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Corso di:

DINAMICA DEGLI INQUINANTI


(Suolo saturo e insaturo)
Parte 1 (04)

Università di Roma “Tor Vergata”


Anno Accademico 2009-2010
ing. Simona Berardi

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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

ARGOMENTI TRATTATI:

• Energia e moti di filtrazione (insaturo)


• Campo di moto in zona insatura
• Equazione di trasporto e diffusione in zona insatura
• Metodi di risoluzione delle equazioni differenziali
• Soluzione numerica delle equazioni differenziali alle
derivate parziali

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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione

I moti di filtrazione si verificano da un punto, cui compete una certa quantità di


energia, a un altro, cui corrisponde una quantità di energia inferiore.
Tale energia (POTENZIALE IDRICO TOTALE) può essere espressa come somma:
• dell’energia cinetica, legata alla velocità del fluido (ψv);
• e di quella potenziale P, che dipende:
• dalla posizione del punto (associata al campo gravitazionale) (ψg);
• dalla pressione del liquido nello stesso punto (ψp);
• da fenomeni di adsorbimento dell’acqua da parte della matrice solida(ψs);
• da fenomeni osmotici (ψπ).

Φ = Ψv + Ψg + Ψ p + Ψs + Ψπ

lavoro F ⋅ L F
Φ= = 3 = 2 = P[bar ]
volume L L 3
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione


Il potenziale osmotico o potenziale di soluto è generato dalla tensione osmotica,
forza con cui un soluto lega l'acqua. L'acqua nel terreno non è mai allo stato puro,
bensì è una soluzione in cui le molecole e gli ioni disciolti esercitano forze di
attrazione elettrostatica sulle molecole d'acqua riducendone l'attività. La tensione
osmotica è sempre negativa.
La tensione osmotica dipende dalla concentrazione salina della soluzione circolante
e dal grado di dissociazione elettrolitica.
In condizioni normali la concentrazione salina della soluzione circolante nel terreno è
inferiore all'1 per mille e il potenziale osmotico assume valori di scarsa incidenza sul
potenziale totale. Quindi, in genere, in un mezzo saturo e insaturo , il potenziale
osmotico può ragionevolmente essere trascurato ((ψπ ≅ 0).
Il suo valore si abbassa in modo più o meno sensibile al diminuire dell'umidità in quanto la
soluzione diventa più concentrata. Assume invece valori piuttosto bassi, e quindi non più
trascurabili, nei terreni salini o nei suoli soggetti ad apporti di acque salmastre. Non va inoltre
trascurata l'incidenza del potenziale osmotico nei terreni soggetti a periodi di aridità più o meno
prolungata: in questi terreni si verifica spesso un accumulo di sali, specie se interessati dalla
risalita capillare di acque salse, condizioni che si verificano sovente nell‘Italia meridionale.
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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione


In un mezzo saturo,
saturo poiché i pori sono completamente pieni d’acqua, la
ψp) nel fluido è di tipo idrostatico.
distribuzione della pressione (ψ
Inoltre, il potenziale di adsorbimento assume sempre valori trascurabili (ψs ≅ 0).

In un mezzo parzialmente saturo,


saturo la pressione (ψψp) è di tipo capillare e agisce sul
fluido per la presenza dell’interfaccia aria-acqua e risulta essere negativa;
ψs) non risulta più trascurabile.
inoltre il potenziale di adsorbimento (ψ
Poiché le normali tecniche di misurazione non riescono a distinguere tra potenziale
di adsorbimento (ψs) e potenziale capillare (ψp), ed essendo (ψs) sempre
negativo, nella teoria dei mezzi non saturi si fa uso del così detto potenziale
suzione ψ = ψp + ψs
matriciale o carico di suzione:

Se ci si riferisce a un elemento di liquido di peso unitario, i termini di energia


possono essere convenientemente espressi sotto forma di altezze (carico
idraulico = energia per unità di peso).
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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione (insaturo)

Anche nel caso dei terreni non saturi,


saturi l’energia dovuta alla velocità del fluido è
decisamente trascurabile, per cui ψv ≅ 0.

ψg= z) , di
Quindi il potenziale totale del fluido è costituito dai termini di gravità (ψ
pressione (ψψp= pw / ρg) e di assorbimento (ψs). Come detto in precedenza,
gli ultimi due termini si considerano nel loro complesso (potenziale
matriciale ψ = ψp + ψs). Si ha:
matriciale: p.c.

Potenziale idrico totale Φ =ψ − z


z

Il potenziale di matrice ( o carico di suzione) caratterizza la tenacità con cui


l’acqua del terreno è trattenuta dalla matrice solida.

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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione (insaturo)


Quando l’acqua nel terreno è a una pressione pw maggiore di quella atmosferica patm
(terreno saturo), il suo potenziale di pressione è considerato positivo (potenziale
positivo = potenziale sommerso)
sommerso (pressione idrostatica).
Quando l’acqua nel terreno è a una pressione pw inferiore di patm, il suo potenziale è
negativo (potenziale negativo = potenziale di matrice).
matrice
L’acqua in corrispondenza della superficie libera (piezometrica) ha un potenziale di
pressione nullo.

Il potenziale di matrice
- risulta dalle forze capillari
INSATURO pw < patm ψ (= ψp + ψs) e di adsorbimento dovute
<0 alla matrice solida, che
attraggono e trattengono
pw = patm ψ=0
l’acqua nel terreno e
riducono la sua energia
SATURO pw > patm ψ = p/ρ
ρg
potenziale rispetto a quella
>0
dell’acqua libera.
+
7
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione (insaturo)


L’umidità e il potenziale di matrice sono legati da una relazione, la cui
rappresentazione grafica è detta curva caratteristica del terreno (determinata
sperimentalmente).
Nel saturo: θ = θs , ψ non dipende più da θ, ma dalla pressione idrostatica che
aumenta con la profondità rispetto alla superficie piezometrica

ψ(cm)
-∞
-
INSATURO pw < patm

pw = patm θ (cm3/cm3)

SATURO pw > patm


Terreni argillosi
Terreni sabbiosi
+
8
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Energia e moti di filtrazione (insaturo)


Nell’insaturo: θ < θs , ψ= f(θ) ed è negativa. All’aumentare di θ si ha che ψ
AUMENTA, ossia DIMINUISCE in valore assoluto.

