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Edizioni Studio Domenicano

IL TITOLO CRISTOLOGICO ἀρχηγός: SUO SIGNIFICATO E ORIGINE


Author(s): Benedetto Prete
Source: Divus Thomas, Vol. 105, No. 1, Cristo unico mediatore e le formule della mediazione
(Gennaio-Aprile 2002), pp. 177-202
Published by: Edizioni Studio Domenicano
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/45074944
Accessed: 08-02-2020 21:48 UTC

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Ill

IL TITOLO CRISTOLOGICO ápxnyóç:


SUO SIGNIFICATO E ORIGINE

Benedetto Prete

Con il presente studio ci proponiamo di esaminare il significato d


titolo cristologico òpxTTYÓç ( archegos ) che ricorre nel libro degli Att
e nella lettera agli Ebrei e di indicarne l'origine.1

La trattazione si articolerà nelle tre sezioni seguenti:


I. Nella prima si esamineranno sinteticamente i testi neotestamentar
nei quali ricorre il titolo cristologico archegos cercando di stabilirn
significato fondamentale.
II. Nella seconda parte verranno indicate la provenienza del tito
archegos e l'integrazione di tale titolo con un complemento di specifica
zione come è attestato nei passi del Nuovo Testamento; queste d
prime sezioni avranno a loro volta una sottodivisione al loro interno.
III. Nella terza parte infine, a modo di corollario, si formulerann
alcuni rilievi conclusivi.

') Per il significato del sostantivo àpxrtyóç, oltre i commentari del libro degli Atti d
Apostoli e della lettera agli Ebrei che citeremo, cf. GLNT, 1, 1295-1298, s. v. àpXTYÓ
(G. Delling); Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, I (a cura di H. Balz-
G. Schneider), Brescia 1995, 433-435, s. v. àpxiryóç (P.-G. Müller) (ediz. tedesc
Stuttgart 1992 2); T. Ballarini, Archegos (Atti 3, 15; 5, 31; Ehr. 2, 10; 12, 2): Aut
o condottiero?, "Sacra Doctrina" 16 (1971), 535-551; I. De La Potterie, Gesù,
"il capo che conduce alla vita" (At 3, 15), "Parola, Spirito e Vita" 5 (1982), 107-126.

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I) I testi neotestamentari
nei quali è presente il titolo cristologia) archegos
Nella prima sezione del nostro studio tratteremo questi due a
menti:

1) In primo luogo richiameremo i quattro passi del Nuovo Testam


to nei quali ricorre la designazione cristologica archegos; i testi in og
sono i seguenti: At 3, 15; 5, 31; Eh 2, 10; 12, 2; la spiegazione di
passi consentirà di conoscere il contesto e l'ambiente nei quali si è f
uso di questo sostantivo.
2) Successivamente, attenendoci a un quadro schematico, segnaler
i vari significati del sostantivo archegos , proposti da gruppi di studio

1) I QUATTRO PASSI DEL NUOVO TESTAMENTO


NEI QUALI RICORRE IL TITOLO "ARCHEGOS"

È opportuno richiamare i quattro testi neotestamentari nei q


riportato il titolo cristologia) archegos corredandoli di alcune spiegaz

1. Atti 3, 13
Il primo testo ricorre nel discorso kerygmatico che Pietro tenne
abitanti di Gerusalemme dopo il miracolo della guarigione dello s
che mendicava alla porta del tempio.
Il miracolo aveva suscitato nel popolo molta sorpresa e stupore. P
considerando lo stato d'animo dei presenti per il grande prodigio op
da lui nel nome di Gesù Cristo, inizia il discorso partendo dall
statazione - fatta da tutti i presenti - della perfetta guarigione (ó^OK

2) La voce àpXÏÏYÔç risulta composta da due termini: dal sostantivo àpx*' (= iniz
gine) e dal verbo àyco (conduco, guido, governo); la voce quindi fonde insiem
concetti principali: chi è all'origine, cioè: la causa principale, il fondatore, l'a
oppure: chi conduce, governa, guida; cf. T. Ballarini, Archegos ( Atti 3, 13
Ehr. 2, 10; 12, 2)..., cit., 535; I. De La POTTERIE, Gesù, "il capo che conduce all
(At 3, 13 X cit. 108-109.

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Il titolo cristologico áp%íiyóç: suo significato e origine 179

del paralitico3 che elemosinava ad un'entrata del tempio {la porta bella)
sia per affermare la potenza misteriosa di Gesù risorto nel cui nome era
stato compiuto il prodigio, sia anche per invitare alla conversione coloro
che lo avevano fatto crocifiggere.
Secondo l'autore degli Atti, Pietro così si esprime: «u Uomini
d'Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se
per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest'uomo?
13 II Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glo-
rificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte
a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; 14 voi invece avete rinnega-
to il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino, 15
e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti e
di questo noi siamo testimoni (xòv Sè àpxnyòv xqç Çcofjç àTteicxeívaxe,
òv ó ©8Òç Tiyeipev ¿k veicpcov, où ípEÍç pápxupéç èapev). 16 Proprio
per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo
che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfet-
ta guarigione alla presenza di tutti voi» {At 3, 12-16).

In questa prima parte del discorso l'apostolo compie alcune impor-


tanti dichiarazioni: in primo luogo Pietro afferma che la guarigione
miracolosa dello storpio non si deve a un suo intervento, ma è stata ope-
rata da Cristo risorto (w. 12 -13 a); successivamente egli dichiara che si
tratta proprio di Gesù che i giudei hanno rinnegato e consegnato a
Pilato perché fosse crocifisso, nonostante che il procuratore romano
volesse liberarlo (w. 13b-15a); ed infine pone in evidenza l'opera di Dio;
è Dio infatti che ha risuscitato Gesù da morte e che, per mezzo dell'in-
vocazione del nome di Gesù Cristo fatta con fede, il paralitico è stato
perfettamente risanato (w. 15b-16).

3) Il sostantivo ó^OKÀripia e l'aggettivo óÀÓKÀj1poç, presi letteralmente, significano chi


possiede "tutte le porzioni" (KAijpoç) necessarie per la piena e totale integrità del
proprio essere: in questo passo (At 3, 16) il sostantivo designa la piena e perfetta
guarigione dello storpio.

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180 B. Prete

Nel discorso l'apostolo afferma che Gesù Cristo, il quale è ve


dare la vita, è stato ucciso dai giudei e che per rendersi conto del
fetta guarigione dello storpio occorre aver fede in Gesù Cristo ri
Dio; la fede è in diretto contrasto con l'atteggiamento di rinnegam
di ripudio che hanno avuto i giudei quando hanno consegnato a Pi
Maestro perché lo crocifiggesse.4

2. Atti 3, 31
Il secondo passo che attesta l'uso del sostantivo archegos si risco
nella risposta con la quale Pietro, a nome degli apostoli, re
sommo sacerdote che l'aveva rimproverato che gli apostoli av
infranto il divieto imposto loro dall'autorità del sinedrio di predi
nome di Gesù risorto. Il capo degli apostoli gli risponde con
ferme e coraggiose parole: «29 Bisogna obbedire a Dio piuttosto ch
uomini. 30 II Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù che voi avet
appendendolo alla croce. 31 Dio lo ha innalzato con la sua destr
dolo capo e salvatore (àpxnyòv Kal ocornpa ù'| /œaev Tri Se^iâ a
per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei pecca
E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo...» {At 5, 2

