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Francesco D’Ostilio
Prontuario del Codice di Diritto Canonico

a cura di Antonio Iaccarino

2018 Seconda edizione


ISBN 978-88-401-5095-6

[2011 - Nuova edizione riveduta e aggiornata]

© Urbaniana University Press


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www.urbaniana.press

In copertina: Decretum Gratiani, Ginevra, Bibliothèque Publique et Universitaire,


Ms. lat. 60, c. 2 (particolari).

Tutti i diritti sono riservati

Finito di stampare nel mese di marzo 2018

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Tipografia ABILGRAPH 2.0, Roma - info@abilgraph.com
FRANCESCO D’OSTILIO

PRONTUARIO
del
CODICE DI DIRITTO CANONICO
Tavole sinottiche

Nuova edizione riveduta e aggiornata


a cura di Antonio Iaccarino

Urbaniana University Press


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PRESENTAZIONE
S. Em. Rev.ma Card. Raymond Leo Burke
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

È fonte di particolare gioia presentare la nuova edizione del libro, Prontuario del Codice
di Diritto Canonico, frutto di tanti anni di studio e di lavoro canonico da parte del compianto
Padre Francesco D’Ostilio, O.F.M.Conv., che dal 1971 al 1983 fu Referendario e poi Votante
presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e che dal 1983 al 1989 fu Promotore
di Giustizia presso il medesimo Supremo Tribunale. Padre D’Ostilio stesso ha ritenuto il Pron­
tuario il suo più grande contributo allo studio e all’applicazione della disciplina canonica.
Per il suo stesso ufficio di professore e di ministro di giustizia, il Padre D’Ostilio, dopo
la promulgazione del Codice del Diritto Canonico, ha sviluppato delle tavole sinottiche per
l’accurata comprensione di concetti generali del diritto ecclesiale quali, per esempio, perso­
na fisica e persona giuridica, e delle norme dei singoli libri del Codice. Con l’incoraggiamen­
to di amici e alunni, egli ha ordinato e organizzato le tavole a beneficio anche di altri. Come
egli stesso ha osservato, si è trattato «di un lavoro di compilazione e non di un lavoro scien­
tifico»1. In altre parole, egli aveva in mente di offrire alla Chiesa non un libro di ricerca, ma
uno strumento pratico per facilitare «la chiara ed esatta conoscenza della legge»2.
Per lui, che desiderava produrre un valido strumento per aiutare sia chi studia il dirit­
to canonico sia chi ha la responsabilità di applicare le norme canoniche nella vita quoti­
diana della Chiesa, il Prontuario fu forse il più pregiato dei frutti dei suoi molti lavori co­
me canonista. Egli aveva espresso una duplice speranza per la pubblicazione del libro:

[C]he gli alunni, i quali sono alle prime prese con lo studio del diritto ecclesiale, possano trova­
re in esse [le tavole sinottiche] un valido sussidio per l’apprendimento, e gli operatori del dirit­
to, nel settore amministrativo o forense, possano trovare nelle medesime un mezzo facile e ra­
pido per rinverdire e riordinare determinati principi giuridici3.

Il Prontuario, che fu pubblicato nel 1995 dalla Libreria Editrice Vaticana, ha per tanti
anni costituito una sicura fonte di studio per gli studenti di diritto canonico e un sicuro
manuale di lavoro per i Vescovi e i loro principali collaborati, per i sacerdoti e per tutti
coloro che prestano servizio nelle Curie diocesane e negli uffici parrocchiali.
Al canonista e a chi vuole conoscere la norma canonica, il Prontuario offre per le sin­
gole norme un riassunto dei concetti contenuti in esse, delle fonti nelle Sacre Scritture e
nella Tradizione, del senso dei singoli elementi della norma, delle leggi per l’applicazione
della norma nella Chiesa particolare, e degli eventuali istituti e organismi nella Chiesa
particolare coinvolti nell’applicazione della norma. Il Prontuario è stato scritto per la
Chiesa in Italia, ma, data la sua grande utilità, c’è da augurarsi che siano predisposte edi­
zioni per altre nazioni e regioni della Chiesa universale.
Il curatore della nuova edizione del Prontuario, ispirato dalla visione del Padre D’O­
stilio, ha rispettato pienamente il suo lavoro originale, aggiornando il testo con note sulle
fonti normative degli ultimi anni, e cambiamenti o sviluppi negli istituti e organismi rile­
vanti. In più, con il duplice criterio di fedeltà alla norma del diritto e di utilità per la sua
applicazione nelle situazioni concrete della vita ecclesiale, il curatore ha riorganizzato gli

1 F. D’Ostilio, Prontuario del Codice di Diritto Canonico, Città del Vaticano 1995, 11.
2 lui.
3 Ibid., p. 10.

5
argomenti secondo l’indice del Codice e ha diminuito le parti più dottrinali, rendendo co­
sì il manuale più adatto alla rapida consultazione. È stato predisposto un formato di pagi­
na più grande e l’inserimento di segnalibri che pure favoriscono l’uso snello del libro.
I cambiamenti introdotti dal curatore, docente della Facoltà di Diritto Canonico pres­
so la Pontifìcia Università Lateranense, adempiono fedelmente l’intento del Padre D’Osti-
lio, sviluppando con integrità la sua opera originale. Chi ha collaborato con Padre D’Osti-
lio durante i suoi anni d’insegnamento e lavoro in Curia sa bene la passione e l’impegno
con i quali egli ha preparato la prima edizione del Prontuario, convinto, com’era, del con­
tributo del suo lavoro alla più adeguata conoscenza e alla giusta applicazione delle norme
della disciplina della Chiesa. Il nuovo curatore ha voluto lavorare con la stessa passione e
impegno per realizzare gli stessi nobili scopi.
Le norme del diritto canonico sono state sviluppate lungo la storia della Chiesa per sal­
vaguardare e promuovere il grande dono della vita in Cristo, dataci nella Chiesa, con tutti i
suoi ricchi e salutari aspetti. Sotto ogni norma sta una fondazione ecclesiologica che apre ai
nostri occhi il vero senso della norma per la vita di grazia, la vita in Cristo. Anche le più ri­
cercate norme del diritto canonico processuale sono sviluppate per aiutare la Chiesa a per­
venire alla verità e così fare giustizia nella decisione delle varie cause giudiziarie o ammini­
strative che i fedeli presentano ai lori Pastori. È chiaro, allora, il danno, anche grave, fatto
alle anime, quando la disciplina della Chiesa non è conosciuta e perciò non è applicata.
Promulgando il Codice di Diritto Canonico, il 25 gennaio 1983, il Venerabile Papa
Giovanni Paolo II ha scritto queste parole riguardo al servizio del diritto nella Chiesa:

E in realtà il Codice di Diritto Canonico è estremamente necessario alla Chiesa. Poiché, infatti,
è costituita come una compagine sociale e visibile, essa ha bisogno di norme: sia perché la sua
struttura gerarchica ed organica sia visibile; sia perché Pesercizio delle funzioni a lei divina­
mente affidate, specialmente quella della sacra potestà e dell’amministrazione dei Sacramenti,
possa essere adeguatamente organizzato; sia perché le scambievoli relazioni dei fedeli possano
essere regolate secondo giustizia, basata sulla carità, garantiti e ben definiti i diritti dei singoli;
sia, finalmente, perché le iniziative comuni, intraprese per una vita cristiana sempre più perfet­
ta, attraverso le leggi canoniche vengano sostenute, rafforzate e promosse4.

Il Prontuario di Padre D’Ostilio, nella sua nuova edizione, offre alla Chiesa uno stru­
mento pratico e valido per far conoscere ed osservare la disciplina canonica necessaria per
la sua vita. E un’offerta umile ma essenziale che giova all’unico fine, «la salvezza delle ani­
me, che deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema» (can. 1752)5.
Nel presentare la nuova edizione dell’eminentemente pratico libro di Padre D’Ostilio
ricordo con tanta gratitudine il suo lungo e proficuo servizio alla Chiesa, come religioso,
sacerdote e canonista. Leggendo il suo Prontuario non si può dubitare del suo grande
amore per la Chiesa e la sua disciplina, che egli ha voluto sempre conoscere più profonda­
mente e che lo ha portato ad aiutare gli altri, specialmente gli studenti delle Facoltà di Di­
ritto Canonico e gli operatori del diritto canonico, a conoscere. Facendo con gratitudine
memoria di Padre D’Ostilio, rendo grazie, allo stesso tempo, al curatore per il fedele svi­
luppo di un’opera fatta con tanto amore per la Chiesa e i suoi membri. Che la nuova edi­
zione del Prontuario del Codice di Diritto, meritoriamente accolta dalla Urbaniana Uni­
versity Press, procuri secondo la speranza del Padre D’Ostilio, «la chiara ed esatta cono­
scenza della legge» per i cultori della disciplina della Chiesa, studenti di diritto canonico e
coloro che hanno responsabilità per la sua osservanza.

4 Ioannes Paulus II, Constitutio Apostolica Sacrae disciplinae leges, 25 gennaio 1983, Acta Apo-
stolicae Sedis 75 (1983) II, pp. XII-XI11.
5 «[...] salus animarum, quae in Ecclesia suprema semper lex esse debet» (can. 1752).

6
PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE (1995)

Recentemente la RAI riferiva questo giudizio espresso da un musicista straniero sulla


musica italiana: «Io apprezzo poco la musica italiana perché è una musica molto semplice
e facile».
Nella medesima occasione, la RAI soggiungeva che lo stesso musicista straniero, più
tardi, aveva deciso di cimentarsi nell’imitare la musica italiana e, dopo aver sperimentato
le difficoltà che bisogna superare per rendere la musica «semplice e facile», ebbe ad escla­
mare: «Quanto è difficile rendere facili le cose difficili!».
Dopo una lunga esperienza come docente e come operatore del diritto ecclesiale, nel­
l’attività amministrativa e forense, ho provato ad assolvere all’arduo compito di rendere
semplice e facile l’esposizione dello «lus», che Celso definiva «Ars boni et aequi»1, sintetiz­
zandolo nelle «Tavole sinottiche» che seguono.
Il mio modesto intento è di offrire un utile strumento agli alunni delle Facoltà e degli
Istituti ecclesiastici, nonché agli operatori del diritto nel settore della Pubblica Ammini­
strazione o in quello del Foro.
Se la mia speranza non andrà delusa, tutti ne trarranno notevoli vantaggi, perché cer­
tamente, sia gli uni che gli altri sapranno aggiungervi la «facundia» e il «lucidus ordo», do­
ti richieste in tutti i settori, particolarmente però in quello del diritto.

METODO - L’esposizione del CIC è preceduta - a titolo di introduzione - da alcune


«Tavole» che hanno lo scopo di giustificare la necessità e la funzione del diritto nella Co­
munità ecclesiale.
Le «Tavole sinottiche» seguono fedelmente l’ordine dei 7 libri del CIC e si riferiscono
ai principi fondamentali dei vari istituti giuridici. Di proposito sono stati omessi alcuni
principi non ritenuti fondamentali, onde non appesantire il quadro panoramico e la visio­
ne sommaria dei singoli argomenti, anche nelle loro essenziali correlazioni.
Qualche argomento alquanto vasto e complesso è stato esposto in due o più Tavole
successive; in queste, a volte, si trovano ripetizioni di concetti già espressi nelle Tavole
precedenti. Ciò è stato fatto a ragion veduta, perché ogni quadro abbia chiarezza nella
completezza degli elementi costitutivi.
L’ordine di ogni Tavola, generalmente, è il seguente:

a) Titolo, capitolo o articolo corrispondente del CIC;


b) Fonti: dopo i canoni del CIC vigente vengono riportate le fonti principali, che sono:

Celsus, I, 1, De iustitia et iure.

7
— i canoni del CIC precedente;
— i documenti del Concilio Vaticano II, desunti dal Codex Juris Canonici fontium an-
notatione et indice analytico alphabetico auctus, edito a cura della Pontificia Com-
missio Codici luris Canonici authentice interpretando. Libreria Editrice Vaticana,
1989;
— concetto dell’Istituto giuridico che viene esaminato;
— divisioni;
— principi fondamentali ecc.

Vi sono alcune Tavole nelle quali non è stato seguito fedelmente tale ordine; ciò, per
lo più, è dovuto all’oggetto peculiare della trattazione che richiedeva un ordine diverso.
Alcune Tavole, infine, riportano la sintesi di «Studi particolari» pubblicati da noti Au­
tori, i quali vengono citati in calce, allo scopo di consentire al lettore la consultazione di­
retta della pubblicazione.

LINGUA - La lingua adottata è quella italiana; per alcune Tavole, però, è stata adotta­
ta la lingua latina. Ciò è dovuto a due motivi di carattere pratico:
a) per consentire una maggiore sintesi dell’argomento che era troppo vasto;
b) per evitare la traduzione di espressioni tecniche, ormai classiche, consolidate e quindi
facilmente intelligibili da tutti.
* * *

Aderendo all’invito di alcuni amici e confratelli, ho raccolto le Tavole elaborate nel


corso di vari anni, le ho messe in ordine e mi sono deciso a pubblicarle, sorretto — come
già detto — da una duplice speranza: che gli alunni, i quali sono alle prime prese con lo
studio del diritto ecclesiale, possano trovare in esse un valido sussidio per l’apprendimen­
to, e gli operatori del diritto, nel settore amministrativo o forense, possano trovare nelle
medesime un mezzo facile e rapido per rinverdire e riordinare determinati principi giuri­
dici. Non potrei nutrire altre speranze, perché si tratta di un lavoro di compilazione e non
di un lavoro scientifico2.

Il mio modesto intento è uno solo: che tutti possano con facilità avere la chiara ed
esana conoscenza della legge, onde nella comunità ecclesiale non si verifichino i funesti
inconvenienti denunziati a suo tempo dal compianto cardinale Felici: «Chi non conosce,
chi non rispetta, chi disprezza la legge, finisce per sostituire ad essa il proprio arbitrio: e
ciò è causa di dispotismo nei superiori, di disobbedienza e di insubordinazione nei sudditi,
di caos nella società»3.

2 S. Bonaventura, in l Sent. Prooemium, q. 4: «Quadruplex est modus faciendi librum:


— Aliquis enim scribit aliena, nihil addendo vel mutando; et iste mere dicitur scriptor.
— Aliquis scribit et aliena, addendo, sed non de suo; et iste compilator dicitur.
— Aliquis scribit cr aliena et sua, sed aliena tamquam priitcipalia, et sua tainquam adnexa ad eviden-
tiam; et iste dicitur commentator, non aucror.
— Aliquis scribit er sua et aliena, sed sua tamquam principali;*, aliena tamquam adne.\a ad confirma-
tiohetn et rajis debet dici andar.
Talis firn Magister, qui semenrias suas cxposuit et patrurn ser\ter\tias confirmat. Unde vere debet
dici andar huius libri-».
3 C.ard. IJ. Ffclia, Risposta alla damando: A che punto è la preparazione del Codice?, Communica-
tiones 1969. p. 75.

R
NOTA DEL CURATORE

Il Prontuario del Codice di Diritto Canonico è l’opera più rappresentativa di Padre


Francesco D’Ostilio almeno per tre ragioni fondamentali.
Innanzitutto per l’estensione del volume, che affronta Io studio dell’intero Codex Iuris
Canonici del 1983; in secondo luogo per la sistematicità del lavoro, che seguendo pun­
tualmente l’indice del Codex, propone in maniera ordinata schemi e riassunti delle singole
materie; inoltre, per la finalità che ha mosso l’Autore alla redazione di questo testo, per­
ché potesse essere di aiuto a quanti vivono l’esperienza del diritto della Chiesa dall’inter­
no, offrendo uno strumento di consultazione tecnica snello e al tempo stesso sufficiente-
mente completo.
Il Prontuario del Codice di Diritto Canonico è un’opera emblematica della vita di Pa­
dre D’Ostilio perché nasce dall’avvertita necessità, vissuta in prima persona, di operare se­
condo il diritto in tutti gli ambiti della vita della Chiesa. Tutta la vita di Padre D’Ostilio
(6.3.1914 - 7.10.2008) è stata infatti al servizio della Chiesa, soprattutto nelle sue dina­
miche operative. Ordinato sacerdote a soli 22 anni, Padre D’Ostilio ha sempre ricoperto
incarichi al servizio dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, in qualità di Superiore loca­
le e di Ministro provinciale in Abruzzo e, successivamente, lavorando presso la Curia Ge­
neralizia di Roma. Padre D’Ostilio si è occupato in prima persona della costruzione o del
restauro di chiese e conventi, compresi la Basilica e il Sacro Convento di Assisi, e fu Lega­
le Rappresentante dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali per oltre un trentennio.
Chi non ha conosciuto direttamente Padre D’Ostilio potrebbe pensare che la sua forma­
zione canonistica risalga agli anni giovanili degli studi universitari; al contrario, la sua bio­
grafia attesta che egli intraprese lo studio del diritto canonico in età avanzata, per meglio ri­
spondere alle responsabilità che gli incarichi ricevuti dall’Ordine gli imponevano, ottenendo
nel 1961 la licenza e nel 1963, quasi cinquantenne, il dottorato in utroque iure. Da questi
elementi biografici è possibile comprendere meglio lo spirito che ha mosso Padre D’Ostilio
nel redigere il Prontuario, quale opera rivolta ai tanti operatori del diritto nella Chiesa.
Gli anni che seguirono videro Padre D’Ostilio impegnato nell’insegnamento del Dirit­
to Canonico, ma preminentemente nella sua applicazione, specie presso il Tribunale della
Segnatura Apostolica in qualità di Promotore di Giustizia. Durante questa esperienza pres­
so il Tribunale Apostolico, Padre D’Ostilio conobbe in maniera approfondita le problema­
tiche che nascono dall’applicazione o meglio, dalla mancata o errata applicazione del di­
ritto, tanto che i suoi sforzi si profusero sempre nella ricerca della giustizia, come da man­
dato ricevuto. Lo spirito che ha animato il servizio di Padre D’Ostilio alla Chiesa lo pos­
siamo parzialmente cogliere in uno scritto che si riferisce al momento in cui lasciò l’uffi­
cio di Promotore di Giustizia: «Fedele alla norma che recita Promoter lustitiae dimicare
debet prò iustitia et ventate, ho cercato sempre, anche in casi particolarmente delicati, di
rendere credibile l’amministrazione della giustizia nella Chiesa».

9
La prima edizione del Prontuario vede la luce nel 1994, quando Padre D Ostilio era
già in pensione da alcuni anni. Alla luce delle vicende biografiche qui brevemente riassun­
te, è facile comprendere come questo scritto rappresentasse per Padre D Ostilio la sintesi
di una vita passata al servizio della Chiesa e di come ogni pagina sia stata pensata per le
esigenze pratiche dell’applicazione del diritto. È proprio per tale ragione, infatti, che la
Provincia D’Abruzzo dei Frati Minori Convenutali ha scelto di mantenere viva la memoria
di Padre D’Ostilio attraverso la riedizione di questo testo.
Fedele all’intento dell’Autore, il mio compito è stato quello di curare la nuova edizio­
ne del Prontuario, senza stravolgimenti né manomissioni, restando fedele alle pagine ori-
ginali, ma cercando solo di rendere lo scritto fruibile ancora oggi. Per tale ragione, a diffe­
renza delle edizioni precedenti, sono state eliminate alcune pagine più dottrinali, legate al
tempo, per offrire al lettore uno strumento quanto più pratico possibile e attinente unica­
mente ai canoni del Codice; inoltre, sono stati inseriti aggiornamenti in relazione alle più
rilevanti modifiche normative susseguitesi dal 1998, data dell’ultima edizione curata da
Padre D’Ostilio.
In conclusione, un particolare ringraziamento va a Padre Giorgio Di Lembo, Ministro
Provinciale dei Frati Minori Conventuali d’Abruzzo, per aver con tanta determinazione
sostenuto il nuovo progetto editoriale, alla Urbaniana University Press e al suo Direttore,
Padre Leonardo Sileo, per aver riconosciuto il valore del testo di Padre D’Ostilio e a due
professori della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Lateranense, per
aver accettato il mio invito a curare alcune parti del lavoro di revisione e cioè, rispettiva­
mente, per il libro VI, il prof. Manuel Arroba Conde e per il libro V, oltre che per la parte
del diritto amministrativo, il prof. Cristian Begus.
Antonio Iaccarino

PRESENTAZIONE DELLA SECONDA EDIZIONE

La seconda edizione del Prontuario di Diritto Canonico edito dalla Urbaniana University
Press è presentata a dieci anni dalla morte di padre Francesco D’Ostilio e dopo 7 anni dal­
la prima revisione operata nel 2011. La necessità di riailineare il Prontuario con la vigente
normativa della Chiesa ha suggerito di procedere a un aggiornamento per adeguare il te­
sto alle novità apportate al Codice da papa Benedetto XVI e da papa Francesco. Il lavoro
svolto in questa nuova fase non ha quindi stravolto il piano generale del volume, lascian­
dolo intatto nella sua caratteristica e originale strutturazione. Tuttavia, l’invito rivolto al
lettore è di considerare il testo rinnovato non una vuota correzione dovuta allo scorrere
del tempo, ma l’occasione per studiare il Diritto Canonico come via di accesso alla vita
concreta della Chiesa, la quale conserva la fedeltà alla Missione ricevuta per mezzo di isti­
tuzioni rinnovate o del tutto nuove. Come ricordato da papa Paolo VI parlando nel 1977
ai canonisti riuniti in occasione del II Congresso Internazionale di Diritto Canonico, la
prima preoccupazione del giurista canonista non deve essere, dunque, «quella di stabilire
un ordine giuridico puramente esemplato sul diritto civile, ma di approfondire l’opera
dello Spirito che deve esprimersi anche nel Diritto della Chiesa». In tale senso, la sana er-
meneutica conciliare e la rinnovata ermeneutica sinodale sono le linee guida perche nel
Diritto della Chiesa non ci siano derive relativiste e positiviste, frutto del capriccioso arbi­
trio del legislatore o del suo interprete nel caso concreto. Questa è stata la visione del Di­
ritto Canonico testimoniata per tutta la vita da padre Francesco D’Ostilio, impegnato
sempre ad annunciare e a testimoniare la Giustizia del Vangelo nella vita della Chiesa.

A.I.

10
:

ABBREVIAZIONI E SIGLE '


AA Decr. Apostolicam actuositatem, 18.11.1965
AG Decr. Ad gentes, 7.12.1965
AIE CRIS Decr. Ad instituenda experimenta, 4.6.1970
All. Allocuzione
Ap. Apostolica/apostolico
art. articolo
AS m.p. Apostolica sollicitudo, 15.9.1965
B. Sacramento del Battesimo
C. Sacramento della Confermazione
c. / cc. canone/canoni
CA Sec. Rescr. Cum admotae, 6.11.1964
CAI m.p. Crebrae allatae, 22.2.1949
CD Decr. Christus Dominus, 28.10.1965
CEM De Sacra Communione et de cultu Mysterii Eucharistici extra Missam, 1973
Cf. confer
CI Pontificia Commissio ad Codicis Canones Authentice Interpretandos
ClCod. m.p. De Concordantia inter Codices, 15.9.2016
circ. circulares
CIV Pont. Comm. Decretis Conc. Vat. II interpretandis
CM m.p. Causas matrimoniales, 28.3.1971
Cons. Consiglio
CPEN Consilium a Publicis Ecclesiae negotiis, 1.1.1968
D Digesta Iustiniani
DC Instructio Dignitas Connubii
Deci. Declaratio
Decr. Decreto
Dioc. diocesano
DH Decr. Dignitatis humanae, 7.12.1965
DO SCUF Directorium oecumenicum 114.5.1967
DPME SCE Directorium de pastorali ministerio Episcoporum, 22.2.1973

Eccl. ecclesiastico
EM m.p. De episcoporum muneribusì 15.6.1966
EMYS Instr. Eucharisticum mysterium, 25.5.1967

* Alcune abbreviazioni non sono costanti; quando lo spazio lo consente — considerata una certa
autonomia delle singole Tavole — la parola viene scritta per intero.

11
EN Adh. Ap., Evangeli! nuntiandi, 8.12.1975
Ep. Episcopale
ES m.p. Ecclesiae sanctae, 6.8.1966
ET Adh. Ap. Evangelica testificatio, 29.6.1971
Euc. Eucaristia
GE Deci. Gravissimum educationis, 28.10.1965
gen. generale
GS Const. Past. Gaudium et spes, 7.12.1965
HV Enc. Humanae Vitae, 25.6.1968
IDSC Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero
IGMR lnstitutio generalis Missalis Romani, 26.3.1970
IM Decr. lnter mirifica, 4.12.1963
IS Istituto secolare
rvc Istituti di vita consacrata
IVCR Istituto di vita consacrata religiosa
IVCS Istituto di vita consacrata secolare
LEF Lex ecclesiae fundamentalis
LG Const. dogm. Lumen gentium, 21.11.1964
Litt. Litterae
M. Sacramento del Matrimonio
MC Enc. Mystici Corporis, 29.6.1943
MD Enc. MediatorDei, 20.11.1947
MF Enc. Mysterium fidei, 3.9.1965
MIDI m.p. Mitis Index Dominus Iesus, 15.8.201.fr
MM m.p. Matrimonia mixta, 31.3.1970
m.p. Litt. Ap. Motu proprio datae
MQ m.p. Mynisteria quaedam, 15.8.1972
MR Normae Mutuae relationes, 14.5.1978
MS Instr. Matrimonii Sacramentum, 18.3.1966
Nep LG nota explicativa praevia
Notif. Notificano
NPEM CPEN Normae de promovendis ad Episcopale ministerium in Ecclesia Latina,
25.3.1972
NSRR Normae Sacrae Romanae Rotae Tribunali, 29.6.1934
NSSA Normae speciales in Supremo Tribunali Signaturae Apostolicae ad experimen-
tum servandae, 23.3.1968
OBP Ordo Baptismi parvulorum, 10.6.1969
OC Ordo Confirmationis, 22.8.1971
OCM Ordo celebrandi matrimonium, 19.3.1969
ODE Ordo dedicationis Ecclesiae et Altaris, 29.5.1977
OE Decr. Orientalium Ecclesiarum, 21.11.1964
OEx Ordo Exequiarum, 15.8.1969
OICA Ordo initiationis Christianae adultorum, 1.6.1974
OP Ordo Paenitentiae, 2.12.1973
OS CPEN Ordo Synodi Episcoporum celebrandae, 20.8.1971
OT Decr. Optatam totius, 28.10.1965
OUI Ordo Unctionis infirmorum eorumque Pastorale curae, 2.12.1972

12
p. Sacramento della Penitenza
PA SCpC Notae directivae Postquam Apostoli, 25.3.1980
part. particolare
Paen. Const. Ap. Paenitemini, 17.2.1966
past. pastorale
PB Const. Ap. Pastor Bonus, 28.6.1988
PC Decr. Perfectae caritatis, 28.10.1965
PF m.p. Primo feliciter, 12.2.1948
PM m.p. Pastorale Munus, 30.11.1963
PO Decr. Presbyterorum Ordinis, 7.11.1965
Prae Praenotanda
presb. presbiterale
PrM Instr. Provida Mater, 15.8.1936
prov. provinciale

Rescr. Rescriptum
Resol. Resolutio
Resp. Responsum
REU Const. Ap. Regimini Ecclesiae Universae, 15.8.1967
RGCR Regolamento Generale della Curia Romana, 14.2.1992
RPE Const. Ap. Romano Pontifici eligendo, 1.10.1975
RJ Regulae luris in IV Decretalium Bonifacii Vili

SA Supremum Tribunal Signaturae Apostolicae


SC Const. Ap. Sacrosanctum Concilium, 4.12.1963
SCC Sacra Congregano Concistorialis (sino al 31.12.1967)
SCConc Sacra Congregano Concilii (sino al 31.12.1967)
SCCD Sacra Congregano prò Cultu divino (da 8.5.1963 sino 11.7.1975)
SCDF Sacra Congregano prò Doctrina Fidei (da 4.12.1965)
SCDS Sacra Congregano de disciplina Sacramentorum (da 18.6.1966)
SCE Sacra Congregano prò Episcopis (da 1.1.1968)
SCGE Sacra Congregano prò gentium evangelizatione (sino a 7.12.1965)
SCh Const. Ap. Sapientia christiana, 15.4.1979
SCpC Sacra Congregano prò Clericis (da 1.1.1968)
SCPF Sacra Congregano de Propaganda Fide (sino al 31.12.1967)
SCR Sacra Congregano Rituum (sino all’8.5.1969)
SCRIS Sacra Congregano prò Religiosis et Institutis Saec. (da 1.1.1968)
SCSCD Sacra Congregano prò Sacramentis et Cultu Divino (da 1.7.1975)
SCSO Sacra Congregano Sancti Officii (sino al 7.12.1965)
SDO m.p. Sacrum diaconatus ordinem, 18.6.1967
SE Synodus Episcoporum
Sec Secretarla Status
SN m.p. Sollicitudinem nostram, 6.1.1950
SOE m.p. Sollicitudo omnium Ecclesiarum, 26.6.1969
SPA Sacra Paenitentiaria Apostolica
SVA Società di vita apostolica

UDG Const. Ap. Universi Dominici Gregis, 22.2.1996


Univ. Universale
UR Decreto sull’Ecumenismo «Unitatis redintegratio», 21.11.1964

13
.

I
:

j
i

i
Parte introduttiva
IL CODICE DI DIRITTO CANONICO
(Tavole sinottiche)

Parte Introduttiva

1. Duplice fine ultimo dell’uomo


2. Classificazione delle azioni umane
3. L’ordine etico e l’ordine giuridico
4. Natura teandrica della Chiesa e necessità della potestà sociale
5. Visibilità della Chiesa, continuazione della incarnazione di Cristo
6. La Chiesa Corpo mistico di Cristo
7. Analogie tra persona fisica, persona giuridica e Corpo mistico
8. Potestà conferita da Cristo alla Chiesa
9. Trasmissione della Sacra Potestà
10. Triplice funzione della Sacra Potestà
11. I tre Uffici conferiti da Cristo alla Chiesa
12. Pienezza della Potestà ecclesiale
13. Schema generale della Sacra Potestà
14. Qualifica della Potestà nella Chiesa
15. Definizione giuridica della Chiesa
16. Le note della Chiesa
17. Convergenze e divergenze tra Stato e Chiesa
18. Fondamento teologico del diritto canonico
19. Nozione e divisione del diritto in genere
20. Divisione del diritto normativo
21. Fonti del diritto canonico
22. Collezioni della Chiesa Latina
23. Definizione del Codice di Diritto Canonico
24. Divisione del Codice di Diritto Canonico

16
Duplice fine ultimo dell’uomo

TEMPORALE: la felicità naturale.


È relativamente ultimo: ad esso l’uomo tende per natura.
— Primariamente consiste nella piena sufficienza e perfezione fisio­
logica, psicologica, morale e intellettuale della vita e quindi nel
pieno e sicuro godimento dei diritti e dei mezzi per conseguire
la felicità naturale;
— secondariamente nel favorire il fine temporale degli altri uomini,
b
Z) in quanto ciò è richiesto dalla vita familiare e sociale.
z
EE SPIRITUALE: la felicità spirituale ed eterna.
— È assolutamente ultimo: ad esso l’uomo tende per natura e per
precetto divino positivo.
— Primariamente consiste nel rendere il dovuto culto a Dio;
— secondariamente nella perfezione spirituale dell’uomo, che com­
porta la santificazione in questa vita e la beatitudine perfetta nel­
l’altra.

Nessuno dei due fini può essere raggiunto senza mezzi proporzionati qualitativa­
mente e quantitativamente.
N L’uomo, per natura, possiede solo alcuni mezzi per raggiungere l’uno e l’altro fine:
N
LU — in ordine al fine naturale egli può procurarsi il necessario al suo sostentamento,
può acquistare ed esercitare le virtù naturali, morali e intellettuali;
— in ordine al fine spirituale egli può conoscere l’esistenza di Dio e la sua dipen­
denza da Lui e quindi amarlo e servirlo.

All’uomo è moralmente impossibile il pieno raggiungimento di tali fini senza che gli
UJ
vengano forniti mezzi dall’esterno:
— dallo STATO, che è la società di diritto divino naturale;
< — dalla CHIESA, che è la società di diritto divino positivo.
o Perciò, l’uomo:
o
co — per esigenza della sua natura, deve vivere nello Stato, il quale supplisce alla sua
é
>
insufficienza di mezzi in ordine al fine naturale;
— per ordinazione divino-positiva deve vivere nella Chiesa, la quale, applicando i
frutti della Redenzione, supplisce alla sua insufficienza di mezzi per raggiungere
il fine spirituale, relativamente e assolutamente ultimo.

Lo STATO deve ordinare l’attività dei cittadini al fine temporale, tutelare i loro diritti,
erigere scuole ed ospedali, distribuire i beni temporali secondo i principi della giusti­
< ? zia distributiva, risolvere le controversie e punire i perturbatori dell’ordine pubblico.
CO u_ La CHIESA deve ordinare l’attività dei fedeli al fine spirituale, tutelare i loro diritti,
LU
I predicare la parola di Dio, amministrare i Sacramenti, erigere seminari, risolvere le
D |_ controversie, punire i perturbatori dell’ordine pubblico (cf. S. Paolo ai Corinti).
Q)

< Le Autorità civili devono esercitare la loro potestà solo in foro esterno, perché
?
(/) co direttamente devono curare soltanto il bene comune e solo indirettamente quello
LU individuale;
O Le Autorità ecclesiastiche devono esercitare la loro potestà anche in foro interno, per­
Q_
ché devono curare il raggiungimento sia del bene comune sia di quello individuale.

17
Classificazione delle azioni umane

L’oggetto comune dell’ordine etico e di quello giuridico sono le AZIONI UMANE


e soltanto le azioni umane.
Interessa molto, perciò, conoscere il loro ordinamento.

Sono quelle che vengono compiute dalle facoltà interne e


INTERNE si esauriscono nell’interno della persona umana: pensieri,
desideri, deliberazioni ecc.

Sono quelle che vengono consumate esternamente.


Esse sono di due categorie:
a) Individuali o intrasubiettive: quelle che riguardano
esclusivamente il soggetto agente;
b) Sociali o intersubiettive: quelle che riguardano e inte­
ressano altri soggetti (actiones ad alterum).

Queste ultime si diramano in tre direzioni:


AZIONI
UMANE — In linea verticale ascendente: quelle che riguar­
dano e interessano Dio e tutti i nostri superiori.
ESTERNE Dalla loro retta disposizione si realizza la giu­
Zi stizia legale.
< — In linea verticale discendente: quelle che ri­
CJ
o guardano e interessano i nostri inferiori.
in
Dalla loro retta disposizione si realizza la giu­
stizia distributiva.
o
N — In linea orizzontale: quelle che riguardano i
< nostri eguali.
Dalla loro retta disposizione si realizza la giu­
stizia commutativa.

18
L’ordine etico e l’ordine giuridico

1) L’Ordine è la retta disposizione delle azioni umane per conseguire il fine, sia tem­
porale che spirituale, secondo le norme emanate da Dio (autore della natura e
della società) nonché dalla legittima Autorità.
2) Le Autorità dello Stato e della Chiesa devono:
LU a) emanare norme giuridiche per stabilire i diritti e i relativi obblighi dei loro
CO
co membri, nonché i mezzi necessari o utili per il conseguimento del proprio fine
LU (= potere legislativo);
LU b) dichiarare quali azioni, in concreto, sono conformi alle norme giuridiche e
oc quali difformi, nonché gli effetti della conformità o difformità (= potere giu­
CL
diziario);
c) esigere l’esecuzione delle norme giuridiche mediante:
— il governo delle persone;
— l’amministrazione delle cose;
— la rimozione degli ostacoli (= potere esecutivo).

L’ordine, sia nello Stato sia nella Chiesa è duplice:


Comprende tutta la vasta attività umana, interna ed esterna, individuale e sociale.
Considera le azioni umane sotto l’aspetto soggettivo e interiore e conduce l’uo­
O mo alla rettitudine interiore, che è il fine dell’ordine etico.
y Le norme dell’ordine etico sono divine (naturali o positive), obbligano in co­
i-
LU LU scienza, vengono rafforzate con la sanzione morale (timore o speranza);
2 per la loro trasgressione ne rispondiamo solo in foro interno, dinanzi a Dio
5
oc _ ed alla propria coscienza.
O
O Comprende soltanto le azioni sociali.
o Le norme generalmente sono positive (divine ed umane); obbligano anche in
5 foro esterno, vengono rafforzate con la sanzione esterna; per la loro tra­
oc sgressione ne rispondiamo dinanzi alla società.
D
Considera le sole azioni intersubiettive e conduce l’uomo al benessere sociale. I
due ordini hanno elementi comuni e differenziali.

I due ordini convergono perché:


— l’ordine etico comprende anche quello giuridico;
— vi sono azioni che appartengono esclusivamente all’ordine etico e possono
2 essere contrarie a quello giuridico, ma non vi possono essere azioni che ap­
3 partengano esclusivamente all’ordine giuridico;
O — le azioni e le norme possono essere trasferite dall’uno all’altro ordine (p.es.
o dare l’elemosina);
— l’autore è sempre Dio (immediato e diretto del primo, mediato e indiretto
P
2
del secondo);
LU il soggetto è l’uomo.
LU I due ordini differiscono:
LU — per l’estensione: l’ordine etico comprende tutte le azioni umane; l’ordine giuri­
P dico comprende soltanto determinate azioni esterne ordinate al bene comune;
<
N — per il fine: l’ordine etico riguarda il bene individuale; l’ordine giuridico ri­
2 guarda il bene sociale;
LU
OC — per la coattività: l’ordine etico manca della coattività esterna, quello giuridi­
LU
U_
U_
co si basa sulla coattività esterna;
Q — per la perfezione: l’azione etica deve essere conforme con la norma e con
tutti i precetti di ogni virtù (bonum ex integra causa); l’azione giuridica deve
essere conforme solo con la norma.

19
Natura teandrica della Chiesa
e necessità della potestà sociale

Dio Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla cono­
scenza della verità (1 Tim 2, 3-4).
PADRE
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché
chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna (Gv 3,16).
I — Per realizzare il piano universale di salvezza Dio manda il Figlio: Io
sono venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori a convertirsi (Le
FIGLIO 5,32).
Capo Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
invisibile’ Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel no-
_ me del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad
osservare tutto ciò che vi ho comandato (Mt 28,18-20).
Come il Padre ha mandato me così io mando voi (Gv 20,21).
Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura
(Me 16,15).

CHIESA — Pose i Vescovi a reggere la Chiesa


di Dio (At 20, 28).
— La missione divina affidata agli
— L'autorità ecclesiastica giu­ ▼ Apostoli durerà sino alla fine del
dica della genuinità dei ca­ mondo.., per questo gli Apostoli
rismi (LG 12; c. 317). ebbero cura di costituirsi dei suc­
— I pastori devono ricono­ GERARCHIA cessori (LG 20; c. 331).
scere i carismi dei laici Capo
(LG 30; PO 9). visibile

▼ ▼

COMUNITÀ SPIRITUALE ORGANISMO VISIBILE

I membri sono uniti tra di loro da vincoli I membri sono uniti anche da vincoli giu­
spirituali: fede, speranza e carità. ridici.
La norma che regola le relazioni sociali è La norma che regola le relazioni sociali è
la carità. Questa comprende e supera la la legge. Il fine della legge è la «Unio» e
legge. la «Communio».
La legge viene emanata e fatta osservare
dalla legittima autorità sociale.

1 A questo Spinto dt Cnsto, come a principio invisibile, bisogna attribuire Yunione di tutte le par­
ti del Corpo Mistico tra di loro e con l'eccelso loro Capo, risiedendo esso tutto nel Corpo e tutto nel­
le membra (Pio XII, Enc. Mysticì Corporis Christi, 29.6.1943).

20
Visibilità della Chiesa
continuazione della Incarnazione di Cristo

DIO PADRE

GESÙ CRISTO Spirito GERARCHIA


Capo Santo Capo
invisibile / visibile

CHIESA

i i
Natura umana
Natura Divina della Chiesa
della
Chiesa Fedeli
membra della/Chiesa

COMUNITÀ / SOCIETÀ
Le membra sono unite divincoli Le membra sono unite da vincoli
affettivi e spirituali. ^ncKe giuridici.
Spiriti
La norma che regola le relazioni La norma che regola le relazioni
Santo
sociali è l’Amore sociali è la legge

Elementi costitutivi: Cristo (capo) e Fedeli (membra)


Natura dell’unione: Mistica
Principio unificante: Spirito Santo
CHIESA
Interno: Divinus Spiritus
Principio coordinatore:
Esterno: Auctoritas socialis

«La Chiesa è il regno di Cristo già presente nel mistero, per virtù di Dio cresce visi­
bilmente nel mondo» (LG 3).
«La Chiesa terrestre e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti non si devono con­
siderare come due cose diverse, ma formano una sola complessa realtà risultante di un
duplice elemento, umano e divino. Per una non debole analogia, quindi, è paragonabile
al mistero del Verbo incarnato» (LG 8).
«Per questo pure mandò Dio lo Spirito del Figlio suo, Signore e vivificatore, il quale
per tutta la Chiesa e per tutti i singoli credenti è principio di unione e di unità...» (LG 13).

21
Analogie
tra persona fisica, persona giuridica
e Corpo mistico

CORPO (capo con tutte le membra)


Elementi costitutivi
ANIMA (vegetativa, sensitiva, intellettiva)

SOSTANZIALE: i vari elementi, uniti sostan­


PERSONA Natura dell’unione zialmente, costituiscono la persona fisica:
FISICA l’uomo

Principio unificatore |~L’ANIMA (semplice, spirituale, immortale)

INTELLETTO
Principio coordinatore
VOLONTÀ

Elementi costitutivi [^PLURALITÀ di persone fisiche

Natura dell’unione [morale ecostante


PERSONA
GIURIDICA Principio unificatore [fine sociale
AUTORITÀ SOCIALE
| Principio coordinatore
(principio coordinatore interno)

CRISTO (capo)
Elementi costitutivi
FEDELI (membra)

Natura dell’unione [mistica


CORPO
MISTICO CRISTO
Principio unificatore
SPIRITO SANTO

DIVINO SPIRITO
(principio coordinatore interno)
Principio coordinatore
AUTORITÀ SOCIALE
(principio coordinatore esterno)

22
Potestà conferita da Cristo alla Chiesa
CONCETTO GENERICO DI POTESTÀ
Concetto negativo - La potestà si differenzia da:
— Facoltà (= capacitas agendi) per attuare un interesse proprio. È un licere, anche se non
sempre abbinato al posse.
L’esercizio della facoltà si chiama Atto facoltativo.
— Diritto soggettivo (= capacitas iubendi inter partes) che è la capacità di comandare ad
altri per attuare mediante l’altrui obbedienza un proprio interesse. È un licere et iubere.
L’esercizio del diritto soggettivo si chiama Negozio giuridico.
Concetto positivo - La potestà (= capacitas iubendi super partes) è la capacità di coman­
dare a tutti gli altri per determinare la loro condotta onde attuare un interesse altrui.
E un licere et iubere super partes.
L’esercizio della potestà si chiama Provvedimento.
DIVISIONE DELLA POTESTÀ
— Privata: capacità di influire sugli altri mediante doti personali;
Pubblica: capacità di coordinare l’azione di tutti i consociati verso il bene comune;
— Sacra: capacità di influire sui fedeli sul piano della grazia.
È la somma dei poteri che la Chiesa ha ricevuto da Cristo e che esercita in suo nome
per condurre gli uomini alla vita eterna.
— Sostanzialmente è unica per l’origine remota e per il fine.
— Giuridicamente è duplice per l’origine prossima di Ordine e di Governo; è triplice per
le funzioni: Insegnare, Santificare, Governare.
POTESTÀ PERSONALE DI CRISTO
Cristo aveva una triplice potestà:
— di Maestro infallibile, per insegnare le verità rivelate;
— di Pontefice, per dispensare i mezzi di santificazione;
— di Re, per guidare efficacemente gli uomini alla salvezza: «Mi è stato dato ogni potere
in cielo e in terra, andate ....» (Mt 28,18).
NATURA TEANDRICA DELLA CHIESA
— Comunità carismatica (= elemento divino), ossia Chiesa della carità;
— Organismo visibile (= elemento umano), ossia Chiesa del diritto.
L’elemento divino e quello umano formano una sola e complessa realtà: l’unica Chiesa
di Cristo (LG 8).
POTESTÀ CONFERITA DA CRISTO ALLA SUA CHIESA
— Cristo, avendo concepito la sua Chiesa come comunità carismatica, le ha dato il prin­
cipio coordinatore interno, lo Spirito Santo.
— Cristo, avendo concepito la sua Chiesa anche come organismo visibile, le ha dato il
principio coordinatore esterno, la potestas socialis, affinché Egli, Capo invisibile, fos­
se reso visibile attraverso gli Apostoli e i loro Successori.
— Poiché la Chiesa avrebbe dovuto continuare la sua missione nel mondo, Cristo le con­
ferì la stessa potestà che Egli aveva ricevuto dal Padre: «Come il Padre ha mandato me
(Maestro, Pontefice e Re) così io mando voi» (Mt 28,18).
TRASMISSIONE DELLA SACRA POTESTÀ
— Tale trasmissione avviene mediante una duplice missione: divina e canonica.
* La potestà di Ordine, che è sacramentale e diretta prevalentemente in Verum Christi
Corpus, viene conferita esclusivamente con la sacra ordinazione (missione divina):
l’atto della consacrazione conferisce l’ufficio {munus) e la potestà di esercizio (exerci-
tium iuris).
* La potestà di Governo, che non è sacramentale, è diretta esclusivamente in Corpus
Christi mysticum, ontologicamente; ossia in quanto all’ufficio, viene conferita con la
stessa Ordinazione, in quanto alla potestà libera all’esercizio, viene conferita con la
missione canonica (cf. LG - Nota praevia explicativa).

23
Trasmissione della Sacra Potestà*

La trasmissione della Sacra Potestà avviene mediante una duplice missione: divina e
canonica.

riguardo al munus (= ufficio)


È totalmente sacramentale
riguardo al suo esercizio

£c non è delegabile
.2 Come tale
« viene esercitata sempre
c validamente anche da un soggetto
■p sospeso
O
UJ
L scomunicato
degradato

o
cc
O Ragione: la potestà di Ordine, primariamente e per sé viene esercitata sul
5 Verum Christi Corpus in Sacramento Eucharistiae asservatum (S. Thomas, In
JV Sent., d. 24, q. 1, a. 3).
Essa viene conferita esclusivamente con la sacra Ordinazione (missione di­
< urna). L’atto della consacrazione conferisce l'ufficio [munus) e la potestà di
H
co esercizio (exercitium iuris).
LU
O
CL
< riguardo al munus (= ufficio)
cc È solo parzialmente sacramentale
CJ non all’esercizio
<
in
è delegabile
« Come tale
c
.2 non sempre viene validamente esercitata
w
(/>
^ Ragione: la potestà di Governo, primariamente e per sé viene esercitata
q sul «Corpus Christi mysticum»: è il principio coordinatore esterno del
Z nuovo Popolo di Dio. Ontologicamente, riguardo all’Ufficio, essa viene
cc conferita con la stessa Ordinazione, in quanto alla potestà libera all’eser-
> cizio, viene conferita con la missione canonica (cf. LG Nep.\ S. Thomas,

5 Secondo il nuovo CIC «Sono abili alla potestà di governo, che propriamente
è nella Chiesa per istituzione divina e viene denominata anche Potestà di giu­
risdizione, coloro che sono insigniti dell’ordine sacro, a norma delle disposi­
zioni del diritto. Nell’esercizio della medesima potestà, i fedeli laici possono
cooperare a norma del diritto» (c. 129).

* J.B. BEYER, De natura potestatis regiminis seu iurisdictionis recte in CIC renovato enuntianda,
Periodica 1972,93-146.

24
Triplice funzione della Sacra Potestà
Questa potestà si chiama principato, ossia gerarchia, ed abbraccia tre funzioni distinte:
— Funzione di INSEGNARE: «andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni» (Mt
28,19; LG 21, 25);
— Funzione di SANTIFICARE: «battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo» (Mt 28,19; LG 8, 26, AA 2);
— Funzione di GOVERNARE:«Pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle...» (Gv 21,15-
17; LG 27).

Magistero ordinario
INSEGNARE1 Magistero straordinario
Diaconato
Ordini Presbiterato
Episcopato
SANTIFICARE2
5
LU Lettorato
2 Ministeri Accoiitato
O
N Romano Pontefice da solo
z Potere legislativo
=> jlomano Pontefice in Concilio Ecum.
Li-
contenzioso
Potere giudiziario penale
GOVERNARE3
Potere esecutivo governativa
con funzione amministrativa
coattiva

Supremo Pontificato
di Diritto divino Episcopato

< INDIVIDUALI Gradi subalterni del Supremo Pontificato


(f)
LU
di Diritto eccl. Gradi subalterni dell’Episcopato
I
CJ MEcumenici —
Concili [Particolari Plenari
<
Deliberativi Provinciali
LU Tribunali
o Congregazioni della Curia Romana
Z
< COLLEGIALI Sinodo dei Vescovi
e? Conferenze Episcopali3
cc Consultivi
O Consiglio presbiterale
Consiglio pastorale
Sinodo Diocesano

1 Lo ius reale viene conferito con la Sacra Ordinazione, Vexercitium iuris con la missione canonica
(cf. Nota praevia della LG).
2 Viene conferita con la Sacra Ordinazione.
3 Viene conferita con la missione canonica.
4 Le Conferenze episcopali diventano organi collegiali ed esercitano potere deliberativo soltanto
nei casi previsti dai cc. 454-455.

25
I tre Uffici conferiti da Cristo alla Chiesa

MUNUS MUNUS MUNUS REGENDI


DOCENDI SANCTIFICANDI

È il diritto e dovere di in­ È il munus È il potere di governare


segnare le verità da cre­ legato all’annuncio della
NOZIONE dere e i precetti da osser­ Parola e alla sommini-
vare per meritare la sal­ stazione dei sacramenti
vezza

È di carattere dottrinale È di carattere ministe­ È di carattere discipli­


NATURA riale nare

Ottenere il consenso del- Offrire il sacrificio, am- Esigere la obbedienza


FINE l’intelletto della volontà
ministrare i Sacramenti

Magistero straordinario Ordini sacri Triplice funzione:


ESTENSIONE Magistero ordinario Sacri Ministeri legislativa, giudiziaria
esecutiva

del Mag. straordinario:


— Romano Pontefice Organi propri
SOGGETTI — Corpo episcopale Vescovi di ciascuna delle tre
ATTIVI del Mag. ordinario: Presbiteri Funzioni
— Romano Pontefice Diaconi
— Vescovi

Santamente custodire — Rendere dovuto culto


e a Dio Legiferare ‘giudicare’
COMPITI amministrare
Fedelmente esporre il — Effondere la grazia
«Depositum fidei» mediante i Sacramenti

SOGGETTI Corpus Christi Corpus Christi verum Corpus Christi


PASSIVI mysticum Corpus Christi mysticum mysticum
(tutte le genti) (Nuovo Popolo di Dio)

Significato dei termini «munus», «officium» e «ministerium»:


— MUNUS quasi semper opus agendum in genere, aut summam iurium et obligationum
alicui una ratione concreditorum declarat;
OFFICIUM, saltem in suo sensu iam magis diffuso, speciem huius generis indicat;
— MINISTERIUM, in sua significatione longe praevalenti, actionem ministrandi valet...
et propterea magis functione vel actionum respicit, quam "munus", et raro relationem
intimam cum sacramento ordinis habet (cf. P. Erdò, Ministerium, munus et officium,
Periodica 1989,411 -43 6). "

26
Pienezza della Potestà ecclesiale

di
!”Potestas pontificandi
Ordine

di Ordinario
Magistero Straordinario

Legislativa1
POTESTÀ
ECCLESIALE
di Contenziosa
Giudiziaria2
Governo
Penale

Governativa se riguarda le persone


Amministrativa
se riguarda le cose4
Esecutiva3
Coattiva
se rimuove gli ostacoli, obbliga i re­
nitenti

i
La potestà legislativa è la potestà pubblica di emanare le leggi con le quali la Società viene gui­
data al bene comune: propone, modo obbligatorio, i mezzi necessari ovvero utili al raggiungimento
del fine sociale.
2 La potestà giudiziaria definisce - modo autoritativo - un diritto controverso (contenzioso) ov­
vero applica una pena per una norma violata (penale o criminale).
3 La potestà esecutiva promuove l'esecuzione delle leggi e delle sentenze, emana norme per il rag­
giungimento del fine associativo. La funzione del potere esecutivo si chiama comunemente Ammini­
strazione.
4 La potestà esecutiva, stricto sensi*, si chiama Governativa, se riguarda le persone, Amministrativa,
se riguarda le cose, Coattiva, se rimuove gli ostacoli ovvero obbliga i renitenti; lato sensu, si chiama co­
munemente solo Amministrazione, sia che riguardi le persone, sia che riguardi le cose o renitenti.

27
Schema generale della Sacra Potestà

Ordinaria1
Riguardo
all’Origine Delegata2

Propria3
Riguardo
h- al Titolare Vicaria4
(/)
in di ORDINE7
In senso
O
CL Giurisdizionale largo di MAGISTERO8
< O
cc Pubblica5
(J Riguardo
< In senso PERFETTA10
co alla Società
stretto9
IMPERFETTA11

Dominativa6 Semipubblica12
Privata13
L

1 Ordinaria, se viene esercitata in forza dell’Ufficio cui è annessa.


2 Delegata, se è stata comunicata, commessa, alla persona.
3 Propria, se viene esercitata a nome proprio. Soltanto il Romano Pontefice e gli Ordinari dioce­
sani hanno potestà ordinaria propria; negli altri casi, la potestà ordinaria è vicaria:
a) vicaria pontificia nei Cardinali, nella Curia Romana, nei Concili Generali, nei Vicari e Prefetti Apos­
tolici, negli Amministratori Apostolici, nei Prelati inferiori e nei Superiori degli 1VC;
b) vicaria vescovile, nel Sinodo diocesano, nella Curia diocesana, nei vicari generali, vicari episcopali,
parroci e rettori di chiese.
4 Vicaria, se viene esercitata in nome di altra persona. Essa è duplice: a) cum identitate personae
col Papa o col Vescovo. In questo caso l’atto viene attribuito alla persona principale che ne risponde;
non si ammette appello, ma solo la supplica per una nuova udienza; b) sine identitate personae cum
principali. In questo caso si ammette l’appello.
5 Giurisdizionale. Comunemente viene definita «potestas in bonum commune»; è detta anche
«primaria», perché promana dalla natura della Società perfetta; da alcuni viene detta anche «potestà
sacramentaria», perché fondata sul carattere sacramentale.
6 Dominativa. È la potestà di reggere i sodali di un Istituto, senza le prerogative della giuri­
sdizione propriamente detta.
7 Potestà di Ordine. Non consiste nel dar comandi, ma piuttosto si riferisce al culto divino ed alla
santificazione delle anime.
8 Potestà di Magistero. Consiste nel poter insegnare le verità rivelate o connesse con queste.
9 Potestà di giurisdizione in senso tecnico., consiste nel poter comandare per un interesse pubbli­
co, al quale corrisponde l’obbligo giuridico di obbedire.
10 Perfetta. È la potestà di governare i fedeli in ordine al fine ultimo, con tutti i mezzi istituiti a
tale scopo dal Redentore: è munita della triplice funzione.
11 Imperfetta. È la potestà che ha carattere pubblico, priva della triplice funzione.
12 Semipubblica. È la potestà che regge le persone giuridiche.
13 Privata. È la potestà che regge le società amichevoli, associazioni di fedeli.

28
Qualifica della Potestà nella Chiesa

POTESTÀ POTESTÀ
DEL ROMANO PONTEFICE DEI VESCOVI
e gradi subalterni e gradi subalterni

Elementi comuni
di diritto divino di diritto divino (LG 24)
episcopale episcopale
immediata immediata
ordinaria ordinaria
propria propria

Elementi differenziali
universale particolare

suprema subalterna

piena semipiena

indipendente in SÉ indipendente in SÉ ma non

E NEL SUO ESERCIZIO NEL SUO ESERCIZIO

GRADI SUBALTERNI GRADI SUBALTERNI


di diritto ecclesiastico di diritto ecclesiastico

derivata dal Romano Pontefice derivata dal Vescovo

ordinaria ordinaria

vicaria del Romano Pontefice vicaria del Vescovo

dipendente e subordinata dipendente e subordinata

29
Definizione giuridica della Chiesa

La Chiesa Cattolica è una società necessaria per diritto divino positivo, giuridi­
camente perfetta, ineguale (gerarchica) e monarchica (monarchia assoluta elettiva).
Le società giuridicamente perfette sono due: lo Stato e la Chiesa. Gli Stati nu­
mericamente possono essere divisi e distinti, la Chiesa numericamente è una.

— È una società: quale comunità umana e divina che raggruppa il popolo di Dio
(LG 8);
<
u — necessaria: per diritto divino positivo (LG 14, § 322; AG 7, § 1104);
O — giuridica: le relazioni tra i membri e tra questi e la società sono regolate dal diritto;
h-
H — perfetta: ha un fine in genere suo supremo e tutti i mezzi necessari per conse­
< guirlo (AG 7; GS 76; GE 8);
cj
< — ineguale: ossia gerarchica; i soci non sono tutti sullo stesso piano: Pastore, peco­
c/) relle, agnelli (LG 20);
LU
I — monarchica: la sovranità è concentrata in un solo individuo senza la rappresen­
o
tanza di categorie di membri (LG 8, 22,18; UR 2);
<
— elettiva: la successione del Capo della Chiesa non è ereditaria: il Romano Pontefice
viene eletto in Conclave, secondo la Cost. Ap. Universi Dominici Gregis emanata
da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996.

30
Le note della Chiesa
La Chiesa, essendo una società necessaria, deve essere riconosciuta attraverso note o
segni inconfondibili. Tali note sono quattro: unità, santità, cattolicità, apostolicità (Simbo­
lo Ap.; LG 8, § 305).

È UNA. Mentre lo Stato è uno specificatamente però molteplice numericamente, la


Chiesa è una specificatamente e numericamente, ossia è unica:
— per la professione di una sola fede (UR 1);
< — per la partecipazione agli stessi Sacramenti (SC 26);
co — per il governo dello stesso Supremo Pastore (UR 1);
LU
X
— per lo stesso fine che è la salvezza;
(J — per il Fondatore (LG 39).
< È SANTA: per i mezzi che sono i Sacramenti;
LU — per i membri che costituiscono il Popolo di Dio (LG 9);
Q
LU È CATTOLICA:
h- — per diritto: «andate ... e ammaestrate tutte le nazioni»
O
z (Mt 28,19; LG 21, 25);
— di fatto perché è estesa in tutte le parti del mondo (LG 13, § 321).
È APOSTOLICA perché trae la sua origine dagli Apostoli per successione ininter­
rotta (LG 8, 20; AG 1).

La Chiesa come società

ELEMENTO PERSONALE:
POPOLO — complesso di persone cui la legge attribuisce la cittadinanza che si
acquista mediante il Battesimo (c. 96)

ELEMENTI STRUMENTALI:
— cose spirituali
h- MEZZI — cose miste
z — cose temporali
UJ

ELEMENTO FORMALE:
UJ
— è la potestà suprema di governo
LU — originaria
— suprema
SOVRANITÀ Caratteri — inalienabile
— indefettibile
— esclusiva

Origine | — Metagiuridica: ogni potestà viene da Dio


I — Giuridica: missione canonica

31
Fondamento teologico
del diritto canonico
PREMESSE
1) Il fondamento teologico del diritto ecclesiale è costituito dalla natura della Chiesa, la
quale, per disposizione del suo Fondatore, non è soltanto comunità carismatica, ma an­
che organismo visibile, società gerarchicamente organizzata. Il diritto ecclesiale è 1 or­
dinamento della vita sociale.
2) La società è l’unione morale e costante di più persone, sotto la stessa autorità, per con-
seguire con gli stessi mezzi un bene comune proprio.
NECESSARIA, se non ha origine dalla volontà dei soci;
— per diritto divino naturale, se è comandata dalla natura che stabilisce diritti e do­
LU
2 veri e dà i mezzi necessari per conseguire il fine sociale: lo STATO (Homo est
O animai naturaliter sociale);
g — per diritto divino positivo, se è comandata dalla positiva volontà di Dio: la CHIESA.
LIBERA, se ha origine dalla libera volontà dei soci: associazione religiosa, profes­
sionale, economica ecc.
P AMICHEVOLE, se i rapporti sociali vengono regolati amichevolmente, bonaria-
O mente: associazione di alunni, professori ecc.;
'< cu GIURIDICA, se i rapporti sociali vengono regolati da norme giuridiche: statuti,
LU
cr _ costituzioni ecc.
o
o z PERFETTA, se ha un fine in genere suo supremo e possiede, realmente o virtual-
cn
< § mente, tutti i mezzi necessari per conseguire il fine: lo STATO, la CHIESA ecc.
£ IMPERFETTA, se non ha un fine in genere suo supremo, né mezzi sufficienti per con-
LU £ _ seguirlo, ma dipende da un’altra società cui domanda mezzi per vie non giuridiche.
Q

EGUALE, se tutta l’autorità è nel complesso dei soci presi come tali: Concili, Ca-
O s pitoli, Assemblee ecc.
co ^ INEGUALE, se l’autorità risiede in determinate persone escluse tutte le altre. Vie-
> < _ ne chiamata anche società gerarchica.
Q LU

< i COORDINATA, se reciprocamente una è indipendente dall’altra: gli Stati.


SUBORDINATA, se una dipende dall'altra: Istituti religiosi nella Chiesa, le Regioni,
t §
2
LU i Comuni nello Stato ecc.
<
2 MONARCHICA, se la sovranità (supremum imperium) è nelle mani di una sola
persona fisica che non rappresenta una collettività: Sovrano. Si hanno diverse for­
OC
LU
me di monarchia:
h-
LU
— Assoluta, se il supremo governo è concentrato nel monarca senza la rappresentan-
O O za di categorie di cittadini. Il Sovrano non è obbligato da legge alcuna.
OC
^ — Costituzionale, se accanto al Monarca si hanno altri governanti che rappresentano
LU LU categorie di consoci. 11 Sovrano deve esercitare l'autorità conforme alla costituzione,
t o — Ereditaria, se il titolo di Sovrano si trasmette per successione ereditaria agli appar­
cc
o cu tenenti alla dinastia.
q — Elettiva, se il titolo di Sovrano si trasmette per elezione.
< REPUBBLICANA, se la sovranità è nella collettività: Popolo sovrano.
Per collettività si può intendere:
g — Tutti i consociati: in questo caso si ha la Repubblica democratica.
u_ — Molti consociati: = Rep. Aristocratica (nobili)
m questo caso si ha la Poliarchia = Rep. Plutocratica (ricchi)

— Pochi consociati: = Decemvirato


= Triumvirato
in questo caso si ha la Oligarchia = Diarchia

32
Nozione e divisione del diritto in genere

Definizione reale generica: Id quod alicui secundum legitimam normam debe-


tur ex iustitia sociali.

Oggettivo: ciò che è dovuto a qualcuno perché è suo.

DIVISIONE Soggettivo: la facoltà legittima, morale e inviolabile di fare, omettere


DEL o di esigere come suo in ordine al fine.
DIRITTO
Normativo: complesso delle norme emanate dal Legislatore e che
informano l’ordine giuridico; norme stabili, imperative, coattive.

33
Divisione del diritto normativo
in genere

NATURALE se ha origine dalla natura: complesso delle nor­


me partecipate alle creature razionali per modum cognitionis
Precetti primari se sono noti ex se, senza raziocinio e
Q)
~o
le conclusioni sono strettamente connesse con essi
c Precetti secondari se non sono noti ex se e le conclu­
CD
Q.
sioni non sono strettamente connesse con essi
E Precetti assoluti se impongono un obbligo indipen-
o dentemente da qualche deliberazione umana
CJ
Precetti ipotetici se lo impongono solo a seguito di
PER DIVINO1 I una deliberazione umana.
L'AUTORE
POSITIVO se ha origine dalla libera volontà di Dio: com­
plesso delle norme manifestate attraverso la Rivelazione
Q) Diritto Primitivo dato ai progenitori ed ai Patriarchi
-o
C direttamente da Dio
Q)
Q.
Diritto mosaico dato al Popolo Ebraico per mezzo di
£ Mosè
o Diritto nuovo dato agli uomini per mezzo di N.S. Gesù
Cristo

CIVILE se dato dall’autorità civile


UMANO2
L' CANONICO o ecclesiale se dato dall’autorità ecclesiastica3

PER
L'AMBITO
Rispetto
alle persone
G
Generale se riguarda tutti i sudditi
Speciale se riguarda solo alcune categorie
Rispetto
al territorio
0
Universale se vige in tutto il territorio
Particolare se vige solo in un territorio determinato

PER COMUNE se costituisce la regola e vige per tutte le persone


L'INDOLE PROPRIO se costituisce l’eccezione ed è stato costituito per l’utilità dei
singoli

Costituzionale (= Costituzione)
Interno Processuale (= Tutela)
PUBBLICO Amministrativo (= Governo)
PER Esterno Internazionale
L'OGGETTO — Concordatario
PRIVATO Civile
Commerciale
i È la stessa sapienza divina che dirige le azioni umane.

2 È la libera volontà dell uomo, del legislatore, che adatta i precetti ipotetici alle esigenze delle per­
sone, dei luoghi e dei tempi.
3 È U complesso delle leggi emanate dall’autorità ecclesiastica, con le quali vengono stabiliti la costi­
tuzione e il regime della Chiesa, determinati i diritti e i doveri dei battezzati ed ordinati al fine prossimo
(integrità della fede e punta dei costumi) nonché al fine ultimo (salvezza).

34
Fonti del diritto canonico

Le fonti del diritto canonico sono di due specie:


— Fonti di Produzione, dette anche di esistenza: persone fisiche o giuridiche che hanno
il potere legislativo nella Chiesa.
— Fonti di conoscenza, dette anche documentarie: i mezzi attraverso i quali noi cono­
sciamo le leggi della Chiesa: collezioni, compilazioni, collectanea ecc. Noi ci interes­
siamo soltanto di queste.

CRONOLOGICHE se sono redatte secondo l’ordine di tempo: Decreta


Romanorum Pontificum ecc.
Riguardo SISTEMATICHE se sono redatte secondo l’ordine logico: ilCodex
al Iuris Canonici
< metodo
N LETTERALI se riferiscono letteralmente i vari testi: Bullaria ecc.
Z
LU
o CONCISE se riferiscono soltanto la parte dispositiva: il Codex Iuris
cn Canonici
o
z
o
CJ AUTENTICHE IN MODO IMPROPRIO, quando il legislatore ap­
Q prova una determinata collezione lasciando alle leggi la stessa au­
ì= torità che avevano fuori della Collezione: il Decretum Gratiani
z Riguardo AUTENTICHE IN SENSO STRETTO, quando il legislatore rico­
o a
u_ nosce le leggi contenute nella collezione come proprie, senza
l’autore mutarne il valore: Decretum authenticum indulgentiarum.
AUTENTICHE IN SENSO STRETTISSIMO, quando le norme so­
no dichiarate legge universale, unica ed esclusiva: Decretales
Gregorii IX, Codex Iuris Canonici ecc.

35
Fonti del diritto canonico
Collezioni della Chiesa Latina

FINO AL PERIODO DI GRAZIANO (1150)


1) COLLEZIONI PSEUDOAPOSTOLICHE:
a) Dottrina dei XII Apostoli: della fine del 1° secolo
b) Le Didascalie degli Apostoli, del 3° secolo
c) Canoni degli Apostoli, del 5° secolo: riferiscono il diritto circa il digiuno, la liturgia,
i Sacramenti.
2) COLLEZIONI APOCRIFE DEL SECOLO IX:
Decretales pseudoisidorianae (850) compilate da Isidoro Mercatore o Pescatore.

DAL DECRETO DI GRAZIANO AL CONCILIO DI TRENTO (1150-1545)


1) Decretum Gratiani (1150). II titolo è «Concordanza discordantium canonum».
Ebbe lo scopo di togliere la confusione nata dalla molteplicità delle leggi. Sebbe­
ne Collezione privata ebbe molta importanza nelle Scuole e nel Foro.
De distinctionibus
È diviso in tre parti De causis
De consecratione
2) Decretales Gregorii IX. La collezione eseguita da S. Raimondo di Penafort
ò ebbe molta importanza fino al CIC 17.
o De constitutionibus
De iudiciis
< È divisa in 5 libri De vita et honestate clericorum
CJ
De sponsalibus et matrimonio
cc De accusationibus
2
V) 3) Liber VI Decretalium Bonifatii Vili. Compilazione curata dall’Università di
^ Bologna e promulgata da Bonifacio Vili (1298).
cc
^ È divisa come la Collezione di Gregorio IX.
cj 4) Constitutiones Clementinae. Compilazione preparata da Clemente V e pro­
mulgata da Giovanni XXII (1317).
E divisa come le precedenti.
5) Extravagantes Decretales Ioannis XXII et Communes. Le due Collezioni
sono state compilate da Giovanni Chappuis negli anni 1500-1504 con docu­
menti pontifici.
NB. Queste collezioni costituiscono il Corpus Iuris Canonici, il quale si pone
collateralmente al Corpus Iuris Civilis fatto raccogliere da Giustiniano: Insti-
_ tutiones, Digestum, Codex, Novellae.
DAL CONCILIO DI TRENTO AL CIC 1917
In questo periodo si hanno le seguenti Collezioni:
a) Collezioni dei Concili, tra cui quella del Mansi (87 volumi);
b) Bullarii: il Bullarium di Benedetto XIV, il B. delle Religioni;
c) Regesta e Acta Romanorum Pontificum;
d) Gli atti delle Congregazioni e dei Tribunali. Celebri sono le Decisioni Sacrae Roma-
nae Rotae.
Il CIC 1917. Lo scopo fu quello di avere una Collezione sistematica, autentica , con-
cisa, unica ed esclusiva delle Leges Ecclesiae.
, n CIC 1983. Lo scopo è stato quello di aggiornare il CIC ai principi del Vaticano II
(cf. F. D Ostilio, La stona del nuovo CIC, Libreria Editrice Vaticana, 1983).

36
Definizione del Codice di Diritto Canonico

=
!
AUTENTICA: approvata e promulgata dal supremo legislatore,
che è il Romano Pontefice

UNIVERSALE: ha valore in tutta la Chiesa Latina

UNICA: non si può arguire la correzione di un canone prece­


dente dai canoni seguenti: è un’unica legge composta di
1752 canoni
IL CIC
È LA ESCLUSIVA: ha abrogato tutto il diritto precedente (c. 6)
COLLEZIONE
DELLE LEGGI GIURIDICA: riguarda l’ordine giuridico, ossia le azioni esterne
CANONICHE intersubiettive e non l’ordine morale, che abbraccia tutta la
vasta e complessa attività umana

PECULIARE: il fine è l’ordinamento del culto divino e la salvez­


za delle anime: il bonum spirituale e non quello puramente
temporale. L’attuale CIC è stato promulgato da Papa Giovan­
ni Paolo II in data 25 febbraio 1983, con la Cost. Ap. Sacrae
disciplinae leges, ed è andato in vigore nel novembre succes­
sivo, con la prima Domenica di Avvento.

Divisione del Codice del Diritto Canonico

I - Norme generali (cc. 1-203)

II - Il Popolo di Dio (cc. 204-746)

III - La funzione di insegnare della Chiesa (cc. 747-833)


COMPRENDE
IV - La funzione di santificare della Chiesa (cc. 834-1253)
7 LIBRI
V -1 beni temporali della Chiesa (cc. 1254-1310)

VI - Le sanzioni nella Chiesa (cc. 1311-1399)

VII -1 processi (cc. 1400-1752)

37
. ■
: ■

'

.
!
:

L
Libro I
Norme Generali
(1-203)
Libro I
NORME GENERALI (1-203)

Titolo I - Le leggi ecclesiastiche (7-22)


Titolo II - La consuetudine (23-28)
Titolo III - Decreti generali e istruzioni (29-34)
Titolo IV - Gli atti amministrativi singolari (35-93)
Capitolo I - Nonne comuni (35-47)
Capitolo II - 7 decreti e i precetti singolari (48-58)
Capitolo III -1 rescritti (59-75)
Capitolo IV -1 privilegi (76-84)
Capitolo V - Le dispense (85-93)
Titolo V - Gli statuti e i regolamenti (94-95)
Titolo VI - Le persone fisiche e giuridiche (96-123)
Capitolo I - La condizione canonica delle persone fisiche (96-112)
Capitolo II - Le persone giuridiche (113-128)
Titolo VII - Gli atti giuridici (124-128)
Titolo Vili - La potestà di governo (129-144)
Titolo IX - Gli uffici ecclesiastici (145-196)
Capitolo I - Provvisione dell’ufficio ecclesiastico (146-183)
Articolo 1 - Il libero conferimento (157)
Articolo 2 - La presentazione (158-163)
Articolo 3 - L’elezione (164-179)
Articolo 4 - La postulazione (180-183)
Capitolo II - Perdita dell’ufficio ecclesiastico (184-196)
Articolo 1 - La rinuncia (187-189)
Articolo 2 - Il trasferimento (190-191)
Articolo 3 - La rimozione (192-195)
Articolo 4 - La privazione (196)
Titolo X - La prescrizione (197-199)
Titolo XI - Il computo del tempo (200-203)

40
Ambito ed efficacia del Codice
riguardo al diritto precedente
(cc. 1-6; CD 20; ES 1,18)

k
Quale parte della Chiesa riguarda il CIC:
la Chiesa latina e non quelle orientali (c. 1)

— al diritto liturgico: non riguarda riti e cerimonie, a meno che alcuni canoni non
O
contengano cose contrarie al nuovo CIC (c. 2)
Q — ai Concordati: essi continuano ad avere vigore come al presente (c. 3)
oc — ai diritti quesiti, privilegi e indulti concessi dalla Sede Apostolica, se non sono
< espressamente revocati (c. 4)
3
CJ — al diritto consuetudinario:
OC * le consuetudini contrarie al CIC ed espressamente riprovate sono soppresse e
CJ non possono rivivere;
o * anche le altre contrarie si ritengono soppresse:
LU — se non è disposto diversamente
O — se non siano centenarie o immemorabili
< — se il Vescovo le ritiene tollerabili
CJ * le consuetudini praeter ius sono conservate (c. 5)
< — al diritto scritto. Sono abrogati:
CJ
EH * il CIC 17
u_ * le leggi contrarie al nuovo CIC
LU
U * le leggi penali non recepite
* le leggi disciplinari riguardanti materie riordinate integralmente (c. 6).

IL SOGGETTO PASSIVO DEL CIC:


è la Chiesa Latina e non quelle Orientali (c. 1).
L’OGGETTO CONSIDERATO NEGATIVAMENTE:
— non sono i riti e le cerimonie (c. 2)
— non sono le materie definite con speciali Concordati (c. 3)
— non sono i diritti quesiti, i privilegi e indulti concessi dalla Sede Ap. (c. 4).
L’OGGETTO CONSIDERATO POSITIVAMENTE:
— Il vecchio diritto consuetudinario, sia universale che particolare: le consuetudi­
ni contrarie, se riprovate, sono soppresse e non possono rivivere; se non ripro­
vate, sono ugualmente soppresse, se però sono centenarie o immemorabili, a
giudizio del Vescovo possono essere tollerate. Le consuetudini praeter ius sono
conservate (c. 5).
— Il vecchio diritto scritto: riguardo al valore giuridico (c. 6, § 1); riguardo al valo­
re interpretativo (c. 6, § 2).

41
I primi 6 canoni delimitano l'ambito del CIC riguardo alle persone, alle cose, ad
alcuni diritti e particolarmente riguardo al diritto preesistente.

Riguarda soltanto la Chiesa Latina


Obbliga le Chiese Orientali soltanto quando tratta materia che, per natura
persone sua, tocca pure le Chiese Orientali: leggi dommatiche (cc. 330, 331, 375),
leggi che riguardano il diritto divino (c. 113), decreti di condanna di errori,
decreti disciplinari che fanno menzione anche delle Chiese Orientali (c.
1015, §2).

cose Non riguarda le leggi liturgiche..., tranne che qualcuna non la corregga
espressamente (c. 2).

Non abroga quanto è contenuto nei diversi Concordati (c. 3)


I diritti quesiti, i privilegi e gli indulti concessi in data anteriore dalla Sede
Apostolica a persone fisiche o giuridiche, continuano a sussistere, se il CIC
non li revoca espressamente* (c. 4).
Le consuetudini secondo la legge sono conservate;
Le consuetudini oltre la legge, se universali sono conservate;
diritti Le consuetudini contro e riprovate sono abrogate e non possono rivivere;
Le consuetudini contro la legge, ma non riprovate, sono egualmente abro­
gate. Se queste sono centenarie o immemorabili non sono abrogate, qualora
il Vescovo le ritiene tollerabili (c. 5).
Le leggi preesistenti, universali o particolari sono abrogate:
— CIC 17 - Leggi contrarie al nuovo CIC
— leggi penali non recepite
_— leggi disciplinari riguardanti materie riordinate integralmente (c. 6).

Diritti quesiti Perpetuum-^ ^Ur'^*C0 Personale C°1 quale si acquista lo Ius acquisitum et
costituiscono uno Ius concessum ex lege;
non richiedono alcun fatto personale;
Privilegi costituiscono uno Ius gratuitum et perpetuum
^costituiscono un favor perpetuum contra legem;
non richiedono alcun fatto giuridico personale;
Indulti costituiscono uno Ius gratuitum temporaneum-
cosntuiscono un favor temporaneum contra legem.

42
LE LEGGI ECCLESIASTICHE
Nozioni generali

DEFINIZIONE: La legge è un comando obbligatorio, ragionevole, comune, stabile, pro­


mulgato ad una comunità alquanto perfetta da chi ha su di essa giurisdizione eccle­
siastica.
«Legis virtus haec est: imperare, vetare, permittere, punire» (Modest. 1.7, De lege 1, 3).
«Lampas ignifera legis imperium: vitam illustrat, vitia corripit, animum exornat»
(Prov. VI, 23).

QUALITÀ DELLA LEGGE


ONESTA: conforme alle leggi divine, naturali e positive, conforme alla religione,
alla giustizia: «Est enim lex nihil aliud nisi recta et a Numine tracta ratio, impe-
rans honesta, vetans contraria» (Cic., Phil. 11, 19, 28).
POSSIBILE: fisicamente e moralmente, perché in caso contrario non potrebbe ob­
bligare: «Ad impossibilia nemo tenetur» (Celsus iun., Lex 185, Dig. 50, 17);
«Est autem lex honesta, iusta, possibilis; secundum naturam, secundum consue-
tudinem patriae, loco temporique conveniens, necessaria, utilis, manifesta quo­
2 que, ne aliquid per oscuritatem inconveniens contineat, nulli privato commodo,
Z)
sed communi utilitati civium conscripta» (D. IV, c.2).
O NECESSARIA O UTILE: il legislatore ha il potere di comandare soltanto i mezzi
CJ
necessari o utili al conseguimento del fine sociale.
PERPETUA: ossia stabile. Si richiede la perpetuità negativa (= durata indefinita) as­
senza di limiti temporali; non si richiede la perpetuità positiva (= durata infinita).
CHIARA: espressa in forma breve e facilmente intelligibile, perché «Quod non est
clarum non est ius»; «Leges ab omnibus intelligi debent» (D. 1, 9 De lege).
OBBLIGATORIA: per tutti: «Sicut calor qui non calefacit non est calor, et lux quae
non lucet non est lux, ita et lex quae non ligat non est lex; lex enim a ligando».