Durante un fenomeno di infiltrazione


dell’acqua nel terreno inizialmente
asciutto, si ha:
ψ(cm)
z1 < z2 ; θ1 > θ2 -∞
ψ1 > ψ2 ; ψ1 < ψ2

p.c.
θ (cm3/cm3)
z1, θ1, ψ1
Terreni argillosi
z2, θ2, ψ2 Terreni sabbiosi

+∞
z 9
SUOLO (Zona Insatura)

Profilo di umidità durante il processo di infiltrazione

Consideriamo un processo di infiltrazione ad alimentazione continua (altezza


costante del battente d’acqua superficiale).
La parte superficiale del terreno risulta essere satura (zona satura).
satura
La zona al di sotto (zona di trasmissione)
trasmissione risulta essere leggermente sottosatura
con un valore di umidità pressoché costante.
θr θs
Zona satura
Al di sotto c’è la zona umida nella quale
l’umidità diminuisce con la profondità molto
t1 rapidamente (gradienti di tensione molto
elevati) verso un fronte di umidità dove il
Zona di
gradiente segna un netto passaggio tra la
trasmissione t2 zona umida superiore e la zona secca.
secca
Durante l’infiltrazione, la zona di trasmissione si
approfondisce continuamente e il fronte umido si
Zona umida t3 muove verso il basso, con una velocità sempre minore
a causa della riduzione della capacità di infiltrazione
Zona secca
del suolo stesso.
z (cm) 10
SUOLO (Zona Insatura)

Drenaggio e redistribuzione interna

Quando termina una precipitazione si ha:


• una riduzione del contenuto d’acqua in superficie per evapotraspirazione e
• una redistribuzione interna dell’acqua accumulata durante l’evento di pioggia
Se il profilo era inizialmente vicino alla saturazione il
θr θs processo di post-infiltrazione è detto drenaggio interno;
mentre se era inizialmente lontano dalla saturazione si
parla di ridistribuzione interna.
Il drenaggio interno è dovuto alla sola gravità (si trascura
il gradiente di tensione). Il flusso verso il basso è uguale
alla conducibilità idraulica (q=K(θ)) e diminuisce con essa
nel tempo.
Nel caso di ridistribuzione interna, i gradienti di tensione,
essendo piuttosto alti, non possono essere trascurati e
questi inducono una ridistribuzione piuttosto veloce e avrà
termine quando si annulla il gradiente di tensione tra zona
umida e secca.
z (cm) 11
SUOLO (Zona Insatura)

Andamento qualitativo del contenuto d’acqua nell’insaturo

..

Terreno prima di Terreno durante


precipitazione precipitazione

θr θs θr θs
Zona satura
Zona di
Strato
trasmissione
insaturo
Zona umida

Zona secca

Frangia Frangia
capillare capillare
Falda
Falda
z (cm) 12
z (cm)
SUOLO (Zona Insatura)

Andamento qualitativo del contenuto d’acqua e del potenziale di matrice nell’insaturo

..

Terreno prima di Terreno prima di


precipitazione precipitazione

θr θs θ(z) + ∞ -∞
ψ(z)

Strato Strato
insaturo insaturo

Frangia Frangia
capillare capillare
Falda Falda
z (cm) z (cm) 13
SUOLO (Zona Insatura)

Andamento qualitativo del contenuto d’acqua e del potenziale di matrice nell’insaturo

..
Terreno durante Terreno durante
precipitazione precipitazione

θ(z)
θr θs +∞ - ∞ ψ(z)
Zona satura Zona satura
Zona di Zona di
trasmissione trasmissione
Zona umida Zona umida

Zona secca Zona secca

Frangia Frangia
capillare capillare
Falda Falda
z (cm) z (cm) 14
SUOLO (Zona Insatura)

FENOMENI DI TRASPORTO (Sezione 3/4):

• Campo di moto (Legge di Darcy - Equazione di


conservazione della massa – Equazione di Richards)

• Equazione per il trasporto e la diffusione del


contaminante in zona insatura

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SUOLO (Zona Insatura)

IL CAMPO DI MOTO (Zona Insatura)


Sia nel caso di precipitazioni atmosferiche, sia nel caso di irrigazione, parte delle entrate viene
assorbita dal terreno e parte defluisce superficialmente.
La stessa acqua che penetra nel terreno, più tardi si ripartisce tra la quantità che torna
all’atmosfera per evapotraspirazione e quella che fluisce verso il basso, la quale potrà andare
ad alimentare correnti superficiali o falde profonde.
Per infiltrazione si intende il processo di entrata d’acqua nel suolo generalmente a flusso
discendente, attraverso ogni parte della superficie.

Come ormai noto, l’infiltrazione nel suolo insaturo avviene sotto l’azione
combinata della forza di gravità e del potenziale di matrice.
Inizialmente (terreno secco) il gradiente di tensione è superiore alla componente
gravitazionale; poi, il gradiente di tensione tra uno strato di terreno e il
successivo diminuisce poiché la differenza di contenuto d’acqua si riduce.
Quando i gradienti di tensione diventano trascurabili, l’unica forzante è la forza di
gravità, con un conseguente movimento verso il basso del flusso d’acqua.
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SUOLO (Zona Insatura)

LEGGE DI DARCY
Il moto in un mezzo poroso è solitamente descritto dalla legge di Darcy.
Darcy
Tale legge viene considerata valida anche nei casi di terreni non saturi, per i quali
si utilizza una espressione modificata della conduttività idraulica K.
Per mezzi omogenei e isotropi, K non si considera più costante, ma variabile con
il contenuto d’acqua K = K(θ) (essendo il potenziale di matrice ψ = ψ(θ), si ha
anche K = K(ψ) ). In particolare, K decresce in maniera non lineare al
decrescere di θ e quindi al crescere, in valore assoluto, di ψ .