4) L'appello alla fede ed alla conversione è una componente essenziale della p


ne apostolica, «Luke associates faith with his motif of the name Jesus... It is n
whose faith is involved. One might think it is the beggar's faith, but tha
expressed, save indirectly in his subsequent praise of God (3, 8-9). So it mig
to the faith of Peter and John who, believing in the power of Jesus' name, w
to cure the lame beggar. In any case, pistis expresses an effective allegian
risen Christ, and through it the miracle has taken place», J. A. FlTZMYER,
of the Apostles y New York, London, Toronto, Sydney, Auckland 1998, 286. A
giudizio non interessava a Luca indicare le persone che hanno avuto fede n
di Gesù Cristo risorto, cioè se era lo storpio che mendicava oppure gli
Pietro e Giovanni, ma voleva affermare il principio dell'aver fede nel n
Cristo risorto; cf. anche I. De La POTTERIE, art. city 110.
5) La versione a cura della CEI traduce la formula xr' ôe^içt aurou "con la su
indicando in tal modo la potenza di Dio; invece la versione del Nuovo Tes
revisionata per ordine della CEI (anno 1997), rende la stessa espressione
termini: «Dio lo ha innalzato alla sua destra facendolo...». Questa è l'esatta i
tazione della espressione greca, come risulta dai vari testi nei quali è at

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Il titolo cristologico ápxrjyóç suo significato e origine 181

Nel testo appena citato va rilevata la presenza di alcune formule


caratteristiche della predicazione apostolica. La dichiarazione: «H Dio
dei nostri padri ha risuscitato Gesù...» (v. 30), oltre a manifestare la con-
sapevolezza della primitiva comunità cristiana di far parte del vero
Israele e della sua storia condotta e guidata dal Dio d'Israele, indica che
la salvezza è rivolta anche ai membri del sinedrio che la ostacolano e vi si
oppongono.
Il passo inoltre, come quello di At 3, 15, pone in risalto il contrasto
tra l'azione degli uomini (i membri del sinedrio) che vogliono condanna-
re a morte Gesù e l'iniziativa di Dio che fa risorgere Gesù dalla morte.
L'ultima parte del vers, di At 5, 31 si caratterizza per un'importante
affermazione cristologica: Dio ha fatto risorgere Gesù Cristo e lo ha esal-
tato ponendolo alla sua destra «per dare ad Israele la grazia (xoù Soùvai...
TCp 'IapariÀ,...) della conversione e il perdono dei peccati». Anche se nel
testo greco non c'è il sostantivo " grazia ", il suo concetto è incluso nell'in-
finito tou ôoûvai (per dare; per donare) la conversione e il perdono dei
peccati. Nel pensiero di Luca il dono della conversione e del perdono dei
peccati si attua storicamente con la predicazione apostolica, la quale fa
conoscere ed accogliere con fede l'opera salvifica compiuta da Gesù.
Nella conversione, rileva François Bovon, l'azione di Dio non esclude
l'opera dell'uomo, ma la provoca, poiché tra di esse vi è una mutua rela-
zione.6 Ora la predicazione del messaggio cristiano ricopre l'intero arco
della storia della salvezza, per cui la conversione degli uomini si verifi-
cherà per l'intera durata della storia della salvezza, cioè per la storia pas-
sata e per quella futura.

cf. At 2, 33-34; 7, 55-5 6; Le 20, 42; 22, 69; questi passi con tale formula intendono
affermare che il Dio d'Israele lo ha fatto assidere alla sua destra, riconoscendo a
Gesù Cristo la sua dignità divina; <Den von Rat Getötenen (Gesù Cristo) hat aber
der Gott Israels erhöht, und das zu göttlicher Würde, nämlich zu Gottes Rechten...
Jesus ist also der Herrscher Israels>, J. JERVELL, Die Apostelgeschichte , Göttingen
1998, 208.
6) Luc le théologien. Vingt-cinq ans de recherches (1950-1975), Genève 1978, 306
(seconda ediz. 1988). Nel Cap. VI l'autore illustra l'argomento: La reception du salut
(pp. 288-307), nel quale esprime le posizioni dei vari studiosi, compresi nell'arco di
tempo indicato nel titolo, sul tema dell'accoglienza della salvezza.

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3. Ebrei 2, 10
Nella sezione iniziale della lettera agli Ebrei l'autore afferma che Ge-
sù è superiore agli angeli e che lui e non un angelo ha realizzato la reden-
zione degli uomini, anche se Gesù, nella passione che ha subito «fu fatto
di poco inferiore agli angeli» (Eh 2, 9). A questo punto l'autore compie
la seguente riflessione: «Ed era ben giusto che colui, per il quale e del
quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse
perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza
(rcoMoùç uioùç elç ôó^av áyayóvra xòv ápxnyòv xfjç aconpiaę axraôv
ôtà 7ta0Tļ(xaTCov xeXeicòaai)».7
II testo di Eb 2, 10 è di notevole importanza cristologica; esso illumi-
na il problema della cconvenienza teologica> della morte di Gesù nel
piano di Dio. La crocifissione e morte di Gesù, che sembrano oscurare
la superiorità di Cristo sugli angeli, costituiscono invece l'attuazione del
piano salvifico progettato da Dio; in verità Gesù non poteva liberare gli
uomini dalla morte se non sottomettendosi e subendo personalmente la
morte. Egli, facendosi uomo, ha preso su di sé la condizione dolorosa e
mortale degli altri uomini suoi fratelli, la quale lo rendeva capace di pati-
re e morire come tutti gli uomini; in tal modo egli, soffrendo e morendo,
offrirà il sacrificio perfetto di espiazione.
Il testo di Eb 2, 10 infine offre una visione unitaria della redenzione
dell'uomo: in verità il fine della creazione dell'universo e dell'intero
genere umano è Dio stesso per mezzo del quale tutto esiste ed ha vita.

7) La versione revisionata dalla CEI è più fedele al testo greco; essa rende il passo citato
nel modo seguente: «Conveniva infatti che Dio (£7tp£7t£v yàp aureo) - per il quale e
mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria - ren-
desse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza» (Eb 2, 10).
In calce i curatori della revisione della Bibbia CEI annotano: «Con la sua passione e
morte, affrontate in piena fedeltà a Dio e nella solidarietà con gli uomini, Gesù è
consacrato sacerdote, cioè reso mediatore perfetto e perciò definitivo della salvezza
(vedi 5, 7-10; 7, 28)»; La Sacra Bibbia. Nuovo Testamento , Conferenza Episcopale
Italiana, Città del Vaticano 1997, 535.

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Il titolo cristologico ápxriyóç suo significato e origine 183

Chi decide della salvezza degli uomini è ancora colui che li ha creati e li
governa; di conseguenza anche la passione, morte e risurrezione di Gesù
Cristo rientrano nel governo provvidenziale di Dio sul mondo; nel
mondo infatti tutto avviene in conformità al volere di Dio ed è impossi-
bile che Dio non voglia che tutte le creature umane e intelligenti si uni-
scano a lui nella gloria, poiché egli è il loro fine ultimo. Dio, proprio per-
ché è causa e fine ultimo del creato, vuole che numerosi suoi figli parte-
cipino alla sua gloria; ma per attuare questo suo piano egli vuole anche
la passione e morte di Gesù, poiché con tale sacrificio di espiazione
compiuto da Gesù Dio apre le porte della gloria agli uomini peccatori e
redenti.8

4. Ebrei 12, 2
Il quarto passo del Nuovo Testamento in cui appare il sostantivo
archegos è un testo di esortazione, unito all'elenco dei numerosi testimo-
ni (|xáptupeç), cioè dei personaggi dell'Antico Testamento, i quali, a
motivo delle loro azioni straordinarie compiute a favore del popolo
ebraico, hanno ricevuto da Dio la testimonianza di essere giusti e graditi
a lui (cf. Eh 11, 1-40).
L'esortazione, che costituisce una unità letteraria ben strutturata, è
del seguente tenore: «iAnche noi dunque, circondati da un gran nugolo
di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia,
corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, 2 tenendo fisso
lo sguardo su Gesù, autore e propiziatore della fede (àcpopœvxeç eiç xòv
XÍ1Ç Tcíaxecoç àpxTTYÒv Kal xeteiœxnv 'Irļaouv). Egli in cambio della gioia
che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignomi-
nia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. 3 Pensate attentamente a co-
lui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori,

8) Cf. C. SPICQ, L'épitre aux Hébreux, II Commentaire, Paris 1953, 36-38; lo studioso
offre un ampio e documentato commento al testo di Eh 2, 10, dal quale abbiamo lar-
gamente attinto.