TERRITORIALITÀ: (= efficacia nello spazio). Sono territoriali le leggi che imme­


diatamente riguardano il territorio e solo mediatamente le persone: esse non
obbligano fuori del territorio. Ogni legge si presume territoriale se non consta
diversamente.
PERSONALITÀ. Sono personali le leggi che immediatamente riguardano le perso­
Zi ne e mediatamente il territorio: legge sul celibato, sulla recita della liturgia delle
< ore ecc. Sono leggi miste quelle che immediatamente riguardano il territorio e
o mediante il territorio tutte le persone dimoranti: obbligano la persona e la se­
LU
Il­ guono dovunque.
eo
IRRETROATTIVITÀ (= efficacia nel tempo). Le leggi riguardano il futuro e non il
passato. Si dicono irretroattive quelle che riguardano esclusivamente il futuro;
retroattive quelle che riguardano anche il passato: leggi dichiarative o penali fa­
vorevoli (c. 9).
IRRITABILITÀ O INABILITÀ. Sono irritanti o inabilitanti esclusivamente quelle
che prevedono l’atto irrito o la persona inabile (c. 10).

43
Divisione delle leggi

La legge può essere considerata riguardo al territorio, alle persone, alla norma
ed agli effetti.

Universale, se si estende a tutto il territorio della Chiesa;


TERRITORIO Particolare, se si estende ad un territorio determinato: diocesi, pro­
vincia, regione ecclesiastica ecc.

Generale, se obbliga tutti i membri della Chiesa;


Speciale, se obbliga soltanto alcune classi di persone: chierici, reli­
giosi ecc.;
PERSONE Territoriale, se obbliga solo nel territorio del legislatore. Si presume
sempre tale (c. 13);
Personale, se tocca direttamente la persona e l’obbliga dovunque:
adhaeret ossibus (c. 13).

Comune, se costituisce la regola da osservarsi ordinariamente; ri­


NORMA guarda indistintamente tutti i sudditi;
Propria, se costituisce l’eccezione: il privilegio.

Precipiente, se comanda di fare, dare, omettere qualche cosa: parte­


cipare alla Messa festiva, comunicarsi a Pasqua, confessarsi al­
meno una volta durante l’anno, ecc.;
Proibente, se proibisce qualche cosa: astenersi dalle carni, astenersi
dal contrarre matrimonio ecc.;
Permittente, se permette qualche cosa: ricevere l’ostia consacrata
sulla mano, predicare, confessare ecc.;
Morale, se obbliga sotto peccato;
EFFETTI
Penale, se commina una pena contro i trasgressori:
— puramente penale, se obbliga solo alla pena;
— penale mista, se obbliga alla pena e sotto peccato.
Irritante, se rende nullo l’atto per sé valido (c. 10): la forma del ma­
trimonio;
Inabilitante, se rende inabile la persona per sé capace, per diritto di
natura, a porre un atto (c.10): per es. la legge sulla inabilità del
rapitore a contrarre matrimonio con la rapita.

44
La legge si differenzia

dal
CONSIGLIO

dal
PRECETTO

dagli
STATUTI
La legge presuppone necessariamente il rapporto di subordinazione
tra il soggetto attivo e quello passivo e genera l’obbligo in questo;
Il consiglio non presuppone necessariamente il rapporto di su­
bordinazione e non genera alcun obbligo nel soggetto passivo.

La legge proviene dall’organo del potere legislativo, viene emanata


per il bene comune, ed è per natura sua perpetua;
Il precetto proviene dall’organo del potere esecutivo, viene dato an­
che per il bene privato, se viene dato per il bene comune non è
perpetuo.

La legge proviene dal potere giurisdizionale, viene emanata da orga­


ni individuali o collegiali;
Gli statuti vengono emanati in forza della potestà dominativa, ven­
gono emanati da persone esclusivamente collegiali.
i
La legge viene emanata per cose importanti, è comune e perpetua;
Il decreto, emanato per cose di minore importanza, è particolare, se
universale è temporaneo;
dai
DECRETI Decreto legge: è comando obbligatorio comune emanato dal po­
tere esecutivo: è di carattere provvisorio;
Decreto legislativo: comando obbligatorio, ossia legge, emana­
to dal potere esecutivo per delega ricevuta dal potere legis­
lativo (= Legge delegata).

fare
La legge impone di omettere
dare
dalle
subire una pena
ISTRUZIONI
Le istruzioni contengono norme pratiche per eseguire l'obbligo im­
posto dalla legge.

45
Promulgazione delle leggi
(cc. 7-8: 8-9, 291, § 1, 335, § 2, 362)

La promulgazione è la solenne ed autentica intimazione della legge fatta alla co­


munità. Differisce dalla semplice divulgazione, la quale non è né solenne né autentica.
La promulgazione è necessaria perché la legge acquisti forza di obbligare.

MODI DI PROMULGAZIONE
— Le leggi emanate dalla Sede Apostolica vengono promulgate mediante la pub­
blicazione sulla rivista «Acta Apostolicae Sedis» (AAS), eccetto che in casi particolari
non venga disposto diversamente;
— Le leggi emanate dai legislatori inferiori vengono promulgate secondo le formalità da
essi stabilite:
* pubblicazione sul Bollettino Diocesano;
* pubblicazione sul Commentarium Ordinis ecc.

VACAZIONE DELLA LEGGE


— È un conveniente lasso di tempo concesso dal legislatore affinché la legge venga suffi­
cientemente conosciuta dai sudditi prima che incominci l’obbligo della sua osservanza.
— Le leggi della Sede Apostolica hanno 3 mesi di vacazione dalla data della pubblicazione
su AAS, se sono leggi universali (c. 8, § 1);
— se sono leggi particolari hanno la vacazione di un mese, eccetto il caso che non venga
stabilito diversamente nella stessa legge (c. 8, § 2);
— Le leggi dei legislatori inferiori non hanno vacazione, tranne che non venga stabilito
diversamente.

MATERIA DELLA LEGGE


— Costituiscono materia della legge ecclesiale le azioni, le omissioni, i diritti soggettivi e
le cose che giovano al bene comune della Chiesa. La Chiesa:
* probabilmente non può comandare atti puramente interni;
* può prescrivere solo indirettamente atti interni, in quanto connessi con atti esterni,
per es. precetto della Comunione pasquale = precetto di fare una degna Comunione.
Le leggi riguardano le cose future e non le passate, tranne che in esse non si parli nomi­
natamente di cose passate (c. 9).
Per tale motivo sono conservati i diritti quesiti, gli indulti e i privilegi (c. 4).

SOGGETTO ATTIVO
— Per le leggi universali: Romano Pontefice e Concilio Ecumenico.
— Per le leggi particolari: Legati pontifici, Congregazioni Romane (= nei limiti del man­
dato ricevuto), Concili plenari e provinciali, Vescovi diocesani, da soli e col Sinodo,
Capitoli generali ecc.

46
Soggetto delle leggi ecclesiastiche
(cc. 11-13: 12-14; SCSCD et SCpC, Litt. circ., 31 mar. 1977; EM V)

L
Il soggetto attivo delle leggi ecclesiastiche è l’autore:
— il soggetto attivo delle leggi universali è il Romano Pontefice, il quale può agire
da solo ovvero in Concilio ecumenico;
— il soggetto attivo delle leggi particolari sono i Vescovi diocesani, i quali, parimenti,
possono agire da soli ovvero in Sinodo diocesano.
Dentro certi limiti sono soggetti attivi di leggi particolari e speciali anche i Nunzi
Apostolici, le Congregazioni Romane, i Capitoli Generali degli IVC.
Il soggetto passivo di ogni legge sono i sudditi del legislatore.

— Alle leggi puramente ecclesiastiche sono tenuti i battezzati nella


Chiesa Cattolica o ricevuti in essa e che godono di sufficiente
uso di ragione e hanno compiuto il settimo anno di età, a meno
SOGGETTO che non sia disposto espressamente altro dal diritto (c. 11). Le
in condizioni per essere soggetto passivo sono tre:
genere — Battesimo
— uso di ragione
— aver compiuto il settimo anno.

— Alle leggi generali sono tenuti ovunque quelli per cui furono
emanate, poiché riguardano lo status personae;

Alle leggi particolari:


— sono tenuti quelli per cui furono emanate e che hanno il domi­
cilio o il quasi-domicilio e che attualmente dimorano nel territo­
SOGGETTO rio del legislatore (c. 12, § 3);
in — i pellegrini non sono tenuti alle leggi del proprio territorio, a
specie meno che la loro trasgressione causi danno nel proprio territo­
rio o si tratti dileggi personali (c. 13, § 2);
— i girovaghi sono tenuti a tutte le leggi universali ed a quelle par­
ticolari vigenti nel luogo ove si trovano (c. 13, § 3);
— i membri degli IVC esenti non sono tenuti alle leggi puramente
diocesane.

47
Effetto della legge canonica
(cc. 10,14-15: 15-16; CA1,13)

Effetto della legge ecclesiale, come di qualsiasi legge, è quello di obbligare in coscienza:
«Sicut calor qui non calefacit non est calor, et lux quae non lucet non est lux, ita lex quae
non ligat non est lex: lex enim a ligando».

Le leggi dubbie, anche se irritanti o inabilitanti, nel dubbio di diritto non


obbligano; nel dubbio di fatto, l’Ordinario del luogo può dispensare,
purché si tratti di casi nei quali ordinariamente il Romano Pontefice suole
dispensare (c. 14).
L’ignoranza scusa dalla legge, purché non si tratti di legge irritante o ina­
bilitante, a meno che sia stabilito diversamente altro. Così pure l’errore
(c. 15, § 1).
Non si presume l’ignoranza o l’errore circa la legge o la pena o su un fat­
to personale o intorno ad un fatto notorio di altri. Si presume circa un
fatto altrui non notorio (c. 15, § 2).

PRINCIPI Le leggi fondate sulla presunzione di un pericolo universale obbligano an­


GENERALI che se in un caso particolare il pericolo non esiste.
Le leggi fondate sulla presunzione di un fatto obbligano in ambo i fori; se
il fatto però non esiste obbligano solo in foro esterno.
Le leggi fondate sulla finzione del diritto (= contro la verità in una cosa
possibile e giusta) obbligano in ambo i fori, perché sono fondate sulla
equità naturale: per es., figlio nato prima del matrimonio..., figlio legitti­
mato.
Le leggi irritanti e inabilitanti sono quelle soltanto che stabiliscono espres­
samente o equivalentemente o che l’atto è nullo o che la persona è inabile
a compiere validamente un determinato atto (c. 10).
Nessuna ignoranza scusa da esse se non consta diversamente.

48
Interpretazione delle leggi
(cc. 16-18: 17-19; Paulus PRVI, m.p. Finis Concilio, 3 ian. 1966;

L
Sec., Notif. 99766, 11 iul. 1967)

L’interpretazione è la spiegazione del senso dubbio ovvero oscuro del


contenuto nella legge: Quod non est clarum non est ius.
La legge deve essere breve ma chiara perché i sudditi devono facilmente
conoscere ciò che il legislatore comanda, proibisce o permette.
NOZIONE
Ciononostante, a volte bisogna chiarire dubbi che possono sorgere sulla
natura o sulla estensione della legge.
Una legge si dice dubbia quando probati auctores non concordano nella
loro spiegazione.

AUTENTICA, se fatta dal legislatore, dal successore, dal superiore o da


colui al quale è stato affidato il compito. Essa è:
— Generale, se procede dal potere legislativo ed obbliga tutti i suddi­
ti. Nella Chiesa generalmente viene fatta dal «Pontificium Consi-
lium de legum textibus interpretandis» (Const. Ap. Pastor Bonus,
artt. 154-158); oggi Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.
— Particolare, se procede dal potere giudiziario o amministrativo
ed obbliga soltanto gli interessati direttamente (con Sentenze o
Decreti).

PRINCIPI NON AUTENTICA o direttiva, se viene fatta da altri:


— Dottrinale, se viene fatta dai periti;
— Usuale, se viene fatta dalla consuetudine del popolo cristiano;
— Dichiarativa, se dichiara solo le parole della legge in sé certe, ma
soggettivamente (nella mente dei sudditi) oscure
ob inadvertentiam vel ignorantiani subditorum;
— Esplicativa, se spiega le parole della legge oggettivamente dubbie
ovvero oscure, termini tecnici usati dal legislatore...;
— Comprensiva, se espone il senso oggettivamente dubbio entro la
forza delle parole.

«Incivile est nisi tota lege perspecta una aliqua particula eius proposita iudicare vel
respondere» (Celsus, IX, D I. 3. 34).
«Sensus legis non est inferendus sed efferendus».

49
Cessazione dell’obbligazione della legge
Pur rimanendo in pieno vigore la legge, la sua obbligazione può cessare per cause
deobbliganti (esimenti ed escusanti), dispensa o privilegio.

P Verificandosi una causa esimente, il soggetto viene esentato dall’obbligo perché


Z cessa di essere soggetto della legge:
LU
— uscendo dal territorio, se la legge è territoriale;
w
LU
— mutando la condizione che lo rendeva soggetto della legge, se questa è per­
LU sonale.
C/D Tali cause possono essere poste anche direttamente e prossimamente, per­
3 ché nessuno è tenuto a rimanere in quel determinato territorio e, non sem­
<
o pre, in una determinata condizione.

Queste si verificano se uno pur rimanendo soggetto della legge, territoriale o


personale, viene scusato dalla sua osservanza. Esse sono:

s2 mancanza di scienza debita in soggetto capace:


— L’ignoranza invincibile scusa dalla colpa e dalla pena;
^ — L’ignoranza vincibile, ordinariamente, non scusa né dalla colpa, né
P O dalla pena: «Nemo praesumitur legem ignorasse».
z z Nessuna ignoranza scusa dalle leggi irritanti e inabilitanti, se non è
< <2 detto espressamente il contrario (c. 15).
iD p

m
z
LU
co oc Giudizio falso circa una determinata cosa (c. 15).
Q § Gli effetti dell’errore e della inavvertenza vanno equiparati a quelli del-
O LU
LU Q_
Q £ __ l’ignoranza.
LU
CO
3
o ^ Impossibilità o grave difficoltà di osservare la legge.
< P N — L’impotenza fisica scusa da qualunque legge, eccetto da quella irri-
o Z
< ^ tante e inabilitante, tranne che siano primariamente penali;
co — l’impotenza morale scusa da qualsiasi legge positiva, divina ed uma­
3
o
o0- na, purché l’atto non ridondi in disprezzo della fede.
c/) *> — In caso di impossibilità parziale, non si è tenuti a nulla se l’obbligo
LU — “
LU I non è divisibile (p.es. fare pellegrinaggio).
C/3 ----

<o az uj
Coazione invincibile inferta ad una persona contro la sua volontà, da
una causa estrinseca e libera.
O — Gli atti posti per violenza assoluta sono nulli;
> — Gli atti posti per violenza relativa diminuiscono la imputabilità.

uj Trepidazione della mente a motivo di pericolo presente o futuro.


q — E timore che perturba l’uso della ragione toglie la volontà;
^ — Il timore grave, anche solo relativo, scusa dal delitto, se si tratta di leg­
P ge puramente ecclesiastica; se l’atto è intrinsecamente cattivo o ridonda
a disprezzo della fede, la imputabilità del delitto è diminuita.

DISPENSA: Pur rimanendo l’obbligo per gli altri, il Superiore lo toglie per alcuni. La dis­
pensa suppone la giusta causa.
PRIVILEGIO: È una legge privata che concede un favore speciale contro, ovvero oltre il
diritto comune. Lo concede il legislatore, il successore o un loro delegato.

50
Precisazioni sulla cessazione
della obbligazione della legge

VERIFICANDOSI
UNA CAUSA ESIMENTE
— la persona non è più soggetta alla legge;
— la causa esimente opera automaticamente e perciò non è ne­
cessario alcun intervento;

UNA CAUSA ESCUSANTE


— parimenti la persona non è più soggetta alla legge;
— la causa escusante opera automaticamente;

UNA CAUSA GIUSTA


— la persona può essere sciolta dall’obbligo imposto dalla legge;
— è necessario l’intervento del Superiore che deve verificare re­
L
sistenza della giusta causa e
— deve dispensare dall’obbligo;

NEL PRIVILEGIO
— il legislatore, il suo successore o un loro delegato, devono
concedere la facoltà di agire contro ovvero oltre il comando
imposto dalla legge.

51
Cessazione della legge
(cc. 20-21:22-23)

La legge può cessare in due modi:


— ab intrinseco, ossia per cessazione del fine;
— ab extrinseco, ossia per volontà del legislatore, o per volontà della comunità.

— se il fine cessa totalmente e universalmente;


AB — se l’osservanza della legge diviene nociva o inutile. In questo caso
INTRINSECO dall’osservanza della legge seguirebbe l’effetto contrario: il male
anziché il bene comune.

I - PER VOLONTÀ DEL LEGISLATORE1:


— che annulla totalmente la legge = Abrogazione;
— che annulla parzialmente la legge = Derogazione;

AB — che sostituisce una legge contraria alla precedente o la riordina in­


tegralmente = Obrogazione.
EXTRINSECO

II - PER VOLONTÀ DELLA COMUNITÀ:


— che mediante atti comuni e diuturni introduce una nuova norma
di diritto: «Norma iuris moribus introducta diuturnis et communi-
bus» = Desuetudine.

1 La revoca da pane del legislatore deve essere chiara e certa.

i:"e™Sp’e-,eC^aUSa " *”*“ > casi di revocazione: tota-

52
j

Procedura per la emanazione delle leggi

1. Governo
2. Senato

4. Regioni
NELLO STATO

I. INIZIATIVA LEGISLATIVA
(Cost. art. 71)

3. Camera dei Deputati

5. C.N.E.L. (Consiglio Nazionale dell’E­


conomia del Lavoro)
6. Elettori (N. 500.000)

II. DISCUSSIONE-APPROVAZIONE
NELLA CHIESA

I. INIZIATIVA LEGISLATIVA

1. Romano Pontefice
2. Concilio Ecumenico
- Per la revisione del CIC fu costituita la
«Pont. Commissio CIC recognoscendo»
(Cost. Ap. 28.3.1963)
- Tale compito ora è attribuito al «Pont.
Consiglio per l’interpretazione dei te­
sti legislativi» (Cost. Ap. Pastor Bonus,
115); oggi Pontificio Consiglio per i
Testi Legislativi

II. DISCUSSIONE-APPROVAZIONE
L
1. Senato 1. Per il CIC 83 la discussione si è svolta
2. Deputati in seno alla «Pont. Comm. CIC reco­
(Potrà essere seguito anche l’ordine gnoscendo» suddivisa in 14 Sottocom­
inverso) missioni.
Metodo di lavoro:
- Elaborazione schemi da parte delle
singole sottocommissioni;
- Invio degli schemi alle Conferenze Epi­
scopali - Dicasteri di Curia - Superiori
Generali IVC - Facoltà Pontificie;
- Revisione schemi alla luce delle osser­
vazioni pervenute;
- Approvazione schemi finali.

III. PROMULGAZIONE III. PROMULGAZIONE


1. Firma: Presidente della Repubblica 1. Firma del Romano Pontefice o del
Ministro Guardasigilli; Concilio Ecumenico;
2. Pubblicazione su «Gazzetta Ufficiale»; 2. Promulgazione mediante una Cost.
3. Raccolta nell’Archivio Generale dello Apostolica;
Stato. 3. Pubblicazione su «Acta Apostolicae
Sedis».

53
LA CONSUETUDINE
(cc. 23-28: 25-30; ES 1,18)
o
o È un diritto introdotto mediante diuturni costumi del popolo cristiano con il con-
senso (legale) del legislatore, il quale è dato dal CIC. La consuetudine è distinta da quella
H di fatto, finché questa non è prescritta. «Inveterata consuetudo non immerito custoditur
et hoc est ius quod dicitur moribus constitutum» (D. 1.3.32).

ELEMENTI ("Materiale: modo di agire da parte della comunità (autore materiale);


| Formale: approvazione da parte del Superiore (autore formale).

Praeter legem, se aggiunge qualche cosa alla legge scritta, ovvero


Riguardo dà origine ad una nuova legge;
alla Contra legem, se abroga o deroga la legge scritta;
LEGGE Secundum legem, se interpreta la legge scritta: «Optima legum in-
LU _ terpres» (c. 27).
z
o ESTENSIONE Universale - generale, se riguarda tutti i fedeli;
[Particolare - speciale, se riguarda solo alcuni fedeli o categorie.
(/)
Prescritta, se è originata mediante la prescrizione e il consenso
>
ORIGINE legale del legislatore;
a Per connivenza; se subito o dopo pochi atti diventa obbligatoria
_ per il consenso, almeno tacito, del legislatore.

Ordinaria, se dura da 30 anni continui e completi;


TEMPO Centenaria, se dura da 100 anni continui e completi;
Immemorabile, se a memoria d’uomo non risulta l’inizio.

1) Consenso del legislatore: legale o personale;


2) Soggetto capace: comunità capace di ricevere .una legge;
3) Oggetto ragionevole: onesto, giusto, possibile, utile;
CONDIZIONI 4) Uso del Popolo: atti compiuti dalla maggioranza dei membri,
liberamente, uniformemente, pubblicamente, con l’intenzione
di obbligarsi o disobbligarsi;
5)_Prescrizione legale: 30 o 100 anni, secondo i casi; nessun termi-
__ne per la consuetudine per connivenza.

EFFETTI 1) La consuetudine legittima obbliga come la legge;


2)_La consuetudine immemorabile induce la presunzione di aver
__ottenuto un privilegio apostolico.

La consuetudine, tranne quella notoria, necessita di prove:


PROVE testimonianza dell’Ordinario, sentenza giudiziale, pubblici do-
__cumenti, pareri di periti ecc.

Ab intrinseco, come la legge;


Ab extrinseco: la consuetudine contra o praeter legem viene
CESSAZIONE revocata da legge o consuetudine contraria;
— la consuetudine centenaria o immemorabile solo se si fa espres-
__sa menzione di essa (c. 28).
NB. Le consuetudini costituiscono il patrimonio spirituale di ogni Istituto.

54
DECRETI GENERALI E ISTRUZIONI
(cc. 29-34: Benedictus PR XV, m.p. Curri iuris canonici, 15 sept. 1917;
Paulus PR VI, m.p. MunusAp., 10 iun. 1966)

NOZIONE - Il termine decreto indica un provvedimento emesso dall’autorità competente. Si


dice generale quando il provvedimento riguarda la collettività e non una singola persona,
fisica o giuridica.

DECRETI A CARATTERE LEGISLATIVO


Atteso il suo carattere di legge, è di esclusiva competenza del legislatore; questi però, nor­
malmente, delega la sua facoltà agli organi del potere esecutivo.
— Si distingue dalla legge, la quale è emanata direttamente dal legislatore, ha un suo ca­
rattere di stabilità e presenta una sua normatività propria (cc. 8-22).
— Ha valore di legge e intende provvedere:
LLJ
* a casi urgenti che non possono attendere una legge appropriata o forse in via di
cc
approvazione;
O
LLJ
* a situazioni che presentano una certa fluidità.
Poiché hanno carattere di legge e quindi di universalità, per i decreti legge si applicano le
Q
norme previste nei cc. 8-22.
LLJ DECRETI A CARATTERE ESECUTIVO
O Funzione del decreto esecutivo è duplice:
— determinare meglio le modalità di attuazione della legge;
LLJ
— sollecitare la sua osservanza.
z: Il decreto esecutivo non è una legge né un decreto legislativo, tuttavia ad esso vanno ap­
o plicate le norme relative alla promulgazione e vacazione (c. 8).
co Il potere esecutivo non crea la legge, ma la presuppone: l’applica, la integra ed a volte la
supplisce.
> Autore di un decreto esecutivo è l’organo amministrativo che ha rapporto col legislatore
che ha emanato la legge: Dicasteri della Curia Romana per determinare i modi di appli­
Q
cazione delle leggi pontificie; il Vicario generale ed Episcopale, per le leggi del Vescovo;
gli Ordinari degli IVC rispetto alle leggi dei propri Capitoli generali.
Limiti
— Non può derogare alle leggi;
— può dare alle leggi una interpretazione stretta o larga, ma sempre a norma del c. 17.

DIRETTORI (c. 33, § 1)


Indicano una raccolta organica di tutta la serie di decreti generali riguardanti una deter­
minata materia o argomento. Ad esempio:
— sull’Ecumenismo, del Segretariato per l’unità dei cristiani: 14.5.1967;
— sul ministero pastorale dei Vescovi, della Congr. per i Vescovi: 22.2.1973;
— Dir. catechistico generale, della Congr. per il Clero: 11.4.1971.
ISTRUZIONI (c. 34)
Sono dirette a chiarire le disposizioni delle leggi e a determinare i criteri da seguire nel­
la loro attuazione. Si distinguono dai Decreti esecutivi generali:
— i decreti hanno come destinatari i soggetti passivi;
— le istruzioni sono rivolte agli organi amministiivi inferiori. Vengono emanate sotto forma
di Circolari.
Normativa
— L’autorità competente è quella esecutiva;
— la conformità alla legge è condizione essenziale;
— la cessazione avviene per revoca o per cessazione della legge. Avendo carattere interno non
richiede promulgazione.

55
> GLI ATTI AMMINISTRATIVI SINGOLARI
Cap. I
o NORME COMUNI
o (cc. 35-47: 39-60; SCSO, Resp. 6 dee. 1966: SCR, Ind. 2 maii 1955)

B
CONCETTO
L’atto amministrativo singolare è un atto di governo posto in essere dall’autorità
competente, nell’esercizio delle sue funzioni, e diretto a persone singole o anche a comu­
nità, in casi concreti e particolari.
LU
FORMA Decreto, se l’iniziativa parte dall’Autorità;
Rescritto, se l’iniziativa parte dalla persona destinataria.
O
Decisionale, se definisce una vertenza;
> CONTENUTO Provvisionale, se impone un obbligo o divieto, se contiene una
Q _ autorizzazione, nomina ecc.

AUTORE
Specificatamente è l’autorità esecutiva (c. 35) ma può essere anche quella legislativa,
come ad es. per concessione di privilegio (c. 76).
Possono emanare atti amministrativi:
— per la Chiesa Universale, il Romano Pontefice e Dicasteri Curia Romana;
— per le Chiese locali, il Vescovo dioc., il Vicario generale, il Vicario episcopale e le Con­
ferenze episcopali;
— per gli IVC e SVA di dir. pont., il Superiore maggiore e il suo Vicario (cc. 134 e 620).

DESTINATARI
Persona fisica o giuridica, comprese anche le comunità capaci di ricevere una legge
(cc. 25, 29).

INTERPRETAZIONI
Si deve intendere secondo il significato proprio delle parole, secondo l’uso comune
del linguaggio (c. 36). Nel dubbio, gli atti amministrativi sono soggetti a larga interpre­
tazione.
Sono soggetti a stretta interpretazione gli atti amministrativi che:
— si riferiscono alle liti;
— riguardano comminazione o irrogazione di pene;
— restringono i diritti delle persone;
— sono contrari ad una legge a vantaggio dei terzi.
Si esclude l’interpretazione estensiva ad altri casi diversi da quelli considerati (c. 36, § 2).

FORMA
La forma scritta è richiesta per tutti gli atti che riguardano il foro esterno. Tale for­
ma, però, e richiesta «ad probationem» e non «ad validitatem». È richiesta «ad validitatem»
soltanto quando lo si dice espressamente.

56
CASI DI INVALIDITÀ
— Se l’autore ha superato il limite della sua competenza (c. 35);
— se la forma scritta è espressamente richiesta «ad validitatem»;
— se nella forma commissoria sia mancata l’esecuzione o sia stata fatta in forma invalida
(c. 38).

CONDIZIONI
Essenziali, se espresse con le particelle «si», «dummodo»; accessorie, se non intacca­
no la validità: «remoto scandalo», «imposita salutari paenitentia» ecc.

ESECUZIONI
— il decreto emesso in forma commissoria ha effetto dal momento della sua esecuzione;
il decreto emesso in forma graziosa, dal momento della sua notificazione (c. 54);
— il rescritto in forma graziosa ha effetto fin dal momento in cui è stato firmato l’atto;
— gli altri, dal momento della loro esecuzione (c. 62).

RICEZIONE DOCUMENTO
Perché l’esecutore possa procedere:
— deve essere in possesso del documento;
— deve accertarsi della sua autenticità e integrità, salvo abbia avuto notizia certa e ufficia­
le dall’autore dell’atto (c. 40).
L’atto amministrativo in forma commissoria necessaria deve essere eseguito.
— Il Commissario può negare l’esecuzione solo:
a) se risulti manifestamente la nullità dell’atto (cc. 35, 38);
b) se una grave causa impedisca l’esecuzione;
c) se le condizioni apposte all’atto non sono state adempiute (c. 39).
— Il Commissario può sospendere l’esecuzione se questa sembri inopportuna a motivo di
particolari circostanze di persone o di luoghi: grave scandalo ecc.
In questi casi, egli è tenuto ad informare tempestivamente l’autore dell’atto.
— Se l’atto è in forma commissoria libera, il Commissario non può negare l’esecuzione o
effettuarla a suo arbitrio: egli è tenuto ad un grande senso di responsabilità (c. 70).
— Nel caso di errori o di dubbi si applicano i principi contenuti nei cc. 66-67.

SOSTITUZIONE
In linea di principio il Commissario può eseguire l’atto amministrativo personal­
mente o per mezzo di un altro, a meno che la sostituzione non sia stata espressamente
esclusa, o se la sua opera sia stata richiesta «industria personae». In questi casi, egli può
affidare ad altri soltanto gli atti preparatori.
Il successore nell’Ufficio ha tutti i diritti e tutte le facoltà del predecessore, perché
un Ufficio ha una certa stabilità giuridica (c. 44).

CESSAZIONE
La cessazione di un atto amministrativo avviene:
— per revoca formale;
— per il cessare delle condizioni alle quali l’indulto era legato;
— per la scadenza del tempo;
— per la morte del beneficiario, se la concessione aveva carattere personale.

RICORSI
Vedi cc. 1732-1739.

57
I DECRETI E I PRECETTI SINGOLARI
O (cc. 48-58: 17, 24, 36, 37, 48)
o
a EX OFFICIO
<3
u Decreto singolare: atto amministrativo emesso dalla competente Autorità esecutiva,
con il quale secondo le norme della legge per un caso particolare, viene emanata una data
decisione o una misura precauzionale, che per natura sua non suppone una domanda da
parte di alcuno (c. 48).

Precetto singolare: è una specie di decreto singolare, è cioè un decreto con cui (so­
prattutto per stimolare l’osservanza della legge, ad una sola o più persone determinate) di­
rettamente e legalmente, viene imposto di fare o di omettere qualche cosa (c. 49)

AD INSTANTIAM

Rescritto (cc. 59-75). Con esso viene concesso:


— una grazia (c. 59)
— un privilegio (cc. 76-84)
— una dispensa (cc. 85-93).

^zSeG^ò"E crK,rr::':nch,e a, Rescrit,°può dare moti™ ^^0,*.


z Grocholewski, Atti amministrativi e ricorsi amministrativi, in Aa. Vv., Utrumaue ius - Il
nuovo Codex Iurts Canonici, Editrice Lateranense, 1983, pp. 510-511

58
Elementi differenziali
tra autorizzazione approvazione e conferma

DENOMINAZIONE CONCETTO SUPPONE L’ATTO EFFETTO AUTORE DEL


AMMINISTRATIVO PROVVEDIMENTO

AUTORIZZAZIONE È un controllo preventivo Non ancora emanato Il soggetto agente


di merito e di legittimità.
Assume due forme:
Simplex licentia o autoriz­
zazione tutoria;
Licentia mandati è l’atto Il soggetto autoriz­
del Superiore che comanda zante
di agire in nome e per con­
to della persona giuridica
che egli rappresenta.

APPROVAZIONE È l’atto del Superiore che L’atto perfetto ma non Rende l’atto perfet­ Il soggetto delibe­
conferisce efficacia ad atto efficace to anche efficace rante
posto in essere da un orga­
no subalterno

CONFERMA È un controllo successivo: L’atto perfetto ed effi­ Rende l’atto più fer­ Il soggetto delibe­
IN FORMA COMUNE presuppone un atto già va­ cace mo (firmior ex aucto- rante
lido e fermo ritate Superioris)

È un controllo successivo: L’atto perfetto ed effi­ Sana eventuali vizi e Il soggetto confer­
CONFERMA IN
presuppone un atto già va­ cace ne trasferisce l’auto­ mante
FORMA SPECIFICA
lido e fermo re dall’organo deli­
berante a quello con­
fermante

's^l
Quadro sintetico sulla esecuzione
degli atti amministrativi

Esecutività = possibilità astratta


Non esiste per tutti gli atti
Il giudizio è assoluto
IN POTENZA
Eseguibilità = possibilità concreta
Presuppone la esecutività
Il giudizio non è assoluto

* Inconcepibile per i meri atti amministrativi (certificazioni)


LU Possibile per i veri atti amministrativi estensivi
Non necessaria per gli atti amministrativi negativi
O
N
D
O Esecuzione non so­
LU spesa, prorogata,
in inerzia o reazione
LU Presupposti
INATTO del destinatario pre­
via diffida.

Possibile per gli atti per prestazioni


e necessaria amministrativi di dare
restrittivi il
3E
Mezzi o a per prestazioni
w
LU di fare
fungibili

Palare riferì-

60
Il silenzio
della Pubblica Amministrazione

i
(c. 57)

1. DIRITTO ALL’ATTO AMMINISTRATIVO


Questo viene attuato:
a) Ipso facto, perché la legge stessa impone alla P.A. di emanare il
decreto (c. 57, § 1);
b) dalla petizione dell’avente interesse;
c) dal ricorso interposto legittimamente da parte dell’interessato.
REQUISITI
perché il 2. TERMINI
silenzio sia Trascorsi tre mesi dalla ricezione della petizione o del ricorso, a me­
presupposto no che la legge non disponga un termine diverso (c. 57, § 1). Non si
di ricorso richiede alcuna istanza per realizzare il «silenzio»; «la risposta si
presume negativa per ciò che si riferisce alla proposta di un nuovo
ricorso» (c. 57, § 2).

3. INERZIA DELLA P.A.


Questa si concretizza nella omissione della emanazione dell’atto
amministrativo decisionale.

* G. Montini, Problemata quaedam de silentio et recursu iuxta canonem 57 CIC, in Periodica


de re canonica, LXXX (1991) IV, 463-498.

61
Anatomia dell’atto amministrativo
Vengono esaminati i presupposti sostanziali (non procedurali) dell’atto ammini-
strativo (= a. a.), ossia gli elementi costitutivi e i loro rispettivi requisiti.
Gli elementi costitutivi sono di tre specie: essenziali, accidentali e formali:

1. SOGGETTO: è l’elemento soggettivo, ossia il termine attivo dell’a. a. Se manca


il soggetto l’a. a. non può essere riferito alla Pubblica Amministrazione.
2. VOLONTÀ: è l’elemento psichico: senza di esso l’a. a. non sarebbe atto umano.
3. OGGETTO: è il termine passivo, ossia la persona, la cosa o l’attività cui è desti­
Zi nato l’atto amministrativo.
< 4. CONTENUTO: praticamente è il dispositivo dell’a. a., ossia ciò che il soggetto
N
2
intende disporre, permettere, attestare. Varia secondo la categoria dell’a. a.: am-
LU missione, concessione, autorizzazione, approvazione, rinunzia, attestato, certifi­
co cazione ecc.
Cf)
LU 5. FORMA: è la veste sotto cui l’a.a. si presenta al mondo esterno. Non esiste l’a.a.
senza una manifestazione riferibile alla P.A.
Generalmente una forma vincolante esiste solo per gli atti formali, nei quali la
forma è prescritta «ad substantiam». Negli altri casi qualunque forma è legitti­
ma. Persino il silenzio a. è una forma: silenzio accoglimento, silenzio rigetto.

Questi possono entrare a far parte dell’a.a. solo se la legge e la natura dell’atto non
lo vietino.
Z Essi sono:
É 1. TERMINE: il giorno dal quale ha inizio l’efficacia dell’atto (terminus a quo) o
2 quello in cui avrà fine tale efficacia (terminus ad quem).
LU
O 2. CONDIZIONE: la clausola che subordina l’inizio dell’efficacia dell’a.a. (c. so­
o spensiva) o la sua cessazione (c. risolutiva).
o 3. MODO: un onere imposto alla persona nel cui interesse viene emanato l’a.a.
< Generalmente viene apposto alle autorizzazioni, alle concessioni e dispense. Il
modo, se impossibile, vizia la clausola stessa (vitiatur sed non vitiat), per cui l’at-
_ to amministrativo resta valido.

Mentre gli altri elementi (essenziali ed accidentali) riguardano la sostanza dell’a.a.,


questi riguardano solo il suo presentarsi all’esterno, ossia la forma che assume la re­
lativa dichiarazione di volontà o la manifestazione di giudizio o di conoscenza.
La forma può essere:
1. SCRITTA. Questa si dice solenne, se è stabilita dalla legge, non solenne se non è
prescritta da alcuna norma.
2. ORALE: ordini della autorità, voto negli esami ecc.
< 3. TACITA: segnalazioni acustiche o luminose, operazioni meccaniche, telegrafiche
ecc.
oc Una forma determinata è necessaria solo per gli a. a. formali. Negli altri atti è solo
o ad probationem, ossia, perché si abbia un argomento di prova.
Li­
Nel diritto amministrativo, ordinariamente, viene prescritta la forma scritta per vari
motivi: perché sono soggetti a controlli successivi, perché devono essere notificati,
protocollati ecc. In questi casi la forma si ritiene prescritta solo ad liceitatem, come
vi n elemento di prova. La forma scritta diviene elemento essenziale solo se viene
?™71Ett^SOtt° Pena d‘ nulUtà (cc 37’ 186> 190’ § 3-4, 474, 638, § 3, 1281, § 1.
13U4, § I).

62
Requisiti degli elementi essenziali
I requisiti degli elementi essenziali sono di due specie: di esistenza e di validità.
Questi sono strettamente connessi col rispettivo elemento essenziale, per cui la loro mancanza
produce la non esistenza o la nullità dell’a.a.

NATURALI 1. Capacità di intendere;


| 2. Capacità di volere.
1) Il soggetto deve essere un organo della persona giuridica (= p.g.): a) se
è una persona fisica si richiede che sia stata preposta legittimamente a
quel determinato ufficio; b) se è un collegio devono risultare i tre atti
necessari: convocano, adunatio, suffragano;
2) deve avere la competenza specifica per quel determinato atto am­
O ministrativo: ratione materiae, personae, territorii, gradus ecc.
t=
LU
Se l’atto rientra nella competenza di un altro Organo del potere esecutivo,
iD si ha la incompetenza relativa; se rientra, invece, nella competenza del po­
O tere legislativo o giudiziario, si ha la incompetenza assoluta (straripamento
< o
N in del potere). Se il soggetto agente non è neppure Organo del potere esecu­
z: tivo, si ha il difetto di giurisdizione e quindi la inesistenza dell’atto;
LU
I- 3) deve agire nell’esercizio delle funzioni e nell’interesse della persona giu­
<2 ridica. Se l’atto è complesso, esso viene considerato esistente solo dopo
in
LU la fusione di tutte le volontà;
<3 4) deve agire dentro i limiti di tempo e di luogo.
o Q
P CC
% 1) Deve essere determinato o almeno determinabile.
in 3 05
o
05 /X) Deve essere idoneo a subire gli effetti dell’atto amministrativo.
3
a 1) Deve essere libera, immune da elementi perturbatori durante il processo
LU
CC formativo;
2) Vi deve essere corrispondenza tra la determinazione volitiva e la sua ma­
'<
f- nifestazione esterna: deve manifestarsi limpidamente. Tale corrispon­
z denza può venire a mancare: a) per fatto volontario, se la dichiarazione
o viene emessa per scherzo, con simulazione o riserva mentale; b) per fat­
O to involontario, se viene emessa per dolo.
>
La causa remota (complesso dei motivi) deve essere sempre corrispon­
dente all’interesse pubblico specifico al quale ogni provvedimento deve
_ essere diretto.
E 1) Deve risultare in qualche modo la manifestazione esterna;
£ 2) Per gli atti formali deve essere rispettata la forma prescritta.
Questi incidono sulla validità dell’atto. Perché un atto, oltre l’esistenza e la vita, abbia
anche la validità, si richiede la presenza dei requisiti di validità, che sono i seguenti:
1) Investitura legittima del soggetto agente;
1
< 2) Attribuzione di potere (divieto di invadere la sfera altrui);
SOGGETTO
b 3) Compatibilità: non può agire in favore dei propri congiunti ecc.
a
Zi 2 Titolo di studio richiesto dalle norme;
§ OGGETTO Regolare condotta civile e morale.
a 1) Presenza del Segretario o di altro ufficiale;
P 3 2) Preambolo nel quale si richiamano le disposizioni di legge;
FORMA 3) Sufficienza della motivazione contestuale.
3
a
LU N.B. Il CIC prevede l’annullabilità degli a.a. nei seguenti casi;
CC — per timore grave ed ingiusto, per dolo: cc. 124-126; 133; 474; 506, § 1 ecc.;
— per violazione di legge in decernendo o in procedendo: c. 1445, § 2.
63
Fisiologia dell’atto amministrativo
Mentre l’anatomia dell’atto amministrativo ci ha fatto conoscere i suoi presupposti
sostanziali, la fisiologia ci fa conoscere i suoi presupposti procedurali (evoluzione e for­
mazione) e funzionali (tipologia).
L’anatomia rappresenta la statica dell’atto amministrativo perché lo considera nella
sua concreta esistenza, in facto esse; la fisiologia rappresenta la dinamica dell’atto ammi-
nistrativo, perché lo considera in fieri o in attività.
L’evoluzione dell’atto amministrativo riguarda la nascita, modificazione, estinzione del
medesimo, ossia il suo iter psicologico o cronologico. Ordinariamente nell’iter storico-forma­
tivo dell’atto amministrativo troviamo tre fasi: preparatoria, essenziale e integrativa.

Comprende atti volitivi ma non autoritativi:


1) Atti che esplicano funzione propulsiva:
— domande: istanze da parte dei soggetti interessati;
— richieste: istanze da parte di altre Autorità in vista di un bene comune;
< — proposte: richieste rivolte ad altre Autorità perché provvedano ad un caso de­
ce
Q terminato.
5cc 2) Atti che costituiscono accertamenti preliminari:
— istruzioni per delimitare l’oggetto;
£
LU
— ispezioni per assumere prove;
CC — verifiche, esami ecc.
Q_ 3) Atti che esplicano funzione consultiva:
LU
cn — pareri facoltativi;
£ — pareri obbligatori (Consilium di cui al c. 127);
— pareri vincolanti (Consensus di cui ai cc. 127, 174, § 1).
4) Atti che esplicano funzione di tutela:
— licenze;
— autorizzazioni.

FASE Comprende l’atto volitivo e autoritativo: l’effettiva esplicazione del


ESSENZIALE potere mediante una dichiarazione di volontà.

| Comprende gli atti integrativi o complementari della esplicazione del potere, ossia
atti posti in essere nell’attuazione di controllo al quale sono sottoposti gli atti minori:
5cc — approvazione: controllo di legittimità e di merito;
CD — visto: controllo di sola legittimità;
LU
y—
— adesione: controllo che può essere preventivo o successivo.
z
LU N.B. La dichiarazione di volontà può essere fatta da una sola persona fisica o da una
CO pluralità di persone. Ciò si vedrà meglio quando si parlerà della classificazione dei
<
LL provvedimenti amministrativi, secondo la composizione dell’organo deliberante.

64
L’attività
della Pubblica Amministrazione

k
L’attività della Pubblica Amministrazione non è sconfinata, poiché deve essere espli­
cata nell’ambito di una sfera circoscritta da tre limiti:
— limite posto da norme giuridiche a tutela dell’interesse pubblico;
— limite posto da norme extragiuridiche a tutela, parimenti, dell’interesse pubblico;
— limite posto da norme giuridiche a tutela dell’interesse privato.

Gli atti posti in essere oltre tali limiti sono rispettivamente:


— illegittimi
— inopportuni
— illeciti.

Limite posto da norme giuridiche a tutela


▲ dell’interesse privato
Limite posto da norme extragiuridiche a tutela
a dell’interesse pubblico
Limite posto da norme giuridiche a tutela
a dell’interesse pubblico

ILLECITO

INOPPORTUNO

ILLEGITTIMO

' SFERA
O dell’attività della P.A.
°\
o
H
§H Gli atti posti in essere nel­
s \ Zs o
H
H—<

u
PJ
cd
o
cp
Eo l’ambito della sfera sono: È cdo
o a.
U
PJ
hJ
Ch PJ
hJ
O LEGITTIMI -1 o
g \d OPPORTUNI d/ S
LECITI

ILLEGITTIMO

INOPPORTUNO

ILLECITO

65
Classificazioni degli ordini

LU
Comandi
O se gli ordini sono positivi
Q

I]
cc Divieti
LU
Q_ se gli ordini sono negativi

Regolamenti
se contengono norme giuridiche e trovano il fondamento in una norma
legislativa.
Hanno contenuto innovativo dell’ordinamento giuridico

Istruzioni
Generali Ordinanze
Circolari
O hanno carattere soltanto normativo:
b — Ordinanze di ordine pubblico
co
— Ordinanze in caso di pubblico disastro
< — Ordinanze in caso di emergenza
u — Ordinanze di necessità
oc
LU — Ordinanze di servizio
co­

ordini
Speciali
che vengono emanati al verificarsi di particolari eventi

NB. Gli Ordini si differenziano dalla Revoca e dagli Atti Punitivi, perché mentre questi impor­
tano la privazione di un diritto, gli Ordini importano soltanto il divieto di esercitare un diritto che
continua ad esistere.

66
:•
:
Schema di un provvedimento
amministrativo formale

Gli atti contenenti dichiarazione di volontà, in modo speciale Decreti, Deliberazioni,


Ordinanze, constano di alcune parti essenziali, la cui omissione vizia di solito il provvedi­
mento.
Queste parti sono:

1.
INTESTAZIONE

2.
MOTIVAZIONE
Essa deve indicare l’autore del provvedimento e la persona cui es­
sa è diretto. Tale indicazione negli Atti civili viene fatta in forma
impersonale: Il Presidente della Repubblica, il Ministro dell’Inter­
no, il Prefetto della Provincia, ecc.; nel diritto canonico, invece,
viene fatta in forma personale: Joannes Paulus Papa II, Em. Card.
N.N., Praefectus N.N., Episcopus N.N.

Contiene l’esposizione delle considerazioni di ordine giuridico,


tecnico, amministrativo che giustificano l’emanazione del provve­
dimento e in base alla quale la volontà dell’Amm. si è determinata
(Considerata... Perpensa... Perpensis...). La motivazione, anche se
non sempre è necessaria ad validitatem, va sempre indicata.
L
Esso contiene il richiamo alle norme di legge e di regolamento in
base alle quali il provvedimento viene emanato: le attestazioni re­
lative agli atti che devono precedere il provvedimento e all’osser­
3. vanza delle forme procedurali obbligatorie, soprattutto degli ac­
certamenti tecnici e dei pareri (Vista l’istanza... Vista la Relazio­
PREAMBOLO ne...). L’omissione delle attestazioni costituisce irregolarità forma­
le del provvedimento ma non sempre è causa di invalidità. I pare­
ri obbligatori devono essere sempre espressi, così pure le doman­
de, le richieste, le proposte.

Contiene la dichiarazione di volontà e costituisce l’elemento deci­


sionale del provvedimento, quello da cui derivano i suoi effetti
4. giuridici, sia nei riguardi della Amministrazione sia dei singoli. Ta­
DISPOSITIVO le parte si inizia con le parole Decreta, Delibera, Ordina.
Del dispositivo fanno parte anche le clausole accessorie che com­
pletano la manifestazione di volontà.

5. DATA Consta della firma dell’Autorità da cui è emanato l’atto. Gli atti
collegiali e collettivi devono essere firmati e sottoscritti da tutte le
SOTTOSCRIZIONI Autorità che vi hanno partecipato. La firma del Segretario autentica
SIGILLO la firma dell'organo amministrativo e ne legalizza la sua qualifica.

67
Tipologia degli atti amministrativi

1. IN RIFERIMENTO ALLA COSTITUZIONE DELL'ORGANO DELIBERANTE

Riguardo all’elemento soggettivo, i provvedimenti danno luogo a varie categorie,


corrispondono alla costituzione degli Organi deliberanti, nonché alla loro omogeneità e
eterogeneità.
Si hanno quindi le seguenti figure:
— provvedimenti individuali o autarchici, se la dichiarazione di volontà è di una sola
persona fisica, rappresentante dell’ente: vengono adottati per i casi facili e frequenti
del governo ordinario;
— provvedimenti quasi collegiali, se il rappresentante dell’ente deve chiedere il consiglio
o il consenso di organi consultivi o deliberativi, perché possa agire validamente e leci­
tamente: vengono adottati per i casi difficili e meno frequenti del governo ordinario;
— provvedimenti collegiali, se la dichiarazione di volontà è di più persone fisiche prepo­
ste allo stesso ente; le varie volontà formano la volontà di un soggetto nuovo e diverso
dalle persone fisiche che costituiscono il collegio: si ha la fusione delle volontà. Sono
collegiali i provvedimenti emanati dai Capitoli e dai Consigli; essi vengono adottati
per il governo straordinario: elezioni, erezioni, modificazioni o soppressione di enti
subordinati ecc.;
— provvedimenti collettivi, se la dichiarazione di volontà è di più organi omogenei con­
vergenti all’identico fine: si ha la semplice unione delle volontà e quindi il vizio di una
vitiatur sed non vitiat. Sono collettivi i provvedimenti emanati dai Vescovi di una re­
gione, dai Superiori Generali di vari Istituti religiosi affini o dai Superiori Provinciali
ecc.;
— provvedimenti complessi, se la dichiarazione di volontà è di più organi eterogenei
convergenti all’identico fine: si ha l’integrazione della volontà e quindi il vizio di una
vitiatur et vitiat. Sono complessi, ad es., i provvedimenti relativi alla erezione canonica
di una dotnus religiosa, di una Provincia ecc.;
— provvedimenti o accordi o contratti di diritto pubblico, se la dichiarazione di volontà
è di organi diversi i quali convengono tra di loro, mossi da interessi, ovvero di un or­
gano della P.A.

2. IN RIFERIMENTO ALL’ELEMENTO PSICOLOGICO

VERI ATTI AMMINISTRATIVI Se contengono una dichiarazione di volontà, si


1__ chiamano anche provvedimenti;

Se contengono manifestazione di giudizio, si


MERI ATTI AMMINISTRATIVI chiamano pareri;
Se contengono manifestazione di conoscenza,
_ si chiamano certificazioni.

68
3. IN RIFERIMENTO AL CONTENUTO

L
Ammissioni
Concessioni (traslative e costitutive)
Estensivi Autorizzazioni
VERI ATTI Approvazioni
Rinunzie
AMMINISTRATIVI

Dichiarazione Revoche generali


di volontà Atti punitivi speciali
Restrittivi
positivi (comandi)
Ordini negativi (divieti)

Con carattere Accertamenti sanitari


Manifestazioni strutturale Accertamenti preliminari
di conoscenza
Certificazioni
Attestazioni
Autenticazioni
Con funzione Legalizzazioni
autonoma Iscrizioni nelle liste
Notificazioni
MERI ATTI Pubblicazioni
AMMINISTRATIVI

Manifestazioni di giudizio
Valutazioni a seguito di esami
Pareri tecnici, giuridici, ecc.
Manifestazioni Richiami all’autorità competente
di giudizio Relazioni di visite canoniche ecc.

|Tnviti
Intimazioni [^Diffide

69
4. IN RIFERIMENTO ALL’EFFETTO DEL PROVVEDIMENTO

Ammissioni allo stato clericale


Ammissioni allo stato religioso
conferiscono Ammissioni agli Ordini sacri
ammissioni
uno status Promozioni ad Uffici ecclesiastici
Iscrizione all’albo professionale
Assunzione dipendenti

Promozioni
modificano modificazioni Punizioni
1. uno status Innovazioni di Uffici
Operano Jnnovazioni di Istituti, Province, Case
su uno status
Perdita dello stato clericale
Perdita dello stato religioso
Cancellazione da albo professionale
estinguono Licenziamento dipendenti
estinzioni
uno status Unione estintiva o soppressione di
Istituto, Provincia, Casa religiosa.
Unione estintiva o soppressione di
□ qualsiasi persona
<
D
3 Sussidi
creano nuovi diritti Concessioni traslative
F Concessioni costitutive
z Esoneri
LU

5
LU
Abilitazioni _
> Licentia
> condizionano l’esercizio Autorizzazioni Consensus
O di diritti
oc 2. Beneplacitum
co­ Facultas
operano
Approvazioni
su precedenti
diritti e doveri
Conferme

Sopprimono o comprimono diritti,


privilegi
incidono sfavorevolmente Fanno venire meno diritti creati
dall’Amministrazione
^reano nuovi obblighi
cessazione o sospensione [Revoca

Modifica
3. modificazione Riforma
Operano Rettifica
su precedenti proroga
provvedimenti
producendone convalidazione o Convalida
integrazione Integrazione

70
5. IN RIFERIMENTO ALLA QUALIFICA DELL’ORGANO DELIBERANTE
— Pontificio, se promana dal Romano Pontefice o da un Dicastero della Curia Ro­
mana.
— Ordinario, se promana dagli Organi che - extra Romanam Curiatn - partecipano
della potestà del Romano Pontefice o da coloro che vengono sotto il nome di Or­
dinari.
— Inferiore, se promana da vicario foraneo, dal parroco, dai superiori religiosi e da
organi amministrativi infra-episcopali.

6. IN RIFERIMENTO ALLA NATURA DELLA POTESTÀ


— Giurisdizionale, se la funzione amministrativa è giurisdizionale e l’oggetto esige
l’esercizio ditale potestà.
— Non giurisdizionale, se l’Organo esercita la potestà dominativa.
— Vincolato, se così viene ordinato dalla norma giuridica.
— Discrezionale, se la norma giuridica che ordina il provvedimento rimette le circo­
stanze al prudente giudizio dell’Organo amministrativo.
— Assoluto, se viene posto in forma assoluta.
— Qualificato, se viene posto in forma condizionata.
— In forma graziosa, se la concessione viene fatta direttamente all’oratore.
— In forma commissoria, se l’Organo amministrativo affida all’esecutore di comu­
nicare la concessione già fatta o di fare la stessa concessione.

7. IN RIFERIMENTO ALLA STRUTTURA DEL PROVVEDIMENTO


— Semplice, se non richiede atti preparatori.
— Complesso, se richiede atti sia preparatori (pareri di consultori, relazioni di peri­
ti), sia concomitanti (discussioni in congresso), sia susseguenti (comunicazione,
notifica, accettazione, esecuzione).
— Formale o solenne, se deve essere posto secondo una forma legale.
— Non formale, se la dichiarazione può essere manifestata in qualunque modo.

8. IN RIFERIMENTO ALL’OGGETTO
— Normativo, se costituisce una norma giuridica generale: istruzione, regolamento,
direttorio.
— Decretale, se contiene una disposizione particolare.
— Di giustizia, se riguarda l’amministrazione della giustizia: restitutio in integrum,
rescissione, ecc.
— Di grazia, se contiene la concessione di una grazia, di un favore, di un beneficio.
— Materialmente generale, se riguarda questioni generali, casi astratti.
— Materialmente particolare, se riguarda questioni particolari, casi concreti.

9. IN RIFERIMENTO AL SOGGETTO PASSIVO


— Personale, se riguarda una persona fisica o morale.
— Recettizio, se deve essere accettato dal soggetto destinatario.
— Costitutivo, se estende la capacità giuridica della persona: privilegio, legittima­
zione, licenza.
— Restrittivo, se restringe la capacità giuridica della persona: interdetto, rimozione
dall’ufficio.
— Dichiarativo, se né amplia né restringe la capacità giuridica della persona, ma sol­
tanto ne manifesta lo stato attuale: voto dei consultori, relazione del perito, ecc.

71
10. IN RIFERIMENTO ALL’EFFICACIA
— Valido, se ha tutti gli elementi essenziali richiesti ex natura rei, a iure vel ab homine.
— Efficace, se il provvedimento valido è idoneo a produrre gli effetti giuridici propri.
— Esecutivo, se il provvedimento contiene tutti i requisiti per essere eseguito, ex officio
vet ad instantiam del soggetto interessato.
— Retroattivo, se il provvedimento ha la forza giuridica di modificare le situazioni passate.
— Illecito, se manca un elemento richiesto solo ad liceitatem.
— Invalido, se manca un elemento essenziale.
— Apparente, se manca la volontà interna dell’Organo amministrativo, per simulazione o
restrizione mentale, però in foro esterno è ritenuto valido.
— Contra, praeter, secundum legem, secondoché si oppone alla legge, contiene materia
non contemplata nella legge, ovvero favorisce l’osservanza della legge.
— Dichiarativo, se dichiara un provvedimento incerto o uno stato giuridico di una persona.
— Confermativo, se corrobora un provvedimento instabile.
— Innovativo, se contiene un documento nuovo di una decisione o di una concessione.
— Sospensivo, se sospende l’esecuzione di un provvedimento, ex officio vel ad instantiam.
— Estintivo, se revoca o rescinde un provvedimento, ex officio vel ad instantiam.

11. IN RIFERIMENTO ALLA ESTENSIONE

1. Atti generali esecutori (cc. 31-33): determinano i modi di osservare nell’applica­


zione della legge o stimolano l’osservanza delle leggi;
□ 2. Istruzioni (c. 34): spiegano i prescritti della legge e determinano le ragioni da
<
cc prendere in considerazione nella loro esecuzione;
LU
z 3. Statuti (c. 94): vengono elaborati per le persone giuridiche determinando il loro
LU
e? fine, la costituzione, il regime, il modo di agire;
4. Ordinamenti (c. 95): regole da osservare nelle riunioni e celebrazioni comunitarie,
che definiscono ciò che riguarda la loro costituzione, direzione e modo di agire.

I - EX OFFICIO
1. Decreto singolare (c. 48): atto amministrativo emesso dalla legge — per un ca­
so particolare, viene data una decisione o una misura precauzionale, che per
natura sua non suppone una domanda da parte di qualcuno;
2. Precetto singolare (c. 49): è una specie di decreto singolare, cioè un decreto
cc con cui (soprattutto per stimolare l’osservanza della legge, da una sola o da più
5 persone determinate) direttamente e legalmente, viene imposto di fare o di
o omettere qualcosa.
o
z II - AD INSTANTIAM
co Rescritto (cc. 59-75)
Con esso viene concesso:
— una grazia (c. 59)
— un privilegio (cc. 76-84)
— una dispensa (cc. 85-93).
N.B. Sebbene in caso rarissimo, anche il Rescritto può dare motivo ad impugnazione.

72
Controlli amministrativi

i
La loro funzione consiste nella possibilità che un Organo dell’Amministrazione di
controllo sindachi, al fine di prevenzione o di riparazione, l’operato di un Organo del­
l’Amministrazione Attiva.

S Tempo: durante la fase di emanazione dell’atto


>1 Legittimità
£! Ambito
[Merito
£ 8
cc o
Funzione: garantire la validità dell’atto
Per Ql S [Assenso
evitare I Atti tipici
| Autorizzazione
atti •5
invalidi > 8 Tempo: durante la fase integrativa dell’atto
<75 1 Legittimità
C/3 SS Ambito
LU -5 Merito
(J <«

I D o Funzione: donare efficacia all’atto già perfetto e valido


Su CO 2
o Visto, per la legittimità
O singoli Atti tipici
Approvazione, per legittimità e merito
o atti
iZ Annullamento: elimina l’atto viziato per illegalità con
u_
O > effetto «ex tutte»
X Ò3 Revoca: elimina l’atto viziato nel merito con effetto «ex
LU co
Per LU tutte»
cc Abrogazione: elimina l’atto viziato nel merito per vizio
reagire Q_
LU
contro CC successivo. Opera «ex trutte»
atti Riforma: modifica l’atto viziato solo parzialmente
>
invalidi F
D Vengono esercitati sulla inattività dell’Organo dell’Amm.
t Attiva. L’Organo di controllo si sostituisce all’Organo
H
CO dell’Amm. Attiva.
O di sola attività
co Forme di sostituzione Idi attività e di persona

II Relazioni periodiche
Controlli ordinari
Sulla Visite canoniche
intera Ispezioni
attività Controlli straordinari inchieste
Ricorso di rimostranza o in opposizione diretto all’Autore
dell’atto
Ricorsi semplici Ricorso gerarchico diretto al superiore dell’Autore dell’atto
O
cn Ricorso straordinario diretto al Sovrano, che è il Romano
oc Pontefice
O
o Ricorso contro la decisione del Dicastero Curia Romana di-
oc
3 retto alla «Sectio Altera» della Segnatura Apostolica
cD Ricorsi giurisdizionali
(Al Trib. amministrativo) Conferma decisione
Decisione inappellabile del Dicastero
alternativamente Annullamento
dell’atto impugnato

73
il

Patologia dell’atto amministrativo


Malgrado tutti i controlli di legittimità e di merito, l’atto amministrativo può nasce-
re morto, deforme o invalido — non idoneo — al conseguimento dell’interesse pubblico.

alla inesistenza dell’atto amministrativo: INESISTENZA


Questa difformità può NULLITÀ
dar luogo all’esistenza tarata ANNULLABILITÀ
RESCINDIBILITÀ
di legittimità
I vizi dell’atto amministrativo possono essere di merito
di volontà
1 - VIOLAZIONE DI LEGGE: L’Amministrazione non è legibus soluta ma tenuta al­
< l’osservanza della legge come tutti gli altri soggetti: l’atto amm. deve essere con­
b forme alla legge sia comune che particolare, sia sostanziale che formale. Il contra­
sto tra l’atto amministrativo e la legge costituisce il vizio base che viene definito
«Violazione di legge».
o
UJ 2 - INCOMPETENZA - Questa è assoluta se l’Organo è del tutto sfornito di potere,
in quanto l'atto appartiene al potere giudiziario o legislativo, relativa, se il potere
5 compete ad un altro Organo della scala gerarchica amministrativa, diverso però da
N
> quello che ha emanato l’atto.
3 - ECCESSO DI POTERE - È la causa principale della patologia degli atti amministra-
rivi e si chiama la «Mala fides degli atti amministrativi» o «deviazione del potere».

Non basta la legittimità dell’atto amministrativo perché siano soddisfatte le esigenze


O del pubblico interesse e talvolta dell’ordinamento giuridico: occorre anche l’adegua­
b tezza, l’opportunità, la convenienza, l’esatta misura del provvedimento amministrati­
oc
UJ vo, il tutto in contemplazione dell’interesse pubblico.
Un provvedimento può rivelarsi legittimo, perché emanato nei limiti dei poteri della
a Pubblica Amministrazione e del tutto conforme alle leggi vigenti, ma sproporzionato,
N inadeguato alle circostanze, inopportuno, non conveniente economicamente o pasto­
> ralmente. Mentre l’attività privata può indirizzarsi a manifestazioni e attività strane e
04 cervellotiche, non opportune o disastrose, la volontà amministrativa è costretta a
muoversi sui binari della norma giuridica anche quando essa dicesi discrezionale.

1 - ERRORE - Si ha l’atto amministrativo erroneo quando l’organo emana il provve­


< dimento sbagliato in fatto o in diritto, in conseguenza di un erroneo convincimen­
h-
z to, di una sbagliata credenza, dovuta a negligenza o superficialità personale.
o
o 2 - DOLO - Si ha l’atto doloso quando l’Organo emana il provvedimento a seguito di
> raggiri e di inganni da parte di estranei.
5 3 - VIOLENZA MATERIALE o fisica esercitata sul Funzionario e che determina l’e­
N manazione dell’atto.
>
co 4 - VIOLENZA MORALE o compulsiva (timore riverenziale) basata sulla superiorità
gerarchica.

74
Terapia dell’atto amministrativo

i
La terapia studia i mezzi di sanatoria, ossia le cure dell’invalidità, congenita o acqui­
sita, sanabile o insanabile: per la prima il diritto prevede i mezzi di sanatoria, per la secon­
da i mezzi di epurazione. I mezzi di sanatoria possono essere apprestati dalla stessa Auto­
rità che ha emanato l’Atto amministrativo invalido o da altre Autorità di ordine superiore;
l’effetto può essere ex tunc ovvero ex nunc.

L’ANNULLAMENTO consiste nell’eliminazione dell’atto viziato di illegittimità. Ge­


LU neralmente viene deciso dall’Autorità superiore o giurisdizionale ma può essere de­
Z ciso pure dall’Autorità che ha emanato l’Atto, in virtù del potere dell’autotutela. Ha
O effetto ex tunc.
N
<
cc
LA REVOCA è il ritiro di un atto viziato di merito, anche se non illegittimo, perché
D non contrario alla legge. Viene decisa dalla stessa Autorità. Se il vizio è originario,
CL l’effetto è ex tunc, se invece è derivato, l’effetto è ex nunc.
LU

O LA REVOCAZIONE. Un atto, decorso il periodo dell’impugnabilità, si consolida.


N Se in seguito si scopre che vi fu violazione di legge ecc., si procede al riesame ed
N
LU
alla revocazione, analogamente a quanto avviene nel diritto processuale: una sen­
tenza passata in giudicato prò veritate habetur, ma se vi è un fondato dubbio di
un errore giudiziario, se è stato scoperto un documento decisivo, si procede alla
revisione e quindi alla revocazione. Òpera ex tunc.

RIFORMA. Consiste nella semplice modificazione del precedente atto ammini­


strativo, con la sostituzione di quelle parti che risultano affette da vizio, con altre
clausole più rispondenti all’interesse pubblico. Ha lo stesso fondamento della re­
voca. Opera ex tunc.
LU
RATIFICA. Consiste nell’approvazione da parte dell’Autorità competente di un atto
Z posto in essere da un altro agente che abbia operato in sua vece. Opera ex tunc.
o CONVALIDA. Consiste in una dichiarazione espressamente diretta ad eliminare il
N
< vizio dell’atto invalido, allorché ciò sia in potere della stessa autorità competente
Z all’emanazione dell’atto. Opera ex tunc.
<
CO
CONVERSIONE. È il rimedio giuridico per un atto invalido o nullo per una data
Q categoria, che viene reso valido mediante il trasferimento in altra categoria: p. es.
N la nomina senza concorso.., è invalida: essa può essere ritenuta efficace se trasferi­
N
LU ta in una nomina provvisoria. Opera ex tunc.
CONSERVAZIONE. Essa presuppone un vizio dell’atto solo parziale: p. es. una no­
mina cumulativa di più funzionari, può essere nulla per alcuni, a causa del difetto
di un requisito personale, può essere però tenuta ferma, conservata, per gli altri i
quali posseggono tali requisiti; l’autorizzazione data per un periodo superiore a
quello previsto dalla legge come durata massima, può restare valida ridotta al
tempo prescritto.

75
I vizi degli atti amministrativi sono insanabili o sanabili. Per i primi il diritto
prevede i mezzi di epurazione, per i secondi i mezzi di sanazione.

LU
2 Per i vizi di legittimità... ANNULLAMENTO.
9
rsi
— Autore dell’annullamento è l’Autorità Superiore (gerarchica o giurisdizionale) ed
< anche la stessa Autorità che ha emanato il provvedimento.
oc — Opera ex fune.
3
Q-
LU
se il vizio è congenito: REVOCAZIONE
5 — Opera ex tunc.
N Per i vizi di merito
NI se il vizio è acquisito: REVOCA
LU
— Opera ex nunc.

Per gli atti viziati solo parzialmente: RIFORMA


— Vengono sostituite o annullate le parti affette da vizio.
— Autore della Riforma è la stessa Autorità.
Per gli atti viziati solo per una categoria: CONVERSIONE.
LU
— Vengono sanati mediante il trasferimento in altra categoria: un provvedimento
2 di assunzione definitiva viene convertito in provvedimento di assunzione tem­
9 poranea.
N — Opera ex tunc.
<
2 Per gli atti viziati solo per alcuni soggetti: CONSERVAZIONE
<
C/) — Vengono conservati validi per gli altri soggetti.
Q — Opera ex tunc.
N Per gli atti validi posti in essere da un altro agente, in sua vece... RATIFICA.
N
LU — Opera ex tunc.
Per gli atti validi posti in essere dalla stessa autorità... CONVALIDA.
— Opera ex tunc.
Consiste in una dichiarazione espressamente diretta a eliminare il vizio dell’atto in­
valido, allorché ciò sia in potere della stessa Autorità competente alla eliminazione
dell’atto.

76
cc
in
NOZIONE

L'OGGETTO
Differisce
I RESCRITTI
(cc. 59-75: 36-62; SCSO, Resp. I, 27 ian. 1928;
ES I, 14; SCGE, Facu!., 1 ian. 1971, 9)

Il Rescritto è la risposta scritta della Sede Apostolica o di un Ordinario al


quesito o alla supplica dei sudditi.
— dal «vivae vocis oraculura», perché la risposta viene data
per scritto;
— dal «Motu proprio», perché la risposta viene data ad
istanza dell’oratore;
— dal «Privilegium», perché il Rescritto è solo il mezzo col
quale si concede il privilegio o la dispensa.
Di grazia, se contiene la concessione di un favore;
Di giustizia, se definisce una controversia.
Graziosa, se contiene una grazia già concessa;
necessaria, se contiene l’incarico di comunicare all’ora­
I
CL LA RIFORMA tore una grazia già concessa;
Lli Commissoria
z: libera, se contiene la facoltà di concedere la grazia ri­
o chiesta.
C/D
> LA Generale, se non ristretto ad un dato caso o ad una persona;
Q ESTENSIONE Speciale, se è ristretto ad un caso o ad una persona.

Tutti coloro ai quali non è espressamente vietato possono liberamente im­


ORATORE petrare Rescritti dalla Sede Apostolica o dagli altri Ordinari. Tale diritto
_compete a tutti i Battezzati.

Sono clausole apposte ai Rescritti e che precisano la stabilità, l’estensione o il


modo di esecuzione. Possono essere:
— essenziali, se toccano il valore del Rescritto. Vengono espresse con le parti-
CONDIZIONI celle «si»..., «dummodo» ecc.;
— accidentali, se toccano solo la liceità della concessione: «remoto scandalo»,
«iniuncta salutari poenitentia» ecc.;
— espressa o tacita. In tutti i Rescritti si sottintende la clausola «Si preces ven­
tate nitantur».

VIZI
c — Subreptio (surrezione), ossia la reticenza della verità;
— Obreptio (orrezione), ossia l’esposizione del falso.

La subreptio non rende invalido il Rescritto, purché sia stato espresso ciò che è
necessario per il valore dell’atto, secondo lo stile della Curia Romana.
La obreptio non rende invalido il Rescritto, purché almeno una causa motiva
sia vera.
Il vizio della subreptio o della obreptio in una parte del Rescritto non intacca
l’altra parte.
PRINCIPI Una grazia negata da una Congregazione o da un Ufficio della Curia Romana
invalidamente viene concessa da un’altra Congregazione o da un altro Uffi­
cio della medesima Curia.
Una grazia negata dal Vicario Generale invalidamente viene concessa dal Ve­
scovo senza la menzione della negazione.
Una grazia negata dal Vescovo invalidamente viene concessa dal Vicario, anche
se fatta la menzione della negazione.

77
Analisi dei rescritti
I. Analisi secondo l’oggetto

Attività Quesiti
PREPARATORIA Propulsiva Suppliche
che svolgono
o di Iniziativa Motivazioni
funzione

Attività Accertamenti previ


ISTRUTTORIA che svolgono Istruttoria Esame del Libello
funzione Interrogatori
Esame documenti
co Valutazione prove
<
LL.
Attività Dichiarativa:
ESSENZIALE che svolgono esplicazione [^Concessione formale
funzione del potere

Attività Integrativa Concessione materiale:


INTEGRATIVA che svolgno o — Redazione documento
— Notificazione
L funzione Confermativa
— Tassa ecc.

II. Analisi secondo le attività dei soggetti


Quesito
Oratore Supplica
RESCRITTO Motivazioni
in forma
GRAZIOSA Accertamenti preliminari
Valutazione delle prove
Rescribente Concessione formale
L Concessione materiale

Quesito
Oratore Supplica
Motivazioni
RESCRITTO
in forma Accertamenti preliminari
commissoria Valutazione delle prove
necessaria Rescribente Concessione formale
Commissione all’esecutivo
Commissario [Concessione materiale

Quesito
Oratore Supplica
RESCRITTO ^derivazioni
in forma
Rescribente [Commissione all’esecutivo
commissoria
libera Accertamenti
Esecutore Valutazione delle prove
Concessione formale
L Concessione materiale

78
I PRIVILEGI
(cc. 76-84: 63-79; CD 28; ES I, 18; Paulus PP VI, const. ap. Paen. V)

Il privilegio è una grazia accordata in favore di determinate persone


fisiche o giuridiche, mediante un provvedimento particolare. Può es­
NOZIONE sere concessa dal legislatore ovvero da un Organo del potere esecuti­
vo, debitamente facoltizzato.
Il possesso centenario o immemorabile di un privilegio fa presumere
la sua effettiva concessione.

— dalla legge, per il suo carattere essenzialmente privato;


— dal precetto singolare, perché non impone alcun obbligo o divieto,
SI ma contiene una grazia;
DISTINGUE — dalla dispensa, per il suo carattere di stabilità;
— dal rescritto, che è solo lo strumento col quale si concede una dis­
pensa ovvero una grazia.

— Contra e praeter ius: il primo esime stabilmente dall’osservanza di


una legge; il secondo, invece, contiene una grazia che non ha alcun
riferimento dispensativo o esimente.
— Favorevole e odioso. Il privilegio è odioso se la grazia concessa ad
DIVISIONE una persona arreca pregiudizio a terzi.
— Grazioso, remunerativo, oneroso o convenzionale, secondo che
venga concesso per pura liberalità, per gratitudine o per una specie
di contratto e talvolta anche con obbligazione ex utraque parte.
— Personale, reale e locale: il primo è concesso ad una persona; il se­
condo ad una cosa (ufficio, funzione, dignità); il terzo ad un luogo.

Il legislatore ovvero un organo del potere esecutivo, debitamente fa­


AUTORE coltizzato.
Non è più prevista la concessione per comunicazione o per consuetu­
dine.

INTERPRE­ Il privilegio deve essere interpretato a norma del c. 36; l’interpreta­


zione, tuttavia, deve essere sempre tale da consentire ai concessionari
TAZIONE
del privilegio il reale conseguimento di una grazia.

— Il privilegio si presume perpetuo, se non si dimostri il contrario;


— il privilegio personale segue la persona e si estingue con essa;
DURATA — il privilegio reale cessa con la totale distruz. della cosa o del luogo;
— il privilegio locale, tuttavia, rivive, se il luogo viene ricostruito entro
50 anni.

— per revoca da parte dell’autorità competente;


— per rinunzia debitamente accettata;
— per cessazione dell’autorità del concedente, se la concessione fu
fatta «ad beneplacitum nostrum»;
CESSAZIONE — per legittima prescrizione estintiva o liberativa;
— per lo scadere del tempo o l’esaurirsi dei casi;
— per il mutare negativo delle circostanze;
— per la privazione a causa di un grave abuso.

79
> LE DISPENSE
o (cc. 85-93: 80-86; CD 8 b; EM ll-IX;
SCDF, Norma e, 14 oct. 1980, artt. 1-3; Princ. 4)
c
. —«
a Etimologicamente: pensare diversamente.
« NOZIONE Realmente: è lo scioglimento dalPobbligo imposto dalla legge, in un caso
u particolare, fatto dalla legittima autorità, per una giusta causa.

Lo scioglimento dalPobbligo imposto dalla legge


— fatto dalla legittima autorità: è un atto autoritativo col quale viene
tolto l’obbligo proveniente da un comando particolare: è un atto del
potere esecutivo connesso col potere legislativo;
— in un caso particolare: l’obbligo comune che esiste per tutta la collet­
tività viene a cessare nel caso particolare;
ANALISI — per giusta causa: senza di questa, l’organo del potere esecutivo agi­
rebbe invalidamente, perché la legge - nelle condizioni normali - deve
essere vincolante per tutti.
L’effetto della dispensa è puramente negativo: scioglie dalPobbligo, in
presenza della giusta causa, ma non concede nulla di positivo. In questo si
distingue dal privilegio, il quale concede di fare ovvero omettere qualche
atto contro il comando o il divieto imposto dalla legge.

La Dispensa si differenzia:
— dalle cause escusanti ed esimenti, perché queste non richiedono il po­
sitivo intervento del Superiore nei singoli casi: mentre nella dispensa
la cessazione dell’obbligo viene fatta ab extrinseco, dall’intervento del
Superiore: in queste cause la cessazione dell’obbligo, invece, proviene
NATURA ab intrinseco;
— dalla licenza o autorizzazione, perché questa permette di fare una co-
sa conforme alla legge, mentre la dispensa ferisce la legge;
— dal privilegio: la dispensa, natura sua, non è perpetua e non costitui­
sce un diritto soggettivo; il privilegio, al contrario, natura sua, è per-
_ perno e concede un diritto soggettivo.

RIGUARDO AULE CAUSE:


— Necessaria o dovuta, se per la concessione esiste una causa grave;
— Permessa, se esiste una causa giusta;
— Proibita, se non esiste una giusta causa.
RIGUARDO AL MODO DELLA CONCESSIONE:
— Espressa, se viene concessa con parole chiare o segni;
— Tacita, se viene concessa per consuetudine o è manifesta;
DIVISIONE — Assoluta, se viene concessa incondizionatamente;
— Condizionata, se la concessione è subordinata a condizione.
RIGUARDO AL SOGGETTO:
— Personale, se viene concessa ad una persona, fisica o giuridica;
— Locale, se viene concessa ad un luogo.
RIGUARDO ALL’AMBITO:
Totale o parziale; unica o molteplice; per un tratto successivo o per un
caso singolare.

80
GLI STATUTI E GLI ORDINAMENTI
(cc. 94-95: 101, § 2, 395, § 4, 397, 410, 411, § 2, 416, 417, § 2:
loannes PR XXIII, m.p .Appropinquante Concilio, 6 aug. 1962)

Gli Statuti sono ordinamenti propri di associazioni, enti, istituti e fonda­


NOZIONE zioni esistenti nella Chiesa.
_L° scopo è di definire la finalità, la struttura, il governo, le attività.
In genere non sono leggi; sono norme di diritto interno che regolano la
vita e l’attività di istituti esistenti nella Chiesa.
Alcuni Statuti, tuttavia, hanno carattere e forza di legge, perché emanati
dal potere legislativo.
Non hanno forza di legge gli Statuti di enti semplicemente approvati dal­
la competente Autorità ecclesiastica.
NATURA Sono invece leggi le Costituzioni degli IVC e delle SVA clericali di diritto
=) pontificio.
< Emanati direttamente dall’Autorità ecclesiastica:
— del Consiglio pastorale (c. 513, § 1);
c/) — del Catecumenato (c. 788, § 3);
— delle Prelature personali (c. 295, § 1).
Formulati dagli enti e approvati dalla competente Autorità:
— delle associazioni (cc. 299, § 3, 314, 322, § 2);
DIVISIONE — dei capitoli cattedrali e collegiali (c. 505);
— delle Conferenze Episcopali (c. 451);
— delle Conferenze dei Superiori maggiori degli IVC (c. 709);
— dei Consigli presbiterali (c. 496);
— delle Persone giuridiche in genere (c. 117);
— delle Università cattoliche (c. 810);
J3- delle Università e Facoltà ecclesiastiche (c. 816, § 2).
Gli Ordinamenti sono norme da osservarsi nelle assemblee o convegni
NOZIONE indetti dall’Autorità ecclesiastica ovvero promossi liberamente dai fedeli
_e anche in altre celebrazioni.

