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Testi di Lorenzo Salvia

Integrazioni e glossario di Franco Failli e Giuseppe Gallone (Ricercatori dell’Università di Pisa)

La riforma in sei punti

Carriere e fondi
Cosa cambia nell'Università
Ma alla fine i baroni sono contenti oppure no? Al di là degli slogan incrociati di questi giorni, la riforma
ridisegna davvero le università italiane. Aumentano i poteri del rettore che però non può restare in carica
più di sei anni e può essere sfiduciato. Nella stanza dei bottoni, il consiglio d’amministrazione, entrano
anche componenti esterni. Cambia il modo in cui saranno decise le assunzioni: dopo l’abbandono del
concorsone nazionale, deciso nel 1998, vengono archiviati pure quelli locali banditi dalle singole università.

Adesso si passa ad una via di mezzo con un listone nazionale dal quale i singoli atenei potranno decidere chi
pescare. Probabilmente non basterà a spazzare via gli eterni dubbi di accordi e favori. Per i ricercatori
cambia tutto, con un sistema che partendo da contratti a termine li dovrebbe portare a diventare
professori associati nel giro di otto anni. Ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Il funzionamento di
molti meccanismi dipende dai soldi che saranno disponibili nel corso degli anni. Per il 2011 i fondi previsti
dalla legge di stabilità riducono ma non eliminano i tagli. E alle università non sono ancora arrivati i soldi
per il 2010.

Integrazione: in questa introduzione si parla di argomenti che verranno commentati nei punti successivi. E’
necessario comunque notare, come premessa agli approfondimenti, che la preparazione e l’iter di
approvazione di questo disegno di legge sono stati assai discutibili. Si è partiti da un bisogno reale,
riformare l’università italiana che soffre di mali vecchi e profondi, ma non si è sentito il minimo bisogno di
confrontarsi con il corpo vivo di questa istituzione. Non si tratta di una peculiarità di questo governo,
purtroppo, ma ciò non attenua il biasimo che è spontaneo esprimere. Sul fronte universitario il ministro
Gelmini, con i suoi necessari consulenti, ha scelto di confrontarsi esclusivamente con la CRUI (Conferenza del
Rettori Universitari Italiani) che non è un organo istituzionale ma un “club” dei rettori degli atenei italiani. E’
curioso quindi che una riforma che è stata pubblicizzata come strumento per garantire la fine delle
“baronie” all’interno delle università sia stata sviluppata tramite un continuo confronto proprio con la
massima espressione di tale categoria (i rettori). E’ meno strano che, alla fine, di vera lotta ai baroni in tutto
il provvedimento non ci sia nemmeno una traccia. Ci sono molte tracce invece di ostacoli, anche molto gravi,
ai giovani, sia che si tratti di studenti sia che si tratti di giovani (e meno giovani) ricercatori. Proprio quelli
che stanno protestando a gran voce da settimane, e che il ministro Gelmini snobba in modo anti-
democratico ed offensivo, e che invita a non farsi strumentalizzare da “centri sociali” e da “baroni”,
accomunando così questi due soggetti in una alleanza davvero inconsueta, e francamente incredibile
(http://www.youtube.com/watch?v=KUTmNNpyiTo).
Del resto, se non fosse stata sufficientemente chiara l’arroganza estrema ed il menefreghismo del ministro e
dell’intero governo nei confronti di ogni tipo di dissenso, anche del più civile e documentato, è sufficiente
l’osservazione dello spiegamento di mezzi e poliziotti in tenuta antisommossa che hanno blindato il palazzo
di Montecitorio il giorno della discussione in aula del DDL Gelmini, impedendo non solo le intemperanze ma
qualsiasi tipo di accesso a tutti i cittadini alle (nostre) vie ed alle (nostre) piazze nelle quali la manifestazione
del dissenso sarebbe stata più evidente, diretta ed efficace.
1 - Ricercatori
Contratti a tempo fino a otto anni per chi aspira a una cattedra
Com’è
I ricercatori sono professori sottopagati con un contratto a tempo indeterminato. Per legge non
dovrebbero insegnare ma lo fanno con uno stipendio che può essere anche un quarto rispetto a quello di
un ordinario. Spesso restano in queste condizioni a vita.

