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CLASSIFICAZIONE DELLE CELLULE

•cellule labili (a rinnovamento continuo): dotate di “POTENZIALE REPLICATIVO


LIMITATO”.
Es. epidermide, mucosa gastro-intestinale, mucosa respiratoria, mucosa urogenitale,
midollo osseo, organi linfoidi.

•cellule stabili (sistemi stazionari a lento ricambio): normalmente non si replicano ma


possono entrare rapidamente in divisione nel caso di tessuto danneggiato.
Es. epatociti, cellule endoteliali, ghiandole, cellule muscolari lisce, osteoblasti.

• cellule perenni (sistemi stazionari statici): non vanno incontro a divisione post-
natale, non sono più in grado di dividersi. Non possono essere sostituite quando
muoiono. Es. cellule nervose, cellule muscolari cardiache, cristallino.

Gli effetti di un danno cellulare


dipendono da:
• Durata del danno
• Natura del danno
• Numero di cellule colpite
• Tipo di cellule colpite
• Capacità rigenerativa delle
cellule

OMEOSTASI
Insieme di meccanismi messi in atto da ogni essere vivente per mantenere costante sia
sotto l’aspetto quantitativo che sotto quello funzionale la sua composizione (glicemia,
calcemia, omeostasi del numero di globuli bianchi nel sangue, omeostasi della
temperatura corporea, numero e grandezza delle cellule…).

ADATTAMENTO
E’ la capacità che hanno le cellule di modulare alcune loro funzioni in occasione di
eventi perturbanti di vario tipo e persistenti nel tempo, in modo da raggiungere una
condizione di equilibrio diversa da quella originaria ma sufficiente a consentire
il mantenimento dello stato di salute.

RISPOSTA CELLULARE AL DANNO

LE CELLULE SONO UN SISTEMA STAZIONARIO (NON STATICO!)


LE CELLULE RISPONDONO A SOLLECITAZIONI FISIOLOGICHE O A
STIMOLI PATOLOGICI ANDANDO INCONTRO AD ADATTAMENTI DI TIPO
MORFOLOGICO E FISIOLOGICO.

QUESTI ADATTAMENTI COMPRENDONO:


• IPERTROFIA
• IPERPLASIA
• ATROFIA
• APLASIA
• METAPLASIA

In condizioni di normalità parliamo di NORMOPLASIA = CIASCUN ORGANO HA


DIMENSIONI COSTANTI (il numero e le dimensioni delle singole cellule
parenchimaliche lo costituiscono rimangono invariate).

IL MANTENIMENTO DEL NUMERO FISIOLOGICO DI CELLULE IN UN


TESSUTO E’ LA CONSEGUENZA DI UN EQUILIBRIO FRA PROCESSI DI
- PROLIFERAZIONE
- DIFFERENZIAMENTO
- MORTE CELLULARE

…MA IN RISPOSTA A VARIAZIONI AMBIENTALI VI POSSONO ESSERE:

• ADATTAMENTI FISIOLOGICO-METABOLICI:
REGOLAZIONE FINE DEL METABOLISMO A LIVELLO BIOCHIMICO
SENZA EVIDENTI CAMBIAMENTI DI STRUTTURA.
Es. mobilizzazione di acidi grassi dal tessuto adiposo durante il digiuno;
mobilizzazione del
Calcio dal tessuto osseo.

• ADATTAMENTI FISIOLOGICO-STRUTTURALI:
VARIAZIONI NELLE MODALITà DI ACCRESCIMENTO ACCOMPAGNATE
DA ALTERAZIONI STRUTTURALI VISIBILI.
-Aumento dell’attività cellulare (cellule più numerose e/o più grandi).
-Riduzione dell’attività cellulare (cellule meno numerose e/o più piccole).
-Alterazione morfologica delle cellule (modificazione della
differenziazione).