q = − K (θ )∇Φ = − K (θ )∇(Ψ − z )
∞+

∞+
K(θ) K(ψ)

0 +∞ -∞ 17
θ ψ
SUOLO (Zona Insatura)

LEGGE DI DARCY

Se consideriamo il moto monodimensionale lungo l’asse z:


<0

∂Φ ∂ ∂Ψ
q = − K (θ ) = − K (θ ) (Ψ − z ) = − K (θ ) + K (θ )
∂z ∂z ∂z

Dall’analisi dell’equazione si evince che il flusso è diretto in senso contrario al


gradiente di ψ, cioè nel verso in cui ψ diminuisce (il valore assoluto aumenta),
più precisamente va da una zona più umida (strato superficiale) ad una più
secca (strato sottostante) per effetto della capillarità.

Quando il gradiente di ψ diventa trascurabile rispetto al gradiente gravitazionale,


tale flusso è positivo verso il basso e vale K(θ), conducibilità idraulica.

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SUOLO (Zona Insatura)

EQUAZIONE DI RICHARDS
Combinando la legge di Darcy con l’equazione di conservazione della massa:

<0
∂θ ∂θ ∂q
= −∇q
; nel moto monodimensionale: =− Il flusso (lungo l’asse z) ha

∂t ∂z
un andamento decrescente:
∂t q(z+∆z) < q(z)

Si ottiene l’equazione differenziale che descrive il moto in un mezzo poroso non-


saturo, nota come equazione di Richards (Richards 1931; Philip 1969):

∂θ ∂  ∂  ∂  ∂Ψ  ∂K (θ )
= −  − K (θ ) (Ψ − z ) =  K (θ ) − <0
∂t ∂z  ∂z  ∂z  ∂z  ∂z
>0 <0 <0
La predominanza del fattore gravitazionale o di pressione dipende essenzialmente dalle condizioni
iniziali e al contorno, e dallo stadio del processo. Se il terreno è inizialmente secco, il gradiente
di tensione è maggiore di quello gravitazionale e il flusso in direzione verticale è rallentato
(tasso infiltrazione in direzione orizzontale è quasi pari a quello verticale). Se il terreno è
sufficientemente umido all’inizio, il gradiente di tensione risulta piccolo rispetto a quello
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gravitazionale, per cui il flusso tende a divenire più rapidamente verticale.
SUOLO (Zona Insatura)

EQUAZIONE DI RICHARDS
L’equazione di Richards può essere esplicitata rispetto a θ o a ψ indifferentemente.
A tale fine, definiamo le grandezze:
K (θ )
C( Ψ) =
∂θ ∂Ψ D(θ ) = = K (θ )C (θ )
∂Ψ C (θ ) = C (Ψ )
∂θ
dove la grandezza C(θ) e la diffusività idraulica D(θ) sono funzioni esponenziali di θ.

∂θ ∂θ ∂Ψ ∂Ψ ∂Ψ ∂θ
Ponendo = e = si ottiene:
∂t ∂Ψ ∂t ∂z ∂θ ∂z

∂θ ∂  ∂Ψ ∂θ  ∂K (θ ) ∂θ ∂  ∂θ  ∂K (θ )
=  K (θ ) − =  D(θ ) −
∂t ∂z  ∂θ ∂z  ∂z ∂t ∂z  ∂z  ∂z

∂θ ∂ψ ∂  ∂Ψ  ∂K (Ψ ) ∂ψ ∂  ∂Ψ  ∂K (Ψ )
=  K (ψ ) − C (ψ ) =  K (ψ ) −
∂ψ ∂t ∂z  ∂z  ∂z ∂t ∂z  ∂z  ∂z
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SUOLO (Zona Insatura)

Umidità e potenziale di matrice: θ = θ(ψ)

Le equazioni che esprimono il contenuto d’acqua in funzione del potenziale di


matrice θ = θ(ψ), presenti in letteratura, sono:

θ s −θ r
A. (Brutsaert, 1966) θ (Ψ ) = θ r + a per ψ < 0
a+ Ψ
b

θ ( Ψ) = θ s per ψ ≥ 0

θ s −θ r per ψ < -1
θ (Ψ ) = θ r + a
[a + (ln Ψ ) ]
B. (Haverkamp et al. , 1977)
b

θ ( Ψ) = θ s per ψ ≥ -1

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SUOLO (Zona Insatura)

Umidità e potenziale di matrice: θ = θ(ψ)

θ s −θ r
θ (Ψ ) = θ r +
C. (van Genuchten, 1980)
[1 + (a Ψ ) ]b m
per ψ < 0

θ ( Ψ) = θ s per ψ ≥ 0
dove: m = 1-1/b

Ψ 
a
D. (Brooks and Corey, 1964) θ (Ψ ) = θ r + (θ s − θ r ) b  per ψ < ψb
Ψ
θ ( Ψ) = θ s per ψ ≥ 0

dove: a e b sono dei parametri ricavati sperimentalmente


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SUOLO (Zona Insatura)

Conducibilità idraulica e potenziale di matrice: K = K(ψ)

Le equazioni che esprimono la conducibilità idraulica in funzione del potenziale di


matrice K = K(ψ), presenti in letteratura, sono:

a
A. (Haverkamp et al. , 1977) K ( Ψ) = K s per ψ < 0
a+ Ψ
b

K ( Ψ) = K s per ψ ≥ 0

B. K ( Ψ ) = a ⋅ exp (bθ ( Ψ ) )

C. K ( Ψ ) = K s ⋅ exp (bΨ ) per ψ < 0

K ( Ψ) = K s per ψ ≥ 0

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SUOLO (Zona Insatura)

Conducibilità idraulica e potenziale di matrice: K = K(ψ)

[ (
1 − (a Ψ )n −1 ⋅ 1 + a Ψ n )]
−m 2

  per ψ < 0
K (Ψ ) = K s  
D. (van Genuchten, 1980)
(
1 + (a Ψ )
n
)
m
2

K ( Ψ) = K s per ψ ≥ 0

− λc
Ψ
E. (Brooks and Corey, 1964,1966) K (Ψ) = K s   per ψ < 0
 Ψb 

K ( Ψ) = K s per ψ ≥ 0
dove: c = 5/2 + 2/λ

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SUOLO (Zona Insatura)

Capacità di infiltrazione (Infiltrabilità)

Tasso di infiltrazione (velocità di infiltrazione) q [L/t]: volume d’acqua che


fluisce attraverso il profilo del terreno per unità di superficie.
Capacità di infiltrazione (Infiltrabilità) i [L/t]: capacità del suolo di assorbire
acqua.