Come sarà
Il ricercatore entra con un contratto a tempo determinato che, tra rinnovo e proroga, può durare fino ad
otto anni. Al termine di questo periodo o riesce a diventare professore associato oppure lascia la carriera
universitaria, accontentandosi di qualche titolo in più per i concorsi pubblici. Se negli anni le università
avranno i soldi per assumere, il sistema potrebbe eliminare lo sfruttamento dei ricercatori. Altrimenti non
farà altro che aumentare il precariato: ogni otto anni le università prenderanno nuovi ricercatori per poi
rottamarli a fine corsa.

Integrazione: nel conteggio degli anni di precariato forse dovrebbero essere conteggiati anche i tre anni di
dottorato o specializzazione. A rigore si tratta di un ulteriore corso di istruzione, e non di precariato. Ma
sono comunque tre anni di vita, durante i quali si può essere comunque valutati, senza aggiungerne altri
otto (che sono il massimo, è vero, ma sappiamo quanto nel nostro paese sia usuale sfruttare al massimo le
possibilità offerte dal sistema). A questi andrebbero peraltro aggiunti anche gli anni (da due a quattro) che
tipicamente vengono spesi in assegni di ricerca post dottorato prima di poter raggiungere un livello di
produzione scientifica concorrenziale per ottenere un posto da ricercatore. Tale ulteriore periodo di
precariato è esplicitamente previsto nell'articolo 23 del DDL Gelmini.Il problema non sono tanto gli anni di
precariato, che possono essere una sfida per selezionare i migliori, o meglio, per eliminare i peggiori. Il
problema sta nel fatto che con un mercato del lavoro come quello che esiste oggi nel nostro paese, per delle
persone che hanno 36 anni ed un curriculum di undici anni o più di lavoro in università dopo la laurea, non
esiste alcuna possibilità realistica di impiego. Si propone quindi alle persone una roulette micidiale, che offre
o il successo o il baratro.
Anche il proclamato ingresso nelle pubbliche amministrazioni dei ricercatori che non sono potuti entrare in
università non è certo automatico, perché si dice che lo svolgimento di tutto l'iter descritto "costituisce titolo
preferenziale nei concorsi per l’accesso alle pubbliche amministrazioni". Niente automatismi, quindi, e
necessità della presenza di un bando di concorso, evento non certo frequentissimo.
Si deve anche pensare che in Italia non è possibile accendere un mutuo per acquistare una casa o anche solo
un'auto, avendo un lavoro a tempo determinato, per giunta pagato abbastanza poco. Questa situazione
assai critica esiste già oggi, non è determinata dal DDL Gelmini, che però la rende istituzionale, favorendo
proprio l'allontanamento di quei "migliori" che si vorrebbe attirare, che probabilmente possono trovare di
meglio altrove.

2 - Concorsi
Addio ai bandi, i nuovi docenti vengono scelti da un’unica lista
Com’è
Sono direttamente le università a bandire i concorsi per i professori ordinari e associati. La commissione è
composta da un professore interno e da quattro esterni scelti per sorteggio. L’università può decidere se
chiamare il vincitore oppure no.

Come sarà
Il concorso vero e proprio non c’è più. Al suo posto arriva l’abilitazione scientifica nazionale, una lista che
indica i nomi dei professori idonei. La lista è valida per quattro anni e viene stilata da una commissione di
quattro professori sorteggiati che valutano i titoli e le pubblicazioni dei candidati. Pescando da quell’elenco,
le singole università decidono quali docenti assumere. Il concorso non è più locale ma il rischio del
localismo c’è ancora.