IPERTROFIA:
DIMENSIONI (VOLUME) DI UN ORGANO O DI UN TESSUTO PER
AUMENTO DELLE DIMENSIONI DELLE SINGOLE CELLULE
PARENCHIMALI CHE LO COSTITUISCONO, IL CUI NUMERO RESTA
INVARIATO.
N.B. L’organo ipertrofico non ha cellule nuove ma solo cellule più grandi!

Si associa ad un aumento del contenuto di proteine strutturali (aumento di sintesi


proteica + diminuzione di degradazione proteica)
La muscolatura striata del cuore e dei muscoli scheletrici è quella che sviluppa più
facilmente ipertrofia, forse perché non è in grado di rispondere alle esigenze
metaboliche con la divisione
cellulare.
CAUSE:
- nel muscolo scheletrico: lavoro muscolare intenso (iperlavoro meccanico).
- nel cuore: sovraccarico emodinamico cronico dovuto a difetti valvolari o
ipertensione. Alla fine si raggiunge un limite oltre il quale l’ampliamento della
massa muscolare non è più in grado di compensare l’aumento di carico:
SCOMPENSO CARDIACO

Per meritare il termine di “IPERTROFIA” è necessario che l’aumento di volume,


si verifichi per incremento di “materia vivente strutturalmente e funzionalmente
valida”.
Sono esclusi, gli ingrandimenti per aumento del contenuto di acqua, di sangue, di
materiali accumulati in diversi compartimenti dell’organo (steatosi, glicogenosi,
amiloidosi…).
Cosiddette PSEUDOIPERTROFIE

IPERPLASIA:
DIMENSIONI (VOLUME) DI UN ORGANO O DI UN TESSUTO PER
AUMENTO DEL NUMERO DELLE SINGOLE CELLULE PARENCHIMALI
CHE LO COSTITUISCONO, IL CUI VOLUME RESTA INVARIATO.

N.B.La risposta iperplastica è possibile solo nei tessuti che contengono cellule capaci
di riprodursi.

IPERPLASIA FISIOLOGICA
• IPERPLASIA ORMONALE
(Es. iperplasia fisiologica dell’utero in gravidanza; iperplasia della ghiandola
mammaria in gravidanza o allattamento)
• IPERPLASIA COMPENSATORIA
(Es. nel caso di EPATECTOMIA PARZIALE) - Cellule epatiche morte, per azioni
lesive diverse, vengono rapidamente sostituite da epatociti derivanti per divisione di
cellule preesistenti fino a riportare la massa epatica alle dimensioni originali -.

Esempi:
IPERTROFIE / IPERPLASIE FISIOLOGICHE:
PER AUMENTO DELLA RICHIESTA FUNZIONALE
-ipertrofia dei muscoli striati negli atleti ed in soggetti che svolgono lavori pesanti.
-Ipertrofia del muscolo cardiaco negli atleti.

PER AUMENTO DELLA STIMOLAZIONE ORMONALE


-ipertrofia della muscolatura uterina in gravidanza

Esempi:
IPERTROFIE / IPERPLASIE PATOLOGICHE
PER AUMENTO DELLA RICHIESTA FUNZIONALE
-ipertrofia del miocardio nei pazienti ipertesi, con vizi valvolari e nei pazienti con
patologie
polmonari.
-ipertrofia renale compensatoria.
-iperplasia rigenerativa del fegato.
-iperplasia dell’epidermide in caso di ricostruzione del tessuto
-iperplasia dei precursori eritrocitari (soggiorni ad alte altitudini).
-iperplasia rigenerativa nel midollo osseo in seguito ad emorragia.
-iperplasia linfocitaria nella difesa immunitaria.
PER AUMENTO DELLA STIMOLAZIONE ORMONALE
-ipertrofia di ghiandole endocrine su cui agiscono gli ormoni dell’adenoipofisi in
caso di
iperproduzione di questi (adenomi).
-ipertrofia della tiroide per iperproduzione dell’ormone tireotropo (TSH).
-ipertrofia delle surreni per iperproduzione di ormone adenocorticotropo (ACTH).
-gigantismo / acromegalia per iperproduzione di ormone somatotropo (STH).
-ginecomastia nell’uomo a causa dell’aumento dei livelli di estrogeni.
-iperplasia da danno cronico: durone nel piede.