NATURA Scopo degli ordinamenti è di disciplinare lo svolgimento di tali assem­


blee e celebrazioni, determinandone la costituzione e la procedura.
Sono emanati a norma del diritto e degli Statuti, ma hanno bisogno di
F AUTORE approvazione ecclesiastica e possono essere modificati secondo le esi­
2 genze e le circostanze.
LU
Alle norme degli ordinamenti sono tenuti tutti quelli che partecipano al­
< OBBLIGO
2 le assemblee e convegni.
Q
cc Emanati dalla Sede Apostolica:
O — Ordo Concilii Vaticani II celebrandi (6.8.1962);
— Ordo Synodi Episcoporum celebrandae (8.12.1966).
Hanno il nome di «Ordo» anche i vari Rituali:
ELENCO — Ordo Initiationis christianae adultorum;
— Ordo Baptismi parvulorum;
— Ordo Confìrmationis;
— Ordo Paenitentiae;
— Ordo celebrandi matrimonium;
Ordo exsequiarum, ecc.

81
LE PERSONE FISICHE E GIURIDICHE
Cap. I
LA CONDIZIONE GIURIDICA DELLE PERSONE FISICHE
(cc. 96-112: 87-98; LG 11, 14; UR 3-4; AG 7; OBP 1, 4; ClCod.)

In FILOSOFIA la persona è un ente singolare e completo, è il «supposi-


tum», la «naturae rationalis individua substantia», è «id quod perfectissi-
mum est in tota natura».
In DIRITTO è un ente capace di diritti e di obbligazioni, «ens capax iu-
rium et officiorum», o meglio, «subiectum iurium et obligationum». La
persona si distingue in: persona fisica e persona giuridica1.
La persona FISICA è la persona singolare, l'individuo.

nello Stato, cittadino


Si nella Chiesa, fedele
chiama nell’IVC, religioso
in una società, socio

nello Stato, con la nascita naturale (c. civ., a. 1);


Si nella Chiesa, con la nascita soprannaturale (c. 96);
NOZIONE diventa neiriVC, con la professione (c. 654);
in una società, con l’accettazione come socio.

Nella Chiesa tutti gli uomini sono centri di imputazione;


il Battesimo non conferisce, ma completa la persona:
Nel CIC — i Battezzati sono persone «in Ecclesia» (c. 96);
— i Catecumeni sono persone «coniunctae cum Ecclesia»
(c. 206, § 1);
gli infedeli sono persone «vocatae...» (LG 1-2).

Nello Stato:
La — per menomazione psichica (Interdizione);
persona — per menomazione morale (condanna per delitto).
viene Nella Chiesa:
menomata — per menomazione psichica = Interdizione;
— per menomazione morale = condanna a pene spirituali
_ (scomunica, interdetto, sospensione) o temporali.

La persona fisica è un ente naturale, corporale, individuale e indivisibile, la persona giuridica


un ente sociale, incorporale, collettivo e divisibile.

82
Maggiorenne, se ha compiuto i 18 anni;
ETÀ Minorenne, sotto i 18 anni. Questi, prima di 7 anni è bambino, e
_ come tale non responsabile dei suoi atti (c. 97).

Abitante, nel luogo ove ha il domicilio;


LUOGO Dimorante, nel luogo ove ha il quasi-domicilio;
Forestiero, se è fuori del domicilio e del quasi-domicilio;
^Girovago, se non ha nessun domicilio o quasi-domicilio’(c. 100).

Domicilio volontario, se questo si acquista, si cambia o si perde per


la libera volontà della persona;
Domicilio necessario, se viene imposto dalla legge:
RESIDENZA — minore in genere (c. 105, § 1);
— le persone poste sotto tutela o curatela (c. 105, § 2);
— i membri degli IVC (c. 103);
i coniugi non separati legittimamente (c. 104).

VINCOLO Consanguinea in linea retta: tanti gradi quante le generazioni;


FISICO Consanguinea in linea obliqua: tanti gradi quante le persone in tutte
_ e due le linee (c. 108).

VINCOLO Affini tra il marito e consanguinei della moglie e viceversa;


MORALE Non affini (c. 109).
LU COGNAZIONE Il c. 110 rinvia alla propria legislazione civile.
2 LEGALE E uno dei casi previsti dal c. 22.
O
(/) Con la recezione del Battesimo nella Chiesa Latina, il figlio di geni­
tori di rito latino viene ascritto ad essa;
>
— vi viene anche ascritto se uno dei genitori non vi appartiene,
Q ma, di comune accordo hanno scelto che il figlio venga battez­
zato nella Chiesa Latina;
— Mancando il comune accordo, il figlio viene ascritto alla Chiesa
di cui fa parte il padre;
— Se uno solo dei genitori è cattolico, è ascritto alla Chiesa alla
quale il genitore cattolico appartiene.
— Il battezzando che ha compiuto 14 anni può scegliere liberamente
la Chiesa Latina o qualsiasi altra Chiesa sui iuris (c. 111).

Dopo aver ricevuto il Battesimo viene iscritto ad un’altra Chiesa:


RITO — chi ne ha ricevuto licenza dalla Sede Apostolica;
ECCLESIALE — il coniuge che nel contrarre matrimonio o durante il medesimo
dichiari di voler passare alla Chiesa rituale dell’altro coniuge;
sciolto però il matrimonio, è libero di tornare alla Chiesa Latina;
— I figli delle persone di cui ai nn. 1 e 2, prima del 14° anno di
età, e parimenti nel matrimonio misto, i figli della parte cattoli­
ca che sia passata ad un’altra Chiesa rituale, compiuto il 14° an­
no, possono tornare alla Chiesa Latina;
— L’usanza di ricevere i Sacramenti secondo il rito di una Chiesa
rituale sui iuris non comporta l’ascrizione alla medesima;
— Ogni passaggio ad altra Chiesa sui iuris ha valore dal momento
della dichiarazione fatta alla presenza dell’Ordinario del luogo
della medesima Chiesa o del parroco proprio oppure del sacer­
dote delegato da uno di essi e di due testimoni, a meno che un
rescritto della Sede Apostolica non disponga diversamente; e si
annoti nel libro dei battezzati (c. 112).
83
Rilevanza dell’età nel diritto canonico

ETÀ RICHIESTA PER ESSERE: eie 1917 CIC 1983

Soggetto alle leggi puramente ec­ 7 (c. 12) 7(c. 11)


clesiastiche
Idoneo ad acquistare il quasi domi­
cilio 7 (c. 93 § 2) 7 (c. 105 § 1)
Soggetto delle pene ecclesiastiche 12, § 14 (c. 2230) 16 (c. 1523 § 1, 1)
Idoneo a contrarre matrimonio 14-16 (c. 1067 § 1) 14-16 (c. 1083 § 1)
Idoneo ad iniziare il Noviziato 15 (c. 542 § 1) 17 (c. 643 L 1-1
Idoneo ad emettere la professione
temporanea 16 (c. 573) 18 (c 656. 1)
Maggiorenne 21 (c. 88) 18 (c. 97 $ 1)
Idoneo ad emettere la professione
perpetua 21 (c. 573) 21 (c. 658, 1)
Idoneo a ricevere il Diaconato 22 (c. 975) 23 (c. 1031 § 1
Idoneo a ricevere il Diaconato per­
manente 25 (c. 1031 § U
Idoneo a ricevere il Presbiterato 24 (c. 975) 25 (c. 1031 § 21
Idoneo a ricevere il Diaconato per­
manente se il soggetto è ammo­
gliato 35 (c. 1031 § 1)
Idoneo a ricevere l’Episcopato 30 (c. 331,2) 3S (378 S 1. 13)
Idoneo per l’Ufficio di Superiore
Maggiore 30 (c. 504) Rinvio al Dir. part.
Idoneo per l’Ufficio di Abbadessa 40 (c. 504) Rinvio al Dir. part.
Idoneo per l’Ufficio di Superiore
Supremo 40 (c. 504) Rinvio al Dir. part.
Idoneo per reggere una parrocchia
limite massimo di età 75 (c. 538 $ 3)
Idoneo per reggere una Diocesi
limite massimo di età 75 (c. 401 § 1)
Idoneo alla voce attiva in Conclave
limite massimo di età 80 (Decr. Ingrave-
Idoneo all’Ufficio di Capo Dicastero scentem aetatem)
limite massimo di età 75 (c. 354)

NB. Le innovazioni risultano sottolineate nella terza colonna.

84
Subiectum iuris seu persona in Ecclesia
Persona Capacitatem iuridicam
physica
(cc. 96 ss) Capacitatem Per se
quae habet: agendi Per alium seu Procuratorem

Ius ad nomen
IURA Ius ad insignia
PERSONALLA Ius ad praecedentiam
Ius ad sedem

Capacitatem IURA Ius acquirendi


iuridicam PATRIMONIALIA Ius possidendi
Subiectum iuris Ius administrandi
seu ens capax iurium
et officiorum duplex est: Persona
iuridica IURA Ius acquirendi bona incorporalia
(cc. 113 ss) EXTRA- Ius acquirendi iura spiritualia
quae habet: PATRIMONLALLA Ius acquirendi iurisdictionem
Ius condendi sibi Statuta
Ius standi in iudicio
PERSONA I. Per se, i. e. per actus collegiales
COLLEGIALIS (Capitula, Assembleae)
Capacitatem [Ter actus Superioris
Per alios [Per actus ad instar collegiales
agendi
PERSONA I. NON pTantummodo |Per actus Sup erioris
COLLEGIALIS per alios IPer actus ad iinstar collegiales

oo
KEEsaissr:
per alios, altera autem agit tantummodo per alium, seu per personam physicam, quae dicitur Organum.
—». • «
t-n
Hac ratione persona iuridica aequiparatur minoribus.
HH
LE PERSONE GIURIDICHE
O (cc. 113-123: 99-107; Pius PR XII, Litt. Ap. Quam Romani Pontifices, 14 sept. 1949;
SCR, Decr. Sacra Congregalo, 9 dee. 1957; Paulus PR VI, Const. Ap.
o Romano Pontifici eligendo, 1 oct. 1975)
a NOZIONE - La persona giuridica è tutto ciò che è capace di diritti e di obbligazioni oltre la
C5
u persona fisica: Chiesa, diocesi, parrocchia, IVC, province e case religiose ecc.
DIVISIONE
Riguardo all’Autore:
— di diritto divino: Chiesa Cattolica e Sede Apostolica (c. 113, § 1);
— di diritto ecclesiastico:
a) persone giuridiche pubbliche, se vengono dotate di personalità «ipso iure»: parroc­
chie, seminari, IVC, ovvero «speciali decreto» ;
b) persone giuridiche private, se erette da privati, vengono dotate di personalità solo
per speciale decreto della competente Autorità ecclesiastica (c. 116).
Riguardo al substrato:
— Collegiali (= universitates personarum), se il substrato è costituito dalle persone (almeno
tre) riunite per formare un corpo morale e conseguire un medesimo fine (c. 115, § 1);
— Non Collegiali (= universitates rerum), se il substrato è vario: cose, patrimonio, fine
«pietatis erga Deum» ovvero «charitatis erga proximum» (c. 115, § 2).
NASCE
— «Ipso iuris praescripto»: le persone giuridiche pubbliche ritenute necessarie per la vita
della Chiesa: Diocesi, parrocchie ecc.;
— Per speciale concessione da parte della legittima Autorità: tutte le altre (c. 116).
MUORE - Sebbene la persona giuridica per sua natura sia perpetua, può morire:
— per soppressione decretata dal competente Superiore, che è l’autore, il successore o il
superiore gerarchico;
— per estinzione, la quale si verifica dopo 100 anni dalla scomparsa dell’ultimo membro.
Fino a che vive uno solo in lui si concentrano tutti i diritti della persona giuridica.
— La persona giurid. privata si estingue anche secondo le norme previste dallo Statuto (c. 120).
AGISCE CON ATTI
— Collegiali. Per questi si richiedono tre operazioni distinte:
a) convocazione estesa a tutti gli aventi diritto;
b) riunione, adunanza dei convocati; il nuovo CIC richiede il quorum strutturale:
«Praesente quidem maiore parte eorum qui convocari debent» (c. 119, § 1);
c) votazione. E necessario il quorum funzionale: «id vim iuris habet... quod placuerit
parti absolute maiori» (c. 119, § 1).
— Quasi-collegiali, se agisce il Superiore con previo parere dei Consiglieri, che sono suoi
inferiori (c. 127).
Autarchici o semplici, se agisce il Superiore senza il previo parere dei suoi Consiglieri.
COLLEGIO
Integrale: assemblea. Viene costituita da tutte le persone fisiche che costituiscono U
persona giuridica collegiale;
— Rappresentativo:
di persone fisiche, soci della persona giuridica: la rappresentanza deve essere stret­
tamente proporzionale: 10-20%;
di persone giuridiche inferiori: la rappresentanza deve essere uguale per tutte le
persone giuridiche inferiori, altrimenti le singole non si troverebbero su un piano
di uguaglianza, ossia in linea orizzontale.

86
GLI ATTI GIURIDICI
(cc. 124-128: 103-105, 1680, 1681; SC Conc., Resol., 17 maii 1919;
SCpC, Liti. circ. 25 ian. 1973, 8)

Atto giuridico è un atto della persona, libero e volontario, al quale la legge riconosce
determinati effetti: contratto, donazione, testamento, nomina, rimozione ecc.
Fatto giuridico è un avvenimento puramente naturale e necessario: nascita, morte, terre­
moto, battesimo ecc.
Z
Il criterio distintivo è l’elemento della volontarietà.
2
N Negozio giuridico, è un atto i cui effetti riconosciuti dalla legge sono voluti dal soggetto,
o invece, nell’atto giuridico gli effetti si producono in forza della legge, indipendentemen­
z te dalla volontà del soggetto. L’atto giuridico consiste anche in una omissione, perché
anche da questa derivano effetti giuridici.
Il CIC considera gli atti giuridici in genere, sia pubblici (= atti amministrativi) sia privati
(= contratti, negozi giuridici).

ESSENZIALI:
A) Capacità del soggetto:
— effettiva capacità giuridica del soggetto:
a) naturale, ossia di intendere e di volere, perché l’atto giuridico deve essere un
atto umano e come tale, libero, cosciente e responsabile;
b) ecclesiastica, ossia soggettività di diritti e di obbligazioni, sia che trattasi di per­
sona fisica (c. 96), sia che trattasi di persona giuridica (cc. 113-114);
— effettiva capacità di agire:
Z a) generica, ai sensi del c. 97 per le persone fisiche, e dei cc. 118, 119, 1480 per
2 le persone giuridiche;
N b) specifica, ossia relativa all’atto da porre in essere;
Q — debita competenza, se il soggetto agente è un organo dell’autorità amministrativa.
Z
o B) Concorso degli elementi costitutivi essenziali:
o a) manifestazione effettiva della volontà;
b) elementi determinati dalla natura dell’atto stesso;
c) altri elementi determinati dalla legge divina o canonica.
C) Formalità e requisiti prescritti “ad validitatem”:
a) forma prescritta per alcuni atti (c. 474);
b) consenso o parere del Superiore (c. 127).
ACCIDENTALI: sono le condizioni il cui difetto non comporta la nullità dell’atto giuri­
dico.

Violenza fisica inferta dall’esterno, contro la quale il soggetto non è stato in grado di
resistere: rende l’atto nullo (c. 125, § 1);
Il timore, chiamato anche violenza morale, non comporta la nullità dell’atto giuridi­
N co, ma ne diminuisce la libertà (c. 125, § 2);
Il dolo, che consiste in una serie di raggiri, manovre, artifici, diretti a trarre in errore
> una persona, viziandone la volontarietà, inducendo la persona a compiere un atto che
non avrebbe compiuto (c. 125, § 2).
L’ignoranza e l’errore (c. 147). L’atto che ne segue può essere nullo, valido e rescindi­
bile, secondo i casi (c. 126).

NB. Chiunque illegittimamente, con un atto giuridico posto con dolo o colpa, arreca danno ad
un altro, è tenuto all'obbligo di riparare il danno arrecato (c. 128).

87
Soggetti che agiscono
in nome e per conto

minore1 [jpriva della capacità di agire = Tutore


della
persona incapace di intendere e di volere — Curatore
fìsica maggiore2
impossibilità... = Procuratore

della
persona = Legale Rappresentante
giuridica3

1 La persona fisica, normalmente, è in grado di agire, ossia di esercitare i propri diritti e di


adempiere le proprie obbligazioni. La persona ancora minore di età, per disposizione di legge (98, §
2, 1478), agisce per mezzo del TUTORE.
2 La persona fisica maggiore di età, ordinariamente, agisce personalmente. Verificandosi parti­
colari difficoltà, se:
— a motivo di incapacità di intendere o di volere, per disposizione di legge (1478, 1479), agisce per
mezzo del CURATORE, se
— a motivo di carattere personale, per libera disposizione della stessa persona interessata, agisce
per mezzo del PROCURATORE.
J La persona giuridica esercita i suoi diritti e adempie le sue obbligazioni sempre ed assolutamen­
te attraverso una persona fisica (o più persone fisiche) che si chiama LEGALE RAPPRESENTANTE.
Il complesso dei diritti e delle obbligazioni della persona giuridica costituisce l’UFFICIO del­
l’Organo o Legale Rappresentante.
Mentre la persona fisica, normalmente, è in grado di esercitare i suoi diritti e di adempiere le
sue obbligazioni, è impossibile che un solo Organo eserciti tutti i diritti e adempia tutte le obbligazio­
ni che costituiscono la sfera giuridica dell’ente:
— che il Papa eserciti tutti i diritti e adempia tutte le obbligazioni della Chiesa Cattolica;
— che il Vescovo eserciti tutti i diritti e adempia tutte le obbligazioni della Diocesi.
Da tale impossibilità discende la necessità di frazionare la sfera di attività della persona giuridi­
ca per costituire tante piccole sfere che prendono il nome di UFFICI. L’Ufficio è un incarico, di istitu­
zione divina o umana, che comporta l’esercizio della potestà ecclesiale.

88
Funzioni corrispondenti agli uffici

L
1. Funzioni di governo
Alcuni fedeli, per ragioni dei loro uffici, compiono funzioni di governo:
— il Papa sopra la Chiesa Universale, come rappresentante di Cristo (c. 331);
— il Vescovo diocesano sopra la Chiesa particolare, idem... (c. 381);
— il Parroco sopra la comunità parrocchiale, sotto l’autorità del Vescovo (c. 519).
Di tali funzioni e poteri, il titolare non è il coetus fidelium, ma il Pastore che esercita
il potere in nome di Cristo (c. 212).
Se il Pastore non governa in nome della Comunità, tecnicamente non si può dire
suo Organo di governo:
— il Papa ed il Vescovo diocesano ricevono il potere direttamente da Dio (At. 20, 28;
LG 27);
— altri uffici sono di origine umana, però i titolari esercitano un potere ricevuto da Cristo,
mediante la sacra ordinazione.
Conclusione: gli atti di governo non sono imputabili alla persona giuridica eccle­
siastica: diocesi, parrocchia, ecc.

2. Funzioni di rappresentanza
Sono funzioni disimpegnate dai titolari degli uffici, ma in nome e per conto della
persona giuridica.
Tali funzioni possono coesistere in un medesimo titolare con le funzioni di governo:
— il Vescovo rappresenta gli interessi della diocesi nei negozi giuridici;
— il parroco rappresenta la comunità parrocchiale, ecc.
Queste funzioni sono distinte dalle funzioni di governo: il Vescovo agisce come
organo della persona giuridica diocesi (c. 393), il parroco come rappresentante della
persona giuridica parrocchia (c. 532), il rettore rappresenta la persona giuridica Semi­
nario (c. 238, § 3), il Superiore religioso rappresenta l’IVC (cc. 634, 638, 639, § 2). Essi
sono organi giuridici ordinari e rappresentano la persona giuridica nei suoi affari.

3. Funzioni di amministrazione
Sono funzioni di amministrazione dei beni della persona giuridica e non di una por­
zione del Popolo di Dio come tale.
— Si ha l’amministrazione ordinaria e l’amministrazione straordinaria dei beni.
Classi di amministratori:
1) Principale (c. 1279, § 1): chi regge la persona giuridica in maniera immediata;
2) Ausiliare: l’Economo che esegue gli ordini dell’Amministratore principale (cc. 494,
1272, 239, 636);
3) Superiore: colui che ha funzioni di vigilanza (cc. 1276, 1281, 1284);
4) Superiore supremo: il Romano Pontefice, in virtù del suo Primato (c. 1273).

4. Funzioni di semplice servizio


Svolgono funzioni di semplice servizio i titolari di uffici che non hanno alcuna pote­
stà sopra i fedeli:
— Cappellano, organista, sagrestano, minutanti, aiutanti di studio, archivista...
I titolari di tali uffici prestano un servizio materiale ma non giuridico, e quindi non
governano né rappresentano.

89
Secretimi
seu obligatio rem aliquam non revelandi
(.Servandum: 127, § 3, 471, § 2, 983, § 2,1388, § 2, 1455, 1457, 1546
Sub secreto: 269, 413, 645, 1158-9)

SPECIES OBLIGATIO REVELATIO

Naturale

Si obligatio oritur ex iure Obligatio ex iustitia vel Revelatio licet ubi sine
naturae: res casu cognita ex contractu sub gravi in gravi incommodo secre-
revelari nequit quin alius re gravi tum servari nequit
rationabiliter sit invitus

Promissum
Si obligatio oritur ex pro­ Obligat ex mera fidelitate, Licet ubi sine gravi in­
missione superaddita de sub gravi in re gravi commodo, proprio vel
re iam cognita alieno, servari nequit se-
cretum.
Indici interroganti, testes
tenentur revelare ea quae
cognoverunt secreto natu­
rali vel promisso.
Admittitur renuntiatio
eius cuius interest. Licet,
si et quatenus...
Commissum
Si obligatio oritur ex pac- Testes non tenentur re-
to quo quis rem sibi co- spondere iudici interro­
gnitam ab alio accipit so- ganti circa ea quae cogno­
lum sub promissione se- verunt ex pacto privato.
cretum servandi: Semper obligat iudices et
— commissum privatum, Illius observantia exigitur testes sed diversimode
si oritur ex pacto ex- ex bono privato. prò diversis rerum et
plicito; Istius observantia exigi­ personarum adiunctis...
— commissum officii vel tur a bono publico In violatione deest de-
officiorum, si ex pacto lictum periurii...
tacito

Sacramentale
Si ex natura Sacramenti Obligatio est omnium Numquam licet revelatio,
(est species secreti com- gravissima neque ad evitandum dam-
missi) omnium gravissi- num supremum. Non ad­
mum quia ordinatum ad mittitur renuntiatio eius
bonum supernaturale cuius interest, seu poeni-
tentis.

90
!:

Classificazione !

degli Uffici della Chiesa universale I

riguardo alla
COSTITUZIONE
Individuali

Collegiali
Ufficio di Romano Pontefice
Ufficio di Segretario di Stato
Ufficio di Prefetto di Congregazione
Ufficio di Presidente di Pontificio Consiglio

Concilio Ecumenico
Sinodo dei Vescovi
Congregazioni
Pontifici Consigli
Sectio Altera della Segnatura Apostolica

Ufficio di Romano Pontefice


Ufficio di Segretario di Stato
L
Centrali Ufficio di Congregazioni
O Ufficio di Pontifici Consigli
oc Uffici di Commissioni varie
O
b
oc
riguardo alla oc Nunziature
LLI
COMPETENZA I- Delegazioni Apostoliche
0c Vicariati Apostolici
LLI
Q_ Locali Prefetture Apostoliche
Amministrazioni Apostoliche
Concili Plenari
Concili Provinciali

Ufficio di Romano Pontefice


oc Generali Ufficio di Segretario di Stato
<
LL-

< Ufficio di Congregazioni


oc
LLI Speciali Ufficio di Pontifici Consigli
Q-
Ufficio di Commissioni

Ufficio di Romano Pontefice


Ufficio di Segretario di Stato
Esterni Ufficio di Prefetti Congregazioni
Ufficio di Presidenti Pontifici Consigli
riguardo alle Ufficio di Presidenti Commissioni
RELAZIONI
Officiali Maggiori
Interni Officiali Minori
Addetti

91
in"' ”

LA POTESTÀ DI GOVERNO
(c. 129: 196; LG 33; AA 24; SCRIS,Resp. 21 aug. 1978; PA 7, 17)
>
o
O La Sacra Potestà (la somma dei poteri che la Chiesa ha ricevuto da Cristo e che esercì-
• ta in suo nome per condurre gli uomini alla vita eterna), sostanzialmente è unica, per la sua
H origine remota e per il suo fine; per la sua origine prossima, invece, è duplice: di Ordine e di
Governo, detta anche di Giurisdizione o di Regime:

È totalmente riguardo al munus (ufficio)


sacramentale riguardo al suo esercizio

non è delegabile

di non è amissibile
Ordine Come tale
sospeso
viene esercitata
scomunicato
sempre validamente
anche dal dimesso dallo
stato clericale

È solo riguardo al munus e


parzialmente non riguardo al suo esercizio:
sacramentale potestà libera all’esercizio
di
Governo
è delegabile
Come tale è amissibile
non sempre viene esercitata validamente2

1 S. Tommaso adduce la seguente ragione: «quia potestas Ordinis exercetur quoad Veruni Chri-
sti Corpus in Sacramento Eucharistiae asservatum» (In IV Sent., d. 24, q. 1, a. 3).
2 S. Tommaso adduce la seguente ragione: «quia potestas regiminis exercetur quoad Corpus
Christi mysticum: est principium coordinator externum novi Populi Dei» (ivi).
Il soggetto idoneo a ricevere ed esercitare la potestà di governo può essere così determinato:
— chi ha ricevuto 1 Ordine sacro è idoneo a ricevere ed esercitare la potestà di governo, sia ordina­
ria sia delegata (cf. c. 129, § 1);
— chi è privo dell’Ordine sacro è idoneo a ricevere ed esercitare soltanto la potestà delegata: «pote­
stas regiminis quae non est innixta Ordini sacro» (cf. c. 129, § 2).
Molti Uffici ecclesiastici richiedono l’esercizio congiunto della potestà di Ordine e della potestà
di Governo. Possiamo dire: la missio divina conferisce il «munus», il «nudum officium», V«habilitas»;
la missio canonica conferisce V«exercitium muneris», la «potestas ad aduni expedita».

92
Foro esterno e foro interno
(c. 130: 196, 202; SPA, Ind. 4 nov. 1927; SPA, Rescr., 19 iun. 1970)

La potestà dello Stato è limitata alle sole azioni esterne-sociali, ossia intersubiettive
dei cittadini, mentre la potestà della Chiesa si estende anche alle azioni esterne individuali
e persino alle azioni interne.
Per tale motivo la potestà della Chiesa, che è essenzialmente unica, si svolge in un
duplice settore, denominati canonicamente «foro esterno e foro interno».
Nel foro esterno, la Chiesa persegue il bene comune; nel foro interno, invece, cura
immediatamente il bene spirituale dei singoli fedeli.
Al foro esterno appartiene tutto ciò che concerne la disciplina, l’ordine, i rapporti
sociali dei fedeli tra di loro e con le varie autorità; appartiene, invece, al foro interno, tipi­
co della Chiesa, tutto ciò che si svolge nell’intimo delle coscienze ed ha direttamente rap­
porto con Dio.

LU
Z
O
Foro esterno
giudiziario

extragiudiziario
contenzioso
penale
i
cn
> sacramentale (foro del Sacr. della Penitenza)
o Foro interno
extrasacramentale

1) Poiché i due Fori fanno parte di un unico ordine giuridico, gli atti posti nel foro
esterno hanno pure effetto nel foro interno.
2) Gli atti che la potestà di governo ha nel foro interno non sono riconosciuti nel fo­
ro esterno se non nei casi determinati dal diritto.
3) Gli atti giurisdizionali posti nel foro interno devono rimanere, per sé, nel foro in­
terno, perché hanno carattere riservato.
t=
LU 4) Un atto amministrativo riguardante il foro esterno deve essere redatto per iscritto
LL
LL (c. 37).
LU
5) Benché una persona possa usufruire nel foro interno di una grazia concessagli
oralmente, per il foro esterno è tenuto a provarla (c. 74).
6) Un atto di potestà delegata per il foro interno, posto per inavvertenza dopo la
scadenza del tempo di concessione, resta valido (c. 142, § 2).
7) La remissione di una pena in foro esterno deve essere fatta in iscritto (c. 1361, § 2).

93
Potestà ordinaria e delegata
{c. 131: 197, 200; CI, Resp. IV, 26 mar. 1952)

!
ORDINARIA DELEGATA

ANNESSA all’Ufficio COMMESSA alla persona

divino1 dal diritto


CONCESSA dal diritto CONCESSA dall’uomo3
umano2

COMPETE iure suo, ratione officii COMPETE iure delegationis''

SI ACQUISTA SI ACQUISTA col ricevimento del mandato


col possesso dell’Ufficio
expleto mandato
elapso tempore
SI PERDE SI PERDE exhausto numero casuum
con la perdita dell’Ufficio cessata causa finali delegationis
revocatione intimata delegato,
renuntiatione delegati a delegante
acceptata
nomine proprio
viene (ordinaria propria)
ESERCITATA nomine alterius viene ESERCITATA sempre e solo a nome del
(ordinaria vicaria) delegante

ORDINARIAMENTE può essere ORDINARIAMENTE non può essere subdele­


delegata gata

È delegabile dalla Sede Apostolica


se si tratta di ad universitatem causarum
potestà delegata con potere di subdelegare
È soggetta a stretta interpretazione È soggetta a stretta interpretazione

1 La potestà di diritto divino è quella: del Supremo Pontificato, del Collegio dei Vescovi, dei
Vescovi diocesani.
2 La potestà di diritto umano è quella di tutti i gradi subalterni.
ì Si ha quando la potestà viene delegata dal Superiore eccl. (966, § 2; 976; 1070-1080).
4 Principi generali sulla delega:
— La delega può essere concessa per i singoli casi o anche ad universitatem causarum ;
— Per la potestà delegata a iure non occorre l’accettazione, perché è il diritto stesso che concede la
potestà, indipedentemente dalla volontà del delegato;
— Per la potestà delegata ah homine l’accettazione, tacita o espressa, è richiesta ad validitatem\
— La persona del delegato, se richiesta, ha l’obbligo di provare la delega ricevuta;
— Se il delegato supera i limiti del mandato agisce invalidamente (133, § 1).

94
Ordinari e ordinari del luogo
(c. 134: 198; SCC, Decr. Ad Sacra Limina, 28feb.1959) :

L
Nel linguaggio tecnico-giuridico, non tutti coloro che esercitano una potestà ordina­
ria (parroci, superiori locali degli 1VC) sono denominati Ordinari. Sono tali soltanto quel­
li indicati dal diritto:

PER LA CHIESA Il Romano Pontefice


UNIVERSALE

Il Vescovo diocesano
PER LE DIOCESI E Vicari Apostolici
CIRCOSCRIZIONI Prefetti Apostolici
EQUIPARATE
Amministratori Apostolici

Superiori Generali e loro Vicari


NEGLI IVC E Superiori Provinciali e loro Vicari
NELLE SVA
Superiore di una casa sui iuris e suo Vicario
Abbate Primate e Superiori delle Congregazioni monastiche

Non sono Ordinari in senso tecnico-giuridico:

— I Vicari Giudiziali, pur esercitando una potestà ordinaria generale nel campo della
amministrazione della giustizia (c. 1420, § 1);

degli IVC di diritto diocesano


— I Superiori maggiori degli Istituti Laicali (c. 588)
degli Istituti Secolari (c. 710)1

95
X GLI UFFICI ECCLESIASTICI
(cc. 145-196: 145-195)
o
o NOZIONI
L’Ufficio ecclesiastico è qualunque incarico (munus) costituito stabilmente, per dis­
P posizione divina o ecclesiastica, da esercitarsi per un fine spirituale.
I diritti e gli obblighi propri dei singoli uffici sono definiti sia dal diritto con cui
l’Ufficio viene costituito, sia dal decreto dell’autorità competente, con cui l’Ufficio viene
costituito e conferito (c. 145).
L’Ufficio ecclesiastico è lo strumento tecnico indispensabile perché la Chiesa possa
esercitare ordinatamente la sua attività.

ELEMENTI
— munus, ossia un complesso di diritti e di obblighi annessi all’Ufficio ecclesiastico e or­
dinati al fine spirituale;
— di istituzione divina o ecclesiastica: in merito viene esclusa qualsiasi competenza del
potere civile come pure della iniziativa privata dei fedeli;
— stabilità oggettiva. Non si richiede la stabilità soggettiva del titolare, il quale può muta­
re o venire a mancare; si richiede però la stabilità oggettiva dell’Ufficio ecclesiastico, il
quale resta, anche se vacante, quando viene a mancare il suo titolare;
— la finalità spirituale: l’attività della Chiesa deve tendere sempre alla salus animarum;
— il conferimento, chiamato «provvista» o «provvisione», deve essere fatto sempre a nor­
ma dei sacri canoni '.

Ufficio del Supremo Pontificato


di diritto divino
_Ufficio dei Vescovi subalterni

di diritto umano Tutti gli altri uffici (Cardinale, Legato Pont., Presidente
_Conferenza Ep., parroco ecc.)

curato, se comporta la cura d’anime

DIVISIONE non curato, se non comporta tale cura

residenziale, se comporta l’obbligo della residenza da parte del titolare

non residenziale, se non comporta tale obbligo

individuale, se il titolare è una persona fisica singola

collegiale, se il titolare è un complesso di persone fisiche (minimo tre) co-


_ stituenti un collegio.

‘ Nel nu°vo non è più elemento essenziale dell'Ufficio ecclesiastico la partecipazione


della potestà, di ordine o di giurisdizione, anche se a molti Uffici è annessa tale potestà. Ciò rende
possibile il conferimento di alcuni Uffici ecclesiastici anche ai laici.

96
PROVVISIONE CANONICA DEGLI UFFICI ECCLESIASTICI
1) Da parte del candidato: idoneità, secondo il diritto comune (cc. 149-150) e particolare
2) Da parte dell’Ufficio: vacanza (c. 153 § 1) e compatibilità (c. 152)
REQUISITI 3) Da parte dell'Autorità: libertà (m.p. Cleri sanctitati, c. 150) e gratuità (c. 149 § 3)
4) Da parte del tempo: dentro il tempo stabilito (c. 151)
5) Da parte della forma: forma scritta (c. 156)
ATTI Gli atti che costituiscono la provvisione canonica sono di due specie:
1) Da parte del Legislatore: forma scritta (cc. 156, 179 § 4)
Atti 2) Da Parte del Superiore ecclesiastico: promessa di futura successione (c. 153 § 3)
giuridicamente 3) Da parte del Candidato petizione fatta al competente Superiore
irrilevanti _raccomandazione al Patrono o al Collegio
Nihil obstat (prima della provvisione canonica)
4) Da parte dell’Aut. civ.
_Placet (dopo l’atto della provvisione canonica)
a) Liberamente dal Superiore collatore (cc. 147, 157)
1) DESIGNAZIONE DEL CANDIDATO b) Per presentazione (cc. 147, 158-163) Effetto
Questo atto complementare antece­ c) Per nomina giuridico:
dente può essere posto: d) Per elezione (cc. 147, 164-171) IUS AD REM
e) Per postulazione (cc. 147, 180-183)
A) Collazione libera, se la designazione del candidato vie­
ne fatta liberamente dal Sup. collatore (cc. 147, 157)
Atti B) Collazione necessaria, se la designazione del candidato
giuridicamente viene fatta da altri. Questa si chiama:
rilevanti 2) CONFERIMENTO DEL TITOLO a) Istituzione ..., se per presentazione o nomina (cc. 147, Effetto
Questo atto centrale ed essenziale si 163) giuridico:
chiama: b) Elezione collativa, se il Collegio designa il candidato e IUS IN RE
gli conferisce anche il titolo (cc. 147, 178, 625 § 1)
c) Elezione confermativa, se il Superiore conferisce il titolo
_ mediante la conferma (cc. 147, 179, 625 § 3)
È necessaria per alcuni Uffici: Effetto giuridico:
•'■0
3) IMMISSIONE IN SERVIZIO [Diocesi (c. 382), Parrocchia (c. 527)... [ EXERCITIUM IURIS
IL LIBERO CONFERIMENTO
O (c. 157: 152-159; CD 28; ES I, 18)
o
(J CONCETTO
Uh Il libero conferimento si verifica quando il Superiore ecclesiastico, competente a
< conferire il titolo, ne sceglie liberamente (senza che intervenga la presentazione, elezione
ecc. del candidato) anche la persona del titolare.
Tale libertà, naturalmente, non esclude che il Superiore, per agire validamente e le­
citamente, debba preventivamente richiedere ed ottenere il «parere» di un dato organo o
di singole persone, o addirittura, avere il loro «consenso».
La provvista di un Ufficio ecclesiastico mediante il libero conferimento rappresenta
la regola generale, e, per devoluzione, diventa anche la regola suppletiva, nei casi di pre­
sentazione e di elezione, se gli aventi diritto vengano privati della loro facoltà (cf. cc. 162,
165, 182, §2).
Il c. 157 contempla il libero conferimento degli Uffici diocesani. Del libero conferi­
mento degli Uffici ecclesiastici di competenza di altri superiori, il CIC ne tratta in canoni
propri.

Nomine proprie del Romano Pontefice:


— Cardinali di Santa Romana Chiesa (c. 351, § 1);
— Legati pontifici (c. 362);
— Segretario generale del Sinodo dei Vescovi (c. 348, § 1);
— Vescovi (cc. 377, 403, § 3).

Nomine proprie del Vescovo diocesano:


— Titolari di tutti gli Uffici ecclesiastici esistenti in diocesi, se
COMPETENZA non è disposto diversamente ed in modo esplicito (c. 157;
cf. CD 28, § 1).

Nomine proprie del Vescovo diocesano condizionate alla consul­


tazione di determinati organi o persone:
— Economo diocesano (c. 494);
— Canonici (c. 509, § 1);
— Parroci (c. 524);
— Vicari parrocchiali (c. 547);
— Vicari foranei (c. 553, § 2)\

Per 8li ultimi tre casi la consultazione è facoltativa: «si casus ferat» - «si opportunum iudicaverit»
- «prò suo prudenti iudicio».
Q.ua.n<J? ,Jlv^ce si ^atta di affidare un ufficio ecclesiastico ad un membro appartenente ad IVC
° SV^ s* nchiede 11 consenso o la presentazione da parte del Superiore competente (cc. 158, 163,
165, 1/9).

98
!
LA PRESENTAZIONE
(cc. 158-163: 1436, 1457, 1460, 1461, 1465, 1466, 1468) (o-

L
CONCETTO
La presentazione è la designazione del candidato ad un ufficio ecclesiastico fatta da
chi ne ha il diritto alla competente autorità, perché conferisca a questi la titolarità dell’uf­
ficio mediante la istituzione.
— Se il diritto di presentazione compete ad un collegio o a un gruppo di persone, la de­
signazione deve essere fatta osservando le disposizioni dei cc. 165-169, mediante vo­
tazione collegiale (c. 158).
— Il nuovo CIC, accogliendo i voti del Vaticano II (CD 20) ha ridotto a pochi casi il di­
ritto di presentazione.
MODALITÀ
La presentazione deve essere fatta all’autorità cui spetta la istituzione, entro 3 mesi
dal giorno in cui l’avente diritto è venuto a conoscenza della vacanza dell’Ufficio (c. 158,
§1).
NORME CIRCA IL CANDIDATO
— Nessuno può essere presentato contro la sua volontà (c. 159);
— Il presentato può rinunciare prima della istituzione (c. 161, § 2);
— La presentazione può riguardare anche più persone, simultaneamente o successivamente
(c. 160, § 1);
— Nessuno può presentare se stesso, è però consentito che un collegio presenti uno dei
suoi membri (c. 160, § 2);
— Nel caso che il presentato non risultasse idoneo è consentito presentare un nuovo candi­
dato entro il termine di un mese, ma questo solo per una seconda volta (c. 161, § 1);
— Il giudizio sulla idoneità del candidato spetta all’autorità cui compete la istituzione (c. 163).
PERDITA DEL DIRITTO DI PRESENTAZIONE
Se la presentazione non è stata fatta nel tempo prescritto (3 mesi per la prima volta;
un mese per la seconda) ovvero è stata presentata due volte la persona ritenuta inidonea,
l’ufficio rimasto vacante, ipso iure, diventa di libera collazione (c. 162).
L’ISTITUZIONE CANONICA
L’istituzione è obbligatoria:
— se il candidato presentato è stato riconosciuto idoneo;
— se egli ha espresso la sua accettazione a termini dal c. 159.
Se sono stati presentati più candidati, l’autorità competente sceglie liberamente uno
dei soggetti designati, purché questi sia in possesso di tutti i requisiti.
Contro tale scelta non è ammesso alcun ricorso.
CASO DI PRESENTAZIONE PREVISTO DAL CIC
Per il conferimento di un ufficio ecclesiastico diocesano ad un membro di IVC o di
SVA (c. 682, § 1).
CESSAZIONE DEFINITIVA DEL DIRITTO DI PRESENTAZIONE
— Per rinunzia formale da parte del titolare di tale diritto;
— Per revoca legittima da parte della competente autorità;
— Per privazione penale (cf. c. 1336, § 1);
— Per apostasia, eresia o scisma (c. 1364, § 1);
— Per estinzione o soppressione legittima dell’ufficio.

99
CT) L’ELEZIONE
O (cc. 164-179; 160-178)

O CONCETTO E NORME PREVIE f ,


•O
*-< La elezione è la designazione di un candidato ad un ufficio ecclesiastico, fatta collegialmente da
una persona giuridica o da un gruppo di persone, che di regola deve essere confermata dalla compe­
V-
tente autorità. In alcuni casi è sufficiente la semplice accettazione da parte dell’eletto:
< — nella elezione del Papa (c. 332, § 1);
— nella elezione dell’amministratore diocesano (c. 427, § 2).
L’elezione è prevista per la provvisione:
a) di alcune sedi vescovili (c. 377, § 1);
b) di alcune parrocchie, rettorie e cappellani (cc. 523,557, § 1,565);
c) dei Superiori maggiori negli IVC (c. 625, § 3 e Cost. dei singoli IVC);
d) del Romano Pontefice (Cost. Ap. Universi Dominici Gregis del 22 febbraio 1996).
TEMPO LITTLE DELLA CONVOCAZIONE
La convocazione deve essere effettuata entro un trimestre dal giorno in cui gli elettori hanno
avuto notizia della vacanza dell’ufficio (c. 165). Trascorso tale termine, la designazione del candida­
to viene devoluta all’autorità competente a confermare l’elezione (c. 165).
Eventuali omissioni nella convocazione producono effetti diversi:
a) se viene trascurato anche uno solo degli aventi diritto l’elezione vale, però, ad istanza del medesi­
mo, presentata entro tre giorni, l’elezione, anche se confermata, deve essere rescissa dalla compe­
tente autorità (c. 166, § 2);
b) se viene trascurato più di un terzo degli elettori l’elezione è nulla, a meno che tutti gli elettori
non convocati siano effettivamente intervenuti (c. 166, § 2).
ELETTORI
Per la validità della elezione è richiesto il quorum strutturale, ossia la presenza della maggio­
ranza assoluta dei vocali (cf. cc. 119,176).
Se tra gli aventi diritto vi è qualche infermo impossibilitato a partecipare alla elezione, il suo
voto deve essere richiesto dagli scrutatori (c. 167, § 2).
Se qualcuno ha diritto di voto per più titoli, ne può dare uno solo (c. 168).
L’elezione effettuata senza libertà è ipso iure nulla (c. 170).
Se viene ammesso alla elezione un estraneo al collegio l’elezione è nulla (c. 169).
Sono inabili a dare il voto:
— gli incapaci di atti umani;
— coloro che non godono di voce attiva;
— chi è stato dichiarato scomunicato;
— chi si è notoriamente separato dalla Chiesa.
Se qualcuno di questi viene ammesso il suo voto è nullo, ma l’elezione è valida: «vitiatur sed
nonvitiat» (c. 171).
ELEMENTI ESSENZIALI DEL VOTO
Il voto, perché sia valido, deve essere:
— libero, ossia dato senza timore o dolo;
— segreto nell atto della votazione. Viene esclusa la elezione per alzata di mano o per acclamazione;
— certo, in quanto non deve lasciare incertezze sulla effettiva volontà dell’elettore;
— assoluto, ossia dato senza limitazioni o restrizioni;
determinato, in quanto il nome del candidato deve essere indicato in modo concreto ed univoco.
PROCEDURA
— Per scrutinio, ossia mediante schede segrete. È la procedura ordinaria (c. 173).
— Per compromesso, se il collegio trasferisce il diritto di elezione ad altri (c. 174).
ELETTO
— Notifica alla persona eletta, che può accettare entro il termine di 8 giorni (c. 177, § 1).
— Semplice accettazione o accettazione e conferma (c. 177, § 2).
Nella elezione collativa lo ius in re lo si acquista con l’accettazione; nella confermativa lo si ac­
quista con la conferma (c. 178).

100
LA POSTULAZIONE
(cc. 180-183: 179-182; CI Resp., 15 aug. 1918; 4 nov. 1919; 1 iul. 1922)

CONCETTO
La postulazione è una forma straordinaria di designazione del candidato: ha luogo
quando alla scelta della persona che gli elettori ritengono la più idonea si oppone un im­
pedimento canonico, per il quale è necessaria la petizione alla competente autorità perché
conceda la dispensa ed ammetta il candidato designato (c. 180, § 1).

RESTRIZIONI
La postulazione è una facoltà degli elettori. Perché venga esercitata dagli eventuali
compromissari occorre sia dato loro un espresso mandato (c. 180, § 2).
Mentre per la semplice elezione è sufficiente la maggioranza assoluta, per la postula­
zione è necessaria quella qualificata, generalmente dei 2, § 3 (c. 181, § 1).

FORMULA
Per evitare possibili incertezze e per impegnare maggiormente la responsabilità degli
elettori, il CIC prescrive la formula da usare nelle votazioni:
— la parola postulo, o termine equivalente, valevole per la sola postulazione;
— la formula eleggo o postulo valevole per la elezione, se l’impedimento non esiste, altri­
menti per la postulazione (c. 181, § 2).

PROCEDURA
L’istanza della postulazione viene trasmessa all’autorità competente che:
a) nel caso di elezione confermativa è quella a cui compete il diritto di confermare, la qua­
le provvederà a dispensare (se è facoltizzata) o a chiedere la dispensa a chi di dovere;
b) nel caso di elezione collativa è l’autorità competente a dispensare (c. 182, § 1).
Se l’istanza non viene trasmessa entro il tempo stabilito, la postulazione è nulla ipso
iure e la provvisione, prò hac vice, diventa di libera collazione.
In considerazione del potere discrezionale dell’autorità competente, la postulazione
non costituisce alcun diritto per il postulato (c. 182, § 3).
Se l’istanza della postulazione viene respinta, il collegio deve procedere a nuova ele­
zione (c. 182, § 1).
Se l’istanza della postulazione viene accolta, il presidente del collegio è tenuto a noti­
ficarlo all’interessato, il quale ha 8 giorni per far conoscere la sua decisione (c. 182, § 2).
Accettata la postulazione, regolarmente concessa e notificata, il postulato ottiene lo
ius in re, se non è disposto diversamente.

PREROGATIVE
L’elezione si verifica quando la persona del candidato possiede tutti i requisiti: per es­
sa si richiede la maggioranza assoluta.
La postulazione si verifica quando la persona del candidato, ritenuta la più adatta, è
priva di qualche requisito: per essa si richiede la maggioranza qualificata dei suffragi e la
previa dispensa dal requisito mancante.

101
LA PERDITA DELUUFFICIO ECCLESIASTICO
(cc. 184-196: 183-195)

La perdita dell'Ufficio ecclesiastico può avvenire in tre modi:

EX IPSA 1) Per morte del titolare (mors omnia solvit);


NATURA REI 2) Per raggiunto limite di età (c. 185);
ossia indipenden­ 3) Per il tempo decorso, se l’Ufficio fu conferito a tempo deter­
temente dalla vo­ minato (c. 186);
lontà degli interes­ 4) Per cessazione dall’Ufficio da parte del Superiore, se esso fu
sati (185-186) conferito «ad beneplacitum» (cf. c. 193, § 3).

1) Il titolare deve essere responsabile dei suoi atti


(c. 187);
2) Non deve agire per timore, dolo o errore
ESPRESSA (c. 188);
PER
Requisiti 3) Non deve agire per simonia (c. 188);
VOLUNTATEM
4) La rinunzia deve essere fatta in forma scritta
TITULARIS =
o dinanzi a due testi (c. 189, § 1);
RINUNZIA
5) La rinunzia deve essere accettata dalla legitti-
(187-189)
_ ma autorità (c. 89, § 2-4).

TACITA Si verifica se il titolare accetta il trasferimento ad al­


tro ufficio incompatibile col primo (c. 191, § 1).

TRASFERIMENTO da un Ufficio ecclesiastico ad un altro (cc. 190-191)

Per la perdita dello stato clericale


Per pubblica apostasia dalla fede cat­
Ipso tolica
Iure Per pubblico abbandono della comu­
PER nione ecclesiale
VOLUNTATEM RIMOZIONE
Per attentato matrimonio, se si tratta di
SUPERIORE chierico (c. 194).
(190-196)
Per decreto emesso legittimamente dalla com­
petente autorità (c. 192)

In pena di un delitto
PRIVAZIONE da effettuarsi secondo le disposizioni del diritto
penale (c. 196, § 1)

102
LA RINUNZIA
(cc. 187-189: 184-191; CI, Resp. Ili, § 1,14 iul. 1922)

CONCETTO
La rinunzia è la libera e spontanea dimissione dell’ufficio da parte del titolare,
per giusta e proporzionata causa (c. 187).
La rinunzia viene indicata con vari nomi: rassegnazione, abdicazione, dimissione
ecc.

PER LA VALIDITÀ
1) Il titolare, al momento della rinunzia, deve essere pienamente capace di intendere
e di volere, ossia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali: non amente, ubria­
co, drogato ecc. (c. 187);
2) la rinunzia deve essere fatta liberamente, senza timore, dolo, errore (c. 188);
3) la rinunzia deve essere fatta gratuitamente, ossia senza simonia da parte del ri-
nunziante come pure da parte del Superiore accettante e da parte di altri even­
tualmente interessati (c. 188);
4) la rinunzia deve essere fatta nella debita forma: in iscritto ovvero dinanzi a due
co testimoni o per procuratore munito di regolare mandato (c. 189, § 1);
5) la rinunzia deve essere accettata dal competente Superiore (c. 189, § 1). Tale ac­
3 cettazione non occorre in due casi: se la rinunzia viene fatta dal Papa (c. 332, § 2)
a o dall’Amministratore diocesano (c. 430, § 2).
LU
CC PER LA LICEITÀ
Deve esistere una causa giusta e proporzionata, fondata su elementi soggettivi (neces­
sità ed esigenze del titolare, sue particolari condizioni), e su elementi oggettivi, con­
cernenti lo stesso ufficio, necessità della Chiesa, il bene delle anime ecc. (cc. 187,
189, §2).
La rinunzia può essere anche condizionata, purché la condizione venga accettata dal
competente Superiore (c. 1743).
La rinunzia può essere anche tacita, come ad es. per l’accettazione di un ufficio in­
compatibile col primo (c. 152).

103
n IL TRASFERIMENTO
o (cc. 190-191: 193-194)

o
o CONCETTO
Il trasferimento è il passaggio del titolare da un ufficio ecclesiastico ad un altro, a
< seguito di un altro provvedimento emanato dalla competente autorità, che, nel caso, è
quella da cui dipendono l’uno e l’altro ufficio.
Essendo tale, il trasferimento comprende un duplice atto: la rinunzia o la privazione
del primo ufficio e il conferimento di un altro, in cambio del precedente.

DIVISIONE
Il trasferimento può essere duplice:
— volontario, se avviene su istanza o col libero consenso del titolare;
— autoritativo, se è fatto d’autorità dal Superiore competente, «invito titillavi»

Mentre per il trasferimento volontario è sufficiente qualunque giusta causa e non si


richiede una speciale procedura, per il trasferimento autoritativo è necessaria una causa
grave e bisogna seguire la procedura prescritta.
Per il trasferimento dei parroci è prescritta una speciale procedura (cc. 1748-1752).
Il trasferimento autoritativo, inoltre, può essere giudiziario o amministrativo.
Il trasferimento è penale se viene imposto con sentenza o con decreto.

INTIMAZIONE
Il decreto di trasferimento, sia volontario che autoritativo, deve essere intimato per
iscritto all’interessato e ciò «ad validitatem» (c. 190, § 3).

EFFETTI
Con la presa di possesso canonico del secondo ufficio diventa vacante il primo
(c. 191, § 1).
Il trasferito continua a percepire la rimunerazione connessa con l’ufficio precedente
sino al possesso canonico del secondo (c. 191, § 2).
Il trasferimento si differenzia dalla rimozione: mentre questa è motivata dalla inido­
neità del titolare relativamente al primo ufficio, il trasferimento suppone che il titolare
esercitava lodevolmente l’ufficio dal quale viene trasferito.
Se il trasferito rifiuta di prendere possesso del nuovo ufficio trascorso il tempo sta-
bilito nel decreto di trasferimento, la competente autorità ecclesiastica dovrà dichiarare
vacante l’ufficio a quo, per analogia con il c. 1751, § 2.

104
LA RIMOZIONE
(cc. 192-195: 188, 192, 194)

CONCETTO
La cessazione dall’ufficio, oltre che «ex natura rei» e «per voluntatem titularis», può
avvenire anche «per voluntatem Superioris». Questa ultima eventualità si verifica per ri­
mozione e per privazione. La rimozione è diversa dal trasferimento perché non implica la
concessione di un nuovo ufficio; si distingue anche dalla privazione perché non deve ave­
re necessariamente carattere di sanzione penale.
DIVISIONE
La rimozione può avvenire in due modi:
1) Per decreto emesso dalla competente autorità. In questo caso, la rimozione ha ca­
rattere disciplinare o pastorale: è determinata dalla esigenza del bene comune ed anche
senza alcuna colpa del titolare; la privazione, al contrario, ha sempre carattere penale,
perché è la sanzione contro un reato o delitto.
Se l’ufficio è stato conferito a tempo indeterminato, la rimozione può essere decre­
tata solo per causa grave1 e secondo la procedura prevista dal diritto (cf. c. 1741).
Per la rimozione dei parroci bisogna seguire la procedura prescritta nei canoni
1740-1747.
2) Ipso iure, la rimozione si effettua per il verificarsi di tre situazioni:
— per la perdita dello stato clericale (cc. 290 e 1336, § 1, 5°);
— per l’abbandono della fede cattolica e della comunione ecclesiale, ossia per reato di
apostasia, eresia e scisma (cc. 751, 1364);
— per attentato matrimonio da parte di chierici o religiosi non chierici (c. 694, § 1).
Le situazioni 2 e 3 devono risultare da un documento formale della competente au­
torità ecclesiastica (c. 195).
La aequitas naturale e canonica esigono che si provveda al rimosso il sostentamento
per un congruo periodo di tempo.

PROCEDURA
La procedura dipende dalla stabilità temporanea con la quale fu concesso l’ufficio:
a) se l’ufficio fu conferito in base ad un contratto, bisognerà procedere con le debite
cautele, perché esso genera responsabilità contrattuali anche nella sfera del diritto
civile;
b) se l’ufficio fu conferito a tempo determinato e la rimozione avviene prima della sca­
denza, bisogna seguire la normale procedura;
c) se l’ufficio fu conferito «ad nutum», la rimozione non è condizionata alla esistenza di
una causa grave: è sufficiente la esistenza di una causa giusta e non deve essere segui­
ta una procedura vincolante, purché si rispettino i diritti quesiti e i principi della
equità naturale e canonica. Rientrano in questa categoria i seguenti uffici: di Vicario
generale ed episcopale (c. 477, § 1), di Moderatore di curia (c. 473, § 2), di Cancel­
liere e dei Notai di curia (c. 485), del Vicario foraneo (c. 554, § 3), dei Vicari parroc­
chiali (c. 552) ecc.

1 Con il m.p. Come una madre amorevole del 4.6.2016, Papa Francesco ha stabilito che la pos­
sibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi” riguarda anche i Vescovi diocesani,
gli Eparchi e coloro che ad essi sono equiparati dal diritto; tra le dette “cause gravi” è compresa la ne­
gligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali
compiuti su minori ed adulti vulnerabili.

105
• i!
i!

ìli |!
;
I LA PRIVAZIONE
o (c. 196:2298, 6; 2299, § 1)
: o
CONCETTO
u La privazione è la cessazione da un ufficio ecclesiastico come sanzione contro un
< reato o delitto. Essa, quindi, ha sempre carattere penale (c. 196): è una pena espiatoria
(c. 1336, § 1, 2°).

DIVISIONE
La privazione può avvenire in due modi:
a) «Ipso iure». In questo caso coincide con la rimozione, di cui al c. 194;
b) Per decreto o sentenza. Tale modo viene contemplato nel c. 196. Questa forma di pri­
vazione deve essere inflitta per decreto o per sentenza, poiché non può essere oggetto
di una pena latae sententiae.
La procedura da seguire è contenuta nei canoni 1717-1731 (processo penale).
La privazione è prevista:
— nei casi di apostasia, eresia e scisma (c. 1364, § 1);
— in caso di abuso della potestà dell’ufficio (c. 1389, § 1);
— in caso di inosservanza grave dell’obbligo di residenza (c. 1396);
— contro giudici e ministri di tribunale, colpevoli di reati vari (c. 1457);
— per delitti contro la vita e la libertà della persona umana (c. 1397).

PROCEDURA
a) La privazione «ipso iure» è prevista nei seguenti casi:
— per la perdita giuridica dello stato clericale (c. 290 e 1336, § 1);
— per l’abbandono pubblico della fede cattolica: apostasia, eresia e scisma (c. 751 e
1364) e della comunione ecclesiale;
— per attentato matrimonio da parte di un chierico (c. 1087) o di un religioso
(c. 694, § 1, 2°).

b) La privazione per decreto o sentenza deve essere inflitta solamente a norma del diritto
penale, in via giudiziale o in via amministrativa.

EFFETTI
Poiché la privazione ha carattere penale essa è soggetta alle disposizioni del diritto
penale; pertanto, l’appello contro la sentenza o il ricorso contro il decreto con cui è stata
irrogata o dichiarata la privazione dell’ufficio ha effetto sospensivo (c. 1353).

106
Differenze tra privazione e rimozione

PRIVAZIONE E RIMOZIONE
Differiscono tra di loro:

1) per la causa motiva:


— nella privazione, la causa motiva è un delitto commesso dal titolare dell’ufficio
ecclesiastico;
— nella rimozione, la causa motiva è la «salus animarum», il bene pubblico, per cui
è sufficiente qualunque causa grave che, a prudente giudizio del Superiore compe­
tente, rende l’esercizio dell’ufficio nocivo o almeno inefficace (cf. c. 1741).

2) per la imputabilità soggettiva:


— nella privazione, nel soggetto delinquente si richiede il dolo o la colpa grave;
— nella rimozione, il Superiore può procedere anche «cifra gravem culpam subiecti».

3) per il fine:
— nella privazione, il fine è la punizione del delinquente e la riparazione dell’ordine
pubblico;
— nella rimozione, il fine è il bene delle anime, la fecondità dell’ufficio: fine discipli­
nare e pastorale.

4) per il modo di procedere:


— per procedere alla privazione si richiede l’accusa formale fatta dal Promotore di
Giustizia, il processo (giudiziale o amministrativo) ed infine la sentenza o il decre­
to di condanna;
— per procedere alla rimozione è sufficiente che il Superiore faccia presente all’inte­
ressato la causa per cui egli si ritiene obbligato a provvedere per il bene pubblico.

UNICO ELEMENTO COMUNE TRA PRIVAZIONE E RIMOZIONE:


gli effetti identici, in quanto ambedue determinano la revoca definitiva dell’Ufficio.

L’AUTORITÀ COMPETENTE ad emettere il decreto di rimozione è quella da cui


dipende l’ufficio e che ha il diritto di conferirlo mediante la provvisione. E competente
non solo negli uffici di libera collazione, ma anche in quelli soggetti a vincoli di presenta­
zione o elezione, perché anche in questi l’autorità ecclesiastica decreta liberamente la ri­
mozione, né ha bisogno del consenso di alcuno. Chi ha eletto o postulato o presentato
non ha competenza alcuna alla rimozione.

107
LA PRESCRIZIONE
X (cc. 197-199: 1508, 1509; SA, Sent. 12 dee. 1972)
o CONCETTO
o La prescrizione è un modo di acquistare (prescrizione acquisitiva) o di perdere
(prescrizione estintiva) di un diritto o anche di liberazione da un obbligo (prescrizione li-
H berativa).
La prescrizione acquisitiva è detta propriamente usucapione.
Riguardo alla prescrizione, come pure riguardo ai contratti, soluzioni e transazioni,
la Chiesa recepisce, con gli stessi effetti, le norme del diritto civile territoriale, purché non
siano contrarie alla legge divina, naturale o positiva o che il diritto canonico non disponga
diversamente (c. 197).
CONDIZIONI
Perché la prescrizione diventi operante si devono verificare le condizioni seguenti:
1) idoneità, ossia prescrittibilità dell’oggetto.
Non sono prescrittibili:
— i diritti e gli obblighi della legge divina, naturale o positiva: diritti ed obblighi recipro­
ci degli sposi, dei genitori verso i figli (legge naturale), i diritti e gli obblighi propri
dei Vescovi, le prerogative primaziali del Romano Pontefice (legge positiva);
— i diritti che si possono ottenere solamente per privilegio apostolico: facoltà di conce­
dere indulgenze (c. 995), il titolo di «Prelato d’onore» o di «Protonotario apostolico»;
— i diritti e i doveri che si riferiscono direttamente alla vita spirituale dei fedeli: diritto
di scegliere il proprio confessore (c. 991), l’obbligo di partecipare alla S. Messa nei
giorni di precetto (c. 1247) ecc.;
— i confini certi e incontrovertibili delle circoscrizioni ecclesiastiche;
— le offerte e gli oneri delle SS. Messe;
— la provvista di un ufficio ecclesiastico che richieda l’esercizio dell’ordine sacro;
— il diritto di visita e l’obbligo di obbedienza, sì che i fedeli non possano essere visitati
da nessuna autorità ecclesiastica e a nessuna autorità siano più soggetti (c. 199);
2) possesso legittimo mediante titolo idoneo;
3) tempo prescritto per la debita maturazione della prescrizione;
4) buona fede. Questa costituisce l’elemento etico essenziale per la legittimità della pre­
scrizione (c. 198).
Mentre il diritto romano esigeva la buona fede soltanto all’inizio (malafides superve-
niens non nocet) e alcune legislazioni civili moderne ammettono o tollerano anche la
mala fede (cf. cod. civ. it. artt. 1158-1161), la legislazione canonica richiede la buona
fede continua, per tutto il tempo necessario per la maturazione della prescrizione.
L’unica eccezione riguarda la prescrizione delle azioni penali (cc. 1362-1363). Ordi­
nariamente si tratta della buona fede teologica, che ha il suo fondamento nella co­
scienza, nell’intima convinzione di possedere “animo domini” (prescrizione acquisiti­
va) e di non ledere nessun obbligo verso gli altri (prescrizione liberativa).
NORME PARTICOLARI
— Per la prescrizione dei beni ecclesiastici: cc. 1268-1270;
— per la prescrizione delle azioni nei giudizi contenziosi: cc. 1492, 1512, 4°, 1621;
— per la prescrizione in materia penale: cc. 1362-1363.

108
IL COMPUTO DEL TEMPO
(cc. 200-203: 31-35; Pius PR XI Const. Infinita Dei misericordia, 29 maii 1924;
CI,Resp. 12 nov. 1922)

CONCETTO
Il tempo può influire sulla origine, la durata e la cessazione dei diritti e degli obbli­
ghi. Spesso esso costituisce anche un elemento essenziale degli atti e dei negozi giuridici.
Questo titolo del CIC contiene le norme che devono essere applicate nella genera­
lità dei casi. Mentre il giorno comincia dalla mezzanotte (c. 202), alcune materie hanno
norme proprie, come ad es. nelle domeniche e nelle feste di precetto, il tempo inizia con
i primi vespri del giorno precedente riguardo al giorno festivo ed alla liturgia delle ore
(c. 1248, § 1).

DIVISIONE
Il c. 201 distingue due categorie di tempo, secondo che se ne possa interrompere il
computo (tempo utile) o no (tempo continuo):
a) il tempo continuo si computa da un momento all’altro e non ammette alcuna interru­
zione, né per ignoranza o errore, né per qualsiasi altro impedimento;
b) il tempo utile, invece, si computa per giorni, cosicché i giorni che non sono totalmen­
te utili non rientrano nel computo, anche quando per ignoranza o per altra causa non
si è in grado di agire. Chi è impedito per la maggior parte del giorno è considerato
impedito per tutta la giornata.
Comunemente il tempo si considera continuo; il tempo utile deve risultare espressamente
dalla legge.

DETERMINAZIONE
Il CIC stabilisce la durata legale in varie porzioni di tempo:
1) Il giorno è lo spazio che consta di 24 ore, da computarsi in modo continuo dalla mez­
zanotte;
2) la settimana è lo spazio che consta di 7 giorni;
3) il mese è lo spazio che consta di 30 giorni;
4) l’anno è lo spazio che consta di 365 giorni, a meno che il mese e l’anno non si dica di
doverli prendere come sono nel calendario.
Se il tempo è continuo, il mese e l’anno sono sempre da prendersi come sono nel calenda­
rio (c. 202, § 2).
Il CIC stabilisce anche il momento iniziale e quello finale:
a) il «dies a quo» non si computa nei termini, tranne che il termine iniziale coincida con
l’inizio del giorno o sia disposto diversamente;
b) il «dies ad quem» si computa invece nei termini, eccetto che sia stabilito diversamente,
e il termine finale, se il tempo consta uno o più mesi o anni, di una o più settimane, si
compie trascorso l’ultimo giorno del medesimo numero, oppure se il mese manca del
medesimo numero, trascorso l’ultimo giorno del mese (c. 203).

109
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Libro II
Il Popolo di Dio
(204-746)
Libro II
IL POPOLO DI DIO
(204-746)

Parte I
I FEDELI
(204-329)

Titolo 1 - Obblighi e diritti di tutti i fedeli (208-223)


Titolo II - Obblighi e diritti dei fedeli laici (224-231)
Titolo III -1 ministri sacri o chierici (232-293)

Capitolo I - La formazione dei chierici (232-264)


Capitolo II - L’ascrizione dei chierici o incardinazione (265-272)
Capitolo III - Obblighi e diritti dei chierici (273-289)
Capitolo IV - La perdita dello stato clericale (290-293)

Titolo IV - Le prelature personali (294-297)


Titolo V - Le associazioni dei fedeli (298-329)

Capitolo I - Norme comuni (298-311)


Capitolo II - Associazioni pubbliche di fedeli (312-320)
Capitolo III - Associazioni private dei fedeli (321-326)
Capitolo IV - Norme speciali per le associazioni di laici (327-329)

Parte II
LA COSTITUZIONE GERARCHICA DELLA CHIESA
(330-572)

Sezione I
LA SUPREMA AUTORITÀ DELLA CHIESA
(330-367)

Capitolo I - Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi (330-341)


Articolo 1 - Il Romano Pontefice (331-335)
Articolo 2 - Il Collegio dei Vescovi (336-341)
Capitolo II - Il Sinodo dei Vescovi (342-348)
Capitolo III -1 Cardinali di Santa Romana Chiesa (349-359)
Capitolo IV - La Curia Romana (360-361)
Capitolo V -1 Legati del Romano Pontefice (362-367)

112
Sezione II
LE CHIESE PARTICOLARI
E I LORO RAGGRUPPAMENTI
(368-572)

Titolo I - Le Chiese particolari e l’autorità in esse costituita (368-430)

Capitolo I - Le Chiese particolari (368-374)


Capitolo II - I Vescovi (375-411)

Articolo 1 -1 Vescovi in genere (375-380)


Articolo 2 -1 Vescovi diocesani (381-402)
Articolo 3 -1 Vescovi coadiutori e ausiliari (403-411)

Capitolo III - Sede impedita e sede vacante (412-430)

Articolo 1 - La sede impedita (412-415)


Articolo 2 - La sede vacante (416-430)

Titolo II - I RAGGRUPPAMENTI DI CHIESE PARTICOLARI (431-459)

Capitolo I - Province ecclesiastiche e regioni ecclesiastiche (431-434)


Capitolo II - I Metropoliti (435-438)
Capitolo III - I concili particolari (439-446)
Capitolo IV - Le Conferenze Episcopali (447-459)

Titolo III - Struttura interna delle Chiese particolari (460-572)

Capitolo I - Il sinodo diocesano (460-468)


Capitolo II - La curia diocesana (469-494)

Articolo 1 -1 Vicari generali ed episcopali (475-481)


Articolo 2 - Il cancelliere, gli altri notai e gli archivi (482-491)
Articolo 3 - Il consiglio per gli affari economici e l’economo (492-494)

Capitolo III - Il consiglio presbiterale e il collegio dei consultori (495-502)


Capitolo IV - / capitoli dei canonici (503-510)
Capitolo V - Il consiglio pastorale (511-514)
Capitolo VI - Le parrocchie, i parroci e i vicari parrocchiali (515-552)
Capitolo VII - I vicari foranei (553-555)
Capitolo Vili - I rettori delle chiese e i cappellani (556-572)

Articolo 1 -1 rettori (556-563)


Articolo 2 -1 cappellani (564-572)

113
Parte III
GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA
(573-746)

Sezione I
GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
(573-730)

Titolo I - Norme comuni a tutti gli istituti di vita consacrata (573-606)


Titolo II - Gu ISTITUTI RELIGIOSI (607-709)

Capitolo I - Case religiose: erezione e soppressione (608-616)


Capitolo II - Il governo degli istituti (617-640)
Articolo 1 - Superiori e consigli (617-630)
Articolo 2 -I capitoli (631-633)
Articolo 3 -1 beni temporali e la loro amministrazione (634-640)
Capitolo 111 - Ammissione dei candidati e formazione dei membri (641-661)
Articolo 1 - Ammissione al noviziato (641-645)
Articolo 2 - Il noviziato e la formazione dei novizi (646-653)
Articolo 3 - La professione religiosa (654-658)
Articolo 4 - La formazione dei religiosi (659-661)
Capitolo IV - Obblighi e diritti degli istituti e dei loro membri (662-672)
Capitolo V - Lapostolato degli istituti (673-683)
Capitolo VI - Separazione dei membri dall’istituto (684-704)
Articolo 1 - Passaggio ad un altro istituto (684-685)
Articolo 2 - Uscita dall’istituto (686-693)
Articolo 3 - Dimissione dei religiosi (694-704)
Capitolo VII -1 religiosi elevati all’episcopato (705-707)
Capitolo Vili - Le conferenze dei Superiori maggiori (708-709)
Titolo III - Gli istituti secolari (710-730)

Sezione II
LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA
(731-746)

114
Introduzione

Il titolo del Libro II del CIC «Il Popolo di Dio» è stato mutuato dalla Cost. Ap. LG.
Più precisamente, nel documento conciliare si parla del «Nuovo Popolo di Dio».
Diciamo «nuovo», perché è succeduto a quello antico, al popolo d’Israele. I due po­
poli si differenziano per il territorio e per la missione assegnatagli da Dio.

L’antico popolo era circoscritto:


- da limiti territoriali, in quanto era costituito esclusivamente dagli uomini che abitavano
la Palestina;
- da limiti temporali, in quanto, come tale, doveva cessare con la venuta del Messia.

Il nuovo popolo di Dio non è circoscritto da alcun limite:


- né da limiti territoriali, perché Gesù ha inviato gli Apostoli a predicare sino agli estre­
mi confini della terra;
- né da limiti temporali, perché esso dovrà durare sino alle fine del mondo.
La missione dell’antico popolo era di preparare gli uomini alla prima venuta del
Messia ed a ricevere il messaggio del suo Regno; la missione, invece, del nuovo popolo di
Dio è di preparare gli uomini alla seconda venuta del Messia, per meritare di vivere eter­
namente nel suo Regno.
La Chiesa, inoltre, come l’ha concepita e voluta Gesù non è soltanto una società
giuridica (c. 204), ma è soprattutto «comunione», ossia sacramento di salvezza o meglio,
come la chiama Gesù stesso: «il segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità
di tutto il genere umano» (LG 1).
Il Libro II del CIC, partendo dalla base, divide il Popolo di Dio in tre categorie:

Obbligazioni e diritti di tutti i fedeli


Obbligazioni e diritti dei fedeli laici
FEDELI I ministri sacri o chierici:
— Obbligazioni e diritti dei chierici
— Le prelature personali
— Le associazioni dei fedeli

COSTITUZIONE La Suprema Autorità della Chiesa


gerarchica della Le Chiese particolari
Chiesa Struttura interna delle Chiese particolari

Gli Istituti di vita consacrata


IVC e SVA
Le Società di vita apostolica

115
I FEDELI
(cc. 204-207: 107; LG 8-17, 20, 22, 26, 30-32, 36-47;
AA 2, 6, 7, 9, 10; Se 64; GS 40; AG 14)

Fedeli cristiani sono coloro che, incorporati a Cristo mediante il battesimo, costitui­
scono il «nuovo popolo di Dio».
Diciamo «popolo» e non folla perché è una pluralità di persone unite tra di loro non
LU
semplicemente da vincoli esterni e precari, ma anche da vincoli interni e permanenti.
LLI Diciamo ancora «nuovo», perché è succeduto all’antico popolo d’Israele. Diciamo in­
O
<U LU
LL
fine «di Dio», perché possiede una caratteristica propria ed esclusiva rispetto a tutti
Un gli altri popoli; in esso vi è l’elemento umano, comune a tutti gli altri popoli, vi è pe­
Q
cs rò anche l’elemento divino: l’autore che è l’Uomo-Dio. Esso, inoltre, ha un fine su­
e* o premo proprio ed esclusivo: la salus animarum. Il c. 204 tratta solo dei battezzati che
t=
LU
sono in comunione piena con la Chiesa; non tratta dei fratelli separati, che sono in
(J una comunione imperfetta (UR 3). Dalla loro incorporazione a Cristo segue un dupli­
z ce effetto:
o
o — la partecipazione ontologica e funzionale «nel modo loro proprio dell’ufficio sa­
cerdotale, profetico e regale di Cristo»;
— la loro corresponsabilità in ordine alla missione «che Dio ha affidato da compiere
alla Chiesa nel mondo» (c. 204, § 1).

^ La Chiesa di Cristo, alla quale i fedeli sono incorporati e della quale condividono la
O missione e la responsabilità, oltre ad essere una comunità carismatica, i cui membri
^ sono uniti dal triplice vincolo di fede, speranza e carità, è anche un organismo visibi-
H le ordinato gerarchicamente, ossia la Chiesa Cattolica, governata dal Romano Ponte-
< fice e dai Vescovi in comunione con lui (c. 204, § 2; cf. LG 8). Sono in «comunione
° piena» con la Chiesa Cattolica i fedeli che accettano integralmente la sua struttura... e
^ nel suo corpo visibile sono congiunti con Cristo che la dirige mediante il Sommo
nj Pontefice e i Vescovi, dai vincoli della professione della fede, dei sacramenti, del regi-
g me ecclesiastico e della comunione» (LG 14; c. 205). Perciò anche la mancanza di
[_uno solo di questi vincoli rende la comunione imperfetta.

2 I catecumeni non fanno parte della Chiesa, ma in forza del loro desiderio e della loro
S vita di fede, di speranza e di carità «sono congiunti alla Chiesa, che ne ha cura come
3 se fossero già suoi» (c. 206, § 1), «li invita ad una vita evangelica e li inizia alla cele-
jif brazione di riti sacri, concede già loro varie prerogative che sono proprie dei cristia-
<
o ni» (c. 206, § 2; cf. LG 14; AG 14).

j== I fedeli, per istituzione divina, sono divisi in due categorie:


^ — laici, che sono i semplici fedeli che hanno ricevuto il battesimo;
o — ministri sacri, detti anche chierici, sono i fedeli, i quali, oltre il carattere battesima­
le, hanno ricevuto anche il carattere dell’Ordine sacro, che li ha costituiti «ministri
del sacro culto».

I religiosi non costituiscono uno stato intermedio tra quello dei laici e dei chierici: es­
c/5 si provengono dagli uni e dagli altri e con la professione dei consigli evangelici, me-
O
diante i voti o altri vincoli ufficiali, si consacrano totalmente a Dio e cooperano alla
£ missione della Chiesa in un modo proprio. Il loro stato, quantunque non riguardi la
LU struttura gerarchica della Chiesa, appartiene, tuttavia, alla sua vita ed alla sua santità:
cd
sono una struttura nella Chiesa ma non una struttura della Chiesa!

116
La comunione del nuovo Codice
Nel nuovo CIC si parla di una duplice comunione:
— della Comunione Gerarchica, ossia in senso verticale;
— della Comunione tra i fedeli, ossia in senso orizzontale.
I - LA COMUNIONE GERARCHICA si fonda nel sacramento dell’Ordine.
Di essa si parla nei seguenti canoni:
— c. 336: Comunione nel Collegio Episcopale
— c. 375, § 2: Comunione dei Vescovi in genere
— c. 753: Comunione dei Vescovi maestri della fede
— c. 204, § 2: Comunione nella Chiesa, come società ordinata
II - LA COMUNIONE DEI FEDELI si fonda nel sacramento del Battesimo.
I canoni che trattano di questa Comunione sono di due categorie:
1) Quelli che determinano l’appartenenza alla Chiesa Cattolica.
In questi si parla della Comunione piena, che viene data soltanto nella Chiesa Cattolica
per mezzo dei tre vincoli:
— vinculum fidei (= professione della stessa fede)
— vinculum Sacramentorum (= partecipazione agli stessi Sacramenti)
— vinculum disciplinae seu regiminis (= dipendenza dalle legittime Autorità).
* La formula «Communio ecclesiastica» significa sempre la Comunione piena
(cf. cc. 96; 316; 840).
* In alcuni casi anche la semplice parola «Communio» ha lo stesso significato
(cf. cc. 844, § 3; 149, § 1).
2) Quelli che indicano la Comunione Intraecclesiale. Questa suppone sempre la Comunione
piena: fidei, sacramentorum et disciplinae.
Ai cattolici si ricorda l’obbligo a conservare la Comunione con la Chiesa, mediante
l’adempimento dei loro doveri:
— verso la Chiesa universale e particolare (c. 209, § 2)
— verso la propria comunità parrocchiale (c. 529, § 2)
— il parroco non deve pregiudicare la comunione ecclesiale (c. 1741)
— i religiosi... verso il proprio Istituto.
3) La Comunione si perde:
a) per autoesclusione
b) per intervento della Chiesa (Scomunica).
4) Anche i singoli vincoli si possono perdere:
— Vinculum fidei: con l’apostasia (c. 751)
— Vinculum Sacramentorum: con l’eresia (c. 751)
— Vinculum disciplinae: con lo scisma (c. 751).
5) Dalla Comunione piena dipende l’esercizio dei diritti e dei doveri acquistati col Battesimo.
6) Quelli che non hanno la Comunione piena non possono:
— essere membri del Consiglio pastorale diocesano (c. 512, § 1)
— ricevere i Sacramenti della Cniesa (c. 844)
— i sacerdoti cattolici non possono concelebrare con essi (908)
— i fedeli non possono unirsi in matrimonio con essi (c. 1124)
— essere promossi ad uffici ecclesiastici (c. 149, § 1)
— ricevuti in associazioni pubbliche (316, § 1).
7) Quelli che abbandonarono la comunione piena:
— sono inabili «ad suffragium ferendum» (c. 171, § 1)
— devono essere rimossi dall’ufficio eccl. (c. 194, § 1, 2°)
— devono essere espulsi dalle associazioni pubbliche (c. 316, § 2).
8) Effetti della scomunica:
— priva i fedeli di Sacramenti della Chiesa
— la Chiesa non esercita direttamente su di essi la sua funzione.
9) Esigenze della piena comunione:
— che uno rimanga cattolico
— che ademìpia le sue obbligazioni verso la Chiesa universale e particolare
— che obbe'aisca alle leggi ed ai precetti dei legittimi Superiori.