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184 B. Prete

perché non vi stanchiate perdendovi di animo» ( Eb 12, 1-3). 9 L'eso


zione è viva e pressante, infatti dopo l'esempio dato dai numerosi p
naggi dell'Antico Testamento che si sono contraddistinti per l
opere di fede molto gradite a Dio e, soprattutto dopo l'esempio di G
il quale «in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose
croce, disprezzando l'ignominia» ( Eb 12, 2b), i cristiani non po
mostrarsi fiacchi e senza coraggio nell'affrontare le prove che d
sopportare a motivo della loro fede, ma devono correre con perseve
za nella competizione che sta loro davanti, «tenendo fisso lo sguard
Gesù, autore e perfezionatore della fede» ( Eb 12, 2a).10
L'esortazione che il testo della lettera agli Ebrei rivolge ai cris
raccomandando loro di tener fisso lo sguardo su Gesù, autore e
zionatore della fede (cf. 12, 2a), utilizza una metafora sportiva e ric
quanto avviene in uno stadio, dove si disputano le gare di corsa:
concorrenti alla gara tengono lo sguardo rivolto a Gesù, cioè a colui
stabilisce le regole della corsa e la dirige; la vita cristiana infatti da
zio alla fine dipende interamente dall'esempio dato da Gesù; egli
è norma per tutti i suoi seguaci.

9) La versione a cura della CEI, riportata nel testo, è resa più intelligibile nella
zione revisionata successivamente dalla stessa CEI (1997; cf. nota 7). Essa è co
mulata: «2Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, a
deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con persev
nella corsa che ci sta davanti, 2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà or
alla fede e la porta a compimento. Egli, in cambio della gioia che gli era posta
zi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del tro
Dio. 3 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così g
ostilità di peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi di animo», La Sacra
Nuovo Testamento y cit. 55 1.
10) Nella nota precedente si è rilevato come la versione revisionata della CEI, in
tradurre Eb 2, 2a: «Gesù autore e perfezionatore della fede», lo rende in quest
termini: «Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento»; la
versione non intende affermare che Gesù abbia dato un esempio di fede semp
perfetta, poiché in lui Figlio di Dio non ci poteva essere la fede, egli infatti,
seconda Persona della Trinità, è sempre unito con le altre due Persone. L
della lettera, con tale testo, intende stabilire un confronto o un parallelo tra Ge
credenti: come Gesù obbedisce sempre alla volontà del Padre e confida sem
essa, così i cristiani devono costantemente tenere fisso lo sguardo su Gesù per
loro fede non soltanto non si affievolisca, ma si rinforzi sempre di più.

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Il titolo cristologico áp%Tjyóç: suo significato e origine 185

A conclusione dell'elenco dei numerosi personaggi dell'Antico Testamen-


to che hanno ricevuto da Dio una buona testimonianza (cf. Eh 11, 1-38),
l'autore della lettera aveva già proposto una riflessione che stimolava i
cristiani ad affrontare con coraggioso impegno di fede le prove nelle
quali vivevano; egli infatti scrive: «Eppure, tutti costoro, pur avendo
ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la
promessa. Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non
ottenessero la perfezione senza di noi» (Eb 11, 39-40). Gli appartenenti
all'antica alleanza per ottenere il premio promesso a coloro che avevano
compiuto le opere di fede gradite a Dio, hanno dovuto attendere la
venuta di Gesù, il quale, con la sua passione, morte e risurrezione ha
operato la redenzione di tutti gli uomini; i cristiani invece, che hanno vis-
suto ed operato secondo la loro fede, ricevono subito dopo la loro morte
la ricompensa delle loro opere entrando nella beatitudine celeste. Questa
situazione di privilegio che hanno i credenti dopo la venuta di Cristo nei
confronti dei giusti dell'Antica Alleanza deve costituire per loro un moti-
vo più stimolante per fronteggiare con fede convinta e coraggiosa le
prove e gli ostacoli che caratterizzano i tempi nei quali vivono.11

2) I SIGNIFICATI DI ARCHEGOS INDICATI DA GRUPPI DI STUDIOSI


E PROPOSTI SECONDO UN QUADRO SCHEMATICO

Gli studiosi sono concordi nel rilevare che tanto il titolo ho archegos,
quanto i complementi che lo specificano, come, ad esempio, ó àpxtiyòç
TÍ1Ç Çcffnç, sono di non facile interpretazione, come appare manifesta-

n) Al riguardo si richiami quanto fa osservare C. SPICQ, L'épitre aux Hébreux, II, 369,
cit. L'autore, tra l'altro, rileva: «Les Israélites attendaient, les chrétiens possèdent
(Mt XIII, 16-17); ceux-là étaient en route, ceux-ci touchent au but, c'est-à-dire arri-
vent à la perfection (xeXeicooiç)», ibid. I cristiani partecipano alla Kpeíxxcov eàjcíç
(Eb 7-19) nei confronti delle persone che sono vissute nel tempo dell'antica alleanza,
nel quale c'era soltanto la promessa della ricompensa eterna, poiché bisognava atten-
dere che Gesù, con la sua venuta, compisse la redenzione di tutti gli uomini con il
suo sacrificio espiatorio, morendo sulla croce.

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186 B. Prete

mente dai differenti modi con i quali ambedue le espressioni


tradotte.12
La molteplicità di significati attribuiti al sostantivo archegos deriva dal
fatto che i Settanta, nella traduzione greca dell'Antico Testamento ebrai-
co, rendono con questo stesso sostantivo greco diversi nomi ebraici.13
Per maggiore chiarezza espositiva, invece di compilare un elenco
delle interpretazioni del sostantivo archegos proposte dai singoli studiosi
nei rispettivi commentari, presentiamo un quadro schematico nel quale
riportiamo gli orientamenti esegetici principali condivisi da gruppi di
critici.
Attenendoci allo schema elaborato da alcuni studiosi indichiamo i
quattro orientamenti interpretativi concernenti il titolo cristologico
archegos :14
a) Un primo gruppo di studiosi intende il titolo archegos nel significa-
to di "autore" e, richiamandosi al genitivo di specificazione aggiunto a
questo sostantivo in At 3, 15, lo interpreta come "autore della vita".

12) Nel breve studio concernente il sostantivo archegos George Johnston ha segnalato
la sorprendente varietà con la quale i critici hanno tradotto il testo di At 3, 15:
egli infatti constata: «In Acts 3, 15 we find: 1) the Prince of Life (KJV; Williams); the
prince of life (Jerusalem Bible); 2) the pioneer of life (Moffatt), the Guide of Life
(Weymouth), the very Guide to Life (20th Century), the man who blazed the way
that leads to life (William Barclay), him who has led the way to life (NEB); 3) the
Author of life (RSV, KJV mg), the very source of life (Goodspeed)»; Christ as
Archegos , NTS 27 (1981), 381-385, qui: 381.
13 ) Nella versione greca dei Settanta il sostantivo archegos è attestato 35 volte; esso tra-
duce 9 termini ebraici, inclusa l'espressione ebraica «il capo dei mille». Inoltre nel
n° 8 dell'elenco dei termini ebraici resi con il sostantivo greco archegos
le Concordanze greche rilevano che questo unico sostantivo traduce due termini
ebraici, cioè: capo , primizia e in più l'espressione ebraica già ricordata: «il capo
di mille (uomini)»; cf. A Concordance to the Septuagint , Volume: A-I (E. Hatch and
H. A. Redpath), Graz 1954, 165, s. v.
14) Per questo quadro schematico cf. A. GEORGE, La royauté de Jésus , cf. Id. Études
sur l'oeuvre del Luc , Paris 1978, 270-271; G. ROSSÉ, Atti degli Apostoli , Roma 1998,
187-188.

