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INDICE 7 1. La rivoluzione russa del 1905 e Ia crisi degli intellettuali “socialdemocratici” 18 2. Il problema della “fusione” di teoria e movimento 22 3, La critica leniniana dello “spontaneismo” degli intellettuali. “Materialismo ed empiriocriticismo” 29 4. Classe operaia e “cervello sociale” nell’etd dell'imperialismo. T “Quaderni filosofici” 33. 5, Crisi delle scienze e forma del dominio 39 6, Oggettivita della conoscenza e teleologia umana 44. 7. Sviluppo tecnico e ricomposizione delle forze produttive 41 8, La politica come scienza integrate Note Stampato dalla Edigraf snc. - Segrate (Milano) (€%6) 0001 1 -ouisyjejsad -wy,yjap ewielqoid jns jeueioduiezuod yer! -27UI Iep eIDEISIP YOSo|y [WepeNy J aiabbaj ouossod js uou auioo js02 ‘juUe yBanb 1p oojsosjoq oyped je ousazuy coryod oppeqp jau ojseje> ezues ows ~onusouidwa pe owsteueyey asepuesd -wWoo end Is uOU 7a}S!4J Opuorag *vI/1/j0d eyap auorzezzyeloos 1p euiwesboid Ons [ap aseg ee jod aqgaies ayo a a1nsso9 ajonA ujuaT eyo ejajo0s 2 ezua!9s es Onoddes }} uoo vjosanu) js ‘JOYosoly jwepend jeu Psaidis ‘yoeyy eB eolyia BY :aquawepeyUN RSIA OUOS voAJod euo/zezz;uebI0 Jp 1w9/q -o1d ‘ewouore ‘eyfosoys4 ‘euesassnyye v -onas vyjep areioqeja suede nid ajjanb ep ayoue ‘eioul) aznuajsos ssayod) ajjep ayuau -Py,U BiZuaJALJ/p IS ay JNYOSO|y !WapeNd J a ows|ojWo0UWNdwe pe owseLeeW 27 pynurjuos 1p ssajod),un auodosd 93814 “ujuaT ip efosojyf Bye OUJOJU) auoNsanb es -snasip ojue} Ejap einzyalls afeuiBl40,un J Volumi pubblicati: ty Antonio Negri, Grisi dello Stato-plano, comunismo e organizzazione rivoluzionaria (2 od.) Enzo Paci, Fenomenologia © dialettica 3%, Nicos Poulantzas e Fernando H, Cardoso, Sul concetto di classe 4, Rossana Rossanda e Charles Bettelhelm, Il marxismo di Mao Tse- mu. 12. 13. 14. 15. 16. 7. 18. In tung e la dialettica . Jacques Ranciére, Ideologia e politica in Althusser Umberto Curi, Sulla “scientificité” del marxismo Andrés Hegediis ¢ Maria Markus, Sviluppo sociale e organizzazione del lavoro in Ungheria Elmar Altvater, Freerk Huisken, Lavoro produttivo e improduttivo Louis Althusser, Elementi di autocritica Jiirgen Habermas, Lavoro e interazione (introduz. di Maria Grazia Merigal) Maurice Godelier, Rapporti di produzione, miti, societ& Norberto Bobbio, Gramsci e Ia concezione della societa civile Antonio Negri, Proletari e Stato. Per una discussione su autono- ia operaia e compromesso storico (2 ed.) Gajo Petrovic, Socialismo e filosofia Edoarda Masi, Lo stato di tutto il popolo e la democrazia repressiva Mario Tronti, Sull’autonomia del politico Stefano Merli, L’altra storia, Bosio, Montaldi e le origini della nuo- va sinistra Franco Fistetti, Lenin e il machismo, Da “Materialismo ed empi criticismo” ai “Quaderni filosofici” programma Franco Rella, Psicanalisi e critica dell'ideologia Francesco Fistetti Lenine il machismo Da“Materialismo ed empiriocriticismo” ai “Quaderni filosofici” Feltrinelli ~~ Prima edizione: maggio 1977 Copyright by © Glanglacomo Feltrinelli Editore Milano: Nota Francesco Tistetti @ un sappiesculante della nuova generazione dei teorici legati al Partito comunista. Ha pubblicato, presso De Donato, un saggio su Marx, Hegel l'economia politica, e ha curato, per Ber- tani, Vedizione dei materiali integrativi di Leggere It Capitale. Colla- bora a varie riviste tra cui “Nuova corrente” ¢ “Critica marxista. 1 LA RIVOLUZIONE RUSSA DEL 1905 E LA CRISI DEGLI INTELLETTUALI “SOCIALDEMOCRATICI” Non si pud negare che in Materialismo ed empiriocriticismo Lenin situa la contraddizione principale nel rapporto che inter- corre tra materialismo ed idealismo. Egli si allinea, pertanto, con tutti i materialisti, Diderot, Feuerbach, Dietzgen, ecc, In pari modo, si pud mostrare che, scegliendo questo fronte di lotta, Le- nin cerca di dissolvere ogni tentativo di costruire una “terza via” che superi il dualismo irriconciliabile materialismo/idea- lismo © propone Ja seguente contrapposizione: 4) dominanza filosofica idealistica che riattiva correnti idea istiche precedenti (donde la necesita di prendere le mosse da Berkeley, che rappresenta la lotta aperta ed espressamente di- ehiarata — senza ambagi — di un teologo contro il materiali- smo); b) sfruttamento di clementi materialistici mutuati dalle scien- ye (donde il funzionamento delle categorie di materia, riflesso, pratica, ecc. come “verita assolute,” ovvero come categorie filo- sofiche non-congiunturali, il cui lavoro critico non investe i con- celti scientifici — storicamente relativi — dei fisici, bens{ la loro filosofia implicita). D’altronde, se Materialismo ed empiriocriticismo ci offre una posizione chiara per quanto concerne il materialismo, il fatto che Lenin privilegi (alternativa materialismo/idealismo non com- porta affatto un divorzio tra materialismo e storia e una regres- sione ai “materialisti puri” dei secoli XVII e XVIII, che consi- deravano “il cambiamento della forma della produzione e il do- minio pratico dell'uomo sulla natura come risultato del cam- biamento del metodo del pensiero.”* Resta, purtuttavia, vero che Ja questione della dialettica materialistica si trava approfondita ed arricchita pitt tardi nei Quaderni, che costituiscono, quindi, il terreno pitt idoneo per comprendere il significato ¢ la portata teorica anche del testo del 1908. E proprio nei Quaderni filosofici che possiamo riscontrare un 7 dato estremamente significativo, rappresentato dalla permanen- zac dalla non-congiunturalita della critica leniniana del ma chismo. Lenin, nel commentare la Scienza della logica, cita e di scute Mach con una reiterazione ed una insistenza sorprendenti, “Quando si legge in Hegel la parte sulla causalita, sembra strano, a prima vista che egli si sia soffermato relativamente cosi poco su questo tema, tanto caro ai kantiani, Perché? Perché per lui la’ causalitt & solo una delle determinazioni della connessione uni- versale, connessione che egli aveva colto gia prima, in tutta la sua esposizione, molto pitt profondamente, sottolineando conti- nuamente e fin dall'inizio in questa connessione i passaggi reci- proci, ecc. Sarebbe molto istruttivo porre a confronto i “dolori di parto” del neoempirismo (respective dell"idealismo fisico”) con le soluzioni, 0 meglio, con il metodo dialettico di Hegel”; oppure “ci si dovrebbe rifare a Hegel per analizzare passo passo| una qualsiasi logica e teoria della conoscenza di un kantiano e| simili”; 0 ancora “‘cattivo idealismo’ (la mia sensazione) cfr. Mach,” “Hegel versus E. Mach...”* (e gli esempi si potrebbero mol- tiplicare agevolmente). Questo insospettato protagonismo di Macht nei Quaderni — che costituisce un problema da spiegare — con: ferma in primo luogo l'ampiezza dell'angolo visuale leninian sulla profondita e gravita della crisi, che non & solo filosofica “cri« si di crescenza” delle scienze fisiche, ma economica, politica ideologica. Anzi, nei Quaderni (la cui redazione s'intreccia con 1 prime analisi di Lenin sull'imperialismo; il che é un altro da- to, come vedremo, sommamente significative) si delinea c nettezza Vorganicita del machismo nel dominio delle scienze a un’intera fase storica contrassegnata dalla riorganizzazione radis cale del modo di produzione capitalistico su scala mondiale. Si precisa, cio’, nei Quaderni la forma generale della crisi segna: lata nel suo profilo filosofico in Materialismo ed empiriocritict smo. Gid fissando Vatienzione sul modo con cui, negli anni com: presi tra il 1908 e il 1910-11, Lenin concepisce la battaglia sul piano} della filosofia (lotta contro la scuola di Capri, contro il grupp Vperiod, gli abolizionisti, ecc.), ci rendiamo conto come la difes Ieniniana del materialismo in filosofia non sia affatto riconduci bile a componenti puramente epistemologiche (rapporto filosofia: Scienze), ma contenga delle implicazioni eminentemente politiche| quanto Kautsky non ha capito, esprimendo “la convinzione ch il marxismo non sia idealismo (o meglio: che non ogni machismo} sia idealismo). Che su quest'ultimo punto egli si sbagli,” replic Lenin, “e specialmente per cid che riguarda il machismo russo, incontestabile.” Tl machismo, infatti, non & “una Privatsache (af: 8 fare privato),”* come vogliono lasciar credere Potresov e Bazarov. La presa di posizione in filosofia si accompagna ed 2 parte inte- grante della collocazione che si assume nel presente, della valu- tozione delle forze in campo e delle caratteristiche della situazio- ne attuale, oltreché dei mezzi per uscire da una simile congiun- tura. In questo senso, la filosofia non é separabile dalla situazio- ne concreta (nel suo significato storicoepocale: situazione eco- nomica, culturale, politica, ecc.): ne é un elemento costitutivo, vitraducibile (in senso gramsciano) in tutti gli altri. Lenin mo- Stra di avere di cid una coscienza lucidissima. Egli afferma: 1, La disputa su che cosa é il materialismo filosofico, sul perché sono sbagliate, ¢ in che cosa sono pericolose e reazionarie le devia- joni da esso, & sempre collegata, mediante un “vivo nesso reale,” alla corrente politico-sociale marxista,” altrimenti quest’ultima non sareb- be né marxista, né politico-sociale, né una corrente. Possono negare la “realta” di questo nesso solo degli ottusi “politic realisti” del riformi- mo © dell’anarchia. 2. Data la ricchezza ¢ la varietd del contenuto ideale del marxismo, fon c’é nulla di sorprendente nel fatto che in Russia, come in altri pacsi, i diversi periodi storici pongano particolarmente in primo pia- ho ora I'uno, ora altro aspetto del marxismo. In Germania prima del 1848 si poneva soprattutto in primo piano la formazione filosofica del Murxismo; nel 1848 le idee politiche del marxismo; negli anni Cinquan- fg e Sessanta, la dottrina economica di Marx. In Russia prima della Fivoluzione venne posta particolarmente in primo piano l'applicazio- ho della dottrina economica di Marx alla nostra realta; durante la Fivoluzione fa politica marxista; dopo la rivoluzione, la filosofia mar- isla. Cid non significa che in un determinato momento sia lecito igno- Pare uno degli aspetti del marxismo; cid significa solo che il prevalere dell'interesse per questo o quello aspetto dipende non da desideri sog- gettivi, ma dal complesso delle condizioni storiche. Non a caso un periodo di reazione sociale e politica, un periodo di “digestione” dei ricchi insegnamenti della rivoluzione é il periodo in Gui le questioni teoriche fondamentali per ogni tendenza viva, com- prese le questioni filosofiche, vengono messe a uno dei primi’ posti. 