IPOTROFIA
RIDUZIONE DELLE DIMENSIONI DI UN ORGANO O DI UN TESSUTO PER
RIDUZIONE DELLE DIMENSIONI DELLE SINGOLE CELLULE
PARENCHIMALI CHE LO COSTITUISCONO.

N.B. Il numero delle cellule resta invariato!


L’ipotrofia si realizza per riduzione delle dimensioni cellulari dovuta ad
un’aumentata degradazione proteica.
IPOPLASIA o APLASIA: RIDUZIONE DELLE DIMENSIONI DI UN ORGANO
O DI UN TESSUTO PER RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE SINGOLE
CELLULE PARENCHIMALI CHE LO COSTITUISCONO, IL CUI VOLUME
RESTA INVARIATO.
L’ ipotrofia può essere un difetto congenito se il volume normale non è mai stato
raggiunto.
L’ ipoplasia si realizza con riduzione del numero delle cellule per rallentamento
della moltiplicazione, ma più spesso per delezione cellulare, attuata per apoptosi.
Attenzione:
AGENESIA: non è una forma di adattamento! E’ la mancata formazione di un
organo durante
lo sviluppo untrauterino..

CAUSE DI IPOTROFIA E IPOPLASIA:


• riduzione dell’attività funzionale

• riduzione della stimolazione ormonale


• mancanza di nutrimento per ridotto apporto ematico
• compressione locale
• denervazione di un muscolo
• invecchiamento

Esempi:
IPOTROFIE / IPOPLASIE FISIOLOGICHE
-atrofia senile per ridotta attività fisica ed alterazioni ormonali (riduzione delle fibre
muscolari).
IPOTROFIE / IPOPLASIE PATOLOGICHE
• per riduzione dell’attività funzionale:
-atrofia della muscolatura striata in seguito a lunga immobilizzazione.
-atrofia del midollo emopoietico in seguito a ripetute trasfusioni.
• per riduzione della stimolazione ormonale:
-atrofia di tessuti ormono-dipendenti conseguente alla ridotta funzionalità
dell’ipofisi.
• per riduzione dell’apporto ematico:
-atrofia ischemica del tessuto coinvolto (con l’età il cervello va progressivamente
incontro ad atrofia perché l’aterosclerosi causa una riduzione dell’apporto di
sangue).
• per denervazione:
-atrofia da denervazione nel caso di danneggiamento degli assoni che innervano un
muscolo o dopo trauma del midollo spinale con atrofia delle fibre muscolari
interessate.

CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLE IPERTROFIE, IPOTROFIE,


IPERPLASIE ED IPOPLASIE SONO:
• DISTRETTUALITA’ = interessamento di un solo organo e non di tutto
l’organismo
• REVERSIBILITA’ = possibilità di ritornare ad una condizione normale dopo
breve tempo dalla
cessazione degli stimoli

Rappresentano un nuovo stato stazionario, adeguato alle nuove esigenze di lavoro di


un organo.
Questa condizione però, una volta raggiunta, non è irreversibile e viene mantenuta
solo finchè le condizioni perturbanti persistono; non appena queste cessano, le
cellule iniziano il processo della regressione allo stato stazionario di base.
Nel caso del miocardio però, è improbabile che la regressione riporti il tessuto alle
condizioni che precedevano l’insorgere dell’ipertrofia: nella fase di raggiungimento
di quest’ultima, oltre al tessuto contrattile specifico, è aumentato anche il
connettivo, che non sembra andare poi incontro ad un apprezzabile grado
di involuzione.

