Sei sulla pagina 1di 17

I PADRI VALLOMBROSANI

NEL SOLCO
DELL’EVANGELO
Fonti vallombrosane
Testi normativi, testimonianze documentarie e letterarie

Introduzione, traduzione e note


a cura di Cecilia Falchini, monaca di Bose

EDIZIONI QIQAJON
COMUNITÀ DI BOSE
Nella stessa collana PADRI OCCIDENTALI

Cesario d’Arles, Predicare la Parola


Gregorio Magno, Crescere nella fede
Stefano di Muret, L’evangelo e nient’altro
I Padri camaldolesi, Privilegio d’amore. Fonti camaldolesi
I Padri cistercensi, Una medesima caritÜ. Gli inizi cistercensi
I Padri certosini, Una parola dal silenzio. Fonti certosine, I. Le lettere
I Padri certosini, Fratelli nel deserto. Fonti certosine, II. Testi normativi, testimonianze
documentarie e letterarie
I Padri olivetani, Per una rinnovata fedeltÜ. Fonti olivetane
Ruperto di Deutz, Commento al Cantico dei cantici
Ruperto di Deutz, Dio à buono
Guglielmo di Saint-Thierry, Contemplazione
Guerrico d’Igny, Sermoni
Baldovino di Ford, Perfetti nell’amore

Invieremo gratuitamente
il nostro Catalogo generale
e i successivi aggiornamenti
a quanti ce ne faranno richiesta.
www.qiqajon.it
www.monasterodibose.it

AUTORE: I Padri vallombrosani


TITOLO: Nel solco dell’evangelo
SOTTOTITOLO: Fonti vallombrosane. Testi normativi, testimonianze documentarie e lette-
rarie
CURATORE: Cecilia Falchini
COLLANA: Padri occidentali
FORMATO: 20 cm
PAGINE: 372
TRADUZIONE: dal latino a cura di Cecilia Falchini, monaca di Bose
IN COPERTINA: Naddo Ceccarelli, San Giovanni Gualberto, particolare di polittico (xiv
secolo), Pinacoteca nazionale, Siena

ß 2008 EDIZIONI QIQAJON


COMUNITÀ DI BOSE
13887 MAGNANO (BI)
Tel. 015.679.264 - Fax 015.679.290 isbn 978-88-8227-246-3
INTRODUZIONE

1. Giovanni Gualberto nelle fonti

Giovanni figlio di Gualberto nacque a Firenze tra la fine


del x e l’inizio dell’xi secolo. Come narra una delle Vite a noi
pervenute, dopo un’esperienza monastica a San Miniato a Fi-
renze, si ritirò nella vicina Vallombrosa, unendosi a due eremi-
ti là residenti, Paolo e Guntelmo, che vivevano sotto l’obbedien-
za dell’allora abate del monastero di Settimo (nella diocesi di
Firenze), Guarino1. È da questo piccolo seme di vita monastica
che nasce e si sviluppa prima la comunità e poi la congregazio-
ne di Vallombrosa, che nel 1090, quasi vent’anni dopo la morte
di Giovanni (avvenuta nel 1073), conta quindici monasteri.
La figura di Giovanni Gualberto e la vicenda dei monaci val-
lombrosani si inserisce profondamente nel contesto ecclesiale
dell’epoca, soprattutto in merito al problema, allora dilagante,
della simonia. Tuttavia, poiché su questo argomento esistono
già numerosi studi, queste pagine non intendono tanto riflette-
re su quello che sembra essere stato l’impegno di Giovanni Gual-
berto e dei monaci vallombrosani contro la pratica simoniaca,
quanto piuttosto prendere in considerazione la forma di vita
monastica di Giovanni, l’insegnamento che scaturisce dalle testi-

