possono talvolta cambiare il loro stato e tramutarsi l’una
nell’altra: il Secco ad esempio – ricorrendo determinate condizioni – si converte in Umido.
Inoltre le qualità attive permangono tali e mai possono divenire passive, e viceversa: il
Freddo, ad esempio, non potrà mai modificarsi in Umido o in Secco.
Ogni elemento primo possiede in sé tutte e quattro le qualità, ma in quantità diverse. In
ognuna predomina una qualità e le altre saranno presenti in proporzioni minori. Molti sono
i filosofi ed i medici che si sono dedicati ad assegnare in forma numerica dei punteggi alle
qualità presenti in ogni elemento primo. Qui ne diamo un esempio, riferendoci a punteggi
semplici e – per usare un termine di moda nei nostri giorni – minimali. È una tabella
presente in al–Kindi ed Enrico di Villena:

caldo freddo umido secco


Fuoco 4 1 2 3
Aria 3 2 4 1
Acqua 1 4 3 2
Terra 2 3 1 4

La pratica medica ed astrologica suole per ogni elemento primo assumere le due qualità
prevalenti, una attiva ed una passiva. Di conseguenza saranno, in via generale, distribuite
nel modo seguente:
 il Fuoco è caldo e secco
 l’Aria è umida e calda
 l’Acqua è fredda e umida
 la Terra è secca e fredda
La vita nel mondo sublunare è stata generata e viene conservata dalla perfetta
integrazione delle luci del Sole e della Luna; la virtù preponderante del primo è data dal
calore, della seconda dall’umidità. Tutti gli astri, erranti (pianeti) ed inerranti (stelle),
producono alterazioni a questo stato di equilibrio perfetto. Ogni astro pertanto possiede in
sé una qualità illuminativa, che a sua volta provoca un micro cambiamento nell’atmosfera,
che a sua volta genera fenomeni più o meno macroscopici, tanto a livello generale che
individuale. È ciò che va sotto il nome di Teoria delle Luci, sulla quale l’astrologia si è
edificata per oltre duemila anni.
La qualità luminosa di ogni astro è data dal colore della sua luce, e la quantità dal suo
moto: di quest’ultima daremo conto nei capitoli dedicati ai pianeti ed all’epiciclo. Qui ci
soffermeremo brevemente sulla qualità luminosa.
L’astro di per sé non possiede nessuna qualità, non provoca nessun effetto; è la sua luce
che genera mutamenti qui sulla Terra, poiché, come detto poc’anzi, l’atmosfera l’assorbe e
la trasmette nel mondo che circonda.
Enunciate le qualità principali dei Luminari, descriviamo ora quelle dei pianeti, iniziando da
quelli classici, ovvero visibili ad occhio nudo:

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pianeta colore luce qualità elemento primo


Saturno giallognolo livido freddo e secco Terra
Giove bianco umido e caldo Aria
Marte arancione/rosso caldo e secco Fuoco
Venere bianco vivo umido e un po’ freddo Acqua
Mercurio giallo vivo secco e caldo Partecipiale

Salta subito all’occhio la posizione particolare di Mercurio. Tendenzialmente è per


l’appunto un astro la cui luce provoca secchezza ed un poco di calore, e purtuttavia a
seconda della sua condizione – determinata dalla sua fase rispetto al Sole, al Segno
occupato, al Quadrante della Sfera Locale in cui transita ed alle distanze proporzionali con
gli altri astri – partecipa di una qualità o dell’altra. Non è neutro come tanti autori scrivono,
bensì si adegua alla condizione essenziale ed accidentale in cui è inserito. Un vero e
proprio Zelig celeste (per di più pure ante litteram). Anche Venere mostra una qualche
differenza dagli altri pianeti a causa della sua fortissima umidità, mentre il Freddo è
appena sensibile.
Le stelle a loro volta provocano le medesime alterazioni in base agli stessi princìpi
enunciati per i pianeti, ed opereranno rispetto alla natura planetaria riconosciuta loro: le
stelle di natura Saturno, ad esempio, saranno frigidifiche e disseccanti. Quando appaiono
alla vista, pure le comete provocano mutamenti sensibili nell’atmosfera.
Più difficile assegnare qualità ed elementi primi ai pianeti transaturniani – quelli non visibili
ad occhio nudo e scoperti servendosi di strumenti ottici – a causa della scarsa esperienza
che ce ne siamo fatti. Qui di sèguito proponiamo la nostra opinione, che si erige
sostanzialmente sul principio di analogia:

pianeta colore luce qualità elemento primo


arancione pallido con sfumature rosa e grigie secco? ?

Plutone
Nettuno azzurro umido e freddo Acqua
Urano grigiastro/celestino freddo e secco Terra

L’astrologia propriamente detta si sviluppa in questo humus culturale e filosofico, proprio


della civiltà ellenica ed ellenico–egizia, e di conseguenza fa sua la dottrina dei semi e degli
atomi e delle loro qualità, così come farà la medicina, che attraverso il Corpo Ippocratico la
trasferisce nella diagnosi e nella cura. E proprio dal Corpo Ippocratico l’astrologia mutua la
teoria degli umori, che è di diretta derivazione medica, seppure già presente in Aristotele.
Tutti i corpi animati e sanguigni sono stati creati dai quattro umori: flegma, sangue, bile
gialla e bile nera. Sono detti corpi mediani poiché provengono dagli elementi primi e
informano gli organi e i tessuti del corpo. Ogni umore è quindi connesso ad un elemento e
ad un organo come dalla tabella che segue:

elemento primo qualità umore sede


Acqua freddo e umido flegma cervello, vescica
Aria umido e caldo sangue cuore
Fuoco caldo e secco bile gialla fegato, stomaco
Terra secco e freddo bile nera milza

La successione è un poco diversa da quella proposta da Anassagora e da Aristotele,


poiché anziché seguire l’ordine dall’elemento più leggero per terminare con il più pesante

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o dal più luminoso al più oscuro, si segue una via per così dire biologica, partendo
dall’elemento più crudo, il flegma, che riscaldandosi si muta in sangue, che a sua volta,
sempre per riscaldamento, si trasforma in parte in bile gialla ed infine in bile nera,
costituendo quest’ultima il sedimento del sangue, filtrato e riutilizzato dalla milza per la
formazione dei tessuti ossei, cartilaginosi e nervosi. Questo è un processo irreversibile,
poiché non è possibile tornare indietro: dal sangue non si può ottenere il flegma, né dalla
bile nera il sangue, e così via.
Attraverso questa sequenza si giustifica la scelta di far iniziare l’anno dal solstizio
invernale. Infatti le 4 stagioni possiedono a loro volta delle qualità, e come tali ognuna è
collegata, o comunque associata, ad un elemento primo e ad un umore:

stagione qualità elemento primo umore


inverno freddo e umido Acqua flegma
primavera umido e caldo Aria sangue
estate caldo e secco Fuoco bile gialla
autunno secco e freddo Terra bile nera

Non diversamente sono associati i 4 Quadranti della Sfera Locale:

Quadrante qualità elemento primo umore


IV: dal FC all’ASC freddo e umido Acqua flegma
I: dall’ASC al MC umido e caldo Aria sangue
II: dal MC al DIS caldo e secco Fuoco bile gialla
III: dal DIS al FC secco e freddo Terra bile nera

Dei Quadranti della Sfera Locale tratteremo più avanti (cap. 17 e 18), mentre le
implicazioni fisiche, temperamentali e mediche degli umori non rientrano nelle finalità di
questo testo, essendo trattate ampiamente in Sfere vol. II. Appendiamo soltanto una breve
considerazione: dal solstizio invernale il Sole comincia a risalire verso l’Equatore Celeste,
e pertanto le ore di buio cominciano a cedere qualcosa alle ore di luce; analogamente
nella Sfera Locale, l’astro nel suo Moto Diurno appena oltrepassa il Fondo del Cielo inizia
ad ascendere verso l’Orizzonte per giungere poi al suo culmine sopra l’Orizzonte.
Similmente il flegma è il principio del corpo vivente (e sanguigno), senza il quale non
esisterebbe generazione.
Sin qui la dottrina degli elementi primi e degli umori. L’insegnamento da trarne è che
l’operazione tentata da qualche autore della nostra epoca di trasferire i 4 elementi e le
relative qualità all’interno di un processo simbolico richiede o ignoranza della materia
oppure una qualche forma di contorsione teoretica. Meglio sarebbe limitarsi a dire che tale
dottrina è entrata a far parte del lessico astrologico e che i sostantivi e gli attributi che gli
corrispondono non devono per nessuna ragione essere assunti nel loro significato
letterale, bensì come una terminologia tecnica, che ha un suo senso compiuto per il fatto
di possedere un’origine ed una causa storico–filosofica.

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Cap. 12 – Breve commento sulle Costellazioni e sulle


stelle che le formano

Definiamo Costellazioni gruppi di stelle a distanza variabile dal sistema solare, unite
arbitrariamente dall’essere umano, che ne riconosceva figure collegate con i miti e le
leggende della civiltà di appartenenza, oppure con gli strumenti o gli animali
dell’esperienza quotidiana. Perciò non è infrequente che ogni civiltà abbia collegato
diversamente le singole stelle, formando così costellazioni diverse. Nondimeno alcuni
raggruppamenti sono stati riconosciuti come tali da tutte le civiltà, sebbene poi siano state
assegnate loro denominazioni differenti. Le due Orse (o Carri), Cassiopea, Orione, il Toro
ecc. rientrano nel patrimonio comune delle diverse civiltà.
La mitologia greca ha, per così dire, assunto un ruolo di globalizzazione ante litteram, per
cui i suoi miti e leggende e, di conseguenza, le sue denominazioni delle Costellazioni sono
quelle oggi accettate in tutto il mondo. Nel 1928 l’Unione Internazionale degli Astronomi ha
definito i confini di 88 Costellazioni 11, gran parte delle quali derivano appunto dalla
predetta civiltà, cui si sono aggiunti poi raggruppamenti di stelle rinvenienti dalla riscoperta
delle terre alle latitudini australi 12, dalle quali si possono ammirarne altri, denominati
variamente, a seconda della fantasia degli astronomi del XVI secolo.
La prima organizzazione di stelle fisse in Costellazioni – per quanto sinora scoperto –
risale ai sec. XXI e XX a.C. presso i Sumeri in Mesopotamia ed in Cina. Tuttavia più che
per scopi divinatori o comunque di significato, tali raggruppamenti furono utilizzati per il
computo del tempo. In particolare, soprattutto in Mesopotamia ed in Egitto, ogni
Costellazione veniva suddivisa in 3 parti. Tale pratica fu poi assunta nello Zodiaco Tropico,
dando vita ai Decani, suddivisione di 10° per ogni Segno, mutandone così il senso
originario.
Sebbene il più antico documento astronomico menzionante stelle e costellazioni sia da
considerare il MUL.APIN, opera difficilmente databile di origine babilonese e sumera,
sicuramente anteriore al 700 a.C., il primo elenco organico di Costellazioni di cui abbiamo
notizia fu compilato da Arato di Soli (270 a.C.). In verità numerosi riferimenti compaiono
già in Omero e in Esiodo, ma solo il poeta greco Arato nei suoi Phaenomena, con una
descrizione in versi, redasse su incarico di Alessandro Magno un catalogo di 44
Costellazioni. Dopo di lui numerosi furono gli astronomi (e astrologi) ellenici che diedero in
tal senso il proprio prezioso contributo. Il più celebre (e celebrato) fu quello di Claudio
Tolemeo, che nella sua Syntaxis Mathematiké (più nota nella sua traslitterazione araba di
Almagesto), enumerò 48 Costellazioni, 47 delle quali sono note ancora oggi con gli stessi
nomi. Alla fine del XVI secolo, il navigatore olandese Pieter Dirckz Keyser e,
successivamente, l'astronomo tedesco Johann Bayer (1572-1625) – che pubblicò il primo
atlante celeste completo del mondo occidentale (l'Uranometria nova) –, ne introdussero di
nuove. In seguito lo stesso J. Bayer, A. Royer e Louis Lacaille aggiunsero le Costellazioni
del cielo australe. Johannes Hevelius (1611-1687) operò poi diverse revisioni della

11
Molti testi affermano che le costellazioni furono ufficialmente definite dalla IAU nel 1925. In realtà non si
trattò di un atto concluso in un’unica assemblea generale, ma seguì un iter durato sei anni: nel 1922
nell’assemblea di Roma fu stabilito semplicemente di riformare e ridefinire le costellazioni – in numero di 88
– e i loro confini una volta per tutte, in modo che le associazioni aderenti vi si conformassero. Poi nel 1925
nell’assemblea di Cambridge la IAU incaricò l’astronomo belga E. Delporte di condurre a compimento tale
impegno. Nell’assemblea di Leyde nel 1928 fu definitivamente approvato il suo lavoro, che vide poi la luce
editoriale nel 1930 con il titolo Délimitation scientifique des constellations.
12
Che le terre dell’emisfero australe furono trovate ben prima delle grandi esplorazioni europee dei secoli
XV e XVI è certo, ma nulla sappiamo circa eventuali catalogazioni stellari effettuate da coloro che le hanno
precedute.
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rappresentazione del cielo australe 13. Fu per questo che nel XX secolo, come già riferito,
la IAU decise di stabilire un ordine definitivo in materia.
In questo capitolo, in modo assolutamente sintetico, prendiamo in considerazione le 12
Costellazioni classiche giacenti lungo l’Eclittica, più alcune altre che rientrano nel bagaglio
teoretico dell’astrologo a causa della loro importanza, nonché delle lunghe osservazioni
cui sono state sottoposte. Poiché le stelle del Nuovo Mondo, ossia quelle visibili soltanto
presso latitudini tropicali e sub–equatoriali, non hanno beneficiato di tali osservazioni, nulla
sappiamo dire intorno ad esse, e pertanto non le rappresentiamo qui, e, soprattutto, ne
taceremo per ignoranza gli influssi.
E poiché siamo in argomento, ci preme sopra ogni cosa ribadire che i significati delle 12
Costellazioni che giacciono sulla fascia zodiacale non hanno nulla a che vedere con quelli
degli omonimi Segni dello Zodiaco. Questi ne hanno ereditato il nome (forse a causa della
relativa sovrapposizione al tempo della scoperta dell’Eclittica tra le une e gli altri, come
riferito nel cap. 3), ma non certo gli influssi. Lo attesta nientemeno che lo stesso Tolemeo
nella Syntaxis Mathematiké, quando afferma che suo malgrado – giacché questo ormai è
l’uso – si piegherà a riconoscere ai Segni dello Zodiaco gli stessi nomi assegnati alle
Costellazioni. Purtroppo ai giorni nostri, quei pochi astrologi che si occupano di stelle e
Costellazioni assegnano i medesimi effetti ai due sistemi omonimi, generando una
terrificante confusione e, di conseguenza, giudizi quanto mai sballati.
Giuseppe Bezza nel suo Commento al I Libro della Tetrabiblos (Nuovi Orizzonti 1990, cap.
12, pag. 240), sintetizza in una tabella le varie classificazioni che in epoca egiziano–
ellenistica e romana sono state elaborate delle 48 Costellazioni tolemaiche, che qui sotto
sintetizziamo:

Animali bruti (12): Ariete, Toro, seconda parte del Sagittario, prima parte del Capricorno, Centauro, Orsa
Maggiore, Orsa Minore, Pegaso, Equus Minor, Lepre, Cane Maggiore, Cane Minore;
Animali ferini (3): Leone, Lupo, Drago.
Animali acquatici e rettili (10): Cancro, Scorpione, Pesci, Serpente, Idra, Pesce Austrino, Delfino, Balena,
Nave (oggi suddivisa in tre Costellazioni: Carena, Vela e Poppa), Eridano; a questi deve essere aggiunto il
Capricorno nella sua seconda parte;
Animali volatili (4): Aquila, Lyra (strumento musicale a corde, spesso rappresentato con le ali), Cigno (o, meno
poeticamente, Gallina), Corvo;
A forma umana (13): Gemelli, Vergine, Bilancia, Acquario, Ercole, Cefeo, Cassiopea, Andromeda, Perseo,
Orione, Ofiuco, Bootes, Auriga; a questi deve essere aggiunto il Sagittario nella sua prima parte;
Oggetti inanimati (6): Freccia (o Sagitta), Triangolo, Ara, Coppa (o Crater), Corona Boreale, Corona Australe.

Le prime 12 Tavole ci mostrano le Costellazioni che giacciono lungo l’Eclittica. Per


comodità nella Tavola dedicata alla Costellazione dell’Acquario abbiamo raffigurato anche
quella extrazodiacale del Pesce Austrino (trovandosi poco a sud di esso), della quale fa
parte l’insigne stella Fomalhaut, luminosa ed assai significativa. Seguono poi altre
Costellazioni importanti, contenenti il più delle volte stelle molto luminose, che però
giacciono assai lontano dall’Eclittica. Ne mancano alcune dell’elenco sopra riportato, o
perché non visibili alle nostre latitudini, o perché prive di una significativa letteratura.
Prima di commentare le Tavole, ci corre l’obbligo di avvertire l’allievo circa un'altra
perversione che affligge l’astrologia dei giorni nostri, ossia del grado di Longitudine da
assegnare alle stelle. È pratica corrente destinare loro il mero grado eclittico, rinveniente
dal cerchio massimo che unisce i due Poli celesti che passano per l’astro e l’Eclittica. Dalla
Longitudine ne derivano i giudizi. E tuttavia, come sarà più chiaro in sèguito (vedi cap. 13.

13
Nello splendido sito www.atlascoelestis.com curato da Felice Stoppa sono reperibili i citati atlanti stellari,
oltre a numerosi altri, soprattutto di epoca medievale, rinascimentale e settecentesca, uno più bello dell’altro.
61

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Moto Diurno), questo è un criterio assolutamente fuorviante. La maggior parte delle stelle
ha una Latitudine eclittica ampia, per cui sorgono all’Ascendente assai prima o molto dopo
il predetto grado eclittico. In conseguenza di ciò è meglio cestinare senza rimpianti quelle
pubblicazioni che assegnano ad ogni stella un grado dell’Eclittica con annessa
interpretazione. E ciò per ora basti.
A fine capitolo in Appendice riportiamo un elenco di stelle fisse in cui sono specificate
Costellazione d’appartenenza e lettera identificativa stabilita dal Bayer, la natura
planetaria, la magnitudine apparente e telegrafici significati.

1 – Costellazione dell’Ariete
Si tratta di una Costellazione assai piccola, ben inferiore ai 30° dell’omonimo Segno
zodiacale, che giace a nord dell’Eclittica (la linea rossa della nostra Tavola). Le stelle più
luminose sono Hamal e Sheratan, che stanno alla base delle Corna. Esse possiedono una
natura Saturno–Marte. A tutte le stelle è stata assegnata già dai mesopotamici una natura
analogica a quella dei pianeti, perlopiù in base al loro colore, e i giudizi che ne discendono
derivano da questa natura. Molta rilevanza assumono due piccoli gruppi di stelle: quelle –
molto piccole, magnitudine +5 circa – che stanno sulla Bocca dell’Ariete (note come Muso
dell’Ariete); esse sono contraddistinte dalle lettere greche η e θ 14, e quelle che stanno
sulla Coda dell’Ariete, anch’esse assai piccine, a parte la δ, nota anche come Botein,
magnitudine +4 circa. Le altre sono la ε, ζ τ1 e τ2. Entrambi questi gruppi sono umidissimi,
dalla prevalente natura di Venere: nell’astrometeorologia in particolari condizioni
significano le piogge abbondanti, nell’astrologia genetliaca significano, se unite
all’Ascendente o a Venere, le forti passioni libidiche.

2 – Costellazione del Toro


È di estensione media, giace quasi del tutto sotto l’Eclittica, ed è ritenuta per gran parte
suscitatrice di terremoti – ricorrendo determinate condizioni celesti – o comunque di eventi
molto simili a quelli cagionati da Marte. La stella più brillante è Aldebaran, di colore
arancione molto vivo, e come tale di natura prevalentemente, appunto, di Marte. Analoga
natura possiedono le stelle che stanno sulle Corna del Toro, El Nath (assai brillante, ma
meno di Aldebaran) ed Al–Hecka. Intorno ad Aldebaran osserviamo un fitto gruppo di
stelline, note come Iadi. Esse sono umidissime, e si giudicano similmente agli asterismi
del Muso e della Coda dell’Ariete. A nord di Aldebaran e sopra l’Eclittica si trova il
leggendario asterismo delle Pleiadi, oggetto di innumerevoli miti nelle umane civiltà d’ogni
luogo. Le stelle distinguibili ad occhio nudo sono sette, ma poi tantissime altre si
osservano per mezzo di strumenti ottici. Sono anch’esse ritenute molto umide, e come le
Iadi generano piogge. Sono associate ai problemi alla vista se congiunte a Sole, Luna o
Ascendente.

3 – Costellazione dei Gemelli


Contiene due stelle molto brillanti: Castore – di natura Mercurio in quanto gialla – e
Polluce, di natura Marte in quanto giallo scuro, quasi arancione; entrambe stanno sul
Capo dei Gemelli, ed anch’esse talvolta causano terremoti. Buona parte della

14
Le stelle furono catalogate dal citato astronomo tedesco Johann Bayer nel XVII secolo, almeno le circa
1.300 visibili ad occhio nudo. Egli si servì per le più luminose delle lettere dell’alfabeto greco, e la più
brillante fu contraddistinta con la prima lettera, la α, quella seguente dalla β, la terza dalla γ, e così via. Per le
Costellazioni particolarmente ricche di stelle, esaurite le lettere greche, fece ricorso a quelle del nostro
alfabeto. Ad esaurimento anche di questo, direttamente ai numeri. Di queste ultime diamo un esempio nella
nostra descrizione della Costellazione del Leone. La Costellazione di appartenenza di ogni stella fu
designata con il genitivo del suo nome latino.
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Costellazione sta a nord dell’Eclittica, ed il resto a sud. Sull’Eclittica giace Wasat, della
natura di Saturno. Le stelle a sud dell’Eclittica sono ritenute di natura benefica, poiché le
loro luci appartengono a Venere e Mercurio, in particolare quelle che stanno sui Piedi dei
Gemelli, di cui Alhena è la più brillante.

4 – Costellazione del Cancro


Anch’essa è una Costellazione molto piccola, formata da stelle di scarsa magnitudine – tra
la 4ª e la 5ª – e perciò non facilmente distinguibili. Costituisce il tratto più secco della volta
celeste: le nature delle stelle del Cancro sono di Marte, a cui si associano quelle del Sole
o della Luna. Nei pressi dell’Eclittica vi si trova poi una nebulosa, detta Presepæ o Greppia
o, ancora, M44 15, che come tutte le nebulose causa un tempo soffocante in meteorologia
e problemi alla vista nell’astrologia genetliaca.

5 – Costellazione del Leone


È una Costellazione molto estesa, la cui brillante stella Regolo giace quasi sull’Eclittica.
Sta tutta a nord di questa coordinata. Le stelle che stanno sulla Criniera (ad esempio
Adhafera, Algieba ed Algenubi) sono della prevalente natura di Saturno, mentre la stessa
Regolo possiede una natura mista – per quanto regale –, cioè di Giove e di Marte, per cui
non sempre è favorevole. Le stelle sul Dorso (Zosma, magnitudine +3) e sulla Coda
(Denebola, magnitudine +2) possiedono la natura di Saturno e di Venere tra loro
commistionate, ed i loro effetti si manifestano a seconda dell’astro a cui si uniscono.
Intorno a Denebola vi sono una serie di piccole stelle di magnitudine tra +5 e +6,
designate con i numeri 81, 85, 86, 88, 90, 92, 93 e 95 dalla natura particolarmente umida,
che vengono giudicate similmente alle Iadi ed alle stelle sul Muso e sulla Coda dell’Ariete.

6 – Costellazione della Vergine


Giace quasi tutta a nord dell’Eclittica. Come i Gemelli è una Costellazione a forma umana,
molto estesa, ma con poche stelle brillanti. La più insigne è la luminosissima Spica,
benefica di natura Venere e Mercurio. Non v’è molta letteratura sulle altre stelle,
prevalentemente della natura di Mercurio e Saturno, ma in genere non sono ritenute
favorevoli come Spica. Quando questa Costellazione sorge all’Ascendente – così come la
predetta Costellazione dei Gemelli – fa i corpi armonici e ben proporzionati e, a causa
della sua grandezza, più alti della media.

7 – Costellazione della Bilancia


Metà a nord dell’Eclittica, metà a sud, è una Costellazione piccola, che talvolta fu
ricompresa in quella dello Scorpione, di cui costituiva le Chele. Le stelle brillanti sono due,
ma la loro natura è sempre stata oggetto di contese tra gli astrologi, cosicché a tutt’oggi
non siamo in grado di indicarne gli effetti con certezza.

8 – Costellazione dello Scorpione


Giace quasi del tutto a sud dell’Eclittica, con l’unica esclusione di due delle quattro stelle
che stanno sulla sua Fronte. La stella più luminosa ed insigne è Antares, dal colore rosso,
talvolta vivo, talaltra un poco cupo, ma dalla chiara natura di Marte: non necessariamente
si tratta di una stella dagli esiti sfavorevoli, giacché se il Tema Natale lo consente concede
15
Le nebulose, o gruppi di asterismi vari, furono catalogate nel XVIII secolo dall’astronomo C. Messier, che
le designò con la lettera iniziale del suo cognome, a cui seguiva un numero progressivo. Con M1 indicò la
nebulosa del Granchio (per noi ora invisibile), che sta sul Corno Meridionale del Toro, nei pressi della stella
Al–Hecka: essa fu una supernova la cui esplosione venne osservata dagli astronomi cinesi nel 1054; la sua
luminosità poi lentamente si dissolse nei secoli successivi.
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onori e prestigio, soprattutto nei campi militare e politico. Le stelle sulla Fronte sono di
natura Saturno–Marte, e quindi prevalentemente malefiche. Così come piuttosto malevole
le due stelle sull’Aculeo (Shaula, 2ª magnitudine, e Lesath, 4ª magnitudine), della natura
mista di Mercurio e di Marte. Nei pressi dell’Aculeo si trova una nebulosa, la M7, e poco
più sopra la M8 (nota anche come Laguna), i cui effetti sono i medesimi di quelli enunciati
per la M44 nel Cancro.

9 – Costellazione del Sagittario


Prevalentemente a sud dell’Eclittica, è una Costellazione assai estesa, di natura mista: in
parte umana ed in parte ferina. Le sue stelle non sono brillantissime – a parte Nunki e le
tre Kaus –, e di difficile discernimento, poiché di loro poco si sono occupati i Maestri
dell’Arte. Un qualche credito veniva attribuito a Rukhbat (sul Ginocchio) in quanto ai tempi
di Ipparco e di Tolemeo era di 2ª magnitudine, ma nei millenni la sua luce s’è affievolita,
ed oggi è di 4ª magnitudine, e quindi non particolarmente significativa. Gli unici giudizi che
rispondono ad un’accettabile certezza riguardano due piccolissime stelle sull’Occhio (ν1 e
ν2 Sagittarii), connesse ai problemi della vista.

10 – Costellazione del Capricorno


Sta prevalentemente a sud dell’Eclittica, ma le due stelle più brillanti stanno a nord.
Costellazione piccina, vanta virtù più benefiche che malefiche, e comunque è una
Costellazione piuttosto umida. E tre stelline che stanno sul Muso del Capricorno, ο, π e ρ,
sono umidissime e fanno i fornicatori incalliti se unite a Venere o all’Ascendente, oppure il
tempo umido o piovoso nell’astrologia meteorologica. Per contro le due stelline sulla Spina
(ε e κ) sono ritenute benefiche, soprattutto per quanto attiene il corpo e le sue malattie,
giacché delimitano le degenerazioni di queste. Ma molti autori le associano alle affezioni
visive se unite od opposte ai Luminari e all’Ascendente.

11 – Costellazione dell’Acquario
Assai estesa, più a nord che a sud dell’Eclittica, è formata da stelle non molto brillanti, ad
eccezione della α, di 2ª magnitudine. Le stelle sono prevalentemente della natura di
Saturno, e quindi disseccanti, ad eccezione di quelle che stanno nella Cascata d’Acqua,
ovviamente umidissime. Tra queste segnaliamo le piccole ψ1,2,3, simili alle Iadi ed ai Musi
di Ariete e Capricorno per gli effetti, ivi inclusi i problemi alla vista e la piovosità della
stagione in cui prendono il sopravvento. È designata come Costellazione a forma umana,
e pertanto quando nella genitura sta all’Ascendente fa i corpi proporzionati ed alti, a causa
della sua estensione, seppure non particolarmente robusti.

12 – Costellazione dei Pesci


Prevalentemente settentrionale rispetto all’Eclittica, è alquanto estesa, ma le stelle sono
tutte di difficile risolvibilità alla vista: la più brillante è di magnitudine +4 circa. Per questo
motivo quando si presenta all’Ascendente in natività fa i corpi piuttosto magri, ma
tendenzialmente di alta statura. Le stelle di cui è composta hanno scarsissima incidenza
nel mondo sublunare.

11bis – Costellazione del Pesce Austrino


L’abbiamo per comodità inclusa nella Tavola dedicata all’Acquario, poiché nuota
nell’acqua che questi riversa dall’Urna. Contiene una stella molto brillante, che però alle
nostre latitudini sta piuttosto bassa nel cielo: Fomalhaut. Essa possiede le luci di Venere e

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Mercurio, ed è ritenuta benefica e favorevole in tutto ciò con cui viene a contatto: aumenta
il bene, diminuisce il male.

13 – Costellazioni di Ofiuco e del Serpente


Costituiscono quasi un tutt’uno, trattandosi del mito di Ofiuco che schiaccia il serpente
sotto il suo piede. Ofiuco pare diventato una sorta di cavallo di battaglia dei detrattori
dell’astrologia, che pretenderebbero di insegnarci che questa Costellazione, giacendo
sull’Eclittica, debba essere ricompresa nello Zodiaco. È stato spiegato loro che questo è
costruito sull’Eclittica, suddivisa dal moto annuale del Sole in 12 parti uguali, ma essi non
se ne danno per intesi. Problemi loro. Comunque è vero che alcune sue piccole stelle
stanno sull’Eclittica – come mostra la rappresentazione –, ma questo lo sapevamo da soli.
La stella più luminosa è Rasalhague – magnitudine +2 circa –, di natura Saturno–Venere,
così come le altre della Costellazione. È a forma umana, ma quando si unisce
all’Ascendente o a un pianeta reca comunque un qualche turbamento. In particolari
condizioni inclina al misticismo o alla religiosità in genere.
Del Serpente (o Serpentario) c’è poco da dire, giacché poco e niente è stato enunciato dai
nostri predecessori. La stella più brillante è Unukalhai, natura Mercurio–Marte, essendo
una stella giallina.

14 – Costellazioni del Cigno, dell’Aquila e della Lira


Ci è piaciuto raggrupparle insieme poiché durante l’estate le loro rispettive stelle più
brillanti (nell’ordine: Deneb, Altair e Vega, tutte di 1ª magnitudine) formano in cielo un
triangolo alquanto suggestivo, noto per l’appunto come Triangolo Estivo. Nella volta
celeste stanno abbondantemente a nord dell’Eclittica.
Il Cigno è noto anche come Croce del Nord: Deneb (una stella enorme, 60.000 volte più
grande e luminosa del Sole!) sta sulla sua Coda, mentre la spettacolare Albireo sta sulla
Testa. Albireo è una stella doppia, ossia costituita da due stelle che ruotano l’una intorno
all’altra; una è di color azzurro, l’altra arancione, ed è comprensibilmente la beniamina
degli astrofili. Deneb è ritenuta stella benefica, della natura di Venere ed in parte di
Mercurio. Così come altrettanto benefica è ritenuta la brillante della Lira, Vega, ancor più
luminosa (per noi qui sulla Terra) di Deneb.
Altair è invece una stella assai turbolenta, connessa con le tempeste e le burrasche. Di
colore giallo–arancio, ha la natura prevalentemente di Marte, e poi di Giove.

15 – Costellazioni di Andromeda e Pegaso


Anch’esse molto a nord rispetto all’Eclittica, sono assai estese e confinanti tra loro, tant’è
che possiedono una stella in comune, la brillante Alpheratz, che quasi tutti denominano
come α Andromedæ, dalla chiara natura venusiana.
Andromeda, appunto, è a forma umana, Pegaso ferina. Il più delle volte sorgono ad est
insieme, e i corpi ne beneficiano in altezza ed in proporzioni, sebbene spesso il volto sia
un poco allungato. Tutte le stelle di Andromeda possiedono la natura di Venere, ed altre
due sono alquanto brillanti: Almach e Mirach. Con essa possiamo osservare la Galassia di
Andromeda, la più vicina alla nostra. Precedentemente si riteneva fosse una nebulosa, e
fu catalogata quindi come M31. Come tale i suoi effetti sono simili a quelli delle altre
nebulose.
Le stelle di Pegaso (il Cavallo Alato) hanno tutte la natura di Mercurio e Marte, poiché
prevalentemente il loro colore è rossiccio tendente all’arancione. Come tutte le stelle di
questa natura, danno effetti vari e variabili, incerti e talvolta incostanti.

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titolo: Sfere

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16 – Costellazioni di Perseo e dell’Auriga
A nord dell’Eclittica, sono entrambe a forma umana.
Di Perseo s’è sempre giudicata soltanto la sua seconda stella brillante, la notissima Algol.
Le sono state attribuite le virtù più malefiche, ma secondo noi parzialmente a torto. Alcuni
autori comunque hanno tentato di riscattarla, asserendo che al Medio Cielo dona
successo alle iniziative e concede onori. La nostra perplessità non sta tanto nella sua
natura maleficante, quanto nel fatto che essendo stella variabile, non sempre possiede la
stessa potenza di fuoco. Si tratta infatti di stella doppia, che nel giro di due giorni passa
dalla magnitudine +2 a quella di quasi +4, ed è evidente che l’astrologo per poterne
giudicare l’efficacia deve sapere quale di queste possedeva la stella nel tempo in esame.
E difficilmente si reperiscono testi o software così sofisticati da consentire una valutazione
di questo tipo.
L’Auriga contiene una stella brillantissima, Capella, nota anche come la Capra Amaltea,
che nutrì il piccolo Zeus. Di natura Giove–Marte secondo alcuni, Giove–Saturno secondo
altri, colore giallo chiaro, manifesta le sue virtù favorevoli o contrarie a seconda del pianeta
cui si unisce. Nell’astrometeorologia è connessa ai venti e alle piogge. Menkalinan, di
colore più scuro, è della natura di Mercurio e di Marte, e si comporta similmente alle stelle
di Pegaso. Nella Costellazione vi sono infine due stelline, denominate i Capretti, i figlioli
della Capra – da lei allevati insieme al piccolo Zeus –, anch’essi associati a venti e piogge,
ma nella genetliaca fa coloro che per tutta la vita si dedicano a banchetti, gozzoviglie e
divertimenti d’ogni tipo.

17 – Costellazione della Balena


Australe rispetto all’Eclittica, sta sotto i Pesci. È assai estesa, e a tutte le stelle è stata
assegnata la natura della luce di Saturno, anche a quelle stelle come la α – Menkar – di
colore rosso. Pertanto i suoi effetti saranno simili a quelli del pianeta, portando corruzione
o benefìci a seconda della temperie celeste della natività. Ospita una delle stelle più
misteriose del firmamento, Mira, una variabile doppia rossa dal ciclo assolutamente
irregolare, che varia dalla magnitudine +10 alla +2. Pare che nel 1779 eguagliasse in
brillantezza Aldebaran! In astrometeorologia la Costellazione e le sue singole stelle sono
connesse al freddo e al ghiaccio, e nel migliore dei casi, al tempo nuvoloso ed umidiccio.
Ci corre l’obbligo di precisare che la denominazione italiana di Balena è imprecisa: il colto
astrofilo Gabriele Vanin nel suo Catasterismi (2014) le preferisce giustamente l’appellativo
di Mostro Marino, giacché nel mito tale era.

18 – Costellazioni di Orione e del Cane Minore


Sono meridionali rispetto all’Eclittica e composte da stelle molto luminose. In particolare
Orione è probabilmente la Costellazione più spettacolare del cielo, e in tarda primavera e
ad inizio estate la sua perfetta visibilità, accompagnata dai due Cani, dai Gemelli e dal
Toro, ne fa uno scenario celeste emozionante quant’altri mai.
La stella più brillante è Rigel, della natura di Saturno e Giove, cui segue l’arancione
Betelgeuse, una supernova che dista 700 anni luce. Quando esploderà le conseguenze
saranno imprevedibili qui sulla Terra, e non mancano astrofisici che ne paventano gli
effetti, temendo che possano essere disastrosi. La natura di Marte che gli è stata
assegnata non è in grado di rassicurare queste preoccupazioni. In ogni modo è associata
al caldo eccessivo, ai temperamenti bellicosi o comunque assai determinati, e quando
sorge all’Ascendente spesso chi nasce beneficia di un fisico atletico ed assai potente.
Anche a Bellatrix, la terza stella più luminosa, è stata attribuita una natura di Marte,
sebbene meno vigorosa di quella di Betelgeuse. Si osservano poi tre stelle di 2ª
magnitudine allineate, e queste costituiscono la Cintura. Hanno natura di Saturno, e

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titolo: Sfere

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producono effetti conseguenti. Sotto la Cintura c’è una spettacolare nebulosa, la M42 o
Nebulosa di Orione, dal colore rosso vivo 16.
Il Cane Minore è invece una Costellazione microscopica: una brevissima retta che unisce
due sole stelle. Ma la principale, Procione, è una delle più brillanti del cielo. Dal colore
quasi arancione, possiede la natura prevalentemente di Marte, ed in parte di Mercurio. I
suoi effetti sono simili a quelli di Aldebaran, Polluce, Antares e Betelgeuse.

19 – Costellazioni del Cane Maggiore e della Colomba


Le abbiamo unite per la contiguità, non per simiglianza. Entrambe sono meridionali
rispetto all’Eclittica.
La stella principale del Cane Maggiore è la celeberrima Sirio, la più brillante delle stelle in
cielo, anche in virtù della sua relativa vicinanza alla Terra: circa 8 anni luce. Osservarla in
cielo è quanto mai suggestivo, dacché la sua è la più scintillante ed irregolare delle luci
che popolano il cielo della sera. Prevalentemente bianca, è continuamente attraversata da
bagliori di colori diversi, soprattutto arancioni e azzurri. Proprio a causa di tali qualità è
sempre stata associata alla turbolenza, all’impeto, al calore eccessivo. Alle nostre latitudini
sorge con il 10° del Leone circa, e i nativi che nascono con tale grado o con uno prossimo
in effetti mostrano un temperamento insottomesso, talvolta prepotente e comunque
tumultuoso, mai domo, dalle mille risorse, capaci di risorgere dai precipizi in cui sono
caduti.
Molto benefica la stella brillante della Colomba, Phact, di 2ª magnitudine: possiede la
natura di Venere e di Mercurio, e quindi i suoi effetti sono simili a quelli già descritti per
Fomalhaut, Spica, Vega, Deneb.

20 – Costellazioni di Bootes, Corona Boreale e Chioma di Berenice


Settentrionali rispetto all’Eclittica, estesa la prima, piccole le altre due. Bootes si segnala
soprattutto per la sua stella brillante, la gialla Arturo, di natura Giove–Marte. Anche questa
è una stella turbolenta, ed i medici ippocratici sconsigliavano l’assunzione di medicinali nei
10 giorni che seguivano la sua levata eliaca 17. Spesso bastian contrario, suscita tempeste
rompendo il bel tempo, riscalda l’aria se ha dignità durante i periodi di freddo. Lo scontro di
correnti di temperature così diverse provoca allora temporali, tempeste e grandini. Nella
natività produrrà effetti simili a quelli di Sirio, ma meno dirompenti.
Nella Corona Boreale brilla Alphecca, stella benefica di natura Venere e Mercurio, e quindi
simile a quelle analoghe sopra descritte.
Della Chioma di Berenice, che sta subito dietro la Coda del Leone, s’è sempre giudicato lo
sciame di piccole e umidissime stelle che scendono a partire dalla stella γ. Suscitano
piogge, problemi alla vista o, unite a Venere o all’Ascendente, gli eccessi libidici.

16
In verità i colori delle nebulose non possono essere percepiti dalla vista umana se non, molto
sfumatamente, con la coda dell’occhio. Ci giunge però in soccorso la pellicola fotografica, che fissa i raggi
infrarossi, e quindi attraverso di essa abbiamo cognizione della cromaticità di tali corpi celesti.
17
Per il significato di levata eliaca vedi cap. 15.
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costellazione ARIETE

costellazione TORO

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costellazione GEMELLI

costellazione CANCRO

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costellazione LEONE

costellazione VERGINE

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costellazione BILANCIA

costellazione SCORPIONE

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costellazione SAGITTARIO

costellazione CAPRICORNO

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costellazioni ACQUARIO e PESCE AUSTRINO

costellazione PESCI

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costellazioni OFIUCO e SERPENTE

costellazioni CIGNO – AQUILA e LIRA

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costellazioni ANDROMEDA e PEGASO

costellazioni AURIGA e PERSEO

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costellazione BALENA

costellazioni ORIONE e CANE MINORE

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costellazioni CANE MAGGIORE e COLOMBA

costellazioni BOOTES – CORONA BOR. e CHIOMA BERENICE

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Appendice

Stella id. costellazione nat m note


Alpheratz α Andromeda v 2,06 benefica, virtuosa o passionale
Aalmaz (Capretto australe) η Auriga mM 2,99 divertimenti–venti freddi
Achernar α Eridano j 0,46 virtuosa, moderata
Acrux α Croce del Sud j 0,87 virtuosa, moderata
Ain (Iadi) ε Toro v 3,54 passioni erotiche–piogge
Al Hecka ζ Toro m 3,00 tumultuosa–terremoti
Al Pherg η Pesci tj 3,83
Al Resha α Pesci t 4,10 malefica
Albireo β Cigno vM 3,36
Alcyone (Pleiadi) η Toro /m 2,87 affezioni visive–piogge–terremoti
Aldebaran α Toro m 0,85 energia, tumulti–terremoti
Algedi α Capricorno vm 3,57
Algenib γ Pegaso mM 2,83 malefica
Algol β Perseo tj 2,12 malefica–geniture illustri
Algorab α Corvo mt 2,94 malefica
Alhena γ Gemelli vM 1,93 benefica
Almach γ Andromeda v 2,33 benefica, virtuosa o passionale
Alnilam (Cintura di Orione) ε Orione t 1,70 malefica
Alphard α Idra tv 1,98 veleni–misticismo o passionalità
Alphecca α Corona Boreale vM 2,23 benefica
Altair α Aquila jm 0,77 tumultuosa
Antares α Scorpione m 0,96 energia, tumulti, geniture illustri
Arturo α Bootes jm –0,04 tumultuosa ed estrema
Asellus australis δ Cancro .m 3,94 malefica–siccità
Asellus borealis γ Cancro .m 4,66 malefica–siccità
Bellatrix γ Orione m 1,64 tumultuosa–energia
Betelgeuse α Orione m 0,50 energia–tumulti e sedizioni
Botein δ Ariete v 4,35 passioni erotiche–piogge
Canopo α Carena tj –0,72
Capella α Auriga Mm 0,08 tumultuosa–intelletto
Cascata Acquario ψ1,2,3 Acquario tj 4,21 affezioni visive–piogge
Castore α Gemelli M 1,58 intelletto–variabilità
Coda Ariete ζ Ariete v 4,89 passioni erotiche–piogge
Cor Caroli α Cani da Caccia – 2,90
Dabih β Capricorno tv 3,08
Delfino α Delfino t 3,86 gelida
Deneb α Cigno vM 1,25 benefica
Denebola β Leone tv 2,14 misticismo o passionalità
Diphda β Balena t 2,04 malefica
Dschubba (Fronte Scorpione) δ Scorpione tm 2,32 malefica
El Nath β Toro m 1,65 energia–tumulti
Filo Meridionale dei Pesci ε Pesci t 4,26 malefica
Fomalhaut α Pesce Austrino vM 1,16 benefica
Gacrux γ Croce Sud vj 1,63 benefica–moderazione
Hadar β Centauro vj 0,61 benefica–moderazione

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Stella id. costellazione nat m note


Haedus (Capretto boreale) ζ Auriga mM 3,75 divertimenti–venti freddi
Hamal α Ariete tm 2,00 malefica
Kornephoros β Ercole M 2,77 intelletto–variabilità
M31 Andromeda – 4,40 affezioni visive–cielo plumbeo
M42 Orione .m 3,00 affezioni visive–cielo plumbeo
M44 (Præsepe) Cancro /m 3,10 affezioni visive–cielo plumbeo
M7 (Aculeo Scorpione) Scorpione /m 3,40 affezioni visive–cielo plumbeo
M8 (Laguna) Sagittario /m 6,80 affezioni visive–cielo plumbeo
Markab α Pegaso mM 2,49 malefica
Mel 111 Chioma Berenice v 1,80 passioni erotiche–piogge
Menkalinan β Auriga mM 1,90 moderatamente malefica
Menkar α Balena t 2,53 malefica
Miaplacidus β Carena jt 1,68
Mimosa β Croce del Sud vj 1,25 benefica
Mirach β Andromeda v 2,06 benefica–virtuosa o passionale
Mirfak α Perseo jt 1,80
Muso Ariete η Ariete v 5,27 passioni erotiche–piogge
Muso Ariete θ Ariete v 5,62 passioni erotiche–piogge
Muso Capricorno ροσ Capricorno v 4,78 passioni erotiche–piogge
Nunki σ Sagittario jm 2,02
Occhio del Sagittario ν1ν2 Sagittario .m 4,83 affezioni visive
Phact α Colomba vM 2,65 benefica
Polluce β Gemelli m 1,14 malefica–energia, tumulti
Procione α Cane Minore mM 0,38 malefica–energia, eccessi
Rasalhague α Ofiuco tv 2,08 velenosa–misticismo o passionalità
Regolo α Leone jm 1,35 regale, imperiosa, tumultuosa
Rigel β Orione jt 0,12 benefica o malefica
Rigil Kentaurus α Centauro vj –0,27 benefica–moderazione
Rukbat Alrami α Sagittario jt 3,97
Sabik η Ofiuco tv 2,43 velenosa–misticismo o passionalità
Sadalmelik α Acquario tM 2,96 malefica
Sadalsuud β Acquario tM 2,91 malefica
Scheat β Pegaso mM 2,42 malefica
Shaula λ Scorpione Mm 1,63 malefica–velenosa
Sheratan β Ariete tm 2,64 malefica
Sirio α Cane Maggiore jm –1,46 tumultuosa–eccessi
Spica α Vergine vM 0,98 benefica
Spina Capricorno εκ Capricorno Mt 4,68 affezioni visive
Unukalhai α Serpente tM 2,65 malefica
Vega α Lira vM 0,03 benefica
Vendemmiatrice ε Vergine tM 2,83
Wasat δ Gemelli t 3,53 malefica
Yed Prior δ Ofiuco tv 2,74 velenosa–misticismo o passionalità
Zosma δ Leone tv 2,56 misticismo o passionalità
Zubenelgenubi α Bilancia jm 2,75
Zubeneschamali β Bilancia jv 2,61 benefica

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Cap. 13 – Moto diurno

Come abbiamo spiegato nei capitoli precedenti, la volta celeste dal nostro punto di
osservazione terrestre si muove apparentemente da Est verso Ovest; in realtà è la Terra
che ruotando su sé stessa da Ovest verso Est dà luogo a questo fenomeno apparente.
Esso prende il nome di moto diurno. L’osservatore fermo sulla superficie della Terra
percepisce la rotazione del cielo nella direzione opposta, che si compirà completamente in
24 ore circa.

Le 4 fasi giornaliere
Il Moto Diurno provoca i fenomeni del sorgere e del tramontare dei corpi celesti, così come
dei gradi di Ascensione Retta dell’Equatore Celeste e di quelli di Longitudine dell’Eclittica.
Poiché la Sfera Celeste ruota intorno all’asse terrestre – che come noto passa per i due
Poli celesti, dai quali l’Equatore Celeste è equidistante –, ciascun astro nel suo moto
giornaliero descrive nel cielo un circolo parallelo all'Equatore Celeste stesso, come si vede
nella fig. 39 in questa pagina. Tale circolo immaginario è detto Parallelo di Declinazione
dell'astro (vedi cap. 2 Sfera Celeste). Esso varia in ampiezza allontanandosi dall’Equatore
Celeste.

FIG. 39

Nella figura qui sopra il circolo tratteggiato in rosso designa l’Equatore Celeste, inclinato di
circa 35° sull’Orizzonte locale. I punti Q e Q’ sono rispettivamente quello più elevato sopra

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l’Orizzonte e più depresso sotto, ovvero quando l’Equatore Celeste tocca il Meridiano
Celeste. Sulla linea dell’Orizzonte (L), alla destra dell’Equatore Celeste abbiamo posto un
astro (), che si muoverà nel cielo tracciando un cerchio parallelo (disegnato in blu) a
quello dell’Equatore Celeste. Esso nella parte sopra il piano dell’Orizzonte è più esteso
poiché l’astro è posto a nord dell’Equatore Celeste, ed avendo una Declinazione boreale
(o settentrionale), rimarrà sopra l’Orizzonte un tempo maggiore di un punto posto
sull’Equatore Celeste medesimo. L’astro culminerà al punto K, tramonterà in L’ e giungerà
all’anticulminazione in K’. Vediamo nello specifico le quattro fasi principali:
1) il sorgere di un punto della Sfera Celeste o di un astro è il suo ascendere verso
l'Orizzonte orientale, sino a toccarlo e poi oltrepassarlo, per effetto appunto del Moto
Diurno. Nella fig. 39 l’astro (), di Declinazione settentrionale (come detto), sorge nel
punto L, tra il Nord e l'Est. L'azimut dell'astro al suo sorgere è indicato dall'arco N-L.
2) la culminazione superiore è il passaggio di un punto della Sfera Celeste o di un astro al
Meridiano Celeste superiore, raggiungendo così il punto più alto della sua rotazione
diurna. Nella figura l'astro culmina nel punto K.
Quando un astro è alla propria culminazione superiore il suo angolo orario H è pari a 0°
(vedi cap. 5 La Sfera Locale, pag. 30).
3) il tramontare è il transito di un punto della Sfera Celeste o di un astro sotto l'Orizzonte
occidentale: dopo aver lasciato la culminazione, esso si dirige verso l’Orizzonte
occidentale, fino a raggiungerlo e poi oltrepassarlo, scomparendo così alla vista, giacché è
entrato nell’emisfero invisibile. L'astro nella predetta figura tramonta nel punto L', tra
l'Ovest e il Nord. L'azimut dell'astro al suo tramontare corrisponde all'arco N-S-L'.
4) la culminazione inferiore (o anticulminazione) è il discendere del punto della Sfera
Celeste o dell'astro al Meridiano Celeste inferiore, nel punto più basso della sua rotazione
diurna. L'astro nella fig. 39 raggiunge la culminazione inferiore nel punto K'.
Dopo la fase 4, l’astro riprenderà il suo moto verso l’Orizzonte orientale, tornando a
sorgere.
L’illustrazione della pagina precedente è giustamente una rappresentazione sferica, e
quindi tridimensionale dei predetti fenomeni del Moto Diurno. Tuttavia l’astrologo lavora
prevalentemente con figure bidimensionali, riducendo la sfera ad un cerchio. Per
familiarizzare il lettore con tale grafico a pagina 82 (fig. 40) diamo una rappresentazione
delle quattro fasi del sorgere, culminare, tramontare ed anticulminare viste con questo
sistema ridotto. L’asse orizzontale all’interno del cerchio rappresenta l’Orizzonte: a sinistra
l’est, a destra l’ovest. L’asse verticale raffigura il Meridiano Celeste: sopra il culmine, sotto
il culmine inferiore. I restanti assi obliqui rappresentano le Cuspidi delle altre Case, di cui
daremo conto nel cap. 17.
Abbiamo usato come astro il più rappresentativo, ossia il Sole. Le frecce mostrano il verso
in cui la volta celeste si muove, trascinandosi appunto tutti i corpi celesti. Alla mezzanotte
locale il Sole toccherà il culmine inferiore, poi si dirigerà verso l’Orizzonte orientale:
quando lo raggiungerà saranno trascorse 6 ore circa, ed inizierà ad apparire alla vista, e
quindi sorgerà. Successivamente, proseguendo il suo moto ascendente, giungerà al
culmine superiore dopo altre 6 ore, ed in quel momento sarà il mezzogiorno locale.
Immediatamente dopo inizia la sua fase discendente: dapprima raggiungerà l’Orizzonte
ovest – sempre dopo altre 6 ore –, e quando lo toccherà inizierà a sparire alla vista e di
conseguenza a tramontare, dopodiché si dirigerà all’anticulminazione, toccando il punto
più basso del suo tragitto, impiegando altre 6 ore circa. La scansione data di 6 ore in 6 ore
si riferisce al Sole agli equinozi.

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MOTO DIURNO NEL GRAFICO A 2 DIMENSIONI

FIG. 40

Astri circumpolari e anticircumpolari


Tranne che all’equatore terrestre, non tutti gli astri sorgono e tramontano, poiché la loro
Declinazione può essere tanto prossima al Polo Celeste elevato da farli ruotare
perennemente sopra l'Orizzonte, oppure tanto distante da farli ruotare continuamente
sotto. Nel primo caso questi astri non tramontano mai e vengon detti circumpolari; nel
secondo caso non sorgono mai e si definiscono anticircumpolari.
Come riferito nel cap. 7 Inclinazione dell’Equatore Celeste, per l’osservatore posto ad uno
dei poli terrestri, lo zenit coinciderà con il relativo Polo Celeste e di conseguenza
l’Orizzonte con l’Equatore Celeste. Poiché come abbiamo visto poc’anzi il Moto Diurno fa
ruotare gli astri su circoli paralleli all’Equatore Celeste, il predetto osservatore che si trovi
presso uno dei poli terrestri vedrà ruotare gli astri su circoli paralleli all’Orizzonte,
essendogli visibili soltanto quelli dell’emisfero superiore, ossia che possiedono una
Declinazione positiva (“+”), i quali resteranno sempre sopra l’Orizzonte. Mentre non vedrà
sorgere quelli con Declinazione negativa (“–“).

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Colui che invece si trovi presso l’equatore terrestre, avrà l’asse dei Poli celesti coincidente
con il proprio Orizzonte, mentre l’Equatore Celeste gli sarà perpendicolare e combacerà
con lo zenit. In tal modo, poiché il Moto Diurno fa ruotare gli astri su circoli paralleli
all’Equatore Celeste, i corpi celesti si muoveranno perpendicolarmente all’Orizzonte, e
l’osservatore vedrà sorgere e tramontare tutte le stelle nel corso delle 24 ore. Quindi
all’equatore terrestre nessun astro è circumpolare o anticircumpolare.
Queste sono condizioni estreme e pertanto assai rare di visibilità. Quasi sempre
l’osservatore è posto altrove, in un punto compreso tra il polo di riferimento e l’equatore
terrestre, e di conseguenza non vedrà mai sorgere alcune stelle, né potrà guardare altre
tramontare.
Per conoscere quali stelle sono circumpolari presso il luogo di osservazione sviluppiamo
un percorso in due fasi:
a – sorgono e tramontano tutti i punti della Sfera Celeste la cui Declinazione è compresa
tra il grado di colatitudine c del luogo di osservazione (90–ϕ) e la colatitudine esattamente
opposta. A Roma, che ha latitudine geografica 41°54’N si vedranno sorgere e tramontare
tutti quegli astri che possiedono una Declinazione compresa tra 48°06’N (90°– 41°54’N) e
48°06’S. A Città del Capo, che ha una latitudine geografica di 33°55’S si vedranno sorgere
e tramontare tutte quelle stelle che possiedono una Declinazione compresa tra 56°05’S
(90°– 33°55’S) e 56°05’N.
b – da quanto enunciato ne discende che sono circumpolari tutti i punti della Sfera Celeste
la cui Declinazione ha un valore assoluto maggiore della colatitudine c, avendo lo stesso
segno di ϕ, cioè della latitudine geografica. A Roma pertanto saranno circumpolari tutte le
stelle la cui Declinazione Nord sarà maggiore di 48°06’ (90°– 41°54’), cioè le stelle che
hanno una Declinazione da 48°07’N a 90°N. A Città del Capo saranno circumpolari tutte le
stelle la cui Declinazione Sud sarà maggiore di 56°05’ (90°– 33°55’), cioè le stelle che
possiedono Declinazione compresa tra 56°06’S e 90°S.
Sono pertanto anticircumpolari tutti i punti della Sfera Celeste la cui Declinazione ha il
valore assoluto maggiore della colatitudine c, avendo segno contrario a quello della
latitudine geografica (ϕ). A Roma non sorgeranno mai le stelle che possiedono una
Declinazione superiore a 48°06’S (quindi compresa tra 48°07’S e 90°S), mentre a Città del
Capo non possono vedere le stelle che possiedono una Declinazione superiore a 56°05’N,
vale a dire compresa tra 56°06’N e 90°N.
Questi fenomeni sono mostrati dalle figure di pag. 84. Nella prima (fig. 41) abbiamo
rappresentato i fenomeni descritti osservati da una latitudine geografica (ϕ) di 42°N, che è
circa quella di Roma. All’Equatore Celeste corrisponde una Declinazione (δ) pari a 0°, allo
zenit di 42°N, al Polo Nord Celeste di 90°N, all’Orizzonte una Declinazione pari alla
colatitudine, e quindi di 48°. Appare chiaro che presso questa località sorgono e
tramontano astri la cui Declinazione è compresa tra 48°N e 48°S, mentre i restanti sono
circumpolari a nord, anticircumpolari a sud dell’Equatore Celeste.

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FIG. 41
Nella fig. 42 abbiamo enfatizzato la latitudine dei luoghi di osservazione, che abbiamo
posto molto a nord (65° lat. N) e molto a sud (65° lat. S). Per entrambi la colatitudine è c=
90°– 65° = 25°. In questo caso
saranno circumpolari a nord gli
astri la cui Declinazione Nord sarà
superiore a 25° (da 25° a 90°) e
anticircumpolari quelli con
Declinazione Sud superiore a 25°
(idem). Il contrario accade
nell’emisfero australe. Sorgeranno
e tramonteranno le stelle all’interno
di queste fasce, ossia da 25°S a
25°N.