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Il titolo cristologico ápxtiyóç: suo significato e origine 187

Questa traduzione sembra richiesta dal contrasto che Pietro, nel suo
discorso, rileva tra la volontà dei capi giudaici di uccidere Gesù e la
potenza di Dio che lo ha risuscitato da morte; l'apostolo infatti afferma:
«Avete chiesto che vi fosse graziato un assassino (avôpa cpovéa) e avete
ucciso l'autore della vita (xòv àp%r'yòv tt|ç Çœriç). Ma Dio lo ha risuscita-
to dai morti» {At 3, 14-15).
b) Un secondo gruppo attribuisce ad archegos il senso fondamentale
di "guida" e, integrando il titolo con il complemento determinativo,
interpreta la designazione cristologica nel senso di "la guida alla vita".
L'espressione alluderebbe a Mose che guida il popolo ebraico verso la
salvezza (cf. At 7, 35). Infatti come Mose liberò Israele dalla schiavitù
dell'Egitto e lo guidò verso la terra promessa, così Gesù con gli avveni-
menti pasquali (passione, morte e risurrezione) fu costituito da Dio
guida del nuovo popolo di Dio verso la vita della libertà e della grazia.
c) Un terzo gruppo intende il sostantivo archegos nel senso di "capo"
o di "principe" e collegando l'uno o l'altro di questi due termini con il
complemento indicato da At 3, 15, si ottiene la designazione "il capo
(o il principe) che conduce alla vita".
d) Infine un quarto gruppo di esegeti, appellandosi alla affermazione
di Paolo, riportata in At 26, 22-23, ritiene che il titolo archegos con il suo
complemento abbia il significato: "Primo della vita".

Paolo, nel discorso che pronunziò a sua difesa davanti al re Agrippa,


parlando della sua attività apostolica, ha asserito: «Null'altro io affermo
se non quello che i profeti e Mose dichiararono che doveva accadere,
che cioè il Cristo sarebbe morto e che, primo tra i risorti da morte
(rcpcâxoç àvaaxáaecoç veicpcòv) avrebbe annunziato la luce al popolo e
ai pagani» {At 26, 22-23). L'apostolo, con queste sue parole, considera
Gesù come "il primo risorto dai morti", cioè come il primo e perfetto
esemplare della nuova umanità redenta e come il nuovo Adamo. Se-
condo questa interpretazione il titolo cristologico di At 3, 15 va inteso
come: «Primo della vita».

I critici, che hanno elaborato il quadro schematico dei quattro orien-


tamenti interpretativi del titolo cristologico archegos , hanno anche rileva-
to i limiti e le deficienze di ciascuna delle quattro interpretazioni elencate.

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188 B. Prete

Per quanto concerne l'interpretazione proposta dagli studiosi d


gruppo a), questi critici hanno osservato che per Luca l'autore della vit
non è Gesù Cristo, ma Dio soltanto.
- Parimenti anche per la spiegazione formulata dagli esegeti del gru
po b) hanno rilevato che Mose non è mai qualificato come guida; infatt
in At 7, 35 egli è detto dpxcov, cioè: capo e, di conseguenza, come capo
aveva il potere di giudicare i due ebrei che contendevano, come è ricor
dato in At 7, 27.
- Per quanto riguarda l'interpretazione suggerita dagli studiosi d
gruppo c), secondo la quale il sostantivo arch egos indica il capo o il pr
cipe che conduce alla vita, hanno fatto notare che questa interpretazion
non si applica esattamente a Gesù, poiché i termini capo o principe son
accolti dai Settanta; essi però accentuano l'autorità della persona, ma la
sciano in ombra l'idea di solidarietà che unisce il capo con i membri de
gruppo; idea invece che va accentuata quando il termine archegos è
plicato a Gesù Cristo.15
- 1 commentatori del gruppo d), i quali, fondandosi sull'affermazion
di Paolo riportata in At 26, 23, interpretano il titolo cristologico archeg
nel senso di "Primo della vita" e ritengono che Gesù Cristo in At 3, 15
presentato come il nuovo Adamo, cioè l'esemplare della nuova uman
redenta propongono, secondo questi critici, una spiegazione che n
soddisfa gli studiosi.

Certamente queste differenti interpretazioni del titolo archegos mo


strano la ricchezza dottrinale che racchiudono le formule cristologiche c
ratterizzate da questo titolo; tuttavia questa ricchezza dottrinale sull'ope
di Gesù Cristo non è pienamente esplorata, né univocamente formulat

15) È ciò che fa osservare A. George, La royauté de Jésus, cit., 270.

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Il titolo cristologico áp%r¡yóg: suo significato e origine 189

II) La provenienza del tìtolo archegos


e l'integrazione di tale titolo
con un complemento di specificazione
Tratteremo in paragrafi distinti i due temi enunziati nel titolo, i quali
sono strettamente collegati tra di loro.

1) La provenienza del titolo archegos

Gerhard Delling, che ha compilato la voce àpxtyyóç nel GLNT


(I, 1295-1298), indica i significati che ricopre questo sostantivo nei quat-
tro settori letterari dell'antichità, cioè: nella grecità, nelle opere di Filone,
nei Settanta e nel Nuovo Testamento (Atti, Ebrei). Occorre richiamare
quanto dice questo studioso nella stesura di questa voce.
Nella grecità il sostantivo archegos designa «l'eroe di una città, della
quale è il fondatore, spesso l'eponimo, e diviene quindi protettore; tale per
es. è Atena per Atene» (GLNT, 1, 1295). Esso significa anche autore ; Zeus
è detto òpxnyòç cpúaecoç (in più il termine è riferito anche al culto, come
nell'attribuzione ad Apollo della caratteristica àpxTTYÒç rfjç eùaefJeiaç)
e ha un'accezione ampia con il significato secondario di capo.
Negli scritti di Filone, nei quali ricorre il sostantivo ápxTyyéťriq
(fem: àpxîTyéxiç) che corrisponde ad òpxnyóç, il termine designa per lo più
i patriarchi, Adamo o Noè; così egli chiama Abramo àpxnyéTiy; dei giudei.
Nei Settanta il sostantivo archegos, come si è rilevato, traduce più
sostantivi ebraici e in questa versione dell'Antico Testamento predomina
il significato di capo politico o militare. Nei Settanta il termine è usato
anche in senso traslato negativo, come nelle formule: àpxtiyòç tííç
à|iapxíaç àpxïïyoi rnç Kaiáaç; mentre in altri testi il senso traslato è
positivo, designando il capo che con il suo esempio stimola alla imitazio-
ne di ciò che compie.
In quattro passi del Nuovo Testamento, come sappiamo, a Gesù Cri-
sto è riferito il titolo archegos. Noi riteniamo che l'uso di questo sostanti-
vo come il suo significato provengono dal vocabolario dei Settanta, poi-
ché gli studiosi delle origini cristiane sono concordi nell'affermare che i
Settanta hanno prestato il loro vocabolario greco per la formulazione
delle tradizioni orali evangeliche e per la redazione dei Vangeli scritti.

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190 B. Prete

2) Lìntegrazione del titolo archegos


CON UN COMPLEMENTO DI SPECIFICAZIONE

Come si è constatato nei testi neotestamentari nei quali è presen


titolo archegos , tale titolo è seguito da un complemento di specific
o da un sostantivo che sostituisce tale complemento. Certament
giunta di un complemento di specificazione al sostantivo archegos è
determinata dal desiderio di esprimere un approfondimento cristol
della fede in Gesù Cristo.
Da parte nostra riteniamo che gli approfondimenti teologici, cri
gia ed ecclesiologici sono dovuti alla riflessione e all'approfondi
della fede dei capi e dei credenti delle comunità cristiane delle orig
non già provengono direttamente da influssi culturali dall'am
estraneo alla fede cristiana.

In questo paragrafo occorrerà: 2. 1) - in primo luogo porre due p


messe nelle quali chiarire alcuni dati concernenti le formule cristol
che che stiamo esaminando; 2. 2) - in secondo luogo bisognerà in
gli elementi o coefficienti che hanno determinato l'origine o la com
zione delle formule cristologiche, caratterizzate dal titolo archegos
ficato da un complemento.