Integrazione: questo è uno dei punti davvero incredibili di questa riforma. Si pretende di affermare di
combattere il potere delle baronie universitarie dicendo: "facciamo un unico calderone, nel quale sarà
inevitabilmente facile entrare un po' tutti (anche se è prevista la presenza di un docente straniero, che
potrebbe dare qualche difficoltà), perché una possibilità non si nega a nessuno, e perché i criteri di
ammissione sono assai simili a quelli usati finora nei concorsi, e poi da questo calderone di abilitati si
pescherà di volta in volta chi si vuole". Non esiste una priorità per cui ad essere scelti per primi non sono i
primi classificati, ma chi conviene, di volta in volta. E chi conviene sarà inevitabilmente deciso da chi, negli
anni precedenti ha gestito le attività precarie degli abilitati. Dov'è la meritocrazia che abbatte il potere dei
baroni?

3 - Legami familiari
Fino al quarto grado di parentela
è vietato lavorare nello stesso ateneo
Com’è
Non ci sono limiti per assumere professori che sono parenti di chi già lavora nella stessa università o nella
stessa facoltà.

Come sarà
Dalla lista nazionale le università non possono chiamare professori che sono parenti di chi già lavora nello
stesso ateneo. L’incompatibilità arriva fino al quarto grado, cioè fino ai cugini. Riguarda tutti i professori per
le assunzioni nello stesso dipartimento, nell’ambito dell’intera università il limite riguarda solo i parenti del
rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. Anche questa nuova formulazione, limata rispetto
alla proposta originaria dell’Idv, potrebbe essere incostituzionale. E naturalmente non elimina la possibilità
di accordi incrociati per sistemare i protetti in un’altra sede, per altro la pratica più diffusa.

Integrazione: questo, spacciato come uno dei punti qualificanti di questo DDL (che però nelle sue versioni
iniziali non era presente, ed è stato aggiunto solo in questa ultima versione), è davvero un aspetto comico di
questo disegno di legge. Si pretende di bloccare i nepotismi universitari impedendo la presenza di familiari
all'interno dello stesso dipartimento. E' noto che se il barone vuole, piazza chi vuole dove vuole, ed un
cambio di dipartimento o di settore scientifico disciplinare potrà far perdere un po' di tempo in più, ma non
rappresenta certo un problema. E poi sarebbe interessante vedere quantificato questo fenomeno chiamato
"parentopoli". Ma quanti sono questi "infiltrati cromosomici", nell'università italiana? Tutti gridano allo
scandalo, ma nessuno specifica, nemmeno in linea di massima, l'entità del fenomeno. Sono invece molti i
"collocati" che hanno un cognome diverso dal "collocatore", ma che sono ugualmente i loro figliocci. Di
fatto, ora viene meno anche la difficoltà di organizzare concorsi blindati e la potenziale esposizione a
ritorsioni di tipo legale: parentopoli viene istituzionalizzata.
Ed infine: ma perché se sono bravo ma sono figlio di un docente, non posso lavorare nel suo dipartimento? I
privilegi imposti sono una cosa antipatica, ma anche gli handicap imposti non vanno bene. Si dovrebbe
valutare, e basta.
4 - Vertici
Un solo mandato per i rettori, nei CdA entrano tre «esterni»
Com’è
Per legge non ci sono limiti al numero di mandato dei rettori. Il consiglio d’amministrazione è composto
solo da interni, dallo stesso rettore fino ai rappresentanti degli studenti.

Come sarà
Il rettore può restare in carica al massimo per sei anni con un solo mandato. Nel consiglio
d’amministrazione entrano anche componenti esterni all’università, almeno tre su un totale di undici. Gli
esterni devono essere persone di «comprovata competenza in campo gestionale». Chi critica la riforma dice
che in questo modo si apre alla privatizzazione delle università, chi la difende ribatte che così gli atenei si
aprono all’esterno, in modo da costruire un rapporto più stretto con il mondo del lavoro. Il consiglio
d’amministrazione decide quali corsi aprire e quali chiudere. Così diventa più importante del Senato
accademico, composto solo da docenti.