1 Cf. Anon. I 4.

7
Introduzione

monianze che su di essa ci sono giunte, l’ispirazione che sembra


aver animato il fondatore e i suoi primi discepoli nel dar forma
a quella che è diventata una congregazione monastica che dura
ancora oggi.
L’arco temporale in cui si dispiega la nostra riflessione è com-
preso tra la nascita di Giovanni Gualberto e la fine del xii se-
colo, termine entro cui sono state composte le tre più antiche
Vite del santo. Per ciò che riguarda questo periodo, ho ritenu-
to sufficiente, dal punto di vista documentario, pubblicare solo
tre delle bolle pontificie di approvazione dell’ordine. Anzitut-
to, la prima di cui ci è pervenuto il testo, quella di Urbano II del
1090, nella quale abbiamo una prima conferma non solo dello
stile di vita vallombrosano, ma anche della congregazione che
ne porta il nome; poi quella successiva a noi giunta, vale a dire
quella di Innocenzo II del 1130, nella quale il pontefice, sulla
scia dei suoi predecessori – anche se noi disponiamo solo del
testo promulgato da Urbano II – conferma quanto da essi ac-
cordato, ponendosi così come una chiara manifestazione di quel-
lo che all’epoca era lo stato giuridico della congregazione di Val-
lombrosa; infine, la bolla di Eugenio III del 1146, ripresa e con-
ferma dei possedimenti del monastero concessi dalla badessa
di Sant’Ilario (Sant’Ellero) Itta in un documento che può es-
sere considerato la carta di fondazione del monastero di Vallom-
brosa, il cui testo viene anch’esso qui pubblicato.
Per quanto riguarda Giovanni Gualberto, le fonti coeve sono
soprattutto di carattere agiografico. Le prime tre Vite del santo,
che qui pubblichiamo, risalgono alla fine del xii secolo; rara-
mente, invece, si trova accenno di lui in altri testi del periodo
in cui egli era vivente. Infatti, solo nel documento del 27 agosto
10432 “per la prima volta troviamo il nome di Giovanni Gual-
berto, che in qualità di priore (praepositus) è menzionato in un

2 Documento di donazione di Grimaldo, infra, pp. 220-222.

8
Introduzione

atto di donazione al monastero di Vallombrosa. Ancora come


priore egli sottoscrive di suo pugno una carta del novembre 1049.
Bisognerà attendere il maggio 1068 per avere un documento in
cui egli figura con il titolo di abate (abbas)”3. Di poco poste-
riore alla sua morte sembra essere la lettera di Gregorio VII “ai
monaci e ai chierici che seguono la disciplina dell’abate Gio-
vanni Gualberto”4. Inoltre, per quanto concerne la testimonian-
za che i documenti di approvazione pontificia possono offrire
riguardo a Giovanni, nel primo a noi pervenuto, quello di Ur-
bano II del 6 aprile 1090, si menziona fra l’altro il “primo abate
Giovanni, di venerata memoria”5.
Alla rarità con cui le fonti coeve si riferiscono a Giovanni
Gualberto, si aggiunge il fatto che una possibile e ulteriore te-
stimonianza a lui relativa trova invece una smentita: nella prima
delle sue biografie, quella di Andrea di Strumi, si dice che l’ar-
cidiacono Ildebrando, futuro Gregorio VII, ebbe l’occasione
di incontrare Giovanni Gualberto, e che intessé con lui una pro-
fonda amicizia6. Tuttavia, la lettera sopra menzionata di Gre-
gorio VII, già papa, smentisce tale notizia, esprimendosi il pon-
tefice nei seguenti termini: “Sebbene non abbiamo visto con
gli occhi del corpo il vostro padre Giovanni, di venerata memo-
ria, poiché tuttavia la purezza della sua fede ha mirabilmente
brillato nelle regioni della Toscana, lo abbiamo amato con gran-
de amore”7. Dunque sì “grande amore”, ma senza che vi sia stato
un incontro personale.
Questa divergenza tra le due fonti legittima anche a porsi
un interrogativo sull’attendibilità storica della prima, la Vita di

3 Cf. G. Spinelli, “Giovanni Gualberto e la riforma della Chiesa in Toscana”, in

Alle origini di Vallombrosa. Giovanni Gualberto nella società dell’XI secolo, a cura di G.
Spinelli e G. Rossi, Europía-Jaca Book, Novara-Milano 1984, p. 31.
4 Infra, pp. 211-212.
5 Infra, p. 238.
6 Cf. VStr. 68.
7 Infra, p. 211.