A SECONDA DELLA LORO CAPACITA’ PROLIFERATIVA, TESSUTI OD


ORGANI AUMENTANO DI VOLUME:
•PER IPERPLASIA - labili
• PER IPERPLASIA O IPERTROFIA - stabili
• PER IPERTROFIA - perenni

MODIFICAZIONE DELLA DIFFERENZIAZIONE CELLULARE

Tutte le cellule che costituiscono l’organismo, oltre a


moltiplicarsi, durante lo sviluppo ontogenico si differenziano in
modo da acquisire determinate caratteristiche morfologiche e
funzionali pur mantenendo la quantità di DNA perennemente
costante.
Il fenomeno della differenziazione viene interpretato con la
repressione di determinati geni e con la contemporanea
attivazione di altri (es. i geni che codificano per la mioglobina
sono derepressi nelle cellule muscolari mentre sono repressi
nelle cellule nervose o epiteliali).
Se in una cellula vengono attivati geni costitutivamente
repressi, la cellula si modifica dal punto di vista morfologico
e funzionale, a seconda del gene interessato.
METAPLASIA:
Le cellule modificano il proprio differenziamento cambiando
morfologia.
Un tipo cellulare differenziato è sostituito da un altro tipo
cellulare differenziato, più adatto alla nuova situazione.
Un tessuto acquisisce le proprietà di un altro più adatto a
sopportare lo stress ambientale che ne ha causato la
modificazione.
FENOMENO REVERSIBILE SE LO STIMOLO CHE L’HA
CAUSATO VIENE RIMOSSO.
Es. fumo di sigaretta causa METAPLSIA SQUAMOSA DEL
FUMATORE. epitelio cilindrico specializzato della trachea e dei
bronchi sostituito da pavimentoso stratificato (fumatori; perdita
della produzione del muco).
La metaplasia è una precancerosi!

LESIONI PRECANCEROSE O PRECANCEROSI:

ALTERAZIONI CELLULARI CHE, PUR NON AVENDO ALCUNA


CARATTERISTICA DI MALIGNITA’, HANNO ALTA PROBABILITA’ DI
TRASFORMARSI IN LESIONI DI TIPO NEOPLASTICO.
I termini “differenziamento” e “anaplasia” vengono utilizzati per
descrivere le cellule parenchimali di una neoplasia.
DIFFERENZIAMENTO: indica il grado di somiglianza tra le
cellule parenchimali neoplastiche e le corrispondenti cellule normali, sia
dal punto di vista morfologico che funzionale.

IN GENERALE, TUTTI I TUMORI BENIGNI SONO BEN DIFFERENZIATI


I TUMORI MALIGNI VANNO DA FORME BEN DIFFERENZIATE A
FORME INDIFFERENZIATE
ANAPLASIA o ATIPIA CELLULARE:

= MANCANZA DI DIFFERENZIAMENTO.

E’ un indice di trasformazione maligna.


Letteralmente significa “formarsi a ritroso”, cioè implica il passaggio
da una forma più differenziata ad una meno differenziata.
E’ un processo metaplastico particolare in seguito al quale la
cellula presenta caratteristiche di differenziamento minore o nullo. Si
osserva variazione di forma e volume delle cellule
(=PLEOMORFISMO) e dei nuclei.

• cellule di dimensioni differenti


• nuclei “ipercromici”
• nuclei più grandi del normale (rapporto nucleo-
plasmatico >)
• orientamento delle cellule alterato

-Se si rimuove la causa è reversibile.

-Se è associata a neoplasia è irreversibile.


DISPLASIA:
Significa letteramente “proliferazione disordinata”.
Si riscontra principalmente negli epiteli e comporta la perdita
dell’orientamento delle singole cellule nell’architettura generale del
tessuto.
Queste cellule mostrano un aumento nella velocità di divisione e
maturazione incompleta (=irregolarità nella differenziazione).
Le cellule displastiche mostrano anche un notevole pleomorfismo
(variazione di forma e dimensioni) e presentano nuclei ipercromici e
voluminosi rispetto al volume della cellula.