117
OBBLIGHI E DIRITTI DI TUTTI I FEDELI
(cc. 208-223: 682, 1323: LG 11-13, 17, 23, 25, 30, 32, 36, 37, 39-42; SC 19;
OE 2, 3, 5; GE 2, 10 GS 1, 26, 27, 29, 42, 49, 52, 61, 62, 65; AA 6, 8, 10,
18-20, 24, 25; SCh 39; DH, 1, 6, 14)

1. UGUAGLIANZA ESSENZIALE (c. 208)


Questa si fonda su una triplice motivazione:
— i doveri e i diritti del fedele scaturiscono dalla incorporazione al Corpo Mistico;
o — il soggetto dei doveri e dei diritti è il cristiano appartenente al Popolo di Dio e in co-
o munione con la Chiesa, senza distinzione di sesso, età o stato;
;^ — unità dei due principi: gerarchico ed ugualitario. Il principio della uguaglianza «nella
H dignità e nell’azione» espresso dal Concilio, nel c. 208, è divenuto un principio base
dell’ordinamento canonico.

2. COMUNIONE ECCLESIALE (c. 209)


Il primo e fondamentale dovere del fedele è di conservare sempre e in ogni manife­
stazione della sua vita, privata, familiare e sociale, una comunione vitale con la Chiesa
universale e locale, nonché con la comunità parrocchiale (cf. 529, § 2), sia in senso oriz­
zontale, sia in senso verticale.

3. SANTIFICAZIONE PERSONALE E COMUNITARIA (c. 210)


«Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana
ed alla perfezione della carità» (LG 40).

4. IMPEGNO MISSIONARIO (c. 211)


Essendo la Chiesa essenzialmente missionaria (AG 2), il dovere impegna indistinta­
mente tutti i fedeli (c. 781).

5. RAPPORTO CON I SACRI MINISTRI (cc. 212-213)


Il primo dovere è quello della cristiana obbedienza e adesione (cc. 212-213, 754). I fe­
deli hanno anche il diritto di manifestare ai pastori i loro bisogni spirituali e le loro aspira­
zioni (212, § 2).

6. DUPLICE LIBERTÀ (c. 214)


Esse sono:
a) poter adempiere i doveri del proprio stato verso Dio, secondo le prescrizioni del pro­
prio rito approvato dai legittimi Pastori;
b) poter seguire una propria forma di vita spirituale, purché conforme alla dottrina della
Chiesa.

7. LIBERTÀ DI ASSOCIAZIONE E DI RIUNIONE (c. 215)


È la prima volta che un tale principio viene inserito ufficialmente nell’ordinamento
canonico (cf. AA 19).

8. LIBERTÀ DI INIZIATIVE APOSTOLICHE (c. 216)


È un dovere ordinario. Nessuna opera però può qualificarsi «cattolica» senza il con-
senso della legittima autorità (cf. AA 24).

118
9. EDUCAZIONE CRISTIANA (c. 217)
Questa esige la formazione integrale della persona sotto ogni aspetto: umano e
soprannaturale, dottrinale, morale e spirituale, liturgico e apostolico.

10. LIBERTÀ DI RICERCA E DI ESPRESSIONE NELLE SCIENZE SACRE (c. 218)


La libertà però non va confusa con “autonomia”. Tale libertà deve esse sottomessa al
Magistero ufficiale della Chiesa.

11. LIBERA SCELTA DEL PROPRIO STATO (c. 219)


Tra fedele secolare, chierico o religioso, fra il matrimonio o il celibato.

12. DIRITTO ALLA PROPRIA FAMA E ALLA PROPRIA INTIMITÀ (c. 220)
Sono diritti originari in quanto derivano dalla stessa natura: “bona fama est alterum
patrimonium”.

13. DIRITTI DI CARATTERE GIUDIZIARIO (c. 221)


I diritti principali in questo settore sono tre: diritto alla legittima difesa, diritto all’as­
sistenza da parte di un legale, diritto a non essere colpito da pene ecclesiastiche se non a
norma di legge.

14. NECESSITÀ DELLA CHIESA (c. 222)


Al diritto della Chiesa di esigere quanto è necessario all’esercizio della sua missione,
corrisponde il dovere dei fedeli di contribuire secondo le loro disponibilità.

15. PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE E L’ASSISTENZA AI POVERI (c. 223)


Sono doveri di diritto naturale che obbligano tutti gli uomini in forza della fraternità
e della solidarietà umana.

16. LA PROMOZIONE DEL BENE COMUNE E IL RISPETTO DEI DIRITTI


DEGLI ALTRI (c. 223)
Nell’esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della respon­
sabilità personale e sociale; con tutti si deve agire secondo giustizia e umanità. L’Autorità
non deve limitare i diritti, ma solo assicurare il loro retto esercizio ed evitare gli abusi.

119
OBBLIGHI E DIRITTI DEI FEDELI LAICI
(cc. 224-231: 1372; LG 31, 33, 35, 37; PO 9, 17; CD 10; AG 17, 30, 41,43;
GS 43, 52, 62, 63; GE 3,10; OH 14; SCh 22, 31; AA 2, 4, 7, 11, 12, 20, 22,
24, 26, 28, 32; MQ III, V, VII, XII)

1. PREMESSE
Il CIC, allo stato giuridico dei fedeli in genere, fa seguire lo stato giuridico dei fedeli
laici, i quali, per la loro parte, compiono nella Chiesa e nel mondo la missione di tutto il
o Popolo di Dio (LG 31).
O 11 Concilio Vaticano II, oltre il cap. V della LG, ha dedicato ai laici il Decreto AA.;
Paolo VI, nel 1967 ha istituito il Pontificio Consilium de Laicis; il Sinodo dei Vescovi,
nel 1987, ha trattato il tema sulla vocazione e la missione del laicato cattolico, poi ap­
H profondito nell’Esortazione postsinodale Christifideles laici di Giovanni Paolo 11 del
30.12.1988.
Sotto il profilo sacramentale, sono laici quei fedeli che, in virtù del loro sacerdozio
comune, partecipano alla triplice funzione della Chiesa, ma tale partecipazione è diversa
da quella dei Chierici.
Sotto il profilo apostolico, l’impegno proprio dei laici è diretto all’animazione dell’or­
dine temporale: esso è secolare. I laici operano in nome della Chiesa, non della Gerarchia.

2. CANONE INTRODUTTIVO (c. 224)


I diritti e i doveri dei fedeli laici presuppongono quelli comuni a tutti i fedeli e quindi
anche ai chierici ed ai religiosi.

3. IMPEGNO APOSTOLICO E MISSIONARIO (c. 225, § 1)


Questo impegno spetta ai laici come proprio, in virtù del Battesimo e della Confer­
mazione. In diversi luoghi e circostanze la Chiesa difficilmente potrebbe rendersi presente
ed operante senza l’opera dei laici.

4. L’ANIMAZIONE CRISTIANA DELL’ORDINE TEMPORALE (c. 225, § 2)


Questa animazione costituisce l’impegno proprio dei laici; un impegno che riguarda
la famiglia, la società, gli strumenti di comunicazione sociale, l’economia, la scuola, il di­
ritto ecc. I laici devono assumere, come loro proprio compito, il rinnovamento dell’ordi­
ne temporale.

5. LE PERSONE CONIUGATE (c. 226)


A queste come sposi e come genitori - spettano compiti di estrema importanza per
la Chiesa e per la società (cf. AA 11; Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, nn.
209-254):
— come sposi il compito di popolare la terra di uomini;
— come genitori, il compito di popolare il cielo di santi (cf. Familiaris consortio).

6. LA NECESSARIA LIBERTÀ (c. 227)


Perché i fedeli laici possano adempiere tali doveri hanno bisogno della necessaria libertà:
— di fronte allo Stato devono essere considerati come tutti gli altri cittadini, senza alcuna
discriminazione a motivo della loro fede (Dich. Diritti universali delVuomo, art. 2:
Concordato Italiano, art. 2, n. 3);
— di fronte alla Gerarchia ecclesiastica devono godere di una certa autonomia (GS 43).

120
7. COOPERAZIONE DEI LAICI (c. 228)
Più che da motivi contingenti (scarsità di clero...) è motivata da ragioni essenzialmente
teologiche: essendo essi membri effettivi della Chiesa e radicalmente uguali ai chierici ed ai
religiosi nella dignità e nella edificazione del Popolo di Dio (cf. c. 208), hanno l’obbligo di
promuovere e sostenere l’attività apostolica anche con le proprie iniziative (c. 216), in for­
za del loro Battesimo e della loro Cresima.
La funzione dei laici nella Chiesa ha il suo riconoscimento non solo di fatto ma anche
giuridicamente, in quanto la loro cooperazione ecclesiale è sancita in molti canoni. La lo­
ro cooperazione è prevista in molti casi.

8. LA CULTURA RELIGIOSA E LE SCIENZE SACRE (c. 229)


I motivi principali sono questi:
— vivere secondo la dottrina cristiana
— essere in grado di annunziarla
— difenderla, se necessario
— partecipare attivamente all’esercizio dell’apostolato.

9. MINISTERI E SERVIZI ECCLESIALI (c. 231)


Vi sono:
— ministeri stabili di lettore e di accolito
— ministeri liturgici temporanei
— ministeri di supplenza.

10. L’ADEGUATA FORMAZIONE DOTTRINALE, MORALE, APOSTOLICA, LITURGICA,


PEDAGOGICA (c. 231, § 1)
Questa è richiesta perché i laici possano esercitare i ministeri e servizi con consapevo­
lezza, zelo e diligenza.

11. IL PROBLEMA DELLA RIMUNERAZIONE (c. 231, § 2)


I laici addetti in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio hanno
diritto ad una decorosa rimunerazione «adeguata alla loro condizione...».

121
I MINISTRI SACRI O CHIERICI
NOZIONI GENERALI

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CONCETTO
Ministri sacri sono i fedeli i quali, segnati con carattere indelebile mediante il sacramen­
to dell’Ordine e consacrati e deputati a pascere il Popolo di Dio, adempiono «in persona
O Christi», ciascuno nel suo grado, la triplice funzione di insegnare, santificare e governare.
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GRADI
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Il sacramento dell’Ordine in sé è unico però, nella molteplicità dei suoi poteri e delle
sue funzioni, per divina istituzione, comprende tre gradi essenziali:
— episcopato
— presbiterato
— diaconato (c. 1009, § 1).

Nell’attuale ordinamento sono chierici soltanto i ministri sacri, costituiti tali dal sa­
cramento dell’Ordine:
— Vescovi
— Presbiteri
— Diaconi (c. 1009, § 1).
Si entra nello stato clericale mediante il diaconato (c. 266, § 1).
— I lettori e gli accoliti, anche se istituiti in maniera stabile e secondo il rito liturgico,
appartengono allo stato laicale e non a quello clericale.

CARATTERE

Sotto l’aspetto giuridico, lo stato clericale indica una categoria di persone cui la Chie­
sa, nel suo ordinamento, riconosce particolari obblighi e determinati diritti.
1 dimessi dallo stato clericale rimangono ministri sacri, perché la sacra ordinazione,
una volta ricevuta validamente, a motivo del carattere sacro, che è indelebile, non può es­
sere mai annullata.
La potestà di Ordine viene esercitata sempre validamente anche dal chierico scomu­
nicato, sospeso, degradato. La ragione di carattere teologico è questa: la potestà di Ordine
primariamente e per sé viene esercitata sul «verum Christi Corpus in Sacramento Euchari-
stiae asservatum» (S. Thomas). L’atto della consacrazione conferisce contemporaneamente
il «munus» e l’«exercitium iuris».

Novità

Con il motu proprio Onnium in mentem del 26.10.2009, il Papa Benedetto XVI ha
modificato il testo del c. 1009 aggiungendo un terzo paragrafo che recita: «Coloro che so­
no costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà
di agire nelle persone di Cristo Capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il Popolo
di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità».

122
LA FORMAZIONE DEI CHIERICI
(cc. 232-264: 1353-1371; OT; CD 6, 15; LG 29; AA 11; PO 7, 8, 14, 15,31;
AG 1-6, 16, 39; GS 58, 62; GE 10; DV 24; SC 16; PO 10)

INTRODUZIONE
1. La FORMAZIONE dei chierici deve essere integrale: non solo dottrinale, ma anche
umana, spirituale, ascetica, liturgica e pastorale.
2. La NORMATIVA che disciplina la formazione è contenuta nel CIC e deve essere con­
forme ai seguenti documenti:
— Documenti del Vaticano II: OT (28.10.1965); PO (7.12.1965);
— Documenti Pontifici:
— Ratio fundamentalis, approvata da Paolo VI (6.1.1970);
— In ecclesiasticam futurorum sacerdotum (3.6.1979);
— Congr. Ed. Catt., Institutionis Sacerdotale (19.3.1985);
— Esort. Ap. Pastores dabo vobis (25.3.1992).
3. PREMESSE TEOLOGICO-GIURIDICHE (c. 232)
La formazione dei ministri sacri è:
— un diritto proprio, ossia originario, nativo, legato essenzialmente alla natura ed alla
missione della Chiesa;
— un diritto esclusivo, che non ammette ingerenze o limitazioni da parte di alcuna au­
torità umana e che va esercitato in piena indipendenza e autonomia.
4. PASTORALE VOCAZIONALE (cc. 233-234)
— Dovere generico: è di tutta la comunità cristiana
— Dovere specifico: è dei familiari, degli educatori, sacerdoti e parroci
— Dovere principale: è del Vescovo.
5. SEDE DELLA FORMAZIONE (cc. 234-235)
La sede della formazione è duplice:
— Seminari minori, il cui scopo è di incrementare le vocazioni e dare una particolare
formazione religiosa, oltreché umana e scientifica. La loro istituzione è rimessa al
giudizio del Vescovo (c. 234, § 2);
— Seminari maggiori, il cui scopo è di formazione, è obbligatoria.
6. ASPIRANTI AL DIACONATO PERMANENTE (c. 336)
Poiché anche questi fanno parte del Clero e sono al servizio del Popolo di Dio, hanno
bisogno di una adeguata formazione. Le modalità sono lasciate alla competenza delle
Conferenze episcopali (cf. Ratio fundamentalis institutionis diaconorum permanentium,
della Congr. Ed. Catt. del 22.11.1998; Il Direttorio per il ministero dei diaconi permanen­
ti, della Congr. per il clero del 1998).
7. CONDIZIONE GIURIDICA DEI SEMINARI (cc. 238-240)
— Per diritto godono della personalità giuridica. Ordinariamente il legale rappre­
sentante è il rettore (c. 238);
— Rettore: potestà ordinaria in foro esterno
— Prefetto degli studi (c. 254, § 1): responsabile per gli studi
— Economo: cura dell’amministrazione
— Direzione — Docenti: se il seminario ha scuole interne
— Direttore spirituale: per il ministero spirituale
— Confessori stabili
* La nomina di tutti costoro è di competenza del Vescovo.

123
8. AMMISSIONE DEGLI ALUNNI (c. 241)
Questa è rimessa alla diretta responsabilità del Vescovo, il quale potrà essere coadiuva­
to, specie dal Rettore, ma non può delegare in toto una tale funzione
doti umane morali, spirituali e intellettuali
— Criteri di selezione salute fisica e psichica
retta intenzione
[“certificato di Battesimo e Cresima
— Documenti prescritti lattestato del Rettore per i provenienti da altro seminario
9. REGOLAMENTI DI FORMAZIONE SACERDOTALE (cc. 242-243)
— Ogni Conferenza episcopale deve avere un Regolamento che deve essere approvato
dalla Santa Sede;
— Tale Regolamento periodicamente deve essere debitamente aggiornato;
— Ogni Seminario dovrà avere anche un proprio Regolamento interno, approvato dal
Vescovo diocesano, se trattasi di seminario diocesano, o da tutti i Vescovi interessati,
se trattasi di seminario interdiocesano.

10. FORMAZIONE SPIRITUALE (cc. 244-247)


— È necessario un armonico coordinamento tra formazione spirituale e formazione
dottrinale. Tale principio deve essere tenuto presente sia dagli educatori che dagli
educandi.
— La formazione spirituale mira a fare del giovane seminarista un soggetto idoneo al
ministero pastorale (c. 245). Per raggiungere questo scopo è necessario l’uso di mez­
zi adatti: ascetici, sacramentali e liturgici (c. 246).
— I chierici devono essere preparati mediante un’adeguata educazione ad osservare lo
stato di celibato, che devono apprezzare come un dono di Dio. Essi perciò devono
essere informati sui doveri e sugli oneri propri (c. 247).

11. FORMAZIONE DOTTRINALE (cc. 248-252)


Il CIC contiene principi e norme generali, il cui sviluppo si ha nella «Ratio fundamen-
talis» e nel «Regolamento nazionale della Conferenza Episcopale».
— La formazione dottrinale ha un duplice contenuto e un duplice fine:
a) di carattere personale, in quanto gli studi teologici devono dare un fondamento alla
propria fede e la devono maturare convenientemente;
b) di carattere apostolico, in quanto devono mettere in grado di annunziare debitamente il
messaggio agli uomini del proprio tempo e in forma adeguata alla loro mentalità (c. 248).
Gli alunni devono essere avviati anche allo studio delle lingue: della lingua patria,
della lingua latina e poi delle lingue straniere, specialmente di quelle che risultano
necessarie o utili alla formazione culturale e all’esercizio del ministero (c. 249).
Gli studi propri dei seminari maggiori sono quelli filosofici e teologici, la cui durata
complessiva deve essere di 6 anni (c. 250).
— L’insegnamento filosofico deve essere impostato in modo da:
a) conseguire e perfezionare la formazione umana degli alunni;
b) affinare la loro intelligenza;
c) renderli più idonei a compiere gli studi teologici (c. 251).
— L’insegnamento teologico deve essere impostato alla luce della fede e sotto la guida
del Magistero e mettere gli alunni in grado di annunziare la dottrina cattolica e di­
fenderla (c. 252).
I docenti devono possedere doti di carattere morale (umane e cristiane) e scientifiche
(necessaria preparazione comprovata dal possesso di laurea o di licenza conseguita in
una Università o Facoltà approvata dalla Santa Sede, c. 253). Non si può affidare ad
un docente 1 insegnamento di più materie (c. 253, § 2). L’eventuale rimozione di un
docente è di competenza dell’autorità da cui dipende la nomina (c. 253, § 3).

124
12. LINEE DOTTRINALI PER UNA PIÙ EFFICIENTE E ADEGUATA FORMAZIONE
DEI SEMINARISTI
1. L’intima unità ed armonia della dottrina sacra esige che le varie discipline siano
appositamente coordinate, mediante l’opera del «Prefetto degli Studi», il quale
deve essere distinto dal rettore (c. 254, § 1).
2. La scuola deve essere attiva e mirare alla reale crescita e maturazione degli alunni
(c. 254, § 2).
3. In ogni seminario deve essere istituito un «Corso pastorale in senso proprio», per
quanto tutta la formazione degli alunni persegua fine pastorale: in esso gli alunni
vengano informati sulle necessità della Chiesa Universale (c. 255).
— Il fine proprio del seminario maggiore e di tutta l’opera educatrice che in esso si
attua è di creare dei veri pastori di anime, ad immagine di Cristo Buon Pastore.
— Il c. 255 rileva gli aspetti di maggiore interesse del corso pastorale:
— l’arte catechetica ed omiletica
— la celebrazione del culto divino in modo particolare dei sacramenti
— i rapporti con le persone anche non cattoliche e non credenti
— il governo della parrocchia
— l’adempimento di tutti i compiti e di tutte le funzioni.
— Gli alunni devono essere educati ad un profondo senso ecclesiale:
— sulle necessità della Chiesa Universale e soprattutto più urgenti (c. 257);
— sulle Chiese particolari in gravi necessità;
— essere iniziati al ministero pastorale mediante pratiche esercitazioni (c. 258).
— Per il Vescovo, il seminario deve rappresentare la più importante e delicata istitu­
zione della diocesi (c. 259).

13. ATTRIBUZIONI E COMPITI DEL RETTORE (cc. 260-261)


Attendere con assiduo impegno alla direzione del seminario, secondo le norme e le
direttive del Vescovo (c. 260).
Egli è il responsabile principale della vita del seminario, promotore della formazione
dei chierici nel settore della vita spirituale, comunitaria, scolastica e nelle esperienze pa­
storali.
Curare con l’aiuto del Prefetto degli studi che gli insegnanti adempiano debitamente i
loro compiti.
Assistere quanti sono in seminario con funzioni di parroco (c. 260-261), fatta ecce­
zione per la materia matrimoniale, riservata sempre al parroco, e la confessione degli
alunni, tranne che qualcuno lo chieda spontaneamente (c. 985).
Il seminario, anche minore, è esente dalla giurisdizione parrocchiale (c. 262).
La cura di provvedere alle necessità economiche del seminario spetta al Vescovo dio­
cesano e, nel caso di un seminario interdiocesano, ai Vescovi interessati (c. 263).
Per provvedere alle necessità del seminario il Vescovo diocesano ha a sua disposizione
due mezzi:
— la colletta «prò seminario», da farsi in tutte le chiese e oratori pubblici, anche se
appartenenti a Istituti religiosi in senso ampio;
— l’imposizione di un particolare «tributo», anche annuale se necessario, gravante su
tutte le persone giuridiche pubbliche o private che hanno sede in diocesi. Sono
esenti le persone giuridiche che si sostengano con le sole elemosine o che abbiano
un collegio proprio di aspiranti.

125
L’ASCRIZIONE DEI CHIERICI ossia L’ENCARDINAZIONE
(cc. 265-272: 111-117; PO 7-13; ES 1,3; PA31)

PRINCIPIO NORMATIVO
Ogni chierico deve essere incardinato o in una Chiesa particolare o in una Prelatura
personale oppure in un IVC o in una SVA che ne abbia la facoltà, in modo che non siano
assolutamente ammessi chierici acefali o girovaghi (c. 265).
FINALITÀ
L’istituto della incardinazione ha una triplice finalità:
— pastorale: provvedere alla organizzazione e all’attività della diocesi;
— disciplinare: ordinare opportunamente la vita del clero e l’esercizio del ministero;
— personale: garantire ad ogni chierico i suoi diritti e il necessario sostentamento.
STRUTTURE
L’incardinazione può essere effettuata:
— ad una Chiesa particolare: diocesi, prelatura o abbazia territoriale, vicariato o
prefettura apostolica, amministrazione apostolica, eretta stabilmente (c. 265);
— ad una prelatura personale (cc. 294-295);
— ad un IVC (c. 654) o ad una SVA (c. 736, § 1; 738, § 3).
DIVISIONE
La incardinazione può essere duplice:
— originaria: quella che si acquisisce la prima volta con la recezione del diaconato (c.
266, § 1) o con la professione perpetua in uno IVC o in una SVA (c. 266, § 2);
— derivata: quella che si acquisisce successivamente. Questa può essere duplice:
a) formale: quella che si effettua mediante due atti distinti: la escardinazione e
l’incardinazione (lettera di rilascio in forma assoluta e perpetua e lettera di in­
cardinazione) (c. 267);
b) ipso iure: quella che si effettua mediante disposizione di legge:
— quando un chierico trasferito legittimamente in altra diocesi, scaduto il quin­
quennio, chiede per iscritto al Vescovo a quo e al Vescovo ad quem di volersi
incardinare nella nuova diocesi e nessuno dei due Vescovi manifesta volontà
contraria (c. 268, § 1);
— quando un chierico secolare ammesso in un IVC o in SVA emette i voti perpetui
(c. 268, § 2);
— quando un chierico religioso, ottenuto l’indulto di lasciare l’IVC o la SVA ed
accettato in prova in una diocesi, se, trascorso il quinquennio, non è stato li­
cenziato dal Vescovo (cc. 693 e 727, § 2).
NB. E stata soppressa l’incardinazione tacita che avveniva per la concessione di un
Ufficio o Beneficio residenziale.
CONDIZIONI
Perché un Vescovo diocesano possa procedere alla incardinazione di un chierico de­
vono verificarsi le seguenti condizioni:
— necessità ovvero utilità della sua Chiesa;
— un legittimo documento dell’awenuta escardinazione da parte del Vescovo a quo,
con un attestato circa la vita, i costumi e gli studi del chierico;
— una dichiarazione scritta dello stesso chierico sulla sua intenzione di volersi dedi­
care al servizio della nuova Chiesa particolare (c. 269).
ESCARDINAZIONE
Può essere concessa lecitamente solo per giusta causa: l’utilità della Chiesa o il bene
del chierico stesso (c. 270). Per negarla occorre una causa grave.
TRASFERIMENTO
Se non si verifica il caso di vera necessità della propria Chiesa part. il Vescovo non
può negare ad un suo chierico il permesso di trasferimento in altra Chiesa che soffre di
grave scarsezza di clero. Per il caso occorre fare una Convenzione (c. 271, § 1).

126
OBBLIGHI E DIRITTI DEI CHIERICI
(STATO GIURIDICO DEI CHIERICI)
(cc. 273-289:124-144; PO 7-21; LG 41, 66; AA 25; DV 25;
CD 16, 28; GS 91-93)

1. PIETÀ: Liturgia delle ore, orazione, ritiro spirituale (c. 276, § 1)


2. OBBEDIENZA e rispetto al Sommo Pontefice e al proprio Ordinario (c. 273);
|In generale;
3. STUDI 1 Formazione permanente (c. 279);
4. CELIBATO (cc. 277, § 1; 194, § 1, n. 3);
> 5. VITA SEMPLICE e spirito di povertà, obbligo di destinare il superfluo ai
F bisogni della Chiesa e alle opere della diocesi (c. 282);
c/5
O Chierici tenuti alla residenza per ragione di ufficio
Q_ 6. RESIDENZA Chierici tenuti soltanto per effetto della incardinazione (c. 283);
I
7. ABITO DECOROSO secondo le norme emanate dalle Conferenze Episcopali
e dalle consuetudini (c. 284);
8. FAVORIRE LA PACE, la concordia e la giustizia (c. 287).
m
co 1. COSE DEL TUTTO VIETATE perché pericolose e sconvenienti allo stato
O clericale e che non possono essere autorizzate in nessun caso (c. 285, § 1);
2. COSE DA EVITARE perché aliene dallo stato clericale (c. 285, § 2-3);
> 3. COSE PERMESSE solo se debitamente autorizzate: Uffici che comportano
i= l’esercizio del potere civile (c. 285, § 4);
< 4. COSE PER LE QUALI OCCORRE CONSULTARE L’ORDINARIO:
LLI — Amministrazione di beni appartenenti ai laici
— Uffici secolari che comportano l’onere del rendiconto (c. 285, § 4)
— Fideiussione e cambiali
— Atti commerciali (c. 286)
— Servizio militare (c. 289).

1. RETRIBUZIONE ADEGUATA al loro stato ed alla loro condizione; sufficiente


per provvedere alle proprie necessità ed alla giusta ricompensa del personale ad­
detto (c. 281, § 2)
— Anche il diacono permanente che si dedica a tempo pieno deve avere il ne­
cessario per provvedere al sostentamento proprio ed a quello della famiglia
(c. 281, § 3).
h- 2. ASSISTENZA SOCIALE, mediante la quale possano provvedere convenien­
I- temente alle loro necessità in caso di malattia, di invalidità e di vecchiaia (PO 21;
c. 1274, § 2).
cc 3. CONGRUO PERIODO DI FERIE, determinato dal diritto universale o par­
ticolare. Per diritto universale il periodo massimo è di un mese (c. 283, § 2). Il di­
Q ritto particolare potrà prevedere diversamente. Per i parroci e i vicari par­
rocchiali è provveduto nei cc. 533 e 550.
4. DIRITTO DI ASSOCIAZIONE per il perseguimento di finalità adatte al loro
stato (c. 278, § 1). Tale diritto non vige per i membri degli IVC e delle SVA, ì
quali sono già associati nel proprio Istituto. Col permesso del proprio Superiore
però possono far parte di associazioni cattoliche (c. 307, § 3).

127
LA PERDITA DELLO STATO CLERICALE
(cc. 290-293: 211-214; 1993-1998)

PRINCIPIO DOGMATICO-GIURIDICO
La sacra ordinazione, una volta ricevuta validamente, non può essere mai annullata
perché essa imprime il carattere (c. 290). Tuttavia, un chierico può essere dimesso dallo
stato clericale e reinserito nello stato laicale.

MODALITÀ DELLA PERDITA


Lo stato clericale si perde effettivamente per uno dei seguenti motivi:
1. per una sentenza giudiziaria o per un decreto amministrativo col quale si dichiara la in­
validità della sacra ordinazione (cc. 1708-1712);
2. con la pena della dimissione legittimamente irrogata da un tribunale penale collegiale
(c. 1425, § 1, 2°) e secondo la procedura prevista dai cc. 1720-1728;
3. con un rescritto di grazia concesso dalla Sede Apostolica, ai diaconi, per causa grave ed
ai presbiteri per causa gravissima (c. 290).

EFFETTI
1. In ordine al celibato: a parte il caso della invalidità della S. Ordinazione, la perdita del­
lo stato clericale non comporta per sé la dispensa dal celibato. Tale dispensa, su istanza
dell’interessato, viene concessa esclusivamente dal Romano Pontefice;
2. In ordine agli altri obblighi e ai diritti, con la perdita dello stato clericale, la persona:
— perde, ipso facto, tutti i diritti dello stato clericale;
— non è più soggetto ad alcun obbligo proprio dello stato clericale, a parte la disposi­
zione sul celibato (c. 291);
— gli è interdetto l’esercizio della potestà di ordine; tale divieto cessa soltanto se viene
a trovarsi dinanzi ad una persona che versi in pericolo di morte (c. 976);
— resta privato di tutti gli uffici, incarichi ed onori ecclesiastici, e di qualsiasi potestà
delegata.

RIAMMISSIONE NELLO STATO CLERICALE


E necessario un rescritto della Santa Sede.

PRESCRIZIONI CIRCA LA DIMISSIONE PENALE


1. La pena non può essere stabilita per legge particolare né tantomeno per precetto pena­
le (cf. cc. 1317 e 1319);
2. Non può essere una pena latae sententiae (c. 1336, § 2);
3. Casi per i quali è prevista la pena della dimissione:
— per il delitto di apostasia dalla fede, per eresia, per lo scisma, nel caso di «prolunga-
ta contumacia e di grave scandalo» (c. 1364, § 2);
— per la profanazione delle specie consacrate (c. 1367);
— per la violenza fisica contro la persona del Rom. Pontefice (c. 1370, § 1);
— nei casi più gravi del delitto di sollecitazione (c. 1387);
— per attentato matrimonio anche solo civile, se il chierico «dopo essere stato ammo­
nito, non si ravveda e cominci a dar scandalo» (c. 1394, § 1); per altri reati commes­
si contro il VI comandamento, particolarmente in caso di concubinato (c. 1395).

128
LE PRELATURE PERSONALI
(cc. 294-297: PO 10; ES I, 4; REU 49, § 1;
SCE, Decr. Ad consulendum, 11 mar. 1975)

SCOPO (c. 294)


Lo scopo delle prelature personali è duplice:
— promuovere una più adeguata distribuzione del clero nelle Chiese particolari;
— favorire l’attuazione di particolari iniziative pastorali o missionarie a vantaggio
delle varie regioni e delle diverse categorie sociali (cf. PO 10).
La prelatura personale persegue tali scopi: inviando sacerdoti e diaconi in diocesi
che soffrono penuria di clero; o svolgendo la sua attività specifica anche attraverso la
cooperazione organica di chierici e di laici.

COSTITUZIONE (c. 294)


Le prelature personali sono costituite dalla Sede Ap., previa la consultazione delle
Conferenze episcopali interessate.
Ad esse possono appartenere presbiteri e diaconi del clero secolare nonché gli alun­
ni dei propri seminari. Possono anche farvi parte, mediante speciali convenzioni, anche
dei laici (c. 296).

GOVERNO (c. 295)


La prelatura personale è retta:
— dalle norme del diritto generale;
— dagli statuti emanati dalla Santa Sede. A capo della prelatura personale vi è un
Prelato, che è l’Ordinario proprio (c. 134, § 1), munito delle seguenti facoltà:
— erigere seminari propri per la formazione degli aspiranti;
— incardinare gli aspiranti e promuoverli agli ordini sacri (cc. 265-266, § 1).
Il Prelato esercita la sua giurisdizione sia sui chierici incardinati che (per quanto ri­
guarda la missione affidata alla Prelatura) sui laici ad essa incardinati.

RAPPORTI CON L’ORDINARIO DEL LUOGO (c. 297)


L’apostolato pastorale e missionario della prelatura personale si svolge sempre nelle
Chiese particolari. Essendo un’opera «di servizio» deve rispettare i diritti dell’Ordinario
del luogo.
Di conseguenza, la prelatura personale, per iniziare un proprio centro di attività, ha
bisogno del consenso dell’Ordinario del luogo.

NATURA GIURIDICA
Una prelatura personale, per sé, non può essere equiparata ad una Chiesa parti­
colare, poiché manca di uno degli elementi essenziali, la «portio Populi Dei». Se, per dis­
posizione speciale della Sede Apostolica, una prelatura personale ha una comunità di fe­
deli, come ad es. il Vicariato Castrense, in questo caso la equiparazione si può sostenere.

NORME ULTERIORI
La prelatura personale dipende dalla Congregazione per i Vescovi.
La potestà del «Prelato» è una potestà ordinaria di governo, limitata a ciò che ri­
guarda il fine della prelatura ed è sostanzialmente diversa, per la sua natura, dalla pote­
stà che compete ai Vescovi come tali.

129
LE ASSOCIAZIONI DEI FEDELI
NORME COMUNI
(cc. 298-311: 684-699; GE 6, 8; AA 5-8f 11, 18, 19, 21, 24; PO 8; ES I, 35; CD 17; OT 2)

_ Nella Chiesa esistono associazioni distinte dagli IVC e dalle SVA nelle quali tutti i fe­
deli (laici, chierici, religiosi), con azione comune, tendono:
t=
ILI
— all’attuazione di una vita cristiana più perfetta;
O — all’incremento del culto pubblico o della dottrina cristiana, o
Z — ad altra opera di apostolato.
0 I fedeli sono esortati a dare la propria adesione soprattutto alle associazioni erette,
Jodate o raccomandate dalla competente autorità ecclesiastica (c. 298).
_ I fedeli, in virtù del loro battesimo hanno il diritto originario di fondare e dirigere;
^ personalmente proprie associazioni che abbiano fine:
— — «pietatis erga Deum»
q — «caritatis erga proximum» ovvero varie forme di apostolato (c. 299).
|_Ogni Associazione ha diritto al proprio titolo ed ai propri Statuti.
PRIVATE. Sono tali se erette mediante un accordo privato. Possono essere:
— di fatto o semplicemente private, se prescindono da qualsiasi riconoscimento;
— semplicemente riconosciute, con atto formale o implicito;
— lodate o approvate;
— costituite in persona giuridica, con particolare provvedimento amministrativo,
previa la revisione (recogtùtio) dello statuto.
Nessuna associazione privata può assumere il nome di «cattolica» se non col consen­
so del Vescovo, se diocesana, della Conferenza episcopale, se nazionale, o della Santa
Sede, se internazionale (cc. 300, 312).
Tali associazioni rimangono «private», anche se lodate o raccomandate dall’autorità
ecclesiastica (c. 299, § 1).
uj PUBBLICHE. Sono tali se erette dalla pubblica autorità e che si propongono:
ZI — l’insegnamento della dottrina cristiana in nome della Chiesa o
2 — l’incremento del culto pubblico, oppure che
^ — intendano altri fini il cui conseguimento è riservato, per sua natura, all’autorità ec­
> clesiastica, o per
^ — il conseguimento di altre finalità spirituali alle quali non sia stato sufficientemente
provveduto mediante le iniziative private (c. 301). Queste vengono denominate:
_z— sono formate e rette da chierici;
CLERICALI — hanno come scopo l’esercizio del sacro ministero da parte dei
membri
_r~ sono riconosciute come tali dalla competente autorità (c. 302).
r1— i soci vivono nel mondo
TERZI ORDINI — tendono alla perfezione cristiana partecipando allo spirito del-
l’IVC a cui sono associati
Lz“ operano sotto l’alta direzione dell’Istituto stesso (c. 303).
NB. Secondo il nuovo CIC ogni IVC potrà avere il proprio Terzo Ordine senza un
particolare privilegio della Sede Apostolica (c. 303).
DI VIGILANZA. È questo un diritto nativo da esercitare su tutti i fedeli, allo scopo
di tutelare la integrità della fede e la purezza dei costumi.
<O DI GIURISDIZIONE. E questo un diritto nativo da esercitare su tutta l’attività della
M0 Chiesa, allo scopo di favorire, stimolare, promuovere l’attività e le iniziative, nonché
Z LU
LLI per tutelare la legittima libertà. Ambito di tale attività:
UJ t
prescrivere norme di carattere generale, intervenire in casi di emergenza (c. 316);
CL cc — confermare istituire o nominare il presidente;
SO — nominare direttamente il cappellano o l’assistente ecclesiatico (c. 317, § 1);
Otr — nominare un commissario in circostanze gravi e per motivi gravi (c. 318, § 1);
— rimuovere per giuste cause il presidente e il cappellano (c. 318, § 2);
esigere il rendiconto annuale, sopprimere per cause gravi l’associazione pubblica
(cc. 319-320).

130
LE ASSOCIAZIONI PUBBLICHE DI FEDELI
(cc. 312-320: 686-699; AA 20; SA, Normae..., nov. 1968; SCE, Rescr. 26 nov. 1978; ES I, 35)

EREZIONE (c. 312)


L’erezione delle associazioni pubbliche è di esclusiva competenza delle autorità ecclesiastiche:
— della S. Sede, per l’erezione delle associazioni di carattere universale o internazionale;
— della Conferenza episcopale, per le associazioni di carattere nazionale;
— del Vescovo del luogo, per le associazioni di carattere diocesano (non dell’Amministratore o
del Vicario generale, senza speciale mandato).
Alle medesime autorità compete tutto ciò che è necessario per la erezione:
— approvazione definitiva degli Statuti e delle loro eventuali innovazioni (c. 314);
— la superiore direzione (c. 315);
— l’eventuale conferma, istituzione o nomina del presidente (c. 317, § 1);
— la nomina del cappellano o dell’assistente eccl. (c. 317, § 1);
— l’eventuale nomina di un commissario (c. 318, § 1).
Per l’erezione di una associazione o di una sua sezione, ad validitatem, si richiede il consenso del
Vescovo dioc. (c. 312, § 2).
PERSONALITÀ GIURIDICA (c. 313)
Un’associazione pubblica è costituita in persona giuridica in forza dello stesso decreto di
erezione e riceve simultaneamente la «missio» di poter svolgere la sua attività nella Chiesa.
ATTIVITÀ (c. 315)
Le associazioni pubbliche possono intraprendere liberamente le iniziative rispondenti alla
propria natura; esse sono rette a norma degli statuti, ma sotto la direzione dell’autorità ecclesia­
stica competente (cf. c. 312, § 1).
ACCETTAZIONE E DIMISSIONE DEI SOCI (c. 316)
Non possono essere accettati nelle associazioni pubbliche:
— gli apostati dalla fede
— coloro che si sono separati dalla comunione ecclesiale
— chi è stato colpito da scomunica, inflitta o dichiarata.
Un socio che è incorso in uno dei casi di cui sopra, premessa la necessaria ammonizione,
può essere dimesso, secondo le modalità previste dagli statuti. L’interessato ha la facoltà di ricor­
rere contro il provvedimento e tale ricorso ha effetto sospensivo.
I catecumeni, se non esiste un divieto negli statuti, possono essere ricevuti nelle associazio­
ni pubbliche, perché essi «sono uniti alla Chiesa con un vincolo particolare» (cf. c. 206, § 1).
GOVERNO (c. 317)
L’autorità ecclesiastica competente, secondo i casi:
— conferma, istituisce o nomina il Presidente;
— nomina direttamente il Cappellano o l’Assistente ecclesiastico, dopo aver sentito il parere de­
gli ufficiali maggiori dell’associazione, se ciò risulta opportuno.
Tale principio vale anche per le associazioni pubbliche erette dagli IVC fuori delle proprie
chiese. Nelle associazioni non clericali, i laici possono essere assunti all’ufficio di presidente; il
Cappellano o Assistente ecclesiastico non sia assunto a tale incarico, tranne che gli statuti non
prevedano diversamente (c. 317, § 3).
NOMINA DI UN COMMISSARIO (c. 318)
E consentita solo in circostanze speciali e per motivi gravi. Tale incarico ha carattere stra­
ordinario e temporaneo. Nel provvedimento devono essere precisati i compiti. Il Presidente può
essere rimosso «per una giusta causa», occorre però ascoltare previamente il Presidente interes­
sato e, se ciò è previsto negli statuti, anche gli ufficiali maggiori. Il Cappellano viene rimosso
dalla competente autorità.
— I beni sono «ecclesiastici» e vanno amministrati a norma del CIC e degli Statuti.
— L’associazione ha l’obbligo del rendiconto annuale all’autorità ecclesiastica competente.
SOPPRESSIONE (c. 320)
Le associazioni pubbliche vengono soppresse dalla medesima autorità che le ha erette, «per
grave causa» e previa l’audizione del Presidente e degli ufficiali maggiori.

131
LE ASSOCIAZIONI PRIVATE DI FEDELI
(cc. 321-326: 100, 336,1515; CD 17; AA4, 19, 28-32; TM 15; LG 31; DH 14;
AG 26; GS 43, 72)

!:
PREMESSE
Le associazioni private, formalmente, non esistevano nell’ordinamento anteriore. Ad esse
(come pure alle associazioni pubbliche) oltre che le norme proprie contenute nei rispettivi
l! statuti, si applicano anche le norme comuni contenute nei cc. 298-311.
i: Ì o Mentre le associazioni pubbliche operano in nome della Chiesa ed hanno una maggiore
tutela, però una minore autonomia, le associazioni private operano in nome privato e quindi
c
I II godono di una maggiore autonomia.
Le associazioni private sono dirette e amministrate dai fedeli a norma dei propri statuti.
ti vy Q- Esse, oltre il semplice riconoscimento, possono acquisire anche la personalità giuridica
C3
u per decreto formale della competente autorità ecclesiastica, previa approvazione degli statuti.
L’acquisizione però della personalità giuridica non modifica la natura dell’associazione, che ri­
mane sempre privata (cf. cc. 321-322).

COMPETENZA DELL’AUTORITÀ ECCLESIASTICA (c. 323)


Le associazioni private, pur godendo di una legittima autonomia, sono soggette:
— alla vigilanza da parte dell’autorità ecclesiastica, allo scopo di garantire la integrità della fe­
de e dei costumi, nonché il coordinamento di tutte le energie che devono essere ordinate
al bene comune;
— alla giurisdizione della medesima, la quale, per cause molto gravi, potrà adottare op­
portuni provvedimenti.

GOVERNO (c. 324)


L’associazione privata di fedeli designa liberamente, sempre però a norma degli statuti, il
Presidente e gli Ufficiali.
Essa può anche designare un Consigliere spirituale fra i sacerdoti che operano in diocesi,
che deve essere però confermato dall’Ordinario del luogo.

BENI TEMPORALI (c. 325)


I beni delle associazioni private non sono «beni ecclesiastici», anche se l’associazione è
dotata di personalità giuridica. Come tali non sono soggetti alla normativa del Libro V del
CIC, se non è disposto espressamente (c. 1257, § 2).
Ciononostante, le autorità ecclesiastiche hanno il diritto di vigilanza perché detti beni
vengano amministrati a norma degli statuti.

ESTINZIONE E SOPPRESSIONE (c. 326, § 1)


Lestinzione di una associazione privata — non dotata di personalità giuridica — avviene
nei modi determinati dagli statuti e per deliberazione dell’assemblea dei soci.
_ ^ soppressione può essere decretata dalla competente autorità ecclesiastica, ma solo per
motivi molto gravi: se l’associazione è di grave danno per la dottrina o per la disciplina.

DESTINAZIONE DEI BENI (c. 326, § 2)


In caso di cessazione di una associazione privata, sia per semplice estinzione che per sop­
pressione, la destinazione dei beni va effettuata a norma degli statuti, salvo i diritti acquisiti e
la volontà degli offerenti.

132
NORME SPECIALI
PER LE ASSOCIAZIONI DI LAICI
(cc. 327-329: 684-725; LG 31, 35; AA 2, 7,19, 28, 32; IM 15; AG 26;
GS 43, 72)

PREMESSE

Le norme contenute in questo capitolo IV sono di carattere più esortativo che giuridico;
esse riguardano tutte le associazioni, sia pubbliche che private, formate da soli laici.

GRANDE CONSIDERAZIONE DI ESSE (c. 327)

I fedeli laici tengano in grande considerazione le associazioni costituite per i fini spi­
rituali di cui al c. 298, specialmente quelle che si propongono di animare mediante lo spi­
rito cristiano le realtà temporali e in tal modo favoriscono intensamente un rapporto più
intimo tra fede e vita.

COLLABORAZIONE RECIPROCA (c. 328)

Coloro che dirigono le associazioni di laici, anche quelle erette in forza di un privile­
gio apostolico, facciano in modo che le proprie associazioni collaborino, dove ciò risulta
opportuno, con altre associazioni di fedeli e che sostengano volentieri le diverse opere cri­
stiane, soprattutto quelle esistenti nello stesso territorio.

FORMAZIONE DEI MEMBRI (c. 329)

I moderatori delle associazioni di laici facciano in modo che i membri del­


l’associazione siano debitamente formati all’esercizio dell’apostolato specialmente laicale.

133
Gerarchia ecclesiastica
Istituzioni e funzioni
(secondo le Fonti bibliche)

DIACONI
At 6, 2-8; 8, 5-6, 36-38
Fil 1, 1, 1 - Loro idoneità: 1 Tm 3, 8-13

PRESBITERI
z
o At 11, 30; 14, 23; 16, 4; 20, 17, 28; 21, 18; 1 Tm 3, 2-7; Tt 1, 5-9
U- N
C3 Z) VESCOVI (apostoli e loro successori)
Oh t
h- Le 6, 12-13; 22, 18-30; Gv 15, 27; Gal 1, 1, 2, 9; Ef 2, 20; Ap 21, 24
c/) Mt 18,18; Gv 20, 21-23; Mt 28,18-20. 1 Tm 5, 19-22; 6, 20;
2 Tm 1,13-14; 2, 2; 4, 2; Tt 1, 5,10-14; 3,10 - Loro idoneità: 1 Tm 4, 12.

PAPA
Gv 1, 42; Mt 16, 18-19; Le 22, 31-32; Gv 10, 16; 21, 15-18
;
TRASMISSIONE DEL DEPOSITO (potere dottrinale)
Gv 15,26-27; 15, 6,12-13
Me 16,15-16
1 Cor 15, l-3s, 11
Gal 1, 8
2 Ts 2, 15
Tm 1, 18-20; 4, 13
1 Tm 2, 15; 3-14
cc
lìJ TRASMISSIONE DELLA VITA (potere sacramentale)
O — Mediante Battesimo: Mt 28, 19; At 2, 37-41; 19, 1-5
_ —Mediante Confermazione: At 8, 14-17; 19, 6
q — Mediante Penitenza: Gv 20, 23; Mt 18, 18; Le 10, 17-19; At 16, 16-18
lu — Mediante Eucarestia: Le 22, 19-20; At 2, 42; 20, 7; 1 Cor 11, 23-27
Z — Mediante Olio Infermi: Gc 5, 14-15; Me 6, 13
Q — Mediante Ordine sacro: At 6, 6; 14, 23; 2 Tm 1, 6; Tt 1, 5

TRASMISSIONE DEL GOVERNO DELLA CHIESA (potere giurisdizionale)


c/)Per cui si organizza una disciplina attorno a Pietro e Apostoli
< At 1,15; 4, 34-35; 10, 47-48; 15, 22-29
oc
1 Cor 7, 1-17, 39-40; 10, 20-22; 11, 6, 7, 16; 14, 34
1 Tm 2, 9-12
Che esige obbedienza:
1 Cor 4,21
2 Cor 7, 15; 10, 2, 6, 10-11; 13, 2
Eb 13,17
E impone le pene:
At 5, 1-1:1 Cor 5, 1-5;
1 Tm 1, 19-20; 2 Ts 3, 6, 14; Tt 1, 3, 10.

134
LA SUPREMA AUTORITÀ DELLA CHIESA
Constitutio Hierarchica Ecclesiae Universali
SEDE PLENA
(cc. 330-367: 218-328; LG 13-23 Nep; CD 2, 4, 10, 44, 49; AG 38)

[Solus: Vicarius Christi (cc. 330-334)


ROMANUS PONTIFEX [Caput Collegii Episcoporum (cc. 331 , 336)
COLLEGIUM Àctio sollemnis: Concilium Oecumenicum (cc. 337-341)
EPISCOPORUM pìndictae vel
Actiones commune [_Receptae a R. Pontifice (cc. 337, § 2-3)
[Ordinarius
SYNODUS Generalis coetus | Extraordinarius (c. 349)
EPISCOPORUM
Specialis coetus (c. 346, § 3)
_ Episcopalis
COLLEGIUM Ordines Presbyteralis
CARDINALIUM Diaconalis
rCommunes (c. 349) ["Ordinarium
Actiones [^Collegiales: Consistorium | Extraordinarium (c. 353)
— [Sectio Prior (cc. 41-44)
Secretaria Status |j^ectio altera (cc 45.47)
De Doctrina fidei (cc. 48-55)
Pro Ecclesiis Orientalibus (cc. 56-61)
De cultu divino et disciplina Sacramentorum (cc. 6Z-/U)
Congrega- De causis Sanctorum (cc. 71-74)
tiones Pro Episcopis (cc. 75-84)
Pro Gentium evangelizatione (cc. 85-92)
Pro Clericis (cc. 93-104)
De SeiSnariisatque Studiorum Inst. (cc. 112-116)
CURIA ROMANA
(cc. 360-361)
Const. Ap. «Pastor Bonus» Penitentiaria Apostolica (cc. 117-120) .
Tribunalia Supremum Tribunal Signaturae Apostoliche (cc. 121-125)
Tribunal Rotae Romanae (cc. 126-130)

AcfUnkàwm^ChrLtianorum fovendam (cc. 135-138)


Pro Familia (cc. 139-141)
De Iustitia et pace (cc. 142-144)
Cor Unum (cc. 145-148) iaq 1511
Consilia De spirituali Emigrantium cura (cc. 149-151)
De Apostolatu prò valetudine Administns (cc. 15_- 5 )
De Legum textibus interpretandis (cc. 154-158)
Pro Dialogo inter Religiones (cc. 159-16Z)
Pro Cultura et Dialogo cum non credenubusjcc. 163-168)
De Communicationibus socialibus (cc. 169-1 /U)

Officia

Apud Ecclesias particulares (cc. 362-363, § 1)

SS0”'
135
Constitutio Hierarchica Ecclesiae Universalis
SEDE IMPEDITA VEL VACANTE
(cc. 335, 340, 347, § 2, 359, 367: 241, 436; Pius XII Const. Ap. Vacantis Ap. Sedis;
Paulus VI, Const. Ap. Rom. Pont Elig.)

La sede vacante è oggi ordinata dalla Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis
di Giovanni Paolo II (22.12.1996)

Ordinarium: negotia quae


Regimen Ecclesiae differri nequeunt
Collegium Cardinalium (UDG n. 2) Electio Summi Pontificis
(c. 359)
Regimen Civitatis Vaticanae (UDG n. 23)

Concilio Ecumenico [«Ipso iure hoc intermittitur» (c. 340)

LLl
Sinodo dei Vescovi [«Ipso iure suspenditur» (c. 347, § 2)
<
u
Substitutus Secretariae Status non cessat
§ (UDG n. 20)
<
o
Zi Camerlengo
O Cardinales cessant, Paenitentiario Maiore
H
(/) exceptis Vie. Gen. d. Romanae
O (UDG n. 14)
Q_
<
LLi
O Congregationes servant facultates ordinarias
LLl (UDG n. 25)
(/)

Tribunal Rotae Romanae non cessat (UDG n. 26)

Supremum Tribunal Signaturae Ap. non cessat


(UDG n. 26)

Legati Pontificii non cessant, nisi aliud statuatur (c. 367, UDG n. 21)

<t
q 2 Nihil innovetur. Servetur Lex specialis (nondum existit) (c. 335)
lu %
co ^

136
Le strutture della Chiesa*

Le STATICHE sono gli stati nella Chiesa.


A) COMUNE: Status christianitatis. E lo stato fondamentale e comune a tutti gli al­
tri «...vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune
a tutti i fedeli...» (LG 32).
Titolo: si consegue col Battesimo.
LD
X B) SPECIALI. Il genere di christifidelis comune si specifica in tre stati:
o a) Stato laicale - «Col nome di laici si intendono tutti i fedeli, ad esclusione dei

B
co
membri dell’Ordine sacro e dello stato religioso» (LG 31);
b) Stato clericale - La Sacra Ordinazione introduce i Chierici in un «genus vitae» di­
verso. «La distinzione ... posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del Popolo
di Dio» (LG 32).
c) Stato religioso - «Un simile stato... non è intermedio tra la condizione clericale e
laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di que­
sto speciale dono della vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua
missione salvifica» (LG 43).

Le DINAMICHE sono i ministeri nella Chiesa.


«. ..il Popolo di Dio... nel suo stesso interno si compone di diversi ordini.
Poiché fra i suoi membri c’è diversità sia per ufficio... sia per lo stato e tenore di
vita» (LG 13).
— Come i Christifideles, secondo il profilo statico si diversificano in Laici, Chierici e
Religiosi, così, secondo le dimensioni dinamiche, si danno nella Chiesa diversi
rapporti:
a) Ministri-Fedeli, secondo l’esercizio dei poteri liturgici;
b) Superiori-sudditi, secondo l’esercizio del potere di governo. La potestà sociale,
pur essendo un servizio è «Ius sacrum» (LG 27). Perciò il Vescovo serve anche co­
mandando: il suo è un «praeesse et servire»: la sua potestà ha il fondamento in
LLI Cristo;
X c) Maestri-discepoli, secondo l’esercizio del potere di insegnare.
— Per conoscere quali e quante siano le funzioni (o le strutture dinamiche nella
Chiesa) occorre incominciare dalla sua fonte ovvero origine, ossia da Cristo stes­
<
2 so, al quale è stato dato ogni potere in cielo e in terra: Egli è il re dell’Universo ed
Q il Capo della Chiesa.
Cristo conferì realmente il suo potere a Pietro ed agli Apostoli (Papa e Vescovi),
vincolando questo potere al loro Ufficio. Essi, quindi, posseggono una «sacra po­
testà» non in forma avventizia, ma stabile, legata al loro Ufficio. Cristo non solo
istituì Chierici e Laici, ma ad alcuni Chierici affidò poteri di governo e di guida
nella sua Chiesa. Il potere, dunque, esiste ove c’è un legittimo successore di S. Pie­
tro o degli Apostoli.
— L’unità della sacra potestà ammette molteplicità di funzioni dette «munera», che si
potrebbero definire come compiti o esercizi specifici della «sacra potestas»... «La
missio non aggiunge nulla alla sacra potestas, ma la determina appunto e specifica
in settori particolari, sia di competenza che di materia...
— In conclusione, con la consacrazione si ottiene la sacra potestas ma non le sue
funzioni». (Cf. D. Composta, La Chiesa visibile, Roma 1976, pp. 39-55).

* Per strutture intendiamo la composizione, la classificazione e l’ordine di molte cose insieme.

137
Strutture ecclesiali
~~ 1. ROMANO PONTEFICE (LG 22, cc. 331-335)
2. Collegio dei Vescovi (LG 22-23, c. 336)
STRUTTURE 3. Concilio Ecumenico (CD 5, cc. 337-341)
della 4. Sinodo dei Vescovi (CD 5, cc. 342- 348)
CHIESA 5. Collegio dei Cardinali (cc. 349-359)
UNIVERSALE 6. Curia Romana (REU, PB, cc. 360-361)
_7. Legati del Romano Pontefice (cc. 362-367)
CHIESE PARTICOLARI
Strutture Diocesane
1. Vescovo diocesano (cc. 375-402, CD 8-16)
2. Vescovi coadiutori e Ausiliari (CD 26, cc. 403-411)
3. Sede impedita (cc. 412 -415)
4. Sede vacante (cc. 416-430)
5. Provincia Ecclesiastica (cc. 431-432)
6. Regione Ecclesiastica (cc. 433-434)
7. Metropoliti (cc. 435-438)
8. Concili Particolari (cc. 439-446)
9. Conferenze Episcopali (CD 38-41, cc. 447-459)
10. Sinodo Diocesano (cc. 460-468)
STRUTTURE
11. Curia diocesana (cc. 469-474)
delle 12. Vicario Generale e Vicari Episcopali (CD 27, cc. 475-481)
CHIESE
13. Cancelliere, Notari, Archivista (cc. 482-491)
PARTICOLARI
14. Consiglio d'Amministrazione ed Economo (cc. 492-494)
15. Consiglio Presbiterale (CD 27, cc. 495-501)
16. Collegio Consultori (c. 502)
17. Capitolo dei Canonici (cc. 503-510)
Strutture intradiocesane
18. Consiglio Pastorale (PO 7, cc. 511-514)
19. Parroci e Vicari parrocchiali (cc. 515-552)
20. Vicari Foranei (cc. 553-555)
21. Rettori di Chiese (cc. 556-563)
22. Cappellani (cc. 564-572)

1. Attività collegiali
a) Concili particolari (cc. 439-446)
Interregionali
Nazionali
b) Conferenze Episcopali Interregionali
(CD 38-41, cc. 447-459) Regionali
STRUTTURE
DI COMUNIONE Metropolita (cc. 435-438)
tra le Chiese Segretario permanente
Particolari 2. Organismi permanenti Tribunali Regionali
Prelature personali: militari, operai,
migranti
3. Commissioni permanenti delle Conferenze Ep.: Comitati per opere
varie
4. Associazioni: internazionali, nazionali, regionali, diocesane
5. Convenzioni interdiocesane per la distribuzione del Clero

138
Strutture ecclesiali*
(delle Chiese Orientali)

STRUTTURE SUPREMA AUTORITÀ DELLA CHIESA (cc. 42-54)


DELLA CHIESA Romano Pontefice (cc. 43-48)
UNIVERSALE Collegio dei Vescovi (cc. 49-54)

CHIESE PATRIARCALI (cc. 55-150)


Patriarca (cc. 63-101)
Sinodo dei Vescovi delle Chiesa patriarcale (cc. 102-113)
Curia patriarcale (cc. 114-125)
Sede patriarcale vacante o impedita (cc. 126-132)
Metropoliti della Chiesa patriarcale (cc. 133-139)
Concilio patriarcale (cc. 140-145)
Territorio fuori della Chiesa patriarcale (cc. 146-150)

CHIESE ARCIVESCOVILI MAGGIORI (cc. 151-154)

CHIESE METROPOLITANE ED ALTRE CHIESE


STRUTTURE SUI IURIS (cc. 155-176)
DELLE CHIESE Chiese metropolitane sui iuris (cc. 155-173)
ORIENTALI Altre Chiese sui iuris (cc. 174-176)

EPARCHIE E VESCOVI (cc. 177-310)


Vescovi (cc. 177-234)
Organi che coadiuvano il Vescovo eparchiale nel regime
dell’Eparchia (cc. 135-178)
Adunanza eparchiale (cc. 235-242)
Curia eparchiale (cc. 242-263)
Parrocchie, parroci e vicari parrocchiali (cc. 279-303)
Rettori di chiese (cc. 304-310)

ESARCHIE ED ESARCHI (cc. 311-321)

ADUNANZA DI ESARCHI DI PIÙ CHIESE


SUI IURIS (cc. 323-398)

* Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium Autoritate loanttis Pauli II Promulgatus, a. 1990.

139
\

Organi della Chiesa

Romano Pontefice
DI DIRITTO DIVINO
Vescovi
INDIVIDUALI
Gradi subalterni del Romano
DI DIRITTO UMANO Pontefice
Gradi subalterni dell’Episcopato

Ecumenici
CONCILI Plenari
DELIBERATIVI Particolari
Provinciali
TRIBUNALI collegiali

CONGREGAZIONI

Sinodo dei Vescovi


Conferenze Episcopali
COLLEGIALI Consiglio Presbiterale
Consiglio Pastorale
Sinodo diocesano
Cons. diocesano per l’attività missionaria
CONSULTIVI Cons. per l’apostolato dei laici
Cons. dei Superiori Maggiori
Cons. pastorale nelle missioni
Cons. naz. reg. per le missioni
Cons. per l’unità dei cristiani
Cons. per la famiglia
Cons. «Cor unum»
Cons. per la Cultura e per il dialogo con i

L non credenti
_Cons. per le Comunicazioni sociali

140
Schema generale
divisione organizzazione e funzione
degli organi della P.A.

P.A. P.A. P.A.


VOCE
ATTIVA CONSULTIVA di CONTROLLO

CONCETTO Provvede alla: Vigila sull'attività de­ Riesamina gli atti della
— organizzazione gli organi della P.A RA. per accertarne:
amministrativa per illuminarli su:
— soddisfazione dei
bisogni sociali in­ — legittimità e meri­ — legittimità e merito
dividuali e collet- to dell’emanando ai fini della loro
tivi provvedimento esecutività

Individuali Collegiali indipen­ Individuali e


ORGANI ordinati denti tra di loro Collegiali
gerarchicamente

Pareri: Controlli:
— Facoltativi * Per il fine:
— Obbligatori: — di legittimità
— vincolanti — di merito
ATTI Provvedimenti (consenso) * Per il tempo:
— non vincolanti — preventivi
(consiglio) successivi
* Per la forma:
— repressivi
— sostitutivi

CONTENUTO Dichiarazione Manifestazione di Dichiarazione di vo­


di volontà giudizio lontà e manifestazione
di giudizio

Bolla Consenso Visto (c. leg.)


FORMA Breve Consiglio Nulla Osta (c. mer.)
Decreto Licenza (c. prev.)
Approvazione
(c. leg. e mer.)
(c. prev. o succ.)
Conferma

Annullamento
(c. repr.: ex tunc)
Revoca
(c. repr.: ex nunc)

P.A. = Pubblica Amministrazione c. leg. = Controllo di legittimità


A.A. = Amministrazione Attiva c. mer. = Controllo di merito
c. prev. = Controllo preventivo
c. succ. = Controllo successivo
c. repr. = Controllo repressivo

141
LA SUPREMA AUTORITÀ DELLA CHIESA
Cap. I
IL ROMANO PONTEFICE E IL COLLEGIO DEI VESCOVI

CANONE INTRODUTTIVO (330)

Questo canone introduce l'insegnamento del Vaticano II, contenuto nella LG 22 e


nella annessa Nota praevia. In esso viene affermato un duplice principio dogmatico:
— che nel Collegio Episcopale si continua e perpetua il Collegio Apostolico istituito da
N. S. Gesù Cristo, per cui tra i Vescovi vige ininterrottamente il principio della col­
legialità;
— che tra il Romano Pontefice e i Vescovi esiste il medesimo vincolo che univa S. Pietro e
gli Apostoli e di conseguenza, il Romano Pontefice è il Capo del Collegio Episcopale,
come S. Pietro era il Capo del Collegio Apostolico.

ID
eome, per volontà del Signore, S. Pietro e gli altri Apostoli costituivano
cd 2: un unico Collegio, per la medesima ragione, il Romano Pontefice, successore
yo di S. Pietro, ed i Vescovi, successori degli Apostoli, sono tra di loro congiunti
(c. 330).
CJ Cl­
IH 1_

_ IH Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signo­
oo re singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai
< IH suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in

II terra della Chiesa universale; egli perciò in forza del suo ufficio, ha potestà ordi­
naria, suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può essere
sempre esercitata liberamente (c. 331).

— Nel Collegio episcopale continua e si perpetua il Collegio Apostolico fondato da


Cristo, per cui vige tra i Vescovi il principio della collegialità.
LLI — Tra il Romano Pontefice e i Vescovi esiste il medesimo rapporto che univa Pietro e
Lnd gli Apostoli. In conseguenza, il Romano Pontefice è il Capo del Collegio Episcopale,
yS come Pietro era Capo del Collegio Apostolico.
U_ o
LHq — Il Romano Pontefice è il successore di S. Pietro e i Vescovi sono successori degli
Apostoli, però il modo della successione ha un carattere diverso:
Og]
1) Il Romano Pontefice succede a Pietro direttamente, in quanto ne eredita gli uffici
i§ di Pastore universale della Chiesa e di Capo del Collegio Episcopale;
2) I Vescovi, invece, succedono agli Apostoli attraverso il Collegio Episcopale di cui
fanno parte, e non ereditano le prerogative speciali che essi ebbero da Cristo.
§8 Di conseguenza, mentre la potestà di ogni singolo Apostolo si estendeva a tutta la
LU
Chiesa, quella dei singoli Vescovi è limitata ad una Chiesa particolare.
— La potestà dei Vescovi nella Chiesa universale è soltanto di natura collegiale ed
ha come condizione la «comunione gerarchica» col Papa, capo del Collegio.

142
Il c. 331 è denso di contenuto teologico e giuridico. In esso si afferma che il Romano
Pontefice possiede la pienezza del potere pastorale, chiamato primato, il quale non è
solo di onore né di carattere presidenziale, ma in senso proprio di giurisdizione e di
governo su tutta la Chiesa.
O
Per diritto divino il Romano Pontefice è:
5
— Successore di S. Pietro e come tale, rivestito della stessa funzione di governo
oc pastorale, conferita da Cristo individualmente all'Apostolo;
Q_

— II capo del Collegio Episcopale come Pietro era il capo del Collegio Apostolico;
— Vicario di Gesù Cristo per la Chiesa universale;
— Il Pastore della Chiesa Universale.

— In forza del suo ufficio, il Romano Pontefice ha una potestà:


— Ordinaria, in quanto è annessa al suo ufficio;

LLi
— Suprema, in quanto nella Chiesa non esiste alcuna potestà che sia superiore o
y uguale o che non le sia soggetta. Per questo motivo, contro una decisione del
Li- Papa non si dà ricorso o appello: «Roma locuta est, causa finita est».
LU

z — Piena, perché non le manca nessun mezzo necessario o utile al raggiungimento


o del fine: comprende il potere di insegnare, di santificare e di governare in tutta
Q_
la Chiesa e con tutte le relative funzioni;
o
z — Immediata, in quanto la può esercitare direttamente per sé o per mezzo dei
< suoi Vicari su persone, luoghi e cose e non è tenuto ad esercitarla mediante i
o rispettivi Vescovi locali.
tr
— Universale, in quanto si estende su tutta la Chiesa:
LU
Q — circa il territorio: Chiesa Universale e Chiese particolari;
'< — circa le persone: pastori e fedeli;
— circa le cose: fede, costumi, disciplina, amministrazione ecc.
(/}
LU
— Indipendente nella sua origine, perché la riceve direttamente da Dio; e non
O tramite il Collegio dei Cardinali riuniti in conclave;
CL

— Indipendente nel suo esercizio valido e lecito, perché giuridicamente non è re­
sponsabile dinanzi ad alcuna potestà umana;
— Libera, perché la può esercitare sempre liberamente.

O
Z In rapporto alla potestà di governo o pastorale, il Romano Pontefice ha:
cc
LU
> — il potere legislativo su tutta la Chiesa: nel 1983 ha promulgato il nuovo CIC per
O la Chiesa Latina e nel 1990 il nuovo CIC per le Chiese Orientali;
CO
Q — il potere giudiziario che esercita su tutta la Chiesa, mediante i suoi Tribunali, che
sono il Tribunale della Rota Romana e il Supremo Tribunale della Segnatura
•2co Apostolica;
LU
— il potere amministrativo, in quanto, in virtù del suo primato, il Romano Pontefice
b
Q_ è il Supremo Amministratore.

143
i
\
IL ROMANO PONTEFICE
(cc. 331-335, LG 18, 20, 22, 23; Nep 3, 4)

i
ROMANO PONTEFICE, perché è il successore di S. Pietro nella sede di Roma e
come tale è rivestito della stessa potestà conferita da Cristo a S. Pietro.

o CAPO DEL COLLEGIO EPISCOPALE, come S. Pietro era capo del Collegio Apo­
stolico.
o o
o VICARIO DI CRISTO, perché è il Vicario del Capo invisibile della Chiesa, che è
u Cristo.
<
PASTORE DELLA CHIESA UNIVERSALE, come i Vescovi sono pastori per le sin­
gole Chiese particolari (LG 21; c. 334)

Il regime e la costituzione della Chiesa non è democratico, collegiale o aristocratico.


La forma di governo della Chiesa è atipica e immutabile perché non dipende dalla
volontà dei fedeli. Nessuna delle forme di governo conosciute dal diritto pubblico è
adeguata a qualificare la Chiesa. Per intenderci possiamo dire che è una forma:
— MONARCHICA in senso stretto, MONARCHICA costituzionale.
LD E una Monarchia temperata con elementi aristocratici ed elementi democratici:
2 — aristocratici, perché deve nominare i Vescovi come pastori, i quali sono insop­
O primibili;
rsi — democratici, perché tutti, senza alcuna discriminazione, possono accedere agli
Z> uffici ecclesiastici;
— MONARCHIA ELETTIVA, per quanto ciò non consti iure divino.
(/) P Romano Pontefice, assieme al primato di giurisdizione ha pure il primato di onore,
q il quale comporta tre cose:
Cj — primo posto nelle assemblee;
titoli onorifici: Vicario di Cristo, Successore di S. Pietro, Episcopus Episcoporum;
insegne speciali: pallio, veste bianca, baculum rectum ecc.

Altri titoli che convengono al Papa Primate d’Italia


Sovrano dello Stato Città del Vaticano

144
Uno dei modi di esercitare il Primato è la riserva di alcune cause che devono essere
trattate esclusivamente dal Romano Pontefice.
Il Romano Pontefice, come Vescovo della Chiesa Universale, ha la potestà diretta e
immediata nelle singole Chiese e sui singoli Vescovi, la cui potestà è propria ed in
certo senso anche piena, però subordinata nell’esercizio.
<
CL Le cause maggiori direttamente o indirettamente riguardano più la Chiesa Uni­
2 versale come tale che le singole Diocesi e i singoli Vescovi.
Le cause maggiori sono di due specie:
< A) Cause maggiori «ex natura sua», in quanto spettano alla suprema potestà per lo­
LU ro natura intrinseca. Tali cause sono le seguenti:
£
OC
LU
a) quelle che suppongono la infallibilità o sono connesse con la fede o con i co­
stumi: definizione di dogmi, canonizzazioni, condanna di errori...;
b) quelle che richiedono la suprema potestà: regime della Chiesa Universale,
LO
OC promulgazione ed abrogazione dileggi universali, convocazione e ce­
lebrazione di concili ecumenici ecc.;
OC
O c) quelle che riguardano la costituzione della Chiesa o le relazioni delle Chiese
CD particolari con la suprema Autorità o tra di loro: erezione o innovazioni di
e? Diocesi e di Province ecclesiastiche, nomina e trasferimento di Vescovi;
< B) Cause maggiori per diritto positivo, perché riguardano il bene della Chiesa Uni­
LU
versale. Tali sono:
cn a) quelle che riguardano la dottrina: Beatificazione di Servi di Dio, appro­
z> vazione di libri liturgici ecc.;
<
cj b) quelle che riguardano il governo: esenzione degli IVC e il loro regime inter­
no, la costituzione di impedimenti per tutta la Chiesa;
c) quelle che riguardano i giudizi nei quali sono parte in causa persone di una
dignità speciale: cause circa la sacra Ordinazione, la dispensa super matrimo­
nio rato et non consummato;
d) quelle che riguardano pene da infliggersi a certe persone.

3 Inoltre al Sommo Pontefice compete anche una potestà particolare come:


2 — Primate d’Italia e delle Isole adiacenti;
Ss
— Metropolita della Provincia Romana;
co
LU — Vescovo della Dioc. di Roma, potestà che esercita per mezzo del Card. Vicario;
o — Sovrano dello Stato della Città del Vaticano.
Q—

Il modo della elezione del Romano Pontefice non è stato determinato dal diritto di­
vino: essa avviene per elezione canonica: appena l’eletto dichiara di volere accetta­
re, immediatamente riceve da Dio la piena e suprema potestà sulla Chiesa Universa­
le (c. 332, § 1).
La disciplina vigente per l’elezione del Romano Pontefice è contenuta nella Cost. Ap.
LU Universi Dominici Gregis emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996 e rifor­
2
mata all’art. 75 da Benedetto XVI con motu proprio del 11.6.2007.
9
N
LU — deve essere uomo
LU Requisiti del candidato: — deve ricevere l’Ordine sacro se ne è privo
— deve godere l’uso di ragione
— deve essere membro della Chiesa

Elettori del Sommo Pontefice sono i Cardinali che non hanno superato l’80° anno di
età (UDG, art. 33).

145
CD
c Aboliti i modi di elezione detti «per acclamationem seu inspirationem» e «per
w .2 compromissum», la forma di elezione del Romano Pontefice è unicamente «per
N
^ CD scrutinium».
OC Q)
O Per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono i due terzi dei suffragi,
U_ .2
CD computati sulla totalità degli elettori presenti (UDG, art. 62).
■o

Il Romano Pontefice ottiene potestà piena e suprema nella Chiesa con la legittima
elezione, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. Pertanto, l’elet­
to al sommo pontificato, il quale è già insignito del carattere episcopale, ottiene
tale potestà dal momento dell’accettazione. Se l’eletto fosse privo del carattere
episcopale, sia ordinato Vescovo immediatamente (c. 332, § 1).

i! o La cessazione dall’ufficio ordinariamente avviene per la morte del Pontefice. Nel


ò caso che il Romano Pontefice rinunzi al suo ufficio, per la validità si richiede che
LL.
Ll_ la rinunzia sia fatta liberamente e sia debitamente manifestata, ma non si richiede
D che sia accettata da alcuno (c. 332, § 2).
U
II Romano Pontefice accetta liberamente il suo ufficio e liberamente può rinun­
< ciarvi, supposta, per la liceità una causa giusta e proporzionata (c. 187).
Q
in Celebre è la rinunzia fatta da Papa Celestino V, dopo 5 mesi ed 8 giorni dalla sua
Z elezione (13 die. 1294).
Q Poiché la rinunzia non ha bisogno di accettazione da parte di alcuno, non è deter­
gi minata alcuna formalità concreta. Si richiede soltanto: che sia fatta liberamente, ai
CO sensi del c. 188 e che sia manifestata debitamente, nella forma che lo stesso Roma-
no Pontefice riterrà più opportuna.
O Fatta la rinunzia, ipso iure divino, la persona viene privata della suprema potestà.
Il Collegio dei Cardinali dovrà soltanto constatare l’avvenuta rinunzia per proce­
dere alla elezione del nuovo Pontefice.

La cessazione dall’ufficio può verificarsi anche per altre due cause:


— «insania perpetua»;
«lapsu in haeresi publica et manifesta ut persona privata».

LL!
Durante la Sede vacante la Chiesa viene retta collegialmente dal Collegio dei Car­
dinali, «in rebus ordinariis».
P<
s? Le norme sulla “Vacanza della Sede Apostolica” sono contenute nella Cost.
Apostolica UDG.

146
'.
I

Pienezza della potestà del Papa

Tale pienezza appare chiaramente dall'analisi della potestà che per diritto divino compete
al Papa:

Diaconato
DI ORDINE Presbiterato
Episcopato

DI Magistero ordinario
<
o MAGISTERO
F Magistero straordinario
C/D
<
C/)
LU Funzione legislativa
O
(J
LU Governativa
riguardo alle persone
cn
LU Funzione esecutiva 2 Amministrativa
O DI REGIME riguardo alle cose
0-
Coattiva
obbliga i renitenti alla osservanza
delle leggi

Contenziosa
Funzione giudiziaria3
Penale

1 La potestà legislativa emana le leggi con le quali la società viene guidata al bene comune: pro­
pone in modo obbligatorio i mezzi necessari ovvero utili al raggiungimento del fine sociale.
1 La potestà esecutiva promuove l’esecuzione delle leggi e delle sentenze, emana norme per il
raggiungimento del fine associativo.
3 La funzione giudiziaria definisce in modo autoritativo un diritto controverso (contenzioso)
ovvero applica una pena per una norma penale violata (penale).

147
1
Ordinamento della Chiesa

ROMANO PONTEFICE
Capo della Chiesa
e
Rappresentante dell’Unità Ecclesiale

POTERE POTERE POTERE


LEGISLATIVO GIUDIZIARIO ESECUTIVO
Romano Pontefice Romano Pontefice Romano Pontefice

Collegio dei Vescovi Supremo Tribunale Congregazioni


e della della
Concilio Ecumenico Segnatura Apostolica Curia Romana

Vescovi di una Conf. Tribunale Apostolico


Vescovo Sup. Gen.
Episcopale in della
Dioc. IVC
Concilio Plenario Rota Romana

Tribunale Metropolitano

Vescovi di una Prov. Tribunale Tribunali Sup. Prov.


Eccl. in Interdioce- Sup. Gen. Parroco IVC
Concilio Provinciale sano IVC

Vescovo Vescovo Tribunale


Cap. Gen. Superiore
Dioc. nel Dioc. nel Sup. Prov.
Spec. IVC locale IVC
Sinodo Tribunale IVC

148
Atti del Romano Pontefice

Gli Atti del Romano Pontefice vanno considerati sotto diversi aspetti: a) riguardo al­
l’occasione; b) riguardo al modo; c) riguardo all’ambito; d) riguardo all’oggetto; e) ri­
guardo alla forma.
RIGUARDO ALL’OCCASIONE
1) Emanati «Motu proprio»: Atti che il Romano Pontefice emana spontaneamente, senza
che siano stati preceduti da suppliche o istanze, e se queste vi sono state non vengono
prese in considerazione.
Vengono emanati sotto forma di decreti e circa affari di carattere amministrativo.
2) Emanati «Ad instantiam»: Atti che rispondono alle antiche Decretali.
Vengono emanati ad istanza e si possono chiamare Rescritti o Responsi.

RIGUARDO AL MODO
1) Scritti: Atti che vengono redatti in scritto;
2) Vivae vocis oraculum, se la facoltà viene concessa dal Romano Pontefice a viva voce. Tale
oracolo, per aver forza in foro esterno, deve essere provato autenticamente con l’atto di
un Cardinale o con un documento firmato dalla S. Congregazione competente.
Molte concessioni pubblicate nel Bollettino «Acta Apostolicae Sedis», con la clausola
«Ex audientia cum Sanctissimo» o «Facto verbo cum Sanctissimo».
Gli Atti redatti in scritto si dividono nei modi che seguono.