FIG. 42

Archi e Semiarchi
Come sappiamo, durante il loro
Moto Diurno gli astri descrivono un
circolo parallelo all'Equatore
Celeste, che sarà diversamente
ampio in relazione alla loro
distanza dall'Equatore Celeste
stesso. Essi si muovono, come
abbiamo visto più volte, lungo un parallelo di Declinazione, che a sua volta può essere

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suddiviso in due parti: una sopra l'Orizzonte ed una sotto; ognuna di queste parti è poi
divisa in due metà uguali dal Meridiano Celeste.
L'arco diurno di un astro è l'arco apparente che esso descrive sopra l'Orizzonte dal suo
sorgere al suo tramontare per effetto del Moto Diurno. Un arco diurno è più o meno ampio
a seconda della Declinazione dell'astro. Si misura in gradi o in ore: più lungo è l'arco
diurno di un astro, maggiore è il tempo che resta sopra l'Orizzonte. Un astro sull'Equatore
Celeste ha un arco diurno sempre di 180°, qualsiasi sia la latitudine geografica del luogo di
osservazione, e ciò significa che percorre l’emisfero visibile in 12 ore, e ne impiega
altrettante in quello invisibile. In altri termini, tramonta 12 ore dopo il suo sorgere e,
viceversa, sorge 12 ore dopo il suo tramonto.
Per un osservatore posto nell'emisfero boreale un astro di Declinazione positiva (o Nord o
Settentrionale), ha un arco diurno maggiore di 180°, ovvero resta sopra l'Orizzonte più di
12 ore, mentre un astro di Declinazione negativa (o Sud o Meridionale) percorre un arco
diurno minore di 180° e quindi resta sopra l'Orizzonte meno di 12 ore. L'inverso accade
per l'osservatore dell'emisfero australe.
L'arco notturno di un astro è l'arco apparente che esso descrive sotto l'Orizzonte dal suo
tramontare al suo sorgere per effetto del Moto Diurno. Ė complementare all'arco diurno:
infatti la somma dei due archi corrisponde all'intero parallelo di Declinazione dell'astro, che
misura 360° e che ruota in 24 ore. Più ampio è l'arco notturno di un astro, maggiore è il
tempo che resta sotto l'Orizzonte. Un astro sull'Equatore Celeste misura il suo arco
notturno sempre in 180°, ad ogni latitudine, ossia sorge sempre 12 ore dopo il suo
tramonto e viceversa.
Nella fig. 43 gli archi diurni sono dati dai seguenti semicerchi:
 a–b–c, che giacciono sull’Equatore Celeste; pertanto avendo l’astro Declinazione 0°,
l’arco diurno è pari a 180°, ossia 12 ore. In a l’astro sorge, in b culmina, in c tramonta;
 i–j–k, che si riferisce ad un astro con Declinazione Sud, e pertanto l’estensione dell’arco
diurno sarà inferiore ai 180° e, conseguentemente, resterà sopra l’Orizzonte meno di 12
ore. Analogamente a quanto sopra in i l’astro sorge, in j culmina, in k tramonta;
 e–f–g, che si riferisce ad un astro con Declinazione Nord: l’ampiezza dell’arco diurno
sarà superiore a 180°, e dunque resterà sopra l’Orizzonte per più di 12 ore. La
successione delle lettere è analoga ai due punti precedenti.
Gli archi notturni invece sono dati dai seguenti semicerchi:
 c–d–a, che giacciono sull’Equatore Celeste; pertanto l’estensione dell’arco notturno è
pari a 180°, e l’astro percorrerà l’emisfero invisibile in 12 ore, possedendo una
Declinazione pari a 0°. In c l’astro tramonta, in d tocca l’anticulminazione, in a sorge;
 k–l–i, che si riferisce ad un astro con Declinazione Sud; l’estensione dell’arco notturno
sarà superiore a 180°, e dunque resterà sotto l’Orizzonte per più di 12 ore. In k l’astro
tramonta, in l anticulmina, in i torna a sorgere;
 g–h–e, che si riferisce ad un astro con Declinazione Nord; pertanto l’ampiezza del suo
arco notturno sarà inferiore ai 180°, e di conseguenza percorrerà l’emisfero sotto
l’Orizzonte in meno di 12 ore. Analoga la successione delle lettere.

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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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FIG. 43

Quanto sin qui esposto si riferisce a località dell’emisfero terrestre boreale; per
l’osservatore dell’emisfero australe il discorso si inverte: gli astri con Declinazione Sud
(che in questo caso sarebbe più opportuno definire “positiva”) resteranno sopra l’Orizzonte
oltre le 12 ore percorrendo archi superiori ai 180°, e gli astri con Declinazione Nord
(negativa) resteranno sotto l’Orizzonte per più di 12 ore per il medesimo motivo.
Il semiarco diurno (SAD), di un astro è l'arco che esso descrive dal suo sorgere al suo
culminare, ed equivale – come si ricava dal termine stesso – alla metà del suo arco diurno.
Un astro sull'Equatore Celeste ha un SAD sempre di 90°; ovvero impiega 6 ore nel
percorrere l’arco compreso tra il suo sorgere e il suo culminare nel cielo.
Il semiarco notturno (SAN) di un astro è l'arco che questi descrive dal suo tramontare alla
culminazione inferiore, che equivale a metà del suo arco notturno. Un astro sull'Equatore
Celeste ha un SAN sempre di 90°.
Nella citata fig. 43 i semiarchi sono i seguenti:

1 – semiarco diurno (SAD):


 a–b: la sua ampiezza è di 90° – o di 6 ore – riferendosi ad un astro con Declinazione 0°,
e che sta quindi sull’Equatore Celeste (come, ad esempio, il Sole nei giorni degli equinozi);
 i–j: la sua ampiezza è inferiore ai 90°, l’astro percorre questo tratto in meno di 6 ore, in
quanto possiede una Declinazione Sud;
 e–f: la sua ampiezza è superiore a 90°, l’astro percorre questo tratto di Sfera in più di 6
ore, poiché ha una Declinazione Nord.
I SAD descritti hanno uguale durata ed ampiezza rispetto ai loro complementari che vanno
dal culmine all’Orizzonte occidentale (e rispettivamente i semiarchi b–c, j–k, f–g).

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titolo: Sfere

Sfere
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2 – semiarco notturno (SAN):
 c–d: la sua ampiezza è di 90° – o di 6 ore – riferendosi ad un astro con Declinazione 0°,
e che sta quindi sull’Equatore Celeste (come, ad esempio, il Sole nei giorni degli equinozi);
 k–l: la sua ampiezza è superiore ai 90°, l’astro percorre questo tratto in più di 6 ore,
dacché possiede una Declinazione Sud;
 g–h: la sua ampiezza è inferiore a 90°, l’astro percorre questo tratto di Sfera in meno di
6 ore, in quanto ha una Declinazione Nord.
I SAN descritti hanno uguale durata ed ampiezza rispetto ai loro complementari che vanno
dal culmine inferiore all’Orizzonte orientale (e rispettivamente i semiarchi d–a, l–i, h–e).
L’astrologo per calcolare l’esatta posizione degli astri nella Sfera Locale, per brevità si
serve dei SAD e dei SAN, e non degli archi diurni e notturni interi.

Differenza Ascensionale
La Differenza Ascensionale (che da qui in avanti designeremo con l’acronimo DA) è, per
così dire, lo snodo essenziale per calcolare matematicamente l’esatta posizione di un
astro nella Sfera Locale.
Definizione: dicesi Differenza Ascensionale l’arco di Equatore Celeste compreso tra il
piede dell’astro, o di qualsivoglia punto della Sfera Locale, sull’Equatore medesimo e
l’Orizzonte locale al momento del sorgere dell’astro o del punto predetti.
Ossia, detto in altre parole, è l’arco spaziale (o temporale) che al momento del sorgere
dell’astro lo separa dal suo grado di Ascensione Retta.
La Differenza Ascensionale allora consiste nella diversità dei tempi in sui sorgono o
tramontano un corpo celeste ed il rispettivo grado di Ascensione Retta (AR). Infatti ogni
astro sorge e tramonta insieme al proprio grado di AR soltanto quando giace sull’Equatore
Celeste, ossia quando ha una
Declinazione pari a 0°. Il che
avviene soltanto due volte nel suo
giro completo intorno allo Zodiaco.
In tutti gli altri casi sorgerà o
tramonterà prima o dopo.
Gli astri circumpolari non
possiedono DA, poiché non
sorgono né tramontano, essendo
costantemente sopra l’Orizzonte.
Analogamente accade agli astri
anticircumpolari, i quali non
sorgono mai.
Esemplifichiamo quanto sin qui
esposto tramite una
rappresentazione grafica di questo
fenomeno celeste con la fig. 44 qui
a lato.
L’astro P sta sorgendo presso
FIG. 44 l’Orizzonte est, ma il suo grado di
Ascensione Retta (AR), designato
da B, che è il piede dell’astro stesso sull’Equatore Celeste, giace ancora sotto l’Orizzonte.
La DA sarà allora quell’arco di Equatore Celeste che va da E a B, cioè dal punto est
attraversato dall’Equatore Celeste sull’Orizzonte locale al piede dell’astro sull’Equatore
medesimo.

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titolo: Sfere

Sfere
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L’astro P’ invece sta a sinistra di E, avendo Declinazione negativa o Sud. Il suo grado di
AR (A) si trova già sopra l’Orizzonte, essendo sorto prima di lui. La DA di P’ allora è data
dall’arco EA. Tuttavia in entrambi i casi l’operazione è la medesima, poiché si tratta
soltanto di calcolare l’arco di equatore che sta tra i due punti all’Orizzonte (P e P’) ed i
rispettivi gradi di AR (B e A).
Come detto prima, tanto maggiore sarà la Declinazione, tanto maggiore sarà la DA. A
parità di Declinazione, è la latitudine geografica a rendere maggiore o minore la DA. Ne
consegue che un astro che sta precisamente sull’Equatore Celeste, e che quindi ha
Declinazione 0°, sorgerà nello stesso momento del suo grado di AR, e perciò la DA sarà
uguale a 0°.
Per il calcolo della DA dunque occorre conoscere la Declinazione (δ) dell’astro e la
latitudine geografica del luogo di osservazione (ϕ). Al loro variare, varia appunto la misura
della DA.
Le 4 figure che seguono, in una rappresentazione semplicemente bidimensionale anziché
sferica, mostrano il mutare di tale misura nei cieli di Roma e San Pietroburgo quando
l’astro ha la medesima Declinazione Nord (pag. 88 e 89) o Sud (pag. 89 e 90). Quando
l’astro (il Sole nelle nostre figure) ha una Declinazione Nord, sorgerà prima del suo grado
di AR; quando ha Declinazione Sud sarà il suo grado di AR a precederlo, e quindi a
sorgere per primo. La DA è indicata dalla retta di colore verde che si sovrappone nel tratto
di Equatore Celeste tra l’Orizzonte ed il piede del Sole.

Astro con Declinazione Nord

88

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titolo: Sfere

Sfere
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Astro con Declinazione Sud

89

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titolo: Sfere

Sfere
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Diamo qui di sèguito le formule per il calcolo della Differenza Ascensionale (DA) e dei
semiarchi diurni (SAD) e notturni (SAN). La formula trigonometrica della DA mostra come
nel calcolo entrino la Declinazione e la latitudine geografica della località interessata.
I semiarchi poi si calcolano aggiungendo o sottraendo la DA così trovata al valore medio
del semiarco di 90° (quello che si riferisce all’Equatore Celeste), a seconda della
Declinazione dell’astro.

calcolo differenza ascensionale


sen (DA) = tan (δ) * tan (ϕ)

ϕ = latitudine geografica del luogo di osservazione


δ = declinazione

calcolo semiarco diurno (SAD)


declinazione (δ) Nord: SAD = 90° + DA
equatore (δ=0°): SAD = 90°
declinazione (δ) Sud: SAD = 90° – DA

calcolo semiarco notturno (SAN)


declinazione (δ) Nord: SAN = 90° – DA
equatore (δ=0°): SAN = 90°
declinazione (δ) Sud: SAN = 90° + DA

90

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titolo: Sfere

Sfere
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Prima di proseguire nella nostra trattazione, non riteniamo inutile – al fine di prevenire crisi
depressive a danno dei nostri pur volonterosi lettori – ricordare il motivo per cui li stiamo
conducendo per questi impervi sentieri. Non si tratta (soltanto) di un’integrazione culturale,
bensì di qualcosa che deve tornare utile, anzi, diremo necessario ed indispensabile per
svolgere il nostro mestiere con assoluta competenza. Ci spieghiamo.
Il compito dell’astrologo non consiste soltanto nell’osservazione del cielo eclittico, sul cui
piano sono proiettati i corpi celesti, ma anche di quello locale – quello che noi
effettivamente osserviamo –, poiché sovente vengono a determinarsi situazioni assai
diverse rispetto al primo. Le più evidenti ed in un certo senso anche sorprendenti per
coloro che son digiuni della scienza astronomica consistono:
a) nella possibilità che un astro occupi una Casa diversa da quella designata con il grafico
eclittico, e ciò accade quando l’astro predetto possiede un’elevata Latitudine;
b) nei differenti aspetti che vengono a compiersi nel cielo vero rispetto a quello eclittico.
Congiunzione ed Opposizione sono necessariamente presenti nell’uno e nell’altro cielo,
ma può accadere che una Congiunzione od un’Opposizione assenti nell’Eclittica invece si
formino nel cielo di quella località di cui stiamo investigando la situazione astrale. Più
frequente il caso che aspetti di Quadrato, Trigono e Sestile che non risultano sull’Eclittica,
si producano invece nel cielo vero, ossia nella Sfera Locale.
Esiste un solo modo per venire a capo della questione: seguire ancora la trama del nostro
testo. Come affermavamo all’inizio del paragrafo, lo snodo per conquistare una
rappresentazione astronomicamente vera del cielo nella Sfera Locale è costituito proprio
dal calcolo della DA, cui seguono quelli relativi al SAD e SAN, e poi, ancora, quelli che di
qui fino alla fine del capitolo esporremo. In altra parte del libro (cap. 21) daremo un
esempio pratico per tale calcolo. Anticipiamo che quella che ci è piaciuto definire
“rappresentazione astronomicamente vera del cielo nella Sfera Locale” prende il nome
tecnico di Tema in mundo oppure Tema Orario.

Ascensione e Discensione Obliqua


Definizione: l'Ascensione Obliqua (AO) di un astro è l'arco di Equatore Celeste compreso
fra il punto γ e il punto Est quando l'astro sorge all'Orizzonte.
Come abbiamo visto nel paragrafo relativo alla Differenza Ascensionale, tranne nel caso
abbia Declinazione 0°, l’astro sorgerà prima o dopo il suo grado di Ascensione Retta. L’AO
rileva la distanza tra il punto d’incrocio dei due cerchi massimi della Sfera Celeste – dati
dall’Equatore Celeste e dall’Eclittica – e l’astro che sta sorgendo.
Si misura in gradi in senso antiorario guardando l'Equatore dal Polo Nord Celeste, come
l'Ascensione Retta. Nella fig. 45 il Sole (S) sorge con un’elevata Declinazione
settentrionale, e perciò ricaviamo che:
 la sua Ascensione Retta corrisponde all'arco γB;
 la sua Differenza Ascensionale corrisponde all'arco EB;
 la sua Ascensione Obliqua corrisponde all’arco γE

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titolo: Sfere

Sfere
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FIG. 45
Similmente la Discensione Obliqua (DO) di un astro è l'arco di Equatore Celeste compreso
fra il punto γ e il punto Ovest quando l'astro tramonta all'Orizzonte.

FIG. 46

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titolo: Sfere

Sfere
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Si misura in gradi in senso antiorario guardando l'Equatore dal Polo Nord Celeste.

Nella fig. 46 la DO dell’astro o di un punto P è data dall’arco Wγ, essendo l’AR l’arco γB e
la DA l’arco WB.
L'Ascensione e la Discensione Obliqua sono pari all'Ascensione Retta più o meno la
Differenza Ascensionale, secondo il segno della Declinazione dell'astro. Di qui le formule
per il loro computo, mostrate dalla tabella:

se δ > 0° AO = α – DA DO = α + DA

se δ = 0° AO = α DO = α

se δ < 0° AO = α + DA DO = α – DA

Essendo nulla la Differenza Ascensionale quando la Declinazione è pari a 0°, tutti i punti
dell'Equatore Celeste hanno l'AO e la DO pari all'Ascensione Retta.
Queste misure di AO e DO hanno raramente un’applicazione diretta nella pratica
astrologica; vi si ricorre per particolari tipi di indagine, come il tema del concepimento
(argomento trattato in Sfere vol. II), per le Profezioni (o Perfezioni) ed alcune Direzioni (i
sistemi previsionali principali). Tuttavia le abbiamo qui esposte sia per completezza
didattica, sia perché sono utili per la comprensione della nozione di Ascensioni e
Discensioni nel Circolo Orario (AOCH e DOCH), o Ascensioni e Discensioni Miste, che
sarà esposta in sèguito, sia – infine – per dar conto che il grado di Eclittica che sorge
(l’Ascendente) o che tramonta (il Discendente) si trae dall’AO e dalla DO del predetto
grado.

Ore Temporali
Dividendo per 12 l’arco diurno o notturno di un punto della Sfera Locale o di un astro, o
per 6 il suo Semiarco Diurno (SAD) o il suo Semiarco Notturno (SAN), otteniamo la sua
Ora Temporale diurna (HTd) o la sua Ora Temporale notturna (HTn).
Poiché la circonferenza è pari a 360° ed il giorno a 24 ore, la somma degli archi diurni e
notturni sarà pari ai valori predetti. Allo stesso modo i Semiarchi Diurni e Notturni sommati
saranno di 12 ore o di 180°.
La volta celeste compie una rotazione completa in 24 ore durante le quali sorge, culmina e
tramonta l'intero circolo equatoriale. Ciascuna di queste 24 ore è detta ora equinoziale e si
può misurare in gradi di equatore dividendo per 24 l'intero circolo: 360°:24h = 15°, oppure
dividendo per 12 l'arco diurno o notturno dell'Equatore: 180°:12h = 15°, oppure, ancora,
dividendo per 6 il Semiarco diurno (SAD) o notturno (SAN): 90°:6h = 15°. Ė anche detta
ora uguale perché non muta né in estate, né in inverno, né di notte, né di giorno, ed è la
stessa in ogni punto della Terra. In sostanza l’Equatore Celeste è un vero e proprio
orologio celeste. A causa di ciò gli astronomi lo computano in ore anziché in gradi.
Nella fig. 47 a pag. 94, che riproduce schematicamente l'emiciclo orientale della Sfera
Locale, l'Equatore Celeste sorge nel punto E e culmina nel punto Q; il Semiarco Diurno
EQ (pari a 90°) viene diviso in 6 ore equinoziali di 15° ciascuna, così come il Semiarco
Notturno EQ', anch'esso di 90°.
Per quanto spiegato nei paragrafi precedenti, risulta evidente che l’astro con Declinazione
Nord o positiva sarà più lento nel suo percorso sopra l’Orizzonte e più rapido nel suo
percorso sotto. In altre parole il suo moto sarà superiore a quello medio di 15° sopra
l’Orizzonte, e sarà inferiore nel suo moto sotto. Il contrario accade per l’astro o per il punto

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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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con Declinazione Sud o meridionale. Supponendo che l’astro C abbia una HTd pari a
16,94, ne consegue che la sua HTn sarà 13,06. Infatti 16,94+13,06 = 30. L’astro, che
evidentemente ha una Declinazione settentrionale, rimarrà sopra l’Orizzonte per un tempo
che misureremo in 16,94 Ore Temporali Diurne, e sotto per un tempo pari a 13,06 Ore
Temporali Notturne.

FIG. 47

Al contrario l’astro che sorge nel punto A occupando una Declinazione negativa,
possiederà un’Ora Temporale diurna (HTd) inferiore all’ora equinoziale di 15° e al tempo
stesso un’Ora Temporale notturna (HTn) maggiore, giacché tale è il suo SAN.
Il calcolo dell’Ora Temporale è assolutamente fondamentale, poiché si tratta di stabilire
qual’è la velocità dell’astro nell’ascendere e nel discendere negli emisferi diurno e
notturno. Altrimenti non è possibile prevedere matematicamente la sua posizione nella
Sfera Locale nel momento che ci interessa analizzare.
Tanto l’enunciazione dell’argomento è complessa, quanto il calcolo che ne consegue è
estremamente elementare. Si tratta semplicemente di dividere per 6 il SAD o il SAN
dell’astro. Pertanto:

se δ > 0° HTd = SAD:6 HTn = SAN:6


se δ = 0° HTd = 15 HTn = 15
se δ < 0° HTd = SAD:6 HTn = SAN:6

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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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Poiché la somma tra arco diurno ed arco notturno è sempre 360°, e tra Semiarco Diurno e
Semiarco Notturno è sempre 180°, ne discende che la somma tra HTd ed HTn è sempre
pari a 30°.
Quando il valore ottenuto è superiore a 15° significa che l’astro od il punto della Sfera
Locale rimarrà sopra o sotto l’Orizzonte per un tempo maggiore rispetto a quello medio,
costituito per l’appunto da 15 (90°:6h = 15°); per contro se fosse inferiore significa che
l’astro od il punto della Sfera restano sopra l’Orizzonte o sotto per un tempo inferiore al
medio.
La nozione di Ora Temporale ci introduce al principio di proporzionalità, sul quale si erige
parte della dottrina tradizionale: non si assume il tempo cronometrico che intercorre tra il
sorgere ed il culminare di ogni astro, bensì la contemporaneità con la quale eventualmente
uno di essi sorge o culmina insieme ad un altro indipendentemente dalla Declinazione e
dunque dal SAD di ognuno, oppure quando distano entrambi un tempo, ad esempio, di 2
Ore Temporali dal culmine, spazio che ognuno percorrerà con il proprio passo, che è dato
per l’appunto dall’HTd o dall’HTn che gli pertiene. Se ne riparlerà nel paragrafo Circoli
Orari.

Distanza Retta
Definizione: la Distanza Retta (DR) di un punto della Sfera Locale è l'arco di Ascensione
Retta che lo separa dal Meridiano Celeste.
La Distanza Retta di un astro sopra l'Orizzonte si ottiene dalla differenza fra l'Ascensione
Retta dell'astro e l'Ascensione Retta del Meridiano superiore; quella di un astro sotto
l'Orizzonte dalla differenza fra l'AR dell'astro e l'AR del Meridiano inferiore.
Ne diamo una rappresentazione sia tridimensionale che bidimensionale.

FIG. 48
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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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Nella fig. 48 l’astro A sta sopra l'Orizzonte e l’astro B sotto. I punti sull'Equatore Celeste A'
e B' corrispondono rispettivamente alle Ascensioni Rette di A e di B, essendo il loro piede;
l'arco A'Q costituisce la Distanza Retta di A; ugualmente l'arco B'Q' misura la Distanza
Retta di B.
Conoscendo le Ascensioni Rette del Meridiano superiore (ARMC) ed inferiore (ARFC)
possiamo dunque calcolare la Distanza Retta (DR) di un astro o di un punto qualsiasi della
Sfera con le seguenti operazioni:

nel Quadrante dall’ASC al MC DR = α – ARMC


nel Quadrante dal MC al DSC DR = ARMC – α
nel Quadrante dal DIS al FC DR = α – ARFC
nel Quadrante dal FC all’ASC DR = ARFC – α

Dove sappiamo che α sta per AR, ARMC sta per Ascensione Retta del Medio Cielo e
ARFC per Ascensione Retta del Fondo Cielo (o Imum Coeli).
Gli astri o i punti posti tra il MC e l’ASC avranno un’AR superiore a quella del Medio Cielo,
così come quelli nel Quadrante opposto, dal DIS al FC, l’avranno rispetto al FC; gli astri o i
punti posti tra il MC ed il DIS avranno un’AR inferiore a quella del Medio Cielo, così come
quelli del Quadrante opposto – dal FC all’ASC – a quella del FC.

FIG. 49

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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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La figura sopra mostra le formule riportate in tabella applicate ai singoli Quadranti. Come
verrà spiegato nel cap. 21, il Quadrante di appartenenza – o presunta appartenenza – di
un astro è dato proprio dalla sua AR, che sarà compresa in uno di essi.

Distanza Oraria
Definizione: la Distanza Oraria (DH) è la distanza in Ore Temporali di un astro, o della
Cuspide di una Casa, o comunque di un qualsiasi punto della Sfera Locale, dal Meridiano.
I corpi celesti, o le Cuspidi di una Casa o i punti della Sfera Locale che giacciono sopra
l’Orizzonte hanno come Meridiano di riferimento il Medio Cielo, quelli sotto l’Orizzonte il
Fondo Cielo.
Ogni corpo celeste, ogni punto della Sfera Celeste si dirigerà al proprio Meridiano con una
velocità diversa, che è quella data dall’Ora Temporale, come dianzi esposto. Con
l’individuazione della DH l’astrologo colloca esattamente l’astro o il punto nel cielo
dell’osservatore, prendendo come riferimento il Meridiano, in modo da stabilire quanto sia
il tempo che gli manca per giungere al culmine o da quanto tempo lo abbia oltrepassato. In
definitiva si tratta di una misura che non prendiamo propriamente con l’orologio alla mano,
ossia con le ore uguali scandite dal moto medio del Sole, ma per l’appunto con le Ore
Temporali, ossia le ore disuguali. Per comodità di calcolo, i minuti ed i secondi sono ridotti
in unità decimali18.
Anche qui il calcolo è pressoché elementare. Per ottenere la DH di un corpo celeste o di
un punto, si divide la sua Distanza Retta per le Ore Temporali diurne o notturne, a
seconda che essi si trovino sopra o sotto l’Orizzonte. La tabellina qui sotto ne esemplifica
la formula:

sopra l'orizzonte: DH = DR:HTd

sotto l'orizzonte: DH = DR:HTn

Per quanto riguarda le Cuspidi delle Case 19, ognuna disterà 2 ore dall’altra, poiché questo
è il tempo medio che impiega il Sole a percorrerle nel corso delle 24 ore del giorno.
Pertanto l’11ª Casa disterà 2 ore (DH) dal Medio Cielo, la 12ª invece 4 ore, l’Ascendente
(od Oroscopo come lo chiamavano i Greci) 6 ore. La 9ª Casa disterà a sua volta 2 ore dal
Medio Cielo, l’8ª 4 ore, il Discendente 6 ore. Le Case sotto l’Orizzonte hanno come
riferimento il Fondo Cielo: la 5ª e la 3ª disteranno 2 ore da esso, la 6ª e la 2ª a loro volta 4
ore. Nella pagina seguente riproponiamo appositamente modificato lo schema
bidimensionale proposto a pag. 82, fig. 40.
A questo punto non resta all’astrologo che collocare gli astri in quella figura secondo la
loro Distanza Oraria dal Meridiano, come sarà spiegato nell’apposito capitolo.

18
Per tramutare minuti e secondi in centesimi è sufficiente utilizzare la calcolatrice in dotazione ad ogni
personal computer, visualizzarla in modalità “Scientifica”, digitare ora (o gradi), quindi digitare “.”, e poi di
seguito senza intervalli i minuti ed i secondi. Successivamente valorizzare la casella “inv” e cliccare sul
pulsante “dms” (acronimo di degree, minute, second). La calcolatrice fornirà il valore cercato. Per
l’operazione inversa procedere analogamente, ma evitando di valorizzare la casella “inv”. La maggior parte
delle calcolatrici scientifiche sono strutturate in modo analogo, e pertanto simile è la procedura.
19
Per la definizione ed il significato delle Case vedi cap. 17.

97

idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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MOTO DIURNO NEL GRAFICO A 2 DIMENSIONI

FIG. 50

Circoli Orari
Definizione: il Circolo Orario è dato dalla linea ideale che unisce tutti i punti della Sfera
Locale aventi la medesima Distanza Oraria.
Nella fig. 51 a pag. 99 qualsiasi punto che si trovi sulla linea b3–d3 ha una Distanza Oraria
di 3 ore dal Meridiano Celeste (nello schema bidimensionale alla pagina precedente
giaceranno nella metà esatta dell’11ª Casa). I punti che costituiscono questo Circolo
Orario hanno diversa Declinazione e diverse Ore Temporali diurne (HTd) ma, poiché muta
in modo proporzionale anche la loro Distanza Retta (DR), il rapporto DR/HTd rimane
sempre pari a 3. E così per tutti gli altri circoli orari. In altre parole, poiché ogni punto a
causa della Declinazione possiede una velocità diversa, superiore o inferiore a quella
media di 15°, nondimeno disterà 3 ore dal Medio Cielo in rapporto al proprio passo nel
Moto Diurno, così come riferito nel paragrafo Ore Temporali a pag. 95.
Per una migliore esemplificazione della figura, precisiamo che i punti tra q0 e q6 giacciono
sull’Equatore Celeste, ed ognuno possiederà un’HTd pari a 15°. I punti compresi tra d0 e

98

idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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d6 occupano una Declinazione settentrionale, e pertanto la loro HTd sarà superiore a 15°;
i punti compresi tra b0 e b6 possiedono una Declinazione meridionale, e pertanto la loro
HTd sarà inferiore a 15°. Il semicerchio blu che delimita la parte della Sfera Celeste sopra
l’Orizzonte è il Meridiano Celeste, che tocca i punti cardinali sud e nord, lo zenit ed il Polo
Nord Celeste.
L'Orizzonte è il Circolo Orario che dista 6 ore dal Meridiano. Il Meridiano è anch'esso un
Circolo Orario la cui distanza oraria è 0.

FIG. 51

Altezza polare
Così definito il significato di Circolo Orario possiamo dedicarci al calcolo dell’altezza polare
di un astro, che poi ci consentirà di determinarne la sua Ascensione o Discensione Mista,
di cui ci occuperemo nel paragrafo che segue.
Abbiamo appreso dai cap. 5 e 7 che l'elevazione del Polo Nord Celeste sull'Orizzonte
corrisponde sempre al valore assoluto della latitudine geografica del luogo di
osservazione. Pertanto se un astro sta sorgendo, ossia se sta presso l’Ascendente,
l'elevazione del Polo Nord Celeste sull'astro è uguale alla predetta latitudine geografica:
41°54’ per Roma, 45°28’ per Milano e così via. Analogamente se sta tramontando, e
dunque sul Discendente. Se invece l'astro culmina il Polo Nord Celeste non ha alcuna
elevazione sull'astro poiché entrambi questi punti si trovano sul Meridiano Celeste. Se
invece l'astro si trova nei punti intermedi tra il Meridiano Celeste e l'Orizzonte (che,
ricordiamo, sempre ha una DH di 6 ore dal MC) l'elevazione del Polo Nord Celeste
sull'astro, o più brevemente il polo dell'astro (π), avrà un valore compreso tra 0° e l’altezza
polare dell’Orizzonte, pari, appunto, alla latitudine geografica del luogo di osservazione.
Se l’astro fosse sotto l’Orizzonte, il Polo Celeste di riferimento sarebbe quello meridionale,
e per culmine intenderemmo quello inferiore, ossia il FC.
La fig. 51 sopra mostra i Circoli Orari nella Sfera Locale relativi al I Quadrante, quello che
va dall’Ascendente al Medio Cielo. Se il luogo di osservazione fosse Roma, l’altezza
polare dell’Orizzonte sarebbe, come detto, data dalla sua altezza polare dal Polo Nord
Celeste, ossia 41°54’. Tutti i punti della Sfera Locale che giacciono sul Meridiano Celeste,
ossia nel semicerchio che congiunge il Polo Sud ed il Polo Nord Celesti e passa per lo
zenit, hanno un’altezza polare = a 0, poiché tutti stanno al culmine. Invece gli altri punti
99

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titolo: Sfere

Sfere
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intermedi tra il culmine e l’Orizzonte possiederanno un’altezza polare compresa tra 0° e
41°54’, a seconda della loro DH e della loro Differenza Ascensionale, giacché entrambe
concorrono al suo calcolo.
In altri termini, i punti che giacciono nel medesimo Circolo Orario (CH) possiedono altezze
polari (π) diverse, giacché ognuno percorre un proprio parallelo di Declinazione, e di
conseguenza possiede una diversa DA. Cercheremo di rappresentare quanto detto con la
fig. 52 qui sotto:

FIG. 52

Gli astri A e B giacciono sullo stesso Circolo Orario, poiché entrambi hanno una DH di
2,85. Poiché però percorrono paralleli di Declinazione diversi – B è molto più a nord di A –
di conseguenza i loro gradi di AR avranno una diversa DA. Il tratto che li separa dal
Meridiano Celeste costituisce l’altezza polare (π) degli astri A e B, che indicativamente
abbiamo avvalorato in 24° e 22°.
L’altezza polare di un astro dal Meridiano Celeste si calcola con la seguente formula
trigonometrica:

tan (π) = sen (1/6 DA * DH) * cot (δ)

La cotangente è uguale alla tangente del complemento a 90 della Declinazione.


Con un sistema analogo sono calcolate le altezze polari delle Cuspidi delle Case.
Innanzitutto è necessario calcolare l’AR del MC, procedura di per sé semplice, giacché è

100

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titolo: Sfere

Sfere
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sufficiente moltiplicare per 15 il Tempo Siderale di Nascita (TSN) 20 – preventivamente
trasformato in valori decimali –. Il grado di Equatore Celeste cui corrisponderà la Cuspide
dell’11ª Casa si ottiene aggiungendo 30° all’ARMC, la Cuspide della 12ª aggiungendo 60°
all’ARMC, l’AO dell’Ascendente aggiungendo 90° all’ARMC, la Cuspide della 2ª
aggiungendo 60° all’ARFC (oppure 120° all’ARMC), e così via.
Pertanto se, ad esempio, il TSN fosse pari a 18h31m22s, dovremmo prima di tutto
convertirlo in valori decimali 21, ottenendo così: 18,522777778. Quindi:
18,522777778 x 15 = 277,841666667, che è appunto l’ARMC,
Per ottenere il grado equatoriale della Cuspide dell’11ª Casa sommeremo all’ARMC i 30°,
che costituiscono lo spazio di ogni casa:
277,84166667 + 30 = 307,841666667
La Cuspide della 12ª Casa sarà pari a 337,841666667.
L’AO dell’Ascendente sarà allora 7,841666667:
277,84166667 + 90 = 367,841666667 – 360 = 7,84166667
Aggiungendo così 30° all’AO dell’Asc otterremo il grado equatoriale della Cuspide della 2ª
Casa, ossia 37,84166667. Sommando altri 30° otterremo la Cuspide della 3ª Casa, cioè
67,84166667. Aggiungendo 90° all’AO dell’Asc o 180° all’ARMC otterremo l’AR del FC, e
quindi 97,84166667. E così via.
Su questi valori saranno effettuati i calcoli per trovare l’altezza polare delle Cuspidi, stante
che, ovviamente, quelle del MC e del FC sono pari a 0.
Una tale pratica è risparmiata in genere all’operatore, sia egli professionista che allievo:
tanto con l’uso delle Tavole di Domificazione, che con l’uso di softwares. Entrambi hanno
precalcolato tali cifre, ed è ciò che ci preme farvi sapere. Per questo motivo non tedieremo
oltre il lettore, almeno ora. Nel cap. 20 infatti continueremo ad affliggerlo dando
dimostrazione di come sia possibile ottenere la Domificazione senza la consultazione delle
predette Tavole. Sono soddisfazioni…

Ascensioni e Discensioni Miste (AOCH e DOCH)


Finora abbiamo più o meno familiarizzato con i termini tecnici di Ascensione Retta (AR) e
Ascensione (o Discensione) Obliqua (AO o DO). Le Ascensioni e Discensioni Miste
costituiscono una sorta di mescolanza tra tali valori: si potrebbe dire – ma si tratta di
un’affermazione discorsiva e non strettamente tecnica – che sono Ascensioni Rette che
divengono sempre più oblique man mano che si avvicinano all'Orizzonte.
Ricordiamo in questo senso che l’AO è quel grado dell’Equatore Celeste che sorge in un
dato luogo nel momento dell’evento che si analizza. Essa si calcola facilmente
aggiungendo o sottraendo (a seconda se la Declinazione sia Nord o Sud) la DA all’AR. Al
momento della nascita di un bimbo sorgerà un grado di Equatore Celeste: quello è
appunto definito AO.
Il grado che invece culmina è pari all’AR dell’Equatore Celeste, giacché in quel punto,
ricordiamo, esso si interseca con il Meridiano Celeste.
Tutti i punti intermedi, allora, tra il culmine superiore o inferiore (il FC) e l’asse
dell’Orizzonte non partecipano della pura natura né dell’AR né della AO (o DO), ma sono,
appunto, misti.

20
Il calcolo del Tempo Siderale di Nascita nella sua forma convenzionale e in quella più squisitamente
astronomica sarà illustrata nel cap. 20. Qui basti sapere che con esso si computa il grado eclittico
dell’Ascendente e delle Cuspidi delle altre Case.
21
Vedi nota 18 a pag. 97.

101

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titolo: Sfere

Sfere
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Esse sono più generalmente note come Ascensioni o Discensioni Oblique nel Circolo
Orario (AOCH e DOCH) in quanto tali punti giacciono su un proprio Circolo Orario.
Alla fine del paragrafo che precede abbiamo visto come questi gradi intermedi si calcolano
per le Cuspidi delle Case. Si tratta di un computo piuttosto semplice, che riposa, almeno
per il sistema di Domificazione cosiddetto placidiano, e quindi temporale, sul fatto che le
Cuspidi delle Case 11, 3, 5 e 9 distano 2 DH dal Meridiano, la 12, 2, 6 e 8 ne distano 4.
Non molto più complesso il calcolo per reperire le Ascensioni o Discensioni Miste per
quanto riguarda gli astri o i punti della Sfera Celeste che non giacciono sulle predette
Cuspidi. Il principio è il medesimo, poiché tiene conto delle DH e, di conseguenza, delle
loro DA. Ecco di sèguito le formule da applicare relativamente al Quadrante cui l’astro o il
punto appartiene:

Moltiplicando la DH dell’astro per 15 otteniamo la sua Distanza Meridiana misurata in gradi


e non in tempo. Aggiungendola o sottraendola all’AR del culmine o dell’anticulmine, in
relazione al Quadrante occupato, conosceremo il grado di Equatore Celeste che transita
con l’astro.
Questo calcolo, di per sé, non ha un’utilità immediata ai fini del computo degli aspetti in
mundo, giacché per essi ci avvaliamo della DH. Costituisce tuttavia un punto intermedio
fondamentale, oltre che per il calcolo delle Cuspidi delle Case, per determinare il Grado di
Passaggio, di cui tratteremo nel paragrafo che segue.

Grado di Passaggio
Definizione: il Grado di Passaggio è il grado di Longitudine eclittica che transita
unitamente ad un astro presso un dato Circolo Orario.
Sappiamo che ciascun punto della Sfera Locale nella sua rotazione diurna muta di
continuo la sua Distanza Oraria rispetto al Meridiano Celeste, passando per diversi Circoli
Orari; di conseguenza il Grado di Passaggio muta di continuo nel corso della rotazione
della Sfera Locale. Se al momento del sorgere l’astro transiterà con un certo grado
dell’Eclittica, man mano che si allontana dall’Orizzonte – salvo che non abbia Latitudine 0°
– passerà di volta in volta con un altri gradi dell’Eclittica; soltanto quando giungerà al
culmine il suo grado di Longitudine coinciderà con il Grado di Passaggio.
Nel Sole che, come sappiamo, possiede sempre una Latitudine 0°, qualunque sia il Circolo
Orario in cui transita, la Longitudine eclittica ed il Grado di Passaggio sempre
coincideranno. Negli altri astri, a meno che si trovino appunto presso il proprio nodo, ossia

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titolo: Sfere

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a Latitudine 0°, salvo che al culmine superiore ed inferiore, essi non coincidono. La
differenza sarà proporzionalmente maggiore rispetto alle proprie Latitudine e Declinazione.
Se due astri avessero la medesima Longitudine eclittica ma diversa Latitudine avranno
sempre diversi Gradi di Passaggio nello stesso istante, ovvero passano sempre con
diverse Distanze Orarie e, quindi, su diversi Circoli Orari. Ciò è mostrato dalla fig. 53, dove
gli astri A e B hanno la stessa Longitudine, ma Latitudini differenti.

FIG. 53

Percorreranno così diversi Circoli Orari, e diversi saranno i loro Gradi di Passaggio.
Il Grado di Passaggio (θ) si calcola attraverso le seguenti formule trigonometriche, che
variano in relazione all’emisfero occupato. Se si tratta dell’emisfero ascendente (dal FC al
MC) useremo l’AOCH dell’astro, se si tratta dell’emisfero discendente (dal MC al FC), si
userà la sua DOCH.

sen(AOCH)
tan (θ) =
cos(AOCH)*cos (ε) - sen (ε) * tan (π)

sen(DOCH)
tan (θ) =
cos(DOCH)*cos (ε) + sen (ε) * tan (π)

ε indica l’inclinazione dell’Eclittica e π l’altezza polare dell’astro.


Qual è l’utilità di conoscere il Grado di Passaggio?
Non si tratta, per quanto se ne sappia, di un vantaggio direttamente connesso con il
giudizio della Luna e degli altri pianeti.

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titolo: Sfere

Sfere
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Lo diventa però per quanto attiene le Sorti – che non tratteremo in questo libro bensì nel
secondo volume di Sfere – e le Stelle Fisse, nonché relativamente a Plutone per chi
continua ad usarlo nella propria pratica.
In particolare le Congiunzioni e gli aspetti con essi (Sorti e stelle, ma anche il predetto
pianeta nano) si calcolano unicamente nel mondo, secondo le loro DH. Il Grado di
Passaggio permette di uniformare questi calcoli sul circolo dell’Eclittica, dove potremo
giudicare immediatamente se un pianeta è congiunto ad una Stella osservando i loro
Gradi di Passaggio. Tutti i corpi celesti dunque, ad eccezione del Sole, hanno una loro
Longitudine (λ) ed un loro Grado di Passaggio (θ), ma è a quest'ultimo che dovremo
riferirci per osservare le Congiunzioni e le Opposizioni con le Stelle, con le Sorti e con
Plutone (oppure alle loro DH). Inoltre, cosa ancor più importante, il Grado di Passaggio è
indispensabile per collocare le Sorti lungo l'Eclittica e conoscere in questo modo i loro
signori del Domicilio, Confine, ecc. Infatti le Sorti sono punti della Sfera Locale che si
prendono in virtù del solo Moto Diurno e dunque anche le loro Dignità devono essere
assunte secondo questo principio 22.

22
La Sorte più nota è quella lunare, detta anche Punto di Fortuna oppure Tychê. Ma ve ne sono molte altre.
Esse rinvengono dalla tradizione, essendo già usate nel periodo ellenico–egiziano. Gli astrologi arabi le
ripresero e le diffusero in occidente, tant’è che sono note, impropriamente, anche come Sorti o Parti Arabe.

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titolo: Sfere

Sfere
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Cap. 14 – I Pianeti

Nella fig. 3 a pag.10 abbiamo mostrato l’ordine delle orbite dei pianeti intorno al Sole. Ora
ci dedicheremo specificatamente a questi corpi celesti, senza i quali non è neppure
concepibile la disciplina astrologica. Infatti essi sono i veri e propri interpreti della scena
che si rappresenta nella volta celeste, da cui ne discendono i giudizi dell’astrologo.
Se la Sfera Celeste e le stelle fisse rappresentano qualcosa di (relativamente) immutabile,
se la Sfera Locale e, di conseguenza, la Domificazione rappresentano la “cultura”
specifica dell’osservatore, i pianeti a causa del loro “errare” (nel senso di muoversi) 23 sono
un trait d’union tra ciò che vi è di essenziale ed immutabile e ciò che è accidentale ed
immerso in un particolare contesto. Inoltre, mentre il Moto Diurno della Sfera Celeste è un
moto orario, quello proprio degli astri erranti, dal punto di vista geocentrico, è antiorario.
Altro tratto distintivo tra pianeti e stelle è dato dalla diversità dell’emanazione luminosa: la
luce dei pianeti è ferma, mentre quella delle stelle è scintillante.
I pianeti sono corpi celesti gassosi o solidi 24 di forma sferoidale, dotati di una forza
gravitazionale propria e che ruotano intorno ad una stella. Nel nostro caso intorno al Sole.
In Babilonia ai pianeti erano attribuiti due nomi: uno apparteneva alla divinità cui il pianeta
era associato, l’altro costituiva la denominazione scientifica – meglio sarebbe dire:
parascientifica – che compendiava le peculiarità del suo moto, colore e luce.
I pianeti in Mesopotamia – e successivamente anche altrove – esprimevano segni che le
divinità inviavano agli esseri umani per manifestare i loro decreti. Tale credenza si rinnovò
nella Grecia pre–aristotelica (se ci passate il termine), sebbene sia presente e
concomitante anche l’opinione che gli astri fossero essi stessi divinità: Saturno, ad
esempio, era accreditato come la stella di Nemesi o Fenone. Solo dall’epoca di Aristotele
andò consolidandosi la convinzione che essi non costituissero altro che entità fisiche,
tuttalpiù analogiche a quelle degli dei omonimi.
Varie correnti filosofiche hanno descritto l’azione dei cieli e dei pianeti annettendo ad essi
qualità e caratteristiche che li hanno antropomorfizzati, concependoli come esseri pensanti
ed agenti. Nel De Cælo Aristotele afferma che gli astri partecipano alla vita e agiscono non
diversamente dagli animali e dalle piante. Manilio (I sec. a.C.) scrive che la Luna e i pianeti
possiedono ali.
Le variazioni dell’influsso dei pianeti furono loro ascritte non per virtù propria, bensì
causate dalle fasi epicicliche (relazione Sole-pianeta secondo la teoria geocentrica), alle
variazioni di luminosità e di moto dell’astro 25, e ad una moltitudine di altri fattori essenziali
ed accidentali.
Ogni pianeta viene classificato secondo la propria luce. Il colore percepito dalla vista ci
informa circa l’effetto che l’astro promuove. L’importanza sostanziale della variazione
luminosa riconosciuta dai Maestri dell’Arte in età classica reperisce il suo principio
dall’ipotesi che il pianeta non produce una certa alterazione nel vivente, ma la suscita.
Produrre significa che l’effetto è generato dall’azione del pianeta, mentre suscitare rivela
che la qualità è insita, presente nel vivente ed è risvegliata dall’azione del pianeta. Per
illustrare questo concetto ricordiamo che la luce colpendo un qualsiasi oggetto ce ne
permette la visione. Ciò che percepiamo come il colore dell’oggetto è la lunghezza d’onda
che quell’oggetto riflette. La percezione cromatica è suscitata dall’effetto della luce che

23
“Pianeta” deriva al greco planētēs, che significa appunto “errante”, “vagante”. In contrapposizione alle
stelle fisse, il cui moto proprio è impercettibile, e pertanto definite “astri inerranti”.
24
Ogni pianeta è costituito da una composizione chimica e da una temperatura propria a seconda della zona
cosmica in cui si è formato.
25
Vedi cap. 15.

105

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titolo: Sfere

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non viene assorbita dall’oggetto ma riflessa; ed è riflessa in quanto è il suo colore, poiché
già presente. Possiamo perciò ben comprendere come i pianeti non siano altro che
riflettori di una parte dell’energia solare. La superficie di Marte è rossa e suscita in noi la
percezione del rosso.
Gli sviluppi – se così si può dire – contemporanei dell’astrologia hanno invece
prevalentemente sposato la tesi analogica dell’azione planetaria all’interpretazione
mitologica. Secondo l‘interpretazione analogica il pianeta, gli astri, l’individuo, il creato in
genere non sono altro che ingranaggi collegati ad un Motore Universale (legge fisica o
Ente Supremo), il quale imprime a tutti un moto (fisico, psicologico o evolutivo).
Usando una metafora possiamo dire che ognuno, a seconda della grandezza del “proprio
ingranaggio”, si muove con diverse “velocità”. Tutti gli ingranaggi sono però in
connessione analogica tra loro, in quanto in rapporto con lo stesso Motore. Conoscendo
questo rapporto, attraverso la decodifica dell’astrologia, possiamo leggere nel cielo le
vicende umane.
Dopo questa premessa più o meno doverosa, lanciamoci in considerazioni più
squisitamente astronomiche.

Rivoluzioni siderali e sinodiche


La rivoluzione siderale – in un sistema geocentrico – è il moto apparente di un pianeta
intorno alla Terra, lungo i Segni zodiacali, compiuto il quale esso ritorna al punto di
partenza.
La quantità di tempo necessaria per tornare al predetto punto si chiama periodo siderale e
la sua durata dipende dall'ampiezza dell'orbita e dalla velocità del moto.
In un sistema eliocentrico è il periodo di tempo necessario al pianeta per compiere una
rivoluzione completa intorno al Sole.
La rivoluzione sinodica è il percorso che un pianeta compie tra due successive
Congiunzioni con il Sole (sinodi, dal greco sýnodos, che significa “convegno”; a sua volta il
termine deriva dall’unione di sýn – “con” – e hodós – “via” –, e quindi a designare l’incontro
di due percorsi). La sua durata si chiama periodo sinodico e varia da pianeta a pianeta per
effetto della combinazione fra la rivoluzione siderale del Sole e quella del pianeta stesso.
Nel sistema eliocentrico esso varia a seconda della distanza del pianeta dal Sole.
Poiché le orbite di Venere e Mercurio sono poste fra la Terra e il Sole, questi pianeti
producono due diversi sinodi: una Congiunzione superiore, quando si trovano dietro il Sole
e più lontani dalla Terra, una Congiunzione inferiore quando sono davanti al Sole e quindi
più vicini alla Terra. In tal caso per periodo sinodico si intende l'intervallo fra due
successive Congiunzioni superiori.
Il moto in Longitudine è lo spostamento di un astro lungo il circolo dello Zodiaco e si
misura in gradi sull’Eclittica. Tutti i pianeti procedono con un moto in Longitudine più o
meno irregolare, ora più veloce, ora più lento.
Lo spostamento in gradi eclittici da un giorno a quello successivo si chiama moto
giornaliero. Calcolando il moto medio annuo di un pianeta e dividendolo per il numero di
giorni dell'anno tropico (365,24 giorni, vedi cap. 15 e 19) si ricava il moto medio giornaliero
in Longitudine. La prima tabella di pag. 107 mostra la differente velocità dei pianeti rispetto
al moto del Sole.
La medesima tabella nelle ultime due colonne mostra un dato tecnico importante per il
giudizio quantitativo circa l’efficacia di un pianeta, i cosiddetti ventri. Essi costituiscono la
massima Latitudine (vedi cap. 2, pag. 16) che ognuno di essi può raggiungere, in virtù
dell’inclinazione delle loro orbite rispetto al piano dell’Eclittica. Quando un pianeta
raggiunge il suo ventre, manifesta la propria natura e le proprie qualità in modo pieno e

106

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titolo: Sfere

Sfere
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puro, giacché si libera da ciò che il Sole ha impresso su ogni grado zodiacale. Così
almeno si esprimono i sapienti dell’Arte.

Periodo siderale Latitudine


Periodo sinodico Moto medio Moto medio
Pianeta Eliocentrico in
(in giorni solari medi) giornaliero annuo ventre N ventre S
anni
Plutone 248,87 366 0’12” 1°30’ 17°43’ 17°32’
Nettuno 164,77 368 0’21” 2°18’ 1°52’ 1°52’
Urano 84,02 370 0’40” 4°30’ 0°49’ 0°49’
Saturno 29,46 378 2'00” 12°13’ 2°48’ 2°49’
Giove 11,86 399 4'59” 30°21’ 1°37’ 1°40’
Marte 1,88 780 31'26” 191°24’ 4°34’ 6°52’
Terra–
1,00004 – – –
Sole
59'08” 360°
Venere 0,62 584 8°49’ 8°44’
Mercurio 0,24 116 3°45’ 4°58’
Luna 0,07 29,5 13°11’ 4.813°54’ 5°19’ 5°18’

Diamo ora altre tabelle molto utili all’astrologo, che giudica anche in base al colore
dell’astro ed alla sua quantità. Questo almeno sino alla metà del XIX secolo, quando la
scoperta di Urano – raramente visibile ad occhio nudo – ed il crollo della cosmogonia
aristotelico–tolemaica condussero gli astrologi dell’epoca verso altri percorsi. Nondimeno
riteniamo che una tale conoscenza non debba essere dispersa, e come tale comunicata a
chiunque intenda approssimarsi all’arte apotelesmatica. D’altra parte alcuni princìpi
dottrinari ad essa riconducibili possono essere, volendo, applicati anche ai pianeti
transaturniani.

PIANETI VISIBILI AD OCCHIO NUDO

magnitudine magnitudine
pianeta colore diametro
media massima
giallo
Sole -26,9 – 32'36"
brillantissimo
Luna bianco -12,7 – 33'50"
Mercurio giallo vivo -0,2 –2,3 0'07"
bianco brillante
Venere con sfumature -4,1 –4,7 1'00"
argento
Marte arancione/rosso -1,9 –3,0 0'25"
Giove bianco -2,4 –2,9 0'40"
Saturno giallognolo +0,8 –0,5 0'20"

107

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titolo: Sfere

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PIANETI NON VISIBILI AD OCCHIO NUDO

magnitudine magnitudine
pianeta colore diametro
media massima
grigio-
Urano +6,2 +5,5 0'01"
celeste
azzurro
Nettuno +8,5 +7,6 >0’01"
intenso
arancio
Plutone +15,6 +13,7 >0'01"
pallido

In verità sui valori di magnitudine massima dei pianeti transaturniani non c’è unanimità tra i
testi da noi consultati, per non dir dei programmi di astronomia. Per parte nostra abbiamo
scelto quelli che riscuotono un maggior numero di consensi.
Ulteriori suddivisioni utili nel giudizio dell’astrologo riguardano l’hairesis o fazione, gli
elementi primi che compongono le loro luci riflesse e, di conseguenza, la loro qualità
elementale, ed infine la loro funzione benefica o malefica.

Pianeti diurni e notturni


Si tratta di una distinzione fondamentale in tutta l’astrologia, che però si è persa in epoca
moderna. Gli astrologi hanno sempre distinto le geniture in diurne e notturne. Sono diurne
le geniture o comunque i temi astrali in cui il Sole sta sopra l’Orizzonte, notturne quelle in
cui sta sotto. Ad ognuna di esse è stato assegnato un “capo”, denominato anche capo
dell’hairesis o capo fazione: il Sole al giorno, la Luna alla notte. Si è poi riflettuto,
soprattutto in àmbito egiziano–ellenico, su quali dei pianeti dovessero far corteo all’uno ed
all’altro. E così s’è ragionato: assegnare ad ognuno dei capi fazione un benefico ed un
malefico. Pertanto, a causa della sua qualità calda, Giove è stato assegnato alla fazione
diurna; Venere, a causa della sua simiglianza alla Luna (anche per essere l’unico altro
astro in cui si possono distinguere delle falci di luce), fu ritenuta conveniente alla fazione
notturna. Diverso il criterio di assegnazione dell’hairesis ai malèfici: si è ritenuto di doverne
temperare la natura malefica (vedi più avanti), e perciò a Saturno il giorno per moderarne il
Freddo, a Marte la notte per moderarne il Caldo ed il Secco. In tal modo s’è ottenuto
anche di unire insieme i tre astri le cui Latitudini si allontanano maggiormente dall’Eclittica,
ossia Luna, Venere e Marte.
Per Mercurio, essendo partecipiale, ci si è attenuti ad un principio diverso: pianeta diurno
quando è mattutino, pianeta notturno quando è vespertino (vedi cap. 15). Da quanto
precede si ricava la seguente tabella:

fazione diurna fazione notturna


Sole Luna
Giove Venere
Saturno Marte
Mercurio mattutino Mercurio vespertino

Volendo seguire il medesimo criterio per i pianeti transaturniani – posto che abbia un
senso, cosa di cui non sappiamo – dovremmo far partecipare Urano alla fazione diurna,
Nettuno ed eventualmente Plutone alla notturna, per cui integrando la precedente tabella
otteniamo:
108

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titolo: Sfere

Sfere
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fazione diurna fazione notturna


Sole Luna
Giove Venere
Saturno Marte
Mercurio mattutino Mercurio vespertino
Urano Nettuno
Plutone (?)

Elementi e qualità dei pianeti


Dell’argomento abbiamo già trattato nel cap. 11 Elementi primi e qualità, e ad esso
rimandiamo per i princìpi che ne costituiscono il fondamento. Qui, per comodità,
proponiamo una tabella riassuntiva che raggruppa i pianeti rispetto agli elementi primi che
compongono le loro luci riflesse e le qualità che provocano:

pianeta colore luce qualità elemento primo


Mercurio giallo vivo secco e caldo Partecipiale
Venere bianco brillante Umido e un po’ freddo Acqua
Marte arancione/rosso Caldo e secco Fuoco
Giove bianco Umido e caldo Aria
Saturno giallognolo livido Freddo e secco Terra
Urano grigiastro/celestino Freddo e secco Terra
Nettuno azzurro intenso Umido e freddo Acqua
Plutone arancione pallido/rosa/grigio secco??? ???

Dall’elenco mancano i capi fazione, ossia i Luminari: il Sole e la Luna, sui cui colori
rimandiamo alla tabella di pag. 107. Il Sole possiede l’elemento Fuoco al massimo grado,
e la Luna l’Acqua, e quindi le rispettive qualità saranno il Caldo–Secco ed il Freddo–
Umido.

Pianeti benèfici e malèfici


Benefico e malefico sono definizioni che rientrano nella terminologia tecnica propria del
vocabolario usato dall’astrologo, e come tali non devono essere presi alla lettera,
attribuendo cioè loro il significato comune. In altre parole, il loro significato non deve
essere inteso nel senso assoluto, ma soltanto in relazione con l’argomento della vita, della
sua conservazione e della sua cessazione. In tal modo sono stati classificati pianeti le cui
luci favoriscono lo svilupparsi della vita, ed altri i cui eccessi ne producono la fine. In via
generale tutti gli astri sono utili alla vita ed al suo mantenimento, ma gli eccessi presenti
nella natura propria di alcuni ne provocano anche la fine.
Ne consegue allora che gli astri malèfici non lo sono sempre, e ciò sia in riferimento alle
loro condizioni essenziali ed accidentali, ma anche rispetto all’argomento oggetto di
indagine.
Oltre i Luminari, sono utili alla vita i pianeti umidi, e quindi Giove (moderatamente caldo) e
Venere (moderatamente fredda); sono malèfici i pianeti secchi, e quindi Marte (molto
Caldo) e Saturno (molto Freddo). Mercurio parteciperà dell’una o dell’altra natura a
seconda dei Segni e dei Quadranti occupati e degli aspetti con gli altri astri.
Per quanto attiene i pianeti transaturniani, la nostra conclusione, del tutto teorica, è che
appartengono all’uno o all’altro gruppo a seconda del colore delle luci e delle qualità che

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ne derivano. Per cui proponiamo la seguente tabella, che esclude i Luminari, essendo i
responsabili dell’origine del vivente e della sua conservazione:

pianeti benèfici pianeti malèfici


Giove Saturno
Venere Marte
Mercurio Mercurio
Nettuno Urano
Plutone (?)

I due moti degli astri


Nei capitoli precedenti e nel presente abbiamo più volte fatto riferimento al doppio moto
apparente degli astri: uno giornaliero (il Moto Diurno) ed uno in senso inverso, ossia il loro
moto lungo lo Zodiaco, che abbiamo definito rivoluzione siderale. Le due figure che
seguono mostrano la direzione dei moti predetti rispetto al grafico usato dall’astrologo, il
cerchio.