Quando la velocità d’immissione dell’acqua sulla superficie (tasso di


precipitazione) è inferiore all’infiltrabilità allora:
tasso di infiltrazione = tasso di precipitazione processo “flux controlled”
Quando la velocità d’immissione dell’acqua sulla superficie (tasso di
precipitazione) è superiore all’infiltrabilità allora:
tasso di infiltrazione = capacità di infiltrazione processo “soil controlled”

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SUOLO (Zona Insatura)

Capacità di infiltrazione (Infiltrabilità)

L’infiltrabilità tende a diminuire nel tempo. Generalmente essa tende a essere


alta nei primi stadi del processo di infiltrazione (quanto più il terreno è
arido); successivamente, tende a diminuire al diminuire dei gradienti di
tensione, per raggiungere asintoticamente un valore costante di infiltrabilità
stazionaria uguale alla conduttività idraulica a saturazione.

L’infiltrabilità dipende dai seguenti fattori:

i (cm/h) •Tempo (diminuisce con il tempo)


•Contenuto d’acqua iniziale (più è umido il
terreno minore è l’infiltrabilità, perché minori
sono i gradienti di tensione)
•Conducibilità idraulica a saturazione (maggiore
Tasso di
è Ks e maggiore è il valore a cui tenderà i)
precipitazione
Ks •Tessitura , struttura, uniformità del terreno

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t (h)
SUOLO (Zona Insatura)

Formulazioni per la capacità di infiltrazione (i)

Sono state formulate diverse espressioni per i. Nel seguito se ne riportano


alcune. t

1. (Green Ampt) i = ic + b I (t ) dove I (t ) = ∫ idt


0

dove: I(t) è il volume cumulato d’acqua infiltrato in un tempo t per unità di superficie
ic rappresenta il valore asintotico a cui tende i quando t aumenta indefinitivamente
b è una costante caratteristica del terreno
Quando t=0 anche I=0, dunque i assume inizialmente valori infiniti, per poi
diminuire al suo valore finale ic.

2. (Phillip, 1957) i = ic + s 2t 1 2
dove: t è il tempo e s è una costante caratteristica
Anche in questo caso, quando t=0 l’infiltrabilità è infinita; mentre per t→∞ allora
i=ic=Ks. Per Phillip l’infiltrabilità risulta essere funzione della radice quadrata
del tempo. 27
SUOLO (Zona Insatura)

Formulazioni per la capacità di infiltrazione (i)

3. (Horton, 1940) i = ic + (i0 − ic )e − kt

dove: ic è il valore costante a cui i tende asintoticamente


i0 è il valore iniziale di i k è una costante caratteristica del terreno
Quando t=0 l’infiltrabilità non è infinita ma assume un valore pari a i0.

Le formulazioni di Green-Ampt e Phillip si prestano bene sia per soluzioni


matematiche sia per una buona approssimazione del fenomeno fisico.

La formulazione di Horton fornisce forme qualitativamente più corretta (poiché


quando t=0 l’infiltrabilità non è infinita ma assume un valore pari a i0 ), ma la
necessità di introdurre più parametri rende tale formulazione meno
applicabile rispetto alle prime due.
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SUOLO (Zona Satura e Insatura)
EQUAZIONI DI GOVERNO
coefficiente di dispersione uniforme

∂C  ∂C   ∂2C  Equazione
R = −vx   + Dh(x)  2  − RλC monodimensionale
∂t  ∂x   ∂x  del trasporto
dove: (fattore di ritardo) dell’inquinante nella
ρs zona SATURA
R = 1 + kd
θ te

∂C  ∂C   ∂2C 
R = −vz   +(Dh(z) + Dm(z) ) 2  − RλC Equazione
∂t  ∂z   ∂z  monodimensionale
del trasporto
ρs dell’inquinante nella
dove: R = 1 + kd (fattore di ritardo) zona INSATURA
θw

29
SUOLO
(Zona Satura e Insatura)
EQUAZIONI DI GOVERNO
coefficiente di dispersione non-uniforme

∂C  ∂C  ∂  ∂C  Equazione
R = −vx   +  Dh(x)  − RλC monodimensionale
∂t  ∂x  ∂x  ∂x  del trasporto
dove: (fattore di ritardo) dell’inquinante nella
ρs zona SATURA
R = 1 + kd
θ te

∂C  ∂C   ∂2C 
= −vz   +(Dh(z) + Dm(z) ) 2  − RλC
Equazione
R monodimensionale
∂t  ∂z   ∂z  del trasporto
dell’inquinante nella
ρs
dove: R = 1 + kd (fattore di ritardo) zona INSATURA
θw