E’ UNA TAPPA NECESSARIA NELL’EVOLUZIONE CELLULARE A


PIU’ STADI VERSO IL CANCRO
Es. CARCINOMA IN SITU.
I PROCESSI DI MORTE

CELLULARE:
NECROSI E APOPTOSI

INVECCHIAMENTO
CELLULARE

Con l’età si verificano alterazioni fisiologiche e strutturali in quasi tutti gli


organi. L’invecchiamento è condizionato da fattori genetici, dalle diete, dalle
condizioni sociali, dal verificarsi di patologie legate all’età (Aterosclerosi,
Diabete, Osteoartrite…). Molte funzioni cellulari diminuiscono progressivamente
con l’età (si riduce la sintesi di proteine enzimatiche e strutturali…).

ALTERAZIONI MORFOLOGICHE DELLE CELLULE SENESCENTI:

• nuclei irregolari
• mitocondri vacuolati
• riduzione del Ret. End.
• distorsione dell’ App. del Golgi
I PROCESSI DI MORTE CELLULARE: NECROSI E APOPTOSI

TUTTI I DANNI D’ORGANO COMINCIANO CON ALTERAZIONI


MOLECOLARI O STRUTTURALI ALL’INTERNO DELLA CELLULA.

LE CELLULE PERO’ INTERAGISCONO CON LE ALTRE CELLULE E CON


LA MATRICE EXTRACELLULARE CIRCOSTANTE, CONTRIBUENDO
ALL’INSTAURARSI DEL DANNO TESSUTALE E D’ORGANO.

STIMOLI ADATTAMENTO

DANNO REVERSIBILE

DANNO IRREVERSIBILE

MORTE CELLULARE
LA FUNZIONALITA’ DELLE CELLULE VIENE
ALTERATA DA PROCESSI CHE INDUCONO
MODIFICAZIONI MORFOLOGICHE E BIOCHIMICHE

=
DEGENERAZIONI O PROCESSI
DEGENERATIVI O REGRESSIVI

LA CAPACITA’ DI RESISTENZA DELLE


CELLULE NEI CONFRONTI DI UN INSULTO
DIPENDE DA:
• INTENSITA’
• DURATA NEL TEMPO
• GRADO DI SUSCETTIBILITA’ DELLA
CELLULA

SE LO STIMOLO LESIVO NON PUO’ PIU’ ESSERE


TOLLERATO MORTE
CELLULARE
MORTE FISIOLOGICA: FA PARTE DEL NORMALE
CICLO BIOLOGICO DI OGNI SPECIE VIVENTE.

MORTE PATOLOGICA:

CAUSE PRINCIPALI:
• IPOSSIA,
• MANCATO APPORTO NUTRITIZIO,
• DENATURAZIONE DI ENZIMI CELLULARI
FONDAMENTALI ED INIBIZIONE DELLA LORO
ATTIVITA’,
• DISTRUZIONE DI COSTITUENTI CELLULARI (es.
proteine) INDISPENSABILI PER LE FUNZIONI
FISIOLOGICHE (es. m.p.).
NECROSI
• Morte per lisi colloidosmotica
• Processo passivo
• Evento acuto che si completa in alcuni minuti
• Fino ad un certo punto è reversibile, può regredire e la cellula può
recuperare le sue funzioni
• Il materiale cellulare viene rilasciato nell’ambiente esterno (si scatena la
risposta infiammatoria)
• Il danno cellulare è più in relazione con la natura dell’insulto che con le
caratteristiche genetiche della cellula

APOPTOSI
• Morte cellulare programmata
• Processo attivo
• Richiede alcune ore
• Una volta iniziata è irreversibile
infiammatoria locale o generale)
• Il danno cellulare segue vie precise e mediate da fattori geneticamente
determinati

NECROSI
=
MORTE PER LISI COLLOIDOSMOTICA.
La cellula che va incontro a necrosi perde la selettività ionica del sistema
delle membrane cellulari: gli organelli si rigonfiano e perdono la loro
organizzazione strutturale, il citoplasma si rigonfia di acqua e a ciò segue la
lisi cellulare, con rilascio del contenuto cellulare nei tessuti circostanti.

