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DOCUMENTO DI LAVORO DELLA COMMISSIONE

SEC (2005) 160 del 28.01.2005

A sostegno della relazione della Commissione al Consiglio europeo di primavera del 22-23
marzo 2005, sulla Strategia di Lisbona

(Traduzione non ufficiale dell’executive summary)

Riassunto generale

Il documento di lavoro della Commissione accompagna la relazione al Consiglio europeo di


primavera del 2005 e fornisce una descrizione dei progressi raggiunti rispetto agli obiettivi della
Strategia di Lisbona dal momento del lancio della strategia stessa nel 2000.

Le principali conclusioni del documento di lavoro della Commissione sono le seguenti:

1. Le performance di crescita dell’Unione Europea si posizionano molto lontano dalle aspettative


dal momento del lancio della Strategia di Lisbona. Come risultato la differenza tra gli standard
di vita, misurati come prodotto interno lordo (PIL) pro capite, tra Unione Europea e Stati Uniti
non si è ristretta.

Il tasso di occupazione totale è aumentato, ma non a sufficientemente da restare in linea con


l’obiettivo di Lisbona. Mentre l’obiettivo del tasso di occupazione femminile è vicino al
raggiungimento, l’obiettivo del tasso di occupazione dei lavoratori anziani, nonostante
progressi significativi, è ancora molto lontano e l’età media di uscita dalla forza lavoro
procede ad un ritmo insufficiente.

Gli avanzamenti del tasso di occupazione verso gli obiettivi di Lisbona sono stati
controbilanciati dalla decrescita della produttività del lavoro.

Si registra la mancanza di progressi nel chiudere il conto finanziario prossimo al pareggio o


in aumento nel medio periodo, assicurando la sostenibilità a lungo termine delle finanze
pubbliche. I bilanci rivisti ciclicamente sono peggiorati a partire dal 2000, mentre il rapporto
con il debito si è stabilizzato.

2. In termini di occupazione, gli elementi di riforma proposti dalla Strategia di Lisbona hanno
ricevuto risposta politica, anche se i progressi sono complessivamente lenti:

- Una crescente attenzione politica è dedicata per rendere il lavoro appagante ma


l’eliminazione effettiva delle difficoltà legate alla disoccupazione sembra difficile.
Le strategie di invecchiamento attivo restano sviluppate in maniera insufficiente. La
fornitura di servizi di assistenza ai bambini è in aumento ma i servizi di assistenza
per i bambini al di sotto dei 3 anni è insoddisfacente in molti Stati Membri. Le
differenze di genere si stanno lentamente riducendo ma persistono ancora.

- Sono state avviate numerose iniziative per rafforzare l’adattabilità dei lavoratori e
delle imprese ma tali iniziative sono troppo recenti per determinare effetti ad oggi. I
contratti di occupazione part-time o temporanei sono aumentati moderatamente,
mentre il trasferimento dei lavoratori con tali forme contrattuali verso contratti a
tempo indeterminato resta insufficiente.
Tecnostruttura delle Regioni per il FSE
All. al prot. 330/FSE del 21.02.2005
3. Per quanto riguarda gli elementi proposti dalla Strategia di Lisbona che determinino un impatto
sulla produttività, scaturisce un quadro ugualmente variegato:

- Le spese complessive destinate alla ricerca e sviluppo (R&S) come percentuale del
PIL sono aumentate in misura marginale. La differenza negli investimenti privati in
R&S resta elevata ma anche gli investimenti pubblici sono sotto pressione.

- Sono state intraprese iniziative sia al livello europeo che nei singoli Stati Membri per
aumentare la mobilità dei ricercatori, per attrarre e trattenere ricercatori di talento in
Europa, per accrescere l’ambiente per gli investimenti privati sulla ricerca, il
partenariato sulla R&S e l’avvio delle alte tecnologie, tuttavia tali iniziative sono
troppo recenti per registrare qualsiasi effetto significativo. Inoltre, continua a
mancare un brevetto comunitario efficace e le dimensioni del capitale di rischio
europeo per l’industria restano ancora la metà della controparte negli Stati Uniti.