NEL MOTO DIURNO

FIG. 54
Il moto si compie nell’arco delle 24 ore.

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NEL MOTO LUNGO L’ECLITTICA

FIG. 55

Il moto si compie secondo i tempi che ogni astro impiega per percorrere l’intera fascia
dello Zodiaco, riportati nella tabella a pag. 107.

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Le sfere celesti

FIG. 56

Questa immagine è tipica della cosmogonia dell’età classica, ed è rimasta più o meno
invariata e di conseguenza similmente rappresentata sino all’epoca di Brahe e Keplero,
quando quest’ultimo scoprì, partendo dalle ipotesi eliocentriche di Copernico, che i
movimenti dei pianeti intorno al Sole non erano circolari, ma ellittici. Essa ci mostra la
Terra al centro del cosmo, e gli altri astri che vi ruotano intorno, ognuno agganciato ad una
propria sfera. All’esterno del pianeta più lontano, Saturno, ruota il cielo delle stelle fisse.
All’esterno di questo, il motore del moto giornaliero, definito da Placido di Titi Primum
Mobile: esso, essendo il più rapido di tutti proprio perché provoca il Moto Diurno, trascina
tutte le sfere seguendo un moto contrario (quello diurno, appunto) al loro, che procede
lungo l’Eclittica; in altri termini un moto contrario alla rivoluzione siderale degli astri (vedi
pagina 110).

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Cap. 15 – Eccentrico ed epicicli

Abbiamo più volte insistito sul concetto che l’astrologia si erige sui fenomeni celesti
apparenti, ossia osservati da un qualsiasi luogo sulle superficie terrestre. Assume cioè
come efficace per i suoi fini il sistema geocentrico aristotelico–tolemaico, considerandolo
reale, pur nella consapevolezza che la realtà è un’altra. Prima di scendere nello specifico
dei piani orbitali degli astri erranti dal nostro punto di osservazione, diamo un telegrafico
sunto storico circa l’assunzione del sistema eliocentrico in luogo del geocentrico.

Mini introduzione storica alla teoria geocentrica


Con una semplificazione un po’ paradossale potremmo affermare che “se i babilonesi
furono prevalentemente degli osservatori, i greci furono dei teorici”. Fu l’applicazione dei
metodi matematici allo studio dei fenomeni naturali che generò in Grecia i primi modelli
geometrici, dai quali prese l’avvio la riflessione per giustificare i moti degli astri e la
struttura del Cosmo.
Le prime notizie circa un’ipotesi sulla struttura del Cosmo ci pervengono da Omero (VI
sec. a.C.), che descrive una Terra circolare dove le terre emerse sono circondate da un
oceano e sovrastate da una conca emisferica (il cielo stellato). Fu Anassimandro (610-546
a.C.) a congetturare che la Terra fosse curva, per giustificare la visibilità di stelle diverse al
variare della latitudine geografica. Egli tuttavia ipotizzò la curvatura soltanto nella direzione
Nord-Sud, raffigurando una Terra cilindrica.
All’epoca di Platone (427-348 a.C.) si iniziò ad accettare la sfericità della Terra. Platone
stesso elaborò una spiegazione di tipo filosofico, dichiarando che la forma sferica, per la
sua simmetria, è la più perfetta che possa assumere un corpo. Aristotele (384-322 a.C.) fu
il primo a fornire una dimostrazione fisica razionale sulla sfericità del nostro pianeta,
constatando che l’ombra della Terra proiettata sulla Luna durante l’eclisse è sferica.
La prima schematizzazione dei moti degli astri attraverso sfere concentriche cristalline, di
cui si ha notizia, è quella di Eudosso di Cnido (IV sec. a.C.). Il fenomeno cui la sua teoria
però non dava spiegazione era quello della variazione di luminosità degli astri.
Il sistema di sfere descritto da Aristotele prevedeva, per dar conto dei complessi moti
planetari, oltre 50 sfere legate le une alle altre meccanicamente.
La teoria di Eudosso fu soppiantata dalla dottrina di Eraclide Pontico (390-310 a.C.),
giacché a differenza di quella decifrava in modo più conveniente i moti planetari e la
variazione di luminosità attraverso l’introduzione degli epicicli. Tale teoria fu perfezionata
da Ipparco (185-127 a.C.) e da Tolemeo (II sec. d.C.), ed è nota come “teoria degli
eccentrici e degli epicicli”. Il sistema di Eraclide fu il primo a riconoscere una centralità al
Sole che, pur girando intorno alla Terra, è il centro dell’orbita di Mercurio e Venere. Tale
struttura richiama quella che poi fu la teoria di Tycho Brahe diciannove secoli dopo.
La scelta del modello geocentrico in luogo dell’eliocentrico che alla fine prevalse in Grecia
sembra fosse causata dal fatto che il geocentrismo rispondesse meglio sia alla concezione
antropocentrica di quella civiltà che a stime squisitamente tecnico–astronomiche: l’uomo è
il centro del creato in quanto rappresenta l’elemento maggiormente dotato di coscienza e
la Terra non può che essere un luogo speciale. La teoria geocentrica tolemaica costituì
fino al XVI secolo la sentenza ufficiale della scienza sulla struttura del Cosmo.
La teoria eliocentrica, secondo la testimonianza di Archimede, sembra risalire ad Aristarco
di Samo (310 a.C. circa). Egli ipotizzò che tutti i pianeti ruotano intorno al Sole e che il
Sole a sua volta ruota intorno alla Terra. Aristarco preferiva dire, senza peraltro
considerarlo un elemento fondamentale, che il Sole girava intorno alla Terra in quanto
l’eventuale parallasse creata dall’orbita della Terra non provoca spostamenti sensibili delle

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stelle fisse. Ciò sottintendeva una distanza delle stelle fisse dalla Terra eccessiva per
quelle concepite a all’epoca.
Fu con Nicola Copernico (1473-1543) che si riaffacciò nel consorzio umano il sistema
eliocentrico, che all’inizio egli enunciò come pura ipotesi matematica. La Terra non è più il
centro dell’Universo; tanto bastò per definire la sua teoria come la “Rivoluzione
Copernicana”, espressione che non è più passata di moda, a sottendere non solo il
profondo cambiamento nel pensiero dell’uomo, ma anche che spesso non è necessario
ricorrere a dimostrazioni complesse per spiegare un fenomeno.

Le irregolarità del moto degli astri


I corpi celesti nel loro moto di rivoluzione siderale dal punto di vista geocentrico si
muovono di un moto che non è uniforme: il Sole, la Luna e tutti i pianeti nell'arco dell'anno
ora appaiono più veloci, ora più lenti; in particolare, poi, i pianeti rallentano fino a fermarsi
nel cielo, quindi invertono la loro direzione, si fermano di nuovo, e successivamente
riprendono il loro moto diretto aumentando di velocità. Il moto dei pianeti in senso inverso
è detto retrogradazione apparente. Infatti si tratta di sola apparenza causata dal punto di
vista di chi osserva. Oggi sappiamo che i pianeti si muovono in un sistema eliocentrico con
orbite ellittiche anziché circolari come supponevano gli astronomi dell’età classica;
sappiamo altresì che le loro orbite sono perturbate dalla presenza degli altri corpi celesti,
ecc. Però è ugualmente vero che tale conoscenza oggettiva non muta le apparenze
dell’occhio, che – uniformandoci ad un linguaggio dei giorni nostri – costituiscono la sua
realtà, o, meglio ancora, il reale del soggetto: il daltonico sa perfettamente che la sua
camicia non è verde, ma rossa, ma nondimeno è obbligato a fare i conti con le sue
percezioni, e comportarsi di conseguenza. In altri termini, ciò che noi percepiamo con i
nostri sensi è una Terra immobile attorno alla quale ruotano corpi celesti con moto
irregolare e queste irregolarità apparenti sono riconducibili ad un ideale modello
geocentrico, che fa uso di sfere e di moti uniformi.
Per giustificare tali anomalie di moto gli antichi astronomi greci – come abbiamo
brevemente esposto nel paragrafo precedente – elaborarono un sistema complesso di
sfere sulle quali i pianeti si muovono di moto regolare e uniforme. Il cielo rappresentava la
perfezione, l'incorruttibilità, la regolarità, mentre tutto ciò che era irregolare ed imperfetto
doveva appartenere al mondo sublunare e all'apparenza. Aderendo al principio pitagorico
e platonico secondo il quale la sfera è la forma perfetta per eccellenza, Eudosso (IV sec.
a.C.), Apollonio (III sec. a.C.) e Ipparco (II sec. a.C.) idearono modelli geocentrici sempre
più complessi, risolvendo i problemi delle anomalie di moto con l'introduzione di un
numero sempre maggiore di moti circolari (eccentrici, epicicli ecc.). Questo modello trovò il
suo perfezionamento con Claudio Tolemeo. Il sistema tolemaico giustificava le apparenze
dei moti celesti non rinnegando i principi della filosofia aristotelica che costituirono la base
della visione del mondo nella sua epoca.
Noi ci soffermeremo, seppure in modo conciso, sull’eccentrico e sugli epicicli, che
costituiscono per l’appunto modelli matematici specifici dell'astronomia greca.
L'astronomia mesopotamica infatti non li utilizzava, l'astronomia cinese neppure;
l'astronomia indiana ha cominciato a servirsene in sèguito ai contatti con la civiltà greca.
La struttura degli eccentrici e degli epicicli è di per sé una costruzione meravigliosa e
geniale, e consente di prevedere la posizione di un astro con grande precisione, almeno
nei periodi medio–lunghi. Gli astronomi arabi e medievali l’hanno sempre più perfezionata,
per tentare una maggiore precisione per i periodi molto lunghi. Peraltro questa struttura
non risponde soltanto a necessità astronomiche, ma si presta perfettamente anche alla
parte più propriamente connessa al giudizio astrologico: la funzione matematico–
astronomica si integra con la finalità astrologica e predittiva. Le posizioni dei pianeti

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nell'eccentrico e nell'epiciclo costituivano perciò elementi giudicativi e la conoscenza di
questo sistema, almeno nei suoi tratti generali, era dunque assolutamente necessaria
all'astrologo. Così come dovrebbe costituirla ancor oggi.
Iniziamo ora a trattare il modello più semplice: quello del moto del Sole.

Il moto del Sole


Il periodo di tempo impiegato dal Sole per compiere un giro completo tra le Costellazioni
viene chiamato genericamente “anno”. Si distinguono diversi tipi di anno, secondo il punto
di riferimento scelto per il passaggio del Sole: anno siderale, anno tropico, anno
anomalistico.
L’anno siderale è l'intervallo di tempo impiegato dal Sole per compiere la sua rivoluzione
siderale, ovvero il suo ritorno ad un medesimo punto nel cielo delle stelle fisse. La sua
durata è di 365,256360 giorni solari medi (365g6h09m10s).
L’anno tropico è l'intervallo di tempo che intercorre tra due successivi passaggi del Sole al
punto γ. La sua durata è di 365,242198 giorni solari medi (365g5h48m46s). In questo tempo
il Sole percorre i 360° del circolo eclittico muovendosi con un moto medio giornaliero pari a
360°/365,256360 = 0°,985609121, ovvero 0°59'08,19”. L'anno tropico è un poco più breve
dell'anno siderale a causa dell'arretramento del punto γ dovuto al moto di precessione.
L’anno anomalistico è l'intervallo di tempo che intercorre tra due successivi passaggi del
Sole nel punto in cui si trova alla minima distanza dalla Terra, chiamato perigeo. Il suo
valore è di 365,259641 giorni solari medi.
Durante l'anno tropico il Sole
varia continuamente la sua
distanza dall'Equatore Celeste,
trovandosi così in quattro
situazioni diverse: 1. sopra
l'Equatore Celeste in salita, 2.
sopra l'Equatore Celeste in
discesa, 3. sotto l'Equatore
Celeste in discesa, 4. sotto
l'Equatore Celeste in salita; come
peraltro già esposto nel cap. 2.
Ad ognuno di questi stati del Sole
corrisponde una delle quattro
stagioni dell'anno tropico: l'inizio
di una nuova stagione coincide
sempre con uno dei 4 punti
(equinoziali e solstiziali) toccati
dal Sole rispetto all'Equatore.
La fig. 57 mostra chiaramente la
disuguale durata delle stagioni. I
giorni indicati si riferiscono alla
nostra epoca. Il numero dei giorni
che costituiscono le stagioni
variano nel tempo a causa dello
spostamento nel tempo del FIG. 57
centro dell’eccentrico, come si
dirà più avanti. Differenza non
percepita dai nostri sensi,
probabilmente ignorata da

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Ipparco, ma ben nota agli astronomi arabi.
Ciò che deduciamo dalla figura è che il Sole percorre semiarchi uguali di Eclittica (90°) in
tempi disuguali: più lento in estate e in primavera, più rapido in inverno e in autunno. Il suo
moto giornaliero in Longitudine varia da 57'12" (0°57’12”) a 61'07" (1°01’07”). Anche la
velocità del moto di Declinazione varia nel corso dell’anno: è più rapida in prossimità degli
equinozi, più lenta in prossimità dei solstizi.

L’eccentrico
Oggi sappiamo che l’irregolarità del moto apparente del Sole dipende dalla forma ellittica
dell'orbita della Terra. Nel modello geocentrico il moto irregolare viene invece spiegato
facendo descrivere al Sole un'orbita perfettamente circolare ma il cui centro non coincide
con il centro del sistema dove sta la Terra: ovvero è eccentrico rispetto al centro del
mondo.
L’eccentricità riguarda anche il moto della Luna e dei pianeti. Qui per semplicità
rappresentiamo in figura l’eccentrico del Sole, ma anche i predetti corpi celesti ne
posseggono uno proprio, che evidentemente sarà diverso l’uno dall’altro.

FIG. 58

L'eccentrico è un cerchio il cui centro (B) (fig. 58) è spostato rispetto al centro del mondo
(A) dove si trova la Terra. Il Sole percorre il proprio eccentrico nell'arco di un anno. Questo
modello equivale, come detto, anche per la rappresentazione dei moti planetari e la
distanza tra i due centri (AB) è diversa da pianeta a pianeta, ossia esiste un diverso
eccentrico per ogni pianeta. Nella figura il cerchio esterno rappresenta il limite ideale della

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Sfera Celeste, dove si trova il circolo immateriale dello Zodiaco. La linea che passa per il
centro del mondo e per il centro dell'eccentrico si chiama linea degli apsidi dell'eccentrico.
Il punto più distante dal centro del mondo in cui la linea degli apsidi interseca l'eccentrico è
l’apogeo dell'eccentrico. Il punto più vicino al centro del mondo in cui la linea degli apsidi
interseca l'eccentrico prende il nome di perigeo dell'eccentrico.
All'apogeo i pianeti sono dunque più lontani dalla Terra e sono più lenti nel loro moto
apparente; al perigeo sono più vicini e più veloci, mentre nei loro transiti medi sono di
moto medio. Ad esempio il Sole ha un moto medio giornaliero in Longitudine di circa
59'08" ma all'apogeo, intorno al solstizio estivo, è di 57'12", mentre al perigeo, intorno al
solstizio invernale, è di 61'07".

L’eccentrico del Sole


Le irregolarità del moto solare si spiegano dunque con l’eccentricità del suo circolo rispetto
al centro del mondo: se immaginiamo il Sole muoversi di moto regolare ed uniforme lungo
il cerchio dell'eccentrico notiamo che per percorrere il quadrante estivo, da 90° a 180° di
Longitudine eclittica, debba viaggiare su un arco di eccentrico molto più lungo di quello del
quadrante invernale. Oggi infatti l'inverno è la stagione più breve. La fig. 59 che segue ce
lo mostra con chiarezza.

FIG. 59

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L'apogeo del Sole è a 14°24’ Cancro (valore al 2015) e il Sole si muove di moto regolare
lungo l'eccentrico: è evidente il maggior tempo che impiega per attraversare il quadrante
estivo rispetto a quello invernale.
Poiché il centro B dell'eccentrico solare ruota lentamente intorno al centro del mondo A, la
linea degli apsidi RS si muove, di circa 62" all'anno, mutando così l'ampiezza dei quadranti
stagionali nel corso dei secoli e spiegandone la diversa durata delle stagioni.
La tabella qui sotto mostra la differente durata delle stagioni dell'anno tropico al tempo di
Ipparco (130 a.C.) e in quello odierno (2000 d.C.), misurata in giorni solari medi. Si noti
che nel II sec. a.C. la stagione più breve non era l'inverno ma l'autunno. La somma dei
giorni delle 4 stagioni è sempre pari a 365,24, ovvero ad un anno tropico.

Durata delle stagioni in giorni


emisfero boreale 130a.C. oggi emisfero australe
Primavera 94,50 92,75 Autunno
Estate 92,50 93,66 Inverno
Autunno 88,12 89,83 Primavera
Inverno 90,12 89,00 Estate
365,24 365,24

Diamo ora una tabella della Longitudine eclittica degli apogei e dei perigei del Sole e dei
pianeti. Quelli della Luna verranno discussi a parte nel cap. 22. In verità dei pianeti
transaturniani non abbiamo reperito i valori di apogeo, che non sono automaticamente
quelli opposti del perigeo, ma non vi si allontanano comunque molto.
Occorre in ogni modo precisare – e ciò è maggiormente valido per i pianeti più prossimi
alla Terra, ossia Marte, Venere e Mercurio – che non sempre la loro distanza minima o
massima si compie quando occupano quei gradi di Longitudine eclittica riportati nella
tabella. Li toccano quando detta distanza è la più breve o la maggiore in assoluto. Il che
non avviene in corrispondenza del loro periodo siderale, ma quando le loro orbite si
avvicinano o si allontanano da quella terrestre. O, in altri termini, quando le distanze
minime e massime nel loro periodo siderale coincidono con quelle del periodo sinodico.
Questo argomento sarà affrontato nuovamente nel paragrafo dedicato agli epicicli.

Astro λ apogeo 2015 λ perigeo 2015


Sole 14° c 14° C
Plutone 15° T 15° S
Nettuno 10° S 10° T
Urano 22° p 22° U
Saturno 9° C 4° c
Giove 18° L 15° a
Marte 7° U 5° p
Venere 11° A 11° l
Mercurio 23° s 18° g
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L’epiciclo
Poiché l'eccentrico non era sufficiente a spiegare la retrogradazione apparente dei pianeti,
in quanto si sarebbe dovuto pensare che essi, muovendosi sul circolo dell'eccentrico, ad
un certo punto interrompessero effettivamente il loro corso e ritornassero indietro – e ciò
non era razionalmente ammissibile, giacché tutti i moti dovevano essere spiegati con un
movimento regolare e continuo su orbite perfettamente circolari –, fu immaginato un altro
cerchio il cui centro si muove lungo l'eccentrico: l’epiciclo. Ogni pianeta, e quindi non i
Luminari, si muove con moto diretto e uniforme su un proprio epiciclo, che ruota a sua
volta su un eccentrico, secondo il modello che segue:

FIG. 60

Nella fig. 60 immaginiamo un epiciclo (il cerchio piccolo) che si muove lentamente lungo
un eccentrico (cerchio interno). Un pianeta ruota lungo l'epiciclo con moto diretto e
uniforme. Osservato dal centro del mondo (la Terra) il pianeta appare muoversi sullo
sfondo del cielo stellato (la sfera nera più esterna) e la sua posizione apparente è indicata
dalla piccola sfera rossa. Quando il pianeta viene a trovarsi nella parte inferiore
dell'epiciclo, quella più vicina al centro del mondo e che interseca il circolo eccentrico si

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muove apparentemente in senso inverso, per poi riprendere il moto diretto quando l'astro
torna nella parte superiore, ossia quando oltrepassa il circolo dell’eccentrico. Questo era il
modello con il quale gli astronomi greci spiegavano il moto dei pianeti.

FIG. 61

Nella fig. 61 qui sopra è rappresentato un epiciclo il cui centro si trova prima nel punto C e
poi nel punto F – poiché nel frattempo l’astro ha compiuto metà della sua rivoluzione lungo
l’eccentrico –, entrambi sulla linea degli apsidi dell'eccentrico. La linea che passa per il
centro del mondo (A) e per il centro dell’epiciclo (B) si chiama linea degli apsidi
dell'epiciclo, rappresentata dalle linee AN ed AM. Il punto più distante dal centro del
mondo in cui la linea degli apsidi interseca l'epiciclo è l'apogeo dell'epiciclo, corrispondente
nella figura ai punti N ed M. Il punto più vicino al centro del mondo in cui la linea degli
apsidi interseca l'epiciclo è il perigeo dell'epiciclo, indicato con i punti Z ed X. Il punto N
corrisponde alla massima distanza che un pianeta può raggiungere dal centro del mondo
(A) ruotando su questo epiciclo, poiché si trova all'apogeo dell'epiciclo, mentre il centro
dell'epiciclo è all'apogeo dell'eccentrico; il punto X rappresenta invece la distanza minima
dal centro del mondo, poiché corrisponde al perigeo dell'epiciclo quando questo viene a
trovarsi al perigeo dell'eccentrico. L'eccentrico interseca l'epiciclo in due punti, T e T' e lo

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divide in due parti: nella parte superiore (T'NT) il moto del pianeta, proiettato sul circolo
zodiacale, rimane sempre diretto (K'RK); nella parte inferiore (TZT') appare invece
retrogrado (KRK').
I punti T e T', cosi come U e U' dalla parte opposta, corrispondono ai punti dove il pianeta
appare fermo prima di invertire il proprio moto e per questo si chiamano Stazioni. La Prima
Stazione corrisponde ai punti T e U', la Seconda Stazione ai punti T' e U. Il moto è diretto
quando il pianeta si trova nella parte di epiciclo esterna all'eccentrico e dunque quando è
più lontano dalla Terra, è retrogrado nella parte interna, ovvero quando è più vicino alla
Terra, è stazionario nei due punti in cui l'orbita dell'epiciclo interseca l'eccentrico.
Sin qui la dinamica dell’epiciclo di ogni pianeta osservata in un modo per così dire puro. Si
tratta di una meccanica celeste mediante la quale l’astronomo calcolava esattamente il
loro moto, operando previsioni sulla loro posizione longitudinale e locale piuttosto precise
anche a termine medio–lungo. Tuttavia all’apotelesmatico – ossia all’astrologo che era in
grado di effettuare anche questi calcoli astronomici – occorreva per formulare dei giudizi
pertinenti, o comunque verosimili, associare questa dinamica epiciclica con il moto del
Sole. E ciò per due ordini di motivi: uno strettamente inerente alla teoria degli influssi
luminosi – e pertanto all’intero edificio su cui s’è costruita l’astrologia dalla sua nascita fino
alla soglia dei nostri tempi –, l’altro più strettamente interpretativo, giacché tutta l’astrologia
si fonda sul movimento giornaliero (Domificazione) ed annuale (i Segni dello Zodiaco) del
Sole, e di conseguenza il giudizio primo sui pianeti, quello che sovrasta qualsiasi altro e
che per primo deve essere osservato, riguarda il loro rapporto con il Luminare.
Per essenzialità qui daremo una versione ridotta e semplificata della dottrina epiciclica,
tenendo però saldi i princìpi fondamentali, avvertendo comunque che tale teoria è
applicabile soltanto ai pianeti visibili ad occhio nudo, e quindi non ai transaturniani, in
quanto sempre celati alla vista per definizione.
In questo volume ci limitiamo a trattare l’argomento nella sua meccanica squisitamente
astronomica. Quel che le fasi eliache significano e suscitano – e pertanto la loro
interpretazione astrologica – lo esponiamo in Sfere vol. II.
Tra gli studiosi dell’astronomia antica ci si è sempre chiesti se davvero i filosofi e gli
scienziati greci credessero davvero ad una tale meccanica celeste. Per parte nostra
riferiamo semplicemente che l’astronomo e matematico greco Gemino già nel 60 a.C. ne
dubitava, ma ammetteva che in ogni modo il sistema eccentrico–epicicli permetteva, come
riferito innanzi, di calcolare con sufficiente esattezza la posizione dei planetês tanto nelle
coordinate equatoriali ed eclittiche, quanto in quelle relative all’emersione dei pianeti dai
raggi del Sole, le loro retrogradazioni e le fasi di acronicità (vedi più avanti). Ciò lo espose
nell’Introduzione ai fenomeni. Recentemente l’opera è stata tradotta in italiano, e si trova
in Catasterimi, splendido libro curato da Gabriele Vanin per le Edizioni Rheticus (2013).
Non è secondario comunque precisare che la regolare scansione delle fasi eliache di cui si
discuterà nei prossimi paragrafi è osservabile fino a circa il 51° di latitudine geografica.
Oltre si verificano fenomeni luminosi particolari – di cui non daremo conto qui – che
nessun astrologo di quelle regioni ha mai voluto prendere in considerazione. E non è che
in Gran Bretagna o in Germania mancassero… D’altra parte neppure ai giorni nostri se ne
trova uno in tutto il globo terracqueo disposto a riflettere su una tale decisiva questione.
Ne sanno qualcosa gli autori di questo testo, che si ritrovano attorno il deserto non appena
provano ad accennare al problema.

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Epiciclo dei pianeti superiori (o esterni)

FIG. 62

Rappresentiamo con la fig. 62 le fasi che un pianeta esterno (ossia Marte, Giove e
Saturno) compie nella sua rivoluzione sinodica, cioè da una Congiunzione al Sole a quella
successiva, tramite un triangolo, al cui esterno è tracciato il circolo che essi percorrono nel
proprio epiciclo. Da qui e dalle pagine seguenti entreremo in un sintetico dettaglio per
ognuna delle fasi numerate da 1 a 16.

1 – Al vertice di fig. 62 il pianeta ed il Sole sono congiunti. Il pianeta non è visibile in


quanto coperto dalla luce del Sole. In questa fase il pianeta è velocissimo, molto oltre il
suo moto medio. Nel piccolo grafico bidimensionale qui sotto poniamo i due astri
all’Orizzonte est, quando sorgono insieme all’Ascendente:

.

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2 – In questa posizione il Sole, essendo di moto più rapido del pianeta, avanzando lungo
lo Zodiaco si è separato da esso. Il pianeta è ancora velocissimo. Dal nostro punto di
osservazione il pianeta sorge prima del Sole, ma essendo all’interno del lunotto, non è
ancora visibile in quanto troppo vicino al Luminare, che con la sua luce all’alba lo copre. Si
dirà allora che il pianeta è orientale, ma ancora invisibile (o sotto i raggi del Sole):


.

3 – Il Sole s’è a questo punto allontanato sufficientemente affinché il pianeta giunto


all’Orizzonte sia visibile, avendo superato il lunotto dell’invisibilità. Questa è una fase
importantissima, anzi, la più importante per un pianeta, poiché ciò che prima non c’era –
ossia la sua luce – ora viene a manifestazione. È denominata levata eliaca. Il pianeta è
molto veloce. La rappresentazione grafica è simile a quella precedente al n. 2, con il Sole
di poco più in basso.
4 – Il Sole continua ad allontanarsi e pertanto il pianeta sorgerà all’Orizzonte (Ascendente)
sempre prima rispetto al Luminare. Esso è ancora veloce ed il suo passo giornaliero sarà
superiore al suo moto medio. Questa fase è denominata semplicemente orientale, come la
n. 2, con la differenza che ora il pianeta è visibile.
5 – Passando i giorni ed i mesi il pianeta si leva sempre più presto del Sole, e rallentando
giunge al suo moto medio giornaliero, la cui tabella abbiamo riportato nel cap. 14 I pianeti.
Il pianeta è sempre orientale, poiché sorge prima del Sole, un poco più luminoso, ma la
sua efficacia è inferiore alle fasi n. 3 e 4.
6 – Il pianeta rallenta ancor di più la sua corsa, il moto sarà lento, ossia inferiore al medio,
e la sua forza sarà inferiore rispetto a quella del n. 5.
7 – A questo punto il pianeta sullo sfondo della volta stellata sembra fermarsi in cielo. La
sua luminosità aumenta rispetto alle fasi dal n. 3 al n. 6. Anche questa è una fase molto
importante, nel bene e nel male, e viene definita Prima Stazione o Stazione Mattutina (in
quanto si compie con il pianeta che sorge prima del Sole). Il pianeta nel suo moto
epiciclico ha incontrato il cerchio dell’eccentrico (vedi fig. 61 a pag. 120). In via generale
passano circa 130 giorni dalla Congiunzione, ma talvolta molti meno o un poco di più:

.
8 – Subito dopo la Prima Stazione, sullo sfondo del cielo il pianeta sembra tornare indietro;
questa fase viene denominata retrogradazione apparente o, più semplicemente,
retrogradazione. Nella tabella dei moti giornalieri il passo è preceduto dal segno “–“. La
luminosità aumenta, ma i suoi influssi non sono più sinceri, cioè secondo la propria natura,
ma perdono in benefìci o aumentano il loro danno:


.

123

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________
9 – Il pianeta ed il Sole si oppongono; mentre il primo sorge ad est, l’altro tramonta ad
ovest, e viceversa. Il pianeta giunge alla sua massima luminosità. Molti autori dell’epoca
classica solevano definire questa fase con il termine acronicità, in quanto il pianeta
continua a muoversi di moto retrogrado, giungendo alla sua massima distanza dal
Luminare 26. Questa termine non deriva da a–chronos (al di fuori del tempo), ma da
akronitkios (sul far della notte):

 .

10 – Superata l’Opposizione il Sole sorgerà prima del pianeta – che comincia a rallentare
nel suo moto di retrogradazione, perdendo contemporaneamente parte della sua
luminosità – e pertanto da questo momento si dirà che il pianeta è occidentale, poiché è
visibile solo dopo il tramonto del Luminare, e lo sarà per gran parte della notte. Diamo una
tripla rappresentazione grafica: la prima con il pianeta all’Orizzonte est (Ascendente) ed il
Sole che deve ancora tramontare, e la seconda con il Sole posto all’Orizzonte ovest
(Discendente) ed il pianeta poco sopra l’Ascendente; quando il Sole sarà tramontato di
alcuni gradi, il pianeta diverrà visibile. La terza mostra che quando il Sole sorge il pianeta
è già tramontato. Sono tre modi diversi per rappresentare lo stesso fenomeno, visto in tre
momenti della giornata:

. 
 . .

11 – Il pianeta, che sorge e tramonta dopo il Sole, termina il suo percorso retrogrado nel
cielo, rallenta il suo moto fino ad apparire di nuovo fermo sullo sfondo della volta stellata.
Questa fase prende il nome di Seconda Stazione o Stazione Vespertina. Il pianeta ha
toccato di nuovo il cerchio dell’eccentrico:

12 – Il pianeta riprende il moto diretto, ma il suo passo è ancora lento, inferiore a quello
medio. È iniziata la sua fase di occidentalità piena, non alterata dalla retrogradazione.
13 – Accelerando il pianeta torna al suo moto giornaliero medio. Esso tramonta sempre
dopo il Sole, rimanendo visibile per parte della notte.
14 – Il pianeta torna rapido, ma siccome il Sole lo è sempre più di lui, man mano gli si
avvicina, sicché rimarrà visibile in cielo per minor tempo rispetto alle fasi precedenti (da 9
a 13); al contempo continua a perdere di luminosità.
26
Il termine tecnico “acronicità” non coinvolge solo il momento dell’Opposizione precisa, ma anche i giorni
che la precedono e che la seguono.

124

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________
15 – Sole e pianeta sono sempre più vicini, finché quest’ultimo giungerà al tramonto eliaco
quando lambirà il bordo del lunotto dell’invisibilità. Il giorno successivo non sarà più
visibile.


.

16 – Superato il lunotto dell’invisibilità, il pianeta sarà di nuovo celato alla vista, poiché la
luce del Sole al tramonto ne impedisce l’osservazione ad occhio nudo. La
rappresentazione grafica è simile alla precedente, con l’astro un poco più prossimo al
Luminare.
Infine il pianeta completa la sua rivoluzione sinodica congiungendosi di nuovo al Sole, per
cui i due astri sorgeranno e tramonteranno insieme:

.

Nei pianeti transaturniani le fasi eliache di levata e tramonto eliaci sono indistinguibili
dall’occhio umano, e perciò incensibili. Ad essi tuttavia possono essere applicati i criteri
giudicativi circa l’orientalità, la stazionarietà, la retrogradazione e la velocità giornaliera.
Tutte verifiche che, a quanto ci consta, sono ben lungi dall’essersi compiute. Ammesso
che siano mai iniziate.

125

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________
Epiciclo dei pianeti inferiori (o interni)

FIG. 63

I pianeti inferiori od interni sono quelli pòsti tra la Terra ed il Sole, e sono Venere e
Mercurio. Il loro è un moto assolutamente diverso rispetto a quello dei pianeti esterni:
essendo più prossimi al Sole rispetto alla Terra, non vi si allontaneranno mai troppo, e
pertanto non giungeranno mai ad opporsi ad esso, e neppure a formare distanze di 120°,
90° e 60°. La loro massima distanza dal Sole prende il nome di elongazione, che nel caso
di Venere giunge ad un massimo di 48° circa, di Mercurio di 27°.
Poiché Mercurio è il più vicino al Luminare, giunge a completare almeno 6 Congiunzioni
nel corso di un anno, Venere al massimo 2. Come abbiamo spiegato nel cap. 14 sui
Pianeti, i due astri compiono due tipi diversi di Congiunzione al Sole: una detta superiore,
quando il Luminare è posto tra loro e la Terra, ed una definita inferiore, quando si pongono
tra le Terra ed il Sole; in questo caso il loro moto sarà retrogrado, come vedremo più
avanti.

126

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titolo: Sfere

Sfere
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A differenza dei superiori, Venere e Mercurio compiono il loro primo apparire dalla parte
occidentale, e dunque tutto il loro ciclo sinodico, che ha inizio con la Congiunzione
superiore, presenta prima le fasi vespertine e poi quelle mattutine.
Qui di sèguito ne rappresentiamo le varie fasi, similmente a quanto fatto per i pianeti
esterni, seguendo la numerazione riportata nella fig. 63.
1 – Questa è la fase del sinodo superiore o Congiunzione superiore al Sole, e pertanto
l’astro è al suo apogeo. Il pianeta è velocissimo, ma non visibile in quanto la luce del
Luminare ne impedisce la vista. Per i motivi esposti sopra, lo rappresentiamo graficamente
all’Orizzonte ovest (Discendente):

.

2 – In sèguito il pianeta, più veloce del Sole, lo supera in Longitudine ed inizia la sua fase
vespertina, cioè tramonta dopo il Sole ma rimane ancora invisibile. La rappresentazione
grafica è simile alla n. 3 qui sotto, con il pianeta più prossimo al Sole.
3 – Giunto al bordo del lunotto dell’invisibilità, il pianeta – che è velocissimo – compirà la
sua apparizione vespertina: avendo più gradi in Longitudine del Sole; quando questi
tramonta sarà visibile nella parte occidentale del cielo. Tale fase si chiama levata eliaca
vespertina. Non diversamente dai superiori, questa è la fase più importante per il pianeta,
così come la successiva n. 13:


.

4 – Il pianeta inferiore è ancora molto veloce, e quindi si allontana ancora di più dal Sole.
La sua luce aumenta e resta visibile nella sera per un tempo maggiore rispetto alla fase
precedente. Si dice che è vespertino.
5 – Il pianeta è giunto nel punto intermedio fra apogeo e perigeo, il moto è diretto, la
velocità media, la luminosità è massima, poiché ha raggiunto la distanza massima dal
Sole (l’elongazione).
6 – Il pianeta rallenta, ed ora il suo passo sarà inferiore al medio, e soprattutto inferiore a
quello del Sole, che pertanto comincia a riavvicinarsi ad esso. Contemporaneamente
perde di luminosità (e quindi di efficacia) e resta visibile sopra l’Orizzonte per un tempo
minore rispetto alla fase n. 5.
7 – Il pianeta appare fermarsi sullo sfondo del cielo stellato, e questa fase è denominata
Prima Stazione o Stazione Vespertina. Possiede minor luce rispetto alla fase precedente.
Come per i pianeti superiori, anche questa è una fase giudicata molto importante, ed
analogamente significa che l’astro ha toccato il suo eccentrico.
8 – Inizia ora la fase di retrogradazione, dirigendosi il pianeta verso il Sole. Tramonta
sempre dopo di lui, ed è ancora visibile.

127

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titolo: Sfere

Sfere
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9 – Il pianeta si è avvicinato al Sole e nell'ultima sera di visibilità si può scorgere ancora
per qualche istante ad occidente prima che scenda sotto l'Orizzonte. In altri termini tocca il
lunotto inferiore dell’invisibilità. Questa fase si chiama tramonto eliaco vespertino:


.

10 – Il pianeta è sempre retrogrado, tramonta dopo il Sole, ma questi gli è talmente


prossimo da nasconderlo con la sua luce. Si sta avvicinando al suo perigeo.
11 – Il pianeta giunge al suo sinodo inferiore o Congiunzione inferiore, ponendosi tra la
Terra ed il Sole, e quindi al perigeo. Di moto retrogrado veloce sarà, naturalmente,
invisibile:

.

12 – Il Sole supera il pianeta lungo l’Eclittica e perciò la sua Longitudine sarà superiore. Il
pianeta pertanto sorgerà ad est prima di lui, e di conseguenza tramonterà anche prima. In
questa fase è ancora retrogrado ed invisibile.
13 – Il pianeta inferiore, giungendo al bordo destro del lunotto inferiore dell’invisibilità,
emerge dai raggi solari compiendo la sua levata eliaca mattutina e diventa visibile poco
prima dell'alba all'Orizzonte orientale (Ascendente). Il moto è ancora retrogrado. È una
fase importantissima, come la n. 3, la levata eliaca vespertina:


.

14 – Il pianeta inferiore è ancora retrogrado, il Sole quindi si allontana ulteriormente da lui,


che comunque rimarrà visibile prima dell’alba per un poco più di tempo.
15 – Il pianeta sullo sfondo del cielo pare fermarsi di nuovo, giungendo così alla sua
Seconda Stazione o Stazione Mattutina. Ha nel frattempo acquistato in luminosità. Fase
assai importante per il giudizio; esso ha toccato per la seconda volta la linea
dell’eccentrico.
16 – Subito dopo il pianeta riprende il moto diretto; la velocità rimane tuttavia minore di
quella del Sole (e quindi di quella del proprio passo medio giornaliero), che continua ad
allontanarsi facendo crescere la luce dell'astro.
17 – Nel punto intermedio fra perigeo e apogeo il moto è diretto, la velocità è media in
aumento, la luminosità è massima, poiché il pianeta ha raggiunto la distanza massima dal
Sole, e sorge sempre prima di lui, essendo mattutino.

128

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titolo: Sfere

Sfere
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18 – Il pianeta inizia ad avvicinarsi al Sole con moto diretto e velocità in aumento –
superiore al suo passo medio giornaliero e quindi a quello del Sole –, rimanendo visibile al
mattino, prima dell'alba.
19 – Il pianeta si è avvicinato al Sole e, giunto al bordo del lunotto superiore della figura,
nell'ultima mattina di visibilità si può scorgere ancora per qualche istante ad oriente prima
che il Sole salga in altezza tanto da renderlo invisibile nella luce del crepuscolo. Questa
fase è denominata tramonto eliaco mattutino:


.

20 – Con moto sempre più rapido il pianeta si avvicina di nuovo al Sole, per completare la
rivoluzione sinodica. È invisibile e di moto diretto. Al vertice del triangolo la rivoluzione
sarà completa e ne inizierà una nuova:

.

Nota I: la fig. 63 degli epicicli dei pianeti interni (o inferiori) di pag. 126 in verità si addice
maggiormente al ciclo di Venere, che non resta invisibile per molti giorni. Mercurio invece
lo è per gran parte dell’anno e i lunotti dell’invisibilità dovrebbero essere ben più estesi.
Anzi, non è infrequente che giunga alla Stazione Mattutina essendo ancora invisibile! Per
chiarezza espositiva ci siamo serviti solo di quello di Venere, che meglio si presta ad una
esposizione didattica.
Nota II: Quando Venere sta nei pressi del suo ventre assoluto (vedi pag. 107) spesso
sorge prima del Sole e tramonta dopo, dando così luogo non infrequentemente a due fasi
nello stesso giorno o nell’arco di 48 ore, ad esempio una Levata Eliaca Mattutina e un
Tramonto Eliaco Vespertino. Meraviglie della natura!

Apogeo e Perigeo planetari


Riprendiamo qui la discussione svolta più sopra circa la distinzione tra perigeo ed apogeo
relativi da quelli assoluti (vedi pag. 118). Li abbiamo osservati dal punto di vista
geocentrico, ora descriviamoli nella realtà eliocentrica.
Nel ciclo di rivoluzione di un pianeta o di un satellite si distinguono due punti (o momenti)
topici: quando esso raggiungerà la massima distanza dal corpo celeste intorno a cui ruota,
e quando ne starà alla minima.
Quando i pianeti superiori, od esterni, giungono al perigeo relativo (fig. 64 a pag. 130)
nella loro rivoluzione, staranno alla minima distanza dalla Terra nel corso del loro periodo
sinodico (vedi tab. a pag. 107, cap. 14) 27; in tal caso sono sempre in Opposizione al Sole.

27
Gli Almanacchi astronomici annuali riportano, necessariamente, le minime e le massime distanze dei
pianeti dalla Terra nel corso dell’anno in questione; poiché i periodi sinodici sono sempre superiori ai 365,24
giorni dell’anno tropico, non sempre le misure riportate corrispondono agli apogei ed ai perigei relativi, e
tantomeno a quelli assoluti.

129

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titolo: Sfere

Sfere
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Come spiegato nel predetto capitolo mostrano la loro massima luminosità relativa e
diametro apparente; sono sempre retrogradi nella prospettiva geocentrica.
I pianeti superiori, od esterni, in apogeo relativo (fig. 64) raggiungono, nella loro
rivoluzione, la massima distanza dalla Terra e sono sempre congiunti al Sole e di moto
rapido. Sono perciò a noi invisibili, a causa della prevalenza della luminosità solare.

FIG. 64

I pianeti inferiori, o interni, in perigeo relativo (fig. 65) raggiungono, nella loro rivoluzione, la
distanza minima dalla Terra sempre nella Congiunzione inferiore al Sole, che si compie
con moto retrogrado. Sono a noi invisibili, a causa della prevalenza della luminosità solare.
I pianeti inferiori, o interni, in apogeo relativo (fig. 65) raggiungono, nella loro rivoluzione, la
massima distanza dalla Terra sempre nella Congiunzione superiore con il Sole avendo
moto diretto e rapido. Sono ugualmente a noi invisibili, a causa della prevalenza della
luminosità solare.

FIG. 65

130

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titolo: Sfere

Sfere
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Nell’apogeo e perigeo assoluti i fenomeni si enfatizzano, giacché si sommano due
condizioni astronomiche per così dire estreme.
I pianeti interni, o inferiori, si troveranno nel loro perigeo assoluto quando, visti dalla Terra,
saranno in Congiunzione inferiore al Sole e, di conseguenza, nella loro posizione di
afelio 28, mentre la Terra avrà raggiunto il suo perielio, come mostra la fig. 66. Si tratta di
coincidenze che ricorrono raramente.
I pianeti esterni, o superiori, si troveranno nel loro perigeo assoluto quando, visti dalla
Terra, saranno in Opposizione al Sole e, di conseguenza, nel loro perielio, mentre la Terra
avrà toccato l’afelio, come mostra la fig. 67.

FIG. 66

FIG. 67

Per quant’è dell’apogeo assoluto il processo è analogo e contrario: per i pianeti interni
debbono coincidere il loro perielio con l’afelio della Terra, per i pianeti esterni il loro afelio
coinciderà con il perielio della Terra. Anche queste condizioni assai rare.

28
Il significato di afelio e perielio si desume dall’esposizione a pag. 6 cap. 1. In ogni modo, stanno ad
indicare rispettivamente la massima e la minima distanza di un pianeta dal Sole.

131

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titolo: Sfere

Sfere
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Cap. 16 – Le fasi della Luna

In questo capitolo impareremo a distinguere lo stato della Luna (Crescente o Calante) e le


sue fasi principali nel grafico a due dimensioni, solitamente usato dall’astrologo.
Non si tratta di una esercitazione di pura teoria astronomica, di cui dimenticarsi subito
dopo perché “tanto non serve”. L’interpretazione di una carta astrale non può né deve
prescindere dall’analisi dello stato di Sole e Luna e, conseguentemente, del loro rapporto;
non fosse altro che a causa del loro ruolo di Luminari, e quindi i principali responsabili
dell’emanazione luminosa. Le 4 fasi lunari principali costituiscono i momenti più importanti
di tale rapporto.

Novilunio
Iniziamo dunque… dall’inizio, ossia dal momento in cui i due Luminari sono perfettamente
congiunti in Longitudine. Tale fase prende il nome di Novilunio o Luna Nuova. Se il
Novilunio si compie nei pressi di uno dei due Nodi Lunari29, ad una distanza massima di
18° circa, avrà luogo un’eclisse di Sole, totale o parziale, visibile solo in alcune regioni
terrestri, secondo delle leggi che saranno oggetto di approfondimento nel cap. 23.
Il Novilunio può prodursi in qualsiasi luogo del grafico, sia sopra che sotto l’Orizzonte.
Suddividendo il cerchio nei 4 Quadranti, diamo un esempio pratico della sua formazione in
ognuno di essi (da fig. 68 a fig. 71):

NOVILUNIO NEL I QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

./ 10°28’ p

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c

FIG. 68

29
I Nodi Lunari saranno discussi nel cap. 22.

132

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titolo: Sfere

Sfere
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NOVILUNIO NEL II QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

28°32’ S ./
21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 69

NOVILUNIO NEL III QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L
16°48’ U ./

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 70

133

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________

NOVILUNIO NEL IV QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

14°25’ c
8°53’ c ./ 25°51’ l

29°57’ c

FIG. 71

Prima visibilità e Luna Crescente


Subito dopo la Congiunzione, la Luna si allontanerà dal Sole sopravanzandolo lungo
l’Eclittica, essendo molto più veloce di lui. Da questo primo momento di separazione fino al
compimento della fase plenilunica, ossia di Opposizione al Sole (vedi oltre), la Luna sarà
Crescente: il termine sta a significare che l’astro acquista ed aumenta la sua luce.
L’additività luminosa designa in termini di qualità prime l’inizio dell’umidità e del calore.
Dopo 1 o 2 giorni (a seconda dell’ampiezza della sua Latitudine) essa diventerà visibile.
Momento assai importante questo, denominato prima visibilità, o prima falce. Il benemerito
programma PLSV (reperibile gratuitamente sul sito www.alcyone.de), per ogni anno dà per
qualsiasi luogo della Terra i giorni in cui si produce la Prima Visibilità della Luna (ed anche
dei pianeti e delle stelle visibili ad occhio nudo). Momento importante, dicevamo; infatti
quando un bimbo nasce con una Luna alla Prima Visibilità, tale astro sarà assai
significativo ed efficace, e produrrà in abbondanza risorse ed energie.
A scopo esemplificativo diamo di sèguito due esempi di Luna Crescente, al fine di
mostrare la posizione dei Luminari nel grafico, ove, come detto, la Luna sarà più avanti del
Sole nel moto eclittico (o dei Segni): se occupassero lo stesso Segno la Luna avrebbe un
maggior numero di gradi (ad esempio: stando il Sole a 9° Gemelli, la Luna avrà raggiunto
un grado tra 22 e 30); se occupassero Segni diversi, la Luna starà in un Segno successivo
a quello del Sole (ad esempio, stando ancora il Sole in Gemelli, la Luna sarà in Cancro o
Leone, e così via).
Ne consegue che quando la Luna è Crescente il Sole sorge prima di lei.
Tornando ai due esempi sopra preannunciati, mostreremo nel primo (fig. 72) una Luna
Crescente sopra l’Orizzonte, e nel secondo sotto (fig. 73):

134

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titolo: Sfere

Sfere
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LUNA CRESCENTE SOPRA L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

. 10°28’ p
3°09’ a 18°03’ s

/ 18°43’ a
21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 72

LUNA CRESCENTE SOTTO L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

16°48’ U /
20°09’ c
8°53’ c . 25°51’ l
29°57’ c
FIG. 73

135

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titolo: Sfere

Sfere
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Primo Quarto
Quando la Luna Crescente si è allontanata di 90° dal Sole – o, in altre parole, quando
forma un Quadrato con esso – giunge alla fase denominata appunto Primo Quarto. Dalla
Congiunzione sono trascorsi dai 7 agli 8 giorni. Il disco lunare è illuminato per metà.
È una fase molto importante, sebbene un poco meno del Novilunio e del Plenilunio,
tuttavia coloro che si dedicano alla previsione meteorologica tramite l’astrologia ne
tengono sempre conto, poiché darà indicazioni sulla settimana che va da essa al
successivo Plenilunio.
Inspiegabilmente nell’astrologia genetliaca gode di una pessima fama, ed i giudizi su
questo Quadrato tra i Luminari sono a dir poco negativi. In realtà bisognerebbe essere un
po’ prudenti: i Luminari non sono nemici tra loro, ma comandano la propria fazione (diurna
e notturna), e sono come due capi di stato che stanno cercando un accordo. L’esito
dell’accordo dipenderà dalle altre condizioni della genitura. Ad esempio, se la genitura
fosse diurna, il Sole essendo sorto prima della Luna tende a prevalere, ma non così se la
genitura fosse notturna.
In questa fase la Luna provoca umidità e calore in misura media. Essi aumenteranno man
mano che si approssima la fase successiva.
Diamo ora quattro esempi di Primo Quarto nel grafico astrale. Nel primo (fig. 74)
rappresentiamo il Sole nel I Quadrante, e di conseguenza la Luna starà sotto l’Orizzonte.
Nel secondo (fig. 75) il Sole sta nel II, ed entrambi i Luminari saranno sopra l’Orizzonte.
Segue poi a fig. 76 la rappresentazione del Sole posto nel III Quadrante (e quindi sotto
l’Orizzonte), per cui la Luna starà nel II, sopra. Nell’ultimo (fig. 77) il Sole è posto nel IV
Quadrante, ed i Luminari quindi saranno sotto la linea dell’Orizzonte: il Sole si avvia verso
l’Ascendente, la Luna è tramontata.

PRIMO QUARTO: SOLE NEL I QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

. 10°28’ p
3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

/ 10°28’ g
18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 74

136

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________

PRIMO QUARTO: SOLE NEL II QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

1°43’ C .

3°09’ a / 1°43’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 75

PRIMO QUARTO: SOLE NEL III QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

1°43’ C /

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 1°43’ L . 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c

FIG. 76
137

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________

PRIMO QUARTO: SOLE NEL IV QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 1°43’ L / 3°09’ L

. 1°43’ c
8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 77
Plenilunio
Trascorsi 14 o 15 giorni dalla Congiunzione, i due Luminari giungeranno all’Opposizione.
Questa fase è denominata Plenilunio o Luna Piena. Se avviene presso i Nodi Lunari siamo
in presenza di un’eclisse di Luna.
Il disco lunare è completamente illuminato, ed ora la sua grandezza è pari a quella del
Sole, 32’ circa; se il Plenilunio si compie al perigeo lunare la grandezza apparente del
disco lunare supera quella del Sole, poiché raggiunge anche i 35’.
La Luna qui è giunta alla sua massima potenza e, per così dire, i rapporti con il Sole
saranno piuttosto dialettici.
L’astrologia ellenistica, ma anche la mesopotamica e quella araba, ritenevano questa fase
non inferiore al Novilunio. Tradizione poi ripresa dagli astrologi rinascimentali (Ristori,
Magini, Cardano, Nabod, ecc), ed ancor di più da Placido di Titi. Perse poi prestigio in
sèguito. Vai a sapere perché! Infatti, per quel che ci risulta, non esistono nella tradizione
testi che dichiarino la maggiore rilevanza del Novilunio rispetto al Plenilunio.
Nel tema di natività, quando presente, deve essere osservato con accortezza, e la prima
considerazione da compiere è stabilire se la nascita sia diurna o notturna: se diurna i
decreti più efficaci sono emanati dal Sole, se notturna dalla Luna. Possiamo qui richiamare
la metafora data nel paragrafo dedicato al Primo Quarto, tenendo però presente che le
trattative troveranno un terreno un poco più fertile a causa della qualità prima attiva (Caldo
o Freddo) in comune o, se preferite, del genere maschile o femminile dei Segni occupati.
Le qualità prime dell’umidità e del calore saranno qui al massimo grado, ed il secondo
neutralizza il Freddo del Luminare. Con il Plenilunio termina la fase Crescente della Luna
e s’avvia, subito dopo l’Opposizione, quella Calante. Ci limitiamo a dare di sèguito solo un
paio di rappresentazioni grafiche della fase (figg. 78 e 79), giacché l’Opposizione dei
Luminari rende semplice al lettore non esperto orizzontarsi all’interno della carta astrale.
138

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titolo: Sfere

Sfere
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PLENILUNIO CON IL SOLE SOPRA L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

. 10°28’ p

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L
10°28’ U /

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 78

PLENILUNIO CON IL SOLE SOTTO L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

25°31’ s /
3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

. 25°31’ g

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 79

139

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titolo: Sfere

Sfere
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Luna Calante
Come detto nel paragrafo che precede, subito dopo la precisa Opposizione tra i Luminari
(o Plenilunio), inizia la fase Calante. Il disco lunare sarà sempre meno illuminato, e di
conseguenza diminuisce la magnitudine. Oltre alla luce, cominciano a recedere anche
l’umidità e soprattutto il calore; infatti il Freddo torna a prevalere subito dopo il breve
periodo dei sette giorni che vanno dal Primo Quarto al Plenilunio.
Immediatamente dopo l’Opposizione e nei primi giorni successivi la Luna sorge ad est
poco prima del tramonto del Sole; alla fine del ciclo, prima della nuova Congiunzione,
sorgerà poco prima di lui.
Diamo ora due esempi (figg. 80 e 81) di inizio di Luna Calante, il primo con il Sole sopra
l’Orizzonte, il secondo con la Luna. Essi non sono altro che uno sviluppo successivo al
Plenilunio, e quindi la rappresentazione grafica che segue ne è la diretta conseguenza.

LUNA CALANTE CON IL SOLE SOPRA L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

. 10°28’ p

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

16°02’ L /
18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 80

140

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titolo: Sfere

Sfere
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LUNA CALANTE CON IL SOLE SOTTO L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C
10°16’ C /

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

. 25°31’ g
8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 81

Ultimo Quarto
È un po’ lo speculare del Primo Quarto. Dopo 7 o 8 giorni dal Plenilunio, la Luna forma un
nuovo Quadrato con il Sole, stavolta però sorgendo prima di lui ad est ed essendo di luce
calante. Questa fase prende appunto il nome di Ultimo Quarto.
Similmente al Primo Quarto è ben tenuto in conto dagli astrologi che giudicano del tempo
atmosferico su base settimanale.
Il Freddo ha riacquistato pienamente il possesso delle qualità attive, mentre il Secco
prende il sopravvento sull’Umido.
In fase di giudizio è necessaria quella prudenza già raccomandata nel paragrafo relativo al
Primo Quarto. Certo è che comunque, siccome trattasi di Luna Calante, l’impeto e
l’energia rispetto alla Luna Crescente sono ben inferiori, ma nell’economia di una genitura
questa circostanza può rivelarsi conveniente qualora vi sia un eccesso di quelle due
disposizioni; ad esempio in un aspetto qualsiasi della Luna con Marte, è sempre meglio
che il Luminare sia in fase Calante, giacché ciò tempera gli eccessi del malefico,
soprattutto il suo calore.
Diamo ora quattro esempi di Ultimo Quarto nel grafico astrale. Nel primo (fig. 82)
rappresentiamo il Sole nel I Quadrante, e di conseguenza la Luna starà nel II: entrambi
dimoreranno sopra l’Orizzonte. Nel secondo (fig. 83) poniamo il Sole nel II, e quindi la
Luna la troveremo sotto il Discendente. Segue poi la rappresentazione del Sole posto nel
III Quadrante (fig. 84), e quindi sotto l’Orizzonte, così come la Luna. Nell’ultimo (fig. 85) il
Sole è posto nel IV Quadrante, e pertanto la Luna sarà già sorta.

141

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titolo: Sfere

Sfere
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ULTIMO QUARTO: SOLE NEL I QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

. 10°28’ p
3°09’ a 18°03’ s
10°28’ s /

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 82

ULTIMO QUARTO: SOLE NEL II QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

1°43’ C .

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 1°43’ L / 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 83

142

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titolo: Sfere

Sfere
________________________________________________________________________

ULTIMO QUARTO: SOLE NEL III QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 1°43’ L . 3°09’ L

/ 1°43’ c
8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 84

ULTIMO QUARTO: SOLE NEL IV QUADRANTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s
/ 1°43’ a

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

. 1°43’ c
8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 85
143

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titolo: Sfere

Sfere
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Ultima visibilità
Si tratta della cosiddetta Luna Vecchia, che dopo 29,5 giorni circa sta concludendo il suo
ciclo sinodico. Prima di scomparire alla vista – 1 o 2 giorni prima della nuova
Congiunzione con il Sole e, perciò, 5 o 6 giorni dopo l’Ultimo Quarto – compie questa fase,
che è una sorta del canto del cigno. Secchissima e freddissima, mostra la sua vitalità
soltanto manifestandosi con tali qualità prime.
La Luna sorgerà un po’ prima del Sole, e quindi lo precederà nel Moto Diurno.
A scopo esemplificativo diamo di sèguito due esempi di Luna Calante prima della
scomparsa sotto i raggi del Sole, al fine di mostrare la posizione dei Luminari nel grafico,
ove, come detto, la Luna sarà più avanti del Sole nel Moto Diurno, ma seguendolo nel
moto opposto, quello eclittico: se occupassero lo stesso Segno la Luna avrebbe un minor
numero di gradi (ad esempio: stando il Sole a 19° Gemelli, la Luna avrà raggiunto un
grado tra 1 e 7, giacché dopo il 7° circa diventa invisibile); se occupassero Segni diversi, la
Luna starà in un Segno precedente a quello del Sole (ad esempio, stando ancora il Sole in
Gemelli, la Luna sarà in Toro, e così via).
I giorni dell’ultima visibilità per ogni anno e presso qualsiasi luogo della Terra sono indicati
dal predetto programma PLSV.
Tornando ai due esempi sopra preannunciati, mostreremo nel primo (fig. 86) una Luna
Calante all’ultima visibilità sopra l’Orizzonte, e nel secondo (fig. 87) sotto:

LUNA CALANTE ALL’ULTIMA VISIBILITÀ SOPRA L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

/ 10°28’ p

3°09’ a 18°03’ s
. 1°43’ a

21°43’ T 21°43’ S

18°03’ g 3°09’ L

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 86

144

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titolo: Sfere

Sfere
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LUNA CALANTE ALL’ULTIMA VISIBILITÀ SOTTO L’ORIZZONTE


29°57’ C

25°51’ A 8°53’ C

3°09’ a 18°03’ s

21°43’ T 21°43’ S

12°06’ L .
18°03’ g 3°09’ L
26°49’ U /

8°53’ c 25°51’ l

29°57’ c
FIG. 87

A questo punto il quadro ci appare più che esaustivo, e non resta a chi ci ha letto sin qui
che farsene una pratica.