4, Nelle correnti d’avanguardia del pensiero russo non ¢’é una gran- dle tradizione filosofica come quella che per i francesi & legata agli eneiclopedisti del XVIII secolo, per i tedeschi all’epoca della filosofia classica da Kant a Hegel e Feuerbach. Quindi per Ia classe d’avanguar- dia della Russia una “disamina” filosofica era appunto necessaria, non c’® nulla di strano nel fatto che questa “disamina,” giunta in ri- tardo, sia sopravvenuta dopo che questa classe era arrivala alla plena maturita durante i recenti grandi avvenimenti per la sua funzione sto- rica autonoma. 5. Questa “disamina” si preparava da tempo anche in altri paesi del mondo, nella misura in cui, per esempio, la nuova fisica aveva 9 posto una serie di problemi con i quali il materialismo dialettico do- veva “fare i conti.” Sotto questo rapporto la “nostra” (secondo lespres- sione di Potresov) disputa filosofica non ha soltanto il significato noto, cio russo. L'Europa ha fornito materiale per “rinfrescare" il pensie- ro filosofico, e 1a Russia, rimasta indietro durante il ristagno forzato degli anni 1908-1910, si & gettata con particolare avidita su questo materiale? Soffermiamoci per un momento su questo lungo testo di Le- nin, che risulta molto illuminante per cid che concerne il pro- blema dello statuto della filosofia, In primo Iuogo, merita di es- sere sottolineato il nesso tra filosofia e politica, che, lungi_ dal- essere determinato da “desideri soggettivi,” & bens{ condiziona- to dal “complesso delle condizioni storiche.” Possiamo dire, cioe, che solo a certe condizioni la filosofia diventa il concentrato del- la politica, nel senso che essa diviene oggettivamente — per una accumulazione di cireostanze — il luogo dominante ove si afferma o si nega la giustezza della linea di massa con cui esaltare la “fun- zione storica autonoma” del proletariato e, quindi, I’autonomia teorica del marxismo. Non a caso Lenin, all'insorgere della di- sputa filosofica sul materialismo, quando essa non ha assunto ancora una risonanza politica decisiva, si sforza di scindere lay filosofia dall”orientamento del lavoro di partito” e di “tenere, queste discussioni filosofiche tra materialisti e ‘empirio’ lontane) dal vero lavoro di partito,”" che in quel frangente, in seguito al xi flusso provocato dal fallimento della rivoluzione del 1905, consi steva nel riorganizzare il “Proletari” come “un organo di parti- to che esca regolarmente, che mantenga una linea di lotta fer: ma e conseguente, contro la disgregazione e lo scoramento.”4 Quando Lenin tenta di lanciare il “Proletari,” mostrando la ne4 cessita di avere un giornale per tutte le organizzazioni clande- stine russe, si rivolge, infatti, alla maggior parte dei vecchi col laboratori dell”Iskra” (Lunaéarskij, ecc.), ma nessuno di costor accetta di collaborare. Preferiscono tenersi in disparte ¢ fare della filosofia, & a questo punto che la filosofia emerge in primo} piano e condensa nei suoi moduli propri una questione generale di rilevanza universale: quella del rapporto tra intellettuali ¢ masse, tra intellettuali e politica, in una fase determinata della| lotta per il socialismo. In altri termini, dopo Ja fallita rivolu7io. ne del 1905 ¢ la controrivoluzione che ad essa segue, ad un dato} momento la controversia filosofica che si venne a determinare rappresentd il modo specifico attraverso cui si pose il problema degli intellettuali e del loro ruolo nella lotta rivoluzionaria. 10 Ricostruiamo per grandi lince la dinamica degli avvenimenti. Dopo Io scacco della rivoluzione del 1905, la grande preoccupa- yione di Lenin @ di fare un giornale, trovare dei collaboratori, migliorare e diversificare le rubriche, garantirne una regolare comparsa e diffusione. Da questo compito di routine dipende, per Lenin, Pavvenire della rivoluzione, che rimane sempre all'or- dline del giorno: a condizione, quindi, che il “Proletari” esista, the si ricostruiscano le energie disperse, che si mantenga e rin- risca il partito. Cid che nel “Proletari" — scrive Lenin a Gor’kij — a voi e a Ma- Ximov sembra insincerita, futilitt, ecc. & dovuto ad un punto di vista completamente diverso su tutto il momento attuale (e sul marxismo, paturalmente). Da circa due anni segniamo il passo, ruminando quei yoblemi che a Maximov sembrano ancora “discutibili” e che la vita ii) da tempo risolto, E se noi continuassimo a “discuterli,” anche adesso segneremmo inutilmente il passo. Invece separandoci mostre- yemo agli operai chiaramente, direttamente e in modo preciso due vie di uscita, Gli operai socialdemocratici faranno Ja scelta pid facil jhente © rapidamente, perché la tattica di conservare (in scatola) le parole rivoluzionarie del 1905-6, invece di applicare il metodo rivolu- Wonario ad una situazione nuova e diversa, a un'epoca mutata, che sige altri sistemi e altre forme di organizzazione, 2 una tattica morta. Il proletariato va verso la rivoluzione e ci arriver&, ma non come pri- ma clel 1905.2 Si tratta dunque, di valutare i rapporti di forza intervenuti dopo il 1905, di rendersi conto delle novita essenziali della situa- wione russa, di forgiare nuove forme di organizzazione, di elabo- yare il metodo adeguato alla nuova congiuntura, al nuovo perio- do (1908-1910), che segna “un altro passo avanti”® sulla strada dell’evoluzione capitalistica della societa e dello stato russo (con Ja trasformazione della vecchia autocrazia in monarchia borghe- Ke, che concretamente significa scelta di un modello di sviluppo di tipo prussiano, anziché americano)." Ci si trova di fronte, per- tanto, ad un “momento originale,” inedito dello sviluppo capi- talistico del paese, che esige un aggiornamento dell’analisi scien- lifica della formazione economico-sociale russa, in vista della sua trasformazione rivoluzionaria. Riflesso (non certo meccanico) di "questo periodo, triste, grigio, difficile, ma che é risultato inevi- tabile,”* che ha posto all’ordine del giorno il mutamento della forma teorica del marxismo (che, essendo “una guida viva per Yazione [...], doveva necessariamente riflettere il cambiamento eccezionalmente brusco avvenuto nelle condizioni della vita so- ciate”) e delle forme concrete della rivoluzione proletaria, rifles- ul so di tale cambiamento & stata “una gravissima crisi interna del marxismo.”" Vediamo subito che Lenin percepisce lucidamente che: a) la congiuntura, compresa nel triennio 1908-1911, ha i ca- ratteri di una crisi; ) la crisi investe Vinsieme della socialdemo- crazia russa; ¢) e, per la prima volta, ad essere divisa da una tale crisi € la frazione bolscevica. Ma limportanza eccezionale del fenomeno risiede nel fatto che esso porta alla luce la crisi degli intellettuali socialdemocra- tici 0, come dice Lenin, “compagni di strada" della rivoluzione del 1905. 1 mutamento delle forme dello sviluppo storico nella Russia postrivoluzionaria, che impone un nuovo metodo di lotta, rivela, infatti, il vizio d’origine del tipo di collocazione della mag. gior parte delVintellighentzia rispetto al movimento operaio rus- so e, di conseguenza, il tipo di recezione del corpus teorico del marxismo da parte di essa* Sotto la disputa filosofica sul ma- terialismo, questi intellettuali ripropongono la concezione tradi- zionale dell’intellettuale come ceto separato, spontaneamente por- tatore di un sapere, la cui scansione storica si esercita indipen- dentemente da qualsiasi punto di vista di classe © tendenza ideo. logico-pratica. £ importante sottolineare, in proposito, che i ma- chisti, i costruttori di dio, ecc., non respingono Ja concezione ma- terialistica della storia, ma solo il materialismo come filosofia." Senonché, proprio in questo clivage tra materialismo storico e materialismo dialettico, Lenin individua una rottura radicale con. il marxismo, una minaccia per il movimento operaio e per la sua organizzazione rivoluzionaria, nella misura in cui machisti e “co- struttori di dio,” ad esempio, si pongono oggettivamente sullo stesso terreno degli “otzovisti” e degli “ultimatisti,” i quali —) predicando il boicottaggio — non comprendono il momento at- tuale, che impone “il compito di utilizzare la tribuna della duma ¢ di creare dei punti d'appoggio in tutte le organizzazioni semile- gali ¢ legali della classe operaia.”* La controversia sul materiali- smo viene ad esprimere, percid, un rapporto preciso tra intel- lettuali e movimento operaio, tra intellettuali e politica, nel sen- So che machisti, “costruttori di dio,” ecc. si rapportano alle is tuzioni della classe operaia secondo moduli, per cosi dire, impron- tati ad una sorta di “avalutativita,” scindendo, cio’, teoria ¢ po- litica, scienza e ideologia, filosofia e materialismo storico. Non a caso Lenin equipara V'incomprensione dell’autonomia teorica. del marxismo da parte di questi intellettuali alla posizione di Sombart e di Brentano, che concepiscono in termini angustamen- te sociologistici e corporativi il ruolo della classe operaia all'in- terno della formazione sociale capitalistica: non, cio’, “egemone 2 nella lotta di liberazione” delle masse sfruttate ma chiusa nella difesa dei propri interessi economico-corporativi (“Preoccupatevi golo della vostra classe e abbandonate i ‘sogni blanquisti’ di diri- jore tutti gli elementi rivoluzionari del popolo nella lotta contro lo zarismo e contro il liberalismo traditore").” Beninteso, Lenin fion propone, come avverra in seguito nel periodo staliniano, una suibordinazione del lavoro intellettuale agli interessi e alla tattica el partito (“Coloro che si sono allontanati dalla nostra frazione hon perdono affatto la possibilita di lavorare nel partito”)"; cid the Lenin intende dimostrare & che la mancata analisi del’ pre- gente ¢ delle forze motrici della rivoluzione nella nuova fase di lotta, aperta dalla sconfitta della rivoluzione del 1905, disloca i ruppi intellettuali russi sul terreno ideologico del liquidazioni- gmo: “Tutti gli ‘intellettuali’,” egli nota, “sono dalla parte dei liquidatori.”