9
Introduzione

Andrea di Strumi. Già diversi studiosi hanno avanzato dubbi


a questo riguardo, poiché Andrea di Strumi, simpatizzante del
movimento della Pataria milanese8, potrebbe aver accentuato gli
aspetti pauperistici e antisimoniaci di Giovanni. A mio avviso,
non è fuori di luogo supporre che lo Strumense abbia inserito
l’annotazione di un incontro fra i due personaggi per sottolinea-
re la conformità dell’insegnamento spirituale di Giovanni Gual-
berto con la riforma della chiesa propugnata da Gregorio VII.
Vi sono, infine, altre due testimonianze indirette su Giovan-
ni Gualberto. In primo luogo, il decreto “de cantu”, che gli abati
vallombrosani, forse verso il 1095, dicono di aver riportato “se-
condo la sua volontà … negli antifonari e nel processionale di
San Salvi”9, documento che testimonia di un’attenzione del
Gualberto alla liturgia. In secondo luogo, la carta di fondazio-
ne del monastero fiorentino di San Salvi10, del 1048, che però
non menziona né Giovanni Gualberto né Vallombrosa, ma de-
linea semplicemente quelle che vogliono essere, nelle intenzio-
ni del donatore della proprietà, le finalità della fondazione:

Ora e per il futuro divenga un monastero di monaci dell’or-


dine di san Benedetto, che in ogni cosa – per quanto lo per-
metterà la possibilità del luogo – servano la Regola con salmi,
inni, preghiere, messe, con incenso e lampade, e che ivi ri-
mangano a servizio di Dio con tutti i culti della fede che da
essi si comanda siano eseguiti.

In altre parole, un monastero che segua la Regola di Benedet-


to e che abbia una regolare e assidua vita liturgica. Quindi, al-
l’epoca di tale fondazione non solo non si configura ancora il

8 Andrea di Strumi fu autore anche di una Vita di Arialdo, uno tra i sostenitori e

propugnatori della Pataria, che venne assassinato.


9 Decreto del venerabile primo abate Giovanni, infra, p. 249.
10 Cf. infra, pp. 231-234.

10
Introduzione

nascere di una congregazione che abbia Vallombrosa come suo


centro – e dunque “vallombrosana” –, ma ciò che sembra stare
a cuore a Giovanni Gualberto pare esser stato non tanto un pro-
prio ideale di vita monastica, quanto piuttosto la fedeltà all’an-
tica tradizione, il rimanere nell’alveo della grande tradizione mo-
nastica, che egli aveva ricevuto dagli antichi padri e che desi-
derava vivere e conservare nella forma di vita cenobitica, in
particolare secondo la Regola di Benedetto.
All’interno di tale fedeltà al patrimonio tradizionale mona-
stico risiede anche l’attenzione alla pratica liturgica che è espres-
sa in tale carta della fondazione di San Salvi, come abbiamo già
potuto rilevare nel suddetto decreto “de cantu”. Inoltre, essa è
anche la materia quasi esclusiva dell’unico testo di Consuetudi-
ni vallombrosane del xii secolo che è giunto fino a noi11, forse
non a caso recensito nell’edizione critica come una “redazione”
delle Consuetudini cluniacensi12, che sappiamo essere molto at-
tente all’aspetto liturgico13. L’attenzione particolare alla litur-