- Ci sono stati buoni progressi negli obiettivi quantitativi della società


dell’informazione per quanto riguarda la connessione delle scuole e delle famiglie ad
internet, compresa quella a banda larga, e nel mettere in rete le strutture governative.
Anche se i costi di connessione ad internet hanno continuato a diminuire, deve essere
adottata ancora una sostanziale legislazione in materia di comunicazione elettronica
in un buon numero di Stati Membri. Operatori preminenti mantengono la propria
posizione come principali fornitori di servizi a banda larga in molti Stati Membri, ma
la percentuale di nuovi operatori nel mercato della banda larga continua a crescere.

- La quota pubblica spesa per l’istruzione e la formazione, espressa come percentuale


del PIL, è aumentata anche se la situazione varia significativamente tra gli Stati
Membri. L’Unione Europea ha anche sofferto di sotto-investimenti da parte del
settore privato, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione superiore, la formazione
professionale e l’istruzione degli adulti. Si segnala comunque il progresso della
percentuale di partecipazione a percorsi di istruzione e formazione nella fascia di età
dai 25 ai 64 anni, come previsto dall’obiettivo di Lisbona che sta per essere
raggiunto. Tuttavia, il tasso di partecipazione nella life-long learning resta troppo
basso in molti Stati Membri, con gruppi di popolazione che più necessitano di
formazione che hanno minore probabilità di riceverne. La qualità della formazione
professionale resta molto variabile all’interno dell’Europa. L’obiettivo della
percentuale dei ventiduenni che abbiano completato la scuola secondaria superiore
rappresenta la maggiore sfida, mentre la proporzione degli abbandoni scolastici, pur
essendo diminuita, resta ben al di sopra dell’obiettivo di Lisbona.

4. Per quanto riguarda le riforme economiche e le condizioni del mercato economico, sembra che
l’integrazione dei prodotti di mercato nell’Unione Europea sia proseguita al di fuori del
percorso stabilito. Le differenze di prezzo all’interno dell’Unione Europea sono rimaste stabili e
persistono troppi ostacoli per i consumatori per quanto riguarda gli acquisti tra le frontiere.
Nonostante i primi progressi nella Strategia di Lisbona, la maggior parte degli Stati Membri non
ha adottato disposizioni affinché lo scarto tra le direttive del Mercato Interno e le proprie leggi
nazionali risulti inferiore all’1,5%.

Grazie all’impulso ricevuto dal processo di Lisbona, l’apertura del mercato nei settori delle
reti continua a progredire, anche se questo processo non ha garantito un’effettiva

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All. al prot. 330/FSE del 21.02.2005
competizione. Anche nei mercati più liberalizzati la percentuale di operatori preminenti resta
spesso elevata.

Il livello complessivo degli aiuti di stato sembra essersi stabilizzato. Le procedure di


mercato delle forniture pubbliche sono diventate più trasparenti.

Tenuto conto di una considerevole attenzione politica, il clima delle attività economiche è
gradualmente aumentato con la riduzione del tempo e dei costi necessari per la costituzione
delle attività e del carico amministrativo. Molte iniziative in corso dovranno essere
proseguite.

5. Gli indicatori sulla coesione sociale non sono aumentati in misura significativa. Il rallentamento
economico ha anche elevato il profilo dei problemi di coesione sociale. La disoccupazione di
lunga durata è aumentata e ci sono segnali preoccupanti di lavori deterioranti e sulle prospettive
di lavoro per i giovani, per le categorie poco specializzate e per altri gruppi vulnerabili. Il
rischio di povertà è rimasto ampiamente immutato.

6. Per quanto riguarda le tematiche dell’ambiente, mentre l’Unione Europea ha ratificato il


Protocollo di Kyoto, i progressi verso gli obiettivi di riduzione delle emissione di gas sono stati
abbastanza variegati. Gli obiettivi sull’energia rinnovabile saranno mancati se non saranno
effettuati ulteriori sforzi da parte degli Stati Membri e non sarà perseguito con forza lo
sganciamento tra la crescita dei trasporti e la crescita del PIL. Persistono ancora altri problemi
ambientali, come la perdita della biodiversità e la scarsa qualità dell’aria, con potenziale impatto
negativo sulla salute e sulla produttività.

La Strategia di Lisbona richiede un gran numero di interventi strutturali e legislativi. Mentre questo
documento riporta i progressi di tali procedure, alcune di tali iniziative sono troppo recenti per aver
determinato un impatto importante. La relazione comunque può tendere a sottostimare il progresso
della Strategia di Lisbona. Nello stesso tempo, essa sottolinea la necessità di intraprendere politiche
effettive in modo da assicurare che i processi di riforma siano finalizzati ed implementati.

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