= Le radici dei dissensi, segnatamente quelli che Yidono bolscevismo e menscevismo, affondano, percid, non gia come crede Trockij, “nell’adattamento degli intellettuali marxisti Al movimento di classe del proletariato,” ©, quindi, nella “lotta er influenza sul proletariato politicamente immaturo.”* Al con- frario, proprio perché il movimento operaio russo “ha dimo- alvato nel 1905 di essere abbastanza maturo politicamente per sivappare Ia direzione del movimento”” alla borghesia liberale, ai @ determinata una crisi radicale di tutti quei gruppi intellet- {uali (machisti, vperiodisti, ultimatisti, otzovisti, ecc), “i quali frano stati sedotti alla ‘vivezza’ delle parole d’ordine, le ripeteva- ni 8 memoria, ma non capivano i principi del marxismo”™; ov- Vero, non avendo proceduto ad un'indagine storico-politica della formazione sociale russa e, in essa, della congiuntura presente (analisi conereta della situazione concreta), hanno frainteso le poste in gioco del movimento rivoluzionario, giungendo, nell’otti- (4 di un’insanabile scissione tra scienza e rivoluzione, tra teoria e politica, a rimasticare i temi ideologici dell’apologetica dominante. Osserva Lenin a proposito dei machisti e dei “costruttori di dio”: Non a caso, ma per necessita, tutta la nostra reazione in genera- Jo, ¢ la reazione liberale (viekhista, cadetta) in particolare, “s’é getta- in” in braccio alla religione. Il solo bastone, il solo staffile non basta; {i bastone d’altronde 2 incrinato. I viekhisti aiutano 1a borghesia d’a- yanguardia a provvedersi di un nuovissimo bastone ideologico, di un bastone spirituale. I] machismo, in quanto varieta dell’idealismo, & oggettivamente uno strumento della reazione, un veicolo della rea- lone, La lotta contro il machismo “in basso” non @ percid casuale, 13 ma fnevitabile, in un periodo storico (gli anni 1908-1910) in cui “in alto” vediamo non solo la “Duma pia” degli ottobristi e dei Puriskevi¢, ma anche dei pii cadetti, una piccola borghesia liberale.” In altri termini, il “processo di distacco” dei “compagni di strada_piccolo-borghesi," provocato dallo scacco della rivolu- zione del 1905, ripropone il problema dell’unita tra teoria e pra- tica come aspetto centrale della questione politica degli intellet- tuali, non piti alleati generici del movimento operaio, bens{ ela- boratori organici dell’egemonia — politica, ideale e culturale — della classe rivoluzionaria. Si apre, cio’, dopo il 1905, una fase nuova nel processo di sviluppo della dialettica intellettuali-mas- se, che impone una ridefinizione complessiva della figura del Vintellettuale ¢ delle forme materiali della sua produzione teorica in rapporto alla lotta del proletariato russo che nel periodo 1905- 1907 si & conquistato “la funzione di egemone nella lotta per la liberta, per la democrazia come condizione per la lotta in favore del. socialismo.”* Lenin ha chiaro che & proprio Ja necesita di riclassificazione degli_strumenti e delle forme del lavoro intellettuale, espressa con forza dalla rivoluzione del 1905 e dal “periodo di disgrega- zione” da essa aperto, che ha generato una crisi delle masse in- tellettuali, che pur avevano partecipato alla rivoluzione del 1905. Egli scrive E naturale che nella rivoluzione borghese si unissero ai socialisti dei compagni di strada piccolo-borghesi. Oggi essi si staccano dal mar- xismo ¢ dalla socialdemocrazia. Questo proceso si @ manifestato in ambedue le frazioni: fra i bolscevichi, sotto V'aspetto della tendenza “otzovista,” che apparve nella primavera del 1908, fu subito sconfitta dalla Conferenza di Mosca e, dopo una lunga lotta, @ stata sconfessata dal centro ufficiale della frazione € ha costituito all’estero una frazio- ne a sé, quella dei “vperiodisti.” La caratteristica del periodo di di- sgregazione si @ manifestata nel fatto che in questa frazione si sono riuniti sia quei “machisti” che avevano introdotto nella loro piatta- forma Ia lotta contro il marxismo (sotto Tinsegna della difesa della “filosofia proletaria"), sia gli “ultimatisti,” questi timidi “otzovisti,” © i “socialdemocratici dei giorni della liberta” i quali erano stati se dotti dalla “vivezza” delle parole d'ordine, le ripetevano a memoria, ma non capivano i principi del marxismo.* Tn questo quadro, ben si spiega come posizioni affatto diver- genti si saldino organicamente nell’incapacita di afferrare la par- titicitd della teoria come “analisi di classe di una situazione sto- rica data,” in quanto 4 gli uni e gli altri sono pronti a disfarsi dello spirito di partito, delle yecchie tradizioni di partito, della lotta rivoluzionaria di massa Qui c’e una logica precisa, la logica della delusione circa la capacita Welle masse di condurre una loita rivoluzionaria aperta. E la logi ‘della nevrastenia intellettuale, dell'isterismo, dell'incapacita di svolgere iin lavoro costante e tenace, di applicare i principi fondamentali della feoria e della tattica alle nuove circostanze.* Tl machismo, in sostanza, e quelle ideologie che perseguono Vobiettivo di un'integrazione filosofica del marxismo, ripropon- fgono il pit vasto problema dello spessore epistemologico auto- homo della teoria marxista come strumento di analisi scientifica (iella totalit& dei fenomeni che strutturano il presente di una formazione economico-sociale” e come luogo di fondazione delle tadlenze specifiche della rivoluzione proletaria. & il problema — gi affrontato dal giovane Lenin* — della fusione tra socialismo kelentifico e movimento operaio (“La coscienza politica di clas- e pud essere portata all’operaio solo dall’esterno, dall’esterno dei Yapporti tra operai e padroni. 11 campo, dal quale soltanto & pos- sibile attingere questa conoscenza, @ il campo dei rapporti tra {litte le classi ¢ gli strati e lo Stato e il governo, il campo dei rap- porti reciproci tra tutte le classi,”*) che @ la chiave di volta, “non sloricizzabile” (non riducibile storiograficamente) del leninismo. ale tematizzazione coniuga in manicra inedita nella storia diel movimento operaio e del marxismo il rapporto tra intellet- fuali e masse, nella misura in cui le trasformazioni intervenute jiello sviluppo delle fore produttive ¢ la raggiunta maturita del movimento operaio a livello nazionale e mondiale toccano in- fonsivamente la forma stessa della teoria marxista, richiedendo- jie un mutamento sostanziale. A questa altezza, essa non pud non deelinarsi, pena la sua frantumazione nell’estesa gamma delle sue variazioni fenomeniche congiunturali, se non come scienza integrale della politica, ovvero come analisi politica, dei rappor- {i di egemonia. Da quest’angolo visivo, che connette critica del- Veconomia politica ¢ critica della politica, vediamo emergere la forma della crisi che si distende all'interno del movimento rivo- luzionario russo negli anni a cavallo tra il 1908 ¢ il 1910. La sua perspicuita & fornita dal processo di appropriazione di massa del- Ja politica, dallirruzione protagonistica di strati sociali fino ad al- Jora Iontani dall’azione politica. La trasformazione della forma della teoria — e, conseguentemente, del ruolo ¢ della funzione degli intellettuali — @ richiesta oggettivamente dalla crescita im- 15 petuosa dell’autonomia politica delle masse, strappate alla loro. tradizionale passivita. “Milioni di uomini,” nota Lenin, “risvegliatisi a un tratto dal loro lungo sonno e posti immediatamente davanti ai pit impor- tanti problemi, non potevano mantenersi a lungo a questa altez- za, non potevano fare a meno di una sosta, di un ritorno a que- stioni elementari, di una nuova preparazione che permettesse di ‘digerire’ insegnamenti cos{ ricchi di sostanza e di dare la possi- bilitd a una massa incomparabilmente piti larga di avanzare con asso pitt fermo, pitt cosciente, pitt sicuro e misurato.”” Si tratta, percid, dopo lo scacco del 1905, di procedere ad un’a~ nalisi rigorosa della crisi della formazione economico-sociale rus- sa e dei tentativi della borghesia di cambiare la forma politica del- Jo sviluppo delle forze produttive (monarchia borghese costitu- zionale) per reimpostare su nuove basi il nesso tra tattica e stra- tegia. Tutto quel che sappiamo dire si riduce a questo: senza la tray sformazione dei rapporti agrari, senza la completa distruzione del yecchio regime fondiario, la Russia non pud vivere, ma essa vivra. Si combatte per decidere se Stolypin riuscira a compiere questa t sformazione nell’interesse dei proprietari fondiari o se i contadini, gui- dati dagli operai, la realizzeranno essi stessi nel modo per loro pi vantaggioso. I socialdemocratici hanno il compito di far penetrare tra Ie masse la chiara comprensione di questo fondamento cconomico. della crisi che matura e di creare un’efficace organizzazione di parti- to, che aiuti il popolo a far propri i ricchi insegnamenti della rivolu- zione e sia capace di guidarlo nella lotta, quando saranno giunte a maturazione le forze per una nuova campagna rivoluzionaria.