11 Cf. CV I-IV, pp. 265-337. Per il testo latino, cf. infra, p. 265, n. 1.
12 Non entro qui nel merito del rapporto fra la “forma vitae” vallombrosana nel
periodo iniziale e il monachesimo cluniacense. In questa sede mi limito solo a dire che
a riguardo le opinioni degli studiosi divergono: B. Quilici sostiene che può esservi
quanto meno stata una conoscenza del monachesimo cluniacense a cui anche Giovan-
ni Gualberto, come Romualdo e altri, può aver attinto (cf. “Giovanni Gualberto e la
sua riforma monastica”, in Archivio storico italiano 2/99 [1941], pp. 29-34). Diver-
samente, G. Miccoli afferma che “del tutto mitica, tra l’altro, e assolutamente indi-
mostrabile è la pretesa influenza cluniacense nel periodo iniziale di Vallombrosa”
(“Aspetti del monachesimo toscano”, in Id., Chiesa gregoriana. Ricerche sulla Riforma
del secolo XI, a cura di A. Tilatti, Herder, Roma 1999, p. 87). D’altro canto, S.
Boesch Gajano rileva, citando anche alcuni studi precedenti, che, per ciò che concer-
ne il testo a noi pervenuto delle Consuetudini di Vallombrosa, se si considerano le
“loro caratteristiche interne le Consuetudini sembrano derivare da una doppia tradi-
zione, di Cluny e dei monasteri tedeschi” (“Storia e tradizione vallombrosane”, in
Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano 76 [1964],
p. 135, n. 1).
13 Già B. Quilici scriveva: “Il canto dell’uffizio impegnava i monaci decorso il pri-

mo terzo della notte; nell’importanza che esso aveva in Vallombrosa è forse da vedere
un riflesso del fervore e dello splendore liturgico dei Cluniacensi, le cui costumanze, co-
me si è detto, ampiamente si erano diffuse in Italia nel secolo undecimo” (“Giovanni
Gualberto e la sua riforma monastica”, in Archivio storico italiano 1/100 [1942], p. 67).

11
Introduzione

gia pare dunque verosimilmente essere un elemento della vita mo-


nastica vallombrosana, effettivamente rispondente alle intenzio-
ni di Giovanni Gualberto.
Del resto un’altra fonte del xii secolo, la Vita del cosiddet-
to Anonimo della Nazionale14, o Anonimo I, sottolinea anch’es-
sa l’aspetto liturgico della vita che Giovanni Gualberto, da poco
ritiratosi a Vallombrosa, conduceva: “In questo eremo, Giovan-
ni, con il permesso della badessa di Sant’Ilario, di cui tale eremo
era proprietà, Itta, costruita una piccola abitazione, cominciò,
[cantando] salmi e inni, a condurre una vita di celibato”15.
Tale istanza liturgica mi pare legittimi il porsi di alcuni inter-
rogativi: in quale modo la forma vitae vallombrosana si poneva
all’interno del variegato e vivace movimento monastico dell’xi-xii
secolo, nel quale anche l’elemento liturgico veniva diversamen-
te declinato e sottolineato?
E inoltre: se ancora nel 1048, vivente Giovanni Gualberto,
non emerge alcun riferimento a una sorta di congregazione val-
lombrosana, mentre ciò sarebbe avvenuto una ventina di anni
dopo la sua morte16, quale può essere stata la dinamica che ha
condotto a tale evoluzione?

14Cf. infra, p. 193, n. 1.


15Anon. I 3.
16 Cf. sia la carta di fondazione del monastero di San Marco (poi San Benedetto)

di Piacenza, del 1093, nella quale si trova scritto: “A lui solo [l’abate di Vallombro-
sa] sia l’autorità di ordinare e disporre il monastero come egli ordina e dispone tutti
i monasteri che nella Toscana sono sotto le sue cure”, sia il testo di due donazioni del
1095 al monastero di Coltibuono, che pongono come condizioni che in tale monaste-
ro sia osservata la Regola di Benedetto e che “in esso vi siano i fratelli della Congre-
gazione vallombrosana” (D. Meade, “From Turmoil to Solidarity: the Emergence of
the Vallumbrosan Monastic Congregation”, in The American Benedictine Review 19
[1968], p. 346). Questo intervallo di tempo è confermato anche da G. Miccoli, il qua-
le rileva che gli “interventi di Giovanni, certo frequenti, nella vita dei diversi mona-
steri appaiono fondarsi non su norme particolari, ma su di una consuetudine nata dal
suo prestigio morale, che faceva di tutti quei monasteri un unico, grande monastero,
sottoposto di fatto alla sua autorità abbaziale. Non è un caso che negli stessi privile-
gi di Gregorio VII a favore dei vari monasteri vallombrosani che ci sono pervenuti,
mai si accenni a essi come vallombrosani, o legati in qualche modo, almeno per l’ele-