RIGUARDO ALL’AMBITO
1) COSTITUZIONI APOSTOLICHE: Atti che contengono norme giuridiche di carattere
universale (p. es. la Costituzione Apostolica Vacante Sede Apostolica di S. Pio X) o defi­
nizioni dottrinali (p. es. la Costituzione Apostolica Ineffabile con la quale Pio IX definì
il dogma dell’Immacolata Concezione), ovvero attuazioni di mutamenti che toccano gli
organi costituzionali della Chiesa, come ad es. la erezione di Diocesi, la riforma della
Curia Romana (Costituzione Apostolica Regimini Ecclesiae Universae di Paolo VI);
2) DECRETI: Atti che vengono emanati «motu proprio», con potere legislativo o ammi­
nistrativo e generalmente a mezzo di una S. Congregazione. I Decreti sono generali o
particolari, secondo che diano una norma generale o particolare, ovvero decidano una
questione generale o particolare.
3) RESCRITTI: Atti che vengono emanati ad istanza e che si riferiscono a persone o casi
particolari.

RIGUARDO ALL’OGGETTO
1) DECISIONI: Atti che definiscono una questione giuridica.
Si dicono Sentenze, se definiscono una questione in via giudiziaria, si dicono Soluzioni,
se definiscono una questione in via amministrativa;
2) ISTRUZIONI: Atti che offrono spiegazioni dottrinali, norme, regole direttive con le
quali non si impone una obbligazione, ma si precisa il modo pratico di eseguire la di­
sciplina vigente in una determinata materia;
3) DICHIARAZIONI: Atti che contengono la interpretazione dello Jus conditum. Queste
si dicono:
a) Lettere Apostoliche, se riguardano affari di ordine amministrativo (erezione di Dio­
cesi, di Vicariati, ecc.);
b) Lettere Encicliche, se il Romano Pontefice espone a tutti i Vescovi o ad una rappre­
sentanza della Chiesa il suo pensiero circa un capitolo della dottrina o della discipli­
na ecclesiastica.

149
Le più solenni si chiamano «Littera Encyclicae», le altre si chiamano «Epistulae
Encydicae».
Possono essere dottrinali (Atti del Magistero) o disciplinari (Atti di governo);
c) Lettere Pontificie: se il Romano Pontefice, come Padre, Maestro Dottore, dà moniti,
esortazioni o esprime i suoi sentimenti di gratitudine, di benevolenza, ecc.

RIGUARDO ALLA FORMA


1) BOLLE APOSTOLICHE: lettere apostoliche aperte (patentes) di forma solennissima
che vengono usate per l’esecuzione di affari di maggiore importanza: erezione, dis­
membramento, conferimento di Benefici Maggiori.
Si chiamano così dal bollo di piombo applicato al documento mediante un nastrino di
seta, se trattasi di grazia, con un filo di canapa, se trattasi di giustizia.
Dal 1878 il sigillo di piombo viene usato soltanto nelle Bolle di grande importanza;
nelle Bolle comuni viene apposto un timbro rosso recante l’immagine dei SS. Apostoli
Pietro e Paolo circondati dal nome del Pontefice regnante.
L’ufficio per la compilazione delle Bolle era la Cancelleria Apostolica; oggi tale ufficio
è stato assorbito dalla Segreteria di Stato di Sua Santità.
Le Bolle Apostoliche si distinguono dalle altre Lettere anche dalla intestazione «N.N.
Episcopus Servus Servorum Dei»;
2) BREVI: lettere apostoliche meno solenni. Si chiamano così perché lo stile è più breve.
I Brevi vengono usati per l’esecuzione di affari meno importanti. I Brevi non sono au­
tenticati da una bolla metallica, ma da un sigillo a cera rossa su pergamena riproducen-
te l’Apostolo Pietro in barca che trae la rete dal mare, donde l’espressione «Sub anulo
Piscatoris».
I Brevi vengono redatti in Segreteria di Stato.
I Brevi vengono scritti in latino ed incominciano col nome del Pontefice; essi vengono
sottoscritti dal Cardinale Segretario di Stato o dal Cancelliere dei Brevi;
3) EPISTOLE o Lettere semplici: vengono scritte su carta ordinaria;
4) CHIROGRAFI o LETTERE AUTOGRAFE: lettere scritte di propria mano dal Romano
Pontefice o almeno firmate da lui.

150
IL COLLEGIO DEI VESCOVI
(cc. 336-341: 322, 323, 326, 329; LG 20, 22, 23; CD 4, 44, 49; AG 38)

1. II Collegio Episcopale non è da intendersi in senso strettamente giuridico, come un


gruppo di eguali che demandano il loro potere al Presidente, ma come un gruppo
stabile, la cui struttura e attività devono essere dedotte dalla Rivelazione (Nep 1).
2. Il Collegio è di istituzione divina:
— il suo capo è il Romano Pontefice, successore di S. Pietro;
O — i membri sono i Vescovi, successori degli Apostoli.
Q
Questo parallelismo non è di identità, ma di eguaglianza.
CE
3 3. Come tale, il Collegio dei Vescovi continua e perpetua ininterrottamente il Collegio
(D Apostolico.
O 4. I Vescovi sono membri del Collegio ad una duplice condizione:
y — che abbiano ricevuto la consacrazione episcopale;
CD — che abbiano l’effettiva comunione gerarchica con il Capo e con i membri il
O Collegio Episcopale.
O 5. Il Collegio Episcopale suppone necessariamente e sempre il Capo, senza il quale
LU
I- non può esistere. Il Capo può compiere alcuni atti che non competono in alcun
e modo ai Vescovi: convocare il Concilio ecumenico, approvare le norme di azione
cj ecc.
z 6. Il soggetto della piena e suprema potestà è duplice nella Chiesa universale: del
CE Romano Pontefice e del Collegio Episcopale.
Q_
Essi, però, non sono separati né separabili perché il Romano Pontefice, per diritto
divino, è anche membro del Collegio Episcopale e Capo di esso e il Collegio non esi­
ste né può esistere senza di lui. Ciononostante i due soggetti sono distinti, poiché il
Capo può agire da sé senza il Collegio, mentre il Collegio non potrebbe agire senza
il Capo.

I Vescovi esercitano la loro potestà piena e suprema su tutta la Chiesa in una duplice
forma:
'< 1° In forma solenne, quando sono riuniti collegialmente nel Concilio Ecumenico o
h-
c/) Universale;
LU
2° In forma non solenne, se sparsi in tutto il mondo, operano insieme con azione
o congiunta, indetta o accettata come tale dal Romano Pontefice, in modo da risul­
Q-
tare un vero atto collegiale.
5
_i
Spetta al Romano Pontefice, tenuto conto delle necessità della Chiesa, scegliere e
LU promuovere la forma concreta di tale azione collegiale dei Vescovi, per il governo
Q
pastorale della Chiesa.
O Esempi del secondo tipo sono le consultazioni a livello mondiale scelte dai vari Papi
N
□cc negli ultimi due secoli:
— da Pio IX, per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione;
LU
C/D — da S. Pio X, per la compilazione del Codex luris Canonici;
LU — da Pio XII, per la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria SS. al
cielo;
— da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, per la revisione del Codex luris Canonici.

151
!
I Concili
(cc. 336-341; 439-446)

Il CIC tratta dei Concili perché la potestà di governo nella Chiesa può essere eserci-
tata individualmente, ossia da persone singole (Romano Pontefice e Vescovi) ed an­
che collegialmente, ossia per mezzo di organismi che non sono di diritto divino ma
LU solo di diritto ecclesiastico, organismi che non sono strettamente necessari, ma che si
co rivelano molto utili per il bene della Chiesa Universale e per il bene anche delle
co
LU Chiese particolari.
In questa Tavola tratteremo di tutti i Concili, allo scopo di evitare ripetizioni di ele­
LU
menti comuni. In tal modo avremo la esposizione sistematica dalla quale ap­
CC
pariranno più chiaramente gli elementi comuni e quelli differenziali tra Concilio
Q_ ecumenico, plenario e provinciale.
I Concili, in genere, sono organi collegiali straordinari e non necessari nella Chiesa.
Anticamente si chiamavano indifferentemente Concili o Sinodi; da Benedetto XIV la
voce Sinodo venne usata per indicare il solo Sinodo Diocesano.

INDIVIDUALI Romano Pontefice


Vescovi
Ecumenici
Concili Particolari Plenari
Deliberativi Provinciali
Z
< Congregazioni
O Tribunali
cc COLLEGIALI
O
Sinodo dei Vescovi
Conferenze Episcopali
Consultivi Sinodi diocesani
Consiglio presbiterale
L L Consiglio pastorale

Il Concilio è la riunione legittima dei Vescovi e di altri Prelati sotto il Romano


Pontefice (saltem mediate!) per trattare e deliberare cose che riguardano la
Chiesa.
^ — È la riunione: un organo collegiale straordinario di diritto ecclesiastico.
cc — legittima: il Concilio riceve la potestà dal diritto e non immediatamente da
LU
Z Dio; come tale deve svolgersi secondo la legge dalla quale riceve la potestà;
UJ — dei Vescovi: in quanto differisce dal Sinodo diocesano che è la riunione dei
o presbiteri e di altri ecclesiastici di una diocesi, fatta dal Vescovo per trattare co­
LU
z se che riguardano la vita pastorale e la disciplina ecclesiastica;
o e di altri Prelati: secondo il diritto vigente, oltre i Vescovi, vi partecipano an­
M
o che altri Prelati;
z per trattare e deliberare: in questo differisce dal Sinodo, dai Consigli, che in
genere sono organi semplicemente consultivi;
| di affari che riguardano la Chiesa: la Chiesa Universale (Concilio Ecum.), o le
L_ Chiese particolari (Concilio plenario e Provinciale).

152
II Concilio è di due specie: ecumenico e particolare.
a) Il Concilio ecumenico è la riunione di tutta la Chiesa, presa moralmente, col
Romano Pontefice per trattare e deliberare di cose che riguardano la Chiesa
universale.

Convocazione fatta dal Romano Pontefice (c. 338, § 1; LG 22);


LU E Rappresentanza morale di tutta la Chiesa mediante la partecipazione di molti
.<5
2 13 Vescovi. Il giudizio circa il numero dei partecipanti spetta al Papa;
CT
o CD Approvazione da parte del Romano Pontefice: senza di questo requisito gli atti
CC collegiali anche di tutti i Vescovi non possono essere atti del Concilio ecume­
CO
nico (LG 22).
>
Q b) Il Concilio particolare è la riunione legittima di tutti i Vescovi di una circoscrizio­
ne territoriale (Nazione o Provincia), sotto il legittimo superiore, per trattare e
deliberare di cose riguardanti la medesima. Le deliberazioni devono essere appro­
vate dalla Sede Ap. (c. 446). Il Concilio particolare è duplice:
— Plenario: la riunione dei Vescovi di una Conferenza Episcopale, sotto la presi­
denza di un Vescovo eletto dalla medesima e approvato dal Papa (c. 441);
— Provinciale: la riunione dei Vescovi di una Provincia ecclesiastica col proprio
Metropolita (c. 442).

Il Concilio ecumenico non è necessario «iure divino» perché Gesù Cristo non ha pre­
'< scritto azioni collegiali e perché il Romano Pontefice possiede la pienezza della pote­
H stà; non è necessario neppure «iure canonico» perché l’eventuale celebrazione viene
decisa liberamente dal Papa.
co I Concili particolari non sono necessari «iure divino» e neppure «iure canonico»:
co vengono celebrati ogni volta che risultino necessari o utili alla Conferenza Episcopa­
LU
o le, con l’approvazione della Sede Apostolica (c. 439, § 1).
LU I Concili, anche se non assolutamente necessari, possono essere molto utili e a volte
2 anche moralmente necessari:
— per combattere lo scisma;
— per promuovere l’unità di azione interna ed esterna.

I Concili particolari sono Collegi canonici «simpliciter». Perciò:


— devono applicare le norme generali dei Collegi: devono constare almeno di tre
<
CC
persone fisiche tra di loro uguali, che hanno gli stessi diritti e doveri, distinti dai
D diritti e dai doveri dei singoli; essi devono essere esercitati collegialmente ed a
maggioranza di suffragi (c. 119).
< — Il Concilio ecumenico è un collegio canonico «sui generis»: non bastano tre per­
2 sone fisiche, le decisioni hanno valore non dalla semplice maggioranza dei suffra­
gi, ma dall’approvazione e conferma del Romano Pontefice. Il Preside è il vero
Capo del Concilio (LG Nep).
'< NEGATIVAMENTE:
I-
co — non procede dalla volontà dei singoli fedeli, poiché ad essi Gesù Cristo non affidò
LU
h-
alcuna potestà da trasmettere alla Gerarchia;
O — non è la somma delle Potestà individuali ed è distinta dall'Ufficio episcopale in sé
Q_ circa le Chiese particolari: la potestà del Concilio è collegiale e suprema e tende
LU alla Chiesa Universale;
2 — non deriva da un patto comune, poiché il diritto non consente che la potestà di
CD governare le Chiese particolari venga delegata.
OC POSITIVAMENTE: nei Concili ecumenici è di diritto divino, in quanto è un modo
O di esercitare il primato; nei Concili particolari deriva «ex iure canonico».

153
Tale potestà è canonica, collegiale, suprema nel Concilio ecumenico, ad instar epi­
scopale negli altri Concili.
— Canonica, perché procede immediatamente dalla volontà del Romano Pon­
tefice;
a) nel Concilio ecumenico la potestà dei Padri è propria ed episcopale, sebbene
subordinata, o vicaria del Romano Pontefice.
Nel primo caso è la stessa potestà episcopale non distinta da quella che essi
hanno nelle proprie diocesi. Questa è la sentenza comune, però la potestà
<i esercitata in Concilio è più subordinata al Romano Pontefice: i Vescovi non
9 o possono convocare il Concilio, predisporre l’ordine della materia da tratta­
9 °
oc o re, confermare gli atti...
9 Non è di diritto divino la potestà dei Padri che non sono Vescovi: essa è cer­
0*2 tamente ecclesiastica, ordinaria, vicaria del Romano Pontefice, et quidem
<oc §s cum identitate personae.
b) nei Concili particolari la potestà dei Vescovi sembra essere veramente epi­
H a scopale o vicaria del Romano Pontefice «sine identitate personae iuridicae
< S°
z "à> cum ipso»: gli atti vengono approvati dal Romano Pontefice, però rimango­
T3 no sempre atti del Concilio.
— Collegiale e perciò distinta dalla potestà che i Vescovi esercitano nelle rispettive
diocesi: ciò che compete al Collegio non compete ai singoli.
È più ampia, perché viene esercitata sulla Chiesa universale o nella Provincia; è
superiore: suprema nel Concilio ecumenico, sopra episcopale nei Concili parti­
colari, poiché i Decreti obbligano in tutte le diocesi, anche in quelle rette dai
Vescovi che hanno dato voto contrario; essi non possono dispensare dagli ob-
_ blighi imposti dai Concili particolari.

o ~ Nel
L_ </)
Concilio ecumenico è duplice, realmente ma inadeguatamente distinto: Colle­
gio episcopale e Romano Pontefice.
(=S Realmente distinto, perché un soggetto è il Collegio episcopale e l’altro è il Roma­
ILI O
O Q. no Pontefice; inadeguatamente, perché il Concilio, come tale, consta di tutti e due
O co i soggetti: come parte non si distingue adeguatamente dal tutto, così il capo non si
SI distingue dal corpo.
^Nei Concili particolari il soggetto della potestà è lo stesso Concilio.

o Iure Codicis, il diritto di partecipare al Concilio ecumenico, con voto deliberativo,


ò proveniva unicamente da due titoli giuridici:
o — dalla giurisdizione episcopale (Vescovi residenziali) o quasi-episcopale (superio­
>
o ri supremi degli IVC clericali esenti);
— D
zf dalla dignità della persona (Cardinali, Patriarchi, Primati onorari). L’ordine epi­
o-g scopale per sé soltanto non conferiva tale diritto e perciò i Vescovi titolari non
partecipavano al Concilio ecumenico.
m Q)
Al Concilio Vaticano II, prima, furono invitati ex privilegio, i Vescovi titolari (Bolla di
< = indizione «Humanae salutis»); successivamente fu affermato: «Anche i Vescovi neo­
> ^
02 consacrati entreranno di diritto nel consesso conciliare, come successori degli Aposto­
Zio li» (LOsservatore Romano, 20 ott. 1963; LG Nep; CD 4).
z-0 Con Rescritto posteriore alla indizione del Concilio fu concesso il diritto di parte­
— Sì cipare al Concilio Vaticano II, con voto deliberativo, anche ai Superiori Generali
<o
delle Religioni clericali esenti e non esenti che avessero circa mille membri. Secon­
o do il nuovo CIC: «Tutti e soli i Vescovi che sono membri del Collegio dei Vescovi
Q.
Q- hanno il diritto e il dovere di partecipare al Concilio Ecumenico con voto delibe­
co rativo» (c. 339, § 1).

154
Prospetto generale dei Concili

CELEBRAZIONE CONCILIO ECUMENICO CONCILIO PLENARIO CONCILIO PROVINCIALE

CELEBRAZIONE Non è necessaria né per diritto divino né per dirit­ È permessa ogni volta che risulti necessario o utile alla È permessa ogni volta che risulti opportuno a giudizio
to ecclesiastico Conferenza Episcopale, con l’approvazione della Sede della maggioranza dei Vescovi dioc. della Prov. eccl.,
Apostolica (439, § 1) purché non sia vacante la sede metropolitana (442, § 1)

CONVOCAZIONE Viene fatta dalla Conferenza Episcopale (441) Viene fatta dal Metropolita (442, § 1)

PRESIDENZA Presiede il Romano Pontefice, personalmente o per Presiede il Vescovo eletto dalla Conferenza Episcopale Presiede il Metropolita. Se questi è impedito, il Ve­
mezzo dei suoi delegati (338, § 1) e approvato dalla Sede Apostolica (341, § 3) scovo suffr. eletto dagli altri Vescovi (442, § 2)

Di diritto: tutti e soli i Vescovi che sono membri Di diritto: Vescovi diocesani, Vescovi coadiutori e ausilia­ Di diritto: Vescovi diocesani, Vescovi coadiutori e
MEMBRI
del Collegio Episcopale (339, § 1) ri, altri Vescovi titolari che esercitano nel territorio un in­ ausiliari, gli altri Vescovi che esercitano nel territo­
carico speciale affidato loro dalla Sede Apostolica o dalla rio uno speciale incarico, affidato loro dalla Sede
Conferenza Episcopale (443, § 1). Possono essere chiama­ Apostolica o dalla Conferenza Episcopale.
ti altri Vescovi titolari dimoranti nel territorio (443, § 2) Possono essere chiamati gli altri Vescovi emeriti che si
Aggiunti: le persone chiamate dal Romano Pontefi­ Con voto consultivo: Vicari gen. ed ep., Superiori maggiori trovano nel territorio. Essi hanno voto deliberativo.
ce, il quale ne determina il ruolo (339, § 2) di IVC e di SVA, Rettori di Università eccl. e catt., alcuni Con voto consultivo: Vicari gcn. ed ep., Superiori
Rettori di Seminari ed anche presbiteri e fedeli (443, § 3-6) maggiori di IVC e di SVA... (443, § 3)

COMPETENZA Spetta al Romano Pontefice determinare le questio­ Spetta alla Conferenza Episcopale determinare le que­ Spetta al Metropolita; con la maggioranza dei Ve­
ni da trattare in Concilio Ecumenico e stabilire le stioni da trattare, indire l’apertura e la durata del Con­ scovi suffraganei, determinare la procedura, le
norme da osservare in esso. I Padri del Concilio cilio, trasferirlo, prorogarlo o scioglierlo. questioni da trattare, e la chiusura del Concilio,
possono aggiungerne altre, che devono essere ap­ Provvede alle necessità del Popolo di Dio: incremento trasferirlo, prorogarlo o scioglierlo (442, § 1)
provate dallo stesso Romano Pontefice (338, § 2) della fede, regola dei costumi, disciplina eccl. ecc. (445)

SOSPENSIONE Ipso iure, se si rende vacante la Sede Apostolica (340)

I decreti emanati dal Concilio non siano promulgati se I decreti emanati dal Concilio non siano promul­
Le deliberazioni del Concilio non hanno forza obbligan­
non dopo essere stati riveduti dalla Sede Apostolica.
gati se non dopo essere stati riveduti dalla Sede
CONFERMA te se, approvate dal Collegio anche presente il Papa, suc­
Spetta al Concilio stesso definire il modo della pro­ Apostolica. Spetta al Concilio stesso definire il mo­
cessivamente non vengano da Lui confermate (341).
mulgazione, vacatio legis (446) do della promulgazione (446)

In tutto il territorio della Conferenza Episcopale In tutto il territorio della Provincia Ecclesiastica
AMBITO DELLA In tutta la Chiesa
<-0 OBBLIGAZIONE
'-n
f

Quadro sinottico dei


N. periodo Il Concilio presenta una vasta panoramica dei problemi della Chiesa nei rapporti con
data
se stessa le altre chiese e religioni il mondo
1 secondo 4-XII-1963 Cost. sulla Sacra Liturgia
il
i 2 Decr. sugli strumenti
: della comunicazione
sociale

3 terzo 21-X1-1964 Cost. sulla Chiesa

4
Decr. sull’ecumenismo

5
Decr. sulle Chiese
Orientali cattoliche
6 quarto 28-X-1965 Decr. sull’Officio
pastorale dei Vescovi

7
Decr. sulla Vita religiosa
8 Decr. sulla formazione
del Clero
9 Dich. sull’educazione
cristiana
10 Dich. sull’atteggiamento
della Chiesa verso le
religioni non cristiane
11 18-XI-1965 Cost. sulla Divina
Rivelazione

12
Decr. sull’apostolato
dei laici
13 7-XIII-1965
Dich. sulla libertà
religiosa

14 Dea. sull’attività
missionaria della Chiesa

15 Decr. sulla vita e il


ministero sacerdotali

16 Cost. pastorale su la
Chiesa nel mondo
contemporaneo

156
Documenti del Concilio Vaticano II

IL CONTENUTO IN BREVE

Fissa i principi del rinnovamento liturgico in tutto il mondo: ammette le lingue nazionali nella liturgia sottolinea
l’aspetto della preghiera comunitaria e dà ampio spazio ai riti diversi dei popoli secondo le differenti tradizioni.

Cinema, stampa, radio e televisione (queste le «comunicazioni sociali») sono esaminati come strumenti per dif­
fondere a tutti gli uomini, oggi, il messaggio cristiano, e per aiutarli a migliorarsi culturalmente. Dà anche sug­
gerimenti per l’azione dei cattolici, in questo senso.

È il più importante documento approvato in Concilio. Definisce la Chiesa come «Popolo di Dio» fra cui tutti
sono uniti e responsabili, clero e laici; e definisce, tra l’altro, la funzione dei Vescovi, sia come singoli che co­
me «collegio episcopale». È anche ripristinato il diaconato, come grado permanente nel servizio della Chiesa,
consentito per uomini maturi sposati.

Dichiara la posizione della Chiesa, aperta alla riconciliazione con i cristiani separati d’oriente «ortodossi» e d’occi­
dente («protestanti»). Sottolinea che non è solo un’operazione di «Vertice» quella dell’unione dei cristiani in tutto il
mondo («ecumenismo», in greco), ma che molto si basa sulla vera vita cristiana e sulla preghiera dei singoli fedeli.

Dà alcune disposizioni per i cattolici dei riti orientali, tra cui le possibilità di alcune collaborazioni religiose e
sociali con gli «ortodossi», e di matrimoni «misti» (‘cattolici’ con ‘ortodossi’).

Fissa i compiti dei Vescovi, nel quadro del rinnovamento della Chiesa, sottolineando tra l’altro principi di ca­
rità, di povertà e di servizio a tutti i fratelli. Vengono regolate anche le organizzazioni di Vescovi di uno stesso
Paese o d’un continente: le Conferenze episcopali.

Riguarda alcuni aggiornamenti nella vita dei religiosi (monaci, frati, suore) nel mondo moderno.

Riguarda i seminari e il loro aggiornamento nel quadro del rinnovamento della Chiesa.

Riguarda i compiti delle scuole cattoliche e riafferma il principio della libertà della scuola, in ogni Paese, poi­
ché il diritto d’educare i figli spetta ai genitori e spetta loro la scelta del tipo di scuola.

Riguarda i rapporti con gli ebrei, i musulmani e le altre religioni non cristiane: tutte devono avere il massimo rispetto
da parte dei cristiani, rispetto che va in particolare agli Ebrei (dai quali nacque Gesù, Maria e gli Apostoli), che non
vanno accusati di «deicidio», né considerati «popolo maledetto» e ai Musulmani che come noi credono in un solo Dio.

Riguarda il modo di interpretare la Sacra Scrittura. Riveste importanza anche nei riguardi dei «protestanti»,
dato che finora avevano divergenze con la Chiesa sull’interpretazione della Bibbia. Una parte è anche dedicata
alla Tradizione. Si sottolinea l’importanza della Bibbia per i cattolici.

Vengono fissati per la prima volta nella storia della Chiesa i compiti e l’azione dei laici direttamente impegnati
nell’apostolato accanto ai sacerdoti. Una parte è dedicata all’Azione Cattolica.

Riguarda la necessità di garantire la libertà religiosa, non solo per la Chiesa, ma per tutte le fedi, i cattolici
stessi debbono promuovere la libertà religiosa anche nelle nazioni in cui sono la maggioranza. Il principio del­
la libertà religiosa è fondato sulla dignità e il rispetto della persona umana.

Sottolinea l’urgenza dell’azione missionaria nei popoli non cristianizzati e definisce in pari tempi i compiti di
evangelizzazione dei missionari, a contatto con culture tanto diverse. Afferma inoltre che l’attività missionaria
è compito di tutti, anche impegnante la collaborazione di noi laici.

Riguarda il rinnovamento della vita dei sacerdoti secondo lo spirito generale del Concilio, sottolineando il
principio della carità e della donazione totale agli altri, specie ai poveri._____________

È lo «schema XIII» e riguarda la posizione della Chiesa sui più scottanti problemi moderni. Dopo una parte
generale sui rapporti su chiesa e mondo, indica «alcuni problemi più urgenti»: il matrimonio la famiglia e le
nascite; la cultura; la fame e i maggiori problemi sociali; la vita politica e i rapporti stato-chiesa; la condan­
na della guerra, l’azione per la pace. _______ ________ _

157
I Concili ecumenici della Chiesa

Serie Cronologica
:

Località Anno Pontefice Problema 5=


;

1 Nicea I 325 Silvestro I Arianesimo


2 Costantinopoli I 381 Damaso Macedoniani !

3 Efeso 431 Celestino I Nestoriani


4 Calcedonia 451 Leone I Eutichiani
5 Costantinopoli II 553 Virgilio Tre Capitoli
6 Costantinopoli III 680-81 Agatone Monoteliti
7 Nicea II 787 Adriano I Iconoclastia
8 Costantinopoli IV 869-70 Adriano II Fozio
9 Laterano I 1123 Callisto II Investiture
10 Laterano II 1139 Innocenzo II Simonia
11 Laterano III 1179 Alessandro III Catari
12 Laterano IV 1215 Innocenzo III Albigesi
13 Lione I 1245 Innocenzo IV Federico II
14 Lione II 1274 Gregorio X Greci
15 Vienne (Francia) 1311-12 Clemente V Templari
16 Costanza 1414-18 Martino V Scismi di Occid.
17 Basilea - Ferrara 1431 Eugenio IV Riunione
Firenze 1438-45 dei Greci
18 Laterano V 1512-17 Giulio II Pastorale
19 Trento 1545-63 Paolo III Luteranesimo
20 Vaticano I 1869-70 Pio IX Razionalismo
21 Vaticano li 1962-65 Giovanni XXIII Pastorale

158
IL SINODO DEI VESCOVI
(cc. 342-348: LG 23; CD 5; AS proemium, I, II; OS (1969) 1)

1. CENNI STORICI
Nel Concilio Vaticano II fu sancito il principio della collegialità dei Vescovi (LG 22);
come conseguenza della collegialità episcopale, Paolo VI istituì il Sinodo dei Vescovi (AS
25.9.1965) e successivamente approvò il Regolamento del Sinodo. Oggi è in vigore l’Òr-
do Synodi Episcoporum del 29.9.2006.
2. NOZIONE
Il Sinodo dei Vescovi è un Istituto ecclesiastico centrale con sede in Roma, che rap­
presenta tutto l’Episcopato cattolico, di natura sua perpetuo, quanto alla struttura, però
temporaneo, e usa il suo ufficio all’occasione.
3. FINE
Il fine del Sinodo viene precisato dal documento pontificio col quale esso è stato isti­
tuito e dal c. 342: favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e
prestare aiuto col consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della
fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e
inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo.
4. COMPOSIZIONE
Il Sinodo risulta composto di un numero di Vescovi appartenenti a tutta la Chiesa
cattolica, sia latina che orientale; alcuni Vescovi sono membri del Sinodo ex officio, altri
ex electione e vengono eletti di volta in volta dalle rispettive Conferenze Episcopali ed al­
tri vengono nominati direttamente dal Romano Pontefice; a questi si aggiungono alcuni
membri di IVC clericali, eletti a norma del diritto particolare.
Tale composizione vale per l’assemblea generale ordinaria e per l’assemblea generale
straordinaria. Il Sinodo dei Vescovi che si riunisce in assemblea speciale è composto so­
prattutto di membri scelti da quelle regioni per le quali il Sinodo viene convocato, a nor­
ma del diritto peculiare da cui è retto il Sinodo (c. 346).
5. COMPETENZA
Il Sinodo dei Vescovi non ha potere deliberativo, a meno che il Papa non lo voglia,
caso per caso (AS, II).
6. MODO DI PROCEDERE
Il Sinodo dei Vescovi si può riunire in assemblea generale ordinaria, in assemblea ge­
nerale straordinaria e in assemblea speciale (c. 346).
La procedura per ogni tipo di assemblea viene stabilita dalle norme costitutive.
7. CONVOCAZIONE
La convocazione viene fatta dal Papa a tempo opportuno e nei modi opportuni.
Spetta a lui anche:
— designare il luogo in cui tenere le assemblee
— ratificare l’elezione dei membri che devono essere eletti
— designare e nominare gli altri membri
— stabilire gli argomenti delle questioni da trattare
— definire l’ordine dei lavori
— presiedere il Sinodo personalmente o attraverso altri
— concludere, trasferire, sospendere e sciogliere il Sinodo (c. 344).
8. SEGRETERIA GENERALE PERMANENTE
Quando si conclude l’Assemblea per la quale il Sinodo è stato convocato cessano ipso
facto sia la composizione del Sinodo, sia gli uffici e gli incarichi che appartengono ai singoli
come tali.
Il Sinodo però ha la sua Segreteria generale permanente, presieduta dal suo Segretario ge­
nerale, nominato dal Romano Pontefice, il quale viene aiutato da un consiglio di Segreteria com­
posto di Vescovi. Ogni Assemblea ha il suo Segretario che resta in carica sino alla fine dei lavori.

159
: I CARDINALI DI SANTA ROMANA CHIESA
(cc. 349-359: 230-241; RPE 1-6, 33)*
II 1. EVOLUZIONE STORICA
Il Collegio dei Cardinali è una istituzione di diritto ecclesiastico. Ha la sua origine
I nel gruppo di diaconi, presbiteri e vescovi che, nel corso del 1° millennio, coadiuvavano il
! i'J Papa nel governo pastorale della Chiesa di Roma.
Il numero dei Cardinali, che nei tempi anteriori oscillava intorno ai 30, da Sisto V fu

portato a 70, numero che per la prima volta è stato poi superato da Giovanni XXIII.
: i! ■

Il Collegio Cardinalizio è persona giuridica.


j !:| O
O 2. FUNZIONI
! 4-i Il principale compito del Collegio dei Cardinali è l’elezione del Papa, prerogativa ad
i esso riservata sin dal secolo IX. Con il m.p. Ingravescentem aetatem del 21.11.1970, Pao­
a lo VI escluse dal Conclave i Cardinali che hanno superato l’80° anno di età, esclusione
che è stata riconfermata dalla Cost. Ap. Romano Pontifici eligendo del 1.10.1975 e dalla
U Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II del 22.2.1996.
I Cardinali assistono il Sommo Pontefice in diversi modi:
— collegialmente, quando vengono convocati per trattare questioni di maggiore importanza;
— singolarmente, nei vari uffici loro assegnati, attraverso i quali prestano la loro collabo-
razione al Papa nel governo della Chiesa Universale.
3. PROMOZIONE ALLA DIGNITÀ CARDINALIZIA
Per la promozione alla dignità cardinalizia, vengono scelte liberamente dal Romano
Pontefice persone costituite almeno nell’ordine presbiterale, eminenti per dottrina, costu­
mi, pietà e prudenza nell’operare; coloro che non sono ancora Vescovi devono ricevere la
consacrazione episcopale. I Cardinali vengono creati con decreto del Romano Pontefice,
reso peraltro pubblico davanti al Collegio Cardinalizio (c. 351).
4. LA PRESIDENZA DEL COLLEGIO CARDINALIZIO
Questa viene esercitata dal Decano, coadiuvato da un Sottodecano, che lo sostituisce
e in caso di impedimento ne fa le veci. Essi hanno il solo diritto di precedenza nelle adu­
nanze, senza alcuna potestà di giurisdizione sugli altri (c. 352). Ordinariamente, in passa­
to veniva nominato Decano il più anziano di promozione dell’ordine episcopale. Tale
prassi venne abrogata da Paolo VI (26.2.1965) che stabilì la nuova norma riconfermata
dal can. 352, § 2: «Rendendosi vacante l’ufficio di Decano, i cardinali insigniti del titolo
di una Chiesa suburbicaria, e solo essi, sotto la presidenza del Sottodecano, se è presente,
oppure del più anziano tra essi, eleggano tra i propri membri chi debba rivestire la carica
di Decano del Collegio; comunichino quindi il suo nome al Romano Pontefice, al quale
spetta approvare l’eletto... Con la medesima procedura, sotto la presidenza dello stesso
Decano, viene eletto il Sottodecano...» (c. 352, §§ 1-2).
5.1 CONCISTORI
Sono le solenni adunanze dei Cardinali, convocate e presiedute dal Papa. In essi, i
Cardinali prestano la loro assistenza e collaborazione al Supremo Pastore della Chiesa. Vi
sono, attualmente, due classi di Concistori:
— Concistoro ordinario: viene convocato dal Papa per consultare i Cardinali su determinate
gravi questioni e affari, ricorrenti con maggiore frequenza, oppure per compiere atti della
massima solennità. In determinate circostanze può essere anche pubblico (c. 353, § 2);
— Concistoro straordinario: viene celebrato in situazioni di particolari necessità della Chie­
sa o per 1 urgenza e la gravità di alcuni problemi. Questo è sempre segreto (c. 363, § 3).

* Fonti suppletive: m.p. Cum gravissima 15.4.1962; m.p. Ad suburbicarias 10.3.1961; m.p. Subur-
bicariis sedibus 11.4.1962; m.p. Ad purpuratorum Patrum 11.2.1965; m.p. Sacro Cardinalium Consilio
26.2.1965; m.p. Ingravescentem aetatem 21.11.1970; Cost. Ap. Vacantis Apostolicae Sedis 8.12.1945;
m.p. Ad hoc usque tempus 15.4.1969.

160
LA CURIA ROMANA
(cc. 360-361: 242; CD 9; REU, 1; Const. ap. Pastor Bonus)

1. NOZIONE GENERICA ED ORIGINE DELLA CURIA ROMANA


La parola «Curia» è di origine romana: era il luogo ove venivano celebrati gli atti di culto
e dove si prendevano le deliberazioni; significò pure il «Senato»: l’antico edificio che sorge nei
pressi del Carcere Mamertino, chiamato «Curia», era precisamente la sede del «Senatus Urbix».
La Chiesa mutuò dai Romani la parola «Curia» e nel corso dei secoli la usò con vari
significati:
— nel Medio Evo per significare il «Forum» e le adunanze in genere;
— nel sec. XII per significare la stessa Chiesa Romana;
— durante il regno temporale dei Papi per significare il complesso delle persone che co­
adiuvavano il Pontefice nel governo civile;
— nel CIC, la parola Curia significa il complesso dei Dicasteri (Congregazioni, Tribunali,
Pontifici Consigli ed Uffici) che coadiuvano il Romano Pontefice nel governo della Chie­
sa Universale, ossia nell’esercizio della suprema ed universale potestà di giurisdizione.
La Curia Romana, attualmente, è quella descritta dalla Cost. Ap. Pastor Bonus del
28.6.1988. Il 1.7.1999 è entrato in vigore il nuovo Regolamento Generale della Curia
Romana.

2. EVOLUZIONE STORICA DELLA CURIA ROMANA


All’attuale organizzazione della Curia Romana si è pervenuti attraverso 6 periodi:
1) Periodo del presbiterio e dei Concili (sec.VI-XI). In questo periodo coadiuvavano il
Pontefice i Vescovi suburbicari, i Vescovi di passaggio per Roma, i 25 Presbyteri titulares.
Più tardi, il Pontefice trattò le questioni più importanti soltanto con i Presbyteri titulares;
2) Periodo del Concistoro (colloquio pubblico) e degli Uffici (sec. XII). In questo pe­
riodo, i Presbyteri titulares divengono i più stretti collaboratori del Papa e costituiscono il
suo Senato: il Presbiterio dà origine al Concistoro dei Cardinali.
Durante questo periodo viene istituita anche la Cancelleria Apostolica, per la stesura
e la esecuzione delle Lettere Apostoliche;
3) Periodo del Concistoro, Uffici e Tribunali. Poiché la trattazione e la definizione
degli affari di carattere giudiziario richiedeva una procedura lunga e minuziosa (che
avrebbe paralizzata l’attività del Concistoro), per le cause penali viene creato l’Audito­
rium Pontificium, costituito dagli Auditores causarum sacri Palatii. Si ha così, nel sec.
XIII, l’origine del Tribunale della Sacra Romana Rota;
4) Periodo del Concistoro, delle Congregazioni, degli Uffici e dei Tribunali. Gli affari
di carattere amministrativo, a causa della espansione della Chiesa e della Riforma prote­
stante, aumentano ogni giorno; non potendo essere trattati tanti affari nel Concistoro, si
dà origine alle Commissioni speciali di Cardinali, che vengono nominate volta per volta.
Successivamente tali Commissioni vengono rese permanenti ed a ciascuna viene affidato
uno scopo specifico. Sisto Y con la Cost. Ap. Immensa (1588), istituisce 15 Commissioni per­
manenti - chiamate SS.Congregazioni - che successivamente subiscono soppressioni e sviluppi.
S. Pio X fa una riforma generale della Curia Romana, mediante la Cost. Ap. Sapienti
Consilio (1908) e ripartisce in modo più razionale gli affari tra i vari Dicasteri.
Il CIC del 1917 sostanzialmente riceve e sanziona la riforma di S. Pio X, aggiun­
gendo alla Curia Romana altri Dicasteri.
5) Periodo delle Congregazioni, dei Tribunali, Uffici e Segretariati. Poiché, per 1 at­
tuazione dell’Ecumenismo erano stati creati alcuni Organismi durante il Concilio yatica-
no II, la riforma della Curia Romana effettuata da Paolo VI con la Cost. Ap. Regimini Ec-
clesiae Universae 15.8.1967, ai Dicasteri già esistenti aggiunge i Segretariati;
6) Periodo delle Congregazioni, dei Tribunali, Pontifici Consigli ed Uffici. La nuova
riforma viene operata da Giovanni Paolo II con la Cost. Ap. Pastor Bonus 28.6.1988.

161
3. ORGANIZZAZIONE DELLA CURIA ROMANA DOPO L’ULTIMA RIFORMA
La Curia Romana, attualmente, risulta composta da 5 categorie di Dicasteri: Segre­
teria di Stato, Congregazioni, Tribunali, Pontifici Consigli ed Uffici. Tale divisione scaturi­
sce dalle funzioni affidate alle singole categorie:
A) LA SEGRETERIA DI STATO coadiuva da vicino il Sommo Pontefice nel­
l’esercizio della sua suprema missione. Essa comprende due Sezioni:
— Prima Sezione: degli affari generali;
— Seconda Sezione: dei rapporti con gli Stati.
B) Le CONGREGAZIONI sono organi che prevalentemente esplicano la funzione
esecutiva-amministrativa. Diciamo prevalentemente perché alcune Congregazioni svol­
gono anche funzione diversa.
La Cost. Ap. Pastor Bonus, dopo la Segreteria di Stato (Sezione I e Sezione II), enu­
mera 9 Congregazioni:
1) Congregazione della Dottrina della fede
2) Congregazione per le Chiese Orientali
3) Congregazione del Culto divino e della disciplina dei Sacramenti
4) Congregazione delle Cause dei Santi F
5) Congregazione per i Vescovi
6) Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli
7) Congregazione per il Clero :
8) Congregazione per gli IVC e per le SVA =
9) Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli istituti di studio)
C) I TRIBUNALI sono organi che esplicano la funzione giudiziaria. Essi sono 3:
1) La Penitenzieria Apostolica, per il foro interno
2) Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
3) Il Tribunale della Rota Romana (ordinariamente Tribunale di appello)
D) I PONTIFICI CONSIGLI sono organi preposti alle varie categorie di fedeli o
delle varie attività.
Essi sono 11 :
1) Pontificio Consiglio per i Laici
2) Pontificio Consiglio per favorire l’unità dei cristiani
3) Pontificio Consiglio per la famiglia
4) Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace
5) Pontificio Consiglio «Cor unum»
6) Pontificio Consiglio per la cura degli emigranti e degli itineranti
7) Pontificio Consiglio per i ministri della salute
8) Pontificio Consiglio per interpretare i testi delle leggi (oggi, Pont. Cons. per i Testi legislativi)
9) Pontificio Consiglio per il dialogo tra le Religioni
10) Pontificio Consiglio per la cultura e per il dialogo con i non credenti
11) Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali.

Riforme di Benedetto XVI e Francesco [vedi p. 261]


— Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione
— Segreteria per l'Economia e Consiglio per l'Economia e l'Ufficio del Revisore Generale
— Segreteria per la Comunicazione
— Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita
— Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

162
E) Gli UFFICI sono organi che esplicano funzione puramente ministeriale.
Sono i seguenti:
1) Camera Apostolica
2) Consiglio per l’Economia
3) Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica
4) Prefettura degli Affari economici della Santa Sede
5) Revisore Generale
Oltre i Dicasteri, la Cost. PB contempla «Altri Organismi della Curia Romana». Essi
sono due:
1) Prefettura della Casa Pontificia;
2) Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice.

4. ORGANIZZAZIONE DELLA CURIA ROMANA RIGUARDO ALLE PERSONE


1) CARDINALI - Vengono assegnati alle Congregazioni, alla Segnatura Apostolica
che conseguentemente sono Collegi Cardinalizi. Il Cardinale preposto al Collegio si
chiama Prefetto nelle Congregazioni e nella Segnatura Apostolica, Presidente nei Pontifi­
ci Consigli, Penitenziere Maggiore nella Penitenzieria Apostolica.
2) PRELATI SUPERIORI - Sono i primi dopo i Cardinali: quelli cui è affidata la
direzione dell’Ufficio, della Segreteria ecc.
3) OFFICIALI MAGGIORI - Vengono immediatamente dopo i Prelati Superiori e
sono distinti in due classi: la classe e 2a classe.
4) OFFICIALI MINORI - Questi sono: Aiutanti di studio, Notai di Tribunali, Ad­
detti alla Prefettura del Pai. Ap., Archivisti, Addetti di amministrazione, Tecnici mecca­
nografici, Protocollisti, Spedizionieri, Distributori.
5) CONSULTORI - Sono uomini eminenti per dottrina e prudenza, i quali vengo­
no invitati dai Moderatori dei Dicasteri ad esprimere il loro parere su casi particolari.
6) ADDETTI - Sono tutti coloro che in qualche modo lavorano nell’ambito e nell’in­
teresse di un Dicastero: Avvocati, Procuratori, giudiziali ed extragiudiziali, inservienti ecc.

5. MODO DI PROCEDERE NELLE CONGREGAZIONI


Dipende dalla natura degli affari, i quali vengono distinti in 3 categorie:
1) Affari facili e ordinari - Sono gli affari frequenti e che non richiedono uno stu­
dio speciale. Per questi vi sono moduli stampati;
2) Affari gravi e difficili - Sono quelli che si presentano importanti o difficili e ri­
chiedono la deliberazione presa in Congresso. Se al Congresso vengono ammessi i Con­
sultori si chiama Congresso Pieno;
3) Affari più gravi e gravissimi - Sono quelli che a giudizio degli Em.mi Cardinali ven­
gono riservati alla Congregazione Plenaria costituita da tutti i Cardinali che fanno parte del
Dicastero.

6. PERSONALE INTERVENTO DEL SOMMO PONTEFICE NELL’OPERATO DEI


DICASTERI
Il Romano Pontefice, per sé, può sempre intervenire, antecedenter, consequenter
vel piene nella trattazione di tutti gli affari affidati ai Dicasteri. Ordinariamente il suo in­
tervento segue queste regole:
1) Alcuni affari non richiedono l’intervento personale attuale del Papa, perché so­
no affidati al Dicastero dal diritto o perché sono compresi nell’elenco delle facoltà ordi­
narie che il Pontefice affida ai vari Dicasteri all’inizio del governo.
2) Altri affari richiedono l’intervento preventivo del Romano Pontefice: sono gli af­
fari rari e straordinari;
3) Alcuni affari richiedono l’intervento susseguente del Pontefice: sono gli affari
straordinari, alcune grazie e risoluzioni.

163
f

Il vertice della Chiesa


o\
i Dicasteri della Curia Romana e gli Uffici dello Stato CV
ROMANO PONTEFICE

Sinodo Collegio CURIA ROMANA - Segreteria di Stato Vicariato Stato


dei Vescovi Cardinalizio I Sez. Il Sez. di Roma CV
Affari generali Rapporti con gli Stati

CONGREGAZIONI CONSIGLI TRIBUNALI UFFICI ALTRI COMMISSIONI ISTITUZIONI GOVERNATORATO


ORGANISMI autonome

1. DOTTRINA 1. UNITÀ 1. PENITENZIE- 1. CAMERA 1. PREFETTURA 1. AMERICA 1. ARCHIVIO 1. SEGRETERIA


della Fede dei Cristiani RIAAp. Ap. Casa Pontificia Latina Segreto Generale
2. CHIESE Orientali 2. TESTI legislativi 2. SUPREMO 2. CONSIGLIO 2. UFFICIO cele- 2. BIBLICA 2. BIBLIOTECA 2. UFFICI CENTRALI:
TRIBUNALE PER brazioni liturgi­ Apostolica -giuridico
3. CULTO DIVINO 3. DIALOGO in­ 3. TEOLOGICA -personale
della L’ECONOMIA che del Sommo
e Sacramenti terreligioso Internazionale 3. Pontificie -stato civile
SEGNATURA Pontefice ACCADEMIE
3.AMMINI- -ragioneria
4. CAUSE dei Santi 4. CULTURA e dia­ Ap. 4. ARCHEOLOGIA
STRAZIONE 4. FABBRICA -Filatelico e numi­
logo con i non Sacra
J. VESCOVI 3. DIALOGO Patrimonio Sede di S. Pietro smatico
credenti
interreligioso Ap. 5. ECCLESIA DEI 5. ELEMOSINE- -PT
6. EVANGELIZZA­
5. NUOVA EVAN­ -merci
ZIONE dei Popoli 4. ROTA 4. PREFETTURA 6. BENI RIA Apostolica
GELIZZAZIONE -informazioni
7. CLERO ROMANA Affari economici CULTURALI
della Chiesa Integrate entro la -vigilanza
8. ISTITUTI 5. REVISORE SEGRETERIA
GENERALE 7. Commissione 3. MONUMENTI
di vita consacrata PERLA MUSEI-GALLERIE
Interdicasteriale COMUNICAZIONE:
9. EDUCAZIONE per il catechismo 4. SERVIZI economici
Cattolica • Sala stampa .
della Chiesa 5. SERVIZI Sanitari
• Tipografia
NUOVI DICASTERI cattolica 6. SPECOLA VAT.
• Serv. fotografico
1. LAICI • L’Osservatore 7. VILLE Pontificie
2. SVILUPPO Romano 8. I.O.R.
UMANO • Radio Vaticana
INTEGRALE 9. COMMISSIONE
• Pont. Consiglio
CARD. Vigilanza
3. SEGRETERIA delle Comuni­
ECONOMIA cazioni sociali 10. GUARDIA
4. SEGRETERIA • Lib. Ed. Vaticana SVIZZERA
PERLA • Centro Televisivo
COMUNICAZIONE Vaticano
• Servizio Internet
Organigramma
delle Congregazioni Romane i

1. CARD. PREFETTO2: dirige e rappresenta la Congregazione (PB 4)


Padri Cardinali
2. MEMBRI DEL DICASTERO3 Vescovi particolarmente esperti
Chierici ed altri fedeli (PB 3-4)
3. SEGRETARIO: aiuta il Prefetto nel dirigere le persone e nel trattare gli affari del
Dicastero (PB 3-4)
4. SOTTOSEGRETARIO: aiuta il Segretario (PB 4)

Capo Ufficio: ha la responsabilità immediata dell’Ufficio, interviene


al Congresso
Minutanti: addetti a preparare la minuta
I Aiutanti di Studio: studiano le pratiche riguardanti il settore loro
UFFICIO affidato
oc
Scrittori: copiano le lettere e i rescritti e quanto viene loro affidato
Personale subalterno: spedisce, recapita lettere e plichi, custodisce i
O 2oc locali, cura la pulizia
H LU
< P-
2 ii-m
OC
UFFICIO: Idem4
O
co Archivista (PB 10): tiene in ordine l’Archivio
< Bibliotecario
Protocollista (PB 10): cura il Protocollo secondo le norme stabilite dal Regola­
mento
O Cassiere
(J

2 Consultori: nominati tra chierici ed altri fedeli che si distinguono per scienza e
oc prudenza.
LLI
I— Loro compito: studiare con diligenza la questione proposta e dare, ordinaria­
C/5 mente per iscritto, il parere intorno ad essa (PB 8-10)
LU
Commissioni varie

1 La competenza delle Congregazioni si determina in ragione della materia, se non è esplicita-


mente stabilito altrimenti (PB 14). Ogni Dicastero avrà il proprio Regolamento (PB 38). Eventuali
conflitti di competenza vanno risolti dalla Segnatura Apostolica (PB 20).
2 I Capi Dicastero s’incontrano più volte all’anno per esaminare le questioni più importanti,
per coordinare i lavori e perché possano scambiarsi notizie e prendere decisioni (PB 22).
3 Vengono convocati per le Sessioni plenarie da celebrarsi, per quanto possibile, una volta all’anno.
Per le Sessioni Ordinarie è sufficiente convocare dei membri che si trovano nell’Urbe (PB 11).
4 II numero degli Uffici varia secondo la natura e gli affari del Dicastero.

165
I LEGATI DEL ROMANO PONTEFICE
(cc. 362-367: 265-270; SOB I, 1-2; CD 8a; GS 76-77; NPEM; REU 28)

1) I primi Legati stabili del Papa furono gli «Apocrisari» inviati presso la Corte Im­
< periale di Costantinopoli e l’Esarca di Ravenna. La carica di «Apocrisari» fu il germe
o delle moderne Nunziature.
li oc 2) I «Nunzi Apostolici» sorgono propriamente nel sec. XV, parallelamente agli Am­
, O
h- basciatori degli Stati.
cn 3) Per una antica consuetudine sancita formalmente al Congresso di Vienna, nel
: LU
1815, il Nunzio Apostolico gode in molti Stati il diritto di precedenza ed è considerato
Z
o il Decano del Corpo Diplomatico. Tale norma è stata confermata dalla Conf. Int. delle
N Nazioni Unite svoltasi a Vienna nel 1961.
;i Z) 4) Paolo VI, tenuto conto dei desideri espressi dai Padri del Concilio Vaticano II, ha
o> riorganizzato completamente la materia, mettendo in luce il carattere ecclesiale e pastora­
LU le dei rappresentanti pontifici (m.p. Sollicitudo omnium ecclesiarum 24.6.1969), norme
che sono state recepite in gran parte nel nuovo CIC.
Il Romano Pontefice ha il diritto nativo di legazione attivo e passivo: Egli può in­
viare i suoi Legati sia presso le Chiese particolari sia presso gli Stati.
I Legati inviati soltanto presso le Chiese particolari si chiamano DELEGATI APO­
O STOLICI.
1=oc I Legati, che alla funzione religiosa congiungono la funzione diplomatica presso gli
Stati e i relativi Governi, si chiamano:
Q — NUNZI, se hanno il rango di ambasciatori con il diritto di Decananza;
— PRO-NUNZI, se hanno il rango di ambasciatori senza il diritto di Decananza.
Civilmente la Santa Sede ha rapporti, oltre che con gli Stati, anche con le varie Or­
ganizzazioni di carattere internazionale: ONU, FAO, UNESCO ecc.

Compito ecclesiale è quello di rendere più solidi ed efficaci i vincoli di unione e di


comunione esistenti tra la Santa Sede e le Chiese particolari (c. 364). Ciò comporta
l’obbligo di:
1° Informare tempestivamente la S. Sede sulle condizioni delle Chiese particolari su
CJ tutto ciò che tocca la vita stessa della Chiesa e il bene delle anime;
iZ Zi 2° Assistere i Vescovi con l’azione e il consiglio;
P <
z 3° Favorire strette relazioni con le Conf. Ep. prestando ad esse ogni aiuto possibile;
o cn 4° Trasmettere e proporre alla Santa Sede i nomi dei Candidati all’Episcopato, dopo
LU
0- aver istruito il relativo processo informativo;
p o 5° Fare ogni sforzo per promuovere la pace, il progresso e la cooperazione tra i popoli;
< CJ
LU 6° Favorire cordiali rapporti con le altre Chiese o Comunità ecclesiali e con le stesse
(D
LU religioni non cristiane, collaborando, a tal fine, con i Vescovi locali;
7° Tutelare, in concorde azione con i Vescovi locali, presso le Autorità civili del ter­
LU
Q ritorio, la missione della Chiesa e della Santa Sede;
8° Svolgere la propria missione secondo le istruzioni, le direttive e le facoltà ricevute
P _ dalla Santa Sede.
K
O o I Legati con funzioni anche diplomatiche hanno inoltre l’obbligo di:
CJ 5
1° Promuovere e favorire le relazioni tra la Santa Sede e le Pubbliche Autorità;
2° Occuparsi attivamente dei relativi problemi, interessandosi in particolare della sti­
o pulazione e dell’attuazione dei Concordati e di altre analoghe Convenzioni, consul­
CL. tandosi con l’Episcopato locale e tenendolo informato dello sviluppo «prout
Q _ adiuncta suadeant».
Norme particolari: a) La Legazione Apostolica è esente dalla giurisdizione dell’Ordinario;
b) Il Legato Apostolico può compiere funzioni liturgiche in tutte le Chiese della Legazione;
c) La cessazione dall’Ufficio avviene per scadenza del mandato e rinunzia; d) L’eventuale
foro giudiziario è quello del Romano Pontefice (c. 1405, § 1, 3°).

* Il nuovo Regolamento per le Rappresentanze Pontificie è del 6.1.2003.

166
LE CHIESE PARTICOLARI E L’AUTORITÀ IN ESSE COSTITUITA
Cap. I
LE CHIESE PARTICOLARI
(cc. 368-374: 215-217; LG 13, 23, 25, 26, 28; CD 2, 11, 22, 23, 32, 43;
PO 4-5; REU 49 § 1; ES I, 4, 21; DPME 172, 174-177, 184-188)

5 g Le Chiese particolari, nelle quali e dalle quali sussiste la Chiesa cattolica una e unica, sono
0 soprattutto le diocesi, alle quali sono assimilate le prelature, le abbazie territoriali, il vicariato
z -q apostolico e la prefettura apostolica, e inoltre Pamministrazione apostolica stabilmente eretta
££ (c. 368; LG 23; CD 11).

I rapporti essenziali fra la Chiesa universale e la Chiesa particolare sono i seguenti:


LU 1° Non sono due realtà diverse, distinte o parallele, molto meno contrapposte, ma una
realtà unica, poiché è nelle Chiese part. e dalle Chiese part. che la Chiesa univ. vive e sussiste
(/) ed è in esse che si manifesta e opera nel mondo, e d’altra parte la Chiesa part. non è concepi­
re bile senza il suo essenziale riferimento alla Chiesa univ.
> 2° La Chiesa univ. non è la somma delle Chiese part. o la loro confederazione sotto la presi-
2 denza della Sede Romana: formano insieme un organismo unitario, il Corpo mistico di Cristo.
D 3° La Chiesa part. non è una semplice rappresentazione della Chiesa univ.: è la Chiesa univ.

CO <
che vive ed opera in un determinato luogo o in una determinata comunità di fedeli.
Ili -J 4° La Chiesa part. non è una sezione della Chiesa univ., come può essere una provincia civi­
X O le nei confronti dello Stato: «È una porzione del Popolo di Dio» nell’ambito di un determina­

n
09

-I LU
< CO
N ty
to territorio, la quale «formata ad immagine della Chiesa univ.» (LG 23), ne ha la completez­
za, possedendone tutte le proprietà essenziali, tutti gli elementi costitutivi: la parola, i sacra­
menti, l’Eucarestia, i doni dello Spirito: è una parte che contiene il tutto.
5° La Chiesa part. è la manifestazione concreta della Chiesa univ. in un determinato ambito
spazio-temporale, in una determinata «porzione del Popolo di Dio», è la sua attualizzazione,
la sua incarnazione, la sua espressione autentica.
2 X 6° Questa Chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime comunità di fedeli, le
LU O

8-
LU
quali, in quanto aderenti ai loro pastori, anch’esse sono chiamate Chiese nel nuovo Testamen­
to. Esse, infatti, sono nella loro sede, il Popolo nuovo chiamato da Dio con l'effusione dello
p Spirito Santo e con grande dovizia di doni.
~~
CC In esse, con la predicazione del Vangelo di Cristo, vengono radunati i fedeli e si celebra il
O mistero della Cena del Signore, affinché per mezzo della Carne e del Sangue del Signore sia­
Q_ no strettamente uniti tutti i fratelli della comunità.
< In ogni comunità che partecipi all’altare, sotto la presidenza del Vescovo, viene offerto il
CC
simbolo di quella carità e unità del Corpo mistico, senza della quale non può esserci salvezza
(LG 26,1).

La DIOCESI è «una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali di un Vescovo,
coadiuvato dal suo presbiterio».
Gli elementi costitutivi essenziali sono 3:
CO a) il pastore proprio;
LU
CJ b) il presbiterio;
O c) il popolo fedele.
Q Elemento formale è l’erezione da parte della competente autorità, la Sede Apostolica (cf.
Communicationes, 1980, p. 286, lett. a).
Le diocesi devono essere divise in parrocchie; più parrocchie viciniori possono essere riunite
_in vicariati foranei (c. 374).
K Alle diocesi, ex iure, sono assimilate le altre Chiese particolari:
5 1) Prelature territoriali: ad esse ordinariamente è preposto un Vescovo;

il w
(/)
2) Abbazie territoriali: rette da un abate che le governa a modo di Vescovo;
3) Vicariati apostolici: strutture essenzialmente missionarie rette ordinariamente da un Vescovo;
4) Prefetture apostoliche: anche queste strutture missionarie, rette da un Prefetto apostolico,
<£ [non insignito di carattere episcopale.

167
Norme ulteriori

1) Chiese particolari

1° La potestà ordinaria e immediata del Romano Pontefice sulle Chiese particolari:


c. 333, §1.
2° I precipui compiti dei Legati pontifici in ordine alle Chiese particolari: cc.: 362;
363, §1; 364.
3° La potestà del Vescovo diocesano sulla Chiesa particolare affidata alle sue cure
pastorali: c. 391.
4° La struttura interna delle Chiese particolari: cc. 460 ss.
5° I raggruppamenti di Chiese particolari: cc. 431 ss.
6° L’incardinazione dei chierici nelle Chiese particolari: cc. 265 ss.
7° I doveri dei fedeli verso la propria Chiesa particolare: cc. 209, § 2.
8° Apertura degli allievi del seminario anche verso la Chiesa Universale: c. 257.
9° Le Chiese particolari, che versano in gravi difficoltà per scarsezza di clero, e tra­
sferimento in esse di chierici di altre Chiese: c. 271.
10° La capacità patrimoniale delle Chiese particolari: c. 1255.
11° I beni temporali delle Chiese particolari: c. 1257, § 1.

2) Diocesi

1° Il Pastore della diocesi: cc. 381 ss.


2° Diocesi metropolitane e suffraganee: cc. 431-436.
3° La scomparsa «prò regula» delle diocesi esenti: c. 431, § 2.
4° L’unificazione delle diocesi in province ecclesiastiche: c. 431, § 1.
5° Competenze e attribuzioni del Metropolita in ordine alle diocesi esenti: cc. 435 ss.
6° Sede vacante: cc. 416 ss.
7° Sede impedita: cc. 412 ss.
8° La rappresentanza giuridica della diocesi: c. 393.
9° La competenza della Rota Romana relativamente alle diocesi: cc. 1405, § 3, n. 3.
10° Il tributo per le necessità della diocesi: c. 1263.
11° Le diocesi più ricche in favore delle diocesi più povere: c. 1274, § 4.
12° Gli obblighi della diocesi verso il Vescovo emerito: c. 402, § 2.

168
I VESCOVI
Art. 1
I VESCOVI IN GENERE
(cc. 375-380: 329-349; LG 19, 20, 21, 23, 25; CD 2,11, 26; ES 1, 10;
DPME 21-43; Pius XII, Enc. Myst. Corp.)

I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo
O Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori della Chiesa perché sia­
t=
LD
no anch’essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo.
(J Con la stessa consacrazione episcopale i Vescovi ricevono, con l’ufficio di santifi­
z care, anche gli uffici di insegnare e governare, i quali tuttavia, per loro natura, non
o possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col Capo e con le mem­
CJ
bra del Collegio (c. 375, §§ 1-2).

Nel canone citato vengono affermati i seguenti principi teologici;


1° - I Vescovi sono successori degli Apostoli e ciò «ex divina institutione» in
quanto la potestà pastorale degli Apostoli passa ai successori, però con differenza cir­
ca il modo di acquistarla: gli Apostoli vennero scelti direttamente da Gesù e da Lui
ricevettero la potestà di governo; i Vescovi, al contrario, vengono scelti in modo
umano e ricevono dagli uomini tale potestà «quoad exercitium»; gli immediati suc­
cessori degli Apostoli vennero scelti dagli stessi Apostoli e da loro ricevettero la pote­
stà di reggere le singole Chiese; i successori mediati (i Vescovi) vengono scelti secon­
do le norme canoniche e ricevono la potestà di governo mediante la «missio canoni­
ca». I Vescovi, dunque, sono successori degli Apostoli in questo senso: nei diritti ordi­
nari dell’ufficio pastorale e non già nei diritti dell’ufficio apostolico (cf. LG 18-20 e
Schema seguente).
2° - Per divina istituzione vengono posti a capo delle Chiese particolari: l’epi­
CD scopato, infatti, è di diritto divino in genere e «quoad substantiam» (non è istituito
O dagli Apostoli, come dicono gli Anglicani, Harnack ecc.) e perciò neppure il Papa po­
O trebbe abolirne l’ufficio o limitarlo sensibilmente: «La missione divina affidata da
LU Cristo agli Apostoli durerà sino alla fine dei secoli... Per questo gli Apostoli, in questa
h-
società gerarchicamente organizzata, ebbero cura di costituirsi dei successori» (LG
E 20; c. 331).
o 3° - Tali uffici non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col
z
E capo e con le membra del Collegio, proprio come gli Apostoli reggevano le loro
Q_ Chiese sotto la dipendenza di S. Pietro.
4° - I Vescovi reggono le Chiese particolari con potestà ordinaria..., perché non
sono delegati di nessuno, neppure del Romano Pontefice: «Questa potestà, che perso­
nalmente esercitano in nome di Cristo, è propria, ordinaria e immediata, quantunque
il suo esercizio sia in definitiva regolato dalla suprema autorità della Chiesa...» (LG

5° - È necessaria la comunione gerarchica col Romano Pontefice, capo del Colle­


gio episcopale e con gli altri membri del Collegio, perché il Vescovo, nell’esercizio
della sua missione episcopale non è isolato: egli esercita le sue funzioni in quanto è
membro del Collegio Episcopale (LG 22).
La consacrazione episcopale è la fonte radicale, ontologica, dei poteri episcopali,
però, la «missio canonica» da parte del Capo del Collegio costituisce la determinazio­
ne giuridica che conferisce lo «exercitium iuris» (Nep).

169
METROPOLITI, se presiedono una Provincia ecclesia­
stica (cc. 432-437);
SUFFRAGANEI, se presiedono una Diocesi che dipen­
de da un Metropolita (c. 436);
DIOCESANI IMMEDIATE SUBIECTI o Esenti; nel nuovo CIC non
vengono menzionati perché, dopo il Concilio, ogni
Diocesi deve essere assegnata ad una Provincia ecclesia­
stica (c. 431, § 2: CD 40).

> COADIUTORI, se vengono dati spontaneamente dalla S.


O riguardo Sede e col diritto di successione (c. 403, § 3; CD 26);
o alla AUSILIARI, se vengono costituiti su richiesta del Vescovo
cn
LU SEDE diocesano per le necessità pastorali della diocesi
> (c. 403, §1; CD 26);
\
LU
Q \ AMMINISTRATORE APOSTOLICO, se viene pre­
LU posto ad una Amministrazione apostolica eretta stabil­
2 TITOLARI mente (cc. 368, 371, § 2).
O AMMINISTRATORE APOSTOLICO, se, per partico­
lari necessità della Diocesi, viene dato, non «in auxi-
> lium» ovvero «in adiutorium», ma «in substitutionem».
Q
«Sede piena» sostituisce la sola giurisdizione e «Sede va­
cante» sostituisce la persona e la giurisdizione del Ve­
scovo diocesano (ES I, 15). Questi vengono costituiti
provvisoriamente.

riguardo SECOLARI, se vengono assunti dal Clero secolare


alla REGOLARI, se vengono assunti dal Clero regolare.
Dopo il Vaticano II sono scomparsi i vari elementi differenziali: nelle
CATEGORIA
vesti prelatizie, nella disciplina ecc.

PRINCIPIO FONDAMENTALE E INDEROGABILE:


La provvisione dei Vescovi può avvenire in due forme:
— per libera collazione da parte del Romano Pontefice, che è la forma più comune;
— per elezione confermativa, quando la designazione del candidato è affidata a qual­
che collegio (c. 377, § 1).
Nessun diritto e privilegio di elezione, nomina, presentazione o designazione di
< Vescovi viene concesso per il futuro alle autorità civili (c. 377, § 5).
cc
Z)
a
LU ATTUALE PROCEDURA
o 1° - Elenchi triennali -1 Vescovi di una Provincia ecclesiastica o, eventualmente, della
o
oc Conferenza episcopale, almeno ogni tre anni, devono compilare un elenco orientati­
Q_
vo di presbiteri ritenuti particolarmente idonei all'Episcopato e trasmetterlo alla S.
LU
Sede, per il tramite del Legato Pontificio (c. 377, § 2);
< 2° - Il diritto di ogni Vescovo - Resta tuttavia in facoltà dei singoli Vescovi sottoporre
Z)
separatamente alla Sede Apostolica nomi di candidati ritenuti degni e idonei all’uffi­
t< cio episcopale (c. 377, § 2);
3° - Terna per la nomina del Vescovo diocesano o coadiutore - Trattandosi della no­
mina concreta di un Vescovo diocesano o di un Vescovo coadiutore a una determina­
ta sede, occorrerà farla mediante la presentazione di una «terna», tranne che sia stato
disposto legittimamente in modo diverso. Il Legato Pontificio farà le opportune in­
dagini, tramite il processo informativo (c. 377, § 3);
4° - La nomina del Vescovo ausiliare - L’iniziativa è lasciata al Vescovo.

170
Per l’idoneità di un candidato all’episcopato si richiede che:
1° - sia eminente per fede salda, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza,
prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono
adatto a compiere l’ufficio in questione;
b 2° - goda di buona reputazione;
LLI
z 3° - abbia almeno 35 anni di età;
o 4° - sia presbitero almeno da 5 anni;
Q
5° - abbia conseguito la laurea dottorale o almeno la licenza in Sacra Scrittura, teolo­
gia o diritto canonico in un istituto di studi superiori approvato dalla Sede Apo­
stolica, oppure sia almeno veramente esperto in tali discipline.
Il giudizio definitivo sull’idoneità del candidato spetta alla Sede Apostolica (c. 378, §§ 1-2).

CONSACRAZIONE
K — Deve essere ricevuta entro tre mesi utili, a decorrere dalla recezione della lettera
cc apostolica, salvo il caso di legittimo impedimento;
£ — la consacrazione deve precedere la presa di possesso dell’ufficio (c. 379).
LU
:> PROFESSIONE DI FEDE
cc
O Prima di prendere possesso canonico del suo ufficio, colui che è promosso emetta la
z professione di fede e presti giuramento alla Sede Apostolica, secondo la formula ap­
provata dalla medesima (c. 380).

1° I Vescovi in comunione col Romano Pontefice e con gli altri membri del Colle­
gio Episcopale, sono gli autentici Maestri della fede, ai quali i fedeli devono un
religioso ossequio dell’intelletto e della volontà: c. 753
2° I Vescovi sono i ministri della funzione santificatrice della Chiesa: c. 835, § 1
3° Il carisma della infallibilità collegiale: c. 749, § 2
4° La cooperazione da prestare al Romano Pontefice: c. 334
5° Necessità del mandato pontificio per la consacrazione episcopale e relativa
sanzione: cc. 1013 e 1382
6° Richiesti, per la liceità della consacrazione, almeno tre Vescovi: c. 1014
7° Il Vescovo membro di diritto del Conc. Ecum., con voto deliberativo: c. 339, § 1
8° Il Vescovo ministro ordinario del battesimo, insieme col presbitero e col diacono:
LU
c. 861, §1
cc 9° Ministro ordinario della confermazione: c. 882
< 10° Ministro ordinario della comunione, insieme col presbitero e col diacono: c.
> o 910, § 1
11° Ministro esclusivo della sacra ordinazione: c. 1012
LU
12° Ministro di benedizioni riservate: cc. 1169, § 2
13° Ministro delle consacrazioni e delle dedicazioni: cc. 1169, § 1, e 1706
oc 14° La predicazione della Parola di Dio: il diritto dei Vescovi: c. 763
O 15° La facoltà «ipso iure» di ascoltare dovunque le confessioni dei fedeli: c. 967, § 1
z 16° La facoltà di qualunque Vescovo nell’atto della confessione sacramentale, di
rimettere una pena «latae sententiae» stabilita per legge, ma non ancora dichiara­
ta purché non sia riservata alla Sede Apostolica: c. 1335, § 2^
17° La facoltà della «cappella privata», con i medesimi diritti dell’oratorio: c. 1227
18° Conservazione della SS. Eucaristia nella propria cappella privata: c. 934, § 1, n. 2
19° La consacrazione episcopale dei Cardinali: c. 351, § 1
20° Le cause contenziose dei Vescovi riservate alla Rota Romana: c. 1405, § 3, n. 1
21° Le cause penali dei Vescovi riservate al Romano Pontefice: c. 1405, § 1, n. 3
22° Il Vescovo teste in giudizio: cc. 1558, § 2
23° Sanzioni contro i Vescovi colpevoli: cc. 1382 e 1383
24° Sanzioni per violenza fisica contro un Vescovo consacrato oppure omicidio:
_ cc. 1370, § 2, 1397.

171
Potestà degli Apostoli

Comprendeva i poteri di:


a) fondare le Chiese particolari
•: '<
h- b) visitarle
(I)
LU
h- c) nominare i Vescovi ecc.
O
CL
Era accompagnata da doni particolari:
LU
z> a) miracoli
Q APOSTOLICA
b) rivelazioni
Q
c) infallibilità
i=
< d) lingue ecc.
H
O
Q Era personale degli Apostoli
O
Era straordinaria
<
cc Come tale non trasferibile
LU

Zi
o
c/)
O Comprendeva il potere di reggere le Chiese particolari sotto
CL
< l’autorità degli Apostoli
Z Non era accompagnata da doni particolari
O PASTORALE
Era ordinaria
Come tale trasferibile

N.B. Ai Vescovi viene trasmessa la sola potestà pastorale: quella apostolica era personale
degli Apostoli.

172
Le facoltà dei Vescovi

c. 72 - Proroga di Rescritti della S. Sede, non oltre tre mesi.


c. 87, § 1 - Dispensa dalle leggi disciplinari sia universali sia particolari date dalla su­
prema autorità della Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi, eccetto dalle leggi pro­
cessuali o penali o riservate alla S. Sede o ad altra autorità.
c. 87, § 2 - Dispensa quando sia difficile il ricorso alla S. Sede e nell’atto che vi sia peri­
colo di grave danno dalle medesime leggi, anche se la dispensa è riservata alla S. Sede, pur­
ché si tratti di dispensa che di solito la S. Sede concede.
c. 88 - Dispensa dalle leggi diocesane, dalle leggi del Concilio provinciale o della Con­
ferenza episcopale.

c. 137, § 1 - Può delegare la potestà esecutiva ordinaria sia per un atto sia per un insie­
me di casi, a meno che sia disposto altrimenti dal diritto.
c. 137, § 2; 230, § 3 1 - Può suddelegare la potestà esecutiva delegata dalla Sede Apo­
stolica sia per un atto sia per un insieme di casi, eccetto che sia proibita la suddelega o si
tratti di facoltà data per l’abilità specifica della persona.
c. 595, § 2 - Concedere dispense dalle costituzioni degli istituti religiosi in casi particolari.
c. 609 - Dare il consenso scritto per l’erezione di una casa di un Istituto religioso.
c. 612 - Facoltà di destinare una casa religiosa ad opere diverse di quelle per cui fu co­
stituita.

c. 630, § 3 - Autorizzare confessori ordinari nei monasteri di monache, nelle case di


formazione, nelle comunità più numerose degli istituti laicali.
c. 635, § 1 - Autorizzazioni circa i beni ecclesiastici degli istituti religiosi a norma del
Libro V, «I beni temporali della Chiesa».
c. 638, § 3 - Autorizzare atti di straordinaria amministrazione che non superino la
somma fissata per la Regione.
cc. 759. 766 - Autorizzare i laici all’esercizio del ministero della parola.
c. 824, § 1 - Autorizzare la pubblicazione di scritti dei fedeli che riguardano la fede o i
costumi o riprovare gli scritti che portino danno alla retta fede o ai buoni costumi - Conce­
dere la facoltà di amministrare la confermazione, qualora lo richiedesse una necessità, ad
uno o più sacerdoti determinati.
c. 969 - Solo l’Ordinario del luogo è competente a conferire a qualunque presbitero
la facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli.
c. 1079, § 1 - Dispensare dagli impedimenti matrimoniali di diritto ecclesiastico i
propri sudditi, dovunque dimorino, e quanti vivono attualmente nel suo territorio, eccet-

1 (c. 230 § 3) - Ove le necessità della Chiesa lo suggeriscono, in mancanza di ministri, autorizzare
anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, ad esercitare il ministero della Parola, presiedere alle fun­
zioni liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione secondo le disposizioni del
diritto.

173
-
-■
to quelli la cui dispensa è riservata alla Sede Apostolica - Dispensare, in urgente pericolo -
di morte, i propri sudditi, dovunque dimorino, e quanti vivono nel suo territorio attual­
mente, sia dalla osservanza della forma prescritta per la celebrazione del matrimonio sia
da tutti e singoli gli impedimenti di diritto ecclesiastico, pubblici e occulti, eccetto l’impe­
dimento proveniente dal sacro ordine presbiterato.
c. 1111 - Delegare a sacerdoti e diaconi la facoltà anche generale di assistere ai ma­
trimoni entro i confini del proprio territorio. La delega generale deve essere data per
iscritto.
c. 1124 - Dare la licenza per il matrimonio fra due persone battezzate, delle quali
una battezzata nella Chiesa Cattolica o in essa accolta dopo il battesimo e non separata
dalla medesima con atto formale, l’altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità eccle­
siastica non in piena comunione con la Chiesa cattolica.
c. 1168 - Concedere a laici dotati delle qualità convenienti di amministrare alcuni sa­
cramentali.
' c. 1172 - Dare licenza a sacerdote di proferire esorcismi sugli ossessi.
;
i c. 1215 - Dare consenso scritto per la costruzione di una chiesa.
:
c. 1281 - Autorizzare gli amministratori ecclesiastici ad atti di straordinaria ammini-
strazione.
c. 1288 - Concedere la licenza scritta agli amministratori ecclesiastici di introdurre o
contestare una lite davanti al tribunale civile in nome di una persona giuridica pubblica.
c. 1292 - Autorizzare l’alienazione dei beni tra la somma minima e quella massima
stabilita dalla CEI.
c. 1308, § 2 - L’Ordinario può ridurre gli oneri di messe, se ciò sia espressamente
stabilito nelle tavole di fondazione, a causa della diminuzione di redditi.
c. 1308, § 3 - Il Vescovo diocesano ha la facoltà di ridurre a causa della diminuzione
dei redditi e fintantoché tale causa perduri, le messe dei legati che sono autonomi, secon­
do l’elemosina legittimamente vigente in Diocesi, purché non vi sia persona obbligata e
che possa essere efficacemente coatta a provvedere all’aumento dell’elemosina.
c. 1308, § 4 - Al medesimo compete la facoltà di ridurre gli oneri o legati di messe
che gravano su istituti ecclesiastici, se i redditi siano divenuti insufficienti a conseguire
sufficientemente le finalità proprie dell’istituto ecclesiastico stesso.
c. 1309 - Al medesimo compete la facoltà di trasferire gli oneri di messe in giorni,
chiese e altari diversi da quelli stabiliti nelle fondazioni stesse.
c. 1310, § 1 - Ridurre, contenere o permutare le volontà dei fedeli a favore di cause
pie per la diminuzione dei redditi, a determinate condizioni.
c. 1310, § 2 - Ridurre, contenere e permutare, se il fondatore ha espressamente con­
cessa questa facoltà.

174
I VESCOVI DIOCESANI
(cc. 381-402: 334-349; LG 23, 26-27; CD 8, 11, 15-18, 21, 23, 26-27;
ES I, 11; PO 20, 21; Se 41; GS 62; GE 10; AG 20)

o È il Vescovo cui è stata affidata la cura pastorale di una diocesi, che regge con
c
^ 8 potestà ordinaria, propria e immediata che si richiede per l’esercizio del suo ufficio
O £ pastorale, eccettuate quelle cause che, per diritto o per decreto del Sommo Pontefi­
ce, sono riservate all’autorità suprema o ad altra autorità ecclesiastica.
LLI "O Al Vescovo diocesano sono giuridicamente equiparati quelli che presiedono ad
altra comunità di fedeli (Prelati e Abbati territoriali. Vicari e Prefetti Apostolici), se
non consta diversamente dalla natura della cosa (colui che non è insignito della di­
8§ gnità episcopale non può conferire gli Ordini sacri) ovvero dalla prescrizione del di­
3 ritto (il c. 400 stabilisce una norma differente per la visita ad limina).