* Si definisce, cosf, secondo Lenin, un terreno nuovo e pitt ma- turo per Vincontro tra intellettuali e movimento operaio: la ri- classificazione degli strumenti teorici dell'intellettuale e della sua collocazione sociale pud procedere soltanto dall’appropriazione di massa della politica e dall’assunzione del primato della poli- tica sin dentro il dominio della produzione teorica. Non si trat- ta dell'urgenza di un impegno politico, che si risolva a livello di una “presa di coscienza,” né tantomeno di una cogenza, giustif- cata dalle circostanze, degli apparati ¢ della burocrazia di parti- to sul lavoro intellettuale. II problema & un altro: Lenin mostra di ayeve piena coscienza del fatto che la teoria si & staccata de- finitivamente dall’empireo in cui la tradizione I'ha collocata ed ha trovato nella politica la forma specifica in cui deve (ri)co- struirsi, Per questo il primato della politica si traduce in lui in 16 4una forma specifica ed originale di primato della teoria, Ben lungi dal trovarci di fronte ad una restrizione pragmatica del- Ja critica dell'economia politica attraverso una sorta di sovrim- missione di contenuti empirici immediati sul piano della ricer- a scientifica, si registra, a questa altezza, una fortissima richie- uta di teoria da parte di Lenin, che, nello sviluppo logico-storico dolla Darstellung marxiana, costituisca il fondamento ¢ lo sfon- do dell’analisi e della tattica politica. Questa richiesta di teoria, the batte in breccia ogni spontaneismo teorico, si esprime fin dora nella rivendicazione della dialettica come anima del mar- xismo. La nostra dottrina [diceva Engels parlando di se stesso e del suo eelebre amico] non & un dogma, ma una guida per I'azione. Questa flassica formula sottolinea con forza e concisione meravigliose quel- Vaspetto del marxismo che a ogni istante viene perso di vista. E perden- Holo di vista, noi facciamo del marxismo una cosa unilaterale, deforme e jiorla; lo svuotiamo del suo vivo contenuto, scalziamo Je sue basi fooriche fondamentali: la dialettica, Ja dottrina dell’evoluzione multi- forme e piena di contraddizioni; indeboliamo il suo Iegame con i pre- (lei compiti pratici dell’epoca, che possono cambiare a ogni nuova Ayolia della storia.” Incontriamo qui un punto nodale dell'intera riflessione teo- vleo-politica Ieniniana, che verra ripreso ed arricchito ulterior- mente nei Quaderni filosofici, in cui la specificita del marxismo eonsiste nel coniugare congiuntamente logica e storia, momento Eognitivo e momento genetico, universale ¢ particolare: in termi- ni marxiani Darstellungsweise e Forschungsweise. Ww 2. IL PROBLEMA DELLA “FUSIONE” DI TEORIA E MOVIMENTO Se guardiamo, infatti, un saggio di questi anni che pretende di avere un respiro squisitamente teorico, Alcune particolarita deilo sviluppo teorico del marxismo, siamo colpiti immediata- mente dal fatto che Lenin risolve il problema del rapporto tra teoria ¢ pratica, universale e particolare, nel marxismo in un bi lancio dei cambiamenti verificatisi nella situazione sociale e poli- tica russa negli ultimi sei anni (siamo nel 1910), al fine di rimar- care la potenza analitica della teoria marxista nel vivo delle si- tuazioni concrete. Tuttavia, ad una lettura pitt attenta, quella che a prima vista sembra preoccupazione per le urgenze della pratica politica immediata, si rivela un modo del tutto nuovo di concepi- re il rapporto tra scienza e rivoluzione, tra intellettuali e movi mento operaio, che rompe, sia pure in re, con la teoria e Ia prati- ca della If Internazionale. Il fatto, cio’, che Lenin indaghi Ie “svol- te repentine che hanno modificato con una rapidita sorprendente € in modo eccezionalmente brusco la situazione,”® per cui si trat- ta di riesaminare, alla Ince del nuovo corso della situazione ogget- tiva (economica e di classe), la questione della direzione politica della fase di transizione — Ja teoria delia “dittatura operaia e contadina,” formulata in Due taftiche —, segna una differenza sostanziale rispetto allortodossia kautskiana circa il modo di concepire il primato della teoria (e, quindi, degli intellettuali). La fusione, in Kautsky, tra marxismo e movimento operaio ha Iuogo in termini puramente sociologici come una sorta di armo- nia prestabilita tra il pensiero degli intellettuali socialdemocra- tici ¢ la lotta degli operai. 11 socialismo (teorico) e la lotta di classe del proletariato sarebbero entrambi il risultato (meccani- co) dei rapporti economici presenti (donde la problematica della proletarizzazioue dei lavoratori intellettuali in Kautsky)." Per Le- nin, non esiste una spontaneita intelletiuale che generi di per sé la conoscenza scientifica e tanto meno la coscienza socialista. Gli intellettuali, in quanto gruppo sociale, non sono affatto pit 18 favanzati degli operai: la loro tendenza spontanea — dimostra la erisi del 1908 — @ quella di passare al liberalismo, al viekhismo, @ce,, owero di riprodurre nel seno del movimento operaio la propria ottica di ceto separato dal sociale e dal politico. Le ragioni di cid risicdono nella struttura stessa del modo di produzione ca- pitalistico, nella divisione del lavoro da essa creata, nelle esi- Slenti forme sociali del lavoro intellettuale, nella forma accade- inica ed universitaria assunta dall’attivita scientifica (come viene insistentemente ricordato in Materialismo ed empiriocriticismo). Pertanto, Yincontro tra socialismo scientifico © movimento ope- ralo presuppone una storia concreta della spontancit’ intellet- tale, ossia della pratica teorica dei gruppi intellettuali, dal mo- Mento che “i capitalismo non si sviluppa con la stessa rapidita Wiel diversi paesi e nei diversi rami dell'economia nazionale. Th questo contesto, la crisi degli intellettuali come massa, esplosa jel 1908, discende direttamente dalla “pratica della lotta aperta fii masse di milioni di uomini negli anni 1905-1907," la quale “ha Wostrato Ia fusione del marxismo col movimento della classe Operaia e Ia fusione (0 Vinizio della fusione) del populismo col mo- Vimento dei contadini piccolo-borghesi (Unione contadina, elezioni lla I e IT Duma di stato, movimento contadino, ecc).”* Nel 1008, la mancata critica della pratica intellettuale spontanea e la jnancata ridefinizione delle forme ¢ degli strumenti della teoria jh rapporto alle forme concrete della lotta di classe e della tran- fivione al socialismo cementano oggettivamente, al di 1a del loro {aco di coscienza specifico, “un’alleanza senza principi degli in- jellettuali borghesi contro gli operai,"* ovvero coagulano “spon- faneamente”* (come tiene a rimarcare Lenin) un blocco intellet- {uule cterogeneo (che va dai populisti Cernov, Suchanov, ecc., ai liquidatori; dai liquidatori dei “gruppetti senza operai” come ‘Trockij ai “costruttori di dio” come Lunaéarskij e ai machisti), il quale non riesce a spezzare la separatezza della propria sto- via di ceto sociale particolare per incontrare, nello specifico della propria pratica teorica, i problemi concreti — “tattici, organiz- yativi, programmatic” — del passaggio e della costruzione di una superiore formazione economico-sociale. La spontaneitd intellettuale risulta, quindi, profondamente se- gnata, sin nelle sue cellule costitutive, dall'ideologia dominante, nzi forma un anello fondamentale della riproduzione dei rap- porti di egemonia. Percio, il rapporto tra intellettuali e movimen- {o operaio richiede una nuova organicit’, ovvero una rottura con le vecchie forme del lavoro scientifico (una critica dell’ideologia ¢ del mito della spontaneita); esso non scaturisce da una deduzio- 19 ll ne sociologica astratta — l'incontro tra due gruppi sociali estra- nei —, ma “comme le rapport entre deux formes, inégalement développées, et développées sur un terrain différent, de la lutte des classes."* Di qui Ja fortissima richiesta di teoria da parte di Lenin agli intellettuali nella fase postrivoluzionaria: concentrare, cioe, le energie teoriche nell’analisi materialistica dei mutamenti intervenuti nella situazione sociale e politica per capire i nuovi caratteri della transizione. L'esempio pit emblematico degli effetti nefasti provocati dalla scissione tra teoria e politica ¢ offerto, per Lenin, da Bazarov, che pure “si é sempre distinto per il suo, atteggiamento sommamente ponderato nei confronti delle que- stioni serie della politica”® e che, cid nonostante, arriva a definire Ia questione dell’egemonia “uno dei pitt grossi ¢ futili equivoci.”® Il machista Bazarov dimostra con la sua posizione la solidarieta, la traducibilita (Gramsci), della filosofia spontanea dominante (il machismo) con i liquidatori in politica, i quali “conducono [uJ una guerra diretta e indiretta contro idea di egemonia."*! E questo lo scotto pagato alla separazione — da essi propugna- ta — tra concezione materialistica della storia e concezione del mondo, tra materialismo storico e filosofia. Per questa ragione, Ia critica del machismo non &, come sembra a certuni, un “bac- canale filosofico” o una “dipsomania filosofica” (ad esempio Po- tresov), bensi una battaglia necessaria per affermare un nuovo. statuto della teoria, un nuovo rapporto tra intellettuali e movi- mento operaio; al punto da trascurare temporaneamente, come Lenin scrive a Gor’kij, cid che pit gli sta a cuore: il “Proletari” (“Permettetemi di dirne quattro filosoficamente, e intanto aiutate il ‘Proletari’!”).* Tanto pitt che, come Lenin segnala allo stesso Gor'kij, il machismo va assumendo un significato internazionale come tendenza organica del’ideologia dominante: La “Neue Zeit,” organo pitt coerente e competente, @ indifferente: alla filosofia, non @ mai stato un accanito sostenitore del materiali- smo filosofico, e negli ultimi tempi ha pubblicato, senza fare alcuna riserva, gli empiriocritici. Che dal materialismo insegnato da Marx ¢ da Engels si sia potuto trarre un morto filisteismo, 2 falso, falso! Tutte le correnti piccolo-borghesi della socialdemocrazia combattono Soprattutto il materialismo filosofico, tendono a Kant, al neokantismo, alla filosofia critica. No, la piccola borghesia non ammette nemmeno Sulla soglia di casa sua la filosofia di cui Engels ha gettato le basi nel- VAntidihring.