12
INDICE

7 INTRODUZIONE
7 1. Giovanni Gualberto nelle fonti
13 2. Giovanni Gualberto nell’ambiente monastico coevo
16 3. Origine e primo sviluppo di una congregazione
31 RINGRAZIAMENTI

33 parte prima
TESTIMONIANZE LETTERARIE

35 ANDREA DI STRUMI
VITA DI GIOVANNI GUALBERTO
36 1. Giovanni da Firenze a Vallombrosa
36 Giovanni, figlio di Gualberto
36 Il perdono al nemico
37 Il miracolo del crocifisso
38 Giovanni decide di abbandonare il mondo
38 Al monastero di San Miniato
40 La risposta di Giovanni a suo padre
40 Giovanni benedetto dal padre
41 Giovanni denuncia l’abate e il vescovo simoniaci
42 Il pane donato al povero
43 Camaldoli e Vallombrosa
44 2. Giovanni da semplice monaco ad abate
44 Il segno del faggio
45 Erizzo, Alberto e Teuzone
45 Fervore di vita e prime difficoltà
46 Rodolfo, Pietro e Lieto
47 Il loro tenore di vita
48 Donazioni della badessa Itta
49 Ascesi di Giovanni Gualberto
50 Austerità e misericordia
50 Abate di Vallombrosa

353
51 3. Tenore di vita e prime case
51 Alcune norme di vita
53 I fratelli conversi
54 Amato e temuto
54 Consacrazione dell’altare e dell’oratorio
54 Venerazione per l’ufficio presbiterale
55 Le prime fondazioni
56 Visita e corregge i prepositi
56 Il pesce nel ruscello
57 Papa Leone IX
58 Amore e compassione di Giovanni
58 Costruzione di ponti, ospedali e chiese. Vita comune dei chierici
59 Sobrietà di vita
60 Il cenobio di Settimo
61 4. Fede di Giovanni e suo amore per la povertà
61 L’abate Berizzo
61 Il vento per ventilare il grano
62 Pani, frumento e farina per i fratelli
62 I pani per i fratelli
63 I soldati della contessa Beatrice
63 L’uomo pazzo
64 Il grano ai poveri
64 Giovanni svela la menzogna
65 Potenza dell’intercessione
66 Ricchezza del monastero di Moscheta
67 Il patrimonio di un monaco
67 5. Compassione e fede di Giovanni
67 Il papa Stefano
68 Il soldato malato
69 Il cavallo del soldato
69 Il monaco scomunicato
70 Il converso che vuole lasciare il monastero
71 Fiorenzo colpevole di simonia
72 Guarisce il figlio di un contadino
72 La carne per i poveri
73 Il latte per i poveri
74 Ancora carne e latte per i poveri
74 L’orso si lascia uccidere
74 L’albero che ostruisce la via
75 Il monaco Giovanni malato a un occhio
76 Il bue salvato dai ladri
76 6. Conoscenza profonda di Giovanni
76 Discernimento di Giovanni
78 L’amico malato