Conseguenza:

REAZIONE INFIAMMATORIA

NECROSI=
Danno cellulare irreversibile, repentino, fino ad un
certo punto reversibile, ma poi irreparabile.
La necrosi è un processo passivo (morte
accidentale di gruppi di cellule in conseguenza ad
insulti lesivi) che colpisce gruppi di cellule e porta
alla distruzione del tessuto.

NECROSI COAGULATIVA:
E’ la morte cellulare più comune in seguito a stimoli esterni (ISCHEMIA e danno
da AGENTI CHIMICI).
• notevole rigonfiamento e distruzione cellulare,
• denaturazione e coagulazione delle proteine citoplasmatiche,
• rottura degli organelli.

Nella necrosi coagulativa i tessuti appaiono


consistenti e pallidi (=“TESSUTO COTTO”) a
causa della denaturazione delle proteine.
N.B. Vengono denaturate non solo le proteine
strutturali ma anche le proteine enzimatiche
la proteolisi della cellula viene bloccata
è per questo che la struttura di base delle cellule
può rimanere preservata per qualche giorno!
NECROSI COAGULATIVA= caratteristica di
morte per ipossia in tutti i tessuti tranne nel
cervello.

Es. INFARTO DEL MIOCARDIO


E’ una sindrome che colpisce il cuore e
determina la morte cellulare
(NECROSI!!!) di una parte del
muscolo cardiaco (miocardio). Per
“infarto del miocardio” si intende
l’ischemia e la necrosi di un distretto
del miocardio in seguito al mancato
apporto ematico di glucosio ed
ossigeno.

L’infarto può dipendere dall’ostruzione di un’arteria coronaria


da parte di placche aterosclerotiche. La necrosi inizia dopo
20-40 minuti dall’occlusione. Le cellule “coagulate” e prive di
nucleo persistono per settimane. Poi, queste cellule necrotiche
vengono rimosse per frammentazione e fagocitosi per mezzo
di leucociti “spazzini” (“scavenger”).

• NECROSI CASEOSA:
Tipica delle lesioni tubercolari.
Il tessuto appare giallo-biancastro (simile al formaggio), secco e friabile per
liberazione di grosse quantità di lipidi da parte delle lipoproteine ed imbibizione
secondaria del tessuto necrotico da parte del plasma sanguigno.

• NECROSI COLLIQUATIVA:
Tipica dell’infarto cerebrale e della necrosi da infezione batterica.

Il tessuto morto appare semiliquido per effetto di una dissoluzione dovuta


all’azione di idrolasi acide.

- AUTOLISI, per liberazione di enzimi lisosomiali.

- ETEROLISI, per invasione del tessuto da parte di cellule dotate di forte attività
proteolitica (es. granulociti neutrofili).

• NECROSI GOMMOSA:
Tipica della sifilide.

Il tessuto morto è consistente e gommoso.


• NECROSI EMORRAGICA:
Frequente quando la morte è causata da blocco del drenaggio venoso di un
tessuto.

E’ una necrosi soffusa di eritrociti stravasati.

• NECROSI GRASSA:
Materiale duro e giallo in tessuto adiposo necrotico.

Caratteristica del cavo peritoneale a seguito di infiammazione del pancreas


(liberazione di enzimi pancreatici) o dopo traumi del tessuto adiposo
(es.mammella).

• NECROSI FIBRINOIDE:
Deposito di fibrina nelle pareti vascolari danneggiate e necrotiche per
ipertensione o vasculite.

Gangrena:
Necrosi più o meno estesa di tessuti o di organi. Dovuta a traumi, ustioni,
congelamento, infezioni, aterosclerosi ecc.

- Gangrena secca: tessuto asciutto, nerastro (Es. Aterosclerosi).