2. 1) Le premesse
a) Nella prima premessa richiamiamo quanto si è affermato in pr
denza rilevando che il sostantivo archegos proviene dalla trad
greca dell'Antico Testamento ebraico, compiuta dai Settanta interpr
che tale sostantivo greco rende più termini ed espressioni ebrai
Il termine archegos , a motivo della molteplicità di significati che
nel greco dei Settanta, quando fu applicato a Gesù Cristo aveva biso
di essere corredato da ulteriori specificazioni perché esprimes
maggiore precisione l'attività e le funzioni di Gesù, le quali oltrepa
no l'ambito della rivelazione veterotestamentaria. E ciò che hanno f
sia Luca, autore degli Atti, sia l'innominato scrittore della lette
Ebrei, nell'utilizzare nei loro scritti il sostantivo archegos.

16) Si vedano le note 12 e 13.

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Il titolo cris tolo gico ápxrjyóç: suo significato e origine 191

b) Nella seconda premessa rileviamo la differenza che c'è nell'uso del


termine archegos nei testi degli Atti ed in quelli della lettera agli Ebrei.
Il sostantivo archegos nei due testi di At 3, 15 e 5, 31 propone un
dato dottrinale concernente la persona di Gesù Cristo; infatti in At 3, 15
si afferma che Gesù, autore della vita, è stato ucciso dai giudei ed è stato
risuscitato da Dio e che la fede in Cristo risorto è stata la causa della per-
fetta guarigione del paralitico che mendicava alla Porta Bella del tempio.
In At 5, 31 Pietro dichiara che Dio ha risuscitato Gesù che i giudei
hanno ucciso e che lo ha glorificato costituendolo capo e salvatore
«per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati»
(v. 31 b). Nel testo si afferma che la fede in Cristo risorto costituisce la
salvezza per Israele che si pente e si converte.
I due testi di Eh 2, 10 e 12, 2 invece non enunziano direttamente dati
dottrinali sulla persona di Gesù Cristo, ma utilizzano il titolo cristologi-
co archegos per formulare un'esortazione viva e pressante allo scopo di
rinsaldare la fede dei lettori, i quali, davanti alle prove a cui erano espo-
sti, correvano il rischio di perdersi d'animo e di smarrirsi. L'autore dello
scritto ricorda loro che Dio, con le sofferenze, ha reso perfetto Gesù,
«il capo che li ha guidati alla salvezza» (Eh 2, 10) e li invita a guardare
all'esempio dato da Gesù, «autore e perfezionatore della fede»; Gesù
infatti «in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla
croce, disprezzando l'ignominia» (Eh 12, 2) ,17
Inoltre va rilevato che nei due testi di Atti il titolo cristologia) archegos
fa parte del kerygma apostolico; Pietro infatti, dopo aver proclamato che
i giudei avevano ucciso l'autore della vita e che Dio lo ha risuscitato dai
morti (cf. At 3, 15), afferma che la perfetta guarigione non è dovuta
al potere degli apostoli, ma alla fede riposta in Cristo risorto. Il testo di
At 3, 16 è molto esplicito al riguardo, poiché Pietro in esso dichiara:

17 ) Nel secondo testo di Eh 12, 2, in cui ricorre il titolo archegos , l'elemento parenetico è
ampiamente sviluppato; infatti l'autore della lettera prosegue con l'esortazione nei
termini seguenti: «Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una
così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non
avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato...» (Eh 12, 3-4).

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192 B. Prete

«Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a


st'uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest
la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi».18
I due testi degli Atti nei quali ricorre il titolo archegos manifesta
Luca, nei confronti dell'autore della lettera agli Ebrei, ha maggiorm
penetrato lo spessore cristologia) di questo titolo; per Luca infatti il s
tivo archegos propone una componente dottrinale costitutiva del m
cristologico da credere. Va quindi condivisa la valutazione propo
Teodorico Ballarmi sul termine archegos usato dagli autori degli Atti
lettera agli Ebrei; egli infatti scrive: «Tutto sommato il titolo archeg
appartiene al nucleo o alla sostanza dottrinale dell'epistola agli
come, al contrario, quelli di Figlio e di sommo sacerdote ; è un titolo
logico marginale, non privo d'interesse, tuttavia, e di originalità, no
altro per la rarità del suo uso».19 1 due testi degli Atti, a motivo dell
ponente dottrinale costitutiva del mistero cristologico che racchiud
hanno un peso maggiore dei due testi della lettera agli Ebrei per la v
zione cristologica del titolo archegos . Tuttavia l'uso comune del titol
stologico che hanno fatto Luca e l'autore della lettera agli Ebrei
logicamente a ritenere che esisteva in precedenza una tradizione lit
dalla quale hanno attinto ambedue gli scrittori neotestamentari,
osserva P.-G. Müller, quando scrive che l'utilizzo del titolo cristolog
Atti e nella lettera agli Ebrei fa supporre «l'esistenza di una formula
tipa propria di una cristologia arcaica sorta nella comunità ellenistica»

18) Il testo di At 3, 16 sotto il profilo letterario è giudicato dai critici oscuro e ripe
(cf. "in lui"; "il suo nome"). Il passo accentua il dato della fede nel risorto, m
indica chi ha compiuto questo atto di fede; si veda la nota 4. Per i lettori è impo
te l'accento sulla fede in Cristo risorto, come spiega G: Rosse: «Luca dà anche
al tema della fede, abbozzando una vera e propria mini-catechesi sul rapport
miracolo. Se, come è certo, la guarigione è dovuta non ad un qualche potere m
bensì all'intervento efficace del Risorto, quest'agire tuttavia richiede l'apertu
l'uomo, il suo entrare in relazione con il Signore capace di comunicare la vita
forse volutamente, non precisa di chi sia la fede, ma rimane al livello di un in
mento generale sull'importanza della fede stessa in relazione all'esperienza de
e della presenza del Risorto», Atti degli Apostoli, 189-190, cit.
19) Archegos (Atti 3, 15; 5, 31; Ehr. 2, 10; 12, 2): Autore o condottiero ?, 545-546, c
20) Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, 1, 435, s. v. àpxTyyóç, cit.

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Il titolo cristologico ápxvyóç suo significato e origine 193

2. 2) Origine e sviluppo delle formule cristologiche


caratterizzate dal titolo "archegos"
specificato da complemento
Certamente alla nascita ed allo sviluppo delle formule cristologiche,
caratterizzate dall'impiego del titolo archegos, hanno contribuito vari
coefficienti; resta poi difficile elencare tutti questi coefficienti e coordi-
narli tra loro. Quello che noi ci accingiamo ad esporre in questo para-
grafo è soltanto un tentativo di offrire ima spiegazione sulla origine e
sulla composizione di queste formule cristologiche, maturate dalla rifles-
sione delle prime comunità cristiane sui dati evangelici e sui dati concer-
nenti la persona e l'opera salvifica di Gesù Cristo.

Segnaleremo questi vari apporti che hanno dato vita e sviluppo alle
formule cristologiche contraddistinte dal titolo archegos.

a) Riteniamo da parte nostra che l'autore degli Atti o la tradizione


dalla quale dipende, utilizzando il sostantivo archegos, attestato da una
tradizione liturgica conosciuta anche dall'autore della lettera agli Ebrei,
si sia certamente richiamato al dato posto particolarmente in evidenza
nella sezione del terzo vangelo che narra il viaggio di Gesù verso Geru-
salemme (cf. Le 9, 51).
Il sostantivo archegos infatti contiene l'idea di un capo che guida o
conduce verso una meta designata.
Nel racconto di questo viaggio Luca sottolinea la ferma decisione del
Maestro di orientare il suo cammino e quello dei discepoli che lo seguiva-
no verso la città santa; l'evangelista infatti, dopo aver ricordato che Gesù
ha stabilito con fermezza di mettersi in cammino verso Gerusalemme
(cf. Le 9, 51),21 abbandona l'ordine narrativo di Marco per disporre

21) Nella sezione narrativa del viaggio di Gesù verso Gerusalemme (Le 9, 51 - 19, 46)
viene ricordato il dato geografico che Gesù e i discepoli erano in viaggio o in cammi-
no; questo dato a volte è segnalato con il semplice verbo TtopeóecySai, ed a volte con
una formula più ampia che include il nome di Gerusalemme (cf. Le 9, 53; 17, 11
dove la formula: èv m> nopeúeoOai eiç TnpouoaX.f||i inserisce il racconto della guari-
gione dei dieci lebbrosi lungo l'itinerario di Gesù con meta Gerusalemme); l'indica-
zione richiama manifestamente il testo di Le 9, 5 1 .