® Ben si spiega allora come J'intervento sul fronte filosofico nel 1908 possa diventare dominante: esso viene a saldarsi con una 20 erisi profonda del movimento operaio europeo che si rivelera, f breve, drammatica. In questo senso, Lenin si rende subito con- to che la crisi del 1908 in Russia non @ una crisi congiunturale, per quanto significativa, ma investe il movimento operaio nella ‘Wun intierezza, La “nostra” [...] disputa filosofica non ha soltanto il significato no- 1, clo’ russo. L'Buropa ha fornito materiale per “rinfrescare” il pen- ‘lero filosofico, e la Russia, rimasta indietro durante il ristagno forzato ‘degli anni 1908-1910, si @ gettata con particolare “avidita" su questo ma- Aoriale." a 3. LA CRITICA LENINIANA DELLO “SPONTANEISMO” DEGLI INTELLETTUALI. “MATERIALISMO ED EMPIRIOCRITICISMO” Se questo é Jo sfondo su cui va proiettato e letto Materialismo ed empiriocriticismo, occorre, tuttavia, dare conto del signifi cato teorico complessivo che la critica’ al machismo verra pro- gressivamente assumendo in Lenin fino ai Quaderni filosofici I altri termini, la “crisi” della fisica, che Lenin tematizza in Materialismo ed empiriocriticismo e che, lungi dall’essere la cau- sa della revisione filosofica, ne costituisce soltanto Voccasione e il pretesto, non pud essere compresa a picno come punto di pai tenza di un‘operazione tout court filosofica, rivolta alla costru- ione di un’epistemologia materialistica o di una storia non-po- sitivistica delle scienze. Una siffatta interpretazione, i cui ele menti fondamentali si rinvengono nel “Diamat” staliniano, oscu- ra irrimediabilmente il significato del raffronto Mach-Hegel che percorre i Quaderni, dove hegelismo e machismo vengono assun- ti come indicatori teorici generali, o meglio, come vedremo, come forme di coscienza(conoscenza) epocali, tipiche cio? del mondo borghese capitalistico. Ed @ proprio la riconduzione leniniana del machismo nell’oriz- zonte teorico del kantismo (onde nei suoi confronti vale a tutti gli effetti, mutatis mutandis, la critica hegeliana del criticismo e del trascendentale di Kant), che dimostra, oltre alla non congiun- turalita della critica a Mach, la illeggibilita di Materialismo ed empiriocriticismo in un'ottica neorazionalistica, tendente, cioe, a privilegiare il rapporto scienze-filosofia a beneficio di una “prati- ca materialistica” della filosofia: il materialismo dialettico come filosofia per le scienze moderne: Dal livello dei Quaderni risul- ta pili agevole, infatti, misurare la complessita del discorso di Lenin nel 1908: Ja crisi del 1908, che & locale ed internazionale ad un tempo, rivela che @ cambiata e si & trasformata la forma del- Ia filosofia, ossia la sua iscrizione e il suo funzionamento nel Vambito della formazione sociale capitalistica. La congiuntura teo- rica a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo, che re- 2 wistra la rottura dell’immagine unitaria del mondo fornita dalla fisica classica e, congiuntamente, l'inizio di un irreversibile pro- eesso di pluralizzazione della ragione ¢ della pratica scientifiche* foto Vincalzare dello sviluppo delle forze produttive e della con- eentrazione monopolistic, lascia intravedere un generale muta- mento della forma di esercizio della filosofia: Ia filosofia non & il sapere dei professori di filosofia, ovvero, il Iuogo di produzione della filosofia non sono piti le istituzioni universitarie in quan- to apparati ideologici di stato. “In complesso i professori di eco- fomia politica non sono altro che dotti commessi al servizio del- Im classe capitalistica, e i professori di filosofia non sono altro the dotti commessi al servizio di teologi.”” La polemica di Lenin, the rasenta invettiva, contro i “servitori diplomati del fidei- amo,” “la filosofia professorale reazionaria,” “i lacché della bor- Hsia,” eccetera, rivela che la posta in gioco @ molto pit alta jolla semplice dimostrazione dell'incompatibilita tra scienze del- J natura e filosofia machiana in quanto filosofia degli scienzia- {j, Altrimenti non ci spiegheremmo il successive protagonismo di Mach nei Quaderni, ove Lenin uou tewatizza Ja crisi di crescenza flelle scienze fisiche, bens{ la corposita, diciamo “metafisica,” Wlella Logica di Hegel. La putrescenza ¢ il parassitismo della filo- sofia (la sua improduttivité sotto il profilo logico-cognitivo) sono lun tratto specifico della forma presente della filosofia, che ha as- Sunto uno statuto essenzialmente professorale. Pertanto, vale nei suoi confronti la definizione di Dietzgen come “la pit falsa delle Vie false” (“den Holzweg der Holzweg”). I professori di filosofia sono, per Dietzgen, dei “servitori diplomati,” | eui discorsi sui “beni ideali" abbrutiscono il popolo con Vaiuto di un ilealismo pieno di affettazione. “Come il diavolo @ il contrario del buon Dio, il materialismo lo é dell'universitario clericale.” La teoria materialistica della conoscenza % “un'arma universale contro la fede Feligiosa,” e non soltanto contro “la religione ordinaria, autentica, fa- fniliare a tutti, dei curati, ma anche contro la religione elevata, pro- fossorale, degli idealisti annebbiati.” All"equivoco” degli universitari liberi pensaiori, Dietzgen avrebbe preferito volentieri “l'onesta reli- tlosa": qua almeno “c’t un sistema,” ci sono degli uomini completi fhe non separano la teoria dalla pratica. Per i signori professori “la filosofia non @ una scienza, bens{ un mezzo di difesa contro la social democrazia.” “Professori ¢ ordinari, tutti coloro che si dicono filo: Bofi, cadono, pitt o meno, malgrado Ia loro libertad di pensiero, nei pregiudizi, nella mistica [...]. Nei riguardi della socialdemocrazia tutti @ostoro non formano che una massa reazionaria. Occorre, per seguire i] buon cammino senza lasciarsi smontare dalle assurdita religiose 0 filosofiche, studiare la pit falsa delle vie false [...], la filosofia.”* 23 Il risultato di questa analisi inesorabile della nuova forma di funzionamento della filosofia dei filosofi @ che Ia filosofia & “una scienza di parte”: essa non produce conoscenze — come Ia fisica, la chimica, la fisiologia, ecc. —, ma soltanto un rappor- to organico tra gli intellettuali — gli operatori scientifici, come direbbe Althusser* — da una parte e la politica dell’altra: un rapporto che attraversa molecolarmente la loro pratica teorica e gli istituti materiali (gli apparati ideologici) entro cui si con- cretizzano e si esercitano la loro ricerca ¢ il loro sapere. Di qui la questione della partiticita in filosofia, che non pud essere risolta — limitativamente — nell’individuazione dell’essenza della filosofia,. che consisterebbe nella sua divisione in due campi (lotta tra ma- terialismo ed idealismo in abstracto), articolantisi in poste in gioco, storicamente datate, esterne alla ruminazione filosofica’ Indubbiamente é stato Althusser a cogliere con estrema nettezza il nesso che intercorre tra materialismo e politica in Materia: lismo ed empiriocriticismo, nel senso che la difesa dell’oggetti- vita della pratica scientifica riveste una ben determinata porta: ta politica. La tesi che Althusser sostiene nel Cours é, infatti, che Jo scienziato spontaneamente materialista proprio come il pro- letario @ spontaneamente in rivolta contro lo sfruttamento capi talistico, in conformita con il principio marxiano che é I'essere sociale a determinare la coscienza, non viceversa. Ma, come la so- la spontaneita proletaria sbocca nell’ideologia laburistica e tra- dunionistica (corporativa) che rappresenta il punto di vista della borghesia dentro il movimento operaio, cosf, restando al mate- rialismo spontaneo della pratica scientifica (“I'Elemento 1”), si limita ¢, al limite, si blocca lo sviluppo oggettivo della sperimen- tazione scientifica, a causa del disarmo filosofico degli scienziati, che divengono prigionieri dell’ideologia dominante (e della poli- tica della scienza propria delle classi dominanti: “I’Elemento 2”). Non convince, beninteso, della lettura di Althusser la reducio epistemologistica del rapporto tra materialismo e politica. Re- sta, tuttavia, la sua intuizione, da sviluppare in tutt'altra direzio- ne, che nella richiesta di un materialismo consapevole avanzata da Lenin si celi Y'istanza del primato della politica. La riproposizio- ne leniniana di quello che Engels indica come “il grande proble- ma fondamentale di tutta 1a filosofia moderna,” cio& i] problema. del rapporto “‘del pensiero con Vessere, dello spirito con la na- tura,”® viene, in realta, formulata non gia come eterno problema gnoseologico, che costituisce la sostanza della filosofia in generale, bensi come Indice di una riclassificazione profonda intervenuta 4 Highe s nelle forme del lavoro intellettuale, sempre pit intensivamente {oeeato dalla lotta politica di classe. Afferma Lenin: Fi considerate ora, in riferimento ai partiti in filosofia, Mach ¢ Avenarius ¢ la loro scuola. Oh! questi signori esaltano la loro indi- ydenza dai partiti, e se essi hanno un antipodo, questo 2 soltanto e \inicamente [...] il materialista, Attraverso tutti gli scritti di tutti i Fnuchisti passa come un filo rosso, V'ottusa pretesa di “elevarsi al di hopra” del materialismo e dell'idealismo, di superare quest Wosivione “invecchiata,” ma in realta tutti questi compari cadono a juni pie’ sospinto neli’idealismo, poiché conducono una lotta ininter- Polls e inflessibile contro il materialism. contrap- La contrapposizione tra materialismo ed idealismo, dunque, jwuptiene la sua validita, nella misura in cui segna l'irruzione jolla politica nella pratica scientifica o nell'insieme delle pra- ientifiche: non solo gli scienziati non sono neutrali (non Jie il “partito di mezzo in filosofia’s), ma stringono, attraverso Hserizione della loro pratica nel sistema di dominio, un rappor- tiretto con la politica. Onde, se la loro partecipazione alla lot- di classe passa attraverso la presa di partito in filosofia (ma- vinlismo e/o idealismo), questo avviene perché la politica & di- fnuta nel presente il Iuogo e Ja forma di produzione della filo- fia, Non si tratta, pertanto, in Lenin, dell’affermazione della fi- jolla come condizione necessaria ma non sufficiente dell’eserci- della pratica scientifica, come necesita, cio’, di scegliere nel r90 del lavoro scientifico ‘un partito che si manifesti come par- 1 filosofico, il quale solo garantisce 0 ostacola la sperimenta- yione ¢ lo sviluppo di una determinata scienza.