30
SUOLO
(Zona Satura e Insatura)
EQUAZIONI DI GOVERNO
coefficiente di dispersione non-uniforme

Significato dei simboli:


q flusso di infiltrazione per unità di area o velocità di infiltrazione [L/t]
θ contenuto volumetrico di acqua del terreno [L3/L3]
θs= θte contenuto volumetrico di acqua a saturazione del terreno [L3/L3]
θr contenuto volumetrico di acqua residuo del terreno [L3/L3]
ψ potenziale di matrice [L]
z coordinata spaziale positiva verso l’alto [L]
φ carico idraulico totale [L]
t tempo [t]
K(θ) conducibilità idraulica [L/t]
C concentrazione dell’inquinante in fase liquida [M/L3]
kd coefficiente di partizione suolo-acqua (assorbimento lineare) [L3/M]
ρs densità macroscopica del terreno (soil bulk density) [M/L3]
Dh coefficiente di dispersione idrodinamica [L2/t]
Dm coefficiente di diffusione molecolare [L2/t]
λ coefficiente di decadimento dell’inquinante in fase liquida (cinetica del 1° ordine) [1/t]
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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI e NUMERICI per il trasporto dei


contaminanti in zona SATURA e INSATURA

In generale, il modello è uno strumento utilizzato per rappresentare, in modo


approssimato, una situazione reale. I modelli possono essere rappresentazioni
concettuali, fisiche o matematiche. In particolare, il modello matematico è
costituito da un insieme di concetti espressi sotto forma di equazioni
matematiche in grado di riprodurre, con un certo grado di approssimazione, un
fenomeno naturale. Chiaramente, non è possibile definire un modello
matematico, se prima non sia stato individuato il modello concettuale teorico
della realtà in oggetto.
I modelli di fate and transport sono in genere utilizzati per simulare e prevedere
la distribuzione della concentrazione di una specie chimica sia durante il suo
percorso all’interno di un dato comparto ambientale (aria, acqua e suolo), sia nel
passaggio da un comparto ambientale ad un altro. L’applicazione di tali modelli
permette quindi di stimare il valore del “fattore di trasporto” definito come
rapporto tra la concentrazione della specie chimica nel punto di esposizione e la
concentrazione della stessa in corrispondenza della sorgente di contaminazione.
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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI e NUMERICI per il trasporto dei


contaminanti in zona SATURA e INSATURA

Modelli analitici Concentrazione al


Concentrazione
(Fattore di trasporto – FT) punto di
in sorgente (Cs)
Modelli numerici esposizione (Cpoe)

POE: Point Of Exposure

I modelli di fate and transport possono essere differenziati in modelli


analitici e modelli numerici.
I modelli analitici, in genere, rappresentano una soluzione semplificata
della equazione che governa il fenomeno, e utilizzano semplici equazioni
che richiedono una quantità minima di dati in input.
I modelli numerici utilizzano metodi più complessi (alle differenze o agli
elementi finiti) per risolvere l’equazione di governo, che quindi richiedono
informazioni sito-specifiche di maggiore dettaglio.
33
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI e NUMERICI per il trasporto dei


contaminanti in zona SATURA e INSATURA
I modelli possono essere sviluppati ipotizzando condizioni di
stazionarietà o di non-stazionarietà del fenomeno in esame.
I modelli che si basano sulla ipotesi di stazionarietà richiedono in input e
forniscono come output valori indipendenti dalla variabile tempo.
Un esempio è dato dal valore di concentrazione rappresentativa alla sorgente, che
in questo caso è considerato costante durante tutto il periodo di esposizione.
Al contrario, i modelli non-stazionari richiedono per molti parametri in
input valori in funzione della variabile tempo.
Quindi, in questo caso, il valore di concentrazione rappresentativo alla sorgente
non è costante, ma tiene conto della riduzione nel tempo della massa di
contaminante dovuta a fenomeni di migrazione, biodegradazione e trasformazione
del contaminate stesso.
Il primo approccio risulta in genere fornire output più conservativi rispetto
al secondo. 34
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
I modelli analitici utilizzano soluzioni matematiche della equazione di
governo che sono uniformi nello spazio (ipotesi di mezzo omogeneo) e
costanti nel tempo (ipotesi di stazionarietà del fenomeno).
Le assunzioni principali su cui si basano riguardano la geometria e le proprietà
fisico-chimiche del comparto ambientale in cui avviene il trasporto e la dispersione
del contaminate.
E’ infatti in genere necessario definire, a mezzo di semplificazioni e
schematizzazioni della situazione reale, una geometria estremamente regolare. Ad
esempio, la sorgente di contaminazione sia nel suolo insaturo sia in quello saturo
si schematizza a mezzo di un parallelepipedo.
Inoltre, le proprietà chimico-fisiche caratteristiche del comparto ambientale
interessato dal fenomeno (es. porosità, densità, permeabilità del suolo oppure
velocità e direzione del vento), si assumono uniformi su tutta l’area di interesse e
costanti nel tempo.

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SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
Per la applicazione di modelli analitici la raccolta di dati sito-specifici è, in genere,
semplice ed economica.
Come già detto in precedenza, la tipologia dei dati da inserire come input riguarda
essenzialmente la geometria del sito e della sorgente di contaminazione, le
proprietà fisiche del comparto ambientale attraverso cui avviene la migrazione, e i
valori di concentrazione relativi alla sorgente di contaminazione.
Nel caso in cui alcuni di questi dati non siano disponibili a seguito di indagini
dirette, è possibile fare ricorso a valori desunti da bibliografia oppure, in casi
estremi, utilizzare dei valori di default. Tali valori di default, sono sempre utilizzati,
ad eccezione di rari casi, per la stima delle proprietà chimico-fisiche e
tossicologiche delle specie chimiche inquinanti.

36
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA

L’utilizzo di MODELLI ANALITICI comporta una estrema semplificazione


del modello concettuale del sito e quindi l’utilizzo un numero
ridotto di parametri caratteristici dello stesso.

In generale, l’applicazione di modelli analitici comporta la :


 semplificazione della geometria del sito;
 semplificazione delle proprieta fisiche del comparto ambientale
attraverso cui avviene la migrazione (es. ipotesi di omogeneità);
 definizione semplificata della geologia e della idrogeologia del sito;
 indipendenza dei parametri di input rispetto alla variabile tempo;
 rappresentazione semplificata dei meccanismi di trasporto e
dispersione.
37
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA

Tali incertezze insite nell’uso di modelli analitici sono compensate


dalla conservatività degli output, derivante dalla conservatività
sia delle equazioni di fate and transport sia dei parametri inseriti
quali input.