354
79 Il futuro papa Gregorio VII
79 Giovanni legge nei cuori
80 Il cacciatore
81 La lepre
81 Il chierico ricco
82 7. Contro la simonia
82 Una lettera al vescovo di Volterra
86 Il profumo della sua santità
87 Il vescovo di Firenze simoniaco
87 Il vescovo decide di uccidere i monaci di San Salvi
88 Attacco ai monaci di San Salvi
89 Il popolo accorre
89 Giovanni Gualberto desidera il martirio
90 Giovanni accoglie i chierici perseguitati
91 8. Lettera della chiesa fiorentina al papa Alessandro II
101 9. Verso la morte del santo abate Giovanni
101 Il monastero di Fucecchio
102 I monaci e il sarchiello
103 Invia chierici a Milano
104 Vicino alla morte
105 Testamento spirituale
107 L’angelo Benigno. La confessione di fede
108 Il giorno della morte
109 Rodolfo e Rustico abati di Vallombrosa
111 10. Prodigi dopo la morte
111 Il cibo per gli ospiti
112 La grazia della compunzione
112 Gli spasmi di dolore dell’abate Teuzone
113 Guarigione dalla debolezza
113 Il cavallo di fratel Gerardo
113 Il mulo che fugge
114 La matrona Adalascia
114 La lampada della chiesa
115 La lampada al sepolcro
115 La pecorella smarrita
116 Benzone fugge dal carcere
117 Bernardo vescovo di Parma

119 ATTONE DI PISTOIA


VITA DEL SANTO GIOVANNI, PRIMO ABATE DI VALLOMBROSA
119 Breve prefazione
121 1. Giovanni, figlio di Gualberto
121 2. Il perdono al nemico
122 3. Il miracolo del crocifisso

355
123 4. Giovanni decide di abbandonare il mondo
123 5. Al monastero di San Miniato
124 6. La risposta di Giovanni a suo padre
125 7. Giovanni benedetto dal padre
126 8. Giovanni denuncia l’abate e il vescovo simoniaci
128 9. Il pane donato al povero
129 10. A Camaldoli e a Vallombrosa
129 11. I primi discepoli
130 12. Erizzo, Alberto e Teuzone
131 13. Fervore di vita e prime difficoltà
132 14. Rodolfo, Pietro e Lieto
132 15. Il loro tenore di vita
134 16. Donazioni della badessa Itta
134 17. Ascesi di Giovanni Gualberto
135 18. Austerità e misericordia
136 19. Abate di Vallombrosa
136 20. Alcune norme di vita
137 21. I fratelli conversi
137 22. Amato e temuto
138 23. Consacrazione dell’altare e dell’oratorio
139 24. Venerazione per l’ufficio presbiterale
139 25. Le prime fondazioni
140 26. Visita e corregge i prepositi
140 27. Papa Leone IX
141 28. Amore e compassione di Giovanni
141 29. Vita comune dei chierici. Costruzione di chiese e ospedali
142 30. Sobrietà di vita
142 31. Il cenobio di Settimo
143 32. L’abate Berizzo
143 33. Farina e frumento per i fratelli
144 34. I pani per i fratelli
145 35. Guarisce un uomo pazzo
146 36. Il grano ai poveri
146 37. Giovanni svela la menzogna
147 38. Potenza dell’intercessione
148 39. Ricchezza del monastero di Moscheta
148 40. Il patrimonio di un monaco
149 41. Il papa Stefano
150 42. Il soldato malato
151 43. Il cavallo del soldato
151 44. Il monaco scomunicato
152 45. Il converso che vuole lasciare il monastero
153 46. Fiorenzo colpevole di simonia
154 47. Guarisce il figlio di un contadino
154 48. La carne per i poveri