Integrazione: avere un rapporto più stretto con il mondo del lavoro sarebbe una cosa positiva, in generale. Il
fatto però è che qui dei rappresentanti del mondo del lavoro, non vengono messi accanto all'università, ma
a capo dell'università e senza oneri né responsabilità. Infatti se almeno 3 membri su 11 sono esterni
chiamati dal rettore, e non eletti, abbiamo un minimo di 4 persone su 11 che sono molto probabilmente
d'accordo tra di loro. E' sufficiente che se ne aggiungano altre 2, e si va a 6, cioè alla maggioranza assoluta.
E si tratta dell'organo che decide tutto, all'interno dell'ateneo: politiche didattiche, indirizzo della ricerca,
reclutamento, sanzioni disciplinari. Tutto. Una gestione democratica dell'università è oggettivamente a
rischio, ed anche l'efficienza non si vede perché dovrebbe aumentare, mettendo a capo di una
organizzazione delle persone che non sanno fare quel mestiere (perché dirigere una università non è come
dirigere una azienda).

5 - Merito
Borse di studio anche a redditi alti
Diminuiscono per il dottorato
Com’è
Le borse di studio sono concesse ai bisognosi, cioè a chi fa parte di una famiglia a basso reddito.

Come sarà
Alle borse di studio per i bisognosi viene affiancato il cosiddetto fondo per il merito, cioè borse assegnate
per concorso a prescindere dal reddito. Chi vuole accedere a questo tipo di sussidio ed è al primo anno di
università deve superare un test nazionale. La riforma non prevede però uno stanziamento ad hoc per
questo meccanismo che quindi dovrà essere finanziato con un altro provvedimento. Diminuiscono le borse
di studio per il dottorato di ricerca, primo gradino della carriera universitaria subito dopo la laurea. Non c’è
più l’obbligo di assegnarle almeno alla metà dei dottorandi.

Integrazione: la novità rispetto al passato sta nel fatto che i soldi assegnati per merito dovranno essere
restituiti (sia pure "secondo tempi parametrati al reddito percepito"). Nel caso in cui si sia poveri (se
meritevoli) appena laureati si passerà da studenti a debitori. Non traspare certo una grande capacità di
scommettere sui giovani e sulla loro futura produttività. L'importante è che rientrino i soldi. Dei benefici
impliciti che derivano alla società dalla presenza di giovani laureati bravi (erano studenti meritevoli),
sembra proprio che non importi molto. In più, anche i dottorati diventano più elitari, perché diminuiscono
quelli finanziati. Il diritto allo studio si trasforma in diritto all'indebitamento.
6 - Retribuzione
Gli stipendi potranno crescere solo grazie a scatti di merito
Com’è
Lo stipendio cresce con il meccanismo degli scatti di anzianità che però sono stati cancellati fino al 2013,
come per buona parte dei dipendenti pubblici.

Come sarà
Lo stipendio può crescere ma con gli scatti di merito. A decidere chi premiare saranno nuclei di valutazione
composti da professori interni ed esterni, che giudicheranno il lavoro di ricerca dei docenti. I contratti a
titolo gratuito non potranno superare il 5% dei professori di ruolo. Si tratta di una pratica diffusa per
coprire buchi di organico, richiamando in servizio i docenti in pensione oppure facendo salire in cattedra i
ricercatori. Restano separate le tre fasce di docenza: ricercatori, associati e ordinari, con tre diversi livelli di
stipendio.