I vincoli della Luna


Esiste una consistente tradizione – Vettio Valente, Paolo d’Alessandria, Retorio,
Olimpiodoro, ecc. – che stima di apprezzabile virtù non solo le quattro fasi principali della
Luna e la Prima e l’Ultima Apparizione dianzi esposte, ma anche le cosiddette “gibbosità”,
ovvero quando la Luna dista dal Sole 120° sia in fase Crescente che Calante, sia quando
è prossima al Plenilunio distanziandone 12° oppure quando della stessa misura se n’è
allontanata. Dunque per tale scuola l’ordine cronologico (denominato appunto “vincoli della
Luna”) delle fasi significative è il seguente:
 1 – Novilunio
 2 – Prima Apparizione
 3 – Primo Quarto
 4 – Prima Gibbosità
 5 – 12° dal Plenilunio, o, in altri termini, il giorno che precede tale fase
 6 – Plenilunio
 7 – 12° dopo il Plenilunio, o, in altri termini, il giorno successivo alla fase
 8 – Seconda Gibbosità
 9 – Ultimo Quarto
 10 – Ultima Apparizione

145

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titolo: Sfere

Sfere
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Cap. 17 – Struttura e significato delle Case

Come i Segni zodiacali sono il risultato della suddivisione dodecatemoria dell’Eclittica e


quindi relativa alla Sfera Celeste, così le Case sono il risultato della suddivisione
dodecatemoria della Sfera Locale.
Ricordiamo che il Moto Diurno è connesso alla rotazione della Terra sul suo asse polare e
che il moto zodiacale è apparente discendendo dal moto della Terra e degli altri astri
intorno al Sole. La fig. 88 mostra entrambi i moti.

FIG. 88

Ciò che ne consegue è il sorgere nell’emisfero orientale (est) del piano delimitato
dall’Orizzonte di tutti gli astri ed il loro tramontare nell’emisfero occidentale (ovest) (fig. 89),
come già riferito nel cap. 13.

FIG. 89

146

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titolo: Sfere

Sfere
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I moti dei pianeti nella Sfera Celeste costituiscono una sorta di sintesi tra i loro con quello
della Terra. Tale sintesi, osservata sulla Sfera Celeste, provoca un moto prevalentemente
antiorario. Sappiamo dal cap. 2 che i sistemi di coordinate preposte all’individuazione della
posizione degli astri nella Sfera Celeste sono le eclittiche e le equatoriali.
Come mostra l’illustrazione a sinistra della fig. 88, le Case sono numerate da 1 a 12 a
partire dall’Ascendente seguendo l’ordine dei Segni. Per saggia convenzione le Case che
si principiano dagli Angoli sono indicate con i numeri romani (I, IV, VII, X). La suddivisione
della Sfera Locale dello spazio circostante l’osservatore, trae origine: a) nei cerchi
dell’Equatore Celeste e dell’Eclittica, b) nel Meridiano Celeste che passa per il luogo, c)
nella linea dell’Orizzonte. Sono essi che consentono di calcolare le coordinate eclittiche ed
equatoriali degli Assi Cardinali (che uniscono Ascendente-Discendente e Medio Cielo-
Fondo Cielo) in virtù del moto della Sfera Locale o Moto Diurno. Il moto di rotazione della
Terra osservato da una immaginaria navicella spaziale pòsta sul Polo Nord apparirebbe
antiorario.
Essendo la Sfera Celeste praticamente immobile, tale moto, per noi che ci troviamo sulla
Terra, si converte in un moto orario (similmente a quello che accade a chi, stando in
automobile, vede il paesaggio scorrere nella direzione opposta a quella di marcia).
Il Meridiano Celeste del luogo e l’Orizzonte non sono una costruzione irragionevole della
mente umana, ma cerchi massimi astronomici, perciò reali entità matematiche dotate di
peculiari proprietà. Quando gli astri toccano il Meridiano Celeste raggiungono la massima
altezza rispetto all’Orizzonte, sia che si trovino sopra o sotto di esso (vedi l’astro della fig.
89 quando si trova in B).
Ogniqualvolta ci si riferisce al Meridiano Celeste locale e all’Orizzonte si intende la visione
non uranografica (Sfera Celeste) ma Locale (Sfera Locale).
La fig. 90 di pag. 148 evidenzia un’ulteriore distinzione tra i quadranti dello Zodiaco, che
sono stagionali, e quelli inerenti la Sfera Locale. Già nel cap. 11, Elementi primi e qualità a
pag. 59, abbiamo elencato le qualità proprie dei quadranti delle due Sfere, e non li
ripeteremo qui. Il cerchio interno della predetta figura mostra il Moto Diurno della Sfera
Locale, che si risolve in 24 ore.
Il Quadrante che va dall’Ascendente al Medio Cielo – che porta l’astro dal sorgere al
culmine – è nella tradizione definito I Quadrante; quello che va dal Medio Cielo al
Discendente (dove l’astro dopo aver toccato il Meridiano Celeste si dirige verso il
tramonto, e quindi ad ovest dell’Orizzonte) prende il nome di II Quadrante; dal
Discendente al Fondo Cielo (l’astro dal tramonto tocca il Meridiano Celeste depresso, che
sta sotto l’Orizzonte) sarà il III Quadrante; infine dal Fondo Cielo all’Ascendente – ossìa
quando l’astro dal Meridiano Celeste depresso si muove verso l’Orizzonte orientale – è il
IV Quadrante.
Nell’astrologia convenzionale si segue una numerazione diversa, poiché il I Quadrante è il
settore tra Ascendente e Fondo Cielo, il II tra Fondo Cielo e Discendente, ecc. La
tradizione segue il criterio del Moto Diurno, la dottrina contemporanea del moto eclittico.

Si può fin d’ora comprendere quanto sia improbabile per la tradizione la cosignificanza tra
Case e Segni zodiacali. Quando in astrologia si evoca l’analogia non si fa riferimento ad
un effetto “fotocopia”. Ogni elemento ha una sua specificità ed un preciso campo d’azione,
non esistono duplicati. La struttura dei Quadranti della Sfera Locale, in effetti, propone
l’equivalenza di attribuire le medesime qualità tanto ai Quadranti della Sfera Locale,
quanto a quelli stagionali. Però essa si ferma qui. La stessa dislocazione spaziale dei
Quadranti della Sfera Locale e della Sfera Celeste li pone su piani diversi: il quadrante
primaverile segue appunto il moto antiorario del Sole durante l’anno, il I Quadrante il moto
orario del Sole durante il giorno. Il Sole stesso poi dispone la tripartizione dei quadranti.

147

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titolo: Sfere

Sfere
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FIG. 90
Per comprendere il senso della Sfera Locale e delle Case dobbiamo necessariamente
riferirci al percorso degli astri nel Moto Diurno, ossia quel moto che li porta a percorrere i
quattro Quadranti in 24 ore.

La struttura e la forza delle Case


Tratteremo nel cap. 20 il metodo per calcolare il grado eclittico e di Ascensione Retta,
Obliqua o Mista che passano sull’inizio di ogni Casa (chiamato in termini tecnici Cuspide).
Basti qui sapere che appunto ogni Casa possiede un’estensione nella volta celeste, ossia
nella Sfera Locale, delimitata dalla sua Cuspide sino all’inizio della Casa che la segue o
che la precede.
Come abbiamo già riferito, le Case conseguono dalla suddivisione per dodici della Sfera
Locale. Sei di esse staranno sopra l’Orizzonte (e quindi nell’emisfero visibile), e sei sotto.
Ma più precisamente esse sono il risultato della suddivisione per tre di ogni Quadrante.
Nel cap. 18 daremo conto di tale enunciato.
Le Case sono ripartite, secondo un principio triplice, in Angolari (I, X, VII, IV), Succedenti
(2ª, 11ª, 8ª, 5ª) e Cadenti (12ª, 9ª, 6ª, 3ª). La logica di questa suddivisione rimanda al moto
della Sfera Locale ed ha due riferimenti: 1) l’intersezione dell’Eclittica e dell’Equatore
Celeste con l’Orizzonte orientale ed occidentale (Ascendente e Discendente); 2)
l’intersezione dell’Eclittica e dell’Equatore Celeste con il Meridiano Celeste del luogo
(Medio Cielo e Fondo Cielo).

148

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titolo: Sfere

Sfere
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I quattro punti di
intersezione appena citati
(Ascendente, Discendente,
Medio Cielo e Fondo
Cielo) sono denominati
Angoli, giacché come
mostra la fig. 91 il piano
verticale del Medio Cielo–
Fondo Cielo (MC–FC) è
perpendicolare a quello
dell’Orizzonte, formando
così quattro angoli di 90°.
Di conseguenza le quattro
Case che dagli angoli
iniziano, prendono il nome,
appunto, di Case Angolari.
Le Case Angolari, inoltre,
sono quelle zone della
Sfera Locale dove il
pianeta si dirige, in ragione
del Moto Diurno, all’angolo
detto altrimenti Cardine.
FIG. 91
Tali quattro punti in una genitura rappresentano le 4 direzioni. Più si avvicina al Cardine
più il pianeta aumenta la sua forza, e quindi la sua efficacia. Raggiuntolo, il pianeta inizia a
separarvisi “cadendo”, perdendo così rapidamente energia. Ecco perché, nel verso del
Moto Diurno (fig. 88) alle Case Angolari seguono le Case Cadenti. Allo stesso modo dopo
le Case Cadenti l’astro si dirige verso le Case Succedenti (“che seguono”).
Potremmo definire questo gruppo di Case come luoghi ove l’energia planetaria si
stabilizza, prima di iniziare a crescere nuovamente, avviandosi l’astro verso la successiva
Casa Angolare. Per comprendere la logica sin qui esposta è necessario osservare ciò che
accade quotidianamente in cielo. L’Orizzonte e il Meridiano Celeste sono cerchi fissi ed a
ruotare sono lo Zodiaco e gli astri. In altri termini è ciò che accade in natura.
Sintetizzando, quale descrizione prima, le Case Angolari concedono maggior forza ed
efficacia ai pianeti, le Succedenti un poco meno, le Cadenti in misura minima. Con le
dovute eccezioni, come sempre in astrologia.
Approfondendo un poco tale metodo giudicativo, alle suddivisioni in Angolari, Succedenti e
Cadenti, si devono aggiungere quelle che stimano le Case secondo l’aspetto che le loro
Cuspidi formano con l’Ascendente e il Medio Cielo. Questa distanza non si misura lungo
l’Eclittica, come incoerentemente si fa nell’astrologia convenzionale, bensì utilizzando la
suddivisione della Sfera Locale in dodici spazi di due Ore Temporali ciascuna (vedi cap.
13 Moto Diurno e il successivo cap. 18). Ciò significa che nello spazio locale qualsiasi
astro si sposterà, ad esempio, dalla Cuspide della 12ª Casa alla Cuspide dell’11ª in 2 Ore
Temporali, in 6 ore dall’Ascendente al Medio Cielo, e così via. Il grafico eclittico adottato ai
giorni nostri – ed introdotto alla fine del 1800 dall’astrologo francese Paul Choisnard – si
erige supponendo un osservatore pòsto all’esterno alla Sfera Celeste, mentre le tradizione
plurimillenaria lo pone all’interno, ossia proprio nella Sfera Locale (dove, tra l’altro, sta
l’astrologo stesso…). Non possiamo dunque comprendere dei concetti millenari se non
facendo riferimento alle tecniche che le hanno originate.

149

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titolo: Sfere

Sfere
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Sulle ragioni della sequenza antioraria delle Case


Molti sono gli interrogativi che agitano il sonno dell’astrologo che tenta di comprendere
profondamente la disciplina. Tra queste vi è la ricerca della ragione, essendo quello della
Sfera Locale un moto orario, per cui la successione delle Case a conti fatti segua l’ordine
dei Segni anziché quello orario, e quindi la I Casa non sia quella che noi identifichiamo
come la 12ª, la 2ª a sua volta non corrisponda alI’11ª, la 3ª alla X, la IV alla 9ª e così via.
Ma è proprio il termine moderno col quale designiamo il grado eclittico che sorge ad
oriente (l’Ascendente) a dare una spiegazione plausibile alla sequenza antioraria delle
Case. Un evento accade e noi immediatamente “guardiamo l’ora” (Oroscopo). L’evento è
una nascita, qualcosa che prima non c’era e che viene alla luce (visibilità). Dopo la nascita
quali gradi sorgeranno? Dato che il sorgere dei gradi segue l’ordine zodiacale, se
l’Ascendente fosse al 3° dell’Ariete ad esso seguirebbe il sorgere del 4° Ariete, poi del 5°
Ariete e così via. Sorgerebbero cioè per primi i gradi di quello che noi chiamiamo I Settore
o Casa. I gradi della 12ª Casa in effetti sono gli ultimi gradi sorti prima della nascita, non
potrebbero perciò rappresentare ciò che ancora non c’era. Inoltre, era opinione degli autori
dell’età classica, che la dignità ed il vigore stanno nell’approssimarsi degli astri al Cardine,
e non nell’allontanarsene, ovviamente seguendo il Moto Diurno: poiché il Cardine
principale è quello dell’Ascendente, non poteva che essergli assegnato il n. 1. Al
successivo nel Moto Diurno non spetta il n. 2 – che segue l’1 – giacché, come dianzi
dichiarato, ciò che è già sorto precede e non segue, e quindi gli tocca il 12, ossia l’ultimo
della sequenza delle Case.

La natura e l’efficacia delle Case


Analizziamo le singole Case, constatandone le proprie specificità. In questo paragrafo non
ne affronteremo i significati: ci limiteremo a discutere le ragioni che ne determinano la
forza e la natura favorevole o sfavorevole, oppure – o anche – efficace o inefficace. In via
preliminare affermeremo che, per la valutazione della natura efficace ed inefficace di una
Casa, il principio tramandatoci dalla tradizione insiste sull’aspetto che si forma tra la sua
Cuspide e l’Ascendente. Gli aspetti accettati sono i principali: Sestile, Quadrato, Trigono e
Opposizione. La Casa acquisisce forza ed efficacia quando la sua Cuspide forma con
l’Ascendente uno di questi aspetti principali30. Allora essa concede nella misura che le
compete effetti favorevoli ai pianeti in essa situati. Le Case che non formano alcuno di
questi aspetti si definiscono incongiunte e quindi tendenzialmente sfavorevoli. L’avversità
dipende perciò dal fatto che la Casa incongiunta possiede una distanza che non provoca
consonanze o dissonanze maggiori 31. Tale circostanza limita l’efficacia del suo influsso e
di ciò che si trova in questa parte di cielo. Altro criterio che significa l’inefficacia di una
Casa è l’essere Cadente. Tale stato celeste indica l’aver oltrepassato una posizione di
forza (Case Angolari) e quindi una perdita di virtù, che si traduce in diminuzione di energia,
in una debilitazione di tali Settori e dei pianeti in essi stazionanti. Vedremo perciò che
dall’intreccio delle due condizioni testé enunciate acquisiremo la capacità di riconoscere
l’effetto di ogni Casa. Alla loro descrizione aggiungeremo l’eventuale Gaudio dei pianeti
ospitati. Gaudio indica varie condizioni di affinità tra le qualità di un pianeta e l’Eclittica

30
In questo volume in verità non trattiamo l’argomento degli aspetti, ossia delle distanze proporzionali tra gli
astri, oppure tra gli astri e le Cuspidi delle Case, segnatamente con quelle angolari. L’argomento è esposto
in Sfere vol. II. Brevemente: gli aspetti si formano quando gli astri tra loro oppure con le Cuspidi formano
distanze sferiche sull’Eclittica di 0° (Congiunzione), 60° (Sestile od Esagono), 90° (Quadrato), 120°
(Trigono), 180° (Opposizione). Oppure, nel Moto Diurno, distanze di 0h (Congiunzione), 4h (Sestile), 6h
(Quadrato), 8h (Trigono), 12h (Opposizione). Esistono inoltre gli aspetti per identità di Declinazione, sia dello
stesso segno (entrambi + o –), sia per segni opposti (uno con segno +, l’altro con segno –).
31
Claudio Tolemeo associa l’unisono alla Congiunzione, l’intervallo di quinta al Trigono, l’intervallo di Terza
al Quadrato, l’ottava superiore all’Opposizione.

150

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titolo: Sfere

Sfere
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(vedi Trono 32, ecc.) o una Casa. In ciò che attiene questo capitolo il Gaudio (detto
altrimenti Gioia) esprime una condizione di affinità tra Casa e qualità del pianeta, una sorta
di Dignità. Riporteremo anche il governo che ogni pianeta disporrebbe sui Settori, secondo
l’opinione di Abū Mās’ār e ibn–Ezra: opinione peraltro assai discutibile, ma tant’è, riferiamo
per dovere di completezza. Indicheremo infine le età dell’essere umano cui corrispondono,
scegliendo tra le varie opinioni quelle che riscuotono maggior consenso.
Prima Casa = Casa Angolare. Detta “Vita”. La Cuspide indica l’Oriente. Gli autori classici
definivano il grado della Cuspide Oroscopo (da: ”Guardo l’ora”). Colui che ascende è,
infatti, il grado ascendente; l’estensione ne costituisce la Prima Casa. Essendo il punto in
cui sorgono e divengono visibili i corpi celesti è considerata da quasi tutti gli autori il più
importante tra i Cardini. Un pianeta che la occupi conquista molta efficacia operativa.
Accogliamo qui l’autorevole parere di Tolemeo, che ritiene che si debbano giudicare come
fossero in I Casa anche i pianeti che distino meno di 5° equinoziali 33 dall’Ascendente pur
stando nella 12ª, in quanto li stima ad esso congiunti. Tale principio deve essere di
conseguenza applicato a tutte le Cuspidi. Ad esempio l’astro che pur trovandosi in 9ª Casa
disti meno di 5° equatoriali dal Medio Cielo, sarà ad esso congiunto; oppure l’astro che pur
essendo in 2ª disti meno di 5° equatoriali dalla Cuspide della 3ª sarà interpretato come se
si trovasse in questa Casa, e così via 34.
La I Casa è la Gioia di Mercurio. Per Abū Ma’shār e ibn–Ezra è governata da Saturno
(vedi Arcana Mundi vol. I pagg.209, 210 e 218, a cura di Giuseppe Bezza, BUR 1995).
Età = La nascita e la prima età.
Seconda Casa = Casa Succedente. Detta: “Porta dell’Ade” o “Lucrum”. È la prima delle
Case incongiunte poiché dista dall’Ascendente 2h, e per questo dovrebbe essere
considerata inefficace o poco efficace, sebbene non si tratti di una Casa Cadente. La
specificità di questa tipologia di Case sta nel ritardare, ma non negare, gli esiti proficui. Per
questa ragione non è considerata inefficace in senso assoluto.
Governo di Giove.
Età = La fine della prima età secondo alcuni, l’inizio della vecchiaia per altri, nessuna
invece a parere di coloro che attribuiscono soltanto alle 6 Case sopra l’Orizzonte le età
dell’uomo.
Terza Casa = Casa Cadente. Detta: “Dea” o “Fratres”. L’appartenenza a tale tipologia di
Case farebbe della 3ª un luogo debole, ma l’aspetto di Sestile con l’Ascendente – dista
infatti da esso 4h – la cancella da quell’elenco.
Gioia della Luna. Governo di Marte.
Età = Gli ultimi tempi prima della morte, oppure per altri la fine dell’età adulta, ovvero
nessuna a causa di quanto riferito per la 2ª Casa.
Quarta Casa = Casa Angolare. Detta:”Ipogeo o Culminazione inferiore” o “Parentes”. La
sua Cuspide, l’Imum Coeli (o Fondo Cielo), indica il Settentrione. Essendo tra le Case
Angolari l’unica completamente priva di luce è ritenuta la meno potente tra di esse.
Governo del Sole.
Età = La morte, la sepoltura; per alcuni autori significa ciò che accade dopo la morte.
Quinta Casa = Casa Succedente. Detta: “Buona Fortuna” o “Filii”. La sua Cuspide forma
un Trigono con l’Ascendente, distandone 8h.
Gioia di Venere. Governo pure di Venere (ogni tanto i differenti sistemi coincidono…).

32
Il Trono è una particolare forma di Dignità (vedi Sfere vol. II).
33
5° equinoziali od equatoriali corrispondono ad una DH di 0,33.
34
Molto si è equivocato su questo passo di Claudio Tolemeo, ma in realtà il senso del suo enunciato è
proprio questo. Coloro che ne hanno fatto una lettura diversa (la principale consiste nell’attribuirgli l’opinione
che le Case inizino e terminino 5° prima del grado eclittico calcolato) sono totalmente prive di senso, oltre
che di una ratio astronomica.

151

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Età = Ciò che segue la morte, oppure la gioventù o, infine, nessuna età.
Sesta Casa = Casa Cadente. Detta: “Cattiva Fortuna o Declivio nocivo” o “Valetudo”. Tra
la sua Cuspide e l’Ascendente non si forma alcuno degli aspetti principali o tolemaici,
distandone 10h. È perciò incongiunta e Cadente. È senz’altro poco efficace: anzi, è
opinione pressoché unanime che sia la peggiore tra le Case.
Gioia di Marte. Governo di Mercurio.
Età = L’inizio della vecchiaia, oppure la fine dell’infanzia, ovvero nessuna.
Settima Casa = Casa Angolare. Detta: “Antioroscopo” od Occasus o, ancora, “Nuptiae”.
La sua Cuspide, il Discendente, indica l’Occidente. Essendo il Discendente il Cardine del
Tramonto è reputata meno potente rispetto alla I e alla X. È pur sempre il luogo che si
corica dopo il tramontare del Sole, quindi il luogo del crepuscolo.
Governo della Luna.
Età = La vecchiaia e la morte del corpo.
Ottava Casa = Casa Succedente. Detta: “Inoperosa” o “Mors”. È incongiunta, non
formandosi tra la Cuspide e l’Ascendente alcun aspetto principale, distando – come la 6ª –
10h da esso, e pertanto appartiene al gruppo delle Case inoperose. Poiché il tratto di
Eclittica assegnatole è quella parte di cielo che tramonta dopo che si è conclusa la discesa
delle tenebre è stata connessa alla morte. Per tale ragione il suo governo è stato
riconosciuto a Saturno.
Età = L’inizio della vecchiaia.
Nona Casa = Casa Cadente. Detta: “Dio” o “Peregrinationes”. La sua Cuspide forma un
Trigono con l’Ascendente, distandone 8h. Le ore in cui il Sole percorre questa Casa sono
le più calde della giornata. Ciò istituisce una similitudine con il Domicilio del Sole in Leone:
così come il massimo calore stagionale non si manifesta quando il Luminare raggiunge il
picco di Declinazione a 0° Cancro ma nel Segno seguente, altrettanto avviene nel giorno,
e quindi non al culmine ma nelle 2 ore successive.
Per questo motivo essa costituisce la Gioia del Sole. Governo invece di Giove.
Età = La fine dell’età media.
Decima Casa = Casa Angolare. Detta: “Medium Coeli” o “Honores”. La sua Cuspide, il
Medio Cielo, indica il Meridione. Alla I contende il ruolo di Casa più potente. Circa la
prevalenza tra le due sono stati espressi nei secoli pareri contrastanti. Chi fa prevalere
l’una, chi l’altra, chi infine le ritiene Case di uguale vigore. A favore della prevalenza
dell’Ascendente vi è il suo legame con il sorgere, ossia il nascere, mentre il Medio Cielo
significa la piena maturità. D’altra parte se prima non si nasce ad essa è impossibile
arrivarci.
Governo di Marte.
Età = L’età media.
Undicesima Casa = Casa Succedente. Detta: “Del Buon Genio” o “Amici”. La sua
Cuspide forma un Sestile con l’Ascendente, essendo 4 le ore che le separano. Tra le Case
Succedenti è stimata come la più potente: dopo quelle Angolari è la più favorevole.
Gioia di Giove. Governo del Sole.
Età = L’inizio dell’età media, per altri la gioventù.
Dodicesima Casa = Casa Cadente. Detta: “Cattivo Genio” o “Inimici”. Sulla sua
inoperosità e debolezza non ci sono dubbi, essendo una Casa Cadente e incongiunta –
distando 2h dall’Ascendente –. Soltanto nella 6ª un astro incontra un detrimento maggiore.
Gioia di Saturno. Governo di Venere (!).
Età = Dal concepimento alla nascita, oppure per altri autori la fine della fanciullezza.
Tutte le considerazioni che precedono traggono la loro validità qualora in una genitura (o
Tema Natale che dir si voglia) ci si riferisce al temperamento, alla forma del corpo, alla sua

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salute e a tutti gli argomenti connessi (inclinazioni psicologiche, predisposizioni affettive in
particolare). Se invece l’argomento del giudizio dovesse attenersi a ciò che significa il
Medio Cielo (vedi il secondo paragrafo successivo al presente) quanto sinora dichiarato
perde il suo senso, giacché le medesime distanze angolari dovranno riferirsi all’Angolo
predetto. E pertanto, ad esempio, la 2ª e la 6ª Casa saranno davvero efficaci, poiché
distando 8h dal Medio Cielo saranno in Trigono ad esso, mentre l’11ª e la 5ª ne saranno
disgiunte. E c’è da capirle queste Case: Giove e Venere vi trovano la propria Gioia e, si
sa, loro si impegnano in ben altre attività.

La cosignificanza Casa-Segno
La cosignificanza Casa–Segno è uno dei princìpi basilari dell’astrologia convenzionale,
che tuttavia vanta predecessori illustri e prestigiosi come William Lilly, che nella sua
Grammatica Astrologica, descrive le Case richiamando per ognuna di esse il Segno
cosignificante. Tuttavia egli aggiunge, per ogni Casa, un pianeta dominante che non è
quello in Domicilio nel Segno cosignificante.
Per cosignificanza intendiamo l’analogia stabilita tra il primo Segno nell’ordine zodiacale –
l’Ariete – con la I Casa, e poi del secondo Segno, il Toro, con la 2ª Casa, del terzo Segno,
i Gemelli, con la 3ª Casa, e così via, fino a giungere all’ultimo Segno dei Pesci,
cosignificante della 12ª Casa.
L’assunzione di un tale metodo viene argomentato sull’ipotesi che tutta l’arte astrologica si
erige sul principio dell’analogia: l’essere umano tenta di decifrare il linguaggio celeste
attraverso una sintassi che reputa l’analogia uno snodo apicale. Se l’Eclittica – e con essa
l’intera Sfera Celeste – è stata suddivisa in 12 parti, allo stesso modo la volta celeste
sopra e sotto l’Orizzonte (cioè la Sfera Locale) deve rispondere alla stessa legge.
Rispettando in tal guisa la sentenza ermetica “così in alto come in basso”35, in omaggio
all’armonia dell’unicità del cosmo. In altre parole, i fenomeni che intervengono nella Sfera
Celeste devono riprodursi in quella Locale.
L’argomento eponimo richiamato è l’equivalenza della nascita, del presentarsi alla vita,
che associa il primo Segno dello Zodiaco, l’Ariete, alla I Casa: il Segno significa la testa, e
questa parte del corpo è quella che per prima emerge dal ventre materno durante il parto.
Allo stesso modo di un astro che prima di manifestarsi alla vista ne era celato per trovarsi
sotto l’Orizzonte. Similmente il secondo Segno, il Toro, è analogico alla 2ª Casa giacché
entrambi significano l’infanzia, lo stadio orale, il possesso, l’ambiente materno, e così via.
Vista in un altro modo ancora, la rivoluzione siderale del Sole è associata alla rivoluzione
giornaliera (o Moto Diurno): ciò che accade nei 365 giorni dell’anno deve trovare una
corrispondenza, una risonanza nell’arco delle 24 ore del Moto Diurno.
Non ripeteremo qui le nostre perplessità su questo criterio, già espresse, seppure
sinteticamente, a pag. 147. Ci siamo limitati ad esporre gli argomenti di questa scuola di
pensiero, com’è giusto che sia.

Significati delle Case


Nel paragrafo La natura e la forza delle Case abbiamo dichiarato quella che potremmo
definire la loro interpretazione primitiva ed allo stesso tempo essenziale. Segue ora un
significato più circostanziato, frutto della riflessione millenaria edificatasi su precise
osservazioni.

35
L’aforisma ermetico, che ha resistito per un paio di millenni, pare ora messo in discussione – seppure
parzialmente – dalle scoperte della fisica della meccanica quantistica, che ha ampiamente dimostrato che le
leggi che governano le particelle più piccole del cosmo – i fotoni, ad esempio – rispondono a leggi diverse da
quelle dei corpi visibili. Tuttavia non tutti i fisici moderni sono convinti di questa dicotomia, e si impegnano
nel reperire una sintesi o una simmetria tra le leggi che governano il visibile con quelle dell’invisibile.

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Per correttezza e completezza d’informazione laddove gli argomenti collegati alla teoria
della cosignificanza divergono dalla tradizione, li segnaleremo a parte, per evitare
confusione e soprattutto contaminazioni. Per ogni giudizio inoltre ne dichiareremo la fonte,
ossia l’autore.
Prima Casa = “Mostra il fondamento e il soffio della vita.” (Retorio) 36 ”Invero l’oroscopo fu
posto come datore di vita 37 e dello spirito, ond’è chiamato timone. E significa
l’adolescenza, che è la prima età. E mostra il vigore sia dei beni, sia dei mali” (Paolo
d’Alessandria). ”Anima, vita, durata della vita, educazione, terra natale” (al-Bīrūnī).
“Il mondo dell’Io; il soggetto in sé e per sé, di fronte a sé stesso” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”Creatività, iniziativa, comando e autoespressione che sono unicamente
nostre e che sono mostrate dai fattori della prima casa” (S. Arroyo). ”Riflette l’indole nelle
sue reazioni primarie, le tendenze istintive, segrete o manifeste (…) volontà di
affermazione al di fuori di ogni legame” (L. Morpurgo).
Seconda Casa = “…condizione della vita” (Retorio). ”(…) detta porta dell’Ade Indica talora
ciò che riguarda le attività, in quanto si trova concorde [Trigono] al culmine superiore”
(Paolo d’Alessandria). ”Allattamento, alimento, offesa agli occhi se una malefica stella la
possiede, mezzi di sussistenza, il fabbisogno domestico, l’assistenza dei figli” (al-Bīrūnī).
“Il mondo dell’avere; il denaro, la fortuna personale e in particolare tutto ciò che viene
posseduto coi propri mezzi” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”(…) la sintonia innata con l’ambiente naturale è una fonte di sicurezza…
attaccamento a forme e cose è l’espressione di una forte relazione con la terra” (S.
Arroyo). ”(…) indica le facoltà percettive in senso utilitario… come corollario delle capacità
di sfruttamento e di osservazione dell’ambiente circostante, questa casa appare spesso
molto forte nei temi di commediografi e fotografi” (L. Morpurgo).
Terza Casa = “Indica ciò che riguarda l’espatrio, i sogni, il culto divino, la mensa, i fratelli,
gli amici, la regina 38” (Retorio). ”(…) alla terza casa, che ha minore forza (della nona),
furono assegnati i viaggi più brevi” (ibn Ezra). ”(…) è detto acquisitivo delle sostanze (…)
Ha inoltre in sorte la questione dell’amicizia e il patronato e talvolta diviene concausa
dell’espatrio” (Paolo d’Alessandria). ”(…) la parentela, i congiunti legittimi, gioielli,
migrazione, brevi viaggi, perspicacia, dottrina, perizia nella legge religiosa” (al-Bīrūnī).
“Il mondo dei contatti immediati; (…) fratelli e sorelle, cugini, vicini e colleghi; rapporti
stabiliti per corrispondenza, telefono, mezzi di comunicazione e piccoli spostamenti;
rapporti spirituali: gli studi” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”(…) rappresenta non solo i risultati della comunicazione con gli altri, ma
anche il modo con cui funziona la mente di ciascuno” (S. Arrogo). ”Indica anche la
possibilità di sfruttare l’ambiente sociale circostante a proprio vantaggio, o di lasciarsi
sfruttare (…) giornalismo, saggistica, scritti per il cinema o per la televisione, regia, critica”
(L. Morpurgo).
Quarta Casa = “(…) l’età della vecchiaia. Insegna sui genitori, sui beni fondiari, sulle cose
nascoste, sulla casa in cui si è nati, sulle fondamenta, su ciò che segue la morte”
(Retorio). ”Insegna sulla fine della vita e sulla sepoltura del corpo. Questo luogo ha

36
Retorio, che vive nel VI secolo d.C., conserva ancora memoria della tradizione e della cultura greca antica
del senso e del significato di pneuma, il soffio vitale che gli dei infondono all’essere umano. Troviamo già in
Omero espressa tale rappresentazione.
37
Sia Paolo d’Alessandria che al–Bīrūnī (dichiarazione successiva di oltre cinque secoli) si riferiscono alla
dottrina che vuole il grado dell’Ascendente, in alternativa al Sole e alla Luna, come afeta della genitura.
Afeta è l’astro o il luogo della genitura che concede gli anni di vita al soggetto, in contrapposizione ad
anereta, che è colui che li sottrae: attraverso la loro dialettica l’astrologo pronosticava la durata della vita. Se
ne tratta più diffusamente in Sfere vol. II.
38
L’associazione 3ª Casa = regina deriva dall’essere la Gioia della Luna, e come tale designata come Casa
della Dea.

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significato sulla terra natia… Indica inoltre quanto riguarda le relazioni umane” (Paolo
d’Alessandria). ”Genitori, nonni discendenti, beni immobili, campi, case, riserve di acqua,
conoscenza della genealogia, ciò che segue alla morte e ciò che accade al morto” (al-
Bīrūnī).
“Il mondo della famiglia; i genitori, la casa natale e poi il domicilio personale; la propria
casa” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”Coloro che hanno una forte enfasi sulla quarta casa hanno bisogno di
agire al livello emotivo più profondo al fine di assimilare l’essenza della loro esperienza
nell’infanzia e nella giovinezza” (S. Arroyo). ”(…) non-autonomia… atteggiamento
nazionalista o conservatore, oppure a una carriera politica tesa a impossessarsi del potere
in patria… gusto dell’arredamento (…) professioni che si applichino appunto
all’arredamento, al mobilio, alla casa” (L. Morpurgo).
Quinta Casa = “(…) poiché la casa quinta è sempre in aspetto di amicizia con la prima 39
ed ha la sua medesima natura, ebbe a significare i figli. E poiché la disposizione naturale
dell’uomo si produce mediante il cibo, questa casa fu designata a significare gli alimenti, le
bevande e i piaceri” (ibn Ezra). ”(…) amici, abiti, il diletto, la gioia, le piccole acquisizioni, il
patrimonio paterno 40, ciò che si disse di lui al suo funerale” (al-Bīrūnī).
“Il mondo creativo; gli svaghi: feste, piaceri, amori, giochi, speculazioni; il procreare: figli,
opere” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”(…) ricerca di un sicuro senso di sé mediante identificazione con cose o
persone in cui si vedono riflessi: cose che abbiamo fatto, cose e persone che amiamo,
l’essere apprezzati, notati o stimati dagli altri” (S. Arroyo). ”Sebbene una casa quinta molto
forte influisca su un comportamento estroverso e potrebbe far pensare a un carattere già
diurno di questa casa, in realtà tale comportamento non è affatto indipendente, ma
determinato, come in tutte le case del settore notturno, da qualcosa di preesistente, e cioè
appunto il tono vitale fisico-spirituale” (L. Morpurgo).
Sesta Casa = “(…) [dispone sulle] infermità, sui servi, sui nemici, sui quadrupedi e talora
anche sulle attività, per il suo trovarsi in trigono destro rispetto alla culminazione superiore
(MC)” (Retorio). ”Arreca inoltre le inimicizie suscitate da persone femminili e le insidie e le
ribellioni” (Paolo d’Alessandria) 41 ”(…) vizi del corpo, l’affaticamento” (al-Bīrūnī).
“Il mondo domestico; le preoccupazioni per la salute, la costrizione del lavoro, le fatiche in
generale; i rapporti coi sottoposti e cogli animali” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”Quando si capisce che la sesta casa rappresenta una fase di
purificazione, perfezionamento e crescente umiltà attraverso il contatto immediato col
livello materiale di esperienza, possiamo iniziare a interpretare questa casa in maniera
vera e positiva” (S. Arroyo). ”(…) dà la misura della forza di applicazione a un lavoro di
routine, l’abilità nel trattare con superiori o dipendenti in una gerarchia prestabilita (…)
rifiuto ovvero il timore di una posizione indipendente, e anche un successo, sia pure
brillante, da eterno secondo” (L. Morpurgo).
Settima Casa = “(…) insegna sulla vecchiaia 42 e le nozze e talora anche sull’eredità e le
malattie 43. Indica in particolare ciò che riguarda le dita e la vescica e i piedi. Produce
inoltre l’espatrio” (Retorio). ”(…) è la casa del processo e della controversia in virtù dello

39
Ibn Ezra vuol dire che la 5ª Casa dista 120° dalla I, formando così un aspetto di Trigono. Le dichiarazioni
successive trovano soprattutto fondamento per l’essere questa Casa la Gioia di Venere.
40
La Casa 5ª è successiva alla IV, detta la Casa dei Padri, e quindi nel sistema delle Case Derivate
costituisce la 2ª Casa a partire dalla IV.
41
La 6ª Casa è la Gioia di Marte, e pertanto ciò giustifica la parte della dichiarazione che si riferisce alle
inimicizie ed alle ribellioni. Meno chiaro ci risulta la parte che si riferisce alle inimicizie femminili, di cui non
reperiamo il fondamento.
42
Per essere la VII opposta alla I, a cui Retorio aveva assegnato il soffio vitale.
43
Retorio segue Tolemeo, che indica nella I, nella 6ª e nella VII le Case connesse con le infermità.

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sguardo opposto (dell’ascendente)” (ibn Ezra). ”(…) è l’angolo dell’esito tardivo, che
concede promozioni con il passare del tempo. Arreca inoltre le buone nozze, quantunque
sia avaro di figli 44 e mostri altresì coloro che, a causa della moglie e dei figli, provano
afflizioni” (Paolo d’Alessandria). ”(…) il banchetto di nozze” (al-Bīrūnī).
“Il mondo del complementare o dell’opposto: le unioni, il matrimonio; le collaborazioni e le
società; i nemici dichiarati, i processi, le lotte” (A. Barbault).
Cosignificanza: “(…) la qualità dell’associazione principale di una persona ha tale impatto
che la sua influenza pervade tutti gli altri settori della vita (…) tali associazioni hanno un
potente impatto sulla vita sociale e sullo sviluppo intellettuale di ciascuno” (S. Arroyo).
”(…) scelta più o meno fortunata del coniuge, la fedeltà o l’allontanamento del medesimo, i
divorzi, le separazioni, le vedovanze… il desiderio di rapporti solidi e legalizzati” (L.
Morpurgo).
Ottava Casa = “(…) significa ciò che attiene alla morte” (Retorio). ”(…) poiché ha
proporzione con la seconda casa 45 che significa gli averi, designa l’eredità dei morti” (ibn
Ezra). ”La morte e le sue cause, l’assassinio, l’avvelenamento, il cattivo effetto dei farmaci
(…) i beni della moglie 46, le spese, la povertà, l’estrema indigenza, la simulazione della
morte” (al-Bīrūnī).
“Il mondo delle crisi; la morte, le distruzioni, la rinascita, la sessualità, ma anche il denaro
del coniuge e dalla morte (eredità, lasciti)” (A. Barbault).
Cosignificanza: ”Gli studi occulti associati a questa casa sono utili principalmente come
mezzo per raggiungere la pace interiore attraverso la conoscenza delle leggi più profonde
della vita. La sessualità dell’ottava casa è un’espressione del bisogno di rinascere
attraverso l’unione con un potere più grande del sé isolato” (S. Arroyo). ”La casa ottava
indica la proiezione dell’individuo al di fuori di tutti i legami ambientali e tradizionali, il che
può corrispondere sì a una morte, ma anche a una resurrezione, a una rivoluzione totale
nel modo di pensare e di creare e questo è il vero rapporto che va stabilito con lo
Scorpione cosignificante” (L. Morpurgo).
Nona Casa = “(…) significa tutto ciò che attiene agli dei, come pure ai re 47, all’espatrio, ai
sogni e al culto religioso” (Retorio). ”(…) furono attribuiti i viaggi e quelli lunghi, giacché
questa casa è sopra l’orizzonte” (ibn Ezra). ”(…) fanno i filosofi e i mistici, coloro che
hanno ricche doti naturali, onde talora i nativi sono preposti al culto religioso e ai templi”
(Paolo d’Alessandria). ”(…) la pietà, il destino, la riflessione, il giungere alla conoscenza
per le stelle e la divinazione, la filosofia, la scienza della misurazione, l’acutezza del
giudizio, la fiducia, l’interpretazione delle visioni ne dei sogni” (al-Bīrūnī).
“Il mondo delle cose lontane; nell’estroversione, i grandi viaggi, l’estero e gli stranieri;
nell’introversione, le acquisizioni superiori dello spirito e dell’anima: filosofia, religione” (A.
Barbault).
Cosignificanza: ”Le persone con un’enfasi su questa casa sono tese a conseguire attività
che ampliano i loro orizzonti di autoconsapevolezza, che allargano la portata della loro
comprensione e che le aiutano a raggiungere una prospettiva sulla natura umana e la più
ampia visione possibile dell’universo” (S. Arroyo). ”(…) irrequietudine materiale e morale
sul piano più elevato, e dunque anche connessa con la speculazione filosofica e con le
grandi riforme sociali, nonché con le scoperte geografiche” (L. Morpurgo).

44
La VII è la più secca delle Case, e quindi inconveniente per la fertilità.
45
Le due Case sono opposte.
46
L’8ª Casa viene dopo la VII, che significa anche le nozze. Pertanto viene anche giudicata come la 2ª
Casa (i beni, le sostanze) a partire dalla VII.
47
La 9ª, come visto, è la Gioia del Sole, e denominata anche Casa del Dio o degli Dei.

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Decima Casa = “Insegna sulla gioventù, l’agire, il matrimonio, i figli ed il fondamento dei
genitori. In questo luogo i capi di fazione 48 si rallegrano e danno attività felici e
vantaggiose” (Retorio). ”(…) è la casa del regno e dell’onore e quindi della professione
dell’uomo, che è come il suo regno” (ibn Ezra). ”Il potere del Sultano, il governo del
consiglio dei nobili, l’autorità assoluta, il buon esito delle attività, il commercio, la
professione, una bella progenie, la liberalità” (al-Bīrūnī).
“Il mondo sociale; la professione, la posizione, la carriera, la reputazione, gli onori” (A.
Barbault).
Cosignificanza: ”(…) senso del destino al di là dell’ambizione personale… l’ambizione che
un individuo spera di realizzare nel mondo o a cui si sente chiamato a contribuire nella
società” (S. Arroyo). ”(…) al negativo indipendenza conquistata a fatica, o il peso
opprimente della famiglia o dell’autorità in generale… può apparire nei temi natali di
persone indipendenti” (L. Morpurgo).
Undicesima Casa = “(…) significa la terza età 49; insegna inoltre sulle attività e sul
patronato e la protezione intorno al culmine dell’età giovanile” (Retorio). “(…) avendo un
aspetto di media amicizia (con l’ascendente)50, fu posta come casa degli amici. E poiché si
trova sopra l’orizzonte, significa la lode, il vigore, la buona fama” (ibn Ezra). ”(…) indica gli
appoggi e le protezioni ed è inoltre significatore delle buone speranze” (Paolo
d’Alessandria). ”La buona fortuna, gli amici, i nemici, l’interesse per il mondo futuro, la
preghiera e la lode, l’amicizia delle donne, l’amore, le vesti, i profumi, gli ornamenti, il
commercio, la longevità” (al-Bīrūnī).
“Il mondo delle affinità; le amicizie, le protezioni, le raccomandazioni, gli aiuti” (A.
Barbault).
Cosignificanza: ”(…) ricerca di sicurezza sociale ed intellettuale (…) forte senso di scopo
individuale che non solo soddisfi i suoi bisogni personali ma sia anche in armonia con i
bisogni della società nella sua totalità” (S. Arroyo). ”(…) è la sezione aurea del tema
zodiacale, indica la possibilità di giungere a un esame obiettivo di sé stessi e delle
circostanze, di adattarsi alle medesime e al temperamento altrui, giudicando con
altrettanta obiettività, ma anche con umana comprensione, le necessità, le debolezze e le
qualità del prossimo” (L. Morpurgo).
Dodicesima Casa = “(…) riguarda i nemici e i servi e i quadrupedi e quanto avviene prima
del momento del parto, sia riguardo alla madre, sia riguardo al nascituro, giacché questo
luogo si leva prima della separazione del bimbo” (Retorio). ”(…) insegna inoltre sulle
malattie 51 e sul parto” (Paolo d’Alessandria). ”(…) la miseria, le ansietà, la prigione, i debiti,
le sanzioni, la cauzione, il timore, le avversità, la malattia, le voglie prenatali della madre, il
bestiame, i rifugi, le armi, l’esilio, i tumulti” (al-Bīrūnī).
“Il mondo della prova; malattia, prigionia, esilio, inimicizie occulte, insuccessi” (A.
Barbault).
Cosignificanza: ”(…) servizio altruistico o devozione a un ideale più elevato“ (S. Arroyo).
”(…) la forza morale e la preparazione alla morte, in quanto la nostra maggiore o minore
capacità a strapparci al materiale e al quotidiano dischiude con serenità le porte
dell’immenso” (L. Morpurgo).

48
Retorio intende il Sole (capo della fazione – hairesis – diurna) e la Luna (capo della fazione notturna).
Quest’ultima è ancor più potente se culmina nella notte.
49
Supponiamo che il giudizio derivi dall’essere Giove qui nella propria Gioia: il pianeta corrisponderebbe
all’età dell’uomo che va dai 56 ai 68 anni. Altri autori le assegnano l’età della giovinezza, poiché la Casa
appartiene al I Quadrante.
50
Intende l’aspetto di Sestile, giacché le due Case distano l’una dall’altra 60°.
51
In quanto opposta alla 6ª.

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Cap. 18 – La Domificazione Placido


Storia, metodi, osservazioni, critiche

I testi contemporanei di astrologia brillano (si fa per dire) molto spesso soltanto per la loro
“ansia” di sfamare la superficiale ingordigia di un consumatore preoccupato di esorcizzare
un aspetto di Saturno o di arrivare in dieci lezioni all’interpretazione. Quando si tenta di
comprendere i princìpi basilari della nostra Arte l’impresa si fa ardua ed il materiale inizia a
scarseggiare paurosamente. Relativamente al tema della Domificazione, ed in particolare
nella nostra lingua, i testi più che scarsi sono pressoché inesistenti.
Uno dei princìpi cui ci riferiamo riguarda il metodo di Domificazione. Di solito tra i tanti
partoriti dalla mente umana se ne sceglie acriticamente uno, senza approfondirne i criteri
sul quale si edifica. In questa sede noi indagheremo soltanto sul metodo più utilizzato dagli
astrologi (del tutto casualmente, invero), noto impropriamente come “sistema Placido”.
Che a parer nostro – nonostante i limiti presunti d’impiego che descriveremo più avanti – è
quello apotelesmaticamente più corretto. E ciò nonostante l’astrologia convenzionale.
I vari metodi di Domificazione differiscono sostanzialmente per la scelta dei sistemi di
coordinate, i quali forniscono perciò diverse suddivisioni della Sfera Locale. In via generale
sono riconosciuti tre grandi sistemi di Domificazione:
 a dominante 52 Temporale,
 a dominante Spaziale;
 a dominante Spazio-Temporale.
L’appartenenza ad uno di questi tre sistemi dipende dalla scelta dei circoli e delle
coordinate impiegate nel domificare, ovvero nel suddividere lo spazio locale.
La Domificazione di Placido, altrimenti nota come dei circoli orari, è un sistema
prevalentemente Temporale. In un certo senso si può affermare che sia l’unico, dato che
altri similmente dichiarati non sono altro che sue variazioni, il più delle volte inattendibili.

Storia del metodo


Il suo fondamento sta nella suddivisione del Moto Diurno in 12 Ore Temporali, 6 diurne e 6
notturne, codificata dagli autori greci dell’età classica. Sebbene nella Tetrabiblos non
dichiari una tecnica circa il modo per domificare, Tolemeo nel III Libro indica chiaramente
che ogni Casa si estende per 30° (intende equatoriali e non eclittici), e ogni Quadrante per
90°. Inoltre nella Syntaxis Mathematiké si riferiva altrettanto esplicitamente all’arco di 6
Ore Temporali dei Quadranti della Sfera Locale. Non sussistono perciò dubbi: l’uso dei
tempi ascensionali mostra che il metodo cosiddetto placidiano era quello da lui descritto
ed utilizzato. E proprio perché non si sofferma nel particolare della tecnica si desume che
tale metodo sia a lui precedente e ampiamente conosciuto. E d’altra parte non ne
rivendica la paternità. D’altronde è proprio in relazione alla vaghezza degli accenni nella
Tetrabiblos circa la Domificazione che in molti hanno inteso far patrocinare il proprio
metodo o le proprie scelte all’ipse dixit dell’astrologia. Il metodo ha dunque origini antiche
e pareri autorevoli ne fanno risalire le prime tracce all’astronomo ed astrologo greco
Ipparco di Nicea (II sec. a.C).
Nel trattato arabo, El-Andalus, sono catalogati vari metodi di utilizzo dell’astrolabio attribuiti
a Tolemeo. È un autore arabo, ibn al-Samh (1035), che riconosce la paternità di questo
metodo ad un Ptolomeo de Habas (IX secolo d. C.). Anche ibn ‘Ezra (autore ebreo di
opere filosofiche di orientamento neoplatonico ed astrologo, 1092/1167) nel suo Liber de

52
Adoperiamo il termine dominante in quanto le dimensioni Spazio e Tempo non possono essere separate.

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rationibus tabularum descrive un metodo di Domificazione che non è altro che quello
cosiddetto placidiano.
Il monaco benedettino Placido di Titi nacque a Nonantola (Mo) nel 1603, e visse fino al
1668. Egli fu encomiabile sostenitore della necessità di un ritorno alla purezza della
conoscenza astrologico-matematica (Tolemeo), filosofica (Aristotele) e medica (Galeno).
Rifiutò le “qualità occulte degli astri, ma non il principio di autorità” affermando che “gli astri
non possono essere segni degli eventi, se non ne sono la causa”. Cercò di depurare
l’astrologia dai princìpi devianti che già si manifestavano nella sua epoca, riconducendola
allo studio della legge di causa ed effetto e approfondendo le sue basi matematiche ed
astronomiche. Dal 1657 al 1668, anno della morte, insegnò all’Università di Pavia.
Sebbene sia ormai appurato che non sia l’inventore del metodo a lui ascritto gli va
riconosciuto il merito di aver elaborato le Tavole per la Domificazione che favorirono la sua
diffusione. Ritornando alle presunte paternità del metodo si sa che, prima del Titi,
Girolamo Diedo (1535-1615), un matematico veneziano che si dedicò all’astrologia,
menzionò il metodo, riprendendolo a sua volta da ibn Ezra. Così fece anche Giuseppe
Scaligero (1540-1609), filologo francese d’origine italiana, in una sua traduzione dell’
Astronomica di Manilio (Strasburgo 1600). Scaligero era in grado di leggere pressoché
qualsiasi testo classico, conoscendo il latino, il greco, l’ebraico e l’arabo. Fu lui stesso ad
affermare, in quelle note, che questo metodo aveva origini molto più antiche.
Nel XVII secolo il metodo placidiano trovò un’accoglienza particolare in Inghilterra, anche
se alcuni grandi astrologi quali Lilly, Gadbury ed altri ne avversarono l’utilizzo. Fu invece
per l’entusiastico sostegno di un altro astrologo inglese, Partridge, che le Tavole furono
pubblicate ed ottennero una più facile divulgazione. Ma proprio il successo del metodo
nella protestante Inghilterra causò nel 1687 il divieto di ristampare il lavoro di Placido da
parte dei censori della chiesa cattolica. In seguito il suo Primum Mobile fu tradotto da
Manoah Sibly (1789) e da John Cooper (1814). Con le Tavole delle Case secondo la
Domificazione placidiana, pubblicate da Rafael, ed il testo di J. Wilson Dizionario di
Astrologia (1819), si consolidò il successo di questo metodo in Inghilterra e in Europa. Nel
XX secolo poi, grazie alla divulgazione di un sistema di direzioni equatoriali, chiamate
Direzioni mondiali Tolemeo-Placido, molti astrologi decisero di utilizzare il metodo
placidiano.

La tecnica
Il metodo di Domificazione Placido si basa sul Moto Diurno, sulle Ore Temporali e sui
Circoli Orari 53. Se non si presentano problemi per l’attribuzione del grado di Equatore
Celeste da assegnare alle Cuspidi, non così per i corrispondenti gradi eclittici. Procediamo
con ordine.
La condizione affinché un astro sia domificabile è data dal fatto che, nel Moto Diurno,
descriva un arco diurno ed un arco notturno, ossìa che sorga e tramonti. Alla stessa legge
soggiace il grado eclittico delle Cuspidi. Tutto ciò che rimane sempre visibile
(circumpolare) o invisibile (anticircumpolare) non potrà essere incluso in questo tipo di
Domificazione. L’inclinazione dell’Eclittica rispetto all’Orizzonte varia al variare della
latitudine geografica. Variano inoltre i tempi di ascensione dei gradi eclittici, a causa
dell’inclinazione del circolo eclittico rispetto all’Equatore Celeste; per tali ragioni il metodo
è particolarmente sensibile alla latitudine del luogo dell’evento.
La Cuspide eclittica della X Casa, cioè il Medio Cielo, è quel grado eclittico che appartiene
al Circolo Orario che dista 0 ore dal Meridiano Celeste.

53
Tutti argomenti affrontati nel cap. 13.

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titolo: Sfere

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Come mostra la fig. 92, il Meridiano Celeste (il semiarco più spesso degli altri raffigurati) è
attraversato sia dall’Equatore Celeste, sia dall’Eclittica. Entrambi i punti sono usualmente
designati con locuzione Medio Cielo (MC).

FIG. 92

Il grado eclittico che sorge, definito Ascendente (ASC nella predetta figura), è il grado
eclittico che giace nel Circolo Orario che dista 6 Ore Temporali (6 DH) dal Meridiano
Celeste locale.
Il grado eclittico della Cuspide della 12ª Casa giacerà sul Circolo Orario dopo aver
percorso 2 delle 6 Ore Temporali che lo condurranno dal sorgere fino al Meridiano
Celeste; gli mancheranno quindi 4 Ore Temporali per raggiungerlo. Ugualmente, il grado
eclittico della Cuspide della 11ª Casa giacerà sul Circolo Orario dopo aver percorso 4 delle
6 Ore Temporali che lo condurranno dal sorgere fino al Meridiano Celeste; gli
mancheranno allora 2 Ore Temporali per raggiungerlo.
Come mostrava la fig. 50 di pag. 98 nel cap. 13 Moto Diurno, il Medio Cielo ha una DH
uguale a 0, la Cuspide della 12ª Casa una DH pari a 2, la Cuspide dell’11ª pari a 4,
l’Ascendente pari a 6: tutte distanze, quindi, che si misurano a partire dal Medio Cielo
stesso.
Analogamente le Cuspidi eclittiche della 2ª e della 3ª Casa saranno quei gradi che nel
Moto Diurno hanno abbandonato il Meridiano Celeste inferiore (o depresso) denominato
Fondo Cielo rispettivamente da 4 e da 2 Ore Temporali. Naturalmente il grado eclittico
dell’Ascendente lo avrà lasciato da 6, ed altrettante gliene mancano per giungere al
culmine.
Le figg. 92 e 93 mostrano il I Quadrante, che va dall’Ascendente al Medio Cielo.
Per quanto sin qui esposto (ivi incluse le anticipazioni del cap. 13) appare di tutta evidenza
che le Cuspidi propriamente dette nella Domificazione Placido non sono i gradi eclittici

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titolo: Sfere

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(che usualmente vengono indicati nei grafici), bensì i Circoli Orari che distano dal
Meridiano Celeste 2, 4 e 6 Ore Temporali.
Nella predetta fig. 93 rappresentiamo uno spazio intermedio (color grigio) tra la 12ª Casa
(in color celeste) e l’Ascendente; si tratta dei 5° equatoriali indicati da Tolemeo da
considerarsi congiunti ad esso, di cui s’è discusso nel capitolo precedente.

FIG. 93

Note esplicative della fig. 93:


B3-MC = Grado eclittico che al momento dell’evento transita al Meridiano Celeste locale.
ASC = Grado eclittico che al momento dell’evento sorge ad oriente. È normalmente definito la Cuspide della
Prima Casa o Settore.
Est = Punto dell’Orizzonte ove sorge l’Equatore Celeste. Riferito ad un tempo specifico è il grado equatoriale
che sorge.
A-ASC-C = Circolo Orario, coincidente con l’Orizzonte, sul quale ogni astro dista dal Meridiano locale 6 Ore
Temporali.
B1 = Grado eclittico che al momento dell’evento ha percorso 2 delle 6 Ore Temporali che lo condurranno dal
sorgere al Meridiano. È normalmente definito la Cuspide della Dodicesima Casa.
A-B1-C1 = Circolo Orario sul quale ogni astro dista dal Meridiano locale 4 Ore Temporali.
A-B1-C1-C-ASC-A = Parte della Sfera Celeste che indica il Dodicesimo Settore o Casa.
B2 = Grado eclittico che al momento dell’evento ha percorso 4 delle 6 Ore Temporali che lo condurranno dal
sorgere al Meridiano Celeste locale. È normalmente definito la Cuspide dell’Undicesima Casa.
A-B2-C2 = Circolo Orario sul quale ogni astro dista dal Meridiano Celeste locale 2 Ore Temporali.
A-B2-C2-C1-B1-A = Area della Sfera Celeste che delimita l’Undicesimo Settore o Casa.
A-B-C-Est-ASC-A = Parte della 12ª Casa nella quale 5° equatoriali sono ascesi prima del grado equatoriale
sorgente. In questa zona gli astri sono congiunti al Circolo Orario ascendente e quindi operanti similmente a
quelli fisicamente pòsti in Prima.
Come possiamo facilmente notare la Casa non è un arco di Eclittica ma un’area della Sfera Locale che
comprende un arco di Eclittica. Così le Cuspidi delle Case sono, in realtà, Circoli Orari. Mentre in genere per
Cuspide si intende – riduttivamente – il grado eclittico intersecato dal Circolo Orario.