O Lo «exercitium iuris» il Vescovo lo acquista con il possesso canonico. Questo de­


(/) ve essere effettuato «entro 4 mesi a decorrere dalla recezione delle lettere apostoli­
(/)
LU che, se non è stato già consacrato vescovo; entro 2 mesi dalla medesima recezione,
C/) se è stato già consacrato» (c. 382).
00
O Poiché si tratta di «tempo utile», qualsiasi impedimento scusa dalla sua osservanza
Q- Jc. 201, § 2).

La procedura del possesso canonico avviene secondo queste modalità:


< — mediante la presentazione delle «lettere apostoliche al Collegio dei Consultori,
OC
D alla presenza del Cancelliere della Curia che ponga la cosa in atti»;
Q — mediante la «comunicazione delle medesime al Clero e al popolo..., mentre il
LU
O presbitero più anziano degli astanti redige il verbale relativo, se si tratta di una
o
cc diocesi di nuova erezione» (c. 382, § 3).
Q_ — è consigliabile che essa avvenga «con un’azione liturgica nella Chiesa cattedrale,
_ alla presenza del clero e del popolo» (c. 382, § 4).

I principali obblighi sono quelli che riguardano la sollecitudine e lo zelo:


1) verso i fedeli in genere, che abitano nel territorio della diocesi, qualunque sia
la loro età, condizione o nazionalità;
2) Settori speciali che meritano una particolare attenzione:
a) I fedeli, che per la loro condizione di vita, non possono beneficiare sufficien­
□ temente della cura pastorale ordinaria: i poveri, gli anziani, gli ammalati, i
<
cc giovani, gli operai, i carcerati, gli emigrati, i turisti ecc. (c. 383, § 1);
Rco b) Coloro che si sono allontanati dalla pratica religiosa, oppure hanno abbando­
nato la fede, professano l’ateismo, sono esposti ai pericoli delia secolarizzazione
2 (c. 383, § 1):
c) I fedeli di rito diverso (c. 383, § 2);
E
UJ d) I fedeli che non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica (c. 383, § 3);
> e) I non battezzati (c. 383, § 4);
o 3) I presbiteri, che sono i suoi collaboratori diretti, indispensabili e i suoi precipui
Q
consiglieri, e devono essere trattati «come fratelli ed amici ed avere a cuore il benesse­
3 re spirituale e anche materiale». Ne deve difendere i diritti ed aver cura che adempia­
9=
o
UJ
no gli obblighi propri del loro stato.
cc 4) La cura delle vocazioni ecclesiastiche, religiose e missionarie (c. 385).
CL 5) Il ministero della parola. Questo è il dovere più importante del Vescovo, che
è il «maestro della fede» (c. 386, § 1);
6) La difesa dell’integralità e dell’unità della fede (c. 386, § 2);
7) L’impegno per la santità propria e dei fedeli (c. 387);
8) La Messa «prò populo» (c. 388);
_ 9) La celebrazione della SS.ma Eucarestia (c. 389).

175
o Oltre il «munus docendi» e il «munus sanctificandi», il Vescovo diocesano,
c nella Chiesa particolare affidata alla sua cura, ha pure il «munus regendi», nella
0)
> sua triplice funzione, legislativa, esecutiva e giudiziaria. Egli esercita:
o
O) 1) la funzione legislativa sempre e solo personalmente, perché questa non è dele­
gabile;
LU 2) la funzione esecutiva o amministrativa, sia personalmente sia per mezzo dei
OC
LU suoi vicari generali ed episcopali;
H 3) la funzione giudiziaria, sia personalmente sia mediante il suo Vicario giu­
O
CL diziale e i giudici (c. 391).

1) Tutelare la disciplina ecclesiastica;


2) Vigilare contro possibili abusi soprattutto per quanto riguarda:
— il ministero della parola
— la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali
— il culto di Dio e dei santi
ì X — l’amministrazione dei beni ecclesiastici (c. 392);
0 3) Promuovere il coordinamento delle opere di apostolato (c. 394);
Zi 4) Rappresentare giuridicamente la diocesi (c. 393);
CO
co 5) Risiedere personalmente in diocesi dalla quale si potrà assentare legittima-
O mente per un periodo non superiore ad un mese ogni anno (c. 395);
oc 6) Essere presente in diocesi nelle maggiori solennità dell’anno: Natale, Setti­
b mana santa, Pasqua, Pentecoste e Corpus Domini (c. 395, § 3);
< 7) Visitare canonicamente ogni anno la diocesi, o tutta o in parte, in modo che
l’intera diocesi sia visitata almeno ogni quinquennio (cc. 396-398);
8) Fare la relazione quinquennale e la Visita Ad limina (cc. 399-400);
9) È invitato, dopo aver compiuto il 75° anno di età, a presentare le dimissioni
del suo ufficio al S. Padre, «il quale deciderà in merito dopo aver vagliato tutte
le circostanze» (c. 401).

•Ico
1) Conservare il titolo di «emerito» della diocesi di cui ha lasciato l’ufficio;
2) Conservare, se lo desidera, la residenza nella stessa diocesi;
il 3) Avere adeguato e decoroso sostentamento da parte della Conferenza Epi­
scopale e dalla diocesi (c. 402).
“O

176
Ad integrazione di quanto s’è detto circa la potestà legislativa ed amministrativa, ci li­
mitiamo ad accennare alle precipue concentrazioni del «potere normativo» e alle princi­
pali «nomine» che spettano al Vescovo diocesano. Per motivi di praticità, si segue un ordi­
ne alfabetico.

1) POTERE NORMATIVO
Spetta «expresso iure» al Vescovo diocesano emanare norme e direttive:
1° Circa l’amministrazione del «fondo comune» interdiocesano, costituito per la ne­
cessità del clero; c. 1275
2° Circa l’assoluzione sacramentale in forma generale o collettiva: c. 961, § 2
3° Circa il battesimo negli ospedali: c. 860, § 2
4° Circa la catechetica diocesana: c. 775, § 1
5° Circa la disciplina da osservarsi nei cimiteri: c. 1243
6° Circa la communicatio in sacris, relativamente ai sacramenti della Penitenza, del­
l’Eucaristia e dell’Unzione degl’infermi: c. 844
7° Circa i compiti dei consigli parrocchiali per gli affari economici: c. 537
8° Circa la costituzione e il funzionamento dei Consigli pastorali parrocchiali: c. 536,
§2
9° Circa gli statuti del Consiglio pastorale diocesano: c. 513, § 1
10° Circa gli statuti del Consiglio presbiterale: c. 496
11° Circa la conservazione privata della SS. Eucarestia: c. 934, §§ 1, 2
12° Circa la disciplina della sacra Liturgia in diocesi: c. 838, §§ 1 e 4
13° Circa la cura delle parrocchie, nelle assenze dei parroci: c. 533, § 3
14° Circa l’esercizio della sacra predicazione: c. 772, § 1
15° Circa la disciplina delle processioni: c. 944, § 2
16° Circa i registri parrocchiali: c. 535, § 1
17° Circa l’ordinamento generale delle scuole cattoliche: c. 806, § 1
18° Circa il regolamento del seminario diocesano: c. 243

2) LE NOMINE
La norma generale: «Se non è stabilito diversamente dal diritto, spetta al Vescovo dio­
cesano provvedere con libero conferimento agli uffici ecclesiastici nella propria Chiesa
particolare» (c. 157).
Spetta «expresso iure» al Vescovo diocesano la nomina:
1° Dell’amministratore parrocchiale: c. 539
2° Dei canonici: c. 509, § 1
3° Dei membri del Collegio dei Consultori: c. 502, § 1
4° Dei membri del Consiglio diocesano per gli affari economici: c. 492, §§ 1-3
5° Di parte dei membri del Consiglio presbiterale: c. 497
6° Degli addetti alla Curia diocesana: c. 470
7° Del difensore del vincolo: c. 1435
8° Dell’economo diocesano: c. 494, §§ 1-2
9° Dei giudici del tribunale diocesano: c. 1421, §§ 1-2
10° Dei parroci: c. 523
11° Del promotore di giustizia: c. 1435
12° Dei rettori di chiesa: c. 557, § 1
13° Dei vicari foranei: c. 553, § 2
14° Del vicario generale e dei vicari episcopali: c. 477, §§ 1-2
15° Del vicario giudiziale e dei vicari giudiziali aggiunti: c. 1420, §§ 1 e 3
16° Dei vicari parrocchiali: c. 547

177
I VESCOVI COADIUTORI E AUSILIARI
(cc. 403-411; 350-355: CD 25-26; ES 1,13; DPME 199, 201; SCE, Ep. 31 aug. 1976)

Il pastore ufficiale della diocesi è il Vescovo dioc. (c. 376), però «non di rado, per
l’eccessiva vastità della diocesi o per l’eccessivo numero degli abitanti, o anche a mo­
tivo di particolari circostanze di apostolato o di altre cause di diversa natura, non
può compiere personalmente tutti i suoi doveri di Vescovo, come esigerebbe il bene
delle anime» (CD 25). In queste circostanze gli si danno in aiuto altri Vescovi, i qua­
li, secondo i casi, prendono una diversa denominazione.

Questi Vescovi vengono distinti in tre categorie:


1) Vescovi ausiliari con facoltà comuni. Questi vengono assegnati dalla S. Sede,
su richiesta dello stesso Vescovo, per le necessità pastorali della diocesi. Saranno uno
o più, secondo i bisogni. Il Vescovo ausiliare ordinario viene dato alla sede «cum pa-
storales dioecesis necessitates id suadeant» (c. 403, § 1);
2) Vescovi ausiliari muniti di facoltà speciali. Questi vengono assegnati ex officio
dalla S. Sede, in circostanze particolarmente gravi, che possono riguardare sia la sede
che la persona del Vescovo dioc. (c. 403, § 2);
i 3) Vescovi coadiutori. Questi hanno sempre diritto di successione: muniti di fa-
I coltà speciali, vengono nominati ex officio dalla S. Sede (c. 403, § 3),

Il Vescovo coadiutore e il Vescovo ausiliare con facoltà speciali hanno gli obbli­
X ghi e i diritti determinati dal CIC e definiti nelle lettere di nomina, assistono il Ve­
CD scovo dioc. in tutto il governo della diocesi e lo suppliscono in caso di assenza o di
Zi
co impedimento (c. 405); vengono costituiti Vicari Generali (c. 406, § 1).
co Il Vescovo ausiliare semplice non viene costituito Vicario generale o episcopale
O
ipso iure, ma per nomina da parte del Vescovo dioc. (c. 406, § 2).

O II Vescovo coadiutore prende possesso mediante la presentazione della lettera


$ apostolica fatta al Vescovo dioc. e al Collegio dei Consultori, alla presenza del cancel-
liere di Curia.
co I Vescovi ausiliari, semplici o speciali, presentano la lettera apostolica al Vescovo
o
Q_ alla presenza del Cancelliere (c. 404).

I compiti del Vescovo coadiutore e del Vescovo ausiliare munito di facoltà speciali
sono determinati dalla legge e dalla lettera apostolica: assistere il Vescovo dioc. in tut­
to il governo della diocesi; supplirlo in caso di assenza o di impedimento (c. 405, §
2).
II Vescovo ausiliare semplice, nel suo ufficio, dipende soltanto dal Vescovo dioc.
o dal Vescovo coadiutore o Vescovo ausiliare speciale; in mancanza di questi deve es­
Z sere costituito Vicario generale, per evitare che venga a dipendere da un Vicario che
o non è insignito di dignità episcopale (c. 406, § 2).
N
3 Il Vescovo coadiutore, in caso di vacanza della sede episcopale, immediatamente
CO diventa Vescovo della diocesi per la quale è stato costituito, purché ne abbia già pre­
cc so possesso del suo ufficio (c. 409, § 1).
6 Il Vescovo ausiliare, in caso di vacanza della sede episcopale, conserva tutte le fa­
coltà che godeva sede piena (c. 409, § 2).
Ulteriori attribuzioni:
— Fanno parte del Collegio episcopale (c. 473, § 4)
— Partecipano: a) al Concilio ecumenico e ai Concili particolari (cc. 339, § 1 e 443,
§ 2); b) alle Assemblee della Conferenza episcopale (cc. 454, §§ 1-2); c) al Sinodo
diocesano, con voto consultivo (cc. 463, §§ 1 e 466).

178
Classificazione
degli Uffici delle Chiese particolari

Ufficio di Vescovo
Ufficio di Vicario Generale
Individuali Ufficio di Vicari Episcopali
Ufficio di Cancelliere
Ufficio di Vicario Foraneo
riguardo alla Ufficio di Parroco
COSTITUZIONE
Sinodo Diocesano
Consiglio Presbiterale
Collegiali Collegio dei Consultori
Capitolo dei Canonici
Consiglio Pastorale

Vescovo
O Vicario Generale
2 Centrali Vicari Episcopali
o Curia diocesana
fc
Vicario Foraneo
UJ
H Parroco
Locali Vicari parrocchiali
QJ
a Rettori di Chiese
riguardo alla
Protocollo
COMPETENZA
Archivio
Generali Cassa
Spedizioni
<
Uh
Ufficio Vicari Episcopali
Sì Ufficio missionario
<u
ex Ufficio catechistico
Speciali Ufficio vocazioni
Ufficio amministrativo
Ufficio esaminatori

Vescovo
Vicario Generale
Esterni Vicari Episcopali
Cancelliere

riguardo alle Protocollo


RELAZIONI Archivio
Statistica
Interni Segretari
Scrittori
Consultori
Addetti

179
I-

Constitutio Hierarchica Ecclesiarum Particularium


SEDE PLENA
(cc. 368-411: 329-486; LG 13-28; CD 2-43: PO 4-5; OE 4; OT 2; ES I, 11; DPME 199, 200)

In genere (cc. 375-380)


co DIOECESIS Episcopus dioecesanus (cc. 376, 381-402) I=
D titularis: coadiutor, auxiliaris (cc. 376, 403-411)
CO
oc
< Praelatus territorialis (cc. 368, 370)
Praelatura territorialis
Abbas territorialis (cc. 368, 370)
Abbatia territorialis
3 Vicariatus Ap.------Vicarius Ap. (cc. 368, 371)
O
Praefectura Ap. — Praefectus Ap. (cc. 368, 371)
OC Administrator Ap. stabilis (cc. 368, 371, § 2)
Administratio Ap. stab.
< Praelatura personalisOrdinarius proprius (c. 294 ss.)
Q-
Ordinarius (c. 372, § 2)
Ecclesiae ritu fidelium
co
3 Concilium provinciale (cc. 432, § 1, 439-446)
CO PROVINCIA ECCLESIASTICA Metropolita (cc. 432, 435-437)
! LU
_AIiqui Patriarchae et Primates (c. 438)
O Conferentiae Episcoporum: nationalis, infra-supranatio-
o
REGIO ECCLESIASTICA nalis (c. 448, § 2)
z Concilium Plenarium (cc. 439-446)
Conventus regionalis Episcoporum (c. 434)
SYNODUS DIOECESANA (cc. 460-468)
Synodus interdioecesana (SC de PF, Direttive 27.1.1979)
["Moderator Curiae: Vicarius Generalis (c. 473, §§ 2-3)
Consilium Episcopale (c. 473, § 4)
Vicarius Generalis (cc. 475-481)
<
z In parte dioecesis; In negotiorum genere;
55
cc 3 < ACTIO Vicarius Episcopalis Ratione ritus; Pro coetibus personarum; Alns
Z CO

53 <
co
LU
c_> pastoralis et rationibus
o administrativa
o m Cancellarius, Vicecancellarius, Notarii
y
i-
o
LU
5
CC O < Oeconomus (c. 494)
£ 5 OC Consilium a rebus oeconomicis (cc. 492-493)
3 JJecretarius, Commissiones etc.
LU u
< 3 POTESTAS Iudex; Auditores, Relatores; Promotor Iustitiae, Defensor Vinculi;
CO
LU
E iudicialis _Notarii (cc. 469-472, 1417,1437)
O
u t
o oc CONSILIUM PRESBYTERALE (cc. 495-501)
LU OC
UJ
O
COLLEGIUM CONSULTORUM (c. 502)
z
5 CAPITULUM CANONICORUM (c. 503)
oc Cathedrale
O Collegiale
< _CONSILIUM PASTORALE (cc. 511-514)
z
oc ; Plures in
LO PAROECIA Parochus Unus unius paroeciae, plurium paroeciarum (c. 526, § 1)
z
[solidum (c. 517, § 1); Diaconus (c. 517)
QUASI-PAR. Quasiparochus (c. 516, § 1); Vicarius paroecialis (cc. 545-552); Con­
silium pastorale (c. 536); Consilium a rebus oeconomicis (c. 537)
VICARIATUS Vicarius foraneus (cc. 553-555)
foraneus Rector ecclesiae (cc. 556-563)
Cappellanus (cc. 564-572) [Communitatis religiosae laicalis (c. 567)
[Coetuum christifiaeli um (cc. 564-568)

180
Constitutio Herarchica Ecclesiae Particularis
SEDE IMPEDITA VEL VACANTE
(cc. 412-430: 429-444; LG 13, 20, 21, Nep 2, 23, 26, 29; CD 2, 11, 23, 26, 29;
CD 2, 11, 23, 26, 43; PO 4, 5)

SEDE Vacante: Concilium provinciale ne convocetur (c. 440, § 2)


METROPOLITANA Impedita: Desideratur norma legislativa

Administrator diocesanus (cc. 416-430)


Episcopus Auxiliaris
Ante et ad Collegium Consultorum
interim Provisio S. Sedis (cc. 419-426)

Coadiutor fit Episcopus dioece-


sanus (c. 409)
Auxiliaris exerceat sub auctori-
CN tate Administratoris dioecesani,
r"
in tamquam Vicarius Generalis
oo Vacante (c. 409, § 2)
co Vicarius Gen. et Vicarii Ep. ces-
co Effectus
SEDE EPISCOPALI sant (c. 481)
Vicarius iudicialis et Vicarii
D adiuncti non cessant (c. 1420)
oc Consilium presbyterale cessat
< (c. 501)
=> Consilium pastorale cessat
o (c. 513, § 2)
Archivum secretum ne aperiatur
cc
< (c. 409, § 2)
o_
Administrator diocesanus (cc. 412-415)
D Coadiutor vel Auxiliaris
oc
< Impedita Vicarius Gen. vel Ep.
00 Ante et ad Sacerdos a Collegio
LU interim Consultorum electus (cc. 412-415)
(J
U Pro-Vicarius
LU
SEDE Vacante vel
2 Provisio Sedis Ap. (c. 420)
LU VICARIATUS AP.
2 Desideratur norma legislativa
Impedita:
e?
LU
oc Pro-Prefectus Ap.
SEDE Vacante vel
PRAEFECTURAE AP. Provisio Sedis Ap. (c. 420)
Impedita: Desideratur norma legislativa
Administrator paroecialis (c. 540)
Vicarius paroecialis
Vacante Vicarius paroecialis antiquior
SEDE PAROECIALI vel Ante vel ad Parochus iure part. definitur
Impedita Interim (c. 540)

181
!
:

: LA SEDE IMPEDITA E LA SEDE VACANTE


Art. 1
LA SEDE IMPEDITA
(cc. 412-415: 427-429; CD 27; SCPF, Resp. 3, 25, I, 1954)

La Sede si intende impedita se il Vescovo diocesano, a causa di prigionia, relega­


ti] zione, esilio o inabilità, sia nella totale impossibilità di esercitare nella diocesi il suo
O ufficio pastorale, sì da non essere in grado di comunicare con i suoi diocesani neppu-
q re per lettera (c. 412).
L)

L’impossibilità, che deve essere totale, perché quella parziale non è sufficiente a
determinare la situazione di «sede impedita», deve essere causata da:

> prigionia del Vescovo


P 1) Motivi di ordine esterno relegazione del Vescovo
O
esilio del Vescovo

incapacità psichica del Vescovo


2) Motivi di ordine personale incapacità fisica del medesimo
in
\- Mentre la sede è impedita e la Sede Apostolica non ha provveduto direttamente, il
Z
in governo della diocesi passa ad un Reggente nel seguente ordine:
CD 1) al Vescovo coadiutore, se c’è
CD 2) al Vescovo ausiliare, se c’è
LLI
CC 3) al Vicario generale o episcopale o ad un altro sacerdote, secondo l’ordine delle
LLI persone stabilito nell’elenco che il Vescovo dioc. deve compilare al più presto do­
O po la presa di possesso della diocesi, che deve trasmettere al Metropolita, che de­
< ve essere rinnovato ogni triennio e conservato dal Cancelliere della Curia (c. 413,
z § !)•
:e 4) al sacerdote eletto dal Collegio dei Consultori, se manchino o siano impedite le
o persone di cui sopra o non si disponga nell’elenco citato (c. 413, §§ 1-2).
z
Informare al più presto la Sede Apostolica:
a) sulla situazione sopravvenuta
LLI b) sull’assunzione dell’amministrazione da parte sua (c. 413, § 3).
rsi
z Il Reggente, «durante munere» ha tutte le facoltà che competono all’Amministratore
LLI
LLI
diocesano:
Q_ — è tenuto agli stessi obblighi e ha la stessa potestà del Vescovo dioc., escluso ciò
che non gli compete o per la natura della cosa o per il diritto stesso (c. 427, § 1);
o — ottiene la relativa potestà dal momento in cui accetta l’elezione, senza bisogno di
o
in conferma da parte di alcuno, fermo restando quanto prescrive il c. 833, 4°;
=> — è proibito compiere qualsiasi atto che possa arrecare pregiudizio alla diocesi o ai
cn
diritti episcopali;
— è tenuto all’obbligo di risiedere in diocesi e di applicare la Messa per il popolo
(cc. 428-429).

182
LA SEDE VACANTE
(cc. 416-430: 430-444; CD 26-27; ES 1, 13-14)

§
^
La sede episcopale diviene vacante con la morte del Vescovo diocesano, con la
rinunzia accettata dal Romano Pontefice, col trasferimento e con la privazione in-
o timata al Vescovo (c. 416).

^ La vacanza della sede episcopale può essere determinata da 4 cause:


> — morte del Vescovo diocesano - In questo caso la vacanza si verifica ipso facto,
h- in base al noto principio: «mors omnia solvit»;
^ — rinunzia - In questo secondo caso, la vacanza si verifica con l’accettazione da
LU parte del Romano Pontefice (cc. 187-189);
(/) — trasferimento - In questo terzo caso, la vacanza si verifica con la presa di pos-
^ sesso della nuova sede (c. 418, § 1);
O — privazione penale - In quest’ultimo caso, la vacanza si verifica al momento del­
la intimazione della pena.

1) In caso della vacanza determinata dalla morte: cessano tutti gli uffici dei Vicari
E?
LU 0)
generali ed episcopali, non insigniti di dignità episcopale;
2) Nei casi della vacanza determinata dalle altre cause, gli atti compiuti dal Vesco­
U_ C
li. 0) vo dioc. o dai Vicari non insigniti da dignità episcopale hanno valore finché
LU O)
non abbiano ricevuto notizia certa del relativo provvedimento di rinunzia, tra-
_ sferimento o privazione.

1) 11 Vescovo trasferito deve raggiungere la nuova sede entro 2 mesi (c. 418, § 1);
_ ■£= 2) Il Vescovo trasferito, nel frattempo, nella diocesi a qua, ha la potestà di Ammi­
Ef
LU o
nistratore Ap. (c. 418, § 2, 1°);
3) Come Amministratore Ap., egli percepisce l’intera remunerazione propria del­
U_ -r;
u_ t: l’ufficio (c. 418, § 2, 2°);
UJ ra
4) In questo frattempo cessano le facoltà dei Vicari generali ed episcopali - Il Ve­
scovo Amministatore Ap. potrà conferire loro tali facoltà mediante delega par-
_ ticolare (cf. c. 418, § 1).

O q) Alla vacanza della sede (determinata dalla morte, rinunzia o pena inflitta al Vesco­
gì vo diocesano) il governo della diocesi, fino alla costituzione dell’Amministratore
diocesano, passa:
O c — al Vescovo ausiliare, e se vi sono più ausiliari, al più anziano per promozione;
CD-- — al Collegio dei Consultori, in mancanza del Vescovo ausiliare, sempre che la
_ Sede Ap. non abbia provveduto diversamente.
6
.2 * Il Vescovo ausiliare o il Presidente del Collegio deve convocare senza indugio
•o il Collegio per la designazione dell’Amministratore dioc. (c. 419).
<D * Nel Vicariato o Prefettura Ap., durante la vacanza della sede, il governo viene
<2 assunto dal Pro-Vicario o Pro-Prefetto, che viene nominato dal Vicario o dal
2.2 Prefetto subito dopo la presa di possesso, se la Sede Ap. non ha disposto diver­
samente (c. 420).
Oc
1) L’elezione dell’Amministratore dioc. deve essere fatta dal Collegio dei Con­
2E sultori entro 8 giorni a decorrere dalla vacanza della sede;
E 2) Se, per qualsiasi causa l’Amministratore diocesano non sia stato eletto entro tale
termine, la sua nomina viene devoluta al Metropolita, e se sia vacante la sede me­
0)
T3 tropolitana, al Vescovo suffraganeo più anziano per promozione (c. 421, § 2).

183
Il candidato deve possedere i seguenti requisiti:
Ad validitatem:
— deve essere sacerdote (presbitero o vescovo)
F — deve aver compiuto il 35° anno di età
co
D — non deve essere stato eletto, nominato o presentato per la medesima sede vacante
! a
LLI
NB. Può essere eletto anche un sacerdote extradiocesano, come pure un religioso,
a: munito del consenso del proprio Superiore.
Ad liceitatem
— deve essere distinto per dottrina, prudenza, intemerati costumi e pietà.

Principio generale:
H Ha tutti i poteri e tutti gli obblighi del Vescovo dioc., con eccezione di quanto è escluso
; dalla natura stessa delle cose o dal diritto.
o
z Principi particolari:
; < 1) E Ordinario del luogo (c. 134) e la sua potestà è ordinaria propria (cc. 426-427);
C/)
LLI 2) la sua elezione è collativa e come tale non richiede la conferma di alcuno Supe­
i! O
o riore (c. 427, § 2);
Q 3) non può apportare alcuna innovazione «nihil innovetur» (c. 428, § 1);
LLI 4) In particolare gli è vietato di compiere qualsiasi atto che possa arrecare danno o
CC
O
pregiudizio alla diocesi e ai diritti episcopali (c. 428, § 2);
5) gli è proibito di sottrarre, distruggere o alterare qualsiasi documento della Curia;
CC 6) è obbligato alla residenza e all’applicazione della Messa «prò populo» (c. 429);
I- 7) l’ufficio di Amministratore diocesano cessa «ipso iure» con la presa di possesso
£ da parte del nuovo Vescovo (c. 430, § 1);
z
8) tale ufficio può cessare anche per la rimozione, come pure per la rinunzia, la
quale, per essere valida ed efficace, deve essere accettata dalla Sede Apostolica
< (c. 430, § 2);
u 9) può aprire l’archivio segreto solo «in caso di vera necessità» (c. 490, § 2);
LLI 10) presiede il Collegio dei consultori (c. 502, § 2);
Q 11) non può concedere l’incardinazione e l’escardinazione, come pure la licenza di
X trasferirsi in altra chiesa particolare, se non dopo un anno di sede episcopale va­
cante e col consenso del collegio dei consultori (c. 272);
CD 13) può nominare, istituire parroci solo dopo un anno di sede vacante (c. 525, § 2°);
CD
O 14) non può convocare il Sinodo diocesano (c. 462, § 2);
Q 15) non può rimuovere il Vicario giudiziale e i Vicari giudiziali aggiunti (c. 1420, § 5);
LLI 16) non può rimuovere il Cancelliere di Curia e gli altri notai se non con il consenso
CC del Collegio dei consultori (c. 485);
LLI
17) non può conferire il canonicato, sia nella chiesa cattedrale sia nella chiesa collegiale
O (c. 501, § 1);
Q-
18) può dare le lettere dimissorie col consenso del Collegio dei consultori (c. 1018, § 1, 2°);
19) non può affidare una parrocchia ad uno IVC clericale o ad una SVA (c. 520, § 1);
20) per giusta causa può rimuovere un vicario parrocchiale (c. 552) però, trattandosi di
un vicario parrocchiale religioso, deve agire secondo la norma del canone 682, § 2.

184
I RAGGRUPPAMENTI DI CHIESE PARTICOLARI
Cap. I
LE PROVINCE E LE REGIONI ECCLESIASTICHE
(cc. 431-434: 271-280; CD 36, 40-41; ES 142; SCC, Lift. circ. 22 mar. 1919)

LU I Vescovi non possono isolarsi nelle proprie diocesi. Essi, sono «responsabili della
Z Chiesa universale e di tutte le Chiese» (c. 782, § 1).
o I Vescovi, in particolare, hanno il dovere di favorire e di attuare una intesa e coope­
N
D razione con i Vescovi viciniori o della medesima area geografica, culturale ecc. - Per tale
Q motivo, già dai primi tempi sorsero delle circoscrizioni territoriali comprendenti più
O
oc diocesi, con a capo i Patriarchi, i Primati, i Metropoliti.
I— Alla cooperazione dei Vescovi per il bene comune di più diocesi, il Vat. II ha dedicato
z il cap. 3° del CD. A questo documento conciliare sono ispirati i canoni di questo tìtolo.
Province ecclesiastiche sono raggruppamenti di diocesi viciniori delimitate terri­
torialmente, però nulla impedisce che la Sede Apostolica possa istituire Province eccle­
I
LU
O
siastiche con criteri diversi (c. 431, § 1).
La Provincia eccl. gode della personalità giuridica «ipso iure» ed è giuridicamente
z rappresentata dal Metropolita (cc. 114-116).
o Regioni eccl. sono raggruppamenti di più province viciniori (c. 433).
o La Regione eccl. non gode della personalità giuridica «ipso iure», ma la può otte­
nere mediante particolare decreto della Sede Apostolica (cc. 116, § 2; 433, § 2).
LU È obbligatoria l’erezione delle Province eccl. (c. 431).
z Non è obbligatoria l’erezione delle Regioni eccl.: esse vengono costituite su pro­
o posta delle Conferenze Ep. quando motivi di utilità pastorale ne consiglino l’erezione.
N
D Lo scopo è essenzialmente pastorale (c. 434).
t Competente per la costituzione, soppressione, innovazione di una Provincia eccl. è
h-
(/) esclusivamente il Romano Pontefice (c. 431, § 3).
O Competente per la costituzione anche di una Regione eccl. è parimenti il Rom. Ponte-
CJ
_Jice, però, in questo caso, Egli richiede la previa proposta da parte della Conferenza Ep.
Cap. II
I METROPOLITI
(cc. 435-438: 272-277; CD 40; m.p. Inter eximia, 11 maii 1978; CI Resp. I, 5 aug. 1941)

p II Metropolita è il Vescovo che presiede alla Provincia eccl. ed ha sotto di sé altri Ve-
t scovi detti suffraganei, dal suffragio o voto a cui essi hanno diritto nel Concilio provinciale
o (c. 436).
O Ha diritto ad una particolare distinzione: il pallio (c. 437) e il titolo di Arcivescovo
o metropolita (c. 436).
Nelle diocesi suffraganee, il Metropolita ha i seguenti compiti:
£2 1) di vigilanza, perché siano conservate accuratamente la fede e la disciplina ecclesia­
stica, e di informare il Romano Pontefice su eventuali abusi;
2) di supplenza, in ordine alla visita pastorale, se il Vescovo suffraganeo l’avesse tra­

2
§ scurata, visita che potrà effettuare previa approvazione da parte della Santa Sede;
in ordine anche alla nomina dell’Amministratore diocesano, nel caso che tale nomi­
na non sia avvenuta nel tempo prescritto;
UJ 3) di carattere giudiziario: di regola, il tribunale della sede metropolitana è il tribunale
Q
di appello delle diocesi suffraganee (c. 1438);
E
CL
4) di carattere liturgico: il Metropolita può celebrare le funzioni liturgiche in tutte le
2 chiese delle diocesi suffraganee, preavvertendo il Vescovo, qualora si tratti della
o chiesa cattedrale;
o di carattere giurisdizionale: convoca e presiede il Concilio provinciale (c. 442, § 1).

185
I
Cap. Ili
I CONCILI PARTICOLARI
(cc. 439-446; v. I concili)
Cap. IV
LE CONFERENZE EPISCOPALI
(cc. 447-459: 290-291; CD 3, 37, 38; LG 23, Nep 2; ES 1,41; SE, Nunc nobis 27 ott. 1969; SOE VII, 2)

_ Le Conferenze Episcopali sono di recente istituzione; il Vaticano II trattò di esse e sta-


«2 bili alcune norme nel CD 37-38; il m.p. ES I ne definì la necessità; il nuovo CIC ne ha
^2 disciplinato tutta la materia (cc. 447-459).
CE Le Conferenze Episcopali realizzano una forma di cooperazione collegiale tra i Vesco­
O
vi, pur lasciando sostanzialmente intatta l’autonomia locale delle singole diocesi.

O La Conferenza Ep., organismo di per sé permanente, è l'assemblea dei Vescovi di una


P nazione o di un territorio determinato, i quali esercitano congiuntamente alcune funzioni
pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene comune che
2 la Chiesa offre agli uomini, soprattutto mediante le forme e modalità di apostolato op-
0 portunamente adeguate alle circostanze di tempo e di luogo, a norma del diritto (c. 447).

< La Conferenza Ep., come regola generale, comprende i presuli di tutte le Chiese par­
ti ticolari della medesima nazione, a norma del c. 450.
< La Conferenza Ep. può essere eretta anche per un territorio di ampiezza minore o
cc maggiore, in modo che comprenda solamente i Vescovi di alcune Chiese part. costituite
P in un determinato territorio, oppure i presuli di Chiese part. esistenti in diverse nazioni
E (cf. c. 452).
cc Erigere, sopprimere o modificare le Conferenze Ep. è di competenza esclusiva della
LLI
Sede Apost., la quale agisce dopo aver sentito i Vescovi interessati (c. 449, § 1).

— La Conferenza Ep. gode della personalità giuridica «ex iure» (c. 449, § 2);
'< — è un organismo collegiale formato dai Vescovi di una nazione o di un determinato
b territorio, i quali esercitano congiuntamente il loro ministero pastorale;
< — è una istituzione permanente, che esiste ed opera in continuità, a differenza del Concilio;
2 — è una istituzione essenzialmente pastorale: strumento di collaborazione tra i vescovi,
Ll_
a servizio del Popolo di Dio;
LLI
— è un organismo intermedio tra la Santa Sede e i Vescovi dioc., ma non in senso gerar­
CE chico;
2D — è un organo territoriale, in quanto ordinariamente esercita la sua attività in un deter-
<C minato territorio, che è quello di una nazione;
z — lo scopo è di promuovere con maggiore efficacia il bene che la Chiesa intende offrire
_ agli uomini mediante forme e metodi di apostolato rispondenti alle esigenze attuali.
— Membri di diritto sono tutti i presuli che svolgono un'attività pastorale nel territorio:
Vescovi dioc., Presuli ad essi equiparati (c. 427, § 1), Vescovi coadiutori e ausiliari, 1
LU Vescovi titolari, i quali svolgono nel territorio speciale incarico loro affidato dalla
o Santa Sede o dalla stessa Conferenza Ep. Tutti costoro partecipano alle assemblee con
N voto deliberativo.
(75 — Membri facoltativi sono gli Ordinari di un altro rito, i quali possono essere invitati ma
O solo con voto facoltativo, a meno che gli Statuti non prevedano diversamente (cf. c. 450).
Q_
^ — Non fanno parte della Conferenza, per diritto comune:
o a) gli altri Vescovi titolari, compresi quelli dimissionari;
o b) il Legato pontificio (CD 38);
c) presbiteri, religiosi e laici.
Gli statuti possono stabilire anche diversamente.

186
Gli Statuti devono stabilire le norme circa:
— la disciplina delle assemblee plenarie
F — la nomina del Presidente
=> — la costituzione del Consiglio permanente
— la Segreteria generale
co — gli altri uffici comuni ritenuti necessari.
Gli Statuti vengono elaborati dalla Conferenza stessa, però acquistano efficacia sol­
tanto dopo la revisione da parte della Sede Apostolica (c. 451).

Il Governo della Conferenza Ep. è costituito dai seguenti organi:


1) Presidente e Segretario generale, i quali vengono eletti, a norma degli Statuti, dalla
stessa Conferenza. In Italia, in considerazione che il Romano Pontefice è anche Pri­
mate d'Italia e delle Isole adiacenti, tale nomina è riservata a lui. Il Presidente è co­
adiuvato da uno o da più Vice Presidenti (c. 452);
o 2) Consiglio permanente che viene eletto dalla stessa Conferenza. Il Consiglio ha fun­
z zioni prevalentemente di carattere organizzativo ed esecutivo:
CE
LU — predisporre gli argomenti da trattare nelle assemblee plenarie;
> — curare la fedele esecuzione delle decisioni emanate nelle assemblee plenarie (c. 453);
o 3) Segreteria generale, che è il centro propulsore, agisce in continuità ed ha funzione
essenzialmente esecutiva:
— redigere i verbali delle decisioni emanate nelle assemblee plenarie;
— redigere gli altri atti che le vengano affidati dal Presidente della Conferenza e dal
Consiglio permanente;
— comunicare alle Conferenze Ep. limitrofe gli atti e i documenti che l’assemblea ple-
_ naria o il Consiglio permanente abbiano stabilito di trasmettere (c. 458).

< La funzione legislativa viene esercitata esclusivamente dall’assemblea, attraverso


> «decreti generali», che sono vere leggi.
L’esercizio della funzione legislativa deve essere svolto entro questi limiti:
3co— i decreti generali possono essere emanati solo nei casi in cui l’abbia disposto il dirit­
CD to universale, oppure lo stabilisca un mandato speciale della Sede Ap.;
LU — tali decreti possono essere emanati soltanto nelle riunioni plenarie;
LU — devono ottenere almeno i due terzi dei voti dei Padri;
z — devono essere promulgati dopo la revisione ufficiale da parte della Sede Apostolica,
o alla quale devono essere trasmessi non solo come atto di comunione gerarchica, ma
N anche come obbligo giuridico (c. 456).
Z
=>
LL
NB. Tale obbligo non esiste per gli atti delle riunioni particolari; riguarda esclusiva-
_ mente gli atti e le deliberazioni dell'assemblea plenaria.

Poiché le Conferenze Ep. non possono restare isolate nel proprio territorio o

CE ^
nella propria attività, al fine di promuovere e assicurare una più efficace azione pa­
°o
CL <->
storale, il c. 459, opportunamente, dispone:
Ǥ 1. Si favoriscano le relazioni fra le Conferenze Ep., soprattutto viciniori, per
Q- <
la promozione e la tutela del bene maggiore. § 2. Ogni qualvolta però le Conferen­
<2
K h- ze intraprendono attività o modi di procedere che assumono un carattere interna­
zionale, è opportuno che venga sentita anche la Sede Apostolica».

* Giovanni Paolo II, con lett. ap. m. p. «Apostolos suos» sulla natura delle Conf. ep., 21.5.1998
(Oss. R. 24.7.1998) ha deciso: le dichiarazioni delle Conf. ep. hanno valore di magistero autentico se
approvate all’unanimità o, se approvate da due terzi, hanno ottenuto la «recognitio» della Sede Ap.

187
L’ORDINAMENTO INTERNO DELLE CHIESE PARTICOLARI
Cap. I
IL SINODO DIOCESANO
(cc. 460-468: 356-362; LG 27; CD 8, 28, 36; DPME 163, 165; SCE, Rescr. 28.5.1968;
SCUF, Direct 14.5.1967)

p
■ O È l’assemblea dei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per
OP prestare aiuto al Vescovo dioc. in ordine al bene di tutta la comunità diocesana, a nor-
Oy ma del diritto (c. 460).
Costituisce l’espressione più rappresentativa della «comunione diocesana» (CD
36). Mentre nel CIC 17 era un'assemblea esclusivamente «sacerdotale» (cf. 358), se-
< condo il nuovo CIC sono ammessi al Sinodo sia chierici che laici (cc. 460, 463, § 3).
cc Con questa innovazione è stata ripristinata un’antica prassi della Chiesa.
Il Sinodo si riunisce «per studiare i problemi della vita spirituale dei fedeli, dare
52 o restituire vigore alla legge ecclesiale, estirpare gli abusi, promuovere la vita cn-
stiana, fomentare il culto divino e la pratica religiosa» (Giovanni XXIII, Lettere al
popolo romano, 1.2.1959).

LU
La convocazione del Sinodo è un obbligo giuridico-pastorale del Vescovo dioc.: «si
Z < celebra nelle singole Chiese particolari, quando, a giudizio del Vescovo dioc. e sentito
On il parere del consiglio presbiterale, le circostanze lo suggeriscono» (c. 461, § 1).
N Z «Se il Vescovo ha la cura di più diocesi oppure la cura di una diocesi come Vescovo
< LU
oQ proprio e di un’altra come Amministratore, può convocare un solo Sinodo da tutte le
O cn diocesi affidategli» (c. 461, § 2).
> LU
2 cc Il Sinodo viene convocato e presieduto dal Vescovo dioc., il quale però può, per la
O a- presidenza, delegare il Vicario gener. o il Vicario Ep. per le singole sessioni (c. 462).
o Spetta anche al Vescovo dioc. sospendere ed anche sciogliere il Sinodo (c. 468, § 1).
Membri di diritto sono:
— il Vescovo coadiutore e i Vescovi ausiliari
— i Vicari generali ed episcopali e il Vicario giudiziale
— i canonici della chiesa cattedrale
— i membri del Consiglio presbiterale
oc — dei fedeli, uomini e donne, anche membri di IVC eletti dal Consiglio past.
£9 — il rettore del seminario diocesano maggiore
^ — i vicari foranei
^ — almeno un presbitero per ciascun vicariato foraneo eletto da tutti coloro che svol­
gono cura d'anime
— alcuni Superiori degli IVC e delle SVA che hanno una casa in diocesi (c. 463, § 1, 9°);
Membri facoltativi: chierici, membri di IVC, laici (c. 463, § 2);
Osservatori: membri di comunità ecclesiali che non sono in piena comunione con
_ la Chiesa Cattolica (c. 463, § 3).
— Tutte le questioni proposte devono essere sottoposte alla libera discussione dei
membri delle sessioni del Sinodo.
< — L’unico legislatore è il Vescovo dioc. Tutti gli altri, compreso lo stesso Vescovo co­
cc adiutore, hanno soltanto voto consultivo.
z> Poiché la funzione legislativa non è delegabile, il Vescovo diocesano non potrebbe
Q
LU concedere ad alcuno il voto deliberativo (c. 135, § 2).
q — Il Vescovo dioc. deve comunicare al Metropolita e alla Conferenza Ep. i testi delle
CC dichiarazioni e dei decreti (c. 467).
— Quando la sede episcopale è vacante o impedita, il Sinodo si interrompe finché
il Vescovo dioc. che gli succede non decreti che esso venga continuato o estinto
(c. 468, § 2).

188
LA CURIA DIOCESANA
(cc. 469-474: 363-365; LG 27; CD 8, 17, 25-27; DPME 200; SCE-SCpC, Ep., 19.7.1972)

Come il Papa, quale Vescovo di Roma, è coadiuvato dal Vicariato e quale Vesco­
LU vo della Chiesa Universale è coadiuvato dalla Curia Romana, così il Vescovo dioce­
Z
sano, nel governo pastorale della Chiesa particolare, a cui è preposto, è coadiuvato
<2 dalla Curia diocesana.
cc
O La Curia diocesana sorse man mano, successivamente, in corrispondenza ai biso­
gni, divenuti sempre più vasti e complessi.

Attualmente «la Curia diocesana consta degli organismi e delle persone che aiuta­
no il Vescovo nel governo di tutta la diocesi, cioè nel dirigere l’attività pastorale, nel
O curare l’amministrazione della diocesi, come pure nell’esercitare l’attività giudiziaria»
(c. 469).
LO La Curia dioc., in quanto presta la sua collaborazione al Vescovo dioc., ha 3 funzioni:
CJ — nel campo dell'attività pastorale
z
o — nel campo amministrativo o esecutivo
o — nel campo giudiziario.
La nomina di coloro che esercitano un ufficio nella Curia dioc. spetta esclusiva-
mente al Vescovo dioc. (c. 470).

Tutti coloro che sono ammessi agli uffici della Curia dioc. devono:
1° promettere di adempiere fedelmente l'incarico secondo le modalità determinate
X dal diritto o dal Vescovo dioc.;
2° osservare il segreto nei limiti e secondo le modalità determinate dal diritto o dal
co Vescovo dioc. (c. 471):
OD 3° circa le cause e le persone che nella Curia si riferiscono all’esercizio della potestà
O giudiziaria si osservino le prescrizioni del Libro VII «De processióni»;
4° in ordine a ciò che riguarda l’amministrazione della diocesi, si osservino le dispo-
_ sizioni dei canoni 473-474.

1° Il Vescovo diocesano deve curare che tutti gli affari inerenti all'amministrazione di
tutta la diocesi siano debitamente coordinati e diretti a procurare nel modo più op­
portuno il bene della porzione di popolo di Dio che gli è stata affidata (c. 473, § 1).
Spetta allo stesso Vescovo dioc. coordinare l'attività pastorale dei Vicari generali ed
episcopali (c. 473, § 2).
z 2° Il Moderatore di curia (che può essere nominato dove risulta conveniente), deve esse­
o re un sacerdote. Spetta a esso, sotto l’autorità del Vescovo, coordinare le attività che
N
z riguardano la trattazione degli affari amministrativi, come pure curare che gli altri ad­
=>
u_ detti alla curia svolgano fedelmente l’ufficio loro affidato (c. 473, § 2);
Moderatore di curia (se le situazioni locali, a giudizio del Vescovo, non suggerisco­
no diversamente) sia nominato il Vicario generale oppure, se sono più di uno, uno
o dei Vicari generali (c. 473, § 3);
3° Il Consiglio episcopale, composto dal Vicario generale e dai Vicari ep., può essere
costituito per favorire maggiormente l'attività pastorale, quando il Vescovo lo ri-
__ tiene opportuno (c. 473, § 4).
5 Gli atti di curia che hanno per loro natura effetto giuridico, devono essere sotto-
scritti dall’Ordinario (= Vicario generale e Vicari ep.) da cui provengono, anche in
ordine alla loro validità, e nello stesso tempo devono essere sottoscritti dal cancellie­
re re o dal notaio di curia; il cancelliere poi è tenuto ad informare degli atti il Modera-
g [tore di curia (c. 474).

189
I VICARI GENERALI ED EPISCOPALI
(cc. 475-481: 366-371; CD 23, 27; ES 1, 14; DPME 119, 161, 201, 202)

La figura del Vicario generale sorse nel sec. XIII, dopo che il Concilio Lateranense
IV (1215) concesse ai Vescovi diocesani la facoltà di scegliersi persone di fiducia,
uj amovibili, che lo coadiuvassero nel modo più opportuno.
— La nuova figura si affermò definitivamente nel sec. XVI, quando il Concilio di
— Trento privò gli Arcidiaconi di ogni potestà di giurisdizione, riducendone l’ufficio a
q una semplice dignità onorifica nei Capitoli (sess. XXIV, c. 20, de ref.).
La figura del Vicario episcopale è una istituzione del Concilio Vat. II: mira ad or­
ganizzare meglio la diocesi e a dare al Vescovo un aiuto più efficace (CD 26).

Il Vicario generale è un sacerdote munito di potestà ordinaria che coadiuva stabil­


mente il Vescovo nel governo pastorale dell'intera diocesi.
La sua istituzione, mentre nel CIC 17 era subordinata alla sua effettiva necessità,
nel nuovo CIC è obbligatoria: «in ogni diocesi il Vescovo dioc. deve costituire il Vi­
cario generale» (c. 475, § 1).
Come regola generale deve essere costituito un solo Vicario generale, «a meno che
l’ampiezza della diocesi o il numero degli abitanti, oppure altre ragioni pastorali non
^ suggeriscano diversamente» (c. 475, § 2). Verificandosi questo caso, i Vicari gen. avran-
l_ no in solido la medesima potestà sull’intera diocesi, anche se di fatto essa verrà esercita-
iu ta in determinate zone o settori, secondo un’ordinata distribuzione del lavoro comune.
^ Il Vicario episcopale ha la medesima funzione e potestà del Vicario generale, però:
q — la sua istituzione non è obbligatoria, poiché è rimessa alla libera decisione del Ve-
(j scovo diocesano: «ogni qualvolta lo richieda il buon governo della diocesi, posso­
no essere costituiti uno o più Vicari ep.» (c. 476);
— la loro attività viene svolta:
a) in una determinata zona della diocesi (=Vicari episcopali territoriali);
b) in un determinato settore past. (=Vicari episcopali settoriali);
c) o relativamente a determinate categorie o gruppi di persone (=Vicari episcopali
personali). E compito del Vescovo dioc. definire chiaramente le competenze di
L ciascun Vicario episcopale (DPME 202) (c. 476).

Il Vicario generale e il Vicario ep. vengono nominati liberamente dal Vescovo dio­
cesano e da lui possono essere liberamente rimossi (c. 477, § 1).
Se in diocesi vi è il Vescovo coadiutore o un Vescovo ausiliare, questi devono esse-
= re costituiti Vicario generale (cf. c. 406, § 1).
q II Vicario generale può essere nominato a tempo determinato o a tempo indeter-
Z minato, a meno che non si tratti del Vescovo coadiutore o di un Vescovo ausiliare, la
cui nomina non consente limiti temporali.
_ Il Vicario ep. può essere nominato solo a tempo determinato.

Il Vicario generale (e il Vicario ep.) deve possedere i seguenti requisiti:


— deve essere sacerdote
p — non deve essere inferiore al 30° anno di età
(75 — deve essere dottore o licenziato in diritto canonico o in teologia, oppure almeno
3 veramente esperto in tali discipline
O — deve essere degno di fede per sana dottrina, rettitudine, saggezza ed esperienza nel
LU
CC trattare gli affari.
Non deve essere canonico penitenziere né consanguineo del Vescovo, sino al 4° grado
(c. 478). Nessuna incompatibilità esiste per un religioso.

190
Al Vicario generale, in virtù del suo ufficio, compete nell’intera diocesi la potestà
esecutiva che appartiene di diritto al Vescovo dioc.: egli può compiere tutti gli atti
amministrativi, ad eccezione di quelli che il Vescovo si sia riservati, o che, a norma
del diritto, richiedano un mandato speciale del Vescovo (c. 479, § 1).
< E esclusa la potestà legislativa, riservata esclusivamente al Vescovo, e la potestà
N giudiziaria, attribuita al Vicario giudiziale e ai giudici (c. 391, § 2).
Z Al Vicario episcopale compete, ipso iure, la medesima potestà, ma solo relativa­
LU
f- mente a quella determinata zona di territorio, o a quel genere di affari, o a quei fede­
LD
Q_ li di un particolare rito o categoria, per i quali è stato costituito, fatta eccezione delle
eventuali riserve da parte del Vescovo (c. 479, § 2).
o
o
Sia al Vicario generale sia al Vicario ep., nell’ambito della propria competenza,
spettano anche le facoltà abituali concesse al Vescovo dioc. dalla Sede Apostolica,
compresa l’esecuzione dei rescritti, mancando disposizione diversa (c. 479, § 3).
Poiché la potestà del Vicario generale e del Vicario ep. è ordinaria vicaria, essi
«devono riferire al Vescovo dioc. sulle principali attività programmate e attuate e
moltre non agiscano mai contro la sua volontà e il suo intendimento» (c. 480).

La potestà del Vicario generale e del Vicario ep. cessa:


— allo scadere del mandato
LU
z — con la rinuncia accettata
o — con la rimozione intimata dal Vescovo dioc. quando la sede episcopale diviene va­
N cante (c. 481, § 1), a meno che non si tratti del Vescovo ausiliare, il quale «finché
< il nuovo Vescovo non abbia preso possesso della sede, conserva tutte le potestà e
CO
CO facoltà di cui godeva, come Vicario generale o come Vicario ep., mentre la sede
LU
o era occupata» (c. 409, § 2).
«Mentre è sospeso l’ufficio del Vescovo dioc., è sospesa anche la potestà del Vicario gen.
e del Vicario ep., a meno che non siano insigniti di dignità episcopale» (c. 481, § 2).

1° Il Vicario generale e i Vicari ep. hanno il titolo e l’ufficio di «Ordinari del luogo»
(c. 134)
2° Vicario generale e Vicario giudiziale devono essere costituiti dal Vescovo (c.
1420, §1)
3° Il Vicario generale deve essere nominato Moderatore di curia se le situazioni lo­
cali non suggeriscono diversamente (c. 473, § 3)
UJ 4° I Vicari generali e i Vicari ep. possono costituire il Consiglio ep. (c. 473, § 4)
5° I Vicari generale e i Vicari ep. devono essere chiamati ai Concili particolari con
oc voto consultivo (c. 443, § 3, 1°; 463, § 1, 2°)
O 6° Il Vicario generale o il Vicario ep. può essere delegato dal Vescovo a presiedere le
z singole sessioni del Sinodo diocesano (c. 462, § 2)
oc 7° Il Vicario generale o il Vicario ep. può essere delegato dal Vescovo per effettuare
o la visita canonica della diocesi o di parte della medesima (c. 396, § 1)
E 8° Le facoltà, licenze e grazie in genere negate dal Vicario generale o dal Vicario ep.
LU
b non possono essere concesse validamente da un altro Vicario «anche avuti i moti­
D vi del diniego da parte del Vicario che ha negato la grazia» (c. 65, § 2); invalida­
mente vengono concesse anche dal Vescovo «senza aver fatto alcuna menzione di
tale diniego» (c. 65, § 3)
9° Mentre la sede è impedita, il governo della diocesi, se la Santa Sede non ha prov­
veduto diversamente (mancando il Vescovo coadiutore o un Vescovo ausiliare)
passa ad un Vicario, generale o episcopale (c. 413, § 1).
10° I Vicari generali e i Vicari ep. devono emettere la professione di fede alla presen­
za del Vescovo o di un suo delegato (c. 833, 5°).

191
IL CANCELLIERE GLI ALTRI NOTAI E GLI ARCHIVI
(cc. 482-485; 372-384)

A) IL CANCELLIERE

— In ogni curia venga istituito un Cancelliere con l’incarico principale, se non sia
stabilito diversamente dal diritto particolare, di aver cura che gli atti della curia
vengano redatti ed espletati debitamente e siano custoditi nell’archivio medesimo.
Se si ritiene necessario al cancelliere può essere dato un aiutante col nome di vice­
cancelliere.
— Il cancelliere e il vice-cancelliere stesso perciò sono notai e segretari di curia
(c. 482, §§ 1-3).

Principale:
aver cura che gli atti della curia:
— siano redatti ed espletati debitamente
— siano custoditi nell’apposito archivio
Accessori: il cancelliere e il vice-cancelliere sono anche notai e segretari.

B) I NOTAI
^ Oltre al cancelliere possono essere costituiti altri notai, la cui scrittura o firma fa pub-
blica fede, e questo per tutti gli atti o per gli atti giudiziari solamente, o per gli atti di
o una causa determinata o di un negozio soltanto (c. 483, § 1).

t= Il cancelliere e i notai devono essere:


=5 — di integra reputazione e al disopra di ogni sospetto
O — nelle cause in cui può essere discussa la fama di un sacerdote, il notaio deve essere
oc _ un sacerdote (c. 483, § 2).

È dovere dei notai:


p 1° Stendere per iscritto gli atti e gli strumenti riguardanti i decreti, le disposizioni, gli
ql obblighi e le altre questioni per le quali si richiede il loro intervento;
^ 2° redigere fedelmente per iscritto le pratiche in corso e apporvi la firma insieme con
O l’indicazione del luogo, del giorno, del mese e dell’anno;
3° esibire dalla registrazione con le dovute cautele, a chi ne fa legittima richiesta, gli
atti e gli strumenti e dichiararne le copie conformi all’originale (c. 484, §§ 1-3).
LU

o II cancelliere e gli altri notai possono essere liberamente rimossi dall’ufficio da parte
g del Vescovo dioc., non però dall’Amministratore dioc., se non col consenso del colle­
gi gio dei consultori (c. 485).

192
C) ARCHIVI

(486-491: 375-383; Sec. litt. circ. 15 apr. 1923; Paulus VI, All. 6 nov. 1964;
SCPF, Resp. 2, 14 mar. 1922; CI, Resp. Il, 5 aug. 1941; SCConc., Normae, 24 maii 1939;
Pont. Cons. Eccl. Italiae Tabulariis curandis, Inst. A seguito 5 dee. 1960)

oc II can. 486, dopo aver affermato che tutti i documenti riguardanti le diocesi e le
LU
z parrocchie devono essere custoditi con la massima cura, precisa che:
LU 1) In ogni curia si costituisca in luogo sicuro l’archivio tabularium diocesano per
CJ
< custodirvi, disposti secondo un ordine determinato e diligentemente chiusi, gli stru­
menti e le scritture che riguardano le questioni spirituali e temporali della diocesi.
oc 2) Dei documenti contenuti nell’archivio si compili un inventario o catalogo, con
O
z un breve riassunto delle singole scritture (c. 486).

Il CIC stabilisce le norme per garantire la sicurezza dell’archivio:


1° L’archivio dev’essere costituito in un luogo sicuro, in modo che i documenti non
abbiano a subire danni di alcun genere, incendi, furti, manomissioni, deperimenti,
guasti ecc.
2° I documenti devono essere custoditi in armadi chiusi; gli scaffali aperti sono utiliz­
zabili in locali muniti di serratura.
3° Tutti i documenti vanno classificati secondo un ordine preciso, in modo che siano
LU
z facilmente rintracciabili. I sistemi possono essere vari: alfabetico, cronologico, si­
3 stematico, ossia per materia, ecc.
4° Occorre compilare un inventario, ossia catalogo accurato dei vari documenti e at­
O ti, con un breve riassunto delle singole scritture. L’inventario va poi aggiornato
CJ
o con cura; nel primo bimestre di ogni anno, prescriveva il can. 375, § 1 del CIC
> precedente.
X 5° L’archivio deve rimanere chiuso e la relativa chiave può essere in possesso solo del
CJ Vescovo e del cancelliere (o dell’archivista), se per l’archivio c’è un responsabile a
cc
< parte.
6° Per l’accesso all’archivio e la consultazione dei documenti è necessaria l’autorizza­
zione del Vescovo oppure del Moderatore della curia e, insieme, del cancelliere. E
opportuno che la consultazione si faccia in un’apposita sala, separata dai locali in
cui sono custoditi i documenti.
7° A termini del can. 482, § 1, la cura dell’archivio è affidata al cancelliere. Ma se es­
so ha una certa consistenza, è opportuno che sia nominato un proprio responsabi-
_ le, dipendente, però, dal cancelliere.

o
h- yi sia nella curia dioc. anche un archivio segreto o almeno, nell’archivio comune,
LU vi sia un armadio o una cassa chiusi a chiave e che non possano essere rimossi dalla
CC
CJ loro sede; in essi si custodiscano con estrema cautela i documenti che devono essere
UJ
co conservati sotto segreto.
9 Ogni anno si distruggano i documenti che riguardano le cause criminali in materia
> di costumi, se i rei sono morti oppure se tali cause si sono concluse da un decennio
X con una sentenza di condanna, conservando però un breve sommario del fatto con il
CJ
oc testo della sentenza definitiva (c. 489).
< _ Solo il Vescovo abbia la chiave dell’archivio segreto (c. 490, § 1).
o Il Vescovo dioc. abbia cura che anche gli atti e i documenti degli archivi delle chie­
S2
cr se cattedrali, collegiate, parrocchiali e delle altre chiese... vengano diligentemente
R
co
conservati...
X
Il Vescovo dioc. abbia anche cura che nella diocesi vi sia un archivio storico e che i
o documenti che hanno valore storico vi si custodiscano diligentemente e siano ordina­
CE
< ti sistematicamente (c. 491, § 7).

193
IL CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI
E L’ECONOMO
(cc. 492-494: 1519-1528; SCConc, Liti, tire., 20 iun. 1929, 9)

PREMESSA DI CARATTERE GENERALE


Sono i due organi preposti all’amministrazione dei beni temporali della diocesi: il pri­
mo è di carattere collegiale ed ha compiti direttivi; il secondo è di carattere individuale ed
ha compiti esecutivi.
Mentre il Consiglio esisteva nel CIC 17 (c. 1520), la figura dell’economo è del tutto
nuova. I due organi fanno parte integrante della Curia diocesana.

A) IL CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI


NECESSITÀ
La costituzione del Consiglio è obbligatoria: «In ogni diocesi venga costituito il consiglio
per gli affari economici, presieduto dal Vescovo dioc. o da un suo delegato» (c. 492, § 1).
COMPOSIZIONE
Il Consiglio è composto da almeno 3 fedeli (uomini o donne, laici o chierici) veramen­
te esperti in economia e nel diritto civile ed eminenti per integrità (c. 492, § 1). La presi­
denza è riservata al Vescovo dioc., il quale però potrà anche delegare un altro.
REQUISITI
Positivi: — devono essere esperti in economia e nel diritto civile
— devono essere eminenti per integrità.
Negativi: non devono essere consanguinei o affini del Vescovo, sino al 4° grado. Ven­
gono nominati liberamente dal Vescovo per un quinquennio e possono essere confermati
per altri quinquenni (c. 492, § 2).
COMPITI
— predisporre ogni anno, secondo le indicazioni del Vescovo, il bilancio preventivo delle
questue e delle elargizioni per l’anno seguente;
— approvare, alla fine dell’anno, il bilancio delle entrate e delle uscite (c. 493)
— prestare giuramento di adempiere fedelmente il proprio ufficio (c. 1283, § 1).
— non possono lasciare arbitrariamente l’ufficio liberamente accettato (c. 1289).
Casi per i quali è previsto il semplice parere o consiglio:
— per la nomina o rimozione dell’economo dioc. (c. 494, § 2);
— per gli atti di amministrazione di maggior rilievo (c. 1277);
— per l’imposizione di speciali contributi richiesti dalle necessità della diocesi (c. 1263);
— per la determinazione degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione relativamente
alle persone giuridiche soggette all’autorità del Vescovo dioc. (c. 1281, § 2);
— per il deposito e l’amministrazione del denaro e dei beni mobili assegnati a titolo di
dote ad una pia fondazione (c. 1305);
— per la riduzione degli oneri di cause pie (esclusi gli oneri di Messe) (c. 1310, § 2).
* Casi per i quali è previsto il consenso:
— per tutti gli atti di straordinaria amministrazione (c. 1277);
— per l’alienazione dei beni diocesani o di persone giuridiche soggette all’autorità del Ve­
scovo diocesano, il cui valore è compreso tra la somma minima e la somma massima
stabilita dalla Conferenza Ep. (c. 1292, § 1);
— per l’alienazione di beni il cui valore superi il limite massimo e per i doni votivi o beni
preziosi, prima di chiedere la licenza della S. Sede (c. 1292, § 2).
* Il Consiglio, infine, per incarico del Vescovo dioc., esamina il rendiconto presentato da­
gli amministratori di beni ecclesiatici (c. 1287, § 1).

194
B) L’ECONOMO
COSTITUZIONE

È obbligatoria: «il Vescovo nomini un economo; egli sia veramente esperto in econo­
mia e distinto per onestà» (c. 494, § 1).
Prima di procedere alla nomina, il Vescovo dovrà sentire il Consiglio per gli affari eco­
nomici e il Collegio dei Consultori (c. 494, § 1).
A tale ufficio può essere assunto anche un laico.
La durata dell’incarico è di un quinquennio, con possibilità di conferma (c. 494, § 2).

COMPITI
I compiti dell’Economo, che svolge una funzione amministrativa diretta, in conformità
con le direttive stabilite dal Consiglio per gli affari economici, sono i seguenti:

1° Amministrare i beni della diocesi, sotto l’autorità del Vescovo;


2° Provvedere con i fondi diocesani alle spese che il Vescovo, o altri da lui legittima-
mente incaricati, abbiano ordinato;
3° Presentare a fine d’anno al Consiglio per gli affari economici il bilancio delle en­
trate e delle uscite;
4° Come amministratore dei beni ecclesiastici, osservare le prescrizioni dei canoni
1281-1289.

* Secondo quanto prescrive il can. 1278, il Vescovo dioc. potrà affidare all’Economo
anche i seguenti compiti:

1° La vigilanza sull’amministrazione di tutti i beni appartenenti alle persone giuridi­


che pubbliche soggette all’autorità dello stesso Vescovo (c. 1276, § 1);
2° L’amministrazione diretta dei beni di una persona giuridica pubblica che per dirit­
to o talvolta per tavola di fondazione o per statuto non abbia amministratori pro­
pri (c. 1279, § 2).

* Nel caso che, durante il periodo della «sede vacante», l’Economo venga eletto Am­
ministratore diocesano, il Consiglio per gli affari economici deve procedere alla nomina
interina di un altro Economo (c. 423, § 2).

195
IL CONSIGLIO PRESBITERALE
E IL COLLEGIO DEI CONSULTORI
(cc. 495-502: 302, 385, 392, 423, 427; LG 28 CD 27-28; PO 7-8; ES 1, 15;
PS 6-10; DPME 203; MR 56)

IL CONSIGLIO PRESBITERALE
Il Consiglio presbiterale teologicamente si fonda sul principio della «comunione» e
Èd della «partecipazione» affermato dalla rinnovata ecclesiologia del Vaticano II: partecipa-
s zione al ministero episcopale dell’unico e identico sacerdozio (LG 28; CD 28).
2 Il Consiglio presb. è espressamente previsto nel PO 7 e CD 27. Le prime norme giuri­
ci diche si trovano nell’ES 1,15-17.
^ «In ogni diocesi si costituisca il Consiglio presb., cioè un gruppo di sacerdoti che, rap-
2 presentando il presbiterio, sia come il senato del Vescovo; spetta al Consiglio presbitera-
O le coadiuvare il Vescovo nel governo della diocesi, a norma del diritto, affinché venga
^ promosso nel modo più efficace il bene pastorale della porzione di popolo di Dio a lui
t affidata» (c. 495, § 1).
i-
co «Nei vicariati e nelle prefetture apostoliche il Vicario o il prefetto costituiscano un
O Consiglio composto da almeno tre chierici missionari e sentano il loro parere, espresso
° anche per lettera, negli affari più importanti» (c. 495, § 2).
a? Dall’analisi del canone si deduce quanto segue riguardo al Consiglio presb.:
o — è un organo obbligatorio: deve essere costituito «in ogni diocesi»;
al — è un organo a livello esclusivamente diocesano, poiché non è previsto a livello regio-
° naie o nazionale;
13
T3 — è «come il senato del Vescovo», poiché ad esso vengono attribuite varie competenze
_
U) che prima erano del Capitolo cattedrale (c. 391 CIC 17);
—ì — è formato da soli presbiteri perché rappresenta l'intero presbiterio;
z — è un organo con il compito di assistere e coadiuvare il Vescovo nel governo dell’inte­
< ra diocesi, nella funzione del triplice «munus docendi, sanctificandi et regendi».
Non ha funzione esecutiva come gli ufficiali di Curia; esso è un organo consultivo sia
cc
per la sua natura sia per il suo modo di procedere.
=) Funzione essenziale è di promuovere ed esprimere l’intima comunione del Presbiterio
con il Vescovo e dei presbiteri tra di loro, per promuovere quanto più è possibile il bene
2 pastorale della porzione del popolo di Dio affidato alle cure pastorali del Vescovo. Esso
ha, quindi, un ruolo di preminenza su tutti gli altri Consigli della diocesi.

Poiché il Consiglio presbiterale dovrà essere l’espressione di tutto il Presbiterio dioce­


sano, esso deve essere composto di tre categorie di membri:
— membri eletti dagli stessi sacerdoti, secondo le prescrizioni dei canoni e degli Statuti.
LU Questi devono costituire circa la metà del numero totale;
z: — membri di diritto, in quanto appartengono al Consiglio presb. per ragione del loro
O ufficio: Vicari gen. ed ep., Capitolo della cattedrale, Rettore del seminario. Vicari fo­
N ranei ecc.;
q — membri nominati liberamente dal Vescovo dioc. e che servono a dare al Consiglio
_
CL maggiore equilibrio e ad integrare eventuali deficienze di rappresentatività (c. 497).
Hanno diritto attivo (di eleggere) e passivo (di essere eletti):
2 — tutti i sacerdoti incardinati nella diocesi;
— tutti i sacerdoti non incardinati e i sacerdoti degli IVC e delle SVA, i quali risiedono
in diocesi ed esercitano in suo favore qualche ufficio;
— i sacerdoti che hanno in diocesi il domicilio o quasi domicilio, se gli Statuti lo preve­
dono (c. 498).

196
c/5 II Cons. presb. deve rappresentare per quanto è possibile, i sacerdoti del presbiterio, in
^ ragione:
g- — dei diversi ministeri: parroci, vicari parrocchiali, cappellani, rettori ecc.;
< — delle diverse zone della diocesi;
— delle diverse fasce di età ecc. (c. 499).
o II Vescovo, pur non facendo parte del Consiglio presb., che è un suo organo di con-
15 sultazione e di collaborazione, ha il diritto esclusivo:
O — di convocare il Consiglio presb.;
> — di presiederlo;
o — di disporre lo svolgimento dei lavori, con la formazione dell’ordine del giorno e l’in­
LU dicazione delle materie e dei problemi da trattare.
> NB. Il Consiglio presb. non può mai agire senza il Vescovo dioc. (c. 500, § 3).
t5 Considerata la natura della potestà episcopale e quella dello stesso Consiglio presb.,
hi 11 Vescovo dioc. è tenuto ad ascoltarlo negli affari di maggiore importanza, ma il voto
del Consiglio presbiterale, normalmente, è consultivo, fatte alcune eccezioni che il di-
q ritto potrebbe prevedere, ma al presente non esiste alcuna previsione del genere.
_ La collaborazione del Consiglio presb. si estende al governo pastorale dell’intera diocesi.

LU Il Vescovo dioc. è tenuto ad ascoltare il Consiglio presb.:


2 1° negli affari di maggiore importanza (c. 500, § 2);
Q. 2° per la celebrazione del Sinodo dioc. (c. 461, § 1);
^ 3° per l’erezione, la soppressione o la notevole innovazione di una parrocchia (c. 515, § 2);
__ 4° per la destinazione delle offerte versate nella cassa parrocchiale (c. 531, § 1);
^ 5° per l’istituzione dei Consigli past. nelle parrocchie (c. 536, § 1);
2 6° per la costruzione di una nuova chiesa (c. 1215, § 2);
O 7° per la riduzione di una chiesa ad uso profano (c. 1222, § 2);
8° per l’imposizione di speciali contributi, richiesti dalle necessità della diocesi (c. 1263).
I membri del Cons. presb. devono essere designati per un periodo determinato dagli Statu­
ti, però in modo tale che entro un quinquennio si rinnovi tutto il Consiglio o una parte di esso.
Sede vacante, il Consiglio presbiterale cessa «ipso iure» e i suoi compiti vengono
svolti dal Collegio dei consultori, però il nuovo Vescovo, entro un anno dalla presa di
cc possesso, «deve costituire nuovamente il Consiglio presb.» (c. 501, § 2).
g Se il Consiglio presb. non adempie il suo compito o ne abusa gravemente, il Vescovo
dioc., consultato il Metropolita, o se si tratta della stessa sede metropolitana, il Vescovo
suffraganeo più anziano di carica, può sopprimerlo, ma entro un anno deve costituirlo
nuovamente (c. 501, § 3).

IL COLLEGIO DEI CONSULTORI


Il Collegio dei consultori ha ereditato alcune funzioni precedentemente attribuite al
Capitolo cattedrale.
Principi fondamentali:
<
cc
è un organismo a livello strettamente diocesano;
3 è un organismo obbligatorio, perché svolge funzioni di natura giuridica;
è un organismo costituito da sacerdoti scelti liberamente dal Vescovo tra i membri del
< Consiglio presbiterale, «in numero non minore di 6 e non maggiore di 12» (c. 501, § 1);
2
dura in carica «per un quinquennio.., tuttavia al termine del quinquennio esso continua
ad esercitare le sue funzioni finché non viene costituito il nuovo Collegio» (c. 502, § 1);
pur essendo collegato al Consiglio presb., perché è composto di membri del medesimo,
— esso è un organo distinto ed autonomo perché ha compiti propri, nettamente distinti.
Compiti:
P Sede piena: presta aiuto e collaborazione al Vescovo nel governo past. della diocesi.;
E Sede vacante assume compiti di carattere giurisdizionale. Esso deve:
o a) informare la Santa Sede della morte del Vescovo (c. 422);
o b) governare la diocesi fino alla nomina dell’Amministratore (cc. 419, 426);
c) eleggere l’Amministratore dioc. (c. 421, § 1) e presenziare alla presa di possesso ca-
— nonico del nuovo Vescovo (c. 382, § 1) e del Vescovo coadiutore (c. 404, § 1).

197
I CAPITOLI DEI CANONICI
{cc. 503-510: 391-422; ES I, 21; DPME 205; SCE-SCpC, Epistola 19 jul. 1972)

I primi Capitoli risalgono alla fine del sec. IV; i loro membri facevano vita comune col
Vescovo. Nel sec. Vili ai Capitoli cattedrali si aggiunsero quelli collegiali.
_ Nel sec. XII ai Capitoli cattedrali venne concesso il diritto di eleggere il Vescovo locale e
Z il compito di assisterlo e coadiuvarlo nel governo pastorale della diocesi.
O Sino al CIC 17, il Capitolo cattedrale ha costituito il «senato del Vescovo»; come tale
cc aveva
____il diritto di eleggere il Vicario capitolare e quindi di reggere la diocesi durante la sede
^ vacante (cc. 391,429-431).
II Vat. II, che ha inteso rivalutare il Presbiterio diocesano, ha attribuito il titolo di «senato
del Vescovo» al Collegio dei Consultori rappresentante del Consiglio presb. (CD 27; PO 7).

P II Capitolo dei canonici, sia cattedrale sia collegiale, è il collegio di sacerdoti ai quali
E spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale o collegiale; spet­
ti ta inoltre al Capitolo cattedrale adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o
o dal Vescovo dioc. (c. 503).
Il Capitolo, cattedrale e collegiale, è un collegio di sacerdoti.
<
cc
Esso ha funzioni di carattere prevalentemente liturgico.
Il Capitolo cattedrale può avere altri compiti ad esso affidati dal Vescovo o dal diritto. Il
\— CIC stabilisce la partecipazione al Concilio provinciale e al Sinodo diocesano (cc. 443, § 5;
^
2 463, § 1) e prevede che le Conferenze Ep. possano affidargli i compiti del Collegio dei
Consultori (c. 502, § 3).
— Gli Statuti approvati dal Vescovo dioc. devono:
3 — determinare la costituzione del Capitolo e il numero dei canonici;
E — definire i compiti del Capitolo e dei singoli canonici;
H — regolare le riunioni;
^ determinare le condizioni richieste per la validità e la liceità degli atti (c. 506).

E I requisiti perché uno possa essere nominato canonico sono tre:


=2 — che il candidato sia sacerdote, perché il Capitolo è un collegio sacerdotale;
O — che il medesimo si distingua per dottrina e santità di vita;
a; che lo stesso abbia esercitato lodevolmente il ministero sacerdotale (c. 509, § 2).
II nuovo CIC non menziona alcuna distinzione tra «dignità capitolari» e «semplici cano­
nici». Esso prevede solo che in ogni Capitolo vi siano:
__ — il Presidente, il quale dirige e coordina il Capitolo, ma è privo di qualsiasi potere giuri-
O sdizionale; è semplicemente il «primus inter pares»;
JJ- — il Canonico penitenziere (sia nella chiesa cattedrale sia in quella collegiale), il quale ha la
ri facoltà ordinaria (ma non delegabile) di assolvere nel foro sacramentale dalle censure
non dichiarate né riservate alla Santa Sede;
— altri Uffici, a norma degli Statuti, tenendo anche conto degli usi vigenti nella regione;
— Uffici ausiliari, che vengono affidati a chierici che non sono membri del Capitolo (c. 507).

p Al Vescovo spetta, udito il Capitolo, conferire tutti e singoli i canonicati, confermare il


51 Presidente eletto dal Capitolo, approvare gli Statuti ecc. (c. 509).
Alla S. Sede è riservata l’erezione, la modifica o la soppressione del Capitolo cattedrale
8 (c- 504).

Capitolo e parrocchia:
o — le parrocchie non possono essere più unite ai Capitoli;
°
o — le parrocchie unite devono essere separate;
cc — se la chiesa è unica, il parroco viene nominato liberamente dal Vescovo ed è titolare del­
cc
s l’ufficio «pieno iure», senza alcuna ingerenza del Capitolo (c. 510).

198
Organismi diocesani parrocchiali
CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI (cc. 492-494)
Costituzione: è obbligatoria nelle singole Diocesi
Presidenza: presieduto dal Vescovo o da un suo delegato
Struttura: composto da almeno 3 fedeli nominati dal Vescovo
Economo diocesano: nominato dal Vescovo, sentito il Collegio dei consultori e il
Consiglio per gli affari economici
Prescrizione del consenso:
— per gli atti di straordinaria amministrazione (c. 1277)
— per l’alienazione di beni diocesani o appartenenti a persone giuridiche soggette al­
l’autorità del Vescovo diocesano (c. 1292, § 1)
Prescrizione del Consiglio o parere:
— circa il deposito e l’amministrazione del denaro e dei beni mobili assegnati ad una
Fondazione come dote (c. 1305)
— circa la riduzione di oneri delle cause pie (c. 1310, § 1)
CONSIGLIO PRESBITERALE (cc. 495-501)
Costituzione: è obbligatoria in ciascuna Diocesi
Statuti: approvati dal Vescovo diocesano
Struttura: circa la metà eletti dai sacerdoti della Diocesi
2 — membri di diritto ratione officii
< — alcuni membri nominati liberamente dal Vescovo
CO
UJ Attribuzioni: ordinariamente gode soltanto di voto consultivo
(J Partecipazione: come membri al Sinodo diocesano
o come invitati al Concilio provinciale
Q Decadenza: Sede vacante
Scioglimento: viene deciso, per giusti motivi, dal Vescovo
Consultazione:
— negli affari di maggiore importanza
— per la celebrazione del Sinodo diocesano
— per l’erezione, innovazioni e soppressione di una parrocchia
— per la destinazione delle offerte versate alla cassa parrocchiale
— per l’istituzione dei Consigli pastorali nelle parrocchie
— per la costruzione di nuove chiese (c. 1215)
— per la riduzione di una chiesa ad uso profano (c. 1222)
— per la imposizione di speciali tributi (c. 1263)
CONSIGLIO PASTORALE (cc. 511-513)
Costituzione: se la suggeriscono le esigenze pastorali
Durata: viene costituito a tempo determinato
Composizione: laici, chierici e religiosi
Designazione: nel modo determinato dal Vescovo
Attribuzioni: gode solo di voto consultivo
Convocazione: almeno una volta l’anno
partecipazione: al Sinodo diocesano e al Concilio provinciale

CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI (c. 537)


Costituzione: è obbligatoria in ogni parrocchia Normativa: diritto universale e norme
Zi emanate dal Vescovo
< Partecipazione: almeno 3 fedeli esperti in materia economica
X
o Attribuzioni: prestare aiuto al parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia.
o
o CONSIGLIO PASTORALE (c. 536)
oc Costituzione: se risulta opportuna al Vescovo dioc., udito il Consiglio presb.
cc
Struttura: è composto da laici opportunamente designati e da chi per ragione di ufficio
2 partecipa alla cura della parrocchia
Competenza: prestare l’aiuto al parroco nel promuovere l’attività pastorale
_Attribuzioni: gode soltanto voto consultivo ed è retto da norme stabilite dal Vescovo.