Integrazione: il blocco degli scatti stipendiali (che non dipende dal DDL Gelmini ma dalla legge finanziaria
emanata dal ministero dell'economia ma rappresenta comunque una pesantissima penalizzazione per la
categoria che più volonterosamente si è impegnata per mandare avanti l'università negli ultimi 30 anni)
comporta una diminuzione di introiti per i giovani ricercatori di più di 100.000 euro da ora a fine carriera.
Praticamente si dice ai ricercatori più giovani: "da oggi lavori gratis per 5 anni". Inaudito. Senza parlare
degli effetti sulla pensione (in un regime contributivo!) ed il TFR.
Inoltre non è vero che a decidere se e chi premiare saranno i nuclei di valutazione, perché l'unico organo di
governo che ha il potere di deliberare in ateneo in materia economico/finanziaria è il consiglio di
amministrazione. Non appare evidente che il nucleo di valutazione abbia il potere di imporre l'attuazione di
quanto ha deliberato in tema di attribuzione di premi ai docenti. Ancora una volta si constata l'enorme
potere del CdA, che arriva in questo caso fino alle tasche del personale docente. Non si capisce poi perché
mantenere i contratti a titolo gratuito, sia pure nella quota del 5%.
La dipendenza della crescita dello stipendio dei docenti dalla presenza di contratti con enti esterni
all'università rende anche di fatto impossibile assicurare, nel bene e nel male, una crescita costante
(sebbene lentissima) degli stipendi, che una volta esaurito il contributo esterno dovranno di fatto tornare
all'importo standard. Lo stipendio appare quindi incrementato secondo la formula del "premio di
produzione... se ci sono i soldi " più che secondo il riconoscimento di un costante aumento di valore della
persona per l'istituzione (che pure si presta ad abusi).
Un'altro probabile effetto di questo punto della legge sarà quello di svantaggiare coloro che si trovano ad
operare presso atenei situati in territori meno ricchi, che avranno mediamente meno occasioni di stipulare
contratti con enti esterni all'università. A meno che non si tratti proprio di quelli che il ministero potrà
premiare singolarmente, in base ai risultati certificati dall'ANVUR. Se si pensa all'"imparzialità" con cui
vengono assegnati attualmente i fondi dei finanziamenti PRIN, il quadro non è tranquillizzante.

Glossario

Abilitato - è abilitato chi ha superato la prova che dimostra il possesso dei requisiti stabiliti per l'accesso al
"listone" nazionale da cui poi i singoli atenei pescheranno arbitrariamente per scegliere i propri nuovi
professori. Una volta conseguita l'abilitazione tutti gli abilitati presenti nel "listone" sono alla pari. Non c'è
quindi alcun obbligo da parte degli atenei di reclutare i più bravi.

Legge di stabilità - è quella che fino allo scorso anno si chiamava "legge finanziaria", messa a punto dal
ministero dell'economia in concerto col resto del governo, che stabilisce quanti soldi lo stato spenderà per
le diverse necessità. A partire dalla legge finanziaria del 2008 si è assistito ad un progressivo disimpegno
dello stato nei riguardi del sistema universitario, realizzato attraverso una serie di drastiche diminuzioni del
finanziamento alle università pubbliche (diminuzioni del FFO: Fondo di Finanziamento Ordinario agli
atenei).

Barone - i cosiddetti "baroni" universitari sono docenti arrivati al massimo livello di carriera possibile
(professori ordinari, detti anche professori di prima fascia) che, in virtù del lungo tempo passato all'interno
del sistema universitario o dell'esistenza di legami forti di altro tipo (economici, politici, parentali), hanno
acquisito un grande potere che viene da essi esercitato specialmente per orientare il reclutamento e le
carriere dei propri "protetti", ma anche per acquisire prestigio all’interno di una categoria professionale,
per soddisfare interessi politici e talvolta pure per condizionare le scelte del governo dell’ateneo dalle quali
possa derivare per essi un ritorno economico.