I principali vantaggi dei modelli analitici riguardano:


• la semplicità di implementazione e di applicazione;
• la necessita di inserire in input un numero limitato di parametri;
• la stabilita numerica e la conservativita degli output.

38
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA

Una importante limitazione dei modelli analitici e che, in alcuni casi, sono
talmente semplificati al punto da trascurare importanti aspetti del
sistema ambientale reale.

Le principali limitazioni riguardano:


• l’impossibilita di rappresentare le proprieta di un mezzo eterogeneo;
• l’impossibilita di tener conto delle variabilita temporali dei fenomeni
simulati;
• l’incapacità di tener conto della presenza di sorgenti di
contaminazioni multiple;
• l’impossibilita di tener conto delle irregolarità legate alla geometria del
sito e alla sorgente di contaminazione.
39
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA

In generale, le principali assunzioni, su cui si basano i modelli analitici


sono:

• La concentrazione degli inquinanti è uniformemente distribuita nel


suolo ed è costante per tutto il periodo di esposizione.

• Terreno omogeneo, isotropo e incoerente (si escludono quindi i suolo


porosi per fessurazione, i quali necessitano di modellistica numerica).

• Non si considerano fenomeni di biodegradazione (ad eccezione del


DAF) o meccanismi di decadimento/trasformazione delle sostanze
inquinanti nel suolo, in soluzione nell’acqua o in fase vapore.

40
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA

Al contrario dei modelli analitici, i modelli numerici di fate and


transport possono tener conto della non stazionarietà del
fenomeno e della presenza di un sistema eterogeneo più
complesso, caratterizzato da proprietà non uniformi e da una
geometria irregolare.
In genere, tali numerici risolvono l’equazione differenziale di governo
utilizzando il metodo alle differenze finite o il metodo agli elementi finiti.
In entrambe i casi, l’area del comparto ambientale esaminato è
suddivisa, ossia è discretizzata, in sotto-aree.

41
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA

Utilizzando il metodo alle differenze finite, le derivate ∂C/∂ ∂x, in un


qualsiasi punto del dominio di integrazione, vengono sostituite da
differenze ∆C/∆ ∆x, calcolate in corrispondenza di un piccolo intervallo
∆x. Al dominio di integrazione viene sovrapposto un grigliato, nei casi
più semplici a maglie rettangolari, ottenuto dalla intersezione tra due set
di linee equispaziate. La soluzione approssimata viene allora calcolata
non in tutti gli infiniti punti del dominio di partenza, ma solamente nei
punti di intersezione delle rette parallele, detti anche punti o nodi del
grigliato.
La eterogeneità del comparto ambientale di interesse è data dalla
possibilità di assegnare valori differenti in corrispondenza di ogni nodo
della griglia per ciascuna delle proprietà chimico-fisiche caratterizzanti
lo stesso. 42
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
L’utilizzo di modelli numerici generalmente comporta la necessità di
raccogliere un maggior numero di informazioni sito-specifiche.
Spesso ciò più richiedere, per molti parametri di input, l’esecuzione di un
numero non indifferente di misure sia in campo che in laboratorio, con un
conseguente aumento dei costi e dei tempi di esecuzione della analisi di rischio.
In particolare, le informazioni aggiuntive, rispetto all’utilizzo di modelli analitici,
riguardano:
-la identificazione delle condizioni iniziali e al contorno,
- una definizione più accurata della geometria del sito e della sorgente di
contaminazione,
- una stima accurata della distribuzione spaziale sia della contaminazione in
corrispondenza della sorgente di contaminazione, sia delle proprietà chimico-
fisiche del comparto ambientale attraverso cui avviene la migrazione.
Inoltre, possono essere necessarie ulteriori misure di concentrazione, da
effettuare in punti distinti dalla sorgente di contaminazione, necessarie per la
calibrazione del modello. 43
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
Anche in questo caso, per i valori dei parametri di input, per i quali non è
possibile una determinazione sito-specifica, possono essere utilizzati valori
desunti da bibliografia o valori di default. E’ necessario comunque sottolineare
che tale scelta può notevolmete ridurre l’efficacia della applicazione di tale tipo
di modelli. In genere, nella applicazione di modelli numerici l’uso dei valori di
default riguarda esclusivamente i parametri chimico-fisici e tossicologici delle
specie chimiche contaminanti.
L’incertezza associata all’utilizzo dei modelli numerici riguarda gli stessi aspetti
riportati in relazione all’uso di modelli analitici. Il grado di incertezza dipende:
-dalla complessità del modello, ossia dalla accuratezza delle espressioni alle
differenze finite o agli elementi finiti che approssimano l’equazione differenziale
di governo,
-dal numero di nodi della griglia utilizzata per la discretizzazione del dominio di
calcolo,
-dal livello di utilizzo di valori di default non sito-specifici per i parametri di input.
44
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
La complessità del metodo di risoluzione della equazione differenziale di
governo del fenomeno, la capacità di identificare correttamente le condizioni
iniziali e al contorno, e la possibilità di calibrare il modello sono elementi che
concorrono per ridurre le incertezza associate agli output del modello numerico.
In sintesi, i vantaggi dei modelli numerici riguardano principalmente la
capacità di:
• simulare sistemi fisici più complessi;
• simulare fenomeni in campo multi-dimensionale;
• prevedere condizioni al contorno più complesse;
• tener conto della variabilità spaziale dei parametri in input;
• operare in regime stazionario e non-stazionario;
• fornire la distribuzione spaziale e temporale degli output della simulazione.