356
155 49. Il latte per i poveri
156 50. Ancora carne e latte per i poveri
156 51. L’orso si lascia uccidere
156 52. L’albero che ostruisce la via
157 53. Il bue salvato dai ladri
158 54. Discernimento di Giovanni
159 55. L’amico malato
160 56. Il futuro papa Gregorio VII
161 57. Giovanni legge nei cuori
161 58. Il chierico ricco
162 59. Una lettera al vescovo di Volterra
162 60. Il profumo della sua santità
163 61. Il vescovo di Firenze simoniaco
164 62. Il vescovo decide di uccidere i monaci di San Salvi
164 63. Attacco ai monaci di San Salvi
165 64. Il popolo accorre
165 65. Giovanni Gualberto desidera il martirio
166 66. Giovanni accoglie i chierici perseguitati
167 67. Lettera della chiesa fiorentina al papa Alessandro II
177 68. Il monastero di Fucecchio
178 69. Invia chierici e monaci a Milano
179 70. La donna povera
179 71. Due ladri nella dispensa
180 72. Vicino alla morte
181 73. Testamento spirituale
183 74. L’angelo Benigno. La confessione di fede
185 75. Il giorno della morte
186 76. Rodolfo e Rustico abati di Vallombrosa
186 77. Il cibo per gli ospiti
187 78. La grazia della compunzione
188 79. Gli spasmi di dolore dell’abate Teuzone
188 80. Guarigione dalla debolezza
188 81. La matrona Adalasia
189 82. La lampada al sepolcro
189 83. La lampada della chiesa
190 84. L’intercessione di Giovanni Gualberto
190 85. Epilogo

193 ANONIMO I
VITA DELL’ABATE GIOVANNI
193 Prologo
193 Inizia il Prologo alla Vita dell’abate Giovanni
194 1. Inizio della sua vita
196 2. L’abate Guarino
197 3. A Vallombrosa. I primi discepoli

357
199 4. Il monastero di Settimo si unisce a quello di Vallombrosa
200 5. Il vescovo di Firenze simoniaco
202 6. Presagi di divisioni e persecuzioni
203 7. Misericordia e discernimento di Giovanni
205 8. Carità, umiltà, obbedienza e discernimento
206 9. Condivisione dei beni
207 10. Altre virtù di Giovanni
210 11. Epilogo

211 ALTRE TESTIMONIANZE LETTERARIE


211 Gregorio VII, ai monaci e ai chierici discepoli di Giovanni Gualberto, 1073
213 Anselmo di Havelberg, Dialoghi, Dal Libro 1,10
213 Roberto di Ostrevant, Vita di Aiberto 7

215 parte seconda


TESTIMONIANZE DOCUMENTARIE

217 DOCUMENTI DI FONDAZIONE


217 Alberto chierico e notaio, donazione a Grimaldo,
Vallombrosa, 27 gennaio 1037
220 Grimaldo, donazione a Vallombrosa, 27 agosto 1043
222 Itta badessa di Sant’Ilario, donazione a Vallombrosa, 3 luglio 1039
229 Agnese badessa di Sant’Ilario, a Vallombrosa, febbraio 1086
231 Carta di fondazione del monastero di San Salvi, 16 aprile 1048

235 BOLLE PONTIFICIE


235 Urbano II, a tutti i monaci della congregazione di Vallombrosa, 6 aprile 1090
239 Innocenzo II, all’abate di Vallombrosa Attone, giugno 1130
242 Eugenio III, a Gualdo abate di Vallombrosa e ai suoi successori,
7 febbraio 1146

247 parte terza


TESTI LEGISLATIVI

249 CAPITOLI DEGLI ABATI


249 Decreto del venerabile primo abate Giovanni (1095?)
251 Decreto degli abati (1096-1101)
251 Capitolo del santo Bernardo, abate di Vallombrosa (1101?)
254 Capitolo del padre abate Attone, 1127
255 Altro capitolo del padre abate Attone, 1128
257 Terzo capitolo del padre abate Attone, 1129
259 Capitolo del padre abate Gualdo, 1134
260 Un altro capitolo del padre abate Gualdo, 1135
261 Capitolo del padre abate di Vallombrosa Gualdo, 1139

358
265 CONSUETUDINI DELLA CONGREGAZIONE DI VALLOMBROSA
265 Prologo
266 i. L’ordine [degli uffici] invernale
266 2. Quando ci si alza per i notturni
266 3. Le vigilie
269 4. I salmi familiari
270 5. Gli uffici particolari
270 6. La preghiera personale
271 7. L’intervallo di tempo fino all’ora prima
272 8. La lettura e l’ora terza
272 9. Quali messe sono da cantare durante la settimana
273 10. Il capitolo
273 11. L’ora sesta e il lavoro manuale
274 12. L’ora nona e il misto
275 13. Il pranzo
276 14. La seconda mensa
276 15. I vespri
277 16. La bevanda della sera e la conferenza
277 17. Compieta
279 ii. L’ordine [degli uffici] nelle principali solennità
280 iii. L’ordine [degli uffici] nei giorni di domenica e in tutte le solennità
280 19. Le vigilie
282 20. L’intervallo e la preghiera personale
282 21. L’ora prima e il capitolo
284 22. L’ordine della messa
285 23. L’ora sesta e la mensa dei fratelli
286 24. L’ora nona e i vespri
287 iv. Gli uffici nel corso dell’anno
287 25. L’Avvento del Signore
289 26. La vigilia del Natale del Signore
290 27. Il giorno del Natale del Signore
291 28. Santo Stefano
291 29. San Giovanni
292 30. La festa degli Innocenti
293 31. San Silvestro
293 32. L’ottava del Signore
293 33. L’ottava di santo Stefano
294 34. La vigilia dell’Epifania
294 35. L’ottava dell’Epifania
295 36. [La festa] di san Paolo
295 37. [La festa] della Purificazione di santa Maria
296 38. La settuagesima
297 39. La domenica di sessagesima
297 40. La domenica di quinquagesima

359
297 41. Il mercoledì all’inizio della Quaresima
298 42. Il lunedì dopo la prima domenica di Quaresima
300 43. La domenica della Passione
300 44. L’ordine [della liturgia] nella domenica delle Palme
302 45. Il giovedì in Cena Domini. L’ufficio divino fino al capitolo
303 46. Il servizio dei poveri
303 47. La lettura e le ore minori
304 48. La messa e i vespri
304 49. Il misto
305 50. Il servizio dei conversi
305 51. La refezione e il servizio dei fratelli
305 52. La conferenza, la bevanda della sera, compieta
306 53. La Parasceve
308 54. Il sabato santo
311 55. Il giorno di Pasqua
312 56. Il lunedì dopo [la settimana] in albis
312 57. L’Invenzione della santa croce
313 58. I giorni delle rogazioni
314 59. La vigilia dell’Ascensione
315 60. Nell’Ascensione del Signore
315 61. Il sabato santo di Pentecoste
316 62. La vigilia degli apostoli Pietro e Paolo
316 63. La vigilia di san Lorenzo
317 64. La vigilia di santa Maria
317 65. L’Esaltazione della santa croce
318 66. La vigilia di san Matteo
318 67. San Michele
318 68. La prima domenica dopo il 13 di settembre
319 69. La prima domenica del mese di ottobre
319 70. La prima domenica del mese di novembre
319 71. La festa di Tutti i santi
320 v. Le ore non opportune
321 vi. I fanciulli
323 vii. I malati
325 viii. La morte e la sepoltura
327 ix. L’annuncio e l’ufficio dei morti
329 x. L’ordine dei posti e come devono stare in coro. Il silenzio e il canto
331 [AGGIUNTE ALLE CONSUETUDINI VALLOMBROSANE]
331 xi. Le pene
332 xii. I suffragi
332 79. Il vespro del sabato
332 80. Il mattino della domenica
333 81. La sera, al vespro di sant’Agnese
333 82. Il mattino del lunedì di sant’Agata

360
333 83. Al vespro di san Biagio
334 84. Il martedì mattina di san Giorgio
334 xiii. Gli uffici nel corso dell’anno
334 85. Il natale degli apostoli Pietro e Paolo
335 86. Per san Sisto
335 87. Nel natale di sant’Ippolito e Cassiano
335 88. Nel natale di santa Maria Maddalena
336 xiv. L’oblazione di un fanciullo
337 xv. L’osservanza della Quaresima

339 ABBREVIAZIONI E SIGLE

341 BIBLIOGRAFIA

347 INDICE BIBLICO

351 INDICE DELLE FONTI EXTRABIBLICHE

361