199
IL CONSIGLIO PASTORALE
(cc. 511-514: CD 27; AG 30; PO 7; ES 1 § 16; OChr 6,7,9,11,12; DPME 204; UT 920,921 ; MR 56)

Il Consiglio Pastorale è una creazione del Vaticano II. Esso è previsto espressamen-
^ te nel CD 27, § 2. Documenti successivi al Vaticano II sono i seguenti:
— ES 1,16-17, del 6 agosto 1966;
— Doc. «De sacerdotio ministeriali» del Sinodo dei Vescovi, del 30 die. 1971;
O — Circ. «De consiliis pastoralibus», Congr. per il Clero, del 25 gemi. 1973;
— Direttorio pastorale dei Vescovi, Apostolorum Successores, 22 febr. 2004.

^ In ogni diocesi, se lo suggeriscono le situazioni pastorali, si costituisca il Consiglio


O Pastorale, al quale spetta, sotto l’autorità del Vescovo, studiare, valutare e proporre
N conclusioni operative su tutto ciò che riguarda l’attività pastorale della diocesi (c. 511).
D
, Come risulta dal canone citato, la costituzione del Consiglio past. non è obbli-
p gatoria, precettiva, come la costituzione del Consiglio presb. (c. 495, § 1), ma neppu-
to re è del tutto facoltativa: il Vescovo dovrà regolarsi secondo le situazioni pastorali. Si
q tratta, quindi, di una precettività condizionata.

^ Il Consiglio past. è composto da fedeli i quali devono essere scelti in modo che at­
ei*traverso di loro sia veramente rappresentata la diocesi, tenendo presenti:
9) — le diverse zone della diocesi;
O — le varie condizioni sociali della medesima;
— le professioni;
3 _j— il ruolo che essi hanno nell’apostolato, sia come singoli sia come associati (c. 512).

P I membri del Consiglio past. devono possedere i seguenti requisiti:


(/) — devono essere in piena comunione con la Chiesa Cattolica (c. 512, § 1);
ID — devono distinguersi per fede sicura, buoni costumi;
2 — devono distinguersi anche per prudenza, ossia per saggezza, esperienza (c. 512, § 3).
oc Essi possono essere chierici, membri di IVC, ma soprattutto laici (c. 512, § 1).

^ — Il Consiglio past. viene costituito a tempo determinato, secondo le disposizioni


oc degli Statuti dati dal Vescovo;
q Cessa durante la sede vacante (c. 513, § 2).
O
> La competenza del Vescovo dioc. è molteplice. A lui spetta:
8 — convocare il Consiglio past. almeno una volta all’anno;
m — presiedere il medesimo, che gode solo diritto di voto consultivo (c. 514).

p La competenza del Consiglio past. non riguarda l’attività di governo (che è pro­
to pria del Consiglio presb. e del Collegio dei consultori); essa riguarda solo l’attività
g pastorale:
w — studiare ed esaminare ciò che si riferisce alle opere di apostolato;
z: — vagliare le varie situazioni concrete;
O — proporre pratiche conclusioni operative su tutto ciò che riguarda l’attività pasto­
rale della diocesi, sì da promuovere la conformità della vita e dell’attività del po­
■O
polo di Dio col Vangelo (c. 511).
p Il Consiglio past., perciò, non ha alcuna competenza:
E
^ —circa le questioni generali riguardanti la fede, l’ortodossia, i costumi, i principi
O morali della Chiesa Universale;
O — circa le questioni pastorali concernenti l’esercizio della potestà di governo.

200
LE PARROCCHIE
I PARROCI E I VICARI PARROCCHIALI
(cc. 515-552: 216, 451-473; LG 26; CD 16,18, 23, 27, 28, 30, 32. SC 35,42, 52, 59,
ES 1,8,16,19, 21; AA 10; AG 37; UR 11; PO 6,9, 20,21; DPME 131,206;176-179)

I - LA PARROCCHIA
(cc. 515-518)
O
La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmen­
te te nell'ambito di una Chiesa particolare e la cui cura è affidata, sotto l’autorità del Ve-
^ scovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore (c. 515, § 1).
O
(J

Elementi essenziali:
— Personale: la comunità di fedeli
I— —Istituzionale: il proprio pastore
§ Elementi integranti:
— Il territorio. Pur essendo ammessi altri criteri (rito, lingua, nazionalità) per la divi­
lli sione del Popolo di Dio, il criterio del territorio è stato e rimane il criterio fonda-
ILI mentale (c. 518)
— la chiesa: ogni comunità di fedeli deve avere un luogo ove riunirsi per ascoltare la
parola di Dio, celebrare l’Eucarestia ecc.

Essendo il Vescovo «il Pastore della Chiesa part. affidata alle sue cure», a lui com­
S
2 pete ogni atto giuridico relativo alla parrocchia:
lli — erezione
u] — soppressione
— innovazioni.
ci Egli, tuttavia, non deve procedere alla erezione, alla soppressione o ad una innova­
O zione notevole della medesima «senza aver sentito il Consiglio presbiterale (c. 515, § 2).

< La parrocchia eretta legittimamente gode di personalità giuridica per il diritto


D stesso (c. 515, § 3).
Se il diritto non dispone diversamente, alla parrocchia è equiparata la quasi parroc-
2 chia, che è una parrocchia in formazione, in attesa di condizioni idonee (c. 516, § 1).

II -1 PARROCI
(cc. 519-545)
O
p «Il parroco è il pastore proprio della parrocchia affidatagli, esercitando la cura pa-
K storale di quella comunità sotto l’autorità del Vescovo dioc., con il quale è chiamato
O a partecipare al ministero di Cristo, per compiere al servizio della comunità le fun-
*2 zioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione degli altri
O presbiteri o diaconi e con l’apporto dei fedeli laici, a norma del diritto» (c. 519).

201
Perché uno sia nominato parroco validamente:
E 1° deve essere costituito nel sacro ordine del presbiterato;
■ £ 2° deve distinguersi per sana dottrina e onestà di vita;
=>
o
LU
3° deve essere dotato di zelo per le anime e di ogni altra virtù;
: OC 4° deve avere quelle qualità richieste sia dal diritto universale che da quello parti­
colare (c. 521, § 1-2).

Il parroco deve godere una certa stabilità. Questa, secondo il legislatore, si potrà
ottenere in due modi alternativi:
— o nominando il parroco a tempo indeterminato;
— o nominandolo a tempo determinato «solamente se ciò fu ammesso per decreto
cr della Conferenza episcopale» (c. 522).
=>
o
La decisione della Conferenza ep. non è vincolante per i singoli Vescovi, i quali so­
ii no liberi di fare le nomine anche a tempo indeterminato.
. La nomina del parroco, per principio generale, viene fatta dal Vescovo per libero
; conferimento.
Solo eccezionalmente si ammette che la provvista del parroco possa avvenire:
— per «Istituzione», ciò che si verifica nel caso di un membro di IVC o di SVA, che
viene presentato dai propri Superiori (cf. c. 682);
— per «conferma», ciò che si verifica se qualcuno abbia diritto di designare il candi­
dato mediante l’elezione (c. 523).
La parrocchia vacante il Vescovo l’affida «a chi ritiene idoneo ad esercitare la cura
o pastorale, sentito il Vicario foraneo» (c. 524).
o
o
cc Norma generale è questa: per assicurare l’unità di governo e per evitare possibili
cc
conflitti di competenza, per una sola parrocchia vi sia un solo parroco o moderatore.
£ Norme eccezionali determinate dalla scarsezza di sacerdoti o da altre circostanze
UJ sono le seguenti:
O
LU — al medesimo parroco può essere affidata la cura di più parrocchie vicine;
2 — «la cura pastorale di una o più parrocchie contemporaneamente, può essere affi­
9 data in solido a più sacerdoti, a condizione tuttavia che uno di essi sia il moderato­
9 re nell’esercizio della cura pastorale, tale cioè che diriga l’attività comune e di essa
5
o ne risponda davanti al Vescovo» (c. 517, § 1);
cc — a motivo di scarsezza di sacerdoti, il Vescovo potrà affidare «ad un diacono o ad
Q_
una persona non insignita del carattere sacerdotale o ad una comunità di persone
una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia». In questo
caso, però, dovrà costituire «un sacerdote il quale, con la potestà e le facoltà di
parroco, sia il moderatore della cura pastorale» (c. 517 § 2);
— Il parroco non deve essere una persona giuridica:
a) se la parrocchia ha la sede nella chiesa cattedrale, il parroco lo nomina libera­
mente il Vescovo (c. 510, § 2);
b) se la parrocchia è affidata ad una comunità religiosa, il candidato parroco viene
_ presentato dal Superiore religioso ed istituito dal Vescovo (c. 682).

202
Il parroco, che acquista lo “exercitium iuris” con la presa di possesso (c. 527, § 1),
ha i seguenti compiti di carattere pastorale:
a) l’esercizio del «munus docendi», mediante:
— l’istruzione sulle verità della fede, con l’omelia e con l’istruzione catechistica;
— la formazione cattolica dei fanciulli e dei giovani;
— la promozione dello spirito evangelico, anche in ordine alla questione sociale

[
E (c. 528, § 1);
Q_ b) l’esercizio del «munus sanctificandi», avendo come particolare oggetto:
o — la cura perché la SS. Eucaristia sia il centro vitale della comunità parrocchiale;
CJ — l’amministrazione dei Sacramenti, soprattutto della SS. Eucaristia e della Penitenza
— l’incremento della preghiera individuale e familiare (c. 528, § 2);
c) l’esercizio del «munus regendi», che, tra l’altro, impone: la conoscenza personale
dei fedeli, mediante anche la visita alle famiglie;
— la partecipazione alle preoccupazioni di ciascuno e di tutti;
— la correzione prudente e riguardosa, l’assistenza ai malati, la promozione della vita
_ cristiana nelle famiglie (c. 529).

Le funzioni affidate al parroco in modo speciale sono le seguenti:


1° amministrare il battesimo;
2° amministrare il sacramento della confermazione a coloro che sono in pericolo di
2
morte, a norma del c. 883, 3°;
9 3° amministrare il Viatico e l’unzione degli infermi, fermo restando il disposto del c.
Ni 1003, §§ 2-3, e impartire la benedizione apostolica;
2
Z> 4° assistere al matrimonio e benedire le nozze;
Li_
5° celebrare i funerali;
6° benedire il fonte battesimale nel tempo pasquale, guidare le processioni della chie­
sa e impartire benedizioni solenni fuori della chiesa;
7° celebrare l’Eucaristia più solenne nelle domeniche e nelle feste di precetto (c. 530).

Gli obblighi particolari del parroco sono:


1° risiedere in parrocchia dalla quale si potrà assentare ogni anno, per ferie un massi­
mo di un mese (c. 533, § 2);
2° applicare la “missa prò populo” ogni domenica e nelle feste che nella sua diocesi
sono di precetto (c. 534);
3° provvedere che i libri parrocchiali siano redatti accuratamente e diligentemente
X conservati (c. 535, § 1); annotando anche l’ascrizione a una Chiesa sui iuris o il
9 passaggio ad altra Chiesa, nonché la confermazione e tutto ciò che riguarda lo sta­
co to canonico dei fedeli, in rapporto al matrimonio, salvo il disposto del can. 1133,
co
O all’adozione, all’ordine sacro e alla professione perpetua emessa in un istituto reli­
gioso (c. 535, § 2);
4° avere il proprio sigillo (c. 535, § 3);
5° avere il tabularium o archivio in cui vengano custoditi i libri parrocchiali insieme
con le lettere del Vescovo e gli altri documenti (c. 535, § 4);
6° costituire il Consiglio per gli affari economici (c. 537) e, se risulta opportuno a
_ giudizio del Vescovo, anche il Consiglio past. (c. 536, § 1).

^parroco cessa dall’ufficio:


UJ 1° con la rimozione;
2 2° col trasferimento;
9 3° con la rinunzia fatta da parte del parroco e accettata dal Vescovo (c. 538, § 1);
a
co
co
4° compiuto il 75° anno di età è invitato a presentare la rinuncia all’ufficio al Vescovo
UJ
dioc., il quale considerata ogni circostanza di persona e di luogo, decide se accettarla
o o differirla (c. 538, § 3).
— Sede vacante o impedita, la parrocchia è retta dall’Amministratore, il quale è tenuto
— a tutti gli obblighi ed ha tutti i diritti del parroco, a norma del c. 540 (539).

203
Ili -1 VICARI PARROCCHIALI
(cc. 545-552)
1
!
Il Vicario parrocchiale è un sacerdote il quale viene affiancato al parroco ogni vol­
! P ta che risulta necessario ovvero opportuno, ai fini della adeguata cura pastorale della
i E
parrocchia, e che si dedica al ministero pastorale come cooperatore del parroco e
O partecipe della sua sollecitudine mediante attività e iniziative programmate con il
o parroco e sotto la sua autorità (c. 545, § 1).
!
;
il Il Vicario parrocchiale può essere costituito:
:
cc — perché presti il suo aiuto nell’adempiere tutto il ministero pastorale:
LU a) o per tutta la parrocchia;
b b) o per un certo gruppo di fedeli.
cc
CJ Il Vicario parrocchiale può essere anche costituito perché assolva un compito spe­
cifico contemporaneamente in più parrocchie determinate (c. 545, § 2).

< Il Vicario parrocchiale è nominato liberamente dal Vescovo dioc., il quale potrà
— sentire, se lo ritiene opportuno, il parroco o i parroci interessati. Per la nomina del
g Vicario parrocchiale, in una parrocchia religiosa è necessaria la previa presentazione
2 del candidato fatta dal Superiore maggiore, come dispone il c. 682, § 1 (547).

_ Il Vicario parrocchiale, in genere, ha gli obblighi e i diritti dei parroci; sono meglio
X determinati dagli Statuti diocesani, dalla lettera del Vescovo dioc., e in modo più spe-
^ ci fico dalle disposizioni del parroco.
co È tenuto: alla residenza, alla cooperazione e supplenza del parroco (c. 548).
co Può essere rimosso, per giusta causa, dal Vescovo o dall’Amministratore dioc., fer­
O
mo restando il disposto del c. 682, § 1 (c. 552).

204
I VICARI FORANEI
(553-555: 445-449; CD 16, 30; ES I, 19; DPME 187)

□j La figura del Vicario foraneo comincia ad apparire fin dal sec. V e si afferma in
2 particolare nel sec. IX.
S2 Mentre in passato l’ufficio di Vicario foraneo era annesso stabilmente ad una par­
te rocchia determinata, un tale criterio è stato abrogato dal m.p. ES I, 19, e tale norma
^ è confermata dal nuovo CIC (c. 554, § 2).

Il Vicario foraneo, chiamato anche decano o arciprete o con altro nome, è il sacer­
t=
LU
dote che è preposto al Vicariato foraneo (c. 553, § 1).
CJ I Vicariati foranei possono essere riuniti in distretti più ampi formando le zone pa-
2 storali; mentre a capo del Vicariato foraneo c’è il Vicario foraneo, a capo della zona
O
CJ pastorale c’è il Vicario episcopale (c. 475).

A meno che il diritto particolare non stabilisca altro, il Vicario foraneo è nominato
< liberamente dal Vescovo dioc., dopo aver sentito, a suo prudente giudizio, i sacerdoti
2 che svolgono il ministero nel Vicariato in questione (c. 553, § 2).
Il Vicario foraneo viene nominato «a tempo determinato definito dal diritto parti­
O colare» (c. 554, § 2).
2 Il Vescovo dioc. può rimuovere liberamente, per giusta causa, il Vicario foraneo,
secondo la sua prudente decisione (cf. c. 554, § 3).

Il Vicario foraneo, oltre alle facoltà che gli attribuisce legittimamente il diritto par­
ticolare, ha il dovere e il diritto:
1° di promuovere e coordinare l’attività pastorale comune nell’ambito del Vicariato;
O 2° di aver cura che i chierici del proprio distretto conducano una vita consona al lo­
LU
2 ro stato e adempiano diligentemente i loro doveri;
<
cc
3° di promuovere che le funzioni sacre siano celebrate secondo le disposizioni della
O sacra Liturgia, che si curi il decoro e la pulizia delle chiese e della suppellettile sa­
u_ cra, soprattutto nella celebrazione eucaristica e nella custodia del SS.mo Sacra­
O mento; che i libri parrocchiali vengano redatti accuratamente e custoditi nel debi­
oc to modo, che i beni ecclesiastici siano amministrati diligentemente; infine che la
<
o casa parrocchiale sia conservata con la debita cura.
>
Il Vicario foraneo, inoltre, ha i seguenti doveri:
UJ
Q 1° si deve adoperare perché i chierici, secondo le disposizioni del diritto particolare,
t partecipino nei tempi stabiliti alle lezioni, ai convegni teologici o alle conferenze
a norma del c. 279, § 2;
E
Q 2° deve curare che siano disponibili sussidi spirituali per i presbiteri del suo distretto
LU e parimenti deve avere la massima sollecitudine per i sacerdoti che si trovano in
cc situazioni difficili o sono angustiati da problemi;
LU 3° deve aver cura che i parroci del suo distretto che egli sappia gravemente ammalati
> non manchino di aiuti spirituali e materiali e che vengano celebrate degne esequie
O
Q per coloro che muoiono; deve fare anche in modo che durante la loro malattia o
dopo la loro morte, non vadano perduti o asportati libri, documenti, la suppelletti­
le sacra e ogni altra cosa che appartiene alla chiesa;
4 deve visitare le parrocchie del suo distretto secondo quanto avrà determinato il
Vescovo diocesano (c. 555, §§ 2-4).

205
I RETTORI DELLE CHIESE E I CAPPELLANI
(556-572: 479-486, 698; CD 16, 43; ES I, 32; DPME 180, 183;
SCE, Decr. Aposto/atus maris)

Art. 1
I RETTORI
(cc. 556-563)

P Rettore di una chiesa è il sacerdote al quale è demandata la cura di una chiesa che
H non è né parrocchiale, né capitolare, né annessa alla casa di una comunità religiosa o
q di una SVA che celebra le proprie funzioni (c. 556).
z: Poiché nel CIC è scomparsa la distinzione tra oratorio pubblico e semipubblico,
0 sotto il nome di chiesa deve essere compreso qualsiasi luogo dal culto divino.

Il rettore di una chiesa deve essere sacerdote perché, per adempiere il suo ufficio
si richiede l’esercizio dell’ordine sacerdotale (c. 150).
LU Il rettore, ordinariamente, viene nominato liberamente dall’Ordinario del luogo,
^ salvo il diritto di elezione o di presentazione che legittimamente compete a qualcuno;
— in tal caso, spetta all’Ordinario di confermare o di istituire il rettore (c. 557, § 1).
> Se la chiesa appartiene ad un IVO di diritto pontificio, il candidato viene presenta-
> to dal Superiore e istituito dal Vescovo.
o Se la chiesa è unita al Seminario o ad un Collegio retto da chierici, normalmente,
cr
Q_ il rettore è lo stesso rettore del Seminario o del Collegio (c. 557, § 3).
La nomina del rettore può essere fatta sia a tempo determinato sia a tempo inde­
terminato.

1° In una chiesa rettoriale non sono permesse le funzioni strettamente parrocchia-


li, indicate nei nn. 1-6 del c. 530, se non col permesso o con la delega del parroco (c.
558).
2° Nella chiesa affidatagli, il rettore può compiere celebrazioni liturgiche anche
solenni, salve le legittime leggi di fondazione e purché, a giudizio dell’Ordinario del
Z luogo, non ne sia pregiudicato in alcun modo il ministero parrocchiale (c. 559).
2
N 3° Ritenendolo opportuno l’Ordinario del luogo può ingiungere al rettore di cele­
Z brare nella sua chiesa, per il popolo, determinate funzioni anche parrocchiali, come
D pure di lasciare aperta la chiesa a gruppi di fedeli, per la celebrazione di funzioni li­
LL
turgiche (c. 560).
4° Senza la licenza del rettore o di un altro legittimo Superiore, non è consentito:
a) celebrare nella chiesa l’Eucarestia; b) amministrare sacramenti; c) o compiere altre
funzioni sacre.
_ Tale licenza deve essere data o negata a norma del diritto (c. 561).

Il rettore di una chiesa, sotto l’autorità dell’Ordinario del luogo e osservando i le­
gittimi statuti e i diritti acquisiti:
a) è tenuto all’obbligo di vigilare che le funzioni sacre vengano celebrate nella chiesa
X con decoro, secondo le norme liturgiche e le disposizioni dei canoni;
CP b) che i beni siano amministrati diligentemente;
=j c) che si provveda alla conservazione e al decoro della suppellettile e degli edifici sacri;
CO
co d) e che non avvenga nulla che sia in qualunque modo sconveniente al luogo e al ri­
O spetto dovuto alla casa di Dio (c. 562).
L’Ordinario del luogo, per giusta causa, può rimuovere dall’ufficio, secondo la sua
prudente decisione, il rettore di una chiesa, anche se è stato eletto o presentato da al­
tri, fermo restando il disposto del c. 682, § 1 (c. 563).

206
I CAPPELLANI
(cc. 564-572)

n Il cappellano è il sacerdote a cui viene affidata in modo stabile, almeno parzial-


mente, la cura pastorale di una comunità o di un gruppo di fedeli, da esercitare a
o norma del diritto universale e particolare (c. 564).

LD Molte sono le categorie di cappellani:


<rj — cappellani di una casa di un Istituto religioso laicale;
O — cappellani di ospedale e di carcere;
O —cappellani di mare;
9= — cappellani di emigranti, di nomadi, di naviganti;
— cappellani militari ecc.

Tranne che il diritto non disponga diversamente o che a qualcuno spettino legitti­
< mamente diritti speciali, il cappellano viene nominato dall’Ordinario del luogo, al
Z quale pure compete istituire chi è stato presentato o confermare chi è stato eletto
(c. 565).
o L’Ordinario non proceda alla nomina del cappellano di un Istituto religioso laica­
z le, senza aver consultato il Superiore, il quale ha diritto, sentito la comunità, di pro­
porre qualche sacerdote (c. 567, § 1).

A) Principio generale: il cappellano deve essere munito di tutte le facoltà richieste da


una retta cura pastorale.
B) Principio speciale: oltre a quelle concesse dal diritto particolare o da una delega
speciale in forza dell’ufficio, egli ha la facoltà:
a) di ascoltare le confessioni dei fedeli affidati alle sue cure;
b) di predicare loro la parola di Dio;
c) di amministrare ai medesimi il Viatico e l’Olio degli infermi;
<
h- d) di amministrare anche il sacramento della confermazione a chi di loro versi in pe-
“1
O ricolo di morte (c. 566, § 1).

2 C) Principio specialissimo: negli ospedali, nelle carceri e durante i viaggi marittimi il


cappellano ha inoltre: la facoltà, che può essere esercitata solo nei detti luoghi, di
assolvere dalle censure latae sententiae non riservate né dichiarate, fermo restando
tuttavia il disposto del c. 976 (c. 566, § 2)
— I cappellani militari sono retti da leggi speciali (c. 569).
a) Per la Chiesa Universale va tenuta presente la Cost. Ap. Spirituali militum cura
del 28 apr. 1986;
b) Per l’Italia la materia è stata regolata dall’art. 11 del Nuovo Accordo stipulato tra
__ la Santa Sede e la Repubblica Italiana il 18 feb. 1984.

F È compito del cappellano celebrare o dirigere le funzioni liturgiche; ma non gli è


E consentito di interferire nel governo interno dell’Istituto (c. 567, § 2).
O Nell’esercizio del suo incarico pastorale, il cappellano deve mantenere il debito
O rapporto con il parroco (c. 571).

L’Ordinario del luogo, per giusta causa, può rimuovere il cappellano dall ufficio,
secondo la sua prudente decisione, anche se è stato eletto o presentato da altri, fermo
E prestando il disposto del c. 682, § 2 (cf. 572).

207
Diritto che regge i religiosi
COMUNE:
1. Codex Juris Canonici (25.1.1983)
2. Cost. «Sedes Sapientiae» (31.5.1956): sulla formazione religiosa, clericale, apostoli­
ca dei chierici religiosi
3. Rescritto Pont. «Cum Admotae» (21.11.1964): delega di facoltà ai Superiori Gen.
ed Abati Gen. Congr. monastiche
4. Decr. «Religionum laicalium» (31.5.1966-1968-1968b): delega analoghe facoltà ai
Superiori Gen. delle Religioni laicali
5. Decr. «Perfectae caritatis» (28.10.1965): sul rinnovamento della vita religiosa
6. m.p. «Ecclesiae Sanctae», II (6.8.1966): norme di attuazione del Decr. «Perfectae
caritatis»
* 7. Istr. «Renovationis causa» (6.1.1969): sull’aggiornamento della vita religiosa
8. Decr. «Ad Instituenda experimenta» (4.6.1970-AAS 1970-548-550): deroghe al
O CJC circa erezione e soppressione case e province religiose, età minima per Superio­
(J
ri supremi e maggiori
9. Istr. «Venite seorsum» (12.7.1969): norme su la vita contemplativa e la clausura
Li. 10. Dich. «De Clausura papali Ord. Rei.» (4.6.1970): facoltà concessa ai Superiori Gen.
O
per moderare la clausura papale
11. Decr. «Dum canonicarum legum» (8.12.1970): uso e amministrazione sacramento
oc della Penitenza (c. 595)
LU
o 12. Esort. «Evangelica testificatio» (29.6.1971): vita rei. da rinnovarsi iuxta praescrip-
I-
CO Q_ tiones Vat. Il
LU
13. Decr. «Experimenta» (2.2.1972): circa l’autorità personale (non collegiale) del Sup.
(c. 516) e circa la posizione giur. del religioso secolarizzato (c. 642)
14. Decr. «Aiuti da darsi ai secolarizzati» (25.1.1974): il Decreto viene illustrato dalla
Circ. Segr. Gen. Un. Rom. Sup. Gen.
15. Decr. «Processus iudicialis» (2.3.1974): è ammesso il processo amm. per dimettere
un religioso di voti perpetui nelle religioni clericali.
16. Decr. «Sacra Congregano» circa l’erezione dell’Unione delle Conferenze Europee
dei Superiori maggiori (25.12.1983)
17. Direttive sulla formazione negli Istituti Religiosi (2.2.1990)
18. Es. Apost. «Vita consecrata» (25.3.1996)
19. Istr. «Verbi Sponsa» sulla vita contemplativa e la clausura (13.5.1999)

O PARTICOLARE: è costituito dai privilegi e indulti concessi alle singole Religioni" dalla
Z S. Sede. Anche se contra CJC, se non sono revocati espressamente, sono tuttora in vigore.
co Anche le Religioni esenti sottostanno ad esso in tutto ciò che regola il culto esterno
LU
o o l’ordine pubblico.
9 I religiosi esenti possono usufruire dei privilegi e delle dispense concesse dal Vesco­
O vo diocesano ai fedeli della Diocesi.

REGOLE E COSTITUZIONI: contengono il diritto peculiare di ogni Religione. Diver­


so loro significato nelle Religioni antiche e in quelle moderne.
o
2 CONSUETUDINI: quelle anteriori al CJC e riprovate vanno rivedute; quelle contrarie,
cc ma non riprovate, sono tollerate (c. 28).
LU
H- PRECETTI: comandi dati dal Superiore in casi particolari.
Durata: i precetti dati ai singoli cessano, resoluto iure Sup., se furono dati in privato e ver­
balmente; quelli dati alla comunità, per un caso particolare, sono necessariamente transitori.

* Il contenuto dei documenti postconciliari, sostanzialmente, è stato inserito nel nuovo CIC.
** Il termine, di uso tradizionale, indica la generalità delle forme di vita religiosa.

208
GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
Titolo I
NORME COMUNI A TUTTI GLI IVC
(cc. 573-606: 487-491; LG 42-45; DC 33-35; PC 4-22; AG 18,40; ES II 8,11,16,23-29,3941; PO 15-17)

1. CONTENUTO
Questi 34 canoni contengono la piattaforma dottrinale e legislativa sulla vita consacra­
ta e costituiscono le novità più sostanziali rispetto al CIC 17.

2. SOGGETTI PASSIVI DI QUESTE NORME


Queste norme, direttamente e obbligatoriamente, riguardano gli IVCR e IVCS e i loro
membri; molte però, per effetto del c. 732, riguardano anche le SVA e i loro membri.

3. NOZIONE TEOLOGICO-CANONICA DI VITA CONSACRATA


Secondo il c. 573, la VC è una forma stabile di vita, sorta nel Popolo di Dio per ispirazio­
ne dello Spirito Santo e canonicamente eretta dalla competente autorità della Chiesa, con la
quale alcuni fedeli seguono più da vicino Cristo, osservando i consigli evangelici di castità,
povertà e obbedienza, mediante voti o altri vincoli, a tenore delle leggi peculiari di ogni Isti­
tuto, al fine di conseguire la perfezione della carità e di donarsi al servizio della Chiesa e alla
salvezza del mondo, unendosi così esplicitamente alla Chiesa e al suo Mistero e preannun­
ziando la gloria futura.
Consacrazione a Dio
Imitazione più da vicino di Cristo, sotto l'azione dello Spirito Santo
Teologici Professione dei consigli evangelici
Unione con la Chiesa per la professione della carità
Segno e significazione ecclesiale ed escatologica
Elementi
Forma stabile di vita
Erezione canonica da parte della legittima autorità
Giuridici Scelta libera di detta forma di vita
Voti o altri vincoli con i quali si professano i consigli evangelici
Osservanza delle leggi proprie di ogni Istituto

4. APPARTENENZA ALLA VITA E ALLA SANTITÀ DELLA CHIESA


Questa affermazione ufficiale del Vaticano II è stata codificata due volte: nella costitu­
zione del Popolo di Dio (c. 207, § 2) e nel c. 574.

5. RELAZIONI CON LA GERARCHIA SUPREMA


La competente autorità della Chiesa erige canonicamente gli IVC (c. 573, § 2);
la medesima autorità interpreta i consigli evangelici, modera con leggi la loro prati­
ca, costituisce con la loro approvazione forme stabili di viverli e, per quanto le con-
cerne, procura che gli IVC fioriscano secondo lo spirito dei fondatori e le sane tradi­
zioni (c. 576);

209
— la medesima vaglia l’intendimento e i progetti dei fondatori (c. 578);
— la Sede Apostolica deve essere consultata dai Vescovi diocesani, prima che erigano
IVC nel loro territorio (c. 579);
— la Sede Apostolica è l’unica competente nella fusione (= assorbimento di un IVC da
un altro, che resta così modificato), nella unione (= soppressione di due IVC, dando
origine ad un altro nuovo e distinto), nella federazione (= Congregazione monastica
o canonicale, configurazione di vari monasteri o capitoli di canonici sui juris, sotto il
medesimo superiore maggiore) e nella confederazione (= congiunzione, sotto il me­
desimo Abate Primate, di varie federazioni o Congregazioni monastiche o canonicali)
di IVC (c. 582);
— la Sede Apostolica deve concedere la licenza affinché gli IVC possano cambiare gli
elementi che previamente erano stati approvati da essa (c. 583);
— la Sede Apostolica è l’unica competente nella soppressione di un IVC e nella deter­
minazione della destinazione dei suoi beni (c. 584);
— la competente autorità ecclesiastica approva il Codice fondamentale o Costituzioni
degli IVC, così come i cambiamenti delle medesime (c. 587, § 2); l’autorità della
Chiesa riconosce la condizione clericale o laicale di un IVC (c. 588, § 2-3);
— la Sede Apostolica, mediante la sua erezione o la sua approvazione con decreto
formale, converte un IVC diocesano in IVC di diritto pontificio (c. 589);
— alla suprema autorità della Chiesa si sottomettono, per una ragione peculiare, gli IVC
in quanto dedicati in modo speciale al servizio di tutta la Chiesa (c. 590, § 1);
— al Sommo Pontefice, in quanto è loro Superiore supremo, sono obbligati ad obbedire,
anche per ragione del sacro vincolo di obbedienza, i membri degli IVC (c. 590, § 2);
— il Sommo Pontefice, in base al suo primato universale, in vista di una utilità comune
per potere attendere meglio al bene degli IVC e alle necessità dell’apostolato, può esi­
mere lo IVC dalla giurisdizione degli Ordinari del luogo e sottometterli direttamente
a sé solo o ad altra autorità ecclesiastica (c. 591);
— alla Sede Apostolica i supremi moderatori degli IVC devono inviare una relazione sul­
lo stato e sulla vita dell’IVC, nel modo e tempo che quella determini e per inten­
sificare la loro comunione con essa (c. 592, § 1);
— la conoscenza ed osservanza dei documenti della Santa Sede, che possano riferirsi ai
loro sudditi, devono essere promosse dai moderatori di ogni IVC (c. 592, § 2);
— alla Sede Apostolica si sottomettono immediatamente ed esclusivamente, in quel che
si riferisce al regime interno e alla disciplina, tutti gli IVC di diritto pontificio, restan­
do salva l’autonomia stabilita dal c. 586 (c. 593);
— il Vescovo della sede principale ha la responsabilità di approvare le costituzioni di un
IVC diocesano e ne conferma le modifiche a essa legittimamente apportate, eccetto il
caso di un precedente e diretto intervento della Sede Apostolica (c. 595, § 1);
— resta riservata unicamente alla Sede Apostolica l’approvazione di altre nuove forme
possibili di vita consacrata (c. 605).

6. RELAZIONI CON LA GERARCHIA SUBALTERNA:


VESCOVI E ORDINARI DEL LUOGO
Vescovo diocesano è colui che tiene la cura pastorale di una diocesi o di una Chiesa
particolare assimilata alla diocesi; Ordinario del luogo, oltre il Vescovo diocesano, è pure
il Vicario e il Prefetto Apostolico, il Vicario generale e il Vicario Episcopale ecc.
Il fondamento di queste relazioni è sempre lo stesso: l’appartenenza degli IVC alla vi­
ta ed alla santità della Chiesa.

210
ESTENSIONE DELLE DETTE RELAZIONI
* con i Vescovi in generale, insieme al Papa, sorgono le relazioni che si deducono dai
precitati canoni 573, § 2; 576, 578, 587, § 2 e 588, §§ 2-3;
* con i Vescovi diocesani. Nel territorio della loro chiesa particolare:
— possono erigere, mediante decreto formale, IVC, avendo consultato prima la Sede
Apostolica (c. 579);
— PIVC eretto da un Vescovo diocesano è un IVC di diritto diocesano, finché non otten­
ga, almeno, il decreto di Approvazione della Santa Sede (c. 589);
— tengono sotto cura speciale l’IVC di diritto diocesano, però devono rispettare e difen­
dere la autonomia che compete pure a questo IVC (c. 594);
— ad essi compete approvare le Costituzioni, così come i cambiamenti legittimi intro­
dotti in esse, degli IVC di diritto diocesano, che abbiano la casa principale nella loro
chiesa particolare. Ad essi compete pure risolvere gli affari maggiori di questi IVC,
cioè, che si riferiscono ad ogni IVC e che superino la potestà della autorità interna del
medesimo, però consultando tutti i Vescovi delle chiese particolari nelle quali si sia
propagato PIVC (c. 595, § 1);
— hanno facoltà di dispensare, in casi particolari, le Costituzioni degli IVC di diritto
diocesano (c. 595, § 2);
— ad essi compete ricevere, nelle loro mani ed in nome della Chiesa, la professione pub­
blica degli Anacoreti, così come dirigere e moderare il modo di vita degli stessi (c.
603, §2);
— ricevono la consacrazione a Dio, secondo il rito liturgico approvato delle Vergini (c.
6°4, § 1);
— ad essi compete discernere i nuovi doni di vita consacrata che lo Spirito Santo susciti,
così come aiutare i loro promotori e protagonisti, perché li esprimano nel miglior
modo possibile, principalmente mediante queste Norme Comuni del Codice (c. 605).

* con gli Ordinari del luogo:


— a questi compete rispettare e difendere la autonomia che il diritto riconosce a tutti gli
IVC (c. 586, § 2)
— ad essi compete egualmente, rispettare e difendere quella esenzione con la quale il
Sommo Pontefice può esimere dalla sua giurisdizione PIVC (c. 591).

7. L’AUTONOMIA DI TUTTI GLI IVC


Norma: È riconosciuta ai singoli istituti una giusta autonomia di vita, specialmente di
governo, mediante la quale possano valersi nella Chiesa di una propria disciplina e con­
servare integro il proprio patrimonio di cui al c. 578 (586, § 1).
E la Chiesa, mediante il Papa, che è il Supremo ed universale legislatore, che riconosce
e tutela una tale autonomia.
Tale «autonomia» è riconosciuta ad ogni IVC. Il canone parla di «giusta» autonomia,
in quanto è tassativamente limitata ai casi dì concessione e non può essere estesa ad altri
casi. 11 canone parla ancora di «autonomia di vita» ossia di esistenza, e secondo le proprie
caratteristiche; parla ancora di «autonomia di regime» perché il governo costituisce il te-
ma più acuto di regolamentazione di vita degli IVC.
Lo spazio di autonomia è costituito dal diritto proprio.

211
8. IL CODICE PROPRIO (Costituzioni) E GLI ALTRI CODICI
Del diritto proprio di un IVC può essere tracciato il seguente organigramma:

Costituzioni (Regola)
Generale
Direttori (Regolamenti) Particolari
Generale
Capitoli Provinciale
DIRITTO Locale
PROPRIO Normativa di
Generale
Superiori Provinciae
Locale

Tradizioni, usanze, documenti propri

— Le Costituzioni sono il Codice proprio e fondamentale di ogni IVC;


— Il Direttorio è il Codice accessorio o non fondamentale e proprio di un IVC;
— Il Diritto proprio di un IVC è costituito, oltre che dalle Costituzioni, anche dai Diret­
tori e dalla normativa dei Capitoli e dei Superiori (cf. Organigramma).

9. L’AMMISSIONE
Può essere ammesso ad un IVC qualsiasi cattolico dotato di retta intenzione e che posseg­
ga le qualità richieste dal diritto universale e proprio e che sia esente da ogni impedimento.
— Qualità di diritto universale: per Tammissione ad un IVCR sono contenute nei cc.
642-645; per Tammissione ad un IVCS, nei cc. 720-721.
— Qualità di diritto proprio: conforme ai cc. 643-645 devono ispirarsi al fine, alla mis­
sione e alla vita dell’IVCR:
— Immunità da impedimenti: quelli di diritto universale vengono elencati nel c. 643; i
possibili impedimenti di diritto proprio vengono formulati in base a detto canone e de­
vono adeguarsi al fine e alla vita dell’IVCR.

10. LA PROFESSIONE DEI CONSIGLI EVANGELICI


Norma e fondamento -1 consigli evangelici fondati sull’insegnamento e sugli esempi di
Cristo maestro, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal Signore e con la sua
grazia sempre conserva (c. 575).
Da questo carattere di «dono» deriva la competenza della Gerarchia sopra i detti con­
sigli evangelici: essa li interpreta, modera la loro osservanza mediante leggi opportune
(cc. 599-601); stabilisce forme stabili di viverli, quando approva canonicamente gli IVC;
assume la responsabilità di curarne la crescita e fecondità secondo lo spirito dei loro fon­
datori.
Contenuto essenziale biblico-canonico dei singoli consigli viene descritto dal legi­
slatore in tre canoni successivi (cc. 599-601).
Il doppio modo di professare i consigli evangelici viene stabilito dal diritto della Chiesa:
a) con voti pubblici, i quali vengono accettati dal legittimo Superiore in nome della Chie­
sa (cf. c. 1192, § 1);
b) con altri vincoli sacri, distinti dai voti (= promessa deliberata e libera di un bene possi­
bile e migliore fatta a Dio, che deve essere adempiuta in virtù della religione, come
precisa il c. 1191, § 1) e che devono essere precisati dalle Costituzioni degli IVC.

212
La obbligatorietà dell’osservanza dei consigli, naturalmente, si riferisce ai membri, co­
me tali, e non già agli IVC, che sono persone giuridiche.
L’osservanza dei consigli deve essere:
— integra, perché entra in gioco tutta la persona del consacrato (c. 607, § 1) e perché il
Vangelo non ammette la possibilità di servire a due padroni;
— fedele, perché si tratta di un impegno assunto pubblicamente dinanzi alla Chiesa, che
lo aiuterà a scoprire Gesù Maestro nel fondo di ogni consiglio.

11. LA VITA FRATERNA


Norma - La vita fraterna propria di ogni Istituto, per la quale tutti i membri sono radu­
nati in Cristo come una sola peculiare famiglia, sia definita in modo da riuscire per tutti
un aiuto reciproco nel realizzare la vocazione propria di ciascuno.
I membri poi, con la comunione fraterna radicata e fondata nella carità, siano esempio
di riconciliazione universale nel Cristo (c. 602).
Prescrizioni più concrete di vita fraterna sono:
— per gli IVCR nei cc. 607, § 2, 608, 665, 686, 687, 696, § 1;
— per gli IVCS nei cc. 714, 717, § 3;
— per le SVA nei cc. 731, § 1 e 732.

12. LA POTESTÀ DEI SUPERIORI E DEI CAPITOLI


Norma - I Superiori e i Capitoli degli istituti hanno sui membri quella potestà che è de­
finita dal diritto universale e dalle costituzioni.
Negli istituti clericali di diritto pontificio essi godono inoltre della potestà ecclesiastica
di governo, tanto per il foro esterno quanto per quello interno.
Alla potestà di cui al § 1 si applicano le disposizioni dei cc. 131 e 137-144 (596, §§
1-3).
— La fonte di provenienza della potestà è duplice: diritto universale e costituzioni.
— I soggetti di attribuzione della potestà sono anche due: i superiori (personali) e i capi­
toli (collegiali), ai loro tre livelli possibili: generale, provinciale e locale.
— Le classi di potestà sono parimenti due:
a) potestà comune (che prima chiamavasi dominativa): è la potestà domestica, socio
comunitaria, che compete ad ogni superiore religioso, per reggere i sudditi in ordine
al conseguimento del fine proprio dell’IVC. A questa si applicano i cc. 133 e
137-144;
b) potestà di governo o di giurisdizione, che è specifica degli IVC clericali, di dirit­
to pontificio. È la potestà ecclesiastica pubblica di giurisdizione, esistente nella
Chiesa per divina istituzione, che compete all’IVC clericale pontificio, per regge­
re i sudditi in ordine alfine soprannaturale della Chiesa ed a quello specifico del-
l’IVCR.

13. LE TIPOLOGIE DEGLI IVC


* Per ragione generale del trattato, le grandi forme o tipi codificati sono 5:
1) IVCR (cc. 607-709);
2) IVCS (cc. 710-730);
3) SVA (cc. 731-746);
4) Vita eremitica o anacoretica (c. 603);
5) Ordine delle Vergini (c. 604).

213

* Per ragione della sequela di Cristo vi sono 3 categorie di IVC:


1) di vita contemplativa, i cui membri seguono più da vicino Cristo orante (c. 674);
2) di vita apostolica, i cui membri seguono più da vicino Cristo che annunzia il Regno
di Dio;
3) di vita pastorale, i cui membri seguono più da vicino Cristo che faceva il bene agli
uomini, compiva opere di misericordia (c. 676).
* Per ragione dell’Ordine sacro:
1) Istituti clericali, quelli che sono diretti da chierici, assumono l’esercizio dell’ordine
sacro e sono riconosciuti come tali dalla Chiesa;
2) Istituti laicali, quelli che, riconosciuti come tali dalla Chiesa, in forza della loro na­
tura, dell’indole e del fine, hanno un compito specifico, determinato dal fondatore
o in base ad una legittima tradizione, che non comporta l’esercizio dell’ordine sacro
(c. 588, §§2-3).
* Per ragione dell’approvazione:
1) Istituti di diritto pontificio, quelli che sono stati eretti o approvati dalla Sede Apo­
stolica, mediante decreto formale;
2) Istituti di diritto diocesano, quelli che, essendo stati eretti da un Vescovo diocesa­
no, ancora non hanno ottenuto, almeno, il decreto di approvazione della Santa Se­
de (c. 589).
* Per ragione della esenzione:
1) Istituti esenti, quelli sottratti alla giurisdizione dell’Ordinario del luogo e sottoposti
soltanto all’autorità del Sommo Pontefice o di altra autorità;
2) Istituti non esenti, quelli sottoposti alla giurisdizione dell’Ordinario del luogo (c. 692).
* Per ragione del sesso:
1) Istituti maschili
2) Istituti femminili (c. 606).
NB. Le suddette categorie valgono non solo per gli IVC ma anche per le SVA.

14. LE NUOVE FORME DI VITA CONSACRATA


Tali forme sono due:
1) L’Anacoretismo. Esso è una forma di vita consacrata con la quale alcuni fedeli si do­
nano a Dio, per mezzo di un più rigoroso distacco dal mondo, della solitudine, della
contemplazione e della penitenza assidue. La assiduità non è la stessa cosa della sta­
bilità dei religiosi: è la costanza, la sistematicità.
Il diritto riconosce l’anacoreta a queste condizioni:
a) se professa pubblicamente i consigli evangelici;
b) se li professa per mezzo di voti o di altri vincoli;
c) se li emette nelle mani del Vescovo diocesano;
d) se il Vescovo diocesano, parimenti, modera la sua forma di vita (c. 603).
2) L’Ordine delle vergini. Questo è una forma di vita consacrata che si avvicina alle al­
tre, nella quale alcune donne fedeli emettono il santo proposito di seguire Cristo da
vicino, in verginità e, consacrate dal Vescovo diocesano, secondo il rito liturgico ap­
provato, si dedicano al servizio della Chiesa (c. 604).
Il nuovo CIC, dopo aver affermato il diritto di associazione (c. 604, § 2), al canone se­
guente afferma che nuove forme possibili di vita consacrata possono essere riconosciute sol­
tanto dalla Sede Apostolica (c. 605).

214
Elementi comuni e differenziali tra le forme di Vita Consacrata
ELEMENTI GIURIDICI
ELEMENTO TEOL. ESSENZIALE INTEGRANTI
DENOMINAZIONE Totale consacrazione
a DIO VITA VOTI ALTRI VITA VITA
SOCIALE PUBBLICI SS. VINCOLI COMUNE NEL SECOLO

ISTITUTI SÌ SÌ SÌ SÌ
RELIGIOSI
(c. 607)

ISTITUTI SÌ SÌ SÌ SÌ
SECOLARI
(c. 710)

EREMITA (c. 603), con voto o altro vincolo sacro professa pubblicamente i 3 consigli evangelici nelle mani del Vescovo diocesano e sotto la
sua guida osserva la norma di vita che gli è propria.
VERGINI CONSACRATE (c. 604) professano di seguire Gesù Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio e si dedicano
al servizio della Chiesa.
SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA (c. 731) vengono assimilate agli Istituti di vita consacrata. I membri, senza voti religiosi, proseguono il fine
apostolico proprio della Società e, conducendo vita fraterna in comunità, secondo il proprio stile, tendono alla perfezione della carità me­
ro
diante l’osservanza delle Costituzioni. Vi sono Società i cui membri assumono i consigli evangelici con vincolo definito dalle Costituzioni.
Innovazioni negli IVC
(cc. 580-585: 492-495; 1500-1501; ES II 39-41; PC 21-22; AIE 1°)

Avvenuta l’erezione canonica, che è l’elemento costitutivo di un IVC, in questo si pos­


sono verificare i seguenti fenomeni: aggregazione, divisione, fusione, unione e soppressio­
ne. I primi quattro sono di carattere innovativo, l’ultimo è di carattere estintivo.
L’AGGREGAZIONE si verifica quando un IVC si associa ad un altro, conservando la
propria autonomia.
L’aggregazione è riservata all’autorità competente dell’Istituto aggregante, salva sem-
pre l’autonomia canonica dell’Istituto aggregato (c. 580).
Se la detta autonomia dovesse venir meno anche solo parzialmente, allora è necessaria
l’autorizzazione della Santa Sede.
LA DIVISIONE si verifica quando un IVC viene diviso, ai fini amministrativi, in parti
più o meno estese, dette in genere «province» (c. 581).
La divisione, che nel CIC precedente - rispetto agli IVC di diritto pontificio - era ri­
servata alla Santa Sede (c. 494, § 1), oggi, per qualsiasi IVC, è lasciata alla libera e autono­
ma decisione della competente autorità dell’Istituto, a norma delle Costituzioni. La mede­
sima norma vale per l’erezione di nuove parti, per la fusione di quelle esistenti, e per qual­
siasi altra delimitazione che si intende effettuare (c. 581).
LA FUSIONE o incorporazione si verifica quando un IVC cessa di esistere come tale
e viene assorbito da un altro.
Le fusioni degli IVC sono riservate unicamente alla Sede Apostolica, come anche il
costituire le federazioni e le confederazioni (c. 582).
L’UNIONE di due o più IVC dà luogo ad un unico nuovo IVC.
Le unioni, come le fusioni, sono riservate unicamente alla Sede Apostolica. Perché si
possa addivenire all’unione, come prescrive il PC 21, per motivi di elementare prudenza,
occorre che gli FVC e le SVA non differiscano molto nelle finalità e nello spirito.
Le innovazioni che tocchino cose già approvate dalla Santa Sede, non possono essere
effettuiate senza la formale licenza della medesima Sede Apostolica.
È questa l’applicazione del noto principio «apposuit manus», che viene richiamato
anche nel canone 595, § 1.
LA FEDERAZIONE è propria degli Istituti e dei Monasteri sui iuris, appartenenti in
qualche modo alla stessa famiglia religiosa (PC 22), i quali cooperano insieme per un
maggior bene comune. Il raggruppamento di federazioni o di Congregazioni monastiche è
detto anche Confederazione.
Queste sono riservate alla Sede Apostolica (c. 582).
LA SOPPRESSIONE di un IVC o SVA, di diritto pontificio o di diritto diocesano, è di
esclusiva competenza della Santa Sede, a cui spetta anche disporre dei suoi beni temporali
relativi «salva offerentium voluntate».
È di competenza della Santa Sede anche la soppressione dell’unica Casa di un IVC,
poiché, di fatto, con essa si avrebbe la soppressione dell’IVC stesso (c. 616, § 2).
La soppressione di parti di un IVC (casa o provincia) spetta all’autorità competente
dell’Istituto stesso (c. 585).

216
Contenuto biblico-canonico
dei Consigli Evangelici

C
(cc. 598-601)

LU
I CONSIGLI EVANGELICI sono un dono ed una grazia del Signore alla sua
£
2:
Chiesa. Da questo concetto di «dono» deriva la competenza della Gerarchia sopra i
LU Consigli evangelici. Essa, perciò:
< — li interpreta, come fa nei cc. 599-601;
Q — ne modera l’osservanza, come fa nella parte III del Libro II del CIC;
2
O — costituisce forme stabili di viverli, quando erige o approva canonicamente gli IVC;
U_
< — si responsabilizza perché gli IVC crescano e fioriscano secondo lo spirito dei Fon­
datori, perché con ciò cresce e fiorisce la vita e la santità della Chiesa, alla quale
CC
O essi appartengono.
2:

S. BERNARDINO DA SIENA così precisa sinteticamente il contenuto essenziale


biblico-canonico dei Consigli Evangelici:
— Per votum castitatis totum corpus subicitur animae;
— Per votum paupertatis totus mundus subicitur nobis;
— Per votum oboedientiae totus homo (anima et corpus) subicitur Deo.
* La CASTITÀ comporta l’obbligo della continenza perfetta nel celibato, per il
Regno dei cieli e per la maggiore fecondità della Chiesa e significazione del mondo
futuro (c. 599). Cf. PC 12; ET 13-15.
Questo Consiglio evangelico non ammette gradi, restrizioni né particolarità costi­
tuzionali o di diritto proprio; ammette soltanto distinzioni di insistenza nelle misure
ascetiche di osservanza della loro medesima sostanza o contenuto essenziale.
LU
* La POVERTÀ comporta dipendenza e limitazione nell'uso e disposizione dei
< beni, secondo le norme del diritto proprio di ogni IVC, oltre ad una vita realmente e
M
2 spiritualmente povera, laboriosamente portata in sobrietà e distacco dalle ricchezze,
LU
C/5
C/5
ad imitazione del Cristo povero (c. 600). Cf. PC 13; ET 16-22.
LU Il diritto proprio misurerà i gradi della sobrietà e della dipendenza; da qui che,
O nella prassi di questo consiglio, conservato l’essenziale che la Chiesa impone e che
f-
Z) non si identifica con il radicalismo evangelico, sorgeranno differenze tra IVC.
2
LU
h- * La OBBEDIENZA obbliga alla sottomissione della volontà a quella dei legittimi
2
O Superiori, che fanno le veci di Dio, quando danno precetti secondo le Costituzioni;
o esigerà quindi spirito di fede e di amore, dietro l’esempio di un Cristo obbediente si­
no alla morte (c. 601). Cf. PC 14; ET 23-29.
Le Costituzioni misureranno i gradi della sottomissione; anche qui ci sono gradi
della sottomissione; ci sono differenze tra gli IVC.
In ogni caso, i Superiori devono comandare dentro i giusti limiti: «Ergo Praelati ius-
sio vel prohibitio non praetereat terminos professionis. Nihil me Praelatus prohibeat
eorum quae promisi, nec plus exigat quam promisi. Vota mea nec augeat sine mea vo-
luntate, nee minuat sine necessitate» (S. Bernardus, De paecepto et dispensatione).
«Pertanto, al servizio del bene comune, l’autorità e l’obbedienza si esercitano co-
me due aspetti complementari della stessa partecipazione all’offerta del Cristo: per
quelli che operano in autorità, si tratta di servire nei fratelli il disegno di amore del
Padre, mentre con l’accettazione delle loro direttive, i religiosi seguono l’esempio del
^nostro maestro e collaborano all’opera della salvezza» (ET 25).

217
=

GLI ISTITUTI RELIGIOSI


Concetti fondamentali
(c. 607: 487-488; LG 44, 45; PC 1, 5, 12, 15, 25; ES II, 25, 31; ET 13, 35)

La normativa propria degli IVCR — che comprende anche quanto il CIC stabili­
sce per gli IVC in genere — è contenuta nei cc. 607-709, distribuiti in 8 capitoli:
1° Le case religiose: loro erezione e soppressione (608-616);
2° Il governo degli Istituti (617-640);
3° L’ammissione dei candidati e la formazione dei membri (641-661);
4° Obblighi e diritti degli IVCR e dei loro membri (662-672);
5° L’apostolato degli IVCR (673-683);
6° La separazione dei membri (684-704);
7° I religiosi elevati all’Episcopato (705-707);
8° Le Conferenze dei Superiori Maggiori (708-709).

La vita religiosa, in quanto consacrazione di tutta la persona, manifesta nella Chie­


sa il mirabile connubio istituito da Dio, segno della vita futura. In tal modo il religioso
porta a compimento la sua totale donazione come sacrificio offerto a Dio, e con questa
intera sua esistenza diviene un ininterrotto culto a Dio nella carità (c. 607, § 1).
L’Istituto religioso è una società i cui membri, secondo il diritto proprio, emetto­
no voti pubblici, perpetui o temporanei da rinnovarsi alla scadenza, e conducono vita
O fraterna in comunità (c. 607, § 2).
O La testimonianza pubblica che i religiosi sono tenuti a rendere a Cristo e alla
Chiesa comporta quella separazione dal mondo che è propria dell’indole e della fina­
lità di ciascuno Istituto (c. 607, § 3).

La nozione generica di Istituto religioso comprende 4 elementi:


cc
(J A) SOCIETÀ - L’Istituto religioso è l’unione morale e costante di più persone che
> tendono ad un unico fine con gli stessi mezzi. Il fine essenziale è di tendere alla perfe­
2 zione evangelica, anche se ogni Istituto ha il suo fine specifico. L’Istituto religioso è
D una persona giuridica collegiale.
Q B) APPROVAZIONE - La società deve essere approvata positivamente (non sol­
> tanto negativamente) dalla legittima autorità ecclesiastica. Tale approvazione concede
P all’Istituto la personalità giuridica, per cui, la semplice pluralità di individui diviene
Z) persona giuridica.
t C) LEGGI PROPRIE - Questo è un elemento necessario per diritto positivo di
f-
to ogni persona giuridica. In queste leggi (Regole, Costituzioni...) viene determinato il fi­
O ne specifico dell’Istituto, il regime del medesimo, i diritti e i doveri dei membri.
o
D) VOTI -1 voti, che nella definizione astratta dello stato di vita consacrata si di­
p cevano un elemento essenziale, vengono determinati in concreto: devono essere pub­
LLI blici, ossia accettati dal legittimo Superiore in nome della Chiesa (c. 607). Tali voti,
LLI inoltre, devono essere perpetui, almeno virtualmente, in quanto nei Superiori e nei
LLJ
Profitenti si richiede l’intenzione di rinnovarli, anche se alla scadenza, né il Profitente
è tenuto a rinnovare i voti, né il Superiore ad ammetterlo alla rinnovazione.

218
Tipologia e nomenclatura degli IVC
La tipologia o nomenclatura degli IVC dipende dai seguenti fattori: voti, regime in­
terno, regime esterno, approvazione, ordine sacro, povertà, fine prossimo, forma di apo­
stolato ecc.

FATTORE TIPOLOGIA

ORDINI: IVC nei quali si emettono voti solenni, anche se non da parte
VOTI di tutti i membri;
CONGREGAZIONI: IVC nei quali si emettono soltanto voti semplici.

GERARCHICI: IVC che possono costituirsi (come di parti o membri) di


altre istituzioni o società: province e case. Gli IVC gerarchici possono
essere:
— Centralizzati: quelli che, nella loro gerarchia, si dividono in tre
REGIME gradi: Istituto, province, case (Sup. gen., prov., loc.)
INTERNO — Non Centralizzati: quelli che si dividono in due soli gradi gerar­
chici: Istituto, case (Sup. gen., Sup. loc.)
NON GERARCHICI: quelli che non hanno come parti o membri altre
istituzioni, ma si indirizzano verso un solo centro:
Monasteri sui iuris, i quali sono uniti solo da vincoli spirituali con i Mo­
nasteri dello stesso IVC.

ISTITUTI ESENTI: quelli che sono sottratti alla giurisdizione dell’Or­


REGIME dinario del luogo;
ESTERNO ISTITUTI NON ESENTI: quelli che invece sono sottomessi alla giuri-
_ sdizione dell’Ordinario del luogo (c. 591).

ISTITUTI DI DIRITTO PONTIHCIO: quelli che hanno ottenuto dal­


APPROVA­ la Santa Sede almeno il «Decretum laudis»;
ZIONE ISTITUTI DI DIRITTO DIOCESANO: quelli che sono stati eretti ov-
_ vero approvati dall’Ordinario diocesano (c. 589).

ISTITUTI CLERICALI: quelli che sono diretti da chierici, assumono


ORDINE l’esercizio dell’Ordine sacro e sono riconosciuti tali dalla Chiesa;
SACRO ISTITUTI LAICALI: quelli che sono riconosciuti tali dalla Chiesa ed
hanno un compito che non comporta l’esercizio dell’Ordine sacro
__ (c. 588).

ISTITUTI MENDICANTI: quelli che non possono possedere neppure


in comune. Sono tali: Frati Minori, Domenicani, Servi di Maria, Car­
melitani, Agostiniani, Gesuiti. Rimangono tali, nonostante che il
POVERTÀ Concilio di Trento abbia permesso loro di possedere beni immobili,
secondo la dichiarazione di S. PIO V Non si servirono di questa: Fra­
ti Minori, Cappuccini e Gesuiti;
ISTITUTI NON MENDICANTI O POSSEDENTI: gli Istituti che pos­
sono possedere liberamente.

219
FATTORE TIPOLOGIA

ISTITUTI DI VITA CONTEMPLATIVA: «Gli Istituti dediti in­


teramente alla contemplazione, tanto che i loro membri si oc­
cupano solo di Dio, nella solitudine e nel silenzio, in continua
preghiera e intensa penitenza... » (PC 7).
— Il fine di tendere alla perfezione è unico e totale.
— I mezzi:
a) la vita contemplativa, cioè quella che non è ordinata al­
l’apostolato esterno, sebbene non escluda il lavoro, come
si desume dal motto classico: «Ora et labora»;
b) la fuga mundi. Mentre gli altri religiosi fuggono il mon­
do inteso nel senso metaforico (tre concupiscenze), il
monaco fugge il mondo inteso anche nel senso fisico: vi­
ve nel monastero, che è il suo piccolo mondo;
FINE c) l’apostolato monastico che comprende essenzialmente
PROSSIMO l’opus Dei: liturgie solenni, l’esercizio delle virtù. Tutta
l’Europa fu evangelizzata con questa forma di apostola­
to: «Ex monasterio et in monasterio».
— Nel monastero vige l’obbligo della recita corale del Divino
Ufficio.
— Poiché i monasteri sono autonomi «sui iuris», l’Abate è Su­
periore maggiore;

ISTITUTI DI VITA ATTIVA: «In questi Istituti l’azione apostoli­


ca e caritativa rientra nella natura stessa della vita religiosa, in
quanto costituisce un ministero sacro e un’opera di carità che
sono stati affidati loro dalla Chiesa e devono essere esercitati
in suo nome» (PC 8);

ISTITUTI DI VITA MISTA: «Gli Istituti religiosi i quali per re­


gola uniscono strettamente la vita apostolica all’Ufficio corale
e alle osservanze monastiche» (PC 9).

ISTITUTI MILITARI: quelli che furono fondati per la libe­


razione dei Luoghi santi: Sovrano Ordine Cavalieri di Malta,
Cavalieri del S. Sepolcro;
FORME DI
APOSTOLATO ISTITUTI OSPITALIERI: quelli i cui membri si dedicano all’assi­
stenza degli infermi: Fatebenefratelli, Camilliani, gli Istituti
fondati da S. Vincenzo de’ Paoli, dal Cottolengo, dal Don
Guanella, ecc.

220
Esemplificazioni degli IVC

I - IVC GERARCHICI CENTRALIZZATI

Le singole comunità sono persone giuridiche, però il Superiore locale (Sup. L.) dipen­
de dal Superiore provinciale e questi dal Superiore supremo. Le persone giuridiche che
compongono l’IVC sono disposte in forma piramidale e ciascuna ha il proprio Superiore:

Superiore Generale

Sup. Provinciale Sup. Provinciale Sup. Provinciale

Sup. L. Sup. L. Sup, L. I Sup. L. | Sup. L. Sup. L. Sup. L. Sup. L. Sup. L.

II - IVC GERARCHICI NON CENTRALIZZATI

In questi Istituti si ha un Superiore supremo ed una certa unione, però i Monasteri so­
no sempre indipendenti «sui iuris»: sono convergenti verso il centro (comando generale o
supremo), come i raggi di una ruota, però restano indipendenti tra di loro: Congregazioni
monastiche. Alle Congregazioni monastiche assomigliano le Federazioni e le Confedera­
zioni (582):

III - IVC NON GERARCHICI

In questi si ha il vincolo della Regola, della carità, però ogni comunità resta indipen­
dente, «sui iuris»: sono come tante isole:

o o o o o o
o o o o o o
o o o o o o

221
CASE RELIGIOSE: EREZIONE E SOPPRESSIONE
(cc. 608-616: 488-498; LG 45; CD 35; PC 21; ES II, 41; MR 9c, 28, 52)

M La vita comune è un elemento integrale degli IVCR. Da ciò ne segue:


uj — la necessità di una casa legittimamente eretta nella quale venga condotta la vita comune;
cn — la necessità di un legittimo Superiore, moderatore della vita fraterna;
^ — la necessità di un oratorio per la celebrazione e la conservazione dell’Eucarestia, che
deve essere il vero centro della comunità (c. 608).
Q-j Sono questi gli elementi essenziali e formali perché si abbia una casa religiosa.
i! 2
LU La casa religiosa viene eretta dall’autorità competente, secondo le costituzioni: Supe-
O riore generale o provinciale, col previo consenso del Vescovo dioc., dato in iscritto.
INI Per l’erezione di un monastero femminile si richiede ancora la licenza della Santa Sede
LU

55 (c. 609).

_ — Assicurazione ai membri che possano vivere debitamente la vita religiosa, secondo le


t finalità e lo spirito del proprio Istituto;
— — Prudente previsione di poter provvedere adeguatamente alle necessità dei membri
q (610). Tale previsione deve essere immediata e prossima, non per l’eternità né per
LU epoche;
— Consenso del Vescovo diocesano, dato per iscritto (c. 611).

CC L’erezione canonica di una casa religiosa comprende:


3 — diritto di condurre una vita confacente al carattere del proprio IVCR e alle sue finalità;
^ — diritto di svolgere, ad normam iuris, le attività proprie dell’IVCR;
^ — diritto (per gli IVC clericali) di avere una chiesa aperta al culto pubblico e di eserci­
UJ tarvi il sacro ministero. Per costruire la chiesa in un preciso e determinato luogo oc­
u_ corre una nuova licenza del Vescovo (c. 1215, § 3);
LU
diritto di avere le associazioni proprie dell’IVC.
rsj Per le innovazioni interne della casa religiosa (scolasticato, noviziato, chiericato ecc.)
> non si richiede alcuna licenza del Vescovo diocesano.
§ Per le innovazioni esterne (destinazione della casa ad opere ed attività apostoliche di-
z verse da quelle originarie, è necessario un nuovo intervento del Vescovo diocesano (612).

— Le case religiose dei canonici regolari e di monaci sono «sui iuris» e il Moderatore è
Superiore maggiore (c. 613);
'<
j_ — I monasteri femminili consociati a un IVCR maschile, col quale presentano una certa

oc affinità di spirito e di carisma, sono sempre monasteri «sui iuris»; i rapporti reciproci
< vengono definiti dalle costituzioni, ferma però restando la giusta autonomia del mo­
Z) nastero femminile (c. 614);
(_) — Un monastero sui iuris non ha altro Superiore maggiore oltre il proprio Moderatore.
LU
CL Se tale monastero non è consociato ad un altro IVCR in modo che il Superiore di
questo abbia su di esso una vera e propria potestà determinata dalle costituzioni, è af­
fidato, a norma del diritto, alla particolare vigilanza del Vescovo diocesano (c. 615).

LU Una casa religiosa (di diritto pontificio o di diritto diocesano) può essere soppressa
g soltanto dal Moderatore supremo col suo Consiglio (c. 616).
CO
’ La soppressione dell’unica casa è di competenza della Santa Sede, alla quale è pure ri­
c/3 servata la destinazione dei beni relativi (c. 616, § 2);
LU La soppressione di un monastero sui iuris spetta al Capitolo generale, se le costituzio-
OC
o_ ni non dispongono diversamente (c. 616, § 3);
q La soppressione di un monastero femminile «sui iuris» è sempre di competenza della
c/) Sede Apostolica (c. 616, § 4).

222
Gli effetti giuridici della erezione canonica di una casa religiosa sono:
— per tutte le Religioni:
a) acquisto della personalità giuridica collegiale;
Zi b) diritto di esercitare le opere proprie della Religione.
< — per le Religioni clericali:
o diritto di avere una chiesa ovvero un oratorio pubblico e di esercitarvi il sacro mini­
LLI
Q_ stero; si richiede però la licenza dell’Ordinario del luogo per la ubicazione della
cn chiesa.
P — per le Religioni laicali:
£ La licenza per fondare una casa religiosa non comporta il diritto di avere la chie­
D
a
LU
sa annessa e quindi si richiede una nuova licenza dell’Ordinario, il quale può anche
tr negarla, come può concedere la prima con la clausola restrittiva.
Per edificare o aprire una scuola, foresteria o altro di simile, separato dalla casa
religiosa, ma unito fisicamente o moralmente ad essa, è necessaria la licenza scritta
dell’Ordinario del luogo.

RECUPERO - Se la casa religiosa è stata abbandonata spontaneamente e con la


debita licenza (= soppressione), per il recupero occorrono tutte le formalità richieste
per una nuova fondazione; se, invece, è stata abbandonata solo di fatto, senza decre­
tarne la soppressione, l’IVC la può recuperare entro 100 anni senza alcuna formalità.
Se la casa è stata chiusa per violenza (= soppressione, persecuzione...), l’Istituto
ha il diritto di recuperarla in qualsiasi momento e senza alcuna formalità, anche do­
po 100 anni (= Ius postliminii).
TRASFERIMENTO - Se avviene da un luogo all’altro nella stessa città, non si ri­
Zi chiede alcuna formalità; se avviene da una città all’altra, allora si richiedono tutte le
m formalità necessarie per la erezione
<75
co MODIFICAZIONI:
O — per le modificazioni materiali dell’edificio non si richiede alcuna licenza del­
CL
l’autorità esterna;
2
O — per le modificazioni formali della casa o conversioni ad altri usi, bisogna distinguere:
N a) se la modificazione è interna, in quanto si riferisce solo al regime interno (da
§ sede di probandato a sede di noviziato o chiericato) non si richiede alcuna li­
o cenza dell’autorità esterna;
2
2 b) se la modificazione è esterna, in quanto si riferisce al regime esterno (con­
versione di un seminario in ospedale, pensionato ecc.), allora si richiedono
tutte le formalità previste per la erezione.

SOPPRESSIONE:
a) «Una casa religiosa eretta legittimamente può essere soppressa dal Moderatore su­
premo a norma delle costituzioni, dopo aver consultato il Vescovo diocesano...»
(C.616,§1);
b) La soppressione dell’unica casa di un Istituto è di competenza della Santa Sede...»
(c. 616, § 2), perché equivale alla soppressione dell’Istituto stesso.

223
-

PROVINCE RELIGIOSE: EREZIONE E SOPPRESSIONE


(cc. 581, 621: 494; PC 21, 22; ES II, 39-41; AIE 1°)

O L’Istituto giuridico delle Province ha avuto origine da S. Francesco d’Assisi, il


t=
LU
quale, nel 1217, divise l’Ordine dei Minori in 8 Province; tale istituto giuridico in se­
guito è stato adottato da tutti gli Ordini ed anche dalle Congregazioni religiose.
O La provincia religiosa è l’unione almeno di 3 case religiose che costituisce una
z
o parte immediata dell’IVC sotto il medesimo Superiore, ed è canonicamente eretta
CJ dalla legittima autorità (c. 621).

Essenziali:
— unione di piu case, almeno 3, del medesimo IVC;
P
— nuova persona giuridica distinta dall’Istituto;
Z — parte dell’Istituto;
LU — sotto l’autorità di un proprio Superiore.
LU Integranti:
_l — noviziato proprio
LU
— studentato
— capacità di acquistare e di possedere
territorio proprio ecc.

Non sono Province quegli organismi che imitano soltanto la natura delle Province

l!
< 5
(J -
senza averne gli elementi essenziali:
— unione di persone piuttosto che di case governate da un Superiore delegato dal
Superiore generale o provinciale;
oc (/) — unione di case che costituiscono un organismo il cui Superiore è dotato di pote-
O _ stà ordinaria vicaria (Custodie generali o provinciali ecc.).

— Erezione: la concessione della personalità giuridica fatta dalla autorità competente;


cc — Soppressione: il contrario della erezione, revoca della personalità giuridica;
§ — Modificazione che può avvenire in tre modi:
— divisione: l’atto giuridico col quale da una persona giuridica se ne costitui­
t=
LU
scono altre;
o — unione: l’unione estintiva di una Provincia con un’altra o l’unione di due o
z più Province per costituirne una nuova;
o — nuova circoscrizione: se la Provincia è territoriale s’intende una nuova deli­
o mitazione; se la Provincia non è territoriale, s’intende la separazione di alcu-
_ ne case da una Provincia per unirle ad un’altra Provincia.
LU
X Erigere, modificare, sopprimere una Provincia spetta all’autorità competente del­
CJ l’Istituto a norma delle costituzioni. Il c. 581 stabilisce: «Spetta all’autorità dell’Istitu­
5 to a norma delle costituzioni dividere l’Istituto stesso in parti, con qualunque nome
cc designate, erigerne nuove, fondere quelle già costituite o circoscriverle in modo di­
z>
verso».
LU Il c. 582 soggiunge: «Sono riservate alla Sede Apostolica le fusioni e le unioni di
Istituti di vita consacrata, come anche il costituire federazioni o confederazioni».
CC La federazione dei monasteri, oltre che dal c. 582, viene disciplinata anche dalla
O Costituzione Apostolica Sponsa Christi e dalla Istruzione lnter praeclara.
z

224
GOVERNO O REGIME DEGLI IVC
(cc. 617-640)

Romano Pontefice
Congregazioni Romane
GERARCHIA (Cost. Pastor Bonus, 105-111)
esterna Ordinario del luogo (cc. 678,609,612,
616,630)
Parroco

Superiore Supremo (c. 622)


Organi Superiore Provinciale
individuali (cc. 620-621)
In foro Superiore locale (c. 628)
o ESTERNO Visitatore (c. 628)
>
=j
o Generali
LO
Q delle Provinciali
LO PERSONE GERARCHIA O Locali
(regime) interna
o Organi u Elettivi
LO
cc collegiali Capitoli .5 Di affari
O (cc 631-633) Misti
O
cc g Ordinari
UJ
>
O Straordinari
CD

In foro Confessori (c. 630)


INTERNO Cappellani (c. 567)

Acquisto dei beni


delle Amministrazione dei beni
COSE Alienazione dei beni
(amministrazione) Debiti ed obbligazioni
(cc. 634-640) Pie fondazioni
Beni fiduciari

225
SUPERIORI E CONSIGLI
(cc. 617-630: 499-517; LG 43-45; PC 6, 14, 15; ET 25; CD 15, 16; PO 7;
SC 19; MR 13; ES II, 16, 18)

Il Cap. II inizia con i Superiori personali, che sono gli organi del governo ordina­
rio degli IVCR a tutti i livelli: generale, provinciale e locale.
Assieme ai Superiori, il CIC tratta dei loro Consigli, che sono organi strettamente
z legati al Superiore personale e non si concepiscono senza di esso: sono chiamati a
O collaborare con lui, con i loro pareri sulla legittimità e sul merito degli affari, che,
3 pur facendo parte del governo ordinario, non sono di tutti i giorni e presentano qual-
o che difficoltà.
§ Segue la trattazione sui Capitoli, che sono superiori collegiali, gli organi del gover­
ni no straordinario: elezioni dei Superiori e dei loro Consiglieri - funzione normativa
- degli IVCR ecc.
Chiude il Cap. II la trattazione sui beni temporali, materia delicata sottoposta alla
potestà ed al controllo diretto dei superiori.

cc «I Superiori adempiano il proprio incarico ed esercitino la propria potestà a nor-


2 ma del diritto universale e quello proprio» (c. 617).
w La parola «Superiore» si riferisce sia alle persone fisiche sia alle persone collegiali
^ che sono i Capitoli. Ogni Superiore deve adempiere il proprio ufficio ed esercitare la
^ propria potestà, non arbitrariamente, ma secondo le norme del diritto universale e
proprio. Prima di iniziare il servizio, il Superiore deve emettere la professione di fede
§_(c. 833, 8°).

i «I Superiori esercitino in spirito di servizio quella potestà che hanno ricevuto da


Dio mediante il ministero della Chiesa. Docili, perciò alla volontà di Dio nel­
l’adempimento del proprio incarico, reggano i sudditi quali figli di Dio, e suscitando
O la loro volontaria obbedienza nel rispetto della persona umana, li ascoltino volentieri
O e promuovano altresì la loro concorde collaborazione per il bene dell’Istituto e della
^ Chiesa, ferma restando l’autorità loro propria di decidere e di comandare ciò che va
5 fatto» (c. 618).
LU Il canone sottolinea il servizio e il dialogo. È un servizio potestativo quello che
O esplica il Superiore nell’esercizio:
— di guida (munus regendi);
c — di maestro (munus docendi);
— di santificatore (munus sanctificandi).
Questa potestà proviene da Dio mediante il ministero della Chiesa. Essa, perciò, è
potestà pontificia, quasi-episcopale, ordinaria, vicaria, esclusiva, gerarchica, dipen­
dente, subordinata.

Il c. 618 enumera 6 criteri sul modo di esercitare la potestà:


1° reggano i sudditi quali figli di Dio;
2° mostrino venerazione e rispetto della persona umana;
cc 3° promuovano l’obbedienza volontaria;
LU
b 4° li ascoltino volentieri;
cc
CJ 5° promuovano altresì la loro concorde collaborazione per il bene della Chiesa e del­
l’Istituto;
6° ferma restando l’autorità loro propria di decidere e di comandare, ciò che deve es­
sere fatto.

226
h- Il c. 619 enumera le prescrizioni ascetico-pastorali del buon governo:
C/D 1° I Superiori attendano sollecitamente al proprio ufficio;
s 2° e insieme ai religiosi loro affidati si adoperino per costruire in Cristo una comuni­
o tà fraterna nella quale si ricerchi Dio e lo si ami sopra ogni cosa;
y 3° Diano perciò essi stessi con frequenza ai religiosi il nutrimento della parola di
LU Dio;
U
C/) 4° Siano loro di esempio nel coltivare le virtù e nell’osservare le leggi e le tradizioni
< del proprio Istituto;
cc 5° Provvedano in modo conveniente a quanto loro personalmente occorre;
CJ
C/D 6° Visitino gli ammalati procurando loro con sollecitudine le cure necessarie;
LU
OC 7° Riprendano gli irrequieti;
Q_ 8° Confortino i timidi, con tutti siano pazienti.

Il c. 620 precisa quali sono i Superiori maggiori:


cc 1° Quelli che governano l’intero Istituto: Supremi Moderatori;
9 2° quelli che governano una sua provincia: Superiore Provinciale;
CD
o 3° quelli che governano una parte dell’Istituto equiparata alla provincia: Custode...
< 4° quelli che governano una casa «sui iuris»: Abate;
E 5° parimenti i loro rispettivi vicari.
9 A questi sono equiparati l’Abate Primate e il Superiore di una Congregazione mona­
cc stica, i quali, tuttavia non hanno tutta la potestà che il diritto universale attribuisce ai
UJ
Q_ Superiori Maggiori. Di conseguenza non sono Superiori Maggiori:
OD — i Consiglieri, definitori o assistenti generali, provinciali o locali,
i Superiori delle case che non sono «sui iuris»

Il c. 622 precisa la potestà dei singoli Superiori:


1° Il Moderatore Supremo ha potestà
— su tutte le province dell’Istituto
— su tutte le case
— su tutti i membri.
2° Gli altri Superiori godono della potestà nell’ambito del proprio incarico.
Il Moderatore generale è chiamato «supremo» perché nell’Istituto:
OC
9 — non ha un superiore al di sopra di sé;
oc — non ha neppure un superiore uguale, sulla stessa linea;
LU
CL — non vi è nessuno che non gli sia soggetto.
D La potestà deve essere esercitata in conformità al diritto proprio. Eventuali limita­
C/D
□ zioni possono provenire:
o — da riserve da parte del Capitolo generale;
o — da riserve da parte della Santa Sede;
?
co — dalla configurazione degli uffici e dei Superiori subordinati;
ù] — dagli interventi del Consiglio;
Q — dalla mancanza di eventuali requisiti.
<
h- La potestà del Moderatore Supremo:
C/D — è universale e suprema nell’Istituto;
UJ
h- — si estende alle persone fisiche e giuridiche;
O
CL — è immediata sopra l’Istituto
— è circoscritta dal diritto proprio ed universale.
La potestà dei Superiori subalterni:
— è limitata alla persona giuridica della quale sono superiori ed alle sue persone
fisiche;
— è immediata in ambo i casi;
è subordinata a quella del Moderatore supremo, però è propria;
è circoscritta dal diritto proprio ed universale.