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194 B. Prete

il suo racconto evangelico secondo lo schema letterario di un viaggi


porterà il Salvatore, con il gruppo dei discepoli, dalla Galilea e
Giudea a Gerusalemme; lungo questo percorso di Gesù Luca narr
e insegnamenti compiuti dal Maestro (cf. Le 9, 51 - 19, 46). 22
Sempre in questa linea di pensiero, riteniamo che Luca, nell'im
del sostantivo archegos , si rifaccia ad un altro particolare segnalat
sezione narrativa del viaggio di Gesù a Gerusalemme.
Il terzo evangelista infatti, nella sezione narrativa indicata, compi
sta osservazione: «Dette queste cose, Gesù proseguì avanti agli altri sa
verso Gerusalemme (è7copeÙ8xo ë|ii7tpoo0£v ccvaßaivcov e'tç lepoooX
(Le 19, 28); per il nostro studio è molto significativa l'immagine di
che cammina verso Gerusalemme in testa al gruppo dei discepoli.23
Verso la conclusione dell'unità narrativa di questo viaggio di
Luca segnala che il Maestro si avvicinava alla città santa; così, ad ese
l'evangelista avverte i lettori che Gesù, quando «era vicino a Gerusa
(Le 19, 11)», propone la parabola delle mine, la quale, considerato
contenuto, è collocata in una circostanza molto appropriata.24

22 ) Il motivo per il quale Gesù stabilisce Gerusalemme come meta del suo v
esplicitamente indicato da lui stesso in Le 13, 32-33, passo nel quale il Ma
dichiara: «Ecco io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e i
giorno avrò finito. Però è necessario (Sei pe) che oggi, domani e il terzo gi
vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia
Gerusalemme»; come appare da questa solenne dichiarazione, Gerusalemm
città più indicata per la morte di Gesù come profeta.
23 ) Il lessema ¿Ttopeùexo eprcpooGev è tradotto con alcune sfumature di signif
parte dei commentatori; l'edizione revisionata del Nuovo Testamento a cur
CEI (Città del Vaticano 1997) la rende così: «Dette queste cose, Gesù camm
davanti a tutti salendo verso Gerusalemme» (h. l.)ē I. de la Potterie, nella trad
che suggerisce, accentua l'idea che Gesù precede tutti i discepoli; egli infatti
così il testo greco: «Egli (Gesù) camminava in testa, mentre saliva a Gerusale
art. cit., 114.
24 ) La parabola delle mine presenta un personaggio di nobile stirpe che prima di partire
per un paese lontano chiama dieci suoi servi e consegna loro dieci mine con l'ordine
di farle fruttare e di riconsegnarle, accresciute dei loro frutti, al suo ritorno. La situa-
zione si armonizza bene con quanto sarebbe accaduto al Maestro a Gerusalemme,
dove egli sarà condannato alla morte in croce.

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Il titolo cris tolo gico áp^Tjyóç: suo significato e origine 195

Questi rilievi compiuti sul viaggio del Gesù storico, che ha per meta
Gerusalemme, aiutano a spiegare il titolo cristologico archegos , presente
negli Atti, applicato a Cristo risorto.

b) Tali rilievi tuttavia non ricoprono interamente 1' area semantica del
titolo cristologico archegos specificato da un complemento, come è usato
in A/3, 15e5,31.
Va ora segnalato un altro apporto, molto più significativo cristologi-
camente, offerto dall'evento della risurrezione di Gesù. Proprio il fatto
della risurrezione del Maestro ha contribuito alla specificazione del
sostantivo archegos con l'aggiunta di un complemento, come si constata
in At 3, 15 e 5, 31. L'evento della risurrezione in verità manifesta che
Gesù è Signore e Messia, come afferma anche l'autore degli Atti.
Nel giorno della Pentecoste, Pietro tenne un importante discorso ai
giudei convenuti numerosi a Gerusalemme per questa solenne ricorrenza;
l'apostolo conclude il suo discorso con questo richiamo agli ascoltatori:
«Sappia... con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Si-
gnore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» {At 2, 3 6). 25
Le solenni parole di Pietro mostrano che la predicazione apostolica,
proclamando la risurrezione di Gesù, fa conoscere ai popoli che Gesù è
Signore e Messia.
Negli Atti vengono anche indicati gli effetti della predicazione apo-
stolica; nel libro in realtà si rileva che chi crede nel messaggio di Gesù
ottiene la remissione dei peccati (cf. At 10, 43) e che i pagani, i quali
ascoltano tale messaggio e si convertano, hanno la vita (cf. At 11, 18). 26

25) Nei due scritti lucani l'autore annette una notevole importanza al titolo Kúpioç
("Signore") per indicare Gesù; negli Atti il titolo Kúpioç entra a far parte della stessa
denominazione di Gesù, come risulta dalle formule seguenti: «(il) nome del nostro
Signore Gesù Cristo» (15, 26); «aver creduto nel Signore Gesù Cristo» (28, 31). Nei
quattro vangeli e negli Atti il sostantivo Kúpioç è attestato secondo questa frequenza:
Mt: 80 volte; Me: 18; Le. 103; Gv : 52; At: 107; cf. I. De La POTTERIE, art. cit., 125,
nota 10.
26) Nel testo citato degli Atti (11, 18) si parla soltanto di "vita", ma in At 13, 46-48 si ha
la formula "vita eterna" che esplicita pienamente il significato della "vita" che si
ottiene con la conversione e con la fede nel messaggio evangelico.

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196 B. Prete

c) Per una valutazione più esauriente della affermazione cristo


di archegos specificato dal complemento "della vita" {At 3, 15) o
rilevare che l'autore degli Atti ama segnalare il dato teologico che l
glienza dell'annunzio degli apostoli conduce gli ascoltatori alla "vita"
Sotto questo aspetto assumono un notevole significato i rac
della liberazione miracolosa degli apostoli dalla prigione in cui
stati rinchiusi dalle autorità religiose o civili.
Nel racconto del miracolo di liberazione degli apostoli dalla pr
in cui li avevano segregati le autorità del sinedrio, l'angelo del Sign
dopo averli liberati, dà loro questo ordine perentorio: «Andate e me
tevi a predicare nel tempio tutte queste parole di vita (návx a xà pr
ifjç Çœfiç latrniç)» {At 5, 20). Questo particolare del racconto lu
molto indicativo; all'inizio del cristianesimo gli apostoli non p
essere impediti dal predicare il messaggio della salvezza perché rinc
in prigione e ben vigilati dalle guardie carcerarie, ma devono atten
alla proclamazione della salvezza operata da Gesù per far conos
<le parole della vita>, le quali fanno sorgere la comunità ecclesia
questo motivo interviene la potenza di Dio che apre le porte delle c
ri, perché in esse non rimanga soffocata la voce degli annunziatori
salvezza apportata da Gesù.28

27) J. A. Fitzmyer, riguardo alla "vita" ricordata negli Atti, annota: «<Life> is
Lucan way of expressing an effect of the Christ-event... The contrast betwee
and <death> is again not to be missed», The Acts of the Apostles , 286, cit. Negl
Luca segnala sia la gioia della comunità cristiana nelT apprendere che ebrei e
hanno accolto la fede, sia la gioia degli stessi convertiti nell'entrare nella com
dei credenti (cf. At 11, 18; 13, 48). Al riguardo è significativo il testo di At 14,
cui è detto che Paolo e Barnaba, rientrati ad Antiochia dopo il loro viaggio m
rio, «riunirono la comunità e riferirono tutto quello che Dio aveva compiu
mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede»; l'espressione tr
la profonda gioia dei missionari Paolo e Barnaba e della comunità cristi
Antiochia nell'apprendere che i pagani avevano accolto il messaggio evangelic
28) I tre principali racconti di liberazione dalla prigione degli apostoli (At 5, 17
Pietro (At 12, 1-19), di Paolo e Sila (At 16, 25-34) sono stati ampiamente illust
B. PRETE - A. Scaglioni, I miracoli degli apostoli nella chiesa delle orìgini. St
racconti dei miracoli negli Atti, Leumann (Torino) 1989, 93-135.