Concorsi blindati - un concorso ha lo scopo di individuare tra i concorrenti quello o quelli che meglio
rispondono ai criteri stabiliti per il suo superamento. In una parola, i più bravi. Tale giudizio, che dovrebbe
essere affidato a parametri il più possibile oggettivi, dipende comunque dalle valutazioni di una
commissione, che normalmente ha ampia discrezionalità sia nello stabilire il tipo di parametri da
considerare, sia nel giudicare la rispondenza dei diversi candidati a tali parametri. Influenzando la
commissione o piazzando al suo interno commissari personalmente interessati al risultato (vedi la voce
Barone), è possibile pilotare pesantemente l'esito dei concorsi. I metodi poi praticamente utilizzati in sede
concorsuale per influenzare indebitamente l'esito delle prove sono in genere quello di spingere
all'abbandono volontario i candidati già iscritti (ci sono molti modi di intimidire le persone o di contrattare
la partecipazione ad un concorso, vedi la voce Barone), quello di stabilire intenzionalmente temi d'esame
particolarmente favorevoli per uno o più candidati, quello di decidere che le pubblicazioni dei candidati
"non interessanti" hanno minor valore di quelle dei predestinati al superamento del concorso, oppure che i
predestinati hanno svolto prove scritte o orali molto migliori dei concorrenti. Poiché il giudizio della
commissione è inappellabile, a meno di non fare ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) con
conseguente gran polverone ed esposizione del ricorrente a ritorsioni da parte del sistema (monolitico) dei
baroni, spesso i candidati che hanno subito una ingiustizia ritengono più opportuno non procedere ad alcun
ricorso. I concorsi che rispondono ad una o più delle caratteristiche suddette vengono spesso detti
"blindati".

DDL - disegno di legge. E' la bozza di una futura legge, sulla quale il parlamento lavora per giungere poi alla
versione definitiva.

ANVUR - agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. E' un organo che avrà
grandi poteri, al momento della definitiva approvazione del DDL Gelmini. Dai suoi pareri dipenderanno
molte cose, tra le quali i soldi che arriveranno alle università. Molti sono perplessi perché i criteri secondo
tale organo opererà la valutazione non sono definiti in maniera certa e trasparente, né lo sono i modi
secondo cui ci si assicurerà che tali criteri vengano rispettati. Inoltre, vi sono anche seri dubbi sulla effettiva
terzietà di tale organo rispetto al controllo politico da parte del ministero, dato che i componenti del suo
Consiglio direttivo sono nominati con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, sentite le Commissioni parlamentari. Ai fini della proposta, il
Ministro sceglie fra una rosa di candidati, in numero compreso fra 10 e 15, indicati da un comitato di
selezione costituito con proprio Decreto. Il comitato di selezione è composto da cinque membri di alta
qualificazione, designati, uno ciascuno, dal Ministro stesso, dal Segretario generale dell'OCSE e dai
Presidenti dell'Accademia dei Lincei, dell'European Research Council e del Consiglio nazionale degli studenti
universitari.

PRIN - progetti di ricerca di interesse nazionale. Sono progetti che vengono presentati da gruppi di docenti
appartenenti a diversi atenei che, uniti da interessi culturali affini, identificano un tema di ricerca, ne
speficicano in dettaglio le caratteristiche e gli scopi e chiedono sulla base di tale documento un
finanziamento al ministero. Naturalmente, le richieste prodotte dal sistema universitario nazionale
impegnerebbero più fondi di quelli che sono a disposizione, per cui tra tutte le domande deve essere fatta
una selezione che spesso non è molto trasparente, ma è comunque inappellabile.

Regime contributivo - è il modo in cui viene chiamato il sistema secondo cui si calcolano le pensioni dal
1995. Secondo tale criterio l'importo della pensione è calcolato esclusivamente in funzione dell'entità dei
contributi effettivamente versati allo stato dai lavoratori, e quindi dall'importo della sua retribuzione. Va a
sostituire il precedente regime retributivo, secondo il quale l'importo della pensione veniva calcolato in
base allo stipendio percepito al momento del pensionamento.

TFR - trattamento di fine rapporto. E' una somma che viene percepita dal lavoratore dipendente al
momento del pensionamento. La sua erogazione è a carico del datore di lavoro. Viene talvolta chiamato
anche "buonuscita" o "liquidazione". Anche in questo caso il suo importo dipende dai contributi versati nel
tempo dal lavoratore, e quindi dall'importo della sua retribuzione.