* Al riguardo, Le- Win dichiara espressamente: & owvio che, analizzando i legami che intercorrono fra una delle scuo- je della fisica’ moderna e la rinascita della filosofia idealistica, non Abbiamo nessuna intenzione di occuparei di teorie particolari della Hisica, Ci interessano esclusivamente le deduzioni gnoseologiche tratte fia alcune tesi determinate e da scoperte note a tutti.” Lenin interviene, quindi, nella filosofia implicita degli scien- giati, non per tracciare una linea di demareazione tra lo scien- {ifico e V'ideologico © per armare filosoficamente (materialismo dialettico) Ia pratica cffettuale dello scienziato insidiata dalle {deologie esterne, ma per dimostrare come, in un modo o nel- Vialtro, la filosofia spontanea degli scienziati viene ad essere pro- dotta dal tempo della politica. L’ottica della pratica politica della scienza (di classe) della politica incontra le scienze come 25 machismo, ovvero come modalita pratica e teorica di inserzione delle scienze plurali nelle forme di egemonia delle classi dominanti. Scoprire la presenza effettiva dei partiti in filosofia significa, al- lora, prendere in considerazione una novitt fondamentale del mondo moderno, rappresentata dalla rilevanza e dal significato del- Yegemonia e delle sue articolazioni fornite dai partiti politici co- me sperimentatori storici di filosofia, secondo la felice espres- sione di Gramsci." In questo contesto, viene a modificarsi pro- fondamente il modo di esistenza della filosofia: si spezza la con- tinuit& (se mai c’é stata) tra filosofia e nondilosofia, si spezza Vequazione tra filosofia dei filosofi e filosofia di un’epoca. La fi- losofia non si da piti come complesso omogeneo ed unificato, coerente, appannaggio esclusivo e privilegiato del ceto dei filo- sofi di professione: il suo statuto @ plurale, disseminato, disper- so in strati sociali eterogenei e nelle forme di organizzazione e ai movimento delle classi. La filosofia dei filosofi si é trasformata irreversibilmente in filosofia professorale, il cui esercizio ha luogo in istituzioni scolastiche e culturali precise (accacemie, universita, licei, ec.) come teologia delle classi dominanti; come necrofilia, dice Lenin scrivendo a Gor’kij nel 1903. In questa sua putrescenza, essa perde la sua intrinseca partiticita, ovvero la sua traducil lita — in termini gramsciani — in quanto strumento principale della costruzione dell’egemonia. Cosi strutturata, la filosofia smar- risce Ja sua organicita ad un‘intera epoca storica (come avviene, ad esempio, con Hegel e Ricardo, che rappresentano al livello pitt alto e maturo la concezione intellettuale e morale di un gruppo sociale in movimento)*: essa viene ad assumere un ritmo tutto congiunturale, funzionale, cio’, agli interessi immediati e corporativi delle classi dirigenti o dei suoi diversi segmenti.” Che significato assume, allora, il riferimento di Lenin alla categoria di materia, alla tesi della dominanza dell’essere sul pensiero, alla questione del rispecchiamento, al materialismo spontaneo degli scienziati, ecc.? Certo, 2 innegabile nel Lenin di Materialismo ed empiriocriticismo 1a rivalutazione della tradi- wione filosofica del materialismo classico, di Feuerbach, Dide- Pot, ec, soprattutto in funzione polemica contro i rigurgiti di Spiritualismo religioso di fine secolo ¢ degli inizi del Novecento. Sarebbe, tuttavia, riduttivo fermarsi alia lettera del testo di Lenin, Tl nucleo ‘profondo di tutta Vargomentazione leniniana Yisiede nella costante sottolincatura che la scicnza non si pre- Henth mai nella sua nuda oggettivita, ma sempre incardinata Teliideologia, in forme storicamente specifiche di coscienza so- inlé”" Th sostanza, lo statuto della materia in quanto categoria 6 filosofica (categoria-indice),? da non confondersi con il concetto scientifico di materia variabile con la ricerca empirico-sperimen- fale, designa la sua appartenenza al campo del materialismo storico, in quanto materia “socialmente e storicamente organiz- vata per la produzione, come rapporto umano.”* L’insistenza leniniana sulla filosoficita della categoria di materia rivela, in ultima analisi, l'autonomia scientifica del materialismo storico di fronte allo statuto epistemologico delle scienze naturali, nella ynisura in cui la flessibilita e I'approfondimento dei concetti Scientifici confermano il carattere di “categoria storica”* della scienza, la sua integrale declinabilita nel processo storico-sociale. In quest’ottica, va letta la dialettica, rimarcata con forza da Le- pin, tra assoluto ¢ relativo. ‘Tutti i machisti affermano con insistenza di essere relativisti; ma | machisti russi che ripetono le parole dei tedeschi temono di porre, 0 hon sanno porre in modo chiaro e diretto, la questione dei rapporti va il relativismo e Ja dialettica. Per Bogdanov (come per tutti i ma- chisti), il riconoscimento della relativita delle nostre conoscenze esclu- Ge qualsiasi ammissiane della verita assoluta. Per Engels, la veritt as- joluta risulta dalle verita relative, Bogdanov @ relativista, Engels dia- Iettico [.] Cosicché il pensiero umano, per sua natura, @ capace di Warci, ¢ ci da effettivamente, la verita assoluta che @ formata dalla fjomma delle verit& relative. Ogni passo nello sviluppo della scienza aggiunge nuovi granelli a questa somma di verita assoluta, ma i limiti della verit& di ogni tesi scientifica sono relativi giacché vengono ora fillargati, ora ristretti col progredire della conoscenza.* A questo punto, lo spostamento del materialismo sul terreno della dialettica (materialismo dialettico) equivale al principio jramsciano della convertibilita, nel senso che la dominanza della politica come segno epocale fa si che “ogni politica ¢ implicita- Iente una filosofia’”: il luogo di produzione della filosofia non @ pit: linsegnamento accademico, ma le moderne strutture della prassi organizzata (segnatamente i partiti politici di massa)” La filosofia, a questa altezza, non produce pitt egemonia — che passa fad altri apparati ideologici ed ideologici di stato —; essa non ® pik apparato di egemonia, né gnoseologia della politica. IL nodo centrale diviene allora la questione degli intellettuali (gli “operatori scientifici”). I problema numero uno diviene cosi, non quello di tracciare una linea di demarcazione tra l'elemento mate- rialistico (intrascientifico) e 'elemento idealistico (extrascientifico) allinterno di una FSS, al fine di individuare, con questa opera- zione critico-cpistemologica, la forma sempre attuale dell’inconci- 2 liabilita tra materialismo ed idealismo, ma di promuovere I'espan- sivita culturale” dell’egemonia della classe operaia sullo sviluppo delle forze produttive sociali (comprese quelle scientifiche), te- nendo presente che “Ia tesi di Marx — che gli uomini acquistano coscienza dei conflitti fondamentali nel terreno delle ideologie — ha un valore organico, @ una tesi gnoseologica e non psicologica.”” Vale a dire che il materialismo in filosofia, in quanto prender partito, si identifica con la lotta per una direzione di tipo nuovo delle forze produttive € del cervello sociale (il marxiano general intellect). In questo senso vale per gli scienziati il criterio mate- rialistico che “gli uomini prendono coscienza dei conflitti econo- nel terreno delle ideologie,” ove non & in questione la “scientificita” della loro pratica scientifica (essi sono spontanca- mente materialisti), bens{ Ia forma complessiva d'inserzione nei rapporti sociali dominanti, che la rende appunto “cultura, cio’: [uJ concezione del mondo, cio [...] rapporto [determinato] tra Tuomo e la realta con la mediazione della tecnologia.” In quest’ot- tica, acquista un’importanza fondamentale il rapporto tra scienza € politica, Questo rapporto si costruisce tutto sul versante della filosofia spontanea e delle concezioni del mondo (dei semplici dei savanis), in una parola sul terreno dell’organizzazione mate- riale del’ideologia come terreno su cui gli uomini prendono posizione. La_produttivita filosofica della pratica politica si ma- nifesta, a questa stregua, come costruzione di un blocco storico articolato entro cui gli scienziati abbiano parte attiva nel deter- minare quello che Gramsci chiama un “progresso intellettuale di massa,”* una nuova concezione del mondo, un nuovo rapporto tra teoria e prassi. Ma con cid siamo gid sul terreno specifico della problematica dei Quaderni filosofici. 4 CLASSE OPERAIA E “CERVELLO SOCIALE” NELL’ETA DELL'IMPERIALISMO. | “QUADERNI FILOSOFICI” Dobbiamo ricordare che la stesura dei Quaderni_filosofici intreccia con il primo abbozzo d’analisi dell'imperialismo, con- segnato ai coevi Quaderni sull’imperialismo. Una lettura in pa- yallelo di questi due testi pud offrire ulteriori clementi di com- prensione degli scritti “filosofici” di Lenin. Anzitutto, il prota- jonismo di Mach nei Quaderni ci lascia intravedere che, all’altezza dell’imperialismo, il machismo @ divenuto la filosofia spontanea degli scienziati. A Lenin risulta ormai chiaro, in tutte le sue implicazioni teoriche e strategiche, il processo di trasformazione Wel modo di produzione capitalistico nei suoi aspetti contrad- dittori di riorganizzazione-rriconversione delle forme di mercato, di ricomposizione organica del capitale, di nuovo governo dello sviluppo delle forze produttive; in altri termini, risulta chiaro intreccio fra dinamica delle forze produttive e dinamica delle forze istituzionali (lo stato in primo luogo).” La sottolineatura insistente del tema della socializzazione* delle forze produttive sul terreno degli stessi rapporti capitalistici di produzione @ la upia evidente del fatto che il nuovo stadio di sviluppo della formazione capitalistica mondiale presenta una fusione indistri- eabile tra scienza, tecnologia e valorizzazione del capitale.