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Quando un astro possiede una Declinazione superiore a quella dei gradi solstiziali (purché
non divengano circumpolari o anticircumpolari) non è possibile collocarlo in una Casa se ci
si riferisce al suo solo grado eclittico. Nel qual caso si ricorrerà alla sua Distanza Retta
(DR), attraverso la quale gli si assegna una Casa di massima, sapendo di non poter
essere precisi. La certezza sta solo nel Quadrante occupato.
Per quanto attiene le Case dell’emisfero occidentale, si procede analogamente, cioè
ripartendo i Quadranti in tre settori uguali di 2 Ore Temporali ciascuno. Il grado eclittico
che passa per la Cuspide (o Circolo Orario) della 9ª Casa avrà oltrepassato il Medio Cielo
di 2 Ore Temporali; quello che passa per la Cuspide dell’8ª avrà oltrepassato il Medio
Cielo di 4 Ore Temporali; il grado eclittico che tramonta – ossìa sul Discendente – giace 6
Ore Temporali dal Medio Cielo. Il grado eclittico che giace sulla Cuspide della 6ª Casa
dista 4 Ore Temporali dal Meridiano Celeste inferiore (Fondo Cielo), giacché ne impiega
altrettante per raggiungerlo. Quello sulla Cuspide della 5ª ne disterà 2.

Commenti
1. Questo metodo di Domificazione presenta per le natività presso le latitudini
circumpolari (oltre i 66°33’ nord o sud), degli ardui dilemmi da analizzare. Al di
sopra di queste latitudini alcuni gradi dell’Eclittica non sorgono o non tramontano, e
perciò non se ne può calcolare l’arco diurno: in altri termini nessuno dei gradi
eclittici interseca i Circoli Orari delle Cuspidi della Case sopra l’Orizzonte. Inoltre,
per effetto degli spostamenti in Latitudine dei pianeti e quindi in ragione della loro
Declinazione, può accadere che, nonostante la nascita avvenga in un luogo al di
sotto dei canonici 66°33’ di latitudine geografica, l’astro superi il Circolo Polare
Artico, divenendo così circumpolare. Fenomeno tutt’altro che sporadico, se
riflettiamo sui ventri di Luna e pianeti (le cui tabelle sono riportate nel cap. 14). In
tale caso scomparirebbe il suo arco notturno ed il grado eclittico del pianeta non
sarebbe domificabile. Peraltro pure le stelle fisse che possiedano una Declinazione
maggiore della colatitudine geografica (N o S), divenendo circumpolari ed
anticircumpolari, non possono essere domificate col sistema Placido. I corpi celesti,
a quelle latitudini geografiche, sono inseribili nei Quadranti della Sfera Locale, ma in
mancanza di una Differenza Ascensionale (vedi cap. 13) non nelle loro tripartizioni
temporali, se non quella di massima di cui s’è accennato qualche riga più sopra.
2. Il metodo chiarisce che le posizioni degli astri e la divisione del Tema Natale sono
Distanze Orarie tra le Cuspidi o tra i pianeti rese paragonabili grazie al principio
della proporzione (Ore Temporali). Tale principio stabilisce che stesse frazioni di
archi diurni e notturni planetari possiedano qualità simili, quindi sommabili o
sottraibili, tali da formare aspetti (in mundo) o archi (Case, Quadranti ed Emisferi)
significativi. La proporzionalità trova perciò la sua sostanza nei Circoli Orari;
3. La Domificazione Placido ci permette di riconoscere gli aspetti in mundo 54 od orari.
Il grafico eclittico convenzionale di Paul Choisnard – utilizzato da gran parte degli
astrologi – rende assai arduo il compito, diversamente da quello cosiddetto
anglosassone a Case uguali, sempre che si segua il criterio di collocare gli astri
nella loro Distanza Oraria (DH) dal Meridiano, come mostreremo più avanti. Qui a
titolo di esempio anticipiamo che un pianeta che si trovasse all’Ascendente ed un
altro che stesse al Medio Cielo formerebbero sempre un Quadrato orario o in
mundo tra di loro, essendo distanti 6 DH. Nel tema eclittico potrebbero anche
trovarsi in Trigono o in Sestile, oppure ad una distanza non proporzionale, e quindi
in assenza di aspetto.

54
Per gli aspetti in mundo vedi nota n. 30 a pag. 150.

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4. L’ultima considerazione che ci permettiamo è relativa ad un vizio vero e proprio che
crediamo aver dimostrato essere in realtà un fraintendimento di quegli astrologi che
non hanno ben compreso la natura della Domificazione placidiana: gli aspetti
eclittici dei pianeti con l’Ascendente ed il Medio Cielo (e con le altre Case ed
Angoli). Come abbiamo visto la natura della divisione della Sfera Locale in Case
riposa sull’architettura dei Circoli Orari, verso i quali ascendono o discendono gli
astri e i gradi dell’Eclittica. La struttura è perciò il Tempo. Le Cuspidi e la posizione
degli astri nelle Case indicano quanto tempo impiegherà l’astro o il grado eclittico
della Cuspide a raggiungere il Meridiano Celeste, o da quanto tempo se n’è
allontanato. Il luogo eclittico (Longitudine e Latitudine) occupati dagli astri è un
fattore relativo allo Spazio. La distanza sferica (e quindi misurata sull’Eclittica) tra
un astro ed un Circolo Orario appare perciò priva di significato. Detto diversamente,
gli unici aspetti leciti agli Angoli sono quelli orari. Come abbiamo riferito al n. 3, un
astro al Medio Cielo sarà sempre in Quadrato all’Ascendente, qualunque sia il suo
grado eclittico; analogamente, un astro sulla Cuspide della 9ª Casa sarà in Trigono
all’Ascendente, in 11ª in Sestile, e così via.

FIG. 94
5. Che rimanga tra noi, dato che la questione è ignorata dai più, ma è indispensabile
chiarire che nel metodo Placido gli astri devono essere collocati esattamente nella
zona della Sfera Locale in cui realmente si trovano, mentre è pratica pressoché
generale domificarne il grado eclittico. Non lo dite a nessuno, sennò astrologi e
programmatori ci rimangono male…

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Critiche
 Il sistema Placido viene accusato di non funzionare al di sopra di 66°33’ N e S, o
comunque di non essere adatto per quei luoghi. La critica partirebbe dal presupposto che
per essere credibile un sistema deve funzionare sempre. Ora, a nostro parere, non si
tratta di stabilire l’efficienza o meno del metodo. Esso in realtà riproduce i moti reali, che
per loro natura non possono né debbono esser piegati a logiche di comodo. Chi mai si
sognerebbe di accusare quelle stelle che non sorgono o non tramontano mai? Non sarà
mica colpa loro! La questione, semmai, è quella di riflettere, finalmente, sul problema –
enorme – dei criteri del giudizio per le geniture di quei luoghi, così come quelle (assai
sporadiche, invero) nei pressi della linea dell’equatore terrestre.
 All’approssimarsi delle latitudini del luogo di nascita al Circolo Polare il grafico
convenzionale di Choisnard evidenzia l’espansione di alcune Case a discapito di altre, che
si riducono vertiginosamente. La deformazione deriva proprio dalla natura del predetto
grafico, che prende quale riferimento l’Eclittica ponendosi all’esterno della Sfera Celeste.
In realtà, per quanto diversi, i vari archi di Eclittica significano sempre 2 Ore Temporali del
Moto Diurno. Davvero non vorremmo più sentire di colleghi che rifiutano la Domificazione
Placido perché per nativi di Stoccolma trovano Case di 2°. Se riflettessero che quei 2° ci
mettono 2 ore per trasferirsi da una Cuspide all’altra, magari cambierebbero opinione.
Sempre che lo capiscano.

Varianti
Due cose non sono mai mancate al genere umano: la fantasia e l’aspirazione a qualche
minuto di celebrità. E non infrequentemente la prima è stata pòsta al servizio della
seconda. Giusto per dire che Placido ed i suoi colti predecessori hanno loro malgrado
trovato chi ha creduto di perfezionare il metodo a dominante Temporale. Di sèguito un
breve excursus. Buona lettura. Se possibile.
Glahn: inserisce i Decani nelle Case. Ognuna viene tripartita. In questo modo si cerca di
individuare, con maggior precisione, la posizione e la forza dei pianeti in esse.
Dalton: sappiamo di tale variante, ma la nostra fonte ne tace i princìpi.
Busceti: le varianti apportate al metodo sono le seguenti:
1. le Cuspidi non sono l’inizio della Casa ma la zona dove i suoi significati si palesano
con più forza;
2. partendo dal calcolo classico delle Cuspidi placidiane si divide lo spazio eclittico tra
due Cuspidi in tre parti. La terza parte, in senso antiorario, costituirà l’inizio della
Casa seguente;
3. una Casa non inizia però improvvisamente come riferito al punto 2. Vi è uno spazio,
detto “di transizione” prima dell’inizio della Casa, in cui sono presenti le influenze
delle due Case contigue. L’ampiezza di questa zona è valutata in 1/20 dei gradi
eclittici che separano le due Cuspidi vicine;
4. i significati della Casa e l’eventuale presenza di pianeti nella parte che precede la
Cuspide e nella zona di transizione si manifestano in modo involontario (un po’
come il significato della sequenza I Casa-Ascendente-12ª Casa);
Sebottendorf: una volta calcolate le Cuspidi col metodo Placido, si prendono i punti medi,
rigorosamente eclittici, tra le Case adiacenti e questi diventano i confini delle Case. Le
Cuspidi iniziali diventano allora i punti centrali delle Case e le zone di maggior forza.
Se avrete letto e compreso la descrizione astronomica che abbiamo esposto non saranno
necessari i nostri vituperi alle varianti descritte.

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Cap. 19 – La misura del Tempo

Dovendo misurare moti ed intervalli temporali diventa fondamentale, in astrologia, stabilire


le relative unità di misura e coordinate. A tal fine ci si è dovuti riferire a fenomeni costanti e
facilmente misurabili. Il concetto di tempo cronologico non può essere definito in quanto è
un concetto primitivo, ossia intuitivo. In questa sede ci limiteremo a prendere in
considerazione il concetto newtoniano di tempo assoluto, che fluisce in modo costante ed
uguale rispetto agli osservatori. L’astrologia, basata sui tempi e sui cicli, ha sempre avuto
l’esigenza di stabilire coordinate spazio-temporali per poter pronosticare. Per questa
ragione – nonché per l’organizzazione socioeconomica delle civiltà – uno dei compiti degli
astronomi-astrologi antichi era quello di controllare ed erigere calendari.

Ore nazionali, fusi orari e standardizzazione del tempo


L’industrializzazione, l’aumento e l’accelerazione degli scambi internazionali che
s’imposero a metà circa del XIX secolo richiesero una radicale revisione
dell’organizzazione internazionale della misura del tempo. Fu così che la Conferenza di
Washington del 1884 individuò in quello di Greenwich il meridiano di riferimento (o
meridiano 0) e nell’ora di Greenwich il Tempo Universale.
Come anticipato nel cap. 6 si stabilì, per convenzione, di suddividere la Terra in 24 spicchi
mediamente di 15° l’uno, i Fusi Orari. Ad ogni fuso fu assegnata l’ora del meridiano che
sta al suo centro: in tal modo tutti i luoghi compresi nello stesso fuso farebbero riferimento
alla medesima ora. Tale ora è un tempo civile o legale (da non confondere quest’ultima
con l’uso in Italia di chiamare legale l’ora che viene aggiunta alla civile per conseguire
risparmi energetici e che si dovrebbe chiamare ora estiva).
Ogni fuso ha una sua definizione ed una sua sigla. Quello cui appartiene l’Italia è il Fuso
1E dell’Europa Centrale (sigla CET, acronimo di Central Europe Time), ed è attraversato,
al suo centro, dal meridiano 15° Est.
Nella pagina successiva compare una tabella che riporta i fusi orari in uso, descrivendoli
con l’acronimo, la sigla estesa ed il tempo da sommare o da sottrarre a quello di
Greenwich, o del meridiano 0 che dir si voglia. Come si potrà notare esse sono ben più di
24, poiché per ragioni pratiche e territoriali vari paesi non hanno rispettato alla lettera la
suddivisione a suo tempo stabilita. Comunque quelle riportate sono le sigle e gli acronimi
in cui l’astrologo professionista si imbatte nell’investigazione dei regimi orari mondiali dei
nativi.
Sarà poi necessario procurarsi delle tabelle circa le ore estive, cui buona parte delle
nazioni ricorrono in via temporanea o permanente per anticipare di un’ora o anche due
quella di appartenenza. Indagine non priva di complessità, anche per la scarsità di fonti cui
riferirsi. D’altra parte non appena viene immesso sul mercato un volume che le riporta
(unitamente ai regimi standard), questi va subito esaurito, ed al momento non siamo in
grado di consigliare testi reperibili.
Nel predetto cap. 6 abbiamo riportato la mappa dei fusi orari, che però tiene conto solo
parzialmente (e per quanto possibile) delle predette eccezioni.
Ciò che ci preme chiarire comunque è che quel che noi leggiamo sui nostri orologi non è
un tempo vero, ma convenzionale, un’uniformazione necessaria, che però deve essere
corretta nel calcolo della Domificazione, giacché è necessario riferirsi al tempo locale. È
ciò di cui ci occuperemo nel prossimo cap. 20.

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FUSO SIGLA +o– Il giorno solare vero


Greenwich (meridiano 0) GMT o TU 0 La misura del tempo si fonda quindi su
West Africa Time WAT –1.00 fenomeni ciclici naturali. Il ciclo, o meglio,
Azores Time AZT –2.00 il periodo basilare è il giorno. Ma per
Brasil Zone 2 BZT –3.00 utilizzarlo e comprenderlo dobbiamo
Newfoundland Time NFT –3.30 riferirci ad alcuni princìpi astronomici.
Atlantic Standard Time AST –4.00 L’intervallo temporale che intercorre tra
Eastern Standard Time EST –5.00 due transiti del centro del Sole vero sul
Central Standard Time CST –6.00 Meridiano Celeste locale stabilisce la
Mountain Standard Time MST –7.00 durata del giorno solare vero.
Pacific Standard Time PST –8.00 In ragione del moto apparente del Sole
Yukon Standard Time YST –9.00 sull’Eclittica in un giorno, che è di 1°
Alaska–Hawaii Time AHT –10.00 circa, la durata del giorno solare vero è
Hawaiian Standard Time HST –10.30 superiore al tempo che impiega la Terra
Nome Bering Time NAT –11.00 a compiere una rotazione sul proprio
International Date Line IDL –12.00 asse.
Central European Time CET +1.00 La durata del giorno vero varia da
Eastern European Time EET +2.00 23h59m39s a 24h00m32s, essendo più
Kenya Time KET +2.30 lungo in inverno e più corto in estate.
Baghdad Time BGT +3.00
Iran Time IRT +3.30 Il giorno solare medio
Russia Zone 3 R3T +4.00
Russia Zone 4 R4T +5.00 La durata del giorno solare vero cambia
India Time INT +5.30
Russia Zone 5 R5T +6.00
North Sumatra Time NST +6.30
South Sumatra Time SST +7.00
Java Time JVT +7.30
China Coast Time CCT +8.00
Japan Standard Time JST +9.00
South Australian Time SAT +9.30
Guam Standard Time GST +10.00
Russia Zone 10 Z11 +11.00
Old New Zealand Time OZT +11.30
New Zealand Time NZT +12.00
Greenwich Double Time GDT +1.00
Central Europe Double Time CED +2.00
durante l’anno, in ragione della diversità della
distanza della Terra dal Sole. Questa variabilità
rende problematico l’utilizzo del giorno solare
vero ai fini della misura pratica del tempo. È
stato quindi necessario, per così dire,
regolarizzare il moto apparente del Sole Vero
introducendo un Sole Medio, che si muove
sull’Equatore Celeste, con moti angolare ed in FIG. 95
Declinazione costanti. In relazione al Sole
Medio si utilizza un Sole Fittizio (introdotto dall’astronomo Simon Newcomb a cavallo tra il
XIX ed il XX secolo) sull’Eclittica che si immagina possedere un moto regolare (vedi fig.
96). La durata del Giorno Medio è così stabilita in 24h. La differenza tra il tempo medio o

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Sole Medio ed il tempo vero o Sole Vero viene rappresentata dal diagramma
dell’Equazione del Tempo, in fig. 95, sotto forma di un grafico chiamato Analemma.
La linea verticale riproduce il Meridiano Celeste, quella orizzontale, con Declinazione 0°,
l’Equatore Celeste. Il Meridiano Celeste rappresenta anche la posizione del Sole Medio a
Mezzogiorno, con la Declinazione relativa al giorno considerato indicata al bordo esterno a
sinistra del quadrettato. In realtà il Sole Vero sta sulla linea curviforme dell’Analemma, in
ritardo o in anticipo rispetto al Sole Medio. Sul bordo esterno in alto del quadrettato sono
riportati i minuti di anticipo o di ritardo.
Il Sole Vero coinciderà con il Sole Fittizio solo 4 volte all’anno: il 15 aprile, il 14 giugno, il
31 agosto e il 24 dicembre.

FIG. 97

FIG. 96

Ora locale
In passato il solo modo conosciuto per misurare il tempo in un luogo stava nello stabilire
l’ora locale. Il mezzogiorno era sancito dal passaggio del centro del corpo del Sole sul
Meridiano Celeste locale. L’alba ed il tramonto dividevano il giorno dalla notte, e così le
ore si distinguevano in diurne e notturne: di conseguenza esse erano di durata ineguale.
Successivamente, con l’invenzione della meridiana, sempre partendo dal mezzogiorno
locale, si fu in grado di misurarle con maggiore precisione. Questo procedimento, però, è
valido solo se si resta in quel luogo o in luoghi che sono posti sulla stessa longitudine
terrestre. In tutti i luoghi ad est di essi il mezzogiorno locale giungerà prima (così come
l’alba, peraltro), mentre in quelli al suo ovest il mezzogiorno locale giungerà dopo. Per
effetto della velocità di rotazione della Terra una differenza di 1° di longitudine terrestre
corrisponde ad una differenza temporale di 4m in ora locale.
Come spiegheremo nel prossimo capitolo, data l’ora di nascita del soggetto o di un evento,
il primo dato che l’astrologo deve ricavare per domificare è calcolare proprio l’ora locale.
Sul procedimento rimandiamo sempre al cap. 20.

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titolo: Sfere

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Tempo Siderale
Il punto γ ha sempre avuto una grande importanza per astrologi ed astronomi sin
dall’antichità. Gli stessi astronomi moderni, data la grande precisione degli strumenti di
misurazione, lo stimano al pari di una stella, giacché ne fanno il punto di riferimento per la
Sfera Celeste, così come nell’antichità si utilizzavano stelle brillanti presso l’Eclittica, come
Regolo, Spica o Aldebaran. Per parte loro gli astrologi ne fanno il punto di riferimento,
l’Origine. Questo punto, per quanto immateriale, è correlato a moti planetari reali ed a
mutamenti stagionali fondamentali. Il transito del Sole sul punto γ segna il suo passaggio a
Declinazioni Nord, l’inizio della stagione primaverile, ed il prevalere del periodo diurno su
quello notturno. Sul moto siderale del punto γ si calcola, inoltre, lo spostamento
precessionale. Ed è, come sappiamo, il punto origine sia delle coordinate equatoriali sia di
quelle eclittiche. L’Angolo Orario di questa stella fittizia è rappresentato, nella fig. 98 qui
sotto, dall’angolo t, detto tempo sidereo (ts) se riferito ad un meridiano generico e Tempo
Sidereo o Siderale (TS) se riferito al meridiano origine di Greenwich.

FIG. 98

La misura del Tempo Siderale presuppone due condizioni:


1. l’invariabilità del tempo di rotazione della Terra sul proprio asse;
2. l’uniformità del passo giornaliero dell’Angolo Orario t.
In realtà è ormai un dato acquisito da circa cinquant’anni che non sono vere né la prima né
la seconda condizione. Tuttavia, per ciò che attiene i nostri fini l’approssimazione è
comunque accettabile.
Il Tempo Siderale è l’Angolo Orario tra il meridiano di Greenwich e il punto γ, misurato nel
senso del Moto Diurno, come possiamo vedere nella fig. 98 (arco di Equatore Celeste dal
MC equatoriale fino al punto γ). La quantità è indicata in ore, minuti e secondi. Quello che
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troviamo tabulato nelle Effemeridi è un TS medio riferito alle ore 0 o alle 12.00, a seconda
delle scelte dei compilatori.
Come vedremo nel prossimo capitolo, l’astrologo nel domificare deve assolutamente tener
conto della misura del Tempo Siderale in quel determinato giorno, giacché deve sapere in
quale zona della Sfera Celeste sta il punto γ. Vediamo ora, in via un poco approssimativa,
come si ottiene il TS, svelando così il fenomeno
celeste che si cela dietro il dato che assumiamo
dalle Effemeridi.
Due passaggi del punto γ al Meridiano Celeste
locale (per brevità di qui in avanti ci riferiremo
direttamente a quello di Greenwich) prendono il
nome di giorno siderale, e si compie in 24 ore
siderali.
All’equinozio di primavera il Sole transita al
Meridiano Celeste unitamente al punto γ.
Quest’ultimo però non possiede un movimento
proprio (a parte quello siderale di 8 millesimi di
secondo circa che si riferisce al moto precessionale
FIG. 99 lungo le Costellazioni zodiacali), ma il Sole sì. Esso
si sposta giornalmente di 0°59’08.33” di Ascensione
Retta. Ne consegue che se il 21 marzo Sole e punto
γ culminano insieme, il giorno dopo, il 22 marzo, il
Sole – giunto a 1° Ariete circa – culminerà
successivamente al punto γ nella misura di
3m56.5554s circa. Il 23 marzo, il Luminare –
pervenuto a 2° Ariete – toccherà il Meridiano con un
ritardo di 7m53s circa rispetto a γ. E così via per gli
ulteriori 363 giorni dell’anno. All’equinozio autunnale,
il 22 o 23 settembre, il Sole culminerà unitamente al
punto Ω, mentre il punto γ starà esattamente
all’anticulminazione, ossia a 12 ore siderali di
distanza.. Proprio questo tempo che separa il
Meridiano Celeste ed il punto γ al momento del
FIG. 100 culminare del Sole prende il nome di Tempo
Siderale. E questo tempo, poi, non è altro, per
l’appunto, che un Angolo Orario.
Tenteremo ora una rappresentazione grafica di
quanto esposto.

FIG. 101

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Note esplicative sulle figg. 99, 100, 101


FIG. 99: Sole e punto γ culminano insieme al Meridiano Celeste all’equinozio di primavera: tra loro, quindi, non
si pone alcuna distanza.
FIG. 100: il giorno successivo all’equinozio, il Sole è avanzato lungo l’Equatore Celeste – e di conseguenza
anche lungo l’Eclittica – di poco meno di 1°, e pertanto culmina 3m56s circa dopo il punto γ. Detto in altro modo
1° di Ariete giunge al Medio Cielo dopo 0° Ariete, così come 1° di AR culmina dopo 0° di AR.
FIG. 101: dopo 30 giorni dall’equinozio di primavera il Sole giungerà al Meridiano Celeste con un ritardo di
quasi 2 ore rispetto al punto γ, ossia 1h58m17s circa. Il Sole starà a 30° Ariete circa, la sua AR starà a 29°34’
circa. Infatti: 1h58m17s x 15° = 29°34’.

Chiudiamo precisando che le Effemeridi calcolate per le ore 0 (dette altrimenti “di
mezzanotte”) computano il TS a partire dall’equinozio d’autunno, quando il Sole
anticulmina unitamente al punto Ω. Si tratta invero delle Effemeridi più diffuse ai giorni
nostri, perché non richiedono alcun accorgimento, come vedremo nel prossimo capitolo.
Mentre le Effemeridi calcolate per le ore 12.00 (altrimenti dette “di mezzogiorno”)
computano il TS allo stesso modo in cui lo abbiamo esposto sopra, ovvero dall’equinozio
primaverile, quando il Sole transita al meridiano unitamente al punto γ. Erano quelle usate
sino alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso, il XX, ma ve ne sono ancora in
commercio, tra cui le prestigiose Raphael.

I Calendari nella nostra tradizione


Il problema della determinazione e della misurazione del tempo ha da sempre posto la
necessità di stabilire unità di misura e sistemi di riferimento, come spesso avviene nelle
umane questioni. In un modo o nell’altro, le strutture del pensiero umano – della sua
filosofia, se vogliamo – si erigono su un senso del “prima” e del “dopo”. E già questo
introduce quella percezione ciclica del tempo che presuppone una scansione che
contenga, appunto, un prima e un dopo: relazione reperita nei fenomeni naturali, perlopiù
celesti, osservabili e riconoscibili. Invero, il senso del tempo è soggetto alle variabili
socioculturali: infatti quel che sperimentiamo ai nostri giorni non è lo stesso che l’umanità
ha percepito nelle epoche precedenti, così come ogni cultura ha manifestato una
sensibilità diversa rispetto a questa tematica. Attraverso i documenti giunti fino a noi
possiamo affermare che, almeno in talune epoche od organizzazioni sociali, il tempo era
percepito come un ripetersi costante di periodi stagionali e rituali, un tempo circolare,
assolutamente inadatto, per sua natura, a stabilire un arco temporale da un qualche punto
origine (nascita del Cristo o altro). Il senso del futuro a lungo termine e dell’evoluzione si è
probabilmente sviluppato dal momento in cui l’uomo ha iniziato a coltivare una specie di
“fiducia mistica” nella scienza moderna.
In linea generale tratteremo – senza scendere nel dettaglio – circa lo sviluppo della
misurazione del tempo nella nostra tradizione latina fino ai nostri giorni, con l’unica pretesa
di esporre un argomento che, per chi pratica l’astrologia, è di nodale importanza. E lo è
ancora di più qualora lo studioso voglia controllare date antiche o per le quali è necessario
saper trasformare date di calendari diversi. Per questa ragione cerchiamo di capire, in via
preliminare, quale sia la differenza tra Cronologia e Cronografia. A tal fine ricorriamo alle
definizioni di Adriano Cappelli nel suo Cronologia Cronografia e Calendario perpetuo 55:
Cronologia: [...] si occupa dei metodi usati dall’antichità per stabilire il calcolo dell’anno
secondo cicli lunari o solari e delle altre suddivisioni in ore, giorni, settimane, mesi;

55
Hoepli, 1988.

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Cronografia: [...] studia i criteri in base ai quali i popoli hanno collocato gli avvenimenti in
punti ben precisi dei cicli cronologici che si ripetono uguali, attraverso la definizione di ere
e l’uso di annali, tavole storiche, opere storiografiche.

Fenomeni naturali
Gli astronomi sumeri nel IV millennio a.C. furono i primi a calcolare con una certa
precisione i cicli solari e lunari. Il testo astronomico più antico conosciuto è il babilonese
Mul Apin, in cui l’anno è suddiviso in dodici mesi. Una sorta di prefigurazione dei dodici
Segni dello Zodiaco. Il tempo è una nozione astratta e la sua percezione è legata anche a
fattori soggettivi. Tuttavia i cicli vitali manifestano un andamento circolare e ripetitivo che
ha permesso di riconoscere la relazione tra essi e i moti celesti. Primi tra questi il ciclo
diurno, il ciclo lunare, la variazione dell’altezza del Sole rispetto all’orizzonte e le stagioni.
Essendo la Luna l’astro più rapido nella Sfera Celeste e che più di ogni altro mostra una
mutevolezza costante nella luminosità, fu naturale utilizzarla quale metro principale per
misurare il tempo. Un vero orologio ante litteram. Altre civiltà fecero riferimento
anche/invece alle levate eliache di alcune stelle; questi fenomeni presentavano il
vantaggio di una regolarità maggiore rispetto ai cicli lunari. Con il trascorrere dei secoli ci
si accorse però che anche questi sistemi conducevano nel tempo ad errori: infatti per
effetto della precessione degli equinozi – oltre che del moto proprio – le stelle si spostano
rispetto alle stagioni.
Uno dei problemi principali per l’elaborazione di un calendario, sin dall’antichità, fu la
difficoltà di far coincidere il ciclo lunare con l’anno tropico. Il primo, dopo il giorno, era il
ciclo più facilmente riconoscibile e nel suo ripetersi per 12 volte venne definito anno
lunare. L’altro, riferito al ritorno del Sole sul punto γ o 0° Ariete, è legato alla ciclicità delle
stagioni ed è detto Anno Tropico. L’anno lunare però ha una durata di circa 354 giorni, il
tropico di 365 circa. Gli 11 giorni circa di differenza fanno rapidamente divergere i due
computi.
Ogni civiltà comunque fece riferimento ai Luminari per misurare il tempo. Civiltà
geograficamente – oltre che culturalmente – lontane elaborarono perciò sistemi di misura
del tempo molto simili. Infatti il fenomeno che osservavano era il medesimo.
La prima unità di misura del tempo può essere considerata la rotazione della Terra sul
proprio asse, il giorno. Al moto sinodico della Luna fu connesso il periodo che chiamiamo
comunemente mese, che si compone di 30 giorni circa. È dal mese poi, o meglio, dalla
fase lunare di Quarto, che nasce la settimana. Dal ripetersi ciclico delle stagioni proviene
l’anno (termine che deriva da anulus, anello, il cerchio tracciato nel cielo dal moto
apparente del Sole durante l’anno, l’Eclittica).
Per la suddivisione del giorno sono stati elaborati metodi che fanno riferimento alla
dialettica del giorno e della notte, ed ognuna a sua volta fu ripartita in ore, la cui durata
spesso fu diversa da civiltà a civiltà.
Per misurare il trascorrere del tempo giornaliero furono concepiti numerosi marchingegni
che possiamo definire in senso lato orologi. Per ordinare e riconoscere invece i periodi
dell’anno furono ideati i cosiddetti Calendari (da calenda, primo giorno di ogni mese
nell’antico calendario dei Romani).
Svilupperemo la nostra esposizione iniziando dalla descrizione generale dei calendari
della nostra tradizione, proseguendo poi nella seconda parte con l’analisi delle unità di
misura temporali (secondo, minuto, ora, giorno, settimana, mese, anno, ecc,).
Ciò che verrà riferito nei paragrafi che seguono non pretende di costituire un resoconto
esaustivo dell’argomento. Lo studio di vari testi ci ha convinti circa la complessità
dell’argomento e di quanto sia difficile descrivere compiutamente l’evoluzione del computo
del tempo. Riferirsi genericamente al calendario babilonese o greco è, come dicono le

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fonti cui ci siamo rivolti, semplificare una realtà fatta di secoli e secoli di storia e di
mutamenti, di entità politiche spesso multietniche, con tradizioni e usanze polemicamente
contrastanti. Voglia perciò il benevolo lettore considerare questa una panoramica
esemplificativa – e semplificata – dei vari criteri assunti nel tempo dall’uomo del bacino
mediterraneo.

L’inizio e la fine dei tempi


Poiché, come riferito sopra, l’essere umano percepisce la dimensione del tempo, ne
stabilisce un prima ed un dopo. Da ciò consegue la deduzione di un’origine ed una fine
universali.
L’attuale civiltà occidentale ritiene spiegabile qualsiasi fenomeno attraverso un metodo
pragmatico e tecnico, giacché abbiamo perduto l’attitudine all’uso del linguaggio
metaforico. L’eccessiva fiducia nella logica razionale rende difficile comprendere come gli
antichi utilizzassero la trasmissione orale dei miti, delle favole e delle raffigurazioni
artistiche per trasmettere conoscenza e per educare.
Ed è proprio in relazione con l’origine del Tempo (o dei tempi) e la fine di essi che le varie
culture elaborarono miti ed allegorie di così grande impatto che ancora ne conteniamo
ampie tracce di significati.
Il Libro della Genesi è l’esempio a noi più noto della rappresentazione dell’inizio del tempo.
La descrizione dell’opera di Jaweh nei primi sette giorni rappresenta l’ingresso della
divinità in una dimensione familiare e “quotidiana” nel vero senso della parola, nonché
l’accesso del potere ordinatore attraverso il ciclo naturale, il tempo circolare.
Si introduce così una prima consonanza tra questo evento, non situato in un tempo
determinato, e la conoscenza scientifica del tempo trascorso dal Big Bang, circa 14
miliardi di anni fa’. A ben pensare questi 14 miliardi di anni hanno, per la mente umana,
meno senso della descrizione metaforica della Genesi.
Nella Teogonia di Esiodo il Tempo fu generato dall’amplesso tra Gaia (la Terra) e Urano (il
cielo). A sua volta Urano era il figlio di Gaia, che si congiunse ad Erebo, nati ambedue da
Caos (un oscuro abisso informe ed imperscrutabile composto di qualità vorticanti e
disordinate). Insomma, erano tempi così, quelli. Come prosegue il mito poi lo sappiamo:
Urano temeva i propri figli – giacché uno lo avrebbe spodestato – e tentò di respingerli nel
grembo di Madre Terra (Gaia). Il primogenito fu proprio il Tempo (Crono). Il quale,
cambiando strategia, anziché respingere i propri di figli nel grembo, li ingoia, ma non prima
di aver evirato il padre. Dal Tempo–Crono sorge il principio ordinatore, il padre degli dei,
ossia Giove. Che evita l’evirazione del padre, limitandosi ad allontanarlo. Per dirla con
Jacques Lacan: Giove compie il passo dall’immaginario al simbolico.
Il mito della creazione babilonese è noto come Enuma Elish (Quando lassù…). La coppia
primordiale è composta da Apsu (maschio) e Tiamat (femmina). Da loro discendono
cinque generazioni di esseri, che rappresentano i vari aspetti della natura. Un loro
discendente è Ea, il tempo e la saggezza. Apsu minaccia suo figlio Ea e questi si libera del
padre con un rito sacro che gli induce il sonno e lo uccide. La discendenza giunge fino a
Marduk, il figlio minore di Ea. Questi per divenire il nume tutelare di Babilonia deve
sconfiggere l’ultimo nemico, sua madre Tiamat, la quale vuole vendicare la morte del
marito. La vittoria di Marduk è la morte di Tiamat. Marduk divide Il corpo della madre in
due parti: una dà vita al cielo e l’altra alla Terra. La vittoria su Tiamat rende Marduk il più
importante degli dei. È lui che stabilisce il corso degli astri e la durata degli anni. È colui
che crea e pone ordine al Cosmo. Tra parentesi notiamo la straordinaria valenza
metaforico–simbolica di questo mito, dal quale si potrebbero ricavare significati e
significanti universali ancor più puntuali e coerenti di quelli di derivazione greca. Davvero
un peccato che i geni della psicanalisi e della psicologia del profondo non abbiano avuto

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l’opportunità di riflettervi. Non saremo noi qui a tentare di porvi rimedio, vuoi per il deficit
intellettivo che, ahinoi!, ci separa da loro, vuoi per le diverse finalità del nostro lavoro.

Il calendario in Babilonia ed in Assiria


I metodi di misura del tempo e dello spazio in Babilonia sono documentati.
Scrive Achille Tazio:
I Caldei compirono l’impresa di ritmare il corso del Sole e le ore suddividendo l’ora [l’ora doppia, come
vedremo] al tempo dell’equinozio in 30 sottoparti e prendendo questo trentesimo come unità di misura per
l’orbita intera al tempo dell’equinozio. Essi ritennero inoltre che il Sole procedesse con la velocità di un uomo
56
normale e che il suo corso comportasse in un’ora 30 di queste unità.
Il giorno babilonese era composto di 12 ore, ed ogni ora – pari alle nostre 2 ore – era
chiamata kapsu. Ogni ora a sua volta era divisa in 30 unità, corrispondenti a 4m l’una. Il
computo del giorno era l’equivalente rappresentazione del percorso annuale del Sole. Il
giorno fu strutturato in sei periodi, di due ore doppie ognuno: mattino, meriggio, sera e tre
veglie notturne. Il calendario solare prevedeva un anno di 360 giorni; i 5 giorni e ¼
eccedenti il ritorno tropico erano considerati a parte. Di qui la radice dei 12 Segni
zodiacali. Essi poi furono divisi in due parti ciascuno e le 24 parti risultanti costituirono le
Dimore Lunari. Riportate al computo del tempo giornaliero, o Moto Diurno, divennero le 24
ore.
Le città-stato sumeriche avevano già elaborato dei calendari, ma ogni città chiamava i
mesi in modo diverso. Fu con la prima dinastia babilonese (all’inizio del III millennio a.C.)
che venne imposto a tutto l’impero un calendario unico lunare, sul modello di quello di
Nippur. Il mese si componeva, secondo i cicli sinodici Sole-Luna, di 29 o 30 giorni ed
aveva inizio (neomenia) alla prima apparizione vespertina della Luna. Originariamente
l’anno iniziava con il mese della mietitura (Nisanu); in seguito fu spostato nella prossimità
dell’equinozio di primavera. Per compensare la differenza tra l’anno solare e quello lunare
si inseriva, per disposizione reale, un mese intercalare che fu chiamato secondo Adaru, e
dopo Hammurabi secondo Ululu. L’intercalazione divenne regolare solo in età tarda, dopo
il 534 a.C., ed inserita dopo il primo mese. Tra il 528 ed il 505 a.C. fu applicato un sistema
intercalare ottennale: 5 anni di 12 mesi e 3 anni intercalari di 13 mesi. Verso il 383 o il 367
a.C. l’intercalazione e l’accordo tra l’anno lunare e quello solare si ottenne tramite il ciclo di
19 anni (ciclo Metonico). Questo ciclo, è ormai dimostrato, era in uso in Babilonia già
all’inizio del III millennio. Metone perciò non fece altro che introdurlo ad Atene. Il mese
aveva già, prima del regno di Hammurabi, due festività fisse, la Luna nuova ed il
Plenilunio; durante il suo regno ebbe inizio l’usanza di dedicare il 7° giorno del ciclo lunare
al sacrificio (Primo Quarto); con l’egemonia assira vi si aggiunse la festività dell’Ultimo
Quarto, dando così forma definitiva alla settimana. Questi giorni erano tuttavia considerati
infausti: era vietato cuocere i cibi e praticare l’arte medica. Tali giorni furono denominati
sapattu, che significa “sosta”. Un termine simile all’ebraico shabbat, che significa
“arrestare, cessare”. D’altra parte entrambi i popoli appartennero all’etnia semitica. Il
giorno iniziava dal tramonto del Sole.
I 12 mesi furono denominati come segue:
Nisanu marzo–aprile Tishritu settembre–ottobre
Ayaru aprile–maggio Arakhsamma ottobre–novembre
Simanu maggio–giugno Kislimu novembre–dicembre
Du’uzu giugno–luglio Tebetu dicembre–gennaio
Abu luglio–agosto Shabatu gennaio–febbraio
Ululu agosto–settembre Adaru febbraio–marzo
I mesi intercalari, come detto sopra, erano definiti 2° Adaru o 2° Ululu.

56 m m
L’ora doppia in uso in Mesopotamia contiene 120 . Se li dividiamo per 4 (il percorso del Sole medio in
una delle nostre ore) otteniamo appunto 30, l’unità cui si riferirono i babilonesi.

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Questi nomi li ritroviamo, con poche modifiche fonetiche, nelle altre popolazioni semitiche.
In Babilonia coesistevano due modi di computare la settimana, una di 7 giorni ed una di 5
giorni. Di queste ultime l’anno ne conteneva 72 (360:5 = 72) con l’avanzo di una settimana
di 5 giorni cosiddetti epagomeni (dal greco “stare sopra”).

Il calendario in Egitto
L’anno civile era composto di 12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni intercalari. L’inizio dell’anno
era stabilito dalla levata eliaca mattutina di Sothis (Sirio, α Canis Majoris, la stella fissa più
luminosa del cielo), ritenuta l’annuncio celeste dell’inondazione del Nilo. Presso gli egizi
coesistevano comunque tre tipi di computo calendariale: uno sotiaco, uno solare ed uno
lunare. L’anno solare era il tempo del Re, quello lunare era il tempo della Natura, quello
sotiaco, era il tempo degli Dei.
Il computo del tempo civile si basava sul periodo sotiaco o grande Anno o anno
dell’Occhio del Cane (annus canicularis) o anno cinico. Si trattava perciò di un anno
siderale ed era composto di 365 giorni. Per questa ragione accumulava circa un giorno di
ritardo ogni 4 anni. Ciò significa che Sirio torna a sorgere lo stesso giorno del calendario
civile ogni 365 volte 4. 365x4 = 1460 anni. Questo periodo è appunto il Periodo Sotiaco. In
realtà il ritardo annuale non è di 0,25 giorni (6 ore), ma 0,2422, perciò il Periodo Sotiaco
vero sarebbe di 1507 anni.
L’anno era suddiviso in tre stagioni: dell’inondazione, dell’uscita della terra dalle acque e
della raccolta. Ogni stagione durava 4 mesi.
Circa i nomi dei mesi abbiamo testimonianza solo dal periodo ellenistico; essi derivavano
direttamente dal nome di festività comprese nei mesi di appartenenza.
Il primo mese della prima stagione era chiamato Thot, equivalente di Sothis (Sirio) o Seth,
e coincideva con la posizione siderale che occupava all’epoca il Segno zodiacale del
Cancro.
Similmente a quello babilonese, l’anno egiziano, componendosi di 12 mesi di 30 giorni, ne
prevedeva 5 epagomeni; giorni intercalari inseriti prima dell’inizio dell’anno. Furono
reputati fuori dal tempo cronologico per la loro natura primordiale; come tali precedevano
la levata eliaca di Sirio. Il primo di essi era il giorno della nascita di Osiride, il secondo
della nascita di Horus, il terzo della nascita di Seth, nel quarto si generava Iside, nel quinto
Nefti.
Il giorno fu diviso in 12 Ore Temporali diurne e 12 notturne.
Nei periodi più remoti gli egizi individuarono solo le tre stagioni dianzi elencate. In seguito i
mesi furono denominati: Thot, Paophi, Athyr, Choiak, Tybi, Mechir, Phanemoth, Pharmuti,
Pachon, Payni, Epiphi, Mesore.
Per trasformare una data gregoriana in periodo sotiaco è necessario sommare all’anno in
questione altri 1292 anni e poi sottrarre 1460 o un suo multiplo: il resto dell’operazione ci
consegna il risultato cercato.

Il calendario in Israele
Non ci sono molte notizie sull’antico calendario d’Israele. Sappiamo comunque che si
riferiva ai cicli sinodici Luna-Sole, con mesi di 29 e 30 giorni. Fu utilizzato per conteggiare
giorni, mesi ed anni, mentre le stagioni venivano invece fissate attraverso il ciclo tropico
del Sole. I mesi furono stabiliti in prossimità dei Noviluni, cioè con la Prima Visibilità della
Luna, e denominati con numeri ordinali o nomi cananei. I babilonesi durante il loro dominio
trasmisero ai mesi le loro denominazioni, che furono poi in parte aramaizzate. Un
calendario lunisolare fu strutturato solo nel IV sec. d.C. e definitivamente nel X secolo,
tuttora in vigore. Prima del IV sec. d.C. la lunazione era conteggiata dal primo apparire

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della falce lunare, che doveva essere proclamato dal Tribunale ebraico su dichiarazione di
testimoni. Questa dichiarazione era particolarmente importante in quanto le festività
venivano sancite in base alla data del Capomese. Fu a partire dal IV sec. d.C. che Hillel II
proclamò che il Capomese fosse stabilito mediante calcoli astronomici e che il calendario
seguisse delle regole ben precise.
I mesi sono: Tishri, Heswan, Kislew, Tebet, Shebat, Adar, Nisan, Iyyar, Siwan, Tammuz,
Ab, Elul. A partire da Tishri i mesi hanno una durata di 30 e 29 giorni, nell’anno normale.
Vi sono però anni definiti difettivi nei quali Heswan ha 29 giorni e anni in cui Kislew ne ha
30, anni abbondanti. Il primo giorno del mese ed il trentesimo (quando c’è) si chiamano
Rosh Chodesh, cioè Capomese e sono considerati semifestivi.
L’anno comune si compone di 12 mesi, l’embolimo ne ha 13, con un mese intercalare
(Veadar) che viene inserito tra i mesi Adar e Nisan. Il calendario lunare ebraico si basa su
un ciclo di 19 anni (ciclo lunare giudaico), che comprende 12 anni normali e 7 embolimi (il
3°, 6°, 8°, 11°, 14°, 17°, 19°). Dopo questo ciclo il calendario lunare e quello solare
coincidono.
La cronologia ebraica parte dalla data biblica della creazione. L’anno non si avvia mai di
domenica, mercoledì o venerdì ed il giorno inizia la sera, al tramonto. La Pasqua ebraica,
in base a quanto è scritto nella Torà, deve cadere nel mese Nisan, il giorno del Plenilunio.
Recita il Deuteronomio, cap. XVI:
Osserverai il mese della primavera e farai il sacrificio pasquale al Signore Dio tuo, perché nel mese della
primavera il Signore Dio tuo ti fece uscire nottetempo dall’Egitto.

Il calendario in Grecia
Solone (VI sec. a.C.) istituì l’anno lunare, composto da 12 mesi sinodici della durata di 354
giorni. Ogni mese si componeva di 29 e 30 giorni alternativamente. La differenza con
l’anno tropico obbligava all’introduzione di un mese supplementare (embolimos) di 30
giorni ad anni alterni. Un altro metodo per operare queste correzioni fu elaborato da
Cleostrato di Tenedo nel 540 a.C. circa; esso prevedeva l’impiego dell’Octaeride e del
ciclo Metonico.
L’Octaeride consisteva in un ciclo di 5 anni lunari di 12 mesi (354 giorni) l’uno e di 3 anni
lunari di 13 mesi (384 giorni). Gli anni di 13 mesi erano il 3°, il 6° e l’8°. Il mese intercalare
veniva inserito dopo il 6°.
Il ciclo Metonico fu invece introdotto a partire dal 432-431 a.C. ad Atene. Esso consta in
un periodo di 19 anni solari; fu divulgato dall’astronomo ateniese Metone che, come riferito
sopra, lo riprese dalla Mesopotamia. Vi si utilizzavano 12 anni comuni e 7 anni intercalari.
Il ciclo constava perciò di 235 mesi sinodici. Esso fu poi perfezionato dall’astronomo
Callippo (330 a.C.) mediante l’uso di un periodo di 4 cicli Metonici, pari a 76 anni solari e
940 lunazioni. Ulteriori aggiustamenti vennero dagli studi dell’astronomo greco Ipparco di
Nicea (145 a.C.), il quale calcolò la durata dell’anno tropico in 365g5h55m, con un errore in
eccesso rispetto al valore reale di soli 7m.
Nonostante questo florilegio di scienziati ogni città greca adottò un proprio calendario.
Anche in Grecia era in uso la settimana, ma questa era composta di dieci giorni.
I nomi dei mesi variarono a seconda delle regioni, spesso anche a seconda delle città.
Ecco i nomi dei mesi più conosciuti:
Calendario Attico: gamelione, antesterione, elafebolione, munichione, targelione,
sciroforione, ecatombeone, metagitnione, boedromione, pianepsione, maimacterione,
posideone. L’anno iniziava con ecatombeone (circa luglio).
Calendario Macedonico: peritio, distro, xantico, artemisio, disio, panemo, loos, gorpieo,
iperbereteo, dios, apelleo, audneo. L’anno iniziava con dios (circa ottobre).

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Epatta e Numero d’oro. L’epatta è l’età della Luna al 1° gennaio di ogni anno, ossia il
numero di giorni trascorsi dall’ultimo Novilunio. Fu introdotta in Grecia per far coincidere
l’anno lunare con quello tropico. Deriva in linea diretta dal ciclo Metonico di 19 anni. La
prima decorrenza fu dall’1 gennaio dell’anno 1 a.C., giacché il 31 dicembre coincise con
un Novilunio. L’anno seguente, l’1 d.C. – l’anno 0 non veniva ancora contemplato – la
Luna contava 11 giorni di età. Il 2 d.C. la Luna contava 22 giorni di età. Il 3 d.C. la Luna
contava 3 giorni di età, poiché a 33 si sottraggono i 30 giorni del periodo sinodico lunare.
L’11, il 22 ed il 3 costituiscono appunto l’epatta, così come lo sarà il 14 nel 4 d.C. Poiché la
vera differenza tra anno lunare e solare è 10g21h11m26s anziché 11 giorni, al termine del
ciclo metonico si deve effettuare un saltus lunae non di 11 ma 12 giorni. Il ciclo dell’epatta,
come detto, ha inizio il 1° gennaio, e soltanto nel Medioevo fu portato al 1° settembre.
Il numero d’oro rappresenta il posto che l’anno occupa nel ciclo decennovenale. Si ottiene
aggiungendo 1 all’anno e dividendo per 19. Il resto dell’operazione costituisce il numero
d’oro dell’anno.

Il calendario di Romolo
Le prime notizie di un calendario, nella storia romana, provengono dallo scrittore latino
Ovidio e dal greco Plutarco, il quale riferì di un calendario di Romolo di 10 mesi. Un altro
autore, Macrobio, nei suoi Saturnalia descrive un calendario di Romolo di dodici mesi. Si
tratta di notizie vaghe e contraddittorie, sulle quali molti autori e studiosi avanzano seri
dubbi; Ovidio descrive un calendario di 10 mesi – che iniziava da Marzo e terminava a
Dicembre – basato sui cicli lunari, approssimativamente legato ai fenomeni stagionali. I
mesi cominciavano con la Prima Visibilità della Luna a partire dalla primavera. Non
esistevano ancora Gennaio e Febbraio in quanto, in una società prevalentemente agricola,
quello era un periodo di inattività della natura.
Sono documentate due versioni circa la durata del mese: 29 (30) giorni (mese cavo) e 30
(31) giorni (mese pieno), per un anno di 295 (305) giorni. Anche l’inizio dell’anno era in
concomitanza con il sorgere eliaco di alcune stelle e terminava con la raccolta degli ultimi
prodotti della terra. Iniziava con il mese dedicato a Marte, periodo adatto ad avviare
campagne militari, che si sarebbero interrotte in ottobre. L’origine stessa dei nomi dei
mesi, che ancora oggi utilizziamo, sembra risalire a quest’epoca. Si ritiene però che al
tempo di Romolo i nomi dei mesi avessero un carattere prevalentemente descrittivo.
Quando nell’VIII sec a.C. Numa effettuò la sua riforma introducendo i 12 mesi, i nomi degli
ultimi quattro, da settembre a dicembre, rimasero gli stessi, nonostante originariamente
indicassero il 7°, l’8°, il 9° ed il 10° mese. La suddivisione in 10 mesi fu molto criticata dagli
altri popoli. Ovidio affermava che Romolo era “più versato nelle armi che nelle stelle.”
Probabilmente il suo calendario conseguiva dall’attrazione dei romani per il 10, numero
delle dita delle mani, usato anche per suddividere in gruppi i senatori e le unità militari, o,
come affermano alcuni autori, misura di una durata e non di un tempo assoluto legato ai
moti degli astri. Essendo un calendario lunare si spostava, rispetto all’anno solare tropico,
tornando a coincidere approssimativamente ogni cinque anni. Questo intervallo di tempo
veniva chiamato lustrum.

Il calendario di Numa
La prima riforma del calendario romano risale al regno del secondo re di Roma, Numa
Pompilio (715-672 a.C.), l’esistenza del quale sembrerebbe essere accertata. Altri studiosi
ritengono invece che la prima riforma risalga al VI secolo a.C.
È a partire dal calendario di Numa che rinveniamo la struttura del mese basato su
calende, none e idi.

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titolo: Sfere

Sfere
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Kalendae (= le Calende, primo giorno di visibilità della Luna) era il primo giorno del mese,
dedicato a Giunone, dea della nascita, e a Giano, dio dei passaggi. Nei calendari era
annotato con l’abbreviazione K o KAL. Il giorno precedente la calenda veniva definito
Vigilia, forma sopravvissuta anche nel linguaggio attuale: “la vigilia di Pasqua”, per
indicare il giorno che la precede.
Nonae (= le None), il 5° dì nei mesi di 29 giorni ed il 7° nei mesi di 31. Primo Quarto della
lunazione, consacrato a Giunone. Nei calendari erano segnalate con l’abbreviazione NON.
Idus (= le Idi, il Plenilunio), nei mesi di 29 giorni era il 13°, il 15° in quelli di 31. Il termine
deriva dal verbo iduare (dividere), e corrisponde alla fase centrale del ciclo lunare, ossia il
Plenilunio, dedicato a Giove. Nei calendari erano segnalate con l’abbreviazione EID
(eidus, forma arcaica di idus).
Prima della riforma di Numa questi giorni venivano dichiarati in concomitanza delle fasi
lunari; in seguito alla riforma divennero giorni fissi. I calendari pubblici segnalavano feste e
proprietà dei 365 giorni, più i Fasti consolari e trionfali.
Fu Numa che, per regolare e cadenzare i giorni di mercato, introdusse le nundinae. I
mercati costituivano momenti salienti della vita commerciale e si tenevano ad intervalli
regolari secondo la settimana di otto giorni detta nundinale (il termine significa “nove”
perché nel conteggio delle nundinae erano compresi il primo degli otto giorni e quello che
inaugurava la nundina seguente, diretta conseguenza del fatto che i romani non
conoscevano lo zero). Le nundine erano rappresentate su tavole esemplificative molto
semplici (tavole nundinali), indicanti i giorni di mercato delle città del circondario.
I giorni delle nundinae erano sequenziati utilizzando le lettere dell’alfabeto, dalla A alla H.
Altre abbreviazioni indicavano le proprietà dei giorni:
F = Giorno Fasto (lecito), adatto a tutte le attività pubbliche in quanto gradito agli dei.
N = Giorno Nefasto (illecito), da dedicare solo alle pratiche religiose.
EN = Endotercisus. Giorno neutro, fasto nella parte centrale, nefasto nelle altre.
C = Comitiales. Comiziali erano i giorni in cui si potevano tenere le adunanze dei cittadini
(comizi). Successivamente il termine indicò i giorni in cui si tenevano, per motivi vari,
assemblee popolari dirette dai magistrati.
In questi calendari si reperivano inoltre indicazioni sulle festività e sul luogo ove si
tenevano. Dianæ = in Aventino; significava la festa del tempio di Diana sull’Aventino.
Vestalia = Feste in onore di Vesta.
Accanto alle feste si potevano trovare sigle del tipo: Q.ST.D.F., Quando Stercus Delatum
Fas, che indicava che il giorno diveniva fasto dopo la pulizia annuale dello sterco dal
tempio. Q.R.C.F., Quando Rex Comitiavit Fas, che definiva fasti il 24 di Marzo e di
Maggio, dopo che il capo dei sacerdoti avesse compiuto alcune incombenze relative ai
comizi.
I giorni importanti del mese furono fatti coincidere esclusivamente con i giorni dispari, i
romani reputavano nefasto il numero pari.
Quando i sacerdoti convocavano la plebe in Campidoglio per annunciare la Prima Visibilità
della Luna iniziava il mese. Il termine Calenda (1° giorno del mese) deriva dal verbo
calare, convocare, chiamare. In questa occasione i sacerdoti dichiaravano tra l’altro se le
none sarebbero cadute il 5 o il 7 del mese (Varrone, L.L. 6, 27). Il pontefice poi
pronunciava la formula rituale: “Calo Iuno Covella”. Se la formula veniva ripetuta 5 volte le
none sarebbero cadute il 5 del mese, se ripetuta 7 volte cadeva il 7. I giorni delle calende
e delle idi erano inoltre dedicati al saldo dei debiti, i quali erano segnati su un registro che
si chiamava Calendario.

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Sfere
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Il calendario di Numa fu anch’esso lunisolare e si Calendario di Anno Anno


basò su 12 mesi di lunghezza variabile tra 29 e 31 Numa Comune Intercalare
giorni. Solo Febbraio, in ragione della sua natura Marzo 31 31
espiatoria, aveva un numero pari di giorni (28). Aprile 29 29
L’anno si componeva di 355 giorni (12 cicli sinodici Maggio 31 31
Sole-Luna), 10 giorni in meno dell’anno tropico Giugno 29 29
solare. Per compensare questo sfasamento, ogni Quintile 31 31
due anni, si introduceva un tredicesimo mese di 22 Sestile 29 29
o 23 giorni, chiamato Mercedonio o Intercalare Settembre 29 29
(vedi tabella a lato). Questo mese veniva aggiunto Ottobre 31 31
dopo il giorno delle terminalia (23 febbraio), Novembre 29 29
Dicembre 29 29
dedicato al dio dei confini dei campi e del tempo
Gennaio 29 29
Termine, che normalmente rappresentava la fine
Febbraio 28 28
dell’anno liturgico e civile. Fino al 153 a.C. l’inizio
Mercedonio – 22 (23)
dell’anno era fissato al 24 Febbraio. Dopo il 153
Giorni 355 377 (378)
a.C. fu spostato al 1° Gennaio, giorno dell’entrata in
carica dei consoli.
Inizialmente Febbraio seguiva dopo Dicembre; dopo il 449 a.C. fu introdotto Gennaio.
Come già riferito il mese lunare iniziava subito dopo la Prima Visibilità della Luna; per
riconoscere ciascun giorno del mese, non esistendo la numerazione da 1 a 31, si
dichiaravano i giorni mancanti alla calenda, alla nona o alle idi più prossime (ad esempio il
28 novembre era indicato come due giorni prima delle calende di dicembre). Un residuo di
questo modo di contare il tempo lo ritroviamo nella nostra consuetudine di indicare l’ora:
diciamo frequentemente – a titolo di esempio – “venti minuti alle sette”, invece di “le sei e
quaranta”.
A dispetto della riforma introdotta dal secondo re di Roma, l’anno medio risultava essere di
366 giorni e un quarto, circa un giorno più lungo dell’anno tropico (infatti 355+377=732;
732:2=366).
Poiché l’anno solare tropico, come detto, è di 365g5h48m46,98s, l’accumulo della differenza
con l’anno stabilito da Numa determinò uno sfasamento talmente accentuato che si tentò
di porvi rimedio tramite un correttivo introdotto dalla Grecia. L’aggiunta del mese
intercalare avveniva ogni otto anni (octennium, applicata probabilmente a partire dal 450
a.C. circa). In questo modo si ottenne un anno medio di circa 365 giorni. Si decise di
affidare la gestione del computo del tempo ai pontefici, conferendo loro il compito
dell’inserimento dell’intercalare. Ma il metodo greco richiedeva una certa perizia nei
calcoli, che non sempre era posseduta dalla classe sacerdotale romana, e comunque si
prestava ad arbitri truffaldini. Le cronache del tempo narrano il caso di Verre che, per far
eleggere alla carica di sommo sacerdote un suo amico, eliminò con decreto un mese e
mezzo dal calendario. L’altro candidato alla carica, tornato dal viaggio, trovò scaduti i
termini dell’elezione e già eletto l’amico di Verre. Un calendario ad personam, come si
direbbe nei politicamente deprimenti tempi in cui stiamo scrivendo.
La gestione del calendario e la conoscenza dei metodi di calcolo era quindi segreta e chi
ne era il detentore esercitava un forte potere su tutte le attività sociali, economiche e
politiche. È emblematica la storia del plebeo Gneo Flavio, che nel 304 a.C. incarnò lo
scontento popolare rubando i codici segreti per il computo del calendario esponendoli nel
Foro e rendendoli pubblici. Non furono poche le occasioni in cui i pontefici furono accusati
di sfruttare la loro prerogativa di gestire il calendario a fini politici o per favorire alcuni
magistrati. Per dare un’idea di quanto il calendario ufficiale si fosse discostato dalle
stagioni reali prima della riforma Giuliana, richiamiamo la testimonianza di Tito Livio che

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titolo: Sfere

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riferisce di un’eclisse formatasi l’11 Quintile (Luglio) del 189 a.C., e che invece si compì il
14 Marzo.
Significativo per la comprensione del legame dei romani con i ritmi naturali è il rapporto tra
la levata eliaca di alcune stelle e le stagioni. La levata eliaca di Capella (α Aurigae)
annunciava le piogge di Maggio, la visibilità di Arturo (α Bootis) l’inizio dell’autunno e
quella di Vindemiatrix (ε Virginis) la vendemmia.
Diamo qui sotto un esempio della struttura del calendario relativamente al settimo mese,
denominato appunto settembre. Per maggiore chiarezza precisiamo che il riferimento ai
giorni del mese indicato nella tabella è puramente descrittivo, giacché – ricordiamo – il
primo giorno del mese inizia con la settima prima visibilità della Luna dopo il Novilunio a
partire dalla primavera. Non sono perciò possibili collegamenti né con il successivo
calendario giuliano (vedi prossimo paragrafo), né tantomeno con il nostro gregoriano.
Più ci avviciniamo alla riforma di Giulio Cesare, più si palesa il caos: il calendario aveva
accumulato tre mesi circa di ritardo rispetto alle stagioni effettive. Fu per questo che nel 46
a.C. egli riformò il calendario di Numa; in suo onore, fu denominato Calendario Giuliano.