45
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli NUMERICI per il trasporto dei contaminanti in


zona SATURA e INSATURA
Date le loro peculiarità, per i modelli numerici è inoltre possibile calibrare gli
output rispetto a eventuali misure di concentrazione effettuate mediante una
indagine diretta.
La maggiore complessità di tali modelli , finalizzata ad una migliore riproduzione
del fenomeno reale, permette di effettuare assunzioni meno conservative. Ne
consegue quindi, in genere, l’ottenimento di output meno conservativi e
conseguentemente una maggiore efficacia economica degli eventuali
interventi correttivi.
Le principali limitazioni dei modelli numerici riguardano:
• la necessità di fornire un maggior numero di dati in input e quindi di eseguire
maggiori indagini sito-specifiche, con maggiore richiesta di tempo e di risorse
economiche;
• la possibilità che si verifichino fenomeni di instabilità numerica.

46
SUOLO (Zona Satura e Insatura)

Modelli ANALITICI e NUMERICI per il trasporto dei


contaminanti in zona SATURA e INSATURA

La selezione nell’utilizzo di modelli più o meno complessi può dipendere


da numerosi fattori, che includono:
• il grado di approssimazione del modello concettuale richiesto dal
modello selezionato rispetto alle condizioni reali del sito;
• le potenziali differenze tra gli output ottenuti con l’applicazione di
modelli semplici rispetto a quelli derivanti dall’utilizzo di modelli più
complessi;
• i costi derivanti dalla necessità di collezionare un maggior numero di
informazioni sito-specifiche;
• l’accettabilità dei valori di concentrazione proposti e la fattibilità dei
corrispondenti interventi.
47
Equazioni differenziali alle derivate parziali (PDE)

Si definisce Equazione Differenziale alle Derivate Parziali di ordine m


un’equazione nella quale compare:
• Una funzione ϕ = ϕ (x1, x2, ….xn) di due o più variabili indipendenti (n≥2)
• Le derivate prime ∂ϕ/∂
∂ϕ ∂xi , le derivate seconde ∂2ϕ/∂
∂xi2 , le derivate m-
esime ∂mϕ/∂∂xim.
Nel seguito, si farà riferimento al caso di due sole variabili indipendenti x,y (n
= 2). In generale, si avrà:

 ∂ϕ ∂ϕ 
• PDE del I ordine: f 
 x, y , ϕ , ,  = 0
 ∂x ∂y 


• PDE del II ordine: f  x, y ,ϕ , ∂ϕ ∂ϕ ∂ 2
ϕ ∂ 2
ϕ ∂ 2
ϕ 
 , , , ,  = 0
 ∂x ∂y ∂x ∂y ∂x∂y 
2 2

Le equazioni del secondo ordine vengono rappresentate in una forma del


tipo:
∂ 2ϕ ∂ 2ϕ ∂ 2ϕ ∂ϕ ∂ϕ
a 2 +b +c 2 +d +e + fϕ + g = 0
∂x ∂x∂y ∂y ∂x ∂y 48
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE


Le differenze finite sono un metodo approssimato, nel senso che le derivate
∂ϕ/∂
∂ϕ ∂x, in un qualsiasi punto del dominio di integrazione, vengono
sostituite da differenze ∆ϕ/∆
∆ϕ ∆x, calcolate in corrispondenza di un piccolo
intervallo ∆x.

Al dominio di integrazione viene sovrapposto un


grigliato, nei casi più semplici a maglie
rettangolari, ottenuto dalla intersezione tra due
set di linee equispaziate.
La soluzione approssimata viene allora calcolata
non in tutti gli infiniti punti del dominio di
partenza, ma solamente nei punti di
intersezione delle rette parallele, detti anche
punti o nodi del grigliato.
grigliato
L’accuratezza dei metodi può essere
incrementata sia elevando il numero dei nodi
della griglia, sia aumentando l’accuratezza delle
espressioni alle differenze che approssimano le
derivate. 49
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE


Le formule più comuni, in letteratura, per esprimere le differenze sono basate
sull’espansione in serie di Taylor.
Consideriamo una funzione ad una variabile ϕ = ϕ (x) e supponiamo che
questa sia continua, in un dato dominio, insieme alla sua derivata.
Per il teorema di Taylor, indicato con h l’incremento:
2 3
h h
ϕ ( x + h ) = ϕ ( x ) + hϕ ' ( x ) + ϕ '' ( x ) + ϕ ''' ( x ) + ....
2! 3! (1)
2 3
h h
ϕ ( x − h ) = ϕ ( x ) − hϕ ' ( x ) + ϕ '' ( x ) − ϕ ''' ( x ) + ....
2! 3! (2)
Sommando membro a membro le (1) e (2), si ha:

ϕ ( x + h ) + ϕ ( x − h ) = 2ϕ ( x ) + h 2ϕ '' ( x ) + O(h 4 )
∂ 2
ϕ ϕ ( x + h ) − 2ϕ ( x ) + ϕ ( x − h )
Da cui: ϕ '' ( x ) = 2 =
∂x h2
L’errore è dell’ordine di h2. 50
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

Sottraendo la (2) dalla (1), si ha: ϕ ( x + h ) − ϕ ( x − h ) = 2hϕ ' ( x ) + O(h 3 )

∂ϕ ϕ ( x + h ) − ϕ ( x − h ) ⇐ DIFFERENZA CENTRATA
Da cui: ϕ '(x) = =
∂x 2h

L’errore è dell’ordine di 2h.

Significato geometrico: ϕ
Corda AB
L’approssimazione dell’equazione
Tg in P
corrisponde alla sostituzione della
tangente (derivata prima) nel B
punto P, con la corda AB costruita
in corrispondenza dei punti
contigui (differenza centrata).
centrata
A P
ϕ(x)
x-h x x+h x
51
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

Significato geometrico: ϕ Corda PB


Corda AB
La tangente in P può essere Tg in P
approssimata anche mediante la corda B
PB o la corda AP. Corda AP

A P
Per entrambe, l’errore è dell’ordine di h.
ϕ(x)
x-h x x+h x

∂ϕ ϕ ( x + h ) − ϕ ( x − h )
ϕ '(x) = = ⇐ DIFFERENZA CENTRATA
∂x 2h
∂ϕ ϕ ( x + h ) − ϕ ( x )
ϕ '(x) = = ⇐ DIFFERENZA IN AVANTI
∂x h
∂ϕ ϕ ( x ) − ϕ ( x − h )
ϕ '(x) = = ⇐ DIFFERENZA ALL’INDIETRO
∂x h 52
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