* Come pure, egli ha chiaro quanto Marx aveva anticipato nei Grundrisse, affermando che “..nella misura in cui si sviluppa la grande industria, la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantita di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti che vengono messi in moto durante il tempo di lavoro, e che a sua volta, — questa loro powerful effectiveness — non & minimamente in rapporto al tempo di lavoro immediato che costa la loro produzione, ma dipende invece dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione,"™ La critica del machismo, presente ancora nei Quaderni /ilos0- fici, costituisce il modo particolare in cui Lenin affronta il pro | blema del potenziamento del “cervello sociale,” della integrale trasformazione della produttivitd sociale del lavoro in capitale, del rivoluzionamento permanente della sua composizione organica. Nelle funzioni di sviluppo della ricerca scientifica, di poten- ziamento tecnologico del regime produttivo, di “educazione” del cervello sociale, alle quali il capitalismo monopolistico viene assolvendo, Lenin ritrova, su di un piano di massima generalis zazione e al tempo stesso di scansione ineguale, la dominanza del tempo di sviluppo dei mezzi di produzione rispetto al tempo: di sviluppo dei mezzi di consumo e della stessa classe operaial come forza produttiva, che si pud dire essere la forma monopoli stica del valore.” Nella hegeliana Scienza della logica Lenin trova che Ja scienza non si da mai allo stato puro, ma sempre come “logica applicata,”* ovvero, potremmo dire, come variabile dipen- dente di un insieme determinato di rapporti sociali: all’altezza dell'imperialismo, come monopolio pitt tecnica,” ossia “assorbita nel capitale, e [.-] percid [...] proprieta del capitale, ¢ piti pre: cisamente del capitale fisso.”” Commentando la Logica del Con- cetto, Lenin vi estrac, infatti, la tesi dell’eteronomia della scienza,) Ja cui oggettivita @ data dall’agire conforme ad uno scopo inte} ramente inscritto nel movimento contraddittorio di una forma zione sociale determinata: “L’idea & conoscenza e tendenza (vo4 Jonta) [del’uomo] [..]. Il processo del conoscere (passeggero, finito, limitato) e dell’agire trasforma i concetti astratti in com: piuta oggettivita.’" La dialettica di assoluto e relativo, evidenziata] in Materialismo ed empiriocriticismo come discriminante nei} confronti dei machisti, non si configura affatto, entro queste} coordinate teoriche, come una dialettica esaustivamente episte- mologica, ma rivela perspicuamente la sua appartenenza alla pratica sociale, alla forma capitalistica di appropriazione-trasfor+ mazione della natura, Essa non @ una funzione lineare ed omogenea di uno sviluppo qual sia, bensi si colloca in un contesto conflittuale specifico di appropriazione pratico-teorica della natura: Il coincidere del pensiero con Yoggetto & un processo: il pensiero (© uomo) non si deve rappresentare 1a verit’ come la morta quic- te, come una semplice immagine (copia), pallida (inerte), senza ten- enya, senza movimento, come un genio © un numero, come un pen- fiero astratto. L'idea ha in sé anche la contraddizione pit forte, la) qitiete (per il pensiero dell’'uomo) consiste nella fermezza sicurezza,, ‘con Gui essa eternamente la genera (questa contraddizione tra il pen- lero © Voggetto) e cternamente Ia supera” 30 Si spiega cosi il valore’ emblematico che nel commento leni- niano viene ad assumere il raffronto Hegel-Mach. Il fisiealismo |dealistico di Mach disegna una logica soggettivistica che, al patl del trascendentale kantiano, include “nella ‘parvenza’ [Sell], jutta Ja ricchezza del mondo” e al contempo nega “l'oggettiviti della ‘parvenza’ [Schein],” in quanto rimane fermo al fenomeno, come “contenuto dato della percezione,” che presuppone “alle: yioni, determinazioni del soggetto, le quali sono immediate t+ upetto a se stesso e rispetto al soggetto.” L'idealismo hegeliano disegna, invece, una logica oggettiva, “piena di contenuti’: “Hegel {..] esige una logica, nella quale le forme debbono essere forme piene di contenuto, forme del contenuto vivente, reale, indisso- lubilmente legate al contenuto.”* Eppure Mach si situa esplicitamente sul terreno delle scienze moderne (chimica, fisica, ecc.). La chiave di questo apparente paradosso risiede nel fatto che il kantismo, del quale il machismo € da considerare una riproposizione in veste moderna, spezza il nesso uomomnatura, declinando il lavoro di appropriazione {eorica e di trasformazione pratica della natura stessa come momenti separati, destinati a non incontrarsi se non sul piano (ellindividuale, dell'astrazione vuota di contenuto (e, quindi, arbi- traria) “Lessenza della dimostrazione,” scrive Lenin chiosando la Prefazione alla seconda edizione della Logica, “@ a mio avwviso: 1, in Kant Ja conoscenza separa (esclude) natura e uomo; in yealt& essa li congiunge; 2. in Kant la ‘vuota astrazione’ della cosa-in-sé invece del proceso vivente, del movimento della nostra conoscenza che va sempre piti nel profondo delle cose.” Lenin individua ¢ colpisce a morte in Kant la scissione tra natura e storia: “La cosa in sé di Kant @ una vuota astrazione, Hegel esige invece astrazioni che corrispondano alla cosa: ‘il concetto oggettivo delle cose sostituisce la loro natura stessa’; esige che — per dirla materialisticamente — esse corrispondano al reale approfondimento della nostra conoscenza del mondo.”* Natura e storia non si combinano ex post, dal'esterno del pr cesso come prodotto del pensiero astraente, nella misura in cui "le categorie del pensiero non sono espedienti dell’uomo, ma Vespressione delle leggi sia della natura che dell’uomo.” Qui Lenin chiarisce in tutto il suo significato la polemica antinomi- nalistica nei confronti dell’epistemologia novecentesca che aveva proclamato la “scomparsa della materia” e, di conseguenza, torna a porre in questione la convenzionaliti dei concetti scientifici come simboli “economici” dell’esperienza (la realti meramente 31 simbolica della scienza),” da lui denunciata in Materialismo ed. sf empiriocriticismo. La scienza si configura, per contro, come un punto nodale delle forme oggettive di appropriazione teorico~ pratica dalla natura da parte dell'uomo: in questo senso “le categorie debbono dedursi (e non prendersi arbitrariamente € meccanicamente),’”” in quanto dinanzi “al soggetto @ distesa una, rete di fenomeni naturali, L'uomo istintivo, il selvaggio, non si solleva dalla natura, 'uomo operante e consapevole ne emerge, le categorie sono i gradi di questo emergere, cio della con: scenza del mondo, punti nodali nella rete che aiutano a con scerla e a rendersene padroni.”* Affermato il carattere reale della sottomissione teorica e praq tica della natura all'uomo, che Lenin trova elaborata in Hegel all’altezza dei rapporti sociali capitalistici e del comando dell capitale come “potenza che domina tutto,” egli avverte il bisogn di “confrontare,” come egli stesso dice, “la ‘gnoseologia’ odierna’ (machismo) con il “tema della logica”™ hegeliana. Lenin intuisce, cio’, che il machismo 2 Ia forma attuale della divaricazione ti natura e storia, cosi come si determina in una fase della stori del modo di produzione capitalistico in cui si registra la massi socializzazione delle forze produttive, nella quale, ciot, lo svilupy inusitato dello “stato generale della scienza” non @ un mel portato quantitative dello stesso modo di produzione capitali stico, ma sempre pii una forma determinata del suo proces: di riproduzione. In questo contesto, il machismo, come filoso! (teoria generale della realta), non pud non apparire che com una regressione prehegeliana, nella misura in cui arrovescia il dato essenziale dell'idealismo di Hegel, quello per cui esso hi mantenuto viva la tensione tra natura e storia; ovvero, in uni fase storicamente datata della societa capitalistica, ha mostrat Yessenzialita dell’ “esperienza delle scienze”” alla riproduzion del suo progetto di dominio. CRISI DELLE SCIENZE E FORMA DEL DOMINIO itronde, Vassunzione del machismo come oggetto esemplare i critica dell’ideologia nei Quaderni risulta tanto pitt significati- Va, se teniamo conto che Mach condensa realmente un capitolo complesso di storia degli intellettuali, propriamente di quei yruppi intellettuali fin de siecle che vivono intensamente lo "stato di crisi” dell’eta liberale, delle sue forme culturali di egemonia e, al contempo, la transizione ad una nuova epoca (jella storia mondiale (Vimperialismo). Se pensiamo che lepiste- mologia empiristica di Mach influenza direttamente 1 movimenti intellettuali di maggior rilievo che si producono alla fine dell’Otto- into e agli inizi del Novecento (dalla generazione degli esteti della Jung Wien a Musil e Hofmannsthal, dal programma filosofico (lel Wiener Kreis al positivismo giuridico di Kelsen, dalla cosid- letta rivoluzione marginalista, soprattutto del Menger che appar- iene al Circolo di Vienna, all’austromarxismo di Hilferding, (al'econometria di Neurath, anch'egli animatore del Circolo di Vienna, agli esordi della scuola psicanalitica),™ se pensiamo a questo nuovo mondo culturale (ed etico-civile) in gestazione, che comporta la nascita e la formazione di nuovi gruppi intellet- tuali mitteleuropei, forse riusciremo a percepire meglio la dimen- sione epocale della Krisis a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo. In questa cornice, la crisi (di crescenza) delle feienze fisiche risulta essere parte integrante di una crisi di proporzioni ben piti vaste, la quale investe nel profondo un’intera organizzazione del sapere e degli intellettuali, e il loro rapporto eon i processi reali. L’opzione machiana di relativizzare le no- gioni newtoniane di spazio, tempo e moto assoluti attraverso in'impostazione storicocritica del problema della scienza* si inscrive nel quadro di una pili generale revisione dei valori della Kultur tradizionale, onde 1a critica della immagine meccanici- flica del mondo, incarnata dal modello galileiano-newtoniano, yappresenta un fatto storico-politico in senso lato, se @ vero che 32 33 “Ia scelta e la critica di una concezione del mondo é fatto politic anch’essa.”" Per questo il problema che Mach solleva, in fase di radicali sconvolgimenti della dialettica della scienza, co siste propriamente nel reperire il luogo e la funzione delle scie naturali entro le coordinate del materialismo storico ¢ dell critica della economia politica 0, come afferma Gramsci, né trovare nel “nesso generale,” nell’ “unita organica” di stor economia ¢ politica “il posto per una teoria delle scienze