Calende di Settembre 1 settembre


4 giorni alle None di Settembre 2 settembre
3 giorni alle None di Settembre 3 settembre
il giorno anteriore alle None di Settembre 4 settembre
None di Settembre 5 settembre
8 giorni alle Idi di Settembre 6 settembre
7 giorni alle Idi di Settembre 7 settembre
6 giorni alle Idi di Settembre 8 settembre
5 giorni alle Idi di Settembre 9 settembre
4 giorni alle Idi di Settembre 10 settembre
3 giorni alle Idi di Settembre 11 settembre
il giorno anteriore alle Idi di Settembre 12 settembre
le Idi di Settembre 13 settembre
18 giorni alle Calende di Ottobre 14 settembre
17 giorni alle Calende di Ottobre 15 settembre
16 giorni alle Calende di Ottobre 16 settembre
15 giorni alle Calende di Ottobre 17 settembre
14 giorni alle Calende di Ottobre 18 settembre
13 giorni alle Calende di Ottobre 19 settembre
12 giorni alle Calende di Ottobre 20 settembre
11 giorni alle Calende di Ottobre 21 settembre
10 giorni alle Calende di Ottobre 22 settembre
9 giorni alle Calende di Ottobre 23 settembre
8 giorni alle Calende di Ottobre 24 settembre
7 giorni alle Calende di Ottobre 25 settembre
6 giorni alle Calende di Ottobre 26 settembre
5 giorni alle Calende di Ottobre 27 settembre
4 giorni alle Calende di Ottobre 28 settembre
3 giorni alle Calende di Ottobre 29 settembre
il giorno anteriore alle Calende di Ottobre 30 settembre
Calende di Ottobre 1 ottobre

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Calendario Giuliano
A causa dei sopra esposti ritardi causati dal calendario di Numa, l’estate nel I sec. a.C.
cadeva in Ottobre e Novembre. Giulio Cesare conferì il compito Calendario Giuliano - 45 a.C
di riformarlo all’astronomo alessandrino Sosigene, Gennaio 31
probabilmente durante la campagna d’Egitto o facendolo Febbraio 29 (30)
appositamente giungere da Alessandria d’Egitto. Sosigene Marzo 31
prese a modello la riforma del calendario che re Tolomeo II Aprile 30
Evergete aveva attuato in Egitto: l’anno tropico (vedi cap. 15 Maggio 31
pag. 113) era calcolato in 365,25 giorni. Sosigene inoltre Giugno 30
conosceva il computo dell’anno tropico effettuato da Ipparco in
g h m m Luglio 31
365 5 55 , ovvero 7 in più del tempo reale. Fu questo
Sestile 30
“trascurabile” errore che renderà poi necessaria la riforma
Settembre 31
Gregoriana. Ma resta comunque il merito di aver introdotto il
Ottobre 30
computo solare come elemento basilare.
Novembre 31
I 10 giorni di differenza tra il calendario lunare e quello solare
Dicembre 30
furono distribuiti sui singoli mesi che divennero di 30 e 31
giorni, tranne Febbraio, al quale furono assegnati 29 giorni Anno 365 (366)
(vedi tabella qui accanto).
La riforma Giuliana entrò in vigore all’alba del 45 a.C. (-44) e si dimostrò migliore del
calendario egizio preso come riferimento. Il primo anno, per rimediare all’errore
accumulato in precedenza, durò circa 15 mesi (alcune fonti indicano 445 giorni, altre 444
ed altre ancora 443) e denominato Anno della confusione: infatti si manifestarono problemi
e dissidi circa la regolarità dei contratti, le dispute fiscali, i programmi della navigazione.
Qualcuno sollevò anche la questione della legittimità di incassare le tasse per quei due
mesi aggiuntivi. Una vera confusione!
In sostanza, il calendario Giuliano è quello che noi usiamo ancora ai nostri giorni; il
cosiddetto Calendario Gregoriano infatti non è altro che una correzione di quello.
Fu abolito il mese Mercedonio ed i mesi, come detto, erano composti di 31 e 30 giorni
alternati, con l’eccezione di Febbraio che ne contava 29, che però diventavano 30 ogni 4
anni, rendendo obbligatoria l’aggiunta di un giorno prima del sesto antecedente le calende
di Marzo, il 24 Febbraio (per questo il giorno aggiunto venne denominato bis sexto
kalendas Martias, dal quale deriva il nostro termine “bisestile”).
L’inizio dell’anno inoltre non coincise più con la Prima Visibilità della Luna di primavera,
ma con il Plenilunio successivo al solstizio invernale. Gennaio divenne così il primo mese
dell’anno e Dicembre il dodicesimo. Fu stabilito ancora che l’equinozio di primavera
dovesse coincidere con il 25 Marzo.
Nell’anno 716 di Roma (ab Urbe condita ovvero dalla fondazione di Roma, secondo un
computo dell’epoca) Antonio propose che il mese in cui nacque Giulio Cesare, Quintile,
venisse ribattezzato, in suo onore, Julius (per noi Luglio).
Oltre al calendario per così dire ufficiale, ne erano in uso in Roma altri, connessi alle varie
attività: civili, militari, economiche, religiose, ecc. Ricordiamo, ad esempio, i calendari
privati astrologici con l’indicazione delle fasi della Luna, dei 7 pianeti e dei 12 Segni
zodiacali. I contadini usavano invece calendari a cippo o Calendari rustici. Su ognuna delle
4 facce erano indicati tre mesi, con i relativi Segni zodiacali, il numero dei giorni, la durata
del giorno e della notte, la posizione del Sole nello Zodiaco, i solstizi, gli equinozi ed i
lavori principali che si svolgevano durante il mese. Erano ricordate inoltre le festività delle
divinità protettrici dei raccolti. L’esercito, si capisce, ne possedeva uno proprio, specie in
periodo imperiale, dove erano riportate le date connesse alla vita dell’Imperatore e delle
divinità legate alla vita militare, quali il Sole e Mitra.
Ciclo di Indizione: era un ciclo di 15 anni introdotto durante il tardo impero romano all’inizio
del quale il pontefice stabiliva le aliquote dei tributi da riscuotere nei territori sui quali aveva

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titolo: Sfere

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sovranità diretta o indiretta. La prima indizione fu nel 297-298 d.C., tuttavia la data d’inizio
viene considerata il 313 d.C., per l’appunto nota come indizione prima. A partire dal IV
secolo l’indizione costituì un dato onnipresente nei documenti pubblici e privati.
Invero furono proclamati vari tipi di indizione; ne diamo qui sotto una tabella riassuntiva:

TIPO DI INDIZIONE INIZIO ANNO


1° Settembre, dal 313 d.C., segna, nei
Indizione greca o costantinopolitana documenti papali, l’inizio dell’anno
indizionale fino al 1197.
Indizione senese 8 Settembre, dal 313 d.C.
Indizione bedana 24 Settembre, dal 313 d.C.
Indizione genovese 24 Settembre, dal 314 d.C.
25 Dicembre o 1 Gennaio dal IX secolo in
Occidente. Dal XIV secolo divenne
Indizione romana o pontificia
l’indizione tipica del calendario ecclesiastico.
Fu soppressa nel 1806.

La correzione di Augusto
Nell’8 a.C. però ci si rese conto che nell’applicazione delle regole stabilite da Sosigene i
sacerdoti avevano intercalato l’anno bisestile ogni 3 anni e non ogni 4. Per questa ragione
l’imperatore Augusto decise di sospendere l’introduzione del giorno bisestile fino all’8 d.C.
Inoltre il mese Sestile fu ridenominato Agosto (lex Pacuvia) in onore dell’imperatore.
Ma non bastò, giacché Ottaviano Augusto non intendeva
Correzione Augustea - 8 a.C.
essere considerato inferiore a Giulio Cesare: stabilì pertanto
che il suo mese consistesse anch’esso in 31 giorni. Si Gennaio 31
modificarono allora i numeri dei giorni di Febbraio, Settembre, Febbraio 28/29
Ottobre, Novembre, Dicembre. Marzo 31
Anche gli imperatori Claudio, Nerone e Domiziano tentarono di Aprile 30
trasmettere similmente la loro impronta al fine di lasciare Maggio 31
traccia di sé, ma tali velleità rimasero infruttuose. Si racconta Giugno 30
che l’imperatore Tiberio, al quale il Senato aveva proposto Luglio 31
l’onore dell’intestazione di un mese, rifiutò intelligentemente, Agosto 31
facendo riflettere su cosa sarebbe accaduto una volta che si Settembre 30
fossero avvicendati 12 imperatori. Ottobre 31
La struttura definitiva del calendario Giuliano è rimasta Novembre 30
invariata, eccezion fatta per il computo degli anni bisestili Dicembre 31
(Calendario Gregoriano del 1582), fino ai nostri giorni. Anno 365 (366)

Costantino e l’Era Cristiana


L’imperatore Costantino (IV sec d.C.) una volta riuniti gli imperi romani d’Oriente e
d’Occidente, indisse il Concilio di Nicea (325), il primo Concilio Ecumenico, che tra l’altro
stabilì:
 le feste fisse e quelle mobili;
 l’introduzione della settimana di 7 giorni;
 la domenica riconosciuta quale giorno festivo dedicato al Dominus (dies solis), il
Signore, tranne che per i lavoratori della terra;
 il primo giorno della settimana fu dichiarato proprio la domenica;
 il Natale fissato al 25 dicembre;

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titolo: Sfere

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 la Pasqua cristiana non doveva mai coincidere con quella ebraica. Con buona pace del
messaggio del Cristo, lo stesso “religiosissimo” Costantino affermò: non dovremmo avere
nulla in comune con gli ebrei perché il Salvatore ci ha mostrato un’altra via;
 la celebrazione della Pasqua da compiersi la prima domenica che segue la Luna Piena
dopo l’equinozio di primavera. A causa di questa condizione essa può cadere tra il 22
Marzo (detta “bassa”) ed il 25 Aprile (detta “alta”):
 l’ingresso della primavera al 21 Marzo, facendone una data fissa. Si era compreso che
il calendario Giuliano non coincideva con il vero inizio della stagione, ma si pensava che la
causa fosse un errore nel calcolo dell’equinozio da parte di Sosigene e per questo i 7m
all’anno continuarono ad accumularsi. Dopo il Concilio di Nicea comunque la riforma non
fu accolta da tutte le province romane, come ben testimoniano le dispute tra le Chiese
d’Oriente e d’Occidente. Agostino d’Ippona, santo e teologo, nel 387 scrisse piuttosto
adirato che i cristiani di Alessandria avevano festeggiato la Pasqua il 25 Aprile, i Romani il
18 ed i cristiani di Gallia in un’altra data ancora.
Fu sempre in occasione del Concilio di Nicea che vennero “riciclate” molte festività del
calendario pagano. Così la festa di S. Antonio, 17 Gennaio, festa propiziatoria della nuova
stagione, nella quale si benedicono gli animali ed i frutti della terra, non era altro che la
festività analoga delle Ferie Sementive. La Candelora ha radici nei Lupercali. Le strenne
natalizie discendono dall’antica usanza di scambiarsi a Capodanno rami di alloro presi nel
bosco di Strenia. Anche la Pasqua, a ben vedere, richiama le festività pagane in onore
della dea Cibele, la Grande Madre, e della resurrezione del figlio Attis.
Il calendario dopo Costantino, continuò tuttavia a mantenere le calende, le idi e le none.

Dionigi il Piccolo
L’introduzione della nascita del Cristo quale data iniziale per il conteggio del tempo la
dobbiamo al monaco, matematico ed astronomo Dionigi il Piccolo nel 525 d.C. Egli
calcolò che Gesù venne alla luce nel 753 ab Urbe Condita, il 25 di Dicembre. Ne conseguì
allora la proposta di calcolare il tempo a partire da quell’anno e non dalla fondazione di
Roma o dal primo anno del regno di Diocleziano, come era uso comune dell’epoca.
Dionigi era stato incaricato da Papa Giovanni I di elaborare dei calcoli semplici per
determinare la data della Pasqua senza dover essere dei provetti astronomi. Come
vedremo il buon monaco andò ben oltre le consegne ricevute. In realtà oggi sappiamo che
la data della nascita del Cristo così computata era sbagliata, in quanto Erode, autore della
Strage degli Innocenti, sarebbe morto nel 750 a.U.c., quindi tre anni prima che Gesù
nascesse. Poiché all’epoca di Dionigi lo zero non era stato scoperto in occidente, all’anno
-1 seguiva subito l’anno 1.
Il giorno della nascita del Cristo, il 25 Dicembre, si andò così a sovrapporre alla festa
romana del Dies Natalis Sol Invicti, legata al solstizio d’inverno e inserita nei Saturnalia
(Saturno era dio dell’agricoltura ed il governatore del Capricorno, il cui grado iniziale il Sole
occupa nel giorno del Solstizio invernale. Per tale festività fu scelto il 25 dicembre anziché
il giorno effettivo dell’ingresso del Sole a 0° Capricorno poiché fino al 25 il Sole appare
immobile nel suo spostamento in Declinazione sud, ossia sorge sempre nello stesso punto
dell’orizzonte. Solstizio significa “Sole immobile”. È dal 25 che il Luminare, in modo
percepibile, inizia il suo moto ascendente verso il dominio della Luce, ossia inverte il suo
moto dirigendosi al punto γ).
Nell’ambito della progressiva cristianizzazione del calendario ricordiamo anche la
sovrapposizione dell’Assunzione della Madonna (15 Agosto) alle ferie di Augusto o
Ferragosto. In questo frangente è interessante notare che mentre le ferie erano giorni di
commemorazione sociale o religiosa per i romani, divennero giorni non festivi per i
riformatori ecclesiastici.

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Sfere
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Il sistema di contare il tempo a partire dall’anno della nascita del Cristo non ebbe un
successo immediato. Nell’VIII secolo iniziarono a riferirvisi gli anglosassoni e solo dal 965
fu ufficialmente adottata dalla cancelleria pontificia. Nel 1740 l’astronomo Jacques Cassini
(1677-1756) propose un criterio che introdusse l’anno zero e i numeri negativi per le date
antecedenti la nascita del Cristo. Tale regola si utilizza a tutt’oggi relativamente ai calcoli
astronomici, mentre l’anno seguito da “a.C.” o “d.C.” si riferisce agli altri contesti di
applicazione, storici innanzitutto.

Calendario Gregoriano
Dopo qualche secolo dall’applicazione del calendario Giuliano ci si accorse di una sua
qualche imprecisione. Per parte sua già Claudio Tolemeo (II sec. d.C.) rilevò alcuni errori
nel frattempo accumulati.
In seguito il Venerabile Beda nell’VIII secolo chiese di riformare il calendario per ricondurre
le festività canoniche al loro giusto contesto stagionale. Ruggero Bacone nel 1267 fece
presente che l’equinozio effettivo cadeva 9 giorni prima di quello calendariale.
Nonostante questi ed altri interventi tesi a rivedere il computo, si deve giungere al 1582
per ottenere che ci si occupasse di correggere la differenza tra il tempo calendariale e
quello astronomico.
L’appellativo Gregoriano deriva dal Papa dell’epoca, Gregorio XIII (Ugo Boncompagni,
rappresentante di una influente famiglia bolognese), ma il progetto fu opera di Luigi Giglio
Ghiraldi, professore di medicina all’Università di Perugia.
La ragione fondamentale che spinse il Papa a correggere il calendario Giuliano non era
certo di ordine astronomico ma liturgico. La Pasqua cristiana rischiava di cadere in una
stagione diversa da quella stabilita dal Concilio di Nicea.
La promulgazione del calendario avvenne con bolla pontificia il 24 Febbraio 1582, per
mezzo della quale:
 si aggiunsero d’imperio i 10 giorni mancanti: il giorno successivo al 4 Ottobre non fu il 5,
ma direttamente il 15 Ottobre. In questo modo il Papa permise di festeggiare S. Petronio, il
santo patrono della sua città natale, Bologna, che cadeva proprio il 4 Ottobre;
 l’equinozio di primavera fu spostato dall’11 marzo (il giorno in cui cadeva nel 1582) al
21 marzo;
 gli anni secolari non sono bisestili, ad esclusione di quelli divisibili per 400: pertanto il
1600, il 2000, il 2400 ecc. mantengono il giorno aggiuntivo a febbraio, il
anno giorni 1700, il 1800, il 1900, il 2100, il 2200, il 2300 ecc. constano di 365 giorni.
700 1
800 2 Con tale riforma la media dei giorni dell’anno passava da 365,2500 a
900 3 365,2425 giorni, e perciò soltanto lo 0,0003 in più rispetto all’anno tropico.
1000 4 In tal modo si sarebbe accumulato 1 giorno di differenza ogni 3.323 anni.
1100 5 Peraltro se fosse accolto il suggerimento di ritenere bisestili gli anni 4000,
1200 6 8000 e 12000 tale differenza di 1 giorno ricorrerebbe ogni 20.000 anni.
1300 7 L’accettazione del Calendario Gregoriano nelle varie nazioni fu tutt’altro
1400 8 che unanime ed immediata, per ragioni di ordine politico e religioso. I paesi
1500 9 protestanti non aderirono alla riforma proprio perché proposta dal Papa.
1600 10 Famosa la dichiarazione di Keplero il quale affermò che era meglio essere
1700 11 in disaccordo con le stelle che in accordo con il Papa. La Gran Bretagna
1800 12 adottò il calendario Gregoriano il 3 Settembre 1752. Gli stati a maggioranza
1900 13 Ortodossa (Russia, Grecia e Serbia) lo introdussero tra il 1917 e il 1918. La
Chiesa Greco-Ortodossa continua ad usare tutt’oggi il calendario Giuliano per il computo
liturgico.

183

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A pag. 183 diamo una tabella per convertire date giuliane in gregoriane: i giorni in questo
caso vanno sommati; se la conversione fosse al contrario, ossia riportare una data
gregoriana in giuliana, i giorni della relativa colonna vanno sottratti.
Sono pensabili ulteriori aggiustamenti computazionali della misura del tempo? Lasciamo la
parola ad Anthony Aveni:
In ultima analisi, qualsiasi nuova riforma che potremmo ideare per perfezionare l’accuratezza sarebbe
inutile, perché adesso sappiamo che la durata stessa dell’anno tropicale sta cambiando a causa dei disturbi
gravitazionali prodotti sulla Terra da altri corpi del sistema solare, e che il ritmo del cambiamento è
57
paragonabile alla differenza tra l’anno reale e l’anno elaborato dall’uomo.

Data Giuliana
Si tratta di un sistema di computo del tempo utilizzato in astronomia: la data di inizio
corrisponde alle ore 12.00 del 1° gennaio 4713 a.C. del calendario giuliano o al 14
gennaio del calendario gregoriano. Il calcolo si effettua senza tener conto delle frazioni
dell’anno tropicale. È presente in tutti i programmi di astronomia e spesso in quelli
astrologici con la sigla JD (Julian Day) ed indica i giorni e la frazione di giorno trascorsi
dalla data suddetta e quella inserita.
Questo computo del tempo fu escogitato da Joseph Justus Scaliger e descritto nel suo De
Computatione temporum del 1583. Lo denominò “giuliano” per rendere omaggio a suo
padre, il grande Julius Scaliger. Non deve perciò in nessun modo essere confuso con il
calendario giuliano, che come abbiamo appreso, derivò l’appellativo da Giulio Cesare.

Il sistema di misura del Tempo


Con lo sviluppo della tecnologia il tempo è divenuto un parametro fondamentale per lo
studio di determinati fenomeni. In particolare intervalli molto brevi, fino a ~10-10 secondi,
sono estremamente significativi nello studio delle particelle elementari e nella fisica
nucleare. In questa sezione del nostro lavoro ci proponiamo di chiarire quali siano gli
intervalli di tempo o le unità di misura temporali che hanno assunto importanza nella storia
ed il loro eventuale utilizzo in campo astrologico.
Attimo
Iniziamo subito con un’unità di tempo che fu patrimonio prevalentemente della filosofia, ma
che negli ultimi decenni affascina gli scienzati. L’attimo, per la prima, non ha una
dimensione, non è misurabile, non accompagna le lancette dell’orologio: è il momento
della consapevolezza del presente, unico, irripetibile e fuori da qualsiasi ciclicità. Cogli
l’attimo, Qui ed ora, è la dimensione che racchiude in sé l’unità di base del Tempo:
l’Eternità, fuori dal tempo ma ad esso consustanziale. La scienza invece tenta di misurarlo:
al momento in cui scriviamo (2015) la sua durata è data dal tempo di Planck, pari a (circa)
5x10–44 secondi, dunque (sempre circa) mezzo decimilionesimo di miliardesimo di
miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo (!). Oltre questa soglia il tempo
diviene quantizzato. Motivo per cui diamo in escandescenze quando sentiamo qualcuno
parlare di “attimino”!
Il Secondo
Unità di tempo, definita come la durata di 9.192.631.770 oscillazioni della radiazione
elettromagnetica corrispondente a un particolare mutamento quantico nel livello di energia
di un atomo di cesio-133. (da Universale-Enciclopedia tematica, Le Garzantine). Questa

57
Gli imperi del tempo, ed. Dedalo 1993, pagg. 136–137.

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unità di misura fu definita nel 1970 con il nome di Tempo Atomico (TA). L’abbreviazione
standard che indica il secondo è: s.
Il Minuto
Il minuto primo è uguale ad un sessantesimo di ora. A sua volta contiene 60 secondi.
L’abbreviazione standard che indica il minuto è: min o m.
L’Ora
Qui è necessario svolgere una chiara distinzione tra due modi di intendere il termine ora:
1. Ora = unità di misura composta da 3.600 secondi (ora equinoziale) e rinveniente
dalla divisione per 12 dell’Arco Diurno o Notturno del Sole o di un qualsiasi astro
(Ora Temporale) pòsto sull’Equatore Celeste. L’abbreviazione standard che indica
l’ora è: h;
2. Ora = sistema di riferimento temporale (ora siderale, ora internazionale, ecc.).
L’ora così come la intendiamo al punto 1 proviene dall’antica civiltà mesopotamica dei
Sumeri e ripresa poi dagli assiro–babilonesi: in verità quella caldea, come riferito, era
un’ora doppia (kapsu) rispetto alla nostra. Essi paragonarono metaforicamente il passo del
Sole a quello di un uomo normale e di conseguenza convennero che in un’ora (doppia)
esso compia 30 di questi passi, un modo per illustrare che il Luminare nel Moto Diurno
percorre 30° equatoriali.
La suddivisione del giorno in 24 ore ha origine in Egitto. Le ore erano Temporali (frazioni
uguali dell’Arco Diurno e Notturno del Sole o di un qualsiasi astro), 10 diurne, 12 notturne,
2 crepuscolari. Tale metodo si dovette confrontare con il fatto che ogni giornata vede
mutare, in ragione del variare della Longitudine e della Declinazione del Sole, nonché
della latitudine del luogo, la durata del giorno e della notte e quindi anche del crepuscolo.
Per venirne a capo furono eliminate le ore crepuscolari, suddividendo il giorno in 12 ore
diurne e 12 notturne. Il giorno inizia con l’apparizione fisica del centro del corpo del Sole
(levata) e termina con lo scomparire del centro del corpo del Sole (tramonto vero).
A causa del progredire degli strumenti per la misura del tempo si sviluppò l’impiego delle
ore eguali o equinoziali (1/24 della durata del giorno solare medio o giorno civile).
I romani mantennero l’uso sia delle Ore Temporali o ineguali sia di quelle equinoziali o
uguali. Le Ore Temporali furono utilizzate prevalentemente nel periodo medievale da
astronomi e computisti. I romani divisero tanto le 12 ore diurne che le 12 ore notturne
numerandole da hora prima a hora septima, ma si servirono anche del metodo di ripartire
prima la notte poi tutto il giorno in quattro vigilie di tre ore. Le ore prendevano il nome
dall’ora che chiudeva la serie di tre. L’hora tertia raggruppava l’hora prima, secunda e
tertia. Le altre erano l’hora sexta, l’hora nona e l’hora duodecima o vespera. Questo
criterio fu poi fatto proprio dalla Chiesa e nel Medio Evo divenne d’uso comune.
Le ore planetarie
Molti autori dell’arte astrologica nel periodo cosiddetto classico decretarono una
connessione sia tra i giorni e i 7 astri erranti, sia tra questi e le ore del giorno. Dione
Cassio scrive:
il riferire i giorni alle sette stelle chiamate pianeti fu istituita dagli Egizi ed ora è presente in tutta l’umanità,
sebbene la sua adozione non sia molto antica.(Historia romana 37,18)
Le ore, come afferma Paolo d’Alessandria, sono rette dal controllore dell’ora o
amministratore. L’accordo dell’azione compiuta o da compiere con la natura
dell’amministratore dell’ora era considerata importante per la comprensione degli eventi.
Le sequenza dei governatori delle ore si desume dalla fig. 102 di pag. 187 relativa al

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paragrafo La Settimana e si determina mettendo in sequenza i pianeti collegati dalle linee
blu (W Q R U S V T – per i glifi dei pianeti vedi cap. 1 pag. 10).
Le ore si contano a partire dalla levata del Sole. La prima ora è assegnata al governatore
del giorno (la domenica al Sole, il lunedì alla Luna, il martedì a Marte, ecc.), a cui seguono
i controllori dell’ora secondo la sequenza che abbiamo dato. Ad esempio, la prima ora del
martedì è governata da Marte, la seconda da Mercurio, la terza da Giove, la quarta da
Venere, la quinta da Saturno, la sesta dal Sole, la settima dalla Luna, l’ottava di nuovo da
Marte, e così via sequenziando. Invero tale criterio non è più utilizzato da molti secoli, e gli
si è preferito quello più semplice che si erige sull’ordine planetario aristotelico che vede il
Sole al centro della sequenza, ossìa WVUQTSR. Ne consegue che nell’esempio
precedente la prima ora è governata sempre da Marte, la seconda dal Sole, la terza da
Venere, la quarta da Mercurio, la quinta dalla Luna, la sesta da Saturno e la settima da
Giove.
Un altro metodo per l’identificazione delle ore planetarie vede il computo dell’ora pari al
levarsi di volta in volta di 15° di Ascensione Obliqua riferiti all’Eclittica, i quali hanno tempi
ascensionali che, come noto, mutano al variare della latitudine geografica dell’osservatore.
Il Giorno
Insieme all’anno tropico è la più naturale delle unità temporali, essendo il frutto del Moto
Diurno. Come tutti i fenomeni naturali non è precisamente costante nella sua durata, cosa
che ha creato qualche problema per la sua definizione scientifica.
Presso i babilonesi iniziava al sorgere del Sole, per gli ebrei, i greci, i romani, i musulmani
e la chiesa cattolica invece al tramonto. al-Bīrūnī, nella sua opera sulla cronologia e i
calendari, afferma che il giorno (inteso come 24 ore) non può che iniziare con l’oscurità, in
quanto è dall’oscurità che Dio creò la luce. Per gli astronomi invece inizia a mezzogiorno.
In Egitto, nell’antica Roma e nelle civiltà contemporanee inizia alle ore 0.
Come detto, anche i giorni della settimana sono associati ai 7 astri erranti, e Paolo
d’Alessandria li definisce reggenti del giorno. Quale sia è chiaramente indicato dal nome
stesso del giorno. Se il governatore dell’ora è l’amministratore, il signore del giorno è il
governatore. Chi voglia adottare o verificare questo metodo, tenga presente che il giorno
non inizia alle ore 0 ma al sorgere del Sole.
Giorno siderale = tempo impiegato da una stella fissa o dal punto γ a transitare sul
Meridiano Celeste locale, pari a 23h56m4,01s.
Giorno solare = 24 ore.
La Settimana e l’ordine planetario
Non sappiamo con certezza quando si associarono i sette planetês (astri erranti) ai giorni
della settimana. È documentato che la settimana, come divisione del ciclo lunare, era già
in uso nella civiltà babilonese (VII sec. a.C.), sebbene abbiano utilizzato anche settimane
di cinque giorni. La sequenza dei giorni della settimana in analogia con i sette astri erranti
risale proprio ad essa, mentre gli israeliti (che ne furono influenzati) si limitarono a
denominare soltanto il giorno dedicato al riposo, shabbat. Lo storico greco Aligi di
Alicarnasso, V secolo a.C., ci informa che anche in Egitto si dedicavano i giorni della
settimana ai sette pianeti.
La durata di quella che in seguito fu chiamata settimana nelle popolazioni italiche antiche
(Sabelli, Etruschi, ecc.) era anch’essa legata alle 4 fasi lunari. Proprio perché connesse al
ciclo sinodico Sole-Luna alcune settimane erano di sette, altre di otto giorni, identificati con
lettere da A ad H (vedi le nundinae nel calendario di Numa). Ma già nel I sec. a.C., a
Roma, si hanno notizie circa l’utilizzo dei nomi dei pianeti per distinguere i giorni della
settimana, e sulla riduzione dei suoi giorni a sette. Infine con l’occupazione dell’Egitto, I
sec. d.C., si consolidò la prassi egizia dei sette giorni. Tuttavia nel periodo imperiale le

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settimane, come suddivisione del mese, ebbero strutture molto diverse. Nel II secolo d.C.
la Chiesa tentò di sostituire i nomi dei pianeti con le denominazioni feria I (per la
domenica), feria II (per il lunedì), feria III (per il martedì), ecc., ma il tentativo non ebbe
successo.
L’imperatore Costantino, nel IV secolo, ne ufficializzò definitivamente la struttura: i giorni
furono denominati: dies Solis (domenica), dies Lunae (lunedì), dies Martis (martedì), dies
Mercurii (mercoledì), dies Jovis (giovedì), dies Veneris (venerdì), dies Saturni (sabato).
Nel 321 egli rinominò il dies Solis in dies Dominica.
Nella fig. 102 diamo ragione del metodo di attribuzione dei nomi dei sette astri erranti ai
giorni. Il medesimo criterio sequenziale fu osservato per attribuire i domini alle singole ore,
e di questo s’è dettagliato nel paragrafo Le ore planetarie.

FIG. 102
Commento alla fig. 102
La sequenza sul poligono ordina i pianeti, in senso orario, a partire dal pianeta più lento, Saturno, al più
veloce, la Luna. Il lettore accorto noterà subito che ogni astro della sequenza è soggetto alla sovreminenza
(nel Moto Diurno) di quello più rapido, con esclusione dell’ultimo – il più veloce di tutti –, la Luna, che la
sovreminenza la patisce da Saturno stesso. Non è peregrina questa osservazione, giacché, seppure in parte,
è alla base dell’ordine del governo dei giorni.
Partendo da Saturno, che è il governatore del sabato, seguendo la linea blu ascendente (vedi freccia ),
l’astro con cui si relaziona è il Sole, il più lontano e ad esso sovreminente nel Moto Diurno. Al Luminare quindi
si assegna la domenica, il dì del Sole. Sempre seguendo la linea blu, stavolta discendente, l’astro cui si
collega il Sole è la Luna, che nella sequenza è il più distante e lo precede nel Moto Diurno. Al Luminare
notturno spetta quindi il giorno seguente, il lunedì. La Luna si connette in virtù del criterio sin qui seguito a
Marte, che governerà il giorno che segue, il martedì. E così via, fino a Venere, titolare del venerdì.
L’assegnazione originaria delle ore nella giornata segue la medesima legge a partire dall’alba, dalla quale si
principia la prima ora, così come riferito nel paragrafo Le ore planetarie.
Altra spiegazione ne dà il su citato Dione Cassio, che parte proprio dal conteggio delle ore planetarie. La
prima ora del sabato spetta a Saturno, che governerà poi anche la 15ª e la 22ª; Mercurio governerà la 23ª,
Venere la 24ª: pertanto il Sole, che segue Venere nella sequenza, sarà il governatore della prima ora del
giorno seguente il sabato, e dunque la domenica. E così via per gli altri giorni.

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La Stella a sette punte nella circonferenza, ovvero l’Eptagramma, è il simbolo del Tutto.
La sequenza dei giorni della settimana è frutto della selezione ed affermazione di una
sequenza nei confronti di altre. Vediamone alcune:
1. Q R U S V T W Si tratta dell’ordine di cui alla fig. 102, riportato da Bouchè-Leclerq
(Astrologie Greque) e definito caldeo; in realtà è di derivazione egizia o, in modo
ancora più preciso ellenico–egiziano (periodo in cui la Grecia influenzò, essendone
a sua volta influenzata, sia l’Egitto che Babilonia). Questo stessa sequenza viene
invece definita dal Tester (Storia dell’Astrologia occidentale pag.220) indiana;
2. R Q S T U V W Definito da Bouchè-Leclerq (id) platonico, in quanto usato
dall’autore del Timeo. Quest’ordine fu adottato da Aristotele, Crisippo, Eratostene.
Tester (id pag.219) lo denomina egizio. Sulla posizione di S e T ci furono dissensi e,
sembra, che Eraclide Pontico lo trasmise così: R Q T S U V W, assegnandogli il
titolo di ordine pitagorico;
3. R Q V T W S U Quest’ordine è detto dal Tester (id, pag.219) babilonese antico e
sembra risalire a prima del V secolo a.C.;
4. R Q U T S W V Quest’ordine è definito dal Tester (id, pag.219) babilonese tardo;
5. W Q R V U T S Detto dal Tester (id, pag.219) mitraico;
6. R S T Q U V W Segnalato dal Tester (id, pag.219) come pseudo caldeo;
7. Q R W V U T S Riportato dal Tester (id, pag.220) come dell’Astrologia ellenistica;
8. Q R W V U T S Sempre il Tester (id, pag.220) lo segnala come secondo i Fardarat.
È la sequenza per la quale ogni pianeta (cronocratore) ha dominio su un certo
numero di anni all’interno di un ciclo. È identico al precedente, in quanto fatto
proprio dalla civiltà araba.
9. Q T S R W V U Quest’ordine è detto dal Tester (id, pag.220) secondo le Fardariae
(o Firdarie). Si tratta sempre di un’elaborazione dell’astrologia araba, con una
sequenza diversa dalla precedente
Il Mese
Il sistema di misurazione progressiva (da 1 a 30) dei giorni del mese – derivato dal ciclo
sinodico Sole/Luna – era conosciuto ed impiegato in Siria e in Grecia; pure in Egitto, dove
si suddividevano in tre serie di dieci giorni ciascuno (decani).
Riferiamo ora circa l’origine dei nomi dei mesi nel calendario romano:
 Gennaio – Da Giano, dio del Sole e custode del cielo. A lui ci si rivolgeva, con una
preghiera, prima di iniziare qualsiasi cosa. Rappresentava l’inizio dell’anno, probabilmente
anche in riferimento alla porta solstiziale invernale (0° Capricorno). Era noto anche come
Geminus (Duplice) e Bifrons (bifronte, con due volti), a significare la facoltà di guardare
tanto le tenebre, quanto la luce, preciso riferimento al solstizio.
 Febbraio – Dal latino februus “purificante”. Prese il nome dal dio dei morti di probabile
origine etrusca, Februo. Era il mese dedicato alla purificazione ed al risanamento delle
irregolarità del calendario.
 Marzo – Dal dio Marte, che nella Roma antica era una divinità agricola, protettrice della
natura, che con la lancia difende il gregge, connesso al risveglio primaverile.
 Aprile – La derivazione del termine è incerta. Qualcuno rimanda al latino aper, cinghiale
o maiale selvatico, in riferimento al loro allevamento, altri da aperire, rivelare, rendere
visibile, mostrare (intendi: il risveglio della natura).
 Maggio – Da Maia, dea greca, amata da Zeus e madre di Hermes, perseguitata da
Hera e tramutata da Zeus in stella (la maggiore delle Pleiadi, parte della Costellazione del
Toro), ma anche divinità romana, personificazione dello sviluppo degli esseri viventi e
dell'accrescimento della vegetazione, venerata in seguito sotto il nome di Bona Dea, dea
della fecondità e, per estensione, della terra stessa. Un’altra origine del nome del mese

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viene riportata da Ovidio (Fasti 1, 39-44): maggio sarebbe il mese in cui si onoravano i
maiores, gli anziani del senato.
 Giugno – Da Juno, Giunone: come Juno Novella o Kalendaris era la dea del calendario
ed a lei si dedicavano i giorni delle calende. Altra origine del nome, sempre riportata da
Ovidio (Fasti 1, 39-44) deriverebbe dall’essere questo il mese dedicato agli juniores.
 – Nel 44 a.C., alla morte di Cesare, il mese Quintile fu rinominato Julius.
 – Allo stesso modo il mese Sestile fu appellato Augustus in onore di Augusto.
 – I restanti mesi, da Settembre a Dicembre hanno mantenuto il nome secondo la
sequenza numerica temporale decanica (vedi paragrafi Calendario di Romolo, Calendario
di Numa, Calendario Giuliano).

Riportiamo ora ulteriori tipologie e definizioni di mese:


Mese sinodico = Intervallo di tempo tra due Noviluni. Ciclo di 29,5306 giorni solari medi.
Mese tropico = Intervallo di tempo impiegato dalla Luna per ritornare sul punto γ. Ciclo di
27,3215 giorni.
Mese siderale = Intervallo di tempo impiegato dalla Luna tra due Congiunzioni partili con
una stella fissa. Ciclo di 27,3217 giorni.
Mese anomalistico = Intervallo di tempo impiegato dalla Luna per tornare al suo perigeo.
Ciclo di 27,5545.
Mese nodale o draconitico = Intervallo di tempo impiegato dalla Luna per ritornare sul suo
Nodo Ascendente. Ciclo di 27,2122 giorni.
L’Anno
L’inizio dell’anno, come abbiamo visto analizzando i vari calendari, è stato concepito in
vari modi, facendo riferimento a cause astronomiche oppure religiose o politiche.
Indubbiamente individuare degli stili specifici, per l’inizio dell’anno, è un’operazione difficile
in quanto, soprattutto nel Medioevo, la frammentazione degli stati (quando c’erano) e la
varietà delle tradizioni, rendono problematico individuare linee coerenti e generalizzabili.
Elenchiamo comunque alcuni di questi stili:
1. Della circoncisione. 1° Gennaio. Durante il Medioevo tale dizione fu sostituita con
altre di derivazione cristiana. Fu introdotta in Germania nel Medioevo, in Francia dal
1563, nello Stato Pontificio dal 1691, in Toscana dal 1750, a Venezia dal 1797;
2. Veneto. 1° Marzo. Sembra risalire al tempo del calendario di Romolo e rimase in
uso nella Repubblica Veneta fino al 1797;
3. Dell’Incarnazione. 25 Marzo. Fu Dionigi il Piccolo a proporre l’inizio dell’anno da
quella che stabilì essere la festa dell’Annunciazione, che indicava il giorno del
concepimento del Cristo. Veniva poi definito stile pisano o fiorentino a seconda che
si considerasse il 25 Marzo precedente o seguente l’1 gennaio del calcolo attuale
del calendario;
4. Della Pasqua. Si è usato prevalentemente in Francia, ma a causa della mobilità
della festività, che – come già riferito – può cadere tra il 22 Marzo ed il 25 Aprile,
determinava differenze notevoli tra un anno e l’altro;
5. Della Natività. 25 Dicembre. Si diffuse soprattutto nell’Italia del Nord nel periodo
medievale;
6. Bizantino. 1 Settembre. In uso a Bisanzio e nell’Italia del Sud fino al XVI secolo.
Astronomicamente ne esistono altre tipologie: degli anni siderale, tropico e anomalistico
abbiamo già dato definizioni e durata nel cap. 15 pag. 115.
Inoltre distinguiamo:

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Anno eclittico = Tempo che intercorre tra due passaggi del Sole al nodo ascendente della
Luna. La sua durata è di 346,6203 giorni.
Anno besselliano = Serve per definire il vero inizio dell’anno tropico. È consuetudine far
iniziare l’anno tropico quando il Sole medio raggiunge un’Ascensione Retta di 18h40m. Il
suo nome deriva dall’astronomo tedesco che l’ha introdotto nella pratica astronomica,
F.W. Bessel (1784–1846).
Un’estensione del significato di anno si suole riferirla al cosiddetto Anno precessionale,
ossia il periodo che impiega il punto γ a ritornare nello stesso punto della Sfera Celeste.
Questo periodo è variabile e risente degli effetti del Sole, della Luna e dei pianeti, e ne
abbiamo trattato nel cap. 4.
Il Secolo
In modo indefinito i Greci intendevano per secolo un periodo più lungo della vita umana.
Per gli etruschi esso si misurava sulla durata della vita di colui che fosse vissuto di più tra i
nati nella stessa data.
I Romani distinsero tra secolo naturale, riprendendo il significato etrusco, e secolo civile,
della durata di 100 anni. In seguito vi aggiunsero il secolo religioso, della durata di 110
anni, usato per computare la data dello svolgimento dei ludi secolari (17 a.C. – 88 d.C. e
204 d.C.).
Il Millennio
Il millennio di per sé non ha un particolare senso se messo in relazione con l’individuo. Già
il significato di un periodo superiore alla durata della vita dell’uomo era insito nel secolo. Il
millennio acquisì valore a causa delle teorie millenaristiche cristiane derivanti dalla Bibbia:
Apocalisse 20, 1-6. In questo brano si descrive la sconfitta di Satana, seguita dal regno del
Cristo e dei giusti per 1000 anni. Al termine di questo periodo Satana viene liberato e dopo
un’ultima grande lotta tra il bene ed il male il Cristo trionfa e si svolge il Giudizio
Universale. È per questo motivo che sia intorno all’anno 1000, sia al 2000 i movimenti
informatisi su tale concezione (detta anche Chiliasmo) hanno conosciuto periodi di grande
diffusione.
Tuttavia prima nella civiltà iranica e poi in quella araba (per restare in un àmbito culturale
occidentale) l’approfondimento dei cicli Giove–Saturno riconduceva sempre al concetto di
millennio, dacché le loro Congiunzioni Superiori 58 erano approssimativamente calcolate
compiersi ogni 960 anni (in realtà 880). In Mesopotamia era conosciuto un ciclo di 340.000
anni.
Superfluo precisare l’utilità di questa misura temporale per la storia e la geologia. Per essa
poi il millennio corrisponde ad una frazione di tempo.
Le Ere
Per una trattazione più approfondita delle ere rimandiamo al testo citato in bibliografia di
Adriano Cappelli Cronologia, Cronografia e calendario perpetuo. Daremo qui una
descrizione sommaria dell’argomento.
Ogni civiltà ha focalizzato degli avvenimenti significativi della propria storia da catalogare
in un’epoca dalle caratteristiche omogenee, e, una volta definite, da lì ha fatto partire il
computo. Le ere vengono raggruppate in tre tipi:
1. Ere dinastiche;
2. Ere sacrali;
3. Ere dotte.

58
Su tale argomento vedi Arcana Mundi a cura di Giuseppe Bezza, vol. I cap. XI, ed. BUR 1995.

190

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Le Ere dinastiche, in occidente, hanno inizio in Babilonia con l’Era Seleucide (1 Ottobre
312 a.C.) e poi in modo sistematico in epoca ellenistica. In seguito fu usata a Roma (Era
Giuliana, poi Era Augustea, 27 a.C., e di Diocleziano, “era dei martiri”, 29 Agosto 284
d.C.). In Cina il nome dell’era si connetteva alla dinastia dell’imperatore in carica ed i cicli
che si susseguono hanno origine nel 2637 a.C.
Le Ere sacrali sono fondate sulla presunta data della creazione del mondo:
1. Alessandrina = dal 25 Marzo del 5493 a.C.;
2. Bizantina = 21 Marzo 5508 a.C. (dal VII sec. d.C.), poi il 1 Settembre 5509 a.C.;
3. Ebraica = 7 Ottobre 3761 a.C.
Per l’Islam la data di inizio è quella dell’Ègira 59, cioè dalla fuga di Maometto dalla Mecca a
Medina, 15 Luglio 622 d.C.
Per i cristiani il computo parte dalla presunta data di nascita del Cristo, che ora sembra in
realtà essere avvenuta verso il 7 a.C.
Le Ere dotte non sono di uso comune e furono introdotte da annalisti e cronisti in epoche
posteriori. Tali sono il “computo del consolato” (510 a.C. – 613 d.C.), il “computo degli anni
olimpici” (in uso dal 256 a.C.), basato sui 4 anni che separavano un’olimpiade dall’altra, a
partire dalla prima (776 a.C.) fino all’ultima (395 d.C.). C’è poi l’era misurata dalla
fondazione di Roma “ab Urbe condita”, che ha inizio dalla data presunta dagli antichi
storici del 21 Aprile 753 a.C.
E questo per quant’è delle ere storiche. Poi, come tutti ben sappiamo, lo stesso termine è
utilizzato nella geologia, che suddivide l’età della Terra in Ere. Di esse diamo qui sotto una
tabella riassuntiva, consci che su esse l’astrologia, almeno finora, ha poco o niente da
dire.

ERE PERIODI ETÀ


Adeano 4.550.000.000
Precambriano Archeano 3.500.000.000
Proterozoico 2.500.000.000
Cambriano 543.000.000
Paleozoico Inferiore Ordoviciano 505.000.000
Siluriano 438.000.000
Devoniano 408.000.000
Paleozoico Superiore Carbonifero 362.500.000
Permiano 290.000.000
Triassico 245.000.000
Mesozoico Giurassico 208.000.000
Cretaceo 145.000.000
Paleocene 65.000.000
Eocene 56.500.000
Terziario Oligocene 35.400.000
Miocene 23.300.000
Pliocene 5.200.000
Pleistocene 1.640.000
Quaternario
Olocene 10.000 (a.C.)

59
Dall’arabo hiğra, emigrazione.

191

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Chiudiamo presentando una bibliografia sull’argomento, affinché chi lo desideri possa
approfondire lo sterminato argomento trattato in questo capitolo.

BIBLIOGRAFIA:
Adriano Cappelli “Cronologia, Cronografia e calendario perpetuo” – Hoepli 1998
Giuliano Breccia “I numeri nella storia dell’umanità” – S.S. G. Reiss Romoli 1995
Gianfranco Benegiamo “Nomi e numeri del calendario”- Rivista “Nuovo Orione” Gennaio 2001
“The Rosicrucian Ephemeris” Saint Michel – Edition 1990
Diana Tura “Uno sguardo ai calendari” – www.sapere.it
“Enciclopedia della Mitologia” – Le Garzantine 2004
“La piccola Treccani”- Istituto della Enciclopedia Italiana 1995
Ugo Enrico Paoli “Vita romana” – Oscar studio Mondatori 1980
David Ewing Duncan “Calendario” – Ed. Piemme 1999
Rosa Agizza “Miti e leggende dell’antica Roma” – Ed. Newton Compton 2007
Hugo Winckler “La cultura spirituale di Babilonia” – Ed. Rizzoli 1982
Gianna De Angelis “I Calendari di Roma antica” – Quaderni UPTER
Universale-Enciclopedia tematica, Astronomia – Le Garzantine
John e Peter Filbey “Astronomia per astrologi” – Ed. Astrolabio
Luigi Briatore “Cronologia e tecniche della misura del tempo” – Ed. Giunti 1976
Anthony Aveni “Gli imperi del tempo” – Ed. Dedalo 1993
Giovanni Pettinato “La scrittura celeste” – Ed. Mondadori 1998
Piero Bianucci: “Vedere, guardare” – Ed. UTET 2015

192

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Sfere
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Cap. 20 – Sistemi di calcolo per la Domificazione


Placido

Questo capitolo è interamente dedicato al calcolo del Medio Cielo, dell’Ascendente e delle
Cuspidi delle altre Case secondo il modo cosiddetto Placido, i cui princìpi abbiamo
ampiamente illustrato nel cap. 18.
In via generale esistono due metodi per giungere al medesimo risultato (o quasi):
1 – il primo, che definiremmo convenzionale, si reperisce in buona parte dei testi che si
prendono la briga di illustrarlo (sempre meno, ahinoi, giacché con la scusa che l’esistenza
di programmi per computer ne renderebbe superflua la trattazione, il più delle volte si
limitano ad istruire il lettore ad inserire correttamente i dati di nascita, tacendone i
presupposti astronomici);
2 – l’altro – assai raramente esposto, ma che meglio rende l’idea del senso
spazio/temporale della Domificazione –, che si erige sulla conoscenza matematica del
Moto Diurno (cap. 13). Metodo poi basilare per costruire il grafico del tema orario, che
tratteremo nel prossimo capitolo.
Per entrambi i metodi ci serviremo delle geniture di Bettino Craxi, importante uomo politico
italiano tra gli anni ’70 e ’90, invero assai controverso, morto in disgrazia all’estero a causa
di gravi problemi con la giustizia, e di Robert De Niro, grande attore cinematografico
statunitense. Il primo lo abbiamo scelto non per giudicarne temperamento e inclinazioni
psicologiche (non essendo questo lo scopo del nostro libro), ma per i requisiti
squisitamente tecnici che presenta la sua genitura, come apparirà più chiaro nel prossimo
capitolo. Il secondo in quanto nativo dell’emisfero occidentale, e che come tale richiede
una variante al metodo rispetto ai nativi dell’emisfero orientale, come si dirà nel paragrafo
che segue. Le nascite nell’emisfero sud saranno trattate invece nel cap. 24.