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Il titolo cris tolo gico ápxiiyóç suo significato e origine 197

Il tema della vita che la predicazione apostolica comunica agli ascol-


tatori è proposto nel discorso che Pietro ha tenuto agli apostoli ed ai fra-
telli di Gerusalemme per spiegare loro come egli si era deciso a conferire
il battesimo al centurione Cornelio ed a tutti i componenti della sua casa
che erano pagani. Pietro informa l'assemblea sullo svolgimento dei fatti:
egli stava parlando dell'opera di salvezza compiuta da Gesù, quando ad
un certo punto del discorso Dio comunica il dono dello Spirito a tutti i
componenti della casa che erano in ascolto. Pietro interpreta questo
intervento di Dio come un chiaro segno dall'alto, che gli indica che quel-
le persone pagane erano gradite al Signore e che, di conseguenza, pote-
vano ricevere il battesimo.
Il racconto termina con la constatazione che i fratelli giudei di
Gerusalemme «all'udir questo si calmarono (qcmxaoav) e cominciarono
a glorificare Dio dicendo: Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che
si convertano perché abbiano la vita (apa Kal xolç ëGveaiv ó 0eòç rfļv
pexávoiav eiç Ço*nv eSíokev)» {At 11, 18). 29
Nuovamente il dato che l'annunzio del messaggio evangelico apporta
da vita> è affermato con chiarezza nel racconto della evangelizzazione
degli abitanti di Antiochia di Pisidia, compiuta da Paolo e Barnaba
(cf. At 13,13-52).

29) Il verbo rjcruxáÇcô (aoristo) è molto espressivo; l'apologia che Pietro fa del suo operato
illumina e tranquillizza i membri della comunità giudeo - cristiana di Gerusalemme, i
quali non fanno più obiezioni all'iniziativa presa dall'apostolo di battezzare i compo-
nenti della casa di Cornelio, dopo che questi hanno ricevuto lo Spirito Santo.
L'autore degli Atti ci presenta uno sviluppo irenico della comunità cristiana delle ori-
gini. «In piena sintonia, i presenti (della comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme)
lodano Dio per quello che nel pensiero di Luca costituisce un motivo fondamentale
del libro: l'apertura della chiesa al mondo pagano, e questo senza rottura con
Gerusalemme e perciò con la storia della salvezza... La concordia della comunità di
Gerusalemme nell'accogliere i pagani nella chiesa è totale. Il che corrisponde poco
alla realtà storica; ma anche Luca lo sa (At 15, 1-2. 5): egli mira non a descrivere una
situazione concreta, bensì a sottolineare l'importanza teologica del radicamento della
chiesa pagano-cristiana in quella giudeo-cristiana; lo storico Luca è sempre anzitutto
un teologo», G. ROSSÉ, Atti degli Apostoli , 439, cit.; cf. J. A. FiTZMYER, The Acts
of the Apostles, 472, cit.

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198 B. Prete

Nel primo incontro dei due missionari con gli abitanti della c
Paolo annunzia ai giudei la buona novella affermando che la pro
fatta da Dio ai padri si è compiuta. Dopo questo discorso «molti
e proseliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba» (At 13, 43), m
tre gli altri giudei pregarono i due missionari di tornare a prop
loro messaggio nella riunione sinagogale del sabato seguente. Per qu
secondo incontro c'era una viva attesa tra gli abitanti, infatti «quas
la città si radunò per ascoltare la parola di Dio» (At 13, 44). I giudei
vedere la moltitudine delle persone accorse, furono pieni di gelo
misero a contestare le affermazioni di Paolo. A seguito di queste
contestazioni i due missionari manifestarono la decisione che erano
costretti a prendere davanti a un tale atteggiamento di ostinato rifiuto
del messaggio cristiano da parte dei giudei; essi infatti dichiararono:
«Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio
(ùjiiv f)v ctvayicdiov 7up<frrov XaA,rļ0rļvai tòv Xóyov xov 0eoû), ma perché
la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivol-
giamo ai pagani... Nell'udir ciò, i pagani si rallegrarono e glorificavano la
parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla
vita eterna» (At 13, 46-48). Nel passo si afferma ripetutamente che l'an-
nunzio della parola di Dio, accolto con fede, comunica la vita eterna.

Il secondo testo di At 5, 31, come sappiamo, non presenta il titolo


cristologico archegos seguito da un complemento di specificazione, come
si constata in At 3, 15, ma il titolo archegos è congiunto con il sostantivo
"Salvatore" (acorrļp); infatti At 5, 31 recita: «Dio lo ha innalzato con la
sua destra30 facendolo capo e salvatore (àp%r|yòv Kal ocoxřjpa), per dare
a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati».
L'abbinamento dei due sostantivi ccapo e salvatore> può far pensare
alla figura retorica dell'endiadi, come se l'autore intendesse affermare
due realtà distinte o separate, cioè: Gesù è capo ed è salvatore, ma in
realtà il secondo sostantivo è subordinato al primo e lo specifica; nel
testo il sostantivo salvatore è equivalente all'astratto "salvezza" e con tale

30) Si veda la precisazione nella nota 5.

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Il titolo cris tolo gico ápxr/yóç: suo significato e origine 199

espressione Pietro intende affermare che Cristo risorto è capo o autore


della salvezza.31
Dopo queste precisazioni si può ritenere che i due passi di At 3, 15
e 5, 31, pur letterariamente diversificati, per contenuto dottrinale si
sovrappongono avendo un significato cristologico identico.

In questo paragrafo, come abbiamo indicato al suo inizio, ci siamo


sforzati di individuare gli elementi e i coefficienti evangelici e quelli della
predicazione apostolica che hanno contribuito alla nascita ed allo svilup-
po delle formule cristologiche che hanno utilizzato il titolo archegos cari-
candolo di un contenuto cristologico, specificando le funzioni che
Cristo, risuscitato da morte dalla potenza di Dio, esplica nei credenti.

III) Rilievi conclusivi

Al termine dello studio non possiamo esimerci dal formulare alcuni


rilievi conclusivi.
a) Qualcuno può rimanere sorpreso che, dopo tanti studi, i commen-
tatori non siano riusciti a stabilire il preciso significato del titolo archegos ,
cioè se tale titolo sia meglio tradotto con il sostantivo "capo" oppure

31) Teodorico Ballarmi, nel suo studio, osservava: «Dato... che archegos non ha qui, a dif-
ferenza di 3, 15 (archegos della vita ) alcun determinativo formale e che, d'altra parte
usato in modo assoluto non sembra offrire un senso completo, come lo offre, invece, il
secondo termine, salvatore , vari esegeti hanno pensato ad una figura di endiadi, per
cui una realtà unica viene espressa con due termini coordinati, mentre per il significato
effettivo il secondo è subordinato al primo e gli è complementare. In altre parole:
il termine archegos verrebbe determinato dal successivo salvatore , da considerarsi
come equivalente dell'astratto salvezza , in funzione epcsegetica (della salvezza o
alla salvezza ), in armonia con la costruzione di 3. 15: solo che ora Y archegos viene
messo in rapporto con la salvezza , mentre là era in relazione alla vita. Ma quale diffe-
renza c'è, in realtà, tra vita e salvezza , se la vita è, in primo luogo, quella futura o glo-
riosa, come abbiamo suggerito per 3, 15? I due testi, assieme, delineerebbero piena-
mente la funzione di Cristo risuscitato: condottiero o capo che guida i credenti alla
vita e alla salvezza, ossia a quella salvezza che è la vera vita», art. cit., 538. E da parte
sua Gerard Rosse rileva: «Il binomio (Archegos e Salvatore) si rifa all'espressione
<Archegos della vita> in At 3, 15 e probabilmente ha un senso equivalente, visto che
salvezza è sinonimo di vita», op. cit., 255.