Nel caso di una funzione di due variabili (e più) ϕ = ϕ (x,y) il piano (x,y)
viene suddiviso in rettangoli di lati ∆x=h e ∆y=k.
Si hanno allora: y Pi, j+1
∂ 2ϕ ϕ i +1, j − 2ϕ i , j + ϕ i −1, j Pi-1, j Pi, j Pi+1, j
= ∆y = k
∂x 2 i , j h2 Derivate
seconde Pi, j-1
∂ϕ 2
ϕ i , j +1 − 2ϕ i , j + ϕ i , j −1
= parziali
∂y 2 i, j
k2 x

∂ϕ ϕ i +1, j − ϕ i −1, j ∂ϕ ϕ i , j +1 − ϕ1, j −1 ∆x = h


= = Derivate prime centrate
∂x i, j 2h ∂y i, j
2k 2

∂ϕ ϕ i +1, j − ϕ i , j ∂ϕ ϕ i , j +1 − ϕ i , j
= = Derivate prime in avanti
∂x i, j h ∂y i, j
k

∂ϕ ϕ i , j − ϕ i −1, j ∂ϕ ϕ i , j − ϕ i , j −1
= = Derivate prime all’indietro
∂x i, j h ∂y i, j
k
53
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

Per ragioni di semplicità, quando si deriva rispetto al tempo si preferisce


utilizzare l’indice anziché il pedice: ϕ in, j+1 − 2ϕ in, j + ϕ in, j−1
∂ 2ϕ
=
∂t i , j
2
∆t 2

CONVERGENZA, CONSISTENZA, STABILITA’


Consideriamo una generica equazione differenziale:

∂ ∂2 
 + 2 ϕ = Lϕ = 0
 ∂t ∂x 
L : Operatore differenziale
Si dice che un problema è ben posto se la soluzione esiste, è unica e dipende
in modo continuo dai dati, cioè dalle condizioni iniziali, dalle condizioni al
contorno, dai coefficienti e dai termini noti. 54
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

CONVERGENZA, CONSISTENZA, STABILITA’


Sia Lh un operatore discreto (es. alle differenze finite):

Lhϕ h = 0 con h ≡ {∆x i , ∆t }

CONVERGENZA → la soluzione numerica approssimata ϕh converge alla


soluzione analitica esatta ϕ se:

ϕh − ϕ → 0 per h→0

CONSISTENZA → l’operatore discreto Lh è un’approssimazione consistente


dell’operatore differenziale L se:

Lhϕ − Lϕ → 0 per h→0


55
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

CONVERGENZA, CONSISTENZA, STABILITA’


Se si utilizza uno schema alle differenze finite che converge verso la
soluzione di un’equazione differenziale diversa da quella di cui si cerca la
soluzione, lo schema è detto inconsistente o incompatibile con l’equazione
differenziale di partenza.

Per h sufficientemente piccoli:


(
Lhϕ − Lϕ = O ∆x , ∆t q 0 qi
i )
La quantità a secondo membro è chiamata errore di troncamento e le qi
rappresentano gli ordini di accuratezza dello schema rispetto alle diverse
variabili che intervengono nell’equazione.
Gli errori di troncamento sono dovuti al fatto che l’algoritmo ha una
approssimazione intrinseca.
Se si approssima il valore di una funzione con la formula di Taylor, si
commette un errore di troncamento che dipende dal numero di termini
della serie utilizzati. 56
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE

CONVERGENZA, CONSISTENZA, STABILITA’


STABILITA’ → nel calcolo numerico si considera stabile una soluzione
numerica in cui gli errori di qualsiasi natura, di troncamento o di
approssimazione, non vengono amplificati nel procedere delle iterazioni.
Il concetto di stabilità della soluzione numerica gioca un ruolo molto
importante nella scelta del metodo numerico di discretizzazione.
In genere, si preferisce utilizzare un intervallo spaziale ∆x piccolo, per avere
la massima informazione sul dominio in esame, e un ∆t grande, poiché,
partendo da condizioni iniziali assegnate, si è più interessati a conoscere il
fenomeno completamente sviluppato piuttosto che il transitorio.
Tipicamente le tecniche esplicite richiedono che gli intervalli di
discretizzazione (∆x, ∆y, ∆z, ∆t) rispettino vincoli di disuguaglianza (<, >)
per mantenere la stabilità.
Le tecniche implicite e la discretizzazione secondo il metodo di Crank-
Nicolson sono incodizionatamente stabili.

57
Soluzione numerica delle equazioni differenziali
alle derivate parziali (PDE)

SOLUZIONI NUMERICHE: DIFFERENZE FINITE


METODI ESPLICITI E METODO IMPLICITI
Consideriamo l’equazione della diffusione: ∂C ∂ 2C
=D 2
∂t ∂x
METODO ESPLICITO: schema che esprime una sola incognita in termini dei
valori noti (valori iniziali, al contorno o valori già calcolati nei passi
precedenti): Cin +1 − Cin C n i +1 − 2C n i + C n i −1
=D
∆t ∆x 2
In tale caso per mantenere il sistema stabile ed ottenere buone risoluzioni
spaziali è necessario scegliere intervalli temporali molto piccoli (vedi
condizione di Courant)
METODO IMPLICITO: analogo al metodo esplicito ma ottenuto sostituendo
a secondo membro i valori di C calcolati nell’istante n+1:
Cin +1 − Cin C n +1i +1 − 2C n +1i + C n +1i −1
=D
∆t ∆x 2
In tale caso il sistema è sempre stabile, per qualsiasi valore di ∆t.
58
iniezione continua di un inquinante, da una
sorgente puntiforme e morfologia del plume in
tempi diversi

iniezione istantanea di un inquinante,


da una sorgente puntiforme e
modificazione del plume per effetto
della dispersione

59
FINE

60