Calcolo del Tempo Siderale di Nascita (TSN)


I primi passi del calcolo della Domificazione sono comuni ad entrambi i metodi, ed il loro
scopo è quello di stabilire il cosiddetto Tempo Siderale di Nascita, il cui acronimo TSN
sarà utilizzato di qui in avanti.
Per prima cosa è necessario calcolare l’Ora Locale del momento della nascita o
comunque dell’evento oggetto del nostro studio.
L’Ora Locale si ottiene aggiungendo o sottraendo la longitudine oraria del luogo di nascita
all’ora di Greenwich della natività o dell’evento, che si indica – come sappiamo dal cap. 18
– con le sigle GMT o TU. La predetta longitudine oraria si aggiunge per le nascite
dell’emisfero orientale, si sottrae per le nascite nell’emisfero occidentale. Iniziamo
l’esemplificazione con Bettino Craxi, nativo dell’emisfero orientale.
a – Bettino Craxi nacque a Milano – lat. 45°28’N, long. 9°11’E – il 24.02.1934 alle 5h40m
CET.
In quel periodo non vigevano ore legali (o estive), quindi per ottenere l’ora di Greenwich, è
sufficiente sottrarre all’ora di nascita dichiarata 1 ora di fuso:
5h40m – ora di nascita a Milano
1h00m = fuso orario Central Europe Time (CET)
4h40m TU della nascita
Prima di procedere oltre dobbiamo apportare una rettifica al TU. Poiché il Tempo Siderale
che andremo a prendere non corrisponde all’ora di nascita – in quanto riportata dalle
193

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Effemeridi per le 0h00m o le 12h00m TU –, operiamo in questa fase la rettifica necessaria.
All’uopo è sufficiente dividere il TU per il fattore 0,9972696 60. Nel nostro caso:
4h40m : 0,9972696 = 4,666666667 : 0,9972696 = 4,6794434 = 4h40m46s61
Al TU così rettificato aggiungeremo adesso – trattandosi di nascita nell’emisfero orientale
– la longitudine oraria di Milano. Per ottenerla moltiplicheremo per 4m i 9°11’ della
longitudine geografica, giacché come sappiamo a 1° corrispondono 4 minuti in tempo (vedi
cap. 19 pag. 167):
9°11’ x 4m = 0h36m44s
Sommeremo ora la longitudine oraria così ottenuta al TU rettificato:
4h40m46s + TU rettificato nascita Bettino Craxi
0h36m44s = longitudine oraria Milano
5h17m30s Ora Locale
Siamo ad un passo dall’ottenere il TSN. Per calcolarlo precisamente dobbiamo prendere
dalle Effemeridi il Tempo Siderale 62. Dal cap. 19 sappiamo che esistono in commercio sia
quelle che si riferiscono alle 0h00m, sia alle 12h00m. Per non lasciare dubbi a chi ci legge
esemplificheremo entrambi i procedimenti che ne derivano.
⇒ Effemeridi 0h00m:
La procedura è di rara semplicità: si tratta infatti solamente di riportare quel che ne
leggiamo. Pertanto le apriremo al febbraio 1934 dirigendoci alla riga corrispondente al
giorno 24: vi leggiamo 10h12m43s. Questo è, appunto, il TS delle ore 0, ma la rettifica per
le 4h40m TU l’abbiamo già calcolata sopra. Possiamo quindi procedere normalmente:
5h17m30s + Ora Locale
10h12m43s = TS al 24 febbraio 1934
15h30m13s TSN
⇒ Effemeridi 12h00m’
Con questo tipo di Effemeridi è necessario fare un poco di attenzione: bisogna valutare se
l’ora di nascita in TU è precedente o successiva alle 12h00m. Se fosse precedente
occorrerà prendere il TS del giorno prima, se successiva del giorno stesso. Bettino Craxi
nacque prima delle 12h00m del 24 febbraio, per cui occorrerà prendere il TS relativo al 23
febbraio: 22h10m44s. Come nel caso precedente prima di sommarlo all’Ora Locale, è
necessario rettificare quest’ultima, ma non sulle 4h40m, bensì sulle 16h40m, che costituisce
l’intervallo tra le 12h00m del 23 febbraio, e le 4h40m TU del momento della nascita. E,
soprattutto, questo orario deve esser preso propriamente quale momento della natività. Un
po’ come se la giornata iniziasse non alle 0h00m, ma alle 12h00m.
16h40m : 0,9972696 = 16,6666667 : 0,9972696 = 16,712298 = 16h42m45s
Procediamo al calcolo dell’Ora Locale rettificata:
16h42m45s + TU del 13 febbraio rettificato
0h36m44s = longitudine oraria di Milano
17h19m29s
Ed ora conteggiamo il TSN:

60
Il Tempo solare medio è di 365,2422 giorni, mentre il Tempo Siderale ne conta 366,2422. Dividendo il
primo per il secondo otteniamo appunto 0,997269566424.
61
Per la trasformazione di numeri sessagesimali in decimali e viceversa vedi nota n. 18 a pag. 97, cap. 13.
62
Vedi cap. 19, paragrafo Tempo Siderale.
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17h19m29s + Ora Locale
22h10m44s = TS al 23 febbraio 1934
39h30m13s
Poiché il risultato è superiore a 24, gli sottrarremo le ore della giornata:
39h30m13s –
24h00m00s =
15h30m13s TSN
Qualora la nascita avvenga dopo le 12h00m TU si procede come per le ⇒ Effemeridi
0h00m, non essendo necessario aggiungere il computo di 12 ore né alla correzione né al
calcolo del TSN.

b – Con Robert De Niro ci esercitiamo soltanto per il calcolo del TSN relativo alle nascite
nell’emisfero occidentale, ossia ad ovest del meridiano geografico di Greenwich.
Il prodigioso attore nacque il 17.08.1943 alle 3h00’m a New York (lat. 40°43’N, long.
73°57’W). In quella data vigeva nella città e nell’intero New Jersey l’ora legale a causa
della II Guerra Mondiale, e perciò denominata Eastern War Time (EWT). Ne dovremo
pertanto tener conto per il computo prima del tempo in TU e, di conseguenza, nel calcolo
dell’Ora Locale.
3h00m – ora di nascita a New York
1h00m + ora legale
5h00m = fuso orario Eastern Standard Time (EST)
7h00m TU della nascita
In via preliminare calcoliamo la rettifica a beneficio del TS, così come per Bettino Craxi.
7,00 : 0,9972696 = 7,019165 = 7h01m09s
Per il calcolo dell’Ora Locale sottraiamo la longitudine oraria di New York:
73°57’ x 4m = 4h55m48s63
7h01m09s – TU rettificato nascita Robert De Niro
4h55m48s = longitudine oraria New York
2h05m21s Ora Locale
Dovremo ora calcolare il TSN, né più né meno come abbiamo fatto con Bettino Craxi.
Svilupperemo l’esempio riferendoci alle sole Effemeridi di mezzanotte, giacché per quelle
di mezzogiorno la procedura è la medesima di quella innanzi descritta.
Il TS per il 17 agosto 1943 è 21h38m00s, pertanto:
2h05m21s + Ora Locale
21h38m00s = TS al 17 agosto
23h43m21s TSN

Domificazione con l’uso delle Tavole delle Case


Una volta stabilito il TSN è possibile calcolare le Cuspidi eclittiche delle 12 Case col
metodo placidiano, secondo un sistema semplice: consultando le Tavole delle Case.
63
La via più breve per ottenere risultati esatti per valori superiori ai 15° di lat. consiste nell’inserire nella
calcolatrice scientifica (per quanto è dell’esempio di New York) il valore 0.7357, premere i tasti “inv” e poi
m
“dms”: il display mostrerà come risultato 1,2325. Lo si moltiplica per 4 , ottenendo così 4,93. Si preme ora di
h m s
nuovo il tasto “dms”, che trasformerà il risultato in valori sessagesimali: 4 55 48 . La calcolatrice del Sistema
Operativo Windows non possiede un tasto “inv”, ma una casella che deve essere blankata, ossia avvalorata
con un click del mouse.
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“Semplice” non significa immediato e/o poco impegnativo, giacché per approssimarsi a
risultati esatti bisogna sottostare alla rognosa obbligatorietà delle interpolazioni. È
opportuno comunque far presente che con questo sistema tuttalpiù si ottengono risultati
precisi (con scostamenti trascurabili) soltanto per l’Ascendente ed il Medio Cielo, dacché
le Tavole solo per queste Cuspidi forniscono gradi e minuti primi corrispondenti ad un
certo TSN, mentre quelle delle altre Case sono indicate con gradi eclittici arrotondati per
difetto o per eccesso all’unità intera. Non ci deliziamo qui in distinzioni inutilmente pedanti:
o meglio, pedanti appaiono all’astrologo convenzionale, ma il tradizionale ben sa quanto
spesso sia sostanziale la precisione delle Cuspidi eclittiche. E ciò sia in virtù
dell’assegnazione delle Dignità Essenziali maggiori e minori (Termini, Decani, Monomoirie,
di cui trattiamo in Sfere vol. II), sia per l’esatta cognizione del posto occupato da un astro
nella volta celeste in quel luogo ed in quel tempo.
L’uso delle Tavole delle Case, come riferito dianzi, è il metodo riportato dai testi di
astrologia che si occupano anche della parte tecnico–matematica. Se il lettore ne ha già
cognizione può anche saltare questo paragrafo e passare al successivo, altrimenti si
munisca della pazienza indispensabile per seguirci.
Di Tavole sul mercato ne girano parecchie, e sono tutte più o meno affidabili. In particolare
le Tavole delle Case di Raphael prendono a riferimento alcune metropoli dell’emisfero
boreale. Per cui se il nativo è di New York (o di Napoli, che giace quasi sullo stesso
parallelo geografico) o di Montreal (e quindi di Milano, per lo stesso motivo), il lavoro
dell’astrologo è ben facilitato. Tutte le altre Tavole invece osservano intervalli di 1° di
latitudine geografica, e quindi sono riportate le Cuspidi della Case per latitudini da 1°N a
66°N. Noi faremo riferimento a questa tipologia, che è per l’appunto la più comune e facile
da reperire.
Proseguiamo con l’esempio relativo alla genitura di Bettino Craxi, di cui abbiamo calcolato
il TSN nel paragrafo precedente. Le nascite nell’emisfero occidentale seguono lo stesso
iter: l’unica differenza con quelle dell’emisfero orientale sta nel computo del TSN.
 Medio Cielo – Poiché il soggetto nacque a Milano (lat. 45°28’N), sulle Tavole delle
Case dovremo riferirci alle latitudini geografiche 45°N o 46°N. Di norma la prima Cuspide
mostrata è il Medio Cielo, ossia la X Casa. Una volta individuate le latitudini di riferimento
dobbiamo rintracciare le righe corrispondenti al TSN più prossimo a quello del nativo che,
ricordiamo, nel nostro esempio è di 15h30m13s. Ora, per quanto attiene proprio al Medio
Cielo, a parità di TSN corrisponderà a qualsiasi latitudine geografica il medesimo grado
eclittico, per le ragioni che saranno più chiare nel prossimo paragrafo, anche se il lettore
più accorto lo avrà già capito dall’attenta lettura del capitolo precedente. Pertanto, soltanto
relativamente al Medio Cielo possiamo riferirci indifferentemente alla latitudine 45°N o 46°
N. Il TSN più prossimo è di 15h30m36s, cui corrisponde una Longitudine eclittica di 25°
Scorpione. Il TSN di Craxi è un poco inferiore, per cui ci dedicheremo ad
un’interpolazione, prendendo il TSN precedente di 15h26m30s, pari a 24° Scorpione. Per
trovare il grado ed il minuto di Eclittica che culmina al momento della nascita del soggetto
dovremo calcolare la differenza tra i due TSN riportati sulle Tavole delle Case e fra il TSN
di Craxi e quello inferiore, dichiarato poc’anzi. Quindi:
15h30m36s – TSN di 25° Scorpione 15h30m13s – TSN di Bettino Craxi
15h26m30s = TSN di 24° Scorpione 15h26m30s = TSN 24° Scorpione
0h04m06s intervallo tra i TSN delle Tavole 0h03m43s
A questo punto sviluppiamo l’interpolazione tramite la proporzione:
4m06s : 60’ = 3m43s : x x = (3m43s * 60’) : 4m06s x = (3,716667 * 60’) : 4,10
x = 223,00002 : 4,10 x = 54,390244 x = 54’23”
Il risultato ottenuto lo sommeremo a 24° Scorpione:
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24°00’00” + MC corrispondenti a TSN 15h26m30s
0°54’23” = intervallo che separa il TSN di 24° Scorpione a quello della natività
24°54’23” Scorpione, Medio Cielo di natività
 Fondo Cielo – Il grado eclittico del Fondo Cielo sarà naturalmente opposto a quello del
Medio Cielo, e quindi 24°54’23” Toro.
 11ª Casa – Per le Cuspidi delle altre Case dovremo invece non solo tener conto della
già calcolata interpolazione tra i tre TSN (di nascita, e quelli che lo precedono e lo
seguono), ma dei diversi gradi di Eclittica che vi salgono alle due latitudini geografiche di
riferimento, da rapportare poi a quella di Milano. Seguendo l’ordine della Tavole,
dedichiamoci ora alla Cuspide dell’11ª Casa.
Conviene prima di tutto computare la Cuspide a 45° e poi a 46°, e dopo interpolarle per
ottenere quella che si riferisce a Milano, lat. 45°28’N. A lat. 45°N la Tavola segnala quanto
segue: TSN 15h30m36s = 16° Sagittario; TSN 15h26m30s = 15° Sagittario. Ricorriamo alla
medesima proporzione usata per il calcolo del  Medio Cielo, e dunque il risultato sarà lo
stesso: 54’23”. Pertanto a lat. 45°N la Cuspide dell’11ª Casa sta a 15°54’23”.
A lat. 46°N leggiamo che alla Cuspide salgono rispettivamente 15° e 14° Sagittario, e
quindi – analogamente a quanto sopra – al TSN di Craxi essa sta a 14°54’23” di Sagittario.
Ora interpoliamo i risultati ottenuti per la latitudine di Milano, 45°28’N:
1° : 1° = 0°28’ : x x = 0°28’
Quindi:
14°54’ Sagittario +
0°28’ =
15°22’ Sagittario, Cuspide 11ª Casa
 5ª Casa – La sua Cuspide, che si oppone all’11ª, si troverà a 15°22’ di Gemelli.
 12ª Casa – Per la 12ª Casa ci comporteremo allo stesso modo. Qui il compito è più
semplice, poiché sia a lat. 45°N che a 46°N salgono 5° e 4° Capricorno, e pertanto al TSN
del nativo la sua Cuspide sta a 4°54’23” di quel Segno. Alla latitudine di Milano la Cuspide
della 12ª Casa occuperà appunto 4°54’ Capricorno, giacché apparentemente tra 45°N e
46°N (e Milano si trova quasi in mezzo) salgono gli stessi gradi.
 6ª Casa – Essendo opposta alla 12ª la sua Cuspide giacerà a 4°54’ Cancro.
 Ascendente – Il calcolo dell’Ascendente sarà più preciso, poiché le Tavole ci
consegnano gradi eclittici esatti e non arrotondati.
A lat. 45°N per il TSN di 15h26m30s leggiamo un Asc a 27°22’ Capricorno, mentre a TSN
15h30m36s esso sta a 28°39’ stesso Segno. Pertanto:
28°39’ – Asc per TSN 15h30m36s
27°22’ = Asc per TSN 15h26m30s
1°17’ arco di Eclittica sorto nell’intervallo di 4m06s
Poiché ci è noto l’intervallo di tempo che separa il TSN di natività da quello che lo precede
(3m43s), sviluppiamo la proporzione per calcolare l’Asc al TSN della genitura a lat. 45°N:
4m06s : 1°17’ = 3m43s : x x = (3m43s * 77’) : 4m06s x = (3,716667 * 77’) : 4,10
x = 69,800813 x = 1°09’48”
Proseguendo:
27°22’ Capricorno +
1°10’ =
28°32’ Capricorno, Asc a 45°N al TSN di natività

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Stabiliamo ora l’Asc. a lat. 46°N:
27°36’ Capricorno – Asc per TSN 15h30m36s
26°20’ Capricorno = Asc per TSN 15h26m30s
1°16’ arco di Eclittica sorto in 4m06s
Proseguendo:
4m06s : 1°16’ = 3m43s : x x = (3m43s * 76) : 4m06s x = (3,716667 * 76’) : 4,10
x = 68,894310 x = 1°08’53”
26°20’ Capricorno +
1°09’ =
27°29’ Capricorno, Asc a 46°N al TSN di natività
Ora interpoliamo i due dati per la latitudine geografica di Milano:
28°32’ Capricorno – (Asc a 45°N)
27°29’ Capricorno = (Asc a 46°N)
1°03’
1° : 1°03 = 0°28’ : x x = 1°03 * 0°28’ x = 1,05 * 0,466667
x = 0,49 x = 0°29’24”
28°32’00” Capricorno –
0°29’ 24” =
28°02’36” Capricorno, Asc al TSN di natività
 Discendente – La Cuspide del Dis starà al grado opposto 28°02’36” Cancro.
 2ª Casa – Il procedimento per il calcolo della Cuspide della 2ª e della 3ª Casa è il
medesimo di quello esposto per l’11ª e la 12ª.
Per la 2ª Casa tanto a lat. 45°N, quanto a 46°N leggiamo quali gradi eclittici vi salgono:
rispettivamente 17° e 19° Pesci. Impiegheremo la seguente proporzione per calcolare
l’esatto grado eclittico al TSN di natività:
4m06s : 2° = 3m43s : x x = (3m43s * 2°) : 4m06s x = (3,716667 * 120’) : 4,10
x = 108,780488 x = 108’46” x = 1°49’
Quindi
17°00’ Pesci +
1°49’ =
18°49’ Pesci Cuspide 2ª Casa al TSN di natività
Possiamo assumere questa come Cuspide della 2ª Casa – così come abbiamo fatto per la
12ª –, giacché apparentemente ad essa salgono gli stessi gradi e primi tra 45°N e 46°N.
 8ª Casa – Porremo di conseguenza a 18°49’ Vergine la Cuspide dell’8ª Casa, che si
oppone alla 2ª.
 3ª Casa – Ci resta da definire la 3ª Casa. A lat. 45°N ai rispettivi TSN di riferimento
leggiamo 27° e 28° Ariete. Forti – se non siamo schiattati prima – delle operazioni
precedenti (vedi quelle sull’11ª Casa) siamo nella condizione di dichiarare immantinente
che la Cuspide della 3ª Casa a lat. 45° al TSN di natività sta a 27°54’ di Ariete. Per quanto
attiene invece lat. 46°N la Tavola ci consegna rispettivamente 27° e 29° Ariete. Avendo
già sudato (freddo?) sull’analogo intervallo incontrato in Casa 12ª, sappiamo che per
ottenere la Cuspide a quella latitudine dovremo sommare 1°49’, per cui al TSN di nascita
essa starà a 28°49’ Ariete. Ora dobbiamo interpolare per Milano:

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Sfere
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28°49’ Ariete – Cuspide 3ª Casa a lat. 46°N
27°54’ Ariete = Cuspide 3ª Casa a lat. 45°N
0°55’
E ora la conseguente proporzione:
1° : 0°55’ = 0°28’ : x x = 0°55’ * 0°28’ x = 0,9166667 * 0,4666667
x = 0,427778 x = 0°26’
Quindi
27°54’ Ariete +
0°26’ =
28°20’ Ariete, Cuspide 3ª Casa
 9ª Casa – La Casa opposta, la 9ª, starà a 28°20’ Bilancia.

Domificare con i princìpi del Moto Diurno


Questo metodo possiede il pregio di consegnare all’astrologo risultati precisi. D’altra parte
ciò che si cela dietro Tavole e softwares per personal computers si erige proprio su di
esso. Applicarlo consente a chi vi si dedica di percepire sensorialmente (sì, avete letto
bene: sensorialmente!) l’insospettabile intimità tra matematica ed eventi naturali, nel
nostro caso i fenomeni celesti. Ma, come spesso accade con la matematica, incombe un
prezzo da pagare: la complessità e la fatica fisica del calcolo; se durante la lettura del
paragrafo precedente ritenevate il procedimento complesso, ebbene sì, vi avvisiamo che
finora a confronto noi s’è scherzato. Peraltro, se ciò riuscirà a recar un certo conforto, per
indole gli autori inclinano a cose non particolarmente complesse (a meno che non si tratti
di Barolo o di Montepulciano d’Abruzzo), e tuttavia non senza un’iniziale riluttanza si
piegano all’ineluttabilità che tanto la didattica quanto l’arte medesima esigono, affinché i
meccanismi vengano compresi sino in fondo; giustappunto per consentire al lettore
bramoso di abbandonarsi alla sottile emozione di cui dianzi.
Tutto ciò doverosamente dichiarato e confessato 64, non ci resta che delineare i tre
passaggi cui questo metodo soggiace:
1 – determinazione:
a) dell’Ascensione Retta del Medio Cielo e del Fondo Cielo;
b) delle Ascensioni Miste delle altre Case.
2 – calcolo dei Poli delle 12 Case.
3 – calcolo del grado eclittico occupato dalle 12 Case.

1a – calcolo dell’AR del Medio Cielo


Di per sé si tratta di un’operazione assai semplice: è sufficiente moltiplicare per 15° il
TSN65. Proprio attraverso la banale applicazione di tale regola si comprende il lavoro
dell’astrologo, e soprattutto cosa davvero si intende con la non chiara definizione di
Tempo Siderale di Nascita.
In breve, l’astrologo per prima cosa non fa altro che calcolare il grado di Equatore Celeste,
prima, e di Eclittica, poi, che culmina al momento della nascita o dell’evento. Ovvero
quando l’Equatore Celeste e l’Eclittica intersecano il Meridiano Celeste. E ciò per un
motivo assolutamente comprensibile: come abbiamo riferito nel cap. 2, al fine di

64
Embè, visto che si è in clima, appenderemo un’ulteriore confessione, sebbene non poco imbarazzante:
entrambi gli autori a scuola in matematica andavano malissimo; in particolare, uno dei due si può dire fosse
abbonato agli esami di riparazione, peraltro quasi sempre superati grazie al buon cuore degli insegnanti.
65
A tale tecnica s’è comunque accennato a pag. 101, cap. 13.
199

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titolo: Sfere

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individuare la posizione di un astro o di qualsiasi punto nel cielo nella Sfera Celeste e/o
Locale, ci riferiamo alle coordinate celesti equatoriali o eclittiche; preferibilmente le prime,
ben più affidabili. Ed il punto che culmina è il più adatto e preciso da ricercare, onde poi a
cascata dedurre gli altri.
Si ricorderà inoltre che l’astronomo misura le Ascensioni Rette in tempo e non in gradi,
come fa l’astrologo per comodità di computo. Per cui quel che imprecisamente nella nostra
epoca prende il nome di TSN non è altro che l’Ascensione Retta del grado di Equatore
Celeste che culmina in quel luogo ed in quel tempo. Poi, per i nostri fini, noi lo
trasformeremo in gradi del cerchio massimo dell’Equatore Celeste medesimo.
Esemplificando, il TSN di Bettino Craxi era di 15h30m13s. Che di per sé è già l’Ascensione
Retta del Medio Cielo. Ma noi abbiamo la necessità, come riferito sopra, di trasformarla
nei gradi del cerchio massimo dell’Equatore Celeste. Quindi la moltiplichiamo per 15°,
dacché essi corrispondono ad 1h (360° : 24h = 15°).
15h30m13s * 15° = 15,503611 * 15 = 232,554167
Arrotondando, nella genitura di Craxi l’ARMC è 232,5542.
Per ottenere l’ARFC (l’Ascensione Retta del Fondo Cielo) al risultato precedente si
sommano 180°. Se il risultato supera i 360°, si sottrae il cerchio intero:
232,5542 + ARMC
180,0000 =
412,5542 –
360,0000=
52,5542 ARFC

1b – calcolo delle AM delle altre Case


Nel cap. 19 abbiamo dichiarato che nel sistema placidiano le Case hanno tutte la
medesima estensione, pari a 2 Ore Temporali, che corrispondono a 30° equatoriali.
Pertanto, una volta conosciuta l’ARMC è sufficiente aggiungere 30° ad ogni Cuspide,
iniziando appunto dall’ARMC. Nell’esempio di Craxi otterremo così la seguente tabella:

Casa AR/AM
X (MC) 232,5542
11 262,5542
12 292,5542
I (Asc) 322,5542
2 352,5542
3 22,5542
IV (FC) 52,5542
5 82,5542
6 112,5542
VII (Dis) 142,5542
8 172,5542
9 202,5542

2 – calcolo dei Poli delle 12 Case


Finora il procedimento non ha offerto difficoltà, che invece si presentano a partire da qui.
Ogni punto della Sfera Celeste dista una certa quantità di gradi rispetto al culmine o
all’anticulminazione, salvo che transiti proprio lì. Di conseguenza anche i gradi di Equatore
Celeste che toccano i Circoli Orari delle Cuspidi delle Case misureranno una certa
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quantità di gradi dalle culminazioni. Come abbiamo appreso nel cap. 13 (pagg. 99–101),
tale distanza prende il nome di Altezza Polare, le cui sigle sono CH o π.
Il compito dell’apotelesmatico consiste appunto nel calcolare l’altezza polare delle 8 Case.
Diciamo “8” perché per definizione la X e la IV non ne hanno o, se preferite, la loro CH è
pari a 0. L’altezza polare dell’Asc e del Dis invece corrisponde alla latitudine geografica del
luogo dell’evento; nel nostro caso Milano, e quindi 45,466667.
All’uopo dovremo applicare le seguenti formule di trigonometria sferica, diversificate in
base alla DH delle loro Cuspidi rispetto al MC o al FC:

Case 11, 3, 5, 9: tan(π) = sen(1/3 Damax) x cot(ε)


Case 12, 2, 6, 8: tan(π) = sen(2/3 Damax) x cot(ε)

Che cos’è una cotangente ci è noto dal cap. 13, ossìa il complemento a 90 del valore
interessato, nel nostro caso l’Obliquità dell’Eclittica (ε), che al tempo della nascita di Craxi
era di 23,4498. Quindi la cotangente si traduce in una tangente di 90–23,4498= 66,5502.
Quel che invece dovremo calcolare in via preliminare per applicare la formula di cui sopra
è la Damax, cioè la Differenza Ascensionale massima consentita ad un corpo celeste alla
latitudine di Milano. Si tratta ancora di una formula di trigonometria sferica:

sen(Damax) = tan(ε) x tan(ϕ)

dove ϕ sta per l’altezza polare del luogo, pari alla sua latitudine geografica. Pertanto:
sen(Damax) = tan(23,4498) * tan(45,466667)
sen(Damax) = 0,433771 * 1,0164239 = 0,4408952
sen(Damax) = arcsen(0,4408952) = 26,161012 Damax lat. Milano
Ora possiamo applicare le formule relative alle Case:
Case 11, 3, 5, 9: tan(π) = sen(1/3 26,161012) x cot(23,4498)
tan(π) = sen(8,720337) x tan(66,5502)
tan(π) = 0,151612 * 2,305364
arctan(0,3495201) = 19,2655 CH (π) delle Case 11, 3, 5, 9
Case 12, 2, 6, 8: tan(π) = sen(2/3 26,161012) x cot(23,4498)
tan(π) = sen(17,440675) x tan(66,5502)
tan(π) = 0,299718 * 2,305364
arctan(0,690959) = 34,6429 CH (π) delle Case 12, 2, 6, 8
Sintetizziamo i risultati nella seguente tabella:

Case CH
MC – FC (X, IV) 0
11, 3, 5, 9 19,2655
12, 2, 6, 8 34,6429
Asc – Dis (I, VII) 45,4667

3 – calcolo del grado eclittico occupato dalle 12 Case


Finalmente ci è consentito procedere al calcolo dei gradi eclittici che salgono alle Cuspidi
delle Case. Altra impresa non da poco, ma che affronteremo a cuor leggero (mmmh…).
Il calcolo va distinto; per il Medio Cielo, non avendo altezza polare, si utilizza la formula
trigonometrica semplificata:
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cos(λ) = cos(δ) * cos(α)

mentre per le altre cinque Cuspidi dell’emisfero ascendente si utilizza la formula intera del
Grado di Passaggio riportata a pag. 103 del cap. 13:

sen(AOCH)
tan (λ) =
cos(AOCH) * cos (ε) - sen (ε) * tan (π)

 Medio Cielo – Dedichiamoci immantinente al calcolo del Medio Cielo. La formula è


semplificata, e tuttavia richiede la conoscenza della Declinazione, che quindi dovremo
preventivamente calcolare. Lo faremo attraverso quest’altra formula trigonometrica:

tan(δ) = sen(α) * tan(ε)

Sviluppiamola:
tan(δ) = sen(232,5542) x tan(23,4498)
tan(δ) = –0,793929 * 0,433771 = –0,344383
arctan(δ) = –19,0029 Declinazione Medio Cielo
Ora finalmente ci è permesso di applicare la formula per il calcolo della Longitudine:
cos(λ) = cos(–19,0029) x cos(232,5542)
Poiché il risultato della moltiplicazione sarà un coseno, è necessario che i valori non
superino 180; qualora lo fossero debbono essere ridotti sottraendo tale cifra, che poi sarà
recuperata all’esecuzione della formula. L’ARMC della genitura di Craxi è superiore a 180,
per cui dovremo adeguarci con la sottrazione:
232,5542 – 180 = 52,5542
Pertanto:
cos(λ) = cos(–19,0029) x cos(52,5542)
cos(λ) = 0,945502 * 0,608011 = 0,574875
arccos(λ) = 54,9091
54,9091 + 180 = 234,9091 = 234°54’33” = 24°54’33” Scorpione.
Con il metodo delle Tavole delle Case ottenemmo 24°54’23”. Vi è un scostamento di soli
10” tra i due metodi, e quindi del tutto trascurabile. Per pignoleria comunque precisiamo
che il risultato ottenuto con le formule trigonometriche è quello esatto.
 Fondo Cielo – La Cuspide sarà quella opposta al Medio Cielo, e quindi 24°54’33”
Toro.
 11ª Casa – Da questo momento in poi ci dovremo divertire con la formula completa del
Grado di Passaggio. La quale, a sua volta, non è priva di insidie, che dichiareremo senza
indugio: poiché il risultato che si otterrà dalla tangente sarà compreso tra –90 e +90,
mentre quello che si riferisce al cerchio intero deve essere compreso tra 0 e 360, se il
risultato della tangente fosse negativo, bisognerà aggiungergli appunto i 360° del cerchio
intero; se invece il solo denominatore della frazione fosse negativo, occorrerà sommare al
risultato finale 180.
Sviluppiamo ora la formula:

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tan(λ) = sen(262,5542) / cos(262,5542) * cos(23,4498) – sen(23,4498) * tan(19,2655)


tan(λ) = –0,991568 / –0,460909 * 0,917409 – 0,397945 * 0,349519
tan(λ) = –0,991568 : –0,257975 = 3,843659
arctan(λ) = 75,416728
Il risultato è positivo, ma il denominatore della frazione (–0,257975) è negativo, per cui
dovremo aggiungere al risultato 180:
75,416728 + 180 = 255,416728 = 255°25’ = 15°25’ Sagittario
Con l’uso delle Tavole avevamo ottenuto 15°22’, con uno scostamento di 3’, in questo
caso non decisivo.
 5ª Casa – La Cuspide sarà opposta a quella dell’11ª: 15°25’ Gemelli.
 12ª Casa – La procedura sarà analoga a quella dell’11ª; varieranno, si capisce, i valori
di AOCH e dell’altezza polare. E quindi:
tan(λ) = sen(292,5542) / cos(292,5542) * cos(23,4498) – sen(23,4498) * tan(34,6429)
tan(λ) = –0,923517 / 0,383557 * 0,917409 – 0,397946 * 0,690959
tan(λ) = –0,923517 : 0,076936 = –12,003704
arctan(λ) = –85,237822
Poiché il risultato della formula è negativo, gli aggiungeremo i 360°:
–85,237822 + 360 = 274,762178 = 274°46’ = 4°46’ Capricorno.
Attraverso le Tavole ottenemmo 4°54’, con uno scarto di 8’.
 6ª Casa – Cuspide opposta alla 12ª, dunque: 4°46’ Cancro.
 Ascendente – Non ci comporteremo diversamente dal sistema delle due Case
precedenti per il calcolo dell’Angolo che sorge. Sviluppiamo la solita formula:
tan(λ) = sen(322,5542) / cos(322,5542) * cos(23,4498) – sen(23,4498) * tan(45,4667)
tan(λ) = –0,608011 / 0,793929 * 0,917409 – 0,397946 * 1,023546
tan(λ) = –0608011 : 0,323889 = –1,877220
arctan(λ) = –61,955659
Anche questo risultato è inferiore a 0, e quindi gli aggiungeremo i 360° del cerchio:
–61,955659 + 360 = 298,044341 = 298°02’40” = 28°02’40” Capricorno.
Registriamo soltanto 4” di scarto rispetto al metodo delle Tavole delle Case.
 Discendente – Grado opposto all’Ascendente: 28°02’40” Cancro.
 2ª Casa – Applichiamo la formula che ormai c’è ben familiare, inserendo l’altezza
polare a suo tempo calcolata e presente nella tabella di pag. 200:
tan(λ) = sen(352,5542) / cos(352,5542) * cos(23,4498) – sen(23,4498) * tan(34,6429)
tan(λ) = –0,129588 / 0,991568 * 0,917409 – 0,397946 * 0,690959
tan(λ) = –0,129588 : 0,634711 = –0,204169
arctan(λ) = –11,539399
Ancora una volta il risultato della formula è inferiore a 0, e quindi vi aggiungeremo i 360°:
–11,539399 + 360 = 348,460601 = 348°28’ = 18°28’ Pesci.
Il risultato ottenuto con le Tavole era di 18°49’ Pesci, con uno scarto di 21’.
 8ª Casa – Essendo opposta alla 2ª sulla sua Cuspide passa 18°28’ Vergine.

203

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 3ª Casa – La nostra devastante fatica si chiude con il calcolo di questa Cuspide, il
quale segue il solito criterio:
tan(λ) = sen(22,5542) / cos(22,5542) * cos(23,4498) – sen(23,4498) * tan(19,2655)
tan(λ) = 0,383557 / 0,923517 * 0,917409 – 0,397945 * 0,349519
tan(λ) = 0,383557 : 0,708144 = 0,541637
arctan(λ) = 28,441629 = 28°26’ Ariete
Essendo il risultato positivo ed il denominatore della frazione pure, abbiamo tosto
convertito il risultato da Longitudine assoluta a gradi e primi dello Zodiaco.
Lo scostamento rispetto al sistema di calcolo con le Tavole delle Case è di 6’ (28°20’).
 9ª Casa – Cuspide opposta alla precedente: 28°26’ Bilancia.

Giunti al termine delle nostre elaborazioni, possiamo costruire il grafico della genitura di
Bettino Craxi con tutte le Cuspidi eclittiche delle Case. In ossequio alla coerenza
espositiva, al pari del cap. 13, rappresenteremo lo schema a Case uguali, come d’altra
parte sono nel sistema placidiano.

FIG. 103
Il grafico sarà ripreso e completato con l’inserimento di Luminari e pianeti secondo il Moto
Diurno nel prossimo capitolo.

204

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Domificazioni non placidiane


Dopo aver descritto nei particolari la Domificazione placidiana ci sembra opportuno e utile
illustrare altri sistemi di suddivisione della Sfera Locale, se non altro perché in alcuni
argomenti e in qualche paese hanno un largo seguito. E tuttavia a dimostrazione della
follia che non infrequentemente affligge i seguaci della nostra disciplina abbiamo raccolto
almeno 50 sistemi diversi di Domificazione. Alcuni non fanno sicuramente onore a chi li ha
inventati, denotando una imperdonabile ignoranza dell’astronomia e dei princìpi dell’arte;
altri sono strutturati con logica, talvolta anche solo simbolica, rappresentando uno sforzo
creativo dell’inventore di turno. Sempre per il principio che se non c’è conoscenza non c’è
scelta, ci apprestiamo a descrivere quelli più coerenti o che comunque vantano una lunga
tradizione.
Ecco i metodi di Domificazione che prenderemo in esame:
1. Segno intero;
2. Aequalis;
3. Campano;
4. Regiomontano;
5. Alcabizio;
6. Koch.

1 – Domificazione Segno Intero


ORIGINI STORICHE: Probabilmente è il metodo più antico. In esso non compaiono le
Cuspidi delle Case.

FIG. 104
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TECNICA: Calcolato il Segno sorgente al momento della nascita, indipendentemente dal
suo grado eclittico, l’intero Segno viene fatto corrispondere alla I Casa. Gli altri Settori-
Segni diventavano le Case seguenti. Case e Segni perciò coincidono. Nell’esempio di fig.
104 sta sorgendo 26° Leone, il quale diventa l’Oroscopo della nascita, e tutto il Segno la I
Casa. Di conseguenza la Vergine coincide con la 2ª, la Bilancia con la 3ª e così via.
Misteriosamente tale metodo sta ultimamente conoscendo una qualche fortuna tra i
disinformati astrologi contemporanei. No comment!

2a – Aequalis dall’Ascendente

FIG. 105
ORIGINI STORICHE: Questa Domificazione viene inspiegabilmente attribuita a Tolemeo,
altri la fanno risalire all’epoca di Petosiride (forse IV sec. a.C.). In altri testi la troviamo
invece ascritta al senatore e astrologo siciliano Giulio Firmico Materno (IV sec. d.C.). Lo
stesso metodo è descritto dall’astrologo indiano Bhaskara-Charya. Ma forse la verità è
un’altra, come dichiara Alain G.: una tale semplicità denoterebbe piuttosto uno scarso
intelletto o almeno poca esperienza e, in verità, questa divisione delle case lungo l’eclittica
fu escogitata per la prima volta da Giovanni Schöner e dal giovane Cardano, quale
presunto antico sistema degli antichi.” Attualmente è il sistema adottato dalla Facoltà di
Studi Astrologici inglese.
TECNICA: l’Ascendente è dato dal grado dell’Eclittica che sorge ad oriente. Le Cuspidi
delle Case distano 30° di Longitudine l’una dall’altra ed indicate dai cerchi di Longitudine.
In questo sistema le Cuspidi della X e IV Casa non coincidono che raramente con il
Meridiano e quindi con il Medio Cielo. Nell’esempio di fig. 105 sta sorgendo l’11°
206

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dell’Acquario, la Cuspide del Medio Cielo viene pòsta a 11° Scorpione, anziché a 28°,
come risulta dal calcolo del Tempo Siderale di Nascita, che ricordiamo costituire
l’Ascensione Retta del Medio Cielo, da cui con formula di trigonometria sferica poi
ricaviamo la Longitudine Eclittica.
CONSIDERAZIONI: Ci è capitato di leggere che i sostenitori dell’origine tolemaica di
questo sistema esibiscono quale dimostrazione l’opinione del maestro alessandrino
dell’eventualità che un astro stando nella 12ª Casa ma distante sino a 5° dall’Ascendente
debba considerarsi in I Casa. Tolemeo non si esprime in questi termini, egli si riferisce a 5°
di Equatore Celeste e non di Eclittica: una bella differenza. E inoltre: che c’azzecca tale
giustificazione con questo metodo (sempre che di metodo si possa parlare)?

2b – Aequalis dal Medio Cielo


ALTRE DENOMINAZIONI: “M-House”.

FIG. 106
ORIGINI STORICHE: Il sistema M-House è stato introdotto nel 1852 dalla Società
Astrologica Teosofica di Londra, ma non ha avuto molti estimatori. Per fortuna.
TECNICA: L’intersezione del Meridiano del luogo con l’Eclittica indica il Medio Cielo. A
partire da questo punto si fissano, ogni 30° di Longitudine, le Cuspidi delle altre Case. Tali
punti vengono fissati dai cerchi di Longitudine. L’Ascendente reperito con tale metodo
ovviamente non coincide con il vero grado eclittico che sorge, tranne quando il Medio
Cielo tocca 0° di Cancro e di Capricorno. Fatto non da poco, giacché in tal modo si può
ciccare clamorosamente anche il Segno sorgente: nella fig. 106 culmina 26° Ariete, che
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quindi è giustamente il Medio Cielo, ma di conseguenza l’Ascendente viene pòsto a 26°
Cancro, mentre in realtà sorge 11° Leone! Rimarchiamo un’ulteriore incongruenza di
questo sistema: il Meridiano Celeste appartiene alla famiglia dei cerchi della Sfera Locale
(coordinate locali), mentre i cerchi di Longitudine appartengono al sistema di coordinate
eclittiche.

2 – Campano
ALTRE DENOMINAZIONI: “Gazulus”
ORIGINI STORICHE: Alcuni affermano che questo metodo fosse già presente nel poema
di Marco Manilio Astronomica (14–15 d.C. circa), ma a causa dell’uso dei versi
l’identificazione definitiva è problematica. In oriente al-Bīrūnī (978-1046), nel suo Libro
delle Istruzioni e degli Elementi dell’Arte dell’Astrologia ne descrive uno molto simile
definito come “il metodo di Ermete”. Anche nel trattato El-Andalus esso fu attribuito al
mitico Ermete. In seguito fu elaborato (o rielaborato, questo non è mai stato chiarito) dal
matematico italiano Giovanni Campano di Novara (1233-1296); altri (Giuntini) assegnano
questo sistema ad uno scrivano scientifico irlandese, Joannes de Sacrobosco (John
Hollywood), contemporaneo di Campano. La denominazione alternativa “Gazulus” si
riferisce ad al–Ghazālī, teologo islamico, filosofo e, naturalmente, astronomo.
TECNICA: Il Primo Verticale (vedi cap. 2, pag. 28) viene suddiviso in 12 parti uguali
partendo dallo zenit, seguendo la direzione est-ovest. Come poli si assumono i punti nord
e sud dell’Orizzonte. Dai poli si tracciano i circoli di posizione passanti per i 12 punti del
Primo Verticale. L’intersezione di questi circoli con l’Eclittica indica le Cuspidi delle Case
(vedi fig. 107).

FIG. 107
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CONSIDERAZIONI: Regiomontano giudica il Primo Verticale un circolo immaginario, non
dotato di effetti reali circa il movimento della Sfera Locale e perciò rigetta questo metodo,
proponendone uno di suo in alternativa, come vedremo innanzi. In effetti esso suddivide la
Sfera Locale con cerchi che nulla hanno a che vedere con il Moto Diurno, avviando così
una logica prettamente statica e spaziale. Per tale motivo è considerato un metodo a
dominante spaziale.

3 – Regiomontano

FIG. 108
ORIGINI STORICHE: In occidente è attribuito al matematico e astrologo tedesco
Johannes Müller von Königsberg, latinizzato in Regiomontano (1436-1476), traduzione del
suo luogo di origine. Egli studiò matematica ed astronomia nell’Università di Vienna. Nel
1490 curò l'edizione di Tavole di Domificazione calcolate col suo metodo. La
pubblicazione ottenne un successo tale da soppiantare il sistema di Alcabizio. In ambito
islamico pare che fosse già conosciuto o comunque teorizzato, poiché un sistema analogo
è stato rintracciato in un testo di ibn Mucad Jaén (XI sec.), che riporta nelle sue Tavole di
Jaén y Matrah al-sucazat l’algoritmo per calcolare le Cuspidi dei Settori. Il metodo è però
solo riportato e l’autore stesso ne fa risalire l’invenzione a periodi antecedenti. Altri autori
ritengono che già Abraham ibn Ezra (1098-1164) lo esponesse. Opinione del tutto fallace,
giacché l’astrologo ebreo espose un sistema che fu quello di Tolemeo, e che poi Placido di
Titi riprese. In ogni modo la Domificazione Regiomontano fu in gran voga dal
Rinascimento fino al XVIII secolo ed annoverò tra i suoi estimatori lo stesso Keplero. A
209

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tutt’oggi viene usato principalmente in Germania e dagli astrologi che praticano l’Astrologia
Catarchica.
TECNICA: Il sistema di calcolo è simile al Campano, ma il circolo di riferimento qui non è il
Primo Verticale bensì l’Equatore Celeste. Partendo dal punto est dell’Orizzonte – d nella
fig. 108 – luogo della sua intersezione con l’Equatore Celeste, si suddivide l’Equatore
stesso in 12 parti di 30° ognuna. I cerchi di posizione che passano da questi 12 punti
sull’Equatore Celeste intersecano quindi l’Eclittica indicando così le 12 Cuspidi.

4 – Alcabizio
ALTRE DENOMINAZIONI: “Classico”.
ORIGINI STORICHE : Le prime tracce di questo metodo si trovano nel testo Il Tesoro di
Antioco, spiegazione e narrazione completa dell’Arte dell’Astrologia, scritto dall’astrologo
greco Retorio. Questi riprese la Domificazione attribuita a Tolemeo e ne elaborò una
variante.

FIG. 109

L’algoritmo è presente anche nel testo dell’829, Zij al-Sindhind, di al-Khwarizmi.


In seguito il metodo è stato attribuito ad Abu al-Saqr al-Qabisī Abd al Aziz ibn Uthman
(916-967), conosciuto con il nome latinizzato di Alcabitius e autore del libro Introduzione
210

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all’Arte del Giudizio delle Stelle. Questi fu Primo Ministro a Mosul e poi ad Aleppo. È in
questo testo che viene descritto il metodo. In seguito il libro fu tradotto in latino da
Giovanni di Siviglia (XII sec.) e da Erhard Ratdolt a Venezia nel 1503. A Colonia, nel 1560,
ne venne pubblicata una nuova edizione in latino ad opera dell’astrologo tedesco
Valentinus Nabod (1527-1593). Ciò favorì molto la divulgazione di questo metodo, peraltro
alla base dell’elaborazione delle famose Tavole Alfonsine.
TECNICA: Si tratta in realtà di uno sviluppo del metodo di Porfirio. L’Eclittica interseca ad
oriente l’Orizzonte in un punto (d nella fig. 109 alla pagina precedente), l’Ascendente. In
riferimento a questo punto si considera il circolo di Declinazione che lo attraversa. Il
Meridiano indica come sempre il Medio Cielo. I cerchi massimi dell’Equatore Celeste e
dell’Eclittica per ogni Quadrante sono trisezionati dai circoli di Declinazione che, com’è
noto dal cap. 2, uniscono i Poli Celesti. I punti in cui detti circoli di Declinazione
intersecano l’Eclittica indicano le Cuspidi delle Case.
Poiché questo sistema utilizza i circoli di Declinazione è definito a dominante temporale.
Negli ultimi anni si assiste ad una ripresa di questo metodo, soprattutto perché restando a
prevalenza temporale può essere utilizzato per natività oltre il Circolo Polare Artico,
sempreché una tale motivazione abbia un senso: per parte nostra sospendiamo il giudizio,
lasciando a professionisti, ricercatori ed appassionati la responsabilità della scelta.
VARIANTE 1: Retorio: Sarebbe più giusto parlare di Domificazione Alcabizio quale
variante di Retorio, essendo costui vissuto circa 400 anni prima. Tuttavia essa si è andata
affermando come metodo Alcabizio e quindi per questa ragione inseriamo Retorio nella
voce “varianti”. La differenza tra i due sistemi sta nel fatto che Retorio nel calcolo introduce
lo scarto tolemaico di 5° di Ascensione Retta prima delle Cuspidi (nel senso del Moto
Diurno). A partire da questo punto calcola il Semiarco diurno fino a 5° di Ascensione Retta
dopo l’intersezione con il Meridiano e lo triseziona. Ne consegue che l’Ascendente, il
Medio Cielo e tutte le altre Cuspidi vere non coincidono con i valori assegnati da tale
computo.
VARIANTE 2: Semiarco
ORIGINI STORICHE : Non abbiamo rinvenuto informazioni affidabili in merito.
TECNICA : Il Semiarco diurno del parallelo di Declinazione che va dall’Ascendente al
Medio Cielo viene trisezionato. Dai punti così individuati sono fatti passare i circoli verticali
che intersecando l’Eclittica indicano le Cuspidi delle Case.

5 – Koch
ALTRE DENOMINAZIONI: “GOH” o “del Luogo di Nascita”.
ORIGINI STORICHE: È stata concepita ed illustrata dal filologo classico ed esoterista
tedesco Walter A. Koch (1895-1970) nel 1962. È anche conosciuta con la sigla GOH
(Geburtsortes Hausertabellen). Questi affermò che la soluzione del problema della
Domificazione sta nel considerare primario il grande circolo contenente i Poli Celesti ed in
particolare l’elevazione del polo sull’Orizzonte del luogo di nascita. Si tratta di un sistema
che riscuote notevoli consensi ai nostri giorni; vi aderiscono soprattutto coloro che
praticano l’astrologia medica contemporanea. Il lettore giudicherà se una tale stima sia
motivata oppure no.

211

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titolo: Sfere

Sfere
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FIG. 110

TECNICA: Il grado del Medio Cielo di natività viene fatto retrocedere, fino a farlo
coincidere con l’Ascendente. Questo sistema è infatti basato sull’arco diurno equatoriale
del Medio Cielo. Poi, alla maniera di Alcabizio, viene spostato avanti sull’arco diurno fino a
raggiungere prima 1/3, poi i 2/3 del suo Semiarco diurno, quindi al compimento del
Semiarco diurno, al Medio Cielo. I gradi dell’Ascendente, in questi due rispettivi punti,
diventano le Cuspidi dell’11ª e della 12ª Casa (espressi in Tempo Siderale; l’Ascendente
che corrisponde a questi T.S. ed alla latitudine del luogo di nascita formano le due
Cuspidi). L’Ascendente corrispondente a quando il Medio Cielo ha passato 3/6 del suo
arco diurno costituisce la Cuspide della I Casa (cioè l’Ascendente vero e proprio). Dai
gradi di Ascensione Retta (11ª e 12ª Casa) così individuati vengono fatti passare due
almucantaratti che incontrando l’Eclittica ne definiscono le Cuspidi eclittiche.

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titolo: Sfere

Sfere
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Cap. 21 – Erigere un Tema Orario

In questo capitolo esporremo ciò che tanto nella teoria quanto nella pratica l’astrologia
convenzionale trascura. Trascura per sciatterìa intellettuale e, quindi, teoretica. I moti veri
delle Sfere (Celeste e Locale) e degli astri vengono del tutto ignorati a favore di un’ottica
bidimensionale, che assume metonimicamente l’Eclittica e la fascia zodiacale che vi giace
per l’intera volta celeste; tralasciando peraltro il senso della Latitudine. Solo la Longitudine
conquista significato e valore. In tal modo s’incappa in una serie di errori astronomici, che
oltre ad inficiare i giudizi, si traduce in un insulto ai fenomeni naturali. L’astrologia, giova
ricordarlo, non è un giochetto da tavolo da praticare su un foglio di carta, ma una
traduzione per così dire semantica degli astri e dei loro moti. Altro dal giro dell’oca,
insomma.
Detto in breve, non infrequentemente la rappresentazione del cielo nei Temi Natali
consegnata dall’astrologia convenzionale non corrisponde alla realtà astronomica. Inoltre,
diversamente dalla tradizione, essa non calcola – e quindi non giudica – le distanze
proporzionali tra gli astri (detti aspetti) nel cielo vero 66, che si misurano in Ore Temporali.
Una rappresentazione che soddisfa sufficientemente tali esigenze si ottiene utilizzando il
grafico a Case uguali. Svilupperemo il nostro percorso avvalendoci ancora della genitura
di Bettino Craxi, per stabilire una continuità didattica con il capitolo precedente.

1 – calcolo della Longitudine e della Latitudine degli astri


I softwares in circolazione perlopiù elaborano dati esatti di entrambe le coordinate
eclittiche. Noi qui brevemente esporremo il metodo per calcolarle a mano, traendo i dati
dalle Effemeridi. Poiché, come riferito nel capitolo che precede, esse le riportano per le ore
0.00 o 12.00, occorre dedicarsi anche qui a delle interpolazioni. Noi faremo riferimento alle
Effemeridi delle ore 0.00.
Laonde evitare che il lettore stramazzi al suolo sopraffatto da ulteriori prostranti fatiche,
non ci eserciteremo su tutti gli astri erranti, ma solo sui Luminari e su Venere. Perché
Venere? Beh, seguiteci e vedrete.
 Sole
Poiché il soggetto nacque alle 5h40m CET, pari a 4h40m TU, del 24 febbraio 1934. dovremo
interpolare, per quanto attiene la Longitudine, tra le ore 0.00 del 24 e del 25 febbraio 1934:
5°42’14” Pesci – Longitudine al 25.2.1934
4°41’54” Pesci = Longitudine al 24.2.1934
1°00’20” moto giornaliero del Sole
Dopodiché ci dedichiamo alla consueta proporzione:
24h : 1°00’20” = 4h40m : x x = (1°00’20” x 4h40m) : 24h
x = (60,3333 * 4,6667) : 24 x = 11,731481 x = 11’45”
Quindi
4°41’54” + Longitudine al 24.2.1934 ore 0.00
0°11’45” = arco di Eclittica percorso dal Sole in 4h40m
4°53’39” Pesci, Longitudine del Sole in natività
Per quanto riferito ai cap. 2 e 3, il Sole non ha Latitudine, e quindi siamo sollevati dal
compito di calcolarla. Contenti, vero? Cin cin.

66
Per gli aspetti vedi nota n. 30 a pag. 150.
213

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Sfere
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 Luna
Dalle Effemeridi:
16°32’48” Cancro – Longitudine al 25.2.1934
4°44’12” Cancro – Longitudine al 24.2.1934
11°48’36” moto giornaliero della Luna
E ora il computo della Longitudine:
x = (11°48’36” x 4h40m) : 24h x = (11,81 * 4,6667) : 24
x = 2,296389 x = 2°17’47”
Perciò:
4°44’12” + Longitudine al 24.2.1934 ore 0.00
2°17’47” = arco di Eclittica percorso dalla Luna in 4h40m
7°01’59” Cancro, Longitudine della Luna in natività
Computiamo ora la Latitudine del Luminare notturno:
2°52’N – Latitudine al 25.2.1934
3°42’N = Latitudine al 24.2.1934
-0°50’ moto giornaliero discendente in Latitudine della Luna
Ricorriamo alla solita proporzione:
24h : 0°50’ = 4h40m : x x = (0°50’ * 4h40m) : 24h x = (0,8333 * 4,6667) : 24
x = 0,162037 x = 0°09’
Pertanto:
3°42’ – Latitudine N al 24.2.1934
0°09’ = spostamento della Luna in Latitudine
3°33’N, Latitudine Luna in natività
 Venere
Iniziamo dalla Longitudine. Così le Effemeridi:
7°57’R Acquario – Longitudine al 25.2.1934
8°00’R Acquario – Longitudine al 24.2.1934
–0°03’ moto giornaliero retrogrado di Venere
Lo spostamento del pianeta è davvero minimo (e ciò significa che è prossimo alla sua
Stazione Mattutina), per cui senza far torto ad alcuno, dedurremo che nelle 4h40m che
intercorrono dal tempo delle Effemeridi a quello di natività, il benefico è arretrato
nell’ordine dei Segni di 1’, per cui si troverà a 7°59’R Acquario. Talvolta si è fortunati.
Osserviamo ora il moto in Latitudine:
7°27’N – Latitudine al 25.2.1934
7°34’N = Latitudine al 24.2.1934
–0°07’ moto giornaliero discendente in Latitudine di Venere
Computiamo da par nostro:
x = (0°07’ * 4h40m) : 24h x = (0,116667 * 4,6667) : 24
x = 0,022685 x = 0°01’
E allora:
7°34’N – Latitudine al 24.2.1934
0°01’ = spostamento in Latitudine di Venere
7°33’N, Latitudine di Venere in natività
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Sfere
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Si tratta di una Latitudine alquanto elevata, non lontana dal ventre boreale 67, raggiunto dal
pianeta il 13 febbraio a 8°16’N.

2 – calcolo della Declinazione e dell’Ascensione Retta


Assolto così brillantemente il primo compito (ripetiamo, per i restanti pianeti daremo i
risultati nella relativa tabella a seguire), inizia ora l’iter per erigere il Tema Orario. Che
inevitabilmente prevede il computo dell’Ascensione Retta (AR o α) e della Declinazione
(δ). Si ottengono sia attraverso l’elaborazione di formule trigonometriche, sia attraverso
l’interpolazione dei valori tratti da apposite Tavole 68, da sempre prezioso strumento
dell’apotelesmatico. Alcuni programmi le riportano, mentre solo poche Effemeridi
comprendono le Declinazioni.
La procedura con le Tavole oppure con le Effemeridi si sviluppa con le interpolazioni, fin
qui ampiamente descritte. Per i fini di questo paragrafo ci rifacciamo alle formule di
trigonometria sferica, in modo da fornire un’informazione astronomica esaustiva e
complementare al cap. 2.
 – Declinazione
Conosciuta Longitudine e Latitudine degli astri per ottenerne la Declinazione si ricorre alla
seguente formula:

sen(δ) = cos(ε) * sen(β) + cos(β) * sen(ε) * sen(λ)

dove ε sta per l’Obliquità dell’Eclittica, β per la Latitudine e λ per la Longitudine. Tuttavia
per il Sole, e per qualunque punto della Sfera Celeste che giaccia esattamente
sull’Eclittica (e quindi con Latitudine 0°), si applica la formula semplificata:

sen(δ) = sen(λ) * sen (ε)

 Sole
Ricorriamo alla formula semplificata, e quindi:
sen(δ) = sen(4°53’39”Pesci) x sen (23,4498)
sen(δ) = sen(334,8941667) x sen(23,4498)
sen(δ) = –0,424292 * 0,397954 = –0,168845
arcsen(–0,168845) = –9,72067 = –9°43’
 Luna
Qui invece ci dovremo dannare con la formula intera. Pertanto:
sen(δ) = cos(23,4498) x sen(3°33’) + cos(3°33’) x sen(23,4498) x sen(7°01’59”Cancro)
sen(δ) = cos(23,4498) x sen(3,55) + cos(3,55) x sen(23,4498) x sen(97,005724)
sen(δ) = 0,0568056 + 0,394216
arcsen(0,451022) = 26,809277 = +26°49’

67
Significato e misure dei ventri dei pianeti sono stati esposti nel cap. 14.
68
Le migliori Tavole (di AR, Declinazione, Differenza Ascensionale, Ascensione e Discensione Obliqua)
attualmente reperibili sono state elaborate da Marco Fumagalli nel suo I moti del cielo, 2000 distr. Coop.
Colibrì. In CD–ROM – promosse dalla Scuola Almugea e dall’Associazione Apotelesma, e compilate da
Giancarlo Ufficiale, coautore di questo libro – a disposizione di chiunque desideri entrarne in possesso,
rivolgendosi alle predette strutture, o direttamente agli scriventi. Tra quelle storiche, per mezzo di ricerche
nei vari siti internet specializzati, si possono trovare quelle di Regiomontano, di Andrea Argoli, di Girolamo
Diedo. In particolare, quelle di Andrea Argoli stanno in un CD–ROM allegato al volume Le direzioni
astrologiche, dello stesso Argoli, curato da Giancarlo Brogi ed edito da Il Pavone nel 2008.
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titolo: Sfere

Sfere
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 Venere
Stessa formula utilizzata per la Luna:
sen(δ) = cos(23,4498) x sen(7°33’) + cos(7°33’) x sen(23,4498) x sen(7°59’Acquario)
sen(δ) = cos(23,4498) x sen(7,55) + cos(7,55) x sen(23,4498) x sen(307,98)
sen(δ) = 0,120540 + –0,310951
arcsen(–0,190411) = –10,970998 = –10°59’

 – Ascensione Retta
Calcoliamo l’altra coordinata equatoriale, l’Ascensione Retta (α). La formula di
trigonometria sferica integrale è la seguente:

sen(λ) * cos(ε) – tan(β) * sen(ε)


tan(α) =
cos(λ)

Mentre per Sole e punti della Sfera Celeste a Latitudine 0°:

tan (α) = cos(ε) * tan (λ)

 Sole
Ricorriamo alla formula semplificata, e quindi:
tan(α) = cos(23,4498) x tan(4°53’39”Pesci)
tan(α) = cos(23,4498) x tan(334,894167)
tan(α) = 0,917409 * –0,468558
arctan(–0,429859) = –23,260904
–23,260904 + 360° = 336,7391
 Luna
Poiché il Luminare notturno possiede Latitudine, dobbiamo cimentarci con la formula
integrale:
tan(α) =sen(7°01’59”Cancro)xcos(23,4498)–tan(3°33’)xsen(23,4498)/cos(7°01’59”Cancro)
tan(α)=sen(97,033056)*cos(23,4498)–tan(3,55)xsen(23,498) / cos(97,033056)
tan(α) = 0,992476 * 0,917409 – 0,062038 * 0,397945 / –0,122422
tan(α) = 0,910506 – 0,024688 / –0,122422
arctan(–7,235775) = –82,131440
= –82,131440 + 180 = 97,8686
 Venere
Anche qui la formula è quella integrale:
tan(α) =sen(7°59’Acquario)xcos(23,4498)–tan(7°33’)xsen(23,4498)/cos(7°59’Acquario)
tan(α) = sen(307,98333) * cos(23,4498) – tan(7,55) x sen(23,4498) / cos(307,983333)
tan(α) = –0,788190 * 0,917409 – 0,132540 * 0,397945 / 0,615432
tan(α) = –0,723092 – 0,052744 / 0,615432
arctan(–1,260636) = –51,576786
= –51,576786 + 360 = 308,4232

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titolo: Sfere

Sfere
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3 – calcolo della Differenza Ascensionale
Il grosso del lavoro è fatto, ma nondimeno – sempre che ci abbiate seguito sin qui – vi
meritate un ristoro prima di riprendere il duro cimento. Il tipo di ristoro che vi vorrete
concedere, si capisce, ognuno lo sceglierà secondo le proprie inclinazioni ed umori.
Come esponevamo nel cap. 13, la Differenza Ascensionale è uno snodo fondamentale per
l’edificazione del Tema Orario. Il calcolo può essere compiuto attraverso apposite
Tavole 69, oppure con la formula trigonometrica di tutto risposo (se confrontata con alcune
delle precedenti) indicata a pag. 90 del predetto capitolo.

sen (DA) = tan (δ) * tan (ϕ)

Ricordiamo che con ϕ designiamo la latitudine geografica del luogo di natività o dell’evento
oggetto dell’indagine. Calcoliamo la DA dei soliti tre astri erranti.
 Sole
sen(DA) = tan(–9°43’) x tan(45,4667)
sen(DA) = tan(9,72065) 70 x tan(45,4667)
sen(DA) = 0,171304 * 1,016424
arcsen(0,174118) = 10,027312
 Luna
sen(DA) = tan(26°49’) x tan(45,4667)
sen(DA) = tan(26,81323) x tan(45,4667)
sen(DA) = 0,505426 * 1,016424
arcsen(0,513727) = 30,912426
 Venere
sen(DA) = tan(10°59’) x tan(45,4667)
sen(DA) = tan(10,9776) x tan(45,4667)
sen(DA) = 0,505426 * 1,016424
arcsen(0,197160) = 11,370959

4 – inserimento degli astri nei Quadranti


Ora ci tocca un compito semplice, ma basilare: stabilire il Quadrante apparente al quale
ogni astro appartiene, giacché è necessario sapere – almeno in via generale – se esso sta
sopra o sotto l’Orizzonte e se sta transitando nell’emisfero ascendente o in quello
discendente. Quadrante “apparente” giacché talvolta il corpo dell’astro non sta in quello
dove giacciono la sua AR e/o la sua Longitudine; ma da un punto dobbiamo partire, ed è
sempre meglio riferirci al più certo, ossìa la sua coordinata equatoriale di AR.
All’uopo si dimostra utile riportare sul grafico mondano ridotto all’essenziale (fig. 111) le
AR dei due culmini e le AO dell’Orizzonte, da noi già definite nel corso del capitolo
precedente: la tabella riepilogativa sta a pag. 200; per comodità la riprendiamo qui in
forma ridotta, dacché, appunto, ci interessano soltanto gli Angoli:

69
Sulle Tavole rimandiamo alla nota precedente, la n. 68.
70
Ai fini della Differenza Ascensionale, dove il risultato deve possedere un valore assoluto, le Declinazioni
negative possono esser trasformate in positive; in alternativa si lascia il segno “–“, ed al risultato finale della
DA lo si toglierà.
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titolo: Sfere

Sfere
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Casa AR/AM
X (MC) 232,5542
I (Asc) 322,5542
IV (FC) 52,5542
VII (Dis) 142,5542

Rappresentiamo adesso il nostro schema di riferimento:

232,55

I II

322,55 142,55

IV III

52,55
FIG. 111

Poiché siamo in possesso – dopo non poche ambasce – delle AR dei Luminari e di
Venere, andiamo ad indagare in quale Quadrante stanno.
 Sole
La sua AR l’abbiamo calcolata in 336,74. Tale cifra è compresa nel settore che va
dall’Ascendente (AO 322,55) e il Fondo Cielo (AR 52,55), e quindi nel IV Quadrante.
 Luna
L’AR del Luminare notturno è di 97,87, e quindi la collocheremo nel III Quadrante,
giacché essa si pone tra il Fondo Cielo (AR 52,55) e il Discendente (AO 142,55).
 Venere
L’AR del benefico notturno è 308,42, che sta sopra l’Ascendente (AO 322,55) e molto
prima del Medio Cielo (AR 232,55); di conseguenza appartiene al I Quadrante.

5 – calcolo dei Semiarchi Diurni e Notturni


L’apotelesmatico è ora in grado di quantificare il Semiarco Diurno (SAD) o Notturno (SAN)
dell’astro. Calcolerà il SAD qualora esso occupi l’emisfero sopra l’Orizzonte, il SAN se
occupa quello che sta sotto. Come il lettore ricorderà dal cap. 13, per prima cosa si
osserva il segno della Declinazione dell’astro, dopodiché aggiungerà la DA in precedenza
determinata all’AR o la sottrarrà. Le ragioni sono state ivi enunciate. Riproponiamo la
formula di pag. 90 del predetto capitolo:

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titolo: Sfere

Sfere
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calcolo semiarco diurno (SAD)


declinazione (δ) Nord: SAD = 90° + DA
equatore (δ=0°): SAD = 90°
declinazione (δ) Sud: SAD = 90° – DA

calcolo semiarco notturno (SAN)


declinazione (δ) Nord: SAN = 90° – DA
equatore (δ=0°): SAN = 90°
declinazione (δ) Sud: SAN = 90° + DA

Diamoci subito da fare.