turali.”” Lenin formula la questione come necessit2 di congiungert dialetticamente natura e storia e, in tale compito, di avvaler: materialisticamente della critica hegeliana del kantismo comt momento storicamente paradigmatico di divaricazione dei dut termini: “Ci si dovrebbe rifare a Hegel per analizzare passo pass una qualsiasi logica e teoria della conoscenza correnti di w kantiano e simili.”"" Del resto, al di Ia dei suoi contributi specifici nel cam) della fisica, della fisiologia, della psicologia, ecc., gli storici del scienza oggi tendono a sottolineare la permanenza di al elementi teorici di Mach nel modo in cui, a partire dai pri del Novecento, sono stati concepiti 1 compiti e i fini delle sciem esatte.” Non & un caso, infatti, che Frank, uno degli esponent di primo piano dell’Enciclopedia internazionale della scien: unificata, abbia affermato: In relazione alla dottrina di Mach si verifica un fatto degno nota. Non di rado i filosofi la deridono, o la respingono sdegnosi, a1 si fosse un lavoro di un fisico che si diletta di filosofia, i fisici sovent la deplorano, quasi si trattasse di una aberrazione dal retto cammi della scienza naturale, realistica, rispettabile. Tuttavia, né i fisici, i filosofi, né i sociologi possono liberarsi di Mach.” Il tratto non-congiunturale della riflessione machiana vi individuato proprio nell’aspetto teorico reso oggetto di criti da parte di Lenin sia in Materialismo ed empiriccriticismo nei Quaderni, ovvero nell'assunto epistemologico dell’econo1 del pensiero, da cui discendono la strumentalita e la provvisorie delle teorie scientifiche. “II fine delle scienze naturali,” scri Mach, “sta nella scoperta di connessioni di fenomeni, Tuttavi Ie teorie sono come le foglie secche, che cadono dopo av permesso all’organismo della scienza di respirare per un cer! Deane ri E questa la strada maestra che la filosofia della scienza batte per tutto il Novecento, a seguito del fallimento della immagit meccanicistica del mondo e la riforma della fisica tradizional 4 Il convenzionalismo di Poincaré, in base a cui le leggi generali della scienza (principio d'inerzia, principio di conservazione della materia, ecc.) non sono né asserzioni controllabili attraverso espe- rimenti, né asserzioni a priori, bensi convenzioni arbitrarie sul modo di impiegare determinate espressioni; il “criterio di verita” di Schlick, secondo cui possiamo indicare o stesso insieme di fatti mediante vari sistemi di giudizi; gli “assiomi di coordina- yione” di Reichenbach, che considerano una teoria scientifica come un complesso di norme atte a coordinare i concetti astratti con i fatti osservativi; il “linguaggio cosale” di Carnap, che pone il significato di una proposizione scientifica nella somma di tutte le asserzioni sensibili da essa ricavabili; Vaspirazione ad na “scienza unificata,” propria di Otto Neurath, fino al criterio di “falsificabilita” di Popper, che concepisce la teoria scientifica come un reticolo per catturare il mondo circostante'; tutta questa linea di sviluppo del pensiero epistemologico dimostra uppunto che il nucleo non-congiunturale del machismo fornisce le coordinate teoriche generali entro cui, nel corso del Novecento, fara pensata la rottura dell'universo categoriale della scienza meccanicistica e la conseguente riclassificazione del lavoro intel- lettuale, Non é questa la sede per ricostruire analiticamente i percorsi di questa rottura. Cid che mette conto rilevare 2 che alla base ai rinviene V'istanza machiana che, di fronte alla “disseminazione’ della ragione scientifica (plurale, non pitt unica ed omogenea),!* Occorre perseguire un “progetto economico della scienza,"™ ov- yero un linguaggio unificato di espressione in tutti i campi del japere scientifico, che neutralizzi ogni interferenza metafisica. “Alla base delle mie ricerche fisico-gnoseologiche,” afferma Mach in una delle sue opere piu importanti, “c delle presenti vicerche sulla fisiologia della sensazione, @ la medesima opinione, ssia che ogni elemento metafisico debba essere eliminato, in quanto superfluo ¢ in quanto disturba economia della scienza.”"* Tn questo suo programma dichiaratamente antimetafisico Mach nnova Voperazione kantiana di costruire un dispositive se non Ynitario, unificato di produzione delle esperienze scientifiche. Senonché, la pluralizzazione dell'universo epistemico ha reso wmai obsoleto l'apparato kantiano delle categorie, garantito dal- limnita sintetica dell’appercezione trascendentale. L’unificazione lle scienze pud ora realizzarsi solo a patto che tutte le sue woposizioni vengano formulate come proposizioni intorno a com- llessi di percezione, nel senso pitt Iato della parola. Metafisico, wsia inverificabile, risulta ogni enunciato che non contenga ter- 35 mini di sensazioni (Vorstellungen) come predicati. La scienza, pertanto, diviene niente di piti che un mezzo per dominare i fatti, onde le sue leggi, i suoi concetti, le sue teorie si presentano| come sussidi “economici” atti a porci in una relazione pratica/ mente sufficiente con il nostro ambiente. Se teniamo presente, nelle sue linee fondamentali, questo qua dro teorico, allora potremo capire meglio il senso della polemical Ieniniana in quei luoghi dei Quaderni, ove si sottolinca con vigore! Yessenzialita della legge scientifica e, al contempo, la sua storicit’y materiale. La legge “@ il duraturo (il permanente) nel fenomeno,”” essa "® T'identico nel fenomeno,” in quanto *coglie cid che & quieto — e per questo la legge, ogni legge @ ristretta, incom- pleta, approssimativa.”” In questi passaggi si comprende agevol mente che Vinterlocutore polemico di Lenin non @ Mach coms pensatore isolato, bens{ una teoria generale della realta, filosofia spontanea degli scienziati che codifica una nuova form: sociale di disposizione ¢ di dominio della natura. II contrassegn¢ Kantiano del riduzionismo fisicalistico di Mach (le relazioni fun- zionali, che sono alla base delle equazioni della scienza naturale, sono di per sé relazioni fra sensazioni o tra “elementi”) risied mico, il politico, Yideologico), modellando tale separatezza in ter mini di potere e di controllo sulla natura. In questo senso, Videale di unificazione della scienza nel cielo dell'epistemologia, intesa come definizione autonoma ed enciclopedica della sci tificita delle scienze, riflette il complesso dispositive di appr priazione della natura rappresentato dalle forze produttive scie tifiche e dalle nuove ¢ accresciute funzioni del general intellect La ricomposizione epistemologica delle scienze ¢ resa possibil cio’, dalla divaricazione tra accumulazione della razionalita d cervello sociale e sua effettiva socializzazione, tra ordine logi della teoria e ordine storico del suo funzionamento ¢ della su: utilizzazione. In sostanza, Lenin s'imbatte, discutendo Mach il machismo, in una nuova forma di separazione tra razionalita e costruzione “pratica” del suo campo di validita, ovvero, si potrebbe dire in termini gramsciani, in una forma paradigmatic: di rivoluzione passiva in filosofia, che, in quanto tale, impediscs di coniugare la storia umana come storia della natura “anch¢ aaltraverso la storia della scienza.”"* Di qui V'insistenza leninian in funzione anti-Mach sull'unitarieta del processo naturale-umano, che arricchisce il criterio dell’oggettivit’ — difeso in Materialist: ed empiriocriticismo a volte con accenti di realismo ingenuo — 36 in termini di mediazione, di connessione | minazione reciproca dell'intero, ecc. i“ “Tutto & vermittelt=mediato, legato in un'unith, Ie verso passaggi. Eliminato il ciclo — connessione fi Gi tutto il mondo (di tutto il processo del mondo) E necessario il nesso, il nesso oggettivo di tutti gli forze, tendenze, ecc. del dato campo di fenomeni; [..] ‘il § oggettivo delle differenze’ — la logica interna oggettiva delleva luzione e della lotta delle differenze polarizzate.”™ " La forte accentuazione dell’unit e della contradditiorieta del processo (la “connessione secondo leggi di tutto il mondo”) diven« ta, dunque, pienamente intelligibile, se Ia commisuriamo al peso oggettivo che la pratica ¢ le istituzioni della scienza hanno as- sunto entro la totalita sociale imperialistica. La progressiva specializzazione dei rami di ricerca e la moltiplicazione delle ‘operte e dei modelli scientifici, che la dottrina machiana cerca ii riportare ad una unit& speculativa, impongono alla critica della economia politica di mostrare come il fenomeno della “crisi di crescenza” delle scienze naturali esprima una forma reale del sapere sociale, condizionata, direbbe Gramsci, “allo sviluppo degli clementi fisici strumentali ¢ allo sviluppo dell’intelligenza storica degli scienziati.”" La “crisi” delle scienze fisiche deve essere letta, pertanto, non come problema puramente epistemologico, bens{ soprattutto come indice di una nuova e piti alta articola- vione del processo della formazione sociale capitalistica. Proprio perché “nei concetti dell’'uomo si rispecchia in forma peculiare (N.B. questo: in forma peculiare & dialetticamentel!!) Ja natura," Ja scienza non pud essere depotenziata a qualcosa di ‘accidentale” e di “convenzionale,” ma é una forma determinata della riproduzione dei rapporti sociali di produzione, essendo inti- mamente legata al “proceso del ‘genere, della riproduzione del Tuomo.”® L'idealismo fisico machiano e, in generale, il neoempi rismo (“i ‘dolori di parti’ del neoempirismo”)™ segnano una re- gressione al di qua di Hegel, nella misura in cui, fondando la scienza sul principio dell'economicit, non sono’ in grado di concepire “il movimento della materia respective movimento della storia, di cui ci si impossessa e appropria nella sua connessione interna fino a questo o quel grado di estensione 0 di_profondita."* Ovvero, come dimostra V’attacco a qualsiasi conectto di causalita —non solo a quello tradizionale di stampo meccanicistico — sostituito con quello matematico di funzione,™ il riduzionismo fisicalistico espunge I’ “esigenza della mediazione (della connessione),”"* ossia a contraddittorieté del rispecchia- 37