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200 B. Prete

con il termine "guida"; si sa infatti che un gruppo di studiosi ha opta


per il sostantivo "capo" e che un altro invece ha preferito renderlo co
termine "guida".
P.-G. Müller, sostenitore convinto della traduzione "guida" del titol
archegos, scrive: «Va ribadito il concetto che il tema veterotestamentar
giudaico della guida storico-salvifica di Jahvé ha una continuità
giunge fino al titolo cristologico. Il credo della "guida nell'us
dall'Egitto"... ha qui (= nel titolo archegos) una trasposizione titolare-c
stologica e designa il Gesù innalzato come guida escatologica del nu
popolo di Dio nel suo esodo verso la doxa della risurrezione».32 Da
sta citazione, e da altre affermazioni riportate in nota, si constata com
P.-G. Müller proponga con tenacia il significato "guida" da attribuire
titolo archegos.
Coerentemente a questa sua interpretazione di "guida" del tito
archegos, lo studioso menzionato ritiene che il passo di Eb 2, 10 v
così inteso: «Portare a compimento attraverso sofferenze colui che
guida della salvezza»;33 egli poi motiva con queste affermazioni l'esege
del passo: «L'opera di guida compiuta da Gesù risulta dalla croce e
risuscitare dai morti (13, 20); egli porta a compimento le promess
salvezza di Dio, conducendo i molti figli nella doxa di Dio».34

Come abbiamo rilevato a suo luogo, per noi il testo di Eh 2, 10 rico


re in un contesto didattico molto ampio, nel quale non si parla soltan
della redenzione dell'uomo operata dalla passione e morte di Gesù,
si accenna anche alla creazione dell'uomo da parte di Dio. Ora il pa
di Eb 2, 10a afferma che Dio è causa prima e fine ultimo di tutte le c
create; di conseguenza Dio vuole che gli uomini, suoi numerosi fig

32) P.-G. MOLLER, Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, I, 434 (s. v. àpxïï
cit.; lo stesso autore rileva che il testo di At 3, 15 va tradotto "guida alla vita" (d
risurrezione) ed il passo di At 5, 3 1 va inteso nel senso seguente: «Dio ha cinnalz
alla sua destra come guida (escatologica) e redentore:» il Gesù crocifisso e risuscit
L'attributo di <guida e redentore:» mostra di essere vicino a Ebr. 2, 10: <guida d
loro salvezza»», ibid.
33) Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, 1 , 435, cit.
34) Ibid.

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Il titolo cristologico ápzTiyóç: suo significato e origine 201

partecipino alla sua gloria; ma Dio, per raggiungere questo scopo, vuole
anche la passione e morte di Gesù, poiché il sacrificio di espiazione del
Maestro apre le porte della gloria agli uomini redenti dalla morte sacrifi-
cale del suo Figlio.
A nostro giudizio il testo di Eh 2, 10 associa le idee di capo e di guida
incluse nel titolo archegos' il passo infatti dichiara: «Conveniva infatti che
Dio - per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che con-
duce molti figli alla gloria - rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il
capo che guida alla salvezza (xòv àpxtiyòv xfjç aœrnpiaç)» ( Eh 2, IO).35
Nella traduzione citata, come si constata immediatamente, il titolo archegos è
reso con l'espressione: "il capo che guida (alla salvezza)", mentre altri studio-
si rendono il titolo archegos semplicemente con: "la guida (alla salvezza)",
oppure con la formula: «colui che è la guida della loro salvezza».36
Per noi la traduzione migliore che rende l'ampiezza e la densità di
significato della formula cristologica ó àpxíTYÒç xfjç acornpíaç è la prima:
«il capo che guida (che conduce) alla salvezza», perché tale versione
rende in termini espliciti il ricco contenuto semantico del titolo archegos
nel greco dei Settanta, il quale, a seconda delle circostanze, a volte ac-
centua e pone in primo piano l'idea di capo, e a volte accentua e colloca
come primo concetto quello di guida o di conduttore, come è stato rile-
vato in precedenza.37
Da parte nostra ci sembra eccessivo restringere l'ambito semantico di
archegos al solo significato di guida o a quello di capo, oppure restrin-
gerlo in tal modo da accogliere un significato del termine a esclusione

35 ) Abbiamo citato la versione del Nuovo Testamento revisionata dalla CEI; cf. nota 7.
36) Secondo P. - G. Müller il testo di Ebr. 2, 10 afferma il concetto seguente: «Portare a
compimento attraverso sofferenze colui che è la guida della loro salvezza» e ne dà la
spiegazione seguente: «L'opera di guida compiuta da Gesù risulta dalla croce e dal
risuscitare dai morti (13, 20); egli porta a compimento le promesse di salvezza di
Dio, conducendo i molti figli nella doxa di Dio», Dizionario Esegetico del Nuovo
Testamento, /, 433, cit.
37 ) Nel testo di Ebr. 2, 10 è abbozzato un parallelismo tra Dio creatore e Gesù Cristo
redentore; come Dio creatore e fine ultimo degli uomini conduce molti figli alla gloria,
così Gesù capo dei redenti per mezzo della sua passione, morte e risurrezione li guida
alla salvezza, aprendo ai molti figli di Dio da lui redenti le porte della gloria (doxa).

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202 B. Prete

dell'altro; ciò equivarrebbe ad un impoverimento della ricchezza sem


tica del termine in oggetto; infatti a Gesù Cristo si addicono ambe
designazioni: "capo" e "guida"; soltanto il contesto determina se
spettiva semantica metta più in luce l'aspetto di capo, oppure qu
guida o di conduttore; tuttavia occorre rilevare che i due signif
richiamano a vicenda: Gesù Cristo in quanto capo è guida, ed è
colui che conduce in quanto capo.38
Riteniamo che questo rilievo chiarifichi l'argomento che abb
trattato e renda più giustizia all'ampiezza di significato del sost
archegos.

b) Pensiamo che coloro i quali per primi hanno introdotto il sostanti-


vo archegos , proveniente dai Settanta, nelle formule cristologiche prese
in esame abbiano inteso conservare l'ampiezza semantica che il termine
archegos aveva nell'uso di questi traduttori anche per il motivo che essi,
utilizzando questo termine, intendevano abbracciare l'ampia dimensione
dell'opera salvifica compiuta da Gesù Cristo. E utile distinguere i vari
significati dei termini, ma bisogna evitare di separarli, quando si corre
il rischio di impoverirli teologicamente o cristologicamente. Per noi
quindi, come ci siamo espressi precedentemente, la formula cristologica
tòv àpxTiyòv TÍ1Ç acoTnpíaç di Eh 2, 10 è resa nella sua pienezza di senso
dalla traduzione: "il capo che conduce (guida) alla salvezza".
c) I fattori che hanno contribuito alla nascita e alla diffusione delle
formule cristologiche caratterizzate dal titolo archegos sono tentativi di
spiegazione delle medesime; ma questi tentativi sono molto rievocativi
della Chiesa delle origini; essi attestano che i credenti delle prime comu-
nità ecclesiali non soltanto amavano conoscere le verità cristologiche
comunicate loro dalla predicazione, ma desideravano anche approfon-
dirle e ampliarle per mezzo della didaché .

38) Per quanto riguarda il testo di At 5, 3 1, già ricordato, che recita: «Dio lo ha innalzato
con la sua destra facendolo capo e salvatore (àpxT1yòv Kai acornpa), per dare ad
Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati», una volta ammesso che il
sostantivo acorrļp sta per l'astratto oconpia e che va compreso come complemento di
specificazione, allora il passo va inteso nel senso seguente: «... facendolo capo che
guida (o conduce) alla salvezza, per dare ad Israele la grazia della conversione...».

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