227

1
! Gli atti necessari per la validità della elezione sono i seguenti:
‘i
i 1. CONVOCAZIONE del Collegio-Capitolo. La convocazione deve essere uni­
S versale, ossia estesa a tutti coloro che hanno diritto: la omessa convocazione, se ri­
:■
' guarda un terzo degli aventi diritto, è nulla; se riguarda anche uno solo avente dirit­
to, la convocazione è valida, però il capitolare trascurato potrebbe chiedere la rescis­
sione delle decisioni capitolari.
2. ADUNANZA nel luogo e nel tempo stabilito. 11 c. 119 ha introdotto il «quo­
rum strutturale»: per procedere è necessario che in aula sia presente la maggioranza
z assoluta dei vocali.
Q
N 3. SUFFRAGAZIONE - Il voto perché sia valido, deve essere:
LU

LU
a) libero;
UJ b) segreto;
tr c) certo;
LU
Q_
d) assoluto;
e) determinato;
!
!:
:
5 f) dato a titolo unico.

La maggioranza, secondo il c. 119:


:
— se si tratta di elezione ha forza di diritto ciò che, presente la maggior parte di quel­
li che dovevano essere convocati, è piaciuto alla maggioranza assoluta di coloro
che sono presenti;
— dopo due scrutini inefficaci la votazione verte sopra i 2 candidati che hanno ot­
tenuto la maggior parte dei voti, o, se sono parecchi, sopra i due più anziani di
età;
— dopo il terzo scrutinio, se rimane la parità, si ritiene eletto colui che è il più anzia­
no di età.

Il Presidente è colui che modera autoritativamente l’elezione canonica:


— convoca l’assemblea;
— emette il giuramento;
LU — presiede i lavori del collegio;
z — vigila sui lavori degli scrutatori;
LU
Q
— può dirimere la parità (quando non si tratta di elezioni!);
Th — proclama l’elezione;
LU — conferma gli atti.
cc
Q_ E una presidenza di giurisdizione e non solo di onore.
Egli non può negare la conferma se si riscontra che l’elezione si è svolta «ad nor-
mam iuris» e che l’eletto possiede tutti i requisiti richiesti del diritto comune e da
quello proprio (c. 149, § 1).

LU L’eletto può non accettare l’ufficio al quale è stato chiamato, però il diritto pro­
z prio potrebbe imporre l’obbligo dell’accettazione.
o
N
Quando la provvisione avviene per nomina, è obbligatoria la consultazione estesa
3
Z)
a tutti coloro che sono determinati dal diritto proprio.
V- La POSTULAZIONE, non essendo stata esplicitamente esclusa dal nuovo CIC,
co
o per i casi relativi agli IVCR potrà essere seguita la vecchia norma, in casi straordinari
CL e se il diritto proprio non la proibisce.

228
Il c. 626 contiene le norme per tutte le elezioni e nomine:
— I Superiori e i membri nelle elezioni devono osservare le norme del diritto univer­

C
z sale e del diritto proprio;
D
— devono astenersi da qualunque abuso o preferenza di persone, avendo di mira solo
O Dio e il bene dell’Istituto;
o
UJ — devono nominare o eleggere le persone che nel Signore riconoscono veramente
degne e adatte;
CE
O — nelle elezioni devono rifuggire dal procurare voti per sé o per altri, direttamente o
z indirettamente.
L’osservanza di tali norme eviterà contraddizione e pericolo di atti nulli.

II c. 627 tratta dei Consigli:


I — «§ 1. I Superiori abbiano il proprio Consiglio a norma delle costituzioni e nell’e­
5 sercizio del proprio ufficio sono tenuti a valersi della sua opera».
CE — «§ 2. Oltre ai casi stabiliti dal diritto universale, il diritto proprio determini i casi
o in cui per procedere validamente è richiesto il consenso oppure il consiglio, a nor­
z ma del c. 127».

Il Consiglio è rappresentativo della comunità ed aiuta il Superiore personale nel


< governo ordinario dell’Istituto.
CE
z> Le competenze del Consiglio devono essere tassativamente stabilite dal diritto
* proprio, che dovrà precisare i casi nei quali si richiede il consenso (= parere vinco­
z lante, se il Superiore decide di agire) o il consiglio (= parere non vincolante, ma che
deve essere richiesto).

Principi fondamentali:
— necessità della esistenza dei Consigli a tutti livelli;
— necessità della consultazione nei casi previsti;
— necessità di attuare, di seguire i pareri dei Consigli negli affari rari e più gravi del
51 governo ordinario;
Ò
? — il Superiore non fa parte del Consiglio e perciò non ha diritto al voto. Egli ha di­
CE ritto al voto solo nei casi in cui il Consiglio agisce come collegio. (Pont. Comm.
0-
Interpr., Responsa ad proposita dubia, II, 14.5.1985, in Communicationes XVII
(1985), p. 262.
— Quando il Consiglio deve esprimere il parere:
a) deve essere convocato secondo la norma del c. 166;
b) deve esprimere il parere a maggioranza di voti.

5
z ne
Il c. 629 prescrive che i Superiori risiedano ciascuno nella propria casa, e non se
allontanino se non a norma del diritto proprio:
LO
ecn — il Supremo Moderatore deve risiedere nella casa della Curia generale dell Istituto;
UJ — il Superiore provinciale in una casa della sua Provincia;
CE
_j— il Superiore locale nella casa ove presiede.

229
La potestà dei Superiori e dei Capitoli
■ PRINCIPIO GENERALE: I Superiori e i Capitoli degli Istituti hanno sui membri
quella potestà che è definita dal diritto universale e dalle costituzioni.
— Negli Istituti clericali di diritto pontificio essi godono inoltre della potestà eccle­
siastica di governo, tanto per il foro esterno quanto per quello interno.
— Inoltre si applicano le disposizioni dei canoni 131, 133 e 137-144 (c. 596, §§ 1-3).

Potestà di Governo Potestà Comune


o di giurisdizione o dominativa

CONCETTO È la potestà pubblica concessa È la potestà propria di ogni Isti­


da Cristo alla sua Chiesa: la po­ tuto: la potestà di governare i
testà di governare i fedeli in or­ propri membri in ordine al fine
! dine alla vita eterna. individuale e sociale dell’Istituto.
j;

i
ORIGINE Deriva dalla comunicazione Deriva dalla comunicazione
fatta dalla Chiesa per mezzo fatta dall’Istituto per mezzo di
j! dei suoi organi. legittime elezioni.

MEZZI In foro esterno è dotata della I Superiori possono dare solo


triplice funzione: precetti ai singoli o alle comu­
— legislativa, riservata ai Capi­ nità.
toli generali speciali; Non possono istituire un
— giudiziaria, riservata ai Su­ processo canonico, sebbene
periori Maggiori degli Istitu­ possano trattare molti affari in
ti clericali esenti; via amministrativa.
— esecutiva, riservata ai Supe­ Non possono imporre pene
riori Maggiori e Minori, i ecclesiastiche propriamente
quali possono privare dei dette; possono solo privare dei
beni ecclesiastici (imporre beni o privilegi propri dell’Isti­
pene propriamente dette). tuto.

QUALITÀ È ordinaria, E ordinaria,


— vicaria del Romano Pontefi- — propria,
ce, — personale,
— personale (non territoriale), — in bonum proprii Instituti.
— in bonum Ecclesiae,
— canonica, poiché proviene
da CIC,
— pubblica, perché la Chiesa è
società pubblica.

ESTENSIONE E piena, poiché comprende la È semipiena, perché compren­


potestà pubblica della Chiesa de la sola potestà dell’Istituto,
ed anche la potestà propria priva, quindi, della triplice
dell’Istituto. funzione: legislativa, giudizia­
ria, coercitiva.

230
Provvista canonica dei Superiori degli IVC
:
(cc. 623-626)

Per i Superiori in genere:


— il candidato deve aver emesso la professione perpetua o definitiva (c. 623);
— il medesimo deve godere la voce attiva e passiva;
— negli IVC clericali deve essere sacerdote (cc. 129, 274, § 1).
F NB. I sodali laici sono idonei per gli uffici amministrativi.
(7)
5 Per i Superiori maggiori:
a
LLI
— il candidato deve essere professo per un periodo adeguato di tempo (c. 623).
OC Hoc theoretice, practice autem:
— Non sit nimis sanctus (si sanctus est oret prò nobis);
— Non sit nimis sapiens (si sapiens est doceat nos);
— Non sit nimis sanus (si sanus est laboret prò nobis);
— Si prudens est regat nos.

£5 Superiori maggiori: durata temporanea senza divieto di rielezione (c. 624)


ée
3 Superiori minori: durata temporanea con divieto di rielezione oltre il terzo triennio.

Designazione della persona:


— fatta dal Superiore, da solo o col suo Consiglio;
— fatta dal Capitolo:
— per elezione, se la persona è idonea;
UJ — per postulazione, se manca di qualche requisito.
z Conferimento del titolo:
O — per nomina da parte del Superiore che ha liberamente designato la persona (c. 157);
£ — per semplice accettazione, se trattasi di elezione collativa. Questa forma è prevista
>
> per il Superiore supremo (c. 625, § 1);
o — per conferma della persona eletta e che possiede tutti i requisiti. E prevista per gli
cc
Q-
altri Superiori (c. 625, § 3);
— per ammissione, se trattasi di persona inidonea designata per postulazione (cc. 180-183).
E Presa di possesso. Questa generalmente avviene mediante la professione di fede
5 (c. 833) e la presentazione del documento della provvisione ai membri della comunità
(c. 833, 8°).
I Superiori degli IVC clericali di diritto pontificio, oltre la potestà comune (do­
minativa!) hanno anche la potestà di governo (c. 596).
I diritti del Superiore Supremo si estendono su tutte le Province e Case nonché su tut­
ori i religiosi (c. 622). Tale potestà deve essere esercitata in spirito di servizio (c. 618).

Comuni: Residenza (c. 629);


Notifica ed esecuzione dei Decreti della Santa Sede (c. 592, § 2);
E Vigilanza per curare l’osservanza (c. 592, § 2);
> Speciali: Correzione per reprimere eventuali inosservanze (c. 619).
UJ

O Superiori supremi: Relazione quinquennale e statistica da presentare alla Santa


Q Sede (c. 592, § 1);
Superiori maggiori: Visita canonica (c. 628);
Superiori locali: Lettura Costituzioni e Decreti;
— Istruzione catechistica ed esortazioni.

231
Capitolo e Consiglio
elementi differenziali
(cc. 627, 631-633)

ELEMENTI CAPITOLO CONSIGLIO

u MEMBRI Consta di molti membri Consta di pochi membri: 3, 5, 7


LO
CO
z DESIGNA­ Alcuni vi partecipano ex iure Vengono eletti da altri, general­
E ZIONE (Assistenti), altri ex electione mente in Capitolo, a com­
co fatta da Capitoli inferiori plemento del Superiore e nello
IO
stesso modo
F
z STABILITÀ Viene adunato periodicamente È stabile e provvede al governo
LO
e provvede al governo straor­ ordinario della persona giuridi­
LO
dinario della persona giuridica ca, prestando i suoi pareri al
LO
(Ist., Prov.) Superiore

NATURA È un organo collegiale ed agi­ Non è organo collegiale ma so­


sce secondo le norme del c. lo un corpo di Consiglieri ed
119; le decisioni vengono attri­ agisce secondo le norme del c.
buite al Collegio non ai singoli. 127; le decisioni vengono attri­
I membri sono con-elettori o buite al Superiore, il quale è il
con-legislatori del Superiore; il solo responsabile dell’operato.
loro voto è la espressione della I membri sono aiutanti del Su-
volontà del Collegio. periore e il loro voto è condi-
II Preside «durante capitulo» è zione dell’atto del Superiore.
«primus inter pares», ed «ex- Il Preside è vero Superiore del
O
LLI pleto capitulo» è mero ese­ Consiglio e le decisioni sono
(/) cutore delle decisioni capito­ strettamente personali del Su­
z
cc lari. periore
H
Z
RAPPRE­ Rappresenta la persona giuri­ Non rappresenta alcuna perso­
F SENTANZA dica (Ist., Prov. ecc.) na giuridica
z
LLI
POTESTÀ Ha tutta la potestà della persona Non ha alcuna potestà, poiché
LLI
giuridica rappresentata questa risiede esclusivamente
LLI
nel Superiore, sebbene questi
sia condizionato dal parere dei
Consiglieri. Ha vera potestà in
2 casi: - se agisce come Tribu­
nale; - se sostituisce il Capitolo
per affari da esso delegati.

FINE Deliberare ciò che Superiori e Aiutare il Superiore, prestando­


sudditi del Capitolo devono gli il “consensus” o il “consi-
fare. lium”.

232
Natura giuridica degli Organi di governo

ORGANI INDIVIDUALI ORGANI COLLEGIALI

1. Sono costituiti da singoli individui 1. Sono costituiti da pluralità di indi­


(Organi individuali); vidui (Organi collegiali);

2. Sono disposti in linea verticale, pi­ 2. Sono disposti in linea orizzontale;


ramidale;

3. Sono ordinati gerarchicamente; 3. Non sono ordinati gerarchicamente;

4. Sono interdipendenti; 4. Sono indipendenti tra di loro;

5. Si ammette il ricorso all’organo ge­ 5. Non si ammette alcun ricorso da un


rarchicamente superiore; Organo all’altro;

6. Si afferma il potere del Superiore ge­ 6. Si afferma il potere della maggioranza


rarchico su tutti gli altri; dei membri;

7. Provvedono al governo ordinario. 7. Provvedono al governo straordinario.

Relazioni o rapporti giuridici

SITUAZIONI ATTIVE SITUAZIONI PASSIVE

Facoltà: libertà di agire per attuare un Obbligo: dovere di non attuare l’interesse
proprio interesse. proprio, per lasciare attuare quello altrui.
Esercizio della facoltà: Adempimento: Atto dovuto
Atto facoltativo: Inadempimento: Atto illecito
non è comando

Diritto soggettivo: Soggezione: dovere di ubbidire al coman-


diritto di comandare perché venga attua­ do altrui.
to un proprio interesse. Adempimento: Prestazione.
Esercizio del diritto soggettivo:
Negozio giuridico.

Potestà: diritto di comandare per attuare Soggezione: dovere di ubbidire per l’attua­
l’interesse pubblico. zione dell’interesse comune. Si ha pure:
Esercizio della potestà: L’onere: necessità di sacrificare un pro­
Provvedimento prio interesse, qualora si voglia attuarne
un altro preminente: Atto necessario

233
I Collegi
possono essere costituiti da rappresentanti

DI PERSONE FISICHE DI PERSONE GIURIDICHE

La rappresentanza è proporzionale La rappresentanza è assoluta

? Tale principio viene applicato negli Il motivo giuridico è quello esigente che l’Or­
Ordinamenti giuridici civili ed an­ gano collegiale deve risultare a composizione
che nell’Ordinamento giuridico ca­ essenzialmente democratica, diversamente, i
i; nonico: rappresentanti delle varie persone giuridiche
» * il Parlamento italiano, costituito da non si troverebbero su un piano di perfetta pa­
: rappresentanti di persone fisiche, ha: rità e quindi le persone piu deboli dovrebbero
— un Deputato per ogni 80.000 cit­ subire le imposizioni delle più forti.
tadini elettori (Cost., art. 56);
' — un Senatore per ogni 200.000 Tale principio viene applicato negli Ordina­
': cittadini elettori (Cost., art. 57); menti giuridici civili ed anche nell’Ordina-
* Anche gli organi degli enti terri­ mento giuridico canonico:
i; toriali (Regioni, Provincie, Comu­ * L’ONU è composto da rappresentanti di
ni) sono costituiti in base a tale persone giuridiche:
principio;
— ogni Stato, piccolo o grande che sia, ha 5
le norme precise vengono stabilite Delegati e 5 Supplenti, e nelle Votazioni,
nei rispettivi Statuti. ciascuno ha diritto ad un Voto.
* Il Sinodo dei vescovi, oltre che da * Il Concilio Ecumenico (cc. 337-341), oltre
membri ex iure (Patriarchi, Ar­ che dal Sommo Pontefice, dai Cardinali, ecc.,
civescovi Maggiori, Presidenti delle è composto dai Vescovi di tutto il mondo e
Conferenze Episcopali, Cardinali di dai Moderatori supremi degli IVC, che pos­
Curia), è composto: sono essere chiamati dall’autorità suprema
— da Vescovi eletti dalle Confe­ della Chiesa, prescindendo dalla grandezza
renze episcopali, in numero pro­ della Diocesi o dell’IVC.
porzionale: uno, se la Conferen­
za episcopale non superi il nume­ * Il Concilio provinciale (cc. 440 ss.), oltre
ro di 50 membri; che dal Metropolita, è costituito dai Vescovi
— tre, se la Conferenza non superi i suffraganei, prescindendo dalla vastità delle
100 membri; Diocesi.
— quattro, per le Conferenze che
superino i 100 membri * I Capitoli Generali degli IVC, oltre che dal
Moderatore supremo e dal suo Consiglio, so­
(Cf. m.p. «Apostolica sollicitudo», no composti dai rappresentanti delle singole
15.9.1965, Vili). Province (in numero eguale, prescindendo
dalla estensione del territorio e dal numero
dei membri).
* I Capitoli Provinciali, analogamente, sono
costituiti dal Superiore Provinciale e dal suo
Consiglio, nonché dai rappresentanti delle
Case religiose, in numero pari.

234
Uffici Religiosi incompatibili

— Superiore locale di 2 case


1) perché comportano l’obbligo — Superiore di una casa e parroco
EX IPSA NATURA REI della residenza altrove
in quanto non possono essere — Superiore di una casa e Maestro
adempiuti simultaneamente dei novizi altrove

ASSOLUTAMENTE 2) perché creano situazioni con­ — Consigliere generale e Consigliere


traddittorie: organo di control­ provinciale
lo ed organo controllato — Consigliere generale e Superiore

1) Superiore Generale ed Economo generale


EX IURE COMMUNI
2) Superiore Provinciale ed Economo provinciale

^Dichiarati tali dal diritto proprio


RELATIVAMENTE

Superiore Provinciale e parroco


PER MOTIVI Superiore Provinciale e Superiore locale
di fatto Economo generale e Consigliere generale
Economo provinciale e Consigliere provinciale

KJ
u>
0-1
I BENI TEMPORALI E LORO AMMINISTRAZIONE
(cc. 634-640: 531-537; PC 13; PO 17; ES II: 23)

CAPACITÀ ECONOMICA
Gli Istituti, le province e le case, in quanto persone giuridiche, per il diritto stesso, hanno
la capacità di acquistare, di possedere, di amministrare, di alienare i beni temporali, a meno
che tale capacità non venga esclusa o ridotta dalle Costituzioni (c. 634, § 1).
ABUSI DA EVITARE
Evitino tuttavia ogni apparenza di lusso, di eccessivo guadagno e di accumulazione di be­
ni (c. 634, § 2).
QUALIFICA
I beni degli IVC sono beni ecclesiastici e come tali sono retti dalle disposizioni del Libro
V «I beni temporali della Chiesa», a meno che non sia espressamente disposto altro. Tuttavia
ogni IVC deve stabilire norme opportune circa l’uso e ramministrazione dei beni (c. 635).
ECONOMO E RENDICONTO
In ogni IVC, e parimenti in ogni provincia, ci sia l’Economo distinto dal Superiore mag­
giore, per amministrare i beni sotto la direzione del rispettivo superiore. Anche nelle comuni­
tà si istituisca, per quanto è possibile, un economo distinto dal Superiore locale (c. 636, § 1).
Nei tempi e nel modo stabilito dal diritto proprio, gli Economi e gli amministratori
presentino all’autorità competente il rendiconto dell’amministrazione da lui condotta
(c. 636, §2).
I Monasteri sui iuris devono presentare una volta l’anno il rendiconto all’Ordinario del
luogo (c. 637).
ATTI DI ORDINARIA E DI STRAORDINARIA AMMINISTRAZIONE
Spetta al diritto proprio determinare, entro l’ambito del diritto universale, quali sono gli
atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione (c. 638, § 1).
Gli atti di ordinaria amministrazione possono essere effettuati, nei limiti della propria
competenza, dai superiori e dagli economi (c. 638, § 2).
Per la validità di una alienazione e di qualsiasi operazione da cui la situazione patri­
moniale della persona giuridica potrebbe subire un danno, si richiede la licenza scritta rila­
sciata dal Superiore competente con il consenso del suo consiglio (c. 638, § 3).
Trattandosi di alienazioni:
— che superino la somma determinata dalla Sede Ap. per le singole Nazioni;
— che abbiano per oggetto doni fatti alla chiesa;
— o cose preziose per valore artistico o storico..., si richiede inoltre l’espressa licenza della
Santa Sede (c. 638, § 3).
RESPONSABILITÀ
— Se una persona giuridica ha contratto debiti e oneri, anche con la licenza dei Superiori, è
tenuta a risponderne in proprio.
— Se un religioso, con licenza del Superiore, ha contratto debiti e oneri sui proprri beni, ne ri­
sponde personalmente; se invece, per mandato del Superiore, ha concluso affa ri dellTstitu-
to è l’Istituto che ne deve rispondere.
— Se un religioso li ha contratti senza alcuna licenza del Superiore, è lui stesso, e non la per­
sona giuridica, a doverne rispondere.
— Rimanga fermo tuttavia che si può sempre intentare un’azione contro colui il cui patrimo­
nio si è in qualche misura avvantaggiato in seguito a quel contratto.
— I Superiori religiosi si astengano dah’autorizzare a contrarre debiti, a meno che non consti
con certezza che l’interesse del debito si potrà coprire con le rendite ordinarie, e che l’inte­
ro capitale si potrà restituire entro un tempo non troppo lungo, con una legittima ammor­
tizzazione (c. 639).
TESTIMONIANZA DI POVERTÀ E DI CARITÀ
Gli Istituti... si adoperino per dare una testimonianza in certo modo collettiva di carità e
di povertà e, nella misura delle proprie disponibilità, destinino qualche cosa dei propri beni
per le necessità della Chiesa e per contribuire a soccorrere (c. 640).

236
Responsabilità contrattuali negli IVC
Il canone 639, trattando della responsabilità circa i beni temporali, oltre un principio
di carattere generale, contempla i diversi casi della responsabilità:
a) responsabilità della persona giuridica;
b) responsabilità delle persone fisiche che agiscono con licenza;
c) responsabilità delle persone fisiche che agiscono senza licenza;
d) responsabilità indiretta della persona giuridica.

1° - PRINCIPIO DI CARATTERE GENERALE: I Superiori si astengano dal-


l’autorizzare a contrarre debiti, a meno che non consti con certezza che l’interesse del de­
bito si potrà coprire con le rendite ordinarie, e che l’intero capitale si potrà restituire en­
tro un tempo non troppo lungo con una legittima ammortizzazione (c. 639, § 5).

2° - RESPONSABILITÀ DELLA PERSONA GIURIDICA: Se una persona giuridica


ha contratto debiti e oneri, anche con la licenza dei Superiori, è tenuta a risponderne in
proprio (c. 639, § 1). Da tale affermazione derivano le seguenti conclusioni:
a) le altre persone giuridiche non possono essere chiamate a rispondere: l’Istituto per le
Province, le Province per le singole Case;
b) se un organismo inferiore è privo della capacità giuridica, allora ne risponde la persona
giuridica superiore;
c) la licenza a contrarre debiti ed obbligazioni concessa dalla Santa Sede o dal Superiore
interno non trasferisce alcuna responsabilità a carico dell’autorità tutoria; ciò per due
motivi:
— perché la licenza non è un mandato, ma la semplice rimozione di un ostacolo perché
il rappresentante della persona giuridica inferiore possa agire validamente e lecita­
mente;
— perché l’atto giuridico viene compiuto in nome e per conto della stessa persona giu­
ridica e non nell’interesse dell’autorità tutoria.

3° - RESPONSABILITÀ DELLE PERSONE FISICHE CHE AGISCONO CON LICENZA:


a) se si tratta di un professo perpetuo l’obbligo ricade sulla persona giuridica il cui Supe­
riore ha concesso la licenza, perché il religioso è considerato giuridicamente soggetto
incapace;
b) se si tratta di un professo temporaneo l’obbligo è personale, a meno che il religioso
non abbia agito in nome e per conto dell’istituto.

4° - RESPONSABILITÀ DELLE PERSONE FISICHE CHE AGISCONO SENZA LICENZA:


sia che si tratti di un religioso professo semplice,
sia che si tratti di un religioso professo solenne, ne risponde sempre il soggetto agente
«Ipsemet respondet» (c. 639, § 3).

5° - RESPONSABILITÀ INDIRETTA DELLA PERSONA GIURIDICA


La persona giuridica non è tenuta a rispondere delle eventuali obbligazioni contratte
senza alcuna licenza dal religioso in ogni caso; «Rimane fermo tuttavia il principio che si
può intentare un’azione contro colui il cui patrimonio si è in qualche misura avvantaggia­
to in seguito a quel contratto» (c. 639, § 4).
La persona giuridica, nel caso, risponderà nei limiti dell’utile versione, ossia nella mi­
sura dei guadagni ottenuti dall’affare: «Actio de in rem verso».

237
MODI DI AGIRE DELLA PERSONA GIURIDICA PERSONA RESPONSABILE

1° OPERANDO IN MODO DIRETTO:

a) Con atto strettamente collegiale Persona giuridica


b) con atto quasi-collegiale Persona giuridica
c) con atto del solo Superiore, dentro i
limiti della sua competenza Persona giuridica

ir
2° OPERANDO PER MEZZO DEI SUOI LEGITTIMI
AMMINISTRATORI:
I
a) con atti di ordinaria amministrazione ->■ Persona giuridica
: b) con atti di straordinaria amministrazione
(con licenza del legittimo Superiore) >- Persona giuridica

3° OPERANDO PER MEZZO DI UN MEMBRO


DELL’ISTITUTO (rappresentante non ufficiale):

a) Se questo è Regolare:
— agisce con la dovuta licenza Persona giuridica
— agisce senza alcuna licenza . Il religioso (FIVC ne ri­
sponderà nei limiti dell’uti­
le versione)
b) Se questo è un professo semplice:
— agisce con licenza in negozio dell’IVC Persona giuridica
— agisce con licenza in negozio proprio Il religioso

c) — agisce senza licenza in negozio dell’IVC Il religioso (l’IVC rispon­


derà nei limiti dell’utile
versione)

d) — agisce senza licenza in negozio proprio Il religioso soltanto

238
AMMISSIONE DEI CANDIDATI E FORMAZIONE
DEI MEMBRI
(cc. 641-661: 542-552; PC 12; UT 11; SCR, Religiosorum Institutio 2 feb.1961, 45)

Art. 1
AMMISSIONE AL NOVIZIATO
Il diritto di ammettere i candidati al noviziato spetta ai Superiori Maggiori, a norma
3 del diritto proprio.

Nel candidato si richiedono, in particolare, le seguenti qualità:


'< — l’età conveniente: il limite minimo è determinato dal c. 643 (anni 17), il limite
b massimo viene determinato dal diritto proprio;
< — buona salute fisica e psichica;
D — l’indole adatta (= comportamento, carattere, personalità);
a — una sufficiente maturità (di carattere fisico, intellettuale, emotivo, sociale, religio­
so, proporzionato all’età).

A) Per diritto comune sono impedimenti invalidanti:


F — l’età inferiore ai 17 anni compiuti;
z — vincolo matrimoniale in atto;
LU
:> — vincolo sacro di appartenenza in atto ad altro IVC o SVA, salvo che non si tratti
Q di passaggio da un IVC all’altro (c. 684);
LU
0. — violenza o timore o dolo esercitato sul candidato;
:> — occultazione di una incorporazione anteriore ad un altro IVC o SVA.
_B) Il diritto proprio può stabilire altri impedimenti oppure altre condizioni.

H A) Per l’ammissione di un chierico secolare (per la liceità) occorre che il Superiore


oc
proceda «consulto clerici Ordinario». Trattandosi di semplice consultazione non
2 si esige l’accordo, né il consenso o la licenza (c. 644);

< B) Se il candidato è gravato di debiti e incapace di estinguerli viene ammesso illecita-
o _ mente (c. 644).
UJ
cc Per l’ammissione al noviziato il candidato deve presentare i seguenti attestati:
2Z — Attestato di Battesimo e di Cresima;
— Certificato di stato libero (= esenzione di matrimonio canonico o civile).
LU
CO
LU
CC
Se si tratta di chierico o di persona proveniente da altro IVC o SVA si richiedono an­
Q_ cora i seguenti attestati:
tu — Attestato rilasciato dall’Ordinario del chierico;
-a
F — Attestato rilasciato dal Superiore maggiore dell’IVC o SVA;
Attestato rilasciato dal Rettore del seminario.
co
UJ Poiché l’ammissione è un atto molto importante e di grande responsabilità, il diritto
t< proprio può esigere ulteriori attestati circa l’idoneità dei candidati e 1 assenza di
eventuali impedimenti.

239
Ammissione nella religione
è
POSTULATO NOVIZIATO PROFESSIONE

NOZIONE È una specie di prova che precede il È la formazione della persona alla vita re­ È un vincolo religioso e giuridico col quale uno si
noviziato ligiosa consegna all’IVC mediante remissione dei 3 voti

NECESSITÀ Mai è necessario per la validità del È necessario per tutti gli individui e per È necessaria se uno intende consacrarsi a Dio in un
noviziato * tutti gli IVC (646) IVC (654)

AMMISSIONE Preparatoria Incoativa, iniziale Effettiva (temporanea o perpetua)

AUTORITÀ Superiore Maggiore Superiore Maggiore col suo Consiglio Superiore Maggiore col suo Consiglio (656, § 3)
competente (641)

DURATA Viene stabilita dal diritto proprio Un anno intero e continuo (648, § 1) Dipende dalla sua qualifica (temporanea o perpetua)

CONDIZIONE Postulante, ospite, terziario Novizio Professo (temporaneo o perpetuo), membro effettivo
del candidato dell’IVC

EFFETTI Idoneità al noviziato Affiliazione, idoneità alla professione Ammissione, incorporazione effettiva (temporanea
giuridici 0 perpetua) aH’IVC (654)
REQUISITI Segni di vocazione cattolicità-retta Assenza di impedimenti (ex iure communi Esame del novizio - ascolto della Comunità
intenzione-immunità da impedimenti et proprio), lettere testimoniali Suffragazione del Consiglio conv. e del
Consiglio del Superiore maggiore
INNOVAZIONI È consigliabile Si possono avere in Provincia più noviziati 1 voti temporanei possono essere sostituiti con vincoli
Può essere compiuto anche in una sede di­ di altro genere, che hanno gli stessi effetti giuridici
versa (647) dei voti
* Il nuovo CIC non vi fa più cenno. Le assenze non invalidano il noviziato, se La durata della prova non deve essere inferiore a 3
Ciò non significa che sia stato sop­ inferiori a 3 mesi (649, § 1) anni e non superiore a 9 anni (657)
presso. (Ren. c., 4) Sono possibili periodi ap. formativi (648, Un ex religioso può essere riammesso senza ripetere
§ 2) - Possibile anticipare di 15 giorni la il noviziato (690, § 1).
professione (649, § 2)
Ammissione nella religione

GRADO STATO AUTORITÀ EFFETTI GIURIDICI REQUISITI


DI AMMISSIONE DEL CANDIDATO COMPETENTE

Segni di vocazione
Aspiranti Cattolicità
PREPARATORIA Ospiti Superiore Maggiore Idoneità al noviziato Retta intenzione
Terziari Immunità da impedimenti
Postulanti Idoneità fisica, morale e psi­
cologica

Assenza di impedimenti stabi­


Affiliazione liti dal diritto comune e pro­
Superiore Maggiore col suo
INCOATIVA Novizi Assunzione canonica dell’abi­ prio
Consiglio
to religioso
Privilegi deH'IYC Lettere testimoniali

Età non inferiore ai 18 anni


Validità noviziato
Superiore Maggiore col voto Incorporazione temporanea Professione espressa e libera
Professi temporanei del suo Consiglio Professione ricevuta dal legit­
DEFINITIVA timo Superiore

Superiore Maggiore col voto Tutto come sopra


Professi perpetui Incorporazione definitiva Giuramento circa la libertà
del suo Consiglio
Rinunzia dei beni
io
Requisiti soggettivi
per Pammissione al noviziato
nell’attuale legislazione canonica
(cc. 597 e 642)

:
1 1. Professione della cattolicità
a) Battesimo valido
b) Piena comunione con la Chiesa Cattolica
I
2. Retta intenzione
! a) ragioni motivanti della vocazione
ì:ì b) veridicità delle motivazioni vocazionali
i c) validità delle stesse motivazioni
:
d) progressiva maturità delle medesime

3. Età
a) cronologica: l’individuo abbia oltrepassata l’adolescenza e sia
Si%: entrato nella giovinezza
b) giuridica: abbia compiuto il 17° anno

REQUISITI 4. Salute
SOGGETTIVI a) fisica: la capacità di adattarsi all’ambiente è la caratteristica del­
l’organismo vivente
b) psichica: non è solo l’espressione di una piena normalità nella
funzione dell’organismo, ma anche di equilibrio della psiche

5. Indole
a) natura del corpo e ingegno
b) carattere
c) personalità

6. Maturità
a) nozione psicologica
b) giudizi circa la maturità

7. Preparazione
a) umana
b) religiosa
| c) fini della preparazione

242
IL NOVIZIATO E LA FORMAZIONE DEI NOVIZI
(cc. 646-653: 553-571 : SCRIS, Sacra Congregano, 7.7.1956,6; ES II, 33; RC 4-24; PC 6,18,24)

Il noviziato ha una funzione insostituibile, rispondente a 4 scopi fondamentali;


O — che i novizi possano conoscere meglio la loro vocazione divina, dono speciale del Signore,
Q- in rapporto alPIVC scelto;
q — ne esperimentino il modo di vita;
CO — informino al suo spirito la propria mente e il proprio cuore;
— siano accertate opportunamente le loro intenzioni e la loro idoneità.

Il noviziato, per essere valido, deve essere compiuto in una casa regolarmente designata
allo scopo dal Moderatore Supremo.
LU In casi particolari, e a modo di eccezione concessa dal Moderatore Supremo col suo
Q Consiglio, un candidato può fare il noviziato in un’altra casa dell’IVC, sotto la guida di un
LLI
CO religioso approvato che faccia le veci del maestro dei novizi.
Il Superiore Maggiore può permettere che il gruppo dei novizi, per determinati periodi
di tempo, dimori in un’altra casa dell’IVC, da lui stesso designata (c. 647).

Per essere valido, il noviziato deve durare 12 mesi, da trascorrere nella stessa casa del no-
H viziato, fermo restando il disposto del c. 647, § 3 (c. 648, § 1).
ce — Per integrare la formazione dei novizi, le Costituzioni possono stabilire.., uno o più periodi
3 di esercitazioni apostoliche, da compiersi fuori della comunità del noviziato (c. 648, § 2).
Q — Il noviziato non sia prolungato oltre i 2 anni (c. 648, § 3).
tu Un’assenza dalla casa di noviziato che superi i 3 mesi, continui o discontinui, rende in-
N
2 valido il noviziato.
JJJ — Un’assenza che supera i 15 giorni deve essere recuperata
(/) — Con il permesso del Superiore Maggiore competente, la prima professione può essere an-
< _ ticipata, ma non oltre i 15 giorni (c. 649).
È affidata a un particolare religioso, detto Maestro, che ha la piena ed esclusiva respon­
sabilità. Egli svolge il suo compito sotto l’autorità del Superiore Maggiore.
— Il Maestro dei novizi deve essere un membro dell’IVC, che abbia emesso i voti perpetui e
— sia stato legittimamente designato.
— — Al Maestro si possono assegnare, quando occorre, degli aiutanti.
q — Spetta al Maestro ed ai suoi aiutanti discemere e verificare la vocazione dei novizi e for-
Z marli gradualmente a vivere la vita di professi secondo le norme proprie dell’Istituto.
Q] I novizi devono essere;
Q — aiutati a coltivare le virtù umane e cristiane;
O — introdotti in un più impegnativo cammino di perfezione, mediante l’orazione e il rinnega-
£5 mento di se stessi;
CO — guidati alla contemplazione del mistero della salvezza e alla lettura e meditazione della
Ujì Sacra Scrittura;
^ — formati alle esigenze della vita consacrata a Dio e agli uomini in Cristo, attraverso la pra­
tica dei Consigli evangelici;
— informati, infine, sull’indole e lo spirito; le finalità e la disciplina, la storia e la vita dell’I­
stituto;
educati verso la Chiesa e i suoi sacri pastori.

* I membri della comunità si adoperino nel cooperare alla formazione dei novizi, con 1 e-
£ ^ sempio della vita e con la preghiera.
* Il tempo di noviziato sia dedicato all’opera di formazione vera e propria; perciò i novizi
§ non siano occupati in studi o incarichi non direttamente finalizzati a ciò.
LLI
^ Il novizio può liberamente lasciare l’Istituto;
OC L’autorità competente dell’Istituto può dimetterlo;
O Se il novizio viene giudicato idoneo deve essere ammesso alla professione temporanea;
^ Se rimane dubbia la sua idoneità il Sup. Maggiore può prolungare il periodo di prova ma
__ non oltre i 6 mesi.

243
LA PROFESSIONE RELIGIOSA
(cc. 654-658: 572-586; LG 44-45; CD 16; PC 13; OT 22; PO 16, 19;
ES II, 33, 35; Re 7, 34, 36)

Componenti essenziali, teologiche e giuridiche:


— l’impegno assunto con voto pubblico di osservare i 3 consigli evangelici, secondo
i criteri e le modalità stabiliti dalle Costituzioni;
— consacrazione a Dio mediante il ministero della Chiesa;
— l’incorporazione nell’IVC, con i relativi obblighi e diritti definiti dal diritto uni­
versale e dal diritto proprio.

È la professione autentica, con tutte le componenti e gli effetti indicati nel c. 654.
Durata: Non può durare meno di 3 anni, né, di regola, più di 6. Spetta al diritto pro­
prio determinare la durata della professione temporanea, entro i limiti fissati, suddi­
videndoli in periodi annuali, biennali, triennali.
Condizioni:
— età minima di 18 anni
— noviziato validamente compiuto
— ammissione da parte del Superiore competente
— emissione libera ed espressa da parte del candidato
— accettazione a nome della Chiesa da parte del legittimo Superiore.
Triplice ipotesi alla fine della Professione temporanea:
I- a) se il religioso dimostra di possedere tutte le qualità necessarie per continuare a far
LU parte dell’IVC, ha diritto di essere ammesso alla rinnovazione della professione
Z
o temporanea o alla professione perpetua «si sponte petat»;
co b) se la professione temporanea è risultata negativa e il religioso non ha dimostrato
c/) la necessaria idoneità, deve lasciare l’IVC;
LU
Ll_ c) se vi sono particolari motivi che consigliano la proroga della professione tempo­
o ranea, il Superiore competente ha la facoltà di farlo, purché la durata complessiva
cc
CL non superi i 9 anni.
Norme ulteriori:
— Cessione dell’amministrazione dei propri beni a chi preferiscono e, se le Costitu­
zioni non stabiliscono diversamente, i candidati dispongano del loro uso e usu­
frutto (c. 668, § 1);
— Riammissione di chi abbia lasciato liberamente l’IVC (c. 690).

< a) Anticipazione: per giusta causa (personale, comunitaria, liturgica) può essere anti­
3
h- cipata ma non oltre un trimestre (c. 657, § 3).
LU b) Condizioni per la validità:
CL
CC — età minima di almeno 21 anni compiuti;
LU
CL — la previa professione temporanea per la durata minima di un triennio (c. 658).
LU c) Norme ulteriori:
z — l’annotazione nel Registro di Battesimo (c. 535, § 2);
9 — la professione perpetua di un chierico secolare comporta l’incardinazione nel-
cn
c/) l’IVC (c. 268, § 2);
LU
LL — completa rinunzia ai propri beni (c. 668, §§ 4-5);
O — impedimento matrimoniale (c. 1088);
CC
CL. — interdetto latae sententiae (c. 1394, § 2).

244
LA FORMAZIONE PERMANENTE
(cc. 659-661: 587-591; OT 22; ES II 19, 33-36; REU 73, 77; PC 18; CD 16; PO 19;
SCR, Instructio Religiosorum institutio, 1.2.1961, 49)

I - COMPLEMENTO DELLA FORMAZIONE DOPO LA PRIMA PROFESSIONE

1. La formazione dei religiosi deve continuare e completarsi dopo la prima professio­


ne, in modo che essi possano vivere con maggiore pienezza la vita propria delPIVC e at­
tuarne in maniera più efficace la missione. Tale formazione integrativa e perfezionativa è
assolutamente indispensabile per tutti i religiosi, anche per i contemplativi (PC 35).

2. Programma e durata
Il regolamento e la durata devono essere stabiliti dal diritto proprio, tenendo presenti
le necessità della Chiesa e le condizioni delle persone e dei tempi, secondo quanto esigono
le finalità e l’indole dell’Istituto (c. 659, § 2).
La formazione dei membri che si preparano a ricevere gli Ordini sacri è regolata dal
diritto universale e dal piano degli studi proprio dell’Istituto (c. 659, § 3).
In particolare, la formazione deve essere:

a) adeguata, pedagogicamente, alle capacità personali dei membri;


b) spirituale e apostolica, dottrinale e pratica. Al vertice va posta la formazione spirituale;
c) qualificata con appropriati titoli ecclesiastici e civili, secondo l’opportunità e le esigen­
ze concrete. Durante il periodo di questa formazione, è dovere dei Superiori ordinare
le cose in modo che i religiosi dispongano del tempo e dei mezzi, evitando di affidare
loro uffici e compiti che possano ostacolarne l’attuazione.

II - LA FORMAZIONE PERMANENTE

Per tutta la vita i religiosi proseguano assiduamente la propria formazione spirituale,


dottrinale e pratica; i Superiori procurino loro i mezzi e il tempo (c. 661; PC 18).
Le concrete modalità di un piano organico di formazione permanente sono lasciate al
diritto proprio di ciascuno Istituto.

245
OBBLIGHI E DIRITTI DEGLI IVCR E DEI LORO MEMBRI
(cc. 662-672: 592-631; LG 42-46; PC 1-18; PO 18; ET 12; CD 23, 35; OT 8; DV 25; ES II, 16)

La vita dei religiosi comprende: obblighi, diritti e privilegi.


COMUNI CON CHIERICI
Esercizi di pietà (cc. 246, § 3, 276, § 2, 663, § 3)
Riverenza ed obbedienza all’Ordinario (c. 273)
Studio (c. 279)
Positivi Celibato (c. 277)
Vita comune, consigliata per i chierici (c. 280) obbligatoria per i religiosi
LLI
(cc. 607, § 2, 665, § 1, 740)
N Recita della liturgia delle ore (cc. 276, § 2, 3°, 663, § 3, 1174, § 1)
LU Abito (cc. 284, 669)
IT)
co Negativi Evitare ciò che può essere indecoroso per lo stato clericale e religioso (285 ,§D
< | Evitare anche ciò che può essere alieno.
PROPRI DEI REGOLARI
Ex natura Che si fondano nella natura dello Stato religioso: tendere alla perfezione
_evangelica, osservare la Regola, osservare i voti (c. 573)
Ex lege Che si fondano unicamente in una legge eccl.: esercizi di pietà, clausura,
Eccl. _recita corale della liturgia delle ore ecc. (c. 663, § 3).
NORMA GENERALE - Ogni religioso gode dei diritti e privilegi:
a) contenuti nel CIC
COMUNI b) concessi direttamente dalla Santa Sede
con i c) avuti per comunicazione prima del CIC 17
Chierici d) acquisiti per legittima consuetudine
O TUTTI I DIRITTI E I PRIVILEGI DEI CHIERICI competono anche ai
LU
religiosi, compresi i fratelli conversi e novizi
> 1. ESENZIONE, ossia immunità dalla potestà dell’Ordinario del luogo:
oc — locale, personale, mista
Q_
LU — attiva e passiva
— piena, semipiena e minima
PROPRI 2. QUESTUA: richiesta di elemosine fatta dai religiosi ai fedeli:
oc dei — Ordini mendicanti per tutte le necessità ed opere proprie;
O Religiosi — IVC di diritto pontificio, per indulto della Santa Sede
— IVC di diritto diocesano, con licenza dell’Ordinario diocesano
3. PRIVILEGI PROPRI DEI REGOLARI
— Erigere Oratorio nelle proprie case (c. 608)
Assolvere dalle Censure riservate a iure all’Ordinario del luogo.

'< 1. INTERVENTO della S. Sede per accettare dignità ed uffici incompatibili con la
b= vita religiosa
go p1- partecipano dei privilegi e diritti dell’IVC
2. DURANTE — restano vincolati dagli obblighi compatibili
<< MUNERE — possono avere l’usufrutto e l’amministrazione dei beni, attribuen-
co w _ done la proprietà alla Santa Sede (c. 706)
od — possono scegliere una sede in cui abitare anche fuori del proprio
^o
om Istit., a meno che la S. Sede non abbia deciso altrimenti (c. 707),
cc ma non riacquistano la voce attiva e passiva (cf. Communicationes
Q-
_ 1986, p. 409, II).

246
L’APOSTOLATO DEGLI ISTITUTI
(cc. 673-683: 344, 500, 608, 702-706; LG 12,42-46; CD 33-36; PC 5-10,14, 20; ES 1,2340; AG 33)

L’apostolato, che è un dovere di ogni cristiano, in forza del Battesimo e della Con­
dii fermazione (cc. 211, 216, 225), è un dovere del tutto speciale per i chierici, per gli IVC
g (cc. 673-683) e Secolari (c. 713) e per le SVA (c. 731, § 1).

1. Principio di carattere teologico: il primo e più grave dovere apostolico del reli­
gioso è quello dell’esempio, senza il quale non ha senso né valore l’apostolato attivo.
2. Gli IVC contemplativi hanno una dimensione apostolica allo stesso tìtolo sotto
un certo aspetto anche maggiore degli altri IVC di vita apostolica.
La presenza dei religiosi contemplativi nella Chiesa è indispensabile per la sua vita,
per la sua crescita e per la sua maturità.
3. Gli IVC dediti all’apostolato (PC 8). «In questi, l’azione apostolica e caritativa
appartiene alla natura stessa della vita religiosa, in quanto contiene un ministero sacro e
un’opera di carità che sono stati loro affidati dalla Chiesa e devono esser esercitati in suo
nome».
Dimensioni essenziali:
tu — è un apostolato che deve essere animato da un profondo spirito religioso;
^ — è un apostolato che scaturisce daU’intima unione con Dio, mentre questa viene conso­
O lidata e favorita dall’azione;
2 — è un apostolato che si svolge a nome e per mandato della Chiesa;
UJ — è un apostolato che va compiuto in assoluta comunione ecclesiale,
a. Solo a queste condizioni l’apostolato degli IVC è credibile, valido, autentico.
O 4. Gli Istituti laicali (PC 10). Il CIC dedica ad essi il c. 576, per metterne in rilievo
— l’importanza e per esortarli a perseverare fedelmente nella grazia della loro specifica voca­
li. zione. Mediante le opere di misericordia corporale e spirituale, gli Istituti Secolari parteci­
pano operosamente alla missione pastorale della Chiesa e portano agli uomini molteplici
servizi: nel campo sociale, culturale, educativo, caritativo, ospedaliero, carcerario ecc.
5. Fedeltà alla missione e alle opere proprie delPIVC e prudente aggiornamento (PC
8). Ogni IVC ha un patrimonio ideale da custodire (c. 578), ma deve essere anche aperto
ad un adeguato, costante rinnovamento, secondo le esigenze dei luoghi e dei tempi.
Il rinnovamento è affidato all’opera dei Superiori (c. 677, § 1), dei Capitoli (c. 631)
degli stessi membri (c. 677, § 1).
6. La cura delle associazioni dipendenti dagli IVC (c. 677, § 2).
Gli Istituti poi, ai quali sono unite associazioni di fedeli, si adoperino con particolari
sollecitudini perché queste siano permeate dal genuino spirito della loro formazione reli-
_giosa (c. 677, § 2).

1. Dipendenza dal Vescovo diocesano -1 religiosi sono soggetti alla potestà dei Ve­
ci scovi dioc., ai quali devono rispetto devoto e riverenza in ciò che riguarda la cura delle
O anime, l’esercizio pubblico del culto divino e le altre opere di apostolato (c. 678, § 1);
Q 2. La dipendenza dai propri Superiori (c. 678, § 2);
U 3. Una reciproca intesa - Le due autorità non sono né in concorrenza e né in con-
[2 trasto: l’azione deve procedere di comune intesa (c. 678, § 3);
> 4. Un divieto di particolare gravità - Il Vescovo diocesano può anche proibire a un
ò religioso di dimorare nella sua diocesi (c. 679; cf. 1337, § 1);
F 5. Collaborazione e coordinamento - Tra i vari IVC e anche tra questi e il clero se-
q colare, si favorisce un’appropriata collaborazione (c. 680; cf. CD 35,5);
Q. 6. Le opere affidate dal Vescovo diocesano ai religiosi (c. 681);
CL
< 7. Gli uffici ecclesiastici conferiti ai religiosi (c. 682);
oc 8. La visita canonica del Vescovo diocesano. I religiosi che ricevono la visita sono
_tenuti, per analogia, a comportarsi ai termini del c. 628, § 3 (c. 683).

247
Il parroco religioso
INTRODUZIONE
* Triplice significato del termine «Parroco religioso» (= p. r.):
a) religioso esclaustrato che regge una parrocchia secolare;
b) religioso dimorante nella Casa religiosa (= c. r.) che regge una parrocchia secolare;
c) religioso che esercita la cura d’anime in una parrocchia affidata all’Istituto.
* Abrogazione del termine «Vicario attuale», sostituito da quello di «Parroco»
i

I - ORIGINE ED EVOLUZIONE STORICA DELLA PARROCCHIA RELIGIOSA


1. Nei primi secoli del cristianesimo i monaci erano semplici fedeli; ad essi spesso si univa
qualche sacerdote il quale veniva incaricato dell’assistenza spirituale della Comunità.
2. S. Gregorio M. (a. 604):
a) ammise che il Vescovo potesse invitare l’Abate perché gli offrisse qualche candi­
dato idoneo al quale conferire gli ordini Sacri;
b) scelse dei monaci per l’apostolato in varie Nazioni. Essi furono obbligati a costi­
tuire posti fissi per l’assistenza spirituale (= chiese parrocchiali).
3. Verso la metà del sec. IX (periodo del feudalesimo), il Signore considerava le parroc­
chie (fedeli e parroco) come cosa propria e le donava alle Abbazie.
4. Gregorio VII intraprese la riforma: molte parrocchie venivano affidate ai Monasteri
che furono costretti a distaccare alcuni monaci in parrocchie lontane.
5. Vescovi e Concili lottarono contro il ministero monastico e si ricorse al fenomeno del­
le incorporazioni: quoad temporalia tantum ed anche pieno iure. Questa ultima for­
ma comportava la soppressione della giurisdizione episcopale (= Abbatiae nullius).
6. Concilio Tridentino:
a) proibì la incorporazione di nuove parrocchie alle persone giuridiche, sine Benepla-
citum Apostolicum;
b) sottopose alla visita del Vescovo diocesano tutte le parrocchie;
c) pose i Vicari p. (regolari e secolari) alle dipendenze del Vescovo dioc.
7. Sorgono i Canonici Regolari che conciliano il ministero parrocchiale e la vita religiosa.
8. Il CIC del 1917 permette l’unione di pp. alla c.r., però previo il Beneplacitum Ap.
9. Paolo VI (ES I, 33) stabilì che il Vescovo diocesano, propria auctoritate, potesse unire
parrocchie alla c.r., sino alla promulgazione del nuovo CIC.
10. Il nuovo CIC (1983) ha reso definitiva la norma introdotta da Paolo VI.
11. Duplice e contrastante sentenza: Superiori regolari e Chierici secolari.
12. Soluzione conclusiva:
a) curatori d’anime sotto la dipendenza del Vescovo dioc.;
b) autonomia della vita consacrata;
c) collaborazione fraterna tra clero secolare e religiosi.

Il - AFFIDAMENTO DELLA PARROCCHIA ALL’ISTITUTO RELIGIOSO


13. Primo termine dell’affidamento è la Parrocchia (520, § 1)
14. Secondo termine dell’affidamento è l’Istituto o la Casa religiosa (520, § 1)
15. Affidamento:
a) ad certum praefinitum tempus
b) in perpetuum «Ad nutum Sanctae Sedis».
16. Terzo termine dell’affidamento è il religioso che regge una parrocchia secolare.

248
Ili - COSTITUZIONE DEL PARROCO RELIGIOSO
17. Requisiti: quelli comuni a tutti i parroci (c. 521).
18. Provvisione disciplinata dai cc. 523 e 682. Comprende 3 atti giuridicamente rilevanti:
a) designazione del candidato fatta dal Superiore competente (Crea lo ius ad rem);
b) istituzione canonica fatta dal Vescovo diocesano (Crea lo ius in re);
c) presa di possesso da parte del religioso istituito (Crea l’exercitium iuris).
19. Provvisione dei Vicari cooperatori (cc. 547, 682, § 1).

IV - DIRITTI ED OBBLIGHI DEL PARROCO RELIGIOSO


20. Ha tutti i diritti ed obblighi del parroco secolare.
21. Come parroco ha:
a) diritto di celebrare le funzioni pp. e di rappresentare la p. r. (cc . 530, 532, 1245);
b) obbligo di fare tutto quello che è richiesto dalla cura d’anime (cc. 528, 529, 533,
534).
22. Come religioso è obbligato all’osservanza dei voti compatibilmente con i doveri pro­
venienti dalla cura d’anime.

V - RELAZIONI PERSONALI DEL PARROCO RELIGIOSO


23. Ratione muneris pastorali:
a) riguardo alle disposizioni è sottoposto immediatamente ed esclusivamente al Ve­
scovo diocesano (c. 519)
b) riguardo all’esercizio dell’ufficio pastorale, il Sup. rei. ha il diritto cumulativo della
vigilanza.
Il Vescovo dioc. esercita la sua potestà sul p.r.:
— in spiritualibus: istituzione canonica (cc. 523, 682), esercizio del culto pubblico
(cc. 528-529);
— in temporalibus: amministrazione dei beni (c. 1276), relazione annuale (c. 1287).
24. Ratione regularis disciplinae, il p.r. è sottomesso esclusivamente alla vigilanza del
Sup.:
a) circa il voto di povertà;
b) circa il voto di castità;
c) circa il voto di obbedienza.

VI - RIMOZIONE DEL PARROCO RELIGIOSO


25. Cessazione dall’ufficio in generale.
26. Rimozione del p.r.: egli è rimovibile «ad nutum», sia da parte del Vescovo che da par­
te del Superiore (c. 682, § 2).
27. Reazione contro il provvedimento di rimozione.
CONCLUSIONE
1) Non più «Unione» ma «Commissione».
2) Non più «Vicario attuale», ma «Parroco».
3) Parrocchia affidata «In solido» a più sacerdoti.
4) Possibilità di «Provvisione» a tempo determinato.
5) Necessità della presa di possesso.
6) Ferie annuali ridotte ad un mese.
7) Cessazione dall’ufficio per raggiunto limite massimo di età.
8) Consiglio pastorale: la necessità della istituzione è determinata dal Vescovo dioc.
9) Consiglio per gli affari economici: è obbligatorio.
10) Rimozione del p.r.: «ad nutum» sia del Vescovo dioc. che del Superiore religioso.

249
SEPARAZIONE DEI MEMBRI DALL’IVC
(cc. 684-704: 632, 645, 684-693; SCRIS, Normae, 19 ian.1974;
SCRIS, Dum canonicarum legum, 8 dee. 1970; SCRIS, Decr. 27 nov. 1969;
SCRIS, Processus iudicialis, 2 mar. 1974)

Art. 1
PASSAGGIO AD ALTRO IVC (684-685)
Un religioso di voti perpetui non può passare dal proprio IVC ad un altro se non
per concessione del Moderatore supremo dell’uno e dell’altro IVC, previo consenso
dei rispettivi Consigli.
— Il religioso, dopo un periodo di prova, che deve durare almeno 3 anni, può essere
ammesso alla professione religiosa nel nuovo IVC. Se non vuole emettere tale pro­
fessione o non vi è ammesso, deve tornare all’Istituto di provenienza.
— Fino al momento della professione religiosa nel nuovo IVC, mentre rimangono vin­
colanti i voti, rimangono sospesi gli obblighi e i diritti che il religioso aveva nel pre­
cedente IVC (cc. 684-685).

Art. 2
USCITA DALL’IVC (cc. 686-693)
Tale uscita può essere:
A) TEMPORANEA (= Esclaustrazione). Il Supremo Moderatore, col consenso del suo
Consiglio, per grave causa, può concedere ad un professo perpetuo l’indulto della
esclaustrazione, tuttavia per non più di 3 anni, previo il consenso dell’Ordinario del
luogo in cui dovrà dimorare, se si tratta di un chierico.
— Una proroga dell’indulto o una concessione superiore a 3 anni è riservata alla Sede
Ap., oppure al Vescovo diocesano, se si tratta di Istituti di diritto dioc.
— Per le Monache l’indulto viene concesso dalla Sede Ap.
B) DEFINITIVA (= Secolarizzazione). La separazione è definitiva, se avviene:
a) scaduto il tempo della professione temporanea: «colui .... che vuole uscire dall’IVC
lo può abbandonare» (c. 688, § 1);
b) durante la professione temporanea: «chi... per grave causa chiede di lasciare l’IVC
può ottenere il relativo indulto dal Moderatore supremo col consenso del suo Con­
siglio, se si tratta di Istituto di diritto pontificio» (c. 688, § 2);
c) durante la professione perpetua. Occorre una causa molto grave; l’istanza va pre­
sentata al Moderatore supremo, il quale la inoltra alla Santa Sede, munita del voto
suo e del suo Consiglio (c. 691).
— L’indulto di lasciare 1TVC comporta la dispensa dai voti. Se il relig. è chierico, l’in­
dulto non viene concesso finché non abbia trovato il Vescovo benevolo (c. 693).

Art. 3
DIMISSIONE dei RELIGIOSI (cc. 694-704)
A) Scaduto il tempo della professione temporanea, se esistono gravi cause, un religioso
può essere escluso dalla successiva professione da parte del Superiore maggiore col
voto del suo Consiglio.
— Una infermità fisica o psichica, anche contratta dopo la professione, quando, a giudi­
zio degli esperti rende non idoneo alla vita dell’IVC, costituisce motivo per non am­
metterlo alla rinnovazione della professione o alla professione perpetua., purché non
si tratti di demenza (c. 689).
B) È dimesso dall'IVC per il fatto stesso il religioso che:
— abbia in modo notorio abbandonata la fede cattolica;
— abbia contratto matrimonio o lo abbia attentato anche col solo rito civile.

250
!
In tali casi, il Sup. maggiore, col suo Consiglio, senza indugio, raccolte le prove, deve
emettere la dichiarazione del fatto, perché la dimissione consti giuridicamente (c. 694).

C) Deve essere dimesso per i delitti di cui ai canoni:


— 1397: omicidio, grave mutilazione, sequestro di persona
— 1398: procurato aborto
— 1395: concubinato o grave peccato contro il VI comandamento.
A meno che il Superiore non ritenga che la dimissione non sia affatto necessaria (per i
delitti di cui al c. 1315) e che si possa provvedere in altro modo alla correzione del reli­
gioso, come pure alla reintegrazione della giustizia ed alla riparazione dello scandalo..., in
tali casi, egli rende note al religioso l’accusa e le prove, data facoltà di difesa. Tutti gli atti
vengono trasmessi al Moderatore supremo, insieme con le risposte del religioso stesso,
controfirmate (c. 695).

D) Può essere dimesso un religioso anche per altre cause purché siano gravi, imputabili e
comprovate.
— Per la dimissione di un religioso di voti temporanei sono sufficienti anche cause di
minore gravità.
— Il Moderatore supremo col suo Consiglio, che per la validità deve essere composto
di almeno 4 membri, procede ad una accurata valutazione delle prove e degli argo­
menti e se ciò risulta per voto segreto, emette il decreto di dimissione, il quale -
per essere efficace - deve essere confermato dalla Sede Ap. (cc. 699, 700).
— Con la legittima dimissione, cessano, per il fatto stesso, i voti e insieme gli obblighi
derivanti dalla professione (c. 701).

— Le cause gravi che possono determinare la dimissione facoltativa, per diritto uni­
versale, sono le seguenti:
— abituale disprezzo degli obblighi della vita religiosa;
— reiterate violazioni dei sacri vincoli;
— disobbedienza pertinace in materia grave;
— pertinace difesa o diffusione di dottrine condannate dal Magistero;
— adesione pubblica ad ideologie inficiate di materialismo o di ateismo;
— assenza illegittima dalla casa religiosa, protratta per sei mesi;
— altre cause simili eventualmente determinate dal diritto proprio (c. 696).

E) Può essere espulso immediatamente dalla casa religiosa, da parte del Superiore mag­
giore, oppure, qualora il ritardo risultasse pericoloso, dal Superiore locale, col voto
del suo Consiglio:
— il religioso che si è reso colpevole di grave scandalo esterno
— in caso di pericolo imminente di un gravissimo danno per l’Istituto (c. 703).

251
Separazione dei membri dalPIVC

— ad un altro IVCR (c. 684, §§ 1,2,4)


PASSAGGIO
— dentro lo stesso IVCR (c. 684, § 3)
ad altro IVC — da un IVCS o da una SVA ad un IVCR e viceversa (c. 684, § 5)

per non più di un triennio (c. 686, § 1)


Sollecitata per più di un triennio (c. 686, § 2)
TEMPORANEA per le monache (c. 686, § 2)
(esclaustrazione)
Imposta dalla Sede Ap. o dal Vescovo dioc. (c. 686, § 3)

USCITA Libera, alla fine dei voti temporanei (c. 688, § 1)


dalPIVC
ì
:
I:
DEFINITIVA
(secolarizzazione)
Sollecitata
durante i voti temporanei (c. 688, § 2)
durante i voti perpetui (cc. 691, 693)
Imposta alla fine dei voti temporanei (cc. 689, § 1)
Effetti dell’indulto (cc. 691-692)
Riammissione (c. 690)
:
A IURE per il — abbia abbandonato notoriamente la fede catt.;
mero fatto si — abbia contratto o attentato matrimonio.
ritiene dimesso Il Superiore, raccolte le prove, deve dichiarare il fatto,
il religioso che perché la dimissione consti giuridicamente (c. 694)

OBBLIGATORIA (c. 695). Constatato il fatto il Su­


periore deve procedere per i delitti di:
— omicidio - sequestro di persone - grave mutila­
zione;
— procurato aborto
— concubinato o grave e continuata violazione del
VI comandamento.
DIMISSIONE FACOLTATIVA (c. 696). Il Superiore può dimettere
AB HOMINE un religioso per una delle seguenti gravi cause:
— abituale disprezzo degli obblighi della vita reli­
giosa;
— reiterate violazioni dei sacri vincoli:
— disobbedienza pertinace in materia grave;
— pertinace difesa o diffusione di dottrine condan­
nate dal Magistero;
— adesione pubblica ad ideologie inficiate di mate­
rialismo o ateismo.
jj- assenza illegittima dalla casa religiosa

ESPULSIONE immediata dalla Casa religiosa (c. 703). Ha luogo in caso


di grave scandalo e nel pericolo di grave danno per l’Istituto.

252
Separazione dall’Istituto
(cc. 684-704: 632-672; SCRIS, Decr. Cum Superiores Genera/es, 27.11.1969;
Decr. Dum canonicarum Legum, 8.12.1970: Decr. Processus iudicialis. 2.3.1974)

FORME CAUSE PROCEDURA COMPETENZA EFFETTI

Discrezionali Indulto Supremo Moderatore col consenso del Vigore dei Voti Sospensione dir. e dov.
O Tra IVCR
5$
C2 \© Prova almeno 3 anni Cons. dei 2 Istituti dell’IVCR a quo
^2 Tra Monasteri aut. stesso Istituto Discrezionali Sup.ri dei Monasteri col consenso del Sottomissione al nuovo diritto proprio
Discrezionali Indulto Cap. accogl. Prof., Ritorno, Uscita
Tra IVCR e IVCS+SVA
Santa Sede

Gravi Ind. Conc. fino a 3 a. Supr. Mod. col cons. Cons. Obblighi compatibili dipendono dai
Sollecitata da prof. perp. Ind. Conc. sup. a 3 a. S. Sede o Vescovo dioc. Sup. Ord. senza voce art. e passiva
Temporanea
Imposta Ind. alle Monache S. Sede soltanto Può portare l'abito
Gravi, osservate equità e giu­ Aiuto caritativo
G\ Ind. - Durata indicata S. Sede o Vescovo dioc.
SO stizia Informazione S. Sede
SO
CO Non fissate Nessuna Lo stesso novizio Riammissione facoltativa
so
Lo stesso ex-professo
£ Novizi (653, § 1) Non fissate Nessuna Sup. maggiore (dir. part.) Dispensa dai voti
sD scaduti i voti
(Giuste per IVCR)
Gravi
Notif. non ammissione
Indulto
Supr. Mod. col cons. Cons. Lib. dagli obblighi
Aiuto caritativo
3 Definitiva Prof. temp.
durante i voti Gravissime coram Domino Petizione al Supr. Mod. Informazione S. Sede
Voti dei Sup. magg. e Consiglio S. Sede o Vescovo dioc. Riammissione facoltativa
Prof. perp.
Vesc. ben., se chierico

Non fissate Nessuna Sup. Magg. comp. per amm. Riammissione non facoltativa
Durante Noviziato Non aiuto caritativo
Novizi Inidoneità alla professione Notifica cause Sup. Magg. comp. per amm. alla prof.
Finito Noviziato Ricorso generico Sup. Maggiore Cessazione voti
OS Apostasia - Matrimonio Decr. dichiarativo
SO
Supr. Mod. - delib. Cons. Aiuto caritativo
£ Delitti contro la vita, libertà o Proc. amm.: accusa-difcsa-co- Decr. motivato in iure et in facto
informazione S. Sede
UJ
Ipso facto castità munic. al Supr. Mod. Conferma d. S. Sede o V. dioc.
§ Ab homine - Obbligatoria Gravi, esterne, imputab. giu- Proc. amm.: accusa con am- Riammissione non fac.
K
CO
Professi rid. provate Sup. Magg. o Sup. Locale col consenso
Ab homine - Non Obbligatoria moniz. can. Se è necessario il processo, deferire il
del suo Consiglio
5 Grave scandalo o pericolo Idem come sopra caso alla S. Sede
Immediata espulsione
gravissimo immin. Decreto
to
<-/1
Oj
I RELIGIOSI ELEVATI ALL’EPISCOPATO
(cc. 705-707: 626-629; ES I, 11)

Il religioso elevato all’Episcopato rimane membro del suo Istituto ed è soggetto


sostanzialmente agli stessi obblighi derivanti dalla professione. Si modificano soltanto
alcuni obblighi relativi al voto di obbedienza e di povertà, in conseguenza della sua
nuova condizione:

1) non è più sottoposto all’autorità dei Superiori del suo IVC, ma, in forza del
voto di ubbidienza, è soggetto esclusivamente al Romano Pontefice;
2) quanto agli altri obblighi annessi alla professione, egli è tenuto ad osservare quel­
li che, a suo prudente giudizio, sono compatibili con la sua nuova situazione (c. 705);
3) continua a partecipare alle grazie ed ai vantaggi spirituali del suo Istituto,
ma non conserva, per diritto comune, la voce attiva e passiva (Pont. Comm. In-
terpr., 29.4.1986).

1. Il religioso che ha rinunziato completamente ai suoi beni, perdendone il do­


minio, riacquista una certa capacità, perché ha l’uso, l’usufrutto e l’amministrazione
cc dei beni che gli sopravvengono dopo la promozione. Egli però continua a non poter
O possedere nulla in proprietà per cui non può acquistare nulla per sé e tutto va in pro­
Q-
prietà della Chiesa particolare affidata alle sue cure. Se si tratta di Vescovo titolare, i
LU beni spettano all’Istituto;
H
2 2. II religioso che non ha fatto tale rinunzia, che non ha perduto il dominio dei
LU
CO beni, recupera l’uso, l’usufrutto e l’amministrazione dei beni che possedeva; acquista
per sé, a pieno titolo, i beni che gli sopravvengono successivamente (c. 706).

o
t 1. Non è obbligato a ritornare nel suo Istituto e può fissare la sua residenza do­
cc vunque egli ritenga opportuno, tranne che la Sede Apostolica, in casi particolari, non
LU
disponga diversamente;
LU
2. Ritornando nel suo Istituto, egli non riacquista il diritto di voce attiva e pas­
LU
CC siva;
O
> 3. Per il suo congruo e decoroso sostentamento, se il Vescovo è stato a servizio
O di una diocesi, si osserva il c. 402, § 2, tranne che non voglia provvedervi l’Istituto;
o
co altrimenti la Sede Apostolica disporrà in altro modo.
LU
>

254
LE CONFERENZE DEI SUPERIORI MAGGIORI
(cc. 708-709: CD 35; PC 22, 23; AG 33; ES III, 16-21; REU 73, § 5; MR 61-66: PA 21)

N Come esistono le Conferenze Episcopali, così esistono le Conferenze dei Supe-


^ riori Maggiori a vario livello (nazionale, internazionale, regionale, diocesano), per
O una organizzazione più efficace delle attività apostoliche (PC 23; CD 35; AG 33). Ta-
jE h Conferenze esistevano già dal 1950; il nuovo CIC le disciplina nelle loro linee ge-
Z nerali.

Lo scopo essenziale è triplice:


— conseguire più agevolmente e con maggiore efficacia il fine proprio dei singoli
Istituti;
O — trattare questioni di comune interesse nell’apostolato, nell’amministrazione dei
Q_
O beni ecc.;
o — stabilire un opportuno coordinamento e cooperazione sia con le Conferenze Epi­
co
scopali che con i Vescovi.
Specie le Conferenze dei Superiori Generali servono anche per il coordinamento
e la cooperazione con la Santa Sede, come previsto nel m.p. ES II, 42.

LU
Sono istituite dagli stessi membri, che possono associarsi, in forza del c. 708.
9
fsl Esse sono poste sotto la suprema direzione della Sede Apostolica.
Z>
j_ Devono avere propri Statuti approvati dalla Sede Apostolica e possono con-
seguire anche la personalità giuridica.

1. I Legati Pontifici assistono col consiglio o con l’opera i Superiori Maggiori


che risiedono nel territorio della loro Legazione.
E Il Legato Pont, interviene alla seduta iniziale delle Conferenze dei religiosi e del­
9 le religiose e, a richiesta, prenderà parte a quegli atti che richiedono la sua presenza.
CE
UJ
b 2. Attualmente esistono Ass. composte anche di soli Moderatori supremi:
z> — L’Unione di Superiori Generali (UGS), 9 die. 1957, con sede in Roma;
UJ— L’Unione Internazionale dei Superiori Generali (UIGS), 8 die. 1965, pure con
2 sede in Roma;
CE
O — La Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (CMIS), 3 maggio 1974.
z
3. Il CIC non prevede le Conferenze di Superiori locali, ma nulla impedisce che
anch’essi si riuniscano per coordinare le loro attività.

255
GLI ISTITUTI SECOLARI
(cc. 710-730: PME I, III, § 2; PF V; PC 8, 11, 14, 15, 18; LG 31, 33, 36; AG 40;
PO 3, 9; CD 28, 33, 35; DV 25; ES II 18; SCR, Decr. Religionum laicalium,
31 mag. 1966; SCRIS, Decr. Dum canonicarum legum, 8 die. 1970, 3)

INTRODUZIONE
La prima regolamentazione giuridica risale alla Cost. Ap. «Provida Mater Ecclesia»
emanata da Pio XII, il 2.2.1947.
Il Conc. Vat. II si interessò degli IS nel PC II. Il nuovo CIC vi dedica i cc. 710, § 730.
Paolo VI vi dedicò due Allocuzioni (2.2.1972; 20.9.1972).

ELEMENTI CARATTERISTICI
1. Concetto dell’IS. E un IVC con caratteristiche proprie, fondate sulla secolarità. Vi
troviamo gli elementi essenziali teologici e giuridici (c. 573): totale consacrazione a Dio,
vita sociale. La secolarità è la nota caratteristica.
2. La condizione canonica - Un membro di un IS, in forza della sua consacrazione,
non muta la sua condizione canonica: egli resta chierico, se ha ricevuto gli ordini sacri; re­
sta laico, se non ha ricevuto tali ordini, ed è tenuto alle norme proprie dei laici. Essi si di­
stinguono dai religiosi perché non hanno la vita comune e la consacrazione mediante voti:
hanno la consacrazione secolare.
3. I consigli evangelici e i vincoli sacri relativi. I religiosi assumono i consigli evange­
lici con voti pubblici; i membri degli IS li assumono con voti privati (giuramenti, promes­
se di perseveranza) ma sanciti dalla Chiesa.
4. L’attività apostolica si svolge in una forma particolare, in rispondenza alla «secola­
rità». Vivendo nel mondo, i membri degli IS operano in esso «quasi daH’interno, a modo
di fermento» (LG 31; c. 713).
a) I membri laici partecipano alla missione della Chiesa:
— con la testimonianza della vita cristiana e della fedeltà alla propria consacrazione;
— con l’impegno perché le realtà temporali siano ordinate secondo il disegno di Dio e il
mondo sia vivificato dalla forza del Vangelo;
— col servizio prestato alla comunità eccl., secondo le forme di vita secolare proprie.
b) I membri chierici hanno un compito diverso, rispondente al loro carattere e alla
loro missione. La loro è una funzione pastorale di ministri sacri, di educatori della fede.
Come tali: sono di aiuto ai confratelli con particolare carità apostolica, attraverso la testi­
monianza della loro vita consacrata, soprattutto nel presbiterio; collaborano, in mezzo al
popolo, alla santificazione del mondo con il loro ministero.
5. La secolarità - Il c. 714 conferma il carattere proprio degli IS affermato dal c. 710
e riconosce ai membri degli IS la facoltà di vivere nelle ordinarie situazioni del mondo
senza obblighi di vita comune. Possono vivere, a norma delle Costituzioni: da soli, nelle
proprie famiglie, a gruppi di vita fraterna, pur non costituendo una «domus religiosa».
6. L’incardinazione dei Chierici e la loro dipendenza
I chierici, di regola, sono incardinati in una Diocesi. Per l’incardinazione nel proprio
IS occorre una particolare concessione della Sede Ap. (c. 715).
7. Partecipazione e vita fraterna II c. 716 richiama un duplice essenziale dovere:
a) partecipazione alla vita dell’IS, secondo il diritto proprio;
b) la comunione fraterna, in spirito di unità e di solidarietà.

256
GOVERNO DEGLI IS E AMMINISTRAZIONE DEI BENI TEMPORALI
1. II governo - La potestà di governo non è una potestà ecclesiale di governo in senso proprio
e i Sup. Magg. non sono «Ordinari». Essi hanno una potestà di governo fondata sull’impegno
di ubbidienza assunto mediante il vincolo sacro sancito dalla Chiesa.
La struttura organizzativa degli IS è molto varia. Il c. 717 fissa i seguenti principi:
— la particolare forma di governo, la durata dei Superiori e il modo della loro designazione
sono determinati dalle Costituzioni;
— A Moderatore supremo può essere designato solo un membro incorporato in modo perpe­
tuo e definitivo;
— Particolare compito e cura dei Superiori deve essere la conservazione dell’unità di spirito e
la promozione dell’attiva partecipazione di tutti i membri, in rispondenza del c. 716, § 1.
2. L’amministrazione dei beni temporali (c. 718)
I beni appartenenti all’IS sono beni ecclesiastici e quindi disciplinati dalle norme del Libro
V del CIC e dal diritto proprio.
Spetta al diritto proprio definire gli obblighi di carattere economico degli IS verso i mem­
bri, i quali dedicano ad esso la loro attività.
L’amministrazione dei beni deve esprimere e favorire la povertà evangelica.
3. La vita spirituale (c. 719)
E una vocazione di perfezione e di santità. I mezzi sono sostanzialmente identici a quelli
dei religiosi (cc. 662-664): preghiera assidua, lettura e meditazione della Sacra Scrittura, ritiro
annuale, celebrazione dell’Eucarestia, frequenza del sacramento della Penitenza.
4. L’Ammissione nell’IS (c. 720)
Ammissione alla prova iniziale (equivalente al noviziato)
difetto della maggiore età
— Cause di invalidità, per diritto comune incorporazione in atto ad un IVC o SVA
vincolo matrimoniale in atto (c. 721)
— Cause di illiceità: difetto di maturità necessaria (psichica e spirituale).
5. La prova iniziale (c. 721)
E — conoscere la propria vocazione divina in rapporto all’IS che si è scelto
0 — formarsi allo spirito e al genere di vita dell’IS
possibilità del Superiore di accertare le intenzioni e l’idoneità del candidato.
Formazione deve essere rispondente alla natura ed alla finalità dell’IS ed anche di carattere
professionale, deve durare «non meno di 2 anni».
6. L’incorporazione e la formazione permanente (c. 723)
Con la prima incorporazione, i candidati, mediante il vincolo sacro, assumono l’impegno
di osservare i 3 consigli evangelici, si consacrano a Dio mediante il ministero della Chiesa e
sono incorporati nell’IS, con i diritti ed obblighi del diritto proprio. La prima incorpora­
zione non deve essere inferiore ai 5 anni.
L’incorporazione perpetua o definitiva non può avvenire prima del 25° anno di età. Tra­
scorso il tempo della prima incorporazione, il membro giudicato idoneo deve essere am­
messo alla incorporazione perpetua o a quella definitiva (cc. 723, §§ 3-4)
La formazione permamente - Il c. 724 dispone:
a) che dopo la prima assunzione dei vincoli sacri, la formazione deve essere continuata
costantemente a norma delle Costituzioni;
b) che i membri siano ammaestrati di pari passo nelle cose divine ed umane, ossi nelle
scienze sacre e profane;
c) che i Moderatori dell’Istituto abbiano una particolare cura per la loro formazione per­
manente spirituale.

257
— Gli associati (c. 725)
Gli IS possono associarsi, con qualche vincolo determinato dalle Costituzioni, altre
persone (chierici o laici) ed anche persone coniugate, che si impegnino di tendere alla
perfezione evangelica, secondo lo spirito dell’Istituto e partecipino alla sua missione
ed alla sua attività.
7. La separazione dei membri dall’Istituto (cc. 726-730)
Le norme, sostanzialmente, sono simili a quelle riguardanti i membri degli IVCR. Le
ipotesi possibili sono le seguenti:
1) Separazione al termine della incorporazione temporanea:
— il membro può lasciare liberamente l’Istituto, valutando in coscienza i motivi che
10 inducono;
. — L’Istituto (Moderatore supremo col voto del suo Consiglio) può escluderlo dalla
rinnovazione dei vincoli.
' 2) Durante la incorporazione temporanea:
— il membro, per una giusta causa può chiedere l’indulto al Moderatore supremo,
: 11 quale, valutati i motivi addotti, con consenso del suo Consiglio, può conceder­
.
lo.
Per tale indulto non si richiede alcuna conferma.
Il 3) Durante l’incorporazione perpetua:
— L’indulto viene concesso:
a) dalla Sede Ap. per gli IS di diritto pontificio
b) dal Vescovo diocesano, per gli IS di diritto diocesano.
4) La dimissione (c. 729)
Nella dimissione di un membro dall’IS si applicano le medesime norme disposte nei
cc. 694-695, per la dimissione di un membro di un IVCR.
La procedura è quella disposta nei cc. 697-700 per i religiosi.
5) Passaggio da un IS all’altro (c. 730)
— Per il passaggio di un membro di IS ad un altro IS si osservino le disposizioni dei
cc. 684, §§1,2, 4 e 685;