 Sole
Il Luminare diurno ha una Declinazione negativa e sta sotto l’Orizzonte nel IV Quadrante,
e pertanto dobbiamo stabilire il suo Semiarco Notturno. Quindi:
SAN . = 90 + 10,03 = 100,03
 Luna
La Declinazione positiva dell’astro posto anch’esso sotto l’Orizzonte (nel III Quadrante)
induce a sviluppare la seguente formula:
SAN / = 90 – 30,91 = 59,09
 Venere
Similmente al Sole, la sua Declinazione è negativa, epperò il suo Quadrante è il I, e quindi
sopra l’Orizzonte. Applicheremo allora la formula che segue:
SAD v = 90 – 11,37 = 78,63
I Semiarchi opposti (SAD per Sole e Luna, SAN per Venere) si ottengono o per
complementarietà del risultato ottenuto a 180°, oppure aggiungendo a 90° la DA dove
s’era sottratta e detraendola lì dove era stata addizionata. Il risultato è il medesimo.

6 – calcolo delle Ore Temporali Diurne e Notturne


Stabiliti i SAD o SAN degli astri ci siamo fatti un’idea del loro percorso nella volta celeste,
e di conseguenza dell’ampiezza sopra e sotto l’Orizzonte. Per conoscere qual è il loro
passo orario è sufficiente suddividere per 6 i predetti Semiarchi.
 Sole
HTn . = 100,03 : 6 = 16,6717
HTd . = (180 – 100,03) : 6 = 13,3283
 Luna
HTn / = 59,09 : 6 = 9,8483
HTd / = (180 – 59,09) : 6 = 20,1517
 Venere
HTd v = 78,63 : 6 = 13,1050
HTn v = (180 – 78,63) : 6 = 16,8950

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titolo: Sfere

Sfere
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7 – calcolo della Distanza Retta degli astri
Anche qui si tratta di un calcolo aritmetico davvero banale. Dovendo quantificare la
distanza in AR tra un astro ed il suo culmine di riferimento (il Medio Cielo per gli astri sopra
l’Orizzonte, il Fondo Cielo per quelli sotto), basta fare la differenza tra le due AR.
Riproduciamo in forma abbreviata la formula di pag. 96:

l Quadrante DR = α – ARMC
Il Quadrante DR = ARMC – α
IIl Quadrante DR = α – ARFC
lV Quadrante DR = ARFC – α

Dove α sta per l’AR dell’astro interessato. Troviamo ordunque la DR dei nostri tre soliti
erranti.
 Sole
Stando nel IV Quadrante sottrarremo la sua AR dall’ARFC:
DR . = 52,55 – 336,74 = (360+52,55) – 336,74 = 75,81
 Luna
Transita nel III Quadrante, pertanto la sua AR sarà maggiore di quella del Fondo Cielo,
Meridiano di riferimento:
DR / = 97,87 – 52,55 = 45,32
 Venere
Transitando nel I Quadrante, la sua AR sarà maggiore di quella del Medio Cielo, culmine
di riferimento:
DR v = 308,42 – 232,55 = 75,87

8 – calcolo della Distanza Oraria degli astri


Siamo finalmente all’atto finale, quello che ci permetterà di disporre gli astri nel Tema in
mundo, collocandoli nei loro Circoli Orari. Anche questa operazione non richiede né fatica
né particolari attitudini matematiche. Si tratterà semplicemente di dividere le DR appena
calcolate con le HTd o HTn, così come abbiamo mostrato con la formula di pag. 97,
nell’ormai mitico cap. 13.

sopra l'orizzonte: DH = DR:HTd

sotto l'orizzonte: DH = DR:HTn

 Sole
DH . = 75,81 : 16,67 = 4,55
 Luna
DH / = 45,32 : 9,85 = 4,60
 Venere
DH v = 75,87 : 13,10 = 5,79
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Sfere
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La procedura completa richiederebbe che ora si determinassero le Ascensioni Miste degli
astri e i loro Gradi di Passaggio, ma per i nostri fini è più che sufficiente fermarci alla DH.
Qualora il lettore volesse proseguire può sviluppare le formule di pag. 103, non prima però
di aver calcolato anche le altezze polari (π) degli astri tramite la formula di pag. 100.

9 – grafico del Tema Orario (o in mundo)


Noi sin qui ci siamo dedicati soltanto a tre astri erranti, i Luminari e Venere. Per quanto
attiene i rimanenti ed il Nodo Lunare Nord (oggetto quest’ultimo del prossimo cap. 22), li
inseriamo direttamente nella tabella riassuntiva qui sotto, giacché vi abbiamo graziato
circa il computo dei valori orari. Nulla e nessuno impedisce al lettore di sviluppare il
procedimento per qualcuno di essi al fine di accertare il livello della propria comprensione.

Qua SAD/ HTd/


3 longitudine lat. declin. DA DR DH
dr SAN HTn
AR
. 4°54’ p – 9°43’ 336,74 IV 10,03 100,03 16,67 75,81 4,55
/ 7°02’ c + 3°34’ + 26°49’ 97,87 III 30,91 59,09 9,85 45,32 4,60
M 20°25’ p + 2°36’ – 1°40’ 350,16 IV 1,42 91,42 15,24 62,39 4,09
v 7°59’R A + 7°33’ – 10°59’ 308,42 I 11,37 78,63 13,10 75,87 5,79
m 15°47’ p – 0°54’ – 6°25’ 347,27 IV 6,58 96,58 16,10 65,28 4,06
j 22°44’R L + 1°30’ – 7°28’ 201,59 II 7,65 82,35 13,73 30,96 2,26
t 20°43’ A – 1°00’ – 15°35’ 323,33 IV 16,46 106,46 17,74 89,22 5,03
u 24°38’ a – 0°33’ + 9°02’ 23,02 IV 9,30 80,70 13,45 29,53 2,20
n 11°11’R U + 0°55’ + 8°12’ 162,99 II 8,45 98,45 16,41 69,55 4,24
P 22°51’R c + 1°22’ + 22°53’ 114,92 III 25,38 64,62 10,77 62,37 5,79
0 18°42’ A – 15°12’ 321,14 IV 16,06 106,06 17,68 91,41 5,17

Questa tabella è puramente didattica, e costituisce per alcune sue parti un supporto per
l’apotelesmatico. Dovendosi valere di uno schema molto sintetico, utilizzerà le coordinate
eclittiche, la Declinazione, la Casa, la DH, il moto giornaliero, la fase eliaca (o epiciclica),
ed un riepilogo delle Dignità e Debilità essenziali. L’utilità della tabella didattica per i
principianti o per lo studente sta non solo nell’annotare i risultati delle singole operazioni,
ma più propriamente nell’iter da seguire nel procedimento: prima le coordinate eclittiche,
poi quelle equatoriali, quindi il Quadrante apparente, seguono poi la DA, ecc., fino a
giungere proprio alla DH.
Nella pagina seguente rappresentiamo finalmente il Tema Orario della natività di Bettino
Craxi (fig. 112), che confronteremo successivamente con il grafico convenzionale,
utilizzato dagli astrologi da oltre un secolo.
Appariranno così più manifeste le incongruenze astronomiche di quest’ultimo, che si
riflettono tanto nel giudizio sulla persona, tanto sul pronostico dei tempi futuri.

In questa figura sussistono vari elementi in grado di provocare vertigini ad un astrologo


convenzionale.
Il quale per prima cosa avrebbe posto Venere sotto l’Orizzonte. Ma lì si colloca il suo
grado eclittico: a causa dell’ampia Latitudine del pianeta, il suo corpo sta sopra, essendo
già sorto.

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Sfere
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TEMA IN MUNDO DI__BETTINO CRAXI___ n. il __24.2.1934__ ore __4h40m TU__


a__MILANO___ LAT:_45°28’ N____ LONG:__9°11’ E__ TSN __15h30m13s_
ARMC__232,55_______ AO ASC__322,55____ ARFC__52,55_____ AO DIS__142,55____

24°55’ S

15°25’ s 28°26’ L

22°44’R L j

4°46’ C 18°28’ U

11°11’R U n

v 7°59’R A
28°03’ C 28°03’ c
0 19°20’ A 22°51’R c P
t 20°43’ A
. 4°54’ p 7°02’ c /
M 20°25’ p
m 15°47’ p 4°46’ c
18°28’ p

u 24°38’ a
28°26’ a 15°25’ g

24°55’ T

trigono, esagono nello zodiaco


opposizioni, quadrati nello zodiaco
aspetti orari (in mundo)

FIG. 112

Non si tratta di un fenomeno celeste secondario, giacché la prossimità del benefico


all’Ascendente – è fisicamente in 12ª Casa, ma dista meno di 0,33 DH dall’Angolo
orientale – gli consente di assumere il dominio sul corpo e sul temperamento del soggetto.
In secondo luogo, chiunque non conosca tradizione ed astronomia (che poi sono
inscindibili) avrebbe posto Mercurio in 2ª Casa, ma, allo stesso modo di Venere, il piccolo
pianeta possiede una Latitudine sufficiente a portarlo in I Casa e a precedere Marte nel
Moto Diurno. Ed in effetti è quel che succede nel cielo di Milano al tempo della nascita di
Craxi. Qui comunque la sentenza non muterebbe rispetto ad un’interpretazione
convenzionale: Marte e Mercurio sono sì in I Casa, ma congiunti alla Cuspide della 2ª, e
come tali vanno giudicati. Purtuttavia la circostanza segnalata possiede un peso nodale

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sul pronostico intrapreso con le Direzioni, per quanto concerne i tempi degli eventi. Infine,
con l’utilizzo delle Distanze Orarie diventa certa la Congiunzione di Plutone al
Discendente, mentre con il solo grado eclittico saremmo rimasti nell’incertezza. E cambia
molto l’essere congiunti ad un Angolo rispetto allo stare in Casa cadente.
La terza osservazione riguarda gli aspetti. Un astrologo dei giorni nostri avrebbe definito
Venere “solitaria”, ossìa priva di quelle distanze proporzionali che mescolano gli effetti dei
pianeti tra loro. In altri termini, Venere non farebbe aspetti con alcuno degli altri astri
erranti. Il che è vero per quanto concerne le distanze sull’Eclittica. E tuttavia
l’apotelesmatico assume anche gli aspetti orari 71, non meno importanti ed efficaci di quelli
eclittici e per Declinazione. La genitura mostra che il benefico è in aspetto di Trigono orario
con Giove, in Opposizione a Plutone ed in Sestile a Urano 72. Si evidenzia poi il fortissimo
rapporto tra i Luminari: il Trigono eclittico è raddoppiato dall’Equidistanza Meridiana,
distando essi quasi la stessa DH dal Fondo Cielo. Tale aspetto è uno dei più efficaci in
senso assoluto. Così come assai efficaci sono quegli aspetti che si formano in entrambi i
moti, per esempio Giove–Plutone, dove osserviamo un Quadrato eclittico ed un Sestile
mondano, o il Trigono sia eclittico che orario tra Plutone ed Urano.
Ed ora mostriamo come viene rappresentato lo stesso Tema Natale nel grafico
convenzionale:

FIG. 113

71
Vedi nota n. 30 a pag. 150.
72
L’astrologo di stretta osservanza classica non ammette i tre pianeti transaturniani della sua pratica, in
quanto è impossibile osservarne levate e tramonti eliaci. Non entriamo nel merito di tale scelta: qui ci preme
mostrare come nel tema in mundo sussistano rapporti proporzionali orari, che debbono rientrare nel giudizio.
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Sorvolando sulla differenza di qualche minuto sulle Cuspidi delle Case non angolari, si
nota agevolmente come Venere sia inserita nel IV Quadrante sotto l’Orizzonte e priva di
aspetti. Mercurio è collocato in 2ª Casa e Plutone decisamente elongato rispetto
all’Orizzonte occidentale.
Chiudiamo il capitolo dimostrando come quel che sinora sin qui s’è enunciato risponde al
vero. Si conforma cioè alla realtà astronomica. Con l’ausilio del già citato ottimo
programma di astronomia Perseus ricostruiamo in fig. 114 il cielo come si mostrava dalla
parte d’oriente sopra e sotto l’Orizzonte a Milano al momento in cui il soggetto venne alla
luce.

FIG. 114

Al centro dell’immagine è raffigurato l’Orizzonte orientale, e chiaramente Venere ne è un


poco al di sopra, e non sotto. Alla destra del Sole si scorge il pianeta Saturno, ed alla sua
sinistra Mercurio e Marte; il primo precede il secondo, e pertanto è più prossimo
all’Orizzonte stesso. Così come avevamo stabilito attraverso i nostri invero complicati
calcoli relativi al Moto Diurno della volta celeste.

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Cap. 22 – I Nodi Lunari e Lilith-Luna Nera

Sono denominati Nodi Lunari i due punti di intersezione – uniti da un asse che passa per il
centro della Terra – dell’Eclittica con l’orbita lunare. Si tratta, in un certo senso, di
un’unione fisica tra i due piani orbitali, e perciò sono stati assunti dall’astrologia come
fenomeno celeste produttore di effetti. E per due ordini di motivi: 1) si tratta delle orbite dei
Luminari; 2) l’allineamento dei due piani orbitali in corrispondenza del Novilunio o del
Plenilunio, genera la più clamorosa delle alterazioni luminose, ossia le eclissi (argomento
del prossimo capitolo). Invero, nell’ottica geocentrica, l’orbita di ogni pianeta incrocia
l’Eclittica, e quindi ognuno possiede i suoi nodi. Ma vuoi per il lentissimo spostamento di
questi punti rispetto a quelli lunisolari, vuoi per la minore incidenza delle variazioni
luminose che ne conseguono, la tradizione ha ritenuto che solo i Nodi Lunari
producessero effetti. Nell’ultimo secolo, un po’ paradossalmente, sia la corrente esoterica,
sia quella più squisitamente scientifica dell’Astrologia Eliocentrica si sono dedicati a
cercare (e talvolta a declamare) il loro senso e significato.
Se è vero che l’astrologia ellenistica non ha attribuito eccessiva enfasi ai Nodi Lunari, è
anche vero che quella indiana li ha reputati “pianeti ombra”; gli astrologi arabi, pur non
aderendo a tale concezione, hanno ampiamente diffuso – e talvolta fatto proprie – le
dichiarazioni della dottrina indiana.
Affronteremo l’argomento illustrandone i fondamenti astronomici, e poi dando una
sommaria descrizione storico–interpretativa, senza comunque scendere nel dettaglio.

Fondamenti astronomici dei Nodi Lunari


Nei capitoli 14 (pag. 106–107), 16 (intero capitolo) e 19 (pag. 188 e 189) abbiamo riferito
circa l’orbita, i tempi e le caratteristiche del moto lunare. Tali conoscenze acquisite ci
consentono di iniziare la nostra
discussione direttamente dal Nodo Nord o Caput Draconis
moto della Luna in prossimità FIG. 115
dei Nodi. All’uopo ci serviremo
delle fig. 115 e 116.
La Luna, nel suo moto
zodiacale ed in prossimità del
Nodo Nord, percorre la propria
orbita e passa da Latitudini
Sud a Latitudini Nord
divenendo, nel nostro
emisfero, sempre più alta
rispetto all’Orizzonte. Questa è
una delle due ragioni per cui il
Nodo Nord è anche definito
Nodo Ascendente. In effetti
quando la Luna attraversa
questo intersezione orbitale è
sempre in fase ascendente.
Al contrario quando la Luna
attraversa il Nodo Sud è
sempre in fase discendente,
passando da Latitudini Nord a Latitudini Sud. Una delle due spiegazioni per cui è anche
detto Nodo Discendente.
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Nodo Sud o Cauda Draconis

FIG. 116

In sostanza l’ultimo nodo transitato dalla Luna stabilisce il segno della sua Latitudine in
quel tempo: quando ha attraversato il Nodo Nord, la sua sarà Lat. Nord o positiva; dopo
che avrà passato il Nodo Sud la sua sarà Lat. Sud o negativa.
L’ascendere ed il discendere è connesso con l’aumentare ed il diminuire, in quanto la
Luna che si dirige verso il Polo Elevato aumenta il suo Arco Diurno, quando invece si
dirige verso il Polo Depresso al contrario lo vede diminuire.
E questa è la seconda ragione per la quale il Nodo Nord è detto anche Nodo Ascendente
ed il Nodo Sud Nodo Discendente. Tali definizioni son quelle che senz’altro andrebbero
preferite, in quanto mutando il punto di osservazione, nell’emisfero terrestre australe il
Nodo Sud diventerebbe Ascendente e quello Nord Discendente.
Da tale causa astronomica deriva uno dei significati a loro connesso: l’aumentare (Nodo
Ascendente) ed il diminuire (Nodo Discendente) l’efficacia di ciò con cui vengono a
contatto.
La fig. 117 mostra ancor meglio i fenomeni sopra descritti. La somiglianza tra questa
immagine che raffigura il rapporto tra le orbite dei Luminari e quella del rapporto tra
Equatore Celeste ed Eclittica (vedi fig. 6 a pag. 13) è evidente. La similitudine non era
sfuggita ai Maestri dell’Arte (come ad esempio il Camerario), i quali la notarono tra i punti
nodali ed equinoziali. Se agli equinozi il Sole passa da Declinazioni Sud a quelle Nord e
viceversa, ai nodi la Luna passa da Latitudini Sud a quelle Nord e viceversa.

Applicando la stessa analogia equipariamo la massima Declinazione (Nord o Sud) del


Sole, alla massima Latitudine (Nord o Sud) della Luna; in altre parole riconosciamo
l’equivalenza tra i ventri lunari ed i solstizi.
Anche i nodi hanno un loro moto, che è prevalentemente retrogrado, tranne in brevi
periodi in cui divengono diretti. Il ciclo in cui i nodi compiono un giro completo dello
Zodiaco retrogradando dura circa 18 anni. Poiché i nodi sono punti di intersezione tra
l’orbita di un astro con quella del Sole, essi giacciono esclusivamente a Latitudine 0°.

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FIG. 117
Le Effemeridi riportano o i Nodi Lunari Medi o i Nodi Lunari Veri, e talvolta entrambi.
Sebbene siano da preferire questi ultimi, per amor di precisione dobbiamo avvisare che i
nodi veri in realtà non sono poi così “veri”. Per effetto della complessità del moto lunare e
della imprecisione tipica dei fenomeni naturali il Nodo Nord e quello Sud non sono
esattamente opposti ma possono differire fino a 15’ di Longitudine.

I Nodi Lunari nell’interpretazione


La rappresentazione dell’asse nodale tramite l’immagine del drago o del serpente è
comune alle culture occidentali ed orientali. Quest’animale sovrannaturale che inghiotte i
Luminari è la rappresentazione di ciò che si contrappone alla luce: le tenebre.
Per la verità quanto è stato enunciato in passato e ai giorni nostri circa il significato e
l’importanza dei Nodi Lunari nell’interpretazione è talmente vario(pinto) e contraddittorio
che non ci consente una seppure sommaria esposizione. Ci limitiamo perciò al minimo
indispensabile, lasciando alla volontà del lettore l’approfondimento.
⇒ 1ª versione: Versione occidentale. Essa sembra essere la più antica e ascritta, da al–
Bīrūnī, agli stessi babilonesi. Il Nodo Nord o Nodo Ascendente avrebbe una virtù
accrescitiva, quello Sud diminutiva. Le ragioni sono rintracciabili nelle prerogative del moto
della Luna sopra descritte, sia nella Sfera Celeste, sia in quella Locale, proprie del Moto
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Diurno: infatti l’astro con Latitudine positiva resta sopra l’Orizzonte per più tempo rispetto a
quello con Latitudine negativa; nella tradizione il fenomeno luminoso è il fondamento per la
comprensione dell’efficacia dei moti celesti. Si tratterebbe perciò, in sintesi, di un effetto
quantitativo, e perciò squisitamente astronomico. In questa versione i Nodi Lunari si
attengono ad una condizione di neutralità. Il Nodo Nord accrescerebbe sia l’effetto dei
benefici quanto quello dei malefici, così come il Nodo Sud ridurrebbe l’effetto dei benefici
ed anche quello dei malefici. In epoche più tarde il Nodo Nord, in ragione della natura
accrescitiva, fu messo in analogia con il pianeta Giove; per identità di criterio il Nodo Sud
fu posto in analogia con il pianeta Saturno, che a sua volta dissecca. L’importanza di
questo punto astronomico era comunque secondaria e veniva considerato, negli aspetti,
quasi essenzialmente per la Congiunzione con i pianeti – con tolleranze comunque ridotte
–, e per la loro presenza nelle Case Angolari.
⇒ 2ª versione: Versione orientale o indiana. Nell’Astrologia Indiana o Vedica o Jyotish
(Scienza della Luce) il ruolo dei Nodi Lunari è invece fondamentale. Sono reputati pianeti
ombra e rappresentano quelle energie che provocano l’occultamento dei Luminari.
Vengono considerati eminentemente malefici giacché presso di essi hanno luogo le
eclissi: il Nodo Nord (Rahu) possiede la natura di Saturno, il Nodo Sud (Ketu) di Marte.
Significativo in questo senso il mito che rivela le loro qualità. La storia racconta che Vishnu
stava distribuendo l’amrita (la bevanda che dona l’immortalità) agli Dei e agli esseri
planetari. Ma tra loro si era intrufolato un demone dall’aspetto di serpente che era riuscito,
con l’inganno, a berne un sorso. Il Sole e la Luna si accorsero di lui e lo smascherarono;
Vishnu prese la spada e lo tagliò in due parti. Tuttavia il demone, non potendo morire per
aver comunque bevuto l’amrita, diede vita a due esseri, Rahu e Ketu, appunto. Questo
episodio causò l’inimicizia dei Luminari con i due nuovi nati, i quali, sempiternamente,
appena possono cercano di ingoiarli. Quando si dice la costanza! Nondimeno Sole e Luna,
essendo anche loro immortali e non privi di un qualche discernimento, riescono sempre a
sfuggire loro.
Poiché Rahu è sostanzialmente una testa senza corpo, rappresenta “l’insaziabile desiderio
per le cose del mondo, puramente edonistico, inconscio ed insensibile”, mentre Ketu (la
restante parte del serpente) sta a significare un “comportamento inconscio e intensamente
compulsivo” (James Braha Antica Astrologia Indiana, Ed. Mediterranee).
⇒ 3ª versione: Astrologia Evolutiva o Karmica. Questa branca dell’astrologia
contemporanea ricerca le sue radici nell’astrologia indiana o buddista e considera l’asse
nodale come un importante (ma mai esclusivo) indicatore del Karma individuale. Per
Karma s’intende la catena delle azioni ed i loro effetti che tengono lo spirito avvinto al
piano di esistenza corporeo. Il Nodo Nord avrebbe a che fare con la casta di appartenenza
e con il compito della presente incarnazione, il Nodo Sud indicherebbe le tendenze di vite
passate che fanno sentire le loro ripercussioni in quella attuale. Al Nodo Nord sarebbe
assegnata la natura benefica di Giove ed al Nodo Sud quella malefica di Saturno.
Quest’ultima versione induce a non poche perplessità, soprattutto perché su una cultura
occidentale tenta di integrare filosofia, princìpi e metodi completamente differenti e per
molti versi estranee l’una alle altre. Restando in un ambito squisitamente astrologico basti
citare a titolo di esempio il fatto che sia l’Indiana che la buddista sono astrologie
sideraliste, ragion per cui i loro Segni zodiacali, a causa della precessione degli equinozi,
sono spostati, in questi anni, di circa 24° rispetto a quelli tropici, usati dall’astrologia
occidentale. Per questo motivo quando si giudica il signore del Domicilio di un Angolo, di
un astro o dei Nodi, nella gran parte dei casi esso sarebbe diverso nei due tipi di
astrologia.

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Lilith–Luna Nera
Circa la storia dell’utilizzo di Lilith-Luna Nera nella pratica astrologica riportiamo il
contributo di Claudio Cannistrà, studioso dell’Arte e bibliofilo per vocazione, che
ringraziamo per la sua competenza e la disponibilità a condividere le conoscenze.

BREVE STORIA DELL’UTILIZZO DI LUNA NERA-LILITH NELLA PRATICA


ASTROLOGICA
CLAUDIO CANNISTRÀ

Dedichiamo un breve excursus storico sull’uso della Luna Nera-Lilith in Astrologia, una
storia che si è sviluppata, soprattutto, in questi ultimi cento anni e che risulta piuttosto
intricata e confusa per via dei tanti personaggi che vi si sono dedicati, a volte
individualmente, a volte riportando, se non copiando, le stesse informazioni uno con
l’altro.
Bisogna, in ogni caso, preventivamente specificare, a scanso di equivoci due dati:
a) Il nome Lilith è stato attribuito anche ad un asteroide (n. 1181 – Lilith).
b) La stella Algol (β Persei) talvolta è stata chiamata Lilith.

Primi riferimenti: da Riccioli a Bessie Leo


Mentre l’utilizzo dell’Apogeo e Perigeo lunare risale ai tempi più remoti della pratica
astrologica, non si sa esattamente chi e da quando abbia sovrapposto al primo
l’immagine di Lilith o Luna Nera ed al secondo quella di Priapo. L’operazione è
certamente legata agli aspetti psicologico-evolutivi delle correnti contemporanee
dell’Astrologia, ma il percorso sembra tutt’altro che chiaro.
Il primo riferimento storico, peraltro fantasioso, legato a Lilith è in relazione con un
fantomatico satellite terrestre, che sarebbe stato avvistato dal padre gesuita Giovan
Battista Riccioli (1598-1671), intorno al 1630. Il Riccioli, astronomo e cultore di
astrologia, autore tra l’altro di una nomenclatura lunare, ne pubblicò anche le
effemeridi, attribuendo a tale satellite un passo giornaliero di circa 3°. Probabilmente il
Riccioli si riferiva ad una cometa, ma in ogni caso egli è noto anche per aver calcolato
tutte le congiunzioni planetarie per circa un millennio, per aver scoperto la prima stella
binaria (1650) e per le sue osservazioni delle macchie presenti sulla superficie di Marte. I
suoi studi sono raccolti in due volumi pubblicati a Bologna nel 1651 e nel 1665.
Tale corpo celeste non è stato finora scoperto e non ha nessuna relazione con Lilith,
anche se tuttora vi sono astrologi, soprattutto negli Stati Uniti e più in generale nel
mondo anglo-sassone, che utilizzano le sue effemeridi per il calcolo della Luna Nera.
D’altra parte bisogna dire che la ricerca di pianeti ipotetici in astrologia non riguarda
solo la nostra epoca. Nell’antica Cina veniva impiegato “Il Grande Tenebroso”, mentre
la maggior parte degli astrologi arabi utilizzarono circa 12 secoli fa, il cosiddetto “Kaïd”.
Tuttavia, l’idea che Lilith sia un piccolo “pezzo di roccia” invisibile, che ruota intorno
alla Terra, al di fuori dell’orbita lunare e che tale corpo invisibile sia connesso con i
peggiori aspetti del karma umano diviene popolare presso le correnti “spiritualiste”
inglesi della fine del XIX secolo. La questione delle Lune invisibili e delle loro effemeridi
si riapre soprattutto per l’influenza esercitata sugli astrologi inglesi dal movimento
teosofico, dai circoli della Golden Dawn e da Annie Besant.
Il primo astrologo ad incorporare Lilith in un lavoro astrologico è probabilmente Thomas
H. Burgoyne, che ne tratta in un suo corso per corrispondenza, intorno al 1887,
chiamandola “satellite nero”. Gli astrologi inglesi ne elaborano le effemeridi,
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soprattutto quelle di Lilith e Lulu, mentre Bessie Leo, in un articolo pubblicato nel 1912
sulla rivista Modern Astrology, parla di una tripartizione lunare, che viene interpretata
dal mondo astrologico dell’epoca, come riferita alla Luna visibile, a Lilith e a Lulu. Ed
anche Alexandre Volguine riferisce di aver scoperto dell’esistenza di queste Lilith da
notizie trovate su riviste occultiste russe, pubblicate nel 1917.
Invece, il nome “Lilith” sembra sia stato dato dal famoso astrologo inglese Sepharial,
che dedicò al satellite nero un capitolo nel suo libro Science of Foreknowledge del 1918.
Si può quindi affermare che sia stato il mondo anglosassone ad introdurre per primo il
satellite nella pratica astrologica, seppure utilizzando le effemeridi del Riccioli, che più
tardi giungeranno anche in America per opera di Ivy Goldstein-Jacobson.

Lilith nell’Astrologia francese


In ambito francese l’utilizzo di Lilith si diffonde a partire dal 1933 per opera di Maurice
Rougié 73 (1884-1953), meglio conosciuto come Dom Necroman prima e come Dom
Néroman poi, senza tuttavia citare con esattezza le fonti, imputandone i significati
interpretativi ad autori precedenti e fornendo solo le Longitudini e le nuove velocità.
Questa operazione contribuisce a creare notevole confusione, dal momento che l’autore
francese nelle sue opere parlava sempre di Lilith, ne utilizzava i significati proposti dagli
astrologi inglesi, ma proponeva differenti effemeridi, che si riferivano al secondo fuoco
dell’orbita lunare. Sicuramente Maurice Rougié era stato influenzato dalle correnti
spiritualiste inglesi, ma allo stesso tempo l’idea di utilizzare l’Apogeo gli derivava da un
ricercatore tedesco G. W. Maag, che aveva pubblicato nel 1928 un libro di
Astrometeorologia. Maag aveva tenuto l’anno seguente a Parigi alcune conferenze, dove
espose gli effetti dell’apogeo lunare sul tempo meteorologico.
Nello stesso tempo, Rougié non poteva ignorare che si trattasse di due corpi differenti
dal momento che il Bollettino della Società Astrologica Francese n. 16 dell’ottobre 1934
riportava insieme alle sue speculazioni, le Effemeridi in inglese per il primo giorno del
mese dal 1870 al 1936 dei due satelliti neri, opera di Van Es e W. Van Breda Beausar,
pubblicate dall’Istituto di Psicologia Cosmica di Bandoeng, a Giava nelle Indie olandesi,
l’attuale Indonesia. Queste tavole di Lilith e Lulu furono ripubblicate nel 1936 e nel 1937
da Van Es e servirono agli astrologi Robert Ambelain e Desmoulins. Curiosamente queste
effemeridi furono anche riprodotte da Sementovsky-Kurilo nel suo volume Par les Astres
vers l’Humain e nello stesso errore incorse anche Alfonso Del Bello, che nel suo volume
Astrochiromanzia (1941) dedicò un breve capitolo a Lilith, la Luna infernale, parlando
del secondo satellite della Terra con una rivoluzione sinodica di 177 gg. e fornendo
sempre le effemeridi con un passo giornaliero di 3°.
Più o meno negli stessi anni (1937), Dom Néroman dedicò a questo tema una
pubblicazione dal titolo Presages à la lumiere des Lois de l’évolution.
Tuttavia, è nel periodo compreso tra il 1960 e il 1970 che il tema riprende vigore e
comincia un reale dibattito tra gli astrologi, quando la rivista francese Les Cahiers
Astrologiques dedica vari articoli a questo argomento.
E’ Michel Bustros a porre sul tappeto la questione, chiedendosi come mai le effemeridi
americane, riportate su un volume di Goldstein–Jacobson, che tratta proprio di Lilith,
siano tanto differenti da quelle francesi delle edizioni Chacornac (un passo di 3°02’ al
giorno per la Lilith statunitense contro 0°06’30’’ per quella francese). La ragione è che

73
In realtà, la prima, seppur fugace, comparsa di Lilith in ambito francese è da attribuire a Marcel Gama,
per via di un articolo pubblicato nel 1930 sulla rivista Astrosophia, come afferma Grazia Mirti in suo studio
su Lilith: la Luna Nera pubblicato su Linguaggio Astrale (rivista del CIDA - Centro Italiano di Discipline
Astrologiche, n. 97-98-99-101). Tale studio può essere richiesto alla Segreteria Cida.
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la Lilith “americana” (o piuttosto universale dal momento che le sue effemeridi erano
state pubblicate in Francia nel 1937 da Robert Ambelain e J. Desmoulins) sarebbe la
seconda luna terrestre (naturalmente ipotetica), le cui posizioni furono stabilite in
Inghilterra (partendo dagli studi del Riccioli) tenendo conto dei passaggi osservati sul
disco solare.
Di seguito riportiamo gli articoli dei Cahiers, che fanno riferimento alla questione:
- MICHEL BUSTROS – Pour les amateurs de Lilith – C. A. n. 142 (settembre-ottobre 1969).
- SCRIBE – Le dossier de deux Lilith – C. A. n. 144 (gennaio-febbraio 1970).
- JEAN VERNAT – La Lune Noire existe-t-elle? – C. A. n. 149 (novembre-dicembre 1970).
- MAX DUVAL – Oui, la Lune Noire existe – C. A. n. 150 (gennaio – febbraio 1971).
Non si parla però ancora di Apogeo lunare. Gli autori che possiamo considerare di
riferimento sono R. Desmoulins, R. Ambelain, L. Millat, Joëlle de Gravelaine, Guy
Launay (il primo a costruire effemeridi che tenessero conto della retrogradazione),
Dautremont, Jacques Bril e Philippe Granger; tutti autori di pubblicazioni ed articoli
sull’argomento. Sappiamo inoltre che negli anni sessanta Jean Carteret tenne una serie
di conferenze sui Luminari neri, favorendo ed incentivando l’utilizzo interpretativo di
questi punti fittizi.
Interessanti perché abbastanza recenti e facilmente reperibili sul mercato librario sono i
contributi di Hades nel volume Soleil et Lune Noire ou les états angéliques et les lieux
infernaux (ed. Bussiere, Paris, 1984), ricco di esempi e di riferimenti mitologici, e di
Georges Ruchet nel volume La Lune Noire ou l’axe métaphysique de l’astrologie (ed.
Dervy –Livres, Paris,1985), centrato su alcune riflessioni filosofiche.
Recentemente l’argomento è stato approfondito nel congresso francese organizzato
dall’ARRC nel 1993, che aveva per titolo Les luminaires et les luminaires noirs. Di
seguito, il titolo delle relazioni presentate, correlate con Lilith:
- ROBERT AMADOU - Astro-Mytho-Théologie de la Lune noire
- JOËLLE DE GRAVELAINE - L’apport de la Lune noire dans l’interprétation du thème
- ROBERT CHANGEUX - L’interdialectique des luminaires et des luminaires noirs, quatuor du
verbe créateur
- ANNIE LACHEROY - Signification des transits de la Lune noire
- Table ronde sur l’astronomie de la Lune noire avec MAX DUVAL, AXEL HARVEY, FRANCIS
SANTONI, GILLES VERRIER.
Tuttavia, esiste ancora una grande confusione ed una varietà di posizioni degli astrologi
sull’argomento. Per illustrarla basti pensare che, recentemente, l’astrologo tedesco
Ernst Ott, riferendosi al secondo fuoco dell’orbita lunare, lo ha denominato “Terra nera”
e che un altro astrologo, Axel Harvey, collega questa figura ai due mostri omerici Scilla e
Cariddi, ipotesi questa molto intrigante.
Inoltre, in questa ricerca bibliografica abbiamo volutamente ignorato la moderna
letteratura tedesca, perché, per quanto vasta, riprende tematiche già trattate dagli
astrologi francesi, anche se è proprio di uno studioso tedesco G. W. Maag (citato prima)
l’idea di utilizzare l’Apogeo.

Lilith in Italia
In italiano, i primi testi ad occuparsi di Luna Nera-Apogeo Lunare sono stati quelli di
Federico Capone (1971 e 1978), che hanno il merito di aver divulgato tale tematica nel
nostro mondo astrologico. Tuttavia, forse pochi sanno che in assoluto il primo volume
pubblicato nel nostro paese nel quale si affrontava (seppure parzialmente) l’argomento
è datato 1969. Si tratta della traduzione dal francese di Astrologie, scritto da Joelle de
Gravelaine e Jacqueline Aimé, che in seguito sarebbero diventate, soprattutto la prima,
231

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titolo: Sfere

Sfere
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grandi esperte sull’argomento. Il volume passò quasi inosservato sia per il titolo
modificato in Sotto il segno degli Astri, forse per renderlo più commerciale, sia per la
scarsa distribuzione da parte dell’editore Dellavalle di Torino. D’altra parte, Joelle de
Gravelaine ha il grande merito di aver diffuso in Francia con i suoi lavori degli anni
seguenti una trattazione seria ed approfondita dell’interpretazione di Lilith.
Per quanto riguarda Federico Capone, ricordiamo un suo articolo sul n. 5 del 1971
(ottobre-dicembre) di Linguaggio Astrale e poi il libro intitolato Luna Nera. Lilith del
1978, dove ha cercato di mettere ordine in un pullulare orgiastico di descrizioni (questo
sì in stile Luna Nera). Capone afferma che alcuni chiamano Lilith un presunto secondo
satellite della Terra, che qualche astronomo affermerebbe di aver avvistato nel
momento del transito sul corpo della Luna, ma mai più rintracciato; altri individuano
Lilith nel centro dell’orbita ellittica della Luna; altri ancora individuano Lilith nel
secondo fuoco dell’orbita lunare; altri, infine, riconoscono all’Apogeo lunare il diritto di
definirsi Lilith. Il problema del secondo satellite della Terra si risolve da solo; i presunti
3° di passo medio giornaliero attribuitigli, all’interno, sono fisicamente improponibili, in
quanto affinché un satellite possa orbitare all’interno dell’orbita lunare deve avere un
moto più rapido di quello della Luna, che gli permetta di contrastare l’attrazione
terrestre....e poi..., a quanto ci risulta, non è stato avvistato da nessuno.
Altro personaggio cui si deve la diffusione entusiastica della pratica interpretativa della
Luna Nera in Italia è Tina Cantini Sicuteri, moglie di Roberto Sicuteri. Tina Sicuteri con
Luisa Di Caprio aveva pubblicato sulla rivista Zodiaco, n. 4 del 1980, un articolo riguardo
all’interpretazione della Luna Nera nel Tema Natale. Qui venivano forniti corretti
riferimenti astronomici e, a partire da questi, se ne affrontava l’interpretazione (nelle
Case e nei Segni), insieme alla questione di un eventuale Domicilio o Esilio, in maniera
più ampia ed equilibrata di quanto non fosse stato fatto in precedenza, anche nelle
stesse opere di Capone. Tale ricerca rappresenta un riferimento importante, perché
prende come punto di partenza l’interpretazione di Louis Millat nel suo Essai sur le
Luminaires Noirs, presente nel Supplement à l’Almanach 1970, ed. Chacornac.
Anche il marito di Tina, Roberto Sicuteri aveva pubblicato, poco tempo prima, sul n. 0
della rivista Zodiaco del novembre 1978, un articolo sull’argomento, ma si era limitato
ad occuparsi solo dei risvolti mitologici e dell’approccio psicologico al mitologema di
Lilith. Il contenuto dell’articolo anticipava quello del suo volume che sarebbe uscito da
lì a poco e che è ancora in commercio, Lilith, la Luna Nera (edizioni Astrolabio 1980).
Altro testo, uscito in quegl’anni (1982), ma di minore importanza, è quello di Fulvio
Rendhell, che ha per titolo Lilith, la sposa di Satana nell’alta magia.

Effemeridi della Luna Nera


Per quanto ci risulta le prime effemeridi della Luna Nera in Italia sono quelle pubblicate
da Alfonso Del Bello nel suo volume Astrochiromanzia nel 1941, ma, come abbiamo visto
prima, sono limitate al fantomatico satellite (rivoluzione sinodica di 177 gg. e passo
giornaliero di 3°); seguono quelle di Federico Capone nel 1978 e quelle di Giorgio
Bazzocchi nel 1985.
A livello internazionale, con l’avvento dei primi computer, l’informatico francese Guy
Launay (Méridien informatique) pubblica nel 1986 un libretto di effemeridi, diffuso
anche in Italia, dove compare anche il moto retrogrado dell’Apogeo. Queste furono il
primo valido punto di riferimento, perché aprì un ampio dibattito tra gli studiosi
dell’epoca, prima in Francia e poi in Italia, sulla questione della retrogradazione. Il
rammarico è che questo autore sia scomparso tragicamente pochi anni dopo senza poter
continuare i suoi studi.

232

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titolo: Sfere

Sfere
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Molto precise, ma successive in quanto a pubblicazione, sono le effemeridi di Francis


Santoni (1993) per le edizioni Aureas, che al giorno d’oggi rappresentano ancora un
valido punto di riferimento.
Grande importanza riveste anche il volume di Max Duval & Jean Marc Font: Tables du
Noeud Lunaire, de Lilith et du Soleil Noir: Longitudes Moyennes et Vraies - Latitudes et
Déclinaisons - 1900 à 2050 - Interprétation et Usage rationnel. Coll. La Roue Céleste.
Paris. Dervy-Livres. 1988. br. s.p. Grd in-8. Come viene specificato dal titolo esso
contiene Longitudini medie e vere, Latitudini e Declinazioni.
Infine, non possiamo non citare le migliori effemeridi attualmente in circolazione, quelle
ulteriormente corrette da Dieter Koch e Bernhard Rindgen, il cui volume della Verlag
der Häretischen Blätter (Frankfurt am Maine, 2000), è corredato anche da numerosi
articoli sull’argomento (essendo uno dei pochi a citare, per esempio, Priapo).

Claudio Cannistrà

Apogeo e Perigeo lunari


Riteniamo che il prezioso contributo di Cannistrà meriti di essere illustrato attraverso una
serie di rappresentazioni grafiche, al fine d’esser meglio compreso. Iniziamo con la fig. 118
qui sotto.

FIG. 119 FIG. 118

L’ellisse ivi raffigurata non rispetta l’effettiva eccentricità orbitale della


Luna, che è di 0,0549, risultandone così enfatizzata. Volendo essere
ancora più precisi la vera forma dell’orbita lunare non è un’ellisse ma
un’epicicloide (fig. 119 qui accanto). L’ellisse è un’approssimazione che
semplifica l’esposizione, ma in realtà appartiene soltanto ad un pianeta
che, da solo, compie la sua rivoluzione intorno alla sua stella. L’ellisse
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titolo: Sfere

Sfere
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della Luna patisce la deformazione causata dall’attrazione del Sole e dei pianeti.
La distanza minima della Luna dalla Terra (perigeo) è di 356.000 km. circa, quella
massima (Apogeo) è di 406.700 km. Volendola rappresentare correttamente dovremmo
raffigurare l’asse maggiore (apogeo-B-perigeo di fig. 118), detta linea degli apsidi, di 1/7
circa più lunga dell’asse minore (B’- B”).
Il secondo fuoco dell’ellisse (A) dista 38.000 km. circa dalla superficie terrestre ed il centro
dell’ellisse circa 14.000 km, e comunque giace sulla stessa linea apogeo–perigeo (detta
apside) se osservato dal centro della Terra. Queste distanze così esigue fanno sì che
qualora assumessimo come Lilith il secondo fuoco dell’orbita oppure il centro dell’ellisse si
debba tener conto anche del punto geografico terrestre dal quale si compie l’osservazione.
Rifletteremo più avanti sulla portata di quanto qui affermato.
A rigore, similmente agli apogei e perigei planetari (vedi cap. 15 pag. 131 figg. 66 e 67),
anche il nostro satellite durante le sue rivoluzioni intorno alla Terra tocca apogei e perigei
relativi ed assoluti nel corso dell’anno.
E tuttavia coloro che si sono voluti cimentare sulle Effemeridi di Luna Nera–
apogeo/Priapo–perigeo hanno ignorato tale distinzione: e ciò, supponiamo, sia per la
maggiore complessità del moto lunare rispetto a quello dei pianeti – giacché questi ultimi
soggiacciono a cicli temporali quasi omogenei, che invece non appartengono a quelli del
Luminare notturno –, sia perché in effetti la differenza tra le minime e le massime distanze
di relativi ed assoluti della Luna è parzialmente trascurabile.
Per offrire un’idea di questa complessità, abbiamo compilato tabelle relative ai perigei ed
apogei lunari per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 74, evidenziando in grassetto quelli
assoluti. Accanto a data ed ora degli eventi abbiamo indicato la distanza della Luna dalla
Terra e poi la Longitudine eclittica dell’astro al compiersi del fenomeno celeste.

PERIGEI 2007 APOGEI 2007


DATA ORA Km LONGIT. DATA ORA Km LONGIT.
22.01 12h25m 366.930 16°33’ p 10.01 16h27m 404.333 10°55’ L
19.02 09h35m 361.438 24°07’ p 07.02 12h40m 404.991 16°58’ L
19.03 18h40m 357.818 08°12’ a 07.03 03h38m 405.852 20°49’ L
17.04 05h56m 357.142 23°29’ a 03.04 08h39m 406.327 20°10’ L
15.05 15h11m 359.392 07°47’ T 30.04 10h58m 406.207 18°18’ L
12.06 17h08m 363.776 18°09’ T 27.05 22h02m 405.458 20°33’ L
09.07 21h39m 368.526 16°32’ T 24.06 14h26m 404.542 25°04’ L
03.08 23h53m 368.893 16°07’ a 22.07 08h44m 404.152 00°13’ S
31.08 00h14m 364.172 12°06’ a 19.08 03h29m 404.618 05°34’ S
28.09 01h54m 359.420 22°13’ a 15.09 21h07m 405.639 10°37’ S
26.10 11h52m 356.755 06°52’ T 13.10 09h54m 406.490 13°40’ S
24.11 00h13m 357.199 22°48’ T 09.11 12h33m 406.669 11°58’ S
22.12 10h12m 360.819 07°29’ g 06.12 16h55m 406.232 11°03’ S

74
Ringraziamo Patrizia Zivec per averci fornito i dati relativi agli anni dal 2007 al 2009.
234

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titolo: Sfere

Sfere
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PERIGEI 2008 APOGEI 2008


DATA ORA Km LONGIT. DATA ORA Km LONGIT.
19.01 08h40m 366.432 15°50’ g 03.01 08h07m 405.328 15°06’ S
14.02 01h08m 370.215 23°23’ T 31.01 04h27m 404.530 21°15’ S
10.03 21h40m 366.303 03°18’ T 28.02 01h28m 404.443 27°34’ S
07.04 19h30m 361.085 11°21’ T 26.03 20h14m 405.095 03°00’ s
06.05 03h23m 357.775 24°58’ T 23.04 09h35m 405.946 06°10’ s
03.06 13h09m 357.254 09°36’ g 20.05 14h29m 406.401 05°32’ s
01.07 21h23m 359.515 23°24’ g 16.06 17h34m 406.225 04°’5’ s
29.07 23h25m 363.885 03°49’ c 14.07 04h15m 405.452 06°08’ s
26.08 03h45m 368.697 02°03’ c 10.08 20h19m 404.558 10°28’ s
20.09 03h18m 369.890 00°01’ g 07.09 14h59m 404.213 15°46’ s
17.10 06h07m 363.825 27°21’ T 05.10 10h35m 404.718 21°30’ s
14.11 10h00m 358.972 08°43’ g 02.11 04h56m 405.722 26°54’ s
12.12 21h38m 356.566 24°14’ g 29.11 16h56m 406.476 29°35’ s
26.12 17h51m 406.597 27°00’ s

PERIGEI 2009 APOGEI 2009


DATA ORA Km LONGIT. DATA ORA Km LONGIT.
10.01 10h53m 357.499 10°33’ c 23.01 00h12m 406.115 27°00’ s
07.02 20h09m 361.488 24°42’ c 19.02 17h01m 405.128 01°46’ C
07.03 15h08m 367.022 01°02’ l 19.03 13h17m 404.301 07°52’ C
02.04 02h32m 370.016 05°55’ c 16.04 09h16m 404.235 13°43’ C
28.04 06h28m 366.039 20°14’ g 14.05 02h58m 404.918 18°40’ C
26.05 03h45m 361.151 28°00’ g 10.06 16h05m 405.784 21°45’ C
23.06 10h40m 358.016 11°02’ c 07.07 21h40m 406.224 21°27’ C
21.07 20h17m 357.466 25°28’ c 04.08 00h43m 406.024 19°58’ C
19.08 04h54m 359.638 09°20’ l 31.08 11h05m 405.270 21°49’ C
16.09 07h57m 364.051 20°14’ l 28.09 03h34m 404.434 26°18’ C
13.10 12h29m 369.069 18°35’ l 25.10 23h19m 404.169 02°03’ A
07.11 07h31m 368.912 14°07’ c 22.11 20h08m 404.734 08°20’ A
04.12 14h13m 363.480 13°35’ c 20.12 14h55m 405.729 13°54’ A

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idJob: 1188731
titolo: Sfere

Sfere
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PERIGEI 2010 APOGEI 2010


DATA ORA Km LONGIT. DATA ORA Km LONGIT.
01.01 20h37m 358.682 26°11’ c 17.01 01h41m 406.433 15°56’ A
30.01 09h04m 356.592 27°16’ l 13.02 02h07m 406.541 13°07’ A
27.02 21h41m 357.831 27°59’ l 12.03 10h08m 406.009 13°57’ A
28.03 04h57m 361.876 11°09’ U 09.04 02h46m 404.997 18°39’ A
24.04 21h00m 367.141 15°58’ U 06.05 21h54m 404.230 24°15’ A
20.05 08h40m 369.728 20°58’ l 03.06 16h52m 404.264 29°40’ A
15.06 14h55m 365.936 06°39’ l 01.07 10h13m 405.035 04°28’ p
13.07 11h22m 361.114 13°56’ l 28.07 23h51m 405.954 07°50’ p
10.08 17h57m 357.857 26°47’ l 25.08 05h52m 406.389 07°45’ p
08.09 04h02m 357.191 11°33’ U 21.09 08h44m 406.167 06°10’ p
06.10 13h42m 359.452 26°07’ U 18.10 18h19m 405.432 07°37’ p
03.11 17h23m 364.188 07°24’ L 15.11 11h48m 404.633 12°33’ p
30.11 19h10m 369.438 04°07’ L 13.12 08h36m 404.407 18°48’ p
25.12 12h25m 368.462 28°19’ l

Molte sono le deduzioni da trarre da queste tabelle. La prima riguarda proprio l’irregolarità
del moto. A pag. 189 del cap. 19 abbiamo dichiarato la durata del mese anomalistico,
ossia del ritorno della Luna al proprio perigeo: 27,5545 giorni. Ebbene, si tratta di una
durata media, giacché questo periodo è perlopiù superiore o inferiore ad essa; quella del
ritorno al proprio apogeo è un poco meno divergente, ma tale resta. Siffatta irregolarità,
dunque non può che ripercuotesi sul moto eclittico che in aggiunta – come si ribadirà più
avanti – soffre della Latitudine della Luna al momento del perigeo o dell’apogeo. Basta
osservare le elongazioni eclittiche da un mese all’altro. Il 22 gennaio 2007 alle 12h25m la
Luna al perigeo sta a 16°33’ Pesci, al 19 febbraio stesso anno alle 9h35m è giunta a 24°07’
Pesci: tempo trascorso 27g21h10m (pari a 27,88194 giorni), spostamento lungo l’Eclittica
7°34’. Da questo perigeo al successivo del 19 marzo 2007 18h40m (a 8°12’ Ariete)
trascorrono 28g9h05m, con uno spostamento lungo l’Eclittica di 14°05’. E ciò per quanto
attiene il perigeo lunare.
Occupiamoci dell’apogeo: sempre per il 2007, lo spostamento eclittico dell’apogeo lunare
dal 10 gennaio al 7 febbraio è di 6°03’ (da 10°55’ a 16°58’ Bilancia), dal 7 febbraio al 7
marzo di 3°52’, essendo giunto a 20°49’ Bilancia. Non proseguiremo oltre in tali controlli:
riteniamo di aver consegnato a chi ci legge elementi sufficienti a sostegno
dell’inattendibilità del moto ellittico del nostro satellite, che è esclusivamente teorico 75.
Non sarà sfuggito ad un’attenta lettura delle predette tabelle che nella sua proiezione
sull’Eclittica, il moto degli estremi dell’orbita lunare è per parte dell’anno retrogrado, così
come riferito da Cannistrà nel suo testo dianzi riportato.
Questi dati meglio di qualsiasi discorso teorico danno conto della complessità
dell’argomento e, soprattutto, dell’insensatezza di chi – volendo usare per i giudizi Luna
Nera – consulti Effemeridi che calcolano il moto medio giornaliero dell’apogeo assoluto
della Luna in 0°06’30”. Per non dire di chi ha inteso compilarle. Ci ritorneremo fra un po’.

75
Per completare l’argomento dei perigei e degli apogei assoluti, è necessario precisare che essi si
compiono sempre in corrispondenza di un Novilunio o di un Plenilunio. Infatti l’intervallo di tempo in cui si
g
verificano 14 Noviluni o 14 Pleniluni (413,43 , che costituisce il risultato del ciclo sinodico di 29,53059 x 14) è
g
analogo a quello in cui si succedono 15 passaggi al perigeo o all’apogeo (413,32 , ossia 27,55455 x 15).
Non si tratta di una casualità, ma di un fenomeno astronomico ben preciso: il massimo effetto perturbante
della forza gravitazionale del Sole sull’orbita lunare si manifesta quando Terra, Luna e Sole sono allineati,
ovvero quando l’asse dell’orbita lunare punta verso il Sole; in tali condizioni aumenta l’eccentricità dell’orbita
del nostro satellite, dando luogo all’epicicloide di cui alla fig. 119.
236

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titolo: Sfere

Sfere
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Altre e non meno devastanti vicissitudini tecniche di Luna Nera–Lilith


Detto, per ora, degli intrichi dell’apogeo e perigeo lunari, affrontiamo brevemente quelli che
sgorgano relativamente alla scelta del secondo fuoco lunare come Luna Nera-Lilith. Pur
volendo dar credito all’effemeride di turno – e ce ne vuole – dovremmo in ogni caso tener
conto di uno spostamento in Longitudine eclittica che può giungere fino a 10° al variare
della posizione geografica dell’osservatore. Per non dir poi di un’ulteriore rettifica causata
dalla Latitudine eclittica, a sua volta soggetta al diverso punto di osservazione terrestre.
Nella figura 120 si rappresenta, in scala, l’effettiva distanza tra la Terra ed il secondo fuoco
(E), che si aggira mediamente sui 38.000 km, pari a 1/9 della distanza tra la Terra e la
Luna. Il disegno mostra come il luogo dell’osservatore in C o D proietta il secondo fuoco
lunare lontano dalla posizione della Luna Nera–Apogeo e, di conseguenza, dalla fascia
zodiacale che ne sta all’esterno: sono allineati al centro della Terra, si discostano
allontanandovisi.
Se poi si scegliesse di identificare la Luna Nera-Lilith col centro dell’orbita lunare, essendo
esso ancora più vicino alla Terra, lo spostamento potrebbe raggiungere anche 20°,
rispetto alla posizione della Luna Nera–Apogeo. È la legge della parallasse, bellezza!

FIG. 120

Come ben dettagliato da Claudio Cannistrà, di Effemeridi dedicate alla Luna Nera-apogeo
negli anni ne sono comparse di vario tipo:
 Luna Nera media: la Longitudine è calcolata servendosi del suo passo medio
giornaliero; il moto è perciò costantemente diretto. Il computo è piuttosto semplice: si
dividono i 360° dell’Eclittica per il numero di giorni che impiega questo punto dell’orbita
lunare a ritornare sulla stessa Longitudine, pari a 8 anni, 310 giorni e ½ (e quindi 3232
giorni circa) 76. La differenza con l’apogeo lunare vero può raggiungere ±5°. La differenza
tra la posizione del perigeo vero e quello medio raggiunge anche i 25°. Ricordiamo che il
perigeo lunare, detto Priapo, non è necessariamente in Opposizione all’apogeo.
 Luna Nera vera: presenta essenzialmente moto diretto, ma che può discostarsi dalla
Luna Nera media anche di 30° (per quanto abbiamo potuto constatare). Nonostante sia
definita vera nasconde alcune insidie, soprattutto perché è stata calcolata su un’orbita
ellittica ideale, ignorando, quindi, le perturbazioni causate dalla forza gravitazionale del
Sole e degli altri pianeti. Le Effemeridi Rosacrociane e di Raphael adottano questo
sistema. Inoltre, nonostante quanto asserito da qualche autore, non risponde a realtà che
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Si tratta di un ciclo la cui misura vede l’unanimità delle fonti consultate. E tuttavia una nostra breve
h m h m
indagine ha mostrato dati discordanti. 1) apogeo 7.07.2009 21 40 , ritorno 6.05.2018 00 35 : tempo
a g h g h h m h m
trascorso 8 303 3 circa (pari a 3225 3 circa); 2) apogeo 13.02.2010 2 07 , ritorno 12.12.2018 12 25
a g h g h
tempo trascorso 8 302 10 circa (pari a 3224 10 circa). Che dire?
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titolo: Sfere

Sfere
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il grado eclittico dell’apogeo ivi riportato si trova veramente nel punto dell’orbita più lontano
dalla Terra nel momento in cui la Luna vi si unisce. Abbiamo infatti personalmente
verificato che c’è sempre uno scostamento, anche di 2°, tra la cosiddetta Luna Nera vera
riportata nelle Effemeridi e l’effettivo grado eclittico raggiunto dalla Luna all’apogeo.
 Luna Nera rettificata: tali Effemeridi sono contenute nel già citato libro di J. de
Gravelaine, ma sono presenti anche nell’ultima edizione delle Rosacrociane. Tuttavia
Dieter Koch afferma che la differenza tra la Lilith rettificata e quella media raggiunge
anche i 12°, che diventano 30° per Priapo: ragione per la quale la classifica come un
tentativo non riuscito.
 Luna Nera osculatrice: lo abbiamo reperito nelle Swiss Ephemeris. Deriva dal calcolo di
un moto ideale della Luna attorno alla Terra, senza che intervengano altre forze cosmiche
ad alterarne il corso. Sono precisissime circa il momento in cui il Luminare tocca
effettivamente l’apogeo, ma diventano completamente inattendibili a partire dai minuti
susseguenti fino al ritorno successivo.
Con l’intento di superare l’empasse prodotta dalle incertezze che scaturiscono dalle varie
proposte per avvicinarsi alla realtà astronomica della certa posizione eclittica di Luna
Nera–Apogeo, l’astrologo svizzero Dieter Koch ha proposto una soluzione che per ora
appare la migliore: si riferisce all’individuazione degli apsidi lunari (vedi pag. 234). Egli
propone di chiamare questo metodo come apsidi realistici. I gradi di Longitudine che si
ottengono, egli sostiene, si discostano dalla realtà al massimo di 1°/2°.
Il procedimento assume come base di calcolo la posizione della Luna Nera media e
utilizza la tabella riprodotta nella pagina seguente per una rettifica astronomicamente
verisimile. Laonde non incartarci in disquisizioni teoriche – che peraltro metterebbero in
difficoltà maggiormente chi scrive rispetto a chi legge –, ci serviremo di un esempio pratico
per il calcolo dei cosiddetti apsidi lunari realistici di kochiana concezione.
A pagina 240 potete ammirare il Tema Natale (fig. 121) che con un prodigioso parto di
fantasia abbiamo denominato Oggi. Gli autori attendono complimenti in merito. L’apogeo
utilizzato dal programma astrologico (di Piercarlo Caratti, giusto per astenersi d