- Gangrena umida: ampie zone di necrosi colliquativa (tratto intestinale nel caso
di riavvolgimento delle anse).

- Gangrena gassosa: infezione da Clostridium perfringens.


APOPTOSI
PROCESSO DI “MORTE CELLULARE PROGRAMMATA”
IMPORTANTE NEL CONTROLLO DELL’OMEOSTASI
DEGLI ORGANISMI PLURICELLULARI

Per es. Sviluppo embrionale e metamorfosi (regolazione del


numero di cellule), rimozione delle cellule tumorali e infettate da
virus…

PROCESSO:
• PARCELLULARE (COLPISCE SINGOLE CELLULE
NELL’AMBITO DI UNA POPOLAZIONE)
• ATTIVO (RICHIEDE ENERGIA)
• GENETICAMENTE PROGRAMMATO (SOTTO
CONTROLLO GENICO)
• CONSERVATO DURANTE L’EVOLUZIONE

APOPTOSI FISIOLOGICA

• DURANTE LA MORFOGENESI ED IL
RIMODELLAMENTO DI VARIE STRUTTURE:
- delezione delle cellule interdigitali che
precede la formazione delle dita nell’abbozzo
dell’arto,
- formazione dei villi intestinali.

• IN TESSUTI ORMONO-DIP:
- endometrio umano premestruale per
diminuzione dello stimolo ormonale,
- ghiandola mammaria al termine del ciclo
mestruale.

• TURN-OVER CELLULARE DELL’ADULTO:


- invecchiamento e morte delle cellule labili.

• ELIMINAZIONE DEI NEUTROFILI


COINVOLTI IN PROCESSI INFIAMMATORI
DOPO ESPLETAMENTO DELLA LORO
AZIONE.
MECCANISMI:
• CONDENSAZIONE DEL CITOPLASMA: PROCESSO
ATTIVO LA CELLULA PERDE IONI E ACQUA
VOLUME CELLULARE DENSITA’
CITOPLASMATICA
•RIARRANGIAMENTO DEL CITOSCHELETRO (la cellula
raggrinzisce)
• PICNOSI (rottura del DNA ad opera di un’endonucleasi
endogena)
• CONDENSAZIONE DELLA CROMATINA
• FORMAZIONE DI CORPI APOPTOTICI (organelli
cellulari intatti + cromatina condensata)

Fagolisi dei corpi apoptotici da parte delle cellule


vicine. Il materiale cellulare non si disperde
nell’ambiente circostante quindi non si ha
reazione infiammatoria!
Caratteristiche morfologiche dell’apoptosi:

La cellula in apoptosi subisce modificazioni


morfologiche e biochimiche che portano alla
sua frammentazione e ne favoriscono la
fagocitosi
MECCANISMO DELL’APOPTOSI
IL DANNO CELLULARE SEGUE VIE PRECISE E MEDIATE
DA FATTORI GENETICAMENTE DETERMINATI.

VIA ESTRINSECA
VIA INTRINSECA

VIA ESTRINSECA:
La presenza di un dominio omologo di 80 aa nella regione
citoplasmatica di FAS-L e di TNF-R1, indica che questa è la
regione responsabile della trasduzione del segnale di morte =
DEATH DOMAIN.
A questo dominio di morte vengono reclutate altre proteine le
quali, a loro volta, legano la PROCASPASI-8. Essa lega un
dominio complementare di FADD, poi attiva la CASPASI-3
che porta alla condensazione della cromatina nucleare, alla
frammentazione del DNA e a danni di superficie.
VIA INTRINSECA:
L’aumento dei livelli di proteine pro-apoptotiche (Bax/Bax)
porta al rilascio di citocromo-C dallo spazio interno della
membrana dei mitocondri. Il citocromo-C si lega ad Apaf1
(adattatore) causandone l’oligomerizzazione e attivandolo. Esso
si lega alla PROCASPASI-9 che attiva la CASPASI-